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LA PSICANALISI: DA CURA DELL'ISTERIA A INTERPRETAZIONE GLOBALE DELL'ESISTENZA

UMANA.

"I nostri pazienti isterici soffrono di reminiscenze. I loro sintomi sono i residui e i simboli
mnestici di determinate esperienze traumatiche. Per comprender meglio questo tipo di
simbolismo può essere utile un paragone con altri simboli mnestici di origine diversa.
Le statue e i monumenti che abbelliscono le nostre grandi città sono in fondo simboli mnestici. Se
fate una passeggiata per Londra, proprio di fronte a una delle stazioni ferroviarie della città, vi
imbatterete in una colonna gotica ricca di fregi, la Charing Cross. Uno degli antichi re
plantageneti, nel XIII secolo, fece trasportare la salma della sua adorata moglie, e volle che si
erigesse una croce gotica in ogni luogo dove la bara sostasse. Charing Cross è appunto l'ultimo di
questi monumenti che testimoniano il ricordo di quel triste viaggio. In un altro punto della città
si può vedere un'alta colonna, di costruzione più recente, chiamata semplicemente "il
monumento". Essa sta a ricordare il furioso incendio che divampò in quelle zone nel 1666, e che
distrusse gran parte della città.
Questi monumenti sono appunto simboli mnestici, proprio come i simboli isterici: e fin qui il
paragone ci sembra giusto. Ma cosa pensereste di un londinese, oggi, che se ne stesse con aria
triste davanti al monumento funebre della regina, invece di accudire ai suoi affari? O di un altro
che davanti al "Monumento" gemesse sull'incendio della sua città, che da tempo è ormai
ricostruita più splendente di prima? Ora, gli isterici e i nevrotici si comportano proprio come
questi due sprovveduti londinesi [...]: essi non possono sottrarsi al passato.
(Freud, Cinque conferenze sulla psicanalisi, 1910)

"Due ipotesi fondamentali [della psicanalisi] sono


- il principio del determinismo psichico, o causalità: nella mente, come nella natura fisica che ci
circonda, sulla avviene per caso, o in modo slegato. Ogni evento psichico è determinato dagli
eventi che lo hanno preceduto.
- la proposizione che la coscienza è un attributo eccezionale, piuttosto che regolare, dei processi
psichici.
La relazione tra queste due ipotesi è così intima, che difficilmente si può discutere di una di esse
senza tirare dietro l'altra. E' proprio il fatto che tanto di ciò che passa nella nostra mente sia
inconscio, cioè sconosciuto a noi stessi, che spiega le apparenti discontinuità della nostra vita
mentale."
(adatt. da Brenner, Breve corso di psicoanalisi, 1955)

"[Pensiamo] alla caratteristica amnesia che alla maggior parte degli uomini (non a tutti!)
nasconde gli anni della loro infanzia, fino al sesto od ottavo anno di vita. Finora a nessuno è
passato per la testa di meravigliarsi di questa amnesia; eppure ne avremmo tutti i motivi. Infatti ci
raccontano che in quegli anni, dei quali piú tardi non abbiamo mantenuto nella memoria se non
taluni frammenti di ricordi incomprensibili, avremmo reagito vivacemente a impressioni; che
sapevamo esprimere dolore e gioia in modo umano; che avremmo mostrato amore, gelosia e altre
passioni, le quali allora ci commovevano violentemente[...]. E di tutto ciò noi in quanto adulti non
sappiamo, per parte nostra, nulla. Come mai la nostra memoria è cosí indietro rispetto a tutte le
altre attività della nostra psiche? Abbiamo ragioni per credere che essa non sia stata in nessun
altro periodo della vita piú capace di ricevere e di riprodurre che, per l’appunto, negli anni
dell’infanzia.
D’altro canto siamo costretti a supporre, o ce ne possiamo convincere mediante l’indagine
psicologica su altri individui, che le stesse impressioni che abbiamo dimenticato hanno
cionondimeno lasciato dietro di sé le tracce piú profonde della nostra vita psichica e sono
diventate determinanti per tutto il nostro sviluppo ulteriore. Dunque non può trattarsi affatto di
una fine effettiva delle impressioni d’infanzia, bensí di un’amnesia, simile a quella determinata da
esperienze posteriori che osserviamo nei nevrotici, e l’essenza della quale consiste in un puro e
semplice allontanamento dalla coscienza (rimozione).
(Freud, Tre saggi sulla sessualità, 1905)

[Secondo la concezione dei medici] gli unici istigatori dei sogni sono gli stimoli sensoriali e
somatici, che colpiscono il dormiente dall'esterno oppure diventano casualmente attivi nei suoi
organi interni. Ciò che viene sognato, sostengono, non ha maggiori presupposti per avere un
senso e un significato che, ad esempio, i suoni prodotti se le dieci dita di un uomo che ignora del
tutto la musica vagassero sui tasti di un pianoforte.[...] Tutte le caratteristiche dell'attività onirica
verrebbero così spiegate come dovute all'attività sconnessa di organi distinti o di gruppi di cellule
in un cervello altrimenti dormente, attività ad essa imposta da stimoli fisiologici.
L'opinione popolare è ben poco influenzata da questo giudizio scientifico[...], e sembra
perseverare nella convinzione che nonostante tutto i sogni hanno un significato , che si riferisce
alla predizione del futuro e che può essere scoperto mediante un qualche processo di
interpretazione di un contenuto che spesso è confuso ed enigmatico.
[...] Un giorno ho scoperto con grande stupore che la concezione dei sogni più vicina alla verità
non era quella medica, bensì quella popolare, per quanto fosse ancora per metà implicata alla
superstizione.
(Freud, Il sogno, 1901)