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Presentazione

Fitzwilliam Darcy è l’eroe romantico che da duecento anni a questa parte


continua a conquistare il cuore di milioni di lettrici in tutto il mondo. In questa
coinvolgente e fedele rivisitazione di Orgoglio e pregiudizio, finalmente la storia
di Darcy ed Elizabeth viene raccontata dal punto di vista di lui. Per la prima
volta abbiamo accesso ai suoi pensieri e sentimenti più intimi, riversati nelle
pagine del suo diario, e a tutti quei momenti e quelle situazioni a cui
nell’originale si fa solo cenno. All’apparenza freddo e distaccato, Darcy in realtà
ha un temperamento passionale: possiamo condividere la sua furia e la sua
indignazione nello scoprire il proposito della sorella di fuggire con George
Wickham, la sua buona fede nell’adoperarsi per separare l’amico Charles
Bingley da Jane Bennet e il suo disgusto nel dover di nuovo aver a che fare con
Wickham, che ora insidia proprio la famiglia Bennet. Ma, sopra ogni altra cosa,
attraverso le parole di Darcy ripercorriamo la sua storia d’amore con Elizabeth in
tutte le sue sfumature, dall’iniziale ostilità all’irresistibile attrazione, dal conflitto
interiore fino all’indimenticabile lieto fine.
Il diario di Mr. Darcy è un rispettoso omaggio al capolavoro di Jane Austen, e
un’occasione imperdibile per rivivere ancora una volta le emozioni e le
atmosfere che ha saputo creare.

Amanda Grange, inglese, si è da tempo specializzata nell’interpretazione


creativa dei classici della letteratura. Ha al suo attivo sedici romanzi, tutti di
grande successo in patria e all’estero. Il suo sito è www.amandagrange.com
N A R R A T I V A

T R E 6 0
IL DIARIO DI MR. DARCY
Nota dell’autrice

I personaggi e gli eventi rappresentati in questo libro sono fittizi o sono usati a scopo fittizio. Ogni
somiglianza a persone reali, vive o morte, è puramente casuale e non intenzionale da parte dell’autrice.
Per essere informato sulle novità
del Gruppo editoriale Mauri Spagnol visita: www.illibraio.it
www.infinitestorie.it
Titolo originale
Darcy’s Diary

ISBN 978-88-6702-170-3
Traduzione di
Gabriella Parisi

Tre60 è un marchio di
TEA – Tascabili degli Editori Associati S.p.A.
Gruppo editoriale Mauri Spagnol
www.tre60libri.it

Progetto grafico: PEPEnymi


In copertina: Portrait of a Man, 1809, Fabre, Francois Xavier (1766-1837)/
© Scottish National Gallery, Edinburg/The Bridgeman Art Library Copyright © Amanda Grange, 2005
First published in Great Britain by Robert Hale Ltd, 2005
www.halebooks.com
This edition published by arrangement with PNLA/
Piergiorgio Nicolazzini Literary Agency

Copyright © 2013 TEA S.p.A., Milano Prima edizione digitale 2013


Quest’opera è protetta dalla Legge sul diritto d’autore.
È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata
LUGLIO

Lunedì, 1º luglio

Mi chiedo se far stabilire Georgiana a Londra sia stata la scelta migliore.


L’estate si sta rivelando molto calda e, quando sono stato a farle visita questa
mattina, l’ho trovata priva della sua consueta energia. Penso di mandarla sulla
costa per una vacanza.

Martedì, 2 luglio

Ho incaricato Hargreaves di cercare una casa adatta per Georgiana a Margate, o


anche a Ramsgate. Vorrei poter andare con lei, ma si sta rivelando difficile
trovare un nuovo amministratore che rimpiazzi Wickham e non posso perdere
tempo.
Wickham! Che strano che un nome evochi sentimenti tanto contrastanti.
L’intendente di mio padre era un uomo che ammiravo e rispettavo, ma per suo
figlio provo soltanto disprezzo. Riesco a malapena a credere che da bambini
George e io fossimo amici, ma George era diverso, allora.
A volte mi chiedo come sia possibile che un ragazzo che ha avuto ogni
vantaggio, con la fortuna di avere un bell’aspetto, modi spigliati e una buona
istruzione, figlio di un uomo così rispettabile, sia venuto fuori così male. Se
penso alla dissipazione cui si è lasciato andare dopo la morte del padre…
Sono lieto di non aver sentito parlare di lui di recente. Lo scorso anno i nostri
rapporti di affari sono stati sgradevoli. Quando mi chiese la consegna della
prebenda che mio padre gli aveva riservato, mal tollerò il mio rifiuto ad
affidargliela, sebbene sapesse, fin troppo bene, di aver rinunciato a tutte le
pretese su di essa, e che il suo carattere lo rendeva del tutto inadatto alla vita
ecclesiastica.
Per fortuna, una somma di denaro sistemò la faccenda. Temevo che potesse
riavvicinarsi a me quando si fosse trovato al verde, ma l’ho convinto in modo
definitivo che non riceverà più alcun aiuto. In ricordo della nostra amicizia di un
tempo gli ho dato molto, ma non lo agevolerò mai più. L’unico uomo che d’ora
in poi potrà aiutare George Wickham è lo stesso George Wickham.

Sabato, 6 luglio

Hargreaves ha trovato una casa per Georgiana a Ramsgate, e la dama di


compagnia di Georgiana, Mrs. Younge, è andata a ispezionarla. L’ha trovata
adatta, così l’ho presa. Ramsgate non è troppo lontana, pertanto mi sarà possibile
raggiungere Georgiana non appena i miei affari me lo consentiranno. Sono
sicuro che l’aria di mare la rinvigorirà e che presto riacquisterà il buonumore.

Mercoledì, 10 luglio

Non mi ero reso conto di quanto mi sarebbe mancata mia sorella. Mi ero abituato
ad andarla a trovare ogni giorno, ma so che è in buone mani e sono persuaso che
si divertirà.
Ho cenato con Bingley questa sera. È ancora in città, ma la prossima
settimana andrà al Nord per visitare la sua famiglia.
«Sai, Darcy, penso che dovrei prendere una casa per l’inverno», mi ha detto
dopo cena.
«In città?»
«No, in campagna. Ho in mente di comprare una proprietà. Caroline mi dice
sempre che dovrei possederne una, e io sono d’accordo. Intendo prima affittare
una tenuta; poi, se mi piace, la comprerò.»
«Credo che sia un’idea eccellente. Così la smetterai di far baccano per tutto il
Paese», gli ho detto.
«È proprio ciò che penso: se avessi una casa bella la metà di Pemberley, non
mi sposterei in continuazione. Potrei invitare gli amici, per stare in compagnia,
invece di viaggiare in lungo e in largo per andarli a trovare», ha risposto.
«Dove intendi cercarla?» gli ho chiesto, mentre finivo il mio drink.
«Da qualche parte nel centro del Paese. Non troppo a nord, né troppo a sud.
Caroline suggerisce il Derbyshire; ma perché dovrei vivere nel Derbyshire? Se
voglio visitare quella zona posso stare da te a Pemberley. Ho detto al mio agente
di cercare nell’Hertfordshire, o nei dintorni. Conto su di te per fare un
sopralluogo, quando troverà qualcosa.»
«Lo farò con piacere, se perseguirai questo progetto.»
«Non credi che sarà così?»
«Credo che cambierai idea non appena vedrai un viso grazioso. Nel qual
caso, deciderai di rimanere a Londra», ho risposto con un sorriso.
«Mi dipingi come una persona molto incostante», ha detto, ridendo.
«Credevo fossi mio amico!»
«E lo sono!»
«Eppure mi credi capace di abbandonare il progetto? Sul mio onore, non
verrò dissuaso così facilmente, e niente m’impedirà di prendere una casa in
campagna. Verrai a farmi visita?»
«È naturale.»
«E devi portare Georgiana. Come sta? Non la vedo da mesi. Devo
accompagnare Caroline a farle visita.»
«Al momento non è a Londra. L’ho mandata a Ramsgate per l’estate.»
«Una scelta molto saggia. Io stesso non vedo l’ora di lasciare la città.»
Ci siamo separati dopo cena. Se ci fossimo trovati nel bel mezzo della
stagione, non avrei nutrito troppe speranze sulla possibilità che trovasse una
sistemazione, nonostante le sue proteste. Ma, dal momento che Londra si è
svuotata di tutte le possibili compagnie femminili, credo che potrebbe tener fede
al suo intento; a meno che una giovane donzella del Nord non catturi la sua
fantasia, e allora resterà dai suoi fino a Natale!

Venerdì, 12 luglio

Ho ricevuto una lettera di Georgiana stamane. È vivace e affettuosa, e sono


soddisfatto di aver pensato di mandarla al mare. È arrivata sana e salva a
Ramsgate e scrive di quanto le piace la casa:
È più piccola se paragonata alla mia sistemazione londinese, ma è molto
confortevole e ha una graziosa vista sul mare. Mrs. Younge e io andremo sulla
spiaggia questo pomeriggio, perché sono impaziente di fare uno schizzo della
costa. Te lo manderò, quando lo avrò finito.
La tua affezionata sorella,
GEORGIANA
Ho piegato la lettera ed ero sul punto di riporla nel cassetto della scrivania,
assieme alle altre, quando ho notato la grafia su una delle sue lettere precedenti.
L’ho presa così da poterle confrontare. Negli ultimi anni ha fatto grandi
progressi sia con la grafia, sia con lo stile. A ogni modo, confesso di trovare
affascinanti le sue prime lettere, sebbene la scrittura sia mediocre e l’ortografia
terribile.
Nel rileggerle, ho ricordato quanto fossi preoccupato della sua infelicità in
collegio; ma non avrei dovuto stare in ansia. I suoi insegnanti le piacevano e si
era fatta un gran numero di amiche. Dovrò suggerirle di invitarne qualcuna per
stare con lei a Londra, durante l’autunno. Se devo aiutare Bingley a trovare una
tenuta adatta a lui, un’amica farà compagnia a Georgiana mentre sono via.

Martedì, 16 luglio

Ho fatto un giro a cavallo nel parco col colonnello Fitzwilliam, questa mattina.
Mi ha detto che è stato a Rosings e ha visto Lady Catherine, la quale ha
nominato un nuovo pastore. Per un attimo ho temuto potesse trattarsi di George
Wickham che – se avesse saputo di una ricca prebenda a Rosings – avrebbe
potuto cercare di ingraziarsi mia zia.
«Qual è il nome del pastore?»
«Collins.»
Ho ricominciato a respirare.
«Un giovane corpulento, dotato di formidabili maniere», proseguì il
colonnello Fitzwilliam. «Un misto di servilismo e presunzione. Sta sempre a
inchinarsi, elogiando tutto e tutti. Parla di continuo, ma non dice nulla. Non ha
opinioni personali, a parte un’idea della propria importanza, che è tanto ridicola
quanto incrollabile. Comunque, alla zia piace abbastanza. Adempie bene ai suoi
doveri e si rivela utile quando deve organizzare un tavolo di carte.»
«È sposato?»
«Credo non ci vorrà molto prima che prenda moglie.»
«È fidanzato, dunque?»
«No, ma la zia trova che Rosings sia tediosa con così poche persone che si
dedicano a intrattenerla, e credo che presto gli dirà che deve sposarsi. Una
giovane moglie costituirà un diversivo per lei; e così avrà qualcuno da…
aiutare», ha detto, con sorriso sarcastico.
«Le fa piacere sentirsi utile», ho osservato, restituendogli l’occhiata.
«E ha una posizione così fortunata, che le persone non hanno altra scelta che
ringraziarla per i suoi consigli», ha aggiunto.
Entrambi abbiamo ricevuto una gran quantità di indicazioni da Lady
Catherine. Per la maggior parte si è trattato di ottimi consigli ma, ciononostante,
mi sono spesso sentito sollevato nel pensare che Rosings non si trova nel
Derbyshire, ma è ben distante, nel Kent.
«Come sta Georgiana?» ha chiesto mentre lasciavamo il parco e cavalcavamo
verso casa mia.
«Molto bene. L’ho mandata a Ramsgate per l’estate.»
«Bene. Per lei fa troppo caldo in città», ha detto. «La prossima settimana
andrò a Brighton. È un peccato che non abbia modo di vederla, ma quando sarò
di nuovo in città, farò di tutto per renderle visita. La raggiungerai a Ramsgate?»
«Non ancora. Ho molto da fare.»
«Ma andrete a Pemberley?»
«Sì, più in là.»
«Ti invidio Pemberley.»
«Ti dovresti sposare, allora. Il matrimonio ti consentirebbe di acquistare un
luogo che ti appartenga.»
«Se trovassi la giusta ereditiera, potrei prenderlo in considerazione, ma per il
momento mi godo la vita da scapolo.»
Con questo ci siamo separati. Lui è andato in caserma, io sono tornato a casa.

Domenica, 28 luglio

Ho finalmente concluso i miei affari in città e sono libero di far visita a


Georgiana. Intendo andarci domani, come prima cosa, e farle una sorpresa.

Lunedì, 29 luglio

Non avevo idea – quando questa mattina sono partito per Ramsgate – di cosa
fosse in serbo per me. Il tempo era sereno e tutto lasciava credere che sarebbe
stata una giornata piacevole. Sono arrivato a casa di Georgiana e mi sono
compiaciuto di trovarla pulita e ben curata. Sono stato annunciato dalla
cameriera – dal momento che la sistemazione non consentiva uno staff completo
di domestici – e ho trovato Mrs. Younge nel salotto. Scattando in piedi al mio
ingresso, mi ha guardato con sgomento.
«Mr. Darcy, non vi aspettavamo per oggi.»
«Pensavo di fare una sorpresa a mia sorella. Dov’è?»
«È… fuori a… disegnare.»
«Da sola?» ho chiesto.
«Oh, no, no, certo che no. È con la cameriera.»
«Non vi ho assunta perché stiate seduta in casa, mentre mia sorella esce con
una cameriera», ho detto, contrariato.
«Di norma l’avrei accompagnata, certo, ma sono stata costretta a restare in
casa questa mattina. Ero… indisposta. Ho mangiato del pesce avariato… Sono
stata molto male. Miss Darcy era ansiosa di proseguire il suo schizzo comunque,
e dal momento che il tempo era bello non volevo guastarle il divertimento. Mi ha
chiesto se poteva portare la cameriera e non ho visto nulla di male in questo. La
cameriera non è una ragazzina, ma una donna assennata e starà attenta che non le
accada niente di male.»
Mi sono calmato. Mrs. Younge sembrava davvero indisposta, sebbene in quel
momento non conoscessi il motivo del suo pallore.
«Da che parte sono andate?» ho chiesto. «La raggiungerò. Posso sedere con
lei mentre disegna e poi potremo tornare assieme.»
Ha esitato un istante prima di dire: «Avevano intenzione di girare a destra,
lungo la costa, in modo che Miss Darcy potesse terminare un disegno che aveva
iniziato».
«Benissimo, le seguirò e le farò una sorpresa.»
Sono uscito nell’atrio, ma proprio in quello stesso momento ho visto
Georgiana scendere giù. Ero sbigottito: era vestita per restare a casa e non
mostrava segni di essere stata fuori a disegnare. Ero sul punto di chiedere a Mrs.
Younge cosa significasse una simile montatura, quando la stessa Mrs. Younge
ha parlato: «Miss Darcy, credevo foste già uscita. C’è qui vostro fratello, che è
venuto a trovarvi». Poi ha aggiunto: «Ricordate, ciò che serve è un po’ di
determinazione, in modo da riuscire a ottenere tutto ciò cui il vostro cuore
anela».
Il suo discorso mi è sembrato strano, ma ho pensato che significasse che, se
Georgiana si fosse applicata, avrebbe potuto completare il disegno in modo
soddisfacente. Come mi sbagliavo!
«Fitzwilliam», ha detto Georgiana impallidendo. Si è fermata sulle scale ed è
rimasta là. All’improvviso appariva molto giovane e insicura.
Mi sono allarmato, credendo che non stesse bene.
«Che c’è? Stai male?» ho chiesto. «Il pesce… lo hai mangiato anche tu?»
«Pesce?» ha domandato confusa.
«Il pesce avariato che ha mangiato Mrs. Younge. Anche tu ne hai mangiato?»
«Oh, no», ha risposto, torcendosi le mani.
«Comunque, non stai bene», le ho detto, e ho notato un luccichio di sudore
sulla sua pallida fronte.
Le ho preso la mano e l’ho condotta nel salottino. Mrs. Younge era sul punto
di seguirci, ma le ho detto: «Andate a chiamare il dottore».
«Non credo…» ha iniziato a dire, ma l’ho interrotta.
«Mia sorella non sta bene. Mandate a chiamare il dottore.»
Il mio tono non le lasciava altra scelta che andare. Ho chiuso la porta.
Georgiana si era avvicinata alla finestra e sembrava sempre più pallida.
«Vieni qui», le ho detto, avvicinandole una sedia e aiutandola a sedersi.
Ma subito è balzata di nuovo in piedi.
«No, non posso», ha detto con aria infelice. «Non posso ingannarti. Non
importa ciò che dice lui.»
Ero allarmato. «Non importa ciò che dice lui?» ho ripetuto, non riuscendo a
comprendere.
Ha annuito seria. «Dice che se lo verrai a sapere, ce lo impedirai», ha
proseguito mestamente.
«Chi, Georgiana?»
«George», ha risposto, abbassando il capo.
«George?»
«Sì, George Wickham. Mrs. Younge e io lo abbiamo incontrato per caso,
sulla spiaggia. È qui in vacanza. Abbiamo iniziato a conversare e mi ha detto di
essere addolorato della poca cordialità che c’è stata tra voi di recente. Anch’io ne
sono stata addolorata. Preferivo quando eravate amici. Non mi sembra giusto che
ci debba essere qualcosa di irrisolto tra voi. Mi sono sentita sollevata quando mi
ha detto che si trattava soltanto di uno stupido malinteso e che tutto era stato
chiarito; così non c’era niente che ci impedisse di essere a nostro agio, insieme.
Mi ha ricordato di quando mi aveva fatta salire sul mio pony, conducendomi per
il cortile, e di quando mi aveva portato una manciata di ghiande», ha detto, con
un sorriso. «A suo dire, l’esserci incontrati è stato segno che la nostra amicizia
doveva essere rinnovata. Gli ho detto che le ghiande non mi piacevano più; lui
ha riso e ha risposto che al loro posto mi avrebbe portato dei diamanti.»
«Davvero? E Mrs. Younge che cosa ha detto?» ho chiesto.
«Ha detto che era del tutto appropriato intrattenere un amico di famiglia. Non
lo avrei fatto, altrimenti», ha detto mia sorella.
«Intrattenere?» ho domandato, sempre più in allarme.
«Sì, di tanto in tanto ha cenato qui, e si è unito a noi durante il giorno, se il
tempo era piovoso. Abbiamo giocato a scacchi: lui è bravo come sempre, ma io
sto migliorando, e l’ho battuto due volte.»
Mentre parlava c’era una certa animazione sul suo viso, ma ha ricominciato a
balbettare nel vedere la mia espressione.
«Ti ho offeso.»
«Per niente. Non hai fatto niente di sbagliato», ho detto, cercando di
mantenere l’autocontrollo.
«Non era mia intenzione innamorarmi di lui, credimi», mi ha implorato. «So
di essere molto giovane, ma lui mi ha raccontato così tante storie piacevoli sul
nostro futuro, che sono giunta a pensare al nostro matrimonio come a una cosa
certa.»
«Matrimonio?» ho esclamato inorridito.
«Ha… ha detto di amarmi e mi ha ricordato di quando gli avevo detto che lo
amavo.»
«E quando glielo hai detto?» ho domandato.
«Quando ero caduta dal cancello nel cortile e lui mi aveva aiutata a
rialzarmi.»
«Ma avevi sette anni!»
«Certo, allora lo avevo detto con un sentimento infantile, ma più lo vedo
adesso, più sono convinta di esserne davvero innamorata. Solo, non mi piace
ingannarti. Volevo che fosse tutto trasparente. Gli ho detto che avrebbe dovuto
chiedere la mia mano nella maniera tradizionale, ma ha affermato che non
avresti consentito il nostro matrimonio fino a quando non avessi avuto diciotto
anni, e questo sarebbe stato uno spreco di tre preziosi anni della nostra vita
insieme. Ha detto che dovevamo fuggire e, in seguito, mandarti una lettera dal
Distretto dei Laghi.»
«E tu eri d’accordo?» ho chiesto, sconvolto.
Ha abbassato la voce. «Ho pensato che fosse una sorta di avventura. Ma ora
che ti ho visto e so quanto ciò ti affligge, non lo sembra affatto.»
«No, non lo è. È un raggiro, e dei più spregevoli. Ha fatto sì che ti
innamorassi di lui per ottenere la tua fortuna e per colpire me! È mostruoso,
convincerti a dimenticare amici e famigliari e a scappare con lui, facendoti
cadere in disgrazia!»
«No, non è così. Lui mi ama!» ha esclamato.
Ho visto la paura nei suoi occhi, e ho preferito fermarmi. Sapere che il
mascalzone non l’aveva mai amata doveva essere una sofferenza per lei. Ma non
potevo permettere che continuasse a essere vittima di quell’equivoco.
«Non vorrei dirtelo, Georgiana, ma devo. Non ti ama. Ti ha usata», ho detto
con delicatezza
Georgiana è scoppiata in singhiozzi. Mi sentivo inerme di fronte alle sue
lacrime, non sapevo come comportarmi, come confortarla. In quel momento –
come mai prima – mi è mancata mia madre: lei avrebbe saputo cosa fare,
avrebbe saputo cosa dire. Avrebbe saputo consolare la propria figlia, che era
stata raggirata negli affetti. Io potevo solo stare lì, impotente, nell’attesa che il
dolore di Georgiana si estinguesse.
Quando le lacrime di Georgiana hanno cominciato ad attenuarsi, le ho passato
il mio fazzoletto. Lei lo ha preso e si è soffiata il naso.
«Devo parlare con Mrs. Younge e assicurarmi che sappia ciò che è stato
architettato alle sue spalle», ho detto. «È stata una sua negligenza non averlo
notato.»
Qualcosa nell’espressione di Georgiana mi ha fermato.
«È stato fatto alle sue spalle?» ho chiesto.
Georgiana ha abbassato lo sguardo sul suo grembo. «Mi ha aiutata a
pianificare la fuga.»
Sentivo crescere l’irritazione. «Davvero?»
Georgiana ha annuito mestamente. Mi feriva il cuore vederla così. La felicità
di mia sorella distrutta da un uomo del genere!
Le ho messo una mano sulla spalla. «Non temere, Georgie, quando sarai più
grande incontrerai un uomo che ti amerà per come sei. Un uomo disinteressato,
affascinante e rispettabile, che sia gradito alla tua famiglia. Un uomo che mi
chiederà la tua mano, in maniera appropriata. Non ci sarà bisogno di fuggire;
avrai un matrimonio sontuoso, con un magnifico abito da sposa, una luna di
miele e tutto ciò che vorrai», ho detto, sopraffatto dalla tenerezza.
Ha cercato di annuire e, mettendo la sua mano sulla mia, ha detto: «Sono
stata una dura prova per te».
«Mai», ho replicato con dolcezza.
Volevo trovare il modo di distoglierla da quei tristi pensieri. Ho fatto vagare
lo sguardo nella stanza e l’occhio mi si è posato sui suoi schizzi.
«Questo è proprio ben fatto», ho affermato. «Vedo che hai catturato l’attimo
in cui le barche da pesca rientravano dal mare aperto.»
«Sì. Ho dovuto alzarmi presto per coglierle. I pescatori sono stati sorpresi di
trovarmi seduta lì», ha detto.
Ero contento di vedere che, nel prendere il disegno, aveva messo da parte il
fazzoletto, e di sentire che la sua voce si era fatta più ferma.
«Forse ti piacerebbe finirlo. Puoi farlo stando in casa, o hai bisogno di
uscire?»
«No, lo posso fare anche qui. Lo schizzo che ho eseguito è sufficiente a
capire quel che resta da fare.»
«Bene. Allora posso lasciarti sola per qualche minuto, mentre parlo con Mrs.
Younge.»
«Non ti arrabbierai con lei, vero?» ha chiesto Georgiana.
«M’infurierò con lei. Dovrà fare i bagagli e lasciare questa casa entro
un’ora.»
La mia conversazione con Mrs. Younge non è stata gradevole. Per prima cosa
ha negato di essere a conoscenza dell’amicizia tra mia sorella e Wickham,
dicendo di non avergli mai consentito di entrare in casa e di non conoscere
affatto quell’uomo.
Sentir dare della bugiarda a mia sorella mi ha fatto adirare ancor di più. Mrs.
Younge allora è ritornata sulle sue posizioni, ammettendo infine di aver
agevolato l’amicizia tra lui e Georgiana. Indagando ulteriormente, ho scoperto
che Mrs. Younge aveva conosciuto Wickham in precedenza, e aveva pianificato
il primo incontro con mia sorella. Gli aveva detto dove sarebbero state ogni
giorno, in modo da poter organizzare altri incontri casuali. Dopodiché, aveva
incoraggiato Georgiana a invitarlo a casa, e le aveva insegnato a guardarlo
dapprima come un amico e poi come un innamorato.
«E perché non avrei dovuto?» mi ha detto, quando l’ho redarguita. «Dopo che
è stato trattato così male da voi. Perché non avrebbe dovuto avere ciò che gli
spetta, oltre a un pochino di divertimento?»
Avevo avuto intenzione di darle un’ora di tempo per impacchettare le sue
cose, ma ho cambiato idea.
«Lascerete questa casa seduta stante. Vi farò mandare i vostri bagagli», le ho
detto glaciale.
Sembrava sul punto di rifiutare, quando un’occhiata alla mia espressione le
ha fatto comprendere che sarebbe stato poco saggio. Ha borbottato delle
imprecazioni, poi si è messa mantello e cuffia e, raccogliendo la sua borsa, ha
lasciato la casa.
Quando la mia ira è sbollita, ho scritto a Wickham – di cui Mrs. Younge mi
aveva dato l’indirizzo – e gli ho ordinato di lasciare subito Ramsgate. Gli ho
scritto, inoltre, che se avesse cercato di vedere o di parlare a Georgiana, lo avrei
rovinato.
Mentre scrivo sono ancora infuriato. Che potesse fare qualcosa di tanto
subdolo. Che potesse coinvolgere nei suoi complotti Georgiana, la sua compagna
di giochi di tempi migliori… Ha perso ogni decenza. Sono quasi tentato di
smascherarlo, ma se lo facessi ne soffrirebbe la reputazione di mia sorella. Devo
soltanto sperare che questa esperienza lo faccia desistere dal compiere di nuovo
qualcosa di simile.
AGOSTO

Giovedì, 1º agosto

Ho riportato Georgiana a Londra. Resterà con me finché non le troverò una


nuova dama di compagnia. Dopo il problema con Mrs. Younge temo a lasciarla,
ma so che va fatto. Non posso restare sempre a Londra, e lei non può viaggiare
con me. Deve dedicarsi agli studi. A ogni modo, intendo assicurarmi di non
essere ingannato un’altra volta nella scelta della compagnia. Non soltanto
esaminerò con attenzione le sue referenze, ma andrò a far visita ai precedenti
datori di lavoro e mi assicurerò sulla loro onestà e sulla eventuale idoneità della
dama, prima di affidarle Georgiana.
È confortante, per me, sapere che, finché Georgiana sarà a Londra, sarà sotto
la protezione di un maggiordomo e di una governante fedeli. Sono con la nostra
famiglia da molti anni e mi metteranno subito in allerta se ci sarà qualcosa che
non va. Non ho intenzione di allontanare di nuovo Georgiana dalla città, a meno
che non possa accompagnarla.

Mercoledì, 14 agosto

«Ho trovato una signora che potrebbe andare bene per Georgiana», mi ha detto il
colonnello Fitzwilliam quando ha cenato con me questa sera.
Dal momento che ha la custodia legale di Georgiana assieme a me, gli avevo
raccontato ciò che era accaduto a Ramsgate.
«Di chi si tratta?»
«Di una certa Mrs. Annesley. Proviene da una buona famiglia e il suo tempo
coi miei amici, gli Hammond, sta per giungere al termine.»
«L’hai incontrata?»
«Sì, in alcune occasioni. So che gli Hammond sono molto soddisfatti di lei.»
«Allora domani farò loro visita e vedrò di prendere accordi.»
Giovedì, 15 agosto

Ho fatto visita agli Hammond, e Mrs. Annesley mi è parsa una signora distinta,
dall’aspetto gradevole, che mi ha impressionato favorevolmente con la sua
educazione e conversazione. Prenderà il suo posto accanto a Georgiana la
prossima settimana. Resterò in città per un po’ al fine di assicurarmi che sia
adatta come sembra; poi, nell’arco dei prossimi mesi, ho intenzione di fare
numerose visite a sorpresa per verificare che sia tutto a posto.
Nel frattempo, a breve, arriverà la compagna di scuola di Georgiana. Le farà
bene avere accanto qualcuno della sua stessa età.

Venerdì, 23 agosto

Mrs. Annesley è arrivata questa mattina. Lei e Georgiana hanno scoperto una
simpatia reciproca e credo che il loro rapporto si rivelerà felice. È stata lietissima
di apprendere che una delle compagne di scuola di Georgiana verrà in visita, e
ha organizzato una gran varietà di escursioni per le ragazze. Spero che questo
renda completa la ripresa di Georgiana dopo la storia con Wickham. Sono
persuaso che per Natale avrà del tutto dimenticato l’incidente.

Venerdì, 30 agosto

Ora che Georgiana è sistemata, mi sento tranquillo a lasciarla ogni volta che
Bingley avrà bisogno di me. È una fortuna, poiché se gli facessi scegliere da solo
la tenuta, ne prenderebbe una lambita da un fiume soggetto a straripamenti, o
piena di ratti o con un affitto esorbitante. Direbbe che è favolosa e
concluderebbe con l’agente prima di rendersi conto di ciò che sta facendo, e poi
mi chiederebbe come fare per districarsi da quella situazione imbarazzante. È
molto meglio che lo aiuti dal principio, anziché essere costretto a correre in suo
soccorso più avanti.
Devo confessare che non vedo l’ora di ritrovarlo. Sono stanco di Londra e
sono ansioso di visitare la campagna.
SETTEMBRE

Lunedì, 2 settembre

Ho ricevuto una lettera da Bingley:


Mio caro Darcy,
ho trovato una tenuta nell’Hertfordshire che sembra proprio adatta. Ben
situata, in modo che possa arrivare a Londra quando mi va, o nel Nord
dell’Inghilterra per fare visita alla mia famiglia. Inoltre, non è neanche troppo
lontana da Pemberley, così che possa venire a trovare con agio anche te.
L’agente la raccomanda caldamente, ma io so molto poco riguardo a questo
genere di cose e mi piacerebbe ricevere il tuo consiglio. Possiamo incontrarci
là?

Lunedì, 9 settembre

Oggi sono partito da Londra per incontrare Bingley a Netherfield Park. Avevo
dimenticato che buona compagnia fosse: sempre allegro e soddisfatto. Dopo la
mia estate difficile, è stato un bene ritrovarmi con lui.
«Darcy! Sapevo di poter contare su di te. Com’è andata l’estate? Scommetto
che non è stata impegnativa come la mia.»
Non ho risposto, e lui l’ha scambiato per un assenso.
«Caroline mi ha assillato negli ultimi tre mesi, ma ora che ho trovato una
tenuta, spero che possa ritenersi soddisfatta.»
Naturalmente Bingley era deliziato da tutto ciò che vedeva. Ha detto quanto
la casa fosse sontuosa e non ha posto alcuna domanda ragionevole. Invece,
andava in giro con le braccia dietro la schiena, come se negli ultimi vent’anni
avesse vissuto lì. Era contento della posizione e delle stanze principali, e
soddisfatto di ciò che l’agente, Mr. Morris, diceva per elogiarla. Non si è
informato affatto sui camini, sulla selvaggina, sul lago, in pratica, su nulla.
«È solida?» ho chiesto a Mr. Morris.
Mi ha assicurato che lo fosse, ciononostante l’ho esaminata con attenzione.
«Sarà facile trovare servitù nel vicinato? Il mio amico porterà qualcuno dei
suoi servitori, tuttavia avrà bisogno di cameriere, giardinieri e stallieri della
zona.»
«Non avrà alcuna difficoltà a procurarsene da Meryton.»
«Cosa ne pensi, Darcy?» ha chiesto Bingley quando abbiamo terminato il
giro.
«Il prezzo è troppo elevato.»
Mr. Morris ha insistito che fosse equo, ma è stato subito costretto a rendersi
conto che era eccessivo e si sono accordati per una cifra molto più bassa.
«Sul mio onore, Darcy, non proverei mai a contraddirti quando sei così
determinato. Il povero Mr. Morris avrebbe fatto meglio ad accettare subito la tua
proposta, risparmiandosi la fatica di provare a discutere con te!» ha detto
Bingley, dopo aver concluso con l’agente.
Può ridere quanto vuole, ma mi ringrazierà per la premura quando sarà ben
sistemato.
«Quando hai intenzione di prenderne possesso?» gli ho chiesto.
«Appena possibile. Senza dubbio prima di San Michele.»
«Dovresti mandare una parte della servitù prima, in modo da assicurarti che
la casa sia pronta per il tuo arrivo.»
«Pensi proprio a tutto! Li farò venire qui per la fine della prossima
settimana.»
Sono contento che abbia deciso di seguire il mio consiglio. Altrimenti,
sarebbe arrivato assieme alla servitù e poi si sarebbe chiesto per quale motivo la
cena non fosse ancora pronta.

Martedì, 24 settembre

«Darcy, benvenuto nella mia tenuta!» ha detto Bingley quando nel pomeriggio
l’ho raggiunto a Netherfield Park. Le sue sorelle, Caroline e Louisa, erano con
lui, assieme al marito di Louisa, Mr. Hurst.
«La casa, i dintorni, ogni cosa è proprio come avrei desiderato che fosse.»
«La tenuta è piuttosto bella, ma il vicinato conta pochissime famiglie», ho
fatto notare. «Ti avevo avvisato, a suo tempo.»
«Ci sono tantissime famiglie; abbastanza per intrattenersi a cena. Cosa
possiamo volere di più?» ha detto.
«Compagnia di livello, conversazione stimolante?» ha chiesto Caroline
beffarda.
«Sono certo che ne troveremo in abbondanza», ha replicato Bingley.
«Avresti dovuto permettere che ti aiutassi a scegliere la casa», ha detto
Caroline.
«Non avevo bisogno che mi aiutassi, lo ha fatto Darcy», ha puntualizzato lui.
«E lo ha fatto anche bene. Proprio questa mattina dicevo a Louisa che non
avresti potuto trovare un aiuto migliore», ha aggiunto Caroline sorridendomi.
«Sul mio onore, non avrei potuto trovare un luogo più distinto
dell’Hertfordshire», ha affermato Bingley.
Per ora è molto soddisfatto del circondario, ma credo che lo troverà noioso se
si stabilirà qui più a lungo. Ma comunque è improbabile. È così volubile che
potrebbe andarsene nell’arco di un mese. Dopo cena ho espresso i miei dubbi a
Caroline.
«Può essere. Fino ad allora, dovremo essere grati della reciproca compagnia»,
mi ha detto.

Mercoledì, 25 settembre

Questa è stata la prima giornata trascorsa interamente a Netherfield Park.


Caroline ha gestito le cose per bene e si è molto compiaciuta quando ho
dichiarato che nessuno avrebbe supposto che si trattasse di una dimora in affitto.
Ha avuto qualche problema con la servitù assunta nel vicinato, ma a suo credito
va detto che la casa è organizzata senza intoppi.

Giovedì, 26 settembre

Le visite dei vicini sono iniziate. È una seccatura, ma era naturale aspettarselo.
Sir William e Lady Lucas ci hanno fatto visita questa mattina. Bingley li ha
trovati molto educati, dal momento che Sir William s’inchinava ogni due minuti
e accennava alla sua presentazione a St James’s.1 Caroline ha sospettato che la
loro fretta nel presentarsi qui rivelasse che fossero genitori di qualche attempata
zitella priva di attrattive, che desiderano veder sposata, e lo ha detto a Bingley
non appena i Lucas sono andati via.
«Fidati di me, hanno una figlia che si avvicina alla trentina e intendono
spacciarla per una ventunenne!» lo ha messo in guardia.
Bingley ha riso. «Sono certo che non abbiano alcuna figlia, ma se la
dovessero avere, non ho dubbi che sia affascinante!»
«Caroline ha ragione: una delle cameriere mi ha detto che i Lucas hanno una
figlia di nome Charlotte. Charlotte non è sposata e ha 27 anni», ha detto Louisa.
«Questo non le impedisce di essere affascinante. Sono sicuro che sia una
giovane donna incantevole», ha protestato Bingley.
«E io sono certa che sia una persona alla buona, che aiuta sempre la madre a
preparare focacce», ha detto Caroline con voce divertita.
«Be’, credo che i Lucas abbiano fatto molto bene a farci visita e ancora
meglio a invitarci al ballo di Meryton», ha detto Bingley risoluto.
«Il ballo pubblico di Meryton? Dio ci salvi dai balli di campagna!» ho
commentato.
«Siete stato viziato da una compagnia di ben altro livello», ha detto Caroline.
«È proprio così. Le riunioni mondane londinesi pullulano della gente più
elegante del Paese.»
Per qualche ragione, Caroline non ha sorriso del mio commento. Non riesco a
capirne il motivo. Sorride per qualunque cosa dica e certo stava pensando alle
mie conoscenze a Londra, altrimenti a chi altro avrebbe potuto alludere?
Sir William e Lady Lucas non sono stati gli unici visitatori, oggi. Sono stati
seguiti da un certo Mr. Bennet, che sembra essere un tipo davvero ben educato.
«Ha cinque figlie», ha detto Caroline quand’è andato via.
«Ragazze graziose», ha rimarcato Mr. Hurst, che si era destato dal suo
torpore. «Le ho viste a Meryton. Sono tutte belle.»
«Ecco qua! Sapevo di aver fatto bene a stabilirmi a Netherfield. Ci sarà
grande abbondanza di ragazze carine con cui danzare», ha detto Bingley.
«So cosa state pensando», ha osservato Caroline nello scorgere la mia
espressione. «State pensando che essere costretto a ballare con una ragazza di
campagna sia una seccatura, ma non ce n’è bisogno. Charles darà spettacolo,
senza dubbio, ma non c’è necessità che lo facciate anche voi. Nessuno
pretenderà che danziate.»
«Spero di no. L’idea di dover danzare con persone sconosciute mi è
insopportabile», ho detto.
Bingley ha riso. «Andiamo, Darcy, non è da te. Di solito non sei così
cocciuto. Deve essere il tempo. Lascia solo che smetta di piovere e sarai ansioso
di danzare quanto me.»
Bingley è un ottimista.

Lunedì, 30 settembre

Questa mattina Bingley e io abbiamo perlustrato parte della tenuta. È stata


conservata in buono stato e, se intendesse acquistarla, credo che potrebbe fare al
caso suo. Ma attendo di vedere se si stabilirà. La prossima settimana potrebbe
benissimo decidere di voler acquistare una tenuta nel Kent, nel Cheshire o nel
Suffolk.
Dopo poco ha proposto di rientrare.
«Pensavo di far visita ai Bennet», ha detto con indifferenza, mentre
rincasavamo al trotto.
«Impaziente di vedere le signorine Bennet?» gli ho chiesto.
L’ha presa bene.
«Lo so che credi che m’innamoro e disamoro nell’arco di poche settimane,
ma penso semplicemente che sia educato ricambiare la visita di Mr. Bennet.»
Ci siamo separati: lui si è diretto verso Longbourn, io sono tornato a
Netherfield. Non è stato via a lungo.
«Allora, hai visto le cinque belle fanciulle di cui hai tanto sentito parlare?» gli
ho domandato al suo ritorno.
«No. Sono stato seduto nella biblioteca di Mr. Bennet per una decina di
minuti, ma non sono riuscito a vedere le ragazze neanche di sfuggita», ha
risposto avvilito.
OTTOBRE

Martedì, 1º ottobre

Il buonumore di Bingley si è ristabilito grazie a un invito di Mrs. Bennet, che gli


ha chiesto di unirsi alla famiglia per la cena.
«Ma non ci posso andare!» ha detto desolato. «L’invito è per domani, ma io
devo recarmi in città.»
«Mio caro Bingley, sopravvivrete, sia tu che loro. Inoltre, li incontrerai al
ballo di Meryton.»
La mia osservazione lo ha rianimato. «È vero.»

Mercoledì, 2 ottobre

Oggi Bingley è andato in città. È come pensavo: non si stabilirà mai in


campagna. Sta già diventando impaziente. Non sarei sorpreso se abbandonasse
Netherfield prima di Natale.

Sabato, 12 ottobre

Siamo stati al ballo di Meryton ed è stato peggio di quanto mi aspettassi.


Eravamo arrivati da meno di cinque minuti, quando ho sentito una donna – ho
delle riserve a chiamarla signora – sussurrare a un’altra che avevo una rendita di
diecimila sterline all’anno. Ciò che odio sopra ogni altra cosa è essere
corteggiato per la mia ricchezza. I sussurri si rincorrevano per la sala e mi sono
ritrovato a essere osservato come se fossi un ricco bottino. E questo non ha di
certo contribuito a migliorare il mio apprezzamento della serata. Per fortuna, non
c’è stato bisogno che mi mischiassi con la gente del luogo. Sebbene fossimo un
piccolo gruppo, io, Caroline, Mr. e Mrs. Hurst abbiamo tentato di intrattenerci a
vicenda.
Bingley si è buttato nella mischia, come fa di solito. Neanche a dirlo è stato
molto apprezzato, lo è sempre. Si relaziona agli altri con una facilità che lo rende
gradito ovunque vada. Ho sentito una gran quantità di commenti sul suo aspetto
fine e sul suo bel volto. Anch’io sono stato definito un bell’uomo, finché non ho
trattato Mrs. Carlisle con sufficienza: aveva fatto un’osservazione impertinente e
mi aveva così irritato da farmi venir voglia di darle una lezione. Appena due
minuti prima aveva sussurrato alla sua vicina che intendeva accaparrarsi le mie
diecimila sterline per sua figlia; poi, quando me l’ha presentata, ha avuto invece
l’impudenza di dirmi chiaro in faccia che pensava che la ricchezza fosse
irrilevante in un matrimonio, e che fosse l’affetto reciproco ciò che importava.
Bingley ha danzato ogni ballo, per il divertimento di Caroline.
«Sarà di nuovo innamorato prima che la serata si concluda», ha detto lei.
Ho annuito. Non ho mai visto nessuno essere così soggetto
all’innamoramento e disinnamoramento facili. Fategli vedere un bel visino e dei
modi aggraziati, e non guarderà oltre.
Ho danzato con Mrs. Hurst, ma i musicisti erano così scadenti, che una volta
è stata più che sufficiente. Ho rifiutato di essere presentato ad altre giovani
donne, accontentandomi di girovagare per la sala fino a quando Bingley non
avesse danzato tanto da non riuscire più a muoversi. Non che fosse facile evitare
le partner: c’erano numerose giovani donne sedute ai margini della sala. Una di
esse era la sorella della fanciulla che aveva colpito la fantasia di Bingley, e lui ha
deciso che desiderava vedermi danzare con lei.
«Andiamo, Darcy! Devo farti ballare. Detesto vederti vagare da solo in
questo modo fastidioso. Sarebbe molto meglio se danzassi», ha detto.
«Assolutamente no. Le tue sorelle sono impegnate e nella sala non c’è
nessun’altra donna con la quale ballare, senza che questo costituisca per me un
castigo», ho detto, con l’aria di chi non si accontenta con facilità.
«Per tutto l’oro del mondo, non vorrei essere esigente quanto te! Sul mio
onore, non ho mai incontrato tante fanciulle graziose in tutta la mia vita.»
«Stai danzando con l’unica ragazza attraente della sala», gli ho rammentato,
con lo sguardo verso la maggiore delle signorine Bennet.
«Oh! È la creatura più incantevole su cui abbia mai posato gli occhi! Ma c’è
una delle sue sorelle, seduta proprio dietro di te, che è molto graziosa e, oserei
dire, anche molto piacevole. Lascia che chieda alla mia dama di presentarvi.»
«Di chi parli?» gli ho chiesto, guardandomi intorno. Ho scorto Miss Elizabeth
Bennet, poi però, quando se n’è accorta, sono stato costretto a distogliere lo
sguardo. «È passabile, ma non abbastanza bella da tentarmi, e al momento non
sono dell’umore adatto a dare importanza a giovani fanciulle che sono state
trascurate da altri uomini.»
Caroline ha compreso molto bene i miei sentimenti.
«Questa gente!» mi ha detto. «Non ha stile, né modi, eppure è così
compiaciuta di se stessa! Sapete che sono stata costretta a sorridere con
gentilezza mentre Mary Bennet mi veniva descritta come la giovane più colta del
vicinato? Se fosse brava la metà, anzi, un decimo di Georgiana, ne sarei molto
sorpresa.»
«Sarebbe difficile. Georgiana ha un talento inusuale», ho replicato.
«È vero. Stravedo per lei. E lo ammetto, è proprio come una sorella per me»,
ha detto Caroline.
Forse, a suo tempo, sarà davvero una sorella per Caroline. Non che le abbia
detto niente a riguardo, ma Bingley è un brav’uomo, con un patrimonio
accettabile e sarà un buon marito. Non avevo pensato di organizzare un
matrimonio per Georgiana prima che compisse i ventun anni, ma dopo la storia
con George Wickham, ho iniziato a pensare che non sarebbe male farla sposare
prima. Una volta sposata a Bingley, sarebbe al sicuro dalle canaglie dello stampo
di Wickham. Tuttavia non sono certo che Meryton sia adatta a lei. Se Bingley si
mostrerà incline a partire, lo incoraggerò. Mi piacerebbe averla vicina, nel
Derbyshire o magari nel Cheshire. In quel caso mi potrebbe far visita nell’arco di
poche ore, se lo volesse.
Infine, siamo tornati a casa.
«Non ho mai incontrato gente più gradevole o fanciulle più carine in vita
mia», ha detto Bingley, mentre ci ritiravamo nel salotto. «Erano tutti gentili e
premurosi. Niente formalità né affettazione. Mi è sembrato di conoscere tutti da
subito nella sala. E, per quanto riguarda Miss Bennet, non riuscirei a immaginare
un angelo più bello.»
Caroline mi ha lanciato uno sguardo ironico. A Brighton, Bingley ci aveva
detto che Miss Hart era la creatura più incantevole che avesse mai visto. A
Londra si era trattato di Miss Pargeter. Sembra che a Meryton la scelta sia caduta
su Miss Bennet.
«È una ragazza molto dolce», ha ammesso Caroline.
«È graziosa», ho detto. È sempre meglio assecondare Bingley. «Ma sorride
troppo.»
«Per dir la verità, sorride davvero troppo», ha concordato Louisa. «Ma resta
una ragazza dolce. Suppongo che potremmo stringere amicizia con lei, mentre
siamo qui, vero Caroline?»
«Senza dubbio», ha detto Caroline. Poi ha aggiunto: «Dobbiamo trovare
qualcuno che ci aiuti a trascorrere in modo piacevole le ore tediose e che ci
faccia compagnia quando gli uomini sono fuori».
Mentre scrivo, l’unica cosa che indugia nei miei pensieri è lo sguardo di Miss
Elizabeth Bennet quando ho dichiarato che non fosse abbastanza bella per
tentarmi a danzare. Se non sapessi che è impossibile, crederei che sia stato
ironico. Non mi sento a mio agio all’idea che mi abbia sentito, ma non era mia
intenzione che le mie parole raggiungessero le sue orecchie. Inoltre, sarebbe
stupido preoccuparsi dei suoi sentimenti. Il suo temperamento non è sensibile e,
se ha preso da sua madre, non ne sarà stata offesa. Quella donna abominevole mi
ha condannato senza appello per il mio commento casuale, descrivendomi a
chiunque le prestasse ascolto come la persona più altezzosa e antipatica al
mondo, e dicendo di sperare che non sarei più tornato lì.
Non avrei mai creduto di essere d’accordo con una donna del suo stampo, ma
credo che in questa occasione siamo proprio della stessa idea.

Martedì, 15 ottobre

Quest’oggi Bingley e io abbiamo esaminato i boschi. Mentre eravamo via, le


signorine Bennet hanno fatto visita a Caroline e Louisa.

Venerdì, 18 ottobre

Mentre Bingley e io eravamo a cavallo, Caroline e Louisa hanno preso la


carrozza per andare a Longbourn a trovare i Bennet. Credo che abbiano
l’intenzione di fare amicizia con le due ragazze più grandi. Dio solo sa quanto
scarseggi la compagnia da queste parti, per loro.

Sabato, 19 ottobre

Giornata piovosa. Dopo essere stati confinati in casa, è stato quasi un sollievo
uscire fuori a cena questa sera. Non è stato meglio del ballo: le persone non
erano più raffinate né la conversazione più stimolante, ma almeno ha portato un
po’ di distrazione.
Bingley si è seduto ancora una volta accanto a Miss Jane Bennet. È lei che
corteggia e, visto che i suoi modi sono accomodanti come quelli di Bingley,
formano una bella coppia. Le sue attenzioni non la feriranno, e ne godrà
considerandole solo come il gradevole diversivo che costituiscono.
«È un peccato che le altre signorine Bennet non abbiano lo stesso aspetto e i
modi della sorella maggiore», ha osservato Caroline dopo cena.
«Vero», ho ammesso.
«Non mi sorprende che non foste riuscito a tollerare l’idea di danzare con
Miss Elizabeth Bennet. Non ha nessuna delle qualità della sorella.»
«Il suo viso ha a malapena un lineamento regolare», ho replicato, volgendomi
verso di lei per studiarla con attenzione.
«Proprio no», ha confermato Caroline.
«Suvvia, Darcy, è una ragazza molto carina», è intervenuto Bingley, che si
era unito a noi dopo aver lasciato Miss Bennet con una delle sue sorelle.
«È ordinaria sotto ogni aspetto», ho ribattuto.
«Molto bene, pensala a modo tuo. Il suo aspetto non ha nulla di accettabile»,
ha riso ed è tornato da Miss Bennet.
Caroline ha continuato a criticare i nostri vicini. Mentre lo faceva, i miei
occhi venivano ancora una volta attratti da Miss Elizabeth Bennet e ho
cominciato a pensare di non averle fatto giustizia. Sebbene il suo viso non avesse
neanche un lineamento regolare, esso aveva un’aria particolarmente intelligente
grazie alla deliziosa espressione dei suoi occhi scuri, che le donavano una
vivacità che mi è sembrata molto piacevole. Mi sono ritrovato a osservarla e,
quando si è alzata per abbandonare la tavola, ho anche scoperto che ha una
figura leggera e gradevole.
Continua a non essere abbastanza attraente da tentare un uomo del mio
livello, ma possiede più bellezza di quanto immaginassi in principio.
NOVEMBRE

Lunedì, 4 novembre

Un’altra festa. Era inevitabile, ma mi sembra di non essere più così riluttante agli
impegni mondani come ero prima. Costituiscono un cambiamento rispetto al
nostro solito circolo ristretto. La festa di questa sera era a Lucas Lodge, casa di
Sir William Lucas.
«Preparatevi a ricevere un inchino ogni dieci minuti», ha detto Caroline,
mentre entravamo in casa.
«Ma anche cinque», ha rimarcato Louisa.
«Sir William è una persona molto piacevole», ha ribattuto Bingley.
«Caro Charles, penseresti che chiunque ti permetta di corteggiare Miss
Bennet a una delle sue riunioni sia piacevole», ho detto.
«È un angelo», ha dichiarato Bingley, senza scomporsi.
Ha trovato subito Miss Bennet. Mentre Mr. Hurst danzava con Caroline,
Louisa si è messa a chiacchierare con Lady Lucas.
Mi sono accorto che anche Miss Elizabeth Bennet era lì, che parlava col
colonnello Forster. Senza rendermi conto di quel che facevo, mi sono avvicinato
e non ho potuto fare a meno di ascoltare la loro conversazione. Nel suo
atteggiamento c’era qualcosa di giocoso, che conferiva un certo luccichio ai suoi
occhi. L’ho osservata, come pure ho notato il rossore animato che aggiungeva
bellezza alle sue guance. La sua è una carnagione sana e la pelle è lievemente
abbronzata. Forse non è elegante come il pallore di Caroline, ma è allo stesso
modo gradevole.
Presto ha lasciato il colonnello Forster e ha cercato Miss Lucas. Le due
sembrano molto amiche. Ero sul punto di parlarle, con l’impulso di vedere
ancora una volta quel luccichio nei suoi occhi, quando lei stessa mi ha sfidato.
«Non credete che mi sia espressa eccezionalmente bene, proprio ora, mentre
cercavo di invogliare il colonnello Forster a dare un ballo per noi, a Meryton?»
«Con gran vigore», ho replicato, sorpreso, ma non contrariato, che mi
rivolgesse la parola. «Ma si tratta di un argomento che rende sempre energica
una signora», ho aggiunto.
«Siete severo con noi.»
Ha detto queste parole con uno sguardo così impertinente, da far nascere un
sorriso spontaneo sulle mie labbra. Il suo modo di fare non sarebbe adatto a
Londra, ma in campagna ha un suo perché. Bisogna variare, dopotutto.
«Presto toccherà a Miss Bennet», ha detto Miss Lucas, rivolta a me. «Sto
andando ad aprire lo strumento, Eliza, e tu sai cosa significa.»
In un primo momento si è rifiutata, dicendo di non voler suonare davanti a
persone che di sicuro erano abituate ad ascoltare i migliori musicisti, ma Miss
Lucas ha insistito finché non ha ceduto.
La sua esibizione è stata sorprendentemente buona. Non dico per le note –
credo che molte fossero sbagliate –, ma c’era una dolcezza nel suono, che mi
dava una sensazione piacevole alle orecchie.
Cominciavo a sentirmi ben disposto nei suoi confronti e avevo davvero
intenzione di riprendere la nostra conversazione, quando ha abbandonato il
pianoforte e per qualche combinazione – fortunata o sfortunata, non saprei dire –
la sorella più giovane ne ha preso il posto. Il mio sorriso si è irrigidito. Non ho
mai udito un’esecuzione peggiore in tutta la mia vita e non riuscivo a credere che
Miss Mary Bennet volesse davvero ostentare una tale mancanza di talento
davanti a tante persone. Se avessi dovuto ascoltarla anche solo un altro minuto,
credo che glielo avrei detto io stesso.
La situazione è peggiorata ancora quando le due sorelle minori hanno iniziato
a danzare con alcuni ufficiali. La madre le osservava con benevolenza, mentre la
più giovane civettava, a turno, con tutti gli ufficiali. Quanti anni ha? Non sembra
averne più di quindici. Dovrebbe essere ancora nella nursery, non in pubblico,
dove può procurare vergogna a se stessa e alla sua famiglia.
Il suo comportamento ha scacciato qualsiasi sentimento cordiale stessi
accarezzando nei confronti di Miss Elizabeth Bennet, e non le ho più parlato.
«Che passatempo affascinante per i giovani, Mr. Darcy!» ha detto Sir
William Lucas, che intanto mi aveva raggiunto. «In fondo, non c’è nulla come la
danza. La ritengo una delle più grandi raffinatezze delle società ricercate.»
«Senza dubbio», ho replicato, mentre il mio sguardo restava fisso su Miss
Lydia Bennet, che danzava senza il minimo briciolo di decoro. «Ma ha anche il
vantaggio di essere praticata tra le società meno raffinate del mondo. Pure i
selvaggi sanno ballare.»
Sir William si è limitato a sorridere e ha continuato a tormentarmi con una
lunga conversazione sul ballo, chiedendomi se avessi mai danzato a St James’s.
Ho risposto con gentilezza, ma ho pensato che se avesse menzionato ancora una
volta St James’s, avrei potuto strangolarlo con la sua stessa giarrettiera. Mentre il
mio sguardo vagava nella sala, ho visto Miss Elizabeth Bennet avvicinarsi.
Nonostante le manchevolezze delle sue sorelle, sono rimasto colpito ancora una
volta dalla grazia dei suoi movimenti e ho pensato che, se c’era una sola persona
in quella sala che avrei voluto veder danzare, era proprio lei.
«Mia cara Miss Eliza, perché non danzate?» ha chiesto Sir William Lucas,
come se mi avesse letto nel pensiero. «Mr. Darcy, dovete permettermi di
presentarvi questa signorina come una dama molto desiderabile. Non potete
rifiutare di ballare quando vi trovate di fronte a una tale bellezza.»
Le ha preso una mano e, con mia sorpresa, l’ha quasi messa nella mia. Non
avevo pensato di danzare con lei personalmente, avevo soltanto immaginato di
guardarla, ma avrei preso la sua mano se lei non mi avesse stupito ritraendosi.
«Davvero, signore, non ho la minima intenzione di ballare. Vi prego di non
supporre che mi sia avvicinata nella speranza di trovare un cavaliere», ha detto.
Non volevo rinunciare a quel piacere inaspettato.
«Mi fareste l’onore della vostra mano?» le ho chiesto, più incuriosito che mai
dalla sua riluttanza a danzare con me.
Ma ha rifiutato di nuovo.
Sir William ha cercato di persuaderla.
«Sebbene questo gentiluomo, di solito, non gradisca tale genere di svago,
sono sicuro che non abbia obiezioni a farci questo favore per una mezz’ora.»
Un sorriso le ha illuminato gli occhi e, volgendosi a me, ha detto: «Mr. Darcy
è gentilissimo».
Era un sorriso di sfida, senza dubbio. E se anche aveva detto che ero
gentilissimo, intendeva dire l’opposto. Il desiderio di danzare con lei cresceva. Si
opponeva a me come un’avversaria e io sentivo aumentare in me l’istinto di
vincere.
Perché mi ha rifiutato? Forse perché al ballo di Meryton mi ha sentito dire
che non era abbastanza bella da tentarmi? Ma certo! Mi sono ritrovato ad
ammirare il suo spirito. Le mie diecimila sterline all’anno non significano niente
per lei, se confrontate al desiderio di ottenere vendetta su di me.
L’ho guardata allontanarsi, ammirando la leggerezza del suo passo e
l’eleganza della sua figura, e ho cercato di ricordare l’ultima volta che mi ero
sentito così compiaciuto.
«Posso immaginare l’oggetto dei vostri pensieri», ha detto Caroline, che mi si
era avvicinata.
«Direi proprio di no.»
«State pensando quanto sia insopportabile dover trascorrere molte serate in
questo modo, con questa compagnia, e sono più che d’accordo con voi. La
futilità e anche il chiasso, la nullità e tuttavia la boria di queste persone! Cosa
darei per sentire le vostre critiche su di loro.»
«Le vostre supposizioni sono del tutto errate, vi assicuro. I miei pensieri
erano impegnati in modo più gradevole. Stavo meditando riguardo all’enorme
piacere che possono procurare un paio di begli occhi sul viso di una donna
graziosa.»
Caroline ha sorriso.
«E quale signora ha il merito di ispirare queste riflessioni?» mi ha chiesto,
rivolgendomi il suo sguardo.
«Miss Elizabeth Bennet», le ho detto, mentre la osservavo attraversare la sala.
«Miss Elizabeth Bennet!» ha esclamato. «Sono sbalordita. Da quanto tempo
gode dei vostri favori? E prego, quando potrò farvi le congratulazioni?»
«Questa è proprio la domanda che mi aspettavo da voi», le ho detto.
«L’immaginazione femminile è molto rapida: in un istante salta
dall’ammirazione all’amore e dall’amore al matrimonio. Lo sapevo che avreste
voluto congratularvi con me.»
«Ancor meglio, se siete così serio sull’argomento, considererò la faccenda
più che sistemata. Avrete davvero una suocera incantevole, che naturalmente
sarà sempre a Pemberley con voi.»
L’ho lasciata parlare. Quel che dice mi è del tutto indifferente. Se provo il
desiderio di ammirare Miss Elizabeth Bennet, lo farò e nessuna frecciatina di
Caroline sui begli occhi o sulle suocere me lo impedirà.

Martedì, 12 novembre

Bingley e io abbiamo cenato con gli ufficiali questa sera. C’è un reggimento
stazionato in zona e per la maggior parte è composto da uomini ben educati e
intelligenti. Quando siamo tornati a Netherfield vi abbiamo trovato Miss Bennet:
Caroline e Louisa l’avevano invitata per cena. Era arrivata a cavallo e uno
sfortunato acquazzone l’aveva inzuppata dalla testa ai piedi. Nessuna sorpresa,
dunque, che avesse preso un’infreddatura.
Bingley si è subito allarmato e ha insistito affinché restasse per la notte. Le
sue sorelle hanno convenuto. Miss Bennet si è ritirata presto in camera e per il
resto della serata Bingley è stato con la testa altrove.
Ho rammentato che ha solo ventitré anni, un’età ancora inquieta, dunque. Al
momento è preoccupato per la salute di Miss Bennet, eppure per Natale sarà a
Londra dove, senza dubbio, avrà dimenticato tutto ciò che la riguarda.

Mercoledì, 13 novembre

Miss Bennet era ancora indisposta questa mattina, e Caroline e Louisa hanno
insistito affinché restasse a Netherfield fino al suo completo ricovero. Dubito che
avrebbero insistito con tanta veemenza se non fossero state così annoiate ma, dal
momento che il tempo è cattivo e non possono fare nient’altro che restare in
casa, sono state sollecite nel persuaderla a rimanere.
Non appena ha saputo che Miss Bennet non stava meglio, Bingley ha preteso
che venisse chiamato Mr. Jones, il farmacista.
«Lo reputi davvero necessario?» gli ho chiesto. «Le tue sorelle ritengono che
si tratti di una semplice infiammazione della gola e di un’emicrania.»
«Non si può mai supporre dove possano portare un mal di gola e un mal di
testa», ha ribattuto Bingley.
Un messaggio è stato recapitato a Mr. Jones e un altro alla famiglia di Miss
Bingley, dopodiché abbiamo preso posto per la colazione.
Eravamo ancora nella saletta a fare colazione, quando abbiamo udito un
trambusto proveniente dall’ingresso. Caroline e Louisa hanno alzato gli occhi
dalle tazze di cioccolata, e si sono scambiate sguardi indagatori che hanno poi
rivolto al fratello.
«Chi potrebbe mai farci visita a quest’ora e con questo tempo?» ha chiesto
Caroline.
La sua domanda ha ricevuto una risposta non appena la porta si è aperta,
lasciando entrare Miss Elizabeth Bennet. Gli occhi le brillavano e aveva le
guance arrossate. Gli abiti mostravano i segni della camminata e i robusti stivali
erano coperti di fango.
«Miss Bennet!» ha esclamato Mr. Hurst, guardandola come se fosse
un’apparizione.
«Miss Bennet», gli ha fatto eco Caroline. «Non sarete venuta a piedi?» ha
chiesto sconcertata, fissandole gli stivali e le sottane.
«Sì», ha risposto lei, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
«Camminare per tre miglia a quest’ora del giorno», ha detto Caroline, mentre
lanciava un’occhiata inorridita a Louisa.
«E con un tempo così inclemente», ha esclamato Louisa, restituendole lo
sguardo.
Bingley non sembrava altrettanto sbigottito.
«Miss Elizabeth Bennet, che piacere che siate venuta», ha detto balzando in
piedi e stringendole la mano. «Temo che vostra sorella stia molto male.»
Caroline si era ormai ripresa dallo stupore.
«Charles, davvero, non allarmarla», ha detto. Poi si è rivolta a Miss Bennet:
«Si tratta di una semplice emicrania e di un mal di gola. La notte non ha dormito
molto bene, ma questa mattina si è alzata. Però ha un po’ di febbre e non si sente
abbastanza bene da lasciare la sua stanza».
«Dovete aver freddo e siete bagnata», ha detto Bingley, guardando Elizabeth
preoccupato.
«Non è nulla. Cammino spesso la mattina. Il freddo e l’umidità non mi
disturbano. Dov’è Jane? Posso vederla?»
«Certo, vi porto subito da lei», ha detto Bingley.
Non ho potuto fare a meno di pensare alla luminosità che l’esercizio fisico
aveva dato al suo incarnato, sebbene mi chieda se sia stato opportuno camminare
da sola per un tragitto così lungo. Forse, se la sorella fosse stata gravemente
ammalata; ma per un piccolo raffreddore?
Charles ha lasciato la sala con Miss Bennet. Caroline e Louisa, sentendosi in
dovere di andare in qualità di ospiti, li hanno seguiti. Bingley è tornato subito
dopo, lasciando le sorelle nella stanza dell’ammalata.
«Dobbiamo uscire», ho detto, con un’occhiata all’orologio.
Avevamo programmato di incontrare alcuni ufficiali per una partita di
biliardo. Ho avuto l’impressione che Bingley non volesse andare, ma l’ho
persuaso che si sarebbe reso ridicolo se fosse rimasto in casa solo perché l’amica
della sorella aveva un’infreddatura. Sembrava che fosse sul punto di protestare,
ma ha l’abitudine di darmi ascolto e ha seguito il mio consiglio. Ne sono
contento. Il colonnello Forster avrebbe pensato che fosse strano se avessimo
cancellato l’impegno con un pretesto così debole.
Siamo tornati a casa più tardi, nel pomeriggio, e alle sei e mezzo eravamo
tutti seduti a cena. Miss Elizabeth Bennet era della partita. Sembrava stanca, il
colorito era scomparso dalle sue guance e gli occhi erano spenti. Non appena
Bingley le ha chiesto notizie della sorella, però, si è rianimata.
«Come sta vostra sorella?»
«Non meglio, temo.»
«Sconvolgente!» ha detto Caroline.
«Mi addolora sentirlo», ha aggiunto Louisa.
Mr. Hurst ha grugnito.
«Proprio non sopporto di star male», ha detto Louisa.
«Anch’io. Non c’è niente di peggio», ha ribattuto Caroline.
«C’è qualcosa che si possa fare per lei?» ha chiesto Bingley.
«No, grazie.»
«Nulla di cui ha bisogno?»
«No, ha tutto.»
«Molto bene, ma dovete farmi sapere se c’è niente che possa portarle per
alleviare le sue sofferenze.»
«Lo farò, grazie», ha risposto Elizabeth, commossa.
«Sembrate stanca. Siete stata seduta accanto a lei per tutto il giorno. Dovete
lasciare che vi porti una scodella di minestra. Non voglio che vi ammaliate
mentre vi prendete cura di vostra sorella.»
Elizabeth ha sorriso della sua gentilezza e gliene sono stato grato. Bingley ha
un modo di fare così cordiale e io, che ne sono sprovvisto, ero lieto di vedere la
sua sollecitudine nel favorirle i piatti migliori sulla tavola.
«Devo tornare da Jane», ha detto lei, non appena conclusa la cena.
Avrei preferito che fosse rimasta. Una volta uscita, Caroline e Louisa hanno
iniziato a denigrarla.
«Non dimenticherò mai la sua apparizione di stamattina. Sembrava quasi una
selvaggia», ha detto Louisa.
«Proprio così», ha rimarcato Caroline.
«Spero che ti sia accorta della sottogonna: aveva l’orlo sporco di fango per
sei pollici.»
A questo punto Bingley è esploso: «La sottogonna sporca mi è proprio
sfuggita».
«Voi, Mr. Darcy, l’avete notata, ne sono certa», ha asserito Caroline. «Temo
che questa avventura abbia raffreddato non poco la vostra ammirazione per i
suoi begli occhi.»
«Affatto. Anzi, erano più brillanti per via dell’esercizio fisico», le ho risposto
a tono.
Caroline è ammutolita. Non le permetterò di sminuire Miss Elizabeth Bennet
ai miei occhi, sebbene sia certo che appena le volgerò le spalle la insulterà.
«Ho molta stima di Miss Jane Bennet, è davvero una ragazza dolcissima, e
vorrei con tutto il cuore che facesse un buon matrimonio. Ma con un padre e una
madre del genere, e parentele così modeste, temo non sia possibile», ha detto
Louisa.
«Mi pare di averti sentito dire che lo zio è avvocato a Meryton», ha osservato
Caroline.
«Sì, e ne hanno un altro che abita dalle parti di Cheapside», ha aggiunto
Louisa.
«Anche se avessero abbastanza zii da riempire tutta Cheapside, la loro
gradevolezza non ne sarebbe affatto intaccata», ha esclamato Bingley.
«Ma ciò diminuisce in modo concreto la possibilità che sposino degli uomini
di un qualche peso sociale», gli ho fatto notare.
Non è sbagliato mettere Bingley davanti alla realtà. Lo scorso anno era
talmente infatuato da arrivare quasi a fare una proposta di matrimonio alla figlia
di un fornaio. Non ho niente contro i fornai, ma non fanno parte della nostra
cerchia, come non ne fanno parte avvocati o persone che vivono a Cheapside.
«Come vi siete espresso bene, Mr. Darcy», ha approvato Caroline.
«Non avrei potuto dirlo meglio», è intervenuto Mr. Hurst, scuotendosi per un
istante dal suo torpore.
«Cheapside!» ha esclamato Louisa.
Bingley non ha detto nulla, ma all’improvviso è diventato tetro.
Poi le sorelle sono andate nella stanza della malata e, quando sono ritornate,
Miss Elizabeth Bennet era con loro.
«Vi unite a noi per giocare a carte?» le ha chiesto Mr. Hurst.
«No, grazie», ha risposto, vedendo la posta in gioco.
In principio si è immersa in un libro, ma poco dopo si è avvicinata al tavolo e
ha osservato la partita. La sua figura era valorizzata dalla posizione eretta, dietro
la sedia di Caroline.
«Miss Darcy è cresciuta molto da questa primavera? Sarà alta quanto me?»
ha chiesto Caroline.
«Credo che ci arriverà. Per ora è alta all’incirca quanto Miss Elizabeth
Bennet o poco più.»
«Quanto vorrei rivederla! Che contegno, che modi! Ed è estremamente
istruita per la sua età!»
«Mi sorprende sempre la pazienza che le giovani donne dimostrano nel
raggiunge un tale livello di istruzione, tutte quante», ha detto Bingley.
«Tutte le giovani istruite! Mio caro Charles, cosa vorresti dire?» ha
domandato Caroline.
«Sì, tutte, credo. Dipingono, ricoprono paraventi, intrecciano borsellini.»
«La tua lista delle cose comunemente considerate come istruzione è fin
troppo esatta, purtroppo», ho detto, divertito. Decine di giovani donne mi sono
state presentate come «istruite», per poi scoprire che l’unica cosa che sapevano
fare era dipingere in modo mediocre. «Non posso vantarmi di conoscere più
donne istruite di quelle che si contano sulle dita di una mano.»
«Neanche io, ne sono certa», ha convenuto Caroline.
«Allora la vostra idea di donna istruita deve comprendere una gran quantità di
doti», ha detto Miss Bennet.
Era una mia impressione, o stava ridendo di me? Forse, o forse no. Piccato,
ho risposto: «Sì, ne comprende moltissime».
«Oh, certo», ha rincarato Caroline.
Miss Bennet non ne è stata imbarazzata, come invece mi sarei aspettato.
Anzi, mentre Caroline elencava le qualità di una donna davvero istruita, ho colto
distintamente un sorrisetto che le attraversava il viso. È partito dagli occhi,
quando Caroline ha detto: «Una donna deve avere una profonda conoscenza
della musica, del canto, del disegno, della danza e delle lingue moderne…» E ha
raggiunto la bocca quando ha concluso: «Deve possedere un certo non so che nel
portamento e nel modo di camminare, nel tono della voce, nel modo di rivolgersi
agli altri e di esprimersi».
Il divertimento di Miss Bennet m’irritava, per cui, con aria severa, ho
aggiunto: «A tutto questo deve unire qualcosa di più sostanziale, deve coltivare
la mente con varie letture».
«Non mi sorprende più che conosciate soltanto cinque donne istruite.
Piuttosto, mi meraviglio che ne conosciate qualcuna», ha detto Miss Bennet con
una risata.
La sua impertinenza avrebbe dovuto indispettirmi, invece, in tutta risposta, ho
sentito un sorriso affiorare nel mio sguardo. All’improvviso mi sembrava
assurdo che dovessi pretendere così tanto dall’altro sesso, quando due begli
occhi erano sufficienti a garantire la vera felicità. È una gioia che non ho mai
provato ascoltando una donna cantare o suonare il pianoforte e dubito che
accadrà mai.
«Siete così severa col vostro sesso, da dubitare che tutto ciò sia possibile?» ha
chiesto Caroline.
«Non ho mai conosciuto una donna del genere», ha replicato Miss Bennet.
«Non ho mai incontrato tanto talento, buongusto, impegno ed eleganza riuniti
come li descrivete voi.»
Ho iniziato a chiedermi se anche io li avessi mai visti.
Caroline e Louisa hanno risposto alla sfida, sostenendo di conoscere molte
donne che rispondevano a questi requisiti. Miss Bennet ha chinato il capo, ma
non in segno di sconfitta. Lo ha fatto affinché non vedessero il sorriso che si
allargava sulle sue labbra.
Solo quando ho notato quell’increspatura, mi sono reso conto che stavano
contraddicendo le stesse affermazioni fatte in precedenza, quando avevano
dichiarato che esistevano poche donne del genere. Ora stavano dicendo che tali
donne erano comuni. Mentre guardavo la soddisfazione brillare negli occhi di
Miss Bennet, ho pensato che mai mi era piaciuta di più, e che mai avevo goduto
tanto di una discussione.
Mr. Hurst ha poi richiamato all’ordine sua moglie e sua cognata, riportando la
loro attenzione sul gioco, e Miss Bennet è tornata nella stanza della sorella
malata.
Mi sono accorto del forte legame di affetto che le lega. Non posso fare a
meno di pensare che Caroline e Louisa non sarebbero così ansiose di accudirsi
l’un l’altra, se una delle due stesse male. Sebbene anch’esse siano sorelle,
sembra che tra loro ci sia pochissima tenerezza. È un peccato: l’amore di mia
sorella è una delle più grandi gioie della mia vita.
«Eliza Bennet è una di quelle giovani donne che cercano di fare bella figura
con l’altro sesso svalutando il proprio; e oso dire che con molti uomini vi
riescono. Ma, secondo me, è un misero espediente, un artificio molto meschino»,
ha detto Caroline, quando Miss Bennet ha lasciato il salotto.
«Di certo vi è della meschinità in tutti gli artifici che le signore talvolta
utilizzano per accattivarsi gli uomini. Qualsiasi cosa abbia affinità con la
scaltrezza è deprecabile.»
Miss Bingley ha smesso di fare liste ed è tornata al suo gioco.
Finalmente sono nella mia stanza, insoddisfatto di questa giornata. La mia
abituale tranquillità mi ha abbandonato. Mi sono ritrovato a pensare non a quel
che devo fare domani, ma a Elizabeth Bennet.

Giovedì, 14 novembre

Ho avuto un opportuno promemoria di che follia sarebbe lasciarmi ammaliare da


un paio di begli occhi. Stamattina Elizabeth ha mandato un biglietto alla madre,
richiedendo la sua presenza affinché giudicasse di persona lo stato di salute di
Miss Bennet. Dopo un breve periodo di tempo trascorso con la figlia malata,
Mrs. Bennet e le due figlie più giovani – che l’hanno accompagnata – hanno
accettato l’invito a unirsi al resto della compagnia nella sala della colazione.
«Spero che Miss Bennet non stia peggio di quel che vi aspettavate», ha detto
Bingley.
Tutta questa situazione lo ha messo in agitazione e niente potrebbe
confortarlo, fuorché dare un incessante elenco di istruzioni alla governante,
nell’intento di migliorare le comodità di Miss Bennet.
«A dire il vero è così, signore», ha detto Mrs. Bennet. «È troppo malata per
essere spostata. Mr. Jones dice che non dobbiamo nemmeno pensare di
trasferirla. Dobbiamo approfittare ancora per un po’ della vostra gentilezza.»
«Trasferirla!» ha esclamato Bingley. «Neanche per idea.»
Caroline non è sembrata contenta della sua affermazione. Credo che la
presenza di un infermo in questa casa stia cominciando a infastidirla. Ha
trascorso pochissimo tempo con la sua ospite e, se Elizabeth non fosse venuta, la
sorella sarebbe stata sola in casa di estranei.
Tuttavia Caroline ha risposto in modo abbastanza cortese, dicendo che Miss
Bennet riceverà ogni attenzione.
Mrs. Bennet ha insistito e ha ribadito che la figlia è molto malata, poi,
guardandosi attorno, ha commentato che Bingley aveva fatto una buona scelta
prendendo in affitto Netherfield.
«Spero che non abbiate intenzione di lasciarla troppo in fretta, sebbene il
contratto d’affitto sia breve», ha detto.
«Qualunque cosa io faccia è fatta in fretta», ha asserito Bingley.
Questo ha condotto a una discussione sui caratteri, al che Elizabeth ha
confessato che sono sua materia di studio.
«La campagna, in genere, fornisce pochi soggetti per uno studio simile», ho
notato.
«Ma le stesse persone cambiano così tanto, che c’è sempre qualcosa di nuovo
da osservare», ha replicato.
Con nessuno è possibile parlare come con Elizabeth. Non è un’attività
scontata, ma piuttosto uno stimolante esercizio della mente.
«Sì, certo!» ha detto Mrs. Bennet, cogliendoci tutti di sorpresa. «Vi assicuro
che in campagna c’è altrettanta animazione che in città. Da parte mia, non vedo
come Londra possa avere grandi vantaggi sulla campagna, se non per i negozi e i
luoghi pubblici. La campagna è molto più gradevole, non trovate, Mr. Bingley?»
Bingley, accomodante come al solito, ha detto di trovarsi a suo agio in
entrambi i luoghi.
«Questo perché avete un bel carattere. Ma quel gentiluomo sembra pensare
che la campagna non valga nulla», ha detto con lo sguardo rivolto verso di me.
Elizabeth ha avuto la generosità di arrossire e dire a sua madre che si
sbagliava, ma questo mi ha costretto a ricordare che nessun rossore, per quanto
gradevole, può superare lo svantaggio di avere una siffatta madre.
Mrs. Bennet si è inacidita sempre più, con un elogio delle maniere di Sir
William Lucas e velati riferimenti a «persone che credono di essere molto
importanti e non aprono mai bocca», con cui, suppongo, si riferisse a me.
Ma c’è stato di peggio: la ragazza più giovane si è fatta avanti e ha pregato
Bingley di dare un ballo. Bingley è una persona di così buon cuore che ha
prontamente accettato, dopodiché Mrs. Bennet e le due figlie che l’avevano
accompagnata sono andate via. Elizabeth è tornata nella camera della malata.
Non appena è uscita, Caroline è stata impietosa.
«Cenano con ventiquattro famiglie!» ha detto. «Non so come ho fatto a
trattenere le risate. E la povera donna pensa che si tratti di una società animata.»
«In vita mia non ho mai sentito niente di più ridicolo», ha rimarcato Louisa.
«O più grossolano», l’ha incalzata Caroline. «E la ragazza più giovane!
Implorare di dare un ballo. Non posso credere che tu l’abbia incoraggiata,
Charles.»
«Ma a me fa piacere organizzare balli», ha protestato Bingley.
«Non avresti dovuto premiare la sua impertinenza», ha detto Louisa.
«No, infatti. La farai peggiorare. Sebbene non sappia come si possa diventare
peggio di così. Kitty è già abbastanza orribile, ma la ragazza più giovane…
come si chiama?»
«Lydia», ha suggerito Louisa.
«Lydia! Ma certo, ecco come si chiama! È così sfrontata. Sono persuasa che
non vi farebbe piacere se vostra sorella fosse così sfrontata, Mr. Darcy.»
«No, non mi farebbe per niente piacere», le ho risposto infastidito.
Paragonare Georgiana a una ragazza del genere era al di là di qualunque cosa
potessi tollerare.
«Eppure hanno la stessa età. È incredibile come due ragazze possano essere
così diverse: una elegante e raffinata, l’altra impertinente e chiassosa», ha
proseguito Caroline.
«È una questione di educazione. Con una madre così grossolana, come
potrebbe Lydia non essere volgare?» ha ribattuto Louisa.
«Quelle povere ragazze», ha detto Caroline scuotendo il capo. «Sono tutte
afflitte dalla stessa rozzezza, temo.»
«Non Miss Bennet!» ha protestato Bingley. «Tu stessa hai detto che è una
ragazza dolce.»
«E lo è. Forse hai ragione, forse, pur mischiandosi con certa gente, è sfuggita
alla contaminazione. Ma Elizabeth Bennet ha la tendenza a essere sfacciata,
anche se ha dei begli occhi», ha detto Caroline, volgendo lo sguardo verso di me.
Ero sul punto di bandire Elizabeth dai miei pensieri, ma ho cambiato idea.
Non lo farò per fare contenta Miss Bingley, per quanto possa essere sarcastica.
In serata Elizabeth ci ha raggiunti nel salotto. Sono stato attento a non dire
nient’altro che un conciso «Buonasera», poi ho preso una penna e ho cominciato
a scrivere a Georgiana. Ho notato che Elizabeth era assorta in un lavoro di
cucito, dall’altra parte della sala.
Avevo a malapena iniziato la mia lettera, comunque, che Caroline ha preso a
complimentarsi con me per la regolarità della mia grafia e la lunghezza della
lettera. Ho fatto del mio meglio per ignorarla, ma non si è lasciata scoraggiare e
ha continuato a elogiarmi a ogni piè sospinto. L’adulazione va bene, ma un
uomo può stancarsene quando diventa una persecuzione. Tuttavia non ho detto
niente, perché non desideravo offendere Bingley.
«Come sarà deliziata Miss Darcy nel ricevere una lettera del genere!» ha
detto Caroline.
L’ho ignorata.
«Scrivete con straordinaria velocità.»
Sono stato alquanto imprudente e ho ribattuto: «Vi sbagliate, scrivo piuttosto
lentamente».
«Per favore, dite a vostra sorella che ho un gran desiderio di rivederla.»
«Gliel’ho già scritto una volta, su vostra richiesta.»
«Come fate a scrivere in modo così ordinato?» mi ha chiesto.
Ho inghiottito la frustrazione e ho ripreso a scrivere in silenzio. Una serata
piovosa in campagna è una delle disgrazie peggiori che conosca, in particolar
modo in compagnie ristrette. Ho temuto che, se avessi risposto, sarei stato
scortese.
«Dite a vostra sorella che mi rallegro dei suoi progressi con l’arpa…»
Di chi è questa lettera, di grazia? ero sul punto di ribattere, ma mi sono
trattenuto giusto in tempo.
«… e vi prego di informarla che sono davvero andata in estasi per la bellezza
del suo piccolo progetto per un copritavolo, che credo sia di gran lunga superiore
a quello di Miss Grantley.»
«Mi concedete di differire le vostre estasi alla prossima lettera? In questa non
ho spazio a sufficienza per render loro giustizia.»
Ho visto che Elizabeth sorrideva quando ho pronunciato queste parole, poi ha
affondato il viso nel lavoro di cucito. È sempre pronta al sorriso e comincio a
trovarla contagiosa e sono stato quasi tentato di sorridere a mia volta. Caroline
non era ancora domata, tuttavia.
«Le scrivete sempre lettere così lunghe e così belle, Mr. Darcy?»
«Di solito sono lunghe», le ho risposto, incapace di evitare di replicare alla
sua domanda. «Se siano belle, non sta a me giudicarlo.»
«Per me è una certezza: se una persona è in grado di scrivere con agio una
lunga lettera, non può scrivere male.»
«Questo non è un complimento per Darcy, perché non scrive con agio.
Riflette troppo sulle parole di quattro sillabe. Vero, Darcy?» è intervenuto
Bingley.
«Il mio stile di scrittura è molto diverso dal tuo», ho convenuto.
«Le mie idee fluiscono con tale rapidità, che non faccio in tempo a
esprimerle. Ecco perché talvolta le mie lettere non comunicano nulla ai miei
corrispondenti», ha detto Bingley.
«La vostra modestia deve disarmare ogni critica», ha detto Elizabeth, mentre
metteva da parte il lavoro di cucito.
«Niente è più ingannevole dell’apparente modestia», ho detto, ridendo dei
commenti di Bingley, ma, in fondo, consapevole della leggera irritazione al
pensiero che lei lo stesse elogiando. «Spesso non è altro che indifferenza alle
opinioni altrui e talvolta un’indiretta vanteria.»
«E a quale di queste due cose attribuiresti il mio ultimo atto di modestia?»
«L’indiretta vanteria», ho detto con un sorriso. «La capacità di fare qualcosa
con rapidità è sempre sopravvalutata da chi la possiede, spesso senza alcuna
attenzione per l’imprecisione della prestazione. Quando questa mattina hai detto
a Mrs. Bennet che, se mai decidessi di abbandonare Netherfield, lo faresti nel
giro di cinque minuti, lo intendevi come una sorta di complimento a te stesso,
ma non ne sono affatto convinto. Se, sul punto di montare a cavallo, un amico ti
dicesse: ‘Bingley, faresti meglio a rimanere fino alla settimana prossima’, è
probabile che lo faresti.»
«Con questo avete provato soltanto che Mr. Bingley non ha reso giustizia alla
sua indole. Infatti, ora lo avete elogiato molto più di quanto non abbia fatto da
solo», ha riso Elizabeth.
«Sono estremamente gratificato che traduciate le parole del mio amico in un
complimento alla bontà del mio carattere», ha detto Bingley con allegria.
Ho sorriso ma, senza comprenderne il perché, non mi sentivo appagato. Non
ho dubbi sul fatto che Bingley mi piaccia moltissimo e sono sempre felice
quando anche gli altri lo stimano.
«Ma Darcy mi considererebbe meglio se, in una simile circostanza, opponessi
un secco rifiuto e andassi via il prima possibile!» ha aggiunto.
«Quindi Darcy considererebbe l’impulsività delle vostre intenzioni originali
riscattata dall’ostinazione nel perseguirle?» ha chiesto Elizabeth con sagacia.
«Sul mio onore, non sono in grado di spiegare la questione. Darcy parli per
sé.»
Ho posato la penna e ho accantonato ogni pensiero a riguardo.
«Vi aspettate che vi renda conto di opinioni che mi avete attribuito, ma che
non ho mai rivendicato», ho detto, con un sorriso.
«Arrendersi prontamente alla persuasione di un amico non è un merito,
secondo voi», ha affermato Elizabeth.
Mio malgrado, sono stato coinvolto dalle sue arguzie.
«Arrendersi senza convinzione non è un complimento all’intelligenza né
dell’uno, né dell’altro», ho ribattuto.
«Mi sembra, Mr. Darcy, che non diate alcuna importanza all’influenza
dell’amicizia e dell’affetto.»
Ho visto che Caroline era sconvolta dallo scambio, ma io godevo della
stimolante conversazione con Elizabeth.
«Non sarebbe consigliabile stabilire il grado di intimità tra le due parti, prima
di prendere una decisione?» le ho chiesto.
«Ma certo!» ha esclamato Bingley. «Valutiamo tutti i particolari, senza
tralasciare le rispettive altezze e taglie, perché vi assicuro che se Darcy non fosse
un tipo così grande e grosso, non gli tributerei la metà del rispetto che ho per lui.
Posso affermare che non conosco un soggetto più terribile di Darcy, in particolar
modo quand’è a casa sua, e la domenica sera, se non ha nulla da fare.»
Ho sorriso ma, ciononostante, ero offeso. Ho temuto che ci fosse un briciolo
di verità in quel che Bingley ha detto e non volevo che Elizabeth ne venisse a
conoscenza.
Elizabeth ha dato l’impressione di voler ridere, ma non l’ha fatto. Spero che
non abbia paura di me. Ma no, se mi temesse non riderebbe così tanto di me!
«Ho capito a cosa miri, Bingley», ho detto, tralasciando il suo commento.
«La discussione non ti piace e vuoi metterla a tacere.»
«Forse», ha ammesso Bingley.
La vivacità aveva abbandonato la conversazione, per lasciare il posto
all’imbarazzo. Elizabeth è tornata al suo lavoro di cucito, io alla mia lettera.
L’orologio ticchettava sul camino. Ho finito la lettera e l’ho messa via. Il
silenzio si è protratto.
Per interromperlo, ho chiesto gentilmente alle signore di suonare. Caroline e
Louisa hanno cantato, ma il mio sguardo vagava su Elizabeth. Non ho mai
incontrato una donna come lei. Non è bella, eppure preferirei guardare il suo
volto più di qualunque altro. Non è raffinata, eppure apprezzo i suoi modi più di
quelli di chiunque altro. Non è colta, eppure la sua intelligenza la rende
un’interlocutrice vivace e la conversazione con lei è stimolante. È da tanto
tempo che non ho dispute verbali, anzi, non sono sicuro di averne mai avute
prima, eppure con lei sono spesso impegnato in un duello di intelletti.
Caroline ha iniziato a suonare un’allegra aria scozzese e, mosso da un
improvviso impulso, ho detto: «Miss Bennet, non sentite un gran desiderio di
afferrare al volo quest’occasione per danzare un reel?»
Ha sorriso, ma non ha risposto. Ho trovato il suo silenzio enigmatico. È una
sfinge, mandata per torturarmi? Deve esserlo, perché di solito i miei pensieri non
sono così poetici.
Comunque, anziché indispormi, il suo silenzio mi ha soltanto provocato di
più, così ho ripetuto la domanda.
«Oh, vi avevo sentito prima, ma non sono riuscita a decidere subito cosa
rispondervi. Lo so, volevate che vi dicessi ‘Sì’, per poter avere il piacere di
disprezzare i miei gusti; ma per me è sempre una gran gioia sventare questo
genere di tranelli. Pertanto ho preso la decisione di dirvi che non voglio affatto
danzare un reel. E ora disprezzatemi, se ne avete l’ardire.»
Possibile che le sembri così cattivo? Me lo domando. Eppure, non ho potuto
fare a meno di sorridere della sua sagacia e del coraggio che ha avuto
nell’esprimerla.
«Non oso davvero», le ho detto.
Sembrava meravigliata, come se si fosse aspettata una risposta tagliente, e
sono stato contento di averla sorpresa, anche perché lei mi stupisce in
continuazione.
La trovo proprio incantevole e se non fosse per l’inferiorità della sua
posizione sociale, credo che potrei essere in serio pericolo, visto che non sono
mai stato tanto affascinato da una donna in vita mia.
È stato l’intervento di Caroline a interrompere il filo dei miei pensieri,
impedendomi di dire qualcosa di cui, in seguito, avrei potuto pentirmi.
«Spero che vostra sorella non stia male», ha detto Caroline. «Credo di dover
andare nella sua stanza per vedere come si sente.»
«Vengo con voi», si è offerta Elizabeth. «Povera Jane, l’ho lasciata sola
troppo a lungo.»
Sono andate di sopra. Io mi sono ritrovato a domandarmi se Caroline avesse
spostato di proposito l’attenzione di Elizabeth sulla sorella, e a pensare a quanto
fossi arrivato vicino a tradire i miei sentimenti.

Venerdì, 15 novembre

Era una bella mattina, così Caroline e io abbiamo fatto una passeggiata tra le
siepi.
«Vi auguro di avere un matrimonio molto felice», mi ha detto, mentre
camminavamo sul sentiero.
Vorrei che lasciasse perdere questo argomento, ma temo che le possibilità
siano minime. Sono giorni che mi prende in giro per il mio presunto matrimonio.
«Spero però che, quando avrà luogo il lieto evento, vogliate dare a vostra
suocera qualche consiglio circa il vantaggio di tenere a freno la lingua; e se ci
riuscite, fate passare alle ragazze più giovani l’abitudine di correre dietro gli
ufficiali.»
Ho sorriso, ma ero irritato. Aveva centrato in pieno il motivo per cui non
potevo permettermi di alimentare i miei sentimenti: mai potrei avere Mrs.
Bennet per suocera. Sarebbe insopportabile. E riguardo alle ragazze più giovani,
farle diventare sorelle di Georgiana… No, impossibile.
«Avete nient’altro da proporre per la mia felicità domestica?» le ho chiesto,
senza lasciarle percepire l’irritazione, perché questo avrebbe accresciuto il suo
sarcasmo.
«Oh, sì! Fate collocare i ritratti degli zii Phillips nella galleria di Pemberley.
Riguardo a Elizabeth, è inutile tentare di ritrarla: quale pittore, infatti, potrebbe
rendere giustizia a degli occhi così belli?» mi ha schernito.
Ho ignorato il tono beffardo e ho immaginato un ritratto di Elizabeth appeso
a Pemberley. Accanto ho immaginato un altro ritratto, mio e di Elizabeth. Il
pensiero era piacevole e mi ha fatto sorridere.
«Non è per niente semplice coglierne l’espressione, ma il colore, la forma e le
ciglia, così straordinariamente fini, potrebbero essere copiate», ho riflettuto.
Caroline non ne è stata felice, ed ero contento di averla irritata. Era sul punto
di replicare quando, da un altro sentiero, sono apparse Louisa ed Elizabeth.
Caroline era imbarazzata, e ne aveva tutte le ragioni. Anch’io mi sentivo a
disagio. Non credo che Elizabeth l’abbia udita, ma anche se lo avesse fatto, non
si sarebbe scomposta. Dopotutto, era rimasta impassibile anche quando al ballo
di Meryton aveva sentito il mio commento sprezzante.
Quando l’ho vista mi sono ricordato all’improvviso del fatto che si trovava in
visita in quella casa. Ero stato così occupato a pensare a lei in altro modo, da
dimenticare che era ospite di Bingley. Ho provato un’improvvisa fitta di disagio
quando mi sono reso conto che non era stata accolta con calore, né con amicizia
durante il suo soggiorno. Certo le è stata manifestata cortesia, ma anche la
cortesia è venuta a mancare non appena ha girato le spalle. Non mi sono mai
sentito così poco ben disposto verso Caroline… né così tanto verso Louisa,
perché almeno lei si era presa il disturbo di chiedere a Elizabeth se volesse fare
una passeggiata, cosa cui io non avevo pensato. Me lo sono rimproverato: non
disdegnavo di ammirare i suoi occhi, ma avevo fatto ben poco per rendere il suo
soggiorno a Netherfield piacevole.
Comunque, le successive parole di Louisa hanno annullato i miei sentimenti
di gratitudine nei suoi confronti.
«Ci avete maltrattato terribilmente, scappando via senza dirci che stavate
uscendo», ha detto. Poi mi ha preso il braccio libero e ha lasciato Elizabeth da
sola.
Ero mortificato e subito ho replicato: «Il sentiero non è grande a sufficienza
per il nostro gruppo. Faremmo meglio ad andare nel viale».
Ma Elizabeth, per nulla umiliata dall’essere così maltrattata, si è limitata a
fare un sorriso malizioso e ha detto che stavamo così bene insieme, che il gruppo
sarebbe stato guastato da un quarto. Poi, salutandoci, è corsa via allegra, come
una bimba che è all’improvviso liberata dalle costrizioni di un’aula scolastica.
Mentre la guardavo andar via, ho avvertito il mio spirito risollevarsi. Mi sentivo
come se anch’io fossi tutto a un tratto libero; libero dalle convenzioni del mio
rango, che m’intralciavano la vita, e ho provato il desiderio di correrle dietro.
«Miss Eliza Bennet si comporta male come le sue sorelle», ha detto Caroline
beffarda.
«Non si comporta male quanto noi, però», ho replicato irritato. «Ricordate
che è un’ospite in casa di vostro fratello, e in tal veste ha diritto al nostro
rispetto. Non dovrebbe essere trascurata da noi, né dovrebbe sopportare di venire
insultata nell’istante in cui volta le spalle.»
Caroline è sembrata stupita e poi contrariata, ma la mia espressione era così
minacciosa da farla tacere. Bingley potrà anche lamentarsi delle mie terribili
smorfie, ma hanno il loro scopo.
Mi sono girato per osservare Elizabeth, ma era già fuori della visuale. Non
l’ho più vista fino all’ora di cena. Subito dopo è scomparsa per andare a
controllare la sorella, ma quando Bingley e io ci siamo uniti alle signore nel
salotto, l’abbiamo trovata con loro.
Lo sguardo di Caroline si è rivolto subito a me. Si vedeva che era agitata. Le
avevo parlato troppo con durezza in mattinata e da allora non le avevo più
rivolto la parola. Le ho indirizzato uno sguardo freddo e poi ho diretto la mia
attenzione a Miss Bennet, che stava abbastanza bene da scendere e sedeva
accanto alla sorella.
Bingley era lietissimo di constatare che Miss Bennet stesse meglio. Si agitava
attorno a lei, assicurandosi che il fuoco fosse abbastanza forte e che non ci
fossero spifferi. Ho avuto la netta sensazione che la mia espressione si fosse
addolcita. La stava trattando con tutta la cura e l’attenzione che meritava, e
questo mi ha ricordato perché mi piaccia tanto e perché sia felice di chiamarlo
amico. I suoi modi possono essere accomodanti, tanto da renderlo un bersaglio
per tutti coloro che lo vogliono influenzare, ma quegli stessi modi
condiscendenti ne fanno un compagno gradevole e un ospite cordiale. Era
evidente che anche Elizabeth la pensasse così. Sentivo che dopo il nostro
battibecco avevamo trovato un punto d’intesa.
Caroline fingeva di prestare attenzione all’inferma, ma in realtà era molto più
interessata al libro che avevo preso quando avevamo deciso di non giocare a
carte.
«Credo di poter affermare che non esiste svago più piacevole della lettura!»
ha detto, ignorando il suo a favore del mio.
Non ho replicato. Non ero ben disposto nei suoi confronti. Invece, mi sono
dedicato con zelo al mio libro: un vero peccato, dal momento che avrei preferito
guardare Elizabeth. Le fiamme del camino creavano sulla sua pelle un effetto
ipnotizzante.
Quando ha scoperto che non riusciva a farmi parlare, Caroline ha disturbato il
fratello con discorsi sul ballo, prima di mettersi a camminare per la sala. Era
irrequieta, alla ricerca di attenzioni, che, comunque, io non le ho rivolto. Mi
aveva offeso, e non ero pronto a perdonarla.
«Miss Eliza Bennet, lasciatevi convincere a seguire il mio esempio e a fare un
giro della sala.»
Non ho potuto farne a meno: ho alzato lo sguardo. Ho visto un’espressione
sorpresa sul viso di Elizabeth e mi sono chiesto se le parole che avevo detto a
Caroline avessero influito sul suo comportamento, facendole rimordere la
coscienza per il trattamento riservato a un’ospite del fratello. Ma non era così,
voleva soltanto catturare la mia attenzione ed era stata abbastanza brava da
capire quale fosse la via per raggiungere il suo scopo. Senza che me ne rendessi
conto, ho chiuso il libro.
«Vi unite a noi, Mr. Darcy?» ha detto Caroline.
Ho declinato l’offerta. «Ci sono solo due motivi per cui dobbiate desiderare
di camminare insieme e, in entrambi i casi, la mia partecipazione interferirebbe.»
Il mio sorriso non era rivolto a Caroline, ma a Elizabeth.
«Cosa intendete?» ha chiesto Caroline, sorpresa. «Miss Eliza Bennet, voi lo
sapete?»
«Affatto, ma potete star certa che intende essere severo con noi, e il modo più
sicuro per deluderlo è di non chiedergli nulla», è stata la sua risposta.
Ho sentito il sangue rimescolarsi. Anche parlando con Caroline, le sue
schermaglie erano rivolte a me e godevo di quell’esperienza.
Ma Caroline non era in grado di ribattere e ha potuto soltanto dire: «Devo
sapere cosa intende. Su, Darcy, spiegatevi».
«Molto bene. O siete in confidenza e avete affari segreti da raccontarvi,
oppure siete consapevoli che le vostre figure appaiono nel modo migliore
quando camminate. Nel primo caso, vi sarei di sicuro d’intralcio; nel secondo
posso ammirarvi molto meglio mentre siedo accanto al fuoco.»
«Ma è scandaloso!» ha esclamato Caroline. «Come potremmo punirlo per un
discorso del genere?»
«Niente di più semplice, se solo ne avete l’intenzione», ha detto Elizabeth
con un luccichio negli occhi. «Stuzzicatelo, ridete di lui. Vista la confidenza che
c’è tra voi, dovreste sapere come farlo.»
«Stuzzicare un temperamento tranquillo e la presenza di spirito! In quanto a
riderne, poi, non ci metteremo in ridicolo nel tentativo di farlo senza un motivo.
Mr. Darcy potrebbe congratularsi con se stesso.»
«Non si può ridere di Mr. Darcy!» ha esclamato Elizabeth. «Questo è un
vantaggio non comune. Adoro farmi una bella risata.»
È così anche per me, ma non mi piace che si rida di me. Però, non potevo
dirlo.
«Miss Bingley mi ha concesso più credito di quanto me ne sia dovuto. Il più
saggio degli uomini potrebbe essere messo in ridicolo da una persona il cui
primo scopo nella vita è scherzare», ho detto.
«Spero di non mettere mai in ridicolo ciò che è saggio o buono», ha ribattuto.
«Le stravaganze e le sciocchezze mi divertono, ma suppongo che queste siano
proprio le caratteristiche di cui siete sprovvisto.»
«Forse non tutti ci riescono. Ma è stato uno scopo della mia vita evitare
quelle debolezze che spesso espongono al ridicolo anche le intelligenze più
notevoli.»
«Come la vanità e l’orgoglio.»
«La vanità, sì. Ma dove c’è una superiorità di intelletto, l’orgoglio sarà
sempre sotto controllo», ho detto.
Elizabeth si è girata per nascondere un sorriso. Non so perché, ma il suo
sorriso mi ha ferito. Credo che mi avesse reso irascibile, perché quando ha detto:
«Mr. Darcy non ha difetti. Lo ammette apertamente lui stesso», io pungolato ho
risposto: «Ho la mia parte di difetti, ma non sono, spero, di comprensione. Non
posso garantire per il mio carattere. Potrebbe, credo, definirsi permaloso. La mia
stima, una volta perduta, è perduta per sempre».
Mentre parlavo, pensavo a George Wickham.
«Questo sì che è un difetto», ha detto Elizabeth. «Un risentimento
implacabile è una macchia in un carattere. Ma avete scelto bene il vostro difetto.
Non riesco proprio a riderne. Siete al riparo da me.»
E invece non sono al riparo da voi, ho pensato.
«Facciamo un po’ di musica», ha detto Caroline, stanca di non prendere parte
alla conversazione.
Il pianoforte è stato aperto e lei ha pregato Elizabeth di suonare.
In quel momento ero infastidito ma, dopo pochi istanti, ne sono stato lieto.
Sto dedicando troppe attenzioni a Elizabeth. Mi ammalia. Eppure sarebbe una
follia se dovessi innamorarmi di lei. Intendo sposare un tipo di donna
completamente diversa, una le cui ricchezze e i cui antenati siano adeguati ai
miei. Non dedicherò più le mie attenzioni a Elizabeth.

Sabato, 16 novembre

Questa mattina Bingley e io abbiamo cavalcato verso est, per esaminare ancora
la tenuta. Era soddisfatto di tutto ciò che vedeva e lo definiva eccellente. Gli ho
fatto notare che le recinzioni erano rotte e che il terreno andava drenato, ma si è
limitato a dire: «Sì, suppongo di sì». So che ha un carattere tranquillo, ma nei
suoi modi c’era qualcosa che andava al di là della consueta condiscendenza. Ho
sospettato che non stesse davvero prestando attenzione, ma fosse invece
preoccupato per Miss Bennet. È una sfortuna che si sia ammalata proprio mentre
faceva visita alle sue sorelle. Ha portato scompiglio in casa. Ha anche costretto
me a stare troppo in contatto con Elizabeth.
Coerente con la mia decisione, non ho prestato attenzione a Elizabeth
quando, più avanti nella mattinata, dopo che Bingley e io eravamo tornati dalla
cavalcata, è entrata nel salotto con la sorella. Dopo aver scambiato i saluti, Miss
Bennet ha chiesto in prestito la carrozza di Bingley.
«Mia madre non può rinunciare alla carrozza fino a martedì, ma ormai mi
sono ristabilita e non possiamo approfittare oltre della vostra ospitalità», ha
dichiarato.
Ho provato un miscuglio di emozioni: sollievo, perché Elizabeth avrebbe
presto lasciato Netherfield, e rimpianto, perché non avrei più potuto conversare
con lei.
Bingley non condivideva il punto di vista di Miss Bennet.
«È troppo presto!» ha esclamato. «Potete forse sentirvi meglio quando siete
seduta accanto al fuoco, ma non state ancora abbastanza bene da sopportare il
viaggio. Caroline, di’ a Miss Bennet che deve restare.»
«Cara Jane, certo che dovete rimanere», ha detto Caroline.
Ho notato una certa freddezza nella sua voce e non sono stato sorpreso
quando ha aggiunto: «Non possiamo permettervi di partire prima di domani».
Non avrebbe gradito prolungare l’ospitalità per più di una giornata.
Bingley è sembrato stupito, ma Miss Bennet ha accettato il suggerimento.
«Anche domani è fin troppo presto», ha protestato Bingley.
«È molto gentile da parte vostra, ma dobbiamo partire», ha replicato Miss
Bennet.
È una ragazza dolce, ma sa anche essere risoluta, e nulla di ciò che Bingley
potrebbe dire la smuoverà dalla sua decisione.
Ero consapevole della necessità di stare in guardia nel corso di quest’ultima
giornata. Avevo dedicato fin troppe attenzioni a Elizabeth durante il suo
soggiorno e mi sono accorto, in ritardo, che ciò avrebbe potuto dare adito ad
aspettative. Ero deciso a distruggere tali aspettative, nel caso se ne fossero
create. E così, le ho rivolto a malapena dieci parole nell’arco della giornata e
quando, per sfortuna, sono stato lasciato solo con lei per una mezz’ora, mi sono
immerso nel mio libro e non ho alzato lo sguardo neanche una volta.

Domenica, 17 novembre
Questa mattina abbiamo partecipato al servizio religioso; poi, le sorelle Bennet
hanno preso commiato.
«Cara Jane, l’unica cosa che mi faccia rassegnare alla vostra partenza è la
consapevolezza che stiate bene», ha detto Caroline nel congedare con affetto
l’amica.
«Sono un egoista. Se non fosse che avete sofferto, potrei dire quasi di essere
stato lieto che abbiate preso un raffreddore», ha affermato Bingley cordiale, e ha
afferrato la mano di Jane. «Mi ha consentito di stare con voi tutti i giorni, per
quasi una settimana.»
Lui, almeno, ha reso il suo soggiorno piacevole e si è preso il disturbo di
intrattenerla ogni volta che scendeva di sotto. È facile capire perché Bingley la
corteggi: ha una dolcezza e una schiettezza nei modi che la rendono gradevole,
ma non nutre sentimenti profondi. Non importa quanto Bingley sia affascinante
o brillante, non deve temere che le sue intenzioni siano fraintese.
«E Miss Eliza Bennet, è stato così… affascinante avervi qui», ha aggiunto
Caroline con un ampio sorriso.
Elizabeth ha notato l’esitazione, e nei suoi occhi è passato un guizzo di
ilarità. A ogni modo, la sua risposta è stata piuttosto educata.
«Miss Bingley, siete stata così buona a permettermi di stare qui.»
A Bingley ha riservato un saluto più caloroso.
«Grazie per tutto quel che avete fatto per Jane», ha detto. «È stato di capitale
importanza, per me, vederla così ben accudita. Niente avrebbe potuto essere più
gentile del vostro ravvivare il fuoco, spostare paraventi per impedire gli spifferi,
dare istruzioni alla governante per la preparazione di piatti prelibati che
convincessero Jane a mangiare.»
«Sono solo spiacente di non aver potuto fare di più», ha detto. «Spero che
presto vi vedremo di nuovo a Netherfield.»
«Lo spero anch’io.»
Si è girata verso di me. «Miss Bennet», e le ho rivolto un freddo inchino.
Per un istante mi è sembrata sorpresa, poi ha sorriso e, facendo la riverenza,
mi ha risposto con tono pomposo: «Mr. Darcy».
Mi ha quasi invogliato a ridere, ma ho mantenuto il contegno mostrando
un’espressione severa, dopodiché mi sono voltato.
A quel punto la compagnia si è separata. Bingley ha accompagnato le due
signorine alla carrozza e le ha aiutate a salire. La mia freddezza non ha smorzato
neanche un po’ il buonumore di Elizabeth. Me ne sono rallegrato… finché non
ho ricordato che l’umore di Elizabeth non è una mia preoccupazione.
Siamo tornati in salotto.
«Bene, se ne sono andate!» ha esclamato Caroline.
Non le ho risposto, cosicché si è rivolta a Louisa e ha iniziato a parlare di
questioni domestiche, dimenticando del tutto la sua presunta amica.
Mentre scrivo, sono lieto che Elizabeth sia andata via. Adesso, forse, potrò
ricominciare a pensare a lei soltanto come Miss Elizabeth Bennet. Ho intenzione
di indulgere in pensieri più coerenti; inoltre, non dovrò più sopportare le
punzecchiature di Caroline.

Lunedì, 18 novembre

Un giorno di lucidità, finalmente. Bingley e io abbiamo visitato la zona a sud


delle sue terre. Sembra interessato ad acquistare la tenuta e dice di essere pronto
a sistemarsi. Comunque, non è stato qui molto a lungo e non crederò che le sue
intenzioni siano definitive fino a quando non avrà trascorso qui l’inverno. Se
dopo gli piacerà ancora, credo che potrebbe essere il posto giusto per lui.
Caroline era affascinante questa sera. Senza Miss Elizabeth Bennet in casa,
non mi ha stuzzicato e abbiamo trascorso una serata gradevole giocando a carte.
Miss Elizabeth Bennet non mi manca affatto. Ho pensato a lei poco più di un
paio di volte in tutta la giornata.

Martedì, 19 novembre

«Credo che dovremmo visitare il resto della tenuta », ho suggerito a Bingley


questa mattina.
«Più tardi, forse. Questa mattina intendo cavalcare fino a Longbourn, per
informarmi della salute di Miss Bennet», ha risposto.
«L’hai vista soltanto ieri l’altro», gli ho fatto notare con un sorriso. Bingley
in preda a uno dei suoi amoreggiamenti è davvero molto buffo.
«Il che significa che non l’ho vista ieri. È tempo di rimediare alla mia
negligenza!» ha replicato, accordandosi al mio tono. «Vieni con me?»
«Molto volentieri», ho detto.
Un istante dopo mi sono pentito, ma in quel momento ero irritato con me
stesso per la mia codardia. Di certo, posso sedere in compagnia di Miss
Elizabeth Bennet per dieci minuti senza cadere vittima di una certa attrazione e,
inoltre, non era sicuro che l’avrei vista. Poteva benissimo essere fuori casa.
Siamo partiti dopo colazione. Il nostro percorso ci ha portati ad attraversare
Meryton, e sulla strada principale abbiamo incontrato il motivo della nostra
cavalcata: Miss Bennet stava prendendo una boccata d’aria con le sue sorelle.
Quando ha sentito gli zoccoli dei cavalli, ha alzato lo sguardo.
«Ero diretto da voi per vedere come andava, ma mi pare che stiate molto
meglio. Ne sono felice», ha detto Bingley, toccandosi il cappello.
«Grazie», ha risposto lei, con un sorriso affascinante e aperto.
«Avete perso il pallore e le vostre guance hanno un tenue colore.»
«L’aria fresca mi ha fatto bene», ha asserito lei.
«Avete camminato fino a Meryton?» ha chiesto Bingley.
«Sì.»
«Non vi siete stancata, spero?» ha aggiunto con espressione accigliata.
«No, grazie, l’esercizio fisico è stato benefico. Ho trascorso così tanto tempo
in casa, che sono lieta di essere potuta uscire di nuovo.»
«Provo esattamente gli stessi sentimenti. Quando mi capita di star male, non
appena mi sono rimesso a sufficienza, esco all’aria aperta.»
Mentre la conversazione procedeva su questo tenore, con Bingley giulivo
come se Miss Bennet fosse sfuggita alle grinfie del tifo, piuttosto che a una
banale infreddatura, io evitavo con cura di guardare Elizabeth. Invece, ho
lasciato vagare il mio sguardo sul resto del gruppo. Ho notato le tre ragazze
Bennet più giovani – una portava un libro di sermoni e le altre due ridacchiavano
tra loro – e un uomo robusto che non avevo mai visto prima. Dal suo
abbigliamento ho dedotto che si trattava di un ecclesiastico, e sembrava
accompagnare le signore. Stavo giusto riflettendo sul fatto che forse la sua
presenza spiegava il motivo per cui Mary Bennet tenesse stretto il libro di
sermoni, quando ho ricevuto una sgradita sorpresa, che dico, uno shock terribile.
All’estremità del gruppo c’erano altri due gentiluomini: uno era Mr. Denny, un
ufficiale che Bingley e io avevamo già incontrato; l’altro era George Wickham.
George Wickham! Quell’uomo detestabile che ha tradito la fiducia di mio
padre e ha quasi rovinato mia sorella! Essere costretto a incontrarlo di nuovo, in
quel momento e in quel luogo… È stato orribile.
Pensavo di aver chiuso con lui. Pensavo che non l’avrei mai più rivisto. Ma
eccolo lì, che parlava con Denny, come se non avesse alcuna preoccupazione al
mondo. E suppongo che non ne abbia, dal momento che non si è mai curato di
nulla in vita sua, tranne che di se stesso.
Ha volto il suo sguardo verso di me. Sono impallidito e ho visto che lui
arrossiva. I nostri occhi si sono incontrati. I miei hanno mandato lampi di rabbia,
disgusto e disprezzo. Invece lui, riprendendosi subito, ha dimostrato
un’impertinenza inaudita. Ha anche avuto l’audacia di toccarsi il cappello in
segno di saluto. In segno di saluto! A me! Avrei voluto girarmi e andare via, ma
sono troppo orgoglioso per fare una scena, e così mi sono trovato costretto a
rispondere al suo saluto.
La mia cortesia non è servita a nulla, comunque. Cogliendo uno sguardo di
Miss Elizabeth Bennet con la coda dell’occhio, ho visto che aveva notato il
nostro incontro e che non era stata tratta in inganno per un solo istante. Aveva
capito che tra noi c’era qualcosa di terribilmente sbagliato.
«Ma non vogliamo trattenervi», ho sentito le parole di Bingley.
Poi, più che vederlo, ho avuto la sensazione che si voltasse verso di me. «Su,
Darcy, dobbiamo proseguire.»
Ero fin troppo ansioso di seguire il suo suggerimento. Abbiamo salutato le
signore e ci siamo allontanati a cavallo.
«Si sente molto meglio e pensa di essere quasi guarita», ha detto Bingley.
Non ho replicato.
«Stava bene, mi sembra», ha continuato Bingley.
Ancora nessuna risposta da parte mia.
«C’è qualcosa che non va?» ha chiesto, cogliendo finalmente il mio
malumore.
«No, niente», ho risposto, brusco.
«Avanti, Darcy, non ci credo. Qualcosa ti ha turbato.»
Ma non mi ha persuaso a sbottonarmi. Bingley non sa nulla del problema
dell’estate scorsa con Wickham, e non voglio metterlo al corrente. Se si venisse
a conoscenza della sventatezza di Georgiana, sarebbe una macchia sulla sua
reputazione, e sono determinato a non permettere che Bingley lo scopra.

Mercoledì, 20 novembre

Questa mattina sono uscito presto a cavallo, senza chiedere a Bingley se


desiderasse venire con me, perché volevo restare da solo. George Wickham a
Meryton!
Ha derubato la mia visita di ogni piacere. Ancor peggio, sono perseguitato da
un barlume di memoria, qualcosa di così vago, che a malapena posso credere sia
reale. Ma non mi abbandona e riempie i miei sogni. Si tratta di questo: quando
ieri ci siamo avvicinati alle signore, mi è parso di vedere un’espressione di
ammirazione sul volto di Elizabeth mentre guardava Wickham.
Non può certo preferirlo a me!
Ma cosa dico? I suoi sentimenti nei miei confronti sono irrilevanti. E così
quelli per George Wickham. Se desidera ammirarlo, sono affari suoi.
Non posso credere che continuerà ad apprezzarlo, quando lo smaschererà, e
non vi è alcun dubbio che scoprirà la sua vera natura. Non è cambiato, è il
perdigiorno di sempre, ed Elizabeth è troppo intelligente per essere ingannata a
lungo.
Eppure lui ha un bel viso. Le donne lo hanno sempre apprezzato. Inoltre, è
così disinvolto nel comportamento e ha un modo di rivolgersi agli altri che lo fa
risultare sempre ben accetto tra coloro che non lo conoscono, mentre io…
Sto facendo dei paragoni tra me e Wickham: non ci posso credere! Devo
essere impazzito. Tuttavia, se Elizabeth… No, non devo pensare a lei come
Elizabeth.
Se vuole metterci a confronto, faccia pure. Dimostrerà di non esser degna
della mia attenzione, e il pensiero di lei cesserà di turbarmi.

Giovedì, 21 novembre

Bingley ha dichiarato l’intenzione di andare a Longbourn, per portare ai Bennet


l’invito al ballo. Caroline e Louisa hanno acconsentito con solerzia ad andare
con lui, ma io ho rinunciato, dicendo di avere delle lettere da scrivere. Allora
Caroline ha subito affermato di avere anche lei delle lettere da scrivere, ma
Bingley le ha detto che quelle avrebbero potuto attendere il suo ritorno. Ne sono
stato sollevato, quest’oggi non avevo voglia di stare in compagnia. Non riuscivo
a smettere di pensare a George Wickham. Dalle chiacchiere locali, sono venuto a
sapere che ha intenzione di unirsi al reggimento. Starà senza dubbio bene con la
giubba rossa.
Per peggiorare le cose, Bingley ha esteso il suo invito a Netherfield a tutti gli
ufficiali, e temo che Wickham possa unirsi a loro. Non ho alcun desiderio di
vederlo, tuttavia non rinuncerò al ballo. Non sono io a dover evitare lui. È un
mascalzone e una canaglia, ma non offenderò Bingley, rifiutando di partecipare
al ballo.
Venerdì, 22 novembre

Giorno di pioggia. Sono uscito a cavallo con Bingley questa mattina, ma poi si è
messo a diluviare e siamo stati costretti a rimanere in casa. Abbiamo ingannato il
tempo parlando della tenuta e dei progetti di Bingley in merito. Le sue sorelle ci
hanno fornito il loro punto di vista riguardo alle necessarie modifiche da fare in
casa, e il tempo è trascorso in modo abbastanza gradevole, sebbene abbia sentito
la mancanza della vivace compagnia di Elizabeth.

Sabato, 23 novembre

Un’altra giornata di pioggia. Caroline era di umore irritabile. Sono lieto che
Elizabeth non fosse qui, altrimenti non avrebbe di sicuro sostenuto il peso del
malcontento di Caroline. Bingley e io ci siamo ritirati nella sala del biliardo. È
un bene che la casa ne possegga una, o credo che ci saremmo annoiati
terribilmente.

Domenica, 24 novembre

Questa mattina ho ricevuto una lettera da Georgiana. I suoi studi vanno bene ed
è felice. Ha cominciato a studiare un nuovo concerto col suo maestro di musica –
un uomo che, con mio piacere, è quasi giunto alla senilità – e si sta divertendo
molto.
È continuato a piovere. Caroline e Louisa hanno trascorso il tempo decidendo
cosa indossare al ballo, mentre Bingley e io abbiamo discusso della guerra. La
campagna inizia a snervarmi. A casa, a Pemberley, ho tantissime cose che mi
tengono occupato, ma qui, a parte leggere e giocare a biliardo, c’è molto poco da
fare quando il tempo è brutto.
Sono proprio curioso di scoprire se questo periodo di tempo uggioso
dissuaderà Bingley dall’acquistare Netherfield. Una tenuta di campagna nella
luce del sole è ben diversa da una sotto la pioggia.

Lunedì, 25 novembre
Sono felice che ci sia il ballo. Almeno, se dovesse piovere anche domani,
avremo qualcosa da fare per tenerci occupati.

Martedì, 26 novembre

Un’altra mattina piovosa, trascorsa a scrivere lettere. Questo pomeriggio Bingley


e le sue sorelle sono stati impegnati con gli ultimi preparativi del ballo. Avevo
poco da fare e, con disappunto, mi sono ritrovato a pensare così tanto a Miss
Elizabeth Bennet che, quando il gruppo di Longbourn è arrivato questa sera, mi
sono scoperto a cercarla. Credevo di averla cancellata dalla mia mente ma, a
quanto pare, non mi è poi così indifferente.
«Jane è incantevole», ha detto Caroline, mentre suo fratello si avvicinava per
salutare Miss Bennet.
«È un peccato che non si possa dire lo stesso della sorella», ha detto Louisa.
«Ma cos’ha indosso Miss Elizabeth?»
Caroline l’ha scrutata con occhio curioso. «Miss Eliza Bennet disprezza la
moda: indossa un abito di tre pollici più lungo del dovuto e con un uso eccessivo
del pizzo. Non credete anche voi, Mr. Darcy?»
«Non capisco nulla di moda femminile, ma a me sembra che stia molto
bene», le ho risposto.
Caroline è rimasta in silenzio, ma solo per un istante.
«Mi domando chi cerchi. È chiaro che sta cercando qualcuno.»
«È probabile che sia in cerca degli ufficiali», ha detto Louisa.
«Allora non è stata rapida come le sue sorelle, visto che loro li hanno già
trovati», ha ribattuto Caroline.
Le ragazze più giovani avevano attraversato la sala da ballo rumorosamente e
stavano salutando gli ufficiali con risate e gridolini.
«Se si avvicinassero ancora di più a Mr. Denny, potrebbero soffocarlo!» ha
commentato Louisa.
«Non vi piacerebbe vedere vostra sorella comportarsi così con gli ufficiali, ne
sono certa», ha detto Caroline rivolta a me.
Non aveva intenzione di ferirmi, eppure il suo commento non avrebbe potuto
essere scelto peggio. Mi ha fatto ripensare a Georgiana e, da lì, a Wickham, che
avrebbe dovuto indossare una giubba rossa. No, non mi sarebbe piaciuto vederla,
ma ero consapevole, non senza disagio, che se non fossi arrivato a Ramsgate
senza preavviso, questo era ciò che sarebbe potuto accadere.
Quando mi ha visto impallidire, Caroline si è allarmata, ma poi, riprendendo
padronanza di me stesso, sono riuscito a rispondere: «State paragonando mia
sorella a Lydia Bennet?»
«Hanno la stessa età», ha replicato Louisa con una risatina squillante.
«No, certo che no», ha detto rapida Caroline, che si era accorta dell’errore.
«Non c’è proprio paragone. Intendevo solo dire che alle ragazze Bennet è
permesso scatenarsi.»
Ho annuito con freddezza, poi mi sono allontanato, nella speranza che le
occhiate di Elizabeth attorno al salone fossero per me. Mentre mi avvicinavo agli
ufficiali, ho sentito Denny dire a Miss Lydia Bennet che Wickham non c’era,
perché costretto ad allontanarsi dalla città per alcuni giorni.
«Oh!» ha esclamato, con una smorfia delusa.
Elizabeth li aveva raggiunti e anche lei sembrava dispiaciuta. Ho ricordato lo
sguardo che aveva rivolto a Wickham a Meryton e ho stretto i pugni, mentre, con
spiacevole turbamento, mi rendevo conto che, nell’entrare nella sala da ballo, era
Wickham che aveva cercato, non me.
«Non credo che i suoi affari lo avrebbero richiamato in città proprio ora, se
non avesse desiderato evitare un gentiluomo qui presente», ho sentito dire a
Denny.
È diventato anche vigliacco, adesso? Non me ne stupirei. Il coraggio non ha
mai fatto parte del carattere di Wickham. Approfittare dei creduloni, ingannare
gli innocenti e sedurre le giovinette: questi sono i suoi punti di forza.
Ma Elizabeth non può essere stata così ingenua. No, è improbabile che sia
stata abbindolata. Potrebbe non averlo ancora smascherato, ma ero fiducioso che
lo avrebbe fatto. Nel frattempo, non avevo intenzione di perdere l’opportunità di
parlarle.
Mi sono avvicinato a lei. «Sono lieto di vedervi qui. Il vostro viaggio è stato
gradevole? Spero che questa volta non abbiate dovuto camminare!»
«No, vi ringrazio. Sono venuta in carrozza», ha risposto fredda.
Mi sono chiesto se l’avessi offesa. Forse le è sembrato che il mio commento
intendesse irridere l’impossibilità della sua famiglia a possedere dei cavalli
destinati solo alla carrozza. Ho cercato così di rimediare al danno di quel primo
commento.
«Siete ansiosa che inizi il ballo?»
Si è voltata e mi ha guardato negli occhi. «È la compagnia che fa il ballo, Mr.
Darcy. Mi rallegro di ogni attività cui partecipino i miei amici.»
«E dunque, sono sicuro che vi godrete questa serata», ho detto.
A quel punto si è girata dall’altra parte, con una tale stizza da lasciarmi
allibito. Non è riuscita a superarla neanche mentre s’intratteneva con Bingley,
così ho deciso che con lei avevo chiuso. Che mi desse pure le spalle mentre le
parlavo. Che preferisse pure Wickham a me. Non volevo avere più niente a che
fare con lei.
Quindi ha lasciato le sorelle e ha attraversato la sala per parlare con la sua
amica, Miss Lucas, dopodiché è stata invitata a danzare dal giovane e robusto
ecclesiastico che avevo visto con lei a Meryton. Nonostante la rabbia, non ho
potuto fare a meno di dispiacermi per lei: non avevo mai visto una prestazione di
ballo più mortificante in vita mia. L’espressione di Elizabeth mi ha fatto
supporre che per lei fosse lo stesso. Il pastore andava a sinistra quando avrebbe
dovuto andare a destra; andava indietro quando avrebbe dovuto andare avanti. E,
nonostante tutto, Elizabeth danzava come se il suo cavaliere fosse esperto.
Quando l’ho vista lasciare la pista, ho provato l’impulso di chiederle il ballo
successivo. Il mio proposito è stato vanificato da uno degli ufficiali, ma dopo mi
sono fatto avanti e le ho chiesto il ballo seguente. È sembrata sorpresa e anch’io
lo ero, perché, non appena le ho domandato di danzare, mi sono chiesto quali
fossero le mie intenzioni. Non avevo appena deciso di non interessarmi più a lei?
Ma ormai era fatta. Avevo parlato e non potevo ritirare la mia offerta.
Ha accettato, più perché colta di sorpresa che per altro, credo. Non sono
riuscito a trovare altro da dirle e così sono andato via, deciso a trascorrere con
persone di buonsenso il tempo che mi separava dall’inizio del ballo.
Abbiamo raggiunto la pista. Intorno a noi, sguardi di sorpresa, sebbene non
ne comprenda il motivo. Potevo aver deciso di non ballare a Meryton, ma quella
circostanza era ben diversa da un ballo privato.
Ho cercato di pensare a qualcosa da dire, ma mi sono ritrovato senza parole.
Ne ero sorpreso, non mi era mai capitato di non avere argomenti. A dire il vero,
non sempre mi trovo a mio agio a parlare con persone che non conosco molto
bene ma, per lo meno, riesco a scambiare i convenevoli. Credo invece che
l’ostilità che sentivo provenire da Elizabeth mi avesse privato del buonsenso.
Infine ha detto: «Questo è un ballo gradevole».
Si trattava di un commento piuttosto secco, dato che proveniva da una donna
la cui arguzia e vivacità mi riempiono di gioia, così non ho replicato.
Dopo alcuni minuti ha aggiunto: «È il vostro turno di dire qualcosa adesso,
Mr. Darcy. Io ho parlato della danza, voi dovreste fare qualche osservazione
sull’ampiezza della sala o sul numero di coppie».
Questa era la solita Elizabeth.
«Dirò qualsiasi cosa desideriate che io dica», le ho risposto.
«Benissimo. Questa risposta può andar bene, per ora. Forse, più avanti, potrei
osservare che i balli privati sono molto più piacevoli di quelli pubblici. Per ora,
però, possiamo restare in silenzio.»
«Dunque, mentre danzate, parlate seguendo uno schema?» le ho domandato.
«In alcune occasioni. Bisogna parlare un po’, sapete, tuttavia, nell’interesse di
qualcuno, la conversazione dovrebbe essere organizzata in maniera tale che ci si
debba preoccupare di dire soltanto il minimo indispensabile.»
«In questo caso state tenendo conto dei vostri sentimenti o credete di
gratificare i miei?»
«Entrambe le cose», ha risposto, maliziosa.
Non ho potuto fare a meno di sorridere. È questa sua malizia ad attrarmi: è
provocatoria senza essere impertinente, e prima d’ora non l’ho mai trovata in
una donna. Quando fa uno dei suoi commenti spiritosi, solleva il viso in un
modo tale che vengo preso dal desiderio travolgente di baciarla. Certo non potrei
mai cedere a un simile impulso; tuttavia, c’è.
«Ho sempre visto una grande affinità nel nostro modo di pensare», ha
continuato. «Siamo entrambi di temperamento poco socievole, taciturno, siamo
poco propensi a parlare, a meno che non si tratti di qualcosa che stupirà l’intera
sala e verrà trasmesso ai posteri con tutta la grandezza di una massima.»
Ero a disagio, incerto se ridere o preoccuparmi. Se fosse stata una delle sue
facezie, l’avrei trovata divertente, ma se invece lo pensava sul serio? Davvero
ero stato tanto taciturno in sua compagnia? Ho ripensato al ballo di Meryton e ai
primi giorni a Netherfield. Forse non avevo fatto del mio meglio per affascinarla,
ma dopotutto non è mai stata mia intenzione. È probabile che all’inizio sia stato
un po’ brusco, ma a questo credevo di aver rimediato verso la fine del suo
soggiorno a Netherfield. Sino all’ultimo giorno. Ho ricordato il mio silenzio e
quanto fossi determinato a non parlarle. Ho ricordato di essermi congratulato con
me stesso per non averle rivolto più di dieci parole e per essere rimasto
caparbiamente zitto in quella mezz’ora in cui ero rimasto da solo con lei, e avevo
finto di essere assorto nel mio libro.
Ho fatto bene a tacere, ho pensato. E poi, subito dopo, ho pensato di aver
fatto male. Avevo fatto sia bene che male: bene, se avessi desiderato distruggere
qualunque aspettativa che potesse essere nata nel corso della sua visita; male,
invece, se avessi voluto conquistarmi la sua benevolenza, o essere gentile. Non
sono abituato a sentirmi così confuso. Non lo sono mai stato, prima di incontrare
Elizabeth.
Mi sono accorto di essere di nuovo silenzioso e sapevo che avrei dovuto dire
qualcosa, se non volevo confermare il sospetto che stessi tacendo
deliberatamente.
«Sono certo che in questo non vi sia un’evidente somiglianza col vostro
carattere», ho detto con un tono di voce che rifletteva il mio disagio, poiché non
sapevo se essere divertito o ferito. «Quanto sia simile al mio, non posso fingere
di saperlo. Senza dubbio, voi lo ritenete un ritratto fedele.»
«Non sono io a dover giudicare le mie esternazioni.»
Siamo sprofondati in un silenzio imbarazzato. Mi stava giudicando? Mi
disprezzava? O si stava prendendo gioco di me? Non riuscivo a capirlo.
Dopo una lunga pausa, le ho chiesto della sua passeggiata a Meryton e mi ha
risposto che lei e le sue sorelle avevano fatto una nuova conoscenza.
Sono rimasto impietrito. Sapevo a chi si riferiva: Wickham. E il modo in cui
ne parlava… Non con disprezzo, ma con simpatia. Ho temuto che volesse
continuare, ma qualcosa nei miei modi deve averla zittita.
Sapevo di dover ignorare la faccenda. Non le dovevo alcuna spiegazione,
eppure mi sono ritrovato a dirle: «Mr. Wickham è dotato di modi così piacevoli
che gli permettono di creare nuove amicizie. Se poi sia capace di mantenerle,
non è altrettanto certo».
«È stato così sfortunato da perdere la vostra amicizia, e in un modo tale che,
con ogni probabilità, gli procurerà sofferenza per tutta la vita.»
Che cosa le aveva detto? Cosa le aveva raccontato? Avevo un grande
desiderio di confidarle tutta la verità sulla questione, ma non potevo farlo, per
timore di danneggiare Georgiana.
Ancora una volta, è tornato il silenzio. Siamo stati salvati da Sir William
Lucas, che si è lasciato sfuggire un commento che ha cancellato Wickham dalla
mia mente. Devo ringraziarlo, almeno per quello.
Si è complimentato con noi per la danza e poi, con un’occhiata a Miss Bennet
e a Bingley, ha detto che sperava di avere il piacere di rivederla spesso, quando
un certo desiderabile evento avesse avuto luogo.
Sono rimasto sconcertato. Ma non lo si poteva fraintendere. Riteneva
possibile, o meglio certo, che Miss Bennet e Bingley si sarebbero sposati. Li ho
guardati danzare, ma, nell’atteggiamento di entrambi, non vedevo niente che mi
portasse a una tale conclusione. Tuttavia, dal momento che se ne parlava, la
faccenda doveva essere seria. Non potevo permettere che Bingley mettesse a
repentaglio la reputazione di una signora, non importa quanto fosse gradevole il
suo corteggiamento. Mi sono riavuto, ho chiesto a Elizabeth di cosa stessimo
discorrendo.
«Proprio di nulla», ha risposto.
Ho iniziato a parlarle di libri. Non voleva ammettere che potessimo
condividere gli stessi gusti, così ho detto che in quel caso, almeno, avremmo
avuto qualcosa di cui conversare. Ha risposto di non poter discutere di libri in
una sala da ballo, ma non credo fosse questo a preoccuparla. Il problema era che
la sua mente era altrove.
Poi, all’improvviso, mi ha detto: «Una volta, ricordo di avervi sentito dire che
vi è difficile perdonare; che il vostro rancore, una volta destato, è implacabile.
Immagino prestiate molta attenzione affinché non sia destato con facilità».
Stava pensando a Wickham? Le aveva raccontato dei nostri freddi rapporti?
Sembrava sinceramente ansiosa di sentire la mia risposta, e l’ho rassicurata.
«È così», le ho detto risoluto.
Ha continuato a farmi domande, finché non le ho chiesto dove volesse
arivare.
«Soltanto a farmi un quadro del vostro carattere», ha risposto, cercando di
scrollare via la sua serietà. «Sto cercando di delinearlo.»
Non pensava a Wickham, dunque. Ne fui grato.
«E quali risultati avete ottenuto?» non ho potuto fare a meno di chiederle.
Ha scosso la testa. «Non ho fatto neanche un passo avanti. Sento su di voi
opinioni talmente discordanti, da esserne oltremodo disorientata.»
«Non stento a crederlo», ho detto, mentre con una stretta allo stomaco
pensavo a Wickham. Poi, d’impulso ho aggiunto: «Preferirei che non abbozziate
un disegno del mio carattere in questo momento, poiché c’è ragione di temere
che il risultato non farebbe onore a nessuno dei due».
«Ma se non faccio il vostro ritratto adesso, potrei non averne più
l’opportunità.»
Avevo implorato la sua clemenza. Non l’avrei pregata ancora.
«Per nessun motivo vorrei interrompere un vostro passatempo», ho replicato,
freddo e formale.
Abbiamo terminato la danza così come l’avevamo iniziata: in silenzio. Ma
non riuscivo a essere arrabiato con lei. George Wickham le aveva detto qualcosa,
questo era chiaro, e per lui era impossibile dire la verità. Le erano state propinate
un mucchio di bugie. Lasciata la pista da ballo, avevo già perdonato Elizabeth e
avevo indirizzato la mia rabbia verso Wickham.
Che cosa le aveva detto? E quanto aveva compromesso la sua stima nei miei
confronti?
Sono stato salvato da queste inquietanti riflessioni dalla vista di un giovane
corpulento che si è inchinato davanti a me e mi ha pregato di perdonarlo, se
osava presentarsi. Ero sul punto di voltarmi e andar via, quando ho ricordato di
averlo visto con Elizabeth e sono diventato curioso di sapere cosa avesse da dire.
«Presentarsi da soli non è tra le formalità di rito consolidate tra i laici, ne
sono più che consapevole, ma mi compiaccio nel dire che le regole che
governano il clero sono ben diverse; anzi, considero l’ufficio ecclesiastico di pari
dignità ai più alti ranghi del regno. E così sono venuto a presentarmi a voi, una
presentazione che, ne sono sicuro, non sarà giudicata impertinente quando
saprete che la mia nobile patronessa, la dama che con generosità mi ha conferito
un munifico beneficio, altri non è che la vostra stimabilissima zia, Lady
Catherine de Bourgh. È stata lei a preferire me per la pregevole canonica di
Hunsford, in cui è mio dovere, anzi, mio piacere, officiare le cerimonie che
devono, proprio per la loro natura, ricadere sul beneficiato», mi ha assicurato
con un sorriso ossequioso.
L’ho guardato con grande sorpresa e mi sono chiesto se fosse sano di mente.
Sembrava davvero credere che un ecclesiastico potesse considerarsi allo stesso
livello del re d’Inghilterra, ma non di mia zia, visto che il suo discorso era
disseminato di manifestazioni di gratitudine ed encomio della sua nobiltà e
compiacenza. L’ho trovato stravagante. Mia zia, comunque, lo aveva ritenuto
meritevole del beneficio e, dal momento che lo conosceva molto meglio di me,
potevo solo supporre che avesse delle virtù che io ignoravo.
«Sono certo che mia zia non concederebbe mai un favore che non sia
meritato», ho replicato con cortesia, ma anche con una dose di freddezza
sufficiente a impedirgli di dire altro. Non è stato scoraggiato, tuttavia, e ha
iniziato un secondo discorso, ancor più lungo e complesso del primo. Non
appena ha aperto la bocca per tirare il fiato, mi sono inchinato e sono andato via.
L’assurdità ha una sua funzione, ma, subito dopo aver lasciato Elizabeth, non ero
dell’umore giusto per esserne divertito.
«Vedo che avete incontrato l’encomiabile Mr. Collins», mi ha detto Caroline,
mentre ci preparavamo a cenare. «È un altro dei parenti dei Bennet. Sul serio,
credo che ne abbiano una collezione oltremodo stupefacente e questo supera
addirittura lo zio di Cheapside. Cosa ne pensate, Mr. Darcy?»
«Tutti possiamo avere parenti di cui non andiamo fieri», le ho risposto.
Su questo, Caroline ha esitato. Le piace dimenticare che il patrimonio di suo
padre proviene dal commercio.
«Verissimo», ha ribattuto. Credevo che avesse colto il senso, ma un istante
dopo mi ha detto: «Ho appena parlato con Eliza Bennet. Sembra aver sviluppato
un’eccezionale simpatia per George Wickham. Non so se ve ne siate reso conto,
ma sta per unirsi alla milizia che è qui. È smisuratamente irritante che dobbiate
essere tormentato da un uomo come George Wickham. Mio fratello non voleva
che fosse tra gli ospiti, lo so, ma sentiva di non poterlo escludere quando ha
invitato gli altri ufficiali».
«Sarebbe sembrato strano», ho ammesso.
Non si poteva biasimare Bingley per la situazione.
«So che Charles è stato molto lieto che Wickham si sia tirato indietro da solo.
Non avrebbe voluto crearvi alcun genere di imbarazzo. Sapendo che Wickham
non era un uomo di cui fidarsi, ho avvertito Eliza Bennet di stare attenta, le ho
detto che ero al corrente del suo ignobile comportamento verso di voi, sebbene
non conoscessi tutti i particolari…»
Ha fatto una pausa, ma se si aspettava che la mettessi al corrente, sarebbe
rimasta delusa. I miei affari con Wickham non saranno mai resi pubblici, né
rivelati ad alcuno che non li conosca già.
«… ma lei ha ignorato i miei avvertimenti e, con grande impeto, si è lanciata
in sua difesa.»
Ero sul punto di porre fine al suo discorso, poiché mi stava causando non
poca angoscia, quando un’altra voce si è introdotta nella conversazione. Ho
riconosciuto subito i toni striduli: erano quelli di Mrs. Bennet. Non avevo alcuna
intenzione di ascoltare i suoi discorsi, ma era impossibile non sentire ciò che
diceva.
«Ah, è così bella! Sapevo che non poteva essere così bella senza una ragione.
La mia adorata Jane. E Mr. Bingley! Che bell’uomo. Che eleganza. E che
maniere amabili. E poi, è naturale, c’è Netherfield. È proprio alla distanza giusta
da noi, perché non le piacerebbe essere troppo vicina – non con la sua dimora di
cui occuparsi – ma non le ci vorrà nulla per venire a farci visita in carrozza. Oso
dire che avrà una carrozza molto elegante. Forse anche due, o addirittura tre. La
spesa per una carrozza non è nulla, per un uomo che ha cinquemila sterline di
rendita all’anno.»
Mi sono irrigidito nell’ascoltare le sue chiacchiere incessanti.
«E poi, le sue sorelle le sono così affezionate.»
Ero sollevato che l’attenzione di Caroline fosse stata richiamata da un
giovane alla sua sinistra e che non potesse sentire. Il suo affetto per Jane
potrebbe svanire in un istante, se sapesse quale strada hanno preso i pensieri di
Mrs. Bennet. Ma Mrs. Bennet non era l’unica ad avere certe idee: anche quelle
di Sir William correvano nella stessa direzione.
Ho lasciato correre lo sguardo lungo il tavolo e ho visto che Bingley era
intento a conversare con Miss Bennet. I modi di Bingley erano cordiali come
sempre, ma credo di aver notato qualcosa in più della consueta attenzione.
Infatti, più lo osservavo, più avevo la certezza che i suoi sentimenti fossero
profondi. Poi, ho guardato Miss Bennet e, sebbene potessi constatare che era
lieta di parlare con lui, non manifestava la minima affezione. Ho respirato più
liberamente. Se solo potessi allontanare Bingley da qua, sono certo che la
dimenticherebbe subito, e lei farebbe lo stesso.
Se la questione avesse riguardato soltanto Miss Bennet, avrei potuto non
essere così preoccupato al pensiero che Bingley la sposasse. Ma non si trattava
solo di Miss Bennet, bensì anche di sua madre – un’irrefrenabile pettegola –, del
padre indolente, delle tre sorelle più giovani – che erano o stupide o insulse
civette –, dello zio a Cheapside, dello zio avvocato e, soprattutto, di quello
strano parente, quell’ecclesiastico ossequioso.
Mentre ascoltavo Mrs. Bennet, ho capito che era arrivato il momento di dare
una mano. Non avrei abbandonato il mio amico a un simile destino, quando un
piccolo sforzo da parte mia avrebbe potuto districarlo da quella difficile
situazione.
Ero certo che sarebbero bastate poche settimane a Londra per fargli trovare
una nuova fiamma.
«Spero solo che possiate essere così fortunata, Lady Lucas», ha continuato
Mrs. Bennet, sebbene fosse evidente che non ritenesse possibile per la sua vicina
di godere della medesima fortuna. «Avere una figlia così ben sistemata, che cosa
meravigliosa!»
La cena era terminata ed è stata seguita da un’esibizione di Mary Bennet, il
cui canto è tanto orribile quanto il suo modo di suonare. A peggiorare le cose ci
si è messo il padre, che quand’è finalmente riuscito ad allontanarla dal
pianoforte, lo ha fatto in maniera tale da far arrossire qualsiasi persona perbene.
«È sufficiente, bambina mia. Ci hai deliziato abbastanza. Lascia che le altre
giovani abbiano modo di esibirsi.»
Si era mai sentito un discorso così mal ponderato?
La serata non sarebbe mai finita abbastanza presto ma, per una coincidenza o
uno stratagemma – non so quale dei due –, la carrozza dei Bennet è stata l’ultima
ad arrivare.
«Signore, che stanchezza!» ha esclamato Lydia Bennet, emettendo un sonoro
sbadiglio che ha spinto Caroline e Louisa a scambiarsi sguardi sarcastici.
Mrs. Bennet non ne voleva sapere di star zitta e parlava senza tregua. Mr.
Bennet non faceva alcuno sforzo per tenerla a bada ed è stato uno dei quarti
d’ora più sgradevoli della mia vita.
Salvare Bingley da una simile compagnia è diventata la mia prima
preoccupazione.
«Voglio sperare che veniate a cena da noi, Mr. Bingley,» ha detto Mrs.
Bennet.
«Niente mi darebbe un piacere più grande», ha risposto. «Ho degli affari da
sbrigare a Londra, ma verrò a farvi visita non appena sarò tornato.»
La notizia mi ha rallegrato. Significa che non dovrò pensare a un modo per
allontanarlo da qui, poiché, se dovesse rimanere a Londra, i contatti con Miss
Bennet s’interromperanno e non penserà più a lei.
Ho intenzione di parlare con Caroline, per assicurarmi che l’affetto di Miss
Bennet non sia sincero, e se scoprirò – come sospetto – che non lo è, proporrò a
Bingley di ritrasferirci a Londra, e cercherò di persuaderlo a restarvi. Un inverno
in città risanerà i suoi affetti e sarà libero di concederli a un soggetto più
meritevole.

Mercoledì, 27 novembre

Oggi Bingley è partito per Londra.


«Caroline, desidero parlarvi», le ho detto, non appena è andato via.
Caroline ha alzato lo sguardo dal libro e ha sorriso. «Sono a vostra
disposizione.»
«È di Miss Bennet che voglio parlarvi.»
Il sorriso è sparito e mi ha fatto ritenere di essere nel giusto a pensare che
l’affetto per l’amica fosse sulla via del tramonto.
«Ci sono state numerose allusioni al ballo, insinuazioni sul fatto che alcuni
dei nuovi vicini di Bingley siano in attesa di un matrimonio tra lui e Miss
Bennet.»
«Cosa?!» ha urlato Caroline.
«Sapevo che questo vi avrebbe messa in agitazione. Niente
nell’atteggiamento di Miss Bennet mi fa pensare che sia innamorata, ma vorrei
un vostro parere. Voi lo sapete meglio di me, siete stata in confidenza con lei.
Nutre sentimenti di tenerezza per vostro fratello? Perché, se così fosse, non ci si
può scherzare.»
«Non ne nutre affatto», ha detto Caroline.
Mi sono messo l’anima in pace. «Ne siete davvero sicura?»
«Certo che lo sono. Ha parlato di mio fratello moltissime volte, ma solo in
termini che adopererebbe per qualsiasi altro giovane di sua conoscenza. Ragion
per cui sono convinta che non abbia mai pensato a Charles in tal senso. Sa che
non ha intenzione di stabilirsi a Netherfield e si sta soltanto divertendo un po’
finché lui è qui.»
«È proprio come pensavo. Ma i sentimenti di Bingley rischiano di diventare
più profondi.»
«Nutro il vostro stesso timore. Se dovesse essere tanto sciocco da unirsi a
quella famiglia, lo rimpiangerà per sempre.»
«Sì, è così. Credo che dovremmo allontanarli, prima che il loro
comportamento dia adito ad aspettative ulteriori. Se accadesse, arriverebbe il
giorno in cui tali aspettative dovrebbero essere soddisfatte, o la reputazione della
donna sarebbe rovinata in modo irrimediabile.»
«Avete ragione, non dobbiamo compromettere la reputazione della cara Jane.
È una ragazza così dolce. Louisa e io stravediamo per lei. Non deve subire
conseguenze.»
Mr. Hurst ci ha interrotti in quel momento.
«Venite a cenare con gli ufficiali?» mi ha chiesto. «Mi hanno invitato ad
accompagnarli. Sareste di certo il benvenuto.»
«No», ho risposto, perché volevo concludere il discorso con Caroline.
Hurst, con aria svogliata, ha fatto spallucce e ha mandato a chiamare la
carrozza.
«Propongo di seguire Bingley a Londra: se staremo lì con lui, non avrà alcuna
ragione di tornare», le ho detto.
«Un piano eccellente. Domani scriverò a Jane. Non le dirò nulla fuori
dell’ordinario, ma le farò sapere che Charles non tornerà per questo inverno, e le
augurerò di godere della compagnia di molti ammiratori questo Natale.»

Giovedì, 28 novembre

La lettera di Caroline è stata scritta e spedita questa mattina, poco prima che
partissimo per Londra.
«Ieri sera, a Meryton, ho sentito una cosa improbabile», ha detto Mr. Hurst,
mentre la carrozza procedeva traballante sulla strada per Londra.
Non gli ho prestato molta attenzione, ma quando ha proseguito, mi sono
ritrovato ad ascoltarlo.
«La ragazza Bennet… come si chiama?»
«Jane», ha suggerito Louisa.
«No, non lei, l’altra. Quella con la sottogonna.»
«Ah, vuoi dire Elizabeth.»
«Sì, lei. Ha avuto una proposta dal pastore.»
«Una proposta? Dal pastore? Cosa vuoi dire?» hanno chiesto Caroline e
Louisa all’unisono.
«Una proposta di matrimonio. Collins. È così che si chiama.»
«Mr. Collins, che delizia!» ha esclamato Louisa.
«A quato pare anche Mr. Collins apprezza i begli occhi», ha detto Caroline,
che mi ha rivolto uno sguardo ironico. «Credo che andranno d’accordo: l’una è il
ritratto dell’impertinenza, l’altro dell’imbecillità.»
Non mi ero reso conto, finché non ho appreso questa notizia, di quanto i miei
sentimenti fossero cresciuti. L’idea che Elizabeth sposasse Collins era
mortificante e mi ha procurato un dolore che non avrei mai immaginato. Poi mi
sono ripreso: Hurst doveva essersi sbagliato. Non poteva essersi abbassata a
tanto. Essere legata a quello stupido per il resto della sua vita.
«Dovete esservi sbagliato», gli ho detto.
«Nessuno sbaglio, l’ho saputo da Denny», ha replicato Hurst.
«Non è un cattivo matrimonio», ha considerato Louisa. «Anzi, è piuttosto
vantaggioso. Ci sono cinque figlie, tutte nubili, e la tenuta è vincolata, credo.»
«Vincolata a Collins», ha detto Mr. Hurst.
«Ancor meglio. Miss Eliza Bennet non dovrà lasciare la sua casa, e alla morte
del padre le sue sorelle avranno un posto in cui vivere», ha detto Louisa.
«E anche la madre», ha aggiunto Caroline allegra. «Che delizia essere
relegati assieme a Mrs. Bennet per il resto della propria vita!»
Non ho mai detestato Caroline come in quel momento. Non avrei augurato a
nessuno un tale destino, di certo non a Elizabeth. Lei soffre a causa della madre,
l’ho visto. Arrossisce ogni volta che sua madre palesa la propria stupidità. Essere
costretti a sopportare un’umiliazione del genere per tutta la vita…
«Ma mi domando perché non si sia proposto a Jane», ha osservato Louisa.
«Jane?» ha domandato Caroline.
«Sì, è la maggiore.»
Caroline mi ha guardato. So a cosa stava pensando: Mr. Collins non si era
proposto a Jane perché Mrs. Bennet gli aveva fatto credere che Jane, a breve,
avrebbe sposato Bingley.
«Oserei dire che, considerata la proprietà vincolata, avrà pensato di poter
scegliere», ha detto Caroline. «La sfacciataggine di Miss Eliza Bennet deve
averlo attratto, sebbene non sia sicura che possa essere la moglie adatta a un
ecclesiastico. Voi cosa ne dite, Mr. Darcy?»
Non le ho risposto, per timore di dire qualcosa di cui mi sarei potuto pentire.
Non potevo permettermi il lusso di godere di Elizabeth, cosa importava, dunque,
se lo faceva un altro uomo? Mi sono accorto, però, di avere i pugni serrati, e che
le nocche erano diventate bianche.
Caroline mi ha guardato in attesa di una risposta e, infine, più per soddisfare
le mie speranze che le sue, ho detto: «Potrebbe concludersi in un nulla di fatto.
Denny potrebbe essersi sbagliato».
«Non vedo come, dal momento che è amico intimo di Lydia. Oserei dire che
sia a conoscenza di tutto ciò che accade in quella casa», ha replicato Caroline.
«Lydia è una bambina e potrebbe aver capito male», ho ribattuto, senza che
me ne rendessi conto.
«Ma Denny non l’ha saputo da Lydia. L’ha saputo dalla zia, che vive a
Meryton. L’ha detto a Denny personalmente. A sentir lei, la casa intera era in
subbuglio. Prima Mr. Collins fa un’offerta a Elizabeth, poi Elizabeth dice che
non lo vuole», è intervenuto Mr. Hurst.
«Non lo vuole?» ho chiesto, con una vena di speranza nella voce.
«Lo ha rifiutato. La madre era isterica. Il padre dalla sua parte», ha detto Mr.
Hurst.
Sia benedetto Mr. Bennet, ho pensato, pronto a perdonargli ogni futuro
episodio di incuria.
«Se non cambia idea, allora lo sposerà la Lucas», ha proseguito Mr. Hurst.
«Come lo sapete?» ha chiesto Caroline, sorpresa.
«L’ha detto la zia: ‘Se Lizzy non si dà una mossa, lo sposerà Charlotte. Si
deve sposare, la sua patronessa gli ha detto di farlo, e, alla fine, una ragazza vale
l’altra’.»
Ho ricominciato a respirare. Solo allora ho capito quanto fossi stato attratto
da Elizabeth. Era un bene che stessi andando a Londra; avevo salvato Bingley da
un matrimonio imprudente e non potevo non fare altrettanto per me stesso. Una
volta lontano da Elizabeth, l’avrei allontanata anche dalla mia mente. Mi sarei
impegnato in conversazioni sensate con donne dotate di raziocinio e non avrei
più pensato al suo spirito insolente.
Siamo arrivati a Londra in breve tempo. Bingley è stato sorpreso di vederci.
«Non volevamo lasciarti qui da solo, a trascorrere le ore libere in un albergo
privo di comodità», ha detto Caroline.
«Ma gli affari m’impegneranno solo per alcuni giorni», ha risposto sorpreso.
«Spero che non vorrai andartene prima di aver visto Georgiana. So che le
farebbe piacere vederti», ho detto io.
«Cara Georgiana», ha sospirato Caroline. «Dì che possiamo restare in città
per una settimana, Charles.»
«Be’, non vedo perché non dovrei prolungare il mio soggiorno di un giorno o
due», ha concesso. «Anche a me piacerebbe vedere Georgiana. Dimmi, Darcy, è
cresciuta molto?»
«Non la riconosceresti, non è più una bambina. È sulla buona strada per
diventare una donna.»
«Ma è ancora abbastanza giovane per godersi il Natale?» ha domandato
Caroline.
Ho sorriso. «Immagino di sì. Dovete rimanere e festeggiare con noi.»
«Non ci tratterremo così a lungo. Mrs. Bennet mi ha invitato espressamente, e
nel più cortese dei modi», ha replicato Bingley.
«Vuoi abbandonare i vecchi amici per i nuovi?» si è indignata Caroline.
«Mrs. Bennet ha detto che potrai cenare con la sua famiglia quando vorrai. L’ho
sentita con le mie orecchie. I Bennet saranno ancora lì dopo Natale.»
Bingley è apparso indeciso, ma poi ha detto: «Benissimo, resteremo in città
per Natale». È sembrato più allegro. «Direi che ci sarà da divertirsi. È sempre
meglio celebrare il Natale quando in casa ci sono dei bambini.»
Questo non prometteva bene per i suoi sentimenti verso Georgiana, ma mi
sono consolato al pensiero che non la vedesse da molto tempo e che, sebbene
l’ultima volta che si erano visti sembrasse una bambina, adesso era senza dubbio
una giovane donna.
«E una volta terminato, andremo nell’Hertfordshire per l’anno nuovo», ha
aggiunto. «Scriverò a Miss Bennet e la informerò dei nostri progetti.»
«Non ce n’è bisogno. Le scriverò oggi e la ragguaglierò io stessa», ha detto
Caroline.
«Mandale i miei più cari saluti», si è raccomandato Bingley.
«Lo farò senz’altro.»
«E dille che saremo nell’Hertfordshire a gennaio.»
«Non me ne dimenticherò.»
«Manda i miei omaggi alla famiglia.»
«Ma certo.»
E avrebbe continuato, ma l’ho interrotto. «Allora è deciso», ho detto.
Caroline ha lasciato la stanza per andare a scrivere la lettera. Anche Louisa e
il marito se ne sono andati, e Bingley e io siamo restati soli.
«Un Natale da attendere con impazienza e un nuovo anno da desiderare con
trepidazione», ha detto Bingley.
«Miss Bennet ti piace», ho osservato.
«Non ho mai incontrato una ragazza che mi piacesse almeno la metà.»
Mi sono seduto e Bingley ha preso posto di fronte a me.
«Eppure non sono sicuro che sarebbe una buona moglie, per te», ho detto con
tono meditabondo.
«Cosa intendi?» mi ha domandato, sorpreso.
«Le sue parentele…»
«Non ho intenzione di sposare i suoi parenti!» ha detto Bingley con una
risata.
«Uno zio avvocato, un altro che vive a Cheapside. Non possono accrescere la
tua considerazione in società, e anzi, alla fine, la ridurranno.»
Il sorriso di Bingley è svanito.
«Non vedo quale sia il problema. A cosa mi servirebbe avere più
importanza?»
«Ogni gentiluomo ha bisogno di esercitare un certo peso. E poi, ci sono le
sorelle.»
«Miss Elizabeth è una fanciulla incantevole.»
Mi aveva colpito nel mio punto debole, ma, con determinazione, mi sono
ripreso.
«Le sue sorelle sono, per la maggior parte, ignoranti e volgari. La più giovane
è una civetta consumata.»
«Non ci sarà motivo di vederle», ha detto Bingley.
«Mio caro Bingley, non puoi abitare a Netherfield e non vederle. Saranno
sempre lì. E anche la madre.»
«Allora non vivremo a Netherfield. Non ho ancora acquistato la tenuta, è
soltanto in affitto. Ci sistemeremo da qualche altra parte.»
«Ma Jane acconsentirebbe?»
Il suo viso ha assunto un’espressione delusa.
«Se provasse un grande attaccamento per te, forse potrebbe essere convinta a
lasciare la zona», ho insinuato.
«E pensi che non lo provi?» ha chiesto Bingley, incerto.
«È una ragazza deliziosa, ma non ha dimostrato di gradire la tua compagnia
più di quella degli altri uomini.»
Si è mordicchiato un labbro. «Pensavo… Sembrava contenta di parlare con
me… Sembrava lieta di ballare con me… Avrei creduto che fosse più felice con
me, che con tutti gli altri. Quando ballavamo insieme…
«A ogni ballo danzavate assieme due volte, e lei danzava due volte anche con
gli altri cavalieri.»
«È vero, ma credevo che fosse soltanto perché sarebbe stato sgarbato
rifiutare.»
«Forse sarebbe stato sgarbato rifiutare te.»
«Credi che danzasse con me solo per cortesia?» ha chiesto, costernato.
«Non arriverei a dire tanto. Penso che si divertisse a danzare con te, a parlare
e farsi corteggiare. Ma ritengo che il divertimento non fosse maggiore che con
gli altri gentiluomini e ora che non sei nell’Hertfordshire…»
«Devo fare ritorno. Lo sapevo», ha detto alzandosi.
«Ma se le sei indifferente, ti farai solo del male.»
«Se le sono indifferente. E tu non puoi saperlo.»
«È vero, non ne ho la certezza, ma l’ho osservata con attenzione e non sono
riuscito a scorgere segni di un particolare interesse.»
«L’hai osservata?» mi ha domandato sorpreso.
«Il fatto che tu prediligessi la sua compagnia aveva iniziato ad attirare
l’attenzione. Altri, oltre a me, l’avevano notato. Se la faccenda fosse continuata
ancora a lungo, saresti stato obbligato a farle una proposta.»
«Sarei stato felice di farle una proposta», mi ha corretto, ma poi ha esitato.
«Credi che avrebbe accettato?»
«Ma certo, per lei sarebbe stato un buon matrimonio: tu hai una rendita
considerevole e una bella casa, e lei si sarebbe sistemata vicino alla sua famiglia.
Un suo rifiuto sarebbe stato fuori discussione. Ma a te piacerebbe sposarti per
questi motivi?»
Aveva l’aria dubbiosa.
«Preferirei essere accettato per come sono», ha ammesso.
«E così sarà, un giorno.»
Si è messo di nuovo a sedere.
«Era troppo per me», ha detto cupo.
«Neanche per idea, ma se i suoi sentimenti non erano profondi, a quale scopo
sposarla? Incontrerai un’altra ragazza, dolce come Miss Bennet, ma una che ti
ricambi appieno. Londra pullula di giovani nubili.»
«Ma le altre non m’interessano.»
«Ti interesseranno, a tempo debito.»
Bingley non ha aggiunto nulla, ma io sono sereno. Prima della fine
dell’inverno l’avrà dimenticata.
Mi fa piacere che abbia espresso il desiderio di rivedere Georgiana. La
conosce da molto prima di incontrare Miss Bennet, e, in termini di affetto, una
nuova conoscenza non può certo avere lo stesso peso di una vecchia, in special
modo quando vedrà quanto è cresciuta mia sorella. Il loro matrimonio sarebbe
benaccetto da entrambe le parti, e mi compiaccio di credere che sarebbe
un’unione felice.
DICEMBRE

Giovedì, 5 dicembre

Oggi Bingley ha cenato con me. Ha avuto numerosi impegni durante la


settimana, ma questa sera è arrivato puntuale ed è rimasto molto colpito da
Georgiana.
«Sta diventando una bellezza», mi ha detto e, quando dopo cena ha suonato
per noi, ha aggiunto: «Ed è così virtuosa».
Sì, ha ragione. Avevo quasi dimenticato cosa significhi ascoltare musica
eseguita in maniera così eccellente, e non ho potuto fare a meno di rabbrividire
al pensiero delle esecuzioni di Mary Bennet paragonate a quelle di Georgiana.
Sebbene mancasse della tecnica di mia sorella, il modo di suonare di
Elizabeth era armonioso, e c’era qualcosa, in esso, che mi faceva desiderare di
ascoltarla.

Venerdì, 6 dicembre

Questa mattina Caroline è venuta a trovare Georgiana, e l’ho intrattenuta finché


mia sorella non ha terminato la lezione di musica.
«L’altra sera Charles è rimasto molto colpito da Georgiana. Ha detto che è
una delle giovani più belle e istruite che conosca», ha osservato.
Questo mi ha fatto molto piacere e anche Caroline mi è sembrata
compiaciuta. Credo che non sarebbe contraria a un matrimonio tra i due.
«Andrete a trovare vostra zia nel Kent, prima di Natale?» ha chiesto lei.
«No, non penso, ma è probabile che le farò visita a Pasqua.»
«Cara Lady Catherine, quanto desidero incontrarla. A detta di tutti, Rosings è
una casa molto elegante», ha proseguito Caroline, levandosi i guanti.
«Sì, è davvero molto elegante.»
«Una zona del Paese così gradevole.»
«Lo è.»
«Avevo suggerito a Charles di cercare una casa lì. Sarei felice di vivere nel
Kent, ma ha deciso che l’Hertfordshire era un posto migliore. Un peccato. Se si
fosse sistemato altrove, avrebbe potuto evitare certi coinvolgimenti.»
«Be’, ora se ne è liberato.»
«Sì, grazie al vostro intervento. È fortunato ad avere un amico come voi.
Proverei un grande conforto se sapessi che un amico del genere si prende cura di
me», ha detto guardandomi.
«Avete vostro fratello.»
Ha sorriso. «È naturale, ma Charles è ancora un ragazzo. A volte si ha
bisogno di un uomo, qualcuno che sia profondo e maturo, che conosca il mondo
e sappia come viverci.»
«Non avete intenzione di sposarvi?»
«Lo farei, se incontrassi l’uomo giusto.»
«Ora che siete a Londra, avrete più occasioni di incontrare altre persone. So
che Bingley ha intenzione di organizzare alcuni balli. L’ho incoraggiato: più bei
visini vedrà attorno a sé nelle prossime settimane, meglio sarà. E a voi servirà
per allargare la vostra cerchia sociale.»
«Non è poi così ristretta. Frequentiamo almeno ventiquattro famiglie,
sapete», ha rimarcato con ironia.
Come era sua intenzione, mi ha fatto tornare alla mente i Bennet; ma se
avesse conosciuto l’esatta piega dei miei pensieri, dubito che ne sarebbe stata
felice. Non importa cosa faccia, ogni conversazione sembra rammentarmeli, in
un modo o nell’altro. È una fortuna che abbia smesso di pensare a Elizabeth,
altrimenti non riuscirei mai a levarmi i Bennet dalla mente.

Sabato, 7 dicembre

Bingley si tiene occupato con gli affari ed è di buonumore, sebbene talvolta


colga uno sguardo malinconico nei suoi occhi.
«Sei certo che non provasse nulla per me?» mi ha domandato questa sera,
quando, dopo cena, le signore si sono ritirate.
Non gli ho chiesto a chi si riferisse.
«Ne sono sicuro. Gradiva la tua compagnia, ma niente di più.»
Ha annuito.
«Non pensavo fosse possibile… un tale angelo… eppure. Ho sperato, ma è
come dici tu. Immagino che sposerà qualcuno di Meryton, qualcuno che conosce
da tutta la vita.»
«È molto probabile.»
«Non qualcuno che ha appena incontrato.»
«No.»
«Ora che sono andato via, non le mancherò.»
«No.»
È rimasto in silenzio.
«Ci sarebbe molto da dire a proposito dello sposare qualcuno che si conosce
da tutta la vita o, per lo meno, da un lungo periodo di tempo», ho detto.
«Sì, suppongo che sia così», ha replicato, ma senza particolare entusiasmo.
«Si conoscono già i difetti e non si possono avere sgradite sorprese», ho
continuato.
«Hai ragione.»
«E anche conoscere – e apprezzare – le rispettive famiglie è un bene. Spero
che Georgiana sposerà qualcuno che conosce bene», ho aggiunto.
«Sì, sarebbe una buona cosa», ha commentato Bingley, che però non
sembrava davvero interessato.
Peccato, pensavo che i suoi sentimenti stessero andando in quella direzione.
In ogni caso, gli ho dato un suggerimento e, in futuro, potrebbe rammentarlo.

Martedì, 10 dicembre

Ho fatto infilare le perle di mia madre per Georgiana e ho intenzione di fargliene


dono. Ormai è abbastanza grande da portarle, e credo che le staranno molto
bene. Mentre ero da Howard & Gibbs, mi sono informato per far rimodernare gli
altri gioielli di mia madre. Sono di buona qualità e molti appartengono alla
nostra famiglia da generazioni. Ho predisposto che la spilla di perle e gli
orecchini fossero sistemati subito: li donerò a Georgiana per il prossimo
compleanno. Ho concordato di portare altri pezzi, in modo che possano essere
esaminati e che vengano fatti dei disegni per le nuove montature. Gli schizzi
possono essere modificati per adattarsi a ogni cambiamento della moda e i
monili potranno essere rimodellati non appena Georgiana sarà dell’età giusta per
indossarli.

Giovedì, 12 dicembre
Ho cenato con Bingley e le sue sorelle. Nel corso della serata abbiamo parlato
delle festività natalizie. Dovremo partecipare ad alcune feste importanti, ma nei
giorni che precedono il Natale mi piacerebbe organizzare delle piccole riunioni
private, cui prendano parte soltanto i Bingley, così da far intervenire anche
Georgiana.
«Pensavo di dare un piccolo ballo il ventitré. E poi le sciarade per la vigilia di
Natale», ho detto.
«Un’idea eccellente», ha commentato Caroline.
«Ho invitato il colonnello Fitzwilliam, quindi saremo quattro cavalieri e tre
dame. Credete che dovrei invitare altre signore?» ho chiesto a Caroline.
«No, Mr. Hurst non balla mai, perciò saremo comunque tre coppie», ha
replicato con enfasi.
La mia mente è tornata indietro al ballo dei Bingley, a Netherfield, dove
avevo danzato con Elizabeth.
«Avete deciso quando far debuttare in società Georgiana?» ha domandato
Caroline, quasi mi avesse letto nel pensiero.
«Non prima dei diciotto anni, forse anche più avanti.»
«Diciotto anni è una buona età: non sarà più una bambina e avrà superato la
timidezza ma, nel contempo, avrà la freschezza della gioventù. Spezzerà molti
cuori.»
«Spero di no. Voglio che sia felice, e se dovesse incontrare un brav’uomo alla
sua prima stagione, sarei lieto di vederla sistemata.»
Caroline ha lanciato un’occhiata a Bingley.
«Allora dobbiamo sperare che tra due anni trovi qualcuno degno di lei, con
un carattere aperto, e che sia generoso e gentile.»
«Sarebbe perfetto.»
«Nel frattempo, la compagnia di un giovanotto gradevole sarebbe un bene per
lei, in modo che si abitui alla compagnia maschile e che non ammutolisca
davanti ai gentiluomini. Con Charles non è taciturna, anzi, sembra gradire la sua
compagnia», ha detto Caroline.
«Di cosa state parlando?» ha chiesto Bingley, che stava discorrendo con
Louisa ma, sentito il suo nome, ci ha guardati.
«Dicevo che Georgiana è sempre a proprio agio assieme a te. Darcy desidera
che questo Natale sua sorella partecipi ad alcuni eventi da adulti, e sono sicura
che possa contare sul fatto che danzerai con lei.»
«Niente mi farebbe più piacere. Sta diventando una bellezza, Darcy.»
Ero soddisfatto.
Lunedì, 16 dicembre

La casa è in festa. Georgiana ha aiutato Mrs. Annesley ad addobbarla con


l’agrifoglio e ha infilato alcuni rametti dietro i ritratti e intorno ai candelieri. Le è
sempre piaciuto farlo, da quando era ragazzina. Al mio ritorno, l’ho trovata che
decorava la finestra del salotto con altro verde.
«Ho pensato di dare un ballo, tra pochi giorni», le ho detto.
È arrossita.
«Uno piccolo, con gli amici più intimi», l’ho rassicurata.
«Potresti volere qualche nastro nuovo, per adornare l’abito di mussolina», ha
suggerito Mrs. Annesley a Georgiana.
«Oh, sì», ha risposto, e mi ha guardato speranzosa.
Ero sul punto di dirle che avrebbe dovuto comprare un nuovo ventaglio, ma
ci ho ripensato: lo comprerò io e le farò una sorpresa.

Mercoledì, 18 dicembre

Oggi è nevicato. Georgiana era emozionata come una bambina e le ho fatto fare
un giro nel parco. Abbiamo camminato seguendo i bianchi sentieri e siamo
tornati a casa coi visi accaldati e un sano appetito.
Non ho potuto fare a meno di pensare a Elizabeth, quando era apparsa dopo
la camminata fino a Netherfield. I suoi occhi scintillavano e la carnagione era
radiosa per l’esercizio fisico.
Dove sarà ora? Cammina nella neve per i viottoli di campagna che
circondano la sua casa? È impegnata a creare decorazioni con l’agrifoglio, come
fa Georgiana? Starà attendendo il Natale con impazienza? Se non avessi
allontanato Bingley da Netherfield, adesso avremmo potuto essere lì… e sarebbe
stato un gravissimo errore. È meglio per tutti che siamo a Londra.

Lunedì, 23 dicembre

Questa sera abbiamo dato il nostro ballo e mi ha deliziato vedere che Georgiana
si divertiva. Ha danzato due volte con Bingley, una col colonnello Fitzwilliam e
una con me.
«Georgiana si muove con grazia straordinaria», ha detto Caroline.
L’argomento non poteva che essermi gradito.
«Lo credete davvero?»
«Certo. È stata un’idea eccellente quella di tenere un piccolo ballo privato, ed
è un bene che possa far pratica in questo genere di occasioni. Anche voi danzate
molto bene, Mr. Darcy; insieme, potremmo esserle d’esempio. Charles e io
siamo a vostra disposizione qualora abbiate il desiderio di ospitare un’altra
serata di questa natura. A Georgiana non può che far bene vedere altre persone
ballare, e questo la aiuterà ad acquisire sicurezza e portamento.»
Mi è tornato in mente un altro momento in cui Caroline mi aveva adulato,
elogiando il modo in cui scrivevo le lettere. Ho rammentato la scena con
precisione: era successo a Netherfield, ed Elizabeth era con noi. Nel pensare a
lei, mi sono sentito rimescolare dentro. Che fosse rabbia per come mi aveva
ammaliato?
La nostra piccola riunione si è sciolta. Gli ospiti sono andati via, e ho avuto la
soddisfazione di vedere Georgiana ritirarsi in camera sua stanca ma felice.
Sono sicuro che abbia del tutto dimenticato George Wickham. A meno che
qualcosa non glielo ricordi, dubito che penserà più a lui.

Martedì, 24 dicembre

Questa sera, dopo cena, abbiamo giocato alle sciarade. Mi ha fatto piacere che
Caroline abbia suggerito che Georgiana e Bingley lavorassero assieme alla loro
scenetta. Si sono ritirati in un angolo della sala, le loro teste così vicine che quasi
si toccavano. È stata un’immagine piacevolissima.
Le sciarade sono state molto divertenti e, dopo averle rappresentate tutte,
siamo andati a fare uno spuntino.
«Sai, Darcy, credevo che quest’anno avremmo trascorso il Natale a
Netherfield. Era quello il mio piano. Mi chiedo cosa stiano facendo tutti gli
altri», ha detto Bingley con un sospiro.
Ho ritenuto più saggio deviare i suoi pensieri da quella direzione.
«Su per giù quello che stiamo facendo noi qui. Prendi dell’altro cervo.»
Ha seguito il mio consiglio e non ha più detto niente a proposito di
Netherfield.

Mercoledì, 25 dicembre
Mai mi ero divertito così tanto il giorno di Natale. Questa mattina siamo stati in
chiesa e la sera abbiamo giocato a bullet pudding e snap-dragon.2 In questa
circostanza, ho notato un cambiamento in Georgiana: lo scorso anno era una
bambina, e si era divertita nel mettere le mani tra le fiamme per agguantare un
chicco d’uvetta, soffiandosi sulle dita quando non fosse stata abbastanza veloce
da uscirne incolume. Quest’anno ha giocato per far piacere a me, l’ho letto nei
suoi occhi.
Mi domando se Elizabeth giochi a bullet pudding e snap-dragon. Mi chiedo
se si sia bruciata le dita nel prendere l’uvetta dalle fiamme.

Sabato, 28 dicembre

«Mi chedo se hai mai pensato di sposare Miss Bingley», ho detto al colonnello
Fitzwilliam, mentre questa mattina eravamo fuori a cavallo.
«Miss Bingley?»
«È una giovane molto benestante, e a te farebbe comodo un’ereditiera.»
«Non ho intenzione di sposare Miss Bingley.»
«Ma ha fascino ed eleganza, è gentile e ben educata.»
«Hai ragione, ma non potrei mai sposarla. È una donna fredda. Vorrei avere
una moglie affettuosa, che abbia stima di me e non soltanto del nome della mia
famiglia.»
«Non sapevo che cercassi questo in una consorte», ho detto, sorpreso.
«Come figlio cadetto, ho dovuto guardare gli altri con ammirazione e rispetto
per tutta la vita. Vorrei provare l’esperienza da un altro punto di vista!»
Ha parlato con leggerezza, ma credo che ci fosse del vero in quel che diceva.
Abbiamo continuato a cavalcare in silenzio per un breve tratto, godendo del
paesaggio ammantato di neve.
«Per quanto ti tratterrai in città?» ho chiesto.
«Non a lungo. Ci sono degli affari che richiedono la mia presenza nel Kent.
Ho intenzione di porgere i miei saluti a Lady Catherine mentre sono lì. Devo
dirle che le farai visita, a Pasqua?»
«Sì, come al solito. Quando tornerai in città?»
«Spero presto. Di sicuro prima di Pasqua.»
«Allora dovrai cenare con me.»
GENNAIO

Venerdì, 3 gennaio

Si è verificato un episodio molto sgradevole: Caroline ha ricevuto una lettera da


Miss Bennet.
«Scrive che sta venendo a Londra, sarà ospite a casa degli zii a Gracechurch
Street. Stando alla data della lettera, dovrebbe essere già qui», ha esclamato
Caroline.
«Non avrei mai voluto che accadesse. Bingley sembra averla dimenticata, ma
se dovesse rivederla, il suo interesse per lei potrebbe essere ravvivato», ho detto.
«Non serve che Charles sappia della sua visita», ha replicato Caroline.
Ero d’accordo. «Dubito che possano incontrarsi per caso», ho osservato.
«Sono dell’idea che non dovrei rispondere alla sua lettera. Non resterà a
lungo in città e così crederà semplicemente che sia andata perduta. In fin dei
conti, meglio così, che pensare di non essere la benvenuta. È una ragazza dolce e
non ho alcuna intenzione di ferire i suoi sentimenti, ma l’affetto per mio fratello
è più profondo e devo fare ciò che posso per salvarlo da un matrimonio
inappropriato.»
Applaudo alle sue intenzioni, ma non mi sento tranquillo con la mia
coscienza. Aborrisco tutto ciò che è subdolo o scorretto. Ma Caroline ha ragione,
non possiamo permettere che Bingley sacrifichi la sua vita sull’altare di una
famiglia volgare e, dopotutto, di tratta soltanto di un piccolo inganno.

Lunedì, 6 gennaio

Georgiana sta maturando proprio come avevo sperato. La sua istruzione, il


portamento, i modi sono esattamente come piacciono a me. Quand’è stata
lasciata in mia custodia, non sapevo come comportarmi, ma mi lusinga che stia
diventando il genere di donna che mia madre avrebbe desiderato.
Martedì, 7 gennaio

Sono rimasto scioccato quando oggi ho fatto visita a Caroline e alla sorella, per
consegnare loro un biglietto di Georgiana. Mentre mi avvicinavo alla casa, ho
visto andar via Jane Bennet.
«Cos’è accaduto?» ho chiesto, quando mi hanno fatto entrare.
Caroline era demoralizzata.
«Un episodio molto increscioso: Jane Bennet è stata qui. Pensavo che ormai
fosse tornata in campagna, ma a quanto pare ha intenzione di trattenersi a
lungo.»
«È davvero molto increscioso. Cosa le avete detto?»
«Lo ricordo a malapena, mi ha colto di sorpresa. Ha detto di avermi scritto,
ma ho negato di aver mai ricevuto la sua lettera. Si è informata su Charles: le ho
raccontato che sta bene, ma che trascorre così tanto tempo con voi, che lo
vediamo di rado. Ho aggiunto qualcosa su quanto sia cresciuta Georgiana e che
l’avremmo vista per cena, questa sera. Poi ho alluso al fatto che Louisa e io
fossimo in procinto di uscire, e a quel punto non ha potuto trattenersi.»
«Dovrete ricambiare la visita», le ho detto.
«Sì, non si può evitare. Ma non resterò a lungo e spero che comprenda, dai
miei modi, che non dovrà aspettarsi ulteriore confidenza. Charles l’ha quasi
dimenticata; poche settimane ancora, e sarà fuori pericolo.»
Di questo non sarei così sicuro. Talvolta parla ancora di lei. Quando nota la
mia espressione si trattiene, ma ancora non è prudente che pensi a Miss Bennet o
all’Hertfordshire.

Martedì, 21 gennaio

Questa mattina Caroline ha ricambiato la visita di Miss Bennet. È stata breve, e


Caroline ne ha approfittato per dire a Miss Bennet che Bingley non è sicuro di
tornare nell’Hertfordshire e che potrebbe rinunciare a Netherfield. Quand’è
andata via non ha accennato all’intenzione di rivedere Jane e dice che è del tutto
convinta che Miss Bennet non le farà un’altra visita.
Un giorno Bingley sarà lieto della nostra premura. È questo pensiero che mi
permette di accettare l’inganno che siamo stati costretti a perpetrare.
FEBBRAIO

Sabato, 1º febbraio

«Caroline ha proposto di andare a Bath per la primavera», ha detto Bingley


questa mattina, e poi, con nonchalance, ha aggiunto: «Forse potrei prendere una
casa lì».
Ho pensato che fosse un segnale incoraggiante rispetto al fatto che abbia
dimenticato l’Hertfordshire.
«È un’idea eccellente», ho detto.
«Vorresti venire con noi?» mi ha chiesto.
«Devo andare a Pemberley e assicurarmi che Johnson abbia tutto sotto
controllo. Ci sono molti cambiamenti che desidero fare nell’amministrazione
della tenuta, e ulteriori migliorie che mi piacerebbe apportare alla proprietà.»
«Ci rivedremo in estate, allora.»

Venerdì, 7 febbraio

Il colonnello Fitzwilliam è tornato in città e questa sera ha cenato con me,


portandomi notizie da Rosings. Mi ha riferito che Mr. Collins ha trovato moglie.
Ho trattenuto il fiato, sperando che Hurst avesse avuto ragione nell’affermare
che Elizabeth aveva rifiutato Mr. Collins.
«Sembra proprio una brava ragazza, o forse dovrei dire donna. Dà
l’impressione di essere piuttosto vicina ai trent’anni», ha detto mio cugino.
Ho ripreso a respirare.
«Ma è una buona cosa. Una donna più giovane avrebbe potuto essere
intimidita dalla zia e dalle sue…»
«Interferenze?» l’ho interrotto.
«Indicazioni», mi ha corretto con un sorriso ironico. «Ma Mrs. Collins accetta
i consigli di Lady Catherine senza lamentarsi.»
«Credo che potrei averla conosciuta in Hertfordshire. Qual è il suo cognome
da nubile?»
«Lucas, Miss Charlotte Lucas.»
«Sì, ho conosciuto lei e la sua famiglia. Mi fa piacere che si sia sistemata
bene: Mr. Collins non sarà forse il più sensibile dei mariti, ma potrà offrirle una
vita rassicurante.»
E io avrei potuto offrire molto di più a Elizabeth. Ma non ci penserò, sono
determinato a non pensare mai più a lei.
MARZO

Venerdì, 28 marzo

Questa mattina ho ricevuto una lettera di Lady Catherine, che si dice impaziente
di rivedermi. Sono rimasto sorpreso dal seguente passo:
Mrs. Collins sta ospitando la sorella, Maria, e un’amica, Miss Elizabeth Bennet.

È stato uno shock sapere che Elizabeth è alla canonica.


Credo che tu le conosca entrambe. Anche Sir William Lucas è stato qui, ma è da
tempo tornato a casa. Miss Elizabeth Bennet ha una gran quantità di cose da
dire, ma non c’è da meravigliarsene, dal momento che non ha mai goduto del
vantaggio di avere un’istitutrice. Le ho detto che, in una famiglia di ragazze,
un’istitutrice è indispensabile. Mr. Collins era d’accordo con me. Ho avuto il
piacere di far ottenere un impiego a molte governanti: quattro nipoti di Mrs.
Jenkinson hanno acquisito un’ottima posizione, grazie a me.
Le quattro sorelle di Miss Bennet hanno tutte debuttato in società. Non so
cosa creda di fare la madre. Cinque figlie, tutte in società! È molto strano. Con
le più piccole in società ancor prima che le maggiori siano sposate. Una
famiglia priva di disciplina. Se Mrs. Bennet vivesse più vicino, le direi ciò che
penso; le troverei io un’istitutrice e, senza dubbio, mi sarebbe grata del
consiglio. Gestisce male la sua famiglia.
Miss Bennet esprime le sue opinioni con molta decisione, per la sua età.
L’opinione che ha della sua famiglia è stupefacente. Ha affermato che sarebbe
molto crudele, per le sorelle più piccole, dover attendere che le maggiori siano
sposate prima di poter godere della loro vita sociale.

Mi sono ritrovato a sorridere nel leggere questa parte. Non avevo mai sentito di
nessuno, uomo o donna, che si fosse preso gioco di Lady Catherine, e in questo
modo, per giunta! Perché è indubbio che per le sorelle minori sia crudele dover
aspettare il proprio turno per debuttare, sebbene, in precedenza, non avessi mai
valutato la questione da questo punto di vista.
Forse faccio male a essere turbato dal fatto che Elizabeth sia alla canonica.
Forse dovrei esserne lieto. Mi fornirà l’occasione perfetta per dimostrare che non
ha più alcun potere su di me. Sarà un piacere, per me, sapere di poterla
incontrare senza provare sentimenti inadeguati, e potrò congratularmi con me
stesso per essermi evitato, così come Bingley, un’unione imprudente.
APRILE

Giovedì, 3 aprile

Oggi ho cenato col colonnello Fitzwilliam al club. Abbiamo deciso di fare il


viaggio a Rosings insieme.

Lunedì, 7 aprile

Mio cugino e io abbiamo avuto un viaggio gradevole fino al Kent e, dopo aver
parlato di banalità, il discorso è tornato sul matrimonio.
«Ormai ho un’età in cui dovrei essere sistemato, eppure il matrimonio è un
azzardo. È facile compiere un passo falso ed essere poi costretti a conviverci»,
ha detto.
«Hai ragione. Di recente ho salvato uno dei miei amici proprio da un simile
passo falso», ho concordato, col pensiero rivolto a Bingley.
«Davvero?»
«Sì, ha preso una casa in campagna, dove ha incontrato una giovane donna
con legami di bassa estrazione sociale. Era molto affascinato da lei ma, per
fortuna, gli affari lo hanno costretto a rientrare a Londra per un po’. Sua sorella e
io ci eravamo resi conto del pericolo, perciò lo abbiamo seguito in città e lo
abbiamo persuaso a restarvi.»
«Quindi lo hai salvato da un matrimonio molto imprudente.»
«Esatto.»
«Alla fine ti ringrazierà. Non è piacevole svegliarsi da un sogno e trovarsi
intrappolato in un incubo.»
La sua opinione mi ha rincuorato. Rispetto il suo giudizio, ed è rassicurante
sapere che condivide il mio stesso punto di vista sulla questione.
Siamo arrivati a Rosings nel pomeriggio e, ancora una volta, sono rimasto
colpito dalla bellezza del parco. Non è elegante come quello di Pemberley, ma
ha un aspetto molto bello in primavera. Nel raggiungere la casa, siamo passati
davanti a Mr. Collins, che credo ci stesse aspettando. Si è inchinato al nostro
passaggio, poi è corso via verso la canonica per darne notizia alle sue ospiti. Mi
sono chiesto se Elizabeth fosse in casa e cosa avrebbe provato sapendo del
nostro arrivo.

Martedì, 8 aprile

Questa mattina, Mr. Collins è venuto a porgere i suoi ossequi. Mi ha trovato col
colonnello Fitzwilliam, perché la zia era in giro in carrozza con mia cugina
Anne.
«Mr. Darcy, è un onore incontrarvi di nuovo. Ho avuto la fortuna di fare la
vostra conoscenza nell’Hertfordshire, quando mi trovavo dalle mie belle cugine.
All’epoca non ero sposato, perché la mia cara Charlotte non aveva ancora
accettato di diventare mia moglie. Dal primo momento che l’ho vista, ho capito
che non avrebbe portato disonore alla canonica di Hunsford e che avrebbe
deliziato la mia onoratissima patronessa, Lady Catherine de Bourgh, che ha
l’onore e il privilegio di essere la vostra venerabilissima zia, con la sua umiltà e
la sua simpatia. A dire il vero, la stessa Lady Catherine è stata così gentile da
dire…»
«Siete di ritorno alla canonica?» ho chiesto, mettendo fine alle sue effusioni.
Si è fermato per un attimo, poi ha detto: «Ma certo».
«È una bella mattinata. Che ne diresti se andassimo con lui?» ho chiesto al
colonnello Fitzwilliam.
«Ma certo.»
Siamo partiti. Mr. Collins ci ha illustrato le bellezze del parco, inframmezzate
con espressioni di umile gratitudine per la nostra compiacenza nel visitare la sua
povera casa. La mia mente ha iniziato a vagare. Avrei trovato Elizabeth cambiata
dall’autunno precedente? Sarebbe stata sorpresa di vedermi? No, era a
conoscenza della mia visita. Ne sarebbe stata lieta o no? Lieta, certo. Entrare di
nuovo in contatto con un uomo della mia levatura deve essere auspicabile, per
lei.
Il nostro arrivo è stato annunciato dal campanello e subito dopo siamo entrati
nella stanza. Ho porto i miei rispetti a Mrs. Collins e lei mi ha dato il benvenuto.
Elizabeth ha fatto un inchino.
È più o meno quella di sempre, ma il piacere che ho provato nel vederla mi
ha colto di sorpresa. Pensavo di aver domato i miei sentimenti per lei e,
naturalmente, l’ho fatto. Soltanto che la prima impressione nel vederla mi ha
colto alla sprovvista.
«Spero che la casa sia di vostro gradimento», mi sono informato da Mrs.
Collins.
«Sì, certo che lo è», mi ha assicurato.
«Ne sono lieto. So che mia zia ha fatto delle migliorie di recente. E il
giardino? Vi piace il suo aspetto?»
«È molto gradevole.»
«Bene.»
Avrei detto di più, ma la mia attenzione si allontanava verso Elizabeth, che
conversava assieme al colonnello Fitzwilliam, coi suoi modi aperti e cordiali.
Non riuscivo a decidere se mi facesse piacere o meno: certo era libera di parlare
a mio cugino, e di affascinarlo, se voleva; ma non ero felice di vedere quanto lui
gradisse la sua compagnia e, ancora peggio, quanto lei apprezzasse quella del
colonnello. Dopo un po’ mi sono accorto di essere perso nei miei pensieri e ho
fatto uno sforzo per essere cortese.
«Spero che la vostra famiglia stia bene, Miss Bennet», mi sono informato.
«Sì, grazie», ha risposto. Ha fatto una pausa, poi ha aggiunto: «Mia sorella
Jane è stata a Londra negli ultimi tre mesi. Vi è mai capitato di vederla?»
Ero sconcertato, ma ho risposto con sufficiente calma: «No, non ho avuto la
fortuna».
Sono ripiombato nel silenzio, scontento della piega assunta dalla
conversazione e, subito dopo, mio cugino e io abbiamo preso commiato.

Domenica, 13 aprile. Pasqua

Dopo la visita alla canonica, non avevo più visto Elizabeth, ma l’ho incontrata
questa mattina, in chiesa. Stava molto bene, il sole mattutino le aveva colorito le
guance e dato nuova luce ai suoi occhi.
Finita la funzione, Lady Catherine si è trattenuta a parlare coi Collins.
Quando l’ha vista avvicinarsi, Mr. Collins si è illuminato.
«Il vostro sermone era troppo lungo: venti minuti sono più che sufficienti per
istruire il vostro gregge», ha dichiarato Lady Catherine.
«Sì, Lady Catherine.»
«Non avete fatto alcun cenno alla sobrietà, e invece avreste dovuto. Di
recente c’è stata fin troppa ubriachezza. È compito di un pastore occuparsi della
salute fisica dei suoi parrocchiani quanto di quella delle loro anime.»
«Certo, Lady.»
«Ci sono stati troppi inni. Non mi piace che ci siano più di tre inni nella
funzione pasquale. Amo la musica e cantare è mio diletto, ma tre inni sono
abbastanza.»
Si è avviata verso la carrozza e Mr. Collins l’ha seguita. «Sì, Lady
Catherine.»
«Ci sono i tarli in uno dei banchi, l’ho notato passando. Ve ne occuperete.»
«Subito, Lady.»
«E verrete a cena da noi questa sera. Verrete con Mrs. Collins, Miss Lucas e
Miss Elizabeth Bennet. Organizzeremo una partita a carte.»
«Troppo buona», ha detto e, sfregandosi le mani, si è inchinato.
«Vi manderò una carrozza.»
L’ho seguita sul cocchio, e il lacchè ha chiuso la porta.
Mi sono ritrovato ad attendere con impazienza l’arrivo di Elizabeth a
Rosings, ma ho subito soppresso il sentimento.
Il suo gruppo è arrivato puntuale e, poiché sapevo quale pericolo avrebbe
rappresentato parlare con lei, ho trascorso il tempo a conversare con mia zia.
Abbiamo discusso dei vari parenti, ma non sono riuscito a impedire che il mio
sguardo scivolasse verso Elizabeth. La sua conversazione era molto vivace.
Parlava col colonnello Fitzwilliam e, nel vederne l’espressione animata, non
riuscivo a staccarle gli occhi di dosso.
Anche la zia ha iniziato a osservarli, finché non ha detto: «Di cosa state
parlando? Che cosa state raccontando a Miss Bennet? Fate sentire anche a me di
che si tratta».
Il colonnello Fitzwilliam ha risposto che parlavano di musica. Mia zia si è
unita alla conversazione, ha elogiato il talento di Georgiana al pianoforte e poi
ha invitato Elizabeth a esercitarsi nella stanza di Mrs. Jenkinson, mettendomi in
imbarazzo. Invitare un’ospite a suonare lo strumento nella camera della dama di
compagnia? Non credevo che mia zia potesse essere così maleducata.
Elizabeth è sembrata sorpresa, ma non ha detto nulla. Solo il suo sorriso ne ha
rivelato i pensieri.
Quando abbiamo finito col caffè, Elizabeth ha iniziato a suonare e,
ricordando il piacere che avevo provato nell’ascoltarla, mi sono avvicinato a lei.
I suoi occhi scintillavano per la musica e mi sono posizionato in modo da poter
vedere l’alternarsi di emozioni sul suo viso.
Se n’è accorta. Alla prima pausa della musica, si è rivolta a me con un sorriso
e ha detto: «Avete intenzione di spaventarmi, Mr. Darcy, avvicinandovi in
pompa magna per sentirmi. Ma non mi lascerò intimidire, sebbene vostra sorella
suoni così bene. C’è un’ostinazione in me, che non tollera di lasciarsi intimorire
quando aggrada agli altri. A ogni tentativo, il mio coraggio risorge».
«Non dirò che vi sbagliate, perché non potete credere davvero che abbia
intenzione di spaventarvi; e ho il piacere di conoscervi da abbastanza tempo per
sapere che, di tanto in tanto, trovate molto divertente esprimere opinioni che, in
realtà, non sono le vostre», ho replicato.
Non so da dove fosse partito quel discorso. Non sono avvezzo ad
avventurarmi in schermaglie verbali, ma c’è qualcosa nel suo carattere che rende
il mio più vivace.
Elizabeth ha riso di gusto e io ho sorriso, con la consapevolezza che entrambi
godevamo dello scambio. Lo stavo apprezzando tanto da dimenticare la dovuta
cautela e abbandonarmi alla beatitudine del momento.
«Vostro cugino vi fornirà davvero una bella immagine di me», ha detto al
colonnello Fitzwilliam. Poi, rivolta a me, ha aggiunto: «È molto ingeneroso, da
parte vostra, menzionare tutto quel che avete appreso nell’Hertfordshire a mio
discredito e, lasciatemelo dire, anche poco diplomatico, perché in questo modo
mi istigate a ricambiare e potrebbero venir fuori delle cose che rischierebbero di
scandalizzare i vostri parenti, se solo le sentissero».
Ho sorriso. «Non ho paura di voi.»
Alla mia affermazione, le si sono illuminati gli occhi.
Il colonnello Fitzwilliam ha pregato che gli venisse detto quale fosse il mio
comportamento tra estranei.
«Sentirete tutto, allora. Ma preparatevi a qualcosa di davvero orribile. Dovete
sapere che la prima volta che l’ho visto, nell’Hertfordshire, è stato a un ballo, e a
quel ballo cosa credete che abbia fatto? Ha danzato soltanto quattro volte!» ha
detto Elizabeth.
Ai suoi occhi, il mio rifiuto a danzare diventava ridicolo, e anch’io l’ho visto
così, per la prima volta. Camminare a grandi passi mostrando tutto il mio
orgoglio, anziché divertirmi come qualsiasi uomo di buonsenso avrebbe fatto.
Assurdo! Di solito non avrei tollerato una tale canzonatura, eppure c’era
qualcosa nei suoi modi che eliminava ogni sgradevolezza e la rendeva motivo di
riso.
È stato in quell’istante che mi sono accorto che di recente ci sono state poche
risate nella mia vita. Alla morte di mio padre, avevo accettato le responsabilità di
un uomo ed ero stato orgoglioso di assolvere bene il mio compito, così come
avrebbe fatto lui: mi ero preso cura della proprietà, mi ero occupato del
benessere dei miei affittuari, adoperato per la salute, la felicità e l’istruzione di
mia sorella; mi ero interessato ai benefici ecclesiastici nel mio patrocinio e avevo
ottemperato ai miei affari con costanza. Finché non avevo incontrato Elizabeth
mi era bastato, ma adesso mi accorgevo di quanto fosse monotona la mia vita.
Era stata troppo ordinata. Troppo equilibrata. Solo ora cominciavo a vederlo e
sentirlo, poiché i sentimenti che provavo erano del tutto differenti da qualsiasi
cosa avessi mai sperimentato. Quando ridevo, il mio temperamento si
alleggeriva.
«All’epoca non avevo l’onore di conoscere nessuna signora presente al ballo,
tranne quelle della mia stessa cerchia», ho fatto notare, cogliendo il suo tono.
«È vero, non ci si può far presentare in una sala da ballo.»
«Forse sarei stato giudicato meglio se avessi richiesto una presentazione, ma
non ho le qualità adatte a rendermi benaccetto agli sconosciuti.»
Mi ha stuzzicato, si è chiesta come mai un uomo intelligente ed educato come
me non avesse tali qualità, e il colonnello Fitzwilliam si è unito a lei, dicendo
che non volevo prendermene il fastidio.
«Di certo, non ho il talento che alcune persone possiedono: conversare a mio
agio con coloro che non ho mai visto prima. Non riesco a riconoscere il tono dei
loro discorsi, né a sembrare interessato alle loro faccende, come spesso vedo
fare», ho ammesso.
«Le mie dita non si muovono su questo strumento con la stessa maestria che
vedo in molte altre donne, tuttavia ho sempre supposto che fosse un mio difetto,
perché non mi sono mai presa la briga di fare esercizio.»
Ho sorriso. «Avete perfettamente ragione.»
In quel momento Lady Catherine ci ha interrotti: «Di cosa state parlando,
Darcy?»
«Di musica», ho risposto.
«Miss Bennet non suonerebbe affatto male se si esercitasse di più e potesse
avere il beneficio di un insegnante di Londra», ha dichiarato mia zia. «Ha una
buona nozione della diteggiatura, sebbene il suo gusto non sia all’altezza di
quello di Anne. Anne sarebbe stata una magnifica esecutrice, se la salute le
avesse consentito di imparare.»
A malapena l’ho udita. Stavo guardando Elizabeth: sopportava i commenti di
mia zia con grande educazione e, a richiesta mia e del colonnello Fitzwilliam, è
rimasta allo strumento finché non è arrivata la carrozza, per portare a casa gli
ospiti.
Credevo di essermi liberato della mia infatuazione per lei. Credevo di averla
dimenticata, ma mi sbagliavo.

Lunedì, 14 aprile

Questa mattina stavo facendo una passeggiata nel parco, quando i miei passi,
senza che me ne accorgessi, mi hanno portato alla canonica.
Considerato che ero lì fuori, non potevo, per buona educazione, procedere
oltre; perciò, mi sono fermato a porgere i miei rispetti. Con grande disappunto,
vi ho trovato Elizabeth, da sola. Sembrava sorpresa quanto me, ma non era
dispiaciuta, almeno credo. Perché avrebbe dovuto esserlo? Per lei dovrebbe
essere gratificante pensare di avermi ammaliato. Mi ha invitato a sedermi, così
non ho avuto altra scelta.
«Sono spiacente per l’intrusione. Credevo che tutte le signore fossero in
casa», ho detto, imbarazzato dalla circostanza e per assicurarmi che capisse che
non l’avevo fatto di proposito.
«Mrs. Collins e Maria sono andate in paese a sbrigare alcune faccende», ha
replicato.
«Ah.»
«Lady Catherine sta bene?» ha chiesto.
«Sì, grazie, sta bene.»
Silenzio.
«E Miss de Bourgh, sta bene anche lei?»
«Sì, grazie, sta bene.»
«E il colonnello Fitzwilliam?»
«Anche lui sta bene.»
Di nuovo silenzio.
«Con quale rapidità avete abbandonato Netherfield lo scorso novembre, Mr.
Darcy!» ha esclamato infine. «Deve essere stata una sorpresa molto gradevole
per Mr. Bingley che lo abbiate raggiunto così presto, poiché, se ricordo bene, lui
era partito appena il giorno precedente. Spero che, quando avete lasciato Londra,
lui e le sue sorelle stessero bene.»
«Benissimo, grazie.»
«Mi pare di aver capito che Bingley non abbia intenzione di ritornare a
Netherfield.»
«Non gliel’ho mai sentito dire in questi termini, ma è probabile che in futuro
vi trascorrerà molto poco tempo. Ha diversi amici ed è in un periodo della vita in
cui le amicizie e gli impegni sono in continuo aumento.»
«Se ha intenzione di trascorrere così poco tempo a Netherfield, per i suoi
vicini sarebbe forse meglio se abbandonasse del tutto il posto, poiché, cosi
facendo, potremmo avere una famiglia che vi risieda in modo stabile. Ma forse
Mr. Bingley ha affittato la casa per ciò che fa comodo non tanto ai vicini, quanto
a se stesso; e dobbiamo attenderci che la tenga o la abbandoni seguendo lo stesso
principio.»
L’argomento non mi piaceva, ma ho risposto con imparzialità.
«Non mi sorprenderei se dovesse lasciarla non appena gli si presentasse
un’offerta di acquisto che rispondesse ai requisiti.»
Avrei dovuto allontanarmi dalla canonica allora, lo sapevo. E invece, non
riuscivo a staccarmi da lì. C’era qualcosa nella forma del suo viso che invitava i
miei occhi a contemplarla, e qualcosa nel modo in cui le ricadevano i capelli, che
destava in me il desiderio di toccarli.
Lei non diceva nulla e, ancora una volta, siamo rimasti in silenzio.
Non potevo esprimere ciò che mi attraversava la mente, eppure non riuscivo
ad andar via.
«Questa casa sembra molto confortevole», ho detto.
«Sì, lo è.»
«Deve essere piacevole, per Mrs. Collins, essersi sistemata a una distanza
così comoda dalla famiglia e dagli amici.»
«Sono quasi cinquanta miglia. La chiamate una distanza comoda?» ha
chiesto, sorpresa.
«E cosa sono cinquanta miglia di strada agevole? Poco più di mezza giornata
di viaggio.»
«Non avevo mai considerato la distanza come uno dei vantaggi di questo
matrimonio», ha esclamato Elizabeth.
«È una riprova del vostro attaccamento all’Hertfordshire. Immagino che
qualsiasi luogo al di là delle più immediate vicinanze di Longbourn vi
sembrerebbe lontano», ho detto.
«Non intendo dire che una donna non debba sistemarsi troppo vicino alla
famiglia d’origine.»
Ah, conosceva i mali della sua parentela e non le sarebbe dispiaciuto evitarli.
Quando si fosse sposata, se li sarebbe lasciati alle spalle.
«Ma sono persuasa che la mia amica non si considererebbe vicina alla
famiglia a meno che non si trovasse a metà della distanza attuale», ha
proseguito.
«Voi, però, non avete motivo di un attaccamento così forte al luogo di
provenienza», ho detto e, mentre le parlavo, ho avvicinato di poco la sedia,
poiché sentivo il desiderio pressante di esserle accanto. «Voi non potete voler
restare a Longbourn per sempre.»
È sembrata sorpresa e questo mi ha trattenuto. Mi ero quasi lasciato
trasportare dall’ammirazione ed ero stato tentato di dire che non avrebbe avuto
obiezioni a vivere a Pemberley, ma ero stato troppo irruente. Per fortuna, la sua
espressione sorpresa mi ha salvato dal perseverare in una linea d’azione di cui
mi sarei senza dubbio pentito. Ho ritratto la sedia e, prendendo un giornale, ho
dato una scorsa.
«Vi piace il Kent?» ho chiesto, con una freddezza che avrebbe spento
qualunque speranza suscitata dai miei modi sconsiderati.
«È molto gradevole», ha detto con aria perplessa.
Ho intavolato una discussione sulle sue attrattive, finché, grazie al ritorno di
Mrs. Collins e Maria, non c’è stata più necessità di proseguire la conversazione.
Sono state sorprese di vedermi, ma ho spiegato il mio errore e mi sono trattenuto
per qualche minuto, prima di tornare a Rosings.

Martedì, 15 aprile

Elizabeth mi ha stregato. Qui sono molto più in pericolo di quanto lo sia stato
nell’Hertfordshire. Lì, avevo la sua famiglia davanti agli occhi di continuo, e mi
ricordava quanto un’unione tra noi due fosse impossibile. Qui, c’è soltanto lei.
La sua vivacità, la sua allegria, il suo buonumore sono tutte tentazioni ad
abbandonare l’autocontrollo e a dichiararmi; ma non lo devo fare. Non devo
pensare soltanto a me stesso. Ho anche una sorella di cui preoccuparmi.
Sottoporre Georgiana alla volgarità di Mrs. Bennet sarebbe un gesto di
crudeltà che nessun affetto fraterno dovrebbe permettere. E presentare a
Georgiana, come sorelle, Mary, Kitty e Lydia Bennet sarebbe ripugnante.
Permettere che ne sia influenzata, costringerla a stare in loro compagnia – poiché
non potrebbe essere altrimenti se prendessi Elizabeth come moglie – sarebbe
imperdonabile. Peggio ancora, potrebbe essere costretta a sentir parlare di
George Wickham, che è un beniamino delle più giovani. No, non lo posso fare.
Non lo farò.
Devo prestare attenzione, quindi, affinché non mi sfugga qualche parola
quando sono in compagnia di Elizabeth. Non devo farle sapere quel che provo.
Sono sicuro che già sospetti della mia predilezione. Anzi, col suo temperamento
vivace, l’ha incoraggiata e, senza dubbio, sta aspettando che io parli. Se mi
sposasse abbandonerebbe la sua cerchia sociale e raggiungerebbe la mia.
Sarebbe unita in matrimonio a un uomo di reputazione e intelligenza superiori, e
sarebbe la signora di Pemberley. Un uomo della mia levatura sociale e della mia
reputazione, ricchezza e posizione tenterebbe qualsiasi donna. Ma non accadrà
mai.

Giovedì, 17 aprile

Non so cosa mi sia accaduto. Avrei dovuto evitare Elizabeth, ma ogni giorno,
quando il colonnello Fitzwilliam si reca alla canonica, vado assieme a lui. Non
posso negarmi il piacere di guardarla: il suo volto non è perfetto, ma ne sono
ossessionato.
Sono riuscito a mantenere la risolutezza e a non parlare, per paura di rivelare
troppo, ma il mio silenzio non è passato inosservato.
«Perché, quando andiamo alla canonica, non proferisci verbo?» mi ha chiesto
oggi il colonnello Fitzwilliam, mentre tornavamo a casa. «Non è da te, Darcy.»
«Non ho niente da dire.»
«Andiamo! Ti ho visto parlare a vescovi e contadini, e sebbene ti ostini a
sostenere di avere difficoltà nel conversare con gli sconosciuti, riesci sempre a
trovare qualcosa da dire. Eppure, quando vai alla canonica, non apri bocca. È
molto sgarbato da parte tua, potresti almeno informarti sulle galline di Mrs.
Collins o chiedere a Mr. Collins come procedono i suoi sermoni; e se non sai
cosa domandare alle dame, puoi sempre ripiegare sul tempo.»
«Mi sforzerò di far meglio, la prossima volta.»
Mentre pronunciavo queste parole, ho compreso che non sarei più dovuto
tornare alla canonica. Se parlassi con Elizabeth, non so dove potrei andare a
finire. A volte mi guarda con malizia e sono certo che sia in attesa di una mia
dichiarazione.
Ma un matrimonio tra noi sarebbe davvero impossibile? Continuo a
chiedermelo ma, nel farlo, l’immagine della sua famiglia mi si para davanti agli
occhi e, allora, capisco che lo sarebbe. Pertanto, sono determinato a restarmene
zitto poiché, se cedessi a un istante di debolezza, me ne pentirei per il resto della
mia vita.
Sabato, 19 aprile

Ho tenuto fede al proposito di non far visita alla canonica, ma le mie buone
intenzioni sono state vanificate dalla propensione a camminare nel parco, e già
tre volte mi sono imbattuto in Elizabeth. La prima volta è capitato per caso; la
seconda e la terza mi sono ritrovato lì, che lo volessi o meno. Nella prima
occasione mi sono limitato a togliere il cappello e informarmi sulla sua salute,
poi però ho iniziato a parlare di più e questa mattina sono arrivato a tradire i miei
pensieri in modo allarmante.
«Spero stiate gradendo il soggiorno a Hunsford», le ho detto, quando l’ho
incontrata.
Era una frase innocente.
«Sì, grazie.»
«I Collins stanno bene?»
«Sì.»
«E sono felici, immagino.»
«Credo di sì.»
«Rosings è una dimora elegante.»
«Lo è, sebbene sia difficile districarmi tra i suoi corridoi. Mi sono persa una o
due volte quando, alla ricerca della biblioteca, mi sono ritrovata in salotto.»
«Non ci si aspetta che vi orientiate da subito. La prossima volta che visiterete
il Kent, avrete occasione di familiarizzare meglio con la casa.»
Mi è sembrata stupita e mi sono intimamente redarguito. Mi ero quasi tradito,
con quella mia dichiarazione avventata avevo suggerito l’idea che, quando fosse
tornata in visita nel Kent, avrebbe soggiornato a Rosings. Ma come avrebbe
potuto, a meno che non fosse diventata mia moglie? È sempre più arduo
mantenere la circospezione. Devo partire subito e mettermi al sicuro; tuttavia, se
lo facessi, darei adito a illazioni, e quindi dovrò resistere un altro po’. Il
colonnello Fitzwilliam e io partiremo a breve e, allora, sarò salvo.

Martedì, 22 aprile

Soffro le pene dell’inferno. Dopo tutte le promesse che avevo fatto a me stesso,
dopo tutti i miei propositi, questo è il risultato!
Non riesco a credere agli eventi delle ultime ore. Se solo li potessi attribuire a
una febbre cerebrale… ma non vi è alcun dubbio che siano accaduti. Ho chiesto
la mano di Elizabeth Bennet.
Non sarei dovuto andare a trovarla, non c’era bisogno che lo facessi, soltanto
perché non si era unita a noi per il tè. Aveva un’emicrania: quale signora non
soffre di emicranie?
Prima ho bevuto il tè con la zia, i miei cugini e i Collins ma, per tutto il
tempo, ho pensato a Elizabeth. Stava soffrendo? Stava davvero male? C’era
nulla che potessi fare per aiutarla?
Poi non sono più riuscito a trattenermi. Mentre gli altri parlavano della
parrocchia, ho detto di aver bisogno di aria fresca e ho espresso la necessità di
fare una passeggiata. Non so se avessi o meno intenzione di fare visita alla
canonica quando ho lasciato Rosings. Il cuore mi spingeva a proseguire, mentre
la ragione insisteva per farmi tornare indietro e nel frattempo i miei piedi
continuavano a camminare finché, infine, non mi sono trovato di fronte alla
porta della canonica.
Dopo aver chiesto se Miss Bennet fosse in casa, sono stato condotto nel
salottino, dove lei ha reagito con sorpresa al mio ingresso.
All’inizio ho mantenuto la razionalità. Ho chiesto notizie sulla sua salute e lei
ha risposto di non sentirsi troppo male. Mi sono seduto. Mi sono alzato. Mi sono
messo a camminare per la stanza. Infine, non sono più riuscito a trattenermi.
«Invano ho lottato.» Le parole erano nell’aria prima che le potessi bloccare.
«Non è servito», ho proseguito. «I miei sentimenti non possono essere repressi.
Dovete permettermi di dirvi con quanto ardore vi ammiri e vi ami.»
Ecco. L’avevo detto. Il segreto che avevo nascosto per tanto tempo aveva
trovato voce e si era fatto strada alla luce del giorno.
Lei mi ha fissato, è arrossita, ha taciuto. Come avrebbe potuto fare altrimenti?
Non c’era niente che potesse dire. Doveva soltanto ascoltare la mia dichiarazione
e, poi, accettare. Consapevole del fatto che ero caduto sotto il suo incantesimo,
Elizabeth sapeva fin troppo bene che le sarebbero state aperte le porte di
Pemberley e che la crema della società sarebbe stata ai suoi piedi.
«Non fingerò di ignorare la bassa estrazione dei vostri legami famigliari, la
loro inferiorità e la mancanza di peso sociale», ho detto, riuscendo a malapena a
credere di aver permesso al mio amore per lei di superare dei sentimenti così
naturali, ma spinto a proseguire da emozioni impossibili da controllare. «Ho
trascorso molte settimane nell’Hertfordshire, e sarebbe una follia fingere che
un’unione con una famiglia di questo tipo non sarebbe una degradazione, e solo
la forza della mia passione mi ha permesso di mettere da parte tali sentimenti.»
Mentre parlavo, un’immagine dei Bennet mi si è parata davanti agli occhi e
mi sono reso conto che non stavo tanto parlando a Elizabeth, quanto a me stesso,
rivelando ad alta voce tutti quei pensieri che mi avevano tormentato nelle ultime
settimane e negli ultimi mesi.
«Vostra madre, con la sua volgarità e le sue chiacchiere a sproposito; vostro
padre, col suo rifiuto ostinato a porre un freno agli eccessi incontrollati delle
vostre sorelle minori. Essere legato a ragazze del genere!» ho detto, e mi sono
ricordato di quando Mary Bennet aveva cantato al ballo. «La migliore tra esse è
una giovane noiosa e pedante, senza gusto né intelligenza, e le peggiori sono
stupide, viziate ed egoiste, senza niente di meglio da fare che correre dietro agli
ufficiali», ho continuato, col pensiero rivolto a Lydia e Kitty in occasione del
ballo di Netherfield. «Uno zio avvocato e l’altro che vive a Cheapside», ho
proseguito, mentre i sentimenti si riversavano fuori come un torrente in piena.
«Ho percepito l’impossibilità di una tale unione nel corso di tutte queste
settimane; la mia ragione le si rivolta contro, anzi, è la mia stessa natura a
opporvisi. Sono consapevole di abbassarmi nel fare una simile proposta, sto
infliggendo una ferita sia ai legami sia all’onore famigliare. Che dovessi nutrire
un tale affetto per qualcuno così inferiore a me è una debolezza che disprezzo,
eppure non riesco a contrastare quel che provo. Sono andato a Londra e mi sono
immerso negli affari e nei divertimenti, ma niente è riuscito a rimuovere dalla
mia mente il pensiero di voi», ho detto e l’ho guardata, lasciando che gli occhi si
soffermassero sul suo viso. «Il mio attaccamento è sopravvissuto a ogni
ragionevole argomentazione, è sopravvissuto a una lunga separazione che,
invece di curarlo, l’ha soltanto reso più forte, e ha resistito alla mia
determinazione a sradicarlo. Non importa cosa mi dica il raziocinio, non può
essere negato. È così profondo, che sono pronto a passar sopra i difetti della
vostra famiglia, l’inferiorità delle vostre parentele e il dolore che so di infliggere
ai miei amici e alla mia famiglia, chiedendovi di sposarmi. Spero solo che
adesso i miei sforzi saranno ricompensati. Alleviate i miei timori, placate la mia
ansia. Ditemi, Elizabeth, che sarete mia moglie.»
Il mio discorso era stato veemente. Per nessun altro essere umano avevo fatto
una cosa simile: avevo messo a nudo la mia anima; avevo mostrato tutte le paure
e le preoccupazioni, le obiezioni e le lotte interiori. Ora aspettavo una risposta.
Non poteva impiegare molto ad arrivare. Ero certo che lei fosse stata in attesa
della mia dichiarazione, che avesse già capito. Non poteva non essere
consapevole del mio interesse; inoltre, qualunque donna avrebbe esultato per
aver conquistato la mano di Fitzwilliam Darcy. Mancava soltanto che dicesse la
parola che ci avrebbe uniti, e la faccenda si sarebbe sistemata.
E invece, con mio grande stupore, il sorriso che mi ero aspettato di vedere sul
suo volto non è apparso. Non mi ha detto: «Mi fate un grande onore, Mr. Darcy.
Sono lusingata, anzi, appagata dalla vostra dichiarazione, e vi sono riconoscente
per la condiscendenza dimostrata. Non ci si può aspettare che la posizione
sociale dei miei parenti, le loro stranezze e i loro vizi siano per voi fonte di
piacere, e sono consapevole dell’onore che mi fate nel transigere sulla loro
inadeguatezza, al fine di chiedermi in sposa. È pertanto con onore e gratitudine,
che accetto la vostra mano».
Non ha detto neanche un semplice «Sì».
Al contrario, le sue guance si sono imporporate e con la voce più indignata
possibile ha detto: «Credo che in casi come questo, l’educazione imponga che si
esprima un senso di gratitudine per i sentimenti dichiarati, per quanto essi
possano essere ricambiati in modo diverso. È naturale che ci si debba sentire in
obbligo e se riuscissi a provare riconoscenza, ora vi ringrazierei. Ma non posso.
Non ho mai desiderato la vostra stima e, di certo, voi me l’avete concessa molto
malvolentieri. Mi dispiace di aver causato sofferenza a qualcuno. In ogni caso, è
stato fatto in modo inconsapevole, e spero che sarà di breve durata. I sentimenti
che, voi mi dite, vi hanno a lungo impedito di riconoscere il vostro affetto,
avranno poche difficoltà nel superarlo, dopo questo chiarimento».
L’ho guardata attonito. Mi aveva rifiutato! Neanche una volta avevo preso in
considerazione che potesse farlo. Mai, in tutte quelle notti in cui ero rimasto
desto, ripetendomi quanto fosse impossibile la nostra unione, mi ero immaginato
un simile esito.
Doveva essere questa, dunque, la fine delle mie battaglie? Essere rifiutato? E
in questo modo, poi! Io, un Darcy! Essere trattato come un cacciatore di dote o
un corteggiatore sgradito. Presto il mio stupore si è trasformato in risentimento.
Ero così indignato, che ho preferito non aprir bocca finché non sono stato certo
di aver domato le mie emozioni.
«E questa è tutta la risposta che avrò l’onore di ricevere. Potrei, forse, sperare
di essere informato del perché, senza che da parte vostra ci sia stato il minimo
sforzo di essere gentile, devo essere rifiutato in modo simile. Ma questo è di
scarsa rilevanza», ho detto, infine.
«Potrei chiedere anch’io perché, con l’intenzione così evidente di offendermi
e insultarmi, avete deciso di dirmi che vi piacevo contro la vostra volontà, la
vostra ragione e persino contro la vostra stessa natura? Non è forse sufficiente a
giustificare la mia scortesia, ammesso che sia stata scortese? Ma ci sono anche
altri motivi. E lo sapete bene. Se i miei stessi sentimenti non fossero stati
negativi, se fossero stati indifferenti o, addirittura, favorevoli, credete che vi
sarebbe potuta essere una sola ragione che mi avrebbe spinta ad accettare l’uomo
che è stato causa della rovina, forse definitiva, della felicità di una sorella
amatissima?» ha replicato lei, in modo animato.
Sentivo di aver cambiato colore. Lo sapeva, dunque. Avevo sperato di no.
Non ci si poteva aspettare che avesse una buona opinione di me. Ma non avevo
nulla di cui vergognarmi, avevo agito nell’interesse del mio amico.
«Ho tutte le ragioni del mondo per pensar male di voi. Niente può giustificare
la parte ingiusta e meschina che avete rivestito in quell’occasione», ha
proseguito.
La mia espressione si è indurita. Ingiusta? Meschina? No, davvero.
«Non oserete, non potete negare di essere stato la principale, se non l’unica,
causa della loro separazione, il motivo che ha condannato l’uno a essere tacciato
come capriccioso e volubile, l’altra a essere derisa per le speranze deluse, e che
ha inflitto a entrambi un’infelicità della peggior specie.»
Non potevo credere a ciò che udivo. Capriccioso e volubile? Chi avrebbe mai
giudicato Bingley capriccioso, per essersi spostato a Londra perché aveva affari
da sbrigare?
Derisa per le speranze deluse? Miss Bennet non poteva nutrire alcuna
speranza, a meno che non gliele avesse messe in testa la madre, che non riusciva
a vedere oltre le cinquemila sterline all’anno di Bingley.
Infelicità della peggior specie? Sì, è ciò che Bingley avrebbe sofferto se
avesse dato ascolto ai suoi sentimenti, perché si sarebbe unito a una donna
inferiore a lui.
«Non ho intenzione di negare di aver fatto tutto ciò che era in mio potere per
separare il mio amico da vostra sorella, o che abbia gioito del mio successo.
Sono stato più premuroso con lui che con me stesso.»
Elizabeth ha ignorato il mio commento e ha aggiunto: «Ma la mia avversione
non è basata soltanto su questo motivo. Molto prima che avvenisse tutto questo,
la mia opinione su di voi si era già formata. La vostra natura è stata rivelata dal
resoconto che ho ricevuto molti mesi or sono da Mr. Wickham. Cosa avete da
dire su questo argomento? Quale immaginario atto di amicizia potete invocare
per difendervi? O grazie a quale interpretazione distorta potete questa volta
imporvi agli altri?»
Wickham! Non avrebbe potuto trovare un nome migliore per ferirmi e,
insieme, disgustarmi.
«Mostrate vivo interesse verso ciò che concerne quel gentiluomo», ho
osservato con agitazione.
Mi sono pentito di quelle parole non appena le ho pronunciate. Ma cosa
m’importava se mostrava interesse per George Wickham? Dopo il suo rifiuto,
niente che avesse avuto a che fare con Elizabeth avrebbe più dovuto destare la
mia attenzione.
Eppure sentivo che l’umiliazione si faceva sempre più forte e provavo una
nuova emozione nel petto, un sentimento sgradito: gelosia. Mi era insopportabile
che preferisse George Wickham a me! Che fosse incapace di vedere il cuore
malvagio al di là delle apparenze amabili.
«Chi, tra coloro che conoscono le sue disgrazie, può fare a meno di provare
interesse per lui?»
«Le sue disgrazie!» ho ripetuto. Con quale racconto l’aveva manipolata?
Proprio Wickham, che aveva avuto tutto, che era stato viziato e coccolato in
gioventù e, ciononostante, si era trasformato in uno dei più dissoluti e sregolati
giovani di mia conoscenza.
Pensando alle somme di denaro che mio padre gli aveva profuso, alle
opportunità che aveva avuto e all’aiuto che io stesso gli avevo dato, non ho
potuto evitare che le mie labbra si curvassero in una smorfia. «Sì, le sue
disgrazie sono state davvero grandi.»
«E provocate da voi. Voi lo avete ridotto al suo attuale stato di povertà, anche
se relativa. Voi gli avete rifiutato quei benefici che sapevate destinati a lui. Lo
avete privato dei migliori anni della sua vita, di quell’indipendenza che era tanto
dovuta quanto meritata. Voi avete fatto tutto questo! Eppure, vi permettete di
reagire con disprezzo e scherno quando si fa cenno alle sue disgrazie», ha detto
con rabbia.
«E questa è l’opinione che avete di me!» ho esclamato mentre, provocato
oltre ogni sopportazione, ho preso ad attraversare la sala avanti e indietro.
«Questa è la stima che nutrite nei miei riguardi! Vi ringrazio per averla espressa
in modo così preciso. Le mie colpe, secondo questa valutazione, sono davvero
gravose! Forse, si sarebbe potuto soprassedere a queste offese se il vostro
orgoglio non fosse stato ferito dalla mia onesta confessione circa gli scrupoli che
mi hanno a lungo impedito di fare seri progetti. Ma qualsiasi forma di finzione
mi ripugna. Non mi vergogno dei sentimenti che vi ho espresso: erano naturali e
giusti. Potevate aspettarvi che mi rallegrassi per l’inferiorità delle vostre
parentele? Che mi congratulassi con me stesso, augurandomi di stringere legami
con persone la cui condizione sociale è così nettamente al di sotto della mia?»
Elizabeth era infuriata quanto me, ma ha controllato a sufficienza la sua ira
per replicare: «Vi sbagliate, Mr. Darcy, se credete che la maniera in cui vi siete
dichiarato mi abbia influenzato in altro modo, se non nel risparmiarmi il
dispiacere che avrei potuto provare nel rifiutarvi, se vi foste comportato più da
gentiluomo».
Ho provato un enorme turbamento. Se mi fossi comportato più da
gentiluomo? Quando mai non ero stato un gentiluomo?
«In qualunque modo vi foste proposto, non sarei stata tentata di accettare», ha
aggiunto.
Non ci potevo credere. Non avrebbe mai accettato la mia mano? Rifiutare di
legarsi alla famiglia Darcy? Rifiutare tutti i vantaggi che le sarebbero derivati
dall’essere mia moglie? Era una follia. E attribuirne la colpa non ai miei modi,
bensì alla mia stessa persona. L’ho guardata con sincera incredulità. Io, che ero
stato corteggiato in lungo e in largo in tutti i salotti del Paese!
Ma non aveva ancora finito: «Sin dall’inizio, oserei dire dal primo istante in
cui vi ho conosciuto, le vostre maniere, che mi hanno colpito per la piena
convinzione della vostra arroganza, la vostra presunzione e il vostro egoistico
disprezzo dei sentimenti altrui, sono state tali da edificare le fondamenta della
disapprovazione sulla quale eventi successivi hanno costruito un’antipatia così
solida; e non era passato neanche un mese dalla nostra conoscenza, che già
sentivo che sareste stato l’ultimo uomo al mondo che mi sarei lasciata
convincere a sposare».
La mia incredulità ha lasciato spazio alla rabbia, la rabbia all’umiliazione. La
mia mortificazione era ormai assoluta.
«Avete detto abbastanza, signora», sono intervenuto, brusco. «Comprendo i
vostri sentimenti e ora devo soltanto vergognarmi dei miei. Perdonatemi per
avervi sottratto tanto tempo», e per dimostrarle che, nonostante gli insulti
spregevoli, ero ancora un gentiluomo, ho aggiunto: «Accettate i miei migliori
auguri per la vostra salute e la vostra felicità».
Dopo aver pronunciato con orgoglio queste ultime parole, ho lasciato la
stanza.
Sono tornato a Rosings. Camminavo brancolando e non vedevo niente di ciò
che mi circondava, soltanto Elizabeth. Elizabeth che mi accusava di aver
distrutto la felicità di sua sorella. Elizabeth che mi rimproverava di aver rovinato
i sogni di George Wickham. Elizabeth che mi diceva che non mi ero comportato
da gentiluomo. Elizabeth, Elizabeth, Elizabeth.
A cena non ho detto una sola parola. Non vedevo nulla, non sentivo nulla,
non gustavo nulla. Pensavo soltanto a lei.
Per quanto ci provassi, non riuscivo a togliermi dalla mente le sue accuse. Il
biasimo per aver distrutto per sempre la felicità di sua sorella poteva in qualche
modo essere fondato, sebbene avessi agito a fin di bene. Rimproverarmi di aver
rovinato le speranze di Wickham aveva tutto un altro peso, perché veniva messo
in discussione il mio onore, e non potevo far finta di niente.
«Una partita a biliardo, Darcy?» mi ha proposto il colonnello Fitzwilliam,
quando Lady Catherine e Anne si sono ritirate per la notte.
«No, grazie. Devo scrivere una lettera.»
Mi ha guardato con curiosità, ma non ha detto niente. Mi sono ritirato nella
mia camera e ho impugnato la penna. Dovevo scagionarmi. Dovevo replicare
alle sue accuse. Dovevo dimostrarle che si sbagliava. Ma come?
Mia cara Miss Bennet,

Ho tirato una linea sulle parole subito dopo averle scritte. Non era la mia cara
Miss Bennet. Non avevo il diritto di chiamarla cara. Ho accartocciato il foglio e
l’ho gettato via.
Miss Bennet,

Quel nome rievocava l’immagine di sua sorella. Non andava bene.


Ho gettato il secondo foglio di carta.
Miss Elizabeth Bennet,

No. Ci ho riprovato.
Signora, mi avete accusato di

Non l’avrebbe letta.


Non vi allarmate, signora, nel ricevere questa lettera, nel timore che contenga la
ripetizione di quei sentimenti o il rinnovo di quelle proposte che la scorsa sera vi
sono stati così sgraditi.

Meglio.
Vi scrivo senza alcuna intenzione di affliggere voi o di umiliare me stesso,
insistendo su desideri che, per la gioia di entrambi, non possono essere
dimenticati troppo in fretta.
Sì, lo stile era formale ma, ho pensato con orgoglio, non rigido. Dovrebbe
tranquillizzare le sue istintive preoccupazioni e persuaderla a leggere oltre. Ma
cosa scrivere poi? Come tradurre in parole ciò che volevo comunicarle?
Ho lasciato cadere la penna e sono andato verso la finestra. Mentre
raccoglievo i miei pensieri, ho guardato fuori, nel parco. La notte era calma, non
c’erano nuvole e si poteva vedere la luna risplendere in cielo. Sotto quella stessa
luna, tra le mura della canonica, c’era Elizabeth. A cosa pensava? Pensava a me?
Alla mia proposta? Alle mie colpe?
Le mie colpe? Non avevo colpe. Sono tornato alla scrivania e, dopo aver
riletto ciò che avevo scritto, ho preso la penna e ho proseguito. Le parole
scorrevano con facilità:
Due accuse, di natura molto differente e di ben diversa importanza, avete mosso
nei miei confronti. La prima a essermi attribuita è stata che, senza alcun
riguardo per i sentimenti di entrambi, avevo separato Mr. Bingley da vostra
sorella; e l’altra che, in spregio a numerosi diritti, sfidando le regole dell’onore
e il sentimento di umanità, avevo rovinato la prosperità futura e avevo distrutto
le prospettive di Mr. Wickham.

Distrutto le prospettive di quel furfante! Gli ho dato ogni possibile vantaggio, e


lui mi ha ripagato cercando di rovinare mia sorella. Ma innanzitutto dovevo
rispondere alla prima accusa.
Ho ripensato all’autunno, quando ero appena arrivato nell’Hertfordshire. Si
tratta solo di pochi mesi, eppure mi sembra una vita passata.
Non ero arrivato da molto nell’Hertfordshire, quando mi sono reso conto, così
come altri, che Bingley preferiva vostra sorella maggiore a qualsiasi altra
giovane donna dei dintorni. Ho osservato il comportamento del mio amico con
attenzione e ho dunque potuto accorgermi che la sua predilezione per Miss
Bennet andava al di là di quanto avessi avuto modo di cogliere in passato.

Che non ci fossero sotterfugi. Basta con gli inganni. Avevo notato la
predilezione di Bingley e non l’avrei nascosta.
Osservai anche vostra sorella. Il suo aspetto e i suoi modi erano spontanei,
allegri e affascinanti come sempre, ma senza alcun segno che lasciasse
intendere un riguardo particolare; l’attenta analisi di quella sera mi convinse
che, sebbene ricevesse con piacere le attenzioni di Bingley, non vi era alcun
coinvolgimento emotivo. Se non siete stata voi a ingannarvi, devo essere io ad
aver torto. La conoscenza superiore che avete di vostra sorella rende probabile
la seconda ipotesi. Se è così, se le ho inflitto sofferenza perché tratto in inganno
da un tale errore di giudizio, il vostro risentimento non è irragionevole.

Ero stato indulgente nel riconoscere a Elizabeth i suoi sentimenti e lo spirito di


protezione nei confronti della sorella, ma dovevo essere clemente anche con me
stesso.
… la mancanza di adeguate relazioni sociali non poteva essere un male così
grande per il mio amico come lo era per me. Ma c’erano altri motivi di
ripugnanza.

Ho esitato. Avevo già espresso questi sentimenti prima, di persona. Ho


rammentato le parole di Elizabeth: «Se vi foste comportato più da gentiluomo».
Elencare i difetti della sua famiglia era un comportamento poco adatto a un
gentiluomo? La mia rabbia ribolliva. No, non era nient’altro che la verità. E io
avrei detto la verità. Già provava disgusto per me: non avevo nulla da perdere.
Questi motivi devono essere espressi, anche se in modo conciso. La situazione
della famiglia di vostra madre, sebbene criticabile, non era niente in confronto
alla totale mancanza di decoro dimostrata spesso, quasi in continuazione, da lei
stessa, dalle vostre sorelle più giovani e, talvolta, anche da vostro padre.
Perdonatemi. Mi duole offendervi.

Poco adatto a un gentiluomo? Ho pensato mentre scrivevo le parole. Le avevo


chiesto perdono. Cosa avrebbe potuto fare di più un gentiluomo?
… che vi sia di consolazione sapere che, per esservi comportate in modo da
evitare di condividere una tale critica, a voi e a vostra sorella maggiore
vengono da tutti tributate non meno lodi di quanto sia giusto per il buonsenso e
l’indole di entrambe.

Non solo gentiluomo, ma anche magnanimo, ho pensato compiaciuto.


Bingley partì da Netherfield per Londra il giorno successivo, come voi, sono
certo, ricorderete, con la prospettiva di farvi presto ritorno.

Mi sono fermato un istante. La mia coscienza era turbata: avevo agito in modo
scorretto; all’epoca mi aveva dato preoccupazione, perché l’inganno mi disgusta,
eppure l’avevo fatto.
Il ruolo che ho rivestito deve essere ora spiegato.

Ho esitato un’altra volta, ma la lettera doveva essere scritta e la notte procedeva.


L’agitazione delle sue sorelle era pari alla mia. Presto scoprimmo che le nostre
sensazioni coincidevano e, essendo concordi nel giudicare che non ci fosse
tempo da perdere nell’allontanare il fratello, decidemmo in breve di seguirlo a
Londra. Di conseguenza partimmo e lì mi assunsi subito il compito di far notare
al mio amico gli inevitabili danni che una tale scelta avrebbe comportato. Li
elencai e li accentuai con fervore. Ma, per quanto tali obiezioni avrebbero
potuto far vacillare o porre un freno alla sua determinazione, suppongo che alla
fine non avrebbero impedito il matrimonio, se esse non fossero state sostenute
dall’assicurazione, che fornii senza esitazione, dell’indifferenza di vostra
sorella. Sino a quel momento era stato convinto che lei corrispondesse il suo
affetto con premura sincera, se non pari alla sua. Ma Bingley è molto modesto
di natura, con la spiccata tendenza a fidarsi più del mio giudizio che del suo.
Pertanto, convincerlo di essersi illuso non fu impresa molto difficile. Una volta
che ne fu convinto, persuaderlo a non tornare nell’Hertfordshire fu questione di
un istante appena. Non posso biasimare me stesso più di tanto per averlo fatto.

No, davvero non potevo. Avevo risparmiato a lui un destino che non ero riuscito
a risparmiare a me stesso, eppure non era così semplice. Avevo agito in
malafede, e lo dovevo confessare. Ne andava del mio onore.
C’è però una parte della mia condotta nell’intera questione, alla quale non
penso con soddisfazione; e cioè di aver accondisceso a ricorrere a uno
stratagemma al fine di nascondergli la presenza di vostra sorella in città. Ne ero
a conoscenza, così come Miss Bingley, ma suo fratello ne è ancora all’oscuro. È
forse probabile che avrebbero potuto incontrarsi senza che vi fossero
conseguenze spiacevoli, ma il suo affetto non mi sembrava essere scemato in
modo tale da poterla vedere senza alcun pericolo. Forse questo occultamento,
questa dissimulazione è stata indegna di me; è stato fatto, comunque, ed è stato
fatto in buonafede. Su questo argomento non ho nient’altro da dire, nessun’altra
giustificazione da offrire. Non era mia intenzione ferire i sentimenti di vostra
sorella, e sebbene i motivi che mi hanno guidato possano sembrarvi insufficienti,
non riesco ancora a condannarli.

Avevo scritto la parte facile della lettera, quella difficile doveva ancora arrivare.
Ma avevo il diritto di proseguire? Gli eventi che dovevo rivelare non
riguardavano soltanto me stesso, ma anche mia sorella, la mia cara Georgiana.
Se mai dovessero essere resi pubblici… Tuttavia, mi sono accorto di non provare
apprensione: Elizabeth non ne avrebbe parlato con nessuno, di certo non lo
avrebbe fatto se le avessi chiesto di mantenere il silenzio. E doveva sapere.
Ma era necessario che le dicessi proprio tutto? C’era bisogno che conoscesse
la debolezza di mia sorella? Ero combattuto. Sono ritornato alla finestra, ho
guardato la luna che fluttuava nel cielo privo nuvole. Se non avesse saputo della
debolezza di mia sorella, non sarebbe venuta a conoscenza della perfidia di
Wickham, ho pensato, ed era per quel motivo che avevo iniziato a scrivere la
lettera. Potevo fingere che fosse per replicare all’accusa di aver causato
l’infelicità di sua sorella, ma nel mio cuore sapevo che era perché volevo
scagionarmi di ogni colpa nella mia condotta con Wickham.
Non potevo sopportare il pensiero che fosse il suo beniamino, o l’idea di
essere considerato inferiore a lui.
Ho ripreso la lettera:
Per quanto riguarda l’altra, più gravosa accusa di aver danneggiato Mr.
Wickham, posso confutarla soltanto esponendovi l’intera storia dei suoi rapporti
con la mia famiglia. Ignoro di cosa mi abbia accusato nello specifico, ma posso
chiamare più di un testimone a confermare la veridicità di ciò che sto per
narrare.

«Il colonnello Fitzwilliam garantirà per me», ho mormorato.


Ma come raccontarle la storia? Come ordinare gli avvenimenti della vita di
Wickham in un’unità coerente? E come scriverli in modo che la mia ostilità non
desse colore a ogni singola parola? Perché avevo intenzione di essere giusto,
anche nei suoi confronti.
Ci ho pensato e, infine, ho ricominciato a scrivere:
Mr. Wickham è figlio di un uomo molto rispettabile, che per lunghi anni ha
amministrato tutte le proprietà di Pemberley, e la cui buona condotta nello
svolgere i suoi incarichi predispose mio padre a essergli d’aiuto; e nei confronti
di George Wickham, che era suo figlioccio, la sua benevolenza fu accordata con
generosità. Mio padre sovvenzionò i suoi studi in una scuola e, in seguito, a
Cambridge. Nella speranza che scegliesse la Chiesa come sua professione,
intendeva provvedere a lui in questo senso. Per quanto mi riguarda, sono
passati molti, molti anni da quando ho iniziato a pensare a lui in modo ben
diverso. L’inclinazione al vizio, la mancanza di principi, che era attento a non
rivelare al suo migliore amico, non potevano sfuggire all’osservazione di un
giovane che aveva quasi la sua stessa età. Qui dovrò addolorarvi ancora…

Mi chiedevo quanto fossero profondi i suoi sentimenti. Ho trafitto il foglio con la


penna d’oca e ho macchiato la pagina. Era così piena di cancellature e di
aggiunte, comunque, che sapevo di doverla riscrivere prima di farla avere a
Elizabeth, così non ho prestato attenzione allo schizzo.
… in che misura, lo potete dire soltanto voi. Ma, quali che siano i sentimenti che
Mr. Wickham ha suscitato in voi, il sospetto sulla loro natura non m’impedirà di
rivelare il suo vero carattere. Aggiunge, anzi, un ulteriore motivo.

Un motivo che serve a proteggervi, cara Elizabeth.


Mi sono ritrovato a pensare a ciò che avrebbe potuto essere. Se mi avesse
accettato, avrei potuto dormire profondamente, con l’aspettativa di alzarmi e
trascorrere una mattinata felice in sua compagnia. Invece, ero incapace di
prendere sonno e scrivevo una lettera alla luce di una candela e al bagliore della
luna che si riversava dalla finestra.
Ho preso la penna e ho raccontato di come mio padre, nel suo testamento,
avesse desiderato che dessi a Wickham un considerevole beneficio, di come
Wickham avesse deciso di non voler intraprendere la carriera ecclesiastica e
avesse invece chiesto del denaro.
Aveva intenzione, aggiunse, di studiare legge, ed ero consapevole che mille
sterline sarebbero state un sostegno davvero insufficiente, in quel caso. Sperai,
piuttosto che credere, che fosse sincero; ma, in ogni caso, fui subito pronto ad
acconsentire alla sua proposta. Sapevo che Mr. Wickham non sarebbe potuto
diventare un pastore, pertanto la questione fu presto sistemata: lui rinunciò a
qualunque pretesa di essere aiutato nella carriera ecclesiastica, anche qualora
si fosse trovato nella situazione di poterne godere, e accettò in cambio tremila
sterline. Tutti i legami tra noi sembravano essere ormai sciolti. Pensavo troppo
male di lui, per invitarlo a Pemberley o per accettare la sua compagnia in città.

Esposto con razionalità. Non avrebbe potuto contestare una tale sobrietà,
sebbene avessi dovuto riscrivere cinque volte lo stesso passo, per ottenere un
simile risultato.
Per circa tre anni seppi poco di lui, ma alla morte del beneficiario della
parrocchia che gli era stata destinata, si rivolse di nuovo a me per la consegna e
mi scrisse una lettera: la sua situazione, mi assicurava, e non avevo alcuna
difficoltà a crederlo, era estremamente sfavorevole. Non credo che possiate
biasimarmi per aver rifiutato di assecondare questa richiesta, o per aver
opposto resistenza a ogni sua ripetizione. Il suo rancore fu proporzionato alla
difficoltà della situazione e, senza dubbio, fu caustico tanto nel parlar male di
me agli altri quanto nell’accusarmi in modo aperto. Dopo quel periodo,
qualunque forma di contatto cessò. Come vivesse non ne ho idea, ma la scorsa
estate, con mio enorme dolore, s’impose di nuovo alla mia attenzione.

Sì, la scorsa estate. Ho raggiunto l’altro lato della stanza. Avevo portato con me
una bottiglia e un bicchiere. Mi sono versato un whisky e l’ho bevuto tutto d’un
fiato. Il fuoco era stato acceso per contrastare il gelo pasquale, ma si era spento
ormai da tempo, e avevo bisogno del whisky per riscaldarmi.
Non volevo scrivere la parte successiva della lettera, ma andava fatto. Ho
cercato di rimandare, ma l’orologio sul camino ticchettava e dovevo portare a
termine ciò che avevo iniziato. Dovevo, comunque, chiedere la discrezione di
Elizabeth e non dubitavo che me l’avrebbe concessa, poiché aveva una sorella
che amava teneramente. Avrebbe compreso l’amore e l’affetto che provavo per
la mia.
Le ho scritto dell’incontro di Georgiana con Wickham, a Ramsgate, e di
come lui avesse giocato col suo affetto e l’avesse convinta ad accettare una fuga
d’amore.
Il principale obiettivo di Mr. Wickham era senza ombra di dubbio il patrimonio
di mia sorella, che ammonta a trentamila sterline; ma non posso fare a meno di
supporre che la speranza di rivincita su di me sia stata un forte incentivo: la sua
vendetta sarebbe stata davvero completa.

Mi sono appoggiato allo schienale della sedia, esausto. Ero arrivato alla fine e
ora non mi restava altro che augurarle ogni bene:
Questo, signora, è un resoconto fedele di ogni evento che ha riguardato
entrambi; e se non lo rifiuterete del tutto, ritenendolo falso, spero, d’ora in
avanti, mi assolverete dall’accusa di crudeltà nei confronti di Mr. Wickham.
Non so come, con quale genere di falsità si sia approfittato di voi, ma forse non
ci si può meravigliare del suo successo. Poiché sinora eravate ignara di ogni
circostanza che riguardasse sia me sia lui, non avevate il potere di smascherarlo
e non avete certo un’indole sospettosa. Potrete forse chiedervi come mai non vi
abbia detto tutto questo ieri sera, ma allora non riuscivo a dominarmi a
sufficienza da stabilire cosa potessi, o dovessi, rivelare. Per quanto riguarda la
veridicità di tutto ciò che vi ho qui narrato, mi posso appellare in special modo
alla testimonianza del colonnello Fitzwilliam, e affinché ci sia la possibilità di
consultarlo, mi sforzerò di trovare l’opportunità per mettere questa lettera nelle
vostre mani nel corso della mattinata. Aggiungerò soltanto: che Dio vi benedica.
FITZWILLIAM DARCY

Era fatta.
Ho guardato l’orologio: erano le due e mezzo. Dovevo copiare la lettera in
una grafia chiara, così che la potesse comprendere, ma ero stanco e ho deciso di
riposare. Con lentezza mi sono spogliato e sono andato a letto.

Mercoledì, 23 aprile

Questa mattina mi sono destato all’alba. Poi mi sono riaddormentato, sino a


quando il mio valletto non mi ha svegliato. Mi sono alzato in fretta e ho scritto la
lettera in bella copia. Sono andato quindi nella camera del colonnello
Fitzwilliam. Quando sono arrivato era in vestaglia e il suo valletto stava per
rasarlo.
«Ho bisogno di parlarti», ho detto.
«A quest’ora?» mi ha chiesto ridendo.
«Ho bisogno del tuo aiuto.»
La sua espressione è cambiata e ha congedato il valletto. «A tua
disposizione.»
«Ho bisogno che tu faccia una cosa per me.»
«Dimmi.»
«È necessario che testimoni riguardo alle circostanze descritte in questa
lettera.»
Mi ha guardato sorpreso.
«Contiene i particolari della relazione tra Wickham e mia sorella.»
Si è accigliato. «Non credo che dovresti divulgarli, renderli pubblici.»
«Alcune circostanze hanno reso indispensabile che lo faccia.»
In modo molto conciso l’ho ragguagliato su ciò che era accaduto.
«Rifiutato? Dio santo, cosa puoi averle detto perché ti rifiutasse?»
«Niente, soltanto quello che qualsiasi uomo ragionevole le avrebbe detto: le
ho parlato del conflitto interiore che avevo fronteggiato per riuscire a trascurare
l’inferiorità dei suoi legami, il comportamento discutibile della sua famiglia, la
mediocrità della sua posizione sociale…»
«Soltanto quello che qualsiasi uomo ragionevole le avrebbe detto?» ha
chiesto, sorpreso. «Darcy non è da te, non puoi aver gestito così male la
situazione. Insulti una donna e poi ti aspetti che voglia sposarti?»
La sua reazione mi ha stupito. «Non ho detto nient’altro che la verità.»
«Se dicessimo tutti la verità, ci sarebbe un bel po’ di infelicità al mondo, in
particolare in momenti come questo. È meglio evitare di dire certe cose.»
«Ma io detesto l’ipocrisia.»
«E io detesto gli zucconi!» ha ribattuto con un sorriso, ma anche esasperato.
Poi è divenuto serio. «Ma fare una proposta a Miss Bennet… Confesso che mi
hai colto di sorpresa. Non avevo idea che provassi dei sentimenti per lei.»
«Sono stato accorto a non fartelo capire, non volevo che lo sapesse nessuno.
Pensavo di poterli sconfiggere.»
«Ma erano troppo profondi per riuscirvi?»
Ho annuito e, anche se non lo avrei ammesso con nessun altro se non con me
stesso, lo erano ancora. Non importa, li avrei dominati. Non avevo altra scelta.
«Testimonierai per me? Sarai disponibile, se lei dovesse chiedertelo?» gli ho
domandato.
«Sei certo che non dirà niente a nessuno?»
«Ne sono sicuro.»
«Benissimo. Allora sì, lo farò.»
«Grazie. E ora ti devo lasciare. Spero di darle questa lettera di persona, questa
mattina. Fa una passeggiata nel parco dopo colazione: spero di trovarla lì.»
L’ho lasciato col suo valletto e sono andato nel parco. Non ho atteso a lungo.
Ho visto Elizabeth e le sono andato incontro. Ha esitato e credo che sarebbe
andata via, se avesse potuto, ma sapeva che l’avevo vista. Mi sono avvicinato a
lei con determinazione.
«È un po’ che passeggio nella speranza di incontrarvi. Volete farmi l’onore di
accettare questa lettera?»
L’ho messa nelle sue mani, poi, prima che potesse rendermela, le ho fatto un
leggero inchino e sono andato via.
Non dirò nulla dei sentimenti che ho provato nel tornare a Rosings. A
malapena mi rendo conto di quali fossero. L’ho immaginata mentre leggeva la
lettera. Mi avrebbe creduto? Avrebbe avuto un’opinione migliore di me? O
l’avrebbe creduta una montatura? Non avevo modo di saperlo.
La visita da mia zia si avvicina alla fine: partirò domani con mio cugino. Non
potevo andarmene senza prendere congedo dagli inquilini della canonica, ma ero
in apprensione per la visita. Come sarebbe stata Elizabeth? Cosa avrebbe detto?
Cosa avrei detto io?
Per puro caso, Elizabeth non c’era. Così, dopo aver fatto ricorso a tutte le
frasi di circostanza, ho preso commiato da Mr. e Mrs. Collins.
Il colonnello Fitzwilliam è andato lì più tardi e si è intrattenuto per un’ora
circa, in modo che Elizabeth potesse avere l’opportunità di parlargli, se lo avesse
desiderato, ma lei non è tornata. Posso soltanto sperare che abbia creduto alla
veridicità di ciò che ho detto, e che i suoi sentimenti nei miei confronti siano
meno ostili. Ma su un altro genere di sentimenti… non posso sperarci più.

Giovedì, 24 aprile

Sono di nuovo a Londra. Dopo tutti gli imprevedibili eventi di Rosings, ho


trovato che qui, almeno, è tutto come sempre. Georgiana ha imparato una nuova
sonata e ha realizzato una borsetta; ha disegnato anche un ottimo schizzo di Mrs.
Annesley. Ma, sebbene Londra non sia cambiata, sono io a esserlo: qui non sono
più felice, la casa sembra solitaria e non mi ero mai reso conto di quanto fosse
grande e vuota. Se le cose fossero andate diversamente… Ma non è così. Ho
molto da fare e presto sarò troppo preso per pensare al passato. Durante la
giornata ho faccende da sbrigare e di sera ho intenzione di prendere parte a tutte
le feste e ai balli cui sono stato invitato. Non permetterò agli avvenimenti delle
ultime settimane di destabilizzarmi. Sono stato uno sciocco, ma non lo sarò mai
più. Sono determinato a dimenticare Elizabeth.

Venerdì, 25 aprile

«Mr. Darcy, che onore ci fate a partecipare alla nostra piccola riunione!» ha
detto Lady Susan Wigham, quando questa sera sono arrivato a casa sua.
È stato bello tornare in un ambiente elegante e di gusto, senza persone volgari
che mi mortificassero. La sala da ballo era piena di persone raffinate; molte le
conoscevo da tutta la vita.
«Permettetemi di presentarvi a mia nipote Cordelia: è venuta dalla campagna
a trovarmi. È una ragazza affascinante e una ballerina aggraziata.»
Mi ha presentato Miss Farnham, una bellezza bionda di diciannove o
vent’anni circa.
«Avreste voglia di ballare, Miss Farnham?» le ho chiesto.
È arrossita in modo grazioso e ha sussurrato: «Sì, grazie».
Mentre la conducevo sulla pista da ballo, mi sono accorto di vagare col
pensiero al ballo di Netherfield, ma mi sono subito ricomposto, dedicandomi a
Miss Farnham.
«È molto che siete in città?» le ho domandato.
«No, non da molto», ha detto.
Almeno, credo che sia stata questa la sua risposta. Ha l’abitudine di
sussurrare, il che rende difficile sentire ciò che dice.
«State trascorrendo un soggiorno piacevole?»
«Sì, grazie.»
È ricaduta nel suo silenzio.
«Avete fatto qualcosa di interessante?» le ho domandato.
«No, niente di speciale», ha detto.
«Siete forse stata a teatro?»
«Sì», e non ha aggiunto altro.
«Che spettacolo avete visto?» l’ho incoraggiata.
«Non ricordo.»
«Siete stata in uno dei musei, forse?» le ho chiesto, sperando che un
argomento diverso potesse stimolarla.
«Non lo so. Il museo è un grande edificio con un colonnato all’esterno? Se è
così, ci sono stata. Non mi è piaciuto: è un posto molto freddo e pieno di
spifferi.»
«Preferite forse leggere libri, anziché visitare musei?» le ho domandato.
«Non in particolar modo. I libri sono molto complicati, non trova? Ci sono
scritte così tante parole», ha mormorato.
«In effetti, è uno dei loro innegabili difetti.»
Elizabeth avrebbe sorriso a questa affermazione, ma non c’era traccia di
umorismo nella voce di Miss Farnham quando ha sussurrato: «Sì, è proprio quel
che penso».
Ancora una volta siamo rimasti in silenzio ma, accorgendomi che i miei
pensieri cominciavano a rivolgersi a Elizabeth, ho deciso di perseverare.
«Vi piace forse disegnare?»
«Non molto», ha risposto.
«C’è qualcosa che vi piace fare?» ho domandato, con una nota di
esasperazione.
Mi ha rivolto uno sguardo più animato. «Oh, sì, certo che c’è. Mi piace
giocare coi miei gattini. Ne ho tre: Macchia, Toppa e Striscia. Macchia ha una
macchia nera, ma per il resto è tutto bianco. Toppa ha una toppa bianca sul dorso
e Striscia…»
«Lasciatemi di indovinare. Ha una striscia?»
«Ma come, lo avete visto?» mi ha chiesto meravigliata.
«No.»
«Ma deve essere così, altrimenti come potreste saperlo?» ha detto, con gli
occhi tondi per lo stupore. «Credo che mia zia ve l’abbia mostrato quando non
c’ero.»
Ha continuato a parlare dei micini fino al termine della danza.
Non ho lasciato che l’insuccesso con la prima dama facesse vacillare la mia
determinazione a divertirmi, e così ho danzato ogni ballo. Alla fine, sono tornato
a casa lieto di non aver pensato a Elizabeth più di due o tre volte nell’arco di
tutta la serata.
E lei pensa mai a me? Pensa forse alla mia lettera? Sono felice che mi abbia
creduto riguardo a Wickham, infatti non ha chiesto spiegazioni a mio cugino. Ma
avrà capito per quale motivo le ho parlato in quel modo, quando le ho fatto la
mia proposta? Be’, deve, non può non essere consapevole della sua condizione
di inferiorità e, riflettendo, avrà senza dubbio compreso che dirle quelle cose non
è stata affatto una mancanza di educazione da parte mia. Deve essersi resa conto
che avevo il diritto di farlo.
E cosa penserà del modo in cui ho trattato i sentimenti di sua sorella? Spero
che ora abbia capito che ho agito in buona fede. Non può non essere giunta alla
conclusione che ciò che ho fatto era giusto.
Riguardo a George Wickham, ora lo conosce per la canaglia che è. Ma
proverà ancora dei sentimenti per lui? Preferisce ancora la sua compagnia alla
mia? Starà ridendo con lui in questo momento, a casa di sua zia? Preferisce
davvero conversare con un uomo che ha soltanto l’apparenza di gentiluomo,
piuttosto che con uno che ne ha le qualità?
Se dovesse sposarlo…
Non ci devo pensare. Se lo facessi, impazzirei.
MAGGIO

Mercoledì, 7 maggio

Questa sera ho incontrato Bingley al ballo di Lady Jessop. È stato al Nord, a


visitare la sua famiglia, ed è appena rientrato in città.
«Darcy, non mi aspettavo di trovarti qui.»
«Né io mi aspettavo di trovare te.»
«Hai trascorso un soggiorno gradevole da tua zia?»
«Abbastanza. E tu, ti sei divertito su al Nord?»
«Sì», ha risposto, ma senza entusiasmo.
Mi chiedo se ho fatto male a separarlo da Miss Bennet. Dopo di lei, non ha
trovato un’altra ragazza da corteggiare e, sebbene abbia danzato per tutta la sera,
non ha invitato nessuna giovane per più di una volta.
La mia serata non è stata più gradevole, infatti, non appena arrivato, sono
stato reclamato da Mrs. Pargeter.
«Darcy! Dove vi eravate nascosto? Dovete venire a farci visita in campagna,
così vedrete anche lo stallone da monta, ve lo mostrerà Margaret. Margaret!» ha
chiamato.
Margaret ci ha raggiunti. Ho ricordato il commento fatto l’anno scorso da
Caroline Bingley, secondo la quale Miss Pargeter trascorreva così tanto tempo
coi cavalli, da assomigliare ormai a uno di loro.
«Anche voi, Darcy, dovreste presto pensare a riprodurvi. Margaret ha
lineamenti puliti, un eccellente pedigree, una buona razza da riproduzione», ha
detto Mrs. Pargeter.
Margaret mi ha guardato con interesse. «Qualche forma di pazzia, in
famiglia?»
«Non che io sappia.»
«Malattie?»
«Mia cugina è debole di polmoni.»
«È vero, Anne de Bourgh. Lo avevo dimenticato. Meglio continuare a
guardarsi in giro, Margaret», ha detto la madre.
Dopo quello scambio, mi sembrava superfluo chiedere a Margaret di danzare.
Ho fatto da cavaliere a diverse giovani abbastanza piacevoli, ma, come Bingley,
non ho chiesto a nessuna un secondo ballo.

Giovedì, 15 maggio

Questa sera Bingley ha cenato con me e Georgiana. Ho abbandonato ogni idea di


incoraggiare un’unione tra i due; ogni giorno che passa lei diventa più adorabile,
ma sono persuaso che i loro caratteri non siano ben assortiti. E poi, ci sono anche
altri impedimenti a un eventuale matrimonio: Bingley è stato distratto per buona
parte della serata, e mi chiedo se possa dipendere dal fatto che non ha ancora
dimenticato Miss Bennet.
Cosa ho detto a Elizabeth riguardo a sua sorella? Non riesco a ricordare quali
parole ho utilizzato. Sono stato arrogante? Scortese? Poco gentiluomo? No,
questo no di certo. Eppure, sostenere che sua sorella non fosse la moglie adatta a
Bingley… Comincio a credere di essermi sbagliato. Non c’è niente da dire
contro di lei, ha una bontà di carattere e una dolcezza d’indole che si accordano
con quelle di lui. Ma i suoi parenti… no, non sarebbe stato accettabile. Tuttavia,
per quel che mi riguarda, ero stato disposto a non considerarli. Questo lo avevo
ammesso con Elizabeth. Sì, e lei mi aveva insultato senza mezzi termini.
Mi sono destato dai miei pensieri.
«Georgiana e io terremo un picnic il mese prossimo, Bingley», ho detto.
«Mi sembra un’idea molto gradevole.»
«Ti tratterrai in città?»
«Sì.»
«Allora devi venire.»
«Sì, Mr. Bingley, sarebbe un grande piacere», ha aggiunto timidamente mia
sorella.
«Ne sarei molto lieto. Per allora, Caroline e Louisa saranno in città, e ci sarà
anche Mr. Hurst.»
Ho cercato di nascondere il mio scarso entusiasmo e ho aggiunto: «Bene,
dovrai portare anche loro».
GIUGNO

Sabato, 7 giugno

Abbiamo avuto bel tempo per il nostro picnic. Siamo andati in campagna e
abbiamo mangiato all’ombra di un’antica quercia.
All’inizio Georgiana era piuttosto timida, ma poi ha accolto gli ospiti con
cortesia e a mano a mano è sembrata più disinvolta. Mi ha fatto piacere vedere
che, dopo pranzo, Caroline si è avvicinata a Georgiana, che in quel momento era
sola, e le ha parlato. Le ho raggiunte e mi sono congratulato con mia sorella per
il successo del suo picnic.
«Sono contenta che ti sia piaciuto», ha detto.
«Stavo dicendo a Georgiana come sta bene», è intervenuta Caroline. «Anche
voi state bene, Mr. Darcy. Il clima mite vi giova.»
Per qualche ragione, i suoi complimenti mi irritano, così mi sono limitato a
dire: «Giova a noi tutti».
«Georgiana mi ha riferito che siete stato in visita a Rosings, durante la
Pasqua. Ho sentito che anche Miss Eliza Bennet faceva parte della compagnia.»
«Sì, c’era anche lei.»
«E come stavano i suoi begli occhi?» ha chiesto Caroline.
«Brillavano, come sempre.»
Caroline ha sorriso, ma non sembrava che la risposta le avesse fatto piacere.
«Mi è sembrato di capire che alla fine del suo soggiorno ci sia stato qualche
episodio spiacevole.»
Non poteva aver saputo nulla da Georgiana, ma mi sono chiesto se il
colonnello Fitzwilliam si fosse lasciato sfuggire qualche indiscrezione.
Comunque, non ho appagato la sua curiosità. «No, affatto.»
Ha lasciato trascorrere qualche istante e poi ha ripreso: «Sono passata da
Longbourn, di recente».
Non ho detto niente, ma il mio interesse era stato risvegliato.
«Ecco perché ho pensato che si fosse verificato qualche episodio spiacevole.»
Dunque, non era stato mio cugino. In effetti, non mi era sembrato possibile.
«Ho pranzato alla locanda e, come sono soliti fare, i servi hanno spettegolato.
Mr. Collins aveva scritto a Mr. e Mrs. Bennet di quanto fosse stato sorpreso di
vedervi a Rosings e la sua lettera diceva anche qualcosa circa una malattia di
Miss Eliza Bennet.»
«Non può essere stato sorpreso dalla mia visita: vado spesso a Rosings.
Riguardo a una malattia di Miss Elizabeth Bennet, non ricordo nient’altro che
un’emicrania», ho detto. «È stato chiamato il dottore?»
Il sorriso di Caroline si è attenuato.
«No, credo di no.»
«Allora, non deve essere stato così grave», ho osservato.
Ci ha riprovato. «Ho sentito dire che George Wickham si è fidanzato.»
Mi sono sentito impallidire al suono di quel nome, e sono diventato ancora
più cereo all’idea che si fosse fidanzato. Non poteva trattarsi di Elizabeth; di
sicuro, dopo ciò che le avevo detto, non avrebbe mai accettato di sposarlo! Non
dopo aver rifiutato me. A meno che non mi avesse creduto.
«Con un’ereditiera», ha proseguito Caroline.
Le mie guance hanno ripreso colore. Se era fidanzato con un’ereditiera, i miei
timori che la sua promessa fosse Elizabeth erano infondati. Ho provato un gran
sollievo, che tuttavia è stato di breve durata.
«Ma la famiglia della ragazza l’ha allontanata da lui», ha aggiunto. «Chissà
per quale ragione?»
Ha aspettato che dicessi qualcosa, perché sa soltanto che Wickham si è
comportato male nei miei confronti e sperava che le confidassi di più, ma non
l’ho fatto. Ho avuto pena per mia sorella, che si agitava inquieta accanto a me.
Era una gran sfortuna che Wickham venisse menzionato.
«Miss Howard non sta conversando con nessuno: credo che dovresti andare a
chiederle come va», ho detto rivolto a Georgiana.
Lei si è ritirata, riconoscente.
«È una ragazza così bella», ha commentato Caroline, mentre la guardava
allontanarsi. «E così elegante. Ha la stessa età di Miss Lydia Bennet, eppure
come sono diverse! Ho sentito dire che Lydia andrà a Brighton; è determinata a
seguire gli ufficiali, e se verranno mandati in Francia, è probabile che prenderà
la prima nave in partenza», ha aggiunto, con voce divertita.
Avrei desiderato che non parlasse dei Bennet, ma non potevo fermarla senza
rischiare di destare sospetti. Non mi faceva piacere sentirle denigrare Miss Lydia
Bennet, non importa quanto il suo scherno fosse giustificato; ingiuriare qualcun
altro non è mai una bella cosa.
Ma, mentre lo pensavo, mi sono sentito a disagio: avevo insultato Lydia
proprio nello stesso modo, e davanti a sua sorella. C’era poco da meravigliarsi
che a Elizabeth non avesse fatto piacere ascoltare le mie parole. In quel
frangente mi ero congratulato con me stesso per la mia onestà, ma cominciavo a
essere d’accordo con mio cugino nel ritenere che certe cose, per quanto vere, è
meglio che non vengano dette.
«Senza dubbio, il padre ritiene che l’aria di mare possa far bene alla salute
della famiglia», ho osservato.
Ma Caroline non aveva intenzione di placarsi. «Non è il padre ad
accompagnarla. Quando si tratta della sua famiglia, non gli piace scomodarsi.»
«Lascerà che vada a Brighton sotto la custodia della madre?» ho chiesto,
prima di riuscire a trattenermi.
«Lydia non andrà neanche con la madre. Ci andrà da sola, in compagnia del
colonnello e di Mrs. Forster.»
Non riuscivo a credere che Mr. Bennet potesse essere così negligente, da
permettere che una figlia col temperamento di Lydia si recasse in un posto di
mare senza la famiglia. Li avrebbe di certo screditati e, di conseguenza, avrebbe
coperto di vergogna Elizabeth. Povera la mia Elizabeth! Quanto mi dispiaceva
per lei e come ho inveito per l’ingiustizia della situazione. Il suo nome sarebbe
stato infangato da una sorella su cui non aveva alcun controllo.
Eppure, per quanto fosse ingiusto, non l’avevo io stesso disprezzata a causa
delle colpe della sua famiglia? Non le avevo forse detto che non era degna delle
mie attenzioni, proprio perché le sue sorelle si comportavano male?
Non riuscivo a credere di essere stato così impietoso, ma sapevo che era così.
Cosa mi aveva detto? Che non mi ero comportato da gentiluomo? Quanto era
stata meritata quella critica. Se le avessi voluto dire che non desideravo vederla
mai più, ci sarebbe stato motivo di farle sapere quanto poco la considerassi
degna, ma dirle che non era al mio stesso livello, che unendomi a lei mi sarei
abbassato, e poi avere l’audacia di chiedere la sua mano! E chiedergliela in quel
modo, con la sicurezza che avrebbe accettato! Non potevo credere che io, che mi
ero sempre fatto vanto della mia imparzialità e della mia capacità di giudizio, mi
fossi comportato così male.
Per sviare l’attenzione di Caroline da ulteriori discussioni sui Bennet, le ho
chiesto di suo fratello. Mi ha parlato dei suoi affari al Nord e mi ha detto quanto
fossero lieti di essere stati invitati di nuovo a Pemberley per l’estate.
Ho guardato Bingley mentre parlavamo di argomenti generici: m’interessava
vedere se avrebbe scelto qualche giovane donna cui dedicare le sue attenzioni.
Ma, di nuovo, non lo ha fatto. Ha parlato con tutte loro, ha riso ed è stato
gioviale, tuttavia c’era qualcosa nel suo comportamento che restava distaccato,
come se una piccola parte di lui fosse trattenuta.
«Vostro fratello prova interesse per qualche nubile, al Nord?» ho chiesto a
Caroline.
«No, non ha trovato nessuna che gli piaccia.»
«Non credete che possa ancora provare affetto per Miss Bennet?»
«Mai e poi mai», ha risposto con sicurezza.
Tuttavia, penso che Caroline si sbagli. Voglio osservare Bingley per levarmi
ogni dubbio, e quando ne avrò la certezza, gli parlerò e gli dirò che mi sbagliavo
sull’indifferenza di Jane. Devo rimediare al danno che ho fatto.

Lunedì, 23 giugno

Questa mattina ho regalato a Georgiana un nuovo parasole e sono stato lieto di


vedere quanto le sia piacuto. Il colore si adatta alla perfezione alla sua
carnagione.
Mentre pensavo a questo, non ho potuto fare a meno di riflettere su Elizabeth.
Ha sempre avuto un aspetto sano, le piaceva stare all’aperto e camminava
spesso, il che rendeva i suoi occhi luminosi e conferiva al viso un velo di colore.
Dove sarà ora? A Longbourn? Mi pensa? Mi disprezza ancora o mi ha
perdonato?

Mercoledì, 25 giugno

Sono ormai persuaso che Bingley sia ancora innamorato di Jane Bennet. L’ho
osservato per più di sei settimane e so che si sta avvicinando il momento in cui
gli dovrò dire quello che ho fatto. Arrogarmi il diritto di decidere chi potesse
sposare e chi no è stato un atto di arroganza, e ricorrere al sotterfugio per
raggiungere i miei scopi è stata un’impertinenza della peggior specie.
«Sembri pensieroso, Darcy», ha detto il colonnello Fitzwilliam, che si era
seduto accanto a me. «Bingley ti dà preoccupazioni?»
«No, sono io ad aver fatto qualcosa che dovrebbe preoccupare lui.»
«Cioè?»
«Credo di averti detto, in passato, di aver salvato un amico da un matrimonio
disastroso. Be’, inizio a pensare di aver sbagliato a interferire.»
«Mi era sembrato che gli avessi fatto un favore.»
«E così pensavo anch’io, a quel tempo, ma pare che da allora abbia perso
ogni interesse nei confronti delle altre donne.»
«Il tuo amico era Bingley, vero?»
L’ho ammesso.
«È giovane, troverà qualcun’altra.»
«Non ne sono sicuro. Allora pensavo che il mio fosse un gesto premuroso,
ma ora lo considero in modo diverso: si è trattato di un’intromissione.»
«Allora sei d’accordo con Miss Bennet.»
«Miss Bennet?» ho domandato.
«Sì, Miss Elizabeth Bennet. Anche lei sosteneva che fosse un’intromissione.
Oh, non temere, non le ho fornito particolari; le ho detto soltanto che avevi
salvato Bingley da un matrimonio disastroso. Non ho fatto il nome della
giovane, anche perché, in realtà, non lo conoscevo. Non devi temere che potesse
conoscere la famiglia.»
Non ho detto nulla. A dire il vero, ero troppo sconvolto per parlare. Elizabeth
aveva sentito della mia ingerenza, dunque, e l’aveva udita, in toni compiaciuti,
da mio cugino, che, inconsapevole, aveva elogiato la mia utilità.
C’è poco da meravigliarsi che fosse così in collera con me alla canonica. Mi
chiedo, piuttosto, come mai non lo fosse ancora di più. Comincio a vedere con
chiarezza le ragioni del suo rifiuto e a rendermi conto che, a causa del mio
orgoglio, della mia arroganza e della mia stoltezza, ho perso la donna che amo.
LUGLIO

Venerdì, 4 luglio

Sono incerto sulla linea d’azione da seguire: se dicessi a Bingley che non è
indifferente a Miss Bennet, potrei fare più danno che bene. Sono passati oltre
due mesi da quando ho parlato con Elizabeth dell’argomento, ed è possibile che,
in questo lasso di tempo, Jane abbia trovato un altro giovane di cui innamorarsi.
Ho deciso che non gli parlerò dei sentimenti di Miss Bennet, ma lo incoraggerò a
tornare a Netherfield dopo la visita a Pemberley. Se lei prova ancora qualcosa,
Bingley lo scoprirà presto.
Quando Elizabeth mi ha rimproverato di essere stato la causa dell’infelicità di
sua sorella, ho pensato che l’accusa fosse di minor peso rispetto a quella di
essere responsabile per le sventure di Wickham, ma inizio a credere che non sia
così. Adesso, so qualcosa delle sofferenze di Jane, poiché io stesso ho provato il
dolore di un rifiuto. Se le ho causato lo stesso senso di vuoto che ho provato io
negli ultimi due mesi, ne sono davvero costernato.

Lunedì, 7 luglio

«Come siamo tranquilli, ora che Bingley e le sorelle sono andati a far visita ai
cugini», ha detto questa sera Mrs. Annesley, dopo cena.
«Li rivedremo molto presto: verranno a Pemberley con noi», ha replicato
Georgiana, che si era accomodata vicino alla finestra col suo lavoro di cucito.
«Non vedo l’ora di visitare Pemberley. Ho sentito dire che è una tenuta molto
elegante», ha proseguito Mrs. Annesley.
Con questa gentile affermazione ha persuaso Georgiana a parlarle di
Pemberley, e io ho pensato a quanto sono stato fortunato ad aver trovato Mrs.
Annesley. Ha aiutato mia sorella ad avere più fiducia in se stessa e, grazie al
nostro sostegno, Georgiana arriverà all’età adulta protetta e felice.
Martedì, 8 luglio

Oggi sono tornato a Pemberley, perché volevo far sapere a Mrs. Reynolds della
mia visita incombente e per ragguagliarla sul numero di ospiti che porterò con
me. Avrei potuto scriverle, ma la conversazione della scorsa sera mi ha fatto
venire il desiderio di rivedere Pemberley.
Quando ho superato l’alloggio del custode e mi sono ritrovato a cavalcare nel
parco, non ho potuto fare a meno di pensare che qui ci avrei potuto portare
Elizabeth. Sono passato dal bosco, seguendo il sentiero che va verso l’alto,
finché non ho raggiunto la cima. Ho imbrigliato il cavallo e ho lasciato che lo
sguardo si soffermasse su Pemberley House, nel punto più lontano della vallata.
I miei occhi hanno vagato sulla casa, con la pietra calda che brillava al sole, sul
ruscello davanti a essa e sulle creste boscose alle sue spalle.
Di tutto questo, Elizabeth avrebbe potuto essere la padrona, ma aveva
rifiutato la mia mano. Non si era lasciata influenzare da alcuna considerazione di
rango o ricchezza, e la rispettavo per questo. Non conosco altra donna che si
sarebbe comportata in modo simile.
Ancora una volta, ho provato dolore e infelicità per averla persa.
Ho continuato a cavalcare, sono sceso dalla collina e ho attraversato il ponte,
prima di arrivare al portone. Mentre smontavo da cavallo, davanti a casa, mi
sono reso conto del grande valore che avrebbe avuto per me come moglie; come
la vivacità del suo spirito avrebbe addolcito il mio, la sua mancanza di orgoglio
ingiustificato avrebbe attenuato il mio.
Sono entrato. Ho trovato la casa ben tenuta e Mrs. Reynolds è stata lieta di
sapere che in agosto avrei soggiornato lì con un gruppo di amici.
«Sarà bello vedere di nuovo Miss Georgiana, signore.»
«Non vede l’ora di essere qui. Le manca Pemberley.»
Se Elizabeth avesse accettato la mia mano, Georgiana avrebbe vissuto di
nuovo qui, non da sola, ma con la sua famiglia. Lei ed Elizabeth sarebbero state
sorelle… Ma non devo torturarmi.
Ho fatto un giro della fattoria con Johnson e ho visto le riparazioni di cui
l’avevo incaricato. Johnson è una risorsa per la tenuta, sono contento che ci sia.
Quando sono rientrato, Mrs. Reynolds aveva disegnato una piantina della
casa e aveva assegnato a Bingley e alle sorelle le solite stanze. Quando tornerò,
saranno con me. Mrs. Reynolds aveva anche stilato una selezione di menu. Le ho
dato la mia approvazione, e abbiamo trascorso la serata a parlare di alcuni
cambiamenti che vorrei apportare nell’ala orientale. Poi, mi sono ritirato in
camera.

Venerdì, 18 luglio

Sono tornato in città e intendo sbrigare tutti i miei affari prima di spostarmi a
Pemberley per il resto dell’estate.

Sabato, 19 luglio

Sono stato sorpreso di incontrare Bingley mentre facevo una passeggiata a


cavallo nel parco.
«Pensavo fossi in visita da tuo cugino», gli ho detto.
«Ci sono stato, ma sono tornato una settimana prima. Avevi ragione su di me,
sai, non sono un tipo costante.»
Ero lieto dell’opportunità che questa sua dichiarazione mi aveva dato.
«Credevo che, almeno su una questione, lo fossi», ho azzardato.
«Eh?»
Non ha detto altro, ma potevo vedere dove erano diretti i suoi pensieri.
«Ti ho detto che a Pasqua ho fatto visita a Rosings?» gli ho chiesto. «Sono
andato a trovare mia zia, Lady Catherine de Bourgh.»
«Sì, credo di aver sentito qualcosa in proposito», ha detto Bingley senza
interesse e poi ha aggiunto: «Spero che Lady Catherine stia bene».
«Sì, grazie, godeva di buona salute ed era di buonumore. Aveva ospiti, un
gruppo proveniente da Longbourn.»
Nel sentire questa notizia ha cambiato colore.
«Longbourn? Non ne sapevo niente. Che ci facevano nel Kent?» ha
domandato, mentre giravamo nel parco.
«Erano in visita alla canonica. Forse ricordi Mr. Collins, un giovane robusto,
che era il pastore della parrocchia di mia zia?»
«No, non mi pare.»
«Era a Longbourn prima di Natale, ha partecipato al ballo di Netherfield coi
Bennet.»
«Ah, sì, adesso rammento. Secondo alcune voci stava per sposare Elizabeth
Bennet.»
«Si trattava soltanto di voci.» Grazie a Dio, ho pensato. «Ha trovato una
moglie, comunque. Ha sposato Charlotte Lucas.»
«L’affascinante figlia di Sir William?» ha chiesto Bingley, nel girarsi verso di
me.
«Sì.»
«Un buon matrimonio. So che lei voleva una casa tutta sua. Sono felice. Era
contenta quando l’hai vista?»
«Sì, e aveva ragione di esserlo: la sua famiglia era in visita, il padre e la
sorella erano da lei. Sir William è rimasto soltanto una settimana, ma sua sorella
Maria si è trattenuta più a lungo.» Dopo una pausa ho aggiunto: «Aveva anche
un altro ospite, Miss Elizabeth Bennet».
Bingley ha avuto un sussulto, ma si è limitato a dire: «Sì, credo che fossero
amiche». Poi, dopo un istante ha chiesto: «Stava bene?»
«Sì.»
«Miss Elizabeth Bennet mi piaceva moltissimo. Era una ragazza vivace, quel
genere di ragazza che si spera sempre di incontrare. E i suoi genitori stavano
bene?»
«Sì, credo di sì.»
«E… le sorelle?» ha chiesto, evitando con cura il mio scrutinio.
«Stavano bene anche loro, ma credo che Miss Bennet non fosse di
buonumore.»
«No?» ha detto, diviso tra speranza e preoccupazione.
«No», ho risposto risoluto.
«Forse le mancava la sorella. Era molto affezionata a lei e non le sarà
piaciuto esserne separata.»
«Era abbattuta da prima che la sorella partisse.»
«Allora le mancava Caroline. Si vedevano spesso quando eravamo tutti a
Netherfield, erano amiche.»
«Forse. Ma è una cosa insolita che una giovane donna sia avvilita per la
partenza di un’amica.»
«È vero.» Dopo un istante di esitazione, mi ha chiesto: «Che ne pensi, Darcy,
dovrei rinunciare a Netherfield?»
«È quel che desideri?»
«Sono indeciso. È una casa elegante, in una bella regione e la compagnia era
gradevole, sebbene, forse, non del genere cui sei abituato tu», ha detto, con una
vena d’ansia nella voce.
«Forse no, ma c’erano diverse persone che rendevano il vicinato molto
piacevole.»
«Proprio così: Sir William era stato presentato a St. James’s Palace.»
«Non pensavo a Sir William.»
Anche se la mia intenzione era di aiutare il mio amico, non sono riuscito a
evitare che un’immagine di Elizabeth mi si parasse davanti agli occhi.
«Forse, verso la fine dell’estate, potrei andare a Netherfield per un paio di
settimane. Che ne pensi?» ha chiesto.
«Credo sia un’ottima idea.»
«Allora ci andrò dopo la visita a Pemberley.»
Non ho aggiunto altro. Non vorrei dargli troppe speranze, nel caso Jane debba
aver superato il dolore e si sia affezionata a uno dei suoi giovani vicini. Ma se
Bingley tornasse nel vicinato, basterebbe poco tempo per capire se sono fatti
l’uno per l’altra; e questa volta non sarò tanto impertinente da intromettermi.
AGOSTO

Domenica, 3 agosto

Bingley e le sorelle hanno raggiunto me e Georgiana subito dopo colazione, e


siamo partiti per Pemberley. All’inizio Caroline ha parlato della sua visita al
cugino, ma in seguito ha cominciato coi suoi discorsi adulatori.
«Ma che bella carrozza avete, Mr. Darcy», ha detto, mentre procedevamo
rumorosamente lungo la strada. «Charles non ha niente del genere. Continuo a
ripetergli che dovrebbe comprare qualcosa di simile.»
«Mia cara Caroline, se comprassi tutto ciò che vuoi tu, andrei in bancarotta
per la fine dell’anno!» ha esclamato Bingley.
«Sciocchezze. Ogni gentiluomo dovrebbe avere la sua carrozza, non è vero,
Mr. Darcy?»
«Non vi è dubbio che sia utile», ho ammesso.
«Darcy, contavo fossi dalla mia parte! Ero certo che l’avresti considerata una
stravaganza.»
«Se hai intenzione di viaggiare molto, è più economico che affittarne una.»
«Ecco, Mr. Darcy è d’accordo con me. Che soddisfazione quando due
persone sono così in sintonia», ha detto Caroline, nel rivolgermi un sorriso. Poi,
con lo sguardo ai sedili, ha continuato: «Dovresti farti fare le tappezzerie di
questo stesso colore, Charles».
«Mi assicurerò che siano di un colore del tutto diverso, altrimenti non riuscirò
a distinguere tra la mia carrozza e quella di Darcy», ha ribattuto.
«Com’è comoda. Non sei d’accordo, Georgiana?» ha ripreso Caroline,
appellandosi a mia sorella.
«Sì, lo è», ha detto Georgiana.
«E com’è ben ammortizzata. Charles, devi assicurarti che sulla tua carrozza
vengano utilizzate proprio queste sospensioni.»
«Ma se lo farò, la carrozza di Darcy risulterà scomodissima senza.»
«E devi far installare una piccola scrivania all’interno della carrozza.»
«Detesto scrivere lettere quando sono fermo, e non ho nessuna intenzione di
farlo mentre vengo sballottato su ogni genere di solco e buca.»
«Ma i tuoi compagni di viaggio potrebbero voler scrivere. Che ne pensate,
Georgiana? Non sarebbe utile?»
«Sì», si è arrischiata a dire mia sorella.
«Ecco qui, Charles: Georgiana crede che sia utile, e di sicuro non solo per
scrivere; potrebbe essere comodo anche per disegnare. Come procedono i vostri
schizzi?» le ha chiesto.
«Bene, grazie.»
«Mia sorella mi ha regalato un disegno di Hyde Park giusto la scorsa
settimana», ho confermato.
«Ed era ben fatto?» ha domandato Caroline.
«Era fatto davvero molto bene», ho risposto con un sorriso caloroso.
«Mi torna in mente la scuola… Come mi piaceva disegnare! Dovete farmi
vedere il disegno, Georgiana.»
«L’ho lasciato a Londra.»
«Non importa, lo vedrò la prossima volta che ci incontreremo.»
Abbiamo viaggiato in tappe agevoli e ci siamo fermati per la notte al Toro
Nero. È una locanda dignitosa: il cibo è buono e le stanze sono comode. Ho
detto al mio valletto di svegliarmi presto, poiché devo scrivere delle lettere
prima di proseguire il viaggio.

Martedì, 5 agosto

Non posso crederci, ho visto Elizabeth. A malapena so quel che scrivo. È stato
così strano.
Eravamo sulla strada per Pemberley, Bingley, le sorelle, Mr. Hurst,
Georgiana e io, quando ci siamo fermati a pranzare in una taverna. La giornata
era calda e le signore erano stanche. Non desideravano proseguire il viaggio e,
per la verità, avevo detto alla mia governante che non saremmo arrivati prima di
domani. Ma io non riuscivo a star fermo e così ho deciso di andare avanti, con
l’intenzione di vedere Johnson e sbrigare alcune questioni alla tenuta prima che
arrivassero i miei ospiti.
Ho cavalcato sino a Pemberley. Era uno splendido pomeriggio e mi sono
goduto la passeggiata. Avevo appena lasciato le scuderie e stavo facendo il giro
per arrivare sul fronte della casa, quando mi sono fermato di colpo. Mi sono
chiesto se fosse un’allucinazione. La giornata era calda e mi sono domandato se
avessi preso un colpo di sole, perché davanti a me c’era una figura che
conoscevo bene: era Elizabeth.
Stava attraversando il prato, diretta al fiume, in compagnia di due persone che
non conoscevo. In quell’istante, si è girata, ha guardato indietro e mi ha visto,
immobile. Eravamo a una ventina di metri l’uno dall’altra e non sarebbe stato
possibile evitarla, neanche se lo avessi desiderato. I nostri occhi si sono
incontrati, l’ho vista arrossire, e anche il mio viso è diventato caldo.
Alla fine, mi sono ripreso e mi sono avvicinato al gruppetto. Lei, d’istinto, si
è voltata dall’altra parte, ma quando mi sono fatto avanti si è fermata e, con
grande imbarazzo, ha ricevuto i miei rispetti. Ho provato compassione e, se
avessi potuto, le avrei reso l’incontro più facile.
Mentre parlavo, non potevo fare a meno di chiedermi come mai fosse lì, a
Pemberley. Sembrava così strano e, allo stesso tempo, così giusto.
«Mi auguro che stiate bene», le ho detto.
«Sì, grazie», ha risposto lei arrossendo, incapace di incrociare il mio sguardo.
«E la vostra famiglia?»
Non appena ho pronunciato queste parole, l’ho vista diventare ancora più
rossa, e mi sono sentito avvampare a mia volta. Non avevo diritto di chiederle
della sua famiglia, dal momento che li avevo insultati di fronte a lei e senza
mezzi termini.
Ciononostante, Elizabeth mi ha risposto con educazione. «Stanno bene, vi
ringrazio.»
«Da quanto tempo avete lasciato Longbourn?»
«Quasi un mese.»
«Avete viaggiato?»
«Sì.»
«Vi state godendo la vacanza, spero.»
«Sì.»
Mi sono ripetuto tre volte, continuando a chiederle se si stesse divertendo,
finché non ho preferito tacere, visto che non avevo nulla di intelligente da dire.
Dopo alcuni istanti, mi sono ricomposto e ho preso commiato.
Trovare Elizabeth qui, a Pemberley! E trovarla disposta a parlare con me. Era
imbarazzata, sì, ma non mi ha evitato, ha risposto a tutte le mie domande con più
cortesia di quanta ne meritassi. Mi chiedo cosa pensi. Era contenta di avermi
incontrato? Mortificata? Indifferente? No, indifferente no. È arrossita quando mi
sono avvicinato. Forse era in collera, ma non indifferente.
Questo pensiero mi ha dato speranza.
Sono entrato in casa, ma invece di andare nello studio dell’amministratore,
mi sono diretto in salotto.
Elizabeth non si era sentita a suo agio, questo era chiaro, e io non avevo fatto
nulla per aiutarla. Ero stato così sopraffatto dalla sorpresa e da una gamma di
emozioni cui non oso dare un nome, da essere incoerente.
Un gentiluomo l’avrebbe messa a suo agio. Un gentiluomo l’avrebbe fatta
sentire a casa sua. Un gentiluomo le avrebbe chiesto di essere presentato ai suoi
compagni. Quanto ero stato al di sotto di quello che avrebbe dovuto essere il
corretto comportamento di un gentiluomo! Ho deciso di porre subito rimedio alla
faccenda.
Sono uscito nel parco e ho chiesto a uno dei giardinieri da che parte fossero
andati i visitatori, poi ho seguito il loro percorso.
Li ho visti scendere al fiume e li ho raggiunti. Mai un tragitto mi era sembrato
così lungo. Sarebbe stata contenta di vedermi? Speravo che, almeno, non se ne
sarebbe dispiaciuta.
Mi sono avvicinato. Lei ha subito preso a parlare, più rilassata rispetto a
prima.
«Mr. Darcy, avete una tenuta deliziosa. La casa è incantevole e il parco è
molto ameno.»
Sembrava sul punto di proseguire, ma è arrossita. Credo che entrambi
pensassimo alla stessa cosa: a quest’ora la casa sarebbe stata sua, se avesse
accettato la mia mano. Per aiutarla a superare l’imbarazzo, le ho detto: «Mi
fareste l’onore di presentarmi ai vostri amici?»
È sembrata sorpresa, poi ha sorriso con una traccia di malizia. Non appena
l’ho colta, mi sono reso conto di quanto mi fosse mancata.
«Mr. Darcy, posso presentarvi i miei zii, Mr. e Mrs. Gardiner?» ha detto.
Ho compreso subito il motivo del sorriso malizioso. Si trattava proprio di
quelle parentele che avevo criticato; eppure avevo avuto torto nel disprezzarle.
Non erano affatto rozze come avevo temuto. Anzi, prima che me li presentasse
avevo avuto l’impressione che fossero persone eleganti.
«Stavamo giusto ritornando alla casa. La passeggiata ha stancato mia
moglie», ha detto Mr. Gardiner.
«Consentitemi di unirmi a voi per il ritorno.»
Ci siamo incamminati insieme.
«Avete una bella proprietà, Mr. Darcy.»
«Vi ringrazio. Credo che sia una delle più belle d’Inghilterra… ma io sono di
parte!»
Mr. e Mrs. Gardiner hanno riso.
«Il vostro valletto mi ha mostrato le trote nel fiume», ha detto Mr. Gardiner.
«Vi piace pescare?»
«Sì, quando ne ho l’opportunità.»
«Allora dovete venire a pescare qui più spesso che potete.»
«È molto gentile da parte vostra, ma non ho portato l’attrezzatura da pesca.»
«Ne abbiamo in gran quantità qui. Dovete servirvene quando verrete», e gli
ho indicato uno dei tratti migliori per la pesca alla trota.
Ho visto le due donne scambiarsi occhiate e non ho potuto fare a meno di
notare lo sguardo stupito di Elizabeth. Mi credeva incapace di essere cortese?
Forse. Avevo dimostrato molta poca gentilezza nell’Hertfordshire.
Sebbene parlassi con suo zio, non potevo fare a meno di guardarla. Il suo
viso, i suoi occhi, la sua bocca, tutto mi catturava. Ho pensato che avesse un
bell’aspetto e, anche se sembrava imbarazzata, non ho notato ostilità nella sua
espressione.
Dopo un po’ di tempo, Mrs. Gardiner ha preso il braccio del marito e mi sono
ritrovato a camminare con Elizabeth.
«Non sapevo che sareste stato qui», ha subito cominciato a dire. «Mia zia
aveva il desiderio di visitare Pemberley. Ha vissuto nei dintorni da ragazza. Ma
ci era stato detto che non sareste tornato fino a domani.»
Era venuta soltanto poiché aveva saputo che non mi avrebbe trovato, dunque.
Il mio umore è precipitato, ma si è risollevato non appena mi sono reso conto
che il fato aveva giocato a mio favore. Se non avessi deciso di occuparmi degli
affari della tenuta, sarei stato alla locanda con Georgiana anziché qui, con
Elizabeth.
«Quella era la mia intenzione, ma una questione da sistemare col mio
amministratore mi ha portato qui qualche ora prima dei miei compagni. Mi
raggiungeranno domani sul presto e tra loro ce ne sono alcuni che possono
vantarsi di conoscervi: Mr. Bingley e le sue sorelle.»
Non ho potuto fare a meno di ricordare tutte le nostre divergenze d’opinione
su Bingley e ho immaginato che anche i suoi pensieri andassero nella stessa
direzione. Mi sono chiesto se dovessi dire qualcosa, darle qualche indicazione su
come fossero cambiati i miei sentimenti in proposito, ma non sapevo da dove
cominciare.
Invece ho detto: «Mi consentirete, se non chiedo troppo, di presentarvi mia
sorella durante il vostro soggiorno a Lambton?»
«Mi piacerebbe moltissimo.»
C’era un calore nella sua voce e nel sorriso che l’accompagnava, che ha
attenuato le mie paure in modo considerevole.
Abbiamo proseguito in silenzio, ma molto più tranquilli di prima. Non c’era
più tensione né imbarazzo, anche se non si poteva parlare proprio di disinvoltura.
Abbiamo raggiunto la carrozza. I suoi zii erano rimasti un po’ dietro.
«Volete entrare in casa? Gradite un rinfresco?»
«No, grazie. Devo aspettare mia zia e mio zio», ha risposto lei.
Ero deluso, ma non ho insistito.
Ho cercato di pensare a qualcosa da dire. Volevo farle sapere quanto mi fossi
sbagliato. Anche lei sembrava voler parlare, ma cosa avesse in mente, lo ignoro.
Alla fine si è limitata a dire: «Il Derbyshire è una bellissima regione».
«Avete visitato molti luoghi?»
«Sì, siamo stati a Matlock e a Dovedale.»
«Sono posti che vale la pena vedere.»
I miei discorsi erano senza senso, i suoi un po’ meno. C’era così tanto non
detto tra noi, ma non era quello il momento adatto. Forse, tra qualche giorno,
quando saremo tornati a conoscerci meglio…
I suoi zii si sono avvicinati. Li ho invitati a entrare per un rinfresco, ma hanno
rifiutato. Ho aiutato le signore a salire in carrozza, e poi questa è andata via.
L’ho guardata per quanto ho potuto, prima che la mia attenzione potesse
sembrare strana, poi, con lentezza, sono rientrato in casa.
Non ho detto le cose che avrei voluto dire, ma sapere che avrei rivisto ancora
Elizabeth m’incoraggiava.
Il mio umore era più lieve di quanto non fosse da molto tempo.

Mercoledì, 6 agosto

Mi sono alzato prestissimo. Non riuscivo a dormire. Ho aspettato Georgiana, e


alla fine è arrivata, con Bingley e le sorelle. Li ho salutati con cordialità, poi,
dicendole che desideravo mostrarle un nuovo esemplare di albero nel parco, l’ho
invitata a fare una passeggiata.
È venuta volentieri con me. Quando ci siamo allontanati a sufficienza dalla
casa le ho detto: «Georgiana, vorrei che incontrassi una persona».
Mi ha guardato con occhi indagatori.
«Quando mi trovavo nell’Hertfordshire, lo scorso autunno, ho incontrato una
giovane che si chiama Elizabeth Bennet. Mi piaceva moltissimo.»
Georgiana è sembrata sorpresa, poi compiaciuta.
«Si trova nel Derbyshire in viaggio di piacere, soggiorna in una locanda nei
dintorni. Se non sei troppo stanca, mi piacerebbe portarti a fare la sua
conoscenza questa mattina.»
Sapevo che si trattava di una cosa improvvisa, ma ora che avevo ritrovato
Elizabeth, ero impaziente di presentarla a mia sorella.
«No, non sono tanto stanca. Mi piacerebbe incontrarla.»
Siamo rientrati in casa. Caroline e Louisa erano di sopra, e Georgiana le ha
seguite, con la promessa di tornare giù non appena si fosse ripulita mani e viso
dello sporco del viaggio e si fosse cambiata d’abito.
Bingley era nella biblioteca.
«C’e qualcuno che, credo, ti piacerebbe vedere, e che si trova nei paraggi»,
ho esordito.
«Chi?»
«Miss Elizabeth Bennet, è in vacanza con gli zii. Per caso, stava visitando la
proprietà ieri, proprio quando sono arrivato io. Le ho detto che sarei andato da
lei questa mattina. Porterò Georgiana con me e ho pensato che potrebbe farti
piacere venire con noi.»
Era sorpreso. «Ma certo, Darcy. Mi piacerebbe molto rivederla.» Ha esitato,
poi mi ha chiesto: «Credi sia meglio che non le chieda di sua sorella? O
sembrerebbe una stranezza?»
«Penso che dovresti chiederle di lei senza esitazione.»
Ha sorriso. Ero contento della svolta presa dagli eventi.
Georgiana era pronta, ho ordinato che venisse preparato il calesse e siamo
andati a Lambton, con Bingley che ci seguiva a cavallo. Speravo che Elizabeth
non fosse uscita ma quando l’ho scorta attraverso la finestra, mi sono rassicurato.
Credo che fossi nervoso quanto Georgiana quando ci hanno fatti entrare.
Elizabeth sembrava imbarazzata, ma appena le ho presentato mia sorella ha
riguadagnato padronanza di sé. Tra loro si è creata un’autentica simpatia.
Georgiana è stata timida e all’inizio parlava a monosillabi, ma Elizabeth ha
perseverato, ponendole domande e inducendola con gentilezza a rispondere.
Georgiana è diventata più disinvolta e poco dopo lei ed Elizabeth sedevano l’una
accanto all’altra.
«Non dimenticate che avete promesso di venire a pescare nel mio fiume», ho
detto rivolto a Mr. Gardiner.
È apparso sorpreso, come se avesse pensato che avrei potuto cambiare idea,
ma ha accettato con prontezza.
Non riuscivo a trattenermi dal posare lo sguardo su Elizabeth e credo che non
l’avrei distolto, se non fossimo stati interrotti da Bingley. Per fortuna, le sue
sorelle non erano scese prima che partissimo, o saremmo stato obbligati a
invitarle a venire con noi.
L’espressione di Elizabeth si è addolcita nel vederlo. Allora, non lo accusava
di incostanza. Ne ero lieto. Ero stato io la causa di tutto, non lui. Se non fosse
stato per la sua naturale modestia, avrebbe proseguito per la sua strada, invece di
dar retta a me.
«Spero che la vostra famiglia stia bene», ha detto
«Sì, benissimo, grazie.»
«Vostro padre e vostra madre?»
«Godono di buona salute.»
«E le vostre sorelle?»
«Sì, stanno bene.»
«Bene.» Ha fatto una pausa, imbarazzato come lo ero stato io il giorno
precedente. «È passato molto tempo da quando ho avuto il piacere di vedervi.»
Lei era sul punto di replicare, ma Bingley ha proseguito: «Sono oltre otto mesi.
Non ci incontriamo dal 26 di novembre, quando abbiamo danzato assieme a
Netherfield».
Come sembrava distante. E che drammi si erano verificati da allora.
«Quando tornerete a Longbourn?» ha domandato Bingley.
«Presto, tra poco meno di una settimana.»
«Sarete contenta di rivedere le vostre sorelle.»
Elizabeth ha sorriso. Non poteva ignorare il motivo di tutte quelle domande
sulle sue sorelle.
«Sì.»
«E loro di vedere voi.»
«Sono certa di sì.»
«Stavo pensando di tornare a Netherfield io stesso», ha detto con finta
indifferenza.
«Davvero? Avevo sentito dire che eravate intenzionato ad abbandonare la
casa.»
«Affatto. È la casa più piacevole in cui mi sia imbattuto.»
«Eppure siete stato lontano a lungo.»
«Avevo degli affari da sistemare, ma ora sono padrone del mio tempo.»
Lo sguardo di Elizabeth ha incrociato il mio e ci siamo scambiati un sorriso.
Ero certo che sapesse cosa intendeva Bingley quando ha detto: «Ora sono
padrone del mio tempo».
Mi sono accorto che sua zia continuava a spostare lo sguardo da me a
Elizabeth, ma non ho dissimulato la mia ammirazione per la nipote. Che lo
sappia. Vorrei che tutto il mondo lo sapesse. Sono innamorato di Elizabeth
Bennet.
Ho fatto del mio meglio per essere gradevole. Non è stato difficile, mi è
bastato immaginare di conoscere i Gardiner da sempre. È straordinario quanto
sia semplice essere a proprio agio con degli sconosciuti, una volta acquisita la
capacità. E la determinazione, non ho potuto evitare di ammettere. Non volevo
prendermene il fastidio, prima. Ora, invece, mi ero sforzato di essere benvoluto.
Siamo rimasti una mezz’ora. È stata un po’ prolungata per essere una visita
mattutina, forse, ma non riuscivo a staccarmi da lì. Infine, ho notato che Mrs.
Gardiner guardava l’orologio, e ho capito che era ora di rientrare.
«Spero che veniate a cena da noi, prima di abbandonare i dintorni», ho detto,
con un’occhiata a Georgiana, per far sì che si unisse a me nell’invito.
«Sì, ci farebbe molto piacere se veniste», ha detto timida.
Ho guardato Elizabeth, ma lei ha distolto lo sguardo. Non me ne sono
preoccupato. L’espressione era impacciata, non ostile, e presto, speravo,
saremmo giunti a conoscerci meglio, e l’imbarazzo sarebbe svanito.
«Ne saremmo onorati», ha accettato Mrs. Gardiner.
«Facciamo per dopodomani?»
«Vada per dopodomani.»
«Non vedo l’ora», ha commentato Elizabeth.
Ha incontrato il mio sguardo mentre lo diceva e ho sorriso. In tutta risposta,
le sue labbra si sono distese, e ne sono rimasto soddisfatto.
«Anch’io non vedo l’ora. Abbiamo tante cose di cui parlare. Vorrei avere
notizie di tutti i miei amici dell’Hertfordshire», ha detto Bingley rivolto a
Elizabeth.
Siamo andati via e siamo tornati a Pemberley.
Georgiana è salita nella sua stanza per levarsi soprabito e cuffietta. Io sono
andato in soggiorno con Bingley e vi abbiamo trovato Caroline e Louisa.
«Siete stati fuori?» ha chiesto Caroline.
«Sì, a far visita a Miss Bennet», ha risposto Bingley.
«Jane Bennet è qui?» ha domandato, sorpresa.
«Avrei dovuto dire Miss Elizabeth Bennet.»
Ancora peggio, diceva l’espressione di Caroline. A ogni modo, l’ha subito
controllata.
«Accidenti, Mr. Darcy, che coincidenza che debba trovarsi nel Derbyshire
proprio al vostro ritorno.»
«Sì, è una fortuna, non è vero?» ho detto.
Sembrava che volesse fare un commento sarcastico, ma ci ha ripensato.
«Mi piacerebbe rivederla. Penso che le farò visita. Che ne dici, Louisa, vieni
con me?»
«Non ce n’è bisogno. Verrà qui lei», le ha detto il fratello.
«Qui?» Caroline sembrava inorridita.
«Darcy l’ha invitata a cena.»
«Con la zia e lo zio», ho aggiunto.
«Non l’avvocato di Meryton?» ha chiesto, con voce beffarda.
«No, lo zio che abita a Cheapside», ho replicato, annullando il suo scherno.
Sembrava seccata. «Ed è molto volgare?» ha domandato.
«Deve esserlo, mia cara: Cheapside!» ha detto Louisa con un brivido.
«In realtà, è un uomo raffinato e sua moglie una signora elegante.»
«E noi incontreremo questi modelli di perfezione?» è intervenuta Caroline,
con un lampo negli occhi. «Che divertimento!»
Ho ascoltato con compiacenza, mentre proseguiva su questo tono. Nulla di
ciò che diceva avrebbe potuto intaccare la mia felicità. Pensavo soltanto a
Elizabeth. Non mi aveva respinto. Non mi aveva parlato con avversione e
disprezzo. Era stata gentile e accomodante, e c’era stato qualcosa nei suoi modi,
che mi spingeva a sperare che non le fossi indifferente.
Quando ripenso a come un tempo avessi dato per scontato che mi avrebbe
sposato! Come non avessi neanche preso in considerazione la possibilità che mi
rifiutasse. E ora, anche se sento risorgere in me la speranza, ho ricordato a me
stesso che i miei sentimenti potrebbero non essere ricambiati.
Ma non voglio spingermi tanto oltre. La vedrò dopodomani, e mi basta.

Giovedì, 7 agosto

Questa mattina Mr. Gardiner è arrivato presto e l’ho accompagnato al fiume con
alcuni miei ospiti. È un esperto di pesca e gli ho fornito l’attrezzatura adatta, in
modo che potesse tentare la fortuna. Gli altri erano già organizzati. Ero sul punto
di unirmi a loro, quando un commento casuale di Mr. Gardiner mi ha fatto
cambiare idea.
«È stato molto cortese da parte di vostra sorella farci visita ieri, Mr. Darcy.
Mia moglie e mia nipote sono state assai lusingate per l’attenzione ricevuta.
Hanno deciso di ricambiare questa mattina stessa», ha detto.
«È molto gentile da parte loro», ho replicato, quando sono riuscito a
dominare la mia sorpresa.
«Non volevano essere da meno, in quanto a gentilezze.»
«Spero che vi godiate la pesca», ho augurato ai signori. «Se mi scusate,
dovrei rientrare in casa.»
Gli altri ospiti hanno mormorato frasi di circostanza, ma ho colto uno sguardo
di comprensione sul volto di Mr. Gardiner. Dunque lo sa. Non ne sono sorpreso.
Non mi sono curato di mascherare i miei sentimenti quando sono andato a fare
visita a sua nipote. Sono al di là della finzione. Non simulerò una mancanza di
interesse.
Tornato a casa, sono entrato nel salone e i miei occhi sono andati subito a
Elizabeth. Mi sono reso conto all’istante che quello era il suo posto: mentre la
guardavo, ho visto il futuro svolgersi davanti ai miei occhi, un futuro in cui
scorgevo me stesso ed Elizabeth a Pemberley. Lo voglio più di ogni altra cosa
abbia mai desiderato e posso soltanto sperare che anche lei ambisca alla stessa
cosa.
«Miss Bennet, Mrs. Gardiner, è davvero gentile da parte vostra venire a
trovare mia sorella così presto», ho detto.
«Oh, sì, davvero gentile. Non me l’aspettavo», ha ribadito Georgiana
arrossendo.
«Non avremmo potuto fare altrimenti, dopo la vostra cortesia
nell’accoglierci», ha osservato Mrs. Gardiner a Georgiana.
Georgiana è arrossita di nuovo, ma io avevo occhi soltanto per Elizabeth. Il
suo sguardo ha incontrato il mio. Lei lo ha distolto, imbarazzata, eppure mi è
sembrato di scorgere un segno di benvenuto, prima che si voltasse.
Caroline e Louisa erano sedute in silenzio, senza fornire alcun contributo alla
conversazione e lasciando Georgiana a svolgere il suo ruolo di ospite da sola.
Mrs. Annesley l’ha soccorsa, e si è rivolta a Elizabeth: «Il parco di Pemberley
è molto bello. Lo avete visitato qualche giorno fa, vero?»
«Sì, la passeggiata che abbiamo fatto è stata molto gradevole. Gi alberi sono
davvero notevoli», ha detto Elizabeth, che ha poi diretto lo sguardo verso alcuni
esemplari fuori della finestra.
«Sono castagni spagnoli», ha detto Georgiana a bassa voce, lieta di essere in
grado di contribuire in qualche modo alla conversazione.
«Sono qui da molto tempo?» le ha chiesto Elizabeth, per incoraggiarla.
«Sì, sono molto antichi.»
Georgiana mi ha guardato in cerca di approvazione, e io le ho sorriso. Non ha
una grande esperienza nel ricevere ospiti, e proprio nessuna nell’intrattenere
persone che non conosce, ma ha assolto il suo compito benissimo.
Caroline, neanche a dirlo, ha pensato di essere rimasta in silenzio troppo a
lungo. «Di grazia, Miss Eliza, è vero che la milizia ha lasciato Meryton?
Dev’essere una grave perdita per la vostra famiglia.»
Non l’avevo mai sentita parlare con tanto astio. Di solito, i suoi commenti
sarcastici venivano pronunciati con la parvenza di un sorriso, ma quest’oggi non
esprimevano niente di spiritoso, e mi sono reso conto per la prima volta di
quanto possa essere velenosa Caroline.
Ho notato l’agitazione di Elizabeth. Mille ricordi hanno affollato i miei
pensieri: i miei commenti poco generosi riguardo alle sue sorelle più giovani, il
suo viso nell’accusarmi di aver rovinato Wickham, la mia replica collerica, e poi
la lettera.
Ero dispiaciuto per lei, ma Elizabeth non ha avuto bisogno del mio aiuto per
respingere l’attacco. Dopo un istante di difficoltà, ha replicato: «È sempre triste
perdere la compagnia di gente intelligente e affabile. Ci sono persone che vanno
ad abitare in una regione, col solo scopo di farsi beffe dei nuovi vicini o con
l’intenzione di stringere false amicizie soltanto per passare il tempo, senza darsi
pena dei sentimenti di quelli che restano. Ma siamo stati fortunati con gli
ufficiali. Erano educati e di bei modi. Ci hanno dato soddisfazione finché sono
stati con noi, e quando sono partiti non hanno lasciato altro che ricordi
piacevoli».
Elizabeth e io ci siamo scambiati un’occhiata, e le ho sorriso. Caroline era
stata ridotta al silenzio, e mia sorella si era liberata dall’imbarazzo che aveva
provato quando le parole di Caroline le avevano rammentato George Wickham.
Ero stato alleggerito di un gran peso. Il suo atteggiamento tranquillo mi fa
supporre che la sua infatuazione per Wickham sia passata.
La visita è giunta al termine, ma non potevo sopportare di vedere Elizabeth
andar via.
«Dovete permettermi di accompagnarvi alla carrozza», ho detto, mentre Mrs.
Gardiner si alzava per prendere commiato.
«Grazie», ha risposto.
Ho camminato con loro, lieto dell’opportunità concessami di stare con
Elizabeth. La zia camminava un po’ più avanti, per consentirmi di parlare da
solo con lei.
«Mi auguro che abbiate trascorso una mattinata piacevole.»
«Sì, grazie, è così.»
«Spero di rivedervi qui.»
Avevamo raggiunto la carrozza. Non potevo dire altro, ma le mie emozioni
trasparivano dal mio sguardo. Elizabeth è arrossita e ha abbassato gli occhi,
confusa, credo. C’è ancora un po’ di imbarazzo tra noi, ma passerà, e allora
scoprirò se i suoi sentimenti verso di me sono gli stessi che provava a Pasqua.
Ho aiutato Mrs. Gardiner a montare in carrozza, ed Elizabeth dopo di lei. Poi
sono partite.
Quando ero tornato a Pemberley non avrei mai potuto credere che sarebbe
stato così importante per me. Presto ci sarebbe stata una nuova signora, speravo.
I miei occhi hanno vagato al di là dei prati immensi e ho immaginato i miei figli
scendere al fiume a pescare. Ho guardato la casa e ho visto le mie figlie rientrare
da una passeggiata, con le sottogonne sporche di fango. Se fossi stato sicuro che
ciò sarebbe accaduto, mi sarei ritenuto davvero fortunato.
Ero riluttante a tornare nel salone, ma sapevo di doverlo fare. Non potevo
lasciare Georgiana sola con Caroline e Louisa. Non avevano fatto niente per
aiutarla durante la visita di Elizabeth, anzi, avevano aumentato la sua agitazione.
Se fosse stato possibile invitare Bingley a Pemberley senza le sue sorelle, lo
avrei fatto volentieri.
«Come stava male Miss Eliza Bennet questa mattina», ha detto Caroline non
appena sono entrato nella sala. «È diventata così scura e grossolana. Louisa e io
eravamo concordi nel dire che non l’avremmo mai riconosciuta.»
Era evidente che i commenti di Caroline erano dettati dalla gelosia. Talvolta
mi ero chiesto se avesse mai fantasticato di essere la prossima signora di
Pemberley, ma avevo messo da parte il pensiero. Ora ne ero certo. Ma ero
determinato a non consentire ai suoi commenti stizziti di rovinare la mia felicità.
«Non ho visto nulla di diverso in lei, tranne che era piuttosto abbronzata, una
conseguenza non straordinaria quando si viaggia in estate.»
«Da parte mia, devo confessare di non aver mai visto alcuna bellezza in lei»,
ha proseguito con perfidia.
Mentre continuava a criticare il naso, il mento, il colorito e i denti di
Elizabeth, diventavo sempre più irritato, ma non ho detto niente, neanche quando
ha aggiunto: «E i suoi occhi poi, che talvolta sono stati ritenuti così belli, non
sono mai riuscita a notare nulla di straordinario in essi».
Mi ha guardato con aria di sfida, ma, risoluto, sono rimasto in silenzio.
«Ricordo quando una sera, dopo che avevano cenato a Netherfield, diceste:
‘Lei una bellezza? Sarebbe come dire che la madre è un genio!’»
«Sì, ma allora eravamo stati presentati da poco, poiché da molti mesi, ormai,
la considero una delle donne più belle di mia conoscenza», ho risposto, incapace
di contenermi.
E, detto questo, ho abbandonato la stanza.
L’impertinenza di Caroline va oltre ogni limite. Se non fosse la sorella di
Bingley, le chiederei di andar via. Insultare Elizabeth davanti a me! Deve essere
proprio folle di gelosia.
Ma non può scalfire la mia felicità. Io amo Elizabeth. Ora resta da vedere se
Elizabeth ama me.

Venerdì, 8 agosto

L’altra notte non sono riuscito a dormire, ma questa volta è stato a causa della
felicità. Credo di non essere sgradito a Elizabeth. Col tempo, penso di potere
arrivare a piacerle. Ringrazio il destino felice che l’ha condotta nel Derbyshire, e
quello ancora più felice che mi ha indotto ad anticipare il viaggio sul resto del
gruppo. A Londra ho tentato di dimenticarla, ma è stato impossibile. Ora devo
cercare di conquistarla.
Pertanto, questa mattina mi sono recato alla locanda, nella speranza di poter
sedere in sua compagnia. Sono stato introdotto nel salottino dal servitore. Mentre
salivamo, mi sono chiesto quale sarebbe stata l’espressione sul suo viso quando
fossi entrato. Da essa avrei saputo qualcosa in più: un sorriso mi avrebbe detto
che ero il benvenuto; l’imbarazzo mi avrebbe lasciato sperare; uno sguardo
freddo mi avrebbe abbattuto.
La porta si è aperta, ma anziché vedere Elizabeth seduta con la zia, l’ho
trovata che si precipitava alla porta, pallida e agitata. Ho avuto un sussulto, al
pensiero che qualche terribile calamità dovesse essersi abbattuta su di lei, per
produrre un simile aspetto. Ma prima che avessi la possibilità di parlare, si è
rivolta a me con occhi angosciati e ha esclamato: «Vi prego di scusarmi, ma
devo lasciarvi. Devo cercare subito Mr. Gardiner per una questione che non può
essere rimandata. Non ho un istante da perdere».
«Buon Dio! Cosa è successo?» ho chiesto, col desiderio di poterle essere
d’aiuto, ma non appena ho pronunciato quelle parole, mi sono accorto di quanto
fossero inutili. Poi mi sono riavuto e ho detto: «Permettetemi di andare a cercare
Mr. Gardiner, o lasciate che lo faccia il servitore. Non state bene, non potete
andare voi».
«Oh, sì, il servitore.» Lo ha richiamato e, senza fiato, gli ha detto: «Dovete
cercare mio zio. Trovatelo subito. Si tratta di una questione della massima
urgenza. Mandate un ragazzo. Ditegli che sua nipote ha bisogno di lui all’istante.
Ditelo a mia zia. Anche lei deve venire».
Il servitore ha annuito e ha lasciato la stanza.
Vedevo che le ginocchia di Elizabeth tremavano e mi sono avvicinato, pronto
a offrirle assistenza, ma lei si è seduta prima che potessi raggiungerla, con un
aspetto così miserabile, che non avrei potuto abbandonarla nemmeno se avessi
voluto.
«Permettetemi di chiamare la vostra cameriera», ho detto con gentilezza,
sentendomi tutt’a un tratto inutile. Non avevo idea di cosa fare per aiutare una
donna che si trovasse in simili circostanze. All’improvviso, mi è venuta un’idea:
«Un bicchiere di vino, ve ne procuro uno?»
«No, grazie», ha risposto. La vedevo combattuta, mentre cercava di
controllare il suo terribile stato di agitazione. «Sto benissimo. Sono solo
angosciata per una notizia tremenda che ho appena ricevuto da Longbourn.»
È scoppiata in lacrime. Avrei desiderato avvicinarmi e confortarla, avrei
voluto abbracciarla e alleviare il suo dolore. Ma non potevo fare nulla. Per la
prima volta nella mia vita ho maledetto l’educazione, le buone maniere e le
regole di comportamento. Mi erano sempre sembrate così importanti, ma ora
apparivano prive di valore perché mi tenevano separato da Elizabeth.
Un istante ancora, e avrei gettato al vento ogni convenzione, ma Elizabeth si
è ripresa e ha detto: «Ho appena ricevuto una lettera da Jane con notizie terribili:
la mia sorella minore ha abbandonato tutti i suoi amici, è fuggita, si è gettata tra
le braccia di… di Mr. Wickham. Sono partiti insieme da Brighton. Lo conoscete
troppo bene per aver dubbi sul resto. Lei non ha patrimonio, conoscenze, niente
che lo possa tentare. È perduta per sempre».
Non potevo credere a quel che udivo. Quella era vera perfidia. Allontanare
una ragazzina dalla sua famiglia e dagli amici. Eppure lo aveva già fatto o,
almeno, ci aveva provato, e ci sarebbe riuscito se il suo tentativo non fosse stato
sventato.
«Quando penso che avrei potuto impedirlo! Io, che sapevo chi fosse», ha
esclamato.
No, non è colpa vostra. Io avrei dovuto rivelarne la vera natura, avrei voluto
dire. Ma le sue parole sgorgavano come un torrente, e non potevo far altro che
lasciarla parlare. Alla fine il flusso si è interrotto.
«Ma è certo, del tutto certo?» ho chiesto.
Le notizie viaggiano veloci, soprattutto quelle cattive, ma spesso vengono
alterate lungo il cammino. Non riuscivo a credere che Wickham fosse fuggito
con Lydia Bennet. Lei non aveva nulla che lo potesse allettare, e lui non aveva
conti da saldare con la famiglia. Doveva sapere che un tale comportamento lo
avrebbe reso un emarginato. Era un prezzo troppo alto da pagare per il piacere di
sposare una ragazzina sciocca, senza né titolo né fortuna. E poi, comunque,
come avrebbe potuto sposarla? Era minorenne. Avrebbe potuto portarla a Gretna
Green, ma il viaggio sarebbe costato moltissimo, e io sapevo che non avrebbe
speso la metà di quella somma, a meno che la sposa non fosse stata un’ereditiera
considerevole.
«Sono partiti insieme da Brighton sabato sera e le loro tracce arrivavano fin
quasi a Londra, ma non oltre; di certo non sono andati in Scozia.»3
Ho cominciato a farmi un’idea di quel che deve essere accaduto: Wickham
conosce Londra, sapeva dove nascondersi, e una volta che si fosse preso il suo
piacere, avrebbe potuto abbandonare Lydia Bennet impunemente.
Tutto questo era il risultato del mio insopportabile orgoglio. Se avessi
mostrato a tutti il carattere di Wickham, forse non sarebbe successo, ma avevo
disdegnato di farlo e, di conseguenza, avevo fatto del male alla donna che
amavo.
«Che cosa è stato fatto, che cosa è stato tentato per ritrovarla?» ho
domandato.
Dovevo sapere, così da capire come meglio utilizzare il mio tempo e come
condurre la mia personale ricerca. Non mi sarei dato pace fino a quando non
avessi restituito a Elizabeth la sorella.
«Mio padre è andato a Londra, e Jane ha scritto per richiedere l’aiuto
immediato di mio zio, e partiremo, spero, nell’arco di mezz’ora.»
Mezz’ora! Dopo tutte le mie speranze, avrei perso Elizabeth così presto, ma
andava fatto.
«Che cosa si può fare con un individuo del genere? Come si può anche solo
scoprire dove si trovano? Non ho la più piccola speranza. È terribile in ogni
senso!»
Non potevo dir niente, far niente, a parte offrirle la mia silenziosa solidarietà
e sperare che le desse forza. Avrei desiderato abbracciarla, ma suo zio sarebbe
potuto tornare in ogni istante, e questo avrebbe reso la situazione ancora
peggiore.
«Quando ai miei occhi è stata fatta luce sul suo reale carattere… Oh, avessi
saputo cosa dovevo fare! Ma non lo sapevo. Temevo di far troppo. Atroce,
atroce errore!»
Avevo capito che desiderava andassi via. Ero stato io a costringerla alla
segretezza. Io che le avevo chiesto di non farne parola con nessuno. E questo era
il risultato: una sorella rovinata, una famiglia in subbuglio… Non mi avrebbe
degnato di uno sguardo, e non ne ero sorpreso. Sono riuscito a farfugliare poche
parole incoerenti, le ho detto di non poter addurre alcun pretesto per restare, se
non la mia preoccupazione.
«Questa incresciosa faccenda, temo, impedirà a mia sorella di avere il piacere
di ospitarvi a Pemberley, oggi?»
Subito mi sono accorto di quanto fossero ridicole quelle parole. Certo che lo
avrebbe impedito.
Lei, comunque, non ci ha badato, visto che mi ha risposto: «Oh, sì. Vogliate
essere così gentile da fare le nostre scuse a Miss Darcy. Nascondete la penosa
verità più a lungo che potete, anche se so che non potrà essere per molto».
«Contate sulla mia discrezione. Mi spiace che si sia arrivati a questo. Vi
auguro una conclusione degli eventi più felice di quanto sembri possibile
adesso.»
Perché se una conclusione felice è possibile, farò in modo che si realizzi, ho
pensato.
Detto questo, l’ho lasciata alla sua solitudine e sono tornato a Pemberley.
«Siete uscito presto. Siete andato a trovare Elizabeth Bennet, forse?» ha detto
Caroline, quando sono entrato nel salone.
Ho visto la gelosia nei suoi occhi e l’ho sentita nella sua voce. Non mi ero
mai accorto, sino a quel momento, di quanto mi desiderasse. O forse sarebbe
meglio dire con quanta bramosia volesse Pemberley. Senza di essa, non mi
avrebbe mai preso in considerazione. La mia grafia avrebbe potuto essere la più
precisa del mondo e lei non avrebbe ritenuto necessario apprezzarla.
«Sì, ci sono andato.»
«E come sta questa mattina?»
«Sta benissimo.»
«La vedremo più tardi, suppongo? Com’è noiosa questa gente di campagna
con le sue visite.»
«No, non verrà.»
«Non avrà ricevuto brutte notizie da casa?» ha chiesto Caroline. «Non sarà
che Lydia Bennet è fuggita con uno degli ufficiali?»
Sono trasalito, ma poi ho ripreso controllo di me stesso. Non poteva averlo
saputo. Elizabeth lo aveva detto soltanto a me. Le parole di Caroline nascevano
dalla ripicca e la loro esattezza era dovuta a un semplice caso fortunato.
«O forse la sorella colta – si chiama Mary, vero? – è andata a trovare Lydia a
Brighton e ha suscitato l’attenzione del principe di Galles? Forse, ha invitato
l’intera famiglia a stare da lui, per condividere il trionfo di Mary, mentre lei lo
intrattiene al Marine Pavilion», ha detto con voce beffarda.
«Lo zio l’ha dovuta riaccompagnare a casa. Ha dovuto accorciare la vacanza,
dal momento che è stato richiamato a Londra da un affare urgente.»
«Questi uomini di città e i loro affari urgenti», ha commentato Caroline, che
ha convenientemente dimenticato, com’è sua abitudine, che anche suo padre ha
fatto fortuna grazie al commercio.
«Ecco cosa accade ad avere uno zio a Cheapside. Compatisco Miss Eliza
Bennet. Deve essere mortificante dover accorciare una vacanza a causa degli
affari», è intervenuta Louisa.
«Il che mi ricorda che anch’io ho da sbrigare degli affari troppo a lungo
trascurati», ho detto, brusco. «Sono sicuro che mi scuserete per un paio giorni.»
«Stai andando a Londra?» ha chiesto Bingley.
«Sì.»
«Che bella idea. Mi piacerebbe tanto trascorrere qualche giorno in città», ha
detto Caroline.
«Con questo caldo?» ha chiesto Louisa.
«Il caldo non importa», ha replicato lei.
«Ma i tuoi affari non possono attendere? Devo andare anch’io a Londra alla
fine del mese. Potremmo fare il viaggio insieme», ha proposto Bingley.
«Purtroppo è una questione urgente. Tu resta e goditi Pemberley. Ci sono
tante cose che potete fare qui, e mia sorella si prenderà cura di voi. Non starò via
molto a lungo.»
«Credo che approfitterò dell’opportunità di venire a Londra con voi per fare
shopping», ha detto Caroline alzandosi. «Farò una visita alla mia sarta. Sono
certa che non avrete alcuna obiezione a portarmi in carrozza con voi.»
«Non vorrete lasciare Georgiana. So quanto gradisce la vostra compagnia»,
ho obiettato.
Caroline è stata costretta al silenzio. Stravede per Georgiana, o così le piace
dire, e non potrebbe seguirmi senza rivelare che la sua amicizia è una falsità.
Potrà aver tradito Miss Bennet, ma non le converrebbe fare lo stesso con
Georgiana, soprattutto perché so che ha in mente un progetto simile a quello che
anch’io nutrivo un tempo, e cioè che Georgiana diventi sua cognata.
Ho provato un po’ di rimorso nell’abbandonare mia sorella a una compagnia
così antipatica, ma ho pensato che avrebbe avuto la musica e il disegno a tenerla
impegnata e Bingley a divertirla, come anche Mrs. Annesley, e così non sarebbe
stata troppo provata. Inoltre, non avevo scelta. Dovevo trovare Wickham e porre
rimedio al danno che aveva fatto.
Avrei voluto partire subito, ma erano necessari numerosi preparativi, così ho
deciso che partirò domani, di prima mattina.

Sabato, 9 agosto

Sono arrivato a Londra oggi e già sapevo da dove far partire le mie ricerche: da
Mrs. Younge. È stata una fortuna che l’avessi mandata via senza darle la
possibilità di preparare i bagagli, poiché, per questa ragione, ha dovuto lasciare
un indirizzo dove le fossero recapitati. L’ho trovato quasi subito, si trattava di
una grande casa in Edward Street.
«Mr. Darcy!» ha detto con grande sorpresa quando ha aperto la porta. Poi è
diventata circospetta. «Cosa ci fate qui? Se è per accusarmi di aver preso i
cucchiai da portata in argento quando ho lasciato Ramsgate, sappiate che è una
menzogna. Non li ho mai toccati. Avevo dei sospetti su Watkins…»
«La mia visita non ha nulla da fare coi cucchiai da portata», ho detto,
riconoscente che questo problema domestico mi fosse stato risparmiato. «Posso
entrare?»
«No, non potete. È una fortuna che abbia un tetto sulla testa, dopo che mi
avete cacciata via con tanta crudeltà e senza referenze. Non sapevo dove
andare», ha detto, e si è fatta avanti tirandosi lo scialle sulle spalle.
«Ma sembra che ve la siate cavata bene», le ho fatto notare. «Ditemi, Mrs.
Younge, come avete potuto permettervi una casa come questa?»
Si è inumidita le labbra. «Ho ricevuto un’eredità. Ed è stata una buona cosa,
dopo…»
«Cerco George Wickham», ho tagliato corto. Non volevo perdere altro tempo
ad ascoltare le sue bugie e ho compreso che sarebbe stato inutile tentare di
persuaderla a lasciarmi entrare.
È sembrata sorpresa. «Mr. Wickham?»
«Sì, George Wickham.»
Le si sono serrate le labbra. «Non l’ho visto.»
Era ovvio che stesse mentendo, ma sapevo che non avrei ottenuto altro da lei
in quel momento.
«Ditegli che lo cerco. Tornerò più avanti. Buona giornata.»
Sapevo che, alla fine, l’avidità l’avrebbe spinta a cercarmi. Così sono tornato
a Darcy House.

Lunedì, 11 agosto

Mrs. Younge è venuta a trovarmi questa mattina, come sapevo avrebbe fatto.
«Dicevate di essere alla ricerca di Mr. Wickham?» mi ha chiesto, non appena
il mio maggiordomo l’ha fatta entrare.
«Sì.»
«So dov’è. L’ho incontrato per caso nel parco, ieri. Gli ho accennato che vi
trovate in città, e lui ha detto che sarebbe lietissimo se gli faceste visita.»
Senza dubbio crede di potermi spillare del denaro.
«Ottimo. Qual è il suo indirizzo?»
«Be’, allora, fatemi pensare… Aveva un nome strambo», ha detto e ha
allungato la mano.
Le ho dato una sterlina d’oro.
«Se solo riuscissi a ricordarlo.»
Mi ci sono volute cinque sterline d’oro, ma alla fine ho ottenuto ciò che
volevo.
Mi sono recato subito all’indirizzo che mi ha dato, e ho trovato Wickham ad
aspettarmi.
«Mio caro Darcy, che gentilezza, trovare il tempo di venire a farmi visita», ha
detto mentre entravo.
Mi sono guardato attorno nel suo alloggio: era piccolo e squallido, e rivelava
che la sua condizione doveva essere disperata. Ne fui lieto, perché sapevo che
questo lo avrebbe reso più arrendevole.
«Sedetevi», ha detto.
«Preferisco restare in piedi.»
«Come desiderate.»
Lui si è seduto, allungato sulla sedia e con le gambe stese sul bracciolo. Poi,
con un sorriso, ha chiesto: «Cosa vi porta qui?»
«Lo sapete cosa mi porta qui.»
«Confesso di non averne la minima idea. Avete forse deciso di offrirmi un
beneficio, e siete venuto a portarmi la buona novella?»
La sua insolenza mi irritava, ma ho mantenuto la pazienza.
«Sono qui per dire ciò che la vostra coscienza avrebbe dovuto suggerirvi,
cioè che non avreste mai dovuto rapire Miss Bennet.»
«Miss Bennet?» ha domandato, con simulato stupore. «Ma io non ho visto
Miss Bennet. Sono stato a Brighton, mentre lei è rimasta a Longbourn.»
«Miss Lydia Bennet.»
«Ah, Lydia. Non ho rapito Lydia. È venuta con me di sua spontanea volontà.
Ero in partenza da Brighton, dato che i miei creditori stavano diventando
piuttosto rumorosi, e Lydia ha suggerito di accompagnarmi. Ho cercato di
scoraggiarla. Per dire la verità, Darcy, mi annoia. È una conquista troppo facile.
Si è convinta che fossi l’uomo più bello del reggimento, e la cosa era fatta. Le ho
detto che non ho denaro, ma a lei non importa. ‘Sono sicura che un giorno ne
avrai’, ha detto. ‘Signore, che spasso!’ Mi ero così stufato di sentirla implorare,
che è stato più facile farla venire con me che lasciarla indietro. E poi, ha la sua
utilità», ha aggiunto con impudenza.
In quel momento la porta si è aperta e la stessa Lydia è entrata.
«Signore, che sorpresa, Mr. Darcy!» ha detto, mentre raggiungeva Wickham.
Era in piedi accanto alla sua sedia e gli ha poggiato una mano sulla spalla.
«Mr. Darcy è venuto a sgridarmi per averti rapita», ha detto lui, coprendole la
mano con la sua.
Lei mi ha riso in faccia. «Il mio caro Wickham non mi ha rapita! Perché
avrebbe dovuto? Ero impaziente di vedere Londra. Gli ho detto che doveva
portarmi con lui. Che sarebbe stato uno spasso!»
«Non avete pensato alla vostra famiglia?» le ho chiesto, freddo. «Si sono
preoccupati per voi da quando avete abbandonato la custodia del colonnello
Forster. Non hanno idea di dove siate.»
«Oh, Signore! Mi sono dimenticata di scrivere. Sono stata così impegnata col
mio caro Wickham. Ci siamo divertiti così tanto. Ma non importa. Scriverò
appena saremo sposati. Che piacere sarà firmarmi come Lydia Wickham!» ha
detto.
Gli ha stretto la mano e lui, bastardo insolente, se l’è seduta in grembo e l’ha
baciata, poi, mentre l’accarezzava, mi ha sorriso. «Come vedete, Darcy, la vostra
preoccupazione è fuori luogo.»
Le parole di Lydia mi avevano comunque rivelato una cosa: che almeno lei si
aspettava un matrimonio. Forse sarebbe stata meno ansiosa di rimanere con lui
se avesse saputo che non era nelle intenzioni di Wickham. Non pensavo che lui
le avrebbe detto nulla, comunque – perché avrebbe dovuto perdere una
compagna entusiasta? – e così ho capito che era necessario che lo facessi io.
«Mi piacerebbe parlare da solo con Miss Bennet», ho detto rivolto a
Wickham.
«Benissimo, provate a convincerla a tornare a casa, se volete. È un fardello.
Ma non riesco a capire perché v’interessi il suo destino», ha ribattuto mentre si
alzava.
«M’interessa perché avrei potuto smascherarvi a Meryton e non l’ho fatto.
Sarebbe stato impossibile per voi comportarvi in questa maniera, se la vostra
vera natura fosse stata conosciuta.»
«Forse, ma non credo che sia questa la ragione. Dubito che sareste venuto a
cercarmi se fossi fuggito con Maria Lucas.»
Non mi sono scomposto. Se gli avessi fatto capire che avevo una ragione
personale per andare a cercarlo, sarebbe stato difficile comprarlo a qualunque
prezzo.
«Resta», ha detto Lydia, che gli ha agguantato la mano mentre lui si dirigeva
verso la porta.
«Mr. Darcy desidera parlarti da sola. Teme che io ti trattenga qui contro la tua
volontà e vuole offrirti la possibilità di tornare a casa con lui.»
«Come se io volessi ritornare nella vecchia e noiosa Longbourn», ha detto,
per poi buttargli le braccia attorno al collo e baciarlo sulle labbra.
Lui l’ha abbracciata e le ha restituito il bacio, e prima di abbandonare la
stanza mi ha guardato con scherno.
«Non è bello?» ha chiesto Lydia, quando la porta gli si è richiusa alla spalle.
«Tutte le ragazze erano pazze di lui a Meryton, e Miss King lo avrebbe sposato,
se il suo tutore non avesse messo un freno alla faccenda. Lo stesso a Brighton:
qualunque ragazza sarebbe stata disposta a fuggire con lui. Miss Winchester…»
«Miss Bennet, non potete rimanere qui», l’ho interrotta.
«È un po’ trasandato, ma, di certo, avremo qualcosa di meglio col passare del
tempo. Però vorrei il vostro aiuto, Mr. Darcy.»
«Sì?» ho detto, nella speranza che si fosse ravveduta.
«Pensate che il mio caro Wickham stia meglio con la giubba rossa o con
quella blu?»
«Miss Bennet!» sono esploso. «Non potete stare qui con Wickham. Non ha
intenzione di sposarvi. So che ha detto di volerlo, ma era una menzogna per
convincervi a fuggire con lui.»
«Non è stato lui a convincermi a fuggire con lui, sono stata io a farlo fuggire
con me. Brighton stava diventando una noia», ha detto con uno sbadiglio. «Il
colonnello Forster è così retrogrado. Non voleva che frequentassi metà dei
luoghi in cui desideravo andare, e ho dovuto sgattaiolare di nascosto
dall’accampamento due volte per partecipare alle feste del mio Wickham. Denny
mi ha aiutata. Mi sono vestita da uomo. Avreste dovuto vedermi: neanche mia
madre mi avrebbe riconosciuta.»
«La vostra reputazione verrà distrutta! Appena si stancherà di voi vi
abbandonerà, e vi ritroverete a Londra senza qualcuno che vi protegga, senza
denaro, né un posto in cui vivere. Tornate indietro con me, adesso, e io farò quel
che posso per convincere la vostra famiglia a riaccogliervi.»
«Dio! Non voglio andare a casa, morirei di noia. Sono certa che ci
sposeremo, prima o poi, e, in caso contrario, non vuol dir niente», ha esclamato.
Era irremovibile. Non lo avrebbe lasciato. E se quelli erano i suoi sentimenti,
non potevo far altro che tentare di assicurarmi che il matrimonio venisse
celebrato.
Wickham è rientrato nella stanza, una bottiglia di liquore in una mano e un
bicchiere nell’altra. Ha circondato Lydia con un braccio e lei si è subito girata a
baciarlo.
«Be’, Darcy, l’avete convinta a lasciarmi?» ha chiesto, quando ha finito.
«Ha perso del tutto la ragione, ma, dal momento che non vuole abbandonarvi,
dovrete sposarla», ho risposto irato.
«Su, Darcy, sapete che non posso farlo. Sono al verde, ho debiti in tutto il
Paese. Ci sono conti da saldare a Meryton, e a Brighton è ancora peggio. Ho
bisogno di sposare un’ereditiera.»
«L’avete sentito?» ho domandato a Miss Bennet.
Lei si è limitata a scrollare le spalle. «Non conta nulla. Un’ereditiera ci
porterebbe del denaro, e potremmo avere un alloggio migliore», ha ribattuto.
A quel punto sono rimasto lì soltanto per Elizabeth. Il mio impulso sarebbe
stato di andar via e lasciare sua sorella alla vita che si era scelta, ma il ricordo del
viso pallido di Elizabeth mi ha sorretto.
«Incontriamoci al mio club, domani», ho proposto a Wickham.
«Mio caro Darcy, sapete che lì non sono il benvenuto.»
«Mi assicurerò che veniate ammesso.»
È apparso sorpreso, ma ha detto: «Benissimo».
Mentre andavo via, il ricordo del suo sorriso sfrontato mi ha accompagnato.

Giovedì, 14 agosto
Ho incontrato Wickham al mio club, e abbiamo aperto i negoziati.
«La dovete sposare», gli ho detto brusco.
«Se lo faccio, dovrò rinunciare alla possibilità di fare un matrimonio
d’interesse.»
«L’avete rovinata. Non significa nulla per voi?»
Ha accavallato le caviglie e si è appoggiato allo schienale della sedia. «Si è
rovinata da sola», ha ribattuto.
È passato un cameriere, e Wickham gli ha ordinato un whisky. Non ho
reagito, perché sapevo che lo faceva soltanto per irritarmi.
«A quanto ammonta il vostro debito?» ho chiesto, andando dritto al punto
della questione.
«Diverse migliaia di sterline.»
«Non so se sia vero o meno, ma diciamo che ci crederò. Se passerete i conti
al mio agente, farò in modo che li paghi per voi. In cambio, sposerete Lydia.»
«Suvvia, se siete così ansioso di vederla sposata, significa che vale molto di
più. Chi è che v’interessa: Miss Bennet o l’adorabile Elizabeth?»
«Lo faccio per un mio scrupolo di coscienza, nient’altro», ho detto.
Mi ha riso in faccia. «Nessuno si spinge a tanto, solo per alleviare la sua
coscienza. Fatemi indovinare. È la bella Jane Bennet. Dolce, incantevole Jane.
Sarebbe una splendida aggiunta a Pemberley. Mi congratulo con voi, Darcy.»
«Non ho alcuna intenzione di sposare Miss Bennet.»
«Allora si tratta di Elizabeth.»
Non ho detto nulla, ma deve aver indovinato dalla mia espressione.
«Ah, è così! La sua vivacità vi affascina. Non lo avrei mai pensato. Siete così
pomposo, Darcy, ma si dice che gli opposti si attraggono.»
Si trovava in vantaggio e si divertiva a sfruttarlo.
«State attento. Farò quel che posso per salvare Lydia Bennet dalla rovina, ma
se tirerete troppo la corda, anziché pagare i vostri debiti e aggiungere
qualcos’altro, sarete perseguitato da ogni creditore di Brighton, e forse anche
dall’esercito, perché darò loro il vostro indirizzo», l’ho messo in guardia.
«Posso andare a Bath, a Lyme o al Distretto dei Laghi. Non devo per forza
vivere qui», ha ribattuto.
Ma credo che non avesse il coraggio di tentare una nuova fuga.
«Fatelo», ho detto, vedendo il suo bluff. Mi sono alzato e mi sono diretto alla
porta.
«Aspettate», mi ha richiamato.
Mi sono fermato.
«La sposerò…»
«Bene», ho detto e ho ripreso il mio posto.
«… per trentamila sterline.»
«Cosa?» ho esclamato.
«È la somma che avrei avuto da Georgiana.»
Ho avuto difficoltà a padroneggiare la collera. «Non vi darò niente di simile.»
«Benissimo, allora ventimila.»
Mi sono alzato e ho abbandonato il club.
Verrà da me presto. Non sa a chi altri rivolgersi.
Non provo piacere al pensiero di doverlo incontrare ancora, ma sapere che
questo allevierà i timori di Elizabeth mi ricompensa per ogni volta che ciò dovrà
accadere e per ogni problema che dovrò risolvere, e spero che, molto presto, la
rivedrò di nuovo felice.

Venerdì, 15 agosto

Come avevo pronosticato, questo pomeriggio Wickham è venuto a trovarmi. La


sua situazione è disperata e non può permettersi di rifiutare un aiuto. Solo il
pensiero della felicità di Elizabeth mi ha sostenuto per tutto l’arco di questa triste
occasione, che è stata sgradevole, esattamente quanto il nostro precedente
incontro. Se non fosse stato per lei, avrei lasciato perdere la questione. Alla fine
ci siamo accordati per mille sterline per cancellare i suoi debiti più altre mille.
«E un brevetto da ufficiale», ha aggiunto.
«Non credo che sarete benvenuto nell’esercito.»
«Siete influente. Suvvia, Darcy. Devo guadagnare qualcosa per vivere.
Altrimenti come farò a mantenere una moglie?»
Alla fine ho acconsentito, a condizione che si unisca a un reggimento nel
lontano Nord. Non voglio vederlo quando io ed Elizabeth saremo sposati. Se io
ed Elizabeth ci sposeremo. Ho già fatto una volta l’errore di credere che si
aspettasse una proposta da me, ma mi sbagliavo. Non lo rifarò di nuovo.
Dopo aver sistemato ogni questione con Wickham, ho deciso di andare a
trovare Mr. Gardiner, per fargli sapere cosa era stato deciso. Ho trovato subito la
sua casa, ma quando ho chiesto di essere ricevuto, ho saputo dai servitori che era
con Mr. Bennet. Ero titubante, temevo che Mr. Bennet potesse fare qualcosa di
avventato, nell’ebbrezza della scoperta. Da ulteriori indagini, sono venuto a
scoprire che Mr. Bennet sarebbe rincasato l’indomani. Ho pertanto giudicato più
saggio attendere, con l’idea che sarebbe stato più semplice parlare con Mr.
Gardiner piuttosto che con Mr. Bennet. Mr. Gardiner è per forza di cose meno
coinvolto, quindi è probabile che sia più razionale.

Sabato, 16 agosto

Sono andato da Mr. Gardiner e questa volta l’ho trovato da solo. È stato sorpreso
di vedermi, ma mi ha accolto con cordialità.
«Mr. Darcy non sapevo che aveste intenzione di venire in città così presto.
Come sta vostra sorella? Bene, spero.»
«Benissimo.»
«Siamo stati molto lieti di incontrarla nel Derbyshire. È una bella ragazza.»
«Grazie, siete davvero gentile. Tuttavia non è di mia sorella che sono venuto
a parlarvi, ma di vostra nipote.»
L’ho visto cambiare colore.
«Non volete sedervi?»
«Grazie. Allora, sono passato a trovarla poco dopo l’arrivo della lettera della
sorella e ho appreso la triste verità. Mi sento responsabile per la situazione,
poiché conoscevo l’indole di Wickham, ma ho taciuto. Aveva fatto qualcosa di
simile in precedenza, ma non ne ho mai accennato, perché volevo proteggere la
reputazione della giovane coinvolta. Se avessi reso nota la sua perfidia, nessuna
donna avrebbe potuto amarlo, e Miss Lydia Bennet sarebbe stata al sicuro.»
La sua espressione rivelava che niente avrebbe tenuto al sicuro una ragazza
scatenata come Lydia, e ad alta voce ha detto: «Non è affatto colpa vostra».
«Ciononostante, mi sono preso carico di rintracciare Wickham. Conoscevo
alcune sue amicizie e sapevo come scoprire dove si trovasse. L’ho visto e l’ho
persuaso a sposarsi.»
A mano a mano che svelavo i dettagli, Mr. Gardiner era sempre più sorpreso.
Ha rifiutato di lasciarmi assumere l’onere degli accordi finanziari ma, dal
momento che contestavo ogni sua pretesa, ha iniziato a farsi pensieroso. Nutriva
qualche sospetto sulla natura dei miei sentimenti per Elizabeth, ne sono certo,
ma non vi ha fatto cenno. Come avrebbe potuto? Alla fine ha detto che avevamo
già parlato abbastanza, e mi ha invitato a tornare da lui domani. Credo che abbia
intenzione di consultarsi con la moglie, per stabilire fino a che punto mi debba
essere permesso di aiutarli.
L’ho lasciato e mi sono ritirato al club. Sono sicuro che presto tutto verrà
sistemato. Non appena Elizabeth lo saprà, sarà liberata dalla pena: è questo
pensiero a darmi forza. Potrà ridere ancora e punzecchiarmi e dimenticherà la
brutta faccenda della sorella.

Domenica, 17 agosto

Sono andato a trovare di nuovo Mr. Gardiner, e questa volta Mrs. Gardiner era
con lui. Mi hanno accolto con cordialità e, dopo esserci scambiati i convenevoli,
ho ripetuto loro che pretendevo di saldare i debiti di Wickham. Hanno
acconsentito a questa mia richiesta, ma non alla mia volontà di sistemare tutto il
resto. Comunque, ci sono ancora alcuni accordi da prendere, e ho intenzione di
fare opera di persuasione su Mr. Gardiner anche domani, finché non accetterà di
lasciar risolvere a me l’intera faccenda.

Lunedì, 18 agosto

Tutto è stato sistemato, finalmente. Alla fine sono riuscito a fare a modo mio.
Mr. Gardiner ha spedito un messaggio a Longbourn, e sapere che lenirà
l’angoscia di Elizabeth mi ha dato una grande soddisfazione. Mr. e Mrs.
Gardiner offriranno a Lydia la loro protezione sino a quando non verrà
organizzato il matrimonio. Non li invidio. Lei non ha mostrato segni di rimorso
per ciò che ha fatto e sembra credere che sia una grande burla. È una delle
ragazze più frivole che conosca.

Martedì, 19 agosto

Sono tornato a Pemberley e sono stato felice di scoprire che i miei ospiti non
hanno considerato affatto strana la mia assenza. Se sapessero che ho combinato
un matrimonio, anziché sistemare degli affari, sarebbero sbalorditi!

Sabato, 30 agosto
Sono arrivato a Londra e domani ho lo sgradevole compito di accertarmi che
Wickham si presenti al suo matrimonio.
SETTEMBRE

Lunedì, 1º settembre

Oggi Lydia si è sposata, la sua reputazione è salva.


La mattinata è iniziata in malo modo. Sono passato dall’alloggio di Wickham
alle dieci e mezzo, come concordato, e l’ho trovato vestito solo a metà.
«Che significa?» gli ho chiesto. «Dovete essere in chiesa tra mezz’ora.»
Si è versato un bicchiere di liquore e l’ha scolato. «Ci bastano cinque minuti
per arrivare in chiesa. C’è un sacco di tempo.»
«Se arrivate oltre l’orario, non potrete sposarvi oggi», gli ho fatto notare.
«Lo sapete, Darcy, che se mi aveste dato il beneficio che volevo quando ne
ho fatto richiesta, tutti questi fatti sgradevoli avrebbero potuto essere evitati.»
Non ho replicato.
«Avrei preferito celebrare io i matrimoni, piuttosto che venire sposato da un
altro. Comincio a credere di non volermi sposare affatto», ha detto.
«Allora dovrete affrontare i vostri debitori.»
«Ah, quello mi piacerebbe ancor meno.»
Ha appoggiato il bicchiere e ha afferrato la giacca. L’ha infilata e ha annodato
la cravatta, poi ci siamo diretti verso la carrozza in attesa.
«È come quando eravamo ragazzini: noi due insieme. Ho sempre pensato che
sareste stato il mio testimone di nozze. Di recente avevo cominciato ad avere dei
dubbi, ma eccoci qui, vedete, di nuovo amici», ha commentato.
«Voi non siete affatto amico mio», ho ribattuto.
Ha sorriso beffardo. «A meno a che non mi sbagli, saremo presto molto più
che amici. Saremo fratelli.» Si è allungato sui cuscini. «Come sarebbero stati
felici i nostri padri di sapere che saremmo stati così vicini. Siamo quasi diventati
fratelli lo scorso anno…» Ha fatto una pausa e mi è servito tutto il mio
autocontrollo per non reagire. «Ma, ahimè, il destino è stato di diverso avviso. O,
almeno, voi lo siete stato. Come sta Georgiana?»
«Meglio, visto che è lontana da voi.»
«Un peccato. Non credevo che mi avrebbe dimenticato così presto. Pensavo
invece che fosse innamorata di me. Non vedo l’ora di incontrarla di nuovo,
quando Lydia e io visiteremo Pemberley.»
«Questo non accadrà mai», ho detto risoluto.
Il viaggio fino a Saint Clement è stato breve. La chiesa era stata scelta perché
si trovava nella parrocchia cui appartenevano gli alloggi di Wickham, e il
pastore si era offerto di officiare la cerimonia. Non sapeva niente di ciò che era
stato fatto al fine di portare a compimento le nozze, soltanto che una coppia
desiderava sposarsi. Ci ha accolto con un sorriso quando siamo entrati in chiesa
e abbiamo aspettato che Lydia arrivasse.
«Forse ha cambiato idea. Non potreste incolpare me di questo e dovreste
comunque pagare i miei debiti», ha detto Wickham.
«Verrà. Se ne occuperanno i suoi zii.»
In quel momento Lydia è entrata in chiesa. Ha lanciato uno sguardo all’altare,
poi si è profusa in entusiastiche effusioni quando si è accorta che Wickham era
già arrivato. Sua zia e suo zio l’hanno invitata a ricordare dove si trovasse e
l’hanno accompagnata di fronte al pastore.
«Sarò felice quando tutto questo sarà finito», mi ha detto Mr. Gardiner
sottovoce.
«Concordo. Ho cercato di farle capire la pena che ha inflitto ai suoi genitori,
il disonore di cui ha macchiato la sua famiglia e la gratitudine che deve a coloro
che l’hanno salvata dalla rovina, ma invano. Non mi ascoltava nemmeno, e
parlava invece di Wickham, lamentandosi di tanto in tanto perché non
mettevamo mai il naso fuori di casa», ha aggiunto sua moglie.
La cerimonia è iniziata e quel matrimonio per la cui organizzazione c’era
voluto così tanto tempo, è stato portato a termine con grande rapidità.
«Spero che ringrazierai Mr. Darcy per quel che ha fatto», ha detto Mrs.
Gardiner, quando tutto è finito.
«Mrs. Wickham. Come suona bene!» ha detto Lydia, ignorando la zia e con
lo sguardo fisso sull’anello che aveva al dito.
Un gruppo di curiosi era entrato in chiesa, e Lydia ha mostrato loro il
gioiello, dicendo che dovevano farle le congratulazioni ed essere i primi a
chiamarla col suo nuovo nome.
«Come saranno invidiose le mie sorelle», ha osservato, mentre lasciavamo la
chiesa. «Nessuna di loro è sposata, anche se sono più grandi di me. Mi
vergognerei ad avere più di vent’anni ed esser senza marito. Jane diventerà
presto una vecchia zitella. Dovrà cedermi il posto a tavola, perché io sono una
donna sposata ormai. Come sarà divertente! Le dirò: ‘Jane, prenderò il tuo posto
adesso, e tu scenderai di un gradino, perché io sono una donna sposata’.»
Mr. e Mrs. Gardiner si sono scambiati un’occhiata.
«Saranno tutte gelose di me e del mio bellissimo marito. Ero così preoccupata
questa mattina, mentre venivamo in chiesa. Avevo il terrore che vestisse di nero,
ma la mia felicità è stata totale quando ho visto che aveva scelto la sua giubba
blu.»
Ho provato un moto di soddisfazione nell’accorgermi che Lydia diventerà
stupida proprio come sua madre e ho tratto piacere dalla consapevolezza che,
dopotutto, Wickham sarà punito per i suoi peccati, poiché dovrà vivere con lei
per il resto della sua vita.

Martedì, 2 settembre

Questa sera ho cenato coi Gardiner. Eravamo sollevati che la faccenda si fosse
conclusa bene. Le ultime settimane sono state faticose, ma è andato tutto per il
meglio.
Sono una coppia senza dubbio gradevole: Mr. Gardiner è molto intelligente e
Mrs. Gardiner è piena di buonsenso; sono colti e ben educati, e ho trascorso una
serata davvero piacevole in loro compagnia, così piacevole che ho dimenticato di
trovarmi a Gracechurch Street. Ho passato serate ben peggiori in luoghi
considerati più distinti.
E pensare che un tempo li avevo liquidati senza neanche conoscerli e avevo
rifiutato Elizabeth perché i suoi parenti non rientravano nei parametri che
consideravo accettabili! Se avessi volto lo stesso sguardo critico sui miei di
parenti, mi sarei potuto accorgere che non era la sola ad avere legami
indesiderabili. Lady Catherine, nonostante tutta la sua eleganza, avrebbe dovuto
vergognarsi di proporre a Elizabeth – la sua ospite! – di esercitarsi al pianoforte
nella stanza della governante, qualcosa che, ne sono certo, Mrs. Gardiner non
farebbe mai. E i parenti di Bingley non sono migliori. Caroline Bingley potrà
anche essere una donna di buona famiglia e alla moda, ma è anche divorata dalla
gelosia e dalla ripicca.

Mercoledì, 3 settembre

Sono tornato a Pemberley, dove ho scoperto che Caroline e Louisa avevano fatto
mille progetti per visitare Scarborough.
«Venite con noi, Mr. Darcy. Scarborough è corroborante in questo periodo
dell’anno», ha detto Caroline.
«Ho troppi impegni nella mia tenuta», ho replicato.
«Ma sarebbe così bello per Georgiana. Credo che non veda il mare dalla
scorsa estate, quando ha soggiornato a Ramsgate. Si struggerà dal desiderio.»
Poi si è rivolta a Georgiana: «Non vorreste rivedere il mare?»
Georgiana è avvampata e ha mormorato che non ne aveva alcun desiderio.
Caroline si è appellata a me e ha detto: «Tornereste a Pemberley ristorato e
sareste in grado di sbrigare il doppio del lavoro che fareste se non veniste».
«Resto fermo nelle mie intenzioni. Ma voi dovete andare, l’aria di mare vi
farà bene», l’ho sollecitata, quando ho visto che era sul punto di cambiare idea.
«Aria di mare», ha detto Mr. Hurst, poi è ripiombato nel suo solito torpore.

Giovedì, 4 settembre

Caroline, Louisa e Mr. Hurst sono partiti per Scarborough. Hanno cercato di
persuadere Bingley ad andare con loro, ma lui ha detto che non desiderava essere
trascinato in giro e sarebbe rimasto a Pemberley. Caroline ha incoraggiato l’idea.
Crede che sposerà Georgiana e vuole che la veda più spesso, sebbene, a un
occhio imparziale, appaia evidente che questo non accadrà mai.

Lunedì, 8 settembre

«Credo che tornerò a Netherfield», ha detto Bingley con indifferenza, mentre


questa mattina facevamo una passeggiata a cavallo.
«Buona idea. Se intendi tenere la casa, la dovresti usare di tanto in tanto.»
«È proprio quello che penso. Verrai con me? Mi piacerebbe ricambiare la tua
ospitalità.»
Il mio umore ha avuto un’impennata. Se andassi a Netherfied, avrei
l’opportunità di vedere di nuovo Elizabeth.
«Quando hai in programma partire?» gli ho chiesto.
«Tra una settimana circa. Pensavo di mandare i servitori domani, in modo che
possano preparare la casa ad accoglierci.»
«Sì, verrò con te.»
Mi è parso soddisfatto.
«È trascorso quasi un anno da quando l’ho presa in affitto. Allora non
immaginavo che…»
La sua voce si è affievolita, e non è stato difficile immaginare quale direzione
avessero preso i suoi pensieri. Non ho detto altro e ho lasciato che si perdesse nei
suoi sogni a occhi aperti. Potrebbero diventare reali molto presto. E i miei sogni,
che ne sarà di loro?

Mercoledì, 17 settembre

Siamo arrivati a Netherfield questo pomeriggio. Bingley ha manifestato


l’intenzione di fare una cavalcata fino a Meryton non appena siamo arrivati, ma
uno scroscio di pioggia l’ha costretto a posticipare la visita.

Giovedì, 18 settembre

Questa mattina Sir William Lucas è passato a trovarci, per darci ancora una volta
il benvenuto nel vicinato.
Con un profondo inchino ha detto: «Mr. Bingley, ci fate troppo onore
ritornando nel nostro umile circondario. Pensavamo di non potervi offrire piaceri
sufficienti a trattenervi, e invece siete qui, fresco dei vostri trionfi in città, per
omaggiare il nostro umile villaggio con la vostra presenza». E con un inchino
altrettanto profondo, ha aggiunto: «Mr. Darcy, sembra passato un istante da
quando abbiamo preso il tè con Lady Catherine nell’incantevole salotto di
Rosings Park. Il vostro soggiorno è stato divertente, immagino?»
Divertente? Non avrei descritto così le sensazioni provate in quelle poche
settimane burrascose, ma Sir William ha preso il mio silenzio a mo’ di conferma.
«Avete più fatto visita alla vostra encomiabile zia, da allora?» ha chiesto.
«No», ho risposto conciso.
«Spero di andare a trovare di nuovo Charlotte, a breve», ha detto.
Ha poi intrapreso un discorso senza fine, in cui ha esaltato i vantaggi della
posizione della figlia. Non so quanto avrebbe blaterato ancora, se non fosse
sopraggiunto Mr. Long.
Quando i nostri ospiti sono andati via, Bingley ha detto: «Lo scorso anno
abbiamo ricevuto la visita di Mr. Bennet subito dopo quella di Sir William.
Credi che sarà di nuovo così?»
Considerate le abitudini indolenti di Mr. Bennet, avevo qualche dubbio.
«Forse potrei passare dai Bennet anche senza questa formalità», ha suggerito
Bingley.
«Aspettiamo e vediamo se verrà domani», è stato il mio consiglio.

Sabato, 20 settembre

Mr. Bennet non è venuto neanche ieri e questa mattina Bingley ha deciso di fare
una visita a Longbourn.
«Vieni con me, Darcy», ha proposto.
Mi sono detto che sarei andato con lui solo per vedere se Miss Bennet fosse
interessata a lui, dunque ho accettato. Ma la vera ragione era che volevo vedere
Elizabeth. Ero impaziente di incontrarla quanto Bingley lo era di salutare la
sorella, e nutrivo i suoi stessi timori.
Siamo partiti. Bingley era silenzioso e anch’io ero perso nei miei pensieri, e
mi chiedevo come sarei stato ricevuto. Se Elizabeth mi avesse accusato di essere
la causa della rovina di Lydia, non avrei potuto fargliene una colpa, ancor più
perché non sapeva che avevo contribuito a sistemare la faccenda.
Mi ero preoccupato in particolar modo che non lo scoprisse. Non volevo la
sua gratitudine. Se aveva sviluppato sentimenti d’affetto nei miei confronti,
volevo esser certo che nascessero dall’amore e da null’altro.
Siamo arrivati e il domestico ci ha fatto entrare. Ho subito visto che Elizabeth
abbassava lo sguardo, imbarazzata, e si dava da fare col suo ricamo. Cosa
significava? Avrei voluto saperlo. Indicava che era consapevole dell’imbarazzo
della situazione, o che non riusciva a sopportare di guardarmi?
«Perbacco, Mr. Bingley!» ha esclamato Mrs. Bennet, che era scattata dalla
sedia con un sorriso. «Che gioia vedervi di nuovo a Longbourn. Ci siete
mancato. Ci avete abbandonati così in fretta lo scorso anno, da non riuscire
neanche a dirci arrivederci! Spero che non stiate pensando di lasciarci di nuovo
su due piedi?»
«No, mi auguro di no», ha detto Bingley, con un’occhiata a Miss Bennet. Lei
ha sorriso e ha abbassato lo sguardo. Almeno il suo comportamento mi era
chiaro: lei non avrebbe deluso le speranze di Bingley.
«E Mr. Darcy», ha aggiunto Mrs. Bennet con disappunto, volgendosi a me.
Non mi sono curato del suo umore e trovavo difficile credere che solo pochi
mesi prima l’avevo considerato una ragione valida per non dichiararmi a
Elizabeth. Che importava se sua madre era sciocca e volgare? Non era Mrs.
Bennet che volevo sposare.
Non potevo sedermi accanto a Elizabeth, perché c’era una delle sue sorelle
più giovani, ma le ho chiesto notizie dei suoi zii. Elizabeth ha risposto in modo
posato, poi è tornata a occuparsi del suo lavoro.
In apparenza ero calmo, dentro di me ero l’esatto contrario, ma non potevo
farci niente. Non ero abbastanza vicino a Elizabeth per continuare la
conversazione senza dare nell’occhio, e cosa potevo dirle di quel che avrei
voluto, davanti a sua madre?
Per distogliere i miei pensieri da lei, mi sono concentrato su Miss Bennet e
mi sono chiesto come avessi fatto, l’anno precedente, a non vedere la sua
predilezione per Bingley. I sentimenti nei riguardi di lui erano presenti in ogni
gesto, in ogni sguardo, in ogni sorriso. Mi domandavo se avessi scelto di non
vedere soltanto perché desideravo che Bingley sposasse Georgiana. All’epoca
non ci avevo riflettuto in questi termini, ma mi sono reso conto ora che era così.
Ho spostato di nuovo lo sguardo su Elizabeth, col desiderio di poter leggere i
suoi pensieri.
Dopo poco mi ha chiesto: «Miss Darcy sta bene, spero?»
«Sì, grazie», ho risposto, felice di sentire il suono della sua voce.
Non vi è più stata opportunità di dire altro. Sua madre aveva preso a
raccontare del matrimonio di Lydia, ed Elizabeth non ha alzato lo sguardo.
Sapeva che avevo fatto la mia parte? Ma no, sono sicuro di no. Avevo fatto
promettere ai Gardiner di mantenere il segreto, ed ero sicuro che non mi
avrebbero tradito. La sua confusione dipendeva dall’argomento, poiché
conosceva i miei rapporti con Wickham.
«Certo, è una cosa meravigliosa avere una figlia ben maritata», ha asserito
Mrs. Bennet con un discorso che mi avrebbe disgustato pochi mesi prima, ma
che in quel momento non mi ha fatto alcun effetto. Non m’importa niente di
Mrs. Bennet. Che sia la donna più stupida della cristianità, se lo desidera. Questo
non m’impedirà di sposare Elizabeth, se lei mi vorrà.
Mrs. Bennet ha continuato a parlare di Wickham, dicendo che sarebbe andato
nell’esercito regolare, poi ha aggiunto: «Grazie al cielo ha qualche amico, anche
se non tanti quanti ne meriterebbe».
Il viso di Elizabeth è diventato rosso fuoco, gli occhi scintillavano mortificati.
Quanto avrei voluto aiutarla! Ma, pensavo, quanto le si addiceva quel colorito!
Infine ha sollevato il capo e ha parlato: «Avete intenzione di rimanere in
campagna, Mr. Bingley?»
Avrei voluto essere Bingley in quel momento, così che si fosse rivolta a me.
Perché preferiva parlare col mio amico? Perché non mi guardava? Non lo
desiderava? Ero disperato.
Infine, la nostra visita è giunta al termine. Se avessi potuto, sarei rimasto lì
tutto il giorno, ma era impossibile.
«Mr. Bingley, verrete a cenare da noi questo martedì?» ha chiesto Mrs.
Bennet, quando ci siamo alzati per uscire. Poi mi ha rivolto uno sguardo freddo
e, di malavoglia, ha aggiunto: «E anche Mr. Darcy».
Che m’importava dei suoi modi? Avrei visto Elizabeth ancora una volta. Il
prossimo incontro mi dirà di sicuro se nutre dei sentimenti per me, se potrà mai
perdonare i gravi torti che ho fatto alla sua famiglia e se sarà in grado di amarmi.
Finché non lo saprò, sarà un tormento.

Domenica, 21 settembre

«L’altra sera mi è sembrato che Miss Bennet stesse molto bene», ha detto
Bingley questa mattina.
«È vero», ho confermato.
«Ho pensato che avesse un bell’aspetto», ha aggiunto pochi minuti dopo.
«Sì, infatti.»
«Ed è di buonumore. Suppongo che abbia trascorso un’estate gradevole», ha
aggiunto, con aria malinconica.
«Si spera sia così. Vorresti che fosse infelice?»
«No, certo che no», ha replicato in fretta.
«Mi è parso, tuttavia, che non fosse molto raggiante, quando siamo arrivati»,
gli ho detto.
«No?» mi ha chiesto, con un velo di speranza.
«No, ma è come rifiorita non appena ti ha visto.»
Bingley ha sorriso. «Mrs. Bennet è una donna meravigliosa. Davvero
affascinante. E così cortese. Non mi aspettavo di essere invitato a cena così
presto. È una gentilezza che non merito.»
Chiunque creda che Mrs. Bennet sia una donna meravigliosa è alle prese con
qualcosa di più di una semplice infatuazione: è innamorato. Sono felice per
Bingley e posso soltanto sperare di essere altrettanto fortunato.
Martedì, 23 settembre

Bingley era pronto a recarsi a Longbourn con un’ora di anticipo.


«Non possiamo andare così presto», gli ho detto, sebbene fossi altrettanto
impaziente di partire.
«Potremmo incontrare un imprevisto lungo la strada», ha asserito.
«Non per un viaggio così breve», ho replicato.
«Jennings non vorrà spronare i cavalli ad andare veloci.»
«Arriveremo a Longbourn troppo presto, anche se percorreranno il tragitto al
passo.»
«Ci potrebbe essere un tronco lungo la strada.»
«Saremo in grado di aggirarlo.»
«O la carrozza potrebbe perdere una ruota.»
«Non possiamo partire prima di mezz’ora», ho detto, e mi sono seduto con un
libro.
Avrei voluto sentirmi tranquillo come apparivo. In realtà ero ansioso quanto
Bingley, ma anche restio ad andare. Lui aveva la certezza di sapere che i suoi
sentimenti erano ricambiati. Io no. Vedere di nuovo Elizabeth! A malapena
osavo pensarci. Che gioia, se mi avesse sorriso! E che infelicità, se avesse
evitato il mio sguardo.
Bingley si è avvicinato alla finestra.
«Dovresti fare come me e scegliere un libro», gli ho suggerito.
È venuto verso di me e me l’ha preso dalle mani, poi lo ha capovolto, prima
di restituirmelo.
«Andrà meglio se lo leggerai nel verso giusto», ha commentato.
Mi ha fissato con curiosità, ma io non gli ho dato spiegazioni riguardo al
motivo della mia distrazione. Invece, ho fissato gli occhi sulla pagina, senza però
vedere niente. Poi, finalmente, è arrivato il momento stabilito e siamo partiti per
Longbourn. Eravamo entrambi silenziosi.
Siamo arrivati. Siamo entrati. Mrs. Bennet ha accolto Bingley con enorme
cortesia, mentre a me ha fatto una fredda riverenza. Ci siamo recati nella sala da
pranzo. Al nostro ingresso Miss Bennet ha alzato lo sguardo, e Bingley ha preso
posto accanto a lei. Beato lui! Io non ho avuto una fortuna simile, anzi, ero il più
lontano possibile da Elizabeth e, ancora peggio, ero seduto accanto a sua madre.
Mrs. Bennet si era presa un enorme disturbo con la cena, e non era difficile
comprenderne il perché. Le continue occhiate lanciate alla figlia maggiore e a
Bingley mostravano in che direzione fossero rivolti i suoi pensieri. La zuppa era
buona ed è stata seguita da pernici e carne di cervo.
«Come trovate le pernici? Sono buone, spero», mi ha chiesto.
«Sono eccellenti», ho risposto, nel tentativo di essere socievole.
«E la carne di cervo? Avete mai visto una coscia più grassa?»
«No.»
«Prendete un po’ di salsa?» ha insistito.
Avevo poco appetito e ho declinato l’offerta.
«Suppongo che un semplice intingolo non sia abbastanza per voi. Sarete
abituato a una gran varietà di salse a Londra», ha detto.
«Certo», ho replicato.
«Avete cenato col principe di Galles, immagino?»
«Ho avuto questo onore.»
«Alcuni pensano che quel genere di ghiottonerie sia raffinato, ma confesso di
averlo sempre trovato volgare. Noi non abbiamo venti salse per ogni piatto. Qui
in campagna non siamo così spreconi.»
Ha rivolto di nuovo la sua attenzione a Bingley, e io mi sono sforzato di
mangiare. Ho guardato Elizabeth, affamato delle sue occhiate più di quanto non
lo fossi del cibo, ma lei non mi ha degnato.
Le signore si sono ritirate. I signori sono rimasti a sorseggiare il porto. Non
ero interessato ai discorsi: le malvagità dei francesi non m’interessavano; gli
eccessi del principe di Galles non riuscivano a mantenere viva la mia attenzione.
Ho dato un’occhiata all’orologio, poi agli altri ospiti. Non la finivano più di
parlare?
Ci siamo ricongiunti alle signore e ho cercato di avvicinarmi a Elizabeth, ma
non c’era spazio accanto a lei. Gli invitati erano numerosi e lei aveva il compito
di versare il caffè, quindi non ci sono riuscito. Ciononostante ci ho provato, ma
una giovane donna, che considererò per sempre una piaga, è sopraggiunta al suo
fianco e l’ha coinvolta in una conversazione.
Ho avuto l’impressione che Elizabeth fosse contrariata, e questo pensiero mi
ha dato speranza. Mi sono allontanato ma, non appena ho finito il caffè – che mi
ha scottato la lingua per la velocità con cui l’ho bevuto – le ho riportato la tazza
affinché la riempisse di nuovo.
«Vostra sorella è ancora a Pemberley?» ha chiesto.
Sembrava fredda, distaccata.
«Sì, ci resterà sino a dicembre», ho risposto.
Ha domandato degli amici di Georgiana, ma non ha aggiunto altro. Non
sapevo se intervenire o restare in silenzio. Avrei voluto parlare, ma c’erano tante
cose da dire, che a malapena sapevo da dove iniziare e, riflettendoci, mi sono
reso conto che nessuna di esse poteva essere pronunciata in un salotto affollato.
Il mio silenzio è stato notato da una delle signore, così sono stato costretto ad
andar via, maledicendomi per non aver tratto vantaggio da quell’opportunità.
I servizi da tè sono stati portati via e sono state apparecchiate le tavole da
gioco. Ecco la mia opportunità! Ma Mrs. Bennet ha richiesto la mia presenza al
tavolo del whist, e non potevo rifiutarmi senza recare offesa. L’ho quasi fatto,
perché ero stato sul punto di dire: «Preferirei parlare con vostra figlia». Come
avrebbe reagito in quel caso? Avrebbe detto di non aver intenzione di imporre un
uomo così sgradevole a Elizabeth, o sarebbe rimasta sbalordita, ridotta a un
beato silenzio? Sono stato tentato di provare, ma non potevo mettere in
imbarazzo Elizabeth.
Non riuscivo a rimanere concentrato sul gioco: ho perso più e più volte.
Cercavo un’opportunità di parlare con Elizabeth prima di andar via, ma non sono
riuscito a trovarne neanche una, così sono tornato a Netherfield di umore cupo.
Bingley, al contrario, straripava di felicità. Ho deciso che domani gli dirò che
Miss Bennet era stata in città, e che gliel’avevo tenuto nascosto. Non ne sarà
contento, ma l’inganno è andato avanti troppo a lungo.

Mercoledì, 24 settembre

«È vero che Miss Bennet è la più bella ragazza che tu abbia mai visto?» mi ha
chiesto Bingley questa sera, mentre giocavamo a biliardo.
«È vero.»
«Credo che ci sia speranza.»
«Ne sono certo.» Ho esitato, ma dovevo dirglielo: «Bingley, c’è qualcosa di
cui devo parlarti».
«Cioè?»
Mi guardava pieno d’innocenza, e mi sono sentito in colpa per il ruolo che
avevo giocato nell’inganno.
«Ti ho reso un pessimo servizio. La scorsa primavera Miss Bennet è stata in
città.»
«Ma io non l’ho vista!» ha esclamato lui sorpreso.
«No, lo so. Avrei dovuto dirtelo, ma pensavo che l’avessi dimenticata. Anzi,
a essere sincero, speravo che l’avessi dimenticata, o che comunque l’avresti
fatto, se non l’avessi incontrata di nuovo.»
«Darcy!» Era ferito.
«Mi dispiace, non avevo il diritto di intromettermi nelle tue questioni. È stata
un’insolenza da parte mia.»
«Allora mi è venuta dietro a Londra?» ha chiesto, dimentico del mio inganno
nella gioia di scoprire che lei lo aveva seguito.
«È andata a stare dai suoi zii, ma ha cercato di mettersi in contatto con te.
Cioè, ha scritto a Caroline.»
«Caroline! Anche lei lo sapeva?»
«Sì, e mi vergogno a dire che Caroline ha evitato Miss Bennet e che io l’ho
incoraggiata.»
«Darcy!» Era irritato.
«Mi sono comportato molto male, e ti chiedo perdono.»
«Se accetterà di diventare mia moglie, lo avrai. Ma forse, in futuro, farai bene
a lasciare che gestisca da solo le mie cose.»
«Lo farò, perché so che lo fai meglio di quanto io non gestisca le mie.»
Mi ha guardato curioso, ma non ho aggiunto altro. Non posso parlargli del
mio amore per Elizabeth finché non saprò che è corrisposto. Se è corrisposto.

Giovedì, 25 settembre

Sono stato obbligato a tornare in città. La lunghezza della mia permanenza


dipenderà dalle circostanze.

Martedì, 30 settembre

Questa mattina ho ricevuto una lettera da Bingley, spedita, è evidente, in tutta


fretta. Era macchiata e scritta così male, da essere quasi illeggibile. Ma alla fine
ce l’ho fatta:
Mio caro Darcy,
fammi le congratulazioni! Jane e io ci siamo fidanzati! Lei è l’angelo più
dolce, più adorabile! Non riesco a credere di essere stato tanto fortunato da
conquistarla. Sua madre è in estasi. Il padre è contento. Elizabeth è felicissima.
Non ho tempo per scriverti altro. Caroline mi chiede di mandarti i suoi saluti.
Già immagina il suo abito da damigella d’onore e non vede l’ora di incontrarti
al matrimonio.
CHARLES BINGLEY
P.S.: Ho dimenticato di chiedertelo. Sarai il mio testimone?
C.B.

Ho risposto mandandogli le mie più calorose felicitazioni e gli ho detto che sarò
senza dubbio il suo testimone. Ero tentato di tornare a Netherfield e di fargli di
persona i miei auguri, ma Georgiana non sta bene, e intendo restare in città sino
a quando non si sarà ripresa.
Mentre siedo accanto a lei, non posso fare a meno di pensare a Elizabeth. Se
accettasse di diventare mia moglie, lei e Georgiana sarebbero amiche. Questa è
in ogni senso la tanto sospirata conclusione per tutto ciò che è accaduto, eppure
sono in apprensione. Non ho colto alcun segno nelle parole di Elizabeth, o nei
suoi gesti, che mi faccia supporre che i miei sentimenti siano ricambiati. Però
non ho visto nulla che mi faccia pensare che mi disprezzi irrevocabilmente. Ho
quasi il timore di ritornare a Longbourn. Finché sono con Georgiana mi resta la
speranza, ma una volta lì, potrebbe svanire per sempre.
OTTOBRE

Giovedì, 2 ottobre

Il colonnello Fitzwilliam è venuto per vedere come sta Georgiana. Lei si è


ripresa quasi del tutto e tra qualche giorno potrò tornare a Netherfield.
«Sei stato a Netherfield, a quanto ho capito», ha detto.
Mangiavamo in sala da pranzo. Georgiana, ancora fiaccata dalla malattia, si
era fatta portare la cena in stanza.
«Sì», ho risposto, e gli ho parlato del fidanzamento di Bingley.
«E ti dispiace?»
«No, sono molto felice per lui. Sono felice per entrambi.»
«Miss Elizabeth Bennet ti ha parlato della lettera? Ha compreso che non sei
stato tu la causa della rovina di Wickham?» ha chiesto con esitazione.
«Non ha detto nulla, ma credo che l’abbia accettato.»
«E i suoi sentimenti verso di te si sono addolciti?»
Non sapevo come rispondergli.
«Queste storie sono dolorose finché durano, ma non si deve permettere loro
di andare avanti per sempre. È ora che pensi a guardare di nuovo al tuo futuro,
Darcy. Dovresti sposarti. Sarebbe un bene per Georgiana avere una donna in
casa.» Ha preso un boccone di rombo, poi ha aggiunto: «Anne attende la tua
proposta da diversi anni».
«Anne?» ho chiesto, sorpreso.
«Suvvia, Darcy, sai che Lady Catherine considera il vostro matrimonio come
una questione già stabilita da quando eravate nella culla. Mi ha sorpreso che
avessi fatto una proposta a Elizabeth ma, dal momento che non erano affari miei,
ho taciuto. Visto che lei ti ha rifiutato, però, credo che dovresti formalizzare il
tuo fidanzamento con Anne.»
«Non ho alcuna intenzione di sposare Anne», ho detto.
«Ma Lady Catherine se l’aspetta. Lei e tua madre vi hanno promessi in
matrimonio che eravate in fasce.»
«Non dirà sul serio? Gliel’ho sentito dire diverse volte, ma l’ho sempre
considerata una fantasia campata in aria come: ‘Quando eri piccolo, mia sorella
e io abbiamo deciso che saresti entrato nell’esercito’, o ‘Quando eri un bambino,
ho deciso che ti saresti dedicato alla politica’.»
«Ti assicuro che ne è convinta.»
«E Anne?» ho chiesto.
«Sì, anche lei se l’aspetta. È questo il motivo per cui non si è mai sposata.»
«Avevo pensato che fosse perché era troppo giovane.»
«Ha ventotto anni, proprio come te. Hai dimenticato che eravate accanto nella
culla, e che noi tre giocavamo assieme da bambini?»
Sì, lo avevo scordato. Anne aveva l’abitudine di seguire me e mio cugino.
No, non seguirci. Poteva correre veloce quasi quanto me. Mio cugino, che aveva
cinque anni di più, ci distanziava entrambi.
«Ti ricordi quando ci ha battuti nella scalata della quercia?» ha domandato
Fitzwilliam. «Non avrebbe dovuto arrampicarsi, si strappò il vestito e fu
confinata nella nursery a pane e latte per una settimana.»
«Mi ricordo. Rammento anche che tu le portasti un panino con della carne e
una fetta di torta avvolti in un fazzoletto. Avevo pensato che saresti caduto di
sicuro quando ti arrampicasti al di là del tetto per raggiungere la sua finestra.
Fosti mai scoperto per aver rubato nella cucina?»
«No, Mrs. Heaney diede la colpa al cane.»
«Povero Ceasar! Mi ero dimenticato delle imprese di Anne. Era così vivace
da bambina, quando godeva di buona salute», ho commentato.
«E quando c’era Sir Lewis a difenderla: scoprì che Lady Catherine aveva
ordinato di lasciarla confinata nella nursery e andò a trovarla di persona,
donandole mezza sterlina d’oro.»
«Davvero?» ho domandato con un sorriso.
Potevo immaginarlo. Sir Lewis era sempre stato molto affezionato ad Anne, e
lei a sua volta aveva provato un forte attaccamento nei confronti del padre. Era
stato un duro colpo per lei, quando era morto.
«Mi sono spesso chiesto…» ha iniziato a dire mio cugino.
«Sì?»
«Hai notato che la sua tosse peggiora sempre quando sua madre le è vicino?»
«No.»
«E non solo la tosse, anche la sua timidezza. È molto più allegra quand’è con
me.»
«Non è mai allegra quand’è con me», ho detto sorpreso.
«Ma è perché di te ha soggezione.»
«Di me?»
«Sei un personaggio, Darcy, in particolar modo quando sei di malumore.
Basta che il tempo peggiori, e la noia ti trasforma in un orco.»
Ero sul punto di ribattere che stava dicendo un mucchio di sciocchezze,
quando ho ricordato che Bingley aveva detto una cosa simile.
«Mi dispiace per questo. Ma Anne non deve soffrire ancora. Andrò a Rosings
e le dirò che un matrimonio tra noi è fuori questione.»
«Non ce n’è bisogno. Lady Catherine è a Londra, e Anne è con lei. Le ho
viste entrambe questa sera, prima di venire qui. Lady Catherine ha intenzione di
farti visita, prima di rientrare a Rosings.»
Abbiamo finito il nostro pasto e, dopo essere stato con me ancora un’ora, il
colonnello Fitzwilliam è andato via. Rimarrà a Londra per le prossime due
settimane e mi ha promesso di venire a trovare Georgiana ogni giorno, per
assicurarsi che stia bene e sia contenta.

Sabato, 4 ottobre

Lady Catherine è passata questa mattina e ha portato Anne con sé. Stavo per
informarmi sulla sua salute, quando mia zia ha iniziato senza preamboli. «Devi
porre subito fine a quest’assurdità, Darcy», ha esordito non appena si è seduta.
Non sapevo di cosa parlasse, ma prima che potessi aprir bocca, ha proseguito:
«Ho sentito dire da Mr. Collins che eri sul punto di proporti a Miss Elizabeth
Bennet. Siediti, Anne».
Anne si è seduta immediatamente.
«Consapevole che questa notizia è una grottesca falsità, sono stata a
Longbourn allo scopo di ottenere la smentita di Miss Elizabeth Bennet. La
sfacciataggine di quella ragazza! L’immoralità! Anche se, cosa ci si poteva
aspettare da una madre così e da uno zio a Cheapside? Si è rifiutata di ammettere
che la voce fosse una menzogna, sebbene io sapessi che fosse falsa. Non ho mai
incontrato una ragazza più impudente in vita mia! Si è presa gioco di me nella
maniera più volgare. Quando le ho detto che doveva smentire la notizia, ha
risposto soltanto che poiché io la definivo impossibile, una smentita non serviva.
È ovvio che è impossibile. Sei un uomo troppo orgoglioso per essere
abbindolato, qualsiasi trucco lei abbia impiegato. Unirsi a una famiglia simile! E,
tramite loro, a George Wickham, il figlio dell’amministratore di tuo padre.
Dover chiamare lui fratello! Non ci si deve nemmeno pensare. Per porre fine ai
suoi intrighi, le ho fatto sapere che eri fidanzato con Anne, e sai cosa mi ha
detto?»
«No», ho risposto, poiché non sapevo cosa pensare del discorso di Elizabeth,
ma conservavo la speranza – era la prima volta che avevo ragione di sperare –
che non fosse del tutto contro di me.
«Che se era così, non era possibile che facessi una proposta a lei! Ha perso
ogni senso della decenza. L’onore, il decoro e la modestia proibiscono un simile
matrimonio. Eppure non ha voluto dirmi che la voce era falsa. Non ha pensato
un solo istante al disonore che avrebbe portato a un nome glorioso, o alla
profanazione che avrebbe inflitto alle ombre di Pemberley. Pemberley! Quando
penso a una ragazza così ignorante a Pemberley. Ma, pare naturale, è
impossibile. Tu e Anne siete fatti l’uno per l’altra. Discendete dalla stessa linea
nobile. Le vostre fortune sono magnifiche. Eppure, quest’arrivista senza
famiglia, conoscenze o patrimonio, non mi ha voluto assicurare che non ti
sposerà mai.»
Le mie speranze sono lievitate. Non era maldisposta nei miei confronti! Se lo
fosse stata, lo avrebbe detto a mia zia. Avevo ancora una possibilità.
«Ebbene?» ha domandato mia zia.
«Maman…» ha esordito timida Anne.
«Zitta, Anne!» le ha ordinato la zia. «Ebbene, Darcy?»
«Ebbene?» ho chiesto io.
«Hai intenzione di garantirmi che non proporrai mai a questa donna di essere
tua moglie?»
«No, zia, non lo farò.»
Mi ha lanciato uno sguardo truce. «Siete fidanzati, allora?»
«No, zia, non lo siamo.»
«Ah, non ci credevo. Non potevi aver perso la concezione di ciò che è giusto
e opportuno, e tutto il tuo buonsenso.»
«Ma, se mi vorrà, intendo sposarla.»
Il suo silenzio è stato terribile, poi mia zia ha riversato su di me un fiume di
parole. «Non credere che sarai il benvenuto a Rosings, se sposerai
quell’arrampicatrice. Non porterai una tale vergogna e degradazione in casa mia,
anche se sarai così sciocco da portarla nella tua. La tua santa madre sarebbe
inorridita se avesse scoperto che quella donna le succederà a Pemberley.»
«Mia madre sarebbe stata contenta della mia scelta felice.»
«Hai la febbre. È l’unica spiegazione», ha affermato. «Se sposerai quella
ragazza sarai tagliato fuori dalla tua famiglia e dagli amici. Nessuno verrà a
trovarti, né ti inviterà ad andarlo a trovare a sua volta. Verrai ostracizzato,
isolato. Ti darò una settimana per ritrovare il giudizio. Se per allora non avrò tue
notizie, notizie che diranno che ti eri sbagliato nell’intraprendere questo
irrazionale progetto, e se non chiederai il mio perdono per aver riempito di fango
le mie orecchie con queste ripugnanti assurdità, non sarò più tua zia.»
Le ho fatto un inchino freddo, e Lady Catherine ha abbandonato in fretta la
stanza.
Anne è rimasta indietro.
«Mi spiace. Non ho mai creduto che considerassi il nostro matrimonio come
una faccenda sistemata, sino a quando non me l’ha detto mio cugino Fitzwilliam,
o mi sarei assicurato che sapessi che non mi ritenevo fidanzato a te», le ho detto.
«Non c’è motivo di scusarti. Non avevo intenzione di sposarti», ha replicato,
e mi ha sorriso, prendendomi alla sprovvista. Non c’era timidezza nel suo gesto
e, quando si è avvicinata a me, sembrava sicura e disinvolta.
«Sono così spaventoso?» le ho chiesto.
«No, non è quello. Come amico e come cugino mi piaci moltissimo – finché
il tempo è buono e non sei costretto a restare in casa – ma non ti amo, e il
pensiero di sposarti mi rendeva triste. Sono contenta che sposerai Elizabeth. È
innamorata di te. Con le sue canzonature ti renderà meno rigido e saremo tutti
amici.»
«È innamorata di me? Vorrei essere così sicuro.»
«Una donna innamorata ne riconosce un’altra», ha detto.
Ha sorriso ancora, poi ha seguito Lady Catherine fuori della stanza.

Lunedì, 6 ottobre

Ancora una volta sono a Netherfield. Sono arrivato qui con una speranza che non
avevo mai osato avere, ma ancora non ho l’ardire di pensare all’amore di
Elizabeth come a una certezza. Bingley e io siamo ripartiti presto, diretti a
Longbourn. Miss Bennet era tutta un rossore e non avrebbe potuto essere più
graziosa. Elizabeth era più difficile da decifrare. Anche lei arrossiva, ma avrei
voluto capire per quale motivo.
Bingley ha proposto di fare una passeggiata.
«Vado a prendere la mia cuffietta», ha detto Kitty. «È tanto che desidero
vedere Maria. Possiamo andare verso casa dei Lucas.»
Mrs. Bennet l’ha guardata con cipiglio, ma lei non se n’è accorta. «Temo di
non essere una gran camminatrice», ha detto, prima di rivolgere un sorriso a
Bingley. «Mi dovete scusare, ma Jane ama passeggiare. Jane, mia cara, prendi la
giacchetta. Quell’uomo, suppongo, verrà anche lui», e mi ha guardato come se
fossi un insetto sgradevole.
Elizabeth si è imporporata. Io ho ignorato il commento meglio che potevo, e
ho pensato che solo il mio amore per Elizabeth poteva indurmi a mettere piede in
quella casa un’altra volta.
Bingley era disarmato.
«Lizzy, corri anche tu a prendere la tua giacchetta. Devi tenere compagnia a
Mr. Darcy. Sono sicura che non sia interessato a quello che ha da dire Jane.»
«Sono troppo impegnata per andare a passeggio», ha detto Mary, che ha
sollevato la testa da un libro. «Ho spesso osservato che i migliori camminatori
sono coloro che mancano di capacità intellettuali per istruirsi sulle questioni
importanti della vita.»
«Oh, Mary!» ha esclamato Mrs. Bennet con impazienza.
Mary è ritornata al suo testo.
Dopo aver indossato l’abbigliamento adatto per uscire, Elizabeth e Jane sono
tornate e siamo partiti. Bingley e la sua innamorata sono rimasti subito indietro.
Kitty, lo sapevo, ci avrebbe presto lasciati per andare a trovare la sua amica. Ci
sarebbe andata anche Elizabeth? Speravo di no. Se fosse rimasta con me, avrei
potuto parlarle. E dovevo parlarle.
Abbiamo raggiunto la svolta per Lucas Lodge.
«Puoi andare da sola, non ho nulla da dire a Maria», ha detto Elizabeth.
Kitty si è allontanata, lasciando me e sua sorella da soli.
Mi sono rivolto a lei ed ero sul punto di pronunciare il suo nome, quando mi
ha interrotto, parlando a sua volta. «Mr. Darcy, sono una creatura molto egoista
e, allo scopo di sgravarmi dei miei sentimenti, non mi preoccupo di quanto
potrei ferire i vostri.»
Ho sentito il gelo dentro di me. Tutte le mie speranze sembravano ora dettate
dalla vanità. Lei avrebbe ferito i miei sentimenti. Mi ero sbagliato
nell’interpretare in quel modo il suo rifiuto a negare la notizia del nostro
fidanzamento. Non aveva significato nulla, soltanto che non si sarebbe degnata
di negare una chiacchiera infondata a beneficio di mia zia.
Era evidente che Elizabeth avesse difficoltà a proseguire.
Sta per dirmi di non tornare più a Longbourn, ho pensato. Non può
sopportare la mia vista. Il suo disgusto per me è così grande, da non poter
essere superato. Non ho sfruttato le mie opportunità. Sono venuto a Longbourn
con Bingley e non ho detto nulla perché avevo troppe cose da dire. Eppure,
nessuna di esse avrebbe potuto essere detta davanti ad altri. E ora è troppo
tardi. Ma non permetterò che diventi troppo tardi. Le parlerò, che lo voglia o
meno.
Ma poi ha continuato, anche mentre quei pensieri mi attraversavano la mente.
«Non posso aspettare ancora a ringraziarvi…»
Ringraziarmi? Non mi biasimava, anzi mi ringraziava? Non sapevo cosa
pensare.
«… per la vostra impareggiabile gentilezza verso la mia povera sorella.»
Impareggiabile gentilezza? Allora non mi odia! Il pensiero ha risollevato il
mio stato d’animo, ma con cautela, poiché non avevo idea di cosa avesse saputo
a proposito della questione né cos’altro fosse sul punto di dire.
«Da quando l’ho scoperto, sono stata molto impaziente di dirvi quanto vi
fossi riconoscente. Se tutto il resto della mia famiglia lo sapesse, non dovrei
esprimervi soltanto la mia, di gratitudine.»
Gratitudine, non volevo la sua gratitudine. Simpatia, sì. Amore, sì. Ma non
gratitudine.
«Mi dispiace, mi dispiace enormemente che siate stata informata di ciò che,
visto in una luce sbagliata, può avervi causato inquietudine. Non credevo che
Mrs. Gardiner fosse così poco degna di fiducia», ho detto.
«Non dovete darne la colpa a mia zia. È stata Lydia a dirmelo, e poi ho
chiesto a mia zia per conoscere meglio i dettagli. Lasciate che vi ringrazi ancora
una volta a nome di tutta la mia famiglia, per la generosa compassione che vi ha
indotto a prendervi tanto disturbo e a sopportare tante mortificazioni allo scopo
di rintracciarli», ha replicato lei.
Generosa compassione. Aveva una buona opinione di me, ma di quale
natura? Ero tormentato dall’incertezza.
«Se volete ringraziarmi, fatelo soltanto a nome vostro», ho detto. Avevo la
voce ardente, non riuscivo a trattenere ciò che provavo. «La vostra famiglia non
mi deve nulla. Per quanto li rispetti, credo di aver avuto in mente solo voi.»
Ho smesso di respirare. Avevo parlato. Avevo espresso i miei sentimenti.
Glieli avevo offerti, e non potevo far altro che aspettare di vedere se me li
avrebbe rigettati in faccia. Ma non ha detto nulla. Perché non parlava? Era
sconvolta? Inorridita? Contenta? Poi la speranza è fiorita nel mio petto. Era forse
ammutolita per la gioia? Dovevo saperlo.
«Siete troppo generosa per prendervi gioco di me», ho esclamato. «Se i vostri
sentimenti sono ancora quelli che erano lo scorso aprile, ditemelo subito. Il mio
affetto e i miei desideri sono immutati. Ma basterà una parola da parte vostra e
tacerò per sempre su questo argomento.»
È sembrato che passasse un’eternità mentre attendevo la sua risposta.
«I miei sentimenti sono così diversi…» ha iniziato a dire.
Io ho ricominciato a respirare.
«… da essere mortificata se penso che possiate ancora amarmi…»
Ho iniziato a sorridere.
«… e ora ricevo la vostra conferma con gratitudine e… e piacere.»
«Ti amo da tanto tempo», ho detto, mentre infilava la mano nell’incavo del
mio braccio e io la coprivo con la mia. Era una gioia poterla considerare mia.
«Credevo di non avere speranze. Ho cercato di dimenticarti, ma invano. Quando
ti ho vista di nuovo a Pemberley sono stato sopraffatto dallo stupore, ma ho
subito benedetto la mia buona fortuna. Avevo la possibilità di dimostrarti che
non ero spregevole come mi ritenevi. Avevo la possibilità di farti vedere che
potevo essere un gentiluomo. Quando non mi hai rifiutato con sdegno, quando
hai accettato il mio invito, ho osato sperare, ma i problemi di tua sorella ti hanno
allontanata da me e non ti ho più vista. Non potevo permettere di lasciare la
questione in sospeso. Dovevo aiutare tua sorella, nella consapevolezza che, nel
farlo, avrei aiutato anche te. Poi, una volta che lei si è sposata ed era al sicuro,
dovevo incontrarti. Ero nervoso quanto Bingley quando siamo arrivati a
Longbourn. Era evidente che tua sorella fosse una donna innamorata, ma non
riuscivo a decifrare la tua espressione né il tuo atteggiamento. Mi amavi? Ti
piacevo? Potevi almeno sopportarmi? Ho pensato di sì, poi di no. Dicevi così
poco.»
«Come non era nella mia natura», ha detto, con un sorriso malizioso.
«No, non lo era. Non sapevo se fosse perché eri dispiaciuta di vedermi o
semplicemente imbarazzata», ho replicato, e ho sorriso a mia volta.
«Ero imbarazzata, non comprendevo per quale motivo fossi venuto. Temevo
di mostrare troppo. Non volevo espormi al ridicolo. Non potevo credere che un
uomo col tuo orgoglio mi avrebbe offerto di nuovo la sua mano dopo essere stato
già rifiutato.»
«La sua mano no, ma il suo cuore sì. Sei l’unica donna che abbia mai voluto
sposare e, nell’accettare la mia mano, mi hai reso per sempre tuo debitore.»
«Te ne ricorderò, quando sarai arrabbiato con me», ha detto per prendermi in
giro.
«Non potrei mai essere arrabbiato con te.»
«Adesso credi così, ma quando profanerò le ombre di Pemberley, potresti
esserlo!»
Ho riso. «Ah, sì. Mia zia si è espressa con enfasi con entrambi.»
«Mi ha detto che non avrei mai vissuto a Pemberley», ha continuato
Elizabeth.
«Dovrei detestarla per questo, ma le devo troppo. È stata la sua visita che mi
ha ricondotto da te.»
«È venuta a trovarti?»
«Certo, a Londra, e col massimo sdegno. Mi ha riferito di essere venuta a
parlarti e averti chiesto che fosse smentita la voce sul nostro incombente
matrimonio. Il tuo rifiuto a obbedire al suo desiderio l’ha purtroppo sconcertata
in modo evidente, ma mi ha indotto a sperare.»
Poi le ho parlato della mia lettera: «Ti ha fatto subito cambiare opinione su di
me? Nel leggerla, hai creduto a quel che avevo scritto?»
«Mi ha fatto pensare così bene di te, e lo ha fatto così in fretta, da farmi
vergognare di me stessa. L’ho letta e riletta diverse volte e, mentre lo facevo,
ogni mio pregiudizio veniva rimosso.»
«Sapevo che ciò che avevo scritto ti avrebbe addolorata, ma era necessario.
Spero che tu abbia distrutto la lettera.»
«La lettera sarà senz’altro bruciata, se credi che ciò sia essenziale per
mantenere la stima che ho di te; ma, sebbene sappiamo entrambi che le mie
opinioni non sono del tutto immutabili, non sono, voglio sperare, così facilmente
variabili come sembra.»
«Quando ho scritto quella lettera credevo di essere calmo e freddo, ma da
tempo sono convinto di averla scritta in uno stato d’animo di terribile
amarezza.»
«La lettera, forse, iniziava con amarezza, ma non finiva allo stesso modo.
L’addio era tutto benevolenza. Ma non pensare più alla lettera. I sentimenti della
persona che l’ha scritta e di quella che l’ha ricevuta sono adesso così diversi da
quel che erano allora, che ogni circostanza sgradevole collegata a essa deve
essere dimenticata. Bisogna pensare al passato soltanto quando il ricordo dona
piacere.»
Non potevo farlo. Non potevo lasciare andare il passato senza prima parlarle
dei miei genitori, brave persone di per sé, che però mi avevano incoraggiato a
pensare bene di me stesso e miseramente degli altri. Le ho raccontato di come
fossi l’unico figlio maschio, anzi, l’unico figlio in assoluto per la maggior parte
della mia vita, e di come fossi giunto a non stimare nessuno al di fuori della mia
cerchia famigliare. «Da te sono stato umiliato a ragione. Mi sono presentato
senza dubbio alcuno su come sarei stato accolto. Mi hai mostrato quanto fossero
inadeguate tutte le mie pretese di essere gradito a una donna degna di essere
amata.»
Abbiamo parlato di Georgiana e di Lydia e del giorno alla locanda in cui era
arrivata la lettera di Jane. Parlare di Jane ci ha condotti, com’è naturale che
fosse, al suo fidanzamento.
«Devo chiedere se ne sei rimasto sorpreso?» ha chiesto Elizabeth.
«Per nulla. Quando sono andato via, sentivo che sarebbe accaduto presto.»
«Vale a dire che gli avevi dato il tuo permesso. Lo sospettavo», mi ha
stuzzicato.
Così, nel conversare, avevamo raggiunto la casa. Finché non siamo entrati,
non ci eravamo resi conto di quanto a lungo fossimo stati via.
«Mia cara Lizzy, dove siete stati?» ha chiesto la sorella, quando ci siamo
seduti a tavola.
Elizabeth è arrossita, ma ha detto: «Abbiamo vagabondato in giro, senza
prestare attenzione alla nostra meta, e ci siamo persi».
«Mi dispiace molto», ha detto Mrs. Bennet con un sussurro abbastanza
distinto da permettermi di udirlo. «Deve essere stato piuttosto faticoso per te
dover parlare con quell’uomo sgradevole.»
Elizabeth era mortificata, ma ho colto il suo sguardo e le ho sorriso. Sua
madre può essere la donna più terribile che abbia mai avuto la sfortuna di
incontrare, ma sarei disposto a tollerare decine di madri simili per amore di
Elizabeth.
Durante la serata non ho potuto parlarle come avrei voluto. Jane e Bingley
erano seduti vicini e parlavano del futuro, ma sino a quando non avessi chiesto la
mano di Elizabeth a Mr. Bennet, lei e io non avremmo potuto indulgere in simili
conversazioni.
Era ora che Bingley e io tornassimo a Netherfield. In carrozza, sulla strada di
casa, ho potuto dar sfogo in minima parte ai miei sentimenti.
«Ti ho già fatto i miei auguri. Ora devi farli tu a me», ho detto.
Bingley mi ha guardato, sorpreso.
«Sposerò Elizabeth.»
«Elizabeth?»
«Sì. Le ho fatto la mia proposta durante la passeggiata. Ha accettato di
sposarmi.»
«Questa è un’eccellente notizia! Quasi quanto la mia. Lei è la moglie giusta
per te. È l’unica persona che abbia mai incontrato che riesca a tenerti testa. Non
dimenticherò mai il modo in cui ti stuzzicava quando era da noi a Netherfield,
durante la malattia di Jane. Ti annoiavi ed eri in uno dei tuoi proverbiali
malumori. Caroline ammirava ogni cosa dicessi o facessi. Ricordo di aver
pensato che sarebbe stata una tragedia se l’avessi sposata, poiché avrebbe
incoraggiato la tua supponenza. Lei ti avrebbe assicurato che eri superiore a
chiunque e in ogni campo. Non che ci fosse bisogno di una tale conferma!»
Ho riso. «Davvero ero così arrogante?»
«Lo eri, e lo sai benissimo! Ma Elizabeth farà in modo che non ritorni mai
più a essere così. Quando avete intenzione di sposarvi?»
«Appena possibile. Elizabeth avrà bisogno di tempo per acquistare gli abiti di
corredo, e se desidera che io faccia delle modifiche a Pemberley prima del suo
arrivo, avrò bisogno di tempo per realizzarle. Altrimenti mi sposerei all’istante.»
«Cambiamenti a Pemberley? Deve essere amore», ha rimarcato Bingley.
«Sono sicuro che sarete molto felici.»
«Ne abbiamo parlato, Elizabeth e io. Abbiamo deciso che tu e Jane sarete
felici, ma noi lo saremo di più.»
«Oh, no. Su questo non saremo mai d’accordo.»
La carrozza si è fermata.
«Lo dici tu a Caroline, o vuoi che lo faccia io?» mi ha chiesto Bingley mentre
entravamo a Netherfield. Poi ha subito continuato: «Sarà meglio che sia io a
dirglielo o, nel sentire la notizia, potrebbe dirti qualcosa che rimpiangerà».
«Come desideri.»
Entrato a casa, mi sono ritirato in biblioteca e ho pensato a Elizabeth e al
futuro.

Martedì, 7 ottobre

Ho incontrato Caroline a colazione e sono stato contento nel riscontrare un


comportamento tranquillo.
«A quanto pare devo farvi gli auguri», ha commentato.
«Sì, mi sono fidanzato.»
«Ne sono molto lieta. Era tempo che prendeste moglie. Chi avrebbe mai
pensato, quando siamo arrivati a Netherfield lo scorso anno, che sia voi sia
Charles avreste trovato il vero amore.»
Ho ignorato il suo tono beffardo.
«Forse, un giorno, potreste essere altrettanto fortunata.»
«Non credo che mi sposerò mai. Non ho alcun desiderio di essere comandata
da un uomo», ha affermato, per poi domandare: «Quando sarà il matrimonio?»
«Presto.»
«Allora devo vedere la mia modista. Due matrimoni in un tempo così
ravvicinato richiederanno un’accurata pianificazione.»
«Oh, sì. Dobbiamo avere qualcosa di nuovo», è intervenuta Louisa.
Subito dopo colazione, Bingley e io siamo partiti per Longbourn.
«Caroline si è comportata in modo inappuntabile. Penso che abbia preso bene
la novità», ho osservato.
«Non si è comportata così bene quando gliel’ho detto», ha commentato
Bingley. «Ma le ho ricordato che, se non avesse accolto la notizia con garbo,
sarebbe stata bandita da Pemberley.»
Siamo arrivati. Mrs. Bennet era tutta sorrisi quando ha dato il benvenuto a
Bingley e tutta smorfie quando ha fatto un inchino a me. Come reagirà quando
saprà che sarò suo genero?
Bingley ha guardato Elizabeth con cordialità, e sono sicuro che lei abbia
immaginato che gliel’avessi detto, poi ha chiesto: «Mrs. Bennet, ci sono altri
viottoli nei dintorni in cui Lizzy possa perdersi di nuovo, oggi?»
Mrs. Bennet è stata fin troppo pronta ad appoggiare il suo suggerimento,
impaziente di dare a lui e a Jane un minimo d’intimità. Ha consigliato che
facessimo una passeggiata a Oakham Mount. Bingley, di umore allegro, ha detto
che sarebbe stata troppo lunga, e Kitty ha ammesso che avrebbe preferito
rimanere a casa. Che cambiamento avere Bingley a organizzare la vita per me!
Ma non mi posso lamentare, dal momento che pochi minuti dopo ero all’aperto e
libero di parlare con Elizabeth.
«Devo chiedere a tuo padre il suo consenso al matrimonio», ho detto, mentre
passeggiavamo verso il monte.
«E se non lo dà?» ha chiesto con un sorriso malizioso.
«Allora dovrò portarti via senza», ho risposto. «Credi che lo negherà?» le ho
chiesto, più serio.
«No, non temo quello che potrebbe dire. Almeno, non una volta che arriverà
a conoscerti, sebbene, all’inizio, potrebbe essere sorpreso. Quand’è arrivata la
lettera di Mr. Collins…»
Si è interrotta. L’ho guardata con aria interrogativa.
«Mr. Collins gli ha scritto che non avrei dovuto sposarti, perché questo
avrebbe scatenato le ire di Lady Catherine!»
«E cosa ha risposto tuo padre?»
«Era troppo impegnato a gustarsi lo scherzo per rispondergli.»
«Vedo che troverò qualche difficoltà con lui. Penserà che stia scherzando
quando gli chiederò la tua mano?»
«Non credo che oserà», ha detto Elizabeth.
Parlava con leggerezza, ma vedevo che era preoccupata.
«Mi sforzerò di conoscerlo. Arriveremo a comprenderci meglio, e mi
assicurerò che non debba mai pentirsi di aver dato il suo consenso», l’ho
rassicurata.
Abbiamo proseguito la passeggiata.
«E poi c’è mia madre», ha aggiunto.
«Pensi che smetterò di essere >quell’uomo?» le ho chiesto con un sorriso.
«Non dire così. Se sapessi quante volte sono arrossita a causa sua, o ho
desiderato che tacesse. Penso che le darò la notizia quand’è da sola, così avrà la
possibilità di superare il primo colpo e sarà più ragionevole quando ti parlerà.»
«Proprio come Bingley, quando ha deciso fosse meglio che lo dicesse lui a
Caroline!»
«Mi chiedo se continuerà a trovare la tua scrittura così precisa anche dopo
che sarai sposato.»
«Temo di no. Con ogni probabilità penserà che sia insolitamente
disordinata.»
Avevamo raggiunto la vetta del monte.
«Ebbene, cosa ne pensi della vista?» mi ha domandato Elizabeth.
Mi sono voltato a guardarla. «Mi piace moltissimo», ho detto.
Era così bella che ho ceduto al desiderio di baciarla. In un primo momento è
stata sorpresa, ma poi ha risposto con affetto, e in quel momento ho capito che il
nostro matrimonio sarebbe stato felice in ogni senso.
Abbiamo continuato a passeggiare e parlato del futuro. Non vedo l’ora di
mostrare Pemberley a Elizabeth, non da visitatrice, ma in veste di futura
padrona.
«Non ti disturberà che i miei zii vengano a farci visita?» ha detto.
«Certo che no. Mi piacciono.»
«E le mie sorelle?»
«Jane e Bingley saranno spesso con noi. Le tue sorelle più giovani saranno le
benvenute ogni volta che vorranno venire, o che lo vorrai tu. Ma Wickham a
Pemberley non metterà piede.»
Ci siamo ricongiunti a Jane e Bingley e siamo rientrati a Longbourn. Nel
corso della serata Elizabeth non era tranquilla. Desideravo porre fine alle sue
sofferenze, ma non potevo parlare a Mr. Bennet prima che fosse terminata la
cena. Non appena l’ho visto ritirarsi in biblioteca, l’ho seguito.
«Mr. Darcy», ha detto sorpreso, quando ho chiuso la porta della biblioteca
dietro di me.
«Vorrei parlarvi.»
«Sono a vostra disposizione. Avete sentito, suppongo, la voce secondo cui
presto sposerete Elizabeth, e volete che venga fermata, ma vi consiglio di godere
della sua assurdità, invece di preoccuparvi per ciò che è solo un’innocua
fandonia.»
«Non la trovo affatto assurda», ho detto. «La trovo, invece, più che mai
auspicabile. Vi ho seguito in biblioteca allo scopo di chiedervi la mano di
Elizabeth.»
È rimasto a bocca aperta. «Chiedermi la mano di Elizabeth?» ha ripetuto,
infine.
«Sì.»
«Ma ci deve essere qualche errore.»
«Non c’è alcun errore.»
«Ma pensavo, cioè… Mr. Collins è un tale stupido! È sempre lì a
intrattenermi con qualche novità senza senso, ed ero sicuro che si sbagliasse.
Voi, che in vita vostra non avete mai posato lo sguardo su Elizabeth! E invece,
adesso venite a dirmi che volete sposarla.»
«Sì, la amo. In quanto poi a non riservarle attenzioni, ho fatto qualcosa in più.
Ma voi non c’eravate, non vi si può rimproverare, dunque, se siete sorpreso.
Quand’è stata ospite a Netherfield, ho avuto il piacere della sua compagnia per
una settimana circa, e ho trascorso la maggior parte del tempo assieme a lei.
L’ho incontrata nel Kent, quando era in visita da Mrs. Collins, e abbiamo
approfondito la nostra conoscenza. L’ho ritrovata ancora, più di recente, nel
Derbyshire, e ogni volta che la incontravo, l’amavo un po’ di più. I miei
sentimenti non sono appena sbocciati. Sono nati tanto tempo fa e non
cambieranno.»
«Ma lei ha sempre detto di odiarvi! È una follia per chiunque ostinarsi contro
una così evidente avversione», ha sbottato.
Ho sorriso nel sentirlo. «Vi posso assicurare che sono sano di mente. La sua
ostilità è stata superata da molto tempo. Le ho già chiesto di sposarmi e ha
accettato.»
«Ha accettato!» ha esclamato Mr. Bennet in tono debole.
«Sì, e dal momento che lei e io siamo d’accordo, abbiamo bisogno soltanto
del vostro permesso per stabilire una data.»
«E se non volessi darvelo?»
«In tal caso, temo che dovrò sposarla senza di esso.»
Mi ha guardato nel tentativo di decidere se stessi parlandoi sul serio. Poi,
recuperato il buonsenso, ha detto: «Se è come dite, ed Elizabeth desidera
davvero sposarvi, potete avere il mio consenso e la mia benedizione. Ma prima
voglio sentirlo dalle sue labbra. Mandatemela qui».
L’ho lasciato e sono andato da Elizabeth. Dalla mia espressione ha compreso
che suo padre aveva dato il consenso.
«Vuole parlarti.»
Ha annuito e ha lasciato la stanza.
Mrs. Bennet, che stava conversando con Jane e Bingley, ha alzato lo sguardo.
«Dov’è andata Lizzy?» ha chiesto.
«Non lo so», ha risposto Jane, sebbene dalla sua espressione avessi capito che
lo immaginava.
«Avrà trovato una scusa per lasciare la stanza; suppongo fosse stanca di
dover parlare con quel signore sgradevole», ha detto Mrs. Bennet, senza porsi
problemi ad abbassare la voce. «Non la biasimo. Ora, Jane, devi farti un abito
nuovo per il tuo matrimonio. Di che colore lo vorresti? Io mi sono sposata in
azzurro. Era un vestito bellissimo, non come quelli che si usano oggi. Aveva una
gonna ampia e il corpetto a punta. Dobbiamo assicurarci che tu abbia qualcosa di
altrettanto elegante. Satin, pensavo, o pizzo di Bruges.»
Jane mi ha rivolto uno sguardo di scuse all’inizio del discorso, poi si è
occupata di sua madre, ma io a malapena sentivo le chiacchiere di Mrs. Bennet.
Mi chiedevo cosa stesse accadendo in biblioteca. Sembrava che Elizabeth fosse
stata via per moltissimo tempo. Cosa le stava dicendo suo padre? Ci voleva
davvero tanto per convincerlo dei sentimenti che provava per me?
«Ho spesso osservato che l’eleganza dell’abito da sposa non ha alcuna
rilevanza sulla felicità del matrimonio», ha sentenziato Mary, sollevando lo
sguardo dal suo libro. «Certe cose non sono altro che vanità, e vengono utilizzate
allo scopo di ingannare le femmine incaute e condurle sulla strada della
tentazione.»
«Oh, Mary, sta’ zitta, nessuno ti ha chiesto niente. Quando troverai un marito
potrai esprimerti quanto vorrai sulla natura degli abiti da sposa», ha detto irritata
Mrs. Bennet.
Mary si è zittita.
«Quando mi sposerò, avrò la sottogonna di satin e una sopragonna di
mussolina», è intervenuta Kitty. «E prima non fuggirò con mio marito per andare
ad abitare a Londra.»
«Kitty, sta’ zitta», ha detto Mrs. Bennet, poi con un sorriso si è rivolta a
Bingley: «Voi cosa indosserete, Mr. Bingley? La giacca sarà blu o nera?
Wickham si è sposato con la giacca blu. Mio caro Wickham! Un uomo così
bello. Ma mai e poi mai paragonabile a voi».
Ho scambiato un’occhiata con Bingley. Forse, se Wickham avesse avuto
cinquemila sterline l’anno, gli sarebbe stato consentito di essere bello quanto
Bingley.
«Indosserò quel che desidera Jane», ha detto.
Dov’era Elizabeth? La mia impazienza cresceva. Infine è tornata nella stanza,
sorridente. Tutto bene.
La serata è passata tranquilla. Ho ricevuto un freddo cenno col capo da Mrs.
Bennet quando ho preso commiato e mi sono chiesto che accoglienza mi avrebbe
riservato l’indomani. Ho visto segni di tensione intorno alla bocca di Elizabeth e
sapevo che non era troppo ansiosa di avere un colloquio con sua madre.
«Domani a quest’ora sarà fatta», l’ho rassicurata.
Ha annuito, poi Bingley e io siamo andati via.
«Suo padre vi ha dato il consenso?» ha chiesto Bingley, mentre tornavamo a
Netherfield.
«L’ha dato.»
«Jane e io abbiamo già fissato una data per la cerimonia. Ci chiedevamo, cosa
ne pensereste tu ed Elizabeth di un doppio matrimonio?»
L’idea mi ha molto colpito.
«Mi piace. Se Elizabeth è d’accordo, faremo così.»

Mercoledì, 8 ottobre

Bingley e io siamo arrivati a Longbourn questa mattina presto.


«Mr. Bingley», ha detto Mrs. Bennet, agitandosi nel dargli il benvenuto. Poi
si è rivolta a me, e ho visto Elizabeth irrigidirsi per la tensione. Ma la madre si è
limitata a guardarmi con timore reverenziale e ha salutato: «Mr. Darcy».
Il suo tono non era freddo; piuttosto, sembrava sbalordito. Le ho fatto un
inchino e sono andato a sedere accanto a Elizabeth.
La mattinata è trascorsa bene. Con qualche pretesto, Mrs. Bennet ha portato
le ragazze più giovani di sopra assieme a lei, così Elizabeth e io siamo stati liberi
di parlare. Quando ci siamo seduti a tavola per il pranzo, da una parte avevo
accanto Mrs. Bennet e dall’altra Elizabeth.
«Gradite della salsa olandese, Mr. Darcy?» mi ha proposto Mrs. Bennet. «So
che vi piacciono le salse.»
Ho lanciato uno sguardo al tavolo e ho potuto vedere non meno di sei
salsiere. Stavo per rifiutare la salsa olandese, quando ho scorto l’espressione
mortificata sul volto di Elizabeth, così ho deciso di ripagare la nuova gentilezza
di Mrs. Bennet con una cortesia da parte mia.
«Grazie.»
Ho preso della salsa olandese.
«E la bernese? L’ho fatta fare apposta per voi.»
Ho avuto una piccola esitazione, ma poi ho messo un cucchiaio di salsa
bernese accanto all’olandese.
«E la salsina al porto? Spero che ne prendiate un po’. La cuoca l’ha fatta
espressamente.»
Ho preso la salsina al porto e ho guardato il piatto, costernato. Ho colto lo
sguardo di Elizabeth e l’ho vista ridere. Poi ho preso la besciamella, la senape e
una salsa alla panna e ho iniziato a mangiare il mio strano pasto.
«Il pranzo è di vostro gradimento?» mi ha chiesto Mrs. Bennet sollecita.
«Sì, grazie.»
«Non è quello cui siete abituato, suppongo.»
In tutta onestà potevo dire che non lo era affatto.
«Immagino che abbiate due o tre cuochi francesi.»
«No, ho una sola cuoca, ed è inglese.»
«È la vostra cuoca a Pemberley?»
«Sì.»
«Pemberley», ha detto Mrs. Bennet. «Come suona maestoso. Sono felice che
Lizzy abbia rifiutato Mr. Collins, perché una canonica non è nulla in confronto a
Pemberley. Mi figuro che il camino sia addirittura più grande di quello di
Rosings. Quanto è costato, Mr. Darcy?»
«Non lo so per certo.»
«Con ogni probabilità mille sterline o più.»
«La manutenzione deve essere faticosa. Anche a Longbourn è difficile stare
al passo con tutte le riparazioni», ha detto Mr. Bennet.
Abbiamo intavolato una discussione sulle nostre tenute e ho trovato che Mr.
Bennet sia un uomo di buonsenso. Può essere negligente per quanto riguarda gli
affari di famiglia, ma conduce i suoi doveri in altri campi con responsabilità.
Devo perdonargli la sua precedente incuria, poiché ha generato Elizabeth. La
sua allegria e la sua vivacità sarebbero state represse se fosse cresciuta seguendo
le consuete norme di educazione.
Ho deciso che Georgiana dovrà trascorrere un periodo senza una governante
o una dama di compagnia, in modo che possa sviluppare il proprio spirito. Sono
certo che Elizabeth approverà.

Venerdì, 10 ottobre

Elizabeth mi ha chiesto come mi fossi innamorato di lei.


«Com’è iniziato?» ha domandato. «Posso comprendere com’è andato avanti,
una volta che era cominciato, ma cosa ti ha dato il primo impulso?»
Ci ho pensato. Cos’è stato a dare il via all’innamoramento? È stato quando mi
ha guardato con ironia al ballo di Meryton? O quando ha camminato nei campi
infangati per Jane? O forse è stato quando ha disdegnato di adularmi, non
elogiando la mia scrittura? Sarà stato quando ha rifiutato di cercare di attirare la
mia attenzione?
«Non posso stabilire il momento, il luogo, lo sguardo o le parole precise che
hanno posto le fondamenta. È passato troppo tempo. Ero già coinvolto nel
profondo ancor prima di rendermi conto che fosse iniziato.»
Mi ha stuzzicato, dicendomi che avevo resistito alla sua bellezza e pertanto
dovevo essermi innamorato della sua impertinenza.
«In realtà, non conosci nessuno dei miei pregi, ma nessuno, quando
s’innamora, pensa a quello.»
«Non era forse un pregio prendersi cura con affetto di Jane quando era a
Netherfield ammalata?»
«Carissima Jane! Chi non avrebbe fatto lo stesso per lei? Ma certo
considerala una virtù. Le mie buone qualità sono sotto la tua protezione, e devi
esasperarle il più possibile.»
«Non ti offendi con facilità. Non può essere stato facile per te, a Netherfield
non ti è stata riservata una grande accoglienza, eppure eri più che altro divertita
dalla nostra maleducazione.»
«Mi piace farmi una bella risata», ha ammesso.
«E sei leale coi tuoi amici. Mi hai dato una strigliata per come ho trattato
Wickham…»
«Non mi parlare di lui! A fatica riesco a sopportare il pensiero.»
«Io invece ce la faccio. È un individuo disgustoso, ma tu all’epoca non lo
sapevi e lo difendevi. Non ci sono molte donne che difenderebbero un amico
povero davanti a un buon partito.»
«Per quanto immeritevole fosse l’amico», ha aggiunto mesta.
«E non hai avuto paura di cambiare idea, quando hai saputo la verità. Non ti
sei arroccata sui tuoi pregiudizi, né verso Wickham, né verso di me. Hai
ammesso la veridicità di quel che avevo detto.»
«Sì, ho riconosciuto che un uomo che non vuole dare una rendita a un
perdigiorno non è un bruto. Anzi, questo è segno di grande bontà!»
«Hai fatto tutto quel che era in tuo potere per aiutare Lydia, sebbene sapessi
che era incosciente e ribelle», le ho fatto notare.
«È mia sorella. Non potevo certo abbandonarla nelle mani di un
mascalzone.»
«Ma mi è permesso di enfatizzare i tuoi pregi. Lo hai detto proprio tu», le ho
ricordato.
Ha riso. «Povera Lydia. Pensavo che mi avesse rovinato per sempre la
possibilità di essere felice con te. Non potevo immaginare che avresti voluto
imparentarti con una famiglia in cui una delle ragazze aveva fatto una fuga
d’amore, ancor meno se poi era fuggita proprio col tuo più grande nemico.»
«Non ci ho mai pensato. Ormai mi avevi insegnato che certe cose non hanno
importanza.»
«Ti avevo insegnato più cose di quanto credessi, allora. Quando sei venuto a
Longbourn dopo il matrimonio di Lydia…»
«Sì?»
«Hai parlato così poco. Credevo non ti importasse di me.»
«Perché eri seria e silenziosa e non mi davi nessun incoraggiamento.»
«Ero imbarazzata», ha protestato.
«Lo ero anch’io.»
«Dimmi, perché sei venuto a Netherfield? Soltanto per fare visita a
Longbourn e restare lì imbarazzato? O nelle tue intenzioni c’erano scopi più
seri?»
«Il mio vero intento era vedere te e, se possibile, giudicare se avrei mai
potuto sperare nel tuo amore. La scusa ufficiale, quella che davo persino a me
stesso, era di vedere se tua sorella era ancora sensibile a Bingley, e se lo fosse
stata, rendergli la confessione che poi gli ho fatto.»
«Avrai mai il coraggio di confessare a Lady Catherine cosa le sta per
accadere?»
«È più probabile che mi manchi il tempo che il coraggio, Elizabeth. Ma deve
essere fatto, e se vorrai darmi un foglio di carta, lo farò seduta stante.»
Mentre scrivevo la lettera a Lady Catherine, Elizabeth scriveva agli zii di
Gracechurch Street. La sua lettera era più facile della mia, perché avrebbe
procurato piacere, laddove la mia avrebbe inflitto sofferenza. Ma andava fatto:
Lady Catherine,
sono sicuro che vorrete farmi i vostri auguri. Ho chiesto a Miss Elizabeth
Bennet di sposarmi e lei mi ha fatto il grandissimo onore di accettare.
Vostro nipote,
FITZWILLIAM DARCY

«E ora mi dedicherò a una lettera di gran lunga più piacevole», ho detto.


Ho preso un altro foglio di carta e ho scritto a Georgiana:
Mia cara sorella,
so che sarai lietissima di sapere che Elizabeth e io ci sposeremo. Ti
racconterò ogni cosa la prossima volta che ci vedremo.
Il tuo affezionato fratello,
FITZWILLIAM

Era corta, ma non avevo tempo per scrivere altro. L’ho riletta, ho passato la
sabbia per asciugare l’inchiostro e ho scritto l’indirizzo sulla busta.
«Ti spiacerà avere un’altra sorella?» ho chiesto a Elizabeth.
«Affatto, sono impaziente. Vivrà con noi a Pemberley?»
«Hai obiezioni?»
«No, nessuna.»
«Può imparare moltissimo da te.»
«E io da lei. Potrà raccontarmi tutto sulle tradizioni di Pemberley.»
«Devi apportare modifiche a tutto quel che non ti piace.»
«No, non cambierò nulla. Mia zia e io abbiamo già convenuto che Pemberley
è perfetta così com’è.»

Martedì, 14 ottobre

Elizabeth è felicissima per la lettera di Georgiana che è arrivata questa mattina.


Era ben scritta ed esprimeva in quattro pagine il grande piacere alla prospettiva
di avere una sorella.
Meno gradita è stata la lettera di Lady Catherine:
Fitzwilliam,
non vi chiamo nipote, poiché non siete più mio nipote. Sono sconvolta e
stupita che abbiate potuto abbassarvi a offrire la vostra mano a una persona di
così bassa levatura sociale. È una macchia sull’onore e sul merito del nome
Darcy. Non vi porterà altro che degradazione e imbarazzo, e ridurrà la vostra
casa a un luogo di sfrontatezza e volgarità. La vostra prole sarà sfrenata e
indisciplinata. Le vostre figlie fuggiranno coi garzoni di stalla e i vostri figli
faranno gli avvocati. Non verrete mai ricevuti da nessuno tra i vostri conoscenti.
Sarete screditati agli occhi del mondo e diventerete un esempio da disprezzare.
Rimpiangerete amaramente questo giorno e ricorderete che vi avevo avvertito
delle conseguenze che vi sarebbero derivate da un atto così disastroso, ma sarà
troppo tardi. Non terminerò questa lettera augurandovi felicità, poiché nessuna
felicità potrà mai conseguire da un’azione così rovinosa.
LADY CATHERINE DE BOURGH

Mercoledì, 15 ottobre

Questa sera ho cenato con Elizabeth e ho scoperto con sorpresa che c’erano altri
invitati, vale a dire Mrs. Phillips, Sir William Lucas, Mr. e Mrs. Collins.
L’inattesa apparizione dei Collins è stata presto spiegata: Lady Catherine si era
così infuriata per il nostro fidanzamento, che hanno creduto fosse più saggio
abbandonare il Kent per un po’ e ritirarsi a Lucas Lodge.
Elizabeth e Charlotte avevano molto da dirsi, e mentre loro due
chiacchieravano prima di cena, io sono stato affidato alle amorevoli cure di Mr.
Collins.
«Sono stato lietissimo di sapere che avevate offerto la vostra mano alla mia
bella cugina e che lei, in tutta la sua generosa saggezza femminile, vi aveva
accettato», ha detto raggiante. «Adesso comprendo il motivo per cui non poté
accettare la proposta che poco saggiamente le feci lo scorso autunno, quando
nulla sapevo dei fortunati avvenimenti presenti. All’epoca pensai che fosse
strano che una ragazza così amabile potesse rifiutare la mano più che
ineccepibile di un giovane, in particolar modo di uno che possedeva un buon
beneficio ecclesiastico e che, se posso permettermi di dirlo, aveva da offrirle i
vantaggi della sua chiamata, oltre a quelli della sua persona. Il suo rifiuto mi
sembrò inspiegabile a quel tempo, ma ora lo comprendo appieno. La mia bella
cugina aveva perso il suo cuore per qualcuno che, se mi è lecito dirlo, è, in virtù
della sua posizione, più nobile addirittura di un ecclesiastico, poiché ha nelle sue
mani il destino stesso dell’ecclesiastico.»
Ho visto Elizabeth guardarmi con aria divertita, ma ho sopportato i suoi
discorsi con compostezza. Potrei anche, col tempo, iniziare a considerarli
divertenti.
«Ammirevolmente espresso», ha detto Sir William Lucas unendosi a noi. Si è
inchinato a me, poi a Mr. Collins, poi di nuovo a me. «Solo il vostro valore può
farci rassegnare all’idea che ci porterete via il gioiello più luminoso della contea,
quando condurrete Elizabeth nel Derbyshire con voi», ha continuato con un altro
inchino. «Spero che tutti noi ci incontreremo di frequente a Longbourn, oppure a
St James’s.»
Per fortuna, era giunto il momento della cena ma, sebbene mi fossi liberato
della compagnia di Mr. Collins e Sir William, mi sono trovato seduto accanto a
Mrs. Phillips. La donna sembrava avere troppa soggezione di me per riuscire a
parlare, ma quando apriva bocca, diceva solo cose di cattivo gusto.
«Allora, Mr. Darcy, è vero che avete una rendita di diecimila sterline
l’anno?» ha chiesto.
L’ho guardata dall’alto in basso, con freddezza.
«Sono sicura che deve essere così, poiché l’ho sentito dire ovunque. Ed è
vero che Pemberley è più grande di Rosings?»
Quando non le ho risposto, mi ha rivolto di nuovo la domanda.
«È vero», ho detto infine.
«E quanto è costato il camino? Mr. Collins mi diceva che per quello di
Rosings ha speso ottocento sterline. Immagino che quello di Pemberley debba
valerne più di mille. Mia sorella e io ne parlavamo l’altro giorno. ‘Fidati di me,
varrà ben più di mille sterline’, le ho detto. ‘È molto probabile che costi ancor
più di milleduecento sterline’, ha ribattuto lei. Dopotutto, è una buona cosa che
Lizzy non abbia sposato Mr. Collins, sebbene mia sorella fosse molto seccata
all’epoca. Ma cos’è Mr. Collins rispetto a Mr. Darcy? Anche Lady Lucas
ammette che non è nulla in confronto. Diecimila all’anno. I vestiti, le carrozze
che avrà.»
Ho sopportato i suoi commenti come meglio potevo e sono ansioso che arrivi
il giorno in cui Elizabeth sarà con me a Pemberley, libera da tutti i suoi parenti.
Martedì, 28 ottobre

Non credevo che avrei potuto sentirmi così nervoso, ma questa mattina ero
agitato come il giorno in cui ho chiesto a Elizabeth di sposarmi. Bingley e io
siamo andati in chiesa insieme. Credo che lui fosse anche più agitato di me
quando siamo entrati e abbiamo preso posto davanti all’altare.
Gli ospiti hanno iniziato ad arrivare. Mr. Collins è stato il primo; sua moglie
non era con lui, perché sarebbe stata la damigella di Elizabeth. Mrs. Phillips è
arrivata subito dopo. Sono sopraggiunti i Collins, poi altri conoscenti di
Elizabeth. Dei miei parenti c’erano soltanto il colonnello Fitzwilliam e mia
sorella Georgiana. Lady Catherine e Anne non erano presenti. Non ci avevo
sperato, ed ero sollevato che mia zia avesse deciso di tenersi lontana, ma mi
sarebbe piaciuto incontrare Anne e sospetto che anche lei avrebbe voluto
vedermi sposato e al sicuro con Elizabeth.
La chiesa si è riempita, gli ospiti hanno preso posto. Bingley e io ci siamo
scambiati un’occhiata. Abbiamo guardato il portone. Poi abbiamo distolto lo
sguardo. Ho controllato l’orologio. Bingley ha controllato il suo. Lui ha sorriso
nervoso. Io ho sorriso rassicurante. Lui ha annuito. Io ho intrecciato le mani.
Quindi si è udito un sospiro e, nel voltarmi, ho visto Elizabeth. Stava
attraversando la navata al braccio di suo padre, che all’altro braccio
accompagnava Jane. Ma non volevo guardare Jane. I miei occhi erano solo per
Elizabeth. Era splendida. Ho sentito che il nervosismo mi abbandonava quando
mi ha raggiunto, prendendo il suo posto accanto a me, mentre Jane prendeva il
suo al fianco di Bingley.
La cerimonia è stata breve ma mi ha commosso nel profondo. Quando
Elizabeth e io ci siamo scambiati le promesse, ho pensato che non ci potesse
essere uomo più felice di me in Inghilterra.
Abbiamo lasciato la chiesa e io ho guardato Elizabeth, che ormai era Mrs.
Darcy.
«Mrs. Darcy!» ha esclamato sua madre, facendo eco ai miei pensieri. «Come
suona bene. E Mrs. Bingley! Oh, se solo potessi vedere le altre mie due figlie
sposate così bene, non mi resterebbe nient’altro da desiderare.»
Siamo tornati a Longbourn per il pranzo di nozze, poi Elizabeth e io siamo
partiti per un giro nel Distretto dei Laghi. Jane e Bingley sono venuti con noi. Ci
siamo fermati per la notte in una piccola locanda e sto approfittando di questa
opportunità per scrivere il diario, visto che più tardi non ci sarà tempo. Attendo
con impazienza questa sera. Dopo cena, il nostro matrimonio inizierà.
NOVEMBRE

Martedì, 11 novembre

Oggi, dopo la luna di miele sui laghi, siamo tornati a Pemberley. Elizabeth sta
bene ed è felice. L’ho guardata mentre la carrozza percorreva il vialetto e sul suo
volto era dipinta una grande gioia per la sua nuova casa.
La carrozza si è fermata fuori del portone. Siamo entrati. Mrs. Reynolds
aveva riunito il personale, che ci ha dato il benvenuto. Mrs. Reynolds, lo so, è
felicissima di rivedere una signora a Pemberley.
Siamo saliti nelle nostre stanze e ho accompagnato Elizabeth nei suoi
appartamenti: erano l’unica parte della casa in cui desiderava che venissero fatte
delle modifiche, ed erano stati decorati secondo i suoi desideri.
«Ti piacciono?» le ho domandato.
Si è guardata attorno con ammirazione. «Sono perfetti.»
Mi sono avvicinato e l’ho baciata.
«A te piacciono?» ha chiesto, mentre faceva vagare lo sguardo ancora una
volta.
«Non importa se a me piacciono o meno.»
«Penso di sì, invece. Dopotutto, sarai un assiduo visitatore», mi ha stuzzicato.
Ho sorriso e l’ho baciata ancora.
Siamo ridiscesi qualche ora più tardi.
«Sei sicura di non voler far ridecorare altre stanze?» ho chiesto, quando
siamo entrati nella sala da pranzo più piccola.
«No, mi piacciono proprio così come sono. Mi ricordano la mia prima visita a
Pemberley.» Si è avvicinata alla finestra e ha guardato fuori. «È una vista
bellissima.»
Ne ho convenuto. La collina coperta di boschi era deliziosa e il fiume
serpeggiava scintillante attraverso la valle. Amo ogni albero e ogni filo d’erba, e
sapere che per Elizabeth è lo stesso mi riempie di tenerezza.
«Cos’hai pensato la prima volta che l’hai vista?» le ho domandato.
Ha sorriso birichina. «Che se ti avessi accettato, avrei potuto essere la
padrona di casa!»
«E hai avuto rimpianti?»
«Per un istante… finché non ho ricordato che non avrei potuto accogliere i
miei zii qui.»
«Non riesco a credere di esser stato addirittura così orgoglioso. Se non ci
fossero stati tua zia e tuo zio, non ci saremmo mai più incontrati. Saranno i
benvenuti ogni volta che vorranno venire a farci visita.»
L’ho stretta tra le braccia.
«Verranno a trovarci presto. Ho promesso a mia zia che avrebbe potuto fare
un giro attorno al parco col calessino e una coppia di cavalli.» Si è girata, senza
però sottrarsi al mio abbraccio, e mi ha accarezzato la guancia. «Ma non li
inviteremo ancora per un po’.»

Martedì, 18 novembre

Siamo a Pemberley da una settimana ed Elizabeth e Georgiana vanno d’accordo


proprio come avevo sperato. Georgiana inizia a perdere parte della sua timidezza
grazie alla vicinanza di Elizabeth e, sebbene non sia scherzosa come mia moglie,
in un paio di occasioni ha avuto il coraggio di punzecchiarmi.
Finalmente sento di poter essere di nuovo un fratello per lei, anziché un
genitore. Sta crescendo ormai e, con Elizabeth a guidarmi, non mi devo più
preoccupare di non riuscire a comprendere le giovani donne. Se ho dei dubbi,
non ho che da chiedere a mia moglie.
La vita è molto più facile anche per Georgiana, perché in Elizabeth ha trovato
una confidente, oltre che una sorella.

Giovedì, 20 novembre

Questa mattina Elizabeth ha ricevuto una lettera da Lydia, che chiedeva aiuto per
saldare dei conti. L’ho saputo per caso, perché sono arrivato nella sua camera
mentre leggeva la missiva. Quando sono entrato mi ha guardato con aria
colpevole.
«Segreti?» le ho chiesto.
Sembrava triste.
«È di Lydia. È così stravagante che ha superato un’altra volta la sua rendita.
Mi scrive che deve essere una bella cosa essere così ricca, e chiede il mio aiuto.»
«Non gliel’offrirai?» Ho visto la sua smorfia. «Lo farai.»
«Dopotutto, è mia sorella», ha detto.
«Lascia che chieda a Jane.»
«Ha già chiesto a Jane», ha replicato, mentre il suo umore ritornava a essere
giocoso. «Credo che intenda chiedere a entrambe, a turno.»
«Dovresti dire di no. Così imparerà a gestirsi.»
«Non Lydia! Continuerebbe ad accumulare debiti finché i negozianti non
esigeranno il pagamento, e a quel punto lei e Wickham dovranno cambiare
alloggio e ricominciare tutto daccapo. Pensala in questo modo: non sto aiutando
Lydia, ma i negozianti che vuole raggirare.»
Dicendomi così, sapeva che avrei accettato.
«Non riesco a smettere di chiedermi come mai tu e Jane siate venute fuori
così bene, al contrario delle vostre sorelle», ho osservato e, avvicinatomi a lei, le
ho dato un bacio sulla guancia.
«Kitty non è poi così male», ha replicato Elizabeth. «Pensavo di farla venire a
stare con noi. Dopo la nostra festa di Natale, il mese prossimo, la inviterò a
rimanere. Un po’ di compagnia superiore potrebbe avere su di lei un forte
ascendente e la spingerebbe a migliorarsi.»
«Se devi, fallo. Ma preferirei averti tutta per me.»
«Non starà in casa per tutto il tempo. Farà lunghe camminate con
Georgiana», ha detto Elizabeth.
«O lunghe passeggiate in carrozza», ho suggerito, baciandola sulle labbra.
«O picnic», ha aggiunto lei, e mi ha restituito il bacio.
«Amore mio, sarà meglio che chiuda a chiave la porta.»
DICEMBRE

Venerdì, 5 dicembre

Elizabeth ha ordinato un calesse e una coppia di cavalli per Natale. Sua zia e suo
zio ci raggiungeranno e saranno qui tra poco più di una settimana. Elizabeth mi
ha persuaso a invitare anche mia zia. È tempo di porre fine alle ostilità, dice. E
ha ragione, non posso essere ai ferri corti con Lady Catherine per sempre.
Verranno anche Jane e Bingley, che porteranno con loro Caroline e Louisa. Mr.
e Mrs. Bennet verranno assieme a Mary e Kitty, con Lydia a completare il
gruppo. Riluttante, ho accettato di riceverla a condizione che Wickham non sia
con lei. Non lo voglio a Pemberley, né ora né mai. Elizabeth capisce. Neanche
lei desidera vederlo, ed entrambi sappiamo che Georgiana ne sarebbe
mortificata.
Due persone che invece non vedremo saranno Mr. e Mrs. Collins: lei è in
stato interessante e non può viaggiare. Elizabeth mi ha ricordato di cercare un
altro beneficio ecclesiastico per Mr. Collins, qualcosa di meglio rispetto a quello
che ha adesso.
«Una casa più grande per Charlotte, e piena di cose che tengano impegnato
Mr. Collins. Se avesse qualcosa da fare fuori casa, magari un ospizio di carità da
gestire, ancor meglio. E assicurati che la casa abbia due stanze confortevoli, in
modo che Charlotte abbia la sua, come pure suo marito», ha detto Elizabeth.
«Benissimo, ma non voglio che stiano a meno di un’ora di viaggio da
Pemberley. Charlotte mi piace abbastanza, ma neanche la vostra amicizia può
farmi rassegnare a sopportare suo marito.»
In questo Elizabeth e io la vediamo proprio allo stesso modo.

Sabato, 13 dicembre

I nostri ospiti arriveranno lunedì. C’è stata un’aggiunta al numero iniziale: il


colonnello Fitzwilliam verrà con Lady Catherine e Anne.
Lunedì, 15 dicembre

Finalmente sono qui. Bingley e Jane sono stati i primi ad arrivare, e hanno
portato con loro Caroline e Louisa.
«Mrs. Darcy, che gioia rivedervi», ha detto Caroline con un eccesso di
cortesia. Sorrideva come se lei ed Elizabeth fossero sempre state amiche del
cuore, poi si è rivolta a me: «Mr. Darcy, che bell’aspetto avete. E Georgiana,
come siete cresciuta! Dev’essere l’aria del Derbyshire. È così corroborante».
Louisa è stata meno loquace, ma ci ha salutato con piacere. Mr. Hurst si è
limitato a grugnire, prima di ritirarsi nella sala del biliardo. Caroline e Louisa
sono andate di sopra, scortate da Georgiana, ed Elizabeth e io siamo rimasti giù,
liberi di parlare con Jane e Bingley.
«Ebbene, Lydia verrà?» ha chiesto Bingley, mentre ci sedevamo in salotto.
«Sì, verrà, ma suo marito no», ha detto Elizabeth. «Credi sia sbagliato, da
parte mia, non averlo invitato?» ha chiesto a Jane.
«Cara Lizzy, certo che no. Non è come se lui e Lydia non sapessero dove
andare. Sono venuti a stare da noi già due volte. È più economico per loro stare
ospiti, piuttosto che vivere per conto loro. Hanno lasciato il loro alloggio prima
di venire a casa nostra, in modo da non dover pagare l’affitto, poi, quando sono
tornati, ne hanno preso un altro.»
«Che grande seccatura», ha esclamato Elizabeth.
«Non per Lydia. Lei è la stessa di sempre, esuberante e intrepida. Nel
cambiamento ci guadagna.»
«La prossima volta che verranno, penso che farò dire dai servitori che non
siamo in casa!» ha affermato Bingley.
«Siamo troppo comodi per loro a Netherfield, questo è il problema», ha
aggiunto Jane. «Fanno visita a Longbourn, e poi vengono da noi quando si
rendono conto di essersi trattenuti lì troppo a lungo. E non viene a farci visita
solo Lydia. Sembra che ogni giorno nostra madre trovi un motivo per fare un
salto. Cominciamo a pensare che sarebbe il caso di cercare casa altrove.»
«Povera Jane! Devi venire a vivere nel Derbyshire», ha detto Elizabeth.
«Ci sono alcune proprietà molto eleganti nei dintorni», ho suggerito.
«Forse potremmo», ha detto Bingley.
Una carrozza che percorreva il viale ci ha avvisati dell’arrivo di Lady
Catherine. È scesa in pompa magna e ha fatto il suo ingresso in casa. Pochi
minuti dopo è entrata di corsa in salotto, senza essere annunciata.
Si è guardata intorno con occhiate velenose.
«La mobilia non è stata sostituita, vedo», ha detto senza salutare né me, né
Elizabeth. «Pensavo che aveste messo la mobilia di mia sorella nell’attico e
l’aveste rimpiazzata con qualcosa di minor pregio.»
«Vostra signoria non penserà che io voglia rovinare la mia stessa casa», ha
osservato Elizabeth.
«La vostra casa. Ah!» ha esclamato mia zia.
Elizabeth mi ha lanciato uno sguardo ironico, ma con uno sforzo determinato,
ha dato il benvenuto a Lady Catherine, a Anne e al colonnello Fitzwilliam.
«Ci incontriamo di nuovo», ha detto lui.
«È vero», ha risposto Elizabeth.
«E in circostanze felici. Darcy è un uomo fortunato», le ha detto il colonnello.
«Darcy non lo è affatto. Avrebbe dovuto sposare Anne», ha ribattuto mia zia.
Anne guardava il pavimento.
«Spero che abbiate fatto buon viaggio», le ha detto Elizabeth.
Anne ha sollevato appena gli occhi, ma non ha risposto. Ero colpito dalla
differenza nel suo comportamento dall’ultima volta che l’avevo vista, e ho
pensato a quel che aveva detto mio cugino, che quando era lontana dalla madre,
era molto più vitale.
«La salute di Anne è precaria. Non viaggia mai bene», ha replicato mia zia.
«Ma è stato un buon viaggio. La carrozza di Lady Catherine è confortevole, e
le strade non erano in cattivo stato», è intervenuto il colonnello Fitzwilliam.
«Permettete che vi mostri le vostre stanze», ha suggerito Elizabeth.
«Questo è compito della governante», ha detto sprezzante Lady Catherine.
«Allora chiederò a Mrs. Reynolds di indicarvi la strada», ha concesso
Elizabeth. Poi si è rivolta ad Anne: «Lasciate che conduca voi alla vostra
camera. È la stanza che vi viene riservata di solito. Ho chiesto a Mrs. Reynolds
di indicarmi quale fosse».
Anne ha rivolto uno sguardo preoccupato alla madre, ma ha lasciato che
Elizabeth la accompagnasse di sopra. Jane è andata con loro, mentre mia zia ha
dovuto attendere Mrs. Reynolds.
Il colonnello Fitzwilliam ha riso. «Elizabeth non teme nessuno», ha detto
quando Mrs. Reynolds ha guidato Lady Catherine al piano superiore.
«Certo che no, ha sposato Darcy! Anche se non penso che sia proprio terribile
come un tempo. Il matrimonio gli giova», ha fatto notare Bingley.
«Giova a entrambi. Forse dovrei decidermi a compiere anch’io il passo», ha
asserito il colonnello.
Elizabeth si è riunita a noi e presto anche le altre signore hanno trovato la
strada per il salotto. Mia zia e Anne conoscevano già Caroline e Louisa e, dopo
essersi scambiate i saluti di rito, mia zia ha preso a parlare, per interrompersi
soltanto nell’udire il rumore di un’altra carrozza in arrivo.
«Chi è?» ha domandato, e ha guardato fuori della finestra.
«I miei zii!» ha esclamato Elizabeth balzando in piedi.
«Lo zio avvocato o quello che vive a Cheapside?» ha chiesto Lady Catherine
con disprezzo.
Elizabeth non ha risposto, ma è andata a salutare i suoi ospiti non appena
sono entrati nella stanza.
«Elizabeth, come stai bene!» ha detto Mrs. Gardiner.
Indossava un vestito alla moda e aveva un’aria molto raffinata.
«Senza dubbio rigogliosa», ha aggiunto Mr. Gardiner.
Lo sguardo di sorpresa sul volto di Caroline è stato una bella soddisfazione
per Elizabeth. Ci siamo scambiati un’occhiata e ci siamo ricordati di quando,
incontrando i Gardiner per la prima volta, anch’io ero rimasto piacevolmente
sorpreso.
Quindi c’è stata l’abituale conversazione sullo stato delle strade e, parlando
della carrozza dei Gardiner, Elizabeth ha preso spunto per dire alla zia: «Ho fatto
preparare un calessino e una coppia di cavalli proprio come avevi richiesto. Non
appena ti sentirai di nuovo pronta a viaggiare, faremo un giro attorno al parco».
«Un calessino e una coppia di cavalli? Che cos’è, un equipaggio per una gita?
Anch’io devo prendere parte al divertimento. Un giro attorno al parco è proprio
una delle cose che più mi piace fare. Avrei imparato a condurre il calesse, se Sir
Lewis me l’avesse insegnato, e sarei stata un’eccellente guidatrice», ha detto
Lady Catherine. «Lo stesso Sir Lewis me lo disse. Dovete farmi sapere quando
avete intenzione di andare. Verrò con voi, e anche Anne.»
«Ma ci sono solo due posti a sedere», ha fatto notare Elizabeth.
«Allora Anne e io prenderemo la carrozza.»
«Sono sicura che vostra signoria non apprezzerà l’escursione. Non
scenderemo soltanto al fiume, attraverseremo anche i boschi», ha detto
Elizabeth.
«E questo cosa starebbe a significare?» ha domandato Lady Catherine. «I
boschi sono la mia più grande passione. Quando mia sorella era viva, ci
andavamo spesso.»
«Ma, come vostra signoria ha tenuto a informarmi nel nostro ultimo incontro,
la mia presenza li ha contaminati», ha affermato Elizabeth maliziosa.
Mia zia non è riuscita a trovare una giusta replica. Non mi era mai capitato di
vederla senza parole, ed è stata un’esperienza piacevole.
Non si è data per vinta, comunque, e dopo un istante ha superato lo stupore e
ha detto: «Ho saputo che vostra madre e le vostre sorelle verranno, è vero?»
«Sì, è così.»
«Tutte quante?»
«Sì, tutte quante.»
«Come, anche quella che è scappata col figlio dell’amministratore di Darcy?»
«Sì, anche Lydia», ha detto Elizabeth in modo solenne, ma col bagliore di un
sorriso negli occhi.
«Ho sentito che vostra madre l’ha ricevuta a Longbourn dopo la sua
scandalosa condotta. Non può essere vero, si capisce. Deve essere una voce
fasulla. Nessuna madre potrebbe avallare una tale infamia da parte di una figlia.
Dovrebbe subito rompere ogni rapporto con lei e lasciarla a soffrire le
conseguenze delle sue azioni.»
La sua valutazione del carattere di Mrs. Bennet era del tutto sbagliata. Mrs.
Bennet è arrivata poco dopo il fratello e la cognata e, non solo appoggiava il
comportamento di Lydia, ma addirittura se ne gloriava.
«Lady Catherine, che bellezza rivedervi», ha detto, mentre le faceva una
riverenza. «Sembra che sia passato soltanto un giorno da quando, sulla strada per
raggiungere il villaggio, veniste a trovarci a Longbourn per portarci notizie di
Charlotte. Se mi aveste detto allora ciò che so adesso, non vi avrei creduto. La
mia Lizzy sposata a Mr. Darcy! Certo, non c’è da meravigliarsene. È sempre
stata una bravissima ragazza, la preferita di suo padre, appunto, e, sebbene Jane
sia più bella, Lizzy ha più spirito, anche se non dovrei più chiamarla Lizzy, ma
piuttosto Mrs. Darcy. Mrs. Darcy! Come suona bene. E pensare che è la signora
di Pemberley! Sapevo che la sua vivacità le sarebbe valso qualcosa. Pemberley è
una casa molto elegante. Non avevo idea che lo fosse a tal punto. Lucas Lodge
non è niente in confronto, ed è anche meglio della casa grande a Stoke. In quanto
poi a Purvis Lodge, ha delle soffitte davvero spaventose, ma Lizzy – Mrs. Darcy
– mi assicura che le soffitte di Pemberley sono di gran lunga le più belle che
abbia mai visto.»
«Sono sicuro che ti farà fare una bella visita guidata, se solo lo chiederai con
gentilezza», ha detto Mr. Bennet con una punta d’ironia, mentre avanzava verso
Elizabeth e le dava un bacio. «Come stai Lizzy? Hai un bell’aspetto.»
«Sto bene, papà.»
«Darcy ti tratta bene?»
«Sì.»
«Bene, allora non dovrò sfidarlo a duello.»
«Spero allora che verrete a pescare con me, signore», ho detto.
«Volentieri.»
«E, pare ovvio, anche voi siete incluso nell’invito», ho aggiunto, rivolto a Mr.
Gardiner.
«Sarà un grande piacere.»
«Che ne pensi della mia nuova cuffietta, Lizzy?» ha chiesto Lydia
avvicinandosi. «Non è deliziosa? L’ho presa ieri.»
«Credevo che avessi bisogno di fare economia», ha detto Elizabeth.
«Ma è quello che ho fatto. C’erano tre cuffiette che mi piacevano al negozio,
e ho comprato soltanto questa», ha protestato Lydia.
«Stando a tutto quello che ho letto, risparmiare non fa parte della natura delle
donne. Esse devono studiare con diligenza, se non vogliono che le loro spese
eccedano le entrate», ha sentenziato Mary.
«Ben detto, Mary. Molto ben esposto», ha detto Mrs. Bennet. Poi si è rivolta
al colonnello Fitzwilliam: «È una ragazza così colta, legge non so quanti libri.
Diventerà un’eccellente moglie per un militare fortunato».
Per la prima volta in vita mia ho visto mio cugino stupefatto. Non c’era
bisogno che rispondesse, comunque, perché, mentre Lydia si avvicinava allo
specchio a rimirarsi, Mrs. Bennet ha ripreso a parlare. «Quando siete andata via
da Longbourn, dopo la vostra visita, Lady Catherine, non avevo idea che
saremmo state imparentate, l’avrei considerata un’assurdità, ma ora siamo di
famiglia.»
«Certo che no», ha sbottato mia zia, indignata.
«Ma sì! Vostro nipote è sposato con mia figlia. Questo ci rende in qualche
modo cugine. Lady Catherine, mia cugina! Com’è stata invidiosa Lady Lucas
quando gliel’ho detto; perché lei non è una vera Lady, naturalmente, lo è
diventata solo quando a Sir Lucas è stata data l’onorificenza di cavaliere, per via
di una cortesia fatta al re. Era solo Mrs. Lucas prima, e suo marito aveva un
commercio a Meryton. Vi ha rinunciato quand’è diventato Sir William, ma
l’origine si vede.»
«Si vede, eccome», ha commentato con enfasi mia zia. «E questa è la ragazza
che è fuggita col figlio dell’amministratore?» ha domandato, con lo sguardo
rivolto a Kitty.
«No, non sono io», ha detto Kitty arrossendo.
«Questa è la mia penultima, Kitty. Una così brava ragazza! Così educata! E
sulla buona strada per diventare una bellezza. Farà girare parecchie teste tra non
molto, ricordate quel che vi dico. Non che non lo abbia già fatto: il capitano
Denny era davvero affascinato da lei, e c’erano altri due ufficiali che riservavano
a Kitty le loro attenzioni, sebbene sia così giovane, ma…»
«Non puoi essere tu. Sei una bambina», ha detto Lady Catherine rivolta a
Lydia, dopo aver oltrepassato Mrs. Bennet.
Lydia non si è girata e, dopo essersi levata la cuffietta, si è ravvivata i ricci
davanti allo specchio. «Lah! Ma che sciocchezze dite!» ha esclamato. «Sono
sposata da quattro mesi. Il mio caro Wickham e io ci siamo sposati a settembre.
Sono quasi una matrona, ormai.» Si è girata e ha fronteggiato Lady Catherine.
«Lieta di conoscervi», ha detto allungando la mano, come se lei fosse una
duchessa e mia zia la moglie di un villico. «Il mio Wickham mi ha detto tutto di
voi.»
«Ma davvero?» ha replicato Lady Catherine, maestosa, e ha ignorato la mano.
Lydia l’ha lasciata cadere, imperturbabile, e si è rivolta al colonnello
Fitzwilliam, avvicinandosi con la mano tesa.
«Toh, un ufficiale. Mi fa bene al cuore vedere una giubba rossa. Mi ricorda il
mio caro Wickham.»
«Ho sempre ammirato gli uomini in giubba rossa, e Lydia ha preso da me»,
ha detto Mrs. Bennet a Lady Catherine.
«Una vera sfortuna per quelli di noi che apprezzano una conversazione
intelligente», ha commentato Mr. Bennet. «Darcy, avete una sala da biliardo
qui?»
«Certo. Permettetemi di mostrarvela. Signori?»
E, chiamandoli, li ho salvati dalle dame.
«Mia moglie è una costante fonte di divertimento per me», ha detto Mr.
Bennet, mentre lasciavamo la stanza. «E Lydia ancora di più. Avevo grandi
speranze per Mary, ma è diventata meno stupida adesso che esce più spesso e
non è costretta a subire il paragone con le sorelle, sebbene la sua esternazione di
oggi mi fa sperare che la sua stupidità non sia scomparsa del tutto. Anche Kitty
sembra decisa a deludermi: è diventata una creatura così intelligente, da
trascorrere due giorni su tre a Netherfield, e temo che diventerà una giovane
assennata, dopotutto.»
Non mi sento ancora a mio agio col modo in cui Mr. Bennet parla delle figlie
ma, dal momento che la sua leggerezza ha contribuito a formare il carattere
giocoso di Elizabeth, immagino di non potermi lamentare.
Martedì, 16 dicembre

Elizabeth ha portato sua zia a fare un giro attorno al parco col calessino e la
coppia di cavalli, come aveva promesso. Le due signore sono rientrate con gli
occhi brillanti e un bel colorito sano sulle guance.
«Allora, Pemberley vi piace quanto l’ultima volta che l’avete visitata?» ho
chiesto a Mrs. Gardiner.
«Molto di più. Prima era una bella casa, e basta. Adesso è la casa di
Elizabeth», ha risposto.
«Deve essere un modo molto gradevole di visitare il parco», ha osservato
Anne.
C’era una traccia di malinconia nella sua voce. Elizabeth se n’è accorta e ha
detto: «Potete fare un giro con me, questo pomeriggio».
Le sono stato molto grato per questo. Credo che Anne goda di pochi piaceri
nella vita.
Sono andate via poco dopo pranzo, e sebbene il loro giro sia stato molto più
breve del precedente, sono tornate di umore gioviale.
«Credo di aver giudicato male Anne», ha detto Elizabeth più tardi. «Proprio
io, che mi vantavo della mia abilità nel giudicare le persone alla prima
impressione, pare che non abbia fatto altro che fraintenderle in quest’ultimo
anno. Ho fatto un errore deplorevole con te, e credo di averne fatto uno anche
con Anne. Credevo che fosse malaticcia e irritabile e pensavo…»
Si è fermata di colpo.
«Sì, cosa pensavi?» le ho chiesto.
«Pensavo che tu e lei vi meritaste l’un l’altra», ha detto con aria birichina.
«È un peccato che non lo abbia saputo prima, altrimenti avrei potuto farti una
cortesia e sposarla», l’ho pungolata.
Non avevo mai compreso cosa significasse stuzzicare o essere stuzzicato
prima di incontrare Elizabeth, ma sto imparando.
«Non è affatto malaticcia o irritabile come avevo supposto. In realtà, più ci
allontanavamo dalla casa, più diventava vivace.»
«Era molto più vispa quando eravamo bambini, sino a quell’inverno in cui le
venne il raffreddore e la tosse le colpì il petto. Mia zia la ritirò dal collegio e
disse che non stava abbastanza bene da tornarvi.»
«Ah. E dunque, da allora, è rimasta da sola a Rosings con Lady Catherine?»
«Aveva la sua dama di compagnia.»
«Sarebbe servita una compagna coraggiosa, che tenesse testa a Lady
Catherine.»
Ero d’accordo.
«Di cosa hai parlato con Anne?»
«All’inizio del parco. Ha ricordi affettuosi delle sue visite qui durante
l’infanzia, e mi ha indicato il punto preciso in cui perse la bambola, e dove il
colonnello Fitzwilliam la trovò, sebbene all’epoca non fosse ancora un
colonnello. Ma sembra che fosse davvero un bravo ragazzo. Non doveva essere
piacevole per lui avere una ragazzina che gli trotterellava dietro, eppure sembra
averle sempre dimostrato tanta gentilezza.»
«È sempre stato molto affezionato ad Anne.»
«E poi abbiamo parlato di libri. Ha letto tantissimo e ne abbiamo discusso
con entusiasmo. Credo sia molto meglio quand’è lontana dalla madre. Chiederò
a zia Gardiner di portarla in giro col calessino domani. Tra me e lei dovremmo
riuscire a tenerla separata da Lady Catherine per la maggior parte del suo
soggiorno qui.»

Giovedì, 18 dicembre

Questo ricevimento casalingo, con mia grande sorpresa, si sta rivelando


piacevole. Mrs. Bennet è contenta di camminare in lungo e in largo per
Pemberley, memorizzando tutte le sue raffinatezze, così da abbagliare i vicini al
ritorno a Longbourn, col resoconto dei suoi splendori. Lydia trascorre il tempo
civettando coi giardinieri. È inutile cercare di fermarla, e poi così, almeno, resta
fuori di casa. Mr. Bennet è in biblioteca per buona parte del tempo, e si
avventura a uscire soltanto per le nostre battute di pesca. Lady Catherine è tutta
presa a istruire Kitty e Mary sul corretto comportamento che devono tenere le
giovani donne, e Kitty è tanto in soggezione di mia zia, da restare seduta ad
ascoltarla con attenzione reverenziale per ore e ore. Anche Mary siede e ascolta,
e talvolta interviene citando profondi pensieri tratti dalle sue letture. Caroline e
Louisa si tengono occupate coi giornali di moda, mentre Mr. Hurst dorme per
gran parte del tempo.
Anne sfrutta al massimo l’occasione per sfuggire alle attenzioni della madre,
ed è occupata a fare passeggiate nel parco, dove spesso si accompagna al
colonnello Fitzwilliam. La tosse sembra affliggerla molto meno di prima, e lei
dice che è tutto questo movimento a giovare alla sua salute.
Quando gli altri sono impegnati, è con Jane, Bingley, Georgiana, Mr. e Mrs.
Gardiner che Elizabeth e io riusciamo a trascorrere gran parte del nostro tempo.

Sabato, 20 dicembre

Questa mattina Elizabeth e io siamo usciti con Jane e Bingley, per andare a
vedere una proprietà a circa dieci miglia da Pemberley. È una casa molto
elegante, con una bella vista. Ci siamo guardati intorno: Jane e Bingley ne erano
affascinati.
«Se non troveremo niente di meglio, credo che la compreremo», ha detto lui.
«Credo proprio che tu stia imparando a prestare attenzione. Un anno fa
l’avresti presa senza indugio», gli ho fatto notare.
«Adesso sarebbe impossibile per me farlo», ha detto, scuotendo il capo. «Se
ho imparato qualcosa da te, Darcy, è che non devo prendere una casa senza
prima indagare sullo stato dei camini!»
«Ho rimproverato Bingley per non aver fatto domande sensate quando ha
preso in affitto Netherfield», ho spiegato, poiché avevo visto lo sguardo confuso
di Elizabeth.
«È un bene che non abbia fatto molte domande, allora, altrimenti avremmo
potuto non incontrarci mai.»
Siamo poi tornati a Pemberley, dove abbiamo trovato Mrs. Bennet impegnata
con Mrs. Reynolds in una conversazione tesa ad accertare quanto fossero costate
le tende e l’esatta dimensione della sala da ballo.
Anne era in salotto con Mrs. Gardiner, le loro risate ci hanno raggiunti
quando siamo entrati nella stanza. Di recente Anne ha un aspetto molto migliore.
Sprigiona una vitalità di cui era del tutto priva quando era confinata a Rosings
con Lady Catherine e, devo ammetterlo, quando pensava di dover sposare me.
«Vi è piaciuta la casa?» ha chiesto Mrs. Gardiner.
«Sì, moltissimo. È un pochino più piccola di Netherfield, ma è di dimensioni
accettabili», ha detto Jane.
«Più piccola di Netherfield?» ha domandato Mrs. Bennet che era entrata nella
sala. «Non va affatto bene!»
«Ma è poco lontano da Pemberley», ha replicato Jane.
«Di certo, questo depone a suo favore. Così potrei far visita a entrambe in una
volta sola. Posso venire a trovare Lizzy prima e poi, cara Jane, verrò a stare da
te. Il viaggio nel Derbyshire è lungo se si deve andare a far visita a una sola
figlia, ma diventa una distanza agevole nel caso in cui se ne vadano a trovare
due. Oserei dire che starò qui tutto il tempo.»
«Mi è sembrato che il parco fosse piuttosto piccolo», ha detto Bingley, con
un’occhiata a Jane.
«E che le soffitte fossero misere», ha aggiunto lei.
«Oh, se le soffitte sono misere non la prenderei neanche in considerazione.
Fareste meglio a restare a Netherfield», ha sentenziato Mrs. Bennet.

Lunedì, 22 dicembre

Oggi è stata una giornata di pioggia. Lady Catherine si è ritirata presto nella sua
stanza. Kitty e Lydia erano impegnate a decorare cuffiette e Mrs. Bennet diceva
a Kitty che quando si fosse sposata, avrebbe dovuto assicurarsi di avere una casa
elegante quanto Pemberley. Mr. Gardiner e Mr. Bennet giocavano a scacchi,
mentre Mrs. Gardiner guardava un libro di acqueforti.
«C’è qualcuno che ha voglia di fare una partita a biliardo?» ha chiesto il
colonnello Fitzwilliam.
«Giocherà Darcy con voi, e io starò a guardare», ha detto Elizabeth. «Vi unite
a noi, Anne?»
Anne ha accettato, cosicché il nostro quartetto si è spostato nella sala del
biliardo. Ma un istante dopo essere entrati, Elizabeth si è scusata dicendo di
avere un’emicrania, e mi ha chiesto di riaccompagnarla in salotto.
Non appena la porta della sala del biliardo si è richiusa alle sue spalle,
l’emicrania è sembrata svanire.
«Credo che Fitzwilliam e Anne se la caveranno meglio senza di noi», ha
detto.
L’ho fissata sorpreso.
«Lui ha soltanto bisogno di un piccolo incoraggiamento per accorgersi di
esserne innamorato.»
«Fitzwilliam e Anne?»
«Credo che siano una bella coppia. Lo sguardo di Anne è puntato su di lui
ogniqualvolta Fitzwilliam si trovi nella stessa stanza, ed è difficile che riesca a
parlare di qualsiasi argomento, senza fare in qualche modo riferimento a lui. Da
parte sua, lui le è sempre stato affezionato e il matrimonio sarebbe appropriato,
oltre che un’unione d’amore. Lui ha bisogno di sposare un’ereditiera e Anne
erediterà Rosings, oltre a un considerevole patrimonio.»
Ero ancora più sorpreso.
«Come fai a sapere che ha bisogno di sposare un’ereditiera?»
«Me l’ha detto lui stesso.»
«E quando l’avrebbe fatto?»
«A Rosings, quando eravamo tutti lì per la Pasqua. Sospetto che fosse per
mettermi in guardia e comunicarmi di non attendermi una proposta di
matrimonio da parte sua.»
«Come siamo supponenti! Entrambi credevamo che ti aspettassi una proposta
da noi!»
«Forse mi sarebbe piaciuto riceverne una dal colonnello», mi ha stuzzicato.
«Amore mio, ti avverto che sono un marito geloso. Bandirò mio cugino da
Pemberley, a meno che tu non mi dica in questo istante che non desideravi
ricevere un’offerta da lui.»
«Benissimo, non la desideravo. Ma Anne, credo proprio di sì.»
«Potrebbe non essere un male. A dire il vero, più ci penso, più mi fa piacere»,
ho detto.
«Anche a Lady Catherine farà piacere.»
«Dunque stai promuovendo questa unione per fare piacere a Lady
Catherine?» le ho chiesto con finta innocenza.
«Mr. Darcy, stai diventando un impertinente proprio come tua moglie!»
«Però non sono così sicuro che Lady Catherine approverà», ho commentato
meditabondo.
«Non può certo lamentarsi dei suoi natali!»
«Forse no, ma lui è un figlio cadetto ed è povero», le ho ricordato.
«Ma il patrimonio di Anne basta per due.»
«Mio cugino non ha casa.»
«Vivrà a Rosings», ha detto Elizabeth.
«E manderà Lady Catherine nella casa vedovile.»
«Mentre invece, se l’avessi sposata tu, Anne sarebbe diventata la signora di
Pemberley e Lady Catherine avrebbe continuato a regnare incontrastata su
Rosings.»
Entrambi abbiamo immaginato come avrebbe reagito Lady Catherine quando
avrebbe saputo di doversi trasferire nella casa vedovile.
«Credi che Anne troverà il coraggio per tenere testa a sua madre?» le ho
chiesto.
«Sarà interessante stare a vedere.»
Giovedì, 25 dicembre

Non avrei mai pensato, quando lo scorso anno ho celebrato il Natale a Londra
con Georgiana, che l’anno successivo l’avrei festeggiato da sposato. Pemberley
ha davvero un’aria festosa: il verde è intrecciato lungo le balaustre, mentre
l’agrifoglio, carico di bacche rosse, adorna i ritratti e il vischio pende dai
candelabri.
Ci siamo svegliati con l’odore di pane e dolci cotti al forno e, dopo colazione,
abbiamo presenziato al servizio nella cappella. Il tempo era così bello che
Elizabeth, Jane, Bingley e io abbiamo deciso di camminare sino alla chiesa,
mentre il resto degli ospiti è arrivato in carrozza.
«Questo le ricorda le passeggiate che Jane e io facevamo quando ci eravamo
appena fidanzati. Anche se allora non faceva così freddo», ha detto Bingley,
mentre il ghiaccio ci scricchiolava sotto i piedi.
«Il fidanzamento tuo e di Jane era ufficiale. Potevate trascorrere il tempo a
parlare tra voi e ignorare tutti gli altri; al contrario Elizabeth e io non potevamo
neanche sederci l’uno accanto all’altra.»
«Ma siete riusciti a perdervi tra i viottoli di campagna ogni volta che
uscivamo di casa», ha ricordato Bingley con un sorriso.
«I viottoli sono stati molto utili», ha affermato Elizabeth.
«E nostra madre era di grandissimo aiuto quando insisteva che ti occupassi di
quell’uomo», ha detto Jane.
«Non sono mai stata tanto mortificata in vita mia», ha ammesso Elizabeth,
che nel dirlo ha riso.
Una volta arrivati, siamo entrati in chiesa. I nostri ospiti erano già riuniti e,
poco dopo il nostro ingresso, il servizio è cominciato. È stato animato e
interessante, carico dello spirito festoso dell’occasione. Lady Catherine si è
lamentata per gli inni, per il sermone, per le candele e per i libri di preghiere, ma
sono convinto che tutti gli altri abbiano tratto conforto dalla cerimonia.
Abbiamo avuto una magnifica cena e in seguito abbiamo giocato alle
sciarade. Caroline ha scelto Fitzwilliam come compagno di squadra, ma più tardi
nella serata Elizabeth ha sventato i suoi tentativi di richiamare l’attenzione del
colonnello con un aperto invito a danzare assieme ad Anne. Formavano una
coppia molto briosa e hanno smentito gli ammonimenti di Lady Catherine circa
un sicuro accesso di tosse di Anne.
Kitty ha ballato con Mr. Hurst, e anche Mary si è persuasa a calcare la pista
da ballo, sebbene abbia protestato, dicendo che la danza non fosse un’attività
razionale, e abbia dichiarato che avrebbe preferito di gran lunga leggere un libro.
Quando tutti i nostri ospiti si sono ritirati, siamo andati di sopra.
«Stanca?» ho chiesto a Elizabeth.
Per rispondere, ha sollevato la mano sulle nostre teste e ho visto che vi teneva
un ramoscello di vischio.

Lunedì, 29 dicembre

Il nostro gruppo si è sciolto questa mattina. Lady Catherine e Anne sono state le
prime a partire, scortate dal colonnello Fitzwilliam. Elizabeth aveva sperato di
sentir parlare di fidanzamento ma, sebbene Fitzwilliam e Anne abbiano trascorso
moltissimo tempo in compagnia reciproca, non si è saputo nulla.
Dopo sono andati via i Bennet. Gli ultimi a lasciare Pemberley sono stati Jane
e Bingley.
«Dovete venire a trovarci a Netherfield», ha detto Jane.
«E portare Georgiana», ha aggiunto Bingley.
Abbiamo promesso di andare a far loro visita presto.
Infine, abbiamo avuto la casa tutta per noi.
«È molto piacevole avere ospiti», ho detto, non appena l’ultima carrozza è
partita. «Ma è anche meglio vederli andar via.»
Siamo tornati in salotto. Georgiana ed Elizabeth hanno ripercorso gli attimi
salienti della visita e parlato delle persone che avevamo ospitato. Mia sorella ha
osato fare un commento spiritoso su Lady Catherine, poi mi ha guardato per
scoprire se ne fossi stato offeso, ma quando ha visto la mia espressione, si è
tranquillizzata. Ha perso gran parte della sua timidezza, ed è sulla buona strada
per diventare una giovane donna aperta e sicura di sé. Per questo, e per mille
altre cose, devo ringraziare Elizabeth.
MARZO

Mercoledì, 4 marzo

Mr. e Mrs. Collins sono arrivati questa mattina e si tratterranno per una
settimana. Hanno pensato fosse preferibile abbandonare il Kent, ora che Lady
Catherine è inferocita: ha appena saputo che Anne sposerà il colonnello
Fitzwilliam.
«In principio sua signoria non era scontenta all’idea, sebbene mi abbia
confidato che avrebbe preferito un uomo ricco in qualità di genero. Ma lo
stimabile colonnello ha un nome antico e onorato e lei ha magnanimamente
creduto che fosse appropriato che Fitzwilliam si legasse col più esimio ramo
della famiglia di Lady Catherine. È stata condiscendente tanto da concedere la
sua approvazione e da dire ad Anne che sarebbe stata la sposa più elegante
dell’anno. Ho potuto dare piacere a sua signoria dicendo che Miss de Bourgh
avrebbe onorato qualunque chiesa in cui avesse scelto di celebrare la cerimonia.»
«Ma Lady Catherine ha cambiato idea quando Anne ha detto in modo chiaro
che aveva intenzione di vivere a Rosings e desiderava che sua madre traslocasse
nella casa vedovile», è intervenuta Charlotte.
«Lady Catherine, col suo fare più amabile, ha dichiarato che ciò era
impossibile. Mi ha onorato della sua più compiacente confidenza, dicendo che
non si sarebbe mossa dalla sua casa per adattarsi al comodo di una ragazzetta
irriguardosa e ha proseguito con l’informarmi cortesemente che Anne era una
ragazza testarda, che non possedeva un’oncia di gratitudine.»
«Anne ha fatto notare che, se fosse stata un uomo, sua madre avrebbe dovuto
abbandonare la casa col suo matrimonio, al ché sua signoria ha replicato che
Anne non era un uomo e che, pertanto, sarebbe rimasta. Mi aspettavo che Anne
si arrendesse, ma non ha fatto nulla del genere. L’amore l’ha resa forte», ha detto
Charlotte.
«Purtroppo l’atmosfera non è stata delle più armoniose. Ciò che detesto più di
ogni altra cosa è un’aria di dissidio. Offende un uomo con la mia vocazione in
modi che posso a malapena descrivere. Ho cercato di porgere un ramo di ulivo,
dicendo che la casa vedovile è un edificio molto elegante, con appartamenti
raffinati e giardini di lusso, ma Lady Catherine mi ha rivolto uno sguardo di
disapprovazione tale, che il coraggio mi è venuto meno e sono stato costretto ad
aggiungere: ‘Ma non elegante quanto Rosings’. Credo che quello abbia fatto
piacere a Lady Catherine.»
«Ma non a sua figlia», ho detto io.
Mr. Collins aveva la faccia lunga per la delusione. «No. Temo sia impossibile
restare in buoni rapporti con entrambe, così abbiamo pensato che fosse meglio
andar via.»
«E poi avevamo un altro motivo per venire a farvi visita. Volevamo che
vedeste Elinor», ha detto Charlotte.
La balia si è avvicinata portando Elinor. Non sono mai stato attratto dai
bambini piccoli, ma Elizabeth era incantata dalla piccina e se l’è fatta dare.
Mentre cullava la neonata tra le braccia, mi ha lanciato uno sguardo che mi ha
bloccato il cuore, e all’improvviso i bambini sono diventati per me la cosa più
interessante del mondo.
Pensavo che lo scorso anno fosse stato il più importante della mia vita, ma
credo che questo sarà anche migliore.
1 St. James’s Palace: palazzo reale inglese, in cui si svolgevano i ricevimenti
mondani. (N.d.T.)
2 Il bullet pudding e lo snap-dragon erano due giochi da salotto caratteristici del
periodo natalizio nell’Inghilterra del XVIII e XIX secolo. Il bullet pudding
consisteva nel mettere in un piatto di peltro una montagnola di farina con in cima
un piccolo oggetto pesante, come una pallina di piombo o una pallottola (bullet).
A turno si eliminava una porzione di farina, finché la pallottola non cadeva giù.
Chi la faceva cadere, doveva recuperarla senza usare le mani, impiastricciandosi
la faccia di farina. Lo snap-dragon si faceva al buio e consisteva nel raccogliere
acini di uva passa e mandorle da una ciotola piena di liquido alcolico, di solito
brandy. La fiamma azzurra del brandy acceso era spettacolare nella stanza buia.
Sebbene il brandy non bruci a temperature molto alte, era ugualmente possibile
scottarsi e il divertimento consisteva proprio nel vedere le smorfie dei
partecipanti che facevano saettare le dita tra le fiamme per prendere la frutta
secca. (N.d.T.)
3 Al capitolo 46 di Orgoglio e pregiudizio, nella lettera che Jane spedisce a
Elizabeth a Lambton, si parla di ‘Saturday night’ (sabato sera). In seguito
Elizabeth, nel raccontare a Mr Darcy della fuga di Lydia, dice ‘They left
Brighton together on Sunday night’ (Sono partiti insieme da Brighton domenica
sera). È la stessa Jane Austen, dunque, a usare indifferentemente le due date,
supponendo che la fuga sia avvenuta proprio la notte fra il sabato e la domenica.
Mr Darcy, però, non può aver sentito parlare di ‘sabato’, perché non ha letto la
lettera di Jane; sa solo quel che Elizabeth gli dice, ed Elizabeth parla di
‘domenica’.
Tuttavia Amanda Grange ha ricostruito un calendario di Orgoglio e pregiudizio
molto dettagliato, partendo dal presupposto che le vicende avessero inizio nel
1799 e si concludessero a Natale 1800, in base alle pochissime date che Jane
Austen ha disseminato nel romanzo, prima fra tutte quella del ballo di
Netherfield, che doveva cadere di martedì 26 novembre (ecco perché la scelta
dell'anno 1799). Talvolta la Grange ha dovuto modificare qualche data, perché
Jane Austen non ha fatto calcoli precisi e dunque le date sul calendario non
combaciavano. Dovendo scrivere un Diario, invece, per la Grange questo
costituiva un dettaglio essenziale. (N.d.T.)
Indice

Presentazione
Frontespizio
Pagina di copyright
Nota dell’autrice
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Aprile
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Marzo