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Introduzione:

crisi della concezione tradizionale, cristiano-medievale (è ovvio che gli uomini vivano insieme, la
comunità come forma di vita cristiana, il cristianesimo come religione comunitaria; è ovvio che ci
sia un pastore, una autorità temporale modellata sull’esempio della autorità spirituale; è ovvio che ci
siano delle gerarchie; l’ordine sociale e politico è un ordine provvidenziale)

a) La crisi della concezione complessiva della realtà, garantire un senso del tutto →
secolarizzazione/laicizzazione; le categorie direttamente teologico-religiose sono
insufficienti a spiegare il senso della realtà, anche della realtà politica;
b) nuovi fenomeni politici e economici: affermazione dello Stato moderno e dell’economia
mercantile;
c) nel corso del XVI secolo la Riforma e le guerre di religione segneranno l’impossibilità di
riproporre l’universalismo medievale – basato sull’accordo tra il potere temporale del
sovrano e il potere spirituale, superiore, del pontefice, ma porranno il problema di ricercare
una giustificazione, un ordine della vita sociale e politica indipendente dalla religione.

Non è un caso: la riflessione procede in parallelo con le vicende storiche:

Machiavelli → Repubblica fiorentina e vicende degli Stati regionali italiani.

Hobbes: teorico dell’assolutismo regio, nel quadro della guerra civile in Inghilterra;

Locke: la II Rivoluzione inglese;

Montesquieu: l’Illuminismo e la preparazione della Rivoluzione francese → il punto di riferimento


teorico della fase monanchico-costituzionale, liberale;

Rousseau: punto di riferimento teorico per la fase giacobina.

In questo quadro, nascita della politica, come


a) da un canto scienza dello Stato: Machiavelli;
b) dall’altro teoria delle origini della società → riflessione che dal Seicento di Hobbes e Locke
conduce a Rousseau.

Machiavelli: politica come tecnica della costituzione e della conservazione dello Stato: come si
fonda lo Stato / come si prende il potere, come lo si conserva.

Studio della natura umana: passioni quali l’ambizione (potere) e l’avidità (denaro) → antropologia
negativa, pessimistica → giustifica uno Stato forte che deve tenere gli uomini irreggimentati.

L’autonomia della politica dalla morale: il compito del sovrano è mantenere lo Stato in vita, ciioè
conservare il potere → virtù e fortuna.

concetto di virtù-
- nel mondo omerico: arete: eccellenza nella pratica guerresca, il coraggio, la forza;
- nel mondo romano: eccellenza, superiorità;
- nella filosofia greca: ricerca e pratica del bene (si spiritualizza);
- nel mondo cristiano: il buon sovrano è quello la cui condotta obbedisce ai dettami divini,
difende la cristianità, fa il bene degli uomini secondo la volontà di Dio → non c’è una
politica autonoma, la politica dipende dalla morale e questa dalla teologia e dalla religione.

Virtù: nel Rinascimento da un canto torna un po’ al significato classico, eccellenza;


ora è legata all’idea dell’homo faber: legata al successo nei due nuovi campi dell’agire, quello
economico e quello politico;
in Machiavelli è l’abilità del principe.

Ma anche la nozione di “fortuna”: non più né destino né provvidenza, ma il confine di ciò che
l’agire umano può influenzare:

«la fortuna è arbitra della metà delle nostre azioni»


«il fiume rovinoso» cui gli uomini devono porre «argini»

L’uomo virtuoso è quello che restringe gli ambiti di ciò che sfugge al suo controllo: la virtù «batte e
urta» la fortuna.

Si inverte quindi il rapporto tra politica e religione: non è più la religione che giustifica la politica,
ma la politica che utilizza la religione come strumento di conservazione del potere – critica del
potere temporale dei papi.