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Treća godina

IL NEOREALISMO

Il clima dell'immediato dopoguerra, caratterizzato dall'entusiasmo per la riconquista delle


libertà civili e dalla fiducia in un rinnovamento profondo del paese, si riflette sugli indirizzi
letterari. Si diffonde un senso di insofferenza per la letteratura del ventennio precedente: gli
aspetti che soprattutto vengono criticati e rifiutati sono la concezione elitaria e aristocratica
della scrittura, il culto della pura forma, il soggettivismo e il lirismo evasivo, astrattezza
metafisica, la chiusura del letterato nella torre d'avorio e la sua mancanza di contatto con la
realtà sociale. Oggetto di tale critica sono essenzialmente il Decadentismo e l'Ermetismo. Ora
invece si sente fortemente la responsabilità civile e sociale dell'intellettuale. Il compito che gli
viene assegnato è proprio quello di prendere contatto con i problemi reali del paese (le
devastazioni materiali e morali della guerra, la miseria, la durezza del lavoro, i conflitti di
classe, le lotte operaie, gli scipoeri, le occupazioni di terre da parte dei contadini), di
raggiungere mediante il suo lavoro letterario una più precisa conoscenza di essi e di
contribuire fattivamente alla loro soluzione. La letteratura, da compiaciuta
autocontemplazione, deve trasformarsi, secondo la nuova mentalità che diviene dominante, in
uno strumento di lotta politica, in un mezzo per incidere direttamente sulla realtà e per
cambiarla. È quello che allora fu definito impegno dell'intellettuale, dietro suggestione della
teoria dell'engagement di Sartre. L'esigenza dell'impegno spinge gli scrittori ad avvicinarsi ai
partiti della sinistra, spesso a militare direttamente al loro interno: scaturisce di qui
quell'egemonia dell'ideologia marxista sul mondo intellettuale. È una letteratura nazionale-
popolare, che colmi la frattura tradizionalmente esistente tra gli scrittori e le classi subalterne,
e della figura di un intellettuale organico alle masse popolari e ai partiti che le rappresentano.
Il movimento non si limita alla letteratura, coinvolge anche il cinema, anzi il cinema con film
come Ossessione e La terra trema di Visconti, Roma citta aperta di Rossellini, Ladri di
biciclette di De Sica, fornisce alcune delle espressioni più significative di questo orientamento
della cultura.
Infatti, non si tratta di un movimento organizzato, di una scuola, con un programma definito
ed una chiara poetica comune: è piuttosto un'atmosfera, uno stato d'animo diffuso, in cui si
trovano a convergere numerose personalità di intellettuali, spesso diverse nella formazione,
nei gusti, nelle soluzioni espressive adottate.
Al predominio della lirica e della prosa d'arte, proprio degli anni Venti e Trenta, si sostituisce
ora il riaffermarsi del romanzo: il romanzo realistico appunto, capace, nelle sue ampie
architetture, di riprodurre quella „realtà“ di cui gli intellettuali sono avidi. Al soggettivismo

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della letteratura ermetica si oppone così un bisogno di oggettività: lo scrittore non vuol più
mettere in primo piano il suo io, vuole lasciare parlare direttamente le cose, nella loro forza
immediata, fornire semplici documenti, testimonianze.
Si crea poi il mito della letteratura americana, vista come una letteratura immune dagli
artifici e dalle squisitezze estenuatamente decadenti di quella europea.
È difficile determinare le caratteristiche rilevanti di questa poetica. Essa seppe distinguersi da
tutte le altre perché rifiutava i privilegi delle classi dirigenti e sanciva l'eguaglianza di tutte le
classi sociali. Il neorealismo invitava alla verità, rinunciava all'individualismo e alla
solitudine, rinnegava l'arte come privilegio di una classe. Si abbatteva ogni frontiera
intellettuale, morale e spirituale, purché ogni essere umano potesse trovarsi uno spazio nel
mondo dell'arte, purché ogni uomo avesse il diritto di arricchire con la sua stessa esistenza
l'opera d'arte. Solo nel contatto diretto con la realtà umana si poteva comprendere fino in
fondo che il fine dell'artista risiedeva nella conoscenza dei fenomeni con i quali si metteva in
contatto e nella scoperta delle loro verità.
I neorealisti, recuperando la realtà umana, osservavano, nel mondo e nella società in cui si
erano collocati, la condizione di coloro che, lavorando umilmente e asservendosi ai superiori,
avevano ormai perso le proprie qualità umane. Davanti alla coscienza dell'artista si trovava
ormai l'uomo, esausto dalla guerra, oppresso dalla classe e sconfitto moralmente; quest'
uomo doveva e voleva essere affiancato agli altri, voleva anch'egli far parte della storia. Il
piccolo uomo sconosciuto non aveva pretese straordinarie, né voleva contrastare l'ingiustizia o
cambiare la fisionomia esistente del mondo. Voleva soltanto essere riconosciuto come parte
integrante del tempo presente e parte integrante della sua epoca, come modesto fattore della
storia. Queste sue esigenze vennero riconosciute dagli artisti come diritti acquisiti fin dalla
nascita. In seguito, gli artisti compresero che queste ingiustizie dovevano essere subito
rimosse e che si dovevano aprire gli spiragli della poesia proprio a quest' uomo.
La nuova poetica ha introdotto nuovi obblighi, sconosciuti, al cospetto dell'artista: adattarsi
all'uomo contemporaneo, scoprirne le sue storie semplici, farne testimonianza viva.
Descrivendo la sua vicenda, l'artista doveva evitare il ricorso alla soggettività e presentare i
fatti come veri, seguendo le linee comuni, vale a dire, quelle linee che uniscono le persone nel
tempo e spazio determinato. A tal fine, la cosa più importante è appoggiarsi alla verità.
Nei primi anni il neorealismo restrinse la presenza dell'uomo d'oggi agli oppressi e ai
depressi, ma ben presto queste frontiere si allargarono, e i temi divennero moltissimi. I temi
non potevano suddividersi in piccoli e grandi, dovevano fare parte di una definita
problematica umana, sociale e morale che si configurava come generale. Ogni tema poteva

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elevarsi alla dignità dell'arte solo se fosse stato capace di trasmettere al lettore un messaggio,
un avviso, un desiderio realmente superiori. Il tema doveva appoggiarsi su un evento
realmente accaduto. E' per questo che cronaca, autobiografia e memoria diventavano le fonti
d'ispirazione più ricercate, e nello stesso tempo i più generosi comunicatori delle storie
umane. La cronaca diventava, lungo questo sentiero, carica di eventi, scene, immagini, storie
individuali; tale strategia mandava l'artista in confusione, poichè era sempre difficile
procedere ad una cernita equilibrata.
Nella poetica del neorealismo uno dei primi punti è costituito dal problema della
partecipazione dell'artista alla vita reale e dal suo avvicinamento all'uomo comune, ma anche
dell'eliminazione di tutte le barriere che separavano l'autore dal pubblico. Questi nuovi
orizzonti strutturavano il nuovo procedimento artistico; a ciò bisognava aggiungere la
questione del necessario collegamento di tutte le fasi dello sviluppo del processo creativo e
l'accentramento delle componenti principali della nuova poetica.
La produzione letteraria raggiunse così il suo valore estetico e il suo senso morale con
l'accentramento e con la compenetrazione di tutti questi elementi. L'insistere sulla loro
unificazione influenzava direttamente l'atto creativo. Nel momento creativo l'artista doveva
armonizzare i rapporti del soggetto, del luogo e del tempo, dopo aver collocato nello spazio
gli eroi e aver determinato il sentiero del loro movimento, obbligandoli a smembrare la verità
che egli stesso ha trovato nella realtà. Questo complicato sistema di scrittura metteva lo
scrittore in una situazione difficile, che sarebbe ancora più complicata se lo scrittore avesse
dovuto rispettare l'organizzazione classica dell'opera dell'arte. Al contrario, i promotori del
nuovo procedimento artistico avevano annunciato la lotta contro il tradizionalismo,
conformismo e tutto quello che risentiva di passato, richiamando il loro slogan: l'irripetibilità
dei pensieri, dei temi, della composizione, dell'espressione, ossia del contenuto e della forma.
Questa lotta ha arricchito l'arte con le fresche piccole e grandi verità nelle quali vengono
gettati profondi e nobili messaggi all'uomo.
La nuova poetica prescriveva un nuovo rapporto dello scrittore verso la realtà e verso l'arte,
un nuovo atteggiamento verso l'uomo, una nuova tematica e composizione. Gli scrittori
avevano la piena consapevolezza che le strutture linguistiche e grammaticali potevano
catturare pensieri e visioni, tuttavia potevano anche influenzare la ricostruzione dei fenomeni
ravvisati; a tal fine cercarono la libertà dell'espressione, l'uso non condizionato di tutti i mezzi
linguistici senza alcuna limitazione sintattica, lessicale, morfologica. Per queste ragioni,
scelsero di introdurre cambiamenti importanti nella tecnica di dipingere e di rappresentare.
Componenti prevalenti diventarono così le descrizioni degli oggetti e i dialoghi. Lo spirito

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descrittivo non serviva più a formare né ad abbozzare un carattere, a valorizzare le sue
caratteristiche interiori e esteriori; la descrizione assolveva ora il compito ridotto di evocare
una atmosfera e di presentare i fattori che si interponevano allo svolgimento dell'azione e
diventavano parte integrante dell'evento. Vale a dire che l'elemento descrittivo trovava
espressione nell'elaborazione dei dettagli, senza cui l'immagine sarebbe stata incompleta. In
seguito a ciò, tutto era rivolto alla composizione delle particolarità in una totalità unitaria, cioé
alla congiunzione delle piccole sminuzzate parti della realtà.
La precisione per le cose secondarie, accessorie, e la necessità tanto sottolineata di penetrare
nella struttura della vicenda principale si giustificava nella consapevolezza dell'artista,
conscio che il suo pubblico stava cambiando e che voleva conoscere la realtà fino in fondo;
inoltre l'artista aveva compreso che la realtà non è unitaria e che i fenomeni che ci accadono
non sono casuali, tutt'altro; ci sono sempre cause e conseguenze che vengono in contatto
mutualmente, anche in urto, e che solo la sorte può interrompere, turbando il loro andamento.
Ricercando la verità, non bastava soltanto afferrare i fatti, gli eventi, strapparli dal reale per
poi depurarli e narrarli; stavolta occorreva immergersi, scoprire i fili invisibili che li legavano
con altri fili, scoprire le cose meno intuibili allo sguardo, indagare sin dove si estendevano le
radici causali. Era necessario poi cogliere il nesso tra tutti questi fatti perché una certa verità
potesse raggiungere una forma completa ed esclusiva.
I dettagli, recuperati nell'immagine artistica in innumerevoli momenti della giornata
dell'uomo, celano il suo enigma vitale, e contribuiscono, anche quando appaiono banali e
superflui, alla soluzione di questo enigma. Il loro recupero ha provocato il ringiovanimento
della tecnica di scrittura. Quest'ultima è diventata ora finalmente elastica, adattabile, pronta a
interrompere e a unire la narrazione, senza sconvolgere l'ordine e l'armonia, capace di
trasportare l'azione da un luogo all'altro, di collegare il tempo e le occasioni, di inserire nuove
scene, d'introdurre, di ordinare e far emergere i nuovi personaggi.
La tecnica neorealista percorse anche un altro sentiero – riflettere, attraverso i dettagli e gli
elementi esteriori, gli stati d'animo, e mostrare con i mezzi descrittivi l'atmosfera e l'ambiente
adeguati; ciò affinchè i personaggi potessero emergere da questi elementi, e diventassero così
delle personalità complete, e non delle figure tronche, di cui si vede solo una parte, e tutte le
altre restano nascoste. Dall'espressione poetica e dalla lingua vennero soppresse, come
inadoperabili, alcune delle figure, come i simboli, le metafore, le allegorie; si scelse di
rifiutare la retorica, parecchio abusata negli anni precedenti. Come principali requisiti
dell'espressione vennero accettate le figure dell'intonazione e del suono, tramite le quali era
possibile trasporre nell'opera non solo i sentimenti dell'artista ma anche il senso della verità

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che intendeva presentare. Questo obiettivo si poteva preservare tramite il ripristino di un
legame dialettico tra le immagini e gli episodi, soluzione che garantiva l'unità strutturale. Ma,
per conservare il senso generale nella sua integralità, era necessario valorizzare al massimo la
base significativa della frase, ciò era possibile al livello della punteggiatura, attraverso il
ricorso all'inversione, all'ellissi, alla ripetizione. Nella lingua della narrazione fanno la loro
comparsa le espressioni popolari, recuperate dalla lingua parlata quotidiana o dai dialetti, le
parole gergali, i neologismi e i barbarismi. Poichè a livello lessicale entravano questi nuovi
elementi, l'artista disponeva finalmente di un ricco materiale linguistico e poteva costruire le
combinazioni più diverse.
Mescolando le espressioni popolari e gli elementi dialettali nella lingua letteraria, il ritmo
risultava accelerato ed armonizzato con l'atmosfera agitata della vita odierna; in questo modo
trovava piena espressione una comunicazione umana più diretta e sbrigativa, propria delle
intrecciate relazioni umane. In virtù di ciò, la tecnica dell'espressione viveva le sue continue
alterazioni, e il vecchio modo dell'esposizione letteraria ne usciva completamente sconvolto;
la frase acquistava ora una nuova anima e aveva acquisito una vitalità inconsueta. Come
conseguenza, emerge chiaramente che nella poetica del neorealismo era rappresentata e
sostenuta la libertà di espressione e della lingua e che, nel nome di tale approccio, era
concessa la trasgressione le regole di costruzione della frase. Gli artisti si scagliarono contro
la sintassi e, servendosi della punteggiatura, minacciarono le regole che proteggevano
l'equilibrio della frase. Tra i segni della punteggiatura, particolare funzione assunse la virgola.
Trascurata dai grammatici contemporanei, recuperava nel neorealismo il suo pieno valore
stilistico e grammaticale. La virgola , infatti, coordina le parti della frase e impedisce la
possibilità l'interruzione dei pensieri, garantendo all'opera l'unitarietà e la chiarezza
necessarie.
La fame di realtà e l'esigenza dell'impegno influenzarono inevitabilmente le soluzioni
espressive, in particolare sul piano della lingua e sullo stile. Poiché la letteratura neorealista
aspirava ad una presa diretta del reale, venivano respinte le raffinatezze formali della
letteratura del ventennio precedente. Si mirava ad una lingua antiletteraria, elementare, che si
rifacesse ai moduli del linguaggio parlato, all'uso dei gerghi e dei dialetti, che di quella realtà
rendesse con immediatezza l'immagine. A ben vedere, però, nessuno ebbe il coraggio di
assumere come strumento espressivo il dialetto nella sua integrità: ci si accontentò di colorire
dialettalmente la lingua letteraria usando le strutture sintattiche e le cadenze ritmiche dei
dialetti, inserendo talvolta qualche termine, per dare colore all'insieme.

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La poetica del neorealismo si basava sul documento e condensava in sé certe aspirazioni del
popolo. Essa muoveva il suo impulso artistico nello spazio degli eventi sociali ed etici e si
rivolgeva all'uomo contemporaneo, specialmente a quello le cui aspirazioni erano dirette a
rimuovere le diversità sociali. Nella poetica neorealista finalmente prendeva la parola un
uomo privato dei diritti, mutilato, trascurato; era quest'uomo il soggetto del processo creativo.
Egli interveniva nella scoperta dei segreti e degli enigmi della vita, li affrontava e li superava,
e quanto più la sua consapevolezza si amplificava, tanto più il suo spirito curioso contrastava
arditamente i fenomeni avvolti dal mistero. Il punto più elevato di questa poetica era
racchiuso proprio in quest'uomo comune, ignorato fino a ieri, pronto oggi a vincere l'impari
lotta per la conquista di quelle verità, piccole o grandi, delle quali era stato schiavo nei secoli.
Se si escludonoalcune personalità maggiori, come Elio Vittorini (Conversazione in Sicilia),
Cesare Pavese (La luna e i falò), Beppe Fenoglio (I ventittré giorni della città di Alba),
Vasco Pratolini (Metello), la letteratura neorealista, nonostante il fervore civile e le buone
intenzioni che l'animavano, non ha lasciato risultati di grande valore. Oggi appaiono anzi
evidenti i limiti che la inficiavano: la mitologia populistica, cioè l'idealizzazione del popolo
come forza sana e incontaminata, come portatore di tutti i valori morali e sociali positivi, lo
schematismo ideologico elementare, che tende a contraporre rigidamente bene e male, buoni e
cattivi, senza alcuna complessità problematica.
Più felici sono gli esiti della memorialistica, che fiorisce abbondantemente per il diffuso
bisogno di partecipare ad altri uomini esperienze di straordinaria intensità, come la guerra, la
lotta antifascista, i campi di sterminio, e che risponde all'esigenza di una resa immediata e
documentaria della realtà, propria della cultura del tempo. Un classico è ormai Se questo è un
uomo di Primo Levi, lucida descrizione dell'orrore dei Lager nazisti. Più datato appare Cristo
si è fermato a Eboli di Carlo Levi, racconto di un soggiorno al confino che consente
all'autore di scoprire il mondo magico dei contadini lucani.