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4/5/2020 Ippocrate e gli scritti ippocratici - WeSchool

La critica antica è accomunata dal tentativo di attribuire alla mano diretta del maestro il maggior

numero di scritti possibile; la filologia ottocentesca ha di molto ridimensionato, rispetto alle liste

antiche e medievali, i lavori giudicati attribuibili a Ippocrate e la paternità di alcuni di essi è ancora

oggi un problema in parte aperto alla discussione filologica e storico-medica. Di certo, si sa che

queste opere sono state raccolte in una collezione (il Corpus Hippocraticum) in epoca alessandrina,

alcune per essere ritenute effettivamente autentiche, altre perché presentano una teoria fisiologica

e patologica in gran parte assimilabile a quella di Ippocrate. Alcune sembrano essere state

effettivamente scritte nel milieu culturale della scuola di Kos; altre fanno riferimento a Cnido, altre

ancora sono evidentemente tarde e persino non ascrivibili a medici.

Malgrado le differenze stilistiche, sintattiche e talvolta teoriche, però, in tutti questi scritti è

possibile individuare almeno due comuni denominatori: in primo luogo, il rifiuto dell’idea di un

intervento divino nella genesi della malattia, così come è espresso nel trattato sulla Malattia sacra,

un testo della seconda metà del V secolo a.C., prodotto in ambiente coano e dedicato a confutare

l’idea che l’epilessia possa essere malattia inviata dagli dèi. In secondo luogo, l’idea che la salute e la

malattia, non essendo più fenomeni “divini”, vadano ricondotti nell’ambito della physis (natura):

ciò che capita al corpo, in salute come in malattia, è pertanto oggetto della ricerca sensoriale e deve

essere spiegato in termini razionali.

Questi due assunti, pur nelle diversità dei singoli testi, sono rinvenibili in quasi tutti i trattati

inclusi nel Corpus.

È possibile raggruppare i trattati prodotti nell’ambiente della scuola di Kos in base ad alcune

omogeneità interne: i libri “chirurgici”, il cui oggetto generale è il trattamento delle ferite, delle

lussazioni e delle fratture (tra questi, Sulle ferite del capo; Fratture e articolazioni; Officina del

medico; Riduzione delle fratture); il trattato sulla Natura dell’uomo, che contiene una

formulazione strutturata e coerente della teoria umorale; i libri sulle Epidemie, cataloghi delle

malattie che hanno colpito zone particolari della Grecia in un dato periodo dell’anno, organizzati in

vere e proprie “cartelle cliniche” che registrano, per gruppi di pazienti, sintomi ed evoluzione della

malattia; il trattato Delle arie, acque e luoghi, manuale di geografia medica per il medico itinerante

che ha bisogno di essere informato sulle condizioni geografiche e climatiche che incontrerà nel suo

viaggio di città in città, probabilmente dello stesso autore cui si deve la Malattia sacra;

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il Prognostico, le Prenozioni coane, il Regime nelle malattie acute, gli Aforismi, opere in cui si

individua il metodo per comprendere l’evoluzione della malattia e si individuano o sintetizzano le

strategie per impostare una terapia globale che includa la modificazione dell’intero stile di vita (il

regime, appunto); il Giuramento, testo base della deontologia medica, in cui si prescrivono le

norme comportamentali che il medico deve osservare perché sia riconosciuto come simile dai

colleghi e perché la “scuola” sia coesa in un patto che ne consenta l’autoriconoscimento.

A questi va aggiunto almeno il gruppo dei trattati ginecologici, che in parte sembrano utilizzare

materiale di provenienza cnidia; il gruppo dei trattati cosiddetti “cnidi”, provenienti da una

supposta scuola “rivale” di quella di Kos (tra questi, il trattato sulle Affezioni e parte dei trattati

sulle Malattie) e una serie di opere a carattere filosofico, alcune più antiche (il trattato

sulla Medicina antica, che è un’opera sul metodo) altre più tarde, tra cui libri in cui è possibile

riconoscere una spiccata matrice estranea all’ippocratismo di prima data.

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