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Un po' per paura e codardia, un po' per buon senso, gli italiani hanno dato prova di grande

civiltà e rispetto delle regole nella rappresentanza del nostro governo.

Purtroppo dire "NOSTRO" è ormai solo un eufemismo.

I fatti quotidianamente smascherano la debolezza della nostra classe politica e il sopruso


di un potere transnazionale. E' un'azione da bastardi infami quella compiuta dai nostri
politicanti, senza alcuna attenuante. Se ne sono fottuti del popolo italiano rincorrendo le
profezie del Popolo di Israele.

Vi esorto a condurre le vostre ricerche sui membri e sulle strategie messe in campo dal
governo: Task Force / Sionismo internazionale.

E’ la vecchia e collaudata prassi, ma sempre più perfezionata attraverso la storia.


Oggi puoi essere stupratore, omicida e cannibale, ma il tabù più grande da infrangere è
quello di essere antisemita. La Shoah ha imbavagliato e posto nell’angolo più buio della
nostra coscienza il beneficio del dubbio.

Ebbene, io dubito.

E per dubitare non è necessario alcun revisionismo, poiché di fatto, non sono razzista e
antisemita. Lo studio della dottrina occulta ci insegna che i semiti e i turaniani (cinesi)
sono i popoli più antichi di questa ronda, essi rappresentano la matrice di questo ceppo di
umanità e custodiscono gli archivi delle nostre radici; (forse qualcuno darà lettura degli
eventi che cavalcano la pandemia anche da questa prospettiva, di una disputa per la
supremazia che è al tempo stesso il rantolo, la capitolazione di questi due popoli, giunti
alla fine del loro ciclo).

Come essere a questo proposito razzisti?


Impossibile, poiché non tutti i semiti sono ebrei e gli ebrei non sono tutti semiti.
La discriminazione non è dunque di origine razziale, bensì religiosa.
Ciò precisato, su questo punto gli ebrei potranno compiacersi dell’equivoco etimologico,
dando gentile lettura del Talmud ai “goi”.

La peregrinazione del - popolo eletto da Dio (!) - per tristi vicende di esilio e per legittime
ragioni di sopravvivenza, ha creato delle cellule sociali dipendenti e allo stesso tempo
autonome. Tale e il prodotto dell’emarginazione, dell’esclusione sociale che trova conferma
anche oggi, rispetto alle minoranze.

Roma, 25 apr. (askanews) - Il Vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio insieme
al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, al Ministro della Salute Giulia Grillo
e al Presidente del World Jewish Congress Ronald Lauder, in occasione della
Festa della Liberazione, si sono recati alla Sinagoga Beth di Roma e hanno reso
omaggio alla lapide in memoria della Brigata Ebraica che ha combattuto
assieme ai partigiani italiani per liberare l'Italia dal nazi-fascismo. La
delegazione del Governo è stata accolta dal Presidente della Comunità Ebraica
di Roma, Ruth Dureghello, dal Rabbino Capo Riccardo Di Segni e dal Presidente
dell'Ucei Noemi Di Segni."Il 25 aprile - ha dichiarato Di Maio al termine
dell'incontro - è una grande festa nazionale che dobbiamo tutti festeggiare per
ricordare due cose. Innanzitutto per ricordare da dove veniamo, che cosa è
successo in Italia, e come siamo stati in gradi come popolo di liberarci da regimi
come quello fascista. La seconda cosa importante è che la nostra Costituzione
va ancora attuata in molti punti: dalla sanità, al lavoro, al principio di
eguaglianza. E questa giornata è importante per noi perchè ci consente di
ricordarci dei nostri valori e che c'è ancora tanto da fare per aiutare i cottadini
nei diritti fondamentali."."Sono qui - ha aggiunto il vicepremier - perchè questp è
un momento che ci unisce e ci deve unire sempre di più. Non è il momento delle
divisioni, dev'essere un giorno di unione. Per questo ringrazio la comunità
ebraica per avermi accolto".In precedenza la presidente della Comunità Ebraica
di Roma, Rugh Dureghello, aveva sottolineato che "Il 25 aprile è un giorno di
festa per gli italiani e per ricordare la liberazione di questo Paese, che ci ha
portato a quello che l'Italia rappresenta oggi. Ai valori della democrazia che dalla
Costituzione sono sanciti. E' per questo - ha concluso Dureghello - che non
accettiamo polemiche e divisioni, vogliamo soltanto festeggiare uniti ricordando
gli ebrei, gli oltre duemila partigiani ebrei che combatterono per questa
liberazione e i soldati della brigata ebraica che tornarono in Europa e in Italia per
decretare quella libertà. Non c'è spazio dunque oggi per strumentalizzazioni".

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