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MICHEL TARPIN

PENETRAZIONE ROMANA NELLE ALPI PRIMA DI


AUGUSTO: GEOPOLITICA DELLA NON-
CONQUISTA

ESTRATTO
da

GEOGRAPHIA ANTIQUA
2018 ~ a. 27
Le Alpi degli antichi: rappresentazioni, itinerari, risorse
GEOGRAPHIA ANTIQUA

XXVII
2018

Le Alpi degli antichi:


rappresentazioni, itinerari, risorse

LEO S. OLSCHKI
GEOGRAPHIA ANTIQUA
rivista di geografia storica XXVII
del mondo antico 2018
e di storia della geografia

Le Alpi degli antichi: rappresentazioni, itinerari, risorse

Pietro Janni, …et montem rumpit aceto. Annibale sulle Alpi.........................................5


Elvira Migliario, I popoli alpini tra rappresentazioni antiche e nuovi dati...........................17
Michel Tarpin, Penetrazione romana nelle Alpi prima di Augusto: geopolitica della non-
conquista..................................................................................................................25
Stefano Maggi, Impianti urbani e immagine di città nelle Alpi occidentali............................47
Mattia Balbo, Lo sfruttamento delle risorse minerarie in area prealpina: il caso di Victimulae...57
Serena Bianchetti, Le Alpi e i grandi fiumi europei nella Geografia di Eratostene..............67
Manuela Battaglia, I paesaggi invisibili della Valle Staffora: nuove prospettive.....................77
Klaus Geus, Le misurazioni delle Alpi nell’antichità: l’esempio di Plinio..............................87
Francesco Prontera, Le Alpi nelle tavole di Tolemeo.......................................................95
Patrick Gautier Dalché, Les Alpes existent-elles au Moyen Age?.....................................107
Saggi
Francisco-Javier Gómez Espelosín, Persiguiendo fantasmas. Cartago y el descubrimiento del
interior de la península ibérica.....................................................................................117
Silvia Panichi, Come si aggiorna la geografia antica: il Sud dell’ecumene tra Eratostene e Stra-
bone........................................................................................................................137
Pierre Schneider, L’Indus, le Gange et l’océan: les grands deltas indiens vus de la Méditerranée.149
Note e discussioni
Claudio Schiano, «Un mondo del tutto sconosciuto da doversi discovrire»: Domenico Forges
Davanzati e gli studi di geografia antica........................................................................175
Roberto Feruglio, Domenico Passionei e una copia «ben’esatta» della Tabula Peutingeria-
na: nuove prospettive di ricerca....................................................................................190
Silvia Panichi, Argeo, Halys e Melas da Strabone a Tolemeo...............................................201
Alessandro Novati, Ancora sull’inverno lesbico: una nota di paleoclimatologia.....................207
Recensioni e notizie........................................................................................................211
Collaboratori..................................................................................................................221
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rivista di geografia storica
del mondo antico
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È vietata ogni ulteriore riproduzione con qualsiasi mezzo.
Le Alpi degli antichi:
rappresentazioni, itinerari, risorse
Sesto seminario di Geographia Antiqua
(Perugia, 5-6 ottobre 2017)

a cura di
Elvira Migliario e Francesco Prontera
Michel Tarpin

Penetrazione romana
nelle Alpi prima di Augusto:
geopolitica della non-conquista

F in dal libro di Oberziner, più di un secolo fa,1 la conquista delle Alpi da parte di Roma
è stata oggetto di discussioni attorno alla natura dell’imperialismo romano. Nella storiografia,
la conquista delle Alpi rimane maggiormente, quando non esclusivamente, opera di Augusto,2
che avrebbe avuto un piano d’insieme nel quadro di una sorta di ‘grand strategy’ di controllo
dell’Europa e, per necessaria conseguenza, delle sue vie di comunicazione. La conquista delle
Alpi avrebbe avuto come unico – o almeno principale – scopo l’apertura di strade tra l’Italia
romanizzata e la Gallia / Germania, così come l’organizzazione dello spazio conquistato nel
quadro di un sistema provinciale irrigidito dal Principe.3 Ciononostante, le sue possibili moti-
vazioni non sono al centro di questa comunicazione.Vorrei, al contrario, sottolineare l’impor-
tanza delle Alpi prima di Augusto ed approfittare dell’evoluzione recente dell’archeologia per
capire il rapporto dei Romani della Repubblica con la catena alpina e i suoi abitanti. Come
ben rilevato da S. Martin Kilcher, la nostra visione della ‘romanizzazione’ delle Alpi dipende in
modo eccessivo dalla letteratura e dalla propaganda augustea.4
Si sa da tempo che il commercio transalpino era già molto attivo nella prima età del ferro,
come dimostrano diverse e a volte spettacolari scoperte, come i grandi vasi di bronzo di Vix
o Grächwill, ma anche i graffiti di Montmorot.5 Lo sviluppo delle ricerche sulle «agglomé-
rations ouvertes» della seconda età del ferro ha confermato il vigore del traffico commerciale
tra l’Europa del Nord e l’Italia.6 Il ritiro dei ghiacciai e l’archeologia recente hanno messo in
luce il ruolo di passi finora giudicati minori.7 Inoltre, i Romani sapevano perfettamente che
diversi popoli avevano attraversato le Alpi in massa. Rimane inoltre possibile che diverse città
latine abbiano fatto riscorso a mercenari Galli durante il IV sec. a.C.8 Attraverso scambi e
migrazioni i Romani avevano probabilmente appreso almeno qualche elemento di geografia
e di economia alpina. L’evoluzione rapida dell’archeologia alpina ci permette di riconsiderare
1
  Oberziner 1900. Si veda una discussione aggiornata in vati fuori del massiccio (Curdy 2011). Liv.V, 33, 3; Diod. Sic. X,
Gabba 1988. 2, 15; Plut., Camil., 15, 4-6.
2
 Ancora Pina Polo 2007-2008. 6
 Ad esempio: Čižmář et alii 2008; Barral – Lallemand
3
 Vedi gli articoli raccolti in Van Berchem 1982. Per una 2014. Si pensi soprattutto, per il commercio da nord verso sud,
discussione generale sulle motivazioni dell’imperialismo e il di- al famoso ferro del Noricum (Ovid., Met., XIV, 712) che fece la
battito attorno al ruolo dell’economia: Champion – Eckstein fortuna dell’ oppidum aperto del Magdalensberg. Per l’analisi del
2003. metallo, ricco di carbone, vedi Buchwald 2005.
4
  Martin Kilcher 2016, p. 197. 7
  Ho dato un piccolo campione di scoperte archeologi-
5
  L’argomento è stato sviluppato in diversi articoli da Ver- che spettacolari in Tarpin 2016.
ger (1998, 2003, 2008, etc.). Se, come ricorda P. Curdy, quelle 8
  Bourdin 2011. Quel periodo sembra inoltre coincidere
scoperte attestano l’esistenza degli scambi, tutti gli oggetti che con conflitti interni alla Gallia. Cfr. Fichtl 2003.
permettono di documentare questo commercio sono stati tro-

˜ 25 ˜
MICHEL TARPIN

le fonti scritte utilizzate da Oberziner in un senso differente da quello che avevo seguito an-
ch’io anni fa.9 Insomma, se rimane chiara l’esistenza di un discorso letterario convenzionale
e ostile alle Alpi,10 è ora possibile esaminare le fonti scritte con un approccio più storico che
letterario, integrando la recente interpretazione politica delle banalità sull’insuperabilità della
catena alpina.11
Le fonti geografiche, a guardarle bene, ci trasmettono una visione particolare delle Alpi,
piuttosto differente dalla vulgata augustea, anche quando gli autori ripetono questa propagan-
da. È particolarmente il caso di Strabone, che sembra accettare i discorsi del casus belli augusteo,
ma ricorre a fonti repubblicane di buona qualità. Logicamente le Alpi sono descritte alla fine
del libro IV (Gallia), prima del libro V (Italia). A seconda delle fonti utilizzate, il geografo rie-
sce a unire l’osservazione critica, abbastanza precisa di Posidonio, e l’ideologia augustea.12 Le
Alpi hanno uno spessore soprattuto etnologico, arricchito a volte di dettagli economici, ma
un’ampiezza fisica precisa soltanto a proposito della strada attraverso il territorio dei Voconzii
e il regno di Cozio, ossia esattamente 200 stadi.13 Però il geografo ricorda anche, seguendo
Polibio, che ci volevano almeno cinque giorni per arrivare in cima (= ai passi).14 Non tralascia
di indicare le città di fondazione indigena, tutte πόλεις, o le strade più importanti. Ma l’ele-
mento più significativo rimane il fatto che, dopo aver detto che la catena alpina era il limite
tra Gallia e Italia, Strabone dà una vera consistenza alle Alpi, perché descrivendo la catena da
ovest a est, va dal versante gallico al versante italico, per concludere sui popoli stanziati sulle
cime, dando corpo al discorso di Polibio sull’identità etnico-linguistica dei due versanti.15
Passa poi ai popoli che si trovano ‘sopra’ Como. Però, questa volta, non ci sono due versanti,
ma uno solo, quello dell’Italia. Inoltre parla delle strade alpine soprattuto a proposito di Como
e dei popoli che inquadrano la città.16 Como, per lui, è un punto di rottura nella descrizione
della catena. Strabone, scrivendo al tempo di Tiberio e conoscendo l’importanza delle guerre
augustee, ignora pure l’elenco dei popoli e sotto-popoli del trofeo della Turbie, o perché non
lo conoscesse o perché ne diffidasse.
Da Mela non ci si deve aspettare nulla. Non dice niente se non che le Alpi sono il limite di
diverse regioni.17 Plinio, come al solito, descrive prima il litorale e poi l’interno delle singole
regioni augustee, ripetendo a volte gli stessi nomi (fig. 1). Non c’è un capitolo alpino speci-
fico.18 Per la Liguria, alla quale manca Veleia, troviamo due volte i Bagienni e Statielli: sotto il
nome delle loro città e in un capitolo a parte dedicato ai popoli della Liguria meridionale (tra
Marsiglia e Veleia).19
A nord, le città della regio XI, Transpadana, sono tutte associate a un nome di popolo se-
condo un raggruppamento etnico, come si vede bene dal fatto che Bergamo, ad est dell’Adda,
è associata a Comum e Forum Licinii, le altre città degli Oromobii. La fonte di questo discorso
etnico potrebbe essere Catone, citato appunto a proposito degli Oromobii (III, 17, 124). Plinio
9
 Tarpin 1991. non si può dire che abitino le cime, se non sulla piccola parte
10
  Ad esempio Strabo IV, 6, 4, per il casus belli di Augusto. di montagna sopra Saint-Gingolph (Pas de Margins, 1371 m).
11
 Attraverso la ripetitività di questi testi, si può identifi- 16
  Strabo IV, 6, 6.
care un discorso precoce sul concetto d’Italia. Si deve rilevare, 17
  Mela II, 4: l’Italia «Ab Alpibus incipit; Ad dextram sunt
ad esempio, la maniera con la quale Catone descrive la ‘fonda- sub Alpibus Ligures». Finalmente: «Alpes ipsae, ab his litoribus
zione’ delle città galliche della Transpadana con la parola con- longe lateque diffusae, primo ad septentrionem magno gradu
dere, normalmente limitata alle città italiane. Cfr. Sisani 2015, excurrunt; deinde, ubi Germaniam attigerunt, uerso impetu
pp. 77-80; Tarpin 2015; 2016; Bandelli 1990, p. 252. in orientem abeunt, diremtisque populis immanibus, usque in
12
  Migliario 2015. Già la presentazione generale della Thraciam penetrant». II, 5: «Nicaea tangit Alpes, tangit oppi-
Celtica (II, 5, 28) fa delle Alpi un arco di cerchio, popolato dum Deciatum, tangit Antipolis». III, 2: «Rhenus, ab Alpibus
da molti popoli celtici. Vedi in particolare il capitolo sulla Re- decidens, prope a capite duos lacus efficit, Venetum et Acroni-
zia (IV, 6, 8): incontriamo i soliti dati geografici, elementi et- um». III, 3: le Alpi sono il limite meridionale della Germania.
no-economico-storici e poi il famoso topos dell’omicidio delle 18
  Per l’uso acritico delle fonti: Plin., Nat., III, 1, 1.
donne incinte. 19
  III, 5, 47: «Ligurum celeberrimi ultra Alpes Sallui, De-
13
  Strabo IV, 1, 3. ciates, Oxubi, citra Veneni, Turri, Soti, Bagienni, Statielli, Bin-
14
  Strabo IV, 6, 12. belli, Maielli, Caburriates, Casmonates, Velleiates et quorum
15
  Strabo IV, 6, 6. Sono i Ceutrones (Piccolo San Bernar- oppida in ora proxime dicemus». La maggioranza di questi po-
do), Caturiges (Monginevro), Veragri (Gran San Bernardo) e poli sono di localizzazione incerta e non sono raffigurati sulla
Nantuati. Di questi ultimi, stanziati, a quanto pare, nel Chablais, carta. Id. 49: «Augusta Bagiennorum, (…), Aquis Statiellorum».

˜ 26 ˜
Fig. 1 – Cisalpina e Alpi secondo Plinio il Vecchio (Nat., III). Le frecce seguono l’ordine dell’elenco.
MICHEL TARPIN

ricorre a formule anomale per i Galli come «Boii condidere, Insubres condidere» che ricorda-
no l’interesse del censore per le origini delle città. Logicamente, anche se è assurdo, Eporedia,
che non è registrata come colonia, è «a populo Romano condita», mentre la colonia di Augusta
Praetoria è una città dei Salassi…
L’associazione tra popoli indigeni e città – sempre con un riferimento a Catone – si pre-
senta in modo differente per la Venezia. L’elenco delle città costiere segue l’uso normale, senza
indicazioni di tipo etnico. Per l’interno, invece, Plinio ritorna alla procedura della Transpada-
na, raggruppando le città per popoli, ma senza mai ricorrere a condere.20 Fa la distinzione tra
colonie di fondazione romana (Cremona, Aquileia, Iulia Concordia,21 Tergeste e Pola), senza
indicazione, e città come Brixia e Ateste, legate a popoli indigeni. Questa differenza è interes-
sante perché potrebbe testimoniare l’esistenza di un elenco urbano-etnico, redatto prima della
formazione delle colonie di Brixia e Ateste, e che Plinio avrebbe incrociato con la lista augustea.
Il panorama delle Alpi è ancora più sconcertante e Plinio non riesce a raggruppare la cate-
na in un capitolo unico. Sembra ignorare l’esistenza delle province alpine. Le Alpi si dividono
in due parti. Ad est, nel Noricum, dopo la conclusione sull’Italia, «diis sacra»,22 s’incontrano delle
città vere, elencate in ordine quasi circolare, da Celeia a Flavia Solva.23 Sono tutte delle fonda-
zioni imperiali, soprattutto di Claudio. Il resto delle Alpi è maggiormente integrato all’Italia
(III, 20, 133-138) e ci ritroviamo i Salassi, ma senza Aosta questa volta.24 Gli Octodurenses e i
Ceutroni sono stranamente di statuto latino, perché Plinio sembra ignorare i due fora creati da
Claudio nelle loro valli. In un altro capitolo, dedicato alla Narbonensis, Plinio, dopo la lista delle
regiones, elenca diversi nomi di popoli alpini al nominativo, come se fosse passato da una lista
ufficiale dell’amministrazione romana ad una fonte di tipo etnologico, il che potrebbe corri-
spondere a un momento in cui questi popoli non erano ancora sottomessi.25
Claudio Tolomeo è ovviamente più sistematico (fig. 2). La maggior parte delle città è si-
tuata sulle grandi strade, in accordo con la Tabula Peutingeriana. Le città sono ordinate in pro-
vince e poi in comunità etniche. Il confine dell’Italia è a volte indicato, ad esempio a Iulium
Carnicum, limite tra Italia e Noricum.26 Ma, nel libro III, 1, 26-43, per l’Italia settentrionale e
l’Istria, la lista è ordinata per popoli. Come Plinio, Tolomeo ha conservato il nome Octodurus
(Ἐκτόδουρον) per Forum Claudii Vallensium (II, 12, 5). La scelta etnologica può essere spiegata
dal fatto che Tolomeo, come Plinio e Strabone, si serve anche di fonti invecchiate. Però hanno
tutti e tre anche delle fonti ufficiali recenti. Secondo l’ipotesi del Van Berchem, il facchinaggio
a pagamento riduceva le strade ai nomi dei popoli che ci vivevano.27
Questi tre autori danno poche indicazioni sul limite delle Alpi e sui confini. Plinio, in
particolare, integrava i Salassi, gli Oromobii, una parte dei Reti e i Tarvisani nella descrizione
dell’Italia. Tolomeo integra nel capitolo III, 1, corrispondente all’Italia, la parte ligure delle
Alpi meridionali, da Nizza a Genova, e poi le città delle Alpi Marittime, delle Alpi Cozie (sola
Ocelum) e delle Alpes Graiae.
Ora, sulla Tabula Peutingeriana la catena è rappresentata sommariamente ma, a mio avviso,
in modo significativo (fig. 2). La montagna è una riga ondulata senza spessore, inquadrata da
città e da etnonimi. Essa segue un percorso che ha inizio tra Forum Iulii e Antipolis. Raggiun-
ge presto la linea di cresta e la segue attraverso i grandi passi, Monginevro, quasi sicuramente
20
  Si pone il problema della localizzazione di Berua, oppi- dia, Flavium Solvense. Noricis iunguntur lacus Pelso, deserta
dum dei Beruenses. Si ammette comunemente un errore – Pli- Boiorum; iam tamen colonia Divi Claudi Savaria et oppido
nio avrebbe citato due volte Belunum attraverso due fonti – ma Scarabantia Iulia habitantur».
è stato recentemente proposta da Luciani 2016 un’identifica- 24
 Plin., Nat., 3, 20, 134, dov’è il passo che ha permesso la
zione con Montebelluna (Treviso). confusione tra i Taurini e i Taurisci: «Lepontios et Salassos Tauri-
21
  La data di fondazione rimane incerta tra l’ultimo Cesa- scae gentis idem Cato arbitratur».
re e l’inizio del triumvirato. Cresci Marrone 2001. 25
 Tarpin 2017, p. 55.
22
 Plin., Nat., III, 20, 138: «Haec est Italia diis sacra, hae 26
  Ptol. II, 13, 4: Μεταξὺ δὲ [τῆς] Ἰταλίας καὶ Νωρικοῦ Ἰούλιον
gentes eius, haec oppida populorum». Καρνικόν.
23
 Plin., Nat., III, 24, 146: «A tergo Carnorum et Iapudum, 27
 Van Berchem 1956 = 1982, pp. 67-78. Però i fiumi
qua se fert magnus Hister, Raetis iunguntur Norici. oppida eo- sono indicati, particolarmente i fiumi navigabili.
rum Virunum, Celeia, Teurnia, Aguntum, Iuvaum, omnia Clau-

˜ 28 ˜
Fig. 2 – Cisalpina e Alpi secondo Tolomeo, con la rete viaria della Tabula Peutingeriana e la proiezione su fondo moderno delle montagne della Tabula.
MICHEL TARPIN

Moncenisio, Piccolo e Gran San Bernardo. Il limite teorico seguiva probabilmente le alte cime
che sono ancora oggi la frontiera tra Italia e Svizzera. Sembra però che giri dopo la sorgente
del Rodano per seguire il Reno sulla riva sinistra, perché troviamo la linea alpina tra Brigantium
e Clunia, e poi tra Abodiacum (Epfach) e Coveliacas / Coveliacae (Heumoosberg?), vale a dire
al limite nord delle Alpi. Un’altra catena si sviluppa tra la strada Verona – Trento – Brenner e
quella Verona – Brescia – Bergamo, iniziando a metà tra Pons Drusi (Bolzano) e Ariolica (Pe-
schiera del Garda), in corrispondenza approssimativa col territorio degli Anauni. Si ferma pri-
ma della strada Como – Bregenz, come se non ci fosse una montagna nelle Alpi Retiche. Una
terza montagna, anch’essa senza passo, si sviluppa tra la strada Vicetia – Opitergium – Aquileia e
la strada Iuvavum – In Alpe (Obertauern). Da questa montagna escono tre fiumi a sud (Brenta,
Livenza, Tagliamento) e uno a nord (Salzach – Iuvarus). Un’altra montagna è raffigurata tra il
Timavus e la sorgente di un fiume senza nome, che dovrebbe essere la Sava. Corrispondereb-
be così alle Alpi Giulie, mentre, sulla mappa, la via Aquileia – Nauportus non incrocia questa
montagna. Il passo dell’Ocra, non segnalato sulle strade della Tabula, dev’essere comunque da
queste parti. L’ultima parte della linea montana si estende tra Parentium e la sorgente dell’Arsa.
L’immagine che esce da questi disegni ci permette di capire come i Romani hanno inserito
il limite del loro demanio nella catena alpina. Per tutta la parte occidentale, il confine è sulla
cresta, con una indispensabile ‘porta’ nella Valle d’Aosta. Poi le Alpi centrali, retiche, molto più
accessibili sono attaccate all’Italia, almeno da due strade importantissime, che partono rispetti-
vamente da Como e da Verona. Tra le due un segmento di montagna rinvia a diverse popola-
zioni, come gli Anauni, e al carattere barbarico della montagna. Nelle Alpi orientali, il limite è
quello delle Alpi Giulie e delle colline dell’Istria centrale. Rimane però un’apertura abbastanza
importante nella zona della soglia di Tarvisio, in direzione dell’introvabile Noreia, ma comun-
que del Magdalensberg, oppidum di primo rango nel commercio transalpino.
Si capisce così che la concezione geografica (e cartografica?) delle Alpi da parte dei Roma-
ni riflette i loro interessi diretti e, in una certa maniera, la storia della conquista (fig. 3). Così,
quando nel 225, arrivò la notizia che i Galli stavano per passare le Alpi, Roma riunì l’esercito
più importante di tutta la sua storia, includendo gli ‘alleati’ transpadani, coll’argomento (il
pretesto?) di resistere all’invasione. Se l’affermazione dell’alleanza coi Cenomani e Veneti è
vera, essa dovrebbe essere stata conclusa o prima del 225 o appunto in occasione dell’invasione
gallica.28 Comunque, significa che i Romani consideravano che l’Italia (Romana) si estendesse
fino alle Alpi, almeno per la parte orientale. Tuttavia scelsero di combattere a Talamone, a più
di 400 miglia da Brixia, capitale presunta dei Cenomani. Roma aveva dunque abbandonato
una quantità di alleati sul camino dei Galli, mentre si considerava padrona della penisola intera.
Subito dopo la facile vittoria, i Romani si affrettarono a inseguire i Galli o, più precisamente
gli Insubri,29 verso i passi Retici, arrivando sul Ticino lo stesso anno 225, attraverso territori
che non erano ancora integrati nel dominio romano.30 A nord di Rimini non c’era nessuna
città romana.31 Tre anni dopo cadono Clastidium, Acerrae e Mediolanum. Si deve ammettere
con E. Migliario che Comum, Ticinum e Novaria sono state incluse nella pace conclusa con gli
Insubri.32 L’anno dopo, secondo Cassio Dione, conservato nel riassunto di Zonara, i consoli
P. Cornelio Scipione Asina e M. Minuccio Rufo portarono la guerra in Istria, con grande suc-
28
  Bandelli 1990, p. 251; Migliario 2010, p. 100. romanizzazione di Comum, vedi Butti Ronchetti 2012. Un
29
 Secondo Polibio II, 22, 1-2, l’esercito dei Galli era problema si pone per l’identificazione dei Cenomani, perché i
composto da Boi, Insubri e “Gesati”. Infatti, i Romani non si fasti trionfali per il 222 hanno Galli Insubres et Germ[ani], coret-
fermarono nel territorio dei Boi, e non inseguirono i Gesati. to in Cenomani. Tuttavia se la restituzione sembra logica, si deve
Sui Gesati vedi Lucas 2009. anche notare che Livio (XXI, 38, 8) dice che l’accesso al Gran
30
  Per questo non mi sembra giustificata l’ipotesi del Bu- San Bernardo era controllato da barbari semi Germani. Infine,
chi, per il quale i Romani avevano fin dal 268 – e dalla fonda- nel famoso passo di Cicerone a proposito dei foedera con i Galli
zione di Rimini – un «articolato piano di unificazione sotto il (Cic., Balb., 32), il nome dei Cenomani è stato restituito da Ma-
dominio di Roma» (Buchi 1993, p. 11). dvig: «Etenim [At enim Naugerius] quaedam foedera exstant,
31
  C’era una guarnigione romana a Modena, non ancora ut Cenomanorum [Cenomanorum Madv.: Genumanhorum
colonia: Liv. XXI, 25, 3 e 6. P1GE: Germanorum P2BH], Insubrium, Helvetiorum, Iapy-
32
  Migliario 2014, p. 343. Plut., Marcellus, 7, 8. Per la dum, (…)».

˜ 30 ˜
Fig. 3 – Eventi storici, conflitti, interventi di magistrati, creazione della rete viaria tra 225 e Augusto nella Cisalpina e nelle Alpi.
MICHEL TARPIN

cesso.33 Ancora l’anno successivo, nel 220, sempre secondo Cassio Dione, due consoli – proba-
bilmente suffecti – Lucio Veturio e Caio Lutazio, avrebbero sottomesso diversi popoli alpini –
non localizzati – senza combattere.34 Così, almeno un console ogni anno era stato mandato
in Gallia. Sembra che il senato abbia avuto l’intenzione di controllare gli sbocchi alpini da
Como all’Istria ancora prima di assicurare il controllo della pianura padana. In questo contesto,
l’ipotesi del ricorso a gruppi di indigeni per la sorveglianza dei confini dell’Italia, che sarebbe
attestata da depositi di armi delle ultime decade del III sec. a.C., pare assai convincente.35
Questa politica fu annientata dall’arrivo di Annibale. Nel 219 non si ha menzione di ope-
razioni al confine delle Alpi, ma ci manca il libro XX di Livio che conteneva gli eventi di
quest’anno. Fu allora, nel 21936 che furono probabilmente votate le colonie di Placentia e Cre-
mona, aperte, appunto, sulle vie delle Alpi degli Insubri e Cenomani, e forse anche dei Veneti, tutti
alleati o vinti.37 Sembra chiaro che queste decisioni politiche e queste guerre sono state intra-
prese nel progetto di controllare la parte nord della penisola, ad est del Ticino. L’impreparazio-
ne di Roma, di fronte ad Annibale, dimostra che la politica di questi anni era orientata verso
nord-est. L’alleanza, forse fittizia, con Saguntum lascia pensare che Roma prevedeva qualcosa in
Spagna e dunque in Occidente, ma senza interrompere la sua politica alpina.38
Dopo la guerra Roma riprese le operazioni interrotte da Annibale, ripopolò Placentia e
Cremona e assicurò il controllo dei passi retici.39 Così, già nel 197,40 Clastidium, posizione chia-
ve sul Po, fu presa di nuovo, e Comum l’anno successivo.41 L’importanza maggiore di Como è
dimostrata dal fatto che Pompeo Strabone – forse come proconsole auto-designato nell’88 –,
poi un certo Caio Cornelio Scipione – forse Lucio, figlio adottivo del console dell’83 –, e fi-
nalmente Cesare si siano interessati alla città in diverse maniere, poco convenzionali.42
La tappa successiva fu provocata dall’arrivo di un gruppo di Galli ‘pacifici’ nella Venezia nel
186.43 Secondo Livio, questo avvenne nel luogo dove sorgerà Aquileia. Con l’argomento che il
Venetorum angulus era in Italia,44 Roma mandò – tre anni più tardi – un’ambasciata prestigiosa
in Gallia: Lucio Furio Purpureo, Quinto Minucio e Lucio Manlio Acidino furono designati
33
 Dio 12 = Zonar. VIII, 20: Εἰτα Πούπλιός τε Κερνήλιος 40
  Liv. XXXII, 29.
καὶ Μᾳρκος Μινούκιος ἐπ᾿ Ἵστρον ἐστράτευσαν, καὶ πολλὰ τῶν ἐκεῖ 41
  Liv. XXXIII, 36, 14.
ἐθνῶν τὰ μὲν πολέμῳ τὰ δὲ ὁμολογίαις ῦπέταξαν. 42
 Strabo V, 1, 6: αὕτη (Κῶμον) δ´ ἦν μὲν κατοικία μετρία,
34
 Dio 12 = Zonar. VIII, 20: Λούκιος δὲ Οὐετούριος καὶ Πομπήιος δὲ Στράβων ὁ Μάγνου πατὴρ κακωθεῖσαν ὑπὸ τῶν
Γάιος Λουτάτιος ἦλθον μέχρι τῶν Ἄλπεων, ἄνευ δὲ μάχης πολλοὺς ὑπερκειμένων Ῥαιτῶν συνῴκισεν· εἶτα Γάιος Σκιπίων τρισχιλίους
ᾠκειώσαντο. Cecovini 2013, pp. 190-1. προσέθηκεν· εἶτα ὁ θεὸς Καῖσαρ πεντακισχιλίους ἐπισυνῴκισεν, ὧν οἱ
35
  Horvath – Žbona Trkman 2016. πεντακόσιοι τῶν Ἑλλήνων ὑπῆρξαν οἱ ἐπιφανέστατοι· τούτοις δὲ καὶ
36
  La deduzione ha luogo normalmente più o meno un πολιτείαν ἔδωκε καὶ ἐνέγραψεν αὐτοὺς εἰς τοὺς συνοίκους· A quanto
anno dopo il senatoconsulto. Cfr. Gargola 1995; Tarpin, c. s. pare – anche se il lessico di Strabone riflette probabilmente le
37
 Si sa grazie a Asconio (ad Cic., in Pisonem, 2-4) che sue perplessità –, Pompeo Strabone avrebbe o creato una colo-
Placentia fu dedotta l’ultimo giorno del dicembre 218. L’evento nia o stabilito dei cittadini (Romani?) in una comunità mista.
non figura nel libro XXI di Livio, forse perché lo storico aveva Scipione mandò 3.000 (cittadini?) e Cesare ancora 5.000. Stu-
previsto di concludere il libro XX con gli eventi civili del 219 pisce un po’ che un figlio di proconsole abbia avuto la possibi-
e del 218, per cominciare la terza decade direttamente con la lità di stabilire dei nuovi cittadini in una colonia. Tuttavia, dal
guerra annibalica. Polibio (III, 40, 3) conferma che il progetto momento che non c’è né fondazione né deductio formale, non è
era anteriore alla minaccia punica. Le due colonie erano de- detto che l’imperium sia necessario.Tutti e tre sono individualisti
stinate a controllare il medio Po e l’accesso alla Transpadana. anti-senato, come Crasso, anche lui interessato alla Transpadana.
Tacito (III, 34) conferma il ruolo di Cremona di fronte ai Galli Vedi anche Suet., Caes., 28, 4; Appian., BC, II, 4, 26. Denti
(Transalpini) o altri nemici, che arrivavano attraverso le Alpi, 1991, p. 201 e Sartori 1994, p. 122. L’opposizione di Claudio
come se non fosse possibile arrivare dal Piemonte. Marcello alla colonia cesariana ricorre all’argomento già usato
38
 Cfr. Giovannini 1982. L’argomento di Livio, a favore di contro C. Gracco per Cartagine: Cesare avrebbe oltrepassato i
Scipione padre, è che non ci si poteva aspettare che Annibale aves- limiti della lex Vatinia (Suet., Caes., 28, 4).
se il progetto pazzo di attraversare le Alpi. Suona come un pre- 43
  L’origine di questi Galli e i passi utilizzati sono ogget-
testo per non confessare che il padre dell’eroe era incompetente. to di discussione. Vedi Cecovini 2013. Si è pensato ai Taurisci,
39
  Migliario 2014, p. 344. In direzione del Danubio si Norici, Carni e Ambisontes. La questione del passo «per saltus
può pensare all’importante deposito di armi romane del passo ignotae antea viae» sembra assurda, come ritiene Cecovini. Li-
di Razdrto (Ocra nell’antichità). Come sottolineato da J. Horva- vio afferma che un altro piccolo gruppo era arrivato nel 179 e
th, si ammette, per ragioni storiche, una cronologia nella prima fu subito cacciato (Liv. XL, 53, 5-6).
metà del II sec. a.C., mentre la tipologia dei pila permetterebbe 44
  Liv. XXXIX, 22, 6-7; 45, 6-7; 54-55; Plin., Nat., III, 19,
di suppore una data un po’ più alta. L’arrivo di Annibale nel 218 131; Dio XIX = Zonaras IX, 21.
sembra però escludere una presenza romana nell’ ultimo quarto
del III sec. a.C. Horvath 2008, p. 444.

˜ 32 ˜
PENETRAZIONE ROMANA NELLE ALPI PRIMA DI AUGUSTO

per andare oltre le Alpi a discutere cordialmente col senato dei Galli.45 Sapevano dunque dove
andare e chi incontrare. Cecovini ipotizza, a ragione mi sembra, un «colpo di mano delle ari-
stocrazie commerciali galliche» piuttosto che uno spostamento di popoli affamati per l’aumento
demografico nel nord-Europa. I Romani avrebbero così aspettato tre anni perché non avevano
capito il ruolo della nuova città, allo sbocco della via dell’ambra sull’Adriatico, mentre i Galli,
che già almeno dal III sec. a.C. esportavano prodotti di metallurgia verso l’Italia, conoscevano
perfettamente le vie di commercio. Il senato reagì quando capì l’importanza del sito scelto dai
Galli.46 Lo stesso Cecovini pone inoltre la questione della scelta dei Galli da incontrare: non è
detto se si trattasse del popolo che era entrato in Italia o di alleati, concorrenti dei migranti.47
Nel 171, quando il console Caio Cassio Longino, partendo da Aquileia per la Macedonia,48
saccheggiò le terre dei Galli (Carni, Iapidi e alcuni Galli delle Alpi, rappresentati dal fratello del
rex Gallorum Cincibilis), il senato riceverà gli ambasciatori galli con la stessa cordialità, ma consi-
derando questi popoli come alleati inferiori: Longino fu richiamato, ma le sue depredazioni non
furono compensate.49 La diffusione dei vittoriati conferma l’influenza di Roma sulla via di Emo-
na, precisamente al momento della guerra di Andrisco e della costruzione della via Postumia.50
La presenza romana al confine dell’Istria sembra attestata anche dal ritrovamento dell’ac-
campamento di San Rocco, a sud-est di Trieste. Il materiale di superficie corrisponde a una
presenza romana iniziata al più presto alla fine del III sec. a.C. Per ragioni storiche gli editori
considerano più probabile una costruzione dell’accampamento durante la prima guerra nell’I-
stria, nel 178.51 Tuttavia, il foedus del 225 e le campagne contro i Galli dopo la guerra Anniba-
lica sono altrettanti argomenti per una presenza precoce dell’esercito romano al confine della
Venezia ‘alleata’.
Il tentativo di insediamento gallico condusse il senato a creare una grande colonia appena
a 12 miglia dal luogo dell’oppidum precedente, prova della favorevole posizione del sito, legato
per via d’acqua con l’Adriatico.52 Sospetto, a questo proposito, che il falso rumore dell’inva-
sione Gallica, riportato da Livio per l’anno 182, sia stato un atto di propaganda a favore della
fondazione in un posto così remoto e insalubre, in mezzo a popoli non tutti amici dei Roma-
ni.53 Infatti, la discussione sullo statuto della colonia ha luogo nel 183, probabilmente durante
l’estate o l’autunno, mentre il console Marco Claudio era occupato a cacciare i Galli… Il voto
della decisione risale o alla fine del 183 o all’inizio del 182, ammettendo una durata maggiore
del solito tra il voto e la deduzione, nel 181. Lo statuto latino permetteva probabilmente una
più facile integrazione dei Veneti, forse per mancanza di volontari. Il posto era alquanto ostile
se nel 169 si deve rinnovare la deduzione, a causa delle guerre e delle malattie. Strabone (V, 1,
8) descrive Aquileia come una difesa contro i popoli che vivevano nell’entroterra. Ma que-
sto concetto era probabilmente dipendente dalla propaganda di Ottaviano in occasione della
guerra Illirica e poi della conquista delle Alpi, mentre il ruolo economico della colonia sembra
essere presente fin dalla fondazione. Ne è testimonianza la diffusione della ceramica grigia fina,
di cultura Italica, nella Venezia orientale e sulle strade delle Alpi Friulane.54
Si deve, a questo punto, ricordare che per la sottomissione completa dei popoli transpadani
bisognerà aspettare cinque anni, quando, nel 176, Gaio Claudio Pulcro poté vantarsi di aver
45
  Liv. XXXIX, 22, 7; 55, 1-4. I Galli furono cacciati da M. 49
  Liv. XLIII, 5 (= 7). Il percorso previsto era forse quello
Claudio Marcello, arrivato dalla Liguria forse usando il traccia- della futura via Flavia.
to della futura via Postumia.Vedi Buchi, 1993, p. 16. 50
  Horvath 2008, p. 445.
46
  Cecovini 2013, pp. 186-7. 51
  Bernardini et alii 2015.
47
  Cecovini 2013. L’ipotesi, ragionevole, è che Roma 52
  Sulla rete commerciale cfr. Magnani 2015.
aveva da tempo contatti commerciali e diplomatici con grandi 53
  Infatti, il conflitto cogli Istri era ancora aperto: Liv. XL,
etnie galliche, come i Carni, e che l’ambasciata avrebbe incon- 26, 1-2. Nel 171 si decise di dare una vera cinta muraria alla co-
trato appunto i Carni, eccessivamente ostili ai migranti, per ra- lonia, situata «inter infestas nationes» (Liv. XLIII, 1, 5-6). Nuova
gioni di concorrenza commerciale. deduzione di 169: Liv. XLIII, 17, 1.
48
 Ci aveva già pensato Filippo V, in senso inverso: Liv. 54
  Bolzoni 2014, pp. 246-247.
XXXIX, 35, 4; 40, 57. Nel 65, Mitridate, forse ispirato dal mo-
dello di Filippo V, progetterà di prendere la stessa strada per
penetrare in Italia. Appian., Mithr. (= Hist., XII), 15, 102.

˜ 33 ˜
MICHEL TARPIN

liberato tutto il territorio a sud delle Alpi,55 mentre la Cispadana era considerata quasi inte-
gralmente controllata fin dal 198, ossia 25 anni dopo la caduta di Mediolanum.56 Questo significa
che, ovviamente, la strada verso Comum e i passi verso l’alta vallata del Reno, Splügen, Iulier,
Septimer, Maloja e San Bernardino, era una priorità ed è stata controllata prima della conquista
del territorio retrostante. Questa parte della catena alpina corrisponde, come abbiamo visto,
all’interruzione della montagna sulla Tabula di Peutinger. Non si trattava dunque di una con-
quista territoriale di tipo tradizionale, come nell’Italia centrale.
Verso la metà del II sec. i Romani hanno anche scoperto la ricchezza mineraria delle Alpi.57
Non sorprende che la prima operazione fosse diretta nel Norico, dove i Galli avevano scoperto
oro «al tempo» di Polibio.58 Stando allo storico, gli Italici furono presto cacciati. Si deve dunque
intendere che il regno di Noricum era ancora indipendente.59 «Al tempo di Polibio» si riferisce
probabilmente al periodo del suo soggiorno a Roma, vale a dire tra 167 e 149 (le Storie fini-
scono nel 146). Alla metà del secolo risalgono anche la creazione della via Postumia60 (nel 148),
lo sviluppo della rete viaria attorno ad Aquileia (via Annia, ad esempio) e gli interventi di due
proconsoli per determinare i confini di Vicetia, Ateste e Patavium.61 Si può cosi considerare che,
in questo momento, i Romani si erano impadroniti dell’intera Transpadana orientale. Infatti, la
via Postumia attraversava il Po a Cremona, non toccando la zona tra Po e Adda. Non si ha la
minima testimonianza di un intervento di Roma in questo territorio prima del 143, a parte la
disfatta di Cornelio Scipione nel 218…
L’interesse per la via della Macedonia e del Danubio si riflette nelle operazioni di C. Sem-
pronio Tuditano nel 129. Se si ammette la restituzione di A. Degrassi, la campagna avrebbe
toccato anche il territorio dei Taurisci e Carni.62 Infatti, l’archeologia dimostra la diffusione
di prodotti italici nelle valli dei Carni già dalla fine del II sec. a.C.63 Seguono ancora diverse
campagne contro i popoli delle Alpi orientali e dell’Istria. Rimane difficile localizzare i Stœni,
vinti da Quinto Marcio Re nel 118. Se si ammette la corrispondenza con gli Στόνοι di cui parla
Strabone (IV, 6, 6) sono vicini dei Tridentini e dei Lepontii.64 Nel 115, i Carni (e i Taurisci?) sono
definitivamente vinti come sembra dimostrare il trionfo di Marco Emilio Scauro.65
55
  Liv. XLI, 16, 9.Trionfò pure «de Histre[is et] Liguribus». montib]us coactos m[aritumas ad oras ?] / [diebus te]r quineis qua[ter
56
  Liv. XXXII, 29, 7. ibei super]auit / [sueis] signeis consi[lieis prorut]os Tuditanus / [ita
57
  Possiamo sospettare un fenomeno paragonabile a quel- Roma]e egit triumpu[m, praedam ou aedem ou aram] dedit Timauo /
lo delle risorse di stagno: i Galli mantenevano forse il segreto [sacra pat]ria ei restitu[it et magist]reis tradit. Si ammette a volte,
sull’ubicazione delle miniere perché guadagnavano di più ad ricorrendo a Plinio (Nat., III, 20, 134: «Lepontios et Salassos
esportate il prodotto già raffinato o anche lavorato. Tauriscae gentis idem Cato arbitratur») che Taurisci sarebbe una
58
  Plb. XXXIV, 10, 10 = Strabo IV, 6, 12 (208). variante di Taurini. Per questo tutte le cartine di Brixia 2015
59
  La scoperta di più tesori con monete romane (vittoriati presentono i Taurisci o sul Po e sulla Doria, fino alla Cluse de
soprattutto), di cui una parte senza tracce d’uso, associate con Bard (pp. 43 e 45), o nella parte meridionale di questo territo-
monete galliche, almeno fin dalla metà del II sec. mi pare testi- rio, per lasciare posto ai Vertamocori e Libui nella zona di Vercelli
moniare scambi attivi.Vedi Kos 2007. e Biella. Le restituzioni etniche sono tanto più fragili in quanto
60
  Da Genova ad Aquileia. Non si sa se la fondazione di i Romani non s’interessavano di etnologia. Inoltre la trascrizio-
Dertona risale a Postumio, nell’ambito della rete viaria o agli ne dei nomi indigeni in latino e greco non era precisamente
anni 125-118, come si sostiene spesso. Cfr. Vell. I, 15, 5: «de fonetica. I Taurisci dell’iscrizione di Tuditano sono ovviamente
Dertona ambigitur». un popolo della Cisalpina orientale per via della menzione del
61
  Lucio Cecilio Metello Calvo, cos. 142 a.C., procos 141, Timavo (Brixia 2015, p. 139). Inoltre, Polibio parla dei Taurisci
e Sesto Attilio Serrano, cos. 136 a.C., procos 135. L’ipotesi clas- Norici, notazione incompatibile con la localizzazione in Pie-
sica è quella di un conflitto tra le città indigene, sul modello monte. Si deve anche ricordare che la descrizione delle miniere
della sententia Minuciorum, malgrado una procedura completa- dei Taurisci da parte di Polibio non corrisponde al modo di
mente differente. Inoltre, niente nel testo delle iscrizioni in- produzione dell’oro nella Bessa.
dica qualsiasi difficoltà. Mi pare più prudente pensare, con H. 63
 Vitri et alii 2007, p. 43.
Galsterer a una sistemazione autoritaria del Venetorum angulus, 64
  Il testo dei Fasti Capitolini (Inscr. It., XIII.1, p. 84-5) fa
anche per ragioni di responsabilità delle città sul mantenimento menzione di Ligures Stœni, il che ci orienterebbe verso le Alpi
delle strade pubbliche. Galsterer 1988, p. 81. Per Buchi 2000, occidentali o l’Appennino. Livio (Per., LXII) li definisce gens
p. 52, la parola iubet evoca un protettorato piuttosto che un’ami- Alpina. Orosio (V, 14, 5) dice che sono sub radice Alpium. Strabo-
cizia. Sulla rapida romanizzazione della Venezia dopo la guerra ne parla degli Στόνοι tra i piccoli popoli (μικρὰ ἔθνη) assoggettati
Punica, vedi Migliario 2010; sulla diffusione dei bicchieri ca- o sterminati nelle valli sopra Como. Inoltre, lo Pseudo-Aurelio
renati in ceramica grigia come indicatore di diffusione di mate- Vittore parla dei Liguri Taurisci. Come si vede, i Romani non
riale indigene nella Venezia del II sec. a.C., vedi Magnani 2014. avevano delle definizioni molto chiare delle grandi comunità
62
  CIL I2, 652 = ILS 8885 = ILLRP 335 = Inscr. It. culturali dell’Italia settentrionale.
X.3,90; 4,317; Brixia 2015, pp. 206-207. Degrassi secondo 65
  Fasti triumphales Capitolini; CIL I2, p. 49; Inscr. It. XIII.1,
Bücheler: [--- ex itine]re et Tauriscos C[arnosque et Liburnos] / [ex p. 78. Il De viris illustribus, 72, 1-7, dice che vinse i Ligures Taurisci.

˜ 34 ˜
PENETRAZIONE ROMANA NELLE ALPI PRIMA DI AUGUSTO

La supremazia romana nel Venetorum angulus mi pare dimostrata nel 113, quando i Cimbri
chiederanno una terra per stanziarsi. Infatti, il primo incontro si svolse nel territorio dei Nori-
ci. Inoltre Papirio Carbone conosceva una scorciatoia tra il luogo dell’incontro e Noreia, dove
egli subì una grave disfatta.66 In altri termini, Papirio si considerava nel dominio di Roma nel
Noricum, che lui pretendeva alleato (non ci credeva Appiano e non lo sapevano i Cimbri!). La
distruzione dell’esercito romano, il trasferimento del conflitto verso la Gallia meridionale e le
disfatte a ripetizione, misero fine agli interventi romani nel nord-est della penisola.
Se torniamo adesso verso Occidente, troviamo un primo intervento di Roma nell’entro-
terra di Marsiglia nel 154.67 Il momento è significativo, appena dopo gli ultimi trionfi contro
i Liguri Cisalpini,68 al momento della ripresa delle ostilità nel sud-ovest della Spagna,69 e poco
prima dell’eliminazione programmata di Corinto e Cartagine nel 146. È dunque chiaro che
l’interesse di Roma per la Gallia meridionale tornava attorno alla strada della Spagna e all’al-
leanza con Marsiglia. Il silenzio delle fonti lascia intendere che le truppe erano arrivate per
mare, come aveva fatto Cornelio Scipione nel 218.70 La parentesi di Annibale era chiusa e le
Alpi occidentali non interessavano molto i Romani che potevano andare in Spagna o nella
Gallia sud-occidentale per mare.71 Anche il commercio del vino, importante fin dal II sec. a.C.
si faceva per mare e per fiumi.
Ora, qualche anni dopo, Polibio attraversò le Alpi occidentali. Criticando gli storiografi
di Annibale, egli afferma che la via era, se non facile, almeno possibile.72 Secondo Polibio
c’erano quattro passi principali: il primo lungo il mare, il secondo, quello di Annibale, attra-
verso il territorio dei Taurini, il terzo attraverso il territorio dei Salassi e l’ultimo attraverso
il territorio dei Reti.73 Mancano almeno tutti i passi al di là di Como, punto di rottura nella
descrizione straboniana delle Alpi, dipendente da Posidonio e da Polibio. Tutti questi passi
sboccavano nella Gallia indipendente. Il che significa che erano aperti a pagamento ma acces-
sibili anche senza combattimenti.Va purtroppo notato che la data più alta per la fondazione di
Dertona, vale a dire il 148 a.C., quando venne creata la via Postumia, potrebbe essere prossima
al viaggio di Polibio. L’Acheo aveva calcolato una lunghezza di 2200 stadi lungo la strada che
costeggia la base della montagna, quindi meno della metà della Postumia, che era lunga cir-
ca 5.000 stadi.74 2.200 stadi corrispondono grossolanamente alla distanza tra il Varo, confine
dell’Italia, e Como.
Non si sa se la via costiera o il passo di Tenda erano allora usati dai Romani. Non è detto,
ad esempio, se il pretore, ferito dai Liguri e morto a Marsiglia nel 189, viaggiava per mare o per
66
  Liv., Per., LXIII, 5; Appian., Gallica (= Hist., IV), 13; partito da Piacenza, com’è normale per un console della Gallia,
Obsequens., 98 (36). L’identificazione di Noreia rimane ogget- e che aveva attraversato l’Appennino. Dobbiamo concludere o
to di discussioni. Cfr. Šašel Kos 2010. che si tratti di un grave errore da parte dello storico (Appenni-
67
  Plb. XXXIII, 4 (= 8); XXXIII, 7-8 (= 9-10); Liv, Per., no per Alpi), o – più probabilmente – che il console abbia preso
XLVII, 11; Florus, I, 19, (II, 3), 4-5; Obsequens, 18. Roma con- il tracciato della futura via Postumia fino a Genova. Comunque,
tava sull’alleanza con Marsiglia per assicurare la via costiera della Opimio arriva in Gallia direttamente sulla sua facciata maritti-
Spagna, almeno nella parte che va del Rodano ai Pirenei. Pero, ma. Avrebbe liberato Nizza e Antibes.
non si può dimenticare che, a volte, l’importazione di anfore 71
  Migliario 2014, p. 347 sostiene l’ipotesi di un alleanze
greco-italiche e italiche (tipo Dressel 1) supera il commercio tra Roma e i popoli, di stirpe ligure, del Piemonte per spiegare
delle anfore di Marsiglia prima della conquista della Transalpina. l’assenza di interventi militari a nord del Po occidentale. Ma
Sul sito di Lattara, legato strettamente a Marsiglia, il superamen- l’alleanza con Genova e Marsiglia faceva sì che la penetrazione
to è constatato fin dalla fine del primo quarto del II sec. Cfr. nel Piemonte non fosse indispensabile. Giuridicamente, anche
Py et alii 2001 se al limite, i Taurini erano stati vinti da Annibale e Annibale dai
68
  Nel 166 (2), 158, 155. Bisogna ricordarsi che l’appel- Romani. Come nel caso delle «terre dei Cimbri», Roma poteva
lativo di ligure è usato a volte per i Galli Transpadani. Non considerarsi proprietaria del Piemonte settentrionale.
so se si deve concludere dagli eventi del 196 che Roma abbia 72
  Plb, III, 48, 12. Il momento del viaggio non è indicato
concluso un’alleanza coi Libui / Libici della sponda sinistra del perché Polibio parla di Annibale. Sembra pure difficile che Po-
Po. Comunque, secondo Livio (XXXIII, 37), l’esercito romano libio abbia fatto questo viaggio mentre era ostaggio a Roma, tra
è rimasto sulla riva destra. Cfr. Migliario 2014, pp. 345-6. il 167 e il 149. Rimane più probabile l’ipotesi di un viaggio con
69
  Trionfi di L. Mummio nel 152, di Metello nel 151. Nel Scipione Emiliano, forse per la guerra di Numanzia.
153 comincia la lunga guerra di Numanzia. 73
  Plb. XXXIV, 6 = Strabo IV, 6, 12.
70
  Plb. III, 41, 4. Cfr. Liv., XL, 18, 4-8. Tuttavia Scipione 74
  Strabo IV, 6, 1 2: τὸ δὲ μῆκός ἐστι δισχιλίων καὶ διακοσίων
aveva condotto il suo esercito sulle terre di Galli indipendenti, σταδίων τὸ παρῆκον παρὰ τὰ πεδία.
Salii, Cavari, etc., senza conflitto. Dice Polibio che Q. Opimio è

˜ 35 ˜
MICHEL TARPIN

terra.75 Il passo dei Taurini dev’essere quello del Monginevro. Quello dei Salassi è ovviamente
uno dei passi del San Bernardo, ma gli argomenti per uno o per l’altro non sono decisivi.76 I
passi retici sono numerosi. Tenendo conto dell’interesse di Roma per il Ticino e Como, si può
pensare che Polibio aveva in mente uno dei passi verso l’alto Reno. Si deve anche considerare
che quando i Cimbri,Teutoni e Tigurini, nel 102, decisero – si dice – di andare in Italia, fecero
la scelta di passi diversi da questi: un primo gruppo per la via costiera (lo aspettava Mario), un
altro attraverso i passi di Trento e la valle dell’Adige (lo aspettava Catullo) e un terzo attraverso
il Norico (lo aspettava Sulla).77 Possiamo fare l’ipotesi che i passi di Polibio saranno appunto
i compendia che Mario occuperà per impedire ai Cimbri di entrare in Italia. Lo stesso Mario,
dopo la vittoria di Aix-en-Provence, attraversò le Alpi, ovviamente per un passo meridionale.78
L’apertura dei passi, e particolarmente quello (quelli?) dei Salassi, ai viaggiatori Italici fu
probabilmente l’occasione per scoprire le miniere d’oro. Cosi, per scelta personale o su sug-
gerimento degli imprenditori, cacciati poco prima dalle miniere dei Taurisci, comunque senza
ordine del senato o del popolo, Appio Claudio Pulcro attaccò i Salassi nel 143. Questa prima
guerra nella Transpadana occidentale79 (fig. 3) fu lunga, la vittoria difficile e il suo trionfo
contestato.80 Ma i Romani si impadronirono delle miniere della Bessa, chiamate Victumulae.81
Non sembra che Appio sia entrato nella Valle di Aosta. Resta però probabile che una parte del
territorio sia stata confiscata.82
Un secolo dopo l’intervento massiccio nel territorio degli Insubri, precisamente tra 125
e 121, quattro dei dieci consoli eletti furono mandati nella Transalpina: M. Fulvio Flacco, cos
125, C. Sestio Calvino, cos 124, Cn. Domizio Enobarbo, cos 122 e Q. Fabio Massimo Emi-
liano, cos 121. La necessità di condurre eserciti in Spagna per terra, la ricchezza agricola della
Gallia meridionale e la ricchezza ‘tout court’ di diversi popoli erano argomenti sufficienti per
decidere una conquista facilitata dall’alleanza coi fratelli consanguinei, gli Aedui.83 La conquista
della Narbonensis non si può paragonare alla conquista della Spagna o della Liguria: fu compita
in quattro anni e con due o tre grandi battaglie.84 Siccome nessuna delle numerose rogationes
75
  Liv. XXXVII, 57, 1-2; Oros. IV, 20, 24. 79
  Nel 166 i Fasti citano due trionfi, un po’ confusi: quello
76
 Wiblé 2008, p. 24, seguendo Lasserre, ad loc., pensa al di M. Claudio. Marcello sui Galli Contub[r]ii e sui Ligures [Elea]
Gran San Bernardo. L’argomento dell’inutilità del Piccolo S. B. tes, e quello di C. Sulpicio sui Ligures Ta[---]rneii. La periocha
non mi convince. Pero si è anche rilevato che Liv. XXI, 38, 6 XLVI, 3 di Livio dice semplicemente: «Claudius Marcellus cos.
ha trovato nelle sue fonti una maggioranza di opinioni a favore Alpinos Gallos, C. Sulpicius Gallus cos. Liguras subegit». La
del G. S. B. Lassere, ad loc., conclude dalla menzione di Coelius formulazione corrisponde meglio alla ripartizione classica tra
Antipater che l’ipotesi del G. S. B. sarebbe già dominante nella i due consoli: l’uno nella Gallia (Venezia e parte orientale) e
metà del II sec. a.C., il che dimostrerebbe che il passo era già l’altro nella Liguria appenninica. Inoltre, come abbiamo visto,
aperto ai Romani. Ora, Antipatro, secondo Livio, dice sempli- i Galli Alpini sono spesso qualificati come Liguri. Non si può
cemente di aderire all’ipotesi di un passo di Cremona, vale a dunque concludere che ci sia stata già nel 166 una guerra sui
dire di Como, ipotesi assurda, come scrive Livio. Il fatto che ci popoli alpini occidentali. Balbo 2017, p. 501, avanza l’ipotesi di
sia stata un’etimologia falsa a favore del G. S. B. forse già nel II un accordo, forse conseguenza di una deditio, coi Libui. Ma le
sec. a.C. non permette di supporre che Polibio abbia pensato a fonti sono mute.
questo passo, più ripido e difficile. 80
  Sul trionfo scandaloso di Appio, cfr. Cic., Pro Caelio, 14,
77
  Flor. I, 38 (III, 3), 6-7: «Nec segnius quam minati fue- 34;Val. Max.V, 4, 6 ; Suet., Tib., 2, 9. Balbo 2017.
rant tripertito agmine in Alpes, id est claustra Italiae, ferebantur. 81
 Strabo IV, 7, 7 (a proposito dell’appalto a favore dei
Marius mira statim velocitate occupatis compendiis praevenit publicani) e V, 1, 12; Plin., NH, XXXIII, 78 (a proposito della
hostem, prioresque Teutonas sub ipsis Alpium radicibus ad- lex censoria che vietava di impiegare più di 5.000 uomini nelle
secutus in loco quem Aquas Sextias vocant quo (…) proelio miniere). Per l’arbitrario della guerra: Dio XXII, 74, 1. Liv., Per.,
oppressit! 11: Hi (Cimbri) iam – quis crederet? – per hiemem, LIII; Obseq., 21 ; Oros.V, 4, 7. Sintesi in Brecciaroli Taborelli
quae altius Alpes levat,Tridentinis iugis in Italiam provoluti ve- 2010.
luti ruina descenderant. 18: Tertia Tigurinorum manus, quae 82
  Migliario 2014, pp. 349-350. Non sono convinto che
quasi in subsidio Noricos insederat Alpium tumulos, in diver- Appio abbia già previsto una deduzione coloniale nella zona
sa elapsa fuga ignobili et latrociniis evanuit». La versione di confiscata, né che abbia regalato ai Libici vicini una parte delle
Plutarco (Marius, 15) ritiene il passo lungo il mare, ma fa una terre dei Salassi.
confusione tra il Norico e le Alpi tridentini, dove aspettava 83
  Forse già prima del 144, se la citazione di Apollodoro di
Catullo. Liv., Per., LXVIII, 6-7: «Cimbri cum repulso ab Al- Atene da parte di Stefano di Bisanzio non è sbagliata (Apollod.,
pibus fugatoque Q. Catulo proco(n)s(ule), qui fauces Alpium Chron., 4, fgt. 60 (FGrHist II, B, p. 1027; FHG I, p. 437). Cfr.
obsidebat, (<ad> flumen Athesim <cohortem quae> castellum Jullian 1909, p. 28.
editum insederat, reliquerat, quae tamen virtute sua explicata 84
  Lo dice esplicitamente Ammiano XV, 12, 5. Due de-
fugientem procos». cenni dopo, i Saluvii insorti furono vinti di nuovo da C. Celio
78
 Fest., Breuiarium, 6, 2. nel 90 (Liv., Per., LXXIII, 10). Non si sa dove combatté Valerio

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PENETRAZIONE ROMANA NELLE ALPI PRIMA DI AUGUSTO

agrariae, che si succedono tra 133 et 80 a.C. e che sono quasi tutte fallite, sembra toccare la
ricca Transpadana, si può sospettare un progetto graccano in Transalpina, a favore degli equites.85
Non si sa per quale via Fulvio Flacco e i suoi successori sono arrivati nella Provenza. Non
si può escludere tuttavia la possibilità che lo stesso Flacco sia il creatore di Forum Fulvii (e forse
anche di Dertona, Hasta e Pollentia) e della via Fulvia, che collegava Dertona con la città dei
Taurini e, più oltre, con la Val di Susa e la Transalpina.86 In quel caso avrebbe aperto la strada del
Monginevro, o, per meglio dire, avrebbe attrezzato il diverticolo che, dalla Postumia, raggiun-
geva la capitale dei Taurini e poi le valli che, un secolo dopo, costituiranno il regno di Cozio. La
scelta di Torino – sempre ammettendo che la via Fulvia sia del 125 a.C. – corrisponderebbe alla
via più breve e più comoda verso la Gallia meridionale attraverso il Monginevro e spieghereb-
be, come nel caso di Sestio Calvino, un conflitto coi Voconzi della Durance.87 Siccome Flacco
fu il primo ad iniziare la vera conquista della Transalpina, si capisce la sua scelta, che permetteva
di arrivare a una relativa vicinanza di Marsiglia.88 L’alternativa, ipotizzata da E. Migliario,89 che
sarebbe stata la via fluviale per il Po e poi la Doria fino alla futura Eporedia, avrebbe condotto
Flacco nella parte settentrionale della futura Provincia e al Lemano. Ora la battaglia più setten-
trionale della conquista ebbe luogo alla confluenza dell’Isère e del Rodano, poco a nord di Va-
lenza. Il ruolo di Eporedia, prima colonia nel nord-ovest della pianura padana (100 a.C.), creata,
stando a Velleio, per volontà dei libri Sibillini, e, stando a Strabone, contro i Salassi,90 prima della
conquista della Gallia Comata, era dunque, ovviamente, quello del controllo indiretto dei passi
del San Bernardo, ma anche, e soprattutto, di gestire la produzione di metallo prezioso, che
poteva fruire di fiumi navigabili, mentre la via Fulvia era la più rapida per chi andava verso la
bassa pianura del Rodano a piedi o a cavallo. Come ha ben visto M. Balbo, il testo di Strabone
è un’interpretazione augustea della fondazione della colonia, quando l’equilibrio creato tra gli
imprenditori romani delle miniere e i Salassi, padroni della strada di montagna, fu denunziato
per la conquista e il controllo diretto della valle d’Aosta.91 Mancano gli indizi precisi di una
presenza romana nelle Alpi nell’ultimo quarto del I sec. a.C., ma la ristrutturazione del porto
di Ginevra nel 122/121, la costruzione di grandi villae tra fine del II e inizio del I sec., o l’oc-
cupazione del sito di Tarnaie-Massongex, all’altezza del primo ponte a monte del Lemano, sin
dalla fine del II sec., sono altrettanti indizi di una riconfigurazione della viabilità.92
Non si sa per quali passi sono arrivati gli eserciti romani che affrontarono i Cimbri e i Teu-
toni in Gallia. Siccome i luoghi delle battaglie sono verso Lione (?) nel 109, Orange nel 107,93
Agen nel 10694 e poi Aix-en-Provence nel 102, si deve prendere in considerazione anche la

Flacco, cos 93, che trionfò forse nell’ 81 o 80 (i fasti sono resti- 88
  Liv., Per., 60, 2: «M. Fulvius Flaccus primus transalpinos
tuiti sulla base di Granio Liciniano, 36, p. 31 Flemisch, lui stesso Liguras domuit bello, missus in auxilium Massiliensium adver-
lacunoso). Come si sa, non abbiamo nessuna fonte sulla con- sus Salluvios Gallos, qui fines Massiliensium populabantur».
quista della Gallia sud-occidentale, il Languedoc. Si deve forse 89
  Migliario 2014, p. 351.
ammettere, seguendo Polibio, che già nella sua epoca la via tra 90
 Vell., I, 15, 5; Plin., Nat, III, 17, 123: «oppidum Epore-
la Spagna e il Rodano era controllata e attrezzata dai Romani dia Sibyllinis a populo Romano conditum iussis». La formula
(Plb. III, 39, 7-9). Questo passo è stato criticato e considerato non corrisponde al lessico delle fondazioni coloniarie. Per un
glossa posteriore (Arnaud 2007), ma E. Foulon et M. Molin, bilancio archeologico, vedi Brecciaroli Taborelli 2007. La
ad loc., ed. CUF, ammettono il passo come originale.Vedi anche particolarità del ricorso ai libri Sybillini ricorda l’uso di questi
Cic., Rep., III, (9), 15-16. Inoltre, Strabone (II, 4, 4), citando stessi libri dopo la disfatta di Appio durante la prima batta-
Eratostene, calcola la distanza tra Marsiglia e le colone d’Ercole glia (Obsequens, 21). I decemviri avrebbero trovato nei libri che
à 7.000 stadi, obliterando così la Provenza. Appio doveva sacrificare «in (Gallorum) finibus». Si può forse
85
 Tarpin 2015, pp. 212-213. suppore che Eporedia sorse al posto del sacrificio (forse realiz-
86
  L’attribuzione a Fulvio Flacco della città e della via è zato secondo il ius Italicum). Strabo IV, 6, 7. Si discute sull’i-
comunemente ammessa, pure senza fonte precisa. Flacco gover- dentificazione del territorio della colonia con quello preso ai
nava le ‘due Gallie’ e aveva bisogna di andare e tornare volece- Cimbri e destinato a deduzioni da parte di Saturnino (Appian.,
mente. Cfr. Milgliario 2014, p. 350. Sull’ipotesi di P. Fraccaro BC, 1, 29).
della creazione di più colonie, vedi Balbo 2012, pp. 18-9. 91
  Balbo 2012, p. 20.
87
 Se ne fa menzione nei Fasti: M. Fu[lvi]us M. f. Q. n. 92
 Tarpin et alii 1999, pp. 35-36.
Flaccus pro [co(n)s(ule) de Li]guribus Vocontieis Salluveisq(ue) VI [---] 93
  Eutrop. V, 1: «iuxta flumen Rhodanum». Oros., V, 16, 1:
an. DCXXX. C. Sextius C. f. C. n. Calvin(us) pro co(n)[s(ule)] de «C. Manlius consul et Q. Caepio proconsule (…) missi prouin-
Ligurib(us) Vocontieis Salluveisq(ue) [--- an. DCXXXI]. Va notato cias sibi Rhodano flumine medio diuiserunt».
che i Voconzi e Saluvii erano considerati come popoli liguri, 94
 Liv., Per., LXV, 4: «Finibus Nitiobrigum».
come scrive Livio, Per., LX, 2.

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MICHEL TARPIN

possibile scelta del Monginevro o del Moncenisio. Comunque, al momento della pro Quinctio,
negli anni 80, la strada della Gallia era aperta ai negotiatores italiani, sicuramente a pagamento.
Se si ammette l’ipotesi, ragionevole, del Barruol, a proposito di pro Quinctio, 3, 12, il passo in
questione dovrebbe essere il Monginevro.95
L’informazione manca per i due primi decenni del I sec. a.C. La storiografia ammette ge-
neralmente che la lex Pompeia96 di cui parla Plinio a proposito dei popoli adtributi a municipi
del pedemonte, risalirebbe a Pompeo Strabone, nel 89. Senza entrare nella discussione senza
fine sul personaggio, tornato a Roma tropo tardi per far votare una legge, sulla data,97 o sul
concetto di adtributio, possiamo rilevare che, malgrado l’assenza di precisione topografica da
parte di Plinio, si suppone che il fenomeno sia una peculiarità delle Alpi orientali.98
In questo periodo l’archeologia, nella cronologia attuale del periodo La Tène D, sembra
indicare movimenti diversi. Attorno al 90 si ricordano la distruzione o l’abbandono di diversi
oppida della Gallia meridionale, ma, per quel che ci riguarda, mi sembra più importante ricor-
dare i lavori di fortificazioni identificati in Svizzera, in importanti località stradali. S. Martin
Kilcher ha rilevato il sincronismo tra le potenti mura di Yverdon, datate al 81/80 a.C., e le nuo-
ve fortificazioni a Bern-Engehalbinsel (Brenodurum?), Vindonissa e Basilea.99 Forse non a caso,
è stato scoperto sull’oppidum di Sermuz (VD), in Svizzera, un conio monetale repubblicano di
C. Nevio Balbo, datato, secondo la tipologia di Crawford, al 79 a.C. Non sembra essere stato
usato sul sito per la produzione di monete, però sembra poco probabile che sia stato importato
da Roma decenni dopo la sua produzione.100
Infatti, nel 77, Pompeo, diretto in Spagna, dové aprire con la forza delle armi101 una ‘nuova
strada’ attraverso le Alpi. Varrone aggiorna allora l’elenco dei passi, portando il numero a cin-
que, concludendo col Piccolo San Bernardo e senza fare menzione dei passi retici.102 I primi
due sono gli stessi per Polibio e Varone: la via litoranea e il valico di Annibale, oggetto di spe-
culazioni. Poi ci sarebbe quello di Pompeo e quello di Asdrubale – di cui Polibio non diceva
niente – e infine il Piccolo San Bernardo, l’Alpis Graia di Varrone, probabilmente identico al
passo dei Salassi di Polibio.103 La ‘lettera di Pompeo’ dice che il nuovo passo era opportunius per
i Romani (per andare in Spagna, si capisce).104 Se il Piccolo San Bernardo è il passo dei Taurini
95
 Cic., pro Quinctio, 3, 12. Barruol 1969, pp. 291-293. Vindonissa, vedi Pauli-Gabi 2007. Il Münsterhügel di Basilea
96
 Non capisco come si possa conciliare l’ipotesi lura- potrebbe essere il sito della prima colonia di Raurica, mai trovata
schiana delle colonie fittizie, fondata sul testo di Asconio, con il a Augst. Bern non è sulle strade imperiali, ma le scoperte del
famoso passo del pro Balbo, 14, 32, affermando che i rapporti tra Schnidejoch (chiodi di caligae in quantità), del Lötschpass e dell’
gli Insubri e Cenomani e i Romani erano retti, ancora nel 56, da Iffigsee permettono di mettere in evidenza la possibilità, per
un foedus, che vietava l’attribuzione della cittadinanza romana. chi veniva dall’Italia per un passo del Gran San Bernardo, di
Vedi Vedaldi Iasbez 2000, p. 347. evitare la chiusa di Saint-Maurice e di procedere direttamente
97
  Si ritiene talvolta che l’89 sarebbe l’anno iniziale dell’e- a nord-est verso il lago di Thun, Berna e di raggiungere la strada
ra di Patavium e di Vicetia: Cresci Marrone 2009, p. 210. Ora, ‘normale’ a Petinesca, passando per Grächwil (Meikirch), dov’è
per Patavium è stata proposta, con buoni argomenti, la data del stata trovata la famosa idria.
173 (Liu 2007), mentre, per Vicetia, l’iscrizione di riferimento 100
  Geiser 2011.
non è datata. Inoltre, come sottolineato dalla Cresci Marrone, 101
  Sallust., Ep. Pomp., 4 = Hist., II, 98 M., 4: (…) «diebus
Feltria cominciava la sua era locale nel 39 (a seguito dell’inte- quadraginta exercitum paraui hostisque in ceruicibus iam Ital-
grazione della Cisalpina nell’Italia?). iae agentis ab Alpibus in Hispaniam submoui; per eas iter aliud
98
 Plin., Nat., III, 20, 134: «Camunni conpluresque simi- atque Hannibal, nobis opportunius, patefeci». Lucan, VIII, 808:
les finitimis adtributi municipis». 20, 138: «Non sunt adiectae «Alpinaque bella». Plin., Nat,VII, 26, 96.
Cottianae civitates XV, quae non fuerant hostiles, item adtribu- 102
 Varro apud Serv., Aen., X, 13: «Quas Alpes quinque viis
tae municipiis lege Pompeia». Sulla base di diversi indizi, Fao- Varro dicit transiri posse, una quae est iuxta mare per Ligures,
ro 2015, pp. 182-3, elenca i seguenti popoli adtributi dopo la altera qua Hannibal transiit, tertia qua Pompeius ad Hispaniense
conquista augustea: Salassi (come incolae!); Camunni, Trumplini, bellum profectus est, quarta qua Hasdrubal de Gallia in Italiam
Sabini e Benacenses a Brescia, per ragioni di tribù (Fabia), Carni venit, quinta quae quondam a Graecis possessa est, quae exinde
(?) e Catali a Trieste (Inscr. It. X, 4, 31); una parte dei Sinduni, Alpes Graiae appellantur».
Tulliasses e Anauni a Trento (CIL V, 5050 = D 206). Fuori dalle 103
  Si tratta probabilmente del passo usato da D. Bruto tra
Alpi sappiamo da Plinio che diversi oppida ignobilia della Nar- Ivrea e Grenoble: Cic., Fam., 11, 26. Il 3 giugno del 43 scrive
bonnensis erano attributi a città più importante, come Nemausus. dal suo accampamento in Alpibus, dieci giorni dopo la lettera da
99
  Martin Kilcher 2015, p. 249; Tarpin 2016, con bi- Ivrea. Il luogo più probabile potrebbe essere la pianura di Aosta.
bliografia.Yverdon è un posto importante sulla via straboniana Pagò un denaro a testa per i suoi soldati: Strabo IV, 6, 7.
del Jura e particolarmente del col des Étroits, dove l’archeo- 104
  Scrive Appiano (BC, I, 13, 109) che il passo di Pompeo
logia ha rivelato recentemente elementi di militaria del I sec. era tra le sorgenti del Rodano e del Po. Sulla carta di Peutinger
a.C. (Martin Kilcher 2015, p. 266). Per la fortificazione di tra le due sorgenti ci sono i due passi del San Bernardo. La carta

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PENETRAZIONE ROMANA NELLE ALPI PRIMA DI AUGUSTO

di Polibio, si dovrebbe concludere che Pompeo e Asdrubale presero la via della Val di Susa.
Se Varrone elenca le strade in ordine geografico, il passo di Pompeo sarebbe il Monginevro e
quello di Asdrubale il Moncenisio. D. van Berchem notava la presenza di Pompeii nella «combe
du Bourget» e pensava al Moncenisio perché considerava l’uso del Monginevro già comune
nel 78.105 In realtà questo non è così importante. Il numero dei Pompeii nel territorio degli Al-
lobrogi implica comunque la presenza di Pompeo, che sia sceso direttamente dal Moncenisio o
che abbia presso il diverticolo dal Monginevro a Grenoble.106 Da questo momento, l’interesse
dei Romani si svolge verso le Alpi occidentali.
Almeno uno dei passi è stato presto aperto ai viaggiatori romani, perché, nel 61, andando in
Spagna, Cesare viaggiò attraverso le Alpi, con una piccola scorta di amici.107 Si sa che lo stesso
Cesare, durante il suo proconsolato, poté scrivere i primi libri della sua grammatica mentre
viaggiava attraverso le Alpi.108 Le difficoltà cominciano quando un magistrato vuole passare
con un esercito, e probabilmente senza pagare il prezzo richiesto. Nel 58 Cesare incontrò qual-
che difficoltà a condurre cinque nuove legioni, almeno 20.000 uomini, da Ocelum fino al terri-
torio degli Vocontii, combattendo i Ceutrones, Graiocelli e Caturiges.109 L’apparente incoerenza di
queste informazioni ha portato a diverse conclusioni, mentre la menzione di Ocelum permette
l’identificazione con un passo della Val di Susa.110 Fu forse l’occasione del primo accordo tra
Cesare e il re Donno di Susa.111 Lo stesso anno 58 Cesare combatté Ariovisto, suocero del re
Voccio di Noricum. Che sia un effetto della colpevolezza del re o di accordi posteriori, incon-
triamo una cavalleria norica, mandata dal re, nel 48, all’inizio della guerra civile.112
Coi Salassi, o Veragri, c’era ovviamente un problema di prezzo. Per questo Cesare mandò
Galba a Octodurus nel 57, non tanto per «aprire una nuova via», come si scrive spesso, ma ap-
punto perché il portorium era troppo elevato.113 Infatti, il passo era aperto perché Cassio Dione
scrive che numerosi soldati erano tornati a casa, essendo l’Italia vicinissima.114 Forse questa
quantità di viaggiatori non paganti o a prezzo scontato avevano irritato i Galli che attaccarono
Galba per forzarlo a lasciare Octodurus, ai piedi del valico. Con la sottomissione degli Elvezi
e Sequani e con la conquista della Gallia Belgica, il Gran San Bernardo diventò il passo più
diretto verso i nuovi territori. Siccome Cesare non provò a riconquistare Octodurus, si deve
pensare che aveva trovato una soluzione diplomatica o finanziaria. Cesare si era assicurato un
sufficiente controllo su almeno un passo dei Salassi e probabilmente su due. Nell’ inverno del
49, le legioni chiamate in Italia son passate senza difficoltà particolare.115
Essendo rimasto quasi dieci anni nelle due Gallie, Cesare è una personalità importante nella
storia della Alpi nell’antichità (fig. 3). Dopo gli incidenti del 58 e 57 non incontra più difficoltà
a viaggiare attraverso la montagna, e lo fa spesso. Non sembra che abbia avuto un progetto di

è sbagliata su questo punto perché la sorgente del Po, a Pian del 110
 Walser 1986, p. 12; 1994, p. 27; Letta 1976, p. 60. L’i-
Re, è molto più meridionale. E non si capisce perché Pompeo potesi del Monginevro è già proposta da Rice Holmes 1899,
sarebbe passato per il Gran San Bernardo per andare in Spagna. pp. 29 e 309; Jullian III 1909, p. 202. Ancora da Rémy et alii
105
 Van Berchem 1976. 1996, p. 57 sono stati proposti anche passi minori come il col
106
  Letta 2018, pp. 58-59 ritiene che ci sono forti dubbi de Manse o il col Bayard.
sull’uso del Monginevro nel 77, ma senza riferimento al passo 111
 Wiblé-Tarpin 1986, p. 139. Contra: Denti 1991, p. 213.
di Appiano. Letta 2018, pp. 59-60 ammette il ricorso probabile al Mongi-
107
  Plut., Caes., 11, 3-4. nevro, ma preferisce parlare di «diritto di passaggio imposto al
108
  Suet., Caes., 56, 6. regolo alpino con le armi» piuttosto che di «accordo».
109
  Caes., Gall., I, 10, 3-5: «Ipse in Italiam magnis itin- 112
 Caes., BC, I, 18, 5. La moglie norica di Ariovisto era
eribus contendit duasque ibi legiones conscribit et tres, quae stata uccisa durante la battaglia di Besançon.
circum Aquileiam hiemabant, ex hibernis educit et, qua prox- 113
 Caes., Gall., III, 1, 1: «Cum in Italiam proficisceretur
imum iter in ulteriorem Galliam per Alpes erat, cum his quin- Caesar Seruium Galbam cum legione XII et parte equitatus in
que legionibus ire contendit. Ibi Ceutrones et Graioceli et Ca- Nantuatis,Veragros Sedunosque misit, qui a finibus Allobrogum
turiges locis superioribus occupatis itinere exercitum prohibere et lacu Lemanno et flumine Rhodano ad summas Alpes perti-
conantur. Compluribus his proeliis pulsis ab Ocelo, quod est nent. Causa mittendi fuit quod iter per Alpes, quo magno cum
oppidum citerioris provinciae extremum, in fines Vocontiorum periculo magnisque cum portoriis mercatores ire consuerant,
ulterioris provinciae die septimo pervenit; inde in Allobrogum patefieri volebat».
fines». Appiano (Celt., 1, 4) fa menzione di una vittoria sugli 114
  Dio., 39, 5, 3.
Allobrogi. Nella versione di Polieno (VIII, 23, 2), non ci sarebbe 115
 Caes., BC, 1, 8.
stato nessun combattimento.

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MICHEL TARPIN

conquista di tipo formale per le Alpi, al di là della possibilità, negoziata, di attraversarle. Si sa che
è rimasto a lungo molto interessato al Venetorum angulus e che è andato più volte ad Aquileia,
dove aveva stanziato delle legioni nel 58.116 Durante l’inverno 55/54 aveva fatto un viaggio in
Illiria,117 forse perché il pericolo illirico rimaneva presente.118 Si deve forse ammettere con G.
Zecchini che Cesare, una volta compiuta la conquista della Gallia, si sarebbe volto al vecchio
pericolo nord-orientale, per il quale aveva ottenuto inizialmente il comando della Cisalpina e
dell’Illirico.119 L’Illiria rappresentava dunque ancora un rischio… o un’opportunità di guerre
fruttuose.
Si attribuisce una serie di fondazioni a Cesare. Nella Transpadana avrebbe creato Forum Iulii
(Cividale del Val Camonica),120 e creato o piuttosto rafforzato Iulium Carnicum,121 dove la pre-
senza di un possibile conventus di negotiatores italiani sembra attestata, Bellunum e Nauportus.122 Si
discute invece il suo ruolo nella fondazione di Trieste123 e Trento.124 Un famoso passo di Irzio
a proposito delle incursioni degli Illiri menziona infatti le «colonie di cittadini romani». Trie-
ste sarebbe stata saccheggiata. Tuttavia, l’unica colonia esplicitamente creata ex lege Vatinia era
Novum Comum. Si nota che Appiano chiama Trieste Ῥωμαίων ἄποικον e non ἀποικία. Possiamo
dunque seguire l’ipotesi di Sisani, osservando che l’espressione colonia civium Romanorum era
piuttosto eccezionale. Irzio parlerebbe di città di cittadini romani, senza statuto coloniale.125
Trieste diventò colonia forse nel 23 a.C. La prima Trieste potrebbe essere uno degli accampa-
menti identificati a sud-est della colonia imperiale.126 Che queste città siano chiamati forum,
vicus o ἄποικον importa poco. Il fatto è che Cesare si occupò di strutturare il pedemonte e l’ac-
cesso ai passi, stabilizzando piccole o più grandi comunita di cittadini romani in posti strategici,
commerciali ma anche, ovviamente, militari.127
L’archeologia e l’epigrafia hanno rivalutato anche il ruolo di Cesare nelle fondazioni co-
loniali nella Transalpina. Cesare sceglie posti abbastanza lontani dalle Alpi ma strategici, un po’
come lo era Dertona.128 Lione e Augst sono state create da Munazio Planco nel 43, sicuramente
secondo un piano previsto da Cesare. La prima alla confluenza del Rodano e della Saône e
all’incrocio di vie che provengono da almeno tre passi alpini (fig. 2).129 La seconda, sul Reno,
116
  Il famoso episodio del legno che non brucia, scoperto il nome di Trieste sarebbe veneto. Contra Vedaldi Isabez 2000,
da Cesare durante l’assedio del castellum Larignum vicino alle p. 333 per cui sarebbe una città carnica. Strabone (VII, 5, 2),
Alpi, dev’essere situato nelle Alpi Giulie o Tridentine (Vitruv. seguendo una fonte repubblicana, ne fa una κώμη dei Carni.
II, 9, 15). Il castellum è stato cercato a breve distanza da Moggio, 124
  Faoro 2014 ne fa una fondazione paragonabile a quel-
un sito romanizzato nella metà del I sec. a.C.Vitri et alii 2007, la di Aosta (25 a.C.).
p. 41. 125
  Sisani 2017, p. 111. Aggiungerei che la possibilità di
117
 Caes., Gall., V, 1. creare una città e di stanziarci dei cittadini romani – o altri –
118
 A meno che non sia il ‘viaggio’ di Cesare a provocare sembra essere di competenza dei magistrati con imperium nelle
l’ira degli Illiri. L’aggressione contro Trieste e Aquilea sarebbe loro provincie. Tarpin c.s.Vi sono numerosi esempli in Spagna,
del 55/4 secondo Appiano e del 53 secondo Irzio. Hirt., Gall., a cominciare da Italica, ma anche in Gallia, come la città, futura
VIII, 24, 3: «Titum Labienum ad se evocat; legionem autem XV, Aquae Sextiae, fondata nel 121, forse sul sito stesso dell’oppidum
quae cum eo fuerat in hibernis, in togatam Galliam mittit ad dei Salii. Vedi anche la situazione di Palma e Pollentia, per le
colonias civium Romanorum tuendas, ne quod simile incom- quali Strabone usa la parola κτίζειν, equivalente a condere (ur-
modum accideret decursione barbarorum ac superiore aestate bem), precisando che vi furono stabiliti 3.000 cittadini romani
Tergestinis acciderat, qui repentino latrocinio atque impetu il- dalla Spagna. Infatti, c’erano poche città di diritto romano per
lorum erant oppressi». Appian., Illyr., 4,18: Ἰάποδες δὲ οἱ πέραν i cittadini romani della Venezia. Cfr. Sisani 2017, pp. 118-119.
Ἄλπεων, ἔθνος ἰσχυρόν τε καὶ ἄγριον, δὶς μὲν ἀπεώσαντο Ῥωμαίους, 126
  Bernardini et alii 2015, in coerenza con Strabo V, 1, 9:
ἔτεσί που ἀγχοῦ εἴκοσιν, Ἀκυληίαν δ᾽ ἐπέδραμον καὶ Τεργηστὸν φρούριον Τεργέστε.VII, 2, 5 potrebbe risalire a una fonte più vec-
Ῥωμαίων ἄποικον ἐσκύλευσαν.Vedi Sisani 2017, p. 107. chia, ma la coabitazione di una κώμη indigena e di un φρούριον
119
  Zecchini 2015, pp. 554-556. romano non sembra anormale.
120
 Paul., Hist. Long., II, 14;Venant Fortunat., Vita Martin., 127
  La scoperta dei frammenti di forma di Verona ha rinno-
IV, 653. Bandelli 1986, p. 57. vato la problematica della romanizzazione istituzionale e terri-
121
  Nel 56 secondo Zecchini 2015, p. 555; Sisani 2017, toriale delle vecchie città, destinate ad integrare in modo pieno
p. 115. L’occupazione della seconda metà del II sec. a.C. è oggi la Romanità. Cfr. Cavalieri Manasse – Cresci Marrone 2017.
ben confermata: Donat et alii 2009, pp. 80-81. 128
  I Romani non combattono mai in montagna, neanche
122
  Sisani 2017, p. 115. Nauportus fu, secondo Strabone durante le crisi di usurpazione. Preferiscono i punti di conver-
VII, 5, 2 una città dei Taurisci: Ναύπορτον (…), τῶν Ταυρίσκων genza delle vie alpine.
οὖσαν κατοικίαν. La città del II sec. a.C. non è stata ritrovata. 129
  L’archeologia ha dimostrato l’esistenza di fossati ad an-
Horvath 2008, p. 447. fore, di un tipo identificato a Lione (Verbe Incarné, datato oggi
123
 Prima del 52 secondo Vedaldi Iasbez 2000, p. 341; della prima metà del I sec. a.C.) e particolarmente spettacolare
Bandelli 1986, pp. 55-56. Secondo Prosdocimi 1986, p. 16, sui siti della «rue du Souvenir» e dell’«îlot Cordier», sicuramen-

˜ 40 ˜
PENETRAZIONE ROMANA NELLE ALPI PRIMA DI AUGUSTO

navigabile, all’arrivo della strada di Como e in prossimità (della parte terminale) del Giura,
collegata dunque facilmente all’altopiano svizzero.130 Nyon, colonia Iulia Equestris, è oggi con-
siderata con certezza come colonia cesariana, al più tardi di età triumvirale. La sua posizione,
nella parte più stretta tra Giura e Lemano, ne fa un posto strategico più che commerciale.131
Di recente Valenza è datata in età cesariana o all’inizio del triumvirato. Una nuova lettura
dell’iscrizione di L. Nonio Asprenate è coerente coi risultati dell’archeologia recente. Inoltre,
la presenza romana è adesso ben attestata per la prima parte del I sec. a.C.132
Le Alpi sono ormai circondate da città di statuti diversi – colonie a vocazione sia economi-
che sia strategiche o fora / vici destinati a scambi commerciali – che permettono di controllare
i flussi di prodotti e di gente sui due versanti della montagna.133
Quale che sia stata l’attitudine di Cesare di fronte ai popoli alpini, che abitavano sui passi,
il fatto è che, dopo 58, i Romani non incontrano nessuna difficoltà a passare, anche in massa.
Durante i primi anni della guerra civile, e particolarmente nel 43, sono decine di migliaia gli
uomini che sono passati dall’Italia alla Gallia o viceversa, anche se a volte a prezzo d’argento,
come per Decimo Bruto.134 Se Bruto scelse la via di Ivrea e il Piccolo San Bernardo, non è per
ragioni di conflitti cogli indigeni, ma ben perché L. Antonio aveva chiuso i passi meridionali.135
Arrivati a questo punto, ci avviciniamo dalle ‘guerre di Augusto’. Infatti, dal 34 in poi, Otta-
viano condusse o ordinò136 operazioni belliche nella penisola balcanica e nelle Alpi italiane. Da
qualche anno abbiamo però attestazioni archeologiche di presenza militare o di combattimen-
ti all’epoca di Cesare o della guerra civile ben al di là delle operazioni augustee menzionate
dalle fonti (Fig 3).137 Le più spettacolari sono probabilmente l’accampamento del Septimer,138
il campo di battaglia di Grad / Reka, sull’Idrijca (Slovenia)139 o il «mur d’Hannibal» nella Val
d’Entremont (Valais).140 Oltre ai militaria, la scoperta di materiale scrittorio in un sito remoto
e in apparenza poco romanizzato come Gamsen / Brig, nell’alto Vallese, lascia intendere che la
popolazione era coinvolta nel commercio alpino.141
Secondo la storiografia antica Augusto avrebbe vinto una quantità di popoli: viene da
domandarsi se ci sono abbastanza valichi per tutti. La lista di Appiano ne comprende almeno
15 per le sole Alpi orientali, senza Reti e Vindolici. Plinio aggiunge all’iscrizione della Turbie
il suo elenco, come se fossero in contraddizione. Ci sono popoli famosi, come i Taurisci, teo-
ricamente sterminati dai Daci assieme ai Boi.142 Svetonio e Eutropio danno i nomi dei soli
Reti,Vindelici e Salassi, vinti da Tiberio e Messala!143 Cassio Dione menziona soltanto i nomi

te associati nell’Antichità, e datati alla seconda metà del II sec. 138


  Martin Kilcher 2015, p. 265. La cronologia delle Wa-
a.C. Cfr. Jacquet et alii 2009. lenseetürme, le torri militare del lago di Zurigo, è stata fissata
130
  L’ipotesi attuale vede la prima colonia Raurica / Rauraco- recentemente agli anni 30 a.C. (ibid., pp. 266-7). Si pensa anche
rum, che non si è mai trovata a Augst, sul sito del Münsterhügel a Verg., Bucol., 10, 22-3 e 46-8, dove il poeta evoca il viaggio
di Basilea, di fronte al sito indigeno del II sec a.C. della Gasfa- della bella Lycoris, l’attrice Volumnia, al seguito di un amante
brik. Martin Kilcher 2015, p. 249; Deschler-Erb 2009. fino agli accampamenti del Reno, nel 37.
131
  Martin Kilcher 2015, p. 251 139
  Istenic 2005; Istenič – Laharnar – Horvat 2015, con
132
  Faure – Tran, 2012;Tran 2015; Silvino et alii 2011. Cfr. bibliografia. Le mura di Trieste esistono da quel momento: CIL
anche i fossati del plateau de Lautagne: Conjard-Réthoré – V, 525.
Ferber 2013. 140
 Il sito è in corso di pubblicazione. Cfr. Andenmat-
133
  Nyon e Augst permettevano inoltre di controllare i Se- ten – Paccolat 2012; Andenmattn – Pignolet c. s.; http://
quani. Lo scavo del col des Étroits ha permesso di identificare www.ramha.ch/. Per l’iscrizione leponzia e una proposta d’in-
le tracce di conflitti al confine tra Elvezi e Sequani. Demierre – terpretazione storica, vedi Aberson et alii c.s.
Luginbühl – Montandon 2015 141
  Deschler-Erb 2010, pp. 193-194. Si deve dunque im-
134
 Qualche anni fa, ho calcolato che almeno 100.000 maginare una popolazione indigena, forse col vestito tradizio-
uomini hanno attraversato le Alpi in quell’anno. Ma rimane nale (hanno ancora delle fibule di tipo La Tène sotto l’Impero)
anche molto importante l’anno 41, con movimenti affrettati di ma capaci di registrare movimenti di merce. La scoperta della
Salvidieno Rufo,Ventidio e Caleno. Tarpin 1998. via attrezzata del Pfynwald, con chiodi di caligae, conferma l’e-
135
  Infatti, bisogna ricordare che le gravi difficoltà incon- sistenza del traffico, forse limitato, lungo il Rodano, forse in
trate da Antonio non sono colpa degli indigeni, ma una conse- direzione del Reno.Volken 2011.
guenza della fretta con la quale era fuggito da Modena. 142
 Appian., Illyr., 4, 16-17.
136
  Ad esempio: Dalla Rosa 2015. 143
 Suet., Aug., 21, 1; Eutrop. VII, 9.
137
 Sintesi in Martin Kilcher 2016, con bibliografia.
Martin Kilcher aggiunge che le mura di Milano sono oggi
considerate pre-augustee. Fedeli 2015.

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MICHEL TARPIN

dei Salassi,144 Taurisci, Liburni, Iapydi.145 Egli, però, concorda con Appiano su un punto cruciale:
tutti questi popoli erano assoggetti al tributum prima del 35. Significa che erano tutti alleati o
sottomessi almeno fin da Cesare. Inoltre, Velleio e Appiano scrivono che i motivi della guer-
ra non erano legittimi.146 Dal silenzio di Strabone sul monumento della Turbie e sui popoli
minori, si deduce che Augusto aveva citato i nomi delle più piccole comunità, che nessuno
avrebbe potuto localizzare.
L’elenco ridotto di Dione conferma la prepotenza romana in tre direzioni importantissime:
i passi del San Bernardo (i Salassi), la via di Nauportus (i Taurisci), la costa balcanica, sul mare
(i Liburni) e nella parte interna (i Giapidi). D. Faoro mette in correlazione la creazione della
colonia di Augusta Praetoria, e quella di Trento, supposta sulla base dell’iscrizione di M. Apuleio
del 23, come dimostrazione dell’interesse di Augusto per le vie alpine.147 Augusto, da questo
punto di vista, è l’ultimo di una genealogia di imperatores. Infatti la sua originalità sta nella
formalizzazione della sottomissione dei popoli alpini. Fu comunque una guerra senza trionfo,
senza ornamenti.148
Per concludere, tre strade alpine sono state attrezzate da Augusto – o su sua richiesta – la
via del Piccolo San Bernardo,149 la via delle Alpi Giulie150 e la via del Monginevro, a spese di
Cozio, ma non si sa quando.151 Manca la vecchia strada del Brennero, cui corrisponde l’assenza
dei Reti sull’iscrizione della Turbie, mentre Munazio Planco si vantava di averli vinti.152
Si capisce dunque perché Seneca dichiarava che la conquista delle Alpi fu una guerra del
tutto gratuita, mentre Appiano si chiedeva perché aver aspettato tanto, rispondendo che i ge-
nerali romani erano interessati alle conquiste in corso, e non ai popoli alpini, dal momento
che le strade rimanevano aperte.153 Operazioni di polizia, sottomissione definitiva di gentaglia
non integrata, massacro di popoli supposti aggressivi: non si saprà mai cosa fu esattamente la
‘conquista’ delle Alpi da parte di Augusto. Si deve constatare che l’informazione manca e che
la campagna dei figli di Livia è stata oggetto di una propaganda massiccia. Con Augusto, le
Alpi sono considerate a parte rispetto alla Transpadana, mentre fino alla conquista, pianura e
montagna erano indissociabili. In modo sorprendente, la rappresentazione geografica, partico-
larmente quella di Plinio e della Tabula Peutingeriana, hanno mantenuto l’ambiguità per le Alpi
orientali. Non si sentiva il bisogno di chiudere l’Italia in modo rigido.
In termini anacronistici, si potrebbe dire che Cesare, nella continuità della prassi repub-
blicana, avrebbe avuto una politica della cannoniera, di tipo neo-colonialistico, col controllo
dei flussi e degli sbocchi, di cui l’episodio di Galba a Octodurus sarebbe un tentativo fallito, ma
compensato in un modo o nell’altro. La presenza di alleati ben romanizzati in pianura (Verona,
Brescia, etc.) permetteva di dispensarsi dal creare nuove colonie. La subordinazione degli al-
144
  Combattuti da Antistio Vetere e vinti da Valerio Mes- Iulius Cottius accoppia il praenomen di Antonio e il gentilizio di
sala. Strabo IV, 6, 7; Appian., Illyr. (= Hist., X), 4, 17; Dio XLIX, Ottaviano. La parte gallica della strada fu curata da Augusto nel
38, 3. 3 a.C. (CIL XII, 5497, 5500; XVII-2, 82, 86).
145
  Dio XLIX, 34, 2. 152
  La ricerca erudita ha identificato certi popoli reti, Ve-
146
 Vell. II, 78, 2 (allenamento dei soldati); Appian., B.C.,V, nonnetes, Venostes, Isarci Genaunes, Faucunates, perlopiù scono-
13, 128 (bottino per i soldati). sciuti. Per Munazio Planco: CIL X, 6087.
147
  Faoro 2014, p. 112. Tra l’iscrizione di Trento e quella 153
 Sen., De brev. vitae (= Dial., X), 4, 5: «Per Macedo-
degli incolae di Aosta c’è una corrispondenza perfetta. niam, Siciliam, Aegyptum, Syriam, Asiamque et omnis prope
148
  Dio LIII, 26, 5. oras bello circumactus Romana caede lassos exercitus ad ex-
149
  Strabo IV, 6, 7 e 11. terna bella conuertit. Dum Alpes pacat immixtosque mediae
150
 Fest., Breuiarium, 7, 5: «Sub Iulio Octauiano Caesare paci et imperio hostes perdomat, dum [ut] ultra Rhenum et
Augusto per Alpes Iulias iter factum est». Un intervento del 2 Euphraten et Danuuium terminos mouet, in ipsa urbe Mu-
a.C. è ricordato da tre iscrizioni (CIL,V, 7995-7). renae, Caepionis, Lepidi, Egnati, aliorum in eum mucronem
151
  Prima del 27, se si segue l’indicazione «principe Otta- acuebantur». Appian., Illyr. (Hist., X), 3, 15: Καί μοι θαῦμά ἐστιν
viano» da Ammian. XV, 10, 2.Tuttavia, si ammette che l’accordo ὅτι καὶ πολλοὶ καὶ μεγάλοι Ῥωμαίων στρατοὶ ἐπὶ Κελτοὺς καὶ Ἴβηρας
tra Cozio e Augusto dev’essere posteriore alle campagne nelle διὰ τῶν Ἄλπεων ὁδεύοντες ὑπερεῖδον τάδε τὰ ἔθνη, καὶ οὐδὲ Γάιος
Alpi Maritime (sottomissione degli Adanates / Edenates, Catu- Καῖσαρ, εὐτυχέστατος ἐς πολέμους ἀνήρ, ἐξήνυσεν αὐτά, ὅτε Κελτοῖς
riges, Egdini(i) / Ectini, Medulli, Veamini, Vesubiani / Esubiani) e ἐπολέμει καὶ δέκα ἔτεσιν ἀμφὶ τήνδε τὴν χώραν ἐχείμαζεν. Ἀλλά μοι
anteriore all’arco di Susa (8 a.C.), vale a dire che è databile δοκοῦσιν οἱ μέν, ἐφ᾽ ἃ ᾑρέθησαν ἐπειγόμενοι, τῆς διόδου τῶν Ἄλπεων
forse nel 13. La decisione di Cozio risalirebbe all’amicizia di μόνης φροντίσαι.
Ottaviano, dopo un lungo periodo di sfiducia. Il nome Marcus

˜ 42 ˜
PENETRAZIONE ROMANA NELLE ALPI PRIMA DI AUGUSTO

leati e la bassa densità demografica autorizzavano prassi di tipo ‘landgrabing’ sempre in parole
anacronistiche.
Augusto, per la sua gloria o per coerenza politica, scelse un dominio di tipo colonialistico
classico, richiedendo la sottomissione formale di tutte le comunità inserite nei limiti dell’impero
e la loro integrazione territoriale. Infatti, quando si parla di aprire le strade, descriviamo due con-
cetti con la stessa parola. Per Cesare, anche se era interessato al successo dei negotiatores presenti
in Gallia, le Alpi dovevano rimanere aperte ai soldati e mercanti di schiavi, che vanno a piedi o
a cavallo, così come all’importazione di prodotti alpini secondo circuiti a volte secolari. Augusto
voleva delle strade aperte ai carri e la scomparsa di tutti tipi di autonomie comunitarie indigene.
Non si deve credere dunque che le Alpi siano rimaste allo stato di spazio abbandonato alla
sua sorte fino alla conquista augustea. Al contrario, tenendo conto dell’importanza delle Alpi
per il commercio con l’Europa settentrionale fino al Baltico e delle loro produzioni peculiari,
gli imperatores della Repubblica, e particolarmente Cesare, hanno cercato di controllare la dif-
fusione dei prodotti verso l’Adriatico e poi verso la Gallia. Mantenendo la minaccia militare
e impadronendosi dei luoghi di importanza maggiore, potevano imporre le loro condizioni
senza il costoso investimento di una conquista formale e di una fruizione in forma di locatio
(che fu invece scelta per le miniere dei Salassi). Ci si può anche chiedere se la benevolenza
dei Romani di fronte agli Insubres e Cenomani era soltanto una questione di precoce ‘autoro-
manizzazione’ o una soluzione economica per un tipo di dominio economico differente dalla
conquista territoriale a scopo agricolo, che fu praticata nell’Italia centrale. Il dominio romano
repubblicano sulla Transpadana e sulle Alpi riflette dunque un comportamento pragmatico,
orientato verso il commercio più che verso l’appropriazione della terra, che si fece comunque,
ma in un secondo momento. L’episodio dell’ oppidum gallico e della creazione di Aquileia te-
stimonia un momento di cambiamento nella mentalità romana: un’unica colonia poteva dare
a Roma il dominio sui traffici secolari tra Europa settentrionale e Adriatico, senza guerra né
conquista di terre nemiche. E l’avevano imparato dai Galli, che avevano l’esperienza di città
come il Magdalensberg.

Abstract – The historiography of the Romanization of the Alps is based mostly, or even exclu-
sively, on the Augustan propaganda. It seems however that the Roman presence in and around the Alps
was actually important since the III century BCE. This history is inseparable from the “conquest” of
the Transpadana, if we can call this peculiar Romanization a conquest. Information from the antique
historians and geographers shows that the Romans had a good knowledge of the geography of the
Alps and of alpine great trade routes. the role of Como, a city open to the great Rhaetian passes, is
particularly evident in books of geography (since Polybius onward) and on the Peutinger map. Indeed,
to the west, Italy stops at the foot of the Alps, while in the east, there is no real limit in the areas where
the main roads of Northern Europe arrive. The history of the Roman presence at the foot of the Alps
shows that their interest went first to the Rhaetian Alps and the Eastern Alps, but they did not fight
to settle there. In contrast, the Western Alps are a place of conflict as early as 143 BCE. We can then
suppose that Rome had developed in the Eastern Alps, at the outlet of the great routes of northern
Europe, a form of domination that did not require formal conquest, but rather agreements and a form
of economic dynamics.

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FINITO DI STAMPARE
PER CONTO DI LEO S. OLSCHKI EDITORE
PRESSO ABC TIPOGRAFIA • CALENZANO (FI)
NEL MESE DI MAGGIO 2019
ISSN 1121-8940

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