Sei sulla pagina 1di 6

Contratto a chiamata o intermittente: come

funziona, retribuzione e contributi

Tutto quello che devi sapere sul contratto a


chiamata o intermittente: i limiti di età, le varie
tipologie e le categorie cui è possibile applicarlo. E
ancora: malattia, ferie, contributi e Naspi.
Il contratto a chiamata o intermittente – o se vogliamo usare l’inglese job on call – è uno di quei contratti figli
del D.Lgs. 276/2003, che ha attuato la famosa Legge Biagi e che il Jobs Act nel 2015 ha solo modificato senza
eliminare.

Come dice la parola stessa, si tratta di un contratto che non prevede un impegno continuo e un impiego costante
del lavoratore, ma che l’azienda o il datore di lavoro lo possano chiamare quando ne hanno effettivamente
bisogno.

Ma allora è un contratto di lavoro subordinato? Esiste l’indennità di disoccupazione Naspi, tra un lavoro e l’altro?
E qual è lo stipendio minimo? Se ti hanno proposto questa tipologia di contratto o vuoi semplicemente saperne
di più, proviamo a rispondere a tutti i dubbi in questo articolo.

Contratto a chiamata: cos’è e come funziona


Intanto sì, il contratto a chiamata è un contratto di lavoro subordinato ossia i cui tempi e modi vengono scelti
dal datore di lavoro, differente dunque dal lavoro parasubordinato (collaborazioni coordinate e continuative) o
dal lavoro autonomo (quello delle Partite Iva, per intenderci) e può essere sia a tempo determinato che
indeterminato.

Lo abbiamo detto prima, ma ripetersi non fa mai male: questa tipologia di contratto prevede che l’utilizzatore o
datore di lavoro la usi quando ne ha più bisogno quindi quello che ti proporrà, facendotelo firmare, è di lavorare
per lui in maniera discontinua. Sarai chiamato, cioè, quando ci saranno dei picchi di produzione, in occasione di
eventi particolari, quando si prevede tanto lavoro, insomma quando ce n’è effettivamente bisogno.

Importante saperlo: tale tipologia di contratto, introdotta appunto nel 2003, aveva come obiettivo quello di
regolarizzare il lavoro sommerso e soprattutto di regolarizzare i cosiddetti “spezzoni lavorativi” o le “giornate”
tipiche di chi lavora nei ristoranti, nei bar, magari anche durante i congressi. Insomma in tutti quei settori, come
il turismo e la ristorazione dove il lavoro di suo non è sempre così stabile e continuo, ma anche in altri come
quello dello spettacolo o contesti diversi che riguardano gli addetti al centralino, chi lavora alla reception o fa il
guardiano.

Le caratteristiche del contratto a chiamata


Il fatto che sia intermittente non vuol dire che non deve essere regolato per iscritto: se ti propongono un
contratto a chiamata, questo deve essere per iscritto e devono essere sempre indicati:

 la durata, se a tempo determinato o indeterminato


 causale del ricorso al lavoro intermittente (soggettiva o oggettiva, che ti spieghiamo meglio sotto)
 dove e in che modo avviene questo tipo di rapporto di lavoro e qual è la disponibilità che si richiede al
lavoratore
 il preavviso di chiamata
 trattamento economico e normativo e l’eventuale indennità di disponibilità
 modalità di chiamata del lavoratore e come viene rilevato il fatto che il lavoratore abbia lavorato
(mettiamo il caso che non vada in sede)
 eventuali misure di sicurezza

Il contratto a chiamata può essere:

 A tempo determinato: quando il contratto ha una precisa scadenza.


 A tempo indeterminato: quando il contratto non ha scadenza.

Come vedi, tutti aspetti importanti che fanno sì che il tuo rapporto di lavoro sia definito in ogni singola parte e
non lasciato al caso solo perché magari ti chiamano un giorno al mese o una volta a settimana.

Dal canto suo, il datore di lavoro avrà l’obbligo, ogni volta che ti chiama, di dare una comunicazione
amministrativa preventiva via SMS o e-mail. Non è più accettabile la “comunicazione libera” alla Direzione
territoriale del lavoro, come avveniva in passato. Tale comunicazione deve essere fatta all’indirizzo di Posta
elettronica certificata intermittenti@pec.lavoro.gov.it e no, non è necessario mandarlo da un’altra PEC: va bene
qualsiasi indirizzo e-mail.

Quanto all’SMS, può essere inviato solo nel caso in cui la prestazione sarà effettuata entro 12 ore dalla
comunicazione e se tale attività viene annullata – magari il datore di lavoro si accorge di non avere più bisogno
del tuo lavoro – deve essere comunicato sempre nello stesso giorno.

Se tali regole non vengono rispettate, sono previste delle sanzioni amministrative come è stato definito dal D.lgs.
n. 81/2015 ossia Jobs Act. A quanto ammontano? La sanzione per la mancata comunicazione va dai 400 ai 2.400
euro.
I campi di applicazione
Il contratto a chiamata può, sempre secondo il Jobs Act, stipulato in questi casi:

 per esigenze di prestazione di carattere discontinuo o intermittente secondo quanto specificato


all’interno dei CCNL (contratti collettivi nazionali) anche con riferimento allo svolgimento di prestazioni
in periodi determinati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno. In questo caso la causale è
oggettiva ed è possibile individuare determinati periodi in cui si svolgerà il lavoro;
 per persone che abbiano un’età inferiore ai 24 anni o superiori a 55. Comunque sia, per i primi le
prestazioni devono concludersi entro il compimento del 25 esimo anno da parte del lavoratore (causale
soggettiva).

Quanto alla causale oggettiva, c’è da dire che qualora non sia prevista dal tipo di contratto collettivo, per sapere
se si può ricorrere o meno a questo tipo di contratto, si può fare riferimento all’apposito decreto ministeriale che
assurdamente risale al 2004 e riprende un decreto regio del 1923 (il 2567) dove sono appunto indicate le
professioni per cui è possibile ricorrere, allo stato attuale delle cose, al lavoro a chiamata.

La durata del contratto a chiamata


Ok, ma quanto dura il contratto a chiamata? Così come confermato dal Jobs Act, per ogni lavoratore e con lo
stesso datore di lavoro non può essere superiore alle 400 giornate nell’arco di tre anni solari.

Questo a eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo. In caso si superi il periodo, il
contratto a chiamata si trasforma in automatico in un contratto a tempo pieno e indeterminato.

Attenzione: i limiti di durata non si applicano ai settori del turismo, del pubblico esercizio e dello spettacolo.

Contratto a chiamata o intermittente: quando è


vietato
Il contratto a chiamata non può essere invece stipulato stando all’articolo 14 del D.Lgs 81/2015 (Jobs Act) in
questi casi:

 per sostituire lavoratori che sono in sciopero;


 in unità produttive in cui si è preceduto, nei sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, sospensioni o
riduzioni di orario che interessino lavoratori che sono adibiti alle stesse mansioni per cui si vorrebbe
richiedere il contratto a chiamata. Insomma, un datore di lavoro non può ridurre l’orario di lavoro di
qualcuno assunto con altro tipo di contratto per prenderne uno a chiamata;
 quando ci sono imprese che non hanno effettuato la valutazione dei rischi in materia di sicurezza del
lavoro.

Posso avere più contratti a chiamata?


Stando a quanto stabilito dalla Circolare Ministeriale n.4 del 2005 è possibile avere più contratti a chiamata
contemporaneamente purché non ci sia concorrenza tra le due aziende e purché questo ti consenta di fare i
lavori per cui ti rendi disponibile. Il che va da sé, visto che spesso non sai quando verrai chiamato, non è così
facile.

Come funziona la chiamata


Andando nei dettagli, ti ricordiamo che la particolarità di questo tipo di contratto è che appunto non è effettuato
con continuità ma appunto su richiesta del datore di lavoro che ti può contattare sì, ma sempre con un minino di
preavviso che è di almeno un giorno lavorativo.

Sei costretto sempre a rispondere alla chiamata? In linea di massima no, non è infatti scontato vista la tipologia
di contratto: perché ci sia questo obbligo, deve essere appositamente previsto per iscritto e a fronte di questo ti
deve essere data una indennità di disponibilità.

Il contratto a chiamata infatti può essere di due specie:

 con garanzia di disponibilità per l’appunto, che è una sorta di compenso che percepisci durante il
periodo di inattività – ossia quando non ti chiamano e non lavori – ma che ti obbliga contrattualmente a
rispondere alle chiamate una volta che arrivano. Per chiamate non intendiamo le telefonate ma le
convocazioni fatte dal tuo datore di lavoro affinché tu svolga determinate mansioni. Tale indennità è
stabilita dai contratti collettivi di lavoro e non può essere inferiore al 20% del minimo tabellare,
indennità di contingenza, ratei di mensilità aggiuntive previsto per quel tipo di mansione.
 Senza garanzia di disponibilità: come dicevamo sopra sei libero di accettare o meno di fare quel lavoro
e non sei obbligato a rispondere positivamente alla chiamata.

Nel primo caso, se non rispondi e tale rifiuto è ingiustificato, viene meno agli obblighi previsti dal contratto e ciò
può comportarne la chiusura definitiva (detta in gergo risoluzione).

Contratto di lavoro a chiamata: malattia e


maternità
E se invece hai l’obbligo di disponibilità ma sei malato o infortunato o ti è successo qualsiasi altra cosa che ti
impedisce di rispondere alla chiamata?
Intanto non maturi per quel periodo l’indennità, ma soprattutto sei tenuto a informare subito il tuo datore di
lavoro specificando quanto pensi sia la durata dell’impedimento. Se non lo fai, perdi il diritto all’indennità di
disponibilità per un periodo di 15 giorni, a meno che non sia espressamente indicato sul contratto una modalità
diversa.

Infatti, nei periodi di malattia, come stabilito dall’INPS, hai diritto a percepire l’indennità per malattia purché
appunto tu sia chiaro sul comunicare in che stato ti trovi. Stessa cosa se sei in maternità e se è sempre previsto
che tu riceva l’indennità di disponibilità. Come infatti stabilito dall’Inps si applica la normale disciplina prevista
per i lavoratori dipendenti a seconda della categoria e della qualifica professionale di appartenenza.

Contratto a chiamata: la retribuzione


Il trattamento economico per questo tipo di contratto è regolato dal principio di proporzionalità, ossia in base
alla prestazione effettivamente eseguita, e di non discriminazione in base al quale il lavoratore intermittente
non deve ricevere meno rispetto a un altro lavoratore, pari livello e stesse mansioni, assunto con altro contratto.

Al lavoratore, dunque, spetta una paga oraria al pari di un lavoratore di pari livello con contratto di lavoro
subordinato. Ti ricordo che nei periodi di inattività, se nel tuo contratto non è prevista l’indennità di disponibilità,
durante i periodi in cui non lavori non hai diritto a nulla.

Contratto a chiamata: ferie e permessi


Essendo un contratto di lavoro subordinato, e a differenza dei voucher, maturerai anche ferie e permessi che
sono proporzionati alle giornate effettive di lavoro. Cioè, se lavori un giorno al mese, è molto difficile che tu li
possa usare nei giorni di lavoro, ma comunque ci sono e se ne può usufruire una volta maturati, ovviamente
accordandosi con il datore di lavoro.

Contratto a chiamata: i contributi ai fini della


pensione
E come funziona con i contributi? Essendo un contratto subordinato, come scritto sul sito dell’INPS ne hai diritto
ai fini pensionistici, ma questi vengono versati in modo proporzionale alle reali ore in cui hai lavorato. E, cosa
sicuramente piacevole, è che anche l’indennità di disponibilità è utile ai fini della pensione.

Essendo questi contributi molto esigui, puoi integrarli con la contribuzione volontaria ovvero la possibilità di
integrare da te i contributi mancanti. Certo è che se lavori poco e non spesso, sarà parecchio difficile. Maggiori
dettagli sul sito dell’Inps

Contratto a chiamata: il TFR


Maturare i contributi ed avere un contratto subordinato prevede che si conclude il contratto, in caso di
dimissioni, licenziamento o pensionamento tu abbia diritto al TRF. Anche in questo caso, vale per le ore che hai
effettivamente lavorato.

La conclusione del contratto: licenziamento o


dimissioni
Pregi e difetti: se vuoi chiudere questo rapporto di lavoro, essendoci un vincolo, non lo puoi fare da un giorno
all’altro. Devi infatti rispettare il preavviso previsto dal contratto di categoria.

Occhio che se a tempo indeterminato, ti basta licenziarti rispettando i termini.

Se il tuo contratto a chiamata è a tempo determinato, così come avviene per un determinato non intermittente,
non è possibile che una delle parti receda a meno che non ci sia giusta causa. Il che vuol dire che, in caso di tue
dimissioni, il datore di lavoro può trattenere dalla busta paga l’importo che ammonta a quanti mesi mancano dal
termine del contratto. Questo a meno che non riusciate ad accordarvi in altro modo.

Quanto al licenziamento, ti consigliamo di guardare questo articolo perché le modalità sono sostanzialmente
uguali.

Contratto a chiamata: la Naspi


Percepisci un’indennità Naspi? Puoi comunque lavorare con un contratto a chiamata.

Così come per la prestazione occasionale, l’importante è che non superi la quota di 8.000 euro lordi annui in cui,
attenzione, è compresa anche l’importo dell’eventuale indennità di disponibilità.la Naspi viene però ridotta in
misura pari all’80% del reddito di lavoro. Un esempio? Se con il lavoro intermittente guadagni 1000 euro
vengono tolti ad esempio 800 euro dall’indennità di disoccupazione).

In ogni caso, una volta assunto dovrai comunicare all’Inps che hai questo tipo di contratto entro un mese da
quando hai firmato e quanto prevedi di ottenere. L’Inps ridurrà l’indennità e farà comunque i conguagli a fine
anno. Tale comunicazione deve avvenire con il modello Naspi-com,  direttamente dal sito web dell’istituto o
tramite contact center o patronato.