Sei sulla pagina 1di 4

F. CHOPIN Albumblatt moderato B.

151 postumo
"cromatiche modalità"
Mazurche op. 7. n.2, op. 17 n.4, Preludio op.28 n.4,
Mazurca op.17 n.2

Chopin! Dolce e armonioso genio!


Qual è il cuore cui egli fu caro, qual è la persona cui egli fu familiare
che, sentendolo nominare, non prova un fremito, come al ricordo di
un essere superiore che ha avuto la fortuna di conoscere?
Ma, per quanto rimpianto egli sia da tutti gli artisti e da tutti i suoi
numerosi amici, ci è forse permesso di dubitare che sia già venuto il
momento, per lui, di essere apprezzato nel suo giusto valore e di
occupare, nella considerazione universale, l’alto posto che gli
riserba l’avvenire.
Un pittore e uno scultore possono ragionevolmente sperare di
convertire a poco a poco i loro contemporanei in buona fede, coloro
che l’invidia, il rancore, il partito preso non rendono inaccessibili a
ogni conversione.
Il musicista innovatore è condannato ad aspettare la generazione
successiva per essere prima sentito, poi ascoltato. Egli non può
assolutamente sperare di conquistarsi un pubblico da vivo, cioè di
vedere il sentimento che lo ha ispirato, la volontà che lo ha animato,
il pensiero che lo ha guidato, compresi in generale.

Racchiudendosi nell’ambito esclusivo del pianoforte, Chopin diede


prova di una qualità più preziose in un grande artista: la giusta
valutazione della forma dove gli è dato eccellere.
Tuttavia questo fatto, di cui non gli facciamo un serio merito,
nocque all’importanza della sua fama. Difficilmente forse un altro, in
possesso di così alte facoltà melodiche e armoniche, avrebbe
resistito alla tentazione che presentano i canti dell’archetto, gli
illanguidimenti del flauto, le tempeste dell’orchestra, gli
assordamenti della tromba.
Come dobbiamo interamente ammirare quell’unica preoccupazione
del bello per se stesso che, facendo disdegnare a Chopin la
propensione comune a spartire tra un centinaio di leggii ogni
pezzetto di melodia, gli permise di aumentare le risorse dell’arte
insegnando a concentrarle in uno spazio minimo!
Invece di agognare ai fragori dell’orchestra, Chopin si accontentò di
vedere il proprio pensiero integralmente riprodotto sull’avorio del
pianoforte.
“romanticismo struggente e lieve..."
Studio op.25 n.7 (trascrizione per vc e pf. di Jules de Swert)
Notturno op.9 n.2 in mi bem.(trascrizione per vc e pf. di D. Popper)
“canto, ritmo e folklore"
Mazurca op.24 n.1 e n.2, op.24 n.2, op.41 n.2, op.30 n.2
Notturno in do diesis min. op. postuma (trascrizione per vc. e pf. di G. Piatigorsky)
In Polonia la mazurka diventa spesso il luogo in cui tutta una vita si
decide, ove i cuori si pesano, ove la patria recluta i suoi martiri e le
sue eroine.
In quelle contrade la mazurka non è solo una danza, è una poesia
nazionale, destinata a trasmettere il fascio ardente dei sentimenti
patriottici sotto il velo trasparente di una melodia popolare.
Per capire come quella cornice fosse appropriata alle tinte di
sentimento che Chopin vi ha saputo rendere con pennellate
iridescenti, bisogna aver visto danzare la mazurka in Polonia.
Tutte le donne in Polonia hanno, per dono innato, scienza magica
di questa danza. Qual è la polacca che in vita sua non ha terminato
una mazurka con le guance più brucianti di emozione che di fatica?
Chopin ha liberato l’ignoto di poesia che non era se non indicati nei
temi originali delle mazurke veramente nazionali.
Conservando il loro ritmo egli ne ha nobilitato la melodia, ingrandito
le proporzioni; vi ha intercalato i chiaroscuri armonici altrettanto
nuovi dei soggetti cui li adattava per dipingere, in quelle produzioni
che si compiaceva di sentir chiamare “quadri sul cavalletto”.
Nel gran numero delle Mazurke di Chopin regna un’estrema
diversità di motivi e di impressioni. Parecchi sono inframmezzati dal
risonar degli sproni, ma nella maggio parte si distingue prima di
tutto l’impercettibile fruscio del tulle e della garza sotto il soffio
leggere della danza; il rumore dei ventagli il ticchettio dell’oro e
delle gemme.
Alcune sembrano dipingere il piacere coraggioso, ma minato
d’ansietà, di un ballo alla vigilia di un assalto. Alcune altre
sembrano rivelare le angosce , le pene e i tedi segreti, portati a
feste il cui fragore non soffoca i clamori del cuore.
Altrove ancora si afferrano come dei terrori repressi, timori,
presentimenti di un amore che lotta e sopravvive, che la gelosia
divora, che si sente vinto.
Quindi è un turbine, un delirio in mezzo a cui passa e ripassa una
melodia rotta e ansante, come le palpitazioni di un cuore che vien
meno, e si schianta, e si muore d’amore.
Più oltre, tornano fanfare remote, ricordi lontani di gloria.
Ve ne sono il cui ritmo è altrettanto indeterminato, altrettanto fluido
che il sentimento con cui due giovani amanti contemplano una
stella solitaria apparsa nel firmamento!

"la danza" Mazurca op. postuma in si bem. maggiore Mazurca op.68 n.1
“salotto parigino” Mazurche op.67 n.2 e n. 4

Egli spirò come era vissuto, amando!


Non poterono cessare le lagrime che si versavano intorno a lui.
Siccome il suo amore per i fiori era ben noto, il giorno seguente
gliene portarono una tale quantità che il letto su cui egli giaceva, e
tutta la camera, scomparvero sotto i loro vari colori; egli sembrò
riposare in un giardino.
La pia ammirazione di Chopin per il genio di Mozart gli fece
chiedere che il Requiem di lui fosse eseguito ai suoi funerali; questo
desiderio fu esaudito.
Le esequie ebbero luogo all’Eglise de la Madeleine, il 30 ottobre
1849. I principali artisti di Parigi vollero prendervi parte.
All’Introito si udì la Marcia Funebre del grande artista da poco
spirato. All’Offertorio furono eseguiti i mirabili Preludi di Chopin in si
e in mi minore.
Meyerbeer fu a capo del corteo funebre con il principe Adam
Czartoryski e con Delacroix.
Subito dopo la morte di Chopin, Camille Pleyel ebbe l’idea di
promuovere una sottoscrizione allo scopo di fargli erigere al
cimitero di Pere-Lachaise un monumento di marmo.
La sua scomparsa ci rapì i risarcimenti racchiusi in un’amicizia
comprensiva. L’affettuosa simpatia avrebbe mitigato i disinganni e
le lassitudini che ancora ci aspettano, come hanno rincuorato e
fortificato le nostre prime tendenze ei nostri primi tentativi.
Sebbene insufficienti siano queste pagine per parlare di Chopin
secondo i nostri desideri, speriamo che l’attrazione a buon diritto
esercitata dal suo nome colmerà tutto ciò che qui manca.
“morte di Chopin” Mazurca op.68 n.4 (ultima composizione, composta sul letto di morte)
Marche funèbre, Op.72 No.2 (postuma)
“Chopin e l'immortalità” Valzer op 69 n.1 e 2 - Largo dalla Sonata op.65 per vc. e pf.