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Le crisi del capitalismo sono strutturali, sono conseguenze delle sue leggi di

sviluppo. Però, se il capitalismo vuole sopravvivere ha bisogno di garantire un


determinato grado di accumulazione, cioè di riproduzione del capitale, ed essere in
grado di superare le crisi.
Ciò che permette un grado di accumulazione 'normale' e il superamento della
crisi sono particolari forme istituzionali. Tra queste, la più ambigua e più dibattuta
forma istituzionale è lo Stato. Da un lato, la Regulation Theory (RT) e Althusser ci
dicono che attraverso peculiari forme istituzionali si mantengono i limiti
dell'accumulazione e della crisi e Esping-Andersen ci suggerisce quali sono le forme
'pure' dello Stato assistenziale, che, in ultima istanza, ha come obiettivo equality of
opportunity, equitable distribution of wealth, and public responsibility for those
unable to avail themselves of the minimal provisions for a good life. Tuttavia, i fini
dello Stato nel risolvere le crisi sono in contraddizione ab origine con le leggi del
capitalismo. Marx ed il Marxismo (in particolare Mandel, Harvey e alcuni esponenti
del neo-Marxismo) affermano che vi sono delle condizioni necessarie per l'esistenza
del capitalismo e che le crisi posso essere posticipate o alleviate solo con una spreco
di risorse considerevoli che gravano sulle due condizioni necessarie per l'esistenza
del capitalismo: la forza-lavoro e la natura. Inoltre, Jessop mostra come interviene lo
Stato in stadi differenti della storia del capitalismo. Infine, il lavoro di Ferragina e
Duménil e Lévy mostra chiaramente gli 'outcomes' dell'attività statale e, in aggiunta,
Standing mostra la sconcertante realtà dell'attuale sviluppo del capitalismo, la
precarizzazione. Se procedessimo logicamente, senza considerare la storia,
giungeremmo erroneamente alla conclusione che, prima o poi, il capitalismo crolli.
Grossmann, attraverso gli schemi di riproduzione di Marx, cercò di stabilire la data
esatta di questo collasso. Ma ciò non è avvenuto. Inoltre, Marx ed il Marxismo, da un
lato, e Keynes, i neo-Keynesiani, dall'altro, riuscirono a capire che il capitalismo
attraverso lo Stato, da un lato, riesce a 'superare' le crisi, si adatta alle circostanze e,
dall'altro, mantiene il suo milieu (proprietà privata dei mezzi di produzione e
divisione del lavoro). Tuttavia, 1- Alcune contraddizioni sono state dimenticate, non
opportunamente sviluppate e non sono state connesse alle condizioni attuali della
realtà economica e sociale; 2. Le crisi, a partire dalla fine dell'età d'oro del
capitalismo, sono sempre ricadute sotto il paradigma keynesiano, liberista o neo-
liberista, senza alcun possibilità di uscita - se non in modo formale - dal pensiero
unico dominante oppure si trasformavano in 'ibridi' con sapore di ideologia; 3. Gli
effetti delle 'misure anti-crisi', più che la tipologia delle misure adottate, sulla forza-
lavoro e sulla natura non sono stati collegati alle contraddizioni, alle crisi o alle
'misure anti-crisi' dello Stato borghese, bensì a condizioni 'esterne', a 'truffe' o al
fatto che individui o corporazioni non abbiano 'giocato secondo le regole'. Di
conseguenza, vi è bisogno di: 1. Una critica all'ideologia dominante sulle forme dello
Stato che curerebbero o allevierebbero le crisi e mostrare che dietro questo velo sono
la forza-lavoro e la natura a pagarne le conseguenze; 2. Misurare empiricamente il
grado di questa entità sia dal lato della riproduzione della forza lavoro che dal lato
della riproduzione della natura, nonché comparare se e in che misura siano
congruenti con ciò che viene affermato dall'UN e dall'ILO per quanto riguarda la
questione delle 'condizioni lavorative'; 3. Tracciare storicamente la 'storia delle crisi'
a partire dalla fine dell'età dell'oro del capitalismo perché è proprio in questo periodo
che viene inaugurato il nuovo mondo 'post-Fordista' e collegare queste crisi alla base
reale sopra la quale si sono sviluppate e legarle alle contraddizioni del capitalismo e
agli effetti dell'intervento anticrisi da parte dello Stato; 4. Analizzare, astraendo dalle
condizioni di partenza, le contraddizioni del modo di produzione capitalistico; 5.
Unificare, partendo da una base comune, l'interagire di questi fattori per fornire un
punto di vista radicale della situazione contemporanea circa le contraddizioni, le
crisi, gli effetti dell'intervento statale sulle crisi e l'ideologia dominante sul ruolo dello
Stato, sulle condizioni dei lavoratori e sulle condizioni della natura.
1. Critica
dell'ideologia
sulle 'misure
anti-crisi'
statali, sulle
contraddizioni
del capitalismo
Risultato: Dimostrare che a.
e sulle crisi
Le crisi e le misure anti-crisi
2. Critica e analisi
sono mistificatorie e
storica e statistica
disastrose per la forza lavoro
delle crisi a partire
e per la natura, b. La crisi non
dalla crisi
è qualcosa che si può risolvere
energetica del
dall' 'alto', c. Le contraddizioni
1973 agli esiti
del capitalismo stanno
della crisi 2007-9
aumentando in qualità e in
quantità

4. Misurare e
3. Analisi
comparare
formale delle
empiricamente
contraddizioni
gli effetti delle
fondamentali
crisi e delle
del modo di
'misure anti-crisi'
produzione
suila forza-lavoro
capitalistico
e sulla natura

Figura 1: Risultati, processo e metodo del progetto. I punti 1 e 3 sono teorici mentre i punti 2 e 4 sono empirici.

Il presupposto è che vi sono delle contraddizioni insolubili nel modo di produzioni


capitalistico che emergono ciclicamente sotto forma di crisi. Vorrei dimostrare che
(1) gli interventi statali sono volti alla risoluzione delle crisi, ma esiste una
contraddizione tra le intenzioni dell'intervento e gli effetti sperati, nonché tra le
leggi dello sviluppo capitalistico e gli interventi statali. Tra gli effetti vi sono la
precarietà1, la disoccupazione, la povertà, mancanza di opportunità e diritti violati.
Questi casi non ci portano alla teoria che il capitalismo 'genera i propri becchini'
perché questa possibilità è congelata a causa della divisione del lavoro, della
flessibilità lavorativa e dagli interventi selettivi e mirati da parte dello Stato. Infine,
l'ideologia dominante fa il resto. Invece, questi casi, ci portano all'affermazione che lo
Stato, da un lato, è capitalistico, cioè ha le medesime contraddizioni delle leggi del
capitalismo che tenta di salvare e, dall'altro, cura semplicemente gli effetti di questo
modo barbaro di produzione, quando invece andrebbe curata la causa: il capitalismo
stesso. Questa contraddizione (2) a lungo termine aumenta, anziché diminuire, e (3)
la soluzione che questa particolare forma istituzionale ottiene è solo relativa, a breve
termine e, soprattutto, sempre ai danni della classe salariata o delle nazioni con un
basso tasso di sviluppo. (4) Gli effetti degli interventi dello Stato sulla crisi per
diminuire il rischio sociale, la disoccupazione, la povertà e le ineguaglianze ci sono,
ma sono minimi e localizzati e, soprattutto, sono a favore di determinate classi.
Inoltre, (5) questa contraddizione si manifesta in tempi, spazi e gradi diversi. Quindi,
tanto le 'crisi' quanto le 'misure anti-crisi' vanno comparate e storicamente
contestualizzate. In ultimo, vorrei mostrare gli 'outcomes' of the State intervention
rather then the type of interventions attraverso gli indicatori forniti dalla letteratura
contemporanea esposta nel paragrafo precedente ed introdurre il concetto di 'rinculo
del capitalismo' per spiegare che 'ogni passo avanti di soluzione alla crisi economica
si traduce in due passi indietro dal punto di vista socio-ecologico'.

Studiare la storia del capitalismo, con le sue crisi, a partire dalla fine dell'età dell'oro,
ovvero dal 1973 - con lo scoppio della crisi energetica è la nascita del mondo
contemporaneo.
1
Precarietà sociale, morale, psicologica oltre che politica, economica e giuridica.
Studiare le leggi generali del capitalismo dal punto di vista marxista, in particolare
Marx e Mandel, con particolare rifermento a tre contraddizioni del capitalismo:
processo produttivo e processo di valorizzazione, valore d'uso e valore di scambio e,
infine, forze produttive (socializzate) e rapporti di produzione (in proprietà privata)

Misurare l'effetto contro-tendenziale dello Stato nei confronti delle crisi ricorrenti e
mostrare il suo vero volto parassitario, e le 'conseguenze' sociali ed ecologiche del
capitalismo e dello Stato che tenta di salvarlo.
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