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Cicerone e la Costruzione dello Stato

Le pagine iniziali del primo libro dell’opera che ci viene proposta


evidenziano un concetto importante: è più opportuno essere maggiormente
riconoscenti alla propria patria, piuttosto che al proprio padre. Per quale
motivo? È una genitrice più antica, da cui si ricevono numerosi benefici;
quindi, ecco spiegata l’importanza di anteporre l’interesse per la patria a
tutto il resto, fino ad essere disposti a dare la vita perché morire di morte
naturale viene ritenuto meschino, sacrificarsi per la salvezza dello Stato,
invece, no.
Sono tantissimi i personaggi, nel testo vengono menzionati solo alcuni,
che hanno fornito un grande contributo per la salvezza dello Stato. Cosa li
ha spinti a comportarsi così? Proprio quella inclinazione verso la virtù –
definito come un’arte - al cui centro possiamo trovare la «difesa della
comune salute»1 che deve essere realizzata concretamente; per questo
momento, il console Cicerone critica quei filosofi che si dedicano
esclusivamente alla vita contemplativa, senza volersi lasciare coinvolgere
dall’attività dello stato.
Parlando del governo, qual è la forma migliore? A questa domanda,
risponde personalmente Scipione con la definizione di Repubblica che è
cosa del popolo e non un insieme di persone che hanno degli interessi
comuni; infatti, lo Stato deve essere retto, secondo la sua opinione, da un
governo cosciente, responsabile, affinché esso duri, sia che venga conferito
a uno solo, o ad alcuni che sono prescelti o, addirittura, dall’intera
popolazione. Ecco, per la precisione, che vengono così presentate le tre
forme di governo – a fare da sfondo a questo libro è possibile individuare la
Repubblica di Platone2 –: la monarchia, l’aristocrazia e, per ultimo, la
democrazia con le loro rispettive degenerazioni: la tirannide, l’oligarchia e
l’oclocrazia (governo della plebe).
Una domanda importante viene posta a Scipione, ossia, quale, tra le
forme presentate, egli approverebbe: la democrazia, l’aristocrazia? Sebbene
a nessuna delle tre presa per se stessa sia favorevole, egli sceglie la forma
monarchica perché la figura del re viene paragonata a quella del padre: il re
è colui che provvede e difende i suoi cittadini come fossero loro figli; allo
stesso tempo, se il re incominciasse ad essere ingiusto si trasformerebbe in
un tiranno; in seguito a questa considerazione, evidenziamo un aspetto da
1
MARCUS TULLIUS CICERO, Opere politiche e filosofiche. Vol. I: Lo Stato, Le leggi,
I doveri (a c. di Nevio Zorzetti e Leonardo Ferrero), 161.
2
Cf. PLATONE, Repubblica, libro VIII-IX.

1
non trascurare: la forma migliore di governo confina, quasi come fosse in
equilibrio, proprio con la peggiore; particolare attenzione viene rivolta
anche al tema della libertà: è davvero una conquista, un traguardo per cui
dobbiamo trionfare o, come esposto in questo testo, è una rovina, un vero e
proprio pericolo perché da questa massima libertà viene generato il tiranno
e il popolo può essere ridotto in schiavitù?
Qual è la conclusione a cui si giunge? Anche se, come affermato in
precedenza, la monarchia è la forma di governo preferibile tra le tre, il
governo di gran lunga superiore sarà quello misto attuato nella repubblica
romana, nella quale è possibile individuare il potere monarchico nel
consolato, il potere aristocratico nel Senato, il potere democratico nelle
assemblee popolari e nei tribuni della plebe (unione di tutti e tre i migliori
tipi di costituzione); così procedendo, non è presente il rischio di alcuna
degenerazione, in quanto «ciascuno sta saldamente nel proprio grado e non
v’è luogo a precipitare e cadere»3.

3
MARCUS TULLIUS CICERO, Opere politiche e filosofiche. Vol. I: Lo Stato, Le leggi,
I doveri (a c. di Nevio Zorzetti e Leonardo Ferrero), 231.