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Newsletter Date Volume 1, Issue 1

Cos'è per noi l'irredentismo


Il punto focale del nostro discorso storico ed nostri martiri civili e militari, battutisi, forse
ideologico è rappresentato da questo anche con metodi non ortodossi, ma con
movimento denominato Irredentismo; ma che purissimo ed incorruttibile amore Patrio quanto
cosa è per noi davvero l’”irredentismo”? ancor prima amore per il proprio fratello, fosse
L’irredentismo è un movimento o un sentimento stato esso ricco o povero.
per alcuni versi popolare e per altri più Ne consegue che ciò che nacque storicamente
culturalmente distaccato dalla massa, volto alla come movimento infra e post-risorgimentale
riunificazione, alla redenzione ed alla creazione può benissimo, al contrario di quanto si possa
di un nuova Patria italiana in un periodo in cui i superficialmente pensare, essere elevato a stile
nazionalismi fiorivano e l’idea romantica di di vita e di comportamento anche in questo
Nazione era ben lungi dall’essere messa in nuovo millennio. Le nostre radici come abbiamo
discussione. Il nostro paese ha sempre detto, affondano nel concetto più primigenio di
convissuto (dai tempi del crollo dell’Impero “Patria” (terra dei patres) che ancora usiamo
Romano) con una serie di fattori politici, militari con grande enfasi ed amore (o almeno
Inside this issue: ed economici tali da minare e affossare lo spirito dovremmo); la propria comunità, le proprie
comune derivante dall’ ITALIA romana. Si badi tradizioni, la propria cultura e le proprie piccole
Garibaldi e la ces- 2 bene, non si vuole fare facile retorica o sciocco credenze rivalutate nel superiore grembo
sione (forzata) di qualunquismo nazionalista. Non si vuole con ciò dell’interesse naturale, garante – non si
Nizza alla Francia) indicare il fatto che l’Italia attuale SIA l’ITALIA dimentichi- del desiderio e dell’interese
ROMANA, ma che ne è erede nella buona e particolare. L’Irredentismo non deve quindi
Cos’è per noi l’Irre- 3 nella cattiva sorte. essere compreso od assimilato ad una prima ed
dentismo facilmente erronea analisi, come un rigurgito
Quasi due millenni di radici comuni, di vicinanza
proto-risorgimentale di matrice nazionalista e
(continuato da geografica, etnica (con le dovute spiegazioni) e
xenofoba. Il nostro “movimento” si batte, così
linguistica (eadem) hanno di fatto portato , pur
come ogni suo singolo componente per una
L’Irredentismo nel 4 con tutti i difetti attuali, ad una innegabile e
verità storica negata dai pochi ai danni dei molti;
mondo moderno e fortissima radice comune per noi italiani. Il fatto
un patrimonio storico e culturale derubato e
nell’Unione che ora dopo due guerre mondiali ( di cui una da
rapinato; una coscienza comune spezzata ed
Europea cui non siamo ancora usciti e che ci ha lasciato in
umiliata. L’Irredentismo è quindi un movimento
eredita la morte e l’odio verso tutto ciò che è
Identità, Tradizione 5 caratterialmente rinnovatore e totalmente in
Patria,onore,dovere,onestà) la nostra società sia
ed Immigrazione contrasto con l’immobilismo storico e politico
venuta a contatto e si sia evoluta in modo tale da
caratterizzante i limitati movimenti storico-
rinnegare il concetto stesso di Patria-Nazione è
politici sorti a cavallo delle due guerre.
sintomatico di un’epoca ove le certezze sono di
Libri Irredentisti L’Irredentismo è “tradizionalmente
6 fatto scomparse ed ove sempre di più il
all’avanguardia”; contemporaneamente
materialismo fine a se stesso, l’edonismo
redentore e sacro custode di quella eredità
incapacitante e l’imbellismo come stile di vita la
storica e morale, latina e romana, negata e
fanno da padroni. Proprio per reagire a questo
volutamente occultata e contemporaneamente
L’angolo Poetico 7 stato di cose noi ci riconosciamo nel termine
innovatore di un sentimento di appartenenza
vero e proprio dell’Irredentismo (redimere ciò
non ancorato su sorde considerazioni passate
che è perso o sottratto) e lo eleviamo a
ma su concreti ed attualissimi problemi pratici.
missione ed a fonte di ispirazione per la nostra
L’Irredentismo è sapere e cultura, passione ed
Breve storia della 8 opera e per la nostra stessa vita. Riscattare ideali
elevazione spirituale e morale, dinamicità e
Dalmazia dalle oramai quasi sepolti, passati alla stregua di mali
vigore fisico; non è un movimento fermatosi alle
origini al 1918 assoluti; l’amore per la propria Patria e per il
soglie dell’unità nazionale, ma un attualissimo
proprio popolo, la ferrea disciplina contro le
stile di vita da attuare, perseguire e ricercare nel
La Patria e L’Irre- 9 malversazioni malavitose e criminali – quindi- il
cuore di ogni italiano di buon cuore e
dentismo—Malta riscatto dei valori dell’onesta, dell’onore, del
fermamente saldo nei propri principi
senso di dovere verso i propri obblighi e il
fondamentali. Facciamo dell’Irredentismo il
rispetto della legalità statale (costantemente
cuore dell’onestà, la medaglia della lealtà ed il
Carta dei Valori criminalizzata e corrotta da spregevoli mercanti
10 gladio dell’onore. Va da se che questo nostro
Irredentista
con i colletti bianchi o da “onesti” uomini d’affari
“passato futurismo” debba fondarsi su di un
pronti a “vendere” il proprio fratello per un
preciso disegno di bonifica nazionale. L’italiano
pugno di denari). Noi IRREDENTISTI facciamo
rinato alla luce del trimonio onestà,lealtà,onore
nostri quei valori portati a sublime sintesi dai
L’Arena d’Italia Pagina 2

Garibaldi e la cessione (forzata) di Nizza alla Francia


Quest’anno, in questo stesso mese ricorre il Soprattutto perché proprio Nizza ha dato il natale a
bicentenario della nascita del padre dell’Italia: Giuseppe Garibaldi, quindi proprio lui era in fervida
Giuseppe Garibaldi. L’unico in grado di unificare e opposizione alla cessione della sua città.
creare uno Stato a tutti gli effetti seppur con enorme Naturalmente Garibaldi fece di tutto affinché la città
difficoltà viste le varie “diversità” fra le genti che vi rimanesse italiana: si recò a Nizza furibondo per
erano allora. cercar di riferire alla popolazione del destino che
Garibaldi si ricorda soprattutto per la celeberrima incombeva sulla città ma Cavour, con la complicità di
spedizione dei Mille, in realtà erano 1090, avvenuta Vittorio Emanuele, fece di tutto per ostacolarlo.
nel 1860 la quale partì da Quarto il 5 maggio, in Garibaldi non si arrese e, in seguito, interpellò il
Liguria, e attraversava il Mar Tirreno facendo una Ministero sul trattato di cessione di Nizza e Savoia, e
tappa intermedia in Toscana, presso Talamone, poi sostenne che essa violava i patti con cui quella città
si diresse alla volta della Sicilia arrivando presso le si dava alla dinastia sabauda e pregiudicava la fama
sue coste l’11 maggio, più precisamente a Marsala. della monarchia e la sicurezza del Regno. Anche
Da lì comincia la vera spedizione, infatti i garibaldini quest’ultimo ricorso sembrava esser vano, infatti
conducono numerose battaglie nell’isola come quella così fu: nella seconda metà di aprile del 1860
di Calatafimi e poi si procedette alla risalita della Cavour indisse i plebisciti, che si riveleranno
penisola attraversando lo Stretto di Messina per poi chiaramente pilotati a danno dell’Italia, nella Contea
arrivare in Calabria e continuare fino a Napoli, di Nizza e nella Savoia, i cui risultati (scontati)
quando il Regno delle Due Sicilie cessò sancirono la definitiva cessione alla Francia delle
definitivamente di esistere per essere annesso due regioni. Le reazioni dei politici e non solo furono
all’Italia. molto forti arrivando anche giustamente a dire che la
cessione di Nizza era stata un sacrificio troppo
grande per l’Italia e che la stessa Italia non si
In quello stesso anno però, oltre alle graduali sarebbe mai più ripresa dopo questo grave evento.
annessioni delle regioni al Regno di Sardegna, ci Dal momento della cessione di Nizza si assistette,
furono anche due cessioni piuttosto sofferte, per almeno i due anni successivi, ad un esodo di
soprattutto una: la Contea di Nizza. Possiamo dire italiani che rifiutavano categoricamente di risiedere
che la spedizione dei Mille fu una conseguenza in Francia per vari motivi, uno dei quali si riferisce
indiretta della cessione di Nizza alla Francia e la agli atteggiamenti francesi che presentavano
dimostrazione che Garibaldi, seppur provato evidentissime discriminazioni contro gli italiani
dall’evento, continuò a fare ciò che aveva sempre residenti lì.
la città era sognato: l’Unità d’Italia.
considerata Ritornando a Garibaldi e alle sue reazioni dopo il
tragico evento delle cessioni, lui stesso minacciò di
“non meno bruciare tutte le schede utilizzate nel plebiscito da
Ebbene Cavour, pur di ottenere il pieno appoggio e la poco concluso ma non poté perché le schede che
italiana del recavano il “NO” non erano “stranamente”
piena fiducia di Napoleone III re di Francia, voleva a
Piemonte o di disponibili. Inoltre ha anche tentato di richiedere
l’appoggio della Russia, facendo in modo di
qualunque dichiarare Nizza una città libera e collocarla sotto
protezione degli Stati Uniti, ma la Russia non ne volle
altra regione sapere e se ne lavò completamente le mani.
italiana”.
Infine a Garibaldi non restò altro da fare che
arrendersi e capacitarsi che la sua città di fatto sia
diventata francese, o meglio si sia sporcata
dell’elemento francese, pur sapendo però che TUTTO
ciò che si trova a Nizza e nel territorio circostante
parlava, parla e parlerà sempre ed ancora italiano.

tutti i costi cedere alla Francia la contea nizzarda e la


Savoia, quest’ultima legata all’Italia più per ragioni
dinastiche che per altro. Ma la cessione di Nizza era
vista dalla quasi totalità un atto troppo avventato
poiché la città era considerata “non meno italiana
del Piemonte o di qualunque altra regione italiana”.
Pagina 3

è il nuovo soldato politico e cardini, non sono da noi


culturale da cui far partire la considerati “fratelli”, ma ciò che
ricostruzione nazionale. Una in realtà sono: traditori della
ricostruzione nazionale che nostra Patria. Coloro poi che
parte però dall’interno e che attestano cittadinanza italiana
non termina certamente con solo tramite documento
l’acquisizione di una scala di cartaceo od informatico,
valori, che senza una base rappresentano per noi quanto
sarebbero solamente uno di più ridicolo e mendace esista.
splendido drappo sopra un rude Non è un pezzo di carta a fare
pezzo di legno male intagliato. Il due millenni di eredità
riscatto della nostra Patria e del spirituale, comunanza materiale
nostro paese va attuato ed elevazione spirituale, e di
attraverso la cernita e l’assoluta certo il recente
garanzia di amore e fedeltà alla comportamento permissivo dei
Patria. Ne consegue facilmente i nostri governanti deve essere
motivo per cui nella nostra solo di monito ai veri figli
CdV si faccia accenno al d’Italia, di modo che essi “Roma era e
requisito di cittadinanza italiana sappiano chi siano i traditori e i
supportato da chiara e sincera nuovi usurai che ci vendono rappresenta
ascendenza italiana. Si badi giornalmente a chi con noi non per noi una
bene, ciò non vuole essere un ha nulla a che spartire, ne mai
classico e limitato discorso ce lo avrà. Speciale discorso Patria
legato alla purezza “razziale” meritano invece coloro che pur spirituale
italiana; una simile non essendo cittadini italiani o
considerazione sarebbe nati nel territorio della ideale.”
storicamente,moralmente e Repubblica, dimostrino con atti
praticamente ridicola ed ed azioni il proprio amore per
inesatta, oltre che legalmente la Patria italiana e l’estrema
perseguibile. Le nostre radici purezza di ideali che li unisce ai
storiche sono in Roma, ove non propri fratelli nati sull’attuale
esisteva razza “romana”, ma un territorio nazionale; anche qui
piccolo coacervo di popoli si ricordi sempre però che deve
fieramente bellicosi, che rimanere fermo il requisito di
avevano trovato in Roma la ascendenza italiana, costituente
loro nuova Patria. Roma era e il vincolo che ci permetta di
rappresenta per noi una Patria riconoscerli come fratelli.
spirituale ideale. Il cittadino
romano non importava fosse
sannita, celta, ligure, gallo,
greco o quant’altro, in quanto a
Roma non vi erano stranieri ma
solo cittadini di una nuova e
superiore Repubblica elevata e
fondata su valori certi e precisi
quali la pietas ed il rispetto dei
mores. Noi ci poniamo come
nuova “Res Publica Romana”
trasposta ed edificata in una
nuova “Res Publica Italiana”. Il
discorso conseguente infatti il
requisito della cittadinanza
italiana è facilmente accostabile
all’esempio repubblicano
romano ed all’estremo bisogno
di pulizia e chiarezza in una
società, come quella attuale,
ove si rigetta come estraneo e
forzato il rispetto di quel labaro
costituito da onestà, lealtà ed
onore , il quale sorregge il
vessillo ideale della nostra Le terre dei popoli Italici
Patria. Coloro infatti che si
sono dimostrati, si dimostrano
e si dimostreranno nemici di
questi nostri fondamentali
L’Arena d’Italia Pagina 4

L’Irredentismo nel mondo moderno


e nell’Unione Europea
Nel mondo moderno, o almeno dicasi per l’Alaska. Un paio di che per usare una parola desueta
nella captazione che si riscontra in scogli davanti la Germania, le isole in questo campo, e da taluni
Italia, sembra non esserci più Helgoland, furono richieste con ritenuta provocatoria, potrei
spazio per ideali patriottici, tanto insistenza dalla Germania, in definire “giusti”.
meno irredentisti, se per cambio di enormi concessioni
Gli Italiani tendono ad
irredentismo si intende la date alla Gran Bretagna in Africa.
autoflagellarsi per l’appartenenza
rivendicazione, più o meno Le questioni coloniali in Marocco
alla Repubblica di territori
accentuata, di territori. furono risolte nel 1911 da un
attualmente a maggioranza non
trattato, le irrisolte questione
E’ lecito dunque aspirare al italofona (invero molto pochi), ma
dell’Alsazia-Lorena portarono in
ricongiungimento di questi dimenticano, non solo che questi
definitiva alla guerra molto più che
territori, oppure dovremmo territori sono tutti storicamente e
non i fatti di Sarajevo.
limitarci a cercare di avere buoni geograficamente italiani –tranne
rapporti con i nostri vicini, anche a Da 60 anni, e più, a questa parte, circa 600 kmq di valle alpine
costo di sacrifici, ideali e sembra che debba prevalere il transalpine, una vera miseria che,
materiali? detto: “chi ha avuto ha avuto, chi possiamo confrontare con i
ha dato ha dato”, ma i fatti più 23.000 kmq di territorio cisalpino
Sicuramente molto dipende
recenti, dovuti alla caduta del o appartenente alla piattaforma
dall’angolazione politica con il
potere comunista in Europa continentale italiana,
quale si guarda la vicenda.
orientale, hanno contraddetto in appartenente a regimi stranieri-
Gli irredentisti di oggi non maniera seria, con buona pace dei ma hanno subito nel corso dei
predicano guerre o stermini di pacifisti nostrani, gli assunti secoli un’assimilazione che ne ha
popoli, come certe parti politiche, secondo i quali i confini sono eliminato, spesso con metodi
assai interessate, tendono a immutabili, quasi la mano li violenti, la popolazione latina
dipingerli. L’Irredentismo trae avesse posti nel 1947 la mano di autoctona. D’altro canto, quando
origine dal più sano Risorgimento, Dio. si fa presente un territorio italiano,
quella stessa pulsione di oggi, occupato da una potenza
In realtà neppure le montagne
sentimento, pensiero ed azione, straniera, abitato da italiano, si
sono immutabili nel tempo,
grazie alla quale, oggi, noi derubrica la cosa a fatti interni di
figuriamoci i confini politici dati
abbiamo una Patria comune, e un altro stato estero, col quale,
Su un cartello dall’uomo.
per non urtarlo, non si deve
non viviamo ancora soggetti al
al confine di potentato di turno, o a una Questa considerazione ci porta ad assolutamente entrare in
dominazione straniera. allettanti novità e proposte. discussione. Anzi, diciamo
Trieste una Nessuno può prevedere il futuro, e francamente che queste
Siamo fieri di rivendicare gli ideali popolazioni italiane sfortunate non
appare evidente che gli eventi
mano di quel periodo, così come vengono neppure considerate
possono tramutarsi in eventi
riteniamo che quel periodo non sia italiane dagli italiani della
anonima negativi o positivi, a seconda di chi
nato dal nulla, da poche classi repubblica, nonostante parlino
li interpreta molto spesso. Se,
scrisse: “La benestanti che volevano una lingua spesso priva delle
aumentare la tensione
consolidare il loro potere, come inflessioni dialettali che tanto ci
internazionale con rivendicazioni
Repubblica certa storiografia partigiana
formali, può, nel mondo moderno, vantiamo di avere in Italia.
insiste a propinarci in maniera
italiana essere infattibile e forse
scandalosa. Il Risorgimento è Questi sono gli obiettivi
riprovevole, non ci sono alcune
connesso a filo diretto ai Comuni, dell’Irredentismo del futuro, da
finisce qua, limitazioni invece al voler dare al
le Repubbliche marinare, i re perseguire con determinazione, a
proprio popolo una degna cultura
ma l’Italia d’Italia che nell’alto medioevo prescindere dagli obiettivi
storica e nazionale.
cercarono di rendere l’Italia libera omogeneizzanti europei. Se
continua” dal papato e dall’impero, finendo Ciò significa che l’irredentismo l’Europa vorrà dimenticare
per essere schiacciato per quasi moderno, come del resto quello di assieme alle sue radici culturali,
un millennio, fino a Roma, la quale fine ottocento, deve dedicarsi in anche le identità nazionali, per
non solo ha reso l’Italia nazione, primo luogo all’acculturazione dei evitare possibili scontri al suo
ma le ha dato il posto più giovani. Basterebbe questo, a interno, noi ringraziamo, ma non
luminoso nella storia della civiltà rendere i giovani consapevoli della siamo disponibili. Una vera
umana. storia d’Italia, della sua geografia, amicizia fra i popoli, e guai a chi
delle grandi gesta passate e tenti di fonderli a forza, e contro la
Ecco quindi, poiché affondiamo le loro volontà, può essere instaurata
recenti del nostro popolo, per
nostre radici culturali ed ideali in solo nel rispetto reciproco, nella
renderlo fiero, orgoglioso, e,
tale passato, l’Irredentismo è reciproca conoscenza della storia,
parola magica, consapevole, non
presente tutt’oggi, e sempre lo e nell’assunzione delle proprie
solo di sé, cosa che sarebbe già
sarà, finché esisteranno i popoli. responsabilità.
straordinaria considerati i tempi.
Ma consapevole che esistono
In questo, l’Italia, tenuta divisa per
territori e popolazioni italiane non
La fine della seconda guerra 1400 anni dalle invidie e dalle
appartenenti alla Repubblica. La
mondiale, la costruzione di gelosie dei potentati europei, che
Repubblica italiana non è l’Italia.
armamenti sempre più devastanti, la temevano dopo il passato
la fittissima interrelazione creatasi Su un cartello al confine di Trieste glorioso di Roma, a cui dovettero
tra gli vari stati della Terra lascia una mano anonima scrisse: “La sottomettersi, ha parecchi crediti
poco spazio ad azioni unilaterali. Repubblica italiana finisce qua, da riscuotere.
La terra d’Europa ha sempre ma l’Italia continua”. E’ quanto i
avuto un valore aggiunto enorme nostri giovani dovrebbero
rispetto alle terre coloniali d’Africa, imparare, non per aizzarli ad
d’Asia o delle Americhe. L’intera infattibili avventure militari, ma
Louisiana fu venduta per pochi per renderli edotti della storia,
milioni di dollari, stessa cosa della geografia, dei confini d’Italia,
Pagina 5

Identità, Tradizione ed immigrazione


“Chi abbandona il fiume della Tradizione si perde nel mare della
decadenza”.

Questa frase di Julius Evola rappresenta perfettamente quella che è


l’era attuale: un periodo ove i popoli stanno perdendo la retta via,
ovvero quella tradizionalista, per far spazio alla globalizzazione con
tutti i danni che ne conseguono (basti pensare al capitalismo, al
materialismo e all’immigrazione).

E proprio quest ultimo è un problema molto sentito fra la gente. Le


nostre città e i nostri paesi sono ormai stati invasi da stranieri di
ogni sorta (in primis nord africani, asiatici ed est europei) che la
fanno da padroni a casa nostra. L’Italia, ma anche l’Europa in
generale, è stata letteralmente sfigurata dall’immigrazione
selvaggia, senza che i vari governi ponessero alcun freno.

Bisogna denunciare non solo i problemi di ordine pubblico spesso e


volentieri legati all’immigrazione, ma anche e soprattutto per
insistere e ribadire la propria contrarietà al concetto di società
multirazziale che tutti noi italiani siamo costretti a subire come fatto
scontato, senza più poter neanche mettere in dubbio una
sconcertante realtà sociale che in pochi anni ha cambiato
completamente questo Paese, costringendo addirittura molte
famiglie ad andare a vivere altrove. L’Italia vivrà fra qualche anno,
in quanto adesso stiamo assistendo ai primi focolai, la stessa “Chi
tensione sociale che oggi c’è nella provincia parigina (le famose
banlieues) e che avrà naturalmente le stesse conseguenze. abbandona il
fiume della
Noi siamo convinti che questa non sia integrazione e progresso Tradizione si
sociale bensì crediamo rappresenti invece ghettizzazione, perde nel
insicurezza, totale perdita di cultura e tradizione. La terra che ci è
stata tramandata dai nostri padri non deve cadere in mano mare della
straniera! decadenza”.

Noi abbiamo la “presunzione” di voler rivedere quello che ormai


viene dato ormai come futuro certo. Tutto questo in nome della
nostra Tradizione.
Newsletter Title Pagina 6

Eroe o Traditore? Carmelo Borg Pisani—Stefano Fabei


Alle 7 e 34 del 28 novembre 1942, sulla forca del
carcere maltese di Corradino, moriva Carmelo
Borg Pisani, un giovane artista che sognava la
liberazione della sua isola dal dominio britannico.
Spinto da generoso entusiasmo lasciò pennello
e tavolozza per imbracciare il fucile. Arruolatosi
come soldato semplice nell’esercito
di quell’Italia da lui ritenuta la vera patria, fu
protagonista di una sfortunata missione segreta
conclusasi con l’arresto e un processo per
alto tradimento. Entrò così nella schiera delle
Medaglie d’Oro al Valor Militare.
Figura controversa, protagonista di una vicenda
tragica, fu considerato in Italia un eroe
irredentista e a Malta, anche se non da tutti, un
traditore. È il caso più noto di missione in territorio
nemico, la storia di un uomo che, riconoscendosi
in un ideale, fu facile vittima dell’incompetenza,
della superficialità e della cattiva coscienza
di chi, più o meno consapevolmente,
lo mandò incontro alla morte. Affrontò con coraggio il
sacrificio supremo come Cesare
Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa e Nazario Sauro

Il Lungo Esodo—Raoul Pupo

Dopo la seconda guerra mondiale più di un quarto di


milione di uomini, donne e bambini che vivevano a Zara, a
Fiume e nell'lstria furono costretti a emigrare in massa
dalle loro case cercando fortuna in Italia e oltreoceano:
famiglie divise, senza più una patria, senza un lavoro, che
in interminabili file si imbarcarono sulle navi della speranza
abbandonando ogni certezza. Dai terri-tori della Dalmazia e
dell'lstria in cui erano storicamente insediate, e che le
conseguenze della sconfitta avevano posto sotto il dominio
jugoslavo, le comunità italiane furono strappate a forza e
cancellate quasi integralmente.
Della loro tragedia la storiografia si è occupata fino a ora
raramente e in modo lacunoso; Raoul Pupo riempie questo
vuoto presentando con autorevolezza i risultati più recenti
della ricerca storica sull'Esodo, inquadrandolo per la prima
volta in un'ottica di lungo periodo. L'Esodo degli italiani
appare così come il picco di una serie di violenze e flussi
migratori che hanno attraversato buona parte del
Novecento: le persecuzioni fasciste e la conseguente
emigrazione di decine di migliaia di sloveni e croati fra le
due guerre, l'aggressione italiana alla Jugoslavia nel 1941,
le annessioni e gli orrori della guerra partigiana e della
controguerriglia, e ancora le stragi delle foibe del 1943 e
del 1945, l'interminabile "questione di Trieste", l'ultima
ondata migratoria verso l'Australia alla fine degli anni
Cinquanta. A fare da controcanto all'analisi storica è la voce
semplice e autentica degli esuli, consumati tra la volontà di
difendere la propria identità nazionale, il baratro della loro
condizione di profughi e le difficoltà dell'integrazione. Un
importante spunto di riflessione in occasione della prima
giornata del ricordo delle foibe, dell'esodo dei giuliano-
dalmati e di tutte le tragedie consumatesi alla frontiera
orientale d'Italia.
Volume 1, Issue 1 Pagina 7

L’Angolo Poetico; La Canzone del Carnaro—Gabriele


Siamo trenta d'una sorte,
e trentuno con la morte. EIA, patria del Quarnaro!
EIA, l'ultima! Alalà!
Alalà! Dentro i covi degli Uscocchi
Siamo trenta su tre gusci, sta la bora e ci dà posa.
su tre tavole di ponte: Abbiam Cherso per mezzana,
secco fegato, cuor duro, abbiam Veglia per isposa,
cuoia dure, dura fronte, e la parentela ossosa
mani macchine armi pronte, tutta a nozze di corsaro.
e la morte a paro a paro. EIA, mirto del Quarnaro!
EIA, carne del Carnaro! Alalà!
Alalà! Festa grande. Albona rugge
Con un'ostia tricolore ritta in piè su la collina
ognun s'è comunicato. Il ruggito della belva
Come piaga incrudelita scrolla tutta la Farasina.
coce il rosso nel costato, Contro sfida leonina
ed il verde disperato ecco il ragghio il somaro.
rinforzisce il fiele amaro. EIA, guardie del Quarnaro!
EIA, sale del Quarnaro! Alalà!
Alalà! Fiume fa le luminarie
Tutti tornano, o nessuno. nuziali. In tutto l'arco
Se non torna uno dei trenta della notte fuochi e stelle.
torna quella del trentuno, Sul suo scoglio erto è San Marco.
quella che non ci spaventa, E da ostro segna il varco
con in pugno la sementa alla prua che vede chiaro.
da gittar nel solco avaro. EIA, sbarre del Quarnaro!
EIA, fondo del Quarnaro! Alalà!
Alalà! Dove son gli impiccatori
Quella torna, con in pugno degli eroi? Tra le lenzuola?
il buon seme della schiatta, Dove sono i portali
la fedel seminatrice, che millantano da Pola?
dov'è merce la disfatta, A covar la gloriola Il profumo
dove un Zanche la baratta cinquantenne entro il riparo?
e la dà per un denaro. EIA, chiocce del Quarnaro! dell'Italia
EIA, pianto del Quarnaro! Alalà!
è tra Unie e
Alalà! Dove sono gli ammiragli
Il profumo dell'Italia d'arzanà? Su la ciambella? Promontore.
è tra Unie e Promontore. Santabarbara è sapone,
Da Lussin, da Val d'Augusto è capestro ogni cordella Da Lussin, da
vien l'odore di Roma al cuore. nella ex voto navicella
dedicata a san Nazaro. Val d'Augusto
Improvviso nasce un fiore
su dal bronzo e nell'acciaro. EIA, schiuma del Quarnaro! vien l'odore di
EIA, patria del Quarnaro! Alalà!
Alalà! Da Lussin alla Merlera, Roma al
Ecco l'isole di sasso da Calluda ad Abazia,
che l'ulivo fa d'argento. per il largo e per il lungo cuore.
Ecco l'irte groppe, gli ossi siam signori in signoria.
delle schiene, sottovento. Padre Dante, e con la scia
Dolce è ogni albero stento, facciam "tutto il loco varo".
ogni sasso arido è caro. EIA, mastro del Quarnaro!
EIA, patria del Quarnaro! Alalà!
Alalà! Siamo trenta su tre gusci,
Il lentisco il lauro il mirto su tre tavole di ponte:
fanno incenso alla Levrera. secco fegato, cuor duro,
Monta su per i valloni cuoia dure, dura fronte,
la fumea di primavera, mani macchine armi pronte,
copre tutta la costiera, e la morte a paro a paro.
senza luna e senza faro. EIA, carne del Carnaro!
L’Arena d’Italia Pagina 8

Breve storia della Dalmazia dalle origini al 1918 tratta da uno studio del
grande Patriota e irredentista Dott. Prof. Giotto Dainelli e pubblicata nel
1918 dall’Istituto Geografico de Agostini—Declegio
Di insediamenti umani in Dalmazia Caduto l’Impero d’Occidente la
risalenti ai tempi preistorici si Dalmazia costituì l’effimero regio di
hanno abbastanza numerosi Giulio Nepote (476/480); poi fu
documenti, i quali testimoniano di compresa nel regno italiano di
due diversi periodi, quello della odoacre, (480/493) e quindi in
pietra, e quello dei castellieri; dei quello degli ostrogoti, signori
quali resti i primi sono più frequenti dell’Italia (493/553). Vinti poi dai
nelle grotte delle isole, i secondi bizantini la Dalmazia passò
sulla terra ferma. all’impero d’oriente, restando però
sotto il governo degli esarchi di
Ma delle vicende attraversate dalla Ravenna (553/568).
Dalmazia fino a gli ultimi secoli
innanzi Cristo, ben poco sappiamo, Ma l’unità politica d’Italia non si
e poco anche dei suoi abitanti, gli mantenne a lungo, anzi, fu subito
Illiri, tra i quali più precisamente turbata con la discesa dei
Dalmati furono detti quelli insediati longobardi; e la Dalmazia, premuta
tra la Narenta e il Tizio, dal nome dalle orde degli Avari, sfuggì
della loro cittadella principale, cioè temporaneamente alla influenza di
Delminium. Bisanzio, che pure si mantenne in
molte isole ed in molte città
Fra queste antiche popolazioni costiere, più che altro
illiriche si formarono sulle isole e indirettamente, perché queste isole
sulle coste di terra ferma, e queste città sentivano già fin da
Ma delle insediamenti di fenici e greci, dei allora la speciale attrazione verso il
vicende quali specialmente i secondi ducato di Venezia più che verso
costituirono numerose colonie, l’impero lonatano (568/774).
attraversate
dando origine a centri che ancora
dalla Dalmazia oggi sopravvivono al lungo corso Le orde degli Avari, però, si
fino a gli ultimi dei secoli. ritrassero, e la Dalmazia tornò in
gran parte legata direttamente a
secoli innanzi
Successivamente incursioni di Galli Bisanzio, cioè vale a dire a Venezia,
Cristo, ben dettero luogo ad una signoria celto- ed in parte fu sottomessa ai Franchi
poco illirica, la quale raggiunse una i quali avevano sostituito i
abbastanza grande potenza nel III Longobardi nel Regno d’Italia
sappiamo, e
secolo A.C. ma i Romani, in guerra (774/830).
poco anche dei allora con i Cartaginesi, compresero
suoi abitanti, quanto a loro fosse necessario il
dominio dell’Adriatico e, per (continua nella prossima uscita)
gli Illiri
questo, quello dell’opposta riva; sì
che, chiusa la prima guerra punica,
iniziarono (229 A.C.) la serie di
quelle dieci guerre illiriche che li
condussero (78 A.C.) al possesso
completo della regione ad oriente
dell’Adriatico.

Nell’ordinamento di Augusto la
Dalmazia comprese tutta la regione
dell’Arsa, in istria, fino al Drin, in
Albania, e dalla costa nell’interno
fino quasi alla Sava:
Nell’ordinamento di Diocleziano
furono lievemente modificati i limiti
lungo la costa, cioè a settentrione
non più l’Arsa ma l’estremità del
Quarnaro e a mezzogiorno non più
il Drin ma il margine occidentale del
lago di Scutari.
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La Patria e L’Irredentismo - Malta


Malta nella sua storia ebbe legami profondi con
Lotta per l’autonomia
l’Italia; legami di natura etnica, religiosa, culturale
ed anche in politici, infatti fu il Regno delle Due La lotta politico-costituzionale fu tra le prime
Sicilie a cedere i suoi diritti su Malta, dopo la questioni che mise in luce l’italianità di Malta. I
sconfitta di Napoleone a Waterloo, alla Gran maltesi si aspettarono, dopo una cosi valorosa
Bretagna. Dal tempo dell’antica Roma fino al lotta per liberare Malta dall’occupazione francese,
tempo dell’occupazione coloniale Britannica, con la concessione dell’autonomia e la protezione
l’eccezione della dominazione Araba dall’870 al Britannica, ma non un governo autocratico, tra
1091, che quale eccezione è più una conferma l’altro guidato da uno dei piu arbitrari tra i
della regola dato che a quel tempo la Sicilia era governatori di Malta, Sir Thomas Maitland. Malta
sottoposta al dominio Arabo e già allora nell’ambito dell’impero Britannico si trovò come
storicamente Malta aveva sempre fatto parte o di una fortezza per gli interessi imperialistici
una potenza Italiana o era rimasta inserita in un Britannici nell’Mediterraneo, senza alcuna forma di
Camillo Sciberras, uno dei primi
quadro politico Italiano. Infatti possiamo vedere autonomia o concessione politico-istituzionale; ma
difensori dei diritti e aspirazioni
che le cupole rossastre delle chiese Maltesi e i come diceva il Duca di Wellington “non puoi dare
costituzionali di Malta e il suo
palazzi di Notabile e Valletta riecheggiano il una costituzione ad un vascello”. Quale fu quindi popolo. Suo figlio Emilio, era un
barocco Romano e Siciliano, dalla quale esce la risposta dei Maltesi? amico e sostenitore di Mazzini.
l’anima di un popolo italico. Come descrive bene
Enrico Mizzi, il politico Maltese che più di altri
aveva fatto della difesa dell’Italianità di Malta una I Maltesi guidati da Camillo Sciberras e Giorgio
sua missione in tempi così difficili, nel suo articolo Mitrovitch riuniti nel Comitato Generale Maltese
Infatti possiamo
“Per l’Italianità di Malta”: avevano scritto varie petizioni al sovrano Britannico
– rigorosamente in Italiano. Combatterono per un vedere le cupole
“Malta adunque o con Roma pagana, o con la
avanzamento costituzionale, espresso finalmente rossastre delle
Sicilia, o come scaturigine cavalleresca di Roma nella Carta Costituzionale del 1835 e del 1849,
papale ebbe per lo meno 14 secoli di vita politica e dove per la prima volta si istituirono le elezioni a chiese Maltesi e i
spirituale coll’Italia; ebbe e conservò italiane Malta anche se a suffragio ristretto; combatterono palazzi di Notabile e
l’indole, le civiltà, le arti, la Fede, la lingua. Anzi anche per la libertà di stampa con successo
quest’ultima ha delle radici così profonde a Malta, nell’1839, e quali giornali uscirono? Giornali in Valletta,
che essa è stata generalmente adottata nell’isola Italiano, ovviamente! I giornali inglesi rimasero riecheggiano il
se non prima, certo non più tardi dell’epoca di merce per i soldati inglesi, l’amministrazione
barocco Romano e
Federico II di Svevia, nella cui Corte di Palermo anglofona ed un piccolo gruppo di collaboratori
locali. Questo periodo coincideva infatti con la Siciliano, dalla quale
fiorirono le prime rime limpidissime in volgare
prima guerra di indipendenza Italiana, con cui molti esce l’anima di un
italiano.”
esuli, rivoluzionari e contro-rivoluzionari, per
alterne vicende sì ritrovarono in esilio a Malta, popolo italico.
rafforzando l’Italianità dell’isola e contribuendo al
Quale fu la natura dell’Irredentismo Maltese? contempo con la loro stessa rivalità a favore della
distinzione di Malta e della sua cultura dalle
Durante il periodo coloniale Britannico sì puo dire
imposizioni britanniche. I contro-rivoluzionari
che l’irredentismo Italiano a Malta si manifestò in presero la religione cattolica come distinzione
due forme. Ci fu, in diverse fasi storiche, un dall’Anglicano Impero Britannico, mentre i
irredentismo più antico nella forma di lotta politica rivoluzionari presero la lingua Italiana, la cultura e
per l’autonomia costituzionale delle Isole Maltesi, un rinnovato interesse verso l’autonomia
culminato nell’1921 con la Costituzione costituzionale come distinzione dall’imperialismo
Autonomista – ed un altro più recente, ma anche britannico.
più significativo, a seguito della visita di una Regia
Commisione guidata da Sir Patrick Keenan, che (continua nella prossima uscita)
divenne una vera e propria questione linguistica e
culturale. In tutte e due i casi si nota la
contrapposizione tra un regime autoritario, o
almeno che non rappresentava il popolo ed era di
natura coloniale, rappresentante di una potenza di
cultura Anglo-Sassone e di religione Anglicana, su Una rievocazione storica dove I
di un popolo ed una classe politica locale di cultura Cavalieri di Malta donavano un falco
Italiana e di religione fortemente Cattolica- Maltese all’Vice re della Sicilia, un
Romana. contatto storico tra Malta e l’Italia.
CARTA DEI VALORI IRREDENTISTA
Noi, uomini e donne d'Italia, accomunati da un unico grande amore e da un unico grande sogno. L'Italia ed il suo benessere.
Noi sognatori e eredi di un tempo forse passato ma mai per questo vano e dimenticato,ci riteniamo eredi di una missione che vede nella riproposizione
delle nostre tradizioni, nel comune sangue versato , e nell’ eguale sofferenza provata, nella costante ricerca di una verità negata e nascosta da pochi a
danno di molti. Noi riteniamo di procedere alla redazione di un comune documento, una comune carta di identità per il nostro popolo, per la nostra
coscienza, per ciò in cui crediamo e per ciò per cui ci battiamo.

NOI :

ci riteniamo fratelli, accomunati dal sangue e dallo spirito di un grande popolo come quello italiano.

-La nostra comunanza è dettata dal sangue e dalla nostra ascendenza. Essere italiani non è una cosa comune, si è italiani solo se si ama la propria Patria
e la si difende a costo della morte. Non si diventa italiani perchè si nasce sul territorio dell'attuale Repubblica Italiana. Essere italiani vuol dire lottare
compatti aiutando e morendo per il fratello, per una causa e per un ideale comune, così come noi facciamo ora, così faranno i nostri figli e i nostri nipoti.
Non riconosciamo come fratelli italiani coloro che disprezzano la Patria nostra, infangandone l'onore con atti, parole e/o azioni pur essendo di nascita ed
ascendenza italiana. Altresì riconosciamo come italiani coloro che pur essendo nati al di fuori del territorio della Repubblica Italiana, si sentono eredi
spirituali della grandezza della nostra terra, del nostro spirito e della nostra tradizione, combattendo affinchè essa torni grande e libera, e possiedono
ascendenza italiana.

-Noi riconosciamo nel popolo l'elemento primigenio della nostra stirpe e del nostro sangue italico. Ad esso vanno i frutti della nostra lotta e delle nostre
battaglie; in nome suo lottiamo e per lui moriamo. Il popolo italiano è la comunità di individui accomunati da nascita ed ascendenza italiana che si battono
con atti, parole e/o azioni alla rinascita materiale e spirituale del nostro paese. All'interno di esso non vi sono capi o superiori; esistono solo eguali che
lottano paritariamente per un comune ideale .

-Non consideriamo accettabile ne apprezzabile lo stato del nostro paese, ridotto ad una città assalita da briganti. Non possiamo che condannare lo stato di
totale iniquità ed inadeguatezza delle nostre classi dirigenti.

-Condanniamo l’iniquo trattamento riservato all’Italia dalle potenze alleate, che privarono la nostra Patria di qualsivoglia possibilità di replica e non
stipularono un trattato di pace ma un vero e proprio diktat; consideriamo i trattati di Parigi e di Osimo, non solo una palese violazione del principio di
nazionalità (espresso tra l’altro da una delle stesse potenze alleate), ma anche un attentato al comune buon senso ed onestà. Essi non furono accordi ma
punizioni, al pari di quanto toccò ad altri paesi. Condanniamo ogni smembramento subito dalla nostra Patria in passato, ora ed in futuro; ci battiamo
costantemente per l’integrità territoriale, materiale e spirituale dell’Italia.

-Riconosciamo a coloro che nel passato morirono per l’Italia, per la sua salvezza e per la sua difesa, accomunati da un solo e grande amore patrio,
indipendentemente dall’appartenenza politica, il titolo di martiri ed eroi nazionali. Per noi non esistono altre figure cui prendere ispirazione, poiché è
proprio nell’estremo sacrificio per la Patria che si misura l’amore di un individuo per la sua terra, per il suo sangue e per le sue tradizioni. Denunciamo le
violenze subite dal nostro popolo e il martirio dei nostri eroi troppo spesso dimenticati e troppo spesso bistrattati.

-Consideriamo la nostra Patria spirituale,materiale ed ideale, non l'attuale Repubblica Italiana, ma l'intera regione fisica italiana comprensiva degli
insediamenti storici del nostro popolo e dei nostri antenati. In essa vanno annoverate Istria, Dalmazia, Nizza e relativo retroterra, Malta, l'isola di Corsica e i
territori italiani della Confederazione Svizzera del Cantone Ticino e delle enclavi italiane del Cantone Grigioni e nel Cantone Vallese.

-Ci battiamo per la verità storica e riteniamo decoroso e giusto la riunione delle terre "irredente" in una nuova Patria italiana dove il popolo sia giudice di se
stesso, privo di strumentalizzazioni e manipolazioni.

-Non ci poniamo in modo aggressivo ed imperialista verso le altre comunità nazionali, quanto ricerchiamo solo ciò che storicamente appartiene alla nostra
Patria ed al nostro popolo, e che durante i secoli ci è stato ingiustamente tolto. Il nostro spirito comune reclama tutto ciò che ci appartiene ne di più ne di
meno. Non abbiamo nemici se non coloro che attaccano,terrorizzano ed affamano il nostro popolo.

-Consideriamo lutto nazionale l'esodo Giuliano-Dalmata e le relative sofferenze dei nostri fratelli di quelle terre. Siamo solidali con coloro che hanno subito
lutti e riconosciamo come fratelli coloro che sono fuggiti e sono stati cacciati dalle loro stesse case solo perchè si sentivano italiani.

-Grande solidarietà e spirito di fratellanza va ai milioni di fratelli italiani emigrati nel mondo dall'Unità patria ad oggi; ci battiamo per il riconoscimento della
loro opera, che portò orgoglio e lustro , non solo alle opere italiane nel mondo, ma anche agli stessi stati ove i nostri fratelli emigrarono. Ci battiamo contro
la discriminazione ed il razzismo subito dai nostri fratelli emigranti, che pagarono spesso in prima persona il solo crimine di essere italiani. Essi sono fratelli
e ad essi va il nostro incondizionato appoggio.

-Le violenze subite dal nostro popolo sono state indicibili e denunciamo la totale incuria con cui i passati governi succedutisi alla guida della "Repubblica
Italiana" hanno trattato il loro stesso popolo, e i loro stessi fratelli.

-Ci riconosciamo nella difesa delle nostre tradizioni e dei nostri valori, ci battiamo per una Patria migliore pienamente laica ma mai dimentica delle sue
radici e del suo passato culturale,spirituale,religioso e mai supina a diktat di comunità esterne. Speciale riguardo è tenuto verso la religione Cristiana
Cattolica, poiché essa è eguale fondatrice dell’unità spirituale del nostro popolo; riteniamo che le nostre tradizioni si intreccino pienamente nella dottrina
cristiana e nelle confessioni cristiane radicate nella nostra terra.
Non ci poniamo i maniera aggressiva verso le altre confessioni religiose, ma pretendiamo il rispetto delle nostre tradizioni e dei nostri valori da chi entra nel
nostro paese come ospite.

-Non consideriamo la guerra di conquista come un mezzo lecito per la riunificazione delle nostre genti; esigiamo solo la rifondazione dei torti subiti; siano
essi materiali, spirituali e morali. La guerra non è la sola via per risolvere le dispute internazionali e auspichiamo una risoluzione pacifica dei nostri
contrasti con le altre comunità nazionali circa i torti subiti dal nostro popolo nel passato.