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Latino arcaico

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Il latino arcaico è la fase iniziale della lingua latina, precedente al latino classico, ovvero la lingua latina
parlata precedentemente al 75 a.C. Faceva parte delle lingue latino-falische, una famiglia linguistica
indoeuropea attestata in Italia dal primo millennio a.C., che comprendeva, oltre al latino, anche la lingua
falisca e probabilmente anche la lingua venetica.

Indice
Storia
Fonologia
Testi noti
Grammatica e morfologia
Sostantivi
Prima declinazione
Seconda declinazione
Terza declinazione
Pronomi personali
Pronomi relativi
Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti

Storia
Verso la fine del II millennio a.C., una delle popolazioni indoeuropee, che parlava una variante del proto-
indoeuropeo destinata a diventare la lingua latina, si installò nella penisola italiana. La fondazione di Roma
è tradizionalmente collocata nel 753 a.C.: si presume che quel latino arcaico fosse parlato solo nel Latium
vetus, un'area corrispondente agli attuali Monti Albani e zone limitrofe fino al colle Palatino a Roma, in
contatto con altre parlate, in particolare l'etrusco (una lingua non indoeuropea, attestata quasi esclusivamente
attraverso epigrafi) e l'osco-umbro (termine che designa un insieme di lingue indoeuropee parlate prima
dell'avvento del latino e attestate da iscrizioni che ricorrono tra il V secolo a.C. e il I secolo d.C.).[1]

L'etrusco e l'osco-umbro hanno comunque lasciato importanti tracce sul latino, in particolare sul piano
lessicale: parole di origine etrusca sono populus, taberna e catena nonché termini del linguaggio teatrale
quali histrio (attore), subŭlo (suonatore di flauto), persona ("maschera" e poi anche ruolo attribuito al
personaggio mascherato).[2] Ascrivibili invece ad altre lingue italiche sono soprattutto parole concernenti gli
animali: bos ("bue"), ursus ("orso"), lupus ("lupo"), turdus ("tordo") e scrofa ("scrofa").[1]
Sul latino, assai più rilevante fu l'influenza della lingua greca, a partire dall'alfabeto, mutuato da quello delle
popolazioni della Magna Grecia, in particolare gli abitanti di Cuma. Nel latino sono numerosi i grecismi in
parole di uso quotidiano (oliva, macina, amphora). Tra tutti spicca l'apporto in campo marinaresco (prora,
ballaena, delphinus e gubernare, che originariamente significava "reggere il timone" e che poi passò al
moderno significato politico-istituzionale).[1]

Rilevante è poi l'apporto del greco per quel che riguarda il lessico astratto, rispetto al quale il latino importa
innanzitutto "l'impalcatura concettuale"[1]: ad alcune parole furono attribuiti nuovi significati, come nel caso
di ratio, che dall'originale significato di "calcolo" passa ad indicare anche la "ragione" in senso moderno, o
come nel caso del verbo putare ("contare" e, in seguito, anche "ritenere"). In altri casi si assiste a nuove
formazioni, come qualitas e medietas, termini coniati da Cicerone come calchi dei greci poiòtes e mesòtes.[3]

In particolare le origini agricole di Roma hanno lasciato notevoli tracce nella lingua: agěre è spingere
innanzi il bestiame (l'opposto di ducěre, guidarlo precedendolo); pecunia ricorda che l'antico mezzo di
scambio era il bestiame (pecu); forma è lo stampo del formaggio; nihil (nulla) significa etimologicamente
"neppure un fuscello (hilum)"; robur è la rovere; laetus (lieto) significa propriamente "concimato" (cfr.
laetāmen); putare è "potare" e cernere "setacciare" (cribrum è il setaccio: dal suo diminutivo cribellum il
nostro "crivellare"), etc. Anche termini militari come cohors e manipulus tradiscono un'origine rurale: erano
rispettivamente il recinto o cortile (e quindi le persone ivi contenute) e il fascello di grano che sta nel
pugno.[4]

Dall'ambito sacrale della lingua vengono termini più o meno laicizzati come considero ("guardo le stelle";
da sidera = stelle) e il suo opposto desidero ("cesso di vedere"); contemplor (templum era lo spazio sacro da
dove l'augure osservava gli auspici); faveo (indicava il favore degli dèi); macte ("sii onorato", poi "bravo");
augustus (connesso con augur, augurium), ecc.[5]

Fonologia
La differenza fonologica più evidente tra i testi latini più arcaici e il latino classico è la mancanza degli
"indebolimenti" che hanno colpito le vocali brevi nelle sillabe successive alla prima (il che ha fatto
ipotizzare una fase in cui il latino possedeva un forte accento dinamico sulla prima sillaba).

Altre caratteristiche fonologiche del latino arcaico erano le desinenze della


seconda declinazione (nominativo e accusativo) in -os e -om (che nel latino
classico si sarebbero evolute in -us e -um), e l'esistenza dei dittonghi ai, oi
ed ei (latino classico: ū o oe, e ī). Il grafema <C> veniva impiegato per
rappresentare sia l'occlusiva velare sorda [k] sia l'occlusiva velare sonora
[g].[6]

Nell'ambito delle consonanti la tendenza al rotacismo, ovvero la


trasformazione della s intervocalica in r non aveva ancora manifestato i suoi
effetti: così la desinenza del genitivo plurale era -asom (per la prima
declinazione)/ -osom (per la seconda), a differenza del latino classico (- Modifica dei dittonghi dal
arum, -orum). Alcuni testi latini presentano la /s/ intervocalica anche in altre latino arcaico (sinistra) al
parole: per esempio nel Carmen Arvale lases per lares. latino classico (destra)

Testi noti
La Fibula prenestina (VII secolo a.C.)
Il Lapis niger (vedi illustrazione) (550 a.C. circa)
Il Vaso di Dueno (500 a.C. circa)
La Dedica a Castore e Polluce (500 a.C. circa)
Il Bucchero di Garigliano (500 a.C. circa)
I frammenti sopravvissuti delle dodici tavole (tradizionalmente datati al
449 a.C., attestati molto più tardi)
Il piedistallo del Tevere (400 a.C. circa)
Il Senatus consultum de Bacchanalibus (186 a.C.)
Il Lapis Satricanus
L'iscrizione di Ardea
Il Frammento di altare di Corcolle
Il Carmen Arvale
Il Carmen Saliare
Gli Scipionum elogia
Il lapis niger, uno
dei più antichi
Grammatica e morfologia testi latini a noi
noti: si noti
l'andamento
Sostantivi bustrofedico. Da
un disegno di
Il latino arcaico presentava un sistema di flessione del sostantivo articolato su 7 casi: Domenico
oltre a nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo, ablativo era presente anche Comparetti.
il caso locativo, impiegato per esprimere la posizione. Questo caso, nel latino
classico, verrà assorbito dall'ablativo, e ne rimarranno solo esempi vestigiali (Romae
diu consisto; Romae è locativo)

Prima declinazione

puella, –aī
Singolare Plurale
Nominativo puella puellaī
Genitivo puellās/-es/-aī puellōm/ -āsom
Dativo puellāi puellaīs/-eīs/ -abos
Accusativo puellam puellās
Ablativo puellād puellaīs/-eīs/ -abos
Vocativo puella puellaī
Locativo puellai (puellasu)

Seconda declinazione
campos, –oī saxom, –oī
campo m. sasso n.
Singolare Plurale Singolare Plurale
Nominativo campos campoī saxom saxa
Genitivo campoī campōm/ -ōsom saxoī saxōm/ -ōsom
Dativo campōi campoīs saxoī saxoīs
Accusativo campom campōs saxom saxa
Ablativo campōd campoīs saxōd saxoīs/ -oes
Vocativo campe campoī saxom saxa
Locativo campoi camposu saxoi saxosu/ -oes

Come si nota, il genitivo plurale presentava due desinenze: una prima (più antica) in -ōm, corrispondente in
pieno all'antico greco –ων, ed una caratteristica del latino arcaico in -osom/-asom (corrispondente al greco -
άσων > -ῶν). Il fenomeno del rotacismo produsse poi le desinenze classiche -orum/-arum.

Terza declinazione

regs –es
re m.
Singolare Plurale
Nominativo regs regēs
Genitivo regis regōm
Dativo regeī regebos
Accusativo regem regēs
Ablativo regeid regebos
Vocativo regs regēs
Locativo regei regebos

Il nominativo, scritto regs anziché rex, mostra una caratteristica comune nel latino arcaico: la lettera x era
raramente usata da sola per designare i suoni /ks/ o /gs/, che invece erano spesso scritti 'ks', 'cs' o anche 'xs',
designando invece la chi greca, graficamente analoga (pulxra → pulchra).

Pronomi personali

I pronomi personali occorrono con grande frequenza nelle antiche iscrizioni latine; si noti come in tutte e tre
le persone l'ablativo singolare termini in maniera identica all'accusativo.
Prima persona Seconda persona Terza persona
Nominativo ego tu -
Genitivo mis tis sei
Dativo mihei, mehei tibei sibei
Accusativo mēd tēd sēd
Ablativo mēd tēd sēd
Plurale
Nominativo nōs vōs -
Genitivo nostrōm, -ōrum, -i vostrōm, -ōrum, -i sei
Dativo nōbeis, nis vōbeis sibei
Accusativo nōs vōs sēd
Ablativo nōbeis, nis vōbeis sēd

Pronomi relativi

Anche i pronomi relativi sono comuni nel latino arcaico, ma il loro uso e la loro forma sono incostanti e
contraddittori; le forme qui riportate sono in gran parte ricostruzioni.

queī, quaī, quod chi, cosa


maschile femminile neutro
Nominativo queī quaī quod
Genitivo quoius, quoios quoia quoium, quoiom
Dativo quoī, queī, quoieī, queī
Accusativo quem quam quod
Ablativo quī, quōd quād quōd
Plurale
Nominativo ques, queis quaī qua
Genitivo quōm, quōrom quōm, quārom quōm, quōrom
Dativo queis, quīs
Accusativo quōs quās quōs
Ablativo queis, quīs

Note
1. Serianni e Antonelli, Manuale, 2011, cit., p. 2.
2. ^ Luciano Perelli, Storia della letteratura latina, ed. Paravia, 1977, pag. 7
3. ^ Serianni e Antonelli, Manuale, 2011, cit., pp. 2-3.
4. ^ Alfonso Traina e Giorgio Bernardi Perini, Propedeutica al latino universitario, ed. Pàtron,
1981, pag. 7
5. ^ Alfonso Traina, Giorgio Bernardi Perini, op. cit., pag.8.
6. ^ Allen and Greenough's New Latin Grammar, ristampa 1983, New Rochelle: pag. 1. ISBN 0-
89241-331-X.

Bibliografia
Luca Serianni e Giuseppe Antonelli, Manuale di linguistica italiana. Storia, attualità,
grammatica, ed Pearson Italia-Bruno Mondadori, Milano-Torino, 2011, ISBN 9-788861-594746

Voci correlate
Testi latini arcaici

Altri progetti
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ogue.bnf.fr/ark:/12148/cb119578494) (data) (https://data.bnf.fr/ark:/12148/cb11957849
4)

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