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ISTITUZIONI DI DIRITTO PUBBLICO ITALIANO ED EUROPEO

Prof.ssa C. Leggieri
A.A. 2018/2019

LEGISLAZIONE SCOLASTICA

1. COSTITUZIONE E SCUOLA
1.1 La Costituzione italiana
La Costituzione è la legge fondamentale dello Stato. Essa contiene le norme e i principi
relativi all’organizzazione e al funzionamento degli organi dello Stato, nonché le norme
riguardanti i diritti e i doveri fondamentali dei cittadini. La Costituzione italiana fu
approvata dall’Assemblea costituente il 22 Dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1°
Gennaio 1948.
È una Costituzione:
 Lunga: perché oltre alle norme sull’organizzazione statale, contiene i principi
fondamentali che devono ispirare l’azione dei cittadini e dei pubblici poteri;
 Rigida: perché non può essere modificata da una semplice legge ordinaria, ma solo
attraverso un procedimento legislativo lungo e articolato.
La Costituzione italiana si apre con un gruppo di 12 articoli in cui sono poste le
fondamenta dell’ordinamento della Repubblica. I più importanti sono:
 Il principio democratico (art. 1)
 Il principio personalista e della dignità umana (art. 2-3)
 Il principio di eguaglianza (art. 3)
 Il principio pluralista (art. 2-3)
 Il principio lavorista (art. 1-4)
 Il principio solidarista (art. 2-4)
1.2 Il ruolo dell’istruzione e della scuola nella Costituzione
La nostra Costituzione dedica alcuni articoli all’istruzione. In particolare, la scuola è
considerata un ponte di passaggio tra la famiglia (primigenio nucleo sociale e formativo
della persona) e la società (luogo naturale di integrazione con gli altri individui).
Relativamente al mondo dell’istruzione e della scuola, 3 sono gli articoli più importanti:
o Art. 9: consacra lo Stato italiano come Stato di cultura, col preciso compito di
farsi carico della promozione culturale dei suoi cittadini;
o Art. 33-34: disciplinano l’istruzione scolastica secondo i seguenti principi:
 Libertà di insegnamento
 Libero accesso all’istruzione scolastica
 Obbligatorietà e gratuità dell’istruzione dell’obbligo
 Il diritto allo studio
 La libera istituzione di scuole da parte di enti o privati
 La parificazione delle scuole private a quelle statali
1.3 Libertà di insegnamento
La libertà di insegnamento dei docenti si specifica ulteriormente nella:
 Libertà di manifestare il proprio pensiero
 Libertà di professare qualunque tesi e teoria
 Libertà di svolgere il proprio insegnamento secondo il metodo che si ritiene più
opportuno
Autonomia didattica
La libertà di insegnamento si estrinseca relativamente all’aspetto del metodo e dei
contenuti, nella cosiddetta autonomia didattica. Ai docenti è garantita la libertà di
insegnamento intesa come autonomia didattica e come libera espressione culturale del
docente. L’insegnamento può essere impartito in qualsiasi luogo, sia ai giovani che agli

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adulti. L’insegnamento, inoltre, in qualunque ambito venga esercitato, deve sempre


rispettare il buon costume, le regole di ordine pubblico e della pubblica incolumità.
Libertà della scuola: scuole non statali, paritarie e confessionali
Dal punto di vista strutturale, la libertà di insegnamento si connota e si qualifica come
libertà della scuola. In particolare, la Repubblica detta le norme generali sull’istruzione
e istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di
istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. L’esistenza di due tipi
di scuole (paritarie e statali) è considerata come garanzia di buon funzionamento per
entrambe. Lo Stato può intervenire finanziando scuole o istituti in difficoltà, ovvero
scuole private in lunghi nei quali non esistono scuole statali.
La parità con le scuole statali viene accordata alle scuole che ne facciano richiesta. La
legge sulla parità scolastica riconosce, garantisce e istituisce un sistema nazionale di
istruzione a carattere misto costituito da scuole statali e da scuola gestite da privati o
enti locali, col riconoscimento della parità (scuole paritarie). Si definiscono scuole
paritarie le istituzioni scolastiche non statali. Al fine di garantire identici standard
educativi, le scuole paritarie sono soggette a valutazione e verifica da parte del Ministero,
il quale eroga contributi alle scuole che sono in possesso di tale riconoscimento di parità.
Le scuole non paritarie sono quelle scuole che non intendono chiedere il riconoscimento
della parità.
Le scuole confessionali hanno un indirizzo educativo di carattere culturale o religioso.
1.4 Diritto allo studio e libertà di istruzione
Strettamente collegata alla libertà di insegnamento è la libertà di istruzione: la scuola è
aperta a tutti. Il diritto all’istruzione si identifica come diritto-dovere di ogni cittadino di
frequentare i gradi dell’istruzione obbligatoria e gratuita, nonché di accedere ai gradi più
alti degli studi, anche se privo di mezzi ma capace e meritevole. Quest’ultima aspettativa
si definisce diritto allo studio.
1.5 Diritto-dovere di istruzione e formazione e obbligo scolastico
La Costituzione stabilisce che l’istruzione inferiore, sia impartita per almeno 8 anni, in
modo obbligatorio e gratuito. La fruizione dell’offerta di istruzione e formazione deve
costituire per tutti i minori, compresi gli stranieri residenti sul territorio italiano, non
solo un diritto soggettivo, ma anche un dovere sociale. Nel 2006 l’obbligo scolastico
previsto dalla Costituzione è stato innalzato di due anni e così portato a 10 anni. In tal
modo, fino al 16° anno di età è obbligatorio frequentare la scuola. I genitori hanno il
diritto-dovere di iscrivere i propri figli a scuola. Diverso dall’obbligo di istruzione è
l’obbligo formativo, che è il diritto-dovere dei giovani maggiori di anni 16 che hanno
assolto l’obbligo scolastico e che non vogliono proseguire gli studi nel sistema
dell’istruzione scolastica, di frequentare attività formative fino ai 18 anni.
1.6 Il diritto allo studio ex D.Lgs. 63/2017
Il diritto allo studio afferma il diritto dei capaci e meritevoli, anche se privi dei mezzi
economici, di raggiungere i gradi più alti degli studi nonché il dovere della Repubblica a
rendere effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altri mezzi di
sostentamento economico. Per sostenere il diritto allo studio vi sono interventi finanziari
o altre misure di sostegno messe in atto sia a livello nazionale che territoriale. Un
esempio di ciò è la Carta dello Studente “Io Studio” che consente agli studenti di
usufruire di vantaggi, agevolazioni e sconti.

2. LE RIFOME DELLA SCUOLA E LA LEGGE 107/2015


2.6 La Riforma della cd. “Buona scuola” (L. 107/2015)
A seguito di una lunga consultazione, è stata emanata nel 2015 la legge n.107, cd.
“Buona Scuola”, strutturata in un solo articolo con 212 commi. Il sistema di istruzione e
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formazione necessitava di una revisione completa. La legge cd. Buona scuola contiene
disposizioni che incidono su aspetti cruciali della scuola, come ad esempio: l’autonomia
scolastica, i poteri dei Dirigenti scolastici, la definizione dell’organico dell’autonomia. Uno
dei punti più spinosi della discussione durante la progettazione della riforma è stato
rappresentato dalla cd. chiamata diretta dei docenti a discrezione del Dirigente
scolastico, più precisamente, chiamata per competenze, in base alla quale si può più
facilmente adeguare l’individuazione dei docenti all’offerta formativa della scuola. I
docenti saranno inseriti in un albo e saranno poi i Dirigenti a scegliere triennalmente gli
insegnanti traendoli dall’albo, in base al proprio ambito territoriale. Il provvedimento reca
altri ulteriori importanti modifiche al sistema scolastico, tra le quali:
 Il rafforzamento del collegamento tra scuola e mondo del lavoro, mediante i
percorsi di alternanza scuola lavoro;
 Il Piano nazionale scuola digitale;
 L’organico dell’autonomia;
 Un piano straordinario di assunzioni di personale docente per lo scorrimento delle
graduatorie;
 Il Portale unico dei dati aperti alla scuola;
 La detrazione IRPEF
I decreti delegati di attuazione
Nel maggio 2017 sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale, 8 decreti attuativi della
Buona scuola, dei 9 previsti dalla legge delega.

3. L’AUTONOMIA SCOLASTICA
3.1 La scuola autonoma
L’art. 21 della legge 59/1997 (Legge Bassanini), indicava il percorso obbligato che il
legislatore doveva seguire per realizzare una riforma della scuola. Con questa riforma si
optava per un sistema organizzativo non piramidale ma di tipo orizzontale, nel quale la
scuola diventava un centro di erogazione di servizi, un soggetto in grado di progettare,
programmare percorsi didattici. Per dare attuazione all’art.21 della Legge Bassanini, fu
emanato il D.P.R. 8 marzo 1999, n.275. In seguito a ciò, tutte le scuole, riducendosi il
rapporto unidirezionale con il Ministero e con le sue direttive, possono e devono far
ricorso alle realtà vicine, e tra tutte, agli enti territoriali. Emerge da queste considerazioni
un rinnovato sistema formativo nazionale. Anche l’art. 117 Cost. sancisce l’autonomia
delle istituzioni scolastiche. A tale riguardo, ai sensi del D.P.R. n.275/1999, le singole
scuole e le loro reti hanno facoltà di prendere decisioni autonome in materia didattica,
organizzativa e di sperimentazione, ricerca e sviluppo, nel rispetto delle norme nazionali e
regionali.
3.2 L’autonomia didattica
Le istituzioni scolastiche adattano gli obiettivi nazionali ai percorsi formativi funzionali
alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni,
riconoscono e valorizzano le diversità. Ciò avviene soprattutto attraverso la stesura del
Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF). Nell’esercizio dell’autonomia didattica, le
singole scuole regolano i tempi dell’insegnamento, i metodi e gli strumenti da utilizzare in
modo funzionale alla tipologia di studi e ai ritmi di apprendimento degli allievi. Emerge
l’attenzione al diritto ad apprendere di tutti gli alunni.
L’organico dell’autonomia
Al fine di dare piena attuazione all’autonomia, la L.107/2015 ha istituito l’apposito
organico dell’autonomia, ossia posti comuni, posti per il sostegno e posti per il
potenziamento dell’offerta formativa. I docenti dell’organico dell’autonomia concorrono
alla realizzazione del PTOF con attività di insegnamento, potenziamento, sostegno,
organizzazione, progettazione e coordinamento.
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3.3 L’autonomia organizzativa


L’autonomia organizzativa si sostanzia nell’adozione di modalità organizzative e di utilizzo
dei docenti che sono espressione di un’ampia libertà progettuale. Ogni istituzione
scolastica, nell’ambito dell’autonomia organizzativa, adotta criteri flessibili di svolgimento
delle attività formative.
3.4 L’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo
Le istituzioni scolastiche, singolarmente o tra loro associate, esercitano l’autonomia di
ricerca, sperimentazione e sviluppo. Si dà così alle scuole la possibilità di fare ricerca e
sperimentazione didattica permanente.
3.5 L’autonomia finanziaria
L’autonomia finanziaria consiste nella gestione autonoma dei fondi pervenuti da
contributi statali, tasse e contributi degli studenti. Le istituzioni scolastiche godono di
autonomia contabile, amministrativa e di bilancio.
3.6 Le reti di scuole
Le scuole possono stipulare convenzioni con università statali o private, con istituzioni,
con enti, con associazioni o agenzie operanti sul territorio che intendono fornire apporto
alla realizzazione di determinati obiettivi. In base a queste norme le istituzioni scolastiche
possono promuovere accordi di rete.

4. GLI ORDINAMENTI DIDATTICI


4.1 Scuola dell’infanzia
Ordinamento
L’ordinamento delle scuole dell’infanzia è stato disciplinato dal D.P.R. 89/2019. La
scuola dell’infanzia dura 3 anni e la sua frequenza non è obbligatoria; le sezioni devono
essere costituite con un n° di bambini tra i 18-26. L’orario di funzionamento della scuola
dell’infanzia è stabilito in 40 ore settimanali. La scuola dell’infanzia accoglie bambini di
età compresa fra 3-5 anni. Le sezioni primavera sono classi dedicate ai bambini fra i 2-3
anni e costituiscono un ponte tra l’asilo nido e la scuola dell’infanzia. Le indicazioni
nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del 1° ciclo di istruzione, stabilisce
che in tale periodo si costruiscano i 5 “campi di esperienza”:
 Il sé e l’altro
 Il corpo e il movimento
 Immagini, suoni e colori
 I discorsi e le parole
 La conoscenza del mondo
Il Sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni (D.Lgs. 65/2017)
L’organizzazione del Sistema integrato prevede:
 Servizi educativi per l’infanzia (nido e micro-nido), servizi integrativi e sezioni
primavera
 Scuole per l’infanzia statali e paritarie
4.2 Scuola primaria
Il 1° ciclo di istruzione si articola in 2 percorsi scolastici consecutivi e obbligatori:
 La scuola primaria, della durata di 5 anni
 La scuola secondaria di 1° grado, della durata di 3 anni
La scuola primaria (la scuola elementare), anch’essa regolata dal D.P.R. 89/2009, dura
5 anni ed è articolata in:
 1° anno, inteso come continuum della scuola dell’infanzia

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 2 periodi didattici biennali al termine dei quali l’alunno passa alla scuola
secondaria di 1° grado.
La frequenza è obbligatoria. Le classi di scuola primaria sono di norma costituite con un
n° di alunni fra i 15-26. Sono iscritti alla scuola primaria i bambini che compiono 6 anni.
L’orario scolastico settimanale della scuola primaria è articolato su tra le 24-40 ore. Le
Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del 1° ciclo di istruzione,
tracciano le linee e gli obiettivi di apprendimento anche per la scuola del 1° ciclo:
 Italiano
 Inglese
 Storia e Geografia
 Musica, arte e immagine
 Cittadinanza e Costituzione
 Matematica e Scienze
 Educazione fisica
 Tecnologia
 Religione cattolica (facoltativa)
4.3 Scuola secondaria di 1° grado
La scuola secondaria di 1° grado (scuola media), ha il compito di assicurare ad ogni
allievo il consolidamento delle padronanze strumentali (lettura, scrittura, calcolo, lingue).
La frequenza è obbligatoria per tutti i ragazzi italiani e stranieri residenti in Italia. Le
classi sono costituite con un n° di alunni fra i 18-27. L’orario annuale obbligatorio delle
lezioni è di 990 ore complessive, corrispondenti a 29 ore settimanali. Nel tempo
prolungato il monte-ore sale a 36 ore settimanali. Anche in questo caso la religione
cattolica è facoltativa. Si noti come in tutte le classi della scuola secondaria di 1° grado, è
impartito l’insegnamento della lingua inglese per 3 ore settimanali, e di una seconda
lingua per 2 ore settimanali.
4.5 Il secondo ciclo d’istruzione
La scuola secondaria di 2° grado costituisce il 2° ciclo d’istruzione ed ha la finalità di
preparare lo studente agli studi universitari nonché a fornirgli un’adeguata preparazione
per il mondo del lavoro. Il volto della suola secondaria superiore si presenta come segue:
 6 licei
 Istituti tecnici suddivisi in 2 settori e 11 indirizzi
 Istituti professionali suddivisi in 11 indirizzi
Anche il sistema di istruzione e formazione professionale di competenza regionale
presenta un ordinamento di rilievo nazionale che prevede qualifiche triennali e diplomi
quadriennali. La normativa fissa un tesso massimo di 30-32 ore settimanali.
La durata dell’istruzione secondaria di 2° grado: i licei brevi
Attualmente il legislatore prevede la durata quinquennale di tutti i percorsi dell’istruzione
secondaria di 2° grado. Ma è dai tempi del Ministro Moratti (2003), che si discute se
abbreviare a 4 anni il corso dell’istruzione di 2° grado.
4.6 I licei
Il quadro normativo di disciplina dei licei è il D.P.R. 89/2010. Tutti i percorsi liceali
sono accomunati dalla maggiore sostenibilità per gli alunni del carico annuale
obbligatorio. L’orario annuale è articolato in attività e insegnamenti obbligatori per gli
studenti e in insegnamenti eventualmente previsti dal PTOF coerenti con il profilo
educativo, culturale e professionale dello studente elaborato per il relativo percorso
liceale. Tutti i percorsi liceali hanno durata quinquennale, sviluppandosi in 2 periodi
biennali e un 5° anno. I percorsi si concludono con un esame di Stato. Al superamento
dell’esame di Stato, viene rilasciato il titolo di diploma liceale. Il sistema dei licei
comprende le seguenti tipologie di liceo:
 Liceo artistico

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 Liceo classico
 Liceo linguistico
 Liceo musicale
 Liceo scientifico
 Liceo delle scienze umane
4.8 Gli istituti tecnici
Il decreto di riordino degli istituti tecnici, D.P.R. 88/2010, configura questi ultimi quali
percorsi quinquennali del 2° ciclo di istruzione. L’identità degli istituti tecnici si
caratterizza per una solida base culturale a carattere scientifico e tecnologico, costruita
attraverso lo studio, l’approfondimento e l’applicazione di linguaggi e metodologie di
carattere specifico e generale. Con l’obiettivo di far acquisire agli studenti, in relazione
all’esercizio di professioni tecniche, saperi e competenze necessari per un rapido
inserimento nel mondo del lavoro. Gli istituti tecnici collaborano con le strutture
formative accreditate dalle Regioni. Gli istituti tecnici operano in 2 settori che
comprendono, in totale, 11 indirizzi:
 Settore economico
 Settore tecnologico
Tutti i percorsi di studio hanno la seguente struttura:
 Un 1° biennio
 Un triennio
I percorsi si concludono con un esame di Stato, al superamento del quale viene rilasciato
il diploma di istruzione tecnica.
4.9 La valutazione degli studenti del 2° ciclo di istruzione
La valutazione degli apprendimenti e le assenze
La D.P.R. 122/2009 organizza la valutazione periodica finale degli apprendimenti, anche
qui espressa in decimi, effettuata dal Consiglio di classe. Sono ammessi alla classe
successiva gli alunni che in sede di scrutinio finale conseguono un voto di
comportamento non inferiore a 6/10 e una votazione non inferiore a 6/10 in ciascuna
disciplina. Nello scrutinio finale il Consiglio di classe sospende il giudizio degli alunni che
non hanno conseguito la sufficienza in una o più discipline, senza riportare
immediatamente un giudizio di non promozione (c.d. debiti formativi).

5. LA SCUOLA ITALIANA NELL’AMBITO DEL CONTESTO


EUROPEO
5.5 I programmi di scambi/mobilità di docenti e studenti: Erasmus+
Erasmus+ è un programma dell’UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport
(2014-2020). Tale programma, incentrato sull’accessibilità dei finanziamenti e sulla
trasparenza delle procedure amministrative e finanziarie, offre opportunità di formazione
e cooperazione alle organizzazioni e agli operatori della scuola, al fine di sviluppare la
loro professionalità e la dimensione europea dell’animazione socio-educativa. Grazie
all’adesione a questo programma le scuole, di ogni ordine e grado, possono ottenere
finanziamenti per partecipare ad attività internazionali che coinvolgono studenti,
tirocinanti, apprendisti, volontari, professori, docenti, animatori giovanili, formatori,
professionisti nel settore dell’istruzione, della formazione, della gioventù, dello sport, ecc.
Ogni anno le organizzazioni scolastiche di tutta Europa presentano migliaia di progetti
per portare avanti attività di:
 Mobilità del personale che consente ai docenti e al personale scolastico di
partecipare ad attività di formazione in un altro Paese o di tenere lezioni all’estero;
 Partenariati strategici che consentono alle scuole di collaborare con altri istituti;
 eTwinning: una comunità online dedicata alle scuole.

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5.6 Il Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF) per l’apprendimento permanente


(Racc. 23 aprile 2008)
L’UE ha approvato il 23 aprile 2008 una raccomandazione del Parlamento Europeo circa
un Quadro Europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF). L’EQF
collega i quadri e i sistemi nazionali di qualificazione di vari paesi basandosi su un
riferimento comune europeo: 8 livelli, che prendono in considerazione una vasta gamma
di qualifiche previste, da un livello base (Livello 1 – scuola elementare) ai livelli più
avanzati (Livello 8 – dottorato). L’EQF include tutti i livelli delle qualifiche acquisite
nell’ambito dell’istruzione generale, professionale, accademica.
5.7 Le competenze chiave per l’apprendimento permanente (Racc. 18 dicembre
2006)
Per garantire a tutti l’accesso alle competenze base e favorire l’apprendimento continuo
sono state definite le competenze chiave che ogni alunno deve raggiungere al termine del
periodo obbligatorio di istruzione e formazione, e che sono necessarie per la realizzazione
e lo sviluppo della personalità, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione.
Con la Raccomandazione del Consiglio europeo del 18 dicembre 2006, l’UE ha
invitato gli Stati membri a sviluppare strategie per assicurare che:
 l’istruzione e la formazione iniziali offrano a tutti i giovani gli strumenti per
sviluppare le competenze chiave
 gli adulti siano in grado di sviluppare e aggiornare le loro competenze chiave nel
corso di tutta la vita.
Le competenze chiave indicate dalla Raccomandazione sono 8:
 comunicazione nella madrelingua
 comunicazione nelle lingue straniere
 competenza matematica, scientifica e tecnologica
 competenza digitale
 competenze sociali e civiche
 imparare ad imparare
 spirito di iniziativa e imprenditorialità
 consapevolezza ed espressione culturale
Le competenze chiave sono considerate tutte ugualmente importanti. L’Italia si è
uniformata nel tempo alle indicazioni della Raccomandazione del 2006 nelle Indicazioni
nazionali e Linee guida attualmente vigenti per tutti gli ordini e gradi della scuola.
Linee guida nazionali per l’orientamento permanente (nota MIUR prot.
n.4232/2014)
Con tale nota il MIUR ha trasmesso le linee guida nazionali per l’orientamento
permanente. Esse contengono affermazioni rilevanti riguardo:
 alla centralità del sistema scolastico nella sua interezza (3-19 anni) nell’ambito del
sistema nazionale sull’orientamento permanente;
 all’importanza di un curricolo formativo unitario;
 alla formazione iniziale e in servizio dei docenti in tema di orientamento;
Il documento prevede la figura del tutor di orientamento, ma le risorse messe in campo
sono molto insufficienti rispetto all’effettiva preaticabilità di quanto enunciato dalle linee
guida. Importante è anche l’affermazione sull’alternanza scuola lavoro (ASL) che non deve
essere considerata un’attività di orientamento, ma una modalità di realizzazione dei
percorsi della scuola secondaria superiore. L’ASL è invece uno strumento di intervento
della didattica orientativa. Nel testo viene poi messa in luce la chiara distinzione fra ASL
e i tirocini/stage.

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6. VALUTAZIONE E AUTOVALUTAZIONE DELLE SCUOLE


6.2 Il Sistema nazionale per la valutazione del sistema educativo (D.P.R.
n.80/2013)
Nelle scuole esiste un duplice sistema di controllo della qualità delle prestazioni e del
funzionamento del sistema scolastico in rapporto agli standard nazionali. La valutazione
esterna svolta da organismi nazionali si combina con l’autovalutazione di istituto. Nel
2004 è stato istituito e articolato il Sistema nazionale per la valutazione (SNV) del
sistema educativo di istruzione e formazione. obiettivo di tale servizio è quello di valutare
l’efficienza e l’efficacia del complessivo sistema di istruzione e formazione. il Sistema
nazionale per la valutazione (SNV), regolato dal D.P.R. n.80/2013, è articolato su 3
livelli rappresentati da:
 INVALSI
 INDIRE
 Contingente ispettivo
Gli organi che compongono il SNV hanno ruoli e compiti definiti precisamente dal
Regolamento.
6.3 L’INVALSI
Un ruolo predominante nel SNV è assegnato all’Istituto Nazionale per la valutazione
del sistema educativo di istruzione e formazione (INVALSI). L’INVALSI, che è soggetto
alla vigilanza del MIUR, è un ente di ricerca che si occupa di:
 Effettuare verifiche periodiche sulle conoscenze e abilità degli studenti (c.d. prove
Invalsi)
 Svolgere attività di ricerca
 Studiare le cause della dispersione scolastica
 Aderire a progetti di ricerca europea
 Dare supporto e assistenza tecnica all’amministrazione scolastica
 Formare il personale docente e dirigente
 Formulare al MIUR proposte
 Monitorare il sistema di valutazione
 Predisporre strumenti di valutazione
 Predisporre prove a carattere nazionale per gli esami di Stato
Le prove INVALSI
L’INVALSI elabora la cd. prove INVALSI, attraverso le quali le istituzioni scolastiche sono
obbligate a periodiche rilevazioni nazionali sugli apprendimenti e sulle competenze degli
studenti. Introdotte nel 2008, le prove INVALSI sono obbligatorie per tutti gli studenti
delle scuole italiane. Scopo del test è quello di tracciare un quadro di riferimento
statistico sui livelli di apprendimento in Italia, nelle aree disciplinari dell’italiano, della
matematica e della lingua inglese. I test INVALSI sono anonimi: ogni alunno è identificato
da un codice alfanumerico; solo i professori coinvolti e incaricati di seguire i test
conoscono a quale nominativo corrisponde il codice. Le prove INVALSI sono costituite da
batterie di domande chiuse (a risposta multipla), domande aperte, esercizi di matematica
e linguistici. Le prove sono svolte in 45-90 minuti. I test INVALSI vengono somministrati
nella classi II e V per le elementari, nella classe III per le medie e nelle classi II e V per le
superiori. La partecipazione alle prove è obbligatoria, pena la non ammissione agli esami
conclusivi.
6.4 L’INDIRE
Anche l’INDIRE (Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca
educativa) è un ente di ricerca che si raccorda con le Regioni e ha 3 sedi: Torino, Roma,
Napoli. I compiti assolti sono:
 Formazione del personale docente
 Formazione del personale non docente e dei DS
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 Utilizzo delle nuove tecnologie per l’innovazione della didattica


 Monitoraggio del sistema scolastico italiano
 Aggiornamento continuo alle scuole e agli insegnanti, dirigenti e personale ATA.
Le funzioni dell’INDIRE sono piani di miglioramento.

7. LA GOVERNANCE DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE


A monte di tutte le istituzioni scolastiche l’ente di governo centrale è il Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca. A livello periferico la governance della
scuola è invece affidata agli Uffici scolastici regionali (USR). Il governo dei singoli istituti è
invece demandato agli organi collegiali e al Dirigente Scolastico.
7.2 Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Il Ministero della Pubblica Istruzione fu istituito per la prima volta nel 1847 da Carlo
Alberto e nel tempo ha ricevuto varie denominazioni, fino all’attuale MIUR. Il MIUR è
suddiviso in Dipartimenti:
 Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione
 Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca
 Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie
e strumentali.
I capi dei Dipartimenti svolgono compiti di coordinamento, direzione, controllo degli
uffici.
Le competenze del Ministro
Il Testo Unico istruzione (D.Lgs. n.297/1994) stabilisce che il Ministro della pubblica
istruzione provvede, mediante i suoi uffici centrali e periferici, ai servizi relativi
all’istruzione materna, elementare, media, secondaria superiore e artistica. Il Ministro ha
il fondamentale compito di promuovere l’istruzione sociale e pubblica e di sovraintendere
al corretto funzionamento dell’intero sistema scolastico e universitario. Il Ministro,
nominato dal Presidente della Repubblica, è l’organo di direzione politica del Ministero.
7.9 Organi collegiali a livello di circolo e di istituto
La base della struttura partecipativa della scuola, poi fatta propria dal Testo unico di
istruzione (D.Lgs. 297/1994), è rappresentata dagli organi collegiali che operano a livello
di circolo e di istituto. Essi sono:
 Il Consiglio di intersezione nella scuola dell’infanzia
 Il Consiglio di interclasse nella scuola primaria
 Il Consiglio di classe negli istituti di istruzione secondaria
 Il Collegio docenti
 Il Consiglio di circolo o d’istituto e la Giunta esecutiva
 Le assemblee studentesche e dei genitori
7.10 Il Consiglio di intersezione, di interclasse e di classe
Il Consiglio di intersezione, proprio della scuola dell’infanzia, è composto dagli insegnanti
delle sezioni dello stesso plesso e dai docenti di sostegno. Il Consiglio di interclasse,
proprio della scuola primaria, è composto dai docenti dei gruppi di classe parallele o dello
stesso ciclo o dello stesso plesso. Il Consiglio di classe, proprio della scuola secondaria, è
composto dai docenti di ogni singola classe (compresi i docenti di sostegno) e si occupa
dell’andamento generale della classe. È presieduto dal Dirigente Scolastico. I Consigli di
intersezione, interclasse e di classe hanno il compito di formulare al Collegio docenti
proposte in ordine all’azione educativa e didattica ad iniziative di sperimentazione, e di
agevolare ed estendere i rapporti reciproci tra docenti-genitori-alunni. Spettano al
Consiglio di classe tali competenze:
 Accoglimento delle domande di trasferimento degli alunni
 Giudizio di profitto

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 Sanzioni disciplinari agli studenti


La durata degli organi in oggetto è di 1 anno.
7.11 Il Collegio dei docenti
Il Collegio dei docenti è un organo collegiale composto esclusivamente dal personale
insegnante. L’organo è presieduto dal Dirigente Scolastico. Il Collegio si insidia all’inizio
di ogni anno scolastico e si riunisce ogni qualvolta che il DS ne ravvisi la necessità. Il
Collegio esercita:
 Poteri deliberanti riguardo il funzionamento didattico della scuola. La sua funzione
più importante è l’elaborazione del PTOF
 Poteri di proposta per la formazione e la composizione delle classi
 Poteri propulsivi: il Collegio programma e attua le iniziative per il sostegno
 Poteri di valutazione della didattica
 Poteri di indagine per eventuali casi di scarso profitto o di comportamento
irregolare degli alunni
 Poteri consultivi in ordine alla sospensione dal servizio o alla sospensione
cautelare del personale docente.
Al Collegio dei docenti spettano poteri in ambito esclusivamente tecnico-didattico.
7.12 Il Consiglio di circolo o d’istituto
Il Consiglio di circolo o d’istituto è l’organo a cui è affidato il governo economico-
finanziario della scuola. È composto da 14-19 membri fra personale docente, personale
non docente, rappresentanti dei genitori degli alunni, rappresentanti degli studenti e il
Dirigente. L’organo dura in carica 3 anni scolastici. Il Consiglio di istituto svolge
fondamentali funzioni: delibera sull’organizzazione e sulla programmazione della vita e
delle attività della scuola. Svolge un ruolo fondamentale nell’individuazione degli obiettivi
che la scuola si propone di raggiungere.
Il Regolamento di istituto e Regolamento di disciplina
Il Regolamento di istituto è il documento emanato dal Consiglio di istituto che disciplina
le attività quotidiane della scuola.
7.13 Il Comitato per la valutazione degli insegnanti
Il Comitato per la valutazione degli insegnanti ha durata triennale ed è presieduto dal
Dirigente Scolastico.
7.14 Assemblee degli studenti e dei genitori
Gli studenti della scuola secondaria superiore e i genitori degli alunni delle scuole di ogni
ordine e grado hanno diritto di riunirsi in assemblee nei locali della scuola.
Assemblee degli studenti nella scuola secondaria superiore
Le assemblee studentesche possono essere di classe o di istituto. È possibile convocare
non più di 1 assemblea d’istituto e 1 assemblea di classe al mese. Organismo di
rappresentanza degli studenti è il Comitato studentesco d’istituto.
Assemblee dei genitori
Come le assemblee degli studenti, le assemblee dei genitori possono essere di sezione, di
classe e di istituto. Le assemblee possono svolgersi fuori o dentro i locali scolastici.
L’assemblea di sezione e di classe è convocata su richiesta dei genitori eletti nei Consigli
di intersezione, interclasse e classe. La convocazione dell’assemblea è autorizzata dal
Dirigente Scolastico.

8. LO STATO GIURIDICO DEL DOCENTE


8.1 Il personale docente
Lo stato giuridico del personale della scuola si instaura in virtù di un contratto di lavoro.
Lo stato giuridico del corpo docente è regolato dal T.U. Istruzione, D.Lgs. n.297/1994.
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La funzione docente si fonda sull’autonomia culturale e professionale dei docenti (libertà


d’insegnamento) e si esplica in attività individuali e attività collegiali.
8.3 Il contratto di lavoro e il periodo di formazione e prova
Il rapporto di lavoro del docente è regolato contrattualmente, con la stipula scritta di un
contratto individuale di lavoro, a tempo pieno o parziale, nel quale sono indicati:
o Tipologia del rapporto di lavoro
o Data d’inizio
o Data di fine
o Qualifica di inquadramento professionale e livello retributivo iniziale
o Compiti e mansioni
o Durata del periodo di prova
o Sede di prima destinazione
o Condizioni risolutive del rapporto di lavoro
Il Dirigente scolastico provvede alla stipula e alla sottoscrizione dei contratti per
l’assunzione di personale di ruolo e non di ruolo. Si può dunque affermare, in estrema
sintesi, che il Dirigente scolastico è datore di lavoro nella gestione del personale, nella
fasi che vanno dalla costituzione fino alla risoluzione del rapporto lavorativo.
Il periodo di formazione e prova
Ogni pubblico dipendente, quindi anche il personale della scuola, è sottoposto ad un
periodo di prova e di formazione iniziali. Per i docenti la Legge della Buona Scuola (L.
107/2015), ha previsto uno specifico iter di:
 Formazione in servizio
 Formazione in ingresso: il personale docente si intende confermato in servizio ed
immesso nel ruolo, solo all’esito del superamento del periodo di formazione e
prova, per un periodo di almeno 180 giorni, di cui 120 in attività didattiche. Il
Dirigente scolastico affida il neo-assunto ad un altro docente al quale sono
attribuite funzioni di tutor. Il tutor lavora preferibilmente nello stesso plesso del
neo-docente e non può avere più di 3 docenti affidatogli. Il Dirigente esprime poi la
propria valutazione:
 In caso di valutazione positiva, il DS emette provvedimento motivato di
conferma in ruolo;
 In caso di valutazione negativa, il personale docente ed educativo è
sottoposto ad un secondo periodo di formazione e prova.

11. LA SCUOLA DELL’INTEGRAZIONE, INCLUSIVA E


MULTICULTURALE
11.1 Gli strumenti dell’integrazione degli alunni disabili
Il testo normativo principale in materia di disabilità rimane la legge-quadro
n.104/1992, la quale regola la materia dell’integrazione, assistenza e superamento
dell’emarginazione del disabile. La frequenza alle classi comuni di alunni con handicap
anche grave è un diritto soggettivo esigibile e la scuola non può rifiutarne l’iscrizione. Il
diritto all’istruzione e all’integrazione scolastica dei disabili è basato su 2 principali
strumenti organizzativi:
o L’elaborazione di una documentazione specifica e clinica
o La nomina di docenti specializzati
La L. 104/1992 prevede una particolare cura educativa nei confronti degli alunni con
disabilità che si esplica in un percorso formativo individualizzato.
11.4 I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)
La L. 170/2010 ha riconosciuto la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia
come DSA. La legge in questione considera tali disturbi come disturbi che possono
costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana. È compito
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delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia, attivare, previa
apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi, idonei ad
individuare i casi sospetti di DSA degli studenti, sulla base dei protocolli regionali. A tal
fine, il MIUR da anni predispone percorsi di formazione in Didattica e psicopedagogia per
i DSA rivolti al personale docente e al DS. Gli interventi didattici personalizzati si basano
sull’introduzione di strumenti compensativi e misure dispensative, nonché adeguate
forme di verifica e valutazione.
11.6 I bisogni educativi speciali (BES)
L’attenzione verso i bisogni educativi speciali (BES) si è sviluppata nel nostro Paese
all’indomani della direttiva ministeriale del 2012. In ogni classe ci sono alunni che
presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio
sociale e culturale, DSA o/e disturbi evolutivi specifici, difficoltà culturali e linguistiche
per gli studenti stranieri. Nel variegato panorama delle nostre scuole, la complessità delle
classi diviene sempre più evidente. Quest’area dello svantaggio scolastico, che comprende
problematiche diverse, viene indicata come area dei bisogni educativi speciali (BES), in
cui sono comprese 3 grandi sotto-categorie:
 La disabilità (L. 104/1992)
 I disturbi evolutivi specifici: DSA, deficit… (L. 170/2010)
 Svantaggio socioeconommico, linguistico e culturale
I BES sono dunque conseguenza di stati che l’alunno attraversa nella sua storia di vita.
Si tratta spesso di problematiche che non sono certificabili clinicamente e non
determinano l’assegnazione di un docente di sostegno. Essi però possono avvalersi di
strumenti compensativi e misure dispensative anche in assenza di una certificazione
medica. Di fronte ad alunni con BES, l’orientamento ministeriale è quello di elaborare
percorsi specifici e Piani Didattici Personalizzati (PDP).
11.11 Le Linee guida del 2014 per l’accoglienza e l’integrazione di alunni stranieri
(nota MIUR prot. n. 4233/2014)
Le prime Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri risalgono al
2006, successivamente sostituite nel 2014. Nel dettaglio, le Linee guida del 2014 hanno
previsto:
 Lo stanziamento di risorse finanziarie apposite per gli interventi di sostegno alle
scuole per l’inserimento di bambini stranieri;
 Al fine di evitare concentrazioni di alunni stranieri è suggerita la realizzazione di
accordi di rete tra scuole ed enti locali;
 L’assegnazione degli alunni non italiani nelle classi è autonomamente decisa dalle
scuole;
 Per migliorare la conoscenza della lingua italiana possono essere organizzati
appositi corsi di potenziamento.
Le Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati (nota
MIUR prot. n. 7443/2014)
Il MIUR ha trasmesso agli uffici periferici e ai DS le linee guida suggeriscono l’adozione di
buone prassi volte a individuare modalità e tempi d’iscrizione più consoni alle esigenze
degli alunni adottati, oltre che i tempi di inserimento e la scelta delle classi in cui
inserirli. Sono poi individuati in termini specifici i ruoli che devono assumere i vari
soggetti che sono coinvolti nella procedura di inserimento. In particolare, i DS hanno il
compito di promuovere e sostenere azioni finalizzate a favorire il pieno inserimento nel
contesto scolastico dell’alunno adottato. Per quanto riguarda i docenti, si sottolinea la
funzione che deve svolgere il referente d’istituto, chiamato a supportare i colleghi,
sensibilizzare il Consiglio docenti sulla tematica dell’adozione, accogliere i genitori. I
docenti hanno il compito di coinvolgere tutte le componenti scolastiche a vario titolo al
fine di attivare prassi mirate a valorizzarne la specificità, a sostenere l’inclusione e a
favorirne il benessere scolastico.
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12. LA SCUOLA CONTRO LA DEVIANZA E IL BULLISMO


12.2 Le Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto del bullismo
(nota MIUR n.2519/2015)
La scuola è chiamata in prima linea a contrastare ogni forma di bullismo. Queste Linee
guida impongono alla scuola di adottare misure atte a prevenire e combattere tali
fenomeni, in collaborazione con le famiglie e con Centri Territoriali di Supporto (CTS). La
strategia di contrasto dei fenomeni del bullismo dovrebbe essere costituita già a partire
dalla scuola primaria. Ogni istituzione scolastica è chiamata a mettere in campo le
necessarie azioni preventive e gli accorgimenti tecnici e organizzativi. È importante che i
docenti sappiano essere pronti e preparati per fornire una risposta adeguata alle esigenze
formative ed educative degli studenti.
12.3 Le Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto del
cyberbullismo (nota MIUR n.2519/2015)
Il cyberbullismo è una forma di bullismo indiretto, in costante aumento, la cui diffusione
va di pari passo con la diffusione di nuove tecnologie. È un particolare tipo di
aggressività internazionale che si manifesta attraverso i social network. Le Linee guida
del 2015 del MIUR prevedono un Piano per l’educazione e il rispetto delle differenze,
nonché linee di orientamento e prevenzione per il contrasto del cyberbullismo. Le linee
guida nazionali rappresentano un documento di indirizzo finalizzato alla promozione
nelle scuole dell’educazione alla “parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere
e di tutte le altre discriminazioni” per radicare i valori insiti nell’art.3 Cost. L’obiettivo è
quello di sviluppare congiuntamente iniziative di sensibilizzazione sui temi della
comunicazione non ostile e di promozione di una cittadinanza digitale attiva e
consapevole, attraverso la realizzazione di specifici momenti formativi rivolti ai docenti e
agli studenti sul territorio nazionale.

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