Sei sulla pagina 1di 21

CAPITOLO II

Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

A VENEZIA E PADOVA
FRA QUATTRO E CINQUECENTO

Primi contatti con il mondo umanistico-editoriale

Fra il 1492 ed il 1493, secondo la maggioranza dei biografi (ma la


data è tutta da verificare), Pierio Valeriano fu chiamato dallo zio, il
grecista Urbano Bolzanio, a Venezia. In quel momento la città lagu-
nare poteva permettersi di stipendiare in qualità di maestri alcuni fra
i maggiori umanisti dell’epoca; oltre alla celebre e antica scuola filo-
sofica situata presso il ponte di Rialto e perciò comunemente detta
Gymnasium Rivoaltinum, esistevano allora, vicino a S. Marco, ben
due ‘cattedre’ di umanità: la Scuola della Cancelleria, sorta per
prima con il fine di istruire coloro che dovevano diventare notai a
servizio della Repubblica, e una seconda scuola «a presso il campa-
niel», nata più tardi.18 Della prima era titolare dal 1466 l’umanista
Benedetto Brugnolo da Legnago, con il compito di insegnare tanto
il latino quanto il greco; la straordinaria stima di cui godette a
Venezia presso i suoi contemporanei il Brugnolo, tanto apprezzato
allora quanto poco studiato in tempi recenti, è testimoniata dall’ora-
zione funebre pronunziata nel 1502 da un altro famosissimo mae-
stro, prima suo allievo e poi suo collaboratore e più tardi successo-
re, Giovan Battista Egnazio.19 La seconda cattedra, già affidata in

18
La citazione, ormai classica, è tratta da M. SANUDO, Cronachetta, a cura di R. Fulin,
Venezia, Tipografia del Commercio, 1888, p. 51.
19
G. B. EGNAZIO, Oratio in laudem Benedicti Prunuli, Venezia, Aldo Manuzio, 30 IX
1502, per cui anche Aldo Manuzio tipografo 1494-1515, a cura di L. Bigliazzi, A. Dillon
Bussi, G. Savino, P. Scapecchi, Firenze, Octavo, 1994, n° 65. Sul Brugnolo E. MIONI,
Brugnolo Benedetto, in Dizionario biografico degli italiani (DBI), XIV, Roma, Ist. della
Enc. It., 1972, pp. 501-503; M.L. KING, Umanesimo e patriziato a Venezia nel
Quattrocento, II, Roma, Il Veltro, 1989, pp. 493-495. Di Benedetto Brugnolo sto tra-
scrivendo le otto lettere, di cui sette ancora inedite, conservate presso la Biblioteca

27
passato a figure di primissimo ordine (basti citare Giorgio Merula
che la occupò dal 1468 al 1484) poté giovarsi dal 1485, soprattutto
grazie all’interessamento di Ermolao Barbaro, dell’insegnamento di
Giorgio Valla, che la mantenne sino alla morte, nel 1500.
Al Valla e al Brugnolo era stato affiancato già dal 1485 un altro
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

umanista di prima schiera, Marco Antonio Sabellico, che aveva il


compito di tenere lezione durante il mattino presso la Scuola della
Cancelleria, e al pomeriggio in luogo del Valla; morto il Valla, il
Sabellico ne prese il posto e il suo incarico precedente venne asse-
gnato al feltrino Giovan Battista Scita prima e al friulano Gregorio
Amaseo poi, il quale presto, nel 1503, cedette il posto a Gerolamo
Maserio da Forlì.20 Brugnolo, Valla e Sabellico furono per l’appunto

Capitolare di Belluno. Del Brugnolo fu discepolo a Venezia anche Domizio Calderini


che non dimenticò la lezione dell’antico maestro: si veda quanto annota A. PEROSA,
Calderini (Calderinus, Caldarinus, de Caldarinis), Domizio, in DBI, XVI, Roma, Ist. della
Enc. It., 1973, pp. 597-605: 597. Sul Calderini è in corso di stampa un importante lavo-
ro di Maurizio Campanelli.
20
Per l’ambiente umanistico veneziano e per un panorama esaustivo sulle scuole e i
maestri fra Quattro e Cinquecento rinvio a V. BRANCA, Ermolao Barbaro e il suo circo-
lo, disponibile ora in BRANCA, La sapienza civile. Studi sull’Umanesimo a Venezia,
Firenze, Olschki, 1998 (Biblioteca di «Lettere italiane», Studi e testi, 50), pp. 59-127;
A. PERTUSI, L’umanesimo greco dalla fine del secolo XIV agli inizi del secolo XVI, in
Storia della cultura veneta, 3/I, Vicenza, Neri Pozza, 1980, pp. 178-264 e F. LEPORI, La
scuola di Rialto dalla fondazione alla metà del Cinquecento, in Storia della cultura vene-
ta, 3/II, Vicenza, Neri Pozza, 1980, pp. 539-605 in particolare il paragrafo intitolato Il
‘Gymnasium rivoaltinum e la Scuola di S. Marco’ (pp. 600-605). Per la scuola di S.
Marco si veda anche B. NARDI, La Scuola di Rialto e l’umanesimo veneziano, in
Umanesimo europeo e umanesimo veneziano, Firenze, Sansoni, 1963, pp. 93-139, ora in
ID., Saggi sulla cultura veneta del Quattro e Cinquecento, Padova, Antenore, 1971
(Medioevo e umanesimo, 12), pp. 45-98; utile a schematizzare l’organizzazione delle
due cattedre di umanità anche il contributo di J. B. ROSS, Venetian Schools and Teachers
from Fourteenth to Early Sixteenth Century: a Survey and a Study of Giovanni Battista
Egnazio, «Renaissance Quarterly», XXIX, 1976, pp. 521-566. Per il Valla ed il Sabellico
si rimanda rispettivamente a F. TATEO, Coccio Marcantonio, in DBI, XXVI, Roma, Ist.
della Enc. It., 1982, pp. 510-515 e a Giorgio Valla tra scienza e sapienza, Firenze,
Olschki, 1981 (Civiltà veneziana, Saggi, 28); per Gregorio Amaseo vedi G. POZZI, Da
Padova a Firenze nel 1493, «Italia medioevale e umanistica», IX, 1966, pp. 196-206; R.
AVESANI, Amaseo (De Masiis, Amasaeus), Gregorio, in DBI, II, Roma, Ist. della Enc. It.,
1960, pp. 655-658, cui si aggiunga P. SAMBIN, Gregorio Amaseo e un gruppo di friulani
e non friulani laureati o studenti a Padova nell’ultimo decennio del ’400, «Quaderni per
la storia dell’Università di Padova», VIII, 1975, pp. 19-42. Per Giovan Battista Scita,
umanista di cui si conosce pochissimo, rinvio a G. BIASUZ, Nuovo contributo alla bio-
grafia dell’umanista Giovan Battista Scita, «Archivio storico di Belluno, Feltre e
Cadore», XXXII, 1961, pp. 138-146, ora anche in Le biografie feltrine di Giuseppe
Biasuz, a cura di G. Dal Molin, Feltre, Famiglia Feltrina, [1992], pp. 310-316 e BIASUZ,

28
i maestri veneziani che il Valeriano ricorda a fianco a Giano
Lascaris21 (il quale per altro mai ebbe incarichi del genere a Venezia,
ma vi soggiornò per qualche tempo come ambasciatore del re di
Francia dal 1503 e certo ebbe modo di essere visitato anche dal
Valeriano) e all’amico e sodale Antonio Agnello:22
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

Antonius Agnellus patruus, vir magnifice, tuus, cum esset olim


Venetiis apud clarissimum eruditissimumque Ioannem Lascarin,
ea tunc in civitate Ludovici Galliarum regis oratorem, tanta mihi
familiaritate devinctus erat, ut amicitia nulla coniunctior esse pos-
set, quam ea quam communia studia inter nos conciliaverant.
Incumbebam ego tunc in prima literaria tyrocinia audiebamque
in arte dicendi Prunulum, in eloquentia Sabellicum, in varia rerum
eruditione Georgium Vallam; sed rarissimum Lascarin observabam
in primis, in quo magna optimarum artium scientia, summa vetu-
statis investigatio reconditarumque rerum studium atque cognitio
non vulgaris atque, ut semel dicam, vir erat omni liberali doctrina
politissimus. Hunc itaque frequens invisebam, probatissima eius
consuetudine melius in dies evasurus. Quod si Lascarin occupatio-
nes distinebant, aderat illic patruus, qui diem sine linea [PLIN. Nat.
hist. 35.10.36] praeterire minime permittebat.

L’epistola di Paride Stefanio in morte dello Scita, «Archivio storico di Belluno, Feltre e
Cadore», XXXIII, 1962, pp. 92-97.
21
Dei corsi seguiti a Venezia, del magistero del Lascaris e dei «communia studia» con
Antonio Agnello il Valeriano parla negli Hieroglyphica da cui ho riportato il passo
(Basilea, M. Isingrin, 1556, c. 338rv dedicatoria del l. XLVI a Benedetto Agnello). Il
Lascaris giunse a Venezia il 6 giugno 1503, vi rimase qualche tempo e quindi ripartì per
tornare successivamente, come ambasciatore del re di Francia, dopo il 22 ottobre del
1504. Per gli spostamenti del Lascaris M. SANUDO, Diarii, V, Venezia, Tip. del
Commercio, 1881, coll. 53-59, E. LEGRAND, Bibliographie hellénique, Paris, Culture et
Civilisation, 1885, pp. 144-145 e C. VECCE, Iacopo Sannazaro in Francia, Padova,
Antenore, 1988 (Medioevo e umanesimo, 69), pp. 183-185. Su Giano Lascaris si veda
ora A. PONTANI, Per la biografia, le lettere, i codici, le versioni di Giano Lascaris, in Dotti
bizantini e libri greci nell’Italia del secolo XV. Atti del Convegno internazionale, Trento
22-23 ottobre 1990, a cura di M. Cortesi - E.V. Maltese, Napoli, M. D’Auria 1993, pp.
309-433 e GAISSER, Pierio Valeriano on the Ill Fortune, p. 299.
22
Su Antonio Agnello P.O. KRISTELLER, Iter italicum, I, London-Leiden, Brill, 1963, p.
275b, II, London-Leiden, Brill, 1973, p. 273a e VI, London-Leiden, Brill, 1992, p. 24b.
Per alcune notizie biografiche Mantova. Le lettere, a cura di E. Faccioli, II, Mantova,
Carlo d’Arco, 1962, pp. 300, 384 e, con bibliografia, p. 407 e infine GAISSER, Pierio
Valeriano on the Ill Fortune, pp. 6-7. Per il nipote Benedetto, ambasciatore a Venezia,
KRISTELLER, Iter, VI, p. 248a e Mantova. La storia, a cura di L. Mazzoldi, II, Mantova,
Carlo d’Arco, 1961, pp. 363-65, 367, 370, 399, cui ora andrà aggiunto il sostanzioso
contributo di S. ROLET, Genèse et composition des ‘Hieroglyphica’ de Pierio Valeriano:
essai de reconstitution, in Umanisti bellunesi, pp. 211-244.

29
Il Valla e il Brugnolo rappresentavano, accanto allo zio Urbano
Bolzanio, delle garanzie per un ottimo apprendimento della lingua
greca e tuttavia il Bolzanio pensò di inviare il nipote a Padova per
seguire i corsi su Aristotele, in greco, che allora vi teneva il celebre
Leonico Tomeo. Il periodo dovrebbe cadere entro il 1504; alla fine
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

del 1504 infatti il Tomeo ricevette l’incarico di ricoprire la cattedra


resa vacante dalla morte del Brugnolo (1502), incarico cui rinunziò
ufficialmente, per tornare a Padova, il 26 settembre 1506.23 Da alcu-
ni accenni contenuti nelle sue prime opere è assai probabile che per
mantenersi agli studi durante questi anni il Valeriano si mettesse al
servizio di nobili famiglie locali in qualità di precettore, e certamen-
te riuscì ad ottenere i favori di Andrea Gritti e di Girolamo Donà,
già mecenate dello zio Urbano.24

23
Che il Valeriano abbia udito il Tomeo a Padova e non a Venezia lo dice lui stesso nella
citata lettera a Benedetto Agnello (Hieroglyphica, c. 338r): «Ego eo digressus domum
redii ac triduo post Patavio a patruo missus, ubi Leonicum audirem». Si deve anche
escludere, a mio avviso, la possibilità che Pierio abbia assistito alle lezioni dopo il set-
tembre del 1506 perché, come si vedrà, già nel marzo di quell’anno annunziava la parten-
za da Padova. Alla biografia del Tomeo, spesso ancora confuso con Niccolò Leoniceno,
che collaborò sì con Aldo ma rimase per lo più a Ferrara, apporta sostanziose novità il con-
tributo di A. PONTANI, Postille a Niccolò Leonico Tomeo e Giovanni Ettore Maria Lascaris,
«Bollettino della badia greca di Grottaferrata», LIV, 2000, pp. 337-368.
24
Testimonianza significativa dell’amicizia con Andrea Gritti è il viaggio a
Costantinopoli che questi intraprese nel 1503 assieme a Urbano Bolzanio e il cui ritor-
no venne celebrato in un’ode da Girolamo Bologni (il testo dell’ode del Bologni, Ad
Ioannem Petrum Valerianum, fu pubblicato dal TICOZZI, Storia dei letterati, p. 54 n. 17);
lo stesso Pierio sarà per breve tempo a Padova con il figlio del Gritti, Francesco (si veda
la lettera a Andrea Gritti del 1506 pubblicata in G.P. VALERIANO, Praeludia, Venezia,
G. Tacuino, 1509, cc. G1r-G2v). Un agile racconto delle peregrinazioni e dell’attività di
spionaggio di Andrea Gritti a Costantinopoli ha dato J.C. DAVIS, Shipping and Spying
in the early career of a Venetian Doge, 1456-1502, «Studi veneziani», XVI, 1974, pp. 97-
108; notizie preziose su Francesco Gritti – morto nel dicembre del 1506 che sarà dun-
que post quem per l’ode Ioannes Petrus Valerianus Franciscum Gritteum Andreae splen-
didissimi filium luget, in VALERIANO, Praeludia, cc. Q3v-Q4r – fornisce ancora GAISSER,
Pierio Valeriano on the Ill Fortune, p. 5 n. 16. Quanto al Donà, dalla dedicatoria dei
Praeludia e soprattutto dal De infelicitate litteratorum si apprende che il Valeriano trovò
sostegno presso la nobile famiglia probabilmente quale precettore dei suoi figli. Vedi
per questo TICOZZI, Storia dei letterati, p. 98 n. 30; M.L. KING, Umanesimo e patrizia-
to, II, p. 535; P. RIGO, Catalogo e tradizione degli scritti di Gerolamo Donato,
«Rendiconti dell’Accademia nazionale dei Lincei. Classe di scienze morali, storiche e
filologiche», XXXI, 1976, pp. 49-80; EAD., Per il carteggio di Gerolamo Donato.
Inventario ed epistole inedite, «Rendiconti dell’Accademia nazionale dei Lincei. Classe
di scienze morali, storiche e filologiche», XXIX, 1974, pp. 531-555 (la Rigo ricorda l’e-
pistola dedicatoria a Gerolamo Donà dei Praeludia, poi ristampata, con la data, in

30
All’attività di precettore Valeriano affiancò quella di correttore
di testi, un settore nel quale la collaborazione degli umanisti era fre-
quentemente richiesta in particolare a Venezia, la città che in quel
momento poteva contare sul più alto numero di torchi ed offriva
perciò facili possibilità di lavoro. La lista di coloro che ebbero con-
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

tatti frequenti e assidui con i tipografi sarebbe lunghissima, qui basti


ricordare che gli stessi maestri del Valeriano, il Brugnolo, il
Sabellico, il Valla e, prima di essi il Merula, avevano alle spalle una
lunga e proficua attività come editori; ma anche alcuni amici, su tutti
l’Egnazio, iniziavano proprio in quegli anni a cimentarsi in tale
campo.25 La consuetudine di affidare a celebri umanisti la revisone
delle edizioni dei classici latini e greci si era affermata sin dai pri-
mordi della stampa anche nelle città minori del Veneto: è sufficien-
te ricordare i nomi di Francesco Rolandello e Gerolamo Bologni a
Treviso, che collaborarono a lungo con i tipografi locali, di
Ognibene da Lonigo e Giovanni Calfurnio a Vicenza o ancora di
Dante III Alighieri, Giacomo Giuliari o Virgilio Zavarise a Verona;
né mancava chi si occupasse dei testi in volgare senza disdegnare per
altro sconfinamenti nel territorio latino e paradigmatica in tal senso
è la vicenda dell’alessandrino Gerolamo Squarzafico.26

VALERIANO, Hexametri, odae et epigrammata, Venezia, G. Giolito de’ Ferrari, 1550, c.


121) e infine EAD., Donà (Donato, Donati) Girolamo, in DBI, XL, Roma, Ist. della Enc.
it., 1991, pp. 741-753.
25
Sulla filologia di Merula e del Barbaro rimando ai recenti interventi di V. FERA,
Poliziano, Ermolao Barbaro e Plinio, in Una famiglia veneziana nella storia: i Barbaro.
Atti del Convegno di Studi in occasione del Quinto Centenario della morte dell’umanista
Ermolao. Venezia, 4-6 novembre 1993, Venezia, Istituto veneto di scienze, lettere e arti,
1996, pp. 193-234 e ID., Il dibattito umanistico sui “Miscellanea”, in Agnolo Poliziano
poeta scrittore filologo. Atti del convegno Internazionale di studi. Montepulciano 3-6
novembre 1994, Firenze, Le Lettere, 1998, pp. 333-364; M. CAMPANELLI, Pietro Bembo,
Roma e la filologia del tardo Quattrocento: per una lettura del dialogo ‘De Virgilii Culice
et Terentii fabulis’, «Rinascimento», XXXVII, 1997, pp. 283-319: 289 e ID., Manoscritti
antichi, testi a stampa e principi di metodo: spigolando negli scritti filologici di Giorgio
Merula, «La parola del testo», II/2, 1998, pp. 253-292, 287-288. Per l’Egnazio editore
è d’obbligo citare almeno il ‘polittico’ di M. VENIER, Giovan Battista Egnazio editore. I.
Il ‘De vita Caesarum’ di Svetonio, «Res Publica Litterarum», XVI, 1993, pp. 175-183,
ID., II. Il ‘De officiis’ di Cicerone, «Res Publica Litterarum», XVII, 1994, pp. 183-193,
ID., III. L’ ‘Apologeticum’ di Tertulliano, «Res Publica Litterarum», XVIII, 1995, pp.
141-155, ID., IV. Il ‘De medicina’ di Celso e alcune osservazioni conclusive, «Res Publica
Litterarum», XIX, 1996, pp. 1169-1184.
26
Per l’editoria del Veneto, un agile panorama in N. POZZA, L’editoria veneziana da
Giovanni da Spira ad Aldo Manuzio. I centri editoriali di terraferma, in Storia della cul-

31
All’abbondante produzione di testi era inevitabilmente associa-
to un sempre più vivace mercato librario; la città lagunare ospitava
numerose botteghe ove i bibliopolae o cartolai mettevano in vendita
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

tura veneta. Dal primo Quattrocento al Concilio di Trento, 3/II, Vicenza, Neri Pozza,
1980, pp. 215-244 e ID., L’editoria veneziana da Giovanni da Spira ad Aldo Manuzio, in
La stampa degli incunaboli nel Veneto, Vicenza, Neri Pozza, 1984, pp. 9-35; A. COLLA,
Tipografi, editori e libri a Padova, Treviso, Vicenza, Verona, Trento, in La stampa degli
incunaboli, pp. 37-80; più specificatamente sulla situazione vicentina, Tipografi, editori
e librai, in Storia di Vicenza, III/2, L’età della Repubblica Veneta (1404-1797), Vicenza,
Neri Pozza, 1990, pp. 109-162; sempre su Vicenza è ancora valida la raccolta di contri-
buti dal titolo 1474. Le origini della stampa a Vicenza, Vicenza, Neri Pozza, 1975 e in
particolare il contributo di G. MANTESE, Le origini della stampa a Vicenza, pp. 33-70; a
tutto ciò si possono aggiungere, per il Cinquecento, numerosi interventi raccolti nel
recente volume Metodologia bibliografica e storia del libro; incentrati soprattutto su
Vicenza: R. ZIRONDA, Nuovi contributi alla storia della stampa a Vicenza nel XVI secolo,
in Metodologia bibliografica, pp. 167-86; M.N. SIMEONE, Stampatori e librai nella
Vicenza del XVI secolo, in Metodologia bibliografica, pp. 187-243. Per Treviso fa testo
D. E. RHODES, La stampa a Treviso nel secolo XV, Treviso, Biblioteca comunale, 1983
(Quaderni di «Studi trevisani», 1) con le giunte di P. SCAPECCHI, Note sulla tipografia
trevisana del secolo XV, «Studi trevisani», II, 1985, pp. 21-23 e di A. CONTÒ, Notes on
the history of the printing in Treviso in the 15th century, in The Italian Book. Studies pre-
sented to Dennis E. Rhodes on his 70th birthday, ed. by D. V. Reidy, London, The British
Library, 1993, pp. 21-29 e ID., Note per un primo bilancio della ricerca – ancora in corso
– su: libri, librai, stampatori a Treviso nel Cinquecento, in Metodologia bibliografica, pp.
153-65. Per Ognibene rinvio a G. BALLISTRERI, Bonisoli, Ognibene (Ognibene da
Lonigo, Omnibonus Leonicenus o Leonicensis Vicentinus, Pantagathus Vicentinus,
Pantàgathos Leonikenos), in DBI, XII, Roma, Ist. della Enc. It., 1970, pp. 234-236, cui si
aggiunga ora D. GIONTA, Storia di una citazione erodianea nella ‘Roma triumphans’: da
Ognibene da Lonigo a Poliziano, in Vetustatis indagator. Scritti offerti a Filippo di Benedetto,
Messina, Centro interdipartimentale di Studi umanistici, 1999 (Percorsi dei classici, 1), pp.
129-153; per il Calfurnio basti C. MALTA, Il commento a Persio dell’umanista Raffaele
Regio, Messina, Centro Interdipartimentale di Studi umanistici, 1997 (Quaderni di filolo-
gia medioevale e umanistica, 1), pp. 7-8 n. 1 e pp. 77-83 e M. WINTERBOTTOM, In Praise of
Raphael Regius, in Antike Rhetorik und ihre Rezeption. Symposion zu Ehren von Professor
Dr. Carl Joachim Classen D. Litt. Oxon. am 21. und 22. November 1998 in Göttingen, ed. S.
Döpp, Stuttgart, Steiner, 1999, pp. 99-116. Sulla tipografia veronese R. AVESANI, Verona
nel Quattrocento. La civiltà delle lettere, in Verona e il suo territorio, IV/2, Verona, Istituto
per gli studi storici veronesi, 1984, pp. 256-259; A. CONTÒ, “Non scripto calamo”. Felice
Feliciano e la tipografia, in L’ “Antiquario” Felice Feliciano veronese tra epigrafia antica, let-
teratura e arti del libro. Atti del Convegno di Studi, Verona 3-4 giugno 1993, a cura di A.
Contò - L. Quaquarelli, Padova, Antenore, 1995 (Medioevo e umanesimo, 89), pp. 289-
312 e D. FATTORI, Nuove ricerche sulla tipografia veronese del Quattrocento, «La
Bibliofilia», XCVII, 1995, pp. 1-20. Per lo Squarzafico essenziale il contributo di J.
ALLENSPACH - G. FRASSO, Vicende, cultura e scritti di Gerolamo Squarzafico, alessandrino,
«Italia medioevale e umanistica», XXIII, 1980, pp. 233-292. Molti aspetti del lavoro cor-
rettorio in tipografia sono affrontati nel recente volume di P. TROVATO, L’ordine dei tipo-
grafi. Lettori, stampatori, correttori tra Quattro e Cinquecento, Roma, Bulzoni, 1998
(Biblioteca del Cinquecento, 79).

32
i propri prodotti, a volte con un banco di esposizione che offriva edi-
zioni già rilegate al fine di invogliare i clienti; è abitudine citare a tal
proposito la testimoniananza del Sabellico che, descrivendo la pas-
seggiata di ‘Savarisius’ (Virgilio Zavarise) e ‘Iuliarius’ (Giacomo
Giuliari) dal Fondaco dei Tedeschi alle Mercerie, narra come que-
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

st’ultimo, giunto al ponte di Rialto e attirato dai libri esposti nelle


botteghe dei librai, non riuscisse più ad andare oltre.27 Su questo ter-
reno crescevano e si alimentavano le grandi biblioteche private dei
nobili veneziani e dei maestri umanisti, ma dai documenti emersi
risulta che anche i meno abbienti erano in grado, con qualche sacri-
ficio, di costituire delle piccole librariae.28

27
Per l’episodio narrato dal Sabellico – spesso ricordato senza evidenziare quali fosse-
ro in realtà i personaggi protagonisti – si veda ora M.A. SABELLICO, De latinae linguae
reparatione, a cura di G. Bottari, Messina, Centro di Studi umanistici, 1999 (Percorsi
dei classici, 2), pp. 85-86. Non sorprende che per la figura del ‘libripeta’ il Sabellico
abbia scelto Giacomo Giuliari; il recente contributo di CATERINA CRESTANI, La biblio-
teca di Giacomo Conte Giuliari (1480), «Bollettino della Biblioteca civica di Verona», X,
1997, pp. 13-41 ha valorizzato la cospicua raccolta libraria messa insieme dal Giuliari
sin dalla giovane età; la raccolta dovette essere ben nota al Sabellico che avrà avuto
modo di ammirarla durante il suo soggiorno veronese (1484-86) e che vi contribuì
donando al Giuliari, nel 1487, un esemplare con dedica delle sue Decades rerum vene-
tarum (una riproduzione del colophon con la dedica autografa del Sabellico in
SABELLICO, De latinae linguae, tav. I).
28
Sulla circolazione libraria a Venezia tra Quattro e Cinquecento sono fondamentali i
due saggi di M. ZORZI, La circolazione del libro a Venezia nel Cinquecento: biblioteche
private e pubbliche, «Ateneo veneto», XXVIII, 1990, pp. 117-189; W. PANCIERA, Aspetti
delle stamperie veneziane tra Cinque e Seicento, in Metodologia bibliografica, pp. 283-97
e M. ZORZI, Dal manoscritto al libro, in Storia di Venezia dalle origini alla caduta della
Serenissima, IV, Il Rinascimento: politica e cultura, a cura di A. Tenenti - U. Tucci, Roma,
Ist. della Enc. It., 1996, pp. 817-958 e infine Le civiltà del libro e la stampa a Venezia,
Venezia, Fondazione G. Cini - Biblioteca Nazionale Marciana, 2000. Resta tuttora fon-
damentale il contributo di V. SCHOLDERER, Printing at Venice to the end of 1481, in ID.,
Fifty Essays in Fifteenth and Sixteenth Century Bibliography, ed. by D.E. Rhodes,
Amsterdam, Hertzberger, 1966, pp. 74-112: per alcune cifre sulla tipografia veneziana
si può consultare, ma con estrema prudenza, L. V. GERULAITIS, Printing and Publishing
in Fifteenth-century Venice, Chicago, American Library Association, London, Mansell,
1976, d’obbligo le recensioni di C. FAHY, «Italian Studies», XXXIII, 1978, pp. 121-123
e G. FRASSO, «Annali della Scuola normale superiore di Pisa. Classe di lettere e filoso-
fia» s. III, IX, 1979, pp. 1919-1921. Utili per un panorama generale dell’ambiente uma-
nistico-tipografico veneziano i due saggi di M. LOWRY, Il mondo di Aldo Manuzio.
Affari e cultura nella Venezia del Rinascimento, Roma, Il Veltro, 19842 e ID., Nicholas
Jenson and the Rise of Venetian Publishing in Renaissance Europe, Cambridge Mass.,
Blackwell, 1991. Per gli aspetti commerciali e imprenditoriali dell’editoria veneziana il
rinvio va a A. NUOVO, Il commercio librario nell’Italia del Rinascimento, Milano, Angeli,
1998 e ora, ricco di nuovi spunti e notizie, a E. BARBIERI, Il libro nella storia. Tre per-
corsi, Milano, CUSL, 2000 (Humanae litterae, 3).

33
Nel mondo della tipografia la strada era stata già aperta a Pierio
dallo zio Urbano, presente a fianco del Manuzio durante i primi
passi della stamperia aldina.29 Nella prefazione al Thesaurus
Cornucopiae di Varino Favorino il Manuzio ricorda di aver appron-
tato il testo giovandosi proprio della collaborazione del Bolzanio:
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

«Multa enim addidi, plurima immutavi, adiuvante interdum


Urbano, divi Francisci fratre optimo», e in quella stessa sede prean-
nunziava l’uscita, a breve termine, delle sue Institutiones grammati-
cae (edite effettivamente nel 1498, o 1497 more veneto); tuttavia
alcune indicazioni contenute in una dedicatoria del 1506 (1505 more
veneto) con cui il Valeriano inviava a Lorenzo di Piero de’ Medici
l’epistola ‘ovidiana’ Protesilaus Laodamiae, suggeriscono forse un
ruolo ulteriore avuto dal Bolzanio nell’edizione del Thesaurus.30
Nel 1493, la data è però incerta, il Favorino consegnò a Piero
de’ Medici il manoscritto di dedica dell’opera; lo stesso manoscritto,
grazie alla mediazione di Carlo Antinori e Scipione Forteguerri, sem-
bra sia stato utilizzato da Aldo, sino a c. 177, per la sua edizione del
1496. Il progetto di pubblicazione del Manuzio dovrebbe però risali-
re già al 1494; nel novembre di quell’anno Piero lasciava Firenze ed
era ospitato a Venezia in casa di Bernardo Bembo; 31 la lettera del
Valeriano aggiunge ora qualche paricolare a quel soggiorno:32

Meministi, Laurenti clarissime, […] quum duris temporibus


Venetiis apud Lippomanos ageres, quantum Nasonis epistolam,
puer adhuc, illam admirarere quam Laodamia ad Protesilaum
scribit, quam, praeter cetera, vates ingeniosissimus affectibus
mirum in modum exornavit, quos tu quum recitares, magna
Hieronymi ipsius Lippomani ac Urbani patrui mei delectatione,
reginae sortem infelicissimam […] dolere videbaris. […] Habebis

29
Inutile fornire qui la sconfinata bibliografia sul Manuzio, mi limito a segnalare la ras-
segna di E. BARBIERI, Nel V centenario aldino. Breve rassegna bibliografica, «Aevum»,
LXX, 1996, pp. 227-262 cui aggiungo la scheda di V. SALIERNO, In aedibus Aldi et
Andreae soceri, «Charta», III, 1994, pp. 22-25 e il volume Aldus Manutius and
Renaissance culture. Essays in memory of Franklin D. Murphy. Acts of an International
Conference Venice and Florence 14-17 June 1994, ed. by D. S. ZEIDBERG, Firenze,
Olschki, 1998 (The Harvard University Center for Renaissance Studies, 15).
30
Per Urbano Bolzanio bisogna rinviare adesso ai due contributi di A. ROLLO, La gram-
matica greca di Urbano Bolzanio e di P. SCAPECCHI, Vecchi e nuovi appunti su frate
Urbano, in Umanisti Bellunesi, pp. 177-209 e 107-198.
31
Per le notizie relative al manoscritto di dedica e ai rapporti tra gli ambienti fiorentini
e Aldo si veda Aldo Manuzio, n° 8 e 9.
32
VALERIANO, Praeludia, c. P1r.

34
igitur hoc a Valeriano tuo munusculum, […] tuque et Varinus
praeceptor tuus eruditissimus acerrimoque iudicio vir, apud vos
hospitari benigne patiamini. Valete nostri memores. Venetiis intra
calendas Februarii 1505.
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

In casa del nobile Gerolamo Lippomano dunque si incontravano


Lorenzo de’ Medici, il Valeriano e Urbano Bolzanio e forse proprio in
una di quelle occasioni il Bolzanio ebbe modo di vedere il manoscritto
del Thesaurus e di essere messo a parte del progetto di edizione.33
Sebbene non vi siano testimonianze di relazioni dirette fra Aldo
e il Valeriano, né questi venga mai menzionato nelle lettere o nelle
prefatorie alle edizioni, esistono altri indizi che inducono a pensare
almeno a qualche contatto indiretto. Una delle comparse più preco-
ci del Valeriano in un testo a stampa si deve all’abitudine assai dif-
fusa di corredare le edizioni con carmi celebrativi da parte degli
amici dell’autore o del commentatore. È il caso delle Satire di Persio,
uscite a Venezia ai primi del Cinquecento da torchi tuttora sub iudi-
ce, dove, in calce al testo, il Valeriano collocò una breve esposizione
in versi degli argumenta:
Prima leves carpit vates mollemque Neronem,
altera spes vanas et inania vota precesque,
tertia cessantem circa praeclara iuventam,
censores quarta insanos et facta Neronis,
quinta hominum in vanis diversa negocia rebus,
duriter impransos sexta insectatur avaros.

Segue un tetrastico in lode del curatore, il medico Scipione


Ferrari:
Abdita perplexis Auli iam sensa latebris
Scipio das medio splendidiora die;
sic solitus tantum gressus ductare seniles,
Scipio nunc iuvenes duxerit atque senes.

Se di Scipione Ferrari poco o nulla si conosce, il padre invece,


Giorgio Ferrari da Monferrato, era medico di chiara fama che legò
il proprio nome all’edizione del Fasciculus medicinae di Giovanni
Kircham (o Ketham, come è noto ai più), stampato, con splendide

33
Per notizie su Girolamo Lippomano (o Lippomanno) e su questo episodio rinvio al
citato contributo di SCAPECCHI, Vecchi e nuovi appunti, pp. 109-110.

35
xilografie, dal De Gregori nel 1494.34 Del testo di Persio curato da
Scipione si conoscono due edizioni: della prima, in 16°, un esempla-
re è conservato alla British Library e viene comunemente datato a
dopo il 1500; non avendo potuto esaminarlo direttamente non posso
dire molto. Tuttavia, trattandosi di un opuscolo di sole 16 carte non
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

può senz’altro ospitare tutte le Satire di Persio e probabilmente nep-


pure i due carmi di Valeriano; i carmi si trovano invece nell’altra edi-
zione, in 4°, per la cui datazione si ricorre comunemente alla richie-
sta di privilegio del 30 gennaio 1501, edita parzialmente da Rinaldo
Fulin.35 Si ignora quali rapporti intercorressero tra il Valeriano e

34
Per Scipione Ferrari da Verolengo si muova utilmente dal solito M. E. COSENZA,
Dictionary of Italian Humanists, Boston, Hall and Co., II, 1963, p. 1385 e da G. VINAY,
L’umanesimo subalpino nel sec. XV, Torino, Gabetta-Voghera, 1935 (Biblioteca della
Società Storica Subalpina. Nuova Serie diretta da Armando Tallone, 148), pp. 159-161.
Per Giorgio Ferrari si veda G. MORANO, Catalogo degli illustri scrittori di Casale e di
tutto il ducato di Monferrato, Asti, Pila, 1771 (= Bologna, Forni, 1974), p. 48; L. TORRE,
Scrittori monferrini, Casale Monferrato, Tip. ed. Giovanni Pane, 1898 (= Bologna,
Forni, 1974), pp. 40-41, L. THORNDIKE, A history of magical and experimental science,
V, New York, Columbia University Press, 1987, p. 450. Fra le edizioni da lui curate si
annovera il Fasciculus Medicinae, revisus per Georgium de Monteferrato artium et
medicinae doctorem qui insuper apposuit titulum, auctoritates et loca plurima,
Venezia, Giovanni e Gregorio de’ Gregorii, 26 VII 1491, riedito nel 1494; MATTHAEUS
SILVATICUS, Liber pandectarum medicinae, ordinavit secundum litteras alphabeti
Georgius de Ferrariis, Venezia, Filippo Pinzi, ed. Bernardino Fontana, 16 VI 1492 (IGI
8985) e edito poi assieme a SIMON GENUENSIS, Synonima medicinae. Quotationes auc-
toritatum Plinii, Galeni et aliorum doctorum, Venezia, Boneto Locatello, ed. Ottaviano
Scoto, V id. mart. [11 III] 1498 (IGI 8986); IOHANNES DE SACROBOSCO, Sphaera mundi,
comm. Giorgio da Monferrato, Venezia, [Iacopo Pencio] ed. Giorgio da Monferrato,
28 I 1500 (IGI 5353) – ricordo solo di passaggio che il Valeriano stesso scrisse un
Compendium al trattato sulla sfera del Sacrobosco, pubblicato a Roma nel 1537 –;
GALENI Opera, Lucantonio Giunta, Venezia, 5 I 1522. Sul Fasciculus ora si veda soprat-
tutto T. PESENTI, Il “Fasciculus medicinae” ovvero le metamorfosi del libro umanistico,
Treviso, Antilia, 2001 (I classici della storia dell’Università di Padova, 2), in 2 voll, il
primo dei quali costituisce la ristampa anastatica dell’edizione De Gregorii del 1494;
per le xilografie di questa edizione rinvio anche a L. SERVOLINI, Le iniziali silografiche
negli incunaboli dei De Gregori, in Studi e ricerche sulla storia della stampa nel
Quattrocento. Omaggio dell’Italia a Giovanni Gutemberg, Milano, Hoepli, 1942, pp.
243-257 e L. DONATI, Appunti di biblioiconologia, in Miscellanea di bibliografia ed eru-
dizione in memoria di Luigi Ferrari, Firenze, Olschki, 1952, pp. 243-262.
35
Per le due edizioni rinvio a M.H. MORGAN, A bibliography of Persius, Cambridge
Mass., Library of Harvard Univ., 1909, n° 56; IGI 7514; il privilegio in R. FULIN,
Documenti, pp. 143-144. L’edizione di Persio conservata alla British Library è legata
assieme ad altre quattro opere: il De medicinis solutivis electis, il De pulsibus di Gilles
de Corbeil, il Regimen sanitatis e l’ultima intitolata Aphorisma (il Morgan, che fornisce
la scheda, non specifica); il Persio e le prime tre edizioni, tutte in 16°, recano la sotto-

36
Scipione Ferrari, ma un sottile legame può essere suggerito dalla lette-
ra di dedica indirizzata a quest’ultimo dal veronese Francesco Rossetti;
con il Rossetti viene identificato comunemente quel ‘Franciscus
Roscius’, definito dal Manuzio «iuvenis plenus fide et graece et latine
apprime doctus», membro della presunta Accademia Aldina, dove
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

forse ebbe modo di conoscere il Bolzanio e, tramite lui, il Valeriano.36

La polemica Sabellico-Egnazio e i rapporti con Giovanni Tacuino

Pochi versi celebrativi il Valeriano offriva anche al proprio maestro


Marco Antonio Sabellico, che nel 1502 aveva pubblicato per i tipi di
Albertino Rosso da Lessona una cospicua raccolta delle proprie
opere; anche in questo caso si tratta di due testi molto brevi:

Iohannis Petri Valeriani Bellunensis Carmen.

Quis nam, Musa, probatus est ad unguem?


Sincerissimus omnium Sabellus.

scrizione «cum gratia Scipioni concessa», l’ultima no; sono registrate anche dall’IGI,
senza segnalazione di esemplari e con indicazioni contrastanti: il Regimen (IGI IV p.
356) è attribuito dubitativamente ai torchi di Giovan Battista Sessa e alle cure di «Scipio
(Malpiglius?) Venetus», il Persio a Iacopo Pencio (IGI IV p. 236 e Short-title.
Supplement, p. 63), il De pulsibus ancora al binomio Sessa – ‘Scipio Venetus’ (ma con
punto interrogativo, IGI I p. 9), il De medicinis al Sessa, ma il curatore diventa un igno-
to Scipione anch’egli della famiglia Sessa (IGI IV p. 62; per altro non è noto un mem-
bro della famiglia Sessa con questo nome, si veda N. VIANELLO, Per gli “Annali” dei
Sessa tipografi e editori in Venezia nei secoli XV-XVII, «Accademie e Biblioteche
d’Italia», XXXVIII, 1970, pp. 262-285); il De pulsibus è registrato anche dal
Gesamtkatalog der Wiegendrucke (= GW) 273 e attribuito anche qui al Sessa; escludo
dal novero l’Aphorisma, perché degli incunaboli delle varie edizioni di Aphorismata da
me controllati nessuno è in 16°, senza contare che manca la sottoscrizione di Scipione.
Gli unici altri esemplari a me noti delle restanti opere, ritenuti come si è visto edizioni
separate, si trovano tutti (ma manca il Persio) nella Biblioteca di Mannheim, una circo-
stanza che, unita alla generica indicazione del Fulin (nel privilegio si parla in proposito
di: «alcune opere di umanità e di medicina, con tavole ‘ut in Persio mox apparebit’»)
inviterebbe a riesaminare con maggior cura la situazione. Sul privilegio di stampa mi
limito a citare V. SALIERNO, Pirati in tipografia, «Charta», IV, 1995, pp. 32-35.
36
La citazione di Aldo è tratta dalla lettera a Battista Guarini premessa al Teocrito del
1495; il Rossetti è nominato anche nella lettera a Marin Sanudo premessa ai Fasti di
Ovidio del 1503. Si veda G.B.C. GIULIARI, Della letteratura veronese al cadere del seco-
lo XV, Bologna, Fava e Garagnani, 1876, pp. 341-342, E. PASTORELLO, Inventario cro-
nologico analitico dell’epistolario manuziano (1483-1497), Firenze, Olschki, 1957
(Biblioteca di bibliografia italiana, 30), n° 7, 12, 94; Aldo Manuzio tipografo, p. 34.

37
Scit quisnam omnia quae fuere, quae sunt?
Peritissimus omnium Sabellus.
Quis dat singula quae fuere, quae sunt?
Facundissimus omnium Sabellus.
Quis linguae ausoniae exprimit nitorem?
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

Latinissimus omnium Sabellus.


Quis nunc omnibus est ferendus ante?
Praestantissimus omnium Sabellus.
e subito sotto:
Edere si magnum est facta invidiosa Sabelli
quantum erit invidia quod superavit opus.

L’appartenenza alla schola del Sabellico non impediva tuttavia a


Pierio di prendere marginalmente posizione, in una dura polemica
filologica esplosa a Venezia ai primi del Cinquecento, un’aspra lite
che vide coinvolti il Sabellico e un altro più giovane umanista:
Giovanni Battista Egnazio. Nel 1502 il tipografo lecchese Giacomo
Pencio terminava di ristampare una notevole miscellanea di opere
filologiche di celebri umanisti (Poliziano, Calderini, Beroaldo) fra le
quali erano incluse anche le Annotationes veteres in Plinium del
Sabellico; sulle Annotationes però era caduta la violenta censura
dell’Egnazio, condensata in un opuscolo che avrebbe dovuto acco-
darsi alle altre opere: le Racemationes: «queste, oltre che a mettere
legittimamente in mostra l’abilità filologica dell’autore, anche e
soprattutto miravano a colpire con una serie di velenose e violente
critiche la presunta inabilità filologica del Sabellico».37 Il Sabellico
intervenne in tempo parando il colpo: «con un supplemento inizia-
le di 20 carte non numerate, in cui [...] bravamente pubblicò le sue
Annotationes veteres et recentes ex Plinio, Livio et pluribus auctoribus
che vennero così a trovarsi in testa alla bella schiera, lasciando le
Racemationes dell’Egnazio in coda»; non è tutto, in soccorso gli
venne anche una lunga epistola apologetica di Giovan Francesco
Fortunio, pubblicata anch’essa in seno alla raccolta, nella quale si
controbattevano «violentemente [...] gli attacchi dell’Egnazio [...]
rendedogli ad abundantiam pan per focaccia».38 Morto il Sabellico
nel 1506 e quetatisi gli animi uscì una seconda edizione della miscel-

37
Così C. DIONISOTTI, Gli umanisti e il volgare fra Quattro e Cinquecento, Firenze,
Sansoni, 1968 (Bibliotechina del saggiatore, 29), pp. 18-21.
38
DIONISOTTI, Gli umanisti, p. 21.

38
lanea filologica, stampata dal vercellese Giovanni Tacuino nel 1508
e purgata dell’apologia del Fortunio.
Carlo Dionisotti ha sottolineato la portata polemica delle
Racemationes dell’Egnazio e dunque può sorprendere che il
Valeriano, ancora fresca di stampa la sua lode degli Opera del
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

Sabellico ove proclamava il maestro «latinissimus omnium», non si


peritasse di apporre sin dall’edizione del 1503 un carme, il De
Baptistae Egnatii racemationibus, che celebrava l’ultima fatica filolo-
gica dell’amico.39 Va sottolineato come non tutti gli esemplari della
miscellanea del Pencio rechino la lettera polemica del Fortunio ed in
alcuni casi la si trovi spostata in altra sede rispetto a quella designa-
ta, assumendo piuttosto l’aspetto di un foglio volante inserito all’ul-
timo momento nel testo, quando ormai circolavano alcune copie che
ne erano prive. Si può supporre che il Valeriano avesse composto i
versi in lode dell’Egnazio prima della reazione congiunta Sabellico-
Fortunio e che successivamente non potesse più intervenire sulla
stampa; in caso contrario occorre pensare che polemica non fosse
tale da indurre Pierio a prendere le distanze dall’Egnazio o addirit-
tura che l’entusiastica lode delle Racemationes costituisse un’esplici-
ta adesione alla nuova scuola filologica, contro il vecchio indirizzo
rappresentato dal Sabellico. A maggior ragione il De Egnatii race-
mationibus riappariva nell’edizione Tacuino del 1508 allorché, come
detto, le acque si erano definitivamente calmate.40
Al di là di questo esile contatto del 1508, la prima significativa
collaborazione con il tipografo Giovanni Tacuino risale a qualche
anno prima. Nel gennaio del 1503 (1502 more veneto) uscì, a cura
del Valeriano, un consistente volume che raccoglieva le opere di

39
Il carme in M.A. SABELLICO, Annotationes veteres et recentes, Venezia, Giacomo
Pencio, 1503, c. 85v.
40
Sulla polemica e sull’Egnazio è da consultare l’ancora utilissimo G. DEGLI AGOSTINI,
Notizie istoriche spettanti alla vita e agli scritti di Batista Egnazio, in Raccolta d’opuscoli
scientifici e filologici, a cura di A. Calogerà, XXXIII, Venezia, Appresso Cristoforo
Zane, 1745, pp. 1-191, cui si aggiunga E. MIONI, Cipelli, Giovanni Battista (o Egnazio),
in DBI, XXV, Roma, Ist. della Enc. it., 1981, pp. 698-702 e TATEO, Coccio Marcantonio,
pp. 510-515. Rinvio senz’altro per maggiori notizie al lavoro di M. VENIER, Giovanni
Battista Egnazio critico ed editore, tesi di Laurea, Università degli Studi di Padova, rel.
prof. Aldo Lunelli, a.a. 1990-1991, pp. 81-94. Quanto alla miscellanea filologica edita
nel 1503 mi permetto di citare un mio contributo Marcantonio Sabellico, Bonifacio
Bembo, Ermolao Barbaro. Un’attribuzione per le ‘Annotationes in Plinium’, (Goff S-6),
«La Bibliofilia», CIII, 2001, pp. 107-136.

39
Lattanzio; i fogli erano già passati sotto i torchi quando tramite
un’avvertenza al lettore, il Valeriano dava conto di alcune importan-
ti aggiunte: l’Apologeticon di Tertulliano, l’Expositio de Eucharestia
di Giovanni Crisostomo nella traduzione di Girolamo Donà e il
Sermo de mysterio Eucharistiae Lorenzo Valla: 41
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

Iohannes Petrus Valerianus Bellunensis piis lectoribus s.


Nequid ch‹r›istianæ pietatis amatori desit, impresso iam elegan-
tissimo Lactantii Firmiani opere, in quo ea quoad deum et trini-
tatem spectant luculenter admodum elucubravit, visum est cum
iis Tertuliani disertationem, qua deliram hæreticorum opinionem
reprobat, diluit ac refellit, et aliquid de Eucharestia subiungere,
quod misterium a Lactantio aut intactum aut incuria temporum
deperiisse constabat. Quare præclaram Iohannis Chrysostomi vi et
sanctitate et eruditione clarissimi enarrationem in diui Pauli ad
Corinthios particulam quae legitur in coena domini, ab Hieronymo
Donato, Patricio Veneto viro undecumque laudatissimo latinitate
donatam, addere collibuit neque non sincerissimam Laurentii
Vallensis in eandem materiam oratiunculam ac in iudaicam perfi-
diam manifestarium ex Suda testimonium, ex quo deprehenditur
quod ipsi quoque Iesum Christum, Sotera nostrum, Dei filium esse
non inficiantur. Quæ omnia benigne lector et usui et oblectamento
futura christicolis omnibus opinabamur. Vale.

Il testo di Lattanzio fu ristampato, sempre per i tipi del Tacuino,


nel 1509. Una richiesta di privilegio datata 1506 e riprodotta dal
Fulin nei suoi Documenti, parla di un «Lactantio Firmiano ben cor-
retto cum tutto lo suo greco et emendato per el venerabile fratre
Urbano, insieme cum altre zonte necessarie ad epsa opera»; non c’è
dubbio che qui si tratti di Urbano Bolzanio, tuttavia l’edizione del
1509-10 ricorda come curatore solo il Valeriano, cui venne successi-
vamente affiancato il nome di Giano Parrasio; il medesimo stato
appare nella ristampa del 1521.42 Se non si trattò di un privilegio

41
LACTANTIUS FIRMIANUS, Opera, Venezia, G. Tacuino, 1502, c. CLXv. Nel riprodurre
l’avvertenza del Valeriano così come tutte le altre lettere ho normalizzato le maiuscole
e la punteggiatura. In merito al sermone del Valla vedasi l’interessante nota in D.
CANTIMORI, Atteggiamenti della vita culturale italiana nel secolo XVI di fronte alla
Riforma, «Rivista storica italiana», LIII, 1936, pp. 41-69, riapparso in ID., Umanesimo
e religione nel Rinascimento, Torino, Einaudi, 19802 (Piccola biblioteca Einaudi, 247),
p. 5 e n. 2.
42
Le varie edizioni di Lattanzio presentano più di un aspetto problematico a comincia-

40
indipendente dalle iniziative editoriali del 1503 e del 1509, è possi-
bile che il Bolzanio avesse prestato valida collaborazione al nipote o
che in un primo momento si fosse accordato lui stesso col Tacuino,
lasciando poi l’iniziativa al Valeriano.43 In questo caso potrebbe sem-
brare insolita una richiesta di privilegio per un’opera che risulterà
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

identica a quella già stampata nel 1503, forse la novità era celata die-
tro quelle «zonte necessarie» che qui non vennero stampate. Esile
traccia del Valeriano quale curatore di Lattanzio permane in apertu-
ra ai Disticha in Lactantii opera del tedesco Friedrich Nausea; è un
estratto di una lettera del Valeriano a Gerolamo Venturini nella
quale si elogiava la fatica del Nusea:44

Ad Hieronymum Venturinum ex epistula eruditissimi utriusque


linguae viri et magni nominis sacrae theologiae professoris
Valeriani Pierii Paduae divi Augustini canonici regularis.
Demum quaeris, integerrime Hieronyme, quid de F. Nauseae
Germani in Lactantium distychis sentiam. Si unico verbo dicen-
dum est, id audacter asseruerim ea plane esse digna quae in
Lactantium Firmianum excussa fuerint: plena nempe sunt lacteae
eloquentiae, tum gravitate sententiarum mira quadam rotundita-
te firma subsistunt singula, tanquam in suis sedibus, et sicut stel-
lae in firmamento Firmianum illustrant. Sunt et illa a Baptista
Egnatio Veneto, viro eruditissimo, non trivialiter commendata.
Nauseam ideoque obsecrabis ne sibi ipsi desit. Sunt nanque ea in
illius candidissimo pectore dona reposita quae, si non per torpo-
rem emarcuerint, lactare possint universum orbem, plusquam
Lactantius Christianam Rempublicam, vel aurea sua elocutione
vel, quod potius est, fidei sapientia et pietate. Vale ac salve.
Patavii Calendis Martiis MDXX.

Oltre ad informare sulla felice accoglienza ricevuta dai Disticha


presso l’Egnazio, la lettera indica una presenza padovana del

re dalle date della dedica a Marco Cornaro. In questa sede purtroppo mi devo limitare
a segnalarlo.
43
FULIN, Documenti, pp. 163-164. La collaborazione fra Giovanni Tacuino e Urbano
Bolzanio poi proseguì, visto che fu il vercellese a pubblicare la prima riedizione delle
Institutiones grammaticae di Urbano nel 1512 (va sempre visto, in merito, il saggio di
SCAPECCHI, Vecchi e nuovi appunti, pp. 107-118). Dalla dedicatoria delle Institutiones del
1545, di cui si parlerà più estesamente, si apprende che il Tacuino intendeva pubblicare
una terza edizione sulla base del testo rivisto dal Bolzanio che però rimase in tipografia.
44
F. NAUSEA, Disticha in L. Caelii Lactantii opera, Venezia, Giorgio de’ Rusconi, 1521,
cc. 3v-4r.

41
Valeriano nel marzo del 1520 finora del tutto ignota, ma rivela
anche, ed è cosa degna di maggior interesse – se l’intestazione non è
fittizia, ma l’ipotesi pare improbabile –, che Pierio era entrato a far
parte dei canonici regolari, certo di S. Giovanni di Verdara, e che si
fregiava del titolo, pure esso finora ignoto, di «sacrae theologiae pro-
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

fessor».45
Quasi contemporaneamente al volume di Lattanzio, il Valeriano
dovette curare per il Tacuino l’edizione dell’Ilias latina nella tradu-
zione di Lorenzo Valla (febbraio del 1503, 1502 more veneto).46
Nella prefatoria al lettore Pierio annunciava numerosi interventi cor-
rettori e dichiarava di aver emendato il testo collazionandolo su un
antico codice di Omero; essendo tuttavia ancora giovane, era d’ob-
bligo una professio modestiae per quanto atteneva la traduzione «ne,
si manum in alienam setegem iniecissem, etsi pium hoc fuisset, ab
aliquo tamen nasutiorum critico temeritatis, in hac praeseritm adu-
lescentia, possem argui»:

Petrus Valerianus Bellunesis lectori


Quemadmodum plerique alicuius allecti desiderio, quum faciem
illius, quem amant, quem colunt, quem venerantur, ob loci tem-
porisve intercapedinem intueri nequeunt, impendio curant ut sal-
tem amati effigiem, gemmis, aere, signis, tabellis, caveant, ducant,
insculpant, delineent, cuius aspectu, si fruantur, igniculus deside-
rii parumper voluptuoso hoc spectaculo conquiescere videtur, ita
qui graece discere non potuerunt, quum palliatam Homeri faciem
cernere, contemplari et admirari nequeant, tantum abest ut toga-
tam illius imaginem aspernentur, ut etiam instar numinis domi
eam venerari et in preciosissimo unguentuorum scrinio,
Alexandrum Macedonem imitati, inter aurum et margaritas con-
ditam asservare pro maximo negocio habeant [Plin. Nat. hist.
7.108]. Neque iniuria, quum Homerus ipse omnibus philologiae
partibus exemplum et ortum dederit nec poeticae tantum artis (ut
perfectissimam in eo taceam philosophiam), verum etiam elo-

45
T. PESENTI, Le edizioni veneziane dell’umanista tedesco Friedrich Nausea. (Per gli
annali tipografici di Gregorio de’ Gregori), in Viridarium floridum. Studi di storia veneta
offerti dagli allievi a Paolo Sambin, a cura di C. Billanovich - G. Cracco, Padova,
Antenore, 1984 (Medioevo e umanesimo, 54), pp. 295-316.
46
HOMERUS, Ilias (trad. Lorenzo Valla). Venezia, G. Tacuino, 1503. Una segnalazione
di tale edizione a proposito del Valeriano è in L. GUALDO ROSA, Dalle Fosse, Bolzanio
Urbano, in DBI, XXXII, Roma, Ist. della Enc. it., 1986, pp. 88-92. Vedi anche British
Museum. General Catalogue of Printed Books (= BMCG), CVI, p. 115; ISAAC, n° 12665.

42
quentiae ante alios facile princeps mansuro posterum praeconio
celebretur, cuius opera, nocturna diurnaque manu conterenda
[Hor. Ars p. 268], omnibus ad gloriosam rei literariae militiam
aspirantibus proponuntur. Itaque id super eo merito dici solet,
quod ipse de oceano ita cecinit [Il., 21, 195-197]:47
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

οδ βαθυρριταο μγα σθνος ’Ωκεανοι§ς


ξ οˆ περ π ντες ποταμο
κα
πa§σα θ λασσα
κα
πa§σαι κρη§ναι κα
ϕριατα μακρ ν ουσιν
Nos ita latine vertimus:
Magna nec Oceani vis late altumque fluentis
omnes unde ortum fluvii, maria omnia ducunt
et fontes ducunt omnes puteique profundi.
Quod cum omnes intelligant dilucido facturum me operae pre-
cium ac animi non illiberalis officium existimavi, si Iliadem ab
Laurentio Vallensi viro latinissimo paraphrasi perquam luculenta
traspositam, priori (ut unicuique videre licet) impressione passim
corruptam, passim inquinatam, collatam graeco ipsius Homeri
codice, recognoscerem, recognitam castigarem, castigatam accu-
ratis cusoribus traderem. Quare provinciam, etsi laboriosam, ob
communem tamen studiosiorum utilitatem iucundam, suscepi
libentissime. Hinc senticosas regiones expurgavi, lutulenta dumo-
saque flumina retavi, ut verbum antiquum obiter usurpem, dirutas
urbes instauravi, vulnera hominibus fere omnibus illata foede adeo
ut informia quaedam monstra potius quam homines prae se fer-
rent, adhibito salutari pharmaco sanavi et incolumitati pristinae
restitui, quare omnes nunc suo nomine potes agnitos appellare.
Hoc olim acciderant fortissima pectora bello
plaeraque Graiorum, plaeraque Dardanidum,
sed rabidis direpta feris miseranda iacebant
et sua qui noscet pignora nullus erat.
Addidimus passim laceris medicamina membris
ut, si extincta tamen, non lacerata forent.
Qualem igitur Priamo servaverat Hectora Cypris,
emuncta heroas nunc capis Iliade.

47
Si veda OMERO, Iliade, trad. Rosa Calzecchi Onesti, Torino 1972, pp. 738-739. Sulla
ricorrente similitudine fra Omero e l’Oceano, cara, fra gli altri anche al Poliziano, è tor-
nato di recente S. GENTILE, Poliziano, Ficino, Andronico Callisto e la traduzione del
“Carmide” platonico, in Agnolo Poliziano, pp. 365-385: 371-372. Sulla biblioteca del
Bolzanio una notizia è data da E. MASSA, L’eremo, la Bibbia e il Medioevo, in Umanisti
veneti del primo Cinquecento, Napoli, Liguori, 1992.

43
Caeterum non ibo inficias me consulto illa praeteriisse quae
Laurentius ipse (si modo is Laurentius fuit), si futurum ut haec
aliquando ederentur cogitasset, diligentius omnino transtulisset
nec ab Homero complusculis in locis tam diversus abiisset. Quae
ideo, ut ab eo traducta fuerant, reliqui, ne si manum in alienam sete-
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

gem iniecissem, etsi pium hoc fuisset, ab aliquo tamen nasutiorum


critico temeritatis, in hac praesertim adulescentia, possem argui.
Laurentium tamen ipsum, quicquid egerint boni consulentes, meri-
ta laude minime fraudabimus; ingrati enim esset animi ac propemo-
dum maligni, quempiam qui donum nummum aureum nobis obtu-
lerit, quod non argenteum huic etiam addiderit incusare.

Non è escluso, come altri ha ipotizzato, che il prezioso codice


omerico gli venisse fornito dalla ricchissima biblioteca di Urbano
Bolzanio, situata nel convento veneziano di S. Nicoletto dei Frari,
come è altrettanto pensabile che in questa impresa editoriale vi fosse
alle spalle la presenza rassicurante dello zio.48
Nel 1509 a coronamento della proficua collaborazione, il
Tacuino dava alla luce una raccolta di carmi del Valeriano: i
Praeludia. La dedicatoria di Ottavio degli Stefani ad Alvise Foscari,
si svolge secondo degli schemi abbastanza costanti che vanno dalla
commendatio del finanziatore al topos della divulgazione dell’opera
contro la volontà dell’autore. Vi si apprende dunque che la raccolta
aveva già avuto una circolazione manoscritta, cosa frequentissima
anzi, quasi di regola in questi casi, e che Pierio ne aveva fornito una
copia ad Ottavio dietro assicurazione che non fosse divulgata, richie-
sta puntualmente disattesa:49

Deliberavi itaque quaecumque apud me essent edere putavique


sub nullius nomine tutius ea prodire posse quam sub amicissimi,
qualis tu es, iuvenis ornatissime, qui ingenio clientis tibi domui-
que tuae deditissimi plurimum semper favisti, quem et hospitali-
tate et beneficentia, duabus tibi gratiis peculiaribus, ita ad te alli-
cis, ut te uno magis neminem colat. Quocirca nulli haec magis
debent quam tibi, neque Pierium, si haec edidisset, aliter factu-
rum fuisse putem.

48
GUALDO ROSA, Dalle Fosse, p. 91.
49
Per Ottavio degli Stefani, già collaboratore del tipografo Alessandro Paganino, si rin-
via ad A. NUOVO, Alessandro Paganino (1509-1538), Padova, Antenore, 1990
(Medioevo e umanesimo, 77), pp. 43-44; sul Paganino si veda anche il recente contri-
buto di C. FAHY, Il formato in 24° di Alessandro Paganino, «La Bibliofilia», XCVIII
(1996), pp. 59-63.

44
Alvise Foscari, cui era indirizzata una delle liriche, contribuì
probabilmente a finanziarne la stampa.50 È forse non inutile segna-
lare, perché in apertura alla raccolta e perché già altri vi pose atten-
zione, il Sermo de studiorum conditione ad Nardinum il cui dedicata-
rio va identificato con il «Nardinus gravis integer, severus» ricorda-
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

to dal Valeriano nel suo carme Ad sodales Patavii philosophantes; si


tratta di Nardino Celineese, friulano studente a Padova a cavallo fra
Quattro e Cinquecento che il Valeriano conobbe allorché si recò allo
Studium per udire le lezioni di filosofia del Tomeo. La segnalazione
permette di aggiungere un altro nome significativo ad una qualifica-
ta sodalitas di studenti che tra la fine del Quattrocento e l’inizio del
Cinquecento frequentava lo studio di Padova e nello stesso tempo
manteneva contatti frequenti e importanti con l’ambiente veneziano
e con la presunta Accademia Aldina.51
La raccolta include anche il Lusum dedicato a Gerolamo Donà
(la lettera dedicatoria data Venezia 13 agosto 1505; l’indicazione cro-
nologica, qui assente, fu aggiunta nella ristampa contenuta negli
Hexametri);52 seguono le odi indirizzate ad Andrea Gritti e altri
carmi dedicati a vari umanisti ed amici. I Praeludia tuttavia non furo-

50
VALERIANO, Praeludia, c. F1r. Al novello doge Leonardo Loredan il Valeriano indi-
rizzò una lettera proprio «ex aedibus Francisci Phoscari» (Roma, Bibl. Carsiniana,
Fondo Rossi 279, cc. 11r-12r).
51
La “beata mensa” di umanisti, come veniva definita dal Valeriano comprendeva, oltre
al Celineese, i nomi di Gerolamo Aleandro, Andrea Navagero, Benedetto Lampridio,
Andrea Marone, Trifon Gabriele, Paolo Canal e Gerolamo Borgia. Per Nardino
Celineese il rinvio obbligato è a P. SAMBIN, Gregorio Amaseo e un gruppo di friulani e
non friulani laureati o studenti a Padova nell’ultimo decennio del ’400, «Quaderni per la
storia dell’Università di Padova», VIII, 1975, pp. 19-42. Per il Navagero basti C.
GRIGGIO, Il frammento della ‘Storia Veneta’ di Andrea Navagero. Appunti di storiografia
veneziana nell’età del Rinascimento, in Tra storia e simbolo. Studi dedicati a Ezio
Raimondi, Firenze, Olschki, 1994 (Biblioteca di “Lettere italiane”, 46), pp. 81-98. Il
carme del Valeriano si può leggere anche in TICOZZI, Storia dei letterati, p. 93 n. Per il
Lampridio bastino F. PIOVAN, Lampridio, Bembo e altri, «Italia medioevale e umanisti-
ca», XXX, 1987, pp. 179-197; A. ONORATO, Un umanista cremonese del primo
Cinquecento: Giovanni Benedetto Lampridio, «Studi umanistici», I, 1990, pp. 115-179 e
G. PARENTI, Per Castiglione latino, in Per Cesare Bozzetti. Studi di letteratura e filologia
italiana, a cura di S. Albonico - A. Comboni - G. Panizza - C. Vela, Milano, Fondazione
Arn. e Alb. Mondadori, 1996, pp. 185-218, in particolare le pp. 196-197. Sul Borgia M.
DE NICHILO, Un coetaneo dei Gaurico: Gerolamo Borgia, in I Gaurico e il Rinascimento
Meridionale. Atti del Convegno di Studi (Montecorvino Rovello, 10-12 aprile 1988) a
cura di A. Granese - S. Martinelli - E. Spinelli, Salerno, Università degli studi di
Salerno, 1992, pp. 373-404; Andrea Marone, è autore, fra l’altro, di un epigramma che
accompagna la celebre edizione aldina dell’Hypnerotomahia Poliphili.

45
no la prima opera vera e propria del Valeriano ad essere data alle
stampe; probabilmente nel 1506, usciva a Venezia, per i tipi di
Lazzaro de’ Soardi, l’orazione composta per la morte del veronese
Gerolamo della Torre.53 La dedicatoria, che qui si riproduce, è fonte
di interessanti notizie biografiche; vi si apprende che il destinatario,
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

il nobile padovano Frizzerino Capodivacca, probabile finanziatore


dell’edizione, ospitò il Valeriano nella propria casa di Padova «men-
ses complusculos».54 L’orazione dovette essere pronunziata il 6 gen-
naio 1506 (il colophon della stampa recita: «Habita Patavii VIII Idus
Ianuarii» e dello stesso verbo – sul cui senso non mi pare possano
sorgere equivoci – Pierio si serve nella lettera al Capodivacca «[...]
hortatus es ut orationem in Turriani funere a me habitam [...] ede-
rem»), mentre la lettera di dedica dell’opuscolo data al 13 gennaio e
consentirebbe di rettificare la data della morte del Della Torre
comunemente accettata (11 febbraio 1506):55

52
VALERIANO, Hexametri, c. 122v.
53
Su questa orazione si veda J. M. MACMANAMON, Funeral Oratory and the Cultural
Ideals of Italian Humanism, Chapel Hill - London, University of North Carolina Press,
1989, pp. 147 e 291.
54
Su Frizzerino Capodivacca si veda S. OLIVIERI SECCHI, Capodivacca Frizzerino, in
DBI, XVIII, Roma, Ist. della Enc. It., 1975, pp. 645-647 e GAISSER, Pierio Valeriano on
the Ill Fortune, p. 6 n. 19.
55
R. ZACCARIA, Della Torre (a Turre, Turrianus), Girolamo, in DBI, XXXVII, 1989, Ist.
della Enc. It., pp. 577-579: che attribuisce a Bernardino Partenio, mentre si tratta di
Pietro (si veda COSENZA, Dictionary, p. 3491), l’altra orazione funebre per il Della Torre
(PETRI PARTHENII Oratio in Hieronymi Barbadici Primicerii laudem. In Gymnasio Patauino
publice recitata. [Seguono:] Panegyricus in magnifici Antonii Chalcidici patauinae
Academiae rectoris commendationem; Laudatio in Hieronymi Turriani funere; Laudatio in
Antonii Fracantiani funere, [Venezia, ca. 1507]). Datando ‘more veneto’ l’orazione del
Valeriano si scenderebbe al 1507: la pubblicazione dell’orazione – tenendo ferma la data
dell’11 febbraio – avrebbe allora seguito di ben un anno la morte del Della Torre! D’altra
parte si tenga conto che il Valeriano dovette trascorrere l’inverno 1505-1506 proprio a
Padova (lo si deduce da un carme all’amico Teodoro Pagani De verna temperie quae
Patavii tota hyeme fuit, anno salutis 1505 ad Theodorum Paganum Bellunensem in G. P.
VALERIANO, Amores, Venetiis apud Gabrielem Iolitum de Ferrariis, 1549, cc. 10r-11v),
inoltre nella lettera a Andrea Gritti, datata anche essa «Patavii nonis Martiis 1506», il
Valeriano annunziava la sua prossima partenza dalla città, cosa che poi effettivamente
avvenne; nell’intervallo di tempo dovette recarsi a Belluno, perché il 15 febbraio 1506
veniva registrato nella matricola dei notai: «1506, 15 febr. Joannes Petrus Valerianus
quondam magistri Laurentii a Fossis» (TICOZZI, Storia dei letterati, p. 95 n. 22). Quanto
all’anteriorità dell’Oratio rispetto ai Praeludia il Ticozzi (Storia dei letterati, p. 95) col-
locava proprio i Praeludia nel 1505, ma non avendo trovato traccia di un’edizione con
questa data in alcuna delle biblioteche né dei repertori consultati, propendo per un

46
Ioannes Petrus Valerianus Frugerino Capovaccio, equiti ac comi-
ti caesareo philosophoque praestantissimo s.
Quod me frequenter hortatus es ut orationem in Turriani funere
a me habitam, cotidiano amicorum rogatu efflagitatam, ederem,
tametsi quantum mihi reformidandum fuit non sim nescius, quia
Content accessed by Shibboleth: student@unipi.it;member@unipi.it [IP address 188.218.133.228] on 02/04/2020

pleraque dum recites bono sane stomaco concoquuntur, quae si


edas delicatus forte lector ad nauseam usque fastidiat, quum
praesertim res mihi alias agenti non fuerit ocium ut eam cura dili-
gentiori adhibita recognoscerem, voluntati tamen obsequar tuae,
cuius auctoritas mihi pro ratione sufficit, cuius excellens iudicium
summaque eruditio, cum in politioribus tum in philosophiae stu-
diis, non mihi iam pridem solum, sed omnibus innotuerit, qui
nobilitatis tuae nomen antiquissimum fortunasque splendidissi-
mas adiectis doctrinae luminibus illustraveris. Erit itaque patroci-
nii tui, si quis obsequium hoc erga te meum iniquius interpreta-
bitur, quum tu editionis huiusce sis auctor, factum hoc tueri, mei
vero grati erga te animi benignitatem benivolentiamque tuam,
qua me ita prosecutus es ut hospicio tuo susceptum menses com-
plusculos aeque ac Paulum et Cardinum liberos tuos, utriusque
linguae studiosissimos adolescentes, tractaris, oblivioni nunquam
mandare sed me semper tibi tuisque deditum et obnoxium polli-
ceri, quem quovis tempore, quavis causa teneas, possideas. Vale.
Patavii Ianuariis Idibus MDVI.

Al congedo dal Capodivacca sarebbe seguito di lì a poco il con-


gedo dalla città di Padova, che Pierio lasciava per rifugiarsi presso
Verona, a Olivè.56

facile refuso. Su Gerolamo della Torre va consultato ora GAISSER, Pierio Valeriano on
the Ill Fortune, pp. 6 e 284.
56
Per i rapporti fra il Valeriano e gli umanisti veronesi e gardesani ed il soggiorno a
Olivè mi permetto di rimandare al mio contributo “…donec Avogaro dicas nomine de
meo salutem”. Umanisti veronesi e benacensi nei carmi di Pierio Valeriano, in Giulio
Cesare Scaligero e Niccolò d’Arco. La cultura umanistica nelle terre del sommolago tra XV
e XVI secolo, a cura di F. Bruzzo - F. Fanizza, Riva del Garda, Comune di Riva del
Garda – Provincia Autonoma di Trento, 1999, pp. 197-208.

47