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Traccia del caso clinico di:

____Pierpaolo________________________________________

Data della prima stesura: ___________


Data dell’aggiornamento: ___________

Prima parte
Nome:
Pierpaolo

Sesso:
maschio

Età:
26

Stato civile:
libero

Professione/attività:
studente

Livello culturale:
diploma, ora frequenta il primo anno fuori corso della laurea triennale in psicologia

Situazione socio-economico-culturale della famiglia:


padre prefessore universitario in pensione presso la Facoltà di Architettura di Napoli, madre
casalinga, fratello laureato in architettura

Esperienze psicoterapiche o trattamenti psichiatrici precedenti:


nessuna

Trattamenti psichiatrici concomitanti:


nessuno

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Seconda parte
Setting della psicoterapia:
Il mio studio privato

Sedute effettuate e frequenza:


Ho conosciuto Pierpaolo circa quattro anni fa su invio del fratello. Dopo aver fatto alcune sedute di
conoscenza nel periodo pre-estivo Pierpaolo ha interrotto la frequenza dei nostri incontri per poi
ricontattarmi con una forte movizione personale alcuni mesi dopo. Da allora è in terapia con me da
circa tre anni e mezzo. La frequenza è stata costante, una volta a settimana, tranne brevi periodi,
coincisi con movimenti importanti della sua vita, in cui ha saltato qualche seduta.

Perché la persona è venuta da me?


Pierpaolo ha iniziato la terapia perché sentiva di vivere una vita molto ritirata e povera di relazioni.
Passava le sue giornate chiuso in casa giocando al computer e le sue poche relazioni erano
totalmente mediate dai social, tranne quella con una fidanzata molto più giovane di lui con cui
però aveva un rapporto molto conflittuale e una frequenza molto sporadica.
La vita di Pierpaolo era intrisa da un profondo senso di angoscia e solitudine. Un non-sense
esitenziale pervadeva le sue giornate. Una forte paura del confronto e del mondo esterno gli
impediva di uscire di casa per affrontare qualsiasi attività sia ludica, che di studio o lavorativa.
Oltre a queste motivazioni di ordine individuale Pierpaolo sperimentava una relazione fortemente
oppressiva con la madre e conflittuale con il padre, tutto ciò accentuava la sua voglia di ritiro.
Questa condizione d’isolamento è fenomenologicamente ben rappresentata dalla casa in cui vive.
Un’abitazione isolata, situata in un paesino della costiera amalfitana, dalla quale ci si può muovere
soltanto con la macchina, poiché il paese più vicino dista diversi chilometri. Macchina che al tempo
dell’inizio della terapia Pierpaolo non guidava. Più volte nel corso della terapia abbiamo fatto
riferimento a questa casa come il castello sulla rocca, la tana, la caverna.

Perché in questo momento?


Pierpaolo mi contatta la prima volta su “spinta” del fratello e della madre, entrambi preoccupati per
il suo ritiro e per una sua supposta “dipendenza da videogiochi”.
Il conflitto con i genitori in casa era diventato insostenibile e quindi Pierpaolo aveva acconsentito a
contattarmi anche se ancora non convinto del tutto.
La seconda volta, dopo circa 5 mesi dall’interruzione improvvisa, Pierpaolo mi ricontatta in un
momento di maggior insight che coincide con una forte crisi con la ragazza dell’epoca e un aumento
considerevole del suo stato di angoscia.

Quale immagine il cliente ha di sé, della causa dei suoi problemi e la sua visione del mondo in
generale?
Pierpaolo si è sempre percepito fragile, debole, inadeguado. Inoltre, nonostante all’apparenza si
presenta come un bel ragazzo, ha una immagine corporea di se negativa e si percepisce brutto, non
sente di piacere agli occhi dell’altro.
Pierpaolo riconosce una grande dipendenza nei confronti della casa e del computer. Considera
entrambi ancore di salvezza da un mondo faticoso e pericoloso, oltre che da una vita familiare
affogante. Allo stesso modo si sente molto dipendente dalla madre, verso la quale riconosce uno
stile relazionale ambivalente con forti aspetti simbiotici e contemporaneamente conflittuali. Proprio
questo stile relazionale, unito al forte ritiro, alla fobia sociale e alla difficolta di costruire una
propria autonomia (nei differenti ambiti: sociale, familiare, universitario, della relazione di coppia)
sono a giudizio di Pierpaolo le cause del suo stato di malessere e angoscia.

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Fin dall’inizio della terapia Pierpaolo, che ha una buona capacità cognitiva e un buon insight, ha
riconosciuto, se pur in modo inizialmente generico e poi via via più specifico, nelle dinamiche
familiari l’origine dei suoi problemi.
Pierpaolo si descrive come un ago della bilancia del suo sistema familiare. Da una parte sente di
dover occuparsi della madre, casalinga con forti tratti depressivi, facendole da compagno e
facendosi carico del vuoto affettivo lasciato dal marito. Dall’altro riconosce una dinamica
competitiva con il padre, che lo porta ad avere dei forti scontri verbali. Nnonostante ciò, ad un
livello più profondo di analisi emerso sopratutto nelle ultime sedute, Pierpaolo riconosce nei suoi
atteggiamenti una funzione protettiva nei confronti del padre in quanto, seppur nel conflitto e
attraverso i continui autosabotaggi alla propria autonomia, garantisce a quest’ultimo il suo ruolo di
padre evitandogli la percezione di un fallimento genitoriale. Fallimento che il padre percepisce
fortemente nei confronti dei figli avuti da un precedente matrimonio, con i quali non ha più contatti
da quando pierpaolo era ancora un bambino. Inoltre Pierpaolo si riconosce una unleriore funzione
contenitiva rispetto alla forte ansia del genitore, che dai suoi racconti sembra avere tratti ossessivi e
leggermente paranoici. Come con il padre, anche nella relazione con il fratello Pierpaolo si
considera molto protettivo, nonostante sia il minore dei due. Anche il fratello maggiore similmente
a Pierpaolo presenta tratti di ritiro e comportamenti che dai sembrano non congrui all’età e che
comunque destano in quest’ultimo molta preoccupazione alternata a forte rabbia.
In generale Pierpaolo si percepisce molto preoccupato nei confronti di questa famiglia. Sente che il
suo malessere è funzionale ad una stabilità, se pur patologica, del suo sistema familiare, basata su
una alternanza di forte simbiosi e forte isolamento di ognuno dei suoi membri.
La visione del mondo è una visione di questo come ostile, pericoloso e giudicante, soprattutto
all’inizio della terapia. Un mondo in cui non è facile sopravvivere e nel quale, per poterlo abitare, è
richiesto un dispendio di energie e un potere personale che pierpaolo spesso sente di non avere.
La famiglia, in particolare la madre, sono stati per Pierpaolo il mezzo con cui poter interagire con il
mondo. Tutte le relazioni erano infatti mediate da questa figura, compresa quella con la ex
fidanzata.
La madre ha dato a Pierpaolo una visione del mondo come sporco e da tenere lontano. È lei infatti a
spingere affinchè la famiglia si muova da Napoli al piccolo paese quando Pierpaolo è piccolo,
evento che lui riporta come traumatico e origine delle sue difficoltà relazionali.
Il padre offre una visione del mondo come abitato da nemici da cui guardasi le spalle. Questa
visione sostiene l’atteggiamento di ritiro di Pierpaolo che non solo percepisce il mondo come
pericoloso, ma anche come un ambiente che può contaminare una idea di se narcisitica e idealizzata
sostenuta dalle forti proiezioni materne.
Nelle relazioni con i pari Pierpaolo si sente molto minacciato, soggetto ad un continuo giudizio e
facilmente tradibile o abandonabile. Solo ultimamente sta creando delle relazioni che spesso sono
prevalentemente a due: la ragazza, l’amico, il terapeuta individuale. Nella relazione a due Pierpaolo
sembra incontrare una maggior tranquillità di movimento rispetto a quelle di gruppo nelle quali si
percepisce a disagio e inadeguato nella gestione delle dinamiche.
Sicuramente negli anni di terapia la sua visione del mondo è fortemente cambiata, rivelando
l’inconguità di questa immagine che potrei definire persecutoria e basata sulla paura. Nonostante
ciò nei momenti di difficoltà o di passaggi cruciali, come il trasferimento a Napoli per l’università, i
primi esami, i primi spostamenti significativi da casa, ecc., il fantasma del nemico e il senso di
inadeguatezza ritornano in modo significativo.

La mia visione del mondo differisce in modo sostanziale da quella del mio cliente?
Chiaramente la visione di un mondo popolato di nemici non mi appartiene, ma sicuramente
riconosco in me una struttura narcisistica di fondo che mi porta a dare molta attenzione al giudizio
esterno e a essere molto sensibile alle critiche. Anche dal punto di vista delle relazioni riconosco di
non avere, in questo momento della mia vita, una vita sociale molto attiva. Spesso il lavoro e i miei

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momenti di deliberata solitudine svolgono un po’ il ruolo di tana, di rifugio proprio come la stanza
di Pierpaolo in cui lui si rifugia per stare con se stesso.

Quale è il mio ruolo in questa situazione?


Fin dall’inizio mi è stato subito chiaro, anche perché lo stesso Pierpaolo in modo più o meno chiaro
lo chiedeva, che il mio ruolo era quelo di aiutarlo da una parte nel processo di svincolo della
famiglia, in particolare dalla madre, e dall’altra a trovare una propria direzione esistenziale.
Ovviamente le due cose sono sempre andate insieme: svincolarsi dalla famiglia gli permette di
incominciare a centrarsi, identificando la propria direzione e sentendo le proprie gambe
intraprendere il proprio cammino; comprendere che direzione voler dare alla propria vita, scoprire i
propri interessi e recuperare la forza investita nella resistenza ad andare gli permette di lasciare gli
ormeggi dalla famiglia attraversando la paura del distaco. Oltre a ciò mi è sembrato importante
anche offrire a Pierpaolo una visione del mondo diversa, più ampia. Il mondo in cui ha vissuto
Pierpaolo per molti anni della sua vita è un mondo piccolo, povero di stimoli ed è invece
impressionante quanto lui invece sia ricettivo a questi e ne senta la necessità al di la di tutte le sue
paure e resistenze. Un chiaro esempio di ciò sono le partecipazioni a workshop o giornate di lavoro
corporeo che ho proposto a Pierpaolo e alle quali lui ha partecipato con entusiasmo dopo un primo
attimo di titubanza. Momenti di lavoro su di sé in cui ha potuto far esperienza di una condivisione
profonda e vitale con pari e con partecipanti di altra età. Momenti nei quali Pierpaolo è stato molto
generoso aiutando i partecipanti nei lavori e mettendosi in gioco con grande apertura, mostando
parti di sé intime e raccogliendo punti di vista e ascolto differenti da quelli della famiglia d’origine.

Cosa spera di ottenere il cliente con questa terapia?


Pierpaolo desidera uno spazio di condivisone e di riflessione autonoma che lo aiuti a intraprendere
il proprio cammino di realizzazzione personale. Attraverso la terapia punta ad acquisire una
maggior forza, vitalità e stabilità per affrontare il mondo. In particolare utilizza la terapia come un
aggancio e un rinforzo per completare il percorso universitario che ha intrapreso dopo circa un anno
di sedute e costruirsi una piccola autonomia affettiva (gli amici, la ragazza, punti di riferimento
esterni alla famiglia) ed economica che gli consentano di sottrarsi alla condizione di soffocamento
che percepisce in casa sua.

Che risultati spero di ottenere con questo cliente?


Credo che gli obbiettivi di Pierpaolo siano obbiettivi congrui e in particolare quello dell’università e
dell’aprirsi a intraprendere un lavoretto per aiutarsi economicamente siano abbastanza concreti.
Spero che Pierpaolo possa terminare il percorso di studi e credere maggiormente nelle proprie
capacita investendo maggior energia nello studio in modo da accellerare i tempi, dato che il
percorso per diventare psicologo e psicoterapeuta è lungo. Spero anche che Pierpaolo possa trovare
la forza e la fiducia in se stesso e nel mondo per trasferirsi a Napoli in modo da incominciare una
separazione fisica da casa che gli permetterebbe non solo di confrontarsi con se stesso e con i propri
limiti ma anche di respirare libero dalle dinamiche disfunzionali familiari.

Perché presento questo caso in supervisione?


Pierpaolo è uno dei pazienti che seguo da più tempo e per il quale provo un grande affetto. Sento
che il legame è forte e sincero da entrambe le parti ma a volte la grande tenerezza che provo verso
le sue ferite e le difficoltà oneste che sente nel percordo di svincolo e individuazione mi impedisce
di confrontare la sua parte adulta mettendomi in una condizione genitoriale e di conseguenza
mettendo lui nel ruolo del bambino proprio allo stesso modo di come fanno i suoi genitori a casa.
Mi piacerebbe trovare un equilibrio tra l’affetto e la tenerezza che provo verso di lui e che mi
permette di accoglierlo nelle sue farite e possibilità di rafforzare la relazione adulto-adulto che gli
consenta di entrare maggiormente nella sua realtà e di conseguenza attingere alle propie risorse e al
sostegno delle proprie gambe.

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Quali problemi incontro?
Uno degli ostacoli maggiori al processo terapeutico e alla sua continuità è l’atteggiamento di ritiro
relazionale, sia dalla seduta, attraverso uno spostamento o un’assenza non preavvisata, che nella
seduta, attraverso un atteggiamento nichilistico o altamente depressivo che impedisce sia il lavoro
teraputico che qualsiasi movimento energetico. Il ritiro di solito coincide con eventi familiari che
mettettono alla prova la relazione di attaccamento con la famiglia e in particolare con la madre (una
malattia, la scoperta di un supposto tradimento di questa al padre, un litigio forte) o con momenti di
passaggio importanti come il trasloco in una nuova stanza, un esame impegnativo, una richiesta
importante da fare ai genitori. In queste occasioni Pierpaolo si ritira e si chiude in casa per diversi
giorni e mette in atto atteggiamenti regressivi, come passare ore davanti a serie tv, non dormire tutta
la notte, inscenare forti conflitti a casa che in passato hanno “autorizzato” la madre a intervenire nel
setting scrivendomi lunghe mail disperate o chiamandomi a telefono nonostante il figlio fosse più
che maggiorenne.
Da un punto di vista energetico nella seduta riscontro una difficoltà a far mantenere la carica a
Pierpaolo che se pur facilmente si attiva e vitalizza la perde con ugual felicità rientrando nello
sconforto e nella passività. Oviamente mi sembra che ritiro e perdita energetica si riforzino a
vicenda e dipendono l’uno dall’altro.
Pierpaolo sperimenta spesso grande paura mista a forte senso di colpa ad allontanarsi da casa,
questo fa si che risulti difficile per lui pensare una vita autonoma e separata. Quando confronto la
sua preoccupazione e le sue paure una delle possibilità è che Pierpaolo entri in un atteggiamento
rabbioso, se pur passivo aggressivo, che impedisce il contatto tra me e lui rallentando o ostacolando
del tutto il lavoro terapeutico.
Un ulteriore problema di Pierpaolo con cui ho difficolta fare i conti e la scarsa capacità di
concentrazione che ha sullo studio che gli impedisce di procedere con continuità nel suo percorso
universitario ritardando lo svincolo attraverso questa possibilità. Rispetto a questo tema ancora ad
oggi non mi è chiaro se le difficoltà di Pierpaolo siano dovute a qualche problematica specifica
riguardante l’apprendimento o ad una resistenza di tipo squisitamente psicologico che sostiene la
dipendenza dalla famiglia. Da un punto di vista cognitivo Pierpaolo appare molto intelligente e con
un buon livello di insight oltre che con una elevata sensibilità che gli permette di comprendere non
solo il suo mondo emotivo ma anche quello dell’altro.

Cosa spero di ottenere attraverso questa supervisione?


Attraverso questa supervisione spero di poter fare un punto della situazione attuale di Pierpaoloalla
luce degli anni di terapia trascorsi. Mi piacerebbe sviluppare un approccio alla seduta che rafforzi
maggiormente l’adulto di Pierpaolo e che mi aiuti a lavorare nella direzione di aumentare e
consolidare la sua carica energetica senza cadere in questi continui alti e bassi.

Cosa mi da soddisfazione in questa terapia?


Sicuramente il legame terapeutico e affettivo che ho con Pierpaolo sono fonte di grande
soddisfazione. Nei momenti di apertura, che negli anni sono notevolmente aumentati, Pierpaolo
accetta con piacere e passione i miei stimoli terapeutici e le esperienze bionergetiche che gli
propongo. In molti momenti della nostra terapia ho sentito un piacere nel lavorare con lui e vederlo
crescere in questi anni, aprirsi al mondo, costruire le prime relazioni significative, superare i primi
esami mi ha molto emozionato e fatto gioire. Nella nostra relazione c’è anche un buon grado di
umorismo leggerezza e allo stesso tempo intimità e fiducia che rende piacevole la seduta.

Cosa penso di aver fatto bene?


Principalmente credo che si sia costruita una buona alleanza terapeutica e un clima affettivo
positivo. Quest’ultimo al di la delle limitazioni che ho incominciato ad anticipare precedentemente
è qualcosa che ritengo comunque importante per Pierpaolo il quale non ha avuto un legame

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affettivo positivo con la figura paterna. La forte conflittualità con quest’ultimo, sostenuta dal ruolo
assunto da Pierpaolo di difensore-accompagnatore della madre, non ha permesso tra i due uno
scambio affettivo ne ha permesso la costruzione di un immagine paterna positiva che lo aiutasse a
svincolarsi dalla madre.
Credo inoltre di aver aiutato Pierpaolo a scoprire la possibilità di accedere ad una propria vitalità e
di autosostenersi, di avergli aperto gli occhi ad una possibilità altra di esistenza al di là del pantano
emozionale in cui versa quanto entra nei suoi momenti di ritiro.
Infine mi sembra che abbiamo fatto un buon lavoro di comprensione psichica e corporea delle
dinamiche relazionali con entrambe le figure genitoriali inquadrandole in parte nella teorizzazione
del narcisimo di Lowen e utilizzando il lavoro di Shapiro sui demoni.

Cosa vivo con fastidio e insoddisfazione?


Una mia grande difficoltà è gestire i momenti di caduta di Pierpaolo e i suoi autosabotaggi. Provo
fastidio per i suoi aspetti di passività che mi generano molta frustazione e vanno sicuramente a
impattare con i miei nuclei narcisitici. A volte provo molta noia quando Pierpaolo ripropone
ripetutamente le sue dinamiche di ritiro o quando rimanda ripetutamente delle azioni che abbiamo
valutato insieme in terapia. Inoltre ho molta difficolta a tollerare la svalutazione che Pierpaolo fa di
se stesso (sia dal punto di vista intellettivo che estetico) e i continui abusi emozionali a cui si
sottopone nelle dinamiche familiari e più in generale nella relazione con le figure femminili.

Cosa penso di non aver fatto bene?


Nella prima parte della terapia credo di aver permesso non ho mantenuto bene i confini del setting
poiché avevo precedentemente avuto dei colloqui con il fratello maggiore e questo ha sicuramente
creato delle ambivalenze nelle relazione e impedito uno scambio trasparente. Soprattutto credo che
questo abbia ostacolato nella prima parte la costruzione dell’alleanza terapeutica. Il setting non era
pulito.
Un altro errore credo sia stato quello di spingere il processo terpeutico, in diverse occasioni, verso
obbiettivi più stabiliti da me che espressi o sentiti consapevolmente da Pierpaolo. Questo ha
generato resistenze oltre che fallimenti, con un conseguente sconforto di Pierpaolo e mio
(producendo in me a volte una risposta controtransferale negativa).
Infine dall’ultima supervisione in vivo è emerso chiaramente come in alcuni interventi rtendo ad
avere un atteggiamento genitoriale e non confrontativo adulto-adulto il che riproduce
l’atteggiamento infantilizzante della famiglia e non aiuta pierpaolo a radicarsi nella sua realta di
giovane adulto di 26 anni.

Ho dei risentimenti verso il cliente? Verso me stesso? Verso altri connessi con questo caso?
Non sento di avere dei risentimenti verso Pierpaolo, sicuramente riconosco in me un tratto di forte
autogiudizio e autoesigenza che a volte nei momenti di empasse rischia di essere agito con un
atteggiamento severo e svalutante nei suoi confronti per quanto sia comunque abbastanza
consapevole di questa mia tendenza e l’abbia più volte osservata in supervisione. Sicuramente al
contrario ho provato dei sentimenti abbastanza forti di rabbia nei confronti della madre sia per i
continui ostacoli che soprattutto nei primi due anni della terapia metteva ai movimenti di autonomia
che Pierpaolo metteva in atto (i primi viaggi, l’iscrizione all’università, il trasferimento a Napoli),
sia per le interferenze del setting che metteva in atto scrivendo mail e chiamando, chiedendomi
inoltre di non dirlo a Pierpaolo.

Cosa avrei potuto fare meglio con questo cliente?


Alla luce di quanto sto scrivendo e riflettendo su Pierpaolo non so bene cosa avrei potuto fare
meglio, credo che per quelle che sono le mie capacitàterpapeutiche e la mia esperienza a oggi in
questo campo ho fatto quanto era nelle mie possibilità. Sicuramente una supervisione più continua
su questo caso mi avrebbe aiutato a gestire maggiormente il mio controtransfert. Questo in

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particolare nei momenti in cui in risposta ai momenti di vuoto e nichilismo di Pierpaolo mi
sostituivo a lui in merito a obbiettivi o azioni da intraprendere invece di essere semplicemente
presente e accompagnarlo con maggior distanza in questo mondo di sentimenti che probabilmente
spaventano anche me. Credo quindi che un’attenzione più seria al mio controtransfer negli aspetti di
dinamiche “io ti salverò (dal tuo vuoto.. dalla tua depressione.. dalla tua famiglia..)”, quindi di
onnipotenza, e dalle dinamiche svalutative e rabbiose, conseguenti alla frustrazione con cui questa
relazione spesso mi mette in contatto, sarebbe sicuramente qualcosa da sviluppare maggiormente.
Infine, come ho già sottolineato e soprattutto grazie all’alleanza terapeutiche che si è formata,
sarebbe utile uno spostamento da un atteggiamento genitoriale, che per un tempo è stato
sicuramente utile per la formazione di quest’ultima, ad un atteggiamento più adulto e confrontativo
se pur nel rispetto dei suo tempi e dinamiche energetiche.

Se dovessi ricominciare da zero con questo cliente, cosa rifarei e cosa cambierei?
Come ho già detto precedentemente non so bene cosa potrei fare di diverso. Mi viene in mente è in
merito agli inquinamenti del setting da parte del fratello e soprattutto della madre. In merito a
questo forse avrei potuto inviare il paziente da un collega in quanto avevo intrapeso alcuni colloqui
precedentemente con il fratello. Da un punto di vista generale avrei dato una maggior attenzione e
tempo all’emersione di obbiettivi propri e sentiti, quindi mi verrebbe da dire la costruzione di un
tempo più lento, finalizzato alla costruzione e alla scopertà di un Sé più autentico e meno adattato ,
mentre da un punto di vista corporeo forse avrei potuto seguire un iter più strutturato lavorando
inizialmente sugli aspetti schizoidi, in modo da aumentare gradualmente il livello energetico, per
poi passare agli aspetti orali e di dipendenza, in modo da rafforzare il grounding, dare un maggior
contenimento alla rabbia e aiutarlo a appropiarsi della carica energetica in modo da poterla investire
nella propria vita. Molti di questi passaggi sono sicuramente stati fatti ma in modo forse un po’
disorganizzato e non inseriti in un piano terapeutico lineare.

Ci sono inquinamenti del setting? Cosa? Che fare al riguardo?


L’inquinamento maggiore è stato messo in atto soprattutto dalla madre nei primi due anni di terapia.
In questo periodo di tempo più volte la madre mi ha scritto mail nelle quali si lamentava del
comportamento del figlio e mi raccontava cose personali di lui, ovviamente contaminate dal suo
punto di vista e che Pierpaolo o non mi aveva ancorara raccontato o mi raccontava in maniera
differente. Altre volte mi ha scritto in merito a delle confrontazioni che Pierpaolo le faceva in
seguito a delle scoperte e consapevolezze che acquisiva in terapia. In queste mail la madre si
giustificava con me o accusava Pierpaolo di essere violento e cattivo con lei, raccontandomi della
sua vita e pregandomi di non raccontare al figlio quanto mi scriveva. Fin dall’inizio, ho utilizzato la
strategia di avvisare sempre Pierpaolo di queste comunicazioni che la madre mi faceva e ho
avvertito la madre fin dalla prima mail che avrei avvisato Pierpaolo di qualsiasi comunicazione lei
mi facesse in modo da mantenere un atteggiamento di trasparenza e salvaguardia dell’alleanza
teraputica con Pierpaolo. Ho invitato inoltre più volte la madre a parlare direttamente con il figlio
senza triangolare le comunicazioni attraverso di me. Il mio atteggiamento nei suoi confronti è stato
comunque accogliente e allo stesso tempo confrontativo, nel senso di esplicitare e dar peso alla
richiesta d’aiuto implicita nelle sue comunicazioni e di inidirizzarla, nel caso lei ne avesse voglia,
verso un percorso d’aiuto. La madre non ha mai accettato di andare in terapia, ma comunque negli
ultimo anno e mezzo non ci sono state più sue comunicazioni e, benche rimangano forti problemi
relazionali, la comunicazione tra lei e Pierpaolo, soprattutto quella del figlio verso la madre, è più
trasparente, diretta e autentica.

Il contratto è rispettato dal cliente? Dal terapeuta?


Il contratto amministrativo (puntualità, setting, periodicità delle sedute e compenso) è generalmente
rispettato da Pierpaolo e da me anche quando è capitato che Pierpaolo spostasse, non nel tempo
consentito, o saltasse inaspettatamente una seduta (nei suoi periodo bui) ha sempre pagato e

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richiesto un nuovo appuntamento. Per quanto riguarda la puntualità non c’è stato mai nessun ritardo
significativo.
Per quanto riguarda il contratto teraputico (obbiettivi, compiti o azioni da intrapendere) sicuramente
riscontro una maggior ambivalenza dovuta in parte alle resistenze al cambiamento di Pierpaolo, in
particolare per quanto riguarda passaggi di autonomia (utilizzo dell’auto, ricerca di una stanza e
trasferimento a Napoli, esami universitari..), e in parte dovuta ad una precoce formulazione
dell’obbiettivo da parte mia invece che da parte sua.

Ho una chiara visione del processo terapeutico? Dove siamo?


Da quanto detto fin’ora il processo terapeutico si sta svolgendo su una base di una buona alleanza
terapeutica e in direzione di un rafforzamento dei confini di pierpaolo e del suo grounding oltre che
di un aumento della sua vitalità. Ciò è funzionale ad una maggior autonomia di Pierpaolo dalla sua
famiglia d’origine e ad an suo centramento sui suoi obbiettivi di vita. Nel concreto il lavoro va in
direzione di obbiettivi quali: concludere l’università, svincolarsi fisicamente da casa affittandosi una
stanza a Napoli, aumentare le frequentazioni al fine di coltivare una rete di amicizie. Dal punto di
vista psicodinamico il processo terapeutico è partito analizzando la relazione con la madre e il
materno osservando gli aspetti simbiotici e di coodipendenza (oltre che di controllo sia da parte
della madre verso Pierpaolo sia di Pierpaolo verso la madre) per poi entrare ad analizzare la
relazione con il padre, il paterno e il maschile in generale (una delle più grandi paure di Pierpaolo
all’inizio della terapia era di essere omosessuale) osservando le tematiche della mancata
identificazione, della competizione e del conflitto. Nel lavoro con le figure genitoriali Pierpaolo ha
potuto toccare forti emozioni di rabbia (in particolare con la madre) e di dolore (in particolare con il
padre. Nel processo di separazione è di individuazione per una parte di Pierpaolo è molto difficile
pensare di abbandonare la casa dei genitori perché sente una forte spinta implicita della famiglia ad
occupare il ruolo di perno all’interno della famiglia. Occupare questo ruolo è fonte di amore da
parte dei genitori, in particolare della madre, e del fratello. Non occupare questo ruolo mette
pierpaolo in contatto con la paura della perdita dell’amore genitoriale, del rifiuto e a volte della
catastrofe familiare. Nello specifico è emerso che pierpaolo svolge una funzione di protettore e di
occupazione per la madre, di contenitore emozionale e rivendicazione del ruolo genitoriale per il
padre e di copertura di un forte disagio psichico per il fratello. Entrambi i figli hanno la funzione di
mantenere uniti, almeno dal punto di vista della funzione genitoriale il padre e la madre che per altri
aspetti della vita di coppia appaiono dai racconti di Pierpaolo molto distanti. La terapia e il lavoro
terapeutico attraverso la parola e il corpo hanno reso Pierpaolo cosciente di molte di queste
dinamiche.
Da un punto di vista energetico il lavoro è andato in direzione non solo di un aumento e
consolidamento dell’energia di Pierpaolo ma anche di una sua fluida espressione in quanto,
inizialmente e tutt’ora nei momenti di difficoltà, Pierpaolo presenta un atteggiamento e un modo di
parlare che potrei definire “a scatti”, robotico. Questa fluidificazione è passata attraverso uno
scioglimento delle tensioni nella zona della testa e del collo con una conseguente energizzazione
della zona del cuore. Il lavoro sulla testa, sui piedi e una costante attenzione al respiro e al suono
hanno permesso a pierpalo di energizzare e ammorbidire lo sguardo spaventato e poter contattare
emozioni profonde come il dolore e l’amore. Il lavoro sulla schiena, attraverso il sostegno e esercizi
espressivi, unito al lavoro sui “demoni genitoriali” ha permesso a Pierpaolo di esprire la rabbia,
sentire l’energia vitale racchiusa in essa e diventare cosapevole degli irretimenti familiari.
In questo momento della terapia mi sembra che Pierpaolo sia molto più consapevole rispetto
all’inizio delle dinamiche intrapsichiche e familiari oltre che delle sue responsabilità rispetto alla
non autonomia e agli autosabotaggi. Sicuramente dal punto di vista energetico il livello e
decisamente più alto e i confini più solidi questo gli consente di confrontarsi maggiomente e con più
successo alla realtà. Anche le relazioni con i pari, se pur ancora poche, sembrano andare meglio. Mi
sembra di poter dire che siamo in un momento critico della terapia in cui Pierpaolo sta decidendo
realmento o no di svincolarsi e intraprendere il proprio cammino. La consapevolezza e la forza

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acquisita non gli permettono più di autoingannarsi e di svalutare le proprie capacità. Siamo in un
momento in cui l’impatto con il prendersi la responsabilità della propria vita è molto forte e questo
a volte spaventa a volte eccita Pierpaolo. Mi sembra che sia stato fatto un buon lavoro di analisi da
parte sua e il momento attuale richiede la messa in pratica di quanto acquisito e l’attraversamento di
tutte queste paure, ormai depotenziate, alle quali, abbastanza consapevolmente, Pierpaolo si
aggrappa per non modificare lo status quo della sua vita e del sistema familiare.

Come mi percepisco con questo cliente in termini di:

comprensione empatica:
In generale mi sembra che il mondo emozionale di Pierpaolo sia per me comprensibile e per la
maggior parte delle sedute raggiungibile. Nello specifico mi sembra per me più facile entrare in
contatto con la rabbia di Pierpaolo e la paura, mentre ho più difficoltà a sostenere e accompagnarlo
nella tristezza e nel dolore. Questa mia difficoltà si aggancia e sostiene la difficoltà di Pierpaolo a
esprimere e condividere queste stesse emozioni.
Dopo l’ultima supervisione in vivo mi sono reso conto, nonostante questo sia un tema su cui spesso
rifletto anche con altri pazienti, della mia difficoltà ad entrare e dare il giusto valore al mondo
dell’amore del paziente, in particolare quello verso la famiglia e ei genitori. Se da una parte riesco a
sentirolo e comprenderlo, ad esempio il forte legame amoroso tra Pierpaolo e la madre, o tra
Pierpaolo e il fratello, mi è molto difficile guardare con occhi positivi, valorizzarlo nelle sue risorse
(che razionalmente credo sempre ci siano) mentre mi è più facile evidenziale la parte insana e
indirizzare il paziente ad un movimento conflittuale più che di riconciliazione adulta o per lo meno
nell’accettazione. Nell’ultima seduta supervisionata questo è stato molto evidente in un passaggio in
cui ho sottolineato a pierpaolo come il prezzo della sua autonomia sia rinunciare all’amore della
madre e questo ha generato in Pierpaolo una sensazione di paura e preoccupazione (con una
conseguente tenzione allo stomaco e una contrazione della zona del cuore) che non solo non aiutava
Pierpaolo nello svincolo ma che in fondo non è neanche del tutto vera. Dalla supervisione è emerso
che se è pur vero che nella separazione (e nell’autonomia) Pierpaolo ha dei “prezzi” da pagare e
delle responsabilità da assumersi questi non sono direttamenti connessi alla perdida del legame
amoroso. C’è un amore, per quanto ambivalente, confuso, infantile che sempre resterà tra Pierpaolo
e la madre al di la dell’andare di Pierpaolo e che è importante sottolineare e valorizzare al fine di
rassicurarlo e permettergli una più seren separazione. Credo che questa difficoltà a lavorare in
questa direzione sia fortemente connessa con la mia storia personale di un legame d’attaccamento
ambivalente con mia madre e che quindi sia in parte permeata di una una dinamica
controtransferale.

accettazione/rispetto profondo:
Sento grande accettazione e rispetto nei confronti di Pierpaolo e questi aspetti sono sicuramente
sostenuti dal legame affettivo che si è venuto a creare negli anni di terapia. Come ho già detto
precedentemente la mia difficoltà è soprattutto quella di “stare” con Pierpaolo nei momenti di
sconforto, di nichilismo o di disperazione nei quali entra ciclicamente. A volte percepisco questi
momenti come dei buchi neri, dei pantani in cui emerge una mia paura, in parte controtransferale in
parte anche sana, di rimanerne intrappolato e non sapere come uscirne o cosa fare per aiutare
Pierpaolo a emergerne in maniera vitale. L’ostacolo controtransferale credo sia quello di toccade dei
nuclei di disperazione e di depressioni connessi con il mio Bambino interno con cui ancora oggi
faccio in parte difficolta a fare i conti. Questi momenti bui di Pierpaolo probabilmente mi mettono
in contato con queste antiche ferite e emerge in me la paura di perdere il ruolo di terapeuta nella
seduta, è come se sentissi minacciato il mio potere personale, la reazione controtransferale a tutto
ciò è duplice da una parte un sorta di rifiuto e dall’altra un’attivazione a cercare soluzioni che
potrebbe rientrare in una modalità “io ti salverò” che rischia di interrompere il contatto emozionale
più che essere in linea con quello che sta attraversando Pierpaolo.

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congruenza e trasparenza:
Al di là dei limiti finora esposti mi sembra che conguenza e trasparenza, in particolare quest’ultima,
sono stati dei punti di forza della relazione terapeutica con Pierpaolo e hanno fortemente aiutato
nella costruzione dell’alleanza teraputica. La trasparenza in particolare, anche per stile personale di
lavoro, è stata oggetto più volte di interventi terapeutici, soprattutto nella fase avanzata della terapia
nella quale sentivo che Pierpaolo poteva reggere maggiormente l’esplecitazione di alcuni mie
vissuti senza confonderli e potendoli utilizzare e digerire i fini di una maggiore comprensione di se
stesso.

qualità dell’alleanza terapeutica:


La qualità dell’alleanza terapeutica mi sembra buona. Il clima è caldo e amoroso ed entrambi
lavoriamo in direzione del benessere di Pierpaolo. Mi sembra e più volte è stato confermato dai
comportamenti di Pierpaolo, nonostante le mie paure, che l’alleanza regge anche i momenti di
conflitto e di attrito che possono emergere in risposta ai miei interventi confrontativi sulle resistenze
di Pierpaolo al procedere della terapia. Movimenti di riparazione e riconciliazione, da entrambe le
parti, sono stati molto frequenti nei momenti di empasse e tensione.

Riesco a comunicare con lui mettendomi al suo livello di competenza linguistica?


Il livello di competenza linguista di Pierpaolo è molto buono e questo sicuramente mi facilita negli
interventi verbali creando una reciproca comprensione linguistica. L’utilizzo da parte mia di
metafore ed esempi presi dalla vita quotidiana, tipici del mio stile personale di lavoro, aiutano e
facilitano ulteriormente la reciproca comprensione.

Ho una chiara percezione del processo del cliente?


Come ho già scritto precedentemente in generale mi sembra di avere abbastanza chiara la perceione
del processo di Pierpaolo. Quello che sicuramente riconosco è che l’impazienza e la fame di risultati
a volte mi generano dei momenti di offuscamento e ostacolano una visione lucida di dove sta
Pierpalo dando spazio alle reazioni controtransferali.

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Terza parte
Per quanto riguarda il carattere dominante del cliente ed il suo processo di cambiamento
riesco a percepire dove è , dove era all’inizio della terapia?
I tratti caratteriali dominanti di Pierpaolo sono sicuramente un forte tratto schizoide e una buona
parte orale.
Per quanto riguarda la parte schizoide mi sembra che pierpaolo partiva da un forte ritiro relazionale,
in cui la sua stanza e il computer erano una tana in cui rifugiarsi. Il mondo virtuale nel quale
Pierpaolo passava la maggior parte del suo tempo era la metafora dell’investimento energetico nel
pensiero e nella testa. Le relazioni erano poche e per la maggior parte virtuali. Nel corpo l’energia
era concentrata prevalentemente nella testa e nella zona alta del corpo. Il contatto con i piedi, con la
terra e in generale con le sensazioni del corpo era molto scarso. Gli occhi erano circondati da
occhiaie, segno non solo delle notti insonni davanti al video, ma anche di un forte ritiro e ristagno
energetico. La sessualità era anche essa immaginata e soprattutto quella reale era vista come
spaventosa, frustrante con il rischio di trasformarsi in una umiliazione o per lo meno in un rifiuto.
Nel lavoro corporeo la carica energetica era prevalentemente bassa soprattutto quando pierpaolo era
realmente in contatto con se mentre poteva salire in forma però fortemente dissociata nel momento
in cui proponevo degli esercizi più espressivi. Il risultato di queste mie proposte era che Pierpaolo
nonostante accettava l’esercizio, per una sorta di compiacenza, rimaneva molto spaventato dalla
carica energia che emergeva e questo impediva una sua integrazione.
Per quanto riguarda la parte orale, abbastanza presente anche se in forma minore rispetto alla
schizoide pierpaolo presentava un grande senso di inadeguatezza, evidenziato dalla uno sguardo
trise e cupo, e una forte dipendenza dalla madre in parte dal padre accompagnato da importante
bisogno di essere curato e protetto da loro. Dai racconti di vita emergeva una esperienza di
deprivazione e scarsità di stimoli che in me produceva una reazione controtransferale di tenerezza e
protezione. La rabbia era molto nascosta e spesso trasformata in una lamentela. Il pensiero inoltre
andava sempre ad una immaginata fidanzata che lo coccolasse, nutrisse, gli desse calore. Quando
pierpaolo usciva dal ritiro il mondo esterno era fatto di nemici e di mete irraggiungibili per lui o
confuse, quello interno pieno di ambivalenze, di continui desideri repressi, di senso di impotena e
rancore. Da un punto di vista corporeo e energetico la parte bassa del corpo era molto scarica e i
piedi in particolare collassati, l’energia molto bassa soprattutto nele braccia (lunghe) e nelle mani.
Dopo ogni esercizio che lo poneva in tensione ill corpo tendeva a collassa e ad accasciarsi in
particolare nella zona bassa del petto e all’altezza del diaframma. Nella zona della bocca e della
mondibola erano presenti dei movimenti inconsapevoli di masticazione in particolare nei momenti
di tensione. Nel procedere delle sedute accompagnato alla tristezza è emerso un sentimento di
invidia spesso accompagnato da impotenza. L’atteggiamento rispetto alle richieste della vita e del
tempo era molto infantile e a volte capriccioso.
Allo stato attuale della terapia gli aspetti più evidenti di cambiamento sono un maggior radicamento
accopagnato da un aumento generale della carica energetica in tutto il copro in particolare nella
periferia (gambe e braccia) e negli occhi, che se pur circondati da scure occhiae risutano più vivi e
morbidi, una drastica diminuizione del bisogno di isolamento, che rimane comunque presente nei
momenti di difficoltà, ma che sta lasciando spazio a Pierpaolo alla costuzione di nuove relazioni di
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cui per la prima volta ne sente il piacere, il mondo non è vissuto più come spaventoso e dalla paura
del mondo Pierpaolo sta passando al piacere di stare in esso pur sentendo tutta la difficolta di
relazionarsi e i limiti del suo carattere, in generale sono aumentati gli aspetti di autonomia e
Pierpaolo a volte è addirittura felice di sfidare se stesso nelle avventure quotidiana che la vita gli
pone (pagare una bolletta, cercare casa, organizzare un viaggio, andare a una festa o invitare amici a
casa sua, laboratori di gruppo all’università), anche nella relazione con il mondo femminile senmba
più sicuro e meno dipendente.
Nel lavoro corporeo oggi Pierpaolo sembra reggere maggiormente lo stress e l’espressione
emozionale e molto più ampia. Il lavoro di “caricare e contenere” ha permesso una maggior
costruzione dei confini corporei e gli ha ermesso di entrare in esperienze a più alta carica energetica
fino al lavoro con i demoni che è stato ed è un approccio di lavoro molto utile per lui sia dal punto
di vista della comprensione degli irretimenti sia dal punto di vista dell’integrazione delle parti scisse
(energetiche e psichiche). Oggi nonostante molte problematiche rimangono o sono in fase di
processazione Pierpaolo appare più integrato, forte e flessibile. Regge con maggior presenza il
conflitto nelle relazioni, ha capacità di sostenere il proprio punto di vista (quando ne è consapevole)
senza entrare in reazioni di ritiro/fuga o di rabbia esplosiva.
Nonostante questi cambiamenti riamane comunque una ciclicità dell’umore e l’attuazione di divese
primarie nei momenti di grande stress. C’è ancora una confusione rispetto al futuro e a quello che
vorrà fare da grande per garantirsi una propria utonomia economica e affettiva. I temi più importanti
sui quali stiamo lavorando sono quelli di un maggior investimento di impegno nell’universita e nela
separazione fisica dalla casa di famiglia. Rispetto a questi temi Pierpaolo nonostonta fa dei
movimenti in queste direzioni ha la tendenza a autosabotarsi o sperimentare un crollo energetico
ogni qual volta il raggiungimeto degli obbiettivi è vicino. Vi è consapevolezza di questi
meccanismi, ma sembra sempre a posteriori o comunque vengono vissuti da lui come inevitabili o a
volte con rassegnazione. In generale mi sembra che allo stato attuale Pierpaolo sia come su una
soglia tra uno stato psicologico adolescenziale e l’entrata nel modo dell’adulto. L’aumento della
caraica e nergetica, il maggior radicamento e lo sviluppo della consapevolezza lo spingono in avanti
a dare il passo, mentre le dinamiche simbiotiche e di irretimento familiare lo tirano indietro. Questo
conflitto è fonte di grande stress per Pierpaolo e spesso vissuto da me come molto frustrante.

- Quale è la relazione del cliente con i suoi sentimenti ed i significati (costrutti) personali e i
suoi blocchi corporei?
Nel momento di vita di Pierpaolo mi sembra che dal punto di vista di sentimenti e dell’esperienza
emotiva in generale, abbia una buona capacità di accesso e di espressione. È tendenzialmente più
facile esprimere l’emozione della rabbia che sciogliersi in un pianto, ma più volte in questi anni ci
sono stati momenti in cui Pierpaolo ha potuto condividere la sua tristezza e lasciare che io mi
avvicinassi a questo nucleo di dolore. Ricordo in particolare tre momenti in cui pierpaolo ha toccato
un grande dolore misto ad amore e commozione. Il primo fu quando si rese conto delle difficoltà del
fratello, della sua rabbia e incapacità di vivere nel mondo. In questa occasione Pierpaolo sentì una
forte vicinanza e un grande amore per il fratello che lo sciolse in un lungo pianto che ha permesso
nei mesi successivi un maggior contatto affettivo tra i due e la capacità da parte di Pierpaolo di
gestire i continui attacchi aggressivi o i comportamenti “strani” (e spaventanti) del fratello.
Un secondo momento fu in una seduta dove lavoravamo sul padre e la relazione conflittuale che da
sempre hanno avuto. Pierpaolo ricordava le giornate passate da bambino a studiare con il padre e
come quest’ultimo interveniva sui suoi compiti sostituendosi a lui, facendoli al suo posto e
aggredendo Pierpaolo ad ogni errore o incomprensione. Attraverso l’espressione della rabbia per le
aggressioni e svalutazioni subite Pierpaolo ha potuto toccare in quella seduta il dolore di non essere
stato mai accopagnato e sostenuto realmente da questo padre e insieme ha sentito l’amore unito alla
frustazione. Ha potuto esprimere la profonda solitudine che sentiva rispetto a questa figura e al
mondo in generale. E contemporaneamente mi ha permesso di entrare in questi sentimenti e essere
con lui costruendo così un esperienza nuova e riparatoria di essere insieme e in condivisione.

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Un terzo episodio, recente, riguarda la madre a cui è stato diagnosticato e operato un tumore
all’utero, per fortuna risultato benigno. Inizialmente non mi sono reso conto di quanto l’evento
avesse turbato Pierpaolo, lui non esprimeva molto, a parte informazioni pratiche su come stava la
madre, e io ho sottovalutato quello che stava gli accadendo internamente. Sentivo le sedute
precedenti come svuotate emozionalmente fino a quando in una seduta emerge un conflitto
familiare per l’utilizzo macchina e lui è costretto a stare in casa isolato per due giorni. In questa
seduta io mi schiero apertamente con lui e lo spingo a lavorare sull’espressione del suo bisogno
anche al costo del conflitto con i genitori e con il fratello. Apparentemente la seduta sembrava
essere stata positiva ma non ho dato peso ad un notevole abbassamento dell’energia alla fine della
sessione, come una esperienza di “sfilacciamento” della relazione, e per le due sedute successive
Pierpaolo non è venuto dicendo che non se la sentiva e che stava troppo male per reggere una
seduta. Dopo queste due settimane di pausa, che coincidevano con la chemioterapia della madre,
Pierpaolo è rientrato in seduta e nell’esplorazione di quello che era accaduto tra di noi ha potuto non
solo toccare la difficoltà dell’incontro con me e del condividere quello che gli stava accadendo, ma
soprattutto ha potuto toccare il terrore di perdere la madre e il dolore contratto e negato per tutto il
tempo della malattia della madre. Come con il fratello e con il padre anche qui il dolore era sempre
connesso con l’apertura del cuore e l’espressione di un grande amore verso ognuno dei membri
della famiglia, un amore mai espresso apertamente, mai liebramente condiviso perché respinto o
manipolato.
Per quanto riguarda il mondo dei costrutti personali e dei significati con cui Pierpaolo legge la sua
esperienza di vita sono tutti orientati ad una risposta comportamentale di ritiro e di ricerca di
protezione attraverso l’isolamento e l’attaccamento alla famiglia. “Io sono debole”, “il mondo
cattivo”, “non posso farcela da solo” sono costrutti e idee con cui si definisce e definisce il mondo.
Sembra che gradualmente si sta rendendo conto di basare la sua vita su queste convinzioni e più
volte è capitato di esplorare il vantaggio secondario che portano questo tipo di idee su di se e sul
mondo: un atteggiamento di protezione da parte dei gnitori, l’evitamento di un contatto reale e
eventualmente frustrante con il mondo, la fantasia di controllo delle relazioni nella famiglia, una
“giustificazione” del ritiro.
Come ho già anticipato i blocchi corporei e energetici di Pierpaolo sono di tipo schizoide e orale.
Le zone che più si attivano durante il lavoro corporeo e rendono evidente il loro blocco sono quella
del cuore e quella del diaframma. Spesso in quest’ultima è evidente un collasso, soprattutto dopo
una esperienza ad alta carica. Nell’ultima supervisione in vivo è stato molto evidente come dopo un
esperienza di vitalizzazione Pierpaolo si è accasciato sul diaframma inibendo il senso di vitalità e
riportanto la sua energia ad un livello basso. Nonostante con il tempo sia diventato più consapevole
dei suoi blocchi (ai quali includerei una tensione alla mascella e un forte ristagno energetico nella
zona oculare) e della fragilità delle gambe non sembra molto consapevole della dinamica corporea
che si manifesta quando sopprime la carica energetica. Mi sembra infine importante sottolineare la
relazione conflittuale che Pierpaolo ha con il suo corpo e che a volte si manifesta con forti
preoccupazioni rispetto al suo aspetto e a quello che il mondo può pensare di lui.

- Quale è la capacità del cliente di vivere la sua attuale esperienza soggettiva?


Ad oggi la capacità di insight e di comprensione di quello che gli sta accadendo è abbastanza buona.
È presente chiaramente una forte razionalizzazione dei vissuti e ha una tendenza più a “raccontare”
quello che sta vivendo che a esprimerlo emozionalmente o corporeamente. Nonostante ciò, quando
porto pierpaolo a contatattare il mondo emozionale e i suoi vissuti profondi generalmente è capace
di contenerli e ridefinirli in modo da poterli utilizzare ai fini degli obbiettivi terapeutici.
Sicuramente all’inizio della terapia era presente una forte distorsione della realtà a causa degli
aspetti paranoici e della forte dipendenza dalla famiglia, aspetti che ora sembrano più contenuti e
avere meno peso.
La frustrazione e i sentimenti negativi che tocca in conseguenza al suo bisogno di separazione
sembrano l’esperienza interna più difficile da contenere per Pierpaolo. Spesso la frustrazione e il

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dolore per la separazione dsi trasformano in un senso di impotenza e di rassegnazione da cui
difficilmente riese ad uscire in tempi brevi e che lo costringono ad un andamento oscillante rispetto
alla conquista dei suoi obbiettivi.

- Quale è il suo stato di incongruenza?


le incongruenze maggiori sono relative alla situazione universitaria, alla separazione fisica da casa e
al suo futuro lavorativo. Rispetto all’università Pierpaolo spesso pianifica un percorso univeristario
fatto di esami dati con ripidità e buon esito che però non corrisponde alla realtà e alla sua capacità
di concentrarsi e studiare. Mi sembra che a questo riguardo pierpiaolo sia più nella fantasia che
nella realtà, nel senso che ha un immagine di se che non corrisponde a quella che emerge dal suo
reale iter universitario. Lo stesso vale per lo spostamento fisico per il quale negli anni è sempre
dipeso dalla madre, spesso contraria ad un suo allontanamento da casa, facendola entrare
continuamente nella relazione sia con i coinquilini che nella gestione con gli affittuari. Sembra
presentare un atteggiamento fortemente infantile al riguardo e in generale una forte ambivalenza.
Ad esempio negli anni non ha mai deciso di portarsi nelle stanze affittate a Napoli il suo computer
che, come abbiamo visto insieme, rappresenta “l’ossigeno” che gli permette di rinchiudersi nella
casa di famiglia per giornate intere senza uscire dalla stanza. Spesso abbiamo visto, al contrario di
demonizzarlo, come portare il computer nella stanza affittata a Napoli potrebbe essere una modalità
che lo aiuti a vivere maggiormente questo spazio invece di rientrare ogni fine settimana e spesso
prolungare la sua permaneza per più giorni. Pierpaolo nonostante se lo proponesse in continuazione,
di fondo, è sempre stato riluttante a questo spostamento.
Infine Pierpaolo mi sembra molto incongruente rispetto al tema del lavoro e della sua indipendenza
economica. Ha una vaga idea di quello che vuole fare da “grande” nonostante abbia già 26 anni e
parla di una sua autonomia economica in modo totalmente irrealistico. Non sembra aver percezione
di quanto ha bisogno per vivere e neanche come fare per guadagnarlo o per lo meno muoversi in
questa direzione. Rispetto a questi temi, che per me rientrano nel mondo dell’adulto radicato nella
sua realtà, Pierpaolo mi sembra molto etereo e sicuramente ambivalente.

- Quale è il livello e la modalità di comunicazione di se stesso in un clima accettante?


La consolidata alleanza teraputica permette a Pierpaolo la condivione di uno spazio in cui si sente
accettato e può, con i suoi tempi, comunicare e esprimere il suo mondo interiore. Generalmente le
sue comunicazioni sono dirette: “sento questo..”, “sto vivendo questo..”, “oggi è così..”. Altre volte,
sempre di meno e in coincidenza con i momenti di rassegnazione, la comunicazione è di tipo
passivo (silenzi, atteggiamenti provocatori, assenze ingiustificate..) e richiede un intervento mio, di
chiarificazione, per essere essere esplicitata. La stessa qualità positiva dell’alleanza, che sento
assolutamente come una risorsa, a volte rischia però di inibire le comunicazioni che hanno a che
fare con il transfert negativo. Nonostante io, almeno a livello cosciente, sia aperto a riceverlo risulta
per Pierpaolo più difficile comunicarmi i suoi sentimenti negativi nei miei confronti e in generale
tutto ciò che ha a che fare con il transfer negativo.

- Quali sono i costrutti personali o illusioni dell’io con cui il cliente costruisce l’esperienza?
Pierpaolo è fortemente concentrato nella testa e nel pensiero, si sente molto disconneso dal prorpio
corpo che considera qualcosa di brutto e limitante. Crede che il mondo delle razionalità debba
essere dominante rispetto a quello delle emozioni e dei sentimenti. Ha una profonda convinzione
che non ha il diritto di esistere e essere amato per così com’è, con i suoi punti di vista autonomi
sulle cose e sul mondo, per i suoi sentimenti (soprattutto quelli amorosi), per il suo aspetto fisico. È
convinto di essere fortemente vulnerabile e fragile, di non poter vivere senza il sostegno della
famiglia, in particolare quello della madre. Sente di non poter farcela e allo stesso tempo si ribbella
alle regole e ai modi di vivere della famiglia. Nella relazione con me ha più volte manifestato,
soprattutto in passato, un atteggiamento che comunica un forte “non ho bisogno di te, non ho
bisogno della terapia” velato da un profondo senso di rassegnazione che lo riporta nella relazione

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apena viene contattato. È stato molto difficile per Pierpaolo potersi dare il diritto di essere accettato
e sostenuto nella nostra relazione terapeutica. Insieme negli anni abbiamo costruito la possibilità di
entrare in contatto, anche fisico, e di rimanerci senza sperimentare angoscia, paura e vergogna. Il
calore e le sensazioni amorose spaventavano fortemente Pierpaolo e attivavano messaggi che
avevano a che fare con l’omosessualità o comunque con sentimenti difficilmente comprensibili e
integrabili nell’esperienza relazionale. Il forte autogiudizio e la negazione del diritto di esistere
minacciano in maniera importante la sua autostima non permettentogli di mantenere relazioni stabili
con i pari. I giochi, gli scherzi e le normali prese in giro che avvengono nel gruppo di amici sono
vissute con umiliazione e dolore da Pierpaolo provocando i suoi comportamenti di ritiro e
autoescusione. Oggi queste problematiche relazionali sono in parte risolte e hanno permesso a
Pierpaolo di costruirsi una microrete di relazioni, in particolare con un amico di Napoli, ma esistono
ancora in modo sicuramente significativo.

- Quale è il suo modo di porsi di fronte ai problemi?


La rassegnazione e la ricerca di soluzioni fantastiche e incongrue alla sua realtà sono la tipica
modalità polarizzata con cui Pierpaolo si pone difronte ai problemi. Generalmente la prima reazione
di fronte ad un problema, ad una crisi o un fallimento è quella di sperimentare un grande sconforto.
Pierpaolo si sente inadeguato e senza risorse per affrontare sia i problemi quotidiani che la vita gli
pone davanti sia i grandi momenti di passaggio. La rassegnazione che lo assale lo mette in un
atteggiamento di passività, a volte rabbiosa, che si manifesta in lunghi ritiri nella sua stanza davanti
al computer da cui si lascia totalmente assorbire. Rimane tuttavia una certa cosapevolezza di questi
atteggiamenti disfunzionali che gli permettono un graduale e lento miglioramento. Allo stesso
tempo questa consapevolezza può diventare spunto per un atteggiamento “maniacale” in cui
fantastica di poter cambiare nella sua vita tutto di punto in bianco. In queste occasioni Pierpaolo
fantastica soluzioni irrealizzabili o repentine come fare un numero impensabile di esami in una
sessione, andarse a vivere in un’altra città, smettere di giocare al computer, etc. da un punto di vista
energetico mi sembra che Pierpaolo o sperimenta un’assenza di carica o questa carica se pur
presente non è radicata e va nella testa, o c’è rassegnazione e passività o onnipotenza. In entrambi i
casi mi sembra che manchi un certo senso di essere nella propria realtà.

- Quali sono le sue modalità di entrare in relazione con gli altri?


Come ho già detto, il ritiro è la caratteristica relazionale prevalente di Pierpaolo. In generale
presenta una forte timidezza che spesso lo rende impacciato sia nei movimenti che nel modo di
parlare. Nonostante questo, nei lavori di gruppo a cui ha partecipato, ho potuto osservare la sua
grande capacità di essere con il cuore nelle relazioni cosa che sorprende molto l’altro e che è una
grande risorsa per il gruppo. In questi lavori i feedback verso Pierpaolo sono quasi sempre positivi e
di rinforzo. È percepito come sensibile, sincero e profondo oltre che con una certa forza collegata al
gran cuore e alla profonda onestà intellettuale di sentimenti che gli appartiene. Generalmete i
feedback e le attenzioni provengono per la maggioranza dalle donne, che lo vedono comunque più
come un bambino che come un uomo, mentre dagli uomini è poco considerato.
Al di fuori di queste occasioni mi sembra che la timidezza sia il tratto dominante sostenuto da una
forma di pensiero paranoica. Le relazioni sono prevalentemente a due e quasi mai di pruppo, pena
una grande incomodità in queste occasioni sociali.
Per quanto riguarda la relazione con le ragazze, sceglie compagne molto più giovani di lui che
apparentemente gli danno una certa sicurezza, ma che ben presto si rivelano dominanti. Queste
relazioni, in numero ridotto, sono spesso tormetate, caratterizzate da grande gelosia e senso di
inadeguatezza.
Rispetto al mondo dei “grandi” (università, lavoro, adulti, etc..) Pierpaolo ha un’attitudine molto
infantile e remissiva apparendo agli occhi più giovane di quanto effettivamente è, e soprattutto
mostrando un atteggiamento da bravo bambino che induce sentimenti duplici di tenerezza e rabbia.

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- Quali sono attualmente le capacità del cliente di ascoltare se stesso e comprendersi in
maniera empatica? Quale è il livello di contatto con il suo corpo?
Oggi Pierpaolo, rispetto all’inizio della terapia, ha sicuramente sviluppato un maggior ascolto di se
stesso e di quelli che sono non solo i suoi sentimenti ma anche i suoi bisogni profondi. Accoglie con
più facilità, e soprattutto serenità, le sue emozioni e suoi desideri anche se questi discordano da
quelli della famiglia. Il suo corpo sente di più. È molto sensibile all’aumentare dell’energia e anche
se la sua rigidità gli impedisce di far emergere vibrazioni sottili (sono infatti presenti in modo
grossolano e scomposto) rilevo uno scendere nel mondo delle sensazioni coorporee che nel tempo è
stato sempre progressivo e lineare.
Quello che accade a livello intrapsichico è relazionale è presente anche nel suo contatto con il
corpo. Spesso infatti Pierpaolo percepisce un corpo scarico e morto che non ha l’energia per essere
nel mondo. Ha come una sensazione di essere schiacciato da qualcosa che lo fa sprofondare nella
terra e gli impedisce qualsiasi movimento fisico, emozionale, cognitivo. Dall’altra parte quando
partecipa a qualche esperienza coorporea che prevede un innalzamento dell’energia facilmente
perde il contatto con i piedi e non ne ha consapevolezza a meno che io non lo aiuti a riportare lì
l’attenzione. Ha una tendenza a portare il corpo verso l’alto di cui non ha molta coscienza. Inoltre,
come è emerso dall’ultima supervisione in vivo, una volta raggiunta la carica energetica facilmente
la perde attraverso un collasso alla zona dello sterno e del diaframma. Pierpaolo sembra essere
consapevole e godere del suo corpo quando è carico e vibrante, ma non mantiene il contatto con
questo e gli sembra abbastanza normale perdere la carica. Mi sembra molto imoprtante con lui
dedicare sempre uno spazio alla fine della seduta per innalzare il livello energetico, radicarlo e
integrarlo nell’esperienza interna e relazionale attraverso un autoascolto e il contatto oculare.

- Quanto egli si accetta e si rispetta profondamente? Quali eventuali imperativi categorici si


frappongono ad una sua accettazione?
Mi sembra che il livello di accettazione e rispetto profondo di se stesso sia cresciuto negli anni e
questo gli ha permesso di direzionarsi verso una vita più piena, ricca e indipendente. Sicuramente il
lavoro è ancora lungo e una piena accettazione di se stesso, delle sue ferite e dei passaggi obligati
che ha da compiere per individuarsi e poter percorrere autonomamente il proprio cammino
evolutivo è ancora lontana nonostante i grandi passi fatti.
Mi sembra che in Pierpaolo e in generale nei due figli di questa famiglia ci sia un grande divieto a
crescere e ad andrare per la propria strada. Sembra che la loro funzione, e in particolare quella di
Pierpaolo, sia di mantenere la coppia genitorale viva e legata. Quello della famiglia di Pierpaolo è
un mondo chiuso e centripedo in cui non sono permesse interferenze esterne che possano cambiare
l’ordine delle cose. Pierpaolo non può fare la propria vita e una costellazione di pensieri
autosvalutanti e di emozioni e vissuti che contraggono la sua energia impediscono che lui pensi un
futuro proprio e che abbia la forza di camminare verso questo. A volte nel lavoro con i demoni
genitoriali sono emerse frasi come “sei mio!” (rispetto alla sessualità e alla possibilità di costruire
una relazione di coppia: “il tuo cazzo è mio”), “come osi andartene!”, “ti distruggo”. Vi è come una
idea di fondo e inconsapevole che la sua vita non gli appartiene e che al difuori della sfera familiare
non possa esistere come individuo. Gli introietti materni e paterni producono degli imperativi
leggermente differenti. I primi vanno in direzione di un forte controllo su Pierpaolo e hanno una
sfumatura narcisistica del tipo “tu sei bello, bravo, sensibile e devi rimanere puro” salvo poi
trasformarsi in pura distruttività e recriminazione quando lui fa qualcosa di diverso dalle aspettative
materne. I secondi invece sono più apertamente svalutanti del tipo “non sei capace”, “perdi solo
tempo”, “non sarai mai alla mia altezza” generando una competizione sottile di pierpaolo verso il
padre che ostacola un potenziale incontro con le parti buone e sane di quest’ultimo che sembrano
essere comunque più presenti di quelle della madre.

- Quali altre variabili crede di dover considerare per una facilitazione efficace di questo
processo?

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Rispetto all’accettazione di se e al rispetto profondo mi sembra che sia molto importante sostenere
Pierpaolo nel fare esperienza del mondo e del gruppo. Più volte ho pensato che la dimensione di
lavoro terapeutico di gruppo sia ottimale e importante per lui a questo punto della terapia. La
povertà di relazioni e di esperienze di vita non hanno aiutato Pierpaolo a costruire un punto di vista
su di se differente da quello che proviene dalla famiglia. Guardarsi con gli occhi dell’altro, sia in
modo positivo che realistico, aiuterebbe, proprio come è avvenuto in terapia, Pierpaolo a far fiorire
non solo le sue parti sane ma anche a coltivarle con più amore, costanza e realismo. Inoltre vivere
delle esperienze relazionali di condivisione intima e amorosa rassicurerebbe Pierpaolo nella
separazione dalla famiglia d’origine mostrandogli una realtà nutriente al di là del nutrimento, a
volte purtroppo tossico, che gli arriva dai genitori e dal fratello.

Quarta parte
- Se mi domando ANCORA cosa farei di diverso se dovessi ricominciare di nuovo, scopro
altre opportunità terapeutiche?
Rivisitando tutto il percorso terapeutico mi viene da riflelettere maggiormente sui tratti cartteriali di
Pierpaolo e su come un lavoro più mirato alle problematiche orali (nutrimento e radicamento) e
lento nel senso di costruire passo per passo la carica energetica nel suo mondo psicofisico avrebbe
potuto aiutarlo, paradossalmente in maniera più rapida, a solidificare la sua parte adulta.
Un’attenzione minore alle dinamiche familiari esterne e più alla dinamica intrapsichica e energetica
potrebbe aver facilitato l’emersione di una struttura cognitiva e emozionale c più solida e in grado
di relazionarsi, in un secondo momento della terapia, ai grandi conflitti familiari e quindi guardare
con più sicurezza all’autonomia. L’opportunità terapeutica che scopro in questa rivisitazione è
ancora una volta il corpo, con la sua saggezza e la sua capacità di autoorganizzazione in direzione
dello sviluppo del potenziale della persona. Riscopro il corpo e il lavoro con esso in una forma più
pura, esperienziale, semplice e sempre meno contaminata da preconcetti e sofisticazioni mentali.

- Cosa ho appreso dalla presentazione di questo caso che possa essere utile a me come persona
e come terapeuta per:
- il mio lavoro futuro con questo cliente
- il mio lavoro clinico in generale

Revisionare la relazione terapeutica con Pierpaolo in funzione della presentazione di questo caso mi
ha permesso di dare forma a tutto il processo, visualizzare l’andamento di quello che fino ad oggi è
stato il cammino fatto insieme. Guardare alla prassi, ascoltarmi emozionalmente e corporeamente
mentre scrivevo mi ha permesso di rendere visibile e concreto ciò che spesso nel fare terapeutico
rimane etereo: il cambiamento e il processo trasformativo. Mettere luce su ciò che ha funzionato e
su cosa no, fare chiarezza, mi ha permesso di dissipare i fantasmi, fatti di giudizi e insicurezze, che
spesso mi accompagnano nelle sedute con Pierpaolo e in generale con i pazienti.
La presentazione de caso ha permesso di pormi in una posizione metariflessiva che mi sembra
fondamentale per accompagnare il cliente nel suo processo di crescita. Riflettere sulle dinamiche
relazionali, sul punto di vista del paziente e su come io vedo il paziente mi ha aiutato a cogliere più
profondamente le mie tematiche controtranferali e quindi avere la possibilità essere più “pulito” e
onesto nell’incontro terapeutico sia con Pierpaolo che con gli altri pazienti. La relazione con
Pierpaolo sembra avere già benefici, se pur piccoli ancora, dal lavoro fatto in queste pagine. Io
stesso mi sento più apero a lui, ai suoi sentimenti profondi e più disponibile ad una confrontazione
adulta e meno aggressiva.

- Alla fine di questa supervisione sento che ci sono dei punti che non sono riuscita a chiarire?
Qualche motivo di insoddisfazione? Perché?

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Sento che il lavoro di riflessione e analisi attraverso la traccia proposta per la presntazione di questo
caso clinico mi ha permesso di chiarire molti punti del percorso fatto fino ad oggi con Pierpaolo, di
verificare fino ad oggi in che direzione siamo andati, cosa abbiamo conquistato e quali sono le
tappe che ancora dobbiamo fare insieme e quali sono quelle che realmente possiamo fare. Non so se
ci sono dei punti in particolare da chiarire ancora, sicuramente è opportuno che io continui a
lavorare verso una maggiore compresione, ma soprattutto fiducia dei processi corporei. Il corpo ha
una sua saggezza profonda orientata alla salute e ad una apertura sana e vibrante alla vita e al
mondo. Scopro sempre di più quanto per me sia importante avere fiducia nel mio corpo e in quello
che mi comunica, nel corpo dell’altro, nella sua vitalità e nella sua vitalità. Studiare e continuare a
sviluppare un attenzione sempre più viva e costante al corpo, ai suoi processi energetici,
intrapsichici e relazionali. Riscoprire la sua semplicità nella complessità che è propria di ogni
individuo. L’insoddisfazione è perdere questo punto di vista che è il timone di ogni buon analista
bionergetico, perdere il contatto cprofondo con le proprie sensazioni e con il mondo delle
sensazioni dell’altro trasformando la magia e il potenziale dell’incontro terapeutico in uno scambio
sterile di parole e di riflessioni che raramente hanno la forza del cambiamento e della
trasformazione profonda che sono qualità del nostro approccio. Insoddifazione e rimanere a volte
schiacciato sulla mia poltrona lontano da quella vibrante energia e vitalità, con il respiro bloccato,
ingolfato da idee, tecniche preconcetti su me e sull’altro lontano da quell’incontro prezioso con
l’altro che non solo fa crescere chi ho davanti ma che rinnova me seduta dopo seduta e che spero
continui a farmi crescere, respiro dopo respiro, per molto tempo ancora.

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