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LA CRITICA DI NIETZSCHE ALLA MORTE DI DON

CHISCIOTTE
di ANTONIO AREDDU
"Tutti coloro i quali per diritto si occupano di filosofia
(....)di nient’altro, in realtà, essi si curano se non di morire e di esser morti" Platone, Fedone 64à
"Coloro che filosofano si esercitano direttamente alla morte" Platone, Fedone 67à

Indubbiamente F. Nietzsche era affascinato dalla figura di Don Chisciotte. Per un pensatore che aveva
dedicato un paragrafo della sua opera "Così parlò Zarathustra" alla "libera morte" (1), il personaggio di
Cervantes cui si "prosciugò talmente il cervello, che perse la ragione" (2) non poteva non ispirargli
simpatia.
Sappiamo come Don Chisciotte morì: "Il mio intelletto è ora libero e chiaro senza le ombre caliginose
dell’ignoranza, in cui l'aveva avvolto la continua e detestabile lettura dei libri di cavalleria. Io riconosco
ora le stravaganze e i loro inganni, e mi duole soltanto d’essermene accorto troppo tardi, poiché non mi
resta più tempo di compensare il mio fallo con la lettura d’altri libri che possano illuminarmi l’anima.
(...)Vorrei morire in modo da far capire che la mia vita non è stata tanto cattiva da meritarmi la
reputazione di pazzo: perché sebbene lo sia stato, non vorrei confermare questa verità con la mia
morte"(3). E’ proprio questo "tipo" di morte che Nietzsche non accetta. Nietzsche amava Don Chisciotte e
tendeva ad identificarsi con lui(49) Egli criticava Cervantes per aver reso il suo eroe così ridicolo e non
può esservi dubbio sulla paura di Nietzsche di essere non meno ridicolo, al punto tale che nello scritto
"Ecce Homo" così si esprime:"...Ho una paura spaventosa che un giorno mi facciano santo: indovinerete
perché io mi premunisca in tempo, con la pubblicazione di questo libro, contro tutte le sciocchezze che si
potrebbero fare con me...Non voglio essere un santo, allora piuttosto un buffone...Forse sono un
buffone....E ciononostante, anzi non ciononostante - perché non c’è mai stato sinora niente di più
menzognero dei santi - la verità parla in me - Ma la mia verità è tremenda. perché fino ad oggi si
chiamava verità la menzogna. Trasvalutazione di tutti i valori: questa è la mia formula per l’atto con cui
l’umanità prende la decisione suprema su se stessa, un atto che in me è diventato carne e genio.
Vuole la mia sorte io debba essere il primo uomo decente, che sappia oppormi a una falsità che dura da
millenni (....)Io vengo a contraddire, come mai si è contraddetto, e nondimeno sono l’opposto di uno
spirito negatore. Io sono un lieto messaggero, quale mai si è visto, conosco compiti di un altezza tale che
finora è mancato il concetto per definirli, solo a partire da me ci sono nuove speranze"(5).
Successivamente Nietzsche annota:" Uno dei libri più dannosi è Don Chisciotte "(Schopenhauer als
Erziecher 18749- e spiega in una nota successiva:" Cervantes avrebbe potuto combattere l’inquisizione,
ma preferiva fare apparire ridicole le sue vittime, cioè gli eretici ed idealisti di tutti i tipi..."(6).
L’attacco di Cervantes al romanzo cavalleresco divenne, osserva Nietzsche, la "più generale ironizzazione
di tutte le aspirazioni più elevate" ed il libro deve perciò essere considerato un sintomo della "decadenza
della cultura spagnola" e " una disgrazia nazionale"(Der Wanderer und sein Schatten(7). Nella stessa nota
Nietzsche protesta contro la conclusione del libro di Cervantes:" Egli non risparmia neanche al suo eroe la
terribile illuminazione sulla sua condizione al termine della vita"(8). In un altro appunto Nietzsche fa di
nuovo riferimento alla "terribile fine" di Don Chisciotte e così commenta:" L’ umanità è sempre
minacciata da questa ignominiosa negazione di se stessi alla fine della propria lotta" (Die Morgenrote
1881)(9).
Rimane in Nietzsche un desiderio inespresso quindi, ossia quello di voler un’altra morte per Don
Chisciotte. Quest’ultimo muore smentendo se stesso. Nietzsche rimane colpito da questa morte
"insignificante". La morte di Don Chisciotte non restituisce il preciso significato del vissuto -ante, al
contrario rappresenta la negazione di se stessi, la morte del significato di una vita peculiare e la morte del
significato di una "libera morte". Don Chisciotte muore togliendosi la maschera che aveva indossato:"
Rallegratevi con me, signori miei, perché io non sono più Don Chisciotte della Mancia, ma Alonso
Chisciano, a cui gli esemplari costumi meritarono il nome di buono(...)Ormai mi sono odiose tutte le
storie mondane della cavalleria errante"(10). Sembra quasi paradossalmente che il personaggio di
Cervantes non muore di "libera morte" , "non muore al momento giusto" , muore come molti che
"muoiono troppo tardi"(11). infatti Don Chisciotte va incontro alla morte smentendo se stesso, negando
proprio le qualità e i caratteri della sua vita, che potevano in qualche modo essere sigillati con una morte
diversa, con una "morte come adempimento", la morte che per i vivi diventa stimolo e una promessa"(12).
In tal modo Nietzsche sembra prendere le parti di Sancio, il quale sapendo che Don Chisciotte stava
morendo disse:" Non muoia , signor padrone, non muoia. accetti il mio consiglio, e viva molti anni,
perché la maggior pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così senza un
motivo ,senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e dall’avvilimento. Su, non faccia il pigro, si
alzi da questo letto, e andiamocene in campagna vestiti da pastori come s’è fissato, e chi sa che dietro a
qualche siepe non si trovi la signora Dulcinea disincantata, che sia una meraviglia a vedersi. Se Lei muore
dal dispiacere d’essere vinto, la colpa la dia a me, dicendo che la scavalcarono perché io avevo sellato
male Ronzinante..."(13).
Ci piace pensare, a conclusione di questa breve noterella, a una superiore mistificazione romanzesca, che
vuole la pazzia di Nietzsche suggellata dall’abbraccio a un cavallo, in una mattina del 3 gennaio 1889, in
piazza Carlo Alberto a Torino e pensare che in qualche modo la vita e la morte di Nietzsche si possono
volutamente confondere con quella di Don Chisciotte. Un ronzinante lega queste due figure, quando don
Chisciotte scende da cavallo torna savio, quando Nietzsche abbraccia un cavallo afferma la sua pazzia.
Ma è appunto solo una superiore mistificazione romanzesca(14).
NOTE BIBLIOGRAFICHE
1)F.NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 1981, p. 84 sgg.
2) M. DE CERVANTES, Don Chisciotte della Mancia,Mondadori,Milano,1976,p.26
3)M. DE CERVANTES, Op. Cit. , p.848.
4)W.KAUFMANN, Nietzsche ,filosofo ,psicologo ,anticristo, Sansoni,1974,Firenze,p.89
5)F.NIETZSCHE, Ecce Homo,Adelphi,Milano,1981,pp.127-128
6)W.KAUFMANN,Op.Cit.,p.87
7)W.KAUFMANN,Op.Cit.,p.89
8)Ibidem
9)Ibidem
10)M. DE CERVANTES, Op. Cit.,p.848
11)F.NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra,p.84.
12)F.NIETZSCHE,Op.Cit.,p.86
13)M DE CERVANTES,Op.Cit.,p.p.850.
14)A.VERRECCHIA, La catastrofe di Nietzsche a Torino,Einaudi,1978,Torino,p.196 sgg.

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