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CIBO E RELIGIONI

 MICHEL ONFRAY Il ventre dei filosofi. Critica della ragione die- carne umana), che a una prima lettura sembrerebbero solo cu-
tetica, ISBN: 8817840882, Rizzoli, Milano 1991, pagine 176, € 18,00, riosità da “sensazionalismo dotto”, e che invece sono perfetta-
mente in linea con il rifiuto della civiltà e delle sue convenzioni
cartonato con sovracoperta illustrata.
che caratterizza il cinismo inteso come scuola filosofica. L’autore
francese esplora efficacemente anche le ambiguità e le debolezze
A volte ci si entusiasma per un piatto che si crede tipico di un
dei ragionamenti di Rousseau che associava lusso alimentare e
Paese senza tener conto che la sua qualità è determinata dagli
sperequazione sociale prescrivendo la semplicità della prepara-
ingredienti prodotti in tutt’altro punto del pianeta. È più facile,
zione (oggi diremmo: il chilometro zero) come strumento di ri-
e lo scrivo da ex abitante della terrificante metropoli latinoame-
torno alla società giusta e naturale (senza però contare che pure
ricana, apprezzare i tacos farciti con carne nostrana che quelli
in società semplici la preparazione di alimenti quotidiani è piut-
mangiati a un chiosco di Città del Messico. O, viceversa, si di-
tosto complessa, e dà lavoro a più di una persona, anche perché
sprezza una cucina senza considerare che non la si conosce at-
inevitabilmente richiede diverse competenze). L’autore dell’É-
traverso ingredienti originali, come chi pretendesse di farsi un’i-
mile sosteneva inoltre che il vegetarianesimo corrispondesse allo
dea di sushi e sashimi basandosi su un ristorante “giapponese”
stato di natura (e però non si spiega, se la natura è fonte di per-
in Italia.
fezione, perché l’umanità sia spontaneamente diventata onni-
vora). Il ginevrino peraltro cantava le lodi del latte, a suo vedere
La premessa è necessaria perché ho letto Le ventre des philo-
l’alimento più semplice e naturale, rispetto al quale tutto il resto
sophes. Critique de la raison diététique, Grasset 1989) di Michel
è surrogato, definendolo, per far quadrare i conti, come una so-
Onfray in traduzione inglese (Appetites for Thought. Philosophers
stanza vegetale. Anche l’aneddoto di Kant alticcio, e la sua giu-
and Food, Reaktion Books 2015) e non ho alcuna garanzia che l’o-
stificazione filosofica di tale stato (a dispetto del suo noto rigori-
riginale francese, o la versione italiana, abbiano la stessa consi-
smo) come incline alla franchezza, e quindi tutto sommato posi-
stenza e lo stesso sapore. Aggiungo che nel libro da me letto
tivo, non è male.
manca l’intervista all’autore che completa invece il libro Rizzoli
(e mi si potrebbe obiettare che è un po’ come un pranzo all’ita-
Altri capitoli, come quello su Nietzsche e quello su Sartre, mi sono
liana che non terminasse con un buon espresso). Ma l’ho letto in
parsi minestre un po’ allungate (gli aneddoti alimentari interes-
edizione inglese perché intento alla preparazione di un corso uni-
santi su un autore non sempre sono tanti, come pure le sue di-
versitario su filosofia e cibo, cosicché, in virtù dell’esame della let-
scussioni filosofiche del cibo, e allora si mette insieme un pasto
teratura “gastrosofica” a cui tale attività mi ha costretto, posso
con quello che c’è; e dell’esistenzialista francese si ricordano so-
subito dichiarare uno dei pregi del libricino del noto ateo edoni-
prattutto le sbornie). La pietanza migliore, nel senso di meglio
sta: quello di essere tra i pochi nel suo genere. Il che, per inciso,
servita e più gustosa, è il capitolo su Marinetti, e sulla teoria e
giustifica anche la recensione di un lavoro piuttosto vecchio.
pratica futurista del cibo, visto che discussioni sistematiche di
questo tema non abbondano (ammetto peraltro di apprezzare
Sennonché, si protesterà, “filosofia e cibo” è un’etichetta che si
queste pagine di Onfray anche per un po’ d’orgoglio nazionali-
può applicare a più di un barattolo. Che cosa contiene, esatta-
sta, come di chi si vedesse imbandire una carbonara ben prepa-
mente? Un’esposizione cronologica delle concettualizzazioni del
rata in un ristorantino nel cuore di Parigi).
cibo proposte da differenti filosofi? Spiedini di aneddoti alimen-
tari sui filosofi stessi? O ancora la discussione delle rispettive vi-
Se e quanto questo libricino, esprima, o si iscriva in, una filoso-
sioni del mondo alla luce di quello che si sa sulla dieta dei grandi
fia del corpo e dell’alimentazione frutto della mente di Onfray me-
pensatori? Ebbene, Il ventre dei filosofi. Critica della ragione die-
desimo, e quanto tale filosofia sia originale, faccio fatica a vederlo.
tetica, articolato in sette capitoli, è tutto questo. Ciascun capi-
Si tratta, tirando le somme, del classico divertissement che solo
tolo si concentra su un autore: Diogene (412-323 a.C.), Rousseau
un autore affermatosi in virtù di altre opere e che gode di una
(1712-1778), Kant (1724-1804), Fourier (1768-1830), Nietzsche
grande visibilità non ha difficoltà a pubblicare e vendere. Un frul-
(1844-1900), Marinetti (1876-1944) e Sartre (1905-1980). Il ventre
lato con molti grumi, consigliato solo ai bulimici del pensiero o
dei filosofi è però come uno di quei buffet che si trovano il più delle
dell’aneddotica, o a chi, appunto, stia collezionando materiali di-
volte ai convegni accademici. C’è un po’ di tutto, le vivande non
dattici su filosofia e cibo.
sono bene assortite, e nessuna, presa a sé, sfama veramente. La
sua massima virtù è quella di riempire una pausa, più che la pan-
Un ultimo appunto: la versione inglese è resa fastidiosa, come
cia, e di offrire il pretesto a quattro chiacchiere più o meno eru-
quelle sogliole non ben mondate dalle lische, dai refusi nelle pa-
dite. Non voglio dire, tuttavia, che qualche volta non capiti sotto
role in italiano: no, la “pastascuitta” proprio non mi va giù.
i denti qualcosa di saporito.
Stefano Bigliardi
Ho trovato convincente l’analisi che Onfray conduce degli aned-
doti su Diogene consumatore di carne e pesce crudi (e persino di
stefano.bigliardi@gmail.com

viene santificato. Tale cibo, detto pra- re delle differenze nel modo in cui le che le nuove religioni non vengono dal
sadam, è usato cerimonialmente e poi nuove religioni si relazionano al cibo? nulla, e le loro pratiche alimentari so-
è di fatto consumato in un pasto. Gli Ha- (BEZ). Le nuove religioni sono, per de- no radicate in un contesto. Una nuova
re Krishna organizzano con il prasadam finizione, nuove. Questo significa che religione di stampo indù fondata da
feste elaborate, aperte a chi non fa par- possono sperimentare, e che spesso un nuovo guru ricalcherà le abitudini
te del gruppo. È un modo molto poten- hanno una più spiccata volontà di alimentari indù. Il guru potrà cambia-
te di aprirsi all’esterno. Ho incontrato adottare una prospettiva radicale. Il re qualcosa, ma rimarrà il retroterra
molti convertiti a ISKCON che avevano tipo di persona che si unisce a un nuo- indù. Considerazioni simili valgono
avuto il primo incontro con loro attra- vo movimento religioso non ha paura per una nuova religione di stampo cri-
verso le feste pubbliche! di seguire pratiche insolite o comun- stiano o buddhista.
que devianti rispetto alle proprie tra- Alcune nuove religioni emergono da
(SB). In queste regole ci sono analogie dizioni originarie. Quindi si notano contesti più laici, come per esempio
con quelle delle religioni tradizionali e molte innovazioni rispetto alle reli- quelle del “potenziale umano”. Altre
più importanti, o si possono riscontra- gioni più antiche. È anche vero, però, religioni sono strettamente legate a