Sei sulla pagina 1di 3

Come gappiamo, alla scuola pitagorica sideve una delle più grandi conquiÈte'dellumanità,

cioè la fondazione scíentifica della matematica. Pitagorica è anche l'idea della struttura ma:
tematica del mondo, che nelX/ll secolo, con Galileo Galilei (1564-1642), si rivelerà centrale per
la nascita della scienza moderna. Ai pitagorici, infine, si deve la prospettiva secondo cui l'intera
vita del cosmo è retta da leggi esprimibili in termini di rapporti numerici. Proprio questa tesi me-
tafisica finì per costituire sia il limite del pensiero pitagorico (e la causa contingente dello scìo-gli.
mento della scuola), sia la ragione della sua grandezza e imprescindibilità per il pensiero scienti-
fico successivo.

Una nuova idea di "verità" enumerare o contare (vedendo e quantificando


delle entità sensibili), dall'altra va incontro a una
I pitagorici intendevano i numeri come entità difficoltà in cui gli stessi pitagorici non poterono
corporee, cioè come vere e proprie "cose" dotate
evitare di imbattersi.'
di grandezza:
Come è noto, a Pitagora si attribuisce il famoso
"[Fer i pitagorici] esiste solo il numero matema- teorema per cui, in un triangolo rettangolo, il
tico: ma essi scstensono che questo non è sepa- quadrato costruito sull'ipotenusa è uguale alla
rata [dalle cose corporeeJ e che, anzi, è il costitu- somma dei quadrati costruiti sui cateti. Sulla base
tivo immanente delle sostanze sensibili. Essi di questo teorema, i pitagorici cercarono di indi-
costruiscono tutto quanto I'universo con i nu- viduare il rapporto tra la diagonale e il lato di
meri: e questi sono non pure unità, ma unità do- un quadrato, scoprendo che esso non corrispon-
tate di gran dezza." deva né aun numero intero, né auna frazione tra
{Aristotele, Metafisica, XllI, 6, 1080b L6-22) numeri interi, bensì a il cui valore non
^lT,
I numeri di cui parlavano i pitagorici può essere calcolato se non per approssi-
erano quindi gli elementi ultimi e mazioni via via maggiori, tendenti
indivisibili di cui erano costi- alf infinitó (L,4r421356237 3...) .
tuiti tutti i corpi. Non a caso, La scoperta dell'esistenza di
coincidevano fondamental- due grandezze tra loro in-
mente con r numeri interi commensurabili (la diago-
positivi, owero con quel-
a-a a

:
nale e il lato di un quadra-
li che noi oggi chiamiamo to, appunto) rappresentò,
"numeri naturali" (l'1, il 2, per un verso, il motivo del-
il 3 ecc.) e non comprende- la fine della concezione pi-
vano lo zero, che, in quanto tagorica del numero e, per
"entità nulla", era per loro inim- I'altro verso, I'eredità più gran-
maginabile. de trasmessa dai pitagorici al pen-
Questa idea, se da una parte ha un suo siero filosofico e scientifico successi-
fondamento nel modo in cui di fatto si apprende vo. Essa, infatti, aprì ufficialmente le porte al
il concetto di numero, e cioè compiendo l'atto di concetto di infinito e al metodo dimostrativo.
nità, Se loac divisibilità
cettazione delf infinito, o della Per i pitagorici la realtà era "Íazionale" in quan-
ma- all'infinito (rappresentata da tutte le cifre che in to esprimibile mediante numeri interi o rap-
?€ Per ,l-2 uensono dopo la virgola) fu uno dei maggio- porti tr& rîumeri interi (ancora oggi noi chia-
fintera ri ostacoli che il pensiero greco si trovò ad af- miamò,,"razionali" quei numeri che possono
me- frontaièi'.':,,ià di-ostrazione divenne invece un essere espressi mediante ftaz;i9ni di interi). Le
ogli- caposàld; deila riflessione filosofi ca escien- grand ezze incommensuiabili co stituiva -
nti- tifièa (si pensi agli 'Elementi del no quindi un vero e proprio scan-
matematico Euclide). E proprio dalo: i pitagorici le defìnirono
1t.
r rncommensurabilità tra la "irrazionali", in greco ó-loga,
do diagonale e .il lato del qua- cioè "prive di lógos" (di ragio-
a una drato costituì il primo gran- ne), distinguendole dai nu-
no de esempio di "verità" che meri, che non potevano che
si è costretti ad accettare essere razionali. La diff€-
oso in base a pure argomenta- renzatra i numeri e le gran-
o, il zioni, di una verità che era dezze divenne così (per i
alla stata dimostrata in modo pitagorici e per tutta la mate-
base tàImehte,rigorrosb da avere la matiea greca) la differenzatra le
indi- fórza di ffidaré peffino Ie creden- quantità discrcte oggetto del-
di ze metafisiche più",, radicate. In altre I'aritmetica e le quantità continue
n- parole: se, prima della dimostrazione bggetto della geometria.
etra dell'esistenza delle gtande zze incommensurabili, Uacceffazione del concetto di "numero irraziona-
non il pensieropitagorico concepiva la vérità come le" cominciò a farsi strada solo con il matematico
SSl- qualcosa che doveva essere in accordo con l'espe- pitagorico Teodoro di Cirene (nato intorno al 465
enti úenLadei sensi (in particolare della vista) e, per- 4.C.), per essere seguita dal filosofo ateniese Teete-
...). ciò,:come qualcosa di "positivo", in seguito si fece to (415-369 a.C. ciica) e dall'astronomo Eudosso
di strada l'idea che una verità non dovesse necessa di Cnido (a09-356 a.C.). Essa costituì per la mate-
ln-
a

riamente essere "vista", ma potesse scaturire da matica una grande rivoluzione, che implicò una
go- r'rrà semplice dim ostraziorr., cioè da un "ragio--
dra- namento", e questo fece compiere alla matemati-
tò, s4:gteca un vero e proprio "salto" verso un pen-
del- siero darnrer o'î azionale" .
Pr-
per
Una nuova idea di "ragione"
n- Paradossalmente, però, la scoperta delle grandez-
l- ze incommensurabili portò con sé anche un'altra
al imp o rtante
co n s e g Ltettza, ovvero la t r as fo r mazio -
ne del concetto di "ragione'1
FILOSOFIA E SCIENZA Gliirrazionali: i numeri tontrari" alla ragione

profonda revisione della stessa idea di numero: "Daallora l'krazíonalità non appare più come un
non si definì più il rapporto (ratio) a partire dai ostacolo, ma come la più generale condizione del-
numeri (interi), ma viceversa il numero fu defi- la relazíone tra grandezze [...J. Íuso ordinario e
nito a pattire dal rapporto ("razíonale" o "irra- filosofico ha mantenuto la parcla "rcrazionale",
zionale"). ampliandone tuttavia il significato al di là della si-
Da quel momento, "tazionale" non è più ciò che tuazione ori glnarLa di non-rappresentabilita per
è misurabile in base a una unità di misura data mezzo di un lógos tra numeri interi."
(un numero intero) rnÍt, in generale, quel che è (G.-G. Granger, L'irrationnel, Odile }acob,
espresso da un "rapporto": non a caso la parola Paris 1998, p. 49, trad. nostra)
latina ratio, come il greco lógos, significa anche Così la scop erta dei numeri irrazionali, motivo
"rapporto'1 Scrive a questo proposito il logico della più grande crisi della scuola pitagorica (e
ed epistemologo parigino Gilles-Gaston Granger del pensiero antico), attraverso i secoli si rivelò il
(nato nel 1920): fattore della sua maggiore gloria.

. :: : :: ::: ::::: :::: :

î. ln queste pagine abbiamo ricordato che i numeri come rl7sono formati da infrnite
cifre decimali: insieme con i numeri inazionali, nella matematica fece dunque ir-
ruzione Yinfrnlta 0, megliq lîdea della divisibilito atl'infrnito, cioè della possibilità
che unbperazione di divisione non si annulli mai (non pervenEa mai a un risultato
senza "resto"). Questo risultato, così importante per la storia della matematica e per

ci antichi, che faticavano a staccarsi dallîdea di un mondo fatto di "individui" (in


latino in-dividuum significa appunto "n0n-divisibile'?, sia a livello fisico (pensiamo
agli atomi) sia a livello personale: infatti, se tutto è divisibile allînfinito, che ne è
dell'identità di cose e persone?

; @i,'WWtg .e$ffi
!,Wg***!gg***s&ffi, 81?.3ii#tix3*tia-.-.....,.--.......--*-l;--..:....*..-,.i*!*?*i3:it:i:|i:iii*i:!.'.i|&!1"',...-.:.1..;
+l+mpA ff*gnmcaMi tm modo d pqq@ fu s@'trdndoli on edere or60li-
Og@earidsrhe a ur@, hS@ sery lapima leziw úc il Frrioro p@{oha prytoalh
r
@rnme {$swqui$ ddnftfua e inftunelirùile è IUe ft h *rua 'rq}an 6lle ff snsn sist ki gn@rfu on
quiffi . ..-.'-'- ritenfdreta$€nalidtsingmd#ealtrsff diffitffi@prioppq{réhaadrefarc
,
totrlhffi: ;- . r'

PER APPROFONDIRE

On line
Tavola rotonda (PDF) Ouestione multimediale interattiva
. I)infinito, una tfido per il pensiero (Melis- . Induàione e deduzione (in "La conoscenza
so, Anassagora,

Ouestione (PDF)
. LA conoscenza si fonda
Democrito) e la scienza")
IoI
sulla ragione o ln libreria d
sull' esp erienza? ( Platone, Aristotele) . Enrico Berti, In principio era la meraviglia,
Laterua, Roma-Bari 2007
ctl
Tavole rotonde multimediali
. ni
La fondazione della matematica (in "La lo- iu
gica e la matematica") d
Le regole del pensiero (in "La logica e la ma- rir
tematica") ft

Potrebbero piacerti anche