Sei sulla pagina 1di 3

Rubrica

Marco Santoro, Michele Carlo Marino, Marco Pacioni, Dante, Petrarca,


Boccaccio e il paratesto. Le edizioni rinascimentali delle ‘tre corone’, a cura di Marco
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

Santoro, Roma, Edizioni dell’Ateneo («Biblioteca di “Paratesto”», 2), 2006, pp. 158.

Orientato fra gli ultimi decenni del Quattrocento e il Cinquecento, il volume a


cura di Marco Santoro raccoglie e dà conto con mano esperta degli elementi parate-
stuali con cui sono stati trasmessi i testi di Dante, Petrarca, Boccaccio. Dediche, avvisi,
commenti, illustrazioni, ovvero – con Genette – le soglie del testo, forniscono infatti
interessanti notizie sulla progettazione e ricezione del manufatto-libro.
Come si legge nella Presentazione del curatore (pp. 9-10), il lavoro nasce sulla scia
del progetto cofinanziato dal Miur nel biennio 2004-2005 «Oltre il testo. Dinamiche
storiche paratestuali nel processo tipografico-editoriale in Italia», che ha impegnato
sei unità di ricerca (Università di Roma «La Sapienza», di Bologna, della Calabria,
di Genova, di Messina e di Verona) e dato luogo a iniziative di rilievo: il Convegno
internazionale I dintorni del testo. Approcci alle periferie del libro (Roma, novembre
2004; il catalogo, due volumi a cura di Marco Santoro e Maria Gioia Tavoni, è edito
nella medesima «Biblioteca di “Paratesto”» nel 2005), la contigua mostra Sulle tracce
del paratesto presso la Biblioteca universitaria di Bologna, il varo nel 2004 della rivista
annuale «Paratesto» (diretta dallo stesso Santoro e condiretta da Maria Gioia Tavoni)
e della collana «Biblioteca di “Paratesto”».
Il volume è inaugurato da un dittico dantesco di Marco Santoro: Il paratesto nelle
edizioni rinascimentali italiane della «Commedia» (pp.  11-31) e Le vite di Dante nelle
edizioni rinascimentali italiane della «Commedia» (pp. 33-49). Il primo saggio prende
in esame la diffusione degli incunaboli danteschi sul territorio peninsulare: se nel
Quattrocento essi sono distribuiti con un certo equilibrio (sia pure con la comprensibi-
le preminenza di Venezia), nel secolo XVI si realizza una più evidente concentrazione
della stampa nelle officine della Serenissima. «Diviene imperativo – scrive Santoro –
imporsi al pubblico, blandire l’acquirente, catturare il fruitore: ecco quindi insorgere
e imporsi la cura per la “confezione” della pubblicazione, per la quale si allestiscono
contenitori dell’opera sempre più sofisticati e accattivanti. Il “vestibolo” del testo, per
dirla con Borges, si emancipa, si arricchisce di nuove componenti che non tarderan-
no, in non pochi casi, ad affastellarsi e ad appesantire la pubblicazione in sintonia
non casuale con certo gusto baroccheggiante» (p. 15). Il percorso così delineato viene
documentato con l’analisi di alcune edizioni emblematiche del gusto di un’epoca: dalla
Commedia edita a Foligno da Neumeister-Angelini (1472), che presenta il solo testo
preceduto dagli argomenti dei canti, all’edizione veneziana di Filippo di Pietro, che
nel 1478 reclamizza l’esattezza del testo corretto ed emendato, fino alla campanilistica
riappropriazione di Dante e dell’esegesi dantesca da parte di Firenze evidenti fin dal
colophon nella stampa di Niccolò di Lorenzo con il commento di Landino (1481). Il
nuovo secolo si apre con l’edizione aldina del 1502, dedicata alle sole terzine dantesche
e celebre per il suo illustre curatore: Pietro Bembo. Lo scrittore si basò, come è noto,
sul codice manoscritto Vat. Lat. 3109: ignorando deliberatamente la vulgata quattro-
centesca affidò a Aldo Manuzio la stampa di un sobrio volume in ottavo e in carattere
corsivo che indica una svolta nel gusto e nella storia della cultura. La stampa fiorentina
di Filippo Giunta, quattro anni dopo, si concentra sulle illustrazioni che traducono
visivamente la Commedia, mentre nel 1515 la seconda edizione aldina reca ulteriori

122
Rubrica

elementi di novità: una dedica a Vittoria Colonna e tre tavole che illustrano inferno
e purgatorio. Santoro studia accuratamente altre stampe cinquecentesche da conside-
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

rarsi paradigmatiche: dalla contraffazione dell’aldina attribuita al veneziano Gregorio


de’ Gregori all’edizione sempre veneziana di Francesco Marcolini che, fin dalla lettera
dedicatoria ai lettori, propone il commento di Alessandro Vellutello in aperta polemica
con Bembo. Attenzione particolare è dedicata poi alla stampa del 1555 per i tipi di
Gabriele Giolito, che si avvale della revisione di Ludovico Dolce e in cui compare per
la prima volta il titolo di “divina”, né minore rilievo assumono le imponenti in-folio
del secondo Cinquecento, generalmente corredate di dediche, tavole, proemi, apologie,
vite di Dante, interventi sulla poesia. I due filoni produttivi così delineati – spartano
l’uno, sontuoso l’altro per confezionamento – non sono tuttavia destinati a un pubblico
marcatamente differente; essi rispondono e parimenti sollecitano due diverse consue-
tudini di lettura.
Oggetto di studio del secondo saggio di Santoro è il trattamento della biografia
dantesca nelle edizioni rinascimentali della Commedia. Fin dalla prima versione del
boccacciano Trattatello la narrazione si presta a interpretazioni attualizzanti. Come è
noto, Boccaccio smorza, in un secondo momento, la propria partecipazione politica
alla vicenda dell’amato poeta, iniziando, per così dire, il filone aneddotico delle bio-
grafie dantesche, ma già nel 1436 la Vita di Dante e del Petrarca di Leonardo Bruni dà
voce a una «militanza culturale vistosamente incisiva» (p. 41), a un umanesimo civile
lontano dal classicismo retorico delle Dantis, Petrarchae… vitae (1440) di Giannozzo
Manetti. Con le edizioni a stampa «si rinnova la non pretestuosa e tanto meno insi-
gnificante contrapposizione fra due modi, molto diversi, di porgere all’attenzione del
lettore la vicenda umana, culturale e politica di una personalità come Dante» (p. 45).
La menzionata edizione fiorentina di Niccolò di Lorenzo, arricchita dal commento
di Landino, presenta infatti una Vita e costumi del poeta che si richiama a Boccaccio.
A quest’ultimo, e allo stesso Landino, si rivolgono invece le critiche di Alessandro
Vellutello (1544), difensore del realismo storiografico di Bruni contro il «tragico stile»
del Trattatello. Ludovico Dolce e Daniello da Lucca propongono infine una «tratta-
zione essenziale, priva di strali polemici, incline a schematizzare dati strettamente bio-
grafici, non privi di sottolineature volte sì ad informare il lettore ma anche a sollecitare
la sua curiosità, il suo interesse nei confronti di un “singolarissimo poeta” in qualche
modo “umanizzato”, reso, fin dagli esordi dell’esposizione della Commedia, fin dalla
“presentazione” dell’opera, perché in effetti anche tale è il compito e la valenza delle due
vite, più accessibile, meno elitario» (p. 48).
Il contributo di Michele Carlo Marino, Il paratesto nelle edizioni rinascimentali ita-
liane del «Canzoniere» e dei «Trionfi» (pp. 51-76), dopo aver documentato la preminente
diffusione delle opere latine petrarchesche almeno per tutto il secolo XV («dovuta
da un canto al costume liberale dei dotti, dall’altro alla sapiente scelta delle aziende
editoriali», p. 54), analizza la prima edizione italiana delle opere in volgare del poeta,
pubblicata a Venezia nel 1470 per i tipi di Vindelino da Spira, un testo privo di com-
mento e di elementi paratestuali. «In seguito le edizioni dei Rerum vulgarium fragmenta
si arricchiranno di molti elementi che si possono definire paratestuali, e soprattutto di
commenti all’opera, in particolare quelli del Filelfo (per il Canzoniere) e di Bernardo
Glicino (per i Trionfi)» (p. 55). Lo studioso passa quindi in rassegna l’aldina del 1501,
nata sotto la supervisione di Bembo, un maneggevole volume in ottavo, semplice ed

123
Rubrica

elegante al tempo stesso, che verrà integrato nel 1514 con un’appendice di canzoni più
volte riprodotta. L’attenzione si sposta poi sulla stampa del Canzoniere corredato del
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

commento di Vellutello per i tipi di Giovan Antonio Nicolini e fratelli da Stabio (1525),
che introduce una tripartizione nel testo correlata alle vicende biografiche del poeta.
Edizioni ispirate alla stringatezza e alla semplicità, come quella curata da Francesco
Alunno nel 1539 presso Francesco Marcolini da Forlì, si alternano nel Cinquecento a
stampe ricche di elementi paratestuali fra cui spiccano le biografie del poeta, le illu-
strazioni e le dediche. Non mancano gli esempi offerti all’attenzione del lettore: dalle
«edizioni commentate dal Gesualdo», che «si presentano corredate innanzitutto da una
Vita del Petrarcha» (p.  68), a quelle stampate da Giolito, impreziosite dal disegno di
un’urna contenente le ceneri del poeta con i profili di Francesco e Laura.
Il paratesto nelle edizioni rinascimentali del «Decameron» (pp. 77-98) di Marco Pacioni
prende le mosse dall’edizione veneziana di De Gregori (1492) che segna una duplice
novità: l’introduzione dell’iconografia nella stampa del Decameron (esemplata su ana-
loghe iniziative d’oltralpe) e il coinvolgimento di un umanista nella proposta editoriale
(in questo caso Girolamo Squarzafico, autore di una Vita di miser Iohanne Boccatio e
della revisione del testo). Se Firenze non ha nessuna edizione illustrata del Decameron
fino al 1516, in ragione della «maggiore severità che il gusto umanistico esprimeva
rispetto a Venezia» (p.  81), vero è che «le immagini possono anche essere utilizzate
per stimolare la curiosità dei lettori e aumentare il numero delle copie vendute» (ivi).
Nel XVI secolo l’ambientazione iconografica delle novelle è lontana dal «naturalismo
boccacciano» e, rimuovendo l’evento traumatico della peste, si sposta in luoghi ameni
e in eleganti giardini rinascimentali. Ma il trattamento del paratesto indica ulteriori
modalità di ricezione del Decameron, considerato già a fine Quattrocento come guida
sicura del volgare: di qui i frontespizi che esibiscono il primato linguistico dell’opera
fino a sostituire il ritratto dell’autore con quello del lessicografo, come nell’edizione
veneziana del 1557 di Paolo Gherardo con le Ricchezze di Francesco Alunno.
Chiudono il volume l’efficace Short-title 1465-1600 delle edizioni italiane della
Commedia, del Canzoniere e dei Trionfi e del Decameron (pp.  99-135), i Percorsi ico-
nografici realizzati da Michele Carlo Marino e da Marco Pacioni (pp. 137-147), utili
a rileggere visivamente le notizie del volume, l’accurata Bibliografia a cura di Michele
Carlo Marino e l’Indice dei nomi di Marco Pacioni.

Francesca Mecatti

124