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Tipologia di decisioni

Al fine di completare l’analisi del tema trattato, è importante anche fare una distinzione tra
le varie tipologie di decisioni o scelte che possono mettere in crisi la persona, molto diverse non
solo per importanza ma anche per circostanze fattori e persone in gioco.
Il livello di disagio che si può sperimentare non è direttamente proporzionale all’importanza
della scelta come si potrebbe supporre, ma dipende dalle caratteristiche e dalle capacità di chi deve
operarla. La differenza non sta nella decisione, ma come la persona vive il dover decidere, “il
percepito è nella mente di chi osserva” come cita Giorgio Nardone (2014) nel suo testo “la paura
delle decisioni”. Gli studi delle neuroscienze mostrano inequivocabilmente come il funzionamento
della mente influenzi le percezioni e come a sua volta sia modellato dalle nostre esperienze.
Una ricerca di oggettività nell’analisi delle informazioni e degli aspetti presi in esame per
prendere una decisione, risulta essere abbastanza ardua poiché la realtà cambia a seconda di chi
l’osserva e quindi dipende da quale prospettiva viene analizzata e definita. Ludwig Wittgenwtein
(1921 tr. 1954) filosofo, ingegnere e logico austriaco, affermava che “la realtà è frutto del
linguaggio che utilizziamo per descriverla”.
La classificazione delle tipologie di decisioni che elencherò di seguito descrive le diverse
modalità con cui gli individui percepiscono il carico oneroso della decisione. Le persone a seconda
di come sono fatte e funzionano, spesso sopravvalutano o sottovalutano le circostanze, oppure
distorcono il rischio effettivo di decidere.

Decisioni critiche
Decisioni dalle quali sarà difficile o troppo oneroso tornare indietro. Oggi paradossalmente
l’aumento del benessere e la maggiore possibilità di scelta complica il compito di decidere. Il
vantaggio teorico di avere a disposizione un numero elevato di possibilità può rendere critica anche
una decisione banale.
L’uomo moderno non va in crisi solo nelle scelte che potrebbero determinare un
cambiamento sostanziale nella sua vita, ma anche per scelte molto più banali.
L’aspetto più preoccupante è il fatto che essendo costantemente impegnati nella gestione di
decisioni critiche minori, si rischia di perdere la concentrazione necessaria per affrontare le
decisioni critiche di maggiore importanza. Valutare la reale criticità delle decisioni da prendere,
rappresenta il primo passo per non perdersi nella giungla delle mille opzioni possibili.
Il fatto che una decisione critica non renda possibile ritornare nella condizione originaria, la
rende effettivamente fonte di timori giustificati, che renderebbero necessario un processo
decisionale accurato. La trappola scatta quando il timore di decidere blocca la persona non
permettendole una attenta valutazione delle diverse opzioni e dei loro effetti.

Decisioni difficili
Ciò che rende difficile una decisione non è la scelta ma la consapevolezza dei suoi effetti. In
questo caso non è complicato né emotivamente pesante individuare la decisione giusta, ma il fatto
che metterla in atto comporterà necessariamente degli effetti collaterali indesiderati.
Ed è proprio la consapevolezza di questi effetti a rendere difficile la decisione. Esistono
effettivamente poche situazioni nelle quali una decisione comporti solamente effetti positivi, ma ciò
che può fare la differenza è il peso degli effetti collaterali.
Ciò che rende difficile decidere, non è quindi la logica dell’aspetto decisionale, ma la parte
emotiva coinvolta nella scelta. Pertanto, in questo caso non si tratta di rendere la persona più
competente o più abile ma renderla capace di gestire le sue reazioni emotive.

Decisioni complesse
La complessità di un problema o di una situazione complessa consiste nella sua
comprensione che richiede un’analisi attenta di tutti i fattori posti in gioco. Questa analisi richiede
competenze e abilità nell’eseguire tutti i passaggi logici necessari per giungere alla situazione per la
quale è possibile prendere una decisione. In questo tipo di decisione è richiesta un’elevata capacità
logica e intellettiva mentre la parte emotiva può essere considerata secondaria.
Ma la mente razionale e logica non è esente da trappole e problematiche, anzi spesso ne è la
causa. Il dubbio patologico per esempio, è la conseguenza diretta di un’estremizzazione di processi
mentali razionali che possono condurre all’opposto ovvero all’irrazionalità. Le decisioni complesse
possono rappresentare una sfida interessante per chi è preparato, ma possono anche essere una
palude nella quale perdersi proprio a causa dei passaggi logici necessari per giungere ad una scelta
corretta.