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1. AMBITI E OBIETTIVI DELL’ANTROPOLOGIA.

ANTROPOLOGIA: studio dell’essere umano nella sua globalità; scoprire quando,


dove e perché l’umanità è comparsa sulla terra e si è evoluta, e come si siano
prodotte le varietà fisiche presenti nelle popolazioni moderne; si interessa inoltre
alla variabilità delle idee e delle usanze tradizionali nelle società passate e
presenti; inizialmente solo culture non occidentali, lasciando ad altre discipline lo
studio della civiltà occidentale e di analoghe società complesse, dotate di una
storia scritta, oggi sia città industriali sia remoti villaggi del mondo non
occidentale; questo perchè ogni ipotesi generale sull’uomo dev’essere applicabile
ai vari contesti
criterio storico + proporzioni mondiali dell’ambito di interesse + approccio
olistico (o multiprospettico = studio di molti aspetti dell’esperienza umana 
tendenza alla specializzazione in un settore particolare)
ciò che contraddistingue l’antropologia è proprio l’indagine degli elementi (i
tratti, i costumi) specifici di un gruppo umano
nasce alla fine dell’800
 serve a ridurre o risolvere i problemi sociali attraverso la comprensione e il
cambiamento delle condizioni che li creano
 contribuisce alla conoscenza del genere umano e permette di evitare
fraintendimenti tra popolazioni diverse (l’intolleranza nei confronti della diversità
è infatti dovuta, in parte, all’ignoranza in merito alle ragione della differenza tra le
persone)

antropologia
 
antropologia fisica (o biologica) (*) antropologia culturale (§)
(settore molto ampio della ricerca  archeologia
antropologica)  linguistica
 etnologia (studia le culture più
recenti, ci si riferisce spesso con
l’espressione più generale di
antropologia culturale)

ANTROPOLOGIA FISICA(*): origine e evoluzione del genere umano


(paleontologia umana o paleoantropologia); variazioni biologiche delle
popolazioni contemporanee (focalizza il proprio interesse sulla variabilità degli
esseri umani)

CULTURA: abitudini mentali e comportamentali tipiche di una popolazione o di


una società

ANTROPOLOGIA CULTURALE(§): archeologia (studio delle culture antiche
attraverso i loro resti materiali); antropologia linguistica (analisi linguistica in

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prospettiva antropologica); etnografia (indagine su popolazioni viventi e recenti)


linguistica strutturale (indaga i principi secondo cui suoni e parole sono
organizzati nel discorso)
sociolinguistica (si occupa degli aspetti sociali della lingua)

l’etnografo è un tipo particolare di etnologo che trascorre un periodo di tempo


condividendo, interagendo e osservando la popolazione che è oggetto del suo
studio  etnografia (descrizione dettagliata che segue all’indagine sul campo) 
l’indagine etnografica non è soltanto descrittiva, ma propone spiegazioni dei
fenomeni osservati
etnostoria (studio dei mutamenti culturali che sopravvengono nel tempo)

vi sono poi ampie aree di specializzazione dell’antropologia (economia, politica,


psicologia, ..)

2. IL CONCETTO DI CULTURA.

l’uomo tende a non riflettere sulla propria cultura perché essa è talmente parte di
sé che egli la dà per scontata  solo confrontandosi con sensibilità, credenza e
abitudini diverse ci si accorge di condividere certe idee e usanze con un
determinato gruppo
l’uomo tende a considerare corretti i propri costumi e le proprie abitudini mentali,
e a giudicare immorali o inferiori i modelli diversi  la prospettiva antropologica
parte dal presupposto che i costumi e la mentalità di un gruppo debbano essere
descritti oggettivamente, e calati nel contesto dei problemi e delle opportunità
della società studiata (relativismo culturale)  esprimere un giudizio non può e
non deve precludere l’oggettività 

ostacolato da 2 comportamenti:
 tendenza alla valutazione negativa risultante dell’etnocentrismo
 propensione ad un giudizio positivo che spesso prende la forma di
un’ammirazione spontanea verso la vita semplice del "buon selvaggio"

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per lo scienziato sociale non esistono individui o società (per quanto semplici)
senza cultura

 perché un’idea o un’azione siano culturali esse devono essere condivise da un


gruppo (anche se un comportamento non si verifica di frequente)  se queste
usanze culturali sono circoscritte ad un gruppo all’interno della società si parla di
subculture (fulcro dell’interesse sociologico)

quando gli antropologi definiscono "culturale" un fenomeno, essi lasciano un
margine alla variabilità individuale (un tratto culturale non è obbligatoriamente
condiviso dalla totalità della popolazione)

 affichè un comportamento possa essere considerato culturale, esso dev’essere


appreso e condiviso  un grande aiuto all’apprendimento proviene dalla lingua
naturale e dal linguaggio simbolico  tutte le popolazioni di cui l’antropologia è a
conoscenza possiedono un sistema complesso di comunicazione simbolica e
parlata, detto linguaggio (simbolico poiché una parola o una frase rimandano ad
un oggetto o ad’entità indipendentemente dal fatto che essi siano presenti o meno)

l’antropologia si occupa delle caratteristiche culturali di una SOCIETÀ = gruppo


di persone che occupa un preciso territorio e parla la medesima lingua,
generalmente non compresa dalle popolazioni vicine (non coincidono con le
nazioni: molti stati riuniscono entro i propri confini popoli di lingua differente)

Durkheim: la cultura è un’entità esterna che esercita su di noi un forte potere di


coercizione (norme) (non sempre ce ne rendiamo conto)

2 tipi di imposizione culturale:
 DIRETTA (è la più ovvia)
 INDIRETTA (meno ovvia, ma non per questo meno efficace; es: se decido di
parlare una lingua straniera, nessuno mi fermerebbe, ma non verrei nemmeno
capito)

modelli culturali ideali: serie di idee (di valori e norme) che stabiliscono come un
individuo debba comportarsi o reagire emotivamente in una determinata
situazione  sappiamo, tuttavia, che c’è differenza tra cultura ideale e cultura
reale

2 modi attraverso cui individuare i modelli culturali:


 se ci si occupa di usanze esplicite o chiaramente visibili all’interno di una
società, il ricercatore appura l’esistenza di queste pratiche e le studia con l’ausilio
di una persona bene informata
 nel caso in cui l’oggetto in esame sia una sfera del comportamento che
comprende numerose variazioni individuali, o quando gli individui studiati non
siano consapevoli dei propri modelli di comportamento, l’antropologo deve

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raccogliere informazioni da un campione di persone allo scopo di individuare il
modello culturale  moda (risposte che si verificano con maggior frequenza
rispetto ad una serie di risposte possibili)  ci si serve di un campione
rappresentativo (campione casuale)

particolari comportamenti e idee sono appresi se questi variano da società a


società, e li possiamo imputare al puro determinismo genetico se essi sono
presenti in tutte le società (es: i bambini di tutto il mondo imparano la lingua
circa alla medesima età, tuttavia, le lingue specifiche parlate dagli adulti delle
varie società mostrano differenze notevoli, e per questo debbono essere apprese)

usanze non adattive (che riducono le speranze di sopravvivenza e di riproduzione)


sono destinate a scomparire  usanze adattive (è più probabile che persistano)

quando si dice che un’usanza è adattiva si fa riferimento ad uno specifico contesto
naturale e sociale (essa può infatti essere adattiva in un determinato ambiente e
non in un altro)  la cultura rappresenta un adattamento all’ambiente naturale, ad
esigenze biologiche e all’ambiente sociale (una data usanza rappresenta uno
specifico adattamento all’ambiente, ma non esaurisce tutti quelli possibili; non
tutte le caratteristiche culturali sono adattive: alcune di esse possono essere
neutre; anche di fronte a circostanze mutate, le persone possono decidere di non
cambiare le proprie usanze; è anche possibile che da un tentativo di cambiare certi
comportamenti si sviluppino fenomeni non adattivi)

ogni singola cultura è fortemente integrata:


 una delle ragioni è la sua generale adattività (se certe usanze sono
maggiormente adattive in un contesto, allora quel genere di tratti si ritroverà
insieme in condizioni analoghe)
 per ragioni psicologiche (se una tendenza verso la coerenza cognitiva è
riscontrabile negli esseri umani, si può supporre che almeno alcuni aspetti di una
cultura tendano ad essere integrati secondo lo stesso criterio)

nel prendere in considerazione la storia di una società è necessario tener presente


che la sua cultura è mutata nel tempo  la spinta al cambiamento può venire
dall’interno o dall’esterno di una società

3. LE SPIEGAZIONI E LA LORO VERIFICA.

gli antropologi desiderano comprendere perché alcune usanze esistono 


SPIEGAZIONE: risposta ad un interrogativo sulle cause  in ambito scientifico
vi sono 2 tipi di spiegazione: le associazioni e le teorie (*)

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nel settore delle scienze sociali le associazioni vengono enunciate di solito in
senso probabilistico: si dice infatti che 2 o più variabili tendono ad essere
correlate in modo prevedibile, il che significa che di norma vi sono alcune
eccezioni  definiamo quindi la relazione fra le variabili un’associazione
statistica, dicendo in tal modo che è improbabile che la relazione osservata sia
frutto del caso
(*)
le teorie (spiegazioni di associazioni statistiche) sono più complesse delle
relazioni osservate che intendono spiegare; vi sono notevoli differenze tra una
teoria ed un’associazione:
 una teoria è più complessa e contiene non una, bensì una serie di informazioni,
mentre un’associazione di solito enuncia in modo piuttosto semplice l’esistenza di
una relazione tra 2 o più variabili misurate
 sebbene una teoria possa menzionare cose che sono osservabili, può essere
comunque difficile o impossibile osservare direttamente alcuni aspetti dei
fenomeni in esame; al contrario, le associazioni statistiche sono basate
interamente sulle osservazioni

sviluppare una teoria richiede immaginazione creativa E un attaccamento


eccessivo ad un particolare orientamento teorico può essere controproducente

2 tipi di procedure per poter elaborare spiegazioni dei fenomeni culturali:


 studio di una particolare società (analisi del singolo caso)
 studio comparativo che riguarda più società

in campo scientifico tutte le strategie di verifica consistono nel dire in anticipo che
cosa si troverà nel caso l’interpretazione proposta sia corretta, e quindi nel
condurre un’indagine per vedere se la previsione viene confermata  il
ricercatore deve fornire una definizione operativa (descrizione della procedura
seguita nel misurare le variabili; permette ad altri di valutare se le misurazioni
fatte sono corrette)  la scienza dipende dalla replicabilità, vale a dire dalla
possibilità di riprodurre i risultati  misurare qualcosa significa confrontarlo con
altre cose su una scala di variabilità (anche la classificazione è un metodo di
misura)
una procedura di campionamento dovrebbe riuscire a dare una rappresentazione
corretta, e non una selezione fuorviata da preconcetti, dell’universo da cui viene
attinto il campione  migliore: procedura di campionamento casuale

per verificare se le variabili sono associate nel modo previsto, l’antropologo può
costruire una tabella della contingenza: ogni caso viene assegnato ad una cella
della tabella, in base ai risultati ottenuti nella misurazione delle variabili
esaminate  test di significatività: test che ci dicono quanto "perfetto" dev’essere
un risultato perché si possa considerare probabile un’associazione tra le variabili
in esame, cioè il fatto che una implichi generalmente l’altra (è statisticamente

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significativo (probabilmente vero) qualsiasi risultato che dia un valore inferiore o
uguale a 0,05 (fino a 5 probabilità su 100)  vi sono molte ragioni per cui è
impossibile attendersi sempre un risultato perfetto

metodi di ricerca in antropologia:

unità di analisi tipo di ricerca


non storica storica
singola società etnografia etnostoria
comparazione all’interno di una comparazione all’interno di
stessa cultura una stessa cultura
regione comparazione controllata comparazione controllata
campione di società di ricerca transculturale ricerca transculturale
tutto il mondo

OSSERVAZIONE PARTECIPANTE = metodo che prevede sempre il lavoro sul


campo (esperienza diretta con la popolazione studiata)  è la pietra miliare
dell’antropologia moderna; condotta in genere per un anno o più  dopo aver
effettuato un lavoro sul campo, un antropologo può preparare un’etnografia;
carattere altamente soggettivo; è importante il reperimento di informatori

altri metodi: la mappatura, il censimento porta a porta, l’osservazione del


comportamento, le interviste con un campione di informatori; le monografie e gli
articoli etnografici su soggetti specifici sono utili per poter effettuare una
comparazione tra diverse società

la conoscenza che un antropologo può avere di una regione è inferiore a quella


che può avere di una singola società; le comparazioni su base regionale sono
comunque molto utili; è importante però ricordare che non è detto che una
spiegazione valida per una regione sia poi estendibile ad altre

le comparazioni transculturali vengono utilizzate soprattutto per verificare la


bontà delle teorie; la loro conclusione, con ogni probabilità, è valida per la
maggior parte delle società

etnostoria: studio dei materiali descrittivi riguardanti una singola società, relativi a
vari periodi della sua storia  i dati possono provenire da fonti che esulano dalle
etnografie approntate dagli antropologi (racconti di esploratori, missionari,
viaggiatori, ufficiali governativi)  è importante separare ciò che può essere
considerato un fatto da ciò che è invece una sua interpretazione  vantaggio del
ricorrere a studi di tipo storico: in ambito antropologico lo scopo delle teorie è
quello di spiegare la variabilità dei modelli culturali, vale a dire di specificare
quali condizioni culturali favoriranno un modello piuttosto che un altro

FATTORI DETERMINANTI PER LA VARIABILITÀ CULTURALE

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4. LA COMUNICAZIONE E IL LINGUAGGIO.

tutti i sistemi linguistici sono costituiti da simboli pubblicamente accettati


attraverso i quali si cerca di condividere esperienze personali; la nostra
comunicazione non è limitata al linguaggio (importanza della comunicazione non
verbale; una parte di questa comunicazione sembra essere universale tra gli
uomini (es: le espressioni del volto); ma essa è anche culturalmente variabile; i
sistemi di comunicazione non sono un’esclusiva degli esseri umani; MA il
linguaggio umano è simbolico  2 significati:
 produce un significato anche in assenza del referente
 il significato è arbitrario: chi riceve il messaggio non potrebbe coglierne il
significato basandosi esclusivamente sui suoni, e comunque non conosce quel
significato per via istintiva  i simboli devono essere appresi

in cosa differisce la vocalizzazione umana??


 non è appropriato individuare nel simbolismo il tratto distintivo del linguaggio
umano; tuttavia, la vocalizzazione umana si distingue da quelle non umane in
quanto possiede una gamma molto più ampia di simboli
 i sistemi vocali non umani sono chiusi (i differenti richiami non sono
combinati per produrre nuove espressioni dotate di significato); le lingue umane,
al contrario, sono sistemi aperti (retti da regole complesse in merito a come i
suoni e i sistemi di suoni possono essere combinati per produrre una varietà
infinita di significati)

il linguaggio, così come noi lo conosciamo, nacque solo con l’uomo moderno
(circa 100.000 anni fa) (le conclusioni non sono uniformemente accettate)  le
prime forme di scrittura sono comparse solo 5.000 anni fa

alcuni autori sostengono che nel cervello esiste un dispositivo di acquisizione


della lingua che nell’uomo è innato  riguardo alla sua effettiva esistenza non si è
ancora certi; sappiamo, invece, che lo sviluppo effettivo del linguaggio
individuale non è condizionato interamente da fattori biologici (se fosse così tutti
gli esseri umani parlerebbero una stessa lingua generata dal cervello)

per indagare l’origine del linguaggio:


 studio dell’apprendimento della lingua da parte dei bambini

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 analisi dello sviluppo delle lingue creole

durante gli imperi coloniali europei, gli schiavi comunicavano col padrone e con
tutti gli altri attraverso una sorta di versione pidgin (semplificata) della lingua del
padrone; le lingue pidgin mancano di quei tasselli coesivi, come le preposizioni e i
verbi ausiliari, che si trovano negli idiomi di società integre  molte lingue pidgin
si sono sviluppate dando origine alle lingue creole (incorporano gran parte del
vocabolario della lingua dei dominatori, ma hanno una grammatica differente sia
da questa che da quelle delle lingue d’origine degli schiavi)  esistono notevoli
somiglianze grammaticali fra le lingue creole di tutto il mondo; gli idiomi creoli
potrebbero dunque somigliare alle prime lingue umane

la facoltà linguistica è uno dei tratti genetici propri dell’uomo; i bambini di tutto il
mondo incominciano ad imparare la lingua alla stessa età; inoltre, esiste una
grammatica di base impressa nella mente umana (le prime e le successive
formulazioni del discorso nei bambini seguono schemi simili in lingue diverse)
(tesi non universalmente accettata)  il discorso infantile più progredito potrebbe
presentare una struttura simile a quella delle lingue creole  pur ammettendo
l’esistenza di una grammatica universale, restano da spiegare le ragioni della
differenza tra le migliaia di lingue attestate nel mondo

GRAMMATICA = secondo i linguisti indica i principi effettivi e spesso inconsci


che determinano il modo di parlare di una maggioranza di persone  la
linguistica strutturale (o descrittiva) indaga le regole della fonologia
(combinazione dei suoni), della morfologia (combinazione delle sequenze di suoni
e di parole) e della sintassi (modelli di formazione delle frasi e dei periodi), che
determinano il modo in cui si parla una lingua

la linguistica storica studia i cambiamenti delle lingue nel corso del tempo: i dati
principali su cui si basa questo tipo di ricerca sono rappresentati dalla parola
scritta  quando ciò non è possibile, i linguisti ricostruiscono le variazioni
linguistiche avvenute nel tempo confrontando idiomi contemporanei e simili (loro
derivazione da una comune lingua madre)  contatto tra diverse comunità di
parlanti  tratti universali comuni a tutte le culture e/o alla mente umana in
generale

protolingua (lingua madre)  l’insieme delle lingue che derivano da una


protolingua costituisce una famiglia linguistica (~ 30); la nostra è quella
indoeuropea (le cui lingue sono parlate da ~ il 50% della popolazione mondiale)
 deriva da un idioma che veniva parlato tra i 5.000 e i 6.000 anni fa, il proto-
indoeuropeo (Pie)

la linguistica comparativa, o storica, non si limita a registrare e a datare le


differenze linguistiche, ma indaga le cause possibili di queste variazioni 
distanza fisica o sociale

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mentre l’isolamento produce la graduale divergenza tra comunità linguistiche, dal
contatto scaturisce una sempre maggiore somiglianza (prestiti di parole; presenza
di gruppi bilingui)  come mai alcune lingue ebbero una diffusione così ampia??
espansione avvenuta con mezzi militari (nel momento in cui i bambini smettono
di imparare la lingua d’origine l’idioma dei vinti è destinato a scomparire)

relazioni tra lingua e altri aspetti della cultura:


 la cultura condiziona la lingua  vocabolario
(*)

 la lingua condiziona la cultura  tra gli antropologi vi è minor accordo su


questa relazione di condizionamento (sebbene alcuni studiosi ipotizzino che certi
tratti linguistici particolari possano facilitare determinati modelli di pensiero)
(*)
termini indicanti i colori  le lingue non codificano i colori in maniera
completamente arbitraria: persone di diverse parti del mondo indicano più o meno
lo stesso colore se interrogate su quale sia il miglior "rosso"; esiste, inoltre, una
sequenza più o meno universale secondo la quale i termini che si riferiscono ai
colori primari vengono ad aggiungersi in un lingua; il numero di questi vocaboli
aumenta in relazione al grado di sviluppo tecnologico (laddove il colore venga
utilizzato a fini decorativi e per distinguere gli oggetti) ED è legato ad un fattore
biologico (occhi chiari; coloro che si trovano relativamente distanti dall’equatore)
termini indicanti piante e animali  anche per queste parole generiche sembra
esistere una sequenza di sviluppo universale

se consideriamo la totalità del vocabolario di una lingua, quanto più una società è
complessa e tanto più è ampio il suo vocabolario; se ci soffermiamo, invece, sul
vocabolario essenziale di ogni idioma, ci accorgiamo che esso ha
approssimativamente la stessa dimensione in tutte le lingue; il vocabolario di una
lingua riflette le distinzioni che si operano nella quotidianità e che risultano
importanti; gli aspetti dell’ambiente o della cultura che hanno una particolare
rilevanza ricevono, quindi, maggior attenzione a livello linguistico

sociolinguistica: si occupa dell’etnografia del discorso, vale a dire dei modelli


culturali e subculturali che regolano la variazione del discorso a seconda del
contesto sociale:
 diversa astrazione sociale
 diverso status sociale (es: gli appellativi)
 diverso sesso (una spiegazione, in particolare nell’ambito della pronuncia, può
derivare dal fatto che in molte società le donne sono più attente ad esprimersi
"correttamente" (non in senso linguistico)
 diversi gruppi etnici (anche se parlano la stessa lingua)

molte persone in tutto il mondo considerano un fatto naturale parlare più di una
lingua; alcune nazioni promuovono esplicitamente il multilinguismo; di frequente

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queste persone passano da un codice all’altro, ossia usano più di una lingua
contemporaneamente

5. SISTEMI ALIMENTARI E SISTEMI ECONOMICI.

SISTEMI ALIMENTARI

nelle società umane le attività che vengono messe in opera per procurarsi il cibo
hanno la precedenza su tutte le altre attività relative alla sopravvivenza  in molte
società di solito non esistono specialisti che procurano o producono il cibo, e anzi,
tutti gli adulti abili sono coinvolti in questi processi; l’ambiente fisico ha solo
un’influenza limitata su queste strategie

RACCOLTA: tutte quelle forme di tecnologia di sussistenza in cui l’uomo


dipende da fonti di cibo che si trovano in natura (piante e animali selvatici); oggi i
pochi raccoglitori rimasti (popolazioni che vivono di caccia, raccolta e/o pesca)
abitano in aree del mondo definite "marginali", in quanto non si presentano ad un
facile sfruttamento da parte delle moderne tecnologie agricole; possono aiutarci a
comprendere alcuni aspetti della vita dell’uomo nel passato, anche se occorre
essere cauti nel trarre deduzioni sul passato sulla base dell’osservazioni dei
raccoglitori contemporanei

 vivono di solito in piccole comunità in territori scarsamente popolati,
seguendo uno stile di vita nomadico, senza realizzare insediamenti stabili, e di
regola non riconoscono al singolo alcun diritto sulla terra
 non vi sono di norma differenze di status sociale all’interno del gruppo, né
specialisti della politica
la divisione del lavoro è basata in larga misura sull’età e sul genere
 sebbene la raccolta di vegetali sia l’attività economica più importante per
alcuni gruppi, per la maggior parte dei gruppi di raccoglitori recenti essa non è
quella preponderante; di conseguenza, poiché sono gli uomini che si dedicano in
genere sia alla caccia sia alla pesca, il contributo maggiore al procacciamento del
cibo è fornito da loro piuttosto che dalle donne
 questi raccoglitori non necessitano di molto tempo per procurarsi il cibo e
quindi resta loro molto più tempo da destinare al riposo di quanto non ne abbiano
gli agricoltori

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circa 10.000 anni fa alcune popolazioni, in aree tra loro lontane della terra,
operarono in modo indipendente il passaggio alla produzione del cibo:
coltivazione delle piante e addomesticazione degli animali; attualmente la
maggior parte del genere umano dipende per l’alimentazione da alcune
combinazioni di piante e animali addomesticati; 3 tipi di sistemi per la produzione
del cibo:
 orticoltura
 agricoltura intensiva
 pastorizia

ORTICOLTURA: coltivazione di piante di tutti i tipi attraverso l’uso di


strumenti e metodi relativamente semplici, e senza che vi siano appezzamenti
destinati stabilmente alle coltivazioni; di 2 tipi:
 il tipo più diffuso è quello che prevede coltivazioni estensive o a rotazione (si
lavora la terra per periodi brevi, e poi la si lascia a riposo per alcuni anni, e
allorché i campi vengono ripuliti con la tecnica del "taglia e brucia", al suolo
vengono restituiti gli elementi nutritivi)
 gli uomini dipendono dai frutti di alberi che hanno una crescita molto lenta
comunque non si avranno mai coltivazioni perenni; la maggioranza degli
orticoltori non fa assegnamento solo sui prodotti del raccolto: molti praticano
anche la caccia o la pesca, e alcuni si spostano per una certa parte dell’anno.

 le tecniche agricole, anche se semplici, hanno reso possibile l’ottenimento di
una quantità di risorse maggiori rispetto a quelle generalmente disponibili per i
raccoglitori
 l’orticoltura, quindi, è in grado di sostentare comunità più grandi e più
densamente popolate
 lo stile di vita è più sedentario di quello dei raccoglitori, nonostante le
comunità possano spostarsi, dopo alcuni anni di permanenza in un’area, per
coltivare nuovi appezzamenti

AGRICOLTURA INTENSIVA: si utilizzano tecniche che rendono possibile la


coltivazione degli stessi campi a tempo indeterminato: uso di fertilizzanti e
tecnologia più complessa (aratri)

 le società ad agricoltura intensiva hanno un alto grado di specializzazione
artigianale, una complessa organizzazione politica (con città e paesi) e notevoli
disparità interne dal punto di vista economico
 la quantità di ore dedicate al lavoro è superiore rispetto agli agricoltori più
semplici
 è più probabile che siano le società ad agricoltura intensiva a dover affrontare
carenze di cibo, sebbene siano generalmente più produttive di quelle orticole (una
delle ragioni può essere che, poiché questi agricoltori fanno spesso affidamento su
un solo tipo di coltivazione, questa può andare interamente perduta; inoltre, gli
agricoltori intensivi possono entrare in crisi qualora producano per il mercato)

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 alcuni agricoltori intensivi producono molto poco per il mercato, e la maggior
parte del loro prodotto è destinata al consumo interno; vi è però una tendenza
universalmente diffusa a produrre sempre di più per il mercato
(commercializzazione)
nelle società industriali la maggioranza della gente sa molto poco riguardo al
modo in cui vengono coltivate le piante e allevati gli animali

PASTORIZIA: allevamento di mandrie di animali al pascolo per mangiarne la


carne, trarne le proteine animali dal latte o dal sangue; per scambiare i prodotti
animali con quelli vegetali e con altri prodotti

 in tempi recenti, la pastorizia è praticata soprattutto in zone ricche di erba e in
territori semiaridi, inidonei alle coltivazioni se non dopo un trattamento con
adeguate tecnologie, come per esempio l’irrigazione
 i pastori sono in gran parte nomadi
 le comunità sono piccole, costituite da un gruppo di famiglie imparentate fra
loro
 gli animali possono essere di proprietà dei singoli o delle famiglie, ma le
decisioni sulle modalità di spostamento della mandrie e delle greggi vengono
prese collettivamente

l’ambiente fisico ha l’effetto di limitare, piuttosto che quello di determinare, le


modalità di sussistenza di una popolazione; l’ambiente fisico da solo non è
sufficiente a spiegare il sistema scelto in una data area per procurarsi il cibo; ciò
che rende possibile quello che sembra impossibile sono i progressi della
tecnologia e gli enormi investimenti nella forza lavoro e nelle attrezzature; a
determinare quindi il tipo di approvvigionamento praticato in una data area sono
molto più i fattori tecnologici, sociali e politici che non quelli ambientali

teorie che tentano di spiegare le cause dello sviluppo della produzione alimentare:
 desiderio di riprodurre le condizioni di abbondanza di animali e piante
caratteristiche delle migliori zone di raccolta
 incremento della popolazione
 cambiamento del clima (es: è possibile che alcuni raccoglitori del passato
abbiano deciso di coltivare delle piante per riuscire a superare la stagione secca)

perché la produzione (agricoltura) ha soppiantato le precedenti fonti primarie di


sussistenza??
 bisogno di espansione territoriale (nella competizione per l’acquisizione della
terra, avvenuta tra i produttori che si espandevano velocemente e i raccoglitori, i
primi possono aver avuto un vantaggio significativo)
 ulteriore crescita della popolazione e conseguente pressione sulle risorse

SISTEMI ECONOMICI

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in tutte le società, indipendentemente dal fatto che il denaro vi sia implicato o
meno, esistono usanze che specificano in che modo si possa avere accesso alle
risorse naturali, e modalità prefissate per trasformare o convertire queste risorse,
attraverso il lavoro, in cose necessarie

tutte le società hanno accesso a risorse naturali e tutte le società posseggono


regole culturali che hanno lo scopo di determinare chi abbia accesso a particolari
risorse e in che modo possa servirsene  nelle società come la nostra, in cui la
terra e molte altre cose possono essere vendute e acquistate, la terra è divisa in
unità misurate con precisione  2 ragioni per cui la maggioranza dei raccoglitori
e degli orticoltori non ha sviluppato il nostro sistema di distribuzione della terra:
 la terra non è posseduta né dal singolo individuo, né da un gruppo di persone
non imparentate tra loro; laddove riscontriamo la proprietà collettiva, essa
appartiene a gruppi parentali o a gruppi territoriali (bande o villaggi)
 anche dove vi sia una proprietà collettiva, essa è diversa dalla nostra perché la
terra non può essere acquistata o venduta

 RACCOGLITORI: in genere non possiedono la terra individualmente; la terra


in sé non ha alcun valore intrinseco; nella misura in cui aumenta la possibilità di
fluttuazione delle fonti di cibo, diminuirà il vantaggio di assegnare al singolo un
piccolo pezzo di terra, e sarà invece più conveniente una proprietà collettiva
 ORTICOLTORI: non esiste nella maggioranza dei casi la proprietà
individuale o familiare della terra, probabilmente perché il rapido esaurimento del
suolo costringe a lasciare incolta la terra per alcuni anni, o ad abbandonare
un’area dopo poco tempo per trasferirsi in nuovi territori; è il villaggio che
controlla il diritto all’uso della terra; chi coltiva la terra possiede effettivamente
ciò che produce, ma, poiché tutto il cibo viene spartito con gli altri, non si può
neppure dire, in realtà, che esista un proprietario del raccolto
 PASTORI: la loro ricchezza dipende sostanzialmente da 2 elementi: le
mandrie e le greggi, che si spostano, e i pascoli e l’acqua, che sono fissi; dato che
la terra è buona solo se vi sono pascoli e acqua a sufficienza, ci sarebbero dei
rischi considerevoli se gli individui o le famiglie fossero i proprietari della terra; è
consuetudine che gli animali siano una proprietà individuale
 AGRICOLTURA INTENSIVA: proprietà individuale delle risorse della terra,
che include il diritto a utilizzare le risorse e il diritto di venderle o di disporne
altrimenti; questo perché vi è la possibilità di utilizzare la terra stagione dopo
stagione

TECNOLOGIA: strumenti, costruzioni per riuscire a convertire le risorse in cibo e


in altri beni; richiede abilità specifiche; i raccoglitori e i pastori hanno in genere
un equipaggiamento molto limitato (che riescono agevolmente a trasportare)
(anche se i pastori hanno a disposizione gli animali, che possono destinare al
trasporto); per quanto riguarda l’accesso alla tecnologia, i raccoglitori e gli
orticoltori di norma prevedono opportunità uguali per tutti i membri del gruppo; in
assenza di specializzazioni, la maggior parte degli individui è in grado di produrre

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autonomamente ciò di cui necessita; nelle società ad agricoltura intensiva e in
quelle industriali gli strumenti sono realizzati da specialisti, probabilmente a
ragione dell’alto costo è più difficile che essi vengano messi in comune (anche se
proprietà collettive di macchinari), i governi contribuiscono attivamente alla
tecnologia

PRODUZIONE: tutte le società, attraverso il lavoro, devono trasformare o


convertire le risorse in cibo, attrezzature e altri beni:
 produzione domestica (familiare o parentale): il lavoro di ciascuno è destinato
alla produzione di cibo, di riparo e di utensili per sé e per i propri parenti
 produzione meccanizzata (nelle fabbriche, ma anche in agricoltura): nelle
società industriali; i più lavorano per altri come salariati
 produzione tributaria: presente in società non industrializzate in cui la
maggioranza della popolazione è ancora in grado di produrre autonomamente il
proprio sostentamento, ma in cui, al contempo, un’élite controlla parte della
produzione
 economia post-industriale: fase nella quale attualmente le economie sviluppate
si stanno riversando; i computer "guidano" macchine e robot e hanno fatto sparire
molto del lavoro manuale presente nell’industria

perché la gente lavora??


 il lavoro è necessario alla sopravvivenza
 la ragione, invece, citata spesso, per cui la gente lavora più del dovuto, e cioè
quella del profitto, il desiderio di scambiare qualcosa ad un prezzo superiore a
quello al quale si è acquistata, non è universale  nelle società con un’economia
di sussistenza (e non commerciale o monetaria) la motivazione del profitto è
assente

spesso chi vive in una società con un’economia di sussistenza (con un modo di
produzione domestico) lavora meno di chi vive in quelle caratterizzate da
un’economia commerciale (con modo di produzione industriale o tributario);
queste società producono solo ciò che è loro necessario perché non possono
immagazzinare il surplus per lunghi periodi perché marcirebbe; non possono
venderlo perché non vi sono mercati nelle vicinanze; non hanno un’autorità
politica che possa raccoglierlo per qualche scopo

laddove le risorse vengono convertite soprattutto per il consumo domestico, la


gente lavorerà più duramente quando vi saranno più consumatori in famiglia (es:
molti bambini e molti anziani, che non lavorano)

spesso la condivisione del cibo e di altri beni si estendono ben al di là della


famiglia  in queste società il riconoscimento sociale va a chi è generoso, e
quindi chi lavora più di ciò che gli è sufficiente per sopravvivere può essere spinto

14
a farlo dal desiderio di ottenere rispetto  in molte società, inoltre, è necessario
avere cibo e altri beni in eccedenza per utilizzarli in occasioni e per scopi benefici
(matrimoni, alleanze, celebrare cerimonie)

così quelle che la cultura indica come le motivazioni al lavoro, e quelli che
definisce i bisogni dei soggetti, oltrepassano di molto ciò che è strettamente
necessario

nelle economie commerciali come la nostra le entrate eccedenti vengono
convertite in uno stile di vita "più elevato"; alcune persone, poi, lavorano per
soddisfare il bisogno di avere uno scopo, altre perché trovano il loro lavoro
piacevole; altre ancora per guadagnarsi il rispetto o per acquisire autorità

l’educazione e la pressione sociale sono sufficientemente forti da persuadere gli


individui a svolgere una qualche attività utile (nelle società meno complesse, gli
individui disposti a sopportare di essere oggetto di derisione per la loro pigrizia
verranno comunque nutriti)  le società più complesse hanno, invece, delle
strategie per forzare la gente a lavorare:
 una forma indiretta di lavoro obbligatorio è la tassazione
 un altro soggetto del lavoro obbligatorio è il coltivatore non proprietario
 la leva, o servizio militare obbligatorio, è una forma di lavoro obbligatorio
 la forma estrema di lavoro obbligatorio è costituita dalla schiavitù

la divisione del lavoro per genere e per età è un tipo di specializzazione universale
 i bambini, ovviamente, non possono eseguire lavori che richiedono molta forza,
ma in numerose società contribuiscono al lavoro molto più di quanto non accada
nella nostra (lavori domestici, soprattutto nei casi in cui le madri hanno carichi di
lavoro molto pesanti  in questi casi, gli adulti comprendono il loro valore e
possono, consapevolmente, desiderare di avere molti figli)

man mano che la tecnologia di una società diviene più complessa, ed è così
possibile produrre molto più cibo, cresce il numero di persone che vengono
liberate dal bisogno di procurarsi i generi di prima necessità affinché divengano
specialisti in determinati settori: specialisti part-time > specialisti a tempo pieno >
nelle società industrializzate i lavoratori sviluppano delle abilità in settori limitati
del sistema economico

in molte società meno complesse vi è poca organizzazione formale del lavoro: i


gruppi di lavoro tendono ad essere organizzati solo quando è necessario; questa
flessibilità è possibile in quanto sono sufficienti poche conoscenze e praticamente
chiunque può assumere la leadership  alcuni tipi di lavoro, però, richiedono più
organizzazione di altri (caccia alla selvaggina di grossa taglia; certi tipi di pesca
con le reti)  in queste società i legami di parentela sono una base importante per
l’organizzazione del lavoro  nella nostra società la base dell’organizzazione del

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lavoro è il contratto (accordo stabilito tra il datore di lavoro e il lavoratore per cui
ad un dato numero di ore di lavoro corrisponde un determinato salario)

perché gli individui operano determinate scelte nella vita di tutti i giorni??
ottimizzazione della ricerca del cibo: apporto proteico E prevedibilità delle risorse

3 tipi di distribuzione dei beni:


RECIPROCITÀ: scambi che non prevedono l’uso di denaro; spazia dal dono
disinteressato allo scambio alla pari, alla truffa:
 GENERALIZZATA: quando vengono dati beni o servizi senza che ci si
aspetti nulla in cambio; è alla base della famiglia; costituisce un beneficio per il
donatore sotto molti punti di vista; l’imprevedibilità delle risorse favorisce la
condivisione al di fuori della sfera familiare; si riesce ad ottenere più cibo quando
questo viene condiviso; sebbene in alcune società dare le cose agli altri sia parte
delle aspettative sociali, ciò non significa necessariamente che le persone lo
facciano volentieri o che non vi sia una pressione sociale; la condivisione può
nascere dalla necessità di ridurre le tensioni e dal desiderio di mantenere relazioni
sociali pacifiche; la condivisione può essere frequente nei periodi di penuria non
grave, perché in tal modo è possibile minimizzare i rischi; ma quando giunge una
grave carestia la reciprocità generalizzata può subire un arresto; la cooperazione
può far sorgere uno stato di piacere
 BILANCIATA: quando ci si aspetta esplicitamente un contraccambio in tempi
brevi; dire che uno scambio è bilanciato non significa affermare che le cose
scambiate abbiano un valore identico, oppure che lo scambio sia puramente
economico; in assenza di un’economia monetaria non vi sono standard espliciti
per mezzo dei quali si possa giudicare il valore, non vi è modo di assegnare un
determinato valore in modo oggettivo; il punto è che nella reciprocità bilanciata le
parti sono libere di scambiarsi beni e servizi come vogliono; lo scambio in se
stesso può essere divertente, avventuroso, oppure può migliorare le relazioni
sociali; si può operare una distinzione tra scambio di doni e scambio di merci; lo
scambio può includere tanto i beni quanto il lavoro (una prestazione lavorativa
può essere contraccambiata attraverso un banchetto); a volte il confine tra
reciprocità generalizzata e reciprocità bilanciata non è così chiaro
 NEGATIVA: prendere qualcosa senza dare in cambio un compenso significa
approfittare di un altro; affari disonesti; furti e altri tipi di sottrazione di beni

il tipo di reciprocità dipende dalla distanza parentale tra le persone:


 generalizzata: tra i membri di una stessa famiglia e anche tra i parenti stretti
 bilanciata: tra uguali che però non sono strettamente imparentati
 negativa: è possibile nei confronti degli stranieri e dei nemici

l’importanza della reciprocità diminuisce con lo sviluppo economico; non sempre


la reciprocità si limita a rendere equa la distribuzione dei beni all’interno di una
comunità; è possibile che essa renda equa la distribuzione di beni anche tra
diverse comunità (redistribuzione)

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REDISTRIBUZIONE: accumulazione di beni (o di lavoro) realizzata da un
individuo, o in un luogo specifico, al fine di una successiva distribuzione; in tutte
le società vi è una qualche forma di redistribuzione, almeno a livello familiare;
laddove è presente un apparato politico che coordina la raccolta e la distribuzione
o che è in grado di mobilitare la forza lavoro per scopi comuni; è probabile che
siano i ricchi a trarre da essa i maggiori vantaggi.

MERCATO O SCAMBI COMMERCIALI: transazioni in cui i "prezzi" sono


soggetti a domanda e a offerta, indipendentemente dal fatto che la transazione
avvenga in un luogo di mercato; all’apparenza molti scambi commerciali
sembrano rientrare nella reciprocità bilanciata; ma è facile distinguere gli scambi
commerciali qualora sia presente il denaro, in quanto, per definizione, la
reciprocità bilanciata lo esclude; sebbene gli scambi commerciali non includano
necessariamente il denaro, la maggior parte di essi, soprattutto oggigiorno, ne fa
uso  DENARO: è pluriuso (quasi tutti i beni, le risorse e i servizi possono essere
acquistati); svolge la funzione di un mezzo di scambio, è uno standard di valore,
una riserva di ricchezza; permette di valutare in modo oggettivo tutti i beni e i
servizi; non è deperibile, ed è quindi possibile metterlo da parte; è trasportabile e
divisibile, e quindi le transazioni possono riguardare la vendita o l’acquisto di
beni o di servizi che hanno prezzi diversi; è la società che determina il suo valore;
il denaro pluriuso viene impiegato sia nelle transazioni commerciali (acquisto e
vendita), sia nelle transazioni non commerciali (pagamento di tasse o di
ammende, doni personali, contributi in beneficenza)  in molte società il denaro
non è un mezzo universale di scambio.

vi è una notevole variabilità nel grado di dipendenza di una società dagli scambi
commerciali:
 economia agricola: economia leggermente commerciale; sebbene gli
agricoltori producano in gran parte per il proprio consumo, essi vendono
regolarmente parte del loro surplus ad altri, e la terra è uno dei beni che comprano,
affittano e vendono
 economia industriale o post-industriale: include anche i mercati internazionali,
su cui ogni cosa ha un prezzo; la reciprocità è limitata ai rapporti con i membri
della famiglia e con gli amici; la redistribuzione, però, è ancora un meccanismo
importante; essa si esplica nella tassazione e nell’impiego delle entrate pubbliche
per favorire le famiglie a basso reddito; lo scambio commerciale resta comunque
il canale principale attraverso cui vengono distribuiti beni e servizi

l’origine del denaro, o del mercato, non è legata alle necessità del commercio, ma
è piuttosto connessa ai vari tipi di "pagamento" non commerciale (come le tasse)
 i legami sociali tra gli individui sono diventati meno amichevoli e quindi la
reciprocità è stata sempre più improbabile

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nelle società che dipendono soprattutto dal mercato vi sono tendenzialmente
notevoli differenze di ricchezza tra gli individui; possono esservi, però, dei
meccanismi che attenuano l’ineguaglianza, che agiscono cioè, almeno in parte,
come strumenti di livellamento (es: la fiesta nelle comunità indiane dell’America
Latina)

6. LA STRATIFICAZIONE SOCIALE.

quando gli antropologi sostengono che la stratificazione non è universale e che le


società egualitarie esistono, essi intendono affermare che vi sono società in cui
tutti i gruppi sociali (per esempio le famiglie) hanno più o meno lo stesso diritto di
accedere a determinati privilegi; per gli antropologi, dunque, la disuguaglianza tra
gli uomini può essere universale, mentre la stratificazione sociale non lo è

le differenze possono esistere riguardo:


 alla ricchezza o alle risorse economiche (territori di caccia e di pesca, poderi
agricoli, denaro)
 al potere (capacità di costringere gli altri a fare ciò che non vogliono fare; esso
viene esercitato con le minacce o con la forza)
 al prestigio (particolare rispetto che viene tributato ad una persona o ad un
gruppo)

3 tipi di società:
 società egualitarie  tutti i gruppi sociali hanno uguale accesso alle risorse, al
potere e al prestigio
 società basate sul rango  non vi sono differenze nell’accesso alle risorse o al
potere, ma esistono disuguaglianze per quanto riguarda il prestigio
 società divise in classi  i gruppi accedono in modo disuguale sia alle risorse
economiche, sia al potere, sia al prestigio

alcuni gruppi godono di un accesso privilegiato a:


tipologia risorse economiche potere prestigio
società egualitarie no no no
società basate sul rango no no sì
società divise in classi / società castali sì sì sì

SOCIETÀ UGUALITARIE: non solo tra i raccoglitori, ma anche tra gli orticoltori
e i pastori; non vi è stratificazione sociale; esistono, ovviamente, delle differenze
riguardo alle posizioni di prestigio che dipendono da differenze di capacità; esiste
però la stessa possibilità di accesso ad un determinato status per coloro che hanno
le stesse abilità; possono anche esservi individui con maggiore autorità, ma
l’autorità non è trasmissibile; considerando lassi di tempo molto lunghi, nessun
gruppo esercita più autorità di altri; ammette solo livelli minimi di disuguaglianza;
i gruppi egualitari si basano soprattutto sulla condivisione, che assicura un accesso

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alle risorse economiche che non dipende dal grado di prestigio; non si danno
gruppi con accesso privilegiato al potere

SOCIETÀ BASATE SUL RANGO: la maggior parte di queste società pratica


l’agricoltura o l’allevamento; i gruppi sociali hanno accesso disuguale al prestigio
o allo status, ma la differenza di accesso alle risorse economiche o al potere non è
significativa; l’accesso disuguale al prestigio è ravvisabile nel fatto che al ruolo di
capo possono accedere solo i membri di uno specifico gruppo; il ruolo di capo è,
almeno in parte, ereditario; i capi vengono trattati con deferenza dalle persone di
rango inferiore; a volte i capi sono notevolmente più ricchi del resto della
popolazione; un capo di solito non può obbligare gli altri a portargli doni o a
lavorare a progetti comuni: l’unico modo che ha il capo per incoraggiare la
produzione è quello di lavorare accanitamente alle proprie coltivazioni

SOCIETÀ DIVISE IN CLASSI: è disuguale sia l’accesso al prestigio, sia quello


alle risorse, sia quello al potere; esistono:
 classi aperte: una classe è un raggruppamento di persone che hanno circa la
stessa opportunità di ottenere risorse economiche, prestigio e potere; classi diverse
hanno opportunità diverse; vi è qualche possibilità di spostarsi da una classe ad
un’altra; lo status sociale di una famiglia è in genere correlato all’occupazione e
alla ricchezza del capofamiglia; i fattori che determinano lo status di una classe
possono mutare nel corso del tempo, così come anche il grado di apertura delle
classi; l’istruzione, soprattutto quella universitaria, è uno degli strumenti più
efficaci per riuscire a risalire la scala sociale; le classi sociali differiscono per
molti altri elementi (appartenenza religiosa, grado di intimità parentale, idee
sull’educazione dei figli, ..); nei sistemi a classi aperte, sebbene lo status di un
adulto non sia completamente determinato alla nascita, vi sono molte probabilità
che la maggior parte delle persone resti all’interno della classe di nascita
 sistemi castali: una casta è un gruppo al quale si appartiene per nascita, e in
cui il matrimonio è prescritto all’interno; i figli non possono acquisire uno status
differente rispetto a quello dei genitori; un esempio è l’India; il sistema delle
classi e quello castale possono coesistere; il sistema castale impone, soprattutto
nelle aree rurali, il modo in cui vanno scambiati i beni e i servizi; il sistema spesso
funziona a vantaggio della casta dei proprietari terrieri; ciò d’altra parte non può
non suscitare negli altri un certo risentimento; il potere che detengono i membri
delle caste superiori garantisce la perpetuazione del sistema castale; anche in altre
società è possibile rintracciare elementi che ricordano il sistema castale (i neri
americani)

SCHIAVITÙ: gli schiavi sono individui che non sono proprietari del proprio
lavoro, e in tal senso rappresentano una classe; in alcune società la condizione di
schiavo è considerata negativa e inferiore, in altre società meno; non rappresenta
una tappa inevitabile dello sviluppo economico; è assente nelle economie
industriali

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l’insorgere dei livelli più complessi di stratificazione sociale rappresenta un
fenomeno piuttosto recente nella storia delle società umane  questo perché
anche alcuni elementi culturali ad essa associati sono comparsi solo in tempi
relativamente recenti (l’agricoltura e l’allevamento; la presenza di insediamenti
stabili, un tipo di integrazione politica che va al di là dell’ambito della singola
comunità, l’impiego del denaro come mezzo di scambio, l’esistenza di alcuni
specialisti a tempo pieno)

la tendenza riscontrata negli ultimi 10.000 anni ad uno sviluppo della
disuguaglianza sta subendo un’inversione di rotta: nelle società industrializzate le
differenze di potere e di privilegi sono meno pronunciate di quanto non accada
nelle società preindustriali complesse

quali sono le cause dello sviluppo della stratificazione sociale??


 è possibile che sia il surplus a generare la stratificazione sociale, oppure,
viceversa, che sia la stratificazione sociale a generare il surplus
 la disuguaglianza di potere promuove un accesso disuguale alle risorse
economiche, e contemporaneamente causa la disparità riguardo ai privilegi e al
prestigio

la "teoria del surplus" in realtà non risolve la questione del perché i distributori o i
leader vogliano, o siano in grado, di acquisire un maggiore controllo delle risorse:
 una possibile spiegazione è che, nel momento in cui cominciano a fare
"investimenti" più stabili nella terra o in prodotti tecnologici, gli individui siano
più disponibili a tollerare un aumento dell’autorità del leader in cambio di
protezione
 un’altra ipotesi è che l’accesso alle risorse economiche si differenzi solo nel
caso in cui, nelle società basate sul rango, vi sia una pressione demografica sulle
risorse; tale pressione potrebbe indurre i redistributori a conservare per se stessi e
per le proprie famiglie una quantità maggiore di terra e di altre risorse

7. SESSO, GENERE E CULTURA.

la differenza che esiste tra organi riproduttivi maschili e femminili non spiega la
presenza di altre diversità di ordine fisico che distinguono l’uomo dalla donna;
inoltre il fatto che la riproduzione umana avvenga per via sessuale non giustifica
le differenze di comportamento imposte ai maschi e alle femmine, o il diverso
trattamento riservato loro nella società  eppure non esiste società che tratti i 2
sessi nello stesso modo; generalmente, infatti, è la donna che, rispetto
all’uomo, gode di minori vantaggi (anche nelle società egualitarie)

DIFFERENZE DI GENERE: differenze tra maschi e femmine che riflettono


aspettative ed esperienze culturali  DIFFERENZE SESSUALI: differenze legate
alle caratteristiche strettamente biologiche (difficili da separare)

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è importante tenere presente che non tutte le società concepiscono soltanto 2
categorie di genere

tutte le società ripartiscono il lavoro in modo differente tra l’uomo e la donna


(ruoli legati al genere)  quali sono le ragioni dell’esistenza di modelli universali
o quasi universali nell’assegnazione dei ruoli??
 TEORIA DELLA FORZA FISICA: superiorità maschile quanto a potenza
fisica e a capacità di convogliare forza in rapidi scatti di energia
 TEORIA DELLA COMPATIBILITÀ CON LA CURA DEI FIGLI: si
fonda sul principio della necessità di rendere compatibili le mansioni femminili e
la cura dei figli; è necessario che le incombenze femminili non trattengano le
donne lontano da casa per lunghi periodi, né mettano in pericolo i bambini se
questi accompagnano le madri; esse devono, inoltre, poter essere interrotte e
riprese nel caso in cui i bambini piccoli necessitino di cure
 TEORIA DELL’ECONOMIA DI SFORZO: aiuta a giustificare l’esistenza
di modelli che le teoria delle forza e della compatibilità non riescono a spiegare;
può risultare vantaggioso, per esempio, che siano gli uomini a fabbricare gli
strumenti musicali, nel caso in cui essi si occupino della raccolta del materiale
pesante di cui questi oggetti sono fatti; poiché raccoglie questi materiali,
presumibilmente l’uomo conosce meglio le loro caratteristiche ed è quindi più
facile che sappia come lavorarli
 TEORIA DELLA SACRIFICABILITÀ: sono tendenzialmente gli uomini a
svolgere lavori pericolosi nella società, in quanto essi sono più sacrificabili (la
perdita di un maschio ha infatti minori conseguenze dal punto di vista
riproduttivo)

problemi che rimangono tuttavia irrisolti:
 chi critica la teoria della forza fisica mette in risalto come in alcune società le
donne svolgano in realtà mansioni molto faticose
 anche la teoria della compatibilità presenta alcune difficoltà: le donne che
dedicano molto tempo al lavoro nei campi lontano da casa, per esempio, delegano
ad altri la cura e il nutrimento dei propri piccoli durante il tempo in cui esse non
possono accudirli; in alcune società, inoltre, le donne si dedicano alla caccia, una
delle attività più incompatibili con la cura dei figli

la rigida divisione del lavoro secondo il genere comincia a scomparire laddove le


macchine sostituiscono la forza umana e laddove le donne hanno meno bambini e
ne affidano le cure a terzi

nella nostra società esiste uno stereotipo che attribuisce al marito il compito di
provvedere al sostentamento della famiglia, e alla moglie la responsabilità della
casa e della cura dei figli

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ATTIVITÀ DI SUSSISTENZA PRIMARIE: servono a procacciare il cibo e sono
la raccolta, la caccia, la pesca, la pastorizia e l’agricoltura  ATTIVITÀ DI
SUSSISTENZA SECONDARIE: comprendono per la maggior parte la
preparazione e l’elaborazione del cibo per il consumo o per la conservazione

sia gli uomini sia le donne contribuiscono alle attività primarie di
approvvigionamento del cibo, con la differenza che di solito il contributo maschile
è maggiore in termini di apporto calorico; vi sono invece società in cui le donne
contribuiscono in misura maggiore rispetto agli uomini (sempre in termini di
apporto calorico) alle attività primarie di sussistenza; la tecnica predominante di
approvvigionamento del cibo non è, tuttavia, sempre indicativa: alcune società,
per esempio, che dipendono principalmente dalla pesca, affidano alle donne la
maggior parte del lavoro; la maggior parte delle società, tuttavia, deriva il proprio
apporto calorico dall’agricoltura, piuttosto che dalla caccia o dalla pesca

il contributo calorico portato dagli uomini alla sussistenza primaria tende ad


essere molto superiore a quello femminile laddove vi sia un sistema di agricoltura
intensiva, in particolare quando venga impiegato l’aratro  perché??
 l’aratro richiede una grossa mole di lavoro
 nei sistemi intensivi i lavori domestici aumentano, per cui si riduce il tempo
che le donne possono dedicare ai campi

come mai le donne contribuiscono in misura notevole alle attività orticole (è


possibile, in effetti, che esse abbiano meno lavoro casalingo, ma allora ciò
varrebbe anche per gli uomini)?? spesso in queste società gli uomini devono
dedicare molto tempo ad altri tipi di attività (es: una guerra, prestare servizio
come lavoratori salariati in città lontane, viaggiare periodicamente per svolgere
un’attività di commercio, ..)

nel caso in cui le donne apportano un notevole contributo alle attività primarie di
sussistenza, ciò influisce sul loro atteggiamento nei riguardi dei figli
cambiando prospettiva e tenendo conto di tutte le attività lavorative, emerge un
quadro diverso del rapporto tra contributo maschile e femminile alla sussistenza:
sommando infatti per intero il tempo lavorativo, includendo le attività esterne e
quelle dentro casa, risulta che il lavoro femminile ammonta ad un numero di ore
giornaliere superiore a quello maschile, sia nei sistemi agricoli intensivi, sia nelle
società di orticoltori
in quasi tutte le società i leader politici sono uomini; che si consideri o meno la
guerra come un fenomeno che rientra nella sfera della politica, in quest’ambito la
prevalenza maschile è pressoché universale  3 possibili spiegazioni,
universalmente valide:
 la guerra, come la caccia, richiede forza fisica e rapidi scatti di energia
 è certamente una delle attività più pericolose, il che, aggiunto al fatto che non
è possibile interromperla, la rende incompatibile con la cura dei figli

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 anche se non ha figli, nel momento del combattimento una donna
generalmente è comunque tenuta lontana, poiché la sua fertilità potenziale è più
importante per la riproduzione e per la sopravvivenza del gruppo di quanto non lo
sia il suo contributo da combattente

ulteriori fattori possono essere menzionati riguardo al predominio maschile nella
politica:
 la statura (anche se non è chiaro perché essa debba essere un requisito della
leadership)
 gli uomini frequentano il mondo esterno molto più delle donne, mentre le
donne tendono a lavorare nei pressi del luogo d’abitazione
 l’impegno richiesto dall’allevamento dei figli può limitare l’influenza della
donna
 un fattore che sembra determinante per l’esclusione delle donne dalla vita
politica è l’organizzazione delle comunità secondo la parentela maschile

la definizione di status è molto problematica:


 secondo alcuni la relazione tra status femminile e status maschile dipende
dall’importanza che una società attribuisce alle donne e agli uomini
 per altri essa riguarda la quota di autorità e di potere conferita
proporzionalmente ai 2 generi
 in altri autori essa individuerebbe il tipo di diritto ad agire secondo i proprio
desideri posseduto dagli uomini e dalle donne

molte teorie in merito alle diversità di status delle donne:
 la condizione della donna sarebbe migliore laddove è elevato il suo contributo
alle attività primarie di sussistenza
 nei casi in cui la guerra ha un ruolo di estrema rilevanza, agli uomini viene
attribuita maggiore importanza ed essi sono considerati più degni di stima rispetto
alle donne
 lo status superiore dell’uomo sia legato alla presenza di gerarchie politiche
centralizzate (dato che di solito sono gli uomini a rivestire ruoli di leadership in
campo politico, lo status maschile dovrebbe essere superiore nei casi in cui la
sfera politica abbia maggiore importanza)
 lo status delle donne sarà superiore laddove i gruppi familiari e il luogo di
residenza della coppia sposata siano organizzati secondo un criterio patriarcale
 una condizione di inferiorità dello status femminile compare nelle società in
cui siano presenti gerarchie politiche
non possiamo parlare dello status come di un singolo concetto

vi sono differenze sessuali che possono spiegare il carattere; alcune di queste


differenze comportamentali ricorrono in modo sistematico in società
completamente diverse  studio di bambini appartenenti a contesti culturali
diversi  la differenza più diffusa riguarda il comportamento aggressivo: i maschi
tentano di aggredire gli altri con maggior frequenza rispetto alle femmine

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vi sono tra maschi e femmine altre differenze osservabili che ricorrono con
considerevole frequenza; dobbiamo, tuttavia, essere cauti nel prenderle in
considerazione, sia perché non sono documentate, sia perché presentano un
maggior numero di eccezioni:
 tendenza presente nelle ragazze ad avere un comportamento più responsabile,
e a mostrare maggiore disponibilità verso gli altri
 le femmine, inoltre, sembrano più propense a conformarsi al volere e agli
ordini degli adulti
 i ragazzi, d’altro canto, tentano spesso di esercitare una supremazia sugli altri
per raggiungere i propri scopi
 nel gioco entrambi mostrano una preferenza per il proprio genere
 sembra, inoltre, che i ragazzi giochino in gruppi allargati, mentre le cerchia
delle ragazze sia più ristretta
 i maschi, infine, mantengono di più le distanze rispetto alle femmine

sia le cause biologiche sia le cause sociali concorrono alla formazione delle
differenze tra maschi e femmine; esse però sono spesso difficili da distinguere
occore tener presente, inoltre, che i ricercatori non possono condurre esperimenti
pratici sulle persone che sono oggetto di osservazioni (es: il comportamento dei
genitori non può essere alterato per scoprire cosa succederebbe se i bambini e le
bambine venissero trattati esattamente nello stesso modo)

sebbene si sia dimostrato che sono più numerosi i casi in cui il comportamento
aggressivo è sollecitato nel maschio piuttosto che nella femmina, nella maggior
parte delle società non esistono differenze nell’educazione all’aggressività  alla
base di alcune differenze comportamentali legate al genere potrebbe esservi un
insegnamento sociale indiretto

si è poi sottolineata l’esistenza di convinzioni diffuse ma infondate, come quella


per cui le ragazze sarebbero più dipendenti, più socievoli e più passive dei ragazzi

non esistono società che trattino la sessualità come una cosa naturale: tutte
possiedono infatti delle regole che stabiliscono quale sia la condotta
"conveniente"; non sempre, inoltre, il grado di limitazione delle norme imposte da
una società rimane identico per tutto l’arco della vita dell’individuo o vale per
ogni aspetto della sessualità; gli atteggiamenti, inoltre, cambiano nel corso del
tempo; il sesso extraconiugale è piuttosto diffuso; in molte società esiste una
notevole differenza tra il codice repressivo e le effettive pratiche sessuali; le
donne sono più soggette a restrizioni; la privacy nel momento del coito è un
requisito pressoché universale; il periodo e la frequenza del coito sono variabili;
poco si sa delle pratiche omosessuali nelle società molto repressive, forse perché
in molti casi tali società negano l’esistenza stessa del fenomeno; laddove vi è più
tolleranza la diffusione dell’omosessualità varia

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nelle società in cui vengono imposti dei limiti riguardo ad un dato aspetto della
sessualità eterosessuale, tali limiti vengono estesi anche ad altri aspetti; tuttavia,
laddove vi siano forti restrizioni riguardo alla vita eterosessuale, non
necessariamente si impongono limiti a quella omosessuale:
 SFERA OMOSESSUALE: è più probabile riscontrare l’intolleranza nei
confronti dell’omosessualità maschile nelle società in cui sono vietati alle donne
sposate l’aborto e l’infanticidio; l’omosessualità sarebbe poco accettata nelle
società che, aspirando ad un incremento demografico, tollererebbero male i
comportamenti che potrebbero ridurre l’aumento della popolazione; è più
probabile riscontrare un’accettazione dell’omosessualità nelle società colpite da
carestie e da forti penurie di cibo; in questi casi, infatti, poiché le condizioni
esistenti determinano una forte pressione della popolazione sulle risorse,
l’omosessualità e altre pratiche che riducono la crescita della popolazione sono
non solo tollerate, ma addirittura incoraggiate; la pressione demografica spiega,
inoltre, perché recentemente la nostra società sia diventata più tollerante nei
confronti dell’omosessualità
 SFERA ETEROSESSUALE: più aumenta l’ineguaglianza sociale e più
crescono le disparità economiche tra i vari gruppi, tanto più i genitori si
preoccupano di evitare che i figli contraggano matrimonio con individui
"inferiori" a loro; il controllo dell’accoppiamento potrebbe, dunque, essere un
metodo per vigilare sulla proprietà

8. IL MATRIMONIO, LA FAMIGLIA, LA PARENTELA.

il fatto che il matrimonio sia universale significa che la maggior parte delle
persone (in genere quasi tutte) si sposa almeno una volta nella vita; quando
affermiamo che il matrimonio è universale non intendiamo dire che le usanze
matrimoniali e familiari siano uguali in tutte le società; l’unico criterio universale
riguardante il matrimonio è il divieto di unirsi con i genitori, con i fratelli e con le
sorelle; anche la famiglia è universale, anche se con notevoli variazioni nella
forma e nell’entità numerica; oggi il matrimonio non rappresenta necessariamente
la base per la costituzione di una famiglia, ciononostante il matrimonio non è
scomparso e rappresenta ancora una consuetudine comune

MATRIMONIO: unione sessuale ed economica, approvata socialmente, tra un


uomo ed una donna; tutte le società hanno un approccio iniziale con il matrimonio
che implica un’idea più o meno radicata di stabilità; un altro elemento implicito
nel matrimonio sono i diritti e i doveri reciproci; l’evento che sancisce l’inizio del
matrimonio varia da una società all’altra (alcune società, ad esempio, non
conoscono un rituale formale come la cerimonia nuziale)

alcune società ammettono il matrimonio tra persone dello stesso sesso; in nessuna
società, tuttavia, tali unioni rappresentano la norma; queste forme coniugali non
collimano completamente con la nostra definizione di matrimonio, in quanto esse:

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 non uniscono un uomo ed una donna
 non rappresentano necessariamente unioni sessuali
questi "matrimoni" sono tuttavia approvati dalla società, di solito ricalcano il
modello del matrimonio regolare e implicano una serie considerevole di diritti e di
doveri reciproci; talvolta uno dei 2 coniugi è considerato donna o uomo anche se
ciò non corrisponde alla sua identità sessuale

poiché in tutte le società esiste il matrimonio possiamo affermare che esso


costituisce una pratica adattiva  secondo alcune teorie il matrimonio
risolverebbe una serie di problemi universali  per valutare la plausibilità di
queste ipotesi è necessario domandarsi se il matrimonio rappresenti la migliore o
l’unica soluzione a ciascuno di questi problemi:
 laddove esiste una divisione del lavoro secondo i generi, la società deve
possedere un meccanismo che permetta alle donne e agli uomini di mettere in
comune il prodotto delle rispettive attività; per quanto il matrimonio risolva tale
problema, è improbabile che esso rappresenti l’unica soluzione possibile: un
gruppo ristretto di persone, come quello costituito da fratelli e sorelle, per
esempio, potrebbe impegnarsi a cooperare economicamente
 la necessità del matrimonio sarebbe legata alla prolungata dipendenza
infantile; non è chiaro però perché un gruppo costituito da uomini e donne non
potrebbe cooperare nella cura dei bambini anche senza il matrimonio
 la specie umana abbia sviluppato il matrimonio per ridurre al minimo la
rivalità tra maschi ed evitare il verificarsi di conflitti distruttivi e letali; ma perchè
il fatto che la donna sia permanentemente ricettiva dal punto di vista sessuale
dovrebbe favorire una maggiore competizione tra i maschi?? si potrebbe anzi
affermare il contrario

nessuna delle teorie finora prese in esame offre una spiegazione convincente del
fatto che il matrimonio sia l’unica o la migliore soluzione ad uno specifico
problema  lo studio di mammiferi e uccelli può aiutare la nostra analisi del
matrimonio umano: nelle specie animali in cui, dopo il parto, le femmine non
sono in grado di nutrire contemporaneamente se stesse e i piccoli è possibile
riscontrare un tipo di legame stabile

in alcuni casi il matrimonio è accompagnato da cerimonie e da riti elaborati,


mentre in altri esso è sancito in modo molto più informale; in molte società,
inoltre, hanno luogo transazioni economiche prima, durante e dopo la
celebrazione del matrimonio; in tutte le società che sanciscono il matrimonio con
una cerimonia questa è accompagnata da festeggiamenti; in molte culture il
matrimonio prevede espressioni cerimoniali di ostilità

in molte società il matrimonio implica considerazioni di tipo economico:


 PREZZO (O RICCHEZZA) DELLA SPOSA: è un dono in denaro o in beni
che lo sposo o la sua famiglia offrono ai parenti della sposa; è la più comune tra le
forme di transazione economica che accompagnano il matrimonio; tale pratica

26
non colloca la donna in una posizione di schiavitù; il prezzo pagato può fungere
da assicurazione; tuttavia, può verificarsi il caso in cui i parenti della sposa
facciano pressione su di lei affinché rimanga con il marito anche contro la sua
volontà; si ha nelle società dedite all’orticoltura e mancanti di stratificazione
sociale; laddove le donne contribuiscono in modo rilevante alle attività primarie di
sussistenza
 MATRIMONIO PER SERVIZIO: è il secondo tipo di transazione economica
matrimoniale più comune; prevede che lo sposo lavori per la famiglia della sposa
talvolta prima, talvolta dopo le nozze
 SCAMBIO DI DONNE: è l’usanza di offrire una sorella o una parente dello
sposo in cambio della sposa
 SCAMBIO DI DONI (approssimativamente di pari valore): si ha tra i 2 gruppi
parentali che si uniscono attraverso il matrimonio; ha una diffusione lievemente
maggiore rispetto allo scambio di donne.
 DOTE: solitamente è un sostanzioso passaggio di beni o di denaro dalla
famiglia della sposa alla sposa stessa; diversamente dalle altre transazioni
economiche finora menzionate, la dote generalmente non implica una relazione tra
i parenti della sposa e quelli dello sposo; le società in cui esiste la dote tendono ad
essere quelle in cui la donna contribuisce relativamente poco alle attività primarie
di sussistenza, in cui vi è un elevato grado di stratificazione sociale e in cui
all’uomo non è permesso avere più mogli contemporaneamente
 DOTE INDIRETTA: quando il pagamento della dote viene effettuato dalla
famiglia dello sposo; i beni vengono offerti in prima istanza al padre della sposa
ed egli successivamente li consegna interamente o in parte alla figlia
il tabù dell’incesto, ovvero la regola che proibisce le relazioni sessuali e il
matrimonio tra alcune categorie di parenti, è presente in tutte le società (tra
madre e figlio, tra padre e figlia, tra fratello e sorella); in passato, tuttavia, alcune
società ammettevano l’incesto, principalmente all’interno delle famiglie reali ed
aristocratiche  teorie sull’origine del tabù:
 Westermarck sosteneva che gli individui che sono cresciuti a stretto contatto
fin dalla più tenera età, come i fratelli e le sorelle, non provano attrazione sessuale
reciproca e quindi tendono a non sposarsi tra loro; sebbene esistano fattori legati
alla familiarità infantile che normalmente producono disinteresse sessuale, resta
tuttavia irrisolto il problema delle ragioni per cui le società dovrebbero proibire un
tipo di matrimonio che comunque non avrebbe luogo per motivi di disinteresse
 Freud riteneva che il tabù dell’incesto rappresentasse una reazione a desideri
inconsci e inaccettabili; per quanto la teoria di Freud possa rendere ragione
dell’avversione nei confronti dell’incesto, almeno per quanto riguarda quello tra
genitori e figli, essa non spiega come mai le società abbiano bisogno di un tabù
esplicito, e in modo particolare non spiega il caso dell’incesto tra fratello e sorella;
questa teoria non tiene conto, inoltre, delle scoperte sopra descritte relative al
disinteresse sessuale
 Bronislaw Malinowski sosteneva che il tabù dell’incesto è un’imposizione che
permette di mantenere la famiglia integra; tale ipotesi non è tuttavia del tutto
convincente

27
 Edward B. Tylor ha sostenuto che, per rompere il sospetto e l’ostilità che
dividevano i gruppi familiari e rendere in tal modo possibile la collaborazione, i
primi uomini inventarono il tabù dell’incesto, il quale garantiva che il matrimonio
avvenisse tra persone di gruppi diversi; in tutte le società recenti le persone si
sposano fuori dalla famiglia, non siamo quindi in grado di verificare se questi
matrimoni promuovano la collaborazione più di quanto accadrebbe nel caso di
matrimoni all’interno della famiglia; possiamo, comunque, verificare l’esistenza
di una collaborazione laddove il matrimonio coinvolga comunità differenti: in
questi casi i dati non confermano la teoria della cooperazione; la teoria della
cooperazione non affronta, inoltre, l’aspetto sessuale del tabù dell’incesto
 secondo una delle teorie più antiche il tabù dell’incesto si spiega in ragione
delle potenziali conseguenze negative dell’inbreeding (= unione tra consanguinei):
i membri della stessa famiglia tendono ad essere portatori dei medesimi caratteri
recessivi nocivi, in caso di accoppiamento tra consanguinei potrebbe, quindi,
nascere una prole più soggetta a morte precoce a causa di difetti genetici; più
stretto è il legame di parentela tra i 2 soggetti dell’accoppiamento, maggiore è il
rischio di conseguenze negative sul piano genetico (ma anche gli accoppiamenti
tra parenti non stretti hanno conseguenze dannose)  il tabù dell’incesto
rappresenta l’unica soluzione possibile al problema dell’inbreeding

in un numero considerevole di società i matrimoni vengono combinati: i negoziati


sono gestiti dalle famiglie coinvolte, oppure da intermediari; alla base del
matrimonio combinato vi è la convinzione che l’unione di 2 gruppi parentali e la
conseguente nascita di nuovi legami sociali ed economici siano più importanti
della libertà di scelta e dell’amore romantico; in molti paesi il matrimonio
combinato è in declino

ESOGAMIA: quando il coniuge viene scelto all’esterno del gruppo parentale o al


di fuori della comunità si parla di (in queste società, vi è la convinzione che le
trasgressioni siano rischiose)  ENDOGAMIA: impone il matrimonio tra
individui di uno stesso gruppo

molte società proibiscono il matrimonio con tutti i cugini di primo grado; altre,
invece, consentono e addirittura incoraggiano il matrimonio tra determinati
cugini  CUGINI INCROCIATI (figli di fratelli di sesso opposto)  CUGINI
PARALLELI (figli di fratelli dello stesso sesso)  nel caso in cui il matrimonio
tra cugini di primo grado sia ammesso, esso di norma interessa alcuni cugini
incrociati; il matrimonio tra cugini paralleli è piuttosto raro; è più probabile che i
matrimoni tra cugini siano permessi nelle società relativamente grandi e
densamente popolate (la ragione di ciò è, presumibilmente, che in queste società
la probabilità che si verifichino i suddetti matrimoni è minima, e di conseguenza è
molto basso anche il rischio dell’inbreeding); la maggioranza delle piccole società
che permettono il matrimonio tra cugini ha sofferto perdite ingenti di popolazione
a causa di epidemie; e questo soprattutto dopo il contatto con gli europei; in
queste società il matrimonio tra cugini potrebbe essere stato introdotto per

28
incrementare le possibilità di unioni all’interno dell’assai ridotta popolazione di
coniugi possibili

in molte società vige la regola secondo cui è obbligatorio sposare il coniuge di


parenti deceduti: LEVIRATO (usanza che impone ad un uomo di sposare la
vedova del fratello)  SORORATO (obbliga una donna a sposare il marito della
propria sorella morta)

MONOGAMIA POLIGAMIA
MATRIMONIO DI GRUPPO
(unione tra un solo uomo (matrimonio plurimo) (unisce più di
un uomo a più
e una sola donna)   di una donna
allo stesso tempo;
POLIGINIA POLIANDRIA si
verifica in alcuni casi, ma
(maggior parte delle società studiate (è rarissima; non rappresenta
la norma
dall’antropologia; matrimonio tra un matrimonio tra una in nessuna
società)
uomo e più donne allo stesso tempo) donna e più uomini)

POLIGINIA (un uomo con più donne): in molte società è indice dell’enorme
ricchezza di un uomo o del suo status elevato; in alcune società in cui le donne
contribuiscono in modo sostanziale all’economia, infatti, sembra che gli uomini
cerchino di avere più di una moglie per diventare più ricchi; gli uomini poliginici,
tuttavia, lamentano la difficoltà di una gestione familiare con molte mogli
(gelosia); una ragione possibile dell’assenza o del basso livello di gelosie tra le
mogli in alcune società è attribuibile al fatto che spesso le mogli sono sorelle
(poliginia sororale); sembra infatti che le sorelle, essendo cresciute insieme, siano
più inclini ad andare d’accordo e a collaborare di quanto non facciano le mogli
che non sono sorelle (poliginia non sororale); esistono, inoltre, alcune usanze che
attenuano la gelosia tra le mogli (tendono a vivere in abitazioni separate; hanno
uguali diritti); la poliginia può essere molto vantaggiosa anche per le donne, in
quanto tra le diverse mogli ci si può aiutare

sulla poliginia sembrano influire in modo determinante sia l’esubero del numero
delle donne sia il prolungamento dell’età in cui si sposano gli uomini

POLIANDRIA (una donna con più uomini): sono solo 4 le società in cui si
pratica; 2 forme: quella adelfica (nel caso in cui i mariti siano fratelli) e quella non
adelfica; possibili spiegazioni della poliandria:
 penuria di donne

29
 risposta adattiva a risorse limitate (situazioni in cui i terreni coltivabili
scarseggiano e la pratica della poliandria adelfica serve ad impedire la divisione
delle fattorie familiari)

la pratica della poliandria riduce la crescita della popolazione; riduce al minimo il


numero di bocche da sfamare ed eleva al massimo lo standard di vita della
famiglia

FAMIGLIA: unità sociale ed economica costituita almeno da uno o più genitori e


dai loro figli:
 si danno determinati diritti e doveri gli uni rispetto agli altri
 di solito i membri di una famiglia vivono in un edificio comune (la
household), anche se la condivisione del domicilio non è una caratteristica
peculiare
 la famiglia costituisce per il bambino il primo ambiente di apprendimento

tipi di famiglia:
 formata da un genitore singolo (di solito il genitore è la madre e si parla quindi
di famiglia matrifocale)
 monogamica o nucleare (una sola coppia di coniugi)
 poligamica (di solito poliginia = un uomo con più donne)
 estesa (rappresenta la forma più diffusa; unione di 2 o più famiglie (siano esse
monogamiche, poligamiche o formate da un solo genitore) che sono accomunate
da un legame di sangue

nelle società composte da household di famiglie estese il matrimonio non
comporta un significativo cambiamento nello stile di vita; la giovane coppia
generalmente ha molto poco potere decisionale in merito all’amministrazione
della household (il potere è conferito all’uomo anziano); la nuova famiglia non
può neppure accumulare beni propri e diventare indipendente

le famiglie estese si riscontrano con maggior frequenza nelle società sedentarie ad
economia agricola  questo tipo di famiglia rappresenterebbe, nelle società in cui
la proprietà della terra è di estremo valore, un meccanismo sociale atto a prevenire
la frammentazione, economicamente dannosa, della proprietà familiare 
secondo un’altra teoria, queste households prevalgono nelle società in cui vi sia la
necessità di svolgere attività tra loro incompatibili (quando la madre o il padre
devono svolgere delle attività fuori casa)  nel caso in cui le società pratichino
scambi commerciali o monetari, è possibile infatti che la famiglia sia in grado di
ottenere l’aiuto necessario "comprando" i servizi di cui ha bisogno

in molte società industrializzate una coppia, dopo il matrimonio va ad abitare


lontano dai genitori e da altri parenti; al contrario, nel maggior numero di società
studiate dall’antropologia, una nuova coppia si stabilisce molto vicino o presso la

30
famiglia dei genitori o di altri parenti stretti dello sposo o della sposa  laddove
le coppie abitano vicino ai parenti è logico attendersi che le relazioni di parentela
si configurino come un elemento centrale della vita sociale  tipi di residenza
coniugale:
 PATRILOCALE: i figli maschi restano e le figlie se ne vanno, e quindi gli
sposi abitano insieme, o vicino, ai genitori del marito
 MATRILOCALE: le figlie restano e i maschi se ne vanno, e quindi gli sposi
abitano insieme, o vicino, ai genitori della moglie
 AMBILOCALE: sia i figli sia le figlie possono andarsene, e quindi gli sposi
abitano insieme, o vicino, ai genitori della moglie o del marito
 AVUNCOLARE: sia i figli sia le figlie se ne vanno, e gli sposi abiteranno
insieme, o vicino, allo zio materno del marito
 NEOLOCALE: sia i figli sia le figlie se ne vanno, e gli sposi abitano lontano
sia dai parenti della moglie, sia dai parenti del marito

in una famiglia estesa patrilocale, dell’autorità è investita la linea maschile,


soprattutto il membro più anziano della households; tuttavia, la situazione
matrilocale non è l’esatto opposto di quella patrilocale, perché spesso i parenti del
marito non sono lontani dalla residenza degli sposi; inoltre, spesso le donne non
hanno il potere decisionale che invece possiedono i loro fratelli

RESIDENZA NEOLOCALE: sia in qualche modo correlata alla presenza di


un’economia commerciale; la presenza del denaro pare essere associata alla
residenza neolocale: sembra che il denaro permetta alle coppie di abitare da sole;
perché esse scelgano di farlo resta nondimeno difficile da spiegare

RESIDENZA PATRILOCALE: si ha nel caso di conflitti interni (permette di


avere vicini i figli maschi, i quali forniscono un aiuto nella difesa) 
RESIDENZA MATRILOCALE: nel caso di guerre solo esterne (la scelta della
residenza coniugale può essere determinata da altre considerazioni, soprattutto di
tipo economico  laddove gli uomini, per motivi di lavoro, intraprendono viaggi
che li portano frequentemente lontani per lunghi periodi)

REGOLE DI DISCENDENZA: regole che legano gli individui a particolari


gruppi di parentela sulla base dell’esistenza di un antenato comune noto o
presunto (per sapere qual è il gruppo di parentela al quale devono rivolgersi se
hanno bisogno di collaborazione o di aiuto); sono 3:

 DISCENDENZA PATRILINEARE: è la più frequente; affilia un individuo ai


parenti di entrambi i sessi a lui (o a lei) legati esclusivamente attraverso la linea
maschile; i figli (maschi e femmine) appartengono al gruppo parentale del padre; regole di
sebbene i figli e le figlie di un uomo siano tutti i membri dello stesso gruppo di discendenza
discendenza, l’affiliazione a quel gruppo viene trasmessa alla prole solo dai figli UNILINEARI
maschi 

31
 MATRILINEARE: affilia un individuo ai parenti di entrambi i sessi a lui (o a
lei) legati esclusivamente attraverso la linea femminile; i figli (maschi e femmine)
appartengono al gruppo parentale della madre; sebbene i figli o le figlie di una
donna siano tutti membri dello stesso gruppo di discendenza, l’affiliazione a quel
gruppo viene trasmessa alla prole solo dalle figli

 AMBILINEARE: affilia un individuo ai parenti a lui (o a lei) legati attraverso


la linea femminile o quella maschile; alcuni individui sono affiliati ad un gruppo
parentale attraverso i loro padri; altri attraverso le loro madri; di conseguenza nei
gruppi di discendenza sono al contempo presenti legami genealogici maschili e
legami genealogici femminili

la maggior parte delle società è caratterizzata dall’applicazione di un’unica regola,


ma alcune società hanno ciò che è stata definita una DISCENDENZA DOPPIA O
DISCENDENZA UNILINEARE DOPPIA: in questi casi un individuo è affiliato
per alcuni scopi al gruppo di parentela matrilineare, e per altri a quello patrilineare

PARENTELA BILATERALE: (in molte società, tra cui la nostra) i parenti del
lato femminile e quelli del lato maschile hanno la stessa importanza (in positivo e
in negativo)  PARENTADO: gruppo di parentela bilaterale di un individuo:
 è di solito un gruppo ben definito
 è un gruppo di parentela ego-centrato (la sola cosa che i membri di una
parentado hanno in comune è il loro legame con ego)

le regole di discendenza unilineari affiliano un individuo ad una linea di parentela


che risale all’indietro nel passato e che si estende nel futuro; in virtù di questa
linea di discendenza alcuni parenti molto stretti vengono esclusi; ciò non significa
necessariamente che gli individui esclusi vengano ignorati o dimenticati;
differentemente da ciò che accade nelle società a discendenza ambilineare, in
queste si formano gruppi parentali dai confini ben definiti

gruppi a discendenza unilineare:
 LIGNAGGIO: gruppo costituito da persone che discendono da uno stesso
antenato attraverso legami genealogici noti; esistono patrilignaggi e matrilignaggi,
a seconda che i legami con l’antenato siano tracciati solo lungo la linea maschile o
solo lungo quella femminile; spesso vengono designati con il nome dell’antenato
(o dell’antenata) comune; in alcune società gli individui sono organizzati
gerarchicamente
 CLAN: gruppo costituito da persone che discendono da uno stesso antenato
attraverso legami genealogici non precisati; esistono patriclan e matriclan; spesso
sono designati con il nome di una pianta o di un animale (totem), che ha per il
clan un particolare valore e che rappresenta il simbolo di un’identità collettiva; nei
confronti dell’animale totemico è necessario osservare dei tabù (es: la proibizione
di uccidere o di cibarsi dell’animale totemico)

32
 FRATRIA: gruppo di discendenza unilineare costituito da più clan che si
suppone abbiano tra loro legami di parentela; i legami genealogici con l’antenato
non sono precisati
 quando una società è divisa in soli 2 gruppi di discendenza unilineare, ciascun
gruppo viene detto una METÀ; i membri di ciascuna metà si considerano i
discendenti di un antenato comune, anche se non sono in grado di giustificare il
legame di discendenza; le società divise in metà sono piuttosto piccole, mentre
quelle con fratrie e clan hanno un numero maggiore di membri
 se si esclude la necessità della presenza di clan laddove esistono fratrie (dato
che le fratrie sono combinazioni di clan), tutte le COMBINAZIONI sono possibili

lignaggio

clan

fratria

ORGANIZZAZIONE PATRILINEARE: è il sistema di discendenza più


diffuso; il lignaggio rappresenta un’unità territoriale; i componenti maschili del
lignaggio vivono insieme, sia grazie alla regola di residenza patrilocale, sia perché
il modello di insediamento è permanente; se il lignaggio è grande, verrà diviso in
sottolignaggi (con i rispettivi capi); il clan è esogamico (è vietato sposare
qualcuno del proprio clan); gli uomini di un patriclan non vivono insieme; i
membri dello stesso patriclan (che appartengono a lignaggi differenti) possono
anche combattersi l’un l’altro; i membri di una stessa fratria, purché di clan
differenti, possono sposarsi l’un l’altro

ORGANIZZAZIONE MATRILINEARE: rispetto a quella patrilineare esiste


un’importante differenza che riguarda l’esercizio dell’autorità: nei sistemi
patrilineari la linea della discendenza e quella dell’autorità convergono  nei
sistemi matrilineari, invece, sebbene la linea della discendenza passi attraverso le
donne, è raro che esse esercitino un’autorità sul loro gruppo parentale (di norma è
il fratello più anziano della madre a farlo)  la soluzione a cui si è giunti in molte
società matrilineari è che i maschi si spostino, ma senza allontanarsi troppo
(spesso infatti gli uomini si sposano con donne del proprio villaggio)

la RESIDENZA AVUNCOLOCALE, sebbene sia relativamente rara, è presente


nelle società matrilineari  stabilirsi presso lo zio materno consente di costituire
un gruppo di parentela matrilineare territoriale  le società avuncolocali,
diversamente da quelle matrilocali, hanno conflitti interni  l’avuncolarità è la
risposta al bisogno di tenere presso di sé gli uomini sposati (appartenenti alla

33
discendenza matrilocale) ed avere in tal modo a disposizione una forma di
combattimento veloce da radunare nel caso di un attacco a sorpresa

i gruppi a discendenza unilineare esistono in tutte le società che presentano un alto


livello di complessità sociale, ma sono più comuni nelle società non commerciali
di produttori (rispetto a quelle dei raccoglitori); tali gruppi svolgono spesso
importanti funzioni in ambito sociale, economico, politico e religioso:
 in generale nelle società unilineari il tabù dell’incesto è esteso a tutti i parenti
unilineari
 ai membri di un lignaggio o di un clan viene spesso richiesto di prendere le
parti di un appartenente al gruppo in caso di dispute e di processi, di aiutare
economicamente gli altri membri, di sostenere chi è in difficoltà
 il capo o il membro più anziano del lignaggio o del clan hanno importanti
funzioni (soprattutto rispetto alla guerra)
 un clan o un lignaggio possono avere le proprie credenze e le proprie pratiche,
relative al culto di divinità o di spiriti di antenati

nelle società con un’organizzazione politica complessa, funzionari e agenzie


rivestono il ruolo altrove ricoperto dai gruppi di parentela; è possibile che la
presenza di conflitti in società che non posseggono sistemi politici complessi
fornisca una sollecitazione alla formazione di gruppi di discendenza unilineari

le società con un SISTEMA AMBILINEARE sono poco numerose rispetto a


quelle a discendenza bilineare o unilineare, ma per molti aspetti assomigliano a
queste ultime; esistono 2 tipi di gruppi di discendenza ambilineare, che
corrispondono a ciò che in una società unilineare chiamiamo clan e sottoclan;
poiché un individuo può essere affiliato ad un gruppo sia attraverso il padre sia
attraverso la madre, egli può appartenere contemporaneamente a vari gruppi
ambilineari  l’affiliazione si basa sulla scelta; è possibile che le società a
discendenza unilineare si trasformino in società a discendenza ambilineare qualora
si verifichino condizioni particolari (soprattutto il calo demografico della
popolazione).

consanguinei  affini (parenti acquisiti attraverso il matrimonio); la terminologia


di parentela in uso in una società è legata al tipo di famiglia più diffuso, alla
regola di residenza e a quella di discendenza, e ad altri aspetti dell’organizzazione
sociale; i termini di parentela sono molto conservativi

5 sistemi di terminologia:
 SISTEMA INUIT (o ESCHIMESE): è quello che ci è più familiare; si
riscontra nei gruppi di discendenza bilaterali; sebbene i parenti di mia madre e
quelli di mio padre siano per me ugualmente importanti, i parenti più importanti in
assoluto sono quelli più stretti
 SISTEMA OMAHA: di solito si ha nelle società a discendenza patrilineare
(tipo di residenza patrilocale); i parenti del lato materno e quelli del lato paterno

34
vengono raggruppati in modo diverso: per quanto riguarda i membri del mio
gruppo di parentela patrilineare materno, raggruppo insieme tutti i maschi tra loro
e tutte le femmine tra loro, senza tenere conto della generazione; per quanto
riguarda, invece, il gruppo di parentela patrilineare di mio padre, ho termini
diversi per i maschi e per le femmine di generazioni differenti; il gruppo di
parentela patrilineare di mio padre è quello a cui io appartengo, e quello nei
confronti del quale ho più diritti e doveri; il patrilignaggio di mia madre, d’altro
canto, non è per me molto importante, e poiché la residenza è probabilmente
patrilocale i parenti di mia madre non abiteranno neppure vicino a me
 SISTEMA CROW: è l’immagine speculare del sistema omaha; in questo
sistema, infatti, vengono utilizzate le stesse classificazioni, ma dal momento che il
sistema crow è associato alla discendenza matrilineare, gli individui del gruppo
matrilineare di mia madre (il mio gruppo di discendenza) sono distinti in base alla
generazione, mentre gli individui del gruppo patrilineare di mio padre non lo sono
 SISTEMA IROCHESE: per quanto riguarda gli appellativi dei parenti della
stessa generazione di ego, è simile sia a quello omaha, sia a quello crow; tuttavia,
quando si tratta della mia generazione, il sistema irochese ha una sua peculiarità:
tutti i gruppi di cugini incrociati vengono chiamati nello stesso modo,
distinguendoli solo in base al sesso; i cugini paralleli non vengono designati con
lo stesso termine impiegato per i cugini incrociati, e a volte, ma non sempre, sono
chiamati come i fratelli e le sorelle di ego; anche il sistema irochese ha termini
differenti per i parenti del lato materno e per quelli del lato paterno; la
terminologia irochese sembra essere associata ad un sistema unilineare che si sta
sviluppando o, al contrario, che è in decadenza
 SISTEMA SUDANESE: anche questo sistema è associato alla discendenza
unilineare, ma diversamente dai precedenti, non raggruppa, dal punto di vista
terminologico, nessun parente; tale sistema è descrittivo, nel senso che viene
utilizzato un termine diverso per ciascuno dei parenti indicati; si tratta in genere di
società con un’organizzazione politica complessa, una stratificazione di classe e
specializzazioni professionali; può riflettere la necessità di distinguere con
precisione i parenti che, dal punto di vista della professione o della classe sociale,
hanno opportunità e privilegi ben diversi

i sistemi omaha, crow, irochese e sudanese hanno in comune il fatto di utilizzare


termini differenti per indicare i componenti del lato materno e quelli del lato
paterno; abbiamo osservato, invece, come nel sistema inuit i termini per designare
i parenti dei 2 lati siano esattamente gli stessi; ciò significa che in quest’ultimo
caso i 2 rami della famiglia sono ugualmente importanti (o ugualmente affatto
importanti); anche nel prossimo sistema, quello hawaiano, vengono impiegati gli
stessi termini per i 2 lati della famiglia, ma la parentela che si estende oltre la
famiglia nucleare ha una rilevanza maggiore
 SISTEMA HAWAIANO: è quello più semplice, in quanto utilizza pochissimi
termini; tutti i parenti dello stesso sesso che appartengono alla stessa generazione
sono indicati da un unico termine; queste società hanno spesso vaste famiglie
estese, a cui, grazie al modello ambilocale, può appartenere ogni parente

35
9. GRUPPI E VITA POLITICA.

ASSOCIAZIONI: gruppi di individui che non sono legati da vincoli parentali, né


dalla condivisione dello stesso territorio  caratteristiche comuni:
 possiedono una struttura più o meno formale e istituzionalistica
 escludono alcune persone
 i membri condividono i medesimi interessi e gli stessi scopi
 sono fieri di appartenere al gruppo

possono essere distinte in base a 2 fattori


 
obbligatorietà del reclutamento criterio di appartenenza
(nella società nordamericana,
eccezion fatta per il reclutamento nell’esercito nazionale,
praticamente tutte le associazioni sono volontarie;
in molte società, invece, e in particolare in quelle
più egualitarie, appartenere ad un gruppo non è una
scelta: tutti coloro che rientrano in una determinata
categoria vi sono obbligati)

 basarsi sulle qualità acquisite (quelle che l’individuo giunge a possedere nel
corso della propria vita, come, per esempio, specifiche abilità nello sport o nella
professione)
 o su quelle ascritte (sono, invece, quelle determinate fin dalla nascita, o per
eredità genetica (il sesso) o per estrazione familiare (l’etnia, il luogo di nascita, la
religione, la classe sociale)
 
universali (che esistono in tutte le società (l’età e il sesso) variabili (che trovano
applicazione solo in
alcune società (le
differenze etniche,
quelle religiose o
quelle di classe)

ASSOCIAZIONI NON VOLONTARIE: sono tipiche delle società


relativamente meno stratificate o di quelle egualitarie; si formano sulla base delle
caratteristiche del sesso e dell’età
 CLASSI DI ETÀ: il GRUPPO DI ETÀ è una categoria culturalmente
determinata in cui rientrano gli individui di una certa età; la CLASSE DI ETÀ,
invece, designa un gruppo di persone, di età simile e dello stesso sesso, che
attraversano insieme alcune o tutte le fasi della vita; l’ingresso in un sistema di
classi di età è quasi sempre non volontario e dipende dalle caratteristiche dell’età e
del sesso; in alcune società le classi di età creano forti legami che agiscono

36
trasversalmente rispetto alla parentela; il sistema di classi di età consiste
nell’avvicendarsi ciclico di 4 classi generazionali; a seguito dell’iniziazione (fatta
dai padri) ogni ragazzo diventa un uomo, ossia un individuo con uno status ben
definito; esistono anche classi di età femminili
 ASSOCIAZIONI SOLO MASCHILI O SOLO FEMMINILI: si tratta in
genere di gruppi maschili; gli scopi sono quelli di rafforzare l’idea di una
superiorità maschile e di offrire agli uomini dei mezzi per difendersi dalle donne;
si danno cerimonie di iniziazione drammatiche e traumatiche; esistono poche
associazioni femminili, forse perché sono gli uomini ad avere maggiore autorità;
le associazioni riservate ad un solo sesso sono una caratteristica anche delle
società molto industrializzate (es: i boy scouts); l’annessione a questi gruppi, però,
è volontaria, mentre nelle società non commerciali e in quelle meno complesse
spesso il reclutamento è obbligatorio; anche le associazioni maschili creano
legami trasversali e supplementari rispetto a quelli di parentela; in tutte le
associazioni esiste una componente di segretezza; si può ipotizzare che la
diffusione delle associazioni femminili sia legata all’indipendenza finanziaria che
la donna si è conquistata attraverso le attività commerciali

ASSOCIAZIONI VOLONTARIE: sono più diffuse nelle società complesse e


stratificate, presumibilmente perché in questi contesti gli individui hanno più
interessi ed occupazioni molto differenti
 ASSOCIAZIONI MILITARI: nelle società non commerciali sembrano avere
la funzione di unire i membri sulla base della comune esperienza di guerra, di
esaltare le imprese belliche e di offrire determinati servizi alla comunità; in genere
l’appartenenza a questi gruppi è volontaria ed è fondata sul criterio dei meriti
acquisiti per aver partecipato alle guerre

 ASSOCIAZIONI REGIONALI: raccolgono gli immigrati che provengono da


una stessa area geografica; molto diffuse nei centri urbani che attraggono le
popolazioni delle campagne; molte di queste organizzazioni sono divenute forze
politiche che fanno sentire la propria voce nelle amministrazioni locali; offrivano
ai propri membri essenzialmente 3 servizi:
 facevano pressione sul governo centrale affinché affrontasse questioni che
erano fondamentali per la vita della comunità
 offrivano assistenza nell’acculturazione dei nuovi arrivati, preparandoli alla
vita urbana
 fornivano opportunità di inserimento nella cultura nazionale; organizzavano
delle attività sociali che avevano la funzione di smistare le informazioni da e per il
luogo d’origine; offrivano, infine, una varietà di altri servizi che aiutavano gli
immigrati ad adattarsi al nuovo ambiente senza recidere completamente le proprie
radici
inizialmente, le associazioni regionali possono fungere da società di mutuo
soccorso; quando però, l’immigrazione aumenta, i nuovi arrivati hanno
l’opportunità da appoggiarsi ai parenti che si sono trasferiti prima di loro; per
quanto le associazioni regionali possano essere molto utili all’integrazione dei

37
membri in un sistema urbano più complesso o in un ambiente che cambia,
l’esistenza di un grosso numero di queste associazioni potrebbe favorire la
divisione e la rivalità tra i gruppi; unendosi tra loro le associazioni regionali e
familiari hanno finito per costituire delle associazioni etniche

 ASSOCIAZIONI ETNICHE: nascono in seguito all’indebolimento dei legami


di parentela e di altre tradizionali risorse di sostentamento e di solidarietà; talvolta
è difficile stabilire se in origine una particolare associazione fosse regionale o
etnica; le associazioni tribali reclutano persone che hanno lasciato i propri gruppi
tribali d’origine; si sono formate per dare risposta ad alcuni bisogni che sorgono
nel contesto urbano (non perdere il contatto con la cultura tradizionale; fungere da
società di mutuo soccorso; offrire aiuti finanziari in caso di disoccupazione, di
malattia o di morte; raccogliere il denaro necessario a migliorare la situazione
esistente nei luoghi d’origine); le società di mutuo soccorso hanno come scopo
principale quello di offrire un sostegno (economico) ai propri membri; le
associazioni di lavoratori garantiscono ai propri membri, in quanto lavoratori, un
certo status e una determinata remunerazione; anche le associazioni ricreative
sono molto diffuse

 ASSOCIAZIONI MULTIETNICHE: nel mondo moderno sono numerosi i


gruppi a carattere volontario che accolgono individui appartenenti ad etnie
differenti; le associazioni multietniche o regionali si sono sviluppate laddove il
colonialismo (o un’altra dominazione politica) è stato percepito come un
problema di interesse collettivo; spesso le associazioni multietniche e
multiregionali hanno contribuito alle lotte per l’indipendenza

gli antropologi tentano di spiegare le ragioni dell’esistenza di forme diverse di


associazionismo:
 i sistemi di classe di età sorgono in aggiunta e non in alternativa alle forme di
aggregazione basate sulla parentela o sull’integrazione politica
 per quanto riguarda le associazioni volontarie il cui criterio di reclutamento
dipende da qualità ascritte di tipo variabile (fissate al momento della nascita, ma
non uguali per tutte le persone dello stesso sesso e della stessa età), è difficile
stabilire con precisione quale sia la causa della loro formazione  vi sono
comunque alcuni aspetti da tenere in considerazione:
 l’urbanizzazione: le società in via di sviluppo si stanno urbanizzando, e
all’aumentare delle dimensioni delle città cresce il numero delle persone che si
separa dai propri legami parentali e dalle usanze locali tradizionali; non ci
sorprende dunque il fatto che le prime associazioni volontarie a formarsi siano
quelle di mutuo soccorso, e che la loro funzione sia inizialmente quella di
assolvere agli obblighi parentali in caso di morte e si estenda successivamente
ad altri aspetti della vita sociale
 il fattore economico: gli immigrati cercano di adattarsi alle nuove
condizioni economiche e i loro interessi devono essere garantiti e protetti

38
perché, nelle società industrializzate, le associazioni il cui criterio di reclutamento
dipende da qualità ascritte di tipo variabile tendono ad essere sostituite da
associazioni alle quali si accede in base alla posizione raggiunta nella società??
 il grosso peso che le società industrializzate attribuiscono alla specializzazione
si riflette anche nelle forme assunte dall’associazionismo
 un altro fattore determinante potrebbe essere l’importanza che la nostra società
attribuisce alle conquiste individuali
 l’omologazione indotta dalla produzione di massa e dai mass media, inoltre,
ha l’effetto di ridurre progressivamente l’importanza delle distinzioni regionali ed
etniche

il risultato è che le organizzazioni di grandi dimensioni vengono progressivamente


sostituite da associazioni più piccole: queste ultime, infatti, riescono a fornire una
risposta ad esigenze particolari che le istituzioni della società di massa non sono
più in grado di soddisfare

quando gli antropologi parlano di ORGANIZZAZIONI POLITICHE O di


VITA POLITICA, intendono riferirsi soprattutto a questioni che riguardano
gruppi territoriali  classificazione della maggior parte delle società attraverso 4
tipi principali di organizzazione politica: la banda, la tribù, il chiefdom, lo stato
(tuttavia, oggi, se si escludono poche eccezioni, non esistono più bande, tribù o
chiefdoms politicamente autonomi)

Tipo di Massim Grado di Strategi


Dimens Differenzia Modalità
organizza o livello specializza a di
ioni zione di
zione di zione dei sussiste
della sociale distribuzi
integraz funzionari nza comunit one
ione politici prevale
à e prevalent
politica nte densità e
demogr
afica
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locale o nullo; à molto mo à
banda leadership piccole,
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39
chiefdom gruppo modesto agricolt comunit rango reciprocit
o dominio sovralo ura à ampie, à e
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stato gruppo estremo agricolt città, classe e scambi
sovralo ura densità casta commerci
cale, intensiv elevata ali
spesso a e
un allevam
intero ento
gruppo
linguisti
co nel
suo
comples
so

alla base dell’unificazione politica:


 alcuni autori ipotizzano che vi sia la competizione fra gruppi
 altri, che vi possano essere delle cause economiche (es: quando tra le
comunità cresce l’importanza della redistribuzione, oppure quando si rende
necessario il coordinamento di gruppi di lavoro di notevoli dimensioni)

le teorie che finora sono state proposte per spiegare la nascita dei primi stati sono
molte, ma nessuna è in grado di spiegarla in modo esauriente; è possibile che le
cause della nascita degli stati non siano state ovunque le stesse 
indipendentemente dalle ragioni che hanno portato al suo insorgere,
l’organizzazione politica di tipo statuale ha finito per dominare il mondo (le
società statuali hanno comunità più vaste e densità demografiche maggiori;
posseggono inoltre, di norma, eserciti sempre pronti a combattere); la diminuzione
del numero di unità politiche indipendenti rappresenta un fenomeno piuttosto
recente

nelle società in cui la leadership è ereditaria (società basate sul rango e società
statuali rette da monarchie) sono le regole per la successione a stabilire le
modalità con cui avviene il passaggio  nelle società in cui invece i leader
vengono scelti occorre capire quali siano i meccanismi che portano a preferire un
individuo rispetto agli altri:
 abitualmente i leader sono considerati più intelligenti, più generosi, più
perspicaci, più ambiziosi e più aggressivi dei loro seguaci
 essi inoltre, in genere, sono più anziani e più alti

40
 in più, vi sono più probabilità che ad assurgere al ruolo di leader sia il figlio di
un leader che non il figlio di un uomo comune
 sembra poi che i leader abbiano un’altra specifica caratteristica, quella di
nutrire sentimenti positivi nei confronti dei genitori
 esiste poi una differenza fondamentale che caratterizza i leader degli Stati
Uniti: essi sono più ricchi degli altri membri della comunità
(in alcune società tribali egualitarie la competizione per la conquista e la
conservazione della leadership è altissima  big men)

RISOLUZIONE DEI CONFLITTI: le soluzioni pacifiche includono


l’allontanamento, l’intervento della comunità, la mediazione o la negoziazione, le
scuse rituali, il ricorso a potenze soprannaturali o a terzi non coinvolti; non
sempre però le soluzioni pacifiche sono possibili e a volte le controversie
evolvono in conflitti violenti; quando la violenza si verifica in realtà politiche che
di norma risolvono le controversie in modo pacifico, allora siamo in presenza di
un crimine, soprattutto nel caso in cui la violenza venga commessa da un singolo;
quando invece essa si verifica tra gruppi di unità politiche distinte, allora parliamo
di guerra; quando infine la violenza esplode tra sottogruppi di popolazione che
appartengono alla stessa unità politica siamo in presenza di una guerra civile

RISOLUZIONE PACIFICA DEI CONFLITTI: la maggioranza degli stati


moderni industrializzati possiede istituzioni che affrontano i conflitti più o meno
gravi che nascono in seno alla società; tali istituzioni operano sulla base di leggi
codificate; lo stato ha il monopolio sull’uso legittimo della forza  in molte
società non esistono istituzioni e funzionari preposti alla risoluzione dei conflitti;
ciononostante, poiché tutte le società possiedono dei sistemi convenzionali per
risolvere pacificamente almeno certi tipi di controversie, alcuni antropologi
parlano di universalità del diritto; il fatto che il diritto esista in tutte le società
non implica però che sia sempre possibile risolvere i conflitti in modo pacifico
 ALLONTANAMENTO: la violenza può essere evitata se le parti avverse si
evitano di proposito sino a che gli animi sono si sono rasserenati
 INTERVENTO DELLA COMUNITÀ: caratterizza le società più semplici, in
cui mancano leader che esercitino l’autorità; spesso, queste comunità non hanno
necessità di una raccolta ufficiale di leggi; se un individuo non osserva un tabù o
non segue i consigli dello sciamano dev’essere espulso dal gruppo; l’uccisione di
un individuo è l’azione estrema a cui ricorrere (sembra che la pena capitale esista
in tutte le società; spesso si crede che essa rappresenti un deterrente nei confronti
del crimine; di fatto non è così)
 NEGOZIAZIONE E MEDIAZIONE: in molti casi le parti avverse possono
addivenire ad un accomodamento attraverso la negoziazione; non esistono regole
prestabilite, e ogni soluzione è "buona" purché sia in grado di riportare la pace;
spesso si ricorre all’aiuto di un mediatore informale
 RICONCILIAZIONE RITUALE: il desiderio di ripristinare relazioni
armoniose spiega anche il ricorso alle scuse cerimoniali

41
 GIURAMENTI E ORDALIE: implicano il ricorso a potenze soprannaturali;
un giuramento è l’azione di chiamare una divinità a testimoniare della veridicità di
ciò che una persona afferma; l’ordalia è un mezzo impiegato per stabilire la colpa
o l’innocenza di un individuo sulla base dei risultati di una prova pericolosa a cui
questi viene sottoposto; i giuramenti e le ordalie erano diffusi anche nella società
occidentale nel Medioevo; ancora oggi, nella nostra società, in occasione dei
processi i testimoni devono giurare di dire la verità
 VERDETTI, TRIBUNALI E LEGGI CODIFICATE: quando 2 parti in
conflitto devono accettare la decisione presa da una terza parte, che agisce come
giudice, siamo in presenza di un verdetto; i giudici e i tribunali si basano spesso,
nell’emettere sentenze, su leggi codificate e su pene convenute; leggi e tribunali
non costituiscono elementi peculiari della società occidentale; le comunità piccole
e compatte non avrebbero una vera necessità di possedere orientamenti legali
ufficiali, in quanto gli interessi in competizione sarebbero minimi (in queste
società l’opinione degli altri rappresenta una vera e propria sanzione); nelle
società più grandi, più eterogenee e più stratificate le controversie sono più
numerose, e al contempo meno visibili; gli individui sono meno inclini a
preoccuparsi delle opinioni altrui; presumibilmente in queste società lo sviluppo
di leggi codificate e di autorità ufficiali è da attribuirsi alla necessità di risolvere le
controversie in modo sufficientemente impersonale da consentire che le parti
accettino le decisioni

RISOLUZIONE VIOLENTA DEI CONFLITTI: alcune società ritengono


legittima, in certe circostanze, la violenza individuale, mentre noi in genere la
giudichiamo un crimine; di norma le società in cui è riscontrabile un determinato
tipo di violenza ne presentano contemporaneamente anche altri; tale educazione
alla violenza avrebbe delle ricadute sul comportamento in generale; spesso la
violenza viene considerata un mezzo per controllare il comportamento (es:
genitori che picchiano i figli che si comportano male)
 FAIDA: è una condizione di ostilità tra famiglie o tra gruppi di parenti,
causata di norma dal desiderio di vendicare un’offesa resa ad un membro del
gruppo; ciò che più caratterizza la faida è il fatto che la responsabilità della
vendetta ricade su tutti i membri del gruppo parentale
 RAZZIA: è un’azione pianificata che prevede l’uso della forza per realizzare
un obiettivo limitato; è caratteristica delle società pastorali; di solito
dell’organizzazione della razzia si occupa un leader temporaneo; è possibile anche
la razzia di esseri umani, così da poterli sposare o da renderli schiavi

nella faida e nella razzia sono di norma coinvolte poche persone, e l’aspetto della
sorpresa gioca spesso un ruolo determinante; i confronti su larga scala, al
contrario, coinvolgono un gran numero di individui e prevedono una
pianificazione accurata delle strategie di attacco e di difesa
 CONFLITTI SU VASTA SCALA: sono caratteristici delle società industriali
o di quelle che praticano l’agricoltura intensiva (soltanto queste società infatti
possiedono una tecnologia sufficientemente avanzata che permetta di sostentare

42
eserciti, capi militari, strateghi, ..); ciascun conflitto ha le proprie regole culturali
(es: nelle società statuali i governi stabiliscono dei patti per limitare l’uso di armi
batteriologice, di gas tossici, ..; spesso, in via non ufficiale, vengono raggiunti
accordi privati)

nella maggior parte delle società studiate vi sono guerre tra comunità o tra gruppi
territoriali più ampi; le ricerche sulle possibili cause che conducono alla guerra
sono ancora poche; di conseguenza, per il momento, le risposte a molti quesiti
sono solo provvisorie e parziali:
 abbiamo prove del fatto che nelle società preindustriali si intraprendano le
guerre soprattutto per paura di calamità naturali che si presume giungeranno, ma
che sono al contempo imprevedibili (siccità, alluvioni, invasioni di cavallette, ..);
per proteggersi anticipatamente da questi disastri che distruggono le risorse
alimentari potrebbe essere vantaggioso accaparrarsi i beni dei nemici sconfitti
 sappiamo che le società complesse o centralizzate tendono ad avere eserciti
formati da professionisti, gerarchie militari e armi sofisticate; sorprendentemente,
però, se le confrontiamo con le bande o le società tribali, osserviamo come in esse
la frequenza dei conflitti non sia molto più elevata
 è improbabile che la guerra si verifichi all’interno di una società se in essa la
popolazione è ridotta o se il territorio non è vasto
 sebbene molti credano che le alleanze militari riducano le probabilità di un
conflitto, in realtà risulta che le nazioni che tra loro hanno stretto delle alleanze
non combattono affatto meno di quelle che non lo hanno fatto
 neppure l’esistenza di relazioni commerciali pare diminuire le probabilità di
conflitti; al contrario, le controversie tra partner commerciali conducono alla
guerra molto più facilmente
 sembra che la parità tra 2 nazioni sul piano militare (soprattutto quando è
preceduta da una rapida crescita della forza militare) aumenti, invece che
diminuire, le probabilità di un conflitto

10. PSICOLOGIA E CULTURA.

tra le diverse società esistono effettivamente delle diversità per quanto concerne
alcuni aspetti del pensiero, delle emozioni, dei comportamenti; spesso, da
un’osservazione casuale possono originarsi numerosi stereotipi; ma gli

43
antropologi rifiutano questi stereotipi fondati su giudizi affrettati ed etnocentrici;
tra società diverse nondimeno esistono anche numerose somiglianze 
antropologia psicologica

gli antropologi hanno messo in dubbio il postulato che la psicologia di tutti gli
esseri umani sia esattamente la stessa, a prescindere dalla società; MA è evidente
che vi saranno comunque notevoli somiglianze nello sviluppo psicologico degli
individui: abbiamo già esaminato alcuni fenomeni universali (la cultura, il
linguaggio, il matrimonio, il tabù dell’incesto), ma qui analizzeremo quelli più
legati all’aspetto psicologico:
 capacità di inventare tassonomie e costruire contrasti binari; ordinare i
fenomeni; usare operatori logici (es: la congiunzione, la negazione e
l’uguaglianza); pianificare il futuro; avere una conoscenza del mondo
 riguardo al pensiero sull’uomo sembrano essere universali il concetto di sé o
della persona; il riconoscimento delle espressioni del viso; il tentativo di
comprendere le intenzioni dell’altro sulla base di alcuni indizi (espressione del
viso, modo di parlare, atteggiamenti); il desiderio di sapere ciò che gli altri stanno
pensando
 riguardo alle emozioni sembrano essere universali la capacità di identificarsi
con i sentimenti dell’altro; l’abilità di comunicare e di riconoscere sentimenti di
felicità, di dolore, di collera, di paura, di sorpresa, di disgusto e di disprezzo; il
riso nei momenti di felicità, il pianto in quelli di dolore; sentimenti quali l’invidia
e la gelosia; la capacità di provare attrazione sessuale; alcune specifiche paure
infantili (es: la paura degli sconosciuti)

I PRIMI STUDI:
 Margaret Mead mette in discussione l’assunto secondo cui l’adolescenza è
vissuta ovunque come un periodo di crisi e di stress
 Bronislaw Malinowski confutò la teoria del complesso di Edipo: egli osservò
che nelle società non matrilineari i bambini possono effettivamente provare
sentimenti di ostilità nei confronti del padre, ma non perché questi rappresenti un
rivale sessuale, quanto piuttosto perché esso incarnerebbe l’adulto che amministra
la disciplina

secondo la teoria di Piaget lo sviluppo dell’essere umano prevede una serie di


tappe, ciascuna delle quali è caratterizzata da specifiche abilità cognitive; non è
possibile passare ad uno stadio successivo senza aver percorso tutte le tappe
precedenti  la teoria di Piaget è valida universalmente??
 sul primo stadio dello sviluppo (senso-motorio) si conferma la teoria di Piaget
 gli studi sul secondo (pre-operatorio), terzo (delle operazioni concrete; in
particolare il concetto di conservazione) e quarto (operazioni logico-formali)
stadio forniscono invece risultati dubbi

una delle ragioni per dubitare dei risultati di queste ricerche è che i test impiegati
per sondare lo sviluppo cognitivo di popolazioni non occidentali sono stati

44
elaborati in Occidente, e ciò implica un notevole svantaggio per coloro a cui
vengono somministrati, sia perché con i materiali non vi è familiarità, sia perché
la stessa situazione del test è sconosciuta; sembra, quindi, che qualsiasi bambino
possa acquisire il concetto di conservazione, purché abbia esperienze quotidiane o
un percorso formativo che lo stimolino al riguardo; riguardo al quarto stadio,
invece, il problema riguarda il fatto che in queste prove gli individui scolarizzati
riescano meglio di quelli non scolarizzati

gli antropologi si interessano agli aspetti della personalità che sono comuni in un
popolazione  PERSONALITÀ = eredità genetica + esperienze vissute +
condivisione con gli altri

occorre riflettere sulle ragioni che spingono una famiglia ad allevare i figli
secondo modalità specifiche: le differenze in ambito educativo che riscontriamo in
una società sono il riflesso delle idee riguardanti il modo "giusto" di crescere i
figli

Nel 70% delle società il bambino viene allattato almeno sino ai 2 anni, e gli
ultimogeniti vengono svezzati anche più tardi.
Società preindustriali Società industriali
Per quanto riguarda la pratica di Per molti versi si tende ad essere meno
portare con sé e a contatto il bambino i solleciti nei confronti dei bambini di
genitori lo fanno per più del 50% del quanto non accada nelle società
tempo. I bambini trascorrono molto preindustriali. I bambini trascorrono
tempo a contatto con un’altra persona, molto tempo in piccoli spazi recintati
spesso dormono insieme alla madre (box o culle), e vengono portati in
nello stesso letto o comunque nella braccio e toccati, nel corso della
stessa stanza. Durante il giorno giornata, relativamente poco. Quello
vengono allattati ogniqualvolta ne che avviene nelle ore notturne è
facciano richiesta. Si risponde con analogo. È molto comune nutrire i
estrema sollecitudine al pianto di un bambini con il biberon distanziando di
bambino. alcune ore le poppate.

le qualità di un individuo non possono essere descritte nei termini di "tutto o


niente" e vanno piuttosto valutate in termini di grado; nel momento in cui

45
affermiamo che l’aggressività fisica o quella verbale rappresentano un tratto
caratteristico della personalità in una data società, noi stiamo formulando un
giudizio relativo  se, effettuando ricerche sul campo, analizzeremo
sistematicamente il verificarsi dei comportamenti aggressivi, saremo allora in
grado di determinare la frequenza modale di questi in un lasso di tempo dato; in
tal modo potremo poi comparare le frequenze modali di tale comportamento in
società diverse; proprio come una cultura non è fissa o statica, così neppure le
caratteristiche della personalità tipica lo sono

SOCIALIZZAZIONE: sviluppo, nei bambini, di modelli di comportamento (e di


atteggiamenti e di valori) che sono conformi alle aspettative culturali
(ricompensando alcuni comportamenti e ignorandone o punendone altri); anche la
scuola gioca un ruolo importante nello sviluppo infantile (soprattutto nello
sviluppo cognitivo); i genitori possono influire sullo sviluppo psicologico dei figli
in base a ciò che provano nei loro confronti  è molto difficile fare un confronto
sul piano transculturale, poiché le culture variano moltissimo nelle modalità di
espressione dei sentimenti
 i bambini tendono ad essere ostili e aggressivi quando vengono trattati con
indifferenza e con scarso affetto dai propri genitori
 un rifiuto dei figli è più probabile laddove le madri non ricevono alcun aiuto
nella cura dei figli
 è possibile che il rifiuto dei genitori sia più probabile nelle società in cui vi è
poco tempo libero (questo avviene più frequentemente nelle società complesse
 è molto probabile che i bambini rifiutati, una volta cresciuti, rifiutino a loro
volta i propri figli
 i bambini che non vengono incaricati di occuparsi di altri bambini più piccoli
sono meno capaci di sintonizzarsi sui bisogni degli altri
 i bambini tendono ad essere più aggressivi quando frequentano i coetanei,
mentre tendono a reprimere la propria aggressività quando sono circondati dagli
adulti

effetti della scolarizzazione sull’abilità nel risolvere test cognitivi: nell’esecuzione


di molti di questi test, alla scolarizzazione sono associate prestazioni "superiori", e
nell’ambito di una stessa società in genere gli individui scolarizzati danno risultati
migliori  alcune possibili spiegazioni:
 vantaggi acquisiti dai bambini per il fatto stesso di essere a scuola; è possibile
che culture non occidentali abbiamo risultati più bassi perché non hanno
familiarità con i materiali dei test
 acquisizione dell’abilità di leggere e scrivere
 la scuola trasmette anche valori, atteggiamenti e modi (considerati
culturalmente appropriati) di relazionarsi con gli altri

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riguardo alla concezione del sé, una delle differenze su cui più si concorda è
quella che sottolinea come nella società occidentale si ponga un’enfasi
sull’autonomia dell’individuo, mentre nelle società non occidentali ciò che
conterebbe sarebbero le relazioni che intercorrono tra gli individui  2 obiezioni:
 lo studio di altre culture ha messo in luce l’esistenza di sfumature di
significato che si collocano ben oltre l’opposizione individualismo VS
collettivismo
 sarebbe necessario, per appurare il contrasto, scoprire in che modo, in una data
società, alcuni individui vedono se stessi effettivamente; la realtà, infatti, può
essere molto diversa dagli ideali dichiarati

alcuni autori hanno ipotizzato che le differenze genetiche o fisiologiche tra le


popolazioni predispongano a differenze di personalità; è legittimo pensare che
nelle società in cui le donne incinte vivono con tranquillità la loro condizione i
bambini apprendano la calma ancora prima di nascere  tuttavia, non possiamo
disconoscere la validità delle spiegazioni non genetiche del comportamento
infantile; inoltre, non sappiamo se le differenze osservate nei neonati permangano
sino a trasformarsi in differenze di personalità nell’età adulta
è stato stabilito che la malnutrizione è associata a livelli inferiori di attività, ad un
grado minore di capacità di attenzione, alla mancanza di iniziativa e ad un basso
livello di tolleranza delle frustrazioni; è probabile poi che chi si prende cura di
bambini malnutriti interagisca poco con loro; poiché infatti i piccoli riducono la
propria attività, i genitori o altri tenderanno a rispondere loro con scarsa frequenza
e con poco entusiasmo

gli antropologi si occupano anche delle differenze e delle analogie rispetto al


comportamento anormale; naturalmente si pone il problema della definizione del
comportamento anormale; si è avanzata, inoltre, l’ipotesi della relatività del
comportamento anormale: i comportamenti che in una società vengono
considerati appropriati e normali possono essere ritenuti anormali altrove

finora abbiamo esaminato le possibili cause della variabilità delle caratteristiche


psicologiche; gli antropologi, però, hanno indagato anche le possibili conseguenze
di tale variabilità (es: è più probabile che le società che sviluppano negli individui
livelli elevati di motivazione ad uno scopo conoscano una notevole crescita
economica)  i fattori psicologici possono anche aiutarci a comprendere la
correlazione tra determinati aspetti della cultura: le istituzioni primarie
(organizzazione familiare e tecniche di sussistenza) danno origine ad alcune
caratteristiche della personalità > una volta che la personalità è formata, però, essa
ha a sua volta un impatto sulla cultura: le istituzioni secondarie della società (arte
e religione) vengono a costituirsi sulla base delle caratteristiche comuni della
personalità (personalità di base); presumibilmente le istituzioni secondarie non

47
hanno molto a che fare con i bisogni adattivi della società, e riflettono ed
esprimono piuttosto i motivi, i conflitti e le ansie dei suoi membri
 alcuni antropologi hanno riscontrato come le preferenze culturali per
determinati tipi di giochi siano da correlare ad alcuni aspetti delle pratiche di
allevamento infantile, in particolare ai conflitti da queste innescate
 in alcune società, i riti di iniziazione avrebbero lo scopo di risolvere un
conflitto legato al problema della costruzione dell’identità sessuale

11. RELIGIONE E MAGIA.

tutte le società posseggono sistemi di credenze ai quali è possibile applicare il


termine RELIGIONE: qualunque complesso di atteggiamenti, credenze e
pratiche che riguardano potenze soprannaturali (forze, dèi, spiriti, fantasmi o
demoni); nella nostra società siamo soliti dividere i fenomeni in naturali e
soprannaturali, ma alcune culture non operano una distinzione così netta; in queste
culture ciò che noi consideriamo inerente solo alla sfera religiosa è invece
intrinsecabilmente connesso ad altri aspetti della vita quotidiana; le culture di
questo tipo sono poco specializzate o non lo sono affatto

vi sono prove dell’universalità della religione anche nei tempi storici; perché la
religione è presente in tutte le società?? le religioni siano create dagli uomini per
rispondere a determinati bisogni e condizioni che sono universali
 BISOGNO DI COMPRENSIONE INTELLETTUALE: secondo alcuni autori
la religione nacque da riflessioni riguardanti i sogni, gli stati di trance e la morte;
si credeva che ogni cosa avesse una duplice esistenza: da una parte il corpo, fisico
e visibile, e dall’altra l’anima, psichica e invisibile; secondo questi autori la
credenza nelle anime fu la prima forma di religione (animismo)  animatismo
(credenza nell’esistenza di forze soprannaturali impersonali)
 REGRESSIONE A SENTIMENTI INFANTILI: ipotesi che gli avvenimenti
dell’infanzia possano avere un effetto importante e prolungato sulle credenze e
sulle pratiche della vita adulta  quando sentono di perdere il controllo o di
trovarsi in situazioni di bisogno, gli adulti possono regredire ai loro sentimenti
infantili; possono allora appellarsi agli dèi o alla magia per ottenere ciò che non
sono in grado di raggiungere da soli, proprio come quando si rivolgevano ai
genitori per avere una risposta ai propri bisogni
 ANSIA E INCERTEZZA: la religione nasce dal bisogno universale di trovare
un confronto negli inevitabili periodi di crisi; attraverso la credenza religiosa gli
uomini affermano che la morte non è né reale né definitiva
 BISOGNO DI COMUNITÀ: alcuni scienziati sociali ritengono che la
religione nasca dalla società e dia risposta più a bisogni sociali che a bisogni
psicologici (comuni a tutti gli uomini); la religione deriva dall’esperienza di
vivere in gruppo: la credenza e la pratica religiose indicano il posto di una persona
nella società, accrescono il sentimento di comunità, danno fiducia; il vero oggetto
di culto religioso è la società

48
TIPOLOGIA DEGLI ESSERI E DELLE FORZE SOPRANNATURALI:
 FORZE SOPRANNATURALI: alcune forze soprannaturali hanno carattere
impersonale (animatismo); il mana ne costituisce un esempio: si tratta di una forza
soprannaturale e impersonale che si ritiene dimori soltanto in alcuni oggetti e in
alcune persone; anche nella nostra società ritroviamo qualcosa di simile (es: un
giocatore di baseball può pensare che una determinata blusa abbia una forza o un
potere soprannaturali e che, indossandola, segnerà più punti)
 MANA E TABÙ: oggetti, persone o luoghi possono venir considerati tabù; si
distingue il concetto di mana da quello di tabù, osservando come gli oggetti
contenenti mana possano essere toccati, mentre la stessa cosa è proibita per quelli
considerati tabù, in quanto il loro potere può provocare dei danni
 ESSERI SOPRANNATURALI: rientrano in 2 ampie categorie: vi sono quelli
di origine non umana (dèi e spiriti) e quelli di origine umana (fantasmi e spiriti
degli antenati); gli dèi, i più importanti tra gli esseri di origine non umana, sono
personalità dotate di nome proprio; spesso si tratta di essere antropomorfi
(concepiti a immagine dell’uomo); inferiori agli dèi per prestigio, e spesso più
vicini agli uomini, troviamo una moltitudine di spiriti anonimi; alcuni possono
essere spiriti tutelari
 FANTASMI E SPIRITI DEGLI ANTENATI: sono esseri soprannaturali che
una volta erano uomini; non è difficile spiegare la credenza quasi universale nei
fantasmi: quando, infatti, una persona cara muore è possibile che particolari
momenti originino la sensazione che questa persona sia ancora, in qualche modo,
presente; gli spiriti sono soprattutto quelli di parenti stretti e amici, e non estranei;
è più probabile che la gente creda in spiriti degli antenati attivi laddove i gruppi di
discendenza sono importanti unità decisionali

gli dèi o gli spiriti venerati in una data cultura tendono a possedere uno specifico
carattere o una determinata personalità; il carattere degli esseri soprannaturali è
connesso alla natura dell’educazione infantile; alcuni antropologi ipotizzano che
la relazione tra il dio e l’uomo sia una proiezione di quella tra genitori e figli, nel
qual caso le pratiche di allevamento dei figli potrebbero facilmente essere
rivissute nel rapporto con il soprannaturale: nelle società che hanno pratiche di
allevamento infantile punitive e violente è più probabile riscontrare una credenza
in dèi aggressivi e ostili, e viceversa.

la variabilità delle strutture sociali delle società umane trova la sua controparte nel
mondo soprannaturale  è più probabile che le società con sistemi politici
gerarchizzati credano in un dio supremo

un individuo tende a spiegare gli eventi ricorrendo all’intervento divino nel


momento in cui deve affrontare ciò che non conosce, il dolore e le ingiustizie
della vita; oltre ai casi di intervento divino spontaneo esistono numerosi esempi di
richieste di intervento divino, sia per ottenere benefici per se stessi e per gli amici,
sia per danneggiare altri; è probabile che gli dèi puniscano gli uomini a causa di

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una condotta immorale quando nelle società non vi siano profonde differenze
economiche; probabilmente la convalida soprannaturale della condotta morale è
particolarmente utile laddove le disuguaglianze mettono a dura prova la capacità
del sistema politico di mantenere l’ordine sociale e di ridurre al minimo il
disordine

in molte società sono presenti concezioni molto elaborate e ben precise a


proposito di ciò che accade dopo la morte; i morti controllano la condotta dei vivi,
sia attraverso ricompense, sia per mezzo di punizioni; molti cristiani credono che i
morti siano divisi in 2 gruppi: i dannati, destinati alla dannazione eterna, e i
salvati, che ricevono la ricompensa eterna; le descrizioni cambiano, ma l’inferno è
spesso associato alla tortura del fuoco, mentre il paradiso è associato all’immagine
di dimore celesti; in molte società si crede che i morti tornino sulla terra per
nascere nuovamente

anche il modo in cui gli uomini interagiscono con il soprannaturale è soggetto a


cambiamenti; le modalità di approccio al soprannaturale spaziano dalle suppliche
(richieste, preghiere, ..) alla manipolazione; le società si caratterizzano anche in
base al tipo di specialisti religiosi che possiedono

MEZZI PER INTERAGIRE CON IL SOPRANNATURALE:


 PREGHIERA
 ALCOOL E DROGHE: le azioni sul corpo e sulla mente comprendono
l’assunzione di alcool e di droghe; l’isolamento sociale o le deprivazioni
sensoriali; l’esecuzione di corse e di danze fino allo sfinimento; la privazione di
cibo, di acqua, di sonno; l’ascolto di suoni ripetitivi come quelli delle percussioni;
tali comportamenti possono indurre stati di trance o stati alterati di coscienza
 TRANCE: il raggiungimento di questi stati di alterazione di coscienza fa parte
della pratica religiosa di numerosissime società; in alcune società si crede che la
trance implichi la presenza, all’interno di una persona, di uno spirito, o di una
potenza, che sostituisce la personalità o l’anima dell’individuo, o le modifica
(trance di possessione)
 VUDU: utilizza la simulazione: vengono realizzate delle bambole che hanno
le sembianze di un nemico, e le si maltratta nella speranza che il nemico provi
un’analoga sofferenza o addirittura la morte; la simulazione viene impiegata
spesso nel corso della divinazione (mezzo attraverso il quale si desidera ottenere
dal soprannaturale un orientamento per l’azione); molte persone nella nostra
società si fanno leggere il futuro in sfere di cristallo, in foglie di tè, nelle carte;
altre a volte operano una scelta sulla base del lancio di monete o di un tiro di dadi
 DIVINAZIONE: strategia di adattamento funzionale al conseguimento del
successo nell’attività venatoria (di caccia); il rito fornisce semplicemente un
mezzo per scegliere casualmente la destinazione per la caccia; solleva l’individuo
dal dover prendere la decisione riguardo al luogo per la caccia, decisione che
potrebbe provocare l’ostilità dei compagni in caso di insuccesso della spedizione

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 SACRIFICI: in molte religioni troviamo la tradizione del pasto sacro; in altre
si fanno sacrifici agli dèi per influenzarne l’azione, per deviarne la collera oppure
per attirare la loro benevolenza; caratteristica di tutti i sacrifici è l’offerta agli dèi
di qualcosa di valore; probabilmente noi pensiamo che tra tutti i tipi di sacrificio
quello umano sia il sacrificio estremo, eppure esso non è raro; le società che, dal
punto di vista delle risorse energetiche, dipendono soprattutto dal lavoro umano
possono ritenere che l’offerta di una vita umana sia quella più appropriata

MAGIA: credenza (e relative pratiche) degli uomini che le loro azioni possano
costringere il soprannaturale ad agire in un determinato modo; prevede la
manipolazione del soprannaturale a scopi benefici o malvagi; noi tendiamo ad
associare la credenza nella magia a società più semplici della nostra, ma un
numero consistente di persone negli Stati Uniti considerano la magia seriamente

fattucchieria e stregoneria sono tentativi di invocare gli spiriti affinché operino a
danno di qualcuno: FATTUCCHIERIA include l’uso di materiali, di oggetti e di
sostanze che servono ad invocare la malevolenza soprannaturale 
STREGONERIA può essere definita come l’atto di commettere gli stessi danni,
ma esclusivamente per mezzo del pensiero e dell’emozione (non è possibile
trovare le prove dirette di una stregoneria e quindi è meno condannabile); si
ricorre alla stregoneria per spiegare ciò che altrimenti risulterebbe inspiegabile

la mania per la stregoneria diffusasi in Europa tra il 500 ed il 600 e i processi per
stregoneria tenuti a Salem, Massachusetts, 1692 rappresentano la paura degli altri
 spiegazioni:
 disordine politico
 un’epidemia vera e propria (la malattia della segale cornuta)

la stregoneria e la fattucchieria si sviluppano nelle società in cui mancano


procedure o attività giudiziarie che provvedano ad occuparsi dei delitti e degli altri
reati; in assenza di ufficiali giudiziari che, qualora presenti, possano impedire ed
affrontare comportamenti antisociali, la fattucchieria può diventare un efficace
meccanismo di controllo sociale

in quasi tutte le società vi sono specialisti magici o specialisti religiosi  4 tipi


principali (il numero di tipi di specialisti varia in base al livello di complessità
sociale):
 SCIAMANI: in genere è un uomo che svolge la sua attività non a tempo
pieno; all’interno della comunità ha uno status piuttosto elevato e si occupa spesso
di guarigioni; possono anche portare notizie dagli spiriti; qualcuno può ricevere la
"chiamata" a rivestire il ruolo di sciamano al termine di una malattia, attraverso
una visione, o in un sogno; l’addestramento può durare parecchi anni sotto la
guida di un maestro sciamano

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 FATTUCCHIERI E STREGONI: differentemente dagli sciamani, i
fattucchieri e gli stregoni di entrambi i sessi tendono ad avere, nelle loro società,
uno status economico e sociale molto basso; fattucchieri e stregoni presunti sono
abitualmente temuti, perché si pensa che sappiamo come invocare il
soprannaturale per provocare malattie, danni, morte
 MEDIUM: di solito sono donne; a queste specialiste, che dedicano solo una
parte del loro tempo all’attività, viene chiesto di guarire e di divinare mentre sono
in trance di possessione
 SACERDOTI: sono in genere uomini che si occupano a tempo pieno della
propria attività, che consiste nell’officiare in occasione di cerimonie pubbliche; di
solito hanno uno status molto elevato; di solito si acquisisce il proprio incarico per
eredità o per nomina politica; l’apprendistato può essere lungo e impegnativo; di
norma non riceve compensi; è la dipendenza da riti mandati a memoria che da un
lato caratterizza e dall’altro protegge il sacerdote

molti antropologi ritengono che le religioni siano generalmente adattive, poiché


riducono le ansie e le incertezze a cui tutti gli uomini vanno soggetti; non
sappiamo se la religione è davvero l’unico mezzo per ridurre l’ansia e l’incertezza

si è ipotizzato che la credenza induista nella vacca sacra possa avere effetti
positivi che non vengono invece conseguiti con altri metodi:
 una coppia di buoi e un aratro sono elementi essenziali per le numerose
piccole fattorie dell’India
 lo sterco di mucca è essenziale come combustile per cucinare e come
fertilizzante
 sebbene gli induisti non mangino carne di manzo, i capi che muoiono di morte
naturale oppure che vengono macellati da non induisti divengono cibo per le caste
inferiori
 le pelli e le corna degli animali che muoiono vengono utilizzate nelle enormi
fabbriche indiane in cui si lavora la pelle

gli antropologi si sono interessati soprattutto alla fondazione di nuove religioni o


di nuove sette, fenomeni spesso legati alla distruzione di intere culture a seguito di
un contatto con società dominanti  si pensa che questi siano tutti esempi di
movimenti rivitalizzatori, vale a dire di sforzi per salvare una cultura infondendole
nuovi scopi e nuova vita; molti studiosi ritengono che all’origine di questi nuovi
movimenti religiosi vi sia una crisi culturale; altri ritengono invece che sia la
risposta ad un’oppressione (es: un’oppressione coloniale): la forma religiosa, e
non invece politica, che assume la reazione sarebbe da collegare alla possibilità,
per la religione, di riunire popolazioni che in precedenza non avevano alcuna unità
politica, e che vivevano in gruppi sociali piccoli e isolati

12. LE ARTI.

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la maggior parte delle società non ha un termine per definire ciò che noi
chiamiamo "arte", forse perché, soprattutto nelle società con un basso grado di
specializzazione, essa è parte integrante della vita sociale, politica e religiosa
 alcune definizioni dell’arte ne sottolineano il carattere evocativo (un prodotto
artistico ha il fine di provocare emozioni; tuttavia, ciò che per una cultura può
essere evocativo per un’altra può non esserlo affatto)
 altre ritengono che l’arte sia qualcosa di più del mero tentativo individuale di
esprimere e di comunicare idee ed emozioni; occorre prendere in considerazione i
modelli e i significati culturali

le attività artistiche sono sempre, in parte, culturali, in quanto presumono
l’esistenza di credenze, emozioni e modelli di comportamento appresi e condivisi:
 di solito noi non consideriamo artistico ciò che è utile, ma altre società non
operano questa distinzione tra oggetti d’uso e oggetti d’arte
 nella nostra società, inoltre, un oggetto, per essere considerato artistico,
dev’essere unico (anche se è necessario che resti comunque entro una gamma di
variabilità accettabile); in altre società, invece, è apprezzato di più chi è in grado
di riprodurre fedelmente un modello tradizionale

tutte le società intervengono sul corpo a fini estetici; gli interventi possono essere
permanenti (cicatrici, tatuaggi, deformazione di parti del corpo) o temporanei (uso
di colori o di piume, gioielli, ..)
 ciò può servire a definire la posizione sociale, il rango, il sesso, l’occupazione,
l’identità etnica o religiosa
 gli ornamenti sul corpo hanno anche un significato erotico
 in molte società il corpo viene alterato o segnato in modo permanente spesso
per indicare un passaggio di status (es: nel corso di una cerimonia di iniziazione)

è facile individuare stili diversi quando si osservano espressioni artistiche


appartenenti ad una cultura diversa dalla propria; molto più arduo è riuscirvi
quando si analizza la propria cultura; l’arte, così come la religione, esprime le
emozioni, le ansie e le esperienze tipiche degli individui di una determinata
cultura; tali emozioni e ansie, a loro volta, sarebbero influenzate dalle istituzioni
di base quali l’allevamento dei bambini, l’organizzazione sociale ed economica e
la politica (es: presso le popolazioni nomadi ciò che caratterizza le espressioni
artistiche è la loro trasportabilità); gli artisti di professione (e i critici d’arte) si
trovano tendenzialmente nelle società caratterizzate da una complessa divisione
del lavoro

il modo forse più ovvio in cui gli artisti risentono dei limiti imposti da un contesto
specifico è quello legato alla disponibilità dei materiali; anche lo stile di
lavorazione varia enormemente da una cultura ad un’altra; si è ipotizzato che
alcuni elementi dell’arte pittorica siano associati alla presenza di una gerarchia
sociale:

53
 nell’arte delle società egualitarie vi è di solito la ripetizione di un singolo
elemento; viceversa, la combinazione in modelli complessi di elementi grafici
differenti sarà riscontrabile nell’arte delle società stratificate
 nei disegni delle società egualitarie lo spazio vuoto rappresenterebbe il
relativo isolamento della società; l’arte delle società stratificate, al contrario,
sarebbe "piena"
 la simmetria può suggerire legami sociali egualitari, mentre l’asimmetria è
riconducibile a forti differenze e alla stratificazione sociale
 la presenza o l’assenza di linee che circoscrivono (es: le cornici nella nostra
cultura), può indicare la presenza o l’assenza di regole impositive che guidano il
comportamento individuale; un disegno non circoscritto può riflettere l’accesso
libero alle proprietà (nelle società egualitarie, infatti, la proprietà individuale non
esiste); viceversa nelle società stratificate, dove le linee di delimitazione possono
rappresentare più in generale tutte le differenze concrete che distinguono le
diverse classi sociali

non solo gli strumenti, ma anche la musica varia enormemente da una società
all’altra; in alcune società, per esempio, si preferisce ascoltare musica dai ritmi
regolari, in altre, al contrario, si privilegiano i cambiamenti di ritmo; esistono poi
differenze negli stili canori; si è riscontrato che lo stile canoro muti in base alla
complessità sociale; gli studi in campo musicale giungono a conclusioni simili a
quelle nell’ambito delle arti visive; la complessità sociale si riflette nelle
complessità dei canti; è stata individuata una relazione tra la polifonia (le canzoni
presentano contemporaneamente più di una melodia) e una spiccata
partecipazione femminile al procacciamento del cibo; correlazione molto stretta
tra i metodi di allevamento dei bambini e il tipo di musica prodotto da una società
(nelle società in cui il bambino viene portato con sé, egli percepisce il movimento
ritmico del camminare; queste società, nei loro canti, tendono a presentare ritmi
regolari; le società in cui il bambino è posto in una culla, invece, tendono ad avere
musiche basate su ritmi irregolari o liberi); una grande estensione di toni vocali è
dovuta ad un’intensa stimolazione del bambino prima dello svezzamento; le
restrizioni sessuali sarebbero associate a restrizioni della voce, soprattutto a toni
nasali

FOLKLORE: comprende tutti i miti, le leggende, i racconti, le ballate, gli


indovinelli, i proverbi e le credenze di un gruppo culturale; generalmente la
trasmissione avviene per via orale; il folklore è universale; non sempre è possibile
distinguere il folklore da altre forme artistiche, soprattutto dalla musica e dalla
danza; anche i giochi vengono inclusi a volte nella categoria del folklore; sebbene
alcuni autori enfatizzino del folklore gli elementi della tradizione, e quindi il
carattere di continuità tra passato e presente, recentemente altri studiosi ne hanno
sottolineato gli aspetti innovativi (è un qualche cosa che viene continuamente
creato da qualsiasi gruppo sociale che condivida delle esperienze); nei miti e nei
racconti di tutto il mondo ricorrono 5 temi: la catastrofe (generalmente il diluvio),
l’uccisione di mostri, l’incesto, la rivalità tra fratelli (generalmente tra maschi), la

54
castrazione (a volte reale ma più spesso simbolica); si è ipotizzato che i miti degli
eroi seguiano un modello simile in tutto il mondo: il protagonista viene
abbandonato alla nascita, poi viene salvato da esseri umani o da animali, quindi
cresce e diventa un eroe; i miti degli eroi sono simili alle iniziazioni; non sempre,
nei racconti, le conseguenze sono positive (es: la leggenda greca di Icaro).

si sono formulate alcune critiche riguardo all’immagine che propongono i musei


occidentali (e i nostri critici dell’arte) della produzione artistica di altre culture
 sembra che in presenza di un tipo di arte che ci è poco familiare abbiamo
bisogno di molte parole
 proprio come tende ad essere anonima, quest’arte tende ad essere trattata come
se fosse senza tempo
 spesso l’arte delle società meno complesse viene vista come "arte per i turisti",
viene valutata negativamente, forse perché viene associata al denaro; eppure
anche i più famosi artisti occidentali vengono pagati per le loro produzioni

atteggiamento derivante da un pregiudizio etnocentrico



sebbene un artista sia sempre riconoscibile nell’ambito della comunità
d’appartenenza, è d’altronde vero che alcune società sembrano, rispetto agli stili,
più "comunitarie" di altre

senza dubbio il contatto con l’Occidente ha modificato alcuni aspetti dell’arte di


altre culture, ma molti cambiamenti si erano verificati anche in periodi precedenti;
dopo il contatto con gli Europei
 i nativi iniziarono a disegnare su altri materiali
 molte forme artistiche tradizionali scomparvero
 una volta confinati nelle riserve, dovettero mutare profondamente il loro stile
di vita, e la produzione artistico-artigianale divenne anche una fonte di guadagno
 molti artisti adottarono le tecniche e i disegni tradizionali, modificandoli
leggermente per adattarsi alle aspettative degli europei
 i commercianti spesso incentivarono la produzione di oggetti nuovi

ben prima dell’arrivo degli europei, furono i contatti tra i gruppi nativi a produrre
dei cambiamenti:
 si iniziò a servirsi di nuovi materiali per fini artistici, in quanto questi erano
entrati a far parte del circuito commerciale
 a volte venivano adottate le cerimonie di un altro gruppo

13. CAMBIAMENTO CULTURALE E ANTROPOLOGIA APPLICATA.

3 sono i quesiti generali che è possibile porsi in merito al cambiamento culturale:


 qual’è l’origine di un nuovo tratto della cultura??  può nascere in seno alla
società o provenire dall’esterno

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 quali sono i motivi che inducono le persone ad adottarlo??  vi sono 2
possibilità: gli individui accolgono il nuovo tratto volontariamente (anche se non
coscientemente) oppure vengono forzati ad accettarlo
 un nuovo tratto è sempre adattivo??  gli effetti di un cambiamento culturale
possono essere positivi o negativi

possiamo parlare di scoperte o di invenzioni (vale a dire di INNOVAZIONI) sia


quando siamo in presenza di nuovi oggetti (la ruota, l’aratro, il computer) sia
quando siamo in presenza di nuove idee e di nuovi comportamenti (il
cristianesimo, la democrazia, la monogamia): SCOPERTA è un portato nuovo
rispetto alle conoscenze già date  INVENZIONE è l’applicazione di conoscenze
già possedute

in alcuni casi l’invenzione nasce dalla necessità di raggiungere uno scopo preciso
(es: la cura della tubercolosi, il viaggio dell’uomo sulla luna); altri tipi di
invenzioni, invece, sono meno intenzionali (convergenza accidentale o invenzione
inconsapevole)

le innovazioni sono condizionate in larga misura dalle capacità individuali (quali


l’intelligenza e la creatività) che variano da un soggetto all’altro e possono essere
influenzate dalle condizioni sociali  esistono diversi livelli di creatività a
seconda del gruppo socioeconomico di appartenenza: gli appartenenti alle classi
più ricche e più povere sono disposti a correre rischi maggiori rispetto a coloro
che si trovano in una posizione intermedia (le classi più ricche possono affrontare
il rischio e godere del prestigio derivante dall’eventuale successo delle loro
innovazioni; i poveri possono correre il rischio perché comunque non hanno nulla
da perdere)

coloro che per primi adottano le innovazioni sono generalmente individui colti, di
status elevato, che hanno una mobilità sociale verso l’alto e che, nel caso abbiano
delle proprietà, gestiscono affari o imprese agricole; coloro che, in quanto
economicamente più disagiati, necessiterebbero maggiormente delle innovazioni
tecnologiche sono in realtà gli ultimi ad usufruirne (nei periodi di rapido
mutamento tecnologico, quindi, è probabile che la distanza tra i poveri e i ricchi
aumenti); le classi medio-alte tendono ad essere più conservatrici di quelle medio-
basse (quando i rischi che potrebbero conseguire da un’innovazione non sono
noti, gli individui appartenenti alle classi inferiori sono comunque più disposti ad
adottarla, in quanto hanno poco da perdere)

DIFFUSIONE: processo per cui determinati elementi culturali vengono presi a


prestito da una società per essere incorporati nella cultura del gruppo che li
acquisisce; tale processo permette al gruppo di saltare alcune delle tappe e di
evitare gli inevitabili errori che lo sviluppo di un’innovazione comporterebbe; 3
modelli:

56
 alcuni elementi culturali di una società possono essere acquisiti da società
vicine e diffondersi poi gradualmente: si parla di contatto diretto
 la diffusione per contatto mediato avviene grazie all’azione di terzi
(commercianti, soldati, missionari)
 siamo in presenza di una diffusione per stimolo quando la conoscenza di un
tratto culturale appartenente ad un’altra cultura stimola l’invenzione, o lo
sviluppo, di un suo equivalente locale (si prendono a prestito alcuni tratti, altri si
modificano, e altri ancora si inventano)

le società rifiutano sia i tratti culturali altrui che considerano ripugnanti, sia le
concezioni e le produzioni materiali che non soddisfano i bisogni psicologici,
sociali e culturali che sono loro specifici; gli individui non assorbono tutto ciò che
viene loro proposto dall’esterno (se si comportassero in questo modo, infatti, la
variabilità culturale esistente nel mondo sarebbe minima); inoltre, non tutti i tratti
culturali sono comunicabili con la stessa facilità (quando ci spostiamo al di fuori
dell’ambito della cultura materiale); spesso la scelta di un tratto culturale dipende
più dal suo aspetto esteriore che non dalla funzione o dal significato che
possedeva nella cultura d’origine

ACCULTURAZIONE: situazione in cui una delle società coinvolte è più potente


dell’altra; DIFFUSIONE: soli casi in cui l’adozione dei tratti culturali altrui è
volontaria  ACCULTURAZIONE: per i casi in cui l’adozione avviene a causa
di pressioni esterne  ASSIMILAZIONE: nei casi in cui la cultura dominante
viene assorbita pressoché nella sua interezza

 il tipo di pressione più diretta (la conquista o la colonizzazione) si verifica
quando il gruppo dominante minaccia di esercitare o esercita la propria forza per
indurre nell’altro gruppo un cambiamento culturale
 vi sono anche strategie indirette: di fatto si allontanano numerosi gruppi dalle
proprie terre, obbligandoli, se vogliono sopravvivere, a rinunciare a molte delle
loro tradizioni (l’indebolimento dei legami con la tradizione viene acuito quando i
bambini nativi vengono obbligati a frequentare le scuole in cui vengono trasmessi
i valori della società dominante)

una società subordinata può decidere di adottare determinati tratti culturali per
riuscire a sopravvivere in una realtà che sta mutando OPPURE può accadere che i
membri della società dominata si identifichino nella cultura dominante sperando
di riuscire a raggiungere le stesse sicure condizioni di vita di cui sembrano godere
gli esponenti di questa cultura

anche le politiche di aiuto delle nazioni potenti nei confronti dei paesi "in via di
sviluppo", nel bene e nel male costituiscono pur sempre forme di pressione
esercitate dall’esterno: è vero che forse è la persuasione ad essere usata invece
della forza; ciononostante i programmi di sviluppo sono pure sempre concepiti
allo scopo di orientare l’acculturazione nella direzione della cultura delle società

57
dominanti; questi cambiamenti sono quindi in contraddizione con i modelli
culturali tradizionali e possono alterare lo stile di vita classico

i gruppi di immigrati presentano notevoli differenze riguardo al grado e alla


velocità con cui adottano la nuova cultura e i ruoli sociali della società in cui
vivono  il vivere in comunità molto unite e il mantenimento dei propri riti
religiosi sono 2 fattori che prevedono una conservazione della lingua madre per
un periodo di tempo più lungo

RIVOLUZIONE: è il cambiamento culturale che si verifica nel modo più


drastico e più rapido; sostituzione, perlopiù violenta, della classe dirigente di una
paese; in alcuni casi, anziché apportare reali cambiamenti, il nuovo governo non
fa che sostituire un regime repressivo ad un altro; tuttavia, in molti casi la
ribellione diviene l’unica alternativa possibile

diciamo che una cultura è cambiata quando osserviamo che un numero


considerevole di individui ha mutato i propri comportamenti e le proprie
credenze; quando l’ambiente è relativamente stabile è presumibilmente più
adattivo attenersi ai modelli comportamentali tradizionali, trasmessi dai genitori,
piuttosto che modificarli; nel momento in cui una situazione muta, com’è
possibile sapere se adottare nuovi comportamenti può essere vantaggioso??
 sperimentare vari comportamenti nuovi
 operare delle scelte sulla base delle sperimentazioni effettuate da altri
 altre volte l’adozione di un tratto nuovo può dipendere esclusivamente dal
conformismo (un soggetto si atterrà alle scelte fatte dalla maggioranza)

come viene operata la scelta?? in parte essa può essere effettuata sulla base dei
rischi o dei costi connessi all’adozione dell’invenzione; è probabile che solo chi
può permettersi di rischiare decida di tentare; gli altri si regoleranno sulla base dei
risultati conseguiti da chi ha operato il tentativo

occorre ricordare però che non sempre l’adozione di nuovi tratti porta dei benefici
a breve o a lungo termine:
 possono esservi degli errori di valutazione, soprattutto nel caso in cui
un’innovazione paia soddisfare un bisogno fisico; perché, per esempio, vi è un
così largo consumo di droghe e di sigarette benché se ne conoscano gli effetti
deleteri per la salute??
 anche se le valutazioni sui benefici immediati possono essere corrette, è
possibile sbagliarsi relativamente alle conseguenze a lungo termine
 a volte il cambiamento è indotto da chi è più forte e i benefici possono essere
scarsi o addirittura nulli

in ogni caso, un nuovo comportamento non verrà acquisito culturalmente (o non
rimarrà a lungo) nel caso abbia effetti dannosi al punto di vista riproduttivo;
abbiamo, comunque, la presenza di numerosi esempi di cambiamento culturale

58
che sembrano ben poco adattivi (es: il consumo di bevande alcoliche che può
indurre all’alcolismo fino a provocare la morte)

COMMERCIALIZZAZIONE: uno dei maggiori cambiamenti prodotti


dall’espansione delle società occidentali è stato la diffusione degli scambi
commerciali, dai quali ormai tutti i paesi del mondo dipendono sempre più; al
cambiamento dell’economia si accompagnano inevitabilmente altri cambiamenti
sul piano sociale, politico, e persino psicologico; si può ipotizzare che nelle
società non commerciali gli individui abbiano cominciato a comprare e a vendere
oggetti per poter sopravvivere, e non perché i beni che si potevano ottenere solo
attraverso lo scambio commerciale li attrassero particolarmente; la
commercializzazione può diffondersi attraverso l’emigrazione di alcuni membri di
una comunità in luoghi in cui si trova lavoro salariato; coloro che sceglievano di
migrare erano spinti dal desiderio di accedere ad uno standard di vita che
precedentemente era considerato appannaggio degli europei

CAMBIAMENTO RELIGIOSO: i fautori del cambiamento sono stati spesso i


missionari; gli esiti dell’intervento missionario non sono stati ovunque gli stessi;
in molte parti del mondo l’attività dei missionari è stata l’elemento propulsivo di
molti cambiamenti culturali; in alcune società tale contatto ha portato alla
disgregazione delle struttura sociale, alla perdita dei valori spirituali e ha indotto
sentimenti di impotenza  perché molte società abbracciarono il cristianesimo??
 i missionari offrirono alla popolazione nuovi strumenti e nuovi beni di
consumo; in seguito risultò evidente come la scolarizzazione facilitasse
l’inserimento nel mondo esterno
 la diffusione della nuova religione venne facilitata dal fatto che, quando si
riuscivano a convertire al cristianesimo i capi (che erano sia leader religiosi sia
leader politici), il resto della popolazione ne seguiva l’esempio; l’abilità dei capi
nell’influenzare i loro parenti, tuttavia, poteva avere un risvolto negativo; nel
momento in cui i capi si rifiutavano di abbracciare la nuova religione, tale abilità
rappresentava ovviamente per i missionari un grosso problema
purtroppo non tutte le popolazione native sono state convertite al cristianesimo in
modo altrettanto indolore

MUTAMENTI SOCIALI E POLITICI: probabilmente il tipo di mutamento più


sensazionale avvenuto negli ultimi anni è stato la diffusione di forme di governo a
carattere partecipativo (democrazie); spesso questo fenomeno viene collegato alla
globalizzazione delle comunicazioni; il fenomeno della diffusione della
democrazia rimane, comunque, ancora difficile da comprendere; un altro tipo
molto frequente di cambiamento culturale presente nel mondo moderno è la
crescita della stratificazione sociale; in seguito a mutamenti economici alcuni
gruppi acquisiscono più privilegi e più potere di altri; è stata avanzata l’ipotesi che
l’introduzione di nuove tecnologie comporti un incremento del grado di
stratificazione sociale

59
GLOBALIZZAZIONE: massiccio flusso di beni, persone, informazione e capitali
tra ampie zone della superficie terrestre; ha avuto come risultato la diffusione su
scala mondiale di tratti culturali, particolarmente nel dominio dell’economia e del
commercio internazionale; le persone stanno progressivamente condividendo
comportamenti e credenze con individui appartenenti ad altre culture, e le culture
sono sempre meno entità che hanno confini; la globalizzazione non è un
fenomeno nuovo; tuttavia, avviene al giorno d’oggi su scala molto più ampia;
effetti negativi del colonialismo, dell’imperialismo e della globalizzazione:
— in molti luoghi, popolazioni indigene hanno perso la loro terra e sono state
obbligate a lavorare per salari inadeguati in miniere, piantagioni, e industrie di
proprietà del capitale straniero
— la malnutrizione, se non la fame, sono fenomeni frequenti
ci sono anche risvolti positivi??
+ un miglioramento sotto molti punti di vista, compreso quello, nella maggior
parte dei paesi, che riguarda l’aspettativa alla nascita e l’alfabetizzazione
+ gran parte di tali miglioramento è senza dubbio dovuto alla diffusione di
farmaci prodotti nelle avanzate economie occidentali
+ vi sono in genere meno guerre, visto che le potenze coloniali hanno imposto la
pacificazione all’interno delle colonie, che in seguito sono diventate stati
indipendenti
+ il fattore più importante, forse, è stato la crescita della classe media in tutto il
mondo, la cui esistenza dipende dalla globalizzazione del commercio
+ in molti paesi essa è diventata abbastanza forte e numerosa da poter esercitare
pressioni sui governi per ottenere riforme democratiche e la riduzione delle
ingiustizie
+ il commercio su scala mondiale è il moto principale dello sviluppo economico
+ vi è anche un "commercio" mondiale di persone; oggi infatti molti paesi
"esportano" persone; molte famiglie che vivono in società non occidentali
dipendono da qualcuno che lavora all’estero e invia a casa dei soldi; senza
queste rimesse, molti si troverebbero ad affrontare la fame; il governo
incoraggia la gente a trasferirsi all’estero per lavorare
un maggiore reddito pro capite non significa necessariamente che il tenore di vita
è generalmente migliorato; in un paese la disuguaglianza può aumentare con il
miglioramento della tecnologia, poiché i ricchi spesso ne traggono i maggiori
benefici; inoltre, la ricchezza economica è sempre più concentrata in un numero
relativamente piccolo di stati; è ovvio, dunque, che non tutti sono più ricchi, anche
se in media moltissimo paesi stanno ottenendo risultati migliori; la povertà è più
diffusa perché è aumentata la disuguaglianza tra stati; che sia un bene oppure un
male, il mondo è interconnesso e tale resterà; la questione, ora, è se i
miglioramenti economici per quanto riguarda gli stati si tradurranno in
miglioramenti economici per la maggior parte degli individui

ANTROPOLOGIA APPLICATA: nasce negli Stati Uniti a seguito delle


esperienze personali di quegli antropologi che erano venuti a contatto con

60
popolazioni che vivevano in condizioni svantaggiate; attualmente gli antropologi
si interessano anche dei problemi delle società a cui appartengono; operano al di
fuori dell’ambito accademico, e lavorano per il governo, per agenzie
internazionali o per enti di vario tipo; spesso il loro compito consiste
nell’elaborare progetti per il miglioramento delle condizioni di vita di popolazioni
che vivono in una determinata zona; il più delle volte si tratta di tentare di
modificare alcuni comportamenti o di intervenire sull’ambiente; gli anni 40
furono particolarmente proficui per la sua diffusione; nel corso della seconda
guerra mondiale il governo statunitense assunse un grandissimo numero di
antropologi affinché questi apportassero il loro contributo professionale allo
sforzo bellico > nel periodo post-bellico, tuttavia, aumentando l’importanza
dell’educazione superiore, le università offrirono maggiori opportunità di
occupazione e gli antropologi smisero di lavorare per il governo;
contemporaneamente l’antropologia applicata divenne un’area di secondario
interesse e ci si occupò soprattutto della teoria e della ricerca > la situazione mutò
ulteriormente a partire dagli anni 70, allorché si ridussero le opportunità di
lavorare nei college e nelle università; oggi esistono diverse specializzazioni: una
delle più richieste (dal governo o da enti privati) è quella che si occupa di
analizzare "l’impatto sociale" dei progetti

la ricerca sul campo comporta sempre delle considerazioni di tipo etico; in ambito
antropologico sono stati elaborati alcuni principi che affrontano il problema della
responsabilità; la responsabilità primaria è quella che egli ha nei confronti degli
individui che sono oggetto del suo studio (è indispensabile un impegno volto a
garantire il rispetto della loro dignità e del loro benessere); esiste, inoltre, una
responsabilità nei confronti dei lettori; negli anni 40 venne istituito un comitato
che stilasse un CODICE ETICO destinato a coloro che lavoravano come
antropologi applicati: in base a questo codice la comunità a cui è destinato il
progetto dovrebbe essere coinvolta il più possibile nella sua formulazione,
cosicché le possibili conseguenze non le siano ignote; vi è inoltre il divieto di
intraprendere qualsiasi azione che possa arrecare danno alla comunità

non sempre è facile stabilire quali effetti possa avere un mutamento indotto;
talvolta, come nel caso dell’introduzione di cure sanitarie, i vantaggi
sembrerebbero indiscutibili; ma questo solo ad uno sguardo superficiale; è
indispensabile analizzare attentamente gli effetti che l’introduzione di
un’innovazione può produrre non solo a breve, ma anche a lungo termine; un
antropologo oggi ha di fronte 2 alternative: può rimanere in disparte, oppure può
tentare di influenzare i progetti per riuscire ad apportare i maggiori benefici
possibili alle popolazione a cui essi sono rivolti

14. L’ANTROPOLOGIA MEDICA.

61
la malattia e la morte sono eventi significativi ovunque e per chiunque; gli
antropologi, in particolare quelli medici, stanno progressivamente prendendo
coscienza del fatto che vi è bisogno di considerare i fattori sociali e biologici se si
vogliono alleviare all’uomo le sue sofferenze (es: malnutrizione)

il PARADIGMA BIOMEDICO (il sistema al cui interno i medici sono formati)


dev’essere compreso in quanto elemento della cultura  scoprire le credenze sulla
salute, la conoscenza e le pratiche di un gruppo (la sua etnomedicina) è uno degli
obiettivi che si prefigge l’antropologia medica

in molte culture è presente la concezione secondo la quale il corpo dovrebbe


essere mantenuto in una situazione di equilibrio (tra caldo e freddo, o tra umido e
asciutto; tra i 4 "umori"; tra le forze contrastanti di yin e yang); alcune persone
possono tollerare squilibri maggiori rispetto ad altre

in Europa, nel 900, il concetto dei 4 umori è stato rimpiazzato dalla teoria dei
germi (Louis Pasteur)

molte società credono che la maggior parte delle malattie abbiano cause naturali o
fisiologiche, ma
 è molto comune la credenza che alcune possano essere causate da esseri
soprannaturali; la magia e la stregoneria sono fenomeni comuni in ogni società;
uno dei loro usi più frequenti è quello di causare le malattie
 si può ritenere anche che la malattia sia causata dalla perdita della propria
anima, dal destino, che sia la punizione per la violazione di un tabù, o che sia
causata dal contatto con una sostanza o un oggetto contaminante o tabù
 in altre società si crede che le malattie gravi e la morte siano soprattutto opera
degli spiriti  a Chuuk, al giorno d’oggi, si sceglie spesso una tra 2 opzioni
terapeutiche possibili: la medicina occidentale in ospedale o la medicina chuuk; si
suppone che la formula medica chuuk curi le malattie velocemente e in modo
sensazionale; se una cura fallisce, gli abitanti di Chuuk credono di dover
riconsiderare la diagnosi, a volte con l’aiuto di un divinatore; usando entrambi i
metodi, alcune persone si ristabiliscono e altre no; l’ultima parola, quindi, è una
questione di fede
 alcune società pensano che la malattia sia dovuta alla punizione per aver fatto
dei torti ad un’altra persona, un animale o uno spirito (solo dopo la confessione la
medicina può essere d’aiuto)
 la causa può non consistere solo nell’aver compiuto azioni non appropriate,
bensì anche nell’ansietà e nei cattivi pensieri

in moltissime società, la gente crede semplicemente che le sue idee riguardo alla
salute e alla malattia corrispondano alla verità; i popoli con un altro sistema
medico hanno dovuto riconoscere che le loro concezioni a proposito della salute e
della malattia possono essere ritenute carenti dai medici occidentali; spesso è
dunque necessario decidere quale corrente (occidentale o non occidentale) seguire

62
quando si ha a che fare con la malattia; il cambiamento, comunque, non è
completamente a senso unico; si usa il termine BIOMEDICINA per riferirsi al
paradigma medico oggi dominante nelle culture occidentali, dove il prefisso bio-
enfatizza l’aspetto biologico di questo sistema medico; la biomedicina si
concentra su mali specifici e li cura; l’aspetto centrale non è la salute, che viene
considerata come assenza di malattia; si ritiene che le malattie siano fenomeni
completamente naturali, e si nutre relativamente poco interesse per la persona e i
più ampi sistemi sociali e culturali; generalmente i medici tendono a
specializzarsi; la morte è considerata un fallimento, e i medici in ambito
biomedico fanno di tutto per prolungare la vita dei pazienti, senza riguardo per le
condizioni in cui questi ultimi si troverebbero a vivere

gli antropologi che studiano le malattie possono essere approssimativamente


divisi in 2 categorie:
 i più relativisti, che ritengono che la cultura influenzi a tal punto i sintomi
della malattia, la sua incidenza e il modo di curarla che ci sono pochi (se non
nessuno) universali culturali riguardo a qualunque tipo di malattia
 i più universalisti, che vedono delle somiglianze interculturali nella
concezione e nella cura delle malattie, nonostante le qualità peculiari di ogni
cultura, in particolar modo per quanto riguarda i sistemi di credenze

molti antropologi non ricadono in modo esclusivo in una o nell’altra categoria; il


sistema biomedico è diventato progressivamente consapevole del valore dello
studio dei rimedi medici "tradizionali" scoperti o inventati dai popoli di tutto il
mondo

nel sistema biomedico tanto i medici che i pazienti restano perplessi di fronte
all’apparente efficacia di altri medici che basano le cure sul simbolismo e sul
rituale; la difficoltà che riscontriamo nella comprensione della cura in tali pratiche
deriva probabilmente dall’assunto biomedico secondo il quale la mente è
fondamentalmente diversa dal corpo; eppure, vi sono sempre più prove del fatto
che la forma della terapia può essere altrettanto importante del suo contenuto; i
MEDICI che si occupano di qualcosa di più del corpo sono talvolta definiti
PERSONALISTI: in una concezione personalistica, si può ritenere che la malattia
sia dovuta a qualcosa che non funziona nella vita sociale del paziente
 nelle società in cui vige la specializzazione del lavoro, i sacerdoti possono
essere chiamati in causa per far pervenire alle potenze superiori messaggi o
richieste di cura
 le società in cui sono presenti credenze riguardo alla magia e alla stregoneria
come cause della malattia hanno in genere degli specialisti che sono ritenuti in
grado di utilizzare la magia al contrario (vale a dire di riparare al male provocato
da maghi e streghe)
 a volte anche a maghi e a streghe si può chiedere di guarire un uomo malato a
causa dell’opera di altre persone; il loro aiuto, tuttavia, può non essere cercato
perché molto spesso sono temuti e hanno uno status relativamente basso

63
 gli sciamani sono forse le figure mediche più importanti in quelle società
dove manca una specializzazione a tempo pieno (anche se alcuni sospetti sono
confermati, queste cure sono spesso successo)

4 categorie utilizzate dai guaritori di tutto il mondo:


 ASSEGNARE UN NOME: se la malattia ha un nome, allora è curabile: il
paziente si rende conto che il medico capisce il suo caso.
 LA PERSONALITÀ DEL MEDICO: coloro che dimostrano empatia, calore
umano scevro da ossessività, interesse sincero per il paziente ottengono risultati
positivi
 LE ASPETTATIVE DEL PAZIENTE: la necessità di intraprendere un
viaggio per raggiungere il medico accresce le speranze di guarigione del paziente:
più il viaggio è lungo, più facile sarà la guarigione; anche un ambiente solenne e
degli accessori di grande suggestione accrescono le speranze del paziente;
l’addestramento del guaritore è importante; anche i pagamenti sostanziosi aiutano
ad aumentare le speranze del paziente
 LE TECNICHE DI CURA: droghe, trattamenti shock, tecniche condizionanti,
.. vengono utilizzati presso molte società

nella cura delle malattie, i fattori psicologici sono a volte molto importanti 
EFFETTO PLACEBO: i pazienti convinti dell’utilità della cura spesso guariscono
rapidamente anche se è stata loro somministrata solo una pillola di zucchero o se
il farmaco non è specificamente indicato per la loro condizione di salute

gli sciamani possono coesistere con i medici veri e propri (spesso gli sciamani
indirizzano i casi che non sono in grado di guarire ai medici; il contrario però non
avviene mai)

 la più importante figura professionale a tempo pieno in ambito medico nel


sistema della biomedicina è il medico; la relazione medico-paziente è centrale; dal
punto di vista ideale, egli è considerato una persona che possiede l’abilità, entro
certi limiti, di curare le malattie, offrire al paziente la garanzia di trattarlo nel
rispetto della privacy e del segreto professionale; i medici hanno la tendenza a
cercare di fare qualcosa anche in condizioni di incertezza; danno poco valore alla
discussione con il paziente; nonostante l’importanza dei medici nell’ambito della
biomedicina, non sempre i pazienti cercano le cure dei medici (è sorprendente che
gli individui che con maggiore probabilità ricorrono alle cure alternative siano
quelli con il maggior livello di istruzione)

le persone che in una società detengono in misura maggiore il potere sociale,


economico e politico sono in genere più sane; i poveri di solito sono
maggiormente esposti alle malattie; anche le differenze etniche sono predittive del
diverso livello di salute

64
AIDS: la recente e improvvisa crescita della malattia ci ricorda che nuove
malattie, o nuove varianti di vecchie malattie, possono fare la loro comparsa in
ogni momento; il virus (HIV) che causa l’Aids è emerso solo recentemente; il
prezzo, in termini di vite umane, è enorme e crescente; questa è un’epidemia che
genera paura non solo per l’alto tasso di mortalità; ma anche perché ci vogliono
molti anni (in genere 4) dall’esposizione al virus perché essa appaia; nel
frattempo, il rischio di infezione può essere ridotto solo da un cambiamento nel
comportamento sociale, particolarmente quello sessuale; alcuni ricercatori
sostengono che, mentre la causa immediata dell’infezione può essere collegata
soprattutto all’attività sessuale, alcune questioni politiche e sociali di più ampia
portata, come la povertà e la disuguaglianza di genere, aumentano la probabilità di
infezione; i programmi educativi possono non avere successo in luoghi in cui le
persone hanno credenze ed abitudini sessuali incompatibili con essi

DISTURBI DI NATURA MENTALE ED EMOTIVA: esistono alcune "sindromi


legate alla cultura" (es: l’anoressia nervosa può essere caratteristica di quelle
società che idealizzano la magrezza); alcuni studiosi ritengono che le categorie
tipiche dell’Occidente non possono essere applicate ad altre culture; altri
ricercatori sostengono che la mancanza di termini perfettamente traducibili in
diverse culture non renda impossibile la comparazione; alcune malattie mentali,
come la schizofrenia e la depressione, sembrano così diffuse che molti ricercatori
le ritengono universali; eppure, i fattori culturali possono influenzare la
probabilità di sviluppare questi disturbi, i sintomi specifici e l’efficacia dei vari
tipi di cura; i fattori biologici, anche se non necessariamente genetici, possono
essere molto importanti nell’eziologia (studio delle cause di una malattia) di
alcuni disturbi molto diffusi nel mondo, come la schizofrenia (es: facendo
riferimento all’isteria, si è proposta la teoria che possa essere causata da alcuni
fattori nutrizionali, e che il miglioramento dei regimi alimentari possa essere la
ragione della progressiva diminuzione della frequenza di questa malattia); si è
riscontrato che nelle classi sociali più basse in società stratificate la presenza di
ogni tipo di malattia mentale si presenta con una proporzione maggiore

MALNUTRIZIONE: ciò che le persone mangiano è intimamente connesso alla


loro sopravvivenza e all’abilità che una popolazione ha di riprodursi, cosicché ci
dovremmo aspettare che il modo in cui si ottengono, distribuiscono e consumano
le risorse alimentari sia il frutto dell’adattamento; le diete tradizionali e le
mutazioni genetiche possono essere state selezionate in un lungo arco di tempo,
ma molti seri problemi nutrizionali che si possono osservare oggi sono dovuti ad
un rapido cambiamento culturale; spesso capita, in situazioni come queste, che gli
adulti ricevano una quantità di cibo sufficiente, mentre i bambini mangino molto
meno del necessario; la carenza di un’alimentazione adeguata ha spesso come
risultato un ritardo nell’aumento di peso e nella crescita; la commercializzazione
non è sempre dannosa per la possibilità di ricevere un’alimentazione adeguata: vi
sono prove del fatto che alcune società ne abbiano tratto grandi vantaggi; gli
squilibri alimentari sofferti dalle donne hanno un impatto di lungo periodo sulla

65
fertilità e sulla salute dei bambini che esse allevano; in alcune culture, lo status
inferiore delle donne ha conseguenze dirette sulla loro possibilità di accesso al
cibo

15. I PROBLEMI SOCIALI GLOBALI.

molti antropologi sono convinti che l’antropologia possa aiutarci a risolvere i


problemi sociali globali; questo perché:
 le tecnologie della comunicazione hanno aumentato la nostra consapevolezza
su questi problemi
 conosciamo molte più cose sul comportamento umano

al giorno d’oggi possiamo essere più motivati a tentare di risolvere quei problemi

li denominiamo PROBLEMI SOCIALI perché


 tanta gente si preoccupa per la loro presenza
 essi hanno cause e conseguenze sociali
 affrontarli o risolverli richiede un cambiamento nel nostro comportamento
sociale

alcuni direbbero che la nostra comprensione dei problemi sociali non può mai
essere sufficiente a proporre una soluzione in grado di funzionare; nessuna
comprensione scientifica è perfetta o fornisce certezze; tuttavia, la possibile
ricompensa di una comprensione dei problemi (per quanto incompleta) può essere
un mondo migliore e più sicuro; questa possibilità è ciò che motiva molti
ricercatori che indagano sui problemi sociali

CALAMITÀ NATURALI E CARESTIE: gli eventi naturali come le alluvioni, le


siccità, i terremoti e le invasioni di insetti sono di solito (ma non sempre) al di là
del controllo umano; i loro effetti, tuttavia, non lo sono; INCIDENTI O
EMERGENZE quando solo poche persone sono coinvolte  CALAMITÀ
quando coinvolgono un gran numero di persone e aree estese; le calamità naturali
possono produrre effetti maggiori o minori a seconda delle condizioni sociali; esse
sono problemi sociali, problemi che hanno cause sociali e possibili soluzioni
sociali (es: una legislazione che prescriva criteri di sicurezza nell’edificazione di
una casa costituisce una soluzione sociale per i terremoti); CARESTIE episodi di
grave carenza di risorse alimentari e di morte per fame; sembrano spesso
scatenarsi in seguito ad eventi naturali come una seria siccità o un uragano che fa
morire o abbatte gli alberi e le piante da cui si ricava il cibo; le carestie, tuttavia,
non seguono necessariamente a eventi del genere; le giuste condizioni sociali
possono prevenire una carestia o aumentare la probabilità che se ne verifichi una:
una soluzione possibile è quella della reciprocità tra villaggi (ci si aiuta a vicenda
nei momenti di crisi); al giorno d’oggi, il governo o le organizzazioni
internazionali possono fornire aiuto mettendo a disposizione cibo e altri generi di

66
necessità; le società fondate su un regime di proprietà individuale corrono un
maggior rischio di carestia, se paragonate a quelle in cui la proprietà è comune; è
spesso possibile che i soccorsi forniti dal governo non raggiungano sempre chi ne
ha più bisogno

ABITAZIONI INADEGUATE E SENZATETTO: nella maggior parte delle


nazioni, i poveri vivono di solito in edifici inadeguati; in molti dei paesi in via di
sviluppo, dove le città crescono ad un ritmo molto rapido, sorgono insediamenti
abusivi, spesso situati in aree degradate; tuttavia, non tutti quelli che abitano in
insediamenti abusivi sono dei poveri (semplicemente non riescono a trovare casa
ad un prezzo più accessibile, e si arrangiano a trovare una sistemazione); benché
negli insediamenti abusivi si registrino dei problemi, essi non sono luoghi caotici
e disorganizzati, in balia del crimine; la maggior parte degli abitanti ha
un’occupazione, aspira a migliorare la propria condizione, vive in solide famiglie
nucleari e si aiuta reciprocamente; i governi dei paesi in via di sviluppo raramente
possono sostenere la spesa per progetti di edilizia popolare; in qualche modo,
tuttavia, potrebbero investire in infrastrutture e fornire i materiali da costruzione;
in molti luoghi del mondo, tuttavia, molta gente non ha nemmeno una casa 
motivi:
 disoccupazione
 carenza di alloggi dignitosi a basso costo
 politica di ridurre il numero di persone ricoverate per malattie mentali e per
altre cause di invalidità
 spesso negli ospizi comunali la violenza è diffusissima; le organizzazioni di
assistenza private possono accogliere solo un numero esiguo di persone; le stanze
singole degli alberghi sono difficilmente in condizioni migliori e spesso sono
molto pericolose
 alcuni poveri possono essere soli dal punto di vista sociale
la condizione di senzatetto è causata da politiche sociali e scelte politiche (la
situazione di Melbourne sottolinea che si può trovare una soluzione per i
senzatetto); mentre agli adulti è "permesso" essere un senzatetto, la sensibilità
pubblica sembra offendersi alla vista di bambini che vivono per strada
VIOLENZE E ABUSI FAMILIARI: le aggressioni verbali e la trascuratezza sono
dannosi quanto le aggressioni fisiche; è difficile dover decidere cosa sia un abuso
e cosa non lo sia; è inoltre spesso difficile fare delle indagini, in quanto le
percosse a donne e bambini sono oggi meno accettabili di un tempo e quindi è più
difficile che le persone ammettano di commettere questi atti; se un tipo di
violenza familiare è presente, è possibile che ne siano presenti altri; tuttavia la
relazione tra questi tipi di violenza familiare non è poi così stretta, il che significa
che non possono essere considerati come differenti aspetti dello stesso fenomeno:
 molte società praticano e permettono l’infanticidio (le giustificazioni sono
simili a quelle fornite in caso di aborto)
 le punizioni fisiche nei confronti dei bambini avvengono in numerose
società; sono più probabili laddove la madre è praticamente l’unica figura che si
occupa del figlio; le società più complesse tendono a fare ricorso alle punizioni

67
fisiche più frequentemente delle società più semplici (forse perchè sono
gerarchiche e tendono ad insistere sull’obbedienza)
 le percosse alla moglie sono la forma più comune di violenza familiare (è
comune in quelle società in cui i maschi detengono il controllo sulle risorse
economiche e politiche)  gli individui (sia uomini che donne) che hanno subito
punizioni corporali durante l’adolescenza abbiano maggiori probabilità di
commettere (e approvare) atti di violenza del marito sulla moglie
che cosa può essere fatto per ridurre la violenza all’interno delle famiglie?? per
prima cosa, si deve riconoscere che probabilmente non si può fare nulla finché le
persone non riconoscono che essa rappresenta un problema; nella nostra società
molti programmi sono predisposti per allontanare dalle famiglie i bambini e le
mogli, o per punire chi commette abusi nei loro confronti; la promozione
dell’uguaglianza tra i sessi e la condivisione della responsabilità di allevare i figli
possono fare ottenere grandi risultati nella diminuzione dei casi di violenza dentro
le famiglie

CRIMINE: altrettanto difficile è definire cosa sia un crimine


 la guerra è associata a tassi di omicidio più elevati (in tale situazione, infatti,
l’inibizione ad uccidere è stata attenuata)
 la pena capitale può legittimare la violenza piuttosto che fungere da
deterrente
 la delinquenza minorile (soprattutto maschile) nasce probabilmente
nell’ambito di famiglie disastrate, dove il padre è assente per gran parte del
periodo in cui il bambino cresce (è possibile che questi bambini siano inclini a
comportarsi in modo "ipermaschile" per dimostrare quanto sono "maschi"
OPPURE che le madri che crescono i figli da sole infliggano spesso punizioni di
natura fisica, e che quindi forniscano alla prole un modello di comportamento
aggressivo  può essere possibile, tuttavia, che il tentativo di agire in modo
ipermaschile implichi la violenza solo se le aggressioni fisiche sono una
componente importante del ruolo che il maschio riveste nella società)
 una concezione largamente diffusa è che condizioni economiche svantaggiate
aumentino la probabilità che si verifichino dei crimini; la relazione, tuttavia, non
sembra essere così stretta: gli omicidi sono più frequenti in paesi in cui ci sono
forti disuguaglianze di reddito, tuttavia, la recessione economica non prevede
l’omicidio
 il furto tende ad essere meno frequente nelle società egualitarie rispetto a
quelle stratificate (nelle prime infatti esistono meccanismi di distribuzione
egualitaria delle risorse)

se possiamo ridurre la socializzazione a fini di aggressione, riducendo il rischi di


guerra e quindi la necessità di addestrare truppe effettive, e se possiamo ridurre le
altre forme di violenza approvata, possiamo di conseguenza essere in grado di
ridurre il tasso di reati violenti; la riduzione delle disuguaglianze economiche può
anche agevolare la diminuzione del crimine, in particolare i furti; benché le cause
non siano ancora chiare, sembra che crescere i figli assicurando la presenza di una

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figura maschile possa ridurre la probabilità che in età adulta i maschi commettano
violenze

GUERRA:
 nelle società non industriali le persone si mobilitano a causa della paura, in
particolare del timore di possibili ma non prevedibili calamità naturali (siccità,
alluvioni, uragani) che possono distruggere le risorse alimentari  il rischio di
guerra dovrebbe diminuire nel momento in cui si capisce che gli effetti dannosi
delle calamità possono essere ridotti o prevenuti dalla cooperazione internazionale
 un altro fattore che incide sulla maggiore presenza di guerre consiste nel fatto
che ai bambini si insegna a non fidarsi degli altri (sembra che le persone che
crescono con queste inclinazione intraprendano con più probabilità una guerra,
piuttosto che negoziare o cercare una conciliazione con i loro nemici)
 i popoli che vivono sistemi politici più partecipativi (vale a dire più
democratici) intraprendono raramente una guerra nei confronti di altri popoli che
vivono in sistemi simili (è comunque possibile che intraprendano una guerra con
sistemi politici di un’altro tipo)  se, quindi, i regimi autoritari scomparissero
dalla faccia della terra, perché le potenze mondiali smettono di dal loro supporto
dal punto di vista militare o di altro genere, il mondo diventerebbe un luogo più
pacifico

TERRORISMO: uso o minaccia di violenza per incutere negli altri il terrore, di


solito per scopi politici
 coinvolge la minaccia o l’uso della violenza contro i civili
 di solito, è socialmente o politicamente organizzato
 rivendica pubblicamente le proprie attività
 la violenza è diretta soprattutto verso persone disarmate, comprese le donne e i
bambini
 è perpetrato con l’intento di spaventare il nemico, di terrorizzarlo, tanto da
indurlo a compiere le azioni auspicate dai terroristi
 non è un fatto nuovo; ora però c’è una maggiore paura nei confronti dei
terroristi che possono avere accesso ad armi di distruzione di massa

un fattore che preannuncia il terrorismo di stato (nei confronti del proprio stesso
popolo) è il regime di governo totalitario ("il potere uccide, il potere assoluto
uccide in modo assoluto"); nei paesi democratici vi sono meno probabilità che si
pratichi il terrorismo di stato, ma quando esso è messo in atto accade durante o
dopo una ribellione o una guerra

i terroristi provengono dai gruppi con uno status sociale più elevato e che in
genere hanno un’educazione maggiore della media

la diffusione della democrazia può costituire la nostra maggiore speranza di


minimizzare il rischio di terrorismo nel mondo, proprio come la diffusione della

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democrazia sembra ridurre al minimo la possibilità che scoppi una guerra tra le
nazioni

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