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La banda di vico Monteleone (caso in piccoli gruppi)

Leggerai qui di seguito la descrizione di una banda di quartiere. Prova a dedurre da questa
descrizione la mappa delle relazioni di influenza all’interno del gruppo:

Chi è il leader?
Chi sono i suoi luogotenenti?
Come sono organizzati gerarchicamente gli altri membri della banda fra di loro e rispetto al
sotto-gruppo che detiene il comando?

Prova a disegnare una struttura gerarchica della banda.

E quindi cerca di definire le caratteristiche della leadership nella particolare forma


rappresentata dal capo di una banda.

La banda di Vico Monteleone, così denominata perché i suoi membri si riunivano


all'angolo di un vicolo del centro storico che portava questo nome così imponente, era
composta da 13 giovani: Angioletto, Capa Ianca, Ciro l’Americano, Frengo, il Cocco, la
Vedova, Manche ai Cane, Micione, ‘o Pappece, Peppe ‘a Quaglia, Rosario Bebé,
Sanguetta, Totore il Fedayn. Da bambini avevano vissuto nella stessa strada ed
avevano frequentato la stessa scuola. Molti di loro avevano fatto parte di una banda di
adolescenti.
I più anziani erano il Cocco, Capa Ianca e Micione, che avevano 29 anni; Sanguetta, il
più giovane, aveva 20 anni.
Soltanto due, Manche ai Cane (così chiamato dalle parole che fin da piccolo
introducevano i suoi dialoghi) e Sanguetta (sempre a lamentarsi di qualcosa),
avevano un impiego regolare (erano operai in una fabbrica); gli altri erano disoccupati
abituali od occasionali. Totore il Fedayn (da bambino metteva paura a tutti facendo
esplodere raudi e tric-trac nei luoghi più impensati) e Micione gestivano una sala da
gioco all'angolo della strada.
Il Cocco, disoccupato, era stato il primo ad arrivare a Vico Monteleone. Capa Ianca,
Peppe ‘a Quaglia, ‘o Pappece, Rosario Bebè, Manche ai Cane e Sanguetta, vecchi
amici, lo avevano seguito.
Angioletto, Ciro l’Americano e la Vedova (soprannominati in questo modo il primo per
un nonno andato negli Stati Uniti a lavorare e mai più tornato, il secondo perché
aveva avuto una travagliata storia d’amore con una ricca vedova) erano arrivati in un
secondo tempo. Totore il Fedayn e Micione si erano aggregati per la loro amicizia con
il Cocco, rinsaldata dall’apertura del loro locale. Frengo aveva seguito Totore e Micione
e, attraverso di loro, si era legato al Cocco.
Al momento della sua completa costituzione il gruppo aveva assunto la sua struttura
organizzativa. Aveva anche consolidato le sue abitudini: le riunioni avevano luogo in
Vico Monteleone; al bar, sempre lo stesso, avevano il loro tavolo con i posti per
ciascun membro della banda. Il sabato sera giocavano tutti a tressette o a scopone.
Quando il Cocco aveva voglia di fare qualcosa con gli altri membri del gruppo ne
parlava prima con Totore e Micione e qualche volta con Frengo.
Se la decisione veniva da Frengo non veniva seguita; non influenzava il gruppo:
doveva passare prima dai capi.
Se veniva da Totore e Micione, passava a Capa Ianca e quindi da quest’ultimo a Peppe
‘a Quaglia, ‘o Pappece, Rosario Bebè, ed infine a Manche ai Cane e Sanguetta. Se la
decisione veniva da Totore poteva passare ad Angioletto, che coinvolgeva Ciro
l’Americano e la Vedova. Ma il Cocco aveva anche influenza diretta su Capa Ianca e su
Angioletto.
Peraltro se Sanguetta aveva un'idea per una iniziativa da intraprendere, questa idea
poteva arrivare al Cocco attraverso l’intermediazione di Manche ai Cani e Capa Ianca.

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Sanguetta. come Rosario Bebè, ‘o Pappece e la Vedova, avevano il più basso status
all'interno del gruppo. Il Cocco aveva lo status più elevato, Totore e Micione avevano
molto prestigio ed influenza, e ricoprivano una posizione appena inferiore a quella del
Cocco.
Totore e Micione, che gestivano una sala da gioco, non potevano partecipare alle
riunioni così spesso come il Cocco; questo conferiva loro un certo prestigio: erano
‘uomini d'affari’, mentre gli altri erano soltanto ‘scrocconi’. Il Cocco, Totore e Micione
erano considerati dalle altre bande meglio degli altri membri del gruppo.
Tutti e tre erano celebri per la loro abilità nel discutere. Il Cocco, in particolare,
riusciva bene in tutte le discussioni.
Frengo aveva una posizione particolare: aveva poca influenza sugli altri e non era
seguito, ma era vicino al gruppo dei capi e li sosteneva sempre.
Se i capi non erano presenti, il gruppo si divideva in due fazioni opposte: gli amici di
Capa Ianca contro gli amici di Angioletto.
Quando c’era il leader, però, la situazione cambiava radicalmente. Il gruppo si
riunificava, la conversazione era generale e si passava subito all'azione. Se qualcuno
del gruppo iniziava un discorso si interrompeva quando il capo non ascoltava e
riprendeva quando aveva la sua attenzione di nuovo.
Le comunicazioni erano centrate sul leader ed a lui arrivavano tutte le confidenze ed i
problemi. Il leader era il più informato su quanto avveniva all’interno della banda.
Quando nasceva un litigio fra qualche membro della banda lui ne conosceva le cause
ed era nella posizione migliore per sedarlo, visto che ciascun contendente veniva a
proporgli la sua versione dei fatti ed a sollecitare il suo giudizio ed il suo arbitrato.
Di conseguenza il leader doveva essere fermo e giusto nei suoi giudizi sia con i suoi
amici più cari sia con gli altri membri del gruppo. Era lui che doveva prendere le
decisioni relative alle azioni della banda e tutti attendevano che lui le prendesse. Gli
altri potevano fare proposte, ma dovevano attendere la sua approvazione perché
l’azione fosse realizzata. Le decisioni quindi seguivano un percorso definito: il capo
progettava l'azione e ne parlava con i suoi ‘luogotenenti’. La posizione del leader
dipendeva dal valore riconosciuto delle sue decisioni. Era giusto quando le decisioni
erano tali che il gruppo le aspettava e le accettava. I membri ‘al fondo della scala’ del
prestigio potevano (sempre relativamente) deviare dalle norme con meno rischio. Il
capo non se lo poteva permettere.