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Metamorfosi

vivevano le loro vite in perfetto ordine. In contrasto con la totale libertà e la


claustrofobia che degradava Ceres, gli abitanti di Midas barattavano la loro
libertà per un'esistenza da fannulloni - non che qualcuno a Midas potesse
considerare sicuro il proprio stile di vita.
Uno schiavo del sesso a Eos.
Un bastardo a Ceres.
Un fannullone a Midas.
Era difficile dire quale fosse il più degradante tra quei destini.
Riki ricordò quando aveva bluffato, minacciando Iason e definendosi ormai fuori
dal suo controllo; non era servito a nulla. Iason aveva solo riso beffardamente.
Anche nella verità c'era sempre un significato nascosto. Esserne consapevoli e
usarla a proprio vantaggio, erano due cose totalmente distinte; Riki aveva capito
dalle sue esperienze con Iason che la verità poteva essere infinitamente
flessibile.
Era giusto? O sbagliato? Riki non aveva una risposta. Tutto ciò che sapeva era
che la verità era una questione di prospettiva.
Non conoscere significa non soffrire.
Diede silenziosamente voce a quel pensiero, allontanandosi dalla finestra. Con
un tocco della mano, abilitò la modalità mascheramento e oscurò la
luminescenza.
Niente mobile. Niente Cal.
Anche se Arathia era una gabbia esattamente come Eos, e le catene di schiavitù
erano altrettanto indistruttibili - poteva almeno tenere per sé i suoi pensieri.
E quello per Riki era sufficiente.

Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.


Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.

Capitolo 2


Tanagura, la metropoli digitale.


La capitale del mondo di Amoy era avvolta dalla notte totale. A differenza delle
luci carnali di Midas, i sublimi piaceri di Tanagura erano ristretti ai ranghi di
maggiore potere. Nella cancelleria di Parthia, dignitari e diplomatici si
mescolavano organizzando delle serate.
Che dei simili incontri non si tenessero al centro convenzioni di Mistral Park -
anche conosciuto come Area 3 - ma a Parthia, era una garanzia dell'incredibile
potere dei partecipanti provenienti da tutta la galassia. Solo pochi prescelti
potevano accedere a Tanagura; che tutti e tredici i Blondies fossero presenti e
ospitassero quell'incontro, era un lusso quasi impossibile da contemplare.
Nell'immensa sala della reception, i servitori androidi rifornivano tutti i presenti
delle più sopraffine e delicate bevande. Gli animali intrattenevano gli ospiti; tra
tutti ce n’era uno raffinato e con una naturale eterocromia, dotato di un sorriso
seducente e un fascino mortale.
Kirie.
Nessuno dei presenti avrebbe mai pensato che un tempo fosse stato un bastardo
di Ceres.
Levigandolo farà molta strada, rifletté Iason mentre guardava Kirie con l'angolo
dell'occhio.
Mentre si spostava tra la sua folla di ammiratori, Raoul Hamm gli si avvicinò.
"Bene, bene - Raoul. Ed io che pensavo non saresti stato qui questa sera."
Era ben risaputo che Raoul disprezzasse quegli eventi. Essendo uno degli
scienziati dalla mente più prominente dell'intera galassia, la politica di quegli
eventi non era altro che una perdita di tempo per lui.
"Volevo restare nel laboratorio, ma Aisha mi ha parlato di quest'evento." Raoul
era privo d'espressione.
L'incontro di quella sera era stato organizzato da Aisha Rosen - che, pur
considerando la fredda austerità che proveniva naturalmente dai Blondies, se ne
stava in disparte nella più totale mancanza di empatia. Senza la minima traccia di
un sorriso, era intrappolato in una conversazione con due anziani dignitari le cui
parole senza alcun dubbio non avevano catturato il suo interesse.
Raoul sollevò un sopracciglio. "Intendi dirmi che è un compito di noi che
governiamo Tanagura gestire tutto questo?"
Iason si voltò verso Raoul. "Perché non segui l'esempio di Gideon?"
Raoul sbuffò. "Intendi in quel modo?"
Circondato da bellezze agghindate con abiti elaborati e provenienti da un altro
mondo, Gideon dispensava sorrisi alla folla. Anche se i Blondies non avevano
alcuna origine umana salvo il loro cervello, Gideon possedeva una ricchezza di
spirito e d’espressione che lo poneva esattamente al centro delle attenzioni.
"Saranno solo due ore. Tutto ciò che devi fare è sopportare con un sorriso e avrai
soddisfatto Aisha." Disse Iason con tono tagliente.
"E come va ad Arathia?" Chiese improvvisamente Raoul.
Iason alzò appena un sopracciglio. "Mancano le misure di confort di Eos, ma sta
funzionando bene."
"C'è chi dice che è anche troppo per un nido d'amore." Lo neutralizzò Raoul.
Era un segreto conosciuto solo dai Blondies che i mobili fossero selezionati tra i
giovani del Guardian - un segreto che Riki aveva scoperto. E quella verità
necessitava di essere spostata in un rifugio più appartato ad Arathia, per evitare
che altri potessero sapere a Eos - si era trattato di un problema che i Blondies
avevano voluto risolvere con estrema urgenza.
"E' un piccolo prezzo da pagare per mantenere la pace a Eos," rispose Iason.
Per Raoul, la soluzione più semplice sarebbe stata liquidare Riki - un'opzione
che Iason si era categoricamente rifiutato di considerare. Una simile ossessione
per un animale domestico da parte di un Blondy non si era mai verificata prima.
Da quando era arrivato Riki, le azioni di Iason erano andate ben oltre la ragione
o la moderazione. Raoul si era sentito infinitamente frustrato - ma finché Jupiter
avesse continuato a perdonarlo, nessuno avrebbe potuto opporsi.
Per l'élite di Tanagura, Jupiter era la principale autorità e finché avesse
continuato a dire che le azioni di Iason non contrastavano la sua volontà,
potevano solo lasciare che la faccenda facesse il suo corso.
"Allora, cosa ne farai di lui?" Raoul pose la domanda che balenava nella mente
di tutti i Blondies.
"Lo lascerò libero nel sottosuolo. Con dei parametri impostati, naturalmente."
Raoul non riuscì neanche a battere gli occhi.
Quando il mobile che durante i suoi giorni al Guardian era stato Vince aveva
attaccato Riki con un coltello, la notizia dell'incidente aveva scosso tutta Eos;
Orphe e Aisha ritenevano che interrogare Riki sarebbe stata la soluzione a tutto.
Per Raoul, la recalcitranza di Riki e il suo rifiuto di parlare dei dettagli aveva una
soluzione semplice: interrogatorio chimico seguito da una lobotomia. Orphe e
Aisha erano stati d'accordo con lui. Era Iason il solo che aveva continuato a
opporsi.
Alla luce della situazione, Iason era stato corretto, anche se il crollo psicologico
del mobile, la morte delle sue più alte funzioni cerebrali e la malfunzione delle
telecamere di sicurezza, restavano una questione ancora irrisolta. Se non fosse
stato per Iason, Riki non avrebbe parlato dei suoi giorni al Guardian e del suo
ritorto passato con Vince.
Non c'era alcuna contraffazione nella memoria umana. Anche dopo la morte,
poteva essere recuperata e ricostruita dal cervello senza alcuno sforzo. Ma
c'erano dei limiti; la mente poteva auto ingannarsi. Kirie ne era l'esempio. Iason
non era riuscito a ricavare da Riki la verità semplicemente grazie alle sue abilità
di esperto inquirente - Raoul avvertiva la presenza di un legame tra Padrone e
Animale che andava ben oltre i segni esteriori di un tale rapporto.
"Se ti dicessi che - io amo Riki, tu probabilmente rideresti di me, vero Raoul?"
Non c'era ilarità in quelle parole. Per un Blondy anche solo considerarle era
indicibile. Raoul era rimasto ammutolito.
"E' notevole che Aisha ti abbia permesso di portare il tuo animale ad Arathia."
Rispose Raoul, anche se Iason certamente avrebbe trovato un modo per fargli
pressione anche se lui si sarebbe opposto.
"Perché già in passato ho avuto ragione su certi soggetti." Disse Iason.
Raoul si prese una pausa. "Ti riferisci a Katze?"
Iason annuì in risposta.
Di diritto, Katze sarebbe dovuto essere liquidato per ciò che aveva fatto, ma
Iason l'aveva reso libero. Indubbiamente non era stato un atto di gentilezza o
compassione, ma era una sua abitudine quella di deviare le norme sancite dai
Blondies.
Il brillante Katze era stato condotto in un campo abilitato alla supervisione di
Iason, ma quell'atto di perdono restava comunque scandaloso.
"Sarà difficile seguire le orme di Katze," dichiarò categoricamente Raoul,
sapendo bene che era attualmente denominato "Scarface" nel Mercato Nero.
"Non è qualcosa che mi riguarda." Iason rispose cogliendo Raoul di sorpresa.
"Intendi dirmi che non farai lavorare il tuo animale come hai già fatto con il tuo
mobile?"
"Riki è il mio animale, non il mio mobile." Iason rispose senza mezzi termini.
Per lui erano totalmente diversi - anche se entrambi provenivano dal Guardian.
"Anche con un Pet Ring, rilasciarlo in libertà è comunque un rischio. Pensi che
non si ripeterà ciò che è già accaduto con Daryl?"
Iason rispose alla domanda di Raoul, "esistono delle catene visibili - e poi ci
sono quelle invisibili. Lui sa bene quali sono più pesanti."
C'era una significativa differenza tra Daryl e Katze.
Daryl era cresciuto con Riki durante i suoi giorni al Guardian – ed era stato con
lui anche nella residenza di Iason; Daryl non era stato in grado di reprimere i
ricordi. E con Riki che rinnegava la sua incarcerazione come animale, la
tempesta emotiva l'aveva portato a dimenticare la sua natura di mobile.
"È tutta colpa mia. Abbiate pietà di Padron Riki, per favore - Vi prego..."
Katze non sarebbe mai stato tanto incosciente.
Come mobile, Katze era stato di un'utilità limitata, ma come Scarface - la
maggiore figura del Mercato Nero - aveva ritenuto opportuno affidargli
l'osservazione di Riki. Tra loro non c'erano legami. Non come con Daryl.
Era una follia anche solo tentare di portare un bastardo di Ceres all'obbedienza
come animale di Eos; ma Iason non avrebbe mai detto altrettanto. Per lui, niente
era insormontabile.
Raoul sospirò.
"Non sei altro che un incosciente, ma ovviamente niente di ciò che ti diremo
riuscirà a fermare la tua scandalosa condotta."



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Capitolo 3

Midas. Ore 13:50. Area 1. Lhassa.


L'aria era soffocante. Le nuvole all'orizzonte si alternavano tra un nero e il color
fuliggine e l'umidità artigliava la pelle.
I rumori provenienti da Midas non avevano mai fine, era una città che mai
dormiva.
Tutti a Midas lavoravano per il Quartiere dei Piaceri, servendo i capricci e i vizi
di chi giungeva da altri mondi. Nessuno pensava si trattasse di una gabbia
colossale o che quella fosse una vita fatta di schiavitù.
Al centro di Midas c'erano due piazze circolari che s’irradiavano in sei strade
avvolte dalla luce solare. Guy mise piede su una di esse, rinomata per le sue
cortigiane e prostitute. Era conosciuta - forse ufficialmente o forse no - come
"Birdcage." Alta e bassa classe, maschi o femmine, era possibile soddisfare
qualunque desiderio.
La Birdcage era gestita dal governo; le malattie erano sconosciute. Era possibile
fare sesso ovunque. Nessuna colpa o esitazione era associata agli acquisti.
Finché fossero state osservate le regole di Midas, nessun vizio, per quanto
decadente, sarebbe stato visibile alla luce del giorno. Con i soldi qualunque cosa
era possibile.
Guy si diresse velocemente al bordo della strada, superò un incrocio e un
labirinto di edifici talmente ammassati da aver coperto quasi tutto il terreno
sottostante. Quella zona era ancora accettabile solo perché c'era ancora la luce
del giorno; al calare della notte, neanche Guy avrebbe mai pensato di prendere
quella scorciatoia.
Vide una figura indistinta davanti a sé e rallentò.
"Che sta succedendo?"
Sid si voltò stancamente e fece cenno alla costruzione più avanti con il mento.
"Sono passati cinque giorni. Probabilmente è una cazzata."
"Forse," Guy rispose tranquillamente, in contrasto con le emozioni che lo
attanagliavano.
Riki era stato avvistato nell'Area 1.
Sarebbe stato facile respingerlo come pettegolezzo.
Ma c'era qualcosa di strano nella zona in cui era stato visto. Arathia - non
potevano ignorare quell’informazione. Che si trattasse solo di uno scherzo o di
un pettegolezzo - aveva catturato l’attenzione di Guy.
Nonostante le informazioni di Robby, Guy e gli altri sapevano che Riki aveva
continuato ad avere dei segreti. Non tutto era come sembrava.
Guy lo percepiva dolorosamente. Durante quei tre anni di lontananza, Riki era
diventato una parete insormontabile.
Guy e Sid si erano fermati ad Arathia, davanti ai suoi edifici eccessivamente alti,
gettandosi in quella che poteva essere un'impresa inutile. Tutti e quattro si erano
dati il cambio per la sorveglianza, cercando qualche traccia di Riki.
"Facciamo dei turni per tre ore di fila e vediamo cosa riusciamo a scoprire."
Nessuno si era opposto alla proposta di Guy. Neanche Luke, che di solito si
lamentava di qualunque cosa.
Dalle 17:00 alle 20:00, era il turno di Guardia di Guy. "Per ora va tutto bene."
Guy diede a Sid una pacca sulla spalla.
"Si... bhè, io me ne andrò un po' in giro per scambiare quattro chiacchiere."
"Se proprio vuoi..."
Erano trascorsi trenta minuti. Guy accese una sigaretta.
Sid stava ritornando.
E in quel momento...
"Hey," sospirò Guy. "Quello è Riki." Le sue parole erano cariche di significato.
Riki emerse da una porta con i suoi soliti abiti da bastardo incredibilmente fuori
luogo ad Arathia. Ignaro degli occhi che lo stavano guardando, uscì in strada.
"Andiamo."
Guy gettò via la sua sigaretta e cominciò a camminare.



La notte era triste nei bassifondi.
A differenza di Midas, dove il mare d’illuminazioni olografiche era infinito,
l'oscurità divorava ogni angolo di Ceres dopo il tramonto.
I Bison erano riuniti al ritrovo di Kelly quella sera, come già accadeva ormai da
un mese. Al termine del loro lavoro al negozio di riparazioni avevano totalmente
rivolto la loro attenzione alle immagini di Riki, mappando ogni mossa sullo
schermo olografico alla parete.
"Al momento vive ad Arathia?" Sibilò Sid.
Norris rifletté. "Mi chiedo da chi sia mantenuto," guadagnandosi una brusca
gomitata nelle costole da Sid.
"Mi piacerebbe sentire la storia di com'è accaduto," disse Luke, senza pensare
all'espressione sul volto di Guy. "La sicurezza deve essere di prima qualità."
Guy con lo sguardo stava bruciando lo schermo olografico. "Scanner
biometrici?"
"Se solo fosse così facile." Le impronte digitali di Riki, lo stampo dei suoi palmi
e l'esame della sua retina era presenti negli archivi. Tutti quelli nella stanza erano
esperti nell'evadere le misure di sicurezza, che si trattasse di amplificare le moto
jet o cercare dei pezzi sicuri.
"Che si fa ora?"
"Esce solo una volta a settimana. Quindi forzare l'entrata resta la sola opzione."
Avendo osservato Riki continuamente per un mese di fila, conoscevano bene i
suoi programmi.
Lasciava la sua residenza il mercoledì pomeriggio per raggiungere una farmacia
a breve distanza, per poi tornare a tarda sera. Nessuno aveva idea di cosa facesse
in quel posto, ma sicuramente non aveva un lavoro part-time e nessuno ad
Arathia poteva avere qualcosa a che fare con quell'impresa fatiscente.
Quell'incongruenza aveva colpito tutti i presenti.
Durante un giorno in cui non vi si recava, una breve ricognizione era stata
effettuata al negozio, controllando scaffale dopo scaffale con integratori a buon
mercato e un impiegato incredibilmente annoiato.
Non avevano trovato alcuna risposta. La sola certezza era che Riki trascorreva
un'eccessiva quantità di tempo in quella proprietà ogni mercoledì.
"Il problema è la linea di sicurezza all'entrata e all'uscita."
Era la stessa storia per tutti i condomini: uscire non era difficile, ma entrare
presentava alcune difficoltà. In un complesso ad Arathia, la sicurezza era senza
alcun dubbio rafforzata da diversi ordini di grandezza.
"Allora, che ne dite d’impossessarci del codice d'accesso di un residente?"
"Intendi rubarlo?"
"Si tratta solo di un codice."
La folla di Midas forniva una copertura. Niente poteva portarli più vicini al loro
obiettivo. I Corpi di Sicurezza di Midas erano spietatamente efficaci quando si
trattava di catturare i criminali che si aggiravano per le strade.
"Facciamolo, allora."
Erano mortalmente seri. Irrompere per poi farsi catturare non era tra le opzioni.
Da ciò che era accaduto a Kirie - dovunque si trovasse - finire nelle mani dei
Corpi di Sicurezza di Midas era una cosa da evitare.
L'obiettivo era Riki. Si trattava di un brivido ben al di là di una corsa su una
moto jet a tutta velocità.
Quando questa faccenda finirà, tutte le nostre domande dovranno avere una
risposta.
Con quel pensiero per la testa, Guy spense lo schermo olografico.



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Capitolo 4

I cartelloni pubblicitari di Midas continuavano a turbinare in un oceano di luci.


Ai margini di quelle illuminazioni c'era Arathia. L'unica zona in tutta Midas in
cui era concessa la proprietà privata era un'isola virtuale solitaria.
L'importanza della privacy era tale da non richiedere una pesante sicurezza.
C'erano alcuni hotels di lusso con servizi appariscenti senza precedenti; ma ad
Arathia, tutte le residenze erano discrete, totalmente indipendenti l'una dall'altra.
Naturalmente, erano condizionate da leggi che dovevano essere fedelmente
osservate, ma nessun proprietario era sciocco abbastanza da generare qualche
scandalo e perdere il privilegio di potersi nascondere da occhi indiscreti.
Non erano paragonabili al lusso di Eos, ma nonostante ciò, gli alloggi erano
l'epitome dell'eleganza.
Le mani di Riki si fermarono sul computer dopo aver ripetuto una dozzina di
errori.
"Dopo cinque anni il mio cervello è diventato così stupido?"
Si stiracchiò. Gli animali a Eos erano illetterati - quindi nell'ambiente tutto
dipendeva da forme e colori. Che a Riki fosse stato concesso l'accesso a un
computer era stato un lusso mai verificatosi per un animale. Ritornato da Ceres
dopo la sua fuga durata diciotto mesi, il computer era stato il suo compagno
costante - ma la mancanza di moduli di apprendimento superiore gli era costata
molto.
Aveva l'impressione che spostandosi da Eos ad Arathia fosse semplicemente
passato da una gabbia dorata all'altra. Ma di certo non si sarebbe mai aspettato
che Iason potesse permettere tutto quello.
Non può essere un sogno, giusto?
Ma Riki si sentiva vincolato da catene invisibili. Catene che avevano offuscato i
suoi sensi durante gli ultimi cinque anni, sensi di cui necessitava per
sopravvivere nel Mercato Nero. Catene che lo cingevano con forza, riportandolo
a una totale condizione di schiavitù.
Desiderava liberarsene a tutti i costi.
Non aveva capito cosa fosse passato per la mente di Iason quando gli aveva
garantito quel livello di libertà, ma non aveva intenzione di sentirsi soddisfatto
per l'attuale stato delle cose. Se Riki non avesse provato di poter operare nel
Mercato Nero - dimostrandolo a se stesso e a Katze - sarebbe tornato a essere
l'animale di Eos, per sempre dedito alla servitù sessuale.
Era la sua sola opportunità, ne era certo.
Riki incrinò le nocche e ritornò al suo lavoro al computer.



In quel momento udì il suono del campanello.
Riki aveva deciso d’ignorarlo, ma il suono diventava sempre più persistente.
"Ma che cazzo!" Continuò a imprecare mentre lavorava al computer.
Ma il suono si rifiutava di cessare.
Cazzo, perché non te la apri da solo, Iason?
Anche dopo essersi spostato ad Arathia, il disprezzo di Riki per l'etica di un
animale domestico non era mutato. Continuava a rifiutarsi di aprire la porta a
Iason, Padrone o no.
Ma lì non c'era un mobile che potesse aprirla per lui.
A Eos, naturalmente era il mobile ad aprire la porta al Padrone. Ma ora si
trovava ad Arathia - ed era abbastanza possibile che per Iason non ci fossero
differenze. Lì c'era un normale codice d’accesso per entrare nel proprio
domicilio, mentre a Eos i servi umani erano onnipresenti.
Ma Iason non avrebbe mai continuato a suonare in quel modo il campanello,
anche se le sue visite non avevano uno schema fisso e arrivava sempre in modo
inaspettato. Inoltre, sapeva che era inutile aspettare che Riki abbracciasse
l’etichetta dell'animale domestico, e odiava perdere tempo; difatti era sempre
entrato da solo.
Ma per qualche ragione, quella sera non era stato così.
Il campanello alla porta continuava a suonare.
Dannazione.
Riki si alzò in piedi ed entrò nel soggiorno. Piazzando le sue mani sul pannello
di controllo della sicurezza, aprì la porta.
S’avvicinò all'ingresso, e non perché desiderasse salutare formalmente Iason, ma
per riferirgli di quanto era stato fastidioso quel continuo suonare alla porta.
Doveva farlo, anche se si trattava di Iason.
La porta s’aprì scivolando.



Riki rimase paralizzato.
Non c'era Iason - ma i volti familiari dei Bison. Facce che non avevano nulla a
che fare con Arathia.
Deve trattarsi di uno scherzo. Riki dubitò dei suoi occhi.
"Qual è il problema, Riki?" Da sopra la spalla di Guy, Luke lo chiamò,
rivolgendogli un sorriso sfacciato.
E allora fu certo che fosse tutto reale. Molto reale. Non si trattava solo di una
coincidenza o un incidente, ma di un problema - un grande, grandissimo
problema.
Il modello di pensiero dei Blondy di Tanagura era inscrutabile, ma assolutamente
nessuno era secondo a Iason. Riki lo sapeva; la lezione aveva raggiunto ogni
fibra del suo essere attraverso il dolore.
Si aspettava che nessuno oltre Iason mettesse piede in quei quartieri di Arathia,
ma la sua era stata una svista.
Avrei dovuto controllare le telecamere di sicurezza prima di aprire la porta.
Senza chiedere, gli ospiti non invitati si spostarono all'interno mentre la porta si
chiudeva alle loro spalle.
Riki si morse la lingua e incrociando le braccia, si fermò all'ingresso.
"Andate a casa."
Non poteva permetterlo. Non ora. Non loro.
Guy s’affrettò a rispondergli. "Dobbiamo parlare."
"Allora verrò da voi domani. Io stesso." Riki sapeva che sarebbe stato più facile
a dirsi che a farsi, ma avrebbe fatto qualunque cosa per evitare che Guy e gli altri
membri dei Bison restassero lì anche solo per un altro secondo.
Sid restrinse gli occhi. "Non siamo venuti per farti agitare, Riki. Non dovresti
cacciarci via in questo modo."
"Non è così. Potrei avere dei problemi."
Luke sibilò. "Quindi è così, eh? Non vuoi che il tuo amante ci veda qui, vero?"
Riki ignorò la sferzata. "Domani. Alle 13:00. Sarò al ritrovo di Kelly. Ma ora
andate a casa."
La voce di Guy era dura. "Noi siamo qui perché dobbiamo parlare, Riki. Che il
tuo benefattore sia qui o no."
"Si, tu sei un nostro amico. Dovremmo ringraziarlo per essersi preso cura di te,
no?" Disse Norris con voce carica d'ironia.
Riki ringhiò. "Vi ho detto che sarò lì domani. Andate fottutamente a casa. Ora."
Calò il silenzio.
E fu in quel momento che il campanello suonò di nuovo, e le serrature di
sicurezza si disattivarono.
Tutti gli occhi si spostarono verso la porta, che scivolando si aprì. In quel
momento, lo sbalordimento che avvolse la scena fu totale.
La figura all'ingresso era incredibilmente alta.
Dei fili impossibili di colore blu fluivano sulle sue spalle. Gli occhi erano
nascosti da una visiera. Una madida luce si rifletteva dai suoi abiti di seta. Per
dei bastardi di Ceres, era chiaro che il tutto costasse molto più di quanto
potessero immaginare.
Questo è il benefattore di Riki?
Il tempo nella stanza cessò di scorrere.
Era abbastanza vero che a loro non interessava sapere chi fosse - ma nessuno
avrebbe mai immaginato che si trattasse di qualcuno come lui.
Un benefattore ricco e abbastanza potente da poter mantenere Riki ad Arathia.
Avevano appurato che non si trattasse di una donna. Pensavano che Riki avesse
una misura di controllo su quella relazione. Che chi lo manteneva gli garantisse
soldi e lusso - o così avevano pensato. Ma l'aura di potere emanata dalla divinità
dai capelli d'argento all'entrata era travolgente.
Chi è questo tizio?
Tutti loro inghiottirono la loro stessa paura.
"Bene, cosa abbiamo qui?" Chiese Iason.
L'intonazione era calma ma Riki aveva percepito un inconfondibile tono
inquietante nella voce di Iason. Anche con indumenti personali e non indossando
la divisa dei Blondies, il suo contegno restava immutato.
Riki ricordava distintamente le sue istruzioni: Non vuoi lasciare in giro nessuna
estremità sciolta su cui qualcuno potrebbe inciampare, vero, Riki?
Sapeva bene che era il prezzo da pagare per assicurarsi che Guy e gli altri
membri dei Bison restassero in vita.
Ho già sentito prima questa voce, pensò Guy, ma con quella visiera non riusciva
a vedergli il viso.
La porta si chiuse alle spalle di Iason. Riki divise il gruppo in due parti e avanzò,
piazzandosi davanti a loro.
"Li spedirò a casa. Ora."
Riki non riusciva a smettere di pensare che Iason avrebbe chiamato la sicurezza
da un momento all'altro. Sempre che non l'avesse già fatto.
Dietro Riki, i membri dei Bison, ignari di trovarsi in presenza di un Blondy,
eruttarono dalla rabbia.
"Hey, sai Riki, forse dovresti insegnargli chi siamo."
"Cos'è tutto questo segretismo?"
"Non faremo marcia indietro, Riki."
Iason ignorò quelle voci, e voltandosi verso Guy, parlò con toni taglienti. "La
sicurezza qui è piuttosto buona. Come vi siete procurati il codice d'accesso?"
Senza emettere una goccia di sudore, Guy raggiunse la tasca del suo giubbotto
ed estrasse la falsa carta d'identità e il collegamento dati che avevano usato per
rompere la porta dall'esterno. Sapeva di non poter semplicemente mentire e
andare via.
"Devo dire che voi bastardi siete piuttosto ingegnosi."
Le parole pronunciate da Iason non recavano alcun accenno di lode. Solo la
parola bastardi guadagnava volume. Iason sapeva chi loro fossero e da dove Riki
provenisse. Gli altri nella stanza rimasero inchiodati sul posto, sbalorditi.
Chi diavolo è?
Guy e gli altri avevano pensato che chi manteneva Riki doveva essere un
corrotto pervertito lascivo. Quelle preconcezioni si erano tramutate in polvere in
presenza del Blondy dinanzi a loro.
Avevano anche pensato che il segreto dell'origine di Riki come leader di una
banda di Ceres poteva essere usato a loro vantaggio. Ma ciò non aveva prodotto
alcun effetto ed era stato inaspettato.
Riki aveva guardato Guy tirare fuori quegli strumenti, digrignando i denti.
Portarli con sé era come ammettere di aver forzato l'entrata. Riki ora non poteva
in alcun modo affermare d’aver fatto entrare la sua vecchia banda
spontaneamente; il tentativo di usare una simile storia per coprirli sarebbe stato
futile a quel punto.
Per Guy e gli altri, un Blondy era solo un ricco abitante di Tanagura, nient'altro.
Ma Riki sapeva quanto fosse sbagliato e letale sottovalutare qualcuno come
Iason. La differenza tra i membri dei Bison, ignari del pericolo che
rappresentava la presenza di Iason, e Riki, che stava provando una paura che lo
avvolgeva fino all'anima, era indeterminatamente vasta.
Iason sembrava aver capito che Riki non aveva permesso alla sua vecchia gang
di entrare di sua spontanea volontà.
"Bene, vediamo cos'hanno da dire i nostri ospiti privi d'invito."
Ospiti privi d'invito. Riki impallidì alla velata minaccia dietro quelle parole.
Luke sibilò a bassa voce. "Si, è ciò che faremo, grazie."
Già che c'erano, potevano solo giocarsi le carte che avevano in tavola. Luke,
Norris, Sid... e poi Guy, s'incamminarono verso il sontuoso salotto.
"Guarda quello!"
"Wow."
"Non avrei mai pensato di vedere una cosa simile."
La differenza tra i ristretti quartieri cui erano avvezzi nei bassifondi e i sontuosi
ambienti di Arathia, era pari al giorno e la notte. Tutti loro che erano
sopravvissuti alle strade di Ceres continuavano a guardarsi intorno, tinti
dall'invidia.
Riki era scomparso improvvisamente e ora viveva in quel lusso. Ma quando
avevano messo piede in quella stanza era stato incredibile.
Che? Perché? In un posto come questo?
Era come se Riki li avesse traditi per quello.
Iason rimosse la sua visiera.
I bastardi guardarono con sconcerto la bellezza perfetta delle caratteristiche di
Iason.
Guy deglutì udibilmente. Conosco quel viso.
Iason batté deliberatamente le palpebre ancora una volta.
E con un perfetto tempismo, i suoi capelli si estesero fino alla vita e il colore
mutò in un biondo immacolato. Per Riki era una vista abituale, ma per gli altri,
era stata una sorpresa completa che Iason potesse cambiare la lunghezza e il
colore dei suoi capelli battendo semplicemente le palpebre.
Riki ricordò di averlo visto con i capelli scuri una volta nel sottosuolo - a quel
tempo era convinto si trattasse di una parrucca, e non del cambiamento guidato
da qualche nano macchina.
Un'altezza innaturale e dei lunghi capelli biondi. C'erano degli status symbol che
regolavano l'élite di Tanagura, i Blondies, e Iason era l'unico in grado di
cambiare la sua capigliatura in quel modo.
Riki si aggrappò al braccio di Guy. "Guy, basta." Non farlo. Pregò Guy con gli
occhi affinché non sfidasse Iason. I Blondies - superiori grazie alla biotecnologia
e alla nano tecnologia - percorrevano un tipo d'esistenza diversa da quella dei
bastardi di Ceres; erano del tutto diversi per dimensioni fisiche o schemi di
logica. Il risultato di un confronto fisico era prevedibile.
Guy spinse via la mano di Riki.
"Mi sono sempre chiesto che significato avessero quei giorni di prigionia."
Le persone nella stanza si voltarono verso Guy, non comprendendo cosa stesse
accadendo.
Loro erano venuti per Riki, quella era la loro sola certezza. Ma tutto era
cambiato nel momento in cui era entrato in scena Iason. Che sta succedendo?
Che diavolo è? Gli altri si scambiarono in silenzio degli sguardi dubbiosi.
"Tu volevi che diventassi un animale domestico. Tanto da pagare dieci mila cario
a Kirie per incastrarmi. Mi sto sbagliando?"
Cosa? Era impossibile. Perché?
Tutti gli altri erano rimasti congelati per lo shock.
"E com'è possibile che Riki sia qui con te ora?"
Voleva sapere quale fosse la vera relazione tra Iason e Riki.
Le incredibili parole pronunciate da Guy colpirono tutti con un incredibile
impatto. Ma la cosa più assurda era lo sguardo sul volto di Riki, era come se lui
sapesse.
Ma era difficile intuire a cosa stesse pensando Iason. Era un essere superiore e
inorganico a differenza di un uomo.
La grazia dei suoi movimenti, la profondità della sua voce imponente, quello
sguardo penetrante reso possibile dalle nano macchine, la voce modulata e
l'ottica bionica. La migliore tecnologia conosciuta nell'universo era a
disposizione solo dell'élite che governava Tanagura. La sola cosa puramente
organica di quelle parti superiori era il cervello... ma l'aura di potere emanata da
Iason smorzava qualunque pensiero. Quell'imponente Blondy possedeva molto
più di una volontà dominante.
Guy stava ribollendo visibilmente, quello spettacolo era stato troppo. Rivolse a
Iason il proprio sguardo. "Questo non è affatto giusto."
Iason arriccio le labbra divertito.




Guy si sentì invadere dalla rabbia. Era stato imprigionato in una stanza da Iason
dopo essere stato incastrato da Kirie. Aveva ricordato che quel Blondy aveva
fatto esattamente la stessa cosa - e come per deriderlo aggiunse: "Penso che
avessi il diritto di sapere che un Blondy dell'élite mantiene Riki in un posto come
questo." Ogni parola di Guy recava una traccia di veleno.
Poi Iason parlò. "E credi che questo ferisca il tuo orgoglio?"
Guy strinse i pugni per la collera. No, no, no. Fu incapace di negare la verità a
parole.
I bastardi erano fin troppo consapevoli del fatto che non solo Riki, ma anche
Guy - aveva dei segreti. Seriamente? Come? Perché? Tutto ciò che poterono fare
fu guardare in silenzio quell’inspiegabile scena.
Riki si frappose tra Iason e Guy, il suo cuore era oppresso.
Fu Iason a rompere il silenzio. "Tu eri essenziale. Per riportare Riki da me era
necessaria la persona per lui più importante. E hai funzionato egregiamente
come esca."
"Esca?"
"Si. Eri il partner di Riki, dopotutto."
Riki si ritrasse dal dolore. "Iason!"
Fu solo allora che Guy conobbe il nome del Blondy di fronte a sé.
Per tutto il tempo in cui era stato segregato, il Blondy non aveva mai
pronunciato il suo nome. Anche Kirie l'aveva semplicemente chiamato "Blondy."
Forse neanche lui lo conosceva, dopotutto la sola cosa che riteneva interessante
era il denaro. Per Iason loro erano tutti dei bastardi, e presentarsi non era
necessario.
Ma non Riki.
Gli occhi di Riki puntati verso Iason comunicavano un dolore ben oltre
l'immaginazione.
Ma Iason continuò senza alcun rimorso. "Quando Riki ha scoperto che Kirie ti
aveva venduto a me per 10 mila cario, ha cercato di contattarmi per dirmi che se
ti fosse accaduto qualcosa l'avrei pagata. Delle parole tanto sconsiderate
pronunciate da un bastardo verso un Blondy."
Guy si voltò per guardare Riki. Il suo sguardo privo di parole lo lacerò nel
profondo.
Riki lo pregò con gli occhi. Basta. Non aggiungere altro, Guy.
"Non ti ho rilasciato di nuovo nei bassifondi per mero capriccio. Riki è venuto
via con me in cambio della tua vita."
Riki sentiva gli sguardi sferzare sulla sua persona da ogni angolo della stanza.
Sapeva che non sarebbe stato momentaneo - che quel dolore era solo l'inizio.
"Per rilasciarti illeso nei bassifondi, con Riki ho stabilito due condizioni. La
prima; diventare una mia personale proprietà. La seconda; recidere tutti i legami
con i bassifondi. Per sempre."
Con quelle parole, Iason si voltò verso tutti i presenti nella stanza.
"Non m'interessa per quale ragione siete qui. E' evidente che anche Riki non se
l'aspettava. Lascerò impunita la vostra intrusione - questa volta. Andate via
prima che cambi idea." Gli occhi di Iason confermarono che non si trattava di
una semplice minaccia.
I bastardi si sentirono restringere la gola. In presenza di un Blondy, la premessa
di una sfida poteva portare conseguenze mortali.
"Non avete alcun diritto."
Le labbra di Iason si contorsero crudelmente.
"Riki è il mio animale. Come suo Padrone, ho su di lui ogni diritto."
Per un Blondy, un animale domestico era uno schiavo sessuale incredibilmente
costoso.
Per un bastardo, un animale domestico era un compagno cui rivolgere sontuose
attenzioni, con cui giocare e fare il bagno.
Gli animali dei Blondies erano il prodotto della stravaganza, del potere e del
dominio. Si trattava di un asservimento che superava notevolmente la
comprensione di un bastardo.
Quindi anche quando Kirie aveva parlato degli animali di Eos - Guy e gli altri
membri dei Bison avevano pensato si trattasse di un'altra frottola. Non avrebbero
mai immaginato che Riki sarebbe diventato uno di quelli.
Pur essendo testimoni dell'immagine del loro leader che era tenuto ad Arathia, la
scena nelle menti dei bastardi era stata quella di un ricco benefattore che
manteneva il suo amante. Vedere Iason di persona aveva confermato che la
descrizione non aveva nulla a che fare con la verità.
A Ceres, con una percentuale di popolazione maschile del novantanove per
cento, il sesso tra uomini era la norma; non esisteva il matrimonio, né un
rigoroso rispetto per la monogamia. Non che vedere Riki con qualcun altro oltre
Guy fosse surreale - ma era puramente impossibile che fosse mantenuto da un
Blondy.
Iason proseguì inesorabilmente. "La parola del Padrone è assoluta. Su mio
comando un animale bacerà i miei piedi. Se gli ordino di masturbarsi in mia
presenza, l'animale spalancherà subito le sue gambe. Ecco cos'è un animale
domestico."
Guy esplose per la rabbia. "Sono menzogne! Riki non lo farebbe mai!"
Quelle parole trafissero tutti i presenti.
Riki era cambiato durante gli ultimi tre anni. Ma frantumando la banda di Jeeks
aveva provato di essere l'indiscutibile leader della più spaventosa gang di Ceres.
Riki non sarebbe mai cambiato.
Riki era Riki.
Non sarebbe mai stato un animale domestico.
Neanche per volontà di un Blondy.
Come se avesse letto nella mente dei presenti, il labbro di Iason si arricciò,
beffandosi di loro. "Allora guarda tu stesso. Riki, vieni qui."
Riki esitò.
"E' inutile che tu mi resista."
Quelle parole artigliarono Riki in profondità. Perché erano vere. Perché Riki
aveva fallito, non possedeva più alcuna traccia d'orgoglio.
Se avesse mostrato agli altri chi ora fosse, per loro sarebbe tutto finito.
Probabilmente.
Forse.
Ma Riki non poteva sopportare l'idea di dover adottare quelle misure. Il suo
cuore era oppresso. Sapendo che Iason l'avrebbe punito per quell'esitazione, dei
brividi lo scossero fino alle unghie.
"Ti ho detto che mai devi farmi ripetere un ordire."
La durezza delle parole di Iason ferì Riki ancora una volta, ma gli occhi degli
altro erano incollati alla sua figura mentre avanzava.
Poi senza alcun preavviso, Riki collassò.
"Ah... Ahhh!"
Si contorse per l'agonia.
I bastardi erano rimasti impalati per lo shock, erano increduli in presenza di ciò
che stava accadendo.
"Riki! Che sta succedendo!? Riki!" Guy si precipitò al suo fianco.
Riki lottò contro l'abbraccio di Guy, le sue caratteristiche erano contorte dal
dolore. "Basta... ti prego... basta!" Con le mani all'inguine, in lacrime, si
contorceva sul pavimento.
"E' stato il tuo stupido orgoglio a portarti a questo," disse Iason senza pietà,
manovrando l'anello alla sua mano. Le ondate che si riversavano su Riki
cessarono, lasciandolo senza fiato. "Andiamo, Riki." Gli ordinò ancora una volta
Iason, la sua voce era sferzante come una frusta.
Con respiri frastagliati, Riki strisciò ai piedi di Iason.
Durante il suo secondo party di debutto a Eos, era stato sottoposto a una
dimostrazione del Pet Ring e aveva dovuto sopportare interminabili ondate di
dolore. Violato sessualmente e ripetutamente da Iason, ricordava appena
quell'evento. La mattina dopo, esausto era rimasto a letto per mezza giornata.
Ma questa volta era diverso.
Poteva avvertire la genuina rabbia di Iason. La sentiva tagliarlo in due.
I bastardi erano immobili e senza parole mentre Riki strisciava verso Iason. Il
suo cavallo pulsava per gli effetti del Pet Ring. Il suo intero corpo tremava
contro la propria volontà. Basse grida di dolore fuoriuscivano
incontrastabilmente dalla sua gola.
Forse erano causate dall'angoscia all'idea che la sua vecchia banda potesse
vederlo in quello stato... ma non ne era certo.
Riki sapeva di essere una proprietà di Iason. Corpo e anima. E sapeva quale tipo
di dolore poteva infliggergli senza un secondo ripensamento.
Lasciando entrare Guy e gli altri, Riki sapeva che sarebbe stato umiliato in loro
presenza.
Senza fiato, crollò sui piedi di Iason, che gli porse uno stivale perfettamente
lucidato.
"Leccalo."
Le spalle di Riki tremarono. Dicendogli leccalo piuttosto che bacialo, avrebbe
solo dimostrato agli altri l'estensione della sua sottomissione.
Non posso fare resistenza.
Le cose erano finite in quel modo perché non era riuscito ad allontanarsi
completamente dal suo passato come leader dei Bison. Iason gli stava solo
ricordando quel dato di fatto. Non era colpa di Guy, né degli altri. Solo di Riki.
Poi avvicinò le labbra allo stivale.
Dall'alto al basso, la sua lingua scivolò più volte sulla pelle.
Senza curarsi degli sguardi a lui rivolti, Riki leccò lo stivale fino a bagnarlo con
la saliva.
"Basta." Fu l’ordine di Iason. Riki non riusciva più a sentire la lingua e la
mascella.
"Avete capito ora?" Iason si rivolse ai bastardi.
Era calato il silenzio.
"Cos'hai fatto a Riki?" Chiese Guy con voce addolorata, gli occhi lampeggianti
d'odio.
"La parola del Padrone è assoluta. Riki è stato addomesticato per compiere la
mia volontà. Il Riki che conoscevi come leader dei Bison non esiste più. Ora è il
mio animale domestico."
Le parole di Iason trafissero tutti i presenti.
Fu Sid a parlare. "... Andiamo." Indicando la porta con la mascella.
C'erano ancora delle domande prive di risposta, ma nessuno aveva osato
chiedere dopo ciò che avevano visto. Norris uscì, accasciando le spalle. Poi fu il
turno di Luke, che digrignò i denti. Guy era rimasto congelato sul posto.
Fu Sid a chiamarlo. "Guy."
"Io... voglio parlare con Riki."
La voce di Iason fu tagliente. "Non servirà a nulla."
Gli occhi di Guy lampeggiarono. "Voglio solo parlargli."
"Non mi piace avere inutili problemi. Non pensi che sia meglio per te andare via
ora che ne hai ancora la possibilità?"
Il volto di Guy impallidì, le sue caratteristiche si contorsero.
"Iason."
Riki si alzò in piedi.
"Concedimi un'ora... no, mezz'ora. Porrò fine a tutto questo."
Gli occhi di Iason sferzarono Riki e sembravano chiedergli, credi di poterlo
fare?
"Per favore. Iason. Lasciaci soli."
"Va bene, Riki. Ti concedo trenta minuti. Poni fine a questa situazione in modo
definitivo." La velata minaccia dietro le parole di Iason era stata piuttosto chiara,
lo osservava dal bordo dell'abisso.
Riki annuì. "Ho capito."
Iason uscì dalla stanza, tutti gli occhi erano puntati su di lui. Quando la porta si
chiuse alle sue spalle, Riki cominciò a parlare. Trenta minuti. Cosa ci sarà mai
da dire in trenta minuti? "Di cosa si tratta di tanto importante da non poter
aspettare fino a domani?" Riki sospirò.
Guy gli si scagliò contro con rabbia. "Fottiti. Voglio sapere perché cazzo ti sei
venduto per ripagare il mio credito di diecimila cario!" Era stato Kirie ad
incastrare Guy. Aveva scovato la verità circa il luogo in cui era stato per tre anni,
poi Riki era sparito di nuovo. Ma Guy mai si era sentito così vivamente
responsabile fino a quel momento.
I diecimila cario di credito non sarebbero stati un problema per Guy. Ma che la
sua incarcerazione avesse spinto Riki verso Iason lo faceva ribollire dalla rabbia.
Kirie, Guy, tutti - avevano danzato sul palmo di Iason. Guy digrignò i denti per
la collera.
E quel contratto, quel legame tra Riki e Iason causato da lui - era ciò che faceva
più male.
A Guy non importava dei soldi. Tutto ciò che poteva fare era trattenere la sua
rabbia travolgente, ma quel calore si era scagliato verso Riki. "Vuoi lasciarmi
ancora una volta fuori dalla tua vita? Vuoi che me ne vada a casa? Allora, dopo
ciò che ho visto vuoi davvero che me ne vada semplicemente via? Non possiedi
un fottuto orgoglio?!"
Le parole di Guy ferirono Riki e se stesso allo stesso tempo.
Guy stava mostrando le sue emozioni fino a quel punto - il calmo e raccolto Guy
- era la seconda volta che Riki lo vedeva in quello stato. La prima volta era
accaduto con Kirie, ed ora era coinvolto Iason. Ma questa volta era una
situazione molto più personale.
Riki doveva chiarire le cose. Per se stesso. Per Guy. "Non sono andato via con
Iason per ripagare il tuo debito."
"E' la stessa fottuta cosa, Riki. Cazzo, o c'è qualcosa che non puoi dirmi?
Qualche segreto sul perché ti considera il suo fottuto giocattolo?"
"Tre anni, Guy."
"Tre anni, cosa?!"
"Durante i tre anni in cui sono stato via da Ceres, io sono stato... il suo animale
domestico."
Guy lo osservò con sguardo incredulo.
Riki continuò. "Sono rimasto fottuto a Midas. Ho dato il via ad una lotta con un
Blondy e questo è il risultato." Riki era stato avventato; ma era troppo tardi per i
rimpianti. "A lui non importava, ma io non volevo essere in debito con nessuno.
Quindi cercai di ripagarlo con la sola cosa che avevo - il mio corpo. Non avrei
potuto fare altro. Non avevo paura di nulla. Pensavo di poter superare ogni
fottuta cosa." Una rivelazione dopo l'altra, ma le ultime parole colpirono nel
segno. "Quando ho visto Iason un anno più tardi a Mistral Park, sapevo che c'era
qualcosa che non andava."
Riki si prese una pausa.
"Un animale domestico... essere un animale è come non essere più un umano."
Ricordando gli anni in cui era stato addomesticato da Iason attraverso il sesso e
il dolore, l'espressione di Riki s'incupì. "Ma se avessi aperto bocca, Guy… avevo
paura di fartelo sapere, che tutti gli altri membri dei Bison potessero scoprirlo.
Non volevo che tu mi guardassi dall'alto in basso. Ho sempre detto che volevo
scappare dalla baraccopoli, costruire qualcosa con le mie mani. Ma tutto ciò che
sono diventato è lo schiavo sessuale di un Blondy. Pensavo di poter ritornare alla
mia vecchia esistenza."
C'era solo quella fredda e infetta verità. Riki pensò che fosse il solo modo perché
tutti comprendessero. "Ma quel fottuto idiota di Kirie ti ha venduto per diecimila
cario." Riki digrignò i denti.
Guy gli si scagliò contro. "Allora perché cazzo l'hai fatto?"
"Era il solo modo per riconsegnarti la tua libertà, Guy. Tu eri un'esca."
Guy tuonò. "Cosa? Perché ero il tuo partner?"
Riki annuì. "Lui mi ha detto che sarei dovuto ritornare, che mi aveva lasciato
libero a Ceres solo per un anno affinché potessi avere un attimo di respiro, e che
ero ancora registrato come animale domestico di Eos. Ed io non ne avevo idea.
Non volevo tornare ad essere un animale di Eos. Ma aveva preso te in ostaggio."
Poi Guy chiese. "Ma la nostra relazione era terminata quattro anni prima, Riki.
Perché?" Per colpa mia è caduto nella trappola di Kirie ed è stato portato via,
pensò Guy. Che Riki fosse tornato a Eos solo per rendere lui libero, era un'idea
che lo conduceva sull'orlo della follia. Quello non era Riki. Era impossibile.
"Perché tu sei importante per me, Guy."
Le parole di Riki gli trafissero il cuore.
"Per quanto Ceres sia terribile, qualunque condizione è migliore di quella di un
animale di Eos. Non potevo permettere che tu finissi in quel modo. Per evitare
che finissi di nuovo ai piedi di Iason, sarebbe stato un prezzo da pagare troppo
alto."
Guy eruttò dalla rabbia. "Quindi tu pensi che vada bene? Che ciò che ho appena
visto sia giusto?"
Riki sapeva che non era così e non si aspettava che lo perdonasse.
"Dopo aver perso il mio orgoglio... ho capito cos'era più importante per me, qual
era la cosa che non potevo lasciar andare. Eri tu. Iason lo sapeva e l’ha usata per
riavermi - ha usato te. Sono stato io a coinvolgerti in tutto questo. Vorrei che le
cose fossero andate diversamente."
La rabbia di Guy ribolliva. "Da quando sei diventato un codardo senza palle?
Erano solo tre fottuti anni."
Riki si prese una pausa. "Tre anni? No, tre mesi. E' il tempo che ha impiegato
per abbattermi e ridurmi al nulla. Tre mesi."
"Cosa?"
Anche se Guy voleva sentire la verità... Riki non aveva intenzione di raccontargli
cosa Daryl gli avesse fatto con la sua bocca ogni notte.
"Qui." Riki afferrò il suo cavallo. "C'è un Pet Ring."
Guy e gli altri lo osservarono stupiti.
"E' stato realizzato per addomesticare i bastardi. Gli animali di razza in vendita a
Midas non contraddicono i loro Padroni quindi non lo indossano. Questo è stato
fabbricato esclusivamente per me."
I bastardi presenti non avevano mai compreso lo scopo di un Pet Ring finché non
avevano visto ciò che Riki era stato costretto a fare.
"Avete visto le sue funzioni, no? A volte si stringe ulteriormente quando ho
un'erezione, lasciandomi sveglio per tutta la notte." Per Riki, non c'era alcun
piacere associato ad esso. Il sesso a Eos per Riki non aveva nulla a che fare col
piacere.
Aveva guardato negli occhi ogni membro dei Bison. "Finché questo Pet Ring
scaverà le mie carni, io sarò un animale domestico. Non c'è nulla che possa fare.
Quindi andate a casa. Non finite come Kirie. Andatevene." La sua voce aveva
acquisito spessore. "I Blondies di Tanagura sono molto peggio delle Forze di
Sicurezza di Midas. Ricordatelo. Non dimenticate che non ci sarà una seconda
volta."
Ricordando ciò che era accaduto a Kirie, i bastardi rimasero calmi.
Poi calò il silenzio.
Guy si voltò per andarsene. "Me ne andrò - per ora. Ma non è finita. Diglielo."
Riki rispose con rabbia. "Ti ho detto che non ci sarà una seconda volta. Sei
fottutamente impazzito?"
Poi Guy uscì.
"Guy!"
Riki afferrò il braccio di Luke, che per la sorpresa spalancò gli occhi. "Luke, per
favore. Assicurati che non ritorni qui."
Luke aprì la bocca per parlare, ma non avendo parole da aggiungere, si
allontanò.



Le ombre turbinavano ai loro piedi, l'illuminazione sulle loro teste divorava il
cielo notturno.
Era ciò che restava dei Bison mentre attraversavano le strade di Midas, tra la
folla di turisti ignari, in silenzio e con lo sguardo puntato in avanti.
Quattro figure che camminavano in quell'oceano di luci.



Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.
Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.

Capitolo 5

Area 2, Flare. Era il tramonto.


Nei sotterranei della farmacia adibiti a ritrovo di lavoro di Katze, Riki stava
elaborando i compiti a lui assegnati. "Dannazione."
"Prenditi una pausa. Stai solo sprecando tempo." Lo ammonì Katze
"Lo so." Frustrato, Riki tagliò il collegamento dati dalla rete neurale.
"Qual è la ragione della tua mancanza di concentrazione?" Chiese Katze con
indifferenza.
Riki affondò in una sedia. "Guy e la mia vecchia banda sono riusciti a
rintracciarmi."
Perché ne sto parlando con lui?
Anche se probabilmente Katze già sapeva tutto, Riki era certo che qualunque
cosa avesse detto, non sarebbe stato altro che uno sfogo. Reclinandosi
all'indietro, corrugò la fronte immerso nei suoi pensieri quando Katze gli gettò
un breve sguardo. Era chiaro che non fosse stato Riki ad avviare quel contatto.
Se è così, allora come hanno fatto a rintracciarlo? Riki usciva solo una volta a
settimana, da Arathia si dirigeva a Flare, a orari prefissati.
Katze gli si rivolse con un indiscutibile quesito per la mente. "Hanno bussato alla
tua porta?" Dal modo in cui l’aveva chiesto, sembrava non conoscere la verità.
"Si." Riki rispose con naturalezza alla domanda.
Katze sbatté le palpebre per la sorpresa. "Bene. Sembra che i Bison siano... pieni
di risorse."
Ogni sua parola aveva un significato.
Oltre agli occasionali problemi che coinvolgevano i turisti, l'applicazione delle
leggi a Midas era ferrea. Ma i corpi di Sicurezza non si occupavano di Arathia,
quindi i Bison avevano approfittato di quel vantaggio.
Avendo saputo la verità sulla relazione tra il Mercato Nero e il Guardian tramite
l'hacker Thor, i Bison avevano già ampiamente dimostrato di non essere dei
comuni bastardi.
Sembrava proprio che Riki non fosse l'unico.
Non che avesse qualche importanza. Un bastardo restava un bastardo.
Era esattamente ciò che conferiva a Riki il suo valore. Riki - con la sua
intelligenza di strada, la sua ambizione e determinazione - ben si addiceva al tipo
di lavoro richiesto da Iason nel Mercato Nero.
Era esattamente ciò che serviva a Katze. Lui non aveva mai avuto la minima
intenzione di reclutare un bastardo da Ceres per le sue operazioni; ma l'entrata
nell'equazione di Riki aveva risolto numerosi problemi.
Anche se entrambi avevano vissuto al Guardian, Katze aveva servito Iason come
mobile, senza essere mai marchiato dalla vita nei bassifondi. Non aveva alcuna
affinità con i modi di fare di Ceres; non aveva mai neanche lontanamente
pensato di assegnare quel lavoro a un bastardo.
Mentre Katze poteva essere temuto per le strade della baraccopoli ed era
conosciuto come "Scarface," il profondo disgusto che provava per tutti e tutto
ciò che aveva a che fare con i bassifondi superava notevolmente quelle paure.
Ma quella ripugnanza non era mai stata diretta a Riki - e ciò aveva sorpreso
anche Katze.
"Sei sarcastico?" Ribatté Riki.
Katze si lasciò sfuggire un'altra domanda. "Quindi avete avuto un incontro faccia
a faccia?"
Riki si morse la lingua.
"Scommetto che in presenza di un Blondy, sarebbero scappati via a gambe
levate."
"Mi sarebbe piaciuto che fosse andata in quel modo."
Katze inarcò un sopracciglio.
"Ci ho pensato molto. Voglio dire... si sono imbattuti in Iason. E' stato
incredibile. A quel punto ho capito che la sola cosa che potevo fare per farli
andare via in vita era vuotare il sacco."
Katze si prese una pausa. "Hai rivelato tutto?"
Il volto di Riki s'incupì.
Che situazione assurda, meditò Katze. E' un miracolo che Iason li abbia lasciati
in vita.
Contrariamente dal vecchio Iason. Ma c'erano alcune cose di quel nuovo Iason
che infastidivano Katze e gli facevano voltare lo stomaco.
Non sapeva niente di Guy e di ciò che ne restava dei Bison oltre i dati presenti
nei file. Guy era il comandante in seconda della gang - conosciuto per la sua
calma anche quando era sotto pressione, un leader in proprio.
Riki continuò, "ho raccontato tutto. Che sono l'animale domestico di Iason. Che
niente sarebbe più stato lo stesso e che sarebbe stato meglio per loro
dimenticarmi e tornare a casa. Ma Guy... Guy..."
Nella stanza, Katze poteva quasi udire Riki che macinava i denti.
Non aveva idea di cosa gli stesse passando per la mente. Era abbastanza difficile
che dei bastardi intrufolatisi ad Arathia potessero uscirne vivi; era andata in quel
modo solo per puro capriccio di Iason. Ma per Guy e quelli con lui, la
conclusione tratta da quell'incontro era stata diversa dal previsto. Avevano
vissuto senza comprendere la vera estensione del potere di vita e morte che i
Blondies detenevano su chi era fatto di carne e sangue.
Certamente, per Riki era un'agonia pensarci. Non ci sarebbe stata una seconda
volta. Sarebbe stato facile per Iason schiacciare i Bison senza pensarci.
"Sei preoccupato per Guy?" Chiese Katze.
Riki controbatté con sguardo cupo. "Mi sembra ovvio."
Katze si prese una pausa, poi disse: "Per Kirie non ti sei preoccupato affatto. Ma
con Guy, hai perso tutta la tua compostezza. E' così che sono le relazioni a
Ceres?"
Riki rispose, "non so come la pensano gli altri, ma una relazione fatta solo di
sesso non ha senso. Le persone hanno bisogno di qualcos'altro... qualcosa di
significativo. Capisci di cosa sto parlando?"
Katze rimase in silenzio.
Nati a Ceres e sollevati al Guardian. Quelle erano le uniche similitudini tra Riki
e Katze, e Riki ne conosceva la ragione.
Katze era una razza a parte. Dopo essere stato sterilizzato per diventare un
mobile qualcosa in lui si era rotto, e mai sarebbe ritornato. Una volta reso sterile
ed epurato dal desiderio sessuale, Katze aveva pensato che fosse perfettamente
naturale come mobile non provare emozione o desiderio. Vivere in prossimità di
quella sorta di palese carnalità che un animale di Eos ostentava costantemente e
non provare nulla - era quello il destino di un mobile.
Ma Katze aveva saputo che Iason non aveva mai permesso a Riki di frequentare
le feste di accoppiamento - impegnandolo puramente nel sesso monogamico. Era
stato allora che i primi spiragli di dubbio erano emersi nella sua mente.
Quello era un Blondy - a tutti gli effetti un immortale, una macchina divina - e
provava lussuria per la carne e il sangue di un essere umano, per un bastardo
addirittura - per Katze era impensabile.
C'erano gli androidi del sesso a disposizione - calore, ansiti, imitazioni
dell'umanità; erano programmati esclusivamente per dare piacere ed erano
totalmente privi di vita. Era quella la ragione per cui a Midas non esistevano. Dai
gusti più costosi ai più depravati, tutti i desideri sessuali a Midas erano offerti
dagli umani. Anche nelle profondità delle stanze di Layana Ugo, la casa dei
piaceri segreta forniva solo i più belli - e mutilati - cortigiani.
Che i Blondies fossero equipaggiati al pari degli androidi del sesso era un fattore
sconosciuto se non a pochi. Solo un Blondy si era curato di esplorare quel suo
lato inorganico fatto di desiderio: Iason.
E i suoi gusti l'avevano condotto verso un bastardo, ecco perché lo definivano
deviato.
Katze non aveva i mezzi per provare piacere in senso fisico; la nano chirurgia
aveva rimosso con attenzione gli organi necessari fino all'ultimo nervo, fino
all'ultimo percettore di piacere. In quanto tale, Katze era incapace di sentire
calore, gli restava solo l'amore. Non che fosse necessario per vivere - o almeno
così credeva.
Ma pensare che Iason bramasse Riki...
Iason non possedeva l'abilità di riprodursi. Ogni parte della sua anatomia
sessuale era inorganica. Era quella presenza - inorganica o no - la responsabile
della sua lussuria? Katze aveva continuato a rifletterci.
Ma sapeva che non era così. Era colpa della sola cosa organica che gli restava.
Il suo cervello.
Tutti i sensi di Iason erano alimentati attraverso organi costruiti - ma il suo
cervello restava in grado di provare emozioni allo stato puro. Si trattava di
qualcosa di ben oltre la portata di un'intelligenza artificiale.
E Katze era certo allora che la presenza dell’emozione umana dipendesse
dall'essere stabile nel fisico - perdere quel contatto significava perdere le proprie
emozioni; ma era necessario un contatto umano.
Se Iason non avesse incontrato Riki, niente sarebbe mai accaduto.
Per un Blondy e un bastardo di Ceres incontrarsi era impossibile. Ma era
accaduto.
Riki spezzò il silenzio. "Non che fossi particolarmente legato alla nozione della
monogamia. Ma dopo essermi imbattuto in Iason, ha colpito nel segno. Iason e
tutto ciò che ho dovuto passare con lui mi hanno fatto pensare ai legami."
Katze ascoltava quelle parole e sentiva che c'era qualche intangibile destino che
li collegava. "Anche dopo che una relazione è finita da oltre cinque anni, Riki?"
"Io sono in debito con lui. L'ho trascinato in parecchie cazzate negli anni." Riki
emise un sospiro.
Katze disse tranquillamente. "Allora devi fartene una ragione. Iason non tollererà
che la stessa situazione si ripeta."
"Lo so."
No, non lo sai, pensò Katze. "Riki, tu non capisci. I Blondies non sono degli
androidi. I loro corpi saranno anche delle macchine, ma i loro cervelli - le loro
menti - sono totalmente umane. Non dimenticarlo mai."
Riki osservò Katze con sguardo incredulo.
"Non ti sto dicendo di strisciare - ma non spingere i suoi bottoni."
"Cosa intendi per spingere i suoi bottoni? Non so di cosa tu stia parlando." Riki
gettò il capo all'indietro.
Perché sei così ignorante, pensò Katze. "Ti sto dicendo di capire cosa questo
comporta."
"Capire? Certo, che sono il suo fottuto animale."
"No, ti sto dicendo che hai trasformato il più arrogante e potente Blondy del
pianeta in un geloso e arrabbiato androide del sesso."
Come se Katze l'avesse schiaffeggiato in pieno viso, Riki indietreggiò.
"Per Iason dormire con te è esattamente questo. Uno dei tredici Blondies scelti di
Tanagura ti desidera, te, un bastardo. Sai cosa significa, Riki?"
In quel momento, era come se qualcosa avesse trafitto Riki.
Iason... mi desidera?
Per Riki, il sesso con Iason non era mai stato una scelta. Era sempre arrivato con
dolore - un travolgente dolore. Iason era il Padrone, Riki l'animale. Quella era la
conclusione cui poteva giungere in poche parole.
"Per un Blondy, questa è la disgrazia suprema." Sputò Katze. "Ma Iason lo sa e
ha scelto di tenerti con sé. E non solo quello, ma la concessione di questo livello
di libertà senza precedenti ad Arathia, sarebbe stato impossibile per qualunque
altro animale. Devi capire questo: Iason ha corso un incredibile rischio solo per
tenerti in vita."
Con quelle parole, Katze tornò al suo computer.
Iason? Ha corso dei rischi? Per me?
Riki si sentiva come se qualcuno l'avesse colpito in pieno viso.
Per lui, fino a quel momento Iason aveva solo sconvolto la sua vita, era stato lui
a detenere ogni potere. In piccola parte la colpa era di Riki per essere stato
abbastanza stupido da pensare che qualcuno potesse tagliare i ponti con un
Blondy e uscirne intero, ma non si era mai offerto volontario per diventare un
animale domestico.
Così, quando Katze gli aveva detto di essere il responsabile della trasformazione
di Iason... in un androide del sesso, gli era stato necessario prendersi una pausa.
Iason prova lussuria?
Iason sta rischiando tutto... per lussuria?
Quelle parole riecheggiarono come un turbinio nella mente di Riki.



Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.
Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.

Capitolo 6

Austerità - con qualche grado di clemenza.


La vita di Riki a Eos era simile a quella di un uccello in gabbia, con una
completa mancanza di privacy grazie ad un perfetto sistema di sicurezza munito
di telecamere di sorveglianza.
Quindi, badare da solo a se stesso ad Arathia era in forte contrasto con le
conformità giornaliere delle rigide leggi di Eos.
Era stato soggetto a un trattamento standard, ma lasciando quel luogo oscuro,
Riki aveva cominciato a vivere una nuova vita.
Naturalmente, non aveva avuto scelta in materia. Una volta che un individuo
aveva subito la condizione di animale domestico - secondo i tre principi
d'ignoranza, spudoratezza e obbedienza - assegnando loro un numero di Midas,
c'era la possibilità che trovassero il minimo cambiamento nelle loro condizioni
di vita piuttosto stressante.
Ma Riki non era così debole, un bastardo sopravvissuto nei bassifondi possedeva
tre qualità corazzate: determinazione, impudenza e coraggio.
La subitaneità di quella scelta era stata una sorpresa, ma non aveva protestato né
si era lamentato. Piuttosto, si era sentito sollevato. Sapeva di non poterne più di
raccogliere i pezzi sparpagliati di ogni singolo scandalo.
Come persona responsabile dei più gravi incidenti avvenuti a Eos, Riki sentiva
che passando quella patata bollente e scappando via, avrebbe lasciato un
retrogusto amaro a quelli che sarebbero rimasti. Ne era certo. Ma conoscendo
uno dei più grandi segreti di Eos, la sua posizione non solo era in pericolo - ma
stava vivendo in condizioni estremamente repressive. Tuttavia, mai, neanche nei
suoi sogni più selvaggi, si sarebbe aspettato di finire ad Arathia.
E in seguito Iason aveva sganciato una bomba ancora più grande. "Ho intenzione
di lasciarti lavorare nel Mercato Nero."
In quel momento, Riki aveva pensato che Iason stesse semplicemente cercando
di provocarlo con qualche strana dichiarazione. O che stesse semplicemente
sognando, ma anche quello sarebbe stato troppo bello per essere vero. Riki aveva
avvertito la necessità di pizzicarsi la guancia.
"Ti ho proposto l'idea," ribatté Iason. "Ora non dovresti scagliarmi contro degli
insulti se vuoi che realizzi qualcosa di tanto impossibile...?" Quella domanda
casuale era sprovvista del solito sarcasmo di Iason.
Riki era stordito, il suo cuore batteva forte per lo shock. Sapeva che Iason
pensava prima di pronunciare ogni singola parola.
Lasciare Eos era stato un colpo di fortuna; con la sua soffocante atmosfera di
confinamento o restrizione che differiva dalla vita nella baraccopoli. E come
bonus avrebbe anche avuto la possibilità di tornare a lavorare nel Mercato Nero.
La sua mente aveva barcollato per lo sgomento mentre si godeva le novità.
Allo stesso tempo, Riki si era messo in guardia. Nonostante tutti i suoi scopi e
intenti, sarebbe rimasto un animale in gabbia trasferitosi da Eos ad Arathia.
Niente era cambiato, a parte l'assenza di Cal, il mobile installato
nell'appartamento di Iason. Neanche il Pet Ring, che assicurava assoluta
obbedienza, era stato rimosso. Aveva semplicemente più opzioni per fare ciò che
preferiva rispetto alla sua vita a Eos - ecco tutto.
Quella cosiddetta libertà non era molto più di semplice autonomia nel farsi
carico della responsabilità delle proprie azioni pur di cambiare le cose.
Il prezzo che doveva pagare per quelle catene era la cupa promessa di una buona
reputazione sul posto di lavoro. Tuttavia, quelle catene pesavano su Riki molto
più di un giuramento estremamente serio.
Quindi non aveva trovato noioso il tempo trascorso da solo ad Arathia - almeno
per un po'.
I successi che gli avevano conferito il titolo di "Riki l'Oscuro" erano ormai una
vecchia storia. Quando si trattava di persone e merci, nella rapida evoluzione del
Mercato Nero il sistema non era così indulgente da valutare più di tanto la storia
personale di qualcuno dopo un crollo di fortuna.
Le abilità che Riki una volta possedeva si erano arrugginite e la riabilitazione per
riguadagnarle richiedeva molte più difficoltà di quanto avrebbe mai immaginato.
Personalmente, sentiva di aver bisogno di più tempo, ma almeno non si annoiava
più a causa dell'eccessivo tempo libero.
Dopo aver lasciato il suo appartamento situato ad Arathia all'orario fissato,
avrebbe svolto il lavoro di routine per Katze, e sarebbe tornato a casa ad un
orario stabilito. Manteneva la sua concentrazione e le emozioni chiuse su quel
singolo obiettivo. Non poteva permettersi di spostare l'attenzione altrove - non di
certo.
Tuttavia, come per un capriccio passeggero, la sua mente vagava inconsciamente
contro la propria volontà...
...alle lunghe notti senza Iason...
...mentre dormiva da solo in quello spazioso letto...
...con un calore febbrile che non poteva essere contenuto dalle lenzuola.
È tutta colpa di Katze. È stato quel bastardo a tirare fuori il nome di Iason.



Era accaduto al lavoro. Riki aveva continuato a starsene reclinato sulla sua sedia
da scrivania, sgranocchiandosi nervosamente le unghie.
"Per Iason dormire con te è esattamente questo. Uno dei tredici Blondies scelti
di Tanagura ti desidera, te, un bastardo. Sai cosa significa, Riki?"
La scioccante domanda - che non si sarebbe mai aspettato - aveva colpito Riki
come un pugno in pieno volto.
Fino a quel momento, Katze non aveva mai parlato apertamente con lui della sua
relazione con Iason, neanche per scherzo.
Nella loro posizione di ex-mobile e attuale animale domestico, Katze e Riki
avevano evitato qualunque conversazione esplicita - ma non era accaduto
necessariamente di comune accordo.
Tuttavia, Riki non aveva mai avuto bisogno di parlare dei problemi di cui non gli
era mai stato chiesto nulla con una persona già ben informata sulla sua
posizione.
Katze una volta gli aveva rivelato le tre regole per andare avanti nel mondo.
"Tieni le antenne sollevate e le orecchie in allerta per tutto il tempo. Non
chiudere gli occhi alla realtà che ti circonda. Ma assicurati di tenere la bocca
chiusa."
Riki le aveva prese a cuore. Come prova, lui non aveva mai ficcato il naso nella
vita privata di Riki. E non perché pensasse che l'argomento sarebbe stato per lui
un campo minato... Ma a causa del collegamento diretto tra la vita privata di Riki
con quella di Iason.
Katze era ancora sotto l'incantesimo del Blondy, ma era un tipo d'incantesimo
diverso da quello che legava Riki.
Così ogni uomo manteneva una cauta distanza dalla vita privata altrui, ben
consapevole che qualunque cosa si facesse, non riguardava nessun altro. Ad
essere onesti, c'erano molti problemi da chiarire tra loro, ma non avevano ancora
avuto del tempo libero per concedersi una chiacchierata. Forse era la principale
ragione dell'abisso di disagio creatosi tra loro.
Ma in quell'occasione Riki si stava lamentando della volta in cui Guy e gli altri
si erano intrufolati ad Arathia, e Katze aveva espresso bruscamente la sua
impressione.
"Ti sto dicendo che hai trasformato il più arrogante e potente Blondy del pianeta
in un geloso e arrabbiato androide del sesso. “
Quella dichiarazione aveva lasciato Riki stordito e inorridito, aveva
completamente perso la parola...
...se una tale assurda accusa proveniva da Katze, doveva sicuramente essere
vera.
Le parole di Katze, con la sua voce chiara e incrollabile e un'insolita espressione
tombale, continuavano a bruciare nei ricordi di Riki. Da quel giorno, avevano
continuato a riecheggiargli nella mente, rifiutandosi di abbandonarlo.
Per Riki, il significato era cristallino: Iason voleva lui.
Ma non significa che io ne conosca la ragione.
Solitamente, Riki non aveva il diritto di negare il sesso a Iason.
Sarebbe stato torturato dal piacere, stuzzicato senza pietà nel nome della
disciplina, fino a rendere roca la sua voce e impossibile per il suo corpo resistere.
Giorno dopo giorno aveva subito quelle depravazioni sessuali che avevano
sbriciolato il suo orgoglio, umiliandolo.
Tuttavia, prima che la sua anima fosse incenerita dalla vergogna, provava un
inconfondibile piacere. Riki avvertiva le pulsazioni dal profondo del suo essere,
mentre il dolce veleno dell'estasi lasciava che la sua mente fosse sopraffatta dalla
lussuria.
Merda!
Nonostante avesse una forte resistenza al dolore, Riki non poteva assolutamente
opporsi a quel piacere. Non poteva resistere al fascino dell'estasi usando la
ragione. L'aveva capito fin dalla sua prima esperienza.
Anche quando il desiderio che provava era condito da disgusto di se, una volta
che il piacere era innescato dentro di lui, non poteva contrastare l'assalto furioso
della voluttà. Quando era tra le braccia di Iason, il risultato era sempre lo stesso.
Tuttavia, dopo essere ritornato a Eos dopo un'assenza di un anno e mezzo
trascorso nei bassifondi, Iason aveva preso possesso di lui in un modo nuovo.
Riki non ne conosceva la ragione. Se l'avesse saputo, probabilmente non
l'avrebbe assecondato.
E ancora...
"Aaah... Merda!"
Dopo aver maledetto Iason con quella singola parola, Riki cominciò a chiedersi.
"Perché ora? Perché devi farmi questo ora?"
Sdraiato sulla schiena, guardava alla cieca verso il soffitto. E per concedersi una
pausa temporanea, rivolse il proprio volto al bagno, mentre i suoi rantoli ansanti
si mescolavano al silenzio della stanza.



Stando da solo in bagno, i pensieri di Riki continuarono a rincorrersi. Era inutile.
Doveva provare a dormire, era stato uno sciocco a lasciarsi manipolare dagli
insulti di Katze, perdendo il suo tempo nel cercare di calmare la propria fervida
immaginazione.
Quando né emerse trovò Iason ad attenderlo.
Le sue visite ad Arathia non seguivano una routine standard. Invece dei soliti
corti capelli blu e la visiera, poltriva sul divano del soggiorno con i suoi lunghi
capelli biondi che gli cadevano sulle spalle.
Riki era rimasto perfettamente immobile, semi confuso, con la sensazione di
essere in netto svantaggio.
"Ah... Err... Io..." Frustrato, non sapeva cosa avrebbe dovuto dire. Iason si
accigliò, la sua espressione s'irrigidì mentre guardava Riki. Poi alzandosi
languidamente e con movimenti aggraziati, lo afferrò per il braccio e aprì la
porta della camera da letto senza ulteriori indugi.
Le parole di Katze fluttuarono vividamente nella mente di Riki in quel momento.
Uno dei tredici Blondies scelti di Tanagura ti desidera, te, un bastardo.
Per qualche ragione sconosciuta, il volto di Riki era arrossito fino alla gola.
Deve essere uno scherzo. Come puoi essere serio?
Non è una cosa su cui ridere.
Allora perché dopo tutte le volte che l'avevano fatto ora provava tanta timidezza?
Era il desiderio che Iason provava per lui a fargli provare vergognosa?
Sarebbe finita abbastanza in fretta. La mente di Riki aveva riavvolto più volte
quel singolo pensiero... Finché non aveva assunto un nuovo significato.
Merda!
Merda!
Oh, merda!
Era troppo tardi. Non era più in grado di placare il sangue che gli ribolliva nelle
vene.
"Aah... Haa... Haa..."
Non riusciva a smorzare i pesanti ansiti di piacere.
Dopo aver sciolto anche la più piccola resistenza di Riki, la forte spinta di Iason
era stata brutale quanto pregiata, schiudendo i petali di quel bocciolo di rosa. Da
dietro le sue palpebre chiuse, Riki vedeva delle abbaglianti scintille di luce.
"No... Aah... Mmm... Aah! Si... Oh... Si."
I suoi muscoli stringevano avidamente Iason, racchiudendolo nelle profondità
del suo calore accogliente.
Era bollente...
Esilarante...
Il suo corpo, il suo cuore e la sua anima erano in fiamme.
Riki si era riscoperto inesorabilmente spinto verso la più alta forma di estasi,
risvegliato dal frizzante attrito di carne contro carne, prima di cadere nel vortice
della voluttà.
Nel frattempo, Iason scavava sempre più a fondo, scoprendo il suo più intimo
punto di piacere.
Era piacevole...
...così giusto...
...così perfetto...
Gli occhi di Riki videro le stelle. I suoi pensieri rallentarono. Poi l'estasi esplose
dentro di lui.
Più in profondità...
Più forte...
Poi si aggrappò al collo di Iason - un muto appello.
Iason gli rispose con spinte brutali...
...potenti...
...e profonde.
Le loro gambe erano strettamente intrecciate, quasi si fossero fusi in un unico
essere. I loro corpi combinati rabbrividirono in un unico moto.
Intrappolato contro il materasso, Riki dondolava su e giù, spinto da quel ritmo
feroce. I movimenti di Iason divennero più veloci, più vigorosi, più frenetici...
... fino a quel momento.
"Uh... Ahhhhhhh!"
In cui Riki affondò nei più profondi abissi del piacere.



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Capitolo 7

Il bar era affollato al punto da risultare fastidioso.


Era un luogo per incontri casuali; erano rimasti solo posti in piedi e alcuni tavoli
quella notte. Niente abbuffate, niente bevute eccessive, perché lo scopo non era
bere.
C'erano clienti regolari e nuovi arrivati.
C'erano quelli che si proponevano rapidamente e quelli che si prendevano il loro
tempo.
Esistevano regole non dette.
A quelli che non riuscivano a cogliere gli indizi, erano rivolte le spalle. I
narcisisti erano ignorati. Poi c'erano tizi che confondevano l'essere bruti con
l'essere selvaggi, suscitando una certa attrazione.
In un posto come quello, dopo essere stato marchiato, era finita.
Durante il giorno, il bar era diviso in gruppi basati sull’età. Di notte, non c'era
alcun divario di generazione o necessità di fornire spiegazioni. Era facile trovare
qualcuno che potesse soddisfare i propri gusti, con un po’ di fortuna. Il desiderio
funzionava in modo semplice.
Guy sparì con un ragazzo dagli occhiali dal bordo quadrato e i capelli neri in una
stanza privata al secondo piano. Nessuno aveva rivolto loro un secondo sguardo.
Ma Guy non si trovava lì solo per quella notte e il ragazzo dai capelli neri lo
sapeva bene. All'entrata nella stanza, superò il letto a due piazze e si sedette a un
tavolo posto accanto alla parete.
"Di cos'hai bisogno?"
Dalla sua borsa estrasse un collegamento dati. Hal era un commerciante
d'informazioni piuttosto abile.
A Ceres, il novantanove per cento dei residenti era di sesso maschile; e come tale
il più forte predava il più debole. Hal sembrava delicato - ma le storie di come
aveva messo fuori gioco dei tizi ubriachi con un solo braccio o di quando aveva
preso a calci degli stupratori non avevano fine.
La differenza di stazza non era importante. L'autodifesa era un dato di fatto nei
bassifondi. Uno stupro avveniva perché lo si voleva - lo sapevano tutti.
Difendersi al punto da uccidere era la norma. Ci si poteva procurare un’arma
ovunque.
"La mappa di Dana-Burn."
"Dana-Burn?" Hal restrinse gli occhi.
"Una recente."
"Perché?"
"Non avevi detto che non avresti posto domande?"
Le persone possono mentire. Il denaro no. Era ciò che Robby gli aveva detto. "Ti
ho venduto l'informazione perché mi hai pagato. Non ti ho chiesto la ragione."
Se Robby rispettava quella politica, senza alcun dubbio anche Hal faceva lo
stesso.
"Bhè, si."
"E allora?"
Hal tirò fuori una sigaretta e l'accese. "Era solo curiosità, volevo sapere quali
fossero gli interessi del comandante in seconda dei Bison."
Guy lo fissò. "Hai intenzione di accettare il lavoro o no?"
Hal prese un tiro dalla sigaretta. "Sto cercando di dirti che non ci sono molte
informazioni da cercare su un relitto."
Guy digrigno i denti. Ho scelto il tizio sbagliato cui chiedere?
Robby era il più grande venditore d'informazioni nei bassifondi, ma quando si
trattava di Riki, mostrava un innaturale grado d'interesse. Chiedendogli
informazioni per quel lavoro, avrebbe rischiato che lo scoprissero e Guy voleva
evitarlo a tutti i costi.
Quindi aveva scelto qualcun altro, ma si era rivelato un errore. Guy ne fu
chiaramente deluso. Hal sogghignò. "Mi dispiace, ma non posso esserti d'aiuto."
Quella cordialità era totalmente opposta all'atteggiamento di Robby, denominato
il Mietitore di Dio.
Troverò qualcun altro. Guy si alzò in piedi. "Grazie."
Hal replicò. "Ma conosco qualcuno che potrebbe."
Guy si fermò e Hal proseguì. "Se per te va bene, posso presentartelo."
Adescarlo e passarlo a qualcun altro. Forse era una strategia, Hal doveva essere
molto più di chi sembrava.
"Si, facciamolo." Disse Guy.



C'era pioggia e neve.
Grandi gocce cadevano toccando terra. Era una mattinata noiosa.
Dal davanzale della finestra, Buczka osservava il cielo grigio cenere, poi sospirò,
chiudendo le persiane.
Giornate come quella erano corrose dal dolore. Trascinandosi dietro la gamba
ferita, percepiva la sensazione di star invecchiando mentre raggiungeva la sua
sedia a dondolo.
I suoi occhi e le sue orecchie erano ancora buoni, ma aveva ancora più fiducia
nella sua mente affilata. I ricordi erano molto meglio dell'alcol e della droga che
confondevano le menti dei giovani.
Ciò rendeva la sua disabilità ancora più dolorosa. Il divario tra una mente sempre
lucida e un corpo che si deteriorava era insopportabile.
"Invecchiare è terribile."
Trascinandosi dietro la gamba destra, Buczka sospirò.
Non c'era nessuno lì per confortarlo. Era invecchiato improvvisamente ma a
nessuno importava.
Il campanello trillò.
Buczka sfruttò il modulo fonico sul bracciolo della sua sedia a dondolo. "Chi è?"
Gridò irritato.
Arrivare al pannello di sicurezza era una seccatura, quindi aveva posto il modulo
fonico sulla sua sedia. Non aveva abilitato elementi visivi, potevano comunicare
solo vocalmente.
Quando s'invecchiava le cose semplici risultavano le migliori.
"Sto cercando Juma Buczka."
La bocca di Buczka si spalancò, Juma era un onorifico utilizzato per le persone
più anziane. Per lo più delle volte lo chiamavano "vecchio" o con nomignoli
anche peggiori, nessuno si era mai preoccupato di usare il suo nome. Ma ora,
udire qualcuno che lo chiamava con quell'onorifico, bastò a stordirlo.
"Cosa vuoi?" Disse Buczka con un tono molto più calmo, tossendo leggermente.
"Deve scusarmi per essere giunto qui di primo mattino, ma ho qualcosa da
chiederle."
Il visitatore era incredibilmente educato.
Buczka increspò le labbra. Dei criminali che puntavano a un vecchio uomo che
abitava da solo non erano certo fuori dalla norma. Soprattutto per quelli appena
usciti dal Guardian, Buczka rappresentava un obiettivo perfetto. I due più grandi
pericoli erano lo stupro e la rapina. La vita nei bassifondi era una continua lotta
per la sopravvivenza.
Anche quando alla porta c'era un volto familiare, non sarebbe stato sicuro aprire
senza alcuna precauzione. Non era impossibile che un volto conosciuto si
tramutasse in un ladro. Ma quando si trattava di uno sconosciuto, bisognava
essere ancora più cauti.
Tuttavia, quel giorno dopo essere stato chiamato Juma, era stato catturato dalla
curiosità.
"Vieni dentro." Buczka inviò un comando remoto affinché la porta si aprisse.
L'uomo entrò, camminando con calma e rivolgendo all'anziano invalido sulla
sedia a dondolo un inchino. "Buongiorno."
Non male. Era un uomo che conosceva le buone maniere.
L'uomo scuro e dai lunghi capelli era più giovane di quanto si aspettasse.
Doveva avere appena vent'anni.
"Che ci fai qui?" Chiese Buczka.
"Deve perdonarmi per la mia richiesta improvvisa; ma potrebbe mostrarmi i
progetti architettonici di Dana-Burn?"
Buczka rifletté sul nome di quel vecchio edificio dimenticato.
"Uno quanto più accurato possibile. Ho sentito che lei li possiede. L'Alga Garé
di Ceres."
Buczka fischiettò. "E' da lungo tempo che non sentivo quel nome..."
Pur trattandosi di una palese lusinga, chiamarlo con quel nome... nessuno l'aveva
più fatto. Erano parole ormai estinte a Ceres.
Il suo interesse per quel giovane straniero, dopo quelle parole non poteva essere
abbattuto.
"Vuoi andare lì per puro fremito?" Gli chiede Buczka.
A Ceres i giovani facevano pazzie in cerca di emozioni, era inciso nel loro DNA.
Anche Buczka si era comportato allo stesso modo quando era giovane.
In gioventù, c'erano dei rituali di passaggio. Nei bassifondi, dove non c'era nulla
da fare e non avevano un futuro, dove il numero di uomini era enormemente
superiore a quello delle donne, erano tutti incredibilmente temerari.
L'estraneo sorrise. "Qualcosa del genere."
Buczka si prese una pausa. "E' un po' troppo presto per fare qualcosa di stupido."
Sapeva che Dana-Burn era il luogo in cui aveva preso piede il Movimento
d'Indipendenza di Ceres. Qualunque fosse la verità dietro quella questione - le
storie potevano condannare un uomo per l'eternità.
Più che un edificio era un monumento alla sconfitta. Era stato bandito dagli
sguardi e dai ricordi, erano ormai rovine prive di valore.
Ma i pettegolezzi al riguardo erano infiniti. Buczka aveva aperto bocca senza
tener conto di quelle considerazioni.
"Ho le mie ragioni," rispose l'estraneo. "Per favore. Mi aiuti." C'era una profonda
passione intrisa in quelle parole.
"Bene." Buczka non era avvezzo a quel livello di educazione. Nei bassifondi,
ognuno era responsabile per se stesso e le proprie azioni. Fece cenno all'estraneo
di avvicinarsi a un antico collegamento dati.
"E' incredibilmente antico." Buczka sapeva che il ragazzo l'avrebbe detto, ma
restò ugualmente sorpreso. Caricò le mappe di Dana-Burn sul terminale e inserì
la password. L'estraneo osservava con avidità lo schermo olografico. "Posso
prenderne una copia?" Azzardò la proposta.
"Fa come vuoi. Ma è di una generazione fa: è la più nuova che ho. Non posso
garantirti che sia ancora così."
"Capisco." Sarebbe stato meglio di niente. L'estraneo inserì con mano pratica
una memory stick nel terminale e scaricò i dati.
Al termine dell'operazione, porse un inchinò. "La ringrazio profondamente."
Buczka annuì in risposta.
Dopo essere uscito sotto la pioggia battente, l'estraneo raggiunse la sua moto jet.
Buczka l'aveva guardato ritirarsi dal davanzale della finestra, versandosi un
bicchiere dalla bottiglia di liquore che gli aveva lasciato in segno di gratitudine.
Ma appena il vetro raggiunse le sue labbra dovette fermarsi; "non gli ho neanche
chiesto qual è il suo nome."
Ma sicuramente non era importante.



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Capitolo 8

Midas. Area 8, Sasan.


Quel giorno, la stanza di controllo contenente il terminale principale del Mercato
era in subbuglio.
A causa delle tempeste nel quadrante Ovest del sistema Garan, molti viaggi nello
spazio e verso altri pianeti erano stati rinviati. Includendo imbarcazioni non
registrate con un carico destinato al Mercato.
Katze non riusciva a nascondere la sua irritazione.
Solitamente non mostrava neanche un briciolo di emozione, ma il suo fastidio
s'irradiava verso l’esterno, riempiendo l'aria circostante.
Riki, come se non gli importasse di nulla, osservava il mondo esterno da una
finestra. Midas era miseramente illuminata, ma sopra Amoy le tempeste
avvolgevano il cielo con l'aurora boreale.
"Cercherò di fare qualcosa." Infastidito, Katze taglio la sua connessione alla rete
neurale.
"Quindi non avremo nulla da fare questa sera?" Chiese Riki.
"E' stato cancellato tutto a causa delle tempeste magnetiche. Abbiamo perso tre
giorni."
"Sembra bello da qui."
Riki continuava a osservare l'aurora. L'illuminazione artificiale allettava
deliberatamente i sensi, ma quell'imprevedibile luce naturale era viva e mutava
continuamente aspetto. Era impossibile stancarsene.
Anche i turisti di Midas dovevano esserne rimasti sorpresi. Naturalmente, molti
visti sarebbero scaduti e a causa dei ritardi avrebbero dovuto affrontare
spiacevoli questioni.
"Finché questa tempesta proseguirà, dovremo fermare tutto." Katze parlò mentre
osservava l'aurora.
"Non puoi contrastare la natura." Disse Riki con sarcasmo.
"Faremo ciò che possiamo. Devo inviare questa spedizione alla stazione Largo."
Riki camminò fino alla scrivania di Katze, annoiato a morte. "Arriverò a Largo
in mezza giornata con l'aero shuttle."
"No, tu no." Tagliò corto Katze. Riki arricciò le labbra. "Non lascerai la presa sul
guinzaglio neanche ora che siamo giunti a questo punto?"
Katze cercò una risposta.
La verità era che il guinzaglio si estendeva fino a lui. Non era molto ciò che
stava chiedendo, Riki non aveva la libertà di andare da nessuna parte o fare ciò
che desiderasse.
"Tu svolgi il lavoro che ti è stato assegnato." Katze afferrò una pagina digitale e
un computer dal cassetto.
"Ricevuto, capo." Riki li prese entrambi dal tavolo.
Katze non gli rivolse neanche un cenno.
Non è divertente, pensò Riki. Avrebbe voluto accompagnare Katze in giro, ma
non gli era concesso, dunque arrabbiato si allontanò dalla stanza.



Sottosuolo. Zona di detenzione dei container.
I container erano ammassati senza sprecare un solo millimetro, formando delle
mura invalicabili.
Il solo modo per attraversare quello spazio era fornito dall'aero shuttle di
quell'area.
Avendo superato il controllo della carta d'identità, Riki attraversò l'area con un
carrello. Senza un sistema di navigazione automatizzata integrato nel pannello di
controllo, si sarebbe sicuramente perso.
Controllando i contenuti della pagina principale, rintracciò i container sulla lista.
E' come cinque anni fa. Mi stanno testando. Di nuovo. Riki si accigliò.
A quel tempo c'era stata una sottile linea tra il "nuotare o annegare," essendo
stato gettato in un pozzo di gladiatori tra uomini aggressivi, molestato
costantemente, giorno dopo giorno.
E secondo la politica di Riki era necessario ricambiare qualunque cosa si
ricevesse.
Ma a quel tempo non era Iason il problema, non aveva ancora posto su di lui le
sue catene.
Forse Katze lo percepiva più profondamente di Riki. Non era chiaro che tipo
d'istruzioni Iason gli avesse fornito, ma era evidente che avesse agito in modo
diverso dal consueto per evitare che Riki si mettesse nei guai con gli altri durante
i suoi compiti più umili. Sono sotto quarantena?
Anche se era vero, non era necessario irritarsi tanto. Perché anche se non era
Riki a cercare problemi, erano loro a trovarlo. Tenendo conto di ciò, era naturale
per Katze prendere delle precauzioni extra.
Mentre quel pensiero attraversava la sua mente, il carrello di Riki si avvicinò al
container di una nuova marca. Era marchiato con la scritta blu Lukia. Si trattava
di un'unità di criorefrigerazione. Riki ricordava tutti i colori dei codici e le
terminologie da quando si occupava delle consegne; ne era certo.
"Di nuovo? Qualche fottuto stronzo probabilmente ha ordinato un'altra bambola
del sesso."
Riki arricciò le labbra. Una volta aveva consegnato a Laocoon un pacco da
Lanaya Ugo. Nei bassifondi, la libertà sessuale era la norma, e niente era ritenuto
peccaminoso o immorale. Ma lui odiava assolutamente quelli con un feticismo
per i bambini. E quelli che li mutilavano per trarne piacere come in quel caso,
erano anche peggio.
"Gli affari sono retti dalla domanda e dall'offerta. Il colore del denaro è lo stesso
per tutti." Gli aveva detto succintamente Katze. Riki non era riuscito a
controbattere.
Quel semplice pensiero lo faceva infuriare.
Fermò il carrello e inserì il numero del container nella scheda digitale, poi
apparve la destinazione del carico.
"Un laboratorio a Keeler... è diretto da Raoul?"
Riki inarcò un sopracciglio a quell'inaspettata scoperta. Cosa poteva volere
Raoul per il suo laboratorio da richiedere un intero container di refrigerazione?
Più per sospetto che per curiosità, Riki controllò la lista del contenuto.
Poi si fermò sui suoi passi.
Mentre scorreva sulla pagina digitale apparvero i nomi di alcuni animali pronti
per lo smaltimento.
E' tutto reale?
Riki deglutì quando riconobbe un nome familiare. "Sohya? E' una presa in giro?
E' un animale di razza pura dell'Accademia..."
Sohya era stato l'animale di un Blondy da quando Riki era ritornato a Eos.
Apparteneva a ...Gilbert. Era sempre in alto alle classifiche durante i party di
accoppiamento. Che fosse vero o no, Riki non poteva saperlo, ma era ciò che
Sohya aveva sempre detto, punzecchiandolo.
"Bene, bene, un bastardo dei bassifondi. Sicuramente non sei abbastanza abile
da partecipare a un party di accoppiamento."
Non aveva nulla che non andasse. Aveva quindici anni e ciò che diceva non era
importante. I suoi capelli biondi e i pallidi occhi verdi gli ricordavano Stein; e
ciò gli bastava ad accaparrarsi gli sguardi.
Anche tra i centri di allevamento di Midas, gli animali dell'Accademia erano
classificati ai ranghi più alti. Bastava avere uno dei purasangue dell'Accademia a
un'asta per alzare la posta in gioco su tutta la linea. Loro sapevano di essere stati
allevati per i Blondies.
Che un animale di basso rango venisse liquidato era una consuetudine, ma era
inaudito che un raro animale dell'Accademia incontrasse lo stesso destino.
Appartenere a un Blondy bastava per riservare loro un destino migliore, ma non
in quel caso.
Sohya sarebbe dovuto essere trasferito in una Casa dei Piaceri di Midas, come
tutti gli altri animali. La rarità di avere un animale purosangue dell'Accademia a
disposizione per il pubblico avrebbe attratto folle e denaro. Per un animale
femmina, la possibilità di partorire un bambino era un valore aggiuntivo.
Per il loro incredibile valore erano anche offerti in regalo ai dignitari o ai reali
delle altre galassie. In quel modo acquisivano anche più valore di quando
venivano acquistati a un'asta per animali. Era difficile capire cosa quei tizi pieni
di denaro pensassero.
Riki aveva sentito diverse informazioni circa gli animali da quando si era
spostato ad Arathia - o più precisamente, da quando aveva cominciato a lavorare
di nuovo con Katze.
Naturalmente, con il suo ID aveva dei limiti d'accesso, ma considerando che
tutto ciò che aveva a Eos era un computer con nessun accesso alla rete neurale, il
livello d'informazione che poteva ricavare ora gli risultava incomparabile.
Riki e Katze. Un animale domestico e un ex-mobile.
Entrambi potevano parlare di Eos essendoci stati.
Entrambi erano sopravvissuti ai bassifondi di Ceres.
La parte di Eos che era al di là delle conoscenze di Riki, Katze la conosceva fin
troppo bene. Ma non l'avrebbe mai ammesso.
Gli animali di Eos; delle esistenze illuminate dalle ombre e accecate dalla luce.
Gli animali di razza a Midas possedevano un numero di serie inciso sul palmo
del piede. Erano inoltre illetterati, cosa che Riki aveva scoperto vivendo
forzatamente a Eos.
La vita degli animali di Eos era governata dai colori e dalle figure geometriche,
ed era stato per lui incredibilmente dura abituarsi. Non era stato facile pregare
Iason per qualunque cosa, ma quando aveva ricevuto un computer appena
funzionale, aveva tirato un sospiro di sollievo.
Quell'ignoranza forzata avrebbe evitato che gli animali potessero parlare, una
volta declassati a servi sessuali in una casa dei Piaceri di Midas, o spediti in un
altro mondo, rivelando ciò che accadeva a Eos. Riki aveva una volta sollevato
quell'argomento con Katze.
Katze aveva riso. "A loro non deve importare di altro oltre al sesso. Non devono
pensare a nient'altro. E' così che deve essere un animale domestico."
Un animale era un giocattolo sessuale comprato e venduto. Era provvisto di un
certificato di razza, non gli erano concessi dei diritti, era merce e nient'altro.
Ecco perché non avevano bisogno di sapere niente.
Anche i bastardi dei bassifondi non detenevano alcun diritto umano. Quel poco
di conoscenza di cui necessitavano per sopravvivere ai confini di Ceres,
l'avevano appresa al Guardian o raccolta rapidamente dalle strade. Riki preferiva
la vita di un bastardo a quella di animale domestico, almeno se avesse scelto di
vivere in una fogna l’iniziativa sarebbe stata sua.
Ma la baraccopoli era la baraccopoli.
Per quanto qualcuno si sentisse oppresso, c'era un senso di compiacimento nel
sapere che fuori qualcun altro stava peggio. Anche se quel compiacimento era
costruito su fatti infondati.
Per i residenti di Midas, i bassifondi erano un inferno necessario. E per ogni
residente di bassa casta sociale di ogni sistema stellare, era valido lo stesso
concetto. In tutti i mondi conosciuti, parlavano di Ceres come un focolaio
composto solo da disordini.
Pur non sapendo dove si trovasse Midas, oltre le stelle tutti sapevano che
esisteva un luogo in cui gli uomini erano costretti a vivere in quartieri ristretti e
senza donne, senza una carta d'identità. Quella era Ceres.
Tanagura non aveva riconosciuto l'esistenza di Ceres, ma i turisti provenienti da
altri mondi la menzionavano chiaramente.
Il solo flagello di quel paradiso. Il destino di quelli che si erano ribellati
all'ordine naturale e avevano perso. Un luogo in cui non ci si doveva mai
addentrare.
Quando aveva lavorato con Alec sulle navi, Riki aveva visto con i suoi occhi
come gli altri mondi reputassero Ceres, quanto fosse maledetta.
Per lui la vita di un bastardo della baraccopoli era superiore a quella di animale
di Eos perché la libertà anche se maledetta, era preferibile al nulla.
Gli animali di Eos avevano continuato a chiamarlo bastardo, ma lui li aveva solo
respinti con una sua attenta valutazione. Naturalmente, tutti sapevano che
chiunque avesse alzato un solo dito su Riki l'avrebbe pagata col sangue.
Non riusciva a credere che un animale di razza dell'Accademia fosse stato
smaltito. E non solo, era addirittura diretto al laboratorio di Raoul.
Iason una volta gli aveva chiesto: preferiresti essere una cavia da laboratorio di
Raoul? Era avvenuto dopo la sua fuga da Eos, dopo essere stato catturato e
quando tutti si aspettavano che fosse liquidato; ma l'auto d'aria aveva portato
Riki a Genova, a Mistral Park. Lui aveva pensato che sarebbe stato torturato.
Quella era stata la sorte di Mimea, ragion per cui Raoul lo disprezzava. Ma Iason
era stato sarcastico.
O forse no? Si prese una pausa per pensare.
Riki, hai mai pensato a quanto sei fortunato se paragonato agli altri animali? Le
parole di Katze lo perseguitavano.
Fortunato? Di essere qui? Ora?
E' meglio non pensare a ciò che non è necessario conoscere. Se era quello il
modo per sopravvivere come animale domestico, allora Riki era stato un
fallimento. No, il semplice fatto di essere uscito da Eos bastava a marchiarlo
come una completa eccezione alla regola.
Inoltre, Katze non era stato più fortunato di tutti gli altri mobili essendo stato
assegnato al lavoro nel Mercato per conto di Iason?
Riki voleva sapere. Ma non avrebbe mai chiesto. Se avesse provato a porre delle
domande a Katze, sapeva che sarebbe stato ignorato.
E' sicuramente un problema di prospettiva. Tu parli in quel modo Katze, ma io
non so più cosa sia una prospettiva.
Con un sospiro, Riki oscurò la finestra del container.



Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.
Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.

Capitolo 9

Ceres, Area 9.
Ciò che restava dei Bison stava lasciando il negozio di Maxi, diretto al ritrovo di
Kelly per scaricare dei componenti personalizzati destinati alle loro moto jet.
"Dannazione, Maxi mi ha addebitato un braccio e una gamba per questo."
"Si."
"Hey, Norris! Non puoi chiedere al tuo fidanzato di farci uno sconto?"
"Neanche per sogno."
"Sul serio?"
La conversazione era piatta. Da quando erano tornati da Arathia, nessuno di loro
percepiva più il proprio cuore. Non dopo aver visto... quello. Ma essendo inutile
continuare a pensarci, avevano cercato di tenere impegnate le mani.
Poi Guy aveva ricevuto una chiamata sul suo cellulare da polso e tutti avevano
bloccato gli occhi su di lui.
Aveva letto il contenuto, rispondendo con un breve messaggio e tagliando il
collegamento dati.
"Chi è?"
"Un ragazzo che ho incontrato l'altra notte mi ha chiesto di uscire."
L'ovvia bugia fu accolta con un silenzio incredulo.
Da quando erano stati ad Arathia, era ovvio che qualcosa in lui fosse cambiato.
Qualunque menzione a Riki era ormai off limits, ma lo sguardo nei suoi occhi
preoccupava tutti.
"Andiamo, Guy." Disse Norris.
"Cosa stai cercando di fare?" Sid sollevò un sopracciglio.
"Fottiti."
Luke arrabbiato alzò la voce. "Guy!"
Il volto di Guy non mostrò alcuna espressione. "Ricordate come Kirie ha
condotto l'intero Corpo di Sicurezza di Midas a Ceres?" L'improvviso cambio di
soggetto sorprese tutti. "Non posso dirvi ciò che non so. Se provassi a mentirvi
mi scoprireste all'istante, ma sul serio, non posso dirvi ciò che non so."
Il ricordo di essere stato preso di mira e pestato dai Corpi di Sicurezza di Midas
era ancora crudo.
Luke parlò. "Cosa stai pianificando?"
La tensione crebbe nell'aria.
Guy rispose con tono indifferente. "Voglio riportare indietro Riki. Cos'altro?"
Quelle parole sferzarono l'aria come un rasoio. Un brivido attraversò tutti i
presenti.
"Sei fottutamente fuori di testa?" Gridò Sid.
"Vuoi opporti ad un fottuto Blondy di Tanagura!" Urlò Norris.
"E allora?" La voce di Guy era piatta.
"Wow, perdere Riki ha condotto Guy al limite." Luke parlò con tono
inespressivo.
Guy controbatté. "Pensi che io abbia intenzione di ritornare lì dopo ciò che è
successo?" I suoi occhi erano freddi, furiosi.
Cazzo, non farlo. Nella mente di tutti balzarono quelle parole, ma nessuno le
espresse a voce.
Guy continuò. "Quindi non chiedetemi dove e cosa ho intenzione di fare. Voi
non sapete niente, quindi lasciate perdere."
Riki non ne sarà felice. Nessuno lo disse chiaramente ma tutti volevano fare
qualcosa. Tutti volevano trovare una soluzione ma era una battaglia persa.
Iason.
Un Blondy di Tanagura.
Era troppo potente.
Sarebbe stato impossibile.
La percentuale di successo era pari a zero.
Non avrete una seconda possibilità. Le parole di Riki erano state pesanti.
Se avessero saputo che lì c'era un Blondy, nessuno avrebbe mai messo piede ad
Arathia fin dall'inizio. Non avrebbero mai fatto qualcosa di tanto spericolato. Ma
avevano agito nell'ignoranza, e anche tornare indietro in vita era stato un
miracolo. Era stata una follia.
Ma il prezzo era stato troppo alto, lo sapevano tutti.
"Io vado."
Guy ruppe il silenzio e uscì dalla stanza. Gli altri riuscirono solo a guardarlo in
silenzio.



Il cielo notturno era coperto di stelle. Non che qualcuno a Ceres si curasse di
guardarle.
Guy camminava da solo per le strade illuminate dai neon. Giunto ad una
stradina, aveva sostato.
"Berne?" Guy chiamò quel nome e una figura nell'ombra spense la sigaretta
contro la parete.
"Hai il mio compenso?"
Guy senza aggiungere una parola estrasse una memory stick.
Berne introdusse un collegamento dati e confermò i fondi. Senza aggiungere una
parola afferrò la borsa ai suoi piedi e la porse a Guy. Il peso cadde tra le sue
mani.
Guy si voltò senza parlare e si allontanò.



A Lupa Yapp, su lato Est di Ceres, il sole era calato come sempre.
Norris era seduto sul pavimento nei suoi alloggi, mentre tirava lentamente fuori
una sigaretta. Una notte senza gli altri poteva essere molto lunga.
Ma non se la sentiva di rotolare nel letto di Maxi. Per qualche ragione, voleva
restare da solo.
Cosa vedevano i suoi occhi? A chi stava pensando? Dove cadeva il suo sguardo?
Dalla sigaretta tra le sue dita, la cenere cadde nel posacenere. Solo in quel
momento il tempo ricominciò a scorrere.



Nell'oscurità, Luke inciampò.
Ubriaco, fischiò lungo la strada. Nessuno lo guardava. Non rappresentava nulla
di insolito. Non a Ceres.
Inciampò di nuovo, poi cadde a terra con un tonfo.
Nessun passante si voltò a guardarlo. Il suo viso era sepolto nella spazzatura, poi
cominciò a ridere. "Questa paura deve fottutamente abbandonarmi... questa
merda non può continuare. Riki... non possiamo."
Le sue parole si sciolsero nell'oscurità.




Era al bancone di un bar, avvolto da un fumo porpora.
"Il tuo accompagnatore non si è fatto vivo?" L'uomo parlò con tono conciliativo
e tirò il suo sgabello.
Sottili occhi marroni con un luccichio tra le ombre.
Spostò il suo corpo in avanti, separando pigramente i suoi capelli arancioni.
"Non mi offri un drink?" Disse l'estraneo con la capigliatura color arancio.
Sid sbottò in risposta. "Fottiti."
"Sei solo un impotente." L'estraneo sbuffò.
Poi gli giunse un calcio che lo fece volare dalla sedia.
Sid lasciò il suo drink sul tavolo e si alzò in piedi.
Non era arrabbiato con l'estraneo, voleva solo una scusa. Una scusa per sfogare
tutta quella frustrazione che lo opprimeva. L'estraneo era solo stato sfortunato.
"Prova a ripeterlo." Sid fece schioccare le sue nocche. Il bar era diventato
tranquillo.
C’era gente che deglutiva udibilmente mentre l'estraneo scappava via.



Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.
Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.

Capitolo 10

Era pomeriggio e il cielo era coperto.


Situata tra Ceres e Mistral Park, Genova era tranquilla.
Guy fermò la moto jet e tirò fuori la sua carta d'identità per superare i controlli.
L'aveva nascosta in un pezzo di cemento che spuntava dal terreno.
Anche con simili precauzioni, un ladro determinato sarebbe riuscito a trovarla.
Ma era stato meglio di niente.
Aprì il sedile e ne estrasse una felpa leggera che avrebbe usato per camuffarsi.
Era aderente ma allo stesso tempo incredibilmente comoda.
I Blondies di Tanagura sono molto peggio delle Forze di Sicurezza di Midas.
Ricordatelo.
Non che volesse opporsi a quelle parole di Riki, ma sarebbe stato meglio
prepararsi all'eventualità.
La felpa avrebbe inghiottito le luci di Midas, rendendolo meno intercettabile
dalle telecamere. O almeno era quella l'idea.
Tirò fuori i guanti neri di pelle da una tasca e ne infilò uno alla mano destra, sul
palmo vi era incorporato un tranquillante.
Guy strinse la cinghia e cammino in direzione di Genova.



Gli aero shuttle che sostavano a Midas, a differenza delle cabine che
richiedevano un pagamento con una memory stick e la verifica della carta
d'identità, non erano schizzinosi con i loro passeggeri. Anche se si trattava di un
bastardo travestito da turista.
Era grazie a quegli aero shuttle che i bastardi potevano andare ovunque
volessero da un'Area all'altra e senza essere puniti; un dato di fatto per gran parte
dei residenti di Midas.
La città era un oceano di colori e l'oscurità retrocedeva dinanzi a quelle luci che
tentavano i sensi.
Voltando la schiena alla folla, Guy camminò con passo svelto.
Davanti a lui c'era una farmacia abbandonata. Nessun cliente entrava o usciva.
Cercò di essere paziente.
Era mercoledì, quindi Riki sarebbe sicuramente uscito...
Non si trattava di una supposizione casuale. Riki era sempre preciso in fatto di
tempo. Anche prima che andasse ad Arathia, lo era sempre stato.
Guy non aveva idea di cosa accadesse in quella farmacia ma Riki non prestava
alcuna attenzione all'esplosione di cartelloni olografici che lo invitavano a
provare qualunque tipologia di piacere sessuale.
Lasciava Arathia e poi vi faceva ritorno. Come un movimento a orologeria. Non
si era mai fermato da nessuna parte, neanche a mangiare, niente di niente.
Perché?
Guy ne era stato curioso. Tutta quella storia non aveva alcun senso.
Perché?
Ma la risposta era stata chiara quel giorno, in quella stanza.
Iason.
Riki era imprigionato da catene invisibili. Guy non sarebbe mai riuscito a
dimenticare ciò che aveva visto. Anche se avesse voluto, quei ricordi avrebbero
continuato a bruciare nella sua mente. Il solo pensiero gli faceva digrignare i
denti.
Fu in quell'esatto momento che Riki emerse dalla porta principale.
E Guy si spostò ancora una volta.


Midas, la città in cui il giorno e la notte restano immutati.
Ore 19:00. Riki aveva portato a termine i suoi compiti giornalieri e stava
lasciando la farmacia.
Mentre usciva, l'aria notturna gli sferzò il collo.
La porta della farmacia era sottoposta a un trattamento speciale per il controllo
climatico. La temperatura da dentro a fuori subiva un cambio drastico.
A Eos, dei controlli ambientali mantenevano la temperatura costante ogni
singolo giorno. A Midas c'erano le stagioni, cosa che faceva sentire Riki
sollevato piuttosto che infastidito. Anche se comunque in gabbia, tra Eos e
Arathia c'erano un mondo di differenze e lui lo sapeva. Bene, credo di essere
affamato. Decise di tornare subito a casa per mangiare.
Fu allora che si accorse di una figura con felpa e cappuccio che rapidamente gli
si avvicinò. Era Guy. Per quanto volesse nascondersi, era lui, non importava cosa
indossasse. Non sarebbe riuscito a nascondersi da Riki.
Il suo cuore si fermò.
E poi tutte le luci si spensero, eccetto quella davanti a lui.
Riki poteva avvertire il suo battito cardiaco martellargli nelle orecchie come le
luci che erano svanite dalla sua vista. Tutto ciò che riempiva la sua visuale
rapidamente oscurata era la figura di Guy. Era come se fosse illuminato dai
riflettori.
"Riki." I suoi occhi erano implacabili e la voce dura.
Apparentemente non era solo nervoso, poi Riki percepì qualcosa sulla sua spalla.
Guy sorrise. "Andiamo a fare un giro."
"Io vado a casa." Riki non aveva intenzione di parlargli.
"Devi solo venire con me." La mano sinistra di Guy gli aveva afferrato il
braccio.
"Andiamo," disse Riki con sincerità. "Stai andando troppo oltre." Cercò di
scuotere via la mano che lo tratteneva.
Poi la mano destra di Guy raggiunse il collo di Riki. Fu assalito da un dolore
acuto, rabbrividì.
Aveva le vertigini.
Guy sospirò al suo orecchio. "Non è ancora finita, Riki."
"Cosa?"
La vista di Riki si oscurò e collassò tra le braccia di Guy.


Dolore, nausea e ancora dolore...
Si sentiva come se qualcosa l'avesse risucchiato. Come se l'avesse trascinato
verso il basso.
Non avvertiva alcuna sensazione alle gambe o alle mani. Non provava alcun
senso di appartenenza verso il luogo in cui si trovava.
Era tutto un sogno o solo la realtà?
Respirare gli risultava doloroso.
La gola di Riki bruciava. Il suo corpo era pesante come piombo ma avvertiva
una fresca sensazione. Era come un brutto viaggio.
Brividi di freddo assaltavano la sua schiena. Le palpebre erano pesanti. Si
sentiva schiacciare i bulbi oculari. Qualcosa circolava sotto la sua pelle. Non
riusciva neanche a parlare.
E poi vide la luce ai margini della sua vista macchiata di rosso colpirgli come
una freccia la retina. Aveva la sensazione che gli stessero cavando gli occhi.
Abbassò la testa e digrignò i denti.
Dolore.
Bruciante dolore.
Peso.
Intorpidimento.
Cos'è?
Non provava altro che vertigini. Riki voleva sollevarsi, ristabilire un controllo.
"Come ti senti?" La voce suonò distante.
Era Guy.
Ora ricordava. La strada. Guy in piedi dinanzi a lui. Poi era stato oscurato tutto.
"Cosa... pensi... di fare..."
Riki si sforzò di far uscire la voce dalla sua gola. Considerando quanto
velocemente era svenuto, doveva aver usato un sedativo molto potente. C'erano
sicuramente degli effetti collaterali.
"Si, ci ho pensato molto." Guy ridacchiò a bassa voce.
Riki cadde nel silenzio, combattendo contro la nausea crescente.
"Non hai intenzione di chiedermelo? Dove sei e cosa ho intenzione di farne di
te?"
Naturalmente voleva chiederglielo, ma prima doveva sconfiggere la nausea.
"Acqua." Chiese Riki con voce arida.
Doveva idratarsi. Guy gli si avvicinò di qualche passo. "Ecco."
Con una bottiglia di acqua minerale tra le mani, s'inginocchiò e poggiò la
cannuccia tra le labbra di Riki.
Sembrava preparato per quella situazione. Riki beveva mentre combatteva
contro un'ondata di rabbia. Aveva afferrato la bottiglia, alzandosi lentamente. Le
vertigini erano andate e così anche la nausea, poi si guardò intorno.
Voleva vedere dove si trovasse, ma lo fece cercando di evitare di guardare Guy.
Almeno non avrebbe cominciato a maledirlo.
Era tutto spoglio. Le pareti erano antiche. C'era ovunque una sensazione di
freddo. C'era ventilazione ma l'aria aveva il sentore di muffa. Niente finestre.
Solo una solida porta e un impianto di ventilazione. La luce al soffitto era di una
luminosità dolorosa.
Riki era seduto su un materasso d'emergenza posto sul pavimento. C'erano un
tavolo e una sedia all'angolo.
"Che posto è questo?"
"Dana-Burn. Il bunker sotterraneo usato durante l'era dell'indipendenza."
Riki era senza parole. Pensava di trovarsi in qualche edificio non classificato dei
bassifondi, non a Dana-Burn.
Allo sguardo sorpreso apparso negli occhi di Riki, Guy sorrise. "Qui nessuno ci
interromperà. E' inaccessibile come Neil Darts."
Era vero.
Era un antico edificio, ma la sola ragione per cui la costruzione era ancora in
piedi erano le sue vaste dimensioni tanto difficili da demolire. Quindi avevano
deciso di lasciarlo marcire.
Poiché il sistema di guardia automatizzato era ancora funzionale in parte della
struttura, era come una trappola mortale - o così si diceva. E le storie dei
cercatori di brividi non erano mai venute fuori da quella legione. Anche se
probabilmente erano stati assassinati.
In tanti avevano confermato che il livello del sottosuolo era pieno di nient'altro
che di ossa umane. Guy continuò, "se non avessi agito in questo modo, non avrei
mai avuto la possibilità di udire da te la verità, giusto?"
Riki sbottò in risposta. "Quale fottuta verità? Guarda, non importa quante volte
ci proveremo, niente cambierà. Sono il fottuto animale di Iason."
"Allora dobbiamo solo azzerare tutto," Guy parlò con voce bassa. "E' tutta colpa
sua. Taglierò le tue catene e andrà tutto bene. Se tu non puoi, allora lo farò io."
Non è così facile, Riki abbassò lo sguardo. "Tu non lo sai..."
"Sapere cosa?"
"Com'è davvero un Blondy."
Dopo tutto quello che ho subito, le disgrazie e le umiliazioni, perché non
capisce? Stava guidando Riki alla follia. Fu invaso da un'emicrania.
"Di cosa hai paura? Solo perché è un Blondy hai rinunciato?"
Il problema non era solo la paura.
Se fosse stato tanto facile, Riki non sarebbe rimasto lì. Guy non capisce. Non
può. Qualunque cosa dica, non potrà mai farcela.
Riki oscillò, mettendosi in piedi. Pensava sarebbe stato impossibile, ma
camminò fino alla porta e colpì il commutatore d'accesso.
Proprio come pensava era bloccato.
"Se sei perplesso, allora batti i piedi. Non importa chi sia, colpiscilo come hai
sempre fatto. Sono questi i Bison, giusto?"
Udendo il nome di quella banda di strada ormai estinta, Riki trasalì. Si sentiva
schifosamente irritato.
"Essere il suo fottuto giocattolo ti ha cambiato?"
Riki sbatté entrambe le mani contro la porta. WHAM. L'eco pesante del metallo
parlò per lui.
"Resterà chiusa finché non ti calmerai." Disse Guy con calma.
Riki appoggiò la schiena contro la porta e scivolò sul pavimento.
Va fottutamente male.
E' terribile.
Cazzo.
Quelle parole continuavano a scorrere nella sua testa. Ho fottutamente bisogno di
fare qualcosa. Ma cosa? Riki sentiva la sua testa girare in tondo. Le sue mani
raggiunsero i capelli. Respirare era una tortura. "Non sapevo fossi un simile
idiota, Guy. Non ho intenzione di calmarmi."
Sta calmo.
Calmati.
Non ne verrà fuori nulla di buono se litighiamo.
Per quante volte Riki avesse continuato a ripeterselo, quando aprì bocca non
riuscì a evitare quella sferzata. In momenti come quello era invidioso del volto di
ferro di Katze. Dannazione. Riki gli rivolse uno sguardo. "Guy, ciò che stai
facendo è semplicemente rompere le palle alla parata di un Blondy."
Guy contorse le labbra in un ghigno beffardo. "Questa è bella. Pensi che un
Blondy si farà avanti perché qualcuno ha preso il suo animale?"
Lo farà. Perché anche tra i Blondies, nessuno è più fottutamente fuori di testa di
quanto lo sia lui. Riki lo sapeva per esperienza, ma nessuno eccetto Katze
poteva saperne abbastanza da credergli. "Il Pet Ring ha un dispositivo di
localizzazione. Saprà dove mi trovo da un momento all'altro."
Se Iason avesse scoperto che Riki non era tornato ad Arathia - non voleva
neanche pensare a cosa avrebbe fatto. Riki era un animale domestico; non gli era
concesso vagabondare per Ceres. Lo sapeva bene.
"Non preoccupartene. La stanza è schermata. Qui non funziona nessun
dispositivo di localizzazione."
Cosa?
Riki si sentì afferrare da qualcosa di oscuro.
Non essere localizzabile era l'equivalente di un tradimento per Katze e Iason. Il
suo cuore si fermò.
Lasciare Eos per trasferirsi ad Arathia era stato come spostarsi da una gabbia
all'altra. Ma ora che ci pensava, lui si era abituato ad Arathia. Ne era sorpreso lui
stesso.
"Non puoi dirmi che vuoi essere il suo fottuto animale per la tua intera vita,
Riki!?" Guy lo disse a voce bassa e con tono velenoso. Come se fosse la sola
cosa che non poteva accettare.
"Loro... sanno di tutto questo... Guy?"
Riki aveva qualcosa cui non avrebbe mai rinunciato, e quella cosa era la vecchia
banda dei Bison.
"Nessuno di loro. Ci siamo solo io, tu e lui."
"Anche se potrebbero finire tutti come Kirie?"
Guy rimase in silenzio.
Guy, il più razionale e raccolto dell'intera banda, stava mettendo tutti a rischio. E
Riki non poteva permetterlo.
Non dubitava che fosse stato lui ad architettare tutto quanto, ma era andato
troppo oltre. Non capiva quanto un Blondy di Tanagura - no, quanto
assolutamente letale e al di là del comportamento umano potesse essere Iason
quando era furioso per la rabbia.
Quando Katze aveva portato via Kirie in presenza di Riki, Guy aveva protestato.
Anche dopo ciò che Kirie aveva fatto alla banda, a Guy importava ancora di lui.
Stava facendo esattamente la stessa cosa che aveva già fatto Kirie - tormentare la
tigre. E tutto per Riki. Guy non aveva idea di cosa stesse facendo.
Estrarre informazioni da Kirie con un interrogatorio chimico era stato facile.
Distruggere totalmente la sua personalità non rappresentava un problema per i
Blondies.
Per un Blondy, un bastardo valeva meno di un insetto. Anche se solo per
convenienza, per loro era facile cancellare la mente senza pensarci troppo. I
Blondies erano fatti in quel modo, erano spietati.
Guy non sapeva quanto fosse andato oltre. Non ne aveva idea.
"Vuoi davvero sapere la verità, Guy?"
"Si, voglio che tu me la dica. Ogni parola. Abbiamo tutto il tempo del mondo."
Lo sguardo acuminato di Guy incontrò quello fiero di Riki, aspettando che
esternasse il contenuto della sua mente. Ma non si mosse.
Riki rimase immobile senza parole e cominciò a disfarsi dei suoi vestiti,
gettandoglieli in segno di sfida.
Guy lo fissava incredulo.
Riki gettò via l'ultimo pezzo. Ciò che restava era solo un corpo teso, dalla
giovinezza vibrante ma privo d'immaturità.
Forse Guy avvertì il divario dopo quattro anni, ma rimase in silenzio.
O forse era scosso dalla gelosia.
La pelle di Riki era ricoperta di marchi illuminati dalla luce del soffitto.
Sembrava che un uomo avesse divorato la sua pelle e alla base del suo membro,
era visibile il Pet Ring.
Era risaputo che i Blondy di Tanagura fossero esseri superiori, il loro unico
organo fatto di carne era il cervello. Jupiter li aveva creati per essere i
progenitori di una nuova umanità, il pinnacolo della bellezza umana, della forza,
dell'intelletto e persino dell'immortalità. Era impensabile per un Blondy - ben al
di là della mortalità - andare a letto con il proprio animale domestico e goderne.
Per un Blondy non esisteva il desiderio. Il solo divertimento che ricavavano dal
sesso era quello di spettatori ai party di accoppiamento.
Guy pensava che Iason tenesse con sé Riki per la novità di avere un bastardo di
Ceres come schiavo sessuale.
Uno strumento per infliggere torture e affermare la propria potenza. Il Pet Ring
era solo la deformata manifestazione di quel desiderio.
Guy non immaginava che in realtà facessero sesso tra loro.
"Questa è la verità che volevi conoscere. Guardalo fottutamente bene." Riki
sbottò con rabbia.
Gli occhi di Guy non vacillavano sul minimo marchio.
"Guarda. Mi basta toccarmi qui per rabbrividire."
Riki si pizzicò leggermente un capezzolo.
Era la verità. Godeva quando gli veniva morso e succhiato profondamente, ma
non l'avrebbe mai ammesso ad alta voce.
Finché Iason non gli e l'avesse fatto sperimentare, Riki non aveva mai pensato
che in quella zona potesse provare un tale piacere.
Con Guy era una questione di affetto, non era mai stata implicata la forza o la
violenza. L'aveva sempre penetrato senza alcuna esitazione. I preliminari non
erano importanti, era sempre e solo bastata la diretta stimolazione dei genitali. E
Riki un tempo aveva pensato che il sesso fosse solo quello.
Ma a Eos, dopo essere stato domato - aveva scoperto le profonde e
inimmaginabili dimensioni del piacere. Sensazioni che intorpidivano la sua gola
e sbiancavano la sua mente. Le sue gambe che tremavano, mentre il nettare
fuoriusciva dalla sua asta - ma mai gli veniva concesso l'orgasmo.
Era stato violato più e più volte dagli occhi di Iason. Era stata un'umiliazione
incredibile.
Ma da quando era stato trasferito ad Arathia, era cambiato tutto. Quando Iason lo
abbracciava, tutto ciò che percepiva come vergogna si tramutava in piacere.
"E' qui che lo sento."
A Eos, era stato costretto a partecipare a ben due party di debutto, sfilando
davanti ai Blondies.
"Lui fa rabbrividire tutto il mio corpo."
Non era una bugia. Iason lo prosciugava finché la sua mente sbiancava e il suo
corpo s'intorpidiva.
"Quando voglio che i miei testicoli siano massaggiati mi aggrappo a lui. Quando
voglio che i miei capezzoli eretti siano morsi mi basta mostrargli il mio torace.
Quando ho un'erezione e lui non mi lascia venire, allora impazzisco e lo prego. E
poi alla fine spinge il suo duro e grande membro dentro di me, scuotendo i miei
fianchi."
Guy soppresse l'urgenza di coprirsi le orecchie e continuò ad osservare
direttamente Riki, cercando un segnale che gli indicasse che stesse mentendo.
"Sono stato formato in questo modo."
Per Iason, un rifiuto non era accettabile. Sesso e piacere erano una sua
imposizione.
Essere messo a nudo.
Distrutto.
Divorato.
Ma il dolore e l'umiliazione si tramutavano in un'inimmaginabile e impensabile
piacere. "Cazzo, non sto scherzando." Non c'era alcun significato nascosto in
quelle parole. "Il sesso con Iason è un narcotico. Quando non posso farlo,
comincio a desiderarlo. Mi sento male. Non posso fottutamente evitarlo. Questo
è tutto."
Quelle parole non erano affatto un'esagerazione.
Quando Iason lo abbracciava, si sentiva come un animale lascivo, esattamente
ciò che non voleva essere.
No.
Non sono così.
Questo non sono io!
Aveva lottato. Fatto resistenza e combattuto contro l'impossibile.
Un anno e diciotto mesi trascorsi a Ceres dopo la fuga da Eos dovevano
rappresentare una forma di disintossicazione, ma erano solo serviti ad
incrementare il suo desiderio verso Iason.
"Finché il Pet Ring morderà le mie carni, continuerò ad essere fottutamente suo.
Non ho nient’altro da aggiungere in merito." Riki sputò quelle parole in
direzione di Guy.
Se per te Guy è importante, allora rompi ogni rapporto con lui. Gli aveva detto
Katze.
Ti prenderai cura del problema? Una luce aveva tremolato negli occhi di Iason.
Si, lo so.
La frustrazione dal suo torace era arrivata alla gola. Quale parte del suo discorso
fosse la verità e quale un'esagerazione, Riki non ne era certo. "Sono un animale
domestico. E niente potrà cambiare questo dato di fatto."
"Tu... sei serio?"
"Stai fottutamente dubitando di me?" Sbottò Riki.
"Quindi... mi ero sbagliato su tutta la linea?" La voce di Guy era spigolosa.
Riki avvertì la puntura in quelle parole e abbassò le labbra. "Giusto. Ti sei
fottutamente sbagliato. Niente di tutto questo era per il mio bene!"
Guy saltò dalla sedia e afferrò Riki per le braccia. "Quindi non significo niente
per te?" C'era una punta di tristezza e amarezza in quelle parole.
Sentiva le dita di Guy artigliargli le spalle, e un'ondata di calore cominciò ad
invaderlo.
Non dirlo in quel modo.
Non guardarmi con quegli occhi.
Le parole lottarono per fuoriuscire dalle labbra di Riki, poi spostò le braccia di
Guy. "Esatto! E' così. Non farmelo ripetere." Gridò.
Un dolore acuto avvolse il suo torace, le gambe gli s'inarcarono.
Mantenne il proprio sguardo fisso su Guy.
"Perché? Perché hai scelto lui?" La voce di Guy aveva un tono d'accusa. O si
trattava di rimpianto? "Tu... hai capito quanti anni hai? Ventuno. Ventuno fottuti
anni! Per quanto pensi che ti terrà con se? Un Blondy di Tanagura può avere
chiunque. Sta solo provando qualcosa di diverso. Ti sta usando!"
Questo lo so.
Lo so bene.
Anche un purosangue dell'Accademia poteva essere spedito nel laboratorio di
Raoul, non poteva certo sapere cosa gli avrebbe riservato il futuro.
"Non ho bisogno che sia tu a dirmelo."
"Quindi hai intenzione di succhiare il suo cazzo finché non si stancherà di te?"
Per me va bene. Quel pensiero fiorì senza invito nella mente di Riki e lui stesso
ne fu sorpreso. Cosa... ho... appena pensato? Il suo cuore smise di battere per un
secondo.
La rabbia di Guy lo travolse. "Non lo permetterò. Mi hai sentito, Riki? Ho detto
di no!"
"Ti sto dicendo che non me ne frega un cazzo. Stanne fuori, Guy. Ho finito.
Lasciami fottutamente in pace."
E poi-
Guy lo abbracciò.
"Ti chiamavano il Varja e guidavi la nostra banda. Tu eri tutto. Quando eravamo
con te, ci voltavamo tutti a guardarti. Sai quanto eravamo orgogliosi di te? Lo
sai, vero?" La voce di Guy era lieve. Il suo calore. Il suo battito cardiaco. La sua
sincerità... Riki riusciva a percepire tutto attraverso la sua pelle. "Non hai mai
fatto marcia indietro. Tutti noi ti amavamo, Riki. Vuoi voltare le spalle a tutto
questo... per lui? E' quello che vuoi?"
No!
Riki lottò contro la tentazione di abbracciare Guy e negare le sue precedenti
parole.
Ma sapeva che se non l'avesse spinto via ora, le cose sarebbero solo peggiorate.
Era la sua opportunità. Che Guy l'avesse odiato o no, era ciò che doveva fare.
"Non tornerò con i Bison. I Bison sono andati, Guy. Finiti. Ed io non sono più il
tuo amante. Sono l'animale di Iason."
"No!"
"E' la verità. Ho già scelto, Guy."
C'era una catena invisibile che avvolgeva il suo collo. Riki non poteva negarlo.
Ora era libero ma ad un prezzo.
Aveva giurato che sarebbe scappato dai bassifondi. Aveva sempre pensato che
c'erano delle possibilità, ma anche Katze era stato schiavo del destino. Tuttavia,
aveva ancora una scelta da attuare, e Riki era risoluto.
Doveva allontanare Guy.
E anche se significava diventare l'animale domestico di Iason - e tradire i Bison e
tutto ciò che lui stesso rappresentava, doveva assolutamente farlo. Perché
l'alternativa sarebbe stata la distruzione di tutto.
Riki spinse via le mani di Guy, che in risposta strinse la presa.
"Non m'importa se non tornerai nei Bison. Non m'importa se non sei... più il mio
amante. Ma non diventare il suo animale!" Il fuoco in quelle parole era
innegabile. "Non lo permetterò. Non lui. Non permetterò che tu sia il suo
schiavo. Il suo giocattolo." Guy parlò con voce bassa e carica di dolore. "Non ti
lascerò aggiungere altro. Lui ha preso prima me, mi ha tenuto in ostaggio. Voglio
ripagarlo. Anche se è fottutamente spaventoso andare contro di lui, io voglio che
paghi."
Quello non era il Guy che conosceva.
Riki lottò contro la sua presa.
"Ho intenzione di farti scendere a patti, Riki." Guy gli afferrò tra le mani il
membro. "Non puoi lasciarlo a causa di questo, giusto?" Le dita di Guy
afferrarono il Pet Ring. "Allora lo estirperò."
Cosa?
Il Pet Ring?
Solo Iason può. Di cosa diavolo stai parlando?
"Se non porterai più questo fottuto anello, allora sarai libero."
Guy accarezzò il Pet Ring e poi strinse il membro di Riki. Sempre più forte.
"Togliamo via questa cosa.”
Riki era senza parole. Non si trattava di uno scherzo. Non era sarcastico. Era
tutto reale.
Tra Riki e Guy c'era una distanza insormontabile. I sentimenti che provavano
l'uno per l'altro erano reali, ma si manifestavano in modi totalmente diversi.
Il suo cuore smise di battere.
La gola era arida. Provava una sete incredibile, poi i suoi occhi si chiusero.



Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.
Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.

Capitolo 11

Tanagura.
Quello che fungeva da ufficio di Iason era collegato accuratamente a una rete
neurale. Elegante ma funzionale, fungeva da pinnacolo per le altre macchine.
Iason era seduto sulla sua poltrona a occhi chiusi. Quasi fosse parte dei
macchinari presenti nella stanza. La sua bellezza eterea non gli conferiva alcuna
caratteristica vitale. I suoi occhi, l'espressione, qualunque cosa in lui era priva di
luce. Ma non stava dormendo.
I display olografici che lo circondavano trasmettevano un continuo flusso di dati.
Le luci tremolavano, per poi essere rimpiazzate dall'oscurità, poi di nuovo dalla
luce. Grafici e proiezioni roteavano attraverso lo spazio.
Uno a uno, i vari schermi olografici si fermarono. La stanza cadde nel silenzio.
La presa neurale sulla sua fronte si disconnesse.
Il suo cervello superiore era in grado di connettersi direttamente alla rete neurale
e processare svariati dati ogni microsecondo; era ben al di là del cervello umano.
Iason aprì lentamente gli occhi.
Non c'era niente d'importante. Si trattava solo di un controllo di routine dei vari
messaggi. Ciò che gli aveva fatto aprire gli occhi era stato un messaggio da parte
di Katze, datato a un'ora prima.
Il segnale codificato da parte di Katze aveva la priorità, a differenza di quello
normale. Aveva pensato che poteva trattarsi di qualcosa riguardante il Mercato. I
suoi occhi si restrinsero.
Quando lo aprì, il volto di Katze apparve sullo schermo olografico, sembrava lo
stesse aspettando.
"Padron Iason, perdoni la mia intrusione."
"Fai rapporto."
"Riki è scomparso."
Gli occhi di Iason erano brucianti. "Da quando?"
"Ho perso il contatto con lui da circa un'ora."
Erano già le 22:00. Tenendo conto del calendario stabilito, significava che
mancava da tre ore.
Iason sapeva che lavorare con Katze a un lavoro di routine in magazzino e alle
spedizioni, avrebbe urtato i nervi di Riki. Ma era qualcosa che aveva lasciato
decidere a Katze. Forse voleva solo soffiare fuori di sé un po' di vapore.
Come a voler anticipare la risposta, fu Katze a parlare. "Non risponde alle
chiamate né alla residenza ad Arathia né al suo orologio da polso."
Significava che il dispositivo di localizzazione dell'orologio da polso di Riki non
funzionava. Iason stava cominciando ad interessarsi alla questione.
"C'è qualche posto in cui potrebbe essere andato?"
"No, Padrone."
"Non potrebbe trovarsi da qualche parte nel Quartiere dei Piaceri?"
"Assolutamente no." Poi ci fu una risposta veloce da parte di Katze. "Qual è la
sua volontà?"
La risposta di Iason fu improvvisa. "M’informerò io stesso." Se Riki era
scomparso dalla vista di Katze, non poteva assolutamente sapere dove fosse
andato.
Katze voleva parlare, ma pensò bene a cosa dire. Era ovvio che fosse scosso.
"Non c'è bisogno che tu ti muova a quest'ora, Katze." Fu l'ordine di Iason.
"Questo è un affare privato. Stanne fuori."
"Ho capito, Padrone."
Iason tagliò la connessione, attivando lo schermo olografico per il controllo del
Pet Ring.
Il Pet Ring di Riki non inviava alcun segnale. Nessun segnale? Com'è possibile?
Iason inarcò un sopracciglio.
Ricontrollò ma non ci fu nessun cambiamento. Era un evento inaspettato.
Non era preoccupato del malfunzionamento dell'orologio da polso di Riki, era
possibile che l'avesse distrutto.
Ma per il Pet Ring era diverso. Aveva il controllo assoluto su di lui e solo Iason
poteva rimuoverlo. Era in grado di rintracciarlo ovunque e in qualunque
momento, ma il segnale era morto.
Non era possibile.
Non c'era alcuna risposta.
Ed era impossibile.
Riki non sarebbe mai scappato di sua iniziativa, quindi senza alcun dubbio era
accaduto qualcosa di inaspettato.
A quanto pare è un'urgenza.
Gli occhi di Iason si restrinsero.



Midas. Area 1, Lhassa.
In quel momento l'ufficio nascosto di Katze era provvisto dei meticolosi mobili
destinati ai Blondies. Dopo che Iason aveva tagliato la connessione, l'espressione
di Katze era diventata oscura e si era acceso una sigaretta.
Tre ore prima Riki si trovava lì. Non aveva nulla di diverso, e senza alcun
reclamo aveva concluso il lavoro assegnatogli. Katze non gli aveva chiesto di
fare altro, quindi dopo aver portato a termine il suo compito era andato via,
diretto ad Arathia.
Cinque anni prima, Riki era stato solo un bastardo. Ma ora era diverso, e Riki e
Katze lo sapevano.
Ma ora era andato via.
Che idiota!
Katze aveva esaminato la situazione, poi aveva sussultato, Guy e la sua banda
sapevano dov'era Riki! Era sbalordito per non averci pensato prima. Ma quanto
sapevano? Katze non ne era certo, ma considerando l'estensione dell'incidente,
senza alcun dubbio era un’ipotesi da non scartare che Guy e gli altri bastardi
avessero ricorso a tutto quello... no, probabilmente solo Guy, il più combattivo.
Se Riki aveva menzionato a Katze quella situazione, doveva essere ormai al
margine.
Solo Riki e Guy potevano comprendere la loro situazione. Se Katze fosse
intervenuto, sarebbe finita male. Ma quella scomparsa era assurda.
Questo è un affare privato. Stanne fuori.
Le parole di Iason erano state taglienti, come ad enfatizzare che la situazione non
doveva riguardargli, e come tale Katze non era intervenuto. Se Iason gli avesse
dato un ordine, non avrebbe protestato.
Ma era all'oscuro del loro legame.
Vedendola in quel modo, realizzò di essere solo un estraneo. E in quell'esatto
momento digrignò i denti.







Tanagura.
L'incontro dei Blondies nella torre di Jupiter procedette come pianificato.
L'enorme schermo olografico al centro della stanza si spense e la riunione
terminò. La tensione nell'aria era palpabile, ma non lo fu per molto.
"A proposito, Iason, come va con il tuo bastardo?" Chiese inaspettatamente
Gideon.
Erano trascorsi tre giorni da quando aveva perso il contatto con Riki. Quella
domanda gli era giunta senza preavviso, quindi Iason si prese una pausa prima di
rispondere. Perché proprio ora? Si sentiva irritato. Quella domanda non poteva
essere solo una coincidenza. Forse Gideon aveva qualcosa a che fare con la
scomparsa di Riki; Gideon si recava spesso a Midas, quindi non era escluso dalle
possibilità.
...o forse no.
Iason respinse l'idea con la stessa velocità con cui era fiorita. Per gli altri
Blondies, Riki era un bastardo indegno delle loro attenzioni. La sua presenza era
solo un obbrobrio, nient'altro.
"Cosa intendi, Gideon?"
"Hai trovato un lavoro che gli si addica?"
Raoul sollevò un sopracciglio. "Gideon, vuoi andare avanti con questa storia?"
Il trasferimento di Riki ad Arathia aveva scatenato un dibattito senza fine. Ma
parlarne continuamente sarebbe stato inutile. L'irritazione di Raoul era
chiaramente visibile.
"Era solo una mia curiosità." Replicò Gideon.
Anche se Riki era visto come un obbrobrio, era pur sempre Riki - colui che
aveva causato una continua devastazione a Eos.
Vedendo gli altri Blondies, che solitamente si allontanavano dalla stanza subito
dopo il termine delle riunioni, seduti ancora in attesa di un’evoluzione di quella
conversazione, significava che Gideon non era il solo ad essere curioso.
"Il Mercato non è facile da gestire." Rispose Iason.
"L'apparenza inganna, dunque?" Intervenne Orphe.
"Naturalmente." Controbatté Iason. Incompetenza e arroganza non erano
tollerate nel mercato. Riki gli aveva confessato che sarebbe stato meglio vivere
nel sottosuolo piuttosto che a Eos. ma sarebbe stata una disgrazia per Iason se
Riki avesse fallito.
"Vedo che sei fiducioso." Aggiunse Aisha rivolgendogli uno sguardo.
"Stai dicendo che Iason Mink si è spinto troppo oltre?" Disse Raoul con un
ghigno beffardo.
"Sei stato tu a dirlo." Rispose Aisha, esprimendo senza alcun dubbio ciò che tutti
gli altri Blondies pensavano. "Che sia a Eos o Arathia, sembra che il bastardo sia
ancora in gabbia."
"Un guinzaglio più lungo del solito." Aggiunse Iason senza scomporsi.
"Guastare la reputazione di un Blondy," lo contrastò Aisha, "lasciando che ogni
scandalo riguardante un bastardo fuoriesca da qui... sarebbe senza alcun dubbio
un'incredibile disgrazia."
Perché stava dicendo quelle cose proprio in quel momento?
I sospetti di Iason si rivolsero di nuovo verso le parole di Gideon. Anche se forse
in esse vi aveva letto fin troppo.



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Capitolo 12

Zona Ovest di Ceres.


Guy guidava la sua moto jet lungo il viale, schivando abilmente gli alberi lungo
la strada.
Era come in una gara di corsa, ma era ben diverso dallo sfidare le altre moto jet
in una corsa della morte. Se avesse avuto un'auto d'aria, avrebbe raggiunto
facilmente le cime degli alberi. Ma una moto jet non possedeva quelle
peculiarità.
Si trovava nel luogo in cui un tempo i rivoluzionari di Dana-Burn avevano
celebrato l'indipendenza, la loro vittoria.
Ma ora non ne era rimasto più nulla.
Ceres era diventata una baraccopoli. Ormai dispopolata, viti e alberi del Green
Belt invadevano le strade.
Il percorso era abbastanza percorribile ma solo con una moto jet. Il territorio era
stato concesso alla natura e assaltato dagli alberi. Appena visibile al di là della
vegetazione c'era la bianca torre del Guardian. Guy li aveva pagati, quindi
continuò spedito per la sua strada, a tutta velocità.
Il suo obiettivo era un edificio ormai in rovina. Un tempo era stato un
magazzino, e nonostante le sue piccole dimensioni ospitava un generatore.
All'esterno poteva sembrare fatiscente, ma nel sottosuolo c’era un bunker
risalente all'età dell'indipendenza tuttora intatto.
La chiusura delle porte era realizzata a opera d'arte, ed era piuttosto fuori
dall'ordinario.
Guy parcheggiò e scese dalla moto jet. Con un tocco familiare inserì il codice
d'accesso e aprì la porta. Scese al terzo livello nel sottosuolo in cui era situato un
tempo un montacarichi.
Al termine del livello c'era una porta, Guy la aprì.
Era una stanza pulita, ma conteneva solo gli elementi essenziali di un'abitazione.
Un letto, un tavolo, una sedia e un frigo.
Riverso nel letto, Riki stava dormendo. Guy appoggiò la sua borsa sul tavolo e
camminò verso di lui. Dopo aver confermato che nulla era fuori posto, tirò un
sospiro di sollievo e gli baciò delicatamente la guancia.
Ritornando al tavolo, afferrò un collegamento dati dalla borsa e lo avviò,
attivando lo schermo olografico.
Era la planimetria di Dana-Burn. Guy la osservò per lungo tempo, in cerca di
qualcosa.



Sospiri di soddisfazione.
Grida di piacere.
Un mare infinito di luci artificiali.
Quella notte Midas non era diversa dal solito.
L'auto d'aria di Iason discese su un tetto e si spense.
L'ascensore privato si fermò al cinquantatreesimo piano e Iason ne uscì con il
volto incorniciato da capelli blu e una visiera. Indossava i soliti abiti di quando si
recava ad Arathia.
Era trascorsa una settimana dalla scomparsa di Riki. Le sue caratteristiche
tradirono un certo sentore d'irritazione quando entrò in quegli appartamenti.
La stanza era nel caos.
Era tipico da parte di Riki, ma rendeva la sua assenza molto più incongrua, come
se la sua scomparsa fosse stata fuori dal suo controllo.
Niente in quella stanza indicava come e perché fosse sparito. Nessun rapporto
riguardante qualche incidente era affiorato a Midas.
La rete di sicurezza non aveva dato frutti nel cercare di rintracciarlo. La
sorveglianza aveva dei limiti e degli angoli morti. La funzione di ricerca sul
controllo dell'anello di Iason, indicava che Riki era stato avvistato per l'ultima
volta alle ore 19:23 nel distretto Tilma. Secondo quanto riportato da Katze,
anche il suo cellulare da polso era stato trovato nello stesso luogo.
Era come se non fosse mai esistito. Qualunque piano fosse stato attuato, era stato
funzionale.
In un altro mondo? Quel pensiero attraversò la mente di Iason per un breve
secondo, prima di essere destituito come inverosimile.
Se tutta quella situazione era stata organizzata per mirare a Iason, non c'era da
sorprendersi. Non aveva l'abitudine di farsi dei nemici, ma per qualche ragione
ne aveva di un numero smisurato. C'era chi voleva porre fine all’esistenza dei
Blondies.
Dalla fondazione di Tanagura, non si era mai verificato un tentativo d'omicidio
nei loro confronti. Non nell'ultimo centinaio di anni, almeno.
Per gli umani, la morte era permanente, ma per qualcuno superiore e immortale
come un Blondy, la sostituzione di un corpo era un semplice manufatto. Anche
personalità e memoria potevano essere duplicati e impostati in un'intelligenza
artificiale. Quindi sarebbe stato inutile tentare di assassinarne uno.
Nonostante tutto, lo spionaggio condotto a Tanagura era infinito, collezionavano
informazioni, che fossero dignitari o sciami nascosti di turisti discesi a Midas, o
anche dei rifugiati.
Ma quel campo era, naturalmente, sotto il controllo di Gilbert; quindi fuori dalle
competenze di Iason.
Non c'era alcuna garanzia che i dettagli della relazione tra Iason e Riki non
fossero conosciuti all'esterno, anche se lui governava il consorzio che regolava il
Mercato con un glaciale pugno di ghiaccio. Ma l’aver preso con sé un bastardo
superava qualunque aspettativa.
Raoul aveva continuato a ripetere che si trattava di una disgrazia.
Katze di una forma di vulnerabilità.
Aveva tenuto Riki come animale domestico facendolo trasferire ad Arathia, poi
l'aveva lasciato lavorare nel Mercato Nero. Anche se Jupiter non aveva espresso
alcuna preoccupazione riguardo la faccenda, Iason era certo che in
quell'occasione stava davvero testando la sua pazienza.
Ma ancora una volta aveva scelto la sua rimarchevole relazione umana con Riki.
Non si preoccupava degli sguardi altrui ma voleva trascorrere il proprio tempo
con lui, in senso umano.
Iason era ritornato in quegli appartamenti e dopo essere affondato nel divano,
aveva cominciato a giocare con l'anello di controllo.
Si trattava di una sfida? Di un tentativo di ricatto? O era qualcos'altro?
Non c'era alcun segno di chi ci fosse dietro la scomparsa di Riki e la ragione di
quell’atto gli causava diversi dubbi. Non c'era nessuna valida opzione, quindi si
sentiva irritato.
Niente domande, c'era solo l'attesa. E l'irritazione lo colpì alla testa come uno
scalpello.





Midas, la città che mai dormiva.
Pur trovandosi ai margini del sistema stellare Garan, ogni tipologia di
sottospecie immaginabile dell'umanità metteva piede a Midas. Lingua, religione,
valori, niente di tutto ciò era importante. Era un luogo in cui il piacere era
acquistabile col denaro.
E finché le regole di Midas sarebbero state mantenute, sarebbe andato tutto bene.
Guy si fece largo tra la folla ed entrò in una cabina di rete. Il vetro divenne
opaco e il suono degli ammortizzatori calciò, rendendolo sicuro.
Guy avviò la sua connessione dati e cercò una certa stanza ad Arathia, abilitando
la modalità vocale.



Il terminare olografico apparve nel soggiorno.
Iason aprì gli occhi e vi si avvicinò rapidamente. Nessun nome era visibile
sull'origine della chiamata, ma c'era un codice: Z-107M. Era l'ID del Pet Ring di
Riki a Eos.
Cosa poteva significare? Era una provocazione? Una minaccia? Un qualche tipo
di segnale? Iason attivò la ricezione delle chiamate. Non emerse alcuno schermo
oleografico; era una chiamata vocale. "Identificati."
Ci fu uno strano silenzio.
"Riki?" Chiese Iason.
"Ti è andata male, eh!?"
Il volto di Iason s'indurì. "Che ne hai fatto di Riki?"
"Ho qualcosa di tuo da restituirti." Il tono di Guy era privo di rimorso.
"Dov'è?" Chiese Iason.
"Poniamo fine a tutto questo. Mercoledì. Ore 15:00. All'entrata di Dana-Burn.
Non mancare." E fu così che terminò la chiamata.
"Guy." La voce di Iason era come morta, il suo volto era privo d'espressione.
Senza la minima traccia d'umanità. Ripensandoci, dopo l'incidente ad Arathia,
avrebbe dovuto sospettare di lui fin da subito. Ma quel pensiero non aveva mai
attraversato la sua mente.
Perché?
Perché Iason non avrebbe mai pensato che potesse trattarsi di un bastardo. Non
immaginava che qualcuno di loro avrebbe avuto l'audacia di fare una cosa
simile.
L'incidente di Kirie e il rapporto di Thor. Poi avevano fatto irruzione nella
residenza di Iason ad Arathia comportandosi in modo avventato. Quei bastardi
erano stati coraggiosi.
Tuttavia, dopo l'incontro con Iason, avrebbero dovuto fare marcia indietro. O
così aveva pensato. Tutti dovevano possedere un istinto di sopravvivenza, e
doveva essere lo stesso anche per i Bison. Kirie doveva servire loro da
avvertimento.
Ma apparentemente i bastardi non erano inclini a prestare attenzione agli
avvertimenti.
Invece d'inviare un messaggio tramite un collegamento dati, si era preso il tempo
di avviare una chiamata vocale e comunicare la minaccia in privato. Per Iason
era stato un insulto diretto.
A quanto pare mi è stata lanciata una sfida.
Il leggero sentore di un sorriso fiorì sulle sue labbra.



Guy terminò la chiamata vocale e tirò un sospiro. Non si aspettava che la resa
dei conti sarebbe giunta tanto in fretta.
"Non posso certo dire di non averla chiesta."
Non voleva commiserarsi. Prima o poi quel momento sarebbe giunto.
I cellulari da polso di Ceres funzionavano solo nell'Area 9 e non nel resto di
Midas. L'intero distretto era tagliato fuori dalla rete neurale, ma erano attivi dei
distributori che catturavano qualunque segnale.
Guy aveva cercato di disfarsi subito del cellulare da polso di Riki. E incapace di
rimuovere il Pet Ring, aveva posto su si lui una schermata protettiva,
trasportandolo dritto a Dana-Burn.
Per lasciare un messaggio vocale ad Arathia, aveva dovuto mettere piede a
Midas. Il suo intento era solo quello di lasciare un messaggio, era stato così
almeno in origine. Che Iason avesse risposto alla chiamata era stato inaspettato.
Guy si sentiva un po' scosso.
Quando Iason aveva chiesto di Riki, il suo tono di voce era diventato dolce. Guy
era furioso. Era stato come quando Scarface aveva parlato a Riki con familiarità.
Durante quei tre anni di assenza di Riki di cui lui non sapeva nulla, il Blondy
l'aveva tenuto con sé. L’aveva reso il proprio schiavo, giocando con lui. Guy si
sentì assalito da un'emicrania.
Il dado era tratto.
Non era più possibile tornare indietro.



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Capitolo 13

Zona ovest di Ceres.


La luce del giorno lottava per affiorare nella foresta oscura.
L'attuale nascondiglio di Guy si trovava sotto i rami.
Nessun altro oltre a lui ne era a conoscenza, l'edificio era stato epurato dai
ricordi tempo fa, i livelli sotterranei non erano raggiungibili dalla luce solare.
Guy camminò verso la figura di Riki che dormiva sul materasso, gli spostò i
capelli, baciandogli la guancia.
Tirò un profondo sospiro, e con la sua incrollabile risoluzione, lasciò la stanza.



Durante lo stesso giorno.
Iason caricò tutte le informazioni disponibili su Dana-Burn nella sua mente
superiore e discese con la sua auto d'aria giù nel sottosuolo, lungo la rete Kazara.
Iason sapeva che con l'auto d'aria in superficie poteva raggiungere facilmente
Dana-Burn, ma avrebbe innescato la rete di protezione, richiamando a se le
Forze di Sicurezza di Midas. Ed era qualcosa che voleva evitare.
Si trattava di un incidente personale e non adatto agli occhi pubblici.
La rete Kazara era un passaggio segreto che attraversava in larghezza e
lunghezza Tanagura, collegando rifugi d'emergenza e vie di fuga, era conosciuto
solo da pochi eletti.
L'elegante linea degli interni dell'auto d'aria ospitò l'altezza di Iason mentre vi
metteva piede. La porta si chiuse e un terminale olografico attendeva
pazientemente la conferma dell'ID. Mentre Iason agitava la mano su di esso,
l'auto d'aria intuì il collegamento dati incorporato, confermando l'autorizzazione
e avviando il motore.
"Midas, Area 7. Her Bay."
Stando seduto, Iason rilasciò delle esatte istruzioni. Le luci interne si oscurarono
e l'auto d'aria si spostò in avanti mente il sedile si reclinava automaticamente.
Da Tanagura a Midas, l'auto d'aria scorreva lungo il tunnel poco illuminato. Le
luci lungo il percorso erano di colore giallo, poi divennero blu, e finalmente
svoltarono al rosso. La vettura si fermò poco dopo.
Midas, Area 7. Her Bay. Era l'indicazione sul navigatore dell'auto d'aria. La
porta si aprì.
Iason uscì verso l'esterno.
Con le macchine che avevano dominato l'uomo, per tutta l'umanità Tanagura era
il simbolo della paura e dell'oppressione. Anche se il genocidio di massa non era
una supposizione realistica, restava comunque una possibilità. Le macchine
potevano essere spaventose e distruttive.
L'intelligenza artificiale dominava la galassia, espandendo continuamente la sua
portata. La vita per l'umanità non sarebbe stata possibile senza.
E così la paura di un'intelligenza artificiale denominata "il Creatore" si era
diffusa per la galassia, e tutti i mondi vivevano nel terrore del suo approccio.
La dichiarata neutralità di Tanagura era terribile perché la sua forza non era
militare o politica, ma il controllo della tecnologia e della vita stessa.
Ogni religione aveva delle leggi che governavano la condotta, un'ideologia ben
precisa. Ma il rifiuto di Tanagura di credere a quelle ideologie attraverso il suo
controllo della vita era innegabile.
Perseguire i segreti dell'universo era una delle ambizioni dei Blondies. Non
rappresentava nulla per quelli del calibro di Raoul scendere su un mondo
morente sotto una pandemia virale e portare tutta la potenza che la tecnologia di
Tanagura sopportava. Per i morenti, Raoul era una presenza divina, ma che sue
motivazioni fossero totalmente prive di compassione era insignificante da
considerare. La sua scienza rendeva futili le religioni.
Non esisteva la promessa di una vita nell'aldilà, nessuna dipendenza sulle
certezze della fede, solo irremovibili convinzioni nel potere della tecnologia.
Quella era Tanagura.






Area 7, Her Bay.
Per i cittadini di Midas, era il luogo in cui tutti speravano di vivere gli anni del
tramonto della loro vita. Liberi dalle incertezze e dalle preoccupazioni, dove solo
ad alcune dozzine di persone era concesso l’accesso ogni anno.
Un esame attento avrebbe rivelato che i volti beati dei residenti non erano durati
per lungo tempo, il loro numero era stato ridotto attraverso l'eutanasia per fare
spazio ad altri.
Se Dana-Burn rappresentava la fine delle speranze dell'indipendenza degli
uomini dalle macchine e dell'espressione della libertà, Her Bay era un luogo di
morte pacifica, ed erano separate l'una l'altra da alte e spesse mura.
Il contrasto tra l'immacolata architettura di Her Bay e il paesaggio devastato
invaso dagli alberi di Dana-Burn era stridente.



Ore 14:53. Entrata di Dana-Burn.
Regnava il silenzio.
Le passate glorie, le speranze e i sogni, erano derise dalle rovine e dal tempo
implacabile.
Iason si trovava nel luogo designato.
C'era Guy dietro quella trama, quindi Iason era certo che quella sarebbe stata la
resa dei conti. Doveva solo attendere la sua mossa.
Appena giunsero le 15:00, Guy emerse dalle ombre.
"Vedo che ti sei deciso a farti vivo." Disse Iason con una punta d'ironia.
"Io non sono contorto come te."
"Hai portato via il mio animale domestico senza il mio permesso, no?"
"Riki è venuto di sua spontanea volontà." Sbottò Guy.
"È impossibile. Se tu non l'avessi minacciato o pregato, Riki con sarebbe mai
venuto con te. A meno che non fosse stato privo di sensi." Disse Iason senza
battere ciglio. Non era difficile immaginare quanto fosse vicino alla verità.
Riki non si sarebbe preoccupato per la sua sicurezza ma per quella di Guy e gli
altri membri dei Bison. Iason sapeva che non avrebbe mai messo in pericolo
nessuno di loro. Riki sapeva bene di cosa era capace il Blondy quando era
arrabbiato.
"Sembri sicuro di te." Guy inarcò un sopracciglio.
"Ho le mie ragioni per esserlo, e tu già le conosci."
Iason aveva impresso in Riki il dolore del Pet Ring e un indicibile piacere con le
sue stesse mani. Era ciò che lo rendeva accattivante agli occhi di Iason. Ma non
l'avrebbe mai rivelato a parole.
Il Blondy aveva impiegato tre anni per piegare Riki alle sue volontà, ma il
bastardo era in debito con i bassifondi.
Era ciò che voleva proteggere.
Ciò che non voleva perdere.
Ciò da cui voleva essere amato.
Guy non conosceva l'estensione dell'amore che Riki provava per lui. Se ne fosse
stato consapevole, non avrebbe mai ricorso a un tradimento. Ma di certo Iason
non l'avrebbe illuminato.
Lo sguardo di Guy rivelava dell'odio malcelato. Per lui, l'atteggiamento di Iason
era di estrema compiacenza e arroganza.
Guy comprendeva che i Blondies governavano Tanagura, ma non capiva a pieno
la natura di quel dominio. Riki ci era riuscito e aveva pagato con la sua stessa
libertà.
Ma anche Iason aveva le sue ragioni per voler porre fine a quella faccenda.
Non voleva scatenare l'ira di Jupiter.
Placare le preoccupazioni di Raoul e gli altri Blondies.
E soprattutto, in nome della sua reputazione come governatore del Mercato
Nero.
L'opzione di liquidare Riki per la sua stessa sicurezza era stata scartata da Iason
molto tempo prima. Per un Blondy, l'orgoglio era un valore assoluto. Non
esistevano dubbi né esitazioni.
Quindi aveva abbracciato volentieri la sua caduta, arrendendosi alle emozioni.
Da essere umano.
E così aveva risposto alla sfida di Guy. Era necessario annientare quel pericolo
prima che potesse estendersi.
Guy esitò. Poi, con uno sguardo carico d'odio, gli fece un cenno. Iason cominciò
a camminare.
Nessun segno di vita umana restava a Dana-Burn mentre i due camminavano nel
vuoto. Guy guardava dritto davanti a sé, non preoccupandosi di guardarsi
intorno. Lo sguardo di Iason sulla schiena di Guy era di pietra.
Cinque minuti dopo svoltarono in una strada laterale, c'era una piazza, e un
basso edificio senza finestre. Una porta arrugginita era aperta, il codice di
sicurezza era già stato inserito. Dei segnali sbiaditi ammonivano i trasgressori.
Guy e Iason la attraversarono.
La debole illuminazione mise in moto i sensori accogliendo la loro comparsa nei
padiglioni inclinati verso il basso. Il suono dei loro passi riecheggiava.
Arrivati al terzo livello nel sottosuolo, Guy attivò un interruttore sulla parete.
Ripeté il processo con una posa d'acciaio, e giunsero a un bivio dove svoltarono
a destra. Giunti all'ultima porta, Guy gli indicò di farsi avanti con il mento.
Iason entrò nella stanza.
Lui lo seguì e chiuse la porta alle loro spalle.
È fatta.
Tirò un sospiro di sollievo.
Iason scannerizzò la stanza. Muri di cemento sbiadito, una sola sedia, un tavolo,
un materasso sul pavimento e una bottiglia vuota di acqua minerale. Non c'era
alcun segno di vita.
Si rivolse a Guy. "Sembra che tu non abbia imprigionato Riki in questo posto."
"I bastardi non appartengono ad Arathia."
"Riki è adatto al ruolo di animale domestico di un ammirevole Blondy."
Iason non avrebbe mai permesso a Riki di lasciare Eos se ne avesse avuto la
possibilità. Arathia era esterna alla sua diretta autorità. Quando Guy e gli altri vi
avevano fatto irruzione, era stato più che evidente. E ora stava accadendo questo.
"Per quanto me lo venderai?" Chiese Guy con la mano al portafogli.
"Sei in errore. È quanto pagherò io per lui. Non è ciò che chiede solitamente un
rapitore?"
Guy rimase senza parole, il suo sguardo era carico d'odio.
Indipendentemente dalle sue motivazioni, per Iason lui era un rapitore, né più né
meno. "Avevi detto che mi avresti restituito qualcosa di mio."
Guy rimase in silenzio.
"Ricchezza? Una posizione sociale? O vuoi una Carta d'Identità Ufficiale?"
Iason sapeva che a Guy non interessavano tutte quelle cose, ma in cambio di
Riki, era preparato a pagare qualunque prezzo. La cosa più importante era la
garanzia della sua sicurezza, tutto il resto sarebbe venuto dopo.
Guy non si preoccupò di mascherare la sua irritazione.
"Quando Kirie ti ha venduto, è stato schietto con la sua richiesta. È stato molto
più facile." Anche se Kirie non sapeva in cosa si stava cacciando. La sua
arroganza gli era costata cara. "Non sono necessarie ulteriori complicazioni. Tu
hai Riki, quindi spetta a te fare la tua mossa."
Guy si spostò. "Quanto sei nobile. Ma non penso che le cose finiranno in questo
modo."
Iason continuava a osservarlo.
"Pensavo che avresti invocato la tua autorità, spedendo le Forze di Sicurezza di
Midas a Ceres come hai già fatto con Kirie. O che le avresti inviate direttamente
qui da me. Ero curioso di sapere cosa avresti fatto."
Era chiaro per Iason che Guy non potesse capire il vero significato dietro ciò che
era accaduto a Kirie.
"Riki ha cercato di avvisarmi. Mi ha detto che qualunque cosa avessi fatto
sarebbe stato come schiaffeggiarti in pieno viso; che avrei solo fatto divampare il
tuo orgoglio di Blondy."
Iason rise interiormente. Riki era pur sempre Riki. Pensando a come doveva
essere stato lo scambio tra loro, Iason fu contento.
"Ti sto dicendo che lui è cambiato. È diventato il tuo giocattolo e tu l'hai
rovinato." Le labbra di Guy erano rigide per la rabbia. La furia lo stava
invadendo. Era come vedere Riki, ma era totalmente diverso.
Privo del suo atteggiamento presuntuoso e l'assoluta fiducia in sé. Era
un'immagine allo specchio di Riki. Non era più quello che era stato il suo
amante. Un tempo.
Un dolore acuto colpì nel profondo il cuore di Iason. Non era stata un'illusione.
Era impossibile per il suo corpo cibernetico percepire dolore. Ma Iason l'aveva
registrato.
Era impossibile.
Ma innegabile.
"Pensi che io sia stupido, vero? Un bastardo come me che ingaggia una lotta
contro un Blondy!?" Guy fissò Iason.
"Bhè, anche un bastardo ha le zanne." Iason lo sapeva. Quel disprezzo
inestinguibile era ciò che Iason preferiva di Riki.
"Sono disposto a scommettere la mia vita."
Iason non capiva cosa avesse reso Guy tanto temerario.
"Dovrei applaudirti per il tuo coraggio. O forse dovrei definirla, follia."
"Potrei dire lo stesso. Mi hai portato via ciò che mi era più caro."
"Ne ho abbastanza. Dov'è Riki?"
"Non affrettare le cose. Ho un'abbondanza di domande da porti."
Iason si chiese se Guy stesse cercando di guadagnare tempo. La luce nei suoi
occhi era sprezzante. "Le tue domande sono solo una perdita di tempo. Dove hai
nascosto Riki?"
"Perché pensi siano una perdita di tempo?"
Iason innalzò la sua mano in risposta. Il suo anello di controllo lampeggiava,
segnalando che il Pet Ring di Riki era vicino.
Guy lo guardò di traverso. "Quindi è cosi. Non mi sorprende che avessi Riki
sotto il tuo stivale."
Cos'è questo suo atteggiamento? E in un momento come questo? Iason non
riusciva a capirlo, ma neanche rientrava nei suoi interessi. "In questo modo non
andremo da nessuna parte."
Il tono di Guy era beffardo. "Sono d'accordo."
Senza batter ciglio Iason si fece avanti e afferrò Guy per la maglia. Torcendogli
il polso in un moto crudele e sollevandolo dal pavimento. Guy si contorse nella
sua presa, diventando rosso.
"A quanto pare la sola lingua che conosci è il dolore."
Iason lo lasciò andare con un tonfo. Guy lottò per respirare, lacrime di dolore
fluirono dai suoi occhi.
"Anche se sei un bastardo, sicuramente anche la tua vita ha un valore. Sfidami
ancora una volta e per te sarà finita."
La sua voce era bassa e minacciosa. "Restituiscimelo. Ora."
Asciugandosi un filo di saliva che aveva raggiunto il suo mento, Guy striscio
sotto il tavolo. E afferrando la scatola sotto di esso, la gettò ai piedi di Iason.
Una semplice scatola blu.
Iason la osservò. "Cosa pensi di fare?" La afferrò. Era simile alle scatole per i
supplementi farmaceutici che si trovavano a Midas. Ma se Guy l'aveva lanciata
ai suoi piedi, doveva esserci qualche ragione.
Aprì la scatola e i suoi occhi si spalancarono per lo sconcerto. Era un'espressione
inimmaginabile per lui.
Guy sogghignò con esultanza. Era esattamente il volto che voleva vedere, solo
quello era abbastanza per lui.
E quando la scatola era stata aperta, aveva inviato un segnale d'avvio verso un
conto alla rovescia che non poteva essere fermato.
All'interno della scatola c'era il Pet Ring di Riki.
Era un articolo unico. Si trattava del Pet Ring che Iason aveva fatto produrre su
misura per lui.
Forgiato con una lega speciale, neanche un bisturi laser poteva scalfire la sua
superficie. Solo Iason avrebbe potuto rimuoverlo...
A meno che il membro che circondava non fosse stato reciso.
No.
È impossibile.
Iason osservava il contenuto della scatola con un silenzio stordito.
Le parole di Guy interruppero i suoi pensieri con un tono di beffa. "Avevo detto
che ti avrei restituito qualcosa di tuo. Riki non ti appartiene più. Se hai bisogno
di un animale che possa tenerti caldo di notte, trovati qualcun altro."
Le mani di Iason sulla scatola tremarono. Digrignò i denti.
La rabbia che lo invase era palpabile.
Le sensazioni che provava dopo quelle minacce stavano sovraccaricando la sua
corteccia. Non si era mai sentito inferocito come in quel momento.
"E’ resistente anche a un bisturi laser, giusto? Finché Riki l'avesse indossato, non
sarebbe mai stato libero. Ma me ne sono preso cura io. Non preoccuparti, è
ancora intatto. Quando l'ho tolto, me ne sono assicurato." La voce di Guy era
contorta al punto da suonare ridicola.
"Avevi intenzione di tenere Riki ad Arathia come tuo animale domestico finché
non te ne saresti stancato e l'avresti gettato via? Non con me in vita."
Gli occhi di Iason lampeggiarono di follia. "Allora muori."
"Non ti lascerò avere Riki. Mai." Sbottò Guy.
Ma prima che potesse pronunciare altro, Guy si accorse di non riuscire a stare in
piedi. E non per il tentato soffocamento di poco prima, ma per l'espressione
d'incredibile furia sul volto di Iason.
Un bastardo possedeva un proprio orgoglio, o così pensava Guy. Ma lo sguardo
di Iason era incredibile. Voleva vedere la sua vera personalità, quella nascosta
dalla corazza, ma mai si sarebbe aspettato nulla di simile.
Come può una macchina avere uno sguardo come quello?
Un tremendo calcio lo colpì al petto, sentì le sue costole fratturarsi. Guy provò a
gridare, ma non ci riuscì. Del sangue fluì dalle sue labbra.
Iason gli rivolse dei bruschi calci alla testa e poi al volto. Finché non avesse
confessato, Iason non l'avrebbe lasciato morire. Gli si avvicinò e gli schiacciò la
guancia sotto il proprio tacco. "Dimmi dov'è Riki."
Gli afferrò il polso e lo ritorse bruscamente. Guy fu assalito dal dolore e dalla
paura. La mano di Iason si mosse e la giuntura scattò.
Guy cominciò a gridare.
Iason lo guardò senza battere ciglio. La sua furia era fredda come il ghiaccio.
"Dov'è Riki. Ora."
Guy sputò una risposta con un rigurgito di sangue. "Non te lo lascerò avere. Ho
intenzione di portarti con me."
E così perse coscienza. Poi...
Ci fu un basso e assordante rombo, l'impeto di un'esplosione.
Non può essere.
Iason fissò Guy con incredulità.



Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.
Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.

Capitolo 14

Dopo essersi ripreso, Riki si leccò le labbra secche, percependo un dolore alla
gola.
Si sentiva come quando ci si sveglia da un sogno, ma non aveva idea di che tipo
di sogno fosse. Dopo essere stato trascinato via da Guy, aveva continuato ad
avere i capogiri. Gli mancava il senso del tempo trovandosi in una stanza priva
di finestre.
E’ mattina? Pomeriggio? Notte?
La stanza era buia e silenziosa.
Riki tirò un profondo respiro e con la mano raggiunse il suo inguine.
La non sentiva niente. Niente di niente.
Trattenne il respiro.
Le parole di Guy erano state prive di emozioni. Cat è un chirurgo del Mercato
Nero, è uno di prim'ordine. Non preoccuparti, Riki. Ci farai l'abitudine.
Riki sapeva che la chirurgia consisteva in un lavoro di taglio, e non era certo che
Cat avrebbe mantenuto il silenzio. Non era importante, ma non riusciva a
smettere di pensarci.
Era stato trascinato via privo di coscienza e contro la sua volontà - poi era finita
in quel modo.
Era il risultato del mancato chiarimento della situazione con Guy.
Riki ricordava quando Katze aveva portato via Kirie durante la sua incursione a
Ceres, e poi Kirie era stato ridotto a un Alita - la sua personalità era stata
sovrascritta da Raoul, riducendolo a un automa. Gli era servito da lezione; Kirie
aveva fatto tutto da solo.
Ma Guy... Guy.
Lui aveva seguito Riki nell'oscurità. Non poteva negare la sua colpa.
Riki odiava Kirie. La sua arroganza gli faceva saltare i nervi. Solo a guardarlo o
a sentire la sua voce provava una forte irritazione.
Perché vedere Kirie... gli ricordava incredibilmente il se stesso di quando era
giovane.
Lui era diverso da Kirie, ma non poteva negare che il risultato delle loro azioni
aveva avuto lo stesso effetto su Guy.
Riki conosceva i suoi limiti. Sapeva quanto implacabile e insormontabile fosse la
volontà di Iason. Era tutta colpa sua. Non voleva ingannarsi. Aveva avuto poche
scelte, ma non provava rimpianti.
Ma avvertiva la sensazione che da qualche parte, in qualche modo, aveva attuato
una scelta terribile da cui non poteva sfuggire.
Il tempo non si sarebbe fermato.
Ma Guy ne aveva tutte le intenzioni.
Finché c'è la volontà, ci sarà sempre un modo. Forse Guy ci credeva davvero,
ma non aveva mai fronteggiato il potere assoluto di una persona come Iason.
C'erano cose che non aveva risolto con Guy, cose che si erano portati dietro
troppo a lungo. Ma Riki aveva pagato con la sua virilità ormai recisa.
Katze gli aveva detto che quando le persone perdono qualcosa di sé, rischiano di
impazzire.
Non puoi lasciarlo a causa di questo, giusto?
Il Pet Ring era un legame tra Iason e Riki.
Se non porterai più questo fottuto anello, allora sarai libero.
No!
C'era stato un momento in cui Riki si era convinto che fosse così, ma da quando
si era trasferito ad Arathia, aveva capito che il Pet Ring non era altro che un
simbolo. Per Riki e Guy quell’anello aveva un significato diverso.
Togliamo via questa cosa.
Riki ricordava il freddo che aveva provato nell'udire quelle parole, così si morse
il labbro inferiore.
Non gli importava di essere stato duro. Si sentiva in colpa. Lo avvertiva in
profondità, ma non riusciva a spiegarsi come quella sensazione sarebbe potuta
passare.
Guy non capiva di cosa Iason fosse capace. Anche Riki aveva una comprensione
incompleta del modo di pensare di un Blondy, ma la paura che provava per il
potere di Iason e per la sua dominanza possessiva, riecheggiava nella sua carne.
Contorcendosi sotto la trapunta, non voleva affatto disfarsi di quel dolore.
Sapeva che qualunque cosa a lui oscura, sarebbe stata meglio lasciarla come
incognita. Ma era certo che sarebbe giunta la resa dei conti.
Desiderava che ci fosse un altro modo. Per Guy e forse per lui.
Katze probabilmente avrebbe capito dove si trovava e avrebbe compreso che
anche Guy era coinvolto. Quindi da un momento all'altro Iason avrebbe messo
piede lì.
Solo perché quel giorno nulla era accaduto non significava che il giorno
seguente sarebbe finita allo stesso modo.
Anche se a Iason potevano sfuggire alcune cose, Katze riusciva a cogliere
qualunque cosa attraversasse la mente di Riki.
Cosa accadrà se Iason... saprà tutto? Il solo pensiero gli procurava
un'emicrania. La sua mente era una spirale di paura e delirio.
Non riusciva a smettere di pensare a Guy e agli altri.
Ma forse non era troppo tardi.
Ed ora?
No, era anche troppo tardi. La realtà era chiaramente innegabile.
Riki abbassò lo sguardo e notò che il Pet Ring non c'era più. Il suo pene era stato
chirurgicamente rimosso.
Forse era l'effetto delle droghe. Non riusciva a distinguere la realtà dall'illusione
e i suoi pensieri turbinavano follemente. Non riusciva a smettere di pensare, la
sua mente era invasa anche da cose inutili.
Non poteva più portare indietro le lancette dell'orologio, altrimenti non gli
sarebbe rimasto più alcuna ragione di vita.
Sul tavolo, Riki notò un foglio digitale con un messaggio da parte di Guy. Andrò
a Dana-Burn quindi potrei tornare tardi. Prendi le medicine. Era datato a tre ore
prima.
Riki sospirò.
Svuotò una bottiglia d’acqua minerale, poi raggiunse uno stivale accanto al suo
materasso.
Ed ora? Riki fece una pausa, esitando. Finalmente, fece scivolare il tallone,
rivelando un pulsante nascosto. Era un traspositore d'emergenza ad una
lunghezza d'onda recepibile da Katze sia da Ceres sia da Midas.
Si fermò di nuovo per un breve istante prima di schiacciare l'interruttore.
Il trasponditore pulsò debolmente.



Midas. Area 8, Sasan.
Katze si trovava nel suo ufficio, agitando risme di dati sul display olografico
come era solito fare.
Poi, un numero di ID pulsò di rosso ai margini della sua vista. Un segnale di
difficoltà? Katze conosceva quel numero.
Riki?
S'alzò subito, spaventato.
Mise in secondo piano il suo lavoro e avviò una mappa di Midas. Una completa,
con tutte le Aree inclusa Ceres, che era marchiata con codici di colore diverso. Il
segnale di difficoltà proveniva da lì, ma non c'era nulla in quella posizione.
Katze controllò i dati di telemetria e constatò che non c'era il segno di alcuna
abitazione. E' nel Green Belt?
Osservò la mappa con sconcerto.
Con un gesto della mano, disattivò lo schermo olografico e corse fuori dalla
stanza.



Green Belt. Nascondiglio di Guy.
Era a tre piani nel sottosuolo.
Riki aveva udito la porta suonare, avvertendo di un'intrusione. Il lamento cessò e
la porta scivolando, si aprì.
Dall'altro lato non apparve nessuno.
Altrettanto rapidamente, Katze entrò nella stanza recando con sé una pistola
laser. Riki, seduto sull'unica sedia messagli a disposizione, incontrò i suoi occhi.
Confermando che la stanza era libera da pericoli, Katze depose la pistola laser
nel suo cappotto e camminò rapidamente verso Riki.
"Idiota!" Gli gridò contro. Intimorito da quella voce, Riki spalancò gli occhi.
"Non hai idea di quanti problemi hai causato!"
Riki non aveva parole per rispondere.
"Chi c'è dietro tutto questo? Guy?" Se aveva pronunciato quel nome, allora
Katze doveva già sapere tutto. "Non ti eri già preso cura di tutto?"
"E' per questo che ti ho chiamato."
"Dopo dieci giorni?"
Le brutali parole di Katze punsero Riki.
Non gli era stato possibile trovare un'apertura per contattarlo, anche se avrebbe
voluto, ma non poteva fare altro che starsene in silenzio.
"Non so come abbia fatto Guy a rinchiuderti qui, ma è una cosa da dilettanti. E
tu ovviamente lo sai."
Riki rispose. "Quando qualcuno come Guy si mette in testa qualcosa, non è
facile capire quanto andrà oltre. Avrei dovuto ragionare su tutto questo?"
Qualunque cosa dicesse, Katze l'avrebbe comunque rimproverato. Gli bastava
alzare la voce per sentirsi esausto. Ma non c'erano vie di mezzo. "Come sta
Iason?" Chiese Riki. Era ciò che voleva sapere più di tutto.
"Perché non lo verifichi tu stesso?" Rispose freddamente Katze.
"Perché non posso guardarlo negli occhi." Quella verità feriva Riki più di
qualunque altra cosa.
Katze afferrò impazientemente la giacca di Riki e gli e la lanciò. "Sbrigati."
"Io non posso... tornare."
"Sta zitto e vestiti."
"Non posso tornare, Katze."
Katze s'infuriò con Riki. "Mi stai prendendo in giro? E' questo che vuoi? La tua
testa è piena di nient'altro oltre Guy?" Batté le sue mani sul tavolo.
Il mondo di Riki si capovolse.
Era il solo a poter districare i fili. Iason aveva lasciato che Riki andasse da Guy
per un anno e mezzo dopo essere scappato da Eos perché un problema non
doveva mai essere sorvolato. Katze sapeva che tutto dipendeva da Riki. Ogni
cosa.
Ma vederlo esitare, intrappolato dai suoi ricordi di Guy, lo faceva infuriare.
Iason aveva messo in gioco la sua immortalità, la sua intera esistenza era a
rischio perché si preoccupava per un bastardo; era un dato di fatto che faceva
infuriare Katze. Si sentiva bruciare dalla rabbia. Riki e Guy avessero messo a
rischio la vita di Iason.
Il Blondy aveva il controllo della vita e della morte di Riki, ma Riki era stato in
grado di cambiare Iason. Tuttavia, Guy non era parte dell'equazione. Che lui, un
estraneo, avesse interferito tra il Padrone e Animale era imperdonabile agli occhi
di Katze.
"No, Katze. Tu non capisci." Riki depose una mano sul suo inguine. "Sono stato
castrato."
Gli occhi di Katze si assottigliarono. Per un secondo, la comprensione gli sfuggì.
"Sono come te ora."
Il significato di quelle parole lo colpì profondamente.
"Il mio Pet Ring è stato rimosso."
Solo Iason avrebbe potuto rimuoverlo, o almeno era ciò che Riki pensava. Era
quella la ragione per cui non poteva scappare, e quindi gli era rimasto legato
attraverso il Pet Ring.
Ma Guy... la sua risposta era stata quella di recidergli il membro. Era qualcosa
che Riki non aveva mai preso in considerazione.
"Finalmente ci sei arrivato."
Katze aveva pensato che Riki fosse pieno di inutile commiserazione nei
confronti di Guy, e a causa della sua rabbia non aveva preso in considerazione
che... potesse essere accaduta una cosa simile. Dannazione. Katze era furioso.
Era tutto al di là di ogni comprensione. "Che stupido." Sbottò, senza mascherare
l'odio nelle sue parole. Gli era ben chiaro ormai che Guy fosse molto più di un
semplice fastidio.
"Sono stato io a portarlo a questo." Rispose Riki.
No. Era ciò che Katze pensava, ma niente avrebbe reso Riki quello di prima.
"Non ho pensato ad altro che a respingerlo. Non solo perché sei stato tu a
dirmelo, ma perché pensavo fosse il solo modo per mettere in chiaro le cose.
Pensavo di riuscirci, e questo è stato l'esito."
Katze evitò i suoi occhi.
"Ma forse è la cosa migliore. Ora sarò finalmente libero da Iason, no?"
No. Hai capito che non è così, urlò Katze dall'interno. L'ossessione di Iason nei
suoi confronti non sarebbe sicuramente cessata solo perché era stato castrato.
Riki sottovalutava il tipo di presenza che lui rappresentava nella mente del
Blondy.
L'unico interessato a quelle cose era Riki. Per un bastardo, essere un uomo
completo era parte del meccanismo di sopravvivenza. La castrazione era pari alla
morte. Nei bassifondi rappresentava l'insulto finale, le peggiori forme di vendetta
erano la frantumazione dei testicoli o la rimozione del membro. Era un segno di
sconfitta, la perdita della virilità.
Ma era il legame che teneva Iason e Riki insieme. Quando Iason l'avrebbe
saputo, la sua rabbia sarebbe stata monumentale. Riki non aveva compreso che il
Pet Ring era solo un simbolo; Iason non avrebbe mai perdonato la sua
castrazione. Katze lo sapeva.
"Ci ho pensato. Perché Iason ha scelto me quando poteva avere qualunque altro
animale? Perché io?"
Era la domanda che tutti si ponevano.
Perché?
Per un Blondy di Tanagura un animale era uno status symbol, un riflesso dei suoi
gusti raffinati e del suo prestigio. Era stata inconcepibile la scelta di un bastardo.
Era come rifiutare la soggezione e il potere che derivavano dall'essenza di un
Blondy. Cosa ha reso Iason tanto incosciente? Se Katze non avesse osservato
Riki e il suo potenziale tanto da vicino, non l'avrebbe mai capito. Non da
estraneo.
"Quando ero a Eos pensavo che non avrei mai ceduto, che non mi sarei mai
arreso. Anche durante i miei primi tre anni. Per tutti loro ero un bastardo, ma era
quello il mio orgoglio."
Orgoglio. Il tipo di orgoglio che si fortifica quando resiste ad un'autorità. Doveva
essere stata una novità trovarsi faccia a faccia con qualcuno tanto orgoglioso da
resistere alla volontà di un Blondy. Solo un bastardo avrebbe potuto possederlo.
"Ma da quando sono venuto ad Arathia... ho pensato che sarebbe stato inutile
continuare ad aggrapparmi a questo. E quando sono con Iason, la mia testa
comincia a roteare e non riesco a fermarla."
Katze alla fine aveva capito. Iason non era il solo ad essere cambiato, era
accaduto lo stesso anche a Riki. "Quindi lo ami," pronunciò quelle parole con
naturalezza.
Riki abbassò lo sguardo. "Non lo so. Non so se lo odio o no, o se c'è
qualcos'altro."
Quel lato di Riki... quella dichiarazione era qualcosa di nuovo per Katze.
"Avevo paura della risposta. Divertente, no? Puoi ridere di me se vuoi."
Non era divertente. Per niente.
Quello era il lato di Riki che Iason... O Guy... non conoscevano. Poteva essere la
prima dichiarazione onesta che avesse mai fatto in vita sua.
O forse si trattava del tipo di codardia che solo una situazione come quella
poteva generare in un uomo.
"Iason odia gli animali che lo seguono ovunque, giusto?"
Katze lo sapeva. Quando era stato il mobile di Iason, per quanto un animale
cercasse di compiacerlo, niente aveva effetto. Non ci era riuscito neanche il
miglior purosangue dell'Accademia vinto ad un'asta. Per lui, un animale era solo
un decoro, nient'altro. Finché non avesse intralciato la sua vista, sarebbe stato
contento. Era quella la ragione per cui Katze trovava inconcepibile l'ossessione
di Iason per Riki.
"Quindi tutto ciò che devo fare è non tornare mai più. Se non ho il Pet Ring...
allora non posso affrontare Iason, ma posso almeno fare questo."
Era una cosa impossibile.
Le differenze tra un Blondy di Tanagura e un bastardo di Ceres erano infinite.
Che Riki avesse resistito ad un Blondy aveva dell'incredibile. Solo un bastardo
eccezionalmente spericolato poteva guardare Iason negli occhi e sfidarlo.
Ma forse... Katze scrollò quei pensieri dalla sua testa. C'erano altre cose da
considerare, la castrazione ad esempio.
Ciò che Guy aveva fatto era sputare sul legame tra Padrone e Animale. Anche se
Riki poteva perdonarlo, Iason non avrebbe fatto lo stesso. Molto probabilmente
Guy sarebbe morto.
"Dov'è quel fottuto idiota?" Chiese Katze.
"A Dana-Burn."
Katze osservò Riki con stupore. "Intendi quel bunker sotterraneo risalente all'era
dell'indipendenza'"
Riki annuì. "Ero rinchiuso in una stanza schermata contro i segnali."
Non c'era da sorprendersi. Dana-Burn era stato costruito dalla tecnologia
militare, non da Tanagura. "Non mi sorprende che non siamo riusciti a trovarti
rintracciando il Pet Ring."
Dana-Burn aveva una reputazione tale da essere evitato anche dai bastardi. Era
al di là di ogni ragione pensare che si trovassero lì. Ma ciò aveva fatto pensare a
Katze: Guy come pensa di usare quel luogo e dove ha trovato la mappa?
Non importa. C'erano cose più importanti cui pensare in quel momento. "Perché
Guy è tornato lì?"
"Per fare qualcosa."
"Qualcosa d'importante?" L'innocente domanda di Katze scosse Riki.
La notte precedente, Guy aveva continuato ad osservare nel suo collegamento
dati, pensando e pianificando qualcosa. Dopo il loro confronto a Dana-Burn,
avevano smesso di parlare.
Guy era impegnato nel fare qualcosa da solo a Dana-Burn.
"E cosa farai ora?" Chiese Katze.
"Non lo so."
Katze inarcò un sopracciglio. "Allora perché mi hai contattato?"
"Io... probabilmente perché voglio che tu fermi Guy. Perché qualunque cosa io
dica, non potrà più raggiungerlo."
Katze sospirò. Fermare qualcuno dal suo intento suicida gli sembrava un po'
troppo. Non poteva fermare più niente ormai.
Ho trovato qualcosa d'insolito a Midas. Capelli e occhi neri, un bastardo
combattivo. Comincia a domarlo.

Quelle parole di Iason erano state l'inizio di tutto.
Non era più possibile tornare indietro.
Katze aveva bisogno di porre fine a quella situazione. Era quello il suo ruolo.
"Allora lo fermerò prima che le cose possano peggiorare. Parleremo dopo del
resto."
Afferrando Katze per una spalla, Riki si alzò lentamente in piedi.



Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.
Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.

Capitolo 15

L'auto d'aria con Riki e Katze era diretta a Dana-Burn a tutta velocità.
Da dove Katze l’avesse presa, era qualcosa su cui sarebbe stato meglio non
indagare. Lui era Scarface dopotutto, era connesso al Mercato e a Eos.
"Dove si trova?" Chiese Katze.
"A Ovest."
Davanti a Katze si estendeva una foresta in rovina e degli edifici abbandonati, in
attesa dello sbriciolamento.
Senza ricordare com'era finito lì, essendo stato drogato per tutto il tempo, Riki
poteva solo fare affidamento su un frammento di memoria, ritornando sui suoi
passi. "Laggiù. Quel magazzino." Riki cercò di indicarglielo.
Katze arrestò l'auto d'aria davanti ad un’entrata solitaria.
"Aspetta qui." Disse Riki.
"Va tutto bene?"
"Non voglio che lui reagisca vedendoti. Andrò da solo."
"No, ti sto chiedendo delle tue condizioni." Riki sembrava pallido. "Andrà tutto
bene." Gli rispose, sforzandosi di sorridere. Katze non si chiese se si trattava solo
di spavalderia. Aveva ragione; se fossero entrati entrambi, senza alcun dubbio
Guy avrebbe avuto una reazione ostile. Ricordava sicuramente che Katze era
colui che aveva portato via Kirie da Ceres.
"Non fare niente di stupido." Katze parlò con tono preoccupato. Ora avevano
qualcosa in comune, a entrambi era stata estirpata la virilità.
"Dovrei andare ora." Riki distolse lo sguardo e uscì dall'auto d'aria.
Attraversare l’entrata e scendere lungo il pendio. Ora ricordava. Guy aveva
usato un trolley per superare la pendenza. Era ancora lì, quindi si trovava ancora
in quel posto?
Ma all'esterno non c'era alcun segno della sua moto jet. E' da qualche altra
parte? Rifletté Riki.
Svoltò a destra e le luci si accesero in sequenza, rilevando i suoi passi.
Uno. Due. Tre. Quattro.
E' qui da qualche parte.
La mappa di Katze mostrava un ascensore d'emergenza nelle vicinanze.
L'interruttore non era immediatamente visibile.
Su quel piano, c'era un oggetto circolare. Riki lo fece scorrere su un lato e delle
porte incassate nella parete si aprirono. Lì.
Non aveva voluto dirlo a Katze, ma in verità riusciva appena a stare in piedi.
Tutto ciò che voleva fare al momento era sapere dove fosse stato tenuto
prigioniero negli ultimi dieci giorni.
Nel sottosuolo. Terzo livello. L'ascensore si fermò.
Le luci arancioni nel corridoio illuminarono il passaggio. L'aria fresca lo artigliò.
Il soffitto, le pareti e l'intero piano sembravano stessero per crollargli addosso. Si
sentiva osservato.
Di cosa ho paura? Riki digrignò i denti e camminò in avanti. Mentre si muoveva
lungo il passaggio, le flebili luci alle sue spalle si spensero, una per una.
Dritto, poi... all'incrocio svoltare a destra.
Guardava la disposizione con gli occhi della sua mente. Era un'abilità che l'aveva
tenuto in vita durante le gare con le moto jet nei bassifondi, aveva sempre
trovato un modo per raggiungere qualunque luogo, o per venirne fuori. Era ciò
che aveva fatto a Eos durante il mese di punizione in cui aveva passeggiato in
giro al guinzaglio. Ricordata la posizione esatta di qualunque cosa.
Ora che si trovava a Dana-Burn quella sua abilità era stata utile.
Mentre superava l'incrocio, dopo un solo passo udì le urla di Guy. "Guy?"
Avevano trillato alle sue orecchie. Ora era certo che si trovasse lì.
Perché?
Cosa?
Il sangue di Riki raggelò.
Non poteva sapere cosa stesse accadendo. Corse in direzione del suono.
Dov'è? I dubbi e l'apprensione lo artigliarono. Si fermò; i suoi polmoni lottavano
per respirare, le gambe tremavano, gli intestini si attorcigliavano. Il suo inguine
fu colpito da un dolore acuto. Le labbra gli tremavano mente le forze lo stavano
abbandonando.
Dannazione. Dannazione! Dannazione!
Riki pianse per la frustrazione. La porta era a pochi metri di distanza. Cadde
contro la parete.
Poi il suono di un'esplosione avvolse la stanza al di là della porta. L'onda d'urto
si abbatté contro di lui.
Cos'è?
Il tremore scosse il corridoio e il ruggito dell'esplosione rimbalzò lungo i
passaggi.
Il cuore di Riki si congelò.
"Guy! Guy!"
Poi cominciò a battere dei colpi contro la porta.



Una voce era udibile dall'esterno.
"... Riki?"
"Guy! Rispondimi!"
La voce era smorzata, ma era inconfondibilmente quella di Riki. Iason si voltò
verso la porta. Era chiusa e il codice non era stato disabilitato. Doveva esserci
una leva d'emergenza. Probabilmente l'intento di Guy era quello di intrappolare
lì Iason e ucciderlo. E anche Riki?
Iason guardò Guy.
No, doveva essere accaduto qualcosa di inaspettato. Ciò significava che quella
parte era totalmente fuori dai piani.
Iason afferrò la leva d'emergenza e la tirò con tutte le sue forze.



Riki continuò a battere dei colpi contro la porta. "Guy! Guy!"
Uno straziante lamento metallico giunse dalla porta che lentamente si aprì.
Rimase immobile, senza parole. Dall'altro lato della porta c'era Iason.
Fissò quello sguardo duro e provò paura. Una viscerale e martellante paura.
Quando Iason gli afferrò il braccio si ritrasse e chiuse gli occhi.
Non accadde nulla. Tutto ciò che riuscì a sentire fu l'accelerare del suo battito
cardiaco.
Poi aprì lentamente gli occhi.
Cosa?
Le fondamenta dell'edificio continuavano a crollare. Le pareti e il soffitto si
stavano lentamente curvando. Dietro Iason c'era... Guy.
"Guy?"
Riki cercò di fare un passo avanti, ma Iason lo bloccò, stringendolo tra le sue
braccia.
Riki gemette. "No. Perché? Perché?! Mi avevi detto che non l'avresti toccato!"
La voce di Iason era fredda. "Ha avuto ciò che meritava. Ha cercato di porre fine
alla mia vita insieme alla sua portando dell'esplosivo in questa struttura. Il
suicidio è stato una sua scelta."
Riki era a corto di parole.
Esplosivo?
Suicidio?
Chi?
Guy?
Non era possibile.
Ma...
Ma...
Uccidere Iason? Perché?



Erano solo menzogne.
Non c'era più un Pet Ring che legava Riki a Iason. Lui doveva esserne felice. Far
esplodere Dana-Burn per uccidere Iason non aveva alcun senso.
Tutto questo non ha senso.
Guy non può... deve esserci qualche errore.
I pensieri di Riki si tramutarono in panico.
"Riki, dobbiamo andare. Non c'è tempo da perdere." Afferrandolo fermamente
per un braccio, Iason fece un passo avanti.
Riki lottò contro il suo abbraccio e riuscì a liberarsi. "Tu vai. Io resterò qui."
Le labbra di Iason tremarono. Solo una volta. Poi afferrò di nuovo il braccio di
Riki.
"Lasciami andare! Dannazione!" Riki continuò a lottare e a gridare. Prese a calci
Iason, gli morse un braccio e lo graffiò. Ma sapendo che sarebbe stato tutto
inutile, si strinse a lui. "Io... sono io quello che l’ha sedotto. Lui non mi voleva.
E' stata colpa mia."
Il suono dell'edificio che si ripiegava e crepava non raggiunse le orecchie di
Riki. "Lui non è morto, giusto? Per favore, aiutalo!" Pregò Iason. "Farò
qualunque cosa, ma non lasciarlo qui!"
La voce di Iason era d'acciaio. "E' davvero così importante per te?" Non c'era il
minimo accenno d'ironia in quella domanda. Era mortalmente serio.
"Non parlare in quel modo!" Gridò Riki. "Siamo stati noi a trascinarlo in questa
situazione, Iason. Tu ed io!" Era innegabile. "Per te può essere solo un bastardo,
ma per me lui è la mia famiglia. Siamo cresciuti insieme al Guardian. Se lo
lasciassi qui, sarei una nullità. Non potrei più vivere per il rimorso."
Quelle parole provenivano dal suo cuore.
Al Guardian, dai sei ai tredici anni, aveva avuto una famiglia del suo stesso
gruppo d'età. L’appartenenza a un diverso lignaggio genetico non era importante.
Erano in otto, e rappresentavano la sola famiglia che Riki avrebbe mai voluto.
Ma il destino era stato crudele. Su quattro maschi, solo Riki era sopravvissuto.
Le quattro femmine erano state sequestrate nei programmi di allevamento, e non
le aveva mai più riviste.
Riki era rimasto solo, poi Guy era entrato nella sua vita.
Guy era molto più di un amante, lui era la ragione di vita di Riki a Ceres. Non
poteva abbandonarlo. Ciò che gli aveva fatto... era qualcos'altro.
Iason guardò Riki con uno sguardo duro.
Poi annuì.
"Va avanti."
"Io..."
"Non puoi farlo tu. Vai. Ora."
Riki camminò lentamente lungo il passaggio, fermandosi di tanto in tanto. Non
dubitava di Iason, ma non poteva caricare quel peso solo sulle sue spalle.
I tremori s'incrementarono.
Tutto ciò che Riki poteva fare era aspettare.
Poi Iason apparve, reggendo Guy sulla spalla come un sacco. "E' ancora vivo. A
quanto pare i bastardi sono resistenti."
Camminarono in avanti, il terreno sotto i loro piedi continuava a scuotersi. Riki
provò a mantenere il passo e a distanza fu udibile il suono di un'altra esplosione.
Appoggiò la mano contro la parete.
Iason gli rivolse uno sguardo.
Riki gli sorrise debolmente. Andrà tutto bene, continua ad andare avanti.
Iason s'incamminò di nuovo. Il volto di Riki era contorto dal dolore. A ogni paio
di metri si accasciava contro la parete, cercando di riprendere fiato.
L'ascensore era fuori uso, quindi restava solo una salita per superare quelle
esplosioni.
Riki si chiese se ce l'avrebbe fatta, ma doveva provarci. Katze lo stava
aspettando da qualche parte là fuori. Poteva sperare. Tutto ciò che devo fare è
non arrendermi. Si asciugò il sudore dal viso e proseguì.
Un rombo assordante riempì il passaggio e sbatté Riki sul pavimento. Assalito
dal dolore, alzò gli occhi per la paura.
Le pareti stavano cominciando a crepare, poi anche il soffitto. Dei frammenti
fatiscenti stavano venendo giù. I clacson suonavano lungo i passaggi. La polvere
e i suoni assillavano i suoi sensi.
"Riki!" Una mano colpì la sua guancia, riportandolo alla realtà.
Iason.
Riki non ebbe il tempo di pensare a Guy. Si strinse a Iason e il mondo si deformò
intorno a lui.
La pendenza era lì davanti a loro. L'esplosione continuava a deformare tutto. Le
travi di sostegno stridettero e si contorsero verso il basso.
No.
Quel pensiero attraversò per un momento la sua mente, prima di sentirsi
scagliato per aria - no, era stato spinto via.
Un tonfo, e poi una sferzata di dolore attraversò il suo corpo.
Il suo mondo divenne bianco.



Riki era stato scosso affinché si svegliasse, il suo corpo era avvolto dal dolore.
Sentiva i bulbi oculari in fiamme. Il mondo era una foschia di rossi.
Udì la voce calma di Iason. "Riki. Rispondi."
"Si, sono qui." Faticò a rialzarsi. Il passaggio era crollato.
"Puoi muoverti?"
"Si." Riki era riuscito a rimettersi in piedi. "Andiamo, Iason. Non ha senso
restare ancora qui." Delle piccole scosse di assestamento continuavano a farsi
sentire. Iason era ancora seduto contro la parete, immobile.
"Cosa stai facendo, Iason? Andiamo, non possiamo..."
Quelle parole s'incastrarono nella gola di Riki.
Non era Iason a non voler alzarsi.
Non poteva.
"Ti stai prendendo gioco di me."
La gamba destra di Iason era stata ritorta fino alla caviglia; la sinistra era stata
mozzata fino alla coscia. Delle ossa metalliche lasciavano esposto un bagliore
lucido, mentre del sangue blu fluiva dalle ferite.
Riki non riusciva a parlare. Iason l'aveva protetto e quello era il risultato. Le sue
labbra tremarono.
Iason parlò tranquillamente. "Guy è in cima al pendio." La voce era quella di un
Blondy. Priva di paura o diniego.
I loro occhi s'incontrarono.
Iason parlò. "Vai. Non c'è più tempo."
Riki sapeva che Iason non si aspettava nulla.
Ma...
No.
Non poteva.
Il tempo scorreva implacabile.
Riki era riuscito a rimettersi in piedi con la sola forza della sua volontà.
Trascinare due persone era fuori questione, forse ce l'avrebbe fatta con una. E se
doveva scegliere, avrebbe salvato Guy. E Iason lo sapeva.
"Vai."
Riki si morse il labbro inferiore e riprese a camminare, trascinandosi lungo il
pendio.
Percepiva su di sé lo sguardo di Iason ma non si voltò indietro. Se l'avesse fatto,
non sarebbe riuscito ad andare avanti. Lo sapeva.
Come Iason gli aveva detto, Guy era in cima al pendio. Come una bambola di
pezza, era rimasto immobile. Era pesante. Sollevarlo bastò a smorzare il respiro
di Riki.
Trascinandoselo dietro, cominciò a camminare in avanti. Le sue articolazioni
gridavano per l’agonia.
Ma non aveva tempo per provare dolore.



Riki continuò a muoversi in avanti. Che Guy fosse vivo o morto, non ebbe il
tempo per controllare e quel pensiero non attraversò mai la sua mente. La sola
cosa importante era portarlo fuori di lì.
Un passo, poi un altro.
Il tempo era confuso e cessò di avere alcun significato.
Il volto di Katze entrò nel suo campo visivo. Gli gridò qualcosa, ma Riki non
riuscì a sentire...
Poi la mano di Katze colpì il suo viso. Delle stelle esplosero davanti ai suoi
occhi. "Riki! Riki!" La voce di Katze esplose con chiarezza.
La forza abbandonò le gambe di Riki.
"Riki! Alzati. Cos'era quell'esplosione?"
"Prendi... prendi Guy."
"Va tutto bene. Resta qui. Non andare oltre."
"Non posso... ho bisogno... di fare qualcosa."
"Lo farai più tardi."
"Se... Guy può essere... salvato... cambia... il suo viso... cancella la sua
memoria."
"Cosa stai dicendo? Dammi la mano."
"Iason... è ancora lì."
Katze si fermò. "Cosa?" Afferrò Riki per la maglia.
"Guy... voleva... far esplodere questo posto... con lui e Iason."
Katze impallidì.
"Iason... mi ha salvato... ma non potevo... sollevarlo."
"Quindi l'hai lasciato indietro?" La voce di Katze era bassa e carica di una rabbia
soppressa.
"Tornerò... indietro. Non... lascerò... che muoia... da solo."
Katze prese un profondo respiro. "Sei serio?"
Riki annuì. "Iason avrebbe potuto... scappare... da solo. Ma lui... ha salvato Guy
e me... e questo mi basta per tornare da lui."
Era stato il primo e ultimo atto di compassione di Iason.
"Vattene... o sarai coinvolto anche tu... in tutto questo."
Discutere sarebbe stata una perdita di tempo. Katze afferrò il suo portasigarette
dal taschino e lo porse a Riki. "Black Moons."
Un potente narcotico che aveva la reputazione di essere usato per il suicidio.
Riki sapeva che Katze fosse un fumatore accanito ma non aveva idea che le
portasse anche quelle con sé. Era l'ultimo favore da parte sua.
"Sarà indolore."
Ah.
Riki gli rivolse un lieve sorriso e annuì.
Katze prese Guy sulla spalla e camminò verso l'auto d'aria. Non rivolse un
singolo sguardo alle sue spalle. Era il tipico atteggiamento di Katze.
Riki guardò l'auto d'aria ascendere verso il cielo e imboccare la strada
all’indietro.
Non gli restava più niente ora. In qualche modo, si sentiva più leggero.



Iason era seduto nell'oscurità.
La preoccupazione non aveva deformato le sue funzionalità né la sua eterea
bellezza.
Quando Riki comparve nella sua visuale, lo fissò con un silenzio attonito.
"Riki?"
Non c'era nient'altro da dire. Riki notò l'espressione di stupore sul volto di Iason
e rise. "Hey, non farmi arrossire."
Iason non gli aveva chiesto la ragione, continuava solo a guardarlo con uno
sguardo incredulo.
"Ti stavi annoiando... giusto? Sono qui per tenerti compagnia." Si sedette
accanto a lui. La parete era inarcata, ma cercò di non pensarci. "Se parlo troppo,
dimmelo pure. Posso anche restare in silenzio." Riki non era mai stato tanto
sfacciato con Iason, che continuava a fissarlo con muto stupore.
L'aria era carica di un silenzio gentile.
Ora era tutto chiaro.
Era la verità di tutto.
Le fondamenta continuavano a crepare e inarcarsi. Non c'era più molto tempo.
Riki estrasse due sigarette dal cofanetto. Le Black Moons avevano un filtro di
colore diverso. "Ne vuoi una?"
Iason non gli chiese da dove provenissero.
"Sarà la nostra ultima sigaretta. Almeno non è un modo squallido di andarsene."
Iason ne prese una tra le labbra mentre Riki la accendeva.
La fiamma prese vita.
Un fruscio di fumo si librò nell’aria.
Riki ne prese un'altra tra le sue labbra e la accese da quella di Iason.
Sarebbe stato il loro ultimo e profondo bacio.



La inalarono in silenzio. Il fumo amaro fluì dentro di loro, acquisendo un gusto
più dolce.
Esplosioni e tremori scuotevano il mondo che li circondava.
Iason prese Riki tra le braccia, era tutto inespresso tra loro. Riki sorrise
gentilmente, appoggiò la testa contro il petto di Iason e chiuse gli occhi.



La luce morente del sole tremolava all'orizzonte.
E con un ruggito di sfida, Dana-Burn crollò.


Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.
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Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.

Capitolo 16

Quello stesso giorno tutti a Ceres camminavano per le strade con sconcerto.
L'esplosione aveva scosso tutta Midas, era come se il mondo fosse giunto alla
sua fine.
Mentre Midas ammirava compiaciuta la distruzione di Ceres, essendo vicina
all'epicentro, anche Her Bay era in rovina.
Tenere lontani i turisti dall’Area 7 aveva tenuto basso il numero di vittime. Ogni
Area di Midas aveva attivato scudi che evitavano danni al resto della città.
Le luci nel Quartiere dei piaceri splendevano alte ma opache.



Una chiamata prioritaria giunse a Katze trenta minuti dopo aver consegnato Guy
alle mani della nano chirurgia. La sua espressione era truce, ma non aveva il
tempo per pensare pur non essendo preparato a quella situazione. Tuttavia, non
aveva altra scelta che rispondere alla chiamata.
Gli uomini che lavoravano per lui erano nervosi e incerti. Li capiva. Dana-Burn
era crollato; e con esso parte del loro mondo.
Katze entrò in una stanza sicura e aprì il canale olografico.
Il fiero contegno di Raoul irradiò l'intera stanza. Katze si sentì rabbrividire dalla
paura ed ebbe la sensazione di aver perso qualche anno di vita. Raoul andò dritto
al punto. "Non riesco a trovare Iason. Dov'è?"
"Mio lord, non abbiamo ricevuto istruzioni da lui." Katze rispose con un volto
serio.
"Nessun accenno alla sua destinazione?"
"No, lord Raoul." E in effetti, era la verità.
Questo è un affare privato. Stanne fuori.
Sfidare Iason era impossibile per Katze. Se non fosse stato così, si sarebbe
diretto subito dai Bison per interrogarli dopo la scomparsa di Riki.
Ma era stato meglio non averlo fatto, altrimenti non avrebbe retto
all'interrogatorio di Raoul.
"Allora sappi che il tuo padrone è andato a Her Bay."
"Cosa?" Katze spalancò gli occhi per lo stupore. Non si trattava di una recita; era
stato un atto genuino.
Una copertura?
Raoul continuò. "14:12, partenza da Rivas. 14:42, arrivo a Her Bay. E' il lasso di
tempo in cui siamo stati collegati. Ha usato la rete Kazara." La rete Kazara era
conosciuta solo da poche persone. Raoul era consapevole che come
rappresentante di Iason collegato a tutti i problemi di Ceres, Katze la conosceva.
Quindi ha usato la rete Kazara.
Raoul ruppe il silenzio. "Allora, che attività commerciale doveva svolgere Iason
a Her Bay?"
"Mio lord, non me ne ha parlato."
La voce di Raoul s'incrinò come una frusta. "Smettila di mentire. I suoi
movimenti in pubblico ci sono noti. Ma quelli in privati sono di tua
competenza."
Cosa?
"Iason ha una grande stima di te, hai la sua fiducia."
Katze era a corto di parole, sentì uno strappo allo stomaco.
Le parole di Raoul continuarono a sferzarlo. "Non accetterò un tuo rifiuto.
Questo è un problema critico. Hai già capito in che stato riversa Her Bay. Se
continui a mentirmi, subirai il mio interrogatorio chimico e ridurrò a brandelli la
tua mente finché non scoverò la verità."
Katze impallidì, sapeva che non si trattava solo di una semplice minaccia. Raoul
l'avrebbe fatto davvero e senza esitazione. Anche tra i Blondies, era risaputo che
fosse il più spietato.
"Voglio sapere perché Iason si è diretto a Her Bay e dove si trova. Ora." Lo
sguardo di Raoul dal display olografico recava la promessa di un'illimitata
sofferenza. Katze sapeva di non poter mentire. Nessun trucco avrebbe
funzionato.
Il tono di voce di Raoul si abbassò. "Non dirmi che è coinvolto con l'esplosione
di Dana-Burn."
Katze lo guardò, spaventato.
Raoul divenne silenzioso per un momento. Poi i suoi occhi bruciarono con una
rinnovata intensità. "Dimmi tutto. Ora."
Quell'ordine infuse in Katze una profonda paura. Era un'aura diversa da quella di
Iason, che possedeva una voce glaciale. Quella di Raoul era più simile alle
fiamme dell'inferno. Katze si sentì risucchiare. Così decise di rivelare la verità,
senza congetture o opinioni personali.
Raccontò a Raoul della cronologia degli eventi degli ultimi dieci giorni. Dalla
scomparsa di Riki all'esplosione di Dana-Burn. Omettendo che Guy fosse ancora
vivo.
Il volto di Raoul s'indurì in una maschera.
Nel mondo conosciuto, non esisteva uno scienziato migliore di Raoul, nessuno
che manovrasse meglio di lui la nano chirurgia. Ma conosceva bene i limiti
dell'immortalità che i Blondies avevano ereditato da Jupiter.
Che Guy avesse rischiato tutto per liberare Riki e uccidere Iason, distruggendo
Dana-Burn era credibile. Ma che Iason avesse protetto Riki, un bastardo - un
animale- e fosse morto, era impensabile.
Raoul... non aggiunse una sola parola per interrompere Katze.
Katze tremò pensando alle conseguenza. Ma era chiaro che quella verità non
sarebbe mai venuta in superficie. Sarebbe stata la richiesta di Tanagura.
Proteggere l'eredità e il nome di Iason Mink.
Senza alcun dubbio sarebbe stato quello il corso delle azioni di Raoul Hamm.
Raoul gli ordinò con voce fiera. "Mantieni il silenzio."
E fu con quelle parole, che il display olografico si oscurò.



Midas. Ore 22:10.
Katze era molto più che esausto quando entrò nei suoi appartamenti.
Le sue gambe tremavano, aveva la coscienza annebbiata. Affondò nella sua
poltrona e raggiunse il portasigarette nel suo taschino.
Ma ricordò di averlo consegnato a Riki.
Si allungò verso il cassetto della scrivania e ne estrasse una scatola, poi tirò fuori
una sigaretta. La accese e la inalò.
La cenere tremolò.
Il fumo salì versò l'alto.
Immutato.
La sua gola cominciò a tremare, delle lacrime discesero dai suoi occhi. Erano
state talmente inaspettate che Katze cercò di ripulirle, ma continuavano a cadere.
Per quanto provasse a contrastarle, non riusciva a smettere di piangere.

Si morse il labbro inferiore. Era stato assalito dalle emozioni e si coprì la bocca
con le mani.
Continuando a piangere.



Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.
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Epilogo

Era come se della nebbia si fosse attaccata ai suoi occhi.


Ci provava quanto più poteva, ma non riusciva a scuoterla dalla sua vista.
Non sapendo come sentirsi, Guy aprì gli occhi ma non vide nulla.
Non sapeva se fosse reale o i suoi occhi andassero alla deriva.
E poi, senza alcun invito, arrivò una goccia.
E poi un'altra. E un'altra.
Dove sono?
La stanza incontaminata era illuminata da una luce soffusa. Non c'era una sola
macchia alle pareti e l'aria era pulita, a differenza di Ceres. Lo scenario gli causò
un profondo disagio.
Il ricordo dello sguardo furioso di Iason afferrò il suo petto. Gli si strinse il
cuore, e un acuto e tagliente dolore discese fino al suo braccio. Guy sapeva che
si trattava solo di un ricordo ma scoppiò in un sudore freddo. Strinse il pugno
destro.
Sono qui. Vivo.
Provò a muovere il braccio sinistro.
Niente.
Si voltò in quella direzione e vide uno spazio vuoto.
Perché?
Guy disperato, accarezzò quella parte del suo corpo con l'altro braccio.
I ricordi erano tornati. La paura, l'odio, il dolore. Guy era stato risoluto, sarebbe
morto con Iason. Ma era ancora vivo. Storpio e con delle fratture.
Poi una risata amara fuoriuscì dalle sue labbra.



Era il giorno seguente.
Katze entrò nella stanza senza preavviso.
Guy all'inizio gli rivolse uno sguardo. Scarface. Il Broker si sedette.
La sola volta in cui si erano incontrati da vicino era stato quando Katze era
andato a raccogliere Kirie nei bassifondi. La cicatrice sul suo volto stonava con
l'inorganica bellezza delle sue caratteristiche. Era la prima volta che lo vedeva da
così vicino.
Fu Katze a rompere il silenzio. "Penso che tu sappia chi sono."
Guy annuì.
"Non siamo riusciti a salvare il tuo braccio sinistro. La nano chirurgia ha
confermato che la tua volontà di vivere era notevole. Devi possederla davvero,
o..."
Guy scattò. "Andiamo avanti. So cos'ho fatto. Ho ingaggiato una lotta con un
Blondy ed ho perso. Cosa vuoi da me?" C'erano delle domande che
continuavano ad artigliarlo. Cosa ne era stato di Riki? E di Iason?
"Cosa vuoi fare?" Chiese Katze.
"Aspetta... Sei venuto a prendermi, giusto?"
Katze parlò con rabbia. "Ti ho portato qui io stesso da Dana-Burn."
"Cosa?"
"Perché è stato l'ultimo desiderio di Riki."
Guy si prese una pausa. "...ultimo desiderio?"
"Esatto."
Riki?
Come?
E perché?
Guy non capiva.
Katze raccontò a Guy tutta la storia. Di ciò che aveva detto a Raoul e altro. Guy
doveva sapere cosa aveva fatto. Le conseguenze avevano portato Iason e Riki
alla morte. Katze non voleva fungere da esecutore, ma avrebbe fatto da
testimone.
Iason Mink era morto.
Come Guy aveva pianificato, Dana-Burn era stata la sua tomba.
Ma anche quella di Riki.
La storia ufficiale dietro il crollo era quella di un cedimento della struttura. Era il
rapporto diffusosi a Midas e Ceres. Raoul aveva archiviato tutto. A Tanagura,
non c'era stata una sola parola o menzione circa il disastro.
Guy era rimasto congelato per l'incredulità.
"No... No... No."
La voce di Katze fu tagliente. "No cosa? Che Riki abbia scelto Iason a te alla
fine? O che hai distrutto anche Her Bay e ogni essere umano al suo interno?"
Continuò spietatamente. "La perdita del tuo braccio sinistro è appena sufficiente
per quello che hai fatto."
Osservando gli occhi brucianti di Katze, Guy non rispose.
"Riki mi ha detto che se saresti sopravvissuto, avrei dovuto cambiare il tuo volto,
cancellare la tua memoria e lasciarti vivere un'altra vita. Ha cercato di
salvaguardarti fino alla fine. Se hai attraversato tutto questo mettendo la tua vita
in prima linea, allora dovresti vivere."
Guy digrignò i denti.
"La vita non lascia altro che cicatrici, una dopo l'altra. Pensa a come quei due
sono morti. Poi se vuoi che la tua memoria sia cancellata, vieni a cercarmi. Per
quanto riguarda i documenti pubblici sei morto. Quindi il tuo volto dovrà
ricorrere alla nano chirurgia. Sei vivo, quindi devi essere tu a decidere."
La testa di Guy doleva, le sue vene bruciavano.
Ma non aveva lacrime. Come se la parte di lui che sarebbe stata in grado di
piangere fosse stata ridotta per sempre in frantumi.



Dana-Burn.
Guy camminava tra quelle rovine tramutatesi in tomba, da solo.
Era il luogo in cui Riki e Iason riposavano, ma solo in pochi l'avrebbero saputo.
Si fermò a pensare, ricordando le parole di Katze.
Sai cosa significa Ai no Kusabi? È un antico termine; è inteso per qualcosa che
tiene insieme per sempre due entità.
È impossibile vivere senza qualcun altro. Era ciò che Riki voleva dirgli, ma alla
fine aveva affidato Guy a Katze, scegliendo di morire con Iason.
Il Blondy e il bastardo di Ceres. Era come se Iason rappresentasse una scatola
zeppa di segreti, e Riki era la sola chiave per poterla aprire. Erano Padrone e
Animale domestico, e c’era tra loro un tipo di contorta e impari relazione che li
definiva. È probabile che potessero continuare a vivere solo facendo scontrare il
loro orgoglio, uno contro l'altro. Forse era tutto predestinato.
Predestinato.
Per Guy, lo stesso valeva per quando aveva incontrato Riki.
L'ebrezza di conoscerlo. Riki l’aveva sostenuto, gli aveva conferito una ragione
d'esistere. Il loro incontro non era stato una coincidenza. Per Guy era stato
destino.
Ma Katze l'aveva fatta sembrare una menzogna.
Potrà anche distruggere il tuo cuore, ma c'è una forma d'amore che può essere
espressa solo nel modo in cui loro hanno vissuto.
Amore.
Guy stava gustando l'amarezza di quelle parole. Il braccio sinistro che non aveva
più lo faceva divampare dal dolore. Strinse la manica vuota. E le parole di Katze
svanirono.
A noi che siamo rimasti, non resta altro che la condivisione. La sola certezza è
che siamo i soli che possono parlare non solo di come sono morti, ma di come
hanno vissuto.
Vivere. "Oh, io vivrò. Con il mio braccio sinistro o senza. Ho tutto il tempo del
mondo ora."
Riki.
Guy avrebbe mantenuto quel nome nel suo cuore.
In segreto.
Con tutte le emozioni che aveva lasciato nella sua anima.
E poi...
Una raffica di vento giunse in quel momento, spazzolando i suoi lunghi capelli.



Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.
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