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Destino
Capitolo 1
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Il possesso di un animale nella metropoli centrale di Tanagura era regolamentato


nella sua interezza ai sensi della Legge sugli Animali Domestici, implicata
nell'articolo nove:

I. Qualifiche
II. Procedure di registrazione
III. Allevamento dell'animale
IV. Prevenzione dalle malattie
V. Requisiti di allevamento
VI. Garanzia di qualità
VII. Divieti
VIII. Confini disciplinari
IX. Procedure di smaltimento

Le regole erano una serie di norme di disciplina per l'élite, che allevava animali
domestici come una sorta di status symbol; gli aristocratici preferiti da Jupiter
potevano attirare su di sé l’attenzione in base alla loro scelta.
L'oggetto identificato come "animale da compagnia" era più specificamente una
bambola del sesso prodotta in una struttura di allevamento autorizzata, ai fini
della fornitura di giocattoli domestici per i propri clienti. Erano geneticamente
identiche agli esseri umani, ma erano e sarebbero sempre rimaste dei giocattoli
di fabbricazione.
Venivano create per mezzo di tecniche artificiali aliene, con macchine
riproduttive. Come prova della propria origine, ogni corpo aveva un numero di
serie di fabbricazione inciso sulla pianta del piede, e tutti i registri e il
mantenimento spettavano all'impianto di allevamento.
Erano esseri viventi – ma non erano umani.
Di conseguenza, dovevano essere provvisti di un minimo di disciplina di base e
di manutenzione; la loro esistenza non richiedeva ulteriori obblighi.
Era naturale che a ogni animale domestico, identificato dai proprietari
esclusivamente per la serie di numeri di fabbricazione e privo di ogni grado di
dignità umana, fosse negato ogni diritto umano o privilegio. L'unico "rango" che
possedevano era stato loro conferito dal certificato di pedigree, e qualsiasi altro
valore poteva concedere loro il "privilegio" di diventare proprietà di un membro
dell'élite.
Tuttavia, vincolati dalle restrizioni corazzate del sistema delle classi Zein, un
certificato che attestasse come proprietario di un animale domestico un membro
dell'élite, era un accessorio affascinante per il popolo di Midas - il simbolo di un
sogno allettante fuori dalla loro portata. Difficilmente si poteva diventare
l'animale domestico delle classi privilegiate; solo alcuni eletti erano in grado di
superare le selezioni. Gli animali domestici che servivano come status symbol
per l'alta classe - secondo le regole di Tanagura - venivano allevati nella Torre
del Palazzo di Eos, dove godevano di ogni immaginabile lusso. Quelle favole
non mancavano mai d’incantare le masse. Ma di come finissero davvero quelle
fiabe - nessuno trascorreva molto tempo a pensarci.
Il valore totale di un animale domestico di Tanagura era il prodotto di un
semplice calcolo. Se lo status del proprietario era alto, allora lo era anche quello
dell'animale. L'allevamento da cui proveniva veniva quindi messo in secondo
piano. Tra le linee degli animali domestici, la più comune delle domande era per
quanto tempo si sarebbero dovuti inchinare, raschiando e leccando le scarpe dei
membri dell'élite, prima di conquistare il cuore di uno di loro.
I risultati visibili erano la sola cosa che contava: una buona linea di sangue, un
aspetto attraente, e la "purezza."
Erano quelle le qualità indispensabili per ogni animale domestico. Ma l'acquisto
non garantiva il successo di una bambola - doveva esserci quella scintilla
d’individualità. L'obbedienza era un requisito fondamentale, ma dimostrare un
senso d’autostima era una strategia affidabile, poteva portare alla cima quando
c’era in gioco la sopravvivenza del più forte. Era un insegnamento che non
veniva impartito con la formazione.
O meglio, poiché il solo vivere a Eos implicava un rango distintivo, sollevare un
animale domestico degno di tale corona, era una sorta di dovere nei confronti del
proprietario.
Tra gli animali domestici, i più alti ranghi di purosangue allevati all'Accademia
erano destinati a diventare i giocattoli dei Blondy. Se avessero subito una caduta
di rango, la stessa sorte sarebbe toccata al produttore.
Iason aveva preso con sé come suo animale domestico un bastardino di Ceres
come Riki, mostrando uno sfacciato disprezzo per quelli che l’avevano
preceduto.
Era il primo grande scandalo dalla nascita di Eos.
L'élite reagì con un forte shock, dimostrando la propria ripugnanza, mentre
contemporaneamente cercava di nascondere l'intensa curiosità.
Come incarnazione della classe perfetta in una società, l'autorità di un Blondy
permeava ogni angolo di Eos. Come ci si aspettava, nessuno osava criticarlo
direttamente.
Sto per prendere un bastardo di Ceres come animale domestico.
Era una sfida audace, che non poteva essere descritta se non come qualcosa di
temerario, suscitando una marea continua d'intrighi in risposta. Naturalmente,
voci soffocate di derisione al limite del disprezzo sarebbero state difficili da
evitare. Tra gli animali domestici, i pettegolezzi furono ancora più estremi e
insidiosi.
Parole amare piene di gelosia sprezzante s’intensificarono, cogliendo ogni
pretesto per far crescere sempre di più i pettegolezzi.
A Riki non importava. Per quanto lo riguardasse, gli animali domestici che
conoscevano soltanto l'ambiente sterile e sigillato di Eos erano come bambini;
sapevano solo lamentarsi lasciandosi trascinare dalla collera. Pur sentendosi
feriti nell'orgoglio, nessuno di loro aveva avuto il coraggio di reagire. Le loro
volgarità e imprecazioni, tradivano il loro ridicolo vocabolario. Gli sguardi di chi
è privo di spina dorsale che si leggevano nei loro occhi non erano degni
d’attenzione. Erano stupidi e deboli, non valeva la pena considerarli.
Inutili.
Intimidire silenziosamente quegli infantili animali domestici era semplice - ma
Riki a volte non poteva fare a meno d’arrabbiarsi. Eos traboccava di animali
domestici, ma non ce n'era nemmeno uno su cui poteva davvero sfogare le sue
frustrazioni. Non era propenso a sprecare le proprie energie su qualcuno che non
valeva quanto il suo tempo; riuscivano a infuriarsi per ogni piccola cosa.
Rovinare le loro facce e buttarli giù non era qualcosa che poteva fare, così aveva
preferito vedersela con le guardie di sicurezza e sfogarsi in quel modo.
Avrebbe seriamente voluto fare a pugni con loro, senza esclusione di colpi, ma
veniva sempre catturato. Il suo tipo di atteggiamento rendeva sprezzanti gli
animali nei suoi confronti, formando un circolo vizioso.
Stare rinchiuso nella sua stanza per tutto il giorno senza fare niente non
soddisfaceva il temperamento di Riki. Approfittava dei vari divertimenti che a
Eos venivano offerti nei saloni e nei centri degli animali da compagnia durante il
tempo libero, riuscendo a scongiurare per un po' la noia. Di conseguenza,
ovunque andasse, problemi grandi o piccoli lo seguivano.
Non aveva mai pensato di essere un attaccabrighe, in realtà... erano sempre gli
altri ragazzi a dare inizio alle liti.
Ma non importava se ciò fosse vero o no, era chiaro che gli mancasse il minimo
briciolo di moderazione.
Non possedeva alcuna volontà di ritirarsi per primo.
“Stai indietro.”
“Non toccarlo.”
"Non avvicinatevi oltre e nessuno si farà male."
L'arrogante e insolente atteggiamento di Riki era altrettanto palese, così come
l'abuso verbale verso gli altri animali domestici. Non avrebbe mai fatto il primo
passo in nome della conciliazione. Era un bastardo dei bassifondi - il nemico
giurato degli abitanti di Midas - e l'idea che fosse il giocattolo di un Blondy
suscitava profondi sentimenti d’antipatia.
Tagliente, aspro, con una volontà di ferro. Un lupo era stato improvvisamente
rilasciato tra un gregge di pecore che emanava verso di lui paura istintiva e
disgusto. Non importava dove si trovasse, la sua natura era visibile al primo
colpo d'occhio. Si trascinava dietro un'inevitabile e accecante gelosia a causa dei
suoi feromoni travolgenti.
Tuttavia, Riki era giunto sulla scena con un sistema completamente diverso dal
solito, risvegliando una paura sconosciuta negli animali... Quegli animali che
invece continuavano a contare l'analfabetismo tra le virtù.
Ma ciò che li irritava più di ogni altra cosa, era l'innegabile realtà di quei piccoli
marchi sul suo corpo. In pubblico, oltre la condivisione di fluidi, Riki non era
mai stato fisicamente coinvolto con qualcuno.
In un primo momento, quando si era presentato per il suo debutto - ma non per le
serate - tutti gli altri gli avevano rivolto una fragorosa risata. Gli mancava il
senso di base comune che ogni animale possedeva, per non parlare delle buone
maniere, del buon gusto e della classe.
Nessun proprietario avrebbe permesso al suo animale domestico di essere
coinvolto con una scimmia come Riki, quindi senza un potenziale partner per
l'accoppiamento, non avrebbe mai ricevuto un invito alle serate di sesso - e un
animale domestico che non poteva montare o non poteva essere montato non
serviva a nulla. Tutti lo sapevano.
"Gli sta bene."
"Sta solo ricevendo ciò che merita!"
"Cosa vi aspettavate da un bastardo dei bassifondi?"
Era destinato a essere gettato tra il mucchio di rottami in breve tempo. Nessuno
nutriva il minimo dubbio al riguardo, ma ciò non avvenne.
Riki non aveva partecipato alle serate di sesso e non perché non gli fosse stato
chiesto. Anzi, il suo padrone aveva gettato tutti gli inviti nel cestino. Quando
quella realtà fu chiara, lo stupore divenne universale. Riki non si era mai
mostrato alle serate di sesso, né apertamente né di nascosto. Ma il suo corpo era
comunque ricoperto di marchi.
E’ quasi sufficiente a far credere che Iason abbia dormito con lui.
Nessuno sapeva chi per primo avesse sollevato tale possibilità, ma quella voce
aveva scosso la comunità degli animali domestici come un terremoto. Di solito,
un animale mostrava quel tipo di marchi dopo una serata di sesso o dopo che i
suoi diritti di accoppiamento gli erano stati assicurati.
I marchi presenti sulla sua pelle volevano far valere i diritti di proprietà su di lui.
Qualsiasi animale domestico che sfogava i suoi desideri sessuali nell'ombra e
senza un partner designato, sicuramente - non si sarebbe lasciato dietro nessuna
prova delle proprie passioni.
La dipendenza dal sesso era nel carattere di ogni animale domestico.
Naturalmente, una nuova formazione attendeva coloro che venivano definiti
troppo facili, problema sufficiente a fargli perdere l'affetto del suo padrone. Nel
peggiore dei casi, lo "smaltimento" sarebbe stata la conseguenza.
L'orgoglio collettivo degli animali domestici non permetteva loro di ammettere
che fossero merce usa e getta, ma per i loro proprietari dell'élite, erano solo un
bene di lusso sostituibile.
Un succhiotto persistente di solito indicava l'esistenza di qualcuno di
significativo, era una prova presa in considerazione dagli animali come una sorta
di status symbol. Ma anche se Riki non aveva partecipato neanche una volta alle
serate di sesso, i marchi non scomparivano mai dal suo corpo.
"Un padrone che dorme con il suo animale domestico."
L'evidenza di una pratica inconcepibile secondo le tradizioni di Eos rendeva gli
animali domestici sempre più indignati. Il loro odio per Riki cresceva feroce, si
tormentavano al pensiero dei suoi gemiti ribelli mentre veniva stretto tra le
braccia di Iason.
Spingendo i fianchi e stringendo lo sfintere. Digrignavano i denti immaginando
il suo membro gonfio...
La gelosia era forte. Tutto ciò che facevano era immaginare Iason che faceva di
Riki ciò che preferiva, penetrandolo dove voleva, ma venivano poi travolti da
una bianca, calda rabbia e dal tradimento.
Perché? Perché lui? Perché Riki?
Le domande fomentavano ulteriormente le loro passioni frustrate.
Pur aspettando, i loro proprietari non avrebbero mai sollevato un solo dito su di
loro. Gli animali dovevano essere solo guardati, non toccati o amati. Era una
conoscenza comune tra l'élite.
A fare da babysitter agli animali domestici nella loro vita quotidiana c'era una
specie umana ancora più in basso di loro: i "mobili." Erano considerati un
elettrodomestico, un bene di consumo; non era necessario trattarli come persone,
tuttavia a Eos, automatizzati con l'arte della tecnologia, i mobili si trovavano lì
solo per prendersi cura degli animali. Se così non fosse stato, sarebbero morti di
fame durante il sonno.
Nessuno si era mai chiesto il perché fosse così.
Ma le cose erano cambiate quando Riki era giunto in città. Aveva riso del loro
senso comune. Si comportava come se non esistessero regole per lui. E quelle
implicite concezioni non dovevano essere discusse... Le aveva calpestate senza
alcuna cura.
La sua esistenza era odiosa, terrificante e inquietante.
Le regole di vita degli animali stavano cominciando a cadere in pezzi. In poco
tempo, erano stati soggiogati dalla paura che il loro valore di rivendita potesse
scendere. Qualcuno doveva fare qualcosa.
E ancora...
Nonostante il comportamento caotico di Riki, i loro proprietari divagavano
utilizzando grandi parole che loro non capivano come "differenze di QI."
Nessuno era seriamente disposto a sollevare un richiamo per niente.
"Ma lui è l'animale domestico di un Blondy." Alla fine era risultato quello il
problema. Si erano assicurati di sistemare le cose, ma Riki era l'animale
domestico di Iason, e non tutti gli animali dei Blondy potevano godere del suo
status.
Lungi da ciò, prima di prenderlo tra le sue scuderie, per sei mesi - forse fino a un
anno - Iason aveva continuato a cambiare regolarmente il proprio animale
domestico. Erano tutti purosangue di alto grado dell'Accademia, non aveva mai
badato a spese.
Un purosangue dell'Accademia con le carte per dimostrare di essere appartenuto
a un Blondy, partiva sicuramente da un prezzo superiore. Nessuno aveva mai
detto una sola parola su ciò che stava succedendo, ma la necessità nutrita da
Iason di continuare a cambiare animale domestico era stata presa per oro colato.
Solo in rare occasioni aveva effettivamente esercitato i suoi diritti per gli animali
da allevamento. Spesso aveva inviato i propri animali domestici a diverse serate
di sesso durante la settimana. Non era per niente diligente quando li prendeva
con sé.
Allora perché? Perché della spazzatura in fondo al mucchio, un disprezzato
bastardo dei bassifondi? Cosa avrebbero dovuto fare gli animali domestici per
ricevere favori simili?
Ogni volta che quei pensieri attraversavano la loro mente - cagne e stalloni -
ribollivano di gelosia cruda. Uno solo tra loro era stato individuato come
speciale. L'unicità di un mostro venuto fuori dal nulla non poteva assolutamente
essere tollerata. Il sangue di Midas e uno della razza dei bassifondi si erano
mescolati come olio e acqua. Ma di fronte al feroce elitismo degli animali
domestici, l'orgoglio di Riki poteva solo indurirsi. Più critiche e calunnie
riceveva, più insolente diventava. Sputando loro in faccia franca animosità.
Ignorava volutamente i pregiudizi, e rispondeva alla minaccia di danni reali con
un duro schiocco del palmo della mano. Riki non avrebbe leccato il culo di
nessuno - Iason incluso - anche se sapeva benissimo che le cose sarebbero
andate meglio se avesse macinato un po' il terreno qua e là. Ma dal suo punto di
vista, se avesse rotolato a terra anche una sola volta, avrebbe dovuto baciare culi
per sempre.
Tuttavia, gli altri animali domestici non passavano le giornate prostrati ai piedi
dei loro padroni. Mentre alcuni si esibivano in spettacoli di "terapia sessuale" -
come una sorta di brivido o per bruciare le ore vuote - gli altri si godevano l'auto
compiacimento nel veder soddisfatta ogni loro esigenza da dei servili tirapiedi.
Le rivalità tra fazioni di animali erano tutte intense e incomprensibili. I linciaggi
che ne conseguivano erano all'ordine del giorno, venivano escogitati sotterfugi di
cui gli stessi proprietari non sembravano accorgersi... O meglio, i proprietari pur
notandoli, esprimevano la loro preoccupazione nella misura adeguata a uno
status symbol. Non erano per niente legati ai loro animali domestici.
Sicuramente non più di quanto lo fossero con qualunque altro elemento
esteticamente piacevole.
La vessazione e la paura potevano improvvisamente essere spente o suscitate.
Barattati per la loro sessualità, gli animali sapevano che il loro tempo sarebbe
stato breve. La loro freschezza e desiderabilità sarebbe durata poco tempo.
L'inizio della pubertà
La fine della verginità
Abbinamento e accoppiamento
Quei tre eventi scandivano la loro esistenza - e una volta che sarebbero passati,
avrebbero dovuto definire il valore reale di un animale domestico. Era la prima e
costante verità per coloro che venivano allevati e cresciuti a Eos. Anche un
animale di razza rara non disponeva di alcuna promessa per il "domani." Non
importava quanto fossero belli e orgogliosi, sarebbe giunto per tutti il crudele
momento dello scarto.
A Eos il registro degli animali cambiava giorno dopo giorno. Un animale
domestico con un padrone annoiato aveva un tempo limitato. Tanto più per i
maschi; che pur dimostrando la loro virilità accoppiandosi con successo,
difficilmente trascorrevano la loro intera adolescenza a Eos. Era uno spettacolo
raro. Per gli animali domestici con voci mutate a causa della pubertà, c'erano un
sacco di commercianti a Tanagura che offrivano farmaci per la soppressione
ormonale. Il disgusto e l'ansia che accompagnava il passaggio dalla giovinezza
all'età matura, portava alla nascita di paranoie dilaganti che potevano costar loro
l'affetto del proprio padrone. Non c'era altro mezzo di sostentamento; era il tipo
di tragedia che spettava a ogni animale maschio.
Per tali ragioni, si comportavano in modo spudorato. Non importava cosa
venisse loro detto, non importava quanto fosse idiota, loro rispondevano
prontamente - era il modo in cui erano stati allevati. Era la ragione per cui si
svolgevano dissolutezze e banchetti sessuali più spaventosi di quelli tenutisi
negli harem di Midas, dove il sesso veniva venduto al banco.
Iason si era sforzato nella formazione di Riki, intendeva lanciarlo a un party in
cui per abitudine solitamente venivano presentati i nuovi animali domestici. In
seguito, una cagna apprezzabile sarebbe stata scelta e lui avrebbe dovuto
montarla.
A quel punto, era improbabile che esprimessero disapprovazione per
l'introduzione senza precedenti di un bastardo dei bassifondi nel mix delle varie
linee di sangue.
Iason non nutriva alcuna preoccupazione - il diritto di approvare un
accoppiamento tra animali domestici era in genere detenuto dal proprietario
appartenente alla classe più alta.
La distinzione di classe era una barriera inattaccabile. Un subordinato non
avrebbe mai negato nulla a un suo superiore. Inoltre, un animale domestico era
poco più di un lusso sacrificabile e non aveva voce in capitolo. Se veniva fatta
una proposta e il padrone accettava, allora gli animali avrebbero dovuto
copulare. Senza fare domande.
Fino a quel momento, Iason non aveva mai esercitato i suoi diritti di
allevamento. Da quel punto in avanti, però, aveva intenzione di farlo.
Relazioni tra persone dello stesso sesso erano la norma nei bassifondi, e Iason
era curioso di sapere come il suo bastardino avrebbe montato una femmina. Non
gli importava se nella sua vita sessuale Riki fosse stato sopra o sotto.
Secondo il libro aperto che era la vita di un bastardo, gli abbinamenti tra persone
dello stesso sesso che avvenivano nei bassifondi non avevano nulla di insolito o
particolarmente interessante da offrire. Niente poteva essere più noioso dei modi
di fare di una persona regolare. Portare un bastardo a Eos allo scopo di fargli fare
quello che faceva di solito non avrebbe avuto alcun senso.
Ma l'acqua stava diventando fetida; un piccolo cambiamento ora e uno poi
sarebbero stati una buona cosa, non era importante l'impostazione. Iason non era
ancora certo di come avrebbe potuto sconvolgere lo status equo, ma
quell'esperienza non sarebbe stata sicuramente noiosa. Era quella la ragione per
cui il primo partner per l'accoppiamento di Riki doveva essere una cagna.
Tuttavia, dopo un semplice tentativo di tre giorni, con un sorriso ironico sulle
labbra, lo stesso Iason ebbe dei ripensamenti circa il suo intero piano.
Le caratteristiche che permettevano a un animale di debuttare erano l'ultima cosa
a interessare Riki. Come Iason avrebbe dovuto immaginare, la testa di Riki era
carica di nient'altro oltre contraria testardaggine. Ogni volta che apriva la bocca,
ne venivano fuori un turbine di volgarità tipiche della baraccopoli. Cogliendolo
di sorpresa, aveva addirittura alzato i piedi e cominciato a scalciare.
Iason non aveva mai sudato tanto. Buon Dio, questo bastardo dei bassifondi ha
parecchio sperma! Di questo passo, le cose non diventeranno noiose tanto
velocemente. Ma tenne saggiamente quei pensieri per se. Rigettando facilmente
l'infuriato Riki a letto e bloccandogli le mani, poi con un sospiro drammatico gli
disse: "Tale comportamento getterà una cappa sul tuo debutto."
Riki scoprì i denti. "Quindi è quel tipo di creatura che vuoi allevare." Sbottò in
cambio. "Un Blondy di Tanagura può avere la scelta anche sulla cucciolata?"
"Non sarebbe una soluzione in questo momento. In un modo o nell'altro, sei
diventato l'oggetto di tutti i pettegolezzi a Eos. Dopo essere stato adeguatamente
addestrato nella maniera consona all'animale di un Blondy, ti spediremo a una
festa."
Al fine di trasmettere correttamente a Riki "la formazione che spettava
all'animale di un Blondy," Iason l'aveva lasciato senza vestiti durante il primo
mese. Aggirandosi nudi nelle loro stanze, gli animali venivano costretti a capire
che in realtà loro erano "cose" senza libertà né diritti. Allo stesso tempo,
esponendoli agli occhi indiscreti degli estranei, venivano addestrati a non
provare la minima vergogna.
Come regola generale, l'accoppiamento era una sorta di spettacolo. Anche se
abituati al sesso precoce, gli animali normalmente non si sarebbero montati l'un
l'altro in presenza di altra gente prima della formazione. I maschi con molta
fiducia in sé si vantavano, dicevano che pur sotto pressione non si sarebbe loro
afflosciato, ma tutta quella fiducia non significava nulla se lo stallone non
riusciva a tenersi duro durante lo spettacolo. Mentre si completava l'atto, con
tutta quella pressione, la possibilità di perdere la faccia era profondamente
auspicabile.
Stando così le cose, la formazione era necessaria fin dal primo giorno. Iason non
si aspettava certo che il suo lupo dei bassifondi potesse diventare un agnello, ma
una creatura stupida che ringhiava senza alcuna ragione era inaccettabile. "Non
mettere in imbarazzo il tuo padrone," era una regola base impiantata nella testa
di ogni animale.
Per l'élite, apprezzare l'accoppiamento e la monta degli animali era un segno di
raffinatezza. La scelta di un partner per il proprio animale domestico e la riuscita
dell'accoppiamento, era sicuramente un buon segno per il proprietario. Era
quello il modo in cui si godevano la "maturazione" dei loro animali,
crogiolandosi alla luce della loro eccellenza.
Inoltre, così facendo, il loro valore di mercato saliva. Le femmine che
giungevano negli Harem di Midas erano esperte nelle tecniche in camera da
letto. Un animale domestico ambizioso poteva aumentare il suo valore di vendita
quante più volte veniva montato. Non importava quale fosse la situazione, non
avrebbero mai dovuto trattenersi - tanto che quando si trattava della rottura di
maschi pubescenti o di femmine vergini, fare coppia con un animale domestico
venuto fuori dagli harem era diventata una pratica comune a Eos.
Gli animali allevati "puri" non avevano alcun senso della vergogna. Ogni
attività, dal bagno alla defecazione, veniva affidata ai mobili, senza la minima
esitazione o imbarazzo. La preparazione per l'accoppiamento comprendeva
l'apprendimento di tutte le tecniche di auto-stimolazione, che dovevano praticare
senza esitazione... Ed era naturale che anche in quel caso fossero i mobili a
provvedere.
Secondo le regole sull'accoppiamento in presenza di un pubblico, copulare senza
fare domande era il momento supremo della vita di un animale domestico.
Tuttavia, c'erano differenze individuali ben definite nel ciclo di accoppiamento
di un animale. Era sottinteso che gli animali domestici spaiati che non riuscivano
a controllare le pulsioni sessuali avrebbero trovato un modo per sfogarsi
nell'ombra; e a condizione che nessuna prova delle loro appassionate lotte
restasse sulla loro carne, i proprietari avrebbero chiuso un occhio. Quelli che non
riuscivano a trovare un partner per quel tipo di incontri, si lasciavano invece
soddisfare dalle cure orali dei mobili.
I proprietari conoscevano i loro animali domestici molto più di quanto
lasciassero intendere. Ma nessun padrone voleva che le competenze acquisite in
seguito alla formazione venissero rese pubbliche, e in quel caso entravano in
gioco i mobili. Anche se a un animale era stato insegnato a obbedire al proprio
padrone, i mobili fin dal principio non avevano altra scelta. Un contratto sessuale
tra animali domestici e mobili in genere era proibito, e un proprietario non si
sarebbe mai spinto tanto oltre da perdonare apertamente tale comportamento, ma
la maggioranza degli animali era consapevole che finché sarebbe rimasto un
segreto, nessuno si sarebbe opposto.
Se un proprietario avesse scoperto tali attività, gli animali erano certi che i
mobili sarebbero stati subito gettati via, avrebbero dovuto subire le pene
dell'inferno. Sarebbero stati i soli a pagarne le conseguenze.
Tuttavia, Riki non possedeva nessuna di quelle esperienze.
Esporre se stesso ai mobili o a Iason, non gli provocava altro che disgusto.
Gli era stato sufficiente per portare alla mente quella volta in cui aveva giocato
al cattivo ragazzo, allargando le sue gambe per Iason, mostrandosi
completamente al Blondy.
Iason l'aveva trovato sorprendente. Aveva immaginato che, privo di alcun
divieto, un bastardo dei bassifondi avrebbe imbrogliato qualunque cosa su cui
avesse messo le mani. Ma in realtà Riki aveva condotto Iason in un love hotel
solo per barattare la propria carne in cambio del suo silenzio.
Lui possedeva un proprio senso della morale - e pur sembrando un duro
all'esterno, si era dimostrato sorprendentemente semplice.
Comprendendo la situazione, Iason pensò, forse sono inciampato in un diamante
grezzo. Rise di se stesso. Se le cose stanno così, dovrò educarlo correttamente.
Con i giusti insegnamenti, anche un bastardino poteva cambiare. Con
l'evoluzione di quei pensieri nella sua mente, cominciò a guardare con un
interesse del tutto nuovo la pietra grezza che Riki rappresentava.
Indiscutibilmente, anche dopo essere riuscito a farlo venire davanti ai suoi occhi,
l’orgoglio di Riki continuava ad aggrapparsi a lui ostinatamente, e anche se
messo a nudo, doveva essere fracassato.
La risposta istintiva di Riki - era stata quella di sputare veleno, sferzate violente
con il suo vocabolario colorito. Si rifiutava di lasciarlo fare.
Iason lo aveva immobilizzato. E Riki arrossato, aveva esposto le sue parti
intime, lasciando il resto al mobile, che aveva continuato a stimolarlo
assiduamente con la bocca fino a quando la schiena gli si arcuò per il piacere.
Una volta terminato, il mobile lo ripulì. Iason sapeva che i mobili erano di gran
lunga più efficaci per quel tipo di lavoro.
Durante le prove, il lavoro di bocca di un mobile aveva suscitato in Riki il
massimo grado di disgusto.
Le sue natiche si erano contorte mentre il mobile gli leccava il glande.
Il suo inguine fremeva mentre succhiava la sua asta.
Dei gemiti erano fuoriusciti dalla sua bocca, mentre gli stuzzicava la punta con
la lingua.
Parossismi di piacere avevano scosso i suoi fianchi quando aveva afferrato le sue
sacche in una morsa carezzevole.
Dover subire quell'atteggiamento lascivo prima da Iason e poi dal mobile era
insopportabile. Niente era peggio dell'essere portato sull'orlo dell'orgasmo, e poi
costretto a soddisfare se stesso con le proprie mani.
Guardando Riki con i suoi lombi scoperti e il corpo vergognosamente fremente,
che gemeva mentre il mobile lo succhiava, Iason si accovacciò sulle ginocchia
riempiendogli le orecchie con un formicolio.
"Ho sentito che i bastardi dei bassifondi non possiedono alcuna morale," disse
Iason. "Sono solo voci? Dov'è finito il teppista che osò trascinarmi in quello
squallido hotel?"
"Io-non-sono-come-quei-mostri-del-sesso!"
"Ma è risaputo che gli animali debbano fare sesso davanti a tutti."
"Voi-dell'-élite-siete-un-branco-di-pervertiti!"
"Il tuo debutto avverrà fra due mesi. Devi essere pronto per quel momento. Con
qualunque mezzo necessario."
"Sarò ridotto a uno zimbello, semmai! Qual è il mio valore, considerando che
sono spazzatura dei bassifondi?"
"Anche un ignorante, impertinente scimmia depravata ha almeno una sola cosa
veramente positiva. Ho intenzione di scovarla e tirarla fuori."
Con quelle parole, Iason portò la mano in avanti, afferrando i testicoli di Riki.
Un rauco grido inarticolato fuoriuscì dalla sua gola. "Non ho alcun desiderio di
essere umiliato al tuo debutto, tu sei mio - di Iason Mink - sei il mio animale
domestico, Riki. Ogni nervo del tuo corpo deve saperlo e ricordarlo."
Fino a quando Riki non avrebbe docilmente aperto le gambe per masturbarsi con
le sue mani, Iason avrebbe chiesto al mobile di provvedere.
Il disonore di Riki nell'avere le membra legate e le parti intime esposte,
raddoppiò a causa del mobile che leccava il suo orgasmo - tanto più quando gli
prese il pene in bocca, provocandogli un'erezione. Essere trattato in quel modo
era il prezzo per essere stato tanto testardo e orgoglioso. Iason intendeva
imprimere quel dato di fatto nell'anima di Riki.
Le labbra si fissavano intorno alla corona del suo membro.
La sua pelle tremava, mentre la lingua si trascinava lungo la sua asta.
Succhiandolo fino a quando i muscoli sepolti in profondità nella sua carne si
contrassero in spasmi.
I frutti della sua testardaggine, le grida di sazietà sessuale che salivano dandogli
alla testa, il suo corpo si contorceva e gemeva... erano tutti messaggi privi di
pietà incisi nel nucleo del suo essere. Non devi vergognarti di nulla; è così che
un animale domestico deve comportarsi.
Occorsero due mesi - nonostante i sopraccigli solcati e i morsi alle labbra - per
esporlo e costringerlo a raggiungere l'organo a comando. Tre mesi da quando era
stato portato a Eos. Era quella la quantità di tempo e sforzi necessari per
insegnare a Riki quale fosse il modo giusto per masturbarsi.
Pensando a quella prova ardua, Iason non riusciva a trattenere il sorriso che gli
saliva alle labbra. Quindi è così che è fatta la spazzatura dei bassifondi. Il piacere
è stato tutto mio.
Durante quel periodo, Raoul aveva sollevato il tema tutte le volte che aveva
incrociato Iason.
"Come procede con la tua scimmia trasandata?" Chiese Raoul. "Sei riuscito a
insegnargli qualcosa?"
"Penso che anche tu lo troveresti una peste."
"Perché non si possono affinare qualità che non esistono. Non pensi sia il
momento di rinunciare?"
Raoul non si risparmiava mai il suo sarcasmo. L'altro Blondy rivolse una risata
soffocata verso Iason - che rimase calmo e imperturbabile.
In passato, per una sorta di dilettante gioco, Iason aveva considerato gli animali
domestici solo come attraenti arredi interni. Le sue nuove attività, erano per lui,
un cambio di stile.
Occorsero altri tre mesi per completare l'addestramento di Riki: per rendere il
suo corpo sensibile e sottomesso a ogni amorevole carezza, mentre il suo spirito
rimase intatto come sempre. Non alzava più la voce, stringendo i pugni e
dimenandosi. Riki aveva smesso di cercare di evitare che il mobile eseguisse i
suoi lavori di bocca. Vincolato dai veleni di vergogna e piacere, la sua resistenza
era stata portata sotto controllo.
Dopo sei mesi, Iason prese Riki per la prima volta. Fino a quel momento, l'aveva
sempre affrontato con il suo freddo e calmo atteggiamento. Allora, cosa aveva
portato quell'eventuale cambiamento? Perché aveva improvvisamente avuto il
desiderio di scopare un bastardo dei bassifondi? Se avesse dovuto spiegarlo in
parole, era stato qualcosa di più di un semplice capriccio momentaneo. Forse era
il prodotto della sua curiosità. O forse aver calunniato Riki come sporca e
ignorante spazzatura l'aveva portato a voler assaggiare i frutti che crescevano in
quella palude.
"Perché non mi mostri cosa puoi fare?"
Dopo quelle parole, aveva rivelato la perfetta simmetria della sua bella figura
nuda.
Che diavolo stai facendo? Era ciò che Riki avrebbe voluto chiedergli, ma era
rimasto ammutolito.
La sensazione intima della pelle calda e tesa di Iason non sembrava per niente
artificiale. A poco a poco sentì la rigidità abbandonargli le membra, anche se non
totalmente. Accettare obbedientemente il piacere era il

compito di ogni animale domestico, e imprimere quel concetto in ogni angolo
del loro corpo poteva essere considerato un successo.
I preliminari di Iason erano intensi e per niente inutili. Inoltre, non si poteva dire
che non possedesse abilità. Riki tremava mentre Iason concentrava ovunque le
sue attenzioni, gemeva e inarcava la schiena. Iason era perfettamente informato
sulle arti sessuali.
Il cuore di Riki cominciò la sua corsa quando gli furono sfiorati i capezzoli, che
s’irrigidirono al tocco di quei polpastrelli.
Bastò quel massaggio sulla sua pelle per provocargli un tremito alle labbra, e
senza protestare, il sangue affluì al suo inguine.
Una morbida risata si versò dalla bocca di Iason. E non abbiamo ancora iniziato.
Gli prese un capezzolo in bocca, tormentandolo con la sua lingua, mentre il
membro di Riki s'induriva nella stretta di Iason; la punta già umida faceva
capolino dal suo pugno.
Fu allora che strinse la presa, pompando con la mano mentre succhiava
intensamente il capezzolo.
Riki abbandonò il suo giovane e vitale corpo all'estasi. Condizionata da quelle
sensazioni, la sua carne desiderava di più. Anche se lo detestava al punto da
voler morire, una volta che la stimolazione aveva inizio, le sue pulsazioni non
potevano più essere trattenute. Ansimò, contorcendo il proprio corpo e
soffocando delle dolci grida. Le sue membra erano in iper estensione.
Poi eiaculò.
Il cuore gli pompava nel petto. Lo sperma era schizzato fuori, liberando le
passioni ardenti accumulate dentro di lui, come per marcare le sue doti di
maschio della specie. Quello spettacolo era diventato fin troppo familiare negli
ultimi mesi.
E ancora - perché?
Iason si era reso improvvisamente conto di una sgradevole sensazione che
zampillava dentro di lui. Era una cosa schifosamente incomprensibile che stava
cercando di esprimere a parole.
Ma quella sensazione presto mutò, torcendogli le labbra in un freddo e duro
sorriso.
Riki ansimava, il petto ansante, leccandosi le labbra più e più volte. Iason lo notò
con la coda dell'occhio e raggiunse il comodino. C'era una scatola di velluto
contenente un anello brillate. Era più grande di un anello per le dita, ma non così
grande da essere un bracciale. A prima vista poteva sembrare una normale banda
di platino.
Ma guardandola bene, era visibile una serie incisa sulla superficie. "Z-107M."
Era il numero di registrazione di Riki come animale domestico.
Iason prese l'anello e lo infilò al membro floscio di Riki, che in tutta risposta si
sedette di soprassalto. E dopo aver guardato verso il suo inguine, sbiancò. "Che
diavolo è?"
"È il tuo Pet Ring."
"Pet Ring?"
"Si. A partire da oggi sostituirà il tuo ID."
"Ma Daryl mi aveva detto che i Pet Rings in genere sono collane o orecchini -
non questo genere di cose."
"Quelli sono accessori che in genere i padroni utilizzano per istruire i loro
animali normali. Questo di tipo-D è il più appropriato per della ribelle spazzatura
dei bassifondi."
"Ma che cazzo! Toglimi questa cosa"
"È perfetto per una creatura sboccata che non pensa ad altro se non ad affrontare
il proprio padrone con un linguaggio così volgare."
Iason aveva ordinato quell'anello apposta per Riki. Il tipo-A era un anello per il
dito. Il tipo-B una collana. Il tipo-C un orecchino. I Pet Rings erano gioielli con
pietre preziose che solleticavano la fantasia degli animali domestici,
distinguendoli gli uni dagli altri.
Ma il tipo-D era diverso. In tutta Eos, Riki era probabilmente il solo a
indossarlo. Realizzato con le più recenti nanotecnologie e in grado di
memorizzarne la forma, si era fissato comodamente sulla base del membro di
Riki.
"Figlio di puttana!" Guaì Riki. "Per chi cazzo mi hai preso? Toglimelo!"
Farlo star zitto sarebbe stato facile. Iason tranquillamente torse un anello dal
design semplice posto sulla sua mano sinistra, e in un attimo, i reclami di Riki si
placarono, mentre il suo corpo sussultava e si contorceva.
"Gaaaaaaah!" Gemette, afferrandosi l'inguine con entrambe le mani e rotolando,
mentre il volto gli si contorceva dal dolore.
Poi, per placare quell'effetto, Iason toccò di nuovo l'anello.
"Haaaaaah!" Le labbra di Riki tremarono. "B-basta!" Pianse. "F-fa male..."
"Questo è il tipo di punizione che può essere inflitta con il tipo-D."
Dalla gola di Riki fuoriuscirono spasmi di shock.
"Non dimenticarlo mai, Riki. Questo Pet Ring può mangiare la tua carne. E
ovunque tu andrai, quel potere sarà sempre qui, al mio mignolo. Inoltre, è dotato
di un GPS. Sii pure il bastardo che sei sempre stato - ma ogni volta che mi
risponderai a tono io potrò farti del male con il semplice tocco di un dito.
Capisci?"
Mentre la sua bassa estremità era ancora affetta da convulsioni, Riki annuì.
"Ora lasciati andare e apri le gambe."
Ma i suoi muscoli contratti non gli consentivano di aprire le gambe. Iason
abbassò la voce, e gli sussurrò all'orecchio. "Non ho intenzione di chiedertelo
una seconda volta."
Il corpo di Riki cominciò a tremare notevolmente.
"Apri le gambe."
Non abituato a quella stretta dolorosa e lancinante, il suo corpo rimase piatto
come una tavola. Tuttavia, cercò goffamente di divaricare le gambe.
"Un po' di più. Mostrami il tuo anello."
Il suo organo giaceva flaccido, come se stesse cercando di nascondere i suoi
ancora sottili peli pubici. I suoi testicoli erano nascosti nel loro sacco rattrappito.
Era facile comprendere quanto fosse stato drammatico lo shock.
Iason allungò lentamente la mano e con la punta delle dita accarezzò l'anello di
Riki più volte. Un sorriso soddisfatto raggiunse le sue labbra.
Pochi secondi dopo, la nuca di Riki premeva contro le lenzuola; piegava il corpo
all'indietro, gemendo. Iason stava già spingendo due dita dentro di lui,
costringendolo ad aprire le sue strette e muscolose pieghe. Riki tratteneva il
respiro, gli arti inferiori rabbrividivano.
Era teso come la corda di un arco, i tendini si stagliavano sulla sua carne, la
stretta curva della sua erezione gli toccava praticamente lo stomaco. Afferrò il
suo organo, spingendo lentamente il palmo della mano contro la punta sensibile.
Il corpo di Riki balzava su e giù mentre i lamenti e i gemiti crescevano
d'intensità e volume.
"Ah-Ahh-Ahhh!"
L'organo duro nella sua mano. Il sangue che gli ribolliva nelle vene, impetuoso
aumentava la tensione nel suo stretto arco di carne.
Non avendo alcun modo per scacciare via il piacere che strisciava dentro di sé
con tale spessore, un intorpidimento viscoso lo attraversò fino al tronco, alla
cute, mentre grida d'eccitazione continuavano a versarsi dalle sue labbra.
Giocando con i suoi testicoli e violandolo con forti movimenti ritmici, Iason lo
guardava, mentre gemiti convulsi fiorivano dalla sua gola. Erano più intensi, più
lascivi di qualunque altro suono avesse mai emesso prima. Sempre più alti,
ringhiava, erano sempre più profondi, il respiro strideva.
Riki continuava a pompare vigorosamente con entrambe le mani.
Ma - quell'arco duro sporgeva inutilmente verso il soffitto, senza manifestare
alcun segno del raggiungimento dell'apice finale. Le vene d’euforia spiccavano
sulla sua pelle, era così eretto.
Eppure l'anello alla base del suo membro non gli permetteva di venire.
"Ne-ho-abbastanza!-Toglimelo!-Dammi-una-fottuta-pausa!"
Tutto il suo corpo si sollevava mentre cercava di riprendere fiato. Aveva cercato
di tenere chiusa la bocca, mettendo a tacere la sua laringe, ma le urla non
smettevano d’irrompere dalle sue labbra.
Non poteva venire, e l'estasi stava riducendo il suo corpo in cenere. Le sue
labbra tremarono, i fianchi schizzavano su e giù selvaggiamente. Urlava. La sua
brillante corona cremisi si contrasse, emettendo le prime gocce di nettare, crudo
e desideroso.
Quando si trattava di animali dediti al sesso, Iason si annoiava facilmente.
Ne aveva abbastanza degli stalloni, delle loro unità riproduttive animalesche e
dell'eccessivo esibizionismo sbandierato dalle femmine. Ma non aveva mai
sperimentato prima la febbre erotica dell'avere una creatura gemente tra le
proprie braccia. Ogni volta che Riki inarcava la schiena e urlava, il suo
fondoschiena si contraeva e fluttuava, serrando con forza le dita di Iason. Il
nettare che grondava dalla sottile fessura al suo crinale inzuppava i peli pubici di
Riki, formando una macchia scura sulle lenzuola.
Iason fissò quella fresca e cruda innocenza. Il sorriso freddo era già scomparso
dalle sue labbra strette, ma i suoi occhi erano brucianti fino alle orbite.
Quel formicolio lo sollecitava come una scarica elettrica nella propria testa -
aveva mai indugiato prima d'ora? Non riusciva a comprendersi. La sola cosa che
sapeva era che quel bastardo dei bassifondi, che non possedeva una sola fibra
accattivante in tutto il corpo, era stato in grado di far tremare la sua struttura.
"Lasciami venire!" Riki lo pregava e gemeva, ma qualcos'altro tamburellava
all'interno del cranio di Iason.
Lentamente spostò il suo corpo, e afferrando le caviglie di Riki, gli portò le
ginocchia al petto. Con la mente annebbiata, semi consapevole, Riki sollevò un
timido grido seducente. Ma alla visione dello strumento eretto che era
improvvisamente salito all'inguine di Iason, il suo volto era rimasto sconvolto
per diverse ragioni, mentre le sue anche venivano sollevate.
Quella era la prova che Jupiter si fosse interessato anche ai più piccoli dettagli di
quel meccanismo fisiologico. Era ben risaputo che l'élite di Tanagura possedesse
tutte le funzioni come classe più elevata di androidi del sesso.
Riki era già eccitato e maturo al massimo. Tuttavia, a differenza dei morbidi
organi sessuali femminili, non avrebbe in alcun modo potuto inghiottire quel
membro. Ma pur consapevole di ciò, mentre allentava l'anello di Riki, Iason lo
penetrò spietatamente.
In quel momento, grida laceranti gli strapparono la gola. Il suo volto, le sue
membra, la sua voce contorta.
La schiena gli si piegò.
I suoi muscoli si contrassero.
Riki ululava.
Accuratamente impassibile, in una sola mossa, Iason s’infilò in profondità in
quel corpo. Quando furono profondamente uniti, cominciò a cavalcarlo con
forza. Nemmeno un grido sfuggì dalle labbra tremanti di Riki. C'erano solo le
leggere convulsioni delle sue membra mentre il bacino di Iason si alzava e
abbassava, poi il suo seme schizzò finalmente fuori.
Per i successivi tre giorni, Riki non riuscì nemmeno a urinare in piedi senza
aiuto. Si era sentito talmente male da indurre il mobile Daryl, che raramente
mostrava emozioni, a contrarre la faccia in una smorfia di simpatia.
Quel tipo di pasticcio attribuito a Iason sembrava una cosa impensabile. Eccitato
a un livello inaspettato che non riusciva ad ammettere neanche a se stesso, non
sembrava del tutto ignaro della questione.
Forse ho esagerato un po'.
Aggrottando le sopracciglia a quella nota dolente, com'era prevedibile, Iason
tornò alla sua vita di tutti i giorni, gestendo le cose nel modo più freddo
possibile.
Ma perché?
Che sta succedendo?
Indagando ulteriormente e analizzando se stesso, non riuscì ad avere le
informazioni sufficienti per giungere a una conclusione definitiva. Tuttavia, il
suo obiettivo non era sicuramente quello di rendere Riki il suo partner sessuale.
Per cominciare, non aveva alcun motivo per farlo. O forse, pensava di non avere
alcuna ragione.
Riki non dimostrava il minimo grado di dignità o sottomissione appropriati per
l'animale domestico di un Blondy. Inviarlo a una di quelle feste probabilmente si
sarebbe rivelato più mortificante di quanto potesse sopportare. Forse non era
troppo tardi per educarlo correttamente, ma quanto tempo ci sarebbe voluto?
Stalloni o cagne, Iason non voleva far accoppiare Riki con nessuno dei due.
Pensava che fosse meglio aggirare il problema per il momento - conosceva
abbastanza bene la stranezza della cosa che aveva portato a Eos.
Alla fine, Iason scortò Riki al suo debutto per mostrare il suo nuovo animale
domestico, ma non lo inviò a nessuna serata di sesso.
Ciò diede luogo a selvagge speculazioni; voci scandalose si diffusero in lungo e
in largo. Ma Iason non ebbe la minima reazione. E quello era qualcosa che il suo
ambiente circostante non poteva perdonare.
Naturalmente Raoul l'aveva rimproverato severamente.
"Iason," lo richiamò. "È passato un anno dal suo debutto, e non l'hai ancora
inviato a nessuna serata. Ciò ti ha reso il bersaglio di tutte quelle voci prive di
valore."
"Se sono così inutili, allora che male c'è?"
"Anche se sei in grado di spazzarle via, stanno gettando nel caos la morale di
Eos. Cosa ti aspetti quando è proprio un Blondy a violare i costumi?"
"L'accoppiamento degli animali domestici è a discrezione dei proprietari. Non
c'è nessuna legge che lo impone."
"È per questo che viene definita un'usanza."
"Ecco perché non vale la pena lamentarsi."
"Sei tu il solo a essersi sempre lamentato dei suoi stupidi e ninfomani animali
domestici. Non sto dicendo che devi farlo accoppiare - ma invialo a una serata.
Fagli montare qualche cagna. O un altro stallone, se questa è la sua fantasia.
Basta che copuli con un altro animale; almeno una parte delle maldicenze si
dissolverà."
I pettegolezzi divertivano i proprietari degli animali dell'élite. Tuttavia, i loro
animali domestici stavano diventando sempre più irascibili. Un Blondy stava
dando al suo meticcio dei bassifondi un trattamento speciale. Non si era ancora
accoppiato con nessuno di loro. Aveva continuato a tenersi per se il proprio
animale non volendo lasciarlo andare.
E Iason continuava a spingere quella realtà sui loro volti.
Niente poteva essere più degradante dell'accoppiarsi con uno sporco meticcio dei
bassifondi. E per di più, l'idea di accettare quell'insolente animale di basso rango
causava negli altri animali domestici un profondo dolore allo stomaco. La loro
furia cresceva più di ogni altra cosa quando pensavano a quel mondo per loro
eterno e immutabile che si era dimostrato fragile e inaffidabile.
Avevano paura. In un batter d'occhio, tutta la loro animosità si era focalizzata su
Riki. La sua presenza risultava loro estranea a tutti gli effetti. Un'esistenza
impossibile da accettare. Ciò che quegli animali serbavano con furia nel loro
cuore - le loro violente passioni interiori - sanciva la superiorità di Iason rispetto
a tutti loro. Quelli che finivano per sperimentare l'acuta rabbia, l'antagonismo e
la paura erano gli eunuchi, considerati né maschio né femmina - i mobili di Eos.
Era uno strano attaccamento. Sconveniente per un Blondy di Tanagura. Quelle
perverse passioni.
Iason era venuto a conoscenza del suo eccessivo attaccamento per Riki quando
per caso l'aveva scorto mentre si masturbava in una sorta di trance. Piuttosto che
permettergli di accoppiarsi con qualcun altro, aveva preferito trovare un altro
modo per consentire a Riki di provare piacere.
Non aveva più permesso neanche ai mobili di eseguirgli dei lavori di bocca.
Era nudo dalla vita in giù, sdraiato sul letto al centro della stanza.
Le sue narici dilatate, gli occhi pieni dell'ologramma di un'impertinente cagna
nuda - era così estasiato da quell'atto, da non essersi neanche accorto del ritorno
di Iason.
Vedendo Riki in quello stato e proprio davanti ai suoi occhi, aveva aggrottato le
sopracciglia. Una strana sensazione, per nulla familiare, era montata nel suo
petto. E non gli fu possibile resistere.
Con lunghi passi chiuse la distanza tra loro. Ancora completamente all'oscuro
della situazione in cui si trovava, Riki raggiunse il culmine con un gemito. Un
piccolo sorriso di soddisfazione sorse agli angoli delle sue labbra socchiuse.
In quel momento, mentre lo guardava, Iason sentì una specie di ruggito nelle sue
orecchie, venuto fuori dalle profondità del suo cervello.
Lo afferrò per il collare, e lo spinse ai suoi piedi con tutte le proprie forze. Riki
era visibilmente scioccato e confuso, mentre veniva colpito ripetutamente al viso
con il palmo della mano, facendoglielo ciondolare da una parte all'altra.
Iason - che sempre lo prendeva in giro, senza mai risparmiarsi parole offensive -
non era riuscito a emettere un solo suono con la sua bocca. Non aveva mai
colpito Riki in quel modo prima.
Eppure lo stava facendo, e più volte.
I Blondies di Tanagura erano conosciuti per il loro freddo giudizio e la profonda
conoscenza; che erano ciò che coltivavano la loro fiducia e l'incrollabile
orgoglio. Dalla sua posizione al vertice, Iason aveva preso con sé un bastardo dei
bassifondi, per poi perdere la ragione. Accecato dalla sua stessa rabbia, l’aveva
colpito alla cieca.
Riki aveva semplicemente provato piacere guardando la foto di una cagna nuda,
ma un picco aveva attraversato il suo orgoglio di Blondy, un picco di bruciante
desiderio sessuale.
I pettegolezzi su Riki e Mimea erano solo serviti a confermare la realtà di quelle
emozioni.
Un bastardo dei bassifondi e una bambola fabbricata all'Accademia. Un tempo,
chiunque avrebbe riso a quell'inaspettata unione. Era incredibile - un brutto
scherzo.
Ma di fronte a Raoul, Mimea aveva inaspettatamente confermato quella realtà.
Non appena si diffuse la voce, i residenti di Eos ne rimasero scioccati,
sussurrando tra loro con irrefrenabile curiosità. Erano curiosi di sapere se tra
Raoul e Iason sarebbe nato dell'antagonismo. Curiosi di sapere come sarebbe
stato gestito l'affare tra Riki e Mimea.
Il fatto che Iason trattasse Riki come qualcosa di più di un ordinario animale
domestico era ormai un segreto noto a tutti; quindi quello scandalo era superato.
I morsi dell'amore sulla pelle di Riki non sbiadivano mai. Chiunque sarebbe
giunto alla conclusione che un androide dell'élite ribolliva per un bastardo dei
bassifondi.
Comprensibilmente, nessuno dell'élite - neanche Raoul - poteva comprendere i
motivi delle incredibili "irregolarità" emotive che in condizioni normali non si
sarebbero mai verificate.
Quella svolta li aveva colpiti come il cane che morde la mano del padrone che
gli dà da mangiare. Era l'equivalente del gettar via il proprio orgoglio di Blondy.
Con il fiato sospeso, Eos con ansia attendeva di rimettersi in ordine dopo la
polvere e i brutti avvenimenti accumulati. Ma contrariamente alle aspettative,
Iason mantenne la calma. La cattiva amministrazione di Riki fu riconosciuta, si
vociferò che a Raoul fossero state fatte le dovute scuse, e la questione avesse
avuto fine lì. Riki invece aveva ricevuto la giusta punizione.
Per quanto riguardava Raoul, delle scuse a capo chino erano il meglio che
potesse sperare - a parte tutte le altre questioni da coprire. Il risultato non fu la
carneficina che tutti si aspettavamo. Il numero di segreti svelati al pubblico non
si rivelarono sufficienti.
Probabilmente, Riki - la persona nell'occhio del ciclone - e il mobile Daryl - le
cui orecchie erano piene delle sue urla - erano i soli due a sapere ciò che davvero
stava succedendo.
Mimea l'aveva etichettato come un vigliacco, e Riki non aveva offerto una sola
parola per difendersi.
Si sentiva in colpa per aver lasciato che definissero la vicenda un'infatuazione
passeggera, ma nonostante tutto, non c'era nulla che potesse fare per cambiare la
situazione. Lungi da ciò, si ritrasse nella paura di conoscere la punizione che
Iason gli avrebbe riservato.
Catturato ogni giorno nella violenta rete di passioni tra Iason e Riki, Daryl aveva
cominciato a dare di matto.
Iason era consapevole di sentire verso Mimea nient'altro che un'oscura gelosia. E
seppur non sopportasse di chiamarla specificatamente "gelosia," poteva almeno
riconoscere la cattiveria e il disgusto per cui il suo cuore soffriva - e la
consapevolezza che l'esistenza di Riki era per lui qualcosa di speciale. Il suo
desiderio di monopolizzarlo, l'ingestibile attrazione sessuale verso quel bastardo,
si aggrappavano a lui come un abito bagnato.
Ma non aveva alcuna intenzione di gettar via la sua identità di Blondy. Sembrava
essere il solo freno rimasto sul suo comportamento. Eppure non aveva la minima
inclinazione a voler mettere da parte Riki, neanche per salvare la faccia tra i
membri dell'élite. Così prese una decisione: avrebbe continuato a sollevarlo
come suo animale domestico speciale e Riki avrebbe continuato a essere lo
stesso di sempre.
Carne e sangue tra le braccia di un androide, animale domestico e padrone... Era
uno spettacolo innaturale agli occhi di tutti - un vero disastro. Non sarebbe
durato per sempre. Erano tenuti insieme solo da catene perverse, che
probabilmente sarebbero finite in pezzi... E Daryl con loro. In una forma che
nessuno avrebbe potuto immaginare.
Ma la resa dei conti per Iason era ancora lontana.


Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.


Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.





Capitolo 2

Città Metallica di Tanagura.


Ricoperta dall'oscurità; una fantastica e grottesca città che non dormiva mai. La
mostruosa metropoli del sistema stellare di Amoy una volta impoverito, ora
intimoriva anche la Confederazione. Una città che non conosceva la differenza
tra il giorno e la notte, che non tirava neanche un solo respiro senza
programmarlo per una frazione di secondo. Niente d'imprevedibile era permesso
nel suo perimetro, come se l'abuso del tempo stesso fosse visto come la più dolce
delle gioie.
Tanagura era di una squisita bellezza. Di dimensioni enormi e governata con
un'estetica funzionale priva di eccessi. Il suo aspetto irradiava un potere
travolgente.
Tuttavia, a regnare alla sua destra c'era Midas, che la sfidava con la sua
"bellezza" opposta. Tra le due l'abisso era incolmabile.
Kirie attendeva all'interno della suite d'alta classe situata all'apice di un gruppo
di edifici. Fuori dalla finestra, i fari e i fanali posteriori delle auto d'aria
lampeggiavano nel buio cupo.
"Quindi questa è Tanagura," mormorò Kirie. "È un posto fottutamente grande."
N’era rimasto impressionato. La distesa infinita della notte si stagliava davanti ai
suoi occhi.
"È in grado di rendere i neon di Midas roba per bambini. Non importa quanto in
alto cerchi di salire, ci sarà sempre qualcuno che ti guarderà da un piano più
alto."
In un luogo e in un momento diverso, un altro bastardo dei bassifondi aveva un
tempo provato quegli stessi sentimenti. Kirie non era in grado di dire se ciò
costituisse un presagio buono o cattivo.
Si trovava in una grande stanza, circondato da pareti color avorio e spessi
tappeti. Il bianco accompagnava il dominante blu scuro degli arredi, conferendo
alla stanza un senso di lusso. Ogni metro di quello spazio era soffuso di una
pallida aura antisettica, mentre un silenzio gradevole riempiva il tutto.
Mancava ancora un po' di tempo al loro appuntamento... Kirie era arrivato in
anticipo. Anche se desiderava un contratto duraturo, prima o poi quel patto
sarebbe giunto a una fine. Veniva sempre chiamato in modo brusco. E tutto ciò
che poteva fare, era aggrapparsi a quei fili sottili che potevano essere recisi in
qualunque momento. Arrivare fin lì per ricevere il comunicato tanto atteso, gli
dava un senso d'esaltazione. Una sensazione di realizzazione sgorgava da dentro
di lui. Ma ancora...
Mentre il tempo strisciava via, Kirie prese inevitabilmente nota delle gracili
dimensioni della propria esistenza. E come per distogliere lo sguardo da quella
realtà, tirò un leggero sospiro. Abituato solo alle sudicie e grigie strade della
colonia di Ceres, ogni immagine che si rifletteva nei suoi occhi diventava per lui
una forte seduzione.
Era quello il luogo al quale voleva appartenere. Era acutamente consapevole di
ciò. Ma quando rivolse la propria attenzione alla finestra davanti a sé, trovò il
volto scintillante di una notte a lui più familiare. Le allegre illuminazioni
tingevano le tenebre, e come al solito il Quartiere dei Piaceri le ostentava
spudoratamente.
Quando ci si abituava alla vistosità di Midas, poteva essere una vista
eccezionale, e la sua brillantezza scintillante per qualche ragione si stagliava su
di lui.
Fanculo tutto, ho bisogno di qualche buona birra.
Kirie strinse gli occhi in uno stato sognante. Era la terza volta che si trovava in
piedi davanti alle finestre di quel grattacielo, guardando le luci di Midas. Il luogo
designato per il loro incontro era diverso da quello delle volte precedenti, ma la
foresta di neon scintillanti sotto di lui continuava a stupirlo e incantarlo.
Quando aveva visto per la prima volta quelle luci non visibili da Ceres, era
rimasto stupito dal grandioso spettacolo che si stagliava davanti a lui. Non era
mai venuto a contatto con una tale magnifica bellezza. Il suo cuore aveva
cominciato la sua corsa bruciandogli nel petto. Era rimasto senza parole;
ricordava anche la grande eccitazione che lo aveva travolto.
Ma già dalla seconda volta, le affascinanti bellezze che lo raggiungevano in
lontananza erano riuscite soltanto a irritarlo. Vedendo le grandi differenze tra sua
nativa Ceres e Midas; quelle grandi disparità lo riempivano di rabbia.
Perché solo noi? Si chiese. Perché siamo relegati a quest'esistenza senza valore
come bastardi dei bassifondi? Non riusciva a scacciare quei pensieri dalla sua
mente. Ma le sue convinzioni continuavano a ondeggiare sospette.
Mai il suo desiderio di strisciare fuori dalla baraccopoli era stato più forte di
allora. Quei fasci di luce gli offrivano un mondo diverso, un mondo a parte dalla
vita soffocante che conosceva. Il complesso d'inferiorità radicato in lui, nato
come bastardo dei bassifondi, non sarebbe mai stato cancellato - ma il suo petto
bruciava per il forte desiderio di volerci provare. Ben presto avrebbe sormontato
il mondo! Fieramente, quel desiderio penetrò la sua mente.
Una voce lo chiamò, cogliendolo di sorpresa. "Ti ringrazio per l'attesa."
Mentre sognava ad occhi aperti, Kirie rimase congelato sul posto. La bassa e
fredda voce lo riportò alla realtà con toni altisonanti, che in qualche modo lo
misero a suo agio. Appena il suo battito cardiaco si calmò, volse lentamente lo
sguardo in direzione della voce.
Davanti a lui si mostrava con grazia, e con i suoi modi composti e attraenti
sembrava attirarlo verso di sé. Il suo bellissimo e accattivante abito era diverso
da quelli indossati durante i loro precedenti incontri, così il cuore di Kirie
cominciò di nuovo a pulsare. Si trattava di un membro dell'élite di Tanagura.
Iason Mink.
"Prego." Kirie chinò la testa come richiesto. La dignità e l'autorità di Iason
sembravano non lasciargli altra scelta. Davanti ai suoi occhi c'era quel tipo di
nobiltà difficile da riconoscere in circostanze normali.
"Ci sono stati ulteriori sviluppi dall'ultima volta?" Iason si diresse elegantemente
verso il divano, dove si lasciò cadere.
"Ah, no...!"
Le prime parole che fuoriuscirono dalla bocca di Kirie furono innaturalmente
roche. Torna in te! Fece schioccare la lingua, rimproverandosi e leccandosi le
labbra secche. "Ci sono state un sacco di speculazioni e confusione. Parlano
come se ci fosse qualcosa di sospetto in corso."
Iason inaspettatamente sorrise. In modo sottile, solo agli angoli della bocca. Era
un'aggiunta al terribile fascino del suo viso splendidamente malizioso. Colpito
dalla forza di una tale bellezza insondabile, Kirie deglutì.
"Capisco. Avrei dovuto aspettarmelo che non sarebbe stato facile."
"Certo che no. Devo stare attento."
Iason non lo rimproverò per aver parlato in quel modo, senza mezzi termini; ciò
portò Kirie a credere di godere di particolari privilegi. Lasciò che le sue
aspettative si arrampicassero un po' più in alto, ma mantenendo il suo ego sotto
controllo. Non aveva intenzione di lasciarsi sfuggire la sua opportunità.
"No, sapevo che non si sarebbe lasciato conquistare tanto facilmente. Non ha
ancora perso i suoi istinti di base."
Era stato il comandante in seconda della banda più forte dei bassifondi, ma
quella era una notizia vecchia.
Era una storia famosa per le strade, la paura aveva sicuramente superato la città.
Kirie non ne dubitava minimamente. Si trattava di uno dei membri originali dei
Bison, non si sarebbe lasciato vincere facilmente. Quell'uomo aveva proseguito
con la sua esistenza ignorando la sua proposta, e Kirie non sapeva per quanto
ancora avrebbe portato avanti quella sua volontà.
"Per ora non ho nessuna critica da avanzare. Ma qual è la realtà sul terreno?"
"Non andrà avanti in questo modo ancora per molto." Kirie parlò con
convinzione. "Tutti vogliono venire fuori dai bassifondi - solo che non hanno
ancora avuto modo di fare il primo passo." Nessuno nei bassifondi era così
stupido da gettar via un biglietto per il paradiso. "Dammi ancora un po' di tempo
e porterò a termine quest'affare. L'unico problema è lui."
"Lui?" Lo interrogò Iason, con un improvviso lampo d'interesse.
Kirie schioccò la lingua con esasperazione. "Il ragazzo dai capelli neri che se ne
stava accanto a Guy. È sempre tra i piedi e lo influenza di nascosto con le sue
idee. Ce l'ha fottutamente con me perché non sono d'accordo con ogni sua fottuta
parola."
"Intendi dire che non siete veri amici?" Iason lo disse con la voce leggermente
scossa da una risata. Ciò suggeriva che del sangue caldo scorreva attualmente
nelle sue vene, nonostante i suoi bellissimi e freddi lineamenti.
Gli occhi di Kirie per un attimo si spalancarono per la sorpresa.
"Non è molto divertente. È una vecchia storia, ma un tempo quei due erano una
coppia."
"Coppia?" Il tono di voce di Iason mutò bruscamente.
Merda! Non dovevo lasciarmi sfuggire quest'informazione! "Tuttavia," aggiunse
Kirie un po' troppo in fretta. "Ormai è tutto finito."
"Erano una coppia, hai detto? Quel tipo di compagni...?"
"Non è una cosa insolita nei bassifondi. È difficile trovare delle donne lì, sai?"
"Si. Una persona su nove, giusto?"
"Si. Le donne sono in grado di concepire. Ecco perché gli Harem di Midas le
trattano con i guanti. La baraccopoli puzza di uomini arrapati che non sono in
grado di trovare nulla di meglio di qualche vecchia megera."
"Una donna è merce rara, gli uomini possono prendersi qualsiasi cosa
desiderano, anche se vecchio e usato."
"Ma se hai intenzione di farlo con una femmina, è preferibile che sia giovane e
stretta."
Kirie tossì, con l'aria di chi è stanco del mondo.
In realtà, lui non aveva mai visto neanche una vecchia megera rinsecchita. Nella
baraccopoli, la possibilità di congiungersi con la razza rara che rappresentava il
sesso femminile era una cosa quasi impossibile nella vita. Conosceva delle
nozioni solo grazie alla saggezza erogata dagli ubriaconi nei bar.
Quindi aveva ancora uno o due punti da condividere, anche se quella conoscenza
non ammontava a nulla del mondo reale. Se non altro, voleva impressionare
Iason dimostrandogli di essere più di uno stupido bambino.
"Tutti sanno che abbiamo una carenza di donne," aggiunse Kirie. "Dovrebbero
usare l'inseminazione artificiale. Gli umani e le donne a Midas nascono da uteri
artificiali, giusto? Le nascite naturali sono una reliquia del cazzo."
"Ceres è riconosciuta per i suoi irriducibili principi. Fare un primo passo per
superare una tradizione radicata richiede enorme energia e grandi sofferenze."
"Si. Bhè, Ceres continua a stipare i suoi principi. Siamo senza soldi né sogni.
Non abbiamo alcuna ragione di vita. Ma cosa ne può sapere delle nostre
sofferenze qualcuno di sangue blu?"
La risposta di Iason si limitò a un sottile sorriso che gli provocò una fossetta
sulla guancia.
"Anche servendosi di un cambio di sesso," continuò Kirie. "Ciò non significa
certo che è fatta. Alla fine, ognuno dà inizio a delle relazioni con chi gli è più
vicino e si rivela disponibile."
"Si afferra ciò che si può. E cosa mi dici di te?"
"Io non mi vendo a buon mercato. Ho i miei principi." Mentre parlava, Kirie
rivolse il proprio sguardo verso Iason, come per sollecitarlo. Vuoi provare a
domarmi?
Ma come prima, gli fu restituito uno sguardo che non implicava niente. Kirie
abbassò gli occhi con un'espressione di auto-ironia. Dal racconto di Iason,
perché voleva proprio Guy? Perché non Kirie? Del resto era più giovane e più
bello di Guy.
Allora perché?
Ma Guy aveva qualcosa che lui non aveva - un passato nei Bison con Riki. Kirie
sapeva di star cercando qualcosa che sarebbe stato sempre fuori dalla sua
portata, facendolo sentire fuori posto. Quella realtà gli lasciava l'amaro in bocca.
"Sai," disse Kirie. "Non sei per niente normale. L'hai detto tu stesso, i bastardi
dei bassifondi non sono altro che dei teppisti senza valore con le loro viti
allentate. Non si può dire che tu abbia una buona opinione di noi. Per quelli
dell'élite come te, nessun altro è all'altezza se non gli animali dell'Accademia,
no?"
Aveva usato deliberatamente il linguaggio dei bassifondi. Giunti a quel punto
non sarebbe più stato in grado di ingannare Iason, quindi invece di parlare con
orgoglio; aveva preferito giocarsi il suo patrimonio come bastardo,
dimostrandosi un tipo che non baciava tanto facilmente i culi altrui.
Quella purezza semplicistica era la più grande virtù di Kirie.
"Credo sia solo una questione di gusti." Disse Iason con un piccolo sorriso,
deviando la domanda che gli era stata posta.
Perché un Blondy avrebbe dovuto interessarsi a un bastardo dei bassifondi?
Era ovvio che morisse dalla voglia di saperlo. Ma esitò nell'insistere
ulteriormente sulla questione. Se avesse posto troppe domande, o avesse rifiutato
un no come risposta, avrebbe potuto scatenare il lato cattivo di Iason. A quel
punto la paura bloccò la sua lingua.
Per quanto riguardava Kirie, l'incontro con Iason quel giorno a Mistral Park in
mezzo alla folla brulicante, era stato la svolta della sua vita. Sapeva che le sue
possibilità erano sottili, ma aveva avuto un incontro con un Blondy, e ciò gli
aveva aperto un nuovo mondo - nel bene o nel male. Non aveva mai avuto prima
una simile opportunità. Aveva semplicemente atteso un tipo di vita che non
sarebbe mai giunto, senza la minima idea di dove si stesse dirigendo; e così la
sua frustrazione era cresciuta.
Tuttavia, l'incontro con Iason gli aveva dato qualcosa per cui vivere, quindi si era
aggrappato ai sottili fili incerti che gli erano stati offerti. Si era posto poche
domande, guardando ogni singolo passo lungo la sua strada. Un uomo che
strisciava fuori dai bassifondi non poteva permettersi di correre rischi. Kirie
aveva preso delle precauzioni, preoccupandosi di quanto potesse spingersi
lontano, ma Iason aveva messo da parte i propri pregiudizi verso i bastardi della
baraccopoli, conducendolo nel mondo degli affari.
Nei bassifondi, era un topo che vendeva i propri compagni ai bastardi androidi
intascandone i profitti. Ma a lui non importava che lo chiamassero in quel modo
- erano solo gelosi del denaro che stava intascando, e abbaiavano come cani
piagnucolosi. Non erano degni neanche del suo pensiero.
Non è il combattente più forte a giungere al l'apice; ma il più intelligente. Solo
gli sciocchi rimpiangono le proprie perdite. Era ciò che una volta gli aveva detto
Sid, e da allora aveva rappresentato il suo stile di vita.
I Bison si erano dissolti quando erano all'apice. Ciò che n'era rimasto non
riusciva nemmeno a spazzare via della merda come Jeeks. Quanto in basso erano
caduti.
Kirie non riusciva a credere di aver ammirato Riki al tempo in cui era il leader
dei Bison - era solo un vigliacco. Lui non era più lo stesso ragazzo che si era
unito agli scarti dei Bison. E per dimostrarlo anche a Riki e agli altri, aveva
lanciato delle bombe di gas lacrimogeno nel rifugio di Jeeks, dando a quei
mocciosi una lezione. In quel frangente, erano riusciti a scappare in tempo.
Tuttavia, una vera dimostrazione doveva ancora giungere, ma era certo che
sarebbe arrivata.
Come lo preferite, eh? E’ questo il tipo di potere che detengo ora. Non siete
nient'altro che spazzatura. Una nuova tradizione avrà inizio con me, e le cose
saranno sicuramente diverse.
Poteva svolgere qualsiasi lavoro, non importava di che tipo, per lui la sola cosa
importante era che gli dessero una possibilità. Aveva già avuto tanta fortuna, e le
cose potevano solo migliorare. Finché avrebbe conservato nella propria testa
quei pensieri, la sua fiducia non avrebbe mai vacillato.
Non era così arrogante da credere di godere della piena fiducia di Iason. Ma la
stessa cosa valeva per il Blondy. Per il momento, Kirie si disse che era
sufficiente. Poteva capire la sola regola che governava la connessione tra loro:
Non chiedere e non parlare.
Dopo ciò, si alzò e andò via. Iason era riuscito a dedicargli dieci minuti del suo
programma solitamente carico, ma per Kirie aver parlato per tutto quel tempo
con il Blondy rappresentava una solida vittoria.




Iason osservò la sua figura mentre si allontanava, finché non scomparve. Lo


derise. Il ragazzo era arrivato a mani vuote e bluffando come meglio poteva.
Anche se provenivano dagli stessi bassifondi, la differenza di carattere era
notevole.
E’ abile nell'eseguire le commissioni. Il suo freddo e crudele sorriso rifletteva il
suo dubbio sul non voler mai più posare di nuovo gli occhi su Kirie. Ma - certe
cose erano sempre difficili da dire.
I suoi pensieri furono interrotti dal suono della voce di Raoul.
"Sono in anticipo?" Chiese, ma anche se aveva cercato di mascherare il tono
brusco della sua voce, il sorriso nei suoi occhi tradiva la sua profonda curiosità.
Doveva aver incrociato Kirie per strada.
Un sorriso ironico affiorò alle labbra di Iason. "Non proprio. Sicuramente non è
necessario che tu giunga qui in punta di piedi."
"È così? Mi è parso di cogliere un odore per nulla buono di persone furtive."
"È stata la tua immaginazione."
"Pensavo che non avessi tempo in questi giorni per raccogliere bastardi nei
bassifondi."
La parte impregnata di sarcasmo nella dichiarazione di Raoul non disturbò
affatto Iason. "Perché non ne testi uno anche tu, Raoul? Potrebbe piacerti."
"A differenza di te," disse Raul con disinvoltura, mentre si sedeva sul divano.
"Un teppista non potrebbe mai soddisfare il mio palato. Un curatissimo animale
domestico di Midas ha molto più da offrire di qualche bastardo selvaggio da
domare. Preferirei addirittura analizzare dei virus con un vecchio microscopio
elettronico."
Raoul Hamm era uno degli specialisti di biotecnologia di Tanagura. I burocrati
ostinati della Confederazione e specialmente quelli che si facevano chiamare
"religiosi," lo consideravano uno scienziato pazzo che non aveva timore neanche
di Dio.
Secondo Raoul, i misteri della vita non riguardavano certo questo presunto Dio.
Prediligeva di gran lunga ciò che poteva essere scientificamente provato.
Preferiva essere un scienziato pazzo, piuttosto che come i tizi che inducevano il
loro prossimo a seguirli in nome di Dio.
Raoul aveva cercato di non attaccarlo apertamente, ma la cosa che più gli
interessava era ricevere una risposta.
"Non hai bisogno d'interpretare ogni mia affermazione come qualcosa in più
dell'espressione delle mie inutili paure. Ma hai interrotto i tuoi impegni per
organizzare degli incontri con dei bastardi, e ciò mi fa pensare che stai di nuovo
cadendo nelle stesse cattive abitudini. Perché ti ostini a fare cose che ci sono
proibite? Ti diverti, vero?" La voce di Raoul era appesantita da un'implicita
comprensione.
"Non è per niente come la prima volta."
"Ma rientra ancora nei tuoi gusti?"
"Cos'hai?" Ribatté Iason. "Perché tutto questo improvviso interesse?"
Raoul si strinse nelle spalle. "Uno strano pettegolezzo ha suscitato la mia
attenzione. Sembra che nei bassifondi ci sia un uomo esattamente uguale a lui."
"Ovvio. È lui. Anche se è una notizia terribilmente vecchia - è passato quasi un
anno da quando mi è giunta."
Il sorriso scomparve dal solido volto di Raoul. "Non è divertente, Iason. Gli
animali domestici devono essere smaltiti e venduti a Midas. Non puoi ignorare
tali norme."
"Tu non hai mai infranto le regole? Tutto ciò che ho fatto, è stato togliergli il suo
anello. Aveva solo bisogno di un po' di libertà."
"Rimuovere il suo anello equivale alla cancellazione della sua registrazione. Non
ci sono eccezioni."
"Lui è un bastardo dei bassifondi. Non ha nemmeno un PAM di registrazione. La
legge degli animali domestici riguarda solo gli animali allevati a Midas. Che
problema c'è se gli ho rimosso l'anello facendolo tornare nei bassifondi?"
Dopo quel discorso di Iason, Raoul non riusciva a trovare le parole per
rispondere. Più che il suo atteggiamento, a irritare Raoul era stata la distorsione
che aveva effettuato delle leggi sugli animali domestici, e tutto per i propri scopi.
"Senza alcun controllo esterno, e senza implicare giochi psicologici, ho preso
con me un bastardo dei bassifondi e l'ho educato per ben tre anni. Tre anni,
Raoul! Dopo tutto quel tempo, davvero credevi che l'avessi gettato via?"
"Quindi è vero che non hai eliminato i suoi dati di registrazione come animale
domestico?"
"Certo che no! Gli ho rimosso il Pet Ring per dargli un po' di spazio. Lui è un
bastardo dei bassifondi ostinatamente ribelle. Tenerlo incatenato giorno e notte
non avrebbe fatto altro che soffocarlo."
Raoul si appoggiò allo schienale emettendo un gemito rauco. Il suo viso divenne
ancora più feroce. "Pensavo che avessi imparato la lezione dopo quanto
accaduto."
Iason socchiuse leggermente gli occhi, richiamando alla mente lo scandalo
avvenuto un anno prima. Il cosiddetto "incidente di Daryl." Il mobile di Iason
aveva violato la rete di sicurezza, permettendo a Riki di fuggire. La sicurezza di
Eos era stata evasa da un mobile, e ciò era stato un duro colpo che aveva scosso
la fiducia dell'élite nel suo complesso.
Ma anche in quel momento, Iason aveva agito con la sua consueta calma, di
fronte allo stato d'agitazione che regnava a Eos. Anche se aveva accettato le sue
responsabilità in materia, si era scrollato di dosso la situazione nel modo più
logico possibile.
Raoul ricordava ancora ogni dettaglio.


Quel giorno, Iason stava lavorando nella stanza della sicurezza di Eos. La
salvaguardia era ristretta, così come ogni altra cosa impostata a Tanagura. Aveva
appena finito di svolgere il suo compito, quando Raoul l'aveva invitato a un
pranzo privato per affrontare l'argomento. "Quella tua cosa ha ancora un
comportamento anomalo."
Un sorriso contrasse un lato del viso di Iason. "Che orecchie lunghe hai, Raoul.
Non eri nel laboratorio di Keeler fino a ieri?"
"Quando sono tornato, Eos era in subbuglio. Naturalmente ho preso
immediatamente nota. Cos'è successo questa volta?"
"È riuscito a evadere la sicurezza e a fuggire da Eos." Iason rispose con un tono
di voce vuoto.
Ma anche Raoul - che si era da tempo rassegnato all’idea che il comportamento
di Riki fosse il prodotto di una cattiva formazione - era rimasto sorpreso dal
nuovo problema.
"Pensavo l'avessi addomesticato dopo la faccenda con Mimea. Ma lui è
recalcitrante come sempre. Dopo tutto questo tempo, convive ancora con la sua
reputazione di bastardo dei bassifondi."
"Sei appena ritornato e già stai ridendo di me. Perché sei così tollerante quando
salta fuori il nome di Riki?"
"Non mi preoccupo per lui," sputò Raoul, corrugando la fronte. "Non riesco a
sopportare che della simile spazzatura ti faccia apparire come uno sciocco."
Nel corso degli ultimi tre anni, non importava quali cattive insinuazioni avesse
potuto sollevare Raoul, la risolutezza di Iason non era mutata minimamente. "È
tutto ciò che dovevi dirmi?"
"È stato arrestato?"
"Naturalmente. Non avrebbe in alcun modo potuto farla franca. Indossa il suo
Pet Ring."
Solo il tuo stupido animale selvaggio avrebbe potuto tirati una simile bravata
mentre indossava un anello di tipo-D con un GPS integrato.
Un comportamento così tenace era ben oltre i limiti della comprensione di
Raoul.
"È riuscito ad arrivare a Prage. Ne sono rimasti tutti molto colpiti." Iason emise
un sospiro drammatico. Per qualche motivo appariva abbastanza soddisfatto.
Per quanto Raoul fosse interessato, quell'atteggiamento gli parve di pessimo
gusto. "Smettila di sogghignare, Iason. Il tuo animale domestico ha evaso la
sicurezza di Eos ed è riuscito a fuggire. Non c'è nulla per cui ridere. Dovrebbe
essere punito."
Parlò con un tono di voce particolarmente sgradevole, ma Iason non vi badò
affatto. "Non dire cose simili. Grazie a lui, abbiamo scoperto una falla nei
protocolli di sicurezza di Eos, che apparentemente sembravano impeccabili.
Pensa a quante cose peggiori sarebbero potute accadere."
Raoul emise un lungo respiro. "Riesci a venire fuori da ogni disastro senza il
minimo guasto, Iason. Capovolgerai sicuramente i fatti per soddisfare i tuoi
scopi."
Iason non tradiva la benché minima traccia della pressione che era piombata su
di lui in quanto guardiano di Riki. In momenti come quello, Raoul ammirava
quelle sue abilità nel saper aggirare così a fondo le tabelle trovando sempre
nuove argomentazioni.
"Prendo semplicemente le cose per come vengono. Se non riuscissi in questo,
non sarei in grado di gestire i mercati."
"Ma può un uomo di ghiaccio temuto da tutti gestire un animale domestico
indisciplinato?"
Raoul gli aveva rivolto quella domanda fin troppe volte, era diventata noiosa.
Perché non poteva agire come tutti gli altri Blondies e starsene a guardare da
bordo campo?
"Non ho più voglia di discutere con te a causa di Riki." Disse Iason,
aggiungendo un'aria supplementare di freddezza nella sua voce, affermando
anche se non a parole, che alcune cose non erano negoziabili.
"Ma potrai davvero lasciar correre questa volta? Non si tratta solo di un animale
domestico che ha evaso la sicurezza. L'hacking del sistema è un grave crimine."
"Per un animale domestico sarebbe impossibile accedere a un terminale sicuro,
inoltre non è assolutamente in grado di fare una cosa del genere. Per andare tanto
oltre è necessario un lavoro elaborato e ben eseguito."
"Il tuo animale domestico è più scaltro e astuto del necessario."
In effetti, in termini di astuzia e scaltrezza, il QI di Riki superava chiunque.
Qualcuno avrebbe potuto dare la colpa alla sua formazione al Guardian. Ma
considerando che tutti i bambini venivano gettati in quell'ambiente decrepito, e
quindi all'età di tredici anni sarebbero dovuti sopravvivere con le loro sole forze;
forse la sua astuzia era difficilmente qualcosa di cui vantarsi.
Un alto QI non si aggiungeva necessariamente a una mente acuta. Senza alcun
dubbio, Riki aveva il cervello per diventare un criminale di prima classe. La sua
arroganza assolutamente sgraziata era rimasta invariata, ma l'educazione che
Iason gli aveva impartito aveva reso quelle sue qualità ancora più evidenti.
Raoul voleva credere che Iason avesse semplicemente portato del materiale
grezzo a Eos per dimostrare di essere in grado di tramutare una pietra in un
gioiello... Ma forse voleva solo fare mostra di Riki con un sorriso derisivo e
beffardo. La cosa che saltava subito all'occhio era il suo pessimo gusto
nell'abbigliamento. Era inimmaginabile che l'animale di un Blondy potesse
indossare quei vestiti. Portarlo in giro al guinzaglio serviva solo a chiarire le
differenze tra lui e gli altri animali domestici.
Essendo abituati alla debolezza degli animali, ciò aveva colpito l'élite, che
l'aveva definita una vera e propria perversione. Grida di shock e sorpresa
scoppiarono nuovamente. Si ritennero offesi dalle qualità uniche dell'animale
domestico di Iason, tanto da riuscire a coprire il clamore sfociato dalle sue
origini.
Tuttavia, affascinati da quella creatura, non riuscivano a distogliere lo sguardo
da lui. Era l'animale di Iason, ma era un incredibile delinquente. Si diceva fosse
quella la ragione per cui si sorvolava su ogni sua azione.
"E poi c'è quella storia circa il lavoro del mobile." Disse Raoul. "È necessario
che tu faccia fronte alla situazione tempestivamente."
"A chi pensi mentre parli? Io non guardo dall'altra parte mentre affronto tali
questioni."
"Scusa." Raoul rispose in modo sbrigativo. "Naturalmente non intendevo
suggerirti il contrario."
Iason aveva finito con Raoul. Ma la conversazione l'aveva chiaramente
sconvolto, tanto da lasciargli un'espressione feroce sul volto.
Non era così clemente da poter trascurare un grave reato come l'hacking del
sistema. Come promesso, aveva condannato il mobile in questione.
Daryl era morto. Inoltre, Iason aveva ammesso che Riki fosse stato equamente
implicato nel delitto, e a causa dei tanti guai che aveva provocato, era stato
smaltito.
O almeno era ciò che Raoul e molti altri residenti di Eos avevano creduto. In un
solo colpo, le infezioni erano state finalmente eliminate. Eos poteva tornare al
suo naturale stato pacifico.


Iason aveva frequentato le recenti aste di Midas con sempre maggiore frequenza.
Si diceva volesse acquistare un nuovo animale domestico. Naturalmente, quella
notizia era diventata il nuovo centro dell'attenzione a Eos. Ma quando le persone
avevano udito delle voci secondo le quali Iason stesse cercando un nuovo
bastardo nei bassifondi per fare nuove esperienze...
Non imparerà mai, dicevano tutti ridendo.
Poi si era fatta largo la voce inaspettata di un tizio nei bassifondi che sembrava a
tutti gli effetti Riki. Raoul era rimasto scioccato. Iason sicuramente non si
sarebbe spinto tanto oltre.
Tuttavia, non riusciva a cancellare i dubbi nella sua mente. Cercando lui stesso,
le indagini l'avevano condotto a Mistral Park. Ma prima che potesse
assicurarsene, Iason aveva prontamente confermato. Ancora più grave, aveva
evaso i sensi della legge sugli animali domestici per soddisfare i propri bisogni.
"Gli ho dato una 'pausa' per un anno." Spiegò. "Volevo lasciarlo correre libero
per un po'. È un limite di tempo generoso. Non avevo capito che si sarebbe
diretto di nuovo nel luogo da cui proveniva. Ma visto che è andata così,
riportarlo qui è la sola cosa responsabile che io possa fare come suo proprietario,
non sei d'accordo?" Sul volto di Iason balenò un affascinate sorriso.
Raoul non aveva la minima idea di cosa stesse accadendo nella mente di Iason.
"Cosa intendi fare con quella cosa?"
"Niente, davvero. Sono solo curioso di vedere come reagirà quando gli sarà
concessa la possibilità di scegliere tra il suo vecchio compagno e il proprio
orgoglio. Questo è tutto."
"Lui non è altro che un bastardo dei bassifondi. Non prendere le cose troppo
seriamente."
"Non è lo stesso anche per me?" Iason abbassò lo sguardo e fece un respiro
profondo. "Se lui fosse stato solo un animale domestico, non avrei trascorso tre
anni tenendolo al guinzaglio corto. Posso aver agito per un mero capriccio in
partenza, ma mi sono lasciato trasportare in modo inaspettato. Soprattutto dopo
la questione di Mimea. Solo il mio cervello è organico, ma ciò mi rende
comunque un semplice umano, alla fine."
A Raoul piaceva vantarsi a fine giornata, con nessun mistero che si nascondeva
all'interno delle verità eterne dell'universo.
Ma ora i suoi occhi si erano spalancati per la sorpresa. Per il suo modo di
pensare, la mente di Iason era un puzzle più grande di tutti i segreti nascosti del
cosmo.
"Se ti dicessi che - io amo Riki, tu probabilmente rideresti di me, vero Raoul?"
Raoul era rimasto così turbato dalle parole fuoriuscite dalla bocca di Iason, da
essersi ammutolito. Non riusciva a decidersi, non sapeva se avrebbe dovuto
deviare quella sorprendente confessione con una risata impertinente o no.
Iason gli lanciò un'occhiata di sbieco, mentre un sorriso sardonico torceva le sue
caratteristiche. Era alle prese con un dilemma derivante dalle emozioni in
contrasto con il suo orgoglio di Blondy. Per schiarirsi i pensieri per un attimo, si
appoggiò allo schienale, immaginando i complicati giorni a venire.


Un anno prima, il giorno in cui Riki era stato arrestato a Prage, Daryl era stato
portato in una cella separata, al centro di sicurezza. Non aveva mostrato nessuna
inclinazione nel voler fuggire o fare resistenza. L'espressione sul suo volto era di
un'insolita mitezza. A un esame più attento, Iason notò che si trattava di uno
sguardo che non aveva mai visto prima - forse di fiduciosa soddisfazione.
"Hai capito perché sei stato portato qui, Daryl?"
"Come sta Padron Riki? Che n'è stato di lui?" Chiese Daryl, ignorando la
domanda di Iason.
"È stato arrestato a Prage."
Gli occhi di Daryl per un momento tremarono. Iason non riusciva a crederci.
Daryl aveva davvero creduto che Riki fosse riuscito a fuggire? Una nube gli
ricopriva il viso, un riflesso della sua stupidità che ora rimpiangeva.
È troppo tardi per i rimpianti. Iason non poteva non notare come quelle parole
gli si ritorcessero contro, cariche di derisione e critica.
"Riki è in una cella al momento. È stato difficile da gestire, quindi gli hanno
somministrato dei sedativi."
"Non sta male, vero?"
"Le guardie della sicurezza di Eos sono addestrate per catturare gli animali
domestici senza infliggere loro alcun danno superfluo."
Daryl tirò un visibile sospiro di sollievo.
In realtà, Riki aveva lottato più del previsto, ed era stato ferito tanto quanto lui
stesso aveva ferito i membri della sicurezza. Ma non c'era bisogno di dirlo a
Daryl. Non si trattava di un atto di gentilezza umana, ma semplicemente tutta
quella preoccupazione non avrebbe giovato a nessuno di loro.
"Allora dimmi - perché ha scelto proprio un complice tanto scoraggiato?"
Daryl alzo gli occhi che fino a quel momento avevano guardato verso il basso, e
parlò con voce chiara e distinta. "No. È stata una mia idea. Padron Riki non ne
sapeva nulla."
"Ti ha minacciato e tu non sei stato in grado di ribellarti. Ammettilo e le cose
saranno molto più facili per te."
Ma Daryl rifiutò d'intraprendere la strada più semplice. "Sono io il responsabile
dell'hacking al sistema di sicurezza degli animali. Non mi è stato ordinato e non
sono stato minacciato."
In un certo senso, Iason si sentiva soddisfatto nel vedere quanto Daryl fosse
coraggioso. Ma allo stesso tempo, ciò che gli stava dicendo provocava spiacevoli
emozioni nel profondo del suo cuore.
"Perché?" Chiese di nuovo Iason.
"Perché Riki era ossessionato da quelle porte." Daryl rispose in modo semplice e
chiaro.
Iason dedusse velocemente che si stesse riferendo alle porte nella sala principale
di Eos. Erano il solo collegamento tra Eos e il mondo esterno.
Di tanto in tanto, Riki si dirigeva nell'atrio per rivolgere un semplice sguardo a
quelle porte, senza muovere un muscolo, fino a quando le guardie di sicurezza lo
trascinavano di nuovo nel suo alloggio.
Era successo talmente spesso che non valeva neanche più la pena menzionarlo.
Non aveva mai aggiunto una parola, ma i pensieri nella sua mente erano chiari:
un giorno riuscirò a liberarmi di questo Pet Ring e attraverserò quelle porte.
Superarle e raggiungere il mondo esterno era un'idea che mai era frullata per la
mente di nessun animale oltre Riki. Attraversarle avrebbe comportato la
cancellazione della loro registrazione e la corsa verso la rottamazione. Solo Riki
era abbastanza perverso da preferire qualunque altro luogo a quello.
"Lui si trovava nella tua stessa gabbia. Stai cercando di dirmi che ti sentivi
dispiaciuto per il suo stato?"
"No, io..."
"Non dovresti essere particolarmente soddisfatto del tuo status come mobile di
un Blondy. La punizione per l'hacking è piuttosto severa. Dovevi esserne a
conoscenza. Allora, perché l'hai fatto?"
Iason aveva bisogno di sapere. Come aveva potuto quel mobile - che avrebbe
dovuto essergli immancabilmente fedele - fare una cosa così stupida? A cosa
stava pensando Daryl? Cosa avevano visto quegli occhi?
"Forse Padron Iason non l'ha notato? Di recente Padron Riki non è stato molto
loquace. Dopo aver dormito con Padron Iason, ha continuato ad avere la febbre.
Stava vacillando."
Iason l'aveva notato, anche se aveva finto che non fosse così. "Dagli esami
medici non è stato rilevato niente. Nel corso degli ultimi tre anni, non è venuto
fuori nulla dopo vari controlli. I dottori dicono che sei troppo apprensivo."
Non era un'esagerazione - quando doveva prendersi cura della salute di Riki,
Daryl mostrava più attenzione di qualsiasi altro mobile. Non importava quanto
fosse furioso il temperamento di Riki, Daryl non avrebbe indietreggiato.
L'essere testardo e irritabile erano i punti forti di Riki, ma Daryl possedeva una
forte pazienza e perseveranza. Il peso dei suoi ragionamenti era riuscito a zittirlo.
Aveva continuato a ripetere le stesse azioni per due anni.
Ma pur tenendo la bocca chiusa, i suoi occhi mostrava a una serie di complesse
emozioni. Riki aveva visto qualcosa in Daryl, qualcosa che neanche Iason era
riuscito ad afferrare. Era qualcosa di più della semplice familiarità con il suo
volto.
Iason non aveva mai visto quel senso di distanza tra animale e mobile che non
avesse poi portato a una sorta di faida.
"Padron Riki non mi ha detto niente, ma non penso sia così."
"Tu non sei un medico. Sei solo un mobile, Daryl." Iason giunse dritto al punto
con la sua tipica e immediata indifferenza.
"Io non so che tipo di vita abbia avuto Padron Riki nei bassifondi, ma so com'era
al Guardian.” Non ci fu neanche un guizzo d’emozione sul volto di Iason dopo
quella sorprendente rivelazione. Non era impossibile. I mobili di Eos venivano
loro forniti dal Guardian, ma era un segreto noto solo a una minima parte dei
membri dell'élite. Ecco perché non era particolarmente sorpreso di sapere che
Daryl e Riki si fossero già incrociati prima.
"Di quanto sei più grande?"
"Tre anni. Ma eravamo assegnati a diversi blocchi."
Al Guardian erano scrupolosi nella divisione in blocchi. I bambini assegnati a
blocchi separati avevano raramente la possibilità di mischiarsi. Inoltre, in questo
caso si aggiungeva un divario di tre anni, quindi le possibilità di conoscersi
erano ancora più sottili.
Eppure Daryl gli aveva appena detto di aver conosciuto Riki al Guardian. Ma
prima che Iason potesse chiedergli come, gli fu prontamente fornita la risposta.
"Anche se eravamo assegnati a due diversi blocchi, la maggior parte dei mobili
qui si ricorda di Riki."
"Riki non conosce nessuno di voi." Disse Iason. Era certo che Riki non avesse
semplicemente finto di non conoscerli. Erano estranei per lui.
"Ma noi lo conosciamo. I capelli e gli occhi neri di Riki sono difficili da
dimenticare. Era come se uno strano essere alieno fosse disceso sul Guardian.
Riki aveva una natura diversa dal resto di noi. Non si avvicinava a nessuno. Le
persone dicevano che non ricordasse nessuno dei suoi compagni di blocco. Ma
lui era Riki, quindi non era una sorpresa per noi."
"Come ora?"
"Si. Lui non cercava di ingraziarsi nessuno. E non importava cosa accadesse, lui
non è mai cambiato. Ecco perché, quando potevamo uscire quella volta al mese,
c'era concorrenza tra noi a chi riusciva a intravedere per primo il bambino che le
Sorelle non sapevano come gestire. E quando accadeva, non riuscivamo più a
dimenticarlo. Era così insolito."
"Lui si distingue dagli altri, anche ora." Iason riusciva quasi a immaginare Riki
al Guardian.
"Non è cambiato neanche un po'. Anche se è vincolato da un guinzaglio. Ma lui
preferirebbe vivere la sua esistenza come bastardo dei bassifondi piuttosto che
essere ridotto alla vita di un animale domestico. È per questo che lo invidio, e
soffro per lui. Poter solo guardare in avanti e con meraviglia, senza poter fare
niente, deve essere diventato per lui sempre più doloroso.”
In una certa misura, Iason poteva comprendere le ragioni di Daryl. Avendo avuto
il Riki del passato davanti ai suoi occhi, non era difficile immaginare
l'inquietudine nei suoi pensieri. Per non parlare di quando Iason gli aveva
ordinato di eseguire a Riki un lavoro di bocca.
Daryl, insegna a questa spazzatura dei bassifondi a cosa porterà questa sua
inutile lotta. Divertiti, ma non lasciarlo venire. Gli consegnerò io il colpo finale.
I mobili erano obbligati a obbedire ai propri padroni, era la sola regola che
garantiva loro la sopravvivenza a Eos. Sopprimendo uno sguardo sofferente,
Daryl aveva sepolto il suo viso tra le cosce del meticcio che ancora si dibatteva,
succhiando ciò che lui non avrebbe mai potuto avere.
Nonostante l'umiliazione, aveva servito Riki con disinteresse, in modo semplice.
Eccetto una volta. Quella volta, le emozioni di Daryl irruppero sul suo viso.
Riki aveva cercato di resistere come al solito alle sue cure orali, abusando di
ogni linguaggio di cui la sua mente era capace. Ma poi Riki aveva detto o fatto
qualcosa che aveva toccato nel profondo i suoi sensi. E inaspettatamente, Daryl
era montato su tutte le furie.
Tu sei un mobile, Daryl. Ricorda qual è il tuo posto.
Iason l'aveva gentilmente rimproverato, fermandolo quando stava cercando di
colpire Riki. L'aveva rimproverato per quell'azione, ciò significava che
sovrastimava il valore di Daryl come mobile.
Gli animali domestici erano dei ninfomani dalla mente semplice - era il modo in
cui venivano sollevati. Ma se i mobili avessero avuto lo stesso tipo di mente
semplice sarebbe stato un problema. Da quel punto, Daryl era in realtà piuttosto
esemplare. Iason non poteva fare a meno di ammirare la sua struttura mentale,
che era stata in grado di compiere un hacking del sistema di sicurezza.
"Se padron Riki cedesse, potrebbe essere felice. Ma quando penso al suo modo
di essere, lo invidio così tanto da provocarmi dolore al petto. Potrei liberarmi di
questa gelosia, non sono più funzionante come mobile, ma ancora..." La voce di
Daryl s'incrinò, mentre cercava di soffocare le parole. "...è per questo che non
voglio ingraziarmi nessuno. Non posso sopportare il pensiero che Padron Riki
possa trasformarsi in qualunque cosa, non essere più quello che è sempre stato.
Ecco perché."
"Volevi vedere se avrebbe mantenuto il suo orgoglio, o si sarebbe ridotto a niente
più di un semplice animale domestico?"
L'unica risposta di Daryl fu di rivolgere a Iason il suo sguardo.
"Solo per questo scopo, sei pronto a condannare il mobile perfetto di un Blondy
a essere gettato nella spazzatura?"
Iason aveva ritenuto necessario fare un ricorso, ma la situazione era peggiorata
udendo il discorso di Daryl. Era sorpreso di ritrovarsi a pensare cose simili circa
un mobile. Dovette prendersi una pausa momentanea per riordinare i suoi
pensieri.
"A Eos," rispose Daryl. "I mobili sono ritenuti un bene di consumo. Siamo
soggetti ai capricci e agli attacchi di violenza degli animali domestici - non è
quello il tipo di vita che dobbiamo sopportare?"
"Per cinque anni, non hai fatto nulla che potesse compromettere la tua posizione
di mobile. Riki vale così tanto da indurti a gettare via la tua vita?"
"Padron Riki non è sempre disponibile come me. Lui mi ha trattato come un
altro essere umano. È vero che non è mai stato gentile e che mai ha cercato di
conquistare il mio affetto... e non ho neanche mai visto quel desiderio nascere
nei suoi occhi. Ma lui non mi disprezza come gli altri animali domestici. Forse
sono diventato un po' troppo pieno di me, ma voglio ancora fare qualcosa per lui.
Affinché solo per un momento, saremo in grado di condividere qualcosa - non
posso chiedergli di più."
"Mi stai dicendo che preferiresti essere come un bastardo della baraccopoli?"
Per un momento, un'espressione di gioiosa tristezza affiorò sul viso di Daryl. Poi
si ricompose rapidamente.
"È stata la mia prima e ultima scommessa, con il destino di Padron Riki e il
vostro orgoglio in bilico. Così, ovviamente, sono pronto a offrire tutto ciò che
possiedo come garanzia. Niente potrebbe rendermi più felice di Padron Riki.
Rifarei tutto quanto di nuovo."
"Riki non sarebbe felice di sentirti parlare del tuo sacrificio." Quelle parole
affiorarono francamente dalle labbra di Iason, trasformando gli angoli della sua
bocca. Infatti, Riki avrebbe sofferto per ciò che Daryl aveva fatto. Non avrebbe
pianto per lui, ma si sarebbe sicuramente sentito responsabile per la sua dipartita,
e quei ricordi sarebbero stati sepolti nel suo cuore come espiazione personale per
quella morte.
Iason non poteva permetterlo. Nessun poteva occupare il cuore di Riki eccetto
lui.
Daryl guardò Iason con occhi spalancati. "È tutta colpa mia. Abbiate pietà di
Padron Riki, per favore - Vi prego..."
"Prendendoti tutta la colpa e risparmiando Riki, devi renderti conto che non ci
sarà nessuna pietà per te."
"Si."
"In questo caso, servirai da esempio per tutta Eos. Scopriranno quale miseria
attende coloro che commettono un reato tanto grave."
Anche dicendogli ciò, Daryl non mostrò alcun rimpianto. Si voltò solo verso
Iason chinando la testa.
A volte le creature dei bassifondi si rivelavano sorprendenti - era ciò che a suo
tempo Katze gli aveva insegnato.
Le persone si evolvono a seconda dell'ambiente, all'auto-conservazione, come
prodotto di un desiderio, o anche a seguito di una grande disperazione. Ma una
cosa in loro non sarebbe mai cambiata.
Potevano sempre continuare a sorprenderti.


Iason Mink era uno degli aristocratici dell'élite, scelto da Jupiter per essere il
sostegno di Tanagura. Era un nuovo tipo di uomo che aveva sollevato,
rendendolo pieno di sé. Per molto tempo, Iason aveva vissuto con un senso di
lealtà e orgoglio per la volontà collettiva, che aveva condiviso con il suo
creatore. A causa di ciò, aveva l'incrollabile convinzione che la sua esistenza
superasse quella di tutti gli altri. Prima di incontrare Riki, non avrebbe mai
immaginato che la sua mente potesse essere ossessionata da quegli esseri in
carne e ossa.
Credeva che l'esistenza di quel bambino deforme che Midas rappresentava,
avesse la necessità di inchinarsi agli splendori di Tanagura. L'allenamento e lo
smaltimento degli esseri umani come animali da compagnia erano un riflesso
della dignità e della maestà dell'élite. Stavano solo portando a termine il loro
dovere.
Ma poi aveva incontrato Riki, e quelle sue convinzioni erano andate in frantumi.
Prima del suo arrivo, Iason riteneva la razza dei bastardi dei bassifondi un
ammasso di spazzatura senza speranza per un futuro di tutto rispetto.
Ma il vivace e vibrante movimento degli arti di Riki aveva soddisfatto la sua
vista. Il calore del suo corpo, che accettava tutti i piaceri a lui offerti, aveva
impresso in Iason lo speciale diritto sulla carne e il sangue discendente dalla
razza umana. Oltretutto, Riki possedeva un insubordinato orgoglio che
continuava a farlo cacciare nei guai. Le preziose perle nei suoi occhi rivelavano
ogni sua emozione, senza alcun compromesso.
Iason aveva sentito in pieno l'impatto di ciò che significava crescere senza
condizionamenti comportamentali o programmi educativi. Ogni volta che Riki
riempiva la sua vista, assaggiava un rinnovato senso d'irritazione, un nuovo
senso di sorpresa. Avvertiva i caldi viticci dentro di sé, che come serpenti gli
attraversavano il corpo.
Come androide nato dalla bioingegneria ma con un cervello biologico, Iason
sapeva che non avrebbe dovuto sperimentare nulla di simile. Ma il debole
impulso di quella cosa chiamata "emozione" non scompariva. Era scolpito nella
sua mente. Ciò che non avrebbe dovuto trovarsi lì pulsava come un dolore
fantasma.
Le emozioni erano così crude da suscitargli un profondo disgusto di sé. Una
febbre che faceva fiorire delle sensazioni occulte e spesso incomprensibili,
bruciava la sua anima. Metteva in discussione le sue ragioni di appartenenza
all'élite di Tanagura, e così aveva cercato di raddoppiare il suo orgoglio come
Blondy. Intrappolato dal formicolante vortice del mutismo, c'erano momenti in
cui la ragione non riusciva a contenere la fame. Voleva Riki più di quanto
potesse sopportare? C'è qualcuno che potrebbe non invidiare un'anima così
brillante?
Ruggire di rabbia e negare tutto era facile - ma Iason aveva aperto una porta che
non poteva essere chiusa. I suoi impulsi uccidevano la ragione. Ne era
consapevole da qualche parte dentro di sé, lui che era stato dotato degli istinti di
un normale essere umano.

Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.


Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.

Capitolo 3

Ceres, quattro e trenta del pomeriggio.


In quel periodo dell'anno, raffiche di vento sferzavano sul viale Cuzco come
piccoli aghi sulla pelle. Al vento sventolava il cappotto di un uomo che
percorreva quella strada con una sigaretta tra i denti.
Non aveva la riconoscibile andatura degli abitanti dei bassifondi. Tuttavia, un
senso di solitudine e tensione sembrava aggrapparsi a lui. Per chi era abituato a
quella fangosa e stagnante atmosfera, la sua estraneità era evidente.
Al suo passaggio, gli astanti spalancavano gli occhi, poi rapidamente
distoglievano lo sguardo. C'era qualcosa di molto diverso in lui. Non abitava nel
loro stesso mondo. Restii a mettersi in gioco, si affrettavano a lasciare la scena il
prima possibile... E dalla sua andatura invariata, quell’atteggiamento non
sembrava per niente interessarlo.
C'era una sezione a Ceres, dove l'assalto ripetuto degli edifici aveva infranto le
facciate posteriori, rivelando le ossa dei loro scheletri metallici.
Con nulla che ostacolasse la luce del sole, chiamare quel blocco della città "Blue
Chip" sembrava quasi una sorta di scherzo.
Ma seppur le strutture sulla terra fossero in tristi condizioni, quelle sotterranee
erano ancora in buono stato. Di conseguenza, erano diventate il punto di raccolta
e la zona smilitarizzata per un certo numero di bande. Anche i membri delle
gangs ammettevano che lottare per tutto il tempo sarebbe stato un peso. Avevano
bisogno di un'oasi dove potersi rilassare, abbassando la guardia senza il rischio
d’essere attaccati. Qualunque stronzo avesse infranto la regola, non avrebbe più
potuto mostrare la sua faccia nei bassifondi.
Non avevano certo creduto che quella legge avrebbe tenuto tutti in riga, ma anno
dopo anno, nessuno aveva mai osato fare la prima mossa. Nessuno voleva essere
il primo a beccarsi il disonore, quindi continuava a esserci un tenue equilibrio.
A petto nudo, i tossici se ne stavano negli anfratti delle strutture d'acciaio,
volgendo lo sguardo verso il cielo invernale. Troppo assorti nei preliminari per
curarsi di chi li stava guardando, gli amanti si ammassavano nei tunnel
d'accesso, mentre da qualche parte altri gruppi erano sul punto di passare alla
violenza.
La DMZ era conosciuta anche come zona "qualunque." Città apatica. Tutti erano
in cerca di qualcosa, ma nessuno sapeva cosa accidenti fosse - sarebbe andata
avanti in quel modo fino al giorno della loro morte.
L'uomo aveva proseguito per la sua strada. Era stato lasciato solo.


Quello stesso giorno, nel sotterraneo tre a Blue Chip, al Soraya Bar, a differenza
di quasi tutti i giorni, una strana aria febbrile riempiva i locali. Le risate volgari e
le battute crude avevano lasciato spazio a un insolito silenzio ovattato.
Lo sguardo collettivo era focalizzato in un unico punto, come un lungo respiro,
fino a far scoppiare il sudore fuori dalla pelle.
All'interno dell'albero fitto di curiosi, si stava svolgendo un gioco.
Chiunque poteva prenderne parte – si trattava solo un vecchio gioco di carte
dove la vittoria si basava sull'intuizione e la concentrazione. Ma non era il tipo di
gioco praticato nei casinò di Midas. Le scommesse poste sul tavolo non
comportavano l'onore o il denaro, ma la virtù. I giocatori mettevano i loro corpi
in prima linea a ogni turno.
"Gigolo." E al centro di tutta quell'attenzione al Soraya Bar c'erano Riki e Luke,
che stavano attualmente disputando una partita.
Si trattava di un gioco di sesso, sulla falsariga di uno spettacolo. I giocatori
cominciavano con un bacio come anteprima. Poi la posta aumentava, proprio
secondo le aspettative.
Il perdente stabiliva la posta in palio. I titolari delle carte e gli spettatori
condividevano la tensione.
Se qualcuno veniva scelto, non importava quanto l'avversario fosse disgustoso,
nessuno avrebbe mai rifiutato. "Sono in vena di fare un po' a modo mio con te."
Di solito era in quel modo che il gioco aveva inizio. "Giochiamo a gigolo."
Solitamente veniva annunciato davanti a tutti, rendendo difficile un rifiuto.
Chiunque avesse rifiutato sarebbe stato etichettato come vigliacco - parola che
avrebbe fatto il giro e la persona in questione non sarebbe più riuscita a
riprendersi. Sia fisicamente sia metaforicamente, un uomo che non poteva farlo
nella norma, non era considerato un uomo. In un luogo in cui il sesso tra due
uomini era la norma, chi non aveva le capacità di compiere tale atto, si sarebbe
portato dietro lo stigma peggiore che si potesse attribuire a qualcuno nei
bassifondi.
Quelle sfide momentanee ammontavano a poco più di semplici giochi di sesso -
e alla fine, ridendo alla sconfitta del proprio avversario, per lo più delle volte alla
persona che trionfava veniva richiesta la rivincita.
Ma a un certo punto, avevano cominciato a prendere la questione con serietà,
affilando i nervi.
Trattandosi di un gioco, doveva essere un buon intrattenimento per il pubblico.
Almeno doveva esserlo in teoria. Ma come con qualsiasi tipo di attività intima,
ciò che accadeva lì non sarebbe certo terminato in quel posto. Luke aveva
guardato Riki con occhi struggenti. O voleva solo dare inizio a una lotta?
Tuttavia, nessuno era rimasto scioccato quando a gran voce l’aveva sfidato a
"gigolo" - incluso lo stesso Riki - né erano rimasti sorpresi che Luke avesse
scelto un momento in cui Guy non era presente.
A Riki non importava di ciò che gli altri pensassero di lui. Ma sapeva di dover
regolare i conti con Luke una volta per tutte.


Dal periodo in cui aveva abbandonato i Bison per percorrere la sua strada, fino al
momento in cui era ritornato dopo quegli anni vuoti - l'era, le circostanze e la
natura dei rapporti era cambiata enormemente.
Riki era tornato nei bassifondi sapendo che sarebbe stato ridicolizzato. Ma
contrariamente alle aspettative, gli improvvisi sconvolgimenti nel suo ambiente
non gli avevano garantito la quiete ignominia di un cane bastonato, soprattutto
dopo aver preso in considerazione gli affari con la banda di Jeeks. Forse si
trattava di un semplice caso, o il destino aveva inevitabilmente chiuso il cerchio,
ancora una volta. Ma dopo il suo primo inconsapevole incontro con i mocciosi di
Jeeks, seppur a malincuore, le radici del destino si erano spinte più in profondità
nell'anima di Riki.
Anche dopo lo scioglimento dei Bison, una certa parte della responsabilità per
aver perso il loro vecchio rifugio cadeva sulle sue spalle. Tuttavia, colpire per
ripicca la sede di Jeeks con gas lacrimogeni, non era qualcosa di cui Riki era a
conoscenza.
Eppure, tutti gli astanti avevano sostenuto che i Bison fossero ritornati.
I Bison sono di nuovo in piedi.
Anche Riki.
Voci eccitate avevano diffuso quei pettegolezzi. Da un orecchio all'altro, erano
diventati sempre più distorti a ogni racconto. Una volta che le voci si erano
guadagnate una propria volontà, non potevano più riflettere i desideri delle parti
interessate. Né Riki né il resto dei Bison volevano essere presi di mira da tutte
quelle chiacchiere, ma purtroppo, quella faccenda era ormai fuori controllo.
Con quell'incidente, la reputazione dei membri della banda di Jeeks era stata
rovinata e le loro vite avevano preso una brutta svolta. Perdendo il loro rifugio,
erano diventati ancora più feroci, cominciato ad attaccare chiunque. Ma non era
un problema che si limitava a Riki e alla sua banda. I guai che Jeeks causava
erano ormai routine quotidiana nella baraccopoli.
Assestare il punteggio contro Jeeks era il fardello inevitabile che Riki e i suoi
ragazzi si erano assunti. Ognuno tratteneva il respiro in attesa della battaglia.
Con tutta quell'attenzione, la reputazione dei Bison cresceva di giorno in giorno,
e i membri diventavano sempre più ansiosi, proprio come gli spettatori.
"Quei teppisti mi fanno incazzare! Abbiamo intenzione di combatterli o no?"
"Cosa facciamo Riki? Li prendiamo a calci in culo?"
Gli occhi di Luke si erano stretti leggermente. Stranamente, Guy si era pompato,
parlando a gran voce. Norris aveva distorto le labbra in un ghigno. Sid aveva
sputato fuori la sua gomma da masticare. E infine:
"Se dobbiamo farlo, allora deve essere fatto in grande. Dovranno pagare con gli
interessi."
In quel momento, tutto ciò che serbava silenziosamente dentro di sé esplose
verso l'esterno. Accanto a lui, gli altri membri della banda si sorrisero a vicenda.
Era esattamente la reazione che volevano vedere.
Dopo essersi rammollito per lungo tempo, Riki era diventato una persona
totalmente diversa. Con Jeeks che continuava ad attaccarli a ogni turno, la sua
pazienza si era finalmente esaurita, lasciando andare avanti il suo temperamento.
Avrebbero dovuto distruggere Jeeks. Giunti a quella soluzione, la conversazione
accelerò rapidamente.
"Prima di cominciare, abbiamo bisogno di un Intel."
"Ovviamente ne abbiamo bisogno!"
"Vuoi dire Jango? Il Mietitore di Dio? Lui non ci aiuterà."
"È troppo costoso."
"Il prezzo varia a seconda del cliente."
Jango era un uomo pericoloso, proprio come le voci di strada lo facevano
apparire. Riki era stato un suo compagno di blocco quando l'informatore Jango
era ancora conosciuto come Robby. Aveva ancora delle connessioni persistenti
con lui, ma Luke e gli altri non avevano preso in considerazione quel punto.
Distruggere Jeeks rapidamente significava rivolgersi al Mietitore di Dio e quindi
dover vedere di nuovo il volto di Robby. Ma per qualche motivo, l'espressione di
Riki continuava a con mostrare alcuna emozione.
Conoscendo la storia che Riki e Robby avevamo condiviso al Guardian e le
radici del loro reciproco antagonismo, niente riusciva a portare la pace nella
mente di Guy. Ma la furia di Jeeks era diventata un problema. Senza un accurato
Intel, non avrebbero potuto passare al colpo decisivo. Sapendo ciò, Guy non
aggiunse altro se non ciò che era giusto dire.
Tutto ciò che poteva fare era seguire l'esempio di Riki. Quella comprensione
implicita non era stata un semplice comportamento radicato; aveva tessuto
l'orgoglio di Guy su chi lui fosse e chi loro fossero.


Riki e Guy entrarono nel bar e si diressero alla sala privata sul retro. La prima
regola del commercio delle informazioni era che i negoziatori avrebbero dovuto
nascondersi, stando lontani da occhi indiscreti. Tuttavia, la stanza in cui giunsero
era arredata meglio di quanto ci si potesse aspettare.
Robby sedeva su un divano lucido con le gambe distese davanti a sé. Guardò
Riki e Guy, poi sorrise. "Ancora in coppia, eh?"
C'erano delle implicazioni nel suo saluto, e per Riki, fu difficile ignorarle. Se
non fosse stato necessario - e aveva dovuto ricordarselo costantemente - non
avrebbe mai accettato d'incontrare di nuovo quell'uomo. Ciò che era accaduto tra
loro, per quanti anni potessero trascorrere, non sarebbe mai stato dimenticato.
Tutto ciò che Guy sapeva di Robby gli era stato raccontato da Riki. I due uomini
non si erano mai incontrati prima, ma volarono scintille non appena si
scambiarono un'occhiata. Notando ciò, focalizzò nuovamente l’attenzione su di
sé, per assicurarsi che nulla andasse storto.
Tuttavia, c'era un'incognita nell'equazione. Robby non era solo. Condivideva il
divano con un ragazzino dai capelli a spazzola rosso fuoco.
Chi diavolo è quello?
Riki rivolse un'occhiata al rosso, poi distolse lo sguardo.
"Yo." Il ragazzo gettò loro un secco saluto e si alzò. Fermatosi al mini bar
all'angolo della stanza, prese uno shaker, e lo scosse abilmente.
"Lui è Thor." Robby prese una boccata dalla sua sigaretta e non aggiunse altro.
L'atmosfera era tesa e silenziosa. Entrambi i gruppi dimostravano la propria
apatia in segno di coraggio.
Thor tornò con due bicchieri in mano e con calma li pose davanti a Riki e Guy.
Riki aggrottò le sopracciglia, incapace di comprendere il significato di quel
piccolo e brusco spettacolo.
"Si chiama Guinevere," fu ciò che Thor aggiunse. "È secco, ma è buono."
A quel punto prese una caramella dura dalla sua tasca e la portò alla bocca,
facendola scricchiolare rumorosamente. Continuava ad andare avanti con modi
inalterati, ma il suo atteggiamento franco suggeriva a Riki e Guy di prendere per
scontato quell'insolente ragazzino o riconoscere le sue azioni come un atto e
aumentare la guardia. Qualsiasi ragazzino disposto a lavorare per un uomo
chiamato il Mietitore di Dio doveva essere un brutto ceffo. Se non lo fosse stato,
non avrebbe avuto il diritto di sedere accanto a Robby in quella stanza.
"Bevete. Non è avvelenato."
Robby non interloquiva. Si limitava a guardare lo svolgersi della scena con uno
sguardo curioso sul volto. Era così che accoglieva tutti i suoi ospiti? Salvo che le
bevande non fossero una specie di test, ma finché Riki e Guy non avessero
bevuto, non sarebbe accaduto altro.
Riki afferrò il bicchiere e ne saggiò un sorso. Non era avvelenato. Guy poteva
percepire ciò che Riki si aspettava da lui, così non bevve dal suo bicchiere. In
caso si fosse trattato di qualcosa di diverso dal veleno - lui sarebbe stato lì per
riportarlo indietro.
"Uhm. E così il leader ha deciso di avventurarsi verso l'ignoto? Di solito non è il
contrario?" Chiese Thor.
"Io sono allergico." Fu la semplice scusa di Guy.
Thor fiutò apertamente quell'espediente, ma il suo atteggiamento non
preoccupava affatto Guy. Riki agiva, Guy restava in attesa. Non importava quale
fosse la situazione, era la strategia che avevano sempre attuato.
Il Guinevere aveva un sapore unico. Colpiva il palato abbastanza piacevolmente,
ma aveva uno strano retrogusto. La sensazione di formicolio lasciata sulla lingua
di Riki aveva colpiva un suo nervo dormiente. Senza pensarci, diede voce ai suoi
pensieri e chiese. "Balado?"
Gli occhi di Thor si spalancarono. "Impressionante," disse poi ridacchiando.
"Bene. Non avrei mai creduto che qualcuno nei bassifondi potesse conoscere il
gusto del Balado."
Cogliendo qualcosa di appuntito in quella lode, Riki rivolse uno sguardo verso
Robby, che alzò le spalle come per dire: non chiederlo a me.
Il Balado era una spezia speciale prodotta sul pianeta Aquos. Nel periodo in cui
aveva lavorato sulle navi, era finito spesso tra le sue mani.
Prendeva il nome del luogo in cui veniva prodotto, e poteva essere suddiviso in
cinque varietà. Ognuno aveva un suo sottile retrogusto, di cui Riki conosceva la
differenza. Non aveva intenzione di pagare un processo esorbitante per un
marchio inferiore.
Thor gli aveva servito una serie popolare di Balado chiamata Merida.
Ma anche una varietà meno popolare di Balado restava comunque un bene di
lusso; non era qualcosa di reperibile nei bassifondi. Usarlo per ungere le ruote
prima di una trattativa d'affari era il modo in cui un informatore pubblicizzava il
valore della sua merce. D'altra parte, considerando la loro storia, Riki sapeva che
quello era il modo in cui Robby stava cercando di dirgli che le informazioni gli
sarebbero costate care.
Thor rise e si sporse in avanti. L'ondata di capelli rossi riempì la vista di Riki. E
mentre gli si avvicinava, si accorse che i suoi occhi castani erano tendenti al
nero. "Sai da dove proviene questo Balado?" Chiese Thor.
"Merida.”
Thor sorrise, mostrando tutta la sua gioia. "Sembra che tu non sia chiamato Riki
l'Oscuro per niente."
Accanto a Riki, Guy trasse un profondo respiro e cambiò posizione.
Ma anche dopo aver sentito il suo vecchio appellativo nei bassifondi, Riki
continuò a non reagire. Robby era un commerciante d’informazioni. Quando
l'aveva contattato, si era aspettato che sapesse del suo passato come corriere.
Non importava quanto tempo fosse trascorso, il loro antagonismo di quando
erano al Guardian non era mai morto. Ma Riki non avrebbe mai pensato che
sarebbe stato esposto a quello strano ragazzo. Forse era stato un errore di calcolo
da parte sua.
"Hai avuto a che fare con un pezzo grosso del Mercato, eh?" Quegli occhi
rimasero incollati su Riki, mostrando una curiosità più intensa che semplice. "È
abbastanza impressionante. Un bastardino dei bassifondi è riuscito a farsi grande
nel mondo là fuori. Come hai fatto a ricevere una simile possibilità?"
A Riki non importava che Thor fosse la "mantenuta" di Robby. Finché c'era la
possibilità di mettere le mani sulle informazioni giuste, tutto il resto era
discutibile. Anche il suo passato come corriere non era nulla di sconvolgente -
stavano perdendo il loro tempo.
"Con un tizio come Zach," continuò Thor. "Devi aver sborsato qualche tipo di
garanzia per riuscire ad ottenere quel tipo di trazione, eh? Ma poi hai smesso."
Sembrava che Thor stesse esponendo di proposito quella scandalosa vicenda in
presenza di Guy. Riki si stava innervosendo, così decise di farla finita.
Svuotò il contenuto del suo bicchiere e rivolse a Thor uno sguardo. "Sei uno
degli affondati?" Gli chiese.
Lui era all'altezza del nome "Riki l'Oscuro." E con quelle sole tre parole, indusse
Thor al completo silenzio. Gli occhi gli si erano spalancati completamente a
quella domanda. Le sopracciglia di Robby si contrassero sottilmente, come se un
filo invisibile gli avesse tirato la pelle.
Poi Riki con tono contenuto aggiunse, "non è facile intuire se sei nato e cresciuto
a Midas, o stai semplicemente rifiutando la vita di strada."
Tutto l'autocontrollo che Thor aveva mostrato fino ad allora svanì, portandolo
immediatamente ad assumere un atteggiamento diffidente e sulla difensiva.
"I tuoi capelli e gli occhi," continuò Riki, bloccando il suo sguardo su di lui. "Li
hai colorati a tue spese?"
Thor sibilò, come un gatto randagio che inarca la schiena in segno di lotta. La
sua reazione costituiva appena una prova solida, ma era chiaro che la domanda
di Riki aveva colpito nel segno.
Aveva dedotto, dopo una prima occhiata, che la caramella che Thor aveva
masticato non possedeva una confezione ordinaria, si trattava di un tipo di
farmaco per la pigmentazione della melanina chiamato Gazer.
Trattandosi solo di un popolare "supplemento di moda," consumandolo per via
orale poteva cambiare il colore dei capelli e degli occhi. Non era molto costoso,
e la maggior parte dei marchi legali non aveva alcun grave effetto collaterale o
tossicità a lungo termine.
La famiglia dei farmaci era disponibile in tutte le varietà, ma i marchi legali
avevano i loro punti positivi e negativi. In particolare, era immediatamente
riconoscibile "l'impura" pigmentazione a macchie degli occhi; inoltre la loro
efficacia aveva un arco di tempo limitato.
Se usato per semplice moda, qualunque fosse stata la marca, il risultato sarebbe
stato il medesimo. Ma quando ne veniva fatta richiesta nel Mercato Nero, i
clienti volevano Marche con prestazioni garantite e con una certa potenza. Il
Gazer era la scelta da tutti preferita.
Quelle che Thor aveva sgranocchiato andavano ben oltre i semplici farmaci di
banco; problemi di vista, malformazioni oculari, e paralisi dei nervi erano i
possibili effetti. Nella maggior parte dei casi provocavano la cecità, o
l'essiccamento dei bulbi oculari. Nel peggiore dei casi, il consumatore metteva la
propria vita a rischio. Trattandosi di droghe illegali, nessuno ne sarebbe stato
responsabile - quindi nessuno ne parlava.
Il Gazer era ancora molto popolare nonostante i rischi. Coloro che lo
utilizzavano abitualmente, procurandosi addirittura una dose di mantenimento,
affermavano di poter "vedere l'impossibile." Riki non sapeva se fosse la verità o
semplicemente uno slogan inventato per gonfiare le vendite. Ma sicuramente
non avrebbe mai sborsato soldi per vedere più di quanto già riuscisse a vedere.
Se Thor faceva uso del Gazer, un insieme di pressanti circostanze dovevano
averlo condotto su quella strada. Riki pensò che l'atmosfera da "rifugiato" che
Thor emanava, fosse la chiave per tali circostanze. Per i cittadini di Midas, i
meticci dei bassifondi erano oggetto di scherno e disgusto - ma i profughi che
soggiornavano illegalmente, oltre la scadenza dei loro visto, non erano molto
diversi da degli insetti. Tanagura aveva avuto la capacità d’espellere tutti i
rifugiati di Midas, ma aveva le sue ragioni per non essere andata fino in fondo.
Come i bastardi, anche i rifugiati non avevano dispositivi PAM. Di conseguenza,
senza tratti o caratteristiche che indicassero il loro luogo di nascita, non c'era
alcun modo per distinguerli dai bastardi. Molti rifugiati approfittavano di ciò e
spacciandosi per meticci, diventavano residenti della colonia.
Riki era venuto a conoscenza dei fatti circa la vita dei rifugiati durante i suoi
giorni da corriere con Katze. Ma il dire e fare erano due cose diverse. A
differenza dei cittadini di Midas, non aveva mai pensato di dare la caccia ai
rifugiati, picchiarli, e scacciarli dalla città. Loro non avevano perso il loro ID ma
semplicemente il loro visto era scaduto. Riki aveva sviluppato un sesto senso per
i rifugiati che mimavano la vita dei bastardi per stabilirsi a Ceres. Tuttavia, c'era
anche una razza di rifugiati nata a Midas, nascostasi per motivi sconosciuti.
Conoscevano la colonia, quindi non erano molto diversi dai bastardi. Thor
probabilmente aveva deciso di cambiare il colore dei suoi capelli e dei suoi occhi
per nascondere le sue origini. Non avrebbe cominciato a far uso del Gazer solo
per una semplice dichiarazione di moda. Ma qualunque fosse la ragione, aveva
esagerato infastidendo Riki. Tuttavia, si era rivelata una situazione a suo favore.
"Idiota. Non inghiottire mai più il Gazer in pubblico. Continuando a pensare che
i meticci dei bassifondi sono tutti un mucchio di deficienti, qualcuno finirà per
consegnare il tuo culo su un piatto d'argento."
Alla menzione del Gazer, il volto di Thor era sbiancato. Robby aveva osservato
pazientemente per tutto il tempo, stando ai margini, ma alla fine li interruppe.
"Andiamo - non prendere in giro il ragazzo. Al momento lui è il mio partner."
"Quindi siete entrambi qualificati come Mietitore di Dio?"
"Non vorrei andare tanto oltre."
"Allora dovrebbe già conoscere la strada, altrimenti mostragli la porta."
Con un forte scoppio, Thor sbatté il pugno sul tavolo. Guardò Riki, digrignando i
denti. "Non spingere troppo fottutamente sulla tua fortuna!"
"Il ragazzo non sa qual è il suo posto, Robby." Disse Riki. "Digli di tacere."
Thor balzò sui piedi, ma Robby gli afferrò il braccio, ignorando i ringhi rivolti
nella sua direzione. "Perché mi stai fermando?" Scattò Thor. Sembrava un
animale ferito; Riki aveva consegnato il suo colpo finale con la solita precisione.
"Nessuno è più abile di questo tizio a scovare le debolezze degli altri, né é
sempre stato in grado, fin da quando eravamo al Guardian. Apri di nuovo la
bocca e non ti sarà concessa una seconda possibilità." Robby guardò Riki, un
sorriso significativo raggiunse le sue labbra. “Non ti pare?"
Come dei codici scambiati tra spie, Robby e Riki compresero le sfumature di
quelle parole. Anche Guy si sentì fuori dal proprio territorio.
"Non sono qui per fare il babysitter. Vogliano concludere l'affare o no?"
"Bene," disse Robby. "Sono qui con il famigerato Riki dei Bison. Consideriamo
pure finite le presentazioni."
Thor non riusciva a nascondere l'espressione riluttante sul suo volto. Grugniva
d’udibile insoddisfazione.
"Sei diventato abbastanza spaventoso, Riki." Disse Robby. "Pur trascinando il
tuo culo in giro come un cane bastonato, hai ancora qualche asso nella manica."
"Non è il mio caso. Come hai fatto a finire con questo ragazzo degli affondati?"
"Gli è capitato di essere il solo ad avere le palle per diventare il partner del
Mietitore di Dio."
Partner? Quelle erano le ultime parole che Riki si sarebbe aspettato di udire
pronunciate da Robby. "Davvero?" Commentò. "Credevo avessi di meglio da
fare con il tuo tempo."
Riki conosceva il legame che Robby aveva avuto con Sheel.
Ho perso Sheel per colpa tua - e tu continui a sorridere. Deve esserci qualcosa
di sbagliato in questo mondo, eh? Qualunque cosa io abbia perso, stai per
perderla anche tu!
Riki ricordava il grumo nero di emozioni violente che Robby gli aveva scagliato
contro quel giorno al Guardian. Ma piuttosto che colpevole, si era sentito
infastidito da quello sfogo. Loro due non erano mai andati d'accordo.
Al Guardian, i legami diventavano ossessioni. Emozioni intrattabili volgevano in
modo innaturalmente puro. L'unica felicità possibile, poteva essere raggiunta
nell'infliggere dolore agli altri. I bambini imparavano a dover evitare di essere
soli e ostracizzati, ma anche a non confondere la dipendenza dalla fiducia.
Quell'atmosfera soffocante e soffusamente ineludibile era il "paradiso" che il
Guardian rappresentava. Tutto ciò che veniva guadagnato o perso produceva un
senso di definizione di sé che non poteva essere compromesso, non importava
quali sarebbero stati i costi, Riki, Guy e Robby lo sapevano. Loro erano tra i
pochi al Guardian che erano a conoscenza delle basi necessarie. Gli adulti erano
soliti definire i bambini come qualcosa di "prezioso." Ecco perché Riki era certo
che Robby non potesse amare qualcun altro oltre Sheel. Ma non aveva voluto
contraddirlo. Robby era Robby, Riki aveva capito che sarebbe stato in grado di
superare la morte di Sheel.
Come se avesse letto i pensieri che attraversavano la mente di Riki, un piccolo
sorriso sgualcì l'angolo della bocca di Robby.
Thor aveva continuato a tenere il broncio, mentre recuperava un computer da
sotto il tavolo. Lo accese e cominciò a digitare con la facilità di chi ha una certa
esperienza.
"Va bene." Disse Robby per farla breve. "Cosa vuoi sapere su Jeeks?"
"Sei venuto preparato." Commentò Riki.
"È l'unica ragione per cui mi hai cercato, vero?" Riki non disse nulla, nonostante
il suo desiderio di chiedergli per quale ragione avesse sprecato il suo tempo con
le presentazioni.
"Abbiamo bisogno di un Intel, e tu conosci tutti gli spostamenti recenti di Jeeks."
Dichiarò Guy, prendendosi cura degli affari. "In particolare, vogliamo sapere chi
sta davvero portando avanti lo spettacolo e cosa sta pensando di fare nei
prossimi giorni."
"Posso darvi i profili di tutti gli attuali membri. Li ho salvati su un disco."
"Bene."
Robby andò dritto al punto, mentre Thor senza pronunciare una sillaba lavorava
rapidamente alla tastiera. Sembravano una combinazione efficace.
"Quindi avete finalmente deciso di mangiare Jeeks. Mi sento quasi dispiaciuto
per lui."
"Abbiamo tenuto d'occhio la nostra dieta."
"Sei pur sempre Riki l'Oscuro dei bassifondi."
Riki aggrottò la fronte con evidente disgusto. Perché dici una cosa del genere in
questo momento? Si chiese. Ma invece disse: "Mi stai passando delle
informazioni fasulle, Robby."
Fu sufficiente a fargli prendere una pausa. Più di chiunque altro, quando si
trattava dello spaccio delle informazioni, Robby era il migliore, o almeno era ciò
che il suo rappresentante sussurrava in tutta la baraccopoli.
"Pensi che farei qualcosa di così stupido come falsificare delle informazioni?
Non nutro alcun desiderio di morte." A parte il suo sarcasmo, parlò con una voce
particolarmente sottotono.
Thor smise improvvisamente di digitare.
"E ora?"
Guardò Riki da sotto le sopracciglia, e infine parlò. "Ho sentito che tu e Robby
eravate compagni di blocco al Guardian," disse. "Hai davvero infilzato la sua
ciliegia?”
Riki non riusciva a credere che Thor gli avesse posto quella domanda con una
faccia tanto seria. Da dove era venuta fuori? Non importava quanto fosse
perverso il suo punto di vista, quella domanda non aveva senso. Gli occhi di
Robby e Riki s’incontrarono inavvertitamente; e altrettanto rapidamente e con
una smorfia distolsero lo sguardo.
Gli sguardi sui loro volti dovevano aver innescato qualcosa in Guy, che dovette
soffocare una risata.
"Ci sono alcune cose che non vorrò mai mangiare." Sbottò Riki.
"Questo è ciò che dovrei dire io." Replicò Robby.
Anche se solo per scherzo, formulare la loro prima volta insieme in quel senso
era un'idea troppo grottesca. Eppure Thor li aveva costretti a immaginare
quell'ipotesi.
Pronto a tornare a un argomento meno nauseabondo, Robby chiese: "Coglierai
quest'opportunità per segnare il ritorno dei Bison?"
"Che senso ha riportare alla luce dei fantasmi proprio ora?"
"Sei sempre stato tranquillo anche quando eri in testa, con una striscia vincente
d’imbattibilità. Il nome dei Bison affolla ancora le strade. Jeeks continua a
considerarti una spina nel culo. È ovvio che vogliano iniziare da te."
Questo è il tipo d’informazione di cui avevamo bisogno. Ma Riki sapeva che le
voci restavano solo tali. Solo le persone coinvolte sapevano con certezza quale
fosse la verità.
Mantieni le tue aperture. Non distogliere mai gli occhi dalla realtà. Mantieni la
bocca chiusa. Erano le tre regole fondamentali per avere successo nel Mercato
Nero. Tre regole testimoniate d’auto preservazione. Riki non le aveva
dimenticate.
"Il loro continuo piagnucolare è diventato fastidioso, così mi prenderò cura di
loro ora, evitando problemi futuri. Fine della storia."
"Se questo è il tuo piano, gli spettatori non vi seguiranno fino alla fine della
corsa."
"È per questo che sto cercando di mantenere le cazzate al minimo." Rispose
Riki, un tocco di minaccia negli occhi.
Era lì per acquistare informazioni legittime, non gossip.
"Su questo sono d'accordo con te. Non causare problemi se non puoi mettervi
fine."
C'era una sfumatura nella sua voce che si strofinò su Riki in modo sbagliato, ma
non sentirono il bisogno di andare oltre con quella conversazione. Non voleva
che il compagno rosso di Robby oppure Guy si facessero strane idee al riguardo.
Con le informazioni ricevute da Robby nelle sue mani, avrebbe schiacciato senza
pietà quel gruppo di miserabili mocciosi, non gli importava di quanto fossero
inesperti. Quando decideva di colpire con il martello, allora lo faceva per bene.
I membri delle bande senza un capo si erano dispersi, diventando vulnerabili agli
attacchi. Era quella la vera giustizia - un riflesso del tipo d'ostilità che la banda di
Jeeks aveva perpetrato ovunque andasse.


Le voci della rinascita dei Bison non erano riuscite a guadagnare forza solo
perché a Jeeks non era stato inferto un colpo decisivo. I membri originali dei
Bison avevano compreso che era stata la cosa migliore.
Questa volta però, la dura realtà era qualcosa che aveva spinto Luke all'azione. E
il gioco del gigolo era diventato l'espressione di quelle emozioni in ristagno.
Riki si era lasciato trasportare. Lasciar fare alle carte sarebbe stato
probabilmente il modo migliore per assicurarsi che non accadesse di nuovo. Se
avesse perso, avrebbe dovuto affrontare la situazione - dopo aver trascorso tre
anni a essere "educato" come animale da compagnia di Iason, fare quel tipo di
cose in pubblico difficilmente l'avrebbe infastidito. Inoltre, una volta che si
riceveva una sfida al gioco del gigolo, non c'era molta differenza tra il vincitore
o il perdente. Fino a quando non gli sarebbe stata chiesta la rivincita,
difficilmente avrebbe voluto avere a che fare di nuovo con quel tipo di cose.
Il gioco era suddiviso in tre turni; si concludeva con la sconfitta dello sfidante o
con la presa per il culo da parte del suo avversario. La penetrazione era l'unica
scommessa utile sul tavolo. La sfida poteva essere lanciata una sola volta. Anche
se un gioco aveva tre round, il perdente poteva fermarsi prima, se lo sfidante lo
permetteva. Quindi non aveva alcun valore se non si giungeva subito al punto fin
dall'inizio.
Così, quando Luke aveva iniziato puntando un bacio, tutti avevano grugnito.
Doveva essere molto fiducioso del suo gioco di carte se aveva intenzione di
proseguire per tutti e tre i turni.
Inaspettatamente, Riki perse.
Scoppiò un miscuglio di voci, accompagnate da fischi acuti. Con uno sguardo
compiaciuto sul volto, Luke coinvolse Riki in un profondo bacio alla francese.
Intorno a loro, erano udibili suoni di gole che deglutivano a fatica.
Durante quel bacio che rendeva difficile persino la respirazione, i loro corpi si
erano incollati. Luke premeva in avanti le cosce, pompando il suo tronco contro
quello di Riki, che nel frattempo abbassò un po' gli occhi.
Alla periferia della sua visione, Norris e Sid li guardavano con ansia.
Con le loro cosce che continuavano a urtarsi a vicenda, la stimolazione fu diretta
verso l'inguine, e avrebbe mentito se avesse detto di non sentire nulla. La
meccanica del sesso maschile non sarebbe mai stata completamente sotto il
controllo di un uomo, era una realtà che Riki aveva compreso fino alla nausea.
Tuttavia, proprio perché quella realtà era affiorata nella sua mente, voleva
cercare di mantenere il controllo della situazione. Rimase tranquillo nonostante i
versi d’eccitazione. E non poteva dire se ciò lo rendesse potente o patetico.
Voleva andare fino in fondo con lui, così Luke ancora una volta mescolò le carte.
Riki gli aveva da sempre fatto infiammare i lombi, e non vedeva l'ora di scoprire
quanto appassionato l'altro uomo potesse essere. Gli spettatori trattennero il
respiro, puntando i loro occhi sulle carte e pregando per la vittoria di Luke.
Lanciando la sua ultima carta con fare soddisfatto, Luke sorrise. "Doppia
coppia," disse trionfante. "Jack e sette."
Riki ne raccolse altre due. Poi senza dire una parola, scoprì le sue carte una alla
volta. Tutta l'attenzione era focalizzata sulla sua mano. Tre re. Un'aria di
delusione fuoriuscì dalla marmaglia rumorosa, un sospiro collettivo. Intanto, il
sorriso sul volto di Luke non svanì, mutandosi in una smorfia ironica di auto
derisione. Non sembrava il volto di un perdente.
Cosa -
Qualcosa dentro Luke si era chiaramente spezzato. Riki l'aveva colto da molto.
Corrugando leggermente le sopracciglia, si alzò dalla sua postazione. Appena lo
fece, la folla si agitò, ma in modo diverso dal clima teso che aveva raggiunto in
precedenza. Con un solo respiro, l'aria in quel posto si liberò totalmente di tutta
la tensione accumulata.
Improvvisamente, un uomo si spinse tra l'ondata di persone e lo chiamò. "Riki!"
Nella penombra, la cicatrice malcelata sulla sua guancia sinistra era ben visibile.
Voltandosi al suono di quella voce, Riki si fermò improvvisamente. La figura di
un uomo apparve nel suo campo visivo. Per un secondo, lo shock di quel
riconoscimento fece tremare le sue spalle.
Katze?
L'inattesa comparsa di Katze stupì Riki come un colpo alla parte posteriore della
testa. Il suo polso cominciò stranamente a pompare forte e la gola gli si seccò. Il
mondo vacillò davanti ai suoi occhi. Era qualcosa che avrebbe voluto lasciarsi
alle spalle, ma non riusciva a muoversi da lì.
"Ho bisogno di parlarti. Puoi dedicarmi un minuto?"
Katze non solo era giunto senza alcun preavviso, ma aveva totalmente evitato la
confusione evidente nello sguardo di Riki. "Ti aspetto fuori."
Si girò sui tacchi, allontanandosi, mentre nel bar dilagavano pettegolezzi su di
loro. L'improvvisa apparizione di uno straniero - se si trattava di un cattivo o un
bravo ragazzo - stava avendo luogo un subbuglio.
"Chi diavolo era quello? Hai visto la sua faccia?"
"Che spreco. Non era male - ma era spaventoso come l'inferno."
"Sembra che lui e Riki si conoscano. Sarà un suo vecchio partner?"
"L'unico partner che ha mai avuto è Guy, idiota."
Riki sospirò. Eppure, non c'era niente che potesse fare per prevenire il rischio di
sentirsi i piedi pesanti. Mentre usciva dalla porta vistosamente decorata, notò
Katze fuori, la bocca dell'uomo ammorbidita da un leggero sorriso. Forse non era
certo che Riki sarebbe arrivato.
"Sono passati quattro anni."
"Sicuramente sai dove trovarmi," era improbabile che Katze avesse vagato in
giro, chiedendo dove poter trovare Riki. Anzi, non era per niente il tipo di cose
che avrebbe fatto. A quel pensiero, Riki confuso congiunse le sopracciglia. Katze
prese il suo portasigarette dal taschino. No, non era un portasigarette. Senza dire
una parola, aprì la scatola e mostrò a Riki il contenuto.
Ma già sapeva cosa ci sarebbe stato.
Era l'ultimo modello dei dispositivi di localizzazione.
Proiettata sullo schermo all'interno della scatola, c'era una mappa digitale che
comprendeva il Viale Cuzco fino a Blue Chip. La posizione del Soraya Bar era
segnata da un punto arancione lampeggiante.
Riki fissò quel puntino. Ora ho capito, pensò. Ai tempi in cui era conosciuto
come Riki l'Oscuro, Katze gli aveva dato un coltello a farfalla con un telefono
cellulare integrato. Anche ora, era nascosto nel taschino della giacca di Riki.
Improvvisamente chiese. "Questa cosa funziona ancora?" E nel frattempo se la
rigirò tra le mani.
"Suppongo che dovrei essere io a dirlo," disse Katze per niente dispiaciuto.
"Pensavo l'avessi buttato via tempo fa."
"Non ho più pensato a questa cosa per tutto questo tempo."
"Bhè, mi ha salvato da un sacco di guai." Katze spense il display e rimise a posto
la scatola nella sua tasca.
"Che cosa vuoi?" Chiese Riki. "Non sono certo venuto solo per parlare dei
vecchi tempi."
Riki sapeva che Katze, il famigerato scambista del mercato nero, raramente si
muoveva dal suo ufficio sotterraneo - e dubitava che fosse cambiato tanto in soli
quattro anni. Doveva esserci una ragione se aveva deciso di mostrare il suo viso
sfregiato in quel vecchio locale.
"C'è un posto dove possiamo sederci e avere una conversazione?"
"Se hai intenzione di parlare per molto, allora andremo a casa mia." Riki fu
ancora una volta sollevato che Guy non fosse con lui quel pomeriggio.
Il giorno seguente avrebbe saputo tutto. Di Luke che aveva sfidato Riki a gigolo,
di Riki che era andato via con un uomo sfregiato dalle dubbie intenzioni... Ma
sarebbe accaduto il giorno successivo.
Nel frattempo, Riki e Katze stavano lasciando Blue Chip insieme.


Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.


Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.



Capitolo 4

Impiegarono venti minuti a piedi dal Viale Cuzco alla casa di Riki. Il sole era
tramontato insolitamente presto per quella stagione. Durante il tragitto era calato
il buio.
"Di cosa vuoi parlare?" Fu la prima domanda che fuoriuscì dalla bocca di Riki
mentre entravano nella sua stanza. "Sorvola i convenevoli e arriva dritto al
punto."
Voleva risolvere la faccenda il prima possibile e cacciare Katze fuori di lì.
Quindi con schiettezza gli trasmise il suo messaggio.
Gli aveva offerto una sedia, ma lui aveva preferito non sedersi. Si era appoggiato
al muro, accendendo una sigaretta.
"Quel bambino, Kirie," disse Katze, "quello con quegli strani occhi divergenti.
Lo conosci?"
La pronuncia del nome di Kirie aveva provocando in Riki un aggrottamento di
sopracciglia. Dopo tutto quel tempo, perché stava sentendo quel nome provenire
proprio dalla bocca di Katze? Non riusciva a credere che la notizia dell'affare
con Jeeks avesse raggiunto anche lui - ma forse non poteva comprendere fino a
che punto gli occhi di Katze raggiungessero i bassifondi. Non era sicuramente il
tipo d’uomo che si presentava impreparato.
"Qualunque cosa stia succedendo, non ha nulla a che fare con me," disse Riki,
volendo scongiurare qualsiasi ipotesi. Per lui - e tutti gli altri membri fondatori
dei Bison - Kirie era solo una peste e un teppista. Qualunque fosse la natura delle
intenzioni di Katze, se era associata a Kirie, non era sicuramente un buon modo
per cominciare.
"Davvero? Strano, perché lui sembra davvero ossessionato da te."
Riki non poteva negarlo. L'ossessione di Kirie era di raggiungere le luci della
ribalta rovesciando lui; effettivamente lo incolpava per essere l'ostacolo al
raggiungimento della sua gloria. Chiunque conosceva entrambi ne era a
conoscenza. Kirie faceva rumore per qualsiasi cosa e senza alcuna ragione, era
quello il modo in cui attirava l'attenzione. Era ovvio che non andassero
d'accordo, considerando quanto fossero diversi.

Ma non era semplicemente un teppista con un senso di sé troppo gonfio. Il suo
problema erano le idee, le ambizioni e l'orgoglio abbinati tra loro. Lady Fortuna
gli aveva sorriso, e ora la sua arroganza non conosceva più limiti. Un tempo era
stato uno stronzo, ma ora era anche peggio.
Riki non aveva alcuna intenzione di essere gentile con lui. Né avrebbe reagito al
modo in cui Kirie aveva cercato di gettar fuoco sulla loro rivalità. Non poteva
importargli di quelle volte in cui aveva guardato il suo viso sogghignando: Tu
non appartieni a questo posto.
Ma ora gli si stava rivoltando contro in una forma che avrebbe potuto causargli
danni reali, quindi era tutt’altra cosa. Nutriva il desiderio di prenderlo a calci con
una forza tale da non permettergli di mostrare più il suo volto in giro.
"Sta fiutando in giro per il mercato di Rosas, ponendo domande sul tuo conto."
Non aveva compreso che l'intromissione di Kirie fosse arrivata tanto oltre. A
quanto pareva, andarsene in giro con grandi pretese per i bassifondi, con la sua
auto d'aria, ancora non gli bastava; aveva cominciato a frugare tra gli affari di
Riki, probabilmente in cerca di qualcosa di sporco.
Sembrava trascorso tanto tempo da quando aveva lavorato come corriere,
tuttavia, per qualche ragione, Robby e Kirie continuavano a diffondere la notizia
in giro. Ma non era quello che lo faceva preoccupare, anche perché
probabilmente non avrebbe portato alcuna differenza.
Stava procedendo tutto in modo così strano. Riki poteva comprendere
l'animosità di Robby; quell'uomo era il suo nemico naturale. Avevano condiviso
una parte del loro passato, e anche se il legame con lui non era forte come quello
con Guy, tutti e tre non sarebbero potuti sfuggire al periodo in cui erano stati
insieme al Guardian.
Ma Kirie era diverso. Era un inconveniente, un corpo estraneo che invadeva la
routine quotidiana di Riki. Katze si era fatto avanti parlando di lui, pensando che
in gioco ci fosse qualcosa di più grande del lavoro. L'aveva pensata in quei
termini, e Riki aveva davvero assunto un'espressione dura.
"Se verrà fuori che ho svolto delle commissioni per te sarà un problema per
entrambi, no?"
"Rilassati. Qualche piccola ricerca non rivelerà tutto."
Era andato dritto al punto. Come trasportatore al servizio di Katze, Riki aveva
sempre prestato attenzione alla lettera di legge, anche quando contrabbandava
per vie posteriori. Inoltre, quando Katze si occupava di un lavoro, non importava
quanto fosse ombroso, non si esponeva mai, evitando che quelli come Kirie lo
scoprissero.
Era un operatore agevole ed esigente, e il più efficiente nel non lasciarsi scovare.
Nessuno nel Mercato Nero aveva mai dubitato di lui, neanche per un secondo.
Se Kirie si fosse bruciato le dita rovistando, lui certamente l'avrebbe saputo.
“Se non è quello il problema, allora cosa vuoi?” Chiese Riki.
Voleva un minimo di preavviso se c'era qualcosa all'orizzonte.
"Non ti è capitato di sapere chi sta sostenendo Kirie?"
"Non ne ho la minima idea," Riki rispose con tono brusco, mettendoci più forza
del necessario. "Non può fregarmene di meno di quello che sta facendo." Guardò
Katze, cercando di capire dove l'altro uomo volesse arrivare.
Riki sapeva che Katze non era giunto lì solo per parlargli della faccenda con
Kirie. Lui poteva capire meglio di chiunque altro com'erano stati quei suoi tre
anni d’assenza, quindi avrebbe semplicemente voluto evitarlo a tutti i costi. Non
importava quanti "bei momenti" avessero condiviso in passato, voleva solo
afferrarlo per il colletto, e dopo avergli estirpato tutte le informazioni, non
avrebbe voluto rivederlo mai più.
Di conseguenza, nel corso dell'ultimo anno, escludendo l'occasione della tanto
attesa asta a Mistral Park, non aveva più messo piede a Midas. Ma quando era
stato lì, era rimasto scioccato da un secondo incontro con Iason, e ciò aveva
rafforzato la sua inclinazione a evitare qualsiasi cosa legata al Blondy.
Ma mentre stava cercando di voltare ostinatamente la schiena al passato, un
problema si era mostrato in un momento e in una forma inaspettata.
L'improvvisa riapparizione di Katze era più di una prova evidente. E andando
tanto oltre chiedendogli un incontro faccia a faccia, le cose si erano solo
aggravate.
Riki non poteva non essere consapevole delle sue linee di colpa nel proprio
rapporto con Katze - c'erano crepe che non potevano essere facilmente riparate.
Anche se il suo istinto non l'aveva subito avvertito del pericolo, poteva
comunque sentire le sue articolazioni doloranti.
La gamma d’esperienze di Katze era notevolmente superiore alla sua. Se quel
momento fosse mai giunto, Katze avrebbe potuto schiacciarlo in un attimo. Era
ciò che il vero potere stava a significare.

"Sono preoccupato, non dovrei lasciare le cose in un simile stato di agitazione.


Quando la gente inizia a ficcare il naso dove non dovrebbe, potrebbe essere
difficile poi riuscire a venirne fuori." Disse Katze.
"Hai qualcos'altro o sei venuto qui solo per dirmi questo? Se ti riferisci a Kirie,
lui ormai è arrivato alla frutta." Riki accompagnò quella sua affermazione con
una scrollata di spalle. Pur sapendo che Katze non era per niente gentile con i
suoi ex-dipendenti, il modo in cui gli stava parlando lasciò Riki con
un'impressione totalmente diversa. Si comportava come se i quattro anni
precedenti non fossero mai esistiti.
"A mio avviso, preferirei non essere strattonato in giro da un dilettante. Guardare
un bambino che artiglia il suo cammino per raggiungere la cima, solo per
vederlo abbattere di nuovo non mi porta alcun vantaggio, come forse sai."
Le frecciatine nelle parole di Katze bruciavano con forza. Le insinuazioni erano
chiare. Riki si sentì serrare le viscere. E prima che la sua mente potesse ordinare
alla bocca di stare zitta, la domanda gli scivolò via.
"Katze... quel discorso che mi facesti... quattro anni fa-"
Mentre i suoi pensieri si condensavano in parole, le domande gli divennero più
chiare. Nel corso degli ultimi quattro anni, non era mai stato in grado di trovare
una risposta soddisfacente, ed ora aveva Katze proprio di fronte a sé. Un uomo
che era a conoscenza di molte più cose di lui.
Sapeva perché era stato scelto come corriere. Si era trattato solo un sotterfugio
per attirarlo dentro. Ma la vera domanda era: perché Katze l'aveva venduto a
Iason?
Riki sapeva che probabilmente non valeva la pena chiedere. Non poteva portare
indietro le lancette del tempo. Graffiare inutilmente su vecchie ferite non le
avrebbe fatte scomparire – poteva solo far affluire altro sangue fresco.
D'altra parte, non appena le parole gli erano salite alle labbra, anche la sua rabbia
contenuta era venuta a galla. Lui stesso si era ripromesso di non pronunciare mai
più quel nome, ma la furia latente era incontenibile. “Iason una volta mi disse:
'Katze non ti ha avvisato? Mai essere troppo curiosi.' Che voi due foste in buoni
rapporti mi sorprese molto."
"Tu e Kirie," commentò Katze. "Appartenete a due leghe diverse e anche i vostri
scopi sono altrettanto dissimili. Era già stato deciso quattro anni fa."
“E questo cosa diavolo significa?”

Un basso ringhio fuoriuscì dalla gola di Riki, ma la voce nella sua testa urlò
selvaggiamente. Strinse gli occhi mentre aspettava che Katze parlasse. Il cuore
gli martellava d’aspettativa.
"Sicuramente saprai che Tanagura ha un volto pubblico e un mondo privato,
giusto?" Chiese Katze.
E' una novità per me. Ma prima che Riki potesse sputare fuori
quell'affermazione, Katze proseguì.
"Quindi deve esserci qualcuno che muove i fili del mondo privato, giusto?"
Riki si morse con forza il labbro inferiore. Katze gli stava offrendo qualcosa,
affari di cui non avrebbe dovuto parlargli. Non aveva più alcun dubbio, in quel
momento stava scavando la propria fossa, ma non riusciva a buttarlo fuori.
Anche se in seguito si sarebbe pentito, aveva bisogno di conoscere la verità.
Ma - perché ora? Era trascorso un anno da quando era tornato nei bassifondi.
Dopo tutto quel tempo, cosa aveva indotto Katze a rivelargli la verità proprio
ora?
E perché aveva usato Kirie come pretesto? Aveva solo sollevato altre domande
nella sua testa. Tuttavia, Riki sentiva che non sarebbe riuscito in alcun modo a
lasciare la faccenda irrisolta. Poteva chiedere a Katze di andare via, o forse, il
suo sesto senso aveva compreso che l'uomo voleva comunicargli qualcosa.
"Quattro anni fa, Iason mi contattò in occasione dell'asta di Gauche,
chiedendomi di un bastardino dallo strano aspetto. Capelli e occhi neri, un
bambino dalla personalità difficile. Sapevo che stava parlando di Riki dei Bison.
Ero l'intermediario del mercato nero, e tu eri un meticcio dei bassifondi.
Eravamo gli uomini giusti al momento giusto."
Riki dopo una pausa, aggiunse. "Allora sei stato tu ad impostare la trappola."
"Fu Iason a chiedermi di usarti per vedere cosa sarebbe accaduto.
Semplicemente non potevo dirgli di no. Ma ora non importa cosa ti dica, a
questo punto, ti suonerà solo come una scusa."
"Perché sei andato fino in fondo? Avevi paura di lui?"
“Diavolo, certo che avevo paura.” Rispose Katze con piatta apatia. "Ogni volta
che quegli occhi freddi si posano su di me - riesco ancora a tremare al solo
pensiero."
E dopo quell'affermazione, Riki comprese che Katze gli stava dicendo la verità.
Lui aveva sentito su di sé quello sguardo freddo abbastanza spesso. Per anni
aveva sofferto l'umiliazione e il tormento di quegli occhi, in grado di
sottometterlo come un agnello.
In un batter d'occhio, quell'umiliazione era mutata in un'insondabile paura.
Ricevere un pugno sul viso sarebbe stato preferibile. Non c'era fine al dolore
racchiuso nella morsa di ferro di Iason, e Riki non dubitava che il Blondy
sapesse della sofferenza che era in grado di causare. Quando ricordava le cose
sotto quella luce, poteva quasi avvertire di nuovo quelle sensazioni.
Semicosciente, scrollò la testa, prendendo una boccata d'aria.
"Ma c'era una condizione che dovevo rispettare dopo averti assunto nel Mercato.
A lui piaceva il tuo orgoglio, ma non aveva bisogno di un meticcio dalla
mentalità semplice. E nemmeno io. Così ti è stato dato un compito da svolgere,
in un tempo assegnato, e sei riuscito a portarlo a termine alla fine."
"Il nostro primo incontro."
"Esatto."
Riki voleva credere che tutto fosse cominciato con il biglietto da visita che gli
era stato dato da Zach - ma era davvero stata solo una partita a domino. Iason
aveva condotto il gioco fin dalla sera del loro primo incontro. Riki non era
riuscito ad ammettere la sua umiliazione, e Iason, non era stato in grado di
lasciarlo andare. La dolorosa realtà di quella situazione gli provocò un
indolenzimento in tutto il corpo.
"Per il tuo bene, speravo fossi solo un altro meticcio zuccone dei bassifondi. Ma
avevi le qualità superiori necessarie per venire fuori da questo inferno."
Riki aggrottò la fronte suo malgrado. Katze aveva desiderato che fosse uno
stupido, e non era esattamente il tipo di complimento che avrebbe voluto sentire.
Ma in realtà non si credeva molto brillante dopo aver abboccato in pieno. Quel
discorso aveva però un doppio significato, infatti le parole "qualità superiori" lo
colpirono.
"O forse dovrei dire che hai le materie prime di una specie superiore, Riki.
Possiedi orgoglio e ambizione, e sei disposto a versare sangue e sudore per far
accadere qualcosa. Iason fu soddisfatto dei risultati. Sapeva che sarebbe andata
bene fin dalla prima volta che ti vide."
L'istinto di Iason non aveva sbagliato, quindi, sarebbe dovuto andare in giro per
il Mercato Nero. Sarebbe stata un'idea migliore del provare a rendere un animale
domestico un bastardo dei bassifondi.
Katze inviò a Riki un'occhiata significativa, non volendo solo fornirgli
informazioni. "Tutto ciò mi porta ad una domanda di cui vorrei una risposta,
Riki: cosa c'è tra te e Iason?"
Riki non riusciva a trovare le parole, anche se il forte luccichio degli occhi di
Katze era in contrasto con i toni solitamente freddi della sua voce. Notando la
confusione di Riki nel rispondere, allora stringendosi nelle spalle, continuò.
"La prima direttiva che ricevetti da Iason fu di tenere gli occhi aperti nel caso
una moneta Aurora fosse sbucata nella baraccopoli. Mi chiedevo per quale
ragione dovessi aspettarmi di vederne una, dopotutto sono monete utilizzate solo
dagli animali di Eos. Se non fosse stato Iason a farmene richiesta, avrei
semplicemente riso."
Riki ricordava quella moneta Aurora. Il simbolo della sua disgrazia e del suo
orgoglio in rovina. Quando l'aveva raccolta, non aveva compreso di quanto
presto avrebbe scoperto di essere solo un bambino disperso in mare.
"Ma vegliai e attesi, e la moneta non venne mai a galla."
Naturalmente non era venuta fuori. Riki non aveva avuto il coraggio di
scambiarla con dei contanti o di chiedere da dove provenisse. Ma incapace di
gettarla via, l'aveva invece portata con sé come una sorta di talismano - un
avvertimento per se stesso. Non aveva avuto idea di cosa fosse fino a quando
Alec, dopo averla vista, gli aveva detto che si trattava di "valuta degli animali
domestici." Quella scoperta aveva risvegliato il suo istinto omicida.
"Forse Iason fece un errore di calcolo quando quella moneta non venne a galla.
Ma alla fine, non era importante che fosse saltata fuori o no. Lui ti voleva
ancora."
Senza conoscerne la ragione e con nessuna grande strategia in mente, Katze
aveva semplicemente fatto ciò che lui gli aveva ordinato. Riki sapeva che la
relazione tra quei due era sempre andata in quel modo.
Ma perché Katze gli stava dicendo tutte quelle cose ora? Stava semplicemente
facendo un suo ultimo tentativo? Quella domanda rimase incastrata nella gola di
Riki. Si trattava di una spina nella zampa che non poteva rimuovere da solo. Era
la sua ultima possibilità.
"E tutto questo cosa avrebbe a che fare con Kirie?" Chiese finalmente Riki.
"Qualunque cosa tu stia cercando di dirmi, non cambierà niente. La curiosità
uccide il gatto, ricordi?"
L'arroganza vuota di un ragazzo di strada e l'incapacità di soddisfare la sua
curiosità, gli erano costate caro. Aveva dovuto pagare quel debito giocando
all'animale domestico di Iason per tre anni.
Riki non desiderava tornare a quella particolare parte del suo passato. Era
andata, una volta per tutte. "Ho pagato per il mio orgoglio, sia con il naso sia con
un altro paio di parti del corpo. Non mi lascerò di nuovo coinvolgere a causa di
uno sconosciuto. Soprattutto non a causa di Kirie." Con quelle parole, Riki cercò
di chiarire la situazione.
"Non capisci come mi sento?" Continuò, alzando la voce in termini di volume.
Poi proseguì, dopo un lungo sospiro arrabbiato, non dando a Katze la possibilità
d’irrompere nella conversazione. "Ti pizzichi il braccio e ancora non sei certo di
cosa sia veramente il dolore, così lo rompi solo per esserne sicuro. E' così che è
stato per me. Stai cercando di dirmi che è lo stesso anche per te?"
Riki non poteva fingere che quei tre anni non fossero mai esistiti. Ma anche se
non poteva rimuoverli completamente, doveva almeno andare avanti.
Non gli importava che la gente pensasse che fosse un codardo, non finché il suo
passato sarebbe stato vincolato alle catene di quei tre anni, quei vergognosi anni.
Non voleva porre fine alla sua vita. Anche se quei pensieri occupavano la sua
mente, sentiva ancora un po' di persistente attaccamento alla propria vita. Non
riusciva a buttarla via o a rinunciarvi. Era ciò che significava essere vivo.
"Questa è una strana domanda. Cos'hai sentito sul mio conto?" Chiese Katze.
"Niente. Chiunque può dire che hai vinto alla lotteria della vita semplicemente
guardandoti."
Katze fece una smorfia inaspettata. Riki, tutt'ad un tratto, comprese d’aver
calpestato una mina.
"Pensi che io abbia vinto alla lotteria della vita?" Gli chiede Katze con tono
derisorio e voce roca. "Forse hai ragione, ma non mi sento in quel modo." Prese
un profondo respiro.
"Specialmente dopo essere stato il mobile di un Blondy."
"Tu sei stato cosa?"
Trascorsero diversi minuti prima che Riki desse un senso a ciò che gli aveva
appena sentito dire. E anche dopo averglielo attribuito, l’impatto di quello shock
paralizzava ancora il suo cervello.
Katze era un bastardo dei bassifondi come Riki... ma era stato il mobile di il
Blondy? Che cazzo? Come poteva essere possibile? Come aveva fatto ciò ad
influenzare il legame tra Iason e Katze? Riki non era in grado di immaginarlo. E
non sapeva quale fosse l'espressione più appropriata che il suo viso avrebbe
dovuto assumere.
Mobile.
In ogni stanza della sontuosa torre di Eos, che ospitava l'élite di Tanagura,
vivevano dei giovani chiamati Mobili. "Vivevano" non era la parola più
appropriata. Con i capelli tagliati corti, e indossando uniformi che enfatizzavano
le agili linee del loro corpo, erano semplicemente degli oggetti di lusso che
fungevano da elettrodomestici.
Naturalmente, non si trovavano lì per loro scelta. Venivano scelti per la struttura
fisica, ritenuta adatta come arredamento da installare, e con l'intelligenza
sufficiente affinché fossero in grado di gestire gli equipaggiamenti elettronici
d’ultima generazione. Le vite private dell'élite di Eos erano appartate, in modo
da poter garantire lo svolgimento dei loro compiti con efficienza. Secondo la
mente comune, i mobili dovevano prendersi cura degli animali domestici. E per
essere sicuri che non ci fossero problemi a causa dei contatti tra loro, i mobili
venivano castrati.
Quando Riki aveva scoperto quanto l'élite andasse oltre - scavalcando gli
androidi e castrando gli umani per installarli come apparecchi viventi - solo per
vivere in modo comodo e confortevole, si era sentito fisicamente male. Ma allora
non aveva avuto simpatia da dispensare.
Riki lo conosceva solo come la scaltra mano che governava il Mercato Nero. Nel
momento in cui si erano incontrati, Katze era già diventato un meritocratico dal
cuore freddo, che aveva purificato il suo corpo dall'ultima goccia di emozioni
umane. Si era chiesto più di un paio di volte se fosse un umano o un androide. A
quanto pareva, le sue ipotesi non erano andate troppo lontano. Ma non avrebbe
mai immaginato che Katze fosse un mobile di Eos. Anche se non lo era tuttora.
Poi, come per confondere ancora di più Riki, Katze lanciò un'altra bomba.
"Lo sapevi che tutti i mobili di Eos sono dei bastardi dei bassifondi, Riki?"
Con quella piccola informazione, il sangue gli drenò con forza verso il cervello.
Piacere di conoscerti. Il mio nome è Daryl.
La mente di Riki riportò improvvisamente a galla il delicato viso del ragazzo
dall'età indefinita. Il mobile installato negli alloggi di Iason.
Il mio compito è di prendermi cura di te, Padron Riki. Se vuoi qualcosa, per
favore dimmelo.
A quel tempo, non l'aveva capito. Il discorso di Daryl e i suoi modi di fare gli
avevano causato un'irritazione senza fine. Non gli importava che il compito di un
mobile fosse di inserirsi in ogni aspetto della sua vita. Nei bassifondi, quando era
con Guy, lui poteva fare qualunque cosa volesse e quando volesse.
La presenza di Guy era una salvezza per la sua anima. Non era mai stato
fastidioso.
Ma Daryl era diverso. Aveva continuato a seguire Riki, che sentiva
costantemente i nervi a fior di pelle. E non importava quanto verbalmente
abusasse di quel ragazzo, Daryl continuava ad essere lì.
"Io faccio le cose a modo mio."
"Non tartassarmi."
"Lasciami fottutamente solo!"
Ma per quante volte cercasse di scacciarlo, per quanto sbraitasse, continuava
sempre con la sua routine, ancora e ancora.
"Non puoi fare quello. Ad Eos, la parola del proprio padrone è assoluta. Il mio
compito è di vegliare su di te e prendermi cura della tua salute - è qualcosa che il
tuo padrone ha determinato."
Daryl aveva anche fatto irruzione in bagno, cercando di sfregare ogni angolo del
corpo di Riki, facendolo lucidare. Era un fottuto fastidio. Anche distruggendo la
stanza non era riuscito a fermarlo. E qualunque cosa facesse, riusciva sempre a
far arrabbiare Riki. Al tempo, per un motivo o per un altro, era sempre in grado
di dire l'esatta cosa sbagliata o guardarlo in modo sbagliato, provocandogli una
crisi di disgusto.
“Da quando un bastardo dei bassifondi è diventata una specie in pericolo?
Stando sempre in agguato dietro di me sei una spina nel culo."
Qualsiasi cosa Daryl facesse, riusciva a farlo irritare.
Ma quel Daryl - tutti i mobili di Eos... erano tutti meticci dei bassifondi?
Katze stava mentendo. Era solo uno scherzo. Colpito da un secondo shock, Riki
poteva solo osservarlo in silenzio.
"Il Guardian è sotto il controllo di Tanagura." spiegò Katze lentamente, per
chiarirgli qualsiasi dubbio. "Un bambino con un volto e una mente abbastanza
buone, e innocente per quanto riguarda la realtà del mondo, è destinato ad essere
installato come mobile su misura residente ad Eos."
Era qualcosa d’oltraggioso che non poteva esistere... a Riki venne voglia
d’urlare. La sua gola secca cominciò a tremare, il battito accelerò, il suo cervello
aveva subito un blocco, come una scatola dal coperchio arrugginito - quel dolore
la faceva suonare come una cosa impossibile. Ciò che Katze gli stava dicendo
era più che impossibile, più che incredibile.
No. Forse... lui semplicemente non voleva crederci.
"Secondo te, perché Ceres è la sola a perseverare nella pratica delle nascite
naturali? Hai mai speso almeno una parte del tuo tempo per cercare di capirlo
quando sei stato cacciato dal Guardian?"
Riki scosse la testa. Non l'aveva mai fatto. Semplicemente non gli interessava. Il
Guardian non era stato per niente un paradiso per lui.
"Davvero credi che dovrebbe essere un diritto umano quello di seguire la strada
predestinata da Dio?"
Riki non ci aveva mai riflettuto, anche se, non poteva dire di crederci molto.
Piuttosto, non se la sentiva di rinnegarla.
Quella convinzione era radicata troppo profondamente nelle sue ossa. Era quello
il modo in cui Ceres l'aveva reso.
"Senza manipolazione genetica, maschi e femmine nascerebbero in egual
misura. La ragione del numero inferiore di nascite femminili, è stata causata da
un qualcuno che ha modificato i fattori biologici di base, ma è una cosa che va
avanti così da generazioni."
Riki deglutì, poi fissò Katze.
"Tanagura sta praticando il controllo sulla popolazione. Rendendo degli oggetti
monouso i bastardi dei bassifondi, i cittadini di Midas si sentono migliori
rispetto al resto di noi. Serviamo loro da lezione su ciò che potrebbe accadere
alla gente che oserà non piegarsi come dovrebbe. Se tutti vivessero una bella
vita, niente avrebbe più il suo equilibrio. Loro non vivono come noi, ma non
possono salire di grado. Tuttavia, se le donne avessero avuto dei figli, avrebbero
causato dei problemi. E’ così che è stato progettato il gioco. Ora, non importa in
che modo rotolerà la palla, riuscirà sempre a finire nel fango."
Nei bassifondi, non importa quanto una palla possa rotolare, finirà sempre nel
fango.
Le agghiaccianti riflessioni in quelle parole, erano sufficienti a provocare delle
oscillazioni nelle gambe di Riki.
Un'espressione distorta si formò ad un lato del volto di Katze. "Quando scoprii
di essere stato scelto come mobile di Eos," sputò. "Ero così emozionato. Se
avevo il volto e il cervello per quel ruolo, allora dovevo essere diverso da tutti
gli altri. Stavo per lasciare il Guardian per qualcosa di meglio. Ma alla fine, la
spazzatura resterà sempre spazzatura - ed io ero solo un altro bambino
incompetente."
Le parole di Katze pesavano come colla spessa. Riki sapeva perfettamente di
cosa stesse parlando.
"La nostra prima notte a Tanagura, ci portarono in un centro medico e finalmente
compresi come un mobile doveva davvero comportarsi. Fu uno shock. Mi sentii
completamente spento."
Nella mente di Riki, l'atteggiamento simile a quello di un androide di Katze si
fuse improvvisamente con quello di Daryl.
Riki non aveva idea di quanti anni Daryl avesse, e nemmeno si era mai sforzato
di scoprirlo. Seguiva ogni singolo ordine di Iason, e ciò lo rendeva un suo
nemico. Non poteva simpatizzare con uno dei suoi tormentatori. Un risultato
simile avrebbe solo rivelato la sua debolezza.
Riki si era comportato in modo ostinato, coprendosi le orecchie e spingendo via
qualunque mano rivolta verso di lui. Doveva stare in piedi sulle proprie gambe.
Non poteva compromettere l'orgoglio che lo rendeva quello che era. Non era
un'esagerazione dire che l'identità di Riki come bastardo dei bassifondi era parte
integrante della difesa del suo senso di sé.
"Riusciamo a vedere quel tuo orgoglio," gli aveva sussurrato Iason
beffardamente all'orecchio. "Sta finendo dritto nella spazzatura, al luogo cui
appartiene."
La voce di Katze lo riportò indietro dalle sue fantasticherie.
"Tuttavia," continuò. "Pensai che sarebbe stato meglio che finire la mia vita nei
miserabili bassifondi. Noi eravamo stati scelti e non potevamo rifiutare. E se
anche avessimo avuto la possibilità di scegliere, non penso che qualcuno di noi
sarebbe tornato indietro."
Se avessi preso le cose in modo tanto positivo, forse avrei potuto vivere una
bella vita ad Eos, Riki non poté fare a meno di pensarlo. Si leccò goffamente le
labbra screpolate. Ma la realtà di vivere una "bella vita" ad Eos era molto più
smussa e grezza. Non avrebbe mai potuto tornarci.
"Non ci si può prendere una pausa senza dare qualcosa in cambio. Così mi sono
preso cura degli animali domestici. Un mobile è usa e getta - quindi tutti fanno
ciò che viene loro ordinato pur di sopravvivere. Arresta le tue emozioni e vai
avanti, anche quando vorresti punire qualcuno che proviene dal tuo stesso posto.
E' quello ciò che ti rende adatto ad un Blondy. Non sei più un uomo, ma finché
provi ad essere qualcosa in più di ciò che eri destinato ad essere, puoi esserne
contento."

Riki strinse le sue mani a pugno. Le parole di Katze conferivano al significato


dell'essere il mobile di un Blondy una luce completamente differente.
Ad Eos, la sola legge è quella del tuo padrone.
Daryl si era calato verso la parte bassa di Riki perché Iason gli aveva ordinato
"Fallo cedere!" Riki aveva urlato scagliandoglisi contro, ma senza alcun
risultato. Finché Iason non gli avrebbe dato un ordine contrario, Daryl avrebbe
stoicamente proseguito - separandogli le ginocchia, nascondendo il volto tra le
sue cosce, rendendo difficile a Riki azzardare un rifiuto.
"Ancora non lo sai, Padron Riki. Non sai quanto lui può essere spaventoso."
Riki sapeva fin troppo bene quanto spietato, orgoglioso e freddo potesse essere il
potente Iason. Ma per lui, non era affatto la cosa peggiore. Riservava il suo vero
odio a Daryl, il mobile che si ostinava a perseguitarlo solo perché obbediente
alla parola del suo padrone, senza mostrare la minima resistenza agli ordini del
Blondy. Non riusciva ad accettare quell'esistenza.
Padron Riki.
Il modo in cui Daryl si rivolgeva a lui grattava sul suo orgoglio. Si sentiva come
se quell'onorifico calunniasse le sue radici di meticcio.
Anche se un animale domestico e un mobile potevano vivere nella stessa stanza,
il loro valore era completamente diverso. Riki aveva considerato loro due come
appartenenti a due diverse specie.
Era stato erroneamente sicuro che i mobili fossero allevati in strutture speciali,
proprio come accadeva agli animali; ne era stato certo dal modo in cui Daryl si
era calato su di lui. Superava di gran lunga Guy. Riki non aveva mai ricevuto
lavori di bocca da nessuno oltre il suo partner, ma la tecnica di Daryl gli
suscitava sensazioni uniche. Tuttavia, nonostante il piacere fisico, odiava
lasciarsi succhiare da quell'eunuco. Anche esporsi docilmente a Iason
mostrandosi sottomesso, oppure stringere i denti e masturbarsi per lui, era
preferibile alle umilianti cure orali del mobile.
Ma anche quando Riki aveva imparato come spiegare le proprie gambe in
presenza di Iason, il Blondy aveva continuato a non ordinare a Daryl di fermarsi.
Esporre se stesso non era abbastanza. Era una formazione sessuale in nome della
"disciplina." Completamente nudo, era seduto sul grembo di Iason, con le
braccia dell'uomo che lo trattenevano, e con mani e piedi legati. Iason faceva
cenno a Daryl di succhiare Riki, e lui obbediva, fino a fargli pulsare lo sfintere e
tremare i testicoli.
Daryl tormentava la punta del suo membro con le dita, lambendola poi con la
sua lingua affusolata. Con quelle semplici mosse Riki riusciva a raggiungere
l'orgasmo, mentre gemiti tremanti fuoriuscivano dalla sua bocca. Daryl lo
succhiava fino a prosciugarlo, inghiottendo ogni singola goccia da lui emessa.
"Non-c'è-più-niente!" Riki avrebbe voluto piangere, la sua voce tremava. Ma
Daryl continuava ad accarezzarlo e leccarlo.
"Il tuo corpo è molto più onesto della tua bocca." Iason aveva riso con freddezza.
Ma il dolore e l'imbarazzo non finivano lì. Prima di penetrare Riki con le sue
dita, Iason chiedeva a Daryl di sciogliergli i muscoli con la lingua, mentre lui
guardava con piacere.
Daryl raggiungeva ogni piega carnosa, toccando le inesauribili risorse di piacere
e disgustando Riki, finché le sue regioni inferiori non raggiungevano la massima
eccitazione.
Quella routine era andata avanti per sei mesi. Poi Iason aveva cominciato a
scoparlo, e Daryl non era mai stato chiamato in camera da letto. Anche se essere
abbracciato da Iason e poi penetrato senza pietà gli aveva causato un dolore che
aveva quasi ridotto il suo corpo in pezzi, era stato comunque meglio dell'essere
esposto a Daryl e avere la sua bocca su tutto il corpo.
Dopo quell'accaduto, era stato il mobile a pulirlo. Quando Riki era stato preso da
Iason e ridotto in poltiglia paraplegica - necessitando di unguenti per le sue ferite
sanguinanti, infiammate per la poca capienza - Daryl l'aveva costretto a letto,
sopportando ogni tipo di abuso che Riki aveva versato su di lui. Non
immaginava come Daryl si sentisse in quella situazione, e non aveva
particolarmente voglia di saperlo. Di norma era timido, anche se non
sessualmente. Ma era strano che anche quando Riki fosse palesemente esposto,
al di là di qualunque cosa avesse mai sperimentato, dopo aver ricevuto ripetuti
lavori di bocca fino a fargli tremare l'intero corpo, non aveva mai visto neanche
una volta Daryl provare il minimo desiderio sessuale.
Eppure, Riki non l'aveva mai ritenuto un apparecchio usa e getta. I mobili erano
un bene di consumo, ma gli animali allevati come giocattoli del sesso dai
membri dell'élite difficilmente potevano essere descritti in modo diverso.
Disprezzare Daryl equivaleva a disprezzare se stesso.
Dopo aver giaciuto con Iason, non importava quanto fossero diventate offensive
le parole di Riki, Daryl non aveva mai perso il controllo. Dopo lunghi mesi, Riki
aveva iniziato a capire che l’atteggiamento del mobile era il suo modo di mettere
in mostra il proprio orgoglio. Occorreva un'instancabile forza di volontà per
accettare onestamente una persona per quella che era - pur essendo violenta e
aggressiva. Quella realizzazione gli giunse lentamente. Ma nonostante tutto, non
riuscì a sviluppare una predilezione per Daryl come mobile, anche se era meglio
di ciò che provava per gli altri animali domestici di Eos.
Alla fine, Riki cominciò a scongiurare la noia guardandolo mentre svolgeva i
propri compiti con fare animato. Solitamente ciò rendeva Daryl ancora più
prudente – quel tipo di comportamento da parte di Riki era come la calma prima
della tempesta.
"Tutto ciò che dici e fai si riflette sull'onore del tuo padrone." Avrebbe detto
Daryl. "La tua salute si riflette sulle mie funzioni e responsabilità. Io vivo per
assicurarmi che tu ti senta a casa qui." Un animale domestico mal gestito è la
vergogna del suo padrone e una responsabilità del mobile. Quella era una
conoscenza comune ad Eos.
"Certo," Riki scattò, sollevando la voce per la rabbia. "Tu dai da mangiare agli
animali domestici, li cambi e li pulisci dopo che il tuo padrone se li è scopati. Io
non penso di poter fingere di essere un uomo libero!"
Ma alla fine, nonostante le varie difficoltà che Riki aveva avuto con gli altri
animali domestici, Iason aveva continuato a ripetere che sarebbe stata solo una
cosa di passaggio: "Il salone è l'unico posto in cui gli animali domestici possono
fare ciò che vogliono. Quasi sempre, ciò che accade lì è solo un qualcosa di
passaggio, ma devi capire questo, Riki: se scoppia un incendio, che tu sia stato
coinvolto o no nella partita, se dirai anche solo una parola, sarai sicuramente tu
quello incolpato. Non dare loro quest'opportunità."
Poi venne a galla la questione di Mimea.
Per Iason e Riki, lo scandalo che aveva scosso Eos, minacciando di buttar giù il
Blondy dalla sua posizione, era stato un punto di svolta. Il corpo di Riki era stato
costretto ad imparare il vero significato delle parole "riceverai una punizione che
non potrai più dimenticare," e dopo quel giorno, l'atteggiamento di Iason nei suoi
confronti si era indurito. Quando Riki disobbediva a casa, Iason abusava di lui
fino a renderlo incapace di stare in piedi, e quando s'inginocchiava
obbedientemente ai suoi piedi, Iason lo derideva, chiedendogli quale piano
subdolo stesse tramando. In momenti come quello, Riki ringhiava con voce
rauca.
Il corpo che Iason aveva spietatamente punito non riusciva nemmeno a ricordare
le attenzioni ricevute da Daryl. E cosa n'era stato di lui? Riki non lo sapeva. Loro
due avevano intrapreso strade diverse troppo improvvisamente.
Un giorno, le porte della sala principale si erano improvvisamente aperte davanti
ai suoi occhi. Per un momento, il mondo di fronte a sé era diventato una
fiammata di luce bianca, e Riki aveva raggiunto la mano che lo attendeva fuori
da quella porta, come in un sogno. Sotto shock, si era spinto in avanti... fuori da
Eos.
"Fermo là!" Aveva gridato la sicurezza di Eos.
Riki era scattato in avanti, senza pensarci. Ma la sua fuga fu interrotta; lo
arrestarono e fu detenuto. Pur avendo tentato di fuggire, Riki era certo che se la
sarebbe cavata.
Come c'era da aspettarsi, Iason rimase in silenzio. Ma invece di inviare Riki al
centro di riciclaggio e smaltimento, lo restituì ai bassifondi. Era stato uno shock
superiore a quando le porte della sala principale di Eos si erano aperte davanti a
lui. Il suo Pet Ring era stato rimosso e niente l'avrebbe più trattenuto. Un'estasi
selvaggia scosse tutto il suo corpo. Aveva corso via più veloce che poteva, prima
che Iason cambiasse idea.
Pensava che Daryl fosse semplicemente stato assegnato ad altri animali di Iason
in tutti quei giorni. Che Riki ci fosse stato o no, Eos non sarebbe sicuramente
cambiata. O almeno così pensava. Ma sapere che Daryl proveniva dai suoi stessi
bassifondi, portava dei cambiamenti nei suoi tre anni ad Eos. Perché diavolo?
Che cazzo. Non avrebbe voluto saperlo, ma ormai era fatta. Aveva
improvvisamente cominciato ad odiare Katze per avergli rivelato quella cruda
verità, soprattutto ora che non era più con Daryl.
"Quando ero un mobile," spiegò Katze. "Non ero di alcuna utilità come spia o
per calunniare. Ma c'era qualcos'altro per me. Per cinque anni, ho vegliato su
Midas. E mi sentivo bene. Era come se non ci fosse nulla in questo mondo di cui
avessi dovuto avere paura."
Un mobile di Eos. Il suo padrone era molto probabilmente Iason stesso.
"-è quello probabilmente il motivo per cui ho fatto un patto con il diavolo. Non
vedere, non sentire e non parlare. Era questa la legge ferrea dei mobili. Divora il
frutto proibito della curiosità anche solo una volta e non potrai mai più
assaporarlo di nuovo."
Il cranio di Riki si strinse come una morsa intorno al suo cervello. Era il grave
peso degli oneri di Katze. Aprire gli occhi a quella verità era doloroso, ma non
riusciva a distogliere lo sguardo da quella realtà.
Per Riki quei tre anni erano stati un'umiliazione soffocante. Mentre Katze
continuava con le sue rivelazioni, lui faticava a capirlo. Quelle parole erano
come un'infezione purulenta.
"Sapevo che il Guardian era un giocattolo nelle mani di Tanagura," proseguì
Katze senza pietà. "Ma ero curioso. Usando il terminale nella mia stanza, ho
trascorso sei mesi cercando nella banca dati. Era una fortuna che quei piccoli e
altezzosi animali fossero illetterati. Non ho dovuto preoccuparmi che loro
potessero vedere qualcosa. Anche se la sicurezza era buona."
Aveva senso. Nascere, essere allevati, e spegnersi nelle loro gabbie, gli animali
vivevano la loro intera esistenza senza alcuna conoscenza del mondo esterno. Il
salone dove gli animali si riunivano era, secondo la prospettiva di Riki, un
contorto parco giochi per bambini agghindati. Ogni cosa nel loro ambiente era
semplificata, e la sicurezza vegliava su ogni loro mossa. Senza un Pet Ring che
fungeva da personale ID, un animale non poteva neanche lasciare la sua stanza.
"Questo lo so," sbuffò Riki. “Non sono quel tipo di bastardo stupido. Alec mi
diceva sempre che un computer è peggio di una donna - se provi con un forte
assalto frontale, finirai schiaffeggiato. Se sei gentile e ti avvicini con calma,
riuscirai ad ottenere ciò che desideri abbastanza presto."
Katze rimase congelato per un momento.
Quell'improvviso silenzio era dovuto, almeno secondo l'intuizione di Riki, alla
sua menzione di Alec. Aveva fatto accidentalmente riferimento al suo vecchio
partner, e la reazione di Katze era stata interessante.
Decise di non chiedere se Alec fosse ancora uno dei suoi corrieri, e Katze non
aggiunse più altro in merito, tornando indietro alla sua confessione.
"Poiché l’accesso alla banca dati aveva un limite di tempo, non potevo prendere
tutto ciò di cui avevo bisogno in una volta sola. Ma fare un passo avanti
nell’evadere la sicurezza mi eccitava. Le risposte non arrivavano tutte insieme,
ma non potevo resistere a quella sensazione di formicolio. Tu sai di cosa sto
parlando, Riki."
Lo sapeva. Conosceva quel brivido. Quell'eccitazione. Molto tempo prima si era
aggirato di notte per Midas in cerca di quegli stessi momenti d'estasi.
"Un bastardo dei bassifondi installato come mobile aveva scovato i segreti di
Tanagura - e senza essere notato da nessuno. Non potevo tenermi
quell'eccitazione per me, quindi lasciai che anche altri sapessero. Ma puoi capire
cosa mi è stato fatto," lo disse tastandosi la cicatrice che gli attraversava il viso.
"Iason con quel suo sorriso sottile mi disse solo che era ciò che meritavo."
Come se avesse immaginato quel crudele e beffardo sorriso, Katze rabbrividì un
po', così come i suoi occhi scuri.
"Lui lo sapeva fin dall'inizio - stava solo aspettato il giorno in cui me lo sarei
lasciato sfuggire. Era stato tutto parte del divertimento. Era quello il loro modo
di fare, Riki. Mi ritengo fortunato per essere andato via solo con una cicatrice sul
volto. L'alternativa era quella di trascorrere l'intera esistenza come carne nel
Mercato."
Non c'era furia nelle sue parole, né un briciolo di passione. Parlava freddamente
del suo stesso passato, come se appartenesse ad un estraneo. Quanta amarezza
deve aver soffocato? Diverse domande degenerarono nella mente di Riki. Ma
alla fine aveva solo goffamente abbassato gli occhi.
Tuttavia, quei pensieri continuavano ad assalirlo. Cosa era successo a Katze?
Perché ne era uscito pulito dal suo passato? In un altro mondo lontano, qualcuno
gli aveva detto: una gioia condivisa è una gioia doppia. Una miseria condivisa è
una miseria dimezzata. Sembrava incredibile, ma era quella la motivazione di
Katze?
Non è possibile.
Non voleva chiedere. Non voleva sapere. Non vedere, non sentire e non parlare.
Ma indipendentemente da ciò che voleva, Riki sapeva che avrebbe dovuto
iniziare ad affrontare la verità. Se non l'avesse fatto, aveva la sensazione che non
si sarebbe mai liberato dalla maledizione che Katze aveva scagliato su di lui.
"Ancora non capisco cosa ha a che fare questo con Kirie." Sputò fuori
lentamente, "ma proprio non me ne frega. Non voglio essere coinvolto con lui,
anche se stai cercando di dirmi che sta scavando troppo in profondità. Inoltre, se
sei in così buoni rapporti con Iason, dovresti avere molto più potere di me. Salva
Kirie da solo."
Senza alcun dubbio era stato Kirie a lanciare le bombe sul quartier generale di
Jeeks. Quindi, anche se Riki non voleva avere niente a che fare con lui, c'era
ancora un sacco di pulizia da fare a causa sua. L'ultima cosa che voleva era un
altro compito da portare a termine che si aggiungesse agli altri.
"Tre anni, Katze. Se sei stato un mobile, puoi fartene sicuramente un'idea." Riki
si allontanò leggermente, mentre Katze continuava semplicemente ad osservarlo.
Si era preso un momento per se, poi indurendo lo sguardo, lo spostò verso Katze.
"Se non vuoi che Kirie commetta il mio stesso errore, allora puoi convincerlo. Io
non voglio avere niente a che fare con Iason. Ho riacquistato la mia libertà e
voglio lasciarmi il passato alle spalle."
Katze tirò un profondo sospiro, poi estrasse un'altra sigaretta. Come il silenzio
collettivo che non aveva alcun posto in cui dirigersi, la nebbia viola che
emetteva tentennò tristemente nell'aria prima di dissolversi nel nulla.


Ad un certo punto aveva cominciato a piovere, inzuppando la fredda notte. Riki


si era gettato sul suo misero letto, osservando la colorata luce notturna. Ovunque
i suoi occhi si focalizzassero, non era la realtà del presente ciò che stava
guardando.
Nel profondo della sua mente, le parole di Katze continuavano a riecheggiare. E
non quelle che avevano a che fare con Kirie.
"Ricorda, Riki," gli aveva detto prima di uscire. "Solo perché Iason ha rimosso il
tuo Pet Ring, non significa che non hai più nulla a che fare con te. Lui non è mai
così caritatevole."
Aveva parlato con un tono privo di sfumature, quasi avesse parlato tra sé. I suoi
occhi riflettevano un significato che aveva irritato Riki.
Cosa diavolo sta cercando di dirmi?
Riki si ritrovò di nuovo nella disperata condizione di non voler sapere. Non
voleva essere trascinato nella battaglia di qualcun altro. Ma nonostante il suo
disgusto, il profondo significato delle parole di Katze si era insinuato nel suo
cervello.
Non avrebbe dormito bene quella notte.


Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.


Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.



Capitolo 5
Riki sognò. Non sperimentava sogni tanto vividi da lungo tempo. Forse vedere
Katze dopo quattro anni gli aveva suscitato un senso di presentimento che aveva
oscurato i suoi pensieri - o forse, scosso da quelle verità sciolte che non poteva
consciamente prevedere, i ricordi rinchiusi nella sua mente erano stati liberati.
Ma in entrambi i casi, aveva sognato cose che non voleva ricordare.
La torre del palazzo, adornata con il nome dell'antica divinità Eos. Le stanze
private di Iason. Dei lussuosi alloggi che non badavano a spese e si addicevano
alla persona più influente di Tanagura. Anche se Riki non apprezzava la qualità
degli arredi, comprendeva che si trattasse di beni d'alta classe che non
ostentavano inutilmente la loro esistenza. Era un tipo di splendore informale,
anche se un po' più ricco del gusto popolare. Riki non sapeva come fossero le
stanze degli altri membri dell'élites, ma la stanza di Iason non strideva per niente
con la sua persona.
Non che si sentisse a casa lì. Era stato nutrito e aveva alloggiato in un posto dove
i suoi stessi desideri erano stati completamente ignorati. Era un'aquila cui erano
state spezzate le ali. Impossibilitato a fare qualunque cosa di sua iniziativa, le
sue noiose condizioni mentali logoravano i propri nervi. Essere rinchiuso negli
alloggi di Iason lo rendeva frustrato e irritato, portandolo a un punto in cui
doveva esplodere.
"Questa porta perché diavolo non si apre?" Grugniva per l'esasperazione.
Colpiva la porta con entrambe le mani, ma non accadeva niente. Nel corso degli
ultimi mesi, aveva imparato quella lezione. Sapeva che doveva controllarsi,
occuparsi della cose con freddezza e valutare correttamente la situazione, invece
di andare avanti come un bambino testardo incapace di gestire la situazione, ma
non riusciva a fermarsi.
"Non capisco, Daryl!" Scattò. Con nessun altro su cui sfogare le sue emozioni
fumanti, Riki rivolse il proprio sguardo inferocito sull'altro solo essere nella
stanza. "Non mi avevi detto che dopo il party di debutto, sarei potuto andare al
centro ricreazione, al salone o in qualunque altro luogo avessi voluto? Perché la
porta non si apre?"
"Penso che sia così perché non indossi ancora un Pet Ring."
Il comportamento di Daryl - il suo calmo, contenuto e logico tono di voce - non
cambiava neanche quando veniva sgridato da Riki o quando doveva calarsi tra le
sue gambe. Rispondeva con precisione solo alle domande che Riki gli poneva,
forse perché gli era proibito parlare di qualunque altra cosa.
"Un Pet Ring?"
"Si. Un anello con il tuo numero di registrazione. Non puoi mettere piede fuori
da questa stanza se non lo indossi."
Era la prima volta che Riki ne sentiva parlare. Erano trascorsi quattro mesi da
quando era stato tratto in agguato nella cupola sotterranea a Sasan - Area 8 di
Midas - ed era stato portato a Eos. Quattro mesi da quando Iason gli aveva detto,
"Da oggi in poi, tu sarai il mio animale domestico. Ti spediremo a un party
quando sarò certo che non mi recherai imbarazzo. Intendo scovare qualunque
qualità redentrice sepolta dalla tua impertinenza."
Anche se Iason aveva rivendicato la sua innegabile proprietà su Riki, lui ancora
non aveva idea di quale fosse il significato dell'essere un animale domestico
allevato a Eos. La sua "formazione," aveva pestato il midollo delle sue ossa con
ogni possibile significato volgare e umiliante della parola.
"Tutti gli animali lo indossano?"
"Una collana, un orecchino o un bracciale. Ci sono vari tipi e stili di anelli, ma
ogni animale registrato ne possiede uno. Sono la sola forma del personal ID
concessa agli animali.”
"Quindi se hai un anello, puoi andare ovunque tu voglia?"
"Se il padrone lo permette."
Iason aveva condotto Riki al party di debutto tenutosi per i nuovi animali
domestici. L'aveva portato con un guinzaglio attaccato a un collare intorno al suo
collo. Quando Riki aveva capito che si trattava "dell'uniforme" con cui gli
animali debuttavano, era quasi morto per l'umiliazione. Aveva continuato a
rendere ovvio il suo estremo dispiacere anche al party, mettendosi in disparte
dagli altri animali sorridenti. Ma privo di un suo personale anello, Riki non era
considerato un animale "ufficiale."
Secondo quanto diceva Daryl, un animale solitamente non faceva il suo debutto
finché l'anello non gli veniva assegnato. Riki non era sicuro di come avrebbe
dovuto interpretarlo. Significava che non era riconosciuto come animale di
Iason? Quindi se avesse continuato a sfidare Iason, alla fine sarebbe stato
espulso da Eos?
Ma quelle speranze presto lo abbandonarono. Era stato rinchiuso negli alloggi di
Iason per sei mesi senza un Pet Ring. Più Riki rifiutava di sottomettersi, più
intensa diventava la sua formazione quotidiana.
"Per quanto tempo hai ancora intenzione di tenermi rinchiuso qui?"
"Finché ne avrai abbastanza, suppongo."
"Non importa cosa farai, non ho intenzione di diventare l'animale domestico di
un arrogante Padrone Blondy," lo contestò Riki, sputando fuori sdegnosamente
quell'onorifico. "Dovresti averlo capito anche al party di debutto."
Riki si era velocemente cacciato nei guai a quella festa. Andandosene in giro a
testa alta, era riuscito a far scoppiare una rissa. I partecipanti si erano convinti
che i bastardi dei bassifondi fossero animali rozzi, feroci e indomabili.
Ma nonostante la sua sfrontatezza e il modo imbarazzante in cui l'aveva
ostentata, Iason non aveva protestato, neanche in privato. Riki presto comprese
che si trattava di una sfaccettatura del suo incrollabile orgoglio di Blondy.
"Ogni party ha bisogno di un po' d'intrattenimento. Non mi aspettavo certo che
un bastardo dei bassifondi si presentasse con le maniere di un gentiluomo. A
parte tutto, il tuo debutto come animale è avvenuto nei tempi stabiliti. E ciò ti
rende ufficialmente il mio animale domestico, Riki."
"Se è così," brontolò Riki, "sbrigati e consegnami il mio Pet Ring."
Iason gli rivolse un freddo sorriso. "Bene, bene. Chiedermi il guinzaglio di tua
iniziativa. Questo è un grande progresso."
Riki trattenne il respiro. I giochi di manipolazione - la sarcastica e derisiva risata
- erano parte della routine quotidiana, ma il pensiero di diventare un animale
domestico di propria spontanea volontà era ripugnante.
"Non è così. Starmene rinchiuso in questa stanza per tutto il giorno mi sta
guidando fottutamente verso la pazzia. Se avessi un Pet Ring, potrei andare
ovunque io voglia, giusto? Quindi smettila di rendere ogni cosa un grande affare
e consegnami quella dannata cosa."
Riki non poteva lasciare la stanza senza Iason che lo portasse al guinzaglio.
Essere privato di un Pet Ring a Eos era un'ovvia punizione.
E gli altri animali avevano ben chiari i loro sentimenti. Erano orgogliosi della
libertà concessa dai loro anelli, sfoggiando quell'innato senso di superiorità.
Anche se era barbarico rendere un meticcio dei bassifondi un animale da
compagnia, alla fine era stato trattato appropriatamente e l’aveva tenuto nei suoi
appartamenti. Poteva godere di ogni piccola comodità.
A Riki non importava che guardassero verso di lui. Tutto ciò che voleva era la
sua libertà, e non a causa del suo orgoglio; ma perché andarsene in giro con
guinzaglio e collare non era qualcosa che avrebbe potuto sopportare ancora per
molto. Gli opprimenti sentimenti che sentiva dopo essere stato intrappolato ogni
minuto del giorno, si strofinavano a crudo su di lui. Con un Pet Ring, poteva
almeno vagare all'interno di Eos.
"Se è il solo modo che mi permetterà di uscire da questa stanza, allora lo
indosserò." Riki pronunciò quelle parole nel modo più trasparente possibile. Poi
si morse la lingua, ma era già troppo tardi.
"Capisco... il bastardo è testardo come mi aspettavo. Bene allora. Se vuoi così
tanto un Pet Ring, allora te ne darò uno."
Riki si ritrasse istintivamente, percependo qualcosa di minaccioso nella voce del
Blondy - che era parecchi gradi più fredda del solito. Iason gettò via la sua
giacca. Si diresse con disinvoltura verso Riki e gli afferrò un braccio.
"Hey, ow! Lasciami andare!"
Lo trascinò in camera da letto e lo gettò con disinvoltura sul letto. L'evidente
differenza della loro forza causò a Riki un capogiro.
"Continuerò a ripetertelo!" Abbaiò Riki. "Io non sono un giocattolo!" Era
confuso e preoccupato per quelle insolite azioni di Iason. Quando non era attento
e non teneva d'occhio il Blondy, sapeva che qualcosa di negativo sarebbe potuto
accadere.
"Togliti i vestiti."
Riki si morse le labbra e con aria di rassegnazione, cominciò a spogliarsi.
Non lasciarmelo ripetere una seconda volta.
Se avesse indugiato, brontolando e lamentandosi, Iason gli avrebbe dato un
doppio tormento. Riki l'aveva imparato a sue spese. L'umiliazione di avere Daryl
che lo induceva a venire nella sua bocca mentre le dita di Iason scavavano in
profondità dentro di lui era una punizione ordinaria.
Decisamente non voleva quello, così dopo essersi svestito, tornò dal Blondy.
E lo guardò con aria di stupore.
Fino ad allora, Iason non aveva mai neanche allentato il colletto della sua
camicia. E ora stava tranquillamente ed elegantemente rimuovendo i suoi vestiti.
Cosa... diavolo?
Completamente confuso, Riki lo osservava con muto stupore. Iason, in cambio,
gli rivolse un sorriso seduttivo. "Cosa ti ha sorpreso tanto? Che un padrone
voglia dormire con il suo animale domestico? Cosa può esserci di sbagliato in
questo?"
In quel momento, Riki rimpianse dal profondo del cuore di avergli chiesto
l'anello.
Z-107M
Il Pet Ring di Tipo-D di Riki era un'unità fatta su misura, a differenza degli altri
anelli indossati dagli altri animali che erano tipicamente adattati in gioielli.
L'anello che Iason aveva dato a Riki era, per sua eterna vergogna, un anello per il
membro.
"Guardate il bastardo. Sembra che abbia ricevuto dei succhiotti."
"Dicono che Iason abbia dormito con lui."
"Impossibile. Perché un padrone dovrebbe dormire con il suo animale
domestico?"
"E' trascorso un anno dal suo debutto, ma non si è mostrato neanche a una sola
serata di sesso."
"Ma per favore! Il solo pensiero di accoppiarmi con un bastardo mi fa sentire
male."
"Allora deve averlo fatto con il mobile."
"Idiota. Loro ne sanno molto al riguardo."
"Anche le femmine fabbricate all'Accademia perdono la verginità prima
dell'accoppiamento. Lui non è stato con nessuno, giusto?"
"Si dice che Iason voglia tenerselo tutto per sé."
"Ugh. Ma non è una cosa che può essere rifiutata a Iason Mink."
Le maldicenze, il sarcasmo, il disprezzo - era tutto esposto nei saloni. Il centro
ricreativo era il luogo dove gli animali trascorrevano il loro tempo libero
inondandosi di gossip, tra scambi compiaciuti con i loro fans, e poi c'erano quelli
che saziavano i loro desideri in camere segrete sul retro.
Ma quando Riki metteva piede in quel posto, ogni animale smetteva di fare ciò
che stava facendo. Lo osservavano, radianti di un innegabile rifiuto.
Eccetto uno. Tra tutti gli animali nel salone, ce n'era uno che non era intimorito e
aveva scelto di parlare con lui.
"Ciao. Il mio nome è Mimea - ti dà fastidio se mi siedo qui?"


"Qui, Riki! Sbrigati!"


Mimea aveva afferrato la mano di Riki. Senza un momento d’esitazione,
s’immersero in una delle stanze private del salone e spinsero la porta,
chiudendola dietro di loro. Mimea si voltò, ponendo le sue mani sulle guance di
Riki, e sospirò di sollievo.
"Sono contenta che non sia finito troppo male."
"Cosa?"
"Non sei stato colpito durante il combattimento di ieri?"
"Oh, quello? Non è niente."
I rimproveri di Daryl per aver agito tanto sconsideratamente non erano bastati a
calmare Riki. Tuttavia, sapeva di dover fare più attenzione o Iason l'avrebbe
punito. Anche quando si lasciava coinvolgere in una rissa, si assicurava che la
notizia dell'accaduto non fuoriuscisse dal salone.
"Ma... stavi sanguinando. Avevo paura che non saresti stato in grado di lasciare
la tua stanza."
"Non basta così poco per tenermi rinchiuso."
"Ma Padron Iason non ha perso la testa per te, Riki?"
Riki non sapeva cosa avesse fatto sorgere un simile malinteso. Era
momentaneamente a corto di parole.
"Non è niente di simile," lo disse, colorando impetuosamente le sue parole.
"Naturalmente lo è," dichiarò Mimea con enfasi, "sei l'unico a essere rimasto
così bello per tutto questo tempo."
Riki unì le sopracciglia, ricordando le circostanze della sua vita che erano ben
lontane dall'essere "belle." Se qualcun altro e non Mimea avesse pronunciato
quella frase, quel minimo soffio di sarcasmo o derisione l'avrebbe mandato su
tutte le furie.
"Le feste sono così divertenti, ma finché il mio padrone non dice di no, non mi è
permesso rifiutare neanche il peggiore dei compagni. Non posso mettere in
cattiva luce il mio padrone, giusto?"
Oh - ecco di cosa sta parlando. Alla fine, comprendendo il suo punto di vista,
Riki si lasciò cadere sul divano. Perché Iason non mi ha fatto accoppiare.
L'obbedienza e la lascivia erano le attrattive principali di un animale domestico,
e cercavano di incrementare il loro valore di vendita attraverso ripetuti incontri
sessuali. L'esibizionismo e il narcisismo facevano
inorridire Riki, ma quella era la definizione di un animale appropriato a Eos.
Un'apparizione formale come il debutto significava per gli animali essere le
stelle dello spettacolo dall'inizio fino alla fine della serata.
Oltre al suo party di debutto, Riki aveva partecipato raramente a delle
apparizioni "formali" - e non avrebbe potuto dare un'impressione peggiore di sé.
Aveva ricordato ancora una volta quanto detestato e disprezzato fosse un
meticcio dei bassifondi, e compreso ancora una volta quanto fosse inumano il
cuore di un Blondy per aver deciso di renderlo il suo animale domestico.
Una serata di sesso seguì il suo debutto, ma lui non poté prendervi parte senza un
partner designato. Conseguentemente, Riki non era mai apparso alle serate di
sesso. Le sole altre feste di cui era a conoscenza erano i party che si svolgevano
tra animali e dove erano tutti vestiti.
Nessuno chiacchierava delle serate in sua presenza, quindi non aveva la minima
idea di come proseguissero. Non riusciva neanche a immaginare cosa facessero.
Prima di iniziare a parlare con Mimea, non sapeva neanche quale fosse il senso
comune tra gli animali di Eos. Non importava quali feste si tenessero, Riki
continuava a essere trattato come un estraneo. Ma lui non aveva la minima
inclinazione a voler diventare amico degli altri animali. Si sentiva solo, ma tutto
ciò che provava verso di loro era irritazione. In un certo senso, era un perfetto
lupo solitario.
"Anch'io non posso fare a meno di essere un po' gelosa di te," gli disse Mimea.
"Fino a prima del tuo arrivo, nessuno prestava il minimo interesse verso il modo
in cui le cose erano, era semplicemente quello il modo in cui dovevano andare.
Ma avere un padrone che davvero s'interessa a te..."
A Iason non importa di me, pensò Riki. Iason giocava con lui come un gatto con
un topo. Ma Riki non diede voce ai suoi pensieri; brontolando all'affermazione
di Mimea - una ragazza che dava un valore ben diverso al sesso se paragonata a
lui - non sarebbe riuscita a comprenderlo.
"Nessuno osa dirlo, ma sono tutti invidiosi di te, Riki. Io posso capire come si
sentono Luther e Stein dal modo in cui ti rinfacciano la tua natura di meticcio,
trattandoti come un nemico."
"Chi sono?"
"Luther è ancora qui, ma non Stein. I pettegolezzi erano veri. E' stato spedito
nell'harem Jalan."
Jalan era un celebre bordello maschile di Midas - talmente famoso che persino
Riki lo conosceva. I loro migliori lavoratori venivano tutti prenotati almeno un
mese in anticipo.
"Come purosangue Silurean, ha molta fiducia in se. Anche se lui e Padron Aisha
non avranno più legami, lui dice che probabilmente avrà ancora diritti sul suo
seme."
"Diritti sul seme?"
"Si. Quando ottieni i diritti sul seme, i tuoi gameti vengono registrati. Puoi anche
trasferire quei diritti all'Accademia."
In altre parole, si trattava dell'autorità di diventare uno stallone da allevamento.
Riki non sapeva cosa ci fosse di diverso dalle coppie che venivano formate a
Eos. Ma lo capiva. Generalmente parlando, anche quando venivano buttati fuori
dal pascolo, alcuni animali conservavano una scelta in materia. In un certo
senso, quello era l'ultimo porto sicuro per un purosangue, soprattutto perché le
donne sarebbero sempre state più preziose grazie alla loro capacità di dare alla
luce dei bambini.
Ma Riki era stupito per ragioni completamente diverse. Ignoranza e ingenuità
erano i principali punti di vendita di un animale di Eos.
La loro ninfomania era focalizzata sulla somma dei loro interessi sul sesso;
sapevano che il solo modo per alzare la propria auto-stima era di ridicolizzarsi
l'un l'altro. Riki li considerava tutti degli stupidi con un lessico misero di cui
usufruire.
Quindi non avrebbe mai immaginato che parole come "diritto sul seme" e
"registrazione dei gameti" potessero fuoriuscire tanto facilmente dalle labbra di
Mimea. Forse se educati appropriatamente, anche gli animali potevano vivere in
un modo diverso.
Ma appena quel pensiero scaturì nella sua mente, rise di se stesso. Mescolando
troppa intelligenza nel mix, sarebbero solo aumentate le sofferenze - proprio
com'era accaduto con Riki. Sotto quella luce, per gli animali di Eos, l'ignoranza
era una beatitudine.
"Lui non ha mai fatto sesso con un ragazzo, quindi?"
"Naturalmente no, Riki! Lui è un purosangue. Le sue compagne sono tutte
donne, lui si accoppia solo con le migliori. Perché mi hai chiesto una cosa
simile?"
Un purosangue maschio che non aveva mai avuto un incontro con qualcuno del
suo stesso sesso. Sarebbe stata quella la sua caratteristica per attrarre i clienti a
Jalan. Per Stein, sicuramente orgoglioso di essere il numero uno nella classifica
degli accoppiamenti, il sesso con un uomo sarebbe stata un'umiliazione
intollerabile.
Riki si prese una pausa. "Sei sicura di avere tutti i diritti per potertene andare in
giro con uno come me, Mimea?" le chiese. "Il tuo padrone odia le mie bravate.
Se dovesse scoprirlo, saremmo nella merda."
Il proprietario di Mimea era Raoul Hamm. Lui era in un certo modo, un Blondy
dell'élite anche più di Iason. I suoi freddi e severi occhi comunicavano molto più
di qualsiasi caustica parola.
"Va tutto bene. Nessuno ha intenzione di fare la spia. Se qualcuno dovesse dire
qualcosa, potrebbe finire nei guai lui stesso. Ma... tu mi ami, Riki?"
In quell'istante, Riki non aveva la minima idea di come avrebbe dovuto
risponderle. Aveva sentito bene? Le sue guance si contrassero nervosamente.
Mimea era probabilmente la sola persona nella sua intera esistenza a essere stata
capace di porgli tanto facilmente una domanda così diretta. Non era certo di aver
capito cosa lei volesse dire.
"Voi tipi fabbricati all'Accademia siete sicuramente strani."
Mimea ridacchiò. Era una dolce, soffice e graziosa risata. Stregato dal suo volto
sorridente, per un breve momento Riki si lasciò trasportare dal suo fascino. E
prima che se ne rendesse conto, il corpo di lei era premuto contro il suo.
"Baciami."
"Cosa?"
"Baciami."
Riki s'irrigidì notevolmente.


"Io sono innamorata di te, Riki. Sono felice quando siamo insieme."
Perché Mimea gli aveva detto quelle cose? Una bambola fabbricata
all'Accademia e un meticcio dei bassifondi. Era quasi ridicolo; non avevano
niente in comune.
"Io ti amo, Riki."
No, voleva dirle. Tu devi star sognando. Noi non siamo liberi, Mimea. In alcun
modo.


"Prima o poi dovrò fidanzarmi. E quando sarò in coppia, non saremo più in
grado di vederci in questo modo. Non riesco neanche a pensarci. Per favore,
Riki..."
I baci che si scambiarono divennero molto più che semplici amoreggiamenti. Se
avesse dormito con lei, non sarebbe più potuto tornare indietro. Se li avessero
scoperti, Riki e Mimea l'avrebbero pagata cara. Nel migliore dei casi, sarebbero
stati spediti in qualche bordello di basso livello a Midas - nel peggiore dei casi,
per loro sarebbe stata la fine.
D'altra parte, cosa sarebbe accaduto davvero se Iason li avesse scoperti? Riki
immaginava che se avesse dormito con Mimea, Iason sarebbe diventato lo
zimbello di Eos. Un meticcio dei bassifondi non poteva avere alcuna relazione
con una bambola fabbricata all'Accademia - lo scandalo avrebbe colpito Eos nel
profondo. Permettendo a Riki di giocare con lei e montarla - il bastardo dei
bassifondi che non era apparso neanche a una serata di sesso - lei avrebbe tradito
il suo padrone. Lui invece avrebbe frantumato l'orgoglio di Iason e sminuito il
suo potere di Blondy.
Per qualche ragione, le risate represse non si sarebbero placate. Riki non aveva
niente da perdere. Niente. Mentre il Pet Ring mordeva la sua zona lombare, i
suoi pensieri distorti gli agitarono il viso con una risata silenziosa. Il leader dei
Bison era affondato più in basso di un comune marchettaro di strada. Si era
tramutato in un semplice animale.

“Vi siete coalizzati tutti contro di noi, state cercando di distruggere la nostra
relazione?!”

Mimea gemeva di piacere, la sua voce lo penetrò come un grido primordiale. Nel
profondo del suo cervello... fino al centro del suo cuore.

“Tu sei diverso dagli altri, vero? Tu ami solo me, no?”

Il suo straziante affetto era così doloroso. Mi dispiace. Perdonami.


"Codardo!"
Con quella lacerante e straziante sensazione, si sentiva come se fosse stato
colpito alla schiena con una frusta tempestata di chiodi.
Ma la vera paura doveva ancora arrivare.

“Ti sei goduto il piacere di Mimea senza il mio permesso. Davvero credevi di
potertela cavare tanto facilmente dopo che la faccenda è diventata nota?”

“Tu sei il mio animale domestico. Lo sei dal midollo fino alle ossa.”

Pulsando piacere fino alla punta di ogni capello, guidando i nervi oltre ogni
limite. Le sue dita erano state inghiottite da quelle mature pulsazioni. Il suo
corpo era sconvolto, e parossismi d’intorpidimenti elettrici emanavano spasmi ai
suoi muscoli. Il cervello gli stava esplodendo. Uno shock narcotico percorse
l'interno delle sue palpebre. Il corpo gli bruciava e si scioglieva in una pozza di
carne.

“Basta…. Non… lo farò… di nuovo… ahhh!”


Incandescente.
Dolore incandescente...
Paura incandescente...
Alla fine, non aveva idea di cosa stesse dicendo.


Riki si svegliò da quegli incubi tra le sue stesse urla.


Si sentiva una merda. La sua gola era asciutta come la sabbia, le sue articolazioni
incrinate dolevano, la testa pulsava. Era sul punto di vomitare.
Aveva sognato quei passati tre anni, ma ora era ritornato nei bassifondi. E
intendeva finalmente rifarsi.
Quella parte della mia vita è andata, ricordò a se stesso. Ora non aveva più
alcun vincolo con lui. E allora... perché?
Riki si asciugò dal sudore che gli inzuppava il viso e digrignò i denti.


Quel giorno, pur di riavere la sua libertà, era arrivato fino a Prage. Dopo aver
esaurito tutta la sua volontà ed energia, le guardie di sicurezza l'avevano
catturato prima che potesse raggiungere il sotterraneo principale.
"Finalmente! Potete provocargli graffi e contusioni, ma non esagerate!"
"Questi bastardi dei bassifondi sono testardi come l'inferno!"
"Con quel rilevatore sul proprio corpo, non poteva sfuggirci."
Lo picchiarono, poi lo trascinarono indietro, portandolo in una cella di
redenzione dove lo gettarono all'interno riempendolo di sedativi. I suoi pensieri
divennero confusi e indistinti. L'interno della sua testa si sgonfiò come un
pallone che perde aria, poi finalmente rimase incosciente.
Il momento successivo in cui aprì gli occhi, Iason era lì.
"Bene, ti sei sicuramente guadagnato un bel pestaggio. Ed io che avevo detto
loro di non danneggiare la merce." Iason afferrò Riki per la mascella e lo fissò
dritto negli occhi.
Riki schiaffeggiò la sua mano. "Non toccarmi!"
Ma il frigido sguardo di Iason non vacillò. "E' passato molto tempo dall'ultima
volta che ho visto quell'aura battagliera nei tuoi occhi, Riki. Una rissa con le
guardie di sicurezza ha fatto riaffiorare il tuo dormiente sangue di bastardo dei
bassifondi?" Il suo tono di voce era misteriosamente calmo e tranquillo - se
possibile anche gentile.
"Piantala e va avanti."
Un freddo sorriso stropicciò gli angoli della bocca di Iason. "Quindi ti sei già
rassegnato al tuo destino? E' ammirevole. Ma non dovresti comprendere l'errore
prima di commetterlo?"
In quell'istante, un dolore lancinante colpì il suo inguine.
Riki si lamentava e contorceva il proprio corpo, ma le sue braccia potevano solo
piegarsi maldestramente a causa delle catene, doveva quindi sopportare quelle
sferzate lancinanti.
Era un dolore puro che non lo consumava da lungo tempo. Quella dura e
contorcente agonia era un mondo a parte. Trovandosi di nuovo di fronte a quella
sensazione che aveva completamente rimosso dalla propria mente, Riki contorse
il viso, mentre dei gemiti abbandonavano la sua gola.
"Ricordi ora, Riki? Finché indosserai il mio Pet Ring, non ci sarà nessun posto in
cui potrai scappare, nessun posto in cui potrai nasconderti. Quindi perché ti sei
comportato in un modo tanto stupido?"
Il freddo appello alla razionalità di Iason lo faceva infuriare. Costrinse i suoi
occhi ad aprirsi e sputare una risposta, la sua voce era un sibilo roco che
abbandonava i suoi polmoni.
"La-vita-di-un-animale-non-è-priva-di-valore!"
Un momento più tardi, tutto ciò che emergeva dalla sua bocca erano solo grida
che crescevano verso un falsetto tremante, mentre tortuose scosse elettrice
assalivano il suo corpo.
"Ti dispiace così tanto essere un animale domestico?"
"Mi-fa-star-male-"
Iason afferrò Riki per la nuca. "Hai davvero una bocca notevole. Non avrei mai
creduto che potessi andare tanto oltre e trovare ancora le parole."
Il dolore elettrico diminuì. Riki ansimò per riprendere fiato, travolto da una
nuova sensazione di disperazione. Unì strettamente le sopracciglia, si morse le
labbra tremanti, e cercò di calmare il suo battito accelerato.
La voce di Iason echeggiò nelle sue orecchie. "L'anello può portare molto più
che dolore. Dovrei introdurti qualcosa di diverso?"
In quel momento, un formicolio unico d’intorpidimento emerse dalle fessure di
quel dolore ormai allentato. Riki sentiva le mani di Iason avvolgere le parti
terribilmente tormentate del suo corpo. I suoi arti inferiori si chiusero, ma per
una ragione totalmente nuova.
"Non hai niente d’impertinente da dire?" Era una domanda inutile da porre, ma
Iason era inesorabile. Riki gemette e si contorse. "O ti piace di più qui?"
Qualcosa sembrava essersi rotto e stava correndo verso l'esterno dalla parte più
profonda di Riki. Le sue lacrime mutarono in grida. Il palpitante calore fluì verso
i suoi lombi, ardendo.
"Senza droghe o afrodisiaci, questo da solo può stimolare sessualmente ogni
parte del tuo corpo. Insisti ancora nel dire che non sei un animale?"
"Maledetto-fottuto-" Ma per quanto si ribellasse, il piacere applicato al suo
sistema di nervi gli scalò la spina dorsale. Riki cercò di trattenere le lacrime.
"Chi è il tuo padrone?"
"Io-non-sono-la-puttana-di-nessuno!" Sputò Riki.
Tutto ciò che gli restava era il suo orgoglio.



A Riki non interessava ricordare il passato. Ma gli incubi non banchettavano con
la sua ragione. I ricordi semplicemente si ripetevano da soli. Anche le parole di
allora di Iason - Dovresti tornare nel luogo cui appartieni, ritorna nei bassifondi
- per lui ora era tutto come un sogno. Se avesse saputo allora dove sarebbe finito
ora...
Riki tirò un profondo respiro, sembrava aver improvvisamente esaurito tutta la
sua sopportazione.

Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.


Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.



Capitolo 6

Le stelle luccicavano nel chiaro cielo notturno. Le ombre crescenti delle due
lune sospese in cielo si distinguevano in forte rilievo contro l'oscurità dello
spazio circostante. La glaciale tenebra pendeva sulle spalle come un freddo e
sottile mantello. Fin dove l'uomo era in grado di vedere, ogni cosa era in uno
stato di morte.
Un bagliore arancione puntava nel buio tradendo tutta la sua fiducia in sé, un
unico punto di luce circondato da un mare di ombre. Rannicchiato dietro una
parete e investito da quella luminosità, Guy tirò un piccolo sospiro.
"Figurati, sono in anticipo."
Non aveva notato il messaggio di testo sul suo terminale fino alla notte
precedente, era da parte di Kirie. Abbiamo bisogno di parlarti.
A quella sentenza erano seguiti il luogo dell'incontro e l'ora.
Dovevano ringraziare Kirie se erano riusciti a occuparsi di Jeeks. Il mondo di
Guy era in tumulto per quella ragione. Considerando le circostanze, Kirie gli
aveva inviato sfacciatamente un messaggio che l'aveva lasciato senza parole, ma
lui voleva davvero sapere che fine avesse fatto quel piccolo bastardo. Kirie
aveva continuato a sfoggiare i suoi soldi ovunque e lasciato che il suo ego si
gonfiasse, era quella la ragione per cui Jeeks aveva cominciato a esibire una tale
violenza. Tutti loro erano solo un gruppo di ratti di pessima razza. Entrambe le
bande avevano contribuito a creare un circolo improduttivo, rendendo i
bassifondi un posto violento in cui vivere.
Guy voleva ignorare il messaggio, ma aveva avuto ben poca scelta trattandosi di
Kirie - quindi si era deciso a incontrarlo anche se con riluttanza. Mentre l'ora
fissata si avvicinava, cominciò a nutrire dei secondi pensieri. Se Riki lo scopre,
gli verrà un colpo.
Tutti loro sapevano che Riki odiava le bravate di Kirie, non faceva nulla per
nasconderlo. Il teppista non aveva fatto nessun tentativo di sottomissione, né a
parole né con le azioni, nonostante i continui calci al fondoschiena ricevuti da
Riki.
L'animosità suddivisa tra Riki e Kirie era più simile a una faida, non erano nati
come nemici naturali. La somiglianza non poteva essere chiaramente rilevata,
ma nel momento giusto, le cose si erano avvolte inaspettatamente su se stesse. Il
modo in cui Luke e gli altri avevano fissato Kirie convincendo Guy, lasciava
presagire che anche loro l’avessero notato. Era stato Sid a portarlo dentro.
Quando ci pensava, Kirie aveva voluto accedere al covo di Hermes, pianificando
un modo per avvicinarsi a Sid. Anche se Riki aveva lasciato le redini e sciolto la
banda, il nome dei Bison viveva nelle leggende e attirava nuovi ganci: gente che
ne parlava bene, ringhianti baciatori di fondoschiena, e quelli che anche dopo
essere stati presi a calci nel deretano non imparavano mai. E così continuavano
semplicemente ad aumentare.
Tra tutti quelli, Kirie era il solo a essere stato accettato.
Forse tutti loro stavano cacciando l'ombra di Riki agognando di catturarla.
Anche ora, Guy non poteva evitare di ridere di sé. Il loro atteggiamento
indulgente aveva alimentato l'ego smisurato di Kirie.
La brillante illuminazione della sua auto d'aria ne era solo un’estensione
sgargiante. Non poteva evitare di agire da snob qual era.
Guy e gli altri non invidiavano quegli occhi che guardavano verso di loro con
arroganza, in realtà trovavano ridicola l'intera faccenda. Avevano compreso
l'essenza turbolenta della propria natura. Quindi comprendevano cosa fosse
essenziale e cosa uno spreco di tempo. Kirie era una perdita di tempo.
Un giorno, senza farne parola con nessuno, Riki era scomparso dai bassifondi.
E loro avevano usato Kirie per intorpidire quel senso di perdita, poi lui aveva
attaccato Jeeks. Ma non potevano attribuire la colpa esclusivamente a lui. Le
bombe a gas che aveva lanciato avevano distrutto la pace e la calma delle loro
vite quotidiane. Non potevano più tornare indietro.
Poi, un'inaspettata manna dal cielo era piovuta sulla loro strada.
Riki l'Oscuro, eh? Guy accese una sigaretta e ne prese una boccata. Riki aveva
lasciato i Bison - era mancato per tre anni - e quella era una ragione sufficiente
per giustificare la visita al venditore d’informazioni Robby. Guy si era
guadagnato solo un assaggio della verità.
"Sei diventato abbastanza spaventoso, Riki." Disse Robby. "Pur trascinando il
tuo culo in giro come un cane bastonato, hai ancora qualche asso nella
manica."
Le parole di Robby erano stranamente rassicuranti. A parte tutti gli aspetti
esteriori, Riki era sempre Riki. Udendo ciò, Guy si era sentito come se un grande
peso fosse scivolato via dal suo torace.
"Guy?" Una voce lo chiamò dall'oscurità, interrompendo i suoi pensieri.
"Sei tu, Kirie?"
"Si." Fu una breve risposta, seguita dal suono macinante di piedi sulle macerie.
"Scusami per averti fatto venire in un posto come questo."
Ascoltando i passi che si avvicinavano, Guy si chiese da quanto tempo Kirie
fosse lì. Non aveva notato il suo arrivo nonostante la tranquillità del posto. Ma
non voleva pensarci troppo; doveva mettere presto fine a quella faccenda.
Schiacciò la sigaretta con la punta del suo stivale e si avvicinò all’altro.
"Grazie per essere venuto, " Kirie lo salutò con un sorriso. O almeno Guy pensò
che lo fosse. Cercò di comprendere la sfumatura della voce che udiva
nell'oscurità.
"Portiamo a termine questa cosa, va bene? Non è che io voglia vederti di nuovo."
Guy voleva mettere in chiaro fin dall'inizio che non intendeva essere amichevole
con lui.
"Tu vuoi solo avere la tua prima soffiata."
"Tuttavia," rispose Guy brevemente. "Ho anch'io alcune cose di cui vorrei
parlarti."
Era la vera ragione per cui si era presentato.


"Huh... Non risponde."


Dopo aver lasciato squillare il cellulare di Guy una dozzina di volte, Riki
finalmente tagliò la connessione. Aveva pensato di cenare con lui, ma non
sarebbe accaduto se non fosse riuscito a mettersi in contatto con l'uomo.
"Questo è quanto, credo." Lo disse con un sospiro, mentre usciva dal suo
appartamento da solo.


L'auto d'aria di Kirie schizzava tra i neon luminosi, disperdendo riflessi sulla sua
scia. Arrendendosi a quell'unica e fluttuante sensazione - abbastanza diversa dal
brivido che si provava guidando una moto jet – Guy emise un sospiro di
rassegnazione, chiedendosi come le cose fossero giunte a quel punto.
Incontrando Kirie e scambiando con lui le sue considerazioni avrebbe potuto
porre fine a quella situazione... Ma lui aveva insistito, promettendogli delle
buone informazioni.
"Dammi solo una possibilità," Kirie aveva cercato di adularlo. "Ho capito quali
sono le tue intenzioni. E non hai nulla da perdere se ci pensi."
Aveva cercato di convincerlo. Ma andarsene in giro con lui nella sua auto d'aria
era l'ultima cosa che gli sarebbe passata per la testa. Poi Kirie gli aveva detto:
"Guarda, devi semplicemente incontrarlo. Devi solo provargli che mi sono
sforzato. Fallo, e ti prometto che non lo rimpiangerai ascoltando la storia che ha
intenzione di raccontarti."
La storia che ha intenzione di raccontarmi.
"Non vuoi sapere cosa ha fatto Riki dopo aver lasciato i Bison?"
Se qualcun altro gli avesse accennato quell'argomento, Guy avrebbe voltato i
tacchi e se ne sarebbe andato. Poteva capire la ragione per cui il discorso di
Robby aveva preso quella direzione, ma Kirie? Lui cosa sa?
Ma la storia dei tre anni d’assenza di Riki era qualcosa che voleva conoscere.
Non importava cosa dovesse fare. Le insinuazioni nel sorriso di Kirie erano
giunte fino a lui, così Guy avvertendo la pressione, aveva accettato di salire
nell'auto d'aria.
Si sarebbe dovuto preoccupare del luogo della loro destinazione, ma non fu così.
Fendendo gli avvelenati neon del paesaggio, Kirie scivolò con l'auto d'aria nello
stretto canyon tra un affollamento d’edifici. Era troppo tardi, ma Guy si stava
chiedendo cosa diavolo sarebbe successo.
Atterrarono e uscirono dall'auto. Kirie non gli aveva dato alcuna indicazione
sulla loro destinazione finale mentre avanzava di qualche passo più avanti. Si
voltò per controllare oltre la sua spalla se Guy fosse ancora lì, poi proseguì per la
sua strada.
Quando finalmente arrivarono, Guy si ritrovò in una magnifica suite, di un
calibro che non aveva mai visto prima. "Merda," borbottò. Un posto come questo
deve costare una fortuna.
L'ampio spazio vantava ogni confort. Le superfici lucide dell'arredamento e gli
elettrodomestici nella stanza brillavano con sfarzo. Paragonato alla grigia
baraccopoli, quel posto lo faceva sentire a disagio e fuori luogo. Sapeva che
sarebbe giunto in un posto cui assolutamente non apparteneva. Ma quella
sconfortante sensazione crebbe ulteriormente quando, finalmente, un raffinato
uomo dai capelli dorati apparve dinanzi a lui.
Un Blondy! La nobiltà di Tanagura, l'élite dell'élite.
Guy improvvisamente lo riconobbe, era lo stesso uomo che avevano visto quel
giorno a Mistral Park. Quello che aveva scosso così tanto Riki. Anche con il viso
nascosto dagli occhiali da sole, non gli era stato possibile celare una tale
indescrivibile bellezza.
"Grazie per averci ricevuti," Kirie piegò la testa in presenza del Blondy.
Era così diverso dall'arrogante teppista che conosceva; guardandolo quasi
scoppiò a ridere. Per un lungo secondo li guardò con aria sciocca. Poi il modo in
cui quei freddi occhi lo trafissero gli fece quasi rizzare i peli sul collo.
"Così finalmente ti sei deciso a venire qui per incontrarmi." L'eco nelle parole
del Blondy fece accelerare il battito cardiaco di Guy. "Bel lavoro. Ed ecco qui la
tua ricompensa."
Porse a Kirie una busta che infilò nel suo taschino. Uno sguardo d'interdetta
incomprensione apparve sul volto di Guy mentre guardava lo scambio tra Kirie e
il Blondy.
"Mi dispiace, Guy." Gli disse Kirie in risposta. "Ma un uomo deve fare ciò che
va fatto. Non avrei potuto raggiungere il livello successivo senza di te."
In quell'istante, dopo aver compreso, la testa di Guy fu colpita da uno shock
elettrico. "Che diavolo! Che razza di scherzo è questo?!" La sua voce indignata
si tramutò in un grido strangolato. Il sangue gli ribolliva nelle vene, battendo
come un’onda contro il suo cuore.
"Lui voleva te, non gli interessava quale sarebbe stato il prezzo," disse Kirie con
una strana cadenza provocatoria nella voce. "È una situazione vincente per
entrambi."
Guy si sentì come se il suo improvviso aumento di temperatura fosse stato
bloccato da una secchiata d'acqua gelida. "E così organizzi le tue vendite d'oro
con i tuoi amici." Mormorò mentre quella rivelazione gli si formava a pieno
nella mente le parole lasciavano la sua bocca. Ma era troppo tardi. Quello era
"un affare" per Kirie... Ecco perché era diventato tanto amichevole con i teppisti
della baraccopoli.
"Non essere così ingenuo. Un’opportunità ti è caduta in grembo e tu avresti
dovuto solo afferrarla. Non lo sanno tutti? Ma non dimenticarlo, sarai per sempre
spazzatura dei bassifondi. Io invece farò qualsiasi cosa per fuggire dalla
baraccopoli."
L'ovvia gioia di Kirie, conseguente al suo giocare sporco, fece restringere gli
occhi di Guy. Poteva udire l'eco di Riki nelle parole sputate da Kirie. Ancora
un'altra familiare somiglianza.
Starmene seduto in giro con lo sguardo malinconico sul viso è solo uno spreco di
tempo. Gli aveva detto Riki una volta. Io odio l'idea di restare qui. Restandoci
per sempre, finirei per marcire dall'interno.
Perché Riki odiava così tanto Kirie? Per la prima volta, Guy sentì di aver capito.
Ecco per quale ragione tutti loro erano stati attratti da Kirie all'inizio, per quale
motivo si erano rivolti verso di lui quando Riki era scomparso. Ma niente di tutto
ciò era importante. Kirie non era niente.
La copia non era nulla se paragonata all'originale.
Riki aveva messo da parte i Bison per misurare il suo orgoglio e la sua
determinazione. Ma vendendo i suoi amici, Kirie aveva gettato il suo orgoglio in
un canale di scolo. La loro essenza li faceva sembrare simili, ma in ciò che
facevano c'era la vera e propria differenza tra loro.
"Io ho dei piani per il mio futuro. No?" Kirie lo derise.
Ti stai arrampicando sugli specchi. Pensò Guy, ma tenne quelle parole per sé.
Qualsiasi cosa avesse detto a quel punto, non avrebbe fatto alcuna differenza.
"Questa è la tua possibilità per diventare l'animale domestico di un membro
dell'élite. È un mio regalo. Quell'anello, avresti solo dovuto afferrarlo. Con il
tempo, mi ringrazierai per questo."
Guy non aveva alcun dubbio che Kirie si stesse sbagliando. Non sarebbe mai
accaduto. Loro due stavano cercando due cose diverse, e quella versione della
realtà filata da Kirie era il solo modo in cui poteva far fronte a ciò che stava
facendo. Anche se in quella situazione molte persone si sarebbero incazzate, lui
era in grado di controllare freddamente i suoi sentimenti.
Provava pietà per la stupidità di Kirie. Un giorno avrebbe ricevuto ciò che
meritava - poteva immaginarlo chiaramente. Mai fare agli altri ciò che non
vorresti fosse fatto a te, era una delle leggi dei bassifondi. E quando quel
momento sarebbe giunto, avrebbe rimpianto la sua mancanza di amici.
"Bhè, trattalo bene." Disse Kirie con tono impertinente. Il Blondy annuì. Kirie
andò via senza guardarsi alle spalle. Senza quel suo loquace sarcasmo, la stanza
cadde in uno strano silenzio.
"Hai rinunciato abbastanza in fretta," disse il Blondy alla fine, suonando un po'
in disaccordo. "Speravo avresti urlato e supplicato." Rise freddamente,
stropicciando un lato della bocca.
Pensando a quale fosse la risposta migliore, Guy distolse gli occhi per un
momento. "Sembra che scatenare un putiferio non avrebbe portato alcun
cambiamento."
Il Blondy concordò tranquillamente con lui, la sua voce era così calma da far
dubitare a Guy che fosse autentica.
Un Blondy di Tanagura era proprio lì davanti a lui. Non sapeva se si trattasse di
un sogno o un'illusione, ma non riusciva a scacciare la sensazione che quello
fosse solo un brutto scherzo.
"Allora... Quanto ha guadagnato Kirie grazie a me?"
"Diecimila."
Guy restò a bocca aperta. Poi rise di sé, una reazione istintiva a quel numero
assurdo. "Sei stato truffato, sai? Un bastardo dei bassifondi si farebbe tagliare la
gola per tutti quei contanti."
"Kirie ha detto la stessa cosa."
Il silenzio tra le loro parole suggerì aggiunte non dette.
"Ora, lasciamo correre questa cosa del voler rendermi il tuo animale domestico."
"Perché?"
"Non c'è niente di desiderabile in me. Nessun diamante grezzo - solo una ghiaia
che un Blondy non potrebbe mai prendere con sé. Quindi devi avere altre ragioni
per la testa se mi hai fatto portare qui."
Il Blondy sorrise, le sue labbra disegnarono una linea fredda e sottile: Guy aveva
la sensazione di essersi mostrato come una razza d'uomo totalmente diversa. Poi
cadde di nuovo nel silenzio.
"Bene, fa come se fossi a casa tua."
Quella era la cosa più lontana dalla mente di Guy. E sapendo che il Blondy
l'aveva capito, gli rivolse una posa di sfida.
"Se hai fame, posso farti preparare qualcosa."
Guy desistette. "Merda, se proprio insisti," sembrava che sarebbe stata una lunga
notte, e lui non poteva scappare. Decise di fare al meglio ciò che poteva. Se
avesse collaborato, forse avrebbe scoperto qualcosa d'interessante.
"Cosa ti piacerebbe?"
"Qualunque cosa," sputò Guy mentre si sedeva sul divano. Non riusciva a
immaginare che tipo di pasto si consumava tra tutte quelle splendenti comodità.
Chiaramente non offeso, il Blondy attivò un terminale con mano spedita.
Osservandolo, Guy sospirò di nuovo.
Si, deve essere uno scherzo. Chi avrebbe voluto fino a quel punto un bastardo dei
bassifondi? Loro erano punti morti. Ogni via che portava fuori dai bassifondi, li
conduceva a un blocco stradale. Gettati nella disperazione, i bastardi in ristagno
decadevano nell'oscurità. Guy aveva sempre creduto che sarebbe marcito lì per il
resto della sua vita. Non possedeva il forte magnetismo di Riki, né l'implacabilità
che aveva spinto Kirie a calpestare gli altri per arare il suo cammino. Non aveva
il coraggio d'irrompere nel mondo esterno. Quindi cosa ci faceva lì una persona
come lui?
Per quanto ci pensasse, non riusciva a capirlo. Si sarebbe fatto una buona risata
quando il giorno dopo, svegliandosi, avrebbe scoperto che si era trattato solo di
un sogno. Rassegnandosi a quell'apatia, rilasciò un altro sospiro.


In quello stesso momento, Kirie stava sogghignando tra sé e sé. Ingannare Guy e
condurlo da Iason era stato fin troppo facile. Era filato tutto liscio, non aveva
versato neanche una goccia di sudore. Non si sentiva minimamente in colpa. Se
avesse corso il rischio di sentirsi la coscienza sporca, non avrebbe chiamato Guy
fin dall'inizio. Un sottile sorriso raggiunse le sue labbra.
Era stato il suo grande momento. Ma più in profondità dentro di sé e con grande
intensità, ben altre cose disturbavano la pace della sua mente. Guy aveva
occupato i suoi pensieri anche più del necessario. Tutte quelle esplosioni
d'invidia fumavano dentro di lui - ma oggi avrebbe dato loro l'addio. Con quella
risoluzione, non riuscì a fermare la risata che ribolliva dentro di sé.
Rispetta il diritto del bastardo.
Per qualche ragione, l'immagine che affiorò nella sua mente in quel momento
non era quella di Guy, ma di Riki.
La leggenda che aveva fatto ritorno nei bassifondi un anno prima. Durante i suoi
tre anni d'assenza, Kirie non era mai riuscito a conquistare Guy, il partner di
Riki. Quell'idiota gli aveva sempre voltato le spalle.
Ma ora Kirie si era vendicato. E quando Riki l'avrebbe scoperto...
Sperava di poter assistere alla sua reazione. Quel pensiero lo fece ridere sotto i
baffi. Sarebbe stato sorpreso? Arrabbiato? Avrebbe gridato? O si sarebbe sentito
addolorato? Voleva vedere il solito atteggiamento di Riki scivolargli finalmente
via.
Con quei sentimenti deformati che riscaldavano il suo cuore, Kirie salì a bordo
della sua auto d'aria, sfrecciando nella notte.

Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.


Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
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Capitolo 7

Ultimamente, il tempo era stato tutt'altro che chiaro e luminoso. Giorno dopo
giorno, era sorto un cupo cielo plumbeo che inacidiva le disposizioni amichevoli
e divorava l'anima. Il solo lato positivo di quelle grandi nuvole era la mancanza
di pioggia. O almeno era ciò che Riki pensava mentre afferrava il manubrio della
sua moto jet, accendendo il motore.


Midas. Mezzogiorno. Lhassa.


Anche se il cielo era coperto, la luce del sole di mezzogiorno raggiungeva le
oscure valli tra gli edifici. Un sussurro di vita umana poteva essere percepito
appena in quell'isolato dell'Orange Road, dove i suoi abitanti dormivano ancora
dopo le scappatelle della notte precedente. Purificata dal trucco dei suoi neon, il
volto orrendamente disadorno di Midas seduceva in modo del tutto diverso.
Raschiava di pulizia, era spoglia e intonacata, ma le macchie scorrevano
talmente in profondità in quei luoghi, che l'odore del male sarebbe trapelato da
essi, goccia per goccia fino alla fine dei tempi.
Tuttavia, né nell'esuberanza sgargiante di quelle notti di festa, né nella chiara
luce del giorno, un tipico turista di Midas non avrebbe mai mostrato il proprio
volto in giro per quelle strade secondarie. Il posto era stato progettato come
labirinto per confondere i sensi.
Solo quelli con uno scopo chiaro per la mente si avventuravano lì. Riki si
aggirava con la sua moto jet per quelle strade secondarie, dove la notte ancora
regnava in pieno giorno. Parcheggiò la sua moto, appoggiandola contro una
parete, e accese una sigaretta. Di solito non fumava molto, ma ora ne aveva
bisogno per calmare i nervi.
Non era una fissa, in realtà a lui non piaceva quel sapore amaro. Era
semplicemente una buona scelta come sedativo.
I suoi occhi leggermente sollevati guizzavano irrequieti avanti e indietro,
cercando negli angoli, e le sue pupille di tanto in tanto si contraevano, come
risposta a un suo instabile pensiero.
C'era un negozio di droghe aperto ventiquattro ore su ventiquattro su quella
strada. Per le migliori merde legali di droghe - "greed," "speed," "rally," e "angel
high" - chiunque avrebbe potuto volare fin lì per acquistarle.
Era un'operazione di proprietà dello stato. Il cliente non doveva temere che il
prodotto potesse essere scambiato con veleno per topi. Ma se la roba non fosse
stata adatta al suo metabolismo, il discorso sarebbe stato diverso.
Naturalmente, c'erano punti vendita che si occupavano anche di altre merci sotto
banco. Ma avevano un loro costo.
Gli occhi di Riki puntavano un obiettivo differente. Non aveva alcun affare da
svolgere con il negozio di droghe, ma con l'uomo che ne abitava i sotterranei.
Colui che aveva accesso al sanguinante mondo cibernetico.
Katze.
Avrebbe dovuto percorrere quel breve tratto di strada o no?
Odiava il modo in cui avvertiva le cose nell'aria. Odiava non conoscere la sua
linea di fondo e dove fosse diretta. Riki non era lì per mettere in difficoltà
qualcuno, compreso se stesso. Sicuramente non aveva percorso tutta quella
strada per porgere il suo collo e farsi tagliare la testa.
Allora, cosa avrebbe fatto dopo? Quale sarebbe stata l'opzione migliore? I suoi
pensieri s’inseguivano nella propria testa. Più aspettava, più l'esitazione
cresceva. Forse si trattava di un puzzle senza una soluzione.
O forse non stava cercando davvero una soluzione. La paura di conoscere la
verità era troppa.
Il mozzicone fumante della sigaretta cadde ai suoi piedi riflettendo i pensieri
nella propria testa. Non riusciva a girare i tacchi e schiacciarli.
Era da cinque giorni che Guy non si vedeva in giro. Uno o due giorni potevano
essere spazzati via. Ma dopo il terzo aveva cominciato a preoccuparsi. E tanto
più quando era apparso chiaro che non aveva fatto ritorno a casa. Nessuno
sapeva dove fosse, o dove fosse andato. Era svanito senza dire una parola a
nessuno. Non era da Guy. Non sarebbe mai scomparso scaricando il lavoro.
Tuttavia, i vecchi membri della banda l'avevano rassicurato con delle proprie
teorie.
"Guy è in buona salute. Non pensi possa essersene andato per cercare un po' di
divertimento?"
"Lui è sempre stato così fottutamente popolare. Sicuramente non ci sarebbe
carenza di volontari..."
"E dopo aver cestinato i teppisti di Jeeks, tutti vogliono essere suoi amici.”
I membri della banda non erano agitati come Riki. Ciò non significava che non
fossero preoccupati per l'assenza di Guy. Ma cercavano di seguire la tacita regola
del non ficcare il naso negli affari altrui. Il rapporto tra Guy e Riki era caduto in
pezzi a poco a poco. Quando Riki era stato via durante quei tre anni, Guy non
aveva fatto coppia con nessun altro, ma non gli erano mancati gli "amici di
sesso." E dopo il suo ritorno, la banda non aveva potuto fare a meno di notare
che si comportavano l'uno con l'altro in maniera regolare, qualcosa doveva
essere cambiato. Quindi Riki proprio non avrebbe saputo dire cosa Guy stesse
facendo. La spaccatura tra loro era diventata profonda. Lui lo capiva. Non aveva
intenzione di sollevare un polverone sulla serietà di quella sparizione,
rendendolo un affare sproporzionato. Ma non significava che avrebbe smesso di
preoccuparsi.
"Ho sentito che alcuni membri dell'élite di Tanagura vogliono rendere Guy il
loro animale domestico."
Riki si sarebbe quietato molto più facilmente se non avesse sentito quei
pettegolezzi riguardo ai membri dell'élite che cercavano dei bastardi nei
bassifondi da rendere i propri animali domestici. Guy non può aver abboccato.
Anche se forse era così. Nozioni vaghe e possibilità bollivano nel suo cervello,
lasciandosi dietro marce e puzzolenti ferite.
Più che disagio, si trattava di paura. A peggiorare le cose, Guy era stato visto in
giro con Kirie. Bastava quell'informazione a raddoppiare i suoi sospetti. E più di
ogni altra cosa, quell'ombra persistente dell’uomo alle spalle di Kirie, poteva
solo far rizzare i peli sul collo di Riki.
Guy pensava sempre prima di fare qualcosa, misurava le due parti prima di
reciderle. Era impossibile che Kirie potesse venderlo facilmente. Riki lo sapeva.
Tuttavia, con Iason come suo avversario, non si era mai certi di come i dadi
avrebbero rotolato, nonostante tutte le precauzioni di Guy.
Iason vuole Guy.
Se quello di Kirie non era stato solo un tentativo di soffiare sul fumo . se era
quello che Iason davvero voleva - ciò avrebbe cambiato tutto. Ma che vantaggio
ne avrebbe avuto Kirie? Riki non riusciva a dare né capo né coda a quel suo
ultimo pensiero.
Qualunque cosa Iason volesse, riusciva a ottenerla. Era l'essenza di quell'uomo.
Non avrebbe mai rinunciato a raggiungere il suo obiettivo.
Il terrore di Riki nei confronti di Iason era così forte da non riuscire a purificare
l'ansia nei recessi della sua mente. Guy poteva essere finito nelle sue mani contro
il proprio volere. Non poteva escludere quella possibilità.
Non sapeva cosa Katze potesse dirgli, ma doveva essere a conoscenza di
qualcosa. Quel semplice pensiero l'aveva condotto tanto lontano. Ma ora, grazie
in parte a quella sensazione sgradevole dell'altro giorno, si era ritrovato con i
piedi bloccati nel fango proprio quando gli servivano. "Ricorda, Riki. Solo
perché Iason ha rimosso il tuo Pet Ring, non significa che non ha più nulla a che
fare con te. Lui non è mai così caritatevole."
Da quando Katze l'aveva lasciato con quelle parole di presagio, Riki continuava
a sentirsi come su un terreno infido. Cosa stava succedendo? E qual era la
ragione? Perché Katze avrebbe dovuto mostrarsi ora, creando quella minacciosa
presenza nel bel mezzo della sua noiosa esistenza? Le vere intenzioni di Katze
erano sempre state fuori dalla sua portata.
Riki poteva convivere con l'antipatia, con l'animosità, con il disprezzo. Se gli
avesse dato delle informazioni, alla luce del sole, avrebbe potuto affrontarle. Ma
Katze gli aveva dato solo vaghi suggerimenti e oscure suggestioni.
A Riki andava bene la sua vita mediocre. Il tiepido non far nulla ogni singolo
giorno. Ma ora che era stata improvvisamente capovolta, tutto ciò che voleva
fare era afferrare Katze per il bavero e gridargli, Cosa cazzo ha a che fare questo
con me?
All'inizio, aveva ipotizzato che l'incidente con Jeeks avrebbe portato alcuni
inevitabili e previsti cambiamenti. Il prezzo per ripristinare l'equilibrio della sua
vita. Tornare indietro agli affari con Katze non era nei suoi piani. Ancor più
conoscendo l'estensione del legame tra lui e Iason.
Quelle convinzioni sarebbero state incise nella pietra.
Ma quel Katze - che aveva una connessione con Iason - era la sola persona cui
poteva ricorrere ora. Era quella l'innegabile realtà. Allo stesso tempo, voleva
disperatamente evitare di finire nella tana del coniglio senza sapere cosa lo
aspettava all'interno.
Si era già scavato troppe volte la fossa da solo. Essere chiamato "volgare
spazzatura non disposta a imparare" da degli estranei non lo aveva turbato
minimamente.
Ma non voleva essere così stupido da commettere di nuovo lo stesso errore.
Quindi vegliava sui suoi passi e non mostrava le mani più del necessario. Era ciò
che continuava a dire a se stesso, ma non riusciva a calmare la nervosa
eccitazione nel suo stomaco.
Katze deve sapere. Quel desiderio lo attaccava come un coltello caldo nelle
budella.
Non voleva informazioni racimolate da una rete di pettegolezzi. Non le losche
voci che venivano fuori per poi scomparire subito dopo.
Duri e indiscutibili fatti.
Appena gli sorsero quei pensieri, il volto arrogante di Robby fiorì in un angolo
della sua mente. Tuttavia, anche nei bassifondi, far soppesare la mano del
mercante d'informazioni il Mietitore di Dio, contro la sua cattiva reputazione,
poteva rendere un uomo esitante. Quindi - sapendo che non sarebbe finita in un
modo a lui gradito - Riki era cauto e cercava di non raggiungere di nuovo quella
direzione. Robby non gli avrebbe concesso un prezzo equo come Intel. Ma come
con il recente affare con Jeeks, ciò che aveva fatto non aveva risolto la loro
partita. Riki ancora non riusciva a rivivere il loro periodo insieme al Guardian.
No, se in passato fossero stati solo due bambini in lotta tra loro, avrebbero potuto
ripulire quella lista molto tempo fa. Il solo filo che li legava insieme non poteva
essere rotto. In modo diverso dal legame tra Riki e Guy, Riki e Robby avevano
radici comuni che andavano molto più in profondità, e che non potevano essere
recise dai loro ricorsi comuni.
Ogni volta che quei ricordi riaffioravano nella mente di Riki, quei tre anni con
Iason svolazzavano liberi, facendogli digrignare i denti.
Iason Mink.
Il Blondy dai capelli dorati e gli occhi blu. L'élite che governava Tanagura. Le
indistruttibili catene di quella maledizione di cui ancora era preda. Vincoli
invisibili ai suoi occhi.
"Yo." Una mano improvvisamente si abbatté sulla sua spalla. Riki sussultò,
voltandosi di scatto.
"Cosa stai facendo in un posto come questo? Non pensavo che avresti lasciato
casa in questi giorni."
Era Kirie.
Che diavolo ci fa Kirie qui? L'improvvisa apparizione della radice dei suoi
problemi gli provocò un solco sulla fronte.
La figura esile di Kirie calzata un vestito su misura personalizzato e un cappotto
con una pelliccia rosa. Le sue dita erano adornate da anelli. Come al solito,
continuava a essere sgradevole ostentando la sua ricchezza. Mostrandosi in quel
modo nei bassifondi sarebbe stato messo a nudo e violentato da qualche banda
nel giro di un minuto. Anche se a Midas, tra la folla di turisti agghindati
vistosamente, Kirie sarebbe stato perfetto. In realtà era Riki, che vestito con i
suoi soliti vecchi e pratici jeans e giacca, quello che spiccava.
"Davvero. Qual è la storia?"
"Non ha niente a che fare con te." Riki gli aveva risposto con fare irritato. Per
Kirie era impossibile non comprendere il suo cattivo umore, ma nonostante ciò
rimase lì. "Hai suscitato il mio interesse, questo è sicuro. Deve trattarsi di
qualche affare pressante se hai percorso tutta questa strada."
"Fottiti." Sputò fuori Riki. Non poteva trattare con lui proprio ora.
Ma Kirie non voleva andarsene; quasi non batteva le palpebre. Scivolò invece al
suo fianco in un modo fin troppo familiare, e parlò, con voce stucchevole che si
strofinò su Riki in un modo totalmente sbagliato. "Quindi cosa significa questo
nostro incontro qui? Cosa ne pensi di andarci a prendere qualcosa da bere in un
locale? Offro io."
Quello era esattamente ciò che Riki odiava di Kirie. Gli rispose acutamente.
"Non sono caduto così in basso da accettare l'elemosina dai bambini."
Nei bassifondi, si veniva definiti bambini fino all'età di tredici anni. Kirie ne
aveva quasi diciotto, quindi difficilmente poteva essere ritenuto tale. Per quanto
gli riguardava, Kirie aveva sporcato il proprio nido ed era andato via. Non
sarebbe mai stato altro che un moccioso. L'incidente con Jeeks aveva avuto
inizio quando lui aveva intrapreso una lotta che non poteva portare a termine.
Lasciare le cose in quel modo sarebbe stata la cosa migliore, ma aveva poi
attaccato il rifugio di Jeeks con delle bombe lacrimogene, e in seguito Riki e gli
altri avevano dovuto occuparsi del resto.
"Cos'è questo cattivo atteggiamento?"
Kirie era più calmo e composto del solito. Lui aveva sempre avuto l’abitudine di
soffiare sul fumo. Aggiungere un po' di colore alla verità e alle voci prese dalle
strade – era ciò che Kirie aveva sempre fatto. Non avendolo visto per qualche
tempo, Riki pensò che gli sembrasse molto più forte e sicuro si sé.
Privo di paura, complice e astuto. Soprattutto, trovandoselo di fronte, faccia a
faccia, non aveva potuto fare a meno di notare che non erano molto diversi in
quanto a costituzione fisica. Riki era stato di una buona testa più basso di lui al
loro primo incontro. Ora avevano raggiunto la stessa altezza.
E per qualche ragione, quel dato di fatto faceva incazzare Riki. Kirie era così
pieno di sé, quasi come un broker o un intermediario. E ancora succhiava merda
e puzzava da capo a piedi. Ma nonostante ciò si riteneva importante come un
santo.
Dalle apparenze, sarebbe stato preso per il giocattolo spazzatura di qualcuno. In
breve, era il tipo di nuovo ricco che nessuno si sarebbe sorpreso di vedere con un
coltello puntato alla schiena da un giorno all'altro.
Un piccolo e pratico spettacolo. Ma era solo una riflessione sul suo presunto
status sociale. Nient'altro che piume di pavone.
Anche se un bastardo voleva ascendere nel mondo, le opportunità non gli
sarebbero cadute in grembo da un momento all'altro. Era quello il senso comune
nella soffocante baraccopoli.
Ma attirare l'attenzione per fomentare il suo ego era tipico di Kirie, non riusciva
a sentirsi se stesso se non poteva sbandierarlo. Ma nonostante tutto, Riki non si
sentiva in obbligo di soddisfare le sue vanità.
"Mi piacerebbe bere un drink con te. Solo uno. Possiamo definirlo un
appuntamento, no?"
Riki lo ignorò, spingendolo oltre. Kirie bloccò la sua strada, premendogli contro
il proprio corpo, e sussurrandogli in un orecchio. "Che ne pensi di scambiare una
o due parole riguardo Guy, bevendo qualche birra?"
Gli occhi di Riki si spalancarono di colpo. L'ansia nel suo petto di agitò come un
alveare d’api.
"E' qualcosa che vuoi sentire?" Chiese Kirie, ad appena un soffio che li separava.
Un sorriso chiaramente gongolante schiuse le sue labbra.
Figlio di puttana!
Occhi negli occhi, i loro sguardi reciproci attraversavano il fitto silenzio. Era
quasi come se con la sua sola arroganza, Kirie avesse tenuto sotto controllo la
furia muta di Riki. Muovendo a mala pena un dito, avrebbe potuto facilmente
afferrare Kirie per il bavero e soffocarlo, privandolo della propria vita. Ma se
l’avesse fatto fuori, probabilmente non avrebbe più potuto essergli utile.
Un sottile sorriso si dipinse sulle sue labbra, poi Kirie spostò il suo sguardo
calcolatore su Riki. Si trattava di un si o un no?
Da quando Kirie aveva tutta quella spina dorsale? Riki digrignò i denti ma non
distolse lo sguardo. Al momento era il suo unico asso nella manica. Era doloroso
ammetterlo, ma sputò via la sigaretta e la calpestò con la punta del suo stivale;
frantumare la sigaretta era la sola cosa che poteva fare per calmare la sua rabbia.
"Andiamo."
Kirie annuì con uno sguardo trionfante sul viso. Riki trattenne la lingua e ingoiò
indietro la bile. Non aveva altra scelta, doveva seguirlo. Non aveva posto
domande su dove fossero diretti. Kirie gli apriva allegramente la strada, un
sorriso soddisfatto era scresciuto sulle sue labbra.
Aveva promesso a Riki che gli avrebbe offerto da bere, ma non erano diretti a
nessun bar nelle vicinanze. Ma non gli importava, quindi non diede voce a
nessuna obiezione. Nonostante tutto, continuava a chiedersi dove fossero diretti.
Kirie attraversò l'Orange Road con passo rilassato. Era nel suo territorio. Fino al
momento in cui giunsero alla sua scintillante auto d'aria - che non presentava
neanche una singola macchia sul suo corpo d'argento - non aveva rivolto alla sue
spalle neanche uno sguardo per assicurarsi che Riki fosse ancora lì.
Gli era bastato citare Guy; Kirie sapeva che Riki sarebbe scattato a quel lucido
richiamo. Era molto sicuro di sé.
"Entra." lo disse con uno sguardo insolente negli occhi.
Riki si chinò e scivolò velocemente sul sedile. Non poteva tornare indietro dopo
essere andato tanto oltre, anche se non aveva idea di cosa sarebbe successo.
Tuttavia, per il momento sarebbe stato meglio ignorare la facoltosa volgarità e
l'insopportabile orgoglio di Kirie.
"Questo è l'ultimo modello Stella. E' personalizzato. Unico nel suo genere.
Anche se suppongo che non abbia alcun significato per un bastardo dei
bassifondi."
Mostrando con orgoglio la sua vasta riserva di conoscenze, Kirie toccò il
pannello accanto al volante. Senza alcun verso, neanche lo strano rantolo che
faceva la moto jet di Riki, la vettura si alzò in aria.
Che fosse un modello unico o un ferro arrugginito, a Riki non importava. La sola
cosa che attraversava la sua mente in quel momento era il benessere di Guy.
Quindi tenne la bocca chiusa e lasciò che la voce di Kirie rimbombasse nelle sue
orecchie senza interromperlo. Anche se si sentiva talmente irritato da volergli
stringere i pugni intorno alla gola e strappargli fuori i polmoni.
Se questo stronzo non fosse venuto fuori con delle informazioni superiori alla
media, l’avrei subito preso a pugni.
L'auto d'aria galleggiò fuori da Lhassa, raggiungendo pigramente i cieli sopra
Ceres e la baraccopoli.
"Guarda giù verso la baraccopoli da questa prospettiva e capirai davvero cos'è
quell'odioso mucchio di spazzatura in cui siamo cresciuti."
Non c’era bisogno di volare in un’auto d'aria per capirlo. Gli abitanti di Ceres ne
erano a conoscenza fin nel loro sangue. Non aveva niente a che fare con quel
particolare luogo o tempo. Non importava in quale parte del mondo vivesse, una
persona priva di un regolare ID non era nessuno.
La loro esistenza era stata eliminata dalle mappe ufficiali di Midas. Esistevano
come "bastardi dei bassifondi." Riki aveva provato a strisciare fuori, ma alla fine
era tornato indietro, nel luogo in cui tutto era cominciato.
Ma ora più niente gli importava. Confrontato a quei tre anni durante i quali il suo
orgoglio era stato ridotto in polvere come tutto il resto, la baraccopoli era un
paradiso.
"Tu sei ritornato come un cane bastonato ed io ne sono uscito vincitore. Qual è la
differenza, eh?"
Hai pescato in questa buca puzzolente e sfiorato una percentuale dell'introito
che ti ha reso ricco, ma ciò non ti rende un vincitore, idiota! Il vero vincitore è-
Un vero vincitore era un tizio come Katze. L'immagine dello scaltro Scarface
fiorì ai suoi occhi dalla propria mente. Riki si morse il labbro.
C'era un prezzo da pagare per il mantenimento di una serie di vittorie nei
bassifondi. In quel momento, Katze stava indubbiamente facendo quadrare i suoi
conti.
Ma con chi? Con Iason?
"Ad ogni modo, la tua è finita. E in così tanti stanno ancora ponendo i loro inutili
omaggi al tuo fantasma."
Con un acuto sguardo obliquo, Riki gli rispose. "Ne ho già abbastanza. Arriva
fottutamente al punto."
Il senso d'irritazione nella sua voce era chiaro.
Ma quel debole sorriso non si dissolse dalle guance di Kirie. "Ho atteso a lungo
un incontro uomo-ad-uomo con te. Ed eccoci qui, in volo, al di sopra di ogni
cosa. E' il momento migliore per una conversazione confidenziale, non pensi?"
"Non ho tempo d’intraprendere un viaggio turistico con te."
"Ah, sei preoccupato per Guy?"
Un sorriso che suggeriva conoscenza modulò il tono di voce di Kirie.
Figlio di puttana! Pensò Riki tra sé, ma non emettendo neanche un suono. Aveva
la testa accaldata, e se avesse mostrato le sue emozioni, Kirie avrebbe solo alzato
la posta. Era indubbiamente ciò che avrebbe fatto.
"Bene, a questo punto le tue preoccupazioni giungono un po' troppo in ritardo."
"Dov'è? Dov'è Guy?"
Kirie rispose allegramente. "A farsi scuotere da qualche Blondy di Tanagura,
credo."
Un secondo dopo aver afferrato quelle parole, il sangue gli drenò via dal volto.
Non è possibile, pensò. E poi, era ovvio. Quelle due emozioni combattevano
all'interno del suo cuore. La sua visione barcollò.
"Mangiando la più raffinata cucina giorno dopo giorno. Rilassandosi in una
Jacuzzi. Non posso dire di non esserne geloso. L'animale domestico di un
Blondy. E tutto grazie ad una mia personale raccomandazione, sembra. Guy è
appena fiorito in un nuovo mondo."
"Ti ha detto lui che stava facendo tutto questo?" Il dolore era evidente dal tono di
voce sottomesso di Riki.
Kirie sospirò drammaticamente. "Quale idiota rifiuterebbe di mordere una mela
simile?"
Riki non riusciva a credere alle sue orecchie. Guy non poteva essere partito
senza dirglielo. Ma quella possibilità, tuttavia improbabile, era di gran lunga
preferibile a quello che era riuscito a mettere insieme. Ma ciò non poteva
cambiare il pulsante dolore che raggiungeva il nucleo del suo cervello.
"Non importa cos'altro dirai, tutti noi pensiamo che sia la cosa migliore. Non sei
d'accordo?" Mentre quelle parole fuoriuscivano dalla bocca di Kirie, Riki sentì
qualcosa come un picco caldo di disturbo nelle sue viscere palpitanti.

Tutti noi pensiamo che sia la cosa migliore.


Era esattamente la stessa cosa che era passata per la mente di Riki cinque anni
prima. Incapace di tollerare ulteriormente la vita nei bassifondi, marcendo
dall'interno, aveva spezzato i suoi legami avventurandosi da solo verso l'esterno.

Hai solo due mani per trattenere le cose più importanti della tua vita.

E ciò che non poteva trattenere, sarebbe andato via. Era ciò che gli aveva detto
Aire.

Mai lasciar andare le cose più importanti. Non commettere errori. Una volta che
le avrai lasciate andare, non potrai più riaverle.

Aire aveva ragione. Era così giusto che aveva dovuto assaggiarlo. Aveva preso la
realtà troppo alla leggera, comportandosi da padrone dell'universo. Ma ora era
tardi per i rimpianti.
Il suo orgoglio. La scelta di vivere una vita a modo suo. E Guy, la sua metà
impossibile da sostituire. Quelle erano le tre cose che voleva nella sua vita,
aveva anche reciso i suoi legami con i Bison per poterle tenere. Aire gli aveva
detto che avrebbe potuto reggere solo due cose, ma Riki aveva pensato che ciò
che non sarebbe stato in grado di recare tra le sue due mani, l'avrebbe afferrata
con la bocca.
Aveva creduto che fosse possibile. Sarebbe salito abbastanza in alto nel Mercato
Nero e un giorno tutte quelle cose si sarebbero avverate. Non si era risparmiato
nessuno sforzo. Disprezzato come spazzatura dei bassifondi a cui non sarebbe
mai importato nulla, aveva collezionato risultati con cervello, muscoli e
scatenando il caos, mettendo a tacere le critiche.
Raccogliendo ogni segnale previsto e portando a termine ogni sfida, pur non
trattandosi di una corsa facile.
Ma nessuna scintilla atterrata su di lui non si era immediatamente spenta. Era
sopravvissuto in quel mondo in cui la meritocrazia era richiesta con una buona
testa sulle spalle.
Se non voleva essere fottuto, la sua forza doveva essere qualcosa in più di un
semplice spettacolo.
Anche se la violenza e la brutalità non erano come quelle dei bassifondi, la forza
bruta dei prigionieri e degli stalloni erano una dura prova nel Mercato Nero.
Non era forte chi vinceva - diventava il vincitore chi era più forte. Quella
fondamentale verità esisteva nei bassifondi come nel Mercato. Solo il valore
aggiuntivo degli sforzi li differiva.
Tuttavia, la strada che Riki credeva di aver scelto era pavimentata di sabbie
mobili. Stava correndo lungo un sogno, su una superficie che Iason aveva
previsto. Era una strada a senso unico. Non erano ammesse inversioni ad U. Le
persone in carica potevano riscrivere le regole del traffico tutte le volte che
volevano.

Il destino degli esseri umani era nelle loro mani.


Riki non aveva mai creduto che fosse così. Ma la realtà dell'equazione umana
ancora una volta non poteva essere negata. Non avrebbe mai dimenticato la sua
grande fortuna nell'incontrare Guy al Guardian. Poteva essere stata una semplice
casualità, ma per Riki, quell'incontro era un fattore assolutamente necessario
nell'equazione della sua vita.
Quell'incontro gli aveva dato una ragione di vita.

Va tutto bene. Non sei solo in questo mondo. Io sono qui con te.

Era ciò che Guy gli aveva detto, avvolgendolo tra le sue braccia quando dormiva
da solo, e il suo corpo era gelato fino al nucleo. Il calore del corpo di Guy
l'aveva salvato. Riki si era aggrappato a lui, non aveva più voluto lasciarlo
andare. Il resto del mondo poteva andare via finché l’avesse avuto accanto a sé.
Quindi erano immediatamente diventati una coppia dopo essere stati dichiarati
adulti all'età di tredici anni e aver lasciato il Guardian. Nessuno avrebbe potuto
portargli via Guy.
Doveva bastargli. Ma poi altri desideri erano emersi.
Riki non poteva più ingoiare il pensiero di star gettando via la sua vita nei
decadenti bassifondi. E così aveva cestinato i suoi anni con Guy. In una fossa.
Tutti.
Cos'altro aveva richiamato quella sua possibilità d'incontrare Iason? Era una
chiamata dal destino? O fortuna, o predestinazione, o forse qualcosa di
completamente diverso. O semplicemente gli anelli della catena della realtà.
Al tempo, sentiva come se si fosse trattato di un fato inevitabile. Ora invece quel
pensiero lo faceva deglutire a fatica; una scossa umida bagnò la sua spina
dorsale. Quando ripensava a quei tre anni con Iason, carichi di lussuria e auto-
disgusto, i suoi muscoli si contraevano e la gola tremava.
Non avrebbe mai voluto che qualcun altro sapesse di quella parte del suo
passato.
Aveva tra le mani qualcosa che non avrebbe mai voluto lasciar andare di nuovo.
Qualcosa che non poteva mettere da parte: l'essenza di ciò che rendeva
importante la sua esistenza.
Quindi anche se lo chiamavano cane bastonato non gli importava. La
straordinaria tenacia che Kirie esibiva allo scopo di essere conteggiato tra i
vincitori, non era più parte del sistema dei valori di Riki,
Ma per preservare quell'inviolabile parte di sé, non aveva messo in guardia Guy
riguardo la verità dietro l'affare degli animali domestici. Se l'avesse fatto,
avrebbe sicuramente letto tra le righe, iniziando ad insospettirsi.
Come ciò che Riki aveva dato in cambio di tutti quei piaceri.
Un vero e proprio proiettile del sesso, libero da morale e tabù, il ripugnante
pensiero di come le articolazioni del corpo umano potevano essere condizionate
dagli imperituri e sfrenati preliminari - gettando via la ragione e l'orgoglio.
Quella sensazione di quando i suoi capezzoli venivano divorati fino ad ergersi
come chiodi - posseduti da una fiera passione.
Il palpitante e insopportabile sfregare contro il suo inguine ardente.
La scottante e oscena euforia mescolata al dolore che cresceva, mentre l'anello
mordeva dolorosamente gli organi più compromettenti di un uomo.
E più di ogni altra cosa, l'estasi che provava mentre Iason affondava in
profondità dentro di lui, riducendo il suo corpo in mille pezzi.
Non importava quanto fosse ignobile, indesiderato e facesse resistenza - e anche
se gli veniva dato ritorcendogli le braccia dietro la schiena - era un innegabile,
sconvolgente piacere.
Il sesso con Guy gli lasciava solo un senso di soddisfazione. Soddisfare ed essere
soddisfatto. Curare ed essere curato. Prendendosi cura l'uno dell'altro senza
rifiutarsi.
Ma il sesso con Iason era completamente diverso.
Quando lui faceva resistenza, Iason riusciva a strappargli via il suo piacere,
facendolo ansimare fino a portare il suo respiro a lacerargli la gola. Spingendolo
più volte al culmine. Penetrandolo, assaltandolo e svilendolo, spremendo ogni
goccia del suo desiderio. Portandogli via corpo e anima.
Tuttavia, la più grande agonia albergava nella consapevolezza che i piaceri che
complicavano e assaltavano il suo corpo non potevano essere negati. Quei
pensieri rimbalzavano nella sua mente: Guy ora sta sperimentando
quell'intossicante vergogna quotidiana?
Ricordando tutto quanto, sentì un dolore lancinante che gli causò un formicolio
ai fianchi, riportandolo indietro ai suoi sensi.
Starà provando quel tipo di fame anche in questo momento?
Incapace di liberarsi dalla sgradevole sensazione che ribolliva dentro di lui, Riki
si morse il labbro inferiore. Ma ancora infastidito da quella fumante
consapevolezza, la sensazione di formicolio pulsava ancora dentro di lui.


Kirie guardò verso di lui da sopra la sua spalla. No, lui non lo stava fissando.
Continuava a mostrargli il proprio profilo.
Dove sarà ora Guy?
Ma Kirie non poteva saperlo.
Guy sta davvero vivendo una bella vita come animale domestico di Iason,
godendosi tutte le ricchezze a lui offerte?
Kirie non poteva saperlo. Non avrebbe potuto comprendere le vere ragioni di
Iason.
A quel punto del gioco, l'ignoranza era la beatitudine di Kirie. L'incrollabile
verità era quella di aver intrappolato e venduto Guy a Iason. Ma la sola cosa
importante era la sua rete di contatti con un Blondy di Tanagura. I pezzi
d'argento che aveva preso in cambio erano una ricompensa aggiuntiva.
Kirie avrebbe usato qualsiasi strumento a portata di mano e gettato via tutto ciò
che non si addiceva ai suoi scopi. Grazie a quell’etica, gli affari gli andavano
bene. Pensava di dover afferrare tutto ciò che gli veniva incontro. Nessuno
l'avrebbe più chiamato spazzatura dei bassifondi. Kirie non riuscì a contenere il
sorriso che affiorò alle sulle sue labbra. L’avevano trattenuto, lasciandogli
raccogliere gli avanzi e gli scarti dal tavolo. Tutti cercavano i languidi confort
nel proprio nido, standosene in piedi a modo proprio. Lui non se n'era stato a
guardarsi i piedi tutto il giorno. L'unico posto che stava cercando era verso l'alto.
Non aveva tempo per guardare indietro oltre la sua spalla, verso il passato.
Quella era la vita che sapeva di dover condurre. Ma allora perché Riki
continuava a trattenerlo? Perché continuava ad avere quella scheggia
costantemente sotto l'unghia?
Guy è diventato l'animale di un Blondy.
Voleva utilizzare quell'informazione per mettere a nudo la maschera sul freddo
volto di Riki. Quindi, quale parte di sé avrebbe mostrato al mondo se Kirie gli
avesse detto la verità? Le impazienti possibilità bruciavano e pulsavano nelle sue
viscere, sorgendo lungo la sua schiena e pugnalando i suoi desideri primari.
Lui voleva di più. Voleva portare molto di più del vero Riki alla luce.
Non poteva rifiutare quell'impulso. Kirie impostò il pilota automatico e scivolò
sul sedile posteriore.
Come incantato dal volto solcato di Riki e dal disegno delle sue labbra, gli si
avvicinò alla guancia, sussurrandogli all'orecchio.
"E se - e se ti dicessi che ho venduto Guy? Cosa faresti allora?"
"Cosa stai dicendo?" Chiese cupamente Riki dopo un lungo secondo.
"Diecimila. Era quello il valore di Guy. Proprio come ci si aspettava da un
Blondy. Loro non trascurano alcun genere di cose. Francamente, per quale
motivo mi abbia pagato così tanto per Guy è un mistero. Non so cosa passa per
la testa dei membri dell'élite."
Se Riki avesse permesso alla sua rabbia di venir fuori, sarebbe stata come
fulmini durante una tempesta, o come la furiosa lava di un vulcano.
Kirie sentì la pelle d'oca.
Ma non si trattava della ferocia delle emozioni di Riki. Era ben altro. Quella era
la sua vera natura che inviava fremiti calde pulsazioni lungo le sue cosce,
pizzicandogli la schiena. Il battito del suo cuore aveva accelerato. Brividi
d'eccitazione percorrevano la sua schiena. Aveva finalmente smascherato il
leggendario capo dei Bison?
No. Non era solo il capo dei Bison.
Kirie ricordò improvvisamente la notte in cui Riki aveva fatto a pezzi i mocciosi
di Jeeks. Ciò che aveva intravisto nel buio, come uno spettacolo silenzioso - era
il vero Riki.
I capelli corvini e gli occhi. Il suo corpo rivestito di colori scuri che raramente si
vedevano nei bassifondi, spingendo ulteriormente i pettegolezzi sussurrati che
delle radici purosangue fossero nascoste nel profondo del suo DNA.
Riki non sembrava come chiunque altro. E neanche le ombre proiettate sulla sua
esistenza erano normali. Ecco perché, da ciò che Kirie aveva sentito dire, lo
chiamavano Riki l'Oscuro.
Il normale Riki trattava tutti tranne Guy non fredda indifferenza. Ma quando la
metamorfosi avveniva, una ferocia non mascherata brillava nei suoi occhi. Era
un Angelo Distruttore. Una bestia dalle ali nere proveniente dai miti e delle
leggende, che profetizzava la morte e mangiava le anime degli uomini.
Tutti coloro a cui rivolgeva uno sguardo ne finivano trafitti. Una sola occhiata e
quelle concupiscenze lascive che non avevano mai sperimentato prima,
zampillavano e si disdegnavano inesorabilmente verso di loro.
Bruciandoli dal dolore, col sangue che ribolliva loro nelle vene, strappando i loro
organi dall’interno. I loro cervelli s'intorpidivano, diventando insensibili. Il
battito accelerato martellava nelle loro gole. Chiunque avesse incontrato Riki,
poteva solo seguire i suoi ordini e essere condotto alla follia.
"Cosa dovrebbe volere qualcuno dell'élite di Tanagura da un bastardo come
Guy? Bhè, è difficile per me dirlo. La cosa importante è che si siano aperti dei
canali tra me e quel Blondy. Pensi che avrei potuto passarci sopra? Neanche per
sogno."
Mentre Kirie chiacchierava senza sosta, si rese conto che, infiammato dalle
sensazioni che stava provando nelle parti basse, aveva provocato Riki molto più
del necessario. Vai avanti e odiami pure quanto vuoi, pensò. Solo spingendogli
in faccia la verità avrebbe reso gli occhi e il cuore di Riki suoi e solo suoi. Kirie
semplicemente non riusciva a mettere da parte i piaceri di quella fantasia
masochistica.
"Non si sa mai," disse Kirie incurante. "Anche Guy potrebbe aver atteso quella
possibilità. E qualcuno era lì per dargli una spinta e stuzzicarlo nel momento
giusto."
Un secondo dopo, avvertì un pesante scricchiolio.
Il pugno di ferro di Riki esplose al lato della testa di Kirie. Vide le stelle. La sua
vista divenne offuscata. Una sorda letargia gli intorpidì il cervello. Tuttavia, non
riusciva a smettere di muovere la bocca.
"E-se Guy-non fosse-il tuo partner-non te ne-sarebbe importato-un cazzo!"
Lentamente si asciugò il sangue che gli colava dalla bocca con il dorso della
mano. "Giusto?" Guardava Riki. "Lui è davvero affar tuo? Che tu e lui eravate
compagni ormai è una storia antica. Giusto? Ormai voi due non arrivate più
neanche alla prima fase, no? Quindi, cosa cazzo ti dà il diritto d’incazzarti tanto
ora che lui è diventato il giocattolo di un Blondy?"
Riki si distanziò per un momento. Tutta la sua rabbia nei confronti di Kirie lo
riportò indietro al Guardian e all'affare con Robby.
"Io non ho fatto nulla per cui debba dispiacermi." Sputò Kirie, le sopracciglia
profondamente inarcate. "Tutti noi marciremo in questo posto. Se vendere la mia
carne e il mio sangue sarebbe servito per strisciare fuori
di qui, l'avrei fatto! E non parlarmi di quella tua merda di vita nel fango, non fa
per me!"
Egoismo che lo penetrava fin nelle ossa. Le emozioni nascoste dalla
disperazione. Riki conosceva la sorgente che aveva portato fuori quel carattere di
Kirie, ed era quella la ragione per cui lo odiava.
La vita non poteva andare peggio di com’era era al momento, quindi non aveva
niente da perdere.
Kirie gli ricordava così tanto se stesso in giovane età, quel suo passato da
ingenuo, e non riusciva a sopportare che gli stesse accanto.
"Ora ti comporti come se tu fossi alto e potente, ma c'è stato un tempo in cui hai
fatto esattamente la stessa cosa."
Gli occhi di Riki brillarono, concentrandosi sull’altro. Temendo che un secondo
colpo stesse per raggiungerlo, Kirie indietreggiò istintivamente. Ma solo la
bocca di Riki si spostò. "Smettila con questa storia," disse con voce fredda. E
quando Kirie lo guardò, rimase congelato sul posto. Poi aggiunse. "A meno che
tu non voglia vedere questo tuo catorcio ridotto ad un rottame, scendi subito a
terra, ora."
Un'eco di terrore attraversò le sue parole. Non si trattava di una semplice
minaccia. Era soffusa da un senso di morte.
Kirie passò rigidamente dal sedile posteriore a quello anteriore. "Non qui. Ad
Orange Road."
Le sue mani si posarono goffamente sul volante, mentre calpestava
l'acceleratore.
Tornando indietro ad Orange Road, irrompendo lentamente con una sanguinante
velocità. Scorrendo giù per il sentiero, l'auto d'aria cominciò ad acquistare
terreno.
La porta si aprì con un lieve ronzio. L'aria fredda colpì la loro pelle prima di
riempire la cabina. Riki saltò fuori senza voltarsi indietro.
"Non mostrarmi mai più la tua faccia, Kirie. Non farlo se ci tieni ai tuoi arti.”
Meglio un pestaggio che essere ignorato per il resto della mia vita! Kirie voleva
urlargli contro, ma strinse i denti e soffocò le parole.
Dopo esserselo lasciato alle spalle, Riki andò dritto verso l'ingresso posteriore
del negozio di droga. Aveva intenzione di parlare con Katze.
Merda! Merda! Merda! Ma non riusciva a controllare il suo torbido
temperamento e la corsa del suo cuore.
Kirie, quel figlio di puttana! La prossima volta che vedrò quel fottuto bastardo
lo ucciderò!
Tuttavia, c'era qualcosa di opaco e insensibile al centro del suo cervello. Come
possono le cose essere giunte fino a questo punto?
Ad ogni passo, riusciva sempre meno a controllare il tremito alle gambe.
Sono stato io? E' colpa mia?
Aveva perso la carta d'identità fornitagli da Katze. Così provò a premere la mano
sinistra contro la fessura orizzontale nel pannello di sicurezza. Se la sua
impronta della mano era ancora registrata nel sistema, le porte dell'ascensore si
sarebbero aperte.
Quel breve momento in cui attese la risposta del computer aggravò la situazione
del suo temperamento. Ma un attimo dopo la luce passò da rossa a verde. Tirò un
sospiro di sollievo. Il suo codice d’autenticazione personale non era stato
eliminato. O meglio, forse si trattava dell’azione di vigilanza di Katze. Doveva
aver previsto che Riki potesse fare quella mossa, e così aveva aggiornato i
dischi. Nonostante il suo attuale stato d'animo, stare lontano da quella porta
sarebbe stato preferibile.
"Merda!"
L'antico ascensore elettrico lo scuoteva rumorosamente, proprio come quattro
anni prima. La sola cosa ad essere cambiata era Riki e la situazione in cui si
trovava.
Katze non fu minimamente sorpreso della sua improvvisa comparsa. Il sistema
di sicurezza doveva avergli confermato il suo arrivo subito dopo avergli
scansionato l'impronta della mano. L'ufficio di Katze presentava lo stesso forte
quadro di sempre. Stesso arredamento. Stesso divano per gli ospiti. Il desktop
pulito e ordinato che puzzava di un'aria ossessivo-convulsiva.
La sola cosa diversa era Riki in paziente attesa sul divano che attendeva affinché
Katze portasse a termine la sua giornata di lavoro. Non c'era stata nessuna calda
accoglienza ad attenderlo, non era una presenza desiderata. Katze sembrava
voler andare avanti in quel modo, ma lui non aveva alcuna intenzione di essere
ignorato.
"Non hai intenzione di chiedermi almeno cosa ci faccio qui?"
Chiese Riki con le mani infilate in tasca.
Katze lo guardò. Non disse nulla. Né un "aspetta" né un "vattene" o un "mi hai
aspettato per molto?"
Prendendo quel silenzio come una conferma, Riki disse. "Se è così, allora sputa
il rospo. Cosa vuole Iason da Guy? E perché ha utilizzato Kirie per portare a
termine il lavoro?"
Tagliò dritto al cuore della questione. Non che disdegnasse l'attesa. Piuttosto,
non sarebbe stato in grado di liberare i suoi pensieri finché non avrebbe ascoltato
delle parole uscire dalla bocca di Katze.
Il broker aveva interrotto il suo lavoro. O forse aveva perso la pazienza.
Appoggiandosi allo schienale della sua sedia, lentamente alzò gli occhi. "Perché
non gli e lo chiedi di persona?" Il suo comportamento era freddo a differenza
dell'atteggiamento che aveva assunto durante la visita all'appartamento di Riki.
Era il mediatore del Mercato Nero imperturbabile e calcolatore. "Posso
provvedere io, se vuoi."
Si trattava di una risposta a cui Riki non era pronto. La sua espressione si era
indurita, così come i suoi pensieri; si era diretto lì per conoscere la verità, e
Katze gli aveva lanciato una palla curva, rendendo la sua mente ancora più
confusa.
Riki sputò con tutto il veleno nel suo petto. "Pensi di poter semplicemente
startene seduto lì con quella faccia seria tirando la mia catena?"
Katze puntò su Riki il suo sguardo. Non contrasse neanche un sopracciglio. "Sto
tirando la tua catena?"
"Sono venuto qui per parlare con te da uomo a uomo. E tu vuoi giocarmi un
simile scherzo?"
Un breve silenzio smorzò quell'area vuota. Riki comprese che le motivazioni di
Katze erano semplicemente lavorative. La linea tracciata tra loro era luminosa e
chiara. Restare nel suo campo o avventurarsi in avanti - la decisione non spettava
a Katze. Era una scelta di Riki.
Così ricambiò lo sguardo del broker. "Allora, come faccio ad organizzare un
incontro con Iason?"
Quel brusco bussare alla sua testa aveva inumidito la febbre che ribolliva dentro
di lui. Riki aveva bisogno di un indizio. Kirie si era occupato della merce. Ma
voleva sapere da Katze ciò di cui ancora non era a conoscenza: le vere intenzioni
di Iason.
"Devo alzare le mani e supplicare in ginocchio per riavere Guy?" Chiese Riki,
pur sapendo meglio di chiunque altro che con Iason non sarebbe mai stato così
semplice. "Non si sarebbe mai alzato solo per snobbarmi." Davvero, sarebbe
stato fortunato se fosse stato solo quello. Ma ogni faccia a faccia con Iason non
terminava mai con una nota civile.
"Pensi di poter tirare le stringhe e poi intercettarlo?" Riki abbaiò la domanda con
tono di scherno. "Ha sicuramente di meglio da fare piuttosto che perdere tempo
con un animale."
Devo incontrarlo, era sul punto di dirlo, ma si morse le labbra.
Katze accese una sigaretta, alimentando la sua abitudine preferita. Sapeva
perfettamente che Riki aveva spiato il negozio di droga per molto tempo prima
di presentarsi all'interno. Era stato ripreso dalle telecamere di sicurezza.
Le telecamere coprivano ogni angolo nelle vicinanze del negozio di droga,
scrutando ogni anfratto. E su uno di essi, Riki aveva fatto la sua comparsa.
Così si è finalmente mostrato, aveva pensato Katze. E quando l’aveva guardato
di nuovo c'era anche Kirie. I due si erano diretti da qualche parte. Katze
osservava la scena dall'esterno, poi Kirie l’aveva portato via. Tuttavia, non molto
tempo dopo, Riki era tornato, irrompendo all'interno. Gli era bastato uno sguardo
al suo volto e senza la minima difficoltà aveva immaginato le circostanze che
l’avevano condotto lì.
Riki non mostrava per Kirie alcun rispetto. Ma che Kirie avesse scavato nel
passato di Riki, era una notizia ancora fresca nella mente di Katze. Grazie a ciò,
era riuscito a bloccarlo come un cucciolo smarrito.
Anche se Kirie aveva cercato di imitare Riki, non avrebbe mai potuto,
nonostante il suo feroce magnetismo. Quando Iason era stato informato di ciò,
solo gli angoli della sua bocca si erano alzati. Katze non aveva posto nessuna
domanda sul perché Iason avesse scelto di usare Kirie per quel lavoro.
Sapeva che Iason stava aspettando che Riki facesse la prima mossa.
"Sai di cosa Iason è capace." Disse Katze. Lui non proverebbe alcun piacere
semplicemente trascinandoti nella sua tana e torturandoti. Ma far ciondolare il
tuo ex partner davanti a te e esaminare la tua reazione - è un buon
intrattenimento per lui."
Non c'era limite alla mancanza di gusto nelle predilezioni di quell'uomo. Anche
Katze poteva essere d'accordo su quel punto. Quelli che conoscevano solo il
broker dal sangue freddo, non avrebbero creduto alle loro orecchie nel sentirlo
parlare in quel modo.
Privare i bastardi dei bassifondi del gioco di guardare e attendere che i propri
fratelli si schiantassero e bruciassero, non assaggiando mai il brivido del gioco
d'azzardo. L'unico eccesso si trovava nell'abominevole burlesque dell'atto finale.
Katze era il solo a pensarla in quel modo perché rappresentava il rivestimento in
quel gioco.
Questa volta le cose erano diverse. Fin dall'inizio, dalla prima partita a domino
in cui Riki era stato rovesciato, Katze era stato un complice di Iason. E anche
ora, non aveva alcuna intenzione di tirare il sipario e porre fine allo spettacolo.
Iason aveva dato inizio ad una partita a domino solo per un mero capriccio di
quella notte. Katze non sapeva come e dove Iason avesse per la prima volta
posato gli occhi su Riki. Ma sin dall'inizio, lui non aveva seriamente accolto il
pensiero che un Blondy di Tanagura avesse inscenato quell'intero gioco per poter
fottere ancora un po' un bastardo della baraccopoli e poi gettarlo via.
Da qualche parte lungo la linea doveva aver fatto male i calcoli. Ma era molto
più di un semplice errore. Era qualcosa di cui non aveva assolutamente tenuto
conto. Un ciclo di eventi che aveva mandato ogni cosa fuori bilancio. Qualcosa
che aveva portato Iason a sedersi e prestare attenzione. Non c'era niente di
inadeguato nelle abilità di Riki.
Per lo stesso motivo, probabilmente anche Katze era caduto sotto il suo
incantesimo. Definire Riki un bastardo dei bassifondi come lui era una
menzogna. Anche in una gara con un handicap o con un risultato pari, lui
continuava ad appartenere a una razza superiore.
Riki avrebbe sempre potuto cancellare quel piano durante il tempo a sua
disposizione, sfuggire alla trappola prima che le ganasce d'acciaio si chiudessero
intorno a lui. Aveva un incrollabile orgoglio, ambizioni, e astuzia a disposizione
della sua inesauribile forza di volontà.
Non era un bastardo privo di valore che, quando tutta la sua stupidità veniva
fuori, diventava un sacco vuoto. Con una buona lucidata, quella pietra grezza
poco promettente era diventata una gemma. Riki era quel tipo di minerale. Ed
era una gioia sapere direttamente dal cercatore che quello era ciò che Katze si
aspettava da lui.
Il suo prezzo.
Lui non avrebbe lasciato che le sue speranze in Riki morissero. Quando Iason
avrebbe abbandonato quel suo capriccio, Katze aveva pianificato di continuare
ad usare Riki come suo apprendista. Avrebbe estratto quella brillantezza che si
celava dentro di lui.
Ma quell'ipotesi era stata il suo primo errore. Iason non avrebbe lasciato andare
tanto facilmente quel diamante grezzo.
Finché Riki era stato libero di nuotare nelle acque del mercato nero, loro due
avevano avuto un'intesa. Ma poi Iason aveva deciso di mettergli il collare e
nutrirlo con la sua stessa mano.
Incredibile. L'improvvisa perdita di tutto ciò su cui Katze aveva appuntato le sue
speranze lo punse nel profondo del cuore. Era un dolore forte, come se avesse
perso una parte del suo corpo. Mai nella sua vita si sarebbe aspettato di provare
una cosa simile.
Dopo quella volta, aveva ammonito se stesso. Non permettendo più a
nessun'altra persona di entrare nella sua vita. Non avrebbe mai immaginato che i
peccati del passato sarebbero giunti a lui nella forma che gli sorgeva dinanzi in
quel momento.
"Che tu voglia incontrarlo o no, sta a te decidere. Cerchiamo di rinunciare ai
giochi di mente e andiamo dritti al sodo. E il solo modo per farlo è andare avanti
e vedere cosa accadrà."
Katze dispose tutto con logica, incitando Riki. Non aveva ancora deciso, quindi
poteva indicargli la direzione. Lui si trovava lì, quindi poteva aprirgli la porta e
spingerlo oltre. E così avrebbe potuto allontanare le sue dita da quella libertà che
tanto duramente si era guadagnato.
Era una dolorosa realizzazione, Katze aveva già purgato la sua coscienza. Guy
non era altro che un'esca, il compagno che avrebbe attirato Riki nella rete.
Altrimenti, Iason non avrebbe mai pagato una somma tanto generosa.
Diecimila kario per un bastardo dei bassifondi. Il riscatto di un re. Le assurde
dimensioni della transazione facevano barcollare la sua mente. Quel Kirie aveva
così sfacciatamente richiesto quella somma, lasciando Katze senza parole.
Iason doveva essersi concesso un ironico sorriso. Sapendo che il gioco era
andato ben al di là della farsa, e così aveva continuato a pagare il suonatore.
Katze non sapeva cosa fare. Anche se il modo in cui Iason spendeva il suo
denaro non era affar suo.
Per Iason, il solo valore di Guy era quello di essere l'ex compagno di Riki.
Quindi non avrebbe sollevato una sola mano su di lui.
Katze sapeva dove fosse detenuto. Aveva fatto uso di quelle strutture in passato -
dove una quarantina di carichi potevano essere facilmente confinati. Ma non si
era lasciato scappare quell'informazione, poiché sapeva che Riki gli avrebbe
tirato la merda fuori mentre era ancora in vita come ringraziamento.
Cosa significava Guy per Riki? Katze sapeva anche quello. Dopo che Iason
l'aveva istruito sull'uso appropriato che avrebbe dovuto fare di Riki, lui aveva
proseguito con delle investigazioni.
Due facce della stessa medaglia. Tra i due c'era una forte connessione. Ma non
aveva detto nulla a Iason. O piuttosto, non aveva avvertito il bisogno di farlo.
Non avrebbe mai immaginato che Iason si sarebbe affezionato a Riki in quel
modo. Aveva raccolto quelle informazioni dopo delle investigazioni preliminari.
Iason aveva distrutto quel legame rendendo Riki il suo animale domestico. Katze
non poteva dire cosa fosse diventato in quei tre anni in cui aveva perso le sue ali.
Iason non gli aveva rivelato niente della vita di Riki come animale domestico. E
Katze non nutriva il minimo interesse per Guy,
Pur non sapendo tutto, le non convenzionali e sconvenevoli parole di Iason, e il
suo comportamento decisamente strano, avevano raggiunto le orecchie di Katze.
La legge degli animali domestici di Tanagura non riconosceva i diritti umani agli
animali. Erano, fin dall'inizio della loro vita, una proprietà dell'élite. I loro
piccoli giocattoli.
Quindi perché Iason aveva snobbato le regole degli animali domestici - e peggio,
perché aveva corso tali rischi e esposto così tante lacune per far tornare Riki nei
bassifondi? Non aveva alcun senso per Katze.
Fin dall'inizio, lui non aveva creduto che Riki sarebbe stato di nuovo libero, che
si fosse guadagnato davvero la sua piena autonomia. Perché Riki non poteva
essere altro che un semplice animale domestico agli occhi di Iason.
Katze era stato un'applicazione nella sua residenza. Un mobile di Eos. Sapeva
come gli animali erano gestiti. Sapeva molte più cose di quante avrebbe dovuto
saperne. Specialmente su come Iason trattava le sue personali proprietà. Non era
in grado di indurre quella conoscenza fuori dalla sua mente.
Lui semplicemente non aveva i mezzi per prevedere la vera natura del rapporto
tra Iason e Riki. Una volta che Iason l'aveva reso il suo animale domestico, le
informazioni che venivano passate a Katze erano cessate. L'intera situazione
mancava di precedenti. Per non parlare che, mantenere un animale maschio in
tarda adolescenza per ben tre anni era una cosa semplicemente inusuale.
Durante quel periodo, Iason non aveva permesso che si accoppiasse, ma l'aveva
tenuto per sé. Se era vero, allora era tutto più strano di quanto la fantasia di
Katze potesse immaginare. Se si trattava della verità - Riki aveva davvero
cambiato drasticamente il leggendario Uomo di Ghiaccio – e a quel punto,
l'invidia e l'ammirazione di Katze nei suoi confronti non avrebbero più
conosciuto limiti.
E il suo cuore aveva intrapreso una strada totalmente nuova. In realtà, era Riki il
possessore del proprio padrone, l’uomo che era sempre stato distaccato dal
mondo più di chiunque altro. Nell’ombra, Katze aveva cercato di testare quelle
abilità, ed era stato estasiato da soddisfacenti risultati.
Iason aveva messo il collare a Riki, portandolo alle sue calcagna. Tuttavia, era
stato l’animale a mettere il collare al suo padrone. Che ironia.
Le previsioni di Katze non erano errate, Iason era ben consapevole della
situazione, quindi stava cercando con tutte le sue forze di riportare Riki indietro
all'ovile.
Ma perché? Perché era così ossessionato da Riki?
Katze non immaginava cosa stesse attraversando la mente di Iason - e non era
certo di voler condurre se stesso a pensare in quel modo. Se si fosse arrampicato
su quel ramo semplicemente per soddisfare la sua curiosità, alla fine avrebbe
dovuto pagare un prezzo molto alto quando il ramo sarebbe stato tagliato. Katze
sapeva che non si trattava di una paura infondata.
Lui non era necessariamente tenuto a ficcare il naso se non voleva. Quella era
sempre stata la sua linea di fondo. E sarebbe rimasto così. Non aveva alcun
motivo e nessuna fretta di porre le proprie carte sul tavolo. Dopotutto, come
chiunque altro, amava se stesso prima di tutto. Anche se ciò significava
restartene nel cupo e oscuro stato di servitù per il resto della sua vita.
La stessa mano di Iason aveva lasciato quella cicatrice sul suo viso. Anche ora,
non riusciva ad espellere quel ricordo dalla sua mente. Rammendando che quella
profonda sgorbiatura era una semplice procedura medica, ma qualcosa che Katze
non avrebbe mai potuto prevedere.
Conservava la sua cicatrice come marchio della propria fedeltà a Iason, proprio
come il nome con cui era conosciuto nel mercato nero - Katze Scarface - serviva
per ricordargli l'ingenuità e l'inesperienza della sua gioventù.
Tuttavia, quando Riki si era presentato davanti a lui, quelle sensazioni che si
stagliavano in lui tempo prima, avevano cominciato a pulsare di nuovo nella sua
vita, tanto da non poterle ignorare. La spina nel suo fianco che avrebbe dovuto
estrarre molto tempo prima, infilzava ancora la sua carne.
"Non penso che Iason abbia qualche disegno per Guy." Disse Katze, parlando di
quella verità che non sarebbe mai stata chiara a tutti. "Se fosse stato così, non
sarebbe andato tanto oltre. Deve avere altre ragioni per aver pagato così tanto
Kirie."
Era perfettamente ovvio che Iason era solito tessere trainando l'acqua,
conducendo Riki verso la sua linea.
"Un capriccio passeggero in genere cessa nel giro di poche settimane.
Dopodiché, la merce viene smaltita per vie secondarie. O alle aste del Mercato
Nero. Anche se l'integrità del prodotto proviene da sedi difficili da garantire."
Il volto di Riki divenne una pallida ombra. "E questa dovrebbe essere una specie
di minaccia?" La domanda emerse roca e frastagliata.
"Minaccia? Non prenderla in modo sbagliato, Riki. Io non ne ricaverei alcun
nulla minacciandoti. Tu sei qui per conoscere la mia onesta valutazione della
situazione, giusto?"
"Sembra che stessi cercando di avere una mia reazione. E se ti dicessi che voglio
un faccia a faccia con Iason?"
"Allora, in conclusione, mi stai facendo questa richiesta perché non riesci a
pensare a nessun altro modo per riavere indietro Guy?"
Riki si morse il labbro inferiore, era momentaneamente a corto di parole. "Cosa
intende fare Iason con Guy?"
"Cosa fare con Guy? Questo proprio non è da lui, no? La palla è nel tuo campo
da gioco, Riki. Che ne pensi? Sono sicuro che tutto dipenda da te ora."
Katze gli rivolse il proprio sguardo, la sua voce era incrollabile. Ma non riuscì a
sopprimere la sensazione di disgusto che fiorì nella sue budella. Si stava
comportando proprio come Kirie. E anche se non poteva fare nulla per la sua
coscienza, non riuscì a fare a meno di digrignare i denti.
Riki non rispose. A causa dell'uragano che travolgeva il suo cuore, non riusciva a
smuovere le labbra. Se avesse potuto, avrebbe strappato via Guy a Iason per
riportarlo nei bassifondi. Era più di un semplice desiderio, era delimitato da un
urlo di necessità. Era il tipo di fuoco che l'esistenza di Guy accendeva dentro di
lui.
D'altra parte, nel profondo dentro di lui, le catene che lo legavano a Iason
persistevano ostinatamente.
Il disdicevole titolo di "animale." La maledizione di essere un semplice
giocattolo. L'oscenità del suo essere uno schiavo e un servo. Tutta la logica e la
ragione sedotte dal piacere. Tutto il suo auto-controllo distrutto. La vergogna
purulenta e l'umiliazione. L'orgoglio in putrefazione.
Quei tre anni con Iason, imprigionato dalle catene della lussuria. Anche dopo tre
anni, il ricco, appiccicoso e intossicante desiderio carnale faceva tremare e
rimescolare i suoi lombi, fiorendo come un'allucinazione indotta dalle droghe.
Come per deriderlo i suoi ricordi non avrebbero mai bruciato quel passato.
Quindi, anche dopo essere tornato nei bassifondi, Riki non era stato in grado di
dormire con nessuno. Aveva paura che senza restrizioni, anche solo
temporaneamente, si sarebbe tramutato in qualcosa di diverso.
Tuttavia, il suo corpo desiderava ancora quella paralizzante intossicazione. Il
sangue bruciava nelle sue vene, divorandolo come un acido mentre veniva tenuto
prigioniero da una sete che non poteva spegnere.
L'incontrollabile fame - che non cedeva né alla ragione né all'auto-controllo -
perseguitava i suoi pensieri ovunque andasse.
Non poteva in alcun modo incontrare Iason ora che il Blondy controllava quella
strana e sconosciuta forza nel suo cuore. Anche se la preoccupazione per Guy
era cresciuta e l'ansia gli aveva stretto la gola, c'era quella linea nella sabbia che
non poteva attraversare.
Il mare instabile delle emozioni contrarie martellava nei suoi pensieri.
Stringendo i denti di fronte a quel dilemma, non riusciva a vedere nessun viale
aperto per lui.


Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.


Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.





Capitolo 8

I giorni si susseguivano e Riki era incapace di disciplinare il suo groviglio di


pensieri verso una conclusione definitiva. Era trascorsa una settimana. Poi dieci
giorni. Ma continuava a essere indeciso.
Che cosa devo fare? Dopo aver saputo che Kirie aveva venduto Guy a Iason, lo
shock e la rabbia avevano fatto affondare il suo cuore in un mondo oscuro
proprio davanti ai suoi occhi.
E come se non bastasse, Katze gli aveva dato quel tacito ultimatum. Tuttavia,
c'era solo un percorso davanti a sé che avrebbe potuto intraprendere.
Ma non importava quanto l'avesse capito - perché l'aveva compreso fin troppo
bene - non riusciva a fare quel passo finale in avanti. Anche se tutta
quell'angoscia non avrebbe alterato minimamente la realtà della scomparsa di
Guy. Era rabbrividito dopo aver saputo con certezza, quali fossero le vere
intenzioni di Iason.
Ognuno di noi pensa che sia la cosa migliore.
L'insinuazione di Kirie risuonava ancora nel suo cranio. Lui si sentiva bene alla
luce del giorno. Qualunque noioso e ripetitivo lavoro manuale sbucava sulla sua
strada, lo svolgeva, mettendo semplicemente il proprio corpo in moto e da parte i
suoi pensieri.
Ma prima che il sole calasse, l'angoscia sgorgava come se avesse premuto una
spia nel suo cuore. Se si fosse diretto alla base, qualcuno avrebbe sicuramente
parlato di Guy. Quindi aveva cercato di non passare il tempo con gli altri membri
della gang. Ma non gli piacevano neanche gli sguardi a lui rivolti quando
s'immergeva tra una folla di sconosciuti. Da quando aveva dato a Jeeks ciò che
meritava, le voci sul ritorno dei Bison erano riaffiorate nell'aria. Per Riki e gli
altri membri, era tutta polvere al vento. Un brutto scherzo. Ma lasciando le loro
motivazioni fuori dal quadro, i pettegolezzi volavano solo più veloci e agguerriti.
Era una spina nel fianco. Alla fine, Riki aveva sprecato le notti bevendo in una
vecchia taverna. Sapendo di non doversi ubriacare, aveva bevuto con
moderazione. La paura di perdere il controllo della propria mente serviva come
suo incosciente cane da guardia. Ma faceva comunque tutto ciò che poteva per
calmare il tumulto nella sua mente, e beveva finché il suo cervello non cadeva in
uno stato d'intorpidimento.


Aprendo gli occhi quella mattina, Guy aveva scoperto di non essere circondato
dal confort del suo cuscino; si trovava infatti, in una stanza ormai abbastanza
familiare per i suoi sensi, che gli suggerivano di essere già stato lì prima.
Lo stesso insondabile sospirò abbandonò le sue labbra. Guy si trovava nella cella
di un altro incubo.
Se si fosse trattato di un sogno ordinario, a un certo punto si sarebbe svegliato.
Ma per qualche ragione, non riusciva a venirne fuori, non esisteva un incubo che
l'aveva condotto lì.
O, piuttosto, era quello il modo in cui gli incubi si svolgevano. Volendo andare
oltre, quel posto - nonostante le condizioni di reclusione - era di gran lunga
superiore alla sua schifosa stanza nei bassifondi. E perversamente, ciò rendeva la
realtà del suo risveglio anche peggiore.
Mangiava, dormiva e se ne stava seduto in uno stato di stupore. Non c'era
assolutamente nient'altro che potesse fare. La sicurezza aveva sventato ogni
tentativo di fuga, e presto aveva dovuto rinunciare a quell'idea.
Ad adornare la monotonia degli arredi interni, c'era un nuovo modello di
telefono. Ma non era connesso da nessuna parte. Non c'era una connessione di
rete. Oltre alla solita merda offerta dal televisore, dove ogni piccola
informazione era censurata, tutto il resto gli provocava un insipido
soffocamento.
Non aveva nessuno con cui scambiare due chiacchiere. Era stanco di parlare da
solo. Un sospiro era il solo suono che fuoriuscì dalle sue labbra. Non poteva
sfuggire alla consapevolezza dello stato di solitudine in cui era confinato.
Era noioso. Noioso. Noioso. Avere tanto tempo per le mani era più doloroso di
quanto potesse credere.
Erano passati dieci giorni.
Guy non aveva più visto il Blondy che l’aveva imprigionato dopo quel primo
giorno. Un Blondy chiamato Iason Mink.
Perché? Cosa stava succedendo? Lui cosa aveva a che fare con tutto quello?
Cosa sarebbe successo dopo? Le domande degeneravano giorno dopo giorno,
logorando i suoi nervi. Ma non riusciva a trovare una risposta.
"Questo scherzo non è fottutamente divertente."
Le parole facevano solo il loro ricorso. Non aveva assolutamente niente da fare.


La fredda notte avvolse le sue braccia gelate intorno a Riki, che tornò a casa
inciampando fino alla sua stanza, per poi gettarsi a letto. Come una corda rigida
che s'incrina sotto un duro sforzo, tutte le articolazioni del suo corpo caddero in
un letargico intorpidimento. Non si era preoccupato neanche di togliersi i vestiti.
I pensieri nella sua mente erano immersi nel fango. Sentiva le palpebre come
delle incudini. Si lasciò cadere nella pozza congelata di quella fredda notte.
Innescata dal rilascio della chiusura della porta d'ingresso, la temperatura crebbe
automaticamente, raggiungendo un livello confortevole. Presto, senza un
mormorio di protesta, Riki sprofondò in un sonno profondo.


Non aveva idea di quanto tempo fosse passato. E non gli importava. La sua gola
secca lo risvegliò improvvisamente dal proprio sonno. Debolmente, si sforzò di
aprire gli occhi. Si sentiva la lingua di carta pesta. La bocca era secca e priva di
saliva. La gola era così prosciugata che il suo corpo sembrava essere stato cotto
dall'interno.
"Merda, cosa-" brontolò, la testa ancora mezza sepolta nel cuscino.
Svogliatamente si tirò indietro i capelli dalla fronte. Il suo cervello annebbiato si
rifiutava di svegliarsi. I suoi lenti pensieri intorpiditi lo rendevano più morto che
vivo. Trascinandosi dietro e strisciando, riuscì a uscire dal letto. Portandosi
dietro i piedi di piombo non barcollò verso la cucina, ma si diresse in bagno.
Prima di spegnere la sua gola che continuava ad ardere, si lavò la testa e ripulì
dalla puzza di alcol la sua pelle. Il suono dell'acqua che scorreva ruggiva
dolorosamente nelle sue orecchie. Riki emerse dalla doccia, poi si asciugò i
capelli bagnati e indossò un accappatoio. In cucina, miscelò un concentrato di
succo con acqua minerale e lo mandò giù.
Finalmente un senso di vita ritornò nel suo corpo. Si ripulì la bocca con il dorso
della mano e tiro un profondo respiro. Mise giù il bicchiere, con l'intenzione di
tornare nella camera da letto che fungeva anche da soggiorno del suo
appartamento.
Ma rimase congelato sul posto. Una luce che non ricordava di aver acceso
riempiva la stanza.
Non poteva essere. Il bagliore di un fantasma, un miraggio, splendeva davanti ai
suoi occhi.
Iason?
Muto, Riki non riusciva a muoversi.
Che sta succedendo?
In contrasto con lui, che era rimasto senza parole, le sue labbra tremarono e il
suo battito cardiaco cominciò a pompargli dolorosamente nelle tempie. Con i
suoi grandi occhi neri lo fissò senza emozioni, quasi rigettando ciò che stava
vedendo.
Un'illusione?
Il suo tortuoso battito accelerato e il freddo formicolio alla spina dorsale, non gli
avrebbero consentito di scappare da quell'improvvisa realtà. Proprio lì, davanti a
lui, c'era il freddo e bellissimo viso di Iason.
Il Blondy parlò con tono di voce tranquillo. "E’ da un po' che non ci si vede,
Riki."
La concretezza di quella voce - che Riki non udiva da un anno - artigliò le sue
orecchie, raggiungendogli il centro del cervello, cementando la verità di ciò che
stava guardando.
Riki soppresse il brivido che percorreva il suo corpo. Istintivamente raddrizzò le
spalle assumendo una postura di protezione e grugnì. "Esci subito fuori di qui."
Ma invece di esprimere rabbia, la sua voce divenne stridula e innaturalmente
rauca. Non respingendo l'intruso e non riuscendo a comprendere la ragione per
cui si trovava lì. I suoi pensieri non avevano avuto il tempo di collegare insieme
tutti i punti.
Inoltre, dire a Iason di andarsene era inutile, doveva andare via lui stesso.
Tuttavia, aveva qualcosa da dirgli. Parlando nella sua testa avrebbe solo
disegnato delle linee e chiaramente sarebbe aumentata la distanza tra loro.
O almeno era ciò che voleva credere. E ancora-
"Vuoi andartene in giro in quel modo?" Chiese Iason, senza il minimo intoppo
nella voce. "Tu ed io non abbiamo un affare di cui occuparci? Ovvero Guy?"
Aveva giocato la sua carta vincente con un volto impassibile.
In quel momento, Riki sentì il fuoco risalire la sua gola. Merda- stava per dirlo,
ma inghiottì quelle parole prima che lasciassero la sua gola.
L'opzione che Katze aveva puntato sulla sua testa come una pistola quel giorno,
si era trasformata, mutando in una forma che era proprio lì davanti a lui in quel
momento. Quella realizzazione era caustica, abbastanza da impadronirsi del suo
cuore.
Riki ristabilì la sua presa di posizione, si preparò e strinse i pugni. I suoi occhi
pieni di sete di sangue si spostarono su Iason. Ma era tutto ciò che poteva fare.
"Spaventoso. Mi guardi come se potessi davvero saltarmi alla gola." Iason
sorrise in modo distorto. "Credo di sentire la pelle d'oca."
In netto contrasto con il presunto signore del maniero - che aveva messo a nudo
le sue emozioni rizzandosi come un porcospino - l'ospite senza invito restava
calmo e composto.
"Con oggi sono due settimane. Mi aspettavo di sentirti prima. Sembra che io
abbia fatto male i calcoli."
La malizia sepolta nelle insinuazioni del Blondy si strofinò su Riki,
accompagnata da un dolore lancinante. Riki strinse talmente forte i pugni che le
sue dita divennero bianche, poi cominciarono a tremare - a causa della sua
irrefrenabile collera - o delle sue emozioni che non avevano nessun'altra forma
di rilascio - non era certo di quale fosse la ragione. Era una situazione
completamente diversa. A un livello totalmente differente. Un senso d'esitazione
gli legava mani e piedi.
Iason si comportava tranquillamente come se fosse a casa sua, accomodandosi
sul divano vecchio e ammuffito. Si sedette, rilassandosi e inondando la stanza
con un'incrollabile e imponente fiducia in sé. La sua impenetrabile dignità era in
netto contrasto con le tane anguste dei bassifondi.
Quella era l'imperturbabile realtà. Ma nonostante quel senso di oppressione, Riki
ancora non riusciva a spiegarsi per quale ragione Iason si fosse immerso in
quell'ambiente.
A dispetto degli avvertimenti di Katze, mi rifiuto di scoprire le mie carte. Quindi
Iason ha fatto tutta questa strada fin qui per forzare la mia mano?
Un Blondy di Tanagura era giunto da solo nei bassifondi. Poteva solo essere
interpretato come il più crudele degli scherzi. Contemplando le vere intenzioni di
Iason, Riki avvertì un brivido freddo percorrergli la spina dorsale.
Così rifiutò di pensarci. Ciò che stava vivendo era semplicemente troppo
impossibile per lui, non poteva crederci. Il silenzio tombale che strangolava i
suoi pensieri si tramutò in dolore. Poi il dolore divenne troppo intenso da
sopportare. Riki alla fine lanciò delle scintille.
"Allora, cosa vuoi dirmi? Vuoi che m'inginocchi e baci i tuoi piedi?" Afferrò
disperatamente ogni frammento di ragione. "Non dirmi che hai fatto tutta questa
strada fin qui e ti sei intrufolato in casa mia mentre dormivo solo per rivendermi
Guy. Allora, cosa vuoi?"
Controllò la sua voce nel modo migliore che riuscisse a gestire. Tutte le urla e le
maledizioni del mondo non avrebbero smosso minimamente Iason. Ma
mantenersi sul suo stesso livello non era facile. Non riusciva a controllare gli
spasmi che gli scuotevano mani e piedi, fino a raggiungere le budella.
"Katze mi ha rilasciato delle minacce velate e degli avvertimenti sul come questo
problema mi riguardasse direttamente." Riki soffocò giù la bile che gli era
risalita in gola. "Dal modo in cui parli, suona come se tu stia usando Guy come
esca per riavermi indietro."
Finalmente l'aveva espresso in parole - il nodo allo stomaco, quel cattivo
presagio che l'aveva indotto a bere per tutta la notte, era difficile da nascondere.
"Lui è il tuo ex partner, giusto?" Quella domanda strappò senza pietà i nervi tesi
di Riki. Anche se la voce di Iason era calda e invitante, le sue sfumature erano
vuote e sottili. "Quindi, cosa pensi che dovrei fare con lui?"
"Cosa fare con lui?" Riki gli fece eco, il suo tono di voce era irregolare. Sentiva
che lo sguardo sereno di Iason stava avvolgendo i propri artigli intorno al suo
cuore.
"A differenza di te, lui è troppo vecchio per partire da zero. Non ne vale la pena.
Suppongo che potrei andare dritto al sodo, drogarlo e fare sesso con lui tutte le
volte che un pensiero lascivo attraverserà la mia mente. Che ne pensi? O forse
potrei armeggiare un po' con la sua materia grigia e ridurlo a uno schiavo
obbediente? Oppure dovrei venderlo al mercato nero? O in un bordello? La sua
fine dipenderà dalla tua prossima scelta."
"Tu-devi-star-scherzando-"
Le parole di Riki emersero esitanti e confuse.
Iason rispose con freddezza. "Il suo destino è nelle tue mani."
Katze aveva usato lo stesso tipo di parole intimidatorie, ma la sua voce non
poteva essere minimamente paragonata all'improvviso impatto che era venuto
fuori dalla bocca di Iason. Né per il tono né per il peso.
E più di ogni altra cosa, lo sguardo in quegli occhi trattenne Riki, congelandolo
sul posto. Oltre l’irrazionalità dell'essere forzato a scegliere tra due mali, la forza
di quell'intimidazione lo faceva sentire come se fosse stato spinto da un dirupo.
Iason lo stava costringendo a risolvere - lì e ora - tutti i pensieri confusi e le
domande prive di risposta che avevano infangato la sua mente nelle ultime due
settimane.
E nel modo che lui preferiva.
Riki non riusciva a parlare, come se la sua gola fosse stata ristretta dal sangue
che gli zampillava nelle vene. Tutto ciò che poteva fare era seppellire le proprie
paure e condurre le sue brucianti passioni fino ai suoi occhi mentre osservava
Iason.
E il Blondy ricambiò quello sguardo con la sua travolgente aria di superiorità. Lo
stesso sguardo di quando si erano incontrati cinque anni prima a Midas, un
freddo contegno che non tradiva per niente cosa lui pensasse degli altri. La
feroce e studiata tranquillità che solo un uomo dal potere assoluto può possedere.
Occhi che riflettono gli stessi diritti divini di un re.
Iason era indubbiamente un androide Blondy, solo il cervello gli era stato
trapiantato. E quegli occhi blu che fissavano con tanta fierezza, sembravano
voler mettere completamente da parte la loro finissima lavorazione e le origini
artificiali.
L'intransigente e irritabile silenzio lo divorava un minuto dopo l'altro, rendendo
Riki esausto, conducendolo a un punto di rottura. La tensione alimentava altra
tensione, senza tregua. Il silenzio scavava come una spina nel suo fianco.
L'ostilità diventava sempre più affilata mentre i secondi passavano scatenandosi,
degenerando e bruciando.
Improvvisamente, Iason si alzò in piedi. Come in un concerto, qualcosa in Riki
s'innescò; i suoi occhi balzarono in risposta, un vivido riflesso del bilancio di
potere tra loro. Iason gli si stava avvicinando, un passo e poi un altro. A ogni
falcata, la soffocante intensità della sua presenza cresceva, forzando Riki a
ritrarsi inconsciamente.
"Questo è troppo!" Riki gridò, mentre la tensione si distruggeva in un unico
colpo, riducendo in pezzi la sua moderazione in presenza di quello sguardo
chiaro.
Ma Iason non si fermava. "Perché?" Gli chiese, mentre il sarcasmo bruciava in
quella fredda richiesta, provocando deliberatamente Riki. "Cos'è che ti spaventa?
Questo non è da te." Con un sorriso derisivo, mise da parte l'apparente perdita di
controllo di Riki. "Questo tuo atteggiamento caparbio è la tua caratteristica
redentrice, no?"
La forza dell'incrollabile sguardo di Iason bloccò i suoi piedi sul pavimento. "Ti
stavi riconciliando con la tua mente, così ho deciso di farti visita."
Iason con tono di voce calmo, parlò con un potere assoluto che non avrebbe
consentito a Riki di distogliere lo sguardo neanche per un istante. Sentiva la sua
carne formicolare. Il desiderio di ritrarsi invadeva il suo corpo, fino alla punta
dei suoi piedi. Quell'impulso martellante artigliava via la paura che gli raschiava
la spina dorsale.
Tuttavia, i suoi piedi rimasero incollati sul pavimento. Non avrebbe ceduto tanto
facilmente. Se avesse mostrato a Iason anche solo la minima debolezza, sarebbe
semplicemente tornato a essere l'animale domestico del Blondy.
Non è possibile. Non posso permettere che accada.
"Allora, qual è la tua mossa, Riki?"
Da quella distanza ravvicinata, il suo freddo e sereno sguardo cadde su Riki. La
scelta spetta a te, era ciò che quegli occhi gli stavano dicendo.
Iason avrebbe potuto facilmente portare Riki via con sé, infischiandosene della
sua caparbietà e non versando neanche una goccia di sudore. Ma non era ciò che
avrebbe fatto.
Un sacrificio è privo di significato se non viene offerto volentieri. Era di ciò che
si trattava. La prima offerta era stata strappata con la forza. La seconda doveva
essere fatta liberamente. E dopo tutto quello, non avrebbe potuto rifiutare, non
aveva scuse da inventare.
Iason l'aveva messo con le spalle al muro, tagliando tutte le vie di fuga. Gli era
stata fatta un'offerta che non poteva rifiutare. E così Iason attendeva. Aspettava
che Riki si consegnasse a lui liberamente.
Riki deglutiva a fatica.
"Quindi, gettarlo via o contrattare il prezzo richiesto."
"E dove pensi di trovare quella somma?"
Diecimila kario. Era quello il prezzo della testa di Guy. Una somma di cui
chiunque avrebbe semplicemente riso. Poteva attrarre i più golosi strozzini con
la loro carica d'interessi spietati.
Quelli non risparmiano su certe cose, aveva detto Kirie all'élite di Tanagura.
Quello è il tipo di prezzo che ci si aspetta per merce di alta qualità, aveva
sottolineato, chiarendo le sue oscure implicazioni.
Tuttavia, per Iason erano solo spiccioli. Ma non per Riki.
"Capovolgimi sotto sopra e agitami, e sarai fortunato se troverai un centesimo."
Se non i soldi, allora qualcos'altro con un valore egualitario. Qualcosa che Riki
non avrebbe sopportato.
"Allora prenderò la tua libertà in cambio."
Sapeva che sarebbe arrivato a quella conclusione. Iason aveva finalmente
giocato la sua carta, mostrando i suoi reali e malevoli colori. Riki non poteva
pagare con il suo corpo, ma con la libertà che lui ambiva. Indurlo a consegnarsi
era l'obiettivo di quel suo gioco perverso.
"Se vuoi che Guy ritorni illeso, dovrai tornare di tua spontanea volontà."
Quello era il solo prezzo di quel prodotto.
"Smettila di tirare la mia catena," grugnì Riki.
Calpestare il suo orgoglio. Gettare la sua coscienza in una fossa. Farsi beffa di
ogni regola con cui aveva vissuto la sua vita... Ma mai avrebbe fatto un passo
oltre quella linea, nella sabbia che non poteva calpestare.
"E cosa mi garantisce che non farai ugualmente del male a Guy?"
Quel primo giorno, Riki era stato rinchiuso nella spoglia cella a Eos, costretto a
vivere in quel modo anche per i mesi a venire. "Addestramento per animali
domestici," era il modo in cui lo chiamavano. Le sue gambe diffuse, le zone
private esposte, e il mobile chiamato Daryl che si calava su di lui giorno e notte.
Esposto e abusato, il suo orgoglio lacerato, il suo seme che schizzava. Ogni cosa
cui si aggrappava e che non avrebbe lasciato andare se non con la forza, era stata
guidata e succhiata fuori da lui.
Non voleva che accadesse anche a Guy-
"Concedimi due settimane. Non fare niente. Devi solo provvedere a lui. Non ti
sto chiedendo molto, no?"
Era la sola cosa che poteva dire, pur sapendo che stava contrattando per la vita di
Guy.
"Capisco. E tu hai intenzione di forzare le concessioni su di me mentre sei in
possesso di una mano priva di valore?"
A Riki non restava nient'altro con cui bluffare, ma non aveva altra scelta se non
approfittare del poco che possedeva.
"E se lo facessi, per te andrà bene? Qualunque cosa accada a Guy?"
Lo sguardo di Iason non vacillava. Il tono della sua voce diventava solo più
freddo, e un ago di ghiaccio colpì Riki. Conosceva le sue debolezze.
"E cosa mi dici di te? Puoi lasciare che il mondo intero lo sappia?" Riki afferrò
ciò che riusciva a prendere. Anche se significava macinare i suoi ultimi granelli
di coraggio. "Qui non mancano gli affari sporchi che causerebbero un formicolio
d’eccitazione a quelli della Confederazione. Sono stato sotto la tua custodia per
tre anni. Ma ciò non significa che ho baciato il tuo culo ogni secondo di ogni
singolo giorno, Iason."
Inaspettatamente, il sorriso di Iason si amplificò. "Alla fine, hai ripreso il tuo
ritmo. Uomini che fanno i prepotenti con un Blondy con quel tipo di sfuriate
sono ben pochi. Il brivido è ancora più grande, non avendo udito quel tipo di
cose per un anno intero."
La crudeltà nel brillante contegno di Iason crebbe in misura spaventosa, facendo
momentaneamente rimpiangere a Riki di aver pronunciato quelle parole
combattive.
"Ora che mi ci fai pensare, c'è stato qualcuno tempo fa. Qualcuno proprio come
te. Ma ho rivolto al suo viso una gentile carezza ed è caduto ai miei piedi. E tu?"
Riki deglutì a fatica. Non aveva bisogno di chiedere chi fosse.
"Quindi, cosa mi occorre per portarti a piegare le ginocchia con umiltà davanti a
me?"
Fino a quel momento, a Riki non era mai stato chiesto di sottomettersi
volontariamente. Il suo rispetto di sé come essere umano, il suo orgoglio di
uomo gli era stato portato via da Iason durante i precedenti quattro anni. Quindi,
cosa poteva offrirgli ora? Niente. Non gli restava più niente che potesse dargli.
Nient'altro che l'ultimo bastione di chi lui credeva di essere. Ed era qualcosa che
non gli avrebbe mai concesso.
"Capisco, forse ti piacerebbe osservare Guy mentre viene trattato come il te di un
tempo. Voi bastardi dei bassifondi siete abituati alle relazioni tra uomini.
Piuttosto che un semplice androide del sesso, che ne pensi se fosse una folle
chimera per metà umana nata dalla bioingegneria a montarlo? Potrebbe essere
eccitante. Che ne dici?"
Riki si morse il labbro inferiore. Avrebbe dovuto fare di meglio piuttosto che
provare con un tanto disperato bluff. Tuttavia-
"Allora cosa vuoi, Iason? Non lo sai anche tu? Io ho vent'anni. Sono troppo
vecchio per essere tenuto a Eos. Non è una conoscenza comune tra i proprietari
degli animali?"
Quella realtà non poteva essere taciuta. Ma perché proprio lui, tra tante persone,
doveva sbottare per una cosa simile? Rigirandola nella sua mente, il suo stomaco
cominciò ad agitarsi e la rabbia a montargli.
Quasi tutti gli animali maschi tenuti a Eos avevano meno di quindici anni.
Inoltre, i membri di alto rango dell'élite solitamente possedevano gli animali più
giovani. Quattro anni prima, al debutto di Riki a Eos, secondo il parere generale,
in termini di valore lui era appena all'ultimo posto.
Paragonato alle femmine purosangue, la vita all'apice per un maschio era
abbastanza breve. Una femmina poteva scegliere i suoi compagni, essere allevata
e avere dei bambini. Ma non era lo stesso per un maschio. A parte la piccola
frazione che poteva optare per i "diritti sul seme," la pratica comune a Eos era
quella di scartare i maschi nel momento in cui compivano diciassette anni.
Tra loro, Riki era il solo a essere stato l'animale di Iason fino ai diciotto anni.
Una rara eccezione. E a peggiorare le cose, lui non si era mai accoppiato né in
pubblico né nell'ombra. Era l'esclusiva proprietà sessuale di Iason. Gli animali di
Eos lo detestavano per quella ragione.
"Lo sono davvero, no?" Gli chiese con particolare forza. Riki non indossava più
il simbolo della sua umiliazione - il Pet Ring - e mai l'avrebbe indossato di
nuovo. Non in quella vita. "Quindi qual è il tuo obiettivo? Dopo tutto questo
tempo, perché richiamare a casa il cane disperso?"
Non era durato tre anni per puro capriccio. E se non c'era un fottuto limite di
tempo, allora perché diavolo lasciarlo andare? E perché ora era tornato? Era
quello il modo in cui le cose erano andate. Lui era stato un animale di Eos, ma
cosa passava per la mente di Iason? Riki non aveva alcun indizio.
Per quanto gli riguardava, Iason era un mercante di schiavi che l'aveva legato e
soggiogato con le catene del piacere. Non sarebbe riuscito a tornare una seconda
volta a quella vita.
"Voi dell'élite potete scegliere dei purosangue, delle regine di ogni harem. Ma tre
fottuti anni? Con un bastardo dei bassifondi? Pensavo che ti saresti stancato
dopo un po'."
"Ecco perché ti ho lasciato in libertà per un anno."
"Cosa?"
"Ho rimosso il tuo Pet Ring, così non saresti più stato perseguitato dalle guardie,
permettendoti di vagare per un po' in giro nella baraccopoli. Hai avuto
abbastanza tempo per raccogliere la tua seconda aria, no? La mia pazienza ha un
limite."
Un anno di libertà? Raccogliere la mia seconda aria? La sua pazienza ha un
limite? Riki non riusciva a cogliere quale fosse la testa e quale la cosa di ciò che
Iason gli stava dicendo.
"Cosa-stai-cercando-di-dirmi?"
"Non fraintendere. Tutto ciò che ho fatto è stato rimuovere il tuo Pet Ring. Non
ho toccato la tua registrazione ufficiale dai registri."
In quel momento, Riki si sentì come se fosse stato colpito in pieno viso. La sua
mente annaspò. "Tu-devi-star-scherzando!"
Era impossibile. La rimozione del Pet Ring e la cancellazione dai registri
dovevano coincidere. Non c'erano eccezioni. Non era possibile.
"Non sto scherzando."
"È impossibile! Smettila di incasinare la mia testa."
"Vuoi una prova?"
Si, se una cosa simile esiste, sono certo di volerla vedere! Soffocò quelle parole
prima che uscissero dalle sue labbra. E se Iason gli avesse detto la verità? E se
davvero gli e ne avesse dato la prova? Cosa avrebbe fatto allora Riki? E se gli
avesse offerto una prova proprio in quel momento, davanti ai suoi occhi?
Non avrebbe potuto fare nulla. Con uno schiocco delle dita di Iason, sarebbe
tornato alla sua vita da animale domestico. Riki deglutì a fatica. Sta bluffando.
Doveva essere così. Non poteva essere finito in un guaio simile.
Usando Kirie...
Sequestrando Guy...
Pagando una quota di diecimila kario.
La prova non poteva esistere - Iason non sarebbe mai andato tanto oltre.
E allora - perché?
Una fredda scossa percorse la sua spina dorsale mentre Iason estraeva qualcosa
dal suo taschino e dopo averlo aperto, lo sollevò davanti ai suoi occhi.
L'inesorabile e innegabile prova.
Riki la osservò. I suoi occhi s'ampliarono per lo shock. Una licenza per animali
domestici con il sacro simbolo di Tanagura affisso.
"Ieri, oggi e naturalmente anche domani, tu sei e sarai il mio animale
domestico."
Un colpo che non si sarebbe mai aspettato di ricevere nel corso della sua vita gli
gonfiò il cuore. La verità pesava dolorosamente, come un'enorme roccia sul suo
cuore. La sua visione di deformò e sbriciolò, avvolgendolo con il fuoco che con
ondate di calore sgorgava dal pavimento deserto.
"Tre anni, Riki. Ti ho addomesticato e addestrato per tre anni. È stata la quantità
di tempo e pazienza richiesti. L'hai già dimenticato? Ti sei già lasciato tutto alle
spalle?"
Riki non l'avrebbe mai dimenticato. Non avrebbe potuto. Il veleno animale
macchiava ogni angolo del suo corpo. Durante quei tre anni d'intollerabile
umiliazione e marcio piacere, ogni giorno con Iason aveva tessuto la
maledizione intossicante nel midollo delle sue ossa. Il peso di quel fango gli
provocava il voltastomaco - non sarebbe mai riuscito a eliminarlo dai suoi
ricordi.
"Un animale domestico non è semplicemente un accessorio da mettere in mostra,
Riki. Tu sei mio e ti utilizzerò come desidero e finché vorrò. Che tu abbia venti o
cinquant'anni, non fa alcuna differenza. Tu sei un agile e lascivo meticcio dei
bassifondi che non si lascia adulare da nessuno. Come hai potuto pensare che ti
avessi lasciato andare?" Con calma e calore, Iason guidò la punta della sua lama.
Poi sorrise freddamente.
Riki rimase pietrificato. Il sangue gli drenò dal viso. Le sue labbra tremarono.
Indipendentemente dai pensieri che affollavano la sua mente, la bocca e la lingua
erano intorpidite, non riusciva a formulare alcuna parola.
Iason rimise a posto il modulo nel suo taschino. E in un modo che suggeriva il
suo naturale diritto nel farlo, gli avvolse il braccio intorno alla vita, attirandolo
più vicino a sé.
In quel momento, Riki contorse il proprio corpo e lo spinse con le mani,
inciampando goffamente.
"Vieni qui, Riki." Disse Iason, con tutta la minaccia di un proprietario respinto.
Con la schiena contro il muro, in quel momento Riki convocò la sfida che
avvertiva alla bocca dello stomaco e la scagliò contro Iason. "Chi cazzo sono io?
Ci sono centinaia di bastardi che vogliono diventare il tuo animale domestico,
quindi perché diavolo insisti con me?"
L'urlo drenò l'aria dai suoi polmoni e il colore dal suo volto. Non aveva nessun
posto in cui fuggire. Era stato un grido di disperazione e necessità. Ma anche la
punta affilata della sua furia si distrusse come vetro dinanzi allo scudo di Iason.
"Ho così a cuore questi animati momenti in cui mi sfidi, pur essendo un Blondy.
Quando reagisci a me così umanamente. Avverto un formicolio fino al centro del
mio cervello. Amo quando mi guardi con quel disprezzo malcelato. È così
accattivante da indurmi a strapparti via il cuore ancora pulsante e premerlo sulla
mia guancia."
Sia ripugnanti sia affettuose, le parole di Iason filarono fuori dalla sua bocca,
come per richiamare il suo amante tra le proprie braccia. Come il pietoso
sacrificio nella tana dell'Angelo della Morte, Riki non riusciva neanche a battere
gli occhi.
Tutto ciò che avvertiva era una paralizzante allucinazione risalirgli dalla punta
delle dita dei piedi e che si chiudeva maldestramente intorno alla sua gola.
In modo pratico e raffinato, Iason rimosse i suoi guanti e lentamente allungò la
mano destra. Non verso la vita, il braccio o le spalle di Riki, ma verso il suo
collo, che afferrò dolcemente e accarezzò come con un cane pregiato.
Riki ebbe un sussulto, e stringendosi nelle spalle indietreggiò. Ma Iason aveva
già arrestato ogni suo ulteriore movimento. "No, no, no." Disse. "Stai fermo."
La sua tenera e profonda voce cascò su Riki e fu abbastanza per fargli sobbalzare
il cuore dal petto. Dopo quei tre anni, il sensuale tocco di quelle mani era ormai
radicato dentro di lui.
Le dita di Iason tracciarono linee ondulate sul suo collo, raggiungendo i suoi
lobi. Scivolando poi sulle sue spalle; dopo un anno, riusciva ancora a provocargli
la pelle d'oca.
S'introdusse sotto l'accappatoio e gli accarezzò il petto, provocandogli degli
indescrivibili brividi. In quel momento, Riki degustò ogni goccia della sete che
aveva provato per quell'intero anno. I suoi polsi battevano come tamburi. Il
respiro gli bruciava in gola. Il suo battito cardiaco accelerò. I capezzoli si
arrossarono e indurirono. Mentre Iason assaltava i picchi di quel rigido calore,
schiacciandoli con la punta delle dita, i desideri sepolti in profondità nel corpo di
Riki scoppiarono in fiamme.
Qualcosa stava lentamente filtrando attraverso i suoi tessuti, macchiandogli la
carne. Era qualcosa che non poteva dimenticare, non importava quanto
duramente ci provasse. Poi alzò la testa e aprì la bocca con fare vorace.
Si sentiva impotente.
Riki si morse il labbro inferiore e chiuse con forza gli occhi. Stava morendo di
sete, era come una crepa aperta sul fondo di un lago arido, ma il fumante
incendio non aveva fine. E così, quell'incandescente marchio lo deteneva nella
sua stretta estatica. La scrupolosa risposta sessuale ondeggiava e fioriva, come
una gemma di primavera che scoppiava alla luce del sole. Iason allentò
l'accappatoio, sfilandoglielo dalle spalle e lasciando cadere il tessuto, formando
un cumulo sul pavimento. Mentre tirava Riki più vicino a sé per massaggiargli le
strette natiche, ancor prima di premerselo contro i propri fianchi, il suo membro
richiese attenzioni come prova del suo inarrestabile piacere.
Non poteva nasconderlo. Non poteva inventare scuse. Poteva solo abbassare il
capo e digrignare i denti.
Iason non esitò. Come a voler confermare le sensazioni di un anno prima,
raddoppiò i suoi sforzi, toccandolo con intensità e poi con gentilezza, prestando
grande attenzione ai dettagli.
Massaggiò le gemme calde dei capezzoli tesi di Riki e i muscoli in tensione delle
natiche. Scivolò sulla curva della sua asta e poi saggiò il peso dei testicoli nella
mano. Le sue dita giocarono con la fessura sulla punta, fino a stringere il
membro fermamente nel suo palmo. E poi, esercitando i suoi diritti di padrone e
proprietario, riposizionò di nuovo al proprio posto il Pet Ring.
A-107M. Il numero del marchio che aveva maledetto la sua esistenza.
Riki tremò quando percepì quella particolare sensazione avvolgente contro la sua
carne di nuovo dopo tanto tempo. In un batter d'occhio, senza una nota d'enfasi,
la sua breve parentesi di libertà era collassata.
Tuttavia, forse la verità di fondo del suo bruciante senso di perdita e le pene
fisiche di piacere, appartenevano a due differenti dimensioni. Stimolata dal tocco
delle carezze di Iason cui era abituata, la sua schiena si arcuò. Le fiamme
tremolanti di desiderio lambivano la sua bassa regione.
"Ahhh-"
Iason gli massaggiò con forza i capezzoli. Riki non poteva evitare di sussultare e
gemere, mentre quelle dita strimpellarono, pressando e contorcendo prima un
lato e poi l'altro. Manipolati fino a quando il suo sangue palpitante provocò lividi
sotto la sua pelle. Si trattava di una stimolazione frustrante e negligente.
Ma era abbastanza da lasciar trasudare miele dalla punta della sua asta. Quando
Iason gli sfiorò i testicoli con le sue dita, il permeante veleno animale attraverso
Riki come un'onda. Sapeva che sarebbe stato schiavo dei suoi sensi fino al suo
ultimo respiro.
Con la mano libera, Iason continuò a tastare la bassa regione di Riki,
massaggiandogli i testicoli, come per confermare, di volta in volta, la posizione
di entrambe le sfere. Il membro gli bruciava fino alla punta. Il suo seme
sgorgava. I solchi sulla sua fronte diventavano più profondi.
Iason gli sfiorava il glande con i polpastrelli delle dita, sporcandoli di liquido
sessuale. I gemiti di Riki crebbero d'intensità mentre Iason immergeva un dito
nella stretta valle delle sue piaghe muscolari.
"Ahhh-"
Delle scintille fiorirono dalla parte posteriore degli occhi di Riki. Il suo inguine
cominciò a tremare e ad avere spasmi. Per l'intero anno in cui era stato nei
bassifondi, non l'aveva fatto con nessuno. Si era solo masturbato in modo
superficiale. Il pensiero di quei piaceri privi di vincoli lo spaventavano.
Non importava quanto desiderasse il contatto con altra pelle - quanto fosse
affamato e accaldato - si era limitato a superare quei moti. Lo stimolo che
scorreva nel suo corpo era più forte di quanto si sarebbe mai immaginato.
"Non hai perseveranza, Riki." La fredda beffa di Iason gli fece mordere il labbro
inferiore. "Paragonato alla tua bocca, questo è molto più onesto."
Destata dai tocchi di Iason, l'eiaculazione di Riki si riversò nella mano del
Blondy. Girando, scoprendo ed esponendo la spaccatura matura della sua carne
nascosta, Riki gemeva, mentre la testa gli crollava sul petto. Se non fosse stato
per il Pet Ring che stringeva alla base del suo membro, quelle stimolazioni
l'avrebbero portato al culmine in un lampo. Anche lui era rimasto sorpreso delle
sue condizioni dal punto di vista sessuale.
"Con questo, dovrai sopportare ancora di più le pulsazioni nel tuo punto
preferito."
Iason pronunciò quelle parole forzando il bastardo a comprendere il suo stesso
masochismo.
"Apri le gambe."
Riki eseguì immediatamente quell'ordine, spostando di conseguenza i piedi.
"Di più."
Il severo tono di voce di Iason proibiva un rifiuto. Le vibrazioni strimpellavano
nel profondo dei timpani di Riki, facendolo agitare fino al midollo. Fu
abbastanza per stregare le ultime vestigia del suo auto-controllo.
La punta delle dita di Iason scivolò giù per la valle, sfiorando la sua gemma
nascosta.
Con un brivido, Riki improvvisamente trattenne il respiro. La delicatezza di quel
contatto fece annaspare i suoi sensi, mentre il suo sangue ribolliva. Esaltato dalla
spoglia fonte dei suoi centri di piacere, fu condotto a un livello di ipersensibilità.
Anche lui non aveva mai toccato o giocato con se stesso in quel modo. Ma ora
doveva riconoscere il timore e i desideri non diluiti scatenatisi in lui, come in
seguito alla rottura di un sigillo. Nonostante tutto, la linea disegnata dalle dita di
Iason continuava a infiammare l'incendio nel corpo di Riki.
"Fallo-"
L'eccitazione febbrile di Riki, la carne che continuava a gonfiarsi - spingendolo
verso un punto di rottura - il rullo dei tamburi che attraversava il centro del suo
corpo in agonia.
Desiderava le dita di Iason, desiderava che s'immergesse in profondità dentro di
lui e lo dividesse in due, era in uno stato avvincente di lussuria. Voleva che si
facesse largo dentro di lui, avvicinandolo e assaltandolo. Voleva quell'estasiante,
inebriante beatitudine. Ma poi...
"Cosa vuoi?" Chiese Iason.
Riki ringhiò inaudibili maledizioni in risposta a quella freddezza. Tuttavia, il suo
stato di fame lo forzò a fare leva sulle sue labbra congelate.
"Non giocare non me-" Sparò in risposta, fissando Iason da sotto le sopracciglia.
I suoi occhi neri colmi di carnalità, gli angoli macchiati di rosso. Quello e
l'innocente desiderio nella sua voce, si aggiungevano al suo fascino stranamente
avvincente. "Ti sto dicendo di sbrigarti e fottermi."
Riki non stava cercando di essere provocante. Non aveva più la vitalità di agire
deliberatamente in quel modo. Le parole che saltarono con voce roca dalla sua
gola suonavano come una richiesta. Un appello.
Ma Iason ricambiò senza alcuna pietà. "Se è quello che vuoi, allora dimmelo. Di
nuovo e chiaramente. A chi appartieni?"
Riki deglutì. Osservò Iason, i suoi occhi vorticavano di disperazione e dalla
pressante domanda di desiderio. Se non l'avesse fatto, non avrebbe ottenuto ciò
che desiderava. Era un'altra catena che lo legava ulteriormente, ma poteva
disciplinarsi.
"Sono-tuo-Appartengo-a-te-"
La dura realtà colava dagli angoli dei suoi denti stretti. Non era una bugia che
sarebbe svanita con la rugiada del mattino. Anche se si trattava di una promessa
verbale, Iason sapeva che con una certa quantità di condizionamento, avrebbe
avuto l'estasiante potere di legarlo a sé. Perché il Pet Ring da solo non era in
grado di trattenere Riki. Era necessario assicurarsi il suo corpo e la sua anima
con le sue stesse parole.
"Si. Questo basterà."
Iason accarezzò la gemma nascosta di Riki. Il suo dito svoltò e si depose dentro
di lui, come un chiodo conficcato nel cuore del suo orgoglio. Si mosse più in
profondità, con forza, assaltandogli le soffici pareti interne.
Riki gridava e gemeva.
"Ahhh-Hnnn-"
Gemiti incandescenti eruttarono dalla sua bocca in una sfrenata successione. In
cerca di un sostegno mentre il suo corpo implodeva di piacere, semi incosciente
dondolava i fianchi e conficcava le sue dita nella schiena di Iason.
Riki era assetato. Affamato. Nei fondali del suo corpo riarso c'era un luogo che
non poteva dimenticare i tremori che leccavano la sua spina dorsale.
Permeandolo a poco a poco. Un cocente calore pungeva il suo sangue.
Riki trattenne il respiro e aspettò. Per il momento, vesciche di fuoco e ghiaccio
intorpidente lo assalirono, finché le stringhe ermetiche della sua beatitudine non
schioccarono.
"Hahhh-"
Le sue sopracciglia si corrugarono, la schiena gli si arcuò, i singhiozzi pulsavano
nella sua gola, il suo seme continuava a sgorgare - cos'era lui in quel momento?
Quale rimpianto nutriva per quella sua fugace libertà? O per il suo sprezzante
destino? O per il masochismo che lo forzava a inginocchiarsi a quel potere
assoluto?
Il suo corpo assorbiva il veleno animale come una spugna. Avrebbe dovuto
possedere un qualche tipo di resistenza, un punto auto immune. Tuttavia, il
culmine di quell'anno vuoto l'aveva lasciato con nient'altro che un corpo con cui
poter giocare, provocandolo e stimolando in quei profondi spasmi di sensualità.
La dura e pungente realtà lo colpì con forza.
Aveva lottato giorno dopo giorno per cancellare i ricordi di ciò che era stato
introdotto nella sua mente, istruendo i suoi sensi. Ma in diretta opposizione ai
suoi sforzi, aveva invece generato tutta quella fame?
Il dito di Iason, inghiottito, si contraeva scavando un passaggio dentro di lui.
Riki serrò i tendini delle sue cosce fino a farli ronzare. La sua calda eccitazione
gli accarezzò il polso, stringendo il suo inguine come in una morsa, inviando
vortici di narcotico intorpidimento vorticoso al suo cervello.
Stava rivivendo un vecchio sogno, il suo corpo cadde in un ritmo che ben
ricordava mentre il dito di Iason lavorava la sua febbrile carne matura,
strisciando nelle sue pareti interne e lacerandolo. Il punto di massimo piacere era
impresso nei suoi ricordi, e i suoi desideri tracciavano quella linea per precisare
il punto d'estasi. Calore, dolore e fiamme. Girato e rigirato dalle ondulazioni di
beatitudine, i suoi sentimenti erano stati spazzati verso il vuoto.
E ancora, come prova dei suoi basici istinti, bramando un piacere superiore e
non conoscendo limiti, serrò con forza il dito di Iason, risucchiandolo più a
fondo. Il falò era stato acceso e non sarebbe stato facile estinguerlo. Non poteva
evitare di esporre a Iason quell'umiliante consapevolezza dei suoi desideri
masochistici. Aggiungendo così solo benzina al fuoco.
"Un solo dito non è abbastanza?"
"Infilalo-dentro-" lo disse, sapendo che se non l'avesse chiesto, non gli sarebbe
stato concesso.
"Non-è-abbastanza-"
E così l'aveva detto.
Il suo corpo fu piegato. Accompagnato da un senso opprimente di dimensioni e
massa, Iason lo penetrò da dietro, accarezzando le pareti interne della sua carne,
gonfia e dura di feroce fervore. Riempito da ciò che desiderava, Riki fu assaltato
simultaneamente da intense sensazioni di sollievo e onde di lussuria e lascivia.
Sporse la testa all'indietro, mentre grida di godimento fuoriuscivano dalla sua
gola.
Iason si prese il suo tempo, irrompendogli dentro lentamente, per poi seppellirsi
profondamente dentro di lui. Spasmi di piacere attraversarono il corpo di Riki
mente Iason lo dondolava avanti e indietro. Massaggiando le sue parti interne,
accertandosi di colpire la fonte della sua estasi. Le grida di Riki fiorirono
stridule, come se i suoi polmoni gli stessero venendo fuori dal torace.
Come per incidere un nuovo contratto con l'anima di Riki, Iason si guidava
dentro di lui, penetrandolo più a fondo, finché la schiena non gli si piegò ad arco.
Afferrò la vita di Riki e spinse in avanti le anche. Il meticcio strinse le sue mani
contro la parete mentre ansimava.
Ad ogni spinta, la dura appendice di Iason si immergeva sempre più in
profondità. La spina dorsale di Riki scricchiolava come una cerniera e quelle
scosse continue devastavano gli angoli del suo cranio. Si sentiva soffocare, le
sue grida estatiche congelavano in aria.
Il membro di Riki, gonfio ad arco, spargeva gocce di piacere ai suoi piedi.
Raggiungendo l'apice della sua eccitazione, saliva sempre più in alto. Saliva ma
non poteva liberarsi. Il piacere era mutato in un dolore pungente.
"Non-ne-posso-più-abbi-misericordia-per-favore-"
Delle lacrime si riversarono giù, verso la sua contorta e tremante bocca.
Quell'erezione era una tortura. Ogni respiro raschiava la sua gola. Il suo tronco
era sul punto di spezzarsi in due. Le sue gambe divennero di gomma e furono
colte da crampi e convulsioni.
Il troppo piacere si tramutò inesorabilmente in dolore, il paradiso divenne
inferno. L'intorpidito centro del suo cervello avvertiva come una palla di piombo
nella sua testa. La vista gli divenne sfocata, non era più in grado di mettere a
fuoco niente.
Finalmente, Iason allontanò con facilità i loro corpi, separando la connessione
tra loro. In quell'istante, Riki collassò sul pavimento in un mucchio ansimante di
ossa.
L'oscura, disordinata atmosfera nella stanza non mostrava alcun segno
d'eccitazione. L'odore del seme di Riki sparso sulle pareti e sul pavimento era
raccolto lì in ristagno.
Non rammendava quante volte avesse raggiunto il culmine. Ricordava solo che
Iason gli aveva sussurrato all'orecchio che l'avrebbe prosciugato finché non
avesse avuto più nulla da offrirgli. Non era rimasta una sola goccia di seme nel
suo corpo.
La sua trasandata frangia nera gli si era appiccicata alla fronte. Aveva perso ogni
sensazione al di sotto della vita. Si era rannicchiato lì, ogni respiro gli bruciava
la gola, e guardava con sguardo assente verso Iason.
"Domani riavrai indietro Guy." Disse freddamente mentre si rimetteva in sesto.
"Quindi fa del tuo meglio con i tuoi addii." Andò via senza lanciare un ulteriore
sguardo alle sue spalle. Poi si fermò, la sua mano sul pomello della porta. "Non
dovrei dirtelo così, ma quando tornerai ad Eos, assicurati di lasciarti alle spalle la
sporcizia dei bassifondi. Non vuoi lasciare in giro nessuna estremità sciolta su
cui qualcuno potrebbe inciampare, vero, Riki?"
Con quel persistente avvertimento nell'aria, Iason uscì dall'appartamento.


Le congelate, vuote strade di Colony Block 24 nel profondo della notte. Il


traffico pedonale si era esaurito. Difficilmente un sospiro o una luce brillavano
da qualche parte. C'era solo il passo ritmico dei suoi stivali che echeggiava nella
fredda aria notturna, prima che fosse assorbito e inghiottito dall'oscurità.
Scivolando attraverso il groviglio di strade e vicoli senza un momento di
confusione, i passi sicuri di Iason lo condussero verso King's Road. Come se
avesse atteso nell'ombra il suo arrivo, un'auto apparve, volando e fermandosi
proprio accanto a lui. La porta si aprì senza alcun suono. Iason scivolò con la sua
flessuosa figura nel veicolo e si stabilì sul sedile posteriore.
"Parthia." Fu tutto ciò che disse.
"Ho capito," disse Katze, i suoi occhi si fissarono in avanti con uno sguardo
privo d'espressione, mentre lentamente accelerava.
Si appoggiò, arrendendosi al sedile imbottito solo con un minimo tremito. La sua
mente tornò a Riki, da cui si era appena separato.
Provocatorio come la prima volta che ci siamo incontrati.
Il contegno di Riki era uno sfrenato schermo d'allarme e diffidenza. Quando
Iason ci rifletteva, un sorriso beffardo fioriva spontaneamente sulle sue labbra.
Non poteva evitare di pensare a lui con affetto, per il modo in cui si era
aggrappato alla sua libertà con tutte le sue forze, non realizzando che si trattava
solo di un'illusione.
Quell'attaccamento era molto più di semplice possessività. Non aveva misurato
un anno di tempo e impostato quella distanza tra lui e Riki sapendo sempre dove
si trovasse? Fino a quel punto si era esteso il suo desiderio nei suoi confronti. La
sorprendente rigidità delle estremità di Riki e il pulsante calore del suo corpo
ancora indugiavano nelle sue mani. Ricordando l’eco e le riverberazioni, Iason
giunse lentamente e in una stretta le mani.
Dopo questo, non potrò mai lasciarlo andare. Aveva deciso di fermarsi e invece
era stato catturato. Quella conoscenza era più vicina ad un risveglio interiore o
ad una rassegnata verità, piuttosto che ad una condanna personale.
Raoul si era chiesto, "come può un membro dell'élite come Iason Mink perdere
la sua strada per un bastardo dei bassifondi?"
Quel sarcasmo amaro aveva colpito dritto al punto. Ma Iason aveva lasciato che
scivolasse via con un sorriso sottile. Anche quando si trattava di un misero
capriccio, lui era determinato fino alla fine. La sua lealtà a Jupiter, il creatore di
Tanagura, non lo faceva vacillare minimamente.
Quella sua assoluta devozione si era un po' diluita a causa di Riki.
Perché? Continuava a chiedersi. Ma lui stesso non riusciva a trovare una
risposta. Non aveva mai sperimentato prima nulla di simile. Se si fosse sforzato
di fornirsi una risposta, sentiva che si sarebbe imbattuto in qualcosa di cui non
avrebbe potuto fare a meno. Quella sembrava la verità più vicina cui poteva
giungere.
Qualcosa d'importante, che non avrebbe potuto perdere.
Ma non era neanche quello.
Qualcosa che non solo desiderava, ma doveva possedere, anche se significava
afferrarla e legarla con forza.
Era molto di più. Qualcosa di simile a devozione.
Quindi, per quanto riguardava Iason, non c'era bisogno d'impegnarsi in un
dibattito interno. Si sarebbe ripreso Riki e avrebbe abbassato il sipario sulla
piccola farsa che aveva sceneggiato per portare a termine il lavoro. Tuttavia, il
suo senso donchisciottesco gli era sfuggito di mano, e il tutto si era sviluppato
nel migliore dei sapori. Ma il fine giustificava i mezzi. Far cantare e ansimare
Riki, udire il respiro che fuoriusciva frastagliato dalla sua gola, era stato più
semplice di quanto ricordasse.
Quel ragazzo era ridotto ad un morto di fame.
Era stata una rivelazione inaspettata. Cinque anni prima, provocato da Riki, era
stato condotto verso l'inferno.
O forse, il vero problema era sorto anche prima.
Il sesso non è questa gran cosa. È semplicemente un conveniente sostituto alla
masturbazione.
E così Riki astenendosi era stato un ingenuo. Tra i bastardi dei quartieri poveri,
che secondo le loro abitudini sessuali preferivano colpire fino in fondo,
quell'ingenuità era piuttosto rara. Come se il sesso fosse stato un dato di fatto per
lui, non era a conoscenza del vero significato del piacere. Quale potesse essere il
modo migliore per praticarlo. Non un amante, ma neanche un padrone. Pur
conoscendo il luogo in cui era situata la gemma del piacere, era necessario
continuare a fingere indifferenza.
Riki era un teppista dall'atteggiamento difficile quando Iason l'aveva incontrato.
Anche troppo per averlo indotto a prenderlo con sé e giocarci. Ma quando aveva
saputo che Riki era conosciuto nei bassifondi come frenetico capo di una banda,
aveva pensato che quella strana e inaspettata ingenuità non si addicesse al tipo di
pavoneggiamento superbo che aveva cosi maldestramente esibito.
Non era davvero quello il caso. Vedendo Guy - il compagno di Riki - con i suoi
stessi occhi, Iason aveva infine compreso che da qualche parte sotto la maschera
dell'inflessibile orgoglio di Riki, dovevano bruciare le radici della sua innocenza.
Ossia, un corpo che era stato amato e apprezzato da un solo uomo. La conferma
di ciò che lui non avrebbe mai ipotizzato. Quindi questo è Guy-
Pur essendo consapevole di essere stato venduto da Kirie, Guy non aveva fatto
capricci. L'uomo che era stato il partner di Riki era più composto, ma delimitato
da un'aura sgradevole.
Udendo la stravagante somma che Kirie aveva ricevuto, era rimasto a bocca
aperta e con un sorriso obliquo si era rivolto a Iason. "Sei stato truffato, sai?"
Anche tutto quel discorso sul diventare un animale che Kirie aveva inghiottito
con tanta invidia e gelosia, aveva solo portato Guy a fare delle battute. "Non c'è
niente di desiderabile in me. Nessun diamante grezzo - solo una ghiaia che un
Blondy non potrebbe mai prendere con sé."
Si era voltato verso Iason. E per di più aveva aggiunto: "Quindi devi avere altre
ragioni per la testa se mi hai fatto portare qui."
Era un uomo che riusciva a pensare con la sua testa. Ma non possedeva una
mente così ambigua da immaginare di essere stato usato come esca per attirare
Riki. Ma quando l'avrebbe scoperto - dopo aver letto facilmente il doppio gioco
di Kirie - come avrebbe reagito?
Iason avrebbe mentito se avesse detto di non esserne curioso. Definiamolo pure
un altro dei miei capricci. Il lieve sorriso affiorò agli angoli della sua bocca.
Iason aveva portato via Riki ad un uomo come Guy quattro anni prima,
rendendolo poi il suo animale domestico. Aveva stilato ogni goccia di
beatitudine dal suo corpo acerbo, piantandogli un giardino di piaceri, e
guidandolo ad essere un animale che conosceva ogni segreto carnale. Lui lo
batteva in obbedienza ma sicuramente non in docilità.
Non importava quanto Riki protestasse e negasse la realtà, aveva un corpo
ipersensibile al piacere e che fioriva al minimo tocco lascivo. Facendogli
semplicemente scivolare un dito dietro la nuca, i suoi capezzoli si erano eretti. E
quando Iason aveva premuto e manipolato quel rigido calore, il membro gli si
era gonfiato e indurito.
Per Riki era stato mortificante, ma per Iason era la più grande soddisfazione.
Nonostante quella lacuna di un anno, il corpo di Riki non aveva dimenticato gli
amorevoli tocchi di quelle mani. Aveva condotto una buona performance.
Tuttavia, la gemma nascosta di Riki era stata più stretta di quanto si sarebbe
aspettato, e aveva resistito alle dita di Iason. Durante quell'anno, non aveva dato
spettacolo di sé passando ubriaco da un'orgia all'altra.
"Lui e Guy hanno chiuso."
Iason aveva preso la dichiarazione di Kirie come un granello di sabbia. Ma la
realtà dell'ipersensibilità che si aspettava e aveva trovato in Riki, accompagnata
da quell'inaspettata rigidezza, gli suscitava un fresco senso di sorpresa.
Col tempo, avrebbe accuratamente allentato quelle catene. Prima, però, doveva
essere Riki a cedere. Quando le sue labbra tremanti l'avevano pregato di fotterlo,
Iason non aveva potuto fare a meno di pensare che l'anno appena trascorso non
era andato sprecato. Si era concesso quell'anno per accertarsi dell'esatta natura
del suo attaccamento. Non aveva nutrito l'illusione che facendo ciò avrebbe
condotto alla carestia il corpo di Riki.
"La vita di un animale domestico non è priva di valore!" Gli aveva sibilato in
faccia Riki un anno prima, col viso contorto per il dolore causato dal Pet Ring
che stringeva al suo inguine. "Io non sono la puttana di nessuno!" Era riuscito a
sibilare tra le lacune di piacere e dolore.
Ma poi gli aveva detto, "io appartengo a te."
L’aveva osservato con quei suoi occhi neri brucianti di desiderio fisico; poi
quelle parole erano emerse. Una sconfitta totale, Iason ne era certo. Quella
convinzione aveva spedito le sue passioni al vertice.
Il prodotto perfetto di ragione e intelligenza, un Blondy non doveva mai lasciarsi
possedere da qualcosa di così degradante come la lussuria animale.
Tuttavia, Iason lo bramava. Voleva Riki. Tutta la sua logica e il suo auto
controllo si erano frantumati nel nulla. Dinanzi a quegli occhi un Blondy era
degradato a semplice androide del sesso. Era affondato fino a quel punto?
Poteva riconoscere il suo disprezzo masochista, ma ancora non riusciva a
superare la meraviglia dinanzi a tutto ciò. Era impossibile che Raoul - che per
quell'ultimo turno aveva solo alimentato le sue amare critiche - avesse compreso
fino a che punto si fosse spinto. Che lui, Iason, aveva ceduto.
Ma lui lo sapeva. Anche penetrando Riki a suo piacimento e tutte le volte che
l'avesse desiderato, non avrebbe mai raggiunto quel trascendente senso di
soddisfazione. Carne e sangue e l'androide. Quell'insormontabile parete che
rappresentava la fonte della sua sofferenza. Sentiva quando diventavano una
cosa sola - una ruvida e stridente sete in un angolo del suo cuore.
Iason poteva controllare il corpo fisico, ma l'anima di Riki continuava ad essere
irraggiungibile. E non immaginava che quel dato di fatto avrebbe pesato su di lui
fino a tal punto, causandogli tutto quel dolore.
Se avesse potuto convertire ciò che sentiva in parole, forse qualcosa sarebbe
sorto legandoli insieme. La sola altra opzione invece era quella di torturare Riki,
rivoltarlo solo da dentro a fuori e riempirlo fino a quando non sarebbero
diventati una cosa sola.
Iason arricciò le labbra, auto-disprezzandosi per essersi lasciato trasportare da
simili sogni fanciulleschi. A quel punto del gioco niente sarebbe cambiato. Ciò
che aveva condotto Riki velocemente ai suoi piedi era stato il Pet Ring. Quella
era la solida realtà davanti ai suoi occhi. Tutt'a un tratto aveva galoppato fuori
strada, e non sarebbe più riuscito a trovare la strada per tornare indietro. Non
poteva ritornare al passato per cambiare il percorso che aveva scelto.
Iason non aveva nessun altra opzione oltre quella di regnare su Riki dall'alto
come suo padrone assoluto. Ora e poi, un logorante senso d'irritazione e
frustrazione affluiva dentro di lui. Come impiastricciato da tali sentimenti
confusi, il suo corpo marciva. Aveva cominciato ad avere gli incubi. O forse non
sogni, presagi, nuvole temporalesche che si raccoglievano all'orizzonte.
Mettendo da parte la pura disperazione e l'inesperienza, l'Uomo di Ghiaccio
temuto dal Mercato Nero non poteva tranquillamente gettare via il suo cuore in
tumulto e senza un attimo d'esitazione.
Il fresco, grezzo attaccamento che lo legava a Riki e il suo freddo orgoglio di
Blondy combattevano e si mescolavano per poi aggrovigliarsi tra loro. E in poco
tempo, la linea di demarcazione tra le due cose era stata macinata nel fango,
ormai non più visibile. Iason non la percepiva come una forma di corruzione.
Ma rimarcarla era un'eresia dal punto di vista del suo creatore, Jupiter. Niente
poteva più essere cambiato a quel punto.
Con un'analisi finale, Iason pensò che solo le catene di padrone e animale
avrebbero potuto legarli insieme. Riki ed io-
Con quel pensiero per la mente si concesse un profondo e privato sospiro.

Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.


Reperibile solo nel forum: The Castle of Eternal Anime.
Non diffondere in siti terzi, il file ha il solo scopo di lettura.

Capitolo 9

Quel giorno i cieli su Ceres erano tesi e freddi. L’aria gelida della notte
precedente pendeva, congelando l’intera Area. Ogni cosa era ancora la stessa.
Niente era cambiato. Come se un semplice tocco fosse in grado di frantumare
quella lucente chiarezza.
Il sole fioco occupava il suo posto nei cieli, colorando la colonia dei suoi toni
seppia, le ombre s’allungavano in modo fugace ed effimero. Solo il dormiente
silenzio marchiava languidamente il tempo.


Era circa mezzogiorno quando Guy fece ritorno nei bassifondi. Era stato via per
quasi due settimane. Mentre s’incamminava verso casa, quell’aria ovattata e
fredda svanì, e il nudo asfalto cominciò a sembrargli nuovamente familiare. In
realtà, non sapeva cosa fosse successo. Ma era un po’ tardi per preoccuparsene
ora.
Quella mattina nella sua cella incontaminata, stava mangiando la sua colazione
quando il videotelefono aveva improvvisamente squillato prima del solito.
Che diavolo-? Esitando, alla fine aveva premuto il bottone.
Il volto di Iason era apparso sullo schermo, un viso al quale difficilmente
avrebbe potuto abituarsi, che in modo prepotente sembrava imporsi sul resto del
mondo.
“Puoi tornare nei bassifondi. Per me non fa alcuna differenza.”
Non c’era stata nessuna spiegazione, quindi Guy era rimasto completamente
sconcertato. La sua doveva essere stata una reazione inaspettata, o forse Iason
aveva trovato divertente quell’ottuso silenzio, perché aveva poi aggiunto.
“Cos’hai? Ti eri affezionato alla tua confortevole vita da confinato? Se è così,
puoi restare finché lo desideri.” Un sorriso era sorto all’angolo della sua bocca.
Ma Guy non intendeva lasciarsi sfuggire quell’opportunità. “V-va bene. Si, è
meglio che me ne vada.”
Un’esistenza comoda ma da recluso in casa non poteva essere definita tale.
Iason sicuramente lo sapeva. E Guy era pienamente consapevole che non era il
caso di restare ancora da quelle parti. Non gli importava dei modi di fare di
Iason.
Lui non avrebbe mai raccolto una sfida se certo della propria sconfitta. Non
sprecava le sue energie. Non ne comprendeva la ragione, ma aveva capito che si
era trattato di una farsa; così lasciò uscire dalla bocca un profondo sospiro di
sollievo.
Per Guy era difficile definire confortevole il suo piccolo e sporco tugurio nei
bassifondi. Ma ogni cosa nella sua breve esistenza da prigioniero, anche la
semplice differenza tra il giorno e la notte, si era dimostrata noiosa come
l’inferno.
Le giornate prive di alcuno scopo diventavano sempre più lunghe. Per ogni
giorno trascorso in cattività – impossibilitato a muovere anche un solo passo
fuori da quella stanza – il suo corpo e la sua mente si erano offuscati
ulteriormente. Ciò che manteneva composto lo stress e a bada il senso di
disperazione era la curiosità di scoprire quale fosse il suo esatto ruolo. Per lui era
un mistero; qualcuno aveva pagato degli oltraggiosi diecimila kario solo per
guardare quello spettacolo. Neanche l’élite di Tanagura era solita gettare via
tutto quel denaro per un misero capriccio.
Sei sicuramente riuscito a sposarti con il denaro, aveva scherzato Kirie con tono
oscuro e a denti stretti. Il teppista pensava che lui sarebbe diventato un animale
domestico. Ma Guy era stato scettico fin dall’inizio. Non voleva parlare male di
sé su quel frangente, ma sicuramente non poteva valere tutti quei soldi.
Qualcos’altro era in corso. E sapendo ciò, Guy si dava forza, cercando di
sopportare quella reclusione. Pur essendo rinchiuso, non poteva lamentarsi del
servizio. Ma finché sarebbe stato dietro le sbarre, niente sarebbe accaduto. Per il
momento, le pressanti realtà del mondo avrebbero dovuto attendere il loro turno.
Era meglio stare calmi e aspettare il momento giusto. Si trattava del modo
migliore di agire. Non poteva essere certo di quando quel momento sarebbe
giunto, ma era chiaro che non ne avrebbe ricavano nulla di buono pestando i
piedi e presentandosi con fare di sfida dinanzi a quell’aristocratico Blondy. Più
che ad una classe sociale diversa, lui era di un’intera specie a parte.
Tuttavia, Guy si era sentito rilassato più velocemente di quanto si aspettasse. In
parte, era stato raggiunto da un enorme sollievo, ma dall’altra parte aveva il
sospetto di star giocando il ruolo dello stupido in un tipo di gioco privo di
scrupoli.
Tutta la tensione da lui accumulata sembrava essere stata improvvisamente
rilasciata, lasciandolo con un’inquieta sensazione – è davvero finita?
Il gioco era terminato e la tenda era stata tirata troppo in fretta. Ora poteva solo
chiedersi qual era stato il significato di quelle due ultime settimane della sua
vita.
Qualcosa e chissà come doveva essere accaduto, portando la situazione alle
strette. Ma Guy non poteva sapere cosa fosse.
Eccetto che i diecimila kario intascati da Kirie e sborsati da Iason, dovevano
essere stati in qualche modo ripagati. Oppure era stato rimesso in libertà perché
qualcosa di pari valore era entrata in possesso di Iason. Considerandola sotto
quella luce, non poteva fare a meno di pensare che qualcosa doveva essere
accaduto. Mettendo da parte tutto quanto, nel momento in cui gli era stato
permesso di andarsene, Guy era andato via il prima possibile e senza ulteriori
rimpianti.
Proprio come quando Kirie l’aveva condotto lì con delle false pretese, dopo
essere stato rilasciato dalla cella, aveva trovato una limousine d’aria ad
attenderlo fuori dall’atrio del grattacielo. Iason doveva averla spedita lì. Aveva
pensato d’arrangiarsi per il viaggio di ritorno, ma poi aveva capito che qualche
compenso gli era dovuto dopo le ultime due settimane di stress mentale e
accettazione.
Non si trattava di una capsula d’aria automatica che fungeva da taxi – ma di una
limousine con autista. Era di un grigio argento lucidato a specchio che gli aveva
fatto strizzare gli occhi. Non è possibile spiegare cosa sia il valore del denaro
per un Blondy.
Il buon gusto di un Blondy era al di là dell’alta classe. Erano semplicemente
incapaci di “vivere in economia.” Senza menzionare che il modo in cui
parlavano e la loro educazione andavano ben oltre le capacità di classificazione
di Guy.
Per i suoi compagni dei bassifondi poteva solo essere interpretata come inutile
gentilezza.
Tuttavia, quando si trattava di ricevere un passaggio gratis verso i bassifondi, di
certo non avrebbe rifiutato.
Restando fedele al suo codice professionale, l’autista non gli aveva prestato
alcuna inutile cortesia, e con dei goffi tentativi di curiosare e un insufficiente
senso di discrezione, aveva lasciato Guy ad un blocco o due da Ceres, per poi
schizzare via in tutta fretta.
Hey, cara- sono a casa, sano e salvo.
Guy sentiva un senso di sollievo, nel vedere quella scena abituale e decrepita
stagliarsi davanti ai suoi occhi. A quel punto, non percepiva più neanche lo
shock e la rabbia per essere stato venduto da Kirie. Semplicemente non se la
sentiva di preoccuparsi di un tizio che pensava di spacciare per lavoro del giorno
la vendita dei suoi compagni.
Guy si era assentato per metà mese. E dopo sole due settimane, il vecchio e
familiare odore dei bassifondi lo colpì in una forma stranamente sentimentale. I
suoi piedi lo guidarono direttamente verso l’abitazione di Riki. Piuttosto che
dirigersi direttamente a casa, voleva vedere il suo volto più di ogni altra cosa.
Che tipo di scusa devo inventarmi?
Guy non l’aveva informato, loro due non godevano più di quel tipo di rapporto.
Tuttavia, Riki doveva essersi preoccupato quando era svanito nel nulla, senza
dire una parola a nessuno. Era una cosa di cui non dubitava.
Giunse davanti alla porta dell’appartamento e bussò al citofono. Nessuna
risposta. Nessuno che manifestasse la sua presenza. Poi la porta si aprì
facilmente e con un familiare sibilo.
E gli occhi di Riki incontrarono i suoi.
“Yo.” Disse Guy un attimo dopo, con un’espressione goffa e imbarazzata sul suo
viso annebbiato.
Riki annuì, un debole sorriso fiorì sulle sue labbra.
“Posso entrare?”
“Da quando sei così educato?” Chiese Riki. C’era stata una debole disfonia nel
tono della sua voce quando aveva invitato Guy ad entrare.
Ha qualcosa lì. Guy sorrise ironicamente mentre s’incamminava all’interno
dell’appartamento. E non poté evitare di notare quanto l’aspetto di Riki
sembrasse logorato. Con disinvoltura inarcò le sopracciglia. “Riki, sai…”
“Cosa?”
“Non ti ho svegliato, vero?”
“Perché stai dicendo una cosa simile?”
“Sembra che tu abbia una rana bloccata in gola. Penso di averti svegliato nel
mezzo di un sonnellino.”
Gli occhi di Riki si spalancarono ulteriormente. “E’ solo la tua immaginazione.”
L’attenzione di Guy si focalizzò improvvisamente sul retro del collo di Riki,
scoprendo un sentiero di piccoli lividi. Congelò improvvisamente sul posto. Ha
dei – succhiotti?
“Che ti prende? Mettiti comodo.”
“Oh, si. Certo.” Rispose Guy, il tono di voce gli era salito innaturalmente.
Con chi? L'impulso di Guy accelerò i suoi pensieri. Quasi per riflesso, i suoi
occhi puntarono al letto. Ma non vide nessuna evidenza di qualcosa che potesse
dargli motivo di preoccupazione. Ma solo perché non c'era niente lì, ciò che lui
aveva visto non si sarebbe improvvisamente dissolto come fumo. Il doloroso
palpitare del suo cuore non diminuiva.
Dov'è successo e con chi?
In un colpo solo, l'umore vivace che aveva acquisito per strada era andato in
frantumi. Non avevano mai condiviso il letto da quando Riki era tornato nei
bassifondi. Ma in passato, erano finiti l'uno tra le braccia dell'altro quasi ogni
giorno.
Il loro legame fisico si era dissolto a poco a poco. Ma se Riki avesse voluto, Guy
sarebbe volentieri saltato di nuovo in sella in qualsiasi punto lungo il percorso.
Ma Riki non aveva mai sollevato alcuna sorta d'invito. Neanche uno sguardo
suggestivo. E quando Guy accennava alla questione, cercava sempre di
discostarsene.
Per quanto Guy ne sapesse, Riki non l'aveva fatto con nessuno quell'anno. Con
visibile diffidenza, aveva tramutato se stesso in una presenza priva di attrattiva.
Ma anche se veniva denigrato come un cane bastonato, non significava che non
fosse più interessante per quelli che lo circondavano.
Anzi, tutti volevano scrutare nel buco nero di quei tre anni da disperso, un
mistero che lo rendeva ancora più seducente.
C'era qualcosa nel suo stoicismo che lo rendeva ancora più bello. Era qualcosa
che chiunque poteva vedere. Ma prima di tutto, era la sua intransigente presenza
che eclissava il suo aspetto. Il coraggio che emergeva nella transizione da
bambino ad adulto.
Era ancora lì, naturalmente. Anche se, nel caso di Riki c'era un particolare
splendore di cui la sola età non poteva essere responsabile. Alcune maschere
erano state strappate via. Forse era stata la cosa migliore. Significava che
qualcuno doveva averle rimosse. E chi fosse quel qualcuno era la domanda che
balzava nella mente di tutti.
Anche quando si trattava di sussurri di passaggio o conversazioni spazzatura,
come un pizzico di condimento, Riki riusciva a rendere migliore qualunque
conversazione. Impressionato e stregato dall'inconsapevole fascino di Riki, Guy
sapeva che un numero non esattamente basso di suoi rivali aveva incontrato
un'ignominiosa sconfitta, inciampando sui loro stessi piedi. Naturalmente, con
Riki non aveva mai affrontato neanche una volta quegli argomenti.
Erano cose che raggiungevano quasi immediatamente le orecchie di Guy, anche
se non era il tipo che andava in giro a raccogliere informazioni.
La sopravvivenza del più forte era la legge dei bassifondi. E allentare la propria
morale non era un'eccezione. Il prezzo non andava a chi colpiva prima, ma a
quelli che rivelavano le fessure nelle loro armature.
Era così perché, per diverse ragioni, i giovani che venivano rilasciati dal
Guardian erano in cerca di protezione, cercavano di avvicinarsi al più forte, e se
non avesse funzionato, si sarebbero uniti a qualche banda, grande o piccola.
Il sesso consisteva nel dare e ricevere. Anche se i piaceri potevano essere
ricavati ovunque, un uomo cercava il suo benessere e in modo fidato. Sarebbe
stato meglio fare "sesso sicuro" con qualcuno del proprio gruppo che essere
usato e gettato via da un estraneo di passaggio.
Quello era il senso comune dei bassifondi.
Ma anche con quel metro di giudizio, i vecchi membri dei Bison avevano delle
loro regole. Riki e Guy schernivano quel senso comune, e non ricercando la
protezione di nessuno, avevano velocemente creato i Bison dal nulla. Il piccolo e
selettivo numero di membri, reclutati tra i migliori, non concedeva nulla agli
avvoltoi che si accontentavano dei guadagni facili.
A differenza delle altre bande, non si lasciavano legare da tutte quelle regole.
Quando schiacciavano un avversario, la devastazione era completa.
Accendevano la baraccopoli con i loro fuochi d'artificio, senza mai sprecare una
goccia di sudore nel processo.
E poiché il superiore e il suo luogotenente erano una coppia, gli istinti sessuali
verso gli altri membri non sfuggivano mai loro di mano. La loro linea di fondo
era che nessuno doveva essere legato da qualcun altro e nessuno doveva stare
sotto il pollice di altri.
Le regole erano regole, e tutti erano liberi di governare se stessi. Ciò che ne
veniva fuori era: se non hai il coraggio di riprenderti dopo i tuoi pasticci, allora
non abbiamo bisogno di te.
Da quel punto in avanti, "Riki dei Bison" era diventato il capo branco. Guy al
suo fianco non offuscava minimamente il suo carisma. Anche quel divario di tre
anni - che l'aveva condotto ad essere definito "cane bastonato" - aveva avuto
appena effetti sulla sua popolarità.
Ciò non aveva cambiato le frustrate ossessioni di quelli che circondavano Riki,
l'uomo che continuava ad essere una leggenda nei bassifondi.
Tipi come Luke lo chiamavano per nome. Sperando di vincere, lo sfidavano a
giochi di sesso come gigolo per poi essere battuti. Anche se nel caso di Luke, più
che essere intossicato dal fascino di Riki, era probabilmente sorta una certa
frustrazione quando il loro ex leader era stato etichettato come cane bastonato e
non aveva fatto niente per chiarire la situazione. Luke voleva solo inchiodarlo
con la forza e farlo uscire una volta per tutte dal suo sistema. A rafforzare quella
teoria, dopo l'affare con i Jeeks, Luke non aveva fatto più niente d’oltraggioso
per provocarlo.
Quando Guy considerava l'evidenza sotto quella luce, sembrava che Riki avesse
semplicemente perso l'abilità di godersi il sesso occasionale.
In ogni caso, con ogni mossa di Riki, fatta sotto un tale stretto controllo, se
avesse trascorso una notte con qualcuno da qualche parte, la voce si sarebbe
sparsa subito in giro. Guy era certo che Riki non sarebbe mai inciampato in quel
tipo d'incontri segreti.
Apparentemente non era quello il caso. Doveva avere un amante e Guy non n'era
a conoscenza. L'evidenza davanti ai suoi occhi lo scuoteva in un modo al quale
non era abituato.
Era come se fosse rimasto fedele a Riki in quei tre anni in cui era a mancato.
Non aveva avuto una relazione stabile con nessun altro, ma non era riuscito a
fare a meno di qualche amico di sesso. Tuttavia, aveva rassicurato se stesso,
certo che Riki non avesse dormito con nessun altro.
Quella rivelazione era insopportabile. Per la prima volta, Guy rimpianse di
essere entrato con tanta disinvoltura in quell'appartamento, non mantenendo i
suoi sensi in allerta. Era totalmente diverso da quando Kirie l'aveva condotto
sulla sua linea e lui aveva dovuto con rimpianto inghiottire l'amo.
Un profondo e paralizzante dolore si raccolse nella fossa del suo stomaco.
Se solo Riki gli avesse rivolto una giocosa stoccata, dicendogli. "Allora, da quale
dei tuoi fottuti bambocci ti eri rintanato durante queste ultime due settimane?"
Tutta quella dolorosa costernazione e quel rimpianto sarebbero velocemente
dipanati.
Ma il senso di colpa che Riki nutriva verso Guy e la prova palpitante dei fieri
marchi di Iason, potevano solo indurire ulteriormente i suoi lineamenti. Una
pesante, opaca tristezza premeva sulle sue spalle. Solo due settimane. C'erano
montagne di cose di cui avrebbero voluto parlare. Ma per qualche ragione, le
parole non venivano fuori.
Era come se quel maledetto divario nel tempo - durante il quale il loro legame si
era macchiato e spezzato – era stato bruscamente intrappolato nel cemento.

Fine

Romanzo: Ai No Kusabi tradotto da Eternal Sailor Moon.


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