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d e l SETTORETECNICO FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO 1999 1 FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO gennaio
d e l SETTORETECNICO FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO 1999 1 FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO gennaio
d e l SETTORETECNICO FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO 1999 1 FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO gennaio

del SETTORETECNICO

d e l SETTORETECNICO FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO

FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO

1999 1 FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO
1999
1
FEDERAZIONE
ITALIANA
GIUOCO CALCIO

gennaio febbraio

UN NUOVO MODELLO DI GESTIONE DEGLI STADI CONGRUENZE TRA IL MODELLO DI GARA E DELL’ALLENAMENTO
UN NUOVO MODELLO
DI GESTIONE DEGLI STADI
CONGRUENZE TRA IL
MODELLO DI GARA E
DELL’ALLENAMENTO
SELEZIONE E PROMOZIONE
DELTALENTO CALCISTICO
di Francesco D'Arrigo
di Stefano D'Ottavio
Spedizione in abb. post. art. 2 comma 20/C legge 662/96 - Filiale di Roma
Versamento della quota di iscrizione all'Albo dei Tecnici per la stagione sportiva 1999/2000 Al numero
Versamento della quota di
iscrizione all'Albo dei Tecnici
per la stagione sportiva
1999/2000
Al numero 1 GEN-FEB 1999 del Notiziario, è allegato il bollettino per il pagamento
della quota di iscrizione all’Albo ed ai Ruoli del Settore Tecnico per la stagione
1999/2000. Il pagamento della quota dovrà essere effettuato entro il 30 giugno
1999. Gli importi delle quote sono i seguenti:
Direttore Tecnico
£. 100.000
Allenatore Professionista di 1a cat.
£. 100.000
Allenatore Professionista di 2a cat.
£. 100.000
Allenatore di Base
£.
50.000
Allenatore Dilettante di 3a cat.
£.
50.000
Allenatore di Calcio a 5
£.
50.000
Istruttore Giovani Calciatori
£.
50.000
Preparatore Atletico
£. 100.000
Medico Sociale
£. 100.000
Operatore Sanitario Ausiliario
(Massaggiatore, etc.)
£.
50.000
Ai
tecnici che non avranno provveduto nei termini indicati ad iscriversi all’Albo
non sarà vidimato il tesseramento valido per esercitare l’attività nella stagione
sportiva 1999/2000.
Il
pagamento della quota é obbligatorio per tutti i Tecnici. Coloro che non effettuano
il
versamento vengono sospesi temporaneamente dall’Albo ai sensi dell’art. 15,
comma 1/c del Regolamento del S.T.
In caso di smarrimento del bollettino, il pagamento della quota potrà essere effettuato
tramite conto corrente n.389502 intestato a F.I.G.C. - Settore Tecnico, Via
G.D’Annunzio 138, 50135 Firenze, specificando nella causale: qualifica, numero
di
matricola, stagione sportiva per la quale si effettua il versamento.
Si precisa che sul bollettino di versamento dovrà essere scritto il nominativo del
tecnico.
Si ricorda inoltre che per l’inoltro di tutta la corrispondenza tra il Settore Tecnico
e
gli iscritti all’Albo fa fede la residenza e non i temporanei trasferimenti di
domicilio.
SOMMARIO

SOMMARIO

SOMMARIO

ATTUALITÀ

EDITORIALE

 

di

Mario Valitutti

2

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

CONGRUENZE TRA IL MODELLO

di Francesco D’Arrigo

3

DI

GARA E

DELLALLENAMENTO

ATTUALITÀ

SETTORE GIOVANILE E SCOLASTICO

a cura

 

di

Massimo Sandrelli

da I a IV

ATTUALITÀ

UN NUOVO MODELLO DI GESTIONE DEGLI STADI

di

Mario Valitutti

17

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

LA

RESISTENZA

di

Mario Marella,

Monica Risaliti

20

SEZIONE MEDICA

UN PROBLEMA DA NON SOTTOVALUTARE: IL VARICOCELE

di

Marcello Ghizzo

25

SVILUPPO TECNICO ATTIVITÀ GIOVANILE

IL GIOCATORE PENSANTE E LO SVILUPPO DEL PENSIERO TATTICO

di Fulvio Fiorin

30

FONDAZIONE «MUSEO DEL CALCIO»

I LIBRI DELLA FONDAZIONE «MUSEO DEL CALCIO»

a cura di Fino Fini

44

Le opinioni espresse negli articoli firmati non rifletto- no necessariamente l’opi- nione ufficiale del Settore Tec- nico. Tutto il materiale inviato non sarà restituito. La ri- produzione di articoli o im- magini è autorizzata a con- dizione che ne venga citata la fonte.

Direttore

Mario Valitutti

Direttore Responsabile

Fino Fini

Comitato di Redazione

Felice Accame

Gianni Leali

Luigi Natalini

Michele Pierro

Guido Vantaggiato

Leonardo Vecchiet

Azeglio Vicini

Segreteria

Fabrizio Cattaneo (coordinatore) Monica Risaliti Marco Viani

Fotocomposizione impaginazione e disegni

Danilo Ferruzzi

Fotografia

Foto Sabe Italfoto Gieffe Archivio Settore Tecnico Foto Guerin Sportivo Foto Archivio Museo del Calcio

Stampa

ATENA s.r.l. Via di Val Tellina, 47 00151 ROMA Tel. 06/58204422 r.a. Fax 06/58232277

Spedizione in abb. post. art. 2 comma 20/C legge 662/96 - Filiale di Roma

Autorizzazione del tribunale di Firenze, del 20 maggio 1968 n.1911

Finito di stampare nel marzo 1999

Per richiedere copie arretrate del Notiziario inviare una richiesta scritta indirizzata a:

F.I.G.C. Settore Tecnico Via G. D’Annunzio 138, 50135 Firenze. Non saranno accettate richieste effettuate per telefono.

CENTRO TECNICO FEDERALE

EDITORIALE

EDITORIALE

EDITORIALE

di Mario Valitutti

L e inquietudini che pervadono il mondo del calcio in questi ultimi tempi - dalla questione del

doping alle vicende che hanno turbato

la

Lega Nazionale Dilettanti, dall’acce-

sa

dialettica sulla disciplina dei diritti

televisivi alla crescente tensione che accomuna l’operato degli arbitri, degli

allenatori, dei dirigenti e degli stessi operatori dei media - vanno considera-

te quale conseguenza fisiologica di un

mondo che vive una fase di profonda

trasformazione e di crescita che impo- ne un momento di riflessione di tutte

le componenti dell’organizzazione cal-

cistica. Infatti, il passaggio da un modello peculiare e complesso, basato prevalen- temente sulla passione e sulla connota- zione sociale dello spettacolo prodotto, ad un vero e proprio sistema di impre- sa, sia pure atipico, comporta un con- fronto pacato e neutrale di tutte le componenti del pianeta calcio. Da tale confronto deve scaturire un punto di equilibrio che armonizzi gli

interessi dei club di vertice con quelli

di base e, in definitiva, garantisca la cre-

scita dell’intero sistema e, al tempo stesso, assicuri “la competizione” che è alla base del gioco più bello del mondo. Il problema potrà trovare soluzione in un “modello italiano di mutualità” che ricerchi il suo equilibrio collocan- dosi a metà strada tra il modello USA,

che ripartisce le risorse in misura pres- soché paritaria tra le diverse compo- nenti, e le tendenze che da più parti sembrano emergere verso la destinazio- ne della quasi totalità delle entrate ai club che le hanno prodotte. Ma la questione prioritaria è quella di far crescere la produttività del sistema calcio nel suo insieme, sfruttando al meglio le enormi risorse potenziali derivanti dalle sponsorizzazioni; da un intelligente sfruttamento del marchio; dal merchandising; dalla gestione eco- nomica degli stadi intesi quali centri di attività economica, sociale e culturale (secondo il modello suggerito nel cosiddetto decalogo Veltroni); da un ammodernamento della rete che orga- nizza e gestisce i giochi e le scommesse sugli eventi calcistici (Totocalcio, Totogol, Totoscommesse, Totosei). Il Settore Tecnico appare particolar- mente idoneo, sia per l’ampia rappre- sentatività del suo Consiglio Direttivo che per i compiti ad esso affidati, a divenire la sede di istruttoria e di con- fronto delle problematiche suindicate. Ciò presuppone, tuttavia, che il Settore possa disporre dei necessari supporti conoscitivi, accumulando dati ed informazioni da mettere a disposi- zione dei diversi operatori. In questa ottica, anticipiamo, in que- sto numero, una informativa sul tema di un nuovo modello di gestione degli stadi.

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

CONGRUENZE TRA IL MODELLO DI GARA E DELL’ALLENAMENTO

L o sviluppo delle qualità fisi- che del calciatore, nelle sue varie espressioni, comporta

una serie di problematiche sia di carattere strutturale che metodo- logico. Questo lavoro vuole pren- dere in considerazione il carattere metodologico per allenare le capacità condizionali e coordinati- ve del calciatore e, più precisa- mente, proporre modelli di alle- namento che riescano in questo contesto a sviluppare determinate qualità in modo specifico. La spe- cificità dell’allenamento calcistico presenta non poche difficoltà di attuazione, ma è possibile propor- re modelli di allenamento che mirino a sviluppare qualità come la resistenza, la velocità e tutte le qualità coordinative e, di conse- guenza, quelle propriamente tec- niche, attraverso mezzi di allena- mento che abbiano come caratte- ristica principale quella di ripro- durre situazioni e modelli di gioco simili a quelIi di gara.

CRITERI D’INDAGINE E COM- PARAZIONE TRA LAVORO SPE- CIFICO E NON

Resistenza Per verificare l’effettiva rispon- denza, dal punto di vista delle modificazioni fisiologiche e i rela- tivi adattamenti strutturali, tra l’allenamento cosiddetto “a secco” e le esercitazioni a carattere speci- fico, abbiamo preso in esame un gruppo di calciatori professionisti precedentemente testati ed abbia- mo sviluppato i grafici di control- lo dei cardiofrequenzimetri, deri- vati dalle esercitazioni specifiche, rapportandoli ai grafici costruiti sugli allenamenti di carattere set- toriale. Potenza aerobica Abbiamo valutato il rapporto

di Francesco D’Arrigo (*)

Caratteristiche - Meccanismi e sequenze allenanti - Esercitazioni per la resistenza, la velocità e tecniche - Trasferibilità tra i due modelli -

esistente tra una serie di 5 ripetu-

te di 1000 metri, eseguite in pista

d’atletica, e lo svolgimento di un possesso palla tra due squadre di

9 giocatori ciascuna su tutto il

campo, con obbligo di giocare a

coppie fisse, con numero di toc-

chi fisso (tre), per un tempo di 25

minuti (frazionato in due tempi

di 15 e 10 minuti).

Resistenza alla velocità

Vai e vieni su 20 metri, due serie

di 6 ripetizioni, recupero incom-

pleto. Partita rugby 3:3 in un campo di 40x20 metri, tempo di lavoro 2 minuti, tempo di recupero 3 minuti, 2 ripetizioni.

Esercitazione 3:1 in un quadrato

di 10 metri, tempo di lavoro un

minuto, tempo di recupero tra le

4 ripetizioni 45 secondi, tempo di

recupero tra le 2 serie 5 minuti. Partita pressing 4:4 in campo di 45x25 metri con portieri. Tempo

di lavoro 2 minuti, recupero tra le

3 ripetizioni 2 minuti. Velocità

Esercitazioni di rapidità neuro- muscolare con la palla, a coppie, a

tre, a quattro.

Sprint psico-cinetici di 10, 20, 30 metri. Si svolge una circolazione della palla senza avversari a 3-4 squadre seguendo una sequenza

di colori predeterminata, al

comando dell’allenatore si esegue

lo sprint andando ad attaccare dei

cinesini del colore chiamato, posti

alle distanze volute.

Qualità tecniche Esercitazioni tecniche singole, a coppie, a tre, di gruppo in spazi ristretti. Esercitazioni tecniche specifiche per ruolo con squadra disposta sul campo, con contrap- posizione o libere.

PARTE SECONDA: LA RESI- STENZA

Potenza aerobica L’esercitazione del possesso palla 9:9 a tutto campo con cop- pie fisse, per una durata di 25 minuti, (suddivisi in due tempi di 15 e 10 minuti con una pausa tra i due tempi di 4 minuti) procura lo stesso carico di lavoro delle ripe- tute di 1000 metri, mantenendo un valore di frequenza cardiaca intorno al valore di soglia anaero- bica. In questa esercitazione, come del resto in tutte quelle di carattere specifico, diventa molto importante modulare il carico in maniera uniforme per tutti i gio- catori. Limitare il numero dei toc- chi, in questo senso, evita il for- marsi di coppie che mantengano il possesso piú a lungo di altre. Inserire, inoltre, alcuni accorgii- menti come, ad esempio, attribui- re un punto alla squadra che effettua un numero stabilito di passaggi di squadra, o che rag- giunge la linea di fondo del campo avversario con un giocato- re con la palla al piede permette sempre di coinvolgere tutte le coppie e, quindi, tutti i giocatori in modo continuativo nel lavoro. Questo è l’obiettivo primario dell’esercitazione al fine di migliorare la qualità fisica. Da quanto detto, ci sembra estremamente significativo riusci- re a riprodurre gli effetti allenanti dal punto di vista organico con

(*) Tesi di fine studio del corso Master di abilitazione ad allenatore professionista di prima categoria 1994/95.

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO
Fig. 1 240 Spesa di energia Kca. 220 200 Fc mass. 180 191 160 Fc
Fig. 1
240
Spesa di energia
Kca.
220
200
Fc mass.
180
191
160
Fc min.
140
120
Fc med.
120
170
100
Fuls:
80
5746
60
40
20
FILTRO
01
15:51:26
15:59:50
16:08:15
16:16:33
16:25:04
16:33:29
Fig. 2 240 Spesa di energia Kca. 220 200 Fc mass. 180 190 160 Fc
Fig. 2
240
Spesa di energia
Kca.
220
200
Fc mass.
180
190
160
Fc min.
140
78
3'57''
3'49''
3'42''
3'59''
3'43''
Fc med.
120
151
100
Fuls:
80
6347
60
40
20
FILTRO
01
15:21:42
15:30:02
15:38:22
15:46:43
15:55:03
16:03:23

con velocità rispettivamente di

3’57’’, 3’49”, 3’42”, 3’59”, 3.43’’, e comparare il carico delle ripetute con quello dell’esercitazione spe- cifica. Nelle ripetute abbiamo avuto una f.c. massima di 190, una f.c. minima di 78, con una f.c. media di 151 (figura 1, figura 2). E’ importante notare come nelle ripetute si sia tenuta sempre una velocità che rappresenta il 100% del carico richiesto per il tipo di allenamento voluto. Abbiamo inoltre ottenuto un cari-

co di lavoro complessivo del tutto

simile e molto comparabile a quello ottenuto nell’esercitazione

specifica. Possiamo quindi assolu- tamente definirlo un’allenamento

di potenza aerobica, con i grandi

vantaggi di essere un’allenamento che riproduce e richiede le stesse situazioni e quindi gli stessi movi- menti della gara.

Resistenza alla velocità Analizzando la partita di calcio abbiamo verificato che i calciatori

una esercitazione che ha tutti i caratteri specifici della gara,

situazioni del tutto estranee a

mento individuale, di quelle rela- tive al saper temporeggiare e al

producono il massimo carico di lavoro, attraverso una serie di scat-

rispetto ad un allenamento tipico

non subire il dribbling.

ti

eseguiti ad alta intensità, su

magari di altre discipline, ma che

Il carico fisico dell’esercitazione

distanze variabili dai 5 metri fino

prevede tipi di corse, distanze e

quelle che poi si ritrovano in una partita di calcio. I caratteri specifi-

che vuole sviluppare la potenza aerobica, può essere facilmente visibile dai dati raccolti su di un giocatore professionista.

a sopra i 30 metri con recuperi variabili. E’ altresì provato che il massimo carico interno, per un calciatore, avviene quando in pos-

ci

dell’esercitazione in esame

Il giocatore ha un’età di 20

sesso di palla viene pressato. Alla

sono facilmente visibili: ricerca

costante dello smarcamento, capa-

anni, ruolo centrocampista, max vo2 54.00 ml/Kg/m’, frequenza

luce di quanto detto, il tipo di allenamento che tenda a sviluppa-

cità di gestire il pallone in situa- zioni di pressione, ricerca del dribbling, visione periferica del gioco e, di conseguenza, capacità

massima utilizzabile 201. Nell’esercitazione ha riportato una f.c. massima di 194, una f.c. minima di 120 con una f.c. media

la qualità in esame deve preve-

dere una serie di scatti eseguiti alla massima velocità, su distanze tipiche della gara (5, 10, 20 e 30

re

di

scegliere la soluzione ottimale

di 170.

metri) con recuperi incompleti.

in

ogni momento, sia per l’obbli-

Questo giocatore ha una velo-

Noi abbiamo misurato un allena-

go

dei tocchi, sia per la possibilità

cità di corsa consigliata sui 1000

mento finalizzato a questo obietti-

di

segnare il punto con i passaggi

metri di 3’55’’, ed è interessante

vo (vai e vieni sui 20 metri, due

di

squadra. Inoltre sviluppo, per

valutare il carico di lavoro ottenu-

serie di 6 ripetizioni, con recuperi

la

squadra che non è in possesso

to su 5 ripetute di l000 metri;

incompleti) e lo abbiamo compa-

di

palla, delle capacità di marca-

recupero di 3 minuti tra le prove,

rato ad una serie di esercitazioni

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO non

ALLENAMENTOnon

ALLENAMENTO non
Fig. 3 240 Spesa di energia Kca. 220 200 Fc mass. 180 206 160 Fc
Fig. 3
240
Spesa di energia
Kca.
220
200
Fc mass.
180
206
160
Fc min.
140
104
Fc med.
120
143
100
Fuls:
80
5643
60
40
20
FILTRO: 01
15:51:26
15:59:50
16:08:15
16:16:33
16:25:04
16:33:29

con la palla, quindi più specifiche, che hanno provocato lo stesso carico di lavoro del vai e vieni. L’intendimento principale è quel- lo di proporre tipologie allenanti per la resistenza alla velocltà che abbiano il carattere della massima specificità e che quindi non pos- sono non prescindere, in riferi- mento a quanto detto prima, dall’uso di situazioni dove sia pre- minente il rapporto uomo palla e avversario. Le tre esercitazioni proposte sono state scelte in relazione anche a precise richieste di adde- stramento tattico.

ESERCITAZIONI

Esercitazione 3:1 in quadrato di 10 metri, tempo di lavoro un mimuto, tempo di recupero 45 secondi. Tre giocatori si passano la palla giocando ad uno o due tocchi, spostandosi sempre agli angoli del quadrato, preoccupandosi di mantenere il possessore di palla in posizione centrale rispetto agli altri due. Un quarto giocatore deve cercare di conquistare la palla all’interno del quadrato, andando continuamente in pres- sione sulla palla. A1 termine del

minuto si invertono le posizioni del giocatore all’interno con uno degli esterni, fino a che tutti i gio- catori abbiano eseguito la fase di pressione all’interno. L’allena- mento richiede un continuo ed intenso movimento sia dei gioca- tori che fanno il mantenimento palla, sia di quello che deve con- quistarla. E’ importante avere molti palloni a disposizione per mantenere l’intensità di azione elevata. Si sono registrate frequenze car- diache elevate, sopra il valore di soglia anaerobica, con recuperi (nei 45 secondi) incompleti, che provocano un accumulo di lattato rilevante a livello muscolare. Anche questa è un’esercitazione molto specifíca, in quanto richie- de capacità di precisione e rapi- dità nel mantenimento di palla ed abitua allo smarcamento conti- nuo, presuppone, inoltre, un grossa carica agonistica ed un’appropriata scelta del tackle nella fase di riconquista. Partita rugby 3:3 in campo di 40x20 metri, tempo di lavoro 2 minuti, tempo di recupero 3 minuti. Le due squadre si affrontano giocando a tocco Iibero, si segna un punto direttamente riuscendo a portare la palla sulla linea di

fondo campo della squadra avver- saria oppure riuscendo, dalla pro- pria metà campo, a raggiungere con un lancio lungo un quarto compagno che si trova oltre la linea di fondo campo avversaria e questi arresti la palla di prima intenzione. E’ evidente che le pos- sibilità di segnare un punto costringono i giocatori non in possesso di palla ad effettuare una pressione individuale nella metà campo avversaria ed un’azione continuata di pressing anche nella propria metà campo, dove posso- no sfruttare anche le possibilità del fuorigioco. I giocatori in pos- sesso di palla devono essere molto abili e rapidi nella circolazione della palla, nonché nella ricerca dei dribbling o di soluzioni ade- guate per segnare che possono essere o il lancio lungo o lo scam- bio a triangolo col compagno. Il lavoro richiede molta intensltà per entrambe le squadre. Devono essere disponibili, a bordo campo, i palloni per poterli sostituire rapidamente quando uno di que- sti esce dal campo. I giocatori testati durante questo tipo di allenamento hanno quasi sempre mantenuto, nei due minu- ti di lavoro, una frequenza cardia- ca superiore al valore di soglia anaerobica. In questo contesto è importante riuscire a mantenere la continuità di azione e di gioco mentre, oltre il tempo stabilito, abbiamo rilevato un notevole decremento di prestazione e un affaticamento molto marcato. L’esercitazione ha i connotati di un ottimo allenamento per la resi- stenza alla velocità (le ripetizioni vanno modulate in base al tipo di seduta in cui sono inserite ed ha un carattere di specificità evidente in quanto presenta tutte le situa- zioni di gara sia in fase di possesso

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO
Fig. 4 30 metri
Fig. 4
30 metri

di palla, sia in fase di non possesso

(figura 3).

Partita pressing 4:4 in campo di 45x25 metri con portieri. Tempo

di lavoro 2 minuti, recupero tra le

ripetizioni 2 minuti. Le due squadre si affrontano in un campo ridotto con la metà campo delimitata e i portieri che difendono due porte regolamenta- ri. Si gioca a tocco libero con l’obbligo di superare la metà campo dopo tre passaggi di squa- dra e non è consentito passare la palla al proprio portiere. Lo svi- luppo del gioco richiede alla squa- dra difendente una pressione con-

tinua sulla palla per evitare, date

le dimensioni del campo, che gli

avversari possano concludere in porta anche dalla loro metà campo. L’esercitazione presuppo- ne l’esecuzione di movimenti di squadra nella fase di riconquista

della palla, con diagonali, raddop-

pi di marcatura, movimenti tipici

della marcatura a zona o ad uomo (a seconda degli intendimenti propri dell’allenatore), nonché velocità e rapidità di esecuzione, nella fase di possesso di palla. ll tutto comporta, quindi, una gran- de intensità di lavoro. I giocatori valutati, nell’esercitazione, hanno riportato frequenza cardiache

quasi sempre superiori al valore di soglia anaerobica, riuscendo a mantenerle per il tempo stabilito

di due minuti. Al di sopra di que-

sto tempo, il valore prettamente

Fig. 5

1 2 3
1
2
3

fisico dell’esercitazione scade; ripetendo però l’esercitazione a distanza di due minuti per un

certo numero di ripetizioni (da tre

a sei) il carico complessivo assume

il carattere specifico dei classici allenamenti di resistenza alla velo-

cità, effettuati con corse rettilinee

e senza palla.

PARTE TERZA: LA VELOCITA’ La velocità del calciatore Tale dote, intesa in senso stretto, esprime la capacità di realizzare la massima velocità su distanze che vanno dai 30 ai 60 metri. Nel cal- cio, la necessità di spostarsi alla massima velocità per tratti così lunghi è abbastanza infrequente, soprattutto quando si è in possesso

di palla. Nel calcio, la velocità

pura è molto meno importante

che non la capacità di accelerazio-

ne e la rapidità, intesa come capa-

cità di compiere nel minor tempo possibile un gesto con una o più variabili. L’accelerazione dipende direttamente dai valori di forza, mentre la rapidità si collega ai fon- damentali tecnici. Da essa dipende l’efficacia del dribbling, dei pas- saggi fintati, delle corse con la palla al piede, dei tiri in porta, eccetera. In quest’ottica, il presente lavoro vuol prendere in esame la possibi- lità di sviluppare la velocità del cal- ciatore, proponendo mezzi alle- nanti, specifici della disciplina, riferiti al migliorarimento della

Fig. 6 4 3 1 2 rapidità, con la consapevolezza che non meno importante risulta
Fig. 6
4
3
1
2
rapidità, con la consapevolezza
che non meno importante risulta

il miglioramento della capacità di

accelerazione e, quindi, dei valori

di forza.

La rapidità comprende anche il tempo necessario alla soluzione di un problema. Non dimentichiamo

che il calcio è sport di situazione

e, da quanto detto, assume rilevan-

za il tempo che intercorre dalla proposizione dello stimolo all’ini- zio della risposta muscolare; il tempo di latenza dipende dalla mobilità dei processi nervosi e dalla capacità di anticipazione della soluzione. Alla luce di questa premessa, diventa molto significa- tivo ricercare il miglioramento di velocità calcistica, attraverso eser- citazioni di rapidità in situazioni di gara e che stimolino i processi ner- vosi e l’anticipazione del movi- mento.

ESERCITAZIONI

Esercitazioni di rapidità musco- lare con la palla Scatti contrapposti alla ricerca

del gol: due giocatori si dispongo- no seduti uno di fronte all’altro ad una distanza di 30 metri. Ognuno

di loro deve segnare in una mini-

porta posta alla propria sinistra. Il pallone viene situato nel mezzo. Al fischio dell’allenatore ognuno dei giocatori, dopo essere balzato in piedi, deve cercare di raggiungere per primo la palla. Dei due, quello in anticipo (con un solo tocco a

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

disposizione), deve segnare, men- tre quello in ritardo deve evitare

velocità massimale, i tempi di recupero devono essere completi

rapiditá in situazioni dove è richie-

rischio di intenderli come una

sorta di abilità ripetitiva e dobbia-

di

subire il gol (figura 4).

tra una ripetizione e l’altra.

mo prestare l’attenzione su un

Progressioni sui 40-50 metri con spostamenti alternati in sovrappo- sizione: due giocatori, sempre ricercando la massima velocità, corrono in sovrapposizione rice- vendo il pallone che viene toccato a uno o due tocchi. Colui che passa la palla, dopo il calcio, si sposta in diagonale, in

modo da farsi recuperare dal com- pagno, senza peraltro dover dimi- nuire la velocità di corsa (figura 5). Passaggi a tre di “dai e segui” con scatti massimali: tre giocatori

Questo tipo di allenamento ha come obiettivo lo sviluppo della capacità di accelerazione e della

sto l’uso della tecnica, nei passag- gi, negli stop, nella conduzione della palla, nei tackle. L’allena- mento in questione si presta anche allo studio della valutazione dei tempi di esecuzione, nonché della combinazione di varianti tat- tiche (dove e quando correre). Sprint psico-cinetici di 10, 20, 30 metri.

argomento che spesso viene sotto- valutato: la imprevedibilità del gioco. Nel calcio esiste l’impossibi- lità di proporre delle tecniche (ci riferiamo ai gesti tecnici e non ai movimenti di squadra) che rien- trano in canoni rigorosamente fissi, poiché i gesti fondamentali si associano a delle altre variabili, come calciare la palla in piena corsa o da fermo, o quando si è pressati dall’avversario. Di conse- guenza, la varietà del gioco rende improponibile la fissazione di

si

dispongono agli estremi di una

Si delimita un campo di 40x20

regole di tecnica calcistica che

ipotetica retta di 15 metri (2 da una parte e 1 dall’altra). Uno dei due calcia la palla a quello che gli

sta di fronte, per poi sovrapporsi a

metri. con dei cinesini di colore diverso posti a 5 metri di distanza l’uno dall’altro. I giocatori sono divisi in 3-4 squadre e si svolge una

siano rigorosamente definite. Nella pratica usuale dell’inse- gnamento calcistico, ci si preoccu- pa di far comprendere al giocato-

questo con uno scatto massimale.

circolazione della palla senza

re

quella che dovrebbe essere la

Il

ricevente, a sua volta, dopo aver

avversari seguendo una sequenza

“tecnica perfetta”. Come conse-

toccato iI pallone di prima, scatta

drato di 15 metri di lato. Il gioca-

di

passaggi predeterminata, in

guenza, le esercitazíoni tecniche si

nell’altro senso ripetendo l’azione precedente (figura 6).

base ai colori delle squadre. Al comando dell’allenatore (acustico

fermano al concetto che la sola ripetizione sistematica sia allenan-

Passaggi a quattro di “dai e

o

visivo), ogni giocatore effettua

te. In pratica, i giocatori vengono

segui” con scatti massimali e con- duzione palla: quattro giocatori si dispongono agli angoli di un qua-

uno scatto sul cinesino del colore

della sua squadra o di quello della squadra che lo precedeva o antici- pava nella sequenza del possesso

invitati a palleggiare o a calciare la palla, senza porsi i motivi basilari che risiedono al successo del gesto tecnico. Spesso ci dimentichiamo

tore in possesso di palla effettua

di

palla; oppure effettua una serie

di

un dato tanto evidente quanto

un passagigio in diagonale e segue

di

scatti continuati sui cinesini

importante: il calcio è uno sport di

la

palla con uno scatto massimale;

chiamati a voce dall’allenatore.

situazione. Ciò sta a significare che

il

secondo giocatore che riceve la

In questo allenamento, si ricerca

non vi può essere una tecnica sem-

palla esegue un passaggio lungo il lato del quadrato e segue, sempre alla massima velocità, la palla che arriva al terzo giocatore. Questi effettua di nuovo un passaggio

cità, lungo il lato del quadrato

miglioramento della velocità cal-

cistica attraverso esercitazioni di rapidità neuro-muscolare che sti- molino, in situazioni di gara, i pro- cessi nervosi di eccitazione e le

il

pre corretta o sempre errata. La tecnica corretta si deve calare neI contesto della situazione del gioco. Da questa visuale, la tecnica calcistica va intesa come il rappor-

sulla diagonale, seguito da uno

capacitá di orientamento e di anti-

to

giocatore-palla più conveniente

scatto, al quarto giocatore, il quale

cipazione del movimento.

in

funzione di uno scopo di gioco.

conduce la palla alla massima velo-

PARTE QUARTA: LE QUALITA’

Occorre però completare questa definizione e collocare la tecnica,

andando a raggiungere la posizio-

TECNICHE

oltreché nella sua realtà di situa-

ne iniziale del primo giocatore, dove si inizia un nuovo giro. Tutte le esercitazioni elencate richiedono l’esecuzione fatta a

La tecnica calcistica I fondamentali tecnici sono ben conosciuti e ben catalogabili, non bisogna, però, incorrere nel

zione, nella realtà dinamica del gioco. A prima vista, comprendia- mo che il livello qualitativo dei fondamentali tecnici non si espri-

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO
Fig.7
Fig.7
Fig.8
Fig.8

me tanto in una sterile esibizione

mobilità muscolo-articolare. Ogni

scopi:

di

classe e di eleganza in situazio-

giocatore ha una individuale

-

attivazione della valutazione

ni

da fermo, bensì è valutabile in

interpretazione della tecnica,

anticipata delle traiettorie;

due circostanze strettamente lega-

quindi dobbiamo proporre ai gio-

-

sviluppo della capacità di movi-

te

al gioco, che sono: la capacità

catori, in fase di allenamento, non

mento anticipato: incrocio corpo-

di

eseguire i fondamentali alla

un gesto stereotipato, ma una

palla;

massima velocità di spostamento,

concezione del gesto tecnico. Ciò

-

attivazione della scelta di

la

velocità della traiettoria della

sta a significare che il calciatore

tempo nel gesto tecnico finale:

palla che dobbiamo controllare.

deve essere educato ed addestrato

avviene coordinando l’arto cal-

Ciò è una conseguenza del dato che quando i giocatori compiono

a ricercare la tecnica che è più conveniente in relazione alla

ciante con la traiettoria (scelta dell’impatto);

una qualsiasi esecuzione tecnica

situazionalità e alle sue qualità fisi-

-

attivazione della sensazione

durante la partita, devono fare i

che e percettive.

della lunghezza dell’arto calciante

conti con gli avversari e, quindi, devono riuscire a superarli gio- cando iI pallone in velocità e da

In altre parole, i fondamentali inseriti nel contesto di situazione della partita, investono le capacità

che si muove. Nel perseguire questi scopi in pratica agiremo in modo da:

condizioni disagiate (come duran-

percettive ed intelletive nella loro

-

discriminare la traiettoria di

te

il contrasto e il pressing). Per

totalità. Di queste dobbiamo sot-

arrivo della palla;

gli stessi motivi, chi passa la palla

tolineare l’anticipazione, con la

-

discriminare lo spostamento

per eludere l’intercettamento

quale si intende la dote che con-

del proprio corpo, ricercando il

degli avversari nei momenti strate- gicamente più importanti deve

sente ai giocatori, in misura più o meno precisa, di valutare in anti-

massimo anticipo di posiziona- mento;

imprimere alla stessa una notevo-

cipo la percezione della traiettoria

-

discriminare lo spostamento

le veliocità. In questo modo, però, è evidente che aumentano i pro- blemi di controllo del pallone per il compagno che lo riceve.

del pallone, la percezione dello spostamento del proprio corpo e la percezione del movimento dell’arto calciante. L’anticipazio-

del proprio corpo in relazione alla traiettoria della palla, aumen- tando le elaborazioni mentali pre- cedenti il tocco.

Oltre a questi fattori, occorre ricordare che la tecnica è soggetti- va. Ciò corrisponde a dire che ogni individuo ha delle proprie capacità coordinative e delle pro- prie risorse biomeccaniche e, quindi, leve di proporzioni diver- se, unitamente a diversa forza e

ne si collega con tutti i fondamen- tali di gioco e da essa scaturisce quello che viene comunemente definito “tempismo”. Nell’ottica che abbiamo indica- to, il problema dello sviluppo delle qualità tecniche va affronta- to attraverso l’ottenimento di 4

ESERCITAZIONI Le proposte di addestramento tecnico che prenderemo in esame sono riferite a tutti i fondamentali tecnici (escluse la tecnica del por- tiere e la rimessa laterale). Si trat-

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

Fig.9

Fig.9

Fig.11

Fig.11

Fig.10

Fig.10

Fig.12

Fig.12

ta di esercitazioni tecniche singo- le, a coppie, a tre, a quattro e di gruppo.

calciatore nei diversi momenti che costituiscono il gesto e, quindi, variano gli effetti allenanti.

ni, si rende l’elaborazione più diffi- cile rispetto al fondamentale in sé. Variante I: con due coni (a sx e

Esercitazioni per calciare

Calcio con giro intorno al cono.

dx) quando Ia palla è in volo l’alle- natore chiama “sinistra” o “destra”

Obiettivi: attivazione della perce-

Il partner crossa la palla in dire-

e

consecutivamente il giocatore fa

zione anticipata delle traiettorie ed incrocio del corpo con le stesse. Come noterete, qualche eserci- zio viene proposto in diversi conte-

zione del compagno. Quest’ulti- mo, una volta che il pallone è in volo, compie a tutta velocità un giro di corsa intorno al cono posto

giro a dx o sx. In questo modo si

richiede al calciatore una variabile situazionale. Variante II: si può stabilire che la

il

sti. Evidentemente, mediante lo

di

fianco a lui e quindi scatta in

palla, anziché stoppata, deve essere

stesso esercizio, possiamo attivare

direzione della palla per calciarla

calciata di prima verso la porta

differenti qualità percettive e coor-

in

una porta piccola in due tempi.

(figura 7).

dinative. Entrambe stanno alla

In

questo esercizio l’avvicinarsi al

base della correttezza dell’esecu- zione tecnica. Nei rispettivi conte- sti varia non tanto l’esecuzione del

pallone viene reso molto più com- plesso rispetto alla situazione reale. Ciò stimola la percezione anticipa-

Tocchi di prima I giocatori si dispongono a cop- pie e si passano la palla calciando

calcio, ma la profusione di impe-

ta

della traiettoria, oltre la rapidità

di prima con l’interno del piede o

gno e concentrazione da parte del

finale di esecuzione. In altri termi-

con il collo piede.

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO
Fig.13
Fig.13

Fig.14

Fig.14

Concentrazione: sulla percezio-

ne anticipata della traiettoria e sul

corretto posizionamento del corpo in riferimento al pallone. Anche se si tratta di un esercizio estremamente semplice, i giocato- ri devono profondere un impegno assoluto nel “gioco di gambe” pre- cedente il tiro, altrimenti questi non ha valore allenante (figura 8).

Dai e segui a tre I giocatori si dispongono

all’estremità di un’ipotetica retta

di 20 metri. Due da una parte e

uno dall’altra. Il giocatore con la palla inizia l’esercizio calciando in

direzione del compagno e a segui-

re si sovrappone dietro a lui.

L’esercizio prosegue nella medesi- ma sequenza e, ogni volta che viene effettuato il passaggio, i cal- ciatori si sovrappongono al rice- vente (figura 9).

Colpire la palla in avanzamento A coppie, uno esegue l’esercizio, l’altro fa da partner. Quest’ultimo calcia la palla in direzione del compagno, il quale deve correre

alla massima velocità verso il pallo-

ne per calciarlo di prima. L’obiet-

tivo è quello dell’attivazione dell’incrocio sul pallone in avanza- mento (figura 10).

Colpire la palla indietreggiando L’esercizio si svolge in modo opposto al precedente; il partner calcia il pallone verso il compa- gno con traiettoria a parabola, che per essere colpita di piede richiede un immediato arretra- mento. Varianti: a) colpire la palla spostandosi in arretramen- to, oppure b) voltarsi all’ultimo momento per colpire la palla. Quest’ultimo tipo di esecuzione dev’essere ripetuto “girando” sia a destra che a sinistra.

Palla tennis a coppie I giocatori devono passarsi la palla sopra la rete facendole com- piere un solo rimbalzo. L’esercizio impone una conti- nua percezione anticipata della palla ed un continuo adattamen- to coordinativo palla-corpo. L’effetto allenante è molto supe- riore che non utilizzando dei rim- balzi liberi, perchè l’esercizio richiede lo spostamento del corpo in funzione dei rimbalzi (figura 11).

Partita calcio-tennis Dopo aver abbassato la rete del campo di pallavolo ed utilizzando le linee dello stesso, i calciatori disputano una minipartita di tre

contro tre o due contro due. Essi utilizzano le regole del tennis, con la variante che il pallone deve sempre fare un tocco a terra prima di essere colpito e che si possono fare tre passaggi di squa- dra al volo (figura 12).

Calci con percezione laterale In partita, la situazione più fre- quente in cui i giocatori ricevono la palla e, quindi, ne devono per- cepire la traiettoria, è proprio quella trasversale. Il giocatore si dispone di fianco al partner. Quest’ultimo lancia la palla al compagno che la ricalcia rima- nendo in posizione laterale fino all’ultimo momento. In altri ter- mini, colui che colpisce la palla rimane di fianco rispetto alla traiettoria della palla sino a quan- do non ha collocato a terra il piede di appoggio. Solo in quel momento, effet- tuando perno sullo stesso piede di appoggio, ruoterà con tutto il corpo e colpirà la palla in direzio- ne del partner, oppure invitere- mo a calciare verso un secondo partner o verso un bersaglio come una miniporta. Lo stesso esercizio va eseguito sia col piede sinistro che col piede destro, con traiettorie provenienti sia da

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

Fig.15

Fig.15

Fig.17

Fig.17

Fig.16

Fig.16

Fig.18

Fig.18

destra che da sinistra per ogni piede.

Obiettivi: percezione e incrocio sulle traiettorie laterali e attiva- zione della bilateralità motoria. In pratica l’esercizio si presenta nelle quattro seguenti varianti:

a) calcio di destro con traietto-

ria proveniente da sinistra; b) cal- cio di destro con traiettoria pro- veniente da destra; (figura 13)

c) calcio di sinistro con traietto-

ria proveniente da sinistra;

d) calcio di sinistro con traietto-

ria proveniente da destra.

Tiro in porta “chiamato” Dopo aver stabilito se i tiri devono essere indirizzati sul primo o sul secondo palo, il gio-

catore calcia in rapida successio- ne 10 palloni che il partner gli lancia con le mani. L’esercizio va svolto secondo le 4 varianti che abbiamo indicato in precedenza a), b), c), d). Evidentemente, secondo la sensibilità del partner, occorrerà che queste varianti siano proposte con difficoltà appropriate. Obiettivi: susseguenti adatta- menti della posizione del corpo con la traiettoria della palla, in riferimento alla ricerca di preci- sione d’esecuzione in tempo ridotto (figura 14).

Capovolta e tiro a rete Un partner crossa verso il gioca- tore; quest’ultimo, dopo aver

valutato la parabola della palla, deve compiere una capovolta in avanti e calciare al volo verso la porta. Obiettivi: il calciatore è costret- to dalla “situazione” ad anticipare mentalmente la traiettoria della palla, vale a dire che l’esasperata anticipazione della traiettoria è indispensabile per la riuscita dell’esercizio (figura 15).

Salto laterale dell’ostacolo e calcio Due partner si dispongono a circa 15-20 metri di distanza con palla al piede. Dinanzi al partner si colloca un ostacolo. Il giocato- re che compie l’esercizio deve percorrere in “vai e torna” la distanza per colpire la palla cal-

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

Fig.19

Fig.19

Fig.20

Fig.20

ciata dai compagni. Ad ogni pas- saggio, il giocatore deve saltare l’ostacolo che è posto nel mezzo del suo percorso. Obiettivi: aumento della com-

plessità della fase di incrocio per quanto riguarda il gioco di gambe, che permette al giocatore

di posizionarsi con rapidità e pre-

cisione rispetto al pallone che deve calciare e conseguente atti- vazione nella valutazione antici- pata delle traiettorie della palla (figura 16).

Chiamare la parabola Un compagno crossa in direzio-

ne del partner il quale, più rapi- damente che può, deve anticipa-

re col suo spostamento la traietto-

ria della palla. Mentre il pallone è in volo, l’allenatore fà un fischio e il gio- catore deve fermarsi, poiché non gli è più concesso di fare degli ulteriori passi. Quindi, da quella posizione, senza poter muovere il piede di appoggio, cercherà di calciare la palla (sempre se possibile) verso una miniporta. Obiettivi: anticipazione delle parabole (figura 17).

Esercitazioni per l’arresto della palla (stop)

Stop di interno piede Un giocatore calcia la palla tesa

e abbastanza forte al compagno, mirando alla pancia dello stesso. Il compagno deve flettere la gamba e stoppare con l’interno del piede e, se necessario, deve anche compiere uno stacco in elevazione.

Stop calibrato ad un terzo gio- catore Un partner crossa verso il com- pagno il quale deve arrestare la palla mediante uno stop che giunga esattamente sui piedi di un secondo partner che si trova a 2-3 metri di distanza da questo Obiettivi: la funzione dello stop

è generalmente solo quella di

ammortizzare la palla. Ora, se noi dobbiamo stoppare un passaggio

e contemporaneamente regolare

la lunghezza e la traiettoria del tocco, ciò equivale non solo a compiere la funzione di ammor- tizzazione della palla, ma contem- poraneamente richiede la regola- zione della respinta in funzione della visione periferica.

Comprendiamo quindi che il pre- sente esercizio possiede valore allenante in relazione alle qualità di senso-percezione, che sono basilari nella tecnica calcistica (figura 18).

Stop di controbalzo Lo stop di controbalzo, oltre ad essere molto conveniente in numerose situazioni di gioco, è un esercizio di per sé molto importante nello sviluppo della capacità di incrocio (e ancora prima di anticipazione delle traiettorie) sul pallone.

Stop in “vai e torna” Due partner si dispongono ognuno con palla al piede a circa 15 metri di distanza. Quindi lan- ciano la palla con anticipo sulla corsa del compagno, il quale deve stoppare di controbalzo il pallone e restituirlo con un secondo tocco.

Stop in “vai e torna” con rota- zione di 180 gradi L’esercizio è corrispondente al precedente, con la differenza che ora si dispone di un solo pal- lone anziché di due. Inoltre il

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

Fig.21

Fig.21

Fig.22

Fig.22
Fig.23
Fig.23

giocatore deve stoppare com- piendo nello stesso momento una mezza rotazione. In questo modo, al termine dello stop, lo stesso si deve trovare con la palla rivolto verso la direzione opposta alla sua corsa; a quel punto cal- cia la palla all’altro partner, che gliela rimanderà come in prece- denza (figura 19).

Stop di petto alzato e schiacciato Un partner calcia la palla al compagno in modo più o meno teso e più o meno forte. L’altro deve scegliere se è più conve- niente stoppare col sistema alza- to o schiacciato. Nel primo caso la palla deve essere mantenuta in volo e lo stop dev’essere seguito da alcuni

palleggi. Nel secondo caso il busto si deve inclinare in avanti in modo da rimandare la palla a terra e controllarla immediatamente. Come è evidente, il primo tipo di stop è conveniente su palloni che hanno una traiettoria con para- bola accentuata, mentre il secon- do risulta più naturale su palloni con traiettoria tesa e che quindi devono essere schiacciati a suolo mediante l’inclinazione del busto. Obiettivi: esercizio molto importante per lo sviluppo delle qualità percettive e orientative di base (figura 20).

Stop di ginocchio Sarebbe più corretto definirlo stop di coscia, poiché è proprio sulla coscia che si può stoppare la palla con successo. I giocatori devono sperimenta- re come risulta il rimbalzo in relazione alla superficie di con- tatto, che va dalla parte distale a quella prossimale della coscia, e in relazione all’angolo di flessio- ne della coscia sul bacino nel momento dello stop (figura 21).

Stop della palla lanciata da dietro A coppie un giocatore lancia la palla oltre il compagno che si trova di spalle. Quest’ultimo,

dopo aver visto la palla che lo sta superando, esegue lo stop con il collo del piede (figura 22).

Esercitazioni per il dribbling, la guida della palla, il contrasto Il dribbling è l’azione mediante la quale il giocatore con palla al piede cerca di superare l’avversa- rio. Da un punto di vista percetti- vo, tutti i dribbling hanno un denominatore comune: la capa- cità di cogliere l’avversario in controtempo. Questo obiettivo sottintende tre capacità di orien- tamento che devono essere stima- te contemporaneamente: l’orien- tamento di se stesso in rapporto con: il pallone, l’avversario, l’orientamento percepito dalla situazione dell’avversario. Le esercitazioni per attivare il dribbling e la guida della palla devono, da un lato, migliorare il controllo di palla e, dall’altro, sti- molare il giocatore a percepire la sensazione di sbilanciare l’avver- sario. Toccare la palla con: l’interno dei piedi, alternando l’interno con l’esterno dello stesso piede; svolgere gli esercizi alla massima velocità. Eseguire gli esercizi precedenti correndo: in avanti, indietro, compiendo delle contemporanee

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

Fig.24

Fig.24

Fig.25

Fig.25

rotazioni attorno a sé.

Fare lo slalom tra i coni nelle seguenti varianti:

- con l’uso di un solo piede

(quindi stimolando il tocco con

l’interno e con l’esterno insie- me);

- con l’uso del solo interno-

piede (sia destro che sinistro);

- con l’uso del solo esterno

piede (sia destro che sinistro);

- mantenendo la lateralitá di spostamento.

L’”8” tra due coni Compiere un “8” tra due coni mantenendo il busto rivolto sem- pre nella medesima direzione. In questo modo alterniamo continua- mente il controllo di palla con spostamento nelle 4 direzioni fon- damentali: in avanti, indietro, a destra e a sinistra (figura 23). Riguardo alla capacità di sbilan- ciare l’avversario, che è l’essenza del dribbling, le uniche esercita- zioni valide sono i giochi. O meglio, tutte le situazioni di gioco in numero ridotto, che consentono il frequente ripetersi delle reali situazioni di dribbling. Tra queste ricordiamo: l’uno con- tro uno; l’uno contro due, il due contro due, eccetera. Riguardo ai metodi di allena- mento del contrasto, suggeriamo di usare la stessa strategia che

abbiamo indicato per il drib- bling. Quindi, dalle situazioni di minipartite, prenderemo in con- siderazione i momenti chiave del contrasto al dribbling. Sarebbe improponibile l’allenamento per i dribbling e i contrasti che non siano in situazione, poiché pro- prio questi due fondamentali, con le relative finte e controfinte, sono una diretta espressione della fantasia e della creatività.

Esercitazioni per il colpo di testa Se facciamo una comparazione del colpo di testa con i fonda- mentali di piede, cogliamo una evidente differenza in termini di senso-percezione. I calci hanno una maggiore capacità di adattamento rispetto alla traiettoria della palla, dato che gli arti inferiori possono agire ad una certa distanza dall’asse longitudinale del corpo.

Al contrario, nel tocco di testa

per colpire la palla, è richiesto lo spostamento di tutto il corpo. Questo minore raggio di movi- mento del colpo di testa diviene però un dato vantaggioso in sede

di allenamento, poiché i colpi di

testa, come è evidente, richiedo- no un più preciso incrocio del corpo con la traiettoria della palla. In altre parole l’impiego del colpo di testa in sé attiva il

senso di anticipazione delle traiettorie.

Tocchi di testa continui a coppie Colpendo in elevazione. Tocchi rimanendo uno di fian- co all’altro. Obiettivi: attivazione dell’incro- cio sulle traiettorie da posizione laterale.

Tocchi all’indietro Un giocatore si dispone tra due partner e colpisce all’indietro il pal- lone che gli viene gettato dal com- pagno a lui di fronte. Obiettivi: l’esercizio si presta alla presa di consapevolezza del rappor- to sensazione del tocco su di una certa regione del capo e traiettoria che ne deriva (figura 24).

Tocchi in elevazione in avanti con palla che proviene da dietro Obiettivi: l’esercizio attiva la percezione delle traiettorie pro- venienti da dietro, che richiedo- no un più difficile incrocio con la parabola della palla (figura 25).

Tocchi in elevazione con mezza rotazione in volo ll partner lancia la palla al com- pagno con parabola molto alta. Quest’ultimo, con 2 o 3 passi di rincorsa, stacca da terra compien- do una rotazione di 180 gradi in

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

volo e colpisce la palla con la nuca in direzione del partner. Obiettivi: questo esercizio per- mette di attivare la scelta di tempo immediatamente prece- dente il contatto con la palla.

Tocchi in elevazione con rota- zione completa in volo Corrisponde al precedente

esercizio con la variante che il giocatore deve compiere una rotazione completa in volo, così

da ottenere nuovamente la fron-

il partner fac- cia eseguire all’altro un esercizio che richiede il mas- simo impegno, ma sia pur sem- pre fattibile; diversamente l’esercitazione scade a riguar- do del suo valo- re allenante (figura 26).

Fig.26
Fig.26

to nel capitolo precedente, con

talità verso il partner al momento del tocco di testa.

Colpi di testa in tuffo

delle esercitazioni di carattere più complesso sia per quanto riguarda

Evidentemente, in questo eserci-

Questi esercizi, oltre ad attivare il

gli

spazi d’azione, sia il numero dei

zio la superficie d’impatto è la fronte anziché la nuca. Obiettivi: attivazione della per- cezione anticipata delle traietto- rie in riferimento al colpo di testa.

Tocchi con girata in elevazione Il partner lancia la palla verso il giocatore, il quale, dopo aver compiuto lo stacco da terra, deve indirizzare con la massima forza il pallone verso l’altro partner. Questo obiettivo richiede la tor-

colpo di testa stesso, migliorano le doti acrobatiche in generale. Al fine di prevenire contusioni e il consolidarsi di inibizioni contro- producenti, occorre utilizzare dei materassini o, per lo meno, delle superfici abbondantemente erbo- se. Una gradualità di proposte si rende necessaria con i giovani o con quei giocatori naturalmente schivi a tuffarsi. Quindi proporre- mo loro una sequenza di questo genere:

giocatori che occupano questi spazi. Più semplicemente, lo stop del difensore per arrestare la palla ricevuta dal portiere con le mani e il successivo passaggio per iniziare un’azione offensiva, è un gesto tec- nico estremamente semplice se riprodotto in un allenamento tra due soli giocatori, in zone di campo limitate e senza avversari in opposizione; diventa molto più complesso se lo riportiamo sul campo regolamentare con la pre- senza degli avversari. Riteniamo

sione in volo del busto e in parti-

-

esercitazioni con caduta da

oltremodo significativo addestrare

colare la rotazione del capo ad

posizione inginocchiata;

i giocatori a specializzarsi ed alle-

opera dei muscoli del collo.

-

esercitazioni con cadute in

narsi in quei gesti tecnici che più

L’esercizio va ripetuto nei due sensi.

piedi; - tuffo da fermo;

frequentemente usano in gara. E’ quindi importante individualizzare

Colpire di testa a palla rimbal- zata da dietro Un partner scaglia la palla al suolo, in modo che il rimbalzo

con tuffo dalla situazione in movimento.

-

Esercitazioni tecniche specifiche per ruolo

l’allenamento per ruolo, sempre, però, inserito nel contesto globale della situazione di gara. In altre parole, un difensore centrale sarà impegnato molto di più sui colpi

superi il giocatore posto davanti.

Come abbiamo visto precedente-

di

testa, nei contrasti o nei passag-

Quest’ultimo, senza poter ruota-

mente, lo sviluppo della tecnica

gi

di disimpegno, piuttosto che nei

re

lateralmente la testa, una volta

calcistica va visto in funzione del

cross dalle fasce laterali o nei drib-

che vede la palla passare sopra di sé, corre in avanti per toccare di

miglioramenti delle capacità coor- dinative rapportate a quelle che

bling, quindi il suo ruolo richiede, come del resto tutti gli altri, una

testa la palla all’altro partner a lui

sono le reali richieste situazionali

ben definita specializzazione tecni-

di

fronte. Quindi l’esercizio si

della gara. In questo contesto,

ca.

ripete nell’altro senso. In questo esercizio è molto importante che

diventa importante completare il tipo di lavoro semplificato illustra-

Le esercitazioni da proporre, quindi, devono tenere in conside-

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

ALLENAMENTO

razione i parametri di spazio e avversari, nonché, naturalmente gli intendimenti tattici propri della squadra. Lo spazio è ovviamente quello del campo regolare, gli avversari saranno in opposizione più o meno attiva, i gesti tecnici saranno, naturalmente, dettati dall’allenato- re in base appunto ai movimenti di squadra e alla disposizione tattica.

Esercitazioni per reparto

I giocatori suddivisi per reparto

(difensori, centrocampisti, attac- canti) si dispongono sul campo nelle rispettive zone di competen- za ed eseguono la tecnica tipica dei loro ruoli sia per quanto riguarda la fase di possesso, sia di non possesso di palla. A turno, i giocatori di un reparto fanno opposizione agli altri e viceversa. Ad esempio quattro difensori ese- guono i fondamentali tecnici in funzione dello scorrimento di palla difensivo con l’opposizione prima passiva e poi attiva di tre attaccanti.

Esercitazioni per catene

I giocatori si suddividono per

catene. Ad esempio i giocatori di fascia destra (terzino, centrocam- pista, attaccante esterno) e eseguo- no i fondamentali tecnici in fun- zione dello sviluppo di un’azione offensiva o difensiva, con l’opposi- zione dei giocatori della catena di fascia sinistra.

Esercitazioni di squadra Tutta la squadra è disposta sul campo e si ripetono i gesti tecnici individuali in funzione dei movi- menti globali della squadra. Ad esempio l’allenatore chiama un’azione (una sovrapposizione, un cambio di fronte, eccetera), i giocatori eseguono i fondamentali

tecnici in funzione di questa ed i movimenti tattici corrispondenti, con l’opposizione, prima passiva e poi attiva, del gruppo di giocatori che non rientrano negli undici e che vengono disposti sul campo in modo da ostacolare l’azione chia- mata. L’opposizione diventa più efficace se si può disporre dell’ausilio di una squadra giovani- le. Questa esercitazione rappresenta il diretto passaggio all’allenamento tattico dove, però, la base di par- tenza deve essere sempre e comun- que la completa padronanza del gesto tecnico.

PARTE QUINTA: CONCLUSIONI

Trasferibilità tra modello alle- nante e di gara.

II tratto caratterizzante di ciascu-

na disciplina sportiva è la presta- zione, intesa come espressione delle capacità individuali e il rap- porto tra l’esecuzione e il risultato ottenuto. Più propriamente, la prestazione rappresenta il grado di transferibilità di tutto ciò che viene fatto in allenamento in funzione della gara, da qui l’importanza

determinante che assume la speci- ficità dell’allenamento.

II calcio fondamentalmente è un

gioco di comunicazione, azione, collaborazione, emozione; in altre parole di situazione che ha come elementi siginificativi:

- il pallone;

- il terreno (spazio delimitato);

- un obiettivo da attaccare;

- i compagni che aiutano;

- gli avversari che si contrappon- gono;

- delle regole da rispettare;

- un tempo di gioco definito.

Per ottenere un buon transfert in funzione della gara e di conse- guenza la massima prestazione,

nell’allenamento devono essere presenti tutti gli elementi sopra indicati. Partendo da queste convinzioni,

nel presente lavoro, si è voluto evi- denziare l’importanza che assume l’allenamento specifico e le conse- guenti metodologie di applicazio- ne, le quali devono tenere in consi- derazione un altro dato significati-

vo e cioè che, nel calcio, abbiamo un tempo di lavoro fisso e una quantità ed intensità di sforzo

variabile. II modello di allenamen-

to deve tenere presente questo

dato e riferito alla struttura della

gara (45 minuti di lavoro, 15 minu-

ti di pausa, 45 minuti di lavoro)

modulare lo sforzo nelle sedute in

quest’ottica, proponendo un dia- gramma di sforzo non parabolico (progressivamente crescente e decrescente), ma che abbia una

prima fase di elevata intensità (più

o meno variabile), una fase di

pausa, una seconda fase simile alla prima. In definitiva, questo lavoro vuole evidenziare l’importanza e la necessità di costruire modelli di

allenamento specifici partendo da un’analisi precisa di quelle che sono le richieste organiche,

muscolari, intellettive ed emotive

di una partita di calcio. In tal

senso, le esercitazioni proposte

contengono difficoltà di esecuzio-

ne che provengono esclusivamente

dalle situazioni-problema, indivi- duate nella gara e riportate nell’allenamento. Tutti gli esercizi elencati, pur nella diversità degli obiettivi che si prefiggono, nasco- no da una situazione-problema specifica del gioco del calcio. Su questa base è possibile per ogni allenatore crearsi esercitazioni del tutto personali, soprattutto in rela- zione ai propri intendimenti tecni- co-tattici.

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ATTUALITÀ

ATTUALITÀ

ATTUALITÀ

I l dibattito concernente un

nuovo modello di gestione

degli stadi viene da molto lon-

tano e può farsi risalire agli anni

Venti, che segnarono il cambia- mento della cultura dell’impianti- stica sportiva con il passaggio dalla iniziativa privata alla munici- palizzazione degli stadi. Infatti - seguendo l’indirizzo del regime dell’epoca, che prevedeva la costruzione di impianti polisporti-

vi aperti alla collettività con pista

per atletica, piscine e campi da tennis - sorsero, per iniziativa pub- blica, il Littoriale di Bologna, lo stadio Moretti di Udine, il Filadelfia di Torino e il San Siro di Milano. Al modello polisportivo dell’impiantistica fascista vennero ricondotti la ricostruzione dello Stadio Nazionale di Roma che comprendeva piscine, un albergo per gli atleti, una palestra e sale

per il pugilato, la lotta e la scher- ma e la realizzazione dello stadio Giovanni Berta di Firenze, pro- gettato da Pier Luigi Nervi, uno dei più prestigiosi esponenti dell’architettura italiana contem- poranea. Nei primi anni Trenta le grandi costruzioni sportive in cemento si estesero in tutta la penisola, da Trieste (il Littoriale) e Palermo (la Favorita), da Torino (il Benito Mussolini costruito in 180 giorni

al posto del vecchio Stadium del

1911 demolito - singolare coinci- denza con quanto si ipotizza per il Delle Alpi) a Catania (il Cibali), da Vicenza (il Menti), a Napoli (l’Ascarelli) e a Genova (il ristrutturato Marassi). E poi le migliaia di campi di gioco costrui- ti nella provincia italiana sul finire degli anni Venti, che segnarono il cambiamento della cultura dell’impiantistica sportiva con il passaggio dall’iniziativa privata

UN NUOVO MODELLO DI GESTIONE DEGLI STADI

di Mario Valitutti

UN NUOVO MODELLO DI GESTIONE DEGLI STADI di Mario Valitutti Torino, Stadio delle Alpi alla municipalizzazione

Torino, Stadio delle Alpi

alla municipalizzazione degli stadi (nel 1930 si contavano 2405 stadi

costruiti e gestiti dai Comuni). Il calcio italiano abbandonava, così,

il modello anglosassone fondato

sulla proprietà degli stadi da parte delle società. Il dibattito sulla gestione degli stadi è tornato di attualità negli ultimi anni in concomitanza con la definizione delle società di cal- cio professionistiche quali società di capitali con fine di lucro. In questo contesto lo stadio è visto quale potenziale fonte di reddito attraverso il suo utilizzo non limi- tato alla gara domenicale, ma aperto ad attività economiche e culturali con carattere di conti- nuità. Un forte impulso in questa direzione è stato dato dal c.d. decalogo Veltroni del febbraio ‘97. Infatti l’allora vice presidente del Consiglio dei Ministri con delega per lo sport, a seguito del

reiterarsi di gravi incidenti dentro

e fuori degli stadi, convocava in

data 27 febbraio 1997 un vertice sulla violenza a cui prendevano parte il Capo della Polizia, il

Presidente ed il Segretario Generale del CONI, il Presidente

e il Vice presidente della FIGC, il

Presidente della Lega Nazionale Professionisti, della Lega profes- sionisti di serie C e della Lega Nazionale Dilettanti, i rappresen- tanti dell’Associazione Italiana Calciatori e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio. In quell’occasione veniva varato un “decalogo” di proposte organiche da tradurre gradualmente in con- creti interventi operativi. Le linee guida del decalogo si ispiravano al principio che non fosse possibile né utile procedere ad una blinda- tura degli stadi, che rafforzava l’assioma stadio uguale violenza; ma piuttosto fosse più convenien- te puntare ad una riorganizzazio- ne degli stadi intesi quali luoghi aperti con continuità ai tifosi ed

alle famiglie, nei quali non si svol- ge solo l’evento calcistico domeni- cale ma anche una serie di inizia- tive sociali, culturali, economiche

e di accoglienza. Nel corso del

vertice emergeva con tutta eviden- za l’orientamento che, accanto al

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CENTRO TECNICO FEDERALE ATTUALITÀ Roma, Stadio Olimpico rafforzamento delle misure di pre- venzione e di controllo,

Roma, Stadio Olimpico

rafforzamento delle misure di pre- venzione e di controllo, occorres- se ripensare ad una più continua e razionale utilizzazione degli stadi facendone la sede di attività polifunzionali secondo il modello anglosassone. In quel contesto si convenne di istituire una Commissione rappre- sentativa di tutte le istanze istitu- zionali e sportive interessate, inca- ricata di formulare proposte con- crete in materia. Il Gruppo di lavoro - che aveva il compito di individuare un nuovo modello di stadio inteso quale centro di aggregazione sociale, culturale ed economica - procedeva ad un approfondito monitoraggio sulla base di un questionario molto arti- colato inviato agli enti proprietari degli stadi ed alle società di calcio. Nel questionario venivano richie- sti dati sullo stato dell’impianto; sull’orientamento dell’ente pro- prietario o gestore a mutare l’attuale rapporto giuridico a favo- re della società di calcio utilizzatri- ce dell’impianto; nonché sull’orientamento delle società di calcio ad assumere l’eventuale gestione economica dell’impianto con modalità da definire e concor- dare. Dalle risposte emergeva un orientamento pressoché unanime

di

adesione al progetto di trasferi-

re

alle società la gestione dello sta-

dio (in concessione o in pro- prietà) in maniera che esso diven- ti il luogo d’incontro non solo dei tifosi, nel corso della settimana. Il consenso è stato così diffuso da creare un clima di aspettative e di

singole iniziative da parte delle società che occorre coordinare ed inquadrare in un nuovo assetto normativo che consenta la fattibi-

lità del modello ipotizzato. Infatti, lo stato di obsolescenza degli impianti richiede opere sostanziali

di ristrutturazione che presuppon-

gono, oltre che tempi medio-lun-

ghi, soprattutto rilevanti finanzia- menti. In proposito occorre anzi- tutto precisare che il concetto di “privatizzazione” di uno stadio non si riduce alla semplice vendita

o cessione in uso dello stesso alla

società calcistica che ne fruisce in

modo esclusivo o, comunque, pre- valente. In una accezione più completa, si deve intendere per

privatizzazione la trasformazione del manufatto esistente al fine di consentire un uso più complesso e completo, che lo renda compatibi- le con un’ampia gamma di desti- nazioni sportive, culturali, econo- miche e sociali. In tal modo l’impianto potrà assicurare le fonti di reddito necessarie al rego- lare assolvimento del finanzia- mento richiesto per il suo adegua- mento. La società di gestione dell’impianto, sia esso la stessa società di calcio o altra società appositamente costituita (società miste enti locali-proprietari degli stadi), dovrebbe perseguire i seguenti obiettivi agendo secondo

il modello del “projet financing”:

dovrebbe perseguire i seguenti obiettivi agendo secondo il modello del “projet financing”: Milano, Stadio G. Meazza

Milano, Stadio G. Meazza

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ATTUALITÀ

ATTUALITÀ

ATTUALITÀ
CENTRO TECNICO FEDERALE ATTUALITÀ Bari, Stadio San Nicola 1) ottenere dall’Ente proprieta- rio dello stadio la

Bari, Stadio San Nicola

1) ottenere dall’Ente proprieta- rio dello stadio la cessione in uso pluriennale dell’immobile (o la cessione della proprietà);

2) progettare una radicale tra- sformazione del manufatto realiz- zando spazi destinati ad attività non solo sportive;

3) attuare il progetto di trasfor- mazione dell’impianto ricorrendo anche a finanziamenti agevolati dell’Istituto per il Credito Sportivo, in concorso con propri mezzi;

4) gestire con criteri manageria-

li l’impianto trasformato, in modo

da assicurare il “ritorno” dell’inve- stimento.

In breve, si tratta di realizzare una operazione complessa nella quale lo spettacolo calcistico rive- sta un ruolo preminente ma non esclusivo e che consenta ad una società che operi con logiche imprenditoriali di conseguire il duplice obiettivo di gestire l’impianto con criteri di economi- cità e di renderlo, contestualmen- te, fruibile socialmente per un periodo non limitato al singolo evento agonistico. Questa ipotesi

è stata sottoposta ad una prima

agonistico. Questa ipotesi è stata sottoposta ad una prima Napoli, Stadio San Paolo verifica in un

Napoli, Stadio San Paolo

verifica in un incontro, tenutosi presso la sede dell’Istituto per il Credito Sportivo tra i membri della Commissione e rappresen- tanti delle Società Bari, Milan, Juventus, Torino, Venezia, Pescara, Reggiana. Dal dibattito è emersa una conferma dell’inte- resse dei club ad adottare, in tempi brevi, un nuovo modello di stadio, nonché una disanima dello stato di avanzamento delle diverse iniziative. In questa dire- zione si stanno muovendo nume- rose società: il Bologna ha stipula- to una convenzione con il Comune che prevede la gestione diretta per 30 anni dello stadio; il Torino e la Juventus sono impe- gnate nella ricostruzione del Filadelfia e del Delle Alpi; il Milan e l’Inter stanno trattando con il Comune per la gestione diretta del Meazza; la Lazio e la Roma si muovono nella stessa direzione per quanto concerne l’Olimpico ed il Flaminio. Corre l’obbligo, tuttavia, di sottolineare come la Reggiana sia stata l’ante- signana in questo campo costruendo, in sinergia con il Comune, uno stadio di sua pro- prietà. Il quadro che emerge da quan- to sopra detto è ancora incerto e confuso anche se non mancano segnali incoraggianti. L’azione promossa con il c.d. decalogo Veltroni, che aveva suscitato diffu- si consensi ed annunci di iniziati- ve concrete, a distanza di due anni sembra aver perso parte della sua spinta propulsiva. L’auspicio è che, superate le ine- vitabili difficoltà normative ed organizzative che hanno rallenta- to l’avvio di molti progetti, l’azio- ne in questo campo possa essere ripresa coinvolgendo istituzioni statali e sportive.

C i si trova sicuramente tutti d’accordo nell’affermare che sarebbe, assai proficuo poter diagnosticare con

C i si trova sicuramente tutti d’accordo

nell’affermare che sarebbe, assai proficuo

poter diagnosticare con largo anticipo, rispet-

to ai normali tempi di maturazione tecnica, che un dato soggetto, nel mostrare le proprie qualità, fac- cia intravedere e prevedere per lui un futuro spor- tivo d’alta qualificazione. Una precoce diagnosi tecnica risulterebbe estremamente utile in primo luogo al giovane calciatore ed ai propri allenatori affinché gli fosse riservata una formazione differen- ziata relativamente alle sue caratteristiche; in secondo luogo permetterebbe a Società più orga- nizzate che dirigere con più attenzione ed incisività le proprie risorse, sia economiche sia tecniche;

mente, sono presenti in età giovanile nel loro qua- dro attitudinale. Selezione non vuol dire eliminare Secondo una interpretazione più appropriata del termine ciò significa:

- riconoscere;

- far emergere;

- differenziare;

- salvaguardare le potenzialità individuali;

- esaltare le attitudini.

Secondo Glaber H. (1979) “un talento sportivo è colui che, in un determinato stadio evolutivo, si caratterizza per determinate condizioni e presup- posti di carattere tecnico-tattico, fisico e psichico, i

SELEZIONE E PROMOZIONE DEL TALENTO CALCISTICO

terza prospettiva, infine, riservata ad alcuni settori federali, nel poter meglio programmare sia sul piano delle scelte, sia sul piano organizzativo, le proprie rappresentative a livello regionale e nazio- nale. E’ bene sottolineare, comunque, che l’orga- nizzazione federale dedicata alla pianificazione dei programmi di selezione e concentramenti di vario livello a carattere competitivo, non rappresenta altro che una forma di servizio a favore delle Società e dei loro operatori. Il termine “selezione” ha suscitato a volte non poche riflessioni di chi, forse per dovere istituzio- nale o perché convinto delle proprie tesi, difende- va giustamente la causa di uno sport a larga diffu- sione che dovrebbe accogliere e trattenere il più possibile l’enorme massa dei praticanti. Non ci sembra però di contraddire questa affermazione nel sostenere anche un programma differenziato per tutti coloro che, mostratono di possedere qual- cosa in più degli altri e che, quindi, richiedono un processo di sviluppo più specifico e maggiormente adattato alle loro caratteristiche. Tutto ciò per esal- tare quelle qualità che, naturalmente e fortunata-

quali, con molta probabilità, lo porteranno, in un momento successivo, a raggiungere prestazioni di alto livello in un determinato tipo di sport”. Kupper K (1993) mette in merito ulteriormente

in evidenza come “

re dell’attitudine.” Altri ancora (Vanek 1970. Hahn 1976) affermano che il talento motorio si esprime nel fatto che i bambini apprendono i movimenti più facilmente e con maggior sicurezza e rapidità; e che il talento sportivo manifesta una disponibilità superiore alla media a sottoporsi a programmi di allenamento e nell’essere perseverante allo sforzo. Ulteriori carat- teristiche che il talento dovrebbe possedere sem- brano essere, oltre quelle tecnico-tattiche specifi- che, anche: autocontrollo, capacità di tollerare le frustrazioni, doti di comprensione, osservazione e analisi, intelligenza motoria e creatività, stabilità psichica, capacità di controllo degli stress e dispo- nibilità a lottare, acquisizione di ruoli e subordina- zione alla squadra. E’ confermato da molteplici autori, e in tanti

talento sia un caso particola-

il

lavori presenti in letteratura, che un bambino che

riconoscere un possibile talento, occorrerebbe prendere in esame non solo la prestazione nei suoi aspetti globali, ma dovrebbe essere riservata identica considerazione anche ai fattori intrinseci che set- torialmente la compongono. Con tale enunciazione si vuole eviden- ziare che, a parità di prestazione (valutata durante impegni agoni- stici) e di età anagrafica, coloro che presentano una maggiore età biologica, più anni di allenamento e fattori della prestazione (antro- pometrici, fisici, tecnici, tattici) già consolidati, offrono meno possibi- lità di sviluppo rispetto a quelli che dispongono, invece, di un quadro più vicino alla norma dei coetanei o addirittura in ritardo su certe caratteristiche. Tale conside- razione, logica nella sua definizio- ne, ma anche spesso trascurata, si basa sul fatto che coloro i quali con precocità raggiungono un’età

biologica e tecnica già avanzata (maturazione), dispongono per forza di cose di un minor margine

di miglioramento. Questa eventualità potrebbe ral-

lentare o, nel peggiore dei casi, compromettere significativamente la crescita del calciatore per diversi motivi: differenze tecnico-agonistiche con gli altri calciatori sempre meno marcate; caduta di motivazione; dinamiche psicologiche del gruppo squadra alterate dal cambiamento; insofferenza al lavoro di allenamento poiché l’impegno non corri- sponde ai risultati etc. Per contro, quelli che riesco- no a ben figurare nei rispettivi campionati, nono- stante presentino alcuni deficit funzionali e psico- motori rispetto alle soglie ottimali (comparate con

altri giovani di talento), migliorabili però con l’alle- namento specifico, potrebbero avere più possibilità

di riuscire nel decorso evolutivo. Un eventuale svi-

luppo di questi fattori farebbe quindi conseguente- mente crescere il livello della prestazione che già

allo stato attuale risulta soddisfacente e confronta- bile con altri giocatori giudicati potenzialmente validi ( tavola 2). La storia insegna però che a volte, in certi giovani calciatori, nonostante si siano delineati particolari requisiti sia a componente ereditaria che acquisita, che l’opera di promozione ulteriore (elevato livello qualitativo della squadra e del campionato) si sia articolata secondo i canoni ottimali dell’allenamen-

to moderno, alcuni potenziali talenti non maturano

come inizialmente si pensava possibile. Con molta probabilità o sono state effettuate delle stime errate

Tav. 1

FATTORI EREDITARI

FATTORI AMBIENTALI

stime errate Tav. 1 FATTORI EREDITARI FATTORI AMBIENTALI GIOVANE CALCIATORE definiscono le massime prestazioni

GIOVANE CALCIATORE

1 FATTORI EREDITARI FATTORI AMBIENTALI GIOVANE CALCIATORE definiscono le massime prestazioni raggiungibili per quel

definiscono le massime prestazioni raggiungibili per quel quadro genetico specifico.

in una scala di teorie possibilità, determinano il livello effettivamente raggiunto (raggiungibile)

PRESTAZIONE CALCISTICA

la

manifestazione del talento potrebbe dipendere dalla scelta dei contenuti, dei

metodi e delle procedure utilizzate in relazione alle caratteristiche individuali. Ciò potrebbe far ottenere, con più frequenza, il massimo livello potenziale disponibile

mostri, in età di avviamento allo sport, di possedere un’attitudine particolare verso uno sport o classi di sport, ciò sia dipeso sia dal suo quadro genetico (fattori ereditari) sia dalle esperienze, anche se minime ed occasionali, fino ad allora vissute (fattori ambientali). Risulta chiaro che se nulla possiamo fare riguardo al primo aspetto, molto invece è pos- sibile fare per quanto concerne gli elementi acqui- sibili, soprattutto nel primo periodo di formazione (scuole di calcio). E’ perciò probabile che, per esempio, il figlio di uno sprinter dell’atletica leggera possieda le stesse o gran parte delle fibre muscolari del padre (% fibre veloci) ma è anche vero che se certe premesse non sono precocemente sostenute e sollecitate con allenamenti e programmi di sviluppo orientati spe- cificatamente, tali potenzialità potrebbero rimanere allo stato relativamente e parzialmente latente (tavola 1). Questi concetti fanno riferimento a programmi che nella terminologia specifica vengono racchiusi nella definizione più ampia di promozione del talento. Per promozione del talento s’intende l’impiego di tutte quelle misure di allenamento che permettono agli atleti di talento di poter raggiunge- re le prestazioni elevate che ci si aspetta da loro in età adulta (E.Hahn 1986). Altro aspetto non meno rilevante, sottolineato da altri esperti del settore, risulta il fatto che, al fine di

all’osservazione parametrica qualitativa e quantitativa dei fat- tori che più influenzano lo svi- luppo del talento calcistico. E’ opinione comune affermare comunque che per la formazio- luppo del talento calcistico. E’ opinione comune affermare ne di un calciatore, che va dall’età dell’avviamento ne di un calciatore, che va dall’età dell’avviamento sporti- vo alla completa maturazione tecnica, debbano passare alme- E’ opinione comune affermare comunque che per la formazio- no dieci anni, attraverso i quali il E’ opinione comune affermare comunque che per la formazio- no dieci anni, attraverso i quali il no dieci anni, attraverso i quali il giovane riceve stimoli ed indi- vo alla completa maturazione tecnica, debbano passare alme- cazioni che inizialmente presen- teranno una forma più cazioni che inizialmente presen- teranno una forma più o meno generalizzata e via via assume- ranno connotazioni sempre più specifiche. A circa 7-8 anni si cominciano ad intravedere certe attitudini più o meno defi- nite ed anche se qualche sog- getto mostra qualità superiori alla media dei suoi coetanei, è sicuramente presto definirli potenzialmente talenti. Molti concordano che, a questa età, si possa parlare solo di orienta-

mento sportivo. Conclusa la fase dell’attività di base, a 12-13 anni, è invece ipotizzabile azzardare una prima sele- zione (in termini di previsione) ma saranno comunque gli anni successivi e l’opera di promozio- ne a confermare se tali preesistenti condizioni elet- tive si manterranno stabili nel tempo (almeno 3-4 anni). In altre parole, oltre alle procedure diagno- stiche messe in atto, risulteranno quanto mai deter- minanti le prognosi da perseguire (tavola 3 riepilo- gativa). Nella tavola riepilogativa, che mette in mostra le varie opportunità di selezione predisposte dalla Federazione (Settore Giovanile e Scolastico e Squadre Nazionali Giovanili), si fa riferimento ad un processo verticale che vede, inizialmente, la massa dei praticanti, cioè la base di una ipotetica piramide e, successivamente, propone un itinerario che, oltre a mantenere adeguatamente efficienti e motivanti i livelli delle competizioni, preveda anche un’attenzione particolareggiata verso i giovani di talento. In alto a destra viene indicato, con la voce modello di riferimento, una sorta di “prototipo” teorico di come vorremmo che fosse il calciatore ideale. In altre parole, le scelte (riconoscimento di maggiori capacità) non possono che essere condi- zionate da quello che ognuno di noi intende per modello di riferimento, la cui significazione, oltre alla dovuta considerazione basata su valutazioni empiriche e dettate dall’esperienza, può essere cor- redata da dati oggettivi e verifiche quantitative più

Tav. 2

RELAZIONE IDONEITÀ – SVILUPPO

8 7 6 5 4 3 2 1 0 non idoneo normale talento gradi di
8
7
6
5
4
3
2
1
0
non idoneo
normale
talento
gradi di idoneità
gradi di sviluppo

RP

PP

EB/EA

PS

dal rapporto età biologica/età di allenamento (EB/EA) dal valore dei fattori di prestazione (FP)

(KUPPER K. 19937

sui vari indicatori considerati per la predizione del

talento o gli stessi non hanno espresso un sufficien-

te grado di stabilità negli anni. Ulteriore eventua-

lità, inoltre, potrebbe verificarsi quando fattori di ordine psico-motivazionale e sociale influenzano negativamente “l’itinerario tecnico” che, teorica- mente, era a lui accessibile. È anche successo, però, come controtendenza alla previsione, che altri non diagnosticati in età giovanile come talenti, esaltan- do al massimo (in ritardo) certi personali pattern prestativi hanno poi raggiunto il calcio professioni- stico. Ciò, evidentemente, fa supporre che determi- nate incognite non sono state ancora risolte o non sono effettivamente preventivabili con assolutezza. Oppure che la “rete organizzativa” composta dai vari talent scout, osservatori e tecnici di società, selezionatori giovanili e, soprattutto, la predisposi-

zione dei flussi istituzionali di accesso alle selezioni non sono riusciti a cogliere i segnali che, in seguito, si sono confermati rilevanti. Allo scopo, per dovere

di

cronaca, il Settore Giovanile Federale, in accor-

do

col Settore Squadre Nazionali, ha sostanzialmen-

te

modificato, nella stagione in corso, i programmi

di

selezione, ampliando le opportunità di visionatu-

ra

dei giovani calciatori e potenziando, allo stesso

modo, gli organigrammi, con lo scopo di ricercare così maggiore funzionalità organizzativa e qualità di servizio specifico. E’stato anche avviato uno studio con sviluppo longitudinale (almeno 3 anni) diretto

Tav.3

TAVOLA RIEPILOGATIVA DELLE VARIE OPPORTUNITÀ DI SELEZIONE

età

20

18

17

16

15

14

13

ATLETA DI LIVELLO NAZIONALE

ORGANIZZAZIONE FEDERALE

MODELLO DI CALCIATORE IDEALE

tecnico-tattico

fisico funzionale

psicologico

sociale

culturale

12

11

10

9

8

7

6

squadre

rappresentative

rappresentative

rappresentative

nazionali

interregionali

regionali

regionali

lega AB.e C

lega Dilet. e C

lega Dilettanti

under

under

under

under

allievi regionali

under

allievi nazionali

giovanissimi prof.

giovanissimi reg.

ATTIVITÀ AGONISTICA

ATTIVITÀ AGONISTICA SCUOLE DI CALCIO - CAS
SCUOLE DI CALCIO - CAS

SCUOLE DI CALCIO - CAS

raduni tecnici

nazionali giovanissimi sperimentali
nazionali
giovanissimi
sperimentali

SELEZIONE E

PROMOZIONE

DEL TALENTO

SOCIETÀ

L.N.P.

SOCIETÀ

L.P.S.C.

SOCIETÀ L.N.D. PURO SETTORE

MODELLO DEL CALCIATORE IDEALE

MODELLO DEL CALCIATORE IDEALE SELEZIONE STUDIO NUOVA SELEZIONE Tav. 4 ANALISI DELLE COSTANTI MODELLO DI SELEZIONE

SELEZIONE

STUDIO

MODELLO DEL CALCIATORE IDEALE SELEZIONE STUDIO NUOVA SELEZIONE Tav. 4 ANALISI DELLE COSTANTI MODELLO DI SELEZIONE

NUOVA SELEZIONE

DEL CALCIATORE IDEALE SELEZIONE STUDIO NUOVA SELEZIONE Tav. 4 ANALISI DELLE COSTANTI MODELLO DI SELEZIONE DEL

Tav. 4

ANALISI DELLE COSTANTI

DEL CALCIATORE IDEALE SELEZIONE STUDIO NUOVA SELEZIONE Tav. 4 ANALISI DELLE COSTANTI MODELLO DI SELEZIONE DEL

MODELLO DI SELEZIONE DEL TALENTO

dettagliate. E’ stato avviato uno studio (tavola 4) su giovani selezionati delle varie categorie, apparte- nenti alle diverse Leghe, che prevede il monitorag- gio dei parametri intrinseci della prestazione, con il fine di verificare quali siano le qualità più presenti

e che più influenzano la maturazione dei giovani di

talento. L’ipotesi della ricerca si basa sul fatto che, molto probabilmente, alcuni fattori della prestazio-

ne giovanile, sia di ordine tecnico-tattico che fisico, oltre ad aspetti più generali come quelli psico-socia-

li e culturali, interagiscono con pesi e forme diverse

nei vari tipi di sviluppo. Nostra idea è che potrebbe

configurarsi un profilo ideale sostenuto dalla pre-

senza di alcune costanti che si ripetono percentual-

mente nella maggior parte dei casi e nei vari livelli

di accesso alle selezioni. Lo studio, che nel proto-

collo di ricerca prevede un certo numero di anni di osservazione, si pone in definitiva lo scopo di con- trollare in termini di evoluzione i molteplici fattori

di selezione che i calciatori presentano e verificare

successivamente il trend individuale. L’eventuale riscontro tecnico (conferma o non conferma del talento) correlato ad ognuna delle qualità, potreb- be far risalire ad un modello ideale di selezione, con i benefici che tutti possono immaginare.

Stefano D’Ottavio

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

PREPARAZIONE FISICA

PREPARAZIONE FISICA

PREPARAZIONE FISICA

Considerazioni pratiche.

1) Nelle nostre squadre è prassi abbastanza consolidata effettuare, nei primi giorni di preparazione estiva, una buona base di lavoro aerobico. I mezzi usati sono di tipo estensivo (corsa continua) od il

Fartlek, e, approfittando del fatto che i ritiri sono svolti in collina o ad altitudine attorno ai 1000 metri, si sfruttano le zone che permettono

di lavorare fuori del campo sporti-

vo, su terreni soffici e sottobosco. Indicazioni di tipo metodologico:

– il lavoro aerobico va svolto di pomeriggio o nella tarda mattinata, sicuramente dopo i lavori di tecnica individuale per la quale si richiede brillantezza d’esecuzione. Infatti la

qualità degli esercizi brevi ed inten-

si (anaerobico alattacido) diminui-

sce nettamente se preceduta da un

lavoro aerobico prolungato (Volkov

1983);

– se nella stessa seduta ci propo-

niamo di lavorare allo sviluppo di

tipi di resistenza occorrerà allenare prima quella che richiede un dispendio energetico più intenso. (ad esempio la resistenza alla velo- cità);

– il ritmo nella corsa continua

deve determinare un certo accumu-

lo di acido lattico (in pratica la velo-

cità non deve essere del tutto aero- bica) e quindi si deve scegliere una che sia attorno a quell’anareobica o un po’ superiore ad essa. Il grafico (fig. 1) Villiger, H.P. Probst ed altri (1992) come l’aumento del lavoro (linea grigia) e i subtrati siano lega- ti alla produzione di energia. Se la sollecitazione è debole il rendimen-

to degli acidi grassi è sufficiente a

coprire in larga misura i bisogni, se

il lavoro aumenta (tra la soglia

aerobica e quell’anaerobica) l’ener- gia fornita è soprattutto quella degli zuccheri, quando il lavoro è

LA RESITENZA 2ª parte. di Mario Marella* e Monica Risaliti * VO2 MAX SOGLIA ANAEROBICA
LA RESITENZA
2ª parte.
di Mario Marella* e Monica Risaliti *
VO2 MAX
SOGLIA
ANAEROBICA
SOGLIA
AEROBICA
Fig. 1
LAVORO

massimale o submassimale, l’ener- gia è data dalla glicolisi anaerobica. Ora nel gioco del calcio il “carbu- rante” più adatto è quello che ci proviene dal glicogeno. Diventa quindi necessario conoscere questa velocità e, prima di iniziare un lavo- ro, attraverso l’effettuazione dei test. 2) Tra i sistemi di allenamento che servono al miglioramento della resistenza “generale”, ne elenchia- mo alcuni che hanno una serie di regole da rispettare e sono:

– lo sforzo deve essere moderato

o lieve;

– si deve lavorare in steady-state;

– il lavoro deve essere continuo;

– deve coinvolgere l’organismo

nel suo insieme. I sistemi pió usati sono:

– a - corsa continua;

– b - fartlek;

– c - corsa in salita;

– d - corsa con variazioni di velo-

cità;

– e - allenamento tecnico/tattico;

– f - corsa intermittente.

– a - La corsa continua può essere

svolta:

– a ritmo costante - secondo

all’intensità: lenta, media, rapida. Secondo la distanza o la durata:

breve, media, lunga;

– con variazioni di ritmo - secon-

do all’intensità: lenta, media, rapi- da. Secondo la distanza o la durata:

breve, media, lunga. Man mano che ci si avvicina al campionato questa variazione seguirà il ritmo della partita - inten- sità rapida, distanze brevi, frequen- ze di cambiamento di ritmo elevate (per determinare la velocità di lavo- ro vedere test). -b- Il Fartlek è un mezzo che con- siste nel percorrere distanze che vanno dai 4 ai 10 km, introducendo però corsa variata. E’ un esercizio che richiede uno sforzo intenso, ma irregolare, proprio come la gara. Tra i tipi di corsa che si posso- no introdurre abbiamo:

* Laboratorio di Metodologia dell’Allenamento

e Biomeccanica del Calcio.

FORMAZIONE E ISTRUZIONE TECNICA

PREPARAZIONE FISICA

PREPARAZIONE FISICA

PREPARAZIONE FISICA

Fig. 2

Sviluppo della potenza aerobica attraverso situazioni di gioco

della potenza aerobica attraverso situazioni di gioco Costruzione delle situazioni Avversario semi-attivo

Costruzione delle situazioni

attraverso situazioni di gioco Costruzione delle situazioni Avversario semi-attivo Avversario attivo forma di gioco
attraverso situazioni di gioco Costruzione delle situazioni Avversario semi-attivo Avversario attivo forma di gioco
attraverso situazioni di gioco Costruzione delle situazioni Avversario semi-attivo Avversario attivo forma di gioco

Avversario semi-attivo

Avversario attivo

delle situazioni Avversario semi-attivo Avversario attivo forma di gioco simile alla competizione utilizzazione di
delle situazioni Avversario semi-attivo Avversario attivo forma di gioco simile alla competizione utilizzazione di

forma di gioco simile alla competizione

Avversario attivo forma di gioco simile alla competizione utilizzazione di mezzi tattici con soluzione utilizzazione
Avversario attivo forma di gioco simile alla competizione utilizzazione di mezzi tattici con soluzione utilizzazione

utilizzazione di mezzi tattici con soluzione

utilizzazione di mezzi tattici senza una soluzione preordinata

– corse lunghe e lente;

– corse in progressione;

– accelerazioni e decelerazioni;

– salite e discese;

– scatti, slalom.

Diamo un esempio di Fartlek:

metri 2500 ripetuto 2 o 3 volte:

– corsa lenta m. 5003 ripetizioni

di m.50 al 60% della massima velo-

cità, ritorno in corsa lenta m.300;

– corsa in scioltezza m.500;

di vista metabolico è corretta, da

quello biomeccanico porti una variazione dell’assetto di corsa molto diverso da quello che il cal- ciatore troverà poi in campo e per- tanto pensiamo sia più opportuno

correre su salite non superiori al 10 -12% di pendenza. Nei calciatori dilettanti il numero delle salite dovrà essere n.5 ripetizioni x n.4 o

5 serie.

Sassi durante la preparazione pre- campionato: m. 90 cominciando da

3 ripetute e 2 serie fino a 5 ripetute

4 serie, il recupero tra le ripetute

passa da un iniziale di 2’ ad un finale di 1’30”, l’intervallo tra le serie da 4’ a 3’ nella parte finale della preparazione. Durante il campionato fa esegui-

re le salite per solito il mercoledì pomeriggio con una miscela secon-

do questi schemi:

5x100 metri + 5x50 metri + 5x30 metri, oppure, 10x50 metri +5x30 metri. Oppure salite da 25 metri con un

tratto piano di corsa lenta fra una salita e l’altra. Intervallo tra le ripe- tute 1’ -1’30” recupero tra le serie 2’ - 3’.

– d - Corsa con variazioni di velo-

cità (CCVV) Bosco (1990). Questo metodo consiste nell’alternare scat-

ti di 10-30-50 metri a fasi di recupe-

ro attivo rispettivamente di 30-70-

110 secondi durante i quali il calcia- tore deve correre ad una frequenza

di 150 battiti al minuto (velocità di

recupero attivo). La seduta comple- ta è di 20-25’ così composta:

– 110” corsa di recupero attivo;

– corsa in salita m. 50 ed in disce-

Pincolini durante la preparazione

– 10 metri alla massima velocità

sa

m.50, 2 o 3 volte al 60% della

precampionato fa eseguire le salite

30” di recupero attivo;

massima velocità ritorno in:

2

o 3 volte la settimana (intervallo

– 30 metri alla massima velocità;

– corsa lenta m. 600;

di

almeno 48 ore) per un totale di

– 70” di recupero attivo;

– corsa lenta m. 300;

– corsa su m.300 al 60% alla mas- sima velocità.

- c - La corsa in salita ha una mas- sima efficacia quando è fatta su trat-

ti di almeno m. 60 con una pen-

10 allenamenti in 30 giorni così

distribuite:

– 2 serie da 5 salite di 40 metri

con una pausa di 40” tra le ripetute

ed 1’30” - 2’ tra le serie;

– 2 serie da 3 salite di 60 metri

– 50 metri alla massima velocità;

– 110” di recupero attivo.

– e - Allenamento tecnico tattico

(Bangsbo 1996): Aerobico a bassa intensità:

– superficie: metà campo;

denza non inferiore al 15%(

con una pausa di 60” tra le ripetute

– numero giocatori: 7:7 o 4:4 o

Arcelli, Ferretti 1993). Richiede un

e 2’ - 2’ 30 tra le serie.

11:11.

tipo di meccanica ed un intervento

Durante il campionato (il merco-

Organizzazione: ogni squadra

muscolare che si avvicina molto a

ledì): lavoro lattacido: m.80 - 2 serie

ha

un pallone e deve mantenerne il

quello della corsa in accelerazione

per 4 ripetute, recupero 1’30” e 3’

possesso, contemporaneamente

tipica del calciatore durante la par- tita. Noi crediamo, che la penden-

tra le serie. Lavoro alattacido: m.40 - 2 serie per 5 ripetute con un recu-

cercare di intercettare il pallone dell’altra squadra.

za

del 15%, anche se da un punto

pero 40-45” e 2’ tra le serie.

Regole: se la palla esce dallo

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PREPARAZIONE FISICA

PREPARAZIONE FISICA

PREPARAZIONE FISICA
Fig. 3 F R lavoro continuo E Q U E N Z lavoro intermittente A
Fig. 3
F
R
lavoro continuo
E
Q
U
E
N
Z
lavoro intermittente
A
C
A
R
D
I
A
C
A
TEMPO DI LAVORO

spazio gioco perde un punto.

dell’avversario e dal ruolo in cui è

sollecita moderatamente il sistema

Punteggio: un punto quando

usato (presenza semi-attiva o atti-

lattacido. Poiché è stato dimostrato

una squadra riesce ad essere in pos- sesso dei due palloni.

va). In un’impostazione di lavoro con la palla in cui la presenza

che, ad intensità data, il lavoro intermittente mostra una frequen-

Varianti: un tocco, più tocchi,

dell’avversario è attiva, il carico

za

cardiaca mediamente più bassa

più palloni.

complessivo aumenta decisamente.

di

quella del lavoro continuo, è

Aerobico ad alta intensità:

Se utilizzassimo degli schemi tattici

necessario per ottenere un uguale

superficie: metà campo divisa in

la cui esecuzione è preordinata, il

carico, che la velocità di esecuzio-

tre zone con due porte;

carico di lavoro risulterebbe infe-

ne

dell’esercitazione sia superiore

numero giocatori: 6:6 o 4:4 o

riore, Weineck (1996).

a quella del metodo continuo.

9:9 + 2 portieri.

superficie 20x20;

Il grafico mostra, a parità di cari-

Organizzazione: due giocatori si

tempo di lavoro 6 ripetute per

co, il diverso andamento delle fre-

posizionano in ognuna delle aree.

30”;

quenze cardiache tra il lavoro conti-

Dopo un periodo stabilito si cambia

– recupero 90” ;

nuo (colore nero) ed il lavoro

zona.

– numero di giocatori: 1:1 + 2

intermittente (colore grigio).

Descrizione: si gioca a calcio.

portieri;

Pertanto attraverso il lavoro inter-

Regole: i giocatori devono rima-

– Punteggio a rete.

descrizione: i due giocatori si

mittente abbiamo:

nere nello spazio assegnato.

affrontano tra le due porte ed il

un aumento della velocità di

loro compito è quello di realizzare

corsa;

– Si lavora per 4 minuti con 30”

di recupero durante i quali si cam- biano le zone. Nell’allenamento con la palla, il principio è quello di costruire situa- zioni tecnico-tattiche che abbiano come componente il lavoro aerobi- co. E’ evidente che il controllo del carico risente delle caratteristiche individuali dei calciatori, della loro volontà, delle situazioni che si ven- gono a creare e della forma di gioco utilizzato. Il carico di lavoro dipende inoltre dalla presenza

il maggior numero di reti. Nel lavo- ro si possono far aiutare da due gio- catori che seguono l’azione lungo i lati lunghi del campo. Non si posso- no fare retropassaggi al portiere. Se il pallone esce dal campo va ripor- tato immediatamente in gioco;

– varianti: idem 2:2 Il tempo di

lavoro sarà di 8 ripetute di 1’ con un recupero di 2’

– f - corsa intermittente: consiste in

esercitazioni dove l’intensità è mas- sima, lo sforzo aerobico, il ritmo cardiaco massimale (o quasi) che

– un aumento del tempo della

somministrazione dello stimolo.

3) I test:

a) Test di Conconi

E’ un test massimale incrementa-

le che nasce nel 1982 dal prof.

Francesco Conconi. Obiettivo: Determinazione della soglia anaerobica con metodo indi- retto e della massima velocità aero- bica. Materiale: cardiofrequenzimetro, cronometro. Protocollo: I soggetti partono da

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una velocità iniziale relativamente bassa e devono aumentare il ritmo

primi 20 metri di ciascun tratto- base la velocità dovrà avere un leg-

1 - frequenza cardiaca ;

di

lavoro, ad intervalli regolari, sino

gero aumento, mentre nel resto

ad

effettuare nelle fasi finali della

dovrà essere mantenuta il più

prova uno sforzo massimale. La velocità di partenza deve essere valutata attentamente in base alle capacità del soggetto e deve essere

costante possibile. Nell’esatto momento in cui termina ciascun tratto-base il preparatore o collabo- ratore dovrà trascrivere il tempo

da

bassa a moderata per i calciatori

parziale impiegato dall’atleta a per-

5-7

km/h.

correrlo.

Il protocollo originale del test prevede aumenti di velocità dopo aver percorso una data distanza (100m, 50m per i bambini), attual-

Parametri rilevati: nel protocollo del test di Conconi si tengono in considerazione due variabili:

mente si utilizza un incremento

2 - velocità di corsa .

uniforme ogni 30”. Comunque gli incrementi di velocità dovrebbero

Mediante lo studio della relazio- ne grafica esistente tra queste due

essere così graduali da far registrare variazione della frequenza cardiaca inferiore alle 8 pulsazioni per ogni minuto di lavoro.Nelle fasi finali del test al costante ed uniforme incremento della velocità deve esse-

re sostituita un’importante accele-

razione che conduce il soggetto ad un’intensità corrispondente alla sua massima frequenza cardiaca (massima frequenza utile). Tale sforzo massimale deve iniziare

quando il soggetto inizia ad esperi-

re uno stato di sforzo medio alto,

solitamente contrassegnato da diffi- coltà respiratorie o “bruciori muscolari”. Nel calcio, il test di Conconi venne introdotto da Roberto Sassi che vi apportò delle modifiche, a partire dalla realizzazione sul campo di calcio. Il percorso è stato ricavato ai margini di un campo di calcio, sfruttando i lati lunghi, arro- tondando le curve e, se possibile, passando dietro le porte. L’incre- mento di circa 0.5 Km/h, deve esse-

re realizzato gradatamente ogni

tratto-base, pari a mezzo giro in un ovale disegnato sul campo di calcio

che passi dietro le porte e pari, invece, a un giro se tale ovale sia al

di sotto dei 250-280 metri; nei

variabili si determina il punto in cui il rapporto tra FC/V diviene da lineare a curvilineo. Il punto in cui

la relazione FC/V perde la sua

linearità viene definito “punto di deflessione” ed esso rappresenta il momento in cui si assiste nell’orga- nismo ad una crescente presenza di lattato nel sangue. Alla frequenza cardiaca nel recupero (quella rile- vata dopo 15, 45, 75, 105 e 135 secondi) viene sottratto il valore di frequenza cardiaca a riposo; i dati ottenuti vengono posti in funzione del logaritmo del tempo (Sassi e

Fascetti, 1989); si ottiene una retta che esprime il tempo di dimezza- mento (o “ti-mezzi”) della frequen-

za cardiaca nella fase di recupero;

con il miglioramento dello stato di allenamento la frequenza cardiaca diminuisce più rapidamente e la

retta del ti-mezzi cambia inclinazio- ne. Utilizzando gli stessi dati di fre- quenza cardiaca alle varie velocità

di corsa del test di Conconi, può

venir calcolato il valore del massi-

mo consumo di ossigeno (VO2 max) con il metodo indiretto pro-

posto da Arcelli; dopo aver traccia-

to la parte rettilinea del grafico e il

suo prolungamento a destra alme-

no fino ai 18 Km/h, si leggono

sulla retta stessa questi valori:

– la frequenza cardiaca a 18

Km/h (fc18);

– la frequenza cardiaca a 12

Km/h (fc12). Si deve poi determinare la fre- quenza massima del soggetto. Il VO2 max (espresso in ml/kg.min) si ottiene quindi da questa formula:

20,03xfcMax + 36,07xfc18 – 56,10 fc12 fc18 - fc12

Analisi dei dati: al fine di costrui- re la relazione FC/V i punti per la costruzione della curva devono essere molti. Per quanto riguarda i punti della velocità devono espri- mere la media tenuta durante ogni step di 30”, per le frequenze cardia- che devono corrispondere alla media relativa ad ogni step di 30”. Una volta realizzata graficamente la relazione FC/V la sua linearità può essere compromessa, special- mente nella resa grafica dei dati ini- ziali, quando la velocità di percor- renza è molto bassa. Questo feno- meno può essere attribuito ad un non proporzionale aumento delle frequenze cardiache dovuto a cause emotive od anche ad un’iniziale prevalenza dell’adattamento volu- metrico (gittata sistolica) più che di ritmo del cuore (frequenza cardia- ca). I dati così ottenuti dovrebbero essere non considerati nell’analisi della curva FC/V. Limiti: nel 1991, il prof. Bosco ha rilevato che quattro autori hanno dimostrato che non sempre si trova correlazione fra la deflessione del Test di Conconi e la soglia anaero- bica valutata in base alla concentra- zione del lattato nel sangue; quat- tro autori hanno sostenuto che non sempre si evidenzia la deflessione e tre autori, infine, hanno sostenuto che la stima del punto di deflessio- ne è soggettiva e quindi si presta a interpretazioni che dipendono dal

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PREPARAZIONE FISICA

PREPARAZIONE FISICA

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Tabella riassuntiva del Massimo Consumo d’Ossigeno (vedi 1ª parte, n°6 nov. dic. ‘98)

AUTORI

ANNO

TIPOLOGIA

Numero

RUOLO

MEDIA

Dev. Stand.

 

1975

Naz. USA

   

58.4

 

Sconholzer

1976

Naz. Austria

   

56.8

 

Sconholzer

1976

Naz. Svizzera

   

50.3

 

Hollmann e col

1976

Naz. Germania

   

62.5

 

Scnabel e coll

1981

Naz. Germania

   

61.5

 

Hollmann e col

1981

Naz. Germania

   

62.5

 

Bosco C.

1985

     

55-65

 

Islegen C.

1987

Terza Divisione

17

 

55.75

3.79

Akgun n.

           

M. Faina

1987

Professionisti

   

58.94

6.13

Gallozzi

           

Withe J.E.

1987

Professionisti

17

 

49.6

1.2

Emery T.M.

           

Marella M.

1989

Professionisti

 

Difens.

57.21

3.79

       

Cent. C.

56.67

3.42

       

Attacc.

51.8

4.07

Luhtanen

1989

Dilettanti

   

57

8

Cherebetiu

1989

Olimpionici

   

51

 

Vos

1989

Dilettanti

249

 

52.3

 
   

Semiprofessionisti

80

 

57.3

 
   

Professionisti

78

 

58.2

 
   

Dilettanti

41

 

58.2

 

Naceur J.

1989

Naz. Algeria

   

58.1

7.4

Colli R., Faina M

1990

     

58-63

 

Joussellin. E. e coll.

1990

Naz. Francia

   

59.1

1-5

Chatard J.C.

1991

St. Etienne

   

60

2

Marella M.

1993

Professionisti

78

Difens.

57.27

4.21

     

91

Cent. C.

57.49

4.13

     

62

Attacc.

56.6

3.85

Ricco J., Sanz

1996

Naz. Portorico

   

62.2

0.7

Barry. A. e altri

1997

Professionisti

   

50

 

Ramirez J.,

1997

Divisione "B"

8

Difens.

64.3

5.3

Espin Toròn

 

Lega Spagnola

       
     

8

Cent. C.

62.9

3.9

     

4

Attacc.

58.1

5.9

CENTILAZIONE MASSIMO CONSUMO D'OSSIGENO DILETTANTI

Centili

ATTACCANTI

CENTRO

CAMPISTI

DIFENSORI