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A Chiara, Marco, Paola, Stefano e Francesco.

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“La Verità è docile e paziente:

docile, perché si fa trovare da chiunque la cerchi;


paziente, perché non si impone a chi non è pronto,
ma sa aspettare, senza fretta, lasciando che ognuno maturi fino al
punto in cui è in grado di cercarla e accettarla.”

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Considerazioni sul Copyright:

"Tutto ciò che scriviamo non ci appartiene, perché appartiene già


all'universo, e in questo corpo non c'è nessuno che se ne può attribuire la
paternità esclusiva. Il mio materiale siete liberi di riprodurlo, diffonderlo,
interpretarlo, fraintenderlo, distorcerlo, alterarlo, potete copiarlo citando
la fonte oppure pretendere di esserne voi gli autori, senza bisogno di
chiedere il mio consenso."

Copiato dal Blog di Paolo Franceschetti

Nota:
nel presente volume ci sono molti articoli, scritti e documenti
reperiti nel pubblico dominio, su Internet. Ho sempre citato la fonte
e l’autore, e, laddove ho ridotto (mai modificato) il testo originale,
l’ho indicato chiaramente. Ho ripreso anche diverse note che avevo
precedentemente scritto, sempre su Internet; in questi casi ho
omesso di indicare l’autore.

Grazie alla rete è possibile un nuovo tipo di collaborazione fra


persone, autori e ricercatori che magari stanno ai capi opposti del
mondo, distanti migliaia di chilometri e, senza essersi messi
d’accordo, spesso senza neanche conoscersi, prelevano documenti,
assemblano informazioni, producono scritti che altri poi riprendono,
arricchiscono, tagliano, riconfezionano.

Questa è la vera rivoluzione di Internet.

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Prefazione………………………….…………………..…….…….. 9
§§§§

Orson Welles
L’apripista ……….………………………………….….……….…….. 29
JFK
La bugia entrata nei libri di storia…………….………......... 39
Luna 1969
Prove di imbroglio in mondovisione………………….……..….59
11 Settembre 2001
La goccia che ha fatto traboccare il vaso…………........… 71
Signoraggio
Produrre miseria per incatenare uomini nati liberi……… 105
False flag
Una buona scusa si trova sempre… …………….…………… 147
Brigate Rosse
Terrorismo di stato?…………..…………………..….…………….167
Scie chimiche
Un crimine sotto (sopra) gli occhi di tutti………..……..… 189
Global Warming
Inganno globale……………………………….……….….………… 219
Big Pharma
Si scrive salute si legge business……………...…….…….. 245
AIDS
Ecco a voi l’orco cattivo ………………………………………..… 281
L’informazione ufficiale
Per chi scodinzola il cane?..................................,..319
Film
Se non lo puoi dire, “inventa”……………….……………….… 359
Epilogo
Il Grande Inganno ……........................................ 373

§§§§

Post-fazione: compiti per casa…………………….……391

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“Chi cerca la Verità, lo sappia o no, cerca Dio”
(Edith Stein)

Prefazione
Nei manuali d’uso allegati a computer, lavatrici, televisori, si trova
all’inizio una avvertenza che recita più o meno così: Pericolo!
Prima di aprire, scollegare il dispositivo dalla rete elettrica.
Ancora prima di spiegare come funziona, come si accende, quali
procedure usare, viene posta l’attenzione sul pericolo.

Nel grande “Manuale del Costruttore” che è la Bibbia viene


posta una simile avvertenza all’inizio della storia dell’umanità: ci
viene fatto vedere come Satana, il Falsario, imbrogli l’uomo e lo
allontani da Dio. Siamo messi in guardia: la sua azione è subdola,
nascosta, astuta, tesa ad ingannare l’uomo e ad allontanarlo da Dio
tramite la giustificazione del male. Fra l’altro non viene mai detto
che questa attività sia terminata con la cacciata dal paradiso
terrestre, con l’uscita dall’Armonia del Creato; Gesù stesso infatti,
molto tempo dopo, si trovò più volte a combattere contro Lucifero
in persona, oltre che contro i suoi emissari.

Sembra però che proprio i cristiani, che dovrebbero conoscere la


Sacra Scrittura e metterne in pratica gli avvertimenti, siano i più
lenti a capire e vedere gli innumerevoli inganni cui siamo
sottoposti, se anche Gesù disse: “I figli di questo mondo verso i loro
pari sono più scaltri dei figli della luce”. Fra i doni dello Spirito
Santo probabilmente quello meno usato e meno invocato sembra
essere proprio quello del discernimento. Riconoscere le menzogne
che inquinano la nostra vita è importante sia perchè “la storia è
maestra di vita”, ma soprattutto perché senza conoscere la Verità
non si riesce ad apprezzare fino in fondo l’enorme Amore di Dio

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per l’Uomo.

Questo è pertanto un libro sull’Inganno, sull’azione del Falsario,


iniziata all’alba dell’umanità e tuttora in corso. Lo scopo di queste
pagine è quello di stimolare, invitare il lettore all’analisi di quanto
ci raccontano televisione e giornali al fine di giungere alla verità per
conto proprio. È un’operazione difficile: da una parte siamo stati
educati a fidarci di quello che ci viene detto da fonti “autorevoli”,
dall’altra abbiamo perso la stima in noi stessi e nelle nostre
capacità di analisi e preferiamo delegare.

Ma perché “fin dai tempi della scuola”? Certamente perché la


scuola è un instrumentum regni, una istituzione dove fin da piccoli
veniamo sottratti all’educazione familiare e indottrinati secondo i
programmi statali. Ma sostanzialmente il titolo riprende quello di un
libro dello scrittore Rino Cammilleri, autore che ha prodotto fra le
altre cose un volumetto snello, di facile lettura, dal titolo: “Fregati
dalla scuola”. Lì diversi miti o luoghi comuni, dal nostro concetto
di medioevo alle crociate, dall’inquisizione all’illuminismo, solo
per citarne alcuni, vengono osservati sotto la giusta luce, spesso
addirittura capovolgendo l’interpretazione classica impartita
secondo la vulgata comune.

Proprio per questa sua capacità di non fermarsi all’apparenza


delle cose ma di saper leggere la realtà, capendone i meccanismi
intimi al di là della versione ufficiale, ho pensato che potesse essere
utile una continuazione di quel libro. Credevo, e credo tuttora, che
una estensione che includesse alcuni fatti dei nostri giorni, in primis
la tragedia dell’11 Settembre 2001, avrebbe convinto molti a
fermarsi a pensare e ad analizzare la dinamica dei fatti, scevri della
propaganda mediatica ma armati solo della ragione - potente dono
che il buon Dio ci ha fatto. Ma lui ritiene che queste siano cose da
“complottisti”, e così ho dovuto arrangiarmi per conto mio.

In realtà si tratta in buona parte di una raccolta di informazioni,


commentate qua e là, ma in molti casi lasciate così come le ho
trovate in rete: alcuni pezzi erano così chiari, illuminanti e belli
che non si poteva fare altro che prenderli e lasciarli nella loro

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versione originale. Siete avvertiti quindi che quanto leggerete non è
molto più di quanto si possa trovare, con un po’ di pazienza e di
tempo, su internet, nel cosiddetto “pubblico dominio”.

§§§§

Una precisazione sul metodo. C’è chi sostiene che quando si


pubblica una tesi si debba esporre anche il suo contrario, forse per
un erroneo concetto di par condicio o per dimostrare la propria
apertura e assenza di pregiudizio. Io non sono d’accordo, o meglio
lo sono con un distinguo che spiego con un esempio.

Se si afferma, dopo aver assaggiato un vino, “questo vino è buono”,


si esprime un parere, una opinione, che come tale è sicuramente
obiettabile. Se sono un famoso intenditore di vini la mia opinione
avrà un valore sicuramente maggiore rispetto a quella che potrebbe
avere l’opinione di un astemio. Ciononostante, rimane sempre una
opinione, e nulla vieta che uno assaggi lo stesso vino e dica:
“questo vino è cattivo” (o meglio: “non mi piace”).

Se però si afferma: “questo vino ha una gradazione alcolica di


11,5%”, o “la sua temperatura è di 16 °C”, questo è un dato
oggettivo che non richiede discussione, al limite si potrà chiedere:
“come l’hai misurato?” ma non serve un contradditorio. Qui sta la
confusione che si fa spesso. Si pensa che debba esistere sempre
un contradditorio, facendo confusione fra fatti e opinioni. Per
esempio, se uno afferma: “alla CIA sono criminali” questa è
chiaramente una opinione, e più correttamente si dovrebbe dire:
“Secondo me alla CIA sono criminali, ma esiste qualcuno che non
la pensa così”. Ma se:

- non è mai successo nella storia dell’edilizia moderna che un


grattacielo con infrastruttura d’acciaio sia crollato a seguito
di un incendio;
- l’11 Settembre è successo per 3 volte lo stesso giorno, a tre
grattacieli dello stesso titolare;

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- il terzo di questi (il WTC7) non era stato colpito da nessun
aereo ed è crollato 9 ore dopo gli altri due;
- il titolare (Silverstein) in un’intervista ha detto (poi si è
smentito) che aveva dato l’ordine ai pompieri di tirarlo giù;
- sono numerose le testimonianze dei pompieri e dei
soccorritori che la zona era stata fatta evacuare perché si
sapeva che stava per essere fatto crollare;
- una demolizione controllata richiede settimane di
preparazione, analisi della struttura dell’edificio,
posizionamento delle cariche, dei timer, ecc.;
- si sono sentite le esplosioni in rapida successione tipiche
delle demolizioni controllate;
- è stata trovata nella polvere traccia di termite, potente
esplosivo che serve a “tagliare” l’acciaio;
- a sei settimane dai crolli si sono trovate ancora pozze di
metallo fuso;
- la BBC aveva dato in anticipo la notizia del crollo del
WTC7;

bene, se queste affermazioni riportano fatti oggettivi, che


versione alternativa si può tirar fuori? Si possono dare alternative
alle opinioni, ma i fatti rimangono quello che sono, grazie a Dio. Se
poi questi fatti conducono a delle conclusioni, quelle sì hanno il
valore di opinioni, e ognuno trarrà le sue, ma i fatti restano lì, come
macigni inamovibili. Quindi, per quanto possibile, cercheremo di
astenerci dal commentare, dal portare opinioni personali, e ci
limiteremo ad una esposizione dei fatti. Fatti che, si badi bene,
sono anch’essi di pubblico dominio, ma troppo spesso sono stati
trascurati ad arte dai mezzi di informazione per evitare di rendere
gli inganni chiari ed evidenti.

A volte la distinzione è molto sottile, e anche delle affermazioni


oggettivamente incontestabili possono trarre in inganno. Ad
esempio l’affermazione “Tutti possono prendere l’AIDS con un
unico rapporto a rischio” del New York Times negli anni 80, è
tecnicamente vera; ma anche “tutti possono essere colpiti da un
fulmine durante una passeggiata” è tecnicamente vera; sarebbe più
corretto riportare la probabilità di essere infettati dal virus

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(anche se le probabilità, pur se oggettivamente scientifiche,
ricadono spesso nell’ambito del soggettivo e opinabile). Per questo
nella ricerca della verità va messa sempre una buona dose di
ingegno, di correlazione fra indizi, di calcolo delle probabilità e di
buon senso.

§§§§

Il mondo oggi sembra diviso in due: da una parte chi ancora si fida
dell’informazione ufficiale come ci viene raccontata da televisione,
giornali, fonti ufficiali; dall’altra chi ha cominciato a mettere in
dubbio ciò che viene raccontato, e cerca le informazioni per conto
proprio. Questo spartiacque mi ricorda il mito della caverna di
Platone, dove chi vede solo le ombre non crede a chi, slegatosi e
uscito all’aria aperta, riesce a vedere le cose come stanno e non
come sembrano.

Perché c’è chi preferisce rimanere a guardare le ombre? Perché è


così difficile mettere in discussione certi “assiomi”? Forse la
ritrosia ad affrontare argomenti sta proprio nel fatto che tali
ragionamenti, opportunamente sviluppati, porterebbero in molti
casi a rivedere le proprie certezze, come ho scritto un po’ di tempo
fa in una nota su Internet:

Come funziona la mente umana e perchè certe


volte si spegne
Di ritorno da una serata dove si parlava di SCEC(*), di
economia, usura bancaria, fino a toccare alcuni temi "tabù"
come l'attentato alle torri gemelle dell'11 Settembre 2001,
parlando con i genitori di un amico che mi aveva dato un
passaggio mi sono trovato, come spesso accade, di fronte
ad un muro e ad una totale chiusura anche di fronte
alle più elementari considerazioni di logica. E sì che
questi simpatici signori, peraltro molto aperti su altri
argomenti, sono entrambi di mentalità aperta, e quindi, a
mio modo di vedere, più disponibili a confrontarsi su un

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terreno neutro come quello della logica, della dialettica,
dello scambio di opinioni.

E invece niente. Chiusura assoluta. Nessuna concessione.


L'unica forma di obiezione era quella del paradosso:
"adesso mi verrai a dire che l'attentato è stato
organizzato dal governo americano, dalla CIA". Stufo
di questi confronti che, in diversi anni, mi hanno insegnato
che non si arriva da nessuna parte, ho preferito non
insistere e invece fra me e me mi sono chiesto PERCHE'
questo totale rifiuto, questo asserragliarsi rabbioso che
porta a vedere anche chi cerca soltanto di stimolarti alla
riflessione come un nemico nel senso più classico e meno
cristiano del termine. Perchè?

Come spiegare questo atteggiamento?

Primo: non si trova quello che non si cerca. Magari


esistono delle eccezioni a questa regola, magari capita
come a Paolo di Tarso che, sulla via di Damasco, viene
preso dal Signore, schiaffeggiato (lo ha reso cieco per un
po') in modo da fargli vedere quello che lui da solo non
vedeva. Ma questa è un'eccezione. Di recente è girato un
video su youtube e su FaceBook riguardante un
famosissimo violinista che, messosi a suonare in una
metropolitana di New York, non è stato riconosciuto da
nessuno, anzi molti neanche si voltavano a guardarlo,
mentre lo stesso maestro aveva suonato pochi giorni
prima, sempre a New York, in uno spettacolo con il tutto
esaurito con biglietti a prezzi esorbitanti. Semplicemente
non lo stavano cercando, e, anche trovandoselo di fronte,
gratis, in metropolitana, non l'hanno riconosciuto.

Difficilmente si trova qualcosa, se non lo si cerca.

Secondo: non cerchiamo quello che ci fa paura.


Pensateci: se siete terrorizzati dai topi, andreste in una
palude che sapete infestata da questi animali? Stessa cosa
per chi ha paura dei ragni, scorpioni, od ogni altro genere
di fobie.

Terzo: anche se ci diciamo cristiani, raramente


fondiamo le nostre certezze in Dio. Non è poi così
difficile credere in Dio quanto il fidarsi di Lui. E così

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crediamo, certo, ma riponiamo la nostra fiducia nelle nostre
capacità, nella nostra intelligenza, nei nostri soldi, nella
nostra posizione sociale, nel giro che frequentiamo, nel
cognome che portiamo, o ci associamo a vari gruppi per
sentirci più forti o meno soli (il fenomeno della tifoseria
calcistica ne è un estremo esempio).

Ora ragioniamo: se uno è cresciuto

- credendo nelle istituzioni,


- credendo che lo Stato (con la S maiuscola) lavora per il
bene dei cittadini;
- che la polizia protegge i cittadini;
- che la magistratura difende i deboli dai soprusi dei
potenti;
- che i giornali danno le informazioni vere;
- che la scuola forma delle persone mature, dotate di
capacità critica;

bene, se tutto questo ha fondato la sua vita, le sue


azioni, il suo comportamento, e qualcuno gli dicesse
che è tutto falso, come reagirebbe? Non si
chiuderebbe a riccio senza voler neanche ascoltare
l’interlocutore?

Ripercorrendo allora al contrario:

1. anche se CREDIAMO in Dio, non ci FIDIAMO veramente


di Lui
2. Visto che non ci fidiamo, cerchiamo la nostra sicurezza in
tutt'altre cose
3. Se qualcosa, qualcuno, qualche ragionamento minaccia
la nostra sicurezza e il nostro castello di (false) certezze,
questo ci spaventa
4. La nostra mente rifiuta di addentrarsi in qualcosa che
spaventa
5. Non arriveremo alla Verità.

Ecco perché tanti si rifiutano di ragionare e non scoprono la


Verità.

Ma è così importante la Verità?

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Ad inizio pontificato Giovanni Paolo II disse: "non
abbiate paura" proprio con questo significato: se non
avrete paura, sarete veramente liberi, perchè la vostra
sicurezza, il vostro tesoro non stanno nelle istituzioni, nello
stato, nei soldi, nelle vostre certezze terrene: ma sta là
dove nessuno ve lo può togliere, nessuno ve lo può rubare.
Se non ho paura, posso cercare la verità, perchè non ho
paura di quello che scoprirò.

Gesù ha detto: "conoscerete la verità, e la Verità vi


farà liberi" (Gv., 8;32); si è preoccupato di farci sapere
anche che: “non esiste nulla di nascosto che non debba
venire rivelato, nulla di segreto che non debba essere
conosciuto”.

Il rapporto di causa-effetto in questo caso è bidirezionale:


la Verità ci rende liberi, e solo se siamo liberi
veramente possiamo conoscere la Verità. Tutte le volte
che ho paura...forse è perchè non ho riposto la mia
speranza, la mia fiducia, il mio tesoro in qualcosa che non
mi può essere tolto, ma in qualcos'altro. E allora è bene
fermarsi e fare un po' d'ordine e pulizia in casa.

(*) moneta alternativa di emissione popolare e non della Banca


d’Italia o Europea

Riassumendo, possiamo dire che quando una analisi profonda,


lucida e coerente di quello che accade intorno a noi ci porterebbe a
capovolgere, rinnegare e rivedere le nostre certezze, ci rifiutiamo
inconsciamente di essere obiettivi: la paura è troppo spesso la
matrice delle nostre azioni. Di contro, maggiore è la nostra fede in
Dio, e più siamo capaci di comprendere il mondo, liberi da
attaccamenti e pregiudizi.

Esiste però anche un’altra cattiva maestra: la pigrizia, che ci porta a


delegare a qualcun altro il compito di dirci cosa è giusto e cosa è
sbagliato.

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Ancora su "Come funziona la mente..."
Aggiungo una considerazione suggeritami da una
osservazione con un amico quando, parlando dei fatti dell’11
settembre, questo mi chiede: "ma insomma, alla fine,
dove posso trovare chi mi dica la versione REALE e
FINALE dei fatti?"

Ecco! Siamo stati talmente disabituati a ragionare, ad


utilizzare la logica e il buon senso, che per qualunque verità
ci aspettiamo che esista qualcuno che ci dica ciò che è
vero e ciò che è falso. Tutta la nostra ricerca della Verità
non sta tanto nell'analisi dei fatti e delle conseguenze, delle
prove, delle leggi della fisica, ecc.; NO; la nostra ricerca
della verità consiste solo nel decidere CHI merita la
nostra fiducia; come se si trattasse di decidere se far parte
dei tifosi del Milan o dell'Inter, una scelta di campo.

Credo che la scuola abbia una buona parte di responsabilità


in questo: ci hanno insegnato che tutto è stato scoperto, che
tutto si sa, che se non sappiamo qualcosa è perchè NOI non
lo sappiamo, ma certamente qualcun altro lo ha già scoperto,
pensato, analizzato ecc. Basta solo trovare il libro giusto, la
pagina giusta: qualcuno l’avrà sicuramente detto, scritto,
analizzato.

Allora se ci viene detto che un colpo di fucile ha colpito la


testa di Kennedy dal retro, anche se vediamo la testa
sbalzata all'indietro, cosa assolutamente illogica e contraria
al buon senso, non ci preoccupiamo più di tanto: perchè
pensare? Perchè usare quel meraviglioso dono di Dio che è il
nostro raziocinio? Ci hanno già detto la verità, perchè far
fatica a pensare?

Se vediamo un palazzo colpito lateralmente da un aereo


crollare in maniera perfettamente verticale, perchè stupirsi?
Ci hanno detto che è normale, perchè porsi domande? E se
un altro palazzo cade 9 ore dopo, in maniera perfettamente
verticale, senza essere stato colpito da nessun aereo, alla
velocità di caduta libera, e ci dicono che è solo per i danni
conseguenti agli impatti precedenti, perchè non crederci?
(per coerenza però non entrate mai più in nessun grattacielo,
visto che basta così poco per farli cadere..)

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Se gli astronauti sulla Luna sono palesemente tirati da
funi, e si alzano da terra senza nessun punto d'appoggio
(cosa che contraddice le leggi della meccanica), perchè farsi
domande? Abbiamo già la nostra versione ufficiale, passiamo
oltre.

Se attacchiamo due paesi che non ci hanno attaccato,


nè avevano manifestato l'intenzione di farlo, perchè
obiettare? L'ha deciso l'ONU, e l’ONU, lo sanno tutti, è stata
costituita per mantenere la pace fra i popoli, no?

Se quattro poliziotti massacrano a manganellate un


ragazzino di 18 anni (hanno rotto due manganelli nel farlo) e
non vengono neanche sospesi dal servizio e non si fanno
neanche un giorno di galera, avranno avuto i loro buoni
motivi, no?

Se un poliziotto si piazza a gambe larghe, punta la pistola


e dopo 5 secondi spara e uccide uno dentro una macchina
che stava dall'altra parte dell'autostrada, e il tribunale
stabilisce si tratta di omicidio colposo (cioè accidentale, come
quando si investe involontariamente un passante), l’ha detto
il tribunale, non si possono discutere le sentenze di un
giudice, no?

Non si combatte una tirannia se si crede di essere in


democrazia. Ecco perchè siamo lobotomizzati senza sapere di
esserlo, come nel film Matrix.

Una volta trovata la “Fonte Autorevole”, non dovrò più


preoccuparmi di cercare, analizzare, ragionare: qualcun altro l’ha
già fatto al posto mio. Fra i doni che Dio ci ha dato, e che non
dobbiamo sotterrare per non fare la fine del servitore pauroso della
parabola dei talenti, c’è l’intelligenza e la nostra capacità di
osservare criticamente la realtà che ci circonda: troppe volte ci
dimentichiamo questo bellissimo regalo lasciandolo incartato sotto
l’albero di Natale!

Alla pigrizia è riconducibile un altro atteggiamento tipico: la

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definizione delle “squadre”, degli schieramenti. Molte volte,
troppo spesso, prima di giudicare un’idea, un pensiero, si cerca di
sapere chi l’ha detto: se chi l’ha espresso “è dei nostri” allora va
ascoltato, seguito, supportato; se è “degli altri” allora sicuramente è
un nemico, bisogna dissentire ancora prima che cominci a parlare.
Tipica affermazione a riprova di questo atteggiamento: “Tizio.. sì,
non sarebbe male, peccato sia di sinistra!” (o di destra, a seconda).
Cioè si considera più importante l’appartenenza di una persona ad
un gruppo, un partito, uno schieramento di quello che la persona
dice.

È molto più semplice infatti avere un sistema di etichette, di codici:


identifico che etichetta mettere all’uno o all’altro, così poi non devo
fare più fatica; il giudizio è già stato dato, un pre-giudizio, appunto.
Ma tutto questo è satanico, anzi diabolico nel senso etimologico
del termine: perché è il diavolo (dia-ballo) che divide, che ci vuole
schierati, contrapposti.

Riassumendo: le nostre presunte sicurezze e la pigrizia fanno sì che


nella nostra mente, un po’ alla volta, man mano che cresciamo, si
costruisca un apparato di pre-giudizi che rende sempre più difficile
vedere la realtà per quello che è, e si vede soltanto una immagine
distorta, filtrata dalla lente della nostra educazione (o diremo meglio
“indottrinamento”). Nella famosa favola “Il nuovo vestito del re”
solo un bambino si accorge che in realtà il re non ha nulla
addosso, e dice ad alta voce: “il re è nudo!”. La saggezza popolare
delle favole contiene una verità profonda: solo chi osserva con i
propri occhi, libero dalla infrastruttura di tutti i condizionamenti che
la società ci ha imposto con l’educazione, può vedere. Chi invece
non si riesce a liberare del mare di falsità, preconcetti, pregiudizi
inculcati nel corso degli anni continuerà a credere di vedere un
bellissimo vestito intorno al re. Forse anche per questo Gesù ha
detto: “Se non ritornerete come bambini, non entrerete nel Regno
dei Cieli”?

§§§§§

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Una precisazione sulla eterogeneità degli argomenti mi sembra
doverosa. Scorrendo l’indice si potrebbe osservare: “Ma tutti questi
argomenti, anche così disparati, non sono un po’ troppi, tutti
insieme? Non si rischia di essere superficiali in tutti, e di non
approfondirne neanche uno?”

Invece è proprio la capacità di vedere la realtà in maniera


complessiva, vedere il quadro d’insieme, il modo migliore per
comprendere. Per capire la realtà bisogna fare non uno, ma diversi
passi indietro, guardare da lontano, distogliere lo sguardo dal
particolare, osservare il disegno nel suo complesso.

Come ci educano
21 febbraio 2010

Quando un bambino piccolo si fa male, perchè cade, o


sbatte la testa contro un mobile, i genitori sanno che è buona
pratica cercare di distrarre il bimbo al suo male, cercando di
attirare la sua attenzione su qualcos'altro per far passare il
momento peggiore.

Mi è tornata in mente questa pratica che anche noi


applicavamo coi figli piccoli, pensando a come la TV e i
media "ufficiali" ci trattano, esattamente come
bambini piccoli. Focalizzando la nostra attenzione su
particolari, a volte anche apparentemente importanti, ci
impediscono di vedere le cose dall'alto, di vedere il disegno
globale, e, parafrasando gli inglesi, "to connect the dots",
connettere i puntini.

È esattamente quello che fa un prestigiatore: attira la nostra


attenzione sulla mano destra, muovendola abilmente, mentre
con la sinistra fa quello che gli serve per portare a termine il
suo trucco.

E quindi, di volta in volta, tutta l'attenzione su questo o


quello scandalo: "ma Veronica avrà saputo o meno della
d'Addario?" "Ma Ciancimino dice il vero o il falso?" per non
parlare di quando tutta l'attenzione viene catalizzata su un

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rigore dato o non dato alla tal partita. Perché anche lo sport
è uno degli strumenti più usati per distogliere l’attenzione
delle masse da questioni scottanti e a volte una medaglia
d’oro o un titolo mondiale sono la via preferita per distrarre i
cittadini. Panem et circenses.

Nelle ultime elezioni americane (2008), per fare un esempio


abbastanza recente, il candidato repubblicano Ron Paul, vero
fenomeno del web, fu tenuto accuratamente nascosto ed
emarginato dai cosiddetti "mainstream media" (tv e
giornali) per impedire che la gente lo conoscesse o,
quantomeno, per lasciar intendere che ogni voto per lui
sarebbe stato un voto perso, visto che “non aveva possibilità
di vincere”. Ricordo come ad un certo punto delle primarie si
fosse qualificato al terzo posto, e Fox news riuscì addirittura
a non citarlo! Riportò i nomi dei primi due e del quarto.

Nella stessa occasione la "bufala" della falsa nazionalità USA


di Barak Obama servì a distogliere l'attenzione dagli
altri candidati e a concentrare l'attenzione dei media su di
lui: sarà o non sarà americano? Potrà o non potrà essere
eletto? Intanto tutto questo "gossip" serviva a distrarre le
masse dai veri problemi: due guerre di aggressione ingiuste,
un deficit spaventosamente crescente, spese militari folli,
nessuna indagine sugli attentati dell'11/9, nessun controllo
sul sistema bancario e sull'emissione di moneta dal nulla da
parte dell'organismo PRIVATO denominato Federal Reserve.

Quando si butta la TV, non si leggono più i giornali, e ci si


documenta autonomamente, succede una cosa straordinaria,
non subito, un po' alla volta: la fessura attraverso la
quale ci avevano insegnato a vedere la realtà si
allarga, si vede un po' alla volta il disegno più grande,
si riescono a fare i collegamenti, si "collegano i
puntini", e ne viene fuori, chiarissimo, il disegno
criminale sottostante. Provare per credere.

Per questo possiamo affermare che il miglior modo per


nascondere e camuffare una dittatura è la “democrazia”,
qualora si controllino i mezzi di informazione.

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A proposito della televisione: ci hanno detto che la TV è una
“finestra sul mondo”. È vero esattamente il contrario: anziché
aprirci al generale, attira la nostra attenzione sul particolare (quasi
sempre insignificante), ed è un drappo nero calato sulla nostra testa
che ci impedisce di vedere e capire la realtà. Con l’inganno però che
noi crediamo di vedere il mondo attraverso la TV, e non c’è
schiavo più disperatamente schiavo di colui che non sa di
esserlo (il più grande successo di Satana è di far credere che non
esiste).

Il messaggio che passa attraverso la televisione si basa non tanto


sulla parola (razionale, oggettiva e in quanta tale opinabile), ma
sulle immagini, corredate di suono. Conosciamo il paragone della
mente umana con l’iceberg: la parte che emerge dall’acqua è solo
un settimo, il grosso dell’iceberg è la parte che non si vede. Come
dire: la parte razionale, quello che si dice esplicitamente, il
linguaggio verbale, è una parte minima di quello che contribuisce a
formare le nostre idee, le nostre opinioni, i nostri gusti. Esiste una
montagna di irrazionale, di non verbale, di non esplicito, di
nascosto, che costituisce la maggior parte dell’iceberg, dei nostri
pensieri, del nostro agire e di come ci formiamo le opinioni.

Per questo motivo non è necessario che in televisione siano dette


esplicitamente delle bugie per farci avere un’idea sbagliata su
un fatto o su un personaggio. Una selezione studiata di video o foto
pùò condizionare infatti fortemente le menti ignare di lettori e
telespettatori. E questo avviene senza aver detto una sola bugia;
senza magari neanche aver censurato i discorsi dell’uno o dell’altro,
semplicemente andando a scegliere con oculatezza il materiale da
pubblicare.

Un esempio: ricordate all’indomani dell’11 settembre, le immagini


di palestinesi festosi e danzanti? Suscitava orrore pensare che ci
fossero delle persone che potessero danzare di gioia per una
catastrofe in cui avevano perso la vita migliaia di civili innocenti. A
distanza di anni è venuto fuori che quei poveracci erano stati
pagati per danzare e far festa, ignari dell’utilizzo che sarebbe stato

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fatto della loro messinscena.

Ironia della sorte, quel tragico 11 Settembre 2001 c’erano


veramente delle persone danzanti e festeggianti, ma non per
finta, non pagate da qualcuno, ma per davvero esultanti: alcuni
giovani israeliani che, si facevano riprendere con le twin towers in
fiamme sullo sfondo. Fermati dalla polizia, furono poi
immediatamente rilasciati e rispediti in Israele.

Lì parteciparono addirittura ad un talk show televisivo, dove


spiegarono la loro gioia con una strana giustificazione, collegando
l’attentato ricevuto dagli USA al clima di terrore in cui devono
vivere gli ebrei in Israele, circondati da nemici; e lasciando
intendere che quell’attentato sarebbe stato utile alla causa ebrea,
perché gli americani si sarebbero convinti ancora di più della
pericolosità dei terroristi arabi. A parte che ad incidenti appena
avvenuti nessuno aveva ancora ipotizzato la matrice islamica
dell’attentato, rimane il dubbio derivante dal fatto che, seguendo la
pista del cui prodest, si potrebbero trarre interessanti conclusioni.

Ancora sul potere delle immagini sopra la parola a proposito di


ebrei e palestinesi: vi siete mai chiesti se l’informazione ufficiale
che riceviamo ogni giorno su TV e giornali sia o meno di parte? Se
pensate ai palestinesi, che immagine costante ci dà la TV? Sono
arrabbiati, straccioni, sporchi, lanciano pietre o addirittura razzi
contro i poveri ebrei. E gli ebrei? Tutt’al più viene inquadrato il
padre di famiglia che ha perso la figlia nell’attentato terroristico di
un kamikaze, silenzioso, dignitoso nel suo dolore. L’ambientazione
è sempre quella di una casa silenziosa, ordinata, pulita, le foto di
famiglia sul comodino: un messaggio che più chiaro di così non
potrebbe essere.

Come liberarsi di questa schiavitù, da chi ci filtra ad arte le


notizie? Primo: buttare la televisione (si può fare: immediatamente
la casa diventa più grande, le giornate più lunghe, e col tempo ci si
disintossica, sviluppando capacità di critica e di analisi che il mezzo
televisivo aveva spento). Secondo: analizzare con obiettività e
razionalità le notizie. Tornando al “conflitto” israelo-palestinese per

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esempio: una realtà oggettiva è che il numero di morti palestinesi di
tutte le azioni degli ultimi 30 anni è di 20 volte rispetto a quella
degli ebrei. Al di là di tutte le immagini che la TV e l’informazione
orientata ci può fornire, i numeri sono numeri, e ci riportano alla
realtà. Sempre che non si voglia vedere la realtà: non c’è peggior
sordo di chi non vuol sentire, o peggior cieco di chi non vuol
vedere. Gesù disse ai farisei: Se foste ciechi, non avreste colpa; ma
vedete e non volete vedere, e questa è la vostra colpa più grande.

§§§§§

In questa prefazione devo anche accennare con molta riconoscenza


ad alcuni maestri che, senza saperlo, mi hanno aperto la strada verso
questo tipo di analisi. Primo fra tutti, Maurizio Blondet,
giornalista, ex inviato speciale di Avvenire, ora in “pensione” ma
direttore e deus ex machina di un seguitissimo sito di informazione
“alternativa” (fra l’altro uno dei pochi a pagamento, segno
inconfondibile di grande seguito e affezione da parte dei lettori):
www.effedieffe.com. Blondet è stato per me un vero e proprio
maitre a penser, uno che col suo ragionamento solido, costellato di
riferimenti concreti e supporti ad ogni tesi ci insegna a non
accontentarci del giornalismo fatto di condizionali (“…
sembrerebbe che il tale sia stato visto…”, “.. si dice che potrebbero
essersi verificate…”) e di totale assenza delle fonti. Molti suoi
articoli sono dei pezzi da “incorniciare e appendere al muro”, tanta
è la sua capacità di prenderti per mano e condurti, in maniera
semplice e logica, a conoscere e a meditare i fatti. Per questo si
contrappone completamente all’informazione che troviamo sui
giornali e in TV, che si caratterizza per la vuotezza dei contenuti,
per l’incapacità di sviluppare un ragionamento, si ferma sui
pettegolezzi e sui particolari e, non facendo vedere il quadro
generale, non permette una crescita ed una maturazione del lettore.
Fra l’altro è veramente incredibile la vastità di competenze che si
riscontrano leggendolo: passa dalla politica interna all’economia
finanziaria alla spiritualità alla scienza riuscendo sempre a stupire

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per la profondità di contenuti unita ad una sintesi ed una chiarezza
espositiva senza pari.

Massimo Mazzucco (www.luogocomune.net), regista ed autore di


bellissimi documentari sull’11 settembre, i Kennedy, e altro; sul suo
sito si trovano moltissimi spunti interessanti, oltre che appassionate
discussioni;. la sua analisi puntuale della realtà, riscontrabile sia nei
video sia nei suoi articoli, rimane un punto fermo con cui
confrontarsi.

Paolo Franceschetti (paolofranceschetti.blogspot.com) è un


avvocato di Viterbo che, imbattutosi per caso nella massoneria è
diventato poi analizzatore lucido e attentissimo all’interpretazione
dei fatti, smascherando il più delle volte una informazione ufficiale
totalmente asservita ad un regime che fa informazione in un modo
che con la Verità non ha nulla a che fare.

Scrive sullo stesso blog anche Solange Manfredi, giurista


investigatrice di misteri, in particolare quelli legati agli anni di
piombo e alle collusioni fra Stato, Mafia, Massoneria e terrorismo,
ma non solo. Anche Solange Manfredi, che lavora con lui, pubblica
spesso articoli di grande profondità e, con una logica inoppugnabile,
ci fa vedere come la realtà delle cose sia sempre rintracciabile
“sotto” quello che la prima apparenza ci suggerirebbe.

Una fonte di informazione che mi è stata molto utile sono i due siti
di informazione dell’americano Alex Jones, www.infowars.com e
www.prisonplanet.tv. Alex Jones è un conduttore radiofonico
molto seguito in America, produttore di ottimi documentari, in
particolare sull’11 Settembre e sul potere finanziario che sta
avocando a sé tutto il potere di controllo negli USA, depauperando
la classe media e mandando l’economia americana allo sfascio.

Un libro che ha avuto una notevole influenza su di me, cresciuto in


ambienti filoamericani, è stato “Confessioni di un sicario
dell’economia” di John Perkins. L’autore si dichiara un pentito del
sistema americano di controllo del mondo, un sistema che negli
ultimi 50 ha permesso di costruire un impero mondiale senza un

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ricorso sistematico alla guerra se non in casi estremi, quando cioè
corruzione, infiltrazione di finti terroristi (vedi capitolo su False
Flag) e omicidi mirati non avevano successo.

Uno dei più famosi “complottisti” è David Icke. Famoso per certe
sue affermazioni camorose attraverso le quali rivela prospettive di
lettura alternative e suggestive di fatti che riguardano la vita di tutti
noi, quali la reale efficacia dei vaccini, la manipolazione delle
masse attraverso la televisione, l’uso di falsi attentati per
giustificare invasioni militari.

Marcello Pamio, ha fondato e conduce il sito


www.disinformazione.it, vera miniera di informazioni nell’ambito
della medicina, delle false epidemie, dei danni dei vaccini.
Annovero anche Pamio, come gli altri, fra i benefattori
dell’umanità, gente che ha messo il proprio talento, la propria
creatività, il proprio tempo a servizio di una attività che, gli dia da
vivere o meno, contribuisce al bene comune molto più di altri lavori
molto meglio retribuiti

Il libro di Roberto Quaglia, “Il mito dell’11 Settembre” è tra i


migliori testi pubblicati sull’argomento, scorrevole, avvincente e
intrigante nonostante le sue oltre 500 pagine. Un’opera minuziosa,
che portandoci per mano passo dopo passo, scartando via via le
ipotesi più inverosimili e meno coerenti, ci porta a conclusioni che
uno non avrebbe avuto neanche il coraggio o la fantasia di
immaginare prima di cominciare a leggere.

Ottimi spunti si posso trovare nei documentari di Aaron Russo,


produttore cinematografico (“Una poltrona per due”, con Eddie
Murphy); soprattutto un documentario sulla decadenza degli Stati
Uniti ad opera della finanza coordinata dalla Federal Reserve
(“America: from Freedom to Fascism”); una bellissima sua
intervista si può trovare anche sul sito di Alex Jones citato sopra.

A livello un po’ più “dilettantistico” non per l’approssimazione


dell’analisi ma per un tipo di attività non primaria ma quasi come
hobby, anche se con risultati veramente eccellenti, si colloca un

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blogger che riesce sempre a stimolarmi e catturare la mia
attenzione: Santaruina il nickname. È il curatore di un blog
(santaruina.splinder.com) molto interessante dove vengono
affrontati molti temi “scomodi” con grande profondità e, il più delle
volte, intensa spiritualità.

Un giornalista che, dopo essere stato espulso da Rai3 (Report, con


la Gabbanelli) ha aperto un suo canale youtube e scrive sul suo sito
(oltre che su diversi blog dove i suoi scritti vengono ripresi) è Paolo
Barnard, esperto soprattutto di politica e Medio Oriente. Bellissimi
alcuni suoi pezzi sul “conflitto” (già chiamarlo conflitto è una
offesa alla Verità: invasione, occupazione, prevaricazione sarebbero
tutti termini più adatti) israelo-palestinese e altri sul trattato di
Lisbona, sugli imbrogli politici grazie ai quali nella comunità
europea un gruppo di persone non elette stanno imponendo leggi
prevaricatrici delle leggi e degli ordinamenti nazionali.

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28
«Per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al
contrario, sono finito a Hollywood» (Orson Welles)

Orson Welles
Un precursore

Fra tante falsità che ci vengono raccontate e che in questo libro


cercheremo di smascherare, mi piace cominciare citando la storia
dello sceneggiato radiofonico di Orson Welles, La guerra dei
mondi. Qui avviene al contrario che una invenzione, una esplicita
creazione teatrale radiofonica, viene presa per vera nonostante
ripetuti avvertimenti ed inviti alla calma e genera il panico
incontrollato.

George Orson Welles (1915-1985) è stato un attore, regista e


sceneggiatore statunitense.

È considerato uno degli artisti più poliedrici del Novecento in


ambito teatrale, radiofonico e cinematografico, tutti campi in cui
raggiunse risultati di eccellenza. Conquistò il successo all'età di
ventitré anni grazie allo spettacolo radiofonico La guerra dei mondi,
trasmissione che scatenò il panico in buona parte degli Stati Uniti,
facendo credere alla popolazione di essere sotto l'attacco da parte
dei marziani. Questo sensazionale debutto gli diede la celebrità e gli
fece ottenere un contratto per tre film con la casa di produzione
cinematografica RKO, da realizzare con assoluta libertà artistica.
Nonostante questa vantaggiosa clausola, solo uno dei progetti
previsti poté vedere la luce: Quarto potere (1940), il più grande
successo cinematografico di Welles, è considerato tutt'oggi da molti
critici Il più bel film della storia del cinema.

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La guerra dei mondi

Memorabile rimane la trasmissione del 30 ottobre 1938, durante la


quale il ventitreenne Welles interpreta un adattamento radiofonico
de La guerra dei mondi, romanzo di fantascienza di H. G. Wells (le
coincidenze della vita!); il programma scatena il panico in gran
parte degli Stati Uniti, dato che molti radioascoltatori credono che
la Terra stia effettivamente subendo l'invasione da parte di una
bellicosa flotta di astronavi marziane.

Welles sa che la CBS trasmette su frequenze vicine a quelle della


più seguita NBC, dove nello stesso momento vanno in onda le
trasmissioni di Edgar Bergen e Charlie McCarthy, ma sa anche che
Bergen, in un momento ben preciso della sua trasmissione, manda
sempre in onda uno stacco musicale durante il quale il pubblico
tende a cambiare stazione: è in quel momento che Welles decide di
far atterrare i suoi marziani. La scelta si rivela efficace perché gli
Stati Uniti piombano nel caos. Secondo la testimonianza di molti
collaboratori, tra cui l'assistente personale Alland, l'executive della
CBS Davison Taylor piomba in camera di registrazione dopo 15
minuti ed esclama, rivolto a Welles: "Per Dio, interrompi questo
coso! Là fuori la gente è impazzita!". Poco dopo Welles risponde al
direttore generale della CBS Paley (giunto in ciabatte e
accappatoio) che gli intima di chiudere la trasmissione:
"Interrompere? Perché? Devono avere paura, mi lasci continuare!"

Credendo che gli eventi descritti nella trasmissione siano


autentici, gli ascoltatori del programma sono presi dal panico,
senza capire che si tratta in realtà di un semplice spettacolo
radiofonico. La vicenda narrata nel romanzo viene interpretata da
Welles come una reale radiocronaca, con l'unico intento di risultare
avvincente per il pubblico. L'adattamento del romanzo simula infatti
un notiziario speciale, che a tratti si inserisce sopra gli altri
programmi del palinsesto, per fornire aggiornamenti sull'atterraggio
di astronavi marziane a Grovers Mill (New Jersey). Il risultato è fin
troppo realistico e va oltre le aspettative dell'autore stesso. La
vicenda si trasforma in un enorme ritorno pubblicitario per Welles,

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tanto che la RKO si fa avanti proponendogli un contratto per la
realizzazione di tre film a Hollywood.

«La trasmissione radiofonica fu un esperimento di


guerriglia psicologica condotto dalla Princeton Radio
Project. La Fondazione Rockefeller fondò il progetto alla
fine del 1937.»
(Estratto da “Majestytwelve by William Cooper”,
Copyright © 1997 William Cooper All Rights Reserved)

“Ascoltiamo” la radiocronaca.

Sono le otto in punto della sera del 30 ottobre 1938. Le stazioni


radio della CBS (Columbia Broadcasting System), una delle
maggiori emittenti statunitensi, iniziano la trasmissione di uno
sceneggiato radiofonico di Howard Koch, tratto dal famoso
romanzo fantascientifico "La guerra dei mondi" di H. G. Wells. Si
è molto esitato prima di mettere in onda questo programma
perché la sua realizzazione, dovuta al regista e produttore
radiofonico Orson Welles, è alquanto inconsueta; l’adattamento
prevede infatti, nel corso del programma musicale della
sera, l’inserimento di comunicati "live" identici a quelli
trasmessi dal giornale radio.

Riviviamo ora insieme la diretta del programma radiofonico.

Siamo in onda.
Annunciatore: "Dalla Meridian Room dell’Hotel Park Plaza, di
New York, vi trasmettiamo un programma musicale di Ramon
Raquello e la sua orchestra. Ramom Raquello inizia con la
‘Comparsita’!" (Si odono le prime note del motivo)

Annunciatore: "Signore e signori, vogliate scusarci per


l’interruzione del nostro programma di musica da ballo,
ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della
Intercontinental Radio News. Alle 7:40, ora centrale, il professor
Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha
rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono

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succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. Le indagini
spettroscopiche hanno stabilito che il gas in questione è
idrogeno e si sta muovendo verso la Terra ad enorme velocità.
Dall'Osservatorio di Princeton il professor Pierson ha confermato
le osservazioni di Farrell e ha descritto il fenomeno come
qualcosa di simile a fiammate azzurre sparate da un cannone.
Torniamo ora alla musica di Ramon Raquello che suona per voi
nella Meridian Room, dell'Hotel Park Plaza di New York".

Annunciatore: "Signore e signori, a seguito delle notizie riferite


nel bollettino trasmesso pochi minuti fa, l'Ufficio Meteorologico
Governativo ha pregato i maggiori Osservatori della nazione di
seguire attentamente qualsiasi altro disturbo che si verifichi sul
pianeta Marte. L'insolita natura di questi fenomeni ci ha indotti a
richiedere il parere di un noto astronomo, il professor Pierson,
dal quale ci attendiamo delle delucidazioni. Fra qualche minuto
saremo collegati con l'Osservatorio Astronomico di Princeton,
New Jersey. In attesa dell'intervista, riprendiamo la musica di
Ramon Raquello e la sua orchestra".

….

Annunciatore: "Abbiamo subito inviato una speciale unità mobile


e il nostro cronista, Carl Phillips, appena giunto sul posto, vi
darà una completa descrizione del meteorite di Grovers Mill..."

Interrompendo il successivo programma musicale di Bobby


Millette e la sua orchestra dall'Hotel Martinet di Brooklyn,
l'annunciatore passa nuovamente la parola a Carl Phillips

"Signore e signori è di nuovo Carl Phillips che vi parla dalla


fattoria Wilmuth a Grovers Mill. Il professor Pierson ed io
abbiamo percorso le 11 miglia da Princeton in dieci minuti. Bene,
non... non so come cominciare per darvi una descrizione
completa della strana scena che ho davanti agli occhi, qualcosa
che assomiglia a una versione moderna delle 'Mille e una notte'.
Bene, sono appena arrivato. Non ho ancora potuto guardarmi
intorno. Scommetto che è quello. Sì, penso che sia proprio
quella la... cosa. Si trova proprio davanti a me, mezza sepolta in
un'ampia fossa. Deve avere impattato con una forza tremenda.
Il terreno è coperto di frammenti di un albero che l'oggetto ha
investito toccando terra. Ciò che posso vedere dell'... oggetto

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non assomiglia molto a un meteorite, o almeno ai meteoriti che
ho visto prima d'ora. Sembra piuttosto un grosso cilindro...".

Seguono un'intervista con il proprietario della fattoria e quindi


alcune domande al professor Pierson a proposito dello strano
ronzio che sembra provenire dall'oggetto. Poi:"Un momento! Sta
accadendo qualcosa! Signori e signore, è terrificante! L'estremità
dell'oggetto comincia a muoversi! La sommità ha cominciato a
ruotare come se fosse avvitata! La cosa deve essere vuota
all'interno!"

Voci:

"Si muove!" "Guardate, si svita, si svita, dannazione!""State


indietro, là! State indietro! Lo ripeto!" "Può darsi che ci siano
degli uomini che vogliono scendere!" "È rovente, sarebbero
ridotti in cenere!" "State indietro, laggiù! Tenete indietro quegli
idioti!" (Improvvisamente si ode il rumore di un grosso pezzo di
metallo che cade) Voci: "Si è svitata! La cima è caduta!
"Guardate là! State indietro!"

(Urlo di terrore della folla )

Buon Dio, dall'ombra sta uscendo qualcosa di grigio che si


contorce come un serpente. Eccone un altro e un altro ancora.
Sembrano tentacoli. Ecco, ora posso vedere il corpo intero. È
grande come un orso e luccica come cuoio umido. Ma il muso!
È... indescrivibile. Devo farmi forza per riuscire a guardarlo. Gli
occhi sono neri e brillano come quelli di un serpente. La bocca è
a forma di V e della bava cade dalle labbra senza forma che
sembrano tremare e pulsare. Il mostro, o quello che è, si muove
a fatica. Sembra appesantito... forse la gravità o qualcos'altro.
La cosa si solleva. La folla indietreggia. Hanno visto abbastanza.
È un'esperienza straordinaria. Non riesco a trovare le parole...
porto il microfono con me mentre parlo... Devo sospendere la
trasmissione finché non avrò trovato un nuovo posto di
osservazione. Restate in ascolto, per favore, riprenderò fra un
minuto...

"Signore e signori, mi sentite? Eccomi qua, dietro un muro di


pietra nel giardino del signor Wilmuth. Da qui posso vedere
l'intera scena. Vi darò ogni dettaglio finché sarò in grado di
parlarvi e di vedere. Sono arrivati nuovi reparti di polizia. Stanno

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organizzando un cordone intorno alla fossa: sono una trentina di
agenti. Ma non c'è bisogno di tenere indietro la folla. È la gente
stessa che si tiene ora a debita distanza. C'è un capitano che sta
parlando con qualcuno. Non distinguo di chi si tratta. Oh, sì,
credo che sia il professor Pierson. Sì, è lui. Ora si sono separati.
Il professore si è diretto da una parte, è andato a studiare
l'oggetto, mentre il capitano e due poliziotti avanzano con
qualcosa in mano. Ora vedo cos'è, è un fazzoletto bianco legato
a un bastone... Se sanno cosa significa... se sanno il significato
di qualcosa... Aspettate! Sta accadendo qualcosa!
(Un fischio seguito da un ronzio che aumenta di intensità)

"Un oggetto ricurvo sta uscendo dalla fossa. Sembra un piccolo


raggio di luce riflesso su uno specchio. Che succede? Dallo
specchio si sprigiona un raggio di luce... che si dirige verso gli
uomini che avanzano. Li ha colpiti! Santo Iddio, li ha incendiati!
Bruciano come torce!"
(Grida e suoni disumani) Ora ha preso fuoco tutto il campo.

(Un'esplosione).

I boschi... le capanne... i serbatoi delle auto... si sparge


dapertutto. Viene da questa parte... E a circa quindici metri, alla
mia destra..." (Uno schianto nel microfono... poi un silenzio
mortale)

Convinti di aver udito le ultime parole del cronista, migliaia di


ascoltatori si lasciano prendere dal panico. Una profonda
inquietudine serpeggia nelle case mentre l'annunciatore,
scusandosi per l'interruzione, passa poi la parola al Generale
Montgomery Smith, comandante del Distretto Statale militare di
Trenton, New Jersey.

Il Segretario: "Cittadini della nazione, non posso nascondervi la


gravità della situazione in cui si dibatte il Paese, né la difficoltà
che incontrano gli sforzi che il governo sta facendo per
proteggere le nostre vite e i nostri beni. Vorrei soltanto ricordare
a voi tutti - privati cittadini e pubblici ufficiali, a tutti insomma -
l'urgente necessità di calma e di un'azione intelligente e
fruttuosa. Per fortuna, questo terribile nemico è ancora confinato
in un'area relativamente piccola e noi speriamo che le forze
militari gli impediranno di uscirne…"

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È il panico generale. Chi ha ascoltato i comunicati si precipita


nelle vie, gridando in preda a crisi isteriche, le strade che escono
dalle grandi città vengono invase da migliaia di automobilisti che
intendono sfuggire a tutti i costi agli invasori. Si verificano
diversi episodi di violenza, mentre le persone dai nervi meno
saldi si abbandonano a gesti disperati: un uomo anziano viene
trattenuto a stento mentre si sta gettando da una finestra, una
donna preferisce bere del veleno piuttosto che "essere vittima
dei marziani"…

Treni, autobus, macchine private sono presi d'assalto con furia


selvaggia. La gente non crede più neanche ai concitati
comunicati che gli stessi dirigenti della CBS hanno iniziato a
trasmettere, alle prime notizie dell'incontrollata reazione del
pubblico, per chiarire che si è trattato solo di una finzione. Solo
al mattino, all'uscita di quotidiani, tornerà la calma. Ma vi sono
stati alcuni morti e parecchi feriti. I danni sono valutabili in
milioni di dollari. La finzione radiofonica si era tradotta in una
realtà da incubo. Quella stessa realtà che il mondo, precipitato
nella Seconda Guerra Mondiale, avrebbe conosciuto pochi anni
dopo. Orson Welles, comunque, aveva lasciato il segno.

Fonte: Dossier ALIENI - n. 13 (Luglio - Agosto 1998)

Come ricordava lo storico March Bloch all’inizio del secolo: “una


falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive che
preesistono alla sua nascita; questa, solo apparentemente è
fortuita, o, più precisamente, tutto ciò che in esse vi è di fortuito è
l’incidente iniziale, assolutamente insignificante, che fa scattare il
lavoro di immaginazione; ma questa messa in moto ha luogo
soltanto perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso
fermento […] La falsa notizia è lo specchio in cui la coscienza
collettiva contempla i propri lineamenti”.

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Ciò vuol dire che se il pubblico americano ha preso per vero un
episodio così impossibile ed ha in qualche modo involontariamente
omesso gli indizi, anche espliciti, che ne svelavano l’assurdità, ciò è
perché in qualche modo era ‘preparato’ ad affrontare una situazione
del genere. Una situazione che preesisteva già da tempo nel loro
immaginario collettivo, il frutto del periodo storico in cui è
maturata.

Infatti tutta la filmografia di Hollywood, o almeno la stragrande


maggioranza, quella più conosciuta e più pesantemente finanziata,
ripropone alla nausea un modello standard, che possiamo più o
meno riassumere così:

- Fase uno: viene presentata una situazione serena, di


armonia, durante la quale si viene a conoscere l’ambiente di
riferimento, ci si affeziona ai protagonisti e magari a
qualcuno in particolare, che sarà vittima nella fase due;
- Fase due: questa viene turbata da qualcuno: il cattivo, o i
cattivi, i nemici, che siamo portati ad odiare grazie a qualche
efferatezza, di solito verso un soggetto debole (donna,
bambino, vecchio) che incontra la simpatia e/o la
compassione (etimologicamente cum-patior: soffro insieme)
del pubblico;
- Fase tre: a questa situazione disperata pone rimedio
l’eroe del film, a volte un personaggio singolo, a volte una
squadra, a volte l’esercito: insomma, “arrivano i nostri”. Ad
esempio, in Air Force One, Harrison Ford impersona il
presidente degli Stati Uniti che, oltre ad essere il presidente,
sa anche il russo, conosce le arti marziali e riesce a salvare il
suo paese dalla minaccia di un gruppo terroristico che si era
impossessato dell’aereo presidenziale.

Il meccanismo suggerito in questo caso non è (e non potrebbe


essere) il banale pensiero che il presidente USA possa fare qualcosa
del genere: è un film, si sa, un’invenzione. Ma in qualche modo il
film è preparatorio, crea, nella mente dello spettatore, un
precedente, in modo che quando, ad esempio, due aerei dirottati

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andranno a schiantarsi contro le twin towers, nel centro di New
York, e il presidente assumerà il ruolo di “comandante in capo”, in
qualche modo gli spettatori accetteranno la situazione perché
l’hanno già vista, già sperimentata, è, per così dire, “fra i loro
ricordi”. Tutto questo serve a generare due idee fisse nel pubblico
sottoposto a tali programmi di indottrinamento: primo: siete sempre
in pericolo (del terrorista, del nemico, della malattia mortale, della
catastrofe naturale, della crisi economica, ecc.); secondo: da soli
non ce la potete fare, deve sempre arrivare qualcun altro
dall’esterno (o dall’alto) che vi viene a salvare: lo Stato, la Polizia,
l’esercito, la Protezione Civile, ecc. Insomma, arrivano i nostri,
senza i quali noi saremmo perennemente in balia dei cattivi.
Sarà un caso che il pentagono e i suoi emissari hanno un legame
diretto con Hollywood, vuoi per consulenze sulle trame dei film,
vuoi per sponsorizzazioni, vuoi per fonitura di scenari, navi, aerei,
ecc.? Sarà un caso che quanto trasmesso in televisione, primo
instrumentum regni degli odierni poteri occulti, vada sotto il nome
di “programmi”? Sì, programmi per l’indottrinamento di massa.

Sentite inoltre cosa riferisce Maurizio Blondet,


(www.effedieffe.com) in un suo articolo del 30 ottobre 2006 su
Aaron Russo, produttore cinematografico e autore di un
documentario sulla decadenza dell’America intitolato: “America:
from freedom to fascism”:

Il 30 ottobre del 1938 il Mercury Radio Network interruppe le


trasmissioni per annunciare al pubblico che i marziani stavano
invadendo la Terra: sembrava un reportage autentico, l'America
piombò nel panico. Era invece la nota trasmissione di Orson
Wells, la «Guerra dei Mondi». Ebbene: è poco noto che la
trasmissione fu escogitata e finanziata dalla Rockefeller
Foundation, che la condusse come «un esperimento sulla
paura di massa». La Rockefeller Foundation, pochi anni prima,
aveva fornito fondi all'università di Princeton per fondare un
«Princeton Office of Radio Research».

La dirigeva Paul Lazersfeld, un ebreo viennese e psicologo


sociale, che lavorò al progetto con Hadley Cantrell, psicologo
della CBS (network TV), e Fred Stanton, un super-ricercatore in
psicologia che diventò poi presidente del Mercury Radio Network.

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In seguito all'«evento» genialmente provocato da Orson Wells,
questo ufficio di Princeton elaborerà uno studio-sondaggio sulle
reazioni del pubblico (12 americani su cento avevano seguito la
trasmissione, e la metà ci aveva creduto spaventandosi
ciecamente) dal titolo: «Invasion from Mars - A study on the
psichology of panic». Di quest'opera non sono state diffuse
copie, evidentemente era uno studio «interno» in vista di
lavori «interni». Era uno studio su come controllare le
reazioni delle masse americane inducendo allarme e
paura.

Credo che il seguito, e i risultati di tali studi, siano sotto gli occhi
di tutti.

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“Quelli che ostacolano le rivoluzioni pacifiche rendono inevitabili le
rivoluzioni violente.” (John F. Kennedy)

JFK
La bugia entrata nei libri di storia

Venerdì 9 Gennaio 2009, dopo un lungo lavoro, per lo più nei ritagli
di tempo concessi dal lavoro e dalla famiglia, ho completato la
sottotitolazione di due serie di video trovate su youtube, una di 10 e
una di 11 video, per un totale di circa 3 ore e mezzo. La prima serie
è una analisi approfondita sulla dinamica, le implicazioni e le
complicità dell’omicidio Kennedy (Dallas, 22 Novembre 1963); la
seconda, una analoga analisi sulle cause della morte del figlio John
Jr., avvenuta nel 1999, per la caduta del suo aereo privato, dove
viene dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che non si trattò
di un incidente ma di un omicidio vero e proprio.

Perché tanta attenzione? Ho scritto le motivazioni ad alcuni amici:

Omicidi Kennedy: quello che TV e stampa non vi


hanno mai detto
9 gennaio 2009

Sono particolarmente orgoglioso di aver completato il lavoro di


sottotitolazione della serie di video che spiegano, in una
minuziosa indagine giudiziaria, i retroscena dell'omicidio
Kennedy.

Non ho creato niente di nuovo ma semplicemente ripreso dei


video già presenti su youtube e messo i sottotitoli per agevolare
la comprensione al pubblico di lingua italiana.

Questa "playlist" la trovate nel mio canale youtube:

39
http://www.youtube.com/medicialberto

C'è anche il seguito, cioè l'analisi esatta e minuziosa del caso del
figlio (anche lui ucciso, anche se in maniera meno spettacolare,
nel 1999). Forse un po' più noioso perchè si tratta anche di
dimostrare che di omicidio e non di incidente si tratta.

Ho messo anche una playlist con alcuni discorsi in cui si capisce


bene il motivo per cui questi erano politici "diversi": famoso ad
esempio il discorso di John sulle società segrete, chiara allusione
alla massoneria, e quello di Bob sul PIL, che per il suo spessore
si sarebbe potuto (o dovuto?) sentir pronunciare da un papa o
un capo religioso.

Qualcuno mi dirà: ma non avevi niente di meglio da fare? E


così spiego i motivi della mia passione.

Innanzitutto la storia è maestra di vita: per capire il mondo


che ci circonda è necessario conoscere la storia passata. Inoltre,
come scoprirete se avrete la pazienza di andare a vedere questi
video, scoprirete che i legami con la storia attuale sono tutt'altro
che remoti... ma non voglio togliervi la sorpresa.

Gesù ha detto: "Conoscerete la Verità, e la Verità vi farà


liberi (Gv., 8;32)", e questo pensiero è stato quello che mi ha
dato la forza di continuare, sottraendo ore al sonno. Se Gesù
avesse detto al contrario: "Lasciate perdere la Verità,
l'importante è fare il bene ed essere buoni" forse non sarei
arrivato alla fine.

Ma Lui parlava di CONOSCERE la Verità, e devo dire che, come


sempre, fidarsi di Lui non delude mai: man mano che scopro
i meccanismi che regolano il mondo, le trame oscure, i
complotti, ecc., mi sento veramente più libero, sicuro che la
buona battaglia richieda tutte le nostre forze, ivi inclusa
la volontà di conoscere e svelare le trame del falsario,
certo dell'aiuto che viene dal Cielo ogni volta che lo chiediamo.

Insomma, la passione per la Verità è stata la molla. Ma perché, fra


tanti episodi, proprio l’omicidio JFK? Un fatto avvenuto quasi 50
anni fa, non è ormai un po’ “datato” e privo di qualunque interesse?

40
L’omicidio del presidente Kennedy, oltre ad essere un crimine che
ha segnato la storia moderna e ci ha privato di un presidente
veramente diverso che avrebbe potuto lasciare il segno nel corso
degli eventi (e in parte ha fatto, nonostante la brevità del suo
operato), è un evento da ricordare, fra le altre cose, anche per un
aspetto fondamentale: è la prova del totale asservimento dei
mezzi di informazione ai diktat di regime (regime che – si badi
bene – non va identificato con questo o quel governante di turno: sta
nascosto e manovra dietro le quinte).

Se infatti prendete un qualunque libro di storia, laddove si arrivi alla


storia moderna, vi troverete scritto che il 22 Novembre 1963 il
presidente degli USA John Kennedy fu ucciso da un tale Lee
Harvey Oswald, appostato nell’edificio deposito di libri
scolastici, sparando dalle spalle del presidente. Peccato che
guardando il famoso filmato di Zapruder si veda chiaramente come
la testa di JFK venga sbalzata violentemente all’indietro e a sinistra
dal colpo ricevuto, ad indicare chiaramente come il colpo
provenisse da davanti e da destra, dallo spiazzo erboso, e non
poteva essere stato colpito alle spalle.

Non serve essere un investigatore per capire questo. Non serve


essere un giornalista per capire questo. Non serve avere esperienza
di omicidi o conoscenze balistiche per capire questo.

Eppure, non una voce fuori dal coro.


Non un giornale che metta in discussione i risultati della
commissione Warren.
Non una TV, una radio che denunci la totale inadeguatezza degli
investigatori.
Non una interrogazione parlamentare, uno sciopero generale, un
colpo di stato, una caduta del governo.

Cosa ci indica questo? Che chiunque abbia architettato questo


crimine, era in grado (e lo è ancora) di controllare l’informazione.
Era (ed è ancora) in grado di far deviare il percorso dell’auto
presidenziale e farla rallentare e quasi fermare al momento
dell’omicidio.

41
Era (ed è ancora) in grado di sostituire i responsabili della sicurezza
del presidente per quel particolare giorno.
Era in grado di controllare la commissione d’inchiesta.

Non poteva essere la mafia.


Non potevano essere i russi.
Non potevano essere i cubani anti-Castro.

Non scendo in altri dettagli. Spero che questi particolari siano


sufficienti per destare il tarlo del dubbio. E la cosa triste, come già
detto, è che, nonostante tutte le evidenze a disposizione, se aprite un
libro di storia, trovate scritto che il presidente americano è stato
ucciso da un pazzo solitario, tale Lee Harvey Oswald.

Alla fine di questo capitolo riporto lo script di un altro


documentario che evidenzia, oltre alla falsità della versione ufficiale
dell’omicidio, le connivenze del vero potere dietro le quinte, che
alla fine è composto dalla stessa compagine che è ancora al
potere oggi. Come ha fatto osservare bene Massimo Mazzucco, la
sera del 21 Novembre 1963, prima dell’omicidio del presidente, un
gruppo di uomini si riunì per mettere a punto il piano. Cosa c’è di
strano? Nulla, se non che in quel gruppo di uomini tre sarebbero
stati successivamente presidenti degli Stati Uniti.

Da www.luogocoune.net:

Se c'è un motivo per cui insistiamo sull'importanza


dell'omicidio Kennedy, dopo oltre 40 anni dall'evento, non è
certo per "cospirazionismo congenito", ma per un fatto molto
più semplice e tangibile:

La stessa persona che era a Dallas il 22 Novembre


1963 dormì alla Casa Bianca il 10 Settembre 2001.

E ciò per sua stessa ammissione, in ambedue i casi. Anzi, nel


primo George H. Bush, padre-padrone del Nuovo Ordine
Mondiale - oltre che dell'attuale presidente, George W. Bush
- si premurò di informare l'FBI della sua presenza a Dallas
quel giorno, proprio nelle ore in cui il corteo di Kennedy si
presentava all'appuntamento con la storia in Dealey Plaza.

42
Nelle stesse ore Richard Nixon, presente a Dallas da tre
giorni "per motivi personali" - peraltro mai accertati -
ripartiva alla volta di New York, dove avrebbe appreso
dell'avvenuto omicidio di John Kennedy. Sarebbe diventato
l'unico uomo al mondo a non ricordarsi del momento esatto
in cui apprese la notizia, fornendone negli anni ben tre
versioni differenti: all'aeroporto, durante il tragitto in taxi,
sotto il portone di casa. Diventano così tre, contando anche
Johnson che lo sarebbe diventato quel pomeriggio, i futuri
presidenti che erano a Dallas quel giorno. Un curioso
crocevia della storia, se non altro.

Come ha ottimamente scritto Socci, “nella mentalità odierna,


imbevuta di ideologie, se i fatti contraddicono le opinioni, tanto
peggio per i fatti”. Sottoscrivo in pieno. L’opinione diffusa che gli
USA siano la patria della democrazia, il paese al mondo in cui chi
infrange la legge non la fa franca, la democrazia per eccellenza e la
patria dell’informazione libera è dura a morire.

Anche l’ottimo Blondet ha pubblicato qualche articolo illuminante


sull’argomento. Cito da FdF (www.effedieffe.com) :

Era il 21 novembre 1963, il presidente Lyndon B. Johnson uscì


da una riunione che si teneva a Dallas, afferrò per le braccia la
sua amante Madeleine Duncan Brown, e le disse: «Quei figli di
puttana non mi creeranno più guai». Il giorno dopo fu ucciso a
Dallas John F. Kennedy, il presidente degli Stati Uniti.

Sono quarant’anni che i «grandi media» trattano da visionari


complottisti tutti coloro che non credevano alla versione ufficiale
di quel lontano attentato: che un «assassino solitario» di nome
Oswald avesse ucciso il presidente.

Ora, quarant’anni dopo, nell’anniversario dell’assassinio,


viene fuori la verità. La dice la stessa amante di Johnson,
Madeleine Duncan Brown. (1) La donna è morta nel 2002, il 22
giugno; ma la sua immagine e il suo racconto emergono nitidi da
una video-intervista di 80 minuti, che le fece un ricercatore
indipendente di nome Robert Gaylon Ross. La Brown aveva

43
raccontato la sua relazione con Johnson già dagli anni ‘80; ma -
stranamente - nessun grande mezzo di comunicazione l’aveva
mai intervistata a fondo su quella notte a Dallas.

Lucida, senza alcun odio per il suo antico amante, oggettiva, la


Brown racconta nel video che il piano per uccidere Kennedy
cominciò a prendere forma nel 1960, già durante la convenzione
democratica dove il partito decise di candidare Kennedy alla
presidenza, con Johnson come vicepresidente. Fu H. L. Hunt, un
miliardario texano del petrolio ad imporre Johnson, come
contrappeso al candidato di quella che i maggiorenti texani
chiamavano con dispregio «la mafia cattolico-irlandese», ossia la
famiglia dei Kennedy.

La Brown ricorda nel video che camminava a fianco di H.L. Hunt


a Dallas mentre costui ricordava il braccio di ferro con Joe
Kennedy (il padre del clan) che era riuscito a imporre il figlio:
«Abbiamo perso una battaglia, ma vinceremo la guerra», disse
allora Hunt. Il giorno dell’attentato, tre anni dopo, Hunt disse:
«Ecco, abbiamo vinto la guerra». Per la Brown, il regista
dell’esecuzione era appunto Hunt. «Avevano quel lodge fuori
Dallas, si incontravano lì», dice: «Lui sceglieva gente diversa che
poteva fare certe cose per lui, e sono sicura che questo cominciò
due anni prima dell’assassinio. E’ stato un delitto del tutto
politico, e Hunt lo controllava».

Una delle persone che facevano «le cose per Hunt» era Jack
Ruby, tenutario di casinò, di bische clandestine, fornitore di
ragazze allegre e di altri servizi occulti ai maggiorenti, non
esclusi omicidi a contratto; l’uomo che il 24 novembre sparò ad
Oswald sotto alle telecamere del mondo. Rievoca la Brown:
«Giocavamo al poker al Carousel Club [il night di Ruby] e Jack
Ruby arrivò e disse: Sapete che cosa è questo? Guardai, ed era
[la mappa del percorso] della sfilata di auto… mi colpì che
sapesse dove sarebbe passato il presidente… allora pensavo che
fossero intoccabili».

La donna si riferisce spesso a un «8F group» per indicare il


gruppo di individui che gravitava attorno a Johnson e ad Hunt.
Ne facevano parte petrolieri texani, giudici e Edgar Hoover, il
direttore dell’FBI. La sera del 21 novembre ci fu un party a
Dallas, nella magione di Clint Murchison, un altro miliardario con
buoni agganci con la famiglia mafiosa dei Genovese; Hoover era
alla festa, e c’era anche Jack Ruby.

44
La Duncan Brown era presente, e ricorda parecchi nomi dei
partecipanti. C’era John McCloy, presidente del Council on
Foreign Relations, della Chase Manhattan Bank, intimo dei
Rockefeller, al tempo consigliere politico di Kennedy. C’era
George Brown, della Brown & Root, grande impresa
multinazionale di costruzioni, poi divenuta la Kellogg, Brown &
Root, agenzia di infrastrutture che fornisce anche mercenari ed è
stata assorbita dalla Halliburton. C’era Clyde Tolson vicedirettore
dell’FBI.

C’era Richard Nixon. C’erano numerosi pezzi grossi della mafia,


e una quantità di importanti giornalisti di giornali e TV. La festa
cominciò verso le 22, e gli ospiti manifestarono una certa
sorpresa quando arrivò Lyndon Johnson, il vicepresidente,
direttamente da Houston. Subito McCloy convocò una riunione a
porte chiuse con i più importanti dei presenti.

«Lyndon non restò a lungo nella sala della riunione», racconta la


sua amante, «e quando uscì mi afferrò per il braccio e mi disse,
con quella sua voce profonda: ‘Dopodomani quei figli di puttana
(SOB, sons of a bitch) non mi daranno più guai».

«Se non fosse avvenuto l’assassinio, probabilmente Lyndon


Johnson sarebbe finito in galera», rievoca Madeleine Duncan
Brown. Perché, racconta, stavano venendo fuori particolari
scottanti sulle tangenti che il vicepresidente prendeva per certi
programmi agricoli. C’erano molti che erano disposti a
testimoniare contro di lui; stranamente poi questi testimoni
finirono male.

Alcuni furono implicati in scandali omosessuali. Altri si


suicidarono, uno di questi sparandosi alla testa cinque
colpi. Anche la Brown sostiene di essere stata «avvertita». Suo
figlio, il bambino illegittimo che aveva avuto da Johnson, dice,
scomparve insieme alla baby sitter. A quel punto la donna
ritenne che sarebbe stata più sicura se avesse reso pubblico quel
che sapeva della storia.

Scoprì che i media non erano interessati. Eppure la versione


della Brown è apparsa in un libro di 480 pagine («Blood, power
and money - How LBJ killed JFK»), scritto da una personalità
alquanto difficile da screditare come complottista visionario:
Barry McClellan, padre di Scott McClellan, il portavoce della

45
Casa Bianca all’epoca dei Kennedy.

Anche Robert Gaylon Ross, l’uomo che ha intervistato la Brown e


ne ha ricavato il video-confessione, non ha l’aria di un visionario
assetato di pubblicità. Ingegnere texano, è stato ufficiale della
Army Security Agency, il ramo militare della NSA (National
Security Agency) con compiti di decrittaggio dei codici nemici.
Come tale, nel 1956-57, ha coperto l’incarico di comandante di
compagnia in un gruppo di controspionaggio stanziato nella zona
demilitarizzata fra le due Coree, proprio a ridosso del cessato il
fuoco della guerra di Corea.

Può essere contattato alla Ross International Enterprise, la


fondazione da lui diretta. Il video dell’intervista alla Brown è
visibile al sito
http://www.prisonplanet.tv/articles/august2006/290806jfk.htm.
Se non sparirà prima.

Quarant’anni dopo: la verità sul complotto che uccise Kennedy


emerge quando ormai non ha alcun valore politico, non può più
cambiare le cose, è buona al più per i libri di storia. Accadrà
anche per la verità sull’11 settembre 2001: forse fra
quarant’anni saranno vendicati tutti i ricercatori che i media
bollano come complottisti, visionari, malati psichici da ridurre al
silenzio. Quando non servirà più.

Perché attenzione: c’è un filo che collega l’attentato del 1963 a


Dallas e quello del 2001 a New York e a Washington. I
mandanti sono gli stessi gruppi d’interesse e i loro eredi
d’oggi: complesso militare-industriale, petrolieri texani,
pezzi di istituzioni responsabili del più alto livello di sicurezza
(FBI), pezzi grossi le cui aziende sono state assorbite dalla
Halliburton.

C’è un filo nero che da Lyndon Johnson e Jack Ruby


conduce a Bush e a Dick Cheney. Tanto più grande la colpa,
la complicità della stampa. Avesse denunciato subito la versione
ufficiale - che invece ha promosso e diffuso – sull’assassinio di
Kennedy, avrebbe evitato all’America anche il colpo di Stato
mascherato da «attentato di Al Qaeda», e le guerre di oggi e i
suoi risultati disastrosi per lo stesso prestigio americano. La
rivelazione tempestiva dei fatti poteva «fare la differenza» non

46
solo per allora, ma per il futuro più lontano.

Teniamoli a mente, questi volonterosi carnefici dell’inaudito


Reich americano, questi nemici della patria e dell’umanità, che -
anche sui media italiani - ci accusano di anti-americanismo.

Teniamo a mente la lezione.

Nel 1963 non esisteva internet: è la sola cosa che oggi può fare
la differenza, far sapere la verità orrenda quando ancora può
servire.

Maurizio Blondet

Anche il fratello più giovane, Bob (Robert), ministro della giustizia


nel 1963, all’epoca dell’assassinio del fratello presidente, sarebbe
stato quasi certamente eletto presidente, se non fosse stato ucciso,
all’indomani della sua nomina a candidato per il partito
democratico, nel 1968. Anche la sua morte ci ha privato di un uomo
che, una volta al potere, sarebbe stato sicuramente capace di dare un
corso diverso alla storia, facendo pulizia degli infiltrati alle massime
cariche degli organi di governo dell’apparato militare industriale e
dei servizi segreti.

Di seguito riporto alcuni brani tratti dai suoi discorsi.

Dal discorso di CAPE-TOWN, Sud Africa - 6 giugno 1966

Negli anni bui dell’apartheid Robert Kennedy improvvisa una visita


in Sud Africa, mette in totale imbarazzo l’establishment politico
locale, e accende nel popolo dei neri una fiamma di speranza
destinata a durare fino alla conquista dell’indipendenza nazionale.

ESTRATTO: ”Al cuore della libertà individuale sta la libertà di


parola, il diritto di esprimere e comunicare le proprie idee, di
differenziarsi dai rozzi animali della foresta; il diritto di richiamare
i governanti ai loro doveri e ai loro obblighi; e soprattutto il diritto
di affermare la nostra appartenenza a un corpo politico - la società
– fatta dalle persone che condividono la nostra terra, le nostre

47
tradizioni ed il futuro dei nostri figli.

Alla pari con la libertà di parola sta il diritto di essere ascoltati, di


avere voce nelle decisioni dei governi che determinano la vita degli
uomini. Tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta - la
famiglia, il lavoro, l’educazione, un luogo in cui allevare i propri
figli e riposare la propria mente - tutto ciò dipende dalle decisioni
dei governi, e tutto ciò può essere spazzato via in un attimo da un
governo che non dia ascolto alle richieste della sua gente. E io
parlo di tutta la gente.

I diritti fondamentali dell’uomo possono essere protetti e preservati


solo laddove vi sia un governo che risponda non solo ai ricchi, non
solo a quelli di una certa religione, non solo a quelli di una certa
razza, ma a tutti gli uomini della società.”

Dal discorso di CLEVELAND - 5 Aprile 1968

Il giorno dopo l’assassinio di Martin Luther King, Kennedy


pronuncia a Cleveland, in Ohio, il suo più famoso discorso contro la
violenza.

ESTRATTO: “Ogni volta che la vita di un americano viene


spezzata da un altro americano, ogni volta che viene lacerato quel
tessuto vitale che un altro uomo ha così pazientemente e
dolorosamente intrecciato, per se stesso e per i suoi figli, l’intera
nazione ne viene umiliata.

Eppure noi tolleriamo un livello sempre crescente di violenza, che


ignora sia la nostra comune umanità che le nostre pretese di civiltà.
Accettiamo tranquillamente resoconti giornalistici di civili che
vengono massacrati in terre lontane. Glorifichiamo l’assassinio
sugli schermi del cinema e della TV, e lo chiamiamo
“intrattenimento”. Troppo spesso giustifichiamo coloro che
vogliono costruire le proprie vite sui sogni infranti degli altri.

Vi sono americani che vanno all’estero a predicare la non-violenza,


ma poi in casa nostra si dimenticano di metterla in pratica. Vi sono

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coloro che accusano altri di incitare le rivolte, quando in realtà
sono loro a fomentarle, con il loro comportamento.

C’è anche un altro tipo di violenza, molto più lenta ma devastante


quanto un colpo di fucile o una bomba nella notte. E’ la violenza
delle istituzioni; l’indifferenza, l’inanità, la lenta apatia. Questa
violenza colpisce i più poveri, e avvelena le relazioni fra gli uomini
che hanno una pelle di diverso colore. È nella lenta distruzione di
un bambino per fame, nelle scuole senza libri, e nelle case senza
riscaldamento d’inverno.

Quando insegni ad un uomo a odiare e temere suo fratello, quando


insegni che l’altro è inferiore a te per il colore della sua pelle o per
quello in cui crede, quando insegni che quelli diversi da te
minacciano la tua libertà, il tuo lavoro o la tua famiglia, insegni
anche ad affrontare gli altri non come concittadini ma come nemici,
e ad essere accolto da loro non con cooperazione ma con
sopraffazione, ad essere soggiogato e reso schiavo.

Alla fine impariamo a guardare ai fratelli come estranei, come


persone con cui condividiamo le strade ma non la comunità; come
persone legate a noi dal luogo in cui vivono, ma non da uno sforzo
in comune. Impariamo a condividere soltanto una paura comune,
un comune desiderio di distanziarci l’uno dall’altro, una spinta
comune a rispondere alle differenze con la violenza.

Dobbiamo riconoscere la vanità delle false differenze fra gli


uomini, e imparare a crescere nello sforzo di far crescere gli altri.
Dobbiamo riconoscere di fronte a noi stessi che il futuro dei nostri
figli non può essere costruito sulle disgrazie degli altri. Dobbiamo
riconoscere che questa breve vita non potrà mai venir nobilitata nè
arricchita dall’odio o dalla vendetta. La nostra vita su questo
pianeta è troppo breve, e il lavoro da fare è troppo grande, per
permettere che questo odio continui a diffondersi nel nostro paese.

Di certo non si può cancellare il problema con un semplice


programma, o con una legge.

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Forse però potremo ricordarci, almeno ogni tanto, che coloro che
vivono con noi sono nostri fratelli, e che condividono con noi lo
stesso breve istante di vita; che essi desiderano, esattamente come
noi, solo la possibilità di vivere in pieno la loro vita, raggiungendo
il massimo delle proprie soddisfazioni e delle proprie finalità.”

Dal discorso di S. Josè, California – 3 giugno 1968

La decenza umana è il cuore del problema: è indecente che un


uomo si spezzi le mani sotto il sole tutto il giorno, senza avere la
possibilità di vedere un giorno suo figlio frequentare un’università.
È indecente che un uomo che vive nei quartieri poveri di New York,
di Chicago o di Los Angeles, debba consegnare la propria vita -
l’unica vita di cui mai disporrà -nelle mani della disperazione e
della disfatta.

Ed è indecente che noi mandiamo i nostri giovani e a morire in


uno stagno dall’altra parte del mondo. Chi di loro avrebbe potuto
scrivere un poema? Chi di loro avrebbe potuto trovare la cura per
il cancro? Chi di loro avrebbe potuto diventare un campione
sportivo? Chi di loro avrebbe potuto regalarci la magia di una
risata dal palcoscenico, avrebbe potuto costruire un ponte, oppure
un’università? Chi di loro avrebbe potuto insegnare a leggere a un
bambino? Ecco perchè dobbiamo riportare a casa i nostri uomini
dal Vietnam.

Il 5 Giugno 1968, nella sua stanza dell’Ambassador, Kennedy


concede una intervista TV in cui prosegue il discorso sul
VIETNAM:

ESTRATTO: La guerra in Vietnam ci pone delle importanti


questioni di ordine morale. Che diritto abbiamo, noi in America, di
andare ad uccidere decine di migliaia di persone, di rendere
milioni di persone dei senzatetto, di uccidere donne e bambini
come stiamo facendo?

Ogni anno nel Vietnam del Sud rimangono senza gambe e senza
braccia 35.000 persone, e altri 50.000 civili perdono la vita.

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Migliaia di bambini vengono uccisi in seguito alle nostre azioni
militari. Che diritto abbiamo, negli Stati Uniti, di compiere queste
azioni, solo perché vorremmo proteggerci, o per evitare un
problema maggiore per noi?

Io mi domando seriamente se abbiamo o meno quel diritto.


Dovremmo poterlo sentire, qui negli Stati Uniti, cosa avviene
quando lanciamo il napalm, un villaggio viene distrutto, e i civili
vengono uccisi.

Poche ore dopo questa intervista Kennedy fu ucciso.

Suggerisco, per chi voleese approfondire il tema, il documentario


JFKII – The Bush connection (ora ri-pubblicato con il titolo “Dark
legacy”, eredità oscura): una dettagliata analisi dei fatti, una
minuziosa ricostruzione con nomi, date, in modo da collegare i
puntini e vedere il disegno sottostante. Autore: John Hankey,
ordinabile il DVD su Internet.

Grazie a questo documentario e a quello sull’uccisione del figlio


dello stesso presidente, 36 anni dopo, emerge lampante una
relazione strettissima, al limite della prova schiacciante, che
vede implicati Bush padre e Bush figlio, i due presidenti
americani, negli omicidi di John Fitzgerald Kennedy a Dallas, nel
1963, e del figlio nel 1999.

Riporto alcuni stralci tratti dal documentario “Dark legacy”.

….

“(JFK) Se una società libera non riesce ad aiutare i molti che


sono poveri, non può neanche salvare i pochi che sono ricchi.
Perciò miei concittadini americani, non domandatevi cosa può
fare il vostro paese per voi chiedetevi cosa potete fare voi per il
vostro paese.”

51
Di solito vediamo John Kennedy come un giovane seducente,
leggermente di sinistra. Ma il giorno in cui lui morì
perdemmo un tesoro inestimabile. Perdemmo un uomo di
pace che cercò di far vedere agli americani i nemici della guerra
fredda non come mostri disumani, ma come persone simili a noi.

Ancora, anche se probabilmente non lo sapete, perdemmo


l'uomo che salvò la nostra vita il 17 Ottobre 1962. Aerei
spia americani avevano fotografato i missili russi a Cuba, in
grado di colpire Washington e tutta la costa orientale. Kennedy
annunciò il blocco totale di Cuba; Questo governo, come
promesso, aveva mantenuto una stretta sorveglianza delle
installazioni militari russe a Cuba.

Nelle settimane precedenti erano emerse prove inconfutabili su


una serie di installazioni missilistiche in preparazione. E i
generali e i consiglieri di Kennedy gli dicevano che lui e loro
dovevano svignarsela al sicuro nei rifugi antiatomici e intanto
lanciare un attacco a Cuba e ai siti missilistici.

Assicurarono Kennedy che i missili russi non erano ancora pronti


ma che sarebbe stato meglio, per sicurezza, rintanarsi nei rifugi
anti-atomici.

E LASCIARE CHE TUTTI NOI MORISSIMO.


Kennedy ci pensò; e poi disse che nessuno sarebbe andato da
nessuna parte. Se c'era qualcuno che doveva morire, loro stessi
sarebbero stati i primi standosene lì, alla Casa Bianca. Il
principale bersaglio dei missili russi. E Kennedy suggerì che, con
questa nuova prospettiva, lavorassero ad un altro piano, più
sicuro. Saltò fuori che i generali si sbagliavano. I missili russi
non soltanto erano pronti, ma erano armati con testate
nucleari che i comandanti locali erano autorizzati ad usare in
caso fossero stati attaccati.

Kennedy quel giorno salvò il mondo, e anche voi, dall'olocausto


nucleare, un olocausto che quasi certamente avrebbe ucciso
chiunque nell'emisfero nord del mondo.

Eisenhower ci ha avvertito che la più grande minaccia alla


sicurezza americana veniva dall'apparato militare-
industriale. E Kennedy lo aveva sentito. E fece appello al

52
mondo, per rafforzare l'ONU per aiutarlo non solo a tenere a
bada il complesso militar-industriale, ma per eliminarlo -
completamente. Prima di morire, Kennedy disse alle Nazioni
Unite "Nello sviluppo di questa organizzazione sta la vera
alternativa alla guerra. E la guerra non è una alternativa
razionale. Poiché un disastro nucleare, diffuso dal vento, e
dall'acqua, oltre alla paura, inghiottirebbe grandi e piccoli ricchi
e poveri, gli impegnati e gli indifferenti. L'umanità deve porre
fine alla guerra o la guerra metterà fine all'umanità. è pertanto
nostra intenzione sfidare l'Unione Sovietica non in una corsa alle
armi, ma in una corsa alla pace.

Se Kennedy fosse stato colpito da dietro, come dice il


governo, avrebbe dovuto avere un piccolo foro d'entrata
nel retro della testa, e questo è il medico militare che il
governo ha procurato per dichiarare che c'era questo piccolo
foro nel retro della testa.

Quello che abbiamo qui è la prova provata che le indagini


sull'assassinio di Kennedy furono sabotate da membri del
governo ai massimi livelli. E allora? Coprirono i colpevoli. Non
è la stessa cosa che uccidere, no? No?Beh dipende.

Vedete, Oswald fu arrestato all'1.30. Come facevano a sapere,


alle due del pomeriggio, quando sottrassero il corpo la prima
volta; Come facevano a sapere, alle quattro del pomeriggio,
quando sottrassero il corpo la seconda volta? L'autopsia
cominciò circa alle sei, ora di Dallas. Come facevano a sapere, 5
ore prima che Oswald fosse accusato che gli serviva di
cancellare le prove di un colpo dal davanti?

Non vogliamo mettervi fretta, ma prima di procedere, cerchiamo


di approfondire. Come facevano a sapere, poche ore dopo
l'assassinio,che era impossibile avere un’indagine seria, e
prendere i veri assassini? Come lo sapevano? Quelli che
rubarono il corpo di Kennedy e lo operarono erano consapevoli a
priori. Dovevano operare in fretta, con tanta determinazione e
sicurezza. Erano colpevoli di omicidio premeditato
Erano parte del complotto di assassinio fin dall'inizio.

53
Fu Nixon a scegliere Howard Hunt nel suo team privato di
sicurezza alla Casa Bianca la cosiddetta squadra degli
stagnini. Hunt diventò famoso come il capo dei ladri del
Watergate. Ma dopo il suo arresto per i furti al Watergate Hotel,
mentre era in prigione, Hunt cominciò a mandare dei messaggi
che a Nixon, che gli servivano due milioni di dollari per tenere la
bocca chiusa.

Nello stesso periodo Hunt cominciò a raccontare ai giornalisti che


era un sicario della CIA. Per le migliaia di persone che credevano
che la CIA avesse ucciso Kennedy, questa era una notizia
bomba. Hunt stava minacciando di rivelare dell'omicidio di
Kennedy se Nixon non lo avesse tirato fuori di prigione e
non gli avesse dato due milioni di dollari. Nixon scrisse al
direttore dell'FBI che doveva piantarla di investigare le attività di
Hunt in Messico. Nixon disse che l'indagine dell'FBI avrebbe
rischiato di compromettere "l'intera faccenda della baia dei
porci".

E poi perché avrebbe dovuto importare a Nixon di quello che


Hunt diceva, o cosa avrebbe scoperto l'FBI sull'assassinio di
Kennedy, tranne nel caso in cui lui fosse coinvolto? Nixon era
coinvolto nell'assassinio di Kennedy? Una delle più
incredibili rivelazioni venute fuori su Nixon recentemente è
questa piccola perla. Pare che Jack Ruby, Il mafioso che uccise
Oswald, che fu visto da un reporter di Dallas nell'ospedale, nella
zona dove fu trovato il proiettile magico, AVESSE LAVORATO
PER IL DEPUTATO NIXON NEL 1947.
Nixon ammise che si trovava a Dallas il giorno in cui
Kennedy fu ucciso. Pare anche che Nixon, come anche Hunt,
non sappia ricordare come seppe della notizia dell'assassinio di
Kennedy. Vedete, nel 1964, raccontò al Reader's Digest che "un
uomo corse da un angolo della strada e disse che il presidente
era appena stato ucciso a Dallas". Tuttavia, esattamente nove
anni dopo, raccontò alla rivista Esquire: "una donna uscì dalla
sua casa urlando e piangendo e ci disse che Kennedy era appena
stato ucciso a Dallas". Come fa a riportare due versioni diverse
di come venne a sapere una cosa così importante?

E c'è motivo di credere che anche Hoover sapesse la maggior

54
parte dei dettagli, ancor prima che l'operazione avvenisse. Nel
1960, tre anni prima, Hoover scrisse di suo pugno un
memorandum circa il coinvolgimento di Oswald nella CIA.
Tre anni PRIMA l'assassinio Hoover aveva già messo sotto tiro
Oswald come aderente alla CIA. Incredibile.

….

Quello che il memo fa è citare "il signor George Bush della


CIA" come l'ufficiale della CIA associato ai gruppi di cubani
anticastristi deviati. Suggerisce che Bush fosse la persona alla
CIA che coordinava queste persone. E…mette nero su bianco che
la CIA aveva mandato George Bush a Washington, il giorno dopo
l'assassinio, per rispondere alle inchieste dell'FBI circa le attività
dei gruppi anticastristi deviati.

Questo Memo fu uno scandalo quando fu reso pubblico nel 1988.


Perché diceva che George Bush era alla CIA nel 1963. Significa
che mentì, fece spergiuro, quando disse al senato, sotto
giuramento, che non era mai stato nella CIA prima di diventarne
direttore, nel 1974. Significa che era della CIA quando si candidò
per il senato, e perse, nel 1964. E quando si candidò per il
senato e perse, nel 1970. E significa che era nella CIA quando
Nixon lo portò con sé alla casa bianca, portandosi dietro anche
Hunt con lui.

Skull&Bones, confraternita dell’università di Yale.. Sembra che


questo unisca i suoi membri in una maniera agghiacciante.
"Fratelli sotto la pelle", è come i bonesmen si autodefiniscono. I
loro adepti sono un gruppo di demoni potenti. Averill Harriman e
Prescott Bush erano "Bonesmen". George Herbert Walker Bush
era un Bonesman, e lo era anche suo nonno, l'ultra razzista,
George Herbert Walker. Robert Lovett, architetto della CIA era
un Bonesman, selezionato all'ingresso da Prescott in persona.
Anche F. Trubee Davison fu fatto entrare nel 1918, l'anno in cui
entrò Prescott. Davison era incaricato delle selezioni per la CIA
nel 1948, l'anno in cui George Herbert Walker Bush lasciò Yale in
cerca di lavoro.

55
Dopo che Bush fu sconfitto in due tornate per il senato, Nixon lo
salvò dalla sconfitta e dall'umiliazione, portandoselo dietro alla
Casa Bianca, trascinandosi Hunt dietro di sé. Haldemans dice:
"nessuno sembra sapere chi abbia portato Hunt alla Casa
Bianca". Ma non è così difficile da capire. Perché non soltanto
Bush e Hunt andarono a lavorare alla Casa Bianca esattamente
allo stesso momento, ma nessun altro, alla Casa Bianca,
aveva alcuna connessione con le operazioni della CIA.
Nessuno. ALCUN legame con la CIA. Mentre Bush, d'altra parte,
era direttamente coinvolto con le stesse operazioni CIA, nello
stesso territorio, nello stesso periodo in cui c'era stato Hunt.

Il giorno dell'attentato Prouty, che era il principale legame del


Pentagono con la CIA, fu mandato al Polo Sud per
accompagnare alcuni diplomatici. Magari gli assassini avevano
mandato Bush in vacanza quel giorno, per toglierselo di mezzo.
Beh, questo documento dimostra il contrario. Questo documento
dell'FBI dimostra che alle 13.45 del giorno dell'assassinio, un'ora
e un quarto dopo gli spari, Bush era già attivamente
coinvolto nel depistare le indagini dell'FBI. Questo
documento dimostra che, alle 13.45, George Bush fece una
telefonata per dire che si era ricordato di alcune voci delle
settimane precedenti, senza ricordare bene quando e da chi, che
un tale James Parrot aveva accennato all'omicidio del presidente
al suo arrivo a Houston.

Non ricordava il giorno né chi glielo avesse detto? Come fai a


non ricordarti quando e chi ti dice che vuole uccidere il
presidente? Non c'è di che stupirsi che questo agente dell'FBI si
sia preso la briga, nel giorno più occupato della sua carriera, di
prendere nota di questa telefonata demente. Voleva essere
sicuro di registrare il nome e l'occupazione di questo chiamante
sospetto.

Il Memo di Hoover non è una prova circostanziale. Essa è


una prova diretta, oculare, la classica pistola fumante
proveniente dalla più eminente figura nella storia dell'anti
crimine americano, Hoover appunto. Il resto delle prove sono
solamente un contesto che aggiunge valore a questo memo, che
rende praticamente impossibile che l'ex presidente Bush

56
non sia stato coinvolto nell'omicidio Kennedy, nella sua
qualità di effettivo del complesso militar-industriale, quel
complesso intreccio di interessi che Kennedy minacciava di
smantellare.

Kennedy: ".. Una continua diminuzione della forza… fino alla


completa abolizione degli eserciti." Non ci sarebbe stata la
guerra in Vietnam. La colpa di Bush, nell'averci privato di
quest'uomo, e di averci consegnato nella mani del complesso
militar-industriale, è uno dei grandi atti di tradimento nella
storia dell'umanità. Se potessimo fornire queste prove ad una
giuria patriottica nel Texas, gli darebbero certamente la pena di
morte per quello che ha rubato al popolo americano.

57
58
“Il nostro progresso scientifico ha di gran lunga superato la
nostra crescita spirituale. Abbiamo missili teleguidati e uomini che hanno
perso la loro Guida.”(Martin Luther King, Jr.)

Luna 1969
Prove di imbroglio in mondovisione

È impressa nel ricordo collettivo l’immagine dell’uomo che,


avvolto nel suo scafandro, scende lentamente dalla scaletta del suo
modulo lunare e mette i piedi sul nostro satellite. Nonostante io
fossi allora un bambino, quelle immagini non le ho più scordate,
anche per l’emozione provata in famiglia, l’assoluta eccezionalità
dell’evento, la sensazione di onnipotenza ottenuta grazie alla
tecnologia.

Pensate quindi quale stupore ho provato quando, per la prima


volta, ho cominciato a sentire che esistono dei “tali” che si
permettono di sollevare qualche dubbio su tutta la faccenda,
arrivando persino a sostenere che si sarebbe trattata di una immensa
messinscena. La cosa è talmente grossa (anche perché alla prima
missione ne seguirono altre), che va sicuramente approfondita,
anche qui liberandosi dello “zaino” di preconcetti e sentimenti che
possono appesantire la nostra ricerca.

Ripeto: la cosa è talmente grossa che l’ex vicepresidente degli Stati


Uniti, Al Gore, durante un’audizione al Senato, di fronte alla
domanda riguardo una possibile manipolazione dei dati da parte dei
climatologi per sostenere la teoria del global warming (vedi capitolo
più avanti), risponde esattamente così: “Se è per questo, ci sono
anche delle persone che credono che l’operazione di conquista
della Luna sia stata un’immensa messinscena”. Come a dire: i pazzi
non finiscono mai, se addirittura c’è chi mette in dubbio una cosa
così evidente come la nostra conquista della Luna.

Si è qui invertito il modo di ragionare. Anziché sostenere una

59
teoria con i fatti, le prove, le deduzioni e le analisi, si dice più o
meno: “Se non la pensi come me, sei come quei pazzi che
sostengono che non siamo mai andati sulla Luna”. In un’altra
occasione l’ex presidente americano Bill Clinton, durante un
convegno, ad uno spettatore che accennava all’11 Settembre come
ad un “inside job”, un complotto organizzato dagli stessi americani,
non rispose, si limitò a fissarlo, glaciale, e a dirgli con disprezzo:
“How dare you? – Come osi?” Come osi pensare che il governo
degli Stati Uniti abbia potuto fare una cosa del genere? E questo
“How dare you” viene ripetuto più volte, vera e propria minaccia al
malcapitato spettatore.

Bene, senza issare steccati ed effettuare adesioni a questo o quello


schieramento, mi sono messo alla ricerca delle motivazioni che
hanno portato alcuni a sostenere questa teoria, e ho trovato alcuni
punti veramente curiosi. Premesso che tale ricerca è molto semplice
e la può fare chiunque, aggiungo però che, come spesso avviene, il
dibattito è “inquinato” da una serie di argomentazioni e false
informazioni e contro prove che servono solo a distrarre e a
disorientare il lettore.

In che modo? La tecnica utilizzata è sempre la stessa ed è


abbastanza semplice. Se esistono due o tre elementi che mettono in
crisi la notizia così come è stata riportata dalla informazione
ufficiale, gli inquinatori si inseriscono nel confronto però –
attenzione!- dalla parte dei negatori della teoria ufficiale, portando
ad esempio un centinaio di critiche apparentemente valide ma
sostanzialmente insostenibili. Ad esempio, fra le obiezioni attribuite
ai “complottisti” (ma in realtà messa apposta ad inquinare le
posizioni) c’è questa: “Possibile che tutte le foto siano venute così
bene, come inquadratura, luce, messa a fuoco, quando la macchina
fotografica era “appesa” sulla tuta, e gli astronauti non avevano
possibilità di mirare nell’obiettivo?” La risposta è fin troppo facile:
le fotografie mostrate al pubblico sono solo una piccola parte di
quelle effettuate, ovviamente quelle venute meglio. Risultato? 1 a 0,
palla al centro. E così via, altre decine e decine di obiezioni tutto
sommato “deboli”, ad indebolire la posizione complessiva di chi
critica la versione ufficiale.

60
Siccome il cervello umano registra i “+” e i “-“ semplicemente
contandoli, ad ogni obiezione contrastata con successo mette un “+”
alla versione ufficiale; alla fine l’osservatore, inconsciamente, conta
i + e i – per decidere chi ha vinto. Così facendo, se le obiezioni alla
versione ufficiale sono per il 98% infondate (perché al 98% possono
venire facilmente smontate), ad un lettore un po’ distratto, rimane
l’impressione generale che questi complottisti siano un po’
fanatici e pasticcioni, visto che portano motivazioni così stupide.

In una analisi seria, invece, se si trova un solo punto che non


viene spiegato, tutto il castello crolla. Avete presente i polizieschi
televisivi, alla “tenente Colombo” o “CSI” per intenderci? C’è un
delitto, il classico delitto perfetto. La polizia arriva, fa le dovute
verifiche, e tutto sembra chiaro, risolto. Poi però capita che un
particolare, apparentemente insignificante, non si combina col resto;
un pezzo del puzzle che non si sa dove mettere. Può essere uno
scontrino che non dovrebbe stare lì; può essere un’ombra sbagliata
in una foto, può essere una chiamata registrata in una segreteria
telefonica, un capello col DNA di una persona… Insomma questo
particolare che non torna, che magari sarebbe sfuggito ai più (ma
non al nostro ispettore attento) diventa un rompicapo che deve
essere risolto; si comincia da lì, e si ricostruisce la scena, la trama
del delitto in maniera che tutti i pezzi vadano d’accordo, altrimenti
bisogna ricominciare daccapo. E quel particolare rappresenta il
bandolo della matassa che si deve riavvolgere, il capo di un filo
che porterà lontano. Nel caso dell’11 Settembre per me quel
particolare è stato il crollo della torre 7: se per tutto il resto una
spiegazione si poteva anche trovare (certo, con iperboliche
astrazioni, tripli salti mortali e calcoli della probabilità piegati a
giustificare l’ingiustificabile), per la torre 7, no, non si poteva
inventare niente di plausibile. E allora da lì ho cominciato a mettere
in dubbio la versione ufficiale.

Anche per quanto riguarda il mito delle missioni lunari si può


trovare qualcosa del genere: le prove fotografiche e filmati che ci
sono stati mostrati non sono attendibili. Vediamo più avanti
qualche esempio lampante che dimostra, al di là di ogni ragionevole

61
dubbio, che vi sia stata manomissione. Questo significa che l’uomo
non è mai andato sulla Luna? Io questo non lo so. E sottolineo: non
lo so. Mi attengo ai fatti. Le prove fotografiche e i filmati rivelano
un imbroglio. Se poi questo imbroglio sia stato fatto perché:

a) la tecnologia degli anni ’60 non permetteva i viaggi sulla


Luna,
b) gli astronauti, nel fare le valigie, si erano dimenticati a casa
le pellicole e quindi alla NASA hanno dovuto produrre dei
falsi,
c) le batterie del flash si erano scaricate e quindi tutte le foto
scattate non permettevano di vedere nulla,

o qualunque altra giustificazione vi possa venire in mente, non sta a


noi dirlo. Sta di fatto che i falsi sono stati fatti e chi ci ha mostrato
quelle foto e quei filmati dovrebbe spiegarci perché.

Non volendo entrare troppo nel dettaglio, mi limito ad alcuni


esempi che secondo me sono i più rappresentativi, lasciandovi il
divertimento di cercarne altri.

In una delle foto più famose, riprodotta a grandezza naturale nei


musei, salta agli occhi un’incongruenza macroscopica: l’ombra
dell’astronauta fotografato viene verso il fotografo sulla sinistra
(segmento lungo in basso) mentre l’ombra del fotografo stesso,
visibile riflessa sulla visiera (segmento corto) ha una traiettoria
totalmente incompatibile con l’altra. O sulla Luna ci sono due Soli o
si tratta di una foto fatta in studio con almeno due sorgenti di luce.
Tertium non datur

62
Molti altri particolari incongruenti su questa foto sono stati rivelati
da analisti esperti (fotografi), ma credo che l’incongruenza delle due
ombre evidenziata sia sufficiente. Potete cercare voi le altre
anomalie presenti in questa foto.

Nelle foto seguenti si evidenzia ancora una volta l’incongruenza


delle ombre, in particolare la loro lunghezza, anche se non è così
evidente.

63
Nella successiva si vede riflessa una fila di luci, tipico insieme di
proiettori di uno studio televisivo. Patetica la spiegazione che si
trova da qualche parte: la luce è così riflessa perché erano presenti
delle striature, dei “graffi” sul plexiglas della visiera… Ad
arrampicarsi sui vetri si oltrepassa il senso del ridicolo!

Nel fotogramma seguente, tratto da un video ufficiale della NASA,


si vede un astronauta “tirato su” da fili invisibili, gli stessi fili che
servivano a dare l’impressione della gravità lunare ridotta. Forse il
fotogramma non è chiaro ma vi assicuro che nel video è lampante
l’effetto dei cavi: un astronauta si rialza da terra senza appoggiare le

64
mani: anche con una riduzione di gravità, le leggi della
meccanica (la leva in particolare) non possono essere
contraddette.

In realtà nel video si vedono astronauti che cadono e che si trovano


in serie difficoltà nel rialzarsi perché non riescono a muoversi bene.
Uno in particolare cade ma non del tutto: non è più in piedi, ma non
è neanche a terra. È come se galleggiasse -o meglio: se fosse
appeso - a mezz'aria in posizione orizzontale e non può appoggiare
né le mani né i piedi a terra (toccare la terra sì, ma non appoggiarsi
in modo da sollevarsi).

Anche qui la risposta è patetica (il classico arrampicarsi sugli


specchi degli studenti impreparati): "La teoria dei cavi è ridicola,
perché ci sono riprese continuate che durano decine di minuti.
Come avrebbero fatto a non ingarbugliarsi?"

Anche nel caso delle operazioni spaziali, quelli che sostengono le


spiegazioni ufficiali, non riuscendo a rispondere alle obiezioni
concrete, oggettive, misurabili, si lanciano nelle obiezioni per
assurdo: “Se fosse come dici tu, allora il governo degli USA
sarebbe fatto di criminali”. In realtà questo tipo di obiezione, “per
assurdo”, non dovrebbe avere luogo in un dibattito serio, scientifico,
pragmatico. L’errore delle ombre, ad esempio, c’è, è visibile, sotto

65
gli occhi di tutti indipendentemente dal fatto che questo implichi
connivenze nel governo degli Stati Uniti o meno. E non dovrebbe
essere un problema nostro spiegare tutte le incongruenze che ne
derivano ma un problema in carico a chi quelle foto e quei filmati ci
ha fornito. Nel caso “Luna”, due grandi obiezioni alle posizioni
degli scettici sono state:

1) Se fosse stato così, come sarebbe stato possibile ingannare


tutte le persone coinvolte, direttamente o indirettamente, nei
programmi spaziali? Si tratta di decine, forse centinaia di
migliaia di persone.
2) Se non fossero state vere, perché i Russi, allora in gara con
gli Stati Uniti, non avrebbero rivelato l’inganno?

Ripeto che questo modo di ragionare non dovrebbe avere luogo in


un dibattito serio; ci si dovrebbe attenere alla evidente incongruenza
del particolare, e quella dovrebbe essere spiegata.

Se: l’ombra nella foto è sbagliata,


Se: l’astronauta nel filmato viene sollevato in maniera incompatibile
con le leggi della meccanica,

questo è quello che si vede, e questa è la risposta che si dovrebbe


trovare. Le conclusioni, belle o brutte che siano, vengono dopo.
Ciononostante, Massimo Mazzucco (www.luogocomune.net) si è
preso la briga di rispondere anche a queste obiezioni ed ecco la sua
ottima risposta.

Prima obiezione - il "grande segreto"

Prima di tutto, non è affatto vero che sia necessario


coinvolgere "migliaia", o anche solo "centinaia" di
persone, nella colossale bugia. Anzi, molti degli addetti ai
lavori sarebbero stati proprio le prime vittime di questo
mastodontico inganno: a differenza di quello che si crede, le
comunicazioni in diretta fra Apollo 11 e "Houston" erano
avvenute soltanto per i primi dieci/quindici minuti dopo il lancio
del Saturno. Dopodichè, per qualche motivo non chiaro, il ponte
radio era stato rilevato da una misteriosa "stazione secondaria",
lontana da Houston, che rimandava a sua volta le comunicazioni

66
alla sala di controllo. Ovvero, le centinaia di persone che
abbiamo visto alzarsi e applaudire all'unisono, al "touchdown"
lunare di Apollo, in tutta probabilità stavano guardando lo stesso
nastro registrato che abbiamo visto tutti noi.

(L'ipotesi più diffusa è che gli astronauti siano partiti davvero


con il Saturno, e abbiano poi passato una settimana in orbita
terrestre - mentre noi vedevamo lo spettacolo preregistrato dalla
Luna- per poi riprendere la commedia "in diretta", al momento
dell'ammaraggio nel Pacifico. E' noto al proposito l'episodio
di un radioamatore australiano che avrebbe sentito
chiaramente delle conversazioni fra astronauti e
personale di terra, in un momento in cui la navicella
doveva trovarsi addirittura dietro al lato coperto della
Luna. L'altra ipotesi è che invece non fossero mai partiti con il
Saturno, e che al momento del rientro siano stati trasportati in
quota da un C-130, che li avrebbe sganciati sul Pacifico
all'interno della loro navicella).

In ogni caso, diventa più facile spiegare quella strana


espressione "agrodolce" che si nota spesso su tutti i "terzetti" di
ritorno dalla missioni lunari. Il più delle volte, sembra più che
altro che gli sia morto il gatto.

Questi sono Armstrong, Aldrin e Collins (in "quarantena", dopo


l'ammaraggio), che vengono ricevuti e complimentati
nientedimeno che da Nixon in persona. D'accordo, saranno
anche stanchi, ma capita davvero tutti i giorni di tornare dalla
Luna, e di incontrare il tuo presidente, per fare quella faccia?

67
(aggiungo io: nella conferenza stampa pubblica, alla domanda
“si vedono le stelle dalla Luna?”, tutti e tre risposero con
imbarazzo, guardandosi fra di loro, come per non sbagliare
risposta, e questo è chiaramente visibile nei filmati d’epoca,
tanto per citare qualche altro particolare che ci è stato tenuto
nascosto dalla nostra informazione televisiva)

Al di lì di quale sia il numero esatto di persone al corrente della


messinscena, vi è un meccanismo, che si può definire "bugia
nella bugia", che permette di salvaguardare un segreto di questo
genere per lungo tempo, e nonostante le molte persone
coinvolte. Bisogna che ciascuno di loro sia convinto che dalla
salvaguardia di quel segreto derivi, ad esempio, la sicurezza
nazionale ("se non fingiamo di arrivare per primi sulla Luna, i
russi ci batteranno e domineranno il mondo"), ed ecco che i
migliori difensori della bugia diventano proprio coloro che ne
sono stati le prime vittime.

Certo, non sempre funziona, e non con tutti, specialmente


quando di mezzo ci siano l'orgoglio, la passione, l'integrità e la
professionalità di gente che ha dedicato la vita inseguendo un
sogno, che di colpo gli si rivela impossibile. Ma la storia della
NASA è anche costellata di strani "incidenti", nei quali
hanno perso la vita astronauti che, casualmente,
avrebbero manifestato un certo fastidio nell'essere stati
"incastrati" in un meccanismo dal quale, ovviamente, non
potevano più uscire.

Un po’ come la mafia: quando ne conosci i segreti, ne fai parte


anche tu per sempre.

Ecco, forse l'episodio più significativo di tutti. Gus Grissom,


Edward White e Roger Chaffee erano i primi tre astronauti che
avrebbero dovuto inaugurare il ciclo delle missioni Apollo.

Ma Apollo 1 non si levò mai da terra, poiché i tre morirono


carbonizzati in uno stranissimo incidente durante una
simulazione, nel quale nessuno dei mille tecnici presenti riuscì ad
aprire il portello della capsula, mentre i tre soffocavano
tragicamente al suo interno. Le cause effettive dell'incidente non
furono mai chiarite.

Altri astronauti sono morti in circostanze non chiare, e fra

68
questi anche due dei dodici che fecero ritorno dalla Luna.
Ma questa non vuole essere un'indagine di carattere criminale, e
ci accontentiamo di aver detto che vi sono molti casi sospetti,
nell'arco dell'intera storia del progetto Apollo. LA NASA è in
realtà un braccio militare "travestito" da civile, e non ci è quindi
difficile credere che, di fronte ad interessi di queste dimensioni,
non si stia a guardare troppo per il sottile per garantirne la
realizzazione.

Approfittiamo per suggerire un'ulteriore, eventuale "vantaggio"


che sarebbe derivato alla NASA dalla finzione dei viaggi lunari.
Come già detto, stiamo parlando in realtà del braccio spaziale
della difesa americana, ed i miliardi di dollari che il Congresso ha
erogato in quel periodo, per andare sulla Luna, furono veri. Se
quindi fu necessario spenderne solo una minima parte, per
"andare" sulla Luna, qualche altro buon uso, "in nero" oltretutto,
per i finanziamenti rimanenti lo avranno certo trovato. Al
Pentagono la fantasia non è mai mancata, in quel senso.

Seconda obiezione - il silenzio dei russi

Anche qui, ovviamente, possiamo fare solo ipotesi. La prima è


quella di immaginare che reazione ci sarebbe stata, nel mondo,
se davvero al ritorno di Armstrong dalla Luna i russi avessero
detto "non è vero!" Gli avremmo davvero creduto, nel momento
in cui i veri sconfitti nella corsa allo spazio diventavano proprio
loro? Non ci avrebbero fatto invece la figura della volpe con
l'uva?

Ma il vero motivo del loro silenzio probabilmente è molto più


profondo, e molto più realistico. Una volta resisi conto di essere
stati "fregati" dal bluff di Kennedy, per il rischio che correvano
nel denunciarlo dalla loro particolarissima posizione, perchè non
cercare invece un "compromesso" utile, come ad esempio un
programma spaziale congiunto, in cui loro avrebbero avuto solo
da guadagnare? (Dopo la partenza folgorante, il programma
spaziale russo si era completamente arenato, probabilmente per
mancanza di fondi).

Sarò un caso, ma nasce proprio in quegli anni il programma


Apollo-Soyuz, che si è poi evoluto fino a portare insieme
astronauti russi e americani nello spazio. Non fosse stato per la
navicella di emergenza russa, dopo il recente disastro dello

69
Shuttle Columbia, i tre astronauti americani che erano rimasti
nella stazione orbitante non avrebbero avuto modo di rientrare
sulla terra.

E così, mentre il popolo americano festeggiava la vittoria su


quello russo, i veri sconfitti erano le popolazioni di ambedue i
continenti, ai quali fu fatta trangugiare una bugia storica di
dimensioni colossali. Come sempre, i potenti si mettono
d'accordo sopra le nostre teste, e i fessi restiamo comunque noi.

70
“Nella mentalità odierna, imbevuta di ideologie,
se i fatti contraddicono le opinioni, tanto peggio per i fatti”
(Antonio Socci)

“D’ora in poi (11 Settembre), il mondo non sarà più lo stesso”


(Anonimo)

11 Settembre 2001
La goccia che ha fatto traboccare il vaso

Paolo di Tarso era un membro dell’establishment. Ebreo colto, in


possesso anche di cittadinanza romana, aveva studiato a
Gerusalemme ed era diventato uomo di fiducia del sinedrio.
Credeva nella versione “ufficiale” presso i farisei e gli scribi, e cioè
che i cristiani, seguaci di quel Gesù che era stato condannato al
supplizio della croce, fossero degli eversivi che andavano
perseguitati ed eliminati fisicamente, tanto era il pericolo che
costituivano per l’ordine costituito. In un certo senso si può dire che
non voleva vedere la realtà sotto gli occhi di tutti: e cioè che Gesù,
con i miracoli, il suo operato, le sue parole e il suo esempio non
poteva che essere il Figlio di Dio, il Messia atteso dagli ebrei,
l’uomo dei dolori di Isaia, il figlio della Vergine, nato nella “casa
del Pane “ (Betlemme), come era stato profetizzato decine e decine
di volte nella Sacra Scrittura degli ebrei.

E così, come per una sottile ironia di Dio (o, meglio, secondo una
perfetta legge di natura che il Creatore ha posto in tutte le cose),
quello che gli capita durante il suo viaggio verso Damasco sta ad
indicare proprio il suo limite: viene reso cieco, per sottolineare
l’inutilità della vista in chi non vuole vedere; come se Dio gli avesse
voluto far capire che, se non voleva vedere la realtà sotto i suoi
occhi, tanto valeva che la vista gli fosse tolta completamente.
Disgrazia o grazia? Cosa avrà detto Paolo di Tarso, col senno di
poi, riguardo a questo suo “incidente”? Lo reputerà una disgrazia o

71
una vera e propria grazia dell’amore di Dio?

Lascio a voi la risposta e osservo che a volte anche noi siamo un po’
tardi a vedere, e soltanto un evento forte, un incidente, uno schiaffo,
una secchiata d’acqua fredda in faccia riescono a svegliarci. Per
molti il crimine dell’11 Settembre 2001 ha proprio questo valore:
una sorta di risveglio analogo a quello che è successo a Paolo di
Tarso sulla via di Damasco. Fra l’altro il “delitto” commesso l’11
settembre 2001 di perfetto non ha quasi nulla, tanti sono stati gli
errori e gli indizi che l’assassino ha disseminato qua e là, come
dimostrano i fatti.

§§§§

La mattina dell’11 settembre 2001, diciannove terroristi armati di


tagliacarte dirottano quattro voli commerciali diretti dalla costa est
alla costa ovest degli Stati Uniti. Eludono il sistema di sicurezza
aereo americano, facendo perdere le loro tracce. Portano così due
aerei a schiantarsi contro il World Trade Center di New York, uno
contro il Pentagono a Washington D.C., mentre l’ultimo viene fatto
precipitare dai passeggeri in rivolta nei cieli della Pensylvania.

Circa nove ore dopo, nella gran confusione derivante da questo


evento epocale, con la zona
del World Trade Center sotto
assedio, alle cinque e un
quarto del pomeriggio un
altro grattacielo, il WTC7
(Salomon Brothers Building)
veniva giù con modalità
identiche a quelle degli altri
due. Peccato che non fosse
stato colpito da nessun
aereo.

E’ questo, in sintesi, ciò che è


scritto nella versione ufficiale
riguardante i fatti di quella

72
mattinata, e che portò alle conseguenze a livello mondiale che tutti
ben conosciamo. Nel corso degli anni però è parso via via sempre
meno credibile come quei diciannove uomini siano riusciti a
paralizzare e a mettere in ginocchio la principale (anzi unica)
superpotenza mondiale e la sua finanziatissima difesa, specialmente
quella aerea. Una serie di anomalie o quantomeno strane
coincidenze ha reso praticamente impossibile, a chiunque usi la
logica, l’accettazione della versione ufficiale.

Per esempio il fatto che agli incendi sia seguito il crollo delle stesse
due torri, crollo fra l’altro avvenuto in maniera perfettamente
verticale, lungo la linea di massima resistenza possibile
(esattamente lungo il profilo dell’infrastruttura di acciaio), alla
stessa velocità di un corpo in caduta libera, quindi con
accelerazione costante, con i piani sottostanti che non oppongono
alcuna resistenza a quelli superiori che stanno precipitando, con
completa polverizzazione di tutto il cemento costituente le torri
stesse. Questa distruzione inspiegabile, diciamo pure
disintegrazione, non ha fra l’altro impedito di trovare il passaporto
di uno dei presunti attentatori, un po’ bruciacchiato sì, lungo i bordi,
ma sufficientemente integro per essere identificato e permettere di
risalire al suo proprietario.

Fra tutte le affermazioni fatte e sentite in quei giorni una mi è


rimasta particolarmente impressa: “il mondo non sarà più lo stesso.
Il significato era: adesso che gli USA, per la prima volta nella loro
storia, sono stati attaccati in patria, entro i loro confini, nessuno al
mondo potrà più dirsi sicuro; la guerra eterna contro il terrorismo è
cominciata; non esiste neutralità, l’allora presidente Bush disse che
“..chi non è con noi nella lotta al terrorismo è contro di noi”; e via
dicendo; ma, per motivi diversi da quelli allora sottointesi, questa
frase è per me diventata veramente profetica.

Non voglio qui entrare in una dissertazione approfondita, il solo


argomento 11 Settembre da solo basterebbe (e di fatto così è stato)
a riempire libri, conferenze, ore e ore di documentari e video su
youtube. Cerco solo di riportare alcune (tutte sarebbe troppo) fra le
più evidenti anomalie o strane “coincidenze” collegate all’11

73
Settembre, rimandando alla lettura di alcuni ottimi libri
sull’argomento.

1) Crollo del WTC7. A parte che se chiedete al classico


“uomo della strada” quanti grattacieli siano crollati il
fatidico 11 Settembre 2001 a New York, 9 su 10 vi
risponderanno: “2, perché?” a riprova del fatto che
l’informazione dei nostri tempi è tutt’altro che seria e
affidabile, questo è il vero punto anomalo che dovrebbe
mettere in guardia anche i più fedeli e acritici difensori
del regime. Vediamo alcuni punti.

• Il WTC7 infatti è crollato in maniera perfettamente


verticale;
• Lungo la traiettoria di massima resistenza strutturale;
• A velocità prossima a quella di caduta libera di un corpo
(cioè con accelerazione costante). Quindi senza che i
piani sottostanti opponessero alcuna resistenza alle
macerie in caduta dei piani superiori;
• Senza essere stato colpito da nessun aereo, 9 ore dopo
l’impatto sulle due torri principali;
• Avendo solo alcuni (minori) incendi in alcuni piani (4-5
su 47; ma causati da chi/che cosa?);
• Con soltanto alcuni danni minori derivanti da alcuni
pezzi infrastrutturali “lanciati” dalle torri gemelle (a
riprova delle esplosioni utilizzate per far crollare i
palazzi: un cedimento strutturale non lancia pezzi di
acciaio a 200 metri);
• 9 ore dopo la caduta delle torri gemelle;
• Ci sono testimonianze (anche reperibili su Youtube) di
pompieri che hanno sentito le “esplosioni in rapida
successione durante il crollo delle torri”;
• Il palazzo era stato fatto evacuare “per paura di crolli” e
alcuni testimoni hanno riferito di aver sentito di un conto
alla rovescia;
• Il titolare del contratto di affitto (Larry Silverstein,
firmatario dei contratti di affitto per il WTC solo un
mese prima, che aveva assicurato i grattacieli contro il

74
pericolo di attentati terroristici solo due settimane prima
– una notevole lungimiranza, non c’è che dire) ha
dichiarato alla TV che ha preso lui la decisione di tirar
giù il WTC7 (“pull it”), salvo poi rimangiarsi la parola e
dire che intendeva qualcos’altro quando si è reso conto
(o forse glielo hanno fatto notare) che una tale
dichiarazione gli si sarebbe rivoltata contro, stante la
necessità di una accurata e meticolosa preparazione, di
almeno diverse settimane, per realizzare una
demolizione controllata così precisa);
• La BBC ha dato la notizia del crollo del WTC7 IN
ANTEPRIMA! Cioè prima che questo crollasse, ha dato
la notizia in diretta, con l’inviata speciale che parlava del
crollo del WTC7 mentre questo se ne stava bello ritto in
piedi dietro di lei!
• L’analisi della polvere e dei detriti effettuata da una
associazione di architetti e ingegneri ha evidenziato la
presenza di termite, potentissimo esplosivo in grado di
innescare in pochi millisecondi e “segare” le poderose
colonne d’acciaio; tanto potente il calore di combustione
sviluppato che a distanza di sei (6!) settimane dal crollo,
nel basamento delle torri si trovavano ancora pozze di
metallo fuso…

A questo punto risulta difficile credere ad una versione ufficiale dei


fatti che non spiega tutte queste anomalie: la risposta più evidente,
quella che non costringe il cervello ad andare in vacanza, è che si
sia trattato di una demolizione controllata; solo che tali
demolizioni controllate non avvengano se non con settimane di
preparazione e la tecnologia, oltre che l’accesso ai locali interessati,
non erano certo alla portata di 19 presunti terroristi armati di
taglierino.

So a cosa corre la mente subito: “ma allora… se è stato così…chi


avrebbe potuto…” fermi tutti: una cosa alla volta. Non traiamo
conclusioni. Lo scopo qui è semplicemente quello di dimostrare
l’insostenibilità della versione ufficiale; quando saremo d’accordo
su questo, potremo andare avanti.

75
2) Esiste un’associazione di volontari, tutti architetti o
ingegneri che si chiama AE911Truth: Architetti ed
Ingegneri per la verità sull’11 Settembre. Come dimostrato
dagli studi condotti da questi tecnici, la tipologia del crollo
dei palazzi non è spiegabile se non facendo ricorso a
sofisticate tecniche di demolizione controllata coadiuvate da
particolari e avanzatissimi esplosivi come la termite; a
riprova di questo portano evidenze di carattere meccanico,
chimico e termodinamico. Senza entrare in ulteriore
dettaglio (peraltro disponibile gratuitamente sul sito web),
faccio notare che, nel caso delle torri gemelle (e del WTC7,
non dimentichiamolo) era necessaria una demolizione
controllata che dissimulasse il meccanismo utilizzato; era
indispensabile cioè che il crollo avvenisse in maniera
istantanea, non a “fasi” successive che avrebbero
insospettito un osservatore; quindi il crollo doveva avvenire
nel minor tempo possibile, da cui l’utilizzo dell’innesco con
la termite, potentissimo esplosivo che “scioglie” l’acciaio in
frazioni di secondo.
3) Molto è stato detto sulla temperatura del kerosene (il
carburante degli aerei che, bruciando, avrebbe causato un
indebolimento dell’infrastruttura di acciaio), non sufficiente
a fondere il metallo; peccato che, a distanza di SEI
SETTIMANE (sì, avete letto bene, sei settimane, un mese e
mezzo dopo) si siano trovate ancora pozze di metallo fuso
nel sottosuolo di ground zero. Causato da cosa? La versione
ufficiale non ne parla.
4) Un’osservazione che pochi hanno fatto è questa: quale delle
due torri è crollata per prima? La logica vorrebbe che, se
il meccanismo debba essere: impatto => incendio =>
cedimento strutturale => crollo, allora la torre colpita per
prima sarebbe dovuto cadere per prima. Invece no. Guarda
un po’ i casi della vita: è avvenuto esattamente il contrario,
un po’ come nei parti gemellari, in cui si afferma che il
maggiore dei due fratelli è quello nato per secondo (non ho
mai capito perché). Un particolare insignificante? Come ha
fatto ben notare Roberto Quaglia, autore del libro “Il mito

76
dell’11 Settembre”, (a mio avviso il miglior libro
sull’argomento, per completezza, profondità dell’analisi e
soprattutto scorrevolezza e piacere di lettura), qualcosa deve
essere andato storto, per convincere qualcuno ad anticipare
il crollo della torre colpita per seconda. Riguardando i
servizi giornalistici e i filmati di quella mattina sapete
cos’ha scoperto? Non ci crederete! Che gli incendi si
stavano spegnendo! Per qualche strano motivo, forse il
carburante era uscito troppo di lato, dando origine alla palla
di fuoco a fianco del grattacielo che abbiamo visto tutti,
forse il vento, chissà, insomma il fumo stava diventando
sempre più scuro, segno evidente di mancanza di ossigeno
da bruciare e conseguente prossimo spegnimento, che, per
non rischiare di far crollare una torre con gli incendi ormai
spenti, sembra evidente che i registi abbiano deciso al volo
una variante della sceneggiatura (è il bello della diretta?)
Oltretutto, a riprova della falsità delle affermazioni sulle
temperature causate dall’incendio conseguente agli impatti,
tutti possono ricordare le famose foto delle persone
dall’interno delle torri gemelle che guardano fuori
esattamente dai buchi causati dagli aeroplani: ma quali
temperature, se la gente se ne stava lì tranquillamente a
guardare?
5) Guardando la classifica delle varie spese militari fra i vari
stati del mondo, si scopre (chi l’avrebbe mai detto?) che al
primo posto ci sono i democraticissimi USA. Chissà perché
un paese che si trova circondato da due oceani a Est e a
Ovest, uno stato “amico” a Nord, uno stato quasi da terzo
mondo a Sud debba spendere così tanto nei loro sistemi di
“difesa” (bello questo termine! Mai il demonio ha lavorato
meglio per invertire il significato delle parole!). Ma non è
tutto. Se si prende, in questa classifica, la spesa del secondo,
stato, poi del terzo, del quarto, anzi, si prendono tutti gli
stati del mondo e li si mettono insieme, lo stesso gli USA
stanno al primo posto; se non fosse chiaro lo ripeto: gli USA
spendono in armamenti da soli più di tutto il resto del
mondo insieme. Sembra incredibile ma è così. E nonostante
questo, la difesa aerea non è riuscita a trovare, quella

77
fatidica mattina dell’11 Settembre 2001, 4 aerei di linea
dirottati; magari passi il primo, ma gli altri 3? Che abbia
qualcosa a che fare con i punti successivi? Oltretutto il
secondo aereo, giunto in prossimità di New York, anziché
puntare direttamente sulla seconda torre, deviava e si
allontanava di 400 km per poi decidere di farvi ritorno. Una
mossa molto azzardata, essendo appena stato compiuto il
peggior attentato con aereo dirottato nella storia
dell’aviazione mondiale, andarsene in giro, sul territorio
della prima potenza mondiale e con la miglior difesa aerea
del mondo, non trovate? Eppure no: esigenze di copione
(aspettare di avere la massima attenzione possibile sulle torri
prima di effettuare il secondo impatto) o esigenze
assicurative? Silverstein infatti litigò parecchio con
l’assicurazione per ottenere il risarcimento come da doppio
attentato anziché singolo: forse a questo serviva distanziare
nel tempo i due impatti? Non lo sapremo mai, temo.
6) La testimonianza di Norman Minetta contro Cheney.
Durante le indagini della commissione appositamente
costituita, il segretario generale ai trasporti Minetta ha
testimoniato sotto giuramento di aver assistito
personalmente ad una scena in cui un giovane militare
informava il vicepresidente Cheney dell’avvicinarsi del
secondo aereo; e, man mano che questo giovane assistente
informava dell’avvicinamento (“Signore, è a 50 miglia… 40
miglia…..”), constatando che Cheney non faceva niente, gli
avrebbe chiesto: “Signore, gli ordini restano immutati?” al
che Cheney avrebbe risposto: “Certo che rimangono
immutati! Hai forse sentito qualcosa in contrario?” Dovete
sapere che la procedura in caso di dirottamento era stata
modificata da pochi mesi e qualunque intervento
dell’aeronautica militare avrebbe dovuto essere autorizzato
dal vicepresidente. Anche questa una coincidenza?
7) A questo proposito val la pena di far notare una strana
coincidenza (una delle tante verificatesi, chissà perché, tutte
quel fatidico 11 Settembre). In quel giorno infatti erano in
corso diverse esercitazioni militari, simulazioni
(chiamate in gergo “drills”) alcune delle quali oltretutto

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riguardavano aerei dell’aviazione civile dirottati da
terroristi e lanciati come kamikaze su bersagli sensibili o
sul pentagono. Sembra fantascienza ma non lo è.
L’aviazione militare sta effettuando una serie di simulazioni,
esercitazioni, che servono per tenere in forma gli uomini e
per allenarsi alle peggiori eventualità. In parte queste
operazioni avevano allontanato buona parte dell’aviazione
americana lontano, verso l’Alaska, in parte c’era chi era
impegnato a simulare il dirottamento di alcuni aerei civili
e il loro utilizzo come missili contro New York. E, come
in un incubo, l’esercitazione si trasforma in realtà. Ora voi
potete pensare che queste informazioni siano inventate, o
potete pensare che non sia possibile che le esercitazioni
dell’aviazione americana siano note al pubblico, o potete
addirittura credere - questa è bella - che i dirottatori abbiano
avuto una fortuna incredibile. Pensate, proprio lo stesso
giorno programmato (probabilmente da anni) per il più
spettacolare attentato di tutti i tempi, bene, proprio lo stesso
giorno, l’esercito americano stava simulando lo stesso
attentato…o avevano qualche uomo all’interno dei servizi
segreti, o… o forse non c’erano attentatori musulmani ma
era stato tutto previsto e programmato fin dall’inizio.
Perché? Provate a pensarci. Una delle obiezioni più
frequenti che si sentono a questo punto è: “ma quante
persone avrebbero dovuto essere coinvolte nella
preparazione, messa a punto, ed esecuzione di un piano del
genere? Migliaia! L’intera aviazione americana!”. Pensate
alla situazione: un gruppo di persone lancia una simulazione
(drill). Dicono che è una esercitazione, che serve per
valutare il grado di risposta che si può dare in situazioni di
emergenza, mettere a punto i sistemi di difesa, ecc. ecc.. Ad
un certo punto qualcuno si accorge che ci sono degli aerei
col trasponder spento che stanno deviando dal percorso
previsto, dicono: “Ehi! Ci deve essere un dirottamento in
corso! Guarda là!” E quelli del primo gruppo: “no no, tutto
sotto controllo, si tratta di un’esercitazione…”. Poi se le
cose succedono veramente, si può sempre dire che la
situazione è sfuggita di mano, che non si poteva prevedere

79
l’imprevedibile, oltre ad eliminare fisicamente gli
impiccioni troppo petulanti (si veda più oltre in questo
capitolo, articolo di Blondet). Aggiungo, al riguardo di
questo punto, che l’esistenza di queste esercitazioni sono
oltretutto la prova della falsità di Bush e del suo staff, in
primis Condoleeza Rice, che hanno dichiarato,
successivamente agli attentati, che non era immaginabile un
tipo di attacco del genere. Ma, come, se i vostri uomini
stavano addirittura esercitandosi simulando una cosa
esattamente identica lo stesso giorno? Condoleeza,
raccontacela meglio!
8) Un’altra coincidenza curiosa è questa. Nella storia
dell’edilizia non è MAI successo che un grattacielo con
infrastruttura in acciaio sia caduto in seguito ad un
incendio. L’11 Settembre 2001 questo è successo, e per ben
tre volte nello stesso giorno. Qualche anno dopo un
grattacielo a Madrid ha bruciato per oltre 24 ore ma NON è
caduto. Voi direte: sì, ma era anche la prima volta nella
storia che un grattacielo veniva colpito da un aereo. A parte
che non è vero, era successo un’altra volta, va detto che le
torri gemelle erano state progettate per resistere all’impatto
di un aereo di linea; e per quanto riguarda il calore
sviluppato dall’incendio vale quanto detto prima.
9) Su 4 aerei caduti quel giorno, per tutti e 4 non si sono
potute ritrovare o sono state ritrovate inutilizzabile le
due scatole nere. Prima volta nella storia dell’aviazione. Sì
direte voi, ma vuoi mettere l’impatto? Peccato che un
pezzettino di carta con una foto di un terrorista (il suo
passaporto), un po’ bruciacchiata ma perfettamente leggibile
e utilizzabile, sia stata invece trovata; analogamente per la
bandana (rossa, degna di un novello Sandokan); curioso, no?
10) L’11 settembre 2001 era giorno di elezioni a New York, e
molti impiegati si erano presi ferie o erano in ritardo al
lavoro. Se lo scopo fosse stato quello di fare il maggior
numero possibile di vittime, secondo la teoria del
musulmano cattivo che cerca di eliminare quanti più
americani possibili, avrebbero quantomeno
a. scelto un altro giorno;

80
b. scelto un altro orario, magari verso mezzogiorno
quando il WTC brulica di persone;
c. scelto di colpire le torri in un punto più basso, e non
a 4/5 dell’altezza, in modo che tutti quelli dei piani
sotto potessero uscire;
d. avrebbero potuto colpire la centrale atomica di Three
Miles Island, poco distante da lì, con danni
inimmaginabili e molto più catastrofici.
Mettendo in atto la loro strategia, questi “terroristi”
avrebbero minimizzato il numero dei morti, cosa contraria
alla logica dell’islamico cattivo che odia l’uomo occidentale
(all’inizio, considerando la “popolazione” nella giornata
media di lavoro alle Twin Towers si era infatti parlato di
50.000 morti, scesi poi a 30.000, poi a 20.000, 10.000,
5.000, e alla fine a meno di tremila, di cui apparentemente
nessun ebreo, quando si sa che nelle Twin Towers
lavoravano almeno 4.000 cittadini ebrei, essendo il WTC
uno dei più importanti centri finananziari del mondo). In
compenso hanno ottenuto il massimo dell’effetto scenico:
il primo aereo richiama l’attenzione, il secondo colpisce in
diretta. Chi ha progettato l’attacco voleva sicuramente creare
il massimo dell’emozione negli spettatori.
11) I futures sulle compagnie aeree. In borsa esistono contratti
che si stipulano a scadenza posticipata, i cosiddetti
“futures”. Esistono anche altri tipi di contratti, chiamati
derivati, grazie ai quali ci si assicura il diritto di acquisto o
di vendita di un dato titolo ad una data scadenza ad un dato
valore. Entrambe queste tipologie sono a tutti gli effetti delle
“scommesse” sul valore futuro di un titolo: scommesse al
rialzo o scommesse al ribasso. Ebbene, riguardando
storicamente i volumi di “scommesse” sui titoli delle
compagnie aeree coinvolte negli attentati, si vede come,
nelle settimane precedenti gli attentati, il volume di
scommesse sia cresciuto fino ad arrivare al 1.000% del
valore medio, ovviamente tutte al ribasso, tanto che questo
volume di scommesse al ribasso sui titoli ha finito per
causare il VERO crollo delle azioni coinvolte….il 10
settembre 2001, cioè il giorno prima! Quindi qualcuno

81
sapeva di quello che sarebbe successo, e ha giocato pesante
al ribasso. Ma chi? La SEC non ce l’ha detto, adducendo
come scusa che i suoi archivi stavano nel WTC7… (quello
caduto di pomeriggio, pur senza essere stato colpito da aerei,
ricordate?) Ma non esistono i Backup dei dati? Le norme per
la sicurezza delle informazioni bancarie (Basilea 2, dice
niente?) riguardano solo noi europei? Eppure nell’indagine
seguita alla tragedia queste risposte non sono state date.
12) 911: simbologia? C’è chi si è divertito ad andare a cercare i
significati delle cifre 9 e 11, cercando nel Corano,
nell’Apocalisse, ecc. A me questo non interessa più di tanto,
però non posso smettere di pensare che: 911 (NineEleven,
come viene ricordata la data nella lingua inglese) sia
esattamente il numero delle emergenze (un po’ il nostro
118); la prima pietra del Pentagono fu posata un 11
Settembre; Bush Senior, in un famoso discorso all’ONU,
parlò per la prima volta di un “..New World Order” un 11
Settembre; l’11 Settembre è la data in cui gli americani
hanno destituito Allende in Cile…
13) Le telecamere sul pentagono: nel paese più tecnicamente
avanzato del mondo, con la più alta densità di videocamere
di sorveglianza, intorno alla base più sorvegliata del sistema
di Difesa più costoso fra tutti gli stati della terra, non una
delle svariate decine di telecamere (incluse quelle degli
alberghi vicini, delle autostrade, ecc.) è riuscita a riprendere
questo mastodontico aeroplano che si schiantava contro una
delle pareti del pentagono e - magicamente - evaporava. In
realtà diversi testimoni hanno affermato che incaricati
governativi (CIA? FBI?) hanno sequestrato tutte le riprese di
tutte le telecamere della zona (rendendole ovviamente top
secret). Perché? Cosa si doveva nascondere? Dall’altra parte
il filmato dell’impatto doveva essere spettacolarizzato il più
possibile, fatto vedere e rivedere fino alla nausea,
imprimere nella mente degli americani e del mondo il senso
di impotenza contro questo nemico che, armato di un taglia
balsa poteva sconfiggere l’ultima superpotenza rimasta, e
sul pentagono invece niente? Solo cinque fotogrammi (gli
ormai famosi “fab five”) che in realtà si sono rivelati un

82
boomerang alla versione ufficiale (a causa del volo raso-
erba, impossibile a quella velocità, oltre che incompatibile
con la presenza di ostacoli fra l’aereo e la parete colpita).
14) Aereo sul pentagono: un foro di due metri diametro?
Non regge. Così come non regge la totale assenza di resti
compatibili con un aereo nel prato antistante. In tutti gli altri
incidenti aerei che si sono verificati nella storia
dell’aviazione, si ritrovano pezzi della fusoliera, delle ali,
sedili, ecc.; sul pentagono, niente, un aereo di linea
polverizzato.
15) Analogamente per l’aereo caduto in Pennsilvania: nessun
resto, oltretutto le immagini del fumo assolutamente
incompatibili con quelle di un aereo che precipita e la
nuvola di fumo di kerosene che si alza verso il cielo. Un
buco nel terreno. Punto.
16) Qualche anno fa (credo fosse il 2005) una compagnia
telefonica americana ha annunciato la possibilità di
telefonare anche dall’aereo. Ma come? Se ci hanno
raccontato di telefonate dei passeggeri durante il volo, negli
ultimi minuti prima dell’abbattimento? Il call set-up, la fase
iniziale della chiamata in cui il collegamento viene stabilito,
dura fra i 15 e 20 secondi; per la velocità degli aerei, e la
dimensione delle celle delle reti pubbliche mobili, durante
questa fase il telefono del chiamante dovrebbe
continuamente passare le informazioni alla nuova cella in
cui si viene a trovare… Oltretutto in quelle telefonate sono
presenti numerose anomalie. Come quella di quel tale che
chiama la madre e si presenta per nome e cognome,
ripetendolo. Ma sì, certo, tutti noi quando chiamiamo la
nostra mamma sottolineiamo il cognome, per essere sicuri
che ci abbia riconosciuto.

Mi fermo qui. Ci sono ottimi libri sull’argomento, e non credo che


potrei aggiungere niente all’ottimo lavoro di moltissimi autori, da
Blondet, a Quaglia (“Il mito dell’11 Settembre”: un libro
scorrevolissimo e piacevole da leggere), Webster Tarpley (una
completezza di dettagli da vero storico-giornalista) solo per citarne
alcuni.

83
E a quale scopo sarebbe stato fatto questo auto-attentato? Non
spetta a noi dirlo: facciamo semplicemente osservare le evidenti
incongruenze e falsità che derivano dalla osservazione oggettiva dei
fatti alla luce delle leggi della fisica. Non è difficile ipotizzare una
motivazione, anzi, più di una: ad esempio “scuotere” l’opinione
pubblica che altrimenti non avrebbe mai accettato una guerra di
aggressione verso due paesi stranieri che non solo non avevano
attaccato gli USA, ma non avevano neanche manifestato
l’intenzione di farlo. Attaccare Afghanistan e Irak perché? Per
terminare la costruzione di un oleodotto, mettere le mani su un mare
di petrolio, smembrare uno dei più grossi stati della regione non
controllabili (come invece avviene per l’Arabia Saudita e i paesi del
Golfo), poter emettere, con la scusa del terrorismo, una fortissima
limitazione delle libertà civili (grazie al Patriot Act),… insomma, di
motivazioni ne troviamo quante ne vogliamo.

È poi interessante notare come spesso, negli ultimi 200 anni, le


guerre che vedono il coinvolgimento degli Stati Uniti siano state
sempre in qualche modo provocate: affondamento del Maine:
guerra contro la Spagna e Cuba; affondamento Lusitania: entrata
nella prima guerra mondiale; Pearl Harbour: entrata nella seconda
guerra mondiale; Golfo del Tonchino: Vietnam; 11 settembre:
invasione Afghanistan e Irak (si veda capitolo sui False Flag). Fra
l’altro esiste un documento dei neocon del 1999, intitolato PNAC:
Project for New American Century, progetto per il nuovo secolo
americano, in cui era esplicitamente scritto che la creazione di un
nuovo polo unico di potere mondiale incentrato sugli Stati Uniti
sarebbe stato un processo estremamente lungo a meno che non
fosse successo un evento clamoroso come una nuova Pearl
Harbour…

§§§§

Se la vostra curiosità è stata risvegliata, potrete trovare tutte queste


informazioni nel pubblico dominio, e molto di più. Attenzione però
perché, nel mare di siti web che parlano dell’argomento, si trovano
anche dei mistificatori, degli “infiltrati”, che sono chiaramente lì

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apposta per gettare fango nel mare magnum degli investigatori
onesti e seri. Anche questa si chiama disinformazione, e viene
messa in atto in particolar modo su internet, dove la possibilità di
scrivere falsità rende obbligatoria una analisi in controluce di
quanto si trova.

Come riconoscere questi “inquinatori della verità”? Abbastanza


semplice, il più delle volte non portano niente di nuovo, si fermano
su particolari insignificanti (sui quali possono essere messi in
scacco), e magari mettono un tocco di follia nelle loro tesi, in modo
da buttare in vacca tutto. Lo stesso Michael Moore, autore di
Fahrenheit 911, sembra appartenere a questa categoria: attira tutta
l’attenzione del pubblico su Bin Laden e su Bush, e sui rapporti fra
le loro famiglie. Bene, ha attirato l’attenzione sulle due persone che
forse c’entrano meno in tutta la storia. Non ha parlato di
demolizione controllata, di termite, di WTC7, di scatole nere che
non si trovano, di aereo sul pentagono, ecc.

Altre volte la variante è confondere l’oggetto della discussione e


sviare l’attenzione.

- “Per esempio Blondet ha evidenziato che c’è una


incongruenza nell’orario…”
- “Sì vabbeh, ma Blondet è stato cacciato da Avvenire”
- “Eh? No ti stavo dicendo che guardando gli orari…”
- “e poi lo sanno tutti che Blondet è antisemita..”

O altre amenità di questo tipo. Non voglio fare un manuale su


“come portare avanti le vostre tesi con chi ha spento la mente e non
vuole saperne di ascoltarvi”; dico solo quello che è capitato più
volte a me.

Riguardo al crollo del WTC 7, riporto un articolo che confronta altri


casi di incendio che però – guarda guarda – NON hanno portato al
crollo del palazzo, a riprova dell’assoluta straordinarietà dei fatti
avvenuti l’11 Settembre 2001.

85
I cinesi fanno i grattacieli migliori degli
americani
martedì 10 febbraio 2009

Fiamme gigantesche riempiono tutti i 44 piani dell'edificio, ma


questo rimane su, mentre poche fiamme in solo 8 piani del
WTC7 hanno fatto crollare il grattacielo in soli 7 secondi, quell'11
settembre. Come può spiegarsi ciò alla luce del "nuovo
fenomeno" indicato dal NIST?

Un violento fuoco ha intaccato oggi, a Beijing, tutti i 44 piani di


un grattacielo, scagliando nell'aria fiamme alte quasi dieci metri,
ma diversamente dal WTC-7, di analoghe dimensioni e che subì
piccoli incendi limitati a soli 8 piani, l'edificio in Cina non è
crollato.

"Il complesso di 241 stanze dell'Hotel Mandarin incluso


nell'edificio, doveva aprire quest'anno. Le fiamme sono
scoppiate verso le 7 e 45 del mattino ed in 20 minuti il fuoco
aveva invaso tutto l'edificio, che domina quella parte della città."

Quale di questi due edifici apparirebbe, sia ad un osservatore


razionale che ad uno schizzato, come quello con più probabilità
di crollare? Eppure quello che è crollato sulle sue fondamenta, in
7 secondi, l'11 settembre, è stato il WTC-7. Il grattacielo di
Beijing, benchè esposto agli attacchi del fuoco, è rimasto in
piedi. E questo, gli "smascheratori" come lo spiegano? Com'è
che l'"espansione termica", quel "fenomeno" appena
inventato dal NIST non si applica al grattacielo di Beijing?
Può il fuoco avere proprietà diverse negli USA che in Cina? Può
comportarsi in modi che variano a seconda della nazione nella
quale si trova?

Ricordiamoci che il WTC7 era stato strutturalmente rinforzato ed


aveva patito incendi limitati e solo su otto piani. Davanti a questi
avvenimenti di Beijing, il fulcro della spiegazione del NIST - cioè
che un "evento straordinario" chiamato "espansione termica"
fosse la causa dell'improvviso crollo totale del WTC-7 - risulta
un chiaro imbroglio soprattutto se si considera
l'innumerevole quantità di edifici che hanno subito dei
considerevoli incendi nella maggior parte dei loro piani e

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sono rimasti su, mentre il WTC-7 ha subito solo piccoli incendi
in una manciata di piani.

L'incendio del grattacielo di Beijing fornisce una prova ancora più


confrontabile per smascherare il monolitico imbroglio secondo il
quale il fuoco da solo possa danneggiare al punto da far crollare
degli edifici come se implodessero, e fornisce ancora più
consistenza alle argomentazioni in base alle quali sia il WTC-7
che le torri gemelle siano state distrutte con esplosioni che sono
state viste ed udite da dozzine di testimoni che si trovavano a
"ground zero”

Ma prendiamo in considerazione un altro esempio, il palazzo


Windsor a Madrid, un grattacielo di 32 piani diventato un inferno
per quasi 24 ore prima che le squadre antincendio riuscissero a
spegnere le fiamme. Benchè l'edificio fosse stato costruito con
colonne di uno spessore solo frazione dello spessore delle
colonne delle torri gemelle, così come mancavano totalmente
di sistemi antincendio, solo la cima è leggermente crollata
mentre l'integrità della struttura nel complesso è rimasta
decisamente intatta.

L'incendio al grattacielo di Beijing è un promemoria nudo e


crudo e se togliamo di torno quel sospetto, programmato ed
incomprensibile delirio del NIST, c'è un fatto solo che rimane
abbondantemente chiaro: gli incendi negli uffici - anche
quelli del tipo "inferno di fuoco" - non fanno implodere su
se stessi e crollare i moderni edifici, tale risultato può essere
ottenuto solo con esplosivi piazzati allo scopo.

L'incendio Windsor, l'incendio Beijing e molti altri a venire,


sottolineano dolorosamente la terribile verità che l'unico modo
col quale il WTC-7 e le torri gemelle potessero crollare così come
sono crollate è per mezzo di demolizioni controllate.

Paul Joseph Watson

Dicevo all’inizio che una espressione “felice” che è stata detta


all’indomani degli attentati delle torri gemelle è stata: “Il mondo
non sarà più lo stesso”. In effetti per me è stato proprio così: da
fedele servitore dello stato e dell’establishment, convinto paladino

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della bontà del modello democratico, avverso a “comunisti” e
“bolivariani”; credevo alle espressioni “esportazione di
democrazia”, come anche alle più deliranti “difesa preventiva”
(andrebbe internato chi produce tali dialettiche sataniche). Tutto il
mio castello ha cominciato a vacillare poco tempo dopo gli attentati
dell’11 Settembre; in qualche modo posso dire che devo essere
“grato” (anche se il termine suona un po’ forte) a quell’evento
perché è stata la classica goccia che fatto traboccare il vaso, il
risveglio dal coma, la mia presa di coscienza.

11 settembre: un risveglio dal coma


sabato 13 giugno 2009

C'era una volta un ragazzino, lo chiameremo Joe, buono,


simpatico, intelligente e mite. Mite e umile, al punto che i
compagni si prendevano gioco di lui. In particolare nella sua
scuola c'era una banda di prepotenti che lo maltrattava, ora
rubandogli le merende, ora rovinandogli i libri, ora pretendendo
che lui svolgesse i compiti per casa al loro posto.

Joe aveva provato ad opporsi, anche lamentandosi coi professori


e coi genitori, ma, un po' per pigrizia, un po' per amore di
quieto vivere, nessuno lo aveva mai preso molto sul serio,
e quei maltrattamenti erano continuati.

Un giorno la banda passò il limite, e lo riempì di botte tanto che


dovette finire all'ospedale. Allora i professori, e i genitori di Joe
presero dei seri provvedimenti e fecero arrestare i componenti
della banda, e tutto finì. Quando il padre di Joe andò a trovarlo
in ospedale, vedendolo così mal conciato, pentitosi di non aver
fatto niente prima, non gli sfuggì un accenno di sorriso sul volto
di Joe. Che gli spiegò: "quasi quasi, papà, devo ringraziare
quello che mi è successo: così tu hai aperto gli occhi e hai capito
la verità. Nulla succede per caso".

Per molti di noi l'11 settembre è stata più o meno la


stessa cosa. Per anni avevamo visto i soprusi, le ingiustizie, le
invasioni di stati inermi, e bene o male eravamo sempre riusciti
a giustificarli (giustificatori del male = collaboratori di Satana):
"si sa, quelli erano comunisti" (come se essere comunisti sia un
buon motivo per essere attaccati da un paese straniero); "Erano
una minaccia" (invertendo una regola fondamentale del principio

88
di non aggressione: abbiamo inventato anche la difesa
preventiva!); ecc. ecc.

Con l'11 Settembre hanno passato il segno: all'inizio,


ancora intontiti dalle immagini televisive ripetute continuamente,
e la regia sapientemente organizzata a mettere insieme foto,
filmati, affermazioni, illazioni, ci avevano convinto. Poi la logica
(non per tutti, ahimè) ha prevalso, e ci si è resi conto che, anche
se era difficile da credere, la cosiddetta principale
"democrazia" del mondo (le virgolette sono d'obbligo per un
paese dove vota meno della metà degli aventi diritto) è guidata
da autentici criminali, capaci di qualunque efferatezza pur di
portare avanti i loro piani.

Per questo, paradossalmente, possiamo dire che l'11 Settembre


è servito, e tutto coopera al bene di coloro che amano Dio.

Uno degli elementi che maggiormente saltano agli occhi


analizzando tutta la faccenda dell’11 Settembre è stato il totale
allineamento dell’informazione. Ci si sarebbe aspettati, che ne so,
che almeno i giornali dell’estrema sinistra sollevassero qualche
obiezione, facessero 2+2 ed evidenziassero le incongruenze: e
invece niente. Probabilmente Hitler aveva ragione: se dovete
raccontare una bugia, ditela grande. La gente crederà più facilmente
alle grandi bugie che alle piccole.

Credo possa essere di grande stimolo quanto scrive Blondet


(www.effedieffe.com) sulla falsità dei sistemi di informazione a
questo proposito:

Victor Gold è un famoso giornalista. Ha scritto i discorsi di


Gerald Ford e redatto l’autobiografia autorizzata di George H.
Bush, il padre («Looking Forward»). Ha firmato un altro libro con
Lynne Cheney, la moglie di Dick («Body Politics»). Insomma un
repubblicano tutto d’un pezzo, e intimo dei corridoi del potere.

Oggi, a 78 anni, questo insospettabile personaggio ha pubblicato


un altro saggio («Invasion of the party snatchers»), il cui
sottotitolo dice tutto: «Come i neo-con e i devoti cristiani hanno
distrutto il Grand Old Party», in cui scrive che i neoconservatori

89
avevano progettato una provocazione per avere il pretesto alla
guerra, come il presidente Johnson approfittò dell’incidente del
Tonchino, largamente esagerato, nel 1965, per far accettare
l’escalation in Vietnam.
Anzi, Gold dice di più e più chiaramente: l’amministrazione Bush
«ha messo in scena una false flag operation». Inoltre: «Gli
attentati del World Trade Center e del Pentagono sono
stati un colpo assestato dall’interno», per giustificare le
guerre in Iran e Afghanistan, «progettate da lunga data».
Gold non è stato il primo insider a parlare.

Prima di lui, il 12 giugno 2005, aveva messo in dubbio la verità


ufficiale sull’11 settembre Morgan Reynolds, già consigliere
economico di Bush padre, che per il vecchio presidente aveva
seguito il dipartimento del Lavoro; oggi è professore emerito alla
A&M University del Texas. Nel 2005, Reynolds disse durante un
dibattito: «E’ impossibile negare l’esistenza del dibattito
scientifico sulle cause reali del crollo delle torri gemelle e
dell’edificio 7. La tesi ufficiale si contraddice da sola. Solo una
demolizione professionale, controllata, può render conto
di tutti gli elementi d’indagine accertati».

E poi: «Se i tre grattacieli d’acciaio del World Trade Center sono
davvero caduti per demolizione controllata, allora l’ipotesi di un
complotto interno e d’un attentato governativo contro il popolo
americano sarebbe incontestabile». Reynolds aggiunse allora che
la commissione senatoriale d’indagine sull’11 settembre aveva
sistematicamente «scartato e intimidito» gli esperti edilizi di
esplosivi.

I media non accusano ricevuta di queste voci, anche se


diventano ogni giorno più numerose e più autorevoli. Il motivo
l’ha detto un giornalista assai famoso - il celebre Dan Rather -
parlando alla BBC il 5 maggio 2002, in relazione all’11
settembre: «C’è stato un tempo in Sudafrica in cui la gente
metteva attorno al collo dei dissenzienti uno pneumatico a cui
dava fuoco», disse Rather: «E in certo senso qui hai paura di un
simile ‘necklace’, che ti mettano una gomma infuocata di
mancanza di patriottismo attorno al collo. E’ questa paura che
trattiene i giornalisti dal porre la più dura delle dure
domande… e io, mi vergogno di ammetterlo, non sono al
disopra di questa critica. Ciò di cui parlo, lo si voglia ammettere
o no, è una forma di auto-censura».

90

Il colonnello Karen Kwiatkowski (dell’Air Force), uno dei


funzionari del Pentagono, è stato ancora più preciso. Ha
dichiarato al pastore David Ray Griffin, che ha inserito la frase
nel suo saggio «9/11 and the american empire, intellectuals
speak out», a pagina 26: «Vari giornalisti mi hanno confessato
che non riferiranno mai le loro personali scoperte che
contrastano la verità ufficiale sull’11 settembre, perché mettere
in discussione la narrativa del governo significa mettere in
questione il fondamento stesso della nostra moderna fede sul
nostro governo, sul nostro Paese e sul nostro sistema. Essere
accusati di mettere a rischio questo fondamento è ben più grave
che essere etichettati come dei complottisti o traditori, o anche
di essere penalizzati nella carriera. Mettere in discussione la
versione ufficiale sull’11 settembre è radicalmente
rivoluzionario».

E’ esattamente così. Se la verità sull’11 settembre fosse


accettata, a cadere non sarebbe solo la testa di Bush; non
finirebbero sotto processo solo Cheney o Wolfowitz; sarebbe il
crollo di tutto ciò che gli americani credono, la certezza
della loro «democrazia», della loro «libertà»; crollerebbe il
loro orgoglio nazionale, la coscienza cieca e superba della loro
superiorità civile e morale. Ogni americano, quando sente o
legge dei lager o dei gulag, o delle soperchierie dei regimi e
governi in giro per il mondo, usa dire: «Questo non può
accadere negli Stati Uniti», «can’t happen here».

Per questo la verità vera sull’11 settembre non sarà mai


totalmente riconosciuta, per questo sarà sempre marginale. Un
dubbio segreto, censurato già nelle coscienze. E così, assistiamo
impotenti alla metamorfosi della «democrazia globale» in un
totalitarismo inaudito, sempre più oppressivo e bellicista,
sempre più identico al sistema di menzogna del marxismo reale,
ma di cui - per di più - non si può nemmeno dire il nome.
Perché folle di «carnefici volontari» sono lì a sostenere il sistema
col loro silenzio, la loro auto-censura.

La resistenza contro le ideologie omicide, la resistenza per la


libertà e la verità (sono un tutt’uno), non è finita, entra in una
nuova fase.

91
Ancora una volta, vediamo che lo «Stato di diritto», la
«democrazia» il «pluralismo», la «libertà di stampa»,
l’«indipendenza della magistratura», non sono garanzie certe,
non ci difendono: questi sono solo meccanismi, che possono
essere usurpati ed occupati contro la vita e la verità.
La sola, ultima difesa è ancora, come disse Solgenitsin, la
scelta di vivere senza menzogna: una decisione morale e
personale.
Maurizio Blondet

Aggiungo anche questo articolo, a riprova dei guai in cui si può


incorrere se si dice la verità. Quando qualcuno dice: se fosse così, ci
sarebbero dei giornalisti che lo dichiarano, non sa che quei pochi
che ci hanno provato sono stati emarginati o addirittura fatti
fuori.

FUGA DA NEW YORK

dal sito www.voltairenet.org


Traduzione di Gianluca Freda

Come videografo ufficiale del governo USA, Kurt Sonnenfeld fu


assegnato alla zona di Ground Zero dopo l’11 settembre 2001 e
lì trascorse un mese, registrando 29 cassette: “Ciò che ho visto
in certi luoghi e in certi momenti... è abbastanza sconvolgente!”.
Non ha mai consegnato quei nastri alle autorità e da allora è
stato oggetto di persecuzione. Kurt Sonnenfeld vive in esilio in
Argentina, dove ha scritto “El Perseguido” (Il perseguitato). Nel
suo libro, pubblicato di recente, racconta la storia del suo incubo
senza fine e conficca un altro chiodo nella bara della versione
ufficiale governativa degli eventi dell’11/9. Qui sotto
pubblichiamo un’intervista esclusiva raccolta da Voltairenet.

Intervista
Voltaire Network: Il suo libro autobiografico “El Perseguido” (Il
perseguitato) è stato recentemente pubblicato in Argentina,
dove lei vive in esilio dal 2003. Ci dica chi la sta perseguitando.
Kurt Sonnenfeld: E’ la storia degli eventi straordinari che sono
accaduti a me e alla mia famiglia, per mano delle autorità

92
statunitensi, nell’arco di più di sette anni e nello spazio di due
emisferi, dopo il mio periodo di lavoro a Ground Zero che mi
aveva trasformato in un testimone scomodo.
Voltaire Network: Lei ha spiegato che la sua richiesta dello
status di rifugiato, presentata ai sensi della Convenzione di
Ginevra del 1951, è ancora al vaglio del Senato argentino,
mentre nel 2005 le è stato concesso l’asilo politico, sebbene su
base provvisoria. Ciò la rende probabilmente il primo cittadino
americano in questa situazione! Ed è senza dubbio il primo
funzionario del governo americano, avente contatto diretto con
eventi legati all’11 settembre, che abbia deciso di rompere il
silenzio. E’ questo che l’ha costretta all’esilio?
Kurt Sonnenfeld: Un rifugiato è una persona che è stata
costretta ad andarsene per sempre (o a restare
temporaneamente lontano) dal proprio paese per motivi di
persecuzione. E’ innegabile che molte persone siano state
perseguitate a causa delle leggi e delle politiche semi-fasciste
introdotte dopo l’11 settembre 2001 e che anch’esse meritino lo
status di rifugiati. Ma il problema è che richiedere lo status di
rifugiati è un passo azzardato e pericoloso da compiere.
L’America è l’unica “superpotenza” rimasta nel mondo e il
dissenso viene represso con grande efficacia. Qualunque
persona che richieda lo status di rifugiato per motivi politici
compie per definizione un gesto di dissenso estremo. E se la tua
richiesta viene respinta, cosa fai? Una volta fatta la richiesta non
si torna più indietro.

Sono stato colpito da false accuse di “reati” che


dimostrabilmente non sono mai stati commessi, sono stato
incarcerato abusivamente e torturato a causa di quelle accuse,
ho dovuto subire calunnie oltraggiose sulla mia reputazione,
minacce di morte, tentativi di sequestro e varie altre violazioni
dei diritti umani e civili garantiti dagli accordi internazionali. Il
mio ritorno negli Stati Uniti mi esporrebbe non solo alla
perpetuazione di queste violazioni, ma anche alla separazione –
forse permanente – da mia moglie e dalle mie gemelle di tre
anni, gli unici motivi che mi restano per vivere. Inoltre, vista
l’impossibilità di avere un processo equo per un crimine che non
è mai avvenuto, rischierei anche la pena di morte.

Guardandomi indietro, mi rendo conto adesso che la situazione

93
si era capovolta molto prima che io comprendessi che si era
capovolta. All’inizio, le false accuse contro di me erano
completamente irrazionali e io ne fui totalmente distrutto. E’ già
abbastanza difficile dover affrontare il suicidio di una persona
che ami, ma essere accusato del suo omicidio è troppo da
sopportare. Il caso fu chiuso sulla base di una montagna di
prove che mi assolvevano in maniera irrefutabile (Nancy, mia
moglie, aveva lasciato una lettera prima di suicidarsi, teneva un
diario in cui registrava i suoi propositi suicidi, aveva una
tradizione di suicidi in famiglia, ecc.). L’accusa volle essere certa
al 100% della mia innocenza prima di chiedere il rigetto delle
imputazioni.

Ma il fatto che io rimanessi in carcere anche DOPO che era stato


emesso l’ordine di scarcerazione mi fece capire che stava
accadendo qualcosa sotto la superficie. Venni tenuto in carcere
per QUATTRO MESI dopo che i miei avvocati erano stati
informati del mio proscioglimento e venni infine liberato nel
giugno del 2002. Durante quel periodo, iniziarono a verificarsi
una serie di strani avvenimenti. Mentre ero ancora in carcere,
ebbi una conversazione telefonica con alcuni funzionari della
FEMA tentando di risolvere la mia questione, e lì mi resi conto
che mi consideravano “compromesso”. Mi fu detto che tutti
erano d’accordo sul fatto che “l’agenzia andava protetta”,
soprattutto alla luce degli sconvolgimenti che incombevano con il
varo del “Patriot Act” e l’atteso trasferimento di competenze che
sarebbe avvenuto con la nuova Homeland Security. Dopo tutti i
pericoli che avevo corso, tutte le traversie e le difficoltà che
avevo affrontato per loro negli ultimi 10 anni, mi sentii tradito.
Fu una cosa che mi lasciò un vuoto nell’anima.

In seguito a questo abbandono, dissi loro che non avevo più i


nastri, che li avevo dati a “un burocrate” di New York e che
avrebbero dovuto attendere la mia scarcerazione per ritrovare
qualunque documento in mio possesso. Poco tempo dopo quella
conversazione, la mia casa fu “sottoposta a sequestro”, le
serrature furono cambiate e i vicini videro alcuni uomini che
entravano nella casa, anche se il tribunale non ha trascritto su
nessun verbale le loro testimonianze, come sarebbe stato
obbligato a fare. Quando finalmente fui rilasciato, scoprii che il
mio ufficio era stato messo a soqquadro, il computer era sparito,
la videoteca che tenevo nel seminterrato era stata perquisita e
mancavano molte videocassette. C’erano uomini perennemente
parcheggiati nella strada dietro casa mia, il mio sistema di

94
sicurezza era stato “violato” più di una volta, le luci di sicurezza
esterne erano state disattivate, ecc.. A questo punto me ne
andai a stare nella casa di montagna di alcuni amici, e PERFINO
QUESTA fu saccheggiata..
Voltaire Network: Lei ha fatto capire di aver visto a Ground
Zero alcune cose che non concordano con la versione ufficiale.
Ha fatto o detto qualcosa che potesse sollevare sospetti in
questo senso?
Kurt Sonnenfeld: In quella stessa telefonata dissi che avrei
“reso pubblici” i miei sospetti, non solo riguardo ai fatti dell’11
settembre 2001, ma anche riguardo a vari altri contratti su cui
avevo lavorato in passato.
Voltaire Network: Su cosa erano fondati i suoi sospetti?
Kurt Sonnenfeld: Ripensandoci, c’erano molte cose a Ground
Zero che non quadravano. Era strano, a mio avviso, che mi
fosse stato comunicato di andare a New York ancora prima che il
secondo aereo colpisse la Torre Sud, quando i media parlavano
ancora di un “piccolo aereo” entrato in collisione con la Torre
Nord; una catastrofe, fino a quel punto, di dimensioni troppo
ridotte per poter interessare la FEMA. Invece la FEMA fu
mobilitata in pochi minuti, mentre ci vollero dieci giorni
per inviarla a New Orleans dopo l’uragano Kathrina,
nonostante l’abbondante preavviso! Era strano che ogni
videocamera fosse severamente proibita entro il perimetro di
sicurezza di Ground Zero, che l’intera zona fosse dichiarata
“scena del delitto”, ma poi tutte le “prove” all’interno della scena
del delitto venissero rimosse e distrutte con grande rapidità.
Infine trovai molto strano che la FEMA e altre agenzie federali
si fossero già posizionate nel loro centro operativo al Molo
91 il 10 settembre 2001, il giorno prima degli attacchi!

Voltaire Network: Stando ai rapporti, i piani sotterranei del


WTC7 contenevano materiali d’archivio importanti e
indiscutibilmente compromettenti. Si è imbattuto in qualcuno di
questi materiali?
Kurt Sonnenfeld: I Servizi Segreti, il Dipartimento della Difesa,
l’FBI, l’Internal Revenue Service, la Commissione Sicurezza e
Scambi e il “Centro Crisi” dell’Ufficio per la Gestione delle
Emergenze vi occupavano ampi spazi che si estendevano per
diversi piani dell’edificio. Anche altre agenzie federali avevano lì i
propri uffici. Dopo l’11 settembre si scoprì che nascosta
nell’Edificio 7 c’era la più grande centrale nazionale
clandestina della Central Intelligence Agency al di fuori di

95
Washington, DC, una base operativa dalla quale si potevano
spiare diplomatici delle Nazioni Unite e si preparavano missioni
di antiterrorismo e controspionaggio.

Quando crollò la Torre Nord, la US Customs House (Sede della


Dogana, nell’Edificio 6) rimase schiacciata e fu totalmente
ridotta in cenere. Gran parte degli stessi livelli sotterranei
rimasero distrutti. Ma c’erano dei vuoti. E fu in uno di quei vuoti,
appena scoperto, che io scesi a investigare insieme ad una
speciale Task Force. Fu lì che trovammo, gravemente
danneggiata, l’anticamera di sicurezza alla camera blindata. In
fondo all’ufficio di sicurezza c’era la grande porta d’acciaio che
dava accesso alla camera blindata; di fianco ad essa, sul muro di
cemento, c’era una tastiera a combinazione. Ma il muro era
lesionato e parzialmente crollato e la porta era stata forzata ed
era aperta. Così entrammo dentro con le torce. A parte diverse
file di scaffali vuoti, nella camera non c’era altro che polvere e
macerie. Era stata svuotata. Ma perché era stata svuotata? E
quando?
Voltaire Network: E’ questo che le fece suonare un campanello
d’allarme?
Kurt Sonnenfeld: Sì, ma non subito. Con tutto quel caos era
difficile ragionare. Fu solo dopo aver elaborato tutto che il
“campanello d’allarme” iniziò a suonare.
L’Edificio Sei era stato evacuato dodici minuti dopo che il primo
aereo aveva colpito la Torre Nord. Le strade si erano
immediatamente intasate di camion dei pompieri, auto della
polizia e traffico in tilt e la camera blindata era così grande (15
metri per 15, secondo la mia stima) che ci sarebbe voluto
almeno un grosso camion per portar via tutto il suo contenuto.
Dopo il crollo delle torri e la distruzione di buona parte del livello
sotterraneo, una missione per recuperare il contenuto della
stanza blindata sarebbe stato impossibile. La stanza deve
essere stata svuotata prima dell’attacco.

Voltaire Network: Con la pubblicazione del suo libro lei è


diventato un “whistleblower”: un altro passo da cui non si torna
indietro! Devono esserci molte persone che abbiano una
conoscenza diretta di ciò che realmente accadde, o non accadde,
quel giorno fatale. Eppure nessuno è ancora uscito allo scoperto,
o almeno nessuno che fosse direttamente coinvolto a livello
ufficiale. E’ questo che rende il suo caso così singolare. A

96
giudicare dalle sue traversie, non è difficile immaginare che cosa
stia trattenendo questa gente dal parlare.
Kurt Sonnenfeld: In verità ci sono molte altre persone
intelligenti e credibili che stanno parlando. Solo che vengono
screditate e ignorate. Alcune vengono minacciate e perseguitate,
com’è successo a me.
La gente è paralizzata dalla paura. Tutti sanno che se si
mette in discussione l’autorità degli Stati Uniti, si va
incontro a problemi, in un modo o nell’altro. Come minimo si
verrà screditati e disumanizzati. Più probabilmente ci si ritroverà
indiziati per qualcosa di completamente irrelato, come evasione
fiscale, o qualcosa di peggio, come nel mio caso. Guardi ad
esempio cosa è successo alla “gola profonda” dei Servizi
Segreti, Abraham Bolden, o al campione di scacchi Bobby
Fischer dopo avere espresso il loro sdegno per gli Stati
Uniti. Gli esempi sono innumerevoli.

Voltaire Network: Questi avvenimenti sono ormai 8 anni alle


nostre spalle. Lei ritiene che scoprire la verità sull’11/9 continui
a essere un obiettivo importante? E perché?
Kurt Sonnenfeld: E’ di assoluta importanza. E lo sarà ancora
tra 10 e anche tra 50 anni se la verità non sarà ancora stata
rivelata. E’ un obiettivo importante perché, in questa fase della
storia, molte persone sono troppo disposte a credere qualunque
cosa venga detto dalle autorità e troppo disposte a seguirle. Una
persona in stato di shock cerca una guida. Le persone che hanno
paura sono manipolabili. E la possibilità di manipolare le masse
si traduce in benefici inimmaginabili per un pugno di individui
molto ricchi e potenti. La guerra è estremamente costosa, ma il
denaro deve pur andare da qualche parte. C’è una minoranza
per cui la guerra è assai remunerativa. E in qualche modo i
loro figli finiscono sempre a Washington DC, a prendere decisioni
e scrivere budget, mentre i figli dei poveri e di chi è privo di
contatti finiscono sempre sulle linee nemiche, a prendere
ordini e combattere le loro battaglie. Gli enormi fondi neri del
Ministero della Difesa americano rappresentano una fonte di
denaro senza limiti per il complesso militar-industriale, con cifre
che raggiungono i multi-trilioni di dollari, e continuerà così finché
le masse non si sveglieranno, recupereranno il loro scetticismo e
chiederanno attendibilità. Le guerre (e i falsi pretesti per la
guerra) non cesseranno finché la gente non comprenderà
le vere cause della guerra e non smetterà di credere alle
spiegazioni “ufficiali”.

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Tutto sommato gli è andata bene: esiliato, braccato, ma ancora


vivo. Può andare anche molto peggio, come bene evidenziato nel
seguente articolo di Blondet che può anche servire come risposta a
tutti quelli che obiettano: “Se fosse stata un’operazione dei servizi
segreti americani, avrebbe dovuto coinvolgere un numero molto
elevato di persone, e prima o poi volete che qualcuno non decida di
parlare ed uscire allo scoperto?”. Bene, leggete e giudicate da voi
stessi.

USA: omicidio di stato (ma anche all'estero)


15 febbraio 2009
...

Certo è che è lunga la lista dei personaggi ostili all’


amministrazione Bush - Cheney e morti in strani incidenti
aerei.

Nell’ottobre 2002 toccò al senatore Paul Wellstone, perito con


tutta la famiglia sul suo Beechcraft King Air in Minnesota.
Democratico, il senatore Wellstone era stato uno dei pochissimi
a votare contro l’intervento in Iraq, anche contro i democratici di
rilievo (da Hillary Clinton a Nancy Pelosi) che avevano votato in
obbedienza a Bush; più in generale, era uno dei più coraggiosi e
ostinati accusatori dei metodi dell’amministrazione. Nei giorni
della sua scomparsa, stava battendosi in una campagna
elettorale nel suo Minnesota, dove tutti i pezzi più grossi
dell’amministrazione Bush avevano fatto tappa per sostenere il
candidato repubblicano.

Ma nonostante la superiorità dei mezzi propagandistici e


finanziari del rivale, Wellstone era dato vincitore dai sondaggi: la
sua popolarità era aumentata da quando aveva votato contro la
guerra. La versione immediatamente diffusa dai media diceva
che la tragedia era dovuta al cattivo tempo; circostanza
smentita dalla ATC e da numerosi piloti in volo negli stessi
istanti. L’inchiesta tecnica sull’incidente non è mai stata
pubblicata.

98
3 aprile 1996: un Boeing 737 dell’Air Force precipita mentre si
appresta ad atterrare a Dubrovnik in Croazia. Tra i 34 morti c’è il
segretario al commercio della presidenza Clinton, Ron Brown. In
veste di ministro, Brown aveva avuto durissimi scontri con il
Pentagono e i falchi del settore militare e dell’intelligence:
essendo finita la guerra fredda, voleva sollevare le restrizioni
alla vendita a Paesi esteri di tecnologie di possibile uso militare;
controlli che, disse, «svantaggiano le ditte americane di fronte ai
loro concorrenti esteri, senza peraltro raggiungere il risultato
desiderato, di bloccare l’accesso ad alte tecnologie» a Paesi
sgraditi. Effettivamente, Clinton aveva tolto l’autorità di decidere
su questo tipo di vendite al Dipartimento di Stato e l’aveva
affidata al Commercio, ossia a Ron Brown.

L’Air Force condusse un’inchiesta molto lacunosa. Si disse che il


corpo di Brown presentava un buco nella testa, come da colpo di
pistola, ma non fu fatta mai l’autopsia. Sulle cause, la versione
ufficiale fu: errore dei sistemi di navigazione. Per l’Air Force,
dall’aeroporto croato era stato... rubato un radiofaro, il che
potrebbe lasciar intendere che l’aereo poteva essere stato sviato
dalla rotta da un radiofaro spurio posto sulle montagne, contro
le quali si schiantò. Ma si può rubare un radiofaro? Avrebbe
dovuto rispondere a questa domanda Niko Jerkic, il responsabile
degli apparati di questo tipo a Dubrovnic: ma tre giorni dopo
l’incidente, si suicidò. Altri dicono: fu suicidato.

19 dicembre 2008: muore in incidente aereo Michael Connell.


Chi era costui? Un maneggione, esperto elettronico, che era
stato direttamente implicato nelle sospette frodi elettorali che -
secondo gli accusatori - avevano portato alla elezione di Bush
nel 2000, e poi ancora nel 2004. Stava infatti andando in volo a
Washington per deporre su un caso di frode elettorale in Ohio
nel 2004. Era un teste-chiave: il Congresso aveva emesso
un’ingiunzione al presidente Bush e al suo «spin doctor» Karl
Rove, che ordinava loro di produrre le email scambiatesi alla
Casa Bianca pertinenti al caso. Bush e i suoi avevano risposto
che erano state cancellate; ma Connell aveva installato un
sistema alternativo che le conservava in un altro server, e stava
appunto per metterle a disposizione del Congresso. Connell, che
guidava lui stesso l’aereo al momento della tragedia, aveva nelle
settimane precedenti cancellato due voli avendo scoperto che il
suo aereo era sabotato. Lui e sua moglie erano stati minacciati
da Karl Rove al telefono.

99
Altre morti dubbie, per lo più archiviate come suicidi,
punteggiano gli anni della presidenza Bush.

Raymond Lemme era un funzionario dell’ufficio dell’Ispettore


Generale della Florida, e stava conducendo un’indagine su frodi
elettorali, segnalate da una soffiata di Clint Curtis, un altro
tecnico elettronico, secondo cui nel sistema delle macchine per il
voto era stato inserito un software che falsava i conteggi. Il
primo luglio 2003, Lemme venne trovato morto in un motel, con
i polsi tagliati. Il fatto sospetto è che aveva pagato e firmato una
ricevuta da cui risulta che aveva lasciato l’hotel il giorno prima,
30 giugno, alle ore 6.54 del mattino. Altri indizi facevano
ritenere che il poveretto fosse stato «suicidato» altrove, e
portato lì dopo.

Bruce E. Ivins era un biologo che lavorava per l’esercito. Era la


persona che, cinque anni dopo il fatto, l’FBI aveva incriminato
come l’autore delle lettere all’antrace, spedite a senatori
democratici da un ignoto, che si voleva far passare (nelle lettere
di accompagnamento) per un fanatico islamico.
L’amministrazione Bush (in primo luogo Paul Wolfowitz,
viceministro della Difesa) furono troppo lesti a proclamare che
l’antrace contenuto nelle lettere era di origine irachena, ed era
una prova non solo del fatto che Saddam aveva armi
batteriologiche, ma che era complice di Bin Laden; questa
accusa fu smentita da inchieste giornalistiche, che appurarono
che quella particolare forma di «antrace militarizzato», ceppo
Ames, era prodotto solo in un laboratorio dell’US Army Dugway,
presso Salt Lake City.

Era chiaro che bisognava indagare sui pochi esperti scientifico-


militari che lavoravano a quel programma segreto. L’FBI ha
tuttavia trascinato i piedi per cinque anni finchè - pochi mesi
prima dell’uscita di Bush dalla Casa Bianca - ha «chiuso il caso»
denunciando formalmente Ivins; e ancor più definitivamente
Ivins ha chiuso il caso, provvedendo a «suicidarsi» il 29 luglio
2008, prima di essere interrogato.

Il suicidio lascia enormi dubbi. Il dottor Ivins era stato parte del
gruppo di scienziati che avevano assistito l’FBI nel condurre le
indagini. Dopo la sua morte, s’è detto ufficiosamente che era
una sorta di scienziato pazzo, che spedendo le lettere all’antrace
voleva solo sperimentare un antidoto di sua invenzione sulle

100
vittime della tossina: ma perchè avrebbe mandato le spore per
posta, e solo a giornalisti e a senatori democratici - che
probabilmente, senza quella intimidazione, avrebbero bocciato le
leggi speciali dette Patriot Act - facendosi per giunta passare per
un islamico? E perchè alte personalità del governo avevano
cominciato ad ingollare pillole di «Cipro», l’antidoto dell’antrace,
prima ancora che le lettere arrivassero? La circostanza è stata
confermata dal giornalista Richard Cohen: lui stesso cominciò a
prendere il Cipro su consiglio di un pezzo grosso di Washington,
sicchè, conclude, «l’attentato non doveva essere completamente
inatteso» .

Inoltre, tutti i colleghi di Ivins, i suoi familiari e il suo avvocato


giurano che egli non poteva aver fatto una cosa simile, che era
innocente e dunque non aveva nè intenzione nè motivo di
suicidarsi.

J. Clifford Baxter era il vice-presidente della Enron, il colosso


industriale al centro del più grosso scandalo imprenditoriale della
storia USA. Baxter, un miliardario, era atteso a testimoniare
sullo scandalo davanti alla Commissione della Camera per
l’Energia; e si diceva che la sua deposizione avrebbe potuto
mettere nei guai «i più alti livelli dell’amministrazione Bush». Ma
non potè: fu trovato morto in auto il 25 gennaio 2002. Suicidio,
fu immediatamente accertato. Solo che Baxter aveva usato, per
colpirsi alla testa, non un proiettile ma una cartuccia (da caccia)
di piccolo calibro (per piccoli animali: «rat shotgun»), che ha il
vantaggio di non lasciare bossoli sul terreno, e perciò di rendere
impossibile l’identificazione dell’arma. E pochi giorni prima di
«suicidarsi», Baxter aveva detto a un suo collega di «aver
bisogno di una guardia del corpo».

Del resto, poche settimane prima, il primo dicembre 2001, una


cartuccia dello stesso tipo aveva suicidato James Daniel Watkins,
un responsabile contabile della Arthur Andersen, la ditta che
certificava i bilanci (falsi) della Enron. Kenneth Lay, il fondatore
della Enron, morirà invece anni dopo, il 5 luglio 2006, poco
prima di entrare in prigione a scontare l’ergastolo: «attacco
cardiaco», la versione ufficiale. E perchè a nessuno in futuro
saltasse in mente di metterla in dubbio e chiedere una
riesumazione, il suo corpo è stato immediatamente cremato e le
sue ceneri sepolte o disperse in località sconosciuta.

Gary Webb era un giornalista famoso, vincitore del Pultizer per

101
una serie sensazionale di articoli che dimostravano come la CIA
si autofinanzi con il traffico di coca dal Sudamerica. Anche lui,
trovato suicida con un colpo in testa (forse di shotgun: il volto
era irriconoscibile) il 12 dicembre 2004. Anzi, il coroner dichiarò
inizialmente, ai giornalisti accorsi alla villetta del collega suicida,
che Webb era morto per «diversi colpi d’arma da fuoco; poco
dopo, i «multipli» erano diventati «un singolo colpo». Webb
aveva segnalato di aver ricevuto minacce di morte. A Gary Ross,
una delle sue fonti, aveva confidato di aver sorpreso pochi giorni
prima degli uomini che erano saliti sul balcone della sua casa
arrampicandosi dai tubi esterni, ed erano fuggiti quando
l’avevano visto. «Ovviamente non ladri, ma gente del governo.
Professionisti», aveva commentato il futuro suicida.

Deborah Jane Palfrey, subito soprannonimata la «DC Madam»,


tenutaria di un’agenzia di «accompagnatrici» per i pezzi grossi di
Washington DC, era stata denunciata per riciclaggio ed altri
reati; aveva minacciato di rivelare cose interessanti sulla sua
clientela del mondo politico, di cui sosteneva di avere «10 o 15
mila numeri di telefono». Una sua deposizione avrebbe stroncato
molte carriere politiche.

Madame Palfrey, che conosceva i suoi polli (li aveva visti con i
pantaloni calati), aveva detto per ben quattro volte
pubblicamente ai giornalisti: «Sappiatelo, non ho intenzione di
suicidarmi. Se mi accade, è assassinio». Nonostante ciò, è stata
trovata impiccata dentro un’autorimessa di sua madre, che abita
in un trailer in Florida. Anche una delle sue ragazze, di nome
Brandy Britton, aveva già commesso suicidio nel gennaio di un
anno prima (2007), pochi giorni prima di essere chiamata in
giudizio per prostituzione. Anche lei impiccata.

Adamo Bove, 42 anni, era il capo della sicurezza di Telecom


Italia. Uscito per fare spese (così aveva detto a sua moglie) il 21
luglio 2006, il suo corpo era stato trovato poco dopo sotto un
cavalcavia napoletano, da cui apparentemente si era buttato.
Suicidio, si disse. Era depresso perchè doveva presentarsi ai
giudici di Milano in una faccenda di intercettazioni telefoniche.
Ma la procura milanese dichiarò che Bove non era un imputato,
bensì una loro fonte preziosa: aveva dato una mano da esperto
nell’identificare le tracce dei cellulari della cosiddetta «Special
Removal Unit», il gruppo di agenti CIA che (si pensa col l’aiuto
del SISMI) avevano sequestrato a Milano il mullah egiziano Abu
Omar, poi trasferito al Cairo dove era stato torturato. A quanto

102
pare, Bove stava anche parlando di come i capi Telecom
avessero organizzato delle intercettazioni illegali e la distruzione
di indizi elettronici relativi.

Il «suicidio» Bove era stato preceduto 16 mesi prima da un


«suicidio» molto simile in Grecia: vittima, Costas Tsalikidis, 38
anni, un ingegnere elettronico che aveva scoperto un
sofisticatissimo «bug» inserito nella rete mobile Vodafone, di cui
era dipendente. Lo spyware ascoltava i cellulari di personaggi
importantissimi, dal primo ministro ellenico fino al capo dei
servizi segreti greci, nonchè giornalisti, attivisti pacifisti e uomini
d’affari arabi residenti ad Atene. Le comunicazioni, come appurò
l’inchiesta ufficiale durata 11 mesi, venivano trasmesse da
questo software a quattro antenne collocate presso l’ambasciata
USA in Atene; alcune erano ritrasmesse ad un numero telefonico
di Laurel, Md., USA, vicino alla sede della National Security
Agency.

Secondo i familiari, Tsalikidis era contento del suo lavoro e molto


allegro negli ultimi giorni, perchè stava per convolare a nozze
con la sua fidanzata di sempre. Invece, nel marzo 2005 sua
mamma lo trova impiccato nel bagno, i piedi a soli dieci
centimetri dal pavimento.

Nell’agosto 2007, un B-52 con sei missili a testata atomica


decollò dalla base aerea di Minot e atterrò ore dopo alla base di
Barksdale, dal capo opposto degli USA. Lì rimase per dieci ore
sulla pista, fino a quando qualche ufficiale dell’Air Forces si
accorse che questo volo era avvenuto al di fuori della catena di
comando (ordinato non si sa da chi), e in violazione di tutte le
procedure di sicurezza per il trasporto di testate nucleari sul
suolo americano: fra l’altro, apparentemente, i missili erano
innescati, e uno dei missili sarebbe scomparso durante la lunga
sosta. Secondo Wayne Madsen, a Barksdale un certo numero di
ufficiali rifiutarono di lasciar partire il B-52 che sarebbe stato
diretto, per ordine di Cheney, verso l’Iran in missione atomica,
sventando un’ennesima tragedia firmata Bush (6); una specie di
rivolta militare. Fatto sta che diversi ufficiali della base sono poi
morti in vari «incidenti».

Se cominciate a dubitare della versione ufficiale sull’11 Settembre

103
2001, e magari pensate di essere i soli, sappiate che non è così.
Anche se l’informazione ufficiale ve lo nasconde (vedi capitolo
relativo all’informazione, più avanti) sono ormai in molti a
sostenerlo, compreso un ex presidente della Repubblica Italiana,
Francesco Cossiga. In diverse occasioni il “picconatore”, famoso
per essersi tolto dei sassolini dalla scarpe, ha avuto delle uscite
rivelatrici, ma questa è stata veramente la più clamorosa.

Nel 2007, in occasione di un presunto audio in cui Bin Laden


avrebbe minacciato anche Berlusconi, si scoprì che era un falso
prodotto ad hoc da uomini di Mediaset e fornito ad Al Jazira per
rialzare la popolarità di Berlusconi in un momento delicato. Cossiga
si rifiutò di esprimere solidarietà al presidente del consiglio
proprio sulla base della falsità di tale comunicato, come riportato
sotto:

«La 'trappola' sarebbe stata montata, secondo la sopra citata


catena di stampa, per sollevare una ondata di solidarietà verso
Berlusconi, nel momento nel quale si trova in difficoltà anche a
causa di un altro scoop della stessa catena giornalistica sugli
intrecci tra la Rai e Mediaset», continua il senatore a vita. «Da
ambienti vicini a Palazzo Chigi, centro nevralgico di direzione
dell'intelligence italiana, si fa notare che la non autenticità del
video è testimoniata dal fatto che Osama Bin Laden in esso
'confessa' che Al Qaeda sarebbe stato l'autore dell'attentato dell'11
settembre alle due torri in New York, mentre tutti gli ambienti
democratici d'America e d'Europa, con in prima linea quelli del
centrosinistra italiano, sanno ormai bene che il disastroso
attentato è stato pianificato e realizzato dalla Cia americana e dal
Mossad con l'aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i
Paesi arabi e per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia
in Iraq sia in Afghanistan. Per questo - conclude Cossiga -
nessuna parola di solidarietà è giunta a Silvio Berlusconi, che
sarebbe l'ideatore della geniale falsificazione, né dal Quirinale, né
da Palazzo Chigi né da esponenti del centrosinistra!».

104
"Datemi il potere di emettere il denaro di una nazione
e me ne infischio di chi ne fa le leggi"
(Baron MA Rothschild (1744 - 1812)

“L'attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è


identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è
che sono diversi coloro che ne traggono profitto”
(Maurice Allais, Nobel per l'Economia nel 1988)

"...il patrimonio e le riserve della Banca d'Italia sono il frutto del


Signoraggio pagato nel corso degli anni dai cittadini italiani e riscosso
dalle autorità monetarie con la creazione di moneta. Appartengono alla
collettività, non sono di proprietà delle banche"
(Guido Tabellini, Rettore dell'Università Bocconi di Milano, 2008)

“Dio ha creato il mondo nell’abbondanza


e, per l’avidità di pochi, ci siamo svegliati tutti poveri.”

Signoraggio
Produrre miseria per incatenare uomini nati liberi

Immaginate per un attimo che vi appaia una fata, e vi regali una


piccola stampante. Piccola, ma potente: vi permette di stampare
soldi, tutti i soldi che volete. Non rimane mai senza carta, non si
esauriscono mai le cartucce, e tutte le volte che volete vi fornisce
quanto vi serve. Dovete andare a far la spesa? Ecco qua 100 Euro.
Volete andare in vacanza in un paese esotico? Nessun problema.
Volete cambiare casa, cambiare auto, comprare un castello in
Francia? Tutto quello che volete. Siete ricchissimi. L’unico
“inconveniente”, se così si può dire, è che, come ha detto Gesù (Mt,
19;24), “è più facile per un cammello passare per la cruna di un
ago che per un ricco entrare nel regno dei cieli”.

Riuscite ad immaginarlo? Allora dovete sapere che questa non è


una favola, ma la realtà, anche se non per voi, ma per una ristretta
elite mondiale, poche migliaia di membri appartenenti ad un

105
limitato numero di famiglie. Possibile? Certo, come vedrete
leggendo il seguito di questo capitolo.

Cominciamo col dire che di tutti gli argomenti trattati in questo


libro, questo è sicuramente il più importante, quello che deve
essere analizzato, sviscerato, digerito e compreso se si vuole
comprendere il nostro mondo. Senza capire il meccanismo di
creazione del denaro e le sue logiche, tutto il resto rimane
secondario, incomprensibile; pertanto, se doveste scegliere un
unico capitolo da leggere, dovrebbe essere questo. Sicuramente
esistono molte altre fonti di informazioni più dettagliate e meglio
documentate, ma quanto qui esposto può almeno aiutare a
comprendere da cosa sono originate le crisi finanziarie, i debiti delle
nazioni, l’inflazione.

Passiamo moltissimi anni sui banchi a studiare cose di cui non


capiamo bene l’importanza; la storia ci viene spiegata come una
successione di guerre, di re e imperatori che fatichiamo ad imparare
a memoria, così come i nomi delle battaglie e le loro date e dopo
circa 15 anni di studi, ancora non abbiamo le chiavi per capire
la realtà che ci circonda, l’economia. Eppure il denaro sembra
essere il movente fondamentale di ogni attività umana: tutto si
prezza (o si dis-prezza) conseguentemente: di ogni cosa si vuole
sapere quanto costa, in una perversione che ha capovolto l’ordine
delle cose, è il conoscere il prezzo di un oggetto che ce lo fa,
appunto, “apprezzare” di più o di meno. Fra due anelli, se uno è
costato molto, lo guardiamo ammirati; ma se sappiamo che l’altro è
bigiotteria, non suscita la nostra attenzione, anche se all’apparenza e
al nostro occhio inesperto sembrano esattamente identici. Senza
prezzo non esisterebbe neanche il disprezzo. In ogni giornata ci
viene ricordato più volte, nei vari notiziari, il valore corrente del
cambio euro dollaro: come se a noi interessasse sapere se, dalla
mattina al pomeriggio, qualcosa è cambiato. Ci sono rubriche di
borsa in cui si intervistano presunti “esperti” che ci spiegano come
mai i “subprime” potrebbero innescare qualche altra reazione a
catena; e il motivo per cui la Grecia o il Portogallo devono “tirare la
cinghia” se vogliono restare nell’area euro.

106
Ma, alla fine, non ci sono state date le chiavi, anzi la chiave per
capire il meccanismo. Sorge il sospetto che tutto questo parlare,
tutte queste notizie, siano alla fine un mezzo per distrarre dai veri
problemi. Come Robin Williams dice nel film “L’uomo dell’anno”:
sono armi di distrAzione di massa. E questo per molti è normale:
ovvio che non si possa capire tutto, ovvio che le informazioni non si
possono ritenere tutte, ovvio che si impara e si ricorda solo una
parte di quello che si è studiato: ma la realtà è ben diversa.

Le vere regole alla base, quelle che muovono l’economia, che fan sì
che scoppino le guerre, le rivoluzioni; per cui c’è la carestia in certi
paesi e la disoccupazione in altri; per cui le economie hanno alti e
bassi, sono ben altre, e ci sono state tenute accuratamente
nascoste. Henry Ford disse un giorno: “E' bene che la gente del
popolo non capisca il nostro sistema bancario e monetario, perché
se lo facessero, credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di
domani mattina”. Un'altra affermazione famosa, del direttore della
banca d’Inghilterra Josiah Stamp, la dice lunga: “Le banche
posseggono il mondo. Toglietegli tutto, ma lasciategli la possibilità
di creare il denaro dal nulla, e con un colpo di penna (oggi
diremmo con un click del mouse) si saranno reimpadronite del
mondo”.

La mia prima fonte di informazione è stato il bellissimo libro di


Marco Della Luna e Antonio Miclavez: “Euroschiavi”, che mi ha
aperto al mondo del cosiddetto “signoraggio” ed alle sue
implicazioni e conseguenze; un altro ottimo testo è dell’eclettico
Blondet: “Schiavi delle banche”; una preziosissima fonte di
informazione è stata il documentario su DVD di oltre 3 ore
intitolato “The money masters”, reperibile su Internet (ahimè solo
in inglese, anche se su youtube ho visto che qualcuno l’ha
sottotitolato). E così, leggendo gli ultimi secoli di storia alla luce
delle informazioni sulla creazione di moneta, tutti gli avvenimenti
storici diventano improvvisamente chiari e semplici, collegati
fra di loro e facili da comprendere.

Da dove cominciare?

107
Riprendo più avanti diversi articoli che trattano il problema. Prima
però proviamo a buttar giù qualche provocazione, qualche
“argomento da bar” che potrete divertirvi ad utilizzare nelle
conversazioni con gli amici. Cominciamo con alcune semplici
domande che sarebbe bene ci ponessimo tutti.

Il debito pubblico
Da quando siamo nati, ci sentiamo sempre assillare con questo
enorme macigno, con questa spada di Damocle che ci assilla che si
chiama debito pubblico. E mentre tutti ci ricordano che il debito
pubblico ammonta ormai (2010) a 1.800 miliardi di Euro, nessuno
ci ha mai spiegato A CHI lo stato deve quei soldi. La risposta, per
chi non lo sapesse, è: “alla banca d’Italia”o più in genere al sistema
bancario, che, ogni qualvolta lo stato ha bisogno di denaro (per
opere pubbliche, per la sanità, per titoli di stato in scadenza, ecc.),
glieli presta.

Ma la Banca d’Italia a chi appartiene?


Se – come molti pensano – appartenesse allo stato, che senso
avrebbe? Debitore e creditore coincidono: si autoestinguono il
debito/credito, e il gioco è fatto. Peccato che la Banca d’Italia (e
oggi la BCE) non appartenga allo stato, il quale è presente nel
capitale sociale solo per una quota inferiore al 5%, tramite l’INPS
(chiaramente una quota di facciata). I proprietari sono diverse
fondazioni bancarie, a cominciare da Intesa e Unicredit con le quote
maggiori, e via via un altro paio di dozzine di istituzioni private.

Da dove vengono i soldi


La domanda (terza in ordine) che va posta a questo punto è: la
Banca d’Italia e le altre banche che (direttamente o indirettamente)
sono creditori nei confronti dello stato, dove hanno preso i soldi
che hanno prestato? La teoria economica classica ci insegna che le
banche prestano i soldi che hanno ricevuto in deposito dai
risparmiatori. Ma quando mai abbiamo depositato 1.800 miliardi di
Euro in banca? Se così fosse vorrebbe dire che ogni italiano
(compresi neonati in fasce, anziani, barboni, ecc.) avrebbe – in
media – 30.000 euro in conto corrente (che è di fatto la quota di
debito di cui ciascuno di noi è gravato, come spesso ci sentiamo

108
ripetere). È evidente che noi non abbiamo questi soldi, che quindi
sono stati in qualche modo creati dal nulla dal sistema finanziario.
Anche perché il prestito di denaro allo stato è soltanto UNO degli
impieghi di denaro che il sistema bancario fa: ci sono, fra i vari
impieghi:

1. i prestiti alle imprese,


2. i prestiti ai privati,
3. le immobilizzazioni (le banche hanno un patrimonio
immobiliare smisurato, specie nei centri storici dove i prezzi
sono alle stelle),
4. le partecipazioni in borsa, nel mercato azionario,
5. oltre naturalmente al debito pubblico.

E, si badi bene, se il solo ammontare di denaro prestato (punto 5)


allo stato non trova un corrispondente nel denaro depositato dai
correntisti, che dire di tutti questi altri impieghi delle banche? È
evidente che, da qualche parte, “qualcuno” ha creato del
denaro.

A chi appartiene il denaro creato dal nulla?


Ma quando del denaro viene creato dal nulla, ad esempio
accreditandolo fittiziamente su un conto corrente, a chi
appartiene? Ovvio: appartiene al titolare di quel corrente – la
banca emettitrice. La quale banca lo presta – ad interesse - allo
stato italiano e agli altri soggetti che ne fanno richiesta. Lo stato
garantisce il debito con l’emissione di cosiddetti “titoli del tesoro”,
BOT, CCT, ecc. che alla scadenza dovranno essere ripagati,
interessi compresi, facendo ricorso nuovamente allo strumento del
prestito, in una spirale senza fine, della quale non si vede l’uscita
(infatti il debito cresce continuamente, gravando fra le principali
voci di bilancio dello stato). I privati invece garantiscono il prestito
con garanzie reali, ipotecando case, terreni, proprietà, che
finiranno nelle mani dei banchieri in caso di insolvenza (caso
tutt’altro che raro).

L’inflazione
Come conseguenza accessoria (ma pesantissima) abbiamo

109
l’inflazione. Se la massa di capitale circolante aumenta, è evidente
che i prezzi si adeguano, e se solo pochi anni fa si mangiava una
pizza con 5-6.000 lire, oggi 10 € bastano a malapena: il quadruplo.
Ecco, fate questa domanda agli scettici del signoraggio: perché
esiste l’inflazione? Perché con l’introduzione dell’euro i prezzi
sono praticamente raddoppiati, o – il che è lo stesso - il vostro
stipendio, pur rimanendo NOMINALMENTE inalterato si è DI
FATTO dimezzato se non ridotto ad un quarto? Quindi inflazione,
debito pubblico, tasse (che lo stato ci chiede per ripagare in
parte il suo debito) sono intimamente legati.

Questa è la prima domanda fondamentale, alla quale bisogna dare


risposta.
Vi anticipo altre domande, altrettanto importanti:

1) Esiste relazione tra il denaro circolante e l’oro depositato a


garanzia (dove, poi)?
2) Le banche prestano solo il denaro che hanno ricevuto in
deposito o ne prestano di più (riserva frazionaria)?
3) Se lo stato può emettere titoli del tesoro, perché non può
emettere denaro, che invece si fa prestare (garantendolo
con i titoli del tesoro)?
4) Cosa sono le famose “iniezioni di liquidità?

In fin dei conti le risposte sono molto semplici, non serve nessuna
laurea in economia né tantomeno studi avanzati: si tratta
solamente di buon senso (e non serve neanche una calcolatrice).
Quando si capisce il meccanismo di creazione del denaro dal nulla,
e la conseguente inflazione, e le tasse versate per pagare gli interessi
alle banche, sembra talmente evidente e facile che ci si stupisce da
una parte di non averci pensato prima, e dall’altra non si capisce
come si possa aver vissuto nell’ignoranza per così tanto tempo.

Come insegnava Socrate con l’arte della maieutica, e come insegna


l’esperienza quotidiana, nessuna verità ci appartiene quanto quella
che abbiamo scoperto per conto nostro.

110
§§§§

Prima degli articoli veri e propri sul tema del signoraggio,


lasciatemi iniziare con un articolo di cronaca nera. È un tributo ad
un eroe sconosciuto, un uomo che aveva provato a mettere in
discussione il sistema bancario, e, come molti altri (Lincoln e
Kennedy per citare i più famosi) è stato ucciso. Solo che lui non lo
conosce nessuno (o quasi).

(27 settembre 2005)


Ucciso a coltellate ex questore
fermato un uomo di 42 anni
Molte tracce di sangue dell'assassino
nella stanza e all'esterno
Il sospettato nega l'omicidio: "L'ho
trovato già morto"

L'ex questore di Genova


Arrigo Molinari

ANDORA (SAVONA) - Una coltellata al collo e molte tracce di


sangue dell'assassino. E' stato il figlio a trovare il corpo senza
vita dell'ex questore Arrigo Molinari, 73 anni, una vita nella
polizia di Stato a Genova e a Nuoro, riverso in una pozza di
sangue in una stanza dell'hotel Ariston, di sua proprietà, ad
Andora. Gli inquirenti hanno fermato Luigi Verri, aiuto cuoco di
42 anni. L'uomo ha detto di aver trovato Molinari già morto
autodenunciandosi per furto e scagionandosi dall'accusa di
omicidio. E a questo punto gli investigatori non escludono
l'ipotesi di una rapina degenerata in delitto.

L'allarme. Carlo Molinari stamane, era stato avvertito da una


cameriera preoccupata dal fatto che l'ex questore non
rispondeva. Poco prima delle 9, mentre si recava all'albergo, ha
notato una delle finestre della stanza del padre al primo piano
rotta. Carlo Molinari, dopo aver scoperto il cadavere, ha dato
l'allarme al 112. Secondo gli inquirenti l'assassino (o gli
assassini) potrebbe aver scavalcato la recinzione ed essersi poi
arrampicati fino al primo piano.

111
Il sospettato. Luigi Verri è finito nel mirino degli inquirenti già
nel pomeriggio. Tra gli indizi a suo carico, la mano ferita. Sentito
per circa due ore nella caserma dei carabinieri di Alassio, l'uomo
ha detto di aver trovato Molinari già morto e che nella stanza
c'era la televisione accesa. Secondo la ricostruzione fornita dal
suo avvocato, Fabrizio Vincenzi, Verri ha ammesso di essere
andato dall'ex questore la notte scorsa, tra le 23.30 e
mezzanotte e mezza, per derubarlo. Una volta entrato, ha
raccontato, ha trovato il cadavere. Impaurito è fuggito lasciando
tracce di sangue perché nel rompere il vetro della porta-finestra
si era ferito a una mano. La versione di Verri non ha convinto gli
inquirenti, a quanto pare soprattutto perché la ferita alla mano è
incompatibile con quanto ha raccontato. Di qui il fermo.

Cosa c’entra la morte di Arrigo Molinari con il Signoraggio?


C’entra eccome, perché di lì a pochi giorni si sarebbe dovuto
aprire il processo contro la Banca d’Italia e i suoi rappresentanti
istituzionali intentato da Molinari stesso. Allora l’omicidio per
furto, con diverse coltellate, fra cui una laterale al collo, con chiaro
intento di sgozzamento, non possono essere attribuiti a “balordi” o
ladri intrufolatisi nell’appartamento dell’anziano.

Riporto di seguito una intervista rilasciata a “il Giornale” pochi


giorni prima della sua morte.
Dica la verità, avvocato Molinari: anche lei ce l'ha con Fazio.
Infierisce.
«Neanche per sogno. Io ce l'ho con la Banca d'Italia e con i suoi
soci voraci banchieri privati».

Cos'hanno fatto di così terribile?


«Hanno divorato l'istituto centrale di Palazzo Koch, rendendolo
non più arbitro e non più ente di diritto pubblico. Con
un'anomalia tutta italiana».

Ai danni dei risparmiatori.


«...che adesso devono sapere esattamente come stanno le
cose».

Ci aiuti a capire.

112
«Sta tutto scritto nei miei due ricorsi, riuniti ex articolo 700 del
codice di procedura civile, contro la Banca d'Italia e la Banca
centrale europea per la cosiddetta truffa del “Signoraggio“,
consentita alle stesse fin dal 1992».

Ricordiamo chi era, allora, il ministro del Tesoro.


«Era un ministro sottile che ha permesso agli istituti di credito
privati di impadronirsi del loro arbitro Bankitalia, e quindi di
battere moneta e di prestarla allo Stato stesso con tasso di
sconto a favore delle banche private».

Il “Signoraggio“ è questo?
«Il reddito da “Signoraggio“ a soggetti privati si fonda su una
norma statutaria privata di una società di capitali, e quindi su un
atto inidoneo e inefficace per la generalità, per cui i magistrati
aditi dei tribunali di Genova, Savona e Imperia non troveranno
alcun ostacolo derivante da un atto di legge. L'inesistenza di una
disciplina normativa consente di accogliere i tre ricorsi senza
problema di gerarchia di fonti».

Le conseguenze del “Signoraggio“?


«Rovinose per i cittadini, che si sono sempre fidati delle banche
e di chi le doveva controllare».

Tutta colpa delle banche?


«Sarò più chiaro, la materia è complessa. Dunque: le banche
centrali e quindi la Banca d'Italia, venuta meno la
convertibilità in oro e la riserva aurea, non sono più
proprietarie della moneta che emettono e su cui illecitamente e
senza una normativa che glielo consente percepiscono interessi
grazie al tasso di sconto, prestandolo al Tesoro».

Non si comportano bene...


«Per niente! Ora i cittadini risparmiatori sono costretti a far
ricorso al tribunale per farsi restituire urgentemente il reddito da
“Signoraggio“ alla collettività, a seguito dell'esproprio da parte
delle banche private italiane che, con un colpo di mano, grazie a
un sottile ministro che ha molte e gravi responsabilità, si sono
impadronite della Banca d'Italia battendo poi moneta e togliendo
la sovranità monetaria allo Stato che, inerte, dal 1992 a oggi ha
consentito questa assurdità».

Un bel problema, non c'è che dire.

113
«Infatti. Ma voglio essere ancora più chiaro. L'emissione della
moneta, attraverso il prestito, poteva ritenersi legittima quando
la moneta era concepita come titolo di credito rappresentativo
della Riserva e per ciò stesso convertibile in oro, a richiesta del
portatore della banconota».

Poi, invece...
«Poi, cioè una volta abolita la convertibilità e la stessa Riserva
anche nelle transazioni delle Banche centrali avvenuta con la
fine degli accordi di Bretton Woods del 15 agosto 1971, la Banca
di emissione cessa di essere proprietaria della moneta in quanto
titolare della Riserva aurea».

Lei sostiene che Bankitalia si prende diritti che non può avere.
«Appunto. Prima Bankitalia, nella sua qualità di società
commerciale, fino all'introduzione dell'euro in via esclusiva e
successivamente a tale evento, quale emanazione nazionale
della Banca centrale europea, si arroga arbitrariamente e
illegalmente il diritto di percepire il reddito monetario derivante
dalla differenza tra il valore nominale della moneta in
circolazione, detratti i costi di produzione, in luogo dello Stato e
dei cittadini italiani».

Un assurdo tutto italiano, secondo lei.


«Certamente. Sembra un assurdo, ma purtroppo è una realtà.
L'euro, però, è dei cittadini italiani ed europei, e non, come sta
avvenendo in Italia, della banca centrale e dei suoi soci banchieri
privati».

Quasi tutto chiaro. Ma che si fa adesso?


«Farà tutto il tribunale. Dovrà chiarire se esiste una norma
nazionale e/o comunitaria che consente alla Banca centrale
europea, di cui le singole banche nazionali dei Paesi membri
sono divenute articolazioni, di emettere denaro prestandolo e/o
addebitandolo alla collettività. L'emissione va distinta dal
prestito di denaro: la prima ha finalità di conio, il secondo
presuppone la qualità di proprietario del bene, oggetto del
prestito».

Lei, professore, ha fiducia?


«Certo. La magistratura dovrà dire basta!».

114
Ma sembra che, andando a vedere un po’ più da vicino, chi tocca il
problema dell’emissione di moneta dal nulla, faccia comunque una
brutta fine.

Abraham Lincoln. Lincoln fu presidente durante la Guerra Civile


Americana, la guerra tra il Nord ed il Sud sulla questione dello
schiavismo. Gli Yanks contro i Confederates. Il Presidente Lincoln
aveva bisogno di raccogliere denaro per finanziare l’esercito
nordista. Ci sono tre modi con cui il governo può trovare il
denaro. Il governo può tassare i cittadini, prendere in prestito
denaro o può stampare contante e spenderlo. Lincoln decise di
stampare le banconote degli Stati Uniti per finanziare la guerra.
Questo modo evitava la tassazione e l’indebitamento.

Lincoln stampò contante e lo usò per la guerra. Non c’era bisogno


di tasse e debiti. I banchieri volevano trarre profitto dalla
guerra. L’onesto Abraham Lincoln disse di NO ai banchieri e fu
assassinato. Dopo il suo assassinio i banchieri raggiunsero il loro
scopo.

Questo ci porta alla legge del 1913 della Federal Reserve e all’IRS
(imposta sui redditi americana). I banchieri ottennero il loro scopo
di nuovo nel 1913, quando la Federal Reserve Bank e le tasse sui
redditi divennero legge, in modo da garantire la restituzione del
denaro alle banche da parte dello stato.

Metà o più delle vostre tasse vanno ai banchieri. I banchieri danno


poi i soldi ai politici per assicurarsi che siano eletti ed aumentare la
tassazione a vostro scapito. La Ricompensa del Politico. Se i politici
sono fedeli ai banchieri, sono generosamente ricompensati; se non
sono fedeli sono forzati ad abbandonare la carica, o uccisi. Il denaro
del banchiere controlla chi è eletto e le leggi approvate ed influenza
pesantemente i mass media che hanno bisogno dei prestiti bancari
per far sopravvivere il proprio lavoro.

Torniamo a JFK e l’eliminazione del debito nazionale.

Il Presidente John F. Kennedy stava semplicemente seguendo il

115
Presidente Lincoln ed il Presidente Andrew Jackson. Con la
creazione della banconota di Kennedy, la banconota degli Stati
Uniti, i banchieri non potevano produrre contante e riprestarlo al
governo traendo quindi profitto con il vecchio sistema bancario.

JFK pianificò la stampa di un sufficiente numero di banconote degli


Stati Uniti, come fece il Presidente Lincoln, da ripagare il debito
nazionale e successivamente abolì le tasse IRS senza fissarne di
nuove. Il programma di JFK di stampare le banconote degli Stati
Uniti, denaro contante, avrebbe messo fine al monopolio
privatamente detenuto dal sistema bancario che si identificava
nella Federal Reserve Bank. Dopo che il presidente John F.
Kennedy fu assassinato, il presidente Johnson fermò
immediatamente la stampa delle banconote degli Stati Uniti e
riaffidò il monopolio al sistema bancario per ricreare la
banconota della Federal Reserve, assicurando inoltre la
continuazione della tassa IRS per i profitti bancari.

Sarebbe molto facile pagare il debito nazionale e cancellare la tassa


sul reddito personale semplicemente informando ogni elettore sulla
verità del dollaro di JFK. Se solo l’ elettore si rendesse conto della
verità sui progetti di JFK ne supporterebbe lo sviluppo. Guardiamo
alla Storia. Tre presidenti - Lincoln, Garfield, McKinley – furono
assassinati. Ognuno di loro si era opposto direttamente ai
banchieri. Tentativi di assassinio ebbero come obiettivo il
presidente Andrew Jackson, che lottò contro il sistema bancario e
vinse le elezioni con grande margine.

Il presidente Reagan minacciò di sostituire il presidente della


Federal Reserve Bank, Paul Volcker. Reagan disse: ”…non
dobbiamo rendere conto alla Federal Reserve Bank, tanto meno al
presidente.” Da li a poco subì un attentato. Dopo il periodo di
ricovero Reagan dichiarò pubblicamente che il presidente della
Federal Reserve, Volcker, stava facendo un “buon lavoro”.
Cominciate a vedere una connessione ed un motivo?

"Se la nostra nazione può emettere un'obbligazione di un dollaro


(gravato da interessi) può anche emettere una banconota da un

116
dollaro (senza interesse). L'elemento che rende buona
un'obbligazione rende buona anche una banconota. … E' assurdo
dire che il nostro paese può emettere 30 milioni di dollari in
obbligazioni e non 30 milioni di dollari in moneta. Entrambe sono
promesse di pagamento: Ma una promessa ingrassa gli usurai
(che raccolgono interessi) e l'altra aiuta la gente." - Thomas
Edison - New York Times, 1921

Per gli scettici riporto questo fatto curioso a riprova di quanto


affermato. Con la costituzione dell’unione economica europea e
della moneta unica (l’Euro) il potere di emissione del denaro è
stato sottratto alle singole banche centrali (Banca d’Italia e
simili) e affidato alla BCE, la Banca Centrale Europea. Questo però
solo per quanto riguarda la cartamoneta; per le monete metalliche
l’emissione di denaro resta di competenza delle banche centrali
nazionali. A fronte della grande inflazione seguita all’interoduzione
dell’Euro una delle possibili soluzioni suggerite in Italia all’inizio
fu anche la conversione delle monete da uno e due euro in
cartamoneta anziché metalliche (come se l’inflazione fosse
determinata dalla “percezione” che i consumatori hanno della
moneta che maneggiano: puerile, ma lasciamo perdere questo punto
per il momento). Il primo presidente della BCE, Duisenberg,
rispose ufficialmente a Draghi/Tremonti che per lui non c’era
alcun problema, purchè fosse “chiaro a Dragi e Tremonti che in
questo modo la Banca d’Italia avrebbe perso il reddito da
signoraggio derivante dall’emissione delle monete da uno e due
euro”. Capito? Questo si chiama parlar chiaro. Duiesenberg parlò
esattamente di “reddito da signoraggio”. Se volete potete
controllare da voi stessi: esiste una interrogazione parlamentare
proprio su questo che, dopo alcuni anni, ha ricevuto risposta,
confermando il sottosegretario all’economia Cosentino che
Duisenberg si riferiva proprio alla ripartizione di reddito da
signoraggio fra BCE e BCN (dove “N” sta per Nazionali). Quindi il
reddito da signoraggio, se è stato ripartito come competenza fra
banca centrale europea e banche nazionali esiste eccome, e chi
ci governa lo conosce bene!

117
Forse per questo suo parlar chiaro Duisenberg è morto annegato in
circostanze poco chiare nella sua piscina di casa?

Ma come si definisce il Signoraggio? Sul sito www.signoraggio.it


viene riportata la seguente definizione:

Esistono tre definizioni di "signoraggio" comunemente


usate, con diversi gradi di "verità":

definizione illusoria: in alcuni manuali di economia universitari


si definisce "signoraggio" il denaro creato dal nulla dalla Banca
Centrale per comprare titoli di Stato. Esso è in questo caso
inteso come un ricavo del Governo, che in tal modo evita di
chiedere tasse o soldi presso il pubblico (ma aumenta il debito
pubblico!).

definizione reale: guadagno del sistema bancario dato dalla


differenza tra valore nominale e valore intrinseco della carta-
moneta emessa (anche elettronica), al quale si aggiunge il
guadagno sugli interessi.

§§§§

Riporto di seguito alcune note pubblicate sul mio account Facebook


a dimostrazione del fatto che i concetti e le nozioni di base per poter
comprendere il meccanizìsmo di creazione del denaro dal nulla
sono abbastanza semplici e alla portata di tutti.

A voi la valutazione.

Gesù e la cacciata dei cambiavalute dal tempio


(da Santaruina)
20 gennaio 2009

“Entrando nel tempio, si mise a cacciare quelli che vendevano e


quelli che compravano, rovesciò i banchi dei cambiamonete
e le sedie dei venditori di colombe, nè permetteva che si
attraversasse il tempio portando dei carichi. E insegnava dicendo

118
loro: “Non è forse scritto: La casa mia sarà chiamata casa di
preghiera da tutte le genti? Voi ne avete fatto una caverna di
briganti!” Essendo venuto ciò a conoscenza dei grandi sacerdoti
e degli scribi, essi cercavano come farlo morire; ma avevano
paura di lui, perchè tutta la folla era ammirata dal suo
insegnamento.” [Marco 11, 15]

I Vangeli ci narrano di un Gesù che vive e predica con grande


serenità, sempre amichevole e ben disposto, anche di fronte ai
peggiori peccatori.
Gesù mantiene la sua calma fermezza anche nei momenti più
difficili, persino di fronte al sinedrio, persino nell’episodio
dell’ultima cena, quando si trova di fronte a quello che per ogni
uomo rappresenta uno dei dolori più grandi: il tradimento di un
amico.

Ma vi è un episodio, un unico episodio, in cui Gesù abbandona la


sua proverbiale pacatezza e reagisce con estrema energia,
ovvero quando entrato nel Tempio vi trova i mercanti. Ma la
veemenza di Cristo non si abbatte genericamente sui
“mercanti”, ma, come ci viene espressamente detto da
Matteo e Marco, colpisce i cambiamonete e i venditori di
colombe.

Un episodio che può offrire dei profondi spunti di riflessione,


specialmente alla luce del periodo che stiamo attualmente
vivendo.

Che cosa facevano in realtà questi cambiavalute e questi


venditori di colombe? Perchè meritavano un’ira così accesa, una
reazione così esplosiva? Gesù non reagì così con i soldati che lo
arrestarono nell’Orto dei Gezzemani, e nemmeno davanti al
Sinedrio, che quanto a corruzione morale aveva pochi eguali. In
fondo Gesù era un non violento. O no? E’ arrabbiato coi
“mercanti” semplicemente perchè fanno del commercio in luogo
sacro? E’ il commercio di per sè attività così empia?

Ebbene questi cambiavalute speculavano sul denaro,


governandone la scarsità o l’abbondanza. La moneta
circolante all’interno dell’Impero Romano a quei tempi non era
uniforme.

Circolavano, regolarmente accettati da commercianti ed


artigiani, monete romane, greco-ellenistiche, mediorientali, locali

119
giudaiche. Ed era ovviamente ancora usatissimo il baratto.

Il fisco imperiale però accettava in pagamento delle tasse (che


fra l’altro erano molto più basse delle nostre attuali) solo monete
romane in argento, con tanto di effige imperiale (“Date a cesare
quel che è di Cesare”; o meglio parafrasando “Date a Cesare
quello che ha l’effigie di Cesare”).

Questi cambiavalute, ricchissimi, erano in grado di fare incetta


sul mercato delle monete romane circolanti, e ne creavano la
scarsità al momento del pagamento delle decime. A quel
punto artigiani, commercianti e popolino erano costretti a
pagare cifre esorbitanti, in altre valute, beni, proprietà, per
poter “acquistare” la moneta che i romani avrebbero accettato in
pagamento delle imposte.

In pratica questi speculatori, che controllavano il denaro, erano


in grado di manipolare la pressione sanguigna sociale. Si
nutrivano immoralmente della linfa vitale della popolazione,
depredandola fraudolentemente della propria ricchezza.

La povertà conseguente a questi atti di vampirismo può


portare alla disperazione, alla pazzia, alla violenza,
all’omicidio. In quest’ottica, i cambiavalute, oltre ad essere dei
ladri, erano anche dei veri corruttori di uomini.

E’ inutile dire che i sacerdoti del tempio avevano le loro royalties


su questo empio commercio: i “mercanti”, cambiavalute e
“colombari”, pagavano una commissione per svolgere le loro
attività speculative. Un vero sistema a delinquere costituito da
speculatori, autorità politiche e autorità religiose a spese della
povera gente.

Gesù va contro tutta questa associazione a delinquere.


E infatti il pezzo dell’evangelista Marco lascia intendere che è
proprio questo gesto di violenta contestazione contro i “mercanti
del tempio” che spinge sacerdoti e scribi a condannare Gesù a
morte.

Gesù ha sfidato il sistema e deve morire. Ma “il re è sempre


nudo di fronte ai governati”, e Gesù gode del favore popolare.
Sarà necessario ingannare il popolo, distoglierne l’attenzione per

120
potersi sbarazzare del Messia... In duemila anni le cose non
sono cambiate in meglio...

Davvero, in duemila anni poco è davvero mutato. I


cambiavalute con i loro trucchi continuano ad
appropriarsi della ricchezza dei poveri, fedeli servitori del
loro dio, quel Mammona che Gesù scacciò dal tempio di suo
padre.
Gesù che sempre indulgente di fronte a tutti i peccatori, vide
nei cambiavalute coloro che avrebbero trascinato i suoi
fratelli nel peggiore dei baratri. Come effettivamente è
successo. Un baratro in primo luogo morale, ed in seguito
concreto.

Sulla BCE dal blog di Paolo Franceschetti


5 febbraio 2009
(solo un estratto... l'originale su:
http://paolofranceschetti.blogspot.com/search/label/banche)

1) Anzitutto una prima anomalia che si palesa subito a chi studia


l’argomento, è il funzionamento della Banca D’Italia e della BCE.
La Banca d’Italia è per il 95 per cento in mano ai capitali privati,
ovverosia Intesa-San Paolo, Generali, Monte dei Paschi di Siena,
ecc…. La quota più rilevante è quella di Intesa San Paolo che è
una vera e propria quota di controllo. Quindi ecco un primo
grosso problema della politica e finanza italiane: la moneta non
viene emessa dallo stato, ma dalle banche private; il
controllo della moneta e degli istituti di credito è in mano alle
banche private e non allo stato. Cioè i controllati si controllano
da soli. Questo significa una cosa sola: che sono le banche a
governare il paese, e non la politica, e che i politici sono
asserviti ai banchieri e agli imprenditori. Ciò è confermato dalle
leggi che disciplinano le banche, ove è evidente che il governo
non ha nessun potere su Banca D’Italia, né di controllo né di
nomina degli amministratori.

2) La seconda anomalia è europea. Noi dipendiamo dalla BCE. E


la BCE è un’ istituzione indipendente dalla Comunità europea,
con più poteri addirittura dello stesso parlamento europeo. Gli
amministratori della BCE son svincolati dai governi, non

121
rispondono praticamente a nessuno e godono addirittura di
immunità superiori a quelle, già corpose, dei parlamentari
europei.
In poche parole: la finanza europea dipende dalla BCE.

3) La cosa che salta agli occhi è che la Banca d’Inghilterra ha


il 17 per cento del capitale della BCE. Ma l’Inghilterra è fuori
dall’euro, quindi non ha senso che una nazione straniera fuori
dal circuito dell’euro possa controllare i destini dei paesi dell’area
Euro. Ora, se i geni dell’anticomplottismo saltano subito su a
precisare che quel 17 (superiore pure alle quote italiane,
francesi, spagnole) è solo formale, basta un minimo di
intelligenza per capire che un’istituzione come la Banca
d’Inghilterra non si insedia certo in un organismo importante e
potente come la BCE solo formalmente. In realtà
“sostanzialmente” le banche inglesi hanno un potere enorme
sulle banche europee. Vediamo come.

4) Facendo una breve ricerca che chiunque può fare da solo su


Internet, risulta che il vertice della massoneria mondiale, il
vertice UFFICIALE, è nella corona inglese. Ora, siccome la
corona inglese nomina i dirigenti della Banca d’Inghilterra (è
sufficiente controllare sul sito ufficiale della banca) ne consegue
che la Banca d’Inghilterra è controllata dalla massoneria. E
questo non lo diciamo noi, ma lo dicono i siti ufficiali di queste
istituzioni.

Cominciamo a vedere meglio? Passiamo ora a parlare del debito


pubblico, quell’enorme spada di Damocle che pesa sulla testa di
tutti noi, neonati compresi, e in base alla quale, periodicamente, ci
viene detto che “dobbiamo fare più sacrifici”, “abbiamo vissuto
troppo al di sopra delle nostre possibilità”, “va rimesso ordine fra i
conti pubblici”.

Considerazioni sul debito pubblico


domenica 8 marzo 2009

Chiunque fra noi ha una responsabilità di una famiglia sa che


ogni mese bisogna far quadrare i conti, distribuendo con

122
saggezza e oculatezza le spese in modo da soddisfare le
esigenze senza scialacquare troppo. A volte arrivano delle spese
impreviste non fronteggiabili con la liquidità disponibile in cassa
o, per altri motivi (acquisto di una casa, di una macchina, ecc.)
si accetta di ricorrere allo strumento del prestito.

Ora, se una famiglia fosse così indebitata da dover destinare il


19 per cento del proprio bilancio mensile ...al pagamento del
debito? dite voi, e invece NO! al pagamento SOLTANTO DEGLI
INTERESSI SUL DEBITO, cosa pensereste di questa famiglia?
Cosa pensereste della gestione del denaro che si fa in questa
famiglia? Sicuramente il minimo che si possa pensare è che non
ci sia stata nessuna pianificazione, nessuna accortezza, ma
molto più probabilmente si potrebbe intravvedere un
comportamento criminale (del tipo: mi indebito fuori misura
tanto so che non pagherò mai, pagheranno i miei eredi, e via
dicendo).

Bene.... questa è la situazione dello stato italiano. Se avete


pazienza e andate a leggere i dati di bilancio trovate
esattamente quanto ho citato adesso, ad esempio sul sito
menostatopiumercato si può scaricare un excel riassuntivo del
bilancio dello stato.

Ora domandiamoci: chi ci governa è un demente stupido che


non sa fare i conti? A volte si ha la tentazione di pensarlo ma la
stupidità non è una caratteristica di chi riesce ad arrivare a certe
posizioni di potere.

Bene. Se scartiamo la stupidità o l'inadeguatezza cosa ci


rimane? Vediamo se riesco a spiegarmi con un esempio.

Se nel bilancio di una famiglia si decide di aumentare la quota


parte destinata all'abbellimento della casa, a rinnovare
l'arredamento, questo non può che far contenti chi vende mobili.
Se nel bilancio dello stato, da un anno all'altro, vengono
aumentate alcune voci di spesa, nell'esatto momento in cui
queste modifiche si vengono a sapere il valore di borsa delle
aziende interessate sale perchè, giustamente, si ritiene che
possano beneficiare delle aumentate spese dello stato in questo
o quel settore.

Ragioniamo sul denaro come se fosse una merce. Se uno stato è


molto indebitato, chi ne trae i massimi benefici? Ovvio - chi quei

123
soldi li ha prestati e da quel prestito trae utile (interesse). Uno
stato indebitato fa la felicità dei banchieri.

E che male c'è? vediamo il denaro come una qualsiasi merce, e il


gioco è fatto. E invece no. Il denaro non è ricchezza, è
misura della ricchezza.

I Banchieri, si badi bene, diversamente da chi produce in altri


settori (auto, elettrodomestici, arance, formaggi, vestiti) NON
HANNO PRODOTTO ALCUNA RICCHEZZA EFFETTIVA.

Sì perchè il denaro è uno strumento, utile finchè si vuole, ma


che ha valore solo in quanto chi lo adotta e lo utilizza e lo
riconosce come mezzo universalmente accettato e riconosciuto;
in sè stesso non ha alcun valore, paragonabile alle collanine
di plastica dei villaggi turistici.

Voi direte: ma le banche non creano denaro, semplicemente


fanno un servizio utile alla comunità come l'olio che permette
agli ingranaggi di un motore di girare.

Falso, per due motivi.

Il primo è che le banche centrali dei singoli stati una volta, e la


BCE oggi, non sono a capitale pubblico ma privato, e
creano denaro dal nulla PRESTANDOLO allo stato
(signoraggio primario).

Il secondo è che, grazie al meccanismo della riserva


frazionaria (=movimento molto più di quello che ho a
disposizione tanto nessuna verrà mai a ritirare i soldi dal conto)
la banca di fatto crea, ancora una volta dal nulla, di fatto una
liquidità inesistente (signoraggio secondario).

Considerazioni sul debito pubblico - seconda


parte
10 marzo 2009

Leggendo la nota precedente se ne potrebbe trarre:

1) il denaro è un mezzo che facilita gli scambi;

124
2) senza denaro l'economia si ferma, anche se le galline
continuano a fare uova, gli orti a produrre ortaggi, gli alberi a
generare frutti;
3) il denaro quindi è utile;
4) chi lo stampa/emette/crea dal nulla, tutto sommato, è un
problema secondario, cosa ci cambia se si chiama "stato",
"banca d'Italia", o "banca europea"?.

Mentre sui primi tre punti è difficile non essere d'accordo, cerco
di spiegare perchè il quarto punto invece è quello sbagliato
e va combattuto.

Fermiamoci a considerare la situazione attuale. Abbiamo già


visto che circa un quinto del bilancio dello stato serve a pagare
gli interessi sul debito. Quindi, se questi interessi non fossero
dovuti, se lo stato non avesse dovuto farsi prestare i soldi, ora
non dovrebbe restituirli. Vuoto per pieno, possiamo dire che
circa un quinto delle entrate dello stato non servirebbero
(pagheremmo un quinto di tasse in meno, un quinto di IVA in
meno, un quinto di accise sui carburanti in meno, ecc.).
L'equivalente di qualche migliaio di euro all'anno a testa.

Ma c'è un aspetto più grave, quasi preoccupante. Abbiamo già


detto che non si possono considerare stupidi i politici. Allora:
nessun capo famiglia, capo impresa, ecc., si indebiterebbe
ad un livello analogo a quello dello stato, a meno che avesse
un interesse diverso, magari occulto.

La tentazione di pensare che l'aumento del debito, che come


abbiamo detto fa felici i banchieri, non sia qualcosa di inevitabile
e irreversibile, ma sia VOLUTA, è forte (Ezra Pound disse che i
politici sono i camerieri dei banchieri...forse per questo è stato
internato in manicomio!). Quindi se ne concluderebbe che
abbiamo messo i nostri soldi (=la spesa pubblica) a chi ha
interesse ad aumentare il debito perchè da quel debito trae
(direttamente o indirettamente) un utile.

Ma se i soldi fossero stampati dallo stato cosa cambierebbe?


Innanzitutto lo stato non si dovrebbe indebitare con le banche
per farseli prestare, e quindi non pagherebbe gli interessi sul
debito. In secondo luogo lo stato non sarebbe ricattabile da
organismi internazionali come la BCE sui quali non ha alcun
controllo, e che possono modificare a loro piacere le politiche

125
monetarie per favorire o penalizzare questo o quello stato.

Avete presente la crisi Argentina? La crisi di liquidità sembra


essere stata provocata ad arte dalla World Bank a seguito di una
presa di posizione del governo argentino contro la
privatizzazione dell'acqua, decisione sulla quale –ovviamente - il
governo argentino fu costretto a capitolare successivamente.

Considerazioni sul debito pubblico - Terza parte


12 marzo 2009

Una considerazione piccola, triste, a seguito delle altre due note.


Abbiamo visto che l'apparato finanziario e politico lavorano
insieme. Abbiamo visto che l'aumento del debito non è qualcosa
di fuori controllo ma qualcosa di voluto.

Cosa fa esplodere il debito delle nazioni più di qualsiasi


altra cosa? Cosa rende la spesa assolutamente ineluttabile,
costringe a fare immensi sacrifici a cui tutti più o meno si
sottopongono, se non volentieri, quantomeno certi che non se
ne possa fare a meno? E qual è quella situazione in cui BISOGNA
essere più uniti, e chi contesta viene messo a tacere col
consenso pubblico, perchè... adesso non possiamo proprio
permetterci i dissidenti?

Il pericolo. La guerra. La paura. Il terrore. Di fronte


all'eventualità di un pericolo superiore, di perdere tutto, ma
proprio tutto, siamo disposti a mettere da parte i nostri dubbi, le
nostre idee, di accettare che qualcuno ci difenda; anche se non
siamo proprio sicuri che usino tutti i mezzi leciti, ma insomma...
qualcuno il lavoro sporco lo deve fare.

Nel film “JFK” di Oliver Stone, la parte iniziale del film riporta un
famoso discorso di Eisenhower, che avverte sulla minaccia
costituita dall'emergente complesso militare-industriale, e del
suo crescente potere in USA.

Oliver Stone ha volutamente inserito quel pezzettino di storia


all'inizio del film per indicare i mandanti dell'omicidio di
Kennedy; Kennedy, che cercava di evitare la guerra in
Vietnam; Kennedy, che non ha appoggiato gli invasori di Cuba
(baia dei porci); Kennedy, che ha provato a riportare la

126
sovranità monetaria nelle mani del popolo.

Ma sappiamo com’è andata. La cricca neocon (da Prescott Bush,


fino al nipotino Georgy, attraverso Nixon e altri delinquenti) che
ha governato negli ultimi 80 anni in USA ha portato al disastro
attuale.

Anche Socci in una sua newsletter ha citato le spese militari


mondiali, vi riprendo il pezzo:

Anzitutto c’è il riarmo dei Paesi maggiori (dati 2007): Stati Uniti
547 miliardi di dollari, Gran Bretagna 59,7, Cina 58,3, Francia
53,6, Giappone 46,6, Germania 36,9, Russia 35,4, Arabia
Saudita 33,8, Italia 33,1,India 24,2, Corea del Sud 22,2; Brasile
15,3.

Ma vi sembra possibile che la "democrazia" per antonomasia


spenda in armi PIU' DI TUTTI GLI ALTRI STATI DEL MONDO
MESSI INSIEME? Ma non è patologico questo? Ma da chi si
sentono minacciati? Oceani a destra e sinistra, uno stato amico
sopra e uno povero sotto, e tutto questo bisogno di armarsi.

Solo l'avidità per il denaro, giustamente definito sterco del


demonio può spiegare tutto questo.

Considerazioni su debito, moneta,


inflazione....Quarta parte
16 aprile 2009

1. Premessa: il denaro equivale a ricchezza? La domanda


non è così banale come appare a prima vista. Mentre è evidente
a tutti che una maggior disponibilità (INDIVIDUALE) di denaro
equivale ad una maggiore disponibilità di acquisire merci, fare
viaggi, ecc., la domanda vuol far riferimento al totale della
moneta circolante. Mi spiego meglio.

Supponiamo che esista uno stato, chiamiamolo Elbonia, con 60


milioni di abitanti, isolato dal resto del mondo, magari proprio
un'isola, e questi 60 milioni di abitanti fanno i diversi mestieri
che servono per vivere: alcuni sono impegnati nell'agricoltura,
altri nell'industria, altri nei servizi, come normalmente avviene
ad esempio in Italia. Supponiamo che la moneta di questo stato,

127
che chiameremo il tallero, sia disponibile nella misura di 1
miliardo di Talleri in circolazione. Sembra evidente a chiunque
che la quantità di moneta circolante, ancorchè indispensabile a
far girare l'economia, non corrisponde alla ricchezza del paese,
che deriva invece dall'insieme dei beni e servizi prodotti
dalla laboriosità dei suoi abitanti.

Infatti, se per qualche motivo la quantità di moneta circolante


diventasse 1.000 miliardi di talleri, semplicemente (nell'arco di
un po' di tempo) le cose costerebbero 1.000 volte tanto; ad
esempio, se prima un divano si comprava ad esempio con 7
talleri, dopo, passato un periodo di aggiustamento, il divano
costerebbe 7.000 talleri.

Possiamo affermare tranquillamente che la quantità di moneta


circolante non determina la ricchezza di uno stato, almeno
in un sistema chiuso; diverso è il caso di un sistema aperto, ma
ai fini di queste considerazioni tralasciamo questo aspetto.

2. Ipotesi: avidità di un gruppo di persone. Supponiamo che


nel regno di Elbonia un gruppo ristretto di persone, molto
intelligenti e senza scrupoli, decida di volersi impadronire
della ricchezza prodotta nel paese lasciando la maggior
parte della gente nella povertà e nell'indigenza. Una
maniera sarebbe quella di derubare, con armi, violenza e via
dicendo, il resto della popolazione ma questi sistemi, alla lunga,
scatenerebbero l'ira degli oppressi che, ancorchè meno
intelligenti e meno violenti, con qualche scrupolo in più
insomma, prima o poi potrebbero ribellarsi. Bisogna trovare
allora un modo che sia del tutto legale, trasparente e accettato
dal senso comune di giustizia. Ipotizziamo che questa piccola
minoranza di persone intelligentissime e senza scrupoli trovi il
modo di aumentare la massa monetaria circolante ma non
in maniera uniforme (cioè non a beneficio di tutta la popolazione
di Elbonia) ma possa, per esempio, STAMPARE direttamente il
denaro di cui detiene la proprietà.

L'effetto immediato di tale operazione sarebbe pressoché


invisibile ai più ma, col passare del tempo, otterebbe due effetti
sicuri:

a) l'aumento dell'inflazione e la conseguente perdita del potere


d'acquisto della stragrande maggioranza della popolazione,
quella cioè che ha solo il lavoro come mezzo per acquisire

128
denaro, e
b) l'aumento spaventoso della ricchezza di chi ha stampato
quel denaro che, senza fare alcuna fatica (nessun lavoro nei
campi, nelle industrie produttive, nei servizi) si troverebbero a
poter acquisire tutti i terreni, le case, i beni di produzione, ecc.

3. La favola e la realtà.
Ovviamente questa è solo una favola, anche se qualcosa ci fa
pensare...
Per esempio: è vero o non è vero che l'economia italiana (ma
anche mondiale) è tutta in mano alle banche? Se pensate ai
grandi gruppi, da Fiat a Telecom, il livello di indebitamento è tale
che praticamente le banche creditrici sono diventate padrone dei
mezzi di produzione e di tutta l'economia reale. Ancora: è vero o
non è vero che, da quando abbiamo l'età della ragione,
conviviamo con una inflazione che sembra essere una costante,
e non ci poniamo neanche il dubbio sul perchè esista questa
inflazione, la diamo scontata come l'avvicendarsi delle stagioni o
del giorno e della notte? Ma non basterebbe smettere di
stampare denaro per bloccare l'inflazione? Ancora: quando ci
raccontano di queste sconfinate "iniezioni di liquidità" fatte
per salvare l'economia (il termine iniezione non è scelto a caso:
richiama alla mente qualcosa di doloroso ma necessario per
curare il malato... chi ha maggiore autorità di un medico? Anche
nei proverbi viene detto: "non te l'ha mica ordinato il dottore"...
come dire che il dottore può ordinare qualcosa, certi che sarà
per il tuo bene!); ebbene, queste iniezioni di liquidità che cosa
sono in realtà?
Sono:
a) creazione di denaro dal nulla, che
b) viene regalato alle banche (o più in generale al sistema
finanziario).
Se non credete che sia creato dal nulla (e magari pensate
ancora che alla cartamoneta corrisponda la riserva aurea)
dovreste rivedere le vostre teorie sulla moneta;
Se non credete che sia regalato alle banche e al sistema
finanziario dovreste rispondere a questa domanda: può il denaro
essere creato e NON avere un suo titolare che ne disponga a
piacere? Perchè la FED ha secretato le decisioni di politica
monetaria riguardanti l'uso degli immensi capitali creati nei
famosi bailout? Forse perchè sarebbe stato evidente l'arbitrarietà
delle dazioni, finalizzate solo a rimpinguare le casse del sistema
finanziario senza tenere in minimo conto l'industria reale
(automobilistica, ecc.) e tantomeno le famiglie indebitate?

129
Forse a questo punto l'ipotesi tracciato al punto 2. non è poi così
campata in aria...

4. conclusione
Gesù aveva detto bene: "il vostro parlare sia sì, sì, no, no;
tutto il resto viene dal maligno". Ecco, sentire il termine
"iniezione di liquidità" mi fa venire proprio in mente questa frase
di Gesù; il quale, sempre ben disposto verso tutti, caritatevole e
disposto al perdono, ha perso la pazienza contro i mercanti del
tempio e i cambiavalute..forse perchè sapeva quali danni il
sistema finanziario e il denaro ("lo sterco del demonio")
avrebbero causato all'umanità.

A questo punto, cominciando ad intravvedere il grande imbroglio


della creazione di denaro (e la conseguente inflazione) da parte di
qualcuno che diventa di fatto padrone del mondo, viene un dubbio:
ma le crisi, come quella che stiamo attraversando, deriva da errori, è
una situazione sfuggita di mano, o c’è stata una pianificazione
occulta? Io propendo per quest’ultima versione.

Crisi economica: perdita di controllo o strategia


studiata a tavolino?
13 settembre 2009

L'attuale crisi economica è una crisi finanziaria. A partire


dalla crisi dei mutui subprime, per passare alla bolla derivati,
sembra che la finanza internazionale, in qualche modo
"impazzita", per motivi più o meno leciti e comprensibili abbia
creato una crisi di liquidità ("le banche non si fidano più l'una
dell'altra, non si prestano più denaro fra di loro" è la storiella che
ci siamo sentiti raccontare) che ha ingessato il sistema, come un
motore che, al mancare dell'olio, grippa. La benzina c'è ancora,
il motore sarebbe efficiente, ma senza olio gli ingranaggi non
girano. Secondo me non dobbiamo lasciarci ingannare
(un'altra volta) dall'informazione ufficiale falsa, e bisogna
saper leggere gli eventi. Provo a spiegarmi.

Senza volere a tutti i costi parlare di un "Grande Vecchio" che


tira le fila dell'economia mondiale, limitiamoci a chiamarlo "la

130
grande finanza", intendendo con questo termine un ristretto
gruppo di persone, proprietarie, in maniera più o meno
occulta, delle grandi banche del mondo, con relazioni
strettissime con la massoneria e-inevitabilmente- gli interessi
dell'industria militare e petrolifera.

Il potere di emissione del denaro consente a questo gruppo la


creazione di cicli che, alternando periodi di disponibilità
del credito a periodi di restrizione dello stesso, creano un
andamento altalenante dell'economia in cui loro possono
sfruttare a proprio vantaggio la conoscenza anticipata dei
momenti di "cambio tendenza". Nei momenti di credito "facile"
l'economia tira, c'è fiducia nel futuro, nuove idee imprenditoriali
prendono corpo, ci si indebita volentieri, si fanno mutui, ecc.;
viceversa, nei momenti di restrizione del credito, le aziende -
specie quelle più esposte- falliscono, si licenzia per contenere i
costi, chi aveva ipotecato un bene (la propria casa, della terra, la
propria azienda) la perde a favore della grande finanza, vera
proprietaria ormai del mondo "fisico", così come Dio l'aveva dato
all'umanità.

(Un po' come la pesca al tonno: si dà lenza, si tira su, un po' alla
volta il tonno si sfinisce.)

E come si fa a passare da una fase all'altra? In particolare, come


si fa a passare da una fase di credito abbondante ad una
fase di stretta creditizia? Sicuramente una buona scusa va
trovata, altrimenti la gente si chiederebbe: ma perchè adesso i
tassi improvvisamente si alzano? (non so se ricordate: negli anni
immediatamente successivi al 2000 i tassi erano molto bassi, e
un sacco di gente si è accollata mutui per comprare la casa,
tanto la rata del mutuo era uguale se non di poco superiore
all'affitto mensile. A partire dal 2004 o giù di lì i tassi hanno
cominciato a salire e la domanda che sorgeva spontanea era:
ma come? Adesso che la richiesta di mutui sta calando, i tassi
crescono? Ma non dovrebbe essere il contrario? In economia non
si dice che è la domanda che fa salire il prezzo e viceversa?)

Questo è il punto in cui i banchieri devono fare un piccolo


sforzo (e sì, anche il loro è un mestiere faticoso, di tanto in
tanto...) di fantasia, per giustificare l'inversione di tendenza.
Una guerra è di solito il modo migliore e più immediato per
giustificare un tale cambio di politica monetaria, ma questo
purtroppo non si può fare sempre; stavolta si sono "inventati" la

131
bolla subprime, poi la bolla derivati, e cifre incredibili e
incomprensibili ai più, e minacce di ogni genere ("se falliamo noi
trasciniamo l'intera civiltà nel baratro") per farsi autorizzare
emissioni spropositate e incontrollabili di denaro.

Carta? Può darsi, ma carta ACCETTATA. Per farne cosa? Per


continuare a comprarsi il mondo, l'economia reale che nel
frattempo è scesa di prezzo. Fiat? anche oggi, dopo 8 mesi di
risalita, vale sempre meno di un terzo (8 euro) di quanto valeva
due-tre anni fa (27 euro). Unicredit? Come sopra. ENI: uguale. E
la lista potrebbe continuare.

Ecco: io credo che queste menti criminali siano sì malate al


punto da voler possedere il mondo (poverini, non hanno
ancora scoperto la Bellezza del Creato così com'è, senza
doverlo possedere a tutti i costi), ma non così stupide da farlo
fallire ("pelare la pecora fino a squoiarla").

Ad ogni ciclo, se ne accaparrano un altro po', lasciando l'umanità


sempre più povera, sempre più schiava, sempre più inerme.

Perchè il denaro NON è una merce come le altre


10 maggio 2009

A giudicare dal numero di blog che se ne occupano, ma anche


dal numero di canali youtube oltre ad altri numerosi siti che
affrontano l'argomento, si può affermare che il tema del
signoraggio e dello strapotere delle banche comincia ad uscire
da ambiti di nicchia per diventare sempre più diffuso e di
dominio comune.

Una delle obiezioni che si trovano di frequente fa riferimento al


fatto che, tutto sommato, il denaro è una "merce" come
tutte le altre, e quindi non c'è da scandalizzarsi se, così come
c'è chi si occupa ad esempio (con profitto) di telefonia mobile,
allo stesso modo c'è chi si occupa di "erogare servizi finanziari",
prestazione per la quale è giusto ricavare un profitto.

Invece il denaro NON è una merce come tutte le altre per


una buona serie di motivi.

132
1. Il denaro è l'unica merce che non ha un valore
intrinseco.
Il valore della banconota è frutto di una convenzione: senza
questa accettazione generalizzata la banconota tornerebbe ad
essere quello che intrinsecamente è, cioè un pezzo di carta
colorato. Ogni altra merce, ogni altro servizio (assicurativo,
sanitario, ecc.) ha invece un valore oggettivo, variabile a
seconda del beneficiario (se sono diabetico l'insulina per me è
vitale, altrimenti no) ma comunque non derivante da una
convenzione universale. Ovvio che il ragionamento non
perderebbe di validità anche nel caso in cui alla "liquidità"
circolante corrispondessero equivalenti riserve d'oro, dal
momento che anche l'oro ha valore in funzione di una
convenzione (se non per utilizzi molto limitati il suo valore
commerciale sarebbe quasi nullo); infatti è stata proprio la
scarsità d'oro, nei secoli scorsi, a suggerirne l'utilizzo come
riferimento (quantità limitate -> facilità di controllo).

2. Il denaro è l'unica merce che si vende anche se non se


ne ha.
Proprio per conseguenza della caratteristica al punto precedente,
il denaro può essere "venduto" anche in assenza di una reale
disponibilità. Questo è quello che avviene normalmente per le
banche che non sono tenute al possesso che di una minima
quantità del denaro che movimentano, la cosiddetta "riserva
frazionaria". Per le merci "reali", invece, questo non avviene: se
vi serve un kg di pane, e il fornaio l'ha finito, non può
vendervelo.

3. Il denaro è in realtà, almeno per la nostra società reale


(in un mondo utopico con lo scambio libero e gratuito
questo non sarebbe, ma tant'è), l'UNICA merce realmente
essenziale (ma come? abbiamo appena detto che è una
convenzione?). Immaginate che, per qualche motivo, venisse a
mancare dal mercato il miele. Certo alcuni settori ne verrebbero
danneggiati, si dovrebbero trovare dei sostituti, ma, nel suo
complesso, l'economia probabilmente non si fermerebbe. Se
invece venisse a mancare la farina i problemi sarebbero un po'
più gravi: tutti i derivati (pane, pasta, biscotti, crackers, pizze,
ecc.) verrebbero a mancare e il problema sarebbe un po' più
grave, ma insomma il mondo andrebbe (a fatica) avanti lo
stesso. Il denaro è in realtà l'unica "commodity" (chiamarla
merce sembra esagerato) della quale non possiamo fare
assolutamente a meno: la mancanza di money supply, la

133
restrizione del credito hanno conseguenze pesantissime per
l'economia, anche se nello stesso tempo le galline continuano a
rafe uova, gli alberi a produrre frutti, le mucche fanno il latte:
ma la gente muore di fame lo stesso. Ecco perchè chi controlla
la quantità di denaro (o l'accesso al credito, che è la stessa
cosa) controlla realmente l'economia, decidendo se la gente
lavorerà o meno, potrà comprare casa o meno, arriverà
facilmente a fine mese o meno.

Anzi, proprio per questa potentissima leva a disposizione, i


padroni del denaro creano ad arte dei cicli economici
positivi e negativi in modo da sfruttare, grazie alla conoscenza
anticipata, l'alternanza fra periodi di alto e basso money supply.
Storici autorevoli hanno dimostrato che la crisi del '29 fu creata
ad arte grazie ad un allargamento del credito gli anni precedenti
ed una concordata, sincronizzata restrizione del credito il famoso
giovedì nero del 1929. A pensarci bene, nella nostra
recentissima storia, vi siete chiesti perchè, fino al 2005 i mutui
erano a tassi bassissimi, e poi, improvvisamente, hanno
cominciato a salire proprio quando la richiesta è diminuita
(ormai in Italia siamo proprietari di case 9 su 10)? Nel
commercio si dice che quando la richiesta di un bene o servizio è
alta, il prezzo sale, quando la richiesta scende il prezzo fa
altrettanto; qui abbiamo assistito invece a qualcosa che sembra
esattamente il contrario, che ricorda molto il comportamento del
pescatore che lascia la lenza per far abboccare e poi, una volta
che il pesce non può più liberarsi, tira.

Per questo credo che, più delle autostrade, dell'energia, delle


telecomunicazioni, il vero "monopolio naturale" dovrebbe
essere il denaro, gestito dallo stato nell'interesse del popolo e
NON da pochissime grandi famiglie di banchieri, focalizzate
unicamente al perseguimento del profitto a qualunque
costo, incluse le guerre, la miseria, la morte per fame.
______________________________________

Riassumiamo allora il signoraggio:

Il signoraggio in 20 righe (per chi ha poco


tempo)
28 novembre 2009

134
Risulta chiaro a tutti che il potere d'acquisto del denaro
scende continuamente, in particolare negli ultimi anni con
l'introduzione dell'Euro.

Siccome l'economia non si è (ancora) fermata, è evidente a tutti


(spero) che la quantità di denaro circolante si è, nello
stesso periodo, moltiplicata dello stesso valore, cioè di
quasi 4 volte tanto. Sappiamo anche che il denaro non è
garantito da oro o da alcunchè, ma è semplicemente prodotto
dalle banche centrali (Europea adesso, Banca d'Italia prima).
Domando allora: il denaro creato, nel momento in cui viene ad
esistere, può NON essere di qualcuno?

La risposta è evidente: NO. Viene creato con l'accredito


automatico in un conto che è intestato a qualcuno. A chi?

Ora, se le banche emettitrici fossero di proprietà pubblica la cosa


potrebbe anche andare bene: non perchè un amministratore
pubblico è migliore di uno privato, ma perchè, se non altro, il
suo operato è sottoposto al giudizio della popolazione, i suoi
provvedimenti sono pubblici, le sue scelte devono essere
giustificate, il suo incarico insomma è soggetto (dovrebbe)
all'approvazione degli elettori. Se invece la banca è privata, il
suo amministratore, come ha fatto di recente Bernanke (CEO
Federal reserve americana) può permettersi di dire al congresso
americano che si rifiuta di comunicare a chi ha dato i
TRILIONI di dollari di bailout che lo stato gli ha dato (=gli ha
concesso di emettere = stampare = autoaccreditarsi in conto).

In sintesi, l'emissione di denaro creato dal nulla, diluisce e


annacqua il valore del circolante esistente (=inflazione),
aumentando la fetta di controllo sull'economia reale che gli
emettitori hanno.

Ecco perchè il mondo è in mano alle banche.

Considerazioni sul debito pubblico 5


11 Marzo 2009

Nelle discussioni fra amici, a volte ci si scontra con l'incredulità e


l'incapacità di accettare anche le cose che a noi sembrano più
evidenti, come ho già accennato in altre note. A volte però un
po' di raziocinio (=la buona, vecchia matematica che ci hanno

135
insegnato a scuola) può servire a riportare i discorsi ad un piano
oggettivo e inoppugnabile.

Prendiamo il caso del debito pubblico. Anche se l'argomento non


è ben conosciuto, trattato, approfondito, ecc., più o meno tutti
sappiamo che questo ammonta a "circa" 2 mila miliardi di
euro. Lo sappiamo perchè, mentre i meccanismi attraverso i
quali si è generato è bene che non li sappiamo, almeno l'importo
è bene che si sappia, così siamo tutti rassegnati a "tirare la
cinghia", lavorare di più, pagare più tasse, avere meno
servizi, ecc. , per pagare un debito che qualcun altro ha fatto al
posto nostro.

Qualcun altro ha fatto al posto nostro? Sì perchè, lo Stato (che


siamo noi, ci hanno detto), ha un debito (non ci dicono con chi,
ma sostanzialmente con il "sistema bancario") che ha aumentato
negli anni presumibilmente per darci tutti quei servizi di cui
abbiamo bisogno (scuola, sanità, strade, sicurezza, ecc.). Non
voglio qui tornare al vecchio discorso, già affrontato tante volte,
sulle ragioni per cui lo stato si faccia prestare quei soldi (da chi
NON li ha, come vedremo fra poco) invece di crearseli da solo.

Voglio solo far notare come la matematica qui ci venga in


soccorso. Se i miliardi di euro che le banche hanno prestato allo
stato sono 1.800; e se noi italiani siamo 60 milioni; e se (tolto
uno 0,x% della popolazione italiana) abbiamo conti in banca
ridicoli (poche migliaia di euro); come è possibile che il sistema
bancario abbia trovato 1.800 miliardi di euro da prestare allo
stato italiano? Da dove li ha presi? Da noi certamente no, perchè
questo significherebbe che ogni italiano, compresi neonati,
lattanti, pensionati, invalidi, avrebbe prestato allo stato oltre
30.000 (infatti è proprio questo che ci dicono: abbiamo tutti
30.000 euro di debito fin dalla nostra nascita). Ma quando? Ma
con chi? Io non ho mai prestato questi soldi a nessuno, nè
tantomeno li ho depositati in banca perchè questa li prestasse
allo stato. Quindi non mi sento in debito.

E questo solo considerando il debito pubblico. Gli impieghi


delle banche (cioè dove mettono i soldi) si possono riassumere
così: 1) prestiti allo stato (già visti: 1.800 miliardi di euro; 2)
prestiti alle aziende; 3) prestiti ai privati (mutui, finanziamenti,
ecc.); 4) partecipazioni in borsa (la borsa capitalizza circa 1.000
miliardi di euro); 5) immobilizzazioni (centri storici, latifondi,
ecc.)

136
Se quindi soltanto i prestiti allo stato non sono giustificati dai
contanti depositati dai risparmiatori, com’è possibile, a maggior
ragione, giustificare questo immenso capitale di cui il sistema
finanziario dispone? Da dove hanno preso le banche tutti
questi soldi che prestano così allegramente?

È evidente che, grazie al meccanismo della cosiddetta “riserva


frazionaria”, il sistema finanziario crea denaro dal nulla, creando di
conseguenza inflazione e impoverendoci tutti. Ma – si chiederà
qualcuno- se le banche creano denaro, perché ci sono le crisi
finanziarie? Non basterebbe stampare un po’ di denaro in più?
La domanda è certamente lecita in chi ha sempre considerato il
sistema bancario al sevizio dell’economia, creduto che esistesse
relazione fra la moneta emessa e la riserva aurea, ecc.; quando i
paradigmi si stravolgono, bisogna cominciare a ragionare secondo
quello che si è scoperto. Per esempio come suggerisce questo
provocante articolo di Franceschetti:

A cosa serve la crisi finanziaria? E a chi giova?


Paolo Franceschetti

1. Premessa
Come tutti sanno questo blog parla di argomenti vari, Mostro di
Firenze, Moby Prince, Ustica Moro, ma tutti accomunati da un
nesso comune. La massoneria. Cosa c’entrano questi
argomenti con il crack finanziario? C'entrano. C'entrano.
Se avrete la pazienza di seguirmi per un po’ ve lo chiarisco,
cercando di spiegare il motivo di questo crack finanziario quasi
globale, che è solo prodromico ad altri ancora peggiori, questa
volta globali. Cercheremo di capire cioè chi l’ha innestato e
perché. Ho iniziato a capire la potenza della massoneria e i suoi
fini, non da complottista fissato, non da appassionato di gialli ed
esoterismo. I complotti non mi avevano mai interessato e non
ho mai avuto fiuto per i rebus o per i gialli. Certo, avevo intuito
che dietro tutte le morti sospette nei testimoni dei processi,
dietro agli infarti, agli incidenti, c’era qualcosa di potente. Avevo
intuito che se tutte le stragi italiane erano rimaste impunite
qualcuno manovrava dall’alto. Ma non avevo capito chi c’era
dietro, e soprattutto non avevo capito perché. Poi ho iniziato a

137
capire, dopo l’inchiesta Cordova, la potenza della massoneria,
cioè una forza in grado di legare tra sé, e subordinare ad essa,
mafie, servizi segreti, e poteri illeciti vari. Fin qui OK. Ma restava
una domanda… Se esiste un’organizzazione così potente da
condizionare la politica degli Stati, organizzare guerre,
organizzare stragi e farla sempre franca, uccidere tutti
coloro che si oppongono al sistema, qual è il fine ultimo di
questa organizzazione? Il fine era quello che mancava. Poi ho
capito

2. Il sistema.
Ho iniziato a capirlo studiando le leggi del sistema bancario.
Studiando - da giurista e non da esoterista – il mondo delle
banche, il suo funzionamento e i suoi riflessi sulla vita di tutti noi
cittadini. Banca d’Italia, BCE, Fondo Monetario internazionale… E
ho capito che è quello il cuore di tutti problemi: il mondo
bancario. Vediamo di riassumere i punti salienti della mia
ricerca:

1) Anzitutto una prima anomalia che si palesa subito a chi studia


l’argomento, è il funzionamento della Banca D’Italia e della BCE.
La Banca d’Italia è per il 95 per cento in mano ai capitali
privati, ovverosia Intesa-San Paolo, Generali, Monte dei Paschi
di Siena, ecc…. La quota più rilevante è quella di Intesa San
Paolo che è una vera e propria quota di controllo. Quindi ecco un
primo grosso problema della politica e finanza italiane: la
moneta non viene emessa dallo stato, ma dalle banche private;
il controllo della moneta e degli istituti di credito è in mano alle
banche private e non allo stato. Cioè i controllati si controllano
da soli.
Questo significa una cosa sola: che sono le banche a governare
il paese, e non la politica, e che i politici sono asserviti ai
bancheri e agli imprenditori. Ciò è confermato dalle leggi che
disciplinano le banche, ove è evidente che il governo non
ha nessun potere su Banca D’Italia, né di controllo né di
nomina degli amministratori.

2) La seconda anomalia è europea. Noi dipendiamo dalla BCE. E


la BCE è un’istituzione indipendente dalla Comunità europea, con
più poteri addirittura dello stesso parlamento europeo. Gli
amministratori della BCE son svincolati dai governi, non
rispondono praticamente a nessuno e godono addirittura di
immunità superiori a quelle, già corpose, dei parlamentari
europei.

138
In poche parole: la finanza europea dipende dalla BCE.

3) La cosa che salta agli occhi è che la Banca d’Inghilterra ha


il 17 per cento del capitale della BCE. Ma l’Inghilterra è fuori
dall’euro, quindi non ha senso che una nazione straniera fuori
dal circuito dell’euro possa controllare i destini dei paesi dell’area
Euro. Ora, se i geni dell’anticomplottismo saltano subito su a
precisare che quel 17 (superiore pure alle quote italiane,
francesi, spagnole) è solo formale, basta un minimo di
intelligenza per capire che un’istituzione come la Banca
d’Inghilterra non si insedia certo in un organismo importante e
potente come la BCE solo formalmente. In realtà
“sostanzialmente” le banche inglesi hanno un potere enorme
sulle banche europee. Vediamo come.

4) Facendo una breve ricerca che chiunque può fare da solo su


Internet, risulta che il vertice della massoneria mondiale, il
vertice UFFICIALE, è nella corona inglese. Ora, siccome la
corona inglese nomina i dirigenti della Banca d’Inghilterra (è
sufficiente controllare sul sito ufficiale della banca) ne consegue
che la Banca d’Inghilterra è controllata dalla massoneria. E
questo non lo diciamo noi, ma lo dicono i siti ufficiali di queste
istituzioni.

5) Considerando l’importanza e la potenza della massoneria a


livello mondiale ci vuole poco a capire quindi chi, veramente,
detiene il potere nella BCE, e per quale motivo i vertici della
BCE non rispondono penalmente e civilmente neanche nei
confronti del parlamento europeo. Ma la vera anomalia non
è neanche questa.

6) La cosa più assurda è che controllando il flusso degli


investimenti delle banche italiane, si nota che molte, tante,
troppe azioni e troppi milioni di euro, sono investiti in… banche
inglesi e americane. Barclays, Rockfeller, Morgan Stanley, ecc.,
creando un conflitto di interessi pauroso. In altre parole, il
nostro destino è legato a filo doppio alle sorti delle banche
inglesi e americane. In questo modo si crea però un conflitto di
interessi, perché le leggi o le manovre finanziarie che
rafforzano l’Euro danneggiano le altre monete, ma
rafforzando la nostra moneta paradossalmente allo stesso
tempo danneggiamo anche le nostre banche e i nostri
investimenti, e viceversa. Analizzando quindi i flussi di capitali
e la ricchezza ci si accorge che tutto il potere del mondo è

139
concentrato in poche mani, di pochi gruppi bancari e industriali il
cui destino è legato a filo doppio dalle stesse vicende. A questo
punto si capisce perché la politica sia assoggettata alle banche e
perché chi prova a toccare le banche muore. Si capisce cioè
perché, gira e rigira, tutti quelli che si sono avvicinati alla
massoneria e/o alle banche sono morti, da Falcone, ad
Ambrosoli, a persone meno conosciute come Arrigo Molinari che
avevano provato a portare alla luce il problema del Signoraggio
(Arrigo Molinari che, ricordiamolo, morirà in un lago di sangue,
secondo il copione più classico dei delitti della Rosa Rossa.

7). Ma ancora non si capisce il fine di tutto ciò. Controllare


tutto va bene. Ma perché? Studiando i meccanismo del
sistema bancario la cosa appare chiara e risulta evidente il
motivo della crisi di questi giorni. Anche qui occorre procedere
per punti.

1) Le banche prestano denaro virtuale ed inesistente a


fronte di beni reali. Spieghiamo meglio. Per prestare denaro
una banca non fa alcuna fatica, deve solo scrivere una cifra sullo
schermo di un PC. Si digita: 1.000.000.000 di euro e voilà…
come per magia la banca ha prestato un miliardo di euro.
Quando l’azienda, il privato, o lo stato estero, non possono
restituire, la banca fa un’operazione molto semplice: chiede
all’azienda mezzo miliardo di azioni in cambio dell’azzeramento
del prestito; chiede al privato i suoi beni in cambio
dell’azzeramento del prestito; oppure chiede allo stato estero del
terzo mondo una miniera di diamanti, di oro, ecc…. Non è un
caso che la maggior parte delle miniere di diamanti dell’Africa
siano di proprietà di banche europee. Il meccanismo è semplice:
se Tizio non può pagare un debito di 100, la banca si accontenta
di un bene che vale 50. Tizio ci guadagna. La banca,
contabilmente, ci rimette. In realtà, dal punto vista reale, la
banca non ha perso nulla, ma al contrario ha guadagnato una
miniera, il controllo di una società, i beni di Tizio. Cioè in altre
parole la banca non ha perso nulla, tranne una cifra scritta sullo
schermo di un PC; ma in cambio ha acquistato petrolio,
diamanti, oro, terreni, case. Ricordiamoci poi che da Bretton
Woods in poi, nel 1944, il sistema bancario mondiale non
è più vincolato all’oro, ma è poco più che carta straccia. Il suo
valore infatti è dato da un complesso di calcoli e di variabili che
in sostanza fanno dipendere il suo valore dalla fiducia che in un
dato momento il mondo accorda a quella moneta. La banca cioè
(o il suo prestanome) a fronte di un esborso pari a 0, acquista

140
beni reali, diamanti, oro, terreni, case, società. Inoltre, allo stato
attuale, non esiste neanche una quantità di cartamoneta
sufficiente a coprire tutti i conti correnti e i debiti della banche.
Questo significa che se domani tutti i risparmiatori si recassero a
prelevare contanti, in circolazione non ci sarebbe neanche un
numero di monete sufficiente a restituire il tutto. Il denaro, in
altre parole, è diventato meno che carta straccia. E’ diventato un
numero scritto sullo schermo di un PC. Quindi è sbagliato dire
che la banche “falliscono”. Fallimento implica l’idea di sconfitta.
Sarebbe più corretto dire che la banca “termina il suo lavoro”.
Quando la banca fallisce, in realtà non fallisce affatto, ma ha
completato la sua opera: che è quella di acquisire beni reali a
fronte della cessione di beni inesistenti. Avere un bilancio in
passivo, per una banca, equivale ad avere in mano un
documento con calcoli e cifre… ma avere in mano anche beni
materiali di ingente valore acquistati per poter arrivare a questo
buco di bilancio.

2) L’altro strumento di questa immensa operazione è


stato il fenomeno delle privatizzazioni. Ci avevano detto che
la privatizzazione serviva per rendere più efficiente il sistema
dell’energia, il telefono, l’acqua, tutto. All’inizio ci avevamo
creduto. Ma oggi abbiamo capito che non è così. Telecom è più
inefficiente che prima, quando la società si chiamava SIP.
Mentre l’Enel, in questi anni, ha moltiplicato gli “errori” sulla
bolletta e sui contatori, che sono all’ordine del giorno e si
traducono una truffa sistematica ai danni dei cittadini, con un
meccanismo che prima, quando questi enti erano in mano
statale, non accadeva. Per non parlare delle società di
riscossione delle tasse degli enti locali, che diventano private.
Cioè si affida un servizio pubblico impositivo ad un ente privato
che mediante le cosiddette cartelle esattoriali pazze, incamera
illegalmente milioni di euro. Come poi sappiamo, è in atto un
processo di privatizzazione degli altri servizi pubblici essenziali,
come l’energia e l’acqua. E chi controlla l’acqua, l'energia e il
cibo, controlla il pianeta.

3. Conclusioni
Studiando il sistema bancario, si spiega la ragione
dell’intoccabilità delle banche. Ecco perché nessun partito, da
destra a sinistra, salvo pochissime eccezioni, ha sollevato
il problema. Neanche i paladini dei poveri come Rifondazione
Comunista l’hanno fatto; né i paladini del nazionalismo e della
forza dello stato, lega e AN, hanno denunciato questo stato di

141
cose. Perché la parole d’ordine della politica è occuparsi di
temi solo secondari, dall’aborto ai Pacs. Ma mai, in nessun
caso, occuparsi delle banche (che poi significherebbe risanare il
bilancio dello stato e evitare il crack economico e finanziario). Da
queste leggi, e dalla situazione economica e finanziaria, si risale
al gruppo Bilderberg., alla P2, alla Rosa Rossa e a tutto il resto.
Rosa rossa che è il cuore del potere bancario, finanziario, e
politico. E allora non ci si stupisce più del motivo per cui, ad
esempio, si trova il simbolo della rosa non solo nei simboli dei
partiti; ma lo stilema di una rosa, compare nel sito di una delle
istituzioni bancarie più importante del mondo, Euroclear (l’ex
Cedel). E non deve stupire che tale stilema, in quel sito, sia
immerso nel colore rosso, che altro non è che il lago di sangue
che è stato versato in tutti questi decenni per arrivare alla
situazione attuale; una situazione che è stata preparata con cura
nei decenni, dai politici e dai finanzieri, in un legame
indissolubile in cui nessuno poteva fare a meno dell’altro, e che
ha richiesto un enorme dispendio di energie affinché il piano
finale potesse realizzarsi. Infatti per arrivare ad un’operazione
del genere era necessario che nessun politico potesse dissentire
dal programma globale; e che tutta la grande finanza, col
tempo, si fosse assoggettata ad esso. Ecco allora che i pochi
politici onesti col tempo sono stati allontanati. Ecco che chiunque
arrivava alla verità moriva. Ecco le stragi di stato, per poter
permettere il passaggio all’attuale sistema bipolare sull’onda
della paura. Ed ecco le ragioni di questo crack finanziario
globale: far crollare il sistema bancario, per far perdere al
denaro il suo valore, ma affinchè i beni, siano essi terreni,
oro, diamanti, abitazioni, continuino a valere. E quelli sono
in mano ai grandi gruppi bancari e finanziari. Se a questo crack
aggiungiamo la privatizzazione di tutti i servizi pubblici,
compresa l’acqua, la luce, il quadro è completo. Tutto ciò rientra
nel progetto di controllo globale delle risorse: i grandi gruppi
bancari e industriali, nonostante il fallimento (anzi…
proprio grazie a questo) avranno in mano non solo beni
materiali come oro diamanti petrolio, ma anche risorse
primarie, come acqua e energia elettrica.

Riassunto per domande e risposte.

Riassumiamo il tutto con semplici domande e risposte.


1) Chi ha voluto il crack? Le grandi banche. I grandi banchieri
ovverosia il vertice della massoneria internazionale. BCE, Banca
D’Inghilterra e Federal Reserve in testa.

142
2) Perché? Per arricchirsi. Loro hanno acquisito e acquisiranno
beni reali, mentre perderanno solo denaro, ovverosia una posta
virtuale che non vale niente. Il fallimento, infatti, arricchirà
queste persone, e non le indebolirà. Sono loro che hanno le
materie prime.
3) Di chi è la colpa? Della politica che l’ha permesso. Dei
banchieri e della finanza internazionale che in questi decenni
hanno corrotto e/o ucciso tutti quelli che si sono opposti a
questo progetto.
4) Quali mezzi hanno usato? Il trattato di Lisbona, l’Unione
Europea, i sistemi politici bipolari (non a caso fortemente voluti
dalla P2). Questi sono solo i mezzi per accentrare tutti i poteri in
poche mani, e allontanare i centri decisionali del potere dalla
gente. E sono uno strumento per permettere questo crack
finanziario, che diversamente non sarebbe stato possibile, se la
politica avesse fatto il suo dovere e se ciascuna nazione avesse
curato i propri interessi anziché quelli dell’Unione Europea.
5) Ma cosa c’entra la Rosa Rossa con il crack finanziario, con
Cogne, Erba, e il Mostro di Firenze? La massoneria rosacrociana,
per poter attuare un piano decennale come quello che si può
vedere in atto, è (e non può che essere) potentissima. Se
qualcuno dei suoi membri commette delitti di natura esoterica,
per finalità specifiche interne all’ordine, questi vengono coperti
da tutti gli affiliati all’organizzazione. Si tratta di
un’organizzazione che ha il potere di unificare l’Europa e poter
programmare un crack finanziario che era risaputo in tutti gli
ambienti; un crack cioè che è stato voluto dalla elite bancaria e
finanziaria, e appoggiato dalla maggior parte dei politici al
governo che sono i meri esecutori materiali di questi gruppi. Un
organizzazione così ha logicamente il potere di controllare e
intervenire anche nelle vicende apparentemente marginali, come
i delitti di sangue commessi dai suoi affiliati. In effetti, da questo
punto di vista, hanno ragione Berlusconi e Tremonti. La
situazione è sana: le banche infatti, non “falliscono” se non
virtualmente, ma hanno raggiunto il loro obiettivo. E, dal loro
punto di vista, non c’è certo di che preoccuparsi. Chi si deve
preoccupare sono solo le persone che avevano accumulato,
orgogliose, quelle decine di migliaia di euro in banca. “Loro”, i
potenti, comunque vada cascheranno in piedi e si rialzeranno
addirittura più forti di prima, con il controllo delle risorse
economiche del pianeta.

143
Per concludere: alcune affermazioni famose sul tema del
signoraggio e la creazione di denaro:

"Nessuna istituzione fu mai tra gli uomini ignobile come quella del
denaro, che le città manda in rovina, che gli onesti corrompe e
spinge al male, fino a sedurre anche nobili anime a compiere
abominevoli azioni...." (dall'Antigone di Sofocle (V a. C.)

«La banca trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea


dal nulla». W. Paterson, fondatore nel 1694 della Banca
d’Inghilterra, la prima Banca Centrale al mondo

"Pochissimi capiranno il sistema, e quelli che lo capiranno saranno


occupati a far soldi. Il pubblico probabilmente non capirà che é
contro il suo interesse" Lord Rotschild, 1861

"Essenzialmente, l'attuale creazione di denaro ex nihilo (cioè dal


nulla) operata dal sistema bancario è identica alla creazione di
moneta da parte di falsari. In concreto, i risultati sono gli stessi. La
sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto".
Maurice Allais, Nobel Economia, La crise mondiale aujourd'hui,
Parigi, 1991

"Sinceramente io credo… che le istituzioni bancarie siano più


pericolose degli eserciti armati, e che il principio di spendere il
denaro preso a prestito e fatto gravare sulle generazioni future non
sia altro che un imbroglio su larga scala" -- Thomas Jefferson to
John Taylor, 1816.

"Le Banche prestano creando credito. Creano i mezzi di pagamento


dal nulla." -- Ralph M. Hawtrey, ex Segretario del Tesoro ,
England

"Il denaro è il più importante oggetto di studio che un intellettuale


possa analizzare. È così importante che la nostra intera
civilizzazione attuale può collassare se non viene largamente
compreso e non viene posto velocemente un rimedio alle sue

144
storture." - Robert H. Hemphill, former credit manager, Federal
Reserve Bank of Atlanta

"I Padri Fondatori di questa grande terra non avevano difficoltà a


comprendere gli scopi dei banchieri, e spesso si riferivano a loro
come, letteralmente, "amici del denaro di carta”. Odiavano la Bank
of England, in particolare, e sapevano che anche fossero stati
vittoriosi nell’ottenere l’indipendenza dall’Inghilterra e dal re
Giorgio, non saremmo mai diventati una nazioni di uomini liberi
sena un sistema monetario onesto. Grazie all’ignoranza, ma
soprattutto grazie all’apatia, una piccola e ricca cricca di banchieri
ci ha derubato delle nostre libertà e della nostra ricchezza. Stiamo
pagando il prezzo di una compiacenza comatosa dei nostri genitori,
e solo Dio sa cosa potrebbe essere il futuro dei nostri figli, se non
prenderemo qualche provvedimento! Molte nazioni hanno perso la
loro indipendenza a seguito di conflitti, ma noi l’abbiamo ceduta
volontariamente! Ancora peggio abbiamo pagato l’usurpazione e la
tirannia con le nostre tasse “volontarie” e una valuta gravata da
debito." -- Peter Kershaw, author of the 1994 booklet "Economic
Solutions"

"La profonda verità è, e noi lo sappiamo, che la finanza ha


controllato il governo USA fin dai tempi di Andrew Jackson. La
storia descrive Andrew Jackson come l’ultimo vero onorabile e
incorruttibile presidente americano." President Franklin Delano
Roosevelt, November 23, 1933 in a letter to Colonel Edward
Mandell House

"Quando io e lei firmiamo un assegno, dobbiamo avere abbastanza


denaro in conto per garantirlo, ma quando la Federal Reserve scrive
un assegno, sta creando denaro." -- Boston Federal Reserve Bank
in a publication titled "Putting It Simply"

145
146
“Che diritto abbiamo, noi in America, di andare ad uccidere decine di
migliaia di persone, di rendere milioni di persone dei senzatetto, di
uccidere donne e bambini come stiamo facendo?” (RFK, 1968, poco
prima di essere ucciso)

False flag
Una buona scusa si trova sempre…

Un personaggio che ha conquistato una certa popolarità, fra quelli


che denunciano il sistema e gli inganni cui siamo sottoposti, è
l’inglese David Icke. Senza entrare nella polemica intorno alla sua
figura, specialmente dovuta alle sue affermazioni secondo le quali
chi ci governa e ci dirige non avrebbe nulla di umano, citiamo una
sua definizione sui sistemi usati per farci accettare di tutto.

Secondo Icke esistono a tal proposito fondamentalmente due


tecniche: una si chiama “totalitarian tiptoe”, l’altra viene definita
“PRS: Problem-Reaction-Solution”.

Per totalitarian tiptoe (in punta di piedi, un po’ alla volta) si intende
la tecnica che prevede l’introduzione del cambiamento un po’
alla volta, promuovendo correnti di pensiero, trend, mode,
influenzando l’opinione pubblica. In punta di piedi si insinuano un
po’ alla volta i concetti più aberranti e anti-umani: siamo o non
siamo arrivati a considerare l’omosessualità una cosa normale,
rispettabile, addirittura tipica di persone di cultura superiore? Allo
stesso modo, un po’ alla volta ci stanno insegnando che l’uomo è la
causa dei problemi del pianeta, come se la razza umana fosse un
cancro da estirpare o quantomeno da contenere o ridurre. Un po’
alla volta ci insegnano che chi non è più produttivo, chi non rende,
non può essere felice e pertanto è giusto venga eliminato
(eutanasia). Un po’ alla volta ci insegnano che è bene che siamo
controllati, spiati, monitorati, e che avere un chip identificativo
sottocutaneo sarà per il nostro bene.

147
Questo si rifà alla teoria della rana bollita. Cosa dice la teoria
della rana bollita? Ve la riporto come l’ho sentita. Dunque, se
prendete una rana e provate a gettarla in una pentola d’acqua
bollente, la rana schizzerà via immediatamente, al primo contatto
con l’acqua. Ma se mettete una rana in una pentola d’acqua tiepida,
e accendete un fuoco basso, la rana in un primo momento si troverà
a suo agio nell’acqua calda; si rilassa, il tono muscolare scende, la
rana si intontisce fino al punto che quando l’acqua sarà troppo
calda, la poveretta sarà talmente debilitata che non sarà in grado di
uscire dalla pentola. Questo è il concetto della modifica dei
comportamenti “in punta di piedi, senza far rumore”: si modificano
le idee, il sentire comune, un po’ alla volta. Credo che si possa
riconoscere questo modo di operare ripensando ad esempio
all’aborto: all’inizio viene visto come male minore; addirittura si
cerca il caso estremo della ragazza stuprata dal branco, o del caso
pietoso in cui “se non si abortisse la madre certamente morirebbe”.
E così, una volta aperto il varco, creata la crepa nel muro,
questo viene sgretolato pezzo dopo pezzo: oggigiorno basta che
una donna in gravidanza dichiari al medico che non se la sente, che
ha paura delle conseguenze che questa gravidanza avrà sul suo
equilibrio psico-fisico, il medico certifica che tali conseguenze
psicologiche del parto sarebbero insopportabili per la futura madre,
e si può tranquillamente procedere ad uccidere la creatura in
grembo.

Oggi siamo a 120.000 aborti legalizzati, gratuiti e pagati dalla


collettività all’anno; ci si scandalizza di più per i maltrattamenti
subiti dagli ultimi esemplari della foca monaca che di 120.000
innocenti uccisi ogni anno (solo in Italia). Un po’ alla volta,
insomma, la nostra mente razionale arriva a giustificare qualunque
cosa (come già detto altrove, l’arte primaria di Satana, è proprio la
giustificazione del male).

Quando però si devono effettuare interventi importanti, come ad


esempio un’aggressione militare ad uno stato straniero, che non
possono attendere i tempi lunghi e graduali dell’introduzione in
punta di piedi, il meccanismo è un altro: Problem-Reaction-

148
Solution (anche detto PRS). Si crea artificialmente un problema (ad
esempio, si veda, nel capitolo film, il bellissimo “Wag the dog” con
DeNiro e Dustin Hoffman) o si ingigantisce un problema esistente
(grazie al controllo dell’informazione, come visto nel caoitolo
sull’informazione ufficiale), ci si concentra su di esso, ad esempio
le rapine in villa, la delinquenza di extracomunitari, soprattutto
storie su bambini rapiti, stragi scolastiche (come in America),
meglio ancora un attentato terroristico.

Una volta creato il problema si ha di contro una reazione prevista,


abilmente manipolata, e la reazione è sempre del tipo: "non ce la
facciamo più, c'è troppa violenza!" o "fate qualcosa per piacere!" A
questo punto i governi hanno la strada spianata, perchè il problema
ha reso l’opinione pubblica più manipolabile e gestibile.

Ottenuto questo lasciapassare si passa appunto alla soluzione, che è


ovviamente qualcosa che, senza le premesse create ad arte, non
sarebbe stato possibile far accettare (come ad esempio una
limitazione delle libertà individuali, un peggioramento delle
condizioni di vita, torture nei confronti di prigionieri, il più delle
volte aggressioni militari verso altri stati che non avevano fatto
niente).

Abbiamo già visto, in un capitolo a parte, il caso esemplare di PRS


dei nostri tempi, l’11 settembre 2001: senza gli attentati alle Twin
Towers non sarebbe sicuramente stato possibile far accettare
all’opinione pubblica due guerre di invasione contro due paesi
stranieri che non li avevano né attaccati né minacciati (anche perché
non ne avrebbero avuto interesse, né la forza, né alcun beneficio);
non si sarebbe potuto chiudere il parlamento americano nei giorni
immediatamente successivi all’11 Settembre se non per la paura
delle lettere all’antrace (guarda caso spedite tutte a senatori
dell’opposizione); non si sarebbe potuto far approvare il patriot
act (centinaia e centinaia di pagine miracolosamente scritte in meno
di due settimane) con le enormi limitazioni alla libertà dei singoli
americani e gli enormi poteri concessi all’esecutivo di incarcerare e
torturare cittadini innocenti senza la minima prova.

149
In gergo tecnico-militare queste operazioni si chiamano false
flag (sotto falsa bandiera o mentite spoglie). Funziona così.
Siccome lo stato B, piccolino e male armato, non sarà MAI così
autolesionista da attaccare lo stato A, prima potenza militare al
mondo con un budget annuo di spese militari pari alla SOMMA
delle spese militari di tutti gli altri stati del mondo, allora lo stato A
crea un commando di falsi appartenenti allo stato B che lo attacca, o
commette un attentato terroristico, o uccide un suo rappresentante
politico (magari di quelli che mi danno fastidio, giusto per prendere
due piccioni con una fava), e così può giustificare, appunto come
reazione al problema che lui stesso ha creato, l’aggressione militare
allo stato B (che di solito ha grandi ricchezze naturali,
principalmente petrolio. Chissà perché i paesi poveri del mondo non
fanno mai attentati contro gli USA: sempre e solo terorismo da
paesi che di solito hanno enormi ricchezze nel sottosuolo…).

§§§§§

L’autore John Perkins (“Confessioni di un sicario dell’economia”)


ha spiegato come i false flag si inseriscano nella più generale
strategia di creazione dell’impero mondiale. Perkins spiega bene
come funziona il sistema: consulenti della Banca mondiale, o di
altre società di facciata, inducono paesi del terzo mondo, dove gli
USA hanno individuato risorse da accaparrarsi, ad accettare prestiti
enormi, che non potranno mai ripagare. Questi prestiti sono erogati
a condizione che gli investimenti vengano affidate a società
americane. Così quei paesi da una parte si indebitano e dovranno
cedere le loro risorse per pagare soltanto gli interessi sul debito; i
soldi dei prestiti restano in mano a società USA, e le infrastrutture
costruite non serviranno alla popolazione locale (tipicamente sono
“cattedrali nel deserto”). Il metodo adottato è sempre lo stesso:
a) corruzione dei presidenti; se questa non riesce
b) si infiltrano agenti per provocare insurrezioni, rivolte, o
anche l’omicidio vero e proprio dei presidenti; se questo non
riesce
c) si invadono (vedi Irak).

150
Molte volte basta fermarsi al punto a), anche perché i presidenti
sanno cosa succederebbe (i punti b) e c) sono già capitati nel paese
vicino) se non accettassero di farsi corrompere.

Riporto parte di un’intervista rilasciata a Democracy now:

“Confessioni di un sicario economico” – di John Perkins


Venivamo preparati per il nostro lavoro, che era quello di
costruire l’impero americano. Dovevamo creare delle situazioni
in cui la maggior parte possibile di risorse fluisse verso il nostro
paese, verso le nostre corporations, il nostro governo, e in
questo abbiamo avuto un grande successo.

Abbiamo costruito il più grande impero nella storia dell’umanità.


Ciò è accaduto negli ultimi cinquant’anni, a partire dalla seconda
guerra mondiale, e con un uso assolutamente minimo di forza
militare. Soltanto in casi eccezionali, come quello dell’Iraq, .. si
utilizza l’esercito come ultima risorsa. Questo impero, a
differenza di ogni altro impero nella storia, è stato costruito
prima di tutto attraverso la manipolazione economica, attraverso
l’inganno, attraverso la frode, attraverso la seduzione degli altri
verso il nostro modo di vita, e attraverso l’uso dei sicari
economici come me.

Fui reclutato in una scuola di economia, sul finire degli anni 60,
dalla NSA (National Security Agency), la più grande e meno
compresa organizzazione di spionaggio nazionale. Ma in ultima
analisi lavoravo per le corporations private.

Io lavoravo per una compagnia chiamata Chas. T. Main di


Boston, nel Massachusetts. Eravamo circa 2 mila impiegati, e io
ero il capo del settore economico. Sono arrivato ad avere fino a
50 persone che lavoravano per me. Ma il mio vero lavoro era
quello di concludere affari. Facevo dei prestiti ad altre
nazioni, prestiti enormi, molto più grandi di quelli che
avrebbero mai potuto ripagare. Una delle condizioni del
prestito – diciamo ad esempio un miliardo di dollari, ad un paese
come l’Indonesia o l’Ecuador - era che il paese avrebbe dovuto
restituire il 90% del denaro a una società americana che
costruisse le sue infrastrutture, come la Halliburton o la Bechtel,

151
che erano le più grandi.

Queste società andavano nel paese e costruivano un sistema


elettrico, dei porti, o delle autostrade, che in realtà servivano
solo alle poche famiglie benestanti del paese, mentre la povera
gente restava con un debito sulla gobba che non avrebbe mai
potuto ripagare. Un paese come l’Ecuador oggi deve versare più
del 50% per suo prodotto lordo nazionale per pagare i suoi
debiti, e in realtà non ce la può fare. Con loro abbiamo quindi il
coltello dalla parte del manico. Se un giorno, ad esempio,
vogliamo più petrolio, andiamo in Ecuador e diciamo: “Voi non
siete in grado di ripagare vostro debito, per cui date alle nostre
società le vostre foreste amazzoniche, che sono piene di
petrolio”. Dopodichè noi arriviamo, distruggiamo la foresta
dell’Amazzonia e obblighiamo l’Ecuador a darla noi, a causa del
debito che ha accumulato.

Quando facciamo questi grandi prestiti, la maggior parte


dei soldi torna comunque negli Stati Uniti, mentre il paese
rimane con il debito, più un interesse enorme da pagare,
e questi diventano praticamente i nostri servi, i nostri
schiavi. È un impero, non c’è altro modo di definirlo. È un
impero enorme, e in questo noi abbiamo avuto grande successo.

Se non avessi vissuto la vita di un sicario economico, farei molta


fatica a credere che queste cose accadano. Ora invece ho scritto
questo libro perché il nostro paese ha bisogno di capire: se la
gente di questa nazione capisce come funziona davvero la nostra
politica economica, che cosa è l’aiuto ai paesi poveri, come
funzionano le nostre corporations, dove vanno a finire i soldi
delle nostre tasse, so che esigerà un cambiamento.

Ricordate, quando all’inizio degli anni ‘70 l’OPEC faceva tutto


quello che voleva, e ci razionava le importazioni di petrolio? Noi
facevamo lunghe code in macchina alla stazione di servizio, e il
paese aveva paura di dover affrontare un'altra depressione
come quella del ’29. Questo per noi era inaccettabile, e a quel
punto il Ministero del Tesoro ha reclutato me e alcuni altri sicari
economici, e siamo partiti per l’Arabia Saudita.

Sapevamo che l'Arabia Saudita era la chiave di volta per uscire


dalla nostra schiavitù e prendere in mano la situazione. E così
abbiamo messo a punto un accordo, grazie al quale la Reale
Casa saudita avrebbe rispedito negli Stati Uniti la maggior parte

152
dei petroldollari, e li avrebbe investiti in titoli governativi. Il
Ministero del Tesoro avrebbe usato gli interessi di questi titoli
per finanziare società americane che costruissero in Arabia
Saudita nuove città e nuove infrastrutture -cosa che abbiamo
fatto.

La Casa Reale saudita si impegnava a mantenere il prezzo del


petrolio entro limiti accettabili per noi - cosa che negli anni ha
sempre fatto - mentre noi ci impegnavamo a mantenere al
potere la Reale Casa saudita. Questo è uno dei motivi
principali per cui siamo scesi in guerra con l’Iraq. In Iraq
avevamo provato a implementare lo stesso tipo di strategia che
aveva avuto così tanto successo in Arabia Saudita, ma Saddam
Hussein non ci era cascato.

Quando i sicari economici falliscono nel loro obiettivo, entrano in


gioco gli sciacalli, ovvero gli agenti della CIA, che si infiltrano
nel paese e cercano di fomentare un colpo di stato, o una
rivoluzione. Se anche quello non funziona, provano con
l’assassinio vero e proprio. Ma nel caso dell’Iraq non riuscivano a
colpire Saddam Hussein, che aveva molti sosia e delle ottime
guardie del corpo, e non si riusciva a farlo fuori. A quel punto è
subentrata la terza linea strategica, nella quale i nostri giovani
uomini e donne vengono mandati a uccidere ed essere uccisi,
che è quello che chiaramente è successo in Iraq.

Ho sempre lavorato molto, molto da vicino con la Banca


Mondiale. La Banca Mondiale fornisce la maggior parte dei
soldi che vengono usati dai sicari economici. Ma dopo l’11
settembre qualcosa è cambiato dentro di me. Sapevo che questa
storia andava raccontata, perché quello che è accaduto l’11
settembre è il diretto risultato del lavoro dei sicari economici. E
l’unico modo in cui torneremo a sentirci sicuri in questo paese,
l’unico modo in cui torneremo a sentirci bene, è usando i sistemi
che abbiamo messo in atto per creare un cambiamento positivo
nel mondo. Sono profondamente convinto che questo sia
possibile. Io credo che la Banca Mondiale e altre istituzioni
possano essere re-indirizzate a fare quello che dovevano fare
originariamente, e cioè aiutare a ricostruire le parti più
devastate del mondo. Aiutare la povera gente. Ci sono 24 mila
esseri umani che muoiono di fame ogni giorno, e noi questo
possiamo cambiarlo.

153
Se credete che la tecnica dei false flag sia nuova dovete ricredervi:
circa 2000 anni fa a Roma Nerone fece la stessa cosa: diede fuoco
alla città e fece ricadere la colpa sui cristiani, per poter iniziare la
loro epurazione. Problema: incendio di Roma attribuito ai cristiani.
Reazione: non se ne può più di questa setta. Soluzione:
persecuzione dei cristiani (avallatata dall’opinione pubblica)

Venendo a tempi più recenti, abbiamo la famosa congiura delle


polveri. Estratto da “La fabbrica del Terrore”, di Webster G.
Tarpley.

Guy Fawkes – La congiura delle polveri:

400 anni fa, Robert Cecil, il Primo Ministro del Re inglese


Giacomo I, compì il suo capolavoro, la Congiura delle Polveri, per
far esplodere il Re e il Parlamento. La responsabilità di questo
tentativo era stata fatta cadere sullo zimbello Guy Fawkes e altri
cospiratori, che furono torturati e condannati a morte.

Furono incolpati anche i cattolici, il Papa, i gesuiti e gli spagnoli,


dando così il via a secoli di conflitti e di espansione imperiale. Ma
il complotto era una provocazione sintetica,(=false flag) messa in
scena da Cecil. Il terrorismo era solo una doglia nel travagliato
parto con cui veniva al mondo la fazione finanziaria
angloamericana, e il terrorismo accompagna ancora oggi quella
fazione nella sua moribonda senilità.

La Maine e Cuba

Su questo episodio ha scritto un eccezionale articolo Blondet,


tracciando anche preziose analogie con quanto avvenuto l’11
Settembre 2001.

Ricordatevi del Maine


Maurizio Blondet
15/08/2006

154
Spiace che gli storici trascurino uno dei più strani e ricorrenti
fenomeni della storia moderna: il fatto che, ogni mezzo secolo
o poco più, la più grande potenza mondiale venga
proditoriamente aggredita, con un attentato o un attacco
a sorpresa, da una potenza infinitamente più debole,
costringendo la prima a fare la guerra alla seconda.

L’11 settembre infatti non è il primo di questi vili attacchi non


provocati. Nel gennaio del 1898 l’incrociatore americano Maine,
da 6700 tonnellate, diede la fonda davanti all’Avana, in una
visita di cortesia a cui non era stato invitato. Non era il momento
migliore per inviti: a Cuba era in corso una sollevazione contro
Madrid, con richieste di autonomia appoggiate dagli Stati Uniti.

Il governo spagnolo aveva risposto a Washington annunciando


l’imminente sostituzione del governatore generale, l’inviso
Valeriano Weyler, con Ramon Blanco: il nuovo «capitan general»
istruito ad applicare appunto la concessione della più ampia
autonomia. A Cuba ci furono manifestazioni pro e contro.

Purtroppo, nella sera del 15 febbraio 1898, l’incrociatore Maine


esplode davanti all’Avana; muoiono 226 marinai statunitensi. Un
attentato sicuramente islamico - anzi, scusate «ispanico», come
seppe subito dai giornali l’opinione pubblica americana,
immediatamente accesa di sdegno. Il lapsus è scusabile,
viste le straordinarie somiglianze con l’11 settembre e il
conseguente attacco all’Iraq di Saddam del 2003. L’11
aprile 1898 il presidente americano McKinley, di fronte a questo
vile attentato non provocato, annuncia che «gli Stati Uniti,
potenza neutrale, sono forzati ad intervenire» per «mettere fine
alle barbarie, allo spargimento di sangue, alla fame e alle orribili
miserie» che apparentemente stava perpetrando il «capitan
general» uscente Valeriano Weyler - il Saddam dell’epoca,
prontamente ribattezzato dai giornali Usa «the butcher», il
macellaio.

Oltre a questa motivazione di giustizia e umanità, McKinley


cita anche la necessità di prevenire «gravissimi danni al
commercio e agli affari del nostro popolo» e «la protezione e
l’indennità delle vite e delle proprietà» degli operatori economici
statunitensi a Cuba. Il Congresso, convinto da quest’argomento,
riconosce l’indipendenza cubana e manda un ultimatum a
Madrid.

155
Theodore Roosevelt, il futuro presidente USA, è in quel momento
vice-ministro della Marina, ossia proprio l’uomo che ha mandato
il Maine all’Avana nella visita di cortesia così bassamente tradita.
Si arruolano volontari al grido: «Ricordatevi del Maine!», con
pochi risultati. Per fortuna Roosevelt, preveggente, ha appena
approntato, addestrato ed armato una sua milizia privata, i
Rough Riders, che sono i primi a sbarcare a Cuba.

Come Donald Rumsfeld un secolo dopo, Roosevelt crede più ai


mercenari che all’esercito regolare («li paghi solo quando
nei hai bisogno»). (da cui l’importanza di poter avere a
disposizione enormi somme di denaro, grazie al signoraggio, vedi
capitolo relativo – NdA)

Roosevelt comandò personalmente il suo «reggimento di


cowboys» alla conquista della collina di San Juan, piccolo
episodio bellico forse, ma subito grandioso nell’immaginario
patriottico USA. Non esistendo ancora Hollywood, la «carica di
San Juan» venne rappresentata infinite volte dalla troupe di
Buffalo Bill nello spettacolo da circo («The Wild West Show»).
(anche qui torna un elemento già citato: l’immaginario collettivo
abilmente stimolato e plasmato, vedi capitolo su Orson Wells e
quelli su informazione ufficiale e film – NdA)

Entertainment, pubblicità e azione reale, già fusi in America a


creare l’immaginario politico, contribuiranno non poco a far
eleggere Roosevelt alla presidenza: nel 1901, dopo che - altro
fenomeno ricorrente della democrazia USA - McKinley viene
assassinato da un pazzo solitario, un Oswald dell’epoca, tale
Leon Czolgosz.

La preveggenza di Theodore Roosevelt ha qualcosa di magico.


Come sottosegretario alla Marina, solo dieci giorni dopo
l’attentato ispanico al Maine già avvertiva il commodoro George
Dewey di «tenersi pronto, nel caso la guerra fosse scoppiata»,
per liberare anche l’ultimo brandello dell’impero spagnolo, dalla
parte opposta del mondo: le Filippine.

Nel maggio 1898, l’ammiraglio Dewey portò a Manila da Hong


Kong, dov’era rifugiato, un capo ribelle, Emilio Aguinaldo; lo
assicurò che «gli Stati Uniti venivano per liberare i filippini dal
giogo spagnolo» e non avevano mire territoriali. Con l’aiuto

156
americano, Aguinaldo formò un esercito guerrigliero di
liberazione. Ma molto presto, sul concetto di «liberazione», si
dovette produrre una certa diversità di vedute fra americani e
filippini. A quel punto Aguinaldo e i suoi uomini, prima esaltati
dalla stampa USA, vennero ridefiniti: come certi guerriglieri
iracheni, ora erano «insurgents» (insurrectos).

Proprio come gli iracheni a cui gli USA hanno portato la


democrazia, si verificò il ben noto fenomeno: mancanza di
gratitudine, e palese disprezzo per i legittimi interessi americani.
Roosevelt sancì che questi «insurgents» non erano migliori degli
Apache. E con grande rincrescimento, l’America dovette fare a
questi ingrati guerra. «E questa guerra», riportò con orgoglio
l’inviato speciale del Philadelphia Ledger, «non è un impegno
falso, da operetta, senza sangue. I nostri uomini sono
instancabili; hanno sterminato uomini, donne, bambini,
prigionieri e catturato insorgenti attivi e gente sospetta, dai dieci
anni in su. I nostri soldati hanno pompato acqua salata dentro
uomini ‘per farli parlare’, hanno preso prigionieri uomini che si
arrendevano e un’ora dopo, senza un atomo di prova che
fossero insurrectos, li hanno messi in piedi sul margine di un
ponte ed hanno sparato loro ad uno ad uno, facendoli cadere di
sotto… non è una guerra civilizzata, ma non abbiamo a che fare
con gente civilizzata. La sola cosa che capiscono e temono è la
forza, la violenza, la brutalità, e noi gliela diamo».

Quante assonanze con Abu Ghraib e Guantanamo.


Quante con l’Iraq liberato ed ingrato, abitato da uomini non-
civilizzati.
Quante somiglianze con l’11 settembre.
E’ male che gli storici non abbiano studiato più a fondo
queste ricorrenze così regolari nella storia della grande
democrazia americana: anche perché un nuovo 11 settembre
minaccia di prodursi in ogni momento, stavolta con un proditorio
attacco agli Stati Uniti da parte dell’Iran o della Siria; come
abbiamo visto, Al Qaeda non cessa di tramare attentati, per
fortuna sventati, contro la superpotenza. In quel caso, sarebbe
utile aver presente, per una migliore comprensione, questa
strana ricorrenza storica.

Di fronte alle prove inequivocabili dell’aggressione, che


Washington non mancherà di esibire, potremmo almeno
sospirare: ricordiamoci del Maine.

157
Casi isolati? Non proprio. Una delle scuse per l’ingresso degli USA
nella prima guerra mondiale fu l’affondamento del Lusitania, nave
passeggeri americana affondata presso le coste inglesi da parte
dell’esercito tedesco. Detta così, può apparire come un’azione
aberrante, contraria a qualunque regola, qualunque trattato (anche se
in guerra, come disse Bismarck, i trattati sono pezzi di carta). Se si
considera però che la marina tedesca aveva già annunciato il blocco
navale, e a proprie spese aveva pubblicato sui giornali americani
degli avvertimenti circa la presenza di questo blocco,
informando che in caso di passaggio di navi sotto qualunque
bandiera queste sarebbero state considerate – e trattate – come navi
nemiche; beh, conoscendo questo, sembra che gli americani se la
siano proprio andata a cercare…

Analogamente, una ventina d’anni dopo, l’episodio del golfo del


Tonchino e l’ingresso della guerra in Vietnam: come ammesso
successivamente dal ministro della difesa (chissà perché, questo
termine “difesa” mi urta sempre…) Mac Namara, l’incidente era
stato inventato per avere la giustificazione, presso l’opinione
pubblica, per l’intervento armato.

La lista potrebbe continuare a lungo, e si arricchisce anche ai nostri


giorni. Pensate all’incidente fra navi da guerra americane nello
stretto di Hormuz (2009) dove presunte motovedette iraniane che le
avrebbero minacciate; forse che si cercava la scusa per un attacco
all’Iran?

Leggo e copio da www.luogocomune.net

NOTIZIA E CONTRONOTIZIA

Conoscendo le tecniche di psy-op e delle operazioni false flag


poste in essere da americani & soci, per raggiungere i loro scopi
politico/militari, la notizia dell’incidente sfiorato domenica scorsa
nello stretto di Hormuz, tra imbarcazioni iraniane e navi
americane, fa subito scattare in me il ricordo del Golfo del
Tonkino (l’incidente molto simile che aprì la guerra del Vietnam,
di recente sconfessato dallo stesso ministro degli esteri di allora,

158
Robert McMamara, come pretesto del tutto inventato).

I nostri “giornalisti” però ci forniscono “la prova” della


provocazione iraniana, ovvero il filmato diffuso dalla marina
degli USA. “Ecco il filmato che prova l’attacco”, dice
enfaticamente un mezzo busto qualunque. E tutti i quotidiani
dietro: “il filmato dell’attacco”, la “prova”, ecc. ecc. Nessuna
considerazione, nessun dubbio, nessuna critica, neanche
l’ombra di giornalismo vero, insomma.

In realtà si vede solo un barchino che fa evoluzioni sull’acqua in


un video girato male, con audio posticcio dove un “terrorista”
con tono da operetta recita “sto venendo per voi, vi faccio
saltare”, ma nessuno si chiede dove stia davvero questa prova.

Senonché, L’Iran non ci sta, emostra un suo filmato, spiegando


che l’audio è falso - come pure il filmato, che è girato con pezzi
“di repertorio” - e che comunque le cose non sono andate come
dicono gli americani.

Passano alcuni giorni tra accuse reciproche. Poi arriva il colpo di


scena:

Iran: Marina Usa fa marcia indietro sull’incidente navale


sfiorato nello stretto di Hormuz

Colpo di scena sull’incidente navale sfiorato di domenica nello


stretto di Hormuz. Il comando della Quinta Flotta statunitense in
Barhein fa marcia indietro e rivela di non essere più certo che la
minaccia di farsi saltare in aria contro tre unità navali americane
provenisse dai cinque battelli iraniani riprese mentre si
avvicinavano a grande velocità contro le navi. “Non c’e’ modo di
saperlo”, fanno sapere dal comando della marina statunitense
dopo la diffusione del filmato della versione iraniana
dell’incidente.

Durante la guerra dei sei giorni, una nave americana fu


bombardata dall’aviazione israeliana “in incognito”, con aerei
cioè privi di identificazioni. L’affondamento della Liberty è una
delle vicende più insabbiate in America.

La nave, che osservava le operazioni al largo del Mediterraneo


(era la guerra dei sei giorni) fu attaccata dal cielo da caccia
senza insegne; morirono 34 marinai. Israele ha sempre

159
protestato che fu un errore di riconoscimento, in pieno conflitto;
la nave-spia era per sè sospetta, poteva essere egiziana.

In USA, alcuni ambienti hanno sempre sospettato che si


fosse trattato di un tentativo di accollare l’attacco omicida
agli egiziani, onde indurre l’America - a quel tempo non
così filo-sionista - a passare dalla parte di Israele. In ogni
caso, sulla vicenda lo stesso Pentagono, e tutte le successive
presidenze USA, hanno steso una spessissima coltre di silenzio,
nonostante le richieste instancabili dei sopravvissuti
dell’equipaggio perchè fosse fatta piena luce. La stessa opinione
pubblica americana, in enorme maggioranza, non è informata
nemmeno che il fatto avvenne.

Anche sulla continua minaccia di terroristi palestinesi, che, in


maniera autolesionista, provocherebbero Israele, ci sarebbe da
riflettere. Israele che si troverebbe continuamente a vivere nella
paura per timore di attentati, Israele, che non lascia passare neanche
i rifornimenti di cibo a Gaza, non riesce a controllare i rifornimenti
di armi e materiale per la costruzione di razzi. Razzi che,
puntualmente, vengono lanciati su Israele. E, altrettanto
puntualmente, non uccidono nessuno (o quasi: a volte hanno ucciso
palestinesi residenti in Israele). E, altrettanto puntualmente,
provocano reazioni spropositate da parte di Israele (il numero di
morti palestinesi è 20-30 volte superiore a quello dei morti
israeliani).

Anche riguardo ad un’altra operazione “storica” dei servizi segreti


israeliani, il famoso raid di Entebbe, ora si scopre la verità. Sempre
da Blondet:

Entebbe, false flag (11 settembre idem)


Maurizio Blondet
02/06/2007

4 luglio 1976: l'arrivo degli ostaggi liberati dallo Sayeret Maktal


a Gerusalemme

E' una storia vecchia, i giovani lettori non la conoscono.


Il 27 giugno 1976, un gruppo di palestinesi del Fronte Popolare

160
di Liberazione della Palestina e di terroristi tedeschi della banda
Baader Meinhof si impadronirono del volo Air France da Parigi a
Tel Aviv e lo dirottarono per poi farlo atterrare nell'aeroporto di
Entebbe, in Uganda, dove comandava il sanguinario dittatore Idi
Amin. Dopo giorni di ansia, con un centinaio di passeggeri in
ostaggio dei terroristi, nella notte tra il 3 e 4 luglio un
commando dell'esercito israeliano (in gran parte del reparto
speciale Sayeret Maktal e del Mossad), con un'operazione
brillantissima, atterrarono non visti su degli Hercules,
attaccarono a sorpresa e uccisero i terroristi liberando i
passeggeri, senza dimenticare, al momento di andarsene, di
distruggere tutti i caccia ugandesi a terra nell'aeroporto.
Un'operazione eroica, passata come tale nell'epica
israeliana.

Ora si apprende da fonte certissima - e lo rivela il britannico


Telegraph - che il dirottamento è stato fatto sì da palestinesi, ma
su istigazione del servizio di sicurezza israeliano Shin
Beth. (1)
La fonte certissima si chiamava David Colvin, che allora era il
primo segretario dell'ambasciata britannica a Parigi.
Egli seppe da una sua fonte, già tre giorni dopo il dirottamento,
del coinvolgimento israeliano, e ne fece rapporto Londra, in un
memorandum riservato conservato negli Archivi Nazionali e solo
oggi, dopo 30 anni, declassificato.
Nel rapporto, il diplomatico Colvin spiegava che il Fronte
Popolare di Liberazione della Palestina (PFLP), un movimento
nato da poco e subito messosi in contrasto con l'OLP
(Organizzazione di Liberazione della Palestina) di Arafat «aveva
attratto ogni sorta di elementi folli, alcuni dei quali 'piantati'
lì dagli israeliani».

E che il dirottamento aveva lo scopo di macchiare la


reputazione di Arafat, la cui popolarità in Europa
cresceva, e per impedire un riavvicinamento tra Arafat e
Washington.
Scriveva Colvin: «Il loro incubo [degli israeliani] è assistere
all'imposizione in Medio Oriente di una Pax Americana che
andrebbe a vantaggio dell'OLP (che guadagnerebbe rispettabilità
internazionale e forse il diritto di instaurare uno Stato nei
territori) e a svantaggio del Fronte del Rifiuto (2), che
perderebbe ogni ragion d'essere, e Israele sarebbe obbligata ad

161
evacuare i territori occupati. Da qui la poco santa alleanza nel
dirottamento».

Il rapporto Colvin fu archiviato senza commento.


Ma il Foreign Office prese nota che anche un giornalista del
Liverpool Post, Leo Murray, aveva riferito che il PFLP stava
progettando una serie di attentati spettacolari per troncare i
contatti, che stavano avendo luogo, tra l'OLP e il suo capo Arafat
e gli USA. E un funzionario annotava: «se, come sostiene la
fonte di Murray, lo scopo del dirottamento di Entebbe era di
prevenire lo sviluppo delle relazioni tra Arafat e l'Occidente, ciò
spiega perché Arafat ha recentemente avvicinato i francesi al
[l'ambasciata del] Cairo avvertendoci di ulteriori futuri
attentati».
Il fatto risale a trent'anni fa.
Ma ci dice che Israele è perfettamente capace di
organizzare attentati con morti e feriti e farli apparire
«islamici», manipolando qualche pazzo palestinese.
Forse altri decenni occorreranno per capire la verità nascosta in
eventi tragici come l'attentato palestinese alle Olimpiadi di
Monaco nel 1972 (con brillante, eroica operazione di massacro
dei corpi speciali israeliani), e del dirottamento della «Achille
Lauro» del 1982, che decise - tra l'altro il destino di Craxi, che
urtò gli americani alla caccia dei terroristi.
Ma, naturalmente, il pensiero corre al mega-attentato di «Al
Qaeda» dell'11 settembre 2001, anch'esso così utile alla politica
israeliana, consentendo agli eletti di rigettare le trattative di Oslo
proclamando che Arafat era, come «Al Qaeda», un terrorista.
E qui, proprio l'11 settembre, emerge un nuovo indizio che va
messo in relazione con la vecchia storia di Entebbe.

Come abbiamo detto, a liberare i passeggeri fu il corpo


speciale Sayeret Maktal.
Ebbene: un membro del Sayeret Maktal si trovava su uno dei
quattro aerei dirottati, il famoso Volo 11 dell'American Airlines,
quello da cui decine di passeggeri telefonarono a parenti e
centralinisti, raccontando ciò che stava avvenendo a bordo, e
infine si coalizzarono (tale la versione ufficiale) per sopraffare i
dirottatori, facendo cadere l'aereo in Pennsylvania.
Alcune telefonate, apparentemente delle hostess dello
sciagurato Volo 11, dissero che un passeggero arabo (poi
identificato con Satam Al Sukami), si era alzato dal suo sedile e
aveva sparato e ucciso un passeggero del sedile davanti al suo,

162
identificato come Daniel Lewin, di anni 31.
Pochi giorni dopo, il 17 settembre, il quotidiano Haaretz rivelò
che Daniel Lewin era stato un ufficiale del Sayeret Maktal,
descritto «come il corpo speciale di maggior successo
dell'esercito israeliano» nonché «una unità capace di
penetrazione profonda, che ha operato assassinii mirati, furto di
intelligence straniera e distruzione di armi nucleari straniere».
Daniel Lewin era uno dei due israeliani che risultano presenti sul
volo AA 11, e defunti nel crash.
Il fatto è che Lewin, a 31 anni, non era più in servizio: era
apparentemente un fortunato imprenditore, fondatore di una
ditta di computer, la israeliana Akamai.
I suoi contatti con il Sayeret Maktal erano stati tenuti
deliberatamente segreti, prima della rivelazione di Haaretz.
C'è abbastanza per esprimere qualche sospetto.

Un paio di hostess telefonano dal volo (cosa praticamente


impossibile all'epoca) e raccontano che Daniel Lewin è stato
ucciso: è una «testimonianza cortissima», che tiene il luogo di
prova, essendo prove concrete del tutto mancanti, e i corpi del
Volo 11 ridotti a pezzetti.
Dunque l'agente del Sayeret Maktal è ufficialmente morto.
Ufficialissimamente trapassatissimo.
O forse vive ed opera sotto altro nome?
Nella condizione ideale per un agente segreto addetto alla
«penetrazione profonda» di ambienti islamici, di essere ormai
inesistente per l'anagrafe?
E ancora: c'entra qualcosa il Sayeret Maktal con l'organizzazione
dell'attentato di «Al Qaeda», che una serie nutrita di altri indizi
indicano come un «false flag», come abbiamo appreso essere
c'entrato nel dirottamento di Entebbe?

Basterà ricordare che le identità dei 19 dirottatori arabi,


immediatamente diffuse dall'FBI, risultarono poi false: parecchie
erano state «rubate» ai legittimi proprietari, studenti e piloti di
Paesi musulmani, che si fecero vivi con le autorità e
dimostrarono che non c'entravano niente.
Rubare identità per «false flag attacks» è una specialità dello
Shin Beth.
Altro indizio: la Federal Aviation Administration e l'American
Airlines corressero la versione telefonata dalle hostess (o da chi
per loro), dicendo che Daniel Lewin non era stato ucciso con una
pistola, ma «probabilmente pugnalato» (eh sì, perché nella

163
versione ufficiale i dirottatori islamici erano saliti a bordo con
taglierini ed armi bianche).
Infine, l'ultimo segnale sospetto: nel «September 11 Memorial
Website» della CNN, che reca i nomi di tutte le vittime del
tragico attentato, il nome di Daniel Lewin non appare.

Maurizio Blondet

Ma la storia non cambia. Cambiano i posti, cambia il copione, la


sceneggiatura, ma la metodologia è sempre la stessa: avete presente
gli attentati in India del 2009?

Riporto al proposito un bellissimo articolo di Massimo Mazzucco


(www.luogocomune.net)

A che servono gli attentati?


20 luglio 2009

Di Massimo Mazzucco: www.luogocomune.net


================================
Ci risiamo. Attentati dal sapore “internazionale”, grande
confusione sui particolari, e totale mancanza di
rivendicazione. Le caratteristiche, ormai canoniche, del nuovo
terrorismo mondiale si ripresentano puntuali anche a Jakarta, e
possiamo quindi già affermare che anche questo caso verrà
archiviato come il classico “duplice attentato sanguinario,
portato a termine da fazioni terroristiche probabilmente legate
ad Al-Queda, che hanno causato la morte di X civili (per ora
siamo a otto), e danni per x milioni di dollari”.
...

Internazionalità:
già come a Bombay, e prima ancora in Egitto (*), sono stati
scelti come obiettivo degli alberghi internazionali. Si può quindi
dedurre che l’intento sia quello di coinvolgere
emotivamente, a livello planetario, il maggior numero di
persone. Se la bomba scoppia in un quartiere povero di una
qualunque città asiatica “saiamechecazzomenefrega”, pensa il
cittadino medio occidentale, ”saranno sicuramente delle menate
fra di loro”, e così l’episodio non lo memorizza nemmeno. Se
invece c’è andato di mezzo, ad esempio, il Ritz di Jakarta, a)

164
“cazzo allora vuole dire che ce l’hanno con noi occidentali, b)
“non sarà mica che la prossima volta tocca all’Hilton della mia
città?" e c) in certi casi anche “O Cristo! Amore, dov’è che sono
in vacanza il Piero e la Lilly? Non è mica proprio in Indonesia?”
Al che normalmente “amore” risponde “ma no gattino, Piero e la
Lilly sono in Polinesia”. Ma intanto gattino se l'è fatta sotto come
un cammello con la diarrea, e stai tranquillo che quell'attentato
non lo dimenticherà mai più.

Confusione:
se c’è una cosa (tristemente) divertente è vedere i giornalisti
della CNN che ansimano come segugi in calore, in diretta
mondiale, nel cercare di darti dei particolari sugli attentati che
non interessano palesemente a nessuno.

“Ma l’ingresso del ristorante dove rimane, esattamente?” -


chiede preoccupato Anderson Cooper da Atlanta.
“Nella lobby" risponde emozionato Bim Bum Bam (il solito
correspondent improvvisato dalla CNN all'ultimo momento).
“Come sarebbe, nella lobby? - replica Cooper tutto agitato – Io
avevo capito che l’ingresso fosse dal retro, vicino alla piscina”.
“Ce n’è anche uno dal retro – ammette Bim Bum Bam sull’orlo
delle lacrime – ma per passare da lì bisogna superare la security
del parcheggio, e quindi le authorities tendono ad escludere che
il killer sia entrato da quella parte.”

Insomma, la cosa più importante, secondo la CNN, è capire da


dove sia entrato l’attentatore, e non magari chi l’abbia
mandato, o addirittura che cosa volesse per farsi saltare
in aria ridotto in particelle elementari.

Assenza di motivazione:
è proprio qui, infatti, che il nuovo terrorismo mondiale casca
come un asinello di provincia: fa macelli da tutte le parti, mi
mette in agitazione il gattino che stava guardando la partita, ma
si dimentica regolarmente di farci sapere che cosa volesse, e da
chi lo volesse.

Provate a pensare ad un gruppo di persone che si organizzi per


far indire un referendum, arrivi ad avere le firme necessarie, e
poi si dimentichi di dire che cosa voleva ottenere con quel
referendum.

165
“Ma alla fine cosa siete venuti a votare?”
“Boh, non lo sappiamo, ma non importa. Lo facciamo perchè ci
piace la sensazione della matita che scorre sul foglio di carta.”

“Ma voi perchè vi fate saltare in aria in quel modo?”


“Così… nessun motivo particolare. Era solo per passare una
serata un po’ diversa dalle altre… “

E così tocca regolarmente alle famose authorities (la polizia


locale, fra i quali di solito il più intelligente ha fatto la terza
all'asilo nido) cercare di capire la motivazione degli attentati, e
quindi eventualmente anche i mandanti. E siccome queste
authorities sono sempre le ultime a sapere le cose, sono ben
felici di sentirsi suggerire dai più informati amici della CIA che
“molto probabilmente si tratta di un gruppo legato ad Al-Queda”.

“D’altronde – diranno - se non lo sanno loro, che Al-Queda


l’hanno inventata…”

Fin qui tutto normale, quindi: matrice internazionale per agitare


gattini e topine in tutto il mondo, confusione sui particolari per
evitare di parlare dei generali (battuta involontaria), e totale
mancanza di rivendicazione, che ormai sconcerta solo chi ancora
ricorda i terrificanti volantini delle Brigate Rosse. (Non che la
matrice fosse molto diversa, sia chiaro, ma almeno una
volta la forma veniva rispettata. Tu fai finta di odiare il
capitalismo, io faccio finta di spaventarmi, e così anche il
giornalista può far finta di scrivere qualcosa di
intelligente).

Massimo Mazzucco

* Furono i sionisti dell’Irgùn, nel 1946, ad inaugurare questo


genere di terrorismo “internazionale”, con l’attentato all’Hotel
King David di Gerusalemme (che naturalmente misero in atto
travestiti da arabi).

166
“Il potere non ragiona, non discute; è pura forza. È come il fuoco, è un
servitore pericoloso e un padrone tremendo.” (George Washington)

“Se uno cerca il comando, negateglielo.” Antico detto arabo


.

Brigate Rosse
Terrorismo di stato?

Il lavoro di scoperta della Verità non è affatto semplice, tante sono


le implicazioni e le ramificazioni delle attività del Maligno. Per
dimostrare quale sia il livello di occultamento della realtà riporto
questo articolo-risposta di Blondet ad un lettore:

«Stimato Direttore,

mi dispiace ma non mi ha risposto, forse mi sono espresso male.


Nell’articolo ‘Un oscuro segnale massonico?’ da Lei scritto dice
che la visita di Berlusconi in Israele va probabilmente inquadrata
in un contesto di guerra tra massonerie attualmente in corso.
Volevo semplicemente che ci spiegassi qualcosina in più al
riguardo. L’articolo è lungo e condivisibile ma la mia domanda era
un’altra. Spero di essermi spiegato meglio.

Grazie F.T. »
Il lettore chiede troppo. Anzi: non sa che cosa chiede. Per un
povero giornalista senza mezzi nè coperture, esplicitare meglio
lo «scontro interno massonico», lanciandosi in ipotesi
arrischiate, significherebbe esporsi a querele imparabili da parte
di altissimi personaggi, istituzionali e aziendali, che hanno alle
loro dipendenze uffici legali affollati di avvocati di grido, e una
quantità astronomica di soldi e di altri mezzi di persecuzione.

Ma il motivo ulteriore e più grave è che su certe cose si può solo


intuire qualcosa, cogliere un «tono», linguaggi, «stili», che in
certi eventi lasciano indovinare mani massoniche. Più in là è
quasi impossibile andare.

167
Perchè? Provo ad illustrarlo con due episodi da me vissuti; che
anche se apparentemente non hanno a che fare con gli eventi
attuali su cui il lettore vuol sapere troppo, gli faranno un poco
capire le imprevedibili ramificazioni e gli altissimi intrecci in cui
sboccano certe faccende.

Dunque. Negli anni ‘80 conobbi e


frequentai un tal L. B., un estremista
di destra che era stato notevole
organizzatore delle manifestazioni di
piazza di quella che a Milano si chiamò
la «Maggioranza Silenziosa» (primi
anni ‘70). Era un agitatore di piazza,
se vogliamo un pesce piccolo in
quell’ingranaggio della strategia della
tensione che – come poi si seppe –
faceva capo alla Rosa dei Venti e alla
medaglia d’oro della Resistenza Edgardo Sogno
Edgardo Sogno, ritenuto vicino alla famiglia Agnelli.

Accusato di non ricordo più quale «strage fascista» (da cui anni
dopo sarà prosciolto), L.B. si diede alla latitanza, riparando
all’estero.
A quanto mi raccontò lui stesso, abitò per qualche mese in una
villa fuori Parigi appartenente ad una sorella... di Valéry
Giscard D’Estaing. Ossia dell’immarcescibile grand commis (ne
conosciamo anche in Italia), che è stato presidente della
repubblica francese dal 1974 al 1981. E che oggi, grande
«europeista», ha stilato il trattato di Lisbona.

L.B. non mi disse, ovviamente, per quali canali era giunto a


godere di così insospettabili protezioni internazionali. Nella mia
infinita ingenuità di allora, pensai solo che se io fossi stato
costretto a scappare all’estero, inseguito da un mandato di
cattura, non avrei saputo a che santo votarmi, da chi farmi
aiutare. Pensai anche a reti atlantiche «Stay Behind», tipo
Gladio, di cui avevo avuto sentore frequentando certe feste della
Baviera democristiana...

L’altro episodio ha a che fare col Sudamerica, zona del mondo


dove anche i meno informati sanno che la Massoneria ha
posizioni istituzionali, forma governi, e dove sia Gelli che
Giancarlo Elia Valori hanno interessi ed altissimi amici, specie

168
ma non solo nell’Argentina dalla significativa bandiera.

Nel 1998, il mio giornale mi invia in Nicaragua per seguire una


catastrofe naturale (un enorme vulcano aveva sepolto villaggi
interi sotto il fango rovente). L’ambasciatore italiano, da cui
m’ero recato per il consueto briefing che noi inviati sollecitiamo
quando arriviamo per la prima volta in un Paese, mi fa sapere
che due giudici italiani si trovano a Managua allo scopo di
raccogliere una testimonianza che doveva scagionare Adriano
Sofri, il pluricondannato per l’omicidio del commissario
Calabresi. Il personaggio che stava per dare la testimonianza
salvifica era un latitante «rosso» coinvolto nella strage di via
Fani (rapimento Moro) ed altri delitti, con una decina di ergastoli
sulle spalle: Alessio Casimirri.

Nella mia infinita ingenuità, tentai perfino di intervistare


Casimirri, che abitava in una villa sfarzosa sul mare e,
indisturbato, aveva una scuola per immersioni subacquee.
Ovviamente non potei vederlo neppure in faccia, fui respinto al
cancello della villa da certi individui. Però scrissi su Avvenire
l’informazione ricevuta dall’ambasciatore. Risultato: i due
magistrati rinunciarono a raccogliere la testimonianza (la cui
validità giuridica ognuno può valutare ad occhio) e Sofri non fu
salvato. Il risultato voluto, credo, dall’ambasciatore o dai suoi
referenti.

Alessio Casimirri era libero in Nicaragua da anni. Inizialmente


sotto la protezione del regime sandinista (per il quale si dice
abbia compiuto varie «operazioni»). Ma i successivi governi
liberali non hanno mai concesso l’estradizione del personaggio,
più volte richiesta dall’Italia, adducendo pretesti anche
platealmente falsi: come il fatto che Casimirri (che entrato in
Nicaragua da clandestino, non aveva ricevuto la cittadinanza)
era comunque un
«protetto» perchè
aveva sposato una
nicaraguense.

Potente è la protezione
della significativa
bandiera del Nicaragua
dall’allusivo triangolo:

169
Immagino che la maggior parte dei lettori non abbiano mai
sentito parlare di Casimirri, che pure è ritenuto un protagonista
del rapimento Moro. Eppure il tizio ha una provenienza molto
curiosa per un terrorista rosso. Suo padre, Luciano Casimirri, è
stato portavoce del Vaticano dal 1947 al 1977, per
trent’anni; il matrimonio del padre fu celebrato da Paolo VI; il
nonno materno del terrorista rosso, Tommaso Labella, era stato
segretario Vaticano dal 1907 al 1957.

Non è un po’ strano che il rampollo di tale famiglia scelga la


strada della lotta armata? E ancora: fino a che punto questa
ascendenza è servita a continuamente proteggerlo in tanti anni
di latitanza?

In Nicaragua, il latitante e ricercato per pluriomicidi Casimirri ha


fondato... la locale Croce Rossa. La Croce Rossa
Internazionale è la più benemerita organizzazione umanitaria
soprannazionale; il fatto che certi suoi alti dirigenti godano di
immunità e passaporti diplomatici consente a volte, ai meno
scrupolosi di loro, operazioni e traffici sotto un ombrello
insospettabile.

Ma Casimirri non è il solo a godere di alte protezioni. Gugliemo


Guglielmi, fondatore delle UCC (Unità Comuniste Combattenti),
ricercato con la moglie Rita Cauli, per varie faccende (fra cui uno
scambio di armi fra l’OLP palestinese e le Brigate Rosse),
arrivano in Nicaragua nel 1981 da clandestini (si dice, sullo
yacht dell’attore Gian Maria Volontè); lui fa l’addestratore per
l’esercito sandinista, e poi il medico per organizzazioni
umanitarie. Sua moglie Rita Cauli, benchè latitante e
ricercata, lavora in Nicaragua per... l’ONU. Lei stessa
deporrà d’essere stata osservatrice delle Nazioni Unite per le
elezioni in Nicaragua.

170
Infatti, tornata in Italia, è stata arrestata
ed ha fatto un breve periodo agli arresti
domiciliari a Milano, nella sua casa di via
Lamarmora. Assolta, è tornata a
lavorare per l’ONU e, con il passaporto
azzurro e lo status diplomatico, ha
gestito milioni di euro in attività
«umanitarie» in Cambogia, nei Balcani,
in Salvador, eccetera.
Cesare Battisti
Adesso marito e moglie si sono stabiliti
in Brasile, sempre con un incarico ONU, entrambi con
passaporto diplomatico, e si sono riuniti al loro grande amico,
Cesare Battisti il pluriomicida che-mai-sarà-estradato.

In Brasile vive anche Achille Lollo, condannato per l’assassinio


dei fratelli Mattei (i due missini di Primavalle, di cui riparlerò più
sotto). Del resto
Battisti, prima di
decidere di trascorrere
la latitanza a Parigi
come scrittore di
successo, abitò un
anno e mezzo in
Nicaragua. E
sarebbero stati i
servizi francesi a
suggerirgli di
squagliarsela in
Brasile, sotto la protezione della significativa bandiera (Ordem e
progresso):
Giuseppe De Lutiis, che ha indagato a fondo sul delitto Moro, nel
suo libro «Il golpe di via Fani» afferma che Rita Cauli faceva
parte di Hyperion, la «scuola di lingue» parigina in cui ha
insegnato Toni Negri, per cui sono transitati i capo BR Renato
Curcio, Alberto Franceschini e Mario Moretti, e che sembra
essere stata una centrale di riferimento per gruppi terroristici
come BR, Eta basca, OLP, e l’IRA irlandese, e nello stesso tempo
– secondo Giovanni Pellegrino, che per sette anni ha presieduto
la Commissione stragi – era «un punto d’incontro fra servizi
segreti» apparentemente contrapposti (CIA, KGB e
Mossad) necessario nella logica di conservare gli equilibri
derivanti dagli accordi di Yalta. L’Hyperion quindi sarebbe stato
un mezzo per azioni comuni contro eventuali perturbazioni

171
dell’ordine di Yalta, come avrebbe potuto interpretarsi la politica
di apertura al PCI di Moro».

Non basta ancora. In Nicaragua vive da decenni un altro


latitante, Manlio Grillo, autore con un altro terrorista rosso,
Achille Lollo, della strage di Primavalle, dove finirono inceneriti
due missini, i fratelli Mattei. Condannato a 18 anni per questo
duplice omicidio, Grillo ripara dapprima in Svezia, dov’è ben
accolto grazie ad una lettera di Olof Palme (il capo del governo
svedese) nel 1973. Rientra in Italia nel 1978. Nel 1986 se la
squaglia in Nicaragua, protetto anche lui da un passaporto
ONU.

Ed anche Manlio Grillo viene da una famiglia insolita per un


terrorista rosso: sua madre è sorella di un generale, e la
famiglia è addirittura imparentata con il generale Carlo
Alberto della Chiesa. La prima moglie del leggendario generale
dei CC (membro della P2 e ucciso a Palermo dalla mafia o chi
per essa) era una zia di Manlio Grillo. Anzi il fratello di Manlio,
Glauco Grillo, è oggi generale dei Carabinieri. Molti anni fa,
giovane ufficiale, era in servizio all’aeroporto di Catania dov’era
parcheggiato l’aereo di Enrico Mattei (il capo dell’ENI) che da lì
decollò per schiantarsi più tardi a Bescapé (Pavia).

Ah, Sudamerica, Sudamerica! C’è da


far la figura degli ingenui a voler
districare certi intrecci fra «gente di
destra», «terroristi di sinistra» familiari
di CC, passaporti ONU e Croce Rossa.
Persino Francesco Pazienza, il
faccendiere e agente che tanto sa, ha
ammesso d’aver fatto la figura da
ingenuo. Ha raccontato che a Panama i
servizi segreti dello Stato gli diedero le
foto di 13 latitanti italiani in Nicaragua Francesco Pazienza
che si recavano spesso a Panama in
istituti bancari. Tornato in Italia, Pazienza porta tutto contento le
foto al generale Santovito (capo del SISMI e membro P2): e
questo le fa sparire intimando a Pazienza di scordarsi
tutta questa storia. Pazienza l’ha scritto nel suo libro «Il
Disubbidiente». Titolo del capitolo: «I tredici santini del
Nicaragua».

Mi affretto a dire che gran parte delle informazioni di cui sopra

172
non sono farina del mio sacco. Le devo a Solange Manfredi,
ricercatrice che ha abitato in Nicaragua, vi ha conosciuto i
suddetti latitanti, e indaga da anni su questi intrecci, e che su
queste faccende ha presentato denunce tutte insabbiate e finite
nel nulla.

Allego in appendice un articolo della Manfredi. Se il lettore avrà


la pazienza di leggerlo, vedrà che con il Nicaragua hanno avuto
legami lo sfortunato Roberto Calvi del Banco Ambrosiano
suicidato a Londra, Calisto Tanzi, e Maurizio Gelli figlio del
venerabilissimo. Si farà un’idea delle frequentazioni di Alvaro
Robelo, Gran Maestro della loggia autonoma di Nicaragua e
«fratello» di Roberto Calvi nella loggia di Andorra; frequentazioni
vaste e disparate, con alti banchieri e alti prelati vaticani, con
sandinisti e con ricercati siciliani. Vi apprenderà l’onorificenza di
cui il nostro presidente ha insignito nel 2008 Carlos Pellas
Chamorro, discusso banchiere proprietario del Banco de America
Central, «amico» di Tanzi nonchè console onorario d’Italia nella
nicaraguense Granada: una decorazione che somiglia alquanto a
quella conferita nel Giorno della Memoria a Giancarlo Elia Valori,
per meriti olocaustici della madre, prima ignoti. Vi apprenderà
che l’ambasciatore d’Italia in Nicaragua è il fratello di Margherita
Boniver, una delle personalità più vicine a Craxi eppure (come
Giuliano Amato) rimasta intoccata da Mani Pulite, tanto che oggi
è sottosegretario agli Esteri.

Se il lettore avrà la pazienza di leggere. Perchè è


intellettualmente difficile seguire tanti e così complicati intrecci e
relazioni senza perderci la testa. Ma almeno intuirà perchè
chiede troppo ad un povero giornalista senza coperture nè
protezioni di bandiere con triangoli, quando esige da lui un
chiarimento sulla (probabile) «guerra tra massoneria
attualmente in corso». Il giornalista non può che additare certi
stili, certi toni, certi rituali, senza nemmeno la speranza di capire
chi è contro chi.

Hanno una bella insistenza, i lettori. Mentre completavo questo


articolo, mi giunge un’altra mail:

«Dalla stampa di oggi emerge questo: ‘Secondo Ciancimino jr.,


Riina era spinto a continuare nelle stragi da qualcuno, che è
rimasto nell’ombra. C’era una persona che pressava Riina, che
gli diceva ad andare avanti nelle stragi. Provenzano e mio padre
erano contrari a questo modo di fare’. Il nostro amico è molto

173
pressato da un ‘grande architettò, dice infatti un pizzino letto in
aula e inviato da Provenzano a Ciancimino. Uno che ‘riempiva la
testa di minchiate’ a Totò Riina Ma chi è ‘l’architettò di cui si
parla nel pizzino? ‘Il nome non mi fu mai fatto da mio padre’, ha
detto Ciancimino. Secondo Lei, Direttore, è possibile ipotizzare
che dietro questo riferimento al ‘Grande Architettò si celi un
codice per indicare i framassoni, adoratori del Grande Architetto
dell’Universo?
Pellegrino».

Ecco, appunto. Ma se non risponde Ciancimino junior, perchè


dovrei saper rispondere io?

Solange Manfredi: un’interessantissima analisi


delle incongruenze nel rapimento e omicidio di
Moro.

Agguato di via Fani.

Nonostante trent’anni e numerosi processi dell’agguato di Via


Fani, ancora oggi, non si è riusciti a ricostruire con esattezza le
modalità dell’attacco, né quante persone vi parteciparono.

Sono circa le 9 del mattino del 16 marzo 1978. La Fiat 130


dell’On. Moro e l’Alfetta di scorta che percorrono via Trionfale
svoltano in via Fani. Fanno pochi metri quando all’altezza
dell’incrocio con via Stresa le due auto vengono bloccate da una
Fiat 128 con targa diplomatica che provoca un tamponamento

Negli istanti successivi i terroristi esplodono un numero


impressionante di colpi. Vengono ritrovati 93 bossoli, ma i
colpi sparati potrebbero essere di più. In questo inferno di fuoco
vengono colpiti tutti gli uomini della scorta di Aldo Moro (Oreste
Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Raffaele Iozzino e
Francesco Zizzi) ma il Presidente della DC resta
miracolosamente illeso.

Tre uomini della scorta, feriti ma ancora vivi, ricevono il colpo di


grazia[1]. Perché? Cosa non dovevano dire?

174
Il traditore?

“Moro non percorreva tutti i giorni la stessa strada: cambiava il


percorso in ragione dei vari impegni della giornata…. Eppure, fin
dalla sera del 15 marzo i brigatisti attuarono i preparativi per
l’imboscata di via Fani: nottetempo vennero squarciate le
gomme del pulmino appartenente al fioraio Antonio Spiriticchio
che ogni giorno sostava proprio nel luogo dell’agguato. L’audace
imboscata terrorista venne preceduta da una meticolosa
preparazione logistica: dunque i terroristi fin dal giorno prima
avevano l’assoluta certezza che la mattina dopo, verso le ore 9,
l’auto di Moro sarebbe transitata in via Fani, e prima ancora che
lo avesse stabilito il maresciallo Leonardi”[2].

Come potevano essere sicuri che Moro proprio quel giorno e a


quell’ora sarebbe passato da via Fani?

Il Commando militare: Gladio?[3]

“L'azione militare di via Fani viene subito definita da un anonimo


ufficiale dei servizi segreti «un gioiello di perfezione» attuabile
solo «da due categorie di persone: militari addestrati in modo
sofisticato, oppure (il che è lo stesso) da civili che si siano
sottoposti a un lungo e meticoloso training in basi militari
specializzate in operazioni di commando». Un parere condiviso
anche dal generale Gerardo Serravalle, secondo il quale l'abilità
del tiratore scelto di via Fani non poteva non presupporre un
addestramento costante, quasi quotidiano, che in Italia possono
consentirsi solo pochi uomini”[4].

I brigatisti non avevano alcun addestramento: “Morucci


confermerà che la sola esercitazione affrontata dal commando
brigatista prima dell'azione di via Fani era stata tenuta nel
giardino di una villa a Velletri (ovviamente, si era trattato di una
esercitazione senza "bersagli", né armi e pallottole, poiché gli
spari avrebbero creato allarme nelle vicine abitazioni)”[5].

Allora chi ha condotto l’imboscata?

Divise da aviazione civile: segno di riconoscimento?

Perché i componenti del commando di via Fani indossavano

175
divise da aviazione civile (sicuramente poco adatte a passare
inosservati)? Forse perché alcuni componenti del commando,
magari il tiratore scelto, era sconosciuto ai brigatisti e la divisa
serviva ad identificarlo?

Munizioni in dotazione a Forze Armate non convenzionali:


Gladio?

Nel commando vi è un tiratore scelto armato di mitra a canna


corta che sparerà la maggior parte dei colpi la cui identità è
ancora sconosciuta. Chi è? Come poteva essere così addestrato?
Era un militare e/o addestrato in campi militari?

Quello che è certo è che:


“Le perizie hanno appurato che in via Fani vennero usate
anche munizioni di provenienza speciale. Tra i bossoli
repertati, 31 erano senza data di fabbricazione e ricoperti da una
particolare vernice protettiva, «parte di stock di fabbricazione
non destinata alle forniture standard dell’Esercito, della Marina e
dell’Aeronautica militare». Cartucce dello stesso tipo verranno
poi trovate anche nel covo Br di via Gradoli. Secondo il perito
Antonio Ugolini, «questa procedura di ricopertura di una vernice
protettiva viene usata per garantire la lunga conservazione del
materiale... Il fatto che non venga indicata la data di
fabbricazione, è il tipico modo di operare delle ditte che
fabbricano questi prodotti per la fornitura a forze statali
militari non convenzionali…E quando verranno scoperti i
depositi “Nasco” della struttura paramilitare segreta della
Nato “Gladio” si riscontreranno le stesse caratteristiche
nelle munizioni di quei depositi”[6].
Nessuna indagine

La cosa appare di un’evidente gravità, eppure inspiegabilmente:


“Non è stata condotta alcuna inchiesta per accertare quale ente
avesse commissionato quelle particolari munizioni e la loro
destinazione, dato che esse non erano destinate alle forze
armate regolari né potevano essere commercializzate essendo di
calibro militare e interdette a usi civili: dagli atti dei vari processi
Moro non risulta siano mai stati svolti accertamenti per scoprire
da quali canali quelle munizioni arrivarono alle Br”[7]

La presenza in via Fani di Gladio.

176
La mattina del 16 marzo alle ore 9 in via Stresa, a circa
duecento metri da dove avviene la strage c’è il colonnello del
Sismi Camillo Guglielmi.

"Il colonnello Guglielmi, in forza al servizio segreto militare, era


uno stretto collaboratore del generale piduista Giuseppe
Santovito, ed era stato istruttore presso la base di “Gladio”
di Capo Marrargiu, dove aveva insegnato ai “gladiatori” le
tecniche dell’imboscata...L’inspiegata presenza “a pochi metri
da via Fani” del colonnello Guglielmi al momento della strage è
stata rivelata molti anni dopo, nel 1991, da un ex agente del
Sismi addestratosi a capo Marrargiu, Pierluigi Ravasio…"[8].

Cosa ci faceva lì il Colonnello Guglielmi[9]? Perché non ha detto,


o fatto, nulla quando a 200 metri da lui avveniva un massacro?

Una Gladio della Sip?

Ad agevolare la fuga del commando un improvviso black-out


interrompe le comunicazioni telefoniche della zona.

Ma il mistero Sip non si conclude con il back-out del 16 marzo


1978.

“Si susseguono durante i 55 giorni di prigionia dell’On. Moro,


strane quanto improbabili coincidenze legate all’azienda dei
telefoni: il 14 aprile alla redazione de Il Messaggero, è attesa
una telefonata dei rapitori; vengono così raccordate in un locale
della polizia, per poter stabilire la derivazione, le sei linee della
redazione del giornale. Ma al momento della chiamata la Digos
accerta l’interruzione di tutte e sei le linee di derivazione e non
può risalire al telefonista... L’allora capo della Digos parla, nelle
sue dichiarazioni agli inquirenti, di totale non collaborazione
della Sip. ...In nessuna occasione fu individuata l’origine delle
chiamate dei rapitori: eppure furono fatte due
segnalazioni….L’allora direttore generale della Sip era
iscritto alla P2, Michele Principe”[10]

Piccolo Particolare:
“Circa la vicenda della Sip si legge (Unità dell’11 luglio 1991) in
uno scritto di Vladimiro Settimelli:
<<Una Gladio della Sip allertata il giorno prima del
sequestro Moro”. Il nucleo occulto opera ancora nel campo dei

177
telefoni>>[11].

Un sequestro annunciato.

L’imminente sequestro di Aldo Moro sembra fosse noto a molti.


Come appureranno i giudici istruttori Imposimato e Priore nel
corso di una rogatoria internazionale, “in Francia, a Parigi, i
servizi segreti, nel febbraio 1978, già sapevano
dell’organizzazione del sequestro Moro”[12].

Ma non solo.
Alcuni mesi prima del rapimento, dal Carcere di Matera il
detenuto Salvatore Senatore aveva fatto arrivare al Sismi
l’informazione circa il possibile sequestro di Aldo Moro.

Ed ancora: Renzo Rossellini[13], un’ora prima dell’agguato di via


Fani, ovvero poco dopo le 08 del mattino del 16 marzo, su Radio
Città Futura, dava la notizia di un’azione terroristica compiuta ai
danni dell’On. Moro.

Moro era consapevole del pericolo, tanto consapevole da


chiedere una scorta per i famigliari, da far mettere i vetri
antiproiettile alle finestre del suo studio e da chiedere un auto
blindata…richiesta che non verrà esaudita. Perché?

Ancora Gladio.

“Un documento della X Divisione Stay Behind (Gladio)


della direzione del personale del Ministero della Marina, a firma
del Capo di Vascello, capo della divisione stessa, del 02 marzo
1978, ovvero 14 giorni prima del rapimento di Moro e
dell’uccisione della sua scorta, inviava l’agente G71
appartenente alla Gladio - Stay Behind- (partito da La
Spezia il 06 marzo sulla motonave Jumbo M) a Beirut, per
consegnare dei documenti all’agente G129, affinché
prendesse contatti con “gruppi del terrorismo M.O.”,
perché questi intervenissero sulle Brigate Rosse, ai fini
della liberazione di Moro.
A Beirut operava come capocentro (pare anche con incarico in
Gladio, visto che gli si attribuisce la sigla G216) il Colonnello
Stefano Giovannone, responsabile per il Medio oriente, iscritto ai

178
Cavalieri di Malta[14]

I comitati di gestione della crisi in mano ai “massoni”.

Il 16 marzo 1978 Cossiga decide di istituire dei comitati per


gestire la crisi.
"Non vi furono decreti di nomina, solo chiamate e partecipazioni
informali, cooptazioni fatte senza renderne conto a nessuno.
Unico dato certo e documentato è che le riunioni dei “Comitati di
crisi” nominati da Cossiga pullulavano di “fratelli” che avevano
giurato fedeltà alla P2 di Licio Gelli”[15]

Massoni dunque. Tutti vincolati al segreto. Tutti vincolati dal


giuramento di fedeltà alla Loggia.

Ma come è stato gestito il sequestro Moro? Cosa hanno


esaminato o deciso nelle riunioni al Viminale i Fratelli? Non si
saprà mai perché tutti i verbali delle riunioni sono
misteriosamente spariti.

Quello che è certo è che: "l’operato delle forze di polizia


dipendenti dal Viminale e dei servizi segreti (affidati da Cossiga
e Andreotti ad affiliati alla Loggia massonica segreta P2) è stato
caratterizzato da una lunga sequela di errori e conniventi inerzie,
tali non solo da rendere dubbia l’effettiva volontà dello Stato di
salvare la vita dell’onorevole Moro arrestando i sequestratori,
ma perfino da indurre a sospettare complicità e convergenze di
intenti con i terroristi"[16].

Appartamento di via Gradoli

Le Br che preparano il sequestro Moro avevano scelto, sin dal


1975, come loro principale base un appartamento situato in via
Gradoli 96.

Gli appartamenti di Via Gradoli erano di proprietà di società che


erano legate direttamente o indirettamente ai servizi segreti.

In via Gradoli 96, poi, erano ben 20 gli appartamenti intestati ai


servizi segreti.

Perché mettere in quel palazzo la sede operativa delle Br? Un


errore di valutazione? O forse perché abitando nello stesso

179
palazzo i servizi segreti potevano gestire con maggior
riservatezza i contatti con i brigatisti ed il sequestro del
Presidente DC?

Perché dopo il falso comunicato del Lago della Duchessa il covo


di Via Gradoli viene fatto scoprire? .
“Il rifugio di Mario Moretti e Barbara Balzerani era “saltato”
grazie ad una fuga d’acqua che secondo i vigili del fuoco
sembrava provocata apposta: uno scopettone era stato
appoggiato sulla vasca, e sopra lo scopettone qualcuno aveva
posato il telefono della doccia (aperta) in modo che l’acqua si
dirigesse verso una fessura nel muro”[17]

Un caso? O forse come afferma Franceschini:


“L’operazione lago della Duchessa-via Gradoli (vanno
sempre tenuti insieme) è un messaggio preciso a chi
detiene Moro…”[18]?

Foto di Moro nella Loggia di Trapani…accanto a Gladio.


All’interno del famigerato Centro studi Scontrino di Trapani: “la
polizia trovò le carte segrete di una serie di logge massoniche
coperte, punto d’incontro di massoni, templari, politici,
appartenenti a servizi segreti d’Occidente e d’Oriente, e anche di
quei mafiosi indiziati di aver partecipato al mio attentato…. Nella
stessa sede trapanese era, infine, presente l’Associazione
musulmani d’Italia, sponsorizzata da Gheddafi in persona e
facente capo a Michele Papa, che aveva avviato attraverso di
essa una serie di iniziative collegate con le attività svolte dal
leader libico (negli appunti sequestrati veniva indicato come
«sostituto di Gheddafi»).”[19]

Cosa ci faceva una foto di Moro, con alcune iscrizioni massoniche


apposte sulla stessa fotografia, all’interno del Centro studi
Scontrino di Trapani?

E’ un caso che il colonnello libico Gheddafi: “ancora allievo nella


accademia militare britannica di Sandhursi, Gheddafi era stato
reclutato nella setta massonica dei Senussi di cui il suo
predecessore, il re Idris, era stato gran maestro. I Senussi
costituivano allora e costituiscono ancor oggi uno degli strumenti
usati dai servizi segreti britannici per l’attività di controllo
dell’area meridionale del Mediterraneo”[20]?

180
Ed è ancora un caso che a Trapani vi era anche il Centro
Scorpione: “ un centro di Gladio rimasto in gran parte
sconosciuto e dotato di un aereo super leggero in grado di volare
al di sotto delle apparecchiature radar”[21], centro diretto dal
Maresciallo Vincenzo Li Causi (indicato da un ex appartenente a
Gladio, quale informatore di Ilaria Alpi) e ucciso in Somalia in
circostanze mai chiarite pochi giorni prima di deporre davanti al
Pm proprio sul Centro Scorpione?

Ma torniamo a Moro.

“Al di là delle ipotesi, rimane comunque il dato di fatto del


rinvenimento, in una loggia massonica, di una fotografia di
Aldo Moro del tutto particolare: massoniche erano, infatti,
anche alcune iscrizioni apposte sulla stessa fotografia.
Queste scritte non furono mai decifrate: la foto, a quanto
pare, scomparve immediatamente dagli atti del
processo”[22].
Le presenze costanti nel rapimento Moro.
Sino ad ora abbiamo, nel caso Moro, due presenze importanti:
La massoneria e Gladio.

Sappiamo che sia la massoneria che i servizi segreti usano


spesso comunicare con un linguaggio cifrato incomprensibile ai
non iniziati.
Forse, anche in questo caso, occorre prestare attenzione a
questo tipo di linguaggio per capire il Caso Moro.

GRADO LI

E’ il 02 aprile1978 quando nel corso di una seduta spiritica a cui


partecipava, tra gli altri, anche Romano Prodi (recentemente
coinvolto in una inchiesta riguardo a truffe ai danni della
Comunità europea, che lo indica come affiliato ad una loggia
massonica di San Marino) emerge il nome Gradoli.

Era il nome della via in cui si trovava il covo delle Br o quella


seduta spiritica aveva un significato più profondo?

Vista l’ingombrante presenza della Massoneria in tutta la vicenda


Moro perché non provare a leggere la cosa diversamente?

“Se fosse stato un segnale inviato a chi era in grado di capirlo


perché iniziato a quel particolare linguaggio cifrato? Se il codice

181
fosse stato, per esempio, quello rosacrociano, le lettere indicate
dal piattino avrebbero potuto non formare il nome del paesino
sul lago di Bolsena, ma essere lette come GRADO-LI (grado 51).
Si sarebbe rinviato, cioè, a un livello ancora più occulto del
trentatreesimo, un gradino più alto della gerarchia massonica
conosciuta. Quale poteva essere questo misterioso Grado LI ?
Un rarissimo testo pubblicato in Francia intorno al 1870 da Ely
Star (pseudonimo di un seguace di Péladan e di Flam-marion),
Les Mystères de l'horoscope, svela che nel Cercle de In Rose +
Crobc il Grado LI corrisponde al Maìtre du Glai-ve, il Signore
del Gladio.
Letto cosi e riferito alla situazione internazionale, quel
messaggio poteva essere interpretato in due modi: o come una
richiesta di intervento rivolta al fantomatico Signore di quella
organizzazione; oppure come l'annuncio che il Grado LI stava
per muoversi[23]”.

Questa è la possibile spiegazione degli autori del libro “Il


misterioso intermediario”. Ma è possibile anche una terza
ipotesi: dicendo “Gradoli” ovvero Signore del Gladio, non è
possibile che qualcuno volesse lanciare un messaggio a tutti gli
investigatori o gli eventuali inquirenti in grado di capirne il
significato, avvertendoli così di non procedere, perché si trattava
di un’operazione voluta e condotta da Gladio?

Il massone che aveva scritto troppo.


Vi è stata una persona, iniziata a questo linguaggio, legato ai
servizi segreti che, coraggiosamente ha scritto molto sul caso
Moro…. sino a quando non è stato ucciso. Era Carmine Pecorelli

Il suo modo di scrivere era sibillino, da iniziati (era un massone


iscritto alla Loggia P2), ma di una cosa, oggi, siamo sicuri:
sapeva molto e…. scriveva. Ed allora andiamo a vedere cosa
sapeva e cosa ci aveva scritto sul sequestro Moro.

Come, ricorda il Senatore Sergio Flamigni:


“Pecorelli coglieva l’atmosfera di dura ostilità verso la politica di
Moro, e a partire dalla seconda metà del 1975 cominciò a
esprimerla attraverso enigmatiche note di questo tenore: «È
proprio il solo Moro il ministro che deve morire alle 13?»; «Moro-
bondo»; «Un funzionario, al seguito di Ford in visita a Roma,
ebbe a dichiararci: “Vedo nero. C’è una Jacqueline [vedova

182
Kennedy, ndr] nel futuro della vostra penisola”»; «... E a parole
Moro non muore. E se non muore Moro...». Il 9 gennaio 1976
“Op” riportò a tutta pagina una caricatura di Moro col titolo: «Il
santo del compromesso, Vergine, martire e... dimesso», e le
parole: «Oggi, assassinato con Moro l’ultimo centro-sinistra
possibile di sedimentazione indolore della strategia
berlingueriana...». Era in pratica una sequela di allusioni di
morte che Pecorelli non aveva mai rivolto a nessun altro uomo
politico" [24].

L’Ok all'agguato di via Fani data attraverso un necrologio?


A Pecorelli legato ai servizi segreti, alla massoneria e buon
conoscitore del linguaggio degli iniziati non sfugge uno “strano
necrologio” e il 15 marzo, ovvero il giorno prima dell’agguato di
via Fani, l’agenzia “Op” scrive:

«Mercoledì 15 marzo il quotidiano “Vita sera” pubblica in


seconda pagina un necrologio sibillino: “2022 anni dagli Idi di
marzo il genio di Roma onora Cesare 44 a.C.-1978
d.C.”[25]. Proprio le idi di marzo del 1978 il governo Andreotti
presta il suo giuramento nelle mani di Leone Giovanni.
Dobbiamo attendere Bruto? Chi sarà? E chi assumerà il ruolo di
Antonio, amico di Cesare? Se le cose andranno così ci sarà
anche una nuova Filippi[26]?».

Aldo Moro come Cesare? Forse.

Aldo Moro viene rapito proprio mentre si sta recando a tenere un


discorso alle Camere…proprio come Giulio Cesare che si era
recato in Senato.

In via Fani c’è sicuramente, risulta agli atti, la presenza del


colonnello Guglielmi, istruttore dei gladiatori nelle tecniche
dell’imboscata.

Quando Giulio Cesare venne ucciso i congiurati, preparandosi


all’agguato, appostano un gran numero di gladiatori a poca
distanza.

Ed allora nel linguaggio degli iniziati: Chi è il genio di Roma che


onora Cesare nel misterioso necrologio (si badi bene necrologio)
del 15 marzo?

183
Ed ancora: chi poteva essere (leggi rappresentare) Bruto per
Aldo Moro?
Ma la domanda più importante è: il misterioso necrologio
apparso su Vita sera poteva essere in realtà l’Ok ai terroristi
circa l’azione preparata per il giorno dopo?

Killer professionisti e manovalanza di piazza…il


particolare da tenere a mente.
Pecorelli dimostra, attraverso i suoi scritti, di sapere anche bene
da chi era composto il commando dell'agguato di via Fani,
infatti, durante il sequestro del Presidente DC, su OP scrive:

“Aspettiamoci il peggio, gli autori della strage di via Fani e del


sequestro di Aldo Moro sono dei professionisti addestrati in
scuole di guerra del massimo livello. I killer mandati all’assalto
dell’auto del presidente potrebbero invece essere manovalanza
reclutata su piazza. È un particolare da tenere a mente”[27].

Eccolo il particolare da tenere a mente: In via Fani vi erano


manovalanza di piazza e professionisti. Ovvero: brigatisti e… chi
altro?

Le brigate rosse….un motorino.

Dopo l’uccisione di Aldo Moro Pecorelli pare sapere anche che le


brigate rosse non sono altro che il braccio armato di ben più alta
organizzazione e scrive:

«le Br non rappresentano il motore principale del missile, esse


agiscono come motorino per la correzione della rotta
dell’astronave Italia»[28].

Ma allora, chi è il motore principale del Missile?

La loggia di Cristo in paradiso.

Ecco un altro pezzo importante pubblicato su “Op”:

“Il ministro di polizia [cioè Cossiga, ndr] sapeva tutto, sapeva


persino dove [Moro] era tenuto prigioniero... perché un generale
dei carabinieri era andato a riferirglielo nella massima
segretezza [ma] il ministro non poteva decidere nulla su due

184
piedi, doveva sentire più in alto e qui sorge il rebus: quanto in
alto, magari sino alla loggia di Cristo in Paradiso... Non se ne
fece nulla e Moro fu liquidato... Purtroppo il nome del generale
CC è noto: Amen[29]”.

Dunque Pecorelli sosteneva che Cossiga fosse stato informato da


un generale dei CC “Amen” (generale Dalla Chiesa[30]) dove
Moro veniva tenuto prigioniero, ma che la sua azione fosse
subordinata ad un livello più alto “magari sino alla loggia di
Cristo in paradiso” (loggia P2).

E’ appena il caso di ricordare che i comitati di crisi istituiti da


Cossiga per gestire i 55 giorni del rapimento Moro pullulavano di
affiliati alla Loggia P2.

Il 20 marzo 1979 il giornalista Mino Pecorelli viene ucciso a


Roma.

Conclusioni.
Anche in questo caso, come negli altri scandali e fatti di sangue
italiani analizzati nei precedenti articoli di questo blog, troviamo
una serie di costanti ovvero meccanismi, che scattano affinché
non si giunga alla verità. Vediamoli:

- La presenza tra i protagonisti di massoni e ufficiali dei servizi


segreti;
- La protezione data dal segreto;
- La morte dei testimoni;
- La scomparsa di documenti;
- I depistaggi operati da apparati dello Stato;
- le indagini non svolte;- ecc...

Grazie a questi meccanismi, sempre a tutela dell’illegalità, i fatti


si sono trasformati in “misteri” e questi misteri, per alcuni, in
straordinari strumenti di ricatto.

Ed allora, per il lettore che ragiona con la sua testa, al di là del


bombardamento di disinformazione cui è stato sottoposto negli
ultimi 30 anni, è plausibile che il caso Moro sia stato pensato,
progettato, attuato da un gruppo di brigatisti (manovalanza di
piazza) che si addestravano nel giardino di una villa di Velletri
senza neanche i proiettili?

E’ possibile che lo stato non sia riuscito a scoprire la verità in 30

185
anni?

E’ possibile che le migliaia di dipendenti dei servizi segreti, dei


corpi speciali, che tutte le forze di polizia e dei carabinieri non
siano mai riusciti a scoprire nulla, tenuti in scacco da una gruppo
di brigatisti?

E’ davvero possibile che un futuro Presidente del Consiglio riceva


notizie riservate su Moro durante una seduta spiritica e poi lo
ammetta pubblicamente alla nazione?

Tutto ciò è davvero possibile e credibile?

P.S.

Uno degli studiosi più attenti del caso Moro è sicuramente il


senatore Sergio Flamigni. Ha pubblicato su Moro libri
indispensabili per chi voglia documentarsi (31).
Proprio grazie allo studio scrupoloso ed attento delle carte del
caso Moro per primo giunse ad alcune conclusioni che gli valsero
le accuse di essere un visionario, dietrologo e misterologo. Dopo
anni si scoprirà che il senatore Flamigni aveva ragione. Nei suoi
confronti verranno, però, spese parole pesanti e ironie taglienti.
Bastano poche parole per delegittimare le risultanze di un lavoro
serio ed approfondito. Sono parole che appena dette hanno la
capacità di impermeabilizzare la capacità di ragionamento dei
più: mitomane, pazzo, dietologo, visionario, complottista. Ai più
attenti non sfugge che quando si attacca qualcuno sul piano
personale per invalidare ciò che dice, invece di contestare il
contenuto delle sue affermazioni, probabilmente la persona dice
il vero, ma molti cadono nel tranello. Cadono anche perché
spesso la verità è scomoda, la menzogna ben confezionata, più
rassicurante.

Se avesse avuto voce e attenzione il mirabile lavoro svolto dal


senatore Flamigni molte verità sarebbero emerse prima e molto
di più sapremmo oggi. Invece il suo scrupoloso studio gli ha
procurato una decina di querele, ovviamente tutte infondate (la
magistratura ha riconosciuto esplicitamente la correttezza del
suo lavoro). Ancora oggi la sua battaglia per la verità e
l’informazione incontra vergognosi ostacoli dai c.d. poteri forti
del nostro paese, come il suo straordinario archivio

186
(http://www.archivioflamigni.org/) fonte di inestimabile
valore in un paese dove la disinformazione rappresenta un
fondamentale strumento di potere per chi vuole ingannare il
popolo.

E’ grazie ai libri e all’archivio del Senatore Flamigni se oggi tante


verità non sono state cancellate.
Si è cercato, e si cerca ancora, di nasconderle, è vero, ma i suoi
libri, come il suo archivio, sono lì a disposizione di chi li voglia
consultare.

E’ grazie ai libri ed all’archivio del Senatore Flamigni che tanti


articoli di questo blog, tra cui questo, hanno potuto, e potranno,
essere scritti e di questo lo ringrazio.

E, visto che mi si presenta l’occasione un ringraziamento


particolare voglio rivolgere anche alla dott.ssa Ilaria Moroni,
direttrice dell’Archivio Flamigni, per la sua straordinaria
competenza, disponibilità e pazienza (con me ce ne vuole tanta).

[1] http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/malavita.html
[2] S. Famigni, Convergenze parallele Kaos Edizioni, 1998
[3] Gladio era organizzazione clandestina di resistenza promossa dai servizi
segreti e addestrata ad operare, in caso di occupazione nemica del territorio, nei
seguenti campi: raccolta delle informazioni; cifra; radiocomunicazioni;
sabotaggio; guerriglia; propaganda ed esfiltrazione
[4] S. Flamigni, La tela del ragno, Kaos edizioni 1993
[5] S. Flamigni, La tela del ragno, Kaos edizioni 1993.
[6] Op. cit. S. Flamigni
[7] Op. cit. S. Flamigni
[8] Op. cit. S. Flamigni
[9] Interrogato il colonnello Guglielmi sosterrà di essersi trovato in via strasa
perché invitato a pranzo da un amico (alle nove di mattina?). L’amico sosterrà di
non ricordare di aver invitato a pranzo il colonnello Guglielmi, ma di esserselo
visto arrivare a casa intorno alle ore 09.00
[10] Falco Accade, Moro si poteva salvare, Massari editore
[11] Falco Accade, Moro si poteva salvare, Massari editore
[12] S. Flamigni, La tela del ragno, Kaos edizioni, 2003
[13] Interrogato sulla circostanza Rossellini sosterrà di aver fatto solo un’ipotesi
[14] Falco Accade, Moro si poteva salvare, Massari editore.
[15] Flamigni, La tela del ragno. Il delitto Moro, Kaos edizioni, Milano 1993
[16] Flamigni, La tela del ragno. Il delitto Moro, Kaos edizioni, Milano 1993
[17] Falco Accade, Moro si poteva salvare, Massari editore
[18] Falco Accade, Moro si poteva salvare, Massari editore
[19] Carlo Palermo, 11 settembre 2001 Il quarto livello. Ultimo atto?, Editori
Riuniti
[20] Carlo Palermo op. cit.
[21] Falco Accade, Op. cit
[22] Carlo Palermo 11 settembre 2001 Il quarto livello. Ultimo atto?, Editori
Riuniti

187
[23] Giovanni Fasanella e Giuseppe Rocca, Il Misterioso intermediario, Einaudi
Editore
[24] S.Flamigni, dossier Pecorelli, Kaos edizioni
[25] Alle Idi di marzo del 44 a.C. Giulio Cesare venne ucciso durante una seduta
del Senato di Roma
[26] La battaglia di Filippi oppose il il secondo triumvirato Ottaviano, Antonio e
Lepido alle forze (dette repubblicane) di Bruto e Cassio (due dei principali
cospiratori ed assassini di Cesare) La battaglia, che si svolse nel 42 a.c. fu vinta
dal secondo triumvirato e Bruto e Cassio furono costretti a suicidarsi
[27] op. cit. S. Flamigni
[28] S. Flamigni, Dossier Pecorelli, Kaos edizioni
[29] Articolo del 17 ottobre 1978
[30] aveva inoltrato domanda di iscrizione alla P2, la Loggia segreta alla quale
suo fratello – il generale dei Carabinieri Romolo Dalla Chiesa – era già affiliato
31 Nel 1988 ha pubblicato "La tela del ragno - il delitto Moro", con le Edizioni
Associate; nel 1993 ha iniziato la collaborazione con la Casa editrice Kaos
pubblicando una nuova edizione de "La tela del ragno - Il delitto Moro" (1993) e
successivamente: "Trame Atlantiche - Storia della loggia segreta P2 "
(1996); "Il mio sangue ricadrà su di loro - Gli scritti di Moro prigioniero
delle Br" (1997); "Convergenze parallele" (1998); "Il covo di Stato" (1999);
"I fantasmi del passato - La carriera politica di Francesco Cossiga" (2001);
l'ultima edizione rivista e aggiornata de "La tela del ragno - Il delitto Moro"
(2003); "La sfinge delle Brigate Rosse. Delitti, segreti e bugie del capo
terrorista Mario Moretti" (2004). Sempre con la Kaos Edizioni ha curato la
prefazione di "Dossier Piano Solo" (2005). Successivamente poi: "Dossier
Pecorelli" (2005); "Le idi di Marzo - Il delitto Moro secondo Mino
Pecorelli" (2006).

188
“C’è un impedimento per la conoscenza, una prova contro tutte le
argomentazioni che basta da sola per tenere un uomo in perpetua
ignoranza – è giudicare con sufficienza prima di aver esaminato.”
(Herbert Spencer, filosofo 1820-1903)

Scie chimiche
Un crimine sotto (sopra) gli occhi di tutti

Giustamente è stato detto che la Bibbia è, nell’ordine, il secondo


libro firmato da Dio: la prima opera sulla quale il Padreterno ha
messo la firma è indubbiamente il Creato, che è
contemporaneamente dimora per le sue creature ma anche “libro
aperto” da leggere e dal quale imparare l’Amore.

Anche per questo si capisce come possa urtare il fatto che qualcuno,
da una decina d’anni a questa parte, deliberatamente stia
“scarabocchiando il Primo Libro di Dio”, per l’esattezza sta
scarabocchiando il cielo: e non ci si riferisce qui all’inquinamento
prodotto dall’attività umana, dalle auto, le fabbriche, ecc.; no, ci si
riferisce proprio a quelle strisce bianche che solcano i nostri cieli e
vi restano per ore, allargandosi e formando una coltre biancastra che
dà origine poi a foschie e ci impedisce di vedere il cielo di un
azzurro intenso. Queste sono le cosiddette “scie chimiche”, da non
confondersi con le “normali” (virgolette d’obbligo) scie di
condensazione, cosiddette “comtrails”, che si formano a particolari
condizioni di altitudine (superiore agli 8.000 metri), di umidità
(inferiore al 10%) e di temperatura (inferiore ai -40°), e che durano
pochi secondi, al massimo un minuto, riconoscibili per la loro
brevità dcietro all’aereo che le produce.

Sull’argomento “Scie chimiche” una coscienza sempre più diffusa


sta emergendo negli ultimi anni, da quando fecero la loro prima

189
comparsa sul finire degli anni ’90. E su questo argomento come su
nessun altro si stanno scatenando i dibattiti fra coloro che ritengono
che ci sia qualcosa di strano, di anomalo, di probabilmente dannoso,
compiuto a nostra insaputa, e quelli che deridono, come anche
giornalisti noti per le loro posizioni normalmente controcorrente,
che irridono quelle “menti malate che pensano che possa esistere
qualcuno che usa gli aerei per irrorare il cielo con sostanze
dannose, addirittura segretamente…”

Eppure il fenomeno è sotto (anzi sopra) i nostri occhi, e non serve


un grande acume per accorgersene. La cosa che più stupisce sulle
scie chimiche è quanto il fenomeno, pur osservabile
tranquillamente da chiunque (non serve neanche un computer o
una connessione internet: basta osservare il cielo), sia ignoto ai
più; ma diventa, una volta che se ne prenda coscienza, evidente
come la luce del sole. Da quando sono stato sensibilizzato
sull’argomento, mi capita di osservare fenomeni assolutamente
anomali e non spiegabili se non come conseguenza di azione
deliberata di una attività umana (che non è il volo dell’aereo).
Tempo fa, ad esempio, guidando, mi sono accorto di un aereo che
stava lasciando la sua classica scia chimica, solo che questa… ad un
certo punto terminava: cioè, l’aereo continuava la sua traiettoria,
(era una giornata limpida, con il sole), ma la scia si interrompeva
improvvisamente, come se un pasticcere che sta scrivendo “Buon
Compleanno” sulla torta avesse finito la panna. Se, come è vero,
Natura non facit saltus, è evidente la natura artificiale del
fenomeno.

Nonostante tutto, sull’argomento scie chimiche si trovano i dibattiti


più accalorati e i più accaniti detrattori. Ha ben scritto Paolo
Franceschetti sul suo blog che su qualunque argomento vi venga in
mente potrete scrivere, trovando un numero più o meno alto di
detrattori; ma se scrivete di scie chimiche si scatenano le critiche e
aumenta a dismisura il numero di quelli che intasano e soffocano il
blog. E la spiegazione è la seguente: su nessun argomento come
questo il rischio che si svegli una coscienza civile è così elevato.
Pensate: se anche l’11 Settembre fosse un auto-attentato, serve a
qualcuno saperlo? Se anche sulla Luna non ci siamo andati

190
veramente, a noi cosa cambia? Se anche Kennedy non è stato ucciso
da Oswald, forse che lo si può far tornare in vita? Tutto sommato
sono cose che non interessano più di tanto, non ci cambiano la vita.

Ma se si scopre che stanno avvelenando l’aria, causando malattie


respiratorie, aumentando le allergie, di nascosto, coi soldi delle
nostre tasse, col beneplacito del nostro governo, delle nostre forze
armate e il silenzio omertoso della stampa, be’, no, se permettete,
questo è troppo, ne va della nostra salute e di quella dei nostri figli;
allora sì che la gente si potrebbe mobilitare seriamente. Forse è
proprio per questo che qualunque dibattito sull’argomento,
qualunque forum, qualunque blog trova così tanti detrattori,
negatori, occultatori della verità: probabilmente interessi forti hanno
interesse a gettare discredito sul tema e a questo scopo utilizzano
finti blogger, disturbatori, esperti del copia-e-incolla che
impediscono lo svolgersi sereno ed equilibrato di qualunque
dibattito.

Una pesantissima aggravante riguarda i possibili scopi di queste


“inseminazioni del cielo”. Esistono documentati sostenitori di teorie
che ipotizzano una correlazione di tali scie con un tentativo, più o
meno riuscito, di controllare il clima (e fin qui, uno potrebbe
pensare ad un fine tutto sommato buono, accettabile); ma sembra
che esistano fondate possibilità che tale controllo non sia a fini
umanitari ma bellici. Per ammissione stessi degli americani
(progetto “Popeye”), nella guerra in Vietnam, fu prolungata la
stagione dei monsoni per mettere in difficoltà il nemico rendendo
i suoi spostamenti più problematici, nel fango. Non sono affatto
trascurabili elementi a supporto di teorie che ipotizzano che eventi
considerati naturali potrebbereo invece essere causati da una
deliberata attività umana. Provate ad immaginare quale potere di
condizionamento avrebbe uno stato che potesse minacciare un
terremoto, un maremoto, un uragano chi non si allinea ai suoi diktat,
alla sua politica economica, all’apertura delle frontiere, alla
liberalizzazione dell’aborto, tanto per fare qualche esempio; c’è chi
dice infatti che i terremoti degli ultimi anni, in Cina e in Iran, Haiti,
per non parlare del terribile Tsunami con i suoi oltre 200.000 morti
siano stati causati dall’uomo e dalla sua “scienza”. Forse per

191
questo esiste una tale cortina di silenzio e negazione a tutti i
livelli del fenomeno delle scie chimiche?

Avendo trovato un saggio sull’argomento dal sito di Massimo


Mazzucco (www.luogocomune.net), ho ritenuto che la cosa
migliore fosse riportarlo (quasi) integralmente, correlato delle
numerose foto. Vi rimando al sito citato per leggerlo integralmente.

Il dottor Stranamore e le Nanoparticelle


(una storia che fa paura)

Il cielo è uno spazio ricco di fenomeni naturali e non; osservare


ad esempio una scia bianca che appare come una stella cometa
in pieno giorno rientra forse in qualche anomalia
fenomenologica? Certo che no, se la scia in esame è una
Contrails (termine che sta per: Condensation Trails) fa parte di
uno di quei fenomeni attribuibili all’opera dell’uomo che molte
persone, dagli anni 40 in poi, hanno avuto modo di ammirare.
Quando si inizia però ad avere delle croci persistenti
sopra la testa, formate da scie lunghe decine se non
centinaia di chilometri, o il cielo a quadretti un giorno sì e uno
no, siamo decisamente fuori dal consueto. Stranamente, alcuni
vorrebbero convincervi di esservi trasformati in una manica di
pazzi visionari perchè, a detta loro, il cielo è “assolutamente
normale” come lo è “sempre stato”; e tutto ciò che si dice da un
po’ di tempo a questa parte, riguardo a strani movimenti di aerei
sui cieli di mezzo mondo, rientra nella categoria delle fantasie
più sfrenate di un popolo ignorante che ha bisogno di credere a
misteri inesistenti.

Il fatto curioso è stato l’atteggiamento dei media e dei vari


organismi interessati che ha seguito un’evoluzione piena di
contraddizioni e paradossi; dapprima c’è stato un totale
rifiuto di ammettere una serie di evidenze piuttosto plateali,
negando del tutto l’esistenza di una qualsiasi anomalia.
Atteggiamento che si è trasformato via via in un attacco con
l’uso dello scherno se non proprio del vilipendio verso le
persone che continuavano a chiedere chiarimenti sui strani

192
fenomeni che improvvisamente iniziavano a comparire sugli
spazi aerei delle loro aree residenziali; pratica che ha subito poi
una nuova mutazione evidenziatasi in una serie di parziali
ammissioni da parte dei media che, di recente, è sfociata in
una nuova fase in cui sembra oggi timidamente fare notizia una
“nuova scienza” al servizio dell’umanità che deve affrontare
il grave pericolo dell’effetto serra.

Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Cominciamo dall’inizio


di questa vicenda che dalla sua comparsa ufficiale ha subito
un’escalation che ha raggiunto oggi livelli davvero allarmanti. La
storia di queste operazioni aeree inizia ufficialmente in un
paesino del Canada chiamato Espanola; in questo luogo,
nel 1996 gli abitanti assistettero all’improvvisa comparsa di
grossi jet commerciali (si scoprirà poi che si trattava di
aviocisterne militari) che incrociavano a quote relativamente
basse sulla verticale del paese rilasciando enormi scie bianche
che permanevano per molte ore nel cielo formando una
moltitudine di incroci a causa dei ripetuti passaggi dei suddetti
aerei. Ovviamente la novità preoccupò la cittadinanza che chiese
alle autorità se fossero in corso delle manovre militari nella zona
avendo alcuni di essi riconosciuto negli aereomobili dei KC-10 e
KC-135 in dotazione all’aviazione statunitense e utilizzati
solitamente come cisterne per il rifornimento in volo degli aerei
militari.

Le autorità, inizialmente, negarono che i vicini di casa americani


fossero impegnati in qualsiasi manovra che interessasse lo
spazio aereo di Espanola ma dopo alcune settimane dalla
comparsa di questi voli le persone del luogo iniziarono a
manifestare malesseri vari, in forme anche gravi,
accompagnati da perdita di memoria a breve termine (alcuni non
ricordavano dove avevano parcheggiato l’auto poco prima) e
altre patologie che sembravano di natura allergica. La gente,
allarmata, decise allora di mobilitarsi; vennero fatte fare da
alcuni laboratori delle analisi sulla pioggia che rilevarono
considerevoli quantità di Bario e Alluminio, si procurarono
le prove di questi sorvoli dai tracciati radar del vicino aeroporto
e furono fatti esposti e ingiunzioni. Il baccano sollevato ottenne
l’effetto di far cessare improvvisamente le suddette operazioni
così come erano comparse (soltanto per un breve periodo).

Il caso di Espanola sarebbe rimasto un evento sconosciuto al


resto del mondo se improvvisamente non fossero cominciate a

193
fioccare altre segnalazioni di aerei che rilasciavano dense scie
persistenti in altre parti del mondo. Da questo primo caso
documentato infatti, nel corso degli anni, sempre più paesi
hanno iniziato, in zone circoscritte all’inizio, che si sono poi
allargate a intere regioni, a notare e segnalare la comparsa
di sorvoli da parte di strani aerei bianchi, apparentemente
senza segni identificativi che in determinati giorni sembravano
mobilitarsi per creare reticolati di scie sopra le città; reticolati
che si trasformavano ben presto in una patina bianca e
lattiginosa che rendeva il cielo plumbeo.

La definizione di “Contrails” è rintracciabile in vari manuali di


aeronautica e metereologia di tutti i paesi e descrive un
fenomeno noto; vediamo soltanto alcuni esempi: Si tratta in
sostanza di particelle di ghiaccio che si formano attorno
alle microparticelle (aerosol) che si trovano negli scarichi
incandescenti dei motori. In condizioni atmosferiche
particolari che sono state definite da molto tempo e acquisite da
tutti gli organi dell’aeronautica, e che come abbiamo visto sono
riassumibili in una temperatura di -40 °C o più con
un’umidità relativa dell’aria di almeno il 70% (fonti Nasa e
Federal Aviation, mentre è il 60% secondo il manuale mostrato
sopra) e ad una quota di 8000 metri o più (quota alla quale si
possono verificare le suddette condizioni atmosferiche).

Va anche detto che la contemporaneità di tutti i fattori atti a


provocare la formazione di scie di condensa non è un evento
frequente ed è anche importante notare che le suddette
condizioni non persistono in una zona per intere giornate; per
capirci non possiamo continuare a vedere passaggi di aerei con
la scia appresso dal mattino fino alla sera in modo ininterrotto o
per svariati giorni di seguito. Si tratta di condizioni note ma che
non si verificano frequentemente. Chi è sempre stato abituato
ad osservare il cielo, ricorderà che normalmente, nei paesi con
un clima simile al nostro, le condizioni ottimali per osservare
aerei rilasciare scie nel cielo si presentano per la maggior
parte durante la stagione fredda e in corrispondenza del
tramonto. Le scie, sottili se osservate a occhio nudo e alte nel
cielo potevano essere più o meno persistenti e di varia
lunghezza, ma nulla di paragonabile a quanto si osserva
oggi, con vere e proprie autostrade che attraversano il
cielo trasmettendo una percezione visiva di quota molto bassa e

194
che, anziché scomparire, in molti casi iniziano ad allargarsi
sempre più generando formazioni nuvolose che si sommano alle
altre scie lasciate nel frattempo. Gli stessi aerei che le rilasciano
spesso volano talmente bassi che sono agevolmente visibili ad
occhio nudo in tutti i loro dettagli.

Tornando al fenomeno della condensazione, sappiamo che fu


osservato la prima volta durante la seconda guerra mondiale,
quando si avviarono le strategie per i bombardamenti ad alta
quota allo scopo di evitare il fuoco di sbarramento della
contraerea nemica. All’epoca non esistevano le cabine
pressurizzate e gli equipaggi dovevano usare tutta una serie di
accorgimenti per affrontare la rarefazione dell’aria e le
temperature sottozero. In alcune occasioni, furono osservate e
documentate le scie di condensazione svilupparsi dagli scarichi
dei grossi motori stellari dei bombardieri B-17.

Nella sequenza di fotografie successiva possiamo vedere alcuni


esempi che ci aiutano a capire come le Contrails non appaiano
automaticamente alle quote elevate ma siano appunto
necessarie le condizioni di umidità e temperatura adatte alla loro
formazione.

BOMBARDIERI IN QUOTA CHE GENERANO O NO “CONTRAILS”


Notare la densità delle Contrails che tendono a dissiparsi
velocemente

195
Chiaramente le cose non sono cambiate ai giorni nostri e
possiamo facilmente reperire molte fotografie di aerei ad alta
quota che, mancando le condizioni atmosferiche necessarie, non
generano Contrails.

La presenza di scie molto dense e persistenti, che anzichè


dissiparsi si allargano fino a dimensioni considerevoli, che si
percepiscono piuttosto basse e non ad alte quote, addirittura di
colori diversi con aerei che manovrano eseguendo strane
evoluzioni sono tutte cose sconcertanti, e non è certo stato
difficile accorgersi che si stava assistendo a qualcosa di nuovo:
questi aerei, manovrando, rilasciavano deliberatamente
nell’atmosfera sostanze di un qualche tipo che non potevano
certo essere scambiate per le comuni scie di condensazione.

196
Se state osservando un cielo sereno, godendovi una giornata
soleggiata e nell’arco di mezz’ora o poco più vi si scatena un
simile putiferio sopra la testa, state assistendo a qualcosa che
con il consueto traffico aereo o con il fenomeno della
condensazione, ha ben poco a che fare

Come se non bastasse, gli autori di queste geometrie pazze


hanno dimostrato di manovrare in barba a qualsiasi
regolamento di volo aeronautico; nei giorni in cui è possibile
osservare operazioni di irrorazione piuttosto massicce infatti,
non mancherete di assistere a vere e proprie evoluzioni aeree
con ripetuti incroci tra più aerei contemporaneamente, voli in
formazione, deviazioni ripetute dalla rotta seguita con curve a
forma di “Esse” o addirittura “Inversioni a U”.

197
Tutte manovre che una persona ragionevole si aspetta di
ammirare ad una manifestazione aerea ma non certo nei cieli
controllati e trafficati della sua città, a meno di non immaginare
dei piloti che, simili a pirati della strada ubriachi, volano in modo
“creativo” infiaschiandosene di tutti i codici che regolano il
traffico. Ma dato che sono i controllori di volo ad autorizzare
i cambi di rotta, (a meno che non si tratti di traffico militare)
sono forse loro i responsabili? Onestamente non crediamo a
questa eventualità e nemmeno a quella dei piloti pazzerelli.

Tutti questi eventi hanno ovviamente provocato delle reazioni;


ma la risposta degli enti ufficiali quando la gente ha iniziato a
porre domande sull’apparizione improvvisa di cieli come quelli
delle fotografie mostrate poc’anzi è stata di assoluto silenzio in
un primo tempo, e soltanto successivamente, con l’intensificarsi
di segnalazioni e domande, si è evidenziata una presa di
posizione che prevedeva una negazione totale di un qualsiasi
fenomeno anomalo nei cieli. In parole povere: “Non esistono
scie anomale, sono tutte scie di condensazione. E’ tutto
normale, ne vedete tante perchè il traffico aereo è aumentato”.
Come se il “traffico” potesse materializzarsi
all’improvviso in zone dove non si era mai visto e le scie
vedersi improvvisamente tutti i santi giorni. Riguardo poi alle
manovre degli aeromobili e ai loro passaggi a quote

198
relativamente basse con incroci multipli e contemporanei, altra
totale negazione con alcune contraddizioni imbarazzanti; per
alcuni infatti gli incroci contemporanei di più aerei non si
verificano ma è solo una sensazione data dal fatto che le scie,
persistendo molte ore nel cielo si sommano a quelle di altri aerei
creando così “La sensazione” degli incroci. Per altri, gli incroci
contemporanei sono possibili anche se molto rari e sono
giustificabili con il grande traffico ormai presente nei nostri cieli.
Nulla comunque esula dal “Normale” traffico, in barba alle
migliaia di segnalazioni che arrivano da tutte le parti.

Affrontare il problema in questo modo si è rivelato un errore che


ha fatto montare le proteste ancora di più ed è finito per
ritorcersi contro queste “Fonti ufficiali” che hanno così minato la
propria credibilità. Sono nati così spontaneamente e in più parti
del mondo, una moltitudine di siti internet messi in piedi da
cittadini che riportavano segnalazioni e monitoraggi delle
loro zone di residenza. In questo modo, molte persone hanno
potuto scambiarsi informazioni e capire che queste oscure
manovre interessavano anche altri paesi; si è anche scoperto in
questo modo, che stranamente, alcune nazioni sembravano
immuni; come se in certi luoghi il “traffico aereo” e le “Scie di
condensazione” fossero bandite.

Da diverso tempo circolano vari filmati, facilmente reperibili in


rete che documentano queste manovre bizzarre degli aerei
mostrando anche le improvvise fuoriuscite di dense nuvole
bianche o le loro altrettanto improvvise interruzioni che
ricordano l’uso dei fumogeni negli aerei che partecipano alle
manifestazioni acrobatiche.

Grazie ai punti di riferimento presenti nelle fotografie, potete


notare come, oltre alle manovre anomale degli aerei, le scie
siano dense, persistenti e formate a quote decisamente
basse. Le scie che state vedendo non sono certo a 8000 metri
di altezza

199
Ovviamente, dopo aver constatato le anomalie date da questo
tipo di operazioni, la successiva e spontanea domanda che è
sorta negli osservatori è stata: “Che cosa stanno rilasciando
nell’atmosfera?” Già dai tempi di Espanola si parlava di analisi
che riscontravano alte concentrazioni di composti di bario e
alluminio ricadute al suolo; notizia questa che ebbe eco anche
da altri luoghi in cui venivano eseguite analisi.

Bario e alluminio sono elementi tossici per la salute


umana, ma il muro di gomma che ormai era stato alzato sul
problema delle scie chimiche sembrava invalicabile; veniva
esclusa qualsiasi ipotesi di irrorazione con sostanze simili ma
non solo, veniva proprio negata la possibilità che gli aerei
potessero avere dispositivi per irrorare sostanze chimiche
nell’atmosfera così come veniva negata l’esistenza di aerei
completamente bianchi e privi di segni identificativi
(ammetterlo avrebbe generato parecchio imbarazzo, i voli sul
territorio nazionale non dovrebbero essere tutti controllati?).

Si mobilitarono anche alcuni uomini politici sensibilizzati da


questo problema; furono presentate interrogazioni parlamentari,
(Due solo in Italia nel 2003) e si scoprì che le operazioni di
irrorazione tramite aerei facevano parte di vari progetti
militari e di ricerca sia sul clima che per scopi bellici da

200
molti anni. Altro che fantasie, si stava scoperchiando un
autentico vaso di Pandora. Ad esempio, molte persone
identificarono tra i primi aerei coinvolti all’inizio di queste
operazioni i KC-135, enormi quadrimotori utilizzati come cisterne
volanti per il rifornimento in volo.

A supporto di queste
osservazioni, un meccanico
catturò di nascosto e diffuse
alcune fotografie che dimostrano
come sulle estremità di questi
bocchettoni di raccordo vennero
montati degli ugelli per la
diffusione di sostanze
nell’atmosfera, confermando in
sostanza che queste cisterne
potevano venire utilizzate
anche per scopi diversi dal
rifornimento di altri aerei.

Sull’estremità del bocchettone


per il rifornimento è stato
montato un dispositivo con
svariati ugelli per la diffusione e
nebulizzazione di sostanze
nell’atmosfera

E anche per quanto riguardava gli aerei bianchi e senza alcun


segno identificativo, iniziarono a comparire fotografie in cui si
possono vedere delle aviocisterne in parcheggio totalmente
bianche. Gli “inesistenti” aerei bianchi non identificati furono
anche denunciati in un esposto del SULTA (il sindacato dei
trasportatori di volo) che ha così creato un precedente non
trascurabile e documentato. Grazie ad esso infatti, non possono
più accusarvi con tanta facilità di essere dei mistici in preda a
visioni che dipingono personalmente gli aerei prima di
fotografarli. Riportiamo sotto parte del documento.

201
Dato che la maggioranza di queste scie vengono generate in
corrispondenza dei motori degli aerei, assomigliando di fatto ai
sistemi fumogeni utilizzati durante le manifestazioni aeree nei
quali ad esempio, viene nebulizzato olio di vaselina bianco, o con

202
l’ausilio di coloranti nello scarico del motore, ci si è chiesti se
non esistevano sistemi simili per erogare altre sostanze,
applicabili a questi grossi aeromobili commerciali.

Sono così stati trovati molti brevetti che illustrano dispositivi


che si affiancano, o in altri casi si integrano nello scarico dei
motori e che possono servire ovviamente a vari usi ma di fatto
sono dei canali di scarico. Allo stesso modo si sono trovati
brevetti per la generazione di quella che viene definita: “Powder
Contrails”

Una risposta di un Tenente Colonnello dell’USAF ad una delle


suddette interrogazioni, contiene alcuni elementi interessanti:
ammette ad esempio che per svariati anni le compagnie
commerciali sono state coinvolte nella semina delle
nuvole (ne parleremo tra poco) con il rilascio di agenti chimici
nell’atmosfera; afferma che l’unica attività dell’Air Force di spray
aereo riguarda la disinfestazione con insetticidi e afferma
anche che l’Air Force non possiede gli apparati per la semina
delle nuvole (e questo come vedremo non risponde al vero).
Nega decisamente l’esistenza delle Chemtrails dicendo ciò che
ripetono tutti gli organismi ufficiali interrogati: e cioè che
attualmente ci sono soltanto normalissime scie di

203
condensazione.

Nega inoltre che l’Air Force sia coinvolta in esperimenti per la


modifica del clima asserendo che si limita alla sola
osservazione; Ma anche questo non risponde al vero; esiste
infatti uno studio realizzato da un gruppo di alti ufficiali proprio
dell’Air Force nel 1996 e reso pubblico di Tutte le informazioni
che rimbalzavano da una parte all’altra del mondo aggiunte alle
proteste sempre più numerose della gente, spinse alcuni politici
a chiedere interrogazioni parlamentari sulle Chemtrails (Scie
Chimiche) sia a livello europeo che nazionale ma non solo;
anche negli stati uniti ci sono stati membri del congresso che
hanno chiesto spiegazioni.

In Italia dopo due interrogazioni che hanno ricevuto una risposta


tardiva e per nulla esauriente dall’ex ministro della difesa
Martino si è tornati alla carica con nuove interrogazioni. recente,
che si intitola: “Owning The Weather in 2025” (Possedere il
clima entro il 2025) che analizza con dovizia di particolari;
tecniche, sistemi, possibilità e motivazioni per ottenere un pieno
controllo climatico a scopi militari. E’ interessante notare che tra
le motivazioni che giustificano questo studio, viene evidenziato
come fin dalla fine degli anni 50 si era capito che il controllo
climatico sarebbe stato un’arma molto più importante
della bomba atomica.

Nel documento, la modificazione climatica viene divisa in due


categorie primarie: Le tecniche per la soppressione dei fenomeni
atmosferici in un caso, e quelle per l’intensificazione degli stessi
nell’altro. In casi estremi lo studio analizzerà la possibilità di
“Creare dal nulla il tempo desiderato”. Le operazioni di spray con
il DDT eseguite regolarmente di cui parla il Tenente Colonnello
Michael K. Gibson (www.afrc.af.mil)

Lo studio cita inoltre un programma conosciuto con il nome di


“Progetto Popeye” che smentisce le parole del Tenente
Colonnello dell’Air Force; questo progetto fu condotto nel 1966
nel tentativo di “estendere la stagione dei monsoni” nel
teatro bellico vietnamita per ridurre l’efficenza e la
manovrabilità delle truppe nemiche.

Nuclei di “Ioduro d’Argento” vennero dispersi nelle nuvole da


aerei appositamente predisposti alla semina e appartenenti ai

204
seguenti modelli: WC-130, F4, e A-1E, attraverso il Laos e la
Cambogia venendo trasportati fino al Vietnam del Sud. I risultati
positivi ottenuti all’inizio del programma hanno permesso di
proseguire le operazioni fino al 1972.

Eravamo rimasti ad alcune notizie come l’inseminazione


artificiale delle nuvole portata avanti con l’ausilio delle
compagnie commerciali. Riguardo quest’ultimo punto, sappiamo,
per ammissione stessa dei militari che la tecnica considerata
più efficace per far piovere (utilizzata in Vietnam) è lo
spargimento nelle nuvole di ioduro d’argento. Tecnica in uso da
molti anni come confermato dalla risposta del tenente dell’Air
Force, ma che soltanto di recente, dopo che si è tentato di
negare anche la più remota possibilità di controllo climatico,
inizia a fare capolino a livello mediatico venendo spacciata come
una novità dell’ultima ora e come una conquista a beneficio
dell’umanità.

Leggiamo con attenzione questa notizia:


Una notizia che parla di progresso viene dalla Spagna, dove
specialmente in Catalogna ed in Aragona, si sta sperimentando
un innovativo metodo per la prevenzione delle grandinate
che tanti danni fanno ogni anno all’agricoltura spagnola. In
alcune aree sono stati installati degli apparecchi che con un
comando via radio, diffondono ioduro d’argento nell’aria. I venti
trasportano le particelle in quota sino alle nubi. Andiamo nel
dettaglio: lo ioduro d’argento viene utilizzato per destabilizzare i
processi di crescita dei chicchi di grandine e far piovere anziché
grandinare.

Quindi nelle zone trattate con ioduro d’argento il rischio che il


temporale sia grandinigeno diminuisce, così affermano gli
scienziati spagnoli che seguono il progetto, anche se alcuni
temporali possono rimanere grandinigeni, specie quelli con le
dimensioni del chicco molto avanzato. La diffusione di ioduro
d’argento: tutta la Spagna è sotto monitoraggio radar
meteorologico da anni. Quando dai radar viene individuata una
nube che può divenire potenzialmente temporalesca e quindi
apportatrice di grandine, nell’area che sarà interessata dal
passaggio della cella temporalesca viene diffuso ioduro d’argento
nell’atmosfera, senza alcun impatto ambientale derivante dallo

205
scoppio di cannoni antigrandine o razzi. La centrale
meteorologica con un comando via radio apre i diffusori di ioduro
d’argento che a questo punto vengono immessi nella circolazione
atmosferica. Come si sa, la nube temporalesca aspira aria dal
basso e quindi lo ioduro d’argento gli finisce all’interno,
destabilizzando i processi di crescita dei chicchi di grandine.

Quanto abbiamo visto è un sistema integrato di monitoraggio


meteorologico finalizzato alla prevenzione di eventi dannosi.
L’argomento è delicato e non è questa la scena per discuterne
nel dettaglio, ma mi chiedo cosa avviene in Italia per prevenire
le grandinate? Non conosco molto dell’argomento prevenzione
grandine in Italia, ho solo sentito la versione dei cannoni,
mentre mi risulta che possa essere assai più efficace quella dei
razzi antigrandine con ioduro d’argento. Otterrebbero lo stesso
scopo di quello spagnolo, anche se provocano inquinamento
acustico e tuttavia non si possono sparare le nubi solo perché
sembrano minacciare un temporale. Il sistema di prevenzione
spagnolo è curato nei minimi dettagli.

(Tratto da www.meteogiornale.it a cura di Andrea Meloni


3/1/2008)

Il gran rumore provocato dalle proteste per le scie chimiche ha


innescato un cambiamento nell’atteggiamento della stampa che
è mutato da un silenzio/negazione totale per lungo tempo fino
alla recente diffusione di notizie dai toni rassicuranti e
orgogliosi che spacciano tecniche in uso da anni come nuove
vette nella conquista tecnologica umana.

206
L’ipotesi del controllo climatico a scopi militari rimane dunque
come una delle più accreditate per giustificare queste massicce
operazioni di irrorazione aerea, confermate in parte anche
dallo studio delle fotografie satellitari che molti ricercatori
indipendenti hanno iniziato ad analizzare da alcuni anni. Le
fotografie satellitari infatti, oltre a documentare l’inizio di queste
operazioni, (spulciando gli archivi fotografici dei satelliti
meteo, si può vedere come le operazioni con le scie
appaiono, a seconda dei luoghi, da un certo anno in poi)
mostrano chiaramente come le zone di irrorazione siano
circoscritte e mirate dimostrando un interesse particolare dei
responsabili di questi voli per le zone di alta pressione e per certi
fronti nuvolosi che vengono attaccati sistematicamente.

Le stesse foto mostrano inoltre scie lunghe centinaia di


chilometri, scie che seguono il percorso dei fronti nuvolosi, scie
che dimostrano altre manovre inusuali di quelli che, sempre
secondo le spiegazioni ufficiali, dovrebbero essere semplici voli
di linea. Diamo un’occhiata ad alcuni esempi tra quelli che più

207
facilmente saltano all’occhio:

208
Image by NASA visible Earth gallery

209
Ma altri particolari non meno interessanti sono saltati agli occhi
di chi, con molta pazienza, ha iniziato ad analizzare centinaia di
fotografie confrontandole ad esempio con quelle riprese da
satelliti diversi nelle stesse zone, alle stesse ore; stiamo
parlando del fatto che molte fotografie satellitari
evidenziano una manipolazione intervenuta per cancellare
alcune di queste scie, operata probabilmente con qualche
software apposito. Un software, agendo in modo sistematico e
con una serie di calcoli predefiniti è riconoscibile perchè ripete
ciclicamente anche gli stessi errori (i suoi -bug- per capirci).
Ci si è così ritrovati davanti a fotografie che mostravano
solo le ombre proiettate a terra dalle scie senza più
mostrare la loro origine, o nuvole che in parte venivano
cancellate assieme alle scie, e altre anomalie simili. Il sospetto è
che si stia operando in modo lento ma costante, non
dimentichiamo che una delle possibilità previste dal documento:
“Ottenere il controllo climatico entro il 2025” diceva appunto
che si possono controllare i sistemi di rilevamento meteorologico
facendo arrivare all’utente finale, immagini o dati falsati.
Vediamo un recente esempio in cui due fotografie ottenute da
satelliti differenti sulla stessa zona e alla stessa ora mostrano
differenze sostanziali. Osserviamo la prossima foto:

Questa immagine tratta dal meteosat fa parte di un’intera


sequenza che mostra come il fronte nuvoloso nel riquadro giallo,

210
venga improvvisamente interessato dal passaggio di molti aerei
che per alcune ore rilasciano scie incrociandosi in vari punti del
fronte fino a creare dei “ventagli”. Le scie permarranno per
molte ore dopo la fine del passaggio degli aerei. La fotografia
che avete visto mostra una situazione normale, ma vediamo
nell’arco di un’ora cosa inizia a succedere nella zona interessata.
Sul fronte nuvoloso iniziano i passaggi degli aerei che rilasciano
le loro scie circoscritte a quella zona.

….

Dopo questa breve e riassuntiva, ma speriamo efficace, galleria


di immagini e informazioni sulle operazioni in corso siamo giunti
ad un’altra parte non meno inquietante del problema: la
propaganda in atto sull’intero argomento.

Abbiamo già visto un esempio eclatante di come una notizia


dell’altro giorno sia stata annunciata come una novità scientifica
dagli indubbi benefici quando in realtà è una tecnica in uso da
anni che ha già ampiamente dimostrato i suoi dannosi effetti
collaterali. L’operato dei mezzi di informazione e
dell’intrattenimento sta indubbiamente giocando un ruolo
fondamentale. Si è passati, come dicevamo, da un silenzio
assoluto, a una successiva negazione totale, fino al
rilascio di informazioni, articoli e agenzie che sembrano
creati apposta per preparare la gente a una qualche
rivelazione che potrebbe avvenire in tempi brevi.

A livello di “informazione” l’inversione di rotta sta iniziando a


farsi sentire con notizie nei telegiornali in cui si annunciano
nuove clamorose scoperte dei maghi della pioggia russi, o
in articoli come quelli citati, o in altri servizi in cui si affronta il
problema da lontano iniziando a parlare del riscaldamento
globale e delle possibili soluzioni da adottare; esplicativo in
questo caso è un articolo propagandistico teso a sdoganare il
problema delle scie cui è stato dato un enorme risalto su: “Il
sole 24 ore”. Articolo uscito dopo che l’aumentare delle proteste
sulle scie chimiche iniziava a farsi strada prendendo consistenza
tra la gente che non ne aveva mai sentito parlare.

211
Il testo in questione è molto indicativo e ci si potrebbe fare
un’interessante analisi ma qui ci limitiamo a riproporvelo
integralmente informandovi però su un dettaglio che il
sole 24 ore (ma anche tutti gli altri giornali) si è ben
guardato dal menzionare. La prima idea di manipolare
l’atmosfera terrestre per combattere “l’effetto serra” va infatti
fatta risalire allo scienziato Edward Teller (1908/2003), uno dei
padri della bomba atomica e figura molto controversa della
storia che ispirò il personaggio dello scienziato pazzo nel
film “Il Dottor Stranamore” di Stanley Kubrick.

Teller nel 1990 propose di utilizzare gli aerei per spargere


nell’atmosfera tonnellate di particolato metallico per riflettere i

212
raggi solari e raffreddare l’atmosfera. Teller stimò che gli aerei
commerciali potevano essere utilizzati per queste operazioni e
nel 1991 spuntò provvidenzialmente un brevetto della Hughes
Aircraft per il rilascio delle particelle “schermo solare” dagli
scarichi degli aerei.

Peccato che le teorie di Teller vennero smentite dagli studi che


dimostrarono come queste polveri in realtà ottenessero
esattamente l’effetto opposto. Ma il sospetto, essendo Teller
direttore emerito del laboratorio militare Livermore ed essendo
stato uno dei più accaniti sostenitori del programma di Guerre
Stellari, è che la sua relazione servisse a convincere gli
organismi civili a partecipare ad un progetto che avrebbe
in realtà affiancato un’operazione militare con finalità ben
diverse da quelle dichiarate; un’operazione chiamata
“Coverleaf”. Il coinvolgimento delle compagnie commerciali
avrebbe fornito i molti aerei necessari che altrimenti i soli
militari non possedevano.

Tutto questo vi ricorda niente? Ad esempio alcuni dei progetti di


controllo climatico descritti nel documento citato all’inizio di
questo articolo? Oppure la dichiarazione del Tenente Colonnello
dell’Air Force sull’uso di Compagnie commerciali per la semina
delle nuvole? Ecco dunque, una delle prime reazioni e
metamorfosi nell’atteggiamento dei media per fronteggiare la
crescente diffusione di notizie tra privati che stava
generando proteste sempre più consistenti; l’articolo:
“L’inquinamento che ci aiuta” un capolavoro di mezze
ammissioni, vere e proprie omissioni, informazione distorte, toni
melodrammatici, e una manipolazione di simbolismi molto
evocativi come la tragedia dell’11 settembre o l’insinuazione di
concetti come il fatto che l’azzurro del cielo senza aerei ha un
qualcosa di strano. Come abbiamo detto, soltanto questo
articolo meriterebbe una trattazione a parte sul tema della
propaganda.

Ovviamente non si tratta di un caso isolato, in breve tutti i


mezzi di informazione si sono allineati a tale strategia; per
citare un altro esempio, solo due mesi dopo la rivista Focus se
ne esce con un megaservizio intitolato:

“Operazione Clima, così ripareremo la terra” in cui tra le varie


soluzioni possibili viene orgogliosamente citato un premio nobel

213
che ha avuto addirittura l’idea di “iniettare” nella stratosfera un
“Ombrello Chimico” fatto di zolfo per riflettere i raggi solari. In
alternativa ci potrebbero essere delle navi in grado di creare
nuvole artificiali. Eccovi una pagina tratta dal servizio di Focus:

Non è superfluo ricordare che la stessa rivista che annuncia


orgogliosamente tecnologie fantascientifiche a basso costo come
un “Ombrello di Zolfo” è attualmente impegnata a produrre
servizi tesi a smontare “la bufala” delle scie chimiche?
Negazione/Ammissione/Omissione è un altro modo di
confondere le menti screditando di fatto concetti e argomenti.
Se sul fronte dell’informazione stiamo assistendo a questi
paradossi, nel campo dell’intrattenimento e della pubblicità va

214
decisamente peggio; questi campi infatti sono quelli
notoriamente più contaminati dai messaggi propagandistici e
subliminali e non ci vuole una mente geniale per capire che
mostrando scie dappertutto con un bombardamento massiccio
ma scientifico e solo apparentemente non intenzionale, si abitua
la mente a ricevere un certo tipo di messaggio.

Le scie vengono inserite in contesti di immagini famigliari e la


mente si abitua a riconoscere quelle immagini. Il nostro
cervello è predisposto a sviluppare delle abitudini; se
vedete una mela, la vostra mente, in modo del tutto automatico
richiama una serie di ricordi e informazioni relative al colore, il
gusto etc. costruendo di fatto “una realtà” su ciò che state
vedendo che vi aiuta a renderla conosciuta e consueta. Una
continua sollecitazione data da informazioni che vengono sempre
registrate e archiviate dalla mente si concretizza quando una
persona alza lo sguardo al cielo e vede le scie. Il suo cervello si
attiva e ricorda di averle sempre viste dappertutto; su di un
giornale, in una pubblicità, in un film, e di conseguenza non le
associa a qualcosa di anormale.

Vi presentiamo ora alcune pubblicità subliminale selezionati tra


la moltitudine di materiale prodotto a questo scopo.

215
Ciò che avete letto e visto finora, rappresenta soltanto una
minima parte dell’immensa mole di materiale disponibile sotto
forma di fotografie, ricerche e documentazioni riguardanti le Scie
Chimiche. Molti degli argomenti collegati e correlati non sono
stati trattati in questa sede ma potranno essere frutto di futuri
approfondimenti. Riteniamo comunque di aver raggiunto lo
scopo di creare quantomeno un’introduzione a un problema di
vaste proporzioni che di giorno in giorno sta assumendo
connotati sempre più preoccupanti. Alla fine di questa piccola
relazione rimane una cosa verificabile subito: non è più possibile
passare una giornata senza che qualche aereo ci sorvoli con una
scia alle spalle.

Come ultimo spunto di riflessione vi poniamo un paio di


domande: Avete visto alcuni esempi che mostrano scie anomale
e manipolazioni sulle fotografie satellitari; alla luce di quanto
mostrato, non vi sembra curioso che da parecchio tempo
nei servizi meteorologici televisivi siano scomparse le
immagini dal satellite che sono state sostituite da
elaborazioni grafiche e digitali fatte al computer?

E ancora: Perchè mai l’Ente spaziale della Nasa ha sentito


improvvisamente l’esigenza di promuovere un vasto

216
programma di “Educazione sulle Scie di Condensazione”
nella scuole americane, arrivando, tra le altre cose,
perfino a produrre giochi e cruciverba?

In conclusione, riporto quanto su FdF (www.effedieffe.com) un articolo del 28


agosto 2008, a firma Claudio Bianchini, riportava:

Se il nostro è un Paese democratico, chi ha autorizzato


l’irrorazione di sostanze nocive sui cieli italiani? E a quale scopo?

Siamo forse in guerra con qualcuno da essere oggetto di


continue irrorazioni di sostanze chimiche varie che poi
inevitabilmente respiriamo? Queste sostanze, come da più parti
insinuato, hanno a che fare con l’aumento delle malattie
polmonari negli ultimi anni riscontrate o con l’insorgenza di
nuove patologie come il morbo di Morgellons?

E soprattutto, perché in occasione dell’arrivo di formazioni


nuvolose compaiono ripetutamente e sistematicamente scie
persistenti nel cielo che sembrano non avere alcuna rotta se non
quella di sovrastare le nuvole stesse che poi, nella maggior parte
dei casi passano senza che arrivi una sola goccia di pioggia?

Sicuramente c’è una correlazione tra questo fenomeno e la


drastica diminuzione delle piogge.

Ed è altrettanto vero che uno dei motivi per la crescente


introduzione delle sementi OGM prima negli USA e poi in
Europa, Italia inclusa, è dato dal fatto che le sementi OGM
crescono anche in clima arido.

Ed è anche verosimile che non vi sia solo questo obiettivo legato


all’irrorazione dei cieli con queste sostanze, visto che si tratta di
tecnologia sperimentata a livello militare.

E allora, se non c’é una cospirazione in atto, cosa sta


succedendo nei nostri cieli che noi non dobbiamo sapere? La
beffa è che tutto ciò avviene con i nostri soldi. Infatti i costi dei
voli militari NATO sui singoli Paesi sono coperti dallo Stato

217
nazionale sorvolato.

Insomma: cornuti e contenti!

218
"Il buon senso c'era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso
comune" (Alessandro Manzoni)

“La cosa importante è non smettere mai di porre domande.”


(A. Einstein)

Global Warming
Inganno globale

Dopo aver compiuto uno dei suoi miracoli più conosciuti, cioè la
moltiplicazione dei pani e dei pesci per sfamare una folla di oltre
5.000 uomini (senza contare quindi le donne e i bambini), Gesù
raccomandò che si raccogliessero gli avanzi, perché nulla
andasse perso, tanto che ne raccolsero dodici ceste. Oltre a
sottolineare l’assoluta “esagerazione” (Dio quando fa miracoli non
bada a spese, se così si può dire), questo particolare ci indica anche
una grande verità: anche se gratuiti e abbondanti, i doni di Dio
non vanno mai sprecati. Potremmo dire che Dio odia lo spreco. Il
suo progetto per noi è la felicità, l’abbondanza, la pienezza; ma
questo non significa che siamo autorizzati a buttare anche una sola
briciola di quanto ci ha dato.

Faccio questa premessa perché nell’esporre la menzogna


ambientalista si rischia di passare per cinici, irrispettosi del Creato,
fino a ricevere una delle peggiori etichette che siano state coniate
per i cosiddetti non allineati del nostro tempo: “negazionista”. Il
negazionista è, nell’accezione comune, colui che nega l’olocausto,
colui che rifiuta di credere che siano morti 6 milioni di ebrei nei
forni crematori, o che perlomeno chiederebbe si potesse dibattere,
indagare, discutere, verificare. Viene bollato come anti-storico,
antiscientifico, e, di recente (proprio dalla Chiesa) addirittura
anti-cristiano: “chi nega l’olocausto non crede neanche al
sacrificio di Cristo”. Insomma, una persona con cui non si può e
non si deve parlare, con la quale la discussione è bandita, anzi, una

219
persona bandita: per legge può essere incarcerata, anche se dubita
soltanto, anche se ritratta, come ha fatto David Irving: niente da
fare, condannato lo stesso, la sua ritrattazione non è stata
convincente. Neanche con Galileo la chiesa era stata così
intransigente.

Prima di illustrare alcuni elementi del credo ambientalista sottolineo


pertanto che il Creato è sacro, e sporcare, sprecare, non apprezzare
ogni singola goccia di rugiada che Dio ci regala è un’offesa al
Creatore. Ciò detto, passiamo ad analizzare la bugia di una delle
ultime religioni ufficiali rimaste: il global warming (riscaldamento
globale).

§§§§§

Se chiedete un’offerta per un impianto fotovoltaico, nel documento


che vi viene presentato, oltre ad essere indicate condizioni
economiche, caratteristiche tecniche dell’impianto, tempi di
consegna, ecc., vi troverete anche un altro parametro
importantissimo: le tonnellate di CO2 che il vostro impianto,
evitando di utilizzare energia dalla combustione di carburanti di
origine fossile (petrolio soprattutto) vi farà risparmiare (o meglio:
farà risparmiare all’intera umanità). Da qualche anno è una
costante: in ogni pubblicità ci deve essere qualcosa di verde; se la
macchina consuma meno, sarà amica dell’ambiente; se il frigorifero
è più efficiente, sarà definito frigorifero verde, e così via. Fermo
restando quanto affermato all’inizio, sorge un piccolo dubbio su
questa ondata ambientalista, anche perché, nelle sue forme più
estremiste (ma sempre più diffuse), l’uomo è visto come il nemico
numero uno dell’ambiente, addirittura un cancro di questa terra, un
tumore maligno che, con la sua espansione mette in crisi la
sopravvivenza stessa dell’ecosistema.

Fino a qualche tempo fa (estate 2009) i dubbi che sorgevano in


merito alla genuinità e autenticità delle notizie in questo campo
erano solamente a livello personale, veniva da pensare che sì,

220
insomma, l’uomo inquina, ma tutto sommato certe posizioni
sembravano un po’ esagerate; fino a quando, anche qui, puntuale,
è arrivato “l’11 Settembre”, cioè il singolo evento che ha gettato
il dubbio sulla veridicità della teoria ufficiale. Tale evento è stato
il furto (copia da parte di hacker) di email dell’IPCC
(Intergovernmental Panel for Climate Change), l’organismo ONU
sul cambiamento climatico. Cosa si dicevano questi signori?
Sostanzialmente che avevano dovuto usare dei trucchi (“trick”)
per nascondere i dati che in realtà negavano il riscaldamento
profetizzato. Su questo argomento riporto più avanti alcuni articoli
di dettaglio. Quello che però emerge prepotentemente è il tentativo
di ingannare, di falsificare i dati per un fine non dichiarato:
evidentemente un complotto degno di investigazione.

Qui è importante dire la verità, come affermata dalla comunità


scientifica (per gli articoli di dettaglio rimando alla fine di questo
capitolo; in sintesi si può affermare quanto segue).

La verità è venuta fuori dopo che i meccanismi di rilevazione della


temperature ad alte quote, sia con palloni aerostatici, sia con
satelliti, hanno rilevato che ad alte quote la temperatura aumenta
meno che a livello del suolo, contraddicendo la teoria dell’effetto
serra, da sempre attribuito all’aumento di CO2 (diossido di
carbonio).

La verità è che il CO2 è uno degli elementi più diffusi in natura; e la


quantità di CO2 proveniente dall’attività umana è insignificante
rispetto a quella prodotta dai vulcani, dagli animali, dalle piante,
dagli organismi viventi, e dagli oceani.

La verità è che il CO2 è in minima parte presente fra i gas


derivanti dall’effetto serra (meno dell’1%).

E, se anche fosse il CO2 il responsabile della variazione di


temperatura, questo non sarebbe la spiegazione per tutte le
variazioni di temperatura che ci sono state nel passato, quando
l’attività industriale umana non esisteva.

221
La verità è che la correlazione fra la quantità di CO2 e la
temperatura esiste, sì, ma analizzando le serie storiche si scopre
che la quantità di CO2 segue l’aumento delle temperature, non
le precede: è in effetti una conseguenza della variazione di
temperatura, non una causa.

La verità è che il riscaldamento, in parte osservato, si osserva


anche su altri pianeti del sistema solare (dove l’attività
dell’uomo non arriva). E le ossservazioni scientifiche delle
variazioni di temperature anche su altri pianeti del sistema solare
fanno emergere una evidente correlazione fra l’attività del sole e il
riscaldamento (o raffreddamento) dei pianeti.

A questo proposito copio da www.effedieffe.com:


Nel 2005 l'astrofisico danese Henryk Svensmark del Danish
National Space Center ha compiuto un esperimento che
proverebbe l'azione dei raggi cosmici nel cambiamento
climatico - cosa furiosamente negata dagli "scienziati"
dell'ipotesi antropogenica. Ponendo un recipiente
contenente normalissima aria in un sotterraneo, egli
dimostrò che i raggi cosmici (che trapassano il suolo
dall'alto) producevano la formazione di goccioline
microscopiche di acido solforico ed acqua, insomma i "semi"
della formazione di nuvole. La quantità di raggi cosmici che
giungono sulla Terra è in relazione inversa all'attività solare,
perchè il vento solare e il suo campo magnetico, quando è
forte, li "spazza via": meno raggi cosmici, dunque, meno
nuvole, e quindi meno raffreddamento del sistema-Terra,
ipotizzò Svensmark. Il fatto significativo della malafede
"scientifica" è che tutte le riviste scientifiche hanno
rifiutato per anni di pubblicare la sua relazione.

Quindi, la vera correlazione con le variazione di temperatura,


nei secoli scorsi, è stata scoperta e riguarda l’attività solare,
misurabile grazie alla presenza di macchie solari. Semplificando al
massimo, scienziati di diverse parti del mondo e diverse estrazioni
hanno scoperto una correlazione diretta tra l’attività del sole e la

222
temperatura secondo questo schema:

Maggiore attività del sole Æ Maggiore presenza di macchie solari


Æ Maggiori emissioni elettromagnetiche (vento solare) Æ minore
presenza di raggi cosmici Æ minore formazione di nuvole Æ
irradiazione del sole meno filtrata Æ e quindi maggior temperatura.

Ecco stabilita la relazione tra l’attività del sole e la temperatura


sulla terra.

Che scoperta. Se ci sono le nuvole c’è meno caldo. Lo sapevamo


già, no? Certo, solo che queste osservazioni riguardano serie
storiche di secoli, ed hanno una valenza scientifica un po’ maggiore
delle semplici osservazioni personali (comunque il buon senso non
va mai trascurato). Ma allora perché tutto questo accanimento
ambientalista, e tutta questa attenzione alle emissioni di CO2?
Secondo alcuni giornalisti questo si può riportare ad una
combinazione di eventi, in parte (minima) casuale ed in parte
voluta.

Tali eventi si possono riassumere così:

1) crisi petrolifera seconda metà anni ’70;


2) scioperi in massa dei minatori inglesi;
3) desiderio della Tatcher di liberarsi delle dipendenze di
queste due fonti energetiche (petrolio e carbone), e desiderio
quindi di spingere il nucleare (presupposta energia “pulita”)
4) In seguito al crollo del muro di Berlino, la caduta della
contrapposizione Est-Ovest, ed il “riciclo” di attivisti
comunisti nei nuovi movimenti ecologisti.

Si venne in qualche modo a formare una strana alleanza fra il


governo di destra inglese, che cavalcava l’ondata ecologista per i
propri fini pro-nucleare, e vaste frange della popolazione che
riversarono nel movimento ecologista le loro energie e le loro idee
anti-sviluppo, anti modernità, anti capitalismo. Alleanza strana
perché da una parte c’era chi spingeva a fini pro-nucleare, dall’altra
i gruppi erano ispirati da ideologie anti moderniste, quasi di ritorno

223
ad uno stile di vita bucolico pre-industriale.

In realtà, come si è visto anche di recente, con l’ex vicepresidente


degli Stati Uniti Al Gore (film-documentario “An Unconvenient
Truth”, una scomoda verità), l’ondata ambientalista-ecologista
viene cavalcata per imporre politiche mondialiste, di limitazione
dello sviluppo dei paesi poveri (mentre i ricchi continuano
allegramente a sperperare), e soprattutto per imporre limiti,
controlli e limitazioni della libertà che altrimenti non sarebbero
accettate. Un po’ come il terrorismo, insomma: se siamo sotto
attacco, accettiamo una limitazione delle libertà, in fondo è per il
nostro bene. Problem-Reaction-Solution: una metodologia ben
collaudata (vedi capitolo sui False flag).

Riporto articolo del Corriere sulle email rubate all’IPCC, email in


cui gli “scienziati” affermano di essere dovuti ricorrere a dei trucchi
per mascherare la verità (che non c’era nessun riscaldamento).

Il giallo delle email rubate «Sul clima dati falsificati»


Corriere.it 23 novembre 2009

Hacker vìola un archivio. E scopre i trucchi degli scienziati.


Scettici contro catastrofisti

WASHINGTON — Gli scettici sul riscaldamento del clima sono in


piena euforia. Convinti di aver colto con le mani nella
marmellata i profeti di sciagure e gli sciamani del global
warming. In pieno negoziato per non far fallire il vertice di
dicembre a Copenhagen, lo scandalo dei dati ritoccati
rivelato ieri dal New York Times fa riesplodere la disputa
pubblica sui danni veri o presunti causati dai gas serra alla
sostenibilità climatica del pianeta. Gridano alla truffa i
negazionisti, rispondono con uguale veemenza i teorici della
responsabilità umana, invocando l’enorme quantità di dati a
sostegno delle loro tesi. Qualche dubbio sulla qualità della
ricerca rimane. Soprattutto ora, che centinaia di e-mail, rubate
da pirati telematici dai computer della University of East Anglia,

224
in Gran Bretagna, rivelano che autorevoli ricercatori e scienziati
inglesi e americani hanno spesso «forzato» e in qualche caso
alterato i dati in loro possesso, per combattere gli argomenti
degli scettici, concordando vere e proprie strategie di
comunicazione per convincere l’opinione pubblica. Non mancano
nella corposa corrispondenza riferimenti derisori e insulti
personali a quanti mettono in dubbio la tesi del global
warming, che uno degli autori delle mail definisce
«idioti». «Questa non è una pistola fumante, è un fungo
atomico », ha detto al quotidiano newyorkese Patrick Michaels,
un esperto climatico che da tempo accusa il fronte del
surriscaldamento di non produrre prove certe e dati convincenti
a sostegno delle tesi catastrofiste.

LA SCOPERTA - La scoperta dell’incursione è avvenuta martedì


scorso, dopo che gli hackers erano penetrati nel server di un
altro sito, un blog gestito dallo scienziato della Nasa Gavin
Schmidt, dove hanno cominciato a scaricare i file degli scambi di
posta elettronica tra questi e gli studiosi di East Anglia. Due
giorni dopo, le prime mail hanno cominciato ad essere pubblicate
su The Air Vent, un sito dedicato agli argomenti degli scettici. La
polizia ha aperto un’indagine, anche se i primi dubbi
sull’autenticità della posta sono stati sciolti dagli stessi scienziati
anglo-americani, che hanno confermato di essere gli autori. «Il
fatto è che in questo momento non possiamo dare una
spiegazione alla mancanza di riscaldamento ed è una finzione
che non possiamo permetterci», scriveva poco più di un mese fa
Kevin Trenberth, del National Center for Atmospheric Research
di Boulder, in Colorado, in una discussione sulle recenti
variazioni atipiche della temperatura. Ancora, nel 1999, Phil
Jones, ricercatore della Climate Unit a East Anglia, ammetteva in
un messaggio al collega Michael Mann, della Pennsylvania State
University, di aver usato un «trick», un accorgimento per
«nascondere il declino» registrato in alcune serie di
temperature dal 1981 in poi.

GIUSTIFICAZIONI - Mann ha cercato di sminuire il significato del


termine trick, spiegando che è parola spesso usata dagli
scienziati per riferirsi a «un buon modo di risolvere un
de-terminato problema» e non indica una manipolazione. Nel
caso specifico, erano in discussione due serie di dati, una che
mostrava gli effetti delle variazioni di temperatura sui cerchi dei
tronchi degli alberi, l’altra che considerava l’andamento delle
temperature atmosferiche negli ultimi 100 anni. Nel caso dei

225
cerchi degli alberi, l’aumento della temperatura non è più
dimostrato dal 1960 in poi, mentre i termometri hanno
continuato a farlo fino a oggi. Mann ha ammesso che i dati degli
alberi non sono stati più impiegati per individuare la variazioni,
ma che «questo non è mai stato un segreto». Secondo
Trenberth, le e-mail in realtà mostrano «l’integrità sostanziale
della nostra ricerca». Ma per Patrick Michaels, lo scandalo rivela
l’atteggiamento fondamentalista dei teorici del global
warming, «pronti a violare le regole, pur di screditare e
danneggiare seriamente la reputazione di chi vuole solo
un onesto dibattito scientifico ».

Paolo Valentino
Corriere.it | 22 novembre 2009

Beh, il Corriere della Sera, organo di informazione allineato, non ha


potuto fare a meno di dare la notizia ma, come vedete, l’ha
opportunamente annacquata e controbilanciata per nascondere la
gravità dei fatti. Ma ad una analisi un po’ meno di parte le cose
appaiono ben più gravi. Ma non poteva questo essere uno scoop per
i mezzi d’informazione, sempre a caccia di qualcosa che faccia
vendere più copie? Macchè!

Se più indizi fanno una prova, possiamo essere certi di avere le


prove della malafede dell’informazione nello spingere una certa
idea:

Strategia dell’allarme
Maurizio Blondet
24/04/2007

«Allarme siccità»: non so se avete notato come tutti i TG e i


giornali aprano lo stesso giorno con lo stesso allarme.
Con le stesse immagini: il Rio delle Amazzoni in secca, il Po
asciutto.
Non c’è dubbio, è l’allarme siccità.

Ma sono indubbie anche le seguenti citazioni, trovate in un sito


internet:
«Alla ricerca di un nuovo nemico che ci unisse, giungemmo
all’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento

226
globale, la mancanza d’acqua, la carestia e cose del genere
fossero adatte…». Questa è una frase da una pubblicazione del
Club di Roma. (1) «Abbiamo bisogno, per ottenere un ampio
sostegno, di catturare l’immaginazione pubblica… sicchè
dobbiamo offrire scenari paurosi, fare dichiarazioni semplificate
e drammatiche, e non menzionare alcun dubbio…ciascuno di noi
dovrà fare il giusto bilancio fra l’essere efficace e l’essere
onesto». Questo è Stephen Schneider, docente di climatologia a
Stanford, soprannominato «il super-venditore dell’effetto serra».

«Anche se la scienza del riscaldamento globale fosse tutta


falsa… il cambiamento climatico offre la più grande
opportunità di portare nel mondo uguaglianza e
giustizia»: così Christine Stewart, ministro dell’Ambiente
canadese. (2) Sì, c’è siccità, e ne siamo tutti coscienti. Siamo
infinitamente meno coscienti di un «allarme manipolazione»: di
essere psichicamente influenzati, anzi soggiogati, da un vasto
progetto.
Tale progetto è malthusiano: poteri forti mirano alla riduzione
della popolazione umana volute dall’alto.

L’ambientalismo oligarchico ci propone di credere al culto della


dea-madre: la chiama Gaia, il suo antico nome è Kali. La sola
dea indù cui si fanno sacrifici di sangue, e sacrifici umani.
Migliaia di fisici, climatologi, meteorologi, oceanografi ed
ecologisti (nel senso proprio: studiosi delle nicchie ambientali)
hanno firmato una petizione («Global Warming Petition Project»)
in cui prendono pubblicamente le distanze dalla teoria del
«global warming» come originato dall’industria umana.

Uno di essi, il fisico dell’atmosfera Fred Singer, ha scritto: «La


terra si riscalda e si raffredda continuamente. Il ciclo è
innegabile, antico, spesso improvviso e globale. E’ anche
impossibile frenarlo. Gli isotopi nel ghiaccio e nei sedimenti
antichissimi, negli antichi anelli degli alberi, nelle stalagmiti, ci
dicono che il fenomeno è originato da piccoli mutamenti
nell’irradiazione solare» («Unstoppable global warming», pagina
4).

Ma «gli scienziati che sono noti come scettici sul global warming
trovano difficile ottenere incarichi universitari e impossibile

227
ricevere fondi per le loro ricerche», ha scritto Paul Johnson in un
articolo di Forbes («The menace of the lobby»). Ciò è ovvio:
questi sono eretici della nuova religione. E la nuova fede è
spietata, esige l’estremo sacrificio.
Ancora al Gore: «I piccoli mutamenti di politica, i moderati
miglioramenti nelle leggi e nei regolamenti, la retorica offerta al
posto del vero cambiamento, sono tutte forme di compromesso,
volte a soddisfare il desiderio del pubblico che il sacrificio, la
fatica e la dolorosa (‘wrenching’, parola che indica uno ‘strappo’,
anche muscolare) trasformazione della società non saranno
necessari». (pagina 274).

Chi dice che il nostro tempo è scettico e relativista?


Abbiamo almeno due religioni che accettiamo senza discutere, e
non ammettono agnosticismo: quella dell’olocausto e quella
dell’ambientalismo. L’una e l’altra ci denunciano come
macchiati da un peccato originale, e ci bollano come
peccatori «attuali», sia che pratichiamo «l’antisemitismo»
criticando Israele, sia che sprechiamo e sporchiamo l’ambiente.

L’una e l’altra ci offrono la via di salvezza nel pentimento e nel


dolore, in uno «strappo» doloroso. Al fondo del quale ci fanno
balenare, come la ministra canadese, «un mondo di uguaglianza
e giustizia». D’accordo, la siccità esiste. I ghiacciai si
restringono. Ma esiste anche una strategia dell’allarme. Ed essa
è una menzogna, promossa da ben identificati poteri forti.

Di questo non siamo consapevoli.


La difesa è evidente: contro le nuove «fedi» dobbiamo
accanitamente opporre il nostro scetticismo, la nostra
incredulità. Affermare il «relativismo» di chi crede in Gesù e
nella salvezza non in questo mondo. Abbiamo pochi mezzi umani
per resistere, i TG ci parlano tutti insieme, ad un giorno
convenuto, dell’allarme siccità, e non c’è voce contraria o
dubbiosa che abbia spazio nei media.

Per quanto mi riguarda, tengo memoria di ciò che mi disse un


vecchio agente della CIA che aveva operato in Vietnam. Nella
nostra conversazione, alluse e «cose orribili» che lui e i
suoi colleghi avevano fatto, poi non volle dire di più. Gli
chiesi: «Se non vuol dirmi che cosa ha fatto, mi dica che cosa ha
imparato». Lui rispose: «Che cosa ho imparato? Questo: che
niente in questo mondo è come ti viene detto». Parlava di
«questo mondo». Quello sui cui domina il «Princeps huius

228
mundi», il padre della menzogna.
Maurizio Blondet

E cosa dire dello sfruttamento degli allarmi legati al riscaldamento


globale per imporre culture e sementi OGM che altrimenti nessuno
accetterebbe?

Monsanto brevetta le sementi per il «global warming»


Maurizio Blondet 10 giugno 2008

[Berlusconi] ha appena detto che, dati i rincari alimentari, è


venuto il momento di seminare OGM: apparentemente una
pura idiozia, dato che le sementi modificate non aumentano i
raccolti. Ma forse, Berlusconi era ben informato di quel che si
prepara nei laboratori di Frankenstein.

Le grandi firme del business genetico - Monsanto, Bayer, BASF,


Syngenta & Co. - hanno depositato insieme ben 532 brevetti di
sequenze genetiche «che favoriscono l’adattamento ai
cambiamenti climatici» delle piante. Il 49% di questi brevetti è
di due sole ditte, Monsanto e BASF: le stesse mega-corporation
che nel maggio 2007 hanno stretto fra loro un accordo di ricerca
per sviluppare sementi resistenti a condizioni climatiche
estreme, desertificazione, tropicalizzazione, alluvioni, salinità
crescente dei suoli. I due colossi ci spendono 1,5 miliardi di
dollari.

«Si concentrano sui geni ‘climatici’ perchè per loro è


un’occasione d’oro per spingere gli OGM come soluzione al
problema del clima», scrive ETC: «Queste tecniche proprietarie
finiranno per concentrare il potere della corporations, aumentare
i costi, inibire la ricerca indipendente e minacciare il diritto dei
coltivatori a farsi le proprie sementi e a scambiarsele».

In altre parole: questa direzione di ricerca così titanicamente


finanziata è intesa ad imporre il modello agro-industriale anche
nel nuovo clima, proprio mentre la comunità degli agronomi
sostiene che, per far fronte ai cambiamenti climatici, la soluzione
è il sostegno ai piccoli coltivatori e all’agricoltura autarchica da

229
autoconsumo.

Nell’aprile scorso, un rapporto ONU scritto da scienziati della


coltivazione aveva consigliato appunto la seconda soluzione, a
misura umana, citando anche vari esempi in cui l’agronomia
classica (non ingegneristica) è riuscita a selezionare dei risi che
crescono in condizioni di estrema aridità.
Monsanto e le altre si affannano a brevettare praticamente
tutte le varietà naturali anche allo scopo di sbarrare il
passo alla ricerca da parte di organismi pubblici e ai contadini
che, in tante parti del mondo, già da secoli usano sementi adatte
al clima estremo.

«Se le compagnie multinazionali controllano i geni-chiave della


resistenza alla aridità in culture transgeniche», scrive ETC, «i
ricercatori pubblici saranno accusati di violare i diritti di
proprietà». La Monsanto è famosa per intentare cause, in cui i
suoi eserciti di avvocati di grido esigono risarcimenti miliardari
(2).

Infine, la creazione di piante geneticamente modificate resistenti


a climi estremi solleva molti problemi scientifici ancora non
risolti: il gene introdotto per resistere alla mancanza d’acqua
può - come sanno gli scienziati del settore - dare alla pianta
anche altre caratteristiche, impreviste. E’ il fenomeno biologico
detto «pleiotropia».

Niente da fare: è cominciata la colossale opera di marketing e di


lobby per «vendere» la soluzione transgenica al «global
warming». Con la distribuzione di grandi mazzette, pardon
«contributi alla ricerca», per coinvolgere e tacitare i laboratori
pubblici di ricerca più grossi, come il Cimmyt (Centro
internazionale di miglioramento del mais e del frumento) e il
CGIAR (Gruppo consultivo internazionale di ricerca agricola).

Per esempio, il Cimmyt ha ricevuto 47 milioni di dollari dalla Bill


& Melinda Gates Foundation (il miliardario monopolista di
Microsoft) per diffondere gli OGM in Africa. E i Paesi africani si
sono visti imporre da USA e Brasile l’obbligo di adottare alberi
transgenici (con il pretesto di ricavarne biocarburanti da
cellulosa) alla Conferenza per la biodiversità tenutasi a Bonn il
30 maggio scorso. Gli africani volevano una moratoria, per
capire l’effetto che questi alberi avranno sull’ecosistema.
Niente: devono piantarli, e zitti. E il tutto, in nome della

230
«biodiversità». Evidentemente, gli organizzatori saranno stati
«finanziati».

Non manca la grancassa pubblicitaria per il promettente


business. In coincidenza con la conferenza FAO per
l’alimentazione e l’agricoltura di Roma, Monsanto, dalla sua sede
di Saint Louis - ha emanato un altisonante «impegno in tre
punti».

La Monsanto si impegna a «raddoppiare la produttività di mais.


Soya e cotone nel 2030», a «sviluppare sementi che ridurranno
di un terzo le risorse d’acqua e fertilizzanti richieste», e
«migliorare la vita dei contadini, fra cui cinque milioni dei più
poveri, entro il 2020».

I contadini che ci hanno avuto a che fare lo sanno bene: la


Monsanto è tutta dedita al bene dell’umanità e al loro. Ma questo
proclama non è per i contadini: è la «linea» dettata ai giornalisti
liberi e incorruttibili, che dovranno ripetere e ripetere nei loro
articoli e reportages. Solo gli OGM ci salveranno dalla fame per
global warming, non c’è altra soluzione.

Nei prossimi mesi, fate attenzione a quanti giornali ripeteranno


quelle frasi dettate da Saint Louis. Berlusconi, lui, s’è portato
avanti: ha fatto il suo spot per Monsanto prima di tutti. Forse
crede che la Monsanto s’è ispirata, nel suo proclama, al celebre
«Contratto con gli italiani» che il Salame firmò da Vespa, e che
sappiamo come è stato onorato? Forse è intima consonanza sul
bene da fare al genere umano? Chissà.

1) «Patenting the climate genes and capturing the climate


agenda», ETC, maggio-giugno 2008. ETC sta per Action Group
on Erosion, Technology and Concentration.
2) Per conoscere i metodi intimidatori praticati da Monsanto,
sarà utile leggere «Monsanto’s harvest of fear», di Donald
Barlett e James Steele, pubblicato su Vanity Fair il maggio 2008.
«Monsanto already dominates America’s food chain with its
genetically modified seeds. Now it has targeted milk production.
Just as frightening as the corporation tactics - ruthless legal
battles against small farmers - is its decade long history of toxic
contamination». La Monsanto è dominata dalla famiglia ebraica

231
Shapiro.

Una esperienza penosa, soprattutto per la libertà di espressione, è


stata la conferenza di Copenhagen sul clima, dove anche pacifici
obiettori sono stati arrestati e trattenuti in carcere solo per le loro
posizioni dissenzienti dalla “religione del global warming”

Ambiente : Cala il sipario sul teatrino di Copenhagen


21/12/2009

di Marco Cedolin

Centoventi capi di stato, diretta emanazione di banche e


multinazionali, rinchiusi in un fortino a disquisire dei disastri
ambientali prossimi venturi, determinati dal modello di sviluppo
che loro stessi hanno creato, al fine di garantire sempre
maggiori profitti ai propri padroni.

Disastri che la maggior parte di loro non vedrà mai, dal


momento che per evidenti ragioni di età si sarà accomiatata da
questo mondo prima che la barca affondi.

Molte migliaia di giovani fuori al gelo, decisi a contestarne


l’operato presente e futuro. Giovani che con i disastri ambientali
e le loro conseguenze dovranno fare i conti, consapevoli del fatto
che si tratterà di conti “salati” perché qualcuno ha rubato loro la
prospettiva di godere di un avvenire sereno.

A frapporsi fra i due contendenti qualche migliaio di


poliziotti, impegnati nell’esercizio di bastonare i giovani
affinché non disturbino e serva loro di lezione. Contornati da
migliaia di giornalisti, gran parte dei quali pennivendoli senza
pretese, deputati raccontare menzogne di ogni sorta che
risultino funzionali alla fame di profitto futura dei padroni di cui
sopra.

A ben guardare il vertice di Copenhagen sui cambiamenti


climatici potrebbe essere tutto raccolto in queste immagini,
sospese fra l’inanità di chi ha mangiato in maniera bulimica fino
a scoppiare, depauperando le risorse del pianeta e pregiudicando

232
lo stato di salute della biosfera, e la volontà di reagire di chi si è
visto precipitare nella prospettiva di un futuro fatto di carestie,
aria irrespirabile, fiumi marcescenti e acqua imbevibile,
all’interno del quale “sopravvivere” per buona parte della propria
vita.

Un confronto impari, perché i primi detengono il potere e


continueranno a venire rappresentati nell’immaginario collettivo
come le “anime buone” che vogliono salvare il mondo. I secondi
non detengono un bel nulla e continueranno a venire
stigmatizzati come facinorosi e giovinastri che protestano e non
hanno voglia di lavorare, nonostante il progresso e lo sviluppo
abbiano ormai creato un posto al call center a 400 euro al mese
per tutti.

Nella commedia buonista e qualunquista del vertice di


Copenhagen, di curiosità se ne possono trovare anche altre,
tutte a modo loro interessanti, da leggere sullo sfondo della
completa inutilità rappresentata da una kermesse di questo
genere.

Impossibile non sottolineare ancora una volta la mistificazione


portata avanti, avallando l’assurto in virtù del quale la CO2
sarebbe di gran lunga l’agente inquinante più pericoloso e
l’unico reale responsabile dei mutamenti climatici
presenti e futuri. Unita alla profonda omertà manifestata nei
confronti di tutti gli agenti inquinanti, diossina, metalli pesanti,
particolato, nanopolveri, benzene,elementi radioattivi, che le
attività umane producono in enorme quantità ogni giorno,
avvelenando il pianeta e la popolazione che lo abita.

Così come è impossibile non mettere in evidenza la


contraddizione insita in un vertice di questo genere, organizzato
con il “nobile” scopo di combattere l'inquinamento, ma che,
come in molti hanno posto l’accento, ha inquinato esso solo in
due settimane tanto quanto un paese come il Marocco nel
corso di un anno. Grazie alla presenza, oltre ai 120 capi di
stato con i loro entourage, di oltre 50.000 persone solo fra
delegati e giornalisti, con relativa movimentazione di 1200 auto
con autista, 140 jet privati e una quantità enorme di
spostamenti in taxi ed auto a nolo, viaggi in aereo e in treno e
soggiorni in hotel. Unitamente alla mobilitazione d’ingenti reparti
di polizia con relativi automezzi e perfino alla costruzione di un
carcere temporaneo all’interno di un deposito di birra dismesso.

233
Tutto il teatrino “impegnato” a combattere CO2 e mutamenti
climatici si è inoltre concentrato solo ed esclusivamente
sull’aspetto economico della questione, quasi l’essere umano
non necessitasse di mangiare, bere e vivere in un ambiente il
quanto più possibile sano ed incontaminato, ma fosse simile ad
un androide che per sopravvivere deve “ingerire” qualche dollaro
al giorno e nulla più.

Sono state così permutate in dollari le previsioni delle potenziali


sciagure imminenti, in dollari i potenziali milioni di vittime delle
stesse, in dollari gli eventuali rimedi, che sempre attraverso i
dollari dovrebbero essere in grado di ripristinare gli equilibri
naturali perduti.

E anche la conclusione ingloriosa del vertice, terminato con


l’accordo di rinnovare la penosa kermesse il prossimo anno a
Città del Messico, ha prodotto come unico risultato un
movimento di denaro, sotto forma della promessa di 100 miliardi
di dollari da stanziare in favore dei paesi poveri, sotto la
gestione di quelle stesse banche e multinazionali che hanno
diretto i lavori del vertice e con tutta probabilità avevano come
unico obiettivo di travasare nelle loro tasche nuove quantità di
denaro dei contribuenti, a fronte di una sceneggiata di sicuro
effetto mediatico.

Marco Cedolin

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E' gelo sul riscaldamento globale


Di William Engdahl - Global Research
Tratto da http://www.comedonchisciotte.org

La bufala del riscaldamento globale smascherata da un


freddo da record mondiale
Il battage pubblicitario governativo e mediatico sul pericolo del
riscaldamento globale che starebbe già causando lo scioglimento
delle calotte polari e minacciando una catastrofe climatica
planetaria, assume sempre di più i connotati di propaganda
politica. Finora le nevicate di quest’anno in Nord America,
Siberia, Mongolia e Cina sono state le più abbondanti dal 1966.

234
Per il Centro Climatico Nazionale dei Dati degli USA (NCDC), a
gennaio e inizio febbraio molte città americane hanno sofferto
un freddo record. Secondo il NCDC, la temperatura media di
gennaio “è stata di 0.3 gradi Fahrenheit inferiore alla media
riscontrata nel periodo 1901-2000”.
La Cina sta subendo l’inverno più rigido da un secolo a questa
parte. Nel sud del Paese, dove in genere le temperature sono più
miti, il freddo è stato così intenso, e così a lungo, che alcune
città medio-piccole hanno dovuto fare a meno dell’elettricità per
settimane, perché era impossibile riparare i guasti per il troppo
freddo o per il ghiaccio.
Nell’Ontario e nel Quebec i due mesi scorsi ci sono state così
tante bufere di neve e ghiaccio che persino il mercato
immobiliare ne ha sofferto dato che le persone preferivano
starsene tappate in casa. Soltanto nelle prime due settimane di
febbraio a Toronto sono caduti 70 cm di neve, battendo il record
del 1950 di 66.6 cm per l’intero mese.

I ghiacciai si ricompattano
Tra i più drammatici risultati del freddo polare su gran parte del
pianeta è il capovolgimento di quella che era la notizia più
frequentemente ripetuta: lo scioglimento dei ghiacci delle calotte
polari. L’autunno scorso il mondo fu scioccato dalle dichiarazioni
di alcuni climatologi, secondo cui lo strato di ghiaccio ai poli
aveva raggiunto il “livello più basso mai registrato”. Avevano
però cautamente omesso di dire che il controllo dello spessore
dei ghiacciai era iniziato soltanto nel 1972, e che ci sono prove
geologiche di scioglimenti ben più importanti nel passato.
Adesso, a risultato della rigidità delle recenti temperature, il
ghiaccio è tornato. Secondo Gilles Langis, membro del servizio
canadese delle previsioni del tempo ad Ottawa, l’inverno polare
è stato così gelido che il ghiaccio non solo è stato recuperato,
anzi, in molte zone è più spesso dello scorso anno di 10-20
centimetri.
Pochi sanno, e i sostenitori del Riscaldamento Globale sembrano
volerlo nascondere a tutti i costi, che ci sono notevoli variazioni
stagionali sulla quantità di ghiaccio presente sull’oceano artico.
Inoltre, gran parte del ghiaccio è coperto di neve per circa 10
mesi all’anno, e i mesi di marzo e aprile sono quelli con più
neve, con variazioni dai 20 ai 50 centimetri. Lo spessore non è
sempre costante, non lo è mai stato.

Anomalie del Modello Climatico


Molti tra i climatologi culturalmente onesti ammettono che le

235
loro previsioni contengono irregolarità. Robert Toggweiler, del
Laboratorio di Dinamica dei Fluidi dell’Università di Princeton e
Joellen Russell, vice professore di Dinamiche Biogeochimiche
all’Università dell’Arizona, due importanti fautori del Modello
Climatico in discussione, di recente hanno ammesso che le
previsioni basate su test computerizzati che mostrano come lo
scioglimento dei ghiacciai raffreddi gli oceani, fermando la
circolazione dell’acqua calda equatoriale a latitudini nordiche con
il possibile innesco di un’altra Era Glaciale (come nel film del
2004 “L’alba del giorno dopo”) sono sbagliate. In un’intervista
rilasciata di recente, Russell ha detto: “Non è lo sciogliersi del
ghiaccio che porta le correnti oceaniche verso nord dai tropici,
ma piuttosto la circolazione dei venti. I modelli climatici finora
studiati non hanno tenuto ben conto degli effetti del vento sulle
correnti oceaniche, per cui i ricercatori hanno pareggiato i conti
riversando sull’uomo la responsabilità dell’aumento delle
temperature e dello scioglimento dei ghiacciai.” Beh, questo è
molto interessante.
Quando i professori Toggweiler e Russell riprogrammarono il loro
modello includendo il ciclo quarantennale dei venti da e verso
l’equatore, notarono che le correnti oceaniche che portano acqua
calda dal sud al nord avevano un ovvio ruolo nel recente
riscaldamento del circolo polare artico.
Climatologi russi ritengono che i recenti cambiamenti climatici
riscontrati a livello globale siano il risultato dell’attività solare, e
non di emissioni causate dall’uomo. Un membro dell’Accademia
Russa di Scienze Naturali, Oleg Sorokhtin, definisce l’incidenza
dell’uomo sul riscaldamento globale come “una goccia nel mare”.
Le sue ricerche dimostrano che la recente attività solare è
entrata in una fase di inerzia, per cui ha suggerito alla gente di
“munirsi di cappotti”.
Kenneth Tapping, del Consiglio Nazionale della Ricerca
canadese, che supervisiona un gigantesco radiotelescopio
puntato sul sole, è convinto che se l’attività delle macchie solari
non riprende presto, entreremo in un lungo periodo di clima
freddissimo. L’ultima volta che il sole è stato così inerte, infatti,
la terra subì una Piccola Era Glaciale che durò all’incirca cinque
secoli, finendo nel 1850. I raccolti vennero meno per colpa di
gravi gelate e siccità. Carestie, pesti e guerre si moltiplicarono. I
porti gelarono, come anche i fiumi, per cui i commerci
cessarono.

Geopolitica del riscaldamento globale


L’isterismo circa il surriscaldarsi della terra è essenzialmente una

236
trovata geopolitica delle élite planetarie, per far sì che i popoli
accettino di buon grado drastici tagli al loro stile di vita che, se
fossero pretesi dai politici senza un buon motivo, potrebbero
innescare scioperi e proteste. Il resoconto dell’IPCC
commissionato dalle Nazioni Unite sul riscaldamento globale
raccomanda che un enorme 12% del Prodotto Interno Lordo
mondiale sia indirizzato a “prevenire gli effetti dannosi dei
cambiamenti climatici”, e stima che la spesa per la riduzione di
certe emissioni arriverebbe a 2.750 dollari all’anno per famiglia,
sotto forma di costo energetico.
Esistono oggi due principali opzioni politiche che il potere
dell’establishment anglo-americano può adottare per continuare
a controllare un mondo che gli sta sfuggendo rapidamente di
mano. Le chiameremo Piano A e Piano B.

Piano A è quella del duo Bush-Cheney e delle grandi compagnie


petrolifere e militari da loro rappresentate. Cheney e il suo
grande amico, Matt Simmons, divulgarono il mito del Picco del
Petrolio per far sì che la gente accettasse l’inevitabilità
dell’aumento del prezzo al barile a 100 dollari e oltre. Nel
frattempo il potere delle grandi compagnie petrolifere e delle
forze militari ad esse correlate cresceva con l’incremento del
prezzo del greggio.
La Guerra Globale al Terrorismo fornì un pretesto per giustificare
il controllo militare sulle maggiori riserve di petrolio e suoi
transiti nel mondo. Dall’Iraq all’Afghanistan, al Kossovo, il piano
degli USA e della NATO era il controllo futuro degli straordinari
poteri emergenti, dalla Russia alla Cina, all’India, al Brasile al
Venezuela e oltre. L’efficace lavoro diplomatico della Cina in
Africa ha fatto sì che molti Paesi africani siano sul punto di
allontanarsi dal controllo USA o britannico per affidare le loro
risorse petrolifere ai cinesi oppure a gestirsele da soli.
Se John McCain sarà scelto come presidente dalle élite di potere
americane, significherà che quel programma militare e
petrolifero si accentuerà, specialmente ora che gli USA stanno
per affrontare una grave depressione economica.

La seconda opzione per mantenere il controllo su gran parte


dell’economia mondiale, il Piano B, vede nel Riscaldamento
Globale e nei “poteri deboli” delle Nazioni Unite, del Fondo
Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, un veicolo più
adatto per convincere la gente ad accettare di buon grado
cambiamenti drastici al loro stile di vita.

237
Barack Obama, che sembra essere la scelta delle stesse élite, la
loro “ventata d’aria fresca” per rimettersi in sesto dopo il
fallimento degli anni del duo Bush-Cheney, tenderebbe ad
adottare l’opzione del Riscaldamento Globale dell’establishment
anglo-americano, il “Piano B”, per abbassare il tenore di vita. In
un suo intervento durante la campagna presidenziale a
Wallingford in Pennsylvania, Obama rispose ad una domanda
circa Al Gore, l’eroe del Riscaldamento Globale. Come
presidente, Obama disse che avrebbe valutato l’opportunità di
assegnare ad Al Gore una posizione ministeriale – o più
rilevante, dicendo: “Mi premurerò di avere Al Gore seduto al
tavolo di discussione, con un ruolo centrale per risolvere questo
problema. Gli parlo spesso e già mi sto consultando con lui circa
il da farsi, ma il cambiamento climatico esiste.”

Due grandi fazioni


Sono due i raggruppamenti principali all’interno dei poteri politici
dell’establishment occidentale, e a grandi linee condividono gli
stessi fini elitari, pur divergendo sul come raggiungerli. Il loro
scopo principale è quello di controllare la crescita economica e
demografica del pianeta.
Il primo gruppo è definito come il gruppo di Rockefeller. Ha una
base di potere estesa su tutto il globo ed oggi è ben
rappresentato dalla famiglia Bush, che ha iniziato proprio come
braccio destro della potente macchina di Rockefeller, la cui
fazione da più di un secolo basa il suo potere e prestigio sul
controllo del petrolio usando interventi militari per ottenerlo. La
fazione è personificata dall’uomo che dal 2001 è in effetti il
presidente per quanto riguarda le decisioni da prendersi, Dick
Cheney. Cheney è stato direttore generale della Halliburton
Corp., che è sia la più grande società al mondo di assistenza per
i giacimenti petroliferi, sia il maggior costruttore di basi militari.

Il secondo gruppo si potrebbe chiamare “la fazione dei poteri


deboli”, la cui filosofia può essere riassunta in una frase: “si
prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile
di aceto”. La strada che hanno scelto di percorrere per contenere
il processo demografico e per abbassare il tasso delle nascite in
Cina e altrove è quella di promuovere l’inganno del
riscaldamento globale e di un’imminente catastrofe climatica. Al
Gore appartiene a questa fazione, come la sostiene il Primo
Ministro inglese Gordon Brown, i due vedono nelle istituzioni
come le Nazioni Unite un buon veicolo per propagandare il
periodo di vacche magre.

238
L’IPCC (Pannello Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) è
stato ideato dalle Nazioni Unite nel suo Programma per
l’Ambiente. Nonostante sia dimostrato che la metodologia
scientifica usata per stilare i suoi dossier sul clima è alquanto
imprecisa, essi sono sbandierati come verità sacrosante dai
potenti mezzi di comunicazione che hanno alle spalle. Fanno
parte di questa fazione anche il faccendiere miliardario George
Soros, alcuni membri della famiglia reale inglese e diverse
vecchie famiglie di ereditieri europei.
La prova ambientale del riscaldamento globale sta rapidamente
sciogliendosi come ghiaccio al sole, per cui non ci sorprenda che
notizie sul raffreddamento delle calotte polari ed altre contrarie a
quanto asseriscono i profeti del malaugurio non siano trasmesse
dai media internazionali.

F. William Engdahl è autore del libro di prossima


pubblicazione, “Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of
Genetic Manipulation” (”I semi della distruzione, l’agenda
segreta della manipolazione genetica”), Global Research
Publishing, e autore di “ A Century of War: Anglo-American Oil
Politics and the New World Order” (“Un secolo di Guerra: la
politica petrolifera anglo-americana”), Pluto Press. Può essere
contattato presso il suo sito web, www.engdahl.oilgeopolitics.net

Titolo originale: " Global Warming gets the Cold Freeze "
Fonte: http://www.globalresearch.ca/
Tradotto per www.comedonchisciotte.org da Gianni Ellena

Riscaldamento Globale

Non è colpa dell'uomo


Furio Stella - "EfferveScienza" inserto del mensile Biolcalenda, anno XX, nr. 2 -
febbraio 2010, www.labiolca.it

Piccolo esperimento: chiudete gli occhi e pensate al


«Riscaldamento Globale». Che cosa vi viene in mente? Se
l’immagine che si sta formando nella vostra mente è quella di
enormi ciminiere che buttano in cielo nuvoloni neri densi di
fumo, avete risposto giusto. Sono, quelle, le stesse immagini
che vengono utilizzate quotidianamente dalla vostra tv per
accompagnare i notiziari sul «Global Warming». Ora, siccome

239
quel che leggiamo o ci viene detto passa attraverso il vaglio
della nostra coscienza critica, mentre le immagini no, la morale
è semplice: che ci crediate o no, che ne siate consapevoli o no,
state accettando completamente l’equazione «riscaldamento
globale uguale opera dell’uomo». Che è quanto esattamente
l’ortodossia scientifica - quella delle Nazioni Unite, di Al Gore, dei
premi Nobel, di Kyoto e del recentissimo supervertice di
Copenhagen - vi sta suggerendo. Senza che questa verità
ufficiale, questo paradigma scientifico, venga minimamente
messo in discussione dai fatti.

Quali fatti? Be’, per esempio che i modelli climatici usati dagli
scienziati dell’I.P.C.C., il potentissimo Panel Intergovernativo sul
Cambiamento Climatico che lavora sotto l’egida dell’ONU,
premiato nel 2007 addirittura con un premio Nobel e i cui dati
costituiscono «verità assoluta» sul tema, non sono condivisi da
migliaia di loro colleghi nel mondo non meno bravi o qualificati di
loro (anzi). Un esempio arriva dall’N.I.P.C.C., l’organismo «non
governativo» che ha prodotto una stroncatura scientifica
delle teorie secondo cui la responsabilità del
riscaldamento globale sarebbe solo e unicamente
dell’uomo: il suo rapporto di 700 pagine pubblicato nel 2009
(«Climate change reconsidered», il cambiamento climatico
ripensato) è stato firmato difatti da oltre 31.000 scienziati, tra
cui 3.800 geologi e scienziati dell’atmosfera, ma anche
matematici, chimici, fisici, medici e ingegneri. Qualche nome di
spicco? Tra i primi firmatari Frederick Seitz, già presidente
dell’American Pysical Society e della National Academy of
Sciences, scomparso nel 2008. Oppure Kary Mullis, il geniale
premio Nobel che già aveva denunciato negli anni ’90 la falsità
dell’equazione «H.I.V. uguale A.I.D.S.». «Variazioni naturali
legate al sole o all’acqua, l’uomo non c’entra», assicurano.

CLIMAGATE
Sulla «scientificità» dei dati prodotti dal Panel ci sarebbe da
interrogarsi da qui fino a Pasqua. Specie dopo che a metà
novembre scorso è saltato fuori lo scandalo «Climagate». Ne
avete sentito parlare? In pratica un gruppo di hacker ha rubato
dal server della East Anglia University oltre mille e-mail scritte
tra il 1996 e il 2009 da vari scienziati dell’I.P.C.C. e del Climatic
Research Unit (C.R.U.) che ci lavora a tempo pieno, e le ha
diffuse su Internet. In quelle mail gli scienziati esprimono dubbi
sulla teoria del riscaldamento globale che loro stessi portano

240
avanti e, cosa ancora più grave, ammettono allegramente di
aver manipolato le prove scientifiche. Sul serio. In uno scambio
di e-mail del 1999, tanto per citarne una, il capo del C.R.U., il
professor Phil Jones, racconta di aver usato un «trick», cioè un
trucco, per nascondere il calo nelle temperature.

«Ho appena completato il trucco fatto da Mike (Michael Mann, un


altro ricercatore) su Nature - scrive - aggiungendo le
temperature reali a ogni serie per gli ultimi vent’anni così che
quello di Keith (un altro ricercatore) possa nascondere il
declino». E lo stesso Mann: «Sappiamo tutti che qui non si tratta
di stabilire la verità, ma di prepararsi a respingere le accuse in
modo plausibile». E così via.

Trucchi, dunque. Dati manipolati ad arte, persino articoli


pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche del pianeta.
Uno scandalo, il Climagate, che ha travolto con sé anche l’ex
vicepresidente americano Al Gore, autore del documentario
ecologista «An inconvenient truth», una verità scomoda,
premiato con due Oscar per la denuncia sui rischi del nostro
pianeta.
Oscar che la destra di Hollywood ha proposto subito di togliergli,
visto che le informazioni del film coincidevano con quelle «false»
denunciate dalle mail dei ricercatori.

Al contrario delle informazioni «vere» che vengono invece


sistematicamente taciute o derubricate. Per esempio che la terra
ha già vissuto periodi in cui i livelli di CO2, il temibile biossido di
carbonio ritenuto responsabile dell’effetto serra, erano gli stessi
di adesso. Anche nell’Eocene, parliamo di 20 milioni di anni fa,
quando dell’uomo non v’era nemmeno traccia.

GAS SERRA
Colpa dei gas serra, dicono oggi.
Vero. Peccato che la stragrande maggioranza di tutte le
emissioni sia, secondo gli scienziati «negazionisti», di origine
naturale e non umana. Cioè una posizione diametralmente
opposta a quella dei loro colleghi dell’I.P.C.C., i cui dati
propagandati da giornali e tv indicano invece che la causa del
riscaldamento globale è provocata invece al 92,5% dai gas serra
di origine antropica. Tesi strana, visto che il rapporto tra i livelli
di CO2 e l’aumento delle temperature non indica sempre una

241
diretta proporzionalità. Al contrario. Il crollo di Wall Street del
1929, per esempio, fece scendere la produzione di tutte le
industrie del mondo del 30%. Per tornare ai livelli precedenti,
toccò aspettare la fine della Seconda guerra mondiale e gli anni
della ricostruzione 1945-50.
Eppure, come ha dimostrato nel 2001 il professor Martin
Hertzberg, meterologo dell’U.S. Navy, nonostante il crollo
industriale il CO2 ha continuato a salire. Il 21% in più nell’ultimo
secolo. «Com’è possibile - si domanda Hertzberg – se negli
ultimi cent’anni, dal 1880 al 1980, le temperature sono salite di
solo mezzo grado?».

IL CALDO MEDIOEVO
Dicevamo delle epoche storiche.
Tutti gli scienziati ammettono l’esistenza di un «periodo caldo»
(addirittura tre gradi in più rispetto a oggi) compreso fra il 950 e
il 1450.
Ne fanno fede anche i resoconti del 1421 di una spedizione nel
Mare Artico di una flotta dell’imperatore cinese che «non aveva
incontrato ghiaccio in nessuna zona». La stessa Groenlandia (da
«groenland», terra verde) prese il nome dai primi insediamenti
vichinghi che la trovarono evidentemente ben coltivabile dopo la
sua scoperta avvenuta nel 985 da parte del navigatore Erik il
Rosso.

Non solo. Dopo il periodo caldo medievale, ben documentato


anche da un rapporto O.N.U. del 1996, salvo poi essere
cancellato «misteriosamente» nell’analogo rapporto del 2001,
che cosa ti arriva? Un periodo freddo, anzi una vera e propria
«piccola era glaciale». Circa trecento anni, con il suo apice
compreso fra il 1550 e il 1700 provocato, secondo gli studi del
ricercatore danese Henrik Svensmark finanziati dalla Royal
Society britannica, «dalla ridotta attività solare e dalla maggiore
irradiazione di raggi cosmici che ha ridotto la nuvolosità del
clima». Le temperature in Europa calarono di 1,5° solo nel giro
di un secolo per poi abbassarsi ancora durante il periodo più
freddo, e rialzarsi infine verso il 1750. Un rialzo che continua ai
giorni nostri. Sono dunque circa 400 anni che il pianeta si sta
riscaldando, e non 150 come sostenuto dalle teoria degli
ambientalisti.

GHIACCI E CO2
E i ghiacci che si sciolgono? «Variazioni periodiche», dicono gli

242
scettici del riscaldamento. Ai quali si è aggiunta nel mese scorso
la clamorosa scoperta dell’E.T.H., l’Istituto federale svizzero per
la Tecnologia di Zurigo, secondo cui non è vero che lo
scioglimento dei ghiacciai sulle nostre Alpi sia un fenomeno del
tutto nuovo. Anzi, secondo i glaciologi elvetici, negli anni ‘40 del
secolo scorso i ghiacciai si ritiravano molto più velocemente di
oggi a causa della maggiore quantità di radiazione solare (circa
l’8% in più). Al punto che, in paragone, ai giorni nostri la loro
estensione è addirittura aumentata del 4%. E questo -
aggiungono - «nonostante le temperature di 70 anni fa fossero
più basse di quelle odierne».
Non solo i ghiacci, purtroppo. Più si sale in alto, più i dati si
discostano da quelli decantati dall’I.P.C.C.
La teoria del riscaldamento globale prevede difatti un aumento
delle temperature anche nella troposfera equatoriale, cioè della
fascia che sta a 10 chilometri dalla superficie terrestre: peccato
che in questa zona si registri invece un rinfrescamento.

GOVERNO MONDIALE
Colpa del sole, allora. O colpa dell’acqua, se volete. Molti studi
indicano come l’aumento del biossido di carbonio abbia sempre
fatto seguito a un riscaldamento del clima. «É il riscaldamento
degli oceani che provoca l’aumento di CO2 nell’atmosfera, non il
contrario», dicono Hertzberg e le migliaia di scienziati
dell’N.I.P.C.C. «L’uomo non c’entra nulla», ribadisce anche il
professor Antonino Zichichi, membro (tra l’altro) della Pontificia
Accademia delle Scienze, secondo cui «l’intervento delle attività
umane influisce per meno del 10% sui cambiamenti climatici» e
questi ultimi sono determinati soprattutto «dall’energia del sole
e dalle attività vulcaniche». Attività vulcaniche come quelle
scoperte recentemente sotto i ghiacci del Mare Artico da una
spedizione scientifica finanziata anche dalla NASA: decine di
vulcani a 4.000 metri sotto il fondo marino che sparano getti di
materiali caldissimi alla velocità di 500 metri al secondo.

Decine di vulcani sottomarini in piena attività. Già ce


l’immaginiamo l’effetto sui ghiacci. Ma allora perché dei vulcani
sotto il Polo Nord non si è sentito parlare? Per lo stesso motivo
per cui vengono veicolate solo le notizie coerenti con le «verità
scientifiche». Ci sono, dietro le teorie ufficiali, fior di professori
che su quelle «verità» hanno costruito prestigio, cattedre e
carriere. Ci sono, naturalmente, enormi interessi economici in
ballo.

243
E ci sono organizzazioni mondiali, vere e proprie elites a cui si
accede per nomina e non per elezione democratica, che
sembrano pendere da tutte le parti fuorché da quella dei
cittadini. Come si è visto con l’O.M.S., l’Organizzazione Mondiale
della sanità, e le sue previsioni terroristiche e sballate (ma
lucrose invece per le case farmaceutiche produttrici dei vaccini)
in fatto di pandemia da influenza di tipo A.

No, di loro forse è il caso di non fidarsi troppo. Né, tornando a


bomba sui cambiamenti climatici, dell’«impegno a spendere»
l’1% del PIL mondiale preso a Copenhagen anche dal presidente
Usa Barack Obama (domanda: con i soldi di chi?). Una politica
dalle conseguenze sociali imprevedibili, tanto più in un periodo di
spaventosa depressione economica come questo. C’è già difatti
chi grida al pretesto per l’istituzione di un unico «governo
mondiale», con organismi di controllo sovranazionali, gli stessi
già intravisti all’opera durante l’allarme pandemico dell’O.M.S.,
limitazioni alle libertà personali; e magari anche un bel po’ di
politiche di «pianificazione familiare» per ridurre la popolazione
del pianeta (in fin dei conti la colpa del riscaldamento è nostra,
no?) come invoca persino il «Profeta Verde» degli ambientalisti
Lester Brown.

Ecco perché nelle immagini tv si vedono le ciminiere che buttano


fumo.
Perché «con sufficiente ripetitività e conoscenza
psicologica delle persone coinvolte non sarebbe difficile
dimostrare loro che un quadrato in realtà è un cerchio».
Non l’ha scritto uno scienziato dell’I.P.C.C. o dell’O.M.S., ma
Joseph Goebbels, il ministro della propaganda di Adolf Hitler.

244
“La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine
ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità”. (Nikola Tesla)

“Non te l’ha mica ordinato il medico!”


Saggezza popolare

Big Pharma
Si scrive salute si legge business

Strade deserte. Cinema e locali pubblici chiusi per mancanza di


clienti. Mezzi di trasporto pubblici che girano vuoti, inutilizzati.
Grandi aziende che fanno ricorso sistematico all’uso del
telelelavoro, dotando i loro dipendenti di strumentazione idonea per
lavorare da casa, con connessioni a larga banda, videoconferenza, e
grande uso di phone-conferences per evitare al massimo le
concentrazioni di persone nello stesso luogo. Milioni di mascherine
protettive distribuite. Ospedali assediati incapaci di far fronte alla
domanda di vaccini. Fosse comuni e campi di incenerimento dei
cadaveri per eliminare velocemente possibili fonti di contagio.

Non è la sceneggiatura del nuovo film hollywoodiano, tipo “the day


after tomorrow” o “2012”. È il panorama desolante che ci è stato
prospettato dalle massime autorità mondiali del settore, dalla
presidentessa dell’ organizzazione mondiale della sanità (OMS) ad
altre eminenti autorità, solo pochi mesi fa. Ci hanno prospettato (era
l’inizio dell’inverno 2009/2010) la situazione di pandemia prossima
ventura, la famigerata AH1N1 anche detta influenza suina. A conti
fatti, di tutto quello che era stato previsto, o paventato… non si è
verificato nulla. Anzi, potremmo dire che un inverno così esente da
influenza e malattie non si era mai verificato. Potenza dei vaccini?
Certo che no, anche perché il vaccino proposto dalle autorità ha
incontrato una fortissima opposizione popolare.

Per questo si può dire che, da un certo punto di vista, l’influenza


suina (o meglio la bufala dell’influenza suina) sta alla medicina
ufficiale come l’11 settembre sta al terrorismo. Cioè è l’evento

245
singolo, lampante, sotto gli occhi di tutti, che ha fatto vedere che il
“re è nudo”. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. La
smentita delle più catastrofiche previsioni è stata così totale, senza
appello, che l’inganno spudorato a cui stavamo per essere sottoposti
è sotto gli occhi di tutti. La si può ritenere una grande vittoria
dell’informazione libera circolante grazie a internet.

Un altro esempio può aiutare a riflettere. Quanti sono stati i militari


americani morti nella guerra in Vietnam? Risposta: circa 50.000.
Quanti morti ha causato il farmaco Vioxx, prima di essere ritirato
dal commercio? Fonti ufficiali americane stimano in oltre 60.000
il numero di morti per infarto causati da Vioxx, solo nel
territorio degli Stati Uniti. Eppure, nonostante questo, dopo un
breve periodo di sospensione, il farmaco è stato riammesso. La
FDA, la commissione governativa che valuta alimenti e farmaci,
pur riconoscendo gli “effetti collaterali” (e relativi morti,
ovviamente) del farmaco, ha osservato che comunque esistono
benefici per cui si deve tenere il farmaco in commercio. Un
farmaco produce, per stessa ammissione delle autorità
scientifiche, più morti della guerra in Vietnam, e viene
mantenuto in commercio. Forse gli utili che procura alla casa
farmaceutica che lo produce e commercializza sono troppo
importanti per potervi rinunciare?

Credo che questi due esempi da soli bastino a mettere da parte una
sorta di fiducia cieca nella medicina cosiddetta “ufficiale” e dare il
via a qualche approfondimento ulteriore. Partiamo innanzitutto
cercando di capire come funziona questo mondo e quali interessi ci
sono dietro.

§§§§§

La vita di un farmaco conosce più o meno tre fasi: la fase di


“gestazione”, in cui il farmaco non è ancora venuto alla luce; la fase
di brevetto, o copyright, durante la quale la casa farmaceutica che
ha scoperto il principio attivo ha l’esclusiva sulla produzione e
rivendita del farmaco e la fase in cui il farmaco esce dal periodo di
“monopolio” e la casa produttrice è costretta a rilasciare la formula

246
del principio attivo ai concorrenti, e diventano disponibili i
cosiddetti farmaci “generici”.

Questi “generici” sono farmaci senza brand ma che hanno


esattamente lo stesso principio attivo (magari diversi eccipienti,
diverse confezioni, diversi marketing mix); l’efficacia del farmaco
è assolutamente la stessa del prodotto originale. Essendo la fase
di copyright o monopolio quella di maggior profitto per le case
farmaceutiche è ovvio che queste tentino di avere la durata massima
per quel periodo. Questo si ottiene in diversi modi: cercando di
comprimere la fase di sviluppo, conducendo la sperimentazione in
base a modelli matematici, in vitro, su animali e sull’uomo nella
maniera più veloce possibile; cercando di ottenere il periodo
protetto più a lungo possibile; ultimo, ma non meno importante,
cercando di rinnovare il patent con delle modifiche al principio
attivo che lo rendano, in qualche modo “nuovo”.

È interessante osservare come i costi di produzione diretta di un


farmaco siano (nella grande maggioranza dei casi) praticamente
irrilevanti o trascurabili rispetto al prezzo di vendita (tipicamente il
costo di produzione di un farmaco non supera i pochi punti
percentuali del prezzo di vendita); lo spread tra il costo di
produzione e il prezzo finale (o Gross Margin) viene giustificato
con l’esigenza di ripagare le enormi spese di Ricerca e Sviluppo che
le compagnie hanno dovuto sostenere per ritrovare, testare,
ingegnerizzare il principio attivo.

Mentre queste giustificazioni riguardano le spese di ricerca e


sviluppo vere e proprie, va sottolineato che in realtà le spese di
marketing e supporto alle vendite facciano invece la parte del leone
nel bilancio delle aziende farmaceutiche. Queste, non di rado, nei
bilanci ufficiali e quindi per stessa ammissione delle case
farmaceutiche sono addirittura più del doppio delle spese in
ricerca e sviluppo. E così un’attenzione importantissima viene data
alla forza di vendita, denominate Informatori Scientifici del
Farmaco.

Questi ISF, controllati da software meticolosi, spingono il proprio

247
farmaco al medico di turno proprio perché esistono decine di
farmaci assolutamente equivalenti e il medico tipicamente
prescriverà quello che ha in mente in quel momento, perché il
rappresentante della tal ditta è appena stato a trovarlo o perché ha
ricevuto un omaggio migliore o perché è stato invitato a quella
settimana di convegno nella data località turistica. Non essendo gli
Informatori dei venditori veri e propri, esistono meccanismi
sofisticati di correlazione dell’attività degli stessi (in termini di
visite, argomenti trattati con il medico, ecc.) e la vendita dei farmaci
spinti nella zona di “competenza” dell’Informatore stesso. Software
che integrano archivi di medici di base, case di cura, ospedali,
farmacie, con cartine geografiche, mappe stradali, popolazione
residente divisa per fasce di età, reddito, sesso, e che
inevitabilmente contribuiscono ad alimentare un immenso database
di tutta la popolazione medica e paramedica, con pericolosi
sbandamenti nel campo della privacy.

Da un punto di vista strettamente commerciale si potrebbe


obiettare che non c’è nulla di male a spingere i propri prodotti in
concorrenza con gli altri presenti sul mercato: si tratta pur sempre di
business, e tutte le aziende, in un mercato libero, si comportano
così. Se però si considera che:

1) In gioco c’è la salute delle persone, che, almeno in teoria,


dovrebbe essere un bene superiore a quello del profitto;
2) La maggior parte della spesa sanitaria è di provenienza
pubblica, e quindi i soldi che le case farmaceutiche
ricevono sono, in fin dei conti, i nostri;
3) Il medico gode ancora di un’autorità indiscutibile (esiste
apposta il detto: “Non te l’ha mica ordinato il medico”,
come dire: il medico è l’unica persona che ti può ordinare di
fare qualcosa, e tu non puoi fare a meno di ubbidire);
4) Se accettiamo il principio che l’industria farmaceutica sia
un’industria come tutte le altre, allora, paradossalmente,
seguendo unicamente la logica del profitto, per questa
industria è meglio una malattia che non abbandona mai il
malato rispetto ad una curabile: con la prima, infatti, il
malato diventa una fonte inesauribile di guadagno.

248
Tutto questo considerato, ne emerge che una maggiore attenzione
all’attività di queste aziende va sicuramente posta. Ad esempio,
quando si scopre che le pubblicazioni scientifiche sono per lo più
opera di dipendenti o ricercatori direttamente finanziati da case
produttrici del dato principio attivo, viene spontaneo chiedersi
come sia possibile andare oltre il naturale conflitto di interessi che
emerge quando i dati da pubblicare possano favorire o meno chi sta
finanziando lo studio.

Ora, se tutte queste sono considerazioni che suggeriscono la


possibilità che gli interessi economici nel mondo farmaceutico siano
superiori all’interesse di curare il malato, o meglio ancora, superiori
all’obiettivo di evitare che qualcuno si ammali, abbiamo in realtà
anche qualche insider che, dopo essere stato parte dell’industria
farmaceutica, e ai massimi livelli, ne è uscito e sta denunciando lo
stato di cose. Un esempio molto rilevante è John Rengen Virapen
che, dopo una vita spesa nell’industria farmaceutica (all’apice della
carriera divenne anche direttore generale della Ely Lilly svedese),
ne è uscito, e, forse perché diventato padre in tarda età (vicino ai 60
anni), ha sentito il bisogno di denunciare l’industria in cui aveva
operato per tanti anni.

E cosa ha denunciato di così grave riguardo a queste compagnie


farmaceutiche? Molto, a partire dall’assoluto disinteresse per il
malato, all’attenzione agli obiettivi economici al di sopra di ogni
altra cosa, alla cooptazione della classe medica e politica con mezzi
più o meno leciti (lobbying), al controllo dell’informazione (stampa
e televisione) grazie agli ingenti investimenti pubblicitari per
arrivare anche a vere e proprie azioni illegali (corruzione di
funzionari governativi per far accettare alcuni farmaci come il
Prozac in Svezia ma non solo) condotte in prima persona. Un
po’ quello che è successo ad un altro ex insider, John Perkins, che
ha denunciato il sistema di controllo dei paesi del terzo mondo da
parte delle multinazionali (sistema messo in pratica da lui stesso ed
altri come lui, denominati “sicari dell’economia”). Un po’ come i
pentiti di mafia, questi ex-insider sono una fonte preziosissima di
informazioni.

249
Un altro autore che ha raccolto in maniera concisa ma estremamente
efficace tutti gli errori, gli imbrogli e le falsità della medicina è
Alberto Mondini, nel libro “Il tradimento della medicina” (ARPC
editore, 2008). Dati ufficiali alla mano, cioè proprio con gli stessi
dati forniti dagli istituti preposti, pagati e sovvenzionati dalla
collettività, Mondini dimostra la totale inefficacia delle cure che
si applicano (a parte un effetto sintomatico), oltre alla dannosità dei
farmaci ed il gran numero di effetti collaterali, spesso letali. Alberto
Mondini è fa l’altro autore di un altro best seller (o almeno best
download, scaricato da internet) di una decina d’annni fa, intitolato
Kankropoli. In tale testo è di particolare interesse la rassegna di cure
alternative al cancro, dove viene evidenziata in maniera
inequivocabile una opposizione feroce da parte della classe
medica, dei politici e dell’informazione ufficiale nei confronti di chi
scopre queste cure. Si veda anche, nel successivo capitolo,
l’aggressione subita da chi ha anche soltanto accennato alla
necessità di rivedere le posizioni ufficiali sull’AIDS. Tanta
animosità non può essere spiegata né con l’amore per la scienza
o per il paziente: lo scienziato è, a mio avviso, una persona
intimamente umile e curiosa, che pone domane, e l’arroganza non
dovrebbe rientrare fra le caratteristiche di un ricercatore onesto.
Suggerisco fortemente entrambe le letture di Mondini a chi volesse
approfondire l’argomento soprattutto per migliorare la salute
propria e quella dei propri cari.

Di grandissimo interesse sono anche le teorie nutrizioniste del Dr.


Max Gerson, classe 1881, la cui opera è portata avanti in Messico
(negli Stati Uniti non sono legalmente ammesse cure alternative
al cancro: solo chemio, radio, e chirurgia; anche un paziente
recidivo a queste cure e con ricadute/metastasi non può essere
curato con altri metodi). Cosa dice la teoria Gerson? Come spesso
accade (vedi anche Dr.Hamer più avanti) le scoperte del dr.Gerson
derivano dalla analisi e soluzione dei suoi problemi personali.
Giovane e brillante medico, era purtroppo afflitto da fortissimi e
continui mal di testa che nessuno sapeva curare. Dopo aver provato
diversi ed inefficaci rimedi, cominciò a pensare che ci potesse
essere una correlazione con l’alimentazione e decise di provare

250
ad eliminare tutti gli alimenti, introducendone uno alla volta per
scoprire quali fossero i più probabili indiziati. Vi tralascio il resto
della storia, peraltro interessantissima, ma vi anticipo che, quasi per
caso, scoprì che una alimentazione calibrata permetteva di
risolvere non soltanto le cefalee ma moltissime altre patologie…
fino anche al cancro.

§§§§§

A mio avviso la migliore teoria alternativa è la cosiddetta “Nuova


Medicina Germanica” del dr. Hamer, e cito brevemente la storia
personale che lo portò, quasi 40 anni fa, al travaglio interiore che
poi sfociò nella “produzione”della sua teoria.

Il Dr.Hamer era un affermato medico tedesco, forte oltretutto di


alcuni brevetti per attrezzi di chirurgia che gli davano un buon
reddito, e si era trasferito in Italia con la moglie e i 4 figli a praticare
la medicina in forma gratuita. Il figlio, Dirk Hamer, si trovava in
Corsica quando uno squilibrato, risentito perché credeva di essere
stato oggetto di scherno al ristorante da parte di una compagnia di
amici, imbracciò un fucile e sparò sulla barca nella quale Dirk stava
dormendo, colpendolo alla gamba. Il ritardo nei soccorsi (oltre 6
ore), unitamente ad altre complicazioni, portò alla morte, qualche
mese dopo, il povero giovane. Il padre, profondamente sconvolto
da tale perdita, andò incontro ad una serie di malattie fra le
quali un tumore al testicolo, dal quale riuscì – quasi
miracolosamente e certamente inaspettatamente – a guarire.

Questa esperienza personale lo portò a indagare se potesse esistere


una correlazione fra il tipo di male che lo aveva aggredito e la
perdita del figlio. Andando a riesaminare tutti i casi di tumori di cui
era stato a conoscenza, scoprì in ciascuno di questi una relazione
molto stretta fra il tipo di tumore ed un evento, diciamo così
“scatenante”, che lo poteva avere innescato. In breve produsse una
teoria, o un sistema di leggi, che spiega tutti i fenomeni di
cosiddetta “malattia” che ci affliggono. Perché scrivo “malattia” fra
virgolette? Perché Hamer, con la sua Nuova Medicina, dà proprio
un significato nuovo a quello che nella nostra cultura giudaico-

251
cristiana viene visto come un fenomeno esterno, cattivo, che ci
aggredisce, e contro il quale molte volte noi non possiamo fare
niente. Il tumore, così come molte altre malattie, non sarebbe
altro che una reazione adeguata, utile e prevista dalla natura ad
uno shock imprevisto che viviamo da soli, non riusciamo ad
“elaborare” e/o a condividere.

Se vi può sembrare inverosimile questo meccanismo naturale di


autodifesa, immaginate un soldato che, sotto il tiro dell’artigleria
nemica, stia correndo da una trincea all’altra. Viene colpito ad una
gamba, ma continua a correre e non sente il male fino a che non è
arrivato al riparo, nella trincea. Il suo fisico, “sentendo” la
situazione di pericolo, gli ha impedito di provare il male per
permettergli di continuare a correre fino a quando non giunge al
sicuro. Una volta al sicuro, il dolore dice: adesso ti devi riposare se
vuoi guarire. Senza arrivare a questi esempi estremi, possiamo
immaginare una situazione molto più familiare: il mal di testa del
fine settimana del manager. Per tutta la settimana in ottima forma,
12 ore al giorno tirate di riunioni, confronti, scontri, e nel fine
settimana, quando potrebbe godersi un po’ di meritato riposo, arriva
il mal di testa a bloccarlo. Anche qiui la natura ha fatto la sua parte:
quando c’era la battaglia in corso il fisico dava il massimo; nel
momento di pausa, il fisico richiede il riposo e l’attenzione che gli è
stata negata durante la settimana.

La cosiddetta “malattia”, pertanto, rientra nei meccanismi


naturali di difesa, e non deve essere “combattuta”; quello che noi
consideriamo un morbo non è altro che la richiesta di attenzione del
nostro fisico durante la fase di riparazione. Chiaramente si
capovolge qui il modo corrente di pensare. Anche la banale
influenza, da “male” da combattere, diventa in questo sistema di
pensiero lo strumento con il quale la Natura ci dice che dobbiamo
riposarci un po’. Senza entrare nel dettaglio della Nuova Medicina
di Hamer (cosa che però vi consiglio di fare), faccio un paio di
considerazioni.

Primo: non esistono “cellule impazzite”. La presunta spiegazione


che spesso si sente fare delle “cellule impazzite”, che per qualche

252
arcano motivo cominciano a proliferare senza ragione, oltre a non
convincermi, mi è sempre sembrata una grandissima offesa a Dio.
Un programmatore, nello scrivere le migliaia di righe di codice che
compongono un programma, può inserire inavvertitamente degli
errori che al verificarsi di qualche condizione particolare fanno sì
che il programma si arresti o commetta qualcosa di non desiderato.
Ma Dio non è un programmatore distratto: quello che mi hanno
insegnato (e che sento intimamente) è che Lui fa tutto in maniera
perfetta, e non esistono quindi errori di programmazione. Con la
teoria della Nuova Medicina di Hamer anche la malattia ritrova il
suo giusto posto, in un perfetto disegno di Amore Divino dove la
rottura dell’armonia (ad opera dell’uomo) ha delle conseguenze sul
nostro corpo, sulla nostra mente, sulla nostra anima. D’altra parte
non è già scritto in Genesi che il voler fare di testa propria, il voler
decidere di mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del
male (voler decidere autonomamente cosa è bene e cosa è male) ha
posto l’uomo fuori dell’armonia della natura?

Secondo. A chi da fastidio questa teoria? Facciamo un esempio.


Se in garage è bagnato per terra, e io prendo lo straccio e asciugo, e
poi è ancora bagnato, e prendo un altro straccio asciutto e asciugo, e
poi mi ritrovo che è tutto bagnato per terra, e asciugo di nuovo, e ad
un certo punto uno viene e mi fa vedere che bastava chiudere il
rubinetto dell’acqua che perdeva, chi si lamenterà per questo? Non
io, che finalmente ho risolto il problema. Forse il venditore di
spazzoloni e stracci per raccogliere il bagnato. Ecco, la nuova
Medicina (ma anche altri rimedi naturali, non brevettabili) è
talmente avversata dalla medicina tradizionale che è lecito
pensare che questo astio derivi proprio dalla rottura di
importanti e complessi equilibri economici con le case
farmaceutiche. E questa è la sorte non soltanto del povero Hamer
(che per supposto “abuso della professione medica” ha anche
dovuto fare 3 anni di carcere), ma di moltissime altre forme di
medicina che vengono osteggiate addirittura a livello legale: il
medico deve seguire il protocollo che il suo ministero della sanità,
fedele ai dettami dell’organizzazione mondiale della sanità, gli
impone.

253
Ma perché? Se l’obiettivo fosse la salute del paziente, perché
osteggiare così tanto delle forme di diagnosi e terapie alternative?
Se sono inefficaci, si sgonfieranno da sole; se sono efficaci, bene,
avremo trovato qualcosa di nuovo. No. Anche la sperimentazione è
ferocemente osteggiata. Ricordate il metodo Di Bella? La sua
sperimentazione, come chiunque abbia voglia può facilmente
constatare, fu condotta nel più totale disprezzo dei principi
scientifici basilari, su pazienti già dati per spacciati, con farmaci
ampiamente scaduti. E tutto questo perché? Come non collegare
questa animosità alla non brevettabilità e alla grande facilità di
reperibilità delle sostanze che Di Bella usava?

Ultimo, ma non meno importante, nella medicina tradizionale


l’eccessiva specializzazione e concentrazione sul singolo organo,
sulla singola patologia impedisce al medico la visione d’insieme
del malato. Il medico padovano Roberto Gava, parlando della
somiglianza dell’uomo a Dio, ha tracciato un parallelo fra Dio unico
in una trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo) e l’uomo uno e trino:
Anima, Mente e Corpo. Troppo spesso la medicina moderna si è
allontanata da questa visione unitaria dell’uomo tendendo ad isolare
non soltanto il corpo dalle altre due componenti (mente e anima),
ma addirittura spingendosi in una specializzazione esagerata per cui
il medico che cura la pelle può disinteressarsi ad esempio
dell’apparato respiratorio e viceversa.

Proprio questa visione unitaria è a mio avviso la parte più bella


della teoria di Hamer: riesce a vedere l’uomo come un insieme di
anima, mente e corpo, ma non solo: questo UNO fa parte del
TUTTO che influenza e da cui è influenzato. Pur senza dichiararsi
esplicitamente “religioso” o “credente”, Hamer riesce a vedere una
interessenza che a mio avviso è quanto di più spirituale ci possa
essere. Ed è un peccato che certi cristiani che conosco lo abbiano
bollato come non degno di approfondimento perché lui, nel criticare
la medicina ufficiale, l’abbia definita “di derivazione giudaico-
cristiana” (riferendosi esplicitamente alla parte che identifica la
malattia come castigo divino). Siamo talmente occupati a cercare
sempre il nemico, ad issare steccati, a definire gli schieramenti,
che riusciamo a perderci la bellezza e completezza di una teoria così

254
completa e a mio avvico “divina” solo perché abbiamo paura che
qualcuno “non sia dei nostri”. Tanto per cambiare, il Diavolo, il
divisore, ha proprio lavorato bene in questo caso (e noi come
allocchi ci siamo cascati).

§§§§

Un altro elemento che stupisce, nella pratica terapeutica moderna, è


la quasi totale attenzione sul farmaco. Non viene posta nessuna
attenzione alla prevenzione, intesa non come anticipazione o
aumento degli screening, ma alla prevenzione intesa come
cambiamento dello stile di vita, dell’alimentazione. Di fatto siamo
ciò che mangiamo. Possibile che tutta la salute debba venire da un
apparato medico farmaceutico curativo, e non si debba porre un po’
più di attenzione a semplici aspetti nutrizionali? Anche qui forse
entrano in gioco interessi inconfessabili: difficile non pensare che le
proprietà antitumorali delle prugne, cioè di un elemento della natura
e in quanto tale non brevettabile, siao tenute nascoste proprio
perché non fanno guadagnare nessuno! E per quanto riguarda
l’informazione: come ci si può fidare mezzi di informazione che
fra i principali inserzionisti pubblicitari hanno proprio case
farmaceutiche e produttori alimentari?

E come non dubitare dei ministeri della sanità, quando,


obbedienti ai dettami dell’OMS, dichiarano lo stato di pandemia, e
impongono (o almeno ci provano) le vaccinazioni di massa, quando
poi si scopre che era stato tutto inventato? Non basta forse una
esperienza di questo tipo per far cadere definitivamente il velo e far
vedere l’incoerenza delle decisioni prese? E perché allora,
imbrogliati una volta, dovremmo fidarci per le successive? Sul caso
specifico dell’influenza suina, ritorneremo con un articolo più
avanti; a proposito del comportamento criminale dell’OMS riporto
più oltre un articolo di Maurizio Blondet su un episodio in cui
l’OMS viene smascherata nel tentativo di spacciare
segretamente un programma per la sterilizzazione femminile
spacciandolo per vaccinazione antitetanica (alla fine del
capitolo).

255
Come abbiamo detto tutti gli sviluppatori di queste teorie
alternative sono fortemente osteggiati, dileggiati, esclusi dalla
comunità scientifica e mediatica (Maurizio Costanzo, dal
palcoscenico del suo seguitissimo programma, ha definito Alberto
Mondini un assassino). La terapia Gerson viene applicata in
Messico perché negli USA un medico che si provasse anche solo ad
accennarne ad un suo paziente perderebbe il lavoro, verrebbe
cacciato dall’ordine dei medici e rischierebbe il carcere. Negli Stati
Uniti, infatti, le uniche cure ammesse contro il cancro sono la
chemio, radioterapia e la chirurgia. E anche qualora queste tre
fossero già state applicate senza successo, e il paziente avesse delle
ricadute o delle “metastasi”, nulla può essere fatto al di fuori di
queste tre. Come ha ben evidenziato Marcello Pamio la cura di un
malato di cancro costa allo stato fra i 100.000 e i 200.000 euro; per
un solo malato! È evidente che chiunque metta a rischio questa
fonte di reddito incontri una notevole serie di resistenze.

Forse adesso è un po’ più chiaro perché la riforma sanitaria del


presidente Obama, che obbliga a tutti gli americani ad avere una
assicurazione privata per la sanità, più che un passo avanti appare
come un ritorno indietro ad un oscurantismo di tipo medievale.
L’obbligo per tutti, per legge, a versare un obolo ad un sistema che
nega la salute, anziché garantirla, e mantiene i profitti altissimi alle
compagnie farmaceutiche impedendo ad ogni sistema non
brevettabile di trovare il suo posto fra le pratiche terapeutiche
ammesse non è altro che un passo avanti nel controllo totale delle
masse.

§§§§

Marcello Pamio (www.disinformazione.it) ha fatto diverse analisi e


approfondimenti sul tema della cosiddetta medicina “malata”, cioè
che ha abbandonato i principi di umanità e di pietas per abbracciare,
più o meno apertamente, le logiche del profitto. In particolare,
nell’area cosiddetta del disease mongering (creazione della
malattia), ha individuato le principali azioni di marketing delle case
farmaceutiche lungo tre filoni:

256
1) Quantitativo
2) Temporale
3) Nuove malattie

Dal punto di vista quantitativo, lo spostamento degli artificiali


(perché definiti dall’uomo) valori di normalità, le cosiddette
“soglie”, crea automaticamente milioni di malati. Se da una certa
data in poi la soglia per il livello di colesterolo considerato
accettabile viene abbassata, immediatamente milioni di persone che
fino al giorno prima erano ritenute “sane” si troveranno nella
condizione di “malate” o quantomeno da curare, da trattare.

Dal punto di vista temporale, l’aumento degli screening e la


maggiore sofisticazione degli strumenti di indagine è una prassi che,
comunemente spacciata come prevenzione, non fa che aumentare i
casi da trattare. È importante rilevare la differenza tra screening
(che è di fatto una diagnosi), e prevenzione, che riguarda invece
quelle abitudini alimentari, comportamentali, ecc. che aiutano ad
evitare l’insorgere di determinate patologie.

Dal punto di vista della creazione di nuove malattie si sono create


nuove sindromi per dare nomi pseudoscientifici a fenomeni del tutto
normali; basti pensare alle cosiddette “sindromi da paura di parlare
in pubblico” (volgarmente detta timidezza), o alla “sindrome da
shopping compulsivo”, definizioni che implicano automaticamente
uno stato di malattia e relative cure da prescrivere. Più avanti
riprendo un paio di articoli di Pamio che sul tema “Big Pharma” ha
prodotto moltissimo materiale interessante.

Una battuta fra medici: quali sono i migliori pazienti? Risposta: i


pazienti dei dermatologi. Perché? Per tre fondati motivi:

1) Non chiamano di notte (le loro patologie non sono mai così
urgenti);
2) Non muoiono mai (o almeno, se muoiono non è per
problemi di pelle);

257
… ma soprattutto…

3) Non guariscono MAI!

C’è una grande verità in questa barzelletta: il paziente che resta


malato fornisce continuamente lavoro – e profitto – a chi lo cura e
alle case farmaceutiche che producono i farmaci di cui ha bisogno.
Chiaramente anche l’altra “possibilità” di uscita dalla malattia –
cioè la morte - è altrettanto deprecabile: in entrambi i casi
(guarigione e morte) viene a mancare un “consumatore”. Forse il
principio del libero mercato e del perseguimento del profitto, in
questo settore, rischia di fare danni molto più gravi che in altri.

Riporto di seguito un paio di articoli dal sito di Marcello Pamio


tratti dal suo sito (www.disinformazione.it), sul mercato del
farmaco e la creazione a fini commerciali delle malattie (disease
mongering), e un articolo di Blondet sulle vaccinazioni.

Il mercato della salute


A cura di Valerio Pignatta

Il business alla base della ricerca scientifica e dell’eccessivo


consumo di farmaci

Un articolo di Steve Connor pubblicato sull’inglese The


Indipendent1 è subito circolato tra gli addetti ai lavori e gli
interessati, ci ha informato di qualcosa che chi si occupa di
medicina naturale, o anche più semplicemente chi è un po’ più
attento alla propria salute, sapeva già da tempo e cioè che
quasi tutti i farmaci sono inefficaci in più della metà dei
pazienti. Quando addirittura non sono nocivi. L’affermazione
non è dell’uomo della strada di turno intervistato all’uopo, ma è
di un amministratore capo della più grande compagnia
farmaceutica inglese (e una tra le più grandi del mondo), la
GlaxoSmithKline. I dati forniti in questo articolo sono veramente
disarmanti, tanto più se consideriamo le autorevoli e interessate
fonti di provenienza per cui qualche maligno potrebbe pure

258
supporre che se le cifre rese pubbliche sono queste, quelle reali
potrebbero essere anche peggio. Ma partiamo dal presupposto
che abbia trionfato la buona fede e la trasparenza e vediamo
questi dati. La frequenza di risposta, ossia la percentuale di
efficacia di alcune categorie di farmaci per le principali patologie
attuali è quella che segue:

TABELLA DELLA FREQUENZA DI RISPOSTA DEI FARMACI

Settore Terapeutico % di
efficacia del
farmaco

Alzheimer 30
Analgesici (Cox-2) 80
Asma 60
Aritmie cardiache 60
Depressione (SS RI) 62
Diabete 57
Epatite C (HCV) 47
Incontinenza 40
Emicrania (acuta) 52
Emicrania (profilassi) 50
Oncologia 25
Artrite reumatoide 50
Schizofrenia 60

Ma l’affermazione più drammatica e riassuntiva la fa Allen Roses,


vicepresidente della linea genetica della Glaxo, quando afferma
che «la stragrande maggioranza dei farmaci — più del
90% — funziona solo nel 30-50% degli individui».
Consiglierei di rileggere con molta lentezza l’affermazione qui
esposta e di fare una pausa riflessiva. Credo che per qualsiasi
umano di senno sia una pausa veramente devastante...

Direi che la base di partenza per le nostre riflessioni sia


analizzare come questi farmaci vengono ideati e prodotti per poi
dare risultati così scadenti.

La Filiera Del Farmaco


Più che dare qualche altra cifra o nome di farmaco inquisito o

259
additato per la sua nocività o inefficacia (Lipobay, Bactrim, AZT,
Tamoxifene, ecc.) mi preme qui andare alla radice del problema,
ossia analizzare il processo di come si arriva alla produzione e
commercializzazione di un farmaco. Lì c’è tutto. Capito il
funzionamento, capito tutto. Per adesso e per sempre (se non
cambia qualcosa). Va rimossa cioè, la diffusa convinzione di
fondo secondo cui le case farmaceutiche con l’aiuto delle
ricerche di scienziati di provato ingegno e bontà d’animo
lavorano per il benessere dell’umanità alla ricerca di
farmaci che ne allevino la sofferenza. Questo poteva essere
vero sino agli anni Cinquanta o forse Sessanta del secolo scorso.
Su meccanismi e le finalità odierne delle fabbriche di medicinali
sarei più dubbioso. Certo non si può generalizzare ma vediamo
come generalmente si articola il processo di fabbricazione d un
principio attivo curativo.
Allora, forse non tutti sanno che ogni farmaco deve superare
varie fasi di studio e di sperimentazione per poter poi entrare nel
mercato ed essere venduto e somministrato ai malati. Una
molecola munita di un’attività terapeutica degna d’attenzione, in
media riesce a diventare farmaco in un tempo medio di 15 anni.
Negli ultimi anni, però, le multinazionali del farmaco
riescono ad aggirare il problema di fasi di studio e
controllo troppo rigide ricorrendo al reclutamento
convulso di cavie umane volontarie in paesi del Terzo
Mondo, al fine di sperimentare farmaci i cui test non sono
ancora stati approvati negli USA. E dico USA perché Stati Uniti e
Gran Bretagna sono i paesi in cui si concentrano i due terzi dei
profitti farmaceutici mondiali2.

Test Sperimentali
Le cavie a buon mercato per i laboratori europei (svizzeri,
tedeschi ecc.) sono reclutate invece nei paesi periferici dell’Est
europeo, paesi dove, al pari di altre zone economicamente
depresse del pianeta, il rimborso ottenuto per farsi martirizzare
è molto agognato. Negli Stati Uniti una prova clinica su un
paziente costa una media di 10.000 dollari, in Russia 3.000 e
nelle regioni più povere del mondo ancora meno. Ma i test di
sperimentazione su cavie umane nei paesi poveri
consentono, oltre che un risparmio economico, anche di
risparmiare sui tempi, perché le case farmaceutiche
sottostanno in questo caso alle legislazioni locali solitamente
meno restrittive. Il valore vero della sperimentazione quindi non
è nel conseguire il miglior prezzo cui poi vendere un prodotto o

260
la sua migliore efficacia (come poteva essere decenni fa, in cui
forse il business aveva ancora un’anima umanistica), ma è
l’arrivare primi per brevettare prima4.
Seguire un protocollo di approvazione di un farmaco costa più o
meno 300 milioni delle vecchie lire. Ma sono 1 .000 i miliardi
delle stesse che si possono ottenere sfruttando in esclusiva il
farmaco arrivando per primi ai brevetti.
Sì, avete letto bene: plurale.
Per ogni farmaco si possono infatti fare più brevetti per
prolungare l’agonia di speculazione: un brevetto sul processo di
fabbricazione, uno sul metodo di somministrazione (compressa,
siero, fiala ecc.), uno sulla posologia, uno sul principio attivo
ecc. ecc.
Per dirla con le parole di uno scienziato “pentito” : «I test
clinici sono oggi figli di una sola necessità: la ricerca di
margini sempre maggiori di profitto. Non crederete mica
che le società fanno esperimenti per pura ricerca
scientifica»; così Benno Leutold, medico, scienziato e
ricercatore per Roche, ha lavorato pure ad Harvard e poi nei
laboratori americani dei National Health Institute5.
E sempre Leutold che ci informa inoltre che «Nessun test è in
grado di stabilire con esattezza gli effetti collaterali e
quelli clinici di un medicinale nell’arco dei 5-6 anni della
sua sperimentazione. Un tempo ragionevole sono 30 anni.
Solo allora si comprende l’intero spettro di azione di un
farmaco»6.
Anche su questo ci sarebbe da meditare parecchio. Qui sta la
radice del problema. È ovvio cioè che la qualità di un medicinale
rimane un punto interrogativo a lungo, checché ne dicano mass-
media e riviste scientifiche di turno.
E dopo vent’anni di vita il brevetto svanisce e il farmaco viene
spinto fuori dal mercato per il prezzo troppo basso7. Si ha
interesse quindi a cicli continui di nuovi prodotti.
A questo punto mi sembra importante rilevare che a capo
dei dipartimenti delle case farmaceutiche non ci sono più
medici o scienziati, come nei decenni addietro, ma
economisti esperti. Sono loro che decidono quali farmaci
devono restare sul mercato e quali devono essere ritirati. Non
vengono prese queste decisioni sulla base dell’efficacia di un
medicinale o di una moralità legata allo stato terribile della
sofferenza umana. Si decide sulla base del migliore
investimento e resa economica. Si investe in quel farmaco
che prospetta il maggior guadagno e si progetta un piano di
lancio mass-mediatico ad hoc. Quando infatti un farmaco ha

261
superato il test di fase 1, e si inizia a fare
sperimentazione sui malati, si lascia trapelare la notizia ai
giornali di un nuovo «miracoloso» prodotto in arrivo e le
azioni in borsa della multinazionale che lo produce
cominciano a lievitare. Spero di essere stato chiaro.
E la scusa che i prezzi dei medicinali sono alti perchè le industrie
farmaceutiche devono ricavare grandi profitti da un farmaco per
poter finanziare la ricerca e lo sviluppo di altre medicine ancora,
è ormai palesemente scoperta: le case farmaceutiche investono
nella commercializzazione dei loro farmaci il doppio di quanto
investono in ricerca e sviluppo8.

La commercializzazione
E la commercializzazione è, parimenti alla sperimentazione,
veramente senza scrupoli. Le case farmaceutiche possono,
ad esempio, arrivare ad ampliare deliberatamente le
indicazioni di un medicinale semplicemente per allargare
il mercato dello stesso quando questo abbia qualche
problema di smaltimento o abbia riscontrato scarso
successo. Un farmaco autorizzato per la lotta al cancro in
Europa può allora tranquillamente diventare un
medicinale contro l’emicrania in Africa e magari a un
prezzo decisamente superiore che non nel Vecchio
continente, e venduto pure senza alcuna
controindicazione allegata9.
Questo strapotere delle case farmaceutiche sta incontrando
qualche resistenza in alcuni paesi del Terzo Mondo. Ma l’attuale
presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha sostenuto di voler
difendere a ogni costo il copyright dei farmaci delle
multinazionali contro le decisioni ‘arbitrarie’ di alcuni paesi
appunto come la Thailandia e il Brasile che hanno iniziato a
prodursi farmaci salvavita a prezzi abbordabili aggirando
«illegalmente» i diritti dei brevetti delle case farmaceutiche
occidentali. Ma questo è un percorso scontato per il presidente
USA, dato che fra i primi finanziatori della sua scorsa
campagna elettorale figurano proprio le maggiori aziende
farmaceutiche americane (e non solo): Bristol-Myers, Squibb,
Pfizer, GlaxoSmithKline, Schering Plough, che in quell’occasione
gli donarono quasi 40 miliardi di vecchie lire.
Per concludere, vorrei dire che tutto il processo rigidamente
vincolato dagli interessi economici sin qui descritto sta
degenerando intenzionalmente in una corruzione estesa a tutto
l’ambiente medico e scientifico, per cui non si può più a mio

262
parere fare molto affidamento sulle affermazioni di un foglietto
illustrativo di un farmaco. Tre anni fa si parlava già in Gran
Bretagna di una cifra ufficiale compresa tra l’1 e il 5% di
ricerche scientifiche contenenti dati e risultati falsificati,
investigazioni autorizzate alla mano10. Per gli Stati Uniti la stessa
fonte riportava addirittura una cifra compresa tra il 24 e il 35%
tra violazioni dei protocolli e falsificazione dei dati11. Ora la
situazione è certamente peggiorata, nel senso che c’è più
coscienza anche nell’ambiente medico che il fenomeno è
generalizzato e che gli articoli e gli studi che vengono pubblicati
sulle riviste, che stabiliscono lo status di un farmaco o di una
ricerca, sono quasi sempre il risultato di un finanziamento o di
un interesse diretto delle case farmaceutiche stesse. Ad
esempio, recentemente il New England Journal of
Medicine, la rivista medico-scientifica più autorevole degli
USA, ha dovuto pubblicamente ammettere che alcuni dei
suoi articolisti più eminenti avevano interessi economici
diretti, seppur sino ad allora occultati, in alcune case
farmaceutiche che producevano farmaci della cui ricerca
si erano occupati.

La corruzione ha poi anche altri aspetti. In Portogallo un


funzionario della Bayer ha soffiato ai giornali i nomi di 2.500
medici che risultavano sul libro paga della multinazionale
affinché prescrivessero determinati farmaci. Il signor Pequito, il
nome di questo impiegato, nonostante la protezione della
polizia, è già stato pugnalato due volte ed ha rischiato la vita. Si
capisce che a questi livelli la qualità e l’efficacia di un farmaco
sono molto al di sotto come importanza dell’ufficio marketing
dell’azienda che lo produce. Ma il fenomeno non è solo
americano o portoghese. Io credo sia piuttosto generalizzato. In
Gran Bretagna ad esempio «Un terzo del comitato britannico per
la sicurezza dei medicinali ha dichiarato di aver dei vincoli
economici con società farmaceutiche sui cui prodotti sono
chiamati a emettere un’opinione»12. Meditiamo ancora con una
bella pausa su quello che ciò significa.

Quindi, per finire, se ad esempio negli Stati Uniti la terza causa


di morte dopo malattie cardiache e cancro è... l’uso di farmaci
e altre cause iatrogene (infezioni ospedaliere, interventi
chirurgici, errori di medicazione ecc.) direi che possiamo
permetterci di non stupirci13. Questo non ci esime però
dall’opporci.

263
Note
1) Connor, Steve, «Glaxo chief: Our drugs do not work on most patients», in The
Independent, 8 dicembre 2003.
2) DaI sito www.comedonchisciotte.net che ne ha curato la traduzione.
3) Correggia, Marinella, «Big Pharma va alla sbarra all’Aja», in Il Manifesto, 11
gennaio 2004.
4) Ginori, Anais, «L’Apartheid delle medicine», in La Repubblica, 5 marzo 2001,
pp. 16-17.
5) «Adesso la regola è diventata una sola, faster», così Lembit Rago, direttore
del Dipartimento farmaci dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Vedi il
reportage pubblicato su La Repubblica del 6 maggio 2001, pp. 14-15.
6) Intervista a Benno Leutold comparsa su La Repubblica del 6 maggio 2001, p.
15.
7) Intervista a Senno Leutold, cit.
8) Al termine del brevetto i prezzi dei farmaci crollano del 70%.
9) Le Carré, John, «La mia guerra all’industria del farmaco», in La Repubblica,
21 febbraio 2001, pp. 38-39.
10) Le Carré, John, «La mia guerra all’industria del farmaco», cit.
11) Un’agenzia Reuters da Londra del 15 gennaio 2001, ripresa e commentata
dal dott. John Mercola nel suo visitatissimo sito www.mercola.com
lbid.
12) Le Carré, John, «La mia guerra all’industria del farmaco», cit.
13) In particolare negli USA le medicine sono la quarta causa di morte comune.
Che non è poco. Cfr. Journal of the American Medical Association, vol. 284, 26
luglio 2000.

Vaccinazioni e medicalizzazione della vita


“Il sano è un malato che non sa di esserlo”
Marcello Pamio - 1 dicembre 2008

Roberto Gava è medico chirurgo omeopata con specializzazione


in farmacologia e tossicologia: una autorità nazionale in ambito
vaccinale e autore di decine di pubblicazioni scientifiche (vedi
elenco).
Il titolo della sua relazione era “Le vaccinazioni pediatriche: etica
e potere delle vaccinazioni”.


“Potremo accettare – ha detto Gava - le vaccinazioni eseguite in
un certo contesto, cioè secondo le acquisizioni medico-
scientifiche più recenti (concetto di scienza), nel rispetto della
salute presente e futura dell’individuo (concetto di etica),
adattate nel loro tipo, numero, età di inizio, modalità di
somministrazione (personalizzazione), nel rispetto di bisogni,

264
disponibilità, volontà e libertà di scelta del soggetto (libertà),
dopo aver tenuto un vero consenso informato (informazione)
“Mentre dovremo essere contrari alle vaccinazioni se
vengono eseguite come imposizione coercitiva (obbligo),
secondo acquisizioni mediche obsolete non più accettabili
(preconcetti: ‘le vaccinazioni fanno solo bene e non si discute’),
in modo lesivo per la salute psicofisica presente e futura della
persona (c’è un danno in bambini sani), non adattate nel loro
numero, tipo, età di inizio e modalità di somministrazione
(massificazione), senza rispetto di bisogni, disponibilità, volontà
e libertà di scelta del soggetto e senza aver ottenuto un vero
consenso informato.”

Dopo questa analisi, vediamo qual è la situazione vaccinale in


Italia:

- Sono obbligatorie per legge, ad eccezione di qualche regione


tra cui il Veneto;
- Sono massificate e non personalizzabili in base all’età e
allo stato di salute del bambino;
- Non viene fornita ai genitori alcuna informazione utile sul
rapporto rischi-benefici;
- I vaccini sono un costo enorme per il Sistema Sanitario
Nazionale, quantificabile in circa un miliardo di euro;
- I bambini sono sempre più cagionevoli di salute (intolleranze,
allergie, ecc.)
- L’autismo nei bambini è in costante aumento.

Apro una parentesi per l’autismo perché questa problematica sta


diventando una vera e propria piaga sociale: 1 bambino su 160
nel mondo ne risulta affetto! Secondo il prestigioso “Lancet”, il
rischio di nascere oggi con queste problematiche è molto più alto
rispetto il passato. Nell’ultimo decennio nella sola California si è
riscontrato un aumento del 276% di nuovi casi. “Gli stessi FDA
e i CDC statunitensi hanno finanziato ben tre studi sull’autismo: i
dati hanno dimostrato la correlazione tra mercurio e autismo, tra
vaccini e autismo, ma nessuno ha raccolto questo
messaggio”.1[1] Perché? Cui Prodest? Il numero di studenti

1[1] Dottor Roberto Gava


1[2] Idem
1[3] “Puglia. Autismo in forte aumento a Taranto, colpa della diossina?, Salvatore Pignatello
della Asl Ta/1
1[4] Idem
1[5] Editorial. Drop in the Ocean. The Times of India. 23 Sep 2006

265
autistici presenti nelle scuole americane (età 6-21 anni),
dall’anno scolastico 1991-92 al 2001- 02, ha evidenziato un
aumento del 1700%!!!2[2]

Qual è la causa di un tale aumento? Il mercurio?


Il livello del mercurio considerato limite massimo accettabile
(oltre il quale si parla di tossicità per la salute umana) è di 0,1
microgrammo/chilo/die e quindi per neonati di 3 mesi di vita
(circa 5 kg di peso corporeo) è di 0,5 microgrammi/die.
Secondo i dati americani, negli anni ‘50-’70 la dose totale
di mercurio che veniva inoculata per ciclo vaccinale era di
25-50 microgrammi.
Negli anni ’80, la stessa dose per ciclo vaccinale era invece di 75
microgrammi.
Nel 1999, negli USA, sono arrivati a somministrare anche a 275
microgrammi di mercurio per ciclo vaccinale!

L’aumento dell’autismo e questo crescente aumento del


mercurio vaccinale (dovuto ad un sempre crescente aumento del
numero dei vaccini pediatrici) sono una semplice coincidenza o
sono fortemente e direttamente correlati indicando che il
mercurio contenuto nei vaccini è espressione di un chiaro danno
vaccinale? E in Italia, come siamo messi? “A Taranto, negli ultimi
10 anni, l’aumento di bimbi autistici è di circa il 50% rispetto
agli anni precedenti, mentre negli ultimi 20 anni tale aumento è
stato del 100%”.3[3]
“Studi americani – continua l’estero dell’Asl - dicono che la
diossina può essere responsabile di irrequietezza, disturbi di
apprendimento, disturbi dello spettro autistico e quindi della
relazione” [4]. Oltre alla cancerogena diossina esistono serie
correlazioni tra metalli pesanti velenosi come mercurio e
alluminio contenuti nei vaccini pediatrici (anche in quello
antinfluenzale) e patologie gravi come l’autismo.

Per le altre malattie infettive pediatriche (morbillo, vaiolo,


tubercolosi, polio, ecc), il dr. Gava, con dati ufficiali alla mano,
ha dimostrato la fallace spiegazione pseudo-scientifica

266
che vorrebbe farci credere che il miglioramento della
salute si è ottenuto solo grazie ai vaccini, dimenticandoci di
dirci che le campagne vaccinali sono iniziate quando le norme
igienico-sanitarie erano profondamente migliorate …
I grafici dell’andamento epidemiologico lo dimostrano in maniera
inequivocabile.

Tanto per ricordare, in molti Paesi del Terzo Mondo (Africa in


particolare) la poliomielite è iniziata dopo la vaccinazione di
massa, mentre prima c’erano solo casi sporadici. Lo stesso è
accaduto in Albania: dopo le vaccinazioni di massa nel 1996 ci
sono stati 76 casi di polio tutti causati dal vaccino orale di Sabin!
“Non ha più senso – continua Gava - la vaccinazione contro la
polio in Europa, anche perché dal 2002 l’OMS ha certificato il
nostro Continente come ‘Polio Free’, cioè senza più virus
selvaggio della poliomielite”. Eppure, nonostante il vaccino orale
contro la polio in America ed Europa sia stato tolto, si continua a
vaccinare in Africa, Asia e India con quel tipo di vaccino … e non
a caso la polio avanza!

Si pensi anche alla situazione indiana: i casi di paralisi flaccida


acuta da polio sono in continuo aumento, perché l’incidenza
della malattia è aumentata dai 3.047 casi del 1997, quando è
stato iniziato il PEI (Polio Eradication Initiative, cioè la campagna
di vaccinazione di massa), ai 27.000 casi del 2005 e per di più la
malattia ha colpito bambini vaccinati.4[5]
Credo sia chiaro per tutti.

Cosa possiamo fare noi genitori per diventare veramente


responsabili delle nostre scelte e/o decisioni? Il buon senso porta
a concludere che:

1) Quando portiamo a vaccinare i nostri piccoli (3 e 6 mesi) ci


faranno firmare il consenso informato, cioè saremo noi genitori a
prenderci tutte le responsabilità di eventuali effetti e/o reazioni
avverse (sclerosi multipla, diabete mellito insulino-dipendente,
autismo, ritardo mentale, ecc.) e non il medico che esegue
l’iniezione o la Asl che la impone secondo legge.
Perché non chiedere al medico di firmare anch’egli una
dichiarazione in cui garantisce che a nostro figlio non accadrà
nulla di male, così come sostengono i fogli informativi sui vaccini

267
distribuiti dalle Asl?
Forse e dico forse, assisteremo ad un totale e assoluto diniego,
perché probabilmente non esiste un solo medico che potrà
firmare quella carta, anche se i vaccini vengono reclamizzati
come “sicuri” e “utili”.

2) E’ utile sapere che la legge impone come obbligatori 4


vaccini, mentre le Asl hanno a disposizione l’esavalente, cioè il
vaccino contenente ben 6 diversi vaccini (costa molto di più, per
la gioia di Big Pharma e della nostra Farmindustria ed è assai più
pericoloso per la salute del neonato perché le dosi sono
maggiori). Se vogliamo rispettare la legge e vaccinare nostro
figlio, abbiamo almeno il diritto di chiedere che gli siano inoculati
solo i 4 vaccini obbligatori e in dosi separate (cioè 4 inoculazioni
a distanza).
Se questi vaccini non sono disponibili, come spesso accade, le
Asl dovranno ordinarli facendo guadagnare un po’ di tempo ai
nostri bambini. Questo permetterà loro di crescere, riducendo gli
eventuali problemi legati ad un sistema immunitario ancora in
formazione. Ricordo che a 3 e 6 mesi il sistema immunitario è
immaturo, mentre è diverso il discorso ad 1,5 - 2 anni di età.

Medicalizzazione della vita


La seconda relazione dal titolo “Medicalizzazione della vita e
comunicazione sanitaria” è stata tenuta dal prof. Domenighetti,
docente in due università svizzere (Losanna e Lugano) e
responsabile per oltre tre decadi della Sanità del Ticino. Il
professore ha dichiarato che oggigiorno assistiamo ad una
dinamica che mira a trasformare i sani in ammalati.
Questo processo, significativamente fondato sulla
comunicazione, sul marketing e sui conflitti di interesse, è
promosso e sostenuto, direttamente o indirettamente, dai
produttori di tecnologia medico-sanitaria, cioè dalle lobbies del
farmaco.

La “costruzione sociale” delle malattie, secondo Domenighetti,


sta per essere sostituita da quella “industriale”. Ciò si
concretizza tramite un’espansione su tre livelli del dominio della
Medicina:

- Piano quantitativo Æ ridefinizione e abbassamento dei


limiti soglia che definiscono e differenziano il “patologico” dal
“sano”. Per esempio, sono stati ridotti i valori massimi

268
considerati accettabili di colesterolo, trigliceridi, pressione
arteriosa, ecc. Fino a giugno 2003 il valore oltre il quale si
considerava patologica la trigliceridemia era fissato a 2.3 e da
luglio è sceso a 1.7! Nello stesso arco di tempo, il valore oltre
il quale si considerava patologica la colesterolemia LDL è
passato da 3 mmol a 2.6 mmol. Con queste nuove direttive,
milioni di persone sane sono diventate immediatamente
malate, e quindi potenziali clienti delle aziende farmaceutiche.

- Piano temporale Æ promozione della diagnosi precoce:


screening.

- Piano qualitativo Æ definizione di “nuove” malattie,


osteoporosi, sindrome premestruale, ecc.

Per far comprendere il quadro generale degli screening,


Domenighetti ha riportato uno degli esempi più interessanti e
illuminanti: quello delle autopsie eseguite in Svizzera. Esami
autoptici eseguiti su migliaia di persone sane morte non per
malattia (per es. incidenti stradali) hanno rivelato:
- Il 38% delle donne (tra i 40 e 50 anni) era portatrice di
tumori al seno (carcinoma in situ, cioè uno stadio che
probabilmente non sarebbe mai evoluto in cancro conclamato).
- Il 48% degli uomini (sopra i 50 anni) era portatrice di tumori
alla prostata.
- Il 100% di uomini e donne (sopra i 50 anni) presentava un
tumore alla tiroide.

Pochi conosceranno simili dati, ma basta parlare con un qualsiasi


patologo intellettualmente onesto per comprendere come questo
sia la “normalità”: moltissime persone sane hanno tumori, ma
non sanno di averli e quindi vivono normalmente. Il nostro
corpo, infatti, produce ogni giorno migliaia di cellule tumorali.
Ogni santo giorno per tutti i giorni della nostra vita.
Queste cellule, se il sistema immunitario è forte e sano (grazie
ad un buon lavoro della nostra Vis Medicratix Naturae, la forza di
risanamento e autoguarigione), verranno fagocitate e distrutte.

Ma se il nostro sistema difensivo non funziona correttamente


(per un qualsiasi motivo: emozionale, psicologico, carenziale,
tossicologico, ecc.) queste cellule avranno la possibilità di
organizzarsi, crescendo e formando masse tumorali. Anche in
questo caso, però, è possibilissimo che tali masse tumorali

269
possano restare localizzate (tumore in situ) anche per decenni o
per tutta la vita senza recare alcun fastidio o danno. A questo
punto immaginate qualcuno – dice Domenighetti - che “inventa
una macchinetta che ve la passa davanti alla tiroide e che poi vi
dice: ‘… Ah tu hai un carcinoma in situ alla tiroide’ … Non si
morirà di tumore perché questo è in situ, ma pensate al trauma
psico-emozionale che vivrà quella persona che si sente fare
quella diagnosi …

Qui entrano in gioco gli esami diagnostici preventivi (che di


prevenzione non hanno nulla, perché al massimo possono
essere definite diagnosi precoci): i cosiddetti screening di
massa, con i quali si invitano persone oggettivamente sane a
cercare qualche piccola anomalia (chi non le ha?) che magari
non ha alcun significato patologico (ma che viene ugualmente
tolta chirurgicamente con conseguente stress, spese,
medicalizzazioni e continui futuri esami laboratoristici) o che si
trova in stadio latente e che potrebbe restare tale per anni. Cioè,
stanno cercando il malato nel sano e tale “ricerca” è sempre più
anticipata nel tempo.

Sfatiamo subito uno dei miti sullo screening: non riduce


assolutamente la mortalità per tumore, ma aumenta le diagnosi,
cioè aumenta il numero dei tumori scoperti, anche quelli
tranquilli e non pericolosi (in situ), senza modificare la curva
della mortalità (non è stata evidenziata alcuna differenza tra
quelli che si sottopongono a screening e quelli che li evitano).
Però, una volta diagnosticato un tumore, le persone sono
psicologicamente e/o emozionalmente in grado di superare tale
“nefasta” diagnosi? Vivranno come prima, oppure la loro vita
cambierà drasticamente? Oggi il numero dei tumori diagnosticati
è in perenne crescita (in Italia, i nuovi casi di tumore sono stati
250.000 nel 2002 e 270.000 nel 2005; fonte Istat) e certamente
una delle cause sono proprio la massificazione degli screening.

Ed ecco la Legge aurea di Big Pharma:

più esami diagnostici Æ più tumori tra la popolazione


più tumori Æ più soldi alle lobbies

Più questi esami diventeranno precisi e più tumori scopriranno


per il motivo detto sopra: produciamo ogni giorno migliaia di
cellule tumorali e di queste, la quasi totalità viene distrutta

270
subito ma qualcuna può sfuggire e dare origine a qualche piccolo
agglomerato cellulare che viene identificato come un nodulino
tumorale. Si pensi solo alla frontiera degli esami attraverso il
DNA: con un semplice prelievo del sangue si è in grado di
diagnosticare ad un bambino appena nato, o addirittura ad un
feto in grembo, la predisposizione al cancro o ad altre patologie.

“Predisposizione”, che possiamo dire assurda e ridicola visto che


il dogma fondamentale del determinismo genetico è crollato
definitivamente con lo studio del Genoma umano. L’epigenetica
(“oltre/sopra la genetica”) afferma da decenni che “non siamo
schiavi dei nostri geni”, perché “i geni dipendono dall’ambiente”
(interno ed esterno). I geni possono modificarsi in base al nostro
modo di pensare e alimentarci, allo stress ambientale o
all’ambiente familiare, al credo religioso, allo stato sociale, ecc.

Ecco la medicalizzazione della vita: ancora prima di


nascere siamo malati e destinati a manifestare quella
malattia!
D’altronde, una persona sana viene considerata una persona
malata che non sa di esserlo e le lobbies del farmaco si
premurano di ricordarcelo in ogni momento. Questa strategia ha
lo scopo di spegnere le speranze e le prospettive di una vita
migliore; significa creare le condizioni mentali ed emozionali
affinché proprio quella patologia si sviluppi. Pensare
continuamente al cancro solo perché qualcuno ci ha detto che
siamo “predisposti” geneticamente, significa vivere
costantemente nella paura della malattia e della morte. Come
sarà la nostra esistenza?

La campagna di disinformazione e medicalizzazione di massa è


così ben avanzata che oggi l’80% delle donne italiane (e
moltissimi medici) pensano che gli screening
mammografici “riducano il rischio” di ammalarsi. Sono dati
ufficiali, purtroppo. “Ridurre il rischio di ammalarsi” significa che
più mammografie (o esami del PSA per la prostata) facciamo e
più “evitiamo il rischio” che ci venga un tumore! Totale
ignoranza, cioè non conoscenza specifica della materia, perché
lo screening NON riduce assolutamente il rischio di ammalarsi,
ma scopre prima nel tempo un tumore. Tutto qua. Evitare di
ammalarsi, cioè la vera prevenzione, è tutta un’altra cosa.

Questa disinformazione è pura propaganda ufficiale veicolata

271
dalle potentissime e sconosciute agenzie di Pubbliche Relazioni
(agenzie di PR) che pagano miliardi a testimonial famosi (noti
oncologi, personalità dello spettacolo, giornalisti, ecc.) e inviano
centinaia di articoli, redazionali a tutte le testate giornaliste del
mondo.

Domenighetti definisce la diagnosi precoce “una gabbia logica”,


e ne spiega il motivo. Se ho fatto l’esame ed è positivo, ho fatto
bene a farlo perché ho trovato un qualcosa che posso curare
prima. Se l’esame è negativo, comunque ho fatto bene a farlo
perché so di non avere il cancro. Se non faccio l’esame e insorge
la malattia, ho fatto male a non farlo prima.
In ogni caso la cosa giusta è sempre quella di sottoporsi allo
screening.

E infatti, se chiediamo al medico un consiglio, ovviamente dirà di


fare gli screening perché minimizza il rischio di aver dato un
consiglio sbagliato. Nel dubbio, il medico dice quello che dicono
tutti, così non avrà problemi legali e non rischierà nulla. Quelli
che rischiano semmai siamo sempre e solo noi.
Concludo con un titolo emblematico pubblicato dal New York
Times nel 2007:

“Quello che ci fa ammalare è un’epidemia di diagnosi”


(New York Times, 2007)

“Epidemia di diagnosi”, per la quale però, non esiste alcun


vaccino ……
Se non quello della presa di coscienza, chiamata piena
consapevolezza.

_____________

Da effedieffe (Maurizio Blondet) sulle vaccinazioni. Quanto documentato nel


seguente articolo ha dell’incredibile, e dovrebbe far meditare molto tutti
coloro che ritengono l’Organizzazione Modiale della Sanità una istituzione
degna di autorità e da seguire. La realtà è purtroppo un’altra: valutate voi stessi.

Perchè ci vogliono vaccinare


Maurizio Blondet
22 agosto 2009

272
Perchè l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) s’è
precipitata a dichiarare l’influenza suina una
«pandemia»? Perchè gli Stati stanno ancora comprando
milioni di dosi di vaccino dell’influenza suina, nonostante l’OMS
abbia dovuto ammettere che «l’attuale pandemia è
caratterizzata finora dalla lievità dei sintomi nella massima
parte dei pazienti, che di solito guariscono senza cure mediche
entro una settimana»? Perchè spese per miliardi in vaccini che,
per giunta, possono arrivare quando il virus è mutato (questi
virus sono rapidamente mutanti, già manifestano resistenza al
Tamiflu)? E perchè infine, l’influenza colpisce in modo più grave
i giovani dai 19 ai 24 anni, in teoria i più fisicamente sani?

Questo soprattutto suscita un molesto ricordo...

Nei primi anni ‘90, l’OMS lanciò una campagna di


vaccinazione di massa contro il tetano in vari Paesi (fra
cui Messico, Nicaragua, Filippine) dedicato soltanto alle
donne fra i 15 e i 45 anni. Ma i maschi e i bambini sono forse
naturalmente immuni al tetano?

Insospettito, il cattolico Comitato per la Vita (Comitè Pro Vida)


messicano, nell’ottobre 1994 riuscì a procurarsi alcune fiale del
vaccino anti-tetano, e lo fece analizzare in laboratori biochimici.
Questi appurarono che in diverse fiale era presente
gonadotropina corionica umana (hCG), l’ormone naturale
femminile essenziale per mantenere la gravidanza. In natura, la
gonadotropina corionica «avverte» il corpo femminile che un
ovulo è stato fecondato, e provoca il rilascio di altri ormoni che
preparano la superficie dell’utero all’impianto dell’uovo
fertilizzato. I consueti testi di gravidanza misurano, di fatto, la
presenza di dosi elevate di HCG (1). Il fatto è che, introdotta la
hCG nell’organismo insieme a un germe attenuato del tetano, la
reazione immunitaria che si scatena forma anticorpi non solo
contro il tetano, ma anche contro lo hCG. Gli anticorpi anti-
hCG rendono ovviamente incapace l’organismo femminile di
portare a termine la gravidanza. Di fatto, il vaccino iniettava
un anti-concezionale.

273
L’organizzazione Human Life International, avvertita del fatto
dai Pro Vita messicani, chiese alle sue organizzazioni affiliate (in
60 Paesi) se erano in grado di confermare il dato sospetto.
Dalle Filippine (dove già 3,4 milioni di donne erano state
vaccinate) e dal Nicaragua giunsero le conferme.
Apparentemente, il programma era in corso anche in Nigeria e
Tanzania: anche lì, la speciale antitetanica veniva
somministrata solo a donne in età fertile.

Del resto, i protocolli dell’OMS prescrivevano cinque iniezioni


presunte «di richiamo», le prime tre entro tre mesi. Altra
stranezza, dato che il vaccino antitetanico dà una
immunità decennale con una sola iniezione.

Gli esperti dello Human Life International, allora, cominciarono


a spulciare la letteratura scientifica sull’argomento: e
scoprirono che da almeno vent’anni l’OMS, attraverso
ricercatori collegati, stava cercando di creare un vaccino
anti-fertilità utilizzando un «toxoide del tetano» come
veicolo. Infatti, il sistema immunitario, per natura, non
aggredisce lo hCG; bisogna «ingannarlo» mobilitandolo contro
un bacillo unito alla gonadotropina, in modo da scatenare la
risposta degli anticorpi contro l’uno e l’altro.

Il programma era stato inizato dall’OMS nel 1972, e nel ‘93


aveva già speso 365 milioni di dollari in questi esperimenti che
- nella lingua di legno massonica - si chiamavano «ricerche
sulla salute riproduttiva». I fondi venivano dalla Banca
Mondiale, dall’ONU, dalla Rockefeller Foundation, da un buon
numero di università specie scandinave, dai governi britannico
e tedesco.

A tutta prima, l’OMS negò che il vaccino contenesse hCG.


Di fronte ai risultati delle analisi di laboratorio, sia l’OMS sia il
Dipartimento di Sanità delle Filippine (DOH) derisero i referti
perchè venivano, dissero, da «gruppi cattolici di diritto alla
vita». Quattro fiale del vaccino, fornite dal ministero filippino,
furono allora esaminate dal St. Luke Medical Center di Manila,
che è luterano: tutt’e quattro le fiale contenevano hCG.

274
A questo punto, l’OMS cambiò linea di difesa: le quantità di
hCG nel vaccino erano «insignificanti», assolutamente
insufficienti a scatenare anticorpi contro la gonadotropina.
Trenta donne filippine che avevano ricevuto il vaccino
cosiddetto anti-tetanico, sottoposte ad esame, risultarono avere
altissimi livelli di anticorpo anti-hCG.

Inoltre, si scoprì che i vaccini usati (tre diversi preparati, di tre


ditte diverse) non avevano la licenza per essere
commercializzati o somministrati nelle Filippine. L’autorità
preposta, il filippino Bureau of Food and Drug, si giustificò
dicendo che le tre ditte «non avevano chiesto la registrazione»
dei loro preparati. Si trattava di due aziende canadesi,
Connaught Laboratories Ltd. e Intervex, e una australiana, la
CSL Laboratories. «Aziende note e stimate», si affrettò a
testimoniare a loro favore l’OMS. Una di queste, la Connaught,
era divenuta nota negli anni ‘80 in quanto distribuiva plasma
sanguigno contaminato dal virus dell’AIDS.

L’OMS sta ripetendo il trucco con il vaccino anti-influenzale?


L’allarmismo sulla influenza suina serve a contrabbandare un
occulto programma anti-demografico? I dubbi sorgono anche in
giornali ufficiali. Il Daily Mail fa notare che stanno per
cominciare le vaccinazioni di 12 milioni di bambini britannici,
con preparati «che non sono stati testati» per uso pediatrico (e
nemmeno per gli adulti). La decisione di saltare le prove
cliniche può benissimo nascondere qualcosa nella composizione
dei preparati (2).

Pochi sanno che ogni Paese che ha firmato l’adesione all’


Organizzazione Mondiale di Sanità, ossia praticamente
tutti, hanno dato all’OMS poteri inauditi sui governi
nazionali; questi poteri scattano - guarda caso - ove si
verifichi una «pandemia».

Di fatto, i governi possono essere dissolti a causa


dell’emergenza, e rimpiazzati da comitati speciali di crisi,
che in nome della salute pubblica assumono la responsabilità

275
delle strutture sanitarie di ogni Paese, e sono dotati di poteri di
polizia per obbligare la popolazione a sottoporsi a quarantene,
segregazioni «sanitarie» e vaccinazioni di massa.

A questo scopo, nel 2005, l’OMS ha diramato un «Modello di


legge sui poteri sanitari d’emergenza» (Model Emergency
Health Powers Act) che deve essere adottato dai Paesi-membri.

In base ad esso (3): Le autorità sanitarie possono obbligare le


persone sospette di essere portatrici di «malattia infettiva» ad
assoggettarsi ad esami medici. Possono ottenere tutte le
informazioni mediche personali. Possono obbligare i farmacisti a
segnalare ogni inconsueto aumento di prescrizioni e di ricette
mediche. Individui possono essere isolati contro la loro volontà,
ossia arrestati.

Le autorità - che in caso di pandemia non rispondono più ai


governi locali ma all’OMS - assumono il controllo delle
produzioni farmaceutiche, degli ospedali anche privati e delle
cliniche, nonchè dei servizi di comunicazione.
Ancor più preoccupante: le autorità d’emergenza hanno a loro
disposizione «forze militari dello Stato per sostenere
l’applicazione delle norme d’emergenza». Possono confiscare
armi da fuoco, sequestrare e razionare alimenti, carburanti e
persino bevande alcoliche. Insomma, una volta dichiarata
l’esistenza di una «pandemia», l’OMS assume poteri dittatoriali
e coercitivi globali. Provvedimenti che sono perfino giustificabili
in caso di peste o vaiolo; ma appaiono pretestuosi in una
«pandemia» influenzale. Dato il precedente del vaccino
anti-tetanico che in realtà era anti-concezionale, c’è da
allarmarsi.

Anche più allarmante è l’uomo che il presidente Obama ha


scelto (o che gli è stato fatto scegliere) come «Zar» della salute
pubblica: il direttore dell’Ufficio Scienza e Tecnologia della Casa
Bianca è un anti-natalista famoso, John Holdren.

Già docente di scienze ambientali ad Harvard (più precisamente


alla Kennedy School of Government, il raccordo fra Harvard e la
politica), Holdren - tanto per far capire la sua ideologia -

276
sostiene che gli «oggetti naturali» come le piante e i vegetali in
genere dovrebbero essere riconosciuti dal diritto come
«persone» legali, onde potersi difendere nei tribunali contro gli
umani che li minacciano; querele e denunce a nome dei
vegetali verrebbero ovviamente presentate dai loro fiduciari,
ossia gli ambientalisti militanti (4).

Holdren collabora da quarant’anni con un altro fanatico profeta


dell’anti-natalità: Paul Ehrlich, un entomologo assurto a
rinomanza mondiale per il suo saggio «The Population Bomb»
(la bomba della popolazione, 1968) dove proponeva
esplicitamente di mescolare nell’acqua potabile sostanze capaci
di provocare sterilità negli umani. Ecco la sua tesi, con le sue
parole:

«Il cancro consiste nella moltiplicazione incontrollata di cellule;


l’esplosione demografica è una moltiplicazione
incontrollata di individui. Trattare solo i sintomi del cancro
significa condannare il paziente alla morte, spesso orribile. Un
simile destino attende il mondo, se si trattano solo i sintomi
dell’esplosione demografica. Dobbiamo passare dalla cura dei
sintomi allo sradicamento del tumore. L’operazione richiederà
decisioni che possono sembrare brutali e spietate. Le sofferenze
saranno intense. Ma la malattia è tanto avanzata, che solo una
chirurgia radicale può dare al paziente una possibilità di
sopravvivere» (5).

Ehrlich profetizzava nel 1978: «La lotta per nutrire l’intera


umanità è perduta... Fra gli anni 1970 e ‘80 centinaia di milioni
di uomini moriranno di fame... L’India non sarà in grado di
nutrire altri 200 milioni della sua popolazione nel 1980».

L’India ha nel frattempo raggiunto l’autosufficienza


alimentare. Ma i fatti non scuotono le certezze di Ehrlich. Egli
resta convinto che occorre «una regolazione obbligatoria delle
nascite» anche «attraverso l’addizione di sostanze sterilizzanti
nelle acque potabili o negli alimenti. Le dosi dell’antidoto (sic)
saranno accuratamente calibrate per ottenere la desiderata
dimensione della famiglia media».

John Holdren (che non ha alcuna preparazione biologica o

277
sanitaria: è un fisico del plasma e di scienze aeronautiche)
condivide queste visioni. Lo dimostra il saggio che ha scritto
insieme ad Ehrlich, «Ecoscience: Population, Resources,
Environment» (1977), che è un trattato sulle diverse
misure raccomandabili per controllo della popolazione:
dall’aborto all’accesso libero agli anticoncezionali alla
propaganda («onde influenzare le preferenze per una riduzione
della dimensione delle famiglie»). Holdren resta sicuro che «se
le misure di controllo della popolazione non sono intraprese
immediatamente, e in modo efficace, tutte le tecnologie che
l’uomo può inventare non scongiureranno la sciagura
imminente».

I gruppi di potere finanziari che dominano la presidenza USA


vedono in questi fanatici - che finanziano generosamente e che
promuovono sui loro media - i loro migliori alleati. Uno
sfoltimento di alcuni miliardi di individui della
popolazione mondiale sembra loro la «soluzione» al
collasso del capitalismo globale, una «risposta» migliore, dal
loro punto di vista, alla regolamentazione della finanza
speculativa che ha prodotto il disastro, è sicuramente la
regolamentazione obbligatoria della natalità.

Ridimensionare l’umanità - in nome di un capitalismo


«sostenibile» di una «decrescita» controllata delle aspettative di
benessere, che non possono più essere esaudite - è preferibile
al ridimensionamento di Goldman Sachs e dei suoi profitti.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, e i vari organi dell’ONU
come l’UNFPA (United Nations Population Fund), l’UNDP (United
Nations Development Program), affiancati da potenti
«organizzazioni non-governative» come il Population Council
(fondato dalla famiglia Rockefeller nel 1952 per diffondere gli
impianti intra-uterini anticoncettivi), si dedicano da decenni
al programma di sfoltimento demografico.

La prematura etichetta di «pandemia» applicata all’influenza


suina - come i precedenti allarmi riguardanti l’influenza aviaria
e la SARS, tutti rivelatisi eccessivi - puntano a dare all’OMS i
pieni poteri globali auspicati dalla multiforme lobby anti-
natalista, così ben finanziata e tanto spontaneamente promossa

278
dai media.

Ognuno si può dare la risposta da sè.

Quanto a noi, segnaliamo qui un elemento speciale che


accomuna questi enti sovrannazionali, che si cooptano l’un
l’altro, e che hanno messo il loro potere assoluto al riparo dalla
volontà popolare. Un elemento che non esitiamo a definire
«contro-iniziatico». Questi enti hanno assunto (grazie alla
propaganda) l’aspetto di «autorità» indiscutibili, dedite al bene
terapeutico e alla salute fisica della umanità. Abbiamo il
sospetto che le personalità che raggiungono i vertici di
tali organizzazioni sottratte alla democrazia vengano
promosse dopo aver superato una prova iniziatica: la capacità
di commettere «il peccato del Nono Cerchio»: il cerchio infimo
dell’inferno, in cui Dante Alighieri mette Caino, Giuda, Bruto
assassino del padre adottivo Cesare: insomma i «traditori
contro chi si fida» (6).

Questi enti - come dimostra il caso del vaccino anti-tetanico -


sono ben capaci di tradire la fiducia di un’umanità ignara e
fiduciosa, che infantilmente si aspetta da loro totali garanzie di
salute e sicurezza, e che si fa governare da questi enti senza le
ragionevoli diffidenze che investono i governi politici.

Masse occidentali che contestano ogni autorità legittima, che


non credono più alla «infallibilità» pontificia nè all’autorità
religiosa, assegnano a questi ambigui enti sanitari internazionali
una autorità «pontificale»; e ne vengono ingannate, fino magari
a lasciarsi decimare. A chi sa ancora leggere i segni dei
tempi, non sfuggirà lo stigma anticristico di questa
situazione globale.

1) James A. Miller, «Are New Vaccines Laced with Birth-Control Drugs?,


Human Life International Report, giugno-luglio 1995, volume 13, numero 8.
2) Jo McFarlane, «Children could be given untested swine flu vaccine»,
Daily Mail, 9 agosto 2009.
3) Marti Oakley, «Refusing vaccination labels you a «criminal», so says
WHO», Farm Wars, 30 luglio 2009.
4) Si veda la voce «John Holdren» su Wikipedia.
5) «Paul R. Ehrlich», su Wikipedia.

279
6) La partecipazione a stupri su bambini pare costituire la prova iniziatica
principale in certi ambienti. Per antonomasia, i bambini sono fiduciosi. Sono
note le parole di speciale condanna che Gesù pronuncia contro «chi
scandalizza uno di questi piccoli».

280
“La gente crede più facilmente alle bugie grandi che a quelle piccole”
(Hitler)

“Una sciocchezza resta una sciocchezza anche se la dicono cinquanta


milioni di uomini “(Bertrand Russell)

AIDS
Ecco a voi l’orco cattivo

Per il controllo delle masse è indispensabile ricorrere alla


paura; è indispensabile creare ed amplificare un nemico, una
catastrofe, un virus, una crisi economica, per terrorizzare la gente.
Ogni dittatura sa bene quanto sia importante, al fine di limitare
l’opposizione interna, avere uno spauracchio, un bersaglio esterno
che faccia da catalizzatore dell’attenzione popolare. Anche nelle
cosiddette “democrazie” però è frequente il ricorso al pericolo, al
terrorismo, alla catastrofe imminente (finanziaria, come la crisi dei
subprime, o naturale, come il global warming) per sostenere la
necessità di un governo forte, una polizia forte, una limitazione
delle libertà individuali che altrimenti non si potrebbero giustificare.
A ben pensarci, anche il presidente del consiglio più presente degli
ultimi 20 anni ha sempre cavalcato lo spauracchio del comunismo,
ergendosi a estremo baluardo contro questo presunto pericolo
imminente. E questo spauracchio è stato così forte da trarre in
inganno anche la Chiesa, che alle ultime elezioni lo ha sostenuto,
sostenendo di fatto un dichiarato iscritto alla massoneria,
associazione segreta da sempre nemica giurata della Chiesa e del
Cattolicesimo in particolare. Evidentemente questo meccanismo
paga, e bene.

Nella creazione del pericolo un posto di rilievo viene occupato


dalle malattie. Siccome la nostra salute (o la mancanza di salute) è
qualcosa che interessa tutti da vicino, sia per noi stessi che per i
nostri familiari, siamo particolarmente sensibili alle indicazioni che
ci vengono da organismi accreditati come l’Organizzazione

281
Mondiale della Sanità, il ministero della sanità, fino al semplice
medico di famiglia. Abbiamo già sottolineato come l’autorità del
medico sia confermata dal detto popolare: “Non te l’ha mica
ordinato il medico”, come dire che soltanto il medico (lui sì) ha il
potere di ordinare qualcosa e uno non può che ubbidire.

L’AIDS rientra appieno in questa categoria. Ricordo che quando si


cominciò a parlare di questo nuovo, terribile morbo, gli scenari
preannunciati prevedevano un diffondersi della malattia con
progressione geometrica; sarebbe bastato un contatto epidermico
con un malato per contrarre il virus; anche la puntura di una zanzara
poteva contagiare. Il virus era talmente letale che alcuni ricercatori
si rifiutarono addirittura di lavorarci, tanta era la sua pericolosità;
insomma, non c’erano speranze, sembrava veramente prossima se
non la fine del mondo quantomeno una drastica riduzione
dell’umanità, colpevole di abitudini sessuali troppo lascive e
contaminanti: un flagello di Dio, insomma. Ricordo il libro di
Dominique Lapierre, “Più grandi dell’amore”, dove, in questo
scenario di imminente pandemia e catastrofe umanitaria, i medici
impegnati in prima linea erano rappresentati come dei missionari,
dei martiri, degli eroi cui erano affidate le speranze dell’umanità.

A distanza di 30 anni, oltre a non essersi verificata nessuna


ecatombe (e questo già di per sé avrebbe dovuto un po’
insospettirci: forse che abbiamo cambiato abitudini sessuali? Forse
che le cure e i vaccini trovati -quali?- sono stati particolarmente
efficaci?), sorge invece una ipotesi che, se fosse vera, sarebbe
l’ennesima prova dell’enorme, continuo, spudorato inganno cui
siamo sottoposti (un altro!).

I fatti che portano avanti i sostenitori di questa teoria sono tutto


sommato abbastanza semplici:

¾ il test per l’HIV non prova che abbiate il virus, ma prova


che avete degli anticorpi che potrebbero derivare dalla
presenza (attuale o passata) dell’HIV;
¾ l’HIV stesso non è mai stato isolato;
¾ non è mai stata provata la correlazione fra il presunto virus

282
HIV e l’AIDS stesso;
¾ l’AZT, il farmaco principe per la cura di AIDS, è uno degli
elementi più tossici mai creati dall’uomo (addirittura
all’inizio era stato scartato per eccesso di tossicità e
dannosità);
¾ il presunto virus HIV non ha le caratteristiche di tutti gli
altri virus o retrovirus, costituendo pertanto un caso più
unico che raro; anzi, le recenti scoperte sul genoma umano
mette fortemente in crisi il concetto stesso di retrovirus;
¾ l’AIDS stessa non è una malattia ma un insieme di 25-30
malattie già note e conosciute; solo che se vi ammalate di
una di queste malattie (ad esempio polmonite) e siete
negativi al test, avete la malattia e basta; se vi ammalate
della stessa malattia e siete positivi al test allora si dice che
siete malati di AIDS. Facile avere una correlazione del
100% con queste premesse…

Ultimo, ma non meno importante: esistono numerosissimi HIV-


positivi che, senza alcuna cura, vivono benissimo (sposati, con
figli, ecc.) da oltre 20 anni. Tutto questo considerato, e considerato
che eminenti scienziati, fra cui anche premi Nobel, si stanno
schierando apertamente contro la teoria che l’immunodeficienza
acquisita (AIDS) sia causata da un virus, è evidente che si richiede
un “supplemento di indagine”.

Il primo e più importante spunto l’ho trovato grazie ad un articolo


di Maria Missiroli pubblicato su www.effedieffe.com . Ne riporto
alcuni estratti.

AIDS – Maria Missiroli


Per la grande maggioranza delle persone, l’AIDS è solo qualcosa
di cui si legge sui giornali. Ma chi si imbatte nella controversia
sull’Aids e ha la perseveranza di andare fino in fondo, sa che la
storia dell’Aids è talmente folle che ha un potere particolare
di lasciare completamente frastornati, di modificare per
sempre il proprio modo di vedere il mondo, e di trasformare
anche normalissimi professionisti e accademici in orgogliosi
«dissidenti» pronti a sopportare le peggiori ingiurie dallo stesso

283
mondo in cui prima vivevano ignari.

Sull’Aids esiste una teoria ufficiale, elaborata da scienziati


«esperti», dedicati in modo più o meno esclusivo allo studio
dell’Aids, e sostenuta da ricchissime agenzie governative
tra cui l’Unaids. In breve, tale teoria afferma che un retrovirus
probabilmente originario dell’Africa e diffuso a partire dall’inizio
degli anni ‘80 ha il potere di avviare la distruzione del sistema
immunitario, per cui chi si infetta è destinato a morire di
«infezioni opportunistiche».

Poi, c’è qualcuno che crede che un virus così non possa essere
naturale e che sia stato creato in laboratorio artificialmente,
come «arma biologica» a fini di sterminio di massa.

Tra i dissidenti sull’Aids ci sono alcuni tra coloro che


sull’Aids ne sanno di più su scala mondiale. Ci sono alcuni
grandi esperti di microbiologia: c’è Peter Duesberg, il professore
in microbiologia cellulare a Berkeley considerato, prima di
parlare pubblicamente contro la versione ufficiale dell’Aids, il
massimo esperto mondiale di retrovirus, c’è Kary Mullis, il
chimico che ha inventato (e ha avuto il Nobel per questo) la
PCR, la tecnica per rilevare il DNA che si usa anche nei test
diagnostici dell’Aids, e tanti altri.

Anche chi crede che l’HIV sia un virus creato in laboratorio, è


necessariamente convinto che ci siano persone nel mondo la cui
malattia o morte è causata da questo virus. In realtà, non c’è
nessuna seria ragione per ritenere che sia così. Ognuno di
coloro definiti malati o morti di Aids presenta cause di
malattia e di morte macroscopiche e che nulla hanno a
che fare con un virus misterioso. Ma i giornali riportano
allarmate notizie di decine di milioni di infetti e molte vittime in
Africa; per alcuni anni si è parlato continuamente di epidemia di
Aids nel mondo occidentale, si parla di avanzamenti scientifici
nella sintesi di farmaci che allungano la vita ai malati di Aids e
della necessità di fornire questi farmaci ai «malati» che non sono
in grado di pagarli.

..

284
….un’epidemia di tipo infettivo (cioè trasmissibile tra gli
individui) fornisce allettanti occasioni per stabilire quarantene,
esercitare potere coercitivo sugli spostamenti, sulla
residenza e sulle abitudini delle persone, insomma ridurre
la libertà degli individui, oltre che per stanziare enormi
fondi pubblici ad uso delle autorità. Molti anni fa, la
resistenza dell’establishment medico ad ammettere che malattie
come la pellagra e lo scorbuto erano causate da deficit
alimentari e non da agenti infettivi durò molti anni dopo che le
indicazioni in questo senso erano diventate lampanti.

Ma come si «inventa» un’epidemia? Racconto brevemente il


caso dell’Aids; in casi analoghi (SARS e influenza aviaria i più
recenti), la storia è stata più o meno dello stesso tipo. Per prima
cosa, si cerca un gruppo specifico di persone le cui condizioni di
vita sono talmente malsane che tra loro abbonda ogni genere di
malattia. Nel caso dell’Aids, furono le comunità gay delle
metropoli californiane. Tra queste, all’inizio degli anni ‘80 erano
ampiamente diffusi stili di vita del tutto inimmaginabili fino a
poco più di dieci anni prima, a cominciare da una promiscuità
sessuale esagerata, che dava luogo a scambi di infezioni reali e
conseguente abuso di antibiotici e farmaci in generale, oltre
all’abuso di stupefacenti di ogni tipo e ai «poppies»,
notoriamente tossiche inalazioni di nitriti d’argento diffuse tra gli
omosessuali. Nessuna meraviglia che le malattie e le morti
fossero in percentuale più diffuse rispetto a quanto erano tra la
popolazione generica.

Poi si monta un caso sulla stampa e in TV. Si cominciarono


a diffondere notizie di morti in numero sospetto, tra persone in
contatto tra loro, a causa di malattie a volte simili a volte
completamente diverse. In realtà, non c’era nulla di cui stupirsi,
ma gradualmente nel corso di mesi si andò avanti con
l’insinuazione che stesse avvenendo qualcosa di strano in
California. E quando si fu creata nel pubblico, a forza di
pubblicare notizie in questo senso, una aspettativa diffusa («che
sia un virus?»), all’improvviso il colpo di scena: fu organizzata
una conferenza stampa nientemeno che del Segretario di Stato
americano, che presentò uno scienziato dell’Istituto di Sanità
governativo (tra gli scienziati dell’Istituto, il più
pervicacemente arrivista, il più disonesto e il meno
sveglio scientificamente) il quale annunciò che «la probabile

285
causa delle morti in eccesso in California è stata identificata ed è
un virus, in particolare un retrovirus».

La buona pratica scientifica vorrebbe che uno scienziato, prima


di annunciare i suoi risultati, li sottoponga al vaglio di revisori
competenti scelti tra i suoi colleghi di più enti scientifici. Nulla di
tutto questo valse per l’annuncio in aprile del 1984.

La presenza di un virus non è prova che esso causi


alcunché; nel nostro corpo noi ospitiamo centinaia (o migliaia)
di retrovirus, che hanno caratteristiche genetiche che non
differiscono in nulla di particolare dal virus HIV. I retrovirus sono
«pezzetti di RNA», che possono inserirsi nelle cellule, ma non
attaccano le cellule e non le uccidono dopo essersi riprodotti in
sufficiente numero, come può avvenire invece con i virus
standard. Proprio per la caratteristica di non uccidere le cellule,
ma di riprodursi con esse, i retrovirus furono presi in
considerazione quando si cercava di dimostrare che il cancro ha
origine virale. Quella linea di ricerca superfinanziata e
inconcludente era da poco stata chiusa. Gli esperti di retrovirus,
tra cui il più convinto cacciatore di retrovirus come causa di
cancro, Robert Gallo, rischiavano di non aver più accesso a
laute fonti di finanziamento.

Ma anche se Gallo avesse avuto solo fumose motivazioni per


derivare affermazioni tanto dense di conseguenze, non può
essere che egli «ci abbia preso», pure fortunosamente? Non è
stato in seguito verificato che le cose stavano effettivamente
così? Questo è quanto è stato detto, proclamato, strombazzato
infinite volte da allora, ma di prove scientifiche, o anche solo
verosimiglianza, scavando un po’ si scopre che non c’è
neanche l’ombra.

Si arrivò in breve ad un quadro di questo genere: Se il vostro


sangue reagisce ad alcune proteine (ovvero siete positivi
al test HIV), anche se ora state benissimo sicuramente vi
ammalerete e morirete, forse anche solo tra quindici anni.
A pensarci adesso a mente fredda, credo che neanche in un
romanzo di fantascienza di quart’ordine si possa osare tanto. Ma
lo dicevano sui giornali scienziati dai titoli altisonanti e dalla

286
faccia seria, non lo diceva Vanna Marchi. E a pochi venne in
mente la spiegazione più semplice: «Non è vero».

Per «inventare» un’epidemia, un altro aspetto che si ritrova in


più casi è quello di definire la malattia in modo il più vago
possibile, in genere come un compendio di malattie ben note e
tanto meglio se comuni. La definizione dell’Aids è cambiata nel
tempo, introducendo nuove malattie o accorpandone alcune; a
tutt’oggi, è definita come una lista di 26 malattie note ed
esistenti da sempre, che in molti casi non hanno nulla in
comune tra loro, e a volte non sono neanche caratterizzate da
immunodeficienza. Un medico non può fare una diagnosi di Aids
visitando un paziente, lui vede solo la malattia col vecchio
nome; ma se il risultato di un test, su cui lui non sa nulla ed è
prodotto chissà dove, è positivo, allora quella malattia diventa
AIDS. Le modalità per definire la «positività al test» e la diagnosi
di «AIDS conclamato» sono cambiate nel tempo, e per molti
anni sono state diverse da Paese a Paese - e si noti che stiamo
parlando di una sorta di condanna a morte!

L’AZT è un farmaco chemioterapico, scoperto negli anni ‘60 e


scartato per eccesso di tossicità. Ai primi «malati» di Aids fu
dato in dosi massicce, e così le persone (compresi alcuni
personaggi famosi come Freddy Mercury e Rudolph Nureyev)
morivano esattamente come previsto dalla teoria HIV. E’ ben
noto che la chemioterapia è immunosoppressiva. Una buona
domanda sarebbe stata: «Cosa succederebbe ad una
persona perfettamente sana se prendesse gli stessi
farmaci in quelle dosi?».

Quando le apocalittiche previsioni sulla diffusione in massa


dell’epidemia (che avevano assicurato un fiume di denaro
pubblico) non si verificarono, il «virus» fu scoperto fare molte
vittime tra i tossicodipendenti (un’altra categoria di gente che
non aveva certo bisogno di un virus misterioso per ammalarsi!)
e tra gli emofiliaci (anch’essi notoriamente facilmente ammalati
e spesso prematuramente morti a causa delle impurità del
fattore VIII usato nelle trasfusioni).

287
Poi, quando sembrava difficile mantenere alto il livello di allarme
e relativi finanziamenti, i «cacciatori di virus» si rivolsero
all’Africa e al Terzo Mondo, e lì di malattie da poter chiamare
«Aids» ce n’erano tante. In Africa, il «virus» sarebbe diffuso
in modo equo tra i due sessi (al contrario del mondo
occidentale), e si manifesterebbe proprio con le malattie da
sempre endemiche dell’Africa, come la tubercolosi e la
dissenteria. Computer a Ginevra generano statistiche
manipolando i dati di un ridicolmente piccolo numero di
campioni, producendo fantasiose stime di «milioni e milioni» e
percentuali a due cifre. Intanto, le dosi di AZT nella terapia
ufficiale dell’Aids sono state ridotte, mostrando «quanto siamo
stati bravi a combattere il virus» e a «trasformarlo da malattia
mortale in pochi anni» a «malattia cronica», che ucciderà sì il
paziente, ma intanto può vivere molti anni consumando costose
medicine (mentre non ci sono rimedi efficaci per il virus del
raffreddore).

La linea ufficiale ancora oggi sostiene qualcosa di questo tipo: il


virus HIV può infettare una persona, e questa sviluppa gli
anticorpi; dopo un bel po’ di tempo, anche se non c’è traccia del
virus nel corpo di quella persona, esso, tramite un meccanismo
che «ancora non riusciamo a capire», può avviare la lenta
distruzione delle cellule CD4 che porta all’immunodeficienza. Se
tali cellule per qualche motivo scendono sotto una certa soglia
(del tutto fisiologica per persone negative all’HIV), il protocollo
indica che al paziente vengano prescritti farmaci tossici per uso
cronico. Come faccia un virus che non c’è a produrre effetti
di alcun tipo è un paradosso che non scalfisce
minimamente i finanziatissimi esperti di Aids. E quali
sarebbero le «prove schiaccianti» che il virus HIV causa Aids? Ci
si può addentrare in un mare di fumosi dettagli, ma alla fine
l’unica «prova» sarebbe la correlazione, cioè il fatto che solo le
persone HIV+ si ammalerebbero di Aids. Per forza, in pazienti
negativi all’HIV le stesse malattie non si chiamano Aids!
La logica è completamente circolare. Non c’è neanche bisogno di
tirare in ballo uno dei basilari principi di logica, ovvero che la
correlazione in se stessa non è dimostrazione di causalità. E’ già
la supposta «correlazione» a essere dubbia, quando si considera
che in molti casi le persone HIV+ sono convinte a prendere
farmaci notoriamente immunodepressivi.

288

Il presidente sudafricano Thabo ‘Mbeki è stato costretto alle


dimissioni qualche mese fa; la reale causa è stata la sua politica
sull’Aids. Quando le multinazionali farmaceutiche e le grandi
organizzazioni internazionali dissero che in Sudafrica si stava
diffondendo una catastrofica epidemia di Aids, ‘Mbeki disse (fine
anni ‘90): «Bene, se dite così allora organizziamo un simposio
stabile di scienziati che si occupi di fornire le prove di tutto
questo e di individuare le migliori contromisure», e invitò
scienziati dissidenti in numero pari ad un terzo di tutti gli
scienziati invitati. Gli scienziati, dissidenti e non, si stavano
accordando sugli studi da condurre, quando la risposta
dell’establishment arrivò perentoria, tramite la «dichiarazione di
Durban» del 2000, un documento fatto firmare da 5.000
scienziati (molti dei quali non sapevano nulla di Aids) che diceva
sostanzialmente «le prove che l’HIV causa l’Aids sono
schiaccianti e la comunità scientifica rispettabile si rifiuta di
metterle in discussione», uno dei più gravi atti di arroganza
«scientifica» mai commessi. Ovviamente, le tanto proclamate
«prove schiaccianti» non vengono mostrate in nessuna forma
che soddisfi alcuno standard scientifico anche di minimo livello.

Se fosse anche solo parzialmente vero quello che veniva detto


negli anni ‘80 sulla letalità del virus, e con le percentuali di
«sieropositivi» in Sudafrica strombazzate dai media, si dovrebbe
verificare un’ecatombe, che semplicemente non c’è.

Maria Missiroli

Altri spunti interessanti, sempre tratti dal sito effedieffe.

Stefano Maria Chiari 18 febbraio 2008

«Bush sta esercitando forti pressioni sul Congresso perché


stanzi 30 miliardi di dollari in 5 anni per la lotta all'AIDS. Nel
2003 erano stati destinati 15 miliardi. Sforzi enormi, destinati
alla prevenzione e alla cura con farmaci antiretrovirali.
Ciononostante secondo l'ONU l'infezione si diffonde: in Africa
vivono almeno 33 milioni di ammalati; i nuovi nel 2007 sono
stati 1,7 milioni.

289

Si legge in proposito (sulla reale efficacia delle “cure”) quanto


reperito dalla rete informatica: «Il DHHS (USA Department of
Health and Human Services) ha dal 5 Febbraio 2001 modificato
le direttive sanitarie relative all'utilizzo dei farmaci antiretrovirali
(Guidelines for the Use of Antiretroviral Agents in HIV-Infected
Adults and Adolescents), affermando che forse non è il caso di
utilizzarli su pazienti asintomatici non essendo chiaro se i
‘vantaggi' bilanciano gli effetti tossici. Ha con ciò
abbandonato una filosofia terapeutica in auge dal 1987, anno in
cui la FDA (Food and Drug Administration) ha approvato l'utilizzo
dell'AZT, filosofia riassunta nelle parole ‘hit hard and hit early'
(colpisci duro e colpisci presto) sulla base della quale persone
positive-al-test assolutamente sane, sono state messe in cura
con terapie a base di farmaci allungavita: spesso la morte è
sopravvenuta nel giro di pochi mesi.

I nuovi indirizzi prevedono che la terapia venga prescritta al


presentarsi di qualche segno della malattia e non per la sola
condizione di sieropositività.
Con ciò si ammette che il sieropositivo non è più un malato
e non corre alcun rischio. Si deve considerare che il primo test
HIV è stato introdotto nel 1984 ed in quell'anno sono comparsi i
primi sieropositivi destinati ad ammalarsi, si diceva allora, entro
1-2 anni. Col passare degli anni, e dell'invecchiamento in
salute di sieropositivi che hanno scelto di non assumere
farmaci antiretrovirali e la cui vita si è ‘allungata
spontaneamente', il periodo di latenza si è dovuto estendere
inesorabilmente ed è adesso stimato in decine di anni. Col
periodo di latenza lungo ormai quanto una vita le direttive
sanitarie che prevedevano la terapia da subito erano diventate
ingiustificabili. E non è quindi più sostenibile che i pazienti di una
volta ‘sarebbero' morti senza terapia. Prima o poi qualcuno
dovrà rispondere ad alcune domande: spiegare come mai i
positivi-al-test asintomatici fino a ieri sono stati terrorizzati, e
come mai quelli che sotto terrore hanno accettato la cura
sono per lo più morti, mentre quelli che hanno resistito e
non sono stati curati sono vivi e non si sono ammalati di
AIDS?

Esemplare è la storia di Christine Maggiore positiva-al-test


asintomatica dal 1992 quando i risultati di un test le
cambiarono, giovanissima, la vita. Superato il trauma della

290
sentenza ‘da 5 a 7 anni di vita, trattamento con AZT da subito',
ha iniziato la sua personale via crucis tra un medico e l'altro,
finchè dopo circa un anno l'incontro con la dissidenza l'ha
condotta fuori dall'incubo. Da quel momento, sfuggita al sistema
sanitario, ha dedicato la sua vita alla causa: con altri positivi-al-
test come lei ha fondato un'associazione ‘Alive and Well' (vivi e
vegeti) che ha lo scopo di fornire informazioni a quelli che
devono, come lei ha fatto, fare una scelta. Ha realizzato un sito,
ha scritto un libro, ha incontrato un uomo che ama, hanno avuto
un bambino che ora ha 5 anni. E' sempre positiva-al-test. La sua
vita valeva per Big Pharma alcune decine di migliaia di dollari.

La sostanza (AZT) si rivelò talmente tossica (letale) che


Horwitz neanche ne chiese il brevetto, e archiviò la
documentazione. L'AZT uscì dalla polvere nel 1986 e fu
approvato dalla FDA nel 1987, dopo una sperimentazione truffa.
Tra le conseguenza dell’ AZT ci sono:

¾ distruzione del sistema immunitario,


¾ distruzione del midollo osseo,
¾ distruzione dei tessuti e della flora batterica intestinale,
¾ atrofia dei muscoli,
¾ danni al fegato,
¾ al pancreas,
¾ alla pelle,
¾ al sistema nervoso, linfoma.

Ma se, come sostengono i dissidenti, non è un virus la causa


dell'AIDS, allora la somministrazione di sostanze
antiretrovirali è un atto criminale, genocidio, perpetrato
secondo le seguenti modalità:

¾ Positivi-al-test asintomatici morti: sono stati uccisi dal


sistema sanitario con devastazioni e sofferenze
indicibili.
¾ Positivi-al-test asintomatici vivi: sono sottoposti dal
sistema sanitario a danni e sofferenze ingiustificabili e
rischiano di morire.
¾ Positivi-al-test conclamati morti: alcuni sarebbero morti
comunque ma senza una dose aggiuntiva di
devastazioni e sofferenze; altri con le cure opportune

291
avrebbero potuto guarire e sono quindi anch'essi vittime
del sistema sanitario.
¾ Positivi-al-test conclamati vivi: non sono curati
opportunamente, sono sottoposti dal sistema sanitario a
danni e sofferenze ingiustificabili e rischiano di
morire.

«La vicenda dell'AIDS è davvero speciale perchè mai nella


storia della medicina così tanto denaro è stato riversato
su una singola malattia..
Con 100 miliardi di dollari già spesi nei soli Stati Uniti, è la più
grossa impresa industriale, vicina a quella del dipartimento della
Difesa. La vendita dei test HIV è diventata una fonte di immensi
guadagni. Molti scienziati coinvolti nella ricerca sull'AIDS
possiedono società che vendono test e hanno milioni di
dollari in partecipazioni societarie.

I bilanci delle multinazionali del farmaco si accrescono di alcuni


miliardi di dollari all'anno con la vendita dei farmaci
antiretrovirali e dei test HIV.

Il problema non è quindi la crescita dell'AIDS, ma, per quanto


paradossale e grottesco possa apparire, l'esatto contrario, la sua
eventuale scomparsa. Sono ormai così imponenti gli interessi
economici politici e burocratici legati al virus HIV che la sua
morte prematura potrebbe sconvolgere parecchi equilibri. Così è
una tragica ironia che proprio David Rasnik, scienziato che ha
ideato gli inibitori della proteasi usati per la cura dell'AIDS, abbia
dichiarato nel 1997: “Come scienziato che ha studiato
l'AIDS per 16 anni, ho stabilito che l'AIDS ha poco a che
fare con la scienza e che, fondamentalmente, non è
nemmeno una questione medica.

L'AIDS è un fenomeno sociologico tenuto in vita dalla paura,


creato da una sorta di maccartismo medico che ha violato e
mandato in rovina tutte le regole della scienza e che ha imposto
a quella fascia di pubblico più vulnerabile una miscela di
credenze e pseudoscienza”

292
E la giornalista Joan Shenton ne ha spiegato i motivi: ‘Quello che
ho imparato in questi anni è che la comunità scientifica non è
più libera. Oggi la scienza può essere comprata e le voci
individuali di dissenso facilmente ridotte al silenzio a causa delle
enormi somme di denaro convogliate nel proteggere l'ipotesi
prevalente, per quanto sbagliata possa essere. La politica, il
potere e il denaro dominano il campo della ricerca scientifica cosi
estesamente che non è più possibile sottoporre a verifica una
ipotesi divenuta dogma'. Su questo aspetto della cattiva scienza
dell'AIDS malata di denaro, ci piace chiudere col sarcastico
commento del premio Nobel Kary Mullis: ‘Un altro segmento
della nostra società così pluralista - chiamiamoli medici/scienziati
reduci dalla guerra perduta contro il cancro, o semplicemente
sciacalli professionisti - ha scoperto che funzionava. Funzionava
per loro. Stanno ancora pagandosi le loro BMW nuove con i
nostri soldi'».

Stefano Maria Chiari

Se questo ha suscitato la vostra curiosità, per chi desiderasse


approfondire riporto questo saggio tratto da www.luogocomune.net
.

L’incredibile AIDS

Quello che i media non dicono sulla "peste del nuovo millennio"

di Gian Paolo Vallati

1. Introduzione 2. Perchè il virus 3. Esiste davvero il retrovirus


Hiv? 4. Quanto sono affidabili i test di sieropositività? 5.
Assenza di correlazione tra sieropositività e malattia 6. Cos’è
davvero l’AIDS 7. L’infettività e la trasmissione sessuale 8.
Previsioni catastrofiche e statistiche fasulle 9. Catastrofe
africana? 10. Terapie che uccidono 11. Il bavaglio
all’informazione 12. Il grande affare della cattiva scienza
Bibliografia

293
1. INTRODUZIONE

Questa è la storia vera ed incredibile di una epidemia inventata.


Questa è la storia di un colossale affare in cui multinazionali,
ricercatori, associazioni e istituti sanitari senza scrupoli hanno
utilizzato il terrorismo sanitario al servizio del loro enorme
business. E la storia di come, purtroppo, molti esseri umani
inconsapevoli siano finiti nella macina, uccisi dalle stesse
"terapie" che dovevano curarli. "Tutti sono pronti a credere che
la CIA menta, che il governo menta, che l'FBI menta, che la
Casa Bianca menta. Ma che menta l'Istituto di Sanità no, non è
possibile, la Sanità è sacra, tutto ciò che esce dagli Istituti
Nazionali di Sanità è parola di Dio. Niente fa differenza,
nemmeno la storia di come Gallo scoprì il virus, nemmeno il
fatto che sia uno scienziato screditato e condannato per truffa.
La strategia dell'establishment è sempre la stessa: ignorare.
Meglio non rispondere, vuoi vedere che ci si accorge che c'è
qualcosa di strano?" Harvey Bialy, microbiologo. 1

2. PERCHÉ IL VIRUS

Le malattie infettive costituiscono oggi soltanto l'1% di tutte le


cause di morte nel mondo occidentale e ormai le grandi
epidemie sono per lo più scomparse. Il merito di questa
situazione, che spesso viene attribuito alla medicina, è in realtà
dovuto al miglioramento delle condizioni igieniche e alimentari.
Ci sono numerosi studi a livello statistico ed epidemiologico che
dimostrano come molte malattie (tubercolosi, difterite,
polmonite, ecc.) cominciarono a declinare ben prima
dell'introduzione di cure efficaci. 2

È cosa ben nota, anche ai non addetti ai lavori, che gli esseri
umani e gli animali, sani o malati che siano, convivono da
sempre con migliaia di microbi, virus e batteri, in gran parte
assolutamente innocui. Alcuni sono addirittura utili, come
l'escherichia coli, che colonizza l'intestino e aiuta la digestione.
Perfino microbi patogeni provocano malattie gravi solo in
individui con il sistema immunitario indebolito. Eppure gli
scienziati sono sempre ossessivamente alla ricerca di nuovi virus
e batteri, nella speranza di attribuire loro la causa di malattie
che ritengono altrimenti inspiegabili. Le conseguenze di questa
unica direzione di ricerca spesso sono rovinose perchè ritardano
la comprensione della vera causa e determinano la morte di

294
molte persone. In passato lo scorbuto, la pellagra e il beriberi
(solo per citare esempi eclatanti) sono state per lungo tempo
attribuite a batteri, benché già allora alcuni ricercatori avessero
dimostrato che erano dovute a carenze alimentari. Robert
William, scienziato a cui si deve la scoperta della vitamina B1,
così ha commentato questo atteggiamento dei cacciatori di
microbi: "...la batteriologia era arrivata ad essere la pietra
angolare dell'istruzione medica. A tutti i giovani medici era stata
talmente istillata l'idea che le malattie erano causate da
un'infezione, che ben presto venne accettato come assiomatico il
concetto che non poteva esserci altra causa".3

Ma nonostante tutto questo, la memoria di passate epidemie


continua a suscitare angoscia e terrore. Poiché il virus è sempre
un ottimo mezzo per creare panico, ci sono motivi molto poco
nobili per cui ad ogni ipotetica nuova patologia si attribuisce
sempre più spesso una genesi virale. Attraverso la paura infatti
si possono convogliare immense somme di denaro e indottrinare
la popolazione verso le terapie e i comportamenti voluti. Così,
allo stesso modo, comincia l'incredibile storia dell'Aids.

3. ESISTE DAVVERO IL RETROVIRUS HIV?

Non esiste un documento scientifico ufficiale che provi che il


cosiddetto HIV, ammesso che esista, provochi l'Aids. A dispetto
di ciò che viene costantemente propagandato, il virus della
immunodeficienza umana HIV non è stato mai isolato e
fotografato. Le recenti scoperte derivate dal Progetto Genoma
Umano hanno peraltro messo in grave crisi il concetto stesso di
retrovirus.

COME NASCE IL PROBLEMA HIV

Nell'aprile del 1984 il dottor Robert Gallo annunciò in una


conferenza alla stampa internazionale di aver scoperto un nuovo
retrovirus che aveva chiamato HTLV-III (oggi conosciuto come
HIV), e questo era "la probabile causa dell'AIDS". Lo stesso
giorno Gallo presentò il brevetto per un test di anticorpi, ora
generalmente riportato come "il test dell'AIDS". L'annuncio
prese di sorpresa persino gli scienziati presenti tra il pubblico.
Gallo aveva scavalcato una parte essenziale del processo
scientifico: non aveva pubblicato i risultati delle sue ricerche in
nessuna pubblicazione medica o scientifica, né li aveva

295
sottoposti al normale processo di revisione tra colleghi prima di
essere annunciati al pubblico. Quando alla fine la "prova di
Gallo" fu pubblicata settimane più tardi, vennero fuori numerosi
problemi. Le procedure di laboratorio che Gallo e i suoi
collaboratori utilizzavano per provare l'isolamento vennero
osservate soltanto nel 36% dei suoi pazienti di Aids, e soltanto
88% era positivo al test "degli anticorpi HIV". Inoltre, per
assicurare che soltanto i pazienti in AIDS e non l'intero gruppo di
controllo risultasse positivo al test degli anticorpi, egli aveva
diluito il sangue 500 volte. A diluizioni minori troppi soggetti sani
del gruppo di controllo risultavano positivi al test. Questi fatti
dovrebbero essere sufficienti a gettare seri dubbi sulle
affermazioni di Gallo che egli avrebbe scoperto un nuovo
retrovirus come "probabile causa dell'AIDS". Grazie a questa
"scoperta", Gallo oggi percepisce l'1% dei proventi mondiali
derivati dai test HIV. Tutta la carriera di Gallo è costellata di
episodi che di scientifico hanno molto poco. Un eccellente elenco
di quanto corrotta, ingannevole (e probabilmente perfino
criminale) è stata la sua ricerca, può essere trovato nel libro
"Science Fiction", di John Crewdson, un giornalista scientifico del
Chicago Tribune. In realtà, tutto quello che aveva scoperto Gallo
era una attività enzimatica che lui attribuiva al presunto
retrovirus, e le fotografie che mostrò erano di particelle simil-
virali senza nessuna prova che fossero virus.4

A tutt'oggi il vero virus non ancora stato isolato, e le foto che


vengono spesso mostrate sulle copertine dei giornali sono
sempre e soltanto realizzazioni grafiche di fantasia. Eppure,
grazie a quella famosa conferenza stampa, da quel momento
tutto il mondo ha cominciato a credere che l'Aids fosse dovuto
ad un virus. Così è nato il problema HIV e così dal 1984 ad oggi
sono stati pubblicati più di 10.000 studi sull'HIV, ma nessuno di
questi ha potuto dimostrare in maniera plausibile o provare in
modo concreto che l'HIV causi l'AIDS. A tutt'oggi non esiste un
documento scientifico ufficiale che fornisca una prova definitiva.

KARY MULLIS

Il premio Nobel Kary Mullis, inventore della PCR (Polymerase


Chain Reaction), ha cercato invano per anni questo
fondamentale documento. Di conseguenza ad ogni occasione,
congresso scientifico, conferenza, seminario o incontro ha
interpellato svariati virologi ed epidemiologi su dove trovare il

296
riferimento bibliografico che spiegasse come l'HIV provochi
l'AIDS. Ma nessuno dei colleghi è mai stato in grado di
precisarlo. E neanche Montagnier e Gallo (considerati i massimi
esperti mondiali di Aids) sono stati in grado di fornirglielo.
Perché non esiste.5

LA "PROVA" FORNITA DAL NIAID

Per mettere una toppa a questa grave carenza, nel 1994 l'Ufficio
di Comunicazione del NIAID/NIH, National Institute of Allergy
and Infectious Diseases /National Institute of Health, realizzò un
documento intitolato : " La Prova che l'HIV è causa dell'Aids". È
il documento più completo che si conosca che tenta di
rispondere all'affermazione che l'HIV non è la causa dell'Aids. Ma
questo elaborato, che viene spesso citato come prova definitiva,
di fatto non è documento scientifico, come hanno dimostrato in
una puntuale confutazione alcuni ricercatori internazionali.6 Oltre
ad essere un documento anonimo, è infatti seriamente
screditato dal mancato rispetto degli standard scientifici e
fallisce nel fornire una prova credibile a sostegno del suo
assunto fondamentale. Si tratta quindi soltanto dell'ennesimo
strumento di propaganda.

UNO SCIENZIATO CONTRO: PETER DUESBERG

Peter Duesberg, membro della prestigiosa National Academy of


Science, è docente di biologia molecolare e cellulare presso la
University of California a Berkeley, oltre ad essere un pioniere
nella ricerca dei retrovirus e il primo scienziato ad aver isolato
un gene del cancro. È uno dei pionieri più prestigiosi tra i
dissidenti della ricerca. Gli ingenti finanziamenti di cui disponeva
come ricercatore di fama mondiale gli sono stati drasticamente
ridotti quando ha cominciato a mettere in dubbio il dogma Hiv-
Aids e la teoria della trasmissione sessuale del morbo. Il primo
marzo 1987 sulla prestigiosa rivista Cancer Research comparve
un suo articolo in cui affermava che non vi erano prove
convincenti del fatto che un retrovirus come l'HIV sia in grado di
causare l'AIDS. Da allora Peter Duesberg è uno degli uomini più
discussi d'America. Le sue ipotesi e le sue affermazioni sono
state di volta in volta definite 'irresponsabili', 'pericolose',
'immorali', 'dannose' e perfino 'criminali'. Per alcuni Duesberg è
una 'minaccia pubblica', per altri invece un 'novello Galileo' in
lotta contro l'ottusità dominante. Secondo il direttore

297
dell'autorevole periodico medico The Lancet, Duesberg è
"probabilmente lo scienziato vivente più diffamato in assoluto",
per altri addirittura "il Nelson Mandela dell'AIDS, colui che guida
la lotta contro l'Apartheid dell'HIV". Nonostante le sue previsioni
trovino sempre più conferme a livello epidemiologico, oggi è
stato emarginato da una comunità scientifica che ha tutto
l'interesse a perseguire una strada ricchissima di finanziamenti.
Le sue tesi non sono ancora state confutate, mentre alle sue
domande ed obiezioni si è risposto che: "...dovrebbe essergli
impedito di parlare in televisione. Sì, una linea auspicabile
sarebbe quella di impedire i confronti televisivi con Duesberg"
(Nature, 1993)

INNOCUITA' DEI RETROVIRUS

Dal 1970, anno in cui si ipotizzò l'esistenza dei retrovirus, ne


sono stati individuati ed isolati circa 200, tutti assolutamente
innocui. Tutti meno quello HIV, che oltre ad essere
assolutamente terribile è anche l'unico mai realmente isolato.

PROGETTO GENOMA E RETROVIRUS

Ma sin dal 2001, anno in cui sono arrivati i risultati del Progetto
per la mappatura del Genoma Umano è stato chiaro che stava
per essere irrimediabilmente buttato a mare il concetto stesso di
"retrovirus". Per comprendere a fondo la questione è necessaria
una breve digressione di storia della biologia. La visone
accettata sin dagli anni '50 era che il DNA trascrive le
informazioni al RNA, (e mai il processo inverso) attraverso una
relazione gerarchica rappresentata dal flusso unidirezionale DNA
-> RNA -> proteine. Il RNA (acido ribonucleico), era quindi
considerato l'umile messaggero del DNA (acido
desossiribonucleico), che governava invece la cellula. Questo era
il dato fondante del cosiddetto "Dogma Centrale della Genetica
Molecolare", su cui si è basata tutta la biologia dagli anni
cinquanta in poi. Il concetto di "retrovirus" prese forma quando
nel 1970 fu scoperto, in estratti di certe cellule, un enzima
(denominato poi "transcriptasi inversa") capace di convertire la
molecola di RNA in DNA. I ricercatori, insomma, verificarono che
alcuni RNA trascrivevano se stessi "all'inverso" al DNA. Ma (in
ossequio al Dogma Centrale) si dissero che qualsiasi cosa causa
la trascrizione dal RNA al DNA è da considerarsi eccezionale e
deve essere una sorta di contaminazione virale (da cui il termine

298
"retrovirus"). Dunque, negli anni '70, in qualsiasi momento e in
qualsiasi luogo la attività transcriptasica inversa venisse rivelata
si riteneva che i retrovirus fossero presenti. Questo si dimostrò
un grave errore, poiché era già noto agli inizi degli anni '80 che
la medesima attività enzimatica era presente in tutta la materia
vivente provando così che la transcriptasi inversa non aveva
niente a che fare con i retrovirus per sé. 7

La questione è stata ben sintetizzata nel 1998 dal virologo


Stephen Lanka: "...studiando la biologia evolutiva trovai che
ognuno dei nostri genomi, e quelli delle maggiori piante e
animali, è il prodotto della cosiddetta trascrizione inversa: RNA
che si trascrive nel DNA. [...] L'intero gruppo di virus cui l'HIV
apparterrebbe, i retrovirus [...] nei fatti non esiste per nulla". 8

Ciò nonostante molti scienziati non tennero conto di questa


evidenza e continuarono a lavorare alacremente sull'ipotesi
oramai falsificata. Ma gli ultimi sviluppi del Progetto Genoma
Umano dimostrano ormai inequivocabilmente che il passaggio da
RNA a DNA non è affatto una aberrazione, piuttosto è ciò che
potrebbe spiegare la complessità umana. Il DNA sarebbe allora
come una sorta di libreria dove il RNA va a prendere le
informazioni che gli servono per governare la cellula. Il Dogma
Centrale è soltanto una costruzione teorica che non ha retto alla
prova dei fatti. Queste recenti scoperte segnano la fine del
paradigma HIV/AIDS, e spiegano perché la scienza ha fallito la
cura della malattia a dispetto di almeno venti anni di sforzi.
Perché se l' HIV è un retrovirus, la teoria virale dell'Aids è priva
di fondamento.

4. QUANTO SONO AFFIDABILI I TEST SULLA


SIEROPOSITIVITÀ?

I test dell'Aids (Elisa e Westernblot) non sono attendibili perché,


oltre a non essere precisi, esistono più di sessanta fattori diversi
che possono dare dei falsi positivi. I test non sono
standardizzati, i risultati variano da laboratorio a laboratorio, le
linee guida per la loro interpretazione variano da paese a paese.
Inoltre si può risultare positivi al Westernblot e negativi all'Elisa,
o viceversa. Due sono le analisi fondamentali per stabilire la
sieropositività in una persona: l'Elisa e il Western Blot. Nell'Elisa
una miscela di proteine dell'Hiv reagisce con anticorpi nel siero
prelevato dal paziente, provocando una variazione di colore nel

299
preparato. Il test Elisa produce fino al 90% di errore in una sola
direzione (i negativi li fa diventare positivi, i positivi rimangono
tali e quali). Nel WB, le proteine dell'Hiv vengono separate su
una striscia di nitrocellulosa. Questo consente una reazione
individuale delle singole proteine, che vengono visualizzate con
una serie di bande di colore più scuro. L'esame WB viene
utilizzato di solito a conferma di un test Elisa positivo, ma risulta
altamente impreciso anch'esso.

NON ESISTONO CRITERI STANDARD

Prima del 1987 una sola banda Hiv specifica era considerata
come prova di un avvenuto contagio, in seguito si venne a
scoprire che il 25% degli individui sani - e non a rischio -
presentano bande Hiv specifiche e quindi fu urgente ridefinire un
WB positivo aggiungendo bande extra e selezionandone di
particolari. Ma anche in tal modo i problemi sono sempre
presenti: su 89.547 campioni di sangue analizzati, prelevati da
degenti non a rischio ed in maniera anonima in 26 ospedali
americani, una percentuale del 21,7% dei maschi e il 7,8% delle
femmine risultò positiva al test WB. Quindi la correlazione tra
anticorpi Hiv e Aids, comunemente accettata dagli esperti,
sembra un'invenzione dell'uomo. L'artificiosità di tale relazione è
evidente nel dato di fatto che istituti e nazioni differenti
stabiliscono come test di sieropositività serie di bande WB
diverse. Questo comporta che in Australia cossiga 11 settembre
opera del mossadcossun test richiede quattro bande per essere
positivo, mentre negli USA ne sono sufficienti due o tre, che
siano o meno le stesse bande richieste in Australia. In Africa,
addirittura, basta una sola banda. A conti fatti, una persona
esaminata ipoteticamente lo stesso giorno nei tre differenti
luoghi, può risultare sieropositiva in un paese e sieronegativa in
altri. Il sistema di valutazione varia addirittura da laboratorio a
laboratorio di uno stesso stato e, nella medesima sede di analisi,
anche da un giorno all'altro si possono riscontrare risultati
differenti! Uno documentario che la Meditel Produzioni ha
realizzato a Londra per la BBC nell'ottobre 1996 mostrò che un
campione di sangue fornito da un volontario fu valutato tre volte
positivo e due volte negativo nello spazio di un mese.

I FALSI POSITIVI

300
A rendere la tragicommedia una vera tragedia è la possibilità
che ad una o più bande si possa verificare una falsa reattività.
La reazione al test, evidentemente instabile, è spesso associata
ad un aumento aspecifico delle immunoglobuline, il che si
verifica in molte situazioni, come nel corso di malattie
autoimmuni, di infezioni croniche, di malaria, di parassitosi,
talvolta anche per motivi banali come una vaccinazione
antinfluenzale. Sono stati contati circa 60 fattori estranei all'HIV
che possono determinare un test positivo. Secondo gli esperti
queste reattività vengono innescate da anticorpi non Hiv (che
tutti noi possediamo) reagenti alle proteine Hiv. In parole
povere, un anticorpo che reagisce ad una determinata proteina
non è necessariamente un anticorpo prodotto dal sistema
immunitario come risposta specifica a quella certa proteina. E
quindi le popolazioni povere dell'Africa, il continente con il
maggior numero di casi di sieropositività, esposte ad una
miriade di infezioni e che producono moltitudini di anticorpi,
avranno una falsa reattività ai test molto più alta che in altri
paesi.

IN DEFINITIVA: NESSUN VALORE AI TEST

La positività ai test ha un valore sostanzialmente nullo perchè: o


essa è correlata in modo comunque incompleto a molte malattie,
sia immunodepressive che non, anche estranee all'AIDS; o essa
è però correlata anche ad un ottimo stato di salute, come
dimostrano i milioni di sieropositivi, sanissimi da molto tempo; o
essa, sicuramente, non dimostra la presenza dell'HIV o di
qualsiasi altro virus; o essa, contrariamente a quanto si è voluto
dare a credere, non equivale affatto ad una sentenza di morte:
anche le disparate sindromi patologiche definite AIDS possono
regredire quando l'organismo del paziente non è molto
compromesso. Mentre l'utilità dei test è nulla, il loro danno può
essere immenso perchè: o la comunicazione al paziente del
risultato positivo al suo test dell'AIDS provoca quasi sempre un
grave trauma psichico e può sconvolgere l'intera vita familiare,
lavorativa, affettiva e sociale; qualcuno in passati si è anche
suicidato. o non di rado la diagnosi di AIDS basata su questi test
spinge i medici e il paziente ad intraprendere una terapia con
AZT o altri "anti-retrovirali", che sono pesantemente tossici e
producono effetti molto pericolosi.

301
5. ASSENZA DI CORRELAZIONE TRA SIEROPOSITIVITÀ E
MALATTIA

La grandissima parte dei sieropositivi può vivere una vita


assolutamente normale per decine di anni senza riscontrare
alcun sintomo di malattia. Alla fine degli anni '80 venne creato
un clima di terrore sostenendo che i sieropositivi fossero dei
condannati a morte, destinati a morire nel giro di 18 mesi. Si
dava per scontata la corrispondenza tra sieropositività e malattia
conclamata, e che lo sviluppo dell'AIDS per i sieropositivi fosse
inevitabile e solo una questione di tempo. In seguito si è
riscontrato che soltanto una percentuale molto ridotta di
sieropositivi sviluppa la malattia, mentre la gran parte dei
cosiddetti "infetti" vive bene e a lungo senza mai riscontrare
problemi. Eppure si continuarono a definire "malati asintomatici"
le persone sieropositive. Da molti anni ricercatori indipendenti
(tra cui il prestigioso Gruppo di Perth, in Australia) sostengono
che, poiché non è mai stata scientificamente provata la
correlazione tra HIV e AIDS e la reale validità dei test, la
cosiddetta sieropositività non significhi assolutamente nulla.
HIV:

UNO STRANO TIPO DI VIRUS

Un grosso problema della teoria dell'AIDS è che i ricercatori non


sono stati mai in grado di scoprire nelle persone sieropositive
una quantità di virus tale da compromettere la salute. Ed un
altro fatto clamoroso è che l'HIV non è citotossico; questo
significa che quando il virus si moltiplica non distrugge le cellule
presenti, come fanno invece altri virus che distruggono le cellule
che infettano. L'eminente virologo Peter Duesberg così
commenta questo fatto: "il virus infiltra o infetta un numero
molto basso di cellule, appena una su 100mila. Per essere
nocivo, per uccidere (...) un microbo deve pur fare qualcosa.
Altrimenti è come tentare di conquistare la Cina uccidendo tre
soldati al giorno"9 Secondo Duesberg l'HIV si comporta come uno
dei numerosissimi innocui microbi di transito sempre presenti nel
corpo umano. Ed è esso stesso innocuo. Il fatto che milioni di
persone abbiano contratto l'Hiv alla nascita eppure siano adulti
sani è l'argomento più significativo, secondo Duesberg, contro
l'ipotesi Hiv-Aids, perché dimostra che l'Hiv non può essere un
agente patogeno letale.

302
VENTI ANNI DI INCUBAZIONE?

Per giustificare questo comportamento innocuo del HIV si è


trovato l'espediente di definirlo un "lentovirus", cioè un virus che
agirebbe sui tempi lunghi. Tutte le malattie infettive virali, salvo
rare eccezioni, hanno una incubazione breve, di pochi giorni o
settimane. Invece l'incubazione del virus dell'AIDS è stata
calcolata inizialmente attorno ai 18 mesi, per aumentare poi di
anno in anno, fino a raggiungere nel 1992, i 10/14 anni. Oggi
addirittura si sostiene che l'incubazione arrivi a più di 20 anni
(cioè si può tranquillamente convivere con l'Hiv per tale periodo
senza avere nessun sintomo di malattia).

HIV, IL VIRUS CHE NON C'È

La letteratura medica ha registrato finora più di 5000 casi di


AIDS sieronegativi (cioè presentano i sintomi ma non vi è
presenza di HIV). Ma una peculiarità delle malattie infettive virali
è che hanno una causa unica (il virus), e ovviamente non
possono verificarsi in sua assenza. Così non c'è varicella senza il
virus della varicella, non c'è morbillo senza il virus del morbillo e
così via. Di conseguenza in teoria non può esistere Aids senza la
presenza del cosiddetto retrovirus HIV. Eppure...

6. COSA È DAVVERO L'AIDS

L'Aids, più che una malattia specifica, è una definizione che


comprende un alto numero di malattie già conosciute. Queste
malattie non sono affatto associate sempre ad
immunodeficienza, sono definite AIDS solo se associate ad un
test positivo.

L'AIDS È UNA CATEGORIA, NON UNA MALATTIA

Nessuna delle diverse malattie che attualmente definiscono


l'AIDS è recente e nessuna si manifesta esclusivamente in
persone sieropositive. Di fatto AIDS è il nuovo nome che i CDC
(Centers for Disease Control)10 americani hanno dato ad un
insieme di affezioni comuni più o meno gravi, tra cui micosi,
herpes, diarrea, alcune polmoniti, salmonella, tubercolosi. Se
una persona ha la tubercolosi e risulta positiva al test allora "ha
l'AIDS". Se invece ha la tubercolosi ed il test è negativo, allora
ha "soltanto la tubercolosi". È addirittura possibile che venga

303
definito malato di Aids, (sindrome da immunodeficienza
acquisita), chi non ha nemmeno presenza di
immunodepressione!

LA MALATTIA SI ADATTA ALLA DEFINIZIONE

La definizione di AIDS ha subito varie modificazioni, nel 1986,


nel 1987 e nel 1993 e ad ogni revisione il numero delle
condizioni patologiche ritenuto correlato all'AIDS viene
aumentato: attualmente esse sono ben 29, e tutte già
conosciute prima dell'AIDS. Esemplare è il caso dell'ultima
revisione: Il 1° gennaio 1993 i CDC decisero di includere nella
definizione di AIDS non una malattia, ma una condizione. Chi
aveva un numero di linfociti T inferiore a 200 (anche se
perfettamente sano) veniva incluso tra i malati di AIDS. Questo
ha fatto sì che il numero di casi di AIDS negli Stati Uniti
raddoppiasse artificiosamente nel giro di una notte. Questa
ricorrente variazione ha portato ad una continua dilatazione del
numero dei soggetti definiti "malati di AIDS": se, ad esempio,
negli Stati Uniti con la definizione del 1986 potevano essere
definiti malati di AIDS mille pazienti, con quella del 1987
sarebbero diventati 1.300 e con quella del 1993 avrebbero
raggiunto il numero di 2.275.11

Di recente è stata inclusa nell'elenco una nuova patologia


tipicamente femminile, il cancro della cervice. Come ha svelato
P. Duesberg: "...la ragione di questa aggiunta è solo politica: è
stata dichiaratamente inserita per aumentare il numero delle
femmine malate di AIDS, creando così l'illusione che la sindrome
si stia diffondendo tra gli eterosessuali".12

L'AIDS NON È UGUALE IN TUTTO IL MONDO

Anche qui, come per i test di sieropositività, non esiste un


criterio universalmente riconosciuto per la definizione della
sindrome. La regola per stabilire cosa sia l'AIDS varia da nazione
a nazione: la definizione di AIDS negli Stati Uniti è diversa da
quella europea che a sua volta è diversa dalla definizione
africana. La WHO, (World Health Organization)13 in Africa utilizza
per definire l'AIDS due definizioni nettamente diverse, nessuna
delle quali corrisponde ai criteri utilizzati negli USA o nella UE.
Generalmente in Africa non si richiede il test HIV, ma è
sufficiente che un paziente presenti tre dei principali sintomi

304
clinici (perdita di peso, febbre e tosse) più un sintomo minore (è
sufficiente un prurito generalizzato) per poterlo dichiarare affetto
da AIDS. E questo, come si vedrà più avanti, spiega la reale
consistenza della presunta "catastrofe africana" .

7. L'INFETTIVITA' E LA TRASMISSIONE SESSUALE

Il virologo Peter Duesberg è assolutamente convinto che l'Hiv


non sia infettivo. Nel suo libro " Inventing the Aids virus"
(1996), tra l'altro afferma: " Negli ultimi 14 anni oltre 500.000
pazienti di Aids sono stati curati da un sistema sanitario che
comprende cinque milioni di medici, infermieri e ricercatori
nessuno dei quali è stato vaccinato contro l'HIV. (...) quattordici
anni dopo non c'è neanche un caso nella letteratura scientifica di
un operatore sanitario che abbia presumibilmente contratto
l'AIDS da un malato. Proviamo ad immaginare come sarebbe la
situazione se 500.000 malati di colera, epatite, sifilide, influenza
o rabbia fossero stati curati per 14 anni da personale medico e
paramedico privo di vaccini e farmaci adeguati... migliaia
avrebbero contratto quelle malattie." A distanza di quasi dieci
anni dall'uscita del libro le cose non sono affatto cambiate.
Questo, secondo Duesberg, significa una sola cosa: "l'AIDS non
è infettivo".

LA TRASMISSIONE SESSUALE

"Basta un solo rapporto!". Per anni questo è stato il terribile


ammonimento che tutti i mezzi di comunicazione hanno
continuamente diffuso. Ed invece la trasmissione sessuale, che
secondo gli "esperti" sarebbe il veicolo principale della diffusione
del virus, si è dimostrata essere estremamente inefficace,
dipendendo anche da più mille rapporti sessuali a soggetto per
una reale possibilità di contagio. Nel 1997 un gruppo di studiosi
statunitensi14 ha pubblicato i risultati di dieci anni di studi sulla
trasmissibilità dell'Hiv tra eterosessuali nel nord della California.
Lo studio ha stabilito che la trasmissione da maschio a femmina
è estremamente bassa, approssimativamente lo 0.0009 per
contatto sessuale, e approssimativamente otto volte minore è la
trasmissione da femmina a maschio. Questo significa che una
femmina dovrebbe avere almeno 3330 rapporti sessuali per
raggiungere il 95% di probabilità di infezione.

305
Quindi, con la frequenza ipotetica di un rapporto sessuale al
giorno, ci vorrebbero 2 anni e due mesi per avere il 50% di
possibilità di infezione, e 9 anni per raggiungere il 95%. Nel caso
inverso, da femmina sieropositiva a maschio, la trasmissione
dell'Hiv richiederebbe almeno 27.000 rapporti sessuali per
arrivare al 95% di probabilità di trasmissione (cioè 74 anni di
rapporti sessuali giornalieri!). Se davvero la diffusione del virus
fosse dovuta al sesso, l'Hiv sarebbe scomparso da tempo. Ed
infatti, nonostante l'allarmismo, l'AIDS è rimasto confinato a
gruppi in cui sono presenti fattori di rischio ben precisi: a)
tossicodipendenti: (circa il 32% dei malati in USA e il 60% in
Italia) si tratta di individui che oltre a subire gli effetti negativi
dell'eroina, della cocaina, dell'alcool, delle anfetamine e di altre
sostanze psicotrope (molte droghe hanno effetto depressivo sul
sistema immunitario), si alimentano in maniera scorretta ed
insufficiente e sono colpiti in modo più o meno continuo da
infezioni multiple. In queste condizioni di vita
l'immunodepressione è garantita. b) omosessuali maschi: (circa
il 62% in USA e il 48% in Europa) il problema riguarda
sopratutto gli utilizzatori sistematici di droghe multiple, cocaina,
extasy, alcool, poppers e nitriti assunti per via inalatoria a forti
dosi (i nitriti sono sostanze molto reattive, causano
immunodepressione, e vengono utilizzati per il loro effetto
afrodisiaco e rilassante per la muscolatura sfinterica). c)
emofiliaci e politrasfusi (circa l'1% in USA e il 3% in Europa). I
carichi di proteine estranee sono essi stessi immunodepressivi
sia in emofiliaci sieropositivi che sieronegativi.15

8. PREVISIONI CATASTROFICHE E STATISTICHE FASULLE

"Entro il 1996, dai 3 ai 5 milioni di statunitensi risulteranno


positivi all'HIV e un milione morirà di AIDS" (Antony Fauci,
direttore del NIAID - New York Times 14.1.86) "Entro il 1990 un
eterosessuale su cinque sarà morto di AIDS" (Oprah Winfrey,
The myth of hetherosexual AIDS, 1987) Da anni ormai l'Aids è in
costante decremento ed è rimasta una malattia marginale, a
dispetto di tutte le previsioni catastrofiche diffuse negli anni
scorsi. Come mai allora tutti i mezzi di informazione continuano
a diffondere statistiche sempre più allarmanti? È possibile solo a
costo di barare sui dati reali, con alcuni piccoli ma efficaci
trucchi. Il primo è quello di presentare i dati cumulativi invece
che suddividerli correttamente anno per anno. È evidente che se
si sommano i dati di venti anni di rilevazioni il numero dei malati

306
conclamati e dei sieropositivi sembra essere sempre in costante
aumento. Il secondo è quello di ampliare (arbitrariamente) di
quando in quando il numero delle patologie che vengono
correlate alla sindrome. Così dal 1° gennaio 1993 chi ha un
numero di linfociti T inferiore a 200 (anche se perfettamente
sano) viene incluso tra i malati di AIDS. Questo ha fatto sì che il
numero di casi di AIDS negli Stati Uniti raddoppiasse
artificiosamente nel giro di una notte. Il terzo trucco, il più
puerile ma il più utilizzato, è quello di presentare le "stime degli
esperti" al posto dei dati effettivamente riscontrati. Le stime,
oltre ad essere assolutamente opinabili, sono sempre al servizio
del terrorismo mediatico: secondo le stime che venivano
presentate dieci anni fa (con previsioni di aumento esponenziale
anno per anno) oggi la metà della popolazione italiana avrebbe
dovuto essere sieropositiva! La realtà è molto diversa: nel 2004 i
sieropositivi in totale sono circa 130.000, che rappresentano
meno dello 0,003% della popolazione italiana, mentre i casi di
Aids conclamato totali dal 1982 ad oggi sono stati
complessivamente 53.686.16

LE STATISTICHE AFRICANE

Ma la situazione più inverosimile riguarda l'Africa ed il Terzo


Mondo: da molti anni vengono diffuse cifre catastrofiche da
parte dell'UNAIDS, l'organizzazione del WHO che si occupa di
Aids, che dimostrerebbero una crescita impressionante
dell'epidemia. Alla fine del 2004, nel documento denominato
"AIDS Epidemic Update 2004" si è arrivati alla ragguardevole
cifra di "39,4 milioni di persone che vivono con l'Hiv - (ma che
potrebbero variare da 35,9 milioni a 44,3 milioni - sic) con un
numero di morti di pari 3,1 milioni (ma che potrebbe variare da
2,8 a 3,5 milioni - sic ). Quando si analizza con attenzione
questo documento dell'UNAIDS ci si accorge che si tratta
soltanto di "...stime basate sulle migliori informazioni ottenibili"
(sic). Molte pagine del documento si diffondono su temi come la
difesa delle donne dall'Aids (e perché non degli uomini?) o sulla
presunta diffusione del morbo in Asia, ma nulla di più su come si
arrivi a queste cifre. Null'altro viene detto sul metodo di indagine
utilizzato per stabilire i dati (peraltro così incerti). Eppure si
tratta del documento ufficiale della massima organizzazione
mondiale sull'Aids e su di esso si basa tutta l'informazione che
viene diffusa dai media. Nel 1998 la pluripremiata giornalista
inglese Joan Shenton, realizzando vari programmi tv sul tema,

307
aveva esaminato criticamente questo sistema di calcolo: "Nei
primi anni '90, il Programma Globale sull'AIDS del WHO (che più
tardi venne sostituito dall'UNAIDS) dava impiego fino a 3.000
persone. Essi fornivano continuamente dati molto gonfiati alla
stampa, e i rappresentanti ufficiali cominciarono a riportare
questi casi stimati di Aids negli incontri pubblici per battere
cassa coi finanziamenti, facendo sparire silenziosamente i dati
realmente riportati. Mettemmo alla prova questi dati in un
meeting alla London School of Hygiene and Tropical Medicine nel
1993, e ci fu una imbarazzata ammissione che quello che loro
presentavano come dato di fatto, altro non era che un lavoro di
supposizione" (...) "In altre parole, gli africani possono
tranquillamente andare a dormire con la consapevolezza che i
presunti milioni di conterranei, donne e bambini ammalati di
Hiv-Aids sono semplici "calcoli" fatti da un "programma al
microcomputer" che usa un "modello di database" preparato
dallo screditato e ormai defunto Programma Globale sull'AIDS
del WHO. Per fortuna la realtà sul territorio non conferma
nemmeno lontanamente l'immagine dell'epidemia"17. Infatti il
WHO, attraverso il W.E.R. Weekly Epidemilogical Report, un
bollettino settimanale poco pubblicizzato, fino al 2002 diffondeva
anche il numero dei casi effettivamente registrati. Così si può
verificare che nel 1995, a fronte dei 4,5 milioni di sieropositivi
stimati, quelli realmente accertati erano invece 422.735, meno
del 10%! Mentre, ad esempio, i casi di AIDS effettivamente
registrati in Africa nei dodici mesi dal 1999 al 2000 sono
81.565.18 Davvero poca cosa se si pensa che in Africa vivono
800 milioni di persone e ne muoiono più di 10 milioni all'anno, di
cui un milione per malaria. Che abbia ragione il prof. Lugi De
Marchi, psicologo clinico e sociale, quando afferma che queste
stime vengano ottenute "con quel particolare metodo di calcolo
chiamato dati in libertà"?19

Dal 2003 però il WHO diffonde solo le stime, senza fare più
menzione dei casi realmente accertati. Viene il sospetto che la
discrepanza tra casi veri e stimati sia talmente alta anche oggi
che non sia più conveniente pubblicizzare i dati reali per chi ha
fatto della lotta all'Aids il proprio business.

9. CATASTROFE AFRICANA?

L'ultimo dato sui casi realmente accertati di AIDS in Africa è


stato diffuso dal WHO nel 2002: corrisponde a 1.111.663 casi

308
totali cumulativi (dall'inizio dell'epidemia ad oggi).20 Ben lontana
dalle stime fornite, questa cifra rappresenta comunque un
numero consistente di esseri umani. Ci sarebbe da preoccuparsi,
se non sapessimo come si arriva in realtà ad ottenere la cifra
suddetta.

COME SI DIVENTA CASI DI AIDS IN AFRICA

Come già riferito, l'Aids in Africa non è quasi mai diagnosticata


con il test dell'HIV (troppo costosi e non sempre disponibili) ma
in base a sintomi clinici. È sufficiente che un paziente presenti
tre principali sintomi clinici (perdita di peso, febbre e tosse) più
un sintomo minore (anche un prurito generalizzato) per poterlo
dichiarare affetto da AIDS. Questo in pratica significa che gli
africani che soffrono di malattie da sempre presenti in quelle
zone ora sono classificati come vittime dell'AIDS. Così in Africa
le statistiche sull'Aids possono essere gonfiate artificiosamente
da una definizione capace di raggruppare sotto il suo largo
ombrello malattie antiche (come febbre, diarrea, tubercolosi o
malaria) cambiandone il nome. Ma le cause di malattia in Africa
continuano ad essere la crescente povertà, la malnutrizione,
l'inquinamento dell'acqua, la mancanza di igiene. Nei paesi del
Terzo mondo si continua, purtroppo, a morire per gli stessi
tragici motivi per cui si muore da sempre. Soltanto che ora la
maggior parte di questi decessi sono rubricati come AIDS. Per
questi problemi storici non viene invocato nessun massiccio
aiuto internazionale, preferendo spingere quei programmi
"umanitari" che mirano ad assoggettare quante più persone
possibile ai farmaci e ai test delle multinazionali occidentali.

IL RAPPORTO KRYNEN

Due leader d'un gigantesco programma francese di volontariato


sull'AIDS, i coniugi Krynen, dopo cinque anni di permanenza nel
presunto epicentro dell'epidemia africana con un'equipe di 150
medici e paramedici europei, hanno smontato totalmente i dati
della finta epidemia: "In Africa, politici, operatori sanitari e
utenti dei servizi hanno tutto l'interesse a gonfiare i dati della
malattia per il semplice fatto che, per chi si occupa di Aids, sono
disponibili enormi fondi internazionali". E continuavano, con un
pizzico di humor nero: "Se in Africa sei un semplice affamato,
nessuno si occupa di te, ma se sei un malato di Aids 750
organizzazioni assistenziali occidentali e le Nazioni Unite sono

309
pronte a coprirti di cibo e pacchi-dono (...) Il giorno in cui non ci
sarà più l'Aids se ne andrà il benessere"21.

HARVEY BIALY

Il microbiologo Harvey Bialy ha trascorso otto anni nel


continente africano per compiere ricerche scientifiche. In una
intervista intitolata significativamente "L'epidemia di AIDS in
Africa: un mito tragico" sostiene che non vi è assolutamente
nessuna prova convincente che L'Africa si trova nel mezzo di una
nuova epidemia di immunodeficienza infettiva, e che sono stai
gli ingenti fondi internazionali disponibili per la ricerca AIDS/Hiv
ad incentivare medici e politici a riclassificare come Aids malattie
tradizionalmente presenti nel continente22.

ENORMI RISORSE A DISPOSIZIONE

Per lo studio e la prevenzione dell'AIDS in Africa sono già


stanziate risorse enormi rispetto a quelle destinate ad altre
malattie veramente pericolose, come la malaria, che nell'Africa
sub-sahariana uccide più di un milione di persone all'anno. Il
Governo dell'Uganda, che ha potuto investire nel 1993 solo
57.000 dollari nella prevenzione e nel trattamento della malaria,
ha ricevuto invece ben 6 milioni di dollari per la lotta contro
l'AIDS. Così la presunta "catastrofe" diventa il grande business
del secolo ed oggi esistono migliaia di organizzazioni non
governative che operano in Africa nel campo dell'Aids: soltanto
in Uganda se ne contano più di 700.

MADRI AFRICANE SIEROPOSITIVE

I progetti più recenti delle numerose associazioni che prosperano


con la lotta all'AIDS in Africa si stanno ponendo l'obiettivo di
sottoporre al test Hiv quante più persone possibile. Ma, come già
abbiamo avuto modo di chiarire, particolari malattie da sempre
presenti nel continente africano possono causare
frequentemente una falsa reazione di positività al test Hiv. E
perfino la condizione di gravidanza è tra le prime cause (anche
in occidente) di falsa positività. A cosa serva allora questo
screening di massa, oltre che ad incrementare a dismisura gli
introiti delle multinazionali farmaceutiche produttrici del kit, è
difficile comprenderlo. Questo non ha scoraggiato le cosiddette
"associazioni umanitarie" dall'utilizzare il terrorismo mediatico

310
per reclamare fondi. Una recente, massiccia (e costosa)
campagna pubblicitaria della italiana CESVI invitava a donare
soldi affermando che "...in Africa una madre su tre è
sieropositiva".

IL CASO DEL PRESIDENTE SUDAFRICANO MBEKI

Nel 2000 cinque multinazionali farmaceutiche, sotto l'apparente


veste di un progetto umanitario, proposero di abbassare i prezzi
dell'AZT e di farmaci analoghi per utilizzarli massicciamente su
donne incinte e neonati nei paesi del terzo mondo, per la cura e
la profilassi della "infezione da HIV". Nello stesso anno, alla
vigilia del Congresso mondiale sull'AIDS, il presidente
sudafricano Mbeki, preoccupato della manovra delle
multinazionali, convocò una conferenza di specialisti
internazionali per un dibattito aperto sugli effetti tossici dell'AZT
e sulle alternative terapeutiche di trattamento dell'AIDS. Tanto
bastò a scatenare nei giorni successivi il linciaggio da parte della
stampa internazionale. Mbeki venne definito un "pazzo" e un
"criminale". Venne accusato di oscurantismo e superstizione e
perfino di attentare alla vita delle popolazioni africane. The
Observer, tra gli altri, arrivò a scrivere: "Mbeki lascia morire nel
dolore i bambini malati di AIDS". Eppure tra gli scienziati che
aveva invitato alla conferenza c'erano premi Nobel, membri di
Accademie delle Scienze, professori emeriti delle diverse
discipline scientifiche. Quello che il presidente Mbeki proponeva
era soltanto un libero dibattito, un confronto su dati reali, la
verifica dell'efficacia di tali farmaci e sulla ben nota gravità degli
effetti collaterali. Non accettando supinamente che la
popolazione sudafricana venisse sottoposta a dei trattamenti di
scarsissima efficacia e di altissima tossicità23, la sua colpa, in
sostanza, era quella di aver sfidato il potere dell'uomo bianco e
di non essersi piegato agli interessi delle multinazionali
farmaceutiche. Per pagare queste cosiddette "cure e profilassi" si
prospettava tra l'altro un indebitamento del Sudafrica di un
miliardo di dollari verso la Banca Mondiale. La conferenza fu,
come temuto dagli "ortodossi", un momento di reale
informazione, che permise a tutti gli scienziati dissidenti di
esporre le loro tesi e mettere in grave crisi il dogma Hiv-Aids. E
di fermare l'utilizzo dell'AZT nei paesi africani. Ma ancora oggi,
nonostante le sue resistenze si siano rivelate oltremodo sagge e
ragionevoli, il linciaggio mediatico nei confronti di Mbeki
continua.

311
10. TERAPIE CHE UCCIDONO

Grazie al terrore creato intorno alla malattia sin dal suo apparire,
è stato possibile far accettare la somministrazione di farmaci
altamente tossici, che hanno portato benefici solo alle
multinazionali che li producono. Nessuno dei sieropositivi rimasti
sani per molti anni ha assunto questi farmaci (se non per
sospenderli presto), mentre chi li ha presi per lunghi periodi sta
male o è morto. Il famoso cestista Magic Johnson, e molti altri
come lui che hanno rifiutato di curarsi con l'AZT e i farmaci
retrovirali, sta benone, nonostante sia stato dato per spacciato
vari anni fa.

L'AZT

Sintetizzato sin dal 1964 come farmaco antitumorale, l'AZT


rimase accantonato per 20 anni poiché si constatò
sperimentalmente che le cavie leucemiche trattate morivano in
numero maggiore di quelle non trattate. Data la sua
elevatissima tossicità è impiegato come base per il veleno per
topi! Ma nel 1984 la Wellcome, società che lo produce, lo tirò
fuori di nuovo e, grazie al terrore ormai dilagante, riuscì a farlo
approvare in gran fretta come farmaco anti-HIV. Molti scienziati
del gruppo dei "dissidenti" sin dall'inizio della "epidemia" hanno
lanciato l'allarme contro il suo uso, che è molto più pericoloso
della sindrome stessa. Ben sei studi indipendenti hanno provato
una tossicità del farmaco 1000 volte superiore a quella
dichiarata dalla Wellcome. Il più grande studio mai effettuato sul
farmaco, per numero di pazienti e durata, fu il "Concorde Trial",
i cui risultati nel 1994 dimostrarono inequivocabilmente che tra i
pazienti trattati non si verificava nessun beneficio, ed anzi si
constatava un numero maggiore di decessi rispetto ai pazienti
non trattati.24 Tra le conseguenza della somministrazione di AZT
ci sono: distruzione del sistema immunitario, distruzione del
midollo osseo, distruzione dei tessuti e della flora batterica
intestinale, linfoma, atrofia dei muscoli, danni al fegato, al
pancreas, alla pelle e al sistema nervoso. Se una persona sana
venisse sottoposta ad un trattamento continuativo con AZT in
pochi mesi subirebbe effetti devastanti, simili a quelli dell'AIDS
conclamato, fino ad arrivare ad un tasso di mortalità prossimo al
100%. Eppure, grazie alla strategia del terrore, questo farmaco
così tossico, cancerogeno e privo di effetti benefici continua ad
essere somministrato. Così la Wellcome (casa farmaceutica

312
produttrice) ne ha venduto 0.9 tonnellate nel 1987, è passata a
44.7 tonnellate nel 1992, ed il suo profitto lordo cresce in
maniera esponenziale di anno in anno.

GLI INIBITORI DELLA PROTEASI

Definiti miracolosi dai media, in realtà i benefici clinici di questi


farmaci non sono a tutt'oggi ancora stati provati. Mentre la lista
degli effetti collaterali aumenta progressivamente, insieme al
numero di insuccessi - che vanno dalle deformità fisiche alle
morti improvvise - testimoniando una realtà completamente
diversa. E lo stesso scienziato che li ha ideati, il dott. David
Rasnik, sostiene che ci sono forti dubbi sull'efficacia clinica di tali
farmaci25.

IL COCKTAIL HAART

Per evitare questi effetti devastanti, in tempi più recenti si è


suggerito di utilizzare l'azione combinata di più farmaci a
dosaggi più bassi (il cocktail HAART). Questo ha portato ad
ampliare in maniera considerevole il numero dei pazienti, o dei
cosiddetti "malati asintomatici" che possono essere a lungo
sottoposti a tali "terapie". Con vantaggi evidenti per le case
farmaceutiche che invece di farsi concorrenza possono spartirsi
una torta ancora più grande, coinvolgendo nella cura anche
persone che stanno benissimo.

11. IL BAVAGLIO ALL'INFORMAZIONE

Tutte queste cose, benché sconosciute al grande pubblico, sono


ben note nell'ambito degli addetti ai lavori. Ma una cortina di
ferro è stata messa a protezione del castello per non farle
conoscere alle masse, che devono continuare ad essere
indottrinate verso il dogma ufficiale. Così, quei pochi e valorosi
giornalisti che hanno provato a dare voce agli scienziati del
dissenso ben presto hanno dovuto fare i conti con una censura
feroce, che ha pochi eguali nel mondo contemporaneo. Celia
Faber, giornalista statunitense, è stata tra le prime ad affrontare
l'AIDS dal punto di vista "eretico". In un'intervista a Massimiano
Bucchi ha dichiarato di avere incontrato "...difficoltà pazzesche.
(...) hanno cercato di farmi fuori in tutti i modi. La mia carriera
giornalistica è stata duramente segnata da questa storia. Ho
avuto minacce da Act Up 26 , ci sono stati articoli terribilmente

313
offensivi nei miei confronti da parte del "Native" 27 . Fin
dall'inizio i boss dei NIH28 mi hanno detto chiaramente che mi
avrebbero impedito di intervistare i loro ricercatori per via di
quello che avevo scritto"29. Neville Hodgkinson è giornalista del
Times ed esperto scientifico del Sunday Times. Dopo i primi
articoli in cui fu sostenitore della teoria dominante, enfatizzando
i rischi della diffusione del virus, si rese conto che le statistiche
reali mostravano "...che non c'era traccia dell'esplosione
dell'Aids che era stata annunciata". Così cominciò a considerare
il punto di vista di Duesberg e dei vari dissidenti. Scrisse un
lungo articolo che riportava le ipotesi di questo gruppo di
scienziati: " riuscimmo ad inserire un richiamo in prima pagina e
di nuovo le reazioni furono isteriche (...) nessun argomento
scientifico, solo cose del tipo «perché infastidite i vostri lettori
con teorie non dimostrate quando c'è una grande emergenza in
corso per la salute pubblica» - ma nulla che rispondesse alle
osservazioni dettagliate che Duesberg e gli altri facevano". Sulla
base delle successive esperienze di censura e attacchi personali
oggi Hodgkinson dichiara: " Non credevo che si potesse essere
così odiati solo per aver scritto delle cose o aver riportato le
opinioni di scienziati che fino al giorno prima tutti ritenevano dei
luminari. (...) Ad un convegno dove la mia casa editrice aveva
chiesto l'autorizzazione per presentare il libro, uno scienziato si è
fermato al nostro tavolo e ha detto ad un collega che lo
accompagnava « se vedi in giro copie di questo libro in libreria o
altrove, prendilo in mano e sputaci dentro in modo che nessun
altro possa acquistarlo o leggerlo ». Non pensavo che degli
scienziati, delle persone che dovrebbero essere aperte al
confronto e alla libera espressione, potessero arrivare a tanto".30

John Maddox, direttore di "Nature", rivista scientifica custode


dell'ortodossia, nel 1991 fece intravedere piccoli spiragli di
apertura verso il gruppo dei dissidenti riunito sotto l'etichetta
"Rethinking Aids", pubblicando un articolo intitolato "La ricerca
sull'aids messa sottosopra"31, in cui si facevano piccole
concessioni alle ragioni degli "eretici". Le reazioni degli scienziati
ortodossi furono durissime, e benché nessuno portasse
argomenti scientifici ma solo i consueti anatemi terroristici e
invettive personali, Maddox si trovò costretto, nei mesi
successivi, a rimangiarsi tutto, fino ad affermare che non
bisognava più dare spazio alle opinioni di Duesberg (principale
esponente del gruppo "Rethinking Aids"). Sulla questione due
sedicenti scienziati italiani scrissero un articolo sulla stessa

314
rivista sostenendo che: "...dovrebbe essergli impedito di parlare
in televisione. Sì, una linea auspicabile sarebbe quella di
impedire i confronti televisivi con Duesberg" .32

Da quel momento è scattata la censura sulle riviste scientifiche


per ogni punto di vista alternativo (pur se documentatissimo e
difficilmente confutabile). Semplicemente ogni ipotesi alternativa
non doveva esistere. Oggi, anche se le previsioni dei dissidenti
sono sempre più confermate, quasi tutta la stampa sembra
essere allineata al dogma dominante. Ai pochi giornali e
giornalisti che accettano le teorie alternative sull'Aids, l'unica
possibilità rimasta è quella del silenzio, e non fungere da cassa
di risonanza per le ormai screditate tesi dell'establishment
medico dominante.

12. IL GRANDE AFFARE DELLA CATTIVA SCIENZA

La vicenda dell'AIDS è davvero speciale perchè mai nella storia


della medicina così tanto denaro è stato riversato su una singola
malattia. Di anno in anno le somme raccolte per la lotta all'AIDS
si moltiplicano, fino ad arrivare alla cifra di 6,1 miliardi di dollari
solo nel 2004. 33 Con 100 miliardi di dollari già spesi nei soli
Stati Uniti, è la più grossa impresa industriale, vicina a quella del
dipartimento della Difesa. La vendita dei test HIV è diventata
una fonte di immensi guadagni. Molti scienziati coinvolti nella
ricerca sull'AIDS possiedono società che vendono test e hanno
milioni di dollari in partecipazioni societarie. L'AIDS per questi
individui è un affare estremamente remunerativo. I ricercatori e
i medici che hanno carriere e stipendi legati al virus sono circa
100.000, in buona parte americani. I bilanci delle multinazionali
del farmaco si accrescono di alcuni miliardi di dollari all'anno con
la vendita dei farmaci antiretrovirali e dei test HIV. Organismi
come USAID (U.S. Agency International Development), UNAIDS
(United Nations AIDS program), WHO, ricevono stanziamenti
annuali di centinaia e centinaia di milioni di dollari per
combattere l'AIDS. Più di 1000 organizzazioni umanitarie
raccolgono in totale centinaia di milioni di dollari all'anno per
aiutare i malati di AIDS. Il problema non è quindi la crescita
dell'AIDS, ma, per quanto paradossale e grottesco possa
apparire, l'esatto contrario, la sua eventuale scomparsa. Sono
ormai così imponenti gli interessi economici politici e burocratici
legati al virus HIV che la sua morte prematura potrebbe
sconvolgere parecchi equilibri. Così è una tragica ironia che

315
proprio David Rasnik, scienziato che ha ideato gli inibitori della
proteasi usati per la cura dell'AIDS, abbia dichiarato nel 1997:
"Come scienziato che ha studiato l'AIDS per 16 anni, ho stabilito
che l'AIDS ha poco a che fare con la scienza e che,
fondamentalmente, non è nemmeno una questione medica.
L'AIDS è un fenomeno sociologico tenuto in vita dalla paura,
creato da una sorta di "maccartismo medico" che ha violato e
mandato in rovina tutte le regole della scienza e che ha imposto
a quella fascia di pubblico più vulnerabile una miscela di
credenze e pseudoscienza" E la giornalista Joan Shenton ne ha
spiegato i motivi : " Quello che ho imparato in questi anni è che
la comunità scientifica non è più libera. Oggi la scienza può
essere comprata e le voci individuali di dissenso facilmente
ridotte al silenzio a causa delle enormi somme di denaro
convogliate nel proteggere l'ipotesi prevalente, per quanto
sbagliata possa essere. La politica, il potere e il denaro
dominano il campo della ricerca scientifica cosi estesamente che
non è più possibile sottoporre a verifica una ipotesi divenuta
dogma." Su questo aspetto della cattiva scienza dell'AIDS
malata di denaro, ci piace chiudere col sarcastico commento del
premio Nobel Kary Mullis : "Un altro segmento della nostra
società così pluralista - chiamiamoli medici/scienziati reduci dalla
guerra perduta contro il cancro, o semplicemente sciacalli
professionisti - ha scoperto che funzionava. Funzionava per loro.
Stanno ancora pagandosi le loro BMW nuove con i nostri soldi"34.

L'Autore desidera ringraziare tutti i ricercatori che hanno messo


a disposizione il frutto del loro lavoro, (in particolar modo il
virologo triestino Fabio Franchi) e che spesso hanno visto le loro
carriere troncate dalle loro affermazioni.

COPYRIGHT - Il presente scritto è riproducibile in rete, in tutto o


in parte, purchè non venga modificato e ne vengano sempre
citati la fonte e l'Autore.

1 Intervista a Luca Rossi in "Sex Virus" – Feltrinelli


2 cfr. tra gli altri : T. McKeown - The Role of Medicine. Dream, mirage or
nemesis? 1976,T. P. Magill -The immunologist and the evil spirits – 1955 Journal
of Immunology,
3 riportato in "Inventing the Aids Virus" Peter Dueberg - 1996
4 E. Papadopulos- Eleopulos et al. "Has Gallo proven the role of HIV in AIDS?"
1993
5 Cfr. "Ballando nudi nel campo della mente" di K.B. Mullis – Baldini e Castoldi,
2000.
6 "Rebuttal to the NIAID/NIH document" - Robert Johnston – co-fondatore di

316
HEAL – Toronto; Mattew Irvin - co-fondatore di HEAL – Washington DC; David
Crowe – presidente di Alberta Reappraising Aids Society
7 F. Franchi, "Alla ricerca del virus HIV", in Leadership Medica - 1997
8 Intervista a Stephen Lanka, di M. G. Conlan in Zengers Magazine - San Diego -
October 1998
9 "Does HIV cause Aids? The Duesberg critique" – K.L. Billingsley, in Heterodoxy,
febb. 1993
10 " Centers for Disease Control" Centri per il controllo delle malattie
11 F. Franchi, L. De Marchi "AIDS, la grande truffa" – ed. Seam 1996
12 "Inventing the AIDS virus", P. Duesberg - 1996
13 World Health Organization – Organizzazione Mondiale della Sanità
14 Padian et al. - 1997
15 "AIDS, la grande truffa", cit.
16 Aggiornamento 2004; Commissione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS –
Ministero della Salute
17 "Are 26 million Africans dying of AIDS?" - Joan Shenton 1998
18 W.E.R. n. 47 -26 november 1999, e W.E.R. n. 47 – 24 november 2000
19 F. Franchi, L. De Marchi "AIDS, la grande truffa" – ed. Seam 1996
20 - W.H.O. Weekly Epidemiological Report – n. 49, 6 dicembre 2002
21 riportato in "AIDS, la grande truffa", cit.
22 "How Africa became the victim of a non-existent epidemic of Hiv/Aids" -
intervista di N. Hodgkinson
23 che proprio per questo motivo in Occidente stanno per essere accantonati
24 Concorde Coordinating Comittee, in Lancet, n. 343, 1994
25 Physician Desk Reference, 1994
26 Organizzazione gay negli U.S.A.
27 Giornale gay di New York
28 National Instutute of Healt
29 M. Bucchi – La scienza imbavagliata – ed. Limina 1998
30 riportato in "La scienza imbavagliata", cit.
31 in "Nature", 353, 1991
32 L. Checo Bianchi e G.B. Rossi in Nature, 362, 1993
33 dato fornito dal WHO, in " AIDS Epidemic Update 2004"
34 Kary Mullis, "Il caso non è chiuso" – in "Ballando nudi nel campo della
mente", cit.

317
318
“Il miglior travestimento di una dittatura è la democrazia
se si controllano i mezzi di informazione.”

“La nostra civiltà e la sua informazione prospereranno o periranno


insieme.”
(Joseph Pulitzer)

“Nessuno è più disperatamente schiavo di colui che si ritiene libero senza


esserlo.” (W. Goethe)

L’informazione ufficiale
Per chi scodinzola il cane?

Quando amici o conoscenti vengono a sapere che in casa siamo


senza televisore, solitamente all’espressione stupita segue una
domanda: “ma come fate senza i TG?” come dire: va bene che avete
rinunciato a tutti i programmi spazzatura, i varietà, ecc.; ma come
fate a rinunciare all’informazione che viene fornita dai telegiornali?
E la nostra risposta è sempre la stessa: “Proprio per non vedere i
TG abbiamo tolto quella scatola ingombrante dalla nostra casa!”.
Esagerazione? Non credo proprio, anzi: la patente di ufficialità
che ha un telegiornale rende ancora più grave e colpevole
l’azione di distrazione e di depistaggio che effettua nei confronti
degli ascoltatori.

Esempi? Quanti ne volete. Nel 2007 e nel 2008 il comico Beppe


Grillo promosse due giornate di raccolta firme: una affluenza
epocale; per il secondo Vday, quello che chiedeva Libera
informazione in libero Stato, ci furono un milione e mezzo di
firme per l'abolizione della legge Gasparri, dell'ordine dei
giornalisti e del finanziamento pubblico ai giornali. La sera di
entrambe le giornate i telegiornali dedicarono meno di mezzo
minuto all’evento, neanche si fosse trattato della sagra dell’ultimo
paesino di montagna. Mentre nella stessa edizione del TG quasi tre
minuti occupò la notizia di un orso che si era perso.

319
Quando il ministro Scajola rassegnò le dimissioni per lo scandalo
del suo appartamento (gli era stato pagato “a sua insaputa”
dall’imprenditore Anemone), per tutta una settimana il TG1
(direttore Minzolini) riuscì a non dare la notizia. In compenso
diede notizie interessantissime e assolutamente inedite, come ad
esempio “è scoppiato il caldo”, “la gente assedia le gelaterie”, “ci
sono gelaterie che offrono molti gusti diversi”, e amenità di questo
genere.

Ormai siamo abituati, e ci sembra normale che i telegiornali, inclusi


quelli della Rai, dedichino ampio spazio all’ultimo flirt dell’attore
del momento: ci raccontano tutto, per filo e per segno, di quello che
fa la soubrette alla moda o dell’ultimo litigio fra Clooney e la
Canalis, per non parlare degli interessantissimi servizi sulle vacanze
degli italiani: cosa si fa sulla spiaggia adriatica, confrontato su cosa
si fa in Sardegna in Costa Smeralda. E questa viene definita
informazione.

È evidente che tutto l’insieme delle bugie, delle falsità, degli


inganni cui siamo sottoposti quotidianamente non potrebbe
sussistere senza una strettissima collaborazione – o meglio
complicità – da parte dei mezzi di informazione di massa, in
primis TV e giornali. A questo proposito è chiaro che non è tanto
importante affermare il falso (cosa che avviene, ogni tanto), quanto
il nascondere la verità sotto un mare di elementi che hanno il solo
scopo di distrarre l’attenzione: vere e proprie armi di distrAzione di
massa, come vengono definite da Robin Williams, candidato
presidenziale nel film “L’uomo dell’anno”. Questo è più o meno
evidente a seconda della sensibilità e dell’allenamento di ognuno,
ma in certe situazioni è risultato assolutamente lampante quanto i
mass-media fossero strumentali a nascondere la verità o a sviare
l’attenzione del pubblico in momenti paticolari (condanne di politici
eccellenti, guerre, attentati, scandali, ecc.).

Nella nota “Come ci educano”, citata nell’introduzione, ho già


accennato a come l’informazione, analogamente ad un abile
prestigiatore, distoglie l’attenzione da quello che conta veramente,

320
per evitare che la gente cominci a capire come gira il mondo.

Peggio ancora quando invece vengono lanciate campagne


mediatiche tese ad influenzare l’opinione pubblica su un dato
argomento o a distruggere un avversario politico. Come non
ricordare la demonizzazione della Ariosto nel processo contro
Previti: per un osservatore superficiale tutto il castello accusatorio si
basava sulla testimonianza di una pazza, quando in realtà, oltre ad
essere una persona normalissima, nelle carte processuali la sua
testimonianza era confinata a poche pagine su diverse migliaia.
Oppure quando il Giornale, diretto da Vittorio Feltri, inscenò una
pesantissima campagna di stampa (basata su lettere anonime, quindi
immaginate con quale credibilità) contro il direttore di Avvenire,
Boffo, che alla fine si dovette dimettere dall’incarico. La colpa di
Boffo? Aver osato, velatamente, criticare un atteggiamento troppo
libertino del presidente del consiglio (fra l’altro pesantemente
comprovato da fatti, testimonianze e dalla stessa ex-moglie,
Veronia Lario). Analoga sorte (denigrazione mediatica basata sul
nulla o quasi) toccò a Di Pietro, Fini, e altri che osarono mettersi
contro chi il potere dell’informazione lo detiene davvero (alla faccia
dell’indipendenza della stampa e della televisione).

Non serve che la dittatura sia esplicita: controllando i mezzi di


informazione si fa quello che si vuole, anche per la naturale
pigrizia di chi legge: non entra nel merito, “pesa” solo il numero di
pagine dedicate ad un dato argomento e ricorda sostanzialmente i
titoli. Un esempio. Immaginate di essere il direttore di un giornale
nazionale, e vi si presentano due notize da pubblicare. La prima: la
vedova di un boss mafioso consegna ai PM un documento che
comprova il versamento di denatro ad un altro boss mafioso da
parte dell’attuale primo ministro in carica. La seconda: un
appartamento, di proprietà di un partito politico, è stato affittato ad
un parente del segretario di quel partito. A quale delle due darete il
maggior peso? Sembra evidente quale sia quella che merita
maggiore attenzione, no? Invece (Corriere della Sera dell’11 Agosto
2010) dedicava alla seconda notizia le pagine 1, 8, 9, 10 e 11; alla
prima un trafiletto a pag. 25, oltretutto con un titolo fuorviante
(“Mafia, Ciancimino jr tira in ballo il premier”, come se si trattasse

321
della sparata di un mitomane, togliendo tutto il peso alla prova
circostanziale del documento). Capito come dare un’informazione
scorretta senza formalmente dire bugie?

Nel capitolo relativo all’AIDS abbiamo visto come chiunqua abbia


anche soltanto osato sollevare qualche dubbio sulla versione
ufficiale della cosiddetta “peste del secolo” sia stato ostracizzato,
ridicolizzato ed estromesso con la complicità dell’informazione
ufficiale. Tutti gli scopritori di terapie alternative per la cura del
cancro (vedi capitolo su Big Pharma) hanno avuto lo stesso
trattamento. Anche sul cosiddetto problema del Global Warming,
già citato nel precedente capitolo, si è potuta verificare la faziosità
dei media, come bene evidenziato da Maurizio Blondet nel pezzo
che riporto:

Censura globale sul «Climategate»


Maurizio Blondet 25 novembre 2009

I media italiani non ne parlano già più; quelli inglesi e americani,


il meno possibile. Ma hanno dovuto dare un nome allo scandalo,
la cui dimensione cresce di giorno in giorno: «Climategate». Lo
scandalo degli scienziati ed accademici che, in e-mail fra
loro, ammettono di falsare i dati per confermare la teoria del
«Riscaldamento Globale provocato dall’uomo».

Diversi lettori (sono stati i primi a segnalarmi il fatto) conoscono


già i particolari. Degli hackers benemeriti hanno rubato, e
rivelato al pubblico, 160 megabites di e-mail dai server della
Climatic Research Unit (CRU) della East Anglia University, la
centrale «scientifica» principale dell’ideologia del Global
Warming.

Mail ghiottissime (1). I globalisti parlano continuamente di


come hanno manipolato, falsificato, sottratto files, e
nascosto informazioni sulle temperature. Il professor Phil
Jones, capo del CRU, scrive al professor Michael E. Mann,
climatologo della Pennsylvania University su come attuare il
«trucco (trick) di aggiungere le temperature ad ogni serie (di
dati) per nascondere il declino».

Il declino, cioè, delle temperature. Che smentiscono la teoria, o

322
meglio l’ideologia degli allarmisti: il riscaldamento globale non
c’è, e loro lo sanno.

Jones ordina ai corrispondenti di cancellare i dati che


smentiscono l’ideologia: «Non diamo agli scettici qualcosa su cui
divertirsi!», scrive. Kevin Trenberth, un altro cosiddetto
scienziato, ammettendo che i loro modelli computeristici sono
fallimentari: «Il fatto è che non possiamo dare conto
dell’assenza di riscaldamento, per ora... i dati pubblicati da
CERES in agosto 2009 mostrano che ci dovrebbe essere ancora
più riscaldamento, ma i dati sono sicuramente sbagliati. Il nostro
sistema di osservazioni è inadeguato».

Il professor Mann ribatte che non è la verità che conta:


«Come sappiamo tutti, qui non si tratta di stabilire la verità, ma
di (prepararsi a) respingere accuse in modo plausibile».

Si accordano su come sottrarsi alla revisione di altri scienziati


(Peer review); congiurano per far espellere gli scienziati scettici
dalle organizzazioni professionali, di come censurarli, di come
impedir loro di parlare.

Tom Wigley, altro professore, dice: «Se pensiamo che Saiers è


nel campo degli scettici dell’effetto-serra, allora se possiamo
raccogliere prove documentali di questo, possiamo rivolgerci ai
canali dell’AGU per farlo cacciare».

Jones dice ai suoi corrispondenti e congiurati: «Un paio di


persone mi stanno scocciando perchè renda pubblici i dati delle
stazioni di rilevamento del CRU: non dite a nessuno che la
Gran Bretagna ha una legge sulla libertà d’informazione»,
ossia che obbliga a rendere noti i dati scientifici. Del resto, dice,
«L’IPCC è un’organizzazione internazionale, sicchè è al disopra di
ogni legge sulla libertà d’informazione».

Ecco il punto. L’IPCC è l’Intergovernmental Panel on Climate


Change, un organo formato dall’ONU appunto per
«comprovare», e debitamente allarmare l’opinione
pubblica, sul riscaldamento globale. Un organo
«autorevolissimo», come l’Organizzazione Mondiale della Sanità,
fonte d’informazione primaria ed oggettiva secondo i giornalisti,
ma anche per i politici, i governi, ed altri esperti ignari. A
rafforzarne l’autorevolezza, i poteri forti transnazionali hanno
assegnato nel 2007 all’IPCC il Nobel.

323
Il CRU della East Anglia University lavora a tempo pieno per
l’IPCC. Ed ora sappiamo che fornisce dati deliberatamente
falsificati, per provare un riscaldamento globale inesistente.

Dall’IPCC è uscito nel 2006 il Rapporto Stern (2), un tomo di 700


pagine compilato dall’economista ebreo-britannico Sir Nicholas
Stern e pagato e propagandato dal governo di Tony Blair (ecco
perchè lo volevano presidente d’Europa), che descriveva scenari
catastrofici se non venivano imposte tasse draconiane
internazionali sull’inquinamento e sui gas-serra. I livelli del mare
che si alzavano di sei metri, inghiottendo città costiere,
mancanza d’acqua, siccità, carestie: il rimedio era un governo
mondiale dell’economia, la crescita zero, il commercio dei «diritti
d’inquinamento» secondo i protocolli di Kyoto – un grande
business del fumo, cui le banche d’affari affidavano le loro
speranze di profitti miliardari.

«Rapporto shock: l’economia mondiale minacciata dal


riscaldamento globale», strillava 24 Ore annunciando il rapporto
Stern il 30 ottobre 2006. E continuava:

«Se non verrà fatto nulla per arginare le attuali emissioni di Co2
i danni per l’economia globale equivarranno a una perdita
complessiva del PIL del 20% pari all’impatto negativo delle due
ultime guerre mondiali messe assieme. L’unico modo per fare
fronte all’emergenza è sostenere costi equivalenti all’1% del PIL
mondiale entro il 2050. Un esborso oneroso, ma tutto sommato
modestissimo rispetto ai danni irreparabili che il pianeta sta
correndo (...). Il cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown ha
peraltro inviato una lettera all’Unione europea chiedendo di dare
massima priorità al tema ambientale e mettere in atto misure
volte a ridurre le emissioni del 30% entro il 2020 e del 60%
entro il fatidico 2050. Brown ha nominato oggi Al Gore, l’ex vice-
presidente degli Stati Uniti sotto Bill Clinton, suo consigliere
speciale in materia ambientale». Al Gore, un altro premio Nobel
per il Fumo, nonchè fondatore di una finanziaria che si prepara a
«generare miliardi di dollari agli investitori, fra cui lui stesso»,
vendendo «diritti d’inquinamento» ad aziende costrette a
comprarli per produrre.

Sono le aziende dell’economia reale, che verrebbero stroncate


dalla spesa per risultare «verdi», a favore delle imprese che non
inquinano perchè non producono niente di fisico. Il giornale della

324
Confindustria non segnalava alcuna preoccupazione per la
distruzione dell’industria europea, se i limiti alle emissioni
suggeriti da Gordon Brown (meno 30% entro il 2020, meno 60%
per il 2050) diventassero legge europea; riduzione del resto
completamente inutile, perchè USA, Cina e India rigettano
l’ordine di Kyoto.

Ed oggi la stampa insabbia e copre l’enorme scandalo di


una pseudo-scienza pagata per mentire da enti
internazionali, a loro volta governati da potenze anonime e
senza volto.

Il perchè è evidente: dal 7 al 18 dicembre 2009 si terrà a


Copenhagen la quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul
clima (COP 15), un vertice mondiale in cui i crescita-zeristi,
aiutati dagli «spontanei» movimenti ecologisti, cercheranno di
imporre un ampliamento della Convenzione sui cambiamenti
climatici e la firma di un nuovo accordo sul clima che dovrebbe
succedere al Protocollo di Kyoto.

Ora i globalisti possono contare sul presidente Obama, deciso ad


imporre (agli altri) quelle misure distruttive dell’economia e di
altri milioni di posti di lavoro, in piena depressione economica
mondiale. E’ un passo essenziale verso il governo globale con la
scusa del riscaldamento, e una nuova fonte di profitto per le
banche d’affari transnazionali, che pagano e danno poltrone ai
politici ben noti (in Italia, a Prodi e a Draghi) per i loro scopi.

Bisogna che l’opinione pubblica non sappia. Che la


cospirazione non venga svelata. Che i politici vadano a
Copenhagen credendo, o facendo finta di credere, che le
informazioni «scientifiche» fornite dall’IPCC sono oggettive, e
non invece dei trucchi.

Almeno ricordiamocelo, noi pochi. Ricordiamocelo la prossima


volta che tirerannno fuori «il processo a Galileo» per pronunciare
l’ennesima condanna contro «l’oscurantismo della Chiesa», che
voleva bloccare il progresso, ed ostacolare la limpida verità della
scienza. O quando derideranno gli aristotelici medievali, che non
volevano credere al sistema copernicano.

Oggi, è l’ideologia scientista che ci nutre di menzogne e


falsità.

325
Qui, viviamo senza difese sotto un oscurantismo massonico
globale, modernissimo e forte di dati scientifici falsi, confezionati
da scienziati senza un briciolo di moralità e mentitori volontari,
animato da un satanico odio per l’umanità.

Magari ci fosse un cardinal Bellarmino, ad ammonire questi


«scienziati». E magari ci fosse ancora una Santa Inquisizione a
«mostrare loro gli strumenti», come furono mostrati a Galileo.

1) Un più completo resoconto sulle mail dei cosiddetti scienziati del


clima è sull’Examiner: http://www.examiner.com/x-25061-Climate-
Change-Examiner~y2009m11d20-ClimateGate--Climate-centers-
server-hacked-revealing-documents-and-emails
2) Si veda Maurizio Blondet, «Contrordine: basta progresso», Effedieffe,
1 novembre 2006. Allora scrivevamo: «... ci si deve chiedere perchè il
Rapporto Stern venga lanciato proprio adesso. Perché tutti i media lo
amplificano con le stesse parole, come a un segnale convenuto. E
perché a gestire le dure e grandiose misure economico-politiche che
raccomanda si proponga Tony Blair, un leader in uscita, dal carisma
esaurito, detestato dal suo popolo per la guerra in Iraq e l’asservimento
alla Casa Bianca di Bush. Perché deve essere chiaro ciò che le politiche
anti-climatiche raccomandate prevedono per l’intera umanità:
l’arretramento pianificato dei livelli di vita, e la fine del capitalismo
ultraliberista. La promessa d’abbondanza per tutti a basso prezzo, con
cui il capitalismo ha attratto e ingannato l’umanità, viene rinnegata:
adesso viene l’epoca dei sacrifici, della penuria, del razionamento.
Invece della crescita senza limiti, la limitazione e il rallentamento.
Anziché il ‘laissez faire’, il controllo razionato delle risorse. Invece del
mercato, la gestione dirigista e autoritaria. Un programma autoritario
su scala mondiale è forse quello che tenta i capi palesi ed occulti del
sistema anglo-finanziario».
__________________________________________

Sull’inutilità o – peggio – la dannosità dell’informazione ritengo


magistrale questo lungo ma interessantissimo articolo di Paolo
Franceschetti, autore di un blog molto seguito sui misteri italiani
(mostro di Firenze, Moby Prince, ecc.) e sulla massoneria
(paolofranceschetti.blogspot.com):

Sempre dal mitico blog di Paolo Franceschetti

1. Premessa. 2. La mia esperienza nei giornali 3. Alcune

326
considerazioni sui quotidiani nazionali. 4. Solange e le Brigate
Rosse. 5. Il caso Sofri. 6. La mia vicenda persona. 7.
Conclusioni.

1. Premessa
I mass media, siano essi la Tv o i giornali, non servono a
veicolare notizie. Servono in realtà a NON dare le notizie
importanti, a manipolare, corrompere, minacciare, e soprattutto
a veicolare messaggi tra vari poteri dello stato.

Quando avevo venti anni leggevo anche due o tre quotidiani al


giorno. E vedevo diversi telegiornali. Vedevo, ad es., TG 3 e
Rete 4, perchè la loro diversità mi incuriosiva e mi illudevo che
così avrei avuto un quadro più chiaro delle varie
situazioni.
Leggevo, ovviamente, regolarmente anche Panorama e
l’Espresso.

A un certo punto verso i 30 anni mi ero accorto che le notizie


erano sempre uguali e non cambiava mai nulla.
Esempio. Un magistrato faceva un'indagine scomoda.
Partiva la consueta polemica sulla legittimità di pubblicare le
intercettazioni, il magistrato veniva accusato di essere di parte e
persecutorio, ecc… e regolarmente la polemica si spostava
dalla sostanza dell’inchiesta del magistrato alla vita
personale del magistrato, oppure ad altri particolari di
nessun interesse.

Tipico, ad esempio, era il dibattito sui magistrati “che devono


lavorare in silenzio”. Se il magistrato infatti rilasciava
un’intervista…. Apriti cielo, cominciava un casino che non finiva
più e nelle settimane successive la notizia importante diventava
non la sostanza dell’inchiesta, ma il problema dei magistrati che
devono lavorare in silenzio.
Un magistrato lavorava bene? Non importa. Arrivava sempre il
solito Pannella a inveire contro la magistratura. Capirò poi che
Pannella non a caso è nella Rosa nel pugno, e non a caso
propose la candidatura a Gelli per fargli avere l’immunità
parlamentare. Ma a quell’epoca che potevo capire? La
candidatura di Gelli sembrava un gesto di protesta contro il
sistema e il simbolo della Rosa… era così bello.

2. La mia esperienza nei giornali


Poi ho avuto un’esperienza diretta con i giornali.

327
Per due anni diressi una pagina universitaria su un quotidiano
locale.
Mi pagavano bene e il lavoro mi divertiva in quanto dovevo dare
notizie riguardanti l’università.
Un giorno arrivò una notizia più interessante delle altre, su
alcuni abusi commessi dalla professoressa di una cattedra
universitaria (peraltro erano abusi di cui tutti sapevano, anche io
che non ero iscritto ne ero a conoscenza per sentito dire).
Scoppiò un tale casino, ricevetti tali e tante pressioni, che mi
ordinarono di pubblicare una (falsa… precisiamolo…
FALSA) notizia di smentita. Minacciarono di togliermi
l’incarico se continuavo. E finì così.

Morale. L’unica notizia veramente interessante che ero riuscito a


pubblicare fino a quel momento me l’avevano censurata. E
nessuno ebbe voglia di approfondire.
Decisi di continuare a lavorare per il giornale perché mi
divertivo, ma decisi che, se volevano bugie, bugie avrei
raccontato. Quindi da quel momento pubblicai solo notizie false.
False interviste a falsi studenti, false lettere sentimentali a cui
rispondevo. Talvolta mi divertivo a inventare inesistenti studi sul
sesso di inesistenti facoltà americane, per poi inventarmi un
contro studio che lo smentisse. Poi inserivo le vicende dei miei
amici. Una mia amica mi raccontava che il ragazzo la tradiva? E
io l’indomani pubblicavo la sua storia sul giornale (ovviamente
cambiando il mio nome). Il mio amico Francesco aveva fatto il
contrabbandiere di diamanti in passato, e poi il gigolò? Ecco che
pubblicavo a nome del mio amico la sua esperienza,
trasformando la sua terza media in una laurea in economia e
commercio, il contrabbando di diamanti in un’esperienza di
import ed export di preziosi, e il gigolò in un’attività di pubbliche
relazioni, e con la sua “esperienza”, elargivo consigli a tutti i
laureandi in economia e commercio.
Un’altra volta inventai una serie di corsi presso l’università
popolare; ogni mio amico era diventato a seconda delle sue
caratteristiche, il direttore di un corso. Ad es. La mia amica
Giulia aveva tre uomini contemporaneamente? ecco che
diventava direttrice di un corso per diventare monogami tutta la
vita. Il mio amico Simone era impotente? Eccolo nominato
direttore di un corso di sessuologia a prestazioni avanzate. La
mia amica Gianna si incazzava una volta si e l’altra pure con
chiunque? Eccola nominata direttrice di un corso di meditazione
per donare relax e serenità alla mente. E se qualcuno mi avesse
chiesto notizie più dettagliate sui corsi…. Avrei detto che il corso

328
era stato soppresso.

Altri esempi.
Una mia amica (che poi diventerà la mia ragazza) mi invita a
prendere una cioccolata e alla fine del pomeriggio mi disse: “non
so perché ti ho invitato…l’ho fatto così, senza pensarci”. Io li per
lì facevo finta di crederci, ma sapevo che l’invito a prendere la
cioccolata era programmato da giorni. Allora l’indomani scrivevo
un articolo dal titolo “Galeotta fu la cioccolata. Suggerimenti per
far cadere in trappola la preda amorosa” dove ovviamente
elencavo vari metodi di approccio compreso quello di invitare a
prendere una cioccolata e poi dire “non so perché l’ho fatto…
così… senza pensarci…”.
Insomma. Sapevo che con questo sistema non avrei mai vinto il
premio Pulitzer, ma fu una delle esperienze più divertenti della
mia vita. Per altro verso fu però una delle più avvilenti,
perché mi resi conto che sui giornali chiunque in teoria
può scrivere qualsiasi idiozia senza alcun controllo.

In realtà senza saperlo, stavo facendo con la mia cerchia degli


amici quello che i giornali fanno nella lotta tra poteri occulti.
Veicolavo messaggi. I miei articoli erano di volta in volta prese
in giro al sistema, messaggi in codice alla mia fidanzata, ai miei
amici, alla mia famiglia, sfoghi personali, ecc… Quando uscivano
i miei articoli i miei amici leggevano il giornale dicendo “chi sarà
la vittima oggi?”. Facevamo per scherzo, a livello locale, quello
che i giornali fanno sul serio, ma a livello mondiale.

3. Alcune considerazioni sui quotidiani nazionali


Francamente pensavo che il problema fosse il giornale in cui
lavoravo e ingenuamente ritenevo che al Corriere della Sera o a
Repubblica le cose fossero diverse. D’altronde il mio era un
quotidiano che è riuscito a dedicare una pagina intera ad una
donna che metteva le corna al marito prima del matrimonio; e
siccome nell’articolo avevano citato il nome del paese,
sostanzialmente rovinarono quella persona che fu costretta a
trasferirsi altrove.
In un’altra occasione pubblicarono un servizio su una postina
sorpresa per una serie di circostanze fortuite a fare l’amore con
un’altra persona durante il lavoro… anche lì rovinando per
sempre la reputazione del soggetto in questione.

Ancora. Una mia amica la sbatterono in prima pagina perché,


con il marito, intratteneva rapporti scambisti con altre coppie.

329
Si. Avete letto bene. In prima pagina. In compenso non si fa
cenno dell’arrivo della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra a
Viterbo. Non si fa cenno dei troppi esercizi commerciali rispetto
alla popolazione o dell’elevatissimo numero di sportelli bancari e
di banche di investimento che, per una città prevalentemente
agricola, è una cosa perlomeno anomala.

Nessuno ha mai pensato di indagare se nella città ci fosse una


sede di Gladio in una caserma di Viterbo e che risvolti avesse
questo fatto, né sulle origini rosacrociane della città, evidenti
anche nella toponomastica dei luoghi (ad esempio il mio studio è
tra il quartiere “crocetta” e il quartiere “Santa Rosa”).
Stiamo parlando quindi di uno dei tanti corrieri locali che
esistono in Italia; giornali che non esiterei a definire demenziali
per il modo in cui conducono le notizie; non pubblicano nulla,
ma in compenso talvolta piazzano in prima pagina notizie
del tipo: “Furto di spinaci al supermercato” e addirittura
una foto a colori degli spinaci (pare inventata, ma purtroppo non
lo è, giuro!).

Mi domandavo il perché di questo modo illogico di condurre un


giornale locale. Mi domandavo come mai non ci fosse la volontà
di migliorare la qualità complessiva del prodotto, il che poi –
secondo la mia razionalità ingenua – avrebbe dovuto portare ad
un aumento di lettori.

Mi accorsi ben presto, però, che anche nei quotidiani nazionali le


cose non erano migliori. “Così in alto, così in basso”, recita un
famoso detto. Cambia la dimensione delle notizie, ma il criterio è
lo stesso Al posto di un furto di spinaci troviamo il furto di auto.
Al posto della storia di corna della cittadina sconosciuta troviamo
la storia tra Berlusconi e la moglie.
Quando, da avvocato, mi sono letto alcuni atti processuali
di processi celebri (Dell’Utri, Andreotti, Berlusconi, ecc…)
mi sono reso conto che le notizie sui giornali sono
completamente inventate rispetto alla realtà processuale,
che è assolutamente diversa.
Ad esempio il processo Previti, mediaticamente si è giocato
quasi tutto sulle dichiarazioni di una testimone, Stefania Ariosto;
per mesi i giornali hanno discusso se tale testimone fosse
attendibile o meno, ci hanno parlato dei suoi amori, dei suoi
movimenti, ecc…
In realtà a leggere gli atti del processo si vede che la parte
relativa alle dichiarazioni sono poco più di tre o quattro

330
pagine, a fronte di 500 pagine con prove schiaccianti;
prove che vanno dai conti correnti bancari, ai testimoni, ad
alcuni fatti di cui c’erano addirittura prove documentali
incontrovertibili.

I giornali hanno cioè volutamente deviato l’attenzione su


questioni secondarie, dando ad intendere che tutto si
giocasse sulle dichiarazioni di un testimone. Nulla di più
falso.

Poi ho notato che i giornali hanno volutamente evitato alcune


vicende eclatanti. Ad esempio poco o nulla è uscito sul fatto che
Berlusconi e Dell’Utri sono stato indicati da alcuni pentiti come
mandanti delle stragi del 92 e 93. Il procuratore era Tinebra, il
quale archiviò tutto ed ebbe poi un incarico nel governo
Berlusconi. A parte Travaglio, nessuno ha mai sottolineato una
cosa del genere. E i giornali, che tuonano spesso per delle
cazzate e dedicano mesi a vicende di nessuna importanza per il
cittadino, come il caso Cogne o il caso Englaro, dovrebbero
nutrire un certo interesse per un procedimento che riguarda
addirittura Berlusconi. O no? Magari per poi dire che era tutta
una bufala. Ma a me come cittadino interessa di più sapere
come, quando e perché Berlusconi è stato accusato di
essere mandante della strage di Capaci e Via D’Amelio,
rispetto al colore del pigiama della Franzoni. Invece pare
che queste cose non interessino nessuno. Perché Vespa dedica
decine di puntate al caso Cogne e nessuna al caso Berlusconi.

Un’altra cosa che trovavo assurda, e di cui solo da poco ho avuto


la spiegazione, è il motivo per cui i giornali si ostinano a fare dei
titoli a tutta pagina su notizie come “Natale. Il santo padre
augura la pace a tutti gli uomini”; oppure… “Capodanno.
Napolitano si augura più dialogo tra le forze politiche”.

Credo che siano secoli che tutti i papi augurano sempre la pace
a Natale, ed è da quando è nata la democrazia che tutti si
auspicano sempre un maggiore dialogo tra le forze in campo.
Quindi non sono mai riuscito a capire la logica per la quale un
direttore di giornale decide di pubblicare simili stronzate. Se io
fossi un direttore mai metterei in prima pagina il Santo padre
che si augura la pace.
Ora ho capito il perché ma su questo punto ci torniamo fra poco.

Altri misteri. Il caso Andreotti. Andreotti è stato giudicato in

331
rapporti con la mafia fino al 1980, ma il reato è stato
considerato prescritto. Ora delle due l’una: o la notizia è vera o
è falsa. Ma se è vera mi sono sempre domandato come sia
possibile che Andreotti continui ad essere chiamato a parlare a
trasmissioni televisive, che scriva sui giornali, ecc… Io mi
vergognerei a fare un giornale in cui Andreotti pubblica una sua
opinione. Invece niente… tutto procede come se niente fosse
successo.

E le centinaia di miliardi di euro che lo stato doveva recuperare


dai gestori di Slot machine? Che fine hanno fatto? Cosa si sta
facendo per recuperarli?
Nulla. Non si sa mai nulla, e tutto è sempre uguale a prima,
qualsiasi cosa succeda.

La conclusione della mia avventura al giornale locale coincise


anche con la conclusione della mia lettura di giornali e
telegiornali, di qualunque tipo, fossero essi nazionali e locali.
Dopo anni riuscivo – come tutti immagino – a prevedere cosa
sarebbe successo, cosa sarebbe stato detto, a da chi, e quali
provvedimenti avrebbero preso. Quindi la lettura dei giornali era
diventata semplicemente inutile.

A un certo punto ho fatto un salto… di qualità. Cioè ho vissuto in


prima persona delle vicende di cronaca. E ho amici che hanno
vissuto altre vicende sempre in prima persona. La cosa che mi
colpì, negli anni, è che tutti i protagonisti di vicende mediatiche,
senza distinzioni, raccontano sempre la stessa cosa: cioè che la
vicenda è stata distorta e riportata dai mass media in modo
totalmente diverso rispetto alla vicenda reale.
Ora vi racconto come ho vissuto alcune vicende.

4. Solange e la Brigate rosse.


Qualche anno fa Solange consegnò alla magistratura alcune
registrazioni che riguardavano dei colloqui avuti con un ex
brigatista, Manlio Grillo. Costui, oltre ad autoaccusarsi di alcuni
omicidi, coinvolgeva diverse persone in alcuni dei fatti di sangue
più importanti della storia recente d’Italia. Solange si affidò
all’avvocato Carlo Palermo che, grazie a quei nastri, riaprì il caso
del rogo di Primavalle. Si aprirono quindi due filoni processuali,
quello civile e quello penale. Furono imputate diverse persone,
tra cui alcuni politici, un giornalista che tuttora dirige programmi
TV di un certo rilevo, e personaggi vari. In altre parole:
processualmente ci sono persone, che stanno in

332
parlamento, o che compaiono in prima serata conducendo
programmi televisivi che rischiano l’ergastolo. Ma
nessuno ne sa nulla.
Repubblica e la trasmissione televisiva Matrix dettero un certo
rilievo alla vicenda, omettendo le cose più gravi però. In
pratica… il giornale non si era occupato di nulla di rilevante.

In quei giorni il Corriere di Viterbo, venne a conoscenza di questi


fatti, e pubblicò la notizia delle registrazioni con un titolo in
prima pagina: “Si chiama Solange Manfredi la donna che ha
incastrato Manlio Grillo”.
Dato che a Viterbo non succede mai nulla (o meglio… dato che
non succede mai nulla che vada a finire sul giornale) mi
immaginavo che nei giorni successivi ci sarebbero stati altri
articoli e interviste. Invece niente. Silenzio. Della vicenda non se
ne è occupato più nessuno. In pratica sia Repubblica che il
corriere di Viterbo hanno fatto calare il silenzio stampa
sulla cosa. Solo dopo molto tempo abbiamo capito che,
semplicemente, probabilmente c’è stato un ordine dall’alto per
far calare il silenzio sulla vicenda. A seguito di questi fatti
Solange è stata minacciata, intimidita, e per motivi diversi,
hanno tentato di ammazzarla. Ma nessuno se ne è occupato,
neanche a livello locale.

In compenso, i giornali locali continuano ad occuparsi di furti di


spinaci.

5. Il caso Sofri.
Connessa alla vicenda BR c’è la vicenda Sofri. Per chi non lo sa,
ricordiamo che Sofri, un rappresentante del movimento Lotta
Continua nei cosiddetti anni di piombo, è stato in carcere diversi
anni, condannato come mandante dell’omicidio Calabresi. Nelle
sue registrazioni Grillo sostiene che Sofri è innocente, né
c’entrano niente quelli di Lotta continua, ma sono state le BR.
Vero o no che sia, c’era comunque da aspettarsi che qualcuno,
poliziotti, giornalisti, o altri, si preoccupassero di andare da Sofri
a dirgli: “scusa Adriano ma qui c’è qualcuno che dice che tu sei
innocente; in fondo è quello che tu sostieni da anni.
Approfondiamo?”

Un accenno al fatto che registrazioni di Grillo coinvolgevano Sofri


comparve su un quotidiano (non ricordo se “Libero”, o “Il
Giornale”).
Ma misteriosamente Sofri non venne informato da nessuno.

333
A me francamente questa cosa è apparsa senza senso.
Vi dico anche altrettanto francamente che un bel giorno,
incazzato per questa ingiustizia, mi sono messo a cercare un
indirizzo mail, o un recapito qualsiasi di Sofri, per avvertirlo.
Nulla di nulla. Non sono riuscito a trovare un recapito.
Nessuno l’ha avvertito.

In compenso sui giornali, nel 2007, è apparsa una polemica sulla


necessità di dargli o meno la grazia, con il Ministro Castelli che
non gliela voleva dare, e altri parlamentari che invocavano il
provvedimento di clemenza. Ma nessuno si preoccupò, nella
polemica che ne seguì, di tirare fuori le dichiarazioni di Grillo.
Capirò dopo il perché di tutto questo.

6. La mia vicenda personale.


Un’altra cosa che non quadra, ma che adesso quadra alla luce di
tutto ciò che so, è il disinteresse per le questioni che trattiamo.
Mi spiego.
Ipotizziamo che tutto ciò che diciamo sia un’invenzione e io sia
un folle e chi legge i miei articoli lo sia altrettanto.
Tuttavia un quotidiano locale che, quando va bene, si occupa di
una rissa al bar e di tradimenti tra coniugi, o al massimo mette
in evidenza la notizia di un giovane assessore che è caduto dalla
moto (e che non si è fatto nulla essendo rimasto illeso) potrebbe
ben pubblicare una notizia del tipo “avvocato viterbese sostiene
che il delitto di Canino è stato commesso da un’organizzazione
chiamata Rosa Rossa”. Sarebbe sempre più interessante rispetto
ad un furto di spinaci.
Oppure, per fare un altro esempio, visto che abbiamo detto in
un articolo precedente che il film di Benigni “Il mostro” veicola in
realtà dei messaggi relativi alla Rosa Rossa, potrebbero fare un
bell’articolo del tipo: “avvocato di Viterbo accusa Benigni di
essere coinvolto nei delitti del Mostro di Firenze”; al che poi
potrebbe seguire una bella smentita da parte mia “no,
veramente non ho detto che è coinvolto; ho detto che quel film
veicola dei messaggi; se poi Benigni ne sia consapevole o no è
una questione diversa”.
Oppure: “avvocato viterbese sostiene di essere stato vittima di
un tentato omicidio e che il mandante è un PM a cui aveva
inoltrato una denuncia”. Un bello scoop no?

Invece su queste questioni c’è il silenzio, per il semplice


fatto che qualora se ne parlasse, poi magari la gente
potrebbe cominciare a sospettare qualcosa. Infatti, anche

334
se una notizia è posta in forma dubitativa o negativa, c’è sempre
il rischio che qualcuno non ci caschi e sospetti che le cose stiano
diversamente. Un po’ quel che successe al tempo della questione
Di Bella (il medico che ha scoperto una cura contro il cancro);
nonostante i giornali e le TV avessero fatto una terribile
campagna contraria, deridendo la figura di Di Bella e
considerandolo un ciarlatano, molta gente ha capito che forse la
terapia funzionava. Perché le persone, nonostante la
massiccia opera di disinformazione a cui siamo abituati,
hanno capito che i mass media ci prendono in giro, e
quindi spesso sanno leggere tra le righe molto di più di
quanto i giornalisti vorrebbero. E infatti davanti allo studio di
Di Bella ci sono file di chilometri di pazienti. Mentre davanti ai
nostri oncologi tradizionali per fortuna ce ne sono meno.
Quindi su molte questioni il silenzio è preferibile rispetto
al parlarne sia pure in chiave negativa.

7. Conclusioni.
Alla fine ho capito il sistema. Ci sono voluti anni ma ho capito.
I giornalisti non sono pagati per dare le notizie ma per
non darle. Perchè se le danno veramente li ammazzano. Come
hanno ammazzato Walter Tobagi, Ilaria Alpi, Italo Toni, Graziella
de Palo, Pecorelli, Mauro Butto, Mauro Rostagno, Giuseppe Fava,
Peppino Impastato, tanti altri che ora non ricordo ma che
facevano veramente il loro lavoro e credevano in quello che
facevano.

Se esce una rivoluzionaria scoperta contro il cancro i giornali


tacciono. Anche perché se parlassero il giornalista verrebbe
ucciso e il direttore rimosso.
Se ministri o parlamentari vengono scoperti in un traffico
clandestino di bambini, la notizia non verrà mai alla luce.
La composizione della Banca d’Italia è stata tenuta “riservata”
per anni e nessun giornale se ne è occupato fino al 2005.
I giornalisti sono pagati per non parlare delle scie chimiche, per
non parlare dei rapporti tra massoneria e criminalità, per non
parlare del sistema bancario, per non dare la notizia delle
imminente crisi economica (notizia che su Internet girava da
anni ma che nessun giornale si è mai preoccupato di dare), per
non denunciare i misfatti dei potenti, per non farci sapere che
fine fanno le migliaia di bambini che scompaiono ogni anno, per
non farci sapere il reale motivo di tutti questi “omicidi in
famiglia”.

335
I giornali inoltre non veicolano notizie. Veicolano messaggi.
Nei messaggi di Capodanno, o di Natale, ecc., spesso Papi e
presidenti della repubblica convogliano messaggi in codice di
altro tipo.
Ho capito così, ad esempio, perché i cardinali si arrabbiavano
con Giovanni Paolo II quando lui non seguiva l’iter del
discorso che gli veniva preparato. La trovavo una cosa senza
senso. Nella mia logica semplicistica al Papa dovrebbero
preparare un discorso per evitare di fargli fare la fatica; ma
nell’eventualità che lui vada a braccio tutti dovrebbero essere
contenti. Ora invece ho capito che le contestazioni venivano dal
fatto che non seguendo il canovaccio predisposto, poteva
succedere che il messaggio in codice veicolato ad un altro potere
(ad esempio governo, massoneria, ecc…) non andasse a segno.

Nei giornali vengono utilizzati simboli, codici, e messaggi, che


sono chiari solo a chi è a conoscenza della Cabala e del
linguaggio segreto usato dai mass media. Non è un caso che
Guzzanti, in una puntata del “Caso Scafroglia” dicesse “al
decimo minuto collegatevi al programma di Bruno Vespa
Porta a Porta; mi raccomando portatevi il decriptatore, se
non l’avete rotto, altrimenti poi non ci capite niente”. Pareva una
battuta ma non la era affatto. Era la verità. E’ grazie alla
conoscenza di questo linguaggio che persone come la Carlizzi
sono riuscite ad anticipare delitti come quello di Cogne e altri
ancora.

Io ancora non sono riuscito a decriptare i messaggi per intero,


perché per arrivare a capire il linguaggio occorrono anni di studi,
e la conoscenza della Cabala, dell’astrologia e di altri testi
fondamentali (credo che tra essi figurino il Sogno di Polifilo, di
Francesco Colonna e la Steganografia di Tritemio, ma senz’altro
ce ne sono altri che non ho individuato).
Chi ha seguito il nostro blog ha potuto spesso vedere come
viene costruita una notizia. Per la morte di De Andrè ad esempio
hanno confezionato un TG il cui messaggio era chiaro “lo
abbiamo ammazzato noi”; a parte le rose rosse sulla bara che
compaiono insistenti, abbiamo l’apparire del numero 8, e poi la
sapiente scelta delle canzoni (guarda caso anche la canzone di
Battisti scelta per l’occasione parla di una rosa rossa).

Di 2000 omicidi l’anno circa, i mass media riportano quindi solo


quelli della Rosa Rossa.

336
Cogne, Erba, Meredith, Garlasco, Mostro di Firenze, ora il
recente delitto di Canino, sono tutti delitti di questa
organizzazione e quindi la notizia serve non ad informare ma a
veicolare un messaggio a chi si deve occupare del caso, a
indirizzare l’opinione pubblica verso determinati interessi, ecc.
Uno dei misteri della mia vita, ad esempio, era il quotidiano “Il
Foglio” di Ferrara. Ottima l’idea di fare un quotidiano di 4
pagine. Ma mi ero sempre domandato perchè almeno due di
quelle pagine fossero composte da frasi smozzicate e
incomprensibili, testi senza senso, e un collage di concetti senza
apparente ordine logico. E soprattutto, in certi numeri, uno non
trova neanche una notizia degna di questo nome. Il mistero era
soprattutto come facesse quel quotidiano a fare 20.000 lettori.
Se uno vede la cosa nel senso dei messaggi veicolati attraverso
il quotidiano, allora tutto ha un senso.
Se uno poi ha presente che le vere notizie, non devono essere
pubblicate, il cerchio si chiude.
Nessuna notizia. Ma solo messaggi.

Ora ho capito che Sofri se ne frega di far sapere la verità per il


semplice fatto che la verità la conoscono tutti, nell’ambiente dei
cosiddetti poteri occulti. Lui sa che non ha fatto nulla ma lo
sanno anche tutti gli altri nell’ambiente. La lotta, e il dialogo, si
svolge tra poteri occulti, all’insaputa del cittadino. Sofri cioè
gioca con la logica dei poteri occulti, non con quella dei cittadini
normali. E non ha bisogno di far sapere qualcosa al cittadino.

Ho capito che Andreotti sa che il suo processo non è stato un


vero processo. E’ stato un avvertimento che il sistema gli ha
mandato per qualche motivo, per bruciarlo. Ma siccome a livello
politico i parlamentari sono tutti nella stessa identica situazione
e non sono meno colpevoli di Andreotti, tutto procede come se
niente fosse. Ecco perché non succede quello che la logica di una
qualunque persona normale si aspetterebbe (cioè le sue
dimissioni dal parlamento richieste a gran voce da tutti i
parlamentari). Perché nella logica dei poteri occulti un
processo è solo un evento voluto dal sistema, per
avvertire la persona o screditarla, ma non per fare
giustizia.

I giornali e la TV sono mezzi di disinformazione, per


controllare le masse e asservirle al potere. E’ una realtà che
a venti anni mi pareva fantascientifica. Se un giornale riporta

337
una denuncia fatta a qualcuno, o un processo, non è per dare la
notizia; è per avvertire, minacciare o intimidire la persona
coinvolta.
Ma oggi mi rendo conto, invece, che non è un paradosso. E’ la
verità.

Ovviamente non tutti i giornalisti si rendono conto di questo


stato di cose. Spesso un giornalista come Remo Croci non sa che
è grazie all’acronimo del suo nome che si occupa del delitto
Meredith a Perugia. Non so se Rossana Rossanda sappia il suo
ruolo, quando firma un articolo dal titolo “La rosa rossa il futuro
della sinistra” pubblicato sul Manifesto. Oppure per fare un altro
esempio, dopo la strage sull’autostrada dell’8/8/08, in cui
morirono sette persone, i Tg intervistarono un camionista di
nome Carlo Massone, probabilmente né il camionista né (forse)
l’intervistatore erano consapevoli del loro ruolo.

Molti giornalisti per anni non si accorgono di nulla. Intuiscono


la verità il giorno che portano al direttore un articolo più
scottante di altri; un articolo che – pensano in cuor loro – farà
la loro fortuna. Ma che invece fa la loro rovina o, nel migliore dei
casi, non verrà mai pubblicato.
Quando i giornalisti cominciano a capire come funzionano le cose
a quel punto si profilano due strade. Essere estromessi dal
sistema, oppure adeguarsi.

Dal momento che oggi viviamo nell’era di Internet, e quindi


l’informazione circola libera anche contro la volontà dei giornali e
delle TV, dovranno approvare al più presto, nei prossimi mesi,
delle leggi che chiudano i blog e i siti di informazione alternativa.
Molte persone hanno capito che la vera informazione
arriva da Internet, dove le notizie ancora circolano senza
censura. E nonostante i giornali si affannino a dire che su
Internet si trova di tutto, noi sappiamo che la stessa cosa
avviene per la carta stampata, dove ciascun giornalista può
inventarsi quello che vuole.
La tecnica per distruggere la libertà di informazione sarà la
solita. Creeranno loro il problema, e loro daranno la soluzione.
Faranno scoppiare scandali riguardanti la pedofilia, o la mafia, o
altro, sui siti come youtube, facebook, sui blog, e poi con la
scusa di proteggere il cittadino chiuderanno tutto. Si chiama
tecnica del problema-reazione-soluzione. Adesso, per esempio,
solo di recente ho capito il segreto del film Quarto potere. La

338
parola segreta che nessuno riusciva a capire che celava il
segreto del potere dei mass media. Rosa bella, in inglese
rosebud, Bocciolo di rosa.

Massimo Mazzucco (www.luogocomune.net) ha colto l’occasione


dei presunti “incidenti” fra le navi da guerra americane e i
motoscafi iraniani per sollevare il problema dell’informazione
“deviante”:

IL VERO PROBLEMA

Secondo voi, quanti italiani su cento sanno che nei giorni


scorsi “c’è stata una provocazione di alcune motovedette
iraniane contro la flotta USA”? A occhio e croce direi almeno
novanta, cioè tutti quelli che bene o male guardano la TV o
leggono i giornali almeno superficialmente.

Secondo voi quanti degli stessi italiani sanno oggi che in


realtà la provocazione era inventata? A occhio e croce direi non
più del dieci per cento, cioè tutti quelli che si informano su
Internet, o che leggono i giornali con grande attenzione, dalla
prima all’ultima pagina.

Questo è il problema.
Il problema non sta nelle guerre, il problema non sta negli
attentati, il problema non sta nel terrorismo: il problema sta
nell’informazione. Sta tutto nell’informazione. Controlli quella,
e controlli il mondo.

“What you don’t see doesn’t hurt you”, dicono in America,


mentre in Italia diciamo “Occhio non vede, cuore non duole”.
Qualunque siano gli eventi reali, è l’informazione che fa da
cerniera fra noi e quegli eventi: se “non ce lo dicono”, è
esattamente come se la cosa non fosse avvenuta.

La “notizia” della provocazione iraniana ha riempito le prime


pagine dei giornali e ha fatto da apertura ad almeno venti
edizioni del telegiornale, mentre la notizia che la
provocazione fosse stata inventata è passata in sordina,
nelle pagine interne, e senza un millesimo del clamore iniziale.

Eppure, in un mondo sano, dovrebbe essere l’esatto contrario: si

339
dà la notizia della provocazione con le dovute cautele – visti
soprattutto i pregressi poco edificanti da parte degli USA – e
casomai si urla allo scandalo quando si scopre l’inganno.

Invece i nostri giornalisti a) ignorano platealmente la storia, e b)


amano essere presi in giro al punto tale da non scandalizzarsi
minimamente se scoprono di essere stati usati per scopi
propagandistici meschini e beceri come quelli del caso in
questione.

Proviamo solo a pensare a cosa sarebbe successo se fossero


stati gli iraniani a lamentare una provocazione da parte degli
USA, e si fosse scoperto in seguito che la provocazione l’avevano
costruita loro a tavolino.

Invece che cosa succede? Succede che l’amministrazione


americana, forte del coro uniforme e compatto dei media
occidentali, riprende spudoratamente la cantilena del “cattivo
iraniano”, per bocca dello stesso Bush, attualmente in visita in
Medio Oriente.

Conoscendo le tecniche di psy-op e delle operazioni false flag


poste in essere da americani & soci, per raggiungere i loro scopi
politico/militari, la notizia dell’incidente sfiorato domenica scorsa
nello stretto di Hormuz, tra imbarcazioni iraniane e navi
americane, fa subito scattare in me il ricordo del Golfo del
Tonkino (l’incidente molto simile che aprì la guerra del Vietnam,
di recente sconfessato dallo stesso ministro degli esteri di allora,
Robert McMamara, come pretesto del tutto inventato).

I nostri “giornalisti” però ci forniscono “la prova” della


provocazione iraniana, ovvero il filmato diffuso dalla marina
degli USA. “Ecco il filmato che prova l’attacco”, dice
enfaticamente un mezzo busto qualunque. E tutti i quotidiani
dietro: “il filmato dell’attacco”, la “prova”, ecc. ecc. Nessuna
considerazione, nessun dubbio, nessuna critica, neanche l’ombra
di giornalismo vero, insomma.

In realtà si vede solo un barchino che fa evoluzioni sull’acqua in


un video girato male, con audio posticcio dove un “terrorista”
con tono da operetta recita “sto venendo per voi, vi faccio
saltare”, ma nessuno si chiede dove stia davvero questa prova.

Senonché, L’Iran non ci sta, e mostra un suo filmato, spiegando

340
che l’audio è falso - come pure il filmato, che è girato con pezzi
“di repertorio” - e che comunque le cose non sono andate come
dicono gli americani.

Passano alcuni giorni tra accuse reciproche. Poi arriva il colpo di


scena:

Iran: Marina Usa fa marcia indietro sull’incidente navale sfiorato


nello stretto di Hormuz

Colpo di scena sull’incidente navale sfiorato di domenica nello


stretto di Hormuz. Il comando della Quinta Flotta statunitense in
Barhein fa marcia indietro e rivela di non essere piu’ certo che la
minaccia di farsi saltare in aria contro tre unità navali americane
provenisse dai cinque battelli iraniani riprese mentre si
avvicinavano a grande velocità contro le navi. “Non c’e’ modo di
saperlo”, fanno sapere dal comando della marina statunitense dopo
la diffusione del filmato della versione iraniana dell’incidente.

Qualcosa deve essere andata storta, cerchiamo di capire meglio:

Iran-Usa, Pentagono ridimensiona crisi Hormuz

WASHINGTON - Non rappresentavano un pericolo i piccoli oggetti


lanciati in mare domenica scorsa dalle vedette iraniane che sono
state protagoniste di momenti di tensione con navi da guerra
americane nello Stretto di Hormuz. Lo hanno detto fonti della
Quinta Flotta americana al Washington Post. Le ricostruzioni
sull’accaduto continuano ad accumularsi, con nuovi dettagli. Il
Pentagono ieri ha reso noto che l’episodio non è stato il primo del
genere. Altri due incontri ravvicinati analoghi erano avvenuti a
dicembre e in un caso era stato anche esploso un colpo di
avvertimento. Il capo degli Stati Maggiori del Pentagono,
ammiraglio Michael Mullen, ha sostenuto che quello che è avvenuto
domenica nello Stretto è stato l’incidente “più provocatorio e
drammatico” di questi ultimi tempi tra americani e iraniani e fa
parte di “una nuova impostazione strategica” degli iraniani, legata
al concetto di guerra asimmetrica.

341

Per rispondere alle accuse iraniane di avere gonfiato l’incidente, il


Pentagono ha anche reso pubblico tutto il filmato - circa 30 minuti
di materiale integrale - sull’ultimo incidente. Come si vede dalle
immagini non montate, membri dell’equipaggio di una delle navi da
guerra Usa, la Hopper, seguono i movimenti delle vedette che
girano attorno alle tre navi Usa, diventando a mano a mano più
nervosi quando i guardiani della rivoluzione (pasdaran) si
avvicinano troppo. Restano però interrogativi aperti sulle minacce
verbali che sono state raccolte dai militari americani su un canale
radio durante la vicenda. Una voce di cui non è stata chiarita
l’origine minacciava di far “esplodere” un bersaglio non meglio
precisato. Indagini sono in corso negli Stati Uniti per ricavare
ulteriori informazioni sulla voce. Esperti di farsi e studiosi iraniani
negli Usa, interpellati dai media, sostengono che l’accento non
possa essere di provenienza iraniana. Secondo Karim Sadjadpour,
uno studioso di origini iraniane al centro studi Carnegie
Endowment for International Peace, l’accento “suonava
pachistano, del sud dell’Asia, o di un americano che cercava di
apparire iraniano, ma certamente non era iraniano”.

Riguardo ad un altro episodio di cronaca recente, il presunto


terrorista con l’esplosivo nelle mutande, ho trovato esemplare
questo articolo di Solange Manfredi, anche lei spesso “ospite” nel
già citato blog di Paolo Franceschetti:

Ancora sulla falsità delle informazioni ufficiali


1 gennaio 2010

Di Solange Manfredi (dal blog di Paolo Franceschetti)

Più passano gli anni e più mi sembra di essere una


protagonista del film The Truman Show .

342
L'ultima chicca è arrivata il giorno di Natale con la notizia del
fallito attentato al volo Amsterdam - Detroit. Secondo quanto
riportato dai media di tutto il mondo il terrorista islamico, un
nigeriano di 23 anni, nascondeva dell'esplosivo nelle mutande,
nella zona tra testicoli ed ano (non si è capito bene se
l'attentatore avesse addirittura un cilindro di esplosivo inserito
nell'orifizio anale).

Ovviamente il giovane attentatore ha deciso di compiere le


operazioni necessarie all'innesco non nella toilette
dell'aereo, come sarebbe stato logico, oltre che sicuro, visto
dove trasportava l'esplosivo, ma comodamente seduto al suo
posto, probabilmente convinto che nessuno dei passeggeri
avrebbe notato un giovane uomo, mal vestito, che, sbottonati i
pantaloni, armeggiava tra i testicoli. Come nelle migliori fiction
americane un passeggero, notato del fumo, si lanciava sul
terrorista e lo immobilizzava, mentre l'equipaggio gettava sul
pube del nigeriano dell'acqua per evitare la detonazione
dell'ordigno ormai innescato.

Il giovane nigeriano ammetteva subito di essere un terrorista e


di essere stato addestrato per compiere l'attentato suicida da Al
Qaeda nello Yemen. Pronta la risposta americana: è già pronto il
raid punitivo verso il paese “canaglia”. I media si dimenticavano,
però, di aggiungere a questa toccante “favola” di Natale le
dichiarazioni di tre passeggeri del miracolato volo, ovvero:

- quella di coniugi Kurt e Lori Haskell, i quali hanno dichiarato


che mentre attendevano di salire sul volo hanno assistito alla
seguente scena: il futuro attentatore viene accompagnato
all'imbarco da un uomo vestito in modo elegante
(l'attentatore era mal vestito) che chiede al personale di far
imbarcare il futuro attentatore seppur senza passaporto
affermando: “E' del Sudan, noi lo facciamo sempre”. Noi chi?
Non si sa, comunque l'attentatore viene imbarcato; (1)

- quella della sig. Patricia Keepman (2), sul volo insieme alla
figlia, la quale ha dichiarato che sull'aereo vi era un uomo
che, con una telecamera, ha ripreso l'intero volo, compreso
il tentativo del terrorista nigeriano di far esplodere l'ordigno,
ripresa quest'ultima avvenuta con estrema calma. (3)

Dunque in questo “presunto” miracolo di Natale abbiamo:

343
- un “presunto” terrorista che viene accompagnato all'imbarco
da un misterioso uomo che gli permette di salire sull'aereo
addirittura senza passaporto;

- un passeggero che, cosa assai inconsueta, decide con una


telecamera di riprendere tutto il volo (chiunque abbia volato sa
quanto possa essere interessante riprendere ogni minuto di un
volo transoceanico, si può riprendere chi mangia, chi dorme, chi
legge, chi va in bagno, insomma emozionante, proprio il filmino
da far vedere agli amici al ritorno dalla vacanza). L'improvvisato
cameraman, però, in questo caso, ha una gran fortuna, infatti,
non solo è seduto vicino all'attentatore ma questi, pur
trasportando l'esplosivo nelle mutande, decide di
compiere le operazioni di innesco dell'ordigno
comodamente seduto al suo posto, cosi' permettendo
delle ottime riprese;

Tralasciando di puntare la nostra attenzione su queste


straordinarie, e fortunate, coincidenze due domande sorgono
spontanee:

1. chi ha il potere di far imbarcare una persona senza


passaporto?

2. visto che l'attentatore era “accompagnato” da una persona


che aveva il potere di farlo imbarcare benchè sprovvisto di
documenti e pertanto senza che, presumibilmente, fosse
sottoposto ad altri controlli, magari più approfonditi, perchè
l'esplosivo doveva essere nascosto proprio nelle
mutande? Non poteva trasportarlo in una zona, diciamo, meno
sensibile? Invece no, proprio nelle mutande, mutande che ci
sono state anche mostrate in foto e che, forse per pregiudizio,
apparivano pure un po' ingiallite!

Perchè dunque nelle mutande?

La risposta è forse nell'impatto psicologico che questa


notizia doveva avere sulla popolazione per continuare
ancora una volta, e con sempre maggior forza, a
mostrarci i “presunti” terroristi islamici non come
persone, ma come bestie.

344
E' questo il fine, questa ennesima notizia (che io personalmente,
come avrete capito, considero falsa), è stata così confezionata
perchè solo umiliando e degradando a bestie i c.d. “presunti
terroristi islamici la c.d. società civile può accettare che su di
loro vengano commesse le più grandi atrocità.

Alcuni mesi fa ho scritto un articolo sulla sentenza della Corte


Costituzionale che legittimava l'apposizione del segreto di stato
sull'operazione congiunta di uomini del Sismi e della CIA, che
avevano rapito a scopo di tortura l'imam di Milano Abu Omar,
sottolineando come fossero stati violati i diritti umani di un
cittadino e di come l'indifferenza dell'opinione pubblica a tale
vicenda fosse un segno estremamente pericoloso.

A conferma di ciò, tra i commenti all'articolo, un lettore ha


scritto: ”...Non dimentichiamoci che i terroristi fanno strage di
persone innocenti,\anche di loro concittadini,\per i loro fini. E
secondo me queste persone vanno fermate con qualunque
metodo... se io fossi il capo dei servizi segreti mi preoccuperei
soprattutto dell'incolumità dei miei cittadini innocenti. Che poi
questo comporti l'espulsione dall'Italia di terroristi pericolosi,
magari con modalità anche poco ortodosse, è un'eventualità che
non mi sconvolge e non mi fa gridare alla violazione di diritti(si
parla di diritti umani e i terroristi di umanità ne hanno ben
poca")

Eccolo il meccanismo: i terroristi non hanno diritti perchè


non sono umani.

Attenzione perchè questo è un meccanismo psicologico


pericoloso. Non c'è stato genocidio nel XX secolo che non sia
stato preceduto da questa precisa opera di “persuasione”: si
deve inculcare nella popolazione paura ed odio verso avversari
che devono essere disumanizzati, solo così qualsiasi atrocità può
essere accettata e giustificata. Certo, le giustificazioni devono
essere costruite con il tempo, lentamente, dal potere politico e
dall'informazione (ovvero disinformazione). I passaggi sono
sempre gli stessi:

1.Si devono usare termini specifici per definire gli avversari


(es: feccia umana, bestie, ecc...);

2.si devono presentare come persone prive di umanità

345
(sporche, fanatiche, pronte a farsi esplodere in mezzo a civili
innocenti, che usano bambini come scudo, che decapitano
innocenti, che considerano normale stuprare le donne, ecc...);

3.Si deve inculcare nella popolazione la paura (ci stanno


rubando il lavoro, stanno tentando di invaderci piano piano
privandoci della nostra identità, che ci conquisteranno
riempiendo il nostro paese di moschee che altro non solo che
luoghi ove i terroristi si incontrano e progettano attentati contro
i nostri figli, ecc...)

Ovviamente tutto ciò deve essere accompagnato da una intensa


attività di intelligence per costruire false notizie e occultare la
verità. Ma in questo i servizi segreti sono maestri e noi cadiamo
nella trappola.

Così un sequestro a scopo di tortura diventa un'espulsione non


ortodossa doverosa da parte del capo dei servizi segreti per la
tutela dei cittadini. L'operazione, inoltre, non viene considerata
eseguita in violazione dei diritti umani con la giustificazione che
le persone sospettate di terrorismo non sono umane, sono bestie
e, d'altronde, a quale uomo verrebbe mai in mente di uccidere
vittime innocenti mettendosi dell'esplosivo nell'ano? Solo una
bestia, appunto!

Ecco il fine psicologico che, probabilmente, aveva l'accurata


preparazione di questo falso attentato, con tanto di diffusione
dell'immagine delle mutande esplosive. Ecco ciò che sta
accadendo. Ecco ciò che mi fa paura, mi fa paura perchè
quest'opera di persuasione viene attuata dai governi con
la complicità dei media, e questo è un segnale veramente
pericoloso. La storia, come ho già detto, insegna che a seguito di
questa precisa opera di persuasione sono sempre seguiti
genocidi, con rilevanti perdite da entrambe le parti.

Abbiamo già visto sull’11 Settembre un totale o quasi allineamento


della stampa e informazione ufficiale, con articoli di Maurizio
Blondet. Socci, che pure sull’11 Settembre non osa spingersi a
tanto, dice la sua sull’informazione “orientata”:

346
Antonio Socci sulla faziosità dei media italiani
2 marzo 2009

UNA SINISTRA DELL’ODIO CHE DEVE FAR PAGARE AI CRISTIANI


PERFINO LA QUARESIMA…

In Italia circa l’80-90 per cento della popolazione si definisce


cattolica, mentre il 5 per cento circa si dichiara atea. I giornali
però ragionano e informano come se la proporzione fosse
esattamente inversa. Ignorano così anche la tendenza rilevata
dalle indagini sociologiche, pure fra i più giovani: per esempio i
“non credenti” fra i 18 e i 30 anni sono passati dal 17,2 per
cento del 1981, al 5,8 per cento del 2000. E la fiducia nella
Chiesa da parte degli italiani è cresciuta dal 57 per cento del
1981 al 67 per cento di questi anni.

Ma i giornali sembrano rappresentare più il mondo delle


redazioni che quello reale, il quale infatti poi si schiera agli
antipodi dei media: vedi il referendum sulla legge 40 e le
elezioni. I giornali sono totalmente disinteressati al
cattolicesimo. Anzi, sono vistosamente ostili. I “cattolici” a cui
danno voce sono solo quelli che picchiano sulla Chiesa e sul
Papa: ieri, fra gli altri, c’era Hans Kung sulla “Stampa” che se n’è
uscito con l’evocazione del “Concilio di Nizza del 325”. Temo si
sia confuso col famoso Concilio di Nicea del 325, ma nei giornali
non se ne accorge nessuno.

Nessuna parola si è letta ieri sul fatto che era il mercoledì della
Ceneri e l’inizio della Quaresima per la quale il Papa ha scritto un
Messaggio stupendo. Capita di essere informati dai giornali
dell’inizio del Ramadan (il periodo di digiuno islamico),
ma non dell’inizio della Quaresima. L’unico articolo che ne
parlava è uscito sulla Repubblica e mi pare un esempio di
faziosità ideologica.

Dunque è accaduto che per le mense scolastiche del Comune di


Roma, nel periodo di Quaresima, ovvero per sei venerdì, siano
stati scambiati i menù fra il giovedì e il venerdì, cosicché il filetto
di manzo va il giovedì e il pesce alla mugnaia va al venerdì.

Spalancati cielo. La Repubblica è insorta con un’intera


pagina: “Scuole, è quaresima anche nel piatto, fino a
Pasqua in mensa niente carne”. Già questo titolo è sbagliato

347
e fuorviante, perché la carne è sostituita dal pesce solo al
venerdì. Ma oltretutto è davvero pretestuoso perché
l’alimentazione dei bambini non cambia: fra le pietanze stabilite
dai dietologi c’è sia la carne che il pesce. Collocare il pesce al
venerdì anziché al giovedì in questo periodo è, oltreché una
nostra antica tradizione (perfino molto salutare), un semplice
accorgimento pratico per evitare che tante famiglie cattoliche
debbano fare la domanda di variazione nei diversi municipi. Non
toglie niente a nessuno. Ma contro questa scelta di buon senso si
è scatenata la solita “guerra di irreligione” del giornale di Ezio
Mauro.

A me pretestuosa sembra la faziosità della sinistra giacobina che


puntualmente cerca di usare l’argomento musulmani per
dare sfogo al suo pregiudizio anticristiano. Come ha fatto in
Gran Bretagna, per fare un esempio, il comune di Oxford quando
ha cancellato il Natale chiamando quella del 25 dicembre
“Festività della luce invernale”. A protestare contro la ridicola
decisione non sono stati solo cattolici e anglicani, ma anche
ebrei e musulmani. “I fedeli islamici e di altre confessioni – ha
affermato il Consiglio musulmano di Oxford – “aspettano con
trepidazione il Natale”, una festa che “non può essere cancellata
con un tratto di penna”.

Nel caso di Roma non risulta che abbiano protestato i


musulmani. Ma la loro presenza viene usata come pretesto da
altri in funzione anticattolica. Secondo una certa Sinistra, infatti
l’integrazione non è solo il riconoscere e garantire gli usi e
costumi delle minoranze, ma anche la cancellazione della
millenaria tradizione della stragrande maggioranza degli italiani.

Coloro che si scatenano contro il Comune di Roma per il


semplice scambio di menù del giovedì e del venerdì, non risulta
che siano insorti quando un istituto scolastico piemontese ha
addirittura sospeso le lezioni nel giorno di inizio del Ramadan e
nel giorno di conclusione.

E neanche quando, nel 2006, il Comune di Milano ha preso una


iniziativa ancor più esplicita e importante per il Ramadan
islamico diffondendo nelle scuole una specie di decalogo dove si
espongono i valori alla base di questa tradizione religiosa,

348
aiutando gli insegnanti a valorizzare i ragazzi che desiderano
avvicinarsi a questa pratica. Il Comune ha pure esortato gli
insegnanti che hanno studenti musulmani a spiegare a tutta la
classe il significato del Ramadan facendo un paragone con la
Quaresima cristiana.

Si può immaginare cosa sarebbe successo se ad essere così


valorizzata dalle pubbliche autorità fosse stata la Quaresima dei
cristiani. Allora sì che Repubblica e i “politici democratici”
sarebbero insorti in difesa della “laicità della scuola” e
contro quello che avrebbero definito vero e proprio
indottrinamento confessionale. Ovviamente pericoloso e
irresponsabile.

E’ infatti la stessa scuola italica dove ogni anno tanti insegnanti


“progressisti” (e pure i libri di testo) inventano mille modi per
trasformare la festa del Natale in festa dell’inverno e della
neve e quella di Pasqua in festa della primavera o della
“colomba della Pace”.

Voglio raccontare un aneddoto significativo. Ho frequentato la


facoltà di lettere e filosofia dell’università di Siena dove mi sono
laureato e dove ho seguito per anni le lezioni di un grande
professore di “critica letteraria”, il famoso Franco Fortini.

Le sue idee marxiste erano note (scriveva peraltro sul Corriere


della sera). Lui era oltretutto di origini ebraiche, non certo
cattoliche. Ebbene, un giorno di febbraio, inizio di Quaresima,
arrivato in aula, cominciò a declamare (magistralmente) un
poema. Solo alcuni di noi – ciellini - sapevano che era “Il
mercoledì delle ceneri” di Thomas S. Eliot e seppero spiegare
cosa significa questo giorno cristiano. L’altra parte degli studenti
(di sinistra) lo ignorava. A loro Fortini si rivolse spiegando
(energicamente) che non è ammissibile vivere in Italia e
addirittura studiare letteratura, storia e arte italiane senza
conoscere tutto del cattolicesimo. “Qualunque idea politica o
convinzione si abbia” disse “dovete conoscere a menadito la
tradizione cristiana”.

349
Antonio Socci

Da Libero, 26 febbraio 2009

Post scriptum

Una breve osservazione supplementare. Considerate quante


volte sui quotidiani trovate un punto di vista cattolico, una delle
tantissime storie del popolo cristiano, un articolo sulla Chiesa o
la fede non pregiudizialmente ostile. A me pare che non accada
quasi mai. Clamoroso fu quello che si verificò durante il
referendum sulla legge 40: tutti, dico tutti, i media da una
parte e la stragrande parte del popolo italiano dall’altra.
Infatti guardate come quegli stessi media hanno poi totalmente
rimosso quella vicenda. Non un solo editoriale autocritico. Mai un
ricordo, una menzione. Com’è che quella ristretta minoranza
(5 per cento) che si definisce atea impronta alla sua
visione del mondo tutti i media? E tutto questo non somiglia
a un soffocante regime ideologico monocolore?

L’ottimo Blondet sui giornalisti che hanno abbandonato la loro


“missione”:

I falsi giornalisti che hanno venduto l'anima per


i soldi
17 agosto 2009
Maurizio Blondet 08 agosto 2009

Dalle agenzie:

«Il Consiglio di Amministrazione della RAI, su proposta del


direttore generale, Mauro Masi, ha designato come vicedirettori
del TG1 Andrea Giubilo, Claudio Fico, Gennaro Sangiuliano,
Susanna Petruni e Fabrizio Ferragni. Nella stessa seduta, informa
una nota di viale Mazzini, il cda ha nominato Vilfredo Agnese,
Maria Pia Ammirati, Ludovico Di Meo, Giovanni Lomaglio,
Gianluigi Paragone e Daniel Toaff vicedirettori di Raiuno e Angelo
Teodoli alla direzione del palinsesto della rete».

Questa infornata di vicedirettori entra in servizio accompagnata


da una delle frasi di Berlusconi nell’ultima conferenza-stampa

350
prima delle vacanze. Rivolto ai giornalisti presenti, ha detto:
«State bene? Che aria si respira in RAI con i direttori che
ho fatto io?».

Insomma quelli entrano in RAI già sputtanati. Con


l’etichetta di servi dello Squilibrato, di messi lì
dall’Arrapato-Mitomane per fare i cantori della sua
mitomania.

Per la maggior parte di loro non mi dispiace: non li conosco, o li


conosco come nullità per cui la carriera nel «servizio pubblico»
lottizzato è una seconda natura, e l’unico modo per avere uno
stipendio come para-giornalisti. Di Daniel Toaff si capisce la
nomina: ci si para il didietro da quella parte.

Ma mi dispiace per Paragone. Come direttore alla Padania, è


stato bravo. Lo è stato anche come vicedirettore di Libero con
Feltri. Senza esagerare; ma la sua forza era la vivacità
irriverente, inventiva, polemica ancorchè becera, popolare e
corsara. Andare alla RAI, per lui, equivale alla castrazione.

Perchè è chiaro il programma con cui Berlusca li ha messi


lì, l’ha detto polemizzando con una giornalista del TG3: «C’è una
cosa che non dobbiamo più sopportare, non possiamo più
sopportare: che la RAI, la nostra televisione pubblica sia l’unica
televisione al mondo che, con i soldi di tutti, attacchi il governo
(...). Il mandato che io vorrei che la nostra televisione pubblica
avesse, e che è il mandato che corrisponde (ho sondaggi precisi
al riguardo) alla volontà degli italiani che pagano la RAI con i
soldi di tutti, è che la RAI faccia veramente il servizio pubblico e
che non attacchi né governo né opposizione».

Non attaccare nè governo nè opposizione: bella fine per un


giornalista. Ma perchè l’hai fatto, Gianluigi? Per i soldi? Ma sei
giovane ancora; il Salame ha 73 anni. Tramontato lui, tu hai
ancora una vita professionale davanti: ti toccherà trascinarla con
l’etichetta di lecchino del Berlusca.

Certo, il posto è sicuro. Entrare in RAI è come vincere il


Superenalotto, con la differenza che il premio te lo danno
ogni mese in busta-paga, a rate. Non ti manda via nessuno.
Però, quando cambia il governo, si finisce negli strati geologici di
assunti «in quota» dai perdenti, a cui non fanno far nulla, che

351
scompaiono nel nulla. Per i para-giornalisti assunti grazie alla
tessera, è persino una fortuna: nulla lo sono da sempre, e nulla
perdono.

Ma Paragone, non lo vedo a fare quel mestiere. Finchè


Berlusconi resta in sella, non deve attaccare nè governo nè
opposizione. E che si fa, allora? Non me lo vedo a prendere a
modello Susanna Petruni. Perchè da quella dovrà imparare il
neo-giornalismo, visto che Berlusconi l’ha chiamata «la mia
giornalista preferita». In che modo Susanna sia diventata la
giornalista preferita del Capo, è presto detto. Ricordate
quando Berlusca, credendosi spiritoso, fece le corna nella foto di
gruppo a un vertice della UE? La Petruni, per il TG1, tagliò la
scena. E ricordate il Berlusconi che parla all’assemblea dell’ONU
nel settembre 2003? La Susanna, inviata del TG1, non volle che
l’Italia vedesse la platea semideserta e semi-addormentata che
ascoltava il Capo; la tagliò e ci mise la scena di una sala
colma di una folla che applaudiva freneticamente, presa
da un altro momento, mentre parlava Bush.

Mi dispiace che Paragone debba fare questo «giornalismo».


Come mi dispiace per Minzolini. E’ vero che tirava la volata a
Berlusconi anche in passato; ma quando lo faceva per la
Stampa, era anticonformismo e trasgressione. Ora, alla direzione
del TG1, è leccaculismo inutile. Dannoso per lo stesso Berlusca
(che non lo capirà mai) e per lui, che qualche qualità - ci
crediate o no - la possiede.

....

Feltri che torna al Giornale è un Feltri che s’è appeso i testicoli al


chiodo. Secondo me, a Repubblica hanno brindato: un nemico
temibile s’è messo fuori gioco da sè; nella lotta dei galli del
pseudo-giornalismo italiano, Feltri s’è fatto cappone.

E’ stata Repubblica, non Feltri, a poter dare la notizia più ridicola


sul ridicolo Salame. Non ha fatto che copiarla dal giornale turco
Zaman (perchè la Turchia ha un ottimo giornale in inglese,
contrariamente a noi), ma la notizia è ghiotta: «Una fonte del
governo turco: la vanteria di Berlusconi è esagerata».

Si tratta dell’incontro fra Erdogan e Putin per il gasdotto

352
SouthStream: «L’accordo era già stato stipulato quando il
governo turco ha ricevuto da Berlusconi una richiesta
inattesa, dell’ultimo, di partecipare alla cerimonia della
firma ad Ankara», scrive Zaman. E aggiunge che la sua fonte
(ossia Erdogan) «è stata ancor più sorpresa quando è apparso
chiaro che Berlusconi si attribuiva il merito dell’accordo come
suo successo personale». Difatti, sul sito del governo italiano
si è letto che l’accordo «rappresenta un’altra mediazione
di successo di palazzo Chigi». Conclude il giornale turco e la
sua altissima fonte: «Una cosa del genere potrebbe essere causa
di un incidente diplomatico. Ma Berlusconi essendo Berlusconi,
ha fatto solo sorridere i due leader», ossia Putin ed Erdogan.

Ecco che tipo di notizie devono coprire (nel senso di seppellire)


Feltri, Minzolini, Paragone. E ben altre ne dovranno coprire (nel
senso in cui i gatti la coprono, dopo averla fatta), perchè il
Salame è ogni giorno più euforico, più in erezione, più
incontrollato, più ridicolo, più ubriaco di adorazione di sè e di
voglia di essere adulato: una voglia insaziabile, non gli basta
mai: è il suo disturbo psichico che ormai lo possiede e lo trascina
da una farsa all’altra, senza rendersi conto che il ridicolo uccide
più delle bombe.

Come si fa, se non ci si chiama Susanna Petruni o Fede,


ma ci si chiama Feltri, o anche solo Paragone? Come si fa a
trattenersi dal ridere, dalla voglia di sbattere il coglione in prima
pagina, e invece, a lisciarlo per il suo verso? Che cosa ci
guadagnano? Possibile che i soldi giustifichino questa defezione
da se stessi e dal proprio orgoglio professionale? Questa
macchia sulle proprie capacità e qualità giornalistiche?

Oltretutto, il calcolo mi pare sbagliato a lungo termine. Un


giorno, forse vicino, Berlusconi sarà portato al neurodeliri (se
non a piazzale Loreto), e il PDL non sopravviverà un giorno, si
sfalderà in comiche correnti e ridicole lotte di successione; non ci
sarà più niente di buono da difendere, che valga la pena di
difendere. Su giornalisti un tempo capaci, resterà l’etichetta di
«lecchino del Demente».

Mi spiace, mi spiace davvero per loro.

353
Ecco cosa si intende per "informazione di
regime"
9 settembre 2009

Quando si sentono alcuni dichiarare che l'informazione è di


parte, imbavagliata, che siamo in un regime a pericolo
autoritarismo, addirittura fascismo, molti si domandano:
"Ma perchè? Forse che vengono pubblicate notizie false,
statistiche artefatte, scoop inventati?"

In realtà la manipolazione dell'informazione non è così


grossolana. Ben conoscendo i meccanismi della mente e della
percezione, basta mettere a tutta pagina una fotografia di un
soldato americano che culla in braccio un bambino irakeno che la
notizia (questa sì, oggettiva, razionale, quantitativa) di oltre un
milione di morti civili in 8 anni di guerra di aggressione in Irak e
Afghanistan passa in secondo piano, viene in qualche modo
dimenticata.

Lo stesso dicasi per il conflitto israelo-palestinese: se ogni


volta che si parla di palestinesi si fanno vedere immagini di
scalmanati che lanciano pietre (poverini, sono quasi patetici
ormai) o razzi "Kassam", e ogni volta che un ebreo muore si
dedicano cinque minuti ad intervistare la famiglia, i parenti,
addolorati ma dignitosi, cosa ci rimarrà in mente? Non certo il
fatto oggettivo, numerico, quantitativo che il rapporto fra i morti
palestinesi e quelli israeliani è di almeno un ordine di grandezza
a "favore" dei palestinesi cacciati dalla loro terra e tenuti
prigioneri in una immensa prigione a cielo aperto in barba ad
ogni più elementare diritto.

Per spiegarmi meglio prendo qualche pezzo di un articolo di


Blondet attinente ai fatti di questi giorni. Buona lettura.

Il moscerino e il cammello
Maurizio Blondet 08 settembre 2009

All’unisono, la stampa italiana scopre la sua nuova eroina:


Lubna. Colonne su colonne di giornale per rendere noto al
mondo, applaudire, invitare a commuoversi per la ricca signora
sudanese Lubna Hussein, addetta stampa dell’ONU, che

354
condannata dal feroce regime islamico del Sudan per aver
indossato dei jeans, ha rischiato 40 frustate, poi commutate in
una multa di 200 dollari; multa che lei rifiuta, per andare in
carcere (un mese) e «trasformare il suo caso in una battaglia
civile per le donne».

Solo il Corriere della Sera le ha dedicato tre, diconsi tre articoli.


A pagina 14, «I pantaloni antiregime di Lubna», a firma di Paolo
Lepri. A pagina 17, ampia cronaca su cinque colonne («La
giornalista in pantaloni che sfida gli islamici») e un commento di
Luigi Accattoli, il vaticanista. E’ tutto un crescendo di peana,
sempre più sperticati: «Donna coraggiosa, coraggiosa come
Aung San Suu Kyi, come Anna Politkovskaya», per Lepri.
Accattoli la paragona a Giovanna d’Arco, anche lei condannata
perchè indossava i pantaloni (e per altre due o tre cosette).

D’accordo, è bello che l’Occidente si riscaldi ancora per delle


figure sublimi, e perseguitate.

....

«Lubna può insegnarci molte cose, ma soprattutto a non


aver paura», inneggia Lepri, e in crescendo vibrato: «Lubna
non ha mai taciuto, non ha mai avuto nemmeno una volta la
tentazione della sottomissione... ci ha dimostrato che ribellarsi è
giusto, vincere è possibile».

Parole sante. Incitati da tanto esempio, osiamo riportare


qui notizie apparse su vari giornali algerini (Al Marada ed
Al Khabar del 6 settembre), che a noi appaiono degne di
nota, e al Corriere no. Apprendiamo che l’arresto,
recentemente operato dall’FBI a New York, del rabbino Levy
Izhak Rosenbaum e dei suoi complici di traffico di organi umani,
ha preso le mosse proprio In Algeria, da numerosi casi di
bambini scomparsi.

Perchè dal 2001 al 2008, sono scomparsi in Algeria 841 bambini


fra i 4 e i 16 anni; rapiti per lo più in grandi città, Algeri, Orano,
Annan, gettando nella disperazione le famiglie. A volte vengono
ritrovati i cadaveri (81 solo nel 2007), ma più spesso se ne
perdono del tutto le tracce; non vengono richiesti riscatti.

In Algeria scompaiono, o sono scomparsi, anche centinaia di


adulti: da mettere forse sul conto di anni di guerriglia islamica

355
divenuta folle, ma non mancano i sospetti sul «potere», ossia sul
regime corrotto ancorchè «laico». Fatto sta che la polizia
algerina, non riuscendo a chiarire il macabro mistero, ha chiesto
l’assistenza dell’Interpol. E, secondo i giornali algerini, è stato
proprio il coordinamento attuato dall’Interpol fra varie
polizie (fra cui quella del Marocco) che ha portato allo
«smantellamento della rete di contrabbando internazionale di
organi» conclusasi in USA con la cattura di rabbi Rosenbaum e di
altri 43 americani.

Il giornale Al-Khabar conferma che «gli arresti hanno avuto


luogo dopo che le indagini hanno mostrato che bambini
algerini rapiti, e portati in Marocco, erano direttamente
collegati con la rete ebraica che usava gli organi dei
bambini onde contrabbandarli in Israele e Stati Uniti, allo
scopo di venderli fra i 20 mila e i 100 mila dollari».

....

Qui, si tratta di una notizia più grossa della Lubna multata


perchè porta i pantaloni. La faccenda del traffico d’organi a
favore di israeliani, spesso pagati dai loro servizi ed assicurazioni
sanitari, diventa sempre più ricca di dati, circostanziata e
precisa, eppure è come - per dirla con Lepri - «una mano nera
l’avesse cancellata dall’interesse del mondo». Se per caso i
nostri giornali ne parlano, è solo per riferire lo sdegno di Israele
a queste voci ed accuse: nulla di vero, si tratta solo di atroci
fantasie antisemite, il ritorno alla vecchia accusa di assassinio
rituale...
E’ possibile. Ma se si vince la tentazione della sottomissione
(come ci insegna Lubna, secondo Lepri) si finisce per
domandarsi se nella cultura ebraica ci sia davvero qualcosa che
renda impossibile simili traffici. E si scopre che è il contrario: che
esiste almeno una parte della cultura ebraica, che ammette quel
delitto.

....

Lepri del Corriere, se ha imparato da Lubna a «non aver paura»,


non faccia la lepre e si getti su quest’argomento: ne ricaverà
pezzi un po’ più corposi che su una multa per abiti considerati in
Sudan indecenti.

Non abbia paura, e legga come rabbi Schneerson giustifica

356
teologicamente l’asportazione di organi da non ebrei:

«Il corpo dell’ebreo sembra simile a quello del non ebreo (...)
ma la similarità è solo nella sostanza materiale, aspetto
esteriore e qualità superficiale. La differenza della qualità
interiore è così grande che i corpi devono considerarsi di specie
del tutto diverse (...). Un ebreo non è stato creato come mezzo
per uno scopo; egli stesso è lo scopo, dal momento che tutta la
sostanza della emanazione è stata creata solo per servire gli
ebrei. ‘In principio D. creò i cieli e la terra’ (Genesi 1;1) significa
che tutto fu creato per il bene degli ebrei, che sono chiamati ‘il
principio’. Ciò significa che tutto è vanità in confronto agli
ebrei».
...

Dunque, secondo questa ideologia, gli altri esseri umani sono


solo «mezzi per uno scopo», lo scopo di essere usato
dagli ebrei. Non pare a Lepri e al Corriere che questa ideologia
non rigetti affatto l’espianto di organi da vivi e da morti non-
ebrei, eventualmente il rapimento di bambini e di palestinesi per
trarne organi, ma anzi giustifichi teologicamente questo tipo di
orribili?

La replica indignata è, di solito, questa: che è antisemita


prendere le idee di Schneerson, e della sua piccola setta
estremista, e far credere che sono legge in Israele. Che sono
idee del tutto minoritarie, di frangia, e non adottate dallo Stato
ebraico. Ma è proprio vero?

A parte che gli Habad Lubavitcher, quelli che credono


Schneerson il loro messia, sono un gruppo numeroso, potente e
con schiacciante influenza in Israele e in USA; a parte che
nessun altro rabbino ha rigettato come eretiche e inammissibili,
contrarie alla Torah e al Talmud, le idee dei Lubavitcher (anzi il
contrario: i rabbini-capi esprimono idee simili, invocando il
massacro o l’espulsione in massa dei palestinesi), perchè mai
la Sanità israeliana finanzia viaggi all’estero di ebrei
bisognosi di organi non ebrei, sapendo bene cosa vanno a
fare?

In queste settimane è in corso in Israele una grande campagna


pubblicitaria, finanziata e sponsorizzata dal governo, che ha
l’intento di combattere i matrimoni misti, di ebrei con non-ebrei.
Dappertutto ci sono manifesti con foto di un giovane o di una

357
ragazza, con sotto la scritta «Perduto». Sono i ragazzi e le
ragazze a rischio di sposare dei goym, trattati come persone
scomparse. I manifesti, ma anche un videoclip TV di 30 secondi,
invita chi «conosce un giovane ebreo all’estero» che sta per
sposarsi con una non-ebrea, a chiamare un numero
d’emergenza.
...

Pensate se apparissero manifesti con foto di ragazze e ragazzi


«lumbard» che sono a rischio di sposare dei «terùn», e dunque
devono essere dissuasi, sottoposti a corsi speciali (come accade
in Israele) «per rafforzare il loro legame con la Padania».

Pensate alle accuse di razzismo che lancerebbe Il


Corriere, ed ogni altro giornale dell’Italia e del mondo.
Pensate alle trasmissioni che organizzerebbe Gad Lerner.
Pensate allo scandalo, al clamore, allo stracciamento di vesti,
alla richiesta della messa fuorilegge di quel partito... In Israele
lo fanno, e nulla succede. Una mano nera cancella tutto
dalla lavagna dell’opinione pubblica.

...
Suvvia, almeno Lepri impari dalle sue parole: «Lubna non ha
mai taciuto, non ha mai avuto nemmeno una volta la tentazione
della sottomissione... ci ha dimostrato che ribellarsi è giusto,
vincere è possibile». Provi anche lui.

358
“Il segreto di un film è che è finzione.”(George Lucas)

Film
Se non lo puoi dire, “inventa”

«Nella bugia grande c’è sempre una certa forza di credibilità,


perché le grandi masse di una nazione vengono sempre corrotte
più facilmente negli strati profondi della loro natura emotiva
piuttosto che consciamente o volontariamente; quindi, nella
primitiva semplicità delle loro menti cadono vittima più
prontamente della bugia grande che della bugia piccola, in
quanto essi stessi dicono spesso piccole bugie in cose da poco,
ma si vergognerebbero di ricorrere a falsità su larga scala. Non
verrebbe loro mai in mente di fabbricare falsità colossali e non
crederebbero che altri possano avere l’impudenza di distorcere
la verità in modo così infame».
(Adolf Hitler, ‘Mein Kampf’)

Questa affermazione fa pensare: i