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La società medievale e la nascita della letteratura in volgare:coordinate storico

culturali

Il basso medioevo (XI-XIV secolo) è caratterizzato da un fermento nell vita culturale che culmina

nella nascita di quello che possiamo definire come bilinguismo accanto alla lingua principe il latino

fanno la loro comparsa le lingue volgari nazionali nella scrittura. La prima fioritura del volgare si ha

nelle corti(da cui il termine cortese ) francesi intorno all’anno mille.Scrivendo per le signore della

corte sull’amore creano un modo nuovo di intendere questo sentimento: il loro amore è un servizio

che non attende ricompensa , il desiderio si appaga nella devozione alla donna che viene idealizzata

messa su un piedistallo esempio di raccolta di valori. La letteratura non viene più intesa come

mezzo di edificazione e d’istruzione ma come forma di intrattenimento al pari del canto e della

danza,dovuto anche al fatto che il pubblico è nellla maggioranza femminile. Anche in Italia la prima

scuola poetica del 200 nasce in una corte quella del re e imperatore di Sicilia Ferdinando II.ma il

fenomeno sociale più importante è la nascita nell’Italia settentrionale dei comuni che si rendono

indipendenti dai due poteri dell’epoca :l’impero e il papato, accompagnato da una modificazione

della classe sociale con comparsa di notai,medici e mercanti diversa da quella nobiliare che

dominava nel mondo cortese. In toscana un gruppo di giovani intellettuali riprende i contenuti

propri dei poeti provenzali(i trovatori) ma ne danno un impronta autobiografica gli STILNOVISTI

( tra cui Dante ). Discorso differente per la prosa che non ha molta fortuna, mentre la novella e il

romanzo di origini francesi sono in lingua latina, bisognerà aspettare Boccaccio con il suo

DECAMERON per l’uso del volgare e per il piacere di narrare non per un fine moralistico. La

prodigiosità vitale culturale trova fondamento nei cambiamenti che avvengono nella

società:incremento demografico, riduzione delle epidemie miglioramento delle condizioni

alimentari, l’intensificarsi degli scambi commerciali che superano i confino nazionali favorendo gli

scambi culturali. I modelli feudali in cui tutto è dovuto al feudatario lasciano il posto ai comuni.In

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Italia nattorno all’anno mille non esiste un quadro “unitarioa” al Centro-Nord il Regno Italico è

assoggettato all’imperatore tedesco, il Mezzogiorno d’Italia è in parte bizantino e in parte (la

Sicilia) in mano agli Arabi. Il potere effettivo è nelle mani dei grandi proprietari terrieri con al suo

centro il castello del feudatario. Poco dopo il Mille il Vescovo Adalberone di Loan giunge a

formulare la teoria dei tre ordini : coloro che pregano(orantores),coloro che combattono

(bellatores) e coloro che lavorano (lavoratores),tale gerarchia è fissata direttamente da Dio e non c’è

possibilità di passare da un gruppo a un altro, non vi può essere miglioramento i tre ordini possono

essere paragonati alle diverse parti del corpo,la Testa (ecclesiasitici(),il ventre i soldati, i piedi i

contadini. Nel medioevo l’intelluale era rappresentato daglla classe ecclesiale, sia perché le scuole

cattedrali insegnavano solo ai frati sia perché ai nobili veniva impartita un’educazione su come si

doveva cacciare o come fare la guerra, non era importante se sapessero leggere o scrivere. Per

questo tipo di educazione risulta evidente come i laici non potevano essere dei colti. Gli unici che

potevano seguire un regolare piano di studi erano i chierici e la loro istruzione si basa sull’esegesi

biblica e sullo studio dei Padri della Chiesa. Il sistema scolastico medievale interessava anche

l’insegnamento delle arti liberali (grammatica, geometria, aritmetica ,musica astronomia). Con la

nascita delle università si assiste ad un cambiamento nel tipo di insegnamento, anche se sempre la

Chiesa aveveva voce in capitolo principalmente per lo stusdio della Teologia. La lingua usata nelle

università era il latgino e cioò favorì gli scambi culturali per l’utilizzo di una lingua quella latina

che allora poteva essere intesa come universale. Oltre agli intellettuali chierici e quelli laici

dell’università compare una terza figura di intellettuale : l’uomo di pensiero che si mette al servizio

dello Stato ricoprendo cariche importanti. Il rapporto con la cultura orientale è molto controverso

perché o viene modificata dalla chiesa che vuole riiterpretarla alla luce dei principi cristiani o la

boicotta come eretica quando non può essere assoggettata ai suoi principi.Un motivo per cui la

prosa volgare stenta a diffondersi risiede nel fatto che al di fuori delll’ambito universitario a pochi

poteva interessare la dissertazione su temi che non hanno relazione con la sfera del quotidiano.
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Nasce il termine SCOLASTICA a indicare il nuovo modo di insegnare, da una parte i magistri che

propongono la quaestio, cioè l’interrogativo e che fornisco le diverse angolazioni per potere

interpretare la questione e dall’altra gli allievi si esercitano nella disputationes,cercando di

affermare il proprio punto di vista nella discussione.Cambia quindi il soggettto a cui è rivolto

l’insegnamento se prima era limitato al clero ora di fronte si hanno glia llievi che devono essere

istruiti. Il pensiero filosofico occidentale si scontrava con quello orientale per cui gli studi su alcuni

filosofi non erano ben visti esempio Aristotele dovuto al fatto che che il suo pensiero giunge in

pccidente non in maniera diretta ma filtrato da filosofi arabi quali Avicenna e Avverroè che

valorizzavano l’importanza della ragione svalutando i valori della meditazione sulla metafisica e e

sulla divinità. Meglio accettata la filosofia di Platone presente in molte opere dei padri della Chiesa

(S,Agostino).In Francia a partire dal X secolo è ben sviluppata la poesia epico-cavalleresca che

narrano in lingua d’oil(parlata nel nord della Francia) le gesta eroiche di Carlo Magno e dei supoi

paladini contro i saraceni (la lotta del bene contro il male), Erano opere recitate in pubblico e che

subivano modificazione da parte di chi li metteva in scena, La più famosa è la Chanson de Roland,

scritta in endecasillabi e tratta dello sterminio della retroguardia francese in cui militava Orlando

da parte dei saraceni.(rappresentazione della lotta del bene contro il male cristiani contro saraceni,

contrapposizione dell’eroe positivo Orlando che muopre per la fede e del traditore Gano).Tali

struttura verrà ripresa anche da autori italiani quale l’Orlando Furioso di Ludovico Arisoto, Nella

seconda metà del XII secolo i romanzi storici lasciano il posto all’epopea dei cavakieri, talvolta di

origine dalla fantasia, il mito di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda, o la storia di Tristano ed

Isotta, o Lancelot epope personali in cui l’eroe è chiamato a superare una serie di ostacolli che

implicano valor e lealtà.Nella Francia del sud nasce la lirica in volgare (lingua d’oc) grazie ai

trovatori e nella Francia del Nord grazie ai trovieri. I temi dedella poesia provenzale sono

molteplici: a) la croncaca e la vita politica contemporanea commentata con spirito patriottico visto

che gli autori risiedevano presso le corti,b) la satira perché i poeti intrattengono il loro pubblico con
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scherzi ed invettive all’indirizzo dei loro avversari,c) la morale e la religione,d) l’amore idealizzato

e immateriale (AMORE CORTESE) che non ragiunge mai il suo scopo il desiderio del poeta

amante non viene mai soddisfatto, il rapporto è come quello tra il vassalo e il suo feudatario, questo

è il paradosso “cortese” cioà la devozione per una donna destinata a roimanere sempre

inaccessibile. E’ una poesia originalmente pensata per essere recitata davanti ad una corte e che

vede comparire al suo fianco la musica(poesia trobadorica) il poeta mette in musica i propri versi o

una volta che li ha composti si rivolge a musici professionisti.

La storia della Letteratura in Italia non è unitaria perché dei diversi dialetti nessuno aveva una

valenza che andava oltre i propri confini,toccherà al Toscano di farsi da lingua dialettale lingua

nazionale.Le poesie di quest’epoca sono tutte d’argomento morale e religioso. Il distacco dal latino

è motivato dall’eseigenza di fare comprendere un messaggio edificante a un pubblico di incolti

LA SCUOLA SICILIANA

Nasce dalla riunione di un gruppo di poeti volgari non esclusivamente di origine siciliana ma che

annoverava anche campani,calabresi, laziali, per il fatto che la corte di Federico II era una corte

itinerante. La lingua usata era un siciliano “illustre” depurato dei tratti dialettali più marcati ed

arricchito di latinismi e provenzalismi meglio accettato ds Dante rispetto al vero dialetto

siciliano(De Vulgari Eloquentia) definito come rozzo e inadatto alla letteratura.I poeti siciliano

mostrano il lloro desiderio di isolamento dal contesto storico-sociale :manca la TORNATA manca

cioè quella stanza di congedo che nelle canzoni provenzali e successivamente in quelle toscane

serviva per indirizzare il testo all’amata,Rare le TENZONI cioè gli scambi tra poeti di sonetti;

assenza di EVENTI, il poeta-amante è come prigioniero di un eterno dolore e in continua attesa.Nel

rispetto della poesia trobadorica viene CELATO il nome della donna amata, anche per evitare che i

malparlieri possano sciupare il sentimento. Tre sono invece le forme metriche adottate dalla poesia

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siciliana: la CANZONE(forma metrica polis trofica) il DISCORDO(lunga canzone in versicoli

rimati e a schema irregolare)il SONETTO (due quartine e due terzine in versi endecasillabi),

All’interno del tema amoroso vi sono un ridotto numero di motivi ricorrenti: l’EFFETTO

BEATIFICO che ha per il poeta la visione della donna amata , o quella del DOLORE per il diniego

del’amata (che da origine a topoi quali il pianto, la gelosia, il fuoco d’amore), i MALDICENTI che

seminano discordia. Alla generazione dei fondatori appartengono Federico II e il suo più influente

consigliere Pier della Vigna l’unico poeta della MAGNA CURIA(la corte di Federico II) ad

utilizzare sia il volgare materno che il latino nella poesia. Giacomo da Lentini il Notaro uno dei

primi frequentatori del sonetto ,nel suo canzoniere si ritrovano i temi e i motivi cari alla scuola

siciliana: l’incomunicabilità per cui il cui poeta non può manifestare il suo amore se non svilendo sé

e la sua donna,l’ineffabilità del sentimento ossia l’impossibilità di descrivere a parole il

sentimento,la lontananza . A metà del secolo altri poeti legati a Federico II risaliranno la penisola e

faranno da unione con ke regioni centro-settentrionali favorendo l’esportazione della poesia

siciliana e contribuendo alla fondazione della tradizione lirica toscana.

POETI TOSCANI ED EMILIANI

I testi dei poeti siciliani scritti in siciliano illustre vengono toscanizzati, ma se la traduzione poteva

essere valida per termini presi singolarmente senza svilirne o storpiarne il significato (vui=voi,

aviri= avere)ben diverso il risultato nelle parole in coppia e in rime che perdono tale caratteristica,

pertanto si da origine alla cosiddetta “rima siciliana” , In questa fase la poesia torna ad essere parte

attiva nell’impegno civile (nella scuola siciliana era distinto l’impegno nel sociale e il

poetare)grazie al nascere dei comuni; cade così l’equazione poesia = poesia d’amore(scuola

siciliana)i poeti della prima generazione tosco-emiliana trattano anche contenuti politici ed etico-

religiosi . Prende sempre più piede la TENZONE, e l’uso di inviare le proprie canzoni a destinatari

esplicitamente nominati, Da strumento di svago fine a se stessa quale era nella Magna Curia, la

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poesia si fa nei comuni centro-italiani del secondo Duecento, mezzo di comunicazione alternativo

alla prosa.

GUITTONE D’AREZZO Certamente prese parte attiva alla vita politica del suo tempo

se giunge a noi un suo lamento in provenzale sulla sconfitta dei Guelfi fiorentini e che ebbe

ripercussione sullo stesso Guittone costretto ad esiliare. Si rifà alla poesia cortese in cui amare e

cantare il proprio amore sono esperienze nobilitanti. In molti dei suoi componimenti pur restando

poeta d’amore si diversifica dalla tradizione cortese: da un lato offre una visione totalmente

negativa dell’esperienza sentimentale,considerata come una malattia dalla quale guarire,che annulla

la ragione e distrugge il corpo;dall’altra dimostra come la finzione cortese sia un velo che cela il

desiderio del possesso fisico. Cessa di essere poeta d’amore quando entra nell’ordine dei

CAVALIERI DI SANTA MARIA passa a contenuti etico - religiosi. A lui si deve:a) la canzone

allungata sino a raggiungere le dimensioni di un piccolo trattato inversi, la creazione del SONETTO

CAUDATO sonetto con l’aggiunta di versi nel corpo del teso o in coda,b) l’adozione di un

linguaggio volutamente complesso,allusivo e chiuso (del trobar clus provenzale)associato a

contenuti di interesse pubblico come la politica e la morale e dunque almeno in teoria si rivolge a un

più ampio bacino dio lettori.

GUIDO GUINIZZELLI sul versante emiliano compie un’opera analoga, compone

secondo i modi dei siciliani e agisce da precursore nei confronti dello stilnovo fiorentino che lo

riconosceràè come padre (Dante Purgatorio XXVI canto,tra i lussuriosi).Due testi sono importanti

uno è la risposta in sonetti con Bonagiunta che lo accusava di essersi dato ad uno stile poetico

oscuro, e la replica nel sonetto Omo ch’è saggio è un invito sarcastico alla prudenza e alla

riservatezza che ogni uomo saggio deve avere nell’esprimere il proprio pensiero sino a che non sia

sicuro di essere nel giusto, Il secondo testo è la canzone AL cor gentil l’equiparazione tra amore e

cuore nobile viene nelle altre stanze arricchita con metafore tratte dalla fisica e dell’astronomia: il
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cuore gentile è una pietra preziosa nella quale si annida la virtù magica….. La quarta stanza separa

tra nobiltà e non-nobiltà: la gentilezza risiede nelle virtù npn in natali illustri. Nella stanza finale

giunge a assimilare la donna amata ad un angelo (stilnovo). Si immagina al cospetto di Dio il quale

lo biasima per avere rivolto su un vano amore terrestre le lodi e le devozioni che solo a Lui

convengono, e il poeta conclude rispondendo che agli occhi del peccatore la donna era

un’immagine del divino.

LO STIL NOVO GUIDO CAVALCANTI


A spiegare come e chi abbia dato origine allo stilnovo ,è lo stesso Dante che .Nella Vita nuove nel

De vulgari eloquentia e nella Commedia ci dice che insieme a Cavalcanti a Cino e a Lapo Gianni,ha

dato vita ad un modo di fare poesia del tutto nuovo e migliore rispetto alla maniera di Guittone e

degli altri toscani.L’unico poeta italiano della precedente generazione che si salva ,a giudizio di

Dante, è Guido Guinizelli, è lui l’autore che merita il titolo di iniziatore e padre del nuovo corso

poetico. Dante nella sua Commedia scrive del suo incontro con Bonagiunta tra i golosi del sesto

girone e mette il confine tra la poesia pre e post Dante (Purgatorio XXIV,52-57)facendo dire a

Bonagiunta che ora vede chiaramente ciò che gli impedì di essere uno stilnovista. Lo stilnovo porta

una semplificazione dello stile,i poeti guittoniani avevano lunghissime canzoni trattato e come i

poeti siciliani avevano modificato la struttura del sonetto con introduzione nel corpo o nella coda

dei versi,abbandonando tale metrica.Guittone e i suoi contemporanei avevano usato il volgare per

introdurre temi di morale e religione, con lo stilnovo l’Amore torna ad essere il tema principale

della poesia. L’amore terreno dai primi era stato definitivo come un male ,gli stilnovisti al contrario

vedono nella donna una immagine di Dio,un angelo inviato suula terra per salvare l’uomo. La

critica ha parlato per gli stilnovisti ad un ritorno ai siciliani , sia per la centralità del temo

amoroso,per il rifiuto dei poeti delle due scuole di parlare della realtà extrasoggettiva. Non solo gli

stilnovisti evitano di affrontare temi politici, etici, religiosi,ma rinunciano anche al dialogo con

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interlocutori estranei all’arte. La loro è una poesia indifferente alla quotidianità, che richiede spesso

conoscenze di tipo filosofico e teologico e parla dunque ad una ristretta cerchia di letterati.

GUIDO CAVALCANTI
nato tra il 1250 e 1260 da una ricca famiglia fiorentina si interessò alla filosofia e entrò in contatto

con i filosofi averroisti. L’amore non è come sarà per Dante nella Vita Nuova un’avventura positiva

anche nei suoi risvolti dolorosi, ma un’esperienza tragica che è al confine con la morte. Più che

tragedia dovrebbe parlarsi di dramma, è una poesia dialogica i vari attori della rappresentazione

amorosa (i sospiri, la donna, il cuore,) vengono personificati e dotati di parola, così da sviluppare

all’interno del testo complessi discorsi a più voci. In un’altra celebre canzone Donna me prega il

tema è una serie di domande sull’amore che una donna avrebbe posto a Cavalcanti (dove risiede

Amore, chi lo crea, come si juove) e Cavalcanti risponde servendosi della filosofia aristotelica e del

suo interprete Averroè, Alla canzone d’Amore si sostituisce la canzone sull’Amore. Il suo

testamento letterario è la ballata Perch’ì no spero dio tornar giammai lontano da Firenze il poeta si

rivolge alla ballata stessa e la prega di recarsi dalla donna amata facendosi messagera delle sue

ultime parole, essendo convito della vicinanza della sua morte.

CINO DA PISTOIA
è il terzo poeta stilnovista per importanza, buona parte dei suoi testi sono dedicati ad una donna di

nome Selvaggia,Con gli stilnovisti i poeti ritornano a dare un nome alle donne cantate e dando al

termine donna qualcosa che va ben oltre al significato del termine, E’ più sperimentale nei sonetti di

corrispondenza dove la dolcezza del poeta lascia spazio a un registro medio che di volta in volta è al

servizio della satira, dell’invettiva, della burla.

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LA POESIA COMICO REALISTICA
nella tradizione mediolatina e francoprovenzale,accanto alla poesia seria ebbe grande rilievo la

poesia burlesca, composta da giullari e spesso recitata al pubblico delle città,I suoi temi sono

ricavati dalla vita quotidiana intristita dalla povertà, dalla malattia, dalla vecchiaia,dalla fame a cui

si contrappongono piccole gioie quali il vino il sesso e il gioco. Questo tipo di poesia non resto ad

appannaggio solo dei giullari o dei goliarid( religiosi che studiano e vanno da una università

all’altra intrattengo il loro pubblico con le loro composizioni) ma diventò nel tempo una maniera

nella quale tutti i poeti poterono esercitarsi e tra essi anche gli stilnovisti Guinizelli e Cavalcanti e

nella seconda metà del Duecento Cecco Angiolieri. L’amore è visto nei suoi aspetti più fisici e

materiali,la donna è una figura in carne ed ossa, e ciò che il poeta desidera è il suo corpo. Questa

visione permette l’uso di temi quali la povertà, il dolore, la taverna, entrando così in contatto con

figure minori della realtà cittadina. Il realismo va in due direzioni: in primo luogo il poeta parla di

sé delle sue passioni e delle sue disgrazie con sincerità; in secondo luogo il poeta ritare con la

caricatura i personaggi che popolano i rioni di Siena e Firenze.Con i poeti comico-realistici si ha la

rottura con la tradizione siculo-toscana e l’ingresso dellla realtà comunale nel mondo dell’arte.

LA POESIA RELIGIOSA
nel duecento si esprime quasi completamente in latino.Benchè la predicazione avvenisse in volgare

poche fonti ci sono giunte, localizzabili in Piemonte (Sermoni subalpini) per la vicinanza con la

Francia dove la registrazione per iscritto delle prediche volgari era la prassi. Anche la letteratura

Francescana (i Fioretti) venne scritta in latino e solo nel Trecento volgarizzata,

FRANCESCO D’ASSISI
rappresenta un cardine della spiritualità cristiana medievale, Nato da una famiglia medioalta, lascia

le sue ricchezze e con un piccolo gruppo di frati inizia a predicare il Vangelo in assoluta povertà, il

suo ordine e le sue regole venne approvato da Papa Onorio III. Negli ultimi anni della sua vita
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compose il Cantico delle Creature il testo non segue uno schema metrico i versi sono di lunghezza

ineguale e assonanzati (cioè legati da assonanza) e possono essere interpretati come prosa ritmica.

Ripete per otto volte la Lode a Dio per altrettante sue creature giudicate intimamente buone. L’elogi

della creazione reagibva al dualismo di sette quale quella dei CATARI che contro il dogma

cristiano separavano nettamente la sfera spirituale , emanazione diretta di Dio, da quella mondanae

corporea, ritenuta creazione di Satana. Le LAUDI sono degli inni dedicati soprattutto a Maria. Con

il sorgere delle confraternite laiche, la lauda divenne il più comune dei mezzi di devozione, che

raccolti in laudari sono ancora consultabili. Si tratta generalmente di testi anonimi,metricamente e

retoricamente semplici in forma di ballata.

IACOPONE DA TODI
Si può definire come il codificatore e il modello del genere. C’è in lui come nei suoi predecessori

una componente mistico-ascetica in cui si esprimono i motivi più caratteristici della spiritualità

cristiana: esortazione alla virtù, al pentimento,il timore di Dio e della morte nel peccato. Nel suo

canzoniere si associano a questi temi a temi di natura privata:INVETTIVE contro il papa Bonifacio

VIII,epistole in versi a destinatari quale Papa Celestino V, Il realismo di IAcopone dato dal suo tono

brusco e diretto, la violenza delle immagini la quotidianità del lessico si avvicinano a quella scuola

che si andava formando il filone burlesco di Checco Angiolieri che rappresenta un controaltare

borghese e erealistico al mondo della cortesia tenuto vivo dagli stilnovisti,

LA PROSA
sino alla metà del Duecento la lingua utilizzata era il volgare per brevi scritti di carattere

pratico:registrare per iscritto conti. L’uso del volgare mira a una comunicazione rapida e chiara tra

soggetti senza intenzione artistica e/o culturale. L’ars notoria (il complesso di regole per scrivere

un documento in buon latino) e l’ars dictandi (abilità nello scrivere le lettere), interessa sempre un

pubblico più vasto e ciò spiega l’utilizzo del volgare oltre che del latino.Il latino restava la lingua
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della comunicazione colta anche fuori dai confini nazionali. In ambienti ufficiali come la Chiesa o

le cancellerie di corte il latino resterà per molti secoli ancora l’unica lingua possibile.

LA PROSA NARRATIVA
diede nel duecento scarsi risultati, narrare era possibile solo se ciò avrebbe comportato una crescita

morale. Le prime raccolte di novelle dovevano imparare qualche cosa,la loro struttura era quella di

raccolta di exempla ( brevi raccolti che illustrano un precetto morale),la novella gusto per la

narrazione si avrà solo nel quattrocento. Quanto alla genesi le nostre prime prose narrative sono in

buona misura traduzioni di modelli francesi e/o latini. Nei CONTI SENESI i 14m racconti

vengono preannunziati come opera di utilità a coloro che la leggeranno. Protagonisti non sono i

borghesi,saggi, filosofi, ma anonimi personaggi legati alla Chiesa(eremiti, frati, monache) che

attraverso le loro vicende forniscono al lettore un modello di virtù e di comportamento cristiano.

L’autore interviene sia all’inizio per instradare il lettore alla giusta comprensione del testo, sia in

coda per mettere in chiaro il significato esemplare della novella. Altro tipo di exempla sono Conti

di Antichi cavalieri non hanno un intento didattico, ma una funzione di ammaestramento e

moralizzazione dei reggitori delo stato, vengono scelti i cavalieri come protagonisti perché essendo

modelli di virtù potessero affascinare e convincere uomini di ogni parte politica.

IL NOVELLINO
getta le basi della nostra prosa narrativa. E’ indubbio se le cento novelle che la compongono

risalgano alla struttura originale o siano frutto di una postera selezione per farne il controaltare

antico al Decameron di Boccaccio composto dallo stesso numero di novelle. Vi sono novelle

accomunate dal tema della saggezza, dall’ambientazione (il mondo classico),dall’identità del

protagonista (le novelle federiciane). Si tratta di legami deboli che non possono dare all’opera una

struttura compatta.. Se nel prologo dei CONTI SENESI l’autore richiama l’attenzione sul suo

compito educativo, nel NOVELLINO l’autore chiarisce che il suo impegno è di natura laica, anche
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se l’inizio recita: Nostro Signore Gesù Cristo, le poche novelle religiose sono quelle di valore più

basso perché ricalcano in maniera passivala struttura dell’exemplum o perché alla fine vi è una coda

moralizzatrice. Ancora nel prologo dell’opera si dice di volere rallegrare il corpo a vantaggio di

coloro che non sanno e desiderano saper.Questa dedica potrebbe far pensare che l’opera sia rivolta

ad un elite intelligente e in grado di capire con argutezza ciò che in realtà si vuole dire, ,anzi i tipi

normali e quotidiani dei personaggi e la scioltezza della sintassi ne rendono evidente l’indirizzo ad

una fruizione popolare .La novella si chiude con un colpo di scena che è una battuta arguta e

spiritosa che risolve la situazione. La mancanza di commento dell’autore è dovuto al fatto che le

parole messe in bocca ai personaggi contengono da sole una morale implicita e perfettamente

comprensibile.

Nel corso del trecento si assiste ad un incremento dell’utilizzo del volgare nella scrittura, oltre alla

letteratura di invenzione (noevelle e romanzi) si utilizza nella storiografia, nei

libri di famiglia,nella letteratura edificante. Se la gran parte della prosa ci giunge dalla toscana, il

capolavoro storiografico giunge dal Lazio,LA CRONICA da un anonimo relativa alla vicenda di

Cola di RIenzoe al suo tentativo di instaurare a Roma un governo popolare,ciò che fornisce alla

narrazione vivacità e forza è l’uso del dialetto romanesco.

DANTE ALIGHIERI

Nasce nel 1265 in una Firenze divisa tra i sostenitori dell’impero (ghibellini) e i sostenitori del Papa

(guelfi). Appartiene a una famiglia della piccola nobiltà, studia nelle scuole religiose

(Convivio),integra questa istruzione con la lettura dei filosofi antichi,e con il dialogo degli intelluali

della sua generazione. Partecipa in prima persona al governo del comune(magistrato cittadino). Nel

1301 viene inviato a Papa Bonifacio VIII che voleva ridurre Firenze sotto il suo controllo grazie

all’appoggio dei Guelfi Neri, per un compromesso, ma durante la sua assenza i Guelfi neri si

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impadroniscono della città e i Guelfi Bianchi tra cui Dante vengono messi in esilio.Non tornerà più

a Firenze, l’ultimo rifugio del poeta fu Ravenna dove morì nel1321. Del suo incontro con Beatrice

c’è traccia nella VITA NOVA figlia di un ricco mercante, il loro primo incontro avviene quando

Dante ha nove anni,a diciotto si innamora e nel 1290 si ha la morte di Beatrice.Al periodo

successivo all’esilio appartengono: De Vulgari eloquentia (1305 incompiuto),il progetto filosofico

del CONVIVIO(incompiuto),il saggio politico della MONARCHIA In margine la stesura della

COMMEDIA, non ci è rimasto alcun documento che possa essere attribuito a Dante.

VITA NOVA è il dario della vita interiore di Dante nel periodo di Beatrice, l’io non è il

protagonista ma il testimone di eventi memorabili, la vita e la morte di Beatrice., non è un a

allegoria o un mito, è il resoconto di un’esperienza realmente vissuta. Per quanto riguarda la forma

è un PROSIMETRO ossia un testo in prosa con inserimento di poesie., i capitoli in prosa sono

stati composti dopo la morte di Beatrice, definiscono le circostanze storiche, introducono e

commentano le poesie che Dante anni prma le avevav dedicato. I componimenti raccolti nella Vita

Nova sono di tipo stilnovista riflessione sull’amore presente, il riocordo dell’amore vissuto, la

preghiera alla donna amata perché si dimostri pietosa nei confronti dell’amante. A metà del libro si

assiste al cambiamento dopo che Beatrice gli nega il saluto, rinuncia alla poesia preghiera e si

rifugia nella lode senza attendersi ricompensa da Lei. A differenza dei trovatori e dei siciliani la

Lode non è diretta alla bellezza dell’amata ma alle sue virtù morali (la donna Angelo) immagine di

Dio e dispensatrice di salvezza La morte di Beatrice induce un cambiamento in Dante che ricorre ai

testi di lutto ,non si limita al lamento e alla commemorazione dell’amata.

LE RIME

Raggruppano le poesie giovanili non raccolte nella Vita Nova e le poesie della maturità,la maggior

parte dei primi sono testi di corrispondenza del periodo fiorentino precedente l’esilio. Il metro

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utilizzato da Dante per i temi morali è la canzone,perché un discorso complesso come quello morale

non può esaurirsi in poche battute, ha bisogno di una forma metrica allungabile a piacere e più

libera; esse contengono poesie scritte per donne diverse da Beatrice o che male si sarebbero inserite

nell’opera. La poesia d’amore non cessa con la morte di Beatrice, ma subisce un cambiamento di

stile, Beatrice aveva suggerito atmosfere rarefatte, al contrario una donna chiamata Petra, perhè

dura e crudele, ispira a Dante poco prima dell’esilio le CANZONI PETROSE dove è racchiusa la

sofferenza del poeta a causa dell’ostilità della donna amata . Dante riesce a creare una correlazione

tra la durezza del contenuto e la durezza dell’espressione (così nel mio parlare voglio essere aspro

com’è negli atti questa bella petra) .

DE VULGARI ELOQUENTIA

Tra il XIII e il XIV secolo la poesia in volgare era appena nata, il latino era la lingua “universale”

ben regolata da una grammatica affidata ,per cui come disse Dante occuparsi scientificamente del

volgare era un’impresa nuova. L’uso del latino nella stesura dell’opera potrebbe sembrare un non

senso, in realtà ricorre al latino perché non si rivolge al popolo ma ai dotti, che se persuasi delle sue

argomentazioni avrebbero potuto aiutarlo nel suo progetto di definizione e di diffusione del volgare.

Quello che Dante cerca di definire è un VOLGARE ILLUSTRE che sia in grado di competere con il

latino come lingua della comunicazione colta.Dante appare ben informata sulla poesia delle varie

regione italiane ma anche su quella francese e provenzale, questa sua opera può essere intesa come

una storia della letteratura dove oltre alla citazione vi è anche la critica.Che fosse a conoscenza

dell’esperienza provenzale vi è la citazione nel canto XXVI del Purgatorio dove indica il trovatore

Arnaut come” miglior fabbro del parlare materno” cioè del volgare.

IL CONVIVIO

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Se il De Vulgari eloquentia è il proclama dell’utilizzo del volgare ,quest’opera (il banchetto di

scienza offerto a chi per varie rragioni non ha potuto avvicinarsi al sapere) è la messa in pratice del

programma. Dante qui dimostra come il volgare può essere impiegato non solo nella poesia ma per

trattare problemi di impegno.Dante riprende alcune sue canzoni e dedica a ciascuna un trattato per

spiegarne parola per parola e rivelarne il significato allegorico nascosto.L’utilizzo del volgare nella

spiegazione è strettamente correlata al fatto che le poesie contenute sono in volgare; il latino

sarebbe stato compreso da pochi perché pochi sanno leggerlo.

LA MONARCHIA

E’ un trattato di terapia politica nel difendere l’autorità dell’impero contro le pretese temporali della

chiesa.L’opera fu condannata al rogo come opera eretica e sino alle soglie del 900 iscritta

nell’indice dei libri proibiti.Nel primo libro Dante risponde alla domanda se l’impero fosse

necessario per il buon ordinamento del mondo per quella pace universale che Dante affermava

essere il sommo bene per l’umanità.(risposta affermativa); nel secondo libro si domanda se il

popolo romano ha assunto legittimamente il potere imperiale, la risposta fu che l’impero romano

prevalse non tanto per la forza quanto per un disegno divino. La ragione e la fede concordano

quindi nell’assegnare all’impero il pieno dorottto sulle cose terrene. Nel terzo quesito Dante si

domanda se l’autorità dell’imperatore dipenda direttamente da Dio o dal Papa,ossia se l’imperatore

è sottomesso al Papa e gli deve obbedienza o se i due poteri stanno sullo stesso piano. Dante

osserva come le tesi dei difensori papali non trivano riscontro nei testi sacri ne nel vecchio che nel

nuovo testamento,affronta il problema della donazione dell’imperatore Costantino I il quale aveva

lasciato Roma e la parte occidentale dell’impero romano. Documento poi dimostratesi falso ma che

in virtù di esso veniva chiarito che al Papa spettava il compito di conferire o togliere l’autorità

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all’imperatore. L’obiezione di Dante a questa situazione dice che il papa non aveva il potere di

accettare dei beni terreni per una disposizione evangelica.Le conclusioni di Dante sono:a) l’impero

è nato prima della Chiesa e non essendo essa stata causa della nascita dell’impero questi non le può

essere sottomesso;b)non vi sono né leggi di natura né di Dio che dicono che sia la Chiesa a dare o

no il potere all’imperatore,c)Gesù ha affermato che il suo regno non è di questo mondo. Per queste

argomentazioni conclude Dante il potere dell’imperatore discende da Dio ed è indipendente dal

papato. Al Papa spetta di guidare gli uomini verso la salvezza eterna, all’imperatore a guidarli verso

la felicità terrestre.

LE EPISTOLE

Sono tutte in latino negli anni dell’esilio, come tema l’attualità politica e la situazione di Firenze. La

lettera più importante e quella inviata alla corte di Verona dove soggiornò, e che accompagna un

dono, il PARADISO che Dante dedica al suo benefattore. Si tratta di una lettera in 33 capitoli che è

una sorte di introduzione alla Commedia e che distingue nel poema due livelli di significato: un

significato letterale,l’opera parla dello stato delle anime dopo la morte; un secondo significato

allegorico alla luce del quale il poema parla dell’uomo, che per i meriti e i demeriti acquisiti col

libero arbitrio ha conseguito premoi e punizioni da parte della giustizia divina.

EGLOGHE

La poesia di Dante è tutta in volgare ad eccezione di due poesie ad ambientazione pastorale in

risposta alla domanda che gli veniva fatta dall’università di Bologna che sottolineava quali

riconoscimenti avrebbe ottenuto nel ritornare ad usare il latino ispirandosi alla cronica

contemporanea. La risposta di Dante viene detta da un pastore (personaggio della lettera) che

preferisce i pascoli noti (Ravenna e la poesia volgare) e di non volerli lasciare per una nuova città

(Bologna e la poesia latina).


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LA COMMEDIA

Sul perché dante abbia scelto questo titolo diverse sono i pensieri di interpretazione: per la sua

forma e per il suo contenuto. I sostenitori della prima ipotesi dicono che è dovuto allo stile medio di

cui è composta ,più consono alla commedia, non sostenuto ed elegante come quello usato per

l’Eneide di Virgilio, Secondo altri la scelta è legata alla trama,nella tragedia le cose cominciano

bene ma terminano male, nella commedia la situazione iniziale è svantaggiosa per i personaggi ma

migliora nel corso dell’opera, sino a sfociare in un finale in cui tutti i problemi vengono risolti.

L’inizio tragico sta nel perdersi nella selva da parte di Dante quando ha trentacinque anni ed è nel

mezzo del cammin di nostra vita e parla del cammino che effettuerà nei tre regni ultraterreni. Ogni

cantica è formata da 33 canti ad eccezione della prima dove sono 34 perché il primo anto fa da

prologo all’opera intera. La durata del viaggio è di sette giorni ma non è solo all’inferno e al

purgatorio sino alle porte del Paradiso terrestre la sua guida sarà Virgilio,simbolo della ragione

umana non oltre può arrivare la ragione se non illuminata dalla fede.Virgilio sppiega a Dante il

significato e lo scopo delle pene e l’oidentità dei peccatori incontrati. In Paradiso la guida è

Beatrice, che già nella vita nova era stata considerata un’anima eletta,degna di stare dopo la morte

in sommo celo, Beatrice emblema della Fede risolve i dubbi di Dante relativi alla dottrina

cristiana.E’ lei che ha voluto riscattare Dante dalla condizione di peccato in cui viveva e gli

chiaririrà che la visione dell’inferno e del purgatorio era necessario per ottenere il pentimento e la

salvezza eterna di Dante. L’inferno è rappresentato come un cono la cui base risiede nell’emisfero

boreale con al centro Gerusalemme, questa forma è la conseguenza della caduta di Lucifero e lo

spostamento della massa di terra che questa caduta ha provocato dal lato opposto ha dato origine

alla montagna del Purgatorio alla cui cima c’è il paradiso terrestre. Partendo da qui Beatrice e Dante

raggiungeranno i cieli del Paradiso. La disposizione dei peccati nell’inferno segue l’idea di

Aristotele,man mano che si scende verso il centro i peccati e le pene si fanno più gravi e più crudeli.

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Nell’antiinferno ci sono gli ignavi cioè coloro che non hanno saputo decidere e sono reietti sia da

Dio che dai suoi nemici. Nel limbo vi sono le anime di coloro che non hanno conosciuto Dio ma si

sono comportati virtuosamente. Nel girone dei traditori nei posti più bassi si ritrovano Lucifero che

tradì Dio e Giuda che tradì Gesù,Bruto e Cassio che tradirono Cesare.Per il purgatorio vi è la stessa

disposizione solo che mentre Inferno e Paradiso sono eterni il Purgatorio è destianto a

svuotarsi,poiché le anime che epiano i propri peccati un gorno andranno in Paradiso, in secondo

luogo l’ordine è invertito si va dalla colpe più gravi a quelle più lievi. Nel Paradiso non vi è

disposizione gerarchica ma tutte le anime beate vivono e contemplano nella gioia Dio. Per

equlibrare la struttura con gli altri due canti anche nel paradiso Dante descrive una sorta di divisione

nel senso che le anime che gli si fanno incontro lo raggiungono nel cielo che ebbe la maggiore

influenza nella sua vita: gli spiriti amanti incontrano Dante nel cielo di Venere, i combattenti per

fede nel cielo di Marte. Nell’inferno e nel Purgatorio le pene vengono inflitte per contrappeso,nel

senso che ricordano la colpa avuta, nel V canto una bufera sconvolge le anime di chi in vita erano

state mosse da passione amorosa;nel canto X gli eretici che non cedettero alla resurrezione di Gesù

sono costretti a vivere rinchiusi in un sarcofago. La forma della visione ha precedenti nella

letteratura classica: nell’Eneide Enea scende nel regno dei morti per incontrare il padre Anchise.

Nella seconda lettera ai Corinzi Paolo narra di essere stato rapito in Paradiso e di avere udito parole

indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Nella Commedia Dante utilizza come metrica la

terzina incatenata forse per un richiamo simbolico al numero tre o perché tale metrica rispetto alle

rime baciate lascia più libertà. Per la raffigurazione dell’Inferno Dante si serve di uno stile aspro

realistico talvolta triviale,diverso è lo stile nel purgatorio e nel paradiso, poiché quello che Dante ha

ora davanti non è una realtà materiale e carnale, ma un mondo di puri spiriti che sono o saranno

beati.Per cui l’utilizzo di una lingua più raffinata fatta di latimismi; dovendo inoltre dar conto di una

realtà estranea ad ogni umana (il Paradiso) Dante inventa le parole che servono ad esprimerla :

incielarsi, insurarsi.
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FRANCESCO PETRARCA

Dante Petrarca e Boccaccio sono considerati le tre corone fiorentine, anche se Petrarca non la

conobbe per causa dell’esilio, si stabilisce vicino ad Avignone essendo il padre della corte

papale,alla morte del padre diventa cappellano della famiglia dei Colonna. Amareggiato dalla

situazione che vige in Italia più volte esorta i Papi a lasciare Avignone per ritornare in Italia. Segue

favorevolmente l’impresa di Cola di Rienzo il quale tenta di costituire un potere popolare a Roma

non sotto il controllo delle grandi nobili famiglie e scrive una lettera al papa perché appoggi questa

opera. Morto Cola Petrarca sottolinea come il fallimento fosse stato dovuto alla mancanza di

risolutezza della lotta di Cola. Sempre più convinto di ricreare un nuovo ordine come Dante confida

nell’intervento dell’imperatore e lo invita a scendere in Italia da pacificatore. La sua vita è sempre

dibattutata tra corpo e anoma: imn una sua lettera dice che dopo la salita al Monte ventoso in cima

apre a caso le confessioni di Sant’Agostino e la pagina che legge recita: e gli uomini vanno ad

ammirare le altezze dei monti e l’immensità dell’oceano e il corso delle stelle, e trascurano se stessi.

Ciò indicò al poeta la necessità di una conversione. L’influenza della cultura greco-latina si fa

sentire nelle sue opere,l’idea di cultura di Petrarca si fonda su due elementi:a) il recupero dei valori

civili e morali della classicità;b) la dottrina della fede del padre della chiesa Agostino,questi sono

glio elemeti che spingeranno Petrarca alla ricerca dei fondamenti morali dell’uomo.

LE OPERE LATINE

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AFRICA la vittoriosa guerra di Scipione contro i Cartagenesi, come allegoria èpoteva essere letta

la situazione dell’Italia di allora

DE VIRIBUS ILLUSTRIBUS raccolta biografica dedicata ai grandi personaggi della storia

romana da Romolo a Tito

La novità di Petrarca consiste: non si limita a ripetere quanto trova scritto nelle sue fonti ma compie

un’opera critica di storiografia; una rigida selezione è il valore civile ad interessare il biografo non

la virtù

RERUM MEMORANDUM LIBRI

Si tratta di una raccolta di aneddoti per illustrare le quattro virtù cardinali: giustizia,

fortezza,temperanza,prudenza .rimasto incompleto

SECRETUM

Riflette e parla di se immagina un dialogo tra Lui e Sant’Agostino al cospetto della Verità,il Santo

esorta Francesco a riflettere sulla morte ed a orientare la propria vita al bene. Passa in rassegna in

rassegna i peccati soffermandosi su quelli che sono proprio del Petrarcalussuria, accidia, ambizione.

E’ stato proprio l’amore per Laura ad allontanarlo da Dio,quanto alla letteratura è tempo di

abbandonare le opere laiche e invece meditare sui testi sacri e sul destino dell’anima.

Scrive anche due saggi in latino De vita solitaria e De otio religioso,nel primo vi è un elogio alla

solitudine e alla lettura,il secondo è un paragone tra la vita serena dei monaci che hanno rinunciato

al mondo e chi come Petrarca nel mondo è ancora coinvolto.

Petrarca fu uno scrittore di lettere rivolte a singoli interlocutori densi di ammaestramenti filosofici,

di riflessioni morali,le ritocca e ne scrive di nuove retrodatandole e le riunì in diversi libri:

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familiares illustrano quasi quotidianamente la vita e l’evoluzione intellettuale del poeta; sine

nomine(senza il nome dei destinatari)con questione politiche e religiose e un duro attacco alla corte

papale avignonese;epystole tratta di questinoni familiari e di meditazioni morali e

filosofiche;seniles mai portati a termine.

I TRIONFI

Si tratta di un poema in terzine ispirato alla Commedia: anche Lui come Dante è snmarrito ed

incontra una lunga schiera di defunti illustri; contempla prima il trionfo d’amore , il carro del dio

cupido è seguito dagli spiriti che durante la loro vita vennero vinti dall’amore(Dante e Beatrice)alla

fine del corteo vi è anche il Petrarca. Nei canti successivi l’amore è vinto dalla pudicizia, la

pudicizia dalla morte la morte dalla fama postuma. Alla fine la visone dell’Eternità si conclude non

con una preghiera a Dio ma sul presagio del ricongiungimento in paradiso con la donna amata.

IL CANZONIERE

E’ la raccolta definitiva delle sue poesie in volgare, è un insieme di sonetti, canzoni,sestine,ballate,

madrigali,diviso in due parti testi in vita di Laura e testi in morte di Laura. La sequenza non è

sempre in ordine cronologico ma anche di congruità tematica come per esempio il motivo della lode

degli occhi o del dolore per la distanza dalla donna amata. All’interno della raccolta c’è spazio

anche per un tema militante con i sonetti antiavignonesi nei quali Petrarca condanna l’uso delle

milizie mercenarie da parte dei principi italiani e invita questi ultimi in perenne lotta tra loro alla

pace.

Se l’amore dei trovatori e dei poeti del 200 era un sentimento recitato in pubblico, in cui poco

spazio aveva la soggettiva del poeta,in Petrarca si tratta di una narrazione quasi in solitudine,

si ha il passaggio dall’oggettività alla soggettività,l’io del poeta amante è ora al centro della

scena
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GIOVANNI BOCCACCIO

Figlio di un ricco mercante fiorentino risiede a Napoli dove il padre lavora come rappresentante dei

banchieri della corte angioina,qui conosce la donna che nelle sue opere ribattezzerà Fiammetta.

Nella biblioteca angioina viene in contatto con i testi classici, i romanzi francesi,la letteratura

mediolatina la poesia provenzale e stilnovista. Nel 1360 prende gli ordini sacri e questa conversione

segna un distacco dalle opere in volgare per quelle in latino di ispirazione classica o biblica. A

Napoli lavora a tre oper in volgare;

FILOCOLO l’amore contrastato di Florio(nobile) e Biancifiore (che si scopre dopo essere di

origini nobili) separati dalla famiglia di lui, Florio va alla ricerca dell’amata e dopo avere scoperto

ile sue nobili origini si sposano e salgono al trono . Boccaccio collauda lo schema della brigata di

giovani che fanno i loro racconti, tema che sarà quello del Decamerone.

FILOSTRATO l’amore di Troiolo e Criseade al tempo della guerra di Troia e della morte in duello

di Troilo con Achille dopo aver saputo della morte dell’amata. Se il Filocolo era il romanzo

dell’amore saldo il secondo è quello del tradimento perché Criseade prigioniera dei greci si concede

a Diomede.

TESEIDA rinnova la tradizione dell’epica ma in volgare parlando di Teseo

La COMEDIA (AMETO) è un prosimetro come la Vita Nova di Dante che narra dell’amore del

pastore Ameto per la ninfa Lia, incontrando Venere si ha la sua trasformazione da pastore rozzo a

uomo. Questo starebbe a significare l’umanità passate dalle barbarie primitive alla civiltà grazie alla

virtù e all’amore.

L’AMOROSA VISIONE tra eispirazione dalla Comedia di Dante. Il poeta smarritosi nell’inferno

(allegoria dello stato d’animo del poeta stesso), vienne soccorso e accompagnata ad un castello da

una donna. Gli si aprono due porte una stretta che conduce alla virtù e una larga che conduce ai beni

mondani. Il poeta sceglie la seconda e come una storia del mondo in immagini vede gli spirirti
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sapienti (filosofi,poeti antichi, Dante),quelli dei condottieri e degli eroi (Cesare, Dario, Carlo

Magno),gli spiriti amanti(Didone ed Enea). Finita la contemplazione l’autore –protagonista ritrova

la sua amata Fiammetta. Si risveglia e apprende di dovere iniziare un nuovo viaggio attraverso la

porta stretta della virtù.

IL DECAMERON vi lavora negli anni successivi alla peste nere a Firenze 1348. L’opera inizia

con una descrizione della situazione in città (i morti, le fosse comuni). Un gruppo di dieci giovani

(sette donne e tre uomini) si riunisce e decide di abbandonare la città per evitare il contagio. La

cornice del Decameron dove l’autore parla in prima persona dà conto della vita della brigata durante

le due settimane di esilio. I giovani giornalmente scelgono uno o una tra loro che saranno il re o la

regina di quel giorno e stabiliranno ciò che deve farsi quel giorno.raccontano una novella al giorno

per dieci giorni esclusi il venerdì e il sabato. Gli argomenti delle novelle sono descritte nel Proemio,

amore e fortuna sono i temi dominanti l’amore e la fortuna.E’ prevalente la dimensione burlesca o

euforica, e l’amore è spesso una semplice soddisfazione sessuale. Il secondo tema la fortuna va

intesa come ciò che di strano e singolare movimenta la normale vita degli uomini.Una parte

considero vele delle novelle decamerioniane ha lo scopo di far ridere o per l’uso arguto della parola

da parte dei protagonisti o dal genio da essi dimostrato nel mettere nel sacco i loro ointerlucotori.

L’importanza del Decameron risiede nelle novelle sui costumi contemporanei,attraverso di esse

entra nella letteratura italiana la realtà umana nelle sue più varie manifestazioni.Boccacio

sapientemente usa il dialetto e soprattutto il discorso diretto: mentre gli altri mettevano le loro

parole in bocca ai personaggi con Boccaccio ognuno ha una voce diversa anticipando la polifonisa

del romanzo moderno,

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GENEALOGIA DEGLI DEI PAGANI
nei primi tredici libri viene raccolta tutta la mitologia pagana, mentre negli ultimi due è presente un

elogio e una difesa della poesia che al contrario delle altre arti quali quella medica o quella del

diritto che sono indirizzati al guadagno, la poesia è al pari della filosofia e della teologia necessarie

al miglioramento dei costumi e al progresso della conoscenza.

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IL QUATTROCENTO

Come è stato definito da Benedetto Croce è IL SECOLO SENZA POESIA, ciò che lo caratterizza

è la nascita dell’UMANESIMO caratterizzato dal richiamo alla morale e civiltà degli antichine la

ricerca e lo studio di testi classici di cui si era persa traccia.Il termine UMANESIMO è stata coniata

nel XIX secolo e sta ad indicare il rpogetto scolastico che mirava a salvaguardare l’insegnamento

delle discipline classiche nella scuola secondaria. Il termine UMANISTA è stato creato nel 500 ad

indicare gli insegnanti di materie letterarie quali il greco e il latino. All’origine di tutte e due i

termini vi è la definizione di CICERONE “studi intesi al miglioramento dello spirito

dell’uomo”.Secondo gli umanisti è con la cultura che si può formare un uomo completo, dallo

studio delle opere classiche si si sviluppa l’amore per la conoscenza,il senso del valore, la dignità

dell’uomo,apprezzamento del bello.Non si tratta però solo di uno studio finalizzato a se sstesso ma

da esso si devono estrapolare dei principi che siano validi per il periodo in cui si vive. Alla base vi è

l’esaltazione sia del latino ( ha educato in passato i popoli ha dato loro delle leggi migliori. Il latino

ha educato i popoli non con la forza ma esssendo in latino tutte le scienze e le arti dell’uomo libero

con il fiorire fdella lingua latina si è avuto di pari il fiorire della conoscenza). Attenzione fu

riservato anche lo studio del greco e per meglio conoscere le sacre scritture all’ebraico di cui Pico

della Mirandola fu fine conoscitore. Nacque la FILOLOGIA lo studio dei testi antichi doveva

portare alla soluzione se i testi che ci erano giunti erano quelli originali o a vevano subito un filtro

una interpretazione. Ad esempio possiamo citare il testo sula DONAZIONE DI COSTANTINO I

che risultò essere falsa. L’esaltazione dei caratteri umani porterà a dividere la politica la morale la

religione.L’essere umano è il centro dell’universo, che grazie al suo libero arbitrio può modificare

ciò che gli sta attorno, fare la storia e decidere della propria sorte , ciò determina il declino della

cultura medievale permeata di fede, ignoranza infantile. Si passò dal Medioevo TEOCENTRICO

all’Umanesimo ANTROPOCENTRICO, senza giungere a negare completamente l’esistenza di Dio

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l’uomo doveva essere in grado di operare con l’esercizio della politica, dell’etica laica della

cultura.Si assiste al sorgere del PATRIZIATO cioè l’antica borghesia che si era arricchita con il

commercio e giunse a governare gli Stati indipendenti con la nascita delle SIGNORIE. Si ha nelle

città un accentuarsi del dislivello tra le classi e nelle campagne un peggioramento delle condizioni

di vita. Alla nuova classe dirigente non sfugge l’importanza della cultura e degli intellettuali;mentre

nel periodo medievale gli uomini di cultura venivano ospitati nel castello non in maniera stabile,

spesso si spostavano, con il sorgere delle Signorie si assiste ad una sorta di campagna acquisto della

cultura e dell’affidare agli uomini di cultura la direzione della signoria, Scopo preciso di tale modo

di agire è quello di avere a disposizione una fonte che potesse lodare i pregi di quella famiglia

nobiliare. Un esempio è la famiglia dei Medici a Firenze . Nasce così il MECENATISMO ovvero la

disponibilità dei signori a proteggere e a sostenere gli artisti nelle loro creazioni. Il volano per lo

sviliuppo della cultura venne dato dall’invenzione della STAMPA a CARATTERI MOBILI,1454 e

che giunse in Italia nel 1465, l’inventore Gutemberg e il primo libro edito alle stampe la Bibbia.Gli

studiosi avevano la possibilità di una più facile consultazione grazie ai testi raccolti nelle

biblioteche, acquistabili ad un prezzo più basso rispetto ai manoscritti. Con l’uomo posto al centro

dell’Universo, la natura poteva essere meglio interrogata e studiata ,nasce il metodo di ricerca

galileano della sperimentazione dell’enunciato e del suo avvaloramento attraverso gli esperimenti.

Nel campo filosofico Marsilio FICINO elaborò la propria filosofia conciliando il pensiero Platonico

e la religione cristiana. Al vertice c’è Dio da lui emanano a catena tutte le cose esistenti che a Lui

aspirano a ritornare.Da Dio immobile e perfetto, emanano gli Angeli,dai quali emana l’anima del

mondo mutevole ma immortale e da cui emana l’anima individuale umana.L’ANIMA essendo

emanata da Dio e dalla materia è il nesso che colega il mondo terreno con quello celeste.Tanto più

l’uomo si immerege nella contemplazione tanto più le sue azioni sono pure sfuggendo al vizio

(AMORE PLATONICO).Le UNIVERSITA’ cambiano il loro tipo di insegnamento con

competenze pratiche e si distaccano dalla formazione di tipo religioso,le ACCADEMIE che sono
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dei circoli liberi di studiosi su un argomento molto specialistico che viene approfondito per creare

nuove opere. Le BIBLIOTECHE.In questo periodo si possono dividere chi utilizza solo il latino

UMANISTI ESCLUSIVI, da chi utilizza sia il latino che il dialetto BILINGUI.

LA POESIA: si imita lo stile del Petrarca, successo per la poesia pastorale, per i poemi epici,Tra i

principali esempi di utilizzo del volgare in poesia vi è Giusto dei conti con la sua opera LA BELLA

MANO narra la stgoria d’amore del poeta per una certa ISabetta che a differeza della Laura del

Petrarca non muore ma sceglie un altro. Mentre il Petrarca completa la sua opera con una preghiera

alla Madonna per perdonarlo del suo comportamento verso le cose terrene e per redimersi in Giusto

non vi è traccia di pentimento., Anche Lorenzo il Magnifico oltre che mecenate fu artista e si

interesso a diversi tili,quello amoroso prendendo spunto dal Petrarca e modificandolo con la

filosofia di Ficino, oppure canti carnascialeschi come quella dedicata aBacco ed Arianna (Quant’è

bella giovinezza) dove si esprime una visione della vita improntata al piacere e al godimento del

presente che molto deve alla dottrina oraziana del carpe diem .

NOVELLINO di MASUCCIO SALERNITANO: raccolta di novelle che si apre con un prologo e si

chiude con un commento dell’aurtore al suo libro.. E’ composto da cinque parti ognuna dedicata ad

un argomento formata da dieci novelle. Non esiste alcuna occasione eccezionale (peste Boccaccio)

e quindi non viè una cornice. Il legame non ha un filo conduttore, ma è dato dal commento

dell’autoree alla fine di ogni novella. Il mondo ce vi è rappresentato è popolato da un’umanità

varia ,dominano il gusto per il macabro e una morale che si esprime contro la corruzione e i vizi del

clero.Per tale motivo fu bandito come lettura. L’autoire visse alla corte degli Aragonesi a Napoli

alla morte del reggentte perse la sua carica di governo e una traccia di questo suo stato si ritrova

nell’opera dove lamenta la sua condizione di intellettuale tagliato fuori dal mondo

Gli EPISTOLARI sono raccolte di letere scrite in latino, la lettera diventa uno dei mezzi più diffusi

per la discussione e promozione delle proprie idee, quindi strumento pubblico piuttosto che di
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comunicazione privata e/o familiare. La riscoperta della letteratura classica portè alle

rappresentazioni teatrali delle opere di Plauto e a Firenze della sacra rappresentazione,cioè la messa

in scena di episodi della Bibbia e della vita dei Santi.

LEON BATTISTA ALBERTI nasce a Genova si laurea in diritto canonico entra in

contatto con la curia papale e a Roma prende gli ordini..

I LIBRI DI FAMIGLIA sono un trattato in forma di dialogo composto da un prologo e quattro

libri, che ospitano una seri di dialoghi tra i membri della sua famiglia intorno al letto di morte del

padre. Nel prologo Alberti dedica il trattato ai giovani della sua famiglia sulla virtù e sulla fortuna .

La sorte nulla può contro la virtù ove per virtù si intende l’intelligenza ,prudenza, onestà,moralitàà,

operosità. L’oggetto del suo interesse è la famiglia e fornisce indicazioni come formarne e

mantenerla felice. Il primo loibro è dedicato al rapporto tra padre e figli, soffermandosi sulle

sollecitudini e le malinconie dei padri. Il secondo sul matrimonio e l’unità della famiglia. Il terzo

che si apre con un Proemio dove strenuamente difende il volgare come lingua adatta ad esprimere

contenuti importanti. Sono definiti come un MONUMENTO AL VOLGARE Nel terzo libro

siparla dell’economia domestica e della masserizia cioè la capacità dei padri di amministrare

oculatamente i beni. Il quarto libro tratta dei rapporti della famiglia con il mondo esterno e come

potersi guadagnare l’amicizia e la benevolenza dei potenti e dell’amicizia in generale.. La famiglia è

intesa come unità indipendente e autarchica formata dal padre dalla madre dai figli e dalla servitù

LUIGI PULCI il MORGANTE è un poema cavalleresco di ventotto cantari in ottave.

Narra della storia del Gigante Morgante che combatteva nella schiera dei saraceni ,sconfitto da

Orlano si convertì e divenne fedele scudiero del paladino. E’ il poema della DISMISURA a9 per il

modo disordinato in cui vengono raccontate le battaglie tra cristiani e pagani senza ordine

temporale,b) il gigante Morgante dopo avere salvato i paladini da un naufragio sostituendosi

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all’albero della nave e avere ucciso una balena, muore per la puntura di un microscopico

granchio;c) l’episodio più celebre lovede in compagnia del mezzo gigante Margutte che muore di

riso perché vede una scimmia che gli ruba gli stivali e li indossa.; d) sul versante della lingua a volte

popolareggiante, a tratti colta a tratti esotica.

ANGELO POLIZIANO il suo cognome deriva dal nome in latino dei luoghi di nascita

Mons Poliatinus (Montepulciano). Alla corte dei medici dove dona a Lorenzo una traduzione in

latino dei primi libri dell’Iliade di Omero.

LE STANZE. Si tenne a Firenze una giostra a cui parteciparono dodici uomini tra fiorentini e
milanesi.Vinse Giuliano dei Medici e Poliziano scrisse un poema celebrativo .

Le stanze sono un poemetto in ottave dormato da due libri rimasto incompiuto. La parte che ci è

giunta narra dell’innamoramento di Iulio (Giulio dei Medici) per Simonetta, rimase incompiuto per

la morte di Giulio De Medici (nella congiura dei Pazzi) e di Simonetta.L’opera è uno dei più alti

esempi di letteratura in volgare accanto a richiami del passato vi è l’intreccio con le fonti in

volgare.. La vicenda di Iulio rappresenta il percorso della mente umana dalla fase della

voluttà(passione per i beni terreni) a quella della contemplazione di Sio del cui ragno sarebbe

allegoria del regno di Venere.

MATTEO MARIA BOIARDO nasce in un piccolo feudo dell’ appennino reggiano. I

tre libri dell’Amore sono il più bel canzoniere di rime in volgare ma dal titolo in latino.Narrano la

storia d’amore tra Boiardo e Antonia Caprara, della gioia dell’innamoramento ,del rifiuto da parte

della donna, dal tradimento della donna.Boiardo si ritira tra i monti per sfuggire al dolore, quando

ritorna in città si rinnamora, ma il viaggio a Roma introduce un cambiamento con il pentimento che

segna la fine della vicenda amorosa.. Risente dell’influenza del Petrarca il canzoniere si conclude

con ina onvocazione alla Vergine perché Dio perdoni i suoi errori.
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L’ORLANDO INNAMARORATO un poema in ottave diviso in tre libri rimasto incompiuto per

la morte dell’autore. Al tema della lotta tra cristiani e saraceni si intreccia la vicenda amorosa della

Bella Angelica con i paladini di francia(incontro tra il mondo bellico della tradizione epica

carolingia con quello amoroso dei romanzi del ciclo bretone)Nel primo libro dopo una giostra

Angelica va via da Parigi e i paladini tutti innamorati di Lei la cercano ognuno per strade diverse,il

libro si conclude con Angelica che interrompe il duello tra Orlando e Rinaldo. Nel secondo libro si

parla dell’assedio del re Agramante, condizione per la vittoria dei saraceni è la discesa in campo di

Ruggiero che il mago Atlante tiene prigioniero per sottrarlo al suo destino. Il libro si chiude con la

decisione di Carlo Magno di dare in sposa Angelica a quel paladino che si fosse distinto nella lotta

contro i pagani. Nel terzo libro Ruggero si innamora di Bradamante sorella di Rinaldo;i due si

innamorano Ruggero si converte e dall’unione con Bradamante nasce la stirpe degli Estensi.

IACOPO SANNAZARO nasce a Napoli e si trasferisce a Ferrara. L’ARCADIA è un prosimetro

sezioni in prosa si alternano a componimenti in versi. Composto da un prologo dodici prose a cui si

intercalano dodici egloghe e un Congedo alla campagna. E’ il racconto della storia di Sincero (il

poeta) che lascia Napoli per una delusione amorosa e si rifugia in Arcadia e vive in un gruppo di

pastori. Una notte dopo un sogno orribile con immagini funeree che induce Sincero a tornare a

Napoli. Sotto la guida di una ninfa farà un viaggio nelle viscere della terra, al momento di

congedarsi la nonfa gli annuncia la morte della donna amata. Giunto a Napoli da due pastori sente

un canto funebre in morte di una donna. L’opera si chiude con la dichiarazione del poeta che

abbandonerà per sempre la sampogna cioè la poesia pastorale. L’Arcadia rappresenta una patria

alternativa (ricca di prati verdi, ruscelli, dove si raccontano storie d’amore) un luogo dove rifugiarsi

quando il mondo reale non permette la sopravvivenza. L’Arcadia non è un libro di evasione,in esso

trova largo spazio la morte ,i canti funebri intonati ai piedi dei sepolcri.Da un lato il poeta sembra

dirci che la morte arriva ovunque,pure nei luoghi apparentemente perfetti,ai quali le sembrerebbe

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negato l’accesso; dall’altro il sepolcro resta l’ultima traccia di una vita e luogo eletto di memoria e

di affetti.

IL CINQUECENTO

Rinascimento e Manierismo

Rinascimento significa rinascita dal periodo buio del Medioevo,inteso come rivincita dell’individuo

e aspirazione alla felicità terrena, il sorgere dell’Illuminismo coincide con la liberazione dell’uomo

e la società dalle tenebre dell’ignoranza e della superstizione con il lume della ragione. E’ un

periodo caratterizzato da crisi profonde (lotte di religione, minacce esterne come quella turca,in cui

gli intellettuali propongono valori come tolleranza e pace contro la realtà che le nega. Quello che è

chiaro è l’impossibilità di restaurare il modello classico ,tanto che si abbandona l’uso del latino e si

ci concentra sul volgare (Orlando Furioso,Il Principe di Macchiavelli). Nella seconda metà del 500

si sviluppa il Manierismo che significa stile, come sottolineava il Vasari gli artisti suoi

contemporanei fondavano il loro stile sull’imitazione dei grandi artisti (Michelangelo, Raffaello)

con un uso accentuato del virtuosismo tecnico. Giudizio negativo venne espresso su questo

fenomeno nel 700 criticando l’abbandono della imitazione della natura tipica degli autori

rinascimentali, in favore della maniera cioè dell’imitazione dello stile dei predecessori. All’inizio

del XVI secolo si assiste alla fine dell’unità religiosa, la Chiesa viene screditata per la vendita delle

cariche ecclesiastiche e delle indulgenze giungendo nel 1517 a Martin Lutero che rese pubbliche 95

tesi religiose che condannavano l’operato della Chiesa cattolica , contro il fasto della Chiesa, contro

la pratica delle indulgenze e rivedendo il concetto di salvezza eterna; i Cattolici sostenevano che la

salvezza potesse essere ottenuta per mezzo delle opere,mentre Lutero citava le scrittura dove si

leggeva che Dio donava la grazia gratuitamente e non come ricompensa per buone azioni.Solo la

fede può salvare l’uomo e quindi più giusto è il rapporto diretto tra Dio e l’uomo venendo così a
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rendere non necessaria la funzione di mediatrice da parte della Chiesa, accettando dei sacramenti

solo quelli che riteneva essere stati direttamente da Cristo e di cui si hanno tracce scritte mnelle

scritture( Battesimo, Eucarestia, Messa). In Europa tale riforma venne abbracciata dal potere

politico per uscire dallo stato di sottomissione al potere della Chiesa, in Inghilterra lo stesso re

Enrico VIII si investì della carica di capo della chiesa anglicana. La Chiesa rispose con la

Controriforma convocando il Concilio di Trento che duròcirca vent’anni in cui si difese la

posizione della Chiesa introducendo però delle novità aumentando la partecipazione popolare alle

cerimonie del culto la cui lingua rimaneva il latino. Alla critica da parte di Lutero dell’ignoranza del

clero, la Chiesa rispose istituendo i seminari, una specie di università in cui i futuri sacerdoti

sarebbero stati istruiti prima di essere assegnati alle loro sedi. Vennero ctreati strumenti di controllo

il Tribunale del Santo Uffizzio, l’Indice dei libri proibiti (elenco di opere che non potevano essere

lette dai cattolici e che erano condannati alla distruzione. I letterati cominciarono a manifestare la

loro insoddisfazione sulla vita di corte che riduceva la loro libertà di espressione. Nel corso del 500

si manifestano le premesse sul cambiamento nella cultura scientifica basandosi sull’osservazione

dei fenomeni, sulla verifica sperimentale delle ipotesi. Si passa dalla concezione Tolemaica che la

Terra è al centro dell’universo a quella Eliocentrica copernicana e grazie all’utilizzo di strumenti

sempre più raffinati si giunge alla conclusione del concetto di Universo che non è limitato. Novità si

hanno nel campo della pittura con l’utilizzo della prospettiva, importanza dal punto di vista

dell’artista e da questo punto gli oggetti hanno varie dimensioni a secondo della vicinza e della

lontananza dal punto di prospettiva. La più tipica forma musicale è il Madrigale un canto a più voci

su testi poetici e il Melodramma cercarono di far rivivere la’autentica tragedia greca( unendo

musica e recitazione). Su quale lingua sidovesse utilizzare intervenne Pietro Bembo con l’opera

Prose della volgar lingua viene respinta l’idea di servirsi di una qualsiasi lingua viva parlata in

Italia ,perché ritenute rozze, municipali, per servirsi invece come modello di Petrarca per la poesia e

di Boccaccio per la prosa. Secondo Bembo non necessariamente vi deve esser uguaglianza tra
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lingua letteraria e lingua parlata da un popolo. Come altra possibilità venne proposta quella di

utilizzare la Lingua Cortigiana una lingua parlata nelle corte italiane con l’ausilio dei vari volgari.

La POETICA Di ARISTOTELE il sistema aristotelico prevedeva la suddivisione della letteratura

in DRAMMA (TRAGEDIA e COMMEDIA) e NARRATIVA EPICA, indicando come genere

letterario più completo quello drammatico in quanto in grado di sublimare le passioni attraverso la

loro catarsi. I principi su cui basarsi sono. Unità di azione, unità di tempo, unità di luogo. Tale

regola costituì il fondamento della polemica tra i sostenitori di Ariosto (non rispetto dell’unità di

azione) e i sostenitori di Tasso il quale pur mantenendo una certa varietà per venire incontro ai gusti

del pubblico, aveva organizzato la propria opera intorno ad un’unica vicenda principale. Per la

poesia l’esempio da seguire è quello del Petrarca, che con il suo canzoniere venne indicato da

Bembo come modello perfetto. Altro petrarchista è Giovanni della Casa nelle sue rime non

dominano tanto i motivi amorosi, quanto il contrasto tra il quotidiano e l’ideale, la consapevolezza

di vivere una vita aspra e noiosa e il suo desiderio di fuggire grazie al sonno e al sogno. Le poetesse

(scarse di numero) appartennero alla corrente petrarchista, viste come donne di buona cultura e di

spiccata intelligenza che gli uomini pagavano non per ricevere favori sessuali ,quanto per essere

raffinatamente intrattenuti. Antipetrarchista fu Francesco Berni che introduce la parodia e la

burla con una concezione gaudente ed epicurea della vita. Folengo con la poesia maccheronica e la

parodia del latino: rispetto della morfologia e della sintassi latina che vengono adattate ad un lessico

dialettale, riscoprendo il gusto della commistione linguistica, non solo tra latino e volgare, ma anche

tra diversi generi e registri del volgare. Le Maccherronee sono opere in versi precedute da alcune

pagine introduttive in prosa. La contestazione della lingua latina va di pari passo con l’esaltazione

della vita di campagna intesa come forza vitale e vergine da contrapporre alla vita di città che

rappresenta il domino delle convenzioni artificiali, del privilegio spesso immeritato. Il poema su cui

si punta l’attenzione è quello epico unità di azione e uso dell’endecasillabo sciolto (metro più vicino

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all’esametro impiegato nei poemi greci e latini). La Prosa comprende diversi generi letterari:

LA NOVELLA uno di stampo comunale o cittadino vincolato all’esempio del Decamerone e


diffuso soprattutto in Toscana; e uno cortigiano che si differenzia per la maggior libertà del

linguaggio e per la ricerca di fatti straordinari ricavati dalla storia o dalla cronaca. Il novelliere del

500 più significativo è MATTEO MARIA BANDELLO rinuncia alla cornice unica boccacciano,

premettendo a ogni singola novella una lettera dedicatoria indirizzata ad un illustre personaggio

nella quale viene illustrata l’occasione in cui la novella sarebbe stata raccontata. Varie sono le

lingue utilizzate, vari i contenuti da quello amoroso-sessuale alle beffe, alle avventure a lieto fine.

La gelosia con tutte le sue conseguenze comiche ma spesso anche tragiche. Il più famoso novellier

italiano che riscopre le fiabe è Straparola “ Le piacevoli notti” la cornice di tipo boccacciano

(isola di murano dove vengono raccontate per tredici notti durante il carnevale le 75 novelle) è

impreziosita da racconti immaginosi. LA STORIOGRAFIA il fiorentino IACOPO

NARDI ricordato come traduttore di Tito Livio, ancorato alla tradizione comunale porta a

ricondurre la storia presente di Firenze al passato. Altro autore è VARCHI che cerca di discutere di

argomenti proibiti all’epoca della Controriforma,nella sua Storia fiorentina da una parte nega la

distinzione machiavelliana tra politica e morale , ma giustifica sul piano morale la tirannide in nome

delle esigenze generali dello Stato e della comunità. BOTERO riflette sulle leggi che regolano

l’azione politica da parte dei governanti e sui mezzi che questi ultimi devonno e possono usare per

raggiungere e mantenere il potere, avvertendo in polemica con Macchiavelli il problema di ritrovare

un legame tra la politica e la morale

BIOGRAFIA,AUTOBIOGRAFIA,EPISTOLOGRAFIA Giorgio Vasari

autore della prima storia dell’arte italiana con un approccio critico. Benvenuto Cellini con la sua

opera la VITA scritto a carattere autobiografico distante dall’uniformità ed l decoro della scrittura

teorizzati da Bembo. La scrittura di epistole o lettere assunse una notevole rilevanza . Tra i
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poligrafi che praticavano generi e scrivevano su argomenti diversi in risposta all’esigenza di

mercato si ricorda Pietro Aretino divenne famoso a Roma per i suoi componimenti satirici le

Pasquinate. La sua opera più nota sono i DIALOGHI (tra prostitute con linguaggio osceno e

scabroso. DIALOGO aveva come modello filosofico quello di Platone , è lo strumento

preferito per far emergere un insegnamento sotto forma di libera conversazione; i vari personaggi

portano diverse interpretazioni dell’argomento dibattendole. Il Libro del Cortegiano di

Baldassare Castiglione delinea la figura del perfetto cortigiano e delle norme del vivere e a corte.

Il cortigiano deve essere nobile di spirito, esperto di armi, musicista, abile nella conversazione, deve

possedere il buon giudizio per potere intrattenere stabili rapporti sociali. Identico discorso vale per

la dama di corte, entrambi sono capaci di coltivare un sentimento di amore che va oltre a quello

fisico, ma ricco di bellezza morale che non è caduco. Questo ideale cortigiano rispetto al principe di

cui è a servizio è un ideale e e leale consigliere del principe. Esiste anche una lingua da utilizzare

che è quella cortigiana. Il GALATEO di Giovanni della Casa idelaizza la superiorità della ragione

sugli istinti e sulle passioni,nella vita quotidiana. Si dialoga sulla buona creanza con ironia e

umorismo. Le lingue e lo stile si rifanno al Boccaccio. IL TEATRO l’Ariosto e il

MAcchiavelli fanno risorgere la commedia regolare in prosa preceduta da un prologo in versi. Si

rifà allo schema classico di Plauto con scambi di persona ed equivoci e dall’altra si presenta come

erede del Boccaccio con una realtà urbana contemporanea e un orizzonte borghese e cittadino. La

tragedia in cinque atti e in endecasillabo sciolto mette in scena conflitti che hanno come sfondo lo

spazio del potere, la corte e la città si legano a quella che gli storici del tempo chiamavano ragion di

stato. Una Roma contemporanea è la protagonista della commedia di Annibal Caro gli Straccioni

con personaggi inconsueti per il teatro dell’epoca e che si risolve in un trionfo della bontà e della

giustizia riconosciute e premiate contro tutte le insidie e i maligni assalti della fortuna. Altro autore

importante è il Ruzante che ricorre al dialetto padovano, che tratta del mondo delle campagne che si

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contrappone a quello urbano della commedia classica. Nasce la Commedia dell’arte che riduce ad

un semplice canovaccio l’importanza del testo e mette in rialto lo svolgimento della vicenda che

viene lasciato alla verve dell’attore per il dialogo con improvvisazione.,particolare attenzione viene

rivolta alla scenografia, al trucco alla mimica. Il dramma pastorale è l’evoluzione della poesia e

della favola bucolica punta ad un intreccio più complesso a una maggiore sensualità e a momenti

drammatici. La prima tragedia regolare italiana è Sofonisba di Giovan Giorgio Trissino che

pur riprendendo le regole aristoteliche presenta gli interventi del coro che interrompono e

commentano il dialogo e che con le sue cantate più lunghe segna le pause dello spettacolo

dividendolo in cinque atti.

NICOLO’ MACCHIAVELLI (1469/1527) nato a Firenze formazione umanistica, fu

nominato responsabile della seconda cancelleria fiorentina (organismo che si occupava sia

dell’attività militare sia di quella diplomatica). Con il ritorno dei Medici a Firenze fu inserito

nell’elenco delle personalità sgradite. Sviluppò nel tempo la sua ideologia: primato della forza nella

lotta politica, la necessità per gli Stati di possedere eserciti costituiti da propri cittadini, e la

necessità che le doti dell’individuo si accordino con i casi della fortuna per avere successo. Il campo

del diritto con le sue leggi deve assicurare una pacifica convivenza tra i membri di una comunità e

può essere applicato solo ai provati cittadini, il campo della politica si applica ai principi e agli stati

e non comporta punizioni per quanti tra loro vengono meno a eventuali patti. Il comportamento da

tenere verso le popolazioni è quello adottato dai romani: trattare con indulgenza i popoli sottomessi

per conquistarne la fedeltà, o annientarli per evitare ribellioni future., non vi sono mezze misure.

IL PRINCIPE titolo originario dell’opera De principati bus l’opera venne dedicata a

Lorenzo di Piero dei Medici, ventisei capitolo divisi in quattro sezioni, la prima: distingue i vari tipi

di principato( ereditario, nuovo, misto quest’ultimo nasce da un principato che si estende su nuovi

dominii). Nella seconda si affronta il problema del potere militare del principe e la sua avversione

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all’utilizzo di truppe mercenarie. Nella terza spiega per quali virtù o vizi i proncipi sono lodati o

biasimati. Nella quarta esprime un giudizio sulla situazione italiana contemporanea e sulla necessità

di difendere l’Italia e di liberarla dai barbari.Nell’opera analizza anche il rapporto tra le virtù di

colui che vuole diventare principe e la fortuna. Senza fortuna la virtù dell’uomo si esercita

inutilmente. Il VII capitolo Macchiavelli lo dedica all’azione di un principe a cui non mancarono le

virtù politiche e che disponeva della forza ma a cui fece difetto nel finale la fortuna; è Cesare

Borgia che tentò di creare un prorpio stato nell’Italia centro-settentrionale non fidandosi delle

truppe mercenarie cercò di crearsi un prorpio esercito, studiò il modo di liberarsi dal controllo del re

di Francia , ma fu avversato dalla sfortuna perché il Papa Alessandro VI suo padre morì e il nuovo

Papa Giulio II nemico dei Borgia lo fece imprigionare. L’unico errore che Macchiavelli vede nel

suo comportamento è quello di non essersi opposto con fermezza e decisione all’elezione del nuovo

Papa e quindi nonostante le sue doti non può essere considerato il principe ideale, poiché nel

momento decisivo non seppe valutare la situazione con sufficiente lucidità politica.Macchiavelli

gisustifica anc,non trascinarla alla lunga perché questo rende insicuro i neutrali e persino gli amici e

li induce a complottare per rovesciare il principe.he il ricorrere alla violenza ,bisogna però

infliggerla tutta in una volta. (Gli uomini dimenticano più facilmente la morte anche per assassino

del padre che la confisca del patrimonio).Altro capitolo importante è quello riguardante il rapporto

tra politica ed etica. Se il principe intendesse mantenere sempre un comportamento morale in

politica ,ciò determinerebbe un danno al principe e allo stato poiché l’etica giudica ciò che è bene o

male mentre la politica deve considerare ciò che è utile o dannoso. E’ meglio essere temuti che

amati perché gli uomini sono più portati a ad aggredire uno che ispira amore piuttosto che uno che

ispira timore.Esistono due modi di combattere uno con la legge che è proprio solo dell’uomo

e,l’altro con la forza che è sia dell’uomo che dell’animale. Tato che la figura simbolo del principe è

il centauro che è per metà uomo(rispettoso della legge e dei patti) e per metà bestia(pronto all’uso

della ferocia) e talvolta ricorrere all’astuzia. Pertanto la parte animalesca del principe dev’esere
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composta per metà dal leone e per metà dalla volpe. L’insegnamento della orale che serve a

distinguere il bene dal male ,si rivolge al principe che per natura è buono e conosce la differenza tra

bene e male, ma proprio costui si troverà per conservare il potere e per fare il bene dello Stato a

compiere atti addirittura contro la morale.Il trattato si conclude con un analisi della situazione

dell’Italia di allora dove potente signorie come gli Sforza o i re aragonesi di Napoli avevano perduto

il loro stato e i Medici stessi erano stati costretti in esilio;a una mutazione della condizione deve

corrispondere un rapido riscontro e una cambio di strategia da parte del principe. Secondo il

Macchiavelli è necessaria un’azione politica per ricacciare dall’Italia gli stranieri e per dare

finalmente un governo autorevole alla penisola.Il principe in grado di fare ciò dovrebbe essere

Lorenzo dei Medici il giovane. Nei discorsi sulla prima deca di Tito Livio, Macchiavelli riabilta in

parte il popolo dicendo che se il principe è l’unico in grado di creare leggi e ordinare statuti, i popoli

sono tanto superiori nel mantenere le cose ordinate. Nelle Istorie fiorentine,analizza la storia d’Italia

dalle invasioni barbariche sino alla morte di Lorenzo il Magnifico, ponendo particolare attenzione

alle discordie e alle lotte civili, mettendo in evidenza che nell’antica Roma tale dialettica violenta

risultava alla fine portatrice di benefici per lo Stato,mentre avrebbe indebolito Firenze e lo stato

stesso. Macchiavelli fu autore anche di due commedie la Mandragola e Clizia in cui le relazioni

umane sono segnate dall’astuzia e dalla forza ,dalla stupidità o dall’ingordigia; molto importante è

l’uso del fiorentino parlato. Macchiavelli infine si distinse per partecipare al dibattito sulla lingua

con il Dialogo intorno alla nostra lingua, si tratta di un dialogo fittizio con Dante Alighieri

intendendosi contrapporre all’idea di una lingua cortigiana e rivendicando la liceità dell’impiego in

letteratura della lingua fiorentina d’uso moderna. L’opera fu considerata immorale e inclusa

nell’indice dei libri proibiti, Solo in epoca illuminista si assiste ad una rivalutazione dell’opera da

parte di Rousseau il quale indica Macchiavelli come personaggio repubblicano, in quanto M.

scrittore democratico si sarebbe servito della finzione letteraria delle regole dettate ai principi per

rivelare ai popoli l’inganno tirannico del principato. Nell’800 il grande critico Francesco De Sanctis
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vide in M. un’anticipatore delle istanze risorgimentali di indipendenza e unità della penisola. Nel

900 Benedetto Croce attribuisce a M. il merito di avere affermato l’autonomia della politica rispetto

alla morale.

FRANCESCO GUICCIARDINI

Nacque a Firenze nel 1483 da una famiglia nobile, ebbe come padrino il filosofo neoplatonico

Marsilio Ficino, vicino alla riforma dei costumi di Girolamo Savonarola, studiò latino greco,

matematica e logica. Gli scritti possono esser divisi in storici, politici, autobiografici. Tra gli scritti

politici va ricordato il Discorso di Logrogno che analizza la condizione dell’Italia dopo la discesa

di Carlo VIII, analizzando la situazione dello stato fiorentino in pericolo sia perché un principe

avrebbe potuto trovare la forza di elevarsi al di sopra degli altri e farsi signore di tutta l’Italia,

limitando l’autonomia di Firenze, sia perché le istituzioni della stessa Firenze erano tali da non

poter garantire un ordinamento civile di tipo repubblicano. La sua idea era quella di eleggere a vita

un gonfaloniere la cui attività sarebbe stata controllata da un consiglio grande espressione del

popolo e da un consiglio ristretto espressione degli aristocratici. Tra le opere storiche le Storie

fiorentine dal tumulto dei ciompi alla discesa di Carlo VIII, dal tumulto dei Ciompi fa risaltare la

sua visione negativa delle insurrezioni e della massa popolare,al cui interno dominano l’ignoranza,

la cecità, al contrario nella successiva restaurazione del poytere oligarchico e nel ritorno alla pace e

stabilità dello Stato, vede la dimostrazione della correttezza della propria preferenza per il governo

degli uomini da bene e savi. La Storia d’Italia appartiene al perido finale della sua vita analizza il

periodo dal 1494 discesa di Carlo VIII di Francia al 1534, manifestando la crisi politico-militare

degli Stati Italiani e nel 1534 muore il Papa mediceo Clemente VII. E’ la storia dell’Italia che

diviene terreno di scontro per la supremazia continentale tra la casa degli Asburgo e quella di

Valois, aggravata dalla perdita dell’ago della bilancia con la morte di Lorenzo che culmina con la

crisi italiana. Fondamentale è il duplice giudizio che Guicciardini dà sull’utilità della storia: da una
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parte maestra di vita,dall’altra i documenti storici hanno dubbia possibilità di impiego ,in quanto

rivelano la grande instabilità delle cose umane.( la storia è paragonabile ad un mare agitato dai

venti,dove la parte più importante viene recitata dalla fortuna) Tra gli scritti autobiografici si

ricordano Le Memorie (raccolta dei propri avi con breve noti di commento) e le Ricordanze

(ricostruzione delle vicende giovanili dell’autore). I Ricordi (raccolta di aforismi) . Sottolinea

l’importanza della discrezione la capacità cioè di sapere operare una scelta efficace tra varie

possibilità senza il condizionamento di schemi prestabiliti. Lo studio della storia serve a raffinare

l’intuito; poiché crede che l’imponderabile ha un ruolo fondamentale nelle vicende

umane,Guicciardini dà importanza alla FORTUNA, in accordo con Macchiavelli ritiene l’uomo in

grado di erigere barriere contro la sfortuna, ma diversamente da Macchiavelli non pensa che si

possono ricavare regole generali per la politica sulla base degli andamenti storici. Molti critici

hanno individuato un forte pessimismo nella concezione guicciardiniana dell’esistenza, quest’ultima

secondo lui è spesso sottomessa al caso che più di frequente è portatore di danno che di vantaggio.

Guicciardini sostenitore dello spirito municipale tipico dei membri dell’oligarghia cittadina italiana,

respinge come utopico il disegno machiavelliano di un’unità italiana. Contesta inoltre il pensiero di

Macchiavelli sull’utilità del ricorso al modello romano antico in quanto i moderni italiani non

avevano nessuna delle virtù dei primi.

LUDOVICO ARIOSTO

Prima di scrivere l’Orlando furioso, scrisse testi lirici in latino e in volgare,autore di commedie in

versi e in prosa fonda la commedia regolare(basata sui modelli classici latini e composta da cinque

atti, preceduti da un prologo) il Negromante (sugli inganni e la punizione finale di un ciarlatano

che si spaccia per astrologo spillando soldi ai suoi clienti), la LENA prende il nome della

protagonista ,una ruffiana di mezza età che aiuta due giovani amanti, mentre a sua volta mantiene

un legame con suo marito e con il suo amante. Sono entrambe scritte in endecasillabi sdruccioli
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reputando i versi più adatti a un teatro elevato e vicino al modello della commedia latina. Le

SATIRE componimenti poetici ion terza rima forma epistolare, sono autobiografiche, parlano della

riluttanza a seguire il cardinale Ippolito d’Este in Ungheria ,difendendo la propria dignità di poeta

che non poteva essere sottomessa. Della sua scelta di non avere preso gli ordini ecclesiastici

maggiori per poter difendere la propria libertà. Parla della sua esperienza politica in Garfagnana, da

consigli al cugino per scegliere una moglie, chiede a Bembo a chi indirizzare per gli studi greci di

suo figlio , il suo rifiuto alla carica di ambasciatore presso papa Clemente VII. Quello che

emerge è una critica alla vita di cortigiano e al mondo delle corti,

dominati da valori fittizzi come la ricerca degli onori delle alte cariche

del potere della ricchezza.

L’ORLANDO FURIOSO

La stesura iniziò dal 1504 per un totale di 46 canti. E’ un romanzo policentrico, in cui si snodano le

vicende della guerra tra i Paladini di Carlo Magno e i saraceni, con personaggio principale Orlando

il più valoroso dei paladini innamorato di Angelica,principessa orientale che non ricambia il

sentimento. Si inserisce nel filone delle chanson de geste, il collegamento più evidente è con il

poema del Boiardo l’Orlando innamorato che si era caratterizzato per la presenza delle geste

cavalleresche delle chanson de geste e delle vicende amorose dei personaggi tipici della letteratura

bretone.E’ come la continuazione dell’Orlando innamorato e serve ad eleogiare la famiglia degli

Estensi che avevano avuto origine nel poema dall’unione di Ruggiero combattente pagano con la

guerriera cristiana Bradamante.Le vicende sono unite dal narratore (alter ego dell’autore), e

accomunano la componente fantastica per la presenza di personaggi e oggetti legati al mondo della

magia come il mago Atlante, o l’ippogrifo(cavallo volante). Se il Boiardo aveva traghettato

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l’immagine di Orlando dalle semplici geste cavalleresche in cavaliere romanzesco perdutamente

innamorato della Bella Angelica, l’Arisoto si spinge oltre sino all’ultima degradazione, la pazzia

che nel 500 era considerata la regressione dell’uomo allo stadio di bestia priva di ragione..Nel

recuperare il senno di Orlando da parte di Astolfo si scende prima negli inferi (micro parodia della

Divina Commedia), per risalire al paradiso terrestre e da li con San Giovanni sino al mondo della

Luna (si pensava che la pazzia fosse correlata alle fasi lunari, tanto che ancora oggi si dice essere

lunatico)dove vanno a finire tutte le cose che l’uomo per colpa sua o della fortuna,smarrisce, spreca,

consuma.Il movens di tutti i personaggi è il desiderio della persona amata o dell’oggetto

desiderato,intercciandosi tra loro. I vari personaggi in preda ai loro deisderi,si perdono nella

selva(luogo deputato all’avventura fin dal tyempo dei romanzi cavallereschi medioevali), oppure

nei meandri del castello del mago Atlante(metafora di un mondo in cui si insegue con intelletto

offuscato, il proprio desiderio o la propria illusione. La grandezza di Ariosto non è tanto nel

mostrare come uiomini e donne siano dominati da istinti e da illusioni, ma nel fare rilevare che sono

spesso ciò che da senso all’esistenza.L’Orlando furioso mostra come persino nel Rinascimento

,apparentemente armonioso, si colga una crisi dell’uomo o della razionalità dei comportamenti

umani. Lungi da essere un poema solo fantastico si confronta con la realtà storica, numerosi sono i

passi che riguardano eventi politici e/o culturali spesso per esaltare gli Estensi, oppure per parlare di

nuove armi o delle nuove scoperte geografiche. Aspra critica venne da Torquato Tasso nei Discorsi

sul nuovo poema epico, che doveva catturare l’attenzione del lettore senza venir meno l’unitarietà

dell’azione e senza narrare cose inverosimili in uno stile poco elevato. Numerosi furono gli autori

che imitarono o citarono l’Orlando Furioso a cominciare da Cervantes nel Don Chisciotte.

TORQUATO TASSO

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Nato nel 1544 da padre famoso poeta e letterato bergamasco. Raggiunse il padre a Venezia dove

cominciò la prima stesura di un poema sulla prima crociata,il Gierusalemme, che passerà alla storia

come la Gerusalemme liberata. Nel 1577 manifesta segni di disordine mentale giungendo ad

autoaccusarsi di eresia di fronte al tribunale dell’Inquisizione ferrarese, fu ricoverato come pazzo ,

Tasso imprigionato diventa simbolo dell’oppressione del potere contro l’animo libero e generoso

dell’artista. La follia di Tasso è vista come la manifestazione di una sensibilità fuori dal comune che

condanna l’artista alla solitudine e all’incomprensione.ripudiò la sua opera e la riscrisse

completamente intitolata Gerusalemme conquistata che ebbe scarso successo. Fu autore di rime che

raccolse in tre sezioni tematiche: amorose, encomiastiche e spirituali. Non possono essere

considerate come il canzoniere di Petrarca , spesso i componimenti sono legati all’esperienza

biografica dell’autore o a occasioni di vita cortigiana. Scrisse anche un dramma l’Aminta narra

l’amore del giovane pastore Aminta non corrisposto dalla ninfa Silvia che preferisce la caccia

all’amore. Quando la falsa notizia della morete della ninfa si sparge il pastore cerca il suicidio,la

ninfa presa a compassione lo salva e ricambia il sentimento d’amore. Nell’opera si rende evidente

non solo un mondo avulso dalla realtà ma un richiamo ad essa specchio della corte ferrarese,

quando Tirsi l’alter ego del Tasso pronuncia un elegio del duca Alfonso II mecenate che permette al

poeta di godere dei suoi ozi letterari, ma mette anche in guardia sul fatto che la città e la corte sono

luoghi nei quali domina il lusso, l’artificio,la maldicenza e tutto ciò che può nuocere alla natura

schietta e buona dell’uomo.. Il mondo dei pastori può essere inteso come un travestimento della

corte ,ma al tempo stesso la semplicità ideale di questo mondo rappresenta anche l’opposto dei

valori cortigiani.

LA GERUSALEMME LIBERATA

Tasso interviene nel dibattito sul problema dell’unità d’azione e su come superare le supposte

incongruenze compositive dell’Orlando furioso: da una parte accetta l’unità di azione del canone di
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Aristotele,dall’altra mostra come una sua rigida interpretazione possa condurre ad un racconto

piatto e non consono al gusto del pubblico. L’abilità del poeta narrativo moderno dovrebbe essere

quella di introdurre nelle opere la varietà senza distruggere l’unità L’opera è come un edificio a

cui viene tolta una pietra(la varietà degli elementi) e crolla,o è come un microcosmo in cui secondo

la concezione neoplatonica la molteplice varietà degli elementi è organizzata e subordinata secondo

un principio d’ordine. Tasso è convinto che sia necessario basare il poema su fatti accertati

storicamente ma lasciando spazio ad episodi plausibili che catturino l’attenzione del

lettore.,giustificando l’impiego del meraviglioso purchè rientri negli ambiti accettati dalla religione

cristiana. L’opera è composta da 20 canti in ottave; racconta gli ultimi mesi della prima crociata

dall’elezione di Goffredo di Buglione a capitano dell’esercito sino alla conquista di Gerasulamme,

ponendo l’intera vicenda sullo sfondo di una lotta soprannaturale tra Dio e il diavolo,quest’ultimo

tenta di disgregare l’esercito cristiano facendo leva su due pasioni: l’orgoglio che rende alcuni

guerrieri cristiani ribelli all’autorità di Goffredo e l’amore incarnato dalla bella e sensuale maga

Armida che distogli molti cristiani dal sacro dovere. All’unità del racconrto incentrata sull’impresa

di Goffredo e la varietà dell’opera con le avventure dei singoli guerrieri, tra l’unità del luogo di

azione Gerusalemme centro fisso delle imprese e e la molteplicità dei luoghi delle singole

avventure. Opposizione tra i valori cavallereschi (ricerca dell’amore, gloria individuale) e i valori

cristiani (ascetismo, subordinazione all’autorità, riconquista dei luoghi santi).Contrasto tra

l’ammaestramento contenuto nel poema che è austero e veritiero e la sua forma retoricamente

elaborata e in un certo senso falsa. Il messaggio morale è ambiguo, da una parte celebra l’ascetismo

cristiano e il valore guerriero,dall’altra i suoi versi più memorabili sono quelli che esaltano

l’amore, la bellezza il piacere. I valori epico-cristiani sono rappresentati da Goffredo uomo guidato

da Dio, ricco di pietas, con un forte senso della missione, quelli cavallereschi incarnati da Rinaldo

personaggio inventato da Tasso e presentato come antenato degli Estensi,giovane guerriero italiano

valoroso ma anche irruento indisciplinato. Il loro rapporto è quello che lega la ragione all’istinto
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con quest’ultimo che non deve essere spento ma subordinato alla ragione. Emblema della seduzione

del piacere è la maga Armida che inganna i guerrieri che abbandonano la guerra e diventano

prigionieri nella sua isola. Anche Rinaldo sembre essere prigioniero ma in realtà sia lui che la maga

sono prigionieri del loro amore. Solo dopo che Rinaldo si sarà liberato dalle attenzioni della maga e

avrà contribuito alla liberazione di Gerasulemme e solo dopo che la maga di dichiarerà ancella

fedele del guerriero i due amanti si riconcilieranno. Se si confronta la Gerusalemme liberata con

l’Orlando Furioso si nota che le due strutture sono diverse non solo per dimensione (20 contro 46

canti), ma anche per l’assenza nella prima degli interventi espliciti dell’autore. La Gerusalemme

conquistata si avvicina di più al modello dei classici, i canti da 20 sono portatia 24 quanti quelli

dell’iliade, Goffredo e Rinaldo diventano dei sosia di Agamennone e Achille, l’assedio di

Gerusalemme è descritto come quello di Troia. Cresce l’importanza dell’allegoria, con

l’introduzione di sogni, visioni, apparizioni, per illustrare il,significato metafisico dei fatti che il

poema racconta. I detrattori di Tasso rimproverano di essere stato troppo aderente alla verità storica,

e di avere composto un’opera più povera di invenzione rispetto a quella dell’Ariosto, di non avere

scritto in perfetto fiorentino, avendo usato latinismi e costruzioni irregolari.

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