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Paschal I, Santa Prassede, Rome and Santa Prassede

Article · January 2010

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Carles Mancho
University of Barcelona
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2010-2011
IV serie - anno I, 2010-2011 Spedizione postale gruppo IV 70%

SilvanaEditoriale
Carles Mancho

PASQUALE I, SANTA PRASSEDE, ROMA E SANTA PRASSEDE

Estratto dalla rivista Arte Medievale


IV serie - anno I, 2010-2011 - pagine 31-48
PASQUALE I, SANTA PRASSEDE, ROMA E SANTA PRASSEDE
Carles Mancho

Ad Alberto, Antonio, Daniel, Dani,


Diana, Diego, Emilio, Isabel B.,
Isabel C., Juan, María B., María C.,
Marta, Mónica, Rosell e Silvia

INTRODUZIONE Prassede sia stato lasciato al caso. La sua collo-


cazione nel tessuto urbano della Roma d’inizio
sommamente insolito, per lo storico del- IX secolo, la struttura architettonica e perfino

È l’arte medievale, avere la fortuna di


conoscere la data e l’autore di un monu-
mento prima di cominciarne lo studio. Se, come
l’arredo, devono essere ritenuti risposte precise
e ottimali a una realtà interpretata con chiarez-
za dal pontefice.
nel caso che ci interessa, i dati sono addirittura Curiosamente, sono pochi gli autori che si
affidabili perché provengono da una fonte con- sono concentrati sui presupposti di quel perio-
temporanea sicura, quale il Liber Pontificalis, la do determinante per spiegare Pasquale I e il suo
fortuna è assoluta.1 Non è difficile, quindi, operato. Ha prevalso finora un tipo di analisi
bensì rassicurante, cominciare un articolo su che affida alla ricerca dei modelli architettonici
Santa Prassede affermando che essa fu eseguita o iconografici l’approfondimento della cono-
ad opera di Pasquale I fra l’817 e l’824.2 scenza e l’interpretazione del monumento.6
D’altronde, sia l’iscrizione musiva conservatasi Anche il nostro primo approccio all’edificio è
nell’abside della chiesa, sia gli altri edifici com- nato da un interesse circoscritto e molto con-
missionati dal pontefice e ancora oggi conserva- creto relativo a uno dei tanti aspetti di Santa
ti a Roma, eliminano ogni dubbio sulla veridici- Prassede: gli affreschi presenti nell’attuale cam-
tà dell’informazione.3 panile, già transetto. Non sono numerosi gli
Visto che, a differenza del solito, non dobbia- studi a essi dedicati, anche se la loro importan-
mo cercare una risposta a questa duplice za per la comprensione dell’edificio non è tra-
domanda, cosa potremmo dire su questa chiesa scurabile.7 D’altronde, è bastato focalizzare
che non sia banale? Probabilmente si potrebbe l’analisi e la maggior parte dei problemi, creati-
provare a rispondere definendo cos’è questo si all’interno di una bibliografia che non avendo
monumento e, in questo modo, agire da storici mai approfondito la problematica non generava
dell’arte liberati del fardello della crono-autoria- che notizie confuse, si sono sciolti.8 Siamo
lità.4 Cos’è, quindi, Santa Prassede? Santa ormai convinti che non ci si possa limitare ad
Prassede è il complesso più spettacolare tra gli analizzare questo aspetto dell’edificio dato che
interventi eseguiti ex novo da Pasquale I e, pro- l’iconografia del transetto, come quella degli
babilmente, tra i più importanti nel contesto archi e dell’abside, deve dare risposta a un argo-
europeo dell’inizio del IX secolo. Frutto del- mento molto più vasto, e cioè perché Santa
l’impegno del pontefice, la chiesa esquilina ha Prassede sia stata concepita così.
nel proprio DNA tutti i dati che la collegano al Affrontare in modo esauriente questo argo-
suo ideatore e, nello stesso tempo, all’epoca di mento richiederebbe uno spazio troppo ampio
estrema rilevanza che la vide sorgere. Infatti, che non può essere sicuramente quello riserva-
considerato dalla prospettiva dei due poteri forti to ad un articolo. Dunque, ci limiteremo
dell’Occidente europeo, cioè l’‘Impero’ carolin- all’analisi di alcuni aspetti che riteniamo nodali
gio e la cosiddetta ‘Repubblica di San Pietro’, il e quindi preliminari allo studio globale del
periodo che va dall’800 all’825 è cruciale nella monumento.
definizione delle loro realtà e aspettative. Non si
sottolineerà mai abbastanza quanto l’inizio del
IX secolo sia decisivo dal punto di vista storico PREMESSA
e artistico.5
Identificato il contesto socio-politico e iden- Abbiamo appena affermato che Santa
tificato il protagonista, Pasquale I, diventa dif- Prassede sia uno tra i più spettacolari monu-
ficile pensare che un qualsiasi aspetto di Santa menti d’inizio IX secolo e la prima domanda

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CARLES MANCHO

dovrebbe probabilmente essere: questo è vero? zione: ‘nasce predestinata’? Questa domanda,
Senza, purtroppo, poter approfondire in modo in realtà, si potrebbe porre per gran parte della
compiuto la risposta, essa è affermativa senza produzione artistica medioevale, una produ-
esitazioni. In ambito papale per tutto il IX seco- zione in cui l’autore materiale, fisico, delle
lo nessuno dei pontefici successivi affronterà un opere non è il responsabile dell’artisticità delle
obiettivo simile dal punto di vista delle opere stesse. In una prospettiva microartistica, inve-
pubbliche.9 Se, invece, ci rivolgiamo agli imme- ce, è evidente che il taglio preciso del diaman-
diati predecessori vediamo che, per quanto essi te grezzo, il taglio che trasforma una pietra
fossero impegnati nella promozione architet- rozza in un oggetto unico, è dovuto all’artista.
tonca, nessuno dei lavori da loro compiuti sia Ma quale artista?
paragonabile a quelli di Pasquale I.10 Potremmo Oggi non è più possibile, anche trattando del
azzardarci, addirittura, a sostenere che, tra tutte mondo altomedioevale, prescindere dalle rifles-
queste opere, solo poche raggiunsero la carica sioni di Walter Benjamin. Dal momento in cui il
del messaggio che si può intuire, al primo colpo filosofo ha posto in evidenza il fatto che nel XX
d’occhio, nella chiesa esquilina. secolo le opere d’arte possono essere riprodot-
Bisogna pur dire che Santa Prassede, comun- te tecnicamente, è diventato ovvio che la loro
que sia, non è altro che il campione di un inter- artisticità non dipende più dal fatto che sia l’ar-
vento complesso e articolato sulla città di tista a realizzare fisicamente l’opera, ma ciò che
Roma, che riflette il potere e l’orizzonte delle conta è il concetto, la progettazione, il processo
aspettative dei papi di quella fase iniziale intellettuale. Tenendo presente questo punto di
dell’Impero pontificio che si consolida proprio vista si possono intuire non poche coincidenze
in questi anni e che è stata battezzata col para- tra le produzioni artistiche medioevali e quelle
dossale nome – trattandosi di una monarchia contemporanee. Di fatto, da una prospettiva
elettiva – di Repubblica di San Pietro.11 attuale, la vera ‘età di mezzo’, per quanto
Letta in quest’ottica la chiesa, come del resto riguarda il concetto d’arte e di artista, potrebbe
qualunque altra opera umana, è frutto di una essere considerata l’epoca moderna, quando
duplice responsabilità: l’epoca in cui sorse e l’artista si afferma come personalità e genio
l’artista che la concepì. Per quanto riguarda il individuale.13
momento storico, la direzione presa dalla pro- Inoltre, da qualche tempo, si è consolidato
duzione artistica nella Roma d’inizio IX secolo nello studio dell’arte medioevale uno schema
si rifaceva sicuramente a una realtà che rispec- tripartito che permette di individuare le diver-
chiava la politica, l’economia, la società roma- se soggettività che guidano il processo creativo
na, in definitiva l’assetto culturale del momen- di un’opera: il promotore, ovvero colui che
to. Questa affermazione, di una banalità quasi commissiona l’opera; l’intellettuale che la con-
estrema, ne contiene implicitamente un’altra: cepisce; colui che la esegue, cioè l’artefice. In
ogni intervento papale per quanto esternamen- questo schema un fattore chiave per capire il
te possa avere caratteristiche artistiche è, in sistema, anche o principalmente sociale, è che
realtà, espressione delle condizioni politiche, mentre la prima e la seconda figura si possono
economiche e culturali del contesto in cui si sovrapporre, è estremamente raro che si
inserisce l’istituzione pontificia. Di conseguen- mescolino con la terza.14 Nell’ambito di questo
za Santa Prassede non poteva non avere le modello è chiaro che Pasquale I recita il primo
caratteristiche che la contraddistinguono. ruolo e con tutta probabilità anche il secondo,
Possiamo, se vogliamo, chiamare ‘stile’ tutta è cioè promotore e ‘ideatore’ del progetto.15 Da
questa impostazione o sovrastruttura di analisi questo punto di vista, che differenza c’è tra
macroartistica, premesso che non riduciamo lo autori contemporanei come Sol Lewitt,
‘stile’ a una banale cifra autoriale, di cantiere o Richard Serra, Mel Bochner, per citarne alcuni,
bottega che entrerebbe in collisione con le con- e Pasquale I? In tutti i casi si tratta di ‘artisti’
siderazioni successive.12 che concepiscono le loro opere per poi affidar-
Se Santa Prassede non poteva non avere le ne l’esecuzione materiale a qualcun altro: arte-
caratteristiche che la definiscono ancora oggi, fice, squadra di collaboratori, allestitore…
cioè se da una prospettiva di analisi macroarti- Ognuno di loro è in realtà ‘ideatore’ di un con-
stica doveva essere fatta necessariamente così, cetto, la materializzazione del quale è ceduta a
che senso avrebbe lo studio di una produzione un professionista del lavoro manuale che deve
artistica che, si potrebbe evincere dall’afferma- eseguire le istruzioni con precisione. Il margine

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PASQUALE I, SANTA PRASSEDE, ROMA E SANTA PRASSEDE

di creatività di quest’ultimo è ridotto al mini- Il secondo grande ambito di azione dei pon-
mo indispensabile e, probabilmente, sempre in tefici fu, senz’altro, la normale amministrazione
rapporto alla risoluzione di problemi sorti nel- della città e dei territori della Repubblica di San
l’eseguire l’incarico.16 Semmai, la differenza Pietro. Al suo interno rientrerebbe, fra tanti altri
risiede nel primo elemento della triade, dato aspetti, la cura delle infrastrutture, ecclesiasti-
che ovviamente il mercato ha in parte sostitui- che e non, della amministrazione lateranense.22
to, o semplicemente modificato, il ruolo del In terzo luogo, dal VII secolo in poi i ponte-
promotore. fici esercitarono una sempre più crescente e
intensa attività politica che, a sua volta, si strut-
turava in almeno tre livelli. Sul piano locale è
PASQUALE I … stata messa in evidenza la complessa situazione
cittadina di Roma. Le convulse vicende sia nelle
Dopo questa premessa è chiaro che non pos- elezioni dei papi sia, a volte, le loro morti violen-
siamo affrontare lo studio di Santa Prassede te o, come nel caso di Pasquale I, l’impossibilità
senza analizzare la figura del pontefice [1], a cui di seppellimento fino all’elezione del successore,
il Liber Pontificalis assegna l’iniziativa della dimostrano la dura lotta tra fazioni, famiglie e
costruzione a fundamentis del nuovo titulus. diversi livelli di interessi economici all’interno
Apparentemente, non sono tante le informa- della città. Tutto questo, che doveva complicare
zioni che riguardano la figura di Pasquale I.17 estremamente la gestione quotidiana, probabil-
Non siamo sicuri della data di insediamento, mente necessitava di un’articolata gestione poli-
che potrebbe essere il 25 gennaio, sicuramente tica. L’amministrazione territoriale non dovette
dell’817, e nemmeno di quella della morte, essere meno complessa. Problema principale era
avvenuta nell’824 tra febbraio e maggio.18 il bisogno di consolidare i territori e le rendite
Conosciamo però il lungo elenco dei suoi inter- che gli imperatori carolingi, ‘intelligentemente’,
venti e donazioni nella città e anche alcune delle avevano garantito a San Pietro in modo sempre
vicende politiche a cui dovette fare fronte. poco concludente. Questo provocava spesso un
Oltre a questo conserviamo alcuni dei suoi voluto scontro di interessi fra i papi e i governi
scritti19 e diverse sue opere. Quindi, essendo di queste altre amministrazioni, scontro del
realistici, rispetto ad altre realtà medioevali, quale spesso risentiva negativamente l’autorità
disponiamo di non poco materiale per un’anali- pontificia e traeva, invece, vantaggio quella
si complessiva, che però non è ancora stata imperiale. Di nuovo sotto Pasquale I ritroviamo
approfondita. Più che i particolari, ci interessa gli stessi problemi, particolarmente rispetto a
in questa sede l’assetto generale che ci permet- Ravenna e, soprattutto, a Farfa. Non meno
ta di inquadrare la produzione artistica legata al importante era l’ultimo livello di questa scala,
pontefice. quello che oggi chiameremmo ‘affari esteri’ e
A partire dai dati che conosciamo, quindi, che, nei secoli VIII e IX, riguardava principal-
possiamo organizzare le attività papali in tre mente, anche se non esclusivamente, l’Impero
grandi ambiti. Il primo è quello dell’attività carolingio e l’Impero romano di Oriente. Il per-
pastorale e liturgica. Da una parte essa è lega- corso finale della vita di Pasquale I, con l’inco-
ta al calendario liturgico della città, ma sappia- ronazione di Lotario durante la Pasqua dell’823
mo che probabilmente impegni di altro tipo e la convulsa storia delle morti del primicerius
frequentemente impedivano ai papi di svolge- Teodoro e del nomenclator Leone e l’intervento
re questa funzione principale con totale nor- dell’imperatore Ludovico, mostrano quanto
malità e che spesso dovevano delegare ad altri questi livelli potessero essere intrecciati, quale
la partecipazione alle celebrazioni.20 Dobbia- fosse la difficoltà da parte dei pontefici di con-
mo inserire in questo stesso ambito anche la solidare una posizione forte perfino nei propri
cura e la costruzione delle chiese e di altre territori e quanto grande la capacità d’interven-
infrastrutture ecclesiastiche della città, nonché to della corte carolingia. Accanto a questo, e
la donazione di oggetti per il culto. È in que- anche se Costantinopoli potrebbe sembrare lon-
sto senso che acquisiscono piena validità le tana data la convulsa situazione interna e il
parole riferite a papa Gregorio IV a proposito distacco attuato dai pontefici nei suoi confronti
della costruzione di San Marco nell’839 circa: durante l’VIII secolo, una lettera dello stesso
«novis fabricis totam ad meliorem cultum atque Pasquale I a Leone l’Armeno dimostra quanto i
decorem perduxit».21 papi fossero in realtà attenti a ciò che accadeva

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CARLES MANCHO

1. Roma, Santa nella capitale imperiale e quanto essa rappresen- martiri dalle catacombe all’interno della città.25
Prassede, catino tasse uno spazio di azione che ritenevano pro- La portata di questa azione è stata valutata
absidale, Pasquale I,
particolare (foto prio e irrinunciabile.23 addirittura come «sigillo definitivo della fine di
Autore). Sarebbe erroneo, a nostro avviso, non una devozione secolare presso i santuari subur-
ammettere che Roma fosse l’asse intorno al bani».26 Anche se espressioni come questa spo-
quale ruotava tutto l’interesse dei pontefici, stano ancora una volta sia l’intervento pontifi-
dato il suo altissimo valore simbolico.24 Quindi cio, sia l’oggetto in sé, cioè le reliquie, su un
dovremmo ammettere che tutto ciò che qui si piano esclusivamente religioso e quasi di pub-
attuava a livello monumentale acquisiva un’al- blica devozione, per quanto le conseguenze
ta valenza dimostrativa. In sintesi, Roma era la monumentali siano chiare, c’è anche chi ne ha
vetrina dei pontefici. Dunque, anche se è più valutato la portata in altri termini. «Le traslazio-
facile accettare che le opere di restauro o di ni iniziarono poi a partire dal VII secolo in una
costruzione di chiese, per esempio, rientrasse- temperie storica del tutto diversa, improntata
ro nell’azione pastorale, potendo essere tentati ad una maggiore attenzione nei riguardi del-
di escluderle della normale attività amministra- l’orientamento di pensiero del mondo orientale,
tiva, o che la manutenzione delle mura rien- ma la svolta decisiva e gli alacri e imponenti tra-
trasse nell’amministrazione della città e non in sferimenti dei corpi santi entro le mura si ebbe-
quella pastorale, in realtà l’una e l’altra riguar- ro nel corso dei secoli VIII e IX, soprattutto in
davano comunque il livello politico. Ogni coincidenza dell’affermarsi dell’impero carolin-
intervento monumentale nella città era una gio e dell’importanza che la connotazione mar-
dichiarazione che poteva essere letta, come tiriale dell’Urbe avrebbe sicuramente rivestito
tutte le dichiarazioni, in diversi modi a seconda nella relazione di quest’ultimo col Papato».27
del recettore. Siamo d’accordo con Cecchelli sul fatto che la
Nella biografia di Pasquale I, oltre alla sua grande traslazione di reliquie, che raggiunse
importante attività edilizia risalta in particolare sotto Pasquale I il livello più intenso dei secoli
la massiccia opera di traslazione dei corpi di VIII e IX, dovrebbe essere intesa non solo

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PASQUALE I, SANTA PRASSEDE, ROMA E SANTA PRASSEDE

come un fatto che riguarda la fede e la devozio- Intorno a Santa Prassede troviamo San Martino 2. Roma, Santa
ne, ma anche come un intervento di alta valen- ai Monti, Santa Pudenziana30 e Santa Maria Prassede, sacello di
San Zenone, santa
za strategica per tutti e tre i livelli di azione poli- Maggiore, che costituiscono insieme un fulcro, Prassede, particolare
tica (ut supra), ma anche, aggiungiamo noi, di forse il più importante entro le mura, del culto (foto Autore).
sviluppo economico della città stessa. martiriale a Roma; inoltre, a poche miglia,
Non è ormai più necessario ribadire l’impor- uscendo dalla Porta Esquilina, si raggiunge
tante ruolo assunto dalle reliquie perfino in l’importante santuario di San Lorenzo.31 Non
campo economico. Dopo studi come quelli di c’è dubbio che questo ulteriore polo dovesse
Geary, esse possono essere considerate una avere una grande capacità di attrazione per pel-
materia prima che muoveva un importante giro legrini e visitatori in genere, e costituisse, insie-
di affari che andava dalla compra-vendita alla me al Laterano, un altro potente centro all’in-
sottrazione, che poteva alimentare la truffa, la terno di una città multipolare.
falsificazione, il saccheggio e determinare quel- Ma non solo, dato che, come sottolinea
lo che oggi chiameremmo il turismo religioso, Righetti, gli interventi di Pasquale I hanno
cioè il pellegrinaggio.28 In questa prospettiva, anche una dimensione personale, privata.
dunque, è difficile non supporre che l’interven- Come se si trattasse di un nuovo Costantino o,
to di Pasquale I sul vecchio titulus di Santa meglio ancora, come se agisse in concorrenza
Prassede avesse un’intenzionalità molto supe- con i carolingi, Pasquale I costruisce un sacello
riore alla semplice traslazione a fini protettivi e in onore dei santi Processo e Martiniano a San
alla realizzazione di una architettura degna di Pietro, vicino a quello di santa Petronilla volu-
accoglierla. Oltre a conseguenze inaspettate per to da Pipino:32 dalla supposta figlia di san
la città e in particolare per l’Esquilino, che pro- Pietro, quindi, ai suoi secondini. Da queste
babilmente ci furono e bisognerebbe valutare, risonanze simboliche possiamo spostarci a
sembra chiaro che innanzitutto si creava un quelle formali assunte dalla cifra architettonica
potente polo devozionale a sostegno di quello del sacello di San Zenone, offerto a Teodora,
amministrativo incentrato sul Laterano.29 madre del pontefice che, se nell’assetto potreb-

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CARLES MANCHO

be rimandare a Ravenna e al cosiddetto mauso- luglio. Sitratta quindi di un perfetto martirio


leo di Galla Placidia, nel concetto concorda nel senso più strettamente etimologico del ter-
anche con le realizzazioni costantiniane del mine, cioà di testimonianza; ma lontano dai
mausoleo di Elena o Costanza. processi violenti che segnano solitamente i mar-
Più che nei mirati obiettivi politici e cittadini tiri a Roma.
è in questi personali che si riesce a intuire quali Come abbiamo già accennato e sviluppere-
siano i modelli e quale l’orizzonte culturale di mo nel punto successivo, probabilmente il vec-
Pasquale I, che non possiamo pensare rimanga chio titulus usufruiva di una posizione strategi-
poi tagliato fuori nei suoi interventi pubblici.33 ca nel tessuto urbano della Roma d’inizio IX
secolo. Inoltre, probabilmente, era ritenuto uno
dei ‘santuari’ antichi della città, rimasto, con
… SANTA PRASSEDE … modifiche, nella forma dei secoli IV-VI, ma
sempre irrilevante in confronto ad altre chiese
L’altra protagonista di questo racconto è sen- della zona come Santa Maria Maggiore o Santa
z’altro santa Prassede [2]. Come in altri casi, la Pudenziana.36 Questi due fattori furono sicura-
storia Praxedis è legata a una mitologia cristiana mente considerati nel momento di decidere
che durante il VI secolo riempie nomi vuoti, ma l’intervento, ma è altrettanto importante che la
probabilmente popolari, con storie più o meno storia ‘poco trionfale’ della martire Praxedis
farcite di luoghi comuni. È il caso delle sorelle fosse perfettamente in linea con il programma
Pudenziana e Prassede, seppellite sulla via generale del pontefice. L’insolito progetto di
Salaria nelle catacombe di Priscilla. Figlie di raccolta e custodia di una ingente quantità di
Pudens e sorelle di Timoteo e Novato, la loro corpi di martiri intrapreso da Pasquale I, infatti,
storia si mescola con la visita di san Paolo a aveva un chiaro parallelismo con l’atteggiamen-
Roma. Il racconto, chiaramente, mira a raduna- to di Prassede rispetto ai compagni morti. E
re intorno alle due sante una serie di altri santi sicuramente questo messaggio non passò inav-
o personaggi importanti e anche una topografia vertito né ai contemporanei romani né tanto
romana, quella dell’Esquilino, dove sorgono meno alle autorità imperiali, occidentali e orien-
tuttora le rispettive basiliche.34 tali, in entrambi i casi pienamente consapevoli
L’elemento che sempre più colpisce in questa del valore di una tesaurizzazione così importan-
passio di santa Prassede è la particolare storia te di reliquie da parte del pontefice. Come
del suo non-martirio. A differenza dei coetanei dimostra anche l’impostazione decorativa della
martiri, non è il contrasto con l’autorità romana chiesa esquilina, l’intervento di Pasquale I si
a fare sì che Prassede muoia. Infatti, la sua san- capisce soltanto se letto in questa chiave neoca-
tità, come avverrà più frequentemente in epo- tacombale. Possiamo dunque ritenere che, per
che posteriori, arriva dalla condotta esemplare realizzare l’ambizioso programma di trasferi-
a una sorta di via ascetica, quasi eremitica. mento delle reliquie, la scelta di Santa Prassede
Riassumendo, si potrebbe affermare che i fatti corrisponda al bisogno di dare una maggiore
che concessero la santità a Prassede, sono fon- dignità alle reliquie stesse e di avvicinarle alla
damentalmente tre. Il primo la vita virtuosa, il città dando una nuova struttura al vecchio titu-
secondo la dedizione con cui raccolse i corpi e lus; tuttavia la realizzazione materiale del pro-
il sangue dei compagni trucidati nella sua basi- getto è troppo impegnativa per non riconoscere
lica, il terzo la solerte custodia di essi unitamen- che essa costituisca anche un chiaro messaggio
te alla preghiera. Racconta la Passio che, scop- inviato sia a Oriente che a Occidente: è il ponte-
piata una persecuzione sotto Antonino Pio, fice a detenere il controllo di quell’elemento di
Prassede nascose dentro la propria basilica una potere che sono le reliquie.37
ventina di suoi compagni, che vennero però
scoperti e uccisi dai boia inviati dall’imperato-
re. Prassede radunò con cura i corpi, che poi … ROMA …
seppellì sulla via Salaria; il sangue dei martiri
venne raccolto dalla futura santa con una spu- Non c’è dubbio che uno degli autori che
gna e versato in un pozzo situato nella chiesa.35 hanno maggiormente segnato gli studi sulla
Dopo tutta la vicenda la martire rimase in pre- Roma altomedioevale nel XX secolo sia Richard
ghiera fino alla sua morte che avvenne poco Krautheimer [3]. Non è strano, quindi, che i
dopo, il VII delle calende di agosto, cioè il 26 punti di vista, le domande e il modo di porle,

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PASQUALE I, SANTA PRASSEDE, ROMA E SANTA PRASSEDE

sull’argomento ‘Roma’, siano, e lo diciamo con rafforzato dall’evidenza dell’aumento del nume- 3. Roma, settore
il più grande rispetto, ancora guidate, a quindi- ro di sepolture entro le mura, proprio in alcune dell’Esquilino dove
è situata la chiesa
ci anni dalla sua scomparsa, dalle sue interpre- di quelle aree liberate. La spiegazione è chiara: la di Santa Prassede
tazioni.38 L’attualità dei suoi lavori non può contrazione della città determinava l’avvicina- nella pianta di
essere considerata che un altissimo merito, vista mento delle zone sepolcrali un tempo fuori le Lanciani (da R.
LANCIANI, Forma
la complessità del tema. Nonostante ciò, comin- mura. L’affermazione definitiva di questo modo Urbis Romæ, Roma
ciano a essere evidenti, come è d’altronde nor- di concepire l’evoluzione della città si compie 1990, ristampa
male, alcune forzature strutturali sia nei concet- con Krautheimer e la sua idea di una netta divi- dalla prima edizione
del 1893).
ti che nei particolari del quadro da lui fornito. sione tra abitato e disabitato.
Questo accade, per esempio, riguardo ad alcu- Questa lettura dipende chiaramente da una
ne questioni relative all’urbanistica della città concezione storiografica che può essere fatta
altomedievale, la cui rilettura può condizionare risalire sino a Gibbon. Essa identifica un per-
la nostra messa a fuoco di Santa Prassede. corso parallelo tra la decadenza dell’Impero e la
In realtà, il dato più evidente è che sappiamo decadenza della città. Un chiaro esempio ci
poco sull’urbanistica di Roma tra V e IX secolo. viene offerto dalle parole di Gregorovius: «La
Questo grande vuoto è stato lentamente colmato maestosa città crebbe, invecchiò e decadde con
dai topoi derivati da un concetto che vede nel l’Impero romano; la dissoluzione di entrambi è
crollo della città un atto riflesso del crollo un processo non meno stupefacente della loro
dell’Impero. Tra i più noti troviamo quello della crescita (…) La decadenza [della città] iniziò
distruzione degli acquedotti dopo l’assedio di con Costantino (…), e, mentre l’Arco Trionfale
Vitige tra il 537 e il 538 e il successivo abbando- di Costantino chiude la storia monumentale
no di quelle aree della città private della distribu- della città, quella della sua rovina si apre con la
zione idrica. Da quel momento in poi la popola- costruzione della basilica di San Pietro (…)».40
zione si sarebbe concentrata vicino al fiume, Da qualche anno, però, le indagini archeolo-
nella IX regione augustea (circus flaminius), libe- giche hanno cominciato a mostrarci una realtà,
rando le aree periferiche vicine alle mura.39 Il per i secoli V e VI, un po’ diversa da quella
ragionamento, di una logica schiacciante, veniva descritta da Gregorovius e sviluppata in modo

37
CARLES MANCHO

scientifico da Krautheimer. Probabilmente in secolo, il papa, esigeva un luogo centrale sulla


tutti e due prevale una visione romantica, forse mappa della città».42 Curiosamente tutta la zona
inevitabile tra i connazionali di Goethe che verrebbe, già nel VI secolo, assimilata da
guardano Roma: una città spoglia dell’antico Krautheimer al disabitato. Come spiegare que-
splendore e che dovette morire prima di poter sta contraddizione tra l’intento di creazione di
rinascere come una fenice durante il Medioevo, un borgo, l’importanza che cominciò ad acqui-
cioè dalla metà dell’VIII secolo in poi. sire il Laterano dalla fine del VII secolo in poi,
Inevitabilmente si trattava di una fenice in parte e una cattedrale in mezzo al nulla? La risposta
spennata, come ci riporta l’immagine che lo di Krautheimer è chiara «Il progetto abortì. La
stesso Gregorovius riprende da Gregorio città vera e propria, l’abitato, si spinse ancor più
Magno, il quale paragona «il popolo dei roma- ad ovest, lontano non solo dal Laterano, ma
ni, una volta dominatori del mondo, ad anche dalle chiese sul perimetro (…)».43
un’aquila spennata (…) posata sulla riva del Se ormai è chiaro che non sia esistito un disa-
Tevere».41 Bella metafora che coincide con l’im- bitato dal VI secolo in poi, diventa alquanto
magine, proposta da Krautheimer, dei romani difficile condividere l’idea di un radicale spopo-
ammassati nell’ansa del fiume e vicini al lamento, a partire dall’VIII secolo, che si profi-
Vaticano. Certo, le incisioni cinquecentesche e la nelle più recenti pubblicazioni sull’urbanisti-
qualche dipinto seicentesco usati dallo studio- ca romana altomedioevale.44 L’assenza di docu-
so, sono così suggestivi da riuscire a mantenere mentazione che spieghi in modo affidabile la
viva questa interpretazione anche di fronte alle realtà abitativa della città fino alla seconda metà
recenti novità che Krautheimer, purtroppo, non del X secolo sicuramente non aiuta. Non solo,
ha potuto conoscere. il fatto che gli scavi di alcune zone (tra cui quel-
Sempre nell’opacità dei dati, scavi recenti ci la di Santa Prassede) siano stati fatti in modo
propongono invece una città ‘a macchia di leo- non del tutto affidabile, problematica dovuta
pardo’ e non più una città polarizzata tra l’alta sia al momento storico che allo sviluppo urba-
densità abitativa e il vuoto. Nonostante l’imma- no della zona dopo l’unità d’Italia, è un grosso
gine sia assai chiara, e quindi abbia avuto fortu- intoppo. Questo però non ci deve condurre
na nella descrizione della realtà urbana di Roma irrimediabilmente a concludere che il vuoto di
nel VI e VII secolo, ritengo più bella l’immagi- dati oggettivi significhi un vuoto abitativo, sem-
ne di Gregorio Magno, il quale, di nuovo secon- mai possiamo affermare che gli elementi che
do Gregorovius, paragona «la città smisurata di possediamo non sono sufficienti per capire cosa
un tempo a un vaso di terracotta infranto». Un sia avvenuto.
‘vaso infranto’ che è sicuramente molto più effi- Se, invece, spostassimo l’attenzione dai dati
cace per descrivere la realtà urbanistica tardo- mancanti all’analisi di quel poco che sappiamo,
antica della città, ma soprattutto quella altome- potremmo arrivare ad altre conclusioni o quan-
dioevale, se pensiamo alla progressiva perdita tomeno ad altre ipotesi. Sono almeno cinque i
dei pezzi. punti sostanziali per i quali l’Esquilino può
Nonostante gli archeologi siano riusciti, gra- essere considerato per tutto il IX secolo una
zie ai risultati degli scavi, a spostare fino all’VIII zona diversamente abitata. Al primo di essi si è
secolo l’inizio della città bipolarizzata fra abita- già accennato: dalla seconda metà dell’VIII
to e disabitato, continua a non spiegarsi l’isola- secolo prende avvio un processo di consolida-
mento del Laterano proprio nel momento in cui mento del palazzo lateranense come sede cen-
esso diventa il palazzo del nuovo imperatore e trale del potere pontificio. Questo processo
della sua corte, cioè del pontefice e sovrano comportò, come è ben noto, lo smantellamento
della Repubblica di San Pietro e di tutta la sua parziale del palazzo imperiale sul Palatino.
struttura organizzativa. Alla fine di uno dei suoi Possiamo dubitare del fatto che tutt’intorno al
libri più famosi Krautheimer si chiedeva, infat- Laterano sorgessero infrastrutture di servizio
ti, se lo svilupparsi di una cerchia di chiese necessarie alla corte?45 Il secondo dato da sotto-
intorno al Laterano non dovesse rispondere alla lineare riguarda la viabilità dell’intera zona.
volontà di creare un borgo «molto simile a Non intendiamo riferirci soltanto alle strade ma
quello che, qualche centinaio d’anni dopo, si anche alle porte. In una città legata al sistema
estendeva da San Pietro e dal Vaticano fino al delle mura, il complesso viario difficilmente
fiume». Perché «il nuovo centro politico, la poteva offrire, nei secoli VIII e IX, l’immagine
residenza del sovrano de facto di Roma nel V di radicale isolamento dell’intera zona che ci è

38
PASQUALE I, SANTA PRASSEDE, ROMA E SANTA PRASSEDE

stata tramandata, ad esempio, dal Cartaro.46 Per Santa Maria Maggiore e la Basilica Salvatoris 4. Roma, Santa
quanto l’immagine della campagna all’interno passava necessariamente dalla Porta Esquilina. Prassede, interno
della basilica (foto
della città possa sembrare affascinante, è diffici- Che la porta nelle mura serviane, cioè la Porta Autore).
le accettare l’assenza di resti del passato impe- Esquilina, si sia conservata fino a oggi dimostra
riale nei secoli esaminati. Queste zone furono quanto essa fosse importante come nodo di col-
storicamente zone di una densità abitativa legamento: passaggio indispensabile sia per
bassa, in modo particolare nello spazio tra le andare a San Lorenzo, sia per arrivare al
mura serviane e quelle aureliane, ma è anche Laterano.49 Proprio per questo motivo è diffici-
vero che alcune di queste strade sono tra le più le immaginare che tutta la zona intorno fosse
importanti di epoca imperiale e che con le disabitata.50 E di che tipo dovevano essere le abi-
nuove necessità cristiane diventarono, addirittu- tazioni della zona? Difficilmente si può rispon-
ra, veri e propri assi di collegamento tra infra- dere alla domanda, anche se è vero che il riuti-
strutture essenziali. Poco dopo la Porta lizzo di strutture antiche in disuso fu probabil-
Esquilina la strada, già col nome di via mente una delle modalità più estese, e se fu così
Labicana, si diramava all’altezza dei così detti la traccia lasciata sarà sicuramente minore. Con
‘Trofei di Mario’, nell’odierna Piazza Vittorio la problematica del riuso, dunque, individuiamo
Emanuele,47 in tre vie: la Tiburtina che, attraver- il terzo degli elementi a sostegno di un ‘diverso’
so la porta omonima, conduceva a Tibur (Tivoli) abitato.51 In quarto luogo c’è da considerare la
trovando lungo il suo percorso porticato la basi- nuova lettura che si fa dell’abbondante presenza
lica del martire Lorenzo; la Labicana, diversa di sepolture, secondo la quale, non siamo più di
dall’odierna omonima, che si collegava alla fronte all’evidenza di un uso funerario della città
Porta Labicana, l’odierna Porta Maggiore;48 e la una volta abbandonato lo spazio abitativo ma, al
via Merulana, anch’essa diversa da quella attua- contrario, si ipotizza un nuovo rapporto tra gli
le, che arrivava fino a l’altezza dell’Ospedale di spazi riservati ai vivi e ai morti.52 Il quinto dato a
San Giovanni, dove si incontrava con la via sostegno di questa interpretazione è forse, per
Tuscolana. Quindi, non esistendo la odierna via noi, il più significativo perché coinvolge Santa
Merulana, già Gregoriana, il collegamento tra Prassede. Come spiegare che il momento in cui

39
CARLES MANCHO

si interviene più decisamente sulle uniche, o Santa Prassede nasce per affermarsi come uno
quasi, infrastrutture imprescindibili in una città dei centri di quella città multipolare: vicina al
cristiana quali sono le chiese, in questo caso Laterano, quindi alla corte, attaccata a Santa
addirittura titolari, sia proprio tra l’VIII e il IX Maria Maggiore, la cui importanza non può
secolo? Viene spontaneo pensare che sia per la essere messa in discussione,53 in un nucleo den-
necessità di rispondere a un popolamento, se samente occupato da infrastrutture religiose,
non molto numeroso rispetto ad altre zone della accanto a un vecchio titulus, San Martino ai
città, quantomeno importante. Monti, e in prossimità di almeno altri due, San
A questa ultima domanda Krautheimer Pietro in Vincoli e Santa Pudenziana, control-
risponde ipotizzando la necessità di consolidare lando una delle porte più importanti della vec-
un territorio lateranense che, per quanto fallito chia cinta serviana, la Porta Esquilina e, di con-
il piano di creazione di un borgo, continuava a seguenza, una tra le strade più importanti della
essere indispensabile per non lasciare isolato il città, la via Suburrana, asse di collegamento tra
Laterano. Quest’impegno sarebbe stato parti- la suddetta porta e il foro, anch’essa tuttora esi-
colarmente importante nella lotta impari di stente. È in questa zona, che doveva essere tut-
fronte all’importanza lentamente acquisita dal t’altro che disabitata, e non in un’altra, che
Vaticano come punto di riferimento della città. Pasquale I decise di costruire ex novo Santa
Per sostenere questo sforzo si sarebbe fatto Prassede. Dunque, più che rispondere alla
ricorso all’installazione di monaci, greci nel volontà di consolidare un territorio disabitato,
caso di Santa Prassede, come fattore di conser- come afferma Krautheimer, con Santa Prassede
vazione del territorio più che di ripopolamento. il pontefice potenziava lo sviluppo di un’area
Anche se si tratta solo di una ipotesi credia- strategica della città.54 Perciò, a questa prima e
mo sia necessario considerare che, seppure la importante scelta ne seguirono altre due: con-
tendenza della città fosse verso uno spopola- centrarvi ‘duemilatrecento’ reliquie di martiri e
mento generale e una concentrazione in zone scegliere una forma particolare per il contenito-
vicine al fiume, per tutto il IX secolo l’assetto a re di queste reliquie.
‘terracotta infranta’ doveva essere ancora pre-
valente. Questo spiegherebbe, in parte, la scel-
ta di Pasquale I per Santa Prassede. Roma era … E SANTA PRASSEDE
ancora una città multipolare in cui i diversi cen-
tri giocavano ruoli differenti a seconda della Gli apporti fondamentali della letteratura
loro posizione e importanza, e non possiamo critica su Santa Prassede che ci permettono di
dubitare che uno dei nodi principali della città affrontare il monumento da un punto di vista
cristiana fosse ancora la Porta Esquilina, come architettonico sono quattro [4].55 L’accuratezza
dimostrano la presenza di Santa Maria dell’approccio del Corpus basilicarum e l’esau-
Maggiore, il concentrarsi di tituli e i collega- stiva ricerca dei più recenti lavori di Caperna ci
menti che da essa partivano [3]. La misura del- garantiscono una grande sicurezza nella cono-
l’importanza di questo polo può essere valutata scenza di questa chiesa. Per quanto riguarda il
solo in base ad alcuni fattori quali, tra gli altri, primo articolo di Krautheimer, esso ha offerto
la presenza di un qualche tipo di potere ammi- per lungo tempo una chiave di lettura teorica su
nistrativo (dal diacono al pontefice) e l’esisten- Santa Prassede che, purtroppo, al giorno d’og-
za di infrastrutture urbane di comunicazione e gi non può essere recepita senza prendere una
quindi di centri d’interscambio (vie, porte, posizione divergente. Approcci critici più o
ponti, diaconie, xenodochia, tituli, monasteri, meno rispettosi dell’assetto generale proposto
cimiteri). Un elemento determinante in questo da Krautheimer sono stati fatti recentemente,56
momento non solo a Roma ma in tutta Europa, anche noi vorremmo aggiungere il nostro sguar-
e che potrebbe in un certo senso essere inqua- do critico sui modi in cui ci si è avvicinati allo
drato tra il potere e le infrastrutture, è, inoltre, studio della chiesa esquilina.
la presenza di reliquie. Da un punto di vista della struttura, pochi
In conclusione, quindi, possiamo dire che la sono i dubbi che sussistono dopo la pubblica-
chiesa di Santa Prassede nasce con Pasquale I zione del più recente lavoro di Caperna.57
non per consolidare un territorio spopolato né Semmai le incognite possono riguardare alcuni
per accogliere una comunità monastica, o particolari quali: il tipo e la disposizione degli
comunque non solo per questi due motivi. elementi lapidei del colonnato dell’atrio e della

40
PASQUALE I, SANTA PRASSEDE, ROMA E SANTA PRASSEDE

navata centrale; l’esistenza, o meno, di un sacel- ne, cioè alla sua destinazione martiriale; dall’al-
lo dedicato a san Giovanni Battista in pendant tra, come fa Caperna, accogliere le modifiche
con quello di San Zenone; alcuni particolari proposte da Krautheimer stesso nei poscritti del
dell’assetto decorativo e dell’arredo e, infine, 1969 e 1987 al Corpus. In questa rilettura non si
tutte le problematiche relative all’esistenza e rinuncerebbe alla tesi del revival, ma nemmeno
all’ubicazione del titulus primitivo. Se spostia- si trasformerebbe Santa Prassede in un’opera-
mo, invece, lo sguardo sul piano teorico, cioè manifesto dall’assoluto carattere di revival. In
sull’interpretazione dell’edificio nel contesto questo senso, Caperna suggerisce, appoggian-
dell’architettura a Roma nei secoli VIII e IX, le dosi a Bonelli, che una parte del problema –
incertezze diventano numerose. sempre e solo da una prospettiva architettonica
Secondo la nostra opinione il problema prin- –, risiederebbe nel legame, non ancora risolto,
cipale è che, oltre alle critiche, lecite, alla lettu- fra opere romane e arte bizantina.60 Proviamo
ra generale di Krautheimer, non si concretizza dunque a esaminare entrambe le possibilità.
nei lavori più recenti un’impostazione critica Nella prima proposta, con grande chiarezza,
sulla metodologia di analisi. Un esempio può ma forse in modo troppo diretto, Pace risolve
servire probabilmente a spiegare ciò che inten- l’equazione che dalle reliquie porta a Santa
diamo. Prassede, passando inevitabilmente da San
Una delle difficoltà individuate nel ragiona- Pietro. Punto critico di questa tesi risiede, sem-
mento di Krautheimer è lo iato troppo netto pre a nostro avviso, nel ritenere che San Pietro
focalizzato dall’autore fra modelli paleocristiani e Santa Prassede, avendo le stesse funzioni mar-
e modelli orientali/bizantini come elemento tiriali, dovevano logicamente condividere, a
distintivo della rinascita che caratterizzerebbe i distanza di sei secoli, la stessa impostazione. La
secoli in esame. Nel valutare questi aspetti sia ragione ideologica scivolerebbe quindi verso
Krautheimer sia Caperna utilizzano elementi quella funzionale, giungendo a un risultato
esclusivamente architettonici. Tutti e due ricor- architettonico simile, ma non identico, e soprat-
dano la presenza nella chiesa di affreschi e tutto ‘de-ideologizzato’. L’idea di funzionalità
mosaici. Questi, però, non sono inclusi nel che serve a Pace per negare il carattere revivali-
ragionamento, come se fossero elementi stacca- stico serve a noi, invece, per sostenere che: a) le
ti, complementi opzionali, che non riguardano due chiese non hanno la stessa funzione e quin-
l’architettura. Al contrario, in una valutazione di San Pietro, monumentalizzazione in loco del-
globale di Santa Prassede, bisognerebbe forse l’apostolo-martire, non è un passaggio obbliga-
non insistere troppo sulla purezza paleocristia- to per giungere a Santa Prassede, reliquiario ex
na dell’architettura dal momento che essa non novo in sostituzione delle catacombe; b) ci sono
esiste sul versante della decorazione. In questo altri modelli possibili: quindi, se in luogo di San
senso concordiamo con Pace, che sottolinea Pietro il modello fosse stato San Lorenzo, la
l’assenza in Santa Prassede di un carattere logica applicata da Pace funzionerebbe comun-
eccessivamente imitativo verso San Pietro. La que; c) l’intenzione di Pasquale I, e questo è per
maggior parte degli aspetti discussi sull’‘icono- noi l’elemento più forte, non ha paragone nei
grafia architettonica’ di questa chiesa, e in par- secoli IV e V, quando il massiccio trasferimento
ticolare la vicinanza o meno a elementi orienta- di martiri intra moenia sarebbe stato insolito e
li, perde senso se contemporaneamente consi- senz’altro più orientale che romano.61
deriamo il carattere dei mosaici del presbiterio Analizzare l’interpretazione di Caperna,
e del sacello di San Zenone.58 invece, significa sottoporre ad una critica gene-
Più che per la sua similitudine con altri com- rale la teoria di Krautheimer.62 Probabilmente
plessi monumentali, Santa Prassede deve essere l’elemento più complesso e confuso nella pro-
analizzata come un corpo, se non unitario, cer- posta di quest’ultimo è il concetto di Rinascita,
tamente coordinato nella sua progettazione ed che,63 mantenuto anche nei poscritti del 1969 e
esecuzione.59 Solo in questo modo, secondo noi, del 1987, diventa un fattore di distorsione. Per
sarà possibile capire fino in fondo il senso di esempio, difficilmente è accettabile oggi la frase
quest’opera. «a Fulda la rinascita della basilica paleocristia-
Nelle recenti riletture di Krautheimer si pro- na romana nei paesi nordici si manifesta con
filano due possibilità. Da una parte, come pro- altra evidenza che non a Saint-Denis». Per
pone Pace, accettare che la forma di Santa Fulda possiamo eventualmente parlare di roma-
Prassede risponda principalmente a una funzio- nizzazione, dato che si trattava di un territorio

41
CARLES MANCHO

extraromano dove fu l’occupazione franca ad visione carolingio-centrica nel discorso sull’arte


importare il modello romano, intendendo dei secoli VIII e IX.68 Non solo, insistere sulla
Roma come città centro della cultura cristiana Renovatio Romani Imperii di quel Flavius
occidentale.64 Anicius Carlus, cioè Carlo Magno, come fonda-
Se è importante la teoria generale, non meno mento della produzione romana di quei secoli
importante è come ci si arriva e, ovviamente, trascura una realtà che pian piano stanno cono-
come viene presentata. Probabilmente questo scendo molto meglio. Se nel contesto europeo
potrebbe spiegare perché nell’esordio della sua Carlo Magno ebbe un ruolo preminente, quasi
argomentazione, Krautheimer affermi che le di centro gravitazionale rispetto alle periferie
‘grandi’ traslazioni dei martiri dai cimiteri del suo impero, uno di quei supposti satelliti, la
all’interno della città, cominciarono nel 755 o Roma pontificia, lottò durante tutto l’VIII seco-
770 con la traslazione di Sinforosa e dei figli a lo per guadagnare un ruolo autonomo. Ruolo
Sant’Angelo in Pescheria precisando solo in che con modalità adatte a ogni epoca cominciò
nota che la prima traslazione in assoluto ebbe ad avere proprio in quell’VIII secolo e che
luogo sotto Teodoro I (642-649) con il trasferi- mantiene, in un certo senso, ancora oggi: un
mento dei santi Primo e Feliciano a Santo percorso più lungo e quindi meno percettibile,
Stefano Rotondo. Paradossalmente l’autore ma sicuramente molto più sicuro. Non possia-
sostiene, che «scopo di tutta quest’attività, tipi- mo, dunque, ragionare su Roma e sull’attività
ca del tardo secolo VIII, era evidentemente il dei pontefici come se questi non avessero avuto
ritorno al periodo che aveva preceduto il pre- un piano strategico o come se esso fosse stato
dominio bizantino: si voleva far rivivere la gran- dettato da Aquisgrana. L’argomento è vasto e
de tradizione romana della Chiesa, nel quadro complesso e non è questa la sede in cui svilup-
di una renovatio di Roma e della sua storia».65 parlo. Sappiamo comunque che durante l’VIII
Dobbiamo allora chiederci chi realizzò trasla- secolo si definirono gli equilibri diplomatici
zioni massicce di reliquie fra il IV e V secolo e lateranensi per raggiungere una situazione che
da quando il fenomeno della traslazione fosse permettesse di agire a beneficio del papato
legato alla cultura e alla legislazione romana.66 nella convinzione che questa fosse l’unica istitu-
Ovviamente dobbiamo vedere in questo pas- zione duratura, perché fondata da Dio stesso.
saggio il modo in cui l’autore cercava di raffor- Da questa prospettiva, possiamo chiederci:
zare l’elemento forse più debole della sua teo- risponderebbe una ‘rinascita’, intesa come
ria, cioè la radicale polarità fra tradizione paleo- Renovatio Imperi Romanii, agli interessi dei
cristiana e dominazione bizantina come presup- pontefici della fine dell’VIII e inizio IX secolo?
posto del suo revival. Crediamo che la risposta sia negativa, per lo
Al termine della sua disamina l’autore giunge stesso motivo per il quale nessuno si azzarde-
a Santa Prassede e, nel suo caratterizzarla come rebbe a qualificare come ‘rinascita’ l’epoca di
prototipo, sostiene che «non può dunque esse- Costantino, e il paragone non è casuale.
re compresa se non nel quadro di un ritorno Nonostante nella proposta di Krautheimer
all’architettura del grande secolo paleocristia- Costantino sia l’artefice di quella Roma monu-
no».67 A questo punto potremmo chiederci che mentale cristiana che poi fu alla base delle suc-
sorta di prototipo è quello che rimane così iso- cessive rinascite, possiamo anche immaginare
lato da non poter stabilire nessun paragone che l’imperatore avesse bisogno di rinforzare
architettonico contemporaneo. L’autore non un’autorità acquisita sulla città manu militari,
poteva sapere che Santo Stefano Maggiore, tra agendo, per questo motivo, in modo tutto par-
l’altro molto legato a Pasquale I, non è proba- ticolare sull’urbanistica di Roma. Useremo
bilmente un edificio contemporaneo a Santa l’esempio più conosciuto, il cosiddetto Arco di
Prassede ma posteriore. Il costante riferimento Costantino, arco onorario commissionato, in
a Fulda, e per motivi simili a Saint-Denis, cre- realtà, dal Senato e non dall’imperatore. Come
diamo che non possa essere ormai accettato. è ben noto, in esso troviamo rilievi di Traiano,
Molto più complesso, in questa prospettiva, di Adriano – al quale apparteneva in preceden-
diventa giustificare le altre opere dello stesso za l’Arco –, di Marco Aurelio e dello stesso
pontefice, Santa Cecilia e, soprattutto, Santa Costantino. Non possiamo interpretare questo
Maria in Domnica, così lontane dal prototipo. monumento in nessun altro modo: è la parusia
Si può continuare a insistere sul concetto di di Stato degli imperatori dell’Aurea Aetas, in
Rinascita, ma questo non fa che rafforzare la veste trionfale, e Costantino è assimilato a essi.69

42
PASQUALE I, SANTA PRASSEDE, ROMA E SANTA PRASSEDE

In un certo senso, l’uso che fa Pasquale I del- secoli IV-VIII in base a una intenzionalità ben
l’antico, logicamente del ‘suo’ antico, è parago- precisa. Questo spiegherebbe la scelta dell’as-
nabile a quello che Costantino fa del proprio. setto architettonico risalente alla San Pietro dei
Se si fosse trattato di un ripristino delle forme secoli IV-VI e il rifiuto di altri elementi di quel-
antiche per l’identificazione con quello specifi- la basilica, come, ad esempio, la sua decorazio-
co periodo, per il loro fascino, per la sensazione ne. Sia a Santa Prassede che nelle altre opere di
di appropriarsi di un itinerario smarrito,70 Pasquale I, accanto al passato, il presente si
seguendo Pace dovremo chiederci non solo materializza con forza per raccontarci quale
perché a Santa Prassede siano stati recepiti gli fosse il progetto del IX secolo. Secolo che
elementi distintivi dell’architettura dei secoli cominciava con una istituzione pontificia stabi-
che vanno dal IV al VI, rinunciando agli altri lizzata, ma con sfide interne ed esterne molto
elementi che potrebbero aver veicolato un mes- impegnative e ancora aperte, e nel quale ai dif-
saggio in chiave di ‘rinascita’ (ut supra), ma ficili equilibri nei rapporti con l’Occidente, si
soprattutto perché gli altri edifici promossi da aggiungeva la delicata relazione con una
Pasquale I incrementino le distanze rispetto al Costantinopoli immersa nella crisi iconoclasta.
prototipo. L’analisi di tutto ciò, però, dovrà attendere
A nostro avviso Pasquale I, come già un’altra occasione per essere approfondita. Ci
Costantino, agisce sul patrimonio monumenta- accontentiamo in questa sede di offrire una
le romano selezionando gli elementi del passato base teorica sulla quale pensiamo di poter svi-
in base alla funzione di ciascun edificio ma, luppare un ulteriore studio, che affronti in
contemporaneamente, opera una scelta fra le modo compiuto Santa Prassede e il suo assetto
diverse possibilità offerte dai monumenti dei decorativo.

NOTE ipotesi: si veda H. GEERTMAN, More Veterum. Il Liber


Pontificalis e gli edifici ecclesiastici di Roma nella tarda anti-
1
Per il Liber Pontificalis abbiamo usato l’edizione di chità e nell’alto medioevo («Archaeologia Traiectina.
Monsignor L. DUCHESNE, Le Liber Pontificalis. Texte, Acadaemiae Rheno-Traiectinae Instituto Archaeologico»,
introduction et commentaire, 2 voll., Paris 1981 (d’ora in X), Groningen 1975. La sua proposta è stata accolta sia da
poi LP). Sulla redazione di questo importante documento Davis per approntare la sua traduzione del Liber
nel IX secolo si veda LP, II, pp. I-VIII. Un’edizione in Pontificalis (si veda The Lives, p. VII), che da BALLARDINI,
inglese del testo si trova in The Lives of the Ninth-Century Dai Gesta, pp. 22-23, ed è stata ripresa da M. RIGHETTI,
Popes (Liber Pontificalis).The Ancient Biographies of Ten Pasquale I e la fondazione carolingia, in Santa Cecilia in
Popes from A. D. 817 to 891, a cura di R. Davis, Liverpool Trastevere, Roma 2007, pp. 65-83: 65, situando così la
1995. Per una lettura critica di questa fonte sul pontefice di costruzione della basilica fra settembre 817 e agosto 818.
5
cui ci occupiamo si veda A. BALLARDINI, Dai Gesta di Ci limitiamo a citare il libro di T.F.X. NOBLE, La Repubblica
Pasquale I secondo il Liber Pontificalis ai monumenta di San Pietro. Nascita dello Stato pontificio (680-825),
iconografici delle basiliche romane di Santa Prassede, Santa Genova 1998 (dalla prima edizione in inglese del 1984).
6
Maria in Domnica e Santa Cecilia in Trastevere (prima Nel lungo elenco bibliografico relativo ai diversi aspetti che
parte), «Archivio della Società Romana di Storia Patria», riguardano l’operato di Pasquale I, soltanto Ballardini (Dai
CXXII (1999), pp. 5-68. Gesta e EAD., Fare immagini tra Occidente e Oriente: Claudio
2
LP, II, p. 54. di Torino, Pasquale I e Leone V l’Armeno, in Medioevo medi-
3
Si veda l’iscrizione su R. WISSKIRCHEN, Das Mosaik- terraneo: l’Occidente, Bisanzio e l’Islam, «Atti del Convegno
programm von S. Prassede in Rom. Ikonographie und internazionale di studi, Parma, 21-25 settembre 2004», a
Ikonologie («Jahrbuch für Antike und Christentum: cura di A.C. Quintavalle, Milano 2007, pp. 194-214) e, in
Ergänzungsband», 17), Münster 1990, p. 29. Cfr. M. misura minore, Righetti (Pasquale I) tentano un approccio di
CAPERNA, La basilica di Santa Prassede. Il significato della questo tipo. Nella maggior parte dei casi l’epoca affiora solo
vicenda architettonica, Roma 1999, p. 25, nota 18. in modo tangenziale all’analisi artistica.
4 7
In questo caso, e in diversi altri a Roma, è molto interes- Lo studio complessivo più approfondito sugli affreschi è
sante che il Liber Pontificalis inserisca il dato all’interno quello di S. PENNESI, La decorazione pittorica altomedieva-
della biografia di Pasquale I senza precisazioni cronologi- le del transetto della basilica di Santa Prassede a Roma, Tesi
che. In questo modo il Liber ci fa apparire chiaramente che di Laurea, Università degli Studi di Chieti, 1998 (inedito).
la costruzione del monumento altro non è che un processo In attesa della pubblicazione del volume del Corpus della
in più all’interno delle committenze del pontefice. È chia- pittura medievale a Roma 312-1431, curato da Maria
ro, nonostante questo, che si possono fare dei tentativi per Andaloro e Serena Romano, disponiamo dell’anticipo sem-
restringere la forchetta segnata dal pontificato di Pasquale pre di Pennesi sull’Atlante (Santa Prassede, in La pittura
I (817-824), fino ad accertare una data precisa della fine medievale a Roma, 312-1431. Atlante, percorsi visivi, I.
dei lavori. Di fatto il carattere cronologico delle notizie rac- Suburbio, Vaticano, Rione Monti, a cura di M. Andaloro,
colte nelle biografie ha permesso a Geertman di fare delle Viterbo-Milano 2006, pp. 295-306).

43
CARLES MANCHO

8
Emblematici i problemi relativi all’identificazione del- visto il suo breve pontificato (si veda LP, II, p. 53 e ss.;
l’iscrizione o all’identità delle scene. Si veda PENNESI, La GEERTMAN, More Veterum, e BALLARDINI, Dai Gesta).
16
decorazione, p. 69 e ss. Evidentemente questo ragionamento delinea un quadro
9
Cfr. LP, II; R. KRAUTHEIMER, Rome, portrait d’une ville, generico. È ovvio che in tanti casi l’artigiano diventa un arti-
312-1308, Paris 1999 (dalla prima edizione in inglese del sta nel senso pieno del termine. Come potremmo altrimen-
1980), p. 291 e ss. e GEERTMAN, More Veterum. ti concepire certe opere, il cui risultato finale è molto al di
10
In ambito pontificio è chiaro che uno degli interventi più sopra del mezzo economico e culturale che le vide nascere?
importanti a Roma in questo momento è, per vari motivi, il In questo senso, un caso che conosciamo bene è quello
rinnovo del palazzo lateranensis (si vedano San Giovanni in della bottega di Sant Climent di Taüll (Museu Nacional
Laterano, a cura di C. Pietrangeli, Firenze 1990 e Il Palazzo d’Art de Catalunya). Lì lavorarono artefici guidati nell’inca-
apostolico lateranense, a cura di C. Pietrangeli, Firenze rico da committenti legati, ad esempio, con Toulouse, ma
1991): da una parte perché comportò lo smantellamento sempre a livelli di un relativo isolamento a causa della col-
massiccio, seppure parziale, del palazzo imperiale sul colle locazione geografica di Taüll in mezzo ai Pirenei e quindi
Palatino; dall’altra perché dette un’impostazione definitiva lontani dai grandi centri di importanza politica. In un certo
alla sede del governo pontificio fino alla sua sostituzione senso la possibilità di scegliere questi artigiani, per esempio,
con la nuova sede petrina dopo l’esilio avignonese (1377). fu molto limitata, forse, addirittura, casuale. Nonostante ciò
Detto questo, però, bisogna chiarire un aspetto importan- il risultato finale si eleva al di sopra di ogni aspettativa. Ben
te: quando parliamo di Santa Prassede stiamo parlando di diversa è la situazione degli artefici che lavorarono per
un tipo di edificio pubblico che non solo ha un impatto Pasquale I. Tra un estremo e l’altro troveremo tutte le sfu-
urbanistico e psicologico sulla città – come del resto qual- mature possibili, che strariperanno dagli argini da noi fissa-
siasi infrastruttura pubblica o monumentale – ma che è ti. Come al solito nelle analisi storiche c’è stata la tendenza
ampiamente fruito dai cittadini/fedeli e visitatori, pellegri- a ricostruire un passato come molto più omogeneo di quan-
ni e non. La sede lateranense, invece, era uno spazio semi- to non fosse; un conto è che ci sia una tendenza dominante
pubblico o semiprivato che senza dubbio ebbe un forte un altro è che questa sia esclusiva. Su Taüll e le botteghe che
impatto sulla città ma che non era fruibile, a parte la basi- vi lavorarono si veda l’intervento di M. Guardia al conve-
lica, tranne che per una élite politica. gno di Parma del 2009.
11 17
Si veda fondamentalmente NOBLE, La Repubblica. LP, II, pp. 54-68 e AUCTOR INCERTUS, Anno Domini
12
Riprendiamo qui le parole di Krautheimer riferite all’ar- DCCCXXIV. Paschalis I, pontifex romanus. Notitia histori-
chitettura ma che, nello stesso senso, possiamo estendere ca in Paschalem [Mansi, Coll. Concil. ampl., tom. XIII.], in
alle altre manifestazioni artistiche: «non solo come struttu- Patrologia Latina Database, CII, Chadwyck-Healey Inc.,
ra, ma anche come documenti storici e come riflessi di 1075B-1086C. Si vedano, inoltre, come ultime compilazio-
situazioni e di ideologie politiche: è questo un modo di ni biografiche P. DELOGU, I papi dal V al IX secolo (432-
vedere che con l’andare degli anni è diventato per me sem- 867), in Roma dall’antichità al medioevo. Archeologia e sto-
pre più importante.» R. KRAUTHEIMER, La rinascita dell’ar- ria nel Museo Nazionale Romano-Crypta Balbi, a cura di
chitettura paleocristiana romana nell’età carolingia, in M.S. Arena, P. Delogu, L. Paroli, M. Ricci, L. Segù, L.
Architettura sacra paleocristiana e medievale e altri saggi su Venditelli, Milano 2001, pp. 648-660: 657 e ss., dove prin-
Rinascimento e Barocco («Nuova cultura», 35), Torino cipalmente si raccolgono le notizie di A. PIAZZA, s.v.
1993, pp. 214-217. Pasquale I, in Enciclopedia dei Papi, I, Roma 2000, pp. 706-
13
Tutto questo ragionamento, che può essere applicato 709. Oltre a queste voci di carattere enciclopedico sono
senza problemi per analizzare l’arte antica, quella altome- fondamentali le analisi sul pontefice sviluppate negli arti-
dioevale o dei secoli centrali del Medioevo, comincerà a coli di RIGHETTI, Pasquale I e, soprattutto, BALLARDINI,
rivelarsi meno affidabile a partire dal basso Medioevo con Dai Gesta.
18
l’inizio dell’affermarsi dell’artista come personalità indi- Cfr. LP, II, LXV.
19
viduale. PASCHALIS I, Epistolae, in Patrologia Latina Database,
14
Tranne, forse, nell’illustrazione dei manoscritti miniati. Si CII, 1085-1094B; ID., Epistola et diplomata, ibid., CXXIX,
veda in generale, per esempio, Artistes, artisans et produc- 977D-986A e G. MERCATI, La lettera di Pasquale I a Leone
tion artistique au Moyen Age, «Colloque international, V sul culto delle sacre immagini, in Note di letteratura bibli-
Centre national de la recherche scientifique, Université de ca e cristiana antica («Studi e Testi», 5), Roma 1901. Questa
Rennes II, Haute-Bretagne, 2-6 mai 1983», a cura di X. lettera è stata pubblicata e studiata recentemente da
Barral, 3 voll., Paris 1986-1990. Englen (A. ENGLEN, La difesa delle immagini intrapresa
15
Non sempre è così chiaro. Per esempio, mentre non c’è dalla chiesa di Roma nel IX secolo, in Cælius I. Santa Maria
dubbio che Bernward sia il promotore della colonna e in Domnica, San Tommaso in Formis e il Clivus Scauri, a
delle porte bronzee di Hildesheim (inizio XI secolo), come cura di Ead., Roma 2003, pp. 257-284).
20
accertare se fu anche l’ideatore dell’intero programma ico- Si veda S. DE BLAAUW, Cultus et Decor. Liturgia e archi-
nografico? Nel caso di Pasquale I, invece, il fatto che den- tettura nella Roma tardoantica e medievale. Basilica
tro Santa Prassede si trovi la cappella di San Zenone nata Salvatoris, Sanctae Mariae, Sancti Petri («Studi e Testi»,
come cappella funeraria per la madre del pontefice, 355-356), 2 voll., Città del Vaticano 1994, I, p. 61 e ss.
21
Theodora, sarebbe, per noi, un indizio più che solido della Ibid., I, p. 103.
22
sua implicazione nella concezione dell’intero intervento. Piuttosto che sotto Pasquale I, più concentrato sugli
Detto ciò, non è da escludere, anzi sarebbe logico suppor- interventi ecclesiastici, questa amministrazione delle infra-
re, che il papa abbia avuto dei collaboratori nella propria strutture dello ‘Stato’ fu caratteristica dei pontificati di
cerchia che abbiano contribuito alla progettazione e Adriano I e Leone III.
23
all’ideazione dei lavori che, ricordiamo, non furono pochi Si vedano gli articoli di BALLARDINI, Fare immagini e,

44
PASQUALE I, SANTA PRASSEDE, ROMA E SANTA PRASSEDE

soprattutto, ENGLEN, La difesa, in particolare pp. 259-260. questo fatto, probabilmente la data di costruzione di Santa
24
E da questo punto di vista, non era nemmeno un caso Prassede potrebbe essere considerata un terminus ante
che l’altra ossessione dei pontefici per tutto l’VIII secolo quem. Difficilmente, infatti, un percorso urbano come
fosse il controllo di Ravenna, l’ultima capitale dell’Impero. quello avrebbe ‘dimenticato’ un titulus nuovo dove il pon-
Si veda a proposito NOBLE, La Repubblica, passim, per tefice aveva trasferito 2300 corpi di martiri, mentre è pie-
esempio p. 49. namente accettabile che non rammentasse una vecchia
25
LP, II, p. 52: «Hic beatissimus praesul multa corpora san- chiesa, come probabilmente ce n’erano tante a Roma, che
ctorum requirens invenit, quos et diligentius intro civitatem oltre a una leggenda sulla martire, non tanto spettacolare,
ad honorem et gloriam Dei honeste recondidit»; ibid., p. 54: bisogna ammettere, non offriva nulla. Quindi se, effettiva-
«Hic enim beatissimus et praeclarus pontifex multa corpora mente, Santa Prassede può essere datata tra il settembre
sanctorum dirutis in cimiteriis iacentis (…) deportans dell’817 e l’agosto dell’818, bisognerebbe collocare l’itine-
recondidit.» rario prima dell’817. Sull’itinerario di Einsideln si veda: C.
26
Si veda PIAZZA, Pasquale I, p. 708. HUELSEN, La pianta di Roma dell’anonimo einsidlense,
27
Citazione da M. CECCHELLI, Alcuni effetti delle grandi Roma 1907 [Estratto dagli «Atti della Pontificia
traslazioni nelle basiliche romane: i pozzi dei martiri. Accademia Romana di Archeologia», s. II, tomo IX] e, più
L’esempio di S. Pudenziana, in Quaeritur Inventus Colitur. recente, S. DEL LUNGO, Roma in età carolingia e gli scritti
Miscellanea in onore di padre Umberto Maria Fasola B., dell’anonimo augiense (Einsiedeln, Bibliotheca Monasterii
Città del Vaticano 1989, pp. 109-121: 110. Ordinis Sancti Benedicti, 326 [8 Nr. 13], IV, ff. 67v-86r)
28
P.J. GEARY, Furta sacra. La trafugazione delle reliquie nel («Miscellanea della Società Romana di Storia Patria», 48),
Medioevo (secoli IX-XI) («Collana Cultura e storia, 19»), Roma 2004.
37
Milano 2000 (dalla prima edizione in inglese del 1991). Non ci soffermeremo nella valutazione di come si svilup-
29
Sul rinnovo di tutta questa zona si veda per esempio L. pa questo messaggio negli affreschi e nei mosaici dell’inter-
REEKMANS, L’implantation monumentale chrétienne dans le no. Come è stato sottolineato per Santa Maria in Domnica,
paysage urbain de Rome de 300 à 850, «Actes du XI questi hanno un forte significato nei confronti delle politi-
Congrès International d’Archéologie Chrétienne, Lyon- che iconoclaste orientali (si veda in generale ENGLEN,
Vienne-Grenoble-Genève-Aoste, 21-28 septembre 1986», Cælius I e anche BALLARDINI, Fare immagini) e come affer-
Roma 1989, pp. 863-915. ma Pace sono l’elemento distintivo, proprio per questo,
30
Si vedano le conseguenze della translatio a Santa della basilica rispetto a San Pietro (V. PACE, La Felix Culpa
Prassede sulla ‘sorella’ Santa Pudenziana in CECCHELLI, di Richard Krautheimer: Roma, Santa Prassede e la
Alcuni effetti. ‘Rinascita Carolingia’, in Ecclesiæ Urbis, «Atti del
31
L’importanza di San Lorenzo, oltre alle questioni devo- Congresso internazionale di studi sulle chiese di Roma (IV-
zionali, è ribadita dal fatto che esso sarà uno dei tre grandi X secolo), Roma, 4-10 settembre 2000», a cura di F.
complessi medioevali extramurari fortificato, Laurentiopoli Guidobaldi, A. Guiglia Guidobaldi, Città del Vaticano
(c. 1200), assieme alla civitas leonina e alla Iohannipolis. 2002, I, pp. 65-72: 67 e ss.
32 38
Si veda BALLARDINI, Dai Gesta, pp. 37-42. Richard Krautheimer morì a Roma nel 1994. Per alcune
33
A queste considerazioni bisognerebbe aggiungere anche notizie sullo studioso si veda: G. MAURER, Richard
l’analisi degli oggetti ordinati dal pontefice giunti a noi e Krautheimer (1897-1994), in Klassiker der Kunstgeschichte,
che, come questi sacelli, rimangono a metà strada fra la ril- hrsg. von Ulrich Pfisterer, II, München 2008, pp. 90-106.
39
evanza pubblica e politica e quella privata. Su questi si Si veda come esempio il capitolo 4º del libro 2º di
veda il recente studio di E. THUNØ, Image and Relic: Gregorovius e la relazione ivi stabilita tra assedio-distru-
Mediating the Sacred in Early Medieval Rome, Roma 2002. zione-carestia-spopolamento. Si veda F. GREGOROVIUS,
34
Non tenteremo qui un’analisi approfondita. Due referen- Storia della città di Roma nel Medioevo, I, Torino 1973 (la
ze possono bastare per avvicinarci alla loro storia. Da una prima edizione in tedesco è del 1859-1872; questa edizione
parte: Dies decima nona maii, in Acta Sanctorum Maii, col- italiana segue quella fissata da W. Kampf e pubblicata a
lecta digesta illustrata a Godefrido Henschenio et Daniele Tübingen fra 1953 e 1957).
40
Papebrochio e Societate Iesu. Tomus IV quo continentur dies Ibid., I, pp. 9 e 19. Vorremmo sottolineare il fatto che
XVII, XVIII & XIX, operam studium conferentibus queste affermazioni arrivano, sì, da un autore ottocentesco,
Francisco Baertio et Conrado Ianningo eiusdem societatis, ma che decide di scrivere una storia della Roma medioe-
apud Michelem Cnobarum, Antuerpiæ anno MDCLXXXV, vale, quindi che considera quell’epoca non come un perio-
pp. 294-300; dall’altra, B. VANMAELE, s.v. Potenziana do sfavorevole e irrilevante, ma carico d’importanza e
(Pudenziana) e Prassede, in Bibliotheca Sanctorum, X, interessante da un punto di vista scientifico. Si veda lo stu-
Roma 1968, coll. 1062-1072. dio introduttivo di Waldemar Kampf (p. LV e ss.) all’edi-
35
«ad ingressum ecclesiæ S. Praxede sub cratibus ferreis in zione citata.
41
medio navis principalis ese puteum sanguinis Marytrum, à S. Ibid., p. 9; GREGORIUS MAGNUS, Homiliae in
Praxedde cum spongia collecti.» (Dies decima, p. 298), custo- Hiezechihelem prophetam, in Library of Latin Texts-Series
dita come reliquia e recuperata con gli altri corpi santi A, Turnhout 2009, Cl. 1710, lib. 2, hom. 6, linea 588 e ss.
42
durante lo ‘scavo’ del 1729. Si veda, C.-G. CODA, R. KRAUTHEIMER, Tre capitali cristiane, Torino 1987,
Duemilatrecento corpi di martiri. La relazione di Benigno p. 190.
43
Aloisi (1729) e il ritrovamento delle reliquie nella basilica di Ibid., p. 191.
44
Santa Prassede in Roma («Miscellanea della Società Romana Ricordiamo che nella sua proposta Krautheimer fa parti-
di Storia Patria», 46), Roma 2004, pp. 65 e 120-121. re questo processo dal V secolo, quindi deve ammettere un
36
Così irrilevante che l’itinerario di Einsiedeln non lo con- insuccesso delle aspettative anche per i secoli VIII e IX.
sidera nemmeno. Anche se bisognerebbe studiare a fondo Che senso avrebbe, invece, nel nuovo quadro sminuirne lo

45
CARLES MANCHO

sviluppo proprio nel momento in cui l’istituzione pontifi- Roma 2000, pp. 123-129: 124). Se aggiungiamo la difficol-
cia comincia a definire il proprio spazio e la propria realtà? tà di conoscere archeologicamente la zona a causa dell’in-
Per l’analisi dell’Esquilino nord si veda F. GERARDI, Note tervento fortemente distruttivo dopo l’Unità d’Italia, il
sulla topografia dell’Esquilino settentrionale nell’altome- risultato è la quasi impossibilità di avere appoggi obiettivi
dioevo, in Archeologia del Medioevo a Roma. Edilizia stori- (su quest’ultimo aspetto si veda MENEGHINI, SANTANGELI
ca e territorio («Mediterraneo Tardoantico e Medioevale. VALENZANI, Roma, p. 215).
52
Scavi e ricerche», 4), a cura di L. Pani Ermini, E. de Si veda in ultima istanza ibid., fig. 82 e pp. 123-124.
Minicis, I, Taranto 1988, pp. 127-220; sulle ultime ricerche Secondo gli autori, dal V secolo in poi, le tombe rientrano
riguardanti l’urbanistica romana altomedioevale si veda R. in città e si comincia a seppellire vicino alle zone abitate; la
MENEGHINI, R. SANTANGELI VALENZANI, Roma nell’alto- distribuzione delle tombe è capillare in tutta la città fino ai
medioevo. Topografia e urbanistica della città dal V al X secoli VII e VIII. A partire dai secoli VIII e IX, le tombe
secolo, Roma 2004, con bibliografia. non si distribuiranno più nella città ma si concentreranno
45
Senza entrare in profondità nell’argomento possiamo nelle chiese.
53
citare per esempio C. NARDELLA, Il fascino di Roma nel Si veda in generale BLAAUW, Cultus et decor.
54
Medioevo. Le ‘Meraviglie di Roma’ di maestro Gregorio Cfr. KRAUTHEIMER, Rome, pp. 348-349: «Aucune des
(«La corte dei papi», 1), Roma 1997, p. 80 e ss.: «A nord il nouvelles églises du IXe siècle, ni même celles du dernier
Campus [lateranensis] era delimitato, ancor prima della tiers du VIIIe siècle, ne se trouve dans ce qui était sans
costruzione degli edifici, dall’acquedotto di Claudio; vici- doute à l’époque le cœur de la ville (…). Elles sont situées
no ad esso, (proprio davanti alla sede vescovile), era in fun- soit à la limite de l’abitato, comme Sainte-Cécile, Saint-
zione, come già detto, un balneum pubblico, fondamenta- Marc ou Saint-Silvestre in capite, soit dans le disabitato,
le servizio e luogo di ritrovo per povere e forestiere, alme- come Sainte-Praxède, Saints-Nérée-et-Achillée, Sainte-
no dall’VIII secolo». Questo balneum è citato nel Liber Suzanne, Sainte-Marie in Domnica ou les Quatre-Saints-
Pontificalis sotto Stefano III (768-772), Adriano I (772- Couronnées. Les communautés chrétiennes que desserva-
795) e Gregorio IV (832-844). Sulla trasformazione del ient autrefois les tituli ou les diaconies que remplaçaient
patriarchium in palatium si vedano San Giovanni in ces églises avaient disparu depuis longtemps (…) il était en
Laterano, a cura di C. Pietrangeli e Il Palazzo apostolico soi important de mantenir la tradition attachée aux sites.
lateranense, a cura di C. Pietrangeli. (…) Exerçant une emprise économique sur les terrains
46
KRAUTHEIMER, Tre capitali, fig. 105. agricoles, les églises construites entre 760-860 n’influen-
47
In realtà si tratta del Nymphaeum Alexandri citato dalle cent donc pas le développement de la topographie urbaine
fonti e attribuito ad Alessandro Severo, una fontana monu- proprement dite, à laquelle elles ne sont pas véritablement
mentale che raccoglieva l’acqua dell’Acqua Giulia: cfr. F. intégrées.»
55
COARELLI, Roma, Milano 1997 (3ª edizione aggiornata e am- KRAUTHEIMER, La rinascita, pp. 152-219; ID., S. CORBETT,
pliata), p. 234, si veda in generale la pianta alle pp. 216-217. W. FRANKL, Santa Prassede, in Corpus Basilicarum
48
Ibid. Il percorso della strada romana era parallelo a quel- Christianarum Romæ. Le basiliche paleocristiane di Roma
lo delle attuali via Principe Eugenio e via di Porta (sec. IV-IX), III, Città del Vaticano 1971, pp. 235-262;
Maggiore. CAPERNA, La basilica di Santa Prassede e ID., Osservazioni
49
La porta, conosciuta come Arco di Gallieno, continuò a sull’architettura della basilica di Santa Prassede alla luce
essere in uso fino all’apertura della via Gregoriana, voluta delle nuove conoscenze, in Ecclesiæ Urbis, II, pp. 933-951.
56
da Gregorio XIII per il giubileo del 1575. Probabilmente Logicamente intendiamo ‘rispettosi’ nel senso scientifico
il radicale cambiamento nei collegamenti viari, particolar- del termine. Si veda PACE, Felix Culpa; cfr. CAPERNA,
mente tra Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Osservazioni.
57
Laterano, che lasciò la vecchia porta come un elemento L’articolo è diviso in due parti assai chiare: nella prima
secondario, permise a questa di sopravvivere e di arrivare l’autore riesamina (vide infra) la lettura teorica di
fino a oggi. Krautheimer nei confronti di Santa Prassede (CAPERNA,
50
Riprendendo l’immagine del vaso di terracotta infranto, Osservazioni, pp. 934-936); nella seconda (ibid., p. 937 e
i pezzi si andavano perdendo, ma seguivano una logica ss.) ci aggiorna sulle novità riguardo alla conoscenza del-
legata alle funzioni della città; pian piano i vuoti, dunque, l’edificio.
58
erano di più, ma probabilmente si era ancora lontani dal In effetti, come afferma Pace, se la base ideologica di
contrasto fra il vuoto e il pieno assoluto. Santa Prassede fosse un consapevole revival, l’edificio
51
Alcune delle considerazioni di Guidobaldi sulla difficol- avrebbe preso l’intera disposizione di San Pietro e non solo
tà di conoscere le strutture cristiane più antiche a causa del le particolarità costruttive. Riproponendo solo queste l’au-
fatto che normalmente erano delle istallazioni che riutiliz- tore rinunciava di fatto a tutto ciò che «fosse in grado di
zavano senza troppi cambiamenti le strutture precedenti è veicolare esplicitamente un messaggio dottrinale». Cfr.
perfettamente applicabile in questo caso (F. GUIDOBALDI, PACE, Felix culpa, pp. 68-69.
59
L’inserimento delle chiese titolari di Roma nel tessuto urba- Questo deve essere inteso in un senso non di eccezione
no preesistente: osservazioni ed implicazioni, in Quaeritur ma di particolare condizione di gestazione dell’opera. Non
Inventus Colitur, pp. 383-396; ID., Spazio urbano e organiz- dimentichiamo che a promuoverla è il pontefice e che, in
zazione ecclesiastica a Roma nel VI e VII secolo, «Acta XIII un certo senso, questo mise in moto, anche se difficilmen-
Congressus Internationalis Archeologiæ Cristianæ, Split- te potremo mai precisare fino a quali livelli, l’apparato isti-
Porec, 25 settembre-1 ottobre 1994)», Città del Vaticano- tuzionale pontificio.
60
Split 1998, II, pp. 29-54: 39; ID., L’organizzazione dei tituli Cfr. CAPERNA, Osservazioni, p. 936.
61
nello spazio urbano, in Christiana Loca. Lo spazio cristiano Si veda sulla questione l’articolo di CECCHELLI, Alcuni
nella Roma del primo millennio, a cura di L. Pani Ermini, effetti, pp. 109-112.

46
PASQUALE I, SANTA PRASSEDE, ROMA E SANTA PRASSEDE

62 Bonifacio questi era diventato il martire più venerato nella


Ricordiamo che oltre all’articolo del 1942, Krautheimer
attua alcuni aggiornamenti nel 1969 e 1987. Questa è la parte tedesca del regno franco ed era considerato l’aposto-
base teorica di Caperna. Per quanto riguarda il testo del lo della Germania, così come da secoli i santi Pietro e
Corpus, chiaramente catalografico, esso raccoglie in modo Paolo erano gli apostoli dei romani. Non è da escludere,
esauriente tutte le informazioni bibliografiche e archeolo- anche se non è affatto certo, che una situazione simile si sia
giche conosciute fino alla pubblicazione e si limita a incor- presentata a Saint-Denis, dov’era sepolto l’apostolo dei
niciarle nella teoria generale in modo molto chiaro: «In francesi. L’analogia tra san Bonifacio (e forse san Dionigi)
questo movimento generale [una ripresa dei tipi e delle da un lato e i santi Pietro e Paolo dall’altro può servire a
idee paleocristiane], Santa Prassede spicca come punto spiegare perché la chiesa dell’apostolo dei tedeschi (e forse
culminante in quanto si rifà a un prototipo specifico, l’an- quella dell’apostolo dei francesi) furono i primi edifici dei
tica basilica di S. Pietro.» Tutti gli elementi non coinciden- paesi nordici in cui fu ripresa la pianta delle grandi basili-
ti con esso: dimensioni, riduzione del numero di navate, che paleocristiane di Roma.» Nonostante o proprio per
proporzioni delle finestre e la loro separazione, tecnica questo, non possiamo battezzare questo impiego dei
muraria, sarebbero, invece, caratteristiche proprie degli modelli romani con l’aggettivo ‘rinascita’ perché non lo è.
edifici chiesastici carolingi (KRAUTHEIMER, CORBETT, Un fenomeno artistico simile, studiato dall’autore, quale
FRANKL, Santa Prassede, p. 262). Quindi, l’assetto generale l’uso e diffusione della pianta e degli elementi caratteristi-
riprende San Pietro, mentre tutti gli elementi che se ne ci del Martyrium di Gerusalemme nell’Europa occidentale
allontanano sono dovuti al contesto carolingio. durante il Medioevo non è, giustamente, definito come
63
Molto alla moda in quegli anni, dopo il successo di rinascita (si veda R. KRAUTHEIMER, Introduction à une ‘ico-
Panofsky, questo concetto ha centrato il dibattito, in partico- nographie de l’architecture médiévale’, Paris 1993).
65
lare sull’arte carolingia, per parecchio tempo. Le stesse criti- KRAUTHEIMER, La rinascita, pp. 175-176.
66
che che sono state fatte al concetto di rinascita in ambito caro- Si veda CECCHELLI, Alcuni effetti, p. 110: «Il proponi-
lingio possono spostarsi all’analisi dell’arte prodotta a Roma mento di conservare il più a lungo possibile tali veraci testi-
nei secoli VIII e IX, soprattutto se concepita come un’arte monianze martiriali indirizzò i pontefici a non ammettere
satellite rispetto al centro di gravitazione, appunto, carolingio. trasferimenti di reliquie o traslazioni di corpi santi neppu-
Un fenomeno simile e alquanto polemico riguarda la produ- re entro le mura» fino al VII secolo inoltrato; «Le traslazio-
zione dell’Impero orientale sotto la dinastia Macedone: J.M. ni iniziarono poi a partire dal VII secolo in una temperie
SPIESER, L’arte, in Il mondo bizantino, II. L’Impero bizantino storica del tutto diversa (…)».
67
(641-1204), a cura di J.-C. Cheynet, Torino 2008 (dalla prima KRAUTHEIMER, La rinascita, p. 181.
68
edizione in francese del 2006), p. 397 e ss. Del resto è questa la tesi di fondo dell’articolo di
64
KRAUTHEIMER, La rinascita, p. 168. Del resto è ovvio che Krautheimer, come viene comprovato nella parte finale di
il santuario di Wynfrith (san Bonifacio, †754) fu un nucleo esso (KRAUTHEIMER, La rinascita, p. 188 e ss.).
69
di penetrazione della Roma medievale e cristiana in Sul programma dell’Arco si veda D. KLEINER, Roman
Germania e che fosse questa città a proporzionare i model- Sculpture, New Haven 1992; sull’identificazione dell’Arco
li di riferimento. Al di là della polemica sulla sua cronolo- con uno precedente a opera di Adriano, si veda, Adriano e
gia lo stesso potrebbe dirsi di Saint-Denis anche se essa Costantino, le due fasi dell’arco nella valle del Colosseo, a
appartiene a un contesto più romanizzato. In realtà l’uso cura di M. L. Conforto et alii, Milano 2001.
70
del modello è giustificato, in entrambi i casi, in modo chia- Questa, senza dubbio, è l’opzione di Krautheimer nel
ro come si evince dalle parole di Krautheimer (ibid., p. giustificare questa rinascita come negazione, in un certo
170): «I costruttori di Fulda intendevano equiparare san senso, del mondo bizantino, nello stesso modo in cui il
Bonifacio e la sua chiesa a san Pietro e al suo santuario Rinascimento si riconoscerebbe nel mondo ‘classico’ come
romano: nei cinquant’anni trascorsi dalla morte di negazione del Medioevo di cui era figlio.

PASCHAL I, SANTA PRASSEDE, ROME AND SANTA PRASSEDE


Carles Mancho

The church of Santa Prassede in Rome is unsolved artistic problem, but also a historio-
one of the most spectacular examples of papal graphical problem. In this article we intend to
patronage in the 8th and 9th centuries. The reconsider the study of this church as a whole,
quality and the state of conservation of this strongly connected to the patronage of
monument have awakened the interest of a Paschal I. In order to do this it is necessary to
great number of investigators, turning it into put forward some preliminary considerations:
the main example used to explain the artistic the pope’s person, the martyr to which the
production in Rome in the centuries of church is dedicated, Rome’s urban develop-
Carolingian presence and during the consoli- ment in the 8th and 9th centuries and the archi-
dation of the pope’s power. This is the reason tectural conception that justifies the papal
why Santa Prassede is not only, and still, an intervention.

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