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Platone e a ricerca della Kalipolis

Nell’ottavo e nel nono libro della Repubblica, Socrate si dedica


all’analisi dei diversi tipi di politeia o costituzioni. Soffermandoci
sull’ottavo libro, in che cosa consiste il dialogo tra Socrate e Glaucone, a
cui successivamente si aggiunge anche Adimanto? Presentare le quattro
costituzioni esistenti, esaminarne gli errori e le quattro specie di uomini che
corrispondono ad ognuna delle degenerazioni: infatti, Socrate aveva detto
che considerava buona l’aristocrazia, il governo dei migliori, mentre le
altre erano tutte da ritenersi sbagliate. È opportuno evidenziare un concetto
esposto da Socrate che ritengo importante: la classificazione delle
costituzioni è presentata in maniera parallela a quella delle personalità
umane1.
Qual è lo scopo del testo propostoci? Una volta esaminati i diversi
individui, bisogna comprendere chi è il migliore e chi il peggiore per poi
verificare se il migliore corrisponde effettivamente a quello più felice e se
il peggiore a quello più infelice.
Addentriamoci sempre più nell’argomento: dopo aver parlato
dell’individuo buono e giusto, in quanto simile al regime aristocratico,
quali sono gli altri uomini? L’uomo ambizioso, formato sulla costituzione
spartana o anche chiamata timocrazia, l’oligarchico, il democratico e,
ultimo ma non per importanza, l’uomo tirannico. È curioso sottolineare
come, in questo preciso dialogo, tale analisi viene effettuata: ogni
costituzione, e di conseguenza ogni uomo corrispondente, è collegato a
quello precedente o a quello successivo. In che modo? Prendiamo, ad
esempio, la timocrazia: questa forma di governo sarà una via di mezzo tra
l’aristocrazia e l’oligarchia, una degenerazione che nasce proprio dalla
prima, in cui l’elemento che la contraddistingue sarà la rivalità e
l’ambizione. Non solo, tale elenco viene sviscerato tramite un semplice
racconto: si narra la vicenda di una città con una storia familiare, proprio
per sottolineare, come spesso accade anche nella società, che i padri
possono allevare figli peggiori di loro. La causa di tale evento viene
presentato in modo abbastanza ironico da Socrate: le guide della città, per
quanto siano sapienti, un giorno, sbaglieranno il calcolo del numero che
regola il ciclo delle riproduzioni umane e i loro guardiani «uniranno in

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Cf. PLATONE, Repubblica, 544e.

1
matrimonio ragazzi e ragazze fuori del tempo opportuno e i figli che
nasceranno non saranno nobili né fortunati»2.
Per poter meglio spiegare come questa storia familiare si svolge,
prendiamo, ad esempio, l’oligarchia, quella forma di governo nella quali i
ricchi comandano e i poveri non partecipano al governo: un figlio – dice
Socrate – dapprima imita il padre ma, nel momento in cui vede che egli
diventa una vittima dell’ingiustizia e avrà perso ogni avere, non accetterà
che venga umiliato dall’indigenza; per questo motivo, egli punterà a
ricostruire l’intero patrimonio e, una volta salito sul trono, porterà con sé
l’avidità e l’amore del denaro. Considerando che la struttura dell’uomo
oligarchico presenta un’analogia con la forma di governo equivalente, lo
Stato oligarchico non potrà non essere parsimonioso e affarista.
Vorrei concludere riflettendo sul fatto che il bene principale nella
democrazia è la libertà, ritenuta la cosa più preziosa da custodire e
proteggere; è possibile che, come affermava Socrate, una società troppo
libera, come la nostra, possa più facilmente cadere nella più dura servitù?
Un tale pericolo può essere considerato ancora attuale?

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PLATONE, Repubblica, 546d.

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