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Maciej Jasinski

I miei pensieri su Henri Cartier-


Bresson
Prima di cominciare, vorrei mettere in rilievo una premessa: per me la fotografia è
un’estensione della storia dell’arte, o, per dire meglio: una sorella più giovane della pintura.
Leggendo la biografia di Bresson, non mi concentravo sui trucchi del suo mestiere (marchio
della fotocamera, tecnica, ISO e così via), ma invece trovavo più gradevole ponersi la
domanda, dove metterlo della inea temporale della storia d’arte.
Perché per me la forza espressiva delle foto di Bresson sta nella composizione, nel
catturare il movimento. In fondo, fu lui a diffondere la espressione “il momento decisivo”.
L’altra cosa è che – nella mia opinione – non sempre riusciva a catturare quel momento. Non
c’è da stupirsi – il pittore ha tantissimo tempo per fare la sua opera ben ponderata e
inscenata; il fotografo invece, no: trova quel “secondo d’oro”, oppure spreca il tempo.
Per dare un esempio: la fotografia A Young Belgian Woman is Denounced as a
Gestapo Informer dal 1945. Non si può evitare l’associazione con la Ultima Cena di Leonardo
da Vinci. Sia la donna giovane, sia la sua accusatrice (che somiglianza a uno degli apostoli
indossati nella tunica gialla!) sono state presentate nel “movimento delle emozioni”, si
percepisce la tensione. Ma, applicando il principio del “momento decisivo”, la folla dietro di
loro non mi convince. Se, invece, pensassi ai quadri di Rafael e i suoi trucchi di composizione,
la gente dietro la giovane Belga mi risulterebbe giustissima e molto convincente.
Tutto per dire, che nella fotografia di Carier-Bresson sono la composizione e la
somiglianza ai dipinti tradizionali a commovermi.
Bougival, Yvelines, dal 1956. Questa foto potrebbe essere appesa accanto a Las Meninas in
Prado, costituendo un completamento straordinario. Lo specchio, il cane, il campo
profondissimo…
On the Place du Tertre, dal 1952. Un uomo come se fosse compost dai blocchi
geometrici, la natura morta come nei quadri di Cézanne…
Heyères, dal 1932. Quelle spirale curvate e linee arcate: sono già il surrealismo,
oppure più si avvicinano al cubismo?
Salerno, 1933. La composizione cosi rigida, ma allo stesso momento grassa e gonfia,
farebbe impallidire persino Kandinsky o Mondrian (anche se bianco-nera!)
Aquila degli Abruzzi, dal 1952. La composizione. Il movimento. Alcune donne si
avvicinano, alcune – lo sentiamo anche negli occhi! – si allontanano. Linee diagonali, curvate,
il portale barocco, le montagne. Tutto profondamente immerso nel concetto della
composizione artistica.
Alla fine, scriverò una cosa che mi piace dal punto di vista della tecnica di Cartier-
bresson: Lui usava un obiettivo standard, non esagerava, non giocava con la sua Leica.
Maciej Jasinski

Questo rende le sue fotografie ancora più reali, più vicini a


noi. Non c’è nessun truccho, nessun filtro che dovrebbe
convincerci che le sue foto siano i capolavori. Quello

conferma la sua grandezza.