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PANEGIRICI

SACRI Λ
DEL P oí D R E

LIBORIO SINISCALCHÍ
Delia Compagnia di G E SU’.

E D I Z I O N E Q U Λ R T ol

COLLA GIUNTA DI ALTRI PANEGIRICA


c D1SGORSI dell’ AUTORE , e coli' INDICE dcllc cefe più
notabili.

MDCCLXIX.
Appresso Lorenzo Baseggio.

CON UCENZjí DE' SUPERIOR t, E PRIVILEGIO.


>

r*

Biblioteca Nacional de España

___________________________________________________________________
AL GRAN

VERBO DIVINO
Fatto Uomo nel Se,toX|

DI Μ Λ K I Αχ

Voi, o gran Verbo divino , che ufcito dalla ivente dell'


eterno Genitore , pigltando qui in terra fpoglie mortali,
venifie a regnar , quafi in un foglio , nel feno di quella
gran Vergine , la quai' C Sedes Sapient:# * a Voi ,
dice, confacro quefli deboli faggj della mia pbvera eloquenda. E ficcome
i Fiumi refiituifcono offequiofi al mtre quelle acquc , cbe dal mar ifleffo
ricevettere * cost io umile , e divoto vengo a vendere al mar dell mcreata
Vofira Sapienda, qualunque effi fono, queßi piccioH parti di quell tnten-
dimento , ehe vi degnaße benignamente concedermi. Intanto ho tutto il plá­
cete , che gli enconij , cbe in queßi fogli ft fanno de Santi Voßri , freno
tutti un fol Panegírico delfi infinito Voflro fapere , cbe feppfll ben perfe­
stonare deboli Creature , e follevarle , quafi bafft vapori , al Ciel della
Gloria , a rifpleiodere quai luminlfi Fenomeni della Santità . Ond' c , cbe
ficcome cbi Ioda , ed applaude ad un eccellente lavoro, pile cbe il lavoro
tfieffo , (falta il valore , e la man di quell'lArtefice , cbe lo ideo , e lo fe-
ce j cost io nell' inteffere , cbe fo entomj alte Virtu , ed alie gefia de'
Santi, piu cbe ad effi , intejfe il Panegírico ali' immenfa Vofira gran-
dexga , cbe fu la fabbriciera delle loro lApoteofi , e cbe volle vendere
ognun de' fuoi Servi un vivo prodigio della fua potenga . Degnate adunque
dell' alto vofiro gradi mento queflo picciol tributo dei mio d-tvotijfimo af-
fetto , troppo a Voi dovuto , e pel merito dell' infinita Vofira Bontà, e
per l1 cbbltgo , cbe mi afftfie per tanti Vofiri beneficj ; ed inferne bale-
nate di lafsit nella mia mente la luce di quella vera Sapienda ,
tanto mi fa d' uopo per confeguire il gran Fine, per cui mi cr eafle, dt
goderv’, ed amarvi per tutti i Secóle in Cielo.
i a a AL

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AL L E T T O R E> INDICE
D E’ "P A N E G I R I e I,
Roppo ardita, fc non anche inutile del tutto ti fembrera quefi’Opera,

T che da me or vedi data alla luce , cioe alcuni di que’ Panegirici, che
nel corfo di più anni ho recitato in Napoli , e for (e inarcando il ci-
¡Jio ad un er it ico flu pore, dirai ció , che anch’ io calora ho intefo dirfi non
ienza apparente ragione : Che tanti libri, che poco, o nulla han di nuevo per
e de’ loro Argomenti .

Panegírico I. di S. Ignazio di
Lo jola.
Panegirice VI. di S. Filippo Benizj.
pafcere le trienti erudite ? Di fjmili Compommenti ve ne fono ora tanti al Fu S. Filippo un Miniftro della Pede
Mondo, c di Oratori íublimi, che par, che abb'ano toccato gli ultimi confini ricco di tanti meriti , e adorno di
dell’ arte ; onde che più accade aggiugnerne de’ nuovi ? E poi c si raffinate T7t/ S. Ignazio Incendiator di tre Msn-
Γ di, I. del Mond* ficcolo dtl f/ofrio tali prerogative da poterfene gloria­
oggidi il palato de’Savj, che ora più non gradi íce ció , che non 'e iingolare . re I. un Dio , II. ed una Madre di
Gli fvogliati del Secolo, che vogliono in ogni cofa la moda , non contenti di Corfo col fuoco della Caritàverfo Dio,
II. del Mondo Civile e Politico con l Dio. 4%
volerla negli abiti, ne’Cocchi, e ne’ cibi, par che la efiggano anche nelio filíe
de’ facri Dicitori ^ e cio, ch’ è il peggio , non guidandofi tutti con la medefi- ardor del fuo zelo , 111. del Mendo
naturale con la fervida attività de Panegírico VIL di S. Domenico
ma Idea, anzi gufiando diveriamente chi più dello H il ferio, e chi del vivace ;
Juoi Pradigj . PaS· 1 di Gufman.
chi del fluide, e chi del concilia ; chi dell’ antica frafe del trecento , e chi dell’
ultima più ricevuta dalle moderne Accademie , di leggier! condannano quel
dire, chi non e conforme alla propria Idea . Ond’ è , che non potendo Γ elo- Panegírico II. di S. Ignazio di 11 Patriarca S. Domenico è il Cherubino
% ' Lojoia . Tutelare del mifiico ParacFfo di S.
quenza ¿e’Savj eifer pari alia manna , che gradilca a i iapori di ognuno, al­
Chiefa. 49
lai fovente è condennata alla Cenfura di mille lingue . Tutto ció par, che
abbia fembiante di ragionerole, e di vero ; contuttoció , fe ben íi mira , chi La Santità di S. Ignazio fu ri eroica , ed
eccedenie , cbe parue dajje nel troffo , Panegírico VIII. di S. Pietro
mai dira, che per tai motivi fi abbiano affatto a disfar tutti i Torchi, ed a Celeflino.
metterfi , o in ozio, o in difperazione tutti gt’irrgegni del Secol noflro ? Chi 1. in ordine a fe , II. in ordine a Dio ,
mai dira , che abbiano ornai a tacere tutti i Licei , e tutti i Roflri , perche III. in ordine al frojfimo. IO
Fu S. Pietro Celeßino I. gloriofifimo ne'
troppo favellaron gli antichi ? fddio non ha gia meifo i confini alle Virai, ed fuoi maggiori avvilimenii , II. umi-
aile Scienze ; e ne pur dobbiamo imporceli noi . Il non più oltre preferitto Panegírico III. di S. Francefco
di Paola. lijfimo ne' fuoi maggiori efaltamen-
aile Colonne di Ercote , fu gia cancellaro gloriofamente dal coraggio di colo­
1i . 56
ro , che viaggiarono tanto più oltre di la da Abila , e Calpe : E puó anche
a!l' antico fapere farfi , o nel la ioflanza , o nel modo, qualche giunta , che fia Si danno a ve dere due maravigliofe
Trasformazioni della Carita , per cui Panegírico IX. di S. Niccoló Vefcovo
buona , e gradevole. Oltredichè flecóme torna in fomma gloria a Dio non fo­
* 1. Francefco ¡i trasformo tutto in Dio , di Mira.
ie 1’aver moite lodi, ma anche molti Lodatori , e Ί ricevere armoniofo tri­
buto, non fol dagli Ufignuoli canori, ma anche dalle men grate Rondinelle ; w*ll. e Dio tutto in Francefco. i8
Fu S. Nicedo moltiplicate da Dio, I.
cosí (ara gloria de’ Santi non fofo il merit a r moite lodi , ma anche 1’ avere ne lie Vi rid , lJL ne' Privileg) , 1 li­
molti Panegirifli, le non tutti ugualmcntc facondi , tutti pero del pari ofle- Panegírico IV. di S. Gaetano Tiene.
ne' Prodigj · 6$
quiofî, e divoti · Egli è poi vero, che il piaceve degli Uomini è allai diver-
Fu S. Gaetano un Free fenza pari della
fo , e di a fiai difficile contentamenro . Ma per queflo appunto debono eifere Panegírico X. di S. Antonino Arci-
diverfi i Componimenti , acció meglio fi adattino alla variera degi' ingegni . £ri/f¡ana Speranzä ; daccb'e queßa fu
Sn lui I. {caimamente ficura, II Fer­ vefeovo di Fierenze.
Nella maniera appunto , çhe l’increata Sapienza ha meifo al Mondo diver fe
forte di frutea con i (variati fapori, per cosí foddisfare a i diverli palati degli ma , 111. fomigUante all' Idea del Re-
denicre Hebr. 6. Spem tutam, ac fir­ Nel governo , cbe fece S. Jlntonino di
Uomini, de’quali altri gradifeono il dolce, ait ri Γ amaro , altri il gentile , ed fc , nel governo , cbe fece di altrui^,
altri il ruflico . Sicchè qualunqne fia per riufcire qlieft’ Opeta , appunto per mam, ¿5c incedentem ufque ad inte­
riora velaminis , ubi Praeeurfor pro usà fempre due Verghe , 1. di Carito·,
queflo potra non eifere inutile , perche ν’ ha dovizia di alere fimili Opere . II. di Giufiizia. 7°
Imperocchè eífendo fempre più agevole 1’ aggiugnere qualche nuovo pregio al « nobis introivit Jefus. -7
gia fatto , potrebbe peravventtira incontrare maggior gradimento per queflo Panegírico XI. di S. Francefco
Panegírico V. di S. Filippo Neri.
appunto , perche eífendo ultima a venire alla luce , potrebbe di leggieri eífer Saverio.
libera da qualche pregiudizio, che incorfero le prime opere, fol perche furori
Fu la Santità di Filippo fingolariffma in
le prime. Oltrediche crefcendo vie più il numero , e la variera degli encomj S. Francefco Saverio refe credibile la
deferitti in altri Volumi, fi âpre a chi legge più ampio campo per ifeogliere un tener di vita in apparenza comu-
ne ; I. fingolarijfima nelle Vtrtu , II. Fede con mczzi in apparenza incre­
fra molti quedo, che più gli è in grado, e con ció fi agevola la maniera da dibili , perché troppo gloriofi, ed rece­
render lode a’ Santi encomian. Ti prego dunque, gentililfimo Lettore, a far fingolarijfima ne' Privileg], 111. fingo­
lariffma ne' Prodigj. 35 de nti i' umana cendizione. #7$
giuílizia alie míe ragioni, ed a non cowdennare il mió difegno. E viví felice »

Pane
INDI-

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g vi furono tutti le poßtive perfezio- di Dio ayer Ira' femplici Uomini finer
Panegírico XII. di Stanislao Xofika. dell' amor ■<verfo la Patria dofo Mor- ni c«n la dovizia di tuite affalta le creati miglior Tutelare di Giufeppe- ,
te. grazie, e doni foprannaturaly± 11. Ne pote altress un JempliceUomo,
Fu S. Stanislao Kofifa un vivo Mira- Panegírico XIX. di S. Oronzio, Primo come Giufeppe , aver vanto maggiore,
Colo dslla divina Grazia , 1. quanto Martire della Citra di Lecce. Panegírico XXVII. della Ñau vi ta cb' effere Tutelare di un Dio, e di una
ail Modo , II. quanto alla foßanza del­ I. La maggior gloria di S. Oronzio o il della Ss. Vergine. Madre di Dio . 2 ig
la prod’giofa Jua Santità, 87 Patrocinio di Lecce fuá Patria, II. Comincio Maria il fua vivere dal ¡am­
La maggior gloria di Lecce 'e il Pa­ mo delle glorie , e delle perfezioni, Panegírico XXXIII. di S. Francefco
Panegírico XIII. di S. Antonio da trocinio di S. Oronzio. jjp cost ajfolute , come relative ,■ poieb'e Borgia
Padova. nafeendo fu I. per fe fiejfa la pin bell'
S. Antonio fu una glonofijfima Immagi- Panegírico XX. di S. Ciro Medico, S. Francefco ßorgia uni 1. i più alti ono-
opera ufeita dalle mani di Dio, II.
ne della Divinità in terra , ed una Remito , e Martire. per altrui la più gran benefatirice del ri della terra colla piu ¡ublime fanti-
riccbißima fiarte cipazione del le divine tà ; II. ed i pih eccelfi favori del Cie­
Fu S. Ciro 1. lutta Vita , e faluie per Mondo. jSp
ferfez’oni, e pi à ßngelarmente I. del­
altrui , II. tutto morti , e ßrazj per lo col piu eroico avvihmento di fe me­
la Potenza del divin Padre co i Pro- fe medefimo. ' 14É defimo . 12^*
Panegírico XXVIII. dell’ Annunziazio-
d'%j > Ή· della Saplenza del Figliocon
ne della Ss. Vergine .
la Predicazione , 111. della Santità Panegírico XXI. di S. Pietro Martire Si efpone il Panegírico fatto da S. Glib- Panegírico XXXIV. di S. Margherita
dello Spirito Santo con le Virtù . 94 Vergine , e Martire .
Domenicano. briello alia Vergine .Annunziata : E
Fu S. Pietro M. un Λ/me viva, e trion- con cio moßraß Maria efaltata I. al
Panegírico XIV. di S. Felice da Can­ fal della Pede j Onde a gran ragione S. Margherita fu un vivo Prodigio della
¡ammo delle grazie , II. al fommo
talice , porta nelle fue Immagim , quafi per delle dignità, III. al fommo delle Be- Grazia ; poiebe acquifio -i. piaggiori
Corona, una Scimitarra ful Capo. 14ψ nedizioni. JPf fuoi pregi nel mare del Ganti!"fimo, e
Fu S. Feiice I. si Santo , e mortificato nelle tempefie delle Perfecuzioni. xjf
'-riel Carpo , cbe parve non avefie Spi- Panegírico XXII. Del Santiífimo Panegírico XXIX. dell’ Affunzione
rito~ 11. st Santo , ed elevato nello Nome di Gesù . della Ss. Vergine . Panegírico XXXV. o fia Orazione nel
Spirito, cbe parve non aveffe Corpo . It SS. Morne di Gesù egli è 1. örofcofo Mon mai piu , cbe nelf AJfunzion di Funerale di Marianna d' Aufiria Re­
JOl.
di glorie al Kcdentare , 11. Or ofcopo di # Maria, fi è (onofeiuto ih Cielo , cofa gina delle Spagne, Conforte del
Panegírico XV. di S, Monica. felicita al Mondo redento. ipf -poffa , fappia , e voglia fare un Dio Filippo IV. e Madre deMRle Ckr
per glorificare una pura Creatura ; poi- lo II. .
S. Montea prati co una nuova Idea di Panegírico XXIII. della Santiffima ciiènon mai piit, cbe’allora bannoazu­
zelo , emutando nella nuova Legze di Eucarifiia. lo 1. la divina Giuftizia un maggior La Kegina Marianna è volata al Cielo
Grazia le glorie de ffi antica Giudita Con le glorie della Ss. Eucariflia ß ri- merito da premiare , II. la divina con due ale , Γ una datale dalla Na­
po’cbè ficcome quslla vinfe Olcfeme 1. compenfano alt'Um añila del Re denta­ Bontà un maggior amore da compláce­ tura coli' Impero glorio)amente ammint>
non in campo di lattaglia , ma in do- re 1. le pene, cbe i ollero , ll.iviiupe¿ te , III. la divina Magnificenza un flvato , e Γ alira dalla Grazia colla Pie-
mo , 11. piii cbe con le armi, cd vez- ή , ebefoftenne naila fuá Paffone . ι& maggior impegno per efaltarfi. 19p tá férvidamente efercitata .
zt degli occbi, in oculis fuis, III. e
col_ vincere un frio vinfe tuita Γ Af­ Panegírico XXIV. delia Santiffima r Panegírico XXX. della Ss. Vergine Panegírico licor Ib fiel—
fina ζ Cost Momea Jantifico il Mondo Eucarifiia. Addolorata a pib delta CroceΊ la Monacazione di due Sorelle, che
1. fenza u/cir di fuá Cafa , 11. fenza Eucarifiia è la vera Felicité! Mella Ss. Vergine Addolorata a pie del­ prendevano 1’ Abito della Ss. Ver­
fu dort , ma col pianto, III. e col fan- dell Ucmo , e la vera buena forte del ta Croce fi fcorgon due ftranifimi Por­ gine della Concezione.
lificare un [olo Agofiino. 108 Mondo. tenti, doe 1. un gran dolor fenza pian­
to , II. ed un gran Martino fenza Si dà a vedere la loro gran forte nel
Panegírico XVI. Delia Dicollazione di Panegírico XXV. del la Santiffima morte. 20^ di vent are F'glie di Mana , e Spofe
S. Gi'ór Barrida. Eucarifiia. di Gesù Crißb. '^ ~ 24*
Sí danno a vedere le clon ofe fingclaritá Ci da il Signore nell' Eucarifiia una nue­ Panegírico XXXI. della Ss. Vergine
del Martirio di S. Gio: Bait ifia .113 va Via I. piit breve , 11. piu ficura del Carmine. Panegírico XXXVII. o fia Difcorfo
III. più facile al Paradifo .■ 17m Lo Scapular del Carmelo I. .<è un gran pe Ί Rendimento di grazie nell’ ul­
Panegírico XVII. di S. Lorenzo Mart. Fregio , IL ed è una grand' Arme timo dx dell’ Anno.
Fu S: Lorenzo un Olocaufto perpetuo della Panegírico XXVI. dell’In macolata della Cbiefa militante , 21^
divina gloria , I. nella Vita , II. nel­ Concezion di Maria . Si perfuade un tal Kendimento di Gra­
la Morte, 111. depo la Morte, izo Mel primo ifiante della Concezion di Ma- Panegírico XXXII. di S. Giufeppe. zie , come facrificio di lode , con cut fi
fi adunarono tutti gli ultimi , e foddisfa infierne alia G’uHizia , alia
Panegírico XVIII. di S. Gennarö ptii fingolari Privilegj della Santi­ I. Non poterono un Dio, ed una Madre Gratitudine, e all' Interejfe. i-yf
_ Veícovo , _p Maniré. tà ; daccbè vi furono 1. tuite le glo­
Fu S. Gennaro l. fempre Martire del do­ rie negative con la efenzione da ogni
lor, mentre vijfe, II. fempre Martire menoma maccbia, anche Originale; II. DO-
e vi

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DOMINICUS MANULIUS
Prapofitus Provincialis Societatis ijefu in Regno
Neapolitano,

Um librum, euiiiîuiu· Panegiricifacri , a Patre Liborio Sinifcalchi So*


C cietatis nofiræ Sacerdote compotitum aliquot ejufdem Societatis Theolo­
gi , quibus commiflwn fuit, recognoverint, & in lucem edi porte prebave-
rint . facultate nobis a Patre nofiro Francefco Retz Præpofito Generali
commumcata concedimus ut typis mandetur, fi ita iis , ad quos pertinet
videbitur. In quorum fidem has literas manu nofira fubfcriptas P& G-illo
PANEGIRICO L
Societatis nofiræ munitas dedimus. - pcï* » * l3S,ue
IN O N O R E
Datum Neapoli tS. Oftob. 17jx.
DI SANT’ IGNAZIO DI LOJOLA,
fu S. IGNAZIO Incendiator di tre Mondi , I. del Mondo piccolo del pro­
Dominicus Manulius. prio Corpo col fuoco della Carita verfo Dio, II. del IV^ondo Civile , e Po­
L. S. litico con 1’ardor del fuo zelo, III. del Mondo Naturale con la fervida at«
tivita de’ fuoi Prodigj.

In igne zeli ejus devorabitur omnis terra. Sophon, i.

4 Patriarca di Spirito si bile fimboli, e paragon! da raffem-

NOI R IF O R MATO R I. eroico , di penfieri si al­


ti , d’Idee si vade ; Che
il Vaticano dopo aver
brarne le glorie ; S peral poter idea­
re con Γ armonía delle sfere il con­
certo de'íuoi affet ti., co’ lu mi del So­
4# Delie Studio di Padova . ved uto da lui fco n fit te le quelli della fuá mente profetice ,
Erefîe , riformati Popo- con le flelle filíe nel fiimimcfntq gli
Oncedemo Ljcenza a Lorenzo Bafeggio , Stampatore di Venezia di poter li i iaimficate Citta , fparfa in piu E- occ'hi fuoi fempre mchiodati nel Cie­

G rilfampare ii Libro intitolato : Panegirici Sacri del P. Liborio Sinifcahbi ec. nnsferi la Fede , meflî in centribuzion lo , col Mar la vafiita del fuo Cuo-
°! ."nur l' ?rt,ni .,n di Stampe , e prelentando le iolitç Copie di prodigj- gli Elementi , riempito di re , e col redo delie Creature il re­
( alle Pubbliche Librerie di Venezia, e di Padova ; p Apoteofi il Cielo, e di fpavento gli fio delle fuo glorie : Ora pero che
abiifi , non feppe formarne aleramen­ 1’ odo encomiar per tin’ Anima mag-
Dar. fi 3. "Marzo 1769. te Γ Elogio , che con quel grave 1.a- gior del Mondo , , Sole , Stei­
tonifmo di Gregorio XV. che Ί di.chia­ fe , Marf ¡"“Creature tlitte itene in
ro maégior del Mondo, Jwmum ge­ pace , che non ho meßieri di voi ;
rens Mundo majorem¿ diciamlo in bre­ giacchè tutte fete inferiori al merito
( Angelo Contarini Proc. Rir. ve , un Ignazio di Lojola , quefii e il d' colui , che Mnimum gerit Mundo
( A L vise Vallares so Rif. fubliine argumento , che mette oggi majorem. Pero lafcierei di bnon gra­
in difperazione fin dal principio del do a quegli Angeli, che ne effigiaro-
C* Francesco M · r e si n í i.e |rv. Proç. Rif. dire Ja mía povera eloquenza. míni­ no in Calataiud il fembiante dei Cor­
mum gerens Mundo majorem ? Deb che po , il deferiverne anche oggi le (o-
farete qui baile fantafie della mia vraumane perfezioni delP animo ; ed
mente per teifere a un tal Eroe, fe a que’ bambini di pochi meti , che
Rcgifirato in Libro a Carte 1. at Num, 1. non condegno, almeno men difdice- in Cagliari ne efprelfero con voce
vole Panegírico ? lo per me finche lo taumaturga il nome, ad intrecciargli
^ .... f intefi chiamare un miracol di Dio altresf Panegiriche Iodi. Ma giacchè
dal Granata , un tempio della pace tanto non polio , facciam cosí , fe
dal B. Telleda, un Uomo divino da vi aggrada , Uditori ; lafciate , che
Davidde Marchefini Segr. Filippo Neri, un Arlante del Mon­ io , fe non polio adeguar le fue glo­
do rovinofo dal Concilio Tarraco- rie , lufinghi ia nofira divozione ,
nenle, un braccio deliro della Chie- dividendo con la comune de’ Savj
fa dal Pontefice Clemente VIII. fpe- in un Mondo tre terre , anzi tre
PA NE- «i poter rinvenire in tut to il feníi- Mondi ; ende come a maggior di
Paneg. P. Sini/calchi. A tutti

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■i Panegírico I. Dl S. Ignazio di Lojoía . $
tutti edi poda applaudergli coi Vatici- mofa Pamplona , redó fieramente col- ñuta talara per due , e tre di interi, mente incendiali tutti gli afiêtti, e tut-
nj feflofi di Sofonia : In igne zeli ejus pito da una palla di bombarda fran- e condannati al martirio di erbe ama- to il piccolo Mondo del proprio corpo.
devorabiiur omnis ierra . Tre ion i di cele. Cadde a llora quel Marte della re, di cenepi, di tozal tnuffiti. In cal- Quel lo petó, ch’ ío qui non firnfeo di v*
terra divisó Pietro Bleíenfe : Eß terra, Biícaia più che fulminato nella gam- lite fono le fue ginocchia dalle lun- ammirare fi è, che un incendio sí va-
quam gerimus ; eß terra , quam colimus , ba da’ tuoni dell’ Artiglieria , incene« ghe orazioni continuate per íette ore fio non mapdaífe in cenere infierne
eil terra, quam terimur . V’ b la terra , tito nel cuore dalle vampe deilo Spi­ al di. Egh bin íomma un vivo rittrat- con Ignazio , anche gli ordigni delle
cke port! amo a do (ίο , cioje la terra del rito Santo in un giorno appimto della to della pió rigida penitenza , di cui fue pene ; merce che una ben larga la-
proprio Corpo : V’ e la terra, che abi- fuá Pentecofle . Cadde quedo Paolo Chrÿfo- potrebbe dire il Grifologo : Viciu, ope- fcia di erbe pungentiflime , e pene tra n-
tiamo, cioe leCitta, ed i Regni : E vi novello della Chiefa per quindi for- îog. S«r. re , veßttu, leefo totus poenitentia for- ti intrecciata dal mió Patriarca , ed
h la terra , che calpefliamoco’piedi. Su gere turto fuoco di fervido zelo . Cad- deBspt. ma\us incedit. O Dio ! quefli dunque ufaca per fuo tormento , veden fino
quefia Idea dató oggi a ved ere- il mió -de ,-ma meglio de 11’ antico Giacobbe, b Ignazio ? quel Cavalier rinomato , al di d’ oggi frefea , e verde nella terra
gran Lojoía lncendiatore di tre Mon- per ricevero nel fuo fortunato zoppi- quel prodigio della bravura , nudrico di Villadprdts. Voi crederete, o Signo-
di , del Mondo piccolo dei próprio Cor-, care uti f egno di Cei e fi i*, e fovrau- nejle Com di Ferdinande Re di Cafii- ri , che abbia ció permelíola Ptoviden-
po con le vampe idella fuá Carita verlo mane benedizioni ; mercè che indi a gfia , e ne lio fplendor delle armi ? za, acetó non rpancalie a queflo nuo-
Dio; del Mondo Civile , e Politico col'--‘poco girarito con un prodigio datl’ Ap- Quefii b Ignazio > Eh lo creda pure vo Muse Evangélico il luo rovettoin­
fuoco dbl Tefó, ed-fnferta matiierían- pófiófo-Pifro ven Cito" a (alchargli con ch", vuele, ch’ io per me non fo rin- cendiato da Fiamme innocenti, íicche
che del Mondo naturale con la fervida le proprie mani le piaghe , accaio nel venire in Ignazio nulla del primiero hoc igne urebatur rubus , & non exure- Exod.
attivith de’fuoi prodigj. Non vi accer- cuore da una fervida lectura di libri Ignazio. E dove (ono in tui i ricchil- batur. Direte edere un vivo miracolo
rite intanto , Uditori , alia profpettiva Sanci , e fopra tuteo avvampante di fimi abiti fregiati di oro , fe gia gli della mortiticazione d’Ignazio, cheot-
di tanto -fuoco Urit enim , direbbe eafitVper la villa della gran 'Vergene ha ceduti a un vil pezzente ? Dove la renne dal Cielo la perpetuiça alls lue
Ambr. ir. Ambrogio, ut corrigat ; non exurit , ut María venuta a depofitargli fu te brac- fuá fpada famofa , fe i’ ha IcUpefa in pene r Direte eifere un grato contrae-
perdat.,E voi, o miogfan PadreA dif- cia il bambino Gesú , vedeíi incenerir trofeo full’altar di Maria di Monferra- caambio della terra , fecondata si Jar­
penfatemi oggr per brev’ ora datlefigi- nel feno tutti i primieri amori, e fon­ ro ? Dove il langue della più antica gamente da i fuoi fudori, e dal luo ian-
de leggi che preferivefie a’ vofiri Sud- dere, diciam cosí , come di getto un nobilta di Bifcaslia ricevuto dopo un gub, Io pero olere quefii mouvi, cre-
diti, di non mai prorompere nélle vo- cuore novello. E Lucifero ifieíTo ve- fungo corio di Avoli illufiri , te g;a derei encora, che abbia voluto ii Cielo
ílre fodi ; volendo pure il dovere , che dendolo ornai cangiato con niiova fe ne ha vuotate le vene con que’ immortzlare la bella fiepe del genero-
facciali tallora quefio torto innocente metamorfofi in -virum alterum, ne fre- íanguinofi flagelli , con cut rinnuova fo luo petto, affinche ella loííe un te^
alia. voRfa umilt'a , per non fare.ingiu- me dagli abiffi , e iiccome al riforgi- più, e più volte al di lo flrazio alie fiimonio perpetuo deIV innocenza de'
flilra al merito di teilte quantele altre mento di Chriflo , cosí alla convert one fue membra ? Dove il brio Cavaliere- fooi affecti, fgombri gia da ogni terre-
virtù. Ne cfee metterfi tin vofiro figli- d‘ Igtiazio fcuote da i (uoi cardini con fco, fe aile belle, ed a i ícherni del- na mondiglia . Eh si Spine .» prpqigio-
uolo nella cruda neceffnadi fembrarvi terribile infierne , ed innocente tte- la plebe più minuta non fi fílente più, fi (firne Spine , voi , che con tirannia
ingrato, col non mai sfogare verfo di mueto la terra , riapre larghe Fendi- che fe folie un macigno ? Dove final- innocente vi beveíle il Sangue piú
voi quel tenero parzialiífimo amore, ture nella cafa d’Ignazio, elafciaaftti- mente la primiera delicatezza , fe in gentile di quel fiancö, e con legreto
che vi profefib. Diám du nfiue principio. mícata una firrefira coi neri vefiigj del- uno (pedal poco difeofio non fofo ii martirio tormentafie al mío Santo il
II. Che 'piécol Mondo fia 1’ nomo not! Ta lúa toga ,e del fiio efiglio. Ma fug- adopera ne’ più fordidi impieghi, ma petto , diced in cortefia, emqó mai
ν’ e tra i Filofoti chi lo rechi in dlfh- gi pure , é íparifci dal Mondo, o Spi- giiigne ancora con intrepido labbro a nel di lui cuorer^jd-açrge-tci.%' fu incen-
bio. Quando ben anche non F aveffe rijo .Satánico., dil^uati pure m huno·, íucciar le ulcere più fehifofe ? Eh che diatodall’ amor di vino, v entro mai
D. B:rn. de tro Bernardo: Homo parvus Mundus ór che va in fiamme di carita il Mon­ d’ Ignazio non n’ b vimafio ora milia , più amor terreno ¡J E’ egli veto c¡Ó »
in. Hexa. eß : pure ce lo molfrerebbon chiaro la do piccói d’ Ignazio , Egli non è , ne ne pure il nome, dacche altri lochia- che di lui afferma nella fuá Bolla il
ragion iffefía, e la notomia del Córpo fahr mai più , quai tu lo volevi Idolo mano a piena bocea il Santo , altri Poncefice Giulio III. ciue che ne’fuoi
umano, in cui , come dice Agofiino, deile Cprti, e Marte de lie milrzie. per V ifpido arnefe , che portava in coflumi non v’ b più nulla ,. che non
fî ravvifano efprelTe tutte le Creature Che anzi lo veggo m Manreía pe- IV. dolió, colui dal Sacco . Altre in lui fia virtuofo , e Santo : Nib4 , quod pium,
Auqurt.q. dell’ Univerfo : In homine eß omnis Crea- nitente abitator di una Grotta roror- uon veggo , che ceneri , pallor di ce- fantumque non fit i E come no , par ,
07-inhb. luya: In tal güila difeernoníi nelle ve- ta , il vegeo pallido , e ícontratatco neri fui vifo , fpruzzi di. cenere ful che mi ripiglino voce Sanguinis que’
83· 9" fie i fiumi , neMeni i mari , nelle ¿lía fiel v'ifo, con la cnioma lcarmigiiata, Sajone , ceneri penitenti rammefcola- bronchi fanguinofi : come p^teva effe­
i macigni, nella carne la terra, e fi- con la barba incoita. col capo ícoper- te al fuo pane. Forza b dunque dire, re aleramente ? E come potea effere
nalmente nella million dei quattro u- to all’ inclemenza de.ie ftagioni , co the gist tinto Ignazio e rirr.afio ince- nulla di Monjío in Ignazio^ s’ egli fi
mori predominant! 1’ amica difeordia piedi nudi , con un tu vi do laceo in- ncrito, e disfatto da un incendio bea- traitien fu Ia terra fol quanto fa me­
deglí Elemenfi , per cui , come acte- dodo , con un’ afpra catena di Ierro at to di Carita : Forza b dire ,. che ouel- (fieri per fantificarla , del refio fen vo­
Anguß. ■ fia Γ i Retío Agofiino , Homo omnium lombi , con tafci di pungenti lpine la le lingue di fuoco , e que’ globi di fiam- la fovente con rapidi ratti al Cielo , te­
contra elementorum particeps . le carni. Poveri occhi fuoi. Sorto eifi me miracolofe , che gli fi fono vedute vandofi per quattro cubiti alto dal foo-
ΓηΙϊτ Or’in un cota! piccolo Mondo del condannati ad un perpetuo pianto , ardere sí fpefío ful capo , gli abbiano lo : Se trat to tratto con Junghiffima
^ ‘ proprio corpO fi attaccarono i primi fenza veder altra tregua di ripo.o, pria difiillato il cuore per gli occhi in eflafi ferra gli occhi ad ognfereata bel-
incendi d’ Ignazio , allor che diferí- che torméntalo non fia da un crudo due fonti perenni di lagrime , che gli lezza , per invefiigar piúd’ appreffo i m¡-
dendo bravamente le mura della fa- guanciale di Selci. La ma tame -olie- ehbero adaccecarelf lucíed indi finafo- fieri più lubliroi^fi noffra Fedt : fe con—
n igta-

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Panegírico I. Di S. fgnazio dl Lojbla. e
vería più, che con gli uomini co i fleffo: Ex quo fe Cafar Orbi terrarum dal Re di Portogallo al Soglio di Pic­ Univerfo ? Correva a que’ dï un Seco;
dedicavit, fibi erifuit . Non aleramen­ io ; un ignazio finalmente , che vede lo infettato da quafi tutti i delirj de
beati del Cielo, vifitato nello-fpazio di
un íoloanno venti volte da Maria , qua­ te il mío Patriarca , dacche dieffi alla ubbidienti alle lue voci taumaturgha fecoli antepaflati, merce i tanti nuovi
ranta volte da Gesù , frequentiflïma- converiione di un Mondo , perderte gli Elementi ; che vede íoggiornar fu i Ereíiarchi, che nega vano il culto alle
mente dagli Angioli, e da i Santi : Se nmo fe m fe fiefio felicemente brucia- fuoi iabbri lo (pirito delle più chiare, Santé immagini , deridevano le indul-
icende fovente tutto il Parad:lo a coro- to da un Rogo di carita. „ e fublimi Profezie , che vedeli talora genze, negavano ai Sacramenti il va­
nargli co’ raggi (uoi il volto : Se mella E per venta riandate o Signori, ad vr„ con prodigioíe replicazioni farfi prefen- lore , ed al Vicario di Crido Γ ubbi-
fióla Manrefa , e ne’ contorni della lúa una ad una turre le azioni d’ Ignazio , te a più luoghi ; Un Ignazio , dico , dienza. Piangeva intanto ful trono di
grot ta ammirano tuttora i Pellegrini in fate diligente anatomía del fuo eroico· coronato da tante grazie del Cielo, da Piero con cieche pupille laFede per 1’
ogni palmo di terra un nuovovefligio ctiore , che vi troverete incenerito ogni. tanti onori della terra , in cui fareb- introdotta diffoluzione de’ Popoli, per
di fovraumani favori fatti adlgnazio. afferto men degno , Ogni paífione non befi riputato un prodigio di umilta il 1’ abufo de’ Sacramenti, per la confu-
Entraño in quell’ antro divoto , e vedu- che buona ; Incenerito in lui ogni ri- ^ non cedere alle altere fuggeflioni di fione del Saceidozio, per 1’ avvilimen-
to quivi un rifaltodi faffo ; qui dicono, fentirnento di vendetta ; giacche vuoh Satana, quefli giugnere anche a non to de’ riti Sacri , e fopratutto per lo
compofe egli quel prodigiofo volume bene , e benefica i ¡ubi maggiori per-; avere per trent’ anni tin ribrezzo di Scifma dell’Inghikerra, e per le ribel-
degli Efercizj-fpi rituali , mentre glieli fecutori ; e ad un che cuocendogli luí’ vanagloria? Or quedo b quel miraco- lioni del Settentrione, per cui tutta la
dettava la gran Vergine Mana . Paífano orecchio una fafeia , gii traforava con. lo di umilt'a ammirato da Bernardo con Chiefa raflembrava 1’ infelice Gevufa- *·
1’ ago anche 1’ oreerhio ; Fiatello , rif- tutee 1’ efiafi della fua Chiaravalle : lemme , allorche data in preda all’ ar- che
poco oltrealia riva del Fiume Cardene-
to , che le corre al flanco ; e qui, dico- pofe con ciglio tranquillo , e fereno, Bern, fii- Magna prorfus, & rara virtus eß , bu- mi Caldee, era tutta colma di planto,
no , filiando lo fgiiardo nelle acque , vi­ mirate, che mi ci.cite l’orecchio; in- per miff, militas honorata : Queda b una eroica di fangue, di confufione , di rovine ,
de quali in uno lpecchio quanto dell’ cenerita ogni cupidigia didanari; dac­ iff. flupidezza , che non piló céreamente di ítragi. Ma viva Dio , che flecóme
Augufliflima Triade , e degli alti mi- che girra ful lido turra la moneta rima- trovarfi in cuor cFUomo nato , s’ egli nelle rovine di Geroíolima; nel .diroc-
fie rj di nolíra Pede puó da un Uom via­ flagli pria di viaggiar per Gerulalem- non ha incenerite del tutto le lue paí- camento della Torre di David , tra le
tore coinprenderfi. Diveriono ad una me, incenerito ogni ribrezzo di fenfo. fioni . E tal fenza dtibbio fu il mió mura fmantellate della bella Sionne ,
Croce detta del Torti poto quindi difco- rubelle, mercb il dono abiflimodi ca— Patriarca. Queda lingua difuoco, che nel deíolamento del Tempio , nella
fla ; e qui , dicono, coniuie egli una flita conceHogli dalla Rema delle Ver­ gli fu veduta arderefu la fronte , men­ fehiavitú de’ Popoli , e de’ tefori del
corma di Demon) comparfigli con faili- gini in una delle fue apparizioni ; ince- tre feriveva le coílituzioni al fuo Ordi­ Santuario condotti prigionieri in Babi­
lá di laminóle lembianze, qui gli bef- nerita finalmente ogni feintilla di amor ne , fervendo a lui per penna , giufia lonia ; ficcome, dico, infra tanti difa-
fî>, qui gli fcacciô co i calci , ecolba- proprio , fino a por er decretare i Giudi— gli Oracoli del Salmifia, la lingua del- flri íi mantenne fempre vivo il fuoco
flone. Gitano ad un vicino Olpedaie cj A'noflolici ne’ procedí della fuá Ca­ Pfal. 44. io Spirito Santo , lingua meus calamus del Santuario nafeoflo per man de’ Sa­
detto di S. Lucia: e q i,dicono , av- non.zziztone ; A fe ipfi amorem omnium Scriba; que’globi di fiamme , che lo- cerdoti in una valle ibtrerra ; onde
venne in Ignazio quell’ Efiali prod gio- rerum-, qua Deus non funt , prorfus ab- vente gli avvampavan fu la fronte ne’ mando poi ne i Sacrifie) 1’ odorato fu­
fa di otto inten giorni : che perô glib jecit, ut etiam fui ipfius amorem, prorfus, fuoi SacVificj ; que’ raggi focofi , che mo delle vittime al Cielo ; cosí parí-
qui dedicata una Cappella detta dell’ E— amandarit ; incenerito finalmente ogni. fpelfo fpeffo gli fcintillavan dal vilo , mente nei comuni infortun) della Chie-
flaíi. Entraño finalmente in un’ altra fpirito di alterezza , fino a potere af­ quede furon le fací, che incendiarono la, e deLMondo mantenne fempre vi­
vicina Chiefetta ; e qui, dicono, vide fermât di fe fiefio ( cofa veramente di. in un rogo di Carita il picciol Mogdo vo la íWvidenza il fuoco del mío Igna­
Ignazio follevato in iipiritoil magi fle­ flu pore ) fino a poter affermât di fe d’ Ignazio , ed in effo tutta la bada cio per fiero auípicio di felicita , e di
ro renuto da Dio nella creazione del fleffo, che per trenca intieri anni non» lega delle terrene affezioni. "glorie. Qnindi b , che in quel tempo
Mondo, vide piud’una volta nell’ O ft i a avea giamnai fentito- nel cuore un yjl. Or s’ e cosí, va pure , o Ignazio , appunto , in cui Crifloforo.Colombo
confacrata il Bambinello Gesù, e pia- menomo folletico di vanagloria . O» ____ -* va , e Prometeo non favolofo con le llrínie col Re di Cafiiglia il trattato di
gato calora con cinque luminoliíTime Dio! In un-Ignazio non effervi iinri— fací del tuo fervido zelo tolte veramen- ícuoprire un nuevo Mondo infedele ,
piaghe. Poflo ció , che vi pare , miel brezzo di vanagloria ! Qui sà che po­ . te dal Cielo , atcacca il fccondo incen­ in quel tempo appunto nacque Igna­
Signori , potfeeíTer nulla di terreno in tete inarcarvi per lo Atipóte o Cieli ; dio all’ altro Mondo Civile , e Politi­ zio al Mondo : In quell’anno appunto
Ignazio-, che vive annegato in un pe- In un Ignazio acclamato da per turto co : In igne zeli tui devoretur omnis ter~ 1511. in cui Martin'Lutero, lafeiato il
lago di fovraumatufavori ? Che vive, come Santo ÿ Un Ignazio , che fe va· ra. Scendi omai , Novello Mosè, dall’ Chiofiro , fi protefla nella dieta di
non da Uom viatore , da beato Com- alia Patria1, vien incontrato con fo­ alto Sinai delle tue infocate contempla- Vormazia dinanzi all’ Imperador Cario
prenfore ? Vi parche in lui ooteffe eife­ ie n ni proceflioni , e ron íuono feflo— zioni, ad effer Maeflro di leggi divine , V. per Erefiarca , e Scifmatico ; in
re nu I là· di terreno ? Eh che bifognalo for di campa ne fe faffi veder per le Chryfo- e Legislatore dé’Popoli, affinchè : lia quell’ anno appunto anzi nella fieffa
confefliamo anché no», quando giuníe flrade , fi affbllano d’ ogn’ intorno per log. Ser. humano de{acatus, & exinanitus a cor· (artimaña dell’ ¡fleffo anno , emefeefee
a dirlo la fuá fleífa umilta : Che non a- canearlo· di berredizioni i popo 1 i ; fe 30. pore, ut adhuc in noßri corporis tbjcuro dal Mondo Ignazio, fi confacra a Dio
vrebbe potuto vivere, fe oflervato avef- dimora in Roma chinanoper venerar­ fulguret lumine deitatis , come dice il con voto, e fi titira in Manrefa . In
fe nell’ anima fuá qua le he cofa, chéavef- lo le lor Tiare i fimremi Gerarchi del­ Gritologo. Va pure, che quefli furo- quell’anno appunto 1534. in cui En­
fe dell’ umano , e non di Dio . Bifogrra la Chiefa, e fingolarmente Paolo III, no gli alti diíegni della Providenza nel rico VIII. Re d’ Ingbilterra fi ribella
dire d’Ignazio cio\ che di Cefare ferifle Qiirho 111. e Marcello IL Un Ignazio metterti al Mondo : Va pure. Ma che dalla Chiefa , e dal Papa ; Nell’ ifiefs’
Seneca , croe ch’egli aacche fi diede all’ vofiito per Angelo de’ fuoi configli vad’io fpronando, o Signori , chi gia anno appunto gitta Ignazio i primi fon-
sequillo del Mondo, tolfe tutto fe a fe ¿ail’ Imperatore , e promoflb anche» vola all’ imprefa , chi gia incendia 1’ damenti al fuo Ordine , e l’offre in fin-
P aneg. P, Sini¡caichi. A 3 golar

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6 Pánegirico T. Di S. Ignazio di Lojola. 7
golar maniera al fervizio della Chiefa, di Santiiïîmi íflítuti : Quà il miro ri­ lum in vinculis . Egli e dagli affaffini le intemperanze del Mondo : Veggo
e=del Papa . Finalmente truovanfi all’ gido Predicatore tuonar contro i vizj, baflonato con mazze ferrate , e gitta- da voi rimefla in piedi la frequenza
¡Relio tempo in Parigi a far feguaci, e gli abuíi ; L'a córtele amico entrare to in terra per morro ; Egü è dal­ de’ Sacramenti , lo fptondor dette Chie-
e dilcepoli Ignazio, e Calvino; E nell’ con un Dottor Parigino in giuoco di le Soldatefche (pogliato corne Spia , e fe , 1’ efemplarita negli Eccieiiaflici ,
anno Relio if^o. in cui Calvino in palle , per dargli in buon punto vinta ihafcinato co’ calci ; Egli è firaziato la pieta nelle Accademie , il zelo di
Genevra alza bandiera contro il Vica­ nelle fue perdite la Salute dell’Anima: cfa’ Marinai congiurati di abbandonar- giovar aile Anime di qualunque flato
rio di CriRo , ottiene Ignazio dal Va­ Qua finalmente il veggo immerfo in lo in un ermo Icoglio dell’ Adriático: di perfone . Or bene , ditemi fe Dio
ticano gli Oracoli , per cui vien di- un lago gelato nel cuor dei Verno, per Ma che ? tra tanti feempi , e difaüri, vi guardi, di tanta gloria di Dio fíete
chiarata canónicamente Religione la rintuzzare gli amori impudici di un generofior redditur, ripetendo mai fem­ voi pago ? Se ne (on pago ! rifponde
fuá Compagnia ; onde fpedifce per tut­ Giovane ; fimile a quel guerriero di pre con un’ Iride di fioritiffima pace egli appunto come il fiio.ee, che nun­
ti i latí della terra i fuoi figliuoli, quaíi Salomone, di cui fu detto nell’ Eccle- fu i labbri : Ad majorem Dei gloriam : quam dicit fufficit . Una fola Roma ,
tante faci del Santuario incendiatrici di iiaflico : Sicut lorica induet [e aquis ; E bccl’ 4t· Signore , diceva , ad un cuor che v’ avvegna che Reina delle Metrópoli é
errori , e di abufi , fecit miniftros fuos qui in Parigi fervir con eroica coflan- ama davvero , (embra leggiera ogni teatro- troppo anguflo per un zeo
ignem urentem ; E fa loro cuore con za un appefiato ,fino a contraire i prin­ pena ·., che (offre per voi ; è manche- AppoRolico ; no , che non bafla , mn
quelle fervide vöci : He, incendite or­ cipi dei Contagio , vivo martire della voto ogni oífequio, che a voi tributi; fufficit , Ad majorem , Ad majorem
bem . Egli e pero fopra tutti vivo Mon- Carita , e del zelo . In fomma fempre pero non mi bafla no turto ció , che Dei gloriam . S’ è cosí, iappíarc , che
gibello di Carita. O Dio ! che non fa, V ifielTo , e fempre diverfo da (e me- ho fin’ora fatto, e patito per dar glo­ T incendio della voRra Canta, (i e at-
che non dice , che non difegna per defimo epiloga in fe le glorie di mil- taccato non gih ad una Citta , ma a
ria al voflro Nome , onde vi chieggo
ifpandere da per tutto le vampe del le eroici opérai : Ut in uno , direbbe i . Ed ' la doloroia , ma a me troppo cara cento e mille , anzi a quanti Regni
fuo Apoflolico , ed infaziabile zelo ? Caffiodoro, credas efe multos tam va- ^ ' merce di pariré , e di far di vantag- ha 1’Europa : In igne zeh tui devora­
VIII. Io quanto a me, vi confeRb ichiet- ria imitatione diferetos. gio . Ad majorem Dei gloriam . Deh ta eft omnis terra : Dez>orata tft la
tamente , o Signori , che lento man. In una fola cofa lo veggo fempre IX. le volete confolar le mié brame , non Spagna per la enaiagevol reconcilia-
carmi la lena , e fgomentarmi lo Spi- coRante cioè nella generoiïta del fuo mi obbligate ad effervi cotanto ingra­ zione da voi ottenuta dei Re D. Gio­
rito al (bio volervene defcrivere alca­ cuore , con cui imprende ogni più to . Sappiate pur , ch’ io non mi fi­ vanni di Portogallo coi Papa , e per
na cofa , e Recome 1’ arte del pingere malagevole imprefa di zelo , fenza do di vivere in quefia infelice necef- la difficiliffima riforma delle Mona­
mai è coRretta a gittar più difperata- mai sbigottirfi per veruno finifiro ac­ fita di rendervi per tante grazie da che di Catalogua richiefiavi dal Re
mente il pennello , che quando dee cidente , che anzi a guifa di un ferro voi compartitemi un compenío di glo­ D. Filippo. Devorata efi la Francia pet
effigiare il fuoco ; cosí non mai veg- royente , direbbe il Nazianzeno , che rie si Reve . Ad majorem dui&que Ad la riforma de’ cofluroi introdotta da
go più infufficienti i colori deli’ elo- fpruzzato d’acqua gelata più Aride, e majorem Dei gloriam. voi nelle Accademie di Parigi , e per
quenza , che nel volere efprimere le fi accende , e s’ indura ; cosí egli pin Ma a divvela (chiettamente , o Igna­ la guerra molto da voi prima di tut­
Ramme del di lui zelo : Anzi veggo perfeguitato , più s’ incoraggia , e (r zio , in non fo bene intendervi, o voi ti, come attefiö Anna d’Aufiria Rei­
intervenire a me cio , che avvenne a accende: Apoftolictis animus ex eo quod Nazis ■ non volere fpiegarvi quando fa d’ 110- na di Francia , all’Erefie de’G’ianleni-
quel famofo Pittore , che volendo d’ pajjus jit generofior redditur , atque ut er. 2î· po . Ad majorem Dei gloriam ? Ma fli,· e ad un’altra nuova Erefia quivi
yrdine del Cardinal Pacecco di fop- candens ferrum frigida afperßone , ita quell’ Ad majorem pare a me un ter­ fulcitata contro la prefenza reale del
piatto dalla fenditura di un nfcio ri- periculis obdurefeit . Eh perdonami O mine indefinito , in cui non ροπηο Signofe nel Sacramento : Devorata eft
trarne al vivo il fembiante , il vide Ci&o , non fa mefiiere, che ti Ranchi conofeerfi i confini . Diremi in corte- i-’ Italia per ¡o tanto , che vi fíete a-
tofio cangiarfi in cento (variati afpet- per confolare il mio Eroe ne’ fuoi di- fia , quai’ e cotefla maggior glorif ,'che doperato per la Converfione di Re­
ti di allegro , di meßo, di piacevole , fa gi , ora inviando di notre il Sena­ poífa appagar plenamente il voflro nata Ducheífa di Ferrara Erética Ugo-
di adirato ; onde delufi i fuoi difegni, tor Trevifani , acciocch'e il raccolga Cuore ? lo veggo gia in Roma proc- notta ; per li famofi Teologi inviati
fu coRretto a lafeiar Γ imprefa , ben di (otto a un íreddiífimo Portico, ora curate dal voflro zelo Bolle contro la a’ ConciIj, ed anche a quel di Trento;
perfuafo , che non mai baflano ter­ promettendogli d' eifergli propizio in negligenza de’ Medici , leggi contro 1’ per li fervidi Operaj fpediti in ambe
reni colori a di pingere un Eroe del Roma , ed or con altre dolcezze di empiéta de’ duelli , Tribunali a poRa le ÿicilie . Devorata eft la Germania
tutto Gelefle . Nella fieffa guifa nel Paradilo . Un vaflo incepdio di Ca­ contro la perfidia degli Eretici , Sta­ per lo conqup.Ro quivi dato all’ Ere-
voler io animare quad in un vivo rita quai è quello d’ Ignazio , tant’ è tuti benigni per la riduzion degli E- he di Lutero, e di Calvino, giugnen-
ritratto 1’ effigie d’Ignazio, non fo in Iungi , che fi arrefli all’ inqontro de' brei convertin' da voi fino a 40. in un do a veder quivi prima di moriré più
quai profpettiva di zelo debba più diíafiri , che anzi generofior redditur . anno : Veggo da voi fondate Cafe , e cafe de’ voflri Religiofi , ehe non ne
Rngolarmente rapprefentarveio , dac- In fatti egli fe da’ Dottori dell Univcr- Confervatorj diflinti per le Vergini avea (piantate Lutero di altri Ordini.
che ora lo veggo fervido Catechifia fita firapaazato con vergognofi gafii- perlcolanti , per le Maritate mal cu- Devorata eft l’lnghileerra , per lo tan­
ifiruire per gli Spedali, e per le piazze ghi , da illufi Zelanti accufato come flodite , per le Donne pubbliche ri- to , che vi fíete affaticato per la con-
i fanciulli ; Ora appoRolico Pellegrino Erético , coRretto al filenzio come pentite , per gli Orfanelli , per li Ca­ verfion di quel Regno col Cardinal
girfene in Palefiina in cerca de’martirj: ignorante , imprigionato come Mago : tecúmeno : Veggo da voi, e da’ voRri Reginaldo Polo , allorch'e venne ció
Qua il veggo in una Scuola di fan­ Ma che ? nelle (ue pene , e nelle fue Figliuoli flabiliti Seminar) diverfi , e in penfiero a Maria figliuola di Evrico
ciulli Rariene quad uno di eifi ad ap- carceri generofior redditur , fino ad ei­ per gl’ Inglefi contro lo Scifma di Ar­ VIII. Devorata ed ΓEtiopia , adoperan-
prendere i gramaticali rudimenti·; La fere riverifo da un Cattedratico di Ai- rigo , e per 11 Germani centro le fre- dovi con quell’ Imperadore per riunir-
illuminato Legislatore preferí ver leggi cala per un Paolo in carene , Pan- nefie di Lutero, e di Studenti contre la alia Chiefa Romana , ed offerendo-
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8 Panegírico I. Di S. ígnazio di Lojoia 0
vi al Papa d’ andarvi voi in perfona. parva machina gravida Mundo. Quí ¿íi áufpicj d’ Ignazio : di qua i Lupi Qesu per ccwfolar le voflré belle A*
Or bene Ignazio , fíete pago ? vi ba­ certo dovrebbe gittar le eolonne del a (famati non defolano nella Vade di gonie : Gilt fehierate dal Firmamento
ila una si gran gloria di Dio ? Eh no, non piú oltre ogni Alcide della San- Lanzo ; di la i turbini, e le gragnuo- ícendon le Stelle ful vodrti Avello ,
mi rifponde , non ¡ufficit , JÍd majo­ tita Cridiana ; con quede vade im­ le non flagellano nella Sicilia , ed in per farvi , credUo , con Inmi noli ca-
rem ! Md majorem ! Md majorem ! pfeíe dovrebbe fatollarfi ogni incen­ piú luoghi ; quivi le ruóte non in- ratceri 1’ Epitafio : ln igne zeli ejus
Ma io non faprei oramai come con­ dio di carita piú vorace« jjg— frangono in Napoli , ed in SaluZzo ; dévoraléitur omnis terra . Aprici dun­
tentar la Santa ingordigia del volito E pure, chi Ί crederebbe ? Ne pur χ[„ da per tuteo i morbi non tormenta- que o Cielo , ípalancatevi o sfere , e
zelo , fe non vi folie rimada la parte qui fi arredo il fuoco divoratore del "no , ne uCcidono in quad é tutte le voi o gran Profeta Elia da quell alta
piú fconofciuta , e barbara , detta il mió Patriarca , paliando oltre dal Cirtà del Mondo ¿ la Morte idelfa e parte di Cielo , da cui mi udite , in-
Mondo nuov.o. Or fappiate che ancor Molido Civile ad attaccar le fue fact codretta vederfi ravyiv^re piú di die- viate ali’anima del mió gran Patriar-
quivi fono volati i v,odri figliuoli a al Mondo naturale , incendiando in ti Cadaveri , come e pur regidrato ca il vodro carro di fuoco , che con
portar le fiaccole del voñro incendio, lui in certa guifa con la fua virtù negli autentici procedí . O che nuo- elfo debbc ella entrar nel Cielo , e
e gia fíccome Marcello al dir della taumaturga tinto 1’ antico ordine dell’. vo fidema di Mondo 'e dunque que- trionfarvi nella maniera flelfa che
Storico , nella vinta Siracufa trionfó Univerfo , e quali tutte le leggi pri- fio ? Quäl fuocó sí vorace ha iñeene- Pompeo in Roma . Entrando Pom-
di tutta la Sicilia : ln una Urbe tota miere della Natura ; avverandoli piú rite le leggi inviolabili per tanti fe- peo nel Campidoglio infierne con al-
Sicilia ¡uperata eft, cosí voi nella pre­ che mai , che ίη Igne zeli ejus devo­ toli nell’ Univerfo ? Quäl fuoco ? Eh tri Vincitori, queda fu la diverfa di-
da del foto Saverio avete conquidato rabitur omnis terra . Io per me cre­ ceüino pure le meraviglie s quedo è vifa tra luí , ed effi ; che gli altri por-
un nuovo Mondo alia Pede . ln uno do , che fe in quel feeol d’ oro , iri fiato il fuoco del mió gran Patriarca, tavano innanzi al Cocchio 1’ imma-
milite novus Orbis fuperatus eft , ¿ae­ cut fort'i Ignazio la vita , e la mor­ Egli dopo avere incendíate nel Mon- gine, e’l trofeo di queda, e di quell’
che egli foto ha fulminato in cento te , folfer rifufeitati d’ improvvifo i do Civile le colpe degli uomihi , ha alträ Città efpugnata / folσ Pompeo
Provincie, ed in cento Regni 1’ Idola­ primi Maedri delle Marematiçhe , un poi incendian alt resi nel Mondo na- pdrtava innanzi Γ immagíne: di tutto
tría , vi ha incenerito migliaja d’ Ido­ Archimede, un Ticone , un Tolomeo, rurale i maiori dati in pena alle col- intero il Mondo da lui conquidato .
li ; onde gia ubbidifcono agli oracoli al primo alzar , che avrebbono facto pe .' Egli promovendo ne’ prolíími la Nell’ idefla güila nell’entrar , che fa
adorati del Vaticano ΓIndia, ilGiap­ dalla tomba il Capo, al primo girar primiera innocenza fmarrita co’ falli in Cielo Ignazio , ove altri Santi vi
pone , la Coccincina , il Tunchino , di pupille , che avrebbono facto in­ de’ primi Progenitori , ha parimentè condufiero i trofei di Città , e di Re-
la Cafraria , e cento altri vafiiflimi torno intorno per Γ Univeríó : O impetrato ed a i mortaji in qualche gni , o conquiflati alia Pede, o rifor-
Regni . Or che dite , Ignazio , fíete che nuovo fidema , avrebbono'detto, parte i privileg) del terredre Paradifo, mati tie’ codumi , folo Ignazio puo
ormai pago ? è gia fatolla la fame che nuovo fidema è quelle , che og'gi ed a fe i Celedi guiderdoni de'll’ Em- recarvi 1’ infegna di un Mondo , anzi
del vodro cuore ? Ah: no , mi ripiglia, vedeíi nel Mondo ! Ove fon’ ice le píreo , à Cui fi vede gia dapprëlfo col di tre Mondi incendian dal luo zelo.
ne pur tanto mi bada , non jufficit, leggi preferitte dalla natura agli Ele­ lume di profetiche illufiraziúni. Itene dunque c^Ignazio , e del vodro.
ad majorem . Ma di grazia cola vele­ menti ? Legge è del fuoco , che bru- ■ Má s’ è cosí , che fate a fiar piú ; di parti fe , giacch'e gittaJle * hovello
te di piú ? io non faprei, ove poflano ci; Come va dunque, che in Cataio- o Ignazio ,· fu qúfla terra ¡ che tutta Elia a beneficio del Mondo, il manto
didenderfí di vantaggio le brame del gna non fi divori una letrera fotre-
avvampa tra g¡’ incendj beati della delle vofire lane religiofe al vodro
vodro zelo. Al Cielo for fe ? Or bene leritta da Ignazio ; che in Galizia ,· vofira Carita ? II vodro Spirito è di Ordine , e don elfo tutto il vodro
già quedo è illudrato dalle Apoteofi nel Medico, ed altrove non recchi in fuoco , itene dunque alia vofira sfe- Spirito doppio della vofira Carita ver­
di piú vodri figliuoli ; gia (ono calpe- prodi ma vicinanza alcun danno ? Leg­ ra , tanto piú che un foi Mondo non io Dio e Ί proffimo , giftate altresí
fiate le Stelle dal pie gloriofo di mi- ge è dell’ aequa 1’ a Rogare ; perche dun­ c capace di tm' anima mcénoramce (opta quanti qui cóncorrono alle vo-
liom di anime da voi convertite : for- que nol fanno i Mari piú tempedod di tre Mondi , Tempus eft, difiero gia fire glorie , anzi (opta tutta queda λ
fe agli abifií ? Or bene , gia qiiindi nella Liguria , nelle Filippine , nella prefio Curzio al gran Macedone i Voi parzialiflima Citta il manto delia
difperato Lucífero vifpaccia per boc­ Sicilia? Legge e ded’ aria il conquaf- fuoi Capitani . Tempus eft cum orbe , vofira protezione , e con ello qualche
ea degli Energumeni per il maggior fare co’ venti , come va dunque , che &" Sote definere . Tempus eft , diró io fcintilla dei vodro incendio , che ae­
nemico, ch’egli abbia al Mondo. Di- i Tifoni al nome d’ Ignazio rifpectin di voi i cum Orbibus , & Sole, define- cenda ne’nofiri Cuori un rogo ai- Viz},
temi dunque ora , fíete pago , Ο I- le navi nell’ifole Terzere, e nel nuo­ re . Ecco gia fcende Maria col luo fd aile Virtù una luce immortale.
gnazio ? Siete pago ? O Dio , mi ri­ vo Regno? Legge é deda terra il ro-
piglia , non ho , e vero , altro , che vinar co’ tremuoti, come va dunque,
defiare ; ma non perció fono pago ; che in Savona dia falda una cafa tra
non bada un Mondo foto per glori­ le akrui revine ? Che drani prodigj
ficare , come fi conviene un Dio, fono poi quelli de fuoi Rittratti ? Non
maggior di mille Mondi : Non ¡ufficit, induifeono ora piú le Stelle co' loro
ad majerem Dei gloriam . O Uomo afpetti tanti benefici influid , quanti
magnanimo! O fpirito Eroico ! o Ani­ le immagini d’ Ignazio in Calatajud ,
ma fenza parí ! O animam , veramen­ in Munebrega , in Rccalbuto , e nel
te Mundo majorem ! O vadiíírmo ene­ Chile, da per tuteo . Finalmente ne
re , di cui potrebbe dir Cafliodoro , pur i Poeti fognarono tante felici dra-
roeglio, che della sfera di Archimede, nezze, quante or fe ne veggono con
PA-

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ΙΟ Di S. Ignazio di Lojolarf
diri nimis. Ripiglic adunque il mio do il nome dal fuoco ; poichk, ho di
PANEGIRICO IL dire, o Signori, e con buon ammo bel nuevo a rinafeere alla Grazia per
mezzo di un altro fuoco nemico.
mi accingo all’ impegno di dimoflrar-
IN ΟΝΟΚΕ vi la Santita d’ Ignazio effere flata si Ed infatti paífati gia di si gran bam- IIL
eroica , ed accedente, che parve daffe bino i primi anni tra le Cg¡rti, e tra 1’
armi, eccolo gia adulto guerriero íule
DI SANT’ IGNAZIO DI LOJOLA. nel troppo in riguardo a fe, a Dio ,
Caflello di Pamplona. Mentre ebbro
al pro (fi mo. Onde fl ayverino di lui
gli oracoli fopraccennati di Davide : di militar bravura, ruetando la Spada
La Santita di S. Ignazio fu sl eroica , ed accedente , che parve daffe nel
In mandatis ejus volet nimis. Atten- la fa da Marte per difendere la piazza
troppo , I. in ordine a fe , II. in ordine a Dio , III. in a (e commefla, percoffo d’ improvvifo
ordine al Profil mo. detene intanto con tutea la voflra
nobile, e divota ettenzione i rincon- in una gamba da un colpo di Artiglie-
ria nemica , cd infierne ferito nel cuo-
In mandatis ejus volet nimis. Pfalm. nr. tri. Incomincio.
j[# In mandatis ejus volet nimis. Non re dalle vampe dello Spirito Santo, nel
vel diffi io, o Signori ; Appena Igna­ fecondo di appunto di Pentecofle .ca­
Ntichifllmo nel Mondo me’ intendefie ) del mio gran Padre , e
zio viene alla luce , e gia mi da a veder de qual nuovo Saulo a terra per rifor-
k quell’ Affioma, che al- gran Patriarca della mia Compagnie ,
veritiero ne’ miei detti ; imperocche fin gerne Paulo ; Prius percutiendus , giu- A agutí,
tri attribuirono a Bian­ Ignazio ; Imperocche s’ k delitto nella fia il dir di Agoflino , poftea fanandus ; serm. .4.
te , altri a Solone , altri virtù 1’ effere troppo , datevi pace, o dalla cul la mettefi in certa maniera ad
emulare i natali fleffi del Redentore, prius proßernendus , poftea erigendus.^j ¿om>
a Pitagora , ed altri ali’ Ignazio, voi líete reo , e reo di mol­
to : Onde non fo , fe più todo debba poichc nafee, dove vi credete. In una Imperocche ficcome il grande Appo- j, 7-c.
Oracolo , che defini il
mezzo della virtù con quel celebre La- oggi per voi refiere encomj , o pure (falla. In luogo dunque si vile nafee flolo Giacomo Protettor delle Spagne
conifmo : Ne quid nimis , nulla fia Apologie. Ma e non fülle voi un’Ani- un rampollo si degno della piu antica fu detto Filius tonitrui, cosí parimente
nobilta della Biícaja, un erede delle pu6 chiamarfi Ignazio gloria delle Spa­
troppo . Aflîoma ricevuto policía da ma fmifurata, per cui nk pur ballava
tanto Uluflri Signorie di Ognez, e di gne rigenerato alia Grazia da un tuo-
tutti i Savj della Gentilita , da Efiodo, un Mondo intero , Animam gerens Mun­
da Cleobulo , da Orazio, da Seneca con Lojola, un che ft a pochi anni ha a no di bronzi nemici. E fe dagli A-
do majorem? Uno Spirito infaziabile , flrologi vien delta la Stella Lucifero
Ariflotele, che al primo della fuá Etica che miravate a nulla meno , che attac- riíplendere Paggio di onore in Corte
definí non altro eifere la Virtù , che del ReD. Ferdinando di Cafliglia? Si; merck le tante fue mutazioni Sydus
car fiamme di zelo a tutto Γ Univerfo ?
e ció per alto configlio della Providen- claudicans, puo certamente applauderlî
mediocritatem . Affioma compruovato Un cuor di brame fopreccedenti , per
za, che mi fe in cuor della Madre d ad Ignazio azzoppato fui mattino del­
altresi da tutti i Dettori di S. Chiefa, cui non v’ era arquillo di Anime si nu­
Ignazio un tal fentimento di unailta, la fua converfione con le voci di Giob-
Lib. de da Girolamo, da Niffeno, da Cipriano, merólo , che poteífe fpegner la fete ?
c di divozione , a (finche il figliuolo na- be : Orieris ut Lucifer, orieris ut Sydus J°b-
quantit. da Bernardo con Agoflino , che infe- Adunque che debbo fare ? Negar che
amni. c.j. gn¿) t che ficcome il Circolo mira da voi defie nel troppo della Virtu , e del­ fceífe con l’ifleflo orofeopo del Salva- claudicans. E tutto cio, perche ammae-
tutti i latí il fuo centro, cosí la virtù dore nato in Betlemme ; onde s’ inten- firato il mio Eroe dallé fue difgrazie
la Santita ? nol polio . Difcolparvi ?
il fuo mezzo . Onde ficcome la Virtù non mi fido . Acconfentire a un tal pre- deffe ch’ ei naíceva, più che per fe, per fu la vanita di quedo mi fero Mondo,
poda nel mezzo ha fempre a’ fianchi giudizio del vofiro merito ? nol debbo . la pubblica falute del mondo : Homo illuminato poi dalla lettura di Sacri li­
due viz), Γ uno occedente nel più , Γ juvandis hominibus vere natus, come bri , indi avvalorato dall’Appofiolo S.
Adunque che faro ? Ma viva pur per
poi lo difie il Pontefice Gregorio XV. Pietro , che apparfogli yifibilmente gis
altro nel meno , che litigano con eΓ- mille volte 1’ Angelo delle Scuole Tom- D.Thom.
Ed a quedo fine voile altresi il Cielo, guariíce in un attimo il zoppo piede,
Γο lei de’ confini : Cos'i fofamente k mafo, che in un tal Laberinto di pen- Lett. 7.
ch’ ei fortifie il nome mifleriofo d’igna­ per cosí fiabilire in lui il fondamento
lodevole chi , come foie , cammina fieri mi da il filo da disbrigarmi . In-
pe Ί mezzo della fua Ecclittica ; fem­ fegna egli dunque , che be oche in un zio per mezzo di una non piu udita di una più che eroica Santith : Si Pe­
pre k errante chi la fa da Pianeta , fenfo fia folo de’ viz) lo fiar neglieflre- maraviglia : dacchc mentre fi di (corre trus petra eft , avrebbe detto a mio pro-
tra Parenti d’ imporgli nel Battefimo il pofito Ambrogio , fuper quam ¡edifica- Ambroi.
che o fale più fu a’ moliri Boreali , o mi ; fe fi riguardino pero le ragioni
nome di Beltramo , ecco d’ improvvi- tur Ecclefia , re Be prius pedes fanat, ut ber·
fcende più giù agli Auflrali . Se cosí della bont'a e della malizia , anche le
r , chi mi regge oggi la mente , chi Virtù flan collocate nel 1’eil remita ; on­ fo il Bambino di frefeo nato artícela ficut in Ecclefia Fidei fundamentum con­
con iflupov di quanti 1’ udirono quede tinet , ita & in hoc claudo fundamen­
roi configlia il penfiero , dovendo fa- de da i PitagOrici venivano dette Sum­
vellare di ùna virtù non fol grande , voci ; Ignazio k il mio nome. Quafi ta confirmet. Dato perd di calcio al
mitates . Oltredicchè quando i Savj
non fol maifima, ma fopreccedente di diceffe : Prendo io il nome da me me- Mondo , rinunziati i Parenti , la Pa­
con Ariflotele difiero le virtù fiare nel
quell’ Eroe nomato Abrame della nue­ defimo merck la bonta di quel Dio , tria , i piaceri, glionori, e quanto ν’
mezzo , favellarono delle puramente
che fin dalle fafee vuol privilegiarmi ha di faflofo , e di grande fu queda
va legge, ed Atlante del mondo rovi- morali , non gia delle foprannatura-
nofo dal Concilio Tarracone^ Sofle- li , e Teologiche , le quali ficcome tra Santi ; dacchk quefir ebfcero talora terra , va pria a fofpendere fu 1’ altar
i nomi per bocea di Dio o degli An- di Maria di Monferrato la militare fua
gno della Cattedra di Pietro, e Giofuè hanno per oggetto un Dio infinito ,
della Chiefa da Gregorio XV. Appoflo- gioli ; io con vanto fingolare lo ricevo Spada , indi cedendo per i Arad a ad
cosí non mai pofiono effere troppe , un mendico i preziofi fuoi abiti , in
lo novello dagli Auditori della Ruota ma foto com parir tali per una ecceífi- dalla mutola favella della mia bambi-
nezza. Prendo il nome dal fuoco , per­ arnefe di cenciofo pezzente , va a fe-
Romana ; Tempio della Pace dal B. va veemenza di affetto, quai non folo
Teffeda ; Miracol di Dio dal Granata; che nafco Commilitone di quel Dio , pellirfi in un?, fpelonca di Manrefa ,
non k vietata , ma anzi voluta da quel
Uomo divino da S. Filippo Neri ( gia che ignem venit mittere in terram. Pren­ per quivi far delle fue membra uno
Dio, che mandavit mandata fua cufio- feem-

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ta Panegírico I!.
Di S. Ignazio di Lojola . 1j
fcempip , che pol parve e(Ter troppo, de’ Confeiïori. Ma quefii fono cèrta*
ed eccedente ; poichè parve non vo- mente ecceiîî, direte voi, o Signori : per la vera credenza del Vaticano . Ni- gior nemico d’Ignazio ; non folo tra
leffe gia mortificato il fuo corpo , ma Pur troppo è vero, che Ignazio nellá mis , in una non più intefa confidenza tanti flrazj non fi duole, non fi rifen-
morto del tuteo co i firazj, penitenza voluit nimis . Cosí 'e , vel in Dio , per cui prima d’imbarcarli da te , meglio di un trionfale a lloro , di
IV. Ingegnofa Pittura io fo, che fei va- concedo ; ma non è gia quefio quel Barce lona per· Italia , non folo non cui fu fatto il motto : Nec fulmen Mon¿0·
ga d’eifigiar le virtù in fembianti urna- troppo , che io ammiro nel mió peni- accettó'lorta alcuna di provvedimento, metuit, nec hyemem :· ma- ne gode , ne sin,(,3 1.
ni con labizzarria di capricciofe fanta- tente Eroe , come cofa , che puó per ma anzi gitto fu la (piaggia il danaro tripudia , gli va incontro con cuor si c. j.
l:e, e di miíleriofi enimmi, Deh fe bra- avventura efler conmne ad altri Eroí focravvanzatogli, per co i meglio , po* magnanimo , che più volte il Cielo
mi della più cruda Penitenza il più ve- della Chiefa, anzi a me par che chi in vero del turro , viaggiare alle fpefe del- moflo, non faprei dire , (e da compal-
ro dilegno, va pure in Manrefa e nel Ignazio non ammira, che il gia detto, la Provvidenza . Nim’s , in un aflolu- fione , o da invidia , volle conl'olailo
bujo di quegli otrori miravi Ignazio . O fa come chi in un Anello filfa tutti i to dominio delle fue paffioni , che gl’ infierne , ed infierne entrar in certa
Di»! che (pavento , che raccapricioé flupori nell’ oro fenza punto badare al irnpietri con lodevde fioicifmo gli af- maniera a parte del fuo patire. Infarti
iolamente a mirarlo ! Ei pallido, fmun- diamante, che vié incafirato. Ció che ferti; tanto che lendogli un di da un íendb egli llrazíato da foldati inLom-
to, femiviro , col capo (coperto all’in- a me rapifee tutte le meraviglie fi è Sartor, che gii rapportava la vede , tra- bardia, lendo baítonaro in G rulalem- .
clemenza delle flagioni, co’ piedi fcalzi, quell’ Eroica intenzione , con cui fin dal paflato con Γago l’orecchio ; Ei fenza me preflo 1’OiiVeto da un A meno
con lachioma incolra , con la barba principio della fuá Converfione (olea punto riientirli , Con vilo plací .0 , e fendo inlidiato da Marinai ve o Ci­
rabbuffata, vefiitoda capo a pie di ci- dire a Dio : Signore tutto il mío patire en n occhio tranquillo : Frat'el mío, gli pri , vide vifibilmente il Redentore ,
lizj, cinto ne’lombi da una catena di non vo gia, che ferva perifeonto de’ dice vedete, che in vece delb vefle , o andargli innanzi , come guida , o
térro, par, che porti effigiata in fe non miei falli, ma fol per dare a voi mag- mi avete enero l’orecchio . Nimis in fiargli a’tianchi tome fijo Acate. Un’
gia la mortificazione, ma la morte me- gior gloria . O il gran dire ! Andate una più che profonda umi ta , non dico altra volta nel viaggio di Venez,a ,
defima. Sonos t fpietati i flagelli, che pur, fe potete, o fecoli, a rinvenirmi gia folo per quel luo perpetuo fottofer- fiando· abbandonato , cer un eltrcmo %■
adopera , che íanno pin volte al di del- tra lp Nitrie, e le Tebi una penitenza , veril : Povero di ogni bene Ignazio : Non sfin menro di forze , Geni Crifio me-
le lue vane un fanguinoto macello : So- come queda, si diíintereifata , e sí E* folo perché fu tralceio infra tutti i delimo lo lollevo da· terra , gli porle
no sí afpre le fafee di fpine , che ei di coica. Solo a parer mió Ignazio ha di- Santi per Mac Aro di Umilra a Si Ma1- i! bramo , lo nnvigori-, lo rele invili-
ria Maddalena de Pazzi ; ma n olto più bfle. Un’altra volta preflo a Roma 1’
propria mano s’ inteíTe attorno al petto, flrutto qual Fenice tra ceneri penitent:
per l’ertrema gelbfia , ch’egli ebbe , ifleflo Signore lo conforró con le cele-
che ha voluto la Providenza , che con il fuo Corpo con gli occhi (¡émpre fifl*
che non fi paleiatlero al Mondo le pre- bu voci, ego vobis Ramee ptopitius ero.
perpetuo miracolo fi íerbaífe fino a di al fuo Sole divino . E fe tanto fi am-
rogative dell’Anima fuá ; onde pregó, Un’altra volta in Venezia deftó di mez-
noflri una di elfe verde , ed intera nel- mira ne’ Gladiatori Romani, che mo­ ed ottenne dal Cielo di (opvavvivere aí za norte con voci feniibih il Senator
la terra di Villadordis. IncalUte ha le rivano allegri fotto gli occhi de’Cefa-
fuo Confeflore; Sentimento si urtlilc, Trevifani : Come ? tu si benagiato in
ginocchia dallo fiar nulla men che;fee- ri, godendodi cosí aggradire la barba-
che fu polcia' coflretto il Demonio ad morbide piume, mentre if mió lervo ,
te ore al dí in altiífime cootemplazio- ra curiofita delle loro pupille ; onde
attefiar Iuo malgrado : Tanta eflere 1’ ed amico (en giace luí nudo fuolo fot-
ni a difpetto de’ Demon; , che in for- morituri ,dicea lo Storico, Imperatorem
ma di Serpi, e di Draghi con fifehi, e falutant : Quai fluporinon fi debbono amilta d’ Ignazio , quanta la lúa fu- to i portici di piazza ; onde balzando
fremít! cercano di diítornarglielé . Se al gran patire d’ Ignazio fatto fol per perbia . ΛΓ/Wr finalmente per tacere tofió il Cavaliere d, letto , ando pre­
di tante alcre ammirabili fue dótl , in (lamente a trovar fono a·portici Igrra-
cerchi il fuo letto, Γ incontri ad ogni compiacere agli occhi di Dio f
occhiata nell’umido íuolo ; SeJabevan- Se ben che fio ad ammirare tanto la tina inrontraflabile cofianza in mezzo zo , ed a raccorlelo , non oflante le
V- ad ogni'forta di patimertti , di perfe- fue ritroíie , in caía. Do immortale!
da, queda è l’açqua lagrimara da una Penitenza del mió Patriarca , quad «he
cuzioni-, di deriíioni', di olrragg) , di F "che patimenti (Óno mai quefii d’
rupe alpina; Se ilvitto, poco è per luí non fuflero anche fepreccedeuti tutte le calunnie, di battittire , di ttadimenti, Ignazio , che muovono in certa ma­
il romperé i fuoi lunghiífimi digiuoi altee fue virtu. Dicea gui Giovanni de
di pi'igionie ; Egli 'condennato nell’ niera a compaffione Iddio medelimo ,
con amariíficne erbe ; non fi contenta Vega Viceré di Sicilia di aver veduto Arcadémia di Parigi ad una pubblicá onde gli modera come eccedenti , e gli
di avvelenar il palato col fucciar che fa talora tutte le membra d’Ignazio can­
frufia , egli accufato come erético,ce- mitiga co’(uoi pul ícelti favori ! Che
in uno Spedal poco difeofio le putride giate in altrettante lucidilfimg Stelle :
ílrecto al (ilenzio come ignorante , irn- firana Santita è queda del mío Eroe ,
piaghe degli ulcerati ; giugne a quell’ Ignatii membra mutata in aßra. Mifie-
prigionaro come Mago ; Egli alfa (fina- che da qualunque banda fi miri, tem­
Tertull.deu^tim0 con.^nxe ’ ammiró Tertuilia- riofa vifione invero ; dacchè Ignazio po da dueSchiavi con mazze di ferro, pre par, che ecceda 1 confini del maf-
gaptj( c',2i no nella virtù più eroica, cioè chema- parea fufle un compoflodi eccelfe vir- e firhmazzaro femivive a terra perdi- fimo / Io da principio , vi confeflb il
teriam fu¡e operationis in impojfibilitate tù, ex virtutibus fadus, come del fu9
fofa di rre Sacre Vergini ; Eglirneflo in vero, fui preflo a condennarlo , per-
infiituit : dacchè tenta un certo impof- Simmaco fenflè Boetio ; ma in guifa ifireetiífimo Carcere in Alcala·, ove da ché troppo fondato luí lentimento di
fibile di poter vivere fenza cibo di forra che ciafcuna di elle fufle una Stella , ed un primafio C.atredratico fu rifo no- Seneca : Cum ßt atrinque virtutis mo- Stnec. a.·
veruna, durando talora fino agli orto una Stella di prima srandezza ; poichè feiuto Paulus in vinculis ; Egli da bar- dus , ¡eque peccat quod excedit , quam de bent-
giorni fenza pruovar baccone ; onde in ciafcuna voluit nimis . Nimis nella bare foidatefche in Italia incatenato quod deficit. Se non che poi fu avver- lie. c. 16.
veni va poi tróvate difiefo (ulfuolofen- Fede; dacchè proruppe in quell’ Eroica come fpia , fpogliato· nudo , pefiato , tito dall’altro detto del medefimo Se-
za vigore , fenza torze in atto di fpira- enfafi , che quando ben anche andafle-
infanguinato . Pill ancora , più. Egli neca : In virtute- non eft verendum , ne ·"
re gli ultimi tiati ; Sicchè facea meifier <q in cenere tutte le divine Scritture, più volte baflonato fin preflo a mor- quid nimium ftt ,.quiä ipfa eft modus . J'fà
di rimetterlo in vita con qualche po di tutti i Concilj, tanto nè più nè meno
te da’Demon), che apertamenre con- Onde polio io lenza tema di pregiudi- *
alimento , e cio con elpreflo comando verierebbe tutto il fangue , e la vita felfaVano di non avere al Mondo peg- zjb encomiare la Virtù d’ Ignazio, av-
per vegna-

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î4 Panegírico il. Di S. Ignazio di -Lojola.
vegnache fembri eccedente , non folo bruciate dall’amor di Dio. Contutto- divina gloria . O amorc, che da cér­ non amaffe troppo quel Dio , che a
per cío che riguardava lui fieflo , ma ció ficcome tra i mari , avvegnachè eamente nel troppo ! o eroica fofpen- veagli arricchita la mente di un la­
molto più perciô , ch’ era in riguardo tutti vafliífimi, tutti fmifurati , pure fione di un Cuor , che ama cpl non me foprannaturale da conofcere le al­
a Dio con una Carita fenza limiti. truovafi il mare Eufino col nome di amare, e che riniega m olfequio dell trui Cofcienze , gli occhi di preffo a
VI. Se ben cofa volete , o Signori , ch' mar maggiore : e cosí tra i mari , cicç amato tutte le lue Simparte. Peíate , cento vilïoni , la lingua d’ innumera­
îo più lîngolarmente ammiri fu quefio tra gli ecceffi deli’amor divino d’lgna- o Signori, alla Stadera del vofiro favio bili profezie , 1’ orecchio di rivelazioni,
punto , íe ogni cofa in Ignazio fu un zio io feorgo un mar di Carit’a , non intendimento un si bel fuoco di Ca- tutto ii Corpo di ßupende replicazio-
eccelïo di Carita ? Fu egli chiamato , fol maggiore , non fol maffimo , ma Efdr. 1.4. rita : Pondera mi-bi pondus ignis ; Che ni? Come non amar troppo quel Dio ,
¡Anima del Mondo, ma fu a parer mio íopreccedente . Quefio fi fu l’aver pri- c. 4. io intanto paffo ad ammirare nel mio che avea reib tributar) de’ luoi prodigj
un’ Anima di fuoco pari al Sole , di ticato con I’amato íuo Dio ció, che b Eroe queHa, che il Boccadoro chiamó la Natura, e gli Elementi merce quel-
cui ogni azione era un incendio . Di- la cofa più ardua, e più fpiacevole ad Chryf. maximum amoris injaniam , cioé L’aver la virtù taumaturga , per cui anche
cea già Seneca del Nilo , che ognuno un amante , cioe 1’ aver lafeiato di Hom. 17. voluto anche col rilico della propria vivendo nchiamô da’ Sepolcri tanti
delle fue fette braccia non parea gia amarlo in terra per ecceffo di amore , falvezza afficurare 1’ altrui lalute , e l morti , allumé tanti ciechi , fpeníe
effer fiume , ma mare : quodeumque e 1’ eiferfi efibito a non vederlo in Cie­ eflevii efibito ad effer privo della vi- tanti febbri, guafi tanti Storp) ? Eh
'elegeris ex eo, mare eß . Diciam pure lo per fu a maggior gloria. Laició, di­ lion beatifica per maggior oífequio del che non potea Ignazio , quando ben
d’Ignazio, e direm giuilo , che ogni co , d’ amare in terra ; poichb , per abi- fuo Dio : Velle carere Dei vijhne ob anche aveiie voluto , non riamareegli ;
atto del íuo gran Cuore , ogni Ina litaríi con- le Scienze più fublimi ad Cb rid i objequium . O ecceffi di amor e non far che fuße anche amato dagli
azione. era un mar tuteo fuoco di Ca­ un’ Appoßolica predicazione, non ifde- fenza parí! 0 Votum, eíclamó pur con altri con troppa inteníione chi aman-
nta , íimile a quel dell’ Apocaliffe , gnù ( cofa veramente incredibile ) di ragione 1’ Avvecato Confiuonale in dolo dava in tali ecceffi.
Apec. íj metteiíi in una Scuola di fanciulli ad prefenzi di Gregorio XV. dignum , quod Quindi è, che non contento di quel- VU.
Mare vitreum mixtum igne . Quodeum­
que, elegeris ex eo , mare eß. Dacchfe fe; apprendere quafi un d’effi i primi ele­ inter admiranda excellentium dida 'san­ le tiamme di Cari,à , che a luiardeva-
mir ili celebrante ali’ Altare , mare eß ) menti della Grammatica . Quando ii ctorum prima cum laude referri, ί£~ com­ noinfeno, cercó di propagarle egli 10-
Gli Π accende di vivo fuoco il vilo Demonio prevedendo le fue eiiziali mendari pûftt. Taccian/i pur ora le glo­ lo a tutto quanto è grande 1’Univerio
gti ardono vifibilmente globi di Gamme rovme da i di lui ßudj , pensó con rie di Codvo in Atene, e diCurzioin ten zelo si coraggiofo, edardrto, che
ful capo , gli palpita forte il Cuore , fottile firatagemma di divertirglieli co’ Roma , che per la pace delle loro pa­ richießo dall’ Ambaiciador di Portogal-
gli’ii dibatte la vita fino a parer, che deliqui di un ecceffivo amore . Quin­ trie mi (ero in báratro ¡a vita del Mon­ lo di lei de’ fuoi nove Compagni per la
fi fpacchi il petto , e crepin le vene ; di e , che in appena metier pie in do , or che Ignazio per la falute de’ Converfione delle Indie : Come ? ri« #
tanto che fa mefiieri terminato il Sa­ ifcuola , fentiva inondarfi 1’ anima , ne proífimi rinunzia a un „Cielo . Venga- fpofe egli in fopraccigiio di attonito ,
crificio riportarlo fu le braccia in Ca­ fa pea donde, da tai godimenti di fpi­ no anzi a riconofeere in lui rinnovati fe fei ne vanno alle Indie, cofa refie­
mera femivivo , e languente. Se mirifi rito, che mello giù il libro , tutto G cou più gloria, i loro Voti un Mosb , ra per lo rimanente del Mondo ? Egli
afforto nell’alte fue contemplazioni , flruggeva in. fofpiri, ed in pianti . In ehe nell’ antico teflamento volea per dunque meglio, che non gli amori de-
mare eß : Gli s’intornia di chiarí rag- appena conjugar , quell Amo , tamo bene del popolo effer cancellato dal feritti da Ateneo , fempre con le faci al­
gi il vilo ; gli fi fvenano in si copiofe caro al fuo Cuore ; tofio ulcito fneri Exod.32. libro di Dio : Aut dimitte illis , aut de­ la mano : Ite, folea dire a’ íuoi Compa- Athen. Γ.
lagrime le pupille, che corre riíchio di di fe : Amo si, diceva , amo pur trop­ le me de libro vitre i Ed un Paolo, che gni, incendite orbem . Altro poi non 4-c· ’ ·
perdervi del tutto. la vifia ; è si in­ po quel Dio, che in Manrefa mifveló nel nuovo volea per i íuoi novelli fa , di altro non penfa , per altro non d^abrjsn"
tento negli affetti , che piíi volte oran­ tutto 1’ ordine da lui temito nella Rom,9.3. fedeli elíerc anatematízate : Optabam s’ iropegna , che per ifvel.ere abufi, ri- aure¡¡¡ f,.
do , vede Gesú offerire all’ Eterno Pa­ Creazione del Mondo ; Che preffo al Anathema efe a Cbrißo pro fratribus . formare popoli , fantificare Citta . E ces pre.
dre i fuoi prieghi. Se miriíi recitare il fiume Cardeneto mi fe vedere , quail !o lo , che queßa in Igriazio fu "Una ficcome P amore deferitto da Anacreon- tenden­
divino offizio , mare eß : Vi fi firug- in uno Ipecchio quanto dell’Auguflif- Carita troppo ardita-, che lo rete glo- te dopo aver logorato tutti ifiralidel- tei.
ge , vi langui fee con si gran rifico del­ fima Triade ρνό da Uorr.o viatore riofamente colpevole , perche diede Ia Faretra , fcaghó finalmente tutto fe
la vita, che fu d’uopo , che il Ponte- comprender!! ; Che talora con EfiaG nel troppo ; Ma fappiate , che in si fleffo dall’ arco : Cosí egli, dopo aver
fice Paolo 111. gliel proibiile. Se mirifi di otto interi giorni mi ha conceduto bel delitto ha egli per compagne le tentato ogni altro mezzo , vibra tut*
il Iuo converfare, mare eß, gia è fac­ un piccolo Parad lio in terra . Amas . figliuole di Sion , che dilexerunt nimis ; to sfe, quad dardo eletto della divina
to di lui il preverb o : Quelle che mi­ Che rifpondi Cuor mio f quefia fu la per compagna la Maddalena , che di- gloria per la conquifia de He Anime,
ra fempre in Cielo, e parla fempre di cara dimanda., che fe tre volte a Pie- lexit multum ; Oltredicche compácte­ impegnandovi tutto 1’onor fuo , tuet a
Dio ; a guifa di fiamma animata , che tro Gesú, quando volle abilitarlo, co­ lo , o Signori, poichè fe amó troppo, la vita . Diífi 1’ onor íuo ; poichè lo ve­
vola fempre alla sfera , ora con dol- me te , alia Converfione del Mondo . ebbe ragion di latio , fendo egli pri­ ri rete, o Signori , praticare azioni in
ciffime eflafi va pellegrinando fuori di Amat. Ah dolce parola ; t’ama si _, ma flato troppo amato dal fuo Dio _ apparenza pur troppo difdicevoli al cre­
sè con lo fpirito in cerca del fuoDio, o mio Dio, Ma qui aqcoirofi Ignazio E come volete , ch’ ei non amalfe trop, dito , ed alla fama <ii_Santo, ch’ egli
ora con. impetuofi rapimenti vola alto del fino inganno del tentatore , che po quel Signore, per cui mercè vivea fia preffo tutti . Ora mèrrefi in giuo-
da terra per aria anche colCorpo. Se faceagli pallar fenza prefitto il tem­ da Comprenfore anche in terra , vifi » co di trueco con un Dottor Pariginn
mirifi infomma tutto il íuo vivere , po , farta una generóla violenza al. tato vifibilmente 40. e più volte da per cosí guadagnarlo in buon punto
mare eß ; poichè a parere de’ Medici íuo fplrito, rinunzia le Celefii delizie , Gesù, io. e più volte da Mana , più, agli Efercizj Spirituali, ut ludus ipfe ent- ft- 7- *d
viffe molti anni per puro miracolo cnn e fi applica con ogni sforzo a que’ e più volte dagli Angioli, più, e più ditio fit , giufla il dir di Girolamo : Ora L«tam.
le.· v.ilcere accefe , e poco men , che fiudj ,, che eran, tanto neceffarj alia volte da i Santi ? Come volete , che tnettefi a ballare alla bilbaína , per coh
mette- -
dm«

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16 Taneg nico IT. I
Di S. Ignazio di Lojola ;
mettere in buon fenno un Cavalier de venirfi innanzl ί fuo! foldati , d>e 17
delirante , e farnetico ; Ballo , di cui llracchi gia di tanti viaggi, e di tante diti ai Concilio di Trento; infervora- del fuo zelo, fe è íneílinguibile ? Per
Ambrof. aviebbe detto Ambrogio : H.ec faltatio vittorie , lo interrogaron cost : Quo te ambe le Sicilie per i fervid
fervidi ope­
_r_ quanto egli faccia , per quanto fac*
L 2. de pidfi fo^ia , Gratis comes : Ora con m- ufcjue inviBiffime ? Fin dove giugnera raj,
ra) , ene
che coia
cola inviafie ; nella Francia ciano i fuoi Figliuoli ; benche vegga
c_ce£lt" gegnoli llratagemmi raccheta un dis­ mai , oAleííandro, 1’ arditezza de tuoi tiformate ne’ coflumi le Accademie, e dilatato per tuno il Mondo il fuo Or­
parato, che a tutti i parti volea preci- fini fu rau defii ? Or fe facciafi Γ i (le (Ta depreda la perfidia de’ miferedenti , dine , benche fi conolca , qual poi lo
pitarli in un Hume; E con ció s* inge- interrogazione ad Ignazio Quoufque, nella Spagna fantificati per cagionvo- chiamó Gregorio XV. Benemérito di
Caflîod. gna di viBricem facere falfitalem alla 0 Ignati ? E fin a quai iegno agogna fira i Moniíleri di Catalogna; in Por­ tutto il Mondo ; pure contuttoció ha i
,1. i. ep.4. fraie di Caffiodoro. E che vi pare ? Gi- mai il vollro interminabile zelo? E- togallo riconciliato il Re D. Giovan­ labbri arílccj , e con le voglie mal
uochi , ball!, rtratagemmi , fono que­ gli a güila del fuoco, che mai fa dir, ni col Papa ; conquife in Germania 1’ íoddisfatte , ripete di continuo Più
lle azioni, the Ilian bene ad un Igna- balla , nunquam dicit fufficit ; anzt Erefie di Lucero , e di Calvino fin a Più , Λά majorem , ad majorem Dei
zio ? ad un (Jomo, come lui , sí ac- quanto più ingoja , tanto più accrelce veder ivi prima di moriré più Gafe gloriam . Più di quedo io vorrei ; pe-
creditato , che vicn talora incontrato le va upe per pi ingojare ; Cost non di voílri Religioll , che non ne avea rocche bramerei queda gloria di Dio ,
con folenni procelîîoni da i poDoli , fa trovar i confini alle (ne brame Αρ- fpiantatO Lutero di altri Ordini, pro- che fu (Te aílolutrmente la maggiore ,
per cui venerare pegano i lor Τη regni polloiiche . Ma io crederet , o mió molíi nell’ Inghilterra per mezzo del ad majorem , cioe la maggiore , che
«η Paolo III. un Giulio III, un Marcello gran Padre, che dovreíle oramai effer Cardinal Polo ; trattati per tornare porta idearíl con la mente , la mag­
11. Un uom , come lui voluto per contento ; dacche ti volito fpirito è alia vera Fede quel Regno . Adunque giore, che porta efeguiríi con le ope­
Configlier dell’ Imperadore, e promof- g ta quale lo volea Salomone : Spiri­ Sap-7.ij, che dici , o Ignazio ? Quoufque , o I- re , la maggiore , che fiad praticata
fo anche al fogIio di Pietro dal Re di tus , qui capiat omnes Spiritus ; aven­ gnati ? Si accontentarono di avere per da tuite le creature , la maggiore ,
Portogallo ? Manon ve¡ diííi io , o Si­ do voi (olo efeguito quanto divifa- confini del loro zelo la (ola Spagna che portan ambire tntti gli Uomini ,
gnori , che egli nel zelo da fainamen­ mente hanno mello in opera altri do­ un Giacomo, la (ola Francia un Re­ e tutti gli Angelí infierne , ai majo­
te nel troppo ; che in mandatis ejus mini Appollolici . Imperocchfe altri migio , la (ola Dania un Patrizio ; ed rem Dei gloriam. O (Jomo eroico í o
nolet nimis. Voi vi flupite di ció, ed con eroico zelo ii fono impegnati alia a voi non hartera tutea intera 1’ Eu­ cuor fenza pari! o zelo ¡nfaziabile ! o
io vi aggiungo cofa di maggior ma- riforma dei Clero, e nulla pui : Altri ropa ? E pur è cosí. Avanti, avanti, brame veramente Apportoliche , che
raviglia. Non (blo il luo Credito , ma ali’ alílílenza de’ Moribondi , e nulla rifponde egli, che ció non harta , non non hanno , ne confini, nbmifure, nb
anche la fuá vita , tutcochb si prege- più : Altri all’ an maefiramento de' fufficit . Ma io non faprei come al­ modo ! Non vel dlís’ io , o Signori,
vole , e si neceilaria al Mondo , ha fanciulli, e nulla più : Altri ali’ Ap- eramente acchetare la fanta ingordigia che Ignazio ne vuol troppo, nolet ni­
niello egli più volte in un prodigo ba­ portolica Predicazione , o agli Spedali, del volito zelo , fe non vi fuífer da mis . Chi non direbbe, che parlarte di
rateo . Ma non udifie dir mai , che o alie Prigioni , e nulla più . La do­ leggere quelle lettere , che han per lui Salomone quando díffe . Cogitatio- ^{0ν· «*'
Ignazio $’ immerfe fino alla gola in uno ve il vollro zelo li b difiefo egli folo Soprafcritta : Al mió Santo Padre tiff toùu/ii femper in abundantia . Qual
Bagno di aequa gelata per cost ipe- ad ogni eta , ad ogni felfo , ad ogni Ignazio : Quelle a voi ferrve ginoc- farà , fe non b queda , quella, che i
gnere fn un tai gíovane Leandro un luogo, ad ogni condizion di Perfone : chioni dalle Indie il Saverio, in cui , Peripatetici ohiamano Vi mí eroica , e
folle amore, che gli ardeva nel fe no ? Voi avete nell’ illello tempo rimelfo Become Achille vinfe in Ettore tuita quail divina ; dacche agogna , come
Non leggefle mai di lui , che viaggió per i Fanciulli il fervor delle dottri- Troja, cosí voi in lui guadagnarte un gia difle il Greco Pindaro di Jerone ,
fino in Paleílina fu la fperanza dr in- ne Crilliane; aperte per ogni eta feuo- nuovo Mondo alla Fede . Ei dunque al fommo, a gli eccertl , al troppo in
contrar nella Converflone de’ Maomec- le , ed Accademie diverfe per fare a vi da diftinea contezza delle conver- ogni virtù , in ogni imprefa , in ogni p· j
tani il martirio ? Non fu egli per il tutti apprendere infierne con le uma­ fioni gia fiabilité delle Indie , della azione , decerpere Summitates e fsngu- Off: .O
fuo zelo alfalito un di da un Fuorilíci­ ne anche le divine Scienze : Voi ave­ Pefchieria , del Giappone , del Tun- lis virtutibus. jy^p."
to con un pugna! sfoderato alia mano , te inflituiti Confervatorj diverti per chin , della Coccincina , della Cafia­ Non fo darmi pace pero , che un Vili.
lotto cui gih perdeva la vita , le il gli Oi fanelli , per le Vedove , ner le ría , e di cent’ altri vartilfimi Regni : Eroedi queda fatta (lando preífo a mo­
Cielo non atterri va il micidiale con mal Conjugate : Voi avete rimelTo uti­ Vi deferive migliaja d’ Idoli , e di riré , cerchi con umilta troppo indiscre­
quelle voci fenfibili Quo tendis infe­ le Chiefe lo Iplendore la divezione , Mofchee diroccate ; un numero fmi- ta a i fuoi, che lo íeppellifcano , pen-
lix'* A chi non feno noti gl’ innume­ e Γ ufo più frequente de’ Sacramenti : furato di Re, e di Regine per fua man fate dove ? in un Letamajo . Come ?
rabili cimenti di morte , ch’ egli incon- pieni fono de’ voilri fervidi Figliuólí battezzati. Or via ! Quoufque , 0 Igna­ in un Letamajo un Ignazio ? Che ne
tró, e loflenne fino ad efler chiamato , gli Spedali , le Carceri, le Galee , le ti ? flete finalmente contento ? e gia dite, o Angeli, che (cendefie giù dal
Martire in pace ? Eh si che il zelo d’ armate , non fol terrefiri . ma anche (atolla la fame del vortro cuore? Co­ Paradiíó per confolar con Celerti Mu-
Ignazio e un zelo fopreccedente , un marittime . Or du noue , Quoufque , 0 fa bramare ora di più , fe gih per o- fiche le fue agonie ? Che ne dicj , o
zelo difprezzator di rifehi , edi morti, Ignati? Ne volete di più ? Se ne vuol pera vortra da tutti i latí del Mondo gran Reina de’ Cieli , che calad! vifi-
un zelo infaziabilej, e (enza confini . di più ! eh che non baila , rifponde , vanno al Paradiíó innumerabili ani­ bilmente nella fua Stanza per a (TI (tere
If fa mofo Alefîandro incatenata gi’a non balla , Non fufficit . S’ è cosí , fu me , che quivi entraño per lutte le al fuo virtuofo moriré ? Stelle che ne
lutta Γ Afia , manomerta Γ Europa , gírate , o lenazio , per !’ Europa un' dodici porte vedme dall’ Eflatico di dite, voi che fehiodate dalFirmamen­
merto filenzio col en do della fu a la­ orchiata , Leva in tirewtu oculos tuos , Patmos ? Ahí no, mi ripíglia, nb pur to forte vedóte in gran numero fcintil-
ma a turra la terra , giunto che fu & nide, e vedrete , che turto avvarr- If. 49.18. tanto mi _ baila , non fufficit . E non lar ful fuo A vello ? In un Letamajo ?l
finalmente alle Indie , ch’ è quanto di­ pa pel voflro zelo . Vedrete ammae- vel difs’ io , o Signori , che Ignazio de pod to d’Ignazio ! Ma e chi mai al
re, agil ultimi confini del Mondo, ví­ Brata 1’ Italia da i Teplpgi da voi (pe­ ne vuol tanto nel zelo, ch’b troppo ? Mondo potrebbe íoffrire una si cruda
Come volete , che (l fmorzi la fete ingiuilizia ? Nol foffrirebbono certa-
diti
Paneg. P. Sinifcaichi. B men-

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ig Panegírico IT. Di S. Francefco di Paols.
mente, n'e i tanti Ciechi da Iu! alluma jabbricare ad onor vofiro nulla men , nato da’Pontefici, e da’Re; ubbidito fe deffo ogni alera materia , ficchb
ti, nè i tanti muti da lui facti loquaci, che circa due mille Altari . E poirhe dalle belve , e dagli elementi ; vene- iembri , e lia fuoco, e non pm legno,
n'e i tanti Storpi da lui raddrizzati, nb i non baflano i mortali colori ad effigia­ rato dagl’ incendj, e dalle tempe (le ; o metallo : ¡Amor amantem convertit S. Dionyf.
tanti morti da lui ravvivati. Qual Citta re il vofiro vilo , verra fin dal Cielo un te mu to da, morbi, e dalla morte ; Co­ in amatum , & amans quodammodo exit Ateop. de
di Europa potrebbe tractenerfi perc£> Angelo afarviil ritrattoin Calataiud. ronato dal Cielo , oífequiato in fin a Je , ii aut anima amantis magis fit ubi Caelefi.
da altilfimi rifentimenti ? Roma no per Ji Redentore medefimo con vifibili ca- dal!’inferno medefimo; per chi, torno amat , quam ubi animat . Qtundi b , Hier. c. 7.
ficuro poichè perlui fu libera dalle pe­ jratteri ii fottoferivera alla fupplica a a dire, la fece, corne Fianceùo , da
Ipi porta da una Vergine di Vagíiado- che ficcome 1’amor di Dio verfo I’ uo­
di : Napoli no , che da lui riconofce Dio, non v’ha più (plegante encomio, mo , Io codunle a farfi nomo ; cosí
rifufcitaci piu fuoi Cittadini : Genova lid , acciô con folenni A pot ecfi fi decre­ che quello , che fi ufa appunto con ali’ incontro I’amor dell’ uomo verfo
nc pure , che per lui fu (campara da ti a voi la Canonizzazione dal Vaticano. la Divinita , ciob adorarlo , e tacere . Dio lo efalca in certa maniera a farfi
Naufragj : Firenze , Bologna , Barcel? Itene adunque ricco de’ piu iublimi Fecela egli poi da Dio per (orza dell’ Dio. S’e cosí, come pote Francefco
lona , Coríica , Galizia, » mille atcre ¿ pnori della terra, itene ad una gloria amoré, di cui a parer di tutu 1 Savj non trastormarli nel luo Dio , s’ egli
immaginate ! Che tutee furon per lui troppo più eccedente lafsù nel Cielo ; fu fempre proprio il trasformare l’un ebbe un’anima di fuoco, che avea per
Calvate da incendj, da morbi, da tur­ Itene a íeder maedofo, come g a fülle nel!’ altro gli amanti ; ond’ b /che quel- cuore la Caita? In appena effere egli
bini, da difgrazie , da defolamenti. In vedutp , tra i primi Patriarchi della la gran Carita , che gli arfe fempre conceptúo , fi slancia per aria un gran
tm Letamajo ildepofitod’Ignazio ! Eh Chiela , Domenico, e Francefco. E fe con si vallo incendio nel feno , giun- fuoco lui tetto deila Cafa paterna .
deponere pure, o mió gran Padre, un javefiando con Dio, pote dire il Sal- fe a cangiarlo con gloriofa metamor- Appena viene alla luce , e par che ,
tal penííere ; che anzi ha ad ergere in mifia : Nimis honorificati funt amici lui Pf. 138. foíi in un Uom più che uomo , che par- come di Elia ferive S. Epifanio, fucci
Roma al vofiro corpo la Pieta de’ vq- Deus ; quanto più (ara cib vero di voi ve non fo come fembraíle un glorioio dalle poppe materne, in vece di lat­
flri figliuoli un Sopoicro si augudo , che o Ignazio, che in mandatis (jus volui- Parelio della Divinita, lenzachefipo- te, globi di fuoco . Appena c bambi­
per poco roiga Γ invidia ai Maufolei di (ii nimis ! Godetevi adunque tra i ri- teffe ben diflinguere, le 1’Operator di no , e fe gli veggono fcintillare dagli
Caria , ed a lui hanno ad inviar pre- verberi della Vilion beatifica una glo­ ranee mataviglie , che ei fece , fulfd occhi raggi di luce si penetrante, esi
ziofi tributi infin dalla Ciña i Colai , ria troppo eccedente, che corrilponde Francefco elevato in Dio , o pur Dio viva , che accende in cuore a chi lo
e le Elene Imperadrici. Turto il Mon­ agli eccelfi delle vofire virtù, e fate a di Ice (o in Francefco . Ma s’ b cosí, che mira vampe di Carita . Adulto poi
do poi, di cui, giufia il dir di Grego­ noi godere intanto gli eccelfi dei vo­ farb io , o Signori ? Tacerb dunque negli anni , lembra un rogo animato
rio XV. voi folie benemérito , ha § firo gran patrocinio . Cos) fia. difanimato dall’imprefa ; opurfavelle- dalla Carita, Tolus ignefeens, allá fra­ S. Bern, in
ib con pregindizio del mentó f 11 cosí ie di Bernardo. Or ii da a vedere con vig. S.An­
tacere ha fembiante d’ingratitudine , il le guanee ¡nfuoeate ; come roventi dre« .
cosí favellar d’ ingiuílizia. Che faro ? carboni : Or col vilo come un foie in-
PANEGIRICO II h Penfo.Te cosí vi aggrada , far l’uno,
e 1’ altro initeme. Favellero infierne ,
torniato da fulgidiifimi raggi con tri­
plicata Corona , che non pub mirarfi
e tacerb. .Favellero folo di ob , che íenza reltarvi abbacinatí gli fguardi :
% N ΟΝΟΚΕ pub nel giro di breve ora fpiegarfi , e Or non potendo più fodenere nel pet­
con cib fi vena infierne a tacere un to la piena di quell’ardor, che vi co­
DI SAN FRANCESCO DI P AOL A. mondo di altri fuoi inefplicabili vanti. va , o corre per dargli sfogo alie a-
In queda guifa fi foddisfera all’ oífe- perte campagne ; o fi nafeonde nelle
Si danno a vedere due maravigliofe Trasformazïoni deüa Carita, per qnio dovuto a Frandéfcó , afgeni’b cfel- iolitudini più romite, per quivi feior-
cui I. FRANCESCO fi trasformö tutto in Dio , II. e Dio la vofira divozione ,, all* ubbidienza di re più libero il freno a fuoi cocentilfi-
curto in FRANCESCO. chi m’ impofe di ragionare . Attenti mi folpiri , de’ quali molle talora a
Qui manet in Cbaritate, in Deo manet , ¿7" Deus in eo. 1. Joan. 4. dunque ali’argomento , in cui m’ impe- compalfione le belve medefimé , di-
gno a modrarvi due mirabililfime Traf- mennche della natía fierezza , fe gli
E mai neII’ encomiar ne’ quali, trova che ingrandir con le formazioni delta Carita, per cui Fran­ fecero dappreiio per confoiarlo con
qualche grand’ Anima , Iperboli, che illudrare co’ Tropi ; ma cefco fi trasformö unto m Dio, e Dio molli vezzi , e con gentili lufinghe. 11
fuor di modo eccelfa , non pub, ne dee arrifehiarfi alie Iodi fi trasformö tutto in Francefco ; e cib Cielo medefimo le ne moífe pul volte
puo patire ebigottimen- di quegli Eroi , de’ quali per quanto ful rifleífo degli oracoli fopraccennati a pista ancor egli ; onde non íofferendo
to l’eloquenza, oh que­ mai dica , ficcome dir# fempre menp di S. Giovanni. Qui manet in cbarita­ di mirar più lungamente le languide
da e certamente la vol­ dei giufio , cosí verra a recar loro , te , in Deo manet, & Deus in eo . Su agonie del di lui cuore innamorato ,
ta , in cui convien ch’ ella non fol fi anzi pregindizio, che vanto . S’ incef- a i rincontri , e diam principio. gli (pedí intorno drappelli di Angelí ,
sbigottifea , ma fi difpcri negli enco- fano pur Panegiriei a que’ Santi, the II. Quedo b il più proprio, e’I più an­ che con mulicali drumenti gli tem-
mj del grande , del fovrumano , dell’ la fecero in terra da Santi ; ma per tico codume dell’amore , dice S. Dio- praller la doglia de’ fuoi deliquj. Per
ammirabile , del poco men che divi­ chi, come Francefco, la fece da Dio, nigi Areopagita, far che l’amante per poco gia non fi b dimenticato il fuo
no S. Francefco di Paola, ínclito Ifli- Arbitro della natura , Legislator dj forza delle fue limpatie fi trasformi Ipirito di pui íoggiornare nel proprio
tutore del fempre maífimo Ordine de’ nuovi ordini , fanal della Fede, Te- Delia perlón a amata , ficchè di amen­ Corpo , poichb tutto vive alfbrto nel
Minimi. Eh che puö bene Γ arte del foriero di grazie , prodigo diípenfator de fi faccia una cofa fola. Nella güi­ fuo Dio , in Deo manet . SI , ni Dea
dire cimentarfi nelle gefia di coloro , di prodigj ; adorato da’ Popoli , mchi- la. appunto che il fuoco converte in manet, co’ penfieri pellegrinando adai
B 2. ípef-

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20 Panegírico IIT. Di S. Francefco di raola :
fpeffo con dolciffimeefiafi da’propri fen- fa ico , che ardea fenza confumarfi , e tîcano, a fantlficarc Corti reali, a fon­ mitis eft , & humilis corde ? Mirate Ia
fi per gire in cerca del fuo Signore . In delle legna , che componevauo 1’ Al­ dât di pianta tanti, e si numerofi Con­ bell’ Anima di Francefco tutta inzuc-
Deo manet con le voci, ri petendo foven­ tar di Dio , che al dir di Pietro Cel- r’e,r· Cfl* venti in Italia , in Francia , nella Spa- cherata di amori ; Ei benedice chi lo
te ne I pin caldo delle Serafiche fue Con­ lenfe, benchè ierbalfe continuo il fuo- I Γ gria , nell’ Alemagna ; benefica , non deride , ringrazia chi lo firapazza , be­
templationi , ob Dio, Carità ! oh Dio , co , mai non fi bruciava . E tutto ció qUi"a Alta- per le pioggie no, ma per i dilovj di nefica chi Io perfeguita , mofirafi in-
Carità'. In Deo manet calora anche col perché (endo egli divenuto un vivo na l'pna grazie, con cui colmó le anime , ed i alterabile ad ogni rifentimento : Diffi-
Corpo, levandofi con rapidi ratti pin incendio di amor divino , non potea Paradili corpi di quanti platicó. Or avvenutofi mtila con piacevolezza nelle corti di
cubiti alto da cerra , come fra gli altri 1’ da fiamme mortali ricever danno : funt, ideo in quefia gran nuvola della fede si blan­ Napoli, e di Francia le invidie de’ma-
offer va roño il Re Ferdinando in Napo­ Superari Charitas Chrifli flamma non non cre* ca , si fnblime, sí ampia , si benefica ligni. A coloro, che gli rubaron 1’ A-
li , ed in Francia Luigi Undecimo nel potuit , direbbe anche qui San Leon flianflfr „ il divin Sole di giußizia fi compiacque gnello , gittandone in una fornace le
Parco di Pleffis ; e calora quai Aquila Papa. igne,de S. per modo in lei, mirolla con ciglio si Ofia, e Ia pelle, ei non ne propaga ii
i,. , Laurent. córtele, che tofio la invefli con tutti furto : non i^e riprende 1’ ingordigia ,
grande offequiofa al fuo bel foie divino, S e cosí, argomentate ora meco, o
fpiccó voli si alti, che appena potea rav- Signori : Se arle con si firani ardori in i raggi della fua Divinita, tofio fe le folo li fa accorti con un miracolo , fa-
vifarlo un’ acuca pupilla ; xldeo in al­ Francefco la Carita verfo Dio : Se que­ comunicó per maniera , che trasfor- cendo ufeir vivo da quelle fiamme 1’
tum ferabatur , ut obtutus humanus affe- da per invariabil coflume trasforma gli molla in fuo Parelio, ed in una viva Agnello . Agli Opera] , che rubati i
qui eum non poffet, quelle fono leatte- amanti nelle perfone amate : Come copia delle fue perfezioni. Ed in que­ fichi dei giardino negano il fatto , ei
Th. Boz. llazioni dei Bozio. In Deo manet in tut- dunque pote egli non trasformarfi netl’ fia güila avverofii di Francefco da fenza turbare il fereno dei vifo , tuffit
10. 2* li b‘ te le fue azioni, o profpere, o a werfe, amato fuo Dio , fino a fembrare un ai- Paola ció , che del Serafino di A (fifi in una bogliente caldaja le braccia
3J· c* S· che fieno, volendo in tutee effe V im­ tro lui ? E si, che ficcome nel Roveto ferifle S. Bonaventura : Chrifii amor in ignude ; e poi, mettete , dice loro ,
pronta , e la di vila della Carita ; cioè mofaico diedefi a vedere Iddio all’ Ebra­ eandem imaginem Chrifii transformavit mettete aneor voi qui le vofire mani,
quella appunto , che Iddio medefimo ifmo , cosí in mezzo alle vampe inno­ amatum Francifeum. che fe non avete colpa, refierete an­
gl’ invio per mano dell’ Arcangelo S. Mi­ centi della Carita di Francefco compar- Qua qua vi chiamo , o maraviglie che voi, come i o , fenza offefa : Ai
chele , accio ferviffe per teffera Ipecio- ve una viva immagine della Divinita Cattoliche a rifeontrar la verita de’miei Demon], che di continuo interrompo-
ía delía fua gran Religione, cioe Cha- in terra , quale appunto la deferifie Fi- detti : Mirate un po bene in vifo alia no i lavori delle fue fabbriíhe , che
ritas ; ond’ è , ch’egli, per Carita dice , Ione nel Roveto : E medio prominebat Philo 1.1, Santit'a del mió eroe fe corrí (ponde gli prccipitano i Ponti, che lo firazia*
ed accheta le liti : Per Carita, e’ fgnrn- forma quidam pulcherrima , nulli ixft- r!,vlt' all’ immagine del fuo amato Signore ; no in mille guile, corrifponde con un
bra i morbi : Per Carita , e’ fi fa ubbidi- bili /¡milis , divinum fimulacrum , luce y* Mirate, fe i lineamenti delle fuevirtù dolce forrifo. Che più ? trasfonde an­
redaglidementi : Per Carita, e’ fugai fulgens clarijfima , ut fufpicari poffet Dei íomigtiano, per quanto puô un fem- che negli altri la manfuetudine del fuo
Demon]. Egli b in fomma un vivo fuo- ejfe imaginem . Avvenne al mió Eroe pliceuomo imitare un Dio , gli efem- cuore. I Re Luigi XI. di Francia , e
co della Carita Crifliana , pari a quell’ pj del divino Prototipo ; Mirate con Ferdinande di Napoli, fiad per addie-
ció, che ta lora avviene ad una bella
Angelo nomato nelle Sacre pagjne U- nuvola in Cielo . Vedefie mai quando il che vivi colori ha effigiato in fe fleffo tro fiizzofi ,· ed altieri, col folo fuo trac­
riel, che s’ interpreta il fuoco di Dio , Sole s’incontra in una nube rugiadofa, 1’ umilta del Redentore ; dacchfe nel to gli addimeflica , e gli addolcifce .
Ignis Dei. Ecorne tale ( udite prodigj turra la invefte con la fua luce , turra la portamentô va si rabbuffato , e neglet- Infin le belve, infin due Giovenchi in­
mai piii intefi ) ora con le foie dita ac­ indora co’ fuo: raggi, e »verberando nel ιο, che giugne non folo ad effer dileg- domiti avuti in dono nplla Sicilia, con
cende le lampane fpente j or fu le fred- vivo fpecchiodi quelle acque , di cui giato dagli sfaccendati , ma derifo in­ ledamente toccarli , gli ammanfifee ;
de ceneri fa bollire le pencóle , tanto ella va pregna , le trasfande tra mille fin da’ demon] : Ripugna si fortemente indi mella loro fu fe Corna una fua
fol che le tocchi con le fue maní ; or fa baleni il fuo luminofo fembiante, fino al Generalato del fuo Ordine, che per cártitccia , li manda al fuo Convento
enacere le fornaci fenz’ alera fiamma, a farla credere un altro Sole , Parelio del accettarlo vi abbifognano due rifoluti di Paterno, ove fenza guida , paífato
vero. Or Nuvola parve nef Ciel della comandi di Sifio IV. e di Aleffandro felicemente il mare, dopo Iungo viag-
che quella eíce fuori dalla fua delira.
Chiefa Francefco , Bianca pel candor di VI. Sommi Pontefici : Ripugna con gio fecero arrivo. Che più ? volete ben
Che piú? ficcome il fuoco non riceve
fua purezza confecrata in voto fin dalla fuppliche si vigorofe alio fiato Sacer­ efpreffa la copia del vivere mortificato
pregiudizio, ma anzi nuovo vigore da
prim’ alba degli anni íiioi alia Reina de- dotale , di cui fi fiimava indegno, che di Crifio, intitolato 1’ Uomo de’ dolo­
un altro fuoco ; cosí Francefco vivo
fuoco di amor divino , intrepido, e gli Angelí, per cui confervare fi rufio per non contrifiare il fuo umiliílimo ri , virum dolorum ? Mirate il vivere ■ Sí-
franco firings nelle mani carboni ro- talora in un freddo tórreme ; fubilme genio , convenne lafciarlo nello fiato di Francefco si flrano, e fuperiore all’
venti, paffeggia coT pie nudi fu le brage, per 1’ altezza defle fue Contemplazioni di Laico anche mentre era nella di­ umana fralezza , che parve a Leone
gnity di Generale : Anche nel fupremo X. Sommo Pontefiçe fuite un pvroSpi-
tuffa le braccia dentro le acque bogtien- non gia mifurate ad ore , ma continuate
ti, entra nelle ardenti fornaci, fi cae­ tutto il di , haut omnis añio fit oratio, comando dell’ Ordine fi tratta per lo rito non compoflo di carne : Non car­
ría tra gl’ incendj , or delle Siepi, or ai dir di Örigene , e con si grande ele- più vile di tutti, e s’ imitóla il mini­ ne , fed [piritu compañas effe videbatur.
delle Selve , or delle cafe fenza ricever- vazione di menre , che un di ne pur fi mo de’ minimi ; Né contento di effer E per verita chi puó capire , corne il
avvide del Re Carlo Ottavo , che en­ egli il minimo , lafcia quefio nome fuo corpo , quando anche fuffe tem-
ne il minimo nocumento, ne nelle car­
pi , nè nelle vefii, ne pure in un capel trato nella fua fianza, lo chiamava, e per retaggio a’ fuoi figliuoli , a’ quali prato di bronzo, e di diamante , po-
fol o , rinnovando con ció in fe fofo tutti lo fcuoteva ; ampia per la larghezza del pero ferve , e fervira fempre di chia- teffe foflenere di continuo in ogni fua
i pin firepitofi prodigj del i’ Ebraifmo , e cuore , per cui sfornito di averi , e di rofcuro per meglio far rifaltare le loro parte un gran tormento ? II victo a
de’ Fanciulli Babilonefi non tocchi nella feienze, fi accinfe alle imprefe di pro-, glorie. Volete un ritratto al naturale un perpetuo digiuno a pa-ne ed acqui,
fornace di Nabucco, e del Roveto mo­ muovere gl’ intereffi più ardui del V&- della manfuetudine di quel Dio , che e quefii fcarfiffimi ; oltre a i tre , e
Paneg. P. Smi[caichi. B ? quat-
tica-

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il Panegírico III,
Di S. Francefco di Paola.
quattro , e gli otto giorni , e talora vive foto a Dio , a cui drizza ogni
fuá azione : Piú , che vive di Dio , ce Marica, Ofiri Re prima degli Ar­ di Napoli ; acantila vita nelle piú dif-
anche le intere qua retime palíate fen-
non palcendóti di altro, che di Celeíli givi, e poi degli Egizj, Serapi : Solent perate malatrie , a tanti la morte ne'
za cibo veruno a forza di grandi mi-
delizie ; Piú ; ancora piú ; che vive da mortuis CenfeCratis nomina immutari : tempi piú tranquilli , a tanti gli efiti
racoli. II veflito un orrido cilicio da
Dio , che rapprefenta in íe Helio. On­ Nam & Romulus poft mortem Quirinus delie liti, de’ parti , delle guerre , di
capo a pife, che folamente veduto tor­
de ancor egli emulo dell’ Appotlolo , dl ¿ius eft, ür Leda Nemefts , Circe moite lorte di dubbiezze . Piú innan­
menta le pupille. Il breviífimo fonno
puó nel colmo di una gran felicita ri- Marice . zi . Propria di Dio e la MaeiTa , coa
condennato al nudo terreno col guan­
petere : Vivo ego, jam non ego , vivit Cal.r. z», v '· Ed eccd il gran Patriarca , quafi cui rifcute le adorazioni , e gli ofle-
dal di una regola. I crudi flagelli ar­
vero in me Cknflus. terfiflîmo fpecchiö rapprefenta al Mon­ quj di quanti Io m' rano · Or come
mati da certe Seghe di ierro , par, che non la fece da Dio Francefco , s’ egli
fervano anzi ad uccidere, che a mor­ Che fe mai chicdete il perchfe Fran- V. do tinte le perfezioni di quel gran
cefeo viveffe , non folo in Dio , ma Dio , che in lui trasformandoli, Vuole parve una piccola divinita della ter­
tificare le membra. I pife fempre midi
da Dio ? Vj rifpondo effere ció acca- altresi in lui far pompa de’fuoi attri­ ra , per cui enrrarono in gara per ve-
tra (pine , e tra ghiacci muovono a
duto per opera delta Carita , la qualé buti. Ecco la fa piimieramente , la- derlo , e pariargli i maggiori Poten­
pieta anche il Cielo , che con perpe­ tat! del Mondo ; per cui fi fpopolaro-
tuo prodigio vuol, che reflino fempre unendo infierne , e quafi medeíiman- feiatemi dir cost , da piccolo Creato­
do gli amanti , fa cha 1’ uno con dol­ te ; porche fendogli portato innanzi no ie Citt'a . ed i Regni per uícirgli
netti tra i fanghi , e non mai feriti
da un Nobile Colentino un moll to incontro ne’fuoi viaggi. Qual Re mas
tra i bronchi . Ah potefle parlare il ce comunicazionc fi trasformi nell’
poc’ anzi nato, cioe un pezzo di car­ entró al pofiefio del fuo Reame con
Delerto di Paola, in cui fcavatafi egli altro : Qui manet in Cbaritate, in Deo
manet, O" Deus in eo. Ond’ è che tic- ne informe , fenza alcun vedigio di maggior pompa di quella, con cui en­
di propria mano una drettiífima tana , tró egli qui in Nipoli afpettato, ed
vi abitó per piú anni ? Che mai ci di- come Francefco ft trasformó tutto in volto ; ed egli intintoii il dito nello
fputo, vi difegna fu gli occhi ; e poi, accolto con ogni piú di fi into o (Tequio
tebbe de’fuoi (Irani ífimi rigori ? A me Dio , cosí Dio fi trasformó in certa
OCchi apritevi, dice , ed eccoli aperti ; fu orí di Porta Capuana da Ferdinande
pero baila ad argomentare ció , che maniera anch’ egli tutto in Francefco.
vi delinea la bocea : aprali, dice , la Re di Napoli con i fuoi figliuoli Al­
praticaffe in íe (leñó, il vcdere il ri­ Avvenne pero all’ umiliflímo Santo
bocea , ed eccola aperta . Vi sbozza íenlo Duca di Calabria , Federico Prin­
gido quarefimale digiuno impoflo con ció , che a Gedeone la nel Sedo de’
il vilo : poi tutto il redo ; ed ecco ad cipe di Taranto, e Francefco Duca di
vote a’ fuoi figliuoli ; Stordi in appo­ Giudici ; állorchfe egli fece la generóla
rta udirne Γ idea il Mondo , come di tin fuo cenno imperioío ogni cofa per­ S. Agnolo, con la Citt'a in corpo, col
Confeífione de’ balTi fentimenti , che
fectamente compita . Si cava un’ alera Baronaggio, con un popolo infinito ,
cofa eccedente le umane forze : Atto­ aveva di fe medefimo , con dir , che
volta dalla manica fette Caílagne fec- che tutti con folenne corteggio 1’ ac-
niti dal Vaticano Sido IV. ed Alejan­ era della piú vil famiglia di Manaffe ,
che, le gitta in terra , ed in un ani­ compagnarono al Cafiel nuovo , ove
dro VI. non vi vollcro mai condifcen- e Ί Minimo fra quanti erano in cafa P-attendea la Regina Kabelia. Che non
de’ fuoi Genitori : Familia mea infima mo , lenz’ intervallo di tempo forgono
dere; E fe finalmente vi contient! Giu- fece Roma al fuo arrive , che ípinfe
(ft in Manaffe ; & ego minimus in do- fu fette alberi fmifurati . Altre volte
lio II. fu a forza di tanti prodigj, co’ ad onorarlo, e ad applaudcrgli e Car­
quali dichiaró Dio efler fuo volere , mo Patris mei. Allora Dio : Orsú Ge­ per cibare gran gente , molciplica il
pan nelle Cede, il vino nelle botti , dinali , ed Ambalciadori, e Prelati, e
ehe pafiafle in gloriólo retaggio de’ deone , diííe , or che ti chiami Míni­
Γ olio ne’vafi . Giugne infin con un Principi, e Popolo ? Che non te.ee H
Padri Minimi 1’ infolita penitenza del mo , or appunto tiara i il piú prode ,
fiafeo folo-'di vino a diflecar tre mi la Pontefice Sido , che accoltolo con la­
lor gran Padre. Finalmente fe volere non fol della tua patria , ma del tuo
íecolo ; Or la farai piú , che da Uo­ . uomini. Innanzi. Se al dir di Riccar- grime di giubilo fu gli occhi , non
veder tute' infierne una vita , in cui S KLaur do di S. Lorenzo Deus interpretatur pote trattenerfi dall’ onorarltí di unbe-
- Cor 4 al favellar dell’ Appoílolo , Vitajefu mo , da Dio ; mercccchè io faro teco ,
d« laudib' videns ; mirate le la fa da Dio Fran- nignlfTimo ampleíTo , e di un cariflimo
“ ' ' manifeftefur , nello ílaccamento dal ed in te vinceró, trionferó de’ tuoi ne-
B.V. i. 4. Cefeo , che di continuo e prevede bacio , indi me (Tolo a federe al fuo
Mondo , nel difprezzo degli o ñor i , mici : Dixitque ei Dominus, ego ero te-
con chiarezza , e predice con affoluta lato in una onorevole Tedia, lo arric-
nel difinterefle, nel zelo , nell’ inno- eum . Nella guifa medefima , mentre
certezzá gli avvenimenti futuri , Egli ChT di privilegi, e d efibT a confaerar­
cenza ; Mírate Franccfco ; che in lui Francefco nell’ Eccletiafiica Gerarchia
fi chiama, e fi tien pe 1 Minimo , il fe, che tira le mille , e mille fue me­ lo egli deflo Sacerdote. Sopratutto pe­
vedrete una copia , che per poco , morabili Profezie, predice il Papato a ro il luo arrive in Francia , io non fa-
fletti per dite , non ti ticambia con 1’ Signore per corrilpondere all’ amor fuo
Giuliano della Rovere , che poi afiun- prei dir , le fufle ingreflo di povero ,
Originale : Vi vedrete un Domo piú con altro amore, fe gli comunica per e cencioio Religiofo , o pure ingreflo
fe il nome di Giulio II. al Cardinale
che Uomo , in cui ion dome le paiïio- maniera , opera in lui si Krane ma- da trionfante , che merta invidia ail’
raviglie , che par ch’ egli la faccia da μ Sforza fratello del Duca di Milano ,
ni, frenati gli appetiti ; medi a do­ V prigioniero di Cario VIll. la vicina entrata de’ Celari Romani in Campi-
cere con tiaggia economía gli affecti ; Dio. E forfe a quedo fine gli tangió doglio . Appena avino Γ avvifo del fu6
liberta ; al Duca di Montelione nelle
Un Uomo , in cui 1’ incendio della Dio 1’ avito cognome di Aleffio in abarco in Francia il Re Luigi, rimeti-
lue maggiori difgrazie il tungo Vice-
Carita ha bruciato tytto ció , che v’ quelle di Paola , che vien da Paulus , ta il Melîaggiere di dodici milia (cudi
zeame della Sicilia ; alia Gitta di Turs
era di terra, anche Γ antico liio no­ che al dire di S. Girolamo fuona 1’ d’oro, e della nomina d’un gran Ve-
in Francia le rovine , che a vea a ri-
me di Mirtolilla , ne vi ha laticiato .ideífo , che mirabilis , confecrando ¡1 feovado a fuo fratello . Speditce édit­
cevere dagli Ugonotti ; alia Citta di
alero , che le ceneri di una gran pe­ codume de’ Gentili, che al riferire di er per culte le Citta, e Terre del Re­
Lattanzio Firmiano , a coloro che pjr^laa"r* Otranto prima la caduta , e l’eccidio
nitenza : Un uomo in fomma , che dattole dall* armata navale di Maomet- gno , che l’incontrino con folenni pro-
vive trasformato in Dio , in Deo ma­ confecravan per Del , cangiavano il de Rcjj' ceffioni del Clero, Nohilta , e Popolo.
to II. poi l’improvifa liberazione fotto
net : Che vive con Dio , meglio di nome ; Cosí Romolo dopo la morte lib.i. c. u Egli (lefio lo attende un miglio fuori
il comando di Alfonfo Duca di Cala­
Gen.$.2z. Enoc , che cum Deo ambulavit : Che neniaron Quirine, Leda Nerocfi ; Cir­ di Parigi , lo accoglie ginocchioni ,
bria , Primogenito di Ferdinande Re
ce B 4 mef-

H
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24 Panegírico III. Di S. Francefco di Faola
meflbio alla fuá deflra dietro la pro- ciati, febbri fgombrate , pelli fugate, che egli nelle fue maraviglie accop- nafeere d’ imprövvifo erbe inutili al
celTíone di tutfi gli ordini, col tripli­ careflie cangiate in abbondanza , ma­ pió quel che mai forte non fi fe ve­ male, che s’ ha a guariré . Fa mira­
cato (pato deile artiglierie, col fuono iori , e piaghe riiànate in un attimo , duto al Mondo , ciofe 1’ eifere elleno coli con mezzi contrat] , cosí tra i
di tutte le camparte , con lo fchiera- morti richiamati alia vita in gran nu­ ftrane, e 1’ eífer continue. In un to­ molti cali rende ad un cieco la villa
mento , e con lo fparo di tutee le mero . E poi dite , e direte vero ; Tut­ lo giorno vi tu chi contó trecento col mettergli lu gli occhi la calce vi­
milizie Γ introduce al Real Palagio . to ció fe il meno , il più dozzinale de’ miracoli da lui operati . In un foio va . Ne volete più ? Fa talora mira­
Intanto tutto il populo sbalordno , prodig] di Francefco . E quedo fe ap- fuo viageio in Francia iidite quante coli fenza eflerne richieílo , talora in
recandoiî a gran ventura Γ averio fu­ punto quelle , che traialcio ( mirate ílranezze ! Smonta alla riviera di Dor­ appena avviarfi la gente per chie-
lamente veduto, tra i continui Viva, che taccio ! ) corne meno illurtre ; me , e nel primo matter pife lu d’una derli , fempre ripetendo , che nulla fe
credo io, che diceílero cío, che fu dacchfe egli ne’ miracoli fleffi voile rupe , vi laícia impreíle le fue peda- impoífibile a chi ama Dio. E non vo­
A£lot io. detto gia di Samaba , e Pao¡o : Dii [i- eifere miracoloío , dando in cette ca- te . Trova nel la Gitta di Borme chitiíe lete poi , che io dica , che per (orza
to. miles fa.nl bo-ninibus defeenderunt ad pricciole bizzarrie di portenti . Cosí di le porte per un gran Contagio : Por­ della Carita trasformoffi Dio in F ran­
nos. É che (Jomo fe mai quedo, per mezzo invernó ora fa n a feere frefche te , dice , per carita lafciateci entra­ cebo co’ fuoi attributi ? Qui manet in Clemens
cui tinto il Mondo lia in moto í Chi fragole a beneficio di un iuo Reügio- re , ed ecco da fe Ii fpalancano. Por­ chántate , in Deo manet , ir Deus in Alexand.
ci dice, che indovina i penden della fo : ora era le nevi fa trovare in cima tali al Lazzeretto, e con un fegno di eo. Interrogato , come A fer i (ce Giern. ftromat. 1.
mente ed i put cupi natcondigli del a un albero due fichi , 1’ un bianco , Croce guaribe tutti gli appellati , e Alertend i i no , da Alertandro un faggio 6.
Cuore ; e pur íappiamo che Dio lolo 1’altero nero , e con darii a rnangiare fgombra per lempre dall’ aria la pe- Ginnofofirta delle Indie , come un uomo
fe Scrutator Cordium . Chi ci attella , a due Sport , toglie loro la fierilezza. ílilenza . Si abbatte in molti operaj , poteffe diventar Dio ? Se fara , ripofe ,
- che fpello (pello rendeíi invifibile Fa bollire una pentola , e dentro ella che llentano a muovere una gran ció, che non puó farfi da un nomo :
agli occhi umani , ípecialmente nel disfarli i legumi fenza fuoco iu la trave , le da egli una fpinta ron la Si ea fecerit, qua· fieri non poled, ut faciat
tempo del fu o orare ; e non fe que 11 a nuda cenare. Compone la lite di due foa mano , ed eccola leggiera. 11 Gen­ homo. E non volete poi , che fi fiimi
proprieta de’ puri Spiriti ? L’ immeniita fratelli venuti all’ armi per una plan­ io lo della Gitta gli fa il prefente di il mió Eroe un equivoco della divini-
fe pro pria foio di Dio ; e pure abbiam ta di moro , con far che queda a un alcuni pefci , ed egli torto li ravviva , ta, avendo operato tali, e tante cole
tellunonianze innegabili di elferfi egli tocco del fuo ballone ii divida per è fa vedevli guizzanti. Nel federe fo- importibili alle forze dell’ umana natura?
pió volte replicato ncll’ i Helio tempo mezzo , e che le due parti cammini- vra un (alio , gli trincha il popolo per Eh si , che pur troppo fe vero ; e viir.
in dirtantidinu luoghi . Adunque fe no da le a i latí oppofii. Per portarii divoz'one la verte fin al ginocchio , quando ben anche non ne avefïimo
non fe egli Dio , per lo meno fe un da Calabria in Sicilia , benedice il ma­ rizzali in pife , e compariíce con 1’ abi­ altronde le teflimonianze , pur trop­
Uomo Divino, in cui Dio ha trasfoa·^' re , fpande fu 1’ onde il Mantello, e to intero. Entra in Gafa , vi promette po chiare le avremmo dal fuo mo­
mato i fuoi attributi : Dii fimiles facii fpiegando a i venti una falda di que­ 1' abbondanza di oeni faene , e vi fi riré . Egli adunque dopo aver fomi-
hominibus , defeenderunt ad nos . do fu 1’ inalberato bartone, con due avvera , e nel partiré fe n’ efee a porte gliato il Redentore nel naicere , one­
VIL Nulla pero mile in più pericoiofo fuoi compagni naviga felicemente , chi ufe . Parta per la Gitta. di Fregius rato ancor egli da una rtelia apparia
cimento i Po pol i per crederlo un pic­ ed approda al Iido . Sendo fu le foci nella Provenza , la trova? infetta di a mezz’ aria, e da Schiere Angeliche,
colo Dio della terra , quanto l’artolu- del Tevere urtata con gran pericolo in Contagio , e lo fgombra . S’ inoltra nel che rantarono ne’ fuoi natali : Dopo
ta ormipotenza melfagli da Dio in pu­ un monte di arena la Galea , in cui Deltinato, vi trova una Popolazione, averio fomigliato nel vivere, non me­
gno per operare a p acer fuo innu­ viaggia ; fi gitta generofo nel mare , che fi moriva per ifcarfezza di ae­ no con 1’ umile, e manfueto fuo trat-
merabili flraniflimi , nfe mai più inte- con le fpalle fofpinge la Galea inca- qua , da un colpo alia terra , e v’ a- ro , che con la frequenza de prodigj ;
fi Miracoli , che Hancano e rtanche- gliata ; indi camminando íicuramente pre un’ abbondantirtima fonte. Parta volle altrfesi fomigliarlo nel moriré ,
ranno fempre la facondia de’ Sacri O- fu i’ onde , torna all’ imbarco . In mez­ piú innanzi , ed entrato ad orare in morendo anch’ egli ( udite cofa da
ratori , e le maraviglie di tutti i Se- zo ad una dirottifíima pioggia cam- una Chiefa , rendefi 'invifibile agli oc­ mettere invidia ai Seratini ) nel gior­
coli . Difperate pure o balfe lantalie mina egli col capo feoperto , fenza chi del Popolo. Conra in fomma po­ no di Venerdi Santo mertó a giacere
della mia mente di poterne dare , di­ che ne pure una (lilla lo bagni. Stac- co men che co i partí i prodigj ; Ht fu d’ una gran Croce di legno , in
fperate , o Signori, di poterne avere , cafi dal ciglion di una Rupe un gran qua alterius effet gloria , ir fummum quelli (ferti momenti, ne’ quali ¡nt no-
non dico adeguata , ma fufficiente fallo , che nel cader dirupando , mi- decus , iier funt Franifco . Quadra a nandofi nella Chiefa il Paffib , fi per-
contezza. Contentiamoci iolo di dir- nacciava 1' eccidio ad alcuni operaj lui meglio che ad Achille 1’ enfafi di venne a quella mertiffima voce Expi-
ne cosí alia rinfula come ii puó, e ció che Han fot to ; ed egli , Fermati, di­ Seneca tragico. Diró più , e diró ve­ ravit . E quafi forte gelofo , che fa
che ii puo di quel che prima ii fa in- ce , o la lío ; ed eccolo a mezzo corlo ro . Fa miracoli con ogni fuá mini­ morte non toglierte dal fuo corpo eflin-
nanzi al penliero . Riandate prima con inchiodato. Prende da un gran baeino ma cofa ; Co i zoccoli abbonaccia il to la fomiglianza con 1’ amato Signo­
la mente i più ammirabili, i più bel­ di monete offertegli dal Re Ferdinande mare, con una candela afficura i Sol­ re, in cui eraíi trasformato vivendo ,
li prodigj , che avete o udito , o letto uno feudo d’ oro r lo Ipezza , e ne fa dât! nelle battaglie , con un fegno di volle, che quedo rimanerte incorrot-
ne’ facri falli dell’ antico, e dei nuovo follar vivo fangue. Viaggia ... Ma che Croce ravviva i pefci gia frirti . Fa to , ed intero per undid luflri . E fe
teil amento; fchieratevi innanzi in no­ foio? o Signori , contando a un per miracoli per giuoco : cosí, prendere , dopo quefli la facrilega rabbia degli
bile prolpettiva Ciechi allumati , for- uno i prodigj del mió croe ; queílo fe dice íorridendo , un granchio dal Tor­ Ugonotti , eilrattolo dal preziofo A-
di tornati ali’ udito , fiorpj raddrizza- per lui un gran torto ; o per meglio rente , e vi guariró 1’ agonizzante fi- vello , Io gitto , a confomarfi tra !e
ti, incendi fpenti , temperte abbonac- dire fe una gran follia lo (limar pof- gliuolo ; prefo il granchio lo fana . fiamme, quede ferviron foio a vie più
ciate, trionfi^ttenuti, Demor.j bac- fibile il numerarii, Sarti foio il dire , Fa miracoli fçnza bifogno , facçndo íllufirar ie fus glorie , ς mortrare al
chq Mon*

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%6 Panegírico III. di S. Franeefco di Paola *7
Mondo la Carita, che foprovvivea al-
le fue ceneri, poichè la dove il fnoco
v’ impriroefli ; poiche in cio la tua
eroica umiltà fa un’ innocente ingiu-
PANEGIRICO IV*
acceío con ogni altra forte di legna ilizia al tuo merito , e da una non
rifpettô le lue membra , fenza punto meritata mentita al Mondo , che tí
1 N 0 N O RE
ofenderle ; ove poi fegli gíctarono in- applaude per maflima . No , Matth, i.
torno ad ardere le Croci tolte da’Sa- quam minima es in principibus. Voimi- D I SAN GAETANO TIENE,
cri Altari, a quefto bel rogo pronta- nima? No, che non dice cosí il Va-
mente cederte , e s’ inceneri , nobile ticano che ti arrícelo de’ privilege pin FOND ATORE DE’ CHERICI RECOLAR!.
Fenice di Carita . Simile in ció agli fcelti, e ti promoíle alie Mitre, ed a
D. Hier, Uccelli, che, come riflette S. Giróla- i Paltorali piii riguardevoli : Non co­ Fu S. GAETANO un Eroe fenza pari della Crifiiana Speranza ; dacchb
in Mare, mo, nel volare al Cielo, formano con si dice la Francia, che vede li diláta­ queda fu in lui , I. Soturnamente ficura , II. Ferma , III. Somigliante all’
cap. ι$. le ali per aria la figura della Croce : ti con si gran credito , e in si gran Idea del Redentore.
,Alites quando 'volant ad ectbera , for- numero i tuoi figliuoli : Non cosí 1’
mam Crucis ajfumunt . Simile per la Alemagna , che a tempo di Maííimi- Spem tutam, ac firmam , ¿7 inducentem ufque ad interiora velaminis,
fimpatia coi tegno della Croce , alla Iiano d’ Auflria am miró in ogni tuo ubi Prxcurfor pro nobis introivit Jefus. Hebr. 6. l8. I).
Albet, de gemma Sardo, che al dir di Alberto, allievo un fulmine dette lettentrionali Singulariter in fpe conftituifti me. Pf. 4·
reb. Met. come il Diamante al legno , e 1’ am- Erefie. Non cosí la Spagna , Γ Italia ,
1. 3· bra alia paglia , cosí ella al legno si il Mondo tutto, che Jopo aver vedu- Plendidi encomj di glp? JQio ijn Davidde, che tempró, dïciam
tenacemente fi attacca , che non puó to per oroícopo de’ cuoi natali cento, rie välgari , fkidiarfe y- cbsï, tutte le cqjde del fuo Cuor al.
in conto alcuno ííaccarl'ene : Ita for- e mille prodigj , co’ quali Franeefco membranze di azioni men unifono del Cuor di Dio , fecundum Cor
titer adheeret tabulis , quod avelli non fondo i tuoi Conventi , llegue tutta- che erolche , ed inge- meum : Senza pari finalmente nella
poteft, nifi abscindatur ea fars tabulée , via ad ammirarti per un vivo pro­ gnofi rapporti di pregi , manfuetudine un Mosb, nella pruden-
cat inbeejerit. _ digio φ penitenza ne’ tuoi portentofi e virtíi , grandi si , ma za un Giufeppe , nell’ innocenza un
E non volete poi , ch’ efclami : 0 digiuni ; per un prodigio di Capere ne’ comuni ad altri della Santita , itene Geremia. Cosí parimente ha voluto ,
IX. cure in difoarte , or che debbo teller che nella nuova legge di Graz,a fuf-
Uom pió che Uomo ! o Spirito fubli- Pergami, neile Catcedre, nelle Riblio-
meí o Anima eccelfa ! o Eroe , che teche ,che illufiri ; per un prodigio Paneeirico al gran Patriarca , ai gran le fenza pan nella fperanza , e nella
moliri non fo che del divino tra gli di zelo per li tanti popoli , che o Taumaturgo al gran Luminare di S. fiducia verfo Dio Gaetano, che rifor-
¿hieía e di queft’ Ínclita Citta piu mando il luo vivere all idea diun vi-
IJomini ! Felice ii fecolo che ti gene- emendi da’ viz;, o migliori nella pie-
ró, il Mondo, che ti godette; la Fe- ta . Eh nt>, dati pur pace . Nequa- Matt.í.d, inclito ’Tutelare , Gaetano di Tie- vere del tutto Appofiolico , con fin-
de, che ti fu Madre, Napoli , che ti quam mínima es in principibus ; Ô le ne Fh che non puó non recarfi pre- golarita non piu intefa, giunle ad ob-
vide, ed albergó. Ora intendo il per- pur viioi fe/barti tal nome, come te­ giudizio al di lui merito , col rimem- Miar tutto il Mondo ,, anz, tutto fe
che tanti Re, tante Pfovincie , tanti taggio del «çuo. gran Padre , tel cön- brarne vanti , che non fieno del tut- llego, per viver folo di Dio , fino a
Popoli logoraífero con tante Amba- lento ; ma fappi , che queíta appun- ro fineoliri è fenza elempio . Merc'd poterfi dare quel vanto prenunz.ato
feerie le foglie del Vaticano per affret- to lara una nova Cifra de’ tuoi ono- che lddio ficcome ha me lío nel Cielo da gli OracolidiE)avidde:Sz»s«/¿w-
tarti gli onori delle Romane Apoteo- ri, un nuovo enimma delle tue gio- certe Stelle di prima grandezza, ecer- ter m fpe confiituißi me . Chi per an­
fi. Non mi maraviglio punto , che le rie , che ti tendera pió riguardevole tipianeti predominanti , che non han che non finifee d, cedere al gran Pa-
Metropoli piii popolare del Mondo ti agli occhi di tutti i fe col i . £ intan- nelle sfere chi lor pareggi nella luce , tnarca un vanto a luí s) dovuto ,
ambifeano per Angelo tutelare delle to di queíto foio vi prego , o Padri , e nelle benefiche influenza : Cosí pa- diami almeno una brieve genule at-
loro felicita , che ti ergano Temp; , che come ottimi figliuoli tutto pote- rimente ha coflituifo si nel vecchio , tenzione, mentre lo lo cito al Inbu-
che ti offerifeano vori , che implo- te prelío 11 volito gran patriarca , che come nel nuovo Teflamento in qua- nal delle piú chiare ragiom ; m ciu
riño in ogni lor calamita il tuo gran impetriate a noi , che impetriate al lunaue genere di virtú certi Perfonag- mi accingoa moflrarlo per un eroe
patrocinio . E fopratutto felice di Mondo , che come eglí fecela in ter­ ei si fublimi, che quali Luminari mag- fenza pari della Crifiiana lperanza :
te, cento e mille volte felice , o in- ra da Dio co’prodiej, cost ora la fac­ eiori íervano al refio degü Uomini Sicuro , che la vofira divozione , it
ilita Religione de’ Minimi ,· Felice , cia in Cielo da Dio coi Patrocinio , di Prototini e di Guide. Pero ficco- voflro fenno , e la vofira gratitudme
torno a dire, di te che fortiíli tal Pa- ottenendoci una trasformazione fimi- me ha voluto , che fuffe fenza pari non pqtranno non far giufliz.a a ldi-
dre! Vanne pur faflofa, e contentât!, le alla fuá ; onde polía e Dio elíer nella Fedeun Abramo, chenon difere- ritti di un merito troppo chiaro.e
che con man riverente ti cancelli lu tutto di noi , e noi tutti di Dio « dette quella Genealogia di Stelle pro- patente. Incommcio . s
la fronte quel titolo di Minima , che Cosí fia . meffa°li da Dio, avvegna cheaveííeil I primi aufpic; della fuá eroica fpe- II,
comando di fvenar nell’ unico I laceo ranza gli ebbe, sio mal non mi avvi-
tutte le fperanze della fua poflenta ; lo Gaetano fin da fuoi piu teneri anni,
Senza pari nel zelo un Elia , che per allorche divertendofi in un G.ardino
merrh delle fue fervide azioni, giunfe in innocenti trafiullt, vide venire a le
a trionfar nel Campidoglio delle sfere un bianco uccelletto, che ^flando
in un Cocchio di tiamme innocenti : verfo lui il volo, e gli (guardi, diiie-
Senza pari nella tenera Carita verfo gli cen ben articolate voci di mufici

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c8 Panegírico IV.
Di S. Gaetano Tiene. %o
accenti , Pax tibi ; indi ripigliato il monio accrefeiuto dâ pmgmffimi Bene­
roio, e raggirandogli per tre volte iul gelico, ha per oggetto il fommo bene, per voi Ia Providenza , e pero fempre
fit:)' Eccleiiafiici : Mira il genio fafiofo
capo, ien Fuggl via rápidamente alle D.Th.ii. ed in elfo tutta li appoggia ; Spes aitin- llabili le vofire fperanze ; e voi arma-
de’ fuo i Congiunti , che fempre pin lo
Helle . Alza deh alza gil occhi , o q. 17. git Deum, innitcns ejus auxiliis ad con- tevi pure tutti contro Gaetano , o a-
flimolano alia bizzaria di sfoggi fuper-
Gaetano , agli armonioíi prefagi del fequendum donum Jperatum : Come po­ biffi , fcatenate contro lui le vofire fu­
bi, e di pompofe comparfe : Mirafi fi­
Cielo ; refpice fin da ora , re[pice 'vo­ lea non efler íicuriífimo nelle fue fpe­ rie , che di erte non teme 1’ invitto
nalmente inoltrato cotantö nella gTa-
latilia Cceli , apprendi dalla prodigio- ranze Gaetano , che non ebbe al Mon­ Eroe della Crifiiana fperanza : ln do­
zia di Clemente VII. Sommo Pontefi- dó alera calamita de’ fuoi penfieri, e de’ mino fperans , non confundetur . E* che ?
fa facondia de’ muti volatili 1’ idea di ce, e nelle dignita del Vaticano, che
un viver Celeífe , di un viver fu la fuoi affetti , fuori che Dio : Di Dio go- lo efporrete a naufragj ? ma di naufra-
gia è Protonotario Appofiolico parte-
terra con le ali di una viva confiden- dev.a con le altilfime contemplazioni gj egli non teme . II veggo gia coito
cipante, pofio in que’ tempi vicini fir­ prolungate per otro ore al di : A Dio in mezzo al tempcfîofo Mar Adriático
za in Dio , alatam vitam , alla frafe mo alla porpora . Ed alia villa di si
di Bafilio. Pace vuol da voi Ia Provi­ correva fovente , pellegtinando dai da fieri (Tima borrafea : Si annota il
rare grandezze gittategli in feno dalla lend con dolcirtima eflali : A Dio por- Cielo , ne mofira a viaggianti altrolu-
denda , ma una pace non mai flutuan- virtù , e dalla forte ; avvegnaché len­
te era la temerita , e '1 timore ; ma tavad talora anche col corpo rapito a me, che di lampi , e fulmini : freme ,
tille nel Cuore mille ribrezzi di fu- mezz’ aria da rapidi ratti : A Dio vide inuggia , arieta da tutti i lati la nave 1’
*ina pace che mena ficuriífimi íonni blimi fperanze , avvegnaché fentilfe
.fu le ancore di una fpeme fingolare , un dr in una delle fue viíioni giríene a infeiTonito Elemento ; (compigliate le
turto accenderfi lo fpirito dalle vampe voto con ali di fuoco il proprio cuo­ vele , rotto il timone , mertl in difpera-
ed eroica ; i«ia pace infomma , qual del v;iiyno fcarlatto ; córaggiofo , e
Bern. 1er. la deferirte Bernardo : Mínima fijaulfa re , fcappatogli per impazienza di amo­ ti clamori i pafíaggieri, gia cede il Pi­
ignánimoy a guifa della Calamita , re da chioíiri del petto : Con Dio de- loto all’ impeto d. lie tempefle il Valcel-
S i.in can- rite in ¡pe conftituta videbitur in’patf 'e'^pèf·-qualité g^afi attoyro di
*¿c- in idipjum dormire , & requiefcere . Si lizioífi dimedicamente, e alia fvelata, lo . Deh che díte , o Gaetano ? voifblo
oro, e di gemme, non fi trattien dal allorchfe in S. Maria Maggiore prerto io miro fiar nelle comuni agonie con
• 7''4' dormiatis inquit inter medios cleros pen- voltar loro le fpalle per volgerfi alia al prelepe di Crido dataiegli a veder un Iride di fereniffima pace Tul c'iglio .
nx Columbee deargentator , inter timo­ fuá Tramontana : Cosí egli nulla ar- vifibilmente la gran Vergine María , Eh si, par che mi rifponda, non teme
rem , & fecuritatem . Fatevi dunque refiato da tante attrattive, fa inaridir gli lafciú fu le braccia il fuo Celefle naufragj chi ba gittate nel mar della
cuore , o Gaetano ; che fe le Api , nel piú verde tutte le umane fperan­ bambino . E allora s’i , che Gaetano divina beneficenza le fue ancore , che
che fiillarono fu i labbri di Platone ze , mette in abbandono le ricchezze, nel vedere il fuo Dio appoggiato ful anzi mundationem maris quafilac fuget. Deut-33.
bambino ti mele , preconizarono la cangia gli fiemmi délia famiglia cola proprio Cuore m.eglio che fu la Scala Indi gitta nell’ onde un [Agnus di cera ,·
di lui facondia ; Se uno Sparviere re­ le infegne di una Croce , rinunzia a miiierioía di Giacobbe , vedando com­ ed ecco in un baleno tranquillate le fu­
to ai Sacerdoti di Tebe deferitta in pife di Clemente VII. i Beneficj , e le pendiato nel luofeno il Paradi lo, tur­ rie dell’ Adriático , meglio che gia a’
vermigli caratteri la norma de’ loro dignita, e difiribuendo a i poveri tut­ to fe lo drinfe al petto tra dolci deli- tempi dell’ Appoflolo Paolo ; giacché
riti ; ha altresi il vofiro bianco Uc- ti i fuoi averi, par che dica , come già quj di Carita, turto fel divoró con cai- allora fu recata la ficurezza da un An­
cellino predetta a voi , e preícritta il Macedone nel donar, che fece pró­ difltmi baci , lúcciando come Ape Ver­ gelo fotto immagin di nomo , ed ora
1’ alta idea delle voflre pacifiche fpe- digamente le Gitta , fervo mihi ¡pem
eine , il mele di Celedi delizie dalle ro­ da Crifio medelimo fotto immagin di
ranze. Fatevi dunque cuore , per in- meam : Irene pure in non cale uma­ le di que’ labbri divini, e defiando mo­ cera . Che? lo cimentare con le peíU ?
trapender le imprefe di si magnanimi ne fperanze , ch' io non vi euro : Ser­
difegni del Cielo. rir ancor egli , come Mosé , in ofeulo ma di quefie egli non teme : ed cero lo
vo mini [pern meant : ho io una fpe- Domini. Signore, gli dille con tutta miro nc’Lazzeretti di Venezia infettata
III. Se ben che Ho io ad ifpronar chi ranza migliove, e quefia fla tutta in- 1’ anima lu i labbri, unico oggetto de da mortalifiimo contagio nel 1518. her­
gia vola? Ecco già il veggorecider dal chiodata nella Croce del mio Gesù ; _ miei amori, no , che non vo io flsc- vir da vilifllmo famiglio ne’ meflieri
luo cuore ogni germoglio di terreni quedo mi bada ; Dominus pars hecredi- Pfal.is-s. ^ant. 34. carmi da voi in eterno : Tenui eum , piú abbietti, e piú perigliofi ; lo miro
fperanze , per ifpiegar pin rapide le ali tatis mete. Ed in cost dire, pigliando, nec dimittam: O voi ' dunque menace dimentico orna i di effer mortale ab-
verfo il iiio Dio. Il luiingano , è ve­ cred’ io di mira i tre fublirr i caratteri me al vofiro Cielo , o voi térro meco bracciarfi co i moribondi , prender a pié
ro , d’ ogni intorno con altere fperan­ di una Crirtiana fperanza propodi dall’ qui in terra dolcemente imprigionaco de’ loro firami un lonno affatto fratet
ze il Mondo , la Nobilta, 1’ ambizion , Appodolo Paolo a gli Ebrei di ficura, in quedo feno . Pur troppo è procelio- della morte, raccogliere co’ baci gli ulti­
1 intererte, le párentele. Mira di qua e di Habile, e di fomigliante alie idee fo il mare di quedo Mondo , pur trop­ mi loro fiat i. Gaetano, o Dio! Si poco te-
1’ a Ibero del fuo Cafato ricco di titoli , del Redentore, aJlor che diffe : Spem, Hcbr. 6, po fono infide le fue Sirene , fiateaii mete voi il ceffo della morte ? Che cuore
e di or.ori pin che non era di giojelli , quam ficui anchoram habemus minima 15- voi il porto della mia ficurezza , e di fmaltoe il vofirofdi tanto voi non pa-
e di fregi il tronco pazzamente amato tutam , ac firmam , & incedentem uf- PÍ.S4-43· 1’ ancora delle mie fperanze : Quoniam ventate ? Ad un Gaetano che paventi ! ad
da Serie ; vede in erto fofpefe le i nie­ que ad interiora velaminis , Ubi Prxcur- tu es Domine fpes mea.
gue di Confolati latini , di Confalo­ un Gaetano che tema ! Eh ch’ egli in Do­
for pro nobis introivit Jefus ; Qui driz- V. Ma date di buon animo , Gaetano,
nier: di Polonia , di Generali dell’armi mino fperans non infirmatur : Che dop-
zo egli le fue piú fervide cure, le piú non remete di finifiri accidentó, orche pio prodigio di Carita , e di confidenza
Cefaree , di Vicereami di Napoli , di geloíe diligenze . avete Iddio dalla vodra : Non puú non mette in fpavento la morte , iïcciife non « *
Porporati di Roma : Mira di la 1’ alta Ben ë il vero perú , che non ebbe IV erter fiemo chi ha feco 1’ oggetto di o- ofi fiendere verlo lui la falce , ed a guifa
capacita del fuo ingegno onorata del­ egli a penare, acciú fu die ficura la fuá gni ficurezza . Sfidate pure le traver- delia Palma , direbbe Ambrogio, che
la laurea del Dottorato mefíagli in confidenza in quel Dio , a cui tenca fie, mettete il vofiro magnanimo cuo- mai marcendo porta fempre vive nelle
in fronte dalla virtú , e dal merito : gia incatenati tutti i fuoi amori. Mer- re al cimento nelle imprefe piùmala- fue frondi le fue vittorie : Quod nunquam s. Ambr.
Mira quinci le ricchezze del fuo Patri- cfc che queda, fe come infegna Γ A ti­ gevolr, che vedrçtç tutta impegnata in Palmam marcefeit, femper virens Jem- Se.,1,-24.
gert»
per Qrsdrag.

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Di S. Gaetano Tiene.' 3t
30
Panegírico IV.
quenza de gli Spedali, la divozion del­ mini verbis pofita eft qui ah . Primum
fer veftita foliis , femper parata victo- E per intender ció, voi ben fapete, VL le quararftore , e delle Anime Purgan­ quaerite &c. E con ció volle un viver
rue . Cosí Gaetano mai tocen da iníe- o Signori, che la iperanza non puóin ti. Arduo fu il rimettere ne’Temp] lo da conchiglie , che dell’ onde amare, in
z:om in mezzo a Con tag) fa di le Aeflo como alcuno Icompagnarfi dalla Fede, fplendore, e’l decoro del divin culto; cui flanno immerle , non fucciando
un vivo triontíxjella morte, e de’ mor­ bpes fine fide ejfe non poteft , al dir di Augufl. in E pur tanto fece Gaetano , fregiando mai tina Ailla , afpetcano per lavorar
bi . Lo azzufferete altresí con le arma­ Ago ιηο, che anzi , giulta il dir dell’ f'ntcnt· Je Chicle di nueve vaghezze, regola n- le loro perle, le rugiade delT alba : Un
te So dateiche ? ma ne d’armi egli te­ Apofiolo , ella è il fondamento di quan­ do il Coro, ed i riti con leggi più di- viver pari a quegli Uccelli dei Paradi­
me, 'ne di armati. Ed ecco lo veggo to fi ha a credere : Fides eftfperanda- Heb.ii.i. fíinte, e riducendo in miglior forma per fo, che fempre librati lull’ ali , fenza
regí’infortunj di Roma, allorche mon­ rum [ubftantia rerum . Ma s’ è cosí , ar­ ordine di Clemente Vil. il Breviario Ro­ mai toccar terra , afpettan dal Sole il
dara da truppe nemiche , era Curta mel- gumentate voi, fe debbe eifere lenza.pa- mano. Arduo più di qualunque altra nudrimento : Un viver con lamente,
fa a laceo, ed a rubba la nobil Metro- ri la fperanza di Gaetano , e flendo egli cofa fu 1’ mtraprendere la riforma del al dir di Filone , radicata tutta nelle
poli fenza verun rilparmio o di eta , o flato di Fede sí eroica , chefumefloda Clero ; e puré tanto intraprefe, e tanto fiel le ; mentis illius radices fideribus in­
di condizione , o di lefio . Qui veggo Dio al Mondo ne’tempi illeffi di Mar­ efegui prima di tutti Gaetano, opponen- fixée, Quindi con cuor fuperiore ad o-
altresí il mió Eroe ílraziato con inau­ tin Lucero , per confundere fingolar- dofi mai iempre alle contradizioni di chi gni umana avarizia rinunzia le rendue
diti martori da feroci, ed ingordi Sol­ rnente quell’ empio fuo dogma , con cui mal capiva 1’ alta idea del fuo Iflituto . flabili offertegli da un illuflreCavalie­
dat! : gli fono firette le biaccia, e le pronunziava aflolutamente non eflervi Arduo finalmente più di quanto poffa re , non volendo per fe altri poderi ,
gambe tra gli.orli delle Calle , vien lo- provídenza qui fu la cerra ; e’l confufe intendere un’ umana prudenza fu il fuor che que: , de’ quali parló Ugon
fpefo da alto con vergognofe ritorte , in maniera , ch’ ebb’ egli a dire con fondare 11 fuo grande, efempreammi- Cardinale : Juftorum poffeffio funt virtu- Hugo in
vien incatenato in dtiriiïime prigioni, palpiti difperati a’fuoi compagni : ma­ rahíle Ordin Teatino fopra niuno urna- les , & bona opera : Ne altro patrimo- Gen. 47.
Ah milero di voi, o Gaetano ! qui al­ gnum nobis fiomee bellum paratur : che no fuIfidio , ma fol fopra il níente di nio, che quel lo deícritto da Bafiiio ;
meno fara medier, che vacilli il vofiro leppe difeuoprir le fegrete Erefie de If’ Job. 28.7. quella Onnipotenza , che appendit ter­ lotum ejus patrimonium liber precum ,
ceraggio, qui verra forle meno Γ eroica Ochino , e di Pietro Martire venuti da ram fuper nihilum ; a pur tanto fece nihil habere ; & Crux ! Sovente, nell’
vofira- fperanza? Machedifli? Se egli, lungi, quai ferpi infernali in queflo bei Gaetano, acció fuffe perpetua in tutti eflreme penurie di ogni genere di vitto
quail Cignc canoro, riempie col canto Paradifo della Chiefa ad attofficar le i fuoi carati la fuá Speranza , acció facea full’ ora del definare adunar col
de’íuoi Salterj le career:, e ripetendo neflre Sirene : Che foffri finalmente in fuffe non fol ficura, non folo flabile, fe goo della común refezione i fuoi Re-
Vi. 26. $. p'ñ che mai con Davide : Si confiftant Roma con euer si coraggiofo tanti mar­ ma anche la più conforme all’ Idea del ligiofi, ficuro , che non mancherebbe
adverfum me Caftra , non timebit cor tori da gli Eretici , venuti là dal fet- Redentore , giufla la terza condizion di lovvenirli improvvifamente la Pro­
meum , ft exurgat adverfum me praelium, tentrione a sfogar le loro rabble. Ap- dell’Appoflolo Paolo : Incedentem uf- videnza ; come in fatti il fece con co-
in hoc egofperabo ; Ed in tal güila ottie- preflo. Egli è indubitato, che la fpe­ que ad interiora velaminis ubi praecur· piofe, e ben apprsfiate vivande : op-
ne da’ fuoi Tiranni mercè , e compaflio- ranza , o è figlia della Carita , come di­ for pro nobis introivit Jefus. portuno tempore, avrebbe detto Cirillo, ?. Cyni I.
ne . Lo metterete forfe incontro aile ce Ambrogio : Ex cbaritate Spej ; o al- Ambrof. VII. Egli dunque il gran Patriarca, mef- opportuno tempore diftribuens prudenter ,n tuc·
Carefiie, ai tumulci , alla morte me- men 1’ è compagna , come dice Agofli- in cap. 17. fofi dinanzi agi: occhi il Prototipo del cibaria famulis . Rinunzia talora , non
defima ? fatelo pur , che di nulla teme no : Spes comes amoris eft. Pollo ció, „ divino Maefiro , che non volle altra folo le rendite, ma le limofine líeffc ,
Gaetano; che gia lo veggo mercè quell’ quanto foda debbe effere la fperanza di ^0' provifioniera dei fuo vivere , che la a lui fponteamente offerte, fol perché
alta fpeme verlo Dio , che tanto gli Gaetano, fe la fuá Carita fu si fervida, viduiu fua medefima Providenza ; onde viffe , gli fembrano flabili, e ficure : Pero ei­
avvalora lo Spirito, provveder in Ve­ che, come attefla la Ruota Romana , povero si, e rígidamente povero, ma lende in Napoli ben provveduto di vi-
nezia con la fuá follecittudine al popó­ fembrava un vivo Mongibello di amo­ daet. in non mai mendico : Cbriftus , cosí il veri, e di arredi da un altro Cavaliero,
lo affamato, e penuriante ; fedar col re , che voleffe mandar in flamme tut­ c.$. Matt. Gaetano , non vivebat ex mendicato , che quafi vivo fondo davagli con le
fuo fenno le diflenfioni de’ Veronefi col ti gli uomini : Divini amoris ardore in­ beati pau- /ed ex oblatis a devotis perfonis . Con- continue limofine un ficuro alimento,
lor Prelato ; gire illefo ne’ tempi più flammatus eafdem flammas in fodalium peres. fiderandum eft, cosí Teofilatto , quod fembrandogli di non viver con ció úni­
pericolofi della Canicola da Napoli a cordibus accendere ftuduit . Finalmente Theoph. cl]}0S ay aiijs oblatos Cbriftus fujcipere camente appoggiato fu le braccia della
Roma per infervorare un Prelato, e è certo preffo tutti i Teologi con 1’ An­ :nc.4.J0. j0friat. Chriftus, cosí Γ Abulenfe, per Providenza, prefofi un di il folo Bre­
tornar da Roma a Napoli per iílabilir- gelico S. Tommalb , aver la fperanza Abulenf. cacer di cent’ altri , nunquam oftiatim viario , e fattolo prendere a i fuoi, fen
vi la pieta ; ire infomma , mercè del per oggetto 1’arduo, e Ί malagevole . c.i7.Mat- mendicavit , neque Apoftoli, cum non fugge via più che un folgore, bramó­
fuo zelo , ire & reverti in fimilitudi- Bonum futurum , arduum , pofftLile . Or th. C.Ï94. ejj-et confuetudo apud Hebrceos . Meffofi lo di non aver per fe altro patrimonio
nem fulguris corufcantis : Via , via Iu fate ora ragione diqual debbe effere la dunque dinanzi agli occhi un si alto certo, fuor che quello deferirte da Ba­
mandare fuori , o abifli, torno a dire , fperanza di Gaetano , che mai vide a Prototipo, nulla fgomentato dalla ma­ ll lio : Totum ejus patrimonium liber pre­
mandate più difaftri , e più furie, le fuoi di imprefa di si difficile riufcimen- lagevole Idea, preicriffeconfingolarita cum , nihil habere, & Crux. O Anima
più ne avete , contro Gaetano , che to, a cui non voleffe per gloria del fuo non più udita , a (e , ed a fuoi un vive­ veramente grande ! o cuore magnani­
tuteo fervi ta a moftrar di quale imal- Dio cimentar!:. Arduo fu fenza diibbio re dei tutto Appoflolico , deltuttori- mo ! o fpirito del tutto eelefle ! Si ve­
: to fia temperata la fpeme flabile , e 1’ intraprendere la Santificazione d i po- meffo alie fpeie fpontanee della divina de bene, che fingulariter in [pe conftitu-
diamantina del mió Eroe . No che el­ polatiffime Città , e fingolarmente di Conflit, libéralité : Itaque , ecco le alte fue co- tus es ; Dacché non truovo no , né nel
la non cede , né puó cedere ad urco di Napoli , di Venezia , di Vicenza , d: 1. i. c. i. fiituzioni , neque per nos ipfos , neque vecchio , né nel nuovo Tefiamento chi
nemica oppofizione ; poichè ha in le Verona, e di Roma, e pur tanto fece per alios petantur a fxcularibus eleerno- ti pareggi nella fpeme, e nella fiducia,
llelfa, quafi oro electo, tutti i carati con le fue pred'che , e col fuo zelo Gae­ fynce, fed tota [pes neftra in Cbrifti Do­ con cui volefli vívete alie ípefedi Dio,
della più flabile e fina perlèzione. tano, promovendo da per turto la fre- anzi
quen-

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fz Panegírico IV.
Di S. Gaetano Tiene ; 33
snzi di Dio medef!mo. Voleva da prin­ re un Eroe, che vi pareggi nella fpe-
cipio aflbmigliarti ad Elia , che ebbe tanza : Singulariter in fpe conßitutus es; Al fianco di Gesù il Sangue , e alie ti immortali vivon tra Cori più fu-
nel deferto per vivandiere un Corvo, che anzi larà fempre coflretto a ripete- poppe di Maria il latte ? Indegno di blimi de’ Beati , e tra gli affetti più
roa fcarfo e il paragone ; perche Elía fu re l’eflatiche voci tolte dal Pontefice vivere uh Gaetano ? un Gaetano, per gelofl de’ mortali . E ben egli nafeo-
prima di ció aflicurato da Dio, e voi Clemente VIL ai labbri fiertî del Re­ cui vive , e vivera mai íempre nel ito il cadavero di Gaetano; ma aguí-
non avefie particolar rivelazione del dentore , aliorchè riflertc feriamente Mondo un Ordine coronato da tante fa di Calamita coperta fa ientir più
voflro fortenramento : ad Eliarecaron alla gran fiducie di Gaetano. Non in­ Matth. 8. benedizioni del Cielo, e ricco di tan- efficaci le fimpatie , e gli effetti del-
pane gli Uccelli , ed a voi gli Angeli veni tantam fidem in lfrael. ti meriti con la Chiefa, quai è 1’ II- la fua virtù taumaturga , che ayviva
ίο.
itefíi . Voleva pareggiarti a Qiacobbe Peró non io darmi pace, o Signori, VIII. luflri/fimo de’ Teatini ; un Ordine , da per tutto le fperanze degli afflitti
flaccato da ogni appoggio terreno, ed qualora leggo gli umiliflimi nomi, ed che gia diliefo per 1’ Italia , per la mortali. La fperanza , dice 1’ Ange-
appoggiato folo alia miflica Scala de’ i titoli vitupirofi , co’quali avvilivafe Spagna y per la Francia , per la Ger- lico , non rimane dopo morte nelle
Celeíli favori ; ma difuguale e la fomi- fleflo Gaetano , fortofefivendofl nelle mania, fi è anche inoltrato nelle Gior- anime glorificate, come quelle che han
glianza; poichè quegliin fogno, e voi lettere ora 11 mifero Prete, -ora Γ inde- eie, nelle Perfle , nelle Armenie, ne’ gia prelente 1’ oggetto della lor Bea-
deflo , e vegghiante a vete ved uto Aten­ gno di vivere. Ah ! Dio il perdoni, o Colchi più rimoti, e barbari ; Un Or- titudine : Spes non manet pofl mortem D Th
der a voi le grazie del Cielo : Voleva mió gran Patriarca , alla voflra umil- dine, che ha gia flanco il Capo al.pe- in flatu gloria ; La fperanza nondtme- a- 6
ünalmente raíTembrarti in un Daniel- ta tiranna , ahi troppo fpietata delle ίο de’ Camauri, é delle tante Mitre, no di Gaetano par che fia nmafta m
lo, in un Paolo primo Eremita, e ne- voflre glorie . Come mifero Prete ? che fono venute a fregiargli la fron- Eredita ai Popeli, che confidano nel-
gl’ ifraeliti, che videro volar per loro i Come indegno di vivere chi è 1’ eroe te ; gia incallite le mani a tanti Pa- la Providenza divina, ch abbia final-
pranzi a mezz’ aria . Ma íimboli fono fenza pari della Grifliana fperanza ? fiorali , gia imporporate le nette lane mente a difeuoprir il teloro nafcoflo
quefii debol i, ed infufficienti ; dacchè Che vaglia la voflra umiltà mettere a i tanti eflri ambiziofi dei Vaticano, di quelle ofle beate , che coníola la
per cofloro par, che la Providenza s’ in obblro il nome Tiene, che cifra in ehe gli ardono indoílo : Un Ordine fi- loro fiducia ne diíafiri , , <ie^morbi ,
impegnaífe folo a fovvenire di vitto ; un fol nome gli fiemmi , ed i pregj nalmente , che non fai ove più am- ne maiori , e piu finiitri ^accidenti .
ma voi all’ incentro fufle non di folo di cento Avoli illufiri, pur pure . Che mirarlo , perche fempre ammirabile , Quindi e : che per contraccämbio del-
vitto, ma di ogni altro bifognevole li­ θ' fia ne* Pergami, o fia nelle Accade- le grazie palíate , e per la certa fpe-
non vogliate giurtamente attribuirvi i
beralmente provveduto, fleche convien titoli gloriofi di difenfor della Fcde , mie, o fia nelle Corti, o fia nelle bi- tanza delle future celebrano ogni an-
pur diría francamente , fingularitcr in di San tífica tor delle Citta , di Angelo blioteche : e Ί Capo poi , il Legisla- no con le più Hete, e pompóle dimo-
fpe conßitutus es. Tant’ è per verita o de’coflumi, e fopratutto d’inclito fon- tore, 1’inclito Patriarca di un Ordin flrazioni di afierro la di lui anmVer-
Gaetano . Potete ben voi tra quanti dator dell’ Illuflriflîmo , e non mai a di queda farra fara un indegno di vi- faria folennita . E tu fingolarmente ,
Eroi della Santit'a vanta la Chiefa , po­ baflanza encomiato Ordin Teatino , vere? Eh lufingate per quanto vole- gentilifllma Napoli, io miro, che un­
tete , dico, aver piri nella Penitenza, yo pur confentirvelo , dacchè troppo te , o Gaetano , il voflro umiliflimo pegni per le di lui glorie tutta la tua
bench'e quefla fufle per i digiuni, per in ció fi confonderebbe la voflra ine- fpirito , che a quel che veggo, non generóla gratitudine ; dacchè oltre ad
i cilicj, peri flagelliiiafpra ; chepare- forabil modefiia ; ma che vogliate pot fíete gia voi 1’ indegno di vivere, è aver collocato i di lui fimolacri fu le
va, come dicefle voi fleflo, cheodia- con sî duri rimproveri affrontare il folo il Mondo 1’ indegno di godervi tue Porte, ad aperiendam /pem , giu- Olee *.
iie il voflrocorpo, come il Demonio; più vivo ; mercé che laProvidenza fla la fraie di Ofea ; par che poi lo-
voflro merito , e far torto a quelle
Potete aver pari ne i puriflfîmi gigli del­ vuol gia trasferirvi ad un’ afiai mi- gori turre le vampe de’ tuoi affetti in
grazie , che ha in voi depofltate il
la battefimale innocenza , avvegnachè gliore immortal vita Ib fu le Stelle . fefievoli tuochi per lo Spirito reflitui-
Cielo ; oh qui sî , che non fo, corne
in cio vegniate canonizzato dalla Ruo- difendere i troppo baffi fentimenti del So bene , che voi di ció prefago, chie- to a tanti tuoi moribondi, anzi a tan-
ta Romana per un vivo ritratto di An­ voflro Cuore. E’ egli dunqye un mi- dete per gran mercé di morir fu la ti tuoi morti : accendi mille e mille
gelica purezza, Angelica puritatis ima­ fero Prete colui, che ha prima di tut­ cenere amaniato di ruvidi cilizj, in torchi raggianti per il lume refiituito
go : Potete aver pari nelle altiflîme con- cinere & cilicio ; Ma ció che monta ? a tanti tuoi Ciechi : incortri le mura
ti rinovellate in quefii ultimi fecoli
templazioni, quantunque in efle rapi­ Se. tali ceneri fon per voi ceneri di de' fuoi Tempj coi preziofi Trofei di
della Chiefa le glorie del Clero Regú­
to da dolciflimeeflafi ; vi pareffe di be- late, e riaccefe, diciam cosí, ne’San- Fenice, che v’ hanno a far fiorire ad mille voti di argento , autentici tefli-
re al fonte della Divlnifa i nettari pm immortali Apoteofi ? Se tal cilizio vi mon; di altrettanti morbi fgombrati
tuarj co’raggi de fuoi luminoii efem-
foavi del Paradifo . Potete aver pari fa appunto raflembrar quel Sole dell’, dalle tue Contrade : confacri final-
pj le fi accole di nuovi riguardevolif-
nel lume Profetice, con cui difvelarte Apocalilfe , coopertus ancV egli Sac- mente per omaggio al fuo nome, Ar­
fimi Ordini, e di mille , e mille Ap-
•ad altrui i pin cupi nafeondigli del cuo- portoüci Operaj ? E’ egli dunque inde­ co Cilicino . Só bene , che la voflra chi , Colonne , emblem! , iícrizioni,
re ; e predicarte con accertati vaticinj modefiia fopravvivendo a i voflri fu- ricratti di capriqçiofi difegni, ne’ qui­
gno di vivere colui , che vive accla­
gli eventi del tempo avvenire. Ma nel­ nera li , vi fa feppellire alla rifufa can li vedefi Gaetano qua in atto di Tau-
mato per Santo , e Santificatore de’
la fperanza no, che non avrete mai pa­ altri nel Cimitero ; ma ció che rile- maturgo liberator da Demon; , e da
Popoli , che vive da vivo martive di
ri . Singulariter in ¡pe conßitutus es . va? Se ció vi paieggia aipiù gloriofi pefii ; Lb in procinto di benedir infie-
Carita tra le perfecuzioni mofle con­
Legislatori del vecchio, e del nuovo me , e di patrocinare Gittà ; e là fo-
Potranno bene flruggerfi nelle voflre tro di Clemente VII. Un mifero Pre­
ammirazioni i fecoli, sfiatarfi ne’ vofiri te Gaetano ? Che ne dite Angeli del Teflamento; volli dire ad un Mosc , pra nuvolati di gloria , recato a voio
encon.i le trombe della fama , fudar e ad un Francelco di Aflífi , de’ qua- da un fefiolo fvolazzo di Angioli. lo
Paradifo, fpiriti beati ; che invidiafle
ne i vufiri fimnlacri i Scalpelli ; ma li voile la Providenza celargli adorati pero fe aveffi a dare a qualcbe peri-
fovente alle fue dolcifflme ertafl , in
depofiti , acció non fembrafer morti to artefice una nuova Idea proporzio-
non potra gia il Mondo fperar di vede- cui bevétee con palato di viva fede
ai Popoli coloro , che quart Amaran· nata all’ Argomento deme finora trat-
al
Paneg. P. Sinijcahhi. C cato :

Biblioteca Nacional de España


34 Panegírico IV. di S. Gaetano Tiene l
tato : Effigiateio pure , votre i dirgli ^
come Tolete, co i gigli alia manó mer­
nuovano in fe medtffimi ί prodigj del­
la Providenza ammirati nel lor gran
PANEGIRICO V.
ce i’ Angelica fuá puri ta ; co’ raggi Padre . Ancor effi con ammirazione IN ΟΝΟΚΕ
al vifo , mercè il fuo lume profetico ; del Mondo , con gloria della Fede ,
con un aperto volume alla deflra , con applaofo degli Angeli vivono all’
come a Patriarca , e Legislatore di
DI SAN FELIPPO NERI.
idea pin fublime dell’Apoltolato. An­
Ordmi . Vorrei pero, che Γ efprime- cor , effi .... Ma piano , pretendo Fu la Santita di FILIPPO fingolaridSma in un tenor di vita in apparenza
í!e appoggiato con la defira ad un’ fors’ io reifere enconij all’ eccelfa lo­ comune, 1. Smgolariifima nelle virtù, 11. Singolariflima ne’ Privileg), 111,
Ancora, con gli occhi affiífi nel Cie­ ro virtu ? Eh no . Non faro certo , Smgolariifima ne Predig;.
lo , in atto di premer co’ pié un O- Religiodffimi Padri, quedo doppio ol-
ceano tempeflofo , ed in elfo naufra­ •traggio innocente alla vodra modedia , Homo (i'milis omnibus . Sap. η. Nullus ßmilis tui . g. Reg. g.
gue 1’ Erelie , Γ Infedeltà , le difgra- ed al vodro merito ; alla vodra mo­
zie . Su 1’Ancora di queft’Eroe fenza dedia j che benchè avvezza ad arrof» Nche la Santir’a , o Signo­ fo , come un Alose; non addormenta»
pari della Cridiana fperanza vorrei li ifrl^ si tpeffo cpn le porpere Romane, ri , ha i fuoi Paradoffî : to íu di un (ado tra ie barbare are­
▼edeffero elpreffi con foprafiino la vo­ pur di mai grado îollererebbe queda anche la Grazia ha le fue ne della Soria , come un Giacobbe ;
ro i prodigj operati a favor di colo­ publica confudone· della fuá iimilta ; capricciole dranezze nel ma le ricevette in mezzo al Mondo ,
ro , che confidaronq nel di lui patro­ AI vodro merito , di cui non poten- lavorio de’ fuoi Eroi. E in mezzo ad una Roma, neile Corti ,
cinio . Qui uri’ afflittifllma Madre , do dir mai tanto, che bad!, verrei ad flecóme la natura mede nelle Accademie , nelle Comrade ,
che ved el i ridonar vivo da Gaetano efferne ingiuriofo Panegirida, coi dir­ fovente in non cale le ordinarie fue addimedicato ad ogni genere di Per­
un e flip to bambino , che tiene fu le ue men del dovere . Lodinvi dunqiie leggi , architetta con nuove invenzioi lons fublimi , e plebee, rieche , e mqn-
braccia . Appreffo un’ altra donna te­ con più luminofo linguaggio i Cieli , ni , or fiori miniati da dravaganri co­ diche , Eccleßädiche , e Laiche , facen-
ri uta da Gaetano fofpefa a meza’aria, che pvonunciarono le yod re grandi A- lori, or frutta ingentilite da non più dofi tutto con tutti Homo ßmilis om­
acció non muoja di rovine : Indi una nime con una pioggia di Croci rifplen- pruovati fapori , or marmi tinti da nibus . Oh quedo è cortamente un
torma ^i Streghe melle in fuga ail’ denti a guita di Stelle : Lodinvi quei tnacchte più drane , ora gemme frift- portento di Santita, che incatenatut­
invocazione del fuo no me ; E final­ tre Soli·, che neila Provincia Nova­ ti liant i in un cinglante più vario : Co­ ti i miei íhipori, ed impegna tuttoTl
mente appreffo altri portenti del fuo ri en fe sfolgorarono di mezzo giorno ii parimente ia Providenza ufeendo mio dire agli ericomj di Filippo . Qui
Patrocinio ; intagliandovi al di fecra fu lo dabilirfi del vodro Idituto : calora dad’ ufato fuo dite, prended ad inchiodo 1’argomento delf odierno di-
1 ifcrUioae : Singulariter in ¡pe Conßi- Lodinvi finalmente gli Oracolidel Va­ abbigiiar certe Anime più (celte con fcorfo , in cui mi accingo a medrar-
int Hi me. ticano con la lingua di Clem. VIH. la bizzarria di non mai più udite pre­ vi la Santita di Frlippo fingolaritfima
Un’ Ancora si ben fregiata a me che chiamó .1’ Ordine de’ Teatini un rogative d’ infoliti privilegj. Ed una di in un tenor di vita in apparenza co­
par la divila pin propria di Gaetano; vivo miraeolo . Ad ogni lingua , che quede fu per 1’ appimto , fe io mal mune ,e volgare ; fingolariffima nei­
poiclie fe Seleuco nato con 1’ ancora fia da meno, conviene íolo tributar- ron mi avvífo , 1’ Anima grande di le virtu , fingolariffima ne’ privilegj ,
lu le (palle fe poi, che nafeeffero nelT vi 1’ omaggio di una muta ammira» quel gran lume di. S. Chieía, ípiendor fingolariffima ne' prodigj : Onde tutti
id effa guifa i fuoi difeendenti : Altre- zione , e porgervi umiliffima fupplir del Saccrdozio , nuovo Legislator del infierne fi avvrei, , che fia ßmilis om­
$î Gaetano fendo egli fenza pari neila ca , accio impertíate dal vodro gran regola-e fuo Clero , vifiinle chertibino nibus, e che Nullus fit ßmilis tili. At-
Cridiana fperanza ha trafmeffo anche Padre, che è quanto dire, dad’ Erbe della Carita Cridiana , Filippo Neri ss" ítndetene con tinta la vodra nobile ,
il fuo fpirito eroico ai figlmoli del fuo fenza pari dedi Cridiana fperanza , Fu uno fpiritó fublime /che con fin- e gentile attenzioue irincoutri; ed in­
liluftriffirro Ordine , i quali fpofando grazie , e benefici jnfluifi da coniolar golarita non veduta nggli altri Santi , comi ncio .
alla Nobiltà de’Natali un ertremo ipro- le amitte fperanae del Mondo Cat co­ non mai volle (embrar di effere ció , Paufania nelle memorie di Corinto Π,
priamento di ogni cofa terrena , ri» lico. - ■ che veramente era ; fempre fu ció , fl un enomio alfai nobile' , ed efpref-
ene altri dentava a creder che folie . fivo de’ lavori dell’ antichiífimo Deda­
Fu un’ Aquila grande , che fmidolló i lo , con dire , che quefii lembravano a
cedri più eletti della íantita , ma non prima vida rozzi, non ben pulin' , non
ando per ció ad anmdarfi fu i Libani vaghi a mirarfi , ma che in queda roz-
più romiti , ed alpedri ; foggiornó zezzi medelima davano a veder- un
anzi in mezzo alle pin popolate Me­ non foche del divino neila naturalif-
tropoli . Fu arricchito mai íempre da fima , e più che viva efp'eífion dell’at-
tutte le benedizioni del Cielo, da tut- teggiamento : Dœdali quidem opera ru- Pauf.n
te le prerogative della Grazia con pie­ dia fuñí, nee afpcctu decora ; attamen Cjtinth
ria si copiofa , che forfe a’ di fuoi non rumen veluii quoddam pro’ feferunt. Un
ebbe altro pari , Nullus ßmilis illi . parí encomio puó fenza dubbio adar­
Tante grazie pero ei ricevette , non tare a Filippo chiunque ne miri ¡inda’
fotto Γ elce di Mambre, come un A- fuoi più teneri anni il tenor de’ cod;.mi.
bramo ; non dentro un Orebbo fpino- Ei nato tra le delizie di una Firenze,
C 2 edu-

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%
Panegírico V.
DI S. Filippo Neru
educato tra le ricchezze di una ben le cenen de’ mártir! il fuoco della fuá
agiata famiglia , impiegato fin dalla Carita, gia arde d’immenfa brama di ci Equîvoci della curiofita , ed ama­ rofo rifiuto , non folo alla Prepofitu-
ípavgere nelle Indie il langue , e gia la bili tradimenti dell’ occhio , che ri- ra dell’ Ordine fuo , ma anche alle
fanciullezza al meítieredelle mercatan-
zie, e de’ traffichi , occupato più anni fi porterebbe , fe per rîvelazione deli’ ceve dilecto da i fuoi n.edeíimi ingan- più ambite preminenze del Vaticano
Evangelifla S. Giovanni , non gli foffe ni. Ma lono altresï immagini elpref- più volte offertegli ; anzi fiimandofi
in Roma ne’ fludj delle più fiorite Acca
demie, verfato anche nelle feienze più liato intimato, che non altro che Ro­ five della portentofa Santita di Filip­ perfeguitato dalle mitre ; e minaccia-
ma farebbono le lue Indic : Sappiate fi­ po, che fu Angelo di più lembianti, to pur troppo dalle porpore da i Pon­
dolci, e nelle più amené poefie , par
nalmente, ch’ei per più unirli con Dio, Angelus facierum , e ,di più fembian- tefici Gregorio XIII. e Clem. Vlll. fece
che fi allievi tutto pe Ί Mondo, per li
venduta ogni cola, anche i libri , va di ti oppofii, dacchè anche in lui, co- firanezze per iícappar con defirezza
guadagni , pe Ί fado, per li piaceri,
continuo in giro, or per leindulgenze Ezech. me ne 11’ Angelo di Ezechiello videfi quai pelee accorto , dagli onori del­
per gl’ingrandimenti ; par che abbarbi-
delle fette Chicle, ora pe Ί Santuario afpeclus contra afpeclum , dacchè ora la rete di Piero , ora dando in legge-
cato con più radici alla terra non fi di-
del Crociffiffo di Gaeta , or ne’ portici comparifee ßmilis omnibus , faceto rezze da feimunito , ora ifpacciandoíi
ilingua trail volgo delle altre piante de’
delle Hafiliehe di Roma ad ammaefirar ton gli allegri, ferio co’ Malinconici, per un gran Peccatore, ri petendo fo­
miferi mondan!. Con tutto ció a guifa
nel Catechifmo i Mendici , or negli ■avvenente co’Nobili , cortefe co’ Po- vente con le lagrime agli occhi quel­
di preziofa Madreperla, che lotto ru- le voci : Povero di me ! i o non fo
vida corteccia nafeonde il ricco tefo- Spedali a lambir le piaghe degli ul­ veri , novelliere con gli oziofi , eru­
cerati . Se cosí avefíe detto qualche dito con gli Accademici ; ed ora mo- nulla di bene . Nullus ßmilis illi in
ro di quell’ alba, che le piove nel feno,
Maefiro del fuo fpirito, da chi mai ítraci fingolariffimo, e fenza pari nel- una immenla Carita verlo Dio, per
Solin.c.S. excipiens maitutmi roris femen , al dire cui quafi viíibile Serafino della ter­
di Solino ; fotto dozzinale apparenza fi avrebbe potuto trovar fede ? Ma come 1’efercizio di tutte, e diciafcuna più
ció è poffibiie, avrebbe ogntin ripiglia- eroica virtù ; onde non v’ ha chi 1’ ra, arde, e fi firugge in un continuo
cela la perla di una fingolarSantitaac-
to, come ció è poffibiie , $’ egli fe ru­ agguagli ; Nullus ßmilis illi nellofiac- rogo di Santi amori ; tanto che non
quiflatafi fin fu 1’ alba del vivere , éta­ porendo più chiudere nel feno tante
lé, che fin d‘ allora ottiene da Dro quan­ bra un Uom come noi ? homo ßmilis camento da ogni umano interefle ; dac­
omnibus . Se come noi condifce di dol­ chè rinunziate le pingui eredita , che vampe , è cofiretto a rattemperare Γ
to glichiede; Si cela un’anima d’oro,· interno Mongibello , o correndo col
per cui in Firenze , ed in [Roma fi ci lali le più geniali converlazioni ? Se gli provenivan dal Padre , da una
come noi ha per le mani libri di alle­ Sorella , e da un Ζίο, ricufa poi al- petto ignudo incontro ali’ aure gela­
meritö il foprannome di Pipo buono ,
gro poefie ? Se come noi legge fogli di tresi groffi legati lafciategli in dono te , o rinfrefcandoli con aeque conti­
Sap. 8. fortitus veramente Animam bonam ; Si
novellier! , ed accetta di buon grado da’ fuoi amorevoli : E ad un di que­ nue il Cuore , o prorom pendo in que-
cela uno (pírico sí ílaccato dal Mondo, gl’ infocati fofpiri : Signore non più
che rinunzia con tutta rifoluzione una gt’ inviti de’più lauti banchetti ? Epu­ fii più fmgolarmente , mentre nell’
re ció, che non parea poffibiie, era di ultima agonia contendea fortemente dolcezze, baila , ch’ io non ne poffo
richiííima crédita, che gli proviene dal
fatti, perche il Mondo flato per tanti ton lui , per fargli accettare il ric- più . Se entra in Chiefa , convien ,
Zio ; Straccia in faccia di chi glie la
fecoli ingannator de’ mortali , biío- chiffimo patrimonio , di cui volea ifii- che tollo levifi fu dall’orare, per te­
porge una Carta, in cui fian regiflra- ma di non andar tollo in eilafi con
ti i preggi di fuá famiglia. lo per me gnó, che quefia volta reflaffe Tanta­ tuirlo Erede, Filippo con vendetta da
mente ingannato da i flratagemmi di Santo , orsii , gli diffe , io vo , che pubblica confufione della fuá umílta .
credo, che fe mentre Filippo in Ro­ Per mantenerlo in vita , fa medier
ma lotto 1’ apparenza d’ innocente al- Filippo : Diu in hunc mundum poßtus Fanf!, in niun patío la vinchi ; pero fappi ,
extra mundum fuit : Diu ¡educlori im- hom. de che non morrai ; ed in quefia guifa che fegli roiga dagli occhi ogni libro
legria cuopre il fondo della fuá per- divoto, che gli fomenti la febbre del­
fezione , fe , dico , allora qualche fofturam fecit, diu mentientem fefellit. S. Max. con doppio miracolo di Santita, e di
Egli fatto Proteo di Carita , e di zelo difinterelfe lo tolfe dalle fauci della la fuá Carita , x fe gli leggano anzi
maefiro del fuo fpirito avefíe detto a’
cangiô mille fvariati lembianti per ti­ morte. Nullus ßmilis illi in una più libri di allegre poefie . Nullus ßmi­
Compagni cosí : Non vedete voi que­ lis illi in uno quanto efficace , tanto
do giovane sí gioviale , e briofo ? oh rar dolcemente gli uomini prima a fe, che Angelica purità ; dacchè più vol­
ed indi a Dio. Mirafle mai, o Signo­ te meflö in cimento di sfrondare i amabile, gentiliffimo zelo verlo i prof-
fappiate che quefii in mezzo al Mon­ fimi. Ei dunque ben coníapevole , che
do , fotto gli occhi vofiri fa effere per ri, qualcuno di que’quadri di finiffima fuoi gigli da vaghiffime , ed impurif-
prolpettiva , che lóno condocti con tal fimeFrini, non (olo le fcacció, le con­ 1’ efea da predar ficuramente i cuori, fi
ritiramento Anacoreta, per mortifica-
magiflero di difegno , e con tal con- fufe, ma le mile in fuga con tal díí- èl’avvenenza, e 1’amore; confapeyó­
zione un martire, per zelo un Appo- le altresí, che la Santith non mai truo-
flolo : Sappiate, en* ei nemico giura- gegnamento di colorí , che mofirano petto, che un di n’ ebbe apatirnella
da ogni banda un nuovo diverlo fem- vita per la rabbia di una sfrontata, ya maggior feguito nel Mondo , che
to del proprio corpo , lo fvena ogni quando depofia ogni livrea di rigidez-
di con ferrati flagelli ; lo condanna a fciante? Sicché fe lo miri di fronte , che gli fcaglió contro uno fgabello
vedrai a cagion di efempio un Giova­ di leg no. Nullus ßmtlis illi , nell’ e- za , fi d'a a vedere con vifo allegro ,
si fieri óigiuni , che bene fpeffo per
ne armato coli’ elmo in capo , con V fercizio di una fervidiffima contempla­ ad amabile ; pero egli dilfimulando i
tre interi giorni non gli fa pruovar bric- fervori del proprio fpirito fotto aria di
ciola , e quando poí lo-riflera , non gli usbergo al petto , e con la fpada alia tione continuata , fi puô dir , tutto
mano. Se lo miri da un lato , vedrai •il di, e con tal copia di lagrime, che mondano , s’ intrude nelle Converla­
concede altra delizia, che pan fecco , e zioni più libere , fi addimeflíca co -i
radici di Erbe : Ha per letto il nudo un vecchio aggrinzato, efmunto, che al folo fentirfi mentovare alcuna co­
appoggia a un debole balloncello la fa di Dio, gli fi fiemperavano in due peccatori più laidi , co i giovani pin
fuolo, e per ripofo il Salmeggiare di fcollumati, e con fanto inganno que­
notte infierne co’ Religiofi nel Coro : cadente eta . Se lo guardi dall’ altro canali di pianto le pupille , e perque-
¿apeo , vedrai un Sátiro ridicolofo, flo fine appunto negli ultimi anni di fii compunge con un motto, graziofo ,
Sappiate , che fon gi'a died anni, che
che ti provoca le rifa . Sono cotali fuá vita non poté più ragionare in pub- quello migliora con un guardo corre-
alberga nella Catacomba di S. Sebaflia- fe , quedo fantifica cou una elpreffion
no, per quivi meglie rifvegliare prefio picture Protei ingegnçfi dell’ arte, dol­ blico del fuo Dio . Nullus ßmilis illi
ci Ε- nell’ eroica umilth , per cui die gene- cordiale. Vien egli, è vero , incolpa-
Paneg, P, jinifchalchi. C 3 to

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33 Panegírico VI.
Di S. Filippo Nerî. gç
to di troppa doîcezza ; Ma fendo leggerezze ; le Ieggerezze medefime , Mondo , in mezzo âr peccatori, nel chi, ed odorofí, che non folo per rf-
quafia , al dir di Pimío , una colpa che in aitri faiebbono vizj, m 1·.■ (on cuorc ifiedo di tina Roma : dirô pedal dono del Cielo riman libero
Plin. jilti. alíai innocente , c lodevole : Nibil yezzi, e grazie amabili, che avvermo più , mener’ ei prófelTa uh tendr di da Ogni ribelhone di fenfo ; ma che
lib. 7. eft boneftius culpa benignitatis non il grave laroni'mo di -Quintiliano : ln Quintil. Vita , non qnal fuoi’ elfer ne’ Sinti , giugne á difeemere al lolo odore gl*
foto perció non fi arreda , che anzi quibufdam virtutes non habent gratiam : I n. cap,
rende infin deliziofa laSantita, apren­ rigido , íiienzíario t ed andero ; ma impudici da i Cadi ; ma che giugne
in qutbujdam vitia ipja delectant . E ult· anzi un vivere all’ apparenza gioco* a trasfondere 1’ interno candor deilo
do Scene di Sacri dialoghi ne’ luoghi non fe quedo un vanto lenza pari di fiero , e burlelco . E di qui proven- f pinito , non folo nel Corpo, ma in­
piü a<nem di Roma ; Sant.fica ti Car-; Filippo ? Eh A, che in cio nullus fimi- né , che ficcome in una Mulica ben fin nelle vedimenta ; ond’ è , the ce-
novale, menando (eco alia vifiea dél­ lis illi. lo per me volea talfomigliar- accordata formad 1’ armonía con la labrando all’ Altare con qualunque
ié fette Chieíe pía di ere mita íegua- k> ad tin Damalio lllefo tra Leoni, a Matrob- ^ifeordia delle voci , quai alte, equai forra di arredi , o violati, o vermi-
ci per volta : Accredita tra peccato- i fanciulli di Babilonia non oflfefi tra Pratat. bslfe , Concentus ex d/Jfonis, al dir di gli $ modríva non di me no di aver
ri il Sacramento della penitenza , con te fiamme di Nabucco, al ramo di Ulfe Suc. Macrobio : Cosí patamente in Filip- (empte indollo paramenta bianchidl-
importe loro leggeriffi ne pene. Fi­ vo raccolto verde, ed intero dalla Co­ po , quad in un animato firumento me « E cosí in exteriori gloria candor Horn, de
nalmente Nullus Jtm'lis illi nell’ in- lomba nell' umveriale naufragio dei della divina gloria , provenne un ar- interioris exfudet, alla fraie dell’ Eniife S. Sttph.
nocenza , e nella Sancita mantemita Mondo , ad «na Roía nata d’ inver­ moniofo concerto dal fommamente (eno . Ora finalmente io fcorgo, che
con canto credito in mezzo ad una nó , che s’ imporpora fra le Nevi ; ma accomunarfi, ch’ ei faceva tra gli uo- Filippo ufa tutti mezzi per avvilirfi ,
Roma . Dio immortale i in mezzo ho tróvate tutti fcarfi 1 par agon i ; pofe mini , e dal fommamente privilegiar- tutee le maniere , tutti i fíratagem-
ad una Roma ! Ognun fa , che non chè p u che nell’ ordine della Natura , lo * che pdi facera il Cielo ; Caneen- mi da comparire agli occbi del Mon-
ha maggior pregiudizio il merito di è malagevole nell’ ordine della Grazia tu ex dilforíis . Ed o che firani alti- do, come uno- del Mondo; e che in­
chi che fia , quanto la pretensa del il mantener la perfezione tra’ fuoi con- halo , che io miro ln luí ? Oía lo tanto íddfo impegna tutea la fna Qn-
rneritevole ; ed avviene degli nomini trarj, e mantenere in buon credito una veggo per le drade più alfolíate di nipotenZa per didingnerlo , e fregiar«
cío, che accade tut to di al Sole, cioè viva Santi ta in mezzo a Roma . Con­ • Roma qjtiterfi a faltellare, come un lo con tutti i favori de’Santi. SI, con
che quando ei fi nafeonde focco neta facto dunque a una tale Santita di Fi­ fanciuli”enza fenho , ánche a vida tutti i favori de’Santi, non mi pento
ecclifli, allorarivolgono i mortali tut­ lippo i miei fiupori nella maniera ap­ di Prelati, e di Cardinali ; Ed ora lo di averio detto . Vi do licenüa, o Si-
ti i loro fguardi per contemplarlo ; punto , che Columella , maedro della treggo o levato a voto per aria da gnori, che rileggiate ne’ faff i Ecclefia-
quando poi , diciam cosí , meffo in Romana agricoltuna , ammiró a’ fuoi rapidi ratH , che Calora gli fan toc- diei le prerogative più fegnalate con-
publico fi appalefa fu d’ una luminofa tempi fiorite net fuolo Romano te care COl Cano la volta , o peliegri- cedtite nelle bofraglie delle Nitríe , e
ecclitica, non ha ne pur un , che lo piante della Mirra , e dell’ Incenfo, nante con dolciífime edad da i (en- delle Tebi a i più Romití Anacoreti ,
miri : Salem nufquam magis miramur , nonavezze a germogliar , che neü’ Ara­ fi » che turto va ad tmirfi al (uo Dio. chetutte ve le modreróconcedíatean-
quam cum defiat, fu rifleífioue di Se­ bia felice : Onde con chi ufe : Cura Columel. Ora odo dalla (ua bocea allegre fa<· cha a Filippo . E che ? volere in lui
neca. E pure Filippo , non (ölpalefe, mortalium obfequentiffimam efe Italiam , 1. 3.cap.8. cezie , e (conci barbârifmi * Ed ora chiareZza di Rivelazioni ? Sí che Veb-
ma dimeftico con tutti, (btto gliocchi qux pxne totius Orbis fruges , adhibito edo da’ íuoi labbri medefimi miràbi- be, e I’ ebbe in guifa , che difeuopriva
di una Roma , sí occhiuta, si dilica- ¡ludio Colonorum , ferre didicerit. fi Profezie aVverate in cinquarita , e hello altrui Cofcienzeipeccaripittnafe
ta , sí critica , non folo non ¡(capita Ben è ii vero peró , che afiaipiùfin- jjj piu .fudeeffi ; gli odo predire a fei rolii, nell’ altrui mente i penden pin
nella lama di Santo , ma fempre più (i gola re modroffi la virtù di Filippo per Carditiàli là porpora , ed a halla me- occulti, le rehtazioni pin gravi . Vide
accredita, fèmpre più rendefi amabile gli iovr.a privilege, -che in mezzo a Ro­ ho che a cinqne Pontefici il Pa pa toi -più volte gime al Cielo le Anime glfi
prelente più, che fe fuße lontano ; che ma ricevette da Dio, che per lo credi­ Ora lo veggo uldiré in pubblicd eon (alve de’ fuoi Penltenti : Vide (til vilo
fu appunto la lode di Teodoíio il gio- to , che octenne dagli Uoniini . Dico La barbi mezzo ta fa per tirarfi adof- de’SS. Carlo, ed Ignizio lumi miraco-
vane tanto encomíalo dal fuo Panegi- ció, perche fu mai fempre coflume di fo le beffe del volgo Ed ora lo veggo fofi . Volete in lui fegnalate apparizio-
In paneg. rifla Pacato : 'Cum vicinum habeant per­ Dio il piovere la Manna dette fue gra­ ânche in pubbuco eol vifo cinto di ni del Cielo ? Si che 1’ebbe , e 1’ebbe in
mita fafiidium , ipíe micantes explet ocu· zie nella íolitudine de’ deferti, e le ru- chiaridimi raggi , e con tutto il Cor- guisa, cheGesù fe gli diede più volte a
tos , magifque vifus expetitur ; & no­ giade de’ beneficj ne’ ruvidi velli di Ge- po circondato da una bianchidíma nu- vedare nç’ Sacri Azimi da vaghidímo
vum diftw , eliam pr<ejens defideratur . deone ; pero affine di coronar di bene- vola. Ora lo miro rn mezzo alle dra^ fanciullo,e più fpecialmente in una nót­
Bada dire che tutti gli fi affbüan d’ dizioni Abramo , comandogli , che ele beyere , e brindare allegramente al- te del S. Natate . Mana apparfagli vifi-
intorno , tutti dimano gran merce il « fe i de dalla fuá Patria; e ad ogni altr’ la fia fea di S. Felice Capptícino ; Ed hilmente mentré moribondo (i giacea in
baciargli le vedi, il raccogltere la pol­ Anima a cui voglta egli parlar con ora fu gli Altari cón il Sacro Calice in tetto , lotoglieinun baleno da ogni ri-
vera delle fue pedate. í Por pora n più parzialitá di fentimenti, fi proceda di nñano pieno di vivo Sangue IVtiracolo- fico di morte , e lo redirmlce ad una in­
ragguardevoli fi recano ad onore il fer­ velería pria in un folitario ri ti ramen­ fo , e Che il forbifee con sí grande avi- terafalute. S. Gio: Battifia altresí vifi-
vido , il raffe»argIi in camera le fue to ; Ducam eam in folitudinem , & Ofee . a. dith, Che vi imprime fu gli orli i fe- bile gli ordina a nome di Dio, che mai
povere maßerizie . I fommi Pontefici loquar ad cor ejus. Solo con 1’ Anima »4· gtii de’ denti 1 Ora Olfervo , che coh più non parta da Roma. Volete in lui
fel fan federe innanzi copeno , fe lo grande di Filippo io veggo aver Iddio ftffettata attilâtura pißeggia da Ga- vilite di Angeli ? Sí , che 1’ebbe dac-
abbracciano con ceeerezza , fel careg- ufat-e quede fingolarità di privilegio , cimede con una pelliccia di Martora che un Angelo fee fe giú dal Cielo a
giano , lo richieggono de’ fuoi confi- queda gloriofißmu eccezione , di pio- indodo , e con ilh marzo di fiori di pigliarlo per li capel 1 i, e cavarlo fuóri
$li. E poiche Filippo nemico della fuá -verte fu a nembi, anzi a diluvj i fuoi Ginedae alia mino ; ed Ora offetvo da un foífo, in cui era di notre preci-
gloria, cerca di fcrçdit»rü con puerili più rari favori , anche in mezzo al t gigli dell’ Angelica íua puritá sí bian- pítate ; Un alero Angelo per far prno-
. Mon- C 1 va

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4O Panegírico V, Di S. Filippo Neríiff*
va della fua Carlt'a, verme fot to Am­ vo tel?’.1 ¡ anco qua’vi cito ad attefiar sfera. S’ b vifiuto tanti anni per mi- ch’ ei operó come per giuoco , e fer-
biante di mendico a ctiiedergli elemo- quanto dico. So, 'he nell’ antica leg­ racolo, convien che ormai muoia per vendoli di mezzi dozzinalilrtmi . Cosí
fina : Un altro reccogli un panctto ge diede ludio a S ioroone, ed a Da­ necefiita , e che mofirandoli fingolare ordinó al Baronio , che comandi in fuo
di zucchero per raddoicirgli. le ama- vide Lntit-uä:r ;;;Cord s ; ma ció $’ in­ fino fu gli ultimi periodi delta vita , nome alla febbre , che sloggi da un
rezze de’ fuoi morbi. lia luivedrece, te le o yanto atí.i .argi-.-zzi de’ delide- muoja fenza moflra di moriré; dacche cuoco di Cafa : Ubbidifce quegli ; ed
e podeila fopra 1 Demon; fcacciati cen­ rj, aiia vaíhta delle mee, non gia per rrrnore , fi P"ó dir , lenza morbo , ta- ecco laño 1’ interino : Stringe forte-
to, e mille volte dale, e da fuoi,a’ un materiale ajiargamento del pet­ Vellando traoquillamente con tutti . mente al Pontffice Cl. V 1*11* le maní
quali eranli dati a vedere lotto mo- to. So, che nella nuova legge di Gra- Itene pur Anima grande , Anima eroi- offefe dalla Chiragra, ed invece di re-
firuoiiffime fembianze : In lui prodi- zia fu dato agli Apofloü il iíioco del- ca , itene , a fed er tra i chiarori de’ cargli dolore, lo lana : Vilita un mo-
giole replicazioni, per cui fiando nel­ lo Spirito Santo , ma non gia nella Santi , nella più alta parte del Fir­ ribondo ; oh tu vorrefli moriré, gii
la fu a fianza, altri liberava da’Nau- güila, con cui fu dato a Filippo ; giac- mamento , che mentre colafsú offrono dice , ma fappi , che certamente non
fragj in mare, altri dalla fchiavitùin che quelü l’ebbero con pienezza , re- ^¿1. 2,4. al voflro merito inni di lieti giubili i morrai ; e non mucre. Un’altra do r­
Campo, altri da i pericoli nelle ten- flett funt omnes ; Filippo con ioprab- Serafini , mi rimarró qui in terra a na ora s’ ¡»ferma, ed ora fi tifana fé­
, tazioni, altri dalle agonie delia mor­ bondartza fino a icopiarne il petto : tributare gli ultimi miei fiupori alla conde che ne ha licenza da FHippo. :
te : In lui ubbidienza delle Here ; dac- A quelli futono divjfe le tiamme , di- Ait. 2, 3, fingolarita de’ voflri prodigj. Ad un gravemente lentato d’ impu-
chè fi videro talora bei uccelletti, vo- fpertita? lingua ; a Filippo folo fu data 17. De’ voflri prodigj ! Oh qui temo rita dona un ligaccio delle fue calze;
largli graziofamente, quafi ad Adamo in un globo tutea,.., diciamo cosí , la forte , o Signori , che talun di voi mofirate quefio al Demonio , gli di­
innocente , ful capo , e lu gli omeri : sfera del fuoco : Ä»-gli Appofioli pic­ non li adiri meco, quali che non vo- ce , e farete libero , e cosí avviene .
ln lui vedrete.... Ma che vad’ io ram- colo fiammelle fi fermarono rifpetto- glia finir mai il diícorlo , o che al­ Alrre volte i loli fuoi capelli rifufei-
mentando i privilegj, che Filippo eb­ fe fui Capo ; a Filippo tina mafia di meno 1’ abbia a tirar sí in hmgo , che tarono morti, un filo della lua verte,
be communi con gli altri Sanci, quan­ fuoco violenta s’ inoltrô fin al Cuo- abbia a flanear troppo la voílra gen- là polvera delle fííe pedate , una fola
do ve n’ ha de’ fingolari liranifiimi, re. Gli Appofioli finalmenr^bberlè- tile attentione . Prodigj di Filippp : lua ociíuata" il fólo fuo nome invo­
ne’ quali fi puó dir veramente , che co quelle vampe per brieve^iazio di Ma quelli fono un Oceano fenza li- cato mile in fuga ogni genere di ma­
nullus fimilis Uli. Io per me vo dirve- tempo : Filippo per nulla men che cin- di , un Abirto fenza fondo . Ma chi lí. Dio immortale ! e che piccolaOn-
ne un folo , che val per tutti , che quantacinque anni le porta fempresi cosí íeco flelfo difcorrelíe, credeiebbe nipotenza e mai queda comunicara a
quantunque abbia finora fian cato le vive nel feno, che quali rovetoanima- certamente, ch’ io abbia la folie pre- Filippo ! Opera egli i miracoli per giuo­
meraviglie di tutti i tempi , feguita to fempre brucia , fenza mai confumar- teníione di encomiar tutti i portenti co , come gia per giuoco creó Dio il
tuttavia a mettere in concribuzion di fi ; più che Fenicedi Santità porta fem­ del mió Eroe , o almen tutti i più íe- Mondo, ludens in orbe terrarum , Ope- Γιον. 8
fiupori ogni mente. Stava dunque un pre feco il rogo de’ fuoi amori . Ah gnalati. Credeiebbe ch’ io averti a r¡- rarono , e vero , altri Taiimaturghi de’ 31.
di circa le feile di Pentecofie Filippo Anima grande di Filippo , va pur lan­ «lir diflefamente i moti miraco ofi del portenti firanirtimi , ma gU operaro-
affortq in altilfima contemplazione íamente fuperba per sí gran dono del Corpo eflinto di Filippo , che diíeo- no il pin delle’voltb dópó jkmgh? Ora-
nella Caracomba di S. Sebafiiano, quan­ Cielo, a cui non mai vide , ne mai ve- perto da’ Cérúlici pet tarne Notomla , zioni porte al Cielo, dopo molt i llra-
do fcefo giù dal Cielo un globo di fuo- dranne. altro pari il Mondo, nullus fi­ cor fe todo con le maní a ricopvir la zj di fe medefimi . Se il Redentore roe-
co, ed entrandogli per la bocea «el pet­ milis ttßi. Vantail pur per novello Ada­ propria nudita; Γ odor foavifimto , che deíimo vuol rifufeitare Lazzaro, e fre­
to , gli accefe tale incendio nel feno, mo ; dacchè dalle tue code infrante ipirö dalle Verginali fue membra ; la ne, epiange, ert turba ne! vfío , non
che dilartate , e rotte due Cofie, comin- è nata, quafi Eva innocente 1’inclita portentofa ¡ncorruzione delle lue car­ gih perché abbia meflieri di~c¡o , roa
ció con una si veemente agitazione a tua Congregazione , che ha ripartorito ni rimarte a difpetto della morte in­ Tolo per fignificarci la malagevolezza
faltargli il Ciioie, che a’ fuoi balzt 1: col fuo zelo tanti peccatori alla Grazia, tere , e belle anche dopo tungo fpa- dell’imprela . Ed all’ incontro Filippo
fcuoteva lafedia, o illecto, ovelifla­ tanti infedeli alla Fede, tanti giufiial zio di an ni . Crederebbe ch’ io averti opera di tante meraviglie , non loi len­
va a giacere : e talora anche tremava Paradifo : Che anche in mezzo al Mon­ a ritelíere tungo Catalogo di tanti za flenti, e (enza lagrime , ma come pec
tutta la Camera , come (cofia da forte do fenza lígame di Voti , fenza rigi- morti da lui richiamati a vita da’ Se­ burla. Oh qui sí , che fi nerita egli
tremuoto . Filippo intanto non reggen- dezza di Chioflro, fa nondimeno efier pulcri , di tante agonie dileguate , di con maggmr ragione quell’ encomio ,
dofi in piedi , e languendo cf¡ puro a* si fingolare per tanti letterati dati alle tante febbri fpente , di tante ulceri , che fece gia di Achille la mula di Sene­
more , era cofiretto a fofpirar con la Accademie, per tanti Prelati alie Chic­ di tanti florpiamenti , di tanti maiori ca Tragico, per aver egli efpugxato di
<l«it. z. 5’Spofa de’Sacri Cantici, ora, 'vulnera- le , per tanti Porporati a Roma , per tolti via, dello fgombramento ditante partaggio quelle Citrà , che altri Cupi­
tus charitaie [um ego : ora , Fulcite me tanti raguardevolilfimi Perfonaggi al pefii, di tanti nanhagj, di tante céci­ tam avean conquiflate con ln ne h iffi roi.
floribus , quia amore langueo . Oh qui Mondo turto . Maohimc! che mentre té, di tante fordaggini, di tante para­ afiedj ; Sparfar tot Urbes turbinis vafli
chi puù trattenermi, che non efclami cosí, ragiono con Filippo , mei veggo rte : Eh no, non e quefio mio penbe- modo , alterius effet gloria , & fummuni
B. Thom, col B. Tommafo da Villanova 0 exla- d’ improvifo venir meno dagli occhi ; ro. So bene, che sí fat ti portenti fo­ decus , iter e/i [Achilli ·
Vill. Ser. flm exuberantis amoris ! 0 ferventis poichè rotti a queflo Amante i cancel­ no d’ immenfa gloria a Filippo ; ma O dunque Anima grande di Filip­
de Tranf· Charit ait s exceffuml O eccefiï di Cari- li delle Cofle , non puô più trattencr- fendb anche glorie comuni ad altri Eroi po ! O fpirito eroico ! O Cuor fenza
fiS· ta inaudita ! o Singolarita di privile­ fi , che non voli ali’ amato fuo Dio . Canonizad , pero non voglio io ridir di pari! O Uomo che parti olere i confini
gj mai più non vedtiti nel Mondo ! Spalancara Ia prigion dei fuo Corpo, lui altri prodigj , fuov che quelli, ne’ della comune mortalité ! O eroe degno
No , che nullus fimUlis a Filippo , nullus no, che non puô più trat cenerfi quelle quali fu iingolare, cioé que’ prodigj , degi’ applaud dl tutti i fecoli ! lo per
fmil'ts. Secoli del vecchio, e delnuo- fpirito di fuoco, che non voli alla lua me
sfera.

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41 Panegírico V. di S. Filippo Neri, Di S. Filippo Benizj 4T
me difperando di potervi encomiare a fortunati dell* Iflituto di Filippo, ch« S’è cosí , mírate ufi po , fe Filip­
Servo dell* Mtiflimo . Di grazia non
baflanza, mi rivolgo in quefi’ ultimo dace a vederne in voi íYiedefimi rico«· po fu in primo Períonaggio tale da
inarcate fopra di ció il ciglio ; poi-
a due foli fentimenti , che foli mi piate pur bene le virtù , e le g.o- poterfene gloriare Maria medefima
chfe ho in prova de’ miei detti gli
poffono effere permeíli in quefla con- rie del voflro gran Padre . Godetevi di averio per fuo favoritiflimo Servo ,
jufion di penfieri per le voflre glo­ oraçoli di Dio medefimo , il quale
pure un si bel vanto , ed ml,eme per encomiare un Mose , un Davide , e per lo piú (ido Miniflro de’ fuoi
rie , cioe di giu'fla ammirazione , e impetrate a noi co’ voll ri fervidi prie-· piú gelofi intereffi. E non fu egli ,
di una fanta invidia ; di giulla am­ ghi , che come tu egli flngolanfïîma un 'Giobbe, non li chiamô gia , corne
e(fi erano, o Santi, o Profeci, oTau- che fin dalla prim’ alba del viver
mirazione del voflro fingolarifiimo al Mondo nelle virtu , ne’ Privile- fuo portó le divife piú proprie della
maturghi ; ma fenza mentovare niu-
merito , e di fanta invidia verlo tut­ si » e ne’ Prodigj , cosí fi moflri ora Santita , e la livrea p ú diflinta di
jia di tante prerogative , gli nominó
ti coloro che han la forte di effer- con noi fingolarifliLUo nel Patrocinio , quefla gran Regina dell’ Univerfo ?
vi figliuoli . Felici di voi , o allievi Cosí fia. folo fuoi Servi, Servum meum . Don­
de prendo io il motivo di encomiar- Nafce egli per ifpezia! grazia di Ma­
vi Frlippo per un Miniflro della Fe- ria dopo una langa fterilezza de’ feo*
fie ricco di tanti meriti , e adorno di Genitori , e nafce con un prefagio
tali prerogative da poterfene gloriare luminofo , dacchè alia Madre , men- —7-
un Dio, ed una Madre di Dio , qua­ tre era incinta di luí , parveie di re­
car nel fenouna fiaccola accefa , qua­
PANEGIRICO VJ. li a me par , che ripetano di lui :
Servus meus es tu : in te gloriabor . le appunto dee effere un Servo di
queila Vergine , ch b tutt’ infierne ,
Attendetene con tutta la volita no­
1 N 0 N O R E bile , e divota attenzione i rincontri , e Stella. e Luna , e Sole del Firma­
. Mi fo da capo. mento. E fe , giuffa 1' offervazione
DI SAN FILIPPO BENÏZJ. ir Egli è carramente un grande ono- di Ambrogio , è propnetà defla luce
re, anche de’ maggiori Perlonaggi dei 1'operar maraviglie anche nafeendo :
i "Mondo il 1er vire i Re, e molto ρ,ύ Splendor fimul operatur , & nafcitur : 1. 'r. d
Fu S. FILIPPO nn Mimfiro délia Fede ricco di tanti meriti , e adorno di Pari alla luce Filippo , vuol per oro- Fide c. s
il Re di tutti i Re , ch’ è Dio . Ma
tali prerogative da poterfene gloriare un Dio, torna altresí a gran gloria de’ Re , feopo de’ fuoi natali Maria , nafeendo
ed una Madre di Dio. anzi dell’ iflefio Dio 1’ eifere efii ler- nel di appunto confecrato ail’ Affun-
viti da i piú ragguardevoli Perfonag- zione di fei, ed in quel tempo ap­
Servus meus es tu : In te gloriabor / Efa, 4f. gi. Quindi è , che in nulla forle mer punto , in cui fpuntava al Mondo
gíio fi da a vedere la Maefla di Dio , ricco di mille pregi 1' Ordine Illuflrif-
quanto nell’ avere in Cielo per Mini- fimo de’ Servi di Maria. Nafce final­
ON ha fot fe cofa piu con 1’ anima tntta aflortá iri Oie , -firi de’ fuoi comandi i fpiriti piú fu- mente , e fin dalla enfla mol! a in
malagevole 1’ eloquen- viffe piú da Compreufore , che da fe medefimo gia adulte le virtù Ma­
blimi , ciob gli Angioli, e i Serafini ;
za nell’ encomiare un Viatore tra gli Uominf .· Egli Appo- riane; una graziofa innocenza , per
ed in terra i Patriarch! , ed 1 Re piu
eroe ricco di nolti ti- flolo , che ha fparfo le fiaccole del -cui fol veduto s’ incacena gli amori
gloriofi dell’ antico Teítamento, ciofe
toli , e tutti gloriofif- fuo gran zelo ad incendiar Popclr , fii ogniuno ; una portentofa aflinen-
un Mosfe , un Giobbe , un Davide ,
fimi , quanto lo feerre Provincie , e Regm . Egli Dot tore , xa, per cui anche in fafee vuole in
Deuter de’ quali fi dice .· Moyfcs fervus Domi-
ira etïï quelle , che gli fia infierne ed Ampliator di un Ordine sí. illu- c. 3*. ζί ni. Servo meo David . Servum meum certi di della Setcimana digiunare del
piu proprio , piu fingolare , e piú fire, e sí benemérito della Chiela , e fuo latte , fenza punto affaggiarlo ,
Reg. 7. Jab . Nell’ i fle fia guifa tra noi Morta-
grande ; e che metra in miglior lu- del Mondo , quai è quelle de Servi volendo fub tutela temperantiae edu- Cenrur.
Job. 1.8. i¡ a nulla piú ha agognato 1’ ambizion
me . ed in piú nobile profpeftiva if di Maria. Egli generólo difprezza- cari, alla fraie di Efichio ; e loprat- 1. v. t.
de Monarch! , quanto a farfi fervite
di luí mérito . S è cosí , che faremo tore , non di Prelatura fólo , o di tuteo un amor teneri filmo verfo Ma­
oggi, o baffe {amafie della mia men- Mitre , ma dell’ iflefio Supremo Tri­ da’ Gyndi. Ond’ b , che vollero per
ifcabelTo de’ loro piedi , e 1’ Impera­ ria, e verfo i fuoi Servi ; imperoc-
te < Configliatemi voi , o miei dub- tegno del Vaticano .· Egli Angela ohfe fiando di Soli cinque mefi , e non
biofi penfieri , che deggio fare per paciero delle Gitta , Colon na della dor Valeriano un Sapore Re di Per­
fla, e Tamerlano un Baiazet granSul- più, in braccio alla Madre : veden-
antefiere , come fi conviene , gli en- Fede , Stella di prima gsandezza tra’ do pafiar per iflrada due .de' primi
tano. Anzi fcriveli di Eadgaro Re d’
comf del non mai a baflanza éneo- Santi, miflico Cherubino del terrefire Fondatori de’ Servi di Maria , volto
miara S. Filippo Bemzj , coronato di Paradito di S. Chiefa. Che faremdun- Inghitcerra , che avendo vinti in bat-
Ap. Mat- taglia otto Re, gli aflriníe un di tut- repentinamente alla genetrice , con
tutte le glorie ptii fafíofe , che ab- que , torno a dire , o baile fantafie chiare , e ben articolate voci : Ma­
k Ia Santifa · Taumaturgo , delta mia mente ? A quaíe di queÓi tiol. Ac- ti a feryrrlo col remo al hume Dea
cad. nella Provincia di Cedria, in una Na­ dre , le dice , ecco i Servi di Maris
che ha mello in contribuzion de’ fuoi titoli piú fingolarmente ci appiglie- Vergine, date loro limofina . Rima-
vicella , jn cui egli da Vincitore íedea
Pro’'"l 'a Natura , gli Elementi, la remo per arringo delle fue lodi ? A fe allora fuori di fe per lo fiupore
more . Egli Profeta , che ha difeo- quale s’ a niuno affatto diquefli.· Av- impetiofamente al Timone . Tanto ^
vero ció , vi dicea da principio , ch la Donna, rimaferoattoniti pe’l gran
P'.-ru i nafeond gli put cupi degli av- vene , le io mal non mi avvifo , un prodigio i Circoflanti, ammirando un
vemmenti futuri .Egli eflatico , che srltro a fia! piir grande , ê che folo li ell’ e una gran gloria 1’ eficr fervito
Predicatore in fafee , che gareggian-
peUegnnando fpefio fpeffo da’ fenfi comprende tutti , cioè quelle di grau da* Grandi.
do cen
Servo

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I

Di S. Filippo Benizj . 45
44 Panegírico IV.
viva tromba delle glorie Mariane , Qpal meraviglia è petó, che df Iui
do con Γ infante Battit?», par che pof- fpiríto si puro, e si Santo ; Oh tjueffo che tutto s’ inflamma nelle fervide fue fi glorii una Madre di Dio , le gíuu-
Matth, s ' ia dire anche di fe , ΊΛ3Λ· claman­
3· appunto, credo io, che diceíle, éfat- predicazioni : perché ? per accendere (e a gloria! lene lddio medelm.®, ri-
tis , chi 1’ acclamô fin d’ allora per to al cafo di ben fervirmi negli im- i Popoli neeli offequj di si gran Ver­ petendo auch’ ei di Fiiippo Servus meus
Santo, dicendo di lui con Pier Grifo- pieghi più rilevanti dell’ onor mió ; gi ne , e più lmgolarmente nell’ utilil- es tu; inte gloriabor . Balia dire , che
logo : Beatus qui ante Dei fpirttu me­ Servus meus es tu , in te gloriabor . (ima , ed accreditations divozione lo trafcelfe con al»® configlio di Pro-
ruit intornare , quam hominis 'vagiret Onde fa primieramente , che . egli af- de’ fuoi Sette doiori . Lo veggo con videnza infra tutti gli eroi del leed
in fletu : Chi fiimb accelerato in lui forto in una dolciffima Eflafi vegga fuo per condurre felicemente a fine
follecito zelo fond are in Pifioja due
con gran privilegio Γ ufo della ra- un bel Gocchlo d’ oro tirato da un Congregazioni , o Compagnie ; 1’ úna gli affari più ardui , e più rilevanti
gione : E chi pallando oltre a prono- Leone , e da un Agnello , fovra cui di Domini nominati i Penitenti dell’Or­ della lúa gloria . Quando Faraone vol­
liicare le future gefla di quedo croe flava maefiofamente afïîfaMaria, cin­ le coflituire un fuo primo Miniílro ira
dine de’ Servi di Maria , e Γ altra di
Luc. i. 6 j. Bambino , Qitis putas , dicea , quis pu­ ta di raggi , e vefiita di fofeo am« Donne lotto il titolo parimente di Ma­ Egitto , dice il Sacro Lefio , che gir»
tas puer tfte erit ? Ma non ando gran manto fi mi le a quello de’ Padii Ser­ pria il penfiero per tutti i Períonaggi
ria ; perché? per aggiungere a si gran
tempo , che fi avverarono i prefagi ,· viti , e dopo una lunga finfonia di Vergine nuovi drappelli , che intuo- più ragguardevoü del fuo Regno , ne
p o ir h e, appena u fci to egli dall’ infan­ quegli Angioli , che le flavano intor- trovañdone miglior di Giuleppe , que­
nino incelíantemente lé fue lodi. Lo
cia , li da a vedere con una virtù più no in corteggio , Filippo , gli dice , flo fee 1 fe , e preferí a tutti con quel­
veggo tutto impegno con 1’ autorita
che mafehia , e fenile . Egli benchè appreífati a queflo cario , Philippe , le nobili voci . Nunquid ¡apientiorem Gentil
Ait. 8. de’ Sommi Pontefici Alelfandro IV. Ur­
nato da nobiliffimi Genitori di una fa- adjunge te ad currum ißum . Indi nel- aut fimilem tui invenire potero ? For fe
bano IV., e Clemente IV. metiere in­
tniglia onorata co’ primi gradi della la notte vegnente dandofegli nuova- fierne le Conflituzioni, e leggi del fuo che trovero di leggieri altro Perfonag-
Repubblica Florentina , eziandio con mente a vedere , gli fvela più chia- gio , che vada a lui del pari neila
Ordtne giufla Γ idea de’ primi Fonda-
quel di Confaloniere ; benchè di ver­ ramente til miflerio della vifione , e virtù, e nel merito ? Non altrimente
tori ; perché ? per cosí meglio flabi-
de eta , tra gli agi della Cafa pater­ con più rifoluto comando : Va , gli m’ immagino di vedere tutta occupa­
üre le glorie, e propagar 1’ iflituto di
na , e tra le licenze del fecolo moflra- dice, a pigliar 1’abito de’ roiei fervi , coloro, che per ticoli più fpeziali fer- ta nell’ aire fue Idee la mente di Dio ,
íi una Colomba , che anche tra i di- avendo tu ad eifere un de’miei più fi­ allorche Icegliefi per fuo fido fervo,
vono a Maria . Lo veggo in procin­
luvj conferva il candor delle plume ; di , Philippe , fervos meos in craßinum e per mezzano de’ fuoi affari piu rile­
to di fare una giuridica rinunzia del
un giglio , che tra le fpine mantien adeas ; ab eis enim prce vifi currus ma- vanti Filippo : Nunquid , mi par che
Generalato , gia la tenta in un pub-
illefe le fue nevi ; ed un Iride , che gifleria difees , quæ pojfit flatim exe- blico Capitclo di Pifioja , gia fe ne dica , [apientiorem , aut fimilem luí iú*
fplende , e s’ incorona tra gli fdegni di qui , fidelis mei [ervus evtfurus . Va venire potero ? E chi v’ é ora al Mon­
proccura la podefia dal Pont. Cl, IV.
un Ciel crucciofo. I fuoi penlieri tut­ pure , o Filippo , vanne ad efeguir quando tutto d’ improvvifo ne depo­ do , che polla foflener con più feli­
ti fono di Dio i fuoi Compagni la ío- prontamente i comandi della tua gran cita una tal carica ? Chi pari a Filip­
ne a difpetto della íua umilth ogni
Mtudine, e’l ritiramento; i fuoi diver- Sovrana . Non temere no di effere po nell’ umilta , fe egli benchè no-
penfiero ; perché ? per ubbidire a Ma­
timenti gli Orator;, e le Chiefe; le fue frafiornato da’ gloriofi difegni ; poichè bilifílmo di natali , ed elevatiffimo d’
ria , che apparfagli in una vifione fi
occu pazioni i libri facri, ele continue nel primo efporre, che farai genuflef- ingegno , pur non dimeno s’ impegna
dichiara di voler eifere da lui fervi-
orazioni prolungateanche nel cuor del­ fo le tue fervide ifianzp, ti farà il Cie­ ne’ mefiieri più vili de’ fuoi Conven­
ta in quel podo . Lo veggo gia Ge­
la notte. Va a Audiar Filofofia in Pa- lo fcintillar dal vifo vivi raggi di lu­ ti , o cultivando da Vignajuolo un
nerale ammettere nell’ Ordine un gio-
rigi nel più bel flore di- quell’ Accade- ce , onde il B. Bonfigliolo Prelato dell’ Orto, o fervendo da famiglio in Cu­
vane ben cortumato , che poi tu il
mia per 1’ aífilienza di S. Lodovico Re Ordine non frapponga verun indugio ci na , o limofinando da vil pezzente
B. Giovanni da Francfort , gloria , e
di Francja ; paífa in Padova per quir al tuo ricevimento. Poco monta, che da ufeio in ufeio con le bifacce in
fplendore della Religion Servita , e
vi rffevere la laurea Dottorale di Me­ 1’ eroica tua um i I ta ti fpinga al baffo della Germania ; perché ? per ubbidi­ ifpalla ? Chi come lui neila carita ,
dicina ; torna in Firenze ben difpoífo grado di Converfo ; che tanto ne più re a Maria , che apparia vifibilmente fe non avendo di che follevare la fa­
a raccogliere nel la Patria i frutti de’ nè meno fata impegno del Cielo di al giovane , 1’ invio fegnatamente a me de’ fuoi Frati, giugne ad impetrar
fuoi fiudj, e de’ fuoi talenti . E ben­ dif'cLioprire al Mondo la luce del tuo loro cibi miracolofi dal^Ciclo ? Chi
Filippo , acciö egli lo riveflilTe dell’
chè da per turto la fe i una gran fama fapere, e délia tua virtù nafeofia per come lui in una in vitta pazienza,
abito de’ Servi . Egli é in fbmma un
del fuo ingegno ; più nondimeno , che breve tempo lotto del moggio , e co­ fe ballenato fieriffi unamente neila
Uomo, che quanto fa , quanto pen-
dell’ingegno , vi laida un gran credi­ me per trionfo del tuo gran merito , Gitta di Forli per di fe la della Ponti­
fa , quanto iludía , tutto lo impegna
to della fuá Santita . Egli infqmma è fara che nel la prima Meffa , che célé­ ficia autorita , non fol non fi adira ,
ne’ fervigi di si gran Pad roña dell’ Un¡-
un’ anima si fcelta , che Idd.io medefi- brerai novello Sacerdote, unbeldrap- ma mello in ginocchio impetra ad
verlo , la quale pero gloriando!-! di .«'i
mo lo vuol turto per fsfuori del Mon­ peilo di Angioli intuoni con dolce, e uno de’ fuoi percufíori nomato Pelle­
gran Servo, par che dica di lui, Servus
do , ond’ éche orando egli un di ¡n- fenfibile armonía SanBus , SanBus , grino de’ Laziofi , grazia da confeguir
meus es tu ; in te gloriabor, e come per
uanzi ad un divoto Crocififfo , quefli SanBus Dominus Deus Sabaoth Maria pria in vita 1’ abito de’ Serviti , e poi
pompa di lúa gran dezza piar, che lo vo-
ínodando miracolofamente i labri , iflefla gia ti vuole adoperato nelle irq- dopo morte la laureola di Santo ? An­
glia fempre a’ftanchi : onde difpofe, che
con yod fenfibili : Vattene, gli dille, prefe più ardue infierne , ed ajfe più date a trovar , fe potete , chi tratti il fuo
neila miracolofa fuá imraagine dell’ An­
o Filippo, al Monte Senario , ove V care. Ed in.fatti gib veggo indi a po­ Corpo con aíprezza uguale a quella di
nunziata di Firenze fi dipigneífe preflo
i ule,2 ñero a guadagnarti 1’ eterna vita. co Filippo gia ammeflo , e graduate Filippo , s’ egli lo paffe co’ digiuni, lo
all’ Arcangelo S. Gabbriello anche Fi­
E Maria altresi mirando dal Cielo uno nel!’ Ordine de’ Servi , divenuto una lippo , quai fuo favorito Cortigiano. «flora colle vivifie, lo vefle di un if-
viva

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4<5 Panegírico VIL
pido cilizio non voluto deporre , ne le fue Orazion i con le armi fempre
Di S. Filippo Benizj, 47^
pur nelle ultime fue agonie ? Stanno vincitrici delte Aquile Aufiriache , fa, nel!’ efeguire 1 divini Comandi. Sole , flo? ma no , che tjuegli Angíoli flef-
tutcavia inarcaci per lo ítupore gli or- che reih feggiogata la Baviera , e vin­ Luna Elementi, che flate íempre in fi , che miracolofamente ti nudriro
ridi ciglioni del Monte Senario , e to Ottocaro Re· di Boemia , che con­ moto per regolar le flag.oni , mírate no, e ti guidarono fmarrito tra le
della Montagnara , avendolo veduto tro ogni dovere aveaii occupata l’Au- un po, fe più di voi Filippo fia fem­ Alpi di Savoja , allai più ora ti gui-
abitare per anni imieritra i bronchi, firia . Vuole Iddio far relpirare la pre in moto a i cenni del fupremo deranno nel regolamento di un Mon­
e le balze di quelle inofpite rupi , e Chiefa dalle fieriffime burraIche fofie- do . Quel Dio medefimo , che ti ha
Monarca . ., .
pafceríi , peggio che fiera , di erbe mue nel Ponteficato di Gregorio X. IV. Se ben che dico, o Signori r In arricchito ti ñora di virtu, taumaturga
agrefii. Eh no, che non v’e chi l’ag- Via , dice egli , o Filippo , via ail’ una Vola cofa ¡o veggo il mio eroe per ifgombrare da tanti infermi L ma­
guagii . Numquid [apientiorem , aut fi- *mPrefa . Ed eccolo chiamato al Conr jrefiio a’ Divini voleri , tanto che ta iori ; di fpirito Profetice» per predire
milcm tui invenire potero ? E $’ è cosí , cilio di Lione , ove intervenne infie­ me fi iere che li dilcrivi il miflero di a i Popoli gli avvenimenti futuri ;
via fu , par che ripigli Iddio, via fu rne col Pontefice Michele Paleólogo un cotai fuo operare . Vacava nel affai più ora ti arricchira di grazie. ,
accingiti a miei comandi : Servus meus Imperador di Cofiantinopoli , e col 1276. per la morte d’ Innocenzo V. la di fpirito, di zelo , di fenno per ben
es tu ; In te gloriator . Non accade , 1110 gran zelo concorre di molto alia Sede di Piero . Eranfi a tal fine ra- guidave la Navicella di Piero . Ma
che gli umili tuoi fentimenti ti mec­ riduzione de’ Greci tarca allora la de­ dunati in Viterbo infierne c® i Car­ a chi parl’ίο, s’ egli gia e fuggito via
cano in bocea le fe ufe di Geremia : cima terza volca al Ponteficato Ro­ dinali Carlo Re di Napoli , Filippo aile grotte , amando meglio di fervi­
Jer. i. 6. Λ, a , Domine , nefeio loqui ; poichè mano. Si adopera a It resí moltiffimo Re di Francia , ed Arrigo Re d In- te il fuo Dio in vili , che in gloriotl
If. s». 13. ego Dominus Deus tuus apprehendens al follievo della Chiefa Romana op- « ghilterra : L’ impegno era fommo di meflieri; e vuol beneficare il Mondo,
manum tuam. Tu farai il piccolo faf- prefita gia da Federico, e da Manfre- piomuovere un Perfonaggio di tutto anzichfc co i comandi , con gli efem-
folino , che dirocchera i facrileghi Co­ di con la elezione all’ Imperio di un merito , e fenno per dar pace alia pj di una eroica umiltà . Egli morto
lo ífi di Babilonia : Tu la piccola mir Celare Cattolico , qual fu Ridoifo I. ' Chiefa allora combattuta dall odio all’ambizione , è gia. fepolto vivo tra
vola di Elia , che ingombv.er'a di be­ di Aufiria ; e per autenticare Iddio ij dello fcomunicato Federico , e íinno- le rupi, ove ad alero non pen fa , che
ar efic he influenze gli Emisferi Cattor fuo operare , fecelo miracolofamente vato da Corra di no , che venuro di a moriré del tutto al Mondo , per fer-
Jici. Ed in facti vuole Iddio rimette- fa vella re in più lingue Greca , Tede- Germania in Italia , vi fvegliava di­ vir piii dappreffo il fu© Sigaore nelV
re Γ Italia fmembrata allora da fie­ fca jSpagnuola , Franzefe, í'econdo che feordie , e ribellioni . Si aggkmgeva- eterna maggione »
ri líime difeordie, e da civili tumulti ; cacea di bifogno. Di chi poi lerviífi V. E gia indi a non molto ridotto
no a ció 1’ Erefie , che a que tempi
Via, dice egli·, o Filippo, via fu all’ Iddio per propagare laFeíe fra i Tar­ íerpeggiavano nella migiior parte del­ aile ultime agonie da fe chiaramen­
imprefa . Ed eccolo turto zeio ne lia tari .? di Filippo. Egli fu , che con Γ la Lombardia. Ma che l non conve- te predetie , c hiede con grande aefia >
Città di Arezzo , e di Pillo ja vi raer autorita d’ Innocenzo IV. fpedí cola nendo fra loro i voti de Cardinali ri·· che fe gli recti il fuo libro . Non
checa le furiofe fazioni de’ Guelfi , e fervidiífimi Miffionarj del fuo Ordine folvette buonh parte di effi di con­ intendono da principio i fuoi , che
de’ Ghibellini , che allora pin che mai con indicibili converfioni in que’ Po- torrere nella pertona di Filippo ; e vogtia dire ; ma poi finalmente re-
bollivano col fangue di ranti Citta- poli. Di chi fervi ífi per illuílrar con gia gliene reca la liera novella il catogli il Santo Crocififlo : Ah , dif?
dini , e col defelamento di tante fa- mille luminofiffimi fregi 1’ Ordine II- Cardinal del. Fiefco . lnorridifce_ a fe , raccogliendo tutea f anima fu i
nriglie.f Eccolo coílituito Teologo , e luAriífimo de’Servid? di Filippo . Egli queflo avvifo Filippo, rifiuta rilolu- labbri in un dolciífimo fotpiro di Pa-
Coadjutore nella Legazione del Car­ fu , cue lo difefe dalle contraddizioni tamente il Triregno ; chiamandofi a radifo.: Ah queflo é il mio libro , in
dinal Latino fuo Ñipóte, feda in Bo­ infortegli a tempo d’ Innocenzo V. e- piena bocea il pin vile , e mifero no­ cui leggo gi’ infiniti beneficj del mio
logna i pericolofi tumulti , che la gli lo rególo cogli fiatuti , lo propa­ mo del Mondo·; e poiche fcorge , che Redentore. Leggete pure, o Filippo,
eengono in ri volt a ; difimpegna dalle go da per tut to U Mondo , lo arric- tante fue ritrolïe non bafiano a faf il vofiro libro divino ; e fe a cafo
interesare fue pretenfioni il Popolo chí di pfivilegf, lo riempí di un gran­ atgine a i pieni voti de Cardinali ,* olere a’ beneficj paliar i non fapefie ben
di Firenze ; e fa riufeir con pace la de fluolo di Beati, ridotti dall’effica­ dopo aver chiaramente profetízate all diícoprire i futuri ; fappiate , che fra
raflegnazione della Contea di Roma- cia delle fue prediche a vefiir le la­ iftelïb Cardinal Fiefco il Papato, che poco íciolta che tara dal Corpo la
gna al Ponteficato Romano . Ecco ne Servire , qtiai fu roño un B. Fran­ poi affunfe col nome di Adriano V. vofit’ Anima grande , feendera giú dal
r¡mette nella dovuta obbidienza del ce fco Patrizi da Siena , un B. Bona- fen fugge fegretamente e fi nalconde Cielo un drappello di Angíoli , che
Pontefice Martino IV. la Cicca di For- ventura da Pifloja , un B. Gioacchino tra le rupi délia Montagnara . Piano, vi applauderano con quelle voci
Ji in Romagna , in gran parce ri bel— da Siena , un B. Andrea del Borgo . ferma , ove vai, o Filippo ? Se tu per fenfibili . 0 fervo fedele , ehe dalU
latall al Vaticano . Vuole Iddio met­ Di chi lervilfi , d ici am tuteo in uno , gran merto fei il Servo fido di Dio , Vergine fofli meffo alia cura della /ua
iere in calma le rivolture délia Re­ di chi ferviflfi per dar tutto infierne , perche ricufi ora di eflere il Servo de famiglia , vientene a godere la gloria
ligione , e di Stato , dalle quali h af­ giufia il dir di Bernardo Pacem Ke· R , Servi fuoi ? Fino a tanto, che fi trac­ del tuo Signore . Che più ? il vofiro
flicta la Germania ; Via , dice egli, o gnis , legem Barbaris , quietem Mona- cÓnfid™ád to del Generalato del vofiro Ordine , Corpo eflinto refiera pie no di gran
Filippo , via, fu ail’imprefa. Ed ec­ /feriis , Ecclefiis ordinem , Clericis di- eu?, j¡j_ c del Vefcovado di Firenze, fo rasio­ fragranza , e di una vivitfima luce ,
colo pronto pnrtafi col'a per richiefia jciplinam , Deo populum acceptabilem ? lib.5.c. 4. ne alla vofira u mil ta , che ve li fece e nel!’ eflere portato in Chiefa al Se-
fattane da Ridoifo Imperatore al Pon­ di chi ? di Filippo . Ah Angioli, Mi­ rifolutamente rifiutare ; ma or che polcro, con prodigio mai più intefo ,
tefice Nicolô ill. vi combatte 1’ Ere- ni firi di Dio, deh affacciatevi dal Pa­ trattali del fupremo Triregno del Va­ tutee le fiatue , e le immagini de’ San­
fia de’ Flagellanti, e di altri Settarj ; ra difo , e Vedere , fe il mio Campio- ticano , non dee ella pregiudicare al ti fi volteranno a mirarlo , e riverir-
ed accoppiando le armi poderofe delr B« gareggia con la vofira veloci ta bene di un Mondo in tero . Di che ti lo . Ogni vofira menoma reliquia rn-
nelV fpaventi ? temí forfe i perigli del po- ghera da i corpi ofleífi i Demon; ,
efiin-

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4s Panegírico VIT. di S. FIlíppo Bealzj ; 4P
eflinguera incetidj, guarirá ogni gene-
Cicchi , di Storpj , di aiïiderati
tin , che dalle tue mura volarono 3
formar nel Paradifo un Paradifo a par-
PANEGIRICO VIL
di febbricitanci , e giugner'a a nchia-
te. Su d et to petó con tua buona pa­ IN ΟΝΟΡ,Ε DEL ΡΛΤΚΙΛΚεΛ
mar dal Sepolcro quattro morti. L’
ce, il folo Filippo dafli a vedere fra
anima poi vortra recata a volo nella
tutti, quafi Pianeta di prima grandez- SAN DOMENICO,
pm alta parte del Cielo , e mella a
za nel Cielo deile tue glorie . So be­
federe era quegli Angeli , che fono i
primi MiniHri del Supremo Monarca ne , quanto benemeriti della Chieía
lieno fempre fiati i tuoi figliuoli , de’ Fondatore deli’ Ordine de’ Predicatori.
udira diríi da Dio : Servus meus es tu :
Vient pur, che di te vogho far pom­ quali fano a 12. Cardinali vertirouo gli
Ollri Vaticani , oltre ad innumerabili Il Patriarca San DOMENICO b il Chernbino Tutelare del miflico
pa agi; occhi di tutto il Paradifo , In * Paradiio di Santa Chiefa.
Arc.evefcovi, e Vefcovi, che ne’ fogli
te gloriabor. Ah felice di Voi , o Fi-
l’PPO » cento , e mille volte felice ! Pontifie; furono viví fpecchi di virtti,
e di fenno. A me pero recano mae- Collocavit ante Paradifum voluptatis Cherubim , & flammeum
• 0| ’ non mi avvilo , fíete gior maraviglia le Prelature, e Ί Tri- i gladium atque verjatilem. Genef. 3.
giunto all ultimo confine deile glorie,
a cui polla agognare la fanta ambizio- regno rmunziati da Filippo , che non
le Mitre, e le Porpore accettate daglí N Patriarca , che ha co- si, voi fíete un vivo Símbolo di quell*

H
ne di un Anima . L’ Appoílolo Pao­ ronato con le ApOteofi Anime grande , di cui prendo oggi a
lo , bench'e fufle Dottor deile genti , altri. Ho pur letto ne' tuoi farti itan­
ti Principi, e gl’ imperador!, e le Im- di mille gloriofi figliuoli teller gli encomj. Se mi I! ico Paradifo
tromba dello Spirito Santo , fublima- il Firmamento ; un Tau- al fentire di tutti i Padri b la Chiefa,
peradrici , che vertirono le lane del
to al terzo Cielo, pur di nulla più fi maturgo, che ha re Ib ti i- .thi ny vieta il dire, che di lei non fia
Rom. i. compiacqiie che di quel titolo : Paulus tuo terz Ordine ; allai più nondimeno
mL* ifupùço de tanti Re, e Pontefici, butarj de’ luoi prodigj il Chérubin tutelare Domenico ? Non
Jervus Jefu Chriß i . Che diro dunque gli Elementi, e la morte ; un Difenfor rartembrp egli fra gli uomini un Ange-
di voi, che non fol fíete flato Servo, che al tolo nortro Free confecrarono
tutta la parzialità de’loro affetti. Ar- della Fede, che ha temperato nelle la- lo difeefo dal Cielo ? SI . Non difefe
rna Servo tale da poterfene gloriare grime di più Erefie feonfitte la fpada mai fempre la Chiefa con gli elempj ,
diico finalmente dire, che avvegnachè
un Dio, ed una Madre di Dio ? E le del fuo gran zelo ; un’ Intelligenza rao- con gli rtenti, con la predicazion , co’
1 tuoi Scrittori, i tuoi Cattedratici, i
al dir dell Oleallro , Tam largus eß trice del Ciel di S. Chiefa; un Atlante prodigj ? Chi ne dubita ? Il fuo zelo
tuoi Appofioli fieno tanti , e tanti
Deus in Servos fue s, ut eos Deos faciat: del Mondo Catfolico ; una colonnadel non fu una fpada di fuoco fempre ira
qua-?tLCOn fuo gran ΡΓύ ne ha vedu-
Che Iarghi guiderdoni haíTí a credere, to il Mondo ; pur nondimeno ció, che Criftianefimof gi'a m’intesdefie >¡lgran- giro or a recideVe i capí nafeent-i deile
che abbia a voi difpenlato 1’ Altiffi- de , il famofo Domenico di Guíman , a ldre Ereticali , ora a mieter fu la fronte
‘ecei ™ che predicó, ció, che otten-
^elice voi , torno a dire , cui or fi tributano le pompe giulive di del Gentilefimo regnante gli allori ,
o Filippo ! Cento , e mille volte feli­ ne Filippo, ha un non fo che più di
impendo, e di grande. Sicchb Filippo querta ttiaertofa Bafilica , ed i grati ode- ora a fulminar ful proprio trono 1’ em-
ce! Π leno, che vi generó ; il Mon­
‘ol°, afiorbiíce tutti i miel flupori, fo­ quj della vortra nobile divozione, o Si- pieta più rubelle? Cost b. Ho io dun-
do, che vi vide ; la Chieía, che vi go-
jo s inca tena tutti i miei ortequj . E gnori, egli bl’ argomeino fublime del que ragione , o Signori, fe prendo og-
dette . E fopratutto fellcifllma di te ,
become tu un Minifiro della Fede si miodifcorlo. Via fu dunque fpiegate al- gi Γ impegno di dimoílrarvi, Domeni-
o indita Religione de1 Servi di Maria , fo il volo , o miei penfieri ; diîperate co eifere per verità ti Cherubino tute-
prode da poterfene gloriare un Dio
ciie 1’ averti , non íaprei dir , fe pin ed una Madre di Dio ; Cosí mi pare di poter trovare qui fragii uomini pa- fare della Chiefa » Godo in ció di ave-
per figüuolo o per Padre. lo fo ben , ragon , che fomigli un Eroe si eccel* re infierne a fécond a re il genio della
N resX’ che debba eíjere un Prottetor
che va i fatuamente fartofa per logran-
si pórtente da poterfene gloriar tutta fo : Anche per delinearme uná fempli- vortra nobile pieta , pur troppo parzia-
de rtuolo di nulla men , che m, tra
la Lhiela , da poterfene gloriare un ce immagine Hi in Soriafro, fu meílier, le del Santo ; ed infiérne di fare , che
Eeati, e Beate , e di 70. e più Mar*
Mondo lotero. che vi dirtemperalfe i fuoi colori il Cie- fe Γinclito Ordine Franrefcano gemel­
lo . Sotvolate dunqne i confini della lo a quel di Domenico ha il vanto di
natura , ite tra gli fpiriti beati a rintrac- aver dato alla Chiela un Serafino di
ciar qualche idea , che pareggi il luo A (fifi , porta auch’ egli 1’ Ordine Ilhi-
gran merito. Ed ecco gib mi fi fa da*· rtriffimo de’ Predicatori aver la belfa,
vanti alla fantafia quel nobile Chèru- gloria di averie dato un Cherubino .
bino meffo da Dio allí curtodia del ter- Incomincio .
feflre Paradifo : Due lucidrífime Helle E’ antichiífimb cortume non men I.
gli ardon negli occhi , una vermiglia delia Natura, che della Grazia il far na-
Primavera gl’ infiora te guanee , gli leere infierne co’ mali gli opportuni r¡-
sfolgora indolfo un ammanto di fleca medí . Quindi b che ficcóme prerto i
luce , ed una fpada di vivo , e girevo- Nappelli germogliarono fempre i con-
le fuoco gli arma la delira . Collocavit traveleni ; cosí veggiam , Che la Pro-
aute Paradifum voluptatis Cherubim , videnza pon fece regnar mai Faraoni
C? flammeum gladium, atque verfall- lenz a uri Mosb , Golii (enza un David-
. Dio vi falvi Spirito fublime ; Voi de , e Filiflei íenza un Sartone · Or
ΡΛ- Paneg. P, Sinifcalchi. D chi

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$d Panegirice vir: Del Patriarca S. Domenico! jf

chi puô ricordar fenz* orrore qualfuf- che manfit ibi, ubi erat fuer . Append de’ défunt! on fonno affatto fratel della (i afpetta? intraprendete per la difefa
fe la Chiefa in quel fecoio, in cui for­ fi adagia in culla , e gia gli vola fu i morte : Infelice palato ! Egli e conden- del mifiico Paradifo di $. Chiela , e la
ti la Culla Domenico? Tutti ne pian- labbri uno fciame di belle Api : E non nato fenza fuá colpa ad alimentarii di converlione de’ Popoli, edendo ció , al
gono con più lagrime, che inchioflro, è egli un certo indizio di que’ fioriti Ro- digiuni , fino a paliar tutta intera la parere di Alberto, proprio de’Cheru-
c con più fofpiri, che accenti i Sacri fai, da’ quali ha egli av di (temperare : quarefima a pane, ed aequa . Evipar bini : Cherubinorum officium eft promo-
fafli. Infelice Italia Ï tutta era lacerata favi di una dolce divozióne ? Che fe queflo viver da uomo ? Quando mai 'vere homines ad divinam cognitionem .
dal ferro de’Guelfi, e Ghibellini, che da un Emile av veni mento (i argomen- cbber gli uomini il dono della fot ti- Non avete gia voi medier , che vi s’
con guerre inteftine leincrudelivan nel- tó la divina facondia di Pindaro fra‘ gliezza proprio degli fpiriti beati ? E imprefli dal Chérubin della Genefi la
feno : La Spagna fconvolta dalle info- Poeti di Platon fra i FilofoE , e di pure Domenico, come attefla 1’ Arci- fua Spada di fuoco : avete in voi fleflb
lenze de’ Mori, e contaminata da fcan- Ambrogio fra’ Santi ; Chi ci vieta di vefcovo di Firenze Antonino , ytdhuc gladium fpiritus, in quel gran zelo , che Eph.z.
dali di Alfonfo perduro die tro gli amori prefagire altrettanto di Domenico? Ap- mortaliter vivens in Ecclefiam claujam vi avvampa nel petto. Machi intanto
di un’ Ebrea : La Francia infeílata da pena finalmente comparifce al Fonte noftu ingreffus eft . Quando mai ebber fpieghera , o Signori, le imprefe di Do-
Eretici Novatori, che turto le avean Batefimale; ed incontanente prefo dal gli uomini ii farfi intendere con dialet- menico gia fatto tutelare, e difenlor del-
macchiato il candor de’ íuoi bei gigli : divino ipirito ; grida da’ Sacri Altari un ti proferid di una fola lingua a diveríe la Chiefa ? io per me vi confeffo fehiet-
II Setcentrione ribellato all’ubbidienza Sacerdote : Ecce ( udite o Cieli, rac- nazioni ? E pur ció ebbe Domenico . tamente, che non mi fido di tanto .
di Roma di tendea col patrocinio di confolati o Mondo Cattolico ) Ecce Quando mai fi vide un uomo fpo- E quai eloquenza far a mai cotanto
due novelli Luciferi Federico II. cd Er? Reformator Ecclefice, ecco colui , che gliarfi tanto di fe , che fi offre ben due eloquente, che ridica a baflanza , i po-
rico VI. i fuoi fcomunicati delirj. La ha a rimettere nel primiero fplendore volte ad effer venduto fehiavo, f una poli , che amtftaeflrô ; gl’ inereduli, che
Grecia fcifmatica per gli tradimenti di la:Chiefa . Eh afeiugate, torno a dire, o per dar liberta ad uno ¡ncatenato fra’' convinfe ; gli abufi, che divelfe; la guer-
Andronico gia trasferiva in b|rbare. S. Fede, afeiugate il voflro pianto , che barbari, 1’ altra per lovvenir col prezzo ra che mantenne fempre viva contro
mani i Paflorali, e le Mitre : Tutta fi­ a si chiari Oracoli del Cielo non puô an­ della fua vendita ad un mefehino ? E turto 1’ Inferno ? Vi fu mal periglio , vi
nalmente era a que’ dl ignoranza 1’ dar lungi la corrifpondenza dell* opre. pur ció fece Domenico . Si frateien furono mai minacce , firazj, traverfic,
America, tutta infedelta 1’ Afia, tut­ Ed eccolo gia adulto negli anni, it Ii, egli, è vero, fu la terra; ma non pió che arreflaflero il corfo del fervor fuo
ea barbarie Γ Africa , tutta Sacrilegj accinge con un vivere turto da Cheru­ di quel , che facciano gli Angeli del Appoflolico? Egli lapidato in Carcaffo-
1’ Europa. Piangea intanto ful Trono bino alla difefa del mifiico Paradifo . Cielo , doe per Carnificaría ; del reflo na , egli avvelenato da’ malviventi ,
del Vaticano con cieche pupille la Fede Eh che non b piu uonro Domenico , tratto tracto fel rubba il Cielo con & egli iníidiato da’ Sicarj , egli eípoflo a ,
per lo profanamente de’Tempi, per V o Signori, no ; ve Γ aderifco franca­ Eflafi , e Ί fa volar dal fuolo co’Ratti: i gbiacci del verno , alle arfure della j
avvilímento del Sacerdocio , per la mente . Egli è veramente un Angelo Converfa egli con gli uomini, nol nie- flate, %Ue nere de’ bofehi , a i tumulti
confulionede’ riti facri, per 1’ abufo de* del Ciclo . Per uomo mortale il mo- go; ma fol per accendere ineflila fua delle Cifra, fi riflette forle mai da 11’
Sacramenti, per la diífoluzione de’ Po- firerebbe quel real Sangue Gufmano „ Carita ; del reflo le fue più dolci deli- imprefa predicazione ? penfate ! E come
poli. Afeiugate pero , o S.Fede, il vo­ derivato iu lui da’ Scettri Goti-, e di- zie fono quelle , che gode dentro il potea ritenerlo ció, che più fpronava-
ll ro pianto : Ha ben occhi la Providen- ramato in Reine di Cadiglia , ed in Cuore fleílo di Dio, in cui videlo un lo all’arringo? Bafli il-dire, ch’eflen-
za da rimirare le voílre lagrime . Ver­ Imperadori di Germania : Ma di gi’a fe dï, la Seráfica di Siena Cacerina infie- do a lui dette da un feiagurato malan-
ra si, verra 1’ Ercole di quelle Idre, il ne ha vuotato le vene con la batteria, me con Gesù, ed udl. dirfi quelle gran drino , che fe fufle a cafo paffato per
Cherubino armato di fuoco per vendi- di piùcentinaja di coipi di armato fla­ voci : Vides in corde meo hinc Je/um , un tal sendero, l’avrebbe fenza fallo
care i voílri oltraggi. Non è egli an­ gello , con cui infanguina ogni di la inde Dominicum ( o gran dire ! ) Ule ucccifo ; egli dato prima ún fofpiro , che
cor ufeito alia luce, e gia parla con la Spelonça di Segovia , Catacomba bea­ mi hi naturalis, hic adoptivus eft filius. mofle a tenerezza il Paradifo : Ah,dif-
lolita faveila de’ íuoi prodigj il Cielo . ta delle fue penitenze. Per uomo il mo-* I fuoi più lunghi ragionamenti fono fe , la bella (orte , che io avrei ! di gra-
Gia fogna la Madre di aver nel feno firerebbono i ricchi avert ereditati da* quei, che intefle , or con 1’ Angelo Cu- zia mutate fratel mio , linguaggio ; non
un Cane armato di viva face ; E non fuoi maggiori : Ma di gia gli ha difirió flode apparfogli vifibilmente per effer- vi paja minaccia queila,· che a me, e
e quedo un chiaro contraífegno della buiti a’Bifognofi , fino a tendere eru­ gli guida in perigliofi fended ; or con lo fa Dio, è gran ventura. Qiiindi è,
canicola infocata del fuo gran zelo, e dito patrimonio della poverta due II- la Vergine Madre, che fovente gli fve- che di continuo è in giro , ora quai
della fedel cufiodia, che ha egli a te­ brerie rimaflegli per unico teforo del la il fuo bel volto, gli aflifle al divin umile (upplicante a »logorar le foglie
ner del gregge di Crido ? Rifplende pri­ fuo nobile ingegno. Per uomo il mo- Sacrifizio, e gli toglie infin di doflo . dei Vaticano, per ottenerlaconferma-
ma di nafeere, Ut non effet , direbbe drerebbe quel corpo mortale , che tiene qual umile Ancella , i facri arredi. E zion del (uo grand’Ordine, orafavio In-
Bernardo , ut non effet etiam in utero indodo : Ma di gia l’ha disfigurato in vi par queflo viver da uomo , e non gegnere fondar di pianta facri edificj,
vita ipfius otiofa ? Áppena viene alla maniera , che fembra fcheletro , e non Wr anzi da (pírico Celefie ? Che fe poi C6f- ora Maeflro di fpirito guidarei fuoi fanti
luce; e gia ful Ciel della fuá frontesfa- uomo; una catena di ferro gli fi è in- rub s’ interpreta, e val quanto Magi- allievi ;ora Duce di Apÿofloli fpedire in
vilia una lucididíma Stella : Allegra­ vifeerata per modo a i lombi, che (ola fler ; Convien dir, che Domenico aven- ogni angolo del Mondo Predicaron
mente , non Ion io indovino , pur vi 1’ ba
gli Γ ha a didaccare la morte ; Serti
....... do unito a doni si eccelfi il magiflero Evangelici. Qual Regno vifua’diiuoi
fo dire che _ ____
far a ella un’amica. Cinofu- di fpine gl* infanguinano le tempia , e delle umane , e divine feienze , anzi il o quai Provincia, e qual Citta , che non
ra alia buread: Pietro, un chiaro oro- crudi, Cilizj gli divoran le Carni : Po* magiflero fupremo del Palazzo Appo- ardefle negl’ incendj del fuo zelof'Guar-
feopo di gldriofe azioni, ed un iljuflre veri occhi fuoi ! fon edi cofiretti a pren- flolico , non fia qualunque Angelo no , divi il Cielo, o Signori, dal creder pun-
prefagio di un fido feguace di chi yol- dere, o ful nudo fuolo un ripofolapi- ma nobile Cherubino. to alia fua umilta , percui all’entrare
■f Ma g’ç cosí, o Domenico, fu, che in ognj Cicca lupplica di cuore il Si-
le foriera de’ fuoi natali, queila ((ella, dato da Seid alpine, o dentro le bare
de D i gna-

Biblioteca Nacional de España

A
5i Panegírico vil;
Del Patriarca S. Dome ft ico55
gnore, che non la Facc'n rovinare per fioni condúcele in tríonfo a pife JeT
Francia , ed in Italia la Crociata , fene vittoriofo Rofario, efee dalla ForteZ-
il fuo mal operare. Eh , che díte, Do­ Crocifiilo , ditelo un po voi monti di za con non più di mille fanti , ed oteo·
menico ? rovinar le Citta peril voíiro Totola , e di Albi, che facelle tante fa egli il Capo , e il condottiere animan­
do da per tuteo alla nobil tenzone la ge- cento cavalli ; incontra egli il primo *
mal operare ■ e dove mai commertefte volte eco fon ora alie fue voci ; voi val­ nemici, gl’ invede , gli rompe ? pió
sígravi falli ? In Roma nocertamente ; li di Guaícogna ina (fiare sí fpeífo dati neroli th de' Fedeli. O qui mi duo! di ve-
dervi in un mal punto , o Domenico. tagliatine a pezzi più di ventimila íul
che in efla vi vede il Pontefice Onorio fuo i angolciOfi fudori ; voi felve di campo , mette tutto il redo infuga, 9
ioilenere con gli omeri il Laterano ca­ Aquitania, che cento , e mille vol-e Lodo sí il volito gran cuore, ma non
finifeo di approvarne i difegni. Matai sbaraglio, ienza perder del fuo piccol
dente . In Bologna ? ne pure , che in ella v’ infanguinalle nelle di luí piante / drappello più di crhqtiC , o fei. O for­
fondate Sacri Chioílri , ed aprite aeca- dunque Religiofe trattar brandi, e lan­
quando a pie nudi, ed in povero arnele za ! o mezza onninotenza del mió Che-
demie di umane, e di divine fcienze . ce ? Dar fiatoa Tronfibe gnerriere labbri
andava m traccia di gente traviata ; voi rubino tutelar della Chiefa ! o imprefa
Appoilolici ? E che ? mancano for fe a
In Toloía ? com’fe poffibüe, fe quivi ab- nere notti, che godefte , cred’ io , d’ el­ di cui for fe non videroaltra pari i Seco-
battete perfidi Protédanti ? SI s\ fe fallo fer cieche , per non mirare la i'pietiia- voi arme migliori ? Non vi provide la
gran Vergine Maria del fuo mifierioío li pafiati, e che ha a fiancar mai lem-
è rimettere la riverenza dovuta al Sa- carnificina di quégli omeri innocenti ,¡ pre le meraviglie , e la Fede degü av-
cerdozio, dovrebbe per voi rovinar la Rolario , quad di frombola per abbatte-
diteci voi quante animé flráppó eglp venireî Tacciano pure le Donne Ebree
Gualcögna : fe fallo fe Ihñíttiire chio- reogni Golia? ricordatcvi ció , che vi
dal fen dell’ Erefié ? Quäritfe ? Gredere-1 le glorie di Davidde , che folo abbatte
fiti di Sacre Vergini , dovrebbe per voi dille . Hoc erit unicum ad evertendas he­
Ufe , uditori ? quante appunto baítano un Gigante . Ammutite , ammutite
rovinare il Prugliano . Che le qtiedi non rejes , vitia extirpanda , virtutes pro­
per far di pianta ún A ppodolp",' ciofe per queda volca o trionfi di Giolue ,e
fono fallí, qua! Citta , o qua! Regno movendas , mifericordiam divinam im­
quafi cento mi ¡a. Cento milà ?'vói di di Giuditta , e folo fi cant i no giulivi
dovra per voi foggiacere así crudo in­ petrandam , unicum & fingulare in Ec-
ció vi (lupite , ma ίο non gia.-Equal peani alie glorie del gran Gufman d¡-
fortunio ? Dovra dtinque per cagicrn Vo-1 clefia mdrumentum . Non vi diedero an-
duro -diamante ' potea mai reegere a i fenfor della Chiefa. E a voi , oCielo,
ch’ e (fi Pietro, e Paolo due grandi arma-
ílra rovinare la Spagna , perché primo’ coipi del fuo dire ? quai lorza anche1' a voi tocca on il dar condegna merce-
dure ,ciofe 1’ uno un libro aperto , e I’ al­
Inquifitore vi alzare Tribunali alla Fie- tgvtarea potea 'fiar falda alia muróla teo un badone col comando : Vade , & de ad un vincitor sí famolo. Ed ecco
de ? Rovinare l’Italia , perche tu,ft a I’ af·' eíoquenzá de’ fiiói’AiiraColi ?- II foTolöIo gia, mentre Domenico in una felva di
predica , quia ad hoc mini(!erium electus
fordate col fuono della vodra predica- veder Domenico venu to in contraddit- es ? Che le ne pur cio vi bafiava , Dio il Totola franco delle fue gloriolefatiche
zione ? Rovinare la Francia, perché tur­ tqrio de’ perfidi Sattarj , mettere con con la fronte molle di nobili fudori,
perdoni alla vodra umilta , perche ri-
ra la (aurificare col S. Re Lodovlco , im­ raro prodigio alla pruoya del fundo là nunziare si oilinatamente tre nobilif- abbandonatofi in un eltremo slinimen­
petrato dalle vafire orazioni alia Reina Fe Cattolica ; gittar quindi egli- il Van- fimî Arcivefcovadioffertivi ? avrefie po­ to di forze, adagia fopra verdi celpu-
Bianca ? Eh mutate ünguaggio, o Do­ ge! o , e quinci quélli i libri de’ loro gli il lado fianco, ecco, dico la gran
luto in tal güila con le cení ure eccleíia-
menico , che quando ben anche tace He dogmi in un’‘ardente catada ; e mirar íliche fornir con gala più (anta Γ arme­ Vegine Maria con le poppe tutee pre­
turto il reflo del Mondo , baflerebbe per poi le fiamme qua ftrfdole, e rabbioíe gue di frefeo latte : Bevi, dice, be vi,
ría del vofiro zelo . Ma quedo viiol dire,
farvi difdire la fola Francia difgoqabra­ incenerir quell i ; la tremole, ed inno­ o Domenico, da quede poppe i ípiri-
o Signori non intenderli di Santità . Eh
ca da mille moliri di errori, e pero dive- centi , come gia nel Roveto Mqlaico , ti piii gentili dell’ amor mió : Succia-
che ü fine difiingue gli atti per modo,
nuta per voi, come gia per quell’ Eroe con lucidi bad, e con oíTequiofí volu- che puö ad un’ azione indiierente dare ti diltemperato in quedo dolce umo­
Romano , uberrima triumphorum mate- mi fare a quello un bel corteggio Fuo- uno fmaltosi vtvace , chegia paia elfer re tutto il mió cuore í Racconlola
ries . Non difiempro mai, o Signori,den­ co veramente faggio ; dacch'c con mil­ Je tue (tanchezze con quedo nectare
tute’ altra di prima . Chi non fa , che 1’
tro Telia lo Nappo tanti fughi mortali le ârdenti lingue condanna le biijie al­ amor di Dio, e della fuá Chiel'a puó ren­ verginaíe dato un tempo alimento
Medea , e Circe, quante velenole propo- le fiamme, e mette in miglior lúce la- der faute le ideíTe battâglie ? E’ egli di un Dio fitibondo. Si coronino ora
fizioni confondea quryi in una Ile (Ta verita : Ignis ¡apicns , avrebbe pûtuto . nuovo , che i Gedeoni, ed i Maccabei i tuoi meriti meglio , che non que i
Erefia 1’infame fetta degli'Albigelü; dnc- ri petere Tertulliano quell’ Elogio , che facciano marciate lotto i comandi di di Giiafeppe ; Benedixionibus uberum : Geneíl
che era un riidillato di quanto avean gia diede al fuoco , da cui fi fufe il Dio , e fot to Iebandiere della pleca eíer- Via fu, fuccia a tuo bell’ agio , e fe 49· 2S·
prima fognato ed i Manichei, e gli Atia­ Vitei d’oro. Il (olo folo vedere, con Clti poderoli ? Pero il mío Gufmano , a col latte mió ti fi trasfondera la fo-
ni, ed i Nefloriani, ed i Sacramenta­ lelamente toccar con la Sacra Pi fil de T. Reg. cui patea avede Dio rinovato quel miglianza del mío genio , fervira a
ra, e gl’ Iconoclafii . Come poi un’ im- un fi urne, fu cui a forza di magic! in-î 5, comando : Pr¡eliare bella Domini , ¿7* meglio ícabilire 1’ amor tuo filiale ver­
petuofa fiumana , fe formonia !e rive , canti camminavano con pife dici uti i efto fortis ; rende con la forza delle fue lo di me tua amorolilfima Madre .
fi devora per modo le Campagne , che Settarj, fvanire in un baleno quelle ap­ orazioni, e col nerbo delle lue perfua- Angeli del Paradifo , fpirici beati, voi,
dimenticate le natie arene , par che vo- paranti bugie , fcioglierli le onde, e five cotanto ardito il valor del Conte che di sí bella degnazione fode Spec­
glia farta da mire ; cosí ella avea per con mille voraci gorghi ingojarfi di Monfort General delle Truppe C.at- tatori ftorditi, diteci voi qua i deliquj,
modo allagate le Citta di quel llori­ lina mortal confufione gl’ infolentiti toliche ; che dopo avere occupato a for­ quai lagrime, quai tenerezze di Para-
do Regno, che gia pareane la rovina firegoni , quedo folo non avrebbe ba­ za d’ armi mol ti Forti de’ nemici, veden- diíó fperimentó in quel punto Dome­
pifa degna di pianto , che di riparo . llato per torre d’inganno mille popöli ? dofi un di firetto , ed affediato irrepara- nico : ch’io per me infufficiente a (pie-
Ma non cosí pa;-ve a Domenico, che fat- E pure non bafió quedo fojo a Dome­ bilmente nel Cafiello di Movel, in fac- garle , palio dai favori della Madre ad
to piú ardiro dill’arduita dell’imprefa , nico . Volle faria a (Tarto dâ Cher ubi- cia a più di cento rnila combattenti E- ammirar quei del Fíglio. Stava Dome­
v’ itnpegna turto il ftio zelo per con- no armato con la Spada alla mano ; Tetici, vedete a che firana rifoluzione nico in altiífima contemplazione a’ pie
durla a fine. Cofa poi quivi faceíTe , giacclife adunando i Principi Cal£c>lici fi appiglia ? Armato della benedizione di un CrocgElfo , a guifa di una nuvo-
quali armi adopçrafle , quali coiwer- un gtoíTo Eferciio, e puôblicârïciôfrin d^l Santo , e prefi gli aufpicj del fempre ia rugiadofa , che a vida del loi nafcen-
Fran- Paneg. P. Sinifchalchi » D 3 te

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54 Panegírico VIT. Del P triarca S. Domenico55
te unta arroífifce , ed avvampa co’ ro . QueSi , al dir tfelío Storïco , per i Parai!- In manu tua virtus , ¿7 potentia , ma- to, fe più di mille PaSorali di riguar-
fuoi Iplendori , e turra fi di legua in lu­ una certa militar bizzana fi fece in- pofti. 29. gniiudo , ¿7 imperium . devoliSime Prelature gl’ incalí.Icon le
cidísima rugiada . Cosí egli era tur­ tagliar nella Spada con íopraftino , e “· Una fpada avvivata da tai fregi maní al comando ; gloria è di Dome­
to fuoco nel voito , turto lagrime fot til lavoro turti i luoi palla ti trion- '* vorrei io metiere in pugno ai mio nico , ehe fu il Fabbro , e 1 Funda­
agli occhi ; quando ( o prodigio ! ) fi , volendo in tal güila , che da in­ Cherubino, e poi , Irene , vorrei dir- tore . Plena efl omnis terra gloria ejus .
{laceando il Croce filio dal íuo tronco di innanzi militadero a favor fuo , gli , itene ricco di si bel trofeo al Non e gia fpento , o Signori , il ze­
le braccia , glide Sende ful collo in non pur gli acciai , ma le vittoric vollro Cielo ; Ite , che di gia egli v’ lo di Domenco , arfe lempre mai il
un caro abbracciamcnto : lo mi ti ifieífe, e che il fuo feiro trionfale , invita con una della medaggiera , íuo bel fuoco , brucera tutto il Mon­
llringo al leño, parea gli dicefiTe , ac­ idromenco infierne , e trofeo di glo­ che invia ful voflio Avello : A vete do : plena erit omnis terra gloria ejus .
cio tu prenda il poSello del cuor mío riole azioni rendeSe ambiziofe a’ ne- gia adempito il medier di Tutelar Plena , Γ Italia pel fervor di Pietro
amorofo. Tua mercè il mió fangue ha mici infin le fente. Or le alcrettan- della Chieía ; via fu íciogliete il.vo- Maitire, e per gli efempj dei grande
fruttiticato si bene tra queSi popel i ; to fode a me lecito di far (u la Spa­ 10 , itene al vofiro Cielo . liten# al Aquino ; plena la Spagna per que’ due
per te, per te in quedo bel Regno de’ da del mío Cherubino , o le belle im- Cielo ? Ah lingua troppo prodigfi , fulmini dell’ Appoltolato Vincenzo, e
fiori fon rinati con argenti più puri i preíe , che vi vorrei feolpire ! dall’ perché poco avveduta ! oime ! Egli Raimond.) ; plenus 11 Settentrione per
pitrij gigli : Or ti fia dunque mercede una banda efprimendo i trionfi ri- é gia ico . Domenico al Cielo ; e chi li prodigj di Giacinto ; plena 1’ Ameri-·
de’ tuoi trayagli quell’ abbracciamento, portati dell’ Inferno , vorrei incidere, ora fot rentrera alla cudodia del Mon­ cà per la predicazion di Beltrando ; ple­
con cu i io t’indateno turto 1’ amor mío. qui un fiero drappel di demon) in do ? Farallo egli di la fu? Ma chi non na omnis terra inaffiat-a co’ fudori di
IV. Incoraggiato Domenico da favori si mille modruofi viíagi , quali Dome­ la, che le lleíle , per quinto mai lle­ mille Appo .erii , infiorata co’ gigli di
rari del Cielo, laido a voi 1’argomen- nico fgrida come cani , e balfona co­ no di prima grandeza i , le fon lonta- mille Vergini , hnipoiporata coi fangue
tare, o Signori , quanta maggior pof- me giumenti . Qui un difgraziato ne , non giovan mai tanto, quanto gli di mille Mártir!. Che le Domenico ( fac-
fanza acquillaífe per difender la Chie­ fullereo , cui , perche oso fradornare altri Pianeti, men grandi si ; ma più ciam 1’ ultima argomento , o Signöri )
fa dal relio de’ fuoi nemici, da’ demo- i fuoi lludj , coftringe Domenico a vicini ? Ma no , allegramente , o Si­ non folainente vivo ha d i Fe ía la Chieía
*j, da’ malori , da’ morbi, dalla mor­ tenere in pugno un Candelotto acce- gnori , eudodiiee Domenico la Chiefa , da’ nemici vifibili degli Eretici , e de’
te . Bafii dire, che poce fempre quel fo fin tanto che turto conlumato , non fol dal Cielo, ma anche qui in ter­ malviventi : dagli invifibili de’ Demo-
che voile , dacchè non mai volle co­ gli ícotti al v¡vo la man fumante : ra . Vive si ancor oggi nel primiero fer­ ni : da’ maiori , da’ morbi , e dalla mor­
la dal Cielo , che non la otteneSe. La Apprefio una Frine impudica farta a vore tutto lo ipil ico, tutto il zelo di te ; mu feguita tuttavia a difenderla mi-
dille egli dedo : Nihil a Deo unquam bella pofta invalar dagli A (model in Domenico nel fuo 11 lu il ti Simo Online tàcololamente dopo morte mokiplica-
petiijfe , quod nen impetrajfet. Badi di­ Fiandra per cosí preservarla dall’in­ de’ Predicaron , erede non men del íuo to ne’ fuoi Santiffimi figii ; fleché ρof­
re , che veghando egh in orazione nel- fame meftiere , convertendo in fuo Idituto , che delle fue virtu. Sta in ef- fa darii anche a lui 1’ elogio dato gia
la Balilica Laterana , gli fi fe vedere in beneficio gli IteSi malefic) : Ut cufto- fo depofuata infierne con le fpóglie al ColoSo di Redi , che anche giaceii-
ifpirito il Redentore tuteo Idegno, e dia heminit , direbbe Ambroggio, im­ mortali anche la fpada di fuoco. Sallo te a terra fembrava un intranto mit a-
venderte contio il genere umano : Gia putetur ip/i Diabolo : Poi vi gggiugne- 11 Mondo infervorato tuttavia delle fue colo dell’ arte : Ètiàm jacens miraculo
gia parea dalle di piglio a i fulmini, rei l’lnlcrezionedel Salmifta : Mdnihi- Pf. up, If. 6. vampe : Plena eß_ omnis ierra gloria fiiii : Negatcmi le potete , oh’ 10 quant’
gia gia comandalfe aile guerre , a i lum deducius eft in confpeBu ejus ma­ cjus. Se nr’Conciij fi promulgano ora- a me vel conlento , che. non fia egli
contag) , a i Tremuoti , ali’ Inferno lignus . Dali’altra banda effigiando i toli , e fi fulminano errori ; gloria è veramente il Cherubino Tutelar della .
tuteo, accio mettedero in conquado Ia trionfi riportati de’ n orbi, e della mor­ di Domenico, de i cui allievi nel folo Chiefa. Eh si , ripiglia qui il Seráfico
Natura , gli Elementi , e vendicaSero te , íntaglierei qua tre freddi cadave­ Concilio di Tiento fe he concarbno S. Bernardino commentando quel dell’
gli oltraggi di una pazienza fungamen­ ri , che vivi , e Ipiritoiî balzan fuor iron meno di ottantalette . Se infegna- ApocahSe :Vidi alterum .Angelum ajeen- Apoe.7,1.
te irritata ; e che poi la gran Madre della tomba al comando di Domeni­ 110 mille Salomoni nelld Cat ted re , fe dentem ab ortu jolis ; Ho veduto , ri­
delle Milericordie Maria ¡1 placaffe con co, qua il Reno gonfio , ed ondofo, tuonano mille Paoli ne’ pergami , fe piglia, il Jecondo Angelo , cioé il Se­
iblo additargli le lagrime di Domeni­ ed alla riva ben quaranta paífaggie- fi ammirano mille Dottori ne’ libri ; ra tino di A Sili, vidi alterum Angelum -,
co, che proüefo ful fuolo , tuteo di- ri tolti di gola al naufragio ; qua un gloria e di Domenico , che gli ad de­ perché era pria preceduto ;1 Cherubino
feioglievafi in dirotiffi no pianto . Or popolo fmifUrato sfamato con poche liro ad opre si belle . Se gli Alanzo- Domenico ; prœceJTerat enim ante eum
io argomento cosí : Qual potere fu bricciole , e dilleeato con aequa muta­ 11 i in Francia , gli Uberti in Vienna , Angelicus vir gforiefus Dominicus m An­
mai qtiello di Domenico , fe Γ idefiTa ta in vino ; qua le belle metamorfo- 1 Sancii , i Carzii infanti di Portogal- gelica vita pariter, & doclnna.
Madre di Dio 1’ adopera ( non gia per­ fi di arene cambiate da lui in con­ lo, i Roberti di Sailonia , le Giovali­ Che s’ é cosí, godetevi pure illuSrif- VI.
che n’aveSe ella d’ uopo , ma per glo­ tante d’ oro , e di un putrido verme ne di Lulittfiia , le Margherite di Sa- fimi Padri Predicaron con invidia del
ria maggior del fuo Servo , ) 1’ adope­ in lucidísima perla ; appreSo uno (ruó­ voja trappiantano gli Scettri reali ne’ Mondo tutto il vanto di effer fig lino! i
ra per mezzano prefio il fuo figlio a lo di Ciechi , a’ quali fi riacendono i Sacri Chiodri ; gloria e di Domenico , di un Padre, che con trafmet tere a voi il
prefervar da’ cadighi il Mondo ; Me­ fpenti lumi ; Moribond! , che fpezza- che gli allevo con 1’ idea di un ben re- fuo fpirito , e Ί fuo mefiiere , vi ha refo
diatorem , predami o Bafilio il tuo no improv vi lamente in mano alia golato Iftrtuto : Se al fuo grand’ Or­ altresl Cherubini, cufiodi perpetui della
elogio, mediatorem Dei , (Τ hominum. morte la falce , mini , frorpj , che dine cerchiano ban cinque volte la Chiefa. Ne credete gia eSer quefio un
Eh s’ é col , lafeiate pur, ch’ io ri- tutti ringraziano il Santo ímo loro ironte i Triregñi adorati dei Vatica­ titolo appropriate a voi diT affetto di
volga ad onor del gran Gufmano Ia 1’Angelo della probatica pefebiera , no , fe pin di cinquanra oilri ambi- chi con parzia 1 i pupille rimira i voSri
vana otiemazione del famofo Ruggie­ con Γ inferizione de’ Paraliporoeni ; ziofi dei Tebro gli adornano il man- pregi, no; pçj; tali fuHericonolciuti in
ln D 4 un

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Sá Panegírico VII, Del Patriarca S. Domenico. Di S» Pietro Celedino, S7
un ampio volume dalle pupille eflatiche ad edeine ingiuriofo PanegUida , cot dives autem in humilitate fua f E con rium ? Finalmente fe più di qualun-
di Tercia , Che io intanto ammirando dime men del del dovere . Solo vi cio vi dia a vedere nd mio Eroe 1’ idea que ricco retaggio halti a dimare in
in voi quedo fol pregio , mi aflengo priego a fantificar fempre più il Mon­ «iel Cuor pm magnanimo, chevantila un tanciulio 1’ indole pieghevole alia
volentieri dal redo de’ vofiri encomj , do Cattolico col gran zelo di Domeni­ Fede, moiirandovelo doviziofidlmo di vii tu , e ben difpoda alie grazie dei
per non far due oltraggi innocenti, V co, da voi, quad da nobili figliuoli , glorie ne’ fuoi maggiori avviiím'enti , Cielo ; chi più ricco di Celedino , che
uno alla vodra religioü modedia , la ereditato ; ed a far si , che ardendo ed umililfrmo ne’ luoi maggiori efalta- fin da’ primi anni va ripetendo alle
•quai benche avvezza ad arroffirfi si ípef- fempre pin il cuor de’ Fedeli con le menti : Che fon per 1’ appunto i due Madre : Madre , io voglio effere boon
i'o con ie por pore Romane, pure mal vampe della fua , e della vodra Cari- Poli nel Ciel delle fue glorie , i due fervo di Dio ¡ che undécimo tra’ ira-
volentieri tollerarebbe una pubblica tb'^fi avveri, che vive ancor oggi al- rifleffi del mio dire, i due oggetti del­ telli, qual novello G'iufeppe , inter­
confiifione della fu a upùlta ; L’ alero la o^dodia della Cbieía moltiplicato in la voitra nobiliffima atcenzione. preta i fogni Mideriofi della medeßma
al voflro gran merito,‘.di cui non plot milts Cherubini il Cherubino del mi- Π. Fu pur nobile Γ encomio, che fcce Madre; si caro agli orchi de gli An­
tendo dir mat tanto , cite badi, veriey flic$ P^fcadiio. ja penna fempre ingegnofa di Enno- gelí , che gelofi quedi della di luí per-
ù V . diö del Hume Tago , con dire , che fezione , Vengono talora con le sfetZe
egli per quanto mai meni fadolo le alia mano per emendarlo di qualche
fue onde in feno alla Spâgna , è af- lievidímo difettnccio , si caro final-
iai non di meno più ricco nel fuo mente agli occhi di Gesú , e di Ma­
PANEGIRICO VIIL limo , che non nelle acque ; poichè
nelle bianche fue ipume modra un ap­
ria, che vogliono aver con elfo luí le
lor delizie ; dacche dando un di ancor
parente argento , la dove nelle arene fanciulletto col Salterio in mano in-
IN 0 N O K E del ¡etto ferba un vero oro , ditior nanzi ad un’ immagine di Gesú , di
limo ,. quam fluento . Or nella güila Maria , e di Giovanni , vide d’ iir.*
DI SAN PIETRO CELESTINO. medeßma a me par , che Celedino prowifo fiaccarfi quedi dal quadro ,
tin dal bel principio del viver fuo indi apprelfandofi fi ^mifeiO a cantar
Fu SAN PIETRO CELESTINO, I. Gloriofiffîmo ne’fuoi maggiori avvilimenti, mod rid Ditior limo quam fluento , ¿Z (eco dulcemente i Salnai , riempiendo-
II. Umilidimo ne’ fuoi maggiori efaltamenti. dives in humilitate fua . Dacche le gli ¡taranto 1’ Anima di un Paradifo di
ne mirate i Natali , le ne vedeie i celefii delizie, Dio immortale ! E che
Glorietur humilis in exultatione fua : Dives autem in humilitate fua . Genitori, non ravvilerete gib, o chia* ricchi favori ihn quedi , che íi conca­
Jacob. I. rezza di fangue antico , o Genealogie deno a Celedino ? che gigantefeo fan-
di AVoli illuitri ; contuttoccio egli an­ ciullo degno degli applaud di Bernar­
ON v’ ha carramente I- vifo , Γ Anima grande di quel grau che nel modeller decoro di un ono- do : Vides parvum , cogita magnum . S. Remar.
dea di cuor più nobile , lu me della Fede , di queda fplendida rato si , ma non fublime nafcimento Chi nol dira nobili (fimo , dacche voglio­ Set m. a
di fpiiito più generofo , gemma de’Ponteficj Triregni, di quel- fa ravvilarlinobiliiîimo più, che quai* no tener feco dimedica Camerata i de Adv.
di virtù più eroica , quan­ fe Stela di prima grandezza ne! Ciel lunque Sovrano ; poich'e fe al dir di primi fovrani dei Paradifo ? Si dordi-
to queda di colui , che della Chiefa , di quell inclito Inditutor Girolamo : Sola apud Deum nobilitas va gib Plinio , che il grano tra le Spi­
tra le umiliazioni fap- del non mai a baflanza encomiar® eß clarum effe virtutibus chi più no­ ne regie di Egitto nel mededmo d'i ,
pia elfer grande , e tra le grandezze Ordine Celedino ; gib m’ intendede , bile di Celedino , figjjo di Padre s\ In cui fi feminava , fp tint a de fuori dei
umile . Vi bilogna percio un’ Anima di Pietro Celedino . Fece egli col vi- virruofo , cire merito di apparir dopó terreno , cd infrondalfe ; Mirum ! eo­
affatto fuperiore ad ogni vicenda di ver fuo un alfai nobile ParadoJfo al­ morte vifibilmCnte per di lui aiVimad- dem die germinat , qued injectum cfl .
contraria forte , che abbia del turto ia Sàntita ; dacche non mai più mo- flramento : Figlio di Madre si fanta , che Ma quanto haffi a fîimare piú Prodi-
dome le padioni , e ben imbrigliati flroffí grande, e per virt*, e per me­ merito ottener dal Cielo la cura mi· giolfo il mio Piero , che fin da primi
gli affetti . Fatmediere , da un nom riti , e per prodigj , e per dçni del r a co lo la di un gravilTimo morbo du­ germogli del viver fuo e si dovizioio
più che uomo , che come 1’ Angelo Cielo , e per onori della terra T che rato in fe per trent’ anni , e dell·1 ac- di fieri, e di frutta di tanta gloria ?
dell’ Apocaülfe , calpedi con un pie quando appunto fu più avvilito , o ciecamento di due fuoi Hgliuoli . Se dives in humilitate fua .
la terra , e con í’ altro il mare ; Ch’ perche lacero tra i cenci di una rígi­ fregiano la culta di un Bambino , più Argomentate ora vvi , o Signori ,
è quanto dire, che da fprezzator dél­ da poverta, o fepoko vivo nelle Ca­ che gli ofiri , ο biffi , i privilege del qual debba effere negli anni fuoi più
ié fortune infieme, e degi’ infortunj. verne, o perfeguitato dal Mondo. Per Cielo; chi più iÜuítre di Celedino, che adulti; vedete voi fe preludj di que­
Un nom pari al Nilo , che a difpet- contrario mai più videíi umile , po- viene- alia luce ved i to di un certo co­ da fatta non cel prometía no in av-
to delle contrarie dagioni fappia ne’ vero, moderato , da meno agli occhi rps Abito Religiofo didinto di.color venire lerr pre più divitem in humilitate
pin fecchi Sollioni eifere ricco di ae­ del Mondo , che quando fu non fol bianco, e ñero , di cui potrebbe dir fua. Cosí è per verita ; poichè gib lo
que , e ne’ più gelidi Verni efferne grande , ma Madlmo tra i Pontefici, Bernardo : Tunica iua fuit pellis Se- ravvifo nelle più rigide afprezze , e ne*
fearfo. Un uom pari al Sole , che o e più che tale tra i Santi. Avio dun- -Cundiría ; e di cui, come prelaggio del maggiori avvilimenti , che fi poffane
falga fu pe Ί Zodiaco , o pur tramon­ que ragione , fe per applaudere alle futuro Ordin Celedino potrebbe An­ fingere. Rinunziato gib un affai ricco
tando ne fceoda , fempre e ugual- glorie di Celedino , prenda dall Ap- tipatro rinnovare i llupori fatti gib patrimonio , di cui veniva ehiamato
mente ragglante . E di tal farta fu podolo S. Giacomo i fuoi Oricoli ; Orar, da per ¡1 Batti da : Quis unquam ex Pro­ erede, fpçgliato del Mondo, efulevo-
per F appunto, fe io mal non mi av- Glorieta? humilis in exultatione ¡ua , rtlici. phets ex utero Matris narravit Myße- lomario degii onori , morro ad ogni
dives uma-

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58 Panegírico VIH.
Dî S. Píetfo Celefiíñó:
umano piaeere , va a íeppelIirfU* vivo caldo de’ loro amori eccotl per aria
vivo nelie caverne, e mendica per al­ una l'enfibiie voce, che dice : Pietro , Quanto mai fu arrîcchito altresi dell’ flimabile valore chiamata con giufîd
bergo dalle Aere le loio Tañe piú in non imporre tanto gran pe/o al iuo Cor­ oro della carita verlo 1 mendichi, per nome la Maraviglia : pouhfe a gt ifa
olpite, e buje. Ora lo miro nell’ermo pa , che fe per tal cagwne rnorrai , ne cui foccorfo fproprio fovente le, edi di un ricco Melogranato , lotto una
Eremo di S. Maria del!’Airare per ere durai ftrttto conio al tuo Dio. Dio im­ íuoi Moniderj di ogni avere , per manie­ mítica , e rozza (corza raccl.iude di-
anni, ora per cinque nella folieudme mortale! e che ecceffi di aíprezze fo­ ra , che moli ane a compaífione la Ριο- dinte , quad in tanti gianelli p¡ú , e
del Morrone , ora la maggior parte del no quedi, per cui fa roetiieri , che il videnza , ora vi fpedi gli Angelí del «mi generi di gemme, Dian,anti ,Sme-
viver fuo, o neli’aípra ípelonca della Cielo i dedo gli a (freni ? Di chi mai Cielo per lovvenirli di cibo , ora molci- raidi , Rubini, e Topaz;. Ma una af-
Majella , o in un alero Eremo di San e’ intefe , che fülle colpevoie , perche plicú loro miracololamente nelle ma­ fai più ricca maraviglia 10 ravvifo nel
Bartolomeo , o in un piú onido luo- troppo penitente? Quanto n ai fe glo­ ní piccioli tozzi in copióla panacica . mío Eroe ; dacchfe con bel paradolío
go di Oriente , ove ne pur ofava di en- riola una tal farra di delicti al mió Quanto mai fu arricchito nella mente di Sancita quanto piú fembra avvili­
trarvi sbigottito il foie. Povero corpo Eroe ? Gli Stiliti, e gi’Ilarioni per quan­ dai raggi di piú che umano fapere, come to , depredo , e ícevro di ogni bene ,
fuo! ah i ch’egli, avvegnachfeinnocen- to mai mettelTero (pavento co’lor ri­ ben li ravvifa in que’fuoi dieci prezio- altrettanto fe doviziofo di Celedi be-
tiffimo, e non mai macchiaro da coi­ gori alle Nit vie , ed alle Tebi , non fiífimi opufeuli inferid gia nella Biblio­ nedizioni , pari in ció all’ A p podo lo
pe gravi , pure vien condennaro alie lolo non dieder nel troppo, onde avei- teca de’ Santi Padri , in cui con profon­ delle genti , fimul ui unum dives , ¿7 pp %
pene più Ipietate de’ rei . Una g rolla fero ad eder ripreli , che anzi ne furo- do Laconifmo vedefi lambiccato turto pauper. Par ch’ei da pauper , quando
catena gli cinge perpetuamente i lom- no applauditi dal Cielo con fpeífe ap- il lugo , ditto il midollo delle Afcetiche , due Spiriti infernali lotto fembiante
bi , vellelo da capo a pie un irfuto parizioni di Angeli, e di Crido mede· delle Morali , e delle Teologiche dot- di vaghiffime donzelle lo invitano con
cilicio, e lopra di queili gli preme il fimo venuto a rincorar loto lo fpíri­ tri ne ? Quanto mai fu arricchito ( per vezzi, e lufmghe a macchiav la lióla
petto un’ aípra cor&zza di ferro ; le pia- to . Solo in Celedino vedefi queda fin- tacer di tante altre lue eroiche virtú ) dell’mnocenza : Ma eccolo di vet, poi­
ghe poi, che flam paño nelle membra golarita fenza efempio , quedo ecceffo dal zelo ardencilfimo , ch’egli ebbe di chfe dopo aver fizurato con gran corag-
$i ferali ordigni , non fi curano in altra non mai piú veduto di patimenti , di fenapre più perfezionar la difciplina gio quelle Erinni di abido , vien ricrea­
gui fa , che con fa fe i di fpine . Provafle aíprezze, di agonie, che mette com- monadica? E non fu egli , che popo- to di una dolciffima vidone di Ange­
almen egli qualche rifloro dal cibo . paíTiane intino al Para di (o . lô i piú delerti dilabitati con le centina- li , e di Beati , che con Celedi mélo­
Ma no, che quedo , o fe avvelenato Conlolatevi nondimeno , o Anima \ym ja de’ fuoi difcepoli? Non fu egli , che die applaudono al fuo monto . Par
da radici , e da foglie di erbe amarií- grande ; porratevi in pace quedi cari pianto tra le balze piú inofpite deila ch’ ei da pauper nella grorti del Morro­
ííme, o torméntate da nulla men che rimproveri del Cielo, dacchfe non mal Majella , e del Morrone il campidoglio ne , adalito da un feroce micidial Sér-
fei quarefíme all’ anno da paflarfi a piú (arete doviziofo di glorie, che quan­ alla Santita ? Non fu egli, cheappena pentaccio : Ma eccefo dives·. Con un
pane, ed acqua . Trovaffe almen qual­ do facete piú avvilito ,ed oppreffo . Di­ oteenuta 1’ approvazione del luo grand’ folo legno di Croce lo impiaga, e’ I fa
che alleviamento dal fon no . Ma no , ves in humilitate tua ; in mezzo a co- Ordine Celedino dal Pont. Urbano IV. precipitar giú da una balza . Par che da
che quedo fe afditciflimo da una Cra­ tefle crude nevi troverete i telori della netto fpazio di foli iz. anni fondo nulla pauper nell’ Eremo della Majella , per
te , ο Scala di ferro , che lo rende , grazia , quafi ingreffus effes thefauros men che trenca Monilleri abitati da 1’incendio actaccaro al fuo pagharic-
ahí quanto diffomigliante a Glacobbe ; nivis . Voi , qual altra madreperla , 600. Padri, facendolo nalcere , come il cioda’demonj : ma eccolo dives ,· dac­
dacchfe a quedo dalla mifieriofa fuá che fotto ruvida corteccia ferba la pre* Sole, Gigante in tulla ; e (i mi le altresi chfe con un alero íesno taumaturgo di
ícala veniva ricreato ne’luoi fogni lo ziofa fua perla; quai midico Leon di al Nilo , che navigabile nelle foci, meri­ Croce Ipegne a un teatro il gran fuo­
fpirito , a quedi dalla ferrata fuá Icala Sanfonc, che lotto fpaventofo fembian­ to dallo Storico 1’ Elogio: Nulli parvum co. Par ch’eiliU pauper , quando viag-
vien martirizzato neile fue piúvegiie, te nafeonde un dolce favo di mele ; licuit te Nile videre : Non fu egli , giar.do per la Toícana vien adalito in
che fonni il corpo . Giugne in fine a quai Roveto Molaico che tra le Spine che ito ai Concilio general di Liona , un bofro da tie crudi S,car], <he vo-
far $1 crudo drazio di femedefimo, che nudrifee flamme innocenti : Cosí voi con aver farro redar lofpefa in aria la glmno lpogliarlo degli averi infierne ,
merito con lo.levole rimprovero di ef- fotto umile apparenza ebiuderete le fuá cocolía con pendle prodigio della e della vita ; ma eccolo dives delle
ferne riprefo dal Cielo ; poichfe pallan­ piú rare ricchezze dello Spirit© , Im- Grazia a vida del Pontefice Gregorio grazie Celedi ; poichfe t,loti per co­
do egli un’ incera quarefima entro una perocchfe , le al dir di Bernardo, verae X. merito , che da quedo gli füllefre- mando divino tre di ifmari Serpenti
fírettiflíma Grotticella fot térra con 1’ divitiae non opes junt , fed virtutes : giato il fuo grand’ abito co’ piú ricchi mettono in fuga gli Adaffmi , e Icelo
alimento di non piú . che cmque pa­ Chi mai halft a dir piú ricco di Cele- privilegj del Vaticano? Non fu egli , gia dal Cielo un vaghddmn Angelo gli
ri , e cinque cipolle íopravvenne una fimo, in cui fon tutti i tefori delie piú che con la virtú, con Γ efempio , con rincora lo fpirito , e le gli offre per gui­
ti gran copia di nevi , che non folo eroiche virtú ? In quo funt omnes the- Coloff. 2, la lingua, cogli feritti riformó , fanti- da . In Ion,ma nelle meggiori die op-
chiufero del turto 1’entrara alia fpe- fauri Sapientice , ¿7 Scientiae Dei . E 3. ficó in Napoli , in Roma , in Tolca- prelTioni nodrad fempre ncchiddn o di
loncha , ma feonendo ad ora ad ora per verita quanto mai fu arricchito Ce­ na , da per tuteo, ον’egli fu? iovrumane benediaioni, dives Diver
giú liquefacti i ghiacci , inzupparono, ledino dell’oro perfettiffimo della Ca­ Ma che do io ad efaggerar pin lun- di Aupanziom Celedi ; tanto che icen-
congelarono , conquifero per maniera rita verlo Dio, da cui non fapea Mac­ gamente i tefori delle virtú di Celedi­ devano fovente dal f íelo 1 Santi ner
il gran Penitente , che gia vi fpirava ear mai. ne di, ne notre , quad inna- no , quad fuífi dimentico diquegliec- lal neggiar con lui di mezza notre ;
gli ultimi batí , le non ne fufle dato morato Elitropio, i penderi per mez­ celd telori di grazie , di prerogative , Speiio anche elt Angeli del Paradiló
opportnnamente edratto da’ fuoi difee- zo di continue fervidiffime contempla- di privilegj non più uditi, che con piog- mettevand a carnar Ieco dulcen,ente
poll. Or mènera quedi il rinvigorifeo- zioni ; per cui adorare facea nulla me- gia di ovo . non verso gia , ma dilu­ nel Coro : o de poteile dir o ù venu en­
no, piú con le vampe del fuoco, col no di Cinquecento genufiedfioni al di, vio fu la lua grand’ Anima il Cielo ? te . che il coronato S il ruda : I ; er ifpeciu Pf. 37. t.
Quan-
V’ ha nel Paraguai una tal gíoja d’me- ¿Angelorum pjallant ubi , Dives ui mi-
rabnif-

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6o Panegírico VIII. Di S. Fierro Cclefïîno; ét
rabilidîme profezie , pet dtii prediffe al Ί Tempio una lampada, non fodemi­ illudri fi portarono da lui , non fol dentore, che entrando in firmle guifa
Cardinal Latino, e ad altri la morte; ta da altri , che da maní Angeliche . per riceverne le benedizioni, ma an­ in Gerololima , fu acclamato per Re:
ad altri la fancita , e la vita ne’ lor mag- Oh Dio, che ricchezze , che tefori di che per averne le ammonleioni , e gli Ecce Hex tuus venit tibt manfuetus .Più Matth.
giori pericoli ; a fe medefimo , ed al grazie non più intefe fon quede, che Oracoli per gli affari -più rilevanti. umile nell’ efercitarlo ; dacche ricorde- 21. 1.
Pontefice Bonifacio VIII. il Papato ; ol­ li concedono ail’ umilidímio nrio croe ! Ond’egli si nobilmente inquietato nel­ vole del dçtto di Bernardo , che non ν’
ere a coloro , a’ quali indovmô i più Andate pure a negarmi, fe potete , che ie fue contemplazioni, prefo da fanta In pin (plendida gemma per ifmaltare
alcoli fegreti del cuore. Dives di ílu- non lia quale vel divifai ; dives in hu­ impazienza fofpirava foventé : E chi il Rationale a’ Somtni Pontefici, che 1’
pendilfimi prodigj merce la virtù Tau- militate fuá :· Pari nella gloria all’ Ama­ fon io, che il Mondo non mi la[cid umilta : Nulla fplendtdtor gemma quam
mat iirga, per cui con un fol fegno di ranto , che non mai ri π a fee con ger- vivere? Chijete vol , che il Mondd Humilitas : lerveli delle grandezze , del
benedizione, con una preghiera porta niogii più allegri, che quando e più non vi lafeía vivere ; Anzi che grand’ comando , delle ricchezze , non gin
al Cielo , con un loi cenno allumé a «mile, e tronco : Gaudet decerpi, di­ Plin.l.ar. nom fiete voi, per cui vive il Mondo per proprio vantaggio , ma fol per fol-
più ciechi i lumi , refiitui a’ fordi 1’ ce a Plinio & leftius renafei. c. 8. vita di grazia ? Chi fete voi ? Non ac­ llevo de’ Mendicbi, per efaltazion della
udico, a’mntoli la favella, a'fîorpj.ad Non credece petó , o Signori , che le VL
cade , che la vodra u mil ta vi dipinga Fede , per confulione de’ Mifcredenti ,
ulcerolî , a’ febbricitanti la lues ,' e rieche Becedizioni di Celedino follet per si vile agli occhi vofirr, orche la per V edirpamento de’ vizj, per 1’ aicre-
«endette con i 11 u pore del Mondo a più , lolo del Cielo , ve ne furono alt resi Provtdenza. vi dichiara per maifimo feimento della Pieta. Del refiofabbri-
e più cadaveri la vita. Dives di certi della terra, ed in copia si drana , che era gli ii omini . Voi fiete un uomo catafi in mezzo alie ampie architteture
favori più fegnaUti , non concedutí per itanti onori, per le tante dignita , di si eccelle prerogative , chegia tutto del Vaticano una Uretra ceiletra , fa
ad altri Eroi della Chiefa , co’ quali per le tante grandezze, di cui fu col­ incçrô il Collegio Appofiolico nel Con­ anche nel Campidoglio trovar i deferti,
volle ii Cielo mollrar , che Jo trattava mo , ebbe la ïua virtù ampiifimo cam­ clave di Perugia reputo per la morte di e viver da umile Romito in mezzo a
da favorito , da prediletto . O Dio ! che po da avverare 1' altra parte degli Ora- NiCcóló IV. Somme Pontetice vi ha Roma, ed agli ofiri : Novo genere vi­
bel favore fu mai il Corteggio di quella coli da me fopraccennaci ; Humilis in elettb con pientffim'i vori per Padre uni- vendi , potrebbe rihnovar di lui lefud
candidiffima Colomba , che venuta exaltatione fua , dandofi a vedere umi- vcrlal della Chiefa . Gih fono in vrag- maraviglib' Sidonio , Monachum com­ Sidon . I.
dal Cielo , fi mi fe per tre interi anni lilfimo ne’ maffimi luoi ingrand menti. gio cinq ire Legati per dafvi omajgto i plet', rion fub palliolo , fed Jub pallu- ■ ep. 9
a trattar dimedicamente con Celedi­ Avveniva dunque a luí ció, che al So­ Ga fi e môiîo per venir a’ voll ri pie damenio . Umiliífimo finalmente nel
no , e co’ fuoi difcepoli , ifdegnando le , che quanto più fi nalconde força aogtidi Catio II, Re di Napoli bol reaid generosamente rinun2iarl:a , imperoc-
k Compagnia di ogn’ altra Anima buje Ecciiífi , tanto più duzzica T uma- fùo figlio . Non accade , che vi tùr- cpbTtcccme negli ‘fpecchi concavi im-
men pura , e men fanta . Che bel na curioiita a volgere verfo di elfo tut­ biate, che vi fenfiate , che temíate piccolifcono le cófe anche grandi filme ;
dono fu mai quello delle Celeíli cain.- ti ilguardi, e tutti gli dupori. Tibi non una luga nalcolla col B. Roberto di cpsi'glr onori ma film! del Pontificate
pane, che facea per aria fentire a Pie- magis quam Soli latere contingit. Mul­ Salla ; conv.ien chejáccettiate le difpc- parvero s'i piccofi' all’ Anima grande
tro , ed a’ fuoi foli difcepoli una mi- ta contra te lux cft . Omnium in illam Ssnec.I.r, fizioni del Cielo , e che piegliate vtifíró di Celedino, che fatto drefit difprez-
tacoloía armonía più , o men forte , converfi^ oculi junt. Cosi avrebbe decto Clemen, malgrado il capo alTriregno del Vati­ ¿ator corággiofiffimo , a difpetto deIT
più o men fonora a mi fura de’ meriti a lui Seneca ; giacche quanto più s’ c. 8. cano. Se volate lagnarvi inco'pate pu- ambizion , che ne fieme , tordo alie
di chi 1’ udiva , e delle Felle più , o me­ ingegna di occultarli agli onori dei r-e il vodro gran meritp , che ha faputo lagrime de’ Popoli, che con pubbliche
tro folenni dell’anno. Quai, e quante Mondo, tanto più gl’incontra. Nulla si gloriolamente tradire ¡I yodrp umi- procefiioni lo pregario, iriefornbile al­
grazie in un colpo fi concedetcero in­ giova alla fua umiltà la rinunzia del­ 1 i fifi mo genio , facendovi faltar di colpo ie idanze de Cáraínali Γche lo Fconli-
fierne a Pietro nella Confecrazione del­ la Badia da lui governata di S. Maria óve non afpiraroño mai i vofin votif gliano , deoone finalmente qui in Na­
la Baf líe i di S. Spinco della Majedai in Faiioli, nuila 1’ aver depolio fpon- Meritor um fitorum faliibui ex Hit ( mi poli nel pvibhlico Conci doró fe nut ó en­
Una Lianchifiima Colomba gliene ad­ taneamente il Generalato del luo Or­ par che ihr amo vi árpjauda Enno- tro aV. Cad.el' novo , cfe'pone , dico ,
dita il lito , recandogli nel roílro una dine , fenza ne pur rirenerfene il nudo innod. dio ) feßinavit ad dignitatem confcicn- con íoler.ne rinunzia il Papato, fi to-
Cartuccia fcricca con quelle voci : ln titolo, nulla lo fgridar fortemente co­ nte S. i¡a , quam nunquam vota prxfumpferar.t, glie di Capo il trirégno', dalla delira.
quedo luogo edificherete la Chiela ad loro , che anche vivendo , gli ritraggo- plian. ]n gfa 'e ¡i mío eroe nejl* auge dcfil'e 1’ anello, dii collo la Stobt, dal dolió
unor dello Spirito Santo . Vede in dila­ no il vilo, come a beato ; nulla final­ umane grandezze; gja mimat, che v'oi i! oaJudamènto, fiando folo egli intré­
ta vifione confecraríi per mano di An­ mente il fuggirfene nelie grotte più in- o Signori, lo riconolciate per Pianétalp pido , e giulivo tra i pinnt i, e le cenr-
geli , e di Santi il gran Templo, e ofpice., e nelie cane délie fiere più tco- elaltazione, in exaltatione fuá. Ioperó rezze di quanti il miravano. O Dio T
indi benediríi da Dio medeíimo , che nofeiute; Che tanto, ne più ne meno vorrei , che tributado , non gíá invidia, e che cuor di fmalto Fu quedo di Cele-
ledeva in maeílofiffimo Trono . Vede concorrono da ogni banda a corme i ma compaffione a i fuoi ingrabdimenti flino; Che anima generóla 1 Ché fplri-
le medeiimo vellito pria dagli Ange­ Popoli per vederlo, per venerarlo , per g’sech'é egli ¡nconfolabile per la gran to magglor di ogni grandézza ! O
li di bianchifilma foppraveíle , ed in­ eíalcarlo. I Popoli folo ? Anche i Prin­ dignita , modrafi più che mai humilis in miracolo di umiltà fenza pari, per cui
di a poco da’m^defimi fpogliato : Ot- cipi Illudri, i Porporati , i Sovrani . exaltatione fua . Unifie qù.anto mai fi mirare ben fi conveniva , che Celedino
lien finalmente di tutto cío autenti- Carlo Seconde Re di Napoli , e Car­ puô dire nelfi accett,irlâ ; dice he âv viali con nuovo miracolo apriífcgli occhi ad
ea tefii nonianza per chi non volea lo Marcello luo figliuolo , con altri per coronarii nella Gitta dell’.Aqufia fo- tan Cieco nell’ufcir dal Pcnteficale Pa-
preflargli credenza , dacche fcefo giú primi Baroni del Regno girno più £ra un vil glu mento , dicui portarono il lagio! O drana meramorfofi m.iggjor
dall’Empíreo un Beato lo attedó co’ det- volte a riceverlo come Santo . II Re treno per longo rrâtro di drada. due Re di quante ne finie 1’ingegnofa Poefía,
t¡ , e’l confermó con un prodigio , ta­ Manfred!, 1’Imperador Federico , Cor­ a piedi ; e diede con ció chiariffimi in- di un Pontefice Ma fil mo cangiato in
cendo girar per aria intorn’ intoruo ρς tado fqo figliuolo , e<j altri Principi f diz; di effet egli vero fuccelTor del Re- tm baieno in umile Romito ? Vien'qTii,
illu- o Am-

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jßz Panegírico VIH. Di S. Pietro Celefiino; 6$

o Ambrogio, e ritrattâ a yifia di queft’ no. E come la Luna, al dir di Am­ oe* Popoli, ch* b quanto dir nelle mem- per l’alto delle maggiort ‘grandezze
S. Ambr. brogio, nella fuá maggiore mancanza bra di S. Chiefa, la Picta con 1’ efem- del Cielo , e della Terra ; del Cie-
lib. s. He. Eroe i tuoi detti : Quem invenies , fi riempie di nuova luce minuitur pit pio delle virtù , con 1’ armonie de’ lo merce de’ tanti voflri particular:
í«H.e.f5. /ponte deponat imperium ; & ducatus Cori ben regolati , col zelo , con la Beati , che formano un nuovo Coro
fui cedat infigne, fiatque volens poftre- impleatur, cosí voi privo degli onori
tnus ex primo ? Ecco qui un’ azion della terra, fplenderete via pió con quer predicazione , cogí i Scritti, da’ Perga- nel Paradi (o , de’ Francefchi, degli O-
fingolarimma , che ficcome fu efeguita del Cielo per mezzo di fi repi tofi prod i- mi, dalle Cactedre, da Troni Pontifi- nofrj, de’ Tommafi , de’ Roberti, de’
fenza eíempio di Antecedo» , cosí gj a favor di ogni forta di florpj , di cj, che tante volteoccupafle fregiati di Giovanni , e cent’ altri. Della Terra
potra ben rifcuotere Γ ammirazione, Ciechi, di difgraziati. Poco importa , Mitre, ed imporporati di oflri ? So be- poi mercó 1’ univerfale confentimen-
ma non gia 1’ imitazione de’ poderi. che la gelofia di Stato vi perfeguiti ne , che a fommamente encomiarvi , to de’ Popoli nell’ applaudervi , e nel
Sappiam bene da’ fafli Ecclefiaßici l’im- fin dentro alie fpelonche, che mandino baflerebbe folo il dir, che fete nobilif- venerarvi ; tanto che fin da’ primi
egno di altri Eroi nel rinunziare le i voflri difeepoli in bando , e facciano fimi rampoli dell’ Ordin Benedittino l voflri natali fi contarono nella fol a
con che entrare a parte di tutto quef Italia 11. de’ voflri Moniflerj. Gode-

R litre. Un Ambrogio la fuggf trave­ voi moriré in uno Aretcidimo carcere ,


llito da Contadino, un Gregorio Ma­ poco importa , fervendo ció a tendere
gno col nafconderfi ne’ bofehi, un Am- pió gloriole le voflre Apoteofi , con
mone Romito col troncarfi un’ orec- intrecciare ful voflro capo alia laureo­
Mar di Benedizioni , che 1’ arricchi-'.
roño. Ma io non vo dir di voi van- '
to, che non fia voflro del tutto. Dac-
che Celefiino alia prefenza di Grego-
revi adunque, o incliti figliuoli di un
Padre maífimo le glorie malfime dovute
al voflro mérito : ed impetrare a not
con le fervide voflre Orazioni da Ce-
chio, un Efrem Siro col fingerfi farne- la di Confeífore, una quafi palma di
tico , un Raimondo col gravemente Martire . Ed a quedo fine credo io, rio X. Sommo Pontefice , a cui era leflino ricchiffimo nelle fue umilia-
ammalarfi , e un Nilemone Monaco col che il Cielo faccia compadre per aria ricorfo per Γ approvazione del nuo- zioni , umiliílimo ne’ fuoi ingrandi-
dare in fincopi di agonie. Ma che ha ful voflro carcere pria del morir voflro vo fuo Ordjne, fe fiar fofpefa per aria menti , grazia da mantenere ugual
che fare la rinunzia di una Mitra Vef- una ricca Croce di Oro. Itene pur dun­ la fuá Cocolía preñó un raggio di So- Coflanza si nelle fortune, come negli
covile con la depofizion di un Trire- que gloriofo dal ripudiato triregno del le, a me par, che abbia date gli auf- infortunj di quedo mifero Mondo .
gno ?.· La rinunzia di una Mitra non Vaticano alie Corone dell’ immortali- picj al voflro abito di andar fempre Cosí fia.
ancor goduta con la depofizion di un ta, di cui non mai perderete 1’impe­
Triregno podeduto gia per piú mefi tra ro . Itene pur alla pió alta parte del
le adorazioni diun Mondo intero? Qui, Cielo fu le alide Serafini ; che noi in­
i'r, che debbe fremereΓ ambizione, con- tanto ci confoleremo niella voflra per-
fonderfi immenfamente 1’ Erelia , mi­ dita con la ficura fperienza , che abbia-
rando fprezzati da Celefiino quegli ono­ mo, che foppravvive tuttayia il voflro PANEGIRICO IX*
ri, per cui confeguire fi fono fatti tanti a more mercè di tante gracie, di tanti
judie, i. flrepiti al Mondo . Adonibezecco la prodigj , che piovete dal Cielo a be­ I u o K 0 R E
ne’ Gludici col troncamento di fettanta neficio del Mondo, e più fingolarmen-
tefle coronate cercó di Habilite il fuo te a beneficio della nofira Napoli ; im- DI SAN NICCOLO’ VESCOVO DI MIRA.
4· Reg. diadema. Alalia la ne’ Regi per legar perocchè ficcome queda fu più che qua-
10. fu le chiome il diadema d’ Ifraele , lunque altraMetropoli teatro infierne, Detto nella Citt'a di Bari , nella fuá Chiefa nella quarta
troncó il filo a turre le vite della Real e fpettatrice delle voflre virtíi ; e fo- Domenica di Quarelima.
Cur. I.19., Cafa. Oco preñó Curzio col fangue pra turto dell’ Eroicarinunzia del Pon­
di ottanta fratelli uccifi in un giorno tificate ; cosí ha il merito di elfer te-
formó la grana alia fuá porpora . Un foriera di tutti i voflri amori , depo­ Fu S. NICCOLO’ moltiplicato da Dio , I. nelle Virtù , II. ne’ Privileg;,
IIL ue’ Prodigj.
Marco di Effefo efelufo dalla porpo­ rtaría di turto il voflro Cuore.
ra rinnovó 1’ antico fcifma greco. Un Se ben che didi , depofitato in Na- VIII.
Valentino finalmente, un Marcione, poli il Cuor di Celefiino ? come puó Aecefit ergo Jefus panes, & cum gratias egiffet , dißribuit di/cumbentibus,
un Montano , un Lulero , un Calvi­ fiar con noi il fuo cuore , s’ egli fi Jo. 6. Ego te augebo, Ù" multiplicabo, daboque tibi terram banc.
no, e cent’altri ributtati dagli onori fia fepolto in Ferentino? Ma no, tor­ Genef. 49.
del Vaticano, fi ribellarono per diípe- no ad a Herirlo francamente , ο Signo­
razion della Pede. Che direm dunque ri , fia più , che in Ferentino , depofi­
, Ani Taumaturghe del che dodlci cofini, io per mille volte ri
di Celefiino , che non fol non ambi- tato in Napoli il cuor di quedo Eroe. benedico, e vi efalto. Che bel ved ere do*
l'ce il primoimpero del Pontificio tro­ Non mi fate mentir voi nel mio di­ mio gran Nazareno , che
col cocco di cinque pa­ verte edere certamente , il vedere un
no , non fol non lo cerca , ma co- re, Religiofilfimi Padri, incliti, e non ni moltiplicafte la pa­ deferto fatto teatro di miracoli, un ci-
firettovi a forza , a forza anche ne mai a baflanza encomia» figliuoli di
nática ad un intero Po- glio di rupe Campidoglio di maravi-
fugge, e ne fugge per tornar di bel 51 gran Padre . Ma e non fíete voi ve­
_ _____ polo voflro feguace, iö ;lie, c Cittadina di un Monte ermo, e
nuovo alla folitudine , alia nudita , ramente il cuor -di Celefiino , or che

VIL
alie afprezze di un Eremo ? fopravvive in voi il più caldo del luo
Con tuttoció fate pur quanto volete , fpirito , e delle fue virui, delle fue glo­
o Pietro , per fuggire da’ voflri ingran- rie ? Non (embraie anche voi un cuor
dimenti, che tanto quefir vi feguiran- novello della Pede, dacchb ravvivate
V« bacio , e vi adoro : Mani divine , che
fapefle fatollar 1’ altrui fame con si lar­
ga abbondanza ; che de’ ricchi avvanzi
del definare fç ne empierono nulla men
Îèlvaggio 1’ abbondanea medefima ? Fre­
nate perö, frenate gli ftupori a si dolce
fpettacolo, o Signori, or che fon io per
proporvi unaltro prodigio , ahí quanto
ne’ Po- % mag-

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¿4 Panegírico IX. Di S. Niccolô. ¿í
«Sggiore ! ήεΙΓ anima del gran lumi­ fio appena fptmra dal fuolo, che 5Γ- da tante grazie del Cielo giunfe a per­ fu la nuda carne ifpidl cilizj , rende
nara di S. Chiefa , del gran taumatur­ venuto Idra innocente de’ campi, co- dere lo Itato délia propria mnocenza alie fue membra abituali i mártir; ? Se
go dell’ Univerío , dell’ inclito tuo Pro- mínela todo a moltiplicarfi in cento, per non afienerfl da un cibo vtetato: ne mui la punta , chi di Niccolô più
rettore , o Bari , di Niccolô di Mira. e mille frondi, in cento, e mille ri- Che virtù debbe elder quella di Niccolo , puro, le infin 1’ombra del fuo Corpo
Merce che la Provvidenza , ingegnola goglioii virgulti ; cost parimente il che bambino lenz a lume di ragioye , non dipinta in un quadro nella fianza di
Fabbriciera de’Santi , la dove ha co- giullo non fa nel fuo vivere altro , che fol non perderte, ma perfezionô lo lfa- una donna parturiente , nvohp nell’
ítumato di perfezíonare il comune del­ rigevtnogliare in nuove, e nuoveeroi­ to della propria mnocenza col digiunare atto del parto dalla banda del muro
ls' Anime grandi , col comunicar lo­ che virtù. Ju/lus ut palma florebit , fi- Π*1· *î da un alimento , non loi non vietato , il volto dell’ i mm agi ne , facendo 1er-
ro qua Le una delle infinite fue perfezio- cut Cedtus Libani multiplicabitur . Va- ma neceilario pur chemai ail’ eta infan­ vire a difela della fu a Verginal mo-
iii , rendando per cagion di efempio , tile ? Se il vincer la propraa gola tanto defiia gli fieffi miracoli ? Se ne miri il
gfia pero il vero, o Signori, infra tut-
lineola re net zelo un lgnazio, nella i Giulli , infra tutti i Santi fiorifee fi ammira ne’ vecchi Penitent!, che an- volontario Ipropriamento di ogni cofa
carita una Terefa, nella infaticabili- dorono nelle Nicrie a icontar co’ digiu- terrena, chi di Niccolô più povero , fe
con lingoUrità di prerogative Nicco-
i. Cor. ii. th un Saverio, ne’orodigj un Gregó- ío ; poiché egli moltiplicó le fue vir- ni i loro falli ; quanto put dovra am· mortig.li per lo contagio tutti i fuoi
ii. rio Taumaturgo t Dividens fingulis fro­ tit in tutte 1’ eta, anche nell’ infanti- mltarfi Niccolô, che non loi fenza falli, Genitori , e π mallo alloluto padrone
nt vùlt', ál'favellar dell’ Apofiolo ; Ha ma in eta anche incapace di peccati traf- di una pinguilfima epedita , la diflri-
f le , incapace di cognizione , e di mé­ bui tutta lQ-foccoalo dc’mileri appella­
voluto poi con una glorióla éccezione rito. Míratelo di grazia appena ufeito portô nella Cufíale aflinenze dfgli Ere-
CTimuniCarfi put ampiamente nell’ Ani­ mi ? Quante altre belle doti della gra­ ti, volendo-q^lHmal vivere, per non
dal fen materno , come tollo fi fia per
ma grande di Niccolô , molciplican- zia doveccero accompagnar quella no­ fare »ltrifi-hiorire : Se ne miri la Ca­
doe infere ore con le maní ginnte tira verlo i rnendichi , chi di Niccolô
do in lei tutte le grazie , tutti i pri-vi- infierne , e con gli occhi rivolti al bile Anima , che in um virtù s'i dif­
legj , tutti i favori, tutte le-glorie di ficile moftroffi sieroica? Eh $1 bifogna • piùH'icr.otiniero , e più perfectamente
Cielo , a güila di tenero Elitropio , irmofiniero, fe dona a i bifognoíi an­
un-ínclita procezione lu queda Ter­ che appena nato , tollo s’ inchina al pur dire, che non efagerö punto quel
grand’ Imperadore inlieme, e gran Fi- che non richieílo , fenza ne pure vo­
ra nobiliffiina di Bari; fino a parer che fuo amato Pianeta , ed aguifa di Aqui­
lofofo Leone VI. quando dilfe , che ler allere conolciuto , non che ricono-
rinovaffe in lei le benedizioni dell* la generofa , che fin dal nido faluta
rilplendevano per maniera in Niccolô fciuto co’ ringraziamenti da i poveri
antico Giacobbe : Ego te augebo ii luo bel Sole. Mirate come appena
bambino le grazie , la belfa , la piet a , beneficati , Ricordatevi , Uditori , di
multiplicabo daboque ubi terram baric . ufeito alia luce debele , molle , e caf-
1’ innocenzj , che^patea , che col luo quell’ eroico atto efereuato da Nicco­
Contentatevi dunque , Uditori , che cante qual’ era, vien tuffato col capo
oafeere fulfe infierne nata al Mondo im- lô m Patara , Citta della Licia ; At to
io lalciata indifparte la moltiplicazio- in gilí nell’ acqua delta Conea battefi- che per quanto venga encamaro da
ne , che oggi- fece il Signore -de’ pani male ΐ Ma che# 'Egli con -prodigio d’ medefimata nel di lui tenero corpic-
civmlo la virtù medefima lotto urna no tutte le trombe della fama , e da tut­
net delerto , vi favelli della moltiplica- intrepidezza non mai pin veduta , for­
--«Temblante > ÿebemus afirmare virtutem te le lingue de’ Secoli, non mai perô vien
zion'e delle glorie , che fece neíí’ Ani­ te , e IpiritoTetto , e con pie fermo fi
*rpjüm atando natus eft Nicolaus, in celebrato a haftanza . Era quivi un No­
ma di Niccolô. Ve lo moítreró dun­ regge ritto da per fe folo, avvalorajto
humana forfaí Mundo appitruijfff. bile Gentiluomo; ma che dell’ A Ibero
que moltiplicato nelle virtù, ná’ Pri­ da qúello {pírico divífio, che ferebatur Gen. x.2.
III. E ben moftrölfi ciô put chiaramen- antico della lua Nobilta non riteneva
vileg; , e ne’ prodigj , applaudendogii fuper aquas, dando a vedere con quai
te, quando facto pin adulto , ed indi altro.,, che le foie frondi fenza alcun
più volte çon gil oracoli fopraccitati palfi di miracoli cominciava egli a fruteo di rendite,- o di av ri da poter
Gen. 4S. del Genefi : Ego te augebo , & multi­ camminare nel Mondo ; e profeguen- maturo di eta, andô lempie con ello
Tui crefeendo la fuá Sancita moicrplici- collocare tre lue figliuole Nubili , che
plicabo , daboque tibi terram banc . Gra­ do fin dal primo fuo nalcere i firanií- avevano non folo il numero , ma an­
due incauto, o Niccolô, quell’ umiiq fimi prodigj, che avrebjae operato do- ta in tutte le yirtù Crifliane , fenza
poterfi in lui ben diflinguere, quai fof- che la belta delle Grazie ; E perche la
st f quedo poveto si , ma cordialiîïîitjo po" morte con fé oiide peredni di una neceífita fu lempre maeflra , e conli-
fe più fervida, e quai più eccellente .
tributo del mió divociílimo affato ; e ifianna "fovraumana , e Celeíle . lo per Ralfembrava perô quell’ Angelo di più gheia di difperati parnti , rilolvetteit
giacche mi ficelle la tanto cara merce me Icarei per anteporre la fortezzadi finalmente il padre infelice di facrificar
facce defcricco dal Profeta, Angelus fa-
di poter qui baciarecöri futta l’anima quefe’ Angelico bambino generólo nell’ cierum . Si, Angelo di put (embianti le fue figbe e al difonore , per non ye-
fu i labbr.1 la volira tomba adorata in onde , (tare! dico ,pcp anteporla alia era Niccolô , Angelus facierum ; mer­ derfele innanzi languir victime della la­
quefia nobili dim a Bafilica ; facem! gra- Fede anziana 31 Piero' Pericolante nel me , filmando men male un fegrero vi­
ce,che , benchè fulfe un fol Santo ,
zia alcresi^ji avvalorarmi la lena , eT Mar di Teberiade, fe non mi togiief- moltiplicó nondimeno in fe le perfe- tupero, che un pubblico fprovvedimen-
dire in maniera , ch’encomiando le íe dalla mente una sigran maraviglia, to di ogni bene di fortuna . G eme vano
yoftre eroiche geftá , poda altresi Ac­
zioni di mol ti : Ut in uno credas e/c
un’ alera maraviglia maggiore , per cui CaOiod. multos , direbbe la penna (pintóla di perô le innocenti Verginelle, quali tan­
cendere nel Cuore di quefto voftrer di- anche in fa fee volle digiunar da Ana­ 1. 4. Ep. Caffiodoro , lam varia imitatione di- te Colombe definíate in preda dagli
votilfimo pOpolo una drvozion tale coreta, rifiutando tre di della fettima- Spavvieri d’Inferno , e fpairgevauo co-
.51- /cretos . Imperocchè fe miri in lui la
che fi proporzioai .1 quel grand’ Eroe na il folito latte , che volea dargli an­ centiffime lagrime dinanzi a Dio, im­
della fa n't i ta , a quel gran Taumatur­
divozione , che di Niccolô più divoto,
che a forza la Balia . O quefto a me fe giovanetto non fa trartenerli in al- plorando ajuto allí loro mal difela one-
go , a quel g, an P1 otee core , che voi par certamehte ün prodigio di peniten- tri luoghi , fuorchè ne’Tempj, e negli Jfa ; quando a wed u tofi di ció Nicco­
leté' del Mondo tut to . Incomincio . za , un miracolo'd; vivtú , per 'íui aní- Oracorj ? Se ne miri la pçnitenza , chi lô , gittô di notre tempo nelle or faite
II. Dille pur bene il divino oracôlo , mirare a me non par, che vifiano ftu- llanze tre fommediOio bafievnli alia
di Niccolô più penitente , fe 11 alimen­
alIorchè aïTomigl'io il giullo al Ce­ pori , che baftino ; merce chc fe Adamo dote di quella infidiata innocenza- O
ta di Orazioni , e digiuni, e vellendo
do? dei Libano , poiche fiicotie que» adulto dot alo di ragioné /prevermeo E la
fan eg. P. Sinifcalchi.
da tan-

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ν<5 , , Panegírico IT. Di S. Niccoló . dÿ-
h bella ν inver,ziorte della Carita Cri- credenti di ogni forte ; dactbk egll Tir', > f ínganno viert condotto da’Marinai in de indjvifa nel!’effere, triplicata nella
yílima ! tapete turto ad un tempo prov- che aduno Concilj Provinciali , e fece de­ Aleílandria di Egitto; fe non che (lau­ ^pofiafi . Si puö dir privilegio di Tau­
vedere alie miferie del Corpo , ed a’ bi- creti controquattroforgenti Erefie ;egli do g a il „Naviglio a villa delia Cit- maturgo put gloriofo ? Ne pure Mosè
íogni dell’ Anima , íaper convertite fu , che trovandoli nel Concilio Niceno th , e gia prerto a gittar le ancore , fece tanto con la prodigiola fuá.ver­
quell’oro, che fu mai fempre nel Mon­ traijiS. Veicovi ivi adunati K portofiïi íveglia il Cielo un’ unprovviia bur­ ga nel deferto; poichè cavó toi’aequa
do folletico, e mercede delle impudi- cen fingolare ardore in condenare V ra fie a , e Ί rifpinge lungi dal porto , e della Selce , laddove Niccoló (epató
cizic , laperlo , dico , convertiré in pre­ Erefiadi Ario ; egi i fu che per gran pírre lo mena precipitofamente nella Licia . nell’ ando matrone, ed aequa, e fuo-
ndió dell’ one (la : laper con piogge non dell’ Afiia promulgo con fervido zelo il Ecco una (pedal protezione . Qui co , ed aria · E pure non baßo tan­
iavolofe di oro , non togliere , ma daré Vangelo , fpezzö Idoli, atterro Tempj, ginnto , todo fi richiule in un Mo- to alia Provvideuza , per glorificate
aHe Danai la purita . Or va , va pure , c lmgoiarmcnte quello di Diana , cui uiílero di Santi Religioli , per mena- il mio Eroe, ma raddoppiando i favo­
o Niccolö, che la tu a umilta , per quan­ metiere diroccava di propria mano , fil re in placide contempiazioni i luoi ri, palla olere a difenderlo con ifilrepi-
to fia tiranna delle tue glorie , facendo- udirono per aria lamentcvoli grida , ed giorni ; ma una fien fi bife voce del Cie­ tofi piodigj dalle invertive , e dalle pe­
ti celar focto 1’ombre della notre un’ urii orribili di Demoni, che ii lagnavano lo diliegli per ana : Parti di qua o ne reinacci itegli da’ Padri del Concilio
âzion #\ ¡lmflre , eVa nondimeno , a di ertèrè diícicciati dai foro antichi at- Niccoló , che alnove ti chiam a 1’ per lo fchiáffo dato, ad Ario , come
güila de! pennello di Timante , giulfi il bergh'i > lo dille Andrea Cretenfe : Meat onor di Dio, e’l bene de’popoli. Ec­ cola dildicevole al decoro Ecclefiaíli-. t
dir di Seneca , notimai "piy ti appalefa Idolorum demolitus ed , injidäitatem 'om­ co predig) di providenza . Parte pero co ; ed irreverente alia prelenza del
pergrande, chequaridcxpar, che ti oc­ nem expulit a iota Gfrrmm provincia. egli, e va nella Citta di Mira , Me­ gran Cortan ti no , che a fifi (leva Arbi­
culti , oßeniat , dum occultat , ed av- Ed in tal gui fia mortrofii veramente tropoli della Licia, mentre ílavano ap- tro deba pace. Pero volle Crido.me-
verafi di te cié, che dille Girolamo del­ Proteo in tutti gli afipetti della più glo­ punto radunati i Veícovi luffraganei delimo dar di fina mano i¡ libro de!
le fegrete limoline di Melania Roma­ riola San ti ta : Protbeus in irnm aginem ve­ per 1’ elezione del nuovo Prelato , e Sacrofanti Vangeh adorno di gemme ,
na : Ncc volens gloriam operis agnofei, ritatis afumitur tdirçbbe Agoftino . Mo- AuS· tb. Pafilote ; ed ecco rtvela Iddio ad un e di oro a quella defilra , che avea
-tamen operis magnitudine prodebatur ; rtroffi pari nel pregio alla gemma Sar- 3Àc"6jCcnt· de’ Vefcovi più avvanzato nelle virtú, lanciato quel coipo maeflro . Più ; Vol­
poichè non mai più moßri nroltipjica- dia encomiara da Cafifiodoro, la quale cadem' e negli anni, che fnblimaflero alia Se- le che mentre lacrificava da íempbce
te nel tuofpirito leCrirtiane virtú, di in un vaghiiTuno cangiante dp Tremoli dia Vefcovile colui , che Ί di feguen- Prete , gli Angelí a veduta di tutti
,, provvidenzi nel fovvenire all’ aitrui raggi, aduna infierne i colori, e la bel­ te entrarte prima di tutti in ¿hiela gli met tedero lu gli omen il pallio
* * bilogno, di com partione, nel comparir- fa di tufte le gemmeFlu&uataSpefti- CafEod. col lióme di Niccoló; ed efíendoque- Vefcovbe. Più . L’ illcfla gran Vergir
lo, di umilta nel nafeondere i bcncficj. bus tremulis , dum lapis tenetur immo- I,^. ep,j-, JRi appunto il nollro Niccoló, il con- ne Maria gli colloco fu la fronte la
In fomtr.a è vero ció, che difie di te bilis . Mirum eß in una fuperficie tot di- íécrarono tollo, con quanta ripugnan- Mitra . Più finalmente ; Sgcvgó im-
Aqdrea Greteníe, cioé che nelle azio- verja conjpicere . za.della fuá umilta , con altretcanto provvifiameme in mezzo al Tempio
rii non contento di un foto vanto di una Che s’ è cosí , va ριι*~ ο Nicco.-*-' giubilo di tutea Mua. Ed ecco mani- una limpida fonte di aeque Criílabi-
fióla virui , ti trásfbrmavi d’una in un’ Ιό , che^ti fil anno bene tui fi felli contralfegni di una elezione fal­ ne . E non vi par queíio , o Signo­
- > abra gloria : Mfcanfiones Nicolaus po* Vori, e*tutet quegli efiafnmeini, con i-V- ta tutta dal ¿icio, che volle lublimar ri , un numero lenza numero di ta-
ítit in corde íuo , & de gl ri a in gloriam cui ha arrichita la tua grand’ Anima -r Niccoló alia Veícovi le Tiara con un vori in ogni favore conceduio a Nic­
je transfigurabat, ac deUrra ad Coelum il Cielo , rinnovando in te le antiche
extollebat. onor , che rinchiudetie cçnto , e mille coló ? Non vi par , che Iddio molti-
benedizioni dell’ antico Giacobbe : E<- ■onori . Che dim poi delta dimora di plica fíe nella di lui beb’ Anima i Pri­
Co«! è veramente Uditori . Niccoló go te augebo , & multiplicabo , dabt- Niccoló ncl gran Concibo Niceno ? vileg) a mifuta dell’ altezza deba fuá
-tpoltiglicô per maniera in le Helio i que tibi terram banc : Va , che ti filan Ne da qual aitro molripnco di pvivi- benencenza ? avverando più che mai
χίΠιϊ! titile virui , e’l pregio di ogni per- bene : poichè era pur di dovere , ehe íegj fovnimani veggO fimaltarfegH la gli oracoli del Profiera : Secundum al­ Pf. II. <7.
'ezion Crirtiana , che parve moltiplicaf- colui, cheerafi tanto moltiplicatondl- fionte. Trattavaíi in quell’ Ecuméni­ titudinem tuam , multif/icadi filios ho­
íe anche ín fie le Apoteofi-di tutu' i San­ la virtú , fuiTe aitrnsi rroltiplicato nei co cor,lefio di ílabilire la conlullan- minum 1
ti ; dacchfe nioltiplicó in le le laureóle di Privileg) de’ Santi . Ed ecco gi’a ven­ ziaiita dell’ Eterno Verbo con 1’ inge­ lo per me vi fo dire, Uditori, che
Confertore, vifitandoapiefcalzi la Pale­ VL
go diípenfaríi dal Cielo *1 ario Eroe; nito Padre col vocafcolo Greco Ußo- non finirei mai , le voleffi Ipicearvi
tina ; trattando come proprj i negozi non ad una ad una , ma a gruppo cks , e poichè vi r¡ pugna va con ele­ ad una ad una le gnzie piovute ab-
de’pupilli, e delle vedove ; afifirtendo a gruppo fingolariffime grazie . Che ctande fabacie Ario Diacono Alertan­ bondantemente dal Cielo full’ Animi
-indefefTamente a i divini Ortie;, alle O- bel moltiplico di favori non fi vede drino, Lucifero de’ Mifcredenti , mal di Niccoló, e farci cortrerto o a per­
* raziom , e ad ogni aitro impegno di fer­ nsila elezione di Niccoló al Veícova- foíferendo Niccoló la petulanza debo dere io il Hato nel ridirvele , o flan­
vida divozione . Moltiplicô leoalme di do di Mira ; Stava eg!i in un’ erma sfrontato Erefiarca, prefo da uoeftro ear obre modo la vofrra divôzion
Martire dpfieWndo cgli per la .Fede folitudine , menando "lungi dagli oc- împrovvilo di fipiritu , gb (carica uni nell’udirle. Lalciate pero , che io méf­
*- ■'-.·· -rtlRvlitK^PiVîzi in un crudeliffimo efi- chi del Mondo una vita pin Angeli- guanciata ful vifo , per iiiamparvi quel ié tutte le abre in non cale , vi ri­
' 'in , e Ancorando d’ozni parte i fedeii al c a, che umana , intanto gl’illuílra Id- rollo,c , di oui tanto erasfronito; In­ dica fojamente quella , per cui Dio
martirio nelIa fi;r;rtirba perlecuzione dio la mente di un chiariffimo Jume, di levato dal ídolo un mattone , e con íingolarica di favore for le non
degi iniperadori Diocleziano, e. Mafifi- e gli ordina , che torni nella Licia rtringendoio in pugno , difcioglie quel concedido a venm abro-de’ S : : · 1 ,
•niano ; M 'Inubco le Corone di Αρρο- per impegno di fuá maggior gloria . Corpo miflo di tre Elementi , facen- volle che Niccoló fu fife ri verito nel
, tolo, convertendo cgli ai labari adorati Ecco le riveiazioni . S’ imbarca alia done leparare la terra , i’ aria , e Ί fuo- Mondo anche da i Iiarban ; m peroc-
rde Erecici, Giudei,Gentili ) Mil- \'oíca di quella Provincia : ma coal ço, in pruova dell’ Augutiilfima Tra­ chè attelta Niceforo, che i Gentil i le
$ S . . _ . _ . ín- E 2 iñvo-

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68 Panegir co IX. Di S. Niccoló. *9
invocano divotamente , e ne ottengo- onorarfi le fue beate agonie da inntf» Gregorio fu la podraga , o Rocco, e fiume ; altrove affogato da un g at to ;
no grazie? che i Pruffi non mettons menbili Angeli, che ícefi a filiolo, a Sebaíliano fu la peile , e cosí degli ai­ altrove.... IX.
mai pie fuor di cala , fenza pria inch» fiuolo dal Líelo , ed unitilí a 1 molti tri ; la dove a Niccoló fu accreíciu- Ma che pretendo io , ο Signori ? Tor­
narii alla (ua immagine ; che i Molco- Sacerdoti, che gli flava no dattorño , ta, e moltiplicata la vlrtù taumatu- fe contar ad un ad uno i miracoli di
viti vogliono (empre con la di lui inter- fi milero ad accordare con efii loro ce- Virg'l. S. ga per tutti a (facto i prodigj : Omnia Niccoló ? Eh taccia pure , tarda , e
ceiïîone otccner quanto bramano , che ielli armóme . Indi Iprigionando.gia di ílcorg. transformat , potrebbe dir di lui quel cefiî dal fuo ardimento la mal acrnrti
i Pagani vilnano divotamente i fuoi feno il fervido fpirito , leí vede acco- Cigno famo(o di¡ Mantova , /e fe in mía lingua . Dch parla tu con più
Temp; , che i Turchi , a parer di Sera- gliere in braccio ad una íichieradi Pa­ miracula rerum. A lui dunqne fu n ol- fluida , e più perenne eloqnenza , o la­
rio , lo venerano ; c fino gli Eretici triarch! , venuti dal Paradifo per firgli tiplicata la poffanza fopra i morbi , cra , dolcifilma , prodigiofilTima Man­
della Germania han tolto le feile a corteggio . Baila quefio ? non baila . guarendo e Ciechi , e Zoppi , e afil- na . Tu veramente fe i un pelago di gra­
molti Santi , ma non mai la fu a . O Dovendofi fare ali adorato depofito di derati , e Paralitici, e moi 1 bondi ; e zie , che mofiri Niccoló moltiplicato
quefio è cortamente un privilegio , che luí, rimado in terra , foienni funera­ ne! folo giugner le di lui offa in queda nel Mondo in mille fiumi di beneficen­
non ha pari , di cui potrebbe dire Giro- li , ordma Id Jio ad un Vefcovo , che diietta fuá Bari operó in pochi gior- za : Tu Probatica di Si on , tu vago
Hieron. lamo : Depofuit pharetras Armenius ; Ii celebri , non g¡a con 1’ uffizio de’ ni nulla meno di cento , e tredeci fi­ Giordano , tu Natatoria di Siioe , tu
Epii). 4. Scythice fripera fervent calore fidei. lo Morti , ma con quello de’ Santi ; E mi 11 maraviglie : Moltiplicata fopra mifiica Cifferna di Betlemme hai rc-fo
ad La­ lo bene , o Signori, quanto fia flato O- intanto íentonli incuonare per aria i tutti gli Elementi ; topra il Mare , che in quefia augiifia Ba.Glica , con an.mi-
tam. norato il mío Eroe da tutti quanti i Fe- canti armoniofi del Paradifo : Euge Matth. fi abbonaccia , e falva tutti i paffag- razione delta Natura , degli Ansioli ,
deli, da tutta quanta la Chieía : So lo ferve bone. Or vanne Anima grande , 2$. 21. xgieri , che gia flavano in gola al degli Üomtnl , degli. Eretici , de’ Gen­
fmlfurato concorfo di tutte quante le vanne fpirito generofo la fu nelle sfe- naufragio ; fopra 11 fuoco fpento più tili , de’ Demon) f familiari i prodigi,
Nazioni al fu© Sepolcro ; ponche de i rc col Capo coronato , non gilt co­ volte ad' un luo cenno nelle felve , e Non finí va gia di ammirare la cutio-
Re vennero pellegi inando a portar tri­ me il reßo de’ Santi , da un folo , ma nelll Citta di Brencartea ; fopra Ia fita di Plinio la maniera , con cui le
buti di gemme , e di oro a qaelt’ adora­ da cento, e mille diademl : ln capite Apoe. ry. terra, refa più volte da lui di fi erile arque de’ Cieli fian no lolpeíe , peníili
ta Tribuna i Baldovini di Bifanzio , gli tuo diademata multa. Va pure , ch’ io 12. fecondiffima ; fopra 1’ aria , pigliando maraviglie , a mezz’ aria , ed ora fi
Stefani dalla Dalmazia , i Lotarii dalla fempre più mi confermo nel mio ien- Adeodato giovane fatto Schiavo dagli íciolgono in piogge , ora fi addenlano
Germania , i Duchi dalla Borgogna : timento , cioe che Iddio nel glorifi- Agareni, e dato per paggio a Mira- in grandini , ora ii sfioccano in nevi, Plin. 1.;t*
Delle Reine pellegrinarono qui Γ El ene carti ha allargate più che mai le ma- molino , pigliandolo , dico per i ca- ora fi colorilcano da Iridi . Quid, di- piocem.
dalla Servia, 1’ Eiiíabecte dall Unghe- ni della lua beneficenza , dandoti ne pelli, mentre ferviva con la tazza in ceva egli , quid ejfe miraiilius potefl
ria , le Giovaane da Napoli , le Bone i privileg; menfuram plenam , <tX con­ Lue. g. mano , portándolo per aria alla fita aquis in Cedo flantibus , Ma quanto lo-
dalla Polonia : De’ Santi finalmente fi fertam , & coagitatam. Va pure, che 38. I, patria : Moltiplicata fopra tuttele.Crea- no più ammirabùi quelle arque Cele-
portarono qui alla tomba adorata di io intanto umile Panegirifia delle tue ture : poichb fpinfe cOlpifc una colorí­ ili , che fianno qui m terra ? Quid efe
Niccoló gli Anfelmi , i Godefridi , i glorie, pafio oltre a mofirarti rcolti- na di marmo , dicendo , che vada a mirabilius potefl aquis Ccelefhbus in ter­
Guglielmi, i Bernard! , i Brunoni , i plicato non folo nelle vlrtù , e ne Mira , e la Colonna tibb¡difce : Mette ra flantibus?-poichè qui da un Sepol­
Francefchi t le Brígida , le Catterine. privilegj, ma anche ne i prodigj, in Cofiantinopoli alcune lettere in una cro di morre igorga un liquore incor-
Contuttoció fe ben fi mira , a fia i piú Se non che qui io mi fento Venir VIIL catana , comandándole, che le port! , rurtibile , ed immortale ; da poche of-
ammrrabili a me pajono gli onori, che mener la lena , e mancare il fiato , fen­ e la Canna cammina : Vuol acqua in ia^polpate goccioia un balfamo di tut­
riceve Niccoló da i Barberi , che non za faper trovare ne ordine, neelpref- un Iuogo fécehiflimo , ed ecco gli ti i morbi,· edatina firetta tomba for­
da i Fedeli, poiche nell’ eflere onorato fioni, che bail ¡no a ridir un rnolti- zampóla dinanzi una frefehifiima fon- ge un fiume , che per quattordeci feco-
da i Fedeli va del parí con aitri Santi, plico di portenti per numero innu­ te : con poco parte , e vino foddisfa li fempre perenne ha camminato ton
che hanno altresi in gran copia popoli merabili , e per ifiranezza non mai più altroVe a moluffimi, e fie refiano ca- pafii di beneficenza , noni,ia lole Pro­
adoratori de’ loro Temp; , e tributar; uditi. Eh umiüatevi pure, o mieipen- nefiri di avanzo , come il Redentore vince , o Regni , come il Danubio ,
del le loro tombe ,1a dove nell’efifer ve­ fieri , frenate il volo o baffe mie fan- nel deferto. Moltipliçata fopra demo- o il Tigri, ma turto affatto 1’ LTniver-
nerato da Barbari, fi pito dir veramen­ tafie, che non potrete non far nau­ nj, liberando un Vefcovo dalle falle fo , riempiendolo di lingolariffime gra­
te , che riceva un otior lenza pari , e fragio , ove vogliate innoltrarvi neT apparizioni di Satana , e difendendo un zie. Dillo, d i lio tu , che più di tutti
fenza efempio. miracoli di colui , che fu chiamato Monaco dalle accule fattegll pur dal puoi renderne tefiimonianza , o nobi-
VIL Ma che vado io rammentando ad un da 11’ Archimandrita : Miraculorum incx- demonio. Moltiplicata finalmente fo­ bfíima Bari tu , che con invidia di
per uno i privilegj di Niccoló ? Eh che auftum pelagus. Non potrete non ifiu- pra la morte, (popolando , diciam co­ tutte le nazioni avefli la bella forte di
quefio è un impegno troppo malagevo- pidirvi alte gefia portentofe di colui , sí , gl’ interi fepolcri de’ loro cadaveri , elTere Citta beniamfna , e prediletta di
le a foíienerfi ; è un ardimento troppo che fu appellato Taumaturgo dal Me- poiche rifufcita qui un pargpletto gi’a Niccoló, di pure , che moifttpüfcb di
fupperiore alla n ia fiacca eloqnenza. nologlo de’ Greci , e da Pier Damiani arrofiito nel fuoco ; la due gioVani fat- prodigj, che miracoli di ptotezione ,
Contentatevr peró, che 10 lalciate in- mavaviglia dei;’ Univerfo ; Impe me­ ti inpezzida un Ofle , e meffi nef fale, non ilperimentafli mai fémpre da quel­
dietro tutte le abre e'orie del viver di che ad aitri Santi furono rifiretti da quivi tre aitri pur trucidati , e rmffî le manna Celefie. ? lo per me vorrei
lui, vi additi ίο lo le raddoppiate grazie Dio i confini deiΓ operare prodigj , nel fale ; altrove una Creatura na­ fiamane firappar di mano a Staficrate
del fuo moriré . Egíi dunqtre giontogià cosí fu comunicara poffanza a Lu­ ta morta ; altrove un precepirato da lo fcarpello, per ergere a Niccoló una
prefio alia meta di un’ A ppofioüca , an­ cia fu la Ceci ta , a Biagio fu i mali un albero : altrove un annegato in un fia tu a parí Tqueila , che quefio famo-
ís! Angelica vita , vede primieramente di gola , a Liborio fu i Calcoli ^ a Jago ; altrove un naufragato in un fo^cultore fi efibï di ícoipire ad onor
Gre- Paneg. P. Sinifcalchi. E 3 di

Biblioteca Nacional de España


70 Panegírica IX. Di S. Niccoló; Di Sant’ ?intoníno. 7^1
«II Alejandro . Egli dtinque non fa- colT oracolo fopraccitato del Genefi . rlore al refio degli nomini ; cosí fu vo­ decoro , e di flagello, di piacevole Ca­
pendo ove altrove mcglio raffigurar la F o te augebo , & multiplica! o, daboque luto mai fempre da Dio luperior ne’go­ rita , e di rígido zelo : Jlffumpfit fibi
grandezza di quell’ Eroe , che in un tib: terram banc . vern) in diece Priorati, ed in erg Vica­ duas Virgas , unam vocavit decorem ,
alto Monte pensó di formare di tur­ Eh si , quello fimulacro fi convie­ riat! elercitati nel Chiolfro , e pofeia in alteram vocavi funiculum.
to mteio il Monte Ato una Statua di ne a voi, o gran Tauu a'uigo, ed ín­ diciatietre anuí di Mitra nel trono Arci- Unam vocavit decorem . O Dio !
Áleffandro; co i ciglioni delle rupi ef- clito noílro Prottetore , Niccoló vefcovil di Firenze ; ed in si lungo cor­ con che vago , con che amabll fem-
primere le Cigha della fronte , co i di- conviene, dico, e per trofeo'delU vo- lo di regolare , ed Ecclefiafiico- imperio biante diedefi a veder primieraroente
rupati pendj i lolchi del vifo , con un tlra beneficenzi , e per pegno del no- mofiró fempre innetiato al fuo Pallora- la Santifa di Antonino Î Egli nato nelU
antro la bocea , co i boichi la chio- firo an ote , e per contraiíegpo della le il vago infierne, il Sonco , il córtele Citta Reina de’ flori, gentil gerrooglio
ma , e cosí del refio . Quello pero , nofira gjatitudine ; poiche voi col vo- della Verga di Aronne, e Ί terribile, di onefiiffimi genitori , tenendo bea
ch’ era il piu capricciofo , era Γ arte- flro patrocinio lublime a vete mai fem- e Ί ¡mperiofodella Verga dl Mose, poi­ fítte nel Cielo le radici de’ fuoi affert.',
giamento, poiche con un braccio vo­ pre arricchito di Celefii telori i voflri che non ebbe egli alera idea di comando, emuló preltamente i portenti della
lea, che lolleneile una Citta, e con 1’ divot i ; e piu fingolam.ence qnefia vo- cheque-lia ¡delta, che ha Dio nelT uni- verga di Aronne, dando tuori unarie*
altro un’ urna , da cui fcorrefle un ra­ ílra Illuflré Metropoli Bari . Prolegui- Verfo , cioe T amore , e Ί timore ; la be­ ca dovizia di fion , e frutea di Ango­
pido , e gioífo fiume . Mi preíiami fu , te intanto nelle vollre cop ofiffin e »ra­ nign ira , e lo fpavento . Avió dunque la ri ili me virtù . Fiori furono in lui i
prefiami, o Staficrate ¡1 tuo fcarpello, zie; protegee'e le nofire Anime da tut­ rabone, o Signori, fe adattando oggi gigli di quella Angelica pur ita, ch’ ei
che un pari (imulacro vorrei io ergere ee le infídie de’ Nemici tarrarei , pioteg- ad Antonino gli Oracoli fopraccenati di fin da i primi anni cooleciö in voto _"_1_
ad o ñor di Niccoló ; poiche egli dall’ gete i nofiri corpi, gli averi , le fa ní- Zaccaria : ^ÍJfumpfi mibi duas Virgas : al luo Dio ; le tole di quel mod eil o
un canto col braccio della fuá prote- glie , le Cale, gti amici , le Campa ;ne ; Unam vocavi decorem ; alteram vocavi roífore , con cui tingeali il vifo ad
zione fofiiene queít’ ínclita Gitta d Ba­ e poiche vi fíete mollrato con (o urna Funiculum ; & pavi gregem meum , vi ogni aura d’ impúdica fuggeflione ; gli
ri ; e con 1’ altro tien Turna dclf ado­ gloria moltiplicato nelle virtú , ne’ Pri­ dia a vedere in lui la vera idea di un go­ amaranti di una tenera divozione ,
rata fuá Tomba , da cui feorte un fía­ vileg;, e ne prodigj ; noflratcvi au rest verno Evangélico , praticaro prima con che tenealo inchiodato , quafi fielia
me perenne di Manna Celefiiale , e di a beneficio di tutti noi, Voilrî umilif- le, indi con altrui ; cioe del Decoro di filfa de’ Sacri Temp; , n egi i officj di­
fovraumani prodigj, e s’intagli pofeia fi mi, e divotiflfimi fervi , noluplicato una piacevole Garifa, e del F¡ agello di ván i , nelle prediche , in tutti quant i
alia bafe del piedcfiallo T inferizione ait res i nella protezione. Cosí fia. una rígida zulante Giufiizia . Che fata 1 gli efercizj della pieta criíliana ; le
argomento dille glorie maíTvr.e del mió viole finalmente di un virtuoío ntira-
^*%===%%===KX===K%===% Eroe, 1’oggetto della nobile vofira at- roenio , per cui lungi dall’ ozio , e di
tenzione , lo (copo deli’ infacundo mió i giuochi puerili-, tenca tutti occupati,
PANEGIRICO X: Π.
dire . Diam principio . o nelia pieta , o nelle lettere i fuoi pen-
Non v’ ha cofa,, ne pin guida , ne fieri ; fino a merit at fi T E.ogio di Guer-
I Η 0 N 0 R E
più gloriola ad un Governante , dicc- ricó Abbate : Ejflorefcil quodam Jpecia- Ser. ?. de
va S. Il:doro , quanto che adempia bilí decore virtutum. Le fiutta poi del- An nuce,
egli il primo tut te quelle leggi , che le fue azioni pin, che quel la di Aron- B. V.
DI SAN T’ ANTONINO preferive ad altrui ; e che a (fren i i tu­ lie, fu ron limili a quelle della Spöfa
ARCIVESCOVO DI FIRENZE. multuari appetiti del piccol Mondo de’ Sacri Cantici : In portis ñofhis om- Cant. 7.
di fe medefimo , piima di d.-rfï a ri­ 7ña poma, nova & vetera , di ¡céle mi , ’S· ■
Nel governo, che fece S. ANTONINO di fe , nel governo , che fece pa rare gli Iconcerti del magpior Mmn- fervavi tibi ; poiche fin dalla foelia
altrui-, usó fempre due Verghe , I. di Carna , II. di Giufliz/a. Apud do : Jußum eß principem legibus obtem- dell’ eta pueiile produfle pomi difrei'ea
Maucler. pecare Juis . Quefia gloria elaUaiono infierne , e dt llagionata perfezione ,
*Affumpfi mibi duas Virgas : Unam -vocavi Decorem; alteram vocavi Funiculum ; f 1321. ‘con tutti i loro encomj Diodoro ne i nova , (ST velera. Nova col continuo
CT pavi gregem meum : Zaccli. ii. v. 7. Diodor. c. Re delT Egitto , e Plinio nel fuoTraia- impiegarii- in divoti altarini Velera
c. 2. no , a cui pote dir francamente : Ni­ col proluneare per più ore al di le
Evghe prodigiofe delT E- di Firenze, in cui nacque; Splendor delT hil amplius vis tibi licere , quam no- lue orazioni immobile , ed atiorto in
braiímo , che vicarie in IllufirilTnno Ordine de’ Predicatori , in Plin. in bis ; quefia meri 1 ó a Teodolio ii vec- Dio ; Nova con frequenti digiani ;
terra della divina Οη,ηί- cui viíTe , Onor del Pontifico Trono,in Paneg. chi0 gli applauli delT eloquente luo vetera , diííimulando con fag ge fin-
potenzi vl cangiaPe in cui federte ; Specchio di S. Chieía , per Pacat, in Panegivifia : Digna vox majeßaie re- zioni anche in mezzo a’ conviti le lue
fcettri termiti dalla Na- cui affdticofíl ; Maravtglia del Mondo , Paneg. gnantis , legibus all'gatum ¡e Principem afiinenze , gittando deliramente a’ ca­
t „ tura , ed ubbiditi dagli che ammaefi i ó ; e p ù íingolarmenre fu- profiteri. E quefia altresi accrefce tira­ ni que’ cibi , che parean pigliati per
Elementi ; deh contentatevi oggi, che io perbia innocente della nofira Napoli , namente i pvegi dei grande Antoni­ fe : Nova , & .vetera in quel gran
vi tolga alia deflra Sacerdotale di Ατοπ­ in cui fece logg ionio ; e gemma di que- no ; poiche egli , pruna che con al­ faggio , che die del (fio fenile inge-
η e , ed alie mani legislated di Mose, per flo nobiliífimo Jempio , che in grado di trui volle ufar (eco fi elfo quelle ilii gno fin dalia Ina ' adolelcenza ; a Hor­
collocarvi in quelle del gran Prelato, Priore fan tífico col governo . Fu egli di governo amabile.infierne , e rigi­ che eíiendogli vietato ii ve ¡r , come
del gran Doctore, del gran Taumaturgo, un’ Anima grande meffa al Mondo dal­ do ; ed adoperó con fe medefimo , tanto bramava > T abito di Do nenio,
di cui venni qui a teuere Panemrichc la Providerfza , più çhe per fe , peral­ prima che con altrui, le due gran ver­ come di troppo dilicata compl (Tfio-
lodi, volli dir di An tonino , Gleba tan i £ become nacque con índole fu pé­ ghe di Zaccaria, da me propollevi, di ne , inabile a foficnere i regelari r¡-
ñora E 4 gori,
♦ A»* A

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do Panegírico X.
Di S. Antonino 73
go ri, ed avendo avntQ per pruova di ίο, e tutto lagrime d! tenerezzi, dif-
qnafi ímgoíTibile riofcimento ii man­ taceva 11 fiio Cuore per gli occhi , della fita Santita, c del fuo Tapere tra­ to avviliti i fuoi maggiori onori, Bea
dil- a mente tutti quanti i Sacri Ca­ che tenca filTi nelf appaffionaco Naza­ didero di continuo i lentimenti della e 11 veroperó, che non-porendo quelLa
noni , pote fra io fpazio di pochi meii reno ; quando prelo tutto infierne da fuá umiita, obligándolo a 1 pnmi Su- portarii , diciam cosi , in pace , o con
recitar ; con felicita si prodigioía, che un impero di amor fopreccec'ente, al- periorati del fuo Ordine ; egli nondime- diffimulazion un si grave affronte ,
meritu di effere con pieni iuifragi an,- zali dal luolo ccl capo , poi ípiccar,- no envolcando in argo.nento di mag- giunfe finalmente a vedere nel foglio il
nieífo nel Chiollro ; mofirando con cío do un rapido volo per aria , non ii giori abbaífamenti i iuoi onori, aliora pevfeguitato mío Santo a difpétto delle
la ricca refereria della fuá mente , di arreda finche non grange al fuo Dio. piú , che mai adoperavali ne’pinvili im- lue ripulfe. Ma che? nellTitelfo ven­
cui piii che di qualunque altra ii avve- Aliara tutto per aria s’ incatena con pieghi de’ Conventi, ora col pulir ven­ cerla la perderte.; imperocché tanto fu
ró il detto dell’ Oratore Romano : Re- cariílimi abbracciamenti alia fuá Cro­ tóle nelleCucinc, ora con lo feopar di lungi Antonino dal cambiare il Ghio-
Cicer. 2. rum omnium tbejaurus memoria efi , e ce, at ta cea fortemente i labbri alCo- mezza notre la Chiefa, ora col farda (1ro con la Prelatura , che anzi obligó
de orat, dando una gloriola eccezione al detto liato del fuo Gesii , e lugge dal di luí famiglio, e da Servente con loro , cv’ la Prelatura a farfi in cerro modo Chu-
Auguft. di Agofiino ? Memoria infida cufios re- Cuore doicifíimi net tan , "íoddisfaceti- quali avea autorité di comando . O firale , e loggetra alie più rigideolîer-
1. 2. con- mm ; pciché per lui fu la memoria do , giutia la fraie elegante di Enuc- Dio! quai riíentimemi, quai lí repit i, vanze ; daeché non poté difüngtierii mai
tra Acad, cudode inferne , e promotrice de’van- dio , Gulam cbari tatis . Fortunati (fimo Errrcd. quali vipienze non fece egli mal , al- Antonino Prelaw da Antonino Rcii-
c· 9% taggi del fuo Ipirito. lorchc tu dal Pomefke Eugenio IV. giofo, (alvo che alla bénignité , ed al
Antonio , appagate pupe 1’ eroica fe- in vir. fi­
HI. Cosi trapiantato Antonino , quafî te deiie vodre brime de fontibus Sal- piph- preconízate Arcivefcovo di Firenze! zelo crelciiito in lui con l’altezza del
nobil Verga di Aronne , tra le rofe 'valon; : Succiate quai Ape ingegno- Tfaiz 12, Che vi credete facelle egli allora , o nuovo pollo. Del re fio fernere uguale
di Domenico , comine o a crefcervi fa, dal bel fior Nazareno, Celeiti de- τ· Signori i Tremar da capo a piedi , e a le Helio , eine a dir , fempre (Telia fif­
a güila de’ Cedri del Libano , i quali lizie : gufia , & vide, quam Juavis fit tramor.tir per io fpavento al tolo an- ia nel Ciel della lua Santita , vefii fu le
S. Hier, al dir di S. Girolamo , hanno verii- Dominus , che io intanto confecrando nunzio ; fpedir lettére di prieghi, e di nude carni 1’ ifteffe lane del fuo Ordine»,
in Efa. c. cem ad C,-ticfita fefiinantem , indi a alla voftra forte tilgte le mié innocen­ rifolute ri.nmzie al Vaticano ; rentar usó 1’ifleffe afiinènze del vitro, fi levó
4· fiorirvi quali fortunato Elltropio, coi ti invidie, ammiro le fiamme della vo­ di nalconderli , o in qualche grocta di mezza nette agi’ iíleíTi mittutini ,
cuor tinto volto al fuo divino Pia- fira dolce Carita, pin che tía le fpine defería , o in qualche Hola abbando- portando!! a piedΓ in quell’ ore buje ,
netta ; perché non parea fapeife pen- del Roveto Mofa ico , tra le pene de! nata ? Tut roció egii fece ; ma lin qui anche ne’ verni gelati al Duon o ben
far ad altro , che a Dio , trovando Redentorc , e vedendovi abbracciato ebbe egli ne i fafli Ecclcliadici dimol- lungi d- 1 proprio Palazzo . Del reflo
anche ne’ tempi phi occupati tempo alia Croce , vi riconoíco per la vaga ti Santiffimi Preiati, che il fomiglia- dando poi un perpetuo cfilio da’ fuoi
da impiegar moke ore in infocate verga di Zaccharia inneflata alia vera rono . Gloria fingolare, e a fracto le ti­ appartamenti ¿gli A razz! , alle pictu­
contemplazloni ; non in altro feio- verga di Ge fie , al vofiro Gesú : MI- za efempio fi tu della umiita di Anto­ re , a gli ferigni , alle argentarie,
glier la lingua, che in Cantici di lo­ teram rvocavit decorem . nino 1’ eitere egii ailretto dopo moite a i cocchi, a icorteggi, alle fiv.ree , a
de a Dio con moTtipficiti Offizj, e Ben é il vero petó , Uditcri , che ~~ negative a i decreti Ponteficj, I’ eifere, 1 luffi ; pago di un povero pigliariccio
„ Salter; ; non in altro phi premurofa- Antonino phi vago di tormenti , che dico, ailretto con pena di feomunic# per letto , di fei foil familiari per a-
mente impegnaríi, che neli’ accendere di, delizie , linceó in certa maniera ad accettar la Mitra. Dio immortale , juto, di nna (e r,plica muletta peí le
in akrui quelle fíamme di amor di­ della Croce del Redentorc Γ altra ver­ e dove mai s’intefe , chi mai pote im- vilite della Diocefi ; non voile, altron-
vino , ch’ el cevava nel feno . Avea ga di rigore propofiavi da me negfi maginarfi che s’ abbiano a minaceiare de la grandezza , che da una profon­
Analmente a fdegoo il prop io Cor- oracoli di Zaccaria : Mheram vocavit alla virtù o ù eroica le pene pui gravi da Teología , ch? gli .arricchfva lamen­
po , che tenendo in troppo dura pri- funiculum ·, poichè egit , quanto aman­ del vizio ? Che s’ abbiano ad intimare te; non altre fiipc dlsttili, che di me­
gionia il fuo Spiiito , tenealo lungi te di Dio , tanto fpietaro con fee o anatemi , acció fi accettino quelle di­ riti ; non altro correégió , che d-sílc pro­
da Dio ; Onde c , che fpello ecli ten- íleffo, trovó maniera da adunare net­ gnité , per cui non báfian.gh an a ten, i prie virtù , meri ta rado fi tutio intero'F
tava , diciam cosi, la fuga da fe me­ to icario , e delicato fuo Corpicciuolo medelimi a tenerne lungi i Simoni ici Elogio farro dal Nazianzeno a Bafi­ Nszi.in.
de fimo , ora con îunghe Eflafi pelle- ordlgni di Pentinenza da conquidere un pretenfori ; Che umiita debbe effet lio : lili pro magnitudine Theologia , or. d» San
grinando dolcemente da i ienfi ; ora gran Coloífo di bronzo . Crudeli fh- queila di Antonino, che giunfe a lem- pro cenju perpetuo vi iùt’i agitavo , Badlio.
con rapid i rate i , levandofi alto da geili punivano pin voire al di con lo- brar colpevole , perché troppo acceden­ cont’nui s incrtmcntômm gradibus ad
terra, quafî flamma ebe non íóffren- devole ingiuílizia le innocenti fue car­ te ? Io lo chegran moderazione di ani­ Deu:,: ferens . E non vi par quedo,
do 1’ eíilio fu la ierra , fpiccaíl impa- ni , infanguinandole conorribile feem- mo fi richiede a (olámente non ambire o Signori , un rigor d’ umiita fenza
zier.te per aria per gitfene alia fuá pio. Una groífa Catena di ferro gli ar- i Troni Ponteficj, e folamente non cu- pari, dacchc feppe render un si ¡Hu­
siéra. Un di fíngdlarmeate orava egii -mava i fianchi contro le ribeilioni nrli ? miggior ve ne vuole a rlcufatli it re Prelate povero, e negictro an­
davanti 1’immagine di un divoto Cro- del fenfó . Un inviolabile digiuno di gia offert! ; ma (fi ma a fuggitli con ot­ che tri le maggiori ricchezze ? Quid
cififfo , ed a (Torto in un deliquio di tutto Γ atino gli concedcva tanto foto rora : Qual grandezza di cuore eroi- aliud efi , vteflami i tuoi durtori , o
Celefil coníolazioní , a güila di una di victo , quanto badaffe a tenergli fem- co fara mai d’ uopo per efporfi al ríf- Seneca . paupertatem in Capitolio cen-
nuvola rugiadofa , che a vida del Sol pre viva la fame . Poveri occhi fu o i ! era- chio di ogni pin grave pena per ilcam- Jecrare ? 0 felix paupertas , qu,e tan~
vicino tutti avvampa tra i roiTori di eiTi coffre t ti aduna dura veglia da cer­ parli ? E quefioame pare, o Signori, to titulo locum fecit. Non vi par , the
un vivó fnoco , e turra infieme fi ti fon ni breviíTimi, ora prefifudi una 1' ultimo confine delf Evangélica perfe- Antonino ne! governo di le medefi-
feioglie in dolci rugiade : Cosi ecli nuda tavola, ora col capo appóggiato zion.e , e’l piii grave (corno, che mai mo ufaffe if rigido flage'lo della Ver­
tutto vampre di facro ardore nel vi- ad una parete . Benché poi il gran meri­ riceveíTe nel giro di tutti i fecoli 1’ uma- ga di Zaccaria ? Cosi e per verita :
na ambizione , coííretta a veder cotan- Miter am vocavit funiculum.
te Or

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t)î S. Antonino ; 7|
74 Panegírico X. temo di fembrarti adulatore , (e per ref­ ad attinger acqua dal fiume ; s’intene-
* -*·' Or la maniera medefima , che uso dell’ Ereile , edegli errori ? come quan­ iere i tuoi Penaeinci rubbo ada cetra rilce nel vedarla il Santo , e con un
feco (lefio Antonino, adoperó altrcsi do coiidennó ad effer bruciato vivo Gio­ di Divide i coronati fuoi metri , con íegno di Croce le rende (ano il vilo
nei governo di altmi , mmeggiando vanni da Canilio famofo prima per i gfa infranto in mille pezzi . Vede li
dir che
• jf.-npre del pari le due Verghe di Ca­ iuoi incantefimi, indi per altre fue ri­ Wr. So bene, che p uvo.te faced, len- un Piovano gi aveniente infern o , e
rita , e di Giufiizia ; Unam decorem , baldería ; E quando diede alie fiamme tir il fi chio de’tuoi fl-.gel · all empie- prefio a moriré, li legge fu il vange­
•alte am funiculum ; & pavit gregem alcuni libri di Negromanzia , facendo, ta ed hile intemperanze del Mondo ; lo di S. Giovanni, ed in un tratio o
f'iu-n. Con ció mofiroffi fempre no- che al fumo di quelle infami carte fiab- ma non piú ti amnii 10 , che ora . I^a- toglie dalla falce di noire . Se tli ti
vello Abramo con in mano le vampe buhffe con ñera nebbia tutea i’ aria . eellalli la ingorda avanzia del Dura innanzi un Mima]» afluito per lo l»o
di un tenero amore , e la (cure di una Ma per darvi , o Signori , migliov VI. di Sella, che aveaii ulurpato 1 bem di Mulino del ditto rovmaro , e guabo
Gcnef. paterna (averna : Ferebat in manibus contezza di qual folie la giufiizia in­ un tuo Convento , allorchfe ipparlo m dalla furia d 11’ acqua : Eh confidate
m, ignem , & gladium . Ignem , íoccor- fierne , e la Carita di Antonino aria al deao Duca , che (lavad m una pure , dice Antonino , che il vof. o
rendo la poverta pió na (cofia , come verlo al cru i , voglio in prima che lo fala cortegg ato da’ Cavahen , dopejuna Mulmo è bel o , ed muero , e tale il
pin fingolarmsnte lo fe ce con tre di- vcdiace armato fúcar di ailegoria con folenne guanciata , gli denunz ai 1 la trova . Vede nel flume della Suva
vote, (ni tetto della çui cala avea le funi della Verga di Zaccaria , al- morte inßeme , e la peiaita de inoi ion merlo un h o Canonico prim· a
veduto fvollazzare gli Angelí del Cie­ teram vocavi funiculum , per emen­ feudi, più the non fece a Baldallarre
preciριζ.Ό portaro sr*u d^ pu na veil
lo ; gladium , cogitendo alie medeli- dar nel luo gregge i vizj , e gli abu- quell’ alera mano dell’antico tell an en­ onde . 11 benedice da luhghi A ntommo ,
rae parte dells gia date limoíme in fi . Egli dunque il mío gran Prelato to . Flagellafii 1’ardue di un fu premo ed eccolo reflituito filcio allai.nva , e
pena delf averie elleno abófate in ga­ mal (offerendo , che encralïero ne’Tem­ Tribunal di Firenze , icacciandolo via qud che e pin-, con le vvlli aínutt?,
ls di va ni ta lino ad eíTer corteggiate pi di Dio Idoli di vanita , e di Inf­ di Chieía, come incorfo in Eccleiialh- come fe .mai non fuller torche dail
da una corma di Demoni. Fecela lsm- lo per rifeuotere adorazioni ed inchini che Cenfure . Flagellafii anche m Fi­ aeque. Gii pi agne innaozi una donna
pre qual Cherubino di Ezechiello , che da’ pazzi amanti ; ardendo di sdegno renze quell’ altroMagifirato, qual non Herile di molti anni : ia benedice An­
habebat faciem hominis ex hac parte , per 1’ ardir di coloro r che compari- volefli ailóluto , fe non dappoi che tonino ; ed creóla indi a poco n adíe
& faciem lbonis ex alia parte ; poi- vano in faccia a’ Sacri Altari , irr τ umiliato con le funi al collo venne ad di fette mal. hi. Ma che fo io o Sigro-
cheora rooftrava un lambíante di no­ cumornaiÆ ut fimilitudo Templi, tuteo 5J, ' accettar la condegna pena. Ma ora pin ri? Miei peniieri , che prebéndete Acon­
mo compalTionevole , dando ai du fa­ ebbro di giufto zelo, factoíi piú volte che mai venero i rigori della tua gm-
tar ad un ad uno gli innnn erabili.pro-
ti iofi configli di fopraffina prudenza, un flagello di flere funi, come gia fece ílizia ; poich'e ti veggo gaiegaiar con la disj della Carita del n.io S»oto? Eh
fino ad ot tener la gioriofa Antonoma- il Nazareno nel Tempio di Garofo- mano (lefia del Redentore nel Tempio che quefio è im impegno troppo ingiu-
fia di .Antoninus Conciliorum : Ora lima milefi a ícacciarle .via dalle Chic- di Gerofolima; ed ora piú che mai veg­ riolo ai merito di un tai croe · Eh idea­
mo (tro faccia di Leone con un Ma- fe , e tintó minacce nel ciglio , tueto go avverarfi di te gli oracoli deba' er­ te pur col peniieio , Udnoi i , quanto
gifirato di Firenze , fulminando con­ tuoni neila voce, fenza alcun riguar- ga di Zaccaria : Mleram voca/li Juni­
ma, Iapete ; e potete imn aginare d>
tro lui anatemi per ditfefa dell’ Eccle- do a’gradi, o nobilta di perione , Igri- grande , e di, fingolave. in un zt lantil—
culum , & pavi ft.i gregem tuum .
fiafiica immunita . Parve fempre fi­ davale con acerbe rampogne . Videii Se non che non vorrei , the natan­ limo Prelato : Di grazia mm n i rfipar-
nada all’ Angelo veduto dal Profeta , altresi piyt volte con 1’illeffo flagello to, o Signori , attoniti ai portenti del miate te idee, dfiatate alle volite.iία-
Apoc, i. che habebat in dextera fua fellas fe- alia mano girar per le contrade di Fi­ rigido zelo del mío P reía to , diyertifie gaffe i confini, che luuovi d» o a ve­
i6. ’ flem , & de ore ejus exibat gladius e renze, e gittar per terrai tavolieri de’ i llupori della di lui Carita , ahi quan­ dare di Antonino , e con eran yantag-
poiche ora aveva egii la delira fregia- gruochi , fcompigliando i danar i , le to pui portentoU ! Egli era il Cuor di gio. Dite (ti, che bramerefif ? Un ere-
ta di beneficias (telle ; corne quan­ carte , i dadi, e roverfeiando quelle ten­ Antonino un Arca viva , m cui pryfio dito di Sentira (Insolare , che 1er va
di
do nel tornar da Roma incontrato- de del Demonio,ove a cofio di beftem- a|la Verga ferbavafï una dolofli ■ a fpecchio al vi ver de Popí h ? Ma ein
fi in un pczzente ignudo , e treman­ mie , e di difperazioni comprati da Manna di tenero affetto. Fu gia chia- in ció P ù legnahto di An'onmo . <e
te di freddo , diedegli tutea intiera la Giuocatori Γ inferno , ed in queda gui- mato da Gregora per adulazione il luo di ku pote due il Pontefice Núcelo V.
fua Cappa, fino a meri tar , che glie- fa : Vapulavit populus non i nielligens ; Hier. Monarca , Communis Romanorum Λαΐ-
dopo aver canonizato S. Bernai .imo
ne feendeífe ful dolió dal Cielo un’ ut per dolorem , direbbe Girolamo , re- Hier. 4. tna. Ma o quanto pili veramente puO
da Siena. Penio , che non 'n men de-
alera te iluta.da maní Angeli-ehe : Ora cipi at difeiplinam . Or rada air ri ad ¿irfi di Antonino , che fülle Communis
gno dit fier canomzzato An On no. vi­
portó la bocea armata di brando , come ammirar ne i faili Ecclefiallici il zelo Florentinorum Jlmma . Anima egli era vo, che Bei nardino n cm < . Β· an tier
quando pronunziando fentenza di (co­ coraggiofo degli Ambrogi , e de’ Leo­ di Firenze , non fol perche vi aninpava ile un’incorrotta giufiizia ? Ma cf pat
munica fu di un bianchifilmo panej fe- ni , che al paragon di quede geíia di con virtù taiimaturga i Cadaveri , co­ pitido di Antonino, le 1’i (lefio Ponte-
celo immantifiente annerir come car­ Antonino rendell a me voleare ogni me fingolarmente fece con untaocml- fice Nicccló ordinó a’ fuoi Trib"hri
bone . Uni finalmente neila fua grand’ alera maraviglia. Taccia puré 1’ Ifiori- lo ellinto , unico rampollo , ed erede di Roma , che non , icevdíero appeli i-
Anima amen due gli Spiriti de’ Principi co Romano egli encomi di Muzio Sce- di nobiliffima Cafa ; ma perche raw- zióni dc-lle di lui fentehze , con e di
dell’Appofioiato , ora aprendo con le vola , che una' manu manca , & iner­ viva altresl le allegrezze di tutti gl) Gmdice (annffimo del vari , e dot til-
chiavi di Pietro la cetrería della gra- mi duos vicit Reges , or che la mano afflicti . Vede egli qui una fanmilla , fin,o ? Vi vorrefie un’ ©ccimita uruden-
zia , ammimfirando Sacramenti , tuo- di Antonino armata di deboli funi che plague amaramente per tema di za , ed un’ amirabil dafitezza m-lla
naiido da’ Pergami promovendo da per toglie a molci vizi dinominanti 1’impe­ fua madre , dogo aver rotto dilgrazia- condotta degli affari politici ? Ma chi
tuteo 1’ onor di Dio : Ed ora con la Spa­ ro . S'i delira eccelía , delira eroica , tamente il γαίο , con cui era venuta
piú accorco di Antonino , le Ia Ke-
da di Paolo mietende i Capi all’ Idre delira tutea di Antonino, no che ocn
te-

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76 Panegírico X.
publica di Firenze fervi ffi fempre di feminam" biada per i poverclli. Pifi -
Di Sar.t* Antonino ; 77
luí ancor Frate negli affari più gelo-
giunla calora egli a tal mi fena , che" rio deííe fue robbe non ghigneva pm, no , chq^ha tlempito Γ Univerío tur­
n, e dm ardui; indi fpedilio due vol­ che alia valuta di quattro (olí Jeu­ to eo’ luoi elempj , e coti le lue dot-
non avendo ne pur un tozzo da de-
te luo Ambalciadore a Roma a i Pon- finare , obbhgo la Providenza a pro­ di . Dio immortale ! queíía e tuna trine . Sieguano pur dunque ad mio-
tefici Cailiiio 111. e Pio 11. Se egli tu Γcrédita di un Arcivelcovo t.i Firen­ rare il di lui lacro Depolito il Cielo
uno de i deflinati da Pio 11. alla ri- fimi parti.miracolofamente
ved« lo di bianchif-
Put : Non contento di far- ze leduto ben 17· anni nel trono Ma con piodigj , le Cuta con gli omag-
iortna del Clero Romano . Se Euge­ rda JICCO c° i Poveri , fi fa anche non è quedo un moriré , diciam cosí, gi , i popoli con le adorazioni . ln-
nio IV. non pago di averio tarto Arci-
p effi mendico , limofinando dal 1 venato dalla Carita verlo i ροννιi · luperbifci pur , che n’ hai ragione , per
veicovo medita va altresi crearlo Car­ Somnio Pontefice große lomme - e Un lafeiar per tertamento gli elempj sí gran parte , o llltirtriffimo Oídme
dinale , ma prevenuto dalla morte ,
quando altro non abhia, fa limofiAa , di una fingolar vlrtu a’ porteti, la ma- de’ Predicaiori . lo lo bene , che hai
non voile ricevere gil ultimi Sacra­ diciam cosí de luoi miracoli , renden- 1-aviglia al Mondo , lo 11upore a i te- il Capo si HancO da 1 Triregni , e
menti , che dalle fue maní. Vi vorre- coli , rinnovando con pm gloria il te­ dalle Mitre ; ed hai il manto si impor-
ííe un laper protondiflTimo, ed un do­ do prodigiofo ogni fuo configlio, ovni rtamento di Seneca , che nel moriré porato davit Ollri del Tebro ; hai le
no di Scienza affatto infufa, e divina ? ua voce . Cosí videii (ingolai mente fvenato d¡ífe , che lafciava 1 idea del maní si íncaüte da' Partorali ; hai gli
x»1a o Dio ! Chi mi avvalora qui la m un Contadino , il quai borbottava víver fuo per crédita all fi-m ve río, Non Altari si coronad dalle Apoteoíi de’
iuigua per valicare i_l gran pelago del per non aver ricevuto in premio di e quedo un Cortil dratagemma della tuoi allievi, che 1’ aggiugnere a te un
laper di Antonino , che non avendo una CefiereJIa di frutea donata al Santiia , non voler íaíciare nulla di grand’ Eroe è altrettanto , che aggití­
avuto al Mondo Maeílro , che nella Mnto alero, che un Dio vel rimeriti. fe nella terra per menar (eco tutu 1 znele una (lilla al mare , ed una luc-
í°j ngr?mmat'ca ’ e nc i primi Eieníen- AUora Antonino mettendo in una bi- fuoi beni nel Cielo ? Heredes ifje ha­ ciola al Sole ; ed a guita della via
tidella Logica , turto imparó da fe , be- ancia qumdi le frutea, e qninci quel­ bebit , chi non ifcolpirebbe al lepo i ero lattea fono tante in te le Helle , che
vendo , diciam cosí , con Ja fuá gran le voc, feríete in una cartuccia , fece di Antonino V encomio tacto a Cela- mal fi dirtinguon fra loro ; Contutto-
mente nella fonte Aefla dall’ increata che queda preponderarte gilí con gran rio da S. Bafilio ? Quos habere voluit , ció egli è Antonino una Helia di prima
iapienza. Vi biíognerebbe appunto 1’ pelo , avverando le proteile del Fi- ut dives hinc migraret, omnia bona Jua grandezza , di luce si sfolgorante , che
eloquenza di Antonino per ridir quan­ loloto Simmaco : Curabo , ut obfequii In ep¡[> fecum ferens . Ma con.e va , direte ( gran dire , ma vero ! ) che anche ad
to egli íeppe, quanto egli ícrilfe . Che mei trutina , ¿7" libra praeponderet ne qui , o Sienori, che dopo sí n,lleta ete- un Ordme de’ Predicaron puo agem-
valia erudizione non comprende la fuá inertia· videatur eJfe colludium . Che ii dirk’ potefie celebrari: ad Antonino quel gner lun e : Ond’ io per teccndare , Re-
Somma Kloriaiededotta dalla Creazion puo dir di pui , miel Signori , cofa fuo gran funerale , che mile inhiper- ligiolirtínii Padri , il genio della volita
del Mondo fino a’ íuoi tempi ? Che lot- puo hngerfi di vancaggió nella Cari­ bia la rrot te, ed in ti ionio il dolore , modeüia , pen (o di poter oggi , me fie
til Ecología ii chinde nella fuá Som­ ta , e nel zelo di un gran Prelato ? a cui fappiamo efier concorli , oltre in non cale tante voHre glorie , oal-
ma 1 eologale , ove tratia delle virtú , Non vi par , che fia qnefio il confi­ a quattro mi la intervenuti alla procel- fando fotto Hlenzio i TcmmaTf, i Rai­
e vizj oppolii ; dell’ Anima , e fue po- ne, a cui polfa agognare la Santa ani- rton funerale, Γ ¿ikflo Somme Ponte­ mondi , gli Alberti , i Vincenzi ; fe ti­
tenze ; partioni, cagioni , e danni del bizione di un cuor eroico } E pure fice Pio II. co i Cardinali Colorína , za punto mentovare le Cattedre , i
peccato; dell obbligazione di tutti gli nor:eJ"e“° *1 confine della di lui Ca- Gonzaga, della. Giojoia , del Monte, Pergami, i Concilj, da’ quali a mm at­
j1?, ’ Cenfure, de’ Sacramenti ílta · ‘ ni °ltre del pender voílro, pii'r
in la delle volite fantalie fpiegó ella oltre gli Ambalciadori di Venezia , di órate il Mondo, far con grave Laco­
Celia. Chiela , delie tre vit tu Teologal! le a i. Ma che direte , fe vi aggiunga Genova , di Loren a , di Urbino , di ni fmo un grand’ Elogio all’ Οι din το-
e delle quattro Cardinali ? Non fe for fe
t elierlj pm volte cimentara con ¡a Parma . Si poterono dunque con un fl ro , con folamente chiamarlo Padre
d oro quel fuo gran volume de’ Ser­ sí mefehino valiente appredarlegli i di un Antonino : Che fu appunto 1’
moni , de tempore , ciz- de Sanctis ; non morte medefima la di luí Carita , efpoa Torch!, i Manfolei , la ricca Tomba · applaudito artificio del Panegirifia di
neudoli ne Contagj di Firenze a fervi- Sí , e per quedo ideíTo, perche fu po" Filippo , allorche epilogó taute le di
cd oro quell’aluo della gran Vereine re norte e rT. »i. -, „-„o-..
re norte ', e di o··
gli appellati ,, ujcíidii*
menan- vero; poiche ílorditi agir elempj di si lui glorie con folamente nomarlo Pa­
Mana , e quell altro della Morale Teo­ ΠΛ11 p i j
dietro ___ _' ...
logía, e quelle de’died precetti del De­ doii un g,umento canco di
lognevoli rinfrefehi ? Che direte, fe vi
bi-
rara v¡11ù i popoli, non poterono non dre di Atelfandro . E voi intanto, O
calogo , e q uel Ιο fopra il Miffus eft, e aggiunga aver egli con riíchio della impegnare tutti i loro ortequj per le inclito Antonino , da quell’ alta par­
qualno? Díte finalmente, cola brame* vita fulminati anatemi contro fupre- fue glorie , oltre di che chi ma; non te di Cielo , in cui federe , rivolgete
relie di pm in un gran Prelate ? Forle mi Magirtrati , rifpondendo a chi lo avrebbe contribuito a i luoi onori nel qua eg i ti un voflio (guardo , rimirate
una Carita m ecceffo limofiniera co’ po­ mmacciaya di morte con un fofpiro vedere il fuo Cadavere, che a diipet- quefia Citta (lata un tempo vortrO Al­
yen . Ma qui fpieghi pure chi puo , ch’ di dolce brama ? Che direte , fe vi to della morte , era Ciefco , bello, cd bergo , rimirate quedo Templo ianti-
}° >10n mi fido ridirvi in conto alcuno giunga aver egli m certa maniera (pi­ intero , come tuttavia mantienii fino ficato dalle voflre virtú. Ricordatevi,
L imjoiine di Antonino ; vi dico folo rata 1 anima m braccio di una lopraf- a di no il ri ? neU’udir d’ ogni interno che ferbiam tuttavia un pegno della
che non lo vedare , ove polfa palar più fina Carita ? le voci de’ ciechi, de’ zoppi, de (_or* vofira beneficenza verlo di noinell’ae­
oltre una Carita fopreccedente ; dacchb Si fpirata I Anima ; imperocche fpi- pj , degl’ invaiati , de’ mûri , dé’ lcb- qua perenne di queHo Cluofiio , igor-
eglt (pandea per i mendichi tuteo le bricitanti gia liberi da’ lor maiori , che gata più , che al tocco della Verga
rutee le lue réndete, tutti i fuoi ave­ rato ch ebb’ egli gli ultimi fiati nella Ί dichiaravano a piene voci più por- Mofaica , ad un cenno del vofiro vo-
vigilia appunto dell’ Afeenfione , per
ri, turto ,1 luo Palazzo, fino a fehian- girlene infierne con Crido ricco di trionfi tentoio del Colorto di Rodi, che etiam lere ; Fate duncme, che feratur Spiri­
tar da iuo giardino dime Pico aicu- nel _ Cielo , trovofii che tutto intero jacens miraculo erat . tus tuus fupee aquas , continuando ir»
ne ^^¿fiifïicnç (pallier; da pmbra per lo ípoglio d; luoi arredi , 1’ inventa­ Eh si, che fu , e fara fempre gm- eífe la vena delle voflre grazie , e
flizia il tributare olTequj ad Antoni­ dçlla vofira protezione : Che roí in-
rio tan-

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7s Panegírico X. Di S. Antoni,so. Di San Franeefco Saverio ¡ fiy
tanto tributum per omaggio*i noftri che , .AJfumpfAi di duas -virgas, maw Yidaro dunque a vedere, come il Sa- n ia , Padova eoi longi! dig,, u i
verio .refe credibile ¡la Fede. con roezzt quaranta intet i dl : Venez, a , e ''icen-
Luori illa doppu yerga delvodroim- ¿eeorew, CT d/,eww ' in apparenza incredibili. Vor intanto , za fuccianáovi con intrepido lab1.ro is
pero amabile infierne , e giuflo ; dac- & pavifii gregem tuum o mio grand’ Groe, che ínodaíie a tan- ulceri ne’ loro hzafetti ; le Alpi di
ti mutoii h lingua , awivate altrefl il Francia , feorvendóle con le g .mbc av-
mio dire , acció non venga meno nc’ vo- vinte da foitili Cordicelle, che ir.car-
Hri encomj. So bene , che per le vodre nace pria , ed indi con improvviin mi-
lodi vi bifognerebbe una lingua di più raçolo difciolte , car.giarpr.fi fier lin ,
lingue pari alia voflra, che in un fol meglio chela tunc di por pora.ee lu Ca-
PANEGIRICO XL periodo ípiegavate a, centodiveríeNa-
zioni mille varj concetti : Ma fo ben
íadi Raab, iuvaípicjdi (aiuce¿ »oiogm
finalmente , Roma , la Navarra , la
IN ΟΝΟΚΕ anche edere codurne della vodra virtu Spagiu col zelo della íua férvida predi-
taumaturga il dare adi edinticadave- caz,one; fembrandogli tutravia flretci
DI SAN FRANCESCO S A VERIO. f\ la favella , ed infierne Corla a i lo- per le fue brame i confini delV OcNden-
qua ci votlri Oratori · Mí dich i aro dun- te, ed i margini dell hur-ορ a. * ienza ne
S. Fis ANC ESCO S AVERIO refe credibile Ia Fede con mezzi in que fin dal principio di non aver io gia pur voler d are un Adnio ( c o,a vera-
Γ ambizion di lodarvi , come fi con- mente inctedibile ) alla propria maare
apparenza incredibili^ , perche troppo gloriofi , ed eccedenti viene al vodro merito , ma come puo nel paliar che ft viciniffioio al GafieLo
V ufnana condizione. un ollequiofo, parzialiffimo vodro di- Xavier , per Ufer affatto neif a tu to de
roto, che della propria infudicienza pioífimi , come dide 1 Appoholo di
Tefttmonia tua credibilia facia funt nimis, Pi. 92. vuol far nuovo argomento de’ vodri Melchiledcch , fine Patre , fine matre , Heb. 7. $
inefplicabili encomj. Incomincio. fine Genealogia ; Scioglie finalmente da
Ode a Dio, che per tef- grin braecio della Chiefa in Oriente , ti Filippo Re di Macedonia fcofgendo Lisbona per le Indíe fu la Nave del Sofa.
% AlelTandro íuo figlio un’ indole Via fu dunque ipirate , o aure, deilo ΠΙ.

■ ■ ere encomj a I grande ,


ali’inclito , all’eroico , al
taumaturgo , all’ impa-
reggiabii Saverio non fa
di cui non puo eccliffarfi il nome .
Lode a Dio , torno a dire , che per
encomiare il Saverio non fa d’ uopo
di foredieri artitizj; poichc altramen-
troppo briffa, e magnanima , ed uno
fpirito impazíente di confini nelle fue
imprefe , chiamatolo percio a fe : Fi-
fliuolo mio, gli di fíe , perciá che io
Spirito Santo , per gonfiar le vele di si
r.obil legno ; Scendetegn'i dal Cielo , o
Angeli, per afficurar da’Naufragi si bcl-
la Nave. N|ve, che ne pure puó ínvi-
oramai più medien di te chi mai s'i ardito vorrcbbe cirren-
artificioia eloquenza , e di fludiare Tper- tarfï ne’ fnoi Encomj ; o pure chi mal veggo , voi avete uncuore troppo mag- diare al Soleyf ene s parer di Eradito , e
boli ; eRendo gia di venu ti vivi Pane- encomiándolo , potrebbe trovar fade gior della Grecia , anzi dçli’ Europa una Nave, che porta luce tNave, di cui
Siri Hi del dilui merito tanti Popoli da a i fuoi dem , fe il Vaticano medeíi- j:utta , pero vi configliç ^cercar fuori ne i Liguri , ne i Brifani Nocchier, vi­
lui beneficati, tante Citta ambiziofe dei mo dopo aver numerate le di lui coi> di effe altri Popoli da rendçre più nu- dem mai altra pari nelle aeque : Nave Eram in
fuo patrocinio , tanti Temp;, e tanti verlioni con le Relie del Cielo, e con roerofi i vodri trionfi , edaltre Provin- con cui naviga, la nave deda di Chiefa Adag. 1-
Altari coníecrati al luo nome, tutti gli le arene del mare, ebbe a confeiTzre . cié più valle per teatro del valor vodro S. non pcrpre5¿re , ma per recave un no-
Elemenri tributarj de’ fuoi prodigj, que- che aveano dell’ incredibile tante fue Alias tibí pete terras , Fili, nam te Euro- vello d oro di grazie al Mondo nuovo :
île mura medefime tutte rieche divo- Anpofioliche imprefe. Incredibilia vi- pa nofira no» capit. Ubbidl Aldfandro. Nave, che ha per albero La Croce, per ti-
ti, quedo vodro afíollato concorió, o debantur qua pro Cbrifii nomine tole- Onde manomelía gia curta Γ Africa, e moniera la Fede, per ancora la Speranza
Signori, che venide qui , o per ifcio- rabat. Ma viva Iddio che become la Γ A fia , pc-rto" fino a gli ultimi confini per Cinofura la Carita, per carca di navu-
gliere voti , e ringrazumenti per gra- Providenza volle, che la Converlione dell’ Océano le fue vincitrici bandiere . gare il Vangeio. Vañnes) ,ocEra bellift.
zie gia ricevute, o per impétrame di dell’ Occidente operata dagü Appofio-
Non aleramente a me par , che Iddio lima Nave , che gia fi gfiafciap dal Cielo
nuove . Si eche e gia ora per lui un li, fi faceffe in una maniera quad ¡11-
per dar teatro più confacevole al vallo per vagheggiarvi con ctnt'mcchi di del-,
gran Panegírico il folo fu o nqrae, Sa- credibile, in quanto fecçla dabilire da
cuor dél Saverio , or tú , egli diceífe : le, nuove , e non mai più per 1’ addic-
veno. Se pur po dumo dire , che ab- rozzi Pefcatori, feevri di 6g ni π man a Ecce dedi te in lucem gentium , ut fis tro vedute ,codeIIaziöni, giufia il rife-
bia nome Habile colui, che ora da Ur- fa conidia : ood’ebbe a dire Agofiino : ifaïre 49 falus mea ufque ad extremum terra . rire del J. urfellino ; ch’ io v¡ mando in
ä " Troppo e drena al tuo zelo lafolaEu- corteggiotutti i miei affecti. Europa ad-
Vlen intitolato Appodclo Ipje modus quo credidit mundus, in- S. Aupr
ue,l Oriente , e dalla Bolla della fuá credibilior invenitur : Coti, ha voluto de Ci ropa : Va pur fin all’ último lembo del- dio . E voi, o virtu tutte del Saverio
Cgponizzflteiooe novello Abramd Pa? altresi, che· la Converflone dell’ Orien- Dei 1. * la tena a render credibile la Fede con efercitate nelT Occidente perdonatemi.
dre d’-,r,numerabib Credenti : ora dalla te fuffe operata dal Saverio' con mezzi c· Î1 imprefe maggiori di ogni fede : Alias fe vi lafeio indietro , fb che fete grandi,
voce de Popoli , che pur 'e voce di alt vest incredibili , perche troppo glo- tibi pete terras , Fili nam te Europa fete evoiche ; Convien peio, che io vi
Do , So!e dêjte Indie , terror de Ti- rioíi ed eccedenti 1’ amana condizione. nofira non capit. Quindi è , che tocca taccia per feguir più dappreffo coti tutti
ranni Idolmi, Atlante de’ Cieli Cat- Che e appunto l’ único vanto , cheog- da quedo lume del Cielo 1’ Anima gran- i miei ñupori Γ ifieífoSaverio , che v_e-
tofici , 1 Angelo , il Profeta , il gran gi fcelgo fra mol ti a celebrare del mió de dei mio Saverio, dopo aver rien> leggia verío i Oriente , ed a dnpetto.
Padre , ii gran Santo ; ed ora final- novello Appofioio, applicando a lui 1’ pita con gli eferapi delie fue rare virtù de1 T ifoni, e délié Bnrraiche approd-i
yente^agli fleífi nemici deiltf Fede , p,acolo foprarr irato di Davide : Tefii~ quafi tutta Γ Europa , Parigi con la ri- nelle amate fue Indie nel tempo appim-
U.;;, ifleiio Erético Melantone , un metuo, tua credibilia ficta funt nimit , nunzia del Magiflero in quell’ Accade- to pre nunziato gia molt! fecob prima

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8o Panegírico XI. Di S. Francefco Saverio. 8í
dall’ Appoßolo S. Tommafo , il quale tezza ne’ patimenti. Bafia dire , che Monglbello di amove in un dnlciífimo Fede novella, cke predicava il Save­
avendo piantata al quanto lungi dal egli faettato da’ Bu barí ne’ bofe hi , íofpiro di Paradifo : Bada , diceva , rio , la maniera della iua predicazio-
mare una colonna con un intaglio di avvelenato ne’ Convici , ícacciito a o mio Signore , bafia , non piú ch’ ne , che fembra in apparenza incredi­
Cioce iu la fronte, predirt'e , che quan­ furia di falfl dalle Checa , cercano a io vengo metió : Satis eß Domine, fa­ bile , non che agí’ Infedeli , ma a i
do 1’ onda giugneffe a baciar con le fue morte con fpade, e con lance di’mal- tis eß . No , che non bramo alira Fedeli medeiimi piú faggi , ed accor-
(pume quel Salio quivi rizzato , allora viventi , perfegmtato da’ Demonj ap- merce del io pati» e , che il medefi- ti . Imperocche chi mai pub creder
verebbe da Europa il luo Succetfor parlîgli pm voice per conquiderlo cou rno parir per voi ; Godo sí delle vo- poífibile, che un folo Uomo , come
nell’ AppoHolaro ; come per Γ appunto noioli bafloni , fehernito per mat to flre dolcezze ; Se volete pero confo- il Saverio, povero , fcalzo , fore file­
avvenne nel espitar, che fece quivi il nella corte di A manguee i, dato due iarrni di vantaggio, riferbatemi la vi­ ro, íconolciuto , mezz’Uomo , direm
Saverio , manando feco dall’ Occidente volte in mano di a fla Hin i , accio ta per nuove pene ; Berta , baila , non cosí, perche disfatto dalle penitenze,
un teforo d’ incredibili virtu . tulle uccifo , non folo non li fgo- più ; Satis eß Domine ¡ fatis eß . O e macerato dai flrazj , tra nazic'ni
Merce che parve toßo incredibile agli menta , non fol non teme ; che an- Paradoflo di Carita non piú intefa ! O barbare, ed inpmane , giugneffe ad ar-
occhi ¿i que’barbari la fuá umilta , per zi lembrandogli la morte troppo pi­ fame eroica degna loi di un Appo- ruolare a i labri della fede un intero
eut , benchfe fu (Te per nafeita nobil gra, e pietofa verlo di fe , egli fleflo ílolo ! O virtú veramente incredibile , Oriente , la Pefcaria, la Cifraría, il
rampoho de’ Re di Navarra , e per di- di luo buon grado la sfida , eleva e pero neceflaria a render credibile Travancor , il Giappone , le Moluc-
gnita Ntinzio Appoflolico, pure avvi- incontro , poichfe per entrare nel Giap- la vera fe de nell’Oriente ! Imperoc- che, i Promontorj di Comorino , le
livafi nelle Navi, e negli 1pedali con la pone, li da foontaneamente in mano chfe a villa di tal Eroe sbalorditi , e popolazioni di Cocin , di Zeilan , d’
gente piú vile , e melchina , ora recau- de’Coríali infedeli, che avean per co­ confufi i Gentili : Chi a mai cofiui ? Amboino, di Tamalo , di Roíalao, di
dofi in braccio gl’ infermi piú Ich iß , ora ito me di uccidere i paflaggieri : Entra fiovean dire : E’ egli Uomo , o pur Ulate? Che traerte dai Gentilefimo al­
Iervendo i mendichi pin vili, fervendo nelle Hole del Moro , ove fl mangia- Dio ? Per Dio carramente il dichiara- ia Fede,piú Anime , come dice il det-
loro di Padre, di famigiio , di Cucinie- van viví i foreflieri ; Si avvia alia no que’ rággi focofi , che feendono tiífimo Bozio, di quante mai ne ha a
re, d’ogni cola. Incredibile lo flacca- Ciña , ov’ era pena di morte a chi fovente dal Cielo per coronargli il tirato dal Gentilefimo a i loro errori
mento da tutto il crearo ; giacch'e di vi entrarte ; E paiendogli tuteo ció vifo ; que’ rapidi ratti , per cui alzafi quanti Ereiiarchi fono flati ai Mondo
tutto il Mondo non volle egi i altro anche poco , lofpira di continuo nuo- a vo!o da terra , e camminando an­ per Jj. interi lecoli ? Univerß haeretici
per fe, che una logora tonara indoílo, ve pene, nuovi perigli ; fcnd’ fe, che che per aria, dilpenfa a’ Fedeli il pa­ per annos mille quingentas haud traxe­
ed un breviario fot to il braccio ; nel avendogli un di il Signore moflrato ne Eucariflico ; quelle innumerabili re ad bœrefes Juas tot gentes , aut Ido­
vitto poi, a güila dede Api, le quali, invifione una gran Selva di Croci , to­ Profezie , cou cui quart abitualmente latras , quot unus Xaverius ad cultum Ectlef.
al dir di Quintiliano , non avendo al- do ebbro di gioja , mifeíi ad efclamare : antivede , e predice gli avvenimenti Chrifli annis decem ; poiche giunfe a 6. de 6gn
tra panatica , che un atomo di flore , Plura Domine , plura . Diluviate pure Sozius I
futuri . Ma pur Dio non fe , giacch'e battezzar di propria mano piu di un
logorano tinto il di in continui la- fempre più lui mió dodo , ο care pe­ egli ci predica , non effervi, nfe poter- milione, e dugento mila Infedeli , e
vori : PunBo floris faturce , non fibi vi­ ne , ch’ io tuete vi bacio , e vi ab- vi effere al Mondo altro Dio, che un tra que Ai tienta mila in Amanguc-
vunt , fed oferi : Cosí egli pago di un braccio : Plura Domine , plura . Una folo , e dillinto da fe. Direm dunque , ci , 44. mila nel Manar , 10. mila
pugno folo di rilo , o di un tozzo li- fol a oena pero io veggo edere flata che fia Uomo ? Ma cerne Uomo effer nel Travancor , 11. mila in Funai ,
mofinato prefo una l'ola volta al di , inloffribile ali’ eroica pazienza dei mio pub chi giugne a poter vivere tra 25. mila in Tolo , 30. mila nella Pe­
e fpeífo anche dopo 3. 7. ed 8. gior- Appofiolo, e fu appunto quella , che tanti flrazj iníbffribili all’ umana Na­ fcaria ; cento mila nel Moro ; in ai-
ni di digiuno , vive poi in continui fperimentava in quelle dolcezze di tura ? Quando ben anche aveffe car­ rune Citta, ed Iíoíe tutti affatto , fi­
lavovi da flaneare piú Appofioli. In­ fpirito , con cui il Signore voleva ni di bronzo , e tempera di diamanté, no a venirgli meno la lena, e’l brac­
credibile la (ua Carita ; poichfe aven­ inzuccherargli i fuoi travagli . Erano pure dovrebbe effer disfatto. Adun- cio , che pero gli veniva foílenuto nel
do un cuore , di cu i potrebbe dire quelle sí eccedenti , sí flrabocche vo­ que convien dire , che fe rton fe Dio, battezzare . Che bagnafie coa onde
Pilone ci6 , φ» del Roveto Mofai- ll , che nell’ Iloia del Moro liquefa- fia almeno un Uom piú che Uomo , battefimali ad un gran numero di Re,
co , che li alimentava di vive flam­ cendogli gli occhi in due fiiimi di di cui fe fe incredibile la vita , che e di Reine la fronte augufia ; e tra
me , quafi ab igne aleretur , correva dolce pianto , gli ebbero a far perde­ mena , fa medien , che fia certa la quefli a Neachile Reina di Teníate
da per tutto , quali Cerva alfetata re la villa tra le lagrime . S pe (To an­ Fe , che proferta ; non effendo credi­ nelle Moluche, ai Re delle Maldive ,
in traccia di Anime Gentili, qua cár­ cora facealo languire tra deliquj di bile , che un Uom di queda fatta o fiel Matazar , del Tidor , del Nulinge ,
peme per balze inaccellibili , la a pife Carita si íoavi , che non fidandoli di porta agevolmente errare , o vogüa fii Ulate » di Bungo, di A rima . Che
nudi per arene cocenti , ivi a nnoto reggerc più alia plena delle Celelli apoflatamente ingannarci . Cosí mi finalmente abbatteffe 40. mila Idoli ,
per impetuofi torrenti , ivi naufrago Conlolazioni , che gl’ inondavano il pgr, che difeorreflero gl’ Infedeli. ed fiiroccafle innumerabili Mofchee, con­
tra rabbie di burrafcofiflimi mari ; (eno, fi sfibbiava il petto, e slaccian- in queda guifa provenlva in efli per vertirte 86. Regni , viaggiaffe in j6.
ivi finalmente efpoflo più volte a dofi con ambe le mani le velli , cor­ un mezzo incredibile la vera creden- ílerminati viaggi circa cento mila mi-
perder la vita tra eli appellati , qua­ reva inverfo le aure gelate, ed i ven­ za ; argomentando dalle azioni del Sa­ glia , quante baflano a circondar piú
li per lervire talora anch’ egli gra­ ti piú crudi per mitigar le interne ar- verio la portanza , e la veracit'a di volte la terra. Dio immortale ! tutto
vemente inferam , onde lî flrafcína- fure i givafene piú volte preflo qual- qtiel Dio , che 1’ avvalorav*. per im- {ib un folo Uomo , in foil dieci an­
va a i loro let ti , e prendeva a’ loro che vena di aeque , ed ivi tuffando prefe di tanta fuá gloria. ni ? Ma noi pur fappiamo , che per
piedi un fonno affatto fratel della mor­ un pannolino , rinfrelcaviíi con ello Ben fe vero pero , che ebbero a fien- fondar la Chiefa Evangélica fudarono
te, Incredibile finalmente la fna for- il cuore ¡ indi (vaporando V interno tar gl’ Indiani piú , che a credere la per lungo corio di anni ben 12. Ap-
Mon- Paneg. p, Sinifcalcbi. F poflo-

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Panegírico XIII. Di S, Francefco Saverio : r?

pofioli , u Ici ti poc’ anzi dalla fcuola le arene del mare : Ut filios quos Chi­ ma generóla : Cosí il Signer deli lió­ a prode’ profil mi, mofirandouna pic-
flo Jefti genuerat , fuper Helias Cali ,
del Salvadore medef:mo, e dalla fuci­ la di Roíaiao afii'tto fieramente da 1 cola immenfita dei fuo zelo , di cui
(ff Juper arenam, qua efl in littore ma­
na deflo Spirito Santo ; travagliarono Mori per ia fui nuova credenza ; direbbe Bernardo , che Par latitudo
ris , multiplicatos videret .· Olere di che
altresi 7a. Diicepoli guidati dalla di- giunfe ad aficrire, che fe tutto jl Mpn- Chantatis , Dei · Come 'e incredi­
rezione de’medelimi Appofioli : Epu­ ci fmentirebbono concordemente tut-
do fufíeli congiurato contro di luí , bile , che Francelco perfuada a tan­
te le nazioni dell’Oriente : L’ abbiam
re con tutti i loro fudori , con tutti non pero averebbe fvelta dal fuo cuor te , e si fvariate nazioni la Fe Ca­
veduto noi , direbbero le Code della
i lor martirj furono in moite provín­ quella Fede, che vi aveva altamente tólica , fe con fingolar dono del Cie­
ose lcarfe di molto le converiioni . Pelearía , correre a pie nudi per le piaritata il fuo P. Francefco. Cosí fi­ lo favella non fol bene, ina eloquen-
Come dunque (ara credibile , che il nofire arene , e fcacciar dalle nofire
nalmente 600. Amboineíl aífed■ ati per temente circa cento diverfi linguag-
folo Saverio conducetfe a fine imprefe ípiagge i Demon;, che da gran tempo la Fede in un Cafiello dai Giai di gi, che fon nelle Indie : Se ipefio
1’ infeffavano con larve di orrori : L’
51 belle in non più che due lufiri ; e fetta Morefca, poi e da quelíi eípu- predicando ad uomini di diverte
ho veduto io, direbbe 1’ Hola di Zei-
quefii anche feemati di molto dagli gnati , e vinti , vollero , anzi che nazioni , vien da ciafehedufio inte­
eferrizj délia vita contemplativa , in lan , convertir col fuo dire , e battez- fo nella fuá lingua : fe Ipefio dí-
rinnegar la Crifiiana credenza ," eíur
zar di propria mano il mío Sovrano:
cui occupö mai fempre anche nei più tutti tagliati a pezzi, e mhngiati νινί mandato di moite, e fyariate quefiio-
caldo dell’ Appoflolica Predicazione il L’ abbiamo intefo noi , direbbe l’lfola
da i Barbari, e cosí mart ir i glorien ni , foddisfa infierne a tut te con una
del Moto, nella prima predica, ch’ei
íuo fprrito . Jmperocchè ίο ben io , laurearfi con una Selva di 600. glo- (bla rifpolla ; fimile in ció all’ Ange­
feee ne’noffri paeíí, fuggm per aria i
che delle ore del di non impiegava riofi filme palme . Dio immortale! E lo di Daniello, di cut fu detto , che
Demonj, urlando difperatamente : Tu
più che tre foie in un breviííimo lon- chi mai daraífi a credere, che un fo­ Vos Jcrmonum ejus , quafi vox multi- Cap. j.
ci abbruci, o Francefco, tu ci fcacci
no ; nel vitto o non ne occupava af- lo Uomo cosí infretta infretta potel­ inditas ¡ Se ipefio finalmente piedica
dal noftto Regno . Son io , fon io ,
fatto nulla ne’ fuoi frequenti digiuni fe cangiar m Colonie di Martin le in­ co i foil mutoli gefii, con Rettonca
direbbe turto quant’ egli è il Mondo
o un breviífimo fpazio , rifiorandofi tere Babilonie de’ Mifcredenti ? Chi ben inte Ta. dasii occhi \ e dando alio
con un folo tozzo di pane , o con uno nuovo , autentico teflimonio , ed ho mini il mefiier della lingua avvera
guirato tutta mia fede ne’Procefifi del­ mai......... gii oracoli d’lfaja : Pradabuntur filios ^p.tr-V.
iiretto pugno di rifo ; Contuttocio de’ VIII. Ma tacete pure tacete , o maravi-
giorni dei Saverio quanto tempo era le glorie del Saverio . glie Cactoliche , cd umiliandovi al Orientis , praccptum manus eorum i Co- **
Che farem dunque , Uditori ? che
impiegato nelle Orazioni prolungate mío gran Saverio, adorate nelle di me è incredibile, che conchnida tan-
almen per tre ore al di? quanto fe ne faremo ? dacche dalf un canto fientia- lui imprefe Γ Onnipctcnza di quel Dio , te, e sí firane converfiom Francefco,
fpendeva nelle fue lunghe flagellazio- mo a credere le imprefe del mió Eroe, fe ’ adopra tanti gentili firataeemnii
Timil.de the al dir di Teitulliano , materiam
rti, con cui di continuo ii fvenava fi­ dall’ altro non poffiamo diicredetle . Baptif· 2. ju e operationis in impoffibilitaie infii- di Carita? Ad un Giuocatove dilpera-
Diretñ dunque , che faceffe tutto di
no a venir meno le membra ? "qfïaîito *· iuit. Inchinatevi alla D vina Pioyi- to nelle fue perdite rimefcola di pro­
erane confumato nell’ apprendere diffi- paliaggio , tutto in fretta , unto alia denza , che con mezzi a prima vi fia pria mano le carte, e gli da vinta
cfRfilmi linguaggi, e nel comporte ne’ sfuggíta ? Ma quefio ifiefio ha molto incredibili vuele fiabilir la Fede dell in buon punto la falute dell Anima.
più dell’ incredibile . Merce che la
medelimi idiomi Catechifmi , ed Ifiru- Oriente . Merce che non potendo gl Ut ludus ipfe eruditio fit, direbbe Gi-
Grazia ha per coflume di accon odarfi
zioni ? quanto erane rubbato da’ fuoi Infedeli creder pofíibili le opere del rolamo. Pce un Cavalier roaicito iifei'
continui , e lunghiffimi viaggi ? Ed alia natura, e quefia come dice il 1ε dilonefia fi lacera fu gli orchi fuoi
Saverio , fenza credere infierne per
Maefiro delta Romana eloquenza ,
in loli d ece anni cotanto dimezzati , vera la poífanza di quel Dio , che con ferrati T igelli le fpalle , e 1 dilegua
Qliintiliano , non mal opera cofa al-
e difiratti ecederem noi, che ii Save­ 1’ avvalora ; vengono altresi per fuo in lagrime di 'Contiizione . S’invita
rio potelfe optar tanto di grande e cuna di grande lenz a lungo fpazio di mezzo, quafi per un vivo mi rácelo a tavolavdi temmmietl, e col i alendi
di eroico ? tempo,-e íucceflione di fient i . Nihil della Grazia , in cognizione della ve­ divote facezle corregge i loro ipiriti
rerum ipja natura voluit effici cito ,
Ma che farem qui , miei Uditori ? ra divinita. E per verita, comee in­ Carnali . Ad un Apollara : Ah ritor-
prapeíuitque pulcherrimo cuique operi
Che faremo ? Negherem fede a tante credibile, quantunque lo (embri a pri­ na, gli dice, che Crido ti afperta ;
difficultatem . Come cunque poter il
glorie di Francelco ? ma per ció bifo- ma vifia , che operi tanto in si brie­ ed eccolo rimefio nel Clúofiro . Salu­
gnerebbe altresi diferedere il diploma Saverio di fretta, edi paflaggio pian- ve tempo Francefco (olo , fe egli ope- ta (clámente nella Mecca ron vilo fe-
Pontificio di Urbano VIII. che lo di- tare nel Cuore dei Gentilehmo una ra , diriam eos*, anche dormendo , fievole un Mercadante Uíurajo , e con
Fede si fiabile, e codante ; che i Cri-
chiarö Appofiolo dei 1’ Oriente : Orien­ ora trangofeiando nel foflener tutta ció folo il converte. Come e incredi­
fliani da lui nuevamente convertit!
talium Indiarum Jlpoßolus ; bifognereb- l’India in un Moro, che gli preme bile finalmente , quantunque lo fem-
giunfero a foflener per laFede,eper-
be diferedére alia Bolla della tua Ca-
íecuzioni , e martirj ? Cosí quei del fu le fpalle ; ora rigettando con un bti , che in loi i due lufiri (cor refie con
nonizzazion^ che lo chtama novel­ vomito di langue un fantalma im- tanta velocita in dueMondi, tante Pro­
lo Abran o , Picke de’ Credenti delle Moro perfegnitati per la Cattolica
L'ib. 1.de pudico, che gi’inquieta i fonni. Bo- vincia , e tanti Regni, fe egli non cam-
Indic : Ei benedidionem Patriarcha Religione dai Re vicini di Bacian ,
di Tidor, e di Temare , fpogliati dei lacob, c. nus in fomno Operarius , degno pem mina , ma vola impennato' dalle ali
Jib rah am Dominus fpi ritualiter largitus della Carita; quafi pennatus totum do-
loro beni , fcacciati dalle loro patrie , 1. degli apolaufi di Ambrosio , quem
eil , ut multarum gentium Pater effice­ etiam quiefeentem virtus propria non cendo pervolavit erlern , direbbe il Gri- honm dg'
retur : Bifognerebbe diferedere a tan­ tormentad , ed uccifi, turón si forti,
che appena vi fu tra effi chi ve ni fie derelinquit . Non minus dormiens , quam lófiomo. Egli a guija di un fulmine Laud,
ti altri oracoli dei Vaticano , che ora
meno alla Fede : anzi molli fregiaro- vigilans gloriofus. Se con prodigiofe re- preqipitofo , che feagliato dal feno
numerano le anime convertite da Fran­
no di un íanguinofo martirio 1’ Am- plicazioni fi moltiplica col Corpo in di una fofea nube , rovina giù con
cesco con le Helle del Cielo , or con piu luoghi affine di operar per molli immenfo fr^çaifo , e non arrefiato
F z da m-

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84 Panegírico XL Di San Francefco Saverio.’
da intoppï, non lufingato dadelizie, ab- Mori , negl’ Imani de’ Siraceni , nel tuono imperíofo di voce comanda lo­ rio debbefi dire quando non gli fece ,
batte, incendia, incçnerilce Torri, Ville, Bonzi de’ Giapponefi , che calora in ro , che arred i no fenza paliare più miracolo era in lui il non far miraco­
Città gallerie, quanto incontra : Cosí egli numero di tre mila infierne fe gli ren- obre. Crederede Uditori ? Abbagliati li. Anzi quefl’ unico prodigio appun­
tutto fitmme di zelo,(calzo,e col fardel- devan convint!. Infomma quos alterius quad da un incanto i Nemici, pria fi to flento io a trovare tra tanti prodi­
io de’ Sacri arredi fu gli omert-y fcorj^ tjfet gloria , & magnum dccus , iter arrellano, indi prefi da un alto timo- gj di Francefco, cioe un fol genere di
rendo per Man , per Monti, per Val­ Junt Xaverto, Iafciatemi dir del mio re, voltano le fpalle ad una dirottiífi- portenti , in cui non fuíie egli Tau­
li , per frumi, per laghi , per Gitta , Eroe ció, che adulando diífe di Achil­ ma fuga, dicendo di non poter più (of­ maturgo . P cuche fe miro i morbi, ec­
per Villaggi, qua abbate Idoli, la di- le Seneca Tragico. E fee cosí, e con frir; la Maeda di quel volto , e Γ ar­ co miracoli ; dacchè non folo fgombra
rocca Molchee , ivi convince ßonzi, tanti prodigj, con tante grazie, con dor di quegli occhi . Or vanti pur 1’ egli gl’ interi Olpedali , ma fa anche
ammaeflra faneiulli, converre popo- tanti privilege accompagna infierne , Ebraifmo il fuo Sanfone azzuffatocon sbandir da i corpi le febbri, ed i ma­
b, riempie il turto di Apoftolici rro- ed ayvalora Iddio 1’oprar del Saverlo, rutto l’efercito de’Filiflei : Vanti pu­ iori infin da’ fanciulli . Se miro le fie­
iei. Non íi arrefia gia per difaftri, che non c incredibile nó, quantunque a re Roma il fuo Qrazio cimentarfi con le , ecco miracoli ; dacchè un Gran·
anzi per aver guida in paeli incogniti , prima villa lo fembri , che operi tutta intera la Tofcana : Vantino pu­ chin gli reca con le branche un Cro-
metteíi talora a feguítare i Cavalli di tanto di grande, e di eroico . Ma re i fadi Ecclefiadici il Coraggio di S. cifilio cadutogli in mare , e oieglio di
Barbari Mercadanti , che fuggono a rendeíi anzi credibile i’ Onnipotenza , Leon Magno , che folo fi oppone al quel pefee, che diede a Pietro la mo­
Ambrof. fpron battuto : ambulans, giufia la e la Maefia di quel Dio, che puó furore di Attila Re degli Unni ; Che neta per paga de’ dazj , dona a lui il
fer.43.de fraie di Ambrogio, magis dtleftione, rendere un Uom s'x pódente, e si roeglio di tutti il mio Saverio l'olo , teforo da rifeattare un Mondo Idola­
FidePetr. quam pedibus. Guigne anche per en­ grande. E quedo fu appunto il dife- ma fenza iftrumenti militari alie ma­ tra . Se miro il Cielo , ecco miiaco-
trar nel Giappone a darfi in mano di gno della Providenza di far, che be­ ni , e fenza fupplicbe alla lingua sba- li : dacchè il Sole a un comando di
un Cor faro Cinefe, idolatra, perfi­ come dalla bellezza, e grandezza de’ raglia eferciti , e più veramente che Francefco fi arrefia più , che a queilo
do , e (attucchiero con chiariflimo rif- Ci el i, e della térra vienfi a notizia di Celare viene, vede, evince. Ah Ani­ di Giofue, per tre ore per punire in
ma grande , Anima Erorca , Anima alcuni Corfali le loro rubberie \ Se
chio della vita. Molto men fi trattie- Dio ; cosí parimente dalle íiranemara-
ne lufmgato da onori . Chiamato viglie del Saverio fi argomentalTe da’ trionfale, no, che non più ammiro il miro gli Elementi , ecco miracoli :
con pubbüco bando dal Re del Tra- Gentili la véracité del medefimo Id- prodigio di quelle Stelle, che meliein Nell’ acqne ; dacchè ora raddolcifce
vancor fu o fratello, e gran Padre ; dio ; pero fecelo un [Jomo fuperior ordinanza combatterono contro di Si- le acque del mare con un fegno di
Fatto fncontrare con folennr amba- di gran bunga alia sfera degli altri fara, or che con maggior prodigio le Croce, ora i abbonaccia nelle tempe-
feerie dal Re di Amangucci ; Rice- Uomini; Un perfonaggio gigantefeo Stelle de’ voflri lumi combattono , e fie , or le popola di peíci : Nella ter­
vinc.ono eíerciti ; Adoro bensi la Pro- ra , facendoia con un cenno tcaballar
vuto da Portoghefi con lo (paro che folo faccia ,· e vaglia per molti
feflofo di tutta V artiglierfa in Vi- di en i poteífe rinnovare Grifofiomo i videmza , che nel modrarvi gigante , co’ tremuoti : Nell’ aria , ora fgom-
gi ,· Acclamato da per turto da i popo- fuoi dupori : Videre erat rem mirabi­ fa trafparir anche nel Corpo qual fia brandola dalle pefii in Malacca , ed
li per Santo , per Padre , per Angelo lem , in multis unum , O in uno muí- la grandezza della vofira Anima gi­ ora liberándola da’ Tifoni : Nel fuoco
gantefea ; Quanta eft illi Animée lati­ finalmente, qua arrefiando gl’ incen-
venuto dal Cielo ; non pero fi ferma tos. In fatti udite. Era inondato net
un punto ali’incanto di tanti applau- Regno del Travancor un numerofii- tudo , alla fraie di Bernardo : Onde dj , la facendo plover fiamrne fu la
fi ; che anzi paliando veloce da Citta: fimo efercito di Badagi fotto il coman­ non ho più per incredibili quelle im- Citta di Telo, i vi facendo ardere per
in Citta, da Regno in Regno, poco do di un fierilïimo Generale Naiche prefe , con cui il vodro zelo refe tra intepe fettimane le lampane fenz’ al­
Gentili credibile la Fede. ero alimento, che di femplice acqua .
men che non numera co i paífi gli Ap- di Madure, venuto quivi per metiere
Mi fembrano peró (Irani oltre ogni Se miro la morte, ecco miracoli. Spo- ,
potloliciífuoi trionfi. Paila per la Citta a ferro , ed a fuoco que’ Popoli in pe­
credere i. voflri prodigj, co’ qualï ac­ pola egli i fepoleri, rifufeitando nulla
di Ulate , la truova firetta da lungo na dell’eiierfi novel lamente converti-
a (Tedio, ed in procinto di arrenderít ti alla Fede di Crido. Stavano pdro créditais altres'i .la Cattolica Religio­ meno di cinquanta Cadaveri, e di ij.
ne . Imperocche quantunque i mira- di effi fono le pruove negli autentici
per mancanza diacqne; le ottiene dal in fommo brsbigiio, e sbigottimento
coli fleno , come dicon le fcuole, i Procedí. Se miro finalmente 1’ Infer­
Cielo una pioggia miracolofï, e con i Fedelr, e poichè erano di gran lun­
più oerti , e polienti fegni delia Cre- no , ed ecco prodigj : libera egli quan­
ció la battezza tutta infierne col fuo go inferiori di numero, e difoize, fi
dibilitá, in voi peró, o Saverio, con­ ti indemoniati gli veneono innanzi fi­
Re : Palia per la Citta di Temare, la piangevano gia per vittime del ferro
viene pur , che lo dica chiaro , par no a farne l'maniare di rabbia gli abifr
truova una Babilonia di vizj, e d’In- nemico. Se non che il Saverio punto fi. Dove dunque , quando non opró
■fedelta, ed in un baleno la cangia in turto infierne nelcuore, e da compai- che non fu (Tero gia tali ; merce che
in voi i miracoli o non (embravan prodigj il Saverio?
«.na Reggia della Pede, lafeiandone íione, e da zelo, mettefi toflo in gi-
nel dipartire, come ferifie egli fieífo , nocchio per porgere caldi priegial Si­ miracoli , o (embravan miracoli, non Ma viva Dio , o Signori , che al 3T.
da (empties Oomo, ma da Dio ; dac­ mio gran Taumaturgo ne pur quedo
non pin che due fol i non convertit! .· gnore ; indi rapite da un impeto ge­
Paífa per la Citta di Hitando, ed in nerólo , fi rizza, e fi avvia veloce in- chè , Uditori, non erano i prodigj del miracolo dovea mancare di non ope­
venti foli giorni conchiude più Con- contro ali’ armata de’ Badagi, e giun- Saverio , come gia fono flati in tutto rare in qualche tempo miracoli ; E
il. refio de’Santi, o rari, o frequenti, quedo fi fu appunto la fuá morte :
yerfioni, che non avea ne fatte altrove to gia folo a fronte di turto quanto
ma continui , e come per abito , ed Morte, di cui poííiamo dir con Ago-
in un anno. Palia finalmente, ed in 1’efercito , s’innalza con improvviíó
in tutti a (fatto i generi delle cofe . II i no ; Mors illi fuit non ad mortem ,
ogni orma ealpeila la fuperfiizione .vin- prodigio in una gigantefea flatura ; in­
Sicchè come degli altri Santi diced fed ad miraculum ; poichè elfen do 1’
ta , e confuía ne’ Bracmani delle Indie , di girando verío i Nemici i torvi
quando fecer miracoli, cosí del Save- unica fenza portenti, pero, a me par,
ne’ Ra-bini degli Ebrei, nei Cafcizi de’ (guard!, gli fulmina col ciglio, e co»
Paneg, P. Sinifcalcbi, F 3 che
tuc-

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Panegírico XI.
Di S. Francefco Saverio
cjie fia 1’ unico portento del Saverio .· che, o Signori , un antico Crocififfb
Morte , che con elfe- e del turto incre­ di legno , che flava in Cafa Saveria Tale da quedo di Crido; e volle abres! da Malacca a Goa, ed urtando la Na­
dibile , (labili la Fede dell’ Oriente. Ee- in Ifpagna dopo aver (udato vivo lan­ far moriré il Saverio , le non da Dio ve in un cieco Scoglio, li fpatcoque-
co ¡a dunque il mió Eroe fopra di un gue quai urique volta Franceíco foffri gloriolo , per non fomentare f Idola­ do fubito in due gran parti , peí dar-
ruvido (coglio dell’ Kola di Sanciano , nelle Indie qualche avverlíta , videíí tría de’Gentili ahnen fimüe di molto VI libero il palio. Impetrare aleros i a
difiefo fu poco tírame, punto da acu­ finalmente nell' ultimo anno della vi­ all’ appaffionato Salvadore . noi nel mar di quedo Mondo grazna,
ta febbrc, co i lumi fiffi nel caro fuo ta di luí fudare adres! grolle gocce di XI, Itene pur dunque al vodro Dio coro- ficehè non rompiamo ne’ (cogíi di can­
Crocifilfo gia langue , ed agonizza, e Sangue ogni Venerdi fenza mai ceífa- naco da i pió vivi riverberi della Divi- te awerfitá, e travagli , che ci circon-
ltrugge con le fue agonie quegli eroi- re fino a quell’ ultimo , in cui celso nita, o mio Franceíco. ite pur glorió­ dano. So finalmente , che nel venire
ci dilegni , per cui gia oaeditava la egli di vivere. Dio immortale ! E che lo coi trofei di due Mondi , Γ un miglio- da Goa a Roma il vodro braccio ; ed
Converlione della Ciña , convertira belle fimpacie di amore fon quede , rato ne’ codumi , 1’ alero conquidato incontratofi il Vaícelo; chelo recava,
la Gina havea in animo di trasferirfi che accovdarono , diciam eos!, quad alia Fede con opere del tuttoincredibili. in una gran Nave di Corlad Ollande-
nella Tartaria , quindi di avvanzar- due corde all’ unitono , il Cuor di Ge- Ricordatevi perú , che íicceme il Corpo fi, la refe in un tracto immobile , tur­
ii nell’ Etiopia , d’ internar!! in nitra sii , e Ί Cuor del Saverio ? Che fi- di Giofnfc fu fepodo ne’confini de’ fuoi to che correde a vele genfie per inve-
F Africa, e finalmente tornarfene in nezza di Carita inaudita ! Che il Re­ Judic.2.9. Feudi, ln fiprhis pofeßonis juce : Cosí dirlo, finche fi mile in Calvo. Arrefla-
Alia ricco di Appofiolici trofei. Divi­ dentore facciafi tutt’ orchio per com- anche in Roma 'pel vodro bracclo tau­ te adres! lé furie de’Nemici Infernali ,
na Providenza , adoro si io gli alti piangere la morte di Francelco nella maturgo., modia , che non lolo Γ O- che c’iniidiano; ed impetrando a tutta
vofiri configli , ma non poffo tratte- gmfa idelfa, che nel Getfemani com- riente , ma l’Occidente ancora entra ne’ queda a voi parzialiífima Citt'a , a tut­
nermi dagli tiupori . Cos! dunque fa­ pianfe il fuo vicino moriré . Sudo confini del vodro políeflo , e del vodro ti que di a voi divotifíimi Alcoltanti
te voi , che nuioja il grand’ Appodo- egli allora langue per un Mondo in­ patrocinio . Rinnovate adunque con grazie per le loro Anime , per i loro
lo dell’ Oriente, e con lui la Speran- tere ; Ora lo fuda per Francefco lo- noi i prodigj operati g a dal vodro de­ Gorpi, per le loro faroiglie , per i loro
za di un Mondo intero ? Non vi la­ 10 , quafi che (limi lui folo quanto polito. Io io, che in giugnere quedo a fceni, fate , che poífano confedarvi Ip-
ra dunque per colui » che tu la fa- un Mondo. Vuole in fómma anche in Malacca , ne sband'i todo quella gran devoímente incredibile , non fol nelle
lute di tanti Popoli infermi , un fol cio, come in turto il refio , farlo fi- pede , che 1’ infettava : sbandice ai tres!, viren , non loi nella predicazione ; non
miracolo che lo guarifca ? So bene mile a le nel moriré : dacch'e Crido vi priego, dalle nodre Anime il con­ fol ne’ prodigj, ma adres! nel patroci­
di quanti privileg) coronafie la San- agonizzó ful Calvario , e Francefco tagio de’ viz) : So ; che portando!! poi nio. Cos! fia.
ttta di lui menrre ville , come dun­ fu di uno Scoglio di Sanciano . Cri­
que è credibile , che abbiate ora a do, crafitto da' Chiodi ; Francefco fe-
farlo moriré ícevro di glorie ? Ma rito da un chindo , che nell’ aprirglí
quell’ incredibile appunto , mi par che la vena al Salado , gli attraffe con
atroce tormento i nervi . Crido in
ripigli la Providenza , quell’ incredi­
bile appunto fa d’ uopo per conler- mezzo a due ladri , Γ uno dedinato PANEGIRICO XIL·
var la Fede nelle Indie. Gia il Save­ al Cielo, 1’ altro agli abiffi Francef­
rio vien inchinato nell’ Oriente per co tra due perfone , ad una delle 1 N O N o R E
Giove della terra, a per Nettuno dei quali antivedendo la dannazione ,
mare ; il Re dei Travancor è giunto diífegli con occhío pietofo : eh mife-
ad offerirgii vittime di Sacrifie); i Mo­ rabile ! E tal fu veramente , poiche DI SAN STANISLAO KOSTKA,
ri di Comorino gli han fabbricato denrro un anno mori uccijó tra le
fue diíTolntezze. Crido morí'di Vener- Fu SAN STANISLAO KOSTKA un vivo Miracolo della divina
Temp) come ad un Dio vifibile dell’
d! , e di Venerd! ánche Francefco . Grazia , I. Quanto al Mondo, II. Quanto alla fed atiza
Univerfo : Adunque dee morir come
Crido aífetato di Anime, e Francefco della prodigiofa fuá Santith .
lêmplice Uomo (enza prodigj chi per i
troppi portenti b Itato tenutoperNu- anclando alia Converlion della Ciña -
me , e cos! -i’ar ricredere Γ Idolatría 11 depofito di Crido riman dopo mor­ Tanquam podigium fañut [um mullís ; ¿T tu adjutor foriit.
de’ miferedenti. Portatevi ; fe cos! e, te incorrotto : Incorrecto rimane al- Plalm. 70. 7. —::
in pace, o mio Eroe, quell’ aggravio tresi il Corpo del Saverio , avvegna-
gloriofo , che fa al voílro gran meri­ chfe (epolco nella viva calcina ;. Dal
to la Providenza . Agonizzate, è ve­ Coflato di Crido ferito uferfangue, eí Uracoli cotanto decantati glorie voll! dire di quel Beniamino pre-
ro, fopra di un barbaro lido , feono- acqua : Sangue , ed acqua uícl parí- di Grecia,prodi;) curan­ diletto della Grazia , di quel Giglio pita
í ci uto agli oechi del Mondo; maque- mente dal Codato del Saverio , feri­ to drepitofi dell’ Ebra i fi­ ftvorito dell’innocenza , di quel terre-
fio appunto li richiede , accio il mo­ to da’ Medici , affin di giurare fu la mo , che rendede tribu­ dre Serafino di Santa Chiefa , di cui qui
rir vodro fia del tuteo Appollolico . di lui incorruzione ; e ció con alto tarie de vodri duporife con pompe giulíve celebria;» la lolen-
Chmdete gli ultimi periodi del vo­ coníigüo della Providenza , che vol­ pupille di tutti i Secoli, nit'a, di Stanislao Kofika . E qqando
firo viver fenza operar míracoli, gli le medrare al Mondo rinata dal Co­ i tacete: oggi, tacete, dacchè vi convien mai fi vide al Mondo condotto a fine
ópera nondimeno in vofira vece , e llate di Francefco la Chiefa Indiana , cedere alle glorie di un altro , ahí quan­ nel giro di pochi ¡udri un ¡avoro di dra-
per voi il v o(1ro Crociíiífo ► Mercç come gia nacque la Chiefa Un i ver- to pin raro miracolo della Sanrit'a, e na perfezione ? lo lo, che pe Ί fimola-
.. .·>/.< .. (ale prodigio della perfezion Crifiiana ; alie cro di Maulólo, Per la Torre <fi Tolo*
F 4 meo,

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Ç

S8 Panegírico ΧΙΓ. Di S. Stanislao Kofika %


meo , pel coiofïb di Rodi, per la ft a tu a gium faflús. [um multis, & tu adju­ túfale pria le previe difpofizioni, indi la to nella Santita anche negli anni piit
ci Giove Olimpio, e per altri fin.ili tor fortis. Vo i.accanto , ο Stanis­
forma novella : La dove le converfio- teneri, non pote mat ravviiarfi per
miracoli delf arte ν' cabero a ¡ogorare lao, íe vi n oilraíie maraviglioío nel ni fatte dal Redentore fon fatte in un (andullo ; giacchb fin ne’ primi anni
tutti i loro fudori i fecoli interi; Solo Mondo, epilogando in brieve eta i baleno , fenza dimora di rempo , fen­ fi veggono in lui confuía , le leggi
Stanislao modrb in fe medelimo que- vanti di una canuta perfezione , mo- za intervallo di difpofizioni . Podo dell’ eta , e del merito, ed entran a
ílo portento di goder nelle prime aloe íhatevi altresi prodigioîo , avvaloran­ ció , chi b , che riílettendo al modo , per lui le virtu, e gli anni in una
del viver fuo i rrieriggi della Santita do oggi la mia debol lena , ficche pof­ con cui sí è arruolato a gli altri Beati r.obil tenzone , che mettono a Irres)
piil luminoía , fino ad effer preconíza­ fa nel giro di angufti periodi reílringere del Paradilb Stanislao, non lo creda in contefa i penlleri di chiunquc il
te dal Pontefice Urbano VIII. con i ltmghi elogj del voílro gran mérito. certo un vivo miracolo della Grazia , ri mir a ; mercè che ti par t andullo ,
quell’ elogio di un piccol giovine, ed Incomincio. ed nn prodigio della perfezion Criília- (e ne miri la battelimale innocenza
un gran Santo. Moflrarono, b vero, Quedo e’l modo , o Signori , con II. na ? Mercb che gli altri Santi cammi- non mai macckiata da veniali deli­
altri Eroi nella bambma eta una virtii cui la natura infierne , e la Grazia collli­ n a roño grado per grado il zodiaco della berati : ma le poi riguardi i fuoi di-
piñ che adulta : Davide ancor garzon- tuano d’ impiegaríi ne’ loro laveri più lor Santita j altri ne’ Chiodri intificlnro- giuni, i ciliccj, i fl agelli a fangue si
cello fi fa cadere palpitante ai piedi il infigni, ciob adoperandovi grandi dif- no ne’lenti martirj dc-lla regolar difcipli- difpietaci, che glie n’ è fatto ferupolo
capo del gran Filifico : Sanfone ancor pofiz oui, e gran tempo. Al parto de- na ; altri ne’ diferti incanutirono fepolti di peccato ; lo giurerefii per adulto
giovinetto li da a divedere un Leone fra gli Elefanti non vuol meno la natura , pria di moriré da nevoli Appennini ; al­ Anacoreta . Τι par fanciullo (e ne
gli uomini, fmafcellando con man lat­ che due anni, in cui fia ella con erudi­
ta pigrizia (judiando ful n.odello di tri al fu eco de’ martori raftinatono pian miri la modedia, e la verecondia ,
íante le belve , anche quando quelle la
piano , quad in un crogiuolo , Γ oro per cui ne’ conviti, al foJo udire mot-
fan contre lui da Sanfone. Ma quai quel gran gigante delle belve. Pigragi- della lor Carita. Solo Stanislao fenza ti d’intemperanza , impalüdilce, ifvie-
paragone pud quindi prenderti per Sta­ gantem. E fe la Grazia vuol coronare lunghezza di anni , fenza previa di- we, cade tramortito in braccio di An­
nislao , che fi moflra portentofo in un di Apotcofi gli Antonj, o gl’Ilarioni, fpofizione di deuti, e ieyZa canutez- gelici deliquj : Ma (e poi r marri le al­
ordine tante fuperiore , cio'e nell’ or­ d’ ordinario non lo fa aleramente', che za di crine, nel primo o.odello della ti (fi me contemplazioni , in cui paffa
dine foprannaturale délia Grazia. Egîi dopo un intero Socolo di rigidifíime Ni­ fna Santi ta giu n fe a gli ultimi confi­ in Vienna le tre , e le quattr’ oie in­
morto nel più verde dell’ eta fuá , fi tric ; quindi fe mai avvieme, che una ni delle maraviglle : Principium operis tere ; lo giurerefii per un antico clau-
vede indi a pochiífimi anni con fingo- grande imprefi fi perfezioni fenza lun- erat terminus admirationis , quadra a drale. Ti par fanciullo, fe ne miri
la rit à di privilegio non conceduto ad ghe dimore , fi mette ella todo in con­ lui più, che ai n.odelli di Aachefilao la manieroia gentilezza del rratto ,
altri Santi ; fi vede , dico , cerchiata ia to di portentofo prodigio. E che fia 1’ elogio di Varrone . per cui, calamita innocente de’ cuo-
fronte dalle Iridi delle più rare Apoteo- cosí ; riflectete , o Signori , a due mi­ % Ecccolo . Non b egi i aneor nato , e ri, s incatena gli affetti di ognuno :
íi in fplcndoribus Sauciorum ; merce racoli di Crido , cioe al primo ed all’ gia la di lui madre vede fcoipirfi fui ma come poi pub fembrarti fanciullo ,
che olere la laureola di Beato eonce- ultimo da lui operad. Nel primo nol­ leno ii color porporino Γ adorabil no­ fe lie conlideri queda rara tímida, ptr
dutagli dal Pontefice Clemente VIII. le nozze di Cana cangio 1’ acqua in me di Gesù ; che b quanto dire, non cui nel Seminario di Diiinga ferve da vil
Paolo V. c Clemente X. gli ampiiaro- vino : ma queda metamorfofi la veg- b egli aneor nato, e gia con rapido famiglio in og n i piïi abbietto mefiierc?
uo oltre modo le adorazioni, e’l cul­ giamo tutro di nella vite. La vite fi volo paífa oltre le glorie di Abramo ; juvenem te ¡olus decor oftendii, dírebbe
to, fino a permettere , che ancor Bea­ heve le piogge del Cíelo, e le conver­ giacchb al nome di quedo s’ innefib per di lui Caffiodoro , ab ore primctva cana
to fu fíe protettor fupremo, non íóio te invino : quotidie pluvias aqua per ni­ Augtfh íbmmo vaneo non più, che una (ola verba maturuerunt : Contendit flos ita­
di Citth, e di Provincie, ma di Re­ tes in vinum vertitur, a! dir di Agofii- fr.8. injo. letrera di quel nome divino , che vede tis ; maturitas mentis . Egli b in four­
gni interi, dell’ intera Polonia ; E poi fi­ torn. ÿ.
no. Nell’ ultimo , e ma (fimo miracolo tuteo interb imprefío fopra di fe Stanis­ ni a un mido prodigiofo di gioventù, e
nalmente dal Pontefice Benedetto XIII. convertí nella cena Eucarifiica il pane, lao . Non b egli ancor nato-: e gia con di vecchiaja : di bambina corporatura ,
tra i giubili di turto il Crifilanefimo, ed il vino in Carne, e Sangue : ftia que­ 1’impronta dell’ innocenza fu la fron­ e di Santita gigantefea , cui per avven­
vien lubblimato agli ultimi onori del­ do fa il corpo uroano, cangia 1’ ali­ te , fi appalefa per quels Angelo deícrit- tura i Dialectici potrebbono paffa r per
la (blenne Canonizzazione . Ma s’è mento del pane, c del vino in carne , e
cosí ; non vi par queda, o Signori, una Fxo 23. to cola nell’ Efodo : Eece ego mittam chimera della Santita , quando per ve­
fangue ; ed avvegnache quedo non fia 20. .,Angelum meum , qui te euflodiat, CiT e/l rua non e altro, che un vivo miracolo
ílranezza non mai più forfe veduta traníufianziazione f maratíTglia fingo- nomen meum in illo : Non e egli ancor delia Grazia , che vuol far cooofcere al
nell’ ordin della Grazia ? Conjentatevi Jare di quell’ altiffimo Mifíero ) c non- nato ; e gia quad a lavoro di complu­ Mondo e/fer vero l’oracolo della S a pie li­
pero , ch’ io m’ impegni oggi a mo- dimeno vera convprfione. Or perché ta perfezione , fottoicrive il divino Ar- za, ove dice, chela Vecchiaja incann-
ílrarvi il m:o Stanislao per un vivo duequa la converfione di acqua in vi­
Joai g tefice il fuo nome : Hunc Pater figna- tiíce più che con le ne vi del crine, co i
miracolo della Grazia, e ció 1. quan­ no fatta relíe nozze di Cana ; e di pane, blanchi gigli dell’innocenza : fletas fe· Sap. 4.
vit Deus. Se cosí, che far a venuto
to ai modo, e II. quanto alla fofianza e vino in carne , e fangue fatta nella Ge­ alla luce , non dico gia adulto, ma an­ neclutis vita immaculata . Pero credo io,
della prodigiofa fuá fantita ; che 'e na Eucarifiica, fono miracoli di onni- cor fanciullo Stanislao ? Ma, o Dio ! che quanti miravano Stanislao , prefi da
quanto dire, fecondo ambe le guife , potenza taumaturga, e non femplici che diffi ? perdonatemi, Signori, 1’ er­ gran du pore , 1 ¡peteffer di lui con veri­
in cui pub ," o Theologi, effere un’ a- opere di natura , come le conver(ioni ror della lingua ; pofeiache puo dirfi ta cib, che adulando dicea di Maffittiia-
«ione foprannaturale , e mlracolo- fatte dalla Vite, e dal enrpo umano ? anche di lui ció che canto colui del Ni­ noil íuo Panegirifla Mamertino : Dum
ía ; onde poffa con rutea ragione ri- perche i perche quede fi fanno in lungo lo , grande, e navigabile ancor nella le elfe in cenfpeElu putamus, jam de le
pecere di Stanislao gli oracoli foprac- tracto di tempo , quanto appunto fe ne jonte : Nulli parvum licuit te Nile vi­ audivimus longinqua miracula. Che im
c.itati dal Salmiita : Tamquam prodi· richiede ad introduire in modo conna­ dere , Non aleramente Stanislao adul- gloyinç si. briofo, dovwn dire, eke
tural: ^ ha fuo··

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Di §. Stánislao KeRksJ 01
90 Panegírico Xi I. mi ? penfate ? Prodigium SanHiiatis li­ în cap.ίο.
voflro Ietto ; ma non fo ; fe potrete
hi fuoco per fangue nelie vene , tra finifee d’ intendere il voflro Paolo ; non temere le minacce, che vi cuona met ! farebbe qui le fue Ironie Ugon Job.
di amori delle corci di Vienna , e di il quale più minaccioíó che mai : Co­ contto dalla Polonia voflro Padre; le Cardinale . Si ride egli de’ miei timo­
Polonia , non ardí più , che i tre me non líete voi buon per il Mon­ perfecuzioni, che apprefla da Vienna ri , poiche vede feender dal Ciclo uno
fanciulli nella fornace di Nabucco ; do ? ripiglia : E che ? manca a voi for- voflro fratello ; gli artificj , con cui fluolo di Angelí , che gli recan feflo-
ma quefli fono i miracoli di Babilo­ fe ipirito, e brío da elalrarvi qual lu- vi lufinga il Cardinal Commendone fi il pan Sacraméntate, reverentemen­
nia. Che un giovine si gentile flrapaz- minolo Pianeta nel Ciel defle Corti ? Nunzio Apoflolico? E poifapete, che te di propria mano il comunicano ;
zato villanamente , non gia folo co » quelle grazie, che la natura vi ha co­ da Vienna a Dilinga , ed indi a Ro­ recaudo a lui , come gia i Cherubini
rimbrotti, ma co i calci, e colbaílo- loriré con minio si vivace nel vifo , non ma corron mille , e d agen to migfla ; dell’ Arca ia manna Sacraméntale .
ne da un loo infellonito fratello , gli bailan elleno a cattivarfi gli amori di e di un si lungo, siafpro, sidifaflro- O qui si, che non potio ractener più
rifponda non aleramente , che fa rupe tutea Polonia ? E voi non fíete buon fo viaggio voi non remete ? No, rií- le maraviglie, o Signori : e dove mai
del deferto flagellata dalla Verga Mo- per la terra? Dimandate un po aquel fponde ; la mía dolciífima Madre María fi vide , dove s’ intele , che un gar-
faica, cioe con una vena di placilïîme Sangue, che vi corre nelle vene, ed mi ha con voci fenííbili chiamaro alia zoncel pellegríno flampi in un fol cam-
voci ; ma quefli fono i prodigj dell’ egli vi ridira di quai Antenati líate Compagina del fuo Gesú, di nulla te­ mino pm prodigj, che orme? Voi for-
Ebraifmo. Che un giovine finalmente rampollo ; di Palatini , di Generaliffimi, mo. O Dio! di nulla temí ? Ma logia fe ammirafie, Signori , che un Danu­
nella pin verde Primavera degli an ni di Ambaiciadori : Giovanni Kotika , vi veggo, alie fpalle incalzato da i ra­ bio umiliaífe al di lui pie ie fue onde,
dia frutta di Modefiia , di Piet'a, di uno de’ Pretendenti più vicini alla Co­ pidi cocchi di voflro fratello, d’avan- fino a dargli aíciutto il paííaggio; ¡ope­
Pazienza , di U multa, di mortfneazio- rona Polacca , egli è voílto tiretto con- ti a’ piedi le vafie correnti del gran ró non me ne flupifeo ; Ció fece con
ni si eroiche ; Ma quefli (ono i por­ giunto; la voflra linea femneinile, fe nol Danubio; d’ogn’ intorno vi cingon le Eli feo il Giordano; ció fece con Pietro
tenti della Verga di Aronne , veflita fapeíle, ha dato i Regnanti al duca- maínade de’ voflri domefiiei ; e pur il mare . Voi forfe ammirafie , che gli
tutta infierne da un Aprile di fiori, e to di Oflrog , e’l Re Michele Koribuc non terni? Eh no, di nulla temo; mi­ Angeli di Icen defiero per lui Amba-
da un Autunno di pomi : Dum te cjfe al trono della Polonia . E fe pur fle­ ra come il Signore confonde currus .(ciadori OiTequiofi ; ma io non gia ; ció
inconfpeclu putamur, jam de te audivi­ te vago di Santita , baítivi la gloria , Pharaonis , & exercitum ejus a favor Vecero con Elia, recandogli la fot to V
mus longinqua miracula ; L’ ifieflo e che del voflro Calato fia un Giacinto , Exod. 15. ombra del Ginepro un pane ; ció fe-
4. di coloro, che dali’ Egitto dei Secoio
mirae voi, e veder compendiari in un fleila di prima grandezza del Cielo Do- fuggono alia terra prometía della Re­ cero col íitibondo Ifmaele, additando-
folo , e più gran miracoio tutti i mi­ menicano ; Come dunque voi díte di ligione ; Mira con la grazia del mío gli nel diferto una vena di acqua.
racoli dell’ antichita. non efler buon per la terra ? lo líete pur Signore quinci immobili , ed arreflati Quelle che aíforbifee tutti i miei flu-
ly. Ben è il vero pero , che al modo troppo, e Io farete a votiro difpetto, a mezzo corfo i Cocchi, quindi ingom- pori , fi è , che un Giovinetto nelle
miracolofo d’ una perfezione si pretia, fe non cangiate fenno, e peniieri. Fo­ brate le pupille de’ miei perfecutori; prime motfe delta Santita vegga umi-
e veloce vi ccncorfe di molto la Gra- vero tnio Stanislao ! Cofa farete in si qui poi mira come il Danubio rinuo- liati a fe gli Elementi , oflequioli i
zia, temprando la bell’ anima di Sta­ duro procinto ? malveduto Giacobbe , va al mío piede i miracoli dell’Eritreo: Cieli, e che vada del pari ne’ privi le­
nislao con una tempera del tuttocon- come vi Ichermirete dal voflro invi- ed in ció dire vola con pie franco , çon gli adulti Elifei, congii Elii, co i
facente al genio delta Santita . Lo di (fe diofo E (au ? Innocente Abele come ed afeiutto ali’altra riva , emeglioche Pieri. Oh quefio a me fembra un mi-
egli tieífoun di a Paolo luo germano. feamperete gli artigli del voflro Cai- Piero fui mare, dnm refpicit Chnßum, racoJo della Grazia maggior di tutti i
Mentre quefli con un bafione alia ma­ no infedele ? Io vi veggo appigliato ad non refpicit Elementum , al dir di S. miracoli , dr cu.i non puo renderfi aí-
no , timo ebbrodi collera volea diíío- una troppo flrana rifoltizione di fug- Ambrogio. Fortunato mio Stanislao , altra ragione , fuoriche quella , che
glierlo dalla Santita mtranrefa : aflora gir via f'conoiciuto . Vi veggo dare io quanto a me, flarei per difdirmi de’ rendea Γ Oratore Aufonio , allorcheda
Stanislao fattogli un modefliffimo íor- ad un mendico i voflri abiti prezio- miet timori ; e vorrei applaudere a co- una batía flirpe fu d’ ¡mprovvifo dalV
riffo , non ti flanear più , gli dice ; ch' fj, indi naelfovi un vil canavaccio in tefla trionfale tua fuga coh i peani di Imperador Graziano aífunto alConfo-
io non Jen fatto per le ceje terrene ; ma dolïo , con una fune a i lombi , con Erodoto in altro foggetto ; In hoc lato di Roma : Rationem felicitatis ne­
per le celeßi. Si, vel credo ben io, o un bordoncino alla mano , (calzo ne’ itinere quot paffus , tot triumphi. E ie mo reddit i Deus , & qui Deo proximus
Stanislao , che non flete fatto per la ter­ piedi, fenza viatico, e fenza guida , no- quel ponte fa mofo , fu ctiiOrazio Co­ eß, mavult de fubditis dediffe miracu­
ra , ma per 11 Cielo. Come volete voi bil pezzente , e gentil pellegríno accin- clite sbaragliè le truppe Tofcane , fu lum . Graziano, dicea Aulonio, ha vo­
elfer fatto per la tetra , fe Γ a Abandó­ gervi al viaggio di Roma . O Dio! eche chiamato dalla penna fpiritofa di Floro luto farla quefla velta da Dio, facen-
nate si fpelío con loSpirito, pellegri- imprefa è la voflra ? Che voti mai fono Un penffle miracoio della Romana bra­ do dçl mio Confolato un miracoio del-
nando con dolciffime efiafí fuori del quelle, con cui rifpondere ad un vor Luc.Flor. vura , Romanum miraculum , vorrei al- fua potenza. Non altramente volle la.
Mondo : .Adolejceutulus in mentis exceffui íiro confidente, che ve lo íconííglia : 1. i.cap.i. tresi chiamar voi un vivomiracolo del­ Grazia, cred’ io , farla con Stanislao
Come voi per la terra, fe di continuo Io quanto a me, di nulla temo. Dimit­ la Polonia , Polonum miraculum ; Se più che mai alla divina, facendoneun
la fuggite anche col corpo co i rapidi ía temí ? Io fo bene, o Stanislao, che non che vi veggo coito in un altro miracoio della fuá potenza . Mavult
ratti, con cu i ve ne volate all’ Empí­ flete gia avvezzo a non temer de’ Demo- rifehio nulla men perlgliofo . Vi veg- de fubditis dediffe miraculum .
reo! Vel credo ben ¡o, che líete tutto nj, giacchfe con un fegno di Croce gli go in una Chiefa di Eretici, lagrimo- V. Miracoio , diífi, nan loi quant»
per il Cielo; daeche quefio icende foven­ sbaragliafle ; quando in forma di ma- ío, e dolente, e pretío ad ifvenir per al modo, ma anche quanto alla loflan-
te co i raggi fuoi a covonarvi il vilo tino ílini vi a (falta ron tre volte per isbranar- la doglia , dacche non vi rinvenite za della lùa perfezione . La Santità , o
a farvi comparire un Serafino , pnilu- vi : Soben che fíete avvezzo a non te­ gli azzimi Eucariflici da alimentare il Signori, quanto alla fuá natura , o del
Exod· 14· mlrrofo che Muse ex conjortio Domini . mer dell’ inferno , campato miracolofa- voflro ipirito ; oh , e di ció non te- Cueto conflits nella Carita, giufta il pa­
a*. Ma quefio appunto è ció , che non mente dalle fue flamme app'ccateíí al rere
vo-

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ρ 2. ' Panegírico XIΓ;
rere de’ Teologi, o pur fe la mena die- aria delle notti plufredde, chiede a î DÍ S. Stanislao Kofika ; 91
tro quai compagna> indiviiibile. Quin- venti più gelati mercè ; ma non tro- íidi della pace ful cigiio, e quel che c non mai più veduto dalla Santit’a
di, come in leg na 1 Angelico Dottor S. vando chi córtele ammorzi il luofuo- piiï, con un allegro rilo lu i labbri , Chridiana ? Tant’ è , o Stanislao. Am-
I ommafo , la Garita non lolo e Rei« co, veggo che a güila di Cerva ferita mette con uná dolciifima agonia invi­ miri pure chi vuole i dre^itoli vodri
na, a cui tuete le altre virtu fan cor* o di fconlolaia Colomba fen va aduna dia al Paradifo. Ridete pure , chè ne prodigj j che io tra i Voflri miracoli
t<?ggio da ancclic , ma e aicresi ja pierra fonte del Giardino dimeílico : Quivi avete pur troppo, ragione , o Stanis­ non ammirero alero che voi ; merce
di paragone , con cui fi dillinguono i mello a fed er fu la fponda , perifvapo- lao ; ridete or ch’ 'e fee la giù dal Cielo che Prirrtut» ¿7* maximum miraculum
carati della Santita , ed è la canna d’oro rar la gran mina, che cova nel leño, preílo il vo :ro ietto María, cerchiata ipfe eras i comb di Sau Maiachia Icrif-
dell Apoçalille, con cui íi milurano i Iprigiona d al più cupo del cuore pro- da mille glorioíidimé Vergini, per ac- ie Bernardo ¿ Ammirino altri di voi
mentí de Perfem. Polloc¡o, fe vole- fondidimi folpiri, rivolge più volte al cogüere il voílro ípinto . Ridete pu­ i diciotto morti rifufeitati ¡ per cui
te vejete , fe ella lia miracoloía , e pin Cielo le pupille fvenate in due rivi di re , che cocedo vodvo corpo agoníz- ne’ procedi di Pofnania Hete con glo­
che uruana ia Santita di Stanislao , caldo pianto : Indi non reggendo più •zance, avvegnache voi f abbiate fatto riola Antonomaíla intitolaio , il San­
mírate un poco quell altezza di cari- agli ardori del cuore, fi sfibbia il pec- didendere-ful nudo fuolö , pure per due to che rifufeita i morti . Ma io non
ta , a cui egli giunfe . Domandatene to, íi slaccia le vedi , ed o Dio! di- anni incorrecto ha a rintuzzare i demi me nd dupilco; doveali quede vanto
tin po gli Angelí del Paradifo, che fee- ce, ch’ io moro ! 10 moro . Inzuppa del tempo r e romperé in man della a chi perdb la vita marcirizzata co-
lero giu in corteggio di Maria per ri- pin volte ncll* acque un pannolino, íi morte la falce. Ridete pure, ridete ; gli drali dell’amor divino. Ammirino
fanare Stanislao moribondo : Fatevi ri- bag na più volte con quedo il cuore ; giacche quantunque la vodra morte altri , che la vodra i «imagine fudaí-
dir da loro, quai rogo di amore gli íi ma come puó onda terrena ammorzar avvenga lédici anni dopo Francelco fe, e lagrimade per tre giorni in Eu-
acceíe nel leno , quando 1 ideda Ver- Hamme Celelli ? Nulla dunque rinfre- 1- Appollolo , e dodici dopo Ignaziq , blin , e per più íectimane in Craco­
gine gli depolito fu le braccia il fuo fcato , io moro , ripete , io moro . pure voi farete il prime) a montar fu via : lo pero non lo äromiro ; do­
Bambino Gesti, acciô negodefíe a fuo Angeli del Paradifo, deh perche vene gli Altari, efpödo alle adorazioni de’ veali quell’onore a colui , che al (b!o
bell agio · O Dio ! che deliquj furon líate lafsú nel Cielo (pettatori ozioli popoli , ed alt’ onor de’ Timianai . nominaríi i nomi di Gesú , e di Ma­
quelli. che tenerezze! che Paradifo di de1 martori di un , che tanto vi fo- Ridete , che voi in brieve farete Pro­ ría veríava da i lumi due torrenti
contenti ! Tutto s incatena Gesri con miglia co’ fuoi Angelici cofiumi ? lo tector fu premo della Polonia , olere le di dirottidimo pianto : Flumina Ucry·
gli abkracciamenti al collo di Stanislao: ίο, che un’ altra volta in Vienna lo Citta di Buko, di Piaski , di,JeroIa- marum fundere njidebatur , come at-
tutto íi divora Stanislao co i baci il riíanaíle moribondo , recandogli infie­ via , di Pofnania j di Lublino, diLeo- telta il Cardinal Bellarmino < Ammiri­
rno Ge su. Tace in amendue la lingua , me con la Vergine Santa Barbara gli .poli , di Varfavia , e di alere innume­ no altri tanti morbi fgombrati , cante
ma , ahí quanto c íacondo il lingua- azzimi Sacramental! ; or perché ora al- rabili : Per voi fra brieve tre Sineii·# pellilenze eliinte , tante victone dif-
-di quei fcambievoli fguardi , con tres! non follevate le lue agonie ? Ma- Cinque Re, ed altri Iii premi Tribuna­ peníate, e tra quede ia tanto lamo la
cui íi ierifeono 1 uno 1 altro nelvlfo! dre del bell’amore , Maria, si todo vi li terranno in Roma a perorar la can- ri portata dal Re Sigifmondo di Olma-
Sembra Gesú in braccio di Stanislao un dimenticaíle del voílro caro , come fa della vodra GanoniZzazione trema-1 no Imperador de’Turchi, venuto con
Sol , che invefle co fuoi fulgori una chiamaíle Stanislao , mollrandolo in cinque autbrevohdimi procedi : A voi crecento mi la Turchi , ed alcrettanti
candida nube , fino a cangiarla con vifione ad un Santo Conventuale di S. fra brieve hanno a tributarii in omag- Tartarí ad allagar la Polonia : lo pe­
lumipsfa met a mor foil in fuo Parelio : Francefco ? Deh fe non volate confo-
gio lumi , fuochi , addobbi, macchi- ro torno a dire , non me ne maravi-
Sembra Stanislao una nuvola rugia- Iare i iuoi fofpiri con prolungargli la ne , procelíioni , pompoliffime folen- gliq, doveali queda mezza Onnipoten-
doía, ch e inveliita dal Sol Divine ; vita, efaudite almen le fue brame con fiit'a , continuate ogni anno , ove a za a colui, che per la fuá rara ubbi-
tutto avvampa nel vivo fuoco del vifo , affrettargli la morte . Io fo, ch’ egli quactro, óve a fei, ove ad otto gior- dienza , per cui accingeali ad ogn’im-
tutto ÍI dilegua nelle dolci rugiade de- gia vi ha sfogato in una lettera di ni ¿ Ridete finalmente y ridete , che prefa , era chiamato da’ fuoi Superio­
gli orchi. Voi qui mi direte, Signori, confidenza il luo cuore , chiedendo- iö nel voílro rilo vo ammirare un ri, l’Onnipotente. Ilmiracolo, o Sta­
tieme va, che Stanislao non perda in vi di morir di amore , come voi, ed miraeolo della Grazia il più drano , nislao , che io Unicamente ammiro in
nn incendio di tanti amori la vita ? infierne con voi nel d'i della voílra che íi peda mai fingere . Voi ben Ta­ voi, líete voi medeíjmo ; Primum, &
Se a Mote fu lo íleíTo il baciar Dio , e Ί Alfunzione : Vi ha gia fatto fapere , pete , o Signori , in quai maniera mo- maximum miraculum ipfe es , cioe che
fuggellar co i baci la vita fn ofcub Do- che non íi fida più di viver lungi da rirono gli Arfen], e gl’ Illationi dopo i un giovine di pochi litilri gingnede a
mini : Se al Vecchio Simeone fu lo voi , e dal voílro figlio : Cupit dijfol- fettanta, ed i cento anni di diferto . virui si eroiche, a Carita si fervida ,
íleffo il mirare il Nazareno , e Ί 1er- 'vi, & cffe cum Chrifto. Efaudite adun- Timidi , palpitanti , ed uccifi , pria a Santita si íublime, che me ri caite di
rar per fempre con la morte le lucí ; que. Efaudite ? folie me, che favello! Che dalla morte, dal timor della mor­ edere un Taumaturgo si gloriofo, che
come va , che tra i bacci, che tra i vez- E come puô non efaudire il fuo dilecto te , avean medien d’ incoraggiare il a lui Tendedero omaggio il Cielo ,1a.
zi del fuo Signore altresi Stanislao non Beniamino Maria, fe all’ interceiïione loro fpirito all’ amara dipartenza : So­ cerra, le Citta, i Re , i popoli , gli
muoja ? Stanislao non muoja ? Oi- di quedo s’ è ella impegnaca di non lo fra tutti il mió Stanislao giunge a Elementi, i Morbi, la Morte, l’Infer-
me ? Cofa mi ricordate , Signori ? Oi- mai far gire a vuoto le fuppliche de’ moriré col rifo in bocea . Chi di co­ no ; Quedo a me par fenza dubbio ún
me! Che fe egli non muore, giaèpref- fuoi divoti ? Ecco gia Stanislao con il oro dopo un fecolo di panitenza gran miracolo della Grazia , un gran
fo a moriré . Gia gli fl è accefa nel vifo lieto , e giulivo fi predice Γ ora del giunfe ad una Carita si fervida, che prodigio della Santita si drano , si
cuore la bella febbre della Carita per fuo moriré; gia d’improvvifodopo tre è quanto dire, ad una Santita si con* eccedente , si raro : che , crederemi
maniera, che tutto arde , e Ii confuma, termini di rifpettofifïima febbre , con íumata , che moriííe victima dell’amo- gentilidimí miei Signori , mi sbalor-
Corre 1’ amante mió Garzoneello ail’ un volto di Serafino, con tutee ¡e Iri- re , come gia muore il mió Stanislao ? difee la mente, mi confonde i penfic-
ridi e non vi par poi fuello un portento », mi ammutolifee la lingua.
- < '
ΡΔΝΕ-

l
Biblioteca Nacional de España
jDi Sant' Antonio da Padova
y* Vigila i! riflettere alie vane guiíe, con fimile forte ; Ah morte, morte , ci dî-
cui il divino Spirito Santifkatore de ceva teco medefimo , perche per altri
Giudi fi e dato a vedere nel Mondo, pietola , per me fei cruda ? E che ?
PANEGIRICO XIIL ed a diverfi modi, to quali ha coflu- Non ho forte ancor ιο fangue da eifere
mato di comunicar!) alie Anime piu fvenato pe Ί mió Dio , e membra ds
IN ΟΝΟΚΕ dette. Egli aduoqtie or fi è motitato foílenere tormenti , e feempj7 A hi ?
fotto 1’ apparenza di fervide lingue di Ch’ è per me una pena infoffnbile il
DI SANT' ANTONIO DI PADOVA. fuoco, come nel Cenacolo ¡ or lotto i dover continuamente moriré, perche
foff) di vento impetuolo , come nel me- non moro : Und’ è , che non petendo
SANT’ ANTONIO fu una gloriofiflima Immagine della Diviniza i» terra , . delimo Cenacolo. Siccome poi il Sole piú reggere alla foi te violenza de’ iuoi
ed una gloriofiffimit participazione delle divine perfezioni , e piú (ingolár­ fpandendo variamente per Γ Univerlo affecti, e delle fue brame , π loi y e di
mente I. Dalla Potenza del Divin Padre co i prodigi ; II. Della Sapieñza mutare il proprio abito , ed i(lituto
il calor de’ fuoi raggi, produce diver-
del Figlio con la Predicazione ; ill. Della Sancitá delio Spirito Sanco eon fiflinei efferti , qui produce oro nelle con quello dell’lllufitifllmo Ordin Fran-
le Virtu. miniere , lí fiori ne’ prati , It frutta ceícano, fu la fperanza di poter qui­
negli alberi , e It aromi nelle Indie : vi più agevolmente confeguir la lotte,
Quis eß bic , & laudabimus sum ? Eccl. ?i. Hie eß virtus Dei, qux vocatur magna. di andar in Africa a procacciarfi tra
cost parimente il divino Spirito co-
After. 8. municandofi piú , o meno col calor barbati il martirio. Cia fatto, a gui-
del fuo bel fuoco nelle Anime de i fa di Calamita , che mai (i pota, fin­
pur oggi , tornare euere tra tanti nobiliflmu' titoli, quai G.iutil , queda fingolarizza nel aelo , ché non miri il (uo bel Polo, cosí
(lo Pergamo, o an- fia" qnello , ehe più propriamente lo in­ come un Ignazio ,· quella netla Carita, egli mai non finifee di richiedere di
corona , e lo (regia : Onde ancor io pregar , di piagnere a’ piedi de’ fuoi
upori dell’ Eccleíia- coate una Terefa \ quell’ altra nell in-
ed inchinatevi alie sblalordito, ed attonito vo dimandan- · faticabilita , come un Saverio ; 1’ adra Superiori , finché da efli non otciene,
del grande, deli’ in- do a me medefimo, quis eß bic , &'lau­ a. Cor. a. ne’ prodigj , come un Gregorio Tau­ di gir tra i Morí ad autenticare con
dabimus eum i Viva Dio pero , che le io tutti i fuoi (udoí i, e con tutto il lan­
del non mai a ba- maturgo ," e coaï nel reflo de Santi
ílanza encomiato Antonio da Pado­ mal non mi avvilb , mi è riufcito final­ avvien che ad alcri datur Sermo [cien* gue la Fe Cattolica . Ció ottenuto,
va , di cui qui con pompe giulive fi mente Si ritrovar negli At ti Appodo- tice , ad altri Sermo Sapientif , ad altri valica toflo il mare , s’ inoitra nell’
celebra no le feftevoli rimembranze . lici un Elogio , che adequi il (uo gran gratia Janitatum , giuüa il dir dell’ Ap- Africa, e tutto ebbro di Spirito San­
Su , quis eß bic, ripetete di bel nuovo , merico;Elogio,che benché fu (fe quiv (fal­ potiolo . Se miriamo pero , o Signori, to , mette!! ail’ impegno "di comprar
quis eß bic, & laudabimus eum ? Chi é lamente attribuito ad altri, puo con tin­ ,1a maniera con cui lo Spirito Sanco con lo sborfo del proprio (angue le
mai quedo Eme, che fopravvive a fe ta ginfiizia adattarfi al mió Eroe,· Volet3 fi comunico infierne , e perteziono il Anime di quegl’ Infedeli ; e farebbegli
ileíTo nel Mondo con credito sí tirano dunque ft per chi mai.fia Antonio ? £c- grande Antonio , non è fiara , come fenza fallo riufcito il difegno , fe non
di Sancita , che a lui fi ergono tanti colo : Hic eíi virtus Dei', quee vocatur nel piú comune de’ Santi con una co- gliélo aveííe frafiornato con uria gra-
Altari ;fi ofFerifeono tanti voti,fi por- magna : Egli è un eroico sforzo della municazione piú Icaria, o riflretta fo- vitiima malattia la Providenza , che
gono tante fuppliche di Popoli oifequio- divina potenza : mercé che la Providen- lo a qualche fingoiar perfezione , o tenealo deflinato per imprefe a (fai più
za, ingegnofa fabbriciera de’Santi, la gloriofe, e più grandi in Europa . Che
ii ? Quis eß bic ? Chi è mai qued’ Ani­ dono gratuito del Cielo, no , ma con
ma grande , a cui ubbidifeono gli Ele­ dove ha eofiumato di perfezionare il co­ una ampitilma diffufione di ogni vir­ eroico principio fu dnnque quedo nel- .
menti , fi umilia ia morte , s’inchina· rnu ne de Santi col comunicar loro quai- tú , " di ogni privilegio piú raro della la Santita di Antonio , íe sí pretio
no i Demoni, prefian tributo di ode- che lampo delle infinite fue perfezioni , Santita , fino a poterfi dir con ven­ mettefi in gara con gli A p no ti oli ufe i-' /
quio i morbi, i maiori, i naufragi, gl’ dividens fingulis prout vult , al (avellar i.Cor.rz. ta , che egli fia una viva immagine , ti del Cenacolo , tanquam Leones ignem
incendi, le pedi, le liti , le dirgrazie, dell’ Appodolo, ha voluto poi con glo­ ed una ricchiffima partecipazion delle Jpirantes , e non agogna a meno, che
5 defolamenti ? Quis eß bic} io odo ben riofa eccczione communicarfi piú am- _" piú eccelle prerogative del divino Spi­ a facrincar pel fuo Dio victima la pro- ·
di lui cento , e mille nomi , cento e piamente nelí’ Anima grande di Anto­ rito , di coi fia capace una Creatura : pria vita in un fauguinoi'o martirio .
mille titoli tutti fpeciofiilîmi. Il Pon- nio , diffondendti in lei con maggior pie­ Hic eß virtus Dei , quee vocatur ma- Sí , che potrebbe di lui ripetete S. Ze­
na le virtu , le grazie , i privilegi ; onde none , che partí fibi de fine pjinoipium ;
tefice Gregorio IX. lo chiama con le gna .
voci di Giofiie, un’ Arca viva del Te­ pofs’iocon tutea ragione pigliar óggi I’ |1I. Dio immortale 1 e che gran Mongi- dacché nelle prime mofle tocca I’ ul­
jo I· 3· flamento , Ecce Jtrca fœderis Domini ; impegno di dimofirare , che Antonio fu . bello di Carita gli arfe mai nel feno timo confine della Carita , e del ze­
Alcri per i tanti Eretici da lui conver­ una gloriofiífima immagine della divíni- fin ne i principj della fua· piu fingoiar lo , foflenendo per fovza dell’ efficaci
tit! Io intitolano un Marcello animato tain terra, ed una ricchiffima parteci- Santita ! Appena egli intefe il fangui- fue brame martyrium , giufia la fraft
dall’ Ereíie : Altri han facta a Ini pro­ pazione delle divine perfezioni, e piú nofo martirio di cinque Campioni dei di Tertulliano , & fine pajjione perfe-
pria la gloriofa Antonomaiia di Santo: fingolarmente della potenza del divin Seráfico Ordine avvenuto in Moroc­ 8um . ' ,
Padre co i prodigj, della Sapieñza del co , appena ne vide in Coimbra i Cor- Qui! maraviglia c pero ch egli poi (V.
Altri a piena bocea lo decamano per
Taumaturgo, per Profeta, per Doctore, Figlio con la Predicazione , e della San- pi marcirizzati , recati q uivi da D. diveniííe un ricchiffimo teioriero di
per il Santo de’prodigi, e per lo prodi­ tira delloSpirito Santo con le Virtú. Hic Pietro fratello di D. Alfonfo il fécon­ tutti i doni del divino Spirito ; di cur­
gio de’ Santi. Ma per qwedo ifieffb io eß virtus Dei, quae vocatur magna. Co­ de Redi Portogallo , che todo avvam- te le fue, virtú piú eccelle, fino a po­
veggo eonfondermi i penfieri, e turbár­ mi nciamo dall’ ultimo , e fon da capo. pando per 1’ ecceífivo deíiderio di una terit dirg di lui con verita ln ?«eColoIT.a.j.
E’ tercamente cofa di gran mara- II. , ' (unt
mele la fantafia, non fapendo ben diftin-
vi-

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py vanemrico X1IT.
Di S. Antonio di Padova çf
[uni omnes tbefauri Sapicntiæ, & feien- che di fervire a tutti , di mendicare
tire Dei ? Quando Faraone la nel Ge- per tutti, d’effer per tutti il famiglio u'nui tormenti quafi impaifibile , e egli predicava, che non fi cangiaffe in
neii voile fcegliere per fuo Luogote- più vile de’ fuoi Conventi , e di lem- feevrodi carne , Carnis expers. E s’ e una Ninive penitente , facendo avve-
nente al comando dell’ Egicto il più cosi , avendo Antonio partecipato fi rare in buon lenfo di lei , Native fub- J3an-3-4-
pre lar egli turto ció , che toccliereb-
d eg no Uomo , che avefie in tutti i be ali’ infimo dell’ Ordin luo . Che di­ largamente i Doni , le Virtù , e le vertetur , non gia perche al fuono del­
fuoi Regni , mife Γ occhio a colui , re) poi dello fpiruo della Scienza , e grazie dello Spirito Santo , chi dira le lue voci, come gia a gli fquilli del­
che gli parve il più pieno de.llo Spiri- della Pieta , Spiritus S cienti ce , & Pie­ che non fia una viva Immagitve della le trombe di Gerico rovinaffer le mu­
Genef.4;. to ùi Dio , quai fu Giufeppe l Num tatis , di cui fu fingolarn ente adorno di lui Santita in terra ? e che non lia ra , e li diroccaffer le torri ; ma loi
invenire poterimus talem virum , qui Antonio, e per cui fe »pe cosí arden- egli nel Mondo Collegium Sanctitatis , mercè di quell’infolita penitenza , per
Spiritu Dei plenus fit ? Or chi mai ftif­ temente amare il fuo Dio , e lo amo alla frafe del Griiblogo f cui allora la prima volta fi videro i po­
ie vago di vedere nella nuova Legge Gnu 1er. Nulla me no perb della Santita dello poli flagetlarfi pubblicamente a fali­
coi più vivi contraffegni di una reli-
di Grazia un Uom , non fol pieno , 14j"y Spirito Santo dieffi a vedere riccamen- gue ; e li videro altresí abbattuti i vi-
giofa Pieta ? Ah ch’ egli parea chiudef-
ma fovrappieao dello Spirito divino , te partecipata all’ Anima di Antonio la zj, fvenati i cuori in coatrizione, ed
fe nel fe no un’ anima di fuoco , che
ed affatto iingolare per una flvaniffi- Sapienza del divin Verbo , non íblo in pianti ; e depofli il Inflo , la va-
in ogni fuo affetto , in ogni fuo nfio-
ma comnnicazione de’ doni Celeíli, ri- per 1’ alta intelligenza della fu a men­ nifia , 1’ alterezza , 1’ intemperanze ,
to , in ogni fuo penfiero fen vola al
miri l’Anima grande di Antonio, il te , per cui meritb di effere il primo gime per le Contrade in gramaglia
fuo Dio, come a íua sierra . Nell’ al­
quai certamente Spiritu Dei plenus fuit. dell’ Ordine fuo , che per comando di Ceneri , e di Cilizi i Cittadini ,
te fue contemplazioni s’ infiamma per
10 per me vi ib dire , che parve par- efpreffo del Seráfico Padre S. France- Subvertetur , eccovi in quefio fenfo ,
maniera di Carita , che non potendo
If. ti. lalle di luí Efaia , quando di (Te , Hje- fco leggeffe pubblicamente Teología , la ipiegazione di San Gaudenzio :
il di lui cuore chiudere infierne tanti Vera prxdixit , verfa efi , iniquitas Trait.
quiefcet fnper eum Spiritus Domini, Spi­ «d io Francia nella Citfia di Monpelie-
incendj, gli trasfonde, e negli occhi , ejus , quia pœnituit. E rutto cib con Neo-
ritus Sapi entire , & mtellecius ; Spiritus ri , %d in Italia neifa Citth di Bologna ,
lambiccandone fiumi di dolce pianto , mofira di fervor cosí Urano , che
Confilii , & Fortitudinis ; Spiritus Scien­ ■e di Padova ; ma molto più per quell’
e nel vifo co’ fervidi, ardori de’ quali
tice , & Pietatis , & replebit cum Spi­ Appollolica facondia , per cui diedefi moflo dal dire di Antonio un giovine
avvampa . Sovente i! Bambinello Gesu a vedere predicando per una viva feofiumato , che aveva dato de’ calci
ritu Timoris Domini . Iniperocche fu fe gli da a vedere vifibilmcnte, e met-
egli primieramente arrichjto fin da’ tromba del Vangelo. Riufci , b vero , alla propria madre , giuníe per la gran
tendofi fu le fue braccia , mettefi a per gran tempo al genio della íua umil- contrizione a troncarfi di propria ma­
fuoi più teneri anni di una.^elgße Sa~ trattar con lui dim eflicamente , facen- tà il nafeondere lotto il meggio di una no quel pie fcellerato, dando con cib
pienza , Spiritu Sdpientire, perçut pof- dolo divinae familiaritatis virum , co- Tectuli vita negletta i fuoi grandi talenti ; ap- motivo ad Antonio di aggiugnere al­
poie ogni tnondano piacere a i fieni me di Abraroo dilfe Tertulliano. Edde Ao· lS
pena perb fu difeoperto con alto confi- la miracolofa efficacia del fuo dire un
ioprannaturali dell’ anima ; ond’ s » altora , o Dio ! chi pub dir mai le te- glio di Providenza il lume del laper nuovo prodigio di virtù taumâturga ,
che Iungi da ogni güito , e da ogni nërezze , i deliquj, airomeglio , il ter- fuo, che todo rifplendette nel Mondo riunendo con un fegno di Croce alla
pueril leggerrzza , tenea si bene im- reflre Paradiio di contenti , che gode- quai vivo doppiere del Santuario, mo- gamba il pib mozzato. In fomma fu
brigliate le pupille da una Grifliana va li Antonio ? Chi pub mai fpiegare flrandofi colla fqa portentofa predica? predicazion taie quella di Antonio , che
ifiodeitia ; ed avea si fortemente in* quanto più le gli accendeffer nel léno zione viva immagine di quel.Verbo di­ il Seráfico Padre S. Francelco , benche
chiodato il cuore al fuo Dio, ed alie* le vampe di quella Carita, che gia vi vino , che da Gemente Aleffandrino fu flaffe moho difeofio, voile mofirar di
no da ogni vanira mondana , che non ardeva ? Finalmente come bene uni in­ chiamato Verbum linguatum. Appena approvarla , apparendogli un di vifl-
feppero poi i Pittori nejl’ effigiarlo fierne con 1’ amor verfo Dio anche fa egli udire il primo fuono delle fue bilmente mentre predicava , e corren-
truovar fimbolo migliore da efprimere un filiale timore , per cui , bench’ ei, voci, che fparfane per tutta la Francia, dogli incontro per aria con le braccia
11 candore de’ fuoi Angelici cofiumi , -fuffe di cofiumi incolpevoli , pure e per tucta 1’ Italia la fama , vien da per difiefe in attodi gradir quanto opera-
che con tin bianco Giglio meilbgli nel* contuttocio trattava il luo corpo , tutto acclamato per fanto, per Appo- va per gloria di Dio . Poco importa
le mani. Ebbe poi il dono di un acu- quafi reo di gran fall i , con rigidiffi- fiolo, per Angelo difcefodalCielo. E’ perb , che il Demonio tutto invidia ,
tiíTimo intendimento Spiritum Intelle­ ma afprezza ? Et replebit eum Spiritus If. ir. ei grande la calca de’ popoli, che cor­ e tutto rabbia cerché di diflornare il
ctus per penetrare i miíterj più ofeu- Timoris Domini . Poteflero parlare un re ad udirlo , sí 'grande la folla delle frutto de fuoi Appofiolici fudori, ora
-ri delle divine Scritture, come bep (1 poco i deferti , e le baize del Mente genti , che accorrono per baciargli le apparfogli vifibilmente con moflra di
feorge d’ fuoi dpttiífimi Volumi , Eb- di Paplo, in cui ritiroff! Antonio per vefti, che corre più.volte rilchio di ri- voierlo afogare ; ora facendogli cade-
-be in grado eroico i doni del Confi- allargare più ¡iberamente le redin i a’ manervi oppreffo . Non capifcono più i re fotto a piedi il tavolato del pulpito ,
glio , e délia Fortezza , Spiritum Con- fuoi rigori . Cofa mai ci direbbono de’ fuoi öditori ne’ Tempi più valli, con- ove predicava ; ora cercando con mil­
lii , ¿T Fortitudinis ; del Configüo , fuoi firetiffimi digiuni continuati a fo­
Í aeche íeppe con Crifiiana prudenza jo pane, ed acqua ? Che de’ fuoi fan-
vien ch’ efea fuori alle Contrade più
fpaziofe , ed alie aperte Campagne, ove
le flratagemmi di divertiré al trove i
fuoi Afcoltanti. Poco importa , non
indrizzare tutte le fue azioni ali’ uni­ guinofi flagelli , co’ quali fi ivenava con ímgolariífimo prodigio orafa u di­ fol perche vien tollo coflretto a fpa-
co icopo di piacer al fuo Dio : di <on innocente martirio le membra ? re diflintamente le fue voci fiao a due rirvia con gran cenfufione ad un To­
Fortezza , calpefiando con generólo Che de’ fuoi fon ni, e per meglio dir, miglia difeofio , ora predicando in lo cenno di Antonio ; ma molto più
difprezzo ogni 11 i ma degli uomini, ed delle fue veglie condennate alla du- ifna fola lingua , fa intenderfl chia- perchb di gran Junga maggiore b 1'
Ogni mondano onore ; onde fi da íem- rezza eel nudo fuolo? Direbbono cer­ ramente da popoli di diverfe nazio- impegno del Gelo in accredi taré ¡i
pre a vedere *1 vile , ed abbietto , tamente ció, che diffe il Nazianzeno ni , e linguaggi ; E cib con sí gran predicazione di Antonio , che non
«he in altro meítigr non-fi adopera , di S. Bafilio, che moflravafi tra i con­ írutto , che non v’ era Ci tea , a cui dell’ Inferno in Acreditarla ; Imperoc«
tinui Paneg. p. Sinifcalcbi, G che

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m
P8 Pancoirico XI IF, Di Sant’ Antonio da Padova çy
che Iddio ficcome per autenticare dal Corfero una volta i peici per popola-
ciclarlo, e farlo in pezzi. Se non che ora appunto , ίη cui avrebbe nel Coro
Ciclo agi’ líraeliti la condona del gran re ilmar deferto alle voci del Reden­ ( o virtíi della divina Onnipotenz'l in del fuoiConvento a cantare «na lezio-
Mose, gli fe comparire per aria una
tore : Che portento fara queílo di An­ Antonio ! 0 sbigottito a i rimprqveri ne ; ed egli fenza punto interromper
Colonna di nuvola, che menava al­ la Predica , fi replica nel Coro , e vi
tonio , che non íblo fa venir dietro il barbaro , meflafi al collo in fegnodi
la terra prometía, cosí con un pari a;le fue vori i pefci , ma li tien an­ canta la lezione dellinatagli. Entra in
iimile penitenza la propria Cintola ,
prodigio volle compruovare il fervi­ che termi ad udire fungamente ? Ca­ difputa con Γ Erético Bonofiglio che
s’inginocchia a piedi di Antonio, con
do dir del mío Etoe ; dacchè predi­ negava la Verira ddf1 Auguliilfimo Sa­
vo una volta Pietro dalla bocea di un le lagrime egli occhi gli chiede perdo­
cando un di ad un Popolm fmifurato, cramento dell' Eucarillia ; ed egli per
pelee la. moneta d’ oro z Che diremo no de’ fuoi misfatti ) ne propone 1’ am-
e lorta una terribil tempsfia con tuo-
noi , or che i pefci fcuoprono per .menda , dice di non poter piùreggere convincerlo , mefiî gli azimi Sacri in­
ni , e lampi , che obbligavano gli nanzi ad una mula a (famata , ta che
contrario nella bocea di Antonio l oro a i baleni di quegli fplendtyi terribi­
Aicoltanti a partir via, fatto egli un quella non fol non vi apprefíi i den­
di Celeíli dottrine , e gli applaudono li , che a lui ufeivan dal vilo. E non
comando imperiofo alle nuvole, fece ti , ma che ingionOcchiata gli adori .
intorno meglio , che non i Delfini al vi par, che fia quefio, o Signori, un
che que/le fofpendeííer le pioggie per
favolofo Arione ? Eh diciam pure ció , miracolo della potenza di Antonio ! Che più ? con un lolo fuo flato , clV
turto quello fpazio, che veniva occu- che vi divifai da principio , e direm ei gitca ful vifo di un Novizio tentaco
pato daI fuo Udicorio , piovendo intan- Noli vi par, che polla egli per ció an­
vero , clí egli nel taper , nella forza dar de! pari , o anche innanzi, o a un a tornar nel Seco lo , lo riconferma al
to d’intorno dirottifTlmamente. Cola della fuá gran predicazione partecipd fuo Ordine. Un* afra volta in Francia
Tob ,8 che tece avverare a gloria del mió Tau­ Leon Magno , che con la lúa Sacra
si copiofamente la Sapienza del divin eioquenza umilió Attila Re degli Un- con idamente far vertiré per poco d."
maturgo gli oracoli di Giobbe : Num- Verbo , che ne fembró una viva , e ora il proprio abito ad un Religioío
‘¡uid elevabis in nebula vocent tuam} e ni, nomato flagello di Dio ; o a un
licca copia in terra : Hic eft virtus Bernardo, che li fe proílrare a i piedi difperato , e tentato , lo rimette nella
te, che confufi gl’ Increduli per 1e nubi primiera fuá pace. Quindi è, che An­
Dei , vocatur magna . la ferocia di Guglielmo Duca di Aqui­
Ad Hcbr. dl nj'cacolofe teflimom'anze alia Fede tonio crebbe in si gran fama di Tau­
Che s' è cosí , non vi farà difficile tania ? Quefio , quefio lo:o baílerebbe
12. conlefiafiero con le voci di Paolo : Et 'I perfuadervi , che infierne con lo VI. maturgo , che d’ afro -non fi feriveva
a d ich ¡arare Antonio una viva imma-
nos tantam habentes nubem tefiium, Spirito Santo , e col Figliuolo volefle fu i fogli , afro più curiofamente non
ajpicimus in authorem Fidei, & confum- gine della divina potenza in terra ,
anche il divin Padre concorrere agit Virtus Dei, qua? vocatur magna. Epu­ s’ indagava , quanto i portenti del mió
rnaiorem J efum. Quello pero, chenel- eíakamenci di Antonio , comunican- Eroe . Altri raccont ivano , come tefli-
re a hi quanto , ah i quanto più lo ap-
la predicazione di Antonio vince for- dogli in una maniera a fiai fingola- monj di veduta , 1’ improvvila compar­
palelan per tale i fuoi prodigj per nu­
le nella maraviglia ogni altro prodi­ ia fatta in Lisbona da Antonio , che
re , e Arana i pregi della fuá Onni- mero innumerabili , e per iflranezza
gio, fie i’ avvenutogli nella Citta tuttavia flava in Italia, per qulvi dif-
non mai più tiditi. Cosí poteffi io ri-
di Rimini , ove volendo predicare a potenza. Per veder i o chiaramente , colpar 1’ innocente fuo Padre da un
baficrcbbe tolo il ricordaffi del corag- dirveli , o Signori , come ve lo farci
quel pöpolo intramoiilchiato allora di delitto (afámente appoílogli. Altri ri-
gio invicto , con eui Antonio , me­ veder per un Luogotenente di Dio in
molti Eretici , e truovatolo duro , dicevano il roiracolofo tfalportoji An­
glio che non Mose Faraone , umilió terra Venino a moíirar nel Mondo una
e refiio alie fue voci , fenza che vi
il barbaro Ezelino . Era quefir un Ti— piccola Onnipotenza . Ma quefio è il tonio per man di un Angelo da Pa­
íuííe alciin , che 1’ udille : turto eb- dova a Lisbona , per quivi liberar dal­
ranno si crudo , diffi poco , una Ti­ male, che non. v’ ha ne lena, ne lin­
bro di Spirito Santo andoííene alia la morte 1’ i (lefio luo Genitore íenza
gre si fanguinofa , e micidiale , che gua , ne flaco , che bafii a tatito. E
riva dei mare , e quivi con alte voci : ragion condennato. Q.uefii eíaltava fi­
rinnovando in Padova , ed in alere chi c mai , che polía vafeare i'gnza
Orsu, difie, venite voi ad udirmi , o Citta della Lombardia le memorie no al Cielo Γ aVvenutOgfi con un gran
naufragio il mare immenfo de’ prodigj
nuite belve dei mare, giacchè non vo- funefle de’ Neroni , e de' Caligoli , Peccatore , a cui avendo fatto IcrivS-
gliono afcoltarmi queiti increduli ; ve- giunfe , olere altri macelli, a far uc- di un Antonio da Padova , che parve
veramente , giiifia la fraie dell’ Archi­ re con gran contrizione le fue Golpe,
nite , ed atteflate loro la verita de1 cidere tutti in una volta fino ad un­ gliele fe ce poi trovar cancellate . Que- «
mandrita , Miraculorum inexaußumpe­
miei detti. Quando- d' improvvifp ( n did mi la Padovani infierne , victima gli non finiva di encomiare le tante
lagus i Ció, che únicamente puódirfi,
portento da far trafecolare i fecoli ! ) del furor fuo. Era si fpavçntofo a i Cure improvvife , ch’ egli ficeva di ogni
li è , che ogni fia azio'ne-, ogni luo
corrono fienolofi fchiere a feinere i genere di male. Tutti infomma lö ri-
Popoli il tolo fuo nbme , che non íol moto, ogni fuo cenno era un miraco­
peici, c co i capi fuori dell’ aeque met- ronolcevano per un I(frumento della
non V era chi ofafle di contraddir- lo : Quidquid in eo erat, avfebbe detto
tonfi in bella ordinanza ad udire le divina Onnipotenza, che fu (fe veramen­
gli, che anzi non v’ era chi non fug­ S. Tommafo da Villanova, ft recle in-
voci dei Santo Predlcatore , ne mai fi arte da lui , peggio che da un Aípi- te : P'irtus Dei , "quot vocatur magna . ^
fpicis ; ftgnum eft ; quid entmin illo va­
partono, fe prima terminata la predi­ de coronato. Solo Antonio da Pa­ cat a miraculo } Se parla , appena fa Non mai pero divffi a vedere più VIL
ca non riçevon da lui co i capi chi- dova non lo sfugge , non lo teme , farlo fenza profezie , predicendo più chiaramente per tale, chfc nel moriré :
ni la benedizione. Cofa, che fece git- le gli fa innanzi con cuore invicto , Appena egli infierne col fuo Gesíi ,
fingolarmerjte ad una madre il marti­
tar per terra umiliati gli Eretici, ed Che più ? fi mette al cimento di non rio" di un figliuolo non ancor nato , e che 1’ affifiette vifibilmente nelle ulti­
in atto di abjurare i loro errori. Or fol frenare , ma anche di timiliare il me agonie , appena ebbe era le lagri­
ad un afro ingolfam negli affari del
vada PUT altri a celebrate o l’Orfo fuo orgoglio, lo riprende , lo fgrida , me de’ fuoi , e tra i Cantici de’ Sera-
reio piacevole da Umberto, o ¡1 Leo­ Mondo parimente il martirio. Se truo-
Jo minaecta , gli rinfaccia i fuo i gra­ vafi a un pranzo avvelenato apprefia- finí fpirato gli ultimi fiati, che imrne-
ne ammanfito da Simonide , che io diatamente cominciano a girar per le
vi ffi mi ecceffi . Stordirono a quefla togf da gli Eretici ; güila di tutti i
per me confacro tutti i miei fiupo- Contrade di Padova fchiere a feinere i
villa i foldati di Ezelino , e gia afpet- cibi fenza ricevere minimo nocumento
11 3 1 pefti prodigiofi di Antonio , da i veleni , Sta' predicando ln quell’ fanciulli gridando ,· fenza faperfiilper-
UvajiO da quefio un cenno per tris-
cidil- G z chfe,

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*00 Panegírico XIIT. Ι OT

ehe , è morte il Santo , è morto il vecchio, fleche fuum Mart's, quant alie­
Santo . Immediatamente concorrono
da ogni lato della Città intorno al iuo
num mallent efe Civem ; Cosí veggo
mefïï in rivalith i Regni fieffi , per de­
PANEGIRICO XIV,
Sacro depolito Ciechi , Sordi, ítarali- cidere a chi pin propiamente fi ap-
, tjci, aíTiderati, ulceroíi , febbricitan­ I N O N Q R E
Partenga Antonio . La Spagna vuole
ti > difgraziati , e ne ricevono grazie che fia fuo, perché nato in Lisbona ;
si copióle , si íirane, si continue , che la Francia lo vuole per fe per la lim- DI SAN FELICE DA CANTA L I CE.
non ρηό tar di meno il Pontefice Gre­ ga dimora (attain Parigi ; L’ Italia per
gorio IX. a llora regnante di non fub- le , perche morto ne’ fuoi confini : Fu SAN FELICE I. Si Santo , e mortificato nel Corpo, che parve non
liniarlo ^gli Altari appena (corlo un Ogni angelo del Mondo lo chiama avefíe Spirito , II. Si Santo , ed elevato nefio Spirito, che parve
anno con gli onori della Solenne Ca- fuo , perché obbliga*) da’ fuoi bé­ non avefíe Corpo.
nonizzazione . II Cielo fit lío par che néfice .
con infoliti prodigj voglia celébrame Sancius Corpore , ¿7*Spiritu .
O Antonio ! O Anton o 1 E che Ηθ­
le Apoteofi ; poich'e in quel di mede- η o fui!i n ai al Mondo ! diffi poco ¿ VIII,
flmo j in cui in Italia fi decreta ad che Bree ? anch’ e poco ; che Angelo Elogio del Pontefice Paolo V. prefo dalla Prima a’ Corinti Cap. 7.
Antonio da 1 Vaticano la Ganonizza- in came, che i pírico fublin e fu il vo-
sione, mettoofi a (uonare da per fe fho? No, che per encomiar fe voíire IA fit , configliatemi in i Panegirici, e per celebrarne le fefie
fleífe in Lisbona tutee le Campane di glorie non vi vorrebbe meno , che la quefio giorno , o miei con ogni più nobile dimofirazione di
quella gran Metropoli . Che pin ? Ha vofira lingua medefirna, che fu si elo­ sbigottiti peniieri. Sugge- Altari, di Archi, di fregi, di procef-
voluto Iddio , che la gran peífanza di quente , c façon da , e che %z. anuí ritemi alla mente le più fioni ; ond’ è che flecóme tra il fragor
Antonio fopravivendo alie di lui Ge­ dopo la vofira morte fu ritrovata da fublimi fantafie , con cui di moite trombe guerriers mal pub
neri riempia il Mondo di tali , e tan­ San Bonaventura , allora Generale delf pofifa accingermi ad un udirfi il fifehio di una debole canna ;
ti , e si univerfali prodigj per un cor­ Ordine Seráfico , incorrotta , frelca „ imprefa fi malagevol, si ardua , e per cosí mal pue tra lo firepito di tante
to si 1 ungo di anni , che g fa pub dirfi ed incera, come fe fufTe ancor viva . 1’ argomento del dire , e per la folen- fefie , che ora celebra il Cielo infierne ,
di lui ció, che difícilmente potra dirfi ío quanto a me non fo dir , nOn fo nit'a del tempo , quai è favellar ora de- e la terra , mal pub , torno a dire ,
di alero Santo , che fia il Protettore immaginare termini più efprefilvi del gli encomj del grande , dell’ inclito , dell’ aver luogo la lode di un debole diene­
Univeríále dell’ Hniverfo . Non v’ ha voit to merito , quanto il chiamarvi eroico, del novamente canonizzato S. re , quai io mi fono . Configliatemi
wtamai Regno , non Provincia ; non fempre più quai vi ho tfîmofirato fin- Felice da Cantalice , gloria eecelfa adunque , torno a dire , configliatemi,
Citt'a , non Callello ; diró anche pin ; ora, viva immagine della Divlnità in dell’ Illufiriffimo Ordine Cappuccino , che deggio fare, o miei sbigottiti pen-
appena ν' ha perfona , che non fi pre­ terra, e riera partccipazione delle di­ ed Afiro luminofiffimo del Ciel di S. fieri. À quai encomj, a qual ordine ,
ßt di avere Antonio nel Catalogo de’ vine perfezioni. Vtrtus Dei , qnx vo­ Chiefa. Quai eloqnenza farà mai, che e foprattuttö a quale Argomento deb-
fuoi Tutelari. Diceva gia Seneca, che bafii a ragionar , come fi conviene , di bo mai appigliaami ? A quale Argor
catur magna, e come tale v’ imploro ,
avea dell ¡mpoffibile il poter piacere un Santo , Angelo per coffumi , per mento ? Éh che quefio è in pronto , ed
e vi priego con tuteo il cuore fu le
a tutti ; Placere aliquibus eft Pofftbile , labbra , che c impetrlate grazia daben virtù Eroe, per zelo Appoficlo , per è infierne nobili (fimo 5 poichè il Vati­
placere multis difficile , placere omnibus imitare la fantitá di quelle virtù, cher predizioni Profeta , per prodigj Tauma­ no, medefimo, che gli ha ora meffo in
impoffiUle, e pur quefio veggo io av- traefie dallo Spirite Santo ; lu me da turgo ? ragionarne nel tempo più folen- fronte la laureola di Santo, ne ha for­
verato in Antonio , che vi en ambito ben intendere quella Cclefie Sapien- ne per le lue adorate Apoteofi , ragio­ mato alt resi da gran tempo il Panegí­
per tutelare da ognuno ; anzi ficcome za , che ricevefie d’aï divin Figliuolo ; narne tra i tripudi del Cielo., che tur­ rico . Adunque il Pontefice Paolo V.
per teflisnonianza di Lucrezio , fi fni- e merito da poter entrar a parte di to mettefi a gala di magnificenza per dopo avere, un di orato genufleffo da-
fero in contefa le Città per ambiziorre celébrame V augufla Coronazione ; tra vanti al fepolcro di Felice , pronun-
quei prod-iej, che per voi opera la po­
Cl aver per fuo Cittadino Catone H tenza delf Eterno Padre. i giubili della terra , che tutea e da per zib di lui nell’alzarfi a viva voce quel
tut to viiol con infolite pompe folenni- grand’ elogio fatto g à dall’ Appofiçlp·
zarne gli Efaltamenti : Rifuona ancor Paolo a gloria della Verginità ç '$an-
Roma per lo firepito de’ Popoli poco Rus Corpore , & Spiritu ; ordinando
fa qulvi concorli ad ainmirare la Mae- infierne , che s’ imprimelfero le lue ffn-
íí'a del Vicedio in terra , e gli augufii magini privilegíate di queda nobile if-
confefít delle più riguardevoli prelatu­ crizione . Che accade dunque andaré
ra del Vaticano tinte adunate per de­ in cerca di altre tracce, quando par-
cretare a Felice i primi onori della lañó gli autorevoli oracoli della Sede
Santità . Sono , fi pub dir , tuttavia in di Pietro ? Egli fu Felice SanRus ,· An­
moto i meffaggi per annunziarne in zi come (olea dir San Filippo Neri , uno
ogni angolo della terra le fande no­ de’ maggiori Santi della Chiela ; e tu
velle. Tutte le Città Cattoliche veg- altresi SanRus Corpore , iS Spiritui ;
gonfi affaticate per intalgiarne le Im- poich'e ( attenti alla più chiara propo­
magini , e le Iferizroni , per teilerne rtion? del mió di (corlo ) fu si San-
Vaheg. p, Sinifcalcbi, G ς to,
ΡΑΝΕ­

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101 Panegírico XIV. Di S. Felice da Catalice *0?
to , e mortificato nel corpo, che parve fimo, dafli a Vedere inlenlibile ad o- oer li banchi di Roma col caprt-llo i ei-
no tut te accordate le pafiioni , e lo
non avelle Spiriro ; fu ali’ incontro si gm terreno affetto, ad Ogni; batano iogii m capo da qu i gran Santo , e
Spirito vi fia st mortificato, quafi che
Santo , ed elevate nefio Spiriro , che rifentimento ; per uno iniomma di fuo grande amicó , Filippo Néri : Se
non vi fufie, gírate lo (guardo a Fe­
parve non avelfe Corpo. Attendetene coloro de’quali potrebbe - ripttere m Va caminando altresi a hell agio per
lice. O Dio ! e che indole di Angelo Aogult. le tirade più popolate deü’fifeff^ Club
intanto, gentiliffimi Signori, i rileon- fortí egti fin dalla Cufia ! Che bella Hom. 3. buonienfo Agofiino : Animas mortuas con una roía meti’agli neli' orecchio
tri con quell’ attenzione , che fi con­ tempera fu la fuá , coniata fin dal na- in Apoc. multi in Corpore vivo habent.
viene ad un Panegírico fat to a Felice In p ruo va di che, io vi prego, O dal Cardinal Sforza ,-e con una per­
ícere con V impronta di tinte fe virtù IV.
dal Vaticano, avvegnache commenta­ Signori , a vólermi eifere ngtdiffimi tica in mano , tirando!; con c:o a dol­
Criíliane! Kon lenza perché volle la
to dal mio debole dire. Incomincio. Guidici . Imperocché come è pofiibi- io tutti i fe her ni, e tutte le amnira-
Providenza , che il Padre avefle 11 ío- fcioni del popolo , e ri peí endo a chi
IJ. Egl[ e acutiffimo il penfiero di San gnome di Santi , e la madre il nome Je , che lopravviva nel leño di Felice
Zenone, che riflettendo fu la gloriola fpirito di tiíéntimento , le mofirafi lo di flíi ade va quel gran detto : Ah
di Santa; poichè avea da efll a na fee­
difgrazia del Profeta Efaia fatto legar con lodevole Stoicifmo impietrito , piu quanto è meglio effere dagli itemini
re un bambino fatto a polla dalla Gra- Jcheruito che rifpettato ! met it andern
per mezzo dell’ empio Mana fie , dice aia per la Santita piu fublime , San- che una Niobe, ad ogni diíordinatá paí-
che con alto Connglio della Provi- fione? Sappiam bene , che ogn’ Uom , con ció V elogio di Punió : Ut exo- Plin. h,B
Bus Corpore, & Spiritu . Fin da’ fuoi
denza di un lolo Profeta ft* ne ferono che fia vivo, fi rífente agli ággravii , ratâ a tergo fortuna, effet glori# car­ c. 4.
più teneri anni , mentre garzoncello nifex. Afpettatie di veder m lu. quel-
due, accio fu filero non uno, ma due è tutto intente alla cultura de'Cam­ fi ammólliíce alie lufinghe, fi adira
la , che Plutarco chian ό prurito di
Profeti a condensare U crudelt'a del pi, mofira di goder nel fuo Spirito un alie o fiele , fi duole tra le terite , ama ,
ogn’ uomo, omnis homo lucri tupidas Plut, de
Tiranno : U.t due effent Prophet# , qui teriefire Parad i lo fenza fpine di con- Odia , ambilce, invidia ; Ma nell’ani­ Cupid,
Juum Perfecutorem damnarent. Or neli’ eft , cioé ciipidigia d’ interefll , e di lucti ·
tefe , fenza veleni di odj, fenza Venti ma grande del mio Eroe , qual di que-
iffeffa güila a me par di ravvlfare in guadagni ? Oh appnhto! Che interd­
di giuechi , fenza nuvoíi d’ inten pe- fli fregolati affecti mi trOverete ? Niu-
Felice, non uno , ma due Eroi délia ho affateo» L’ambizione ? no certa- ie pud mai trovarfi in un uom co­
ranze ; che anzi tut to intento alle Chic­ me lui, ehe quarant’ anni continui (a
làntita ; poichè in lui, benchè Γ Ani­ le, a i digiuni, a i flagelli , al ritira- mente, dacchénonfa alrro, che chía*
ma , e '1 corpo fu fiero uniti, come in marli a plena bocea il Giumento dci i! meflier di mendico, accectando per
mento, alle Orazioni , fi gode infiem Româ di porta in porta , più condi­
ogtii altr’· nomo , in un fçlo compo- con fuo Dio un Élifiodi foavifiîmi con­ fuo Convento , e come tale tráttando-
fi , s’ rncarica gli omeri anche mella fita tione , che pane ? In un uomo , che
lio ; contuttociô fembravano due Per- tenti . E mofleando effer vero il detto
fonaggi tra lor divjfi ,· poichè, corne più debol vecchtezza con la loma di áppena conofce per nome , e per vitia
di Columella , che non v’ ha metiiere i dan ari , fenza che mai nè puf. tor-
V¡ divifai pocanzi, fu si Santo, e mor­ nel mondo psù vicino , e più difpoflo peían ti Ame bifacce , gareggiando con
ció con la più eroica utnilta del S. Da-- chi un quattrinö ; anzi elfendogli un
tificato il fuo Corpo , che parea non alia yera Sapienza, quanto quel dell’
Vide, che dice va : ut jumentum facías di meffo nafeofiamente helle bifacce
avefie Spirito : Fu si Santo , ed eleva­ Agricokura : Sola Agricultura res eß , Col. I.r. Pf.7z.2z.
fum ctpud te. Rifentimenti di fdegno ? un giulio, cominciô tofio a fentir si
to il fuo Spirito, che parea non avefle qu# fine dubitatione proxima , ¿T quafi
Corpo . SahEius Corpore , Spiritu , no ; poichè veggo , thé tacciato d Ipo- gran pefo , che meffofi tofio a gemere ,
Çonfanguinea Sapienti# eft , non lolo ed a fofpirare ,* mio Gesît, <fh,e gran
III. E quanto al primo , chi non la , o apprende dalf erbe, e da’ fiori a loda- crita , e di Truffator di limoline , non
Signori, la cruda neceffnaçhe ha ogni rifpbnde aleramente , che Con quel la , pefo! ajuto mio Gesù ; qualche gran
re mcelfantemente il divin Facitore ; ierpe t o qualche demonio ho io (e le
nomo di tener chiufe nel proprio Cor­ ma fi approfitta dell’ ifieffe difgrazie che chiamè Euripide la prît faconaa
ti (polla de’Savj, cioé con un umile, ípalle. E vuotata fotto un porticà.e la
po , quafi fiere in Serraglio, cento, e de’ Campi per fervir meg lio , per me-
Euripid, e modeflo filenz'o ; Silentium Sapien­ tafea , caduta giù la moneta , fvani
mille mainate paffipni dell’ Anima glio amate il fuo Dio; mercè ebeguir apud tibus refportft loco eft. Spirito di ven­ anche oghi pefo, che a lui proveniva
fooncertata per la colpa de’primi Pro­ dando egli un giorno l'aratro di la dal Plut, de da un giulio, nulla men che da una
genitori ? Chi éche non Iperimeoti in Fiume Venino,, mentre vuele ifvilup- v fia de- detta ? neníate ! Che anzi egli fendo un gran ricChezza , di cui di fie Gregorio :
le roedefimo le dficordie di tanti affet- pare i buoi intrigatifi tra le funi, que- tec. tií urtato indiferetamente da un Genti«
fiiomo, che giva a cavallo, e con ció Ingens onus eft magna fortuna, quam
ti , di Amore , di Odio, diCupidigia , fii non (o come fpaventati fi mííero in
fatto cadere rovefeione fifi fiiolo con hon minus negotii eft fuftinere, quam
d’ Invidia , di Speranza , di Dilpera- fuga , urtan con la tefla nel petto di
tina notabil ferita nel piede, oltre al (ta­ parare. Che* mtereffe puô trovarii in
zione , rhe quafi Erinni domçllicbe , Felice, e gittatolo lupino a tetra, lo
gli formano un piccolo inferno nel ca fia nient o di due grandi zucche, che im nomo, il quale benchè effreni*“
firaziano in güila co’ calci , e col vo­ hient e povero , pur nondimend truoya
leño f Quai- Anima v è si ben tempra­ mere , che vi averebbe dovutó fenza ei recava (eco , piene di vin limofina-
to , contuttociô il Santo Vecchio, non ton V ingegnofa fua Carith la manie­
na , e Celefie , che non provi in fe., dubbio moriré, fe la Providenza non ra , non fol di provedëre" inceffante-
come il Cielo fot-t.olunare, e venti, e g’i avefe lalvata con un piodigio.la fol non fi adira , ma anzi mello in gi-
<uoni, e nubi, e fenomeni ; volü di­ tiocchio davanti all’ Offen fe re , gli mente altri poveri fenza numéro, ma
vita , _ lafeiando cutto il danno nel anche di beneficare r pin ricchi ; dacche
re le vicende, e gl’infulti di ronrrarj Giubbone , e ne’ panni fquarciati in thiede con nmiliffime voci perdono
prendeii egli il pènfiero non fol di dare
affert i ? L’iflelío A ppoflolo defie Genti mille cenci . Ond’ei ammaejirato da’ tie'll’intoppo frappofio al fu0 cammi-
alimento a’ Rtfi&ioii dei fiio Conven­
era cofiretto a lofpirare , ed a gemere; fuoi infortunj, ed illuflrato da fin più no ; Cpía , che cavo dagli occni del
C¿valiere le Jaerime, e dai.cuore la to ; non folèfollec.io di dar provvedi-
Rom. 7. Sent'o aliam·,legem tu membris mets re- chiaro lome del Cielo , corre pretia? rrento a’mendichi più derejitti , agi
25· pugnantem legt mentis me# . Conriitro- mente a confecrar la vita col pni.pe-i mal varita de’ cofium: . Vi troverete
forte tfmor di umano riípetto ; Come infermi più abbandonati , ailé vedove
çiô fe mai , ο S g nor i , fufie va g hi di nitente, col più rigido I flitui to nd Se­
ció è poífibile , fe egli nrahno inno­ più afflicte, a’nobili decaduti ail pn-
ved ere un Uomo , r.el caí Corpo , ráfico Ordin Cappuccino , ove n Arto miero for grado, e cio corfiVifiere ¿Í
quali ¡o una ben temptata cetra, tita­ più die mai al mondo, ed a fe-mede? cente del proptiro onote-, V» girando
G 4 Gir>

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τ 04 Panegírico XIV.
Di S. Felice da Cantalice. lo<
Carita si benefica , che fpeffo inteneri- ffra di ne pur fentlru ; dirô anche
to fu le miierie de’ bifogr.ofi , dicea , P111 i moflea di netamente gioirne put, venga qni Seneca ad ammirare in dar alle mortificate fue membra , non
che fe Γ operation glielo avelfe vieta- qu-ifi fulfe era le m-Yglori Jel-zie . Eglí Felice quella difpotica íignoria degli af- fol qualche agio, non fol qualche de-
to, fpogliatoii ignudo , li averebbe co- ajunque loliien le le nude carni un fetei, ch’ egli dille eifere il pregio più vi­ lizla , ma infin il neceffario foflenta-
perti co’fuoi poveri ftracci ; eperfce- giaco celluto a magüe di acciajo c egli cino all’effer divino , cioe non rifentirfi mento del vitto , edel προίό , con 1’
niar loro la fame, fe non fuffe flato punto a qiialunque accidente, o di dô- anima tutea fuori di fe , a|tro non vuol
in obbligo di confervar la propria vi­ non contento delta ruvidezza del co» Sentc. de lore , o di gaud.o : Magnum, & [um- che Dio , di altro non favella che di
muñe abito seráfico, v fie 11 di un alba- Dio , ad altro non penfa che a Dio , e
ta , farebbefi tolto di bocea quel poco gm afiai più ilpido, e groffolano, che T i anquii. mum , efi Deoque vicinum, non conculi.
pane , di cui per mera necelhta ii ci- ldmbrava un Cilicio di tutto il Corpo. c. z. Chi non dita, che fembri appunto que­ ció o fia nelle Corti convetfando cd
bava ; Ma oltre di ció fien deli in cer­ Eg!i nel vitto par, che al dir del Da- flo grand’ Eroe della Santita un Olim­ Principi, o pur per le Gitta accattando
ta maniera la fuá Carita fino al trono miam fi alimenti con le aßinenze, fa­ po , in cui non Arepita procella, ο tur­ da vivere , o per Ie contrade , metten-
pm aiigtiílo del Vaticano ; ponche leg- me reficitur , per i continui rigidiffimi bine di paffione maltrata ? On nuovo dofi in mezzo a un grande fl no lo di
go, che il Pontefice Sillo V. incontra- digiuni a pane , ed aequa ; o fe mai millico Templo di Salomone , in cui fanciulli a cantar doleiflime laudi al
toíi un di con Felice verfo la Trinlta non fi ode il fuono d’lilrumenti tabbrili, luo diletto ? Come puó egli aver corpo ,
ammette qualche avvanzo di cibo , fe fovente jo abbandona , pellegrinan-
de Monti, moffb dalia tenera divo- volli dir di contrat] affetti ? On’ imtpa-
nuovo Davide penitente , fe lo avve- do fuori di*íe con 1’ Anima con dol-
zion, che gil profeffava , gil ehiefe per lena celle ceneri, e col planto . Po- gine viva del Red-entore , a cui prefla-
amor di Dio una pagnotta, e quella, vere membra fue ? Son condennate a noomaggio di ubbidienza il mare, ed ciffime efiali ? Se fovente in vece di
che prima a lui capitaíle nelle maní ; diluviar vivo Sangue ogni di, almen Matt.8.7.■] venti diíóidinati apvetiti : Venti , íecondare le inclinazioni del corpo ,
Ondecavatanequegli fuera una ñera, & mare obediunt ei ? Un uomo infom- che tende al bailo , legue le brame fot
per nn ors intera fot to i coipi efi Fer— del lo Spirito , levando!! a velo più
e mal cotta , queffi con fommo gradi- rati flagelli ! miferi occhi fuoi ! A hi ma motto del tutto al Mondo , che co­
mento 1 accetto, ferbandoléla pel fuo che d¡ norte fon funeflati da unacru- me da principio vi divifai, hembra di palmi alto da terra con rapidiffimi
definare : Cofa, che fesbalordir tutea deliiïïma veglia entro de’ C/miterj, ove aver un Corpo s'i mortificato , e si San­ ratei ? Se moflí al! in fomma , non
Roma , che ammiró, non gia come calando Felice, a vifla di que’ Cran* to , che par che non abbia fpirito di ri- gia Viatore, che fegue la condona de'
Plutarc. Plutarco a’ fu o i tempi : Pauperem divi- fpaventofi , e di quelle offa fpolpate féntimento : Sancius Covp'ore , & Spiritu. lenfi , ma Comprenfore , che gode
spud Vo- ti dantem , ma Pauperem fummo Ponti- pvendea un fonno , che fervlva più di VE Se ben che diffi , o Signori , truovar- anche un piccolo Paradilo con la bea­
lat- fici dantem. Dirô più : Stendeíi la Can­ fpavento, che di rifloro alia vita. Va ff in certa guifa in Felice un Corpo fen- ta vifion del iuo Dio , che ie gli da
ta di Felice fino aile bel ve infenfate; poi­ di continuo in giro per Roma col ca- za Spirito? Ahi ! che troppo tardi mi vilibilmente a vedere? Ed o chi mai puó
che gli Ucee Ili fleffi ambiziofi di effer po fempre feoperto ai raggi del Sol ró­ avveggo di effer coffrecto poco men , ridire i Joaviffimi deliquj , i feliciffimi
aparte 4ellafua benefica carita, men­ cente , ed ai geli del più rigido verno ; che a difdirmi di quanto ho detto ; contenti, che inondarono V Anima di
er’ ei paffeggiava, o lavorava nel dime- coi pie fempre fcalzi in orni flaglot, poich'c fe mirifi in, altro iembiante Felice, quando apparfogü Gesú in fem-
ilico Orticello , leendevano gm a gara pm cruda, e per qualunque'ffirada più queflo vivo Santuario della fede-, mo- biante di Bambin vezzofo, fe gli ada-
feflofi fer ifvolazzargli dintorno , e alpra , e pungente ; e poiche fpeffo av- firali affatto fimile a quel dell’ ànticô g ó fu le braccia; e con teneri vezzi or
pofatici familiarmente fu gli ornet i, fu veniva , che il gelo gli apriffe più .eri- Teflamento, perche effigiato con con- gli tiendeva al Collo i bracci , or, con
le braccia , fu la barba, coi becco a- te íotto le piante , egli non fol non le Exech. trarj afpetti : Fades SanHuarii , ajpc- le proprie manioc gli afciugava lu gli
perto fu de’fuoi labbri con amorofi ge­ i. zi. cius contra ajpecium. Onde flecóme occhi ,i do Ici pianti , or appreflando
cura con qualche fomento, non foi alfuov'io i labbri divini, v’imprimea
miti., gli chiedeano piacevolmente li- non le imbalfama, non fol non Ie fa- mirato dall’uno canto , par che abbia
mofina ; ed egli Adamo novello della fcla, ma anzi f udite cola , che niar- corpo fenza fpirito , cosí mirato dall’ amóroíiflirni baci . O Dio! che favo-
grazia , ilritolato loro qualche tozzec- tirizza la fantafia a fulamente udlrla } .aitro , par che con Antitefi glorki- • rí furon quefli ! che delizie ! che godi-
to di pane, dava loro a mangiare deh- fi chinde con fe proprie mani quelle ía abbia uno Spirito si elevato , e si menti da beato! Io per me non fo in­
tro le proprie mani, finche plenamente aperture infanguinate a punta di lefi- Santo , come fe fuffe ícevro di Cor­ tendere , come poteffe mai più vi ver
ioddisfatti gli licenziava da fe, e quel­ na , pallando più volte e ripaffando po . E tutto ció per forza di una Ca­ ηςί Mondo ; imperocche fe al Santo
li quaff ringraziandolo cen dolcifflmi rita ecceffiva , che fiaccandolo da o- Mose fit 1’ iflefló il baciar Dio , c Γ ufeir
per entro la viva carne lo fpago da Cal- di vita in ofeulo Domini ; Come poté mai
canti, ripigtiavano i lor voli. Oh ve- zolajo, con quai tormento, con qua­ gni cofa terrena , lo rap'i fuori di ie per
dete ora, s’e poflfibile, che in un’Ani­ le fpaffmo indicibiîe , immaginateló unirfi indivifibilmente col fuo Dio ; foprav vivere Felice dopo tanti baci im-
ma tale, s'i eroicamente benefica pof- yoi, che io non mi fido rid irlo . Dio dando con ció a vedere più che mai preffigli ful fuo vifo da Gesú bambino ?
fa aver luogo fpirito d’ Intereffe [ vero 1’oracolo del Savio , che parago- Come pote rr.ai non morir divanipata
immortale! e che uomo e mal queflo,
V. Quello pero, che plù di ogn’aítra co­ na l’amore allá morte ; poiche Γ uno , nel rogo dell’annor divino, non igne
infenfibile ad ogni urna na paffione , De!, alia frafe di Bernardo , ¡ed igne
fa diede a veder-Felice fcevro in certa che giugne a poter con le proprie ma­ Cant.8.6. e E altro h-an per coflume di fsparar
maniera di Spirito, fu Ia porcentofa in- ni ufar con le fue piaghe quell’ inno­ F anima dal Corpo : Fortis ut mors Dee, allorche tenea. firetto tra le brac­
ienfibilita , che egli moffróTn mezzo al­ cente tirannia , che a grande flento diledio , dacche, come commerito lli- cia quel Dio, di, cu! fu dette : Deus Hebr.
ie atrociffime penipenze , con cui mar- praticherebbe un Cerufico con le altrui S. Ifidoro ,joro . Plient mors .Animam a Corpore nofier ignis confumens efi ? Contuttocio 23.
tirizzo il fuo Corpo. Dio immorta­ ferite ! O pedes feliciter vindi, non . z. c. 3. peynyat } at jam nibil hceat concupiíce- fappiate , che s’ ei non muere del tutto,
le ! e cheffiSomo è mai queflo, che re ; it a di ledio Chrißi totum ¡¡ecuio " huic vive nondimeno con lo Spirito, come
poffo trattenermi dall’ eflatiche efcla-
in mezzo z i pin acuti dolori mofira mortificat·. E per verita ehi mai avreb- fe fuffe mprto al proprio Corpo ;,ende
mazioni di S. Cipriano , qieiitinere falur· di lui avrebbeíi potuto dir cen più
¿i ne pur fi dolere ? dirô più ; mo- be potutb creder- di liii , che aVefle
tari ad Karadifum diriguntur ! Venga rasione , che non di líe Origene di Mo­
corpo , fç di continuo dim^ntko di
purv se ra-

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Di S. Felice Cantalice. 107
Panegírico XIV.
in^xod’ npit0 tra lefiamme del Sinai : Duo e che poi feguiffe il Mondo tinto a¿
corpo sidifpoflo a beneficare, che garn­ I Cor. 9. 1’ Appoflolo , pvo darf! il yanto . Car
acclamatio con voci si vive , ed uni-
■videbantur , unus vivens in Spiritu, al­ ie una volta a nulla men di quedo , di Γ, Alya me«" , ^
verfali per Santo , che finalmente ot-
ter^ mortuus in Corpore. Per altrui si, elibirfi a divehire egli effeffo da* D.emo- , ma puô inolcre preg.arl, di aver
ridotto a mente il proprio Corpo ? tenelfe dalia Sede di Piero au tent ici
ch egli moffra di eíler vivo, e di aver HJ, purchè quefii fi difcacciaffero da un
per la fua Sant ita i decreti. Ab Pgui-
non lo lo un Corpo , ma mold per gio- Energumeno . Ma per fe , no , torno a VIII. E s’e cosí, quai maraviglia e , che
vare , per beneficare quanti da lui tan dir francamente , o Signotinon ha alle glorie di Felice appUuda co fuoi te , fe è cosí , feguite pure o Popoli
a tributare a si grand’ Eroe 1 yoftri
capo. Per altri ha mani, emani tau- corpo , porta íolo indoíío un vivo fche· Oracoli il Vaticano, e gl mteffa quell
offequj , ad ergerli Altari , Archi, e
maturghe, con cui feghando con la letro di penitenza dimagrato da’ digiu- autorevole Panegírico SanSus Corpore, Colonne ; ad onorarlo con proceifioni,
Croce le pupille ad un cieco, gli rav* ni, e poco men che annienrato da’firazi, Spirits ? Quai maravigiia e , che i
viva le fpente lucí : flringendo infierne in cui ion più le piaghe, che le membra : anima fantiffima di Felice , che qui ed encomj ; ch io quanto a me non
ceffero mai di benedire la mano della
i trantumi di una Zueca flata pienadi Plus in eo, avrebbe detto Agofiino , nel Mondo pareva un Angelo ienza
vino, e poi per difgrazia infrantafi * Ia Provvidenza , che per tanta lúa gloria
invenires vulneris , quam corporis, Corpo, godafi or* va gli Angeli non
lo creó, di adorare gli oracoli del Va­
laida in guifa , come fie mai non avei- r ίη giunto egli a gli ultimi con- VI!. folo la felicita de! Beati , rau pnmi ticano, che con tanta giufiizia gli ha
íe patito, e fa trovarla si colma di vi- hm della Vita , montre arde tra gli ar­ onori degli Eroi canonizzati ? Qual ma­ uredo in fronte le Apoteofi de’ Santi ;
nö , come fe rea i non ne fu fíe verfata dori febbrili , ment re 'edretto da mor­ raviglia é, che il Corpo lantiffimo di di rallegrarmi vivamente per 1’ acqui-
lina gocciola : A (ferrando ad un infermo tali agonie , mentre (olliene 1’ultimo, Felice , che mentre viffe parve mor­ flo nuovamente lateo dal Paradiio di
i pie gonfi, e tormentati da acutifil- e pm forte affaltd de’ dolori del Cor- to, e fenza Spirito , ora per contra­ un gran Sovrano , dagli Altari di
ma doglia , dibattendoli infierne con po, non fol non gerne, non fol non rio dopo morte fopravviya per dilpo- un gran Taunraturgo , dalla Fede di
. £t‘3n lorza, non íol non li rovina , iofpira , ma modra di ne pur fi dole- fizione del Cielo a prodigjtd a be-
un gran Difeníore , e dal Mondo tutto
ma anzi fana in guifa , che tollo re. Con vilo lleco, e tranquillo pren­ neficj , co’ quali arricchilce -le Citta , di un gran Protectore ; E m fingolar
ba tean di let to, e fi mettono in cam­ dó congede da’ fuoi , con un Iride, di ed i Popoli ? Ond’ e, che ficcoroe del
maniera non ceffero mai di drizzar
ino· Per altrui ha occhi, e gli ha, pace íu i labri fi predice il tempo più Gange d’ oro canto la roula di Aki-
iion folo per compacité le communi ca­ precilo del fu o moriré ¿ ínfenfibiie verfo te tutee le dole! iovidie de! mío
nio, che le fue più minute arene Ion
cuore , o Ulufirilfimo , e non maj a
lamita de’ fuoi tempi, ma molto più agli ípáfimi, díma troppá deiizia quel per altrui un teforo ; Hoc etiam donat
bafianza encomíalo Ordin Capuccino
per difeuopriré i più nafeofii fegreti tuvido letticciuolo , fu cui giace ; Mundo, quod projicit alveo, Excremen­ per la bella lorte , che godi di eitere
del cuore , difvelandoli a più perfone Onde chiede per merce di effer git- ta trahens magnus dat ditia Ganges :
con si chiare voci, che parea fuffe a lui infierne figito inclito di Franceteo, e
tato a morir luí nudo fuolo. E poi- Cosí del corpo di Felice ogni roumz-
• Padre avventurato di un si gran par­
Paraiïp 6 partecipato quel vaneo si proprio di che tanto non gil confente Γ ubbidien- Jtolo , ogni frammento de’ luoi om ,
Dio , a cui fu detto ; T« folus nofii Cor* za de Superiori, anché negli ultimi ogni AtomO delLe Cener; , ogni nlo to , quai e Felice . Per la prima en-
da filiorum hominum. Per altrui ha lin­ luoi stimmend ha forza, e coraggio tri, qual legitimo Erede , in poífeílo
delle lue velli fi puo dir , che ha per
gua , e lingua profedea , per cui di con­ da rigettar i i Demonio, che appaiio- di tutto quel Mondo di glorie , di ono­
gl’ infermi, per gli fiorpj , per li dil-
tinuo predice a chi Jafalute, a chi le gli vifibilmente, con Γ ironia di un’ ri , di privilegj , che hanno mai tem-
graziati , per li mûri bondi un ceioro pre (maltato con immortal fregio le
profperità, a chi la vita , e più fingolar- ingiuda derifione lo rampogna di < di falute , e di vit'a . Si conveniva cer­ fane Serafiche . Per la féconda viem
tnente al Pontefice Sillo V. il Papato, troppa delicatezza per ilgiacer ch’egli taine ntß , che un tal Corpo di Felice
ed all’armi Crifliane fottoil Pontefica- ía d ordine de’ Superiori ful letto ad acquifiare un Orofcopo di felicita,
firaznto un tempo da orribili peniten·
to del gloriofo S. Pio V. la victoria dél­ tuttoche poveriffimo. Mucre in fom- per cui in fingolar maniera miri lub-
ze, rifioriffe poi nel Sepolcro da tuo;
ié armi Turchefche. Per altrui ha pie- ma , come fe non morille ; poiché limata agli Altari la Santita de fuoi
primieri oltraggi > Semper injuria me­
allievi. Per innanzi le Cirta , ed i Po­
di, e piedi infatigabili, con cui in un munre gia morco al proprio corpo, e liuscome del Lino macerato , e pe­
poli ed'ficati efiremamente dali’ limi­
morbo contagiofiffimo per tutta Roma , muore god en do anticipato ii Patadifo llo 1er i (fe Plinio ; onde fuñe poi nco-
va fempre in giro dimentico della pro­ con la vifla della gran Reina de’Cie- te, dal divoro , dal penitente , dal ca­
noíciuto d’ ordine del Pontefice Urba­
pria vita , per recar conforto a’ peveri li María, che ícela giú dalle sfere , no VIH. con le carni frefehe , mor­ ritativo fpirito de’ tuoi figliuo'ii , ti han
tribútate fiupori , venerazione , ed.of-
infermi. Per altrui ha cuore, e cuor corteggiata da fehlere Angeliche , fe bide ',. ineprrotte , e verfanti da pg.ni,
córtele , e cuor compafifionevole, e gli fa dappreffo per confortarlo nelle lato rivoli di limpidiffimo licore, che fequ), recandofi a gran forte il baciar
cuor benefico ; onde intenerito dalle u- ultime agonie, e per accoglierne con fervi di- íalutare opobalfamo ad ogni devotamente i tuoi ruvidi abiti ; ma­
mane calamita, qua fa truovar roold- le proprie mani l’anima bella , Ah e genere di piaghe , e di morbi . Era gra mercé le Apoteofi, d. F'.licp, ςοπ-
piicato nelle Cafe , ora il pane , ora il non vi par quefla, o Signori, 1’ idea vien che piegato il ginorchio , adonno
¿over finalmente , che un tal Corpo
in si grand’ Eroe la Sandra de! tuo
vino, ora folio,ora i bachi dellafetta ; di un Spirito il più Eroico, che lap- fuííe poi con íolenne translazt.one met-
Ifiituto . Gloriati dunque , quanto mai
ía con un fegno di Croce, o con un toc- pia mai immaginare umano penfiero ? fo a giacere entro urna preziofa , a
co di mano, o con una voce, o con di un anima nobiliffîma, che anche cui d’ intorno fi vedeffero genufiefu , puoi, di si gran figlio , più di quanti
altri fizliuoü avelli al Mondo lav iTi-
uncennoguarifeein un attimo febbri- fotto I ingombro di quelle fpoglie non il volgo fol amente , o i Pnncipi
mi Maellri nelle Cattedre , zelantnffi-
citanti , fforpi, ulcerofi , moribond! , mortali fa vivere da puro Spirito ; di di maggior conto , ma inUno i 1 upre-
dilgraziatl di ogni força ; quivi ípez- un’ Anima Reina de’ fuoi appetiti, che mi Oratori ne’ Pergami , feividifljmi
mi’ Gqrarchi della Chiefa . fiamparvi
zaodo in man della morte la falce, fa giufia il dire di Ambrogio , Carne Appofioli nelle Provincia , Illuf rifffmi
baci di divozione „ ed appendervi m
Prelati ne fogli Pnntih i, ri^watuevo-
con una mezza onnipotenza tornare a tamquam calceamento utitur ? di un’ ?■ Ambr tellimomanza delle gfa .ottenute gta-
vita più morti. Per altrui infomma hß anima in lomma, che non Iql -qpœe ίηΓ1·"8· liifimi Perporati nel Syiato A- -of ο­
zie, voti di cera , di argento, ed oro; ίκο ,
1’Αρ-

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IOS Panegírico XIV.
Jico ; poich'e cön Felice folo diviene Di S. Monica I 1057
ed a quanti fiamo qui concorß a’fuoi
1 eroica poverta del viver tuo dovi- I’oggetto della vofira nobile divota at- celebrata da Salomone per si corag-
Pf. 4 s. aiofi filma di onori, fimul in unum di­ onori, grazia, onde poflíamo ad imi-
tazion lúa elder |iufli , e Santi nello tenzione. Incomincio. giola , e si prode , che non puö rin-
ves , & pauper , al dir del Salmifia . II Non v’ ha cofa più propria di uno venirfene altra pari ne gli uni , e gu
Spirito, come le non aveíTimo ribel-
Che io intanto tributando a te tutti bom nel Corpo ; e Santi altresi nel Spirito Appoflolico, quanto lo (corre- altri confini delia tetra : Mulierem Prov.
Sj., . ^ cuore > porgero infierne
Corpo , come le non aveíTimo pai­ re infaticabilmente Provincie , e Re- fortem quis inveniet ? procul ώΓ de ul- 30.
all inclito tuo San Felice un’umiiifiî- gni ; e quafi Veltro affetato della di- timis finibus pretium ejus . E pur ella
llon. mainate nello Spirito . Co-
roa íupplica , ciofe che impetri a me, si lia. vina Gloria gir Temper intorno in trac- rifirecta tra gli angoli della piopria
cía di Anime traviate per piani , per Cafa non mai s’ impiego in aliro ,
monti, per balze, per bofehi, per ma- che in dar prov vedimento agli anari
ri, per finmi , a traverfo de’ perigli , domefitci , Confideravit [emitas domus
e debe tempefle . Cosí praticarono i fuce. Ella fu iniomma quell una mu-
PANEGIRICO X Va primi Appcdloli feguaci del Redento- Her , che a güila della fan,ola Giu-
re , i quali fecero nell’uno , e nell’ al- dicta , non in aperta campagna , 11011
i Af O N O K E tro Emisfero , e per ogni anzolo dell’ tra mifehie fanguinole , o m milita-
Univerfo udire il ftioiio dell’ Evangeli- ri cimenti , ma in Cala , e lotto 1
DI SANTA MONICA. pfalai. s. che Trombe : ln omnem terram exivit Padiglioni debella gli O.oterni , Una
[onus eorum . Cdsi in appreflo ha pva- mulier facit confufionem in domo Mj-
ticato il zelo di mille altri Campioni Jyrtorum , Merce che ella adempien-
dóteme I No* ¡„ d! GmSiS“^’· T» ”ίί°ϊ«. 1"«· yl»6 della Fede. Ληζί il gran Savetio, íem- do con troica perfezione gli obbL-
armi, co’ vezzi degli occhi, in oculis fuis' · HI E foTVinrP Ρ™ COn Ie brando a luí anche poco un Mondo ghi del proprio flato , avendo lorti-
rut^ Γ Agria : CosT Santa Monica líntificó ,i Monjo Î Senzâ"ucm difiia folo ridotto a Dio, ando in Oriente a to per Conforte un Gentile per no-
ritrovar nuovi Mondi di convertiré . me Patrizio , c per Eigbo Agol.ino
Caía, II. Senza fudor,, ma col pianto, III. Ecol fam.ficare un folo Agofinm Quindi e , che degli tiomini Appofio- caduco negli erron de Manichei, vin-
lici milla più fi encomia nelle divine fe in fuá Cala il 'eju' 0 n£ j
Una mul‘^ fecit confu/ionem in domo MiTyriorum. Scrltture, quinto i pie per i lot hm· Conforte , e I E refia Manichea lui
Judith. 14. Κηιη. io. ghi viaggi : Quam fpecicfi pedes evan- figlio · Che non fece primieramente ,
is· zelizantium ! Poíío ció , eccovi , o che non pan per ridurre dall intedel-
Uove, e non mai più ve- Signori , la prima gran maraviglia ta alla vera Eede Patrizio , Era que-
una fin.a di fudore , e col convertiré
dute roaraviglie della Gra­ della Grazia , che io fcorgo nel lan- fi i fiero di genio , alpro di tracto , e
un lolo , ha la bella gloria di un Mon­
zia y’ invito oggi , o Si­ do to zelo di Monica . Ella fu tale che_ baibam di coíiumi ; fenza puta , len-
o convertito nella credenza , o
gnori , ad ammirare in nug borato ne coíiumi , turto merce di Santa Chiefa in un Inno , che forma za urna ni ta altro non i a ce va di con-
quell’ Eroina della Fede, quel gran Frglio, ch’ ella diede prima delle fue lodi , le actribuifee 1’ onor tinuo , che caricarla di villame , lpa-
in quel vivo fpecchio di di tre Titoli , che a niun’ altra Don- ventarla con minacce , e tormén tai­
ogm virt , ,J in Wucna uonna si alia luce , e poi ripartori. in miglior
quella gran Donna na dopo Maria fi veggono concedu- la con battiture ; e qua.i non 0.1 a
»
benemérita della ru:„r. , e_ del
Chiefa i i Mon-
». Suda alla grazia . In ció a me par di
ti. Chiamala a plena bocea la f)ebel- fe egli lolo , animava co iuoi uro
do , d. cui ho a teflervi gli encomt , yedere emulate da queda gran Donna lattice dell’ Evefie , La Fugatrice de’ ri gli fdegm del.a Suocera , e gli Oi-
coe d. Monica , gran Madre del fem- Je glorie dell antica Gi udi tea , che fecit Demonj , la Donna mafehia , Have- traggi dehe ferve , che tutee conem-
pre grande Agoflino . Io fcorgo in lei cotifu/ícnem in domo MJfyriorum ; poiche furn viárix ; Dxmonum fugatrix ; Mi- rite contro 1 ¡nnocenuffima Momea ,
nna glorioíiíTima Idea di zelcT, tutea become quella Amazone dell’ Ebraifmo jna Viraeo . Ma come ció avvenne ? la tenevarro m un continuo mait.-
tutto il fuo trionfo lo ri portó , non in come mal fu ció ? Scorie mai ella rio : Ella * intanto , quafi Colomba
01 miova invenzione , ed un Appo-
líolato tanto pm ammirabile , quanto Lampo aperto di battagha . ma in do­ per Padi, o Eretici , o Gentili’ An- fenza fiele in mezzo a tant. Ayol-
put diverfo, e forfe anche più lpecio- mo : Siccome efpugnó Oloferne, pria dó mai alle Accademie de’ Manichei , toj , quafi manfuetiffima Agnelle:ca
lo di qnalunque alero Hafi mal plati­ che con la Daga , con gli occhi armati o de’ Donatifli per isfidarli a folenni in mezzo a tante Tigri fuzzate , nul-
ca to da altri Eroi di Santa Chiefs . di luimghevoii vezzi , ut caperet Holo- Difpute ? Gorfe ad abbattere i facri- la rilpondeva , di nulla wnientiva ,
i utti gil altri Campioni della Fede fernem in oculis fuis . E become final- legi Altari del Gentilefimo , ed a fu- e quali vaghiflJma Inde , che appun-
per armóla re Popo I i a i Labari della fpente col vincere un folo vince tutta gare da’ lor falfi fimolacri i Demon) ; to tra gli fdegm d, un Ciel cruce,0-
Croce .ebbero a fcorrere infaticabil- 1 Affina. Cosí Monica fantifíró ella un Qual Popoli , o battezzó di fu a ma- Io , tutea fi (malta di colori ,
P!? We·» e Regni ; ebbero ad Mondo , I. Senza mai partir di fuà po , o riduile con la fua predicazio- pace : cosí ella con vilo J'CfO, P
inaffiare d, fudor, , e di fangue terre Cala , IL Senza fpargere ne fudori , ne? Ella , o Sienori , non mofle cido cigho ; tutto naofira di non íen-
mofpite , e barbate ; ed ebbero ron ne langue , ma folo pianto dagli occhi mai pie fuor di Caía , e pure ripor- tire con íaggia , e (anta d'ff
grandi if enti , e con lenti progreífi a in oculis furs , III. E fenza convertiré tó mille trefe! per la Fede ; fomi- ne. Che pm giugne
far; (ucceiTivamente nuovi acquifii di altri che un folo. Quelle fono , o Si­ gbó il Sole , che anche ferme nella invitta fua tolleranz > .
Anime. La dove Monica fenza inno­ gnori , tre rnaraviglie della Grazia nel fua Ecchttica , riempie de’ raggi (uoi, amabili maniere , c e Serve
fanto zelo di Monica ; e fono altresi
ver pie .uor di Cafa , fenza verfare e de’ fuoi benefici influffi tutto il Mon- ma a pin virtuoíi cofiunn le Serve
tutto Γ Argomen'to del mio difeorfo, e . άο . Somighù quella gràn Donna , convertit» ad una Cnfliana Urgau
J'og-

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lio Panegírico XV. Di S. Monica.
fu a Suocera, converte anche il Mari­ dettata la fantiffîma Madre , avvanza-
fi a profeíTare una virtù si Arana , una fangue plebet) di vid fantafeini ; __
to dal!' Idolatría , e Ί fa ieguace ado­ to poi nel!’ adolefcenza , e dato in ma­ colpo maedro del fuo valore fu il con-
Santita si eroica , che divenne quell’
rator del Vangelo ,· e poichè mentre no de’Manichei, todo gli todero que­
ella fla curta intenta a convertiré il re­ fir la purezza del cuore , la verecon- Agodino , che ora tanto ammira, e quidare tutto in un punto un Regno
lio de' fuoi dimeíiici , vien pervertito dia del vilo , la Fe della mente, ed tanto adora il Mondo . Parve diceífe col torre il capo al Capo dell’Affîria;
il figlio Agodino dalla licenza di fcan- ogni bonta de’cedumi ; indi imbevu- allora Iddio ail’ afflittiffîma Monica e con ció fi merito e con maggior ra-
daloli compagni, e dagli errori di per­ tolo di erecieali errori, io fecero lèn- ció, che diffè il Redentore allaVedo- gione i plaufi fefioíi di Betuna , e 1’
fidi Manichei ; tanto fa , tanto Π ado­ za freno trafeorrere in tutti i vizj va di Naimo fconfolata , e piangente ammirazione di tutti i fecoli . Nell*
pera con le Orazioni , con le perdra­ più detedati in una giov/nile licen­ per la morte del fuo Unigenito : Mu­ .idefia guifa fi refe più memorabile a
lier noli flere : Non pianger più , o tutto Ifraele il trionfo riportaco da Da­
it ve .con gli efempj , che finalmente za . Mener’ ei correva a gran paffi ,
non fol rimette Agedino nel diritto anzi precipitava per il fentier della per- Monica , afeiuga i tuoi pianti, e fap- vide di tutti i Filidei con abbattere
pi, che il tuo Agodino gia morto alia al fuolo un fol Golia. Se cosí è , chi
ientiero, ma lo fa anche Santo, e fan- dizione , o Dio ! chi puó mai ridire
tificatore di un Mondo . Maraviglia qua! fuoco di fanto zelo ardeífe nel grazia, ed alla Fede, gia è tornato a potra negarmi, che fia un vaneo fen­
nuova vita di Sancita , ripartorito di za pari nel zelo di Monica 1' aver el­
perramente inaudita, per cui potrebbe cuor della povera Madre ? Che non fece la fantificato un Mondo intero con
il Grifoßomo rinnovare i fuoi antichi ella mai , che non ludo per ridurre il bei nuovo da i tuoi dolori ; anzi egli
fiupori, che un’ Agüella méfia in mez­ hgliuol travisto ? Ella con le ragioni , ha redituire la vita a mille popoli mif- „laetificare un folo Agodino. Per aver
Luc.7.1$. credenti, Mulier noli flere ; Ed in que­ ella una tal gloria , baderebbe folo il
zo de' Lupi, in vece di effer ella di- ella con i prieglri, ella con le lulinghe ,
da guifa P^ejedit qui erat mortuus, Ö* dire, che gli fu Madre,· poichè quan­
verata da loro , cangia pift todo tut­ ella con le minà-cce , adoperó quante
ti efii in Agnelli ,· Per anum Mgnwn arti le dettarono il zelo deil’ onor di dedit illum Matri fue . E di Agodino to v’ è di grande ne’ figli , tutto è
Οι ry foil, all’incontro fi av vero ció, che ii derive parimente de’ Padri ; onde , corne ri-
ia Mac. mutati funi Lupi , & facli Jurtt oves . Dio, e 1’amor di un figlio : Ma tutto del figlio dell’antica Rachele, il qua­ flette doctamente il Lirano, non pof-
Prodigio di zcio verán ente ammirabi- fu vano; poichè facto cieco Agodino
le , e di nuova invenzione, poichè Mo­ dalle lue paffloni , non poteva più co­ le , perché nato con la morte della íono i Padri concepire invidia per le
Madre , chiamoffi Benoni , cioè Figlio glorie de’ figliuoli , poichè i vantaggi
mea anche chiufa dentro Io drectifTi- ndicere la luce dei vero ; e dato in
del (uo dolore , Filius doloris mei ; e di quedi fono ad effi comuni : Non Ap. Eng.
mo recinto delle mura, domediche , preda alle licenze del lenio, non avea eft invidia Patris ad filium , fi excedat Rr-m Cel.
pur fa convertir tante Anime . E fe cuor per rimetterfi alia primiera irode- pofeia mutato come in riguardo dei
luo valore, chiamofi Filius dextere , Fi­ ilium in gloria , & honore , quia Pater c?nfj?'c’
giuda l’oracolo dell’increata fapienza, razione evangélica . Onde gictate le ar­ manet quodammodo in filio, Ó" ideo bo- ^cnrj,8 c -
non puó un Profeta effer gradito, ed mi di ogn’ alero dratagemma , tutea íi glio della dedra, e della fortezza . Cosí
Agodino , che rigenerato alia Grazia num filii eft etiam bonum Patris ¡ &
Ltrc.jfiaj. utile nella propria Patria : Nemo Pro­ rivolfe alie lagrime, ed all’ Órazione .
pheta eft acceptus in Patria Jua. Quan­ Ed o chi puó mai ridire quai fullero per per i gemiti di fu a madre, potea dir- ideo ficut nullus triftatur de bono pro­
ii Figlio dei fuo dolore, Filius Doloris prio , fie nec de bono filii fui . Anzi
to drano ha mai afembrarci', che una lo fpazfo di venti interi anni i íuoi geii.L-t
mei , divenne poi per le fue eroiche quanto fa di gloriofo un figlio, tutto
fempfice Donna , non fol nella fuá Pa­ ti , ed i fuoi íinghiozzil Piagneva ella
imprefe uno sforzo Taumaturgo della fi attribuifee indifferentemente anche
tria , «na nella fofa fuá Cafa paterna di giorno, piagneva di norte , e pia-
fa farfi Appodola , ed Appodola di gnendo fece il gran viaggio da Africa dedra Onnipocente dei Divin Padre , aei Padri . Cosí nel primo de’ Re a
Genef.$$. Filius dexterx . Vedece dunque, o Si­ capi tredici fi dice aver Saulle abbat-
tanto mérito? in Italia per quivi recordare al figlio ¡a iS. gnori, che drana maraviglia fi è que­ tuto i Padiglioni de’ Filidei , quando
m. Ma come mai fece per gïugnere a fue feodumatezze. Meglio che il San­
da del zelo di Monies, operar conver- poco prima nel medefimo capo dicefi
tanto ? quali armi adoperó ? quali to Giobbe , che offeriva ogni di per cia-
fioni si grandi fenza fudori , e fenza tal victoria effere data tutta dei figlio
mezzi intraprefe? Eceovi, ο· Signori , ícheduno de’ fuoi ftgli un Olocaudo a
langue ; fenza denti, e fênza martirj ; Gionata : Percuffit Jonathas /lationem
la féconda maraviglia da me piopoda Dio : Conjurgens diluculo offerebat bo-
ma col folo, folo fuo pianto.. Philiftinorum . E con ragione , dicono
nel fan to zelo di Monica . Turto el­ locaufta pro fingulis ; Ella ogni di, an­ Job. i. $.
la fece , tuteo ottenne pefthezzo-deï- IV. Miente meno peró ammirabile , an­ il Cartufiano , e 1’Abulenfe ; poichè
zi ogni ora, ogni momento offeriva in zi allai più fingolare fi è la terza ma­ le glorie de’ figli fono «igualmente an­
le fue lagrime . Tutti gli altfi uomi- Olocaudo a Dio per i falli di frío fi­
raviglia da me propodavi in queda Ap­ che de’Padri. Sicchè , torno a dire ,
ni Appotiolici per convertiré i Popo- lm le lagrime del fuo cuore fvenato *
podola novella della Fcde, cioè 1’aver per attribuire con tutta giudizia a Mo­
li ebbero a fpargere immenfi fudori de [anguine cordis matris mee , lo con­
dalla fronte , a verfar copiofifilmo fesó poi l’ idedo Agodino , per lacry- convertito, e fantificatoun Mondo in­ nica le imprefe di Agodino, badereb­
tero , con convertiré, e fancificareun be folo il dire , che gli fu Madre, e
langue dalle vene , ed ebbero altresi mas ejus diebus , ac nociilus pro me Ja-
folo. Queda fu , ο Signori , la gloria milla più . Che direm poi , fe fi r¡-
a fodenere denti, perfecuzioni , e tor­ cnficabatur. Furono quede lagrime di
più bella, che fmaltó di fregi immor­ fletta , che non gli fu lefiamente Ma­
menti dranidimi . Monica all’ ineexn- Monica , si poflenti , $i e dicaci, che
tali il trionfo dell’ antica Giuditta Γ dre nell’ ordine della Natura, ma an­
tro converti A god i no , ed in effb un finalmente efpugnarono il cnor di Dio che in quel della Grazia col regene­
Mondo intero , verfando lambiccato per maniera, che in riguardo délia fan­ ayer foggiogaca tutea in un coipo Γ
intera Affîria col dar morte di propria rarlo alla Fede , e con imbeverlo co’
tuno ii cuore per gli occhi , difciol- tiffîma Madre furono concederte al fi­ fuoi efempi , e co’ fuoi configli del­
*0 in atnáriffjme lagrime nelle fue glio, figlio veramente di dolore, gra- mano ad un folo Oloferne . Una mulier
continue , e focofiffime Orazioni j zie ffcit confufionem in domo Mffyriçrum . le più alte Idee della perfezion Cri-
poderole, che rinunziata la fet- Sarebbe data men gloriofa la victoria diana ? Con ció venne ella ad effere
Alentre dunque Agodino paffati gli ta de’ Manichei , dato bando ad ogni
di Giuditta, fe il fuo acciajo fi avef- altresi cagion primaria , e motiva di
anni put teneri in quell’ innocenza , liberta monda na , ben imbrigliati co i
e. purita di .codumi , ehe ayeagli in- prececti Evangel ici tutti i ïen/i, diede- fe avuco a flaneare nel macello di mol­ tutto quel bene, che operó un Ago­
la' gente , o (e il fuffe tinto in altro dino J ficchè tutee le imprefe di que­
fi al do

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Il Panegírico XV.
fio gran Doctor della Chiefa , tinte rería , di quedo gran Cedro Ia radi­
ritiettono, quad in uno Specchio, e fi ce , di quedo gran fulmine de’ mi-
veggono efpreíle nell’ anima grande di feredençi la fucina, ego feci, ut orire­
If. So. 2. Monica : Gloria ejus in te videbitur . tur in Carlis .lumen indeficiens . E col
PANEGIRICO XVI.
Puó ella g ir fantamente faltóla, e fen- fantificare un folo Agodino, polfodar- IN ΟΝΟΚΕ DELLM D IC C O L AZ 10 N E
zí tema d’ ingiufia jattanza dir di fe : mi il vanto di aver fantificato un
Eccli. 24. Ego feei, ut oriretur inCeclis lumen in­ Mondo. Cosí puó dire giudiífimámen­
deficiens . Se fplende nel Ciel della Chie­ te Monica ; ed io all’ incontro non DI SAN GIO: BATTISTA:
fa , quad adro di prima grandezza Ago- podo trattenermi dal 1’ efclamare.
fiino, turto d debbe a me, Ego feei . O Madre gloriofilfima ! Madre , di
Detto nelle Chiefe di due nobili Monideri, ove fi conferva il Sangue didetto
Se fi videro in Africa , ed in Italia ful­ cui non mai vide alera pari il Mon­ V. Santo, e fpeflo prodigiofamente fi liqueta.
minate , e ¿confute le Erede de’ Mani- do ! Mater honorificat a ! O Appodo-
chei , de’ Donatifii , degli Ariani, e de’ la invicta, che ne’ trionfi del tuo fer- Eccli. 15, Si danno a vedere Ir gloriofe Singolarita del Martirio
Pelagtini, degli Ebioniti, de’ Catafrt- vidiífimo zelo, non folo emulad!, ma di San Gio: Battida .
gi : Ego feei, dando in Agodino 1’ Br­ Vincedi di molto le glorie dell’ anti­
eóle di cotede Idre. Sepiú di 40. e cut­ ca Giuditta , che fecit confufionem in
re Illndridjrne , e riguardevoliífime Re­ domo MJfyriorum ; poichè anche tu efer- Quis fimilis tui in fortibus ? quis fimilis tui ? Exod. 1 J.
ligioni d veggono regolate con leggi citadi il tuo gran zelo fenza ufeir dal­
di ammirabile Sanfita , e fapienza j la Cafa paterna , in demo : Anche tu la appunto, con cui coronofiî mani­
Ego feei , dando loro in Agodino un con occhi piangenti vincedi in Ago­ ’ Pur nobile Ia difgrazia
di chi prende a reifere ré della pudicizia , la fua Dicollazio-
Patriarca si rinomato. Se le Bibliote- dino 1’ Oloferne de’ vizj, Cepifli Ho- rie. Or chi dunque mi predera la can­
che de’ Dotti fi veggono colme di tan­ lophernem in oculis tub : Ed anche tu Panegírico di certi Perfo-
naggi , che con la eccel- na d'oro dell’ Apocalide per mifurare
ti volurni , rieche di si alce doctri­ vincedi , e fantificadi un Mondo col i meriti di una morte si gloriofa l Su
ne , che laño le fonti di ogni lacra vincere, e fantificare un folo. Sicché lenza di una virtii fingo-
lare paffan di volo le me­ configliatemi almen voi col vodro no-
Teología, e 1’ armería univerlvle con­ pofíono bene tutti i Popoli dell’ Uni- bil fen no, o Signori , che deggio fa­
tro i mifcredentj ; Ego feei , dando verlo , nel mirar che fanno tante glo­ te dell’ altrui merito comune ; è pur
nobile , dico , la difgrazia nel nonrin- re . Mettéró for fe in bella profpettiva
in Agodino al Mondo il Doctor de’ rie di Agodino , poflono, dico, efcla- le carceri, le catena , i Tiranni, la
Dottori . Se la Chiefa da a veder fu mar per tua lode , come _gia le tur­ venire si di leggieri encomj , che pa-
reggino la grandezza delle loro azio- Scure omicidia , che ammorzó i moi
i fuoi Altari un terredre Seradno , be di Gerofolima mirando" i prodigj lampi nel di lui bel Sangue ? E no .
n¡C? E corre un gran rifehio l’eloquen-
a cui anche dopo la morte avvampa del Redentore : Beatus venter qui te So bene effer quedi ivanti pió nobi­
nel cuore incorrecto un incendio di portavit . E voi affacciatevi pur dal­ Luc. za , fe ella fia men che íagace , di pre-
27. gipdicare alie lor lodi, con intrecciare li, le glorie più belle, che poflin cer-
amore di Dio ; Ego feei, dacche io le sfere o fantifllmi Appodoli, rico- chiare la fronte di ogni - altro Santo ,
gliel’ ho dato . Se la Chiefa ha si Ipel­ nofeece pur Monica per vodra Col­ elogj grandi si , ma non pari a que­
gli Eroi , ch’effi fono . In un tal ci­ ma no , non badano per Giovanni ,
lo traícelto da’ Chiofiri Agofiiniani lega in un zelo, tuteo di niiova in- che dee eilet didinto tra’Santi con ti-
riguardevoliífimi Períonaggi, a fregia- venzione, e mener’ ella nella Citt'a df.- mento mi veggo io per appunto , do-
vendo ragionar di voi , gloriofimmo toli di fingolar preminenza Che faro
tili, non fol di Mitre lienza numero , Odia preifo Roma da gia in procin-* dunque, o Signori ? Non afpettate da
ma anche di Odri , e di Camauri ; to di fpirar 1’ anima , le non marti- Precufor di Crido , ed ínclito Ί utela-
ré di quedo nobililfimo Tempio , o me, che vi deícriva con pompa fafio-
Ego feci, per mezzo di mío figlio, che rizzata da’ Tiranni, almen flfaZîàta fa di lodi il martirio di Giovanni .
col fuo fpirito gli abilitó a i primi dalla doglia, e da gli denti di un Iun- Gran Battida . Ma cofa potro dir
mai, che badi ed encomiare un Do­ Vi efporró folo le fingolarita del fuo
onori ded Vaticano . Se la terra tur­ ghiiïlmo viaggio intraprefo da Afri­ moriré, per cui non ebbe in turto «
ra vedefi ricoperta da pió che ¡ja·, mi- ca in Italia per convertiré Agodino , mo , che aduno in fe folo le laureóle,
e le palme di quafi tutti gli altri Bea­ redo de’ martiri , chi Ί· fomiglrafie «
la numerofiflími Chiofiri di Religio- accoglietela nel vodro ruolo, e me- Ció faro ripetendo vie più di lui con
li , e di Vergini ; ego feei, dando a natela a federe infierne con voi nel­ ti , di Verging, di Solitario , di Mar-
tire, di Doctore , di Appodolo ? di un enfafi di dupore gli oracoli fopraccita-
tutti elf! per Legislatore Agodino . la pin alta parte del Cielo . Irene ti dell’ Efodo , quis fimilis tui in forti­
E fe vedefi il Cielo accrefciuto da dunque, o Monica, ite pur felice ove Domo , per cui corfe rifico di farfi
idolatra la Paledina , adorándolo per bus? quis fimilis tui ? Voi frattanto ,
nientemeno che fedeci mila, e dugen- vi chiama il vodro gran merito, e o Giovanni, fe gia nafeendo fnodade
to Canonizzati , quanti appunto ba- girando di i a du lu le nodre anime name ; di un’ Domo, di cui, fatti lo­
quaci tutti i Secoli, patlarono le Si- al muto Genitore la lingua , uieh av-
fierebbono a fare un Paradifo a par­ quegli occhi pietofi , con cui fantifi- valorate altresi la mia rozza favella
te nel Paradifo ; eg· feei, dando al cade il vodro figlio, impetrate anche bidé , ferifiero i Profeti , encambro­
no i Vangelidi ? di cui fatta Panegi­ or, che fi accinge ad encomiare i van­
Mondo il gloriofo íantificator di tan- a noi grazia da fantificare i noflrico- ti del vodro moriré. Incomincio .
te Anime : Ego feei infomma , ut ori­ fiumi. Agodino convertito fu un vi­ riza T ihereata Sapienza , ora il chia­
ma plu che Profeta, or 1’ intitola piu Non v’ è forfe cofa più malagevo- II.
retur m Cxlis lumen indefieiens. lo di vo miracolo del ¡vodro zelo, e le no- le a rinvenirfi fra gli uomini, quanto
quedo Sole fono data 1’ Aurora, di nofire Anime migliorate col vodro Pa­ ch’Elia , ora lo innalza fopra tutti i
nati di donna . Debbe poi deferiver un petto coraggiofo , che. abbia cuore
quedo gran Coiodo la fabbrieiera , trocinio ( faranno alcrettanti di rinfacciare ad una Maedà corona­
di queda gran Margherita la Made­ delia voíira Bçneficenza. d1 lui , non qualunque azione , ma la
piu prode, e la più coragiofa , quçl- ta i fuoi misfacci. Tróvetele ben mol­
■ NE Èaneg. P. Sinifcalchi, li ’ tl I

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Della Dicollazione di S. Gio: Battida.
114 Panegírico XVL
prodigio di Santita , e portento deda che ebbe ¡1 primo 1’ ardimiento di valt­
ti, o Signori, che rimproverino al Sole lo il torloti dinanzi con un Capedro, perfezion Cridiana : Santitatis prodi­ eare il mare, avvegna che poco iungi
le luminofe fue macehie ; ma non gia di che terni dunquef di che terni ? Ah gium , ¿7 perfectionis portentum ? Chi dal lido : lili robur , & a’s triplex cir­
troverete ver uno, che riprenda i vizj, temo, lento che mi ripiglia, temo , e potra mai negar, che tu fii un’ gran ca peclus erat, qui fragilem truci torn-
quando van vefiiti di porpora. Chi v’ temo pur troppo , Sciens eum virum che dinanzi a Dio , e dinanzi agli mifit pelago ratem ; a lui derrámente
è, che corregga , o come Natan a i juflum, ¿7 Sandum : Ho intefo dir di uomini ? dinanzi a Dio ; imperocché ogtii lleve íncreípatura di onde , ogni
Davvidi i fuoi adulterj , o come Elia lui, mi par che dica, ho intefo dir di quantunque tuteo il redo de’ mortali leggier lufurro di aura, ogni tremolar
va gil Acabbi le fue ingiuflizie , o co­ lui cofe si llrane, prodigj cotanto In­ lia un nuda fotto gli occhi di Dio ; om­ di quell’ infido elemento dovea recare
me Gritófiomo alie Eudoífie le fue al­ auditi , che non podo non paventar- nes gentes quafi non fini , fie ¡unt in con- ful vilo in un nuovo pallore , una nuo*
tere zze, o come Teófilo a i Leoni i fuoi ne. Egli ha gia formato in fe medefi- fpeñu Dei, 1’ abbiamo in El a ja : Omnes va morte. Non cosí av vieil di coloro,
Sacrilegj. Pen fate ! In tutta Italia di- mo il limolacro di quedaSantith peni­ habitatores terra; apud Deum in nihi­ che in appreífo infultano con prora au­
cea gia Γ Imperador Teodolio non tente , che predica ai popoli, abita ne’ lum reputatifunt , cos'i leggiamo in Da­ dace gli Oceani piú crucciofi, e combat-
aver trovato altri , che gli refiftelfe , bofchi, fi alimenta di locufie , fi rivc- niele ; 1’ i defio confeliava di fe il S. Da­ tono co’ naufragj piú fieri , merce che
che un folo Ambrogio. Voler poi tro­ fle diCilizj, pallido in vilo , lagrimólo vide : Subßantia mea tanquam nihilum gia refi íicuri da chi prima di loro fi ci­
vare chi non folo non tema di ri pren­ negli occhi, (carno nelle membra ; e ante te : Contuttoció tu Coló fei il mentó con le tempefle , non apprendo-
dere i Sovrani , ma che giunga anzi vuoi, ch’ io non ne tema ? Ha gia af- grande dinanzi a Dio ; che di te folo no piú di quel che fi dee, il lor peri-
a farfi temere da un Tiranno infello- fordato col tuono delle fue voci tutta la Luc.1.15. affermano gli oracoli di S. Luca : Erit glio. Podo ció , quanto crudo dovette
nito , egli è vanto fmgolar di Gio­ Palefiina ; per poco non ha difleccate magnus coram Domino : Tu fei altresi comparire alia fantafia di Giovanni il
vanni , Voi, voi folo , o inclito Pre­ le acque del Giordano , tanti ne ha la­ il grande dinanzi agli uomini , giac- ceffo della morte, quando prima di tut­
cursor di Crido, avede il cuore tem­ vati co’fuoi battefimi ; Chi lo tien per chè tu folo con fingolarita di fortez- ti i martiri infultó a’ Tiranni, prima di
perato di fmalto si diamantino , che Elia, chi per Profeta , chi per il Media za inaudita fai tremar le Corone in tutti andó incontro alie carene , prima
poteíTe in cotai guifa opporfi ad Erode medefimo, tutti per piú che Uomo ; capo a i Monarch! ; pero quis fimilis di tutti plegó i! collo alle mannaje !
Monarca della Giudea . Voflro, vodro e vuoi, ch’ io non ne tema ? A dícte­ tui in fortibus ? quis fimilis tui ? Certo certo illi robur, C7 ces triplex
è il vanto , Γ aver con fingolarità di la come va, o Erode, fono pur trop­ IIf. Nulla meno peri) mofiroifi fingola­ circa peclus fuit. Si , ch’ egli ebbe allo-
privilegio una fortezza non mai pin ve- po giufii i tuoi timori ; ma Erodiade re il coraggio di Giovanni nella fm- ra liccome maggiore incomparabil-
duta in altri. O Dio! equale intrepi- non bada tanto ; fe tu lo temí , ella golarita de’ fuoi tormenti , maggiorl mente la pena , maggiore altresi a
dczza vi voile mai, acció un’ Uomo di certo nol teme. Erodiade nol teme ; nell’ incentione a quei di tutti i n.arti­ difmifura ii coraggio. Che fia poi ,
poveri natali, difprezzato negli abiti, E chi piú di lei ne paventa ? Sapete ri . Come? Ga mi par, che tutti , o fe fi dica, che va al martirio non
negletto nel portamento andaífe a rin- perche , dice S. Gio: Grifofiomo , fa- Signori, maichiate a queda mia pvo- folo prima di tutti gli altri martiri ;
facciare con vilo franco, e con fronte pete perché ella richiede , che fe gli polizione il Cufiro'. Maggiore il tor­ na anche prima dell’ fideflo Re de’
fvelata , pria in fegreto, indi in pubbli- recht innanzi gi'a recifo il Capo di mento nel martirio di Giovanni , che martiri, prima che Crilio muoja ; o
co, mentre minaccia Erodiade , mentre Giovanni ? (apete perche non ne vuoi non nel reflo degli altri martiri ? Ma quanto crefce con ció fmiluratamen-
ne arrabbia la madre, andaífe ,_dico, a vedere co’ proprj occhi il macello , ed e le Craticele di Lorenzo, elle ruóte di te lopra tutto il redo de’ martiri il
rinfacciare cento, e piú volte ad Ero­ ubbriacar le pupille nel di lui Sangue, Catterina , e ¡e orride Camíneme di un tormento di Giovanni ! mercè che
de , ubbriaco di un folie amore le fue corne forfe farebbe la brama di queda Clemente Ancirano, le Croci , le Man­ tutti glr altri Arieti della fede mor-
diiTolutezze? rinfacciargliele folo ? Di­ vipera ifiizzita ; perché? per tema di na je , i graffi , le tanaglie ; gli eculei , rendo dopo di Crido hanno fperi-
rá cofa da appena trovar fede . Giu- non fentir di bel nuevo i rimproveri le catdaje di ww bogtiente, e quan- mentata una morte raddolcita dal
gnere a far si, ch’ Erode dopo , aver che le farebbe anche tra le carène , an­ ^ ti altri ordigni inventó la rabbia de’ langue del divin Signore , ne fono
Marci fatto ben moite cofe a fuo riguardo, au­ che fot to la mannaja il Battida : Nec ''v Çefari Romani per ifvellere la Fede morti, diciam cosí , del tutto ; po(-
dito (o multa faciebat, arrivi a prender- poßulat , ut coram producatur , atque dal cuore di ben undici milioni di ciache il Redentore prendendo del­
ne íuggezione , arrivi a temerlo . lo per interficiatur , exhorrwfiet enim etiam martini tutti avran recato minor pe­ la morte tutto 1’ amaro per fe me-
me il veggo, che richiedo da Erodiade, dum necaretur, vocem ipfius, non enim na , .che un femplice coipo di fe ure mclimo , I’ ha difarmata per altrui
quad per grazía fingolare, del tronco in extremo vitae tempore .filuifiet : ideo lancino fu la cervice di Giovanni ? Si, di ogni fierezza. Volete veder , fe
capo del Battida , fi cangia incontanen- da mihi, ait, in difeo. O virtú , O cO- iO ve Γ affermo francamente, o Si­ dica il vero? Mirate, mirate la uno
te nel vilo , teme , gela, paventa , vor- raggio da non trovarfcne pari in tutti ye gnori ; maggiore fu il tormento di Gio­ Stefano : Stanno quinci , e quindi i
rebbe pur compiacere le voglie di Ero­ i Secoli ! E dove mai fi vide un Uo­ vanni nell’ intenfione, avvegna che Giudei , quafi madi ni arrabbiati at-
diade , ma non avendo cuore da tan­ mo inerme, e prigiopiero farfi Io fpa- minor nell’ efleníione , che nel relio de- torno alia preda , che gi'a co’ fa (fi al­
to, fi abbandona ad una ñera malin- vento de’Coronati Tiranni ? Or va , o gli altri martiri. Echie, che non fao- la mano , vogliono feppellirlo vivo
conia ; Contriflatus eß Rex, Herodes Battida, e vieta alla tua umiltb il chia- pia, che chiunque incontra il primo vivo ; ed egli intanto fi dimentiça
enim metuebat Joannem. Oh mi mara- marti piú un nuda : Non [um. Maco-, tin rifehio, o fa fronte ad un difadro , del fuo moriré , mirandofï ful capo
viglio di te , o Erode ; e da quando me fei tu un femplice nuda ? Quando fpef-Hi^nta ρί,ύ viva Γ apprenfion della —fpalancati i Cieli ; ed in profpettiVa
in qua hanno imparato le fronti real! ben anche non ti chiamaífe GuemcQ, penal, pit\ tqrmenrofa 1’ intension del tutto il Paradifo -. Video Coelos aper- Ait.7.55
ad inrpajlidirfi alie voci di un mi fero miracolo animato del Mondo , Mira­ dolore ?. Pero ebbe pettq di bronzo , di­ tos , & Jefum flantem. Mirate, mi­
viiianeilo ? Io non t’ ho poi per sï diii- culum mundi i quando ben anche npn cea il Lírico,, e utor di acelajo colui ; rate quivi un Andrea : Fieri mani­
cato di cofcienza, che ti rechi a fcrupo- t’ intitolaíTe Teodoro Scudita , vj#9 la a goldi
fTQ*

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Il 6 Fa n egi! ido XVr. Della Dfcollazione di S. dio: Batti fia,’ πy
goldi gia con immènfe grids Γ inalbera- Giovanni ! Bafil dir , ch’ egli miiofe
Mondo , fe crediamo a Simon Meta- il fefiino, in ifcompigllo in convitati.
ηο íu di una Groce , gia con le arte in martire della pudicizia ; muore , e'I frafie : Cum quo nec ¡pje quidem Mundus í-hi non fa , che anche Cefare , eílen-
pugno vogliono con mille ferite fpri- tronco fuo capo divien nobile prezzo di
foteß conferri -, fi ejus ¡pedas pretium . dogli recato mnanzi da un vil fantac-
gionargli Γ anima dal pecto; ed egli in­ un ballo impudico; muore e riceve la
Ma vole lo folo per dilfetare nel di lui cino per un ciuflfo di capegli il Capo
tanto quafi cigno canoro canta da quel condanna da quell’ Erode, da cui nón fangue ilillante la rabbia de’ tuoi lu- del gran Pompeo dicoliato in una ípiag-
tronco inni di gioja fino che Icende dal la volle Grillo , per lafdarne , come
mi crudeli, ella è barbarie da pm che gia deil’Africa , chi non fa , dico , che
Cielo una nóvela- raggiante perrapir- nota un nobile Spoiitore, per lafciar-
fiera . Infommi avea ragione il Gri- anche Cefare, avvegnache nvale delle
gli loSpirito. Mirare finalmente tutti ne tutea la gloria al fuo gran Precur- foftomo di afifermare , che niuna bel- di luí glorie , ed emolo de’di lui ono-
gli altri martiri ne’ loro fupplizj : Chi fore : Noluit Chriftus ab Herode fen-
va al Mondo è flata si »emica degli ri , pure ifcoppió in un improvviío
di loro fi abbraccia i (uoi patiboli, chi ientiam fußinere , quia gloriam illam
uomini giufii , quanto le feminine pianto di tenerezza , efiendo una coral
danza fu le brace roventi , chi sfida i fuo jam detulerat Prxcurfori. Celebra- (cellerate , Nulla, be fia in hoc Mundo compaffione un tributo , che rifeuote
Carnefici a nuovi fcempj ; eut c i moftra- va adunque Erode con real magnificen- fim Us ed muhen malar ; Védetelo , le la natura infin da’nemici . Contutto-
no di non patire ne’ lor tormenti, di za il dl annlverfario dei fuo nafcimerr- vi è a grado , Signen ï , m turre le ció ( o lingolarita di barbarie non pat
now moriré neile loro morti , merce la to : Tutta era !a Corte in danze , in fc- divine Scritture. I Leoni più feroei non yeduta ! ) nulla atterrira ad un tale
piena di quelle confolazioni , che inon- ilini, in conviti , in canti, in giuochi,
uccidono no , ma riverilcono Daniele fpetcaco'o Erodiade , mira , e deliziz
dano loro le (pírico ; e la lena , che te­ quando eice hella Real Galleria tutta nel Lago; Jezabella si, uccide fpieta- quegli otchi di Bafilifco nella (angui-
ca loro al cuore la vida di un Dio prima gale , e vezzi, quafi una Ninfa , Ero- Latcl
tamente il giufio Nabot: la Balena cu- nola Catafirofe di Giovanni. Dirópiú.
CrocefiíTo per eífi . Solo , íolo vdi fuñe , diade per deüziar con qualche fuo bai­
liodifce Giona faoo, e falvo nelleno; Infinta , e fi fa beflfe del morro íem-
o Giovanni, quel prode cimpione, che lo le pupille di Erode. Eccola in dap- Daliia no , non eufiodifee Sanfone, ma biante ; mira qnefia lingua inceppata
sfidafle una morte non addolcita dal za . Che falti ! Che giri ! Che fughe í
il da neile maní de’ Filifiei : 1 Corvi con , , da mortal filenzio; e or va, gli dice,
Sangue del Nazareno, non rattempe- Che cadenze ! Si vibra , li folliene , fi
umana cprtefia alimentano il Profeta e riprendi , fe puoi , di bel nuovo i
rata da gli eíémpj del vofiro Maefiro , ruota, fi plega in mille laberinti. Che Elia ; Jezabella no , con crudelrà di fie- Sovrani . Cupiebat enim , dice il Boc-
una morte tutta níorte , Integram mor­ Dedali , ed Icari ? vola lenz’ ali, cade ra il perfeguita : 11 Battifta finalmente cadorq , infultare quoque , ac illudere
tem, giufia la frafe di Tertulliano . Pe­ fenza precipizj : Finge di gentilmente - abita tor di fpelonche flato gia illefo tra jacenti. Mira quella venerabil fronte,
ro a voi , cred’ io dovrebbe ergere il cadere , ma con cadenza di amori fa i Draghi, e le Vipere de’Bofchi, vien e or va, le dice, e faromi il brav...
Mondo Cattolico uni fiatua pati a precipitare ncl cuor di Erode 1’ iff- ora ucciíó da Erodiade , che rinno- Ma o Dio ! Che anche a fol riferi-
quella, che críe al fuo nobile Cittadi- nocenza ; intreccia mille nodi co i vando con più calda premura la pri­ re i feempi di quefia. Tigre, mi (cop-
no , e Principe di tutti gl’ Ifiorici Tito dotti errori del pife ; e ad ogni nodo
incatena vie pió gji affetti del fuo-So- mera richiefia ad Erode , fa che que- pia il cuore ! E dove mai fi leiTe ne*
Livio la Citta di Padova . Qjiefia gli fii finalmente , tuttoche di mal cuo­ fafii di tutti i Secoli un convito pià
(coipi il SimolacrocoI dito fu le labbra vrano ; e Γ incatena per modo , che
re , per non mancar di parola a chi tan­ crudo di que o di Erode? Funefiofu,
in atto d’importe filenzio a tuet’ il reflo prelo quelli da un impeto di ecceffi-
to amava , propter jusjurandum , & di- non ha dubbio . il convito di Affue­
degli Iflorici : Nempe quod is feribendo vo amore > fe le ofteriLe con prodigo jcumbentes, prorompa nel la capital Con­ ro, in cui fu difcacciata, feevra di fee-
adeo multa complexus, Scriptoribus aliis baratío di darle ció, ch’ella mal bra- danna . O Dio ! e come si rofio per tro, e di Corona la Reina Vafii : Fu-
plentium indi dijfe videatur, come notó mi , andre la meta del Rio Regno .
complacere le voglie di una Ballerina nefio il conyito di Baldaffarre , in cui
il Pierio . Nell’ iΠelfo arteggtamento Pete ame quod vis .· quodeumque petie- Marc, fv impudica, li dh prefia efecuzion aleo- fugli diounziato da una man volante
potrebbe intagliarfi la voffra fiama , o ris Jabo tibi , licet dimjdium Regni : 2 3· mando! Ecco già penetra le Carceri il 1 efiermlnio del Regno : Funefio il
gran Battifia, cioe col dito fu le labbra , Su chiedi ció, che^Laggrada, che tur­ Carnefice, gia dinunzia al pngioniero convito fatto da A (Talonne a i fuoi
imponendo filenzio a tutti i Martiri, to fia poco a render pago , ο Γ amor Eroe la fentenza , e facendo a gara , fratelli, in cui refió confirm da mille
che nell’intenfion de tormenti a me par, mió , o Ί tuo valore. Or via che rilólvi, quinci la generofita di Giovanni , quin- pugnalate Ammon* fuomaggior Ger­
che cedano a voi le loro palme. Si, im- o Erodiade ?gia fono in man tua le trec- di la fierezza del Manigoldo , in un mano : Funefio il convito fatto da To-
ponefte voi pria filenzio a tutti i Profeti cetd’oro della più bella fortuna, che baleno quefli piega il Cofio , quegli lomeo a Simon Maccabeo , in cul
Matt. iz. della Legge Mofaica : Omnes Prophe- poífa fingerii ; gia tieni in pugno mez­ gliel míete , e corre a pórtame il ían- rimafe efiinto Simone , e prigionieri
1$. iat , & lex ufque ad Joannem prophe­ zo Regno . Da mihi in dijco , gia odo guinofo trofeo ad Erode, mentre fia- due fuoi figliuoli . Ma più funefio di
taverunt , giufia 1’ oracolo di S. Mat- la lúa dimanda , da mihi in difco Ca­ vafi fcherzando con Erodiade , ebbro tutti è a parer mio il convito di Ero­
reo ; onde meritafie 1’elogio di Pier Gri- put Joannis Bapiiftec : Dammi in tm non faprei dir più , fe di vino, o di de , in cm con la fi rage del Battifia
fologo . Prophetarum plentium. Non bacín d’oro il Capo di Giovanni. Ah amore, o di rabbia . Quivi 1’ empio li condanna l’innocenza. fi fehernifee
altramente pero mettete filenzio anche fconfigliata fand ulla , barbara dlslea- Sgherro difvelando il facro Capo , Si- la Santith , fi martiriz^a anche dopo
a i Martiri con La fittgolarita de’vofiri le ! Equal più cruda richiefia potreb­ re , gli dice, eccovi caldo caldo , che
tormenti, fice h è (i avveri di voi, che be mai fare una Tigre , od un’ Or­ morte un Eroe gia efiinto. Confolate-
ancor fuma nel proprio Sangue , il vi pero, o Giovanni , dice S. Germi­
non avete in ció chivi pareggi : Quis ia ? Avrefii si ragione di anteporre ii teíchio di Giovanni . Voi credererte , no,· che fe vi fi moltiplicano in tante
fimilis tui in fortibus ? quis fimilis tui ? Capo di Giovanni a mezzo Regno, ove o Signori , che alia vida di quelle guile , e turre firanc i mártir/ ; vi íi
iV. Ma che dirá pot , o Signori , delle il faceífi per adórame gli oracoli, e per mort®,.*ucl ’ fiuel fembiante- anneri- moltiplicano altresl le corone ; Sic
circoflanze , che refero , ahi quanto venerarne i di vieti ; mercè che egli,-a to , di quçfia pallida fronte , di que* stultipliciter, martyr , etiam multiplici-
più tormentofi i maffimi tormenti di valutarne il prezzo , val più di .da crrni gocciantj vivó Sangue,tofiofi met-
Moot-' íeffe m otrore conyito , ¡a ifpivcnto ter coronatus. Se fingolare c la barba­
,
Paneg. P. Smfcalcht
rie nel vofiro Tiranno , fingolare lo
H i feem-

Bibtioteca Nacional de España


Panegírico XVI. Delia Dicollazione c ii S. Gio: Battida . nç
ι18
vedute meraviglie : Multis intremuit certo , che anche voi intitolcrebbe
fcempio ne' vofiri martirj, fingolare al- golarizzar la morte di colní, che tan­
coñftírnata miraculis . Parlate , oarla·? Sanguinem triumphakm, Sangue trion-
tresi tara la gloria, di cui ν’inghirlan- to privilegio di miracoli nel naíce­ faie , merce che, immortale nef mira­
te un po voi, o Sovrani ; paríate, o
dera il Cielo ; acciocche di voi fi af- re ? Eh no : Non potuit mori morte Popolo dell’ uno , e Γ adro Emisfero ; coli , trionfate della morte , e det
veri Γ elogio di Pier Damiani : Jeannes, communi, qui natus eft privilegio ftngu-
diceci in corteña , chi è mai (tato, le tempo , e dimodraie fingolare anche
ubique major, in omnibusfingularis, mi­ lari, Pollo ciô quai fti dunque la fin- non Giovanni, Γ orofeopo più glorio­ dopo la morte quell’ Eroe , ch’ ebbe
rabilis jufer omnes . Sara penfier della gol a rita del martirio ¡di Giovanni ?
fo delle vodre fortune , il Dice più "nel moyire tante , e si il vahe fvngoîa-
providenza render gloriole il vodro quale? quedo id elfo, l’efler diçollato
invitto de’ vodri Trionfi ? Chi, fe non rita di privilegj . Io per me vedendo
moriré, piíi che non ha lacto concurrí fenza firepito di prodig; ; poiche ef-
fendo il Battitih , merce je rare fue il Battida , refe gloirofo per tutta Eu­ qui la gloria di si bel prodigio , non
gli altri Martiri con mille predig;. ropa l’ Imperador Codantiuo , che pe­ podo non invidiare con" invidia inno­
V Con mille prodigi ! Ah mi penco di virtú , in credito di divinita predio tut­
ro lo eleífe protector delle fue armi , cente la vodra forte , nobilidlme Μι-
averio detto, o Signori ; e quai pro­ ta la Giudea , g ja i miracoli del íuo e gli erfe, odre altri Temp;, la Bati­ dri, inclite Cuííodi di si gran teforo . *
ri igj li vider mai nel morir di Giovanni ? moriré non avrebbnno confermata·; ma lica famoía del Laterano ? Çhi fe non Si vantano , è vero , alere Citra di
Hella morte si degli altri Martiri 10 anzi uccifa in culta la fe náfrente . il Battida , fece debellare a Teodofi# 1er bare alcuna cofa di Giovanni ; Ge­
ÿeggo, ad altri Tigri ammanfite , ed Cbi dubita , che que’ popoli , chergih le Idre libelli di Flaviano Arboga'de , nova ne tiene le Ceneri, Roma il Ca­
umiiiati Leoni perUmbir loro gentil­ gli facer dimandare con iolenne Am- po , Aotia il manto, Malta la mano ;
baíceria , fe fuñe il Media , Tu quis ed Eugenio , che con civili tumulti
mente i pie ; ad altri le fornaci, e gl ma chi , come voi, ha il vanto di fer-
fquarciavan le vifeere del di lui Re­
incendj con Hamme innocenti , pari a es ? che videro innaazi a lui chino, e barne la miglior parte , cioe il vivo
gno ? Chi, fe non la divozione di Gio­
quelle del Roveto Mofaico , baciar cor­ genufleño il Nazareno medefimo afpet- vanni inlinuata dalla Reina Γeodo- íuo Sangue, e con edb un fonte pe­
te li le membra ; ad altri i mari, ed i nu- lar la lavanda del Battefimo ,· chi du­ linda refe i Longobardi per maniera renne di non mai interrotti rorraco-
mi dimentichi délia natía voraci ta re- m bita , che ora 1’ avrebbono idolatrato Invincibili, elf edendo feefo in Italia 11 ? Parea , è vero , fu de di ragione ,
car a galla i Cadaveri ; per quell i perdo­ per N-ume, fe non Γ aveffejo veduto Codante Imperador Greco con pode- che voi fuífe le Teforiere di si bet
no ogni forza i Carnefici ; per quegh morir da íémplice Uomo , S it che fu rodñíme armate per rovinatli , gli fu Sangue , dacche vi corre nelle venne
perdono il taglio le fpade , c le lance ; a medieri, che come grit Π grande Alef- detto : Longobardos juperari non pojfe , tramandato da mille Avoli illudri il
quegli altri feendono Angeli dal Cie­ fandro mortalmente ferito ii riconob- quod Sanci us Joaues Baptifta pro illis fior p;ú gentile del Sangue Pa:reno-
lo per afciugar loro fu la tronte i mor­ be, non piú per Dio , quale il deleri— continuo intercederet. Chi è , che ren-, peo . Sia detto pero con vodra bue­
tali íudori . Del Battida pero quale di vevano i iuoi Adulatori , ma per Uo­ de tut tova faroofe le armi , e Ί valor na pace, a me non par fia dato que­
cotaü maraviglie poffiam ridire . lo per mo ; Cosí anche tutta la Giudea ve- dell’ indita Religion di Malta , fe non do .i I- fine della Providenza ; credo an­
me a dirvela fchieccamente, Signori , dendo moriré il Battißa come tutti il Battida , che la regge , e difçnde zi abbia voluto , che col fervor di
afpettava che s’ idupidifíe al Garnehce gj¡ altri mortali, Il riconofceííero , non eo’ fuoi aulpicj ? Chi e finalmente .. ... quelle religiofe virtú , di cui fíete cu­
il braccio pria di vibrar ful collo di pi ii per Dio , ma per Uomo , Ma che vad’ io rimembrando , Signo­ ranto adorne , e con la fclennita de’
Giovanni il coipo , ο almen che per­ Ben è il vero pero , che la Provi­ VI,
ri , i prodig; di Giovanni operati in vodri magnifici onori fi compenfañero
de ffe il filo 1’ acelajo di quella (cure denza , le non volle metiere in tri? Regioni dräniere , quando abbiam qui al Battida con ufura di glorie gf in-
nmicida , o che feendeífe giú dal Pa­ -fhio d’ Idolatría la Chiefa náfrente , ij, quedo Templo fu gli ecchi nodri fulti delle afróntate Erodiadi . Seguite
yad ¡(o un fiuolo di Angeli per levar non voile adres! recar pregiudizio al­ un prodigio , che bada ad incautar gli adunque con 1’ ardor della vodra no­
dal fuolo quel Capo recito, o almeno ia Santit’a fingolar di Giovanni^ con dupori delta maraviglia mededma . bile divozione, e con la generofità del
almeno , cíe feendelle a Ciel fereno la Aerifica. de’ prod igj ; pero que’ mi­ Voi , voi , o Sangue adórato , che a vofiro cuore ad elfer fempre più de-
quaiche fulmine per incenerire Erodia- racoli, che non gli fece operare mo- difpetto di diciaífette Secoli , gorgo- gne Cufiodi di si raro depolito , e
de, che infulta al langue di un mar tí- rendo , glieli ha fatti operare con un gliate si fpefío porporino , e brillante dacchè voi fíete date le tralçelte ad
re si gloriofo · Per alero cbi pin d^l moltipüco ecceífivo di glorie dopo in quedo Cridado., voi dico , fíete il impiego si gloriofo , voi imperratëci
Battiíla fu arrichito di meriti , e di morte . O Dio quanti , quai por­ portento piú nobile , che mai coroni dal Battida , che iiccome egli fu in
prerogative ? Ma piano , mi ripiglia qui tenti non riferifeono della virtù Ί au- con lingolarita di privilegio il marti­ ira tutti i martiri fingolare nel meri­
il Grifologo, che fu, ne pote non ef­ maturga del Battiíla, Geroifimo , Ruf- rio del Battida . Oh fe vi miradero me­ to , cosí ora fia al mondo Gattolico
fere fingolare ne’ prpdigj la morte del ftno, Teodoreto , Sigisberto , Teöfa- co le pupille di San Ma (fimo ! Son fingolar nelia Protezione. Co>i fia.
Battiíla ; Non potuit mori forte commu­ ne , Paolo Diacono 1 Quai , è quan­
ni , <¡ui natus e/i privilegio fingulari . ti maiori ! Quai , e quante difgrazic
Ditemi, di quanti portenti fur col mi non fi videro efiínte preño la di lui
i fuoi natali ? Non e ancor uícito alia gran Tomba ! Bada dire , che giunta Ι
luce, e gia fantificato pria di naícere, quivi, come riferifee Girolamo , Pao-
danza con modi non piú uditi nel fen la Romana , nel mirare una infinita
di lúa madre ; appena poi enato, che di ciechi, di zoppi, di fiorpj , di dif-
todo fi fnoda la mutolezza del Geni­ graziati , che tutti affolkvànfi al fa»
tor Zaccaria ; viene a poda un An­ mofo Santuario , qúafr alla 1 rojsatica
gelo ad itnporgli jl nome , fi riempre ■pefchiera, per trame vita, e falute ,
ia Giudea tutta di giqbili . E vi par ebbe tutta a sbaiordire , forpreía dal­
j?oi, che la Providenza non dovea fin- lo flupore di tante , e non ma· pu! H 4 ΡΑΝΕ­
vedu-
ΙίΟ Di S. Lorenzo Martire. ni
coloro , che fattifi Carnefici innocenti dal primo April de’ fuoi teneri anni ,
conlecró al fi.o Dio i candidi .gigli
PANEGIRICO X VIL de fe medefimi , martùizzuio ne’pro-
prj cuori ogni affecto diloi dinato, uc- di fuá purezza tintorem juventutis
cidono ogni voglia malnata , condan- fuá obtulit Chuflo : .Chi mai put di
L 1 N 0 N O R E nano ad afpri fuppliz) ogni mal regela­ Lorenzo vinfe la poco men che indo­
to appetito . Egli fe queflo un marti­ mabile pafilon dell’ Avarizia ; s’egli fu
DI SA N LORENZO MARTIR E· rio tanto piv. illufire , quanto che non Icelto fr-del Cufiode , e giufio difper-
affligge loio nelT uonio la più vil par­ fatore de’ tefori Eccleíiafiici , quali
Detfo gella Chiefa di un nobile Monifiero , in cui il Grafía 'di te dieffo , cioe il corpo, come fanno i feibó interi anche in faeci a di un in­
- » detto Santo nella Vigilia della fuá Fefla prodigiofamenie Tiranni ; ma mortifica aitresi le pafíio- gerido , ed avaio Tiranno , che gli
' íi liquefa.: ni più fenfitive dell' anima : E íiccome minacciava il martirio ? Onde, fe al dir
fe fempre miglior quella mirra , oquell' di S. Cipriano, chiamafi il denarofe*·
Fu S. Lorenzo un Olocaufio perpetuo dglla divina gloria ; Jacche egli fu fem- incenfo , che diílilla fpontaneamente condo langue dell’ Uon o : Pecunia mí­
pre Martire I. Nella vita , II." Nella morte, III. Dopo la morte . dalle rotte cortecce degli Alberi , che nima , Ù" fanguis eß mortalibus ; chi
non quella che fi racccghe con le ferite dubita che Lorenzo in premio del luo
del ferro ; cosí hafíi a fiimar più pre- difintci efíe meritafíe , come dice Γ ¡tief-
Ignis in ^Altari meo femper ardebit . Levit. 6. iz.
ziofo quel tormento , che proviene dal­ fo S. Cipriano , una biinca palma di
la liberta del proprio arbitrio regoiato anticipato martirio : Dabi i Deus coro· ·
RA quanti Sacrifie) pra- brace di un vivo fuoco ; auch’ ei ab- dallo Spirito Santo , che non quello nam candidam , fed in pe.fecuucne
tico Γ Ebraifmo , per ian- bronzato , bruciato, inceneriio, divenne che fi arreca daIT altrui barbaro vc- purpuream. Ch 1 niai più di Lorenzo
tificare i luoi Popoli, per tinto una fiaccola luminola di S. Chie­ lere . Pollo ció lafciatem.i a fieri r libe- debello il Mondo , s’ egli morte ad ogni
foddisfare a i reati dell’ fs , un Fanal della Pede, un Roso ani­ . jámente , che avró ragione : Loren- umano piacere , lungi dallo firepito ,
umana fralezza , e per mato della Carita Criflnna , e quel * zo fu fempre Martire anche prima e dal tafio d’ una Roma idolatra „
Tendere a Dio gloriofo tri­ ch’ è più , con fingolarita non mai più Κχ ■""· 'del fu<Smartiri.o , fu (pmp*.e a ti­ mena una >ita fepolta nelle Cata-
buto di o (Tequio, non ve ne fu venino , ammirata ης)1’ anticoTefiamento, riac- fio animato della divina gloria an­ combe de’ SS. Martiri ,’^ove animato
ne più illullre, ne più utile , ne più cendendofi anche dopo n orte ne lie fue che mentre vi fíe : Necejfe fuit , par dalla Carita , e dal zelo va di congnuo
gradi to, quando quel dell’ Olocaufio, ofía , e liijuefacendoii qui ne) grafío che di lui fave 11 alíe per i’appunto A- in giro , qua animando al martirio i
in cui, tutea infera la vittima avèafi a delle fue carni , rinafee di bel nuevo Augufi. goflino , Necejfe fuit martyrem non fo­ più timidi , là arruolando a i labari
difiendere fovra una Graticola di b ron­ a i fnoi mártir) , moflí a fempre viva fa· 3% turn fuijfc , cum fajjus eß , fed evam della ff de miovi lnfedeli, ivi lavando
zo , fituata in mezzo all’ Altar del Ta- nelT Altar del fu o Cuore la vittima tunc martyrem Dei fuijfe , dum •vive­ a’ divoci Pellegrini i pie, altiove relii-
bernacolo, come abbiamo nell’Efodoj de’ fuoi affítti, lempre accefo il fuoco ret. Cosí lo atteflano- gli oracoli irre­ tuc-ado con taumaturga virtù il lume
fragabili di S. Chiel'a x cosí ¡1 p^rfuado- y ciectri, eda’ florpi la fir.arrita falute ;
Exod. 42. Craticulam que in modum retis aneam ; della fuá Carita , ed avvera di fe gli
enïque Craticula ufque ad ^Altaris me­ oracoli foppraccenati del Levit ico : no le pial vive ragioni·, Lo aftefta S. da per turto meendendo le fervide
dium ;ed indi accefo un gran fuoco avea- Ignis in .Altari meo femper ardebit ; e Chiefa cou dire apertifíimamente , che vampe ddle fue brame , con cni anela-
íi turto ad abbruciare, e ad ardere 6no da a me ampio , ed eróme argomento «i ando al martirio , efíendo prima gia va al martirio. Tanto cum ftudio, cosí
ad ire in ceneri . AI disfacimento di di ragionarvi in quedo di dedícate martire : Laurentius ingreffus (fi mar­ ícrífíe di lui un altro Lorenzo , marly- K Lcrtn-
tyr , & confeffus eß nomen Demin] ]efu rum circuibat cryptas , Sancforum lava- 10 Joitir.·
quelle ca?ni rrarfe , levavaii alto net alie fue glorie , e confecrato con fo-
Templo un facro fumo, che pin che i lenni apparati di pompa dalla vofira Çbrifti. Il perluadono le ragioni ; poi- bat pedes, cacerum aperiebat oculos, lu­
profumi de’ Timiami, e degl’ Incenfi , nobile divozione . Vi daró dunque a che fe vogliam credere all’ autorua di crabatur ^Animas Cbnfto , atque flagra­
rendea a Dio odor di foavit'a , ed a’ chia- vedere in Lorenzo un Olocaufio per­ Agofiino , il vincer la carne, il vin- bat amore mar tyriil E non vi parque-
cer 1’avarizia , il vincete il Mondo, fio un farfi volontariamente vittima
ri riverberi di quelle fiamme rifplende- petuo delía divina gloria , e vel mo-
fono trionfi , a’ quali-,ηοη puö in con­ della fede , anche prima di fpargere il
va più luminofo Tonor della Divinità fireró fempre Martire , nella vita , nel
adorata . Cedano pero oggi i Sacrifi­ moriré, e dopo morte . Che faranno to veruno negarfi la palma φ un vo- Sangue ; un efler Martire per metito
ce , cedano gli Olocaufli dell’ Ebraif­ appimto tre rifl.-fíi delle glorie di si S. Anguß. ¡Ontario martirio -. Libidinem juperaffe , prima di elferlo per i tormentif
gran Martire, della gentile vofira at- ferai, a. avaritia reftitijfe , de Mundo trium- Oltre di che come puó negarfi a Lo- uj4
mo ad un altro , ahi quanto ! più il-
dc mart, pb affe fars magna martyrii eft ■ Es’ e renzo un tal vamto, fe fi miriro i fo-
lufire , ahi quanto! più iniigne Olocau­ tenzione , e dell’ infacondo mió dire.
cosl ; chi mai più di Lorenzo- domó le cofiffimi defiderj , co’ quali ardeva di
fio della nuova lespe di Grazia , cio'e a Diam principio .
libellioni del fenlo , le egli le imbriglió, prefian.ente confecrar la vita al fu o
quello , che confecró in (e mede fimo E p ri míe rame n te , fe vogliamo pre­
con maggior vanto qivll’ inclito Cam­ ñar fede al cortiune fentimento de’ Pa­ didam cosl, col (reno di una purità Dio . Chi puó fenza tenerezza , lenza
affatto Angelica ; fino ad efíer eno­ lagrime rilesgere il generofo contralto
pion della Fede , del vofiro parzial dri , non hanno a chiamarfi (clámen­
tato da S. Leone con 1’epíteto d’ imma- rífente da S. Ambrogio , ch’ ebbe il
Protêttorè, quel gran Tutelare di ne­ te mártir! coloro , che hfeiano gene-
San. Lea. «duo, e di ca fi 1 filmo : Poftulat ab noítro Can p’ione col Pontetite S. Si­
fio nobiiinfmo Te.npio di Sacre Vergi­ rofamente in man de’ Tiranni la vita o do , allorche lo vide trajinare a’ fup- s. Amb.
ni ; voll i dir Lorenzo . Difiefo ancor flrazhta da gli ecnTei , o ucciía dalle ferm a, de immaculato facrarii Prafule Opes F.cclc-
S. Laur. fiaftieas ; cui Levita caftijjtmus ; e fe , plie) ? Egli a guifa di Cerva affet at a , i. effic.
egli lopta una Crate f ferro , qual vit­ mannaje . Evvi un’ altra forra di marti­
come dice Dionilio Camuliano , fin non di acque, ma di Sangue ; a güila di c. 41.
tima della divina gloria , efpofto alls rio nulla roen nobile, ed illufire, ed fe di dat'
colo­

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12,2. Panegírico XVII. Di S. Loreüzo Martire.
dardo froccato dalla faretra , che non di Lorenzo , che non folo bramó la ji ebbe altri Mártir!, che V emularo- con orrore, altri bench? gentili, ene-
ía, non puó piú tracteneríi alie mol- morte , corne altri farebbe un’ allegrilîl- no nella codanza : applichiam folo di mici , pure intener ici dalia compaffio-
fe » gil corre dietro ; lo fegulta col n>a vita, mi la sfidô . ma e corie in- grazia i ñofiri Kupon al lento incen­ ne ne pur foffrono di vederne la car­
pianto ,1o accompagna con tutee le bel­ contro ? Eh sí , che ai cor egli ha a tenet- dio della Craticola , in cui forfe fu nificina . E Lorenzo intanto ? E Loren­
le invidie del fuo cuore : ed, Ah Padre. (iugolare e fenza efempio ¡1 valor fuo . zo forte , intrépido , coraggiofo tuteo
fi per un di coloro , de’ quali did«* Ber­
gUdice , Padre , quo progrederis fine nardo , che : fitfi non femel efecïu V, Egli è certo , che fra tutti gl’ iftro- (offre di· b.uon animo , e levando alto
filio Patee ; Dove nsvai ienza di me ? conjummatac pajficnis, [èd toties Mar­ menti di pene inventât! daft’ urna na le maní al fuo Diogli conlacra il
ove ne corrí ? Mi volefli mai fempre tyr fuit aff'eâu devotijfima· 'voluntatis . barbarie, .il fuoco è fenza paragoned vivo Olocauflo della fuá morte : Ego
mini Pro negl’ incruenti tuoi Sacritizj ; Se ben che fo 10 a celebrar tanto il ■ più attroce , poiche e il più attivo me obtuli Beo in Sacrificium . Suffi'e
ed or non mi viro i compagno nel fan- martirio della vita di Lorenzo , quañ.- nelf addolorare, il più penetrante , che folo ? che.diffi ? ho errato. Dove a an-
guinofo Saci ifizio , che va i ad offerir do vi liman queilo della íua norte- s’ inv,Ulcera fino alle midolle ; if più zi dire, giubila , tripudia , e fpiegan-
di te fleffo ? E che? manca lorie lan­ tanto ¡¡ladre nella Chiefa , tanto Li­ univerfak, che afffigge tutte le parti do le belle Iridi di,un occhio ridente, e
gue alle m:e vene ? o pur mi hai per mólo nel Mondo , tanto amir.irato dell7 Uomo fi. Ond’ è che Q. Curziq di un ciglio placido , fi protefla di
vile, e codardo ? Deh non mi ídegna- da tutti i Secoli ? Dio immortale ! enumerando diverfe forte di fupplicj ricevere dó'ce rinfreíco dal medefimo
re.j che io vogho teco elfer vittima del e che drazj , che icempi , che carni- conchitide , che Γ ultimo più fier di fuoco : Carbones mihi refrigerium pra-
mió Signore. Ti feguiró pure tra le ficine furon quelle , che fecero di Cortil» rutfi fia il -fundo : Ignis fappUcicrum ftant. Vi flupite di c ó ? E pur d (fi po­
carene, e le manna je; c fappi che mi quedo imioreutiífimo Levita quelle J. í.c. 12. ßhitnum , Αηζί Iddio medefimo di co ; poiche egli non fofo (offre con
iara conforto il batiré , e Ί moriré Tigri coronate di Decio , e di Vale­ queda pena pin fingolarmente íi vale tolleranza, e con giubilo i fu o i fpafi-
gran merce. Enroño si eloquenti que- riano ! lo per me fento ariicciarmiíi per tormentare eternamente i dan na­ mi ; nía anche con ringraziamenti ,
íle lagrime , e quede voci di Lorenzo , per Γ orrore i cap elli , e gelarmifi il ti, Sarebbefi dunque ufato il nnífimo offerendo al fuo Dio con tutea Γ Ani­
che tu meflieri , che il confortada S. langue nelle vene , nel folamente ri- jigor con Lorenzo con folamente con- ma fu i labbri umililfiree grazie per 1’
Sido ; nía come ? Con la fteura pro­ leggere i fallí della fuá Ifioria ; col­ danr.arlo alie fiamme , ad ardere , co­ onor , che gli faceva di un morir si
media di un credo , ed adai pin crudo che ^ora il veggo lepo to in profón- me avvenne ad altri Martiri, nell’ in­ dolorofo : Gratias ago tibi , Domine
martirio : Λ /t fili mefitis efie , poli dilfime ¿Jaíteri.; ora trafeinatédn ca­ cendio di qmlche fornace . Or che di­ Jefa Çbrifte , quod me confortare di­
trian um me fçqueris , majore tibi de­ tena a 1 empj idolatri di Roma , aechó remo , fe riflettiamo con Agodino , che gnatus es, Più , vi dirócofa di vantag-
lent ut, certamina . O conforto eroico ! vi Lacrifichi ; ora accufato , rimprove- non fu gib gittato a morir tuttoin un gio. Giugne nell’ ifleifo íupplicio ad
o conforto ammirabiie , che gareggia raro , e condennato ne’ Tribunali ; ora,, colpo nel fuopo; ma efpoílo a vivere infukare il Tiranno , a bravarlo, a
in certa guifa coi conforto dato al Re- flagellato da capo a pie con crtideliflî- . n - tra mille mom in una quanto più Icn- mettere in beffe la fuá potenza ; e ció
I.uc. 22. dentor nel Getlemani , ailorchè , ap- me fr u fie , ora pedo in tut te le carni )er "le S, ta > tant0 più fpaftmevole agonia : Qui con tal franchezza di volto , e liberta
23. paruit Mngelus confortans eum con i’ con pe fa n ti piombajuole ; ora a b brun .laigent. ' Jn flammarum camino mergitur, dice di parole , che parea , come dice Ago-
annunzio della vicina paffione. O ton- ciato con lamine di ferro rovente ne’ j| Santo, uno impetu liberatur , qui au­ flino , fuffero infierne due Perfonaggi
fplatio , prefiami le Í pi ri tofe tue' enfa- fian di i ;. ora pergoffo con atrocidlme tem longa, & multiplici poena crucia­ in Lorenzo ; uno che parlaffe, cd un
fi ,0 Agofiino , 0 confolatiol Non ait, pictre íii la be cea ; ed ora fitftlmente tur ; ut mors ei adfit adfupplicium, & alero che patiífe : tanta fecna er at in
noli merere fili , definet perfecutio , G7" difiefo in una Craticola fule brace ac­ Aefit ad finem , O Dio ! che Olocauflo membris , tanta [eçuritas in verbis ,
/alvus eris ; fed , noli maerere , quo , ede per edervi vivo vivo arrodito 5 dolorofq fu quedo! che crudo ípafimoí tanquam alius loqueretur, alius torque­
ego praecedo , tu ffquer is . Quando mai Tormenti tutti proporzionati, pi ti che e per confequenza che cuor generofo, retur ; Valeriano, gli diñe, fappi pu­
s intefe a! Mondo, che s’ abbia a con­ a martirizzare un Uomo , a dirocca- che invicta fprtezza debbe "perció tro­ re , che ίο non pavento le tue minac-
solare un [Jomo , con a dicurarlo di re una Rocca di macigno , e a di- var fi in Lorenzo? Io per me trffimma- ce ; fa pur quanto puoi, e quanto fai,
una fpietatidima morte ? E pure ció itruggere un colodo di bronzo . So , gino di vederlo ignudo fu quella fiera che io mi rido de’ tuoi tormenti : Ego
avvenne in Lorenzo , merce le fervide che per ioílenere si fpa ven toft íuppii- Crate di ferro , ove fenza aver mefiie- in nomine Domini Jefu Cbrifii non re­
brame di morir per Crido , ch’ ei co- zj incoraggió mai fempre il Cielo Lo­ ri di chi ve lo gittade per forza , vi fi formido tormenta tua , quic ad tempus
vava nel feno . E non íi avra poi a renzo con le grazie più poderole -, s difiefe , e vi fi adagió di luo boon gra­ funt ; fac quod facis, noli ceffarc. Se
*?: í 8· chismare per ció Martire di volonta , con i pili fingolari prodigj ; poicl.fe nel do , come fopra un morbido letto ; ed ancor non (ei fatollo delle mi e carni­
ip..an> e di mérito ? San Cipriano dichiaró, e (offrir , ch’ egli facea tai martorr, ota jvi ali’ ardor, alio fireplto di quelle fici ne , fappi che di gib e riarfa la me-
pro\'ó di propoíito per Martiri tre fan- fu udita per aria una voce taumatur- fiamme crudeli , che gli flan fot to , tb dei mio Gorpo , rivoltami dall' al­
ciuilt Bibilonefi , ptn he entrarono co- ga , che l’animava a nt:ove pene : Ma­ fpafima , fuda , fi (cotta , fl abbronza , era banda , e divorati le abbronzate
raggioíi neüa fornace di Nabucco , av- jora tili debentur pro Fide certamina. fi brucia , vien me no, agonizza : Go· mie carni : Ecce mifer ajfam unam par­
vegnache non fudero n'e bruciati , ne Ora gli fu veduto a’fianchi un Ange­ tnincia a bollirgli nelle vene il (angue, tem , verfa aliam , & manduca . O
tecchi dal Inoro . A S. Martino at tri— lo bel iffin o , che con un Celede pan- net feno le vifeere, nel cranio il cer­ fortezza eroica ! o valor non più inte-
biiifce aicresi S. Bernardo la palma del nolmo gli aíciagava dolcenx-nte fu la velle i Gli fi disfa indoffo il graffp del­ fo! 0 coflanza di un cuor iovrumano !
S Ber.fer. martirio per ia fola avidita , ch’ egli frente i glorioíi fudori , Conttittoció ls carni , e .cadendo liquefacto nelle Taccia , deh taccia omai ia Romana
de S. Mit. ebbe di edo. 0 Santifima Mnima , non podo non ¡sbalordire nel veder Braca , alza in fu globi di fumo , e adulazione il celebrare il fuo See vols,
quam etfi gladius per feculoris non abfiu- un tal Uomo divenuto vivo prodigio riempie di odor tutea V aria. De cir- che con la man ferma ful fuoco rim-
ht , palmam tamen martyrii non ami­ di fovraumana forrezza . Laíciam da coflanti altri fpietati ateizzano con fer­ proveró il Re Por fe na ; or che con
ßt · E non avù poi a dirfi altret Canto banda gli altri orridi iupplizj, ne’qiu.- rati uncini le brace ι altri il mírano maggíor gloria Lorenzo , non con un*
mano

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1*4 . . Panegírico XVII.
Di S. Lorenzo Marti re . 125
mrn° fola, ma con tntto il Corpo (u Tempío fa liquefaré ¡I grafio delle fue
viC? Ichermfcre due T.ranni pecio, carni fiarle , e cosí Martyrii penerefi- po di si gran Marnre . A me par cer- dano. Non altramente a me par, che
tamente abbia fatto con voi Loren­ volando oggi all’Empíreo Lorenzo dal­
e Valeriano , quafi. due tizzoni di aver- tale renafeitur, alia fraie d. Tertullia-
zo , come gia il Profeta Elia con Eli- la fuá Graneóla , quafi da un Cocchio
0 » che turnan di rabbia : e con cio no. Ella e quefta una forte di marei-
feo. Volava Elia , íletti per dire , me­ di vive fiamme, abbia lafeiato qui nel
ΙΓϋ. 7.2· avvera gh oracoh d Ifaia : Noli time· rio affatto nobiliífimo ; poichè qui non glio che il Sole, in un Carro lumino- Mondo in man voflra , non foi o il
re a duabus caiws titionum fumigan- riarde egli neile fiamme crudeli di un
lo di fiamme innocenti, e gia con ra­ manto del fuo fpirito , e della lua pro-
ttum t¡iorum. Aftacciíi pur dal Cielo più crudele Tiranno , ma fol ii tiaccen-
pido volo oltrepalTava le Nubi , s’in- tezione , ma parte ancora delle fue fpo-
ιΐ Santo Legislatore Mosè , e vegga de traie vampe innocenti della fuá Ca-
oltrava nel Cielo , quando il dolente glie mortali . Ed o che gran vanto fe
con maggior maraviglia rinnovati con rita , per cui del bel nuovofi conlacra Elifeo, che lungi le rive del Giordano quelto per voi! o che gran gloria ! che
pm gloria 1 prodigj dpi tuo Roveto in in Olocaufio al fuo Dio. E fe al dir mirava quefio fpettacolo , allai vago nel voltio Templo , ne’ vofiri Chiofi'ri
Lorenzo , che non toi tra gl' incendj di Giliberto irr quelle cote, che fi li­ si alle pupille, ma pur troppo dolo- abbia yoluto il teatro de’ fuoi più rari
non u abbrucia , ma meglio che Sa- quefanno, non focome, vi fi vede un rolo al fuo cuore : Ah Padre Elia ef- prodigj un si gran Levita , un si gran
lamandra, h alimenta delle medefime terto moto di volonta : Magna in li- clama , Padre Elia , cosi d und be ti Taumaturgo ! che prelfo al fuoco del
hamme : Videat vfionem bans ma- quefaéüs mobilitas , magna voluntas : parti da me fe n za lafeiarmi nulla di fervor vollro ribolla , e fi disfaccia il
gnam , quomodo non comburatur rubus. Chi dubita . che inquedo d'sfarii del te medefimo ? Se non ho io it merito íuo grafio . Godete pure di si gran
Che 10 per me.ammirerti nella Crati- grafio di Lorenzo ci fi da a-vedere , ch’ di volar con elfo voi, potete ben voi forte , gloriatevene , e meritandovi lem-
cola di Lorenzo i miracoli della tor- egli non pago di aver dato una voï- aver la degnazione di lafeiarmi alcona pre pui con nuovi ofiequj il fuo gran
nace di Nabucco_, ove il mío Eroe ta la vita al fuo Dio , vuol fempre più cofa del volito . Impietolito a quelle patrocinio , riicaldate al caldo d! si pre-
rnegiio che 1 tre fanciulli Babüoneíi , dedicargli in fe fiefio nuove vittime lagrime Elia , fi laíció cader gib dal ziofa reliquia le vampe del vofiro fpi­
riceve refrigerio dalle fiamme. Vi am- o per meglio dire , un perpetuo Olo- cocchio il mantello , che accolto con rito ; acció ardendo infierne con Loren­
mirero 1 portenti veduti dal giovme caudo della fuá gloria ? Sembrami pe- mille benedizioni da Eliíeo , gli fervi zo in terra neile fiamme della fuá Ca­
Jobia; poiche ficcome quefii gittando tt> egli fimile in c o alia famofa Feni- per tener fempre faIdo lo fpirito del rita , poffiate infierne con lui trionfare
lu 1 carboni per confiado del.’ Arcan- ce , la quale , come b común lama , fuo Maefiro, e per dividere con pof- in Cufio tra i chiarori della fuá gloria .
gelo Rafaello il fiele del pelee , fece raccogliendo ogni lee o lo fu le più 3I- lanza Taumaturga le acque del Gior­ Cosí lia.
~ , perdere °gni to za all inferno , ed al re cime de’ monti dell’ Armenia ramo-
lob.c.S. Demonio ! Pojutt fuper carbones vi- fcelli di Cedri cdorofi , e di prezioíi
•nor, tunc Raphael jtngelus apprehendit profnmi, fe ne forma un Rogo , indi
Demonium , & religavit illud m de- meflafi a feder lopra di efib, elpofia a
Jerto Juperions Ægypti : Cosí col git- i ra'ggi pin viví del Sol tócente, acce-
tárh Lorenzo lu 1 carboni , incatenó fall d’ imrrovvifo la Catada , vi muo-
PANEGIRICO XVIIL
q^uel Ceroero coronato , che in fier i va re incenerita ; ed indi a poco rinafcen- • I N 0 N 0 R E
a danm della Chiefa. Vi ammirero fi- do dalle fue cen'eri , ripiglia con una
P nalmenre rinnovellati i prodigj del fa- verde giovinezza nuove piume , e nuo-
is! r,t>‘ í110 ,, Olocaufio del Profeta Ella , al- vi fpiriti da durare per un altro feco- DI SAN GENNARO VESCOVO, E MARTIRE.
lorche venuto in tenzone con i Sacer- lo. Cosí per Γ appunto , anzi in mi-
doti di Baal lopra qual tu fie >1 vero glior guifa di Lorenzo riaccendendofi, Detto nel Duomo di Napoli nella folenne Oitava
Dio , tS'-c piover giu dal Cielo vivo non oj^ni fecolo , ma ogni anno nel della fuá Fefia.
fuoco lopra il fuo Sacrificio ; onde fu rogo fortunato dell’ amor fuo al ri-
acclamau da tutti la credenza della flefio delle vampe dello Spirito Sau­ Fu San Gennaro I. Sempre Martire del colore , mentre viíTe : II. Sempre
vera Divinita . Dominus ipfe eß Deus , to , π n a fc e a nuovi mart iri e par Mai tire dell’ amor verlo la Patria dopo morte.
pommus ipfe eß Deus. Nell’ ifiefia gui- che ripeta col S. Giobbe : In nidulo Job.
ta piove dal Cielo fopra ii vivo Olo- meo moriar , ficut Phoenix multi- 18. Quotidie morior per veßram gloriam, i. Cor. ij.
caudo del mió gran Marrire il fuoco plicate dies meos . Gloriofo pero Lo« R A i liet i miracoli, coh cui non pofio fciorre la lingua in altra fa-
dello Spirito Santo , e con la bilenan- renzo , cento e mille volte gloriofo *
corona di faufii auTpiej la vella , che di líete elclamazioni , e di
te lua luce rifehiarç le ombre de’ ciechi che ha faputo far di fe un si degno fu a Napo 11 il fempre gran­ giulivi applaufi . O Dio ! Ed in qual
gentili, che ρογ6 in gran numero ab- Olocaufio della divina gloria un si
de , il fempre inclito Gen­ parte del Mondo Ii fperimentamnodi piii
bracciaron la fe Cattolica : Cecidit illuflre trofeo della Fede, ed un ani- naro ; tra le rieche pom­ benefiche le infiuenze de’ loro Tutelari
lZnIJ domini, voravit bolocaußum. mato fin por del Mondo Cattolico «
pe , di cui tutta infu per­ di quello fperimentiam noi qui di Gen­
VL Ben e il vero pero, che le maggio- lo per me non pollo non tributar- fil fee quefia maefiofa Baíilica ; tra i naro ! In quai Citta fi relero mai ro­
ri maraviglie debbonfi confecrare all’ gil in omaggio tutte le maraviglie caldi baci , con cui fuggellafi fu quel tanto v.fibili , anzi rotanto familiari
ultimo pm lingo lar martirio, con cui del mió fpirito , Iiccome non polio
Lorenzo loprayvivendo a fe medefimo altresi non invidiare la voflra lingo- langue adorato la divozione de’ popo- i prodigj ? Ecco la mirate , entro a
li ; tra le popolari allegrezze , tra gli que’ fulgidi Crifialü , come brillano ,
con una certa immorcalita di prodigj, lariflima forte , nobiliflime Madri Archi fefiofi , tra i fuochi innocen­ come tripudiano , come gorgogliano i
rilcaldaji ogni armo neii efiinte fue of- poichfi líete depolitarle del più bel te- ti , di cui turto arde , e tripudia in vivi cinabri di quel Sangue gloriofo !
ia, e pm íingoiarmente qui in queflo loro , » del più bel prodigio del cor- quefii giornt il nofiro Cielo, no , che Mirate, coroe Gennaro perifchermirci
po

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lio Panegírico XVIII. Di S. Gennaro. 12,7
da’ difafiri imminenti, per prenunziar- culis Cbarilatis teneangli in dolce pri- glon Cattolica in faccia delle manna- nace egrejfa, recenter, ¿r fpkndide ful­
c¡ líete fortune, per diluvíarci lafsú gionia il cuore; il ferro di una quoti­
«Jal Cíelo nembi di grazíe , in una je, e delle firagi. gens . Par che tra i luminoii riverberi
diana mortificazione, che lo facea ago- Dio il perdoni pero alia generofit’a di quel fuoco trionfi dei Gentilelimo
parola, tome per amor della fuá Na­ nizzare ad ognora con una lenta mor­
poli fparge di nuovo, e díffonde quel del vofiro zelo, o Gennaro. Ah, che la Fede , onde poda dirfi , che quivi
te , onde poceffe dir con S. Paolo , quo­ fe egli fu (Te flato men ardente , non
Sangue, che gia gli trafic dalle vene ardeat triumphus, non aleramente che
tidie morior ; il fuoco dei fuo zelo , vi vedrei si tollo gittato ad arderé den­
1’odio de’Tiranni. Par, che ei foprav- dell’ incendio di Cartagine icriíTe la
che gli mettea le vampe di un incen­ tro quella cruda fornace , a cui v’ ha penna fempre fpiritoía di Floro . S’ fe
vivendo a i primieri mártir;, per cui dio fortunato nel feno , e lo fquallor
confecroífi in Olocauflo della Pede , condennato il Prelidente Timoteo , cosí, sil affacciatevi anche voi daiCie­
delle Generi in vilo r~qoeííi furono
torni ora a morir mille volte , e di bel rabbioló di aver invano logorato con lo, o Santi fanciulli Babilonefi , mira-
gli ordigni de’luoi domeflici martini. eíío voi, e minacce, e doni , e pre-
nuovo fi martirizzi vittima innocen­ te anche voi la fornace di Gennaro
Che non fe ce egli mai, per sacer tut­ ghiere. O Dio! fuma, Aride , ed av-
te del común bene. Par, che morco emola fenza dubbio della voflra for­
eo il relio , che non fece egli mai , vampa 1’incendio di quel piccolo in­ nace : Quivi voi trionfalle di Nabuc-
pria di dolore, torni ad ifvenarfi , per aflunto alia mitra di Benevento , per
dar vita di gloria alla fuá Patria , ed ferno , e mentre lo attizzavano con co ; qui Gennaro trionfa di Diocle-
i icol pire in fe medefimo un vivo pro­ nuovo alimento gliSgherri, con nuo- ziano : Quivi abi tafle voi con gli ar­
a’ luoi Concittadini, a quali pero par totipo della perfezionCriíliana ? Quan­
che ripeca gli oracoii fopraccennati di vi comandi il Tiranno , veggo d’ ac­ dori , fenza effer tocchi , nfe pure in
ti fudori (parle egli , quanti fofpiri , un capello ; qui altresi iliefo Genna­
Paolo : Quotidie marior fer veftram glo­ romo i Fedeli flarfene inconfolabili ,
quanto flingue , o per alimentare col ro , fcherza, bella Salamandra di Ca-
riar». Oh, e non vi par, che fiano e piagnere per morto il lor Padre , il
latte della più dolce divozione i po­ rit‘a, co’ fuoi tormenti : Quivi le vo­
queíli, o Signori , i contralfegni più lor Paflore , l’anima della lor fede .
póle , o per mieterei capi nafeenti al­ CelTate perú , ceffate da’voflri finghioz* lite fiamme dieder morte a i Calde!
chiari di una Carita (opraftina ! Vi par , le Idre de’ viz;, o per animare il euer
che non íiano quelle le ultime mete , zt, che non fe egli morco , no il vo­ miniffri delTempio Sovrano ; qui an­
de’Fedeli a i pin crudi martori ? Egli
a cui poífa giugnete la fvifceratezza di ll ro Gennaro. Affiliate un po megliO' cora le vampe incenerifcono cento , e
ricco di Appofloliche fatiche , facea Je pupille la entro quelle vampe, mi­ mille fcellerati Pagani. Queflo loi di-
un Protectore, di un Benefatcore, di che la Tiara del fuo Pontificate fer­ rate come tripudia con un Paradifo di vario coire tra voi, e Gennaro , che
un Padre! Contentatevi pero, che io vi (fe iolo a coronare le victime , ed
gitti oggi in queflo pelago di benefi- gioja nel feno , e con un fluolo di il voflro Tiranno vedendovi illefi tra
illuilrare il Sacrificio , per cui coníe- grazie ful vilo? Mirate come per lui Je fiamme, non voile più tormentar-
cenza le ancore del mío dire, dando- cravali turto al ben de’ Proflîmi Vic­ lembran role le’brace , amaranti le vi con nuovi fcempi ; Gennaro si ,
vi a divedere Gennaro coronato da tima infierne , e Sacerdote. E nella flamme . Per quanto ei cerchi di ac- vien condannato da Timoteo a nuo­
doppie palme di mártir). Velmoflreró güila appunto , che il grande A bramo-, crefcerfi co’luoi infoeati lofpiri 1’ in­ vi, ed ahi quanto! dolorofi mártir;,
dunque I. (empte Martire del dolor come ben riftetre S. Ambrogio, quan­ A me , o Signori , qualora rileggo 1'r'
cendio, non pu6 nondimeno il fuoco
ment re v lTe ; ll.fempre Martire dell’ do fu la cima del Monte Moria ac-
feccar quelle lagrime di gioja , che gli con ciglio attonito i falli di Genna­
amor verlo la Patria dopo morte . Go­ conciava la Catada al famofo Olo­
do frattanto, Signori, di avervi a di- ridon fu gli occhi, In ció folo fi duol ro , viene incontanente fu gli occhi
cauflo del fuo figliuolo , quando vi le-
delle fue fiamme, perche crudelmente il pianto , giacchfe ora il veggo av-
molirare una verita, di cui non pote­ gava fu il caro liacco, con parricidio in­ pietofe danno a’ luoi nemici quella mor­ vinto da forti funi , effer tralcinato
te non rimaner perfuafi ; giacchfe ve nocente vibrava Tubhtdiente Scimim- te , ch' ei vorrebbe per fe medefimo ; tra mille fcherni a i fuppjiz; : ora ii
la predica meco voce janguinis , non ra , veniva ad ifvenare con un colpo dacchfe ufeito dalla fornace un torren­ veggo dentro nere prigioni logorar coi
fenza roffor della mia íozzi favelia, iflelfo due victime, ciofe un figlio , ed in te di fuoco , incener: todo quanti Pa­ pianto una troppo dura catena; ora il
la minóla eloquenza di quel langue lui ancora un Genitore amante , Sa- gani gli fiavan d’ attorno , tendendo veggo in mano a crudi Sgherri , che
prodtgioio. Incommcio. crifizio , infierne, e Sacerdote, abra­ Gennaro da brucciato bruciante : onde nudatolo delle fue vedi , impiagando-
Chi credete , o Signori, fía flato ham paratus ad bodiam fe immolabat poffa dirfi di lui con verita ció , che lo con bafloni, e con fruíle, ne fan-
il primo, Ί più intenlo, e forfe anche in filio. Sanctificabat fidem , ut efset diife Seneca Tragico del finco fuo Breó­ no feempio , e ílrage ; ora il veggo
il più crudo Tiranno , che infangui- idem viÎlima , & Pontifex. Sacerdos , le faiito fu la gran Catafla di Eta per incatenato dietro al Cocchio di Timo­
nille Gennaro col martirio di un gran ÜF Sacrificium. Non altrimente Gen­ bruciare quanto il fuo fpirito avea di teo , che va a Pozzuoli , menato in
do ore ? Forfe Γ Imperador di que’tem­ naro , quando incoraggiava infierne > trionfo tra i filch:, e tra i rimpmveri
terreno, e mortale. Inter vapores po-
pi niocieziano, che nel tolo fuo no­ edinviava al martirio il caro fuo greg- fitus , & flammee minas , gerit aliquid di una birreria inicíente ; ed ora fi­
me porra cifrno lo ípavento, e Tor­ ge» quando fe lo vedeva Ivenare dal­ ardens : Urgere ardentem credas . In nalmente il veggo in un crudo lerra-
rore? No. Forte il Prelidente Timo­ le perfecuzioni de’ Cefa ri Romani , loinma non fe la fornace di Gennaro glio gittato ad effer pafeolo di fiere
teo , che airibi di a Aligare nel di lui quando con lagrime di renerezza fu gli rogo-di tormenti , ma Altar di glo­ aflamare ; gih gli veggo attorno una
langue, la Pede, e recidere nel di loi occhi raccogliea it gloriofo lor fan- rie , che corona di mille faci la fuá mezz’Africa di Bel ve , Orle rabbiofe,
capo il Duc» più invicto de’ Fedeli ? gue , allora [e ipfum immolabat in fi­ trionfal Santith : Quivi , quivi par , flizzati Lioni , languinofiífime Tigri .
ne pure. Furono, fe vero, qnefli Mi­ liis , cqnlecrando a Dio tutee le bra­ che fi fonda in lui , e fi fabbrichi un O Dio ! che fara mai qui Gennaro ?
ni fin fpietati delle fue earn ficine, ma me det luo cuor dolente , con cut enc­ vivo , e fulgido fimolacro della Cri- Che faranno le Fiere ? Che ? Odilo pu­
ne furono i primi, ne i più diuturni . lava ancor ei a cader victima délit fiiana Coftanza, di cui ancora pocreb- re , tuo mal grado, o Timoteo ; e lap-
Il pin fiero Tiranno, che mai ave (Te pede; allora fentivafi flimolare Der ma­ be dire il Griloflomo : Non tnim fie pi pure , che le a te corre impegnod*
Gennaro, fu Gennaro medefimo. Le niera lo fpirito , cheardeva fempre più trat corpus illud corruptibile , ύΤ mor­ incrudelir con mille flragi contre Gen­
carene deli’ amor diftino , che in funi- di mantenere riva , e laida la Reli­ tale , fed tanquam aurea fiatua dt for­ naro , fa bene altresi il Cielo nvokar-
gion

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Igo Panegírico XVIII. Di S. Gennaro . 131
glί in trionfo i fuoi martirj. Stanno mila infedeli fi fono arruolati ai la- a rinnovarfi ilSacrlfizlo fanguinofodel tri ne fprezsano foi perche non han pu­
adunque attorno a Gennaro le fiere barí della fede, gia vi ha deflinato Calvario , torna a fvenarli mirticamen- pille , che reggano alia loto villa. Ma
manfuete, e moderte col grugno dimef- alla feure, gia ne fpedifee il decreto, te la vittima per mano de’ Sacerdoti, fi a i piodigj di quel langue ¡ncorrotto-
fo, e con la rabbia , diciam cosí, méf­ gia fi apprerta il palco ferale. O Dio ! fa una mifieriofa efleníione della Reden- poífono 1’ Ereile digrignare i denti , poí-
ia in obblio ; con mille gentili maniere E chi puó qui ridire Γ ardore , con cui zione del genere umano : Ut coleretur fiono con lagrime invidiole rodete le
gl i bacian corteíi i pie, equaiamoro- corle Gennaro al íuo fupplizio ; il co- jugiter per myfterium , quod femel offere­ loro catene , ma non gia ponno ayer
li cagnolini , gli fan no attorno mille raggio, con cui incontró il Carnefi- batur in pretium ; ¿7 quia quoti diana cur­ flato da articolarvi contro una filiaba .
νςζζί , Non imp aft os cibus flenit , non ce ; la generofita, con cui a villa d’ im- rebat pro hominum falute Redemptio, per­ E che ? Portono forle recaríi in dubio
feros natura pojfedit : docuerunt religio­ menfo popolo, cerchiato da foldatef- petua effet Redemptoris oblatio , ¿7 peren­ que’ portenti , che avvengono di con­
nem , dum Martyrem adorant : tosí che , tra’i pianto di tutti i fedeli piegó nis victima viveret: lo Ipiego pur bene tinuo , che avvengono fu gli occhi d’
direbbe di lor S. Ambroggio . Intanto il collo alla mannaja? lo per me, vi Celar io Arelatenfe. Ció poi avviene , immenfo popolo? Chi non fia , o Me­
Gennaro quel Sol della fede , corteg- confeífo il vero, o Signori , non ho non perch'e nell’ Eucariltia vi fiano Cro­ dici , che i fluidi di lor natura fono
giato da un Zodiaco di Mofiri olîe- nfe lena , ne lingua , che balii a fpie- ci, chiodi, lance, Giudei ; ma perche lempre più inchinevoli alia corruzio-
quiofi , fi vede cangiati in ornamenti , garlo. Voi, Angeli del Paradifo, voi la dolce tirannia dell’ amoreobbliga il ne ? Qual prodigio e adunque di quel
ed in delizie i fuoi tormenti. Cosí ap- lpiriti beati, che forte fpettatori fortu­ Signore a voler cosí moltiplicar miflica- langue, che mantieníi vivo , ed i ncor­
punto dicea Seneca del fpo Ercole , ch’ nati di st bella morte : Voi che feen- mence la fit a primiera Crocifilfione . rotto a difpetto di ben quattordici fecc-
era un bel vederlo con indoifo la giub- defie giù a coronar di mille ghirlan- Porto ció , fiami lecito , Signori , di li ? Le fimpatie poi della natura chi non
ba di quel Lione , che avea gia flra- de il tronco fuo capo, acció cohii ch’ prender qualche paragone a fpiegar fa , che fono fempre cofianti , ove
mazzato in Erimanto , gjacchè veniva- era flato lempre Martire del dolore que’ martirj di amore , con cui torna le cagioni llano le Helfe, e le altrecir-
fi con ció ad abbellire col fuo primie- multipliciter Martyr, fu ffe altresi, giu- tut to di a rimartirizzarli in certa ma­ cortanze vadan del pari : Cola dun-
ro fpavento , e ad ornarli col fuo ter­ fla il dir di S. Germano, multipliciter niera Gennaro. Ma che alero è il bol- que puó opporfi a i miracoli di quel
rore : Nempe pro telis gerit qua· timuit , coronatus : Voi, che ne recarte a vo­ lire , il muoverfi , il zampillar di quel langue , die meífe le iHeile cagioni ,
¿7 qua fudit : Mrmatus venit Leone, ¿7 lo 1’ alma trionfale nella più alta Sangue, che una viviífima rappreien- mortrafi fempre Proteo di mille (varia­
Hydra. Non aleramente Gennaro più parte del Cielo , Voi riditelo a’mieiri- tazione di ció , che avvenne nell’ An­ ti prodigj ? Ora rapprefo a villa di quel
gtorioio per le fue pene , incrocia ful veriti Afcoltanti ; che io frattanto , fiteatro di Pozzuoli ? Cola mai manca Sacro Capo li difeioglie , e fi tparge .·
petto divotamente le braccia , invia al giacchè non mi regge il cuore a mi­ a un tal prodigio , perche non defcba ora dtlciolto a fronte deli’ irtelfo Ca­
Cielo fu 1’ ali de’ fuoi infocati fofpiri rar più in si fanguinofa Ca.taflrofe diríi nuovo , vero , e milieriofo mar­ po li rapprends , e congela . Or mo-
mille benedizioni : Ah mió Dio , par Gennaro, palio di volo a mirarlo in tirio ? Vi manca forfe il moriré? not llrali duro , or liquido , ed or mirto
che dica con la muta favella degli oc- altri pill nobili martirj, per cui di- Quel fempre congelare , e difeiorfi è di durezza infierne , e di liquore . Eh
chi , giacche non lo puó fpiegare ba- vien dopo morte un Martire conti­ un miflico moriré , e rinafeere , con che non puó diífentirfi alle troppo
ílantemente la lingua , ah mió Dio ! nuo dell’ amore verlo la Patria. cui Gennaro , Martyrii renajeitur ge­ chiare tertimonianze , che rende alla
E eher’ ho forfe io Γ originale innocen- Quedo c , o Signori , un fingolar VI, nerofît ate , al dir di Tertulliario . Vi Fede il langue di Gennaro , lenza o
za , che mi cangiate quedo (erraglio privilegio , di cui corona il Cielo i me­ manca forfe la volonta di moriré? no, negar fede aile pupille , o ribellarü
in tetrefire Paradifo , in cui mi (i a no riti di Gennaro . Tutti gli altri uomi- ne pur querta vi manca ; giacche al dir del tutto al lume della ragione . Po­
ubbídicnti le fiere ? Di grazia fatemi ni una volta eflinti, ficcome non pof- di Gilberto in quelle cole , che fi li- rto ció, fe al dire di S. Gio: Gt iforto-
finalmente moriré : Deh , fe volete íono di bel nuovo vivere, cost non quefanno, non fio come vi fi vede un mo , i Martiri non divengono tait ,
complacer meglio le brame , ceífate da poífon tornare a moriré ; fimili in ció certo moto di volonta : magna in li­ quando ion dicollati, ma quando con-
i_ prodigj , che mi fiaran querta volta a i Cipreffi , che recili una volta non quefactis mobilitas , magna voluntas . teflano col loro langue la Fede : Non
più a grado i morfi , che i baci : Che mai più rigermogliano dal loro tron­ Vi manca for fie la contertazione della quando Martyr decollatur , fit Martyr ,
le ne pur mi volete morro ne’ miei co ; quindi einnoi la difgrazia di non Fede , o querta no cortamente ; e don­ fed ex quo oftendit propofitum confitendi:
tormenti, ne godo fol, perche foprav- potere per necertíta di natura conf­ de mai trae la Fede più belle tefiimo- Chi puó negar , che Gennaro , fe col
vivocon ció a nuovi martirj. erar victima a Dio più che una fola --——- nianze , che dal Sangue di Gennaro ? vivo fuo fangue compruova cento , e
Se non bramare più di tanto , o vita con un folo martirio. In Genna­ Pafsó quel tempo , o Signori , in cui mille volte la Fede, non diventi altresi
Gennaro , che prefiamente moriré , ro no , in lui folo la cofa va aleramen­ la Fede fvelata al fuono di Appofioli- cento , e mille volte Martire novello ?
fíate pur di buon animo , che gia te . Egli fopravvivendo a fe medefimo che predicazioni, infinuavart l'ol per 1’ Ma dove fono, direte, in tanti nuo- y[ie
fíete pago . Ecco gia Timoteo vie con una certa immortalita di prodigj Rom. 30. odito : Fides ex auditu : Ora pero fi vi martirj gli ordignt omicidi ? ove
più arrabbiato per li prodigj delle vo- nel vivo fuo fanguc, torna in certa 17. appalefia , ahi quanto meglio ! per la fono i Tiranni ? Ah , Signori, che ν’
fire fiere ; più iflizzito per 1’ improv- maniera a rimartirizzarli cento, e mil­ villa , merce la mutola eloquenza di è, edé pur forte il Tiranno, che ob­
vifa Cecita , che gli annottó le lu­ le volte, e ricco di gloriofi Sacrificj que’ prodigj , che fi comprendono con bliga Genharo a tanti fpargimenti di
ci , todo che fece dicollare i voílri confacra a Dio in fe folo mille vitti— gli occhi . So bene , che que’ cerberi fangue ; efgli é più portente di Diocle-
compagni ; nulla impietofito del mi- me. E che ció fia vero, rimembrate- del Settentrione gli Erecici aprono tut­ ziano, più efficace di Timoteo : egli è
racololo riíanamento , che voi gt’ vi , o Signori, di ció che iníegnano ee quante le loro fauci per latrar con­ 1’.amore Verio la fu a cara Napoli ; la
impetrarte con le voll re Oraziom , concordemente i Teologi del Sacrifi- tro agi’ innumerabili miracoli, de’ qua­ follecitudine , ch’ egli ha di tenerne av-
anzi ebbro , e baccante di sdegno , zio Eucarirtico. Quivi fopravvivendo li fa pompa la Fe Cattolica ; altri ne vifati de’ futuri difafiri, la cura di feher-
perche a un tal prodigio ben cinque il Redentore dopo la fuá «norte, torna; negano loi perché non li videro ; al- mîrci da i fulmini dell’ira vendicatri-
A rin- Panegirici P. Sini[caichi, 1 ce

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132. Panegírico XVIII. Di S. Gcnnáro.
ce di Dio, la brama di fempre piu co­ ri dalle vene, fervitevene avofiro ta­ intefo gli eccidj, che cangiarono le ai dire, fpenfe i tuoi incendj , mile
ronar di líete fortune queflo bel Para- lento . E fe con ció fia , ch* io cada vicine Cicta in íepoleri ; E noi fiat- in briglia le tue tempelle , fe non
dilo d’ Italia, aíiringono con dolce ti- vittima del común bene , íappiate que­ tanto illeli , abbiamo imparato dalle Gennaro , col folo additarti il fuo
rannia Gennaro ad efl'er fempre Mar- do eifere il vanto pin bello, che poífa altrui rovine a meglio Itabilirci nel tingue, avverandoíi di luí 1’encolo
tire dell’ amor nel íuo Sangue . O coronare i funerali del vofiro Silla . cuore la pietà Çrifiiaoa. Abbiam ve- del Profeta : Viderunt me Montes,
Dio ! E che gran fuoco di amor verlo Non inluperbire pero , non infuperbir duto talora le carettie condennare al- doluerunt? Eh si , che fe vi vede a’di
la Patria fe mai quedo di Gennaro, che piu , o Silla , dell’ amor tuo verlo di trove ad una lenta morte le intere nofiri quel famofo Artetice, che vo-
dopo tanti Secoli ferball ancor vivo nel- Roma , or che fien íuperato di gran Provincie ; ed a noi frattanto a fron- lea ícolpir nel Monte Ato il fin óla-
le fue ceneri . Queda a me par , che funga dall’ amor di Gennaro verlo la te dede altrui difgrazie fon comparle ero di Alelíandro, non altrove creü’io,
lia 1’ultima meta di una Garifa fvifce- (ua Napoli. Tu fpargefii una fola vol­ pin belle le rieche primavere de’no- che intaglierebbe la fiatua di Gennaro",
rata , cioe voler amare anche quando ca per la Patria il fangue; Gennaro lo firi campi, e piu doviziofi gli Au- che nel dorio dell’ IncHenato Veftivio ;
per condizion di natura par che ci fi lparfe cento , e mille volte . Tu lo tunni . Ci ha riportato tutto di la nfe altro miglior trofeo potrebbe ergere
vieti 1’ amore, voler amar dopo mor­ fpargefii per di leúdeme la liberta ; Gen­ Fama trill i novelle di pedí, di ma- queda metropoli al íuo gran Protettore
te . Quedo forfe fu il contralíegno piu naro lo lparge per camparne da tutti Jori, ditempede, d’incendj, che han divenuto per lei Martire di amore,
cliiaro dell’ immenfa Carita del Reden- i difadri della natura , da tutti i ful­ tnelfo a facco, ed a fuoco i Regni , Che s'fe cosí, o Signori, le rendefi $χ·,
tote verlo il genere amano , il voler mini del Cielo . Tu lo fpargefii , ma e le Nazioni ; e noi frattanto abbiam si glorioio Gennaro per ambi i mav-
fard fvenare dopo morte il cuore da fenza prodigj ; Gennaro lo fparge a goduto fempre pió ¡ieto , e ridfrqte il tirj, che vi ho finora efpodi , di dolo-
una cruda tanda , e non contento di forza di 11 repit olí miracoli , per cui Ciel di queda Patriar. Pofliam-ora , re, e di amore : 11 primo Γuccife in
tanto Sangue fparfo pria vivendo , vo­ lateo Martire novello di Carita , par Signori , girare at torno Γ Europa lo vita ; II fecondo 1’ imporpora dopo
ler pofcia g ta eílinto Ipargerne di van- che dica altresi voce /anguinis a i fuoi fguardo , fenza tutti inorridirci alie morte : nel primo ebbe per Carnefice
taggio . È quedo altresi fe un ecceífo Cittadini con le voci di Paolo ; Quo­ iiragi , ed al tingue, in cui cade fve- Diocleziano; nel fecondo per Tiranno
di amor iopraftino in Gennaro , vo- tidie morior per veftram gloriam : Sap- nato il più bel fiore de’ Regni? E Γ amore: nel primo ebbe ubbidientj le
lere , dopo aver abbeverate col Iuo piate, Iappiate, ch’io ancor vivo per no' frattanto con invidia dei Mon- Hamme, e le fiele , nel fecondo rende
trionfal tingue le arene degli Anfitea- darvi vita : Se vedete gorgogliare il do tutto , tra gli Elisj, e tra le Si- per noi innocenti i Vefuvj , eledifgra-
tri, e dilletate le mannaje de’Tiranni: mió tingue ; Iappiate ch’ ei bolle al fuo­ rene c’inghirlandiam con gli lilivi di z¡e: nel primo traffe alla Pede i Gen-
voler, dico, dopo morte verfar cento co dell’amor mío: Se lo vedete lique­ una fioritíífima pace ; tutto merce di ti ¡i ; nel fecondo convince 1’ incredn-
volte per la fua Napoli quegli avanza faré , e diíciorfi ; tippíate , che ció fe Gennaro, che Martire di amore nel lita degli Eretici : .nel primo refe con
di Sangue, che non poterono piu be- per apprefiarvi un Eritrco , in cui fac- vivo fuo fangue, toglie col íuo roo- un prodigio la luce degli occhi a Ti-
vere le gia ebbre lue fcuri. lo per me cian naufragio i malórí , una probati­ rire le noflre morti, co’luoi mártir) moteo ; riel fecondo da con mille míra­
dordito a i portenti di una cotai be- ca Pefchiera , in cui vadano a galla i le nofire dragi . Parla, parla anche co! i profperita , giubili, e pace alia fu i
nevoleoza di Gennaro , convien che miracoli „ Se vedete andarvi a nuoto tu con la lingua delle nere tue fiam- ca a Napoli . Su decídete ora voi col
metta in obblio 1’ amor lingolare mo- le paglie ; tippíate , che ció fe per ten­ me , ο vicino Vefuvio : Dimmi di vodro nobil fenno , o Signori , quai
firato da Silla alia fua Patria . Tor­ dere fempre piu felici le voíire Campa­ grazia , quando con nuove bocche defle due palme inghirlandi con phi bel
nato Silla in Roma colmo non roen gne con 1’ oro di ben. granite biade . parea volefil ingojarti viví viví i po- fiegio la fronte del nodio gran Tote-
di glorie , che di ferite , dopo una In quede onde porporine ti rete bella poli ; quando con nembi di dendffi- tire ; che io frattanto , buciato pria
fangtunofiffima rotta data all’ Eferci- pefea di grazie: con quede li fcancel- me ceneri annottavi a mezza Euro- con tutta 1’ Anima fu i labbri quel fan-
to di Mitridat„e , portofíi Incontanente leranno gl’ infulci della morte, fi am- pa il giorno, quando vomitando tra gue adorato , vo confecrare io umile
al Tempio di Marte . Quivi íciogiíe morzeranno gl’incend] di quel piccolo fumo, e tra fiamme f cogi i intranti , omaggio a Gennaro , perche Martire
pria al menzognero fuo Nmr.e i voci, Inferno del Vefuvio; dacchfe Fui mor- Apoc. e rupi fpezzate , parea voleffi por- del dolore , tinte le adorazioni dello
ed i ringraziamenti di un cuor obbli­ Unís , ¿7" ecce fum vivus , & babeo in tare in Cielo 1’Inferno : dimmi, dim- ipirito ; perchfe Martire dell’ amore,
gato ; indi a vida di gran popolo fi manu mea claves mortis, ¿7" Inferni. mi chi fu , che' imprigioao il tuo. tutti gli affetti del cuore.
la da’ luoi slacciar le falce , riaprir le Non fa bilogBO per¿ , che vi fian- VIII.
feríte, incider di bel nuevo le vene ; ed chiate vo¡ a ridircelo , o Gennaro .
in tal guifa raííembrando una viva Pur troppo il veggiamo co’ proprj oc-
carnificina , ed un diluvio animato di chi ; pur troppo cel mofira Γ efperien-
tingue , cosí fi prende a dire a’ Roma­ za . O Dio ! quanto fono flati fenli-
ni : Non v’inorridite no, alia vida di bili gli aufpizj ! quante benefiehe per
tanto mió fangue , non edendo egli noi le influenze di si bel tingue ! Ιο
fvenato dall’odio de’Nemici , ma dall’ per me credo , che le fülle capace di
amor della comune Patria. Ho gia fi- roifor fra’ fuoi pallori la morte , po-
nora fparfo in guerra la maggior par­ trebbe ben molto vergognarfi di eliere
te del fangue per dífendere la vita de’ flata tante volte tenuta Iungi da i con­
miei fidi foldati , ragion vuele ch’ io fini di queda nobil Metropoli. Abbiam
ora íparga il redo per difendere la li­ veduto si bene fpeíío palpitar conpa-
berta della Patria . Eccovelo gia fuo- ralilie di tremuoti la tetra , abbiam
inte- I z PANE-

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134 Di S. Oronzio. r JS
PANEGIRICO XIXa fu la fuá Patria . Imperocche da quan­
to tempo credete voi fia egli entrato
fondé , e quafi creó la Chiefa , non
materiale, ma fpirituale, e h fondé il
in poffelTo di una tal protezione ? Da primo, e la fondé da si gran tempo,
IN ΟΝΟΚΕ
nullamen , che fedeci Secoli , cioe fin e la fondé con contralïegni di tanto
dall’anno cinquantefimo feílo di uoífra zelo , e con molire di tanta benevo-
DI SAN T’ ORONZIO, l'alute , di cui egli prima di tutti in lenza ? Dacchfe udite. Giva egli un di
Lecce, e forfe anche prima di tutti in a caccia infierne con Fortunato fuo ñi­
Primo Fedele , primo Vefcovo , e primo Maniré della Italia , cor fe calpefiando Π Gentilefimo póte , Confoto allot di Lecce, per co­
Cuta di Lecce. ad abbracciar la Fede Cattoiica . Onde a sí divertiré con Γ innocenza di que’ paf-
me par , che a lui avveniffe ció, che íatempi i fuoi ozj , quando incontra­
L La gloria di Sant’ ORONZIO il Patrocinio di Lecce fuá avvenne al generólo Gioabbo la nel to íi per alto conliglio délia Providenza
Patria IL La Maggior gloria di Lecce e il Patrocinio di Sant’ primo de’ Paralipomeni. Tenea David- in un Fortifier peilegrino , che avea
ORONZIO. de alfediata col phi grolfo del fuo efer- Icalzi i pie , proiifla la barba , ineol-
cito la Citta di Gerulalemme , ma fen- t a la chioma , liranieto il fembiante, to­
Super omnem gloritm protecfiv. lía. 4. cio bravamente refpinto dal coraggio llo fe gli apprefla , e rifa puto da lui, ch*
degli aflediati , e mirando poco men egli era di nome Giullo , di nazione
ON tu forte Γ Arte del me non vrha migfior arte da miftfr"- che fgomentate le fue miliz e dall’ ar­ Ebreo, di profeífione diícepolo dell’Ap-
dire cimento pm mala- re i monti r i u fu blind , che con Γ poíiolo Paolo , di Religione feguace
ti 11 i ta dell’ imprefa , affine di far loro
gevole , quando s’ impe- ombra ch’ fcffi fpandono fu! piano y co­ deü’alior nuova legge dt Griff o , ve­
animo in sí perigliofo cimento , fe pub-
gna a gli encomj di cer­ sí non puô megjio argomentarii la blicare a fuon di tromba , che chiun- nino quivi da Corinto , per di lh por­
ti Perfonaggi pi à illuflri grandezza de’ Santi pi à eccelfi , che tarii a Roma con leitete del fuo Mae-
que de’ fuoi foldati fu fíe il primo di
per moite , e tutte ec- dal!’ ombre del lor Patrocinio ; elle ra­ tutti ad afíalire la breccia, ed a pian· firo, per propagarvi la vera credenza,
celfe prerogative , non ba dico , ci­ do anche di effi vero c 6 , che delíe tar le fue bandiere fu le Rocche ne- credereffe ? immantinente fe π teil tapir
mento piit malagevole , quanto i 1 fap«er Stelle dicon gli Afirologi , cioc che miche, egli tollo farebbe di quel la no­ verlo lui quafi da magnética forza
ben ifcegliere fra di eile , quali phi fe- quanto fono pin grandi in fe mede fi­ bile Metropoli il Comandante , ed il le limpatie de1 luoi afifetti, le gΓ inca-
gnatamente efaltar come fingoiari , me , tanto maggiore hanno la sfera: de’
quali obbiiar come meno coipicue . Pa alip. Sovrano : Onnis qui eam afeenderit tena al collo con gli abbracciamenti ,
lor benefici mfîuffi , lieche ¡’eifere fla­ si primus , erit Princeps , & Dux ; ond’ lo accoglie con le più vive maniere
Quindi e, che net primo fifia r , che ho to Oronzio si antico , si illufire , sí è che fpi n tofi prima di tutti il prode del fuo genio gentile , fel reca ad al­
fatto lo fgv.ardo ne’ meriti egregj dell’ provido protettor della fu a patria , Gioabbo a montar le mura , e ad in- bergo in propria cafa ; che piú d Se gli
inclito , e non mai a baldanza encomía­ queflo lo da a vedere pi ir che qua hin­ alberar fu di elfe i Labari d’ifrae’.e , rende diícepolo neila Fede novella di
lo Campion della Fede, di cui con pom­ que abro luo pregio , per una Cittadei- fu immantinente acclamato per Padrón Grillo , calpeffa gi’ l^oli , plega umite
pe giulive fi celebrano le gloriole ri- la di rifugio da ogni calamita , per un’
Arca Noemica nel mar di queífo m fi­ dell’ efpuanata Citta : ^ifeendit igitur fotto le fue rnani la fronte per ricc-
membranze , di Oronzio , non (eppida
]oah , ürfaXut eß Princeps. Nella güi­ vernc la battefimale lavanda. Voi qui
principio decidere a quai d’tifi prima lero Mondo , e per una Torre di Da-
la medefima a me par, che abbia fat­ ammirerete, o Signori ( e chi pué non
appigliarmi , ed ove meglio inchioda- vidde girernita d’ogni intornoiái mille ,
to iddio con Oronzio , donandogli da ifhipirne altamente ?) ammirerete , di-
re i miei (tupori. Quell’aver egli pri­ e mille poderofiífimi feudi di difefa sT gran tempo F alibi 11 ta padronanza cO , I’Anima grande di Oronzio , qua­
ma di tutti profelfato la Fede in tinta la da ogni infulto nemico. Onde qui io de ÍI a fuá Patria in premio deli’ averia fi campo fécond i (fimo , quafi terra di
Japigia , parea a me dovelïe rilcuotere inchiodo Γ Argomemo del mió dite , egli il primo ritolta dalla tirannia del benedizione , che alia prima (emenza
i primi applaufi . Ma che ? Mirándolo in cui m’ impegno a motirarvi lui rr- Gentilefimo, e dal barb.aro giogo delf della Fede , che ricevette , tenderte cen­
poi zelantiífimo Pafiore , che con ÿii ffelfo degli Oracoli da me fopraccen- Idolatría : Omnis qui eam afeenderit tuplicato il friitto in Fide Populorum.
elempj, con la Predicazione, colipro- nati d’ liai a fuper omnem gloriam prete­ primus, erit Princeps , & Dux . ^Afcen- Ammirerete la ffrana prontezza del
digj, fe divenire un Agnello dell’ ovile xto , che h maggicr gloria di Oronzio dit igitur Orontius - & its eß Prin­ fuo fpi rico in arrenderfi toflo alie vo­
di Crido la Lupa di Lecce Gentile, mi fia il íingolar patrocinio di Lecce fuá ci dei Ciclo , tut ¡roché infimiategli da
ceps . E tuteo ció con ragion di giu-
rifietti ne’ miei penfieri, che allai piu Patria : La maggior gloria di Lecce il flizia ; imperocche fe i Sacri Canoni un nomo folo , e quefii foreffiero ,
íi ímarrirono nel mirarlo Marthe in- íingolar patrocinio di Oronzio. Atten- avvalorati da’ decreti di Clemente III. umile , fcalzo , poverc , feonofeiuto ,
victifllmo, che co’ fudori, col langue, detene incanto , o Signori, con tutea la Sötrimo Pontefice.-concedono il J u (pa­ non corteggiato da miracoli, o da al-
con gli efempj atterré Idoli , confu­ vofira nobile gentile attenzione deli’una,
tronato del le Chicle materiali a colo­ tra maraviglia della Santita ,_ di cui
fe Tiranni , mife in conquafio la fn- e l’altra parte i rifeontri. Incomincio.
ro, che le fondarono a proprie fpefe , nella predicazion di una legge affatto
perílizione , e Ί Gentilefimo . Viva- E primieramente io vi prego , o Si­ IL per eifere cosí quali Padri novelli di nuova pareva fi potefle, anzi fi dovef-
no perú per fempre gli Oracoli d’Iía- gnori , a rivolgere tutti da capo afon­
quelle Bafiliche , a cui died ero 1’ ef­ fe temer d’ inganni. Ammirerete la ge­
ia , che in si gran Laberinto di pen­ do i fafli della Chiefa , ed a rinvenir- Clemens
fieri mi coníigiiaron la mente : Super fere : Sicut Pater filium , ßc Patronus ne rofi ta del luo gran cuore in abbrac­
mi, fe potete , in altro Eroe canoniz- m. i1.
Max. de- rem de non effe ad efe reducit. Quanto ciar la legge del Croci filio , quando
omnem gloriam proteclio. Fra tanti zato fu qualunque alera metropoli un
vantifublimiifimi di Oronzio non ve cict. lit. phi fi dovea ad Oronzio il Patrocinio, erano tuttavia verdi nel Mondo le
patrocinio pin antico , e piú vero, e
n’ ha torfe pin degno di encomj, quan­ ¿8. cTtj. e la Padronanza della fua Patria , di ignominie della fua Croce , che a que*
per confeguenza anche piii fingolare ,
to quel del fuo Patrocinio . E ficco« quanto quelle polled uto da Ôronzip cui, da fi gli u ol fat to Padre nella Fede tempi ancor era obbrobriofo pati-
panegirici P. Sinifcalchi. 1 3 bolo
fu

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τ3» Tanegiríco XVIIÍ.
Di S. Orontio I.??
holo de’ Re , non gilt , come ora , fre- fa , quanto dice , quanto fu da per pro­
facit, fed omnia propter ful ditos. Parte tic. 1·
gio auguíto delle Corone de’ Celari ; pagar la vera Religione ? Arruolate primo fin dal primo feco1? ' * c0," egli , e vero , (oyente dalla lúa la-
Nondum , giulia il dir di Agoftino , prima tutti a i Labari della Fede Si si gloriofi plantara in Lecce la te
tria ma non gia partnno da leí il
ignominia Crucis Cbrißi exaruerat, non­ Emiliana fuá Sorella , e Petronilla de· pifi fineolar nondimeno fi da a ve- cuore , e gli affirm di Oronzio , che
dum a fuppliçiis latronum pertranfierat nobilifilma Vedova , palla oltre a dere ¿e’l zelo , con cui velamantcn-
ad frontes Imperatorum , Tanto più fantificare nella Converñone delle A- le faxodi lei primo Pallore dajl Appo- anzi allora più che mai ve gli tiene
che fendo egli Principe di difcenden- r.ime T antico fu o genio di Caccia- flolo Paolo. lo per me vi lodire, che incatenati : da eche parte , non g>a
per tema di perder la vita lotto le
•¿i , come tigliuolo di Pubblio Telo- tore , girando fempre intorno , qua­ Oronzio fu tale , che pote con tuteo
riere Imperiale , e Prov vedi tore delle li Veltro aífetato della divina gloria , decoro atmoverarfi tra U Corona di fe tu i de’ Perfecutori , ma loi per ti­
more di non rovinar con la lu a mor­
milizie Romane in Lecce , ebbe cér­ qua igridando increduli , la ammae- cue’ Vefcovi , che 1’ Appodolo delle
te i novelli germogli della C.hiela Lec-
eamente medier di gran coraggío per tlrando Catecumeni , la battezzando Genti confecró di propria mano , co­ cele . Mofira, e vero , di mettere in
íeguir queda Fede , che da principio, i gia ifiruiti , quivi fvellendo vizj , me viví doppieri della Chiela na.cente , abbandono i cari fuoi Concittadim —
giurta gli Qracoli di Giovanni , non introducendo virtu , infervorando i tutti illuminati dalla fcienza delle I eo-
era g Ta feguita da’ Principi , ma da’ men fervidi ; e ció con cuor sT fran­ logiche doctrine, illuflratt dada Pode* ma a guifa del Sole , che quanto pm
dilcollafi dalla Luna , tamo pm U
Jo: 7.48. Plebei : Num quid ex Principibus ali­ co , con maniere si fvelate , che p ù üa de’ miracoli, lanuficati dalla to ie-
riemoie di luce ; cost cgh quanto _ pm
quis credidit in eum , fed turba hxc ; volte ebbe a (oflenerne in pena pn- renza delle più crude perlecuzioni. tu íi dilunga dalla Patria , tanto pin la
ux non novit legem. Ammirerete il di gione , e flagelli . Put volte alcresi a tale che Lecce con aver ieco Otonzio , riilabilifce nella íede con la tama 10-
ui genio magnanimo nel profeflar to­ difpetto di Nerone , che fulminava da non'pote a que’ tempi invadíate a ve- nora de’ iuei pvodigj , e de (uoi At>-
do ima fetta , che era allora il berfa- Roma , e de’ Prelidi Romani , che run’ alera Metropoli il luo j re.ato , pollolici trionfi . E