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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA

Facoltà di Lettere e Filosofia


CORSO DI LAUREA IN LINGUE E CULTURE STRANIERE E
MEDIAZIONE LINGUISTICA

Tesi di Laurea

This is England: una storia di Skinhead nell’Inghilterra del 1983

Laureando Relatore
Michela Zabaglia Chiar.mo Prof. Alessandro Tinterri

Anno Accademico 2011-2012


INDICE

INTRODUZIONE pag.1

CAPITOLO 1.
LA CULTURA SKINHEAD: STILE, MUSICA E CALCIO pag 3
1 I mod e gli stili che precedono il movimento skinhead “ 3
2. Canoni degli skinhead e anni d’oro del movimento “ 6
2.1_ La Musica “ 8
2.2_ Calcio, risse e società “ 10
3. Sociologia sui primi Skinhead “ 11
3.1_La tecnica dello stile “ 13
3.2_La tecnica della musica “ 14
3.3_La tecnica della Micropolitics “ 15
4. Il Punk e i Revival degli anni ‘70 “ 17
4.1_Il Punk “ 17
4.2_Skinhead Revival “ 18
4.3_ Skinhead e la politica “ 19
4.4_Ska Revival “ 21
4.5_l’OI! “ 22
ALCUNE IMMAGINI TRATTE DAI LIBRI SKINS DI GAVIN WATSON, SKINHEADS
DI NICK KNIGHT E OI! DI GARRY JOHNSON “ 24

CAPITOLO 2.
THIS IS ENGLAND: UN FILM DI SKINHEAD pag. 28
1. La storia “ 30

i
2. Il mondo skinhead nel film “ 32
3. Parola al regista “ 34
4. Note di produzione “ 38
Locandina del film “ 40

CAPITOLO 3.
COME NE PARLA LA CRITICA pag. 41
1. I pregi di Meadows “ 47
2. Le imperfezioni “ 49
3.Focus on: Inghilterra. “ 50
4. Focus on: USA “ 52
5. Un titolo che fa riflettere “ 53
6. Il finale “ 54

SUMMARY “ 56

CONCLUSIONI “ 61

BIBLIOGRAFIA “ 63

ii
INTRODUZIONE

This is England è un film del 2006 del giovane regista inglese Shane Meadows.
La storia racconta l’estate del 1983 di un ragazzo di tredici anni residente in un midland
inglese martoriato dalla disoccupazione e dalla tragedia della guerra delle Falkland, nonchè
del suo incontro con una banda di skinheads. Il film si incentra sulle loro esperienze estive ma
anche, e soprattutto, sulle dinamiche del gruppo con le sue passioni, i suoi componenti e le
relazioni che intercorrono tra di essi; il tutto dal punto di vista del tredicenne Shaun, appena
reduce dalla morte del padre, soldato.
Il regista, con un dichiarato passato da skinhead, affronta questo tema scomodo, questa
cultura giovanile così temuta, per rivalutarla e mostrarla per come è o, perlomeno, per come
era e come la vedeva lui. La conclusione a cui si arriva non è definitiva, non è un'
autocelebrazione, è solo un altro modo di vedere la cultura skinhead.
Il film parte infatti dalla tipica gang skinhead, ma poi il regista va oltre, approfondendo i
vari personaggi con un lavoro di introspezione mai banale.
L’arco temporale è limitato, solo qualche mese, e nello specifico del 1983; quindi il contesto
sociale è ben definito. La cultura skinhead di cui è intriso il film è tuttavia una tematica molto
più ampia che pochi però approfondiscono. Oggigiorno la parola skinhead non trasmette quasi
nessun significato se non accompagnata dalla parola “nazismo”, in riferimento ai famigerati
naziskin che troviamo nei bassifondi delle nostre città, soprattutto metropoli.
La visione del film mi ha instillato la curiosità di capire chi siano questi skinhead, quale sia
la loro particolarità, quale la ragione per cui hanno quei tatuaggi, quegli stivali: così ho
pensato che sarebbe stato interessante informarmi in modo più dettagliato su una delle culture
giovanili più longeve del Regno Unito che si è diffusa, deformata e trasformata, in tutto il
mondo. Conoscerla permette di avere un’esperienza più completa del film e della società
inglese in generale.

1
Detto ciò, il mio lavoro parte da una visione generale sulla storia skinhead, sulle sue origini,
sviluppi e sulle caratteristiche distintive del movimento, basandomi su testi prevalentemente
in lingua inglese scritti da ex-skinhead che raccontano la propria esperienza.
In seguito ho analizzato il film cercando di far emergere le modalità con le quali il regista
racconta la sua storia.
Infine ho scelto di rielaborare come la critica ha interpretato ciò che This is England vuole
narrare, prendendo il materiale da giornali e siti dedicati alle recensioni cinematografiche.
Nonostante sia poco conosciuto (in Italia addirittura arriva con un ritardo di cinque anni, nel
2011), il film ha ricevuto ottime recensioni e vari premi: Festival Internazionale del Film di
Roma2006, "Premio Speciale della Giuria"; British Independent Film Awards 2006 "Miglior
Film" e "Miglior Esordiente" (Thomas Turgoose); Premi BAFTA 2008 "Miglior Film
Britannico; Festival di Mons 2008 "Miglior Film Europeo".

2
CAPITOLO 1
LA CULTURA SKINHEAD: STILE, MUSICA E CALCIO

Bovver is not our only pastime… we like reggae,


clothes, football and girls, and being left alone.
PAUL THOMPSON, London Skinhead, 19691

A dispetto di quanto si possa pensare, la cultura skinhead è una delle più longeve. La sua
apparizione ufficiale risale al lontano 1969.
Tuttavia non è la prima tra le sottoculture giovanili inglesi; come è definito nel saggio Boots
and Braces, la cultura skinhead è un «patchworked nature»2, un miscuglio di influenze mod,
giamaicane e operaie.
Inizierei in primis a parlare della cultura mod, una cultura affiliata a quella skinhead, se non
altro per le stesse origini operaie dei suoi seguaci e per alcuni aspetti comuni anche nello stile.

1. I mod e gli stili che precedono il movimento skinhead

Dalla fine del secondo conflitto, una rivoluzione culturale prende forma soprattutto tra i
giovani. Fino agli anni ’50, prima del rock’n’roll, il concetto di “giovane” non esiste:
l’adolescenza era solo una breve fase di passaggio tra l’essere bambino e il diventare adulto.
Tuttavia, dagli anni 50’ si inizia ad avere una consapevolezza dello status di giovani, un
bisogno di visibilità; si afferma perciò l’orgoglio di «essere così come si è» 3 trasmesso non
solo dall’abbigliamento, ma da un modo di fare, da un codice di comportamento con dei
propri segnali: una dichiarazione di identità contro uno stile di vita imposto e omologato, per

1
Pedrini R., Skinhead, II edizione, NDA press, 2004 pp27
2
Prof. Dr. Christian W. Thomsen, Boots and Brace Early Skinhead Culture and its Techniques of Constructing
the Self, 2000
3
Pedrini R., op.cit. Pag 28

3
spaventare e mettere in crisi l’establishment. I vari stili della strada hanno un appeal sui
giovani per il loro modo di “mostrare la realtà” e la possibilità di essere autentici.
Inoltre è proprio in questi anni che inizia ad imporsi l’influenza dei giovani anche nel
mondo dell’industria e dello spettacolo, grazie a un maggior tempo libero e alla disponibilità
di denaro dovuta al boom economico di quegli anni.
I primi che iniziano a darsi un nome ed avere uno stile predefinito sono i teddy boys negli
anni ’50. La musica, ovviamente rock’n’roll, diventa una forma di fuga dalla realtà
quotidiana, mentre lo stile nell'abbigliamento, estremamente elegante, inusuale per i ragazzi
della working class, è utilizzato a mo’ di sfida verso il ceto agiato. Oltre a ciò, l’elemento
razzista del movimento allontana l’establishment dalla comprensione e accettazione di questi
ragazzi che «non vogliono stare al proprio posto»4.
Alla fine degli anni ’50 tale cultura declina per far posto ai rocker, riconoscibili dal loro
abbigliamento in pelle e la passione sfrenata per le moto e la musica rock’n’roll. I loro luoghi
di ritrovo sono i bar periferici; la moto gli permette di esprimere il bisogno di libertà ed essere
sfuggenti a tutto e tutti, sono i primi che decorano le loro giacche con borchie, badges e
insegne varie.
In contemporanea però la comunità indo-occidentale cresce, e con essa si diffondono i
cosiddetti rude boy con il loro Modern Jazz, l’Rhytme&Blues nordamericano e lo Ska
giamaicano. Questo nuovo modo di essere sarà preso come modello di riferimento dai giovani
inglesi che non amavano i rocker: è la nascita dei mod. I punti chiave di questa nuova cultura
sono coolness, eleganza e sfuggevolezza. Lo stile afroamericano fa da padrone insieme alle
camicie italiane, i colori eccessivi e le scarpe inglesi o continentali. Fondamentale è inoltre la
cura dei particolari. I mod non puntano alla scalata sociale, anzi, i loro vestiti costosi
assumono un ruolo paradossale: il loro uso li snatura e li fa diventare simbolo di un modo di
vivere inafferrabile e incomprensibile, al di fuori della logica tradizionale. Quello che contava
erano la musica, i locali, vivere smart ed essere soprattutto mod. Avviene così un’inversione
4
Pedrini R., op.cit

4
dei simboli e la 'Vespa' italiana, vissuta come simbolo di ordine dai livelli agiati della società,
nelle loro mani diventa una manifestazione di voglia di libertà, di non stare alle regole e alle
convenzioni che segregavano i figli della working class nei loro quartieri di provenienza.
Attraverso questo mezzo hanno la possibilità di poter andare in quartieri diversi, quelli abitati
dalle classi agiate, dove fino a quel momento non ci si aspettava di incontrare i figli delle
classi meno abbienti.
Per qualche anno i mod riescono a sottrarsi alla critica del mondo, finché la stampa non si
accorge di loro parlandone a proposito degli scontri con i rocker; così come la moda, che
inizia uno sfruttamento degli stili della strada per scopi ludici, svilendoli, perché enfatizza
solo gli aspetti che la società considerava accettabili. Questa esposizione forzata sui giornali,
nelle vetrine dei negozi “in” del paese segna il declino, seppur lento, della cultura. I mod si
smembrano, si dividono tra quelli che seguiranno poi la cultura hippy e la moda psichedelica
in quegli anni in crescita (tra il 1965 e il 1967), e i fedeli al filone afro – giamaicano,
focalizzandosi di più sul Motown, Soul e musica giamaicana. Questi ultimi, a differenza della
cultura hippy, mettono in primo piano la solidarietà di classe, in particolare della comunità
operaia.
La fine del decennio segna dunque una fase di passaggio delle culture finora analizzate. In
maniera sintetica si può dire che i rockers si trasformano in greasers e i mods in skinheads.
Nonostante primeggi in quegli anni il Rock psichedelico dei Pink Floyd, alcuni gruppi di
ragazzi continuano ad amare la musica giamaicana, forse perché a differenza del rock bianco,
la “musica nera” parla della vita quotidiana e dell'essere diversi, è semplice e ballabile, è
economica (la maggior parte delle produzioni sono ancora in 45 giri, mentre il rock è ormai
tutto in LP); la musica deve essere stile, non arte. Per queste ragioni alcuni giovani bianchi
continuano ad identificarsi con la musica e lo stile dei neri, riscoprendo anche le proprie radici
culturali: tutto ciò creerà una nuova sottocultura, quella skinhead.

5
2. Canoni degli skinhead originari e anni d'oro del movimento

Gli skinhead vengono chiamati così solo qualche anno dopo la loro prima comparsa. Molte
le definizioni tra cui hardmod; ciò mette in evidenza il legame esistente tra questi e la
precedente sottocultura. Dai mod riprendono la maniacale cura dei particolari e la musica: lo
ska e il reggae dominano le serate degli skinhead. Dalla cultura indo-occidentale riprendono il
taglio corto dei capelli e le bretelle. Il nome deriverebbe proprio da questo taglio caratteristico
dei capelli: così corto da far vedere la pelle del cuoio capelluto, skin appunto.
La scelta di questo tipo di taglio ha varie ragioni: oltre al fatto che è lo stesso dei rude boy
giamaicani dai quali tanto hanno preso gli skinhead, il taglio personifica l'ideale di eleganza e
di forza a loro tanto cara. Come per i mod, anche per gli skin vale la regola aurea del “be
smart”. L'eleganza però è un’ eleganza «classista»5 come la definisce Pedrini: quella della
classe operaia. La scelta dei capelli così corti è anche per differenziarsi totalmente dalla moda
hippy, sostenitrice dei capelli lunghi. È poi anche una scelta pratica: i capelli così corti sono
più semplici da curare e tenere puliti (per questo anche le madri accettano il taglio) e nelle
risse si evita di essere "acciuffati" per i capelli. Non vietati, ma da evitare, baffi e barba,
davano poco l'idea di cleaness. Anche le donne portavano i capelli quasi rasati con le ciocche
davanti più lunghe. Tuttavia Marshall ci dice che la lunghezza, oltre che variare nel tempo,
(all'inizio non era fondamentale che fosse a zero), variava anche rispetto alle zone: la zona di
Londra e del sud in generale è sempre stata quella più eccentrica e per questo più suscettibile
ai cambiamenti, mentre il nord dell'Inghilterra ha sempre mostrato l'attitudine a mantenere le
caratteristiche originarie.
Gli scarponi (o meglio i boots) sono un altro marchio distintivo. A differenza di quanto si
crede, la prima scelta all'inizio non era caduta sui Doc Martens ma sugli stivali dei minatori
della National Goal Board che avevano la punta d'acciaio, proprio per apparire più hard
possibile, come richiedeva lo stile. Spesso si preferiva addirittura comprarli di taglie più
5
Pedrini R., op.cit., pp 49

6
grosse perché «the heavier the better»6. Il cambio di marca è avvenuto quando le autorità
hanno decretato gli stivali come oggetto pericoloso, in quanto le punte d'acciaio erano
considerate come arma durante le risse in strada e allo stadio in particolare.
Collegati agli scarponi ci sono i pantaloni: spesso ripiegati per mostrare lo stivale; solo
alcune erano le marche permesse. I Levi's 501 erano quanto di meglio uno skin potesse
desiderare, tuttavia erano anche accettati i Wrangler e i Lee, più diffusi al nord. Nonostante
provenissero dalla classe operaia, gli skinhead ricercavano l'eleganza e l'esclusività
riprendendo il canone dei mod. Essendo di qualità, questi jeans erano di difficile deperimento,
mentre gli skins volevano apparire duri; anche il jeans doveva avere un aspetto 'usato': ecco
spiegato il "trucco" di immergere i jeans e a volte anche il giubbotto, nella varechina(i
bleached jeans). I calzoni erano da prendere più grandi per poter sfruttare le bretelle, altro
accessorio fondamentale ripreso dai giovani giamaicani.
La camicia scelta è quella “senza colletto” a tinta unica, o la rinomata camicia American
button-down, la stessa dei mod. La marca più popolare è la Ben Sherman, ma ne esistevano
delle altre, ovviamente. Oltre alle camicie, molto popolari erano le polo Fred Perry, anche
queste di derivazione mod.
Questa è in generale la "divisa" diurna; differente era quella per andare a ballare, fatta di
scarpe brogues, maglioni o cardigan a tinta unita, cravatte, cappelli alla rude boy e altri
particolari maniacali di cui Marshall ci fornisce un esempio:

Jeans and boots were put away for the football and out came the Levi’s sta-press, the mohair suits,
highly polished brogues and equally impressive gear. And all topped off with a meticulous attention to
detail that was once described as being aggressively mod neat. Blokes mouthing off in three button
suits, bottom button always left undone. The number of ticket pocket and sleeve buttons, and the size of
a vent, representing the difference between the envied and the also-rans. The perfectly folded pocket
hanky, held in place by a gold pocket stud. The decorated tobacco tin. And the girls, with their

6
Marshall G., Spirit of ’69. A Skinhead Bible, Victoria Press, Scozia, 1994. pp 17

7
feathercuts, looking absolutely stunning with skirts and stocking instead of trousers, and their jackets
that much longer. Or failing that, keyhole backed mohair mini-dressers or something equally
appealing. We are talking skinhead heaven here!7

Queste erano le divise ufficiali dei primi skinhead, quelli della fine degli anni 60.

Fig 1

2.1 La Musica
Per gli skinhead, come per tutte le culture giovanili, la musica è un elemento cardine,
importante tanto quanto l’abbigliamento: il tipo di musica che ascolti e che balli dice molto di
ciò che sei e di quale gruppo intendi far parte. La musica amata dagli skinhead, Reggae e Ska,
non rimane nella storia della musica come musica di successo, perché poche furono le radio
che trasmisero questo genere, relegato a genere underground. Gli unici show radiofonici

7
Marshall G., op.cit. pp 20

8
settimanali dedicati al genere erano quello della BBC Reggae Time e Radio Birmingham’s
Reggae Reggae.
Ma perché ragazzi bianchi inglesi di estrazione sociale operaia amavano così tanto il genere
giamaicano? È proprio la classe sociale di appartenenza dei mod e skinhead, la causa di
questo legame così forte. Pedrini nel suo libro “Skinhead” fa un lungo excursus sulla storia
del genere: nato per caso per colmare il vuoto del R&B nord americano che il rock’n’roll
bianco aveva creato, si ritrova ad essere un genere di successo nella piccola isola giamaicana
intorno ai primi anni ’60. Inizialmente c’è lo Ska, questo jazz frenetico che integra R&B con
musica folk e tradizione afro-cubana. Poi arriva il Soul che influenza e trasforma lo Ska, il
quale rallenta e diventa Rock Steady, lo stile del Rude boy, il ragazzo del ghetto violento e
piccolo criminale. Molte le canzoni che parlano di queste figure e del loro abbigliamento che
tanto fomenterà le menti dei ragazzi inglesi. È proprio in questo cambio di musica che nasce
la cultura skinhead: conoscere la musica e il gergo dell’ex colonia diventa un fatto
imprescindibile. Così il mercato discografico inglese scopre questo fermento musicale e le
prime case discografiche che se ne contendono il controllo, per una diffusione in Inghilterra,
sono la Pama e la Trojan.
Come per i Rude boy giamaicani, anche per gli skinhead la musica, il gergo e lo stile
diventano motivo di evasione dal mondo grigio e triste della realtà; insieme si balla e ci si
diverte, dimenticandosi per qualche ora della propria vita là fuori. Questa identificazione con
la condizione del rude boy permette una convivenza felice tra bianchi ed immigrati indo-
occidentali, che fanno parte delle stesse bande. Gli skinhead si sentono gli out cast della
società inglese, quelli presi in giro, quelli che non avranno speranze.
Nel ’69 inizia il momento d’oro del Reggae vero e proprio, che coincide anche con
l’esplosione della cultura skin in tutto il paese. Il connubio tra skinhead e reggae è dimostrato
anche da una famosissima canzone reggae riferita in specifico alla cultura: Skinhead
Moonstomp. I testi reggae in generale sono più impegnati socialmente perché ripresi dalla
cultura Rastafarianism di matrice anti occidentale. Tuttavia quello che interessa in fondo agli

9
skinhead era che fosse buona da ballare e il Reggae lo era. Marshall ci racconta che in quel
periodo a Londra si poteva trovare più di un locale che ogni sera suonava musica Reggae,
tant’è che nel 1970 lì si svolse il Caribbean Music Festival. 8

2.2 Calcio, risse e società


La cultura skinhead è associata da sempre alla violenza, e d’altronde l’aspetto violento viene
fuori fin dalla nascita. Uno dei motivi più noti è il calcio. Questo sport diventa una mania, un
motivo per cui vivere, la difesa della propria squadra una causa da prendere a cuore. Nei
pomeriggi di campionato tutti gli skinhead di varie gang e aree della città si ritrovano tutti
sugli spalti, mettono da parte le loro ostilità tra gang per supportare la propria squadra della
città e combattere il nemico comune: i tifosi delle altre squadre. A differenza dei mod che
amavano muoversi in Vespa o Lambretta, gli skinhead accettano anche di spostarsi con i
mezzi pubblici, che in quell’occasione diventano un luogo come un altro per continuare la
rissa o fomentare gli animi nel pre-partita.
Poi ci sono gli scontri con gli hippy, con i Greaser, con le Autorità, con i Pakistani (i
rinomati Paki bashing), e perfino con altri skinhead non facenti parte della propria banda.
Come descritto nei libri di autori appartenenti al gruppo, emerge il fatto che gli skinhead
amavano la loro immagine violenta; ma più di tutto amavano il sentirsi parte di qualcosa,
qualcosa in cui credere, a cui essere fedele, da rispettare e da difendere a denti stretti. Così ci
si difendeva, alla loro maniera, da altre culture giovanili di cui non si approvavano gli ideali
di vita; si difendeva la propria fede calcistica da altri tifosi e dalle autorità che cercavano di
addomesticare questa loro passione; si difendeva la propria cultura, la propria classe, da un
modo di vivere, come quello dei pakistani, chiuso, non aperto al dialogo, lontano,
incomprensibile, che non cercava integrazione, come facevano al contrario gli indo-
occidentali molto ben accolti. Anche il proprio territorio e il proprio quartiere doveva essere
difeso da altre bande di skinhead.
8
Marshall G., op.cit. pp.28

10
Nonostante questa immagine, le famiglie degli skinhead non erano contrarie a questa scelta
dei figli: le madri erano facilitate nella pulizia e nel taglio dei capelli, i padri amavano il loro
abbigliamento ordinato che riprendeva quello dei lavoratori. La maggior parte degli skinhead
viveva a casa con i genitori (dovuto anche alla minore età della maggior parte di essi) e spesso
questi ultimi difendevano i propri figli dalla maldicenza della stampa e della scuola.
Tuttavia lo sforzo dei genitori non era sufficiente per frenare il messaggio trasmesso alla
società che gli skinhead fossero sinonimo di violenza: le uniche volte in cui si parlava di loro
sui giornali era per una qualche rissa allo stadio, o fuori, contro le altre categorie sopra
elencate. Ogni violenza, agli occhi della stampa, viene addossata a una qualche matrice
skinhead, e ogni piccolo scontro enfatizzato per mostrare gli effetti della decadenza della
Gran Bretagna.
Questo crearsi un’immagine violenta fa sì che elementi sempre più marginali e rissosi
entrino nelle schiere del gruppo convinti di avere “l’autorizzazione” ad esprimere liberamente
la loro indole aggressiva con la scusa di essere skin. Il controllo costante della polizia e la
condanna da parte della "società per bene" accelerano la decadenza dello stile originario nei
primi anni ’70, per trasformarlo, nel sud, in quello che poi sarà chiamato Suedehead: capelli
più lunghi (così da non poter essere riconosciuti), eleganza dei vestiti più marcata,
sostituzione delle bretelle con la cinta e degli scarponi con le scarpe. Segno distintivo:
cappotto lungo Crombie. Nel nord invece lo stile continua a sopravvivere più a lungo,
mantenendo la caratteristica della segretezza ripresa dai mod e trasformandosi nel Northen
Soul, molto più vicino alla cultura skin e visibile agli altri solo attraverso gli scooter club.

3. Sociologia sui primi Skinhead

Approcciandosi all’analisi delle culture giovanili bisogna ricordare che si lavora con
qualcosa di delicato e in precario equilibrio: le culture giovanili, e in particolare quella
skinhead, oscillano tra lo stato di sottocultura e la cultura tradizionale dei genitori. Così anche

11
il loro approccio, secondo Griese, è da una parte emancipante, di sostegno e parziale, ma è
anche “colonizzabile”, assimilabile e controllabile. Inoltre, senza un’analisi del quadro sociale
ed economico dalla quale provengono, potrebbero essere strumentalizzati per stabilizzare le
gerarchie di potere esistenti. Perciò gli skinhead non possono essere studiati solo dal punto di
vista estetico, ma «as all forms of cultural production need to be studied in relation to other
cultural practises and to social and historical structures.»9 Seguendo questo metodo, l’autore
sottolinea come le culture giovanili mettano enfasi alla costruzione del sé e quella skinhead
non è da meno. I giovani, dal secondo dopo guerra, conquistano spazi sempre maggiori e
cercano di emanciparsi dal controllo dei genitori e della società, ma allo stesso tempo
partecipano alla sua costruzione e vengono sfruttati dalla società consumistica. In particolare
in Inghilterra avviene lo sfaldamento della rete di supporto, a livello economico, di affinità e
di cultura che fino a quel momento era stato il collante delle varie classi sociali: un apparente
scomparsa dei confini di classe che lascia la popolazione senza supporto, aggravato
dall’instabilità economica e da una forzata mobilità sociale. A questa perdita i giovani sentono
di dover rimediare sopravvalutando elementi come il territorio, gli oggetti, i rituali e
l’amicizia. L’autore definisce questo atteggiamento una ‘feticizzazione’ di fondamenti
presenti e appresi proprio all’interno della cultura dei padri; in comune hanno infatti l’astio
contro la cultura borghese, considerata la cultura dominante. Come sottolineano anche Pedrini
e Nick Knight nei loro libri, l’aspetto nostalgico degli skinhead è un recupero simbolico del
senso di coesione e comunità della vecchia classe operaia che non esiste più. Gli skinhead si
riappropriano di sentimenti e idee di una classe congelata al momento del suo iniziale
sgretolamento dall’esterno.
Le culture giovanili però sviluppano anche tecniche di distinzione generazionale: gli oggetti,
i rituali e la micropolitics viene presa e trasformata nel suo utilizzo in un contesto sociale
nuovo. Poi ci sono tecniche culturali e estroflessioni sociali dell’io nella società nate dal

9
Prof. Dr. Christian W. Thomsen, Boots and Brace Early Skinhead Culture and its Techniques of Constructing
the Self, 2000. pp. 1

12
contesto skinhead di reazione all’ambiente e di propria creazione come il culto degli scarponi
e delle bretelle: un modo per crearsi un posto nella società.

3.1 La tecnica dello stile


I dettami dello stile skinhead non rappresentano solo un modello di uniforme ma sono
anche un mezzo per la ricerca dell’ ‘Unità’. Tuttavia lo stile skinhead, a differenza di quello
delle altre culture giovanili, non ha un’origine unitaria, ma si presenta come un «patchwork»
di capi destinati a finalità diverse. Questa appropriazione e riutilizzo non ha però un motivo
evasivo come quello mod, ma una ragione più funzionale, una risposta alla regola «dress
smart and hard»10.
In questo modo si rifanno alla cultura dei genitori. Come già detto in precedenza, questo è
dovuto ad un sentimento di eredità e nostalgia. Manca l’aspetto di inversione e distorsione
presente nella cultura mod; quella degli skinhead è uno stile più casual, più aggressivo, più
adatto alla vita di tutti i giorni e alle risse.
Poi ci sono i vestiti operai. Lo scarpone curato quasi a livello maniacale, è un mostrare al
mondo la propria fierezza di essere figli di operai (la parola orgoglio sarà ripetuta spesso nel
libro di Marshall) e ribadire che lo stile non è quello che detta la cultura ma è una questione
individuale. Il vestiario operaio è anche una necessità: erano pochi i soldi a disposizione e
quegli abiti avevano anche una funzione pratica. Tuttavia, nonostante la decenza e
l’accettabilità dell’abbigliamento in sé e il rifiuto dell’approccio esagerato e sovversivo dei
mod, associato al giovane skinhead anche l’abito operaio acquista un potere simbolico.
Dopodiché ci sono gli immigrati e il loro stile. Precedentemente già trattato, si può
aggiungere l’aspetto psicologico dello stile del rude boy giamaicano: il look da povero e
violento, con gli skinhead da necessità diventa moda. Gli skinhead furono i primi ad essere
attratti da questo aspetto e ne presero possesso.

10
Prof. Dr. Christian W. Thomsen, op.cit

13
Anche la moda sportiva viene ricontestualizzata: se apparentemente le polo Fred Perry e le
felpe Lonsdale vengono scelte per la qualità e la resistenza, c’è anche una presa di posizione
di matrice estetica, perché il look ordinato era contro i canoni estetici hippie. La moda dello
sport può essere vista come l’elemento che colma il gap tra lo stile mod, estremamente
incentrato sul look, e l’abbigliamento operaio decisamente funzionale. Inoltre, la passione per
lo sport è un elemento estremamente classista: nel calcio e nella box si ritrova il sentimento di
competitività della classe proletaria e l’aggressività virile.
Una caratteristica fondamentale che contraddistingue la cultura skinhead dalle altre è
l’estrema consapevolezza del proprio stile ma allo stesso tempo la rinuncia ad un effetto di
straordinarietà e di apparenza offensiva. Il mix delle varie fonti avrebbe potuto creare uno
stile molto più scioccante ma non fu così: il background della working class predomina e fa sì
che la moda skinhead sembri stata scelta più per la sua praticità che per una questione di stile.
Questa sottocultura sarà l’unica infatti ad adottare i simboli della generazione precedente,
quella dei propri genitori, senza alterazioni esagerate o distorsioni ironiche: si ha quindi una
combinazione non convenzionale, ma che non scende mai nella sovversione e nell’offesa
verso coloro da cui è stata presa.

3.2 La tecnica della musica


L’influenza degli Indio - occidentali non fu solo dal punto di vista dello stile, ma anche della
musica. Per un quinquennio i giovani bianchi preferiscono una musica estera che parla di
luoghi lontani. Solo dopo il punk gli skinhead inizieranno a suonare per skinhead, ma fino a
quel momento i giamaicani dominano la scena underground. Unità "fisica" sulle piste,
condivisione del mito sullo stile saranno punto di incontro per i giovani delle diverse etnie.
Era il segno del sentimento di condivisione della situazione di subordinazione sociale ed
economica sia degli skin che degli immigrati, un atto di solidarietà: non c’erano differenze,
almeno di pensiero, tra skinhead e giamaicani. Un manifesto individuale, musicale e visivo di
grande impatto, sia per i genitori che per i coetanei, visto che la musica è sempre stata un

14
canale espressivo più intenso dello stesso stile. La ribellione contro la cultura dominante e
quella dei propri genitori trova un’altra forma, distante da quella manifestata dalla musica
psichedelica e rock che col tempo è stata inglobata dalla stessa cultura che prima combatteva.
Un "appassionato vandalo"(rude boy) diventa l’idolo di tanti ragazzi non solo per la musica
ma anche per il turbolento passato per le vie di Kingston.

3.3 La tecnica della Micropolitics


L’uso del potere da parte di un individuo o di un gruppo per raggiungere i propri scopi
all’interno di un’organizzazione è detto Micropolitics.
In riferimento agli skinhead, questi poteri o estensioni sociali sono la moda e la musica, usati
per creare un’ impalcatura del gruppo e a livello individuale, una “stilosità” originale con i
quali porsi nel mondo.
Le aggressioni in pubblico e la violenza divengono l’unico modo per far fronte alle
oppressive forze economiche, l’unico modo di agire per creare quella particolare impalcatura
sociale che il gruppo si prefissa, l’unico modo di rispondere alle complessità della vita. La
'mascolinità' e la 'brutalità' si attestano come principi guida e sono gli aspetti più influenti
nell’organizzazione gerarchica delle bande skinhead: persiste in questa cultura l’idea di un
capo dall’aspetto minaccioso con elementi quasi arcaici. Mancava infatti al gruppo una
qualche via distintiva di organizzazione della vita di gruppo che li emancipasse dalla struttura
sociale preesistente. Alla fine risulta che l’unico modo per trasmettere l’immagine di forza e
di ribellione perenne sia di prendere ogni occasione di vita quotidiana, durante le partite, le
vacanze e in discoteca, come opportunità di lotta. Per questi fini fu lo stesso gruppo che
sviluppò strutture gerarchiche sicure e il reclutamento dei membri con cui riempire queste
gerarchie.
Il concetto di Eredità soggiace in tutte le estensioni sociali e si manifesta nell’elemento
conservatore della cultura, partendo dallo stile, ma anche dalla musica e dalle sue
manifestazioni. Lo sviluppo di questo senso di eredità è dato dalla necessità di creare uno

15
spazio comune sicuro e un movimento contro l’aumento delle pressioni economiche e
sociopolitiche sulle famiglie. In ultimo, per riappropriarsi dell’orgoglio della cultura operaia
che i genitori avevano perso durante la depressione economica della metà degli anni ’60, e
compensare questa mancanza con una esasperante enfatizzazione del loro lato da tute blu.
Cito a riguardo le ultime righe del libro di Marshall:

There’s one thing skinhead should never forget thug, skinheads has always stood for pride,. Pride in
yourself, pride in your family and friends, pride in your town, pride in your class and pride in your
country. You might not have been dealt a fair hand in the game God jokingly calls life, but nobody can
ever take your pride away from unless you choose to throw it away yourself.11

Codificati in questi canoni , moda, musica e messa in scena, il movimento diventò un set
rigido di tecniche scellerate per i più, ma attraente per i giovani. Il culto infatti si basa più o
meno sugli stessi principi da oltre trent’ anni, rimanendo tuttavia facile da distinguere perché
coerente e distintivo.
La cultura skinhead si identifica a metà tra cultura sovversiva e cultura che conferma quella
dei propri genitori. Quello che gli si può additare è il non aver convogliato la loro immagine
violenta in azioni riformatrici e di opposizione al potere politico. Ciò è però insito nella
caratteristica non sovversiva del culto: simboli e oggetti sono ripresi senza deformazione. Le
gerarchie, le tradizioni, il conflitto erano già presenti e utilizzati come forma repressiva a cui
gli skins compensano con lo stile e la messa in scena; compensazione non attraverso
opposizione al potere, ma con processi che sfociano in violenza. Quella degli skinhead non è
una tecnica di emancipazione, ma una costruzione dovuta a una reazione all’ambiente e basata
sull’idea di supina accettazione della società così com’è. Quei pochi spazi creati vengono
difesi con le stesse tecniche della cultura borghese. A questa mancanza di indipendenza gli
skinhead rispondono miticizzando fino al feticcio le basi del culto.

11
Marshall G., op.cit. pp. 165

16
4. Il Punk e i Revival degli anni ‘70

Agli inizi degli anni '70 il panorama del mondo giovanile cambia: il Reggae non scompare
ma si combina con il Rock bianco, che inserisce assoli di chitarre e che fa impennare il
numero di seguaci del genere, entrando a far parte del mondo della musica mondiale; gli
skinhead non si fanno chiamare più così ma vengono detti smoothie; non rinnegano il loro
passato, ma sono innegabilmente influenzati dalla moda dei seventies'. Un altro aspetto da
rilevare è l'exploit della discomusic, un altro genere di musica nera che acquista fama
mondiale in pochissimo tempo. A metà degli anni '70 la working class si ritrova senza una
musica e senza uno stile preciso che li rappresenti. É da questa lacuna che sorgerà il
movimento punk che porterà con sé un ritorno di fiamma di tutti gli stili precedenti.

4.1 Il punk
Il punk nasce come reazione all'immagine della rock star vecchia, disfatta e inconcludente,
nasce dalla voglia di riappropriarsi della musica e di riprendere il contatto tra musicista e
pubblico. La forza del punk sta nel suo vestiario e nella sua estetica forte, eversiva ed
eccessiva. Il suo look caratterizzante nasce dal bisogno di non avere compromessi: nel punk
gli stili e i vestiti vengono assemblati, mischiati per riproporli in maniera parodistica e
spettacolare. Infatti per il culto tutto è uguale, la normalità e l'anormalità: il punk non si pone
come antagonista della normalità, semplicemente per il punk questi due concetti non hanno
più importanza perché tutto è uguale, indistinto e noioso. La critica alla società e
all'establishment avviene riducendo i suoi simboli in parodia. I punk come gli skinhead sono
di estrazione operaia. A differenza di questi ultimi che si identificano con il sistema simbolico
della working class, i punk se ne pongono al di fuori, assumendo un atteggiamento più
disincantato e critico, affermando una propria diversità e irriducibilità.

17
É proprio per reagire alla parodia che il punk fa di tutti gli stili precedenti, che le culture
degli anni '50 e '60 ritornano sulla scena, filtrate ovviamente dalla cultura punk: è la stagione
dei Revival, in cui non può mancare quello skinhead.

4.2 Skinhead Revival


Nel revival skinhead si evincono tre filoni: quello pro punk caratterizzato da un’
esagerazione degli stereotipi e degli elementi skinhead che erano perdurati nel tempo; quello
pro ted (il ted revival è stato uno dei primi revival del periodo) che auspicava un ritorno del
culto originario; infine il neutro che semplicemente seguiva con precisione lo stile dei '60. I
seguaci del primo si distinguevano per una rasatura a zero, scarponi più alti rispetto a quelli
tradizionali, look più trasandato e tatuaggi ovunque, spesso anche sulla fronte (uno dei
tatuaggi più in voga era la scritta 'Made in Britain'). Marshall, riguardo allo schieramento dei
primi due fronti, dice:

During the summer of 1977, when battles between teds and punks were a regular weekend tourist
attraction along the King's Road, the original skinheads who believed in tho old ways, often fought
alongside the teds, while new breed sided with the punks. Pride and tradition versus sneering
disrespect for anything and everything.12

I critici, o comunque gli skinhead odierni, concordano sul fatto che gli skinhead che si
dicono affini ai punk in realtà creano uno stile tutto loro: oltre al proprio vestiario, anche la
musica è più di stile punk. Alcuni gruppi musicali si definiscono punk operaio e i testi trattano
argomenti tra il punk e il rude boy giamaicano. Una delle più famose e discusse band sono gli
Sham69. Il gruppo raggiunge la fama all'interno del neo movimento skinhead (il nome della
band richiama esplicitamente l'anno di esplosione del culto: 1969). La forza della band si
mostra soprattutto nei concerti live: la band crede fortemente nel contatto con i fan tanto che

12
Marshall G., op.cit. pp. 72

18
spesso permette a qualche spettatore di salire sul palco e cantare con loro. I fan sono composti
da skinhead chiamati 'Sham Army' e dagli hooligans, nonostante l'inno di 'If the kids are
united', una delle canzoni più famose degli Sham, fosse indirizzata all'unità skins.
Tutto scorre per il meglio finché nelle fila degli skinhead non entrano a far parte elementi
che oltre a dichiararsi skinhead si proclamano razzisti e iscritti ai partiti di estrema destra
inglese, il National Front e il British Movement. La maggior parte degli skinhead continuano
ad essere apolitici, e gli stessi Sham non si interessano all'argomento, ma comunque le
Autorità non li accettano. Ormai l'infiltrazione era avvenuta e i concerti diventano «un nuovo
campo di battaglia dove spargere sangue in nome della tua città, della tua squadra di calcio,
delle tue convinzioni politiche o di quello che vuoi tu». 13 Così gli Sham per levarsi l'etichetta
di 'gruppo razzista' iniziano a partecipare ai festival Rock Against the Racism (RAR) che
hanno luogo in tutta l'Inghilterra di quegli anni. Questa decisione fa sì che il gruppo acquisti
maggiore fama, ma le costanti risse ai propri concerti non permettono alla band di esibirsi con
serenità; questo porterà allo scioglimento del gruppo. Momento clue fu durante l'ultimo
concerto annunciato a Glasgow, quando una schiera di skinhead salì sul palco facendolo
crollare. Un destino simile, almeno per quanto riguarda la violenza dei fans, accadde alle altre
bande punk-skin dei Cockney Rejects e gli Angelic Upstarts. Entrambe hanno fans di destra, e
vengono costrette dalla stampa a partecipare ai RAR, nonostante si dichiarassero apolitiche.
Questa loro partecipazione ha convinto i fans nazisti del loro credo comunista e perciò si
inasprirono le violenze, tanto da arrivare ad attaccare le band stesse: la comune logica diventa
che se non si è nazista si è automaticamente comunista e viceversa.

4.3 Skinhead e la politica


Ma perché questo filone razzista prende così piede tra gli skinhead? In realtà tutti gli autori
tendono a sottolineare che l'ala razzista è quella minoritaria: alla maggior parte degli skins la
politica non interessa, o se ne entrano a far parte lo fanno solo perché di moda, perché è
13
Pedrini R., op.cit. pp. 99

19
divertente, soprattutto quando sono ancora ragazzi, spesso minori, e ne escono fuori non
appena iniziano a crescere e a capire di cosa si parli veramente. Sempre secondo gli autori
skins,la stampa, mettendo in risalto questi elementi, ha fatto si che si abbia del movimento
l'idea di un culto a matrice razzista e questo attira altri razzisti.
Le prime infiltrazioni della politica avvengono nel '76 e non sono rivolte solo agli skinhead,
ma a tutti i giovani. La causa scatenante sembra essere stata un’ondata eccezionale di
immigrati del Malawi che crea un’isteria generale nel paese facendo guadagnare punti al
National Front (NF). Nel 1977 si forma addirittura lo YNF(Young National Front). Uno dei
motivi per cui molti si iscrissero al partito fu che il NF fosse l'unico a non metterli all'indice,
ma anzi si occupasse delle loro problematiche. Inoltre la situazione sociale dei giovani alla
fine degli anni '70 e primi anni '80 non è delle più rosee: disoccupazione crescente e crisi
economica intaccano anche l'umore dei giovani, delusi dal mondo e senza grandi aspettative.
A parte questo aspetto più politico-sociale, molti giovani lo prendono come pretesto per
sbandierare la Union Jack ed imprecare contro qualcuno. Tuttavia il danno era fatto.
D'altronde uno dei punti cardine anche della cultura originaria era 'Being British' . L'etnicità
comprende una tradizione razziale, nazionale, che si sente persa: i bianchi si sentono esclusi
nel loro proprio paese. Un attaccamento difensivo alla propria "bianchicità". Ecco le parole di
uno di loro

Don't get me wrong. I've got a lot of coloured friends. And they're decent people. But they've got
their own culture. The Pakistanis have a culture. It's thousands o years old. But where's Our culture?
Where's the British culture? You wear the flag and everybody slags you off for being a patriotic?...This
is England and they don't live here. They know nothing about it...They're reliving in detached houses.
Driving around in a Rolls. Be honest. What the fuck are They going to know about Us...?14

14
Knight N. Skinhead, Omnibus Press, London/New York/Sydney, 1982. pp 31

20
I partiti estremisti sfruttano questa loro inclinazione, insieme all'entusiasmo per gli estremi
tipico dell'età adolescenziale, per indirizzare questi skinhead verso una lotta politica. Tuttavia
è solo una minoranza che entra a far parte di un partito politico, una minoranza ben strutturata
e organizzata, che i media, purtroppo, sfruttano per deformare il movimento, dando
l'impressione che gli unici nel Regno Unito ad essere nazisti fossero gli skinhead. Al
contrario, sono molte le testimonianze di skinhead che se all'inizio aderiscono ai partiti
estremisti, dopo poco li abbandonano: «I joined the BM for the crack, like. But They went on
about Hitler. He's dead. I couldn't see the point.».15 Lo skinhead Revival appare quindi diviso
tra il richiamo allo stile originale basato sulla musica e sul look, e il porre l'enfasi sull'identità
bianca.

4.4 Ska Revival


Nonostante ciò, il numero degli skins alla fine degli anni '70 continua a crescere, aiutato
anche dal Mod revival e successivamente dallo Ska Revival. Con i revival dei culti originari
appare chiaro che la parola skinhead racchiude realtà estremamente diverse che hanno in
comune pochi elementi, escludendo il nome: gli skins di tendenza tradizionale non sopportano
la politicizzazione dei nuovi skins che va contro la matrice indo-occidentale e la loro musica
punk; viceversa i nuovi abbracciano la retorica razzista, rigettano il Reggae e tendono ad
avere un look più para-militarizzato, che è quello che diventerà stereotipo in tutto il mondo.
Mentre questi ultimi hanno i propri gruppi, i primi vengono investiti dallo Ska Revival dei fine
'70 capeggiato da band come gli Specials, i Selecter e i Madness. Di questi solo i Madness
hanno componenti solo bianchi, i restanti gruppi sono composti anche da neri di origine Indo
occidentale. La varietà etnica di questi gruppi e la passione degli skins per questa musica
estera altro non è che la prova dell'antirazzismo insito nel movimento; semplicemente non
c'era bisogno per gli skins di sottolinearlo, gli indio facevano parte anche delle loro band.
Nonostante questo palese elemento antirazzista, la stampa accusa i Selecter, i Bad Manners e i
15
Knight N. op.cit. pp. 33

21
Madness di razzismo e gli creano non pochi problemi, tanto che i Madness arrivano a dover
selezionare gli skinhead ammessi ai loro concerti.
Oltre a riprendere lo stile della musica, gli stessi vestiti erano fortemente di matrice Indo-
occidentale. Riprendono infatti lo stile dei rude boy: cappello, vestito nero, camicia bianca,
calzino bianco visibile, e mocassino. Questo tipo di musica, oltre ad essere chiamato Ska
Revival, viene anche detto 2Tone Sound, riprendendo il ritmo a 2 battute dello ska.
Tuttavia, data anche la pressione mediatica e il troppo settorialismo del pubblico, i gruppi
cambiarono un po' lo stile, per adattarsi di più al gusto commerciale. Malgrado ciò, intorno al
1980 il movimento era già in decadenza e avrà sempre più spazio il nuovo genere di matrice
punk che verrà chiamato OI!.

4.5 l' OI!


Con l'inizio degli anni '80 ritorna più in voga il filone punk. L'OI! altro non è che un punk
operaio con testi di stampo prevalentemente patriottico, distinto, però, dai gruppi come gli
Skewdrivers o Brutal Attack, palesemente fascisti; l'OI! infatti si proclama espressione della
classe operaia inglese. Letteralmente l'espressione 'OI' è l'equivalente cockney (il dialetto di
Londra operaio) dell''hey' inglese, il che sottintende una forte ed esplicita provenienza del
movimento, anzi, gli appartenenti ne vanno fieri del loro background operaio, un po' come gli
skinhead originari erano fieri del loro abbigliamento marcatamente operaio; visto che negli
anni '80 lo stile dei vestiti è diventato molto più eterogeneo, influenzato anche dal punk, i
nuovi skin si concentrano più sulla musica, mai tralasciando il vestiario, comunque.
Ovviamente, tra i fans delle band OI! ci sono fascisti e giovani del National Front, tuttavia
saranno solo una minoranza molto esaltata dai media (gli skinhead nazisti vengono chiamati
boneheads). La prima raccolta OI! del 1980 riscuote discreto successo (per quanto non possa
minimamente raggiungere i livelli della musica commerciale). I testi parlano della vita della
strada, dell'Inghilterra e della delusione dei figli della working class verso i partiti politici, in
particolare quello Laburista, quello degli operai, che sentono così lontano da loro: «it's a fresh

22
angry full of street beat energy». 16 Gli appartenenti al movimento sentono molto questo
spirito di strada, chiunque parli di OI! lo descrive più o meno così

So remember OI! is about having a few drinks, a laugh, a dance, a good time and with raw
rock'n'roll music fast and loud, with songs that deal with street level points of view, yeah, it's ours,
don't spoil it.It's a way of life, ain't it, OI! OI!17

A dispetto di ciò il movimento viene etichettato fascista senza riserve e perciò i concerti e le
manifestazioni si fanno sempre più difficili, fino a culminare con l'episodio dell'Hambrough
Tavern il 4 aprile 1981. L'evento, organizzato da skins asiatici in un quartiere pakistano, segue
l'uscita della seconda raccolta OI!, intitolata Strenght Thru OI!, che riprende ironicamente un
motto nazista e scatena quindi i media, che adesso hanno una prova concreta contro il
movimento. In un clima quindi non molto sereno, i gruppi sono pronti a suonare in RAR e in
luoghi abitati in maggioranza da immigrati proprio per dimostrare il loro anti razzismo.
Questo non basta: durante il concerto i pakistani della zona si lanciano contro gli skinhead
presi ad ascoltare i loro idoli. Questa la versione dei libri skins; secondo la stampa la
questione andò diversamente, con gli skins che diventano colpevoli del disastro.
Quale sia la verità, sta di fatto che dopo l'episodio gli elementi politicizzati aumentano e il
culto inizia a declinare aiutato dai media e da un documentario chiamato Skinheads dell'84; i
gruppi OI! iniziano così ad avere sempre più difficoltà ad esibirsi. Si assiste quindi a un
ritorno del reggae, al culto originario per quei pochi rimasti fedeli. Questo però accade in
Inghilterra. In Europa e nel resto del mondo la situazione è diversa e vede una sua rapida
diffusione. Il culto che viene espatriato,però, è quello più recente, quello ormai contaminato
dalla politica. I gruppi skinhead saranno più forti in Germania, Francia, Stati Uniti e Australia,
dove sono esplicitamente legati alla sfera politica. Nasce quindi alla fine degli anni '80 un

16
Johnson G. OI, a view from the dead-end of the street, Babylon books, Manchester, England, 1981. pp. 7
17
idem

23
movimento chiamato SHARP (acronimo di Skinheads Against Racial Prejudices) che punta a
mostrare il lato non razzista e pulito della cultura skinhead, in particolare di quella oltre
manica. Molti aderiranno al movimento, ma nonostante ciò la figura dello skinhead rimane
legata alla figura del nazi-skin. La storia del culto, uno dei più longevi culti giovanili al
mondo, se non l'unico, continua, e, come giusto che sia, il movimento si evolve e si adegua
ai tempi, cercando di non perdere mai lo spirito originale. Perché

you can bring on all the teds, casuals, hairies, mods and punks you want to, but there has never been
a youth cult that could touch us,. And there never will be as long as skinheads remember their
traditions and pass them on down the line. Keep the faith and long live the spirit of 69! 18

ALCUNE IMMAGINI TRATTE DAI LIBRI SKINS DI GAVIN WATSON19 , SKINHEADS DI NICK
KNIGHT20 E OI! DI GARRY JOHNSON21

Fig. 2

18
Marshall G., op.cit. pp 165
19
Watson G.. Skins, Indipendent Music Press, edizione 2008.
20
Knight N. Skinhead, Omnibus Press, London/New York/Sydney, 1982
21
Johnson G. OI, a view from the dead-end of the street, Babylon books, Manchester, England, 1981

24
Fig 3

Fig 4

25
Fig 5

Fig 7

Fig. 6

26
Fig. 8

Fig. 9

27
CAPITOLO 2
THIS IS ENGLAND: UN FILM DI SKINHEAD

COMBO-Do you consider yourself English or Jamaican?


MILKY- English
COMBO- Lovely, I love you for that. That's fucking great man, I'm proud, man. Learn from
him. That's a proud man, there. That's what we need, man. That's what this nation has been
built on. Proud man. Proud fucking warriors. Two thousand years, this little tiny fucking
island has been raped and pillaged by people who have come here and wanted a piece of it.
Two fucking world wars, man have laid down their lives for this. For this, and for what?So we
can stick our fucking flag in the ground and say "Yeah, this is England, and this is England
(toccando il cuore) and this is England (indicando la testa). And for what? For what now?
Hey, what's for? So we can just open the fucking floodgates and let them all come in? And say
"yeah come on, come in. Get off your ship. Did you have a save journey? Was it hard? Here
y'are, here's a corner, why don't you build a shop? Better still, why don't build a shop and
build a church? Follow your own fucking religions. Do what you want. When there's a single
parents out there, who can't get a fucking flat and they're being given to these...And i'm gonna
say it, cos you re gonna have to fucking hear it. We're giving the flats to these fucking Pakis,
right? Who've got 50 and 60 in a fucking flat on their own. Right? we're giving that to them.
there's three and a half million unemployed out there. Three and a half million of us who can't
find a fucking work. Cos they're taking them all. Cos it's fucking cheap labour. Cheap and
easy labour. Fucking cheap and easy which make us cheap and easy. Three and a half fucking
million! It's not a joke, it's not a fucking joke. And that Thatcher sits there in her fucking ivory
tower and sends us on a fucking phoney war![...]We shouldn't have been there. She lied to us.
She lied to me, she lied to you. But most importantly, she lied to your dad. If you don't stand
and fight this fucking fight that's going on on the streets, your dad died for nothing. [...]
There's the line man, that means you're all quite welcome to just leave and leave now and

28
never come back and that's it, the end of it. But if you wanna stay, this is a proper fight. Now
yous all either cross that line and go your merry little way or you stay where you are and you
come with me. The choice is yours, boys.

Questo è il discorso clue del film This is England, un film che apparentemente vuole
mostrare un nuovo modo di vedere il movimento skinhead, ma che in realtà mette in scena
molte altre tematiche dell'Inghilterra degli anni '80 che appartengono alla memoria di tutti, o
per lo meno di tutti gli Inglesi vissuti durante i governi della Thatcher.
This is England è un film del giovane regista inglese Shane Meadows. Prodotto nel 2006,
esce nelle sale inglesi nel 2007, mentre in quelle italiane viene distribuito solo ad agosto 2011.
Cinque anni di ritardo per non chiare ragioni, se consideriamo il successo che ha avuto in
patria, ma anche al nostro Festival del cinema di Roma nel 2006, in cui vince il premio
speciale della giuria. Il film ottiene un considerevole successo, tanto da sovvenzionare la
produzione di due serie televisive per Channel 4: This is England 86 e This is England 88.
Entrambe presentano gli stessi personaggi, ovviamente cresciuti e con differenti problemi da
affrontare.
Ritornando al film, la storia si incentra su un gruppo di skinhead in un paesino non
nominato ma che si può localizzare nelle Midlands inglesi, uno di quei paesini marittimi di
prevalente ceto operaio. La storia è incentrata su un ragazzino di dodici anni di nome Shaun ,
sull’incontro e sulle avventure che ha avuto con un gruppo di skinhead; tale gruppo è
inizialmente capeggiato da Woody, un ragazzo più grande di Shaun, come del resto tutta la
banda, e da Milky, il suo fedele amico di origine giamaicana.
Il periodo è circoscritto all'estate del 1983. Non è rilevante l'anno e l'estate in sé per sé, ma il
periodo in generale: i primi anni '80 sono gli anni del primo governo Thatcher e della guerra
nelle Falklands; gli anni della disoccupazione galoppante e diffusa in tutto il paese, e quindi
delle riots nelle grandi città inglesi, le manifestazioni in strada della working class,
principalmente contro un governo sentito distante, portavoce di un liberismo sfrenato che

29
colpiva i più deboli e metteva in ginocchio l'industria, soprattutto tessile, del paese; ma i primi
anni '80 sono anche gli anni delle infiltrazioni del National Front all'interno delle fila del
movimento skinhead. Alla fine il film parla proprio di questo: come in un tranquillo gruppo di
skinhead si insinui il male della propaganda razzista degli estremismi di destra. Ovviamente il
regista mette in scena, insieme a questo tema centrale, tutto un sottoinsieme di tematiche che
sono collegate tra di loro con molta maestria e senza sconti.
L'introspezione psicologica più profonda si ha nei personaggi di Shaun e Combo: il primo
perché alla ricerca di una figura maschile da prendere come punto di riferimento in
sostituzione della figura del padre, persa nella guerra delle Falklands, il secondo alla ricerca di
un ideale, di una ragione di vita, in questo caso il patriottismo, il nazionalismo, il razzismo,
per colmare quel senso di vuoto derivato dall'assenza di amore paterno e di coppia nella sua
vita.

1. La storia

La vicenda ha inizio in un’anonima cittadina delle Midlands inglesi, è l'ultimo giorno di


scuola ed è un giorno senza uniformi. Shaun, un dodicenne solitario, viene deriso
ripetutamente dai suoi compagni a causa del suo abbigliamento: porta dei pantaloni a zampa
d'elefante ormai fuori moda, che però gli aveva regalato suo padre. Shaun fa a botte con uno
dei ragazzi che lo prendevano in giro per il suo abbigliamento, e soprattutto per la morte del
padre. Scoraggiato e abbattuto Shaun si allontana, e mentre torna a casa, si imbatte in un
gruppo di skinhead. Al contrario di ogni previsione, il gruppo, e specialmente il capogruppo,
Woody, si dimostra molto cordiale con lui, gli skinhead sono gli unici in tutta la giornata a
riservare a Shaun un po’ di gentilezza. I giovani lo vengono a cercare perché hanno capito che
Shaun ha bisogno di tirarsi su di morale, così lo invitano alla loro giornata di caccia: andare in
giro con abiti alla rinfusa e decisamente improbabili a spaccare e distruggere case
abbandonate e a scrivere sui muri. Arrivano anche ad accettarlo all'interno del gruppo,

30
passaggio testimoniato dal taglio dei capelli a zero effettuato da Lol, la ragazza di Woody e
capogruppo dell'ala femminile della compagnia. Inoltre Woody e gli altri lo fanno sentire
partecipe regalandogli una camicia a quadri Ben Sherman. Con la madre Shaun aveva
precedentemente comprato un paio di boots, non gli original Doc Martens, perché della sua
misura non esistevano i numeri. Così vestito, Shaun è diventato uno skinhead a tutti gli effetti,
l'uniforme ne contraddistingue la sua appartenenza. Questa è una delle sequenze più felici del
film, ma l'arrivo di Combo (interpretato da un bravissimo Stephen Graham) appena uscito di
prigione, stravolgerà la quiete del gruppo. Sarà lui a proporre al gruppo tematiche come
razzismo, lotta ai pakistani e l'entrata nelle fila del National Front.
Woody, Milky e Lol non vogliono avere niente a che fare con quelle che considerano
esagerazioni, mentre Shaun inaspettatamente decide di seguire le idee di Combo insieme ad
altri del gruppo. Nella mente di Shaun, Combo sostituisce la figura di riferimento che Woody
aveva ricoperto fino ad allora, e Combo, allo stesso modo, prende a cuore il ragazzo che
considera il suo pupillo. Al di là dell'affetto che mostra per Shaun, con gli altri, con gli
stranieri, è spietato, e trascina tutti a commettere azioni al limite del sopportabile: minaccia
con il coltello dei bambini pakistani che giocano a calcio per strada, distrugge con gli altri il
negozio di proprietà di un pakistano del quartiere di Shaun, insultandolo, minacciandolo e
simulando anche una defecazione dentro il locale, scrive sui muri insulti contro i pakistani (è
il periodo dei cosiddetti Paki-bashing) e contro la Thatcher. Combo e i suoi seguaci
partecipano anche a un meeting del National Front in uno squallido pub di campagna, dove
vengono indottrinati e aizzati contro gli stranieri, coloro che minacciano la loro "Inglesità".
Nel frattempo Combo riesce a parlare con Lol e le rivela il suo amore che però non è
contraccambiato. In questi pochi minuti viene mostrata la personalità di Combo: un uomo
essenzialmente solo, non amato, che usa la violenza per imporsi, come maschera e come
sostegno. A pezzi per il rifiuto, cerca Milky per farsi dare dell'erba con l’intento di risollevarsi
il morale. Assuefatto dall' hashis che sta fumando, non resiste alla rabbia e all'invidia che
monta alla descrizione della bella e amorevole famiglia che ha Milky, e inizia a picchiarlo

31
quasi fino alla morte. Shaun è presente al pestaggio del suo amico, ma gli altri gli
impediscono di fermarlo. Dopo l'accaduto capisce in che cosa è stato coinvolto e l'assurdità
delle cose che gli sono state dette. Decide perciò di allontanarsene e preferisce tornare ad
essere se stesso, anche se solo, anche se senza padre. Il film si chiude con un’immagine
bellissima di Shaun che getta in mare la bandiera di San Giorgio, quella tanto amata dai
nazionalisti come Combo, sulle note della cover di Please Please Please let me get what i
want degli Smiths e come ultima inquadratura, il primo piano di Shaun con un’espressione
interrogativa che vuole farci riflettere.

2. Il mondo skinhead nel film

Shane Meadows con This is England vuole raccontare l'Inghilterra della sua giovinezza
attraverso gli occhi di una banda di skinhead. Questa cultura giovanile permea il film in ogni
scena, è la base fondante di tante azioni e di tanti pensieri. Innanzitutto il periodo: come detto
nel primo capitolo, la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 coincide con i vari Revival,
dallo Ska al mod, fino agli skinhead. Il film li cavalca appieno a partire dalla musica: ogni
canzone è selezionata con cura e, a parte le canzoni di Ludovico Einaudi scelte per i momenti
più drammatici in cui il suono del pianoforte dà un timbro più intimo, una scossa interiore, le
altre musiche sono tutte tra le più amate dagli skins originari. Il gruppo musicale utilizzato in
varie occasioni, tra le quali il montaggio iniziale, è Toots & The Maytals, uno dei gruppi
Reggae più famoso del primo periodo Ska e il primo ad utilizzare la parola Reggae,
inserendola nel titolo di una delle loro canzoni, Do the Reggay. In particolare nel film
vengono utilizzate alcune delle più famose canzoni: 54-56 was my number nella scena
iniziale, Louie Louie durante la "sfilata" del gruppo una volta che anche Shaun ne entra a far
parte, infine Pressure Drop. Altri artisti dello ska originale fanno parte della colonna sonora
come Al Barry & the Cimarons, considerato tra i più importanti del primo periodo Reggae e
the Upsetter, altro gruppo storico. Oltre ai gruppi originari ci sono anche canzoni

32
contemporanee che hanno avuto molto successo in Inghilterra in quegli anni e che hanno
segnato probabilmente le adolescenze di tanti ragazzini inglesi come i Soft Cell con Tainted
Love e Dexy’s Midnight Runners con Come on Eileen, prima nella chart inglese del 1980, e
gruppi più marginali ma molto popolari tra gli skinhead dell'epoca come gli Specials di
matrice ska e gli UKSubs di genere punk.
Il vestiario è un altro segno distintivo che il regista cura con precisione e al quale assegna la
sua importanza all'interno della storia, tanto quanto lo era nella vita di quei ragazzi. La
vicenda parte da una questione di vestiti: Shaun viene costantemente preso in giro per il suo
stile o meglio il suo non-stile. Nella scena a scuola, una delle prime, si nota già dalla visione
panoramica iniziale la presenza di skinhead, e lo stesso ragazzo con cui Shaun fa a botte è
vestito alla rude boy. Poi c'è la banda di Woody che rispecchia fedelmente lo stile dell'epoca:
Doc Martens alte più di quelle originarie, Levi's, minigonne per le ragazze, Fred Perry,
bretelle e la Ben Sherman. Solo quando Shaun ha la propria camicia può essere a tutti gli
effetti considerato uno skinhead. Molto bella e significativa sarà la scena della sfilata della
gang con sottofondo la musica Louie Louie.
Il film è skinhead anche nella scenografia: i muri delle camere ovviamente sono ricoperti da
poster e immagini che richiamano alla Trojan records e alla 2Tone record, allo ska e ai gruppi
come The Specials. Anche le strade sono tappezzate da scritte sui muri di riferimento skinhead
come Sham 69, OI!, the Specials. Con il proseguimento della storia compariranno però anche
scritte contro i Pakistani o contro la Thatcher, come "Thatcher is a twat", uno degli insulti più
forti in Inghilterra, nella seconda parte della film, quando la tematica razzista si farà più
presente.
Altri film in precedenza avevano trattato il mondo skinhead, ma pochissimi con esattezza
storica e sociale come questo. Gli antecedenti a cui Meadows può far riferimento sono Made
in Britain di Alan Clarke del 1982, Romper Stomper di Geoffrey Wright del 1992, il
famosissimo American History X di Tony Kaye del 1998 e infine The Believer di Henry Bean
del 2001. Ad eccezione del primo, tutti sono ambientati in paesi diversi dall'Inghilterra,

33
solitamente in America o Australia dove il filone del movimento prevalentemente diffuso è
quello razzista, i cosiddetti nazi-skin. Anche il primo, Made in Britain, ambientato sempre nei
primi anni '80, si incentra soprattutto sull'infiltrazione della destra nel movimento. This is
England tratta lo stesso argomento, ma non si limita a questo; il movimento che vuole
raccontare il regista è composito, eterogeneo, composto sia da elementi tranquilli e pacifici,
outcast che pensano a divertirsi, ad ascoltare musica e a bere insieme ai loro amici anche
giamaicani, sia da estremisti, da deviati, che esasperano il concetto di Britishness fino al punto
da poterlo considerare vero e proprio razzismo. In ogni gruppo c'è del buono e del cattivo,
essenzialmente è questo ciò che vuole sottolineare Meadows, e il fatto che gli skinhead non
siano stati sempre e solo male; ma che anzi c'è un filone, la maggior parte di loro per la verità,
che segue il culto originario semisconosciuto ai più. Anche all'interno del filone "cattivo"
tuttavia, Meadows si discosta dal semplicismo: non si è cattivi del tutto, o lo si è, ma non solo
per indole. Anche se non esplicitamente nominati, il regista fa trapelare la complessità e il
degrado del background culturale, sociale e familiare che Combo, il cattivo della situazione,
ha vissuto prima di arrivare a conclusioni del genere. Probabilmente poco, se non niente,
amore da parte dei genitori, ma anche da parte di una ragazza, l'unica che confessa di amare,
Lol, che non contraccambia affatto; tre anni in carcere dove gli è stato insegnato che i lavori
migliori sono stati occupati dai Pakistani che sfruttano il welfare state a discapito degli onesti
lavoratori inglesi. Quindi il contesto sociale entra in gioco nelle dinamiche del razzismo: sono
anni difficili, in posti con poche aspirazioni e aspettative per ragazzi poco istruiti e di
estrazione sociale bassa come loro. Nella scena del meeting al pub del National Front si
presenta davanti ai nostri occhi un pubblico composto da persone provenienti da contesti
sociali altrettanto degradati come quello dei nostri skinhead. L'unico dall'apparenza
rispettabile è il membro del partito, che sa della condizione dei suoi adepti, e la sfrutta per i
propri scopi.

34
3. Parola al regista

Dall'uscita del film sono state molte le interviste al regista Shane Meadows, nelle quali ha
potuto esprimere quello che pensa del suo film, della sua vita, e della società contemporanea.
Nel 1981 l'Inghilterra, e soprattutto le città più grandi del paese, sono teatro di vari tumulti per
manifestare il disagio della disoccupazione, e contro la guerra delle Falklands. Nonostante il
film tratti la guerra e i disordini sociali, il regista afferma varie volte che il suo non è un film
politico. La scelta di questo periodo è dettata più da un fatto personale: è questa l'epoca in cui
qualcosa all'interno del movimento skinhead cambia ed è questo il periodo in cui il regista,
che ha intorno agli 11 anni, entra nelle fila del movimento. Dato il titolo del film, “Questa è
l'Inghilterra”, ci si domanda se l'affermazione possa essere trasposta anche ai giorni nostri. A
questa domanda il regista risponde sia in maniera affermativa che non: il sì rimanda al fatto
che alcune dinamiche come le guerre insensate, i fenomeni quali l'estremismo di destra, i
disordini, si ripropongano sempre nei momenti difficili. Tuttavia le cose cambiano e secondo
il regista lo spirito di quegli anni, l'energia e le forti motivazioni nell'alzarsi per dire la propria
opinione, per affermare i propri diritti ed esprimere la propria indignazione, non si ritrovano
più nella società di oggi. Alla gente importava di come andassero le cose al di là del proprio
giardino ed era meno isolata: c'era più condivisione e ci si divertiva stando insieme, non
giocando da soli alla Play Station. A suo dire, i disordini che ci sono stati in Inghilterra appena
un anno fa non avevano scopi ben precisi, non erano guidati da nulla se non da rabbia e
frustrazione. In un articolo scritto dallo stesso regista, egli parla del film come «a snapshot of
an era and a life that seems very dated now. it's about sticking up for mates and beliefs»1.
Riguardo al montaggio iniziale e finale, la motivazione dell'utilizzo di filmati di repertorio è
spiegato dal regista da cause economiche: il budget limitato non gli permetteva di poter dare
ampio spazio alle sceneggiature, ma l'uso dei filmati ha permesso di fornire più dettagli e

1
S. Meadows,Under my skin The Guardian, 21/07/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/21/culture.features

35
veridicità al contesto storico e sociale. Le scene iniziali forniscono una panoramica dei primi
anni '80, poche immagini sulla melodia di 52-53 was my number per racchiudere un periodo
tanto innovativo e moderno quanto tragico e in crisi: si va dal cubo di Rubik, all'aerobica, a
Top of the pops, alle riots, alla Thatcher, alle Falklands e agli skinhead.
Le Falklands, un protagonista assente ma presente: assente perché il film non ha come
tematica centrale la guerra, presente dati gli anni di ambientazione del film e il destino del
padre del ragazzo.
Molti hanno chiesto al regista il perché del richiamo alla guerra nelle Falklands e se ha uno
scopo preciso nel film. Shane Meadows risponde sempre agganciandosi a ricordi
autobiografici: la sua prima adolescenza era nel pieno della guerra, ogni ricordo di quel
periodo per un inglese rimanda a quello. L'autore inquadra i primi anni 80 con il trinomio
musica, moda, Falklands. La guerra avrebbe reso il film più credibile. Per non parlare della
tematica ripresa durante la storia: l'assurdità di essa. Ancora, il regista ricorda come lui,
insieme a tanti amici, la consideravano come se fosse una partita di calcio durante i mondiali;
si ritrovavano a inneggiare "kill them all, they're evil"2 senza sapere niente a riguardo, in
realtà, ma perché così gli era stato detto. Questo meccanismo di odiare senza sapere il perché,
il regista lo estende anche al personaggio di Combo, che odia senza un motivo concreto,
perché così gli è stato detto.
Eccoci a parlare degli skinhead, il tema centrale della storia. La trama è frutto di una
vicenda autobiografica: intorno agli 11 anni il regista, trasportato dall'esempio del fidanzato
della sorella, si ritrova ad essere allevato come uno skinhead. Inizialmente si parla solo di
musica e di moda, il piccolo Shane viene istruito sugli stilemi del culto. Tuttavia, anche nella
sua esperienza irrompe un Combo della situazione che fa degenerare le cose. Il nuovo arrivato
è un tipo violento e il regista, per farsi accettare da lui, inizia ad imitarlo sentendo che per
essere uno skin a tutti gli effetti anche lui, prima o poi, avrebbe dovuto prender parte ad una

2
interview. The Guardian interview at BFI Southbank, 25/04/2007.
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/25/guardianinterviewsatbfisouthbank

36
rissa. Così un giorno, insieme a questo ragazzo, andò a casa di un coetaneo, macchiato della
colpa di aver parlato male di lui, e meritevole perciò di essere punito. Alla porta però Shane si
ritrova una ragazzina affetta dalla sindrome di Down. Nonostante ciò, l'altro non si lascia
impietosire e inizia a fare a botte davanti alla ragazzina e davanti al piccolo Shane, che decide
da quel momento di allontanarsi da quel mondo che non sentiva più suo.
Il regista parla dell'accaduto come uno 'step' fondamentale per l'andamento della sua vita
futura. Non rimpiange quello che è stato, ma è contento di esserne uscito. A conferma di
questo le sue parole «to understand your darker side, you have to dance around the fire. As a
filmmaker I don't shy away from showing the truth, and I don't think I did as a kid. Although I
was misguided at times, I respect the fact that I was searching for something»3.
Infatti in varie interviste rimarca l'aspetto del senso di appartenenza che essere skinhead
procurava: il regista dice che gli piaceva essere skin perché l'aria minacciosa gli permetteva di
evitare i pestaggi degli altri ragazzini, ed inoltre per la prima volta sentiva di avere
un’identità. Gli skinhead che ha frequentato, almeno per la maggior parte del tempo, non
erano quelli che tutti conoscono. La decisione di girare This is England è nata anche dal fatto
che molti all'affermazione "ero uno skinhead" lo considerassero automaticamente razzista.
Essere skinhead era "qualcosa di più", ricorda il regista: come valeva per gli altri culti
dell'epoca, ognuno sceglieva il proprio filone (punk, skin, mod, pop, etc.) da seguire e da
mostrare orgogliosamente. Le distinzioni erano nette tra i vari movimenti, e ci si batteva per la
propria sopravvivenza in un ambiente ristretto come quello di Uttexeter, dove viveva l'autore.
Quello che affascinava il piccolo Shane è che capiva la propria cultura, la propria musica, e
gli sembrava naturale essere skin, visto il ceto operaio al quale apparteneva: bastava un jeans,
una camicia bianca e degli scarponi.

3
S. Meadows per G.Fuller, Skinhead Memories, Violent and Vivid, NYTimes, 22/07/2007
http://www.nytimes.com/2007/07/22/movies/22full.html?_r=0

37
Riguardo ai famosi Doc Martens, il regista ricorda una leggenda circolante quando era
ragazzo: un solo calcio con i Doc Martens poteva ucciderti o almeno procurarti un danno
celebrale. Con pochi gesti quindi ti trasformavi da allocco a guerriero minaccioso.
Tuttavia mancava nel mondo cinematografico una trasposizione del mondo skinhead come
Meadows se lo ricorda; film come American History X, Made in Britain, mostravano il
movimento in modo troppo poco veritiero focalizzandosi solo su un aspetto. This is England è
diverso, come sottolinea il regista: nel suo film sono presenti brani al pianoforte, che mettono
in risalto una certa sensibilità. This is England è la storia di skin che provano confusione e
perdita. Non sono solo "bestioni" brutti e cattivi che se la prendono con gli immigrati, almeno
non subito o almeno non è solo questo. Meadows voleva mostrare le dinamiche con cui il
NF(NAtional Front) si è insinuato tra gli skin. Secondo l'autore l' NF ha sfruttato il
nazionalismo fanatico dei primi anni Thatcher, manifestato anche sotto forma della guerra
delle Falklands: a questo proposito il regista fa notare come nel montaggio iniziale ci siano
scene in cui sia skinhead che soldati sventolano la Union Jack. Combo diventa perciò una
marionetta del NF, che sfrutta il suo carisma di capo per trascinare adepti e aumentare i propri
sicari sulle strade. Ma Combo è qualcosa di più; come ci racconta il suo interprete, Mr
Graham, «we wanted the audience to feel sorry for him in some ways and created the back
story that he has mixed race that he'd been in and out of foster care throughout his childhood,
and had never been loved»4 e sicuramente ci sono riusciti.
Per riassumere, dalle parole dello sceneggiatore stesso, «I always wanted This is England to
tell the truth about skinheads»5 e io penso che abbia raggiunto pienamente il suo scopo.

4. Note di produzione

4
S. Graham per G. Fuller, Skinhead Memories, Violent and Vivid, NYTimes, 22/07/2007
http://www.nytimes.com/2007/07/22/movies/22full.html?_r=0
5
S. Meadows, Under The Guardian, 21/07/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/21/culture.features

38
Ci sono degli aspetti del film da rilevare non strettamente collegati alla trama, o non del
tutto.
Per esempio, come strategia usata altre volte dal regista, molti degli attori ingaggiati non
erano professionisti. Il protagonista Shaun, interpretato da Thomas Turgoose, è stato scelto
quasi per caso: il regista racconta che ha speso mesi nella ricerca dell’attore tra i
professionisti, non essendo mai soddisfatto, finché si è affidato a Des Hamilton che lo ha
portato in strada dove ha incontrato un ragazzino complicato, uno di quelli sbandati, ma
perfetto per la parte, con qualcosa di speciale in lui. La scelta di attori non professionisti è
dovuta anche a una questione di budget e attitudine: un attore non professionista non avrebbe
avuto molte pretese. Tuttavia si sono dimostrati tutti all'altezza, anzi Thomas Turgoose si è
rivelato un ottimo attore che ha saputo dare un’anima al complesso personaggio di Shaun. Lo
stesso vale per l'attore interprete di Woody, Joseph Gilgun, al suo primo film. L'attore che
interpreta Combo, invece, era già affermato e aveva lavorato con il regista e con l'attore che
interpreta Milky, Andrew Shim. Il regista ricorda in un’intervista quanto sia stato difficile
girare la scena del pestaggio di Milky, in quanto i due attori coinvolti sono amici, e di come
ci siano voluti quasi tre giorni per completarla; ma la bravura e la professionalità dei due ha
prevalso regalandoci una scena intensa.
Altro dato da rilevare è il linguaggio, sia in lingua originale che in funzione della traduzione
italiana. Il lessico e il gergo utilizzati per tutto il film sono fortemente locali. Le parole sono di
difficile comprensione se non vi si è abituati: i troncamenti delle parole sono più drastici, le
pronunce diverse rispetto al British standard e alcune parole appartengono in toto al dialetto
del luogo. Per esempio la parola comunemente usata 'frig/frigging' sostituisce l' 'hell' nelle
imprecazioni, oppure tagli forti delle parole come anche nel monologo a inizio capitolo:
Combo invece di dire "here you are" dice "Here y'are"; oppure utilizza la forma 'yous' invece
di 'you' per sottolineare la pluralità; spesso tutti i personaggi non coniugano bene i verbi
rispetto al soggetto, non cambiando la forma per la terza persona singolare. Questi sono solo
alcuni esempi. La particolarità del linguaggio viene molto dalla pronuncia e dalla qualità del

39
gergo: i dialoghi sono pieni di imprecazioni e parolacce che conferiscono colloquialità e
quotidianità alle battute, tendendo anche a sottolineare la provenienza sociale dei protagonisti:
un linguaggio così poco educato non si addice a classi di livello superiore. Nella traduzione
italiana molte di queste peculiarità si perdono, l'aspetto dialettale in primis. D'altronde è quasi
normale non poter tradurre questa caratteristica: come si può rendere il dialetto di un' altra
nazione nella propria lingua? Queste sono le principali carenze che si hanno in qualunque
traduzione: più il testo di partenza è particolare più grande è la perdita. Tuttavia dei
rafforzativi o delle inesattezze sono state compiute anche a livello di frasi ordinarie: a volte
l'uso di parolacce viene rafforzato senza apparente ragione. Si mantiene comunque il livello
gergale dei dialoghi e il marcato uso di imprecazioni tipiche dei giovani e del ceto operaio in
generale.
Ultimo elemento da tenere in considerazione è la censura che è stata inflitta al film in patria:
il film è stato vietato ai minori di 18 anni. Una scelta non condivisa dal regista che sottolinea
il fatto che in nessuna scena muore veramente nessuno e che il fine del film era proprio quello
di denunciare l'uso della violenza.

Locandina del film

40
Fig 10
CAPITOLO 3
COME NE PARLA LA CRITICA

Non sempre quello che piace alle gente piace ai critici, come non sempre quello che piace ai
critici riscuote successo nelle sale. Spesso però i gusti si incontrano e al successo commerciale
si aggiunge anche quello critico. This is England si avvicina alla terza categoria. Il film
ottiene un discreto successo a livello di critica, premi e pubblico. Ne sono la testimonianza le
varie recensioni: nell’analizzarle, mi sono limitata a quelle inglesi, americane e italiane. A
differenza delle recensioni e degli articoli anglofoni, quelli italiani hanno l'opportunità di
confrontare le rivolte degli anni '80 presenti all’interno del film con quella dei giovani inglesi
dell'estate del 2011: il film esce in Italia con 5 anni di ritardo rispetto all'Inghilterra e
all'America, e la stessa estate, quella del 2011, è segnata in Inghilterra da numerose
manifestazioni studentesche contro la politica del governo, soprattutto a proposito del forte
aumento delle rette universitarie. Secondo il giornalista R.Nepoti, il fatto di essere uscito in
ritardo ha sottolineato l’attualità delle tematiche del film: la sua visione aiuterebbe infatti a
capire non solo l’Inghilterra della Thatcher, ma anche quella dei giorni nostri, di una perenne
gioventù destinata alla perpetua «rottamazione sociale.»1 Per quanto riguarda l’impatto e le
forti tematiche del film, interessante è l’interrogativo che si pone la giornalista Rita Di Santo:
ci sarebbe qualcuno in Italia che produrrebbe un film dal tono così polemico e che lo faccia
poi diventare fiction? Conclude in modo sarcastico con una battuta: 'This is Italy'.
In generale comunque, il film ha innescato nella maggior parte dei critici l’occasione per
riflettere e parlare di un periodo storico alla fine poco toccato dai giornali e dal cinema dei
giorni nostri. Nonostante la tematica del razzismo sia stata approfondita da una lunga lista di
film, nessuno, ricordano i critici, o per lo meno pochi, l’avevano affrontata ambientando la

1
R.Nepoti, Il disagio dei giovani dietro le rivolte di oggi, La Repubblica, 27/08/2011
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/27/il-disagio-dei-giovani-dietro-le-
rivolte.html?ref=search

41
storia durante i primi anni ’80 e, soprattutto, pochissimi avevano utilizzato il movimento
skinhead per analizzare le dinamiche all’interno delle gang giovanili, e come il germe del
razzismo si sviluppi e prenda piede all’interno della società.
Innanzitutto si evidenzia la tematica di Shaun, ragazzino solitario alla disperata ricerca di un
amico, di un gruppo a cui appartenere, di un padre e di un’identità a cui aggrapparsi e per cui
combattere. La mancanza dei padri però non è propria solo del protagonista, ma è di tutta la
società e degli skinhead in particolare: «their susceptibility to the extremist right as a poignant
and even tragic part of their fatherless culture, litterally and figuratively orphaned by the
times.»2 Gli skinhead, ma non solo, diventano le vittime del diktat Thatcheriano “la società
non esiste” e dell’assenza della Chiesa e di una guida.
La guerra delle Falkland è finita da un anno, ma come ha scritto Andrew Stuttaford, «it was
a country on edge, and at the edge3» è la guerra che ha riportato l’Inghilterra sulla cresta
dell’onda a livello internazionale, mostrando che c’era ancora vita nel “vecchio leone”, in
realtà in patria ha portato solo a una distruzione della comunità e alla miseria per Shaun e per
tutta quella working class residente in cittadine ormai «becoming post-industrial at a time
when post-industrial was a euphemisim for “nothing to do”»4. Ed è in questo contesto di
abbandono ed emarginazione che troviamo i nostri protagonisti, skinhead definiti da molti
"benevoli", perché per loro stare insieme è gioco e calore umano. È un modo per trovare
rifugio dalla povertà, dall'assenza di padri e dalle strade pericolose. Sono skin che
nell'impossibilità di avere un futuro si ritrovano per divertirsi e per divagarsi. Skin molto
diversi dalle memorie anche dei vari giornalisti. La maggior parte coglie il film per
sottolineare l'intento di Meadows di riabilitare la figura dello skinhead associandolo alla
musica ska, reggae, fashion e all'amicizia con Milky. Lodi per il regista sono presenti in molte
recensioni che sottolineano anche la novità della tematica: pochi i registi che hanno trasposto

2
P.Bradshaw, This is England, The Guardian, 27/04/2007 http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/27/drama2
3
A.Stuttaford, Fathers, Sons, And Bogeyman, NY Sun, 25/07/2007 http://www.nysun.com/arts/fathers-sons-
and-bogeymen/59137/
4
Id .sopra

42
in film questa cultura giovanile e soprattutto in maniera così «empathetic» che «neither
glorifies nor condemns the tribe.»5 . Infatti anche lo stesso Combo, il cattivo della situazione,
non viene condannato tout court, ma si cerca di riqualificarlo evidenziando le sue emozioni e
le motivazioni del suo disagio. Interessante è l'analisi che fa Leo Goldsmith sui personaggi di
Woody e Combo e sulla presentazione del culto skinhead come un gruppo diviso; i due
vengono messi in contrapposizione perché dovrebbero rappresentare i due poli della
questione, quello benigno e quello maligno, anche se non vengono opposti in maniera
totalmente dialettica. Combo perciò diventa un «full-fledged character».«There is no
sympathy for a deeply troubled, shockingly unpleasant, but no less charming character. It is
the war within him-and by extension, within the minds of many embittered, working class
young men left behind in Thatcher's England- that Meadows's film strikingly portrays.»6 ed in
generale il linguaggio di queste persone diviene un linguaggio di frustrazione.
Secondo il recensore di Coming Soon è Combo il protagonista reale della storia: è la vittima
del gioco sporco della destra che punta a trasformare gli skinhead nel proprio esercito della
strada; è il carismatico despota del gruppo, cresciuto "pane e violenza" nelle carceri e per
strada, che riesce ad affascinare menti giovani e influenzabili come quella di Shaun, e al
tempo stesso è anche un personaggio segnato dalla paura. Come ricorda Safraz Manzoor del
Guardian,
the roots of his hatred are fear: the fear that England is being stolen from him, coupled with
a jealousy for those who have what he does not.[...] the richness of their lives only reinforces
the poverty of his own, and when love no longer remains it is hate that sustain 7

5
S.Garfield, Getting Under their Skins, The Observer, 1/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/01/features.photography
6
L.Goldsmith, The Alternate History Boys, http://www.reverseshot.com/article/this_is_england
7
S.Manzoor, Dedicated followers of fascism, The Guardian, 13/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/13/2

43
Per quanto riguarda la destra e il suo connubio con gli skinhead, nessuno lo nega, ma tutti
accettano la nuova visione di Meadows e cioè

it wasn't so much that they hated them (immigrants), perhaps, as they needed an enemy to
validate themselves, because they felt as worthless as they said their opponents were.
Whenever you see one group demonizing another group, what they charge the others with is
often what they fear about themselves.8

Oppure
Like many of the orphans and outcasts who find their way into white supremacy, they join
not out of deep seated conviction but because they need something to believe in, somewhere to
belong. The beliefs come afterwards, and quickly.9

Il linguaggio dello Stato e della Chiesa viene sostituito dai discorsi sul concetto di
"Inglesicità" e di Patria, «più facile da sposare, e la «violenza viene vista come mezzo lecito
per raggiungere lo scopo»10
La scena del meeting dell'NF è stata spunto per varie considerazioni. La prima è che il
rappresentate dell'NF contrasta fortemente con i tipi umani presenti alla riunione, ciò a
conferma del fatto che l'NF cercasse "carni da macello" da manipolare;
they're addressed by a fascistic NF leader whose collar and tie, three-piece suit and bogus
air of middle-class respectability contrast markedly with the riffraff he's whipping up with his
brutal rhetoric about national identity and the threat to British values.11

8
R.Ebert, This is England, Chigago Sun Times, 10/08/2007
http://rogerebert.suntimes.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20070809/REVIEWS/708090304/1023
9
S.Adams, Under the Skin, Philadelphia Citypaper,
15/08/2007http://archives.citypaper.net/articles/2007/08/16/under-the-skin
10
A.Cassani, This is England, 18/10/2006 http://www.cinefile.biz/this-is-england-di-shane-meadows
11
P. French, D'you wanna be in my gang?, The Observer,
29/04/2007http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/29/features.review2

44
La seconda invece si focalizza sui partecipanti, e prende in considerazione che cos'è
“Inglese”. Se si sceglie che Inghilterra è qualcosa che ha a che fare con la purezza razziale, è
ovvio che si sposa con il razzismo. Tuttavia non è qualcosa che riguarda solo i giovani e i
culti giovanili, non solo gli skinhead rispondono all'appello nazionalista, anzi:

The National front meeting, one of the most quietly frightening scenes in a film filled with
low-bubbling, subterran terror, takes place at the back of a pub and comprise every tipe of
white British male imaginable: suits, farmer, factory workers, louts, and punks alike. Theirs is
a shared sense of culture in crisis, spurred by Thatcher's brutal monetarism and the
protections offered colonial immigrants under the welfare state. 12

Un altro personaggio messo in risalto dalla critica è Shaun, di cui viene elogiata l'
interpretazione del giovane attore e vengono esaltate le sue doti di trasparenza del
personaggio: «Turgoose is the picture's heart and soul»13 e ancora «Turgoose displays every
subtle complexity of what's going through Shaun's mind»14
In merito a Shaun come personaggio, viene descritto come «warm-hearted, insecure, small
for his age and a natural victim, uncertain of his identity, in search of some purpose in life»15
e la trova inizialmente aderendo al gruppo skinhead e poi appoggiando la causa di Combo. A
Philip French, proprio queste caratteristiche gli farebbero ricordare Billy Casper, il
personaggio del film Kes del regista Ken Loach. Nonostante il voltafaccia di Shaun a Woody
e all'ideologia skinhead multirazziale, «Meadows is always concerned to preserve a

12
L. Goldsmith, The Alternate History Boys, http://www.reverseshot.com/article/this_is_england
13
P. Bradshaw, This is England, The Guardian, 27/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/27/drama2
14
D. Wiegand, 'This Is England' - Dad's dead, think I'll join the gang, , San Francisco Chronicle, 9/08/2007
http://www.sfgate.com/movies/article/Review-This-Is-England-Dad-s-dead-think-
2548250.php#ixzz2HsA37VZP
15
P. French, D'you wanna be in my gang?, The Observer, 29/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/29/features.review2

45
sympathetic core to Shaun, and in fact in all the skins.»17 e ancora «i suoi occhi, tuttavia,
comunicano speranza, vitalità, tipici di una esistenza appena iniziata.»18 Stupisce il fatto che
Shaun scelga Combo a Woody: la forza, il potere e il carisma all'amicizia. Stupisce fino a un
certo punto però, perché viene vista come una naturale scelta se si considera il contesto. Per
D.Wiegand, nonostante la sua scelta, traspare sul volto di Shaun «the fear in that eloquently
blank face- not just the fear of the violence, but more importantly, the fear of having to do the
right thing and break with Combo.»19. Secondo Andrew Stuttaford, è proprio come Shaun
reagisce a Combo «the central drama of his fascinating, complex film, and that is a drama that
will no date, so long as there are fathers, sons, and the need for a tribe.»20
Quindi cosa lascia dietro di se un film come This is England? Per P.Casella,

già dal titolo, il film è un 'j'accuse' e una presa di coscienza della difficile realtà socio
economica di quel paese, fornisce il drammatico spaccato di una realtà complessa e una
descrizione onesta di come certe dinamiche di persuasione trovino sempre carne fresca
disposta a mettere da parte la propria individualità in nome di un'appartenenza collettiva. 21

This is England è l'accorata rappresentazione di una generazione, di una sconfitta politica,


di un dramma sociale, di un paese che si sta indebolendo e che non riesce a proteggere i
soggetti più fragili.[...].This is England racconta della necessità di un punto di riferimento,
dell'assoluta necessità del singolo di trovare un gruppo per difendersi e sopravvivere. E nella
ricerca dell'altro, come mostra con rara efficacia Meadows, si può trovare la propria strada
17
P. Bradshaw, This is England, The Guardian, 27/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/27/drama2
18
M.Nicoletti, My Movies.it, http://www.mymovies.it/film/2006/thisisengland/
19
D. Wiegand, 'This Is England' - Dad's dead, think I'll join the gang, , San Francisco Chronicle, 9/08/2007
http://www.sfgate.com/movies/article/Review-This-Is-England-Dad-s-dead-think-
2548250.php#ixzz2HsA37VZP
20
A.Stuttaford, Fathers, Sons, And Bogeyman, NY Sun, 25/07/2007 http://www.nysun.com/arts/fathers-sons-
and-bogeymen/59137/
21
P.Casella, Dove nasce la Ribellione, Europa, 27/08/2011
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/128914/dove_nasce_la_ribellione

46
ma si possono compiere anche errori, a volte irreparabili. ?perché l'altro non è sempre un
fratello ma può essere un bastardo travestito da padre.22

This is England è una lezione utile anche per il futuro:

It offers a timely warning of the human consequences of military conflict[...]. It holds


lessons for the present, even though it is set in the recent past. the film reminds us how
necessary it is that everyone feel included in the national story, as well as offering a sobering
warning on how, in the absence of love and belonging, it is only fear, resentment and hatred
that remain. 23

«With its climax, This is England enacts the dawning of a nightmare, rooted in false
promises- a violent sensation that resonates far beyond any one time period.»24

1. I pregi di Meadows

Nonostante sia un regista poco conosciuto, molti sono i pregi che i critici vedono in questo
artista autodidatta, sia dal punto di vista tecnico, di stile, e tematico. Di lui scrivono

ammirevole dal punto di vista della scrittura: dialoghi e situazioni memorabili e personaggi a
trecentosessanta gradi.[...]non ci sono fotogrammi che non siano intrisi di sincerità, coerenza e
passione. [...]calzante e incalzante la cornice narrativa, con un apertura dirompente, e un finale

22
E.Azzano, cineclandestino.it, 9/11/2011 http://www.cineclandestino.it/it/film-in-sala/2008/this-is-
england.html
23
S.Manzoor, Dedicated followers of fascism, The Guardian, 13/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/13/2
24
N.Rapold, The Decline of Hope and Hair in Britain, NY The Sun, 20/07/2007
http://www.nysun.com/arts/decline-of-hope-and-hair-in-britain/58834/

47
splendido e rigoroso. E poi la colonna sonora, la recitazione intensa e ispirata dell'intero cast, le
citazioni cinefile, le toccanti scene d'amore.25

una regia attenta e una recitazione semplice e coinvolgente. Da un lato lo stile lineare di
Shane Meadows, dall'altro la presenza schermica.26

apparentemente semplicissimo, stilisticamente vicino al naturalismo di colleghi e


compatrioti come Ken Loach e Mike Leigh, eppure al tempo stesso più elettrico e costruito,
quello di Meadows è un film che nasconde invece delle strutturate complessità, ed è capapce
di proporle attraverso un approccio decisamente viscerale.27

forse i pregi principali di This is England sono la sua totale mancanza di retorica e il suo
tono asciutto ed essenziale privo di sentimentalismi ma non di quegli accenni romantici che
caratterizzano ogni innamoramento giovanile, compreso quello ideologico. A questi si
aggiunge il sapore nostalgico.28

Meadows never sentimentalises or aggrandises these people. He understand their frustration and
29
despair in communities that in this post industrial era have lost their soul and purpose .

25
E.Azzano, cineclandestino.it, 9/11/2011 http://www.cineclandestino.it/it/film-in-sala/2008/this-is-
england.html
26
G.Rondolino, L'esempio dell'Inghilterra e gli skinheads, La Stampa.it, 29/08/2011
http://www.lastampa.it/2011/08/29/spettacoli/l-esempio-dell-inghilterrae-gli-skinheads-
FeK6qOyJZ8BYFh68fbXNXK/pagina.html
27
F.Gironi, This is England-la recensione, ComingSoon.it, 25/08/2011
http://www.comingsoon.it/News_Articoli/Recensioni/Page/?Key=8375
28
P.Casella, Dove nasce la Ribellione, Europa, 27/08/2011
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/128914/dove_nasce_la_ribellione
29
P. French, D'you wanna be in my gang?, The Observer, 29/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/29/features.review2

48
he's also careful to limit the racist rhetoric while providing an understanding of some of the reasons
underlying the hatred that bubbles to the surface. In addition to telling and involving story, This is
England is insightful and informative30

2. Le imperfezioni

Gli aspetti negativi che i critici hanno notato non sono molti e per di più riguardano lo stesso
aspetto: una ripetitività nel finale delle tematiche. Tuttavia sono tutti concordi nel perdonare
questo difetto a confronto di un lavoro considerato notevole.
In particolare:
Un po' di retorica fa capolino qua e là (ridondanti le scene con la bandiera di San Giorgio,
strappata e custodita prima, affogata poi) ma il film è tosto è giusto. 31

yet I couldn't help feeling that Meadow is, as so often, more comfortable with machismo
than with the humor and gentleness32

the one exception is the film's ending: After things are resolved, the story continues for a few
more minutes to repeat what we already know33

Le critiche fortemente negative sono state poche e riguardano soprattutto il messaggio del
film nel lungo termine:

30
J.Berardinelli, This is England, Reelviews,
http://www.reelviews.net/php_review_template.php?identifier=488
31
M.Gervasini,This is England, Filmtv.it, http://www.filmtv.it/film/38158/this-is-england/
32
P. Bradshaw, This is England, The Guardian, 27/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/27/drama2
33
D. Wiegand, 'This Is England' - Dad's dead, think I'll join the gang, , San Francisco Chronicle, 9/08/2007
http://www.sfgate.com/movies/article/Review-This-Is-England-Dad-s-dead-think-
2548250.php#ixzz2HsA37VZP

49
Taking his film solely as a period piece is, I suppose, fair enough; but if it's contemporary political
resonance he's looking for, it falls flat, too dated to be persuasive: Those best described as "fascist" in
modern Britain are more likely to be interested in fatwas than führers.34

Meadows is a solid filmmaker, but by no means a great one. Even this, purportedly his most
personal film, is filled with stock situations and careless shots. 35

3. Focus on: Inghilterra

Film intrinsecamente inglese, non poteva non suscitare forti reazioni nel suo paese natale. Il
“The Guardian” gli ha dedicato molti articoli che offrono diversi punti di vista per riflettere
sulle tematiche proposte dal film, soprattutto per la tematica 'skinhead'.
Molto interessante l'articolo che tratta l'argomento dalla parte dell'immigrato, dato che
l'autore dell'articolo è di origine asiatica, vissuto sempre in Inghilterra e cresciuto durante lo
Skinhead revival. Nonostante si ritenga fortunato perché non ha mai avuto reali problemi con
gli skinhead, ricorda di un suo compagno di classe, prima suo amico, che da un giorno
all'altro ha rasato i capelli e si è messo ad infastidire i ragazzini asiatici. La sua esperienza e la
visione del film gli offrono uno spunto per riflettere sul razzismo e sul concetto di patria:

watching Meadows' film, I was struck by how the skinheads were also fighting to belong: they,
like me, wanted to be able to say England belonged to them- but theirs was an England
defined by race and skins colour. It was an England worth fighting for. [...] Meadows' film is

34
A.Stuttaford, Fathers, Sons, And Bogeyman, NY Sun, 25/07/2007 http://www.nysun.com/arts/fathers-sons-
and-bogeymen/59137/
35
S.Adams, Under the Skin, Philadelphia Citypaper,
15/08/2007http://archives.citypaper.net/articles/2007/08/16/under-the-skin

50
about feeling a minority in our own country, and it is in a different class to those other films
because Meadows is examining the lives of the white working class from which he comes.36
Continua poi sul fatto che ora in Inghilterra si pensi che il razzismo sia praticamente
debellato. Tuttavia ci ricorda l'autore, il fatto che non sentiamo il linguaggio del razzismo, non
significa che i fondamenti del razzismo siano ancora duri da estirpare. Ricorda agli inglesi che
forse «we hear too much about the disaffectation of Britain's ethnic minorities and not enough
from the alienated white working class»37
Un’altra visione ce la offre un ex-skinhead che, rivedendo il film, ripercorre la sua giovinezza.
Ricorda che essere uno skinhead era definirsi un outcast e non si poteva esserlo per un giorno;
ad un concerto dei Bad Manners il saluto nazista era

open part of the fun e che Disaffected white teenagers were easy to recruit at a time when they were
being told their career options consisted of the army or the dole queue.[...] Glue, drugs and drink were
as attractive to those with no hope as the promises of the far right were-each of them offering their
own form of escapism, some of it permanent.38

Voce a un ex skinhead l'ha data Simon Garfield, che nel suo articolo ripercorre in maniera più
dettagliata la storia del culto e intervista Garvin Watson, fotografo, che da giovane ha
immortalato i suoi amici skinhead e che oggi ha raccolto queste immagini in un libro,
“Skins”. Riguardo all'essere skinhead Garfield dice
many of them(le foto) show skinheads smiling, other display a great vulnerability: young boys
struggling for their place in an adult world. Mentre Watson parlando della sua esperienza racconta
I truly believed it was a way of life. and that being a skinhead was not just about clothes and style but
something that went so deep, a connection. It's like being in love: you can't just explain it.

36
S.Manzoor, Dedicated followers of fascism, The Guardian, 13/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/13/2
37
Id. sopra
38
I.Aitch, Nazi salutes were part of the fun, The Guardian, 13/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/13/1

51
Riguardo alla fama attuale degli skinhead, Watson conclude:« what began as a style soon
became a myth and the myth soon became more convincing than the truth.»39

4. Focus on: USA

Anche in America il film ha avuto molta risonanza e i giornalisti hanno ampliato la critica
confrontando la situazione americana con quella inglese e riflettendo sul cinema inglese in
generale.
Prendendo in considerazione le dinamiche di gruppo mostrate dal film, Roger Ebert del
Suntime scrive «All this takes place nearly 25 years ago in England, nut it could take place
today in any American city. Poverty, absent fathers and dangerous streets make gang
membership seem like haven » In particolare sugli skinhead: «Calling "This is England" a
moving, nostalgic tale about a boy who joins a skinhead gang might sound strange to
Americans, for whom the term "skinhead" conjures neo-Nazi thugs.»40
Gli americani notano anche le differenze di lingua:
It should also be noted that, like some of Mike Leigh's films, "this is England" isn't always easy to
understan. This is where that line about England and the United States being two nations separated by
a common language comes into play. The accents are thick and challenging to American ears, but
stick with this film: it' worth the effort.
e alla fine della stessa recensione è addirittura scritto questo:«Advisory: this film contains
crude language that may be easier to understand than some of the other dialogue»41
I commentatori analizzano anche il cinema inglese e come viene accolto in America:

39
S.Garfield, Getting Under their Skins, The Observer, 1/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/01/features.photography
40
R.Ebert, This is England, Chigago Sun Times, 10/08/2007
http://rogerebert.suntimes.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20070809/REVIEWS/708090304/1023
41
D. Wiegand, 'This Is England' - Dad's dead, think I'll join the gang, , San Francisco Chronicle, 9/08/2007
http://www.sfgate.com/movies/article/Review-This-Is-England-Dad-s-dead-think-
2548250.php#ixzz2HsA37VZP

52
As bodly as the the filmn's title makes a claim for the state of the UK, then and now, it makes
equally strong statement about what is, was, and ought to be English cinema [...] This is
England can be seen as Meadows's own battle cry for a different kind of British cinema. It
should not be terribly controversial to state that British films- at least those offered to usin the
US- maintain a very predictable course. [...] It would seem that Americans prefer the quainter
version of British cinema to those films that tackle the complexities of British class and racial
politics head on. perhaps this is due to the inevitable provinciality of such a subject, or
perhaps it's because, in Britain, these issues make for the less cut-and-dry, black-and-white
narrative than American context42.

5. Un titolo che fa riflettere

Il titolo del film è già di per sé un atto di accusa o un punto di vista che il regista ci offre
prima ancora di vedere il film. Per David Wiegand rappresenta un’ allegoria: quello che
vedremo non è una lezione di storia, ma la realtà.
N. Rapold e A. Stuttaford entrambi del “NySun”, affermano che richiama il titolo di un
singolo dei Clash (i quali l'avrebbero preso a loro volta da un documentario sulla II guerra
mondiale), mentre per S. Garfield del “The Guardian”, il titolo verrebbe dal saggio di Dick
Hebdige di critica culturale. Nell'articolo si trova anche un’intervista a quest'ultimo,
professore all'University of California at Santa Barbara, che ammette di averlo preso a sua
volta da una citazione di uno skinhead di Londra (che io stessa ho anche citato nel I capitolo).
Riguardo agli skinhead, Hebdige aggiunge che questo stile era studiato e conscio, lo si vedeva
anche dal modo di camminare: ogni movimento era ponderato; il loro essere sempre fuori
dalle righe, il rispondere violentemente a ogni piccola provocazione è sintomo di condizione
di umiliazione: «the matrix of humiliation is an obvious but all too often neglected condition

42
L. Goldsmith, The Alternate History Boys, http://www.reverseshot.com/article/this_is_england

53
that's driving many of the more violetn/extreme contemporary culturall and political
phenomena in our era»43
Trattandosi di un film ambientato nel passato, il titolo al presente porta a domandarsi se il
regista pensi che l' Inghilterra in fin dei conti non sia cambiata. Per S. Manzoor «The England
in Meadows' film is, thankfully, no more.»per L. Goldsmith invece «[the] persistent whisper
of the word 'war' [...] that reminds us of the connections between England as it was then and
as it today. Yes, this was England, but as Meadows's title also states, this is England today.44

6. Il finale

Ogni attimo nel film di Meadows è pieno di significato, anche il finale. Ciò non è sfuggito ai
recensori. Molti hanno notato la citazione a “400 Colpi” di Truffaut, altri hanno più
enfatizzato lo sguardo di Shaun. Vediamone alcune:
un epilogo che, mentre evoca i "400 colpi" di Truffaut, interpella lo spettatore attraverso il primo
piano del (formidabile) giovanissimo protagonista Thomas Turgoose45.
Avendo parlato della violenza di Combo e della politica di destra, R Ebert conclude« For
Shaun, this is more than he was looking for. Better to be lonely than to be deprived of the
right to be alone.»46
Sullo stesso argomento Cassani conclude così: «Ma il bellissimo finale è sufficiente a far
capire dov'è il limite da non superare, anche se pochi riescono a fermarsi in tempo. This is
England, anche vent'anni dopo.»47

43
S.Garfield, Getting Under their Skins, The Observer, 1/04/2007
http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/01/features.photography
44
L. Goldsmith, The Alternate History Boys, http://www.reverseshot.com/article/this_is_england
45
R.Nepoti, Il disagio dei giovani dietro le rivolte di oggi, La Repubblica, 27/08/2011
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/27/il-disagio-dei-giovani-dietro-le-
rivolte.html?ref=search
46
R.Ebert, This is England, Chigago Sun Times, 10/08/2007
http://rogerebert.suntimes.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20070809/REVIEWS/708090304/1023
47
A.Cassani, This is England, 18/10/2006 http://www.cinefile.biz/this-is-england-di-shane-meadows

54
Mentre a livello più generale è stato scritto:
E la scena finale, unica sottolineatura simbolica concessa da Meadows alla sua storia, è davvero
commovente, complice anche il sottofondo della più bella canzone degli Smiths, Please please please
let me get what I want.48
The film ends by starting down the audience as a cover version of the Smiths' "Please please please let
me get what I want" graces the final credits. It's a gentle send-off to a blistering experience, but it
soothes no one, and the plea in its title lingers like tear gas.49
Un’altra recensione che sottolinea l'accusa dello sguardo di Shaun che racchiude un po' tutto il
film, e con la quale voglio concludere anche io, è quella di Federico Gironi che scrive
E se non conosciamo la sorte di Combo, lo sguardo fisso in macchina di Shaun pare attendere da noi
la risposta a interrogativi morali più sfumati e complessi di quanto solitamente amiamo pensare .50

48
P.Casella, Dove nasce la Ribellione, Europa, 27/08/2011
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/128914/dove_nasce_la_ribellione
49
T.Burr, A boy's dilemma amidst the call of the skinheads, The Boston Globe, 10/08/2007
http://www.boston.com/ae/movies/articles/2007/08/10/a_boys_dilemma_amidst_the_call_of_the_skinheads/
50
F.Gironi, This is England-la recensione, ComingSoon.it, 25/08/2011
http://www.comingsoon.it/News_Articoli/Recensioni/Page/?Key=8375

55
SUMMARY

My work is about a movie, “This is England”, an English movie of 2006 about a young boy,
Shaun, and his adventures with a Skinhead gang in the summer 1983. Being the plot about
Skinheads and how this movement turned out to be allied with the National Front, an
extremist right political party, I decided to focus on the history of this cult first because it is
easier to understand the movie once you know the historical and social background. After, I
went further showing how S. Meadows, the movie's director, linked this movie to the youth
movement and what he thought about it. It is very important to get into the aim of the film.
Finally, I focused on critics and reviews from the web.
The history of the Skinheads movement is almost unknown by the majority of the people.
Few know that it was born around 1969 (or, at least, 1969 was the time when it reached its
popularity) and it is an evolution from another youth movement, the Mods.
The '60s were indeed a flourishing decade for the birth of movements. Following the winds of
change carried along by the explosion of Rock'n'Roll, these movements differ from those of
the '50s for the influences of the West-Indian music and clothes: both Mods and Skinheads
loved Ska music and Reggae, the latter especially appreciated by the Skinheads. Also, the
followers were strictly boys from the working class and their key words were 'coolness', 'be
smart' and 'music'. Youth movements expressed the need of teenagers to be authentic and
everyone chose his own way. The Mods hey-days lasted until the middle of the '60s, then
Skinheads took place instead. From their predecessors they took the music and the attention to
details, especially to clothes. They differed from the Mods for their close connection and the
pride to be sons of the working class. The Skinhead style mixed elements taken from the
Mods style, the working context and Rude boys' clothes: from the Mods, the Fred Perry and
Ben Sherman mania and the diktats 'Be smart' and 'Cleanness'; from their working origins, the
boots embodied the best expressions of appearing hard, smart and threatening. DocMartens
boots were the most famous and spun jeans became fashionable to let them show better. The

56
jeans were the preferred pants. Levi's were the best sold jeans but you could see Lee and
Wrangler too. Since they used to wear them in bigger sizes, they used braces as Rude boys
did. The name of the movement is due to their haircut that was so short to let the skin be seen.
This haircut was seen as a way to contrast the long-hair fashion of hippies and during a fight
nobody could catch you from the hair. Indeed, the Skinhead culture is really famous for its
violent attitude in ordinary life and during football matches, Skins’ great passion. According
to Skinheads statements, they liked their violent appearance, because their brutality was a sign
of their pride of belonging to something.
In the early '70s, Skins passed a decline period but they came back after the Punk movement
boom, around 1977. Galvanized by the Punk popularity, all the previous youth movements
arose again to create what was called “Revivals”. The Skinhead revival, however, somehow
differed from the original movement. Some of the new Skins were necessarily influenced by
Punks, while someone still hoped to return to the original movement’s features. Therefore, the
movement divided into those who became more extremistic and put the 'being British' axiom
as a model and those who still considered Jamaican influences as an important element to be
maintained. In this period, NF (National Front) and BM (British Movement) started
penetrating into the Skins movement pointing to their patriotism and the difficult economic
period of late '70s and early '80s. Although bands such as Sham 69, a punk-skin band, the
Special and the Madness, two of the most important bands of the Ska revival of the period,
stated their apolitical features and participated to RAR (Rock Against Racism) events, at the
same time they were linked to fascism. OI! music, a kind of street punk made for Skinheads,
worsened the situations due to the violent lyrics of their songs and Skinheads were definitely
condemned by the media. The blame signed the definitive decline but, at the same time, it was
this last trend that spread out all around the world fostering the idea that a Skinhead should
necessarily be Nazi.
The main aim of “This is England” is precisely to discredit this opinion showing another
way to be a Skinhead, what it had meant to S. Meadows who admitted to have been a Skin

57
when he was 11 or 12 indeed and he witnessed the good and evil sides of the cult so he
decided to show it in film. The movie moves around a lonely boy, Shaun, who lost his father
in the Falklands war and is mocked by his schoolmates because of his old and odd clothes.
During the summer he joins a benevolent Skinhead gang because they are the only ones that
accept him. He lives a very happy period with them but this idyllic moment is interrupted by
the coming of Combo, an ex-member just released from jail. Combo brings into the gang
themes such as racism, rage against Pakistanis guilty to steal jobs, money and dignity from
real and honest British; against society and against M. Thatcher, the woman who carried the
nation into a war nobody wanted. After Combo's speech, the group is split: those who follow
Combo in his adhesion to NF and those who do not want to take any political position, like
Woody, the group leader until Combo’s return. Shaun follows Combo but soon he understands
what is going on, in particular after being witness of his Jamaican friend's bashing by Combo.
Shaun does not want to be part of it, it is better to be alone, even fatherless.
The Skinheads’ world is carefully detailed: the clothes are accurate, in the Skinhead’s 80’s
fashion, the bedroom walls are decorated as a good Skinhead should have: Ska bands' posters,
Trojan and Skinhead images. The soundtrack is meticulously chosen to remind of old
Jamaican Reggae and Ska bands mixed with contemporary hits. Meadows did not have at his
disposal previous movies to rely on because all the movies about skinheads were set in
different countries and their vision of the cult was too distorted to Meadows. They didn't tell
the truth. Based on an autobiographical event, “This is England” does not only offer a new
interpretation, but also gives a panorama of how an industrial town of the early '80s in the
Midland was. The plot is set in an unknown town around Nottingham where M. Thatcher’s
politics hit stronger in a period of severe unemployment. This happened in all the country but
undeveloped and industrial areas were struck even worse. Using the desperate figure of
Combo, the director wants to show how poverty, feelings of abandon and fragility can bring a
man to follow extremist and violent ideals because nothing else remains. Furthermore,
Meadows says that racism is not only a Skinhead matter, but it especially affects the outcast

58
and the weak. As matter of fact, at the meeting of the NF there are not only Skins, but every
man beaten by a careless society. These conclusions are extracted from interviews of the
director himself and from the analysis and reviews found in British, American and Italian
newspapers. Even though a strong remind to war and political strategy are present in the
movie, in his interview the director points out that “This is England” is not a political movie
but he wanted to show the dynamics of a group and how NF penetrated it: Skinheads seem to
be the director’s only focus .
The movie gained critical success. Pundits praised Meadows’ quality in directing, simple
and close to naturalism, and how delicate but strong he was in managing such a difficult
argument. They welcomed the idea of talking about Skinheads and M. Thatcher: a period still
little explored by the cinema. The only negative point is a little repetition at the end but he can
be forgiven for that. While the Italian reviewers focused on the correspondence between the
riots of the '80s and of 2011 summer, the English ones had the opportunity to think about an
obscure period of their national history and how difficult it was to get out of it. The American
reviewers lingered on the connection between the society in Meadows’ movie and the
American one as well as an analysis of English cinema. Moreover, some of them bring into
focus the language aspect: “This is England” makes use of a strong dialect from Nottingham
that does differ in the pronunciation from the British accent and even more from the
American. It is very difficult to understand because, in addition to the strong accent, a lot of
words are shortened, for example "Here y'are", or typical dialect expressions, like
'frig/frigging' are used. Grammar mistakes like "yous" occur since they are common in the
spoken language. Some reviewers have stressed the crude language: swear words are very
often used by everyone but I took it as a way to define the social class they belong to. In fact,
it is quite common to hear such language in the neighborhoods and in the industrial areas with
no good opportunities of cultural growth. Peculiar is the comment on an American review:
«Advisory: this film contains crude language that may be easier to understand than some of
the other dialogue».

59
With references to the Italian version, inevitably much of the colorful idioms have been lost,
since it was impossible to convey all the dialect hints.
In the end, “This is England” is a really good movie and I suggest everyone to watch it in
order to learn more about a not very well know historical period and youth culture. And for
those who are able to understand English dialogues, I strongly recommend to try the
experience of the sight in the original language: it is worth it, really.

60
CONCLUSIONI

This is England non è un film facile, e di sicuro lascia qualcosa dietro di sé. È un film duro,
intenso e scomodo, che stimola sensibilità e compassione; non è un film che lascia
indifferenti.
Le tematiche trattate dal film non sono nuove, quello che è nuovo è il modo di affrontarle:
nuove prospettive, niente pregiudizi, per lo meno per gli skinhead.
Il mio lavoro punta a mettere in luce gli aspetti del film che lo legano alla cultura skinhead e
il messaggio di rivalutazione della stessa che il regista vuole trasmettere.
Per far ciò sono partita dall'analisi della storia del culto, un culto inaspettatamente più antico
di quanto molti pensino ma che, nonostante abbia raggiunto molti adepti in alcune fasi, è
conosciuto poco e male. Infatti al massimo della sua popolarità, il movimento ha iniziato ad
unirsi alle politiche di destra, in un momento delicato, che ha cambiato molto la sua immagine
da parte della società. Attraverso i dialoghi e i personaggi, Meadows ci fa notare proprio
questo: quello che si conosce è solo una parte, c'è molto di più e io cercherò di mostrarvelo
con una storia vera, cruda, ma sincera.
Meadows onestamente ammette che non tutti i pregiudizi sono infondati, Combo ne è la
prova. Ciò nonostante si spinge più in là e va a fondo della società inglese del tempo. La
critica ha apprezzato proprio questa sua analisi, che porta alla luce tanti dilemmi morali che
vanno ben oltre la sola domanda "chi sono gli skinhead", e arrivano a porre interrogativi più
forti e di risonanza nel tempo.
Concludendo, possiamo affermare che il mio lavoro è un approfondimento delle tematiche
affrontate nel film e sarà utile a tutti coloro che nel futuro vorranno apprezzare le sue qualità,
avendo a disposizione delle basi per capire tante sfumature e richiami di cui il film è ricco.
Meadows lascia al mondo cinematografico una pellicola intensa e di spessore. Il suo è un
invito a passare 101 minuti nel suo mondo, ad osservarlo, e ad uscirne con idee diverse;
Meadows ci chiede di cambiare le nostre opinioni riguardo a questo movimento, e al suo

61
paese, perché la verità è che questi sono gli skinhead, e questa è l'Inghilterra. This is England,
appunto.

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BIBLIOGRAFIA/SITIOGRAFIA

CAPITOLO 1

1) Johnson G.(1981) OI, a view from the dead-end of the street, Babylon books,
Manchester, England

2) Knight N.(1982) Skinhead, Omnibus Press, London/New York/Sydney

3) Marshall G.,(1994) Spirit of ’69. A Skinhead Bible, Victoria Press, Scozia

4) Pedrini R.,(2004) Skinhead, II edizione, NDA press

5) Prof. Dr. Thomsen C. W.,( 2000) Boots and Brace Early Skinhead Culture and its
Techniques of Constructing the Self, S,n., S.l.

CAPITOLO 2

1) Interview. The Guardian interview at BFI Southbank,.


<http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/25/guardianinterviewsatbfisouthbank > 25/04/2007
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2) Fuller G., Skinhead Memories, Violent and Vivid, NYTimes,


<http://www.nytimes.com/2007/07/22/movies/22full.html?_r=0> 22/07/2007 [ultima cons. 04-
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3) Meadows S., Under My Skin, The Guardian,


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63
CAPITOLO 3

1) Adam, S., Under the Skin, Philadelphia Citypaper, 15/08/2007


<http://archives.citypaper.net/articles/2007/08/16/under-the-skin> [ultima cons. 04-
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2) Aitch, I., Nazi salutes were part of the fun, The Guardian, 13/04/2007
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3) Azzano E., cineclandestino.it, 9/11/2011 <http://www.cineclandestino.it/it/film-in-


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4) Berardinelli J., This is England, Reelviews,


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5) Bradshaw P., This is England, The Guardian, 27/04/2007


<http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/27/drama2> [ultima cons. 04-01-2013]

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7) Casella P., Dove nasce la Ribellione, Europa, 27/08/2011


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8) Cassani A., This is England, 18/10/2006 <http://www.cinefile.biz/this-is-england-di-


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9) Ebert R., This is England, Chigago Sun Times, 10/08/2007
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10) French P. , D'you wanna be in my gang?, The Observer, 29/04/2007


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11) Garfield S., Getting Under their Skins, The Observer, 1/04/2007
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12) Gervasini M.,This is England, Filmtv.it, <http://www.filmtv.it/film/38158/this-is-


england/> [ultima cons. 04-01-2013]

13) Gironi F., This is England-la recensione, ComingSoon.it, 25/08/2011


<http://www.comingsoon.it/News_Articoli/Recensioni/Page/?Key=8375> [ultima
cons. 04-01-2013]

14) Goldsmith L., The Alternate History Boys,


<http://www.reverseshot.com/article/this_is_england>[ultima cons. 04-01-2013]

15) Manzoor S., Dedicated followers of fascism, The Guardian, 13/04/2007

<http://www.guardian.co.uk/film/2007/apr/13/2> [ultima cons. 04-01-2013]

16) Nepoti R., Il disagio dei giovani dietro le rivolte di oggi, La Repubblica,
27/08/2011<http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/27/il-disagio-dei-

giovani-dietro-le-rivolte.html?ref=search >

17) Nicoletti M., My Movies.it, <http://www.mymovies.it/film/2006/thisisengland/>


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18) Rapold N., The Decline of Hope and Hair in Britain, NY The Sun, 20/07/2007
<http://www.nysun.com/arts/decline-of-hope-and-hair-in-britain/58834/> [ultima
cons. 04-01-2013]

19) Rondolino G., L'esempio dell'Inghilterra e gli skinheads, La Stampa.it, 29/08/2011


<http://www.lastampa.it/2011/08/29/spettacoli/l-esempio-dell-inghilterrae-gli-
skinheads-FeK6qOyJZ8BYFh68fbXNXK/pagina.html > [ultima cons. 04-01-2013]

20) Stuttaford A. , Fathers, Sons, And Bogeyman, NY Sun, 25/07/2007


<http://www.nysun.com/arts/fathers-sons-and-bogeymen/59137 > [ultima cons. 04-01-2013]

21) Wiegand D., 'This Is England' - Dad's dead, think I'll join the gang, , San Francisco
Chronicle, 9/08/2007 <http://www.sfgate.com/movies/article/Review-This-Is-
England-Dad-s-dead-think-2548250.php#ixzz2HsA37VZP> [ultima cons. 04-01-
2013]

IMMAGINI

1) [Fig 1, 2, 7] Knight N. Skinhead, Omnibus Press, London/New York/Sydney,


1982,pp40, 7

2) [Fig 3, 4, 5,7, 8] Watson G.. Skins, Indipendent Music Press, edizione 2008, pp26, 65,
72, 113,47

3) [Fig 6] Johnson G. OI, a view from the dead-end of the street, Babylon books,
Manchester, England, 1981

4) [Fig 10] http://www.impawards.com/2007/this_is_england_xlg.html

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