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Gerundio, gerundivo, perifrastica passiva (I)

1.1 Il gerundio è un sostantivo verbale, in modo simile al participio, che è un aggettivo verbale:
insomma il gerundio è un tema verbale che si può declinare e che, fondamentalmente, serve
come suppletivo per declinare l’infinito che, come si sa, non ha desinenze.
1.2 Possiede, pertanto, quattro casi: genitivo, dativo, accusativo e ablativo. L’accusativo si trova solo
con costrutti preposizionali (ad + accusativo).
1.3 Il gerundio italiano deriva dall’ablativo del gerundio latino: pertanto ha soltanto il valore
strumentale o modale: “Vado a scuola canticchiando” (modale); “Sbagliando s’impara”
(strumentale).
1.4 Il gerundio ha quasi sempre un significato attivo, e una diatesi corrispondente a quella del suo
infinito (attiva o passiva): currere > currendi, currendo, currendum, currendo; videre > videndi,
videndo, videndum, videndo. Il gerundio transitivo può pertanto reggere tutti i complementi
della forma coniugata. Si usa di preferenza rispetto al gerundivo quando è retto da una
proposizione impersonale, quando regge un pronome neutro singolare o plurale, quando regge
un aggettivo sostantivato o un pronome personale. Quae est causa hoc faciendi? “Qual è il
motivo di fare ciò?”; Ulixes magnam habuit cupiditatem ignota cognoscendi “Ulisse aveva una
grande brama di conoscere l’ignoto”.
1.5 Genitivo del gerundio. Dipende da sostantivi che possono avere il genitivo oggettivo di
specificazione: ars, consuetudo, mos, tempus, locus, e così via. Ars amandi poema Ovidi Nasonis
vocatur “Un poema di Ovidio si chiama L’arte di amare”; Locus commodus erat cenandi “Era il
punto giusto per cenare”; Magna fuit exspectatio visendi Alcibiadem “Era grande il desiderio di
videre Alcibiade”. Romam quae causa veniendi? “Qual è il motivo per cui sei andato a Roma?”
(Virg.)
1.5.1 Le locuzioni come tempus est e altre simili possono reggere, invece che il gerundio, una
soggettiva all’infinitivo, dato che sono espressioni impersonali: Tempus erat decernere “Era
il momento di combattere”.
1.5.2 Le preposizioni improprie causā e gratiā reggono il genitivo del gerundio per formare una
proposizione finale. Veni huc non exprobrandi, sed laudandi causa “Sono giunti fin qua non
per criticare, ma per elogiare”.
1.5.3 Così come il complemento di qualità e di relazione, si usa il genitivo del gerundio in
dipendenza da aggettivi come cupidus, studiosus, avidus, ignarus, memor. At sperate deos
memores fandi atque nefandi! “Ma sappiate che gli dei sono mèmori di ciò che è lecito e di
ciò che non lo è!” (Virg.) Cupidus sum Latinē discendi “Sono bramoso di studiare latino”.
1.5.4 Altri usi del genitivo del gerundio: genitivo ‘epesegetico’ o dichiarativo, cioè genitivo che
spiega il nome (“l’albero del pero”): Triste est nomen ipsum carendi “è triste il verbo stesso
‘mancare’” (Cic.). Genitivo di pertinenza: Lex minuendi sumptus “Una legge per limitare le
spese”.
1.6 Dativo del gerundio. È poco usato, ha sfumatura finale, si trova in locuzioni di carattere
burocratico.
1.6.1 Dipende da aggettivi che reggono il dativo di fine, come aptus, idoneus, opportunus, natus,
(in)utilis. Hic locus est idoneus collocando castra “Questo luogo è adatto a porre
l’accampamento”.
1.6.2 Dipende da sostantivi che esprimono cariche pubbliche, con la funzione di dativo di fine
(raramente si esprime col gerundio, di norma col gerundivo).
1.6.3 Dipende dal verbo sum es fui esse quando significa “esser capace di…” o da verbi che possono
avere una proposizione finale, come praeficio “essere a capo di…”, eligo “scegliere qualcosa
per…” Locumne elegisti adcubando? “Hai scelto il posto per dormire?”

1.7 L’accusativo del gerundio si trova solo con la preposizione ad (raramente in oppure ob) per
formare una finale. Exercitatio et lectio multum ad dicendum proficiunt “L’esercizio e la lettura
aiutano molto l’eloquenza”.

1.8 Ablativo del gerundio. Ha valore strumentale-circostanziale-modale, difficile da distinguere.


Discipulus vapulando satius discit “Lo studente prendendo frustate impara meglio”.
1.8.1 Raramente si usa con preposizioni, per formare delle subordinate corrispondenti ai
complementi retti dai vari verbi con preposizione. Discipulus hic pessimus est in scribendo “Questo
alunno qua è pessimo nella scrittura”; Etiam in morbo non vacamus ab legendo atque a nos ipsi
exercendo “Anche nel periodo del virus non ci teniamo lontani dallo studio e dall’esercitarci”.