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Scheda

Le fiabe tradizionali hanno spesso un’ambientazione medievale.


Ma fate, draghi e folletti appartengono davvero all’età di mezzo?

C’era una volta...


Sentimenti comuni
La fiaba di Biancaneve (sopra) è
diffusa su un’area vastissima,
dall’Asia Minore all’Africa centrale.

Tradizione celtica
Folletti e fate (nel dipinto sotto)
sono particolarmente ricorrenti
Contaminazioni medievali nella favolistica irlandese.
Un’eco delle pestilenze che decimavano
la popolazione rimane nella favola del
Pifferaio magico, che libera la città di
Hameln dai topi (veicolo della malattia).

gni favola che si rispet- sforzo compiuto in epoca roman- tastiche dopo

O ti è sempre popolata da
fate, gnomi, draghi, gi-
ganti, orchi o streghe,
che accompagnano chi legge e chi
ascolta fino all’immancabile lie-
tica (v. riquadro a pag. 108) di ma-
nipolare, riconducendola ai “se-
coli bui”, la dimensione magica
della fiaba.
Le fate, per esempio, derivano
averle appre-
se dalla vi-
va voce delle
bambinaie, cui
spettava il
to fine. Le tribolate vicende si il loro nome dal latino fatum (de- compito di
snodano abitualmente attraver- stino) e si ricollegano al mito gre- accudire e
so scenari e atmosfere che si ri- co delle tre Mòire, o Parche, che intrattene-
fanno a una precisa cornice stori- presiedevano al destino degli uo- re i bambi-
ca, quella medievale. mini. I folletti, tanto cari alla tra- ni raccon-
Fuori del tempo. A persua- dizione nordica, rinviano ai Lari, tando loro novel-
derci che fate, folletti e draghi ab- le divinità romane protettrici del- le edificanti. Queste
biano sempre e solo abitato l’età la casa e dei confini dei campi. I umili donne erano le depositarie più lontano nel tempo e nello
di Carlo Magno o di re Artù (v. draghi, dal canto loro, sono stati inconsapevoli di un immenso pa- spazio. Radici e tracce profonde
articoli a pag. 38 e 66) sono state assurti a simbolo del male e delle trimonio culturale, di una tradi- s’individuano in India (il Mahab-
soprattutto le favole di Jakob e forze demoniache dall’interpre- zione orale in cui confluivano harata, il Pañçatantra e gli jataka
Wilhelm Grimm (vissuti a cavallo tazione biblica cristiana, ma la molteplici correnti narrative, pro- buddisti), nella cultura egizia, in
tra XVIII e XIX secolo) e di cultura greca e quella mesopota- prie dell’età greco-romana (la fa- quella sumera e babilonese (l’E-
Hans Christian Andersen (1805- mica ne conoscevano già i poteri vola d’animali di Esopo e Fedro), popea di Gilgamesh), in quella
1875). In realtà nessuno di quegli malefici e misteriosi. del ciclo celtico (i racconti di fate) araba (le Mille e una notte) e per-
esseri fantastici o mostruosi è ori- Tradizione orale. I fratelli e di quello germanico-scandinavo sino nelle culture animiste dei po-
ginario del Medioevo. La loro tra- Grimm e Andersen scrissero e (l’epica dell’Edda). Ma le origini poli primitivi. ❏
sposizione temporale si deve allo rielaborarono le loro storie fan- della favola si collocano ancora Nicola Di Mauro

Extra Storia 85