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acreonte, Teocrito, Orazio e Virgilio.

I temi fissi sono quelli idilliaco-pastorali, che si risolvono in immagini semplici e


circoscritte, in piccole scene aggraziate, ma prive di un reale spessore e di scavo
psicologico; anche i momenti di maggior tensione emotiva si alleggeriscono e si
stemperano nel gusto sentimentale; del resto il difetto della poesia Arcadica era quello
di vedere il tutto come un piacevole ornamento e un pretesto mondano e galante.

Tuttavia, in seguito a differenti vedute, l'Arcadia si scinderà in due: un gruppo di


fuoriusciti, guidati dal Gravina, fondano l'Accademia dei Quirini, che però avrà vita
breve e sarà riassorbita nell'Arcadia alla morte del Gravina stesso (1718). Le maggiori
personalità della poesia del tempo furono Pietro Metastasio e Paolo Rolli. Derivazioni
arcadiche si avranno anche nel Leopardi, nel Manzoni e nel Carducci.

Infine, parlando di Arcadia, si deve ricordare che anche in musica il tema delle stagioni
e l'arte descrittiva ha innumerevoli riprese e basterà citare Vivaldi.

Qui di seguito riporto i versi più belli di Paolo Rolli

"Elegie alla primavera"

O amica degli amanti, primavera,


dolce principio de' miei puri affetti,
cui forse oblio non porterà mai sera,
teco una volta sola i miei diletti
nacquero insieme con l'erbett'e i fiori:
ahimè, chi sa che in vano io non t'aspetti!
Dal verde bosco fra gli opachi orrori
grato era il legger sulle prische carte
le vaghe istorie degli antichi amori,
già da i latini eterni ingegni sparte,
e da quelli che dopo Italia ornaro
con lo splendor della poetic'arte;
sul margine d'un rio garrulo e chiaro,
ove l'ombre cadean da un'elce annosa,
quanto mai grato era il seder del paro,
e quivi invèr la fresca aura odorosa
volger il viso e tesser lieti insieme
vari discorsi di piacevol cosa!
[...]
Ma se a te giunge e il tuo bel volto scorge
e teco parla, sol poich'è partita,
che tacque ciò che dir volea, s'accorge.
E s'io la sgrido poi perché smarrita
siasi dinanzi a te, ch'eran, risponde,
i più cari momenti di sua vita.
Altri così, che d'eloquenza abbonde,
avanti a re cui preparò gran cose,
vinto dal regio aspetto si confonde.
Or che le vaghe impallidite rose
del tuo viso riveston quel colore
che sul verde degli anni d'Amor vi pose,
deh fa' che sazio di lor vita il core
parta da te sovente! In vano è nato,
se vive chiuso in folta siepe un fiore.

"Nel partir dal patrio suolo"

Nel partir dal patrio suolo


con Amor pur meco viene
la memoria del mio bene
che m'è forza abbandonar;
a Partenope men volo,
indi solco il mar Tirreno;
e afferrando il tosco seno,
rendo grazie a' dei del mar.
Varco i gelidi Ap