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MINOSSE E IL MINOTAURO

CHI ERA MINOSSE

Minosse re di Creta dominò sulle isole egee e sulle città della Grecia antica, compresa Atene.
Ebbe sontuosa reggia da Dedalo edificata. La costruzione - di cui si ammirano i resti – era su
un’altura dominante città e porto. Nessuno seppe quante stanze avesse tanto era immensa e
molti ritennero che la parte in sottosuolo fosse illimitata, rapportandosi con le tenebre degli
inferi. C’erano corridoi, stanze, sale ed ammezzati. Un labirinto crepuscolare in cui la luce
penetrava da piccole aperture circolari per l’aerazione. Entrarvi era facile, ma l’uscita tanto più
ardua quanto più vi si addentrava, divenendo impossibile dopo un certo tratto.
Dopo la morte di Minosse esso fu nominato uno dei giudici dell'ade. Viene citato anche da
Dante in uno dei gironi dell'inferno, esso si trova all'entrata del II cerchio (lussuriosi).
Il mito del minotauro inizia a Tiro, città di cui era re Agenor, figlio di Poseidone e della mortale
Libia.
Poseidone sposò Libia e da questa unione nacque Europa, una fanciulla particolarmente bella e
pura di cui Zeus s'innamorò perdutamente.
Da questa unione nacquero tre figli. Uno di questi era Minosse, famoso per la sua severità e
giustizia, che regnò su Creta e e fu signore del mare.

IL MITO DEL MINOTAURO


Minosse chiese a Poseidone, dio del mare, di mandargli un toro. Ricevere questo toro dal dio
era la prova che l'Olimpo approvava il suo regno. In effetti, Poseidone mandò il toro, un toro di
un bianco stupefacente, destinato ad essere sacrificato. Ma Minosse affascinato dalla sua
bellezza non lo sacrificò.
Quando Poseidone lo venne a sapere, al fine di punire Minosse, non solo convertì il bel toro in
un animale pericoloso ma fece anche in modo che Pasifae, moglie di Minosse, s'innamorasse
del toro e si unisse a lui. Fu da questa unione che nacque il Minotauro, un mostro con il corpo
di uomo e la testa di toro. Un mostro pericoloso e al tempo stesso di così alta stirpe, un
pericolo da scongiurare che minacciava la pace ed il benessere del regno. Così Minosse lo
rinchiuse in un palazzo la cui costruzione affidò ad un architetto ateniese di nome Dedalo il
quale costruì un palazzo a forma di labirinto - il labirinto di Cnosso: doveva essere un
inestricabile susseguirsi di camere, corridoi, sale, finti ingressi e finte porte, un luogo dove
perdersi e da cui fosse impossibile uscire.
Il figlio di Minosse, Androgeo, giunse ad Atene per misurarsi con i giovani ateniesi nei giochi
tauromachici, ma rimase ucciso dal toro di Maratona. Suo padre, pazzo di dolore, si strappò la
corona dalla fronte accusando gli ateniesi di quell'omicidio, la morte di Androgeo doveva
portare loro sfortuna e da lì in poi dovettero pagare un orribile tributo: ogni nove anni Minosse
esigeva che mandassero a Creta quattordici sudditi ateniesi, sette fanciulli e sette fanciulle
vergini in pubertà, che sparivano nel labirinto sacrificate al Minotauro.

TESEO E IL FILO DI ARIANNA


Quando Teseo vinse il toro di Maratona, erano già passati diciotto anni e Minosse stava per
scegliere, per la terza volta, la schiera del sacrificio. Secondo la narrazione più antica, Teseo
sarebbe andato a Creta con la sua nave o con quella di suo padre per evitare un'altro inutile
sacrificio, ossia per uccidere il minotauro. Era partito con le vele nere ma suo padre gliene
aveva data anche una bianca che avrebbe dovuto essere issata se Teseo fosse ritornato
vittorioso.

In tutte le narrazioni, Teseo fu ricevuto a Cnosso da una figura di donna gentile, forse una dea
come Anfitrite.
Ma quando questi volle entrare spontaneamente nel labirinto, Arianna (nipote di Elio e Zeus,
figlia di Minosse e Pasifae), signora del labirinto, ebbe pietà di lui e, per amore del giovane
ateniese, tradì il proprio fratello, il Minotauro. Non ci sono narrazioni di come Teseo riuscì ad
ottenere il dono da Arianna, che doveva assicurargli l'uscita dal labirinto; un disegno molto
antico la rappresenta filando e mentre gli consegna il fuso col filo. L'astuta ragazza sugerì a
Teseo di fissare il capo del filo all'architrave dell'entrata del labirinto e di tenersi il gomitolo in
mano senza perderlo mai, poiché gli sarebbe servito a trovare la via di uscita.
Il Minotauro dormiva nella parte più interna del labirinto. Teseo doveva sacrificarlo a
Poseidone. Con una mano si afferrarono a vicenda, e infine Teseo trafisse mortalmente il
Minotauro. Egli appare vittorioso alla porta dell'edificio sotterraneo senza portare con se il
Minotauro ucciso, dove viene accolto festosamente dai fanciulli ateniesi scampati al sacrificio.
Teseo salì sulla nave con Arianna e durante la notte presero la via del ritorno, portando con sé
anche i giovani ateniesi. Teseo aveva promesso di corrispondere all'amore di Arianna
sposandola una volta vinto il Minotauro.
Prima dell'alba Teseo volle scendere a terra, e sbarcarono nell'isola di Dia, l'attuale Nasso.
Dioniso apparve in sogno a Teseo e lo minacciò se non gli avesse ceduto Arianna. Egli si svegliò
spaventato e la lasciò sull'isola immersa nel sonno. Quella stessa notte ella fu portata da
Dioniso sul monte Drios, e scomparvero entrambi.
Teseo proseguì con i giovani in direzione di Delo, dove ballò una danza che imitava le sinuosità
del labirinto. Ma nella confusione di emozioni per la perdita di Arianna, si dimenticò di cambiare
le vele nere con quella bianca. Egeo che attendeva il ritorno del figlio dall'alto delle mura, vide
dall'Acropoli le vele nere che la nave portava alla partenza. Così, scorgendo quel segno di
sventura, disperato, si uccise gettandosi in quel mare che da lui prese il nome.