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Morfologia

La morfologia è l’aspetto linguistico più interessante, a mio parere, della lingua basca. Questa infatti appartiene al
gruppo morfologico delle lingue agglutinanti, le cui parole sono formate dalla giustapposizione di più morfemi che
marcano specifiche categorie grammaticali. Alle lingue agglutinanti si oppongono le lingue isolanti, che affidano ad altri
mezzi il compito di esplicitare il significato grammaticale delle parole, per esempi attraverso il lessico o la sintassi.
Questo tipo di formazione di parole include non solo le forme nominali, ma anche quelle verbali.
Un altro aspetto peculiare della lingua basca relazionata alla morfologia sia nominale che verbale è l’ergatività. Le lingue
ergative marcano con diversi casi il soggetto di una frase a seconda che sia soggetto di una frase con verbo transitivo o
con verbo intransitivo. Più avanti analizzeremo più nello specifico questa proprietà.

Morfologia nominale

Data la loro natura agglutinante, le parole basche risultano complesse e talvolta molto lunghe, proprio poiché possono
essere formate da una lunga catena di morfemi legata alla radice lessicale della parola. I nomi, i pronomi e gli aggettivi
sono quindi declinati in diversi casi grammaticali.
Il basco consta di circa sedici flessioni nominali, tra cui si può individuare un gruppo di dieci casi che si esprimono
attraverso semplici suffissi, e altri casi che sono invece composti, ovvero il risultato di combinazione di più suffissi.
Questi ultimi sono ritenuti pertanto casi cronologicamente secondari. I casi formati da un semplice suffisso sono
l’assolutivo (etxea), l’ergativo (etxeak), il dativo (etxeari), il genitivo (etxearen), lo strumentale (etxeaz), il locativo di
stato in luogo (etnea), l’ablativo (etxetik), l’allativo o di moto verso l’esterno (etxera), il locativo genitivo (etxeko) e il
prolativo (etxetzat). Gli altri casi composti sono il comitativo (etxearekin), il direzionale (etxearantz), il terminativo
(etxeraino), il bene fattivo (etxearentzat), il causale (etxearengatik) e il dativo (etxerako). In questi ultimi casi si possono
individuare i singoli morfemi che hanno dato forma ad uno unico, come nel bene fattivo etxearentzat : etxe-a-ren-tzat,
“per la casa”, dove etxe- è la radice lessicale per “casa”, -a- l’articolo, -ren- indica il cas o genitivo e -tzat il caso prolativo.

Da notare che un solo morfema posto alla fine della frase nominale basta per marcarla interamente:
a. Etxe polita da.
Casa bella-ass è
La casa è bella.

* Etxea polita da.

Caso Singolare
Assolutivo etxe-a
Ergativo etxe-ak

L’articolo esiste in basco, sebbene abbia un valore diverso da quello italiano, ed è tutt’oggi argomento di discussione.
Nella maggior parte delle grammatiche basche si legge che i sostantivi baschi che terminano con suffisso –a posposto
alla radice, sono equivalenti a sostantivi con articolo determinativo. Quindi etxe “casa” e etxe-a “la casa”. Questo
suffisso però non lo si può considerare un semplice articolo determinativo, ma piuttosto un articolo indeterminativo o
qualcosa che denota la semplice mancanza dell’articolo. Alcuni linguisti lo definiscono addirittura un determinante
privo di marca grammaticale, o con morfema zero, coincidendo così con il caso assolutivo. In generale, il caso assolutivo
si usa nel soggetto di un verbo intransitivo e nell’oggetto di un verbo transitivo:

a. Otso-a etorri da
lupo-det arrivato è
Il lupo è arrivato
b. Ehiztariak otsoa harrapatu du
Cacciatore-det-erglupo-det catturato ha
Il cacciatore ha catturato il lupo

In a. il soggetto della frase è otsoa, il lupo, realizzato in caso assolutivo poiché soggetto del verbo intransitivo
“arrivare”. ; in b. stesso trattamento per otsoa poiché oggetto del verbo transitivo “catturare”.

Questi esempi permettono di introdurre l’altro caso grammaticale fondamentale nell’analisi della grammatica basca,
l’ergativo.
Come già detto, una lingua ergativa (o assolutiva) marca con casi diversi il soggetto di verbi transitivi e il soggetto di
verbi transitivi e oggetti di verbi transitivi. Il primo andrà al caso assolutivo, mentre i secondi al caso ergativo.
L’ergatività si concentra infatti sull’agente, ovvero il soggetto di verbi transitivi che agisce, e marca in modo differente,
invece, il paziente. Il morfema che indica il caso ergativo è il suffisso -k. Se la radice di parola termina con consonante,
viene posta tra questa e il morfema la vocale epentetica -e-. Riprendiamo le frasi esemplificative sopra menzionate:
a. Otsoa etorri da
lupo-det arrivato è
Il lupo è arrivato

b. Ehiztariak otsoa harrapatu du


Cacciatore-det-erg lupo-det catturato ha
Il cacciatore ha catturato il lupo

In a. il soggetto del verbo intransitivo “arrivare” e in b. l’oggetto del verbo transitivo “catturare” sono in caso assolutivo,
mentre il soggetto è marcato con caso ergativo dal morfema -k.

Nella lingua basca, tuttavia, non sempre questa regola dell’ergatività è rispettata. Questi casi di irregolarità morfologica
vengono classificati come casi di ergatività scissa:

c. Ordengailuak funtzionatzen du
Computer-det-erg funziona
Il computer funziona

Nella frase c. il verbo “funzionare” è senza dubbio intransitivo, eppure il soggetto ordengailu “computer”, è marcato dal
morfema ergativo, come se fosse soggetto di verbo transitivo.
I casi di ergatività scissa sono relativamente isolati, e tra i verbi coinvolti molti sono quelli di prestito recente. Sebbene il
fenomeno interessi molto i linguisti, il problema non tocca i parlanti nativi, che usano correttamente il caso anche nelle
sue anomalie.

Si userà –det per determinante, E per ergativo e A per assolutivo

POSTPOSIZIONE

Morfologia verbale

Anche i verbi della lingua basca, come i nomi comuni, si presentano a prima vista molto complessi. In realtà, anche qui,
la morfologia agglutinante ci insegna che le forme verbali nascono da unioni di morfemi precisi, che, una volta ben noti,
spaventano di meno.

I verbi baschi si dividono in sintetici e perifrastici. I primi condensano in sé tutte le informazioni, mentre i secondi, che
sono la maggior parte, lo fanno attraverso il verbo principale e l’ausiliare.