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SUPERFICI

Sezione 1 - Forme cartesiane e parametriche

Dato un sistema di coordinate cartesiane nello spazio in modo da identificarlo con R3 , pos-
siamo rappresentare un sottoinsieme S di punti intuitivamente definito come ”superficie”
in due modi principali.
Forma cartesiana. Se S = Z(f ) = {P ∈ Df | f (P ) = 0}, dove f : R3 → R è una
funzione di classe C 1 con dominio Df , diciamo che S è una superficie in forma cartesiana
o semplicemente cartesiana. Si dice che S ha equazione f (P ) = 0 e si scrive S : f (P ) = 0.
Un punto P0 = (x0 , y0 , z0 ) ∈ S si dice regolare se possiamo scegliere f in modo ∇f (P ) 6= O.
In tal caso il piano tangente tg(S)P0 a S in P0 è ben definito con equazione

∇f (P0 ) · (P − P0 ) = fx (P0 )(x − x0 ) + fy (P0 )(y − y0 ) + fz (P0 )(z − z0 ) = 0.

per P = (x, y, z). Il vettore ∇f (P0 ) determina la direzione normale a S in P0 , in quanto


normale al piano tangente. Se ogni P ∈ S è regolare, S si dice regolare.
Esempi.
1) I piani sono superfici regolari. Se Π : f (x, y) = ax+by +cz +d = 0, ∇f (P ) = (a, b, , c) 6=
O per ogni P ∈ Π. Ovviamente tg(Π)P0 = Π.
2) La sfera S : f (x, y) = x2 + y 2 + z 2 − 1 = 0 è regolare poiché ∇f (P ) = 2P per ogni
P ∈ S. Come già visto,

tg(S)P0 : P0 · (P − P0 ) = x0 (x − x0 ) + y0 (y − y0 ) + z0 (z − z0 ) = 0.

3) Se φ : R2 → R è di classe C 1 , il suo grafico Gφ è una superficie cartesiana con equazione


f (x, y, z) = f (x, y) − z = 0.
Poiché ∇f (P ) = (fx (x, y), fy (x, y), −1) 6= O per ogni P = (x, y, z) tale che (x, y) ∈ Dφ ,
Gφ è regolare. Come già visto, se P0 = (x0 , y0 , f (x0 , y0 )),

tg(Gφ )P0 : fx (x0 , y0 )(x − x0 ) + fy (x0 , y0 )(y − y0 ) − (z − f (x0 , y0 )) = 0.

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Forma parametrica Se S = {P (t, u) | (t, u) ∈ D} = P (D), dove P : R2 → R3 è una
funzione iniettiva di classe C 1 e D ⊂ Df è un aperto, diciamo che S è una superficie in
forma parametrica o, più semplicemente parametrica. Si dice che S ha parametrizzazione
P (t, u) e si scrive S : P (t, u). Se P (t, u) = (P1 (t, u), P2 (t, u), P3 (t, u)) le equazioni

 x = P1 (t, u)
y = P2 (t, u)
z = P3 (t, u)

si dicono equazioni parametriche di S.


Un punto P0 = P (t0 , u0 ) ∈ S si dice regolare se possiamo scegliere P (t, u) in modo che
r(JP (t0 , u0 )) = 2, cioè che i vettori Pt (t0 , u0 ), Pu (t0 , u0 ) siano LI. Una parametrizzazione
P (t, u) si dice regolare se r(JP (t0 , u0 )) = 2 per ogni (t, u) ∈ D.
Se P0 è regolare, il piano tangente tg(S)P0 a S in P0 è ben definito con equazione

tg(S)P0 : Pt (t0 , u0 ) ∧ Pu (t0 , u0 ) · (P − P0 ) = 0.

per P = (x, y, z). Il vettore N (t0 , u0 ) = Pt (t0 , u0 ) ∧ Pu (t0 , u0 ) determina la direzione


normale a S in P0 , in quanto normale al piano tangente.
Se ogni P ∈ S è regolare, S si dice regolare.
Esempi.
1) Se A, B sono vettori LI di R3 e P0 ∈ R3 , P (t, u) = tA + uB + P0 con D = R2 è la
parametrizzazione del piano Π con direzione normale A ∧ B passante per P0 .
Poiché Pt = A e Pu = B, Π è regolare con tg(Π)P0 = Π.
2) Se D = {(ϕ, θ) ∈ R2 | 0 < ϕ < π, 0 < θ < 2π} e

P (ϕ, θ) = (R sin ϕ cos θ + x0 , R sin ϕ sin θ + y0 , R cos ϕ + z0 )

abbiamo, come già visto, una parametrizzazione regolare della sfera S = S(P0 , R) di centro
P0 e raggio R meno la semicirconferenza S ∩ {x ≥ 0, y = 0}: infatti

Pϕ ∧ Pθ = R2 sin ϕ(sin2 ϕ cos θ, sin2 ϕ sin θ, cos ϕ sin ϕ)

che annulla solo per ϕ = 0, π. Grazie alla periodicità possiamo estendere questa parametriz-
zazione a θ = 0, 2π mantenendo la regolarità ma per ϕ = 0, π (cioè in (x0 , y0 , z0 ± 1)),
abbiamo che Pϕ e Pθ sono LD.

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Quindi la parametrizzazione considerata non rappresenta tutta la sfera come superficie
regolare. In effetti si può provare che non è possibile trovare una tale parametrizzazione .
Comunque se consideriamo la parametrizzazione

Q(ϕ, θ) = (R cos ϕ + x0 , R sin ϕ cos θ + y0 , R sin ϕ sin θ + z0 )

otteniamo che anche (x0 , y0 , z0 ± 1) sono punti regolari di S.


3) Se φ : R2 → R è di classe C 1 , il suo grafico Gφ è una superficie parametrica con
parametrizzazione P (x, y) = (x, y, φ(x, y)), D = Df . Tale parametrizzazione è regolare in
quanto

Px ∧ Py = (1, 0, fx ) ∧ (0, 1, fy ) = (fx , fy , 1)

non si annulla mai e per piano tangente ritroviamo la formula già nota.

Sia S : P (t, u) con (t, u) ∈ D. Se P0 = P (t0 , u0 ), le curve parametriche P (t, u0 ) e P( t0 , u)


si dicono curve coordinate in P0 . Tali curve hanno vettore derivato in P0 rispettivamente
Pt (t0 , u0 ) e Pu (t0 , u0 ) Se S : P (t, u) è regolare in P0 = P (t0 , u0 ), allora anche le curve coor-
dinate lo sono e i vettori LI Pt (t0 , u0 ), Pu (t0 , u0 ) sono le direzioni delle loro rette tangenti.
Il piano contenente tali rette è il piano tangente tg(S)P0 , che ha quindi parametrizzazione

λPt (t0 , u0 ) + µPu (t0 , u0 ) + P0

per (λ, µ) ∈ R2 .
Osservazione.
1) Se S si può rappresentare sia in forma cartesiana che in forma parametrica, i punti
regolari in una forma lo sono anche nell’altra.
2) Una superficie regolare ammette anche equazioni e parametrizzazioni non regolari. Per
esempio, il piano Π : x − z = 0 è anche dato da f (x, y, z) = (x − z)2 = 0. Se consideriamo
tale equazione, ∇f (P ) = (x − z)(1, 0, −1) = O per ogni P ∈ Π.
Analogamente possiamo parametrizzare Π con P (t, u) = (t, u, t) o con Q(v, w) = (v 3 , w3 , v 3 )
che evidentemente non è regolare per v = 0, w = 0.
3) La regolarità assicura che l’insieme definito da una data equazione o parametrizzazione
è effettivamente una superficie, almeno intorno a ogni punto regolare. Per esempio:
i) x2 + y 2 + z 2 + 1 = 0 è il ∅;

3
ii) x2 + y 2 + z 2 = 0 è un punto ((0, 0, 0));
iii) x2 + y 2 = 0 è una retta (asse delle z).

Sezione 2 - Quadriche

1 - Quadriche in generale

Una quadrica (algebrica) Q è il luogo di zeri di un polinomio p(x, y, z) di grado 2 in tre


variabili a coefficienti reali. Quindi Q ha equazione del tipo

a1,1 x2 + a2,2 y 2 + a3,3 z 2 + 2a1,2 xy + 2a1,2 xy + 2a1,3 xz + 2a2,3 yz + 2b1 x + 2b2 y + 2b3 z + c = 0.

con i coefficienti ai,j non tutti nulli.


L’equazione in forma matriciale di Q è

Q :t XAX + 2t BX + c = 0,

con A simmetrica e 6= O, B ∈ R3 e c ∈ R che definiscono rispettivamente la parte


quadratica, la parte lineare e il termine noto.
La matrice associata a Q è

a1,1 a1,2
b1 a1,3
 
a a2,2
b2 a2,3
MQ =  1,2 .
a1,3 a2,3
b3 a3,3
b1 b2 c b3

Esempio. Se Q : 3x2 − y 2 + 5z 2 + 6xy + 2yz − 2x + 4y − 2 2z + 1 = 0,

3 3 0 −1
 
 3 −1 1 √2 
MQ =  .
0 1 5
√ − 2
−1 2 − 2 1

Si possono studiare le quadriche con le stesse tecniche di algebra lineare utilizzate per le
coniche nel piano ottenendo sia superfici in forma cartesiana (compresi i piani) sia insiemi
di altro tipo (il ∅, punti, rette, piani, coppie di rette o di piani). Non approfondiremo tale

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teoria, che risulta notevolmente più complessa di quella delle coniche ma studieremo alcuni
casi importanti.

2 - Quadriche in forma canonica

Ellissoidi. Se a, b, c > 0, le quadriche

x2 y2 z2
+ + =1
a2 b2 c2
si dicono ellissoidi in forma canonica con semiassi a, b, c. Osserviamo che per a = b = c
abbiamo le sfere di centro O e raggio a.
Si verifica facilmente che gli ellissoidi sono superfici regolari. Un parametrizzazione dell’ellissoide
in forma canonica è

P (ϕ, θ) = (a sin ϕ cos θ, b sin ϕ sin θ, c cos ϕ)

per (ϕ, θ) ∈ D = {(ϕ, θ) ∈ R2 | 0 < ϕ < π, 0 < θ < 2π}.

Iperboloidi. Se a, b, c > 0, le quadriche

x2 y2 z2 x2 y2 z2
+ − = 1, − − =1
a2 b2 c2 a2 b2 c2
si dicono iperboloidi, rispettivamente a una falda e a due falde, in forma canonica con
semiassi a, b, c.
Si verifica facilmente che gli iperboloidi sono superfici regolari.
Una parametrizzazione dell’iperboloide a una falda in forma canonica è

P (t, θ) = (a cosh(t) cos θ, b cosh(t) sin θ, csinh(t))

per (t, θ) ∈ D = {(t, θ) ∈ R2 | 0 < θ < 2π}.


Le parametrizzazioni delle componenti connesse (le falde) dell’iperboloide a due falde in
forma canonica sono

P (t, θ) = (±a cosh(t), b cosh(t) cos θ, c cosh(t) cos θ)

per (t, θ) ∈ D = {(t, θ) ∈ R2 | 0 < θ < 2π}.

Paraboloidi. Se a, b > 0, le quadriche

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x2 y2 x2 y2
+ − 2z = 0, − − 2z = 0
a2 b2 a2 b2
si dicono paraboloidi rispettivamente ellittici e iperbolici, in forma canonica con semiassi
a, b.
I paraboloidi sono grafici di funzioni C 1 , quindi sono regolari e parametrizzabili diretta-
mente.

Osservazione. Gli ellissoidi e gli iperboloidi hanno l’origine come centro di simmetria e
gli assi coordinati e i piani coordinati come assi e piani di simmetria.
I paraboloidi hanno l’asse delle z come asse di simmetria e i piani coordinati x = 0 e y = 0
come piani di simmetria.

3 - Quadriche traslate

Se Q :t XAX + 2t BX + c = 0 è una quadrica, Q è una quadrica traslata se A è diagonale.


Quindi abbiamo

Q : a1 x2 + a2 y 2 + a3 z 2 + 2b1 x + 2b2 y + 2b3 z + c = 0.

In particolare, se A = aI3 con a 6= 0, Q è una sfera, un punto o il vuoto.


Esempi.
1) Se Q : 2x2 + 4y 2 + z 2 + 4x − 2z − 1 = 0, abbiamo 2x2 + 4x = 2((x + 1)2 − 1),
z 2 − 2z = (z − 1)2 − 1 da cui

Q : 2(x + 1)2 + y 2 + (z − 1)2 = 4

.
Posto u = x + 1, y = u, w = z − 1 otteniamo l’equazione

x2 y2 z2
+ + = 1,
2 4 4
che è l’equazione della quadrica Q0 tale f (Q0 ) = Q, dove f è la traslazione f (u, v, w) =

(u−1, v, w +1). Quindi Q è un ellissoide con semiassi a = 2, b = c = 2 e centro (−1, 0, 1).
2) Se Q : x2 − 2y 2 + 2x − 4z − 3 = 0, allora Q : (x + 1)2 − 2y 2 − 4(z + 1).
Posto u = x + 1, y = u, w = z + 1 otteniamo l’equazione

6
x2
Q0 : − y 2 − 2z = 0,
2
che è l’equazione della quadrica Q0 tale f (Q0 ) = Q, dove f è la traslazione f (u, v, w) =

(u − 1, v, w − 1). Quindi Q è un paraboloide iperbolico con semiassi a = 2, b = 1.

4 - Quadriche e cambi di base

Se ora Q :t XAX + 2t BX + c = 0 è una quadrica qualsiasi, sappiamo per il Teorema


Spettrale che esiste una matrice ortogonale N di ordine 3 tale che A0 =t N AN è diagonale.
Tale matrice è l’inversa di una matrice di cambio di base MB , dove B è una base ortonormale
di autovettori per A. Allora t N X = [X]B e t N N = N t N I3 e, posto Y = [X]B l’equazione
diventa

t
XN t N AN t N X + 2t BN t N X + c =t Y A0 Y + 2t BN Y + c =t Y A0 Y + 2t [B]B Y + c = 0

La quadrica Q0 :t A0 X +2t [B]B Y +c = 0 è traslata, quindi possiamo studiarla con metodi di


completamento dei quadrati e di raccoglimento dei coefficienti per determinare una oppor-
tuna traslazione che la riduca a una delle forme canoniche o a una superficie riconoscibile.
Lo studio di Q si ottiene osservando che l’isometria f (X) = N X trasforma Q0 in Q.
Esempio. Sia Q la quadrica con
√ 
3 0 1 | 2

 0 3 0 | √0 
MQ =  .
√1 0 √3 | 2
2 0 2 | −1
Se

√1 √1
     
2
0 2
2 0 0 2
t t
Se N =  0 1 0 , N AN = 0
 3 0 e NB = 0  .

− √12 0 √1
2
0 0 4 0
Allora

Q0 : 2x2 + 3y 2 + 4z 2 + 4x − 1 = 0, da cui Q0 : 2(x + 1)2 + 3y 2 + 4z 2 − 3 = 0.


q
Q è un ellissoide di semiassi a = 32 , b = 1, c = √23 e centro (−1, 0, 0).

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Sezione 3 - Coni e cilindri

1 - Definizioni

Sia K un sottoinsieme del piano o dello spazio.


1) K è un cono di vertice V0 se V0 ∈ K e se per ogni P ∈ A, P 6= V0 la retta per P e V0 è
contenuta in K.
2) K è un cilindro di direzione v se A 6= emptyset e se per ogni P ∈ A la retta per P di
direzione v è contenuta in K.

Quindi se K è un cono o un cilindro K è unione di rette. Tali rette sono dette generatrici
di K.

2 - Coni di vertice l’origine

Una funzione f : Rn → R con Df = Rn è omogenea di grado d > 0 se f (tX) = td f (X)


per ogni t ∈ R.
Se f : R3 → R è omogenea e se Z(f ) 6= ∅, allora S è un cono di vertice O.
Infatti, P ∈ S equivale a f (P ) = 0, quindi f (tP ) = td f (P ) = 0 per ogni t ∈ R e la retta
per O e P è contenuta in Z(f ).
Esempi.
1) La quadrica Q : f (x, y, z) = x2 + y 2 − z 2 + 4xy − xz + 3yz = 0 è un cono di vertice O,
in quanto p è omogeneo di grado 2;
2) La superficie S : f (x, y, z) = xy 2 −z 3 = 0 è un cono di vertice O, in quanto f è omogenea
di grado 3.
1 1 1
3) La superficie f (x, y, z) = (x5 + y 5 ) 6 − y 2 z 3 = 0 è un cono di vertice O in quanto f è
omogenea di grado 65 .

3 - Cilindri di direzione canonica

Sia f : R3 → R. Se f non dipende da una delle variabili, per esempio dalla z, possiamo
porre f (x, y, z) = f (x, y): se f è derivabile in z, tale condizione equivale a porre fz ∼ 0.
Se P = (x0 , y0 , z0 ) ∈ Z(f ), si ha f (x0 , y0 , t + z0 ) = f (x0 , y0 ) = 0 per ogni t ∈ R, quindi la
retta per P di direzione e3 è contenuta in Z(f ) e Z(f ) è un cilindro di direzione e3 .

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In generale, chiamiamo un cilindro di questo tipo cilindro di direzione canonica ei , per
i = 1, 2, 3.

Esempi.

1) La quadrica y 2 + z 2 + 4yz + 2y − 1 = 0 è un cilindro di direzione canonica e1 .

2) La superficie x3 − z 2 = 0 è un cilindro di direzione canonica e2 .


2
3) La superficie xexy − y 3 ex = 0 è un cilindro di direzione canonica e3 .

Consideriamo per semplificare, il caso fz ∼ 0. Se Z(f ) è una quadrica, Z(f ) ∩ {z = 0}


è la conica C di equazioni f (x, y) = 0, z = 0. Se C non è degenere, Z(f ) si dirà cilindro
ellittico, iperolico o parabolico a secondo del tipo di C. Si può provare che ogni piano non
parallelo alla direzione di Z(f ), cioè e3 , interseca Z(f ) in una conica del tipo di C e che
tale risultato vale per ogni cilindro

4 - Coni e cilindri con assegnata base

Sia K un cono o un cilindro. Un insieme B0 ⊂ S (non contenente il vertice se K è un


cono) è una base di K se B0 interseca ogni generatrice. Ovviamente assegnati B0 , V0 e v,
sono definiti come unioni di rette il cono K(B0 , V0 ) di vertice V0 e il cilindro K(B0 , v) con
vertice V0 o direzione v e base B0

Sia C è una curva piana contenuta nel piano Π di direzione ortogonale u. Se V0 , v ∈ R3


sono tali che V0 ∈
/ Π e v · u 6= 0, allora K(C, V0 ) e K(C, v) sono superfici.

Con i metodi illustrati nei seguenti esempi possiamo ottenere coni o cilindri in forma
canonica e parametrica con vertice o direzione e base assegnati.

Esempi.
Se C la curva


x2 + 2y 2 − 1 = 0
C:
x+y−z =0

Osserviamo che C è l’intersezione di un cilindro ellittico di direzione e3 con un piano.


Possiamo quindi parametrizzare C con

1 1
P (θ) = (cos θ, √ sin θ, cos θ + √ sin θ), 0 ≤ θ ≤ 2π.
2 2

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Cono. Se V0 = (0, 0, 1) e se K = K(C, V0 ), P = (x, y, z) ∈ K se e solo P giace in una
retta per V0 e un punto di C, cioè se e solo se esistono P 0 = (x0 , y 0 , z 0 ) ∈ C e t ∈ R tali
che P = t(P 0 − V0 ) + V0 .
Forma cartesiana. Abbiamo il sistema

x = tx0


 y = ty 0


z = t(z 0 − 1) + 1
02 02
 x + 2y − 1 = 0



x0 + y 0 − z 0 = 0
Dalle prime 3 equazioni ricaviamo (per t 6= 0):
 0 x
x = t
y
y0 = t
 0 (z−1+t)
z = t
Sostituendo nelle ultime 2 equazioni abbiamo:

x2 + 2y 2 − t2 = 0
x+y−z−t+1=0
Ricavando t dalla seconda e sostituendo nella prima otteniamo:

K : y 2 + z 2 − 2xy + 2xz + 2yz − 2x − 2y + 2z − 2 = 0.

Forma parametrica. Sostituendo P 0 = P (θ) in P = t(P 0 −V0 )+V0 otteniamo la parametriz-


zazione

1 1
P (t, θ) = (t cos θ, √ t sin θ, t(cos θ + √ sin θ − 1) + 1, 0 ≤ θ ≤ 2π, t ∈ R.
2 2
Cilindro.
Se v = (1, 0, −1) e se K = K(C, v), P = (x, y, z) ∈ K se e solo P giace in una retta di
direzione v per un punto di C, cioè se e solo se esistono P 0 = (x0 , y 0 , z 0 ) ∈ C e t ∈ R tali
che P = tv + P 0 .
Forma cartesiana. Abbiamo il sistema

x = t + x0


 y = y0


z = −t + z 0
02 02
 x + 2y − 1 = 0



x0 + y 0 − z 0 = 0

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Sostituendo nelle ultime 2 equazioni x0 = x − t, y 0 = y e z 0 = z + t abbiamo:


(x − t)2 + 2y 2 − 1 = 0
.
x + y − z − 2t = 0

Ricavando t dalla seconda e sostituendo nella prima otteniamo:

K : x2 + 9y 2 + z 2 − 2xy + 2xz − 2yz − 4 = 0.

Forma parametrica. Sostituendo P 0 = P (θ) in P = tv + P 0 otteniamo la parametrizzazione

1 1
P (t, θ) = (t + cos θ, √ t sin θ, −t + cos θ + √ sin θ), 0 ≤ θ ≤ 2π, t ∈ R.
2 2

Sezione 4 - Insiemi di rotazione

1 - Definizione

Se P e r sono un punto e una retta nello spazio, sia ΠP il piano per P ortogonale a r. Allora
P 0 = ΠP ∩ r è il punto di r di minima distanza da P . Indichiamo con CP la circonferenza
nel piano ΠP passante per P e con centro P 0 (quindi con raggio d(P, r)). Un sottoinsieme
K non vuoto dello spazio si dice insieme di rotazione se P ∈ K implica CP ⊆ K.
Quindi un insieme di rotazione è unione di circonferenze giacenti su piani paralleli con
centri allineati: tali circonferenze si dicono paralleli.
Siano r e γ una retta e una curva nello spazio. Allora l’unione delle CP per P ∈ γ è una
superficie S detta superficie di rotazione di asse r generata da γ: γ si dice generatrice di
S.
Una superficie S di rotazione di asse r è trasformata in sè da tutte le rotazioni di asse r.
Se θ ∈ [0 2π) e se γθ è l’immagine di C tramite la rotazione di asse r e angolo θ, allora
S è unione delle curve γth per 0 ≤ θ < 2π.
Le curve γθ si dicono i meridiani. Osserviamo che i meridiani sono le intersezioni di S con
i piani del fascio per r.

2 - Superfici di rotazione di asse gli assi coordinati

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Studiamo le superfici di rotazione nel caso in cui l’asse r è l’asse delle z e la generatrice γ
è una curva piana in y = 0. Indicheremo con Sγ la superficie di rotazione attorno all’asse
z generata da una tale γ.
Se γ è piana possiamo sempre ricondurci a questo caso con un cambiamento di riferimento.
Esempio. Consideriamo la circonferenza

(x − 2)2 + z 2 − 1 = 0
γ:
y=0
.
p
Se P0 ∈ (x0 , 0, z0 ) ∈ γ, (x, y, z) ∈ CP0 se e solo se z = z0 e x2 + y 2 = |x0 |.
Sostituendo nella prima equazione abbiamo la forma cartesiana

Sγ : (x2 + y 2 )2 + z 4 + 2(x2 + y 2 )z 2 − 10(x2 + y 2 ) + 6z 2 + 9 = 0.

Per studiare la superfici di rotazione si può utilizzare il seguente cambiamento di coordinate


in R3 :

x = ρcosθ
(
y = ρ sin θ
z=t
con ρ > 0, t ∈ R e 0 ≤ θ ≤ 2π.
Il cilindro x2 + y 2 = R2 in coordinate cilindriche ha equazione ρ = R.
Esempio. Una parametrizzazione di γ è P (ϕ) = (cosϕ + 2, 0, sin ϕ), ϕ ∈ [0 2π]. Pas-
sando alle coordinate cilindriche e sostituendo ρ = cosϕ + 2 e t = sin ϕ, otteniamo la
parametrizzazione

 x = ((cosϕ + 2)cosθ
Sγ : y = (cosϕ + 2) sin θ , ϕ, θ ∈ [0 2π].
z = sin ϕ

Un superficie di rotazione coma la precedente che ha con generatrice una circonferenza γ


e con asse una retta complanare e esterna a γ si dice toro.

3 - Forma cartesiana e parametrica

Se

f (x, z) = 0 p
γ: , e se F (x, y, z) = f ( x2 + y 2 , z),
y=0

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allora

Sγ : F (x, y, z) = 0.

Se γ : P (t) = (x(t), 0, z(t))), t ∈ D,



 x(t, θ) = x(t)cosθ
Sγ : y(t, θ) = y(t) sin θ , t ∈ D, θ ∈ [0 2π].
z(t, θ) = z(t)

Esempi.
1) Se γ : x − z = 0, y = 0, Sγ : x2 + y 2 − z 2 = 0 è il cono circolare retto. Poiché γ : (t, 0, t),
abbiamo

x = tcosθ
(
Sγ : y = t sin θ
z=t
2) Se γ : P (ϕ) = (Rcosϕ, 0, R sin ϕ), 0 ≤ ϕ ≤ π (semicirconferenza di centro O), allora

x = R sin ϕcosθ
(
Sγ : y = R sin ϕ sin θ , 0 ≤ ϕ ≤ π, 0 ≤ θ ≤ 2π
z = R cos ϕ
è la sfera di centro O e raggio R.

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