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MEDIAPOLIS

Digital Monoplay
di Luca Castelli (cabaldixit.blogspot.com)

Google, Facebook, Apple, Amazon, eBay: la sottile


e ambigua seduzione del pensiero unico contro la concorrenza.

S
emestre dopo semestre, la chiazza blu si allarga sulle mappe. soprattutto nei suoi primi anni di vita, a costruirlo siamo noi. Un po’
Invade la Polonia, calpesta la Mongolia, colonizza l’India. L’a- perché se lo merita, un po’ per convenienza. È difficile che un’im-
vanzata appare inarrestabile. Il Risiko dice che l’America del presa nasca già leader assoluta. Soprattutto nei nuovi mercati come
Nord è ormai conquistata, Africa e Oceania anche, l’Europa quelli legati a Internet, c’è sempre un primo momento di vera con-
quasi, in America del Sud manca solo il Brasile. Per varie ragio- correnza, in cui i rivali si contendono fieramente i consumatori e - in
ni, non sempre edificanti, reggono la Russia, il Giappone, la Cina e molti casi - lo fanno all’insegna dell’innovazione. I migliori mono-
l’Iran. Il resto del mondo, almeno quello dei social network, è in poli nascono dalla migliore concorrenza. Quando Facebook uscì dai
mano a Facebook. Gestite e aggiornate periodicamente da Vincenzo dormitori di Harvard per puntare al bersaglio grosso, il mappamon-
Cosenza sul sito www.vincos.it, le mappe che vedete in queste pagi- do dei social network aveva il colore di Friendster e il rumore di My-
ne mostrano i social network più diffusi nei vari paesi e parlano una Space. Quando Google attivò i suoi algoritmi, sul finire degli anni
lingua ben conosciuta al mondo dell’industria tradizionale: quella Novanta, il settore dei motori di ricerca era vivace e multietnico co-
del monopolio. Un idioma che ormai è padroneggiato perfettamen- me la cantina di Guerre Stellari. Ricordate AltaVista, Lycos, Excite,
te anche nella Silicon Valley, dai giovani padroni dell’universo digita- Virgilio, il primo e sorprendente Yahoo suddiviso in directory? Il loro
le. Su Internet e dintorni, a volte si respira un’atmosfera bulgara. successo, Google e Facebook se lo sono costruito grazie alla capa-
Praticamente in tutti i settori c’è un leader che controlla l’ottanta o cità di sviluppare servizi più efficienti e rispondenti alle esigenze dei
novanta per cento del mercato. Se Facebook, con i suoi 600 milioni cittadini digitali. Il passaparola si è attivato. L’osmosi di massa, an-
di “abitanti”, detiene lo scettro dei social network, Google titaneggia che. Tutti hanno iniziato a usarli, così come tutti - pian piano - hanno
nel lucroso comparto della ricerca (83 percento o giù di lì) e tramite preso a comprare libri su Amazon, a scambiare merci su eBay, a
YouTube nei video, eBay domina nelle aste, Amazon nell’e-commer- caricare video su YouTube, a lasciarsi sedurre dal fascino dell’iPod.
ce, Apple “è” la musica digitale e con l’iPad ha praticamente ricrea- In quel momento, è entrato in gioco un altro meccanismo. La con-
to e rinchiuso la categoria dei tablet pc. Spesso indicato come una venienza. Non tanto o non solo economica, quanto di benefici per
sorta di selvaggio Eldorado della concorrenza, il Web sta invece la nostra esperienza online. Ancor più che nel mondo dei mattoni,
prendendo la forma del paradiso per pochi monopolisti. Con una nella dimensione del network l’unione fa la forza. Una forza espo-
generosa, più o meno naturale, più o meno innocente, complicità: la nenziale. Più persone affollano un social network, più noi ci dirigia-
nostra. Non è sempre facile odiare il monopolio. Anzi, spesso è più mo nella sua direzione, perché siamo convinti di trovarvi i nostri
semplice amarlo, coccolarlo, rafforzarlo. Senza dimenticare che, amici. Più utenti caricano filmati su YouTube, più cresce il suo ogget-
tivo valore di archivio visivo dell’umanità. Il monopolio ci mostra il
suo volto più gentile, evitandoci anche tutte quelle distrazioni e
paralisi legate al paradosso della scelta. Se Facebook mi fornisce
MONTHLY BURNS tutto quanto io abbia bisogno in un social network, perché devo pro-
Venti MP3 legali per il vostro iPod, computer o cd masteriz- varne un altro? Perché devo inseguire i miei amici in ottanta comu-
zato. Dal 1° gennaio, i link su www.ilmucchio.it nità diverse? Se su iTunes o Amazon trovo sempre ciò che cerco (e
magari spendo pure meno), perché devo preoccuparmi delle alter-
1. Are We Lovers or Are We Friends? (Acid House Kings) native? Se Google racchiude il mondo, perché dovrei autocastrarmi
2. Last Train From London (Salteens) adottando un altro motore di ricerca? Anche la compatibilità conta.
3. Living Is So Easy (British Sea Power) E semplifica. Quando tutti parlavano la lingua di Excel e Word, per-
4. All Day (Concretes) ché avrei dovuto complicarmi la vita cercando qualche suite con-
5. Michelle (Rubblebucket) corrente di Office (antico monopolio che è ancora oggi, assieme a
6. Terrible Day (A Classic Education) Windows, salvezza e salvadanaio di Microsoft)? Noi forse amiamo
7. Rope and Summit (Junip) la complessità nella fiction, come scrive Henry Jenkins in Cultura
8. Nightwatch (Acrylics) convergente: alle vecchie fabule abbiamo sostituito l’intreccio di
9. Clamor (Balmorhea) Inception e Lost. Ma non proviamo lo stesso sentimento per la com-
10. Shirley (Matthew Friedberger) plicazione nella vita quotidiana. Alzi la mano chi, di fronte alla giun-
11. The Solution (Winebirds) gla di offerte delle compagnie telefoniche, non rimpiange un pochi-
12. Arise, Watch (Buffalo Tom) no la semplicità del pensiero unico e della SIP. Da questo punto di
13. Equestrian (U.S. Royalty) vista, i monopoli digitali sono un toccasana. È la DDR che funziona,
14. Bumper Car (Modern Skirts) germogliata nella culla del Capitalismo.
15. Blackbird And The Fox (Twilight Singers) Il problema, come scrive Tim Wu sul “Wall Street Journal” (In The
16. Don’t Know About You (Bardo Pond) Grip Of The New Monopolists, on.wsj.com/b4N7zc) è che il tempo
17. You Don’t Have To Drive (Sleeping In The Aviary) passa. E con il tempo, i monopolisti cambiano volto. Sfioriscono.
18. Sea Talk (Zola Jesus) Invecchiano. Si siedono. Smettono di innovare. Ma non si fanno da
19. Peripheral Visionaries (Young Galaxy) parte. Tutta l’energia che hanno messo per sviluppare prodotti
20. Chinatown (Destroyer) migliori rispetto a quelli della concorrenza (e quindi per dare al pub-
blico qualcosa di più, qualcosa di meglio), gradualmente, la dirotta-

ILMUCCHIOSELVAGGIO
no verso un’altra direzione: la difesa dei confini e dei privilegi acqui-
siti. Una volta che la concorrenza è abbattuta, non bisogna più sfor-
zarsi troppo a migliorare: basta controllare. Nel cuore del monopo-
lista batte il cuore dell’imperatore a vita, non certo quello del presi-
dente per una legislatura. Sebbene sul trono sia magari salito attra-
verso un regicidio, abbattendo un altro monopolista, la sua convin-
zione è che quel ruolo sia eterno: un’investitura divina. Da difende-
re con i denti. È qui che per il cittadino iniziano i dolori. I prodotti e
i servizi peggiorano rispetto a quelli che potremmo avere in condi-
zioni di concorrenza, i prezzi si alzano. È il momento in cui la spin-
ta propulsiva dell’innovatore si trasforma in frenata conservativa.
Tutte le grandi industrie editoriali del Novecento, quelle che di più
stanno sentendo gli effetti dello tsunami digitale, ne sono un buon
esempio. Musica, cinema, libri, informazione. Nella loro età dell’o-
ro, le major discografiche e Hollywood hanno creato dal nulla la
meraviglia del rock e del cinema. Sono partite da zero, inventando la
magia. Oggi la loro preoccupazione maggiore è blindare i diritti di
Topolino e dei Beatles. La priorità non è più innovare, ma controlla-
re. Non creare, ma difendere. Non aggiornarsi, ma resistere. Cercare minimalstudent.com
di rimanere monopolisti per i meriti del passato, impedendo che
qualcuno possa cambiare il presente.

I
Il rischio è che tra qualche anno possiamo trovarci a vivere la
stessa situazione, con Facebook e Google al posto della Disney
o della Warner. Oggi sembra impossibile. Come si può anche
solo ipotizzare un futuro reazionario per chi ha trasformato la
fantascienza in realtà, regalandoci lo spettacolo delle Google
Maps, il lusso di tenere l’intera colonna sonora della vita in un iPod
o il piacere di innamorarci delle ragazze di tutto il mondo attraverso
le chat di Facebook? La sensazione è che questi siano un altro tipo
di monopolisti. O che, addirittura, nel mondo contemporaneo in
fondo il monopolio non sia poi così male. Proprio adesso che anche
Amazon è arrivato in Italia, perché dovremmo lamentarci? Non do-
vremmo, infatti. Ma solo perché ci troviamo ancora nella fase lumi-
nosa e innovativa del processo. Nei suoi anni Sessanta. Sulla cresta
dell’onda. Le Google Maps e l’iPod sono sincere ed esplosive inno-
vazioni. Persino Farmville o i gattini che miagolano su YouTube, a
modo loro, lo sono. In alcuni settori tecnologici - telefonini, video-
giochi, informazione online - la concorrenza è ancora viva, pulsante.
La speranza è che non si esca mai da questa fase, che il “don’t be
evil” di Google sia destinato a durare per sempre e che i monopoli-
sti della Silicon Valley siano un po’ come la luna: se hanno una dark
side, che ce la tengano sempre nascosta. Tuttavia, la storia ci inse-
gna a fare attenzione, a non fidarci troppo, a mantenere sempre
almeno una porticina aperta alla concorrenza. Non tanto noi, singoli
cittadini, a cui è richiesta semmai una crescente responsabilità, sen-
sibilità e consapevolezza nelle scelte. Quanto le istituzioni, troppo
spesso condiscendenti e complici delle pratiche anticoncorrenziali
dei monopoli in fase decadente. L’attuale strapotere di pochi attori
digitali merita di essere monitorato. Anche perché c’è una variabile
inedita, caratteristica dei nuovi imperi tecnologici, che potrebbe
schiudere scenari inquietanti. Mai, in passato, aziende private si
sono trovate in mano la quantità e la qualità di informazioni sui cit-
tadini che sono raccolte nei server di Google, Facebook o Amazon.
Non è un reato raccoglierle, a maggior ragione se siamo noi stessi a
concederle. Il mondo cambia, la privacy si adegua. Ma nel momen-
to in cui la dark side dovesse mai fare capolino, quei dati potrebbe-
ro rivelarsi ulteriori strumenti - dal sofisticato potere - per controlla-
re il mercato, congelare l’innovazione e farci scoprire che il mix tra
DDR e Capitalismo forse non è il più auspicabile. 

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