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Appunti per le lezioni di “Trascrizione dalle intavolature”

Intavolatura italiana
Aspetto storico

Di rilevante importanza per la diffusione della musica in Italia nei primi anni del 1500, è la figura
dell'editore Ottaviano Petrucci nato nel 1466 a Fossombrone.
Inventore nel 1499 della stampa musicale a caratteri mobili, Petrucci ottiene nel 1501dalla Signoria
di Venezia la licenza per poter stampare in quella città, dando vita ad una vera e propria rivoluzione
nel campo dell'editoria che porterà ad una enorme diffusione delle conoscenze tecniche e musicali
anche nell'ambito della musica liutistica.

La prima pubblicazione è: Il “Primo libro di intavolatura di Liuto” del 1507 dedicato a Francesco
Spinacino. In questo libro (ma anche nei successivi) viene pubblicata la cosi detta “Regola per
quelli che non sanno cantare” ossia per chi non conosce la musica, dove viene spiegata la
simbologia dell'intavolatura italiana finalizzata all'esecuzione sul liuto delle musiche presentate.

Sempre del 1507 è anche il “Secondo libro di intavolatura di Liuto”, anch'esso probabilmente
dedicato allo stesso Spinacino anche se, a differenza del primo, non compaiono affianco alle
composizioni né le iniziali né il nome intero del compositore.
Entrambi i libri contengono brani originali (prevalentemente Ricercari) e adattamenti (trascrizioni)
di composizioni vocali (prevalentemente di autori franco-fiamminghi).

Del “Terzo libro di intavolatura di Liuto” (Venezia 1508) non è pervenuta nessuna copia; se ne
conosce però l'intestazione che lo vuole dedicato a Giovanni Maria Alemanno.
(I dati derivano da un'annotazione di Fernando Colòn riportata da Howard Mayer Brown e che si
trova nel registrum B della Biblioteca Colombina di Siviglia)

Sempre del 1508 è il “Quarto libro di intavolatura di Liuto”, dedicato a Joan Ambrogio Dalza.
Fra le varie composizioni il quarto libro ne contiene un tipo che non apparirà mai più nella storia
della musica: il “Tastar de corda”. Si tratta di una composizione destinata ad un uso preludiante e
avente struttura armonico-melodica con ampie sezioni di accordi coronati.
Inoltre Ricercari, Saltarelli, Pive, Spingarde. Da notare che, come specifica l'autore, tutte le Pavane
hanno il Saltarello e la Piva, sono strutturate cioè come delle vere e proprie Suite e con ogni
probabilità ne rappresentano il primo esempio nella storia di questa forma.
Altra forma qui presente e mai più in seguito ricomparsa è la Calata, nelle due varianti dette:
all'italiana e alla spagnola.

Negli anni 1509 e 1511 l'editore Petrucci diede alle stampe i suoi due ultimi libri dedicati al liuto,
entrambi contenenti opere e trascrizioni di Franciscus Bossinensis. Il primo libro venne pubblicato a
Venezia, ed il secondo a Fossombrone, città natale del Petrucci, dove egli tornò probabilmente a
seguito della precaria condizione in cui si trovò la repubblica veneta, minacciata dalla lega di
Cambrai.
I due libri del Bossinensis contengono i primi esempi scritti di canto a voce sola accompagnato da
un unico strumento, consuetudine che risalirebbe a molto tempo addietro e diventata frequentissima
alla fine del 400. In quest'epoca, nelle corti dell'Italia settentrionale e centrale, gli artisti italiani
avevano saputo piegare la tecnica dell'austero canto fiammingo in funzione di una polifonia più
semplice e immediata. La forma che si distinse maggiormente diventando presto popolarissima, fu
la Frottola. Generalmente affidata a quattro voci su testi di celebri poeti come Petrarca, Poliziano
ed altri. Tra i musicisti italiani che la coltivarono ricordiamo: Bartolomeo Tromboncino, Marchetto
Cara, Michele Pesenti; tra gli stranieri Josquin Desprez, Heinrich Isaac e Alexander Agricola.
La particolare natura cantabile delle frottole e il loro andamento spesso isoritmico, favorirono
l'adattamento al liuto delle parti inferiori, lasciando alla sola voce quella superiore.
E' il procedimento seguito dal Bossonensis e che chiarisce il titolo della sua opera: Tenori e
contrabassi intabulati con sopran in canto figurato...Infatti le voci di Tenor e di Bassus erano
intavolate per liuto, mentre il Superius rimaneva scritto in notazione mensurale. L'altus, come da
consuetudine, veniva quasi sempre omesso.

Intavolatura francese

Nel 1529 dalla stamperia parigina di Pierre Attaignant, uscirono i primi esemplari di intavolature
recanti il sistema francese. Attraverso moltissime composizioni questo sistema si diffuse (con le
immancabili varianti) in Francia, Paesi Bassi, Inghilterra e anche paesi di lingua tedesca sino alla
fine del XVII secolo.
Nel periodo di Attaignant la portata comprende 5 linee: successivamente, praticamente dal 1584 in
poi, ne comprende 6. (Esempio, l'opera Pratum musicum di Adriansen -Emanuel Hadrianus
Antverpiensis- edita coi tipi del Phalèse).

La Francia fu artefice anche del periodo di transizione dall'accordatura rinascimentale a quella


barocca.
L'accordatura rinascimentale era detta Vieil tone; la nuova Accords noveaux o Accords
Extraordinaires.
Le due antologie di Pierre Ballard (editore musicale ufficiale del re Enrico IV nel 1607) edite a
Parigi rispettivamente nel 1631 e nel 1638, ne testimoniano il passaggio. La prima antologia
contiene anche le accordature usate da Francois Dufaut (allievo di Denis Gautier, nato prima del
1604 e morto intorno al 1672): Mi Do La Fa Do Sol; e Mib Do Lab Fa Do Sol.
Nella seconda i compositori Bouvier e Pierre Dubut impiegano, per la prima volta, l'accordatura Fa
Re La Fa Re La, ossia l'accordatura barocca, che si imporrà sulle Noveaux e durerà sino alla fine
del XVIII secolo, cioè sino alla scomparsa del liuto dalla scena musicale.

Con l'affermazione dell'accordatura barocca, i più importanti liutisti francesi del sec. XVII (I cugini
Ennemond e Denis Gautier, Dufaut, Perrine, Milleran, Mouton, ed altri) adoperarono un liuto a 11
cori. In seguito, specialmente in Germania, il liuto ebbe generalmente 13 cori.

Intavolatura tedesca

Sebastian Virdung (1465ca - ? ) è il primo musicista tedesco che parla del liuto e del suo sistema
di notazione nel suo trattato in forma di dialogo sugli strumenti musicali, intitolato “Musica
getutscht” edito a Basilea nel 1511.
Virdung attribuisce l'invenzione dell'intavolatura tedesca al musicista cieco Konrad Paumann
(Norimberga 1415ca – Monaco 1473).
Musicista, cantante, teorico e insegnante di canto, Virdung molto probabilmente non era un liutista,
troppi sono infatti gli errori contenuti nel suo lavoro e molte realizzazioni di accordi risultano
impraticabili sul liuto.
Il musicista tedesco suo contemporaneo Arnolt Schlick non usa mezzi termini nel manifestare tutte
le sue critiche in proposito.
A Virdung però, va riconosciuto il merito, unico nella storia, di aver ideato un sistema di scrittura,
abbandonato poi da tutti i suoi connazionali che hanno finito per adeguarsi alla grafia di tipo
italiano, che tenesse conto della durata esatta dei valori delle figure impiegate e quindi di una
esattezza polifonica che non lasciava alcun margine all'interpretazione, anche se quanto meno
improponibile ai fini di una lettura a prima vista.