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La nuova scienza politica

Fin dalle primissime pagine, l’intento di E. Voegelin appare chiaro: voler


restaurare la scienza politica1 perchè, nei secoli passati, è stata ridotta a
servire le forze del potere, come dice lo stesso autore, con una particolare
attenzione alla distruzione operata dal positivismo nel XIX secolo.
In che modo tale restaurazione può essere possibile? Riscoprendo la
consapevolezza dei principi senza voler ritornare alle soluzioni del passato
ma, al contrario, partendo dalla situazione concreta e storica dell’epoca,
con tutte le conoscenze a nostra disposizione. Una scienza, come afferma il
positivismo, per poter essere denominata tale, deve seguire il metodo delle
scienze naturali; così, nasce la scienza politica che ha lo stesso oggetto
della filosofia politica, con il particolare obbiettivo di studiarlo tramite il
metodo scientifico. Tale richiesta, secondo Voegelin, è troppo elevata,
perchè ogni scienza, essendo la ricerca della verità intorno alla natura dei
vari aspetti dell’essere, ha il suo oggetto e, di conseguenza, anche il suo
methodos.
Qual è l’oggetto della scienza politica? La società, definita dall’autore
come cosmion, ossia un piccolo cosmo ordinato che è situato nel mondo
esterno ed è, allo stesso tempo, reso trasparente tramite l’uso di simboli
che esprimono l’unità dell’uomo che va oltre la convenienza. Non solo, i
simboli dicono che l’uomo è uomo proprio grazie al fatto che egli partecipa
«a un tutto che trascende la sua particolare esistenza, in forza della sua
partecipazione allo xynon, alla comunità»2. Tali simboli, attraverso cui la
società umana conosce se stessa, precedono la nascita della scienza
politica, la quale, partendo dall’autointerpretazione che la società ha di sè,
chiarisce i cosiddetti simboli sociali; in questo modo, i simboli della società
diventano simboli della scienza politica, distinti dai concetti teorici.
Qual è il simbolo di un realtà politica? La rappresentazione: è necessario,
anzi fondamentale, un rappresentante che guidi una determinata società,
altrimenti essa non potrebbe affatto esistere. È ovvio, sufficiente osservare i
vari governi europei e non, che la rappresentanza si realizza in una pluralità
di modi, a seconda se non ci sono partiti, se ci sono due o più partiti o se i
due partiti sono semplicemente due correnti di uno stesso; ecco perchè
Voegelin afferma una confusione e un’ambiguità, legata anche allo stesso
termine «popolo».

1
Cf. E. VOEGELIN, La nuova scienza politica, 35.
2
E. VOEGELIN, La nuova scienza politica, 62.

1
Sono due i tipi di rappresentazioni, presentati dall’autore: quella del
politico che rappresenta la società e quella della società stessa come
rappresentante della verità. Secondo il principio antropologico platonico, la
società riflette il tipo di uomo che la compone; non solo, la società stessa,
composta da uomini, viene misurata a partire dall’ordine dell’anima; ecco
perchè si evidenzia un legame tra l’ordine dell’anima umana e l’ordine
della società. Ad esso è collegato un altro principio secondo cui l’anima
deve tendere all’Assoluto per essere ordinata e giusta e per raggiungere la
verità, così anche la società. Affinchè entrambi i princìpi siano rispettati,
chi è l’unico che può essere considerato un rappresentante politico? Il
filosofo – Platone, nella Repubblica, è dello stesso parere3.
In conclusione, vorrei sottolineare l’importanza del filosofo che è in
grado di raggiungere la verità, come abbiamo evidenziato, tema molto caro
ad Hannah Arendt: i governi, anche quelli odierni, si basano sulle opinioni
e ricevono sostegno proprio da coloro che condividono le loro idee4; noi,
cittadini del XXI secolo, in che modo possiamo raggiungere la verità?

3
Cf. PLATONE, Repubblica, 473d.
4
Cf. H. ARENDT, Verità e politica: seguito da: La conquista dello spazio e la statua
dell’uomo, 37.