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RIFLESSIONI.

Questa poesia sembra essere stata scritta per i giorni che stiamo vivendo. Il virus è qui, forse perché era
stanco di vederci regredire anziché evolverci, era stanco di vederci rovinare con le stesse nostre mani, era
stanco di come stiamo trattando il pianeta, stanco di come ci rapportiamo l’un l’altro, era stanco dei nostri
sopprusi, delle nostre violenze, delle guerre, dei nostri conflitti interpersonali, dei nostri pregiudizi, era
stanco della nostra invidia sociale, della nostra avidità, della nostra ipocrisia e del nostro egoismo. Forse era
stanco del poco tempo che dedichiamo a noi stessi, alle nostre famiglie. Era stanco della nostra poca
attenzione che molto spesso riserviamo ai nostri figli, era stanco dell’importanza che diamo alle cose
superflue a discapito di quelle essenziali, era stanco della nostra ossessiva e affannata ricerca continua, del
vestito più bello, dell’ultimo modello di smartphone, della macchina più bella solo per apparire realizzati,
era stanco dei nostri tradimenti, era stanco della nostra disinformazione, del poco tempo che dedichiamo a
comunicare tra di noi, era stanchissimo delle nostre continue lamentele quando non facciamo NULLA per
migliorare le nostre vite. Il messaggio che vuole dare è semplice: ha voluto ividenziare tutti i limiti della
società in cui viviamo perché potessimo eliminarli, ha voluto fermare tutto apposta perché capissimo che
l’unica cosa importante a cui dovremmo indirizzare tutte le nostre energie d’ora in avanti è semplicemente
una, LA VITA, la nostra e quella dei nostri figli e a ciò che è veramente necessario per proteggerla,
coccolarla e condividerla. Ci ha voluto i più possibile rinchiusi e isolati nelle nostre case, lontano dai nostri
genitori, dai nostri nonni, dai nostri figli o nipoti perché capissimo quanto sia importante un abbraccio, il
contatto umano, il dialogo, una stretta di mano, una serata tra amici, una passeggiata in centro, una cena in
qualche locale o una corsa al parco all’aria aperta. Da questi gesti deve ripartire tutto, siamo tutti uguali. Ci
vuole insegnare a non fare distinzioni tra noi. Il virus è solo di passaggio, ma i sentimenti di vicinanza e
collaborazione che ha creato tra di noi in pochissimo tempo dovranno durare in eterno. Viviamo le nostre
vite il più semplicemente possibile, camminiamo piano, respiriamo profondamente, facciamo del bene,
godiamoci la natura, facciamo ciò che ci piace e ci appaga e creiamoci le condizioni per non dipendere da
nulla, quando noi festeggeremo il virus se ne sarà appena andato, ma ricordiamoci di non essere persone
migliori soltanto in sua presenza.