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PARTE QUINTA L’età delle corti: la seconda fase della civiltà umanistico-rinascimentale (1492-1545)

CAPITOLO II Modelli di stile e di comportamento 1

T22 ON LINE Tommaso Moro


Per l’uguaglianza, contro la proprietà privata
[Utopia, Libro I] In questo passo, tratto dal primo libro dell’Utopia, si sostiene la tesi che non è possibile un’equa distribu-
zione dei beni senza l’abolizione della proprietà privata. A questo argomento, sostenuto dal viaggiatore
portoghese, l’io narrante oppone la propria convinzione che sia «impossibile viver bene dove tutto sia in
comune». Il viaggiatore risponde che su tale questione si ha un’idea falsa perché nessuno ancora ha vi-
sitato il paese di Utopia.

da T. Moro, Utopia, a cura di T. Sebbene, a dir vero (ma volete che vi si schiuda apertamente, caro signor Moro, ciò che racchiude il
Fiore e con introduzione di M.
Isnardi Parente, Laterza, Roma- mio animo?), io sia convinto1 che, dove c’è la proprietà privata, dovunque si commisura ogni cosa col
Bari, 1986.
danaro, non è possibile che tutto si faccia con giustizia e tutto fiorisca per lo Stato. A meno che non
pensiate che si agisca con giustizia là dove le cose migliori vanno nelle mani dei peggiori furfanti, o
5 che lo Stato fiorisca dove tutti i beni son distribuiti fra un esiguo numero di cittadini. Ma nemmeno
costoro stanno bene da ogni punto, quando gli altri tutti vivono nella miseria.
È questo il motivo per cui spesso in cuor mio ripenso alle istituzioni prudentissime e giustissime
degli Utopiani,2 presso i quali lo Stato è regolato così bene e da così poche leggi, che non solo vi è ono-
rato e ricompensato il merito, ma anche l’uguaglianza è stabilita in modo che ognuno ha in abbon-
10 danza di ogni cosa. E poi alle costumanze di costoro vo’ d’altra parte paragonando tanti altri popoli
(che sempre legiferano, senza che ce ne sia mai uno fra tutti con buone leggi), presso i quali ciò che
ognuno acquista è da lui dichiarato proprietà privata; ma le loro leggi, fatte sempre più numerose di
giorno in giorno, non riescono a fare che uno possa ottenere o difendere o distinguere a sufficienza
dall’altrui ciò che ognuno a sua volta chiama proprietà sua privata: come dimostrano agevolmente
15 quei processi senza fine che sempre rinascono e mai si decidono… Or quando, dicevo, vado fra me
considerando questi fatti, giustifico Platone, e meno mi sorprende il suo disdegno3 di dar leggi a po-
poli che si rifiutavano a spartire per legge tutti i beni fra tutti ugualmente. Era facile antivedere a quel-
l’uomo sapientissimo che la sola ed unica via alla salvezza dello Stato è d’imporre l’uguaglianza, la
quale non so se possa mai mantenersi dove le cose sono proprietà privata dei singoli. Ciascuno infat-
20 ti, sotto determinati titoli, fa sue quante più cose può e, per quanto grande sia il numero dei beni, po-
chi son quelli che se li dividono tutti fra loro,4 lasciando agli altri la miseria. E in generale avviene che
ricchi e poveri dovrebbero scambiare la propria sorte fra di loro, poiché i primi sono rapaci, malvagi
e disutilacci,5 mentre i secondi al contrario son uomini di moderazione e di cuor semplice, e con la
loro attività quotidiana si dimostrano più benefici allo Stato che a se stessi.
25 Tanto io son pienamente convinto che non è possibile distribuire i beni in maniera equa e giusta,6
o che prosperino le cose dei mortali, senza abolire del tutto la proprietà privata! Finché dura questa,
durerà sempre, presso una parte dell’umanità che è di gran lunga la migliore e la più numerosa, la
preoccupazione dell’indigenza, col peso inevitabile delle sue tribolazioni. È sicuro che far sparire del
tutto la miseria non è possibile; ma ben la si potrebbe alleviare un pochino, bisogna ammetterlo. Evi-
30 dentemente si potrebbe stabilire che nessuno possegga al di là di una determinata quantità di terra, e
fissare per legge la ricchezza in danaro di ognuno; come si potrebbe per legge evitare che un princi-
pe sia troppo potente o un popolo troppo insolente, poi che7 non si aspiri alle magistrature per mez-
zo di brogli o di danaro, né che si rendano necessarie grandi spese a chi le occupa, giacché diversa-
mente gli si porge occasione a rifarsi economicamente per mezzo di frodi e rapine, e si sente poi il bi-
35 sogno di dar quelle cariche a ricchi, mentre dovrebbero esser rivestite dai saggi. Con tali leggi, allo
stesso modo come corpi sfigurati da malattie si ristorano un po’ per mezzo di continui palliativi, si
potrebbero addolcire anche questi mali e attenuare; ma di guarirli del tutto, riducendoli in buona com-
plessione8 non c’è speranza assolutamente, finché ognuno possiede le cose in proprio. Anzi, mentre
si cerca di curare un membro del corpo, si irrita la piaga di un altro, e dal rimedio per uno ha origine

1 Sebbene…convinto: chi parla è Itlodeo, il viaggiatore ta da Itlodeo, non sta dunque in un’astratta speculazio- sario di ogni altro giusto ordinamento.
portoghese che ha visitato terre lontane ed esprime un ne sulla città ideale, ma affonda le radici in un giudizio 4 pochi…fra loro: la maggior parte delle ricchezze è di-
duro giudizio sulla vita contemporanea europea. In par- storico estremamente acuto sui processi economici e visa tra pochi.
ticolare egli denuncia l’enorme squilibrio tra miseria e sociali in atto. 5 disutilacci: peggiorativo di “disutile”, buoni a nulla.
ricchezza, che caratterizza l’Inghilterra del tempo e in- 2 Utopiani: gli abitanti del paese di Utopia, un’isola va- 6 Tanto…giusta: la teorizzazione della proprietà comune
dividua le cause sociali della delinquenza nella povertà. gamente collocata nell’Oceano Indiano. dei beni è motivata dall’impossibilità di pervenire a una
Povertà accresciuta dal processo di privatizzazione del- 3 giustifico…disdegno: Platone teorizza la comunione loro giusta distribuzione.
la terra (recinzioni) che, togliendo ai contadini i mezzi dei beni e, secondo quanto narra Diogene Laerzio (Le 7 poi che: e inoltre.
di sussistenza, contribuisce a trasformarli in ladri. La vite dei filosofi, III, 23), si rifiuta di dare norme ai popo- 8 buona complessione: buona salute.
premessa della tesi sull’uguaglianza dei beni, sostenu- li che non adottano questa legge, presupposto neces-

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]
PARTE QUINTA L’età delle corti: la seconda fase della civiltà umanistico-rinascimentale (1492-1545)
CAPITOLO II Modelli di stile e di comportamento 2

T22 ON LINE Tommaso Moro ~ Per l’uguaglianza, contro la proprietà privata

40 la malattia di un altro, per la buona ragione che non si può dar qualcosa a uno senza togliere la stes-
sa a un altro.
– Ma io9 – risposi – son del parere opposto, che è impossibile viver bene dove tutto sia in comu-
ne. In che modo infatti ci sarebbe abbondanza di tutto, se ognuno si sottrae al lavoro? Non è di spro-
ne infatti il pensiero del proprio guadagno. Ognuno sa di poter contare sul lavoro altrui e ciò lo ren-
45 de infingardo.10 Ma poi, quando si fosse incalzati dalla miseria, quando quel poco che si è ottenuto
non lo si può conservare come proprio con nessuna legge, non si cade di necessità in sconvolgimen-
ti e uccisioni senza fine? Soprattutto quando ai magistrati si è tolta ogni autorità, ogni rispetto11… Ma
qual posto possono fare a tali sentimenti uomini che non riconoscono alcuna differenza fra loro? Io
per me non saprei nemmeno immaginarlo.
50 – E di ciò non mi maraviglio – replicò lui: – nessuna visione12 di uno Stato siffatto conforta il vo-
stro spirito, ovvero ve ne fate un’idea falsa. Ma se voi foste stato meco13 a Utopia e aveste osservato coi
vostri occhi, dimorando ivi, i costumi e le istituzioni di quei popoli, come ho fatto io, che vi son rima-
sto più di cinque anni, e non me ne volevo mai tornare, se non fosse stato allo scopo di far conoscere
quel nuovo mondo, confessereste allora di non aver mai trovato in nessun luogo un popolo con una
55 buona costituzione politica, tranne che lì.

9 io: parla Moro, che ha nell’opera il ruolo di interlocu- comunanza dei beni e anarchia; se gli uomini sono tut- costante per tutto l’ancien régime, quando non esiste
tore. ti uguali, su che cosa si basa l’autorità dei magistrati? ancora l’idea dello Stato di diritto.
10 infingardo: pigro. Il concetto di ordine e di autorità si basa su una gerar- 12 visione: idea.
11 Soprattutto…rispetto: si stabilisce un’equivalenza tra chia sociale della ricchezza. Questo tipo di obiezione è 13 meco: con me.

esercizi
Analizzare e interpretare
1 Quale antitesi è posta tra denaro e giustizia? 5 Nel progetto di «nuovo mondo», immaginato da Moro, qua-
li valori umanistici puoi rintracciare?
2 Quale rapporto tra giustizia e uguaglianza?
6 Il tema della proprietà privata è al centro della riflessione di
3 Moro vede un unico rimedio all’eliminazione della miseria:
Moro anche per ragioni storiche. Collegalo al contesto in cui
quale e perché?
egli scrive (movimento delle recinzioni in atto nella campa-
4 Riassumi le obiezioni dell’interlocutore, chiarendo l’ottica gna inglese e sue disastrose conseguenze sociali) e alle sug-
che difende. gestioni che provenivano dalle società primitive.

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