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Ipotesi di applicazione di indagini

archeometriche alle murature del cosiddetto


Castello da Capo
CORSO DI ARCHEOMETRIA
Anno Accademico 2019/2020

Fig. 1: veduta della muratura sud-est (da http://www.paesaggioitaliano.eu/portfolio-category/guglionesi/page/10).


Breve inquadramento storico - topografico
Le murature sulle quali fare le dovute congetture di carattere archeometrico appartengono ad un
monumento poco noto al mondo scientifico - accademico: si tratta del cosiddetto “Castello da
Capo”, una fortificazione medievale di dubbia appartenenza (longobarda o normanna) situata in
un piccolo borgo della costa molisana, Guglionesi. Il nome con cui il rudere è conosciuto dal
volgo deriva dalla possibile esistenza di un castello gemello, il “Castello da Piedi”, di cui
rimane solo un toponimo parlante per il luogo su cui si ergeva, l’odierno parco di Castellara.
Gli appellativi con cui sono identificate queste fortificazioni sono dovuti sia allo scarto
altimetrico, sia alla loro disposizione rispetto al borgo, rispettivamente a monte e a valle del
pianoro tufaceo su cui si staglia il conservato paese vecchio. Immaginando che il nucleo antico
formi una sorta di grosso corpo (perimetrato dalla cinta muraria), i due baluardi situati ai suoi
estremi opposti formano dunque “la testa e i piedi” dello stesso.

Fig. 2: ubicazione del sito di Guglionesi nel territorio


molisano (elaborazione dell’A. da https://d-maps.com/
carte.php?num_car=8245&lang=it).
Il Castello da Capo

Fig. 3: prospetto della muratura sud - orientale (foto dell’A.).


Il Castello da Piedi

Fig. 4: resti delle murature del Castello


con chiesa dei Cappuccini sullo sfondo
(dall’archivio personale dell’A.).

Fig. 5: veduta di Castellara nei primi del


‘900 (dall’archivio personale dell’A.).
Castellara oggi

Fig. 6: veduta della moderna Castellara (da http://www.paesaggioitaliano.eu/molise/guglionesi).


Il sito di Guglionesi

Castellara/
Castello da Piedi

Castello da Capo

Fig. 7: pianta di Guglionesi con indicazione dei due castelli (elaborazione


dell’A. da foto dell’archivio personale).
Lo scarso dibattito storico sul castello non ha portato a conclusioni certe.

Una prima menzione del borgo risale al 940 d.C. e si trova nel Chronicon S. Monasterii
Casinensis, Lib. I, Cap. LVI: si fa riferimento all’abate Adelperto di Cassino, il quale concede a
livello a Grimoaldo da Camerino, per 100 soldi e all’annuo censo di altri 8 soldi, delle terre di
pertinenza del monastero cassinense comprese tra i fiumi Biferno e Sinarca, il mare e la “Villa
Guillionisi”.

Un secolo più tardi, nel Codice Diplomatico delle Tremiti, il termine villa viene sostituito da
quello di “castellum Guillinisi”. Sono presenti nel documento una serie di donazioni fatte dai
signorotti locali del borgo (che non sembrano avere titolo comitale o altro status nobiliare) a
favore della congregazione benedettina tremitese; la formula con cui siglano la donazione esplicita
una loro appartenenza al mondo longobardo (del Ducato Beneventano), giacché si fa riferimento
alle leggi liutprandee.

Ulteriore riferimento al “castellum” di Guglionesi compare nel De Rebus gestis Rogerii Calabriae
et Siciliae comitis et Roberti Guiscardi duci fratis eius, una biografia redatta dallo storico di corte
del Guiscardo, Goffredo Malaterra. Nella sezione del libro che racconta i fatti del 1059, Malaterra
parla di un attacco al “Guillimacum castrum” da parte di Goffredo d’Altavilla, fratellastro di
Roberto il Guiscardo. Sembra che Goffredo, nel tentativo di impadronirsi del territorio costiero che
dai confini settentrionali della Puglia raggiunge l’agro teatino, si sia imbattuto nel baluardo di
Guglionesi, centro fortificato e di un certo rilievo nel comprensorio bassomolisano. Una volta
espugnato il borgo e catturato il signorotto locale, tale Galterio, ha potuto così continuare la sua
opera espansionistica verso nord senza incontrare troppe difficoltà, gettando le basi per la futura
Contea di Loritello.
Il passo del Malaterra ha creato qualche perplessità, dal momento che l’identificazione
di Guillimacum con Guglionesi potrebbe essere errata e fare riferimento in realtà ad
altro centro nel territorio costiero abruzzese - molisano.

Assumendo comunque per vera l’ipotesi di una dominazione normanna nel castello
guglionesano, avremmo tre elementi su cui discutere per una cronologia
dell’incastellamento del borgo o della sua eventuale ricostruzione a mo’ di baluardo
difensivo.

1) Nel X secolo Guglionesi è una “villa”, per cui doveva rientrare nell’ambito di una
divisione agraria di tipo curtense all’interno di un territorio adriatico più vasto;

2) Nell’XI è invece “castellum”: potrebbe essere già avvenuto l’incastellamento del


borgo, sebbene questo non implichi una strutturazione difensiva con due castelli a
baluardo dei due fiumi Biferno e Sinarca;

3) Nel 1059 l’avvento normanno scardina il precedente “dominio” longobardo: questo


evento potrebbe segnare una riorganizzazione interna del centro e un potenziamento
militare finanziato dai nuovi conquistatori della famiglia degli Altavilla.
A prescindere dalla veridicità storica delle fonti, ciò che potrebbe portare ad una soluzione del quesito cronologico è lo
scavo archeologico della motta di terreno, lasciata libera dalle costruzioni moderne: si tratta di una sorta di rilievo
stratificato nel tempo, perimetrato dalle murature ancora conservate in elevato sui versanti est/sud -est.

All’indagine archeologica, poi, potrebbe benissimo associarsi quella archeometrica/scientifica, con la quale convalidare
tanto le ipotesi di scavo, quanto pervenire alla scoperta di ulteriori elementi tecnico - fisici propri della struttura antica.

Nell’ottica di un’agognato inizio dei lavori di escavazione, si può preventivamente ragionare sui tipi di indagini
archeometriche possibilmente applicabili al contesto in esame, anch’esse da attuarsi auspicabilmente in un futuro
progetto di recupero del manufatto. Queste verranno esaminate progressivamente nel Powerpoint, riportando per
ciascuna di esse alcuni esempi di lavoro praticati per altri casi di studio, in modo da avere un modello di riferimento
per il manufatto qui oggetto di esame.

Fig. 8: due vedute dei ruderi dai versanti est (in alto) e sud - est
(in basso). Le foto sono state scattate nel 2011, dopo un incendio
divampato nel versante collinare sottostante al castello;
l’episodio ha permesso di rimettere in luce una porzione del
torrione, ubicato al centro della motta (da http://
www.ilmolise.net/new.asp?id=4738).
Iter di lavoro per un contesto con murature

La valutazione strutturale è un’attività ad ampio spettro e richiede diversi tipi di


requisiti complementari. Questi possono essere sinteticamente riassunti e ordinati
come:

1) compiti preliminari = indagini storiche, rilievi in situ;

2) diagnosi di danno esistente e osservato/sospetto = al fine di rilevare le possibili


cause;

3) attività sperimentali = mediante test di laboratorio o in situ a livello di struttura,


componenti e materiali, per la caratterizzazione meccanica e fisica pertinente;

4) simulazioni numeriche = per comprendere quale sia la risposta strutturale in


condizioni di carico pertinenti e permanenti;

5) valutazione dello stato di degrado = per una decisione sui tipi di intervento di
restauro;

6) istituzione di un quadro normativo di sicurezza = che sia praticamente applicabile,


adeguato, affidabile e appropriato per le costruzioni storiche.
I punti 5 e 6 non verranno toccati, poiché esulano dal
lavoro qui affrontato e toccano aspetti più “esecutivi” da
attuarsi a posteriori, inerenti il ripristino, la messa in
sicurezza e la fruizione del bene architettonico.
1) Indagini storiche e rilievi in situ

Tralasciando le indagini storiche già affrontate in precedenza, tra i


rilievi in situ annoveriamo:

- la documentazione fotografica = per una panoramica veloce sul


sito e sulle murature;

- il rilievo diretto o indiretto = il primo è abbastanza desueto ormai,


mentre il secondo si avvale di tutta la moderna strumentazione a
disposizione (stazione totale, droni ecc..): il vantaggio di
quest’ultima è quello di essere molto più rapida e precisa;
2) Diagnosi di danno esistente e osservato/sospetto
Un’osservazione autoptica del rudere permette di identificare i danni strutturali visibili, potenzialmente pericolosi per la sua stabilità o comunque evidenti per una
descrizione dello stato generale di degrado.

Nel caso del prospetto qui mostrato, il rilievo fotografico e il lavoro di scontorno architettonico hanno permesso da subito di definire come il muro non abbia
superfetazioni posticce e come la sua realizzazione possa afferire ad un unico momento storico (da individuarsi).

L’apparecchiatura muraria appare piuttosto “coerente” nella sua metodologia costruttiva: un opus incertum realizzato con arenaria, ciottoli e saltuari inserti di
laterizio (l’arenaria è presente in maniera abbondante in loco, soprattutto nei versanti a piedi del rilievo su cui si erge Guglionesi antica).

La tonalità del materiale costruttivo è alquanto omogenea, sebbene le zone superiori del muro siano più chiare; ciò potrebbe essere dovuto a diversi motivi:

- diverso grado di consunzione tra la parte inferiore e quella superiore = differente esposizione agli agenti atmosferici quali pioggia, sole, vento e fenomeni distruttivi
casuali come il fuoco (gli incendi non sono infrequenti nella zona, risalgono rapidamente lo strapiombo su cui svetta il castello e spesso minacciano le stesse
abitazioni dei cittadini);

- diversa tecnica costruttiva = è possibile che si siano utilizzate pietre via via più piccole nella realizzazione della parte superiore della muratura (per probabili motivi
di statica) e che queste siano state soggette a diverse forme di degrado rispetto al pietrame più massiccio sottostante.

Il muro mostra delle evidenti fratture, alcune delle quali di minore entità (che non dovrebbero intaccare la sicurezza generale dell’opera - linee in blu); una in
particolare sembra correre in senso diagonale (in rosso) e scollare parte della muratura di sinistra dal blocco uniforme di destra; a tale danno, si aggiunge anche la
forte lacuna di materiale nell’intersezione tra le due fratture nella parte sinistra del rudere (in verde). A conclusione della disamina, si osserva che la muratura è
inclinata e come appoggiata verso l’interno, sulla motta retrostante: questo è un forte elemento di pericolosità, che va risolto prima di un qualsiasi progetto di scavo.

A sinistra = Fig. 3: prospetto della


muratura sud - orientale (foto dell’A.).

A destra = Fig. 9: scontorno della


muratura ed evidenziazione dei danni
strutturali (elaborazione dell’A.).
Attività Sperimentali

Come già specificato in precedenza, quelle prese


in esame non interessano da vicino il Castello da
Capo, ma fungono da ottimo esempio per una
futura indagine di tipo archeometrico da
applicarsi sul rudere molisano.
3) Test di laboratorio e in situ: un esempio portoghese
dalla chiesa di Serra do Pilar
La chiesa del monastero “Serra do Pilar”, fondata nel 1537, è situata a Vila Nova de Gaia, adiacente alla
riva sud del fiume Douro e di fronte al centro storico di Porto, in Portogallo.
Poco più di un secolo dopo dalla sua fondazione, tale edificio fu sostituito da una nuova, più grande e
cilindrica struttura, che venne terminata nel 1678. Realizzata in pietra di granito locale, e probabilmente
ispirata al Pantheon di Roma, costituì una sorta di innovativa “eccezione” nettamente in contrasto con la
dominante architettura portoghese del tempo.

Per questa fabbrica, nello specifico, sono state condotte di recente alcune attività sperimentali, tra le quali
il campionamento del nucleo (analizzato in laboratorio) e il trivellamento di un pozzo con dilatometro
(BHD - BoreHole Dilatometer), effettuato in situ.

Fig. 10 : la chiesa di “Serra do Pilar” (da ARÊDE et alii, 2019, p. 505).


Analisi della pietra
La caratterizzazione meccanica e fisica della pietra di granito (o di altro elemento) può
essere effettuata secondo alcune prove standard, vale a dire:

1) resistenza a compressione uniassiale = ha lo scopo di fornire la resistenza del


materiale soggetto ad un certo carico, che subirà una equivalente deformazione; da
questa prova si ricava il Modulo di Young (esprime la propensione del materiale ad
allungarsi o ad accorciarsi a seguito dell’azione di una forza di carico - più è grande il
valore, maggiore sarà la rigidezza del materiale), il Modulo di Poisson (misura, in
presenza di una sollecitazione monodirezionale longitudinale, il grado in cui il
campione di materiale si restringe o si dilata trasversalmente).

2) porosità della pietra naturale e coefficiente di assorbimento dell’acqua = nel primo


caso la prova, condotta con porosimetro a mercurio, ha lo scopo di individuare la
struttura porosa all’interno del materiale e di mettere in evidenza eventuali
comportamenti differenti tra pietre esterne ed interne, consentendo di valutare la
dinamica dell’invecchiamento dei componenti strutturali e di prevederne anche la
durata; nel secondo caso, la prova di assorbimento d’acqua consiste nell’immergere per
24 ore in acqua distillata il provino, precedentemente essiccato, così da determinare la
quantità d’acqua assorbita, espressa in percentuale della massa del provino stesso.
BoreHole Dilatometer (BHD)
I test del dilatometro (BHD) hanno fornito dati di deformabilità meccanica (un
qualsiasi cambiamento della configurazione geometrica di un corpo che porta ad una
variazione della sua forma o delle sue dimensioni in seguito all’applicazione di una
sollecitazione interna o esterna) relativi al materiale di riempimento delle pareti
originali di una costruzione di 350 anni, in due diverse posizioni di altezza: il primo
test a 0,50 m /nel contrafforte sinistro dell’arco absidale), il secondo test a circa 11
m dal livello del suolo (vicino al livello delle finestre, nel contrafforte sinistro
immediatamente successivo).
I test sono stati effettuati in pozzi orizzontali di profondità di 1,80 m in cui è stato
inserito il dilatometro.

Fig. 11: test con dilatometro nella chiesa di Serra do Pilar (da ARÊDE et alii, 2019, p. 511).
Altri esempi di test in situ
Indagine termografica sul campanile della Madonna di Poggio di
Roio (AQ)
L’Aquila fu l’epicentro di un terremoto distruttivo, il 6 aprile 2009, che uccise 309 persone e causò numerosi danni alla città e
ai suoi dintorni. Il Santuario di Nostra Signora di Poggio di Roio, costruito intorno al 1625, fu uno dei numerosi edifici storici
ad essere gravemente colpito dal sisma; la sua ricostruzione è stata finanziata dalla regione Liguria, con un restauro iniziato nel
2014.

Il sistema di acquisizione riportato in Fig. 13 mostra una vista satellitare della chiesa, in cui le posizioni della termocamera e
del campanile sono collegate da una freccia (viene evidenziato anche il percorso del sole). la facciata della Chiesa è orientata
verso nord-ovest ed quindi esposta direttamente all’irradiazione solare quotidiana solo per poche ore (primo mattino e tardo
pomeriggio).

Fig. 12: la chiesa di Poggio di Roio (da


IBARRA - CASTANEDO et alii, 2017, p.
67).

Fig. 13: vista satellitare della chiesa e percorso del sole (da IBARRA - CASTANEDO et alii, 2017, p. 68).
Per il rilevamento è stato impiegato un microbolometro
Long-Wave Infrared (LWIR)

Fig. 14: il microbolometro e la chiesa in distanza (da IBARRA - CASTANEDO et alii, 2017, p. 68).
Il test consisteva in un rilevamento di 4 giorni ad una distanza di 44 m dalla facciata. Il sondaggio è stato eseguito
durante la fase finale della fase di puntellamento, pertanto le impalcature ostacolavano la vista di gran parte della
facciata. Solo il campanile (ROI 1) e una casa sullo sfondo (ROI 2) erano privi di ostacoli visivi. L’acquisizione dei
dati è iniziata il 18 luglio 2012 alle 13:30, vale a dire al momento di temperatura massima della giornata, utilizzando
una velocità di acquisizione di 1 immagine al minuto. Tutti i dati sono stati elaborati e i risultati presentati in Fig. 16.
Un’area inaspettata ma interessante sotto l’orologio della chiesa può essere distinta in tutti questi 4 risultati. Si è
scoperto che corrispondeva a una finestra nascosta e che era stata coperta e tombata dalla muratura. Inoltre, è stato
trovato anche un nido di calabroni, come si vede nella figura 16 d, così come nell’immagine ingrandita presentata
nella parte superiore della figura 16 e. Il piccolo foro usato come ingresso appare come un punto luminoso in Fig. 16e
(sezione superiore); ed è evidenziato da frecce tratteggiate nelle altre due foto.

Fig. 15: puntellamento della struttura (da


IBARRA - CASTANEDO et alii, 2017, p. 69).

Fig. 16: i risultati del rilevamento (da IBARRA - CASTANEDO et alii, 2017, p. 70).
La Fig. 17 a mostra una fotografia di ROI 2 corrispondente alla casa sullo sfondo della scena, dietro alla chiesa.
Anche se quest’area non è stata pensata per essere inclusa nell’analisi del rilievo, un termogramma
rappresentativo è presentato nella Figura 17 b e c. Alcune caratteristiche appaiono nel termogramma grezzo b e
più chiaramente nell’analisi c, come alcune travi strutturali orizzontali e delle aree luminose sotto e intorno alle
finestre. Le aree sotto le finestre corrispondono probabilmente ai radiatori utilizzati per il riscaldamento, che sono
tipici in queste posizioni. Dato che il sondaggio è stato condotto durante l’estate e che questa casa è stata
disabitata durante il sondaggio (a causa del terremoto del 2009, che ha gravemente danneggiato la struttura
dell’edificio), si può ragionevolmente presumere che non vi fosse alcun sistema di riscaldamento in azione
durante il rilevamento. Le aree intorno ai bordi delle finestre si comportano in modo simile alle aree sotto la
finestra. In particolare, sembra che il bordo della finestra funga da resistenza al calore durante il giorno e da
dissipatore termico durante la notte. Tenendo conto di questo fattore, nonché della forma regolare dell’impronta
termica attorno alla finestra, il comportamento termico di quella parte della struttura può teoricamente essere
attribuito ad un ponte termico. Tuttavia, non è chiara è chiara la natura di tale fenomeno, che può forse essere
legato ad una tecnica di costruzione (dal momento che si possono vedere schemi simili attorno a tutte le finestre).

Fig. 17: i risultati del rilevamento sulla


casa (da IBARRA - CASTANEDO et
alii, 2017, p. 71).
Altri esempi di test in laboratorio: analisi delle malte dal
Tempio Ramappa in India
I campioni dell’antica malta sono stati raccolti da un importante monumento storico, il Tempio Ramappa, situato
nell’India meridionale e costruito nel 1213 sotto il regno dei sovrani di Kakatiyan.

Il campionamento è stato effettuato con la massima cura e con il supporto dell’Archaeological Survey of India. I
campioni raccolti sono stati caratterizzati utilizzando tecniche microanalitiche, vale a dire tecniche SEM-EDS
(spettroscopiche, che sfruttano l’emissione di raggi X generati da un fascio elettronico accelerato incidente sul
campione), XRD (diffrazione a raggi X, che permette di definire e quantificare le fasi cristalline presenti in un
qualsiasi materiale nei primi 20 micron di superficie), FTIR (spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier,
tecnica utilizzata per ottenere uno spettro infrarosso di assorbimento o emissione di un solido, liquido o gas) e
TG / DTA (analizzatore termico simultaneo in grado di caratterizzare più proprietà termiche di un campione in
un singolo esperimento).

Fig. 18: il Tempio Ramappa in India (da https://


telanganatoday.com/enticing-beauty-palampet).
Dissoluzione Acida
Il test di dissoluzione acida è stato eseguito su di un
campione di 10 g e il rapporto legante - aggregato delle
antiche malte è stato ottenuto usando una soluzione di acido
HCl (acido cloridrico = è un acido minerale forte -
si ionizza completamente in soluzione acquosa -
monoprotico - cioè ogni sua molecola, dissociandosi, libera
un solo ione idrogeno - ed è un reagente comunemente usato
nell’industria. In soluzione acquosa, è un liquido corrosivo).
Il rapporto legante / aggregato del campione di malta varia
da 1: 5 a 1: 7.
Composizione mineralogica
Il diffrattometro a raggi X è stato utilizzato per analizzare la
composizione mineralogica della malta. La Fig. 19 mostra lo spettro
XRD, che evidenzia la presenza di calcite e quarzo. Inoltre, sono state
notate tracce di vaterite e aragonite, che sono polimorfi di CaCO3
(carbonato di calcio). La composizione mineralogica della malta
conferma chiaramente che il legante usato nella malta era calce e
l’aggregato era una sabbia silicea.

Fig. 19: risultati dello spettro XRD (da


DEGLOORKAR, PANCHARATHI, 2020, p. 2).
Analisi termo-gravimetrica
L’analisi termo-gravimetrica (TGA / DTA) è stata eseguita per identificare qualsiasi
natura idraulica del legante. La Fig. 20 indica che la perdita di massa di H2O dovuta
all’evaporazione dell’acqua nell’intervallo di temperatura 200 – 600 ° C è inferiore
al 4%, mentre la perdita di massa di CO2 dovuta alla decomposizione del carbonato
di calcio nell’intervallo di temperatura 600 – 800 ° C è maggiore del 10%. Il
rapporto CO2 / H2O per i due campioni è compreso tra il 5 e l’8%. Ciò significa che
il materiale di calce legante è di natura parzialmente idraulica.

Fig. 20: risultati dell’analisi term-gravimetrica (da DEGLOORKAR, PANCHARATHI, 2020, p. 4).
Analisi spettroscopiche
Le immagini SEM nella Fig. 21 descrivono la morfologia superficiale del campione di malta con risoluzioni di
200 e 20 micron. Nella risoluzione più alta di 20 micron, la struttura cristallina è chiaramente leggibile: sono
visibili, infatti, anche particelle di quarzo o sabbia.

La Fig. 22 mostra lo spettro EDS in due diverse posizioni sullo stesso campione: si evidenzia la presenza di
elementi Ca (calcio) e Si (silicio), che indicano composti CaCO3 (carbonato di calcio) e SiO2 (silice).

Fig. 21: immagini SEM a 200 e 20 micron (da


DEGLOORKAR, PANCHARATHI, 2020, p. 4).

Fig. 22: spettro EDS (da DEGLOORKAR,


PANCHARATHI, 2020, p. 4).
I numeri d’onda 2514, 1502, 873, 712, 1482 cm −1 nello spettro FTIR sui campioni
di malta antica mostrati in Fig. 23 confermano la presenza di calcite. Lo spettro con
numero d’onda 1795 cm −1 conferma la presenza di aragonite, mentre i numeri
d’onda 1033, 1034 cm −1 indicano la presenza di quarzo. La presenza di umidità nei
campioni di malta può essere specificata dallo spettro con numeri d’onda 3761, 3428
e 3433 cm −1, mentre la presenza di carboidrati composti organici è evidente dallo
spettro con numeri d’onda di 2980, 2874, 2875 cm −1. La presenza di fasce strette al
di sotto di 700 cm −1 indica la presenza di tracce di composti inorganici come
ossido di ferro (Fe2O3) e allumina (Al2O3).

Fig. 23: spettro FTIR (da DEGLOORKAR, PANCHARATHI, 2020, p. 4).


4) Simulazioni numeriche: BrickWORK
Software

Il programma consente di analizzare e calcolare, in 2D


e 3D, il grado di sicurezza e il livello di vulnerabilità di
una struttura in muratura quando è soggetta a forze
eterogenee, quali carichi verticali (ad esempio, il peso di
mezzi a motore che percorrono un ponte) o movimenti
orizzontali e oscillatori come quelli di un terremoto.
Tramite il programma, dunque, è possibile simulare il
comportamento effettivo di qualsiasi struttura fatta di elementi
inerti di forme diverse (come mattoni e pietre), che sono disposti
in vari modi nell’apparato murario oggetto di studio.

Generalmente, per mezzo di agenti esterni, si verificano delle


sconnessioni in corrispondenza dei giunti di collegamento;
pertanto, la vulnerabilità della costruzione in muratura è il
risultato di una funzione data dal numero dei blocchi stessi.

L’algoritmo, però, deve tenere presente anche altri fattori nel suo
computo statico, quali la coesione tra gli elementi, la peculiarità
della malta e il livello di compressione interna che migliora
l’attrito degli inerti: tutti fattori, a loro volta, influenzati dalla
forma e dalla disposizione dei blocchi nell’apparecchio murario.
Alcuni esempi di applicazione
Il potenziale dell’algoritmo e la versatilità del software sono stati accertati più volte
nell’analisi di strutture di interesse storico.
Un caso studio recente, Fort San Fernando de Bocachica in Colombia, è risultato
particolarmente significativo, poiché le simulazioni al computer di BrickWORK hanno
permesso agli autori di diagnosticare le cause dei danni alla parete circolare esterna del
complesso, su cui è impostata una sequenza di volte a botte.

Fig. 24: foto aerea del Fort San Fernando (GALASSI, PARADISO, 2014, p. 67).
La loro condizione di stabilità è stata accertata e mostrata graficamente
da una linea di spinta, disegnata automaticamente dal software
all’interno della sezione dell’arco. Calcolate le forze che dalle volte si
trasferiscono alla parete circolare, si è potuto accertare quali sono le
condizioni per l’innesco del meccanismo del “ribaltamento della
parete”: si tratta di un cinematismo che può portare al collasso di una
costruzione e consiste nella rotazione rigida di un muro, o di una sua
porzione, attorno ad una cerniera orizzontale (in genere alla base del
muro).

Fig. 25: analisi della stabilità di una delle volte a botte (GALASSI, PARADISO, 2014, p. 67).
Nel 2010 il Consorzio di Bonifica della Toscana Centrale, l’autorità per la protezione e la
manutenzione del suolo e dei corsi d’acqua, ha finanziato un progetto di ricerca finalizzato
all’analisi cognitiva del ponte di Rignalla (un piccolo ponte ad arco in muratura situato nei
pressi di Firenze) e al suo recupero funzionale per un uso pubblico pedonale.

Per prima cosa, è stato necessario determinare il grado di sicurezza rapportandolo alla sua
capacità di sostenere pedoni; a tale scopo, BrickWORK lo ha accertato numericamente
applicando un carico verticale crescente a ciascuno dei blocchi di pietra nel ponte, in modo
da simulare il movimento dei pedoni (analisi del carico mobile). Questa analisi ha permesso
di determinare che la struttura era sicura: così, dopo i necessari interventi di consolidamento
e restauro, è stata riaperta al pubblico.

Fig. 26: a sinistra, veduta del Ponte Rignalla; a destra, analisi dello stato di sicurezza in caso di carico
mobile (GALASSI, PARADISO, 2014, p. 68).
Conclusioni
I casi studio appena esaminati possono essere rapportati a quello specifico del castello di Guglionesi, ma
dati analitici e precisi non si potranno avere se non per mezzo di una reale applicazione delle tecniche
descritte.

Tra le attività sperimentali in situ, un buon risultato potrebbe essere dato dall’utilizzo dell’indagine
termografica. Questa dovrebbe fornire una visione più chiara della realtà endoscopica del rudere, in
particolare della capacità di assorbimento/rilascio di umidità da parte delle diverse partizioni murarie.
Postulando che la tessitura del muro sia coerente e pertinente ad un unico momento storico, è possibile
che non ci siano aperture originarie tombate: qualora una lettura stratigrafica muraria risulti insufficiente
per sciogliere il dubbio, solo questo tipo di indagine potrà risolvere il quesito.

Il Borehole Dilatometer potrebbe invece appare una scelta troppo azzardata. Considerando la già precaria
situazione del muro, applicare una pressione idrostatica per valutare la deformabilità meccanica dei giunti
e del materiale potrebbe causare più danno che reale guadagno di informazioni.

Forse, è auspicabile affidarsi a sistemi di simulazione moderni come il Brickwork. La valutazione


mediante algoritmo delle forze di spinta e scarico del muro, della sua generale staticità e resistenza a
carichi e compressioni, risulterebbe meno invasiva e più idonea al contesto in esame. Un prodotto finale
computerizzato, in teoria, aiuterebbe nella scelta delle operazioni urgenti di consolidamento da attuarsi.

Per quanto riguarda i test in laboratorio, infine, il prelievo di campioni dalla struttura non dovrebbe
risultare troppo ostico; il vero problema potrebbe essere dato, però, dall’individuazione di samples non
contaminati o comunque adatti alla ricerca scientifica. Tutti comunque, senza ripercorrerli singolarmente,
hanno un grande potenziale informativo, soprattutto se incrociato con i test in situ.
Bibliografia
- ARÊDE et alii = A. ARÊDE, C. ALMEIDA, C. COSTA, A. COSTA, In-situ and lab tests for
mechanical characterization of stone masonry historical structures, in “Construction and Building
Materials”, Volume 220, 2019, pp. 503 - 515.

- DEGLOORKAR, PANCHARATHI, 2020 = N. K. DEGLOORKAR, R. K. PANCHARATHI,


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“Materials Today: Proceeding”, 2020, pp. 1 - 6.

- GALASSI, PARADISO, 2014 = S. GALASSI, M. PARADISO, BrickWORK Software-aided


Analysis of Masonry Structures, in “IERI Procedia”, Volume 7, 2014, pp. 62 - 70.

- GIGANTI, 2016 = F. GIGANTI, Cronaca monastero cassinese (529-1138), Cassino 2016.

- IBARRA - CASTANEDO et alii, 2017 = C. IBARRA - CASTANEDO, S. SFARRA, M KLEIN, X.


MALDAGUE, Solar loading thermography: Time-lapsed thermographic survey and advanced
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