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PROGETTO DEL PONTE DI COLLEGAMENTO TRA I DUE TRATTI DI VIA DON

MINZONI IN CALTANISSETTA (denominato Ponte Lanzafame)

Salvatore Lanzafame – TSE ENGINEERING – Caltanissetta - 93100 - ITALIA

SOMMARIO

Una proposta per il collegamento dei due tratti della via Don Minzoni di Caltanissetta con ponte strallato.
Il ponte è costituito da due campate continue di lunghezza pari a 90,20 m ed a 45,00 m, poggiate su una antenna, per uno sviluppo complessivo di
135,20 m. L’antenna ha una altezza circa 58,90 m e su essa sono ancorati 34 stralli a sostegno dell’impalcato (17 per ogni lato di carreggiata).
L’impalcato, della larghezza di 15,00 m, è costituito da un cassone unicellulare in acciaio a sezione trapezoidale con anime inclinate, con il fondo
del cassone chiuso. Esso è diaframmato ogni 3,60 m. Sull’intradosso del cassone, costituito da una lamiera in acciaio, è gettata una soletta in
calcestruzzo dello spessore di 25 cm collegata alla lamiera di estradosso mediante connettori tipo Nelson.
Il cassone dell’impalcato grava su 6 appoggi: quattro sulle spalle e due sull’antenna.
I cassoni hanno sezione trapezoidale con fondo in lamiera come base minore e anime inclinate verso l'esterno. L’altezza del cassone è pari 2.5 m.
La lamiera di fondo è irrigidita da quattro profili HEA longitudinali, mentre le anime sono irrigidite con una coppia di profili ad T; in senso
trasversale fondo ed anime sono irrigiditi da diaframmi trasversali posti ogni 3,60m.
Il diaframma tipico è composto da:
- costola in piatto per anime e parte del fondo, completato nella parte centrale della lamiera di fondo da profilo in piatto, in corrispondenza di
ciascuna cellula del cassone;
- un traverso superiore formato da una trave a sezione ad “I” di altezza pari a 40 cm circa;
- due diagonali costituite da 2 angolari che hanno la funzione di dimezzare la luce di inflessione del trasverso superiore.
La fondazione dell’antenna è costituita da plinti massicci su pali trivellati aventi diametro di 120 cm, mentre le spalle sono costituite da due
semplici muri in cemento armato fondati su pali del diametro di 100 cm.
L’impalcato viene montato su pile provvisorie a mezzo di autogru. Contemporaneamente vengono realizzate le opere in elevazione quali
l’antenna e l’impalcato che viene solidarizzato tramite il pre-carico delle barre di ancoraggio e il successivo getto della soletta.
Successivamente alla costruzione dell’antenna e del montaggio dell’impalcato si procede con la tesatura degli stralli. La presenza delle pile
provvisorie è prevista per tutte le fasi di montaggio della struttura incluso getto della soletta. Le strutture provvisionali saranno rimosse solo dopo
la fase di tesatura degli stralli.
1. . INTRODUZIONE
1.1 Premessa
La presente relazione è relativa alla realizzazione del ponte di collegamento dei due tratti della Via
Don Minzoni di Caltanissetta.
1.1.1 Generalità
Il ponte è costituito da due campate continue di lunghezza pari a 90,20 m ed a 45,00 m, poggiate su una
antenna, per uno sviluppo complessivo di 135,20 m. L’antenna ha una altezza circa 58,90 m e su essa
sono ancorati 34 stralli a sostegno dell’impalcato (17 per ogni lato di carreggiata).
L’impalcato, della larghezza pari a 15,00 m, è costituito da un cassone unicellulare in acciaio a
sezione trapezoidale con anime inclinate, con il fondo del cassone chiuso. Esso è diaframmato ogni
3,60 m. Sull’intradosso del cassone, costituito da una lamiera in acciaio, è gettata una soletta in
calcestruzzo dello spessore di 25 cm collegata alla lamiera di estradosso mediante connettori tipo
Nelson.
Il cassone dell’impalcato grava su 6 appoggi: quattro sulle spalle e due sull’antenna.
I cassoni hanno sezione trapezoidale con fondo in lamiera come base minore e anime inclinate
verso l'esterno. L’altezza del cassone è pari 2.5 m.
La lamiera di fondo è irrigidita da quattro profili HEA longitudinali, mentre le anime sono irrigidite
con una coppia di profili ad T; in senso trasversale fondo ed anime sono irrigiditi da diaframmi
trasversali posti ogni 3,60m.
Il diaframma tipico è composto da:
- costola in piatto per anime e parte del fondo, completato nella parte centrale della lamiera di fondo
da profilo in piatto, in corrispondenza di ciascuna cellula del cassone;
- un traverso superiore formato da una trave a sezione ad “I” di altezza pari a 40 cm circa;
- due diagonali costituite da 2 angolari che hanno la funzione di dimezzare la luce di inflessione del
trasverso superiore.
La fondazione dell’antenna è costituita da plinti massicci su pali trivellati aventi diametro di 120 cm,
mentre le spalle sono costituite da due semplici muri in cemento armato fondati su pali del diametro di 100
cm.
L’impalcato viene montato su pile provvisorie a mezzo di autogru. Contemporaneamente vengono
realizzate le opere in elevazione quali l’antenna e l’impalcato che viene solidarizzato tramite il pre-carico
delle barre di ancoraggio e il successivo getto della soletta.
Successivamente alla costruzione dell’antenna e del montaggio dell’impalcato si procede con la tesatura
degli stralli. La presenza delle pile provvisorie è prevista per tutte le fasi di montaggio della struttura
incluso getto della soletta. Le strutture provvisionali saranno rimosse solo dopo la fase di tesatura degli
stralli.
1.2 Descrizione del sito
Date le caratteristiche della strada, che non prevede la separazione delle due corsie di marcia, si
eliminano già in fase preliminare tutte quelle soluzioni che prevedono una separazione delle corsie di
marcia riducendo così al minimo le dimensioni trasversali dell’impalcato.
La ricerca della tipologia strutturale e della distribuzione delle luci più appropriata è stata condotta
avendo come fine i punti sotto elencati:
- ridurre al minimo l’ingombro;
- massima economia;
- minore impatto paesaggistico;
- minore impatto sulle aree circostanti;
- garantire il minimo franco per il passaggio dei veicoli lungo la Via Salvo D’Acquisto;
Si prevede la realizzazione di due rilevati che collegano il ponte alla viabilità esistente dei due tratti della
Via Don Minzoni che si vogliono ricongiugere.
Valutazione dell’impatto ambientale
Nella concezione delle opere strutturali di attraversamento si presenta generalmente il problema del loro
inserimento nell’ambiente senza che questo ne venga turbato o compromesso, ovvero il problema
dell’impatto ambientale.
L’area interessata dall’opera risulta fortemente antropizzata ed è quindi chiaro la soluzione
progettuale, qualunque essa sia, non incide sull’ambiente.
L’idea progettuale di attraversamento non prevede pile di sostegno nella Via D’Acquisto, in modo da
scavalcarne con un'unica luce l'intera carreggiata. Per minimizzare l’impatto ambientale si è adottata una
soluzione che concilia la massima trasparenza dell’opera con un felice ed armonico disegno prospettico.
Descrizione delle opere nelle zone vicine
Per non realizzare un’opera che possa stonare all’interno del contesto in cui è inserita si devono conoscere
la tipologia e le caratteristiche delle opere esistenti nelle zone limitrofe, in modo da poter operare una
scelta consapevole sotto ogni punto di vista.
Nella zona interessata non sono presenti opere di particolare rilievo architettonico.
L’area è stata interessata dalla costruzione di edifici per civile abitazione nell’ambito di un piano
particolareggiato (edilizia economica e popolare) che ha consentito la realizzazione di “cooperative”
caratterizzate da una monotonia plano-volumetrica.
L’esame di quanto esistente permette di affermare che nella zona non si individua una tipologia
strutturale di particolare pregio capace di vincolare le scelte per la soluzione del nuovo attraversamento.
Si opera quindi una scelta indipendente dalle caratteristiche delle opere vicine.
Condizioni al contorno
Al fine di realizzare un’opera compatibile con il contesto circostante dobbiamo prendere in
considerazione le caratteristiche del sito.
Viabilità sottostante
La presenza della Via D’Acquisto rappresenta un vincolo sia alla posizione dell’impalcato, dovendo
garantire per il punto più basso dell’impalcato un franco libero di almeno 5.50 m sul livello stradale, sia
alla posizione dell’antenna.
Caratteristiche dell’opera
Per evitare di porre un significativo ostacolo al deflusso veicolare sulla Via D’Acquisto, per i motivi
presentati in precedenza, è bene evitare di porre pile lungo la stessa via. Questo porta a posizionare
l’antenna non in mezzeria ma decentrata rispetto alla luce del ponte
1.3 Scelte progettuali
Antenna
La geometria dell’antenna, in particolare la sua altezza, risulta essere molto importante in relazione al
funzionamento statico del ponte.
Il rapporto tra l’altezza dell’antenna sopra il livello di impalcato e la dimensione della campata principale
condiziona l’efficienza del funzionamento degli stralli che sostengono l’impalcato, assumendo valori
ottimali compresi tra 0.20 e 0.30.
Questo parametro influenza la rigidezza del sistema. Infatti, con l’aumento dell’inclinazione del cavo
diminuisce la tensione nello stesso, influenzando anche la non linearità e la compressione presente
nell’impalcato.
L’inclinazione degli stralli può essere messa in relazione con l’abbassamento del nodo che funge da
collegamento tra impalcato e lo strallo più inclinato.

Fig. 1.1 Andamento della deformazione della trave in funzione dell'angolo di inclinazione dello strallo
rispetto all'orizzontale ; Fig. 1.2 Schema della disposizione degli stralli di un ponte strallato

In base a questa relazione l’altezza della torre dovrebbe essere 0.23 della luce della campata principale,
ma si possono ritenere accettabili valori di tale rapporto compresi tra 0.20 e 0.30. L’antenna risulta essere
principalmente compressa a causa dei pesi propri mentre i carichi variabili sull’impalcato, portati in testa
all’antenna dagli stralli, generano flessione sull’antenna stessa che si inflette dalla parte della campata più
caricata.
Essendo l’antenna un elemento prevalentemente compresso si sceglie di realizzarlo in cemento armato.
Data nella sede stradale non è prevista la separazione delle due carreggiate non possiamo pensare ad un
sistema di sospensione centrale per cui gli stralli si posizionano sui due lati dell’impalcato.
Sistema di sospensione
Il sistema di sospensione scelto è un sistema misto che, come noto, è una soluzione ibrida tra il sistema ad
arpa e quello a ventaglio.
Nel nostro caso, con una antenna cosi snella ed un numero elevato di stralli, per motivi di spazio non è
possibile realizzare l’ancoraggio dei cavi completamente in sommità dell’antenna. Lo svantaggio di
questo schema è che i cavi più bassi, data la loro inclinazione, risultano meno efficaci. Tuttavia ciò
permette un più agevole ancoraggio dei cavi.
Le due tipologia classiche di ancoraggio dei cavi sono:
ancoraggio esterno
per opere con luci modeste le antenne possono essere realizzate con sezione piena. In questo caso gli
ancoraggi possono essere portati fuori dal corpo dell’antenna e resi accessibili dall’esterno. Si tratta di
una soluzione semplice adatta per soluzioni ad arpa o semiarpa che tuttavia non può essere applicata al
nostro caso per l’elevato numero di cavi.
ancoraggio interno
questo tipo di ancoraggio si adotta per antenne grandi che hanno sezioni cave. Gli stralli vengono ancorati
all’interno dell’antenna da cui è possibile l’accesso. Il bilanciamento delle trazioni orizzontali è garantito
dal pretensionamento degli stralli o da cavi di precompressione.
Nel nostro caso si adotta una soluzione diversa. L’ancoraggio degli stralli si realizza attraverso barre
passanti annegate nel getto di calcestruzzo a cui poi viene fissato un capocorda a ponte cui è ancorato lo
strallo.
In questo modo si può contenere l’interasse tra gli stralli.

Fig. 1.3 Vista laterale del particolare di ancoraggio utilizzato; Fig. 1.4 Vista in pianta del particolare di
ancoraggio

Impalcato
L’impalcato è sostenuto dal sistema di strallatura che in questo caso è auto-ancorato.
Questo fa nascere nelle sezioni di impalcato una compressione che aumenta passando dall’estremo della
campata all’antenna, in corrispondenza della quale la compressione è massima.
Per questo motivo si sceglie di realizzare l’impalcato in acciaio ma irrigidito da travi HE ed a T.
La mancanza di uno spartitraffico centrale suggerisce di dividere in due piani il sistema di strallatura che
si ancorerà in corrispondenza degli estremi dei traversi dell’impalcato.

2 NORMATIVA DI RIFERIMENTO

2.1 Elenco norme

Legge 5 Novembre 1971, n. 1086.


“Norme per la disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato, normale precompresso ed a
struttura metallica”.
- Legge 2 Febbraio 1974, n. 64.
“Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche”.
- Decreto Ministeriale LL. PP., 4 maggio 1990.
“Criteri generali e prescrizioni tecniche per la progettazione, esecuzione e collaudo di ponti stradali”.
- Circolare Ministeriale LL. PP. n. 34233 AA.GG./STC, 25 febbraio 1991.
“Istruzioni relative alla normativa tecnica dei ponti stradali”.
- Decreto Ministeriale LL. PP., 9 gennaio 1996.
“Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il controllo delle strutture in cemento armato
normale, precompresso e per le strutture metalliche”.
- Decreto Ministeriale LL. PP., 16 gennaio 1996.
“Norme tecniche relative ai – Criteri generali per la verifica della sicurezza delle costruzioni e dei
carichi e sovraccarichi –”.
- Decreto Ministeriale LL. PP., 16 gennaio 1996.
“Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche”.
- Circolare Ministeriale LL. PP. n. 156 AA.GG./STC, 4 luglio 1996.
“Istruzioni per l’applicazione delle – Norme tecniche relative ai criteri generali per la verifica di
sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi – di cui al D.M. 16 gennaio 1996”.
- Circolare Ministeriale LL. PP. n. 252 AA.GG./STC, 15 ottobre 1996.
“Istruzioni per l’applicazione delle - Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il controllo delle
strutture in cemento armato normale, precompresso e per le strutture metalliche – di cui al D.M. 9
gennaio 1996”.
- Circolare Ministeriale LL.PP. n. 65 AA.GG./STG, 10 maggio 1997
“Istruzioni per l’applicazione delle - Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche – di cui al D.M.
16 gennaio 1996”.
- CNR-UNI 10011-1997.
“Costruzioni in acciaio. Istruzioni per il calcolo, l’esecuzione, il collaudo e la manutenzione”.
- CNR-UNI 10016-2000
“Travi composte acciaio-calcestruzzo. Istruzioni per il calcolo e l’esecuzione”.
- CNR 10018-1985
“Apparecchi di appoggio in gomma e in PTFE nelle costruzioni”.
- CNR 10030-1987
“Anime irrigidite di travi a parete piena”.
- Decreto ministeriale (infrastrutture) 14/01/2008
“Norme tecniche per le costruzioni 2008”.
- OPCM 3431 del 03/05/2005
“Ulteriori modifiche ed integrazioni all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n°3274 del
20 marzo 2003, recante “Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica
del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica”.
- UNI ENV 1993-1-1:1994
“Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio. Parte 1-1: Regole generali e regole per gli
edifici”.
- UNI ENV 1993-2:2002
“Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio - Parte 2: Ponti di acciaio”

3 MATERIALI IMPIEGATI
3.1 Acciaio
3.1.1 Acciaio da carpenteria
3.1.1.1 Caratteristiche generali
- Tipo di acciaio S355
- Tensione caratteristica di rottura (t < 40mm), ftk = 510.00 MPa
- Tensione caratteristica di rottura (t > 40mm), ftk = 470.00 MPa
- Tensione caratteristica di snervamento (t < 40mm), fyk = 355.00 MPa
- Tensione caratteristica di snervamento (t > 40mm), fyk = 355.00 MPa
- Resilienza, KV = ≥ 27 J
- Allungamento percentuale a rottura, t = ≥ 20%
- Modulo elastico, ES = 210000 MPa
- Coefficiente di contrazione trasversale, ν = 0.3
- Modulo di elasticità tagliante, G = 80769 MPa
- Coefficiente di espansione termica lineare, α = 12.00 E -06 °C-1
- Densità, ρ = 7850 kg/m³

3.1.1.2 Stati limite ultimi (S.L.U.)


- Coefficiente di sicurezza per la resistenza delle sezioni di classe 1-2-3-4, M0 = 1.05
- Resistenza di progetto per tensioni normali di sezioni di classe 1-2-3-4, fd = 338.00 MPa
- Resistenza di progetto per tensioni tangenziali di sezioni di classe 1-2-3-4, d=fd/√3=195.20MPa

3.1.2 Acciaio per i bulloni


3.1.2.1 Caratteristiche Generali
- Tipo di acciaio Classe 10.9
- Resistenza ultima di rottura per tensioni normali, ftb = 1'000 MPa
- Resistenza di snervamento per tensioni normali, fyb = 900 MPa

3.1.2.2 Stati Limite Ultimi (S.L.U.)


- Coefficiente di sicurezza per la resistenza dei bulloni, M2 = 1.25
- Resistenza di progetto per tensioni normali, fd,N = 0.9 ftb / M2 = 720 MPa
- Resistenza di progetto per tensioni tangenziali, fd,V = 0.5 ftb / M2 = 400 MPa
- Resistenza di progetto a punzonamento del piatto collegato, Bp,rd = 0.6 π dm tp ftk/M2 dove:
dm è il minimo tra il diametro del dado e il diametro medio della testa del bullone, tp è lo spessore del
piatto,
ftk è la tensione di rottura dell’acciaio del piatto.
- Resistenza di progetto a rifollamento del piatto collegato, Fb,rd = k α ftk d t / M2
dove:
d è il diametro nominale del gambo del bullone, t è lo spessore della piastra collegata,
ftk è la resistenza a rottura del materiale della piastra collegata,
α = min {e1/(3 d0) ; ftb/ftk; 1} per bulloni di bordo nella direzione del carico applicato,
α = min {p1/(3 d0) – 0,25 ; ftb/ftk ; 1} per bulloni interni nella direzione del carico applicato,
k = min {2,8 e2/d0–1,7 ; 2,5} per bulloni di bordo nella direzione perpendicolare al carico applicato,
k = min {1,4 p2/d0–1,7 , 2,5} per bulloni interni nella direzione perpendicolare al carico applicato,
essendo e1 , e2 , p1 e p2 indicati in figura e d0 il diametro nominale del foro di alloggiamento del bullone.
3.1.3 Acciaio per getti
3.1.3.1 Caratteristiche Generali
- Materiale di base S355
- Resistenza caratteristica a snervamento, fyk = 355 MPa

3.1.3.2 Stati limite ultimi (S.L.U.)


- Coefficiente β1 = 0.7
- Coefficiente β2 = 0.85

3.1.4 Acciaio per connettori a piolo


3.1.4.1 Caratteristiche Generali
- Materiale di base S235 J2G3+C450
- ft = 450 MPa

3.1.5 Acciaio in barre per c.a.


3.1.5.1 Caratteristiche Generali
- Tipo di acciaio in barre B450C
- Aderenza migliorata controllato in stabilimento e saldabile secondo § 11.3.2.7 delle norme
tecniche 2008
- Tensione caratteristica di snervamento, fyk = ≥ 450.00 MPa
- Tensione caratteristica di rottura, ftk = ≥ 540.00 MPa
- Allungamento percentuale, (Agt)k ≥ 7.5 %
- Rapporto di duttilità, (ft/fy)k
- Modulo elastico, ES = 210000 MPa

3.1.5.2 Stati limite ultimi (S.L.U.)


- Coefficiente di sicurezza materiale, s = 1.15
- Resistenza di progetto a trazione, fyd = fyk/s = 391.30 MPa
- Deformazione di progetto a trazione, yd = 1.86E-03

3.2 Conglomerato cementizio


3.2.1 Calcestruzzo armato per la soletta in c.a.
Si prescrive l’impiego di un additivo antiritiro conforme alla UNI EN 934-2 che riduca gli effetti di tale
fenomeno del 50%
3.2.1.1 Caratteristiche meccaniche
- Calcestruzzo tipo 35/40
- Resistenza caratteristica cubica a compressione a 28 gg, Rck = 40.00 MPa
- Resistenza caratteristica cilindrica a compressione a 28 gg, fck = 33.20 MPa
- Resistenza media cilindrica a compressione a 28 gg, fcm = 41.20 MPa
- Resistenza media a trazione semplice a 28 gg, fctm = 0.3 fck2/3 = 3.09 MPa
- Resistenza caratteristica a trazione semplice a 28 gg, fctk(5%) = 0.7 fctm = 2.16 MPa
- Resistenza media a trazione per flessione, fcfm = 1.2 fctm = 3.71 MPa
- Resistenza tangenziale caratteristica di aderenza, fbk = 2.25 fctk = 4.45 MPa
- Modulo di elasticità normale (o di Young), Ec = 33642.77 MPa
- Coefficiente di contrazione laterale, ν = 0.15
3.2.1.2 Stati limite ultimi (S.L.U.)
- Coefficiente di sicurezza materiale, c = 1.5
- Coefficiente αcc = 0.85
- Resistenza cilindrica di design a compressione, fcd = αcc fck/c = 18.81 MPa
- Resistenza di design a trazione, fctd = fctk/c = 1.44 MPa
- Resistenza tangenziale caratteristica di aderenza, fbk = 4.86 MPa
- Resistenza tangenziale di aderenza di design, fbd = fbk / c = 3.24 MPa

4 METODO DI ANALISI
4.1 Analisi statica
Per il calcolo di sollecitazioni e deformazioni delle strutture si sono adottate le ipotesi di materiali
linearmente elastici. Le analisi sono svolte nelle ipotesi di piccoli spostamenti e piccole deformazioni
impiegando i criteri della Scienza e della Tecnica delle Costruzioni.
La fase di verifica è stata condotta adottando il metodo di verifica semiprobabilistico agli stati
limite. Le verifiche riportate nel documento allegato rappresentano un estratto di tutte le verifiche
effettuate. Si intende che, per quanto non riportato nella relazione, sono stati adottati i criteri di
verifica sopra citati, controllando resistenza, stabilità e deformabilità con i medesimi coefficienti di
sicurezza ed utilizzando i carichi definiti nella presente relazione.

4.2 Analisi sismica


L’analisi strutturale sismica è stata condotta mediante analisi modale con spettro di risposta.
E’ stata condotta anche un’analisi lineare dinamica, che consiste :
- nella determinazione dei modi di vibrare della costruzione (analisi modale),
- nel calcolo degli effetti dell’azione sismica, rappresentata dallo spettro di risposta di progetto, per
ciascuno dei modi di vibrare individuati,
- nella combinazione di questi effetti.
Nell’analisi dinamica lineare sono stati considerati tutti i modi con massa partecipante significativa. È
stato ritenuto opportuno a tal riguardo considerare tutti i modi con massa partecipante superiore al 5% e
comunque un numero di modi la cui massa partecipante totale sia superiore all’85%.
4.3 Codici di calcolo
Il codice di calcolo automatico utilizzato per il calcolo e la verifica delle strutture è lo “Straus7”, un
sistema di calcolo agli elementi finiti “general-purpose” costituito da un preprocessore, solutore and
post-processore. (As the entire system has been designed, researched and developed by a single
development team at G+D Computing Pty Ltd, Strand7 is a highly integrated system. © 1999 G+D
Computing Pty Ltd).
Esegue il calcolo di strutture spaziali composte da elementi mono- e/o bi- dimensionali anche con non
linearità di materiale o con effetti dinamici.

5 ANALISI DEI CARICHI (Norme tecniche - DM 14/01/08)


5.1 Vita nominale, classi d’uso e periodo di riferimento
5.1.1 Vita nominale
La vita nominale di un’opera strutturale VN è intesa come il numero di anni nel quale la struttura,
purché soggetta alla manutenzione ordinaria, deve potere essere usata per lo scopo al quale è
destinata. La vita nominale dei diversi tipi di opere è quella riportata nella Tab. 2.4.I del D.M.
14/01/2008, per la struttura in esame si fa riferimento alla categoria 3 con VN ≥ 100 anni.
5.1.2 Classe d’uso
In presenza di azioni sismiche, con riferimento alle conseguenze di una interruzione di operatività o di un
eventuale collasso, le costruzioni sono suddivise quattro classi d’uso a seconda dell’importanza
dell’opera.
La struttura in esame viene classificata come di classe III:
Costruzioni il cui uso preveda affollamenti significativi. Industrie con attività pericolose per l’ambiente.
Reti viarie extraurbane non ricadenti in Classe d’uso IV. Ponti e reti ferroviarie la cui interruzione
provochi situazioni di emergenza. Dighe rilevanti per le conseguenze di un loro eventuale collasso, CU =
1.5

5.1.3 Periodo di riferimento per l’azione sismica


Le azioni sismiche su ciascuna costruzione vengono valutate in relazione ad un periodo di riferimento
VR che si ricava, per ciascun tipo di costruzione, moltiplicandone la vita nominale VN per il coefficiente
d’uso CU :
VR VN CU = 100 anni · 1.5 = 150 anni
Relativamente alla classe d’uso III, il valore del coefficiente d’uso CU è fissato a 1.5.

5.2 Azioni permanenti


5.2.1 Peso proprio degli elementi strutturali – g1
Il peso proprio della struttura viene determinato automaticamente dal programma di calcolo, inserendo le
caratteristiche geometriche dei profili, la densità dei materiali e l’accelerazione gravitazionale.
- Per l’acciaio si è utilizzato un peso specifico di 7850 kg/m3 (76.98 kN/m3);
- Per il calcestruzzo si è utilizzato un peso specifico di 2500 kg/m3 (24.51 kN/m3).
5.2.2 Carichi permanenti portati – g2
I carichi permanenti portati sono dati da:
- peso del manto stradale
Spessore manto stradale 14 cm
Peso specifico materiale 17.50 kN/m3
Peso manto stradale 2.50 kN/m2
- peso del getto integrativo per la realizzazione dei marciapiedi esterni
Spessore medio getto integrativo 25 cm
Peso specifico materiale 24.50 kN/m3
Peso getto integrativo 6.13 kN/m2
- peso delle barriere di sicurezza: guardrail 0.200 kN/m
5.3 Deformazioni impresse
5.3.1 Ritiro – ε2
La deformazione assiale per ritiro del calcestruzzo può essere determinata mediante la seguente
relazione proposta al capitolo 11 del D.M. 14/01/2008:
εcs = kh εc0
Si considera una variazione termica applicata alla soletta uniforme pari a -10.5°C.

5.3.2 Effetti della temperatura


5.3.2.1 Variazione termica assoluta – Tk
In mancanza di determinazioni più precise, la temperatura iniziale può essere assunta T0= 20 °C.
La temperatura dell’aria esterna, Test, può assumere il valore Tmax o Tmin , definite rispettivamente come
temperatura massima estiva e minima invernale dell’aria nel sito della costruzione, con riferimento
ad un periodo di ritorno di 100 anni.
In mancanza di dati specifici relativi al sito in esame, possono assumersi i valori : Tmax=45 °C; Tmin = -10
°C.
Quindi si avrà:
- Differenziale termico positivo ΔT= + 25 °C;
- Differenziale termico negativo ΔT= - 25 °C.

5.3.2.2 Variazione termica differenziale tra soletta ed impalcato – ε3


Come variazione termica differenziale tra la soletta in calcestruzzo e l’impalcato metallico si
assume ΔT= 10°C alla quale corrisponde una deformazione pari εΔT=0.1 E-03

5.4 Azioni variabili


Si adottano i carichi accidentali come da D.M. 14/01/2008 "Norme tecniche per le costruzioni" come
definite al § 5.1.3 per ponti di prima categoria.

5.4.1 Azioni variabili da traffico- q1


Carichi su strada
E' un Ponte di I categoria con una carreggiata di larghezza pari a 15,0 m suddivisa in due marciapiedi di
1,50 m e da tre corsie.
In ottemperanza a quanto disposto dal D.M. 14-01-2008, si considerano pertanto i seguenti carichi per
ogni impalcato:
- Una colonna di carico di larghezza complessiva di 3 m costituita da una carico equivalente al carico
q1a = 600 KN (300 KN su due assi) e q1b = 9 KN/m2; carico distribuito senza alcuna interruzione
- Una colonna di carico di larghezza complessiva di 3 m costituita da una carico equivalente al carico
q1a = 400 KN (200 KN su due assi) e q1b = 2.5 KN/m2; carico distribuito senza alcuna interruzione
- Una colonna di carico di larghezza complessiva di 3 m costituita da un carico distribuiti pari a q1b =
2.5 KN/m2; carico distribuito senza alcuna interruzione che va a riempire le zone lasciate non caricate
dalle altre due corsie di carico.
- Folla (qf)

5.4.2 Azione longitudinale di frenamento o di accelerazione- q3


La forza di frenamento o di accelerazione q3 è funzione del carico verticale totale agente sulla corsia
convenzionale n. 1 ed è uguale a:
180 kN ≤ q3 = 0,6(2Q1k ) + 0,10q1k ×wl ×L ≤ 900 kN
Nel nostro caso:
q3 = 0,6(2x300 ) + 0,10x3x9x135 = 724,50 kN
essendo wl la larghezza della corsia e L la lunghezza della zona caricata.
La forza, applicata a livello della pavimentazione ed agente lungo l’asse della corsia, è assunta
uniformemente distribuita sulla lunghezza caricata e include gli effetti di interazione.

5.4.3 Azione del vento - q5vento


Azione del vento sull’impalcato (q5)
Cautelativamente il carico da vento da considerato è pari a 2.5 KN/m2.
L’azione è stata convenzionalmente assimilata ad un carico orizzontale statico, diretto ortogonalmente
all’asse del ponte, applicato direttamente sulle superfici esposte al vento.
L’azione indotta sui carichi transitanti (convenzionalmente assimilati ad una parete continua alta 3.0 m
dal piano stradale) è stata considerata applicando in corrispondenza dei nodi di impalcato una forza
equivalente a:
2.5 x 3.0 = 7.50 KN/m
ed un momento indotto dall’eccentricità della suddetta forza pari a: 7.50 x 1.5 = 11.25 KNxm/m.
Per quanto riguarda la struttura dell’antenna il vento considerato segue quanto indicato per i fabbricati.
I carichi applicati all’antenna sono:

da a qb ce cp ct cd Qmodello
2 2
[m] [m] [N/m ] - - - - [N/mm ]
51 40 456 3.02 1.3 1 1 0.0018
40 30 456 2.82 1.3 1 1 0.0017
30 20 456 2.59 1.3 1 1 0.0015
20 10 456 2.27 1.3 1 1 0.0013
10 0 456 1.78 1.3 1 1 0.0011

5.4.4 Azioni sismiche - q6


Per la determinazione degli effetti di tali azioni si fa riferimento alle sole masse corrispondenti ai pesi
propri ed ai sovraccarichi permanenti, considerando nullo il valore quasi permanente delle masse
corrispondenti ai carichi da traffico.
Le azioni sismiche di progetto, in base alle quali valutare il rispetto dei diversi stati limite considerati, si
definiscono a partire dalla “pericolosità sismica di base” del sito di costruzione. Essa costituisce
l’elemento di conoscenza primario per la determinazione delle azioni sismiche.
La pericolosità sismica è definita in termini di accelerazione orizzontale massima attesa ag in
condizioni di campo libero su sito di riferimento rigido con superficie topografica orizzontale (di
categoria A: “Ammassi rocciosi affioranti o terreni molto rigidi caratterizzati da valori di Vs,30
superiori a 800 m/s, eventualmente comprendenti in superficie uno strato di alterazione, con spessore
massimo pari a 3 m”), nonché di ordinate dello spettro di risposta elastico in accelerazione ad essa
corrispondente Se (T) , con riferimento a prefissate probabilità di eccedenza PVR, nel periodo di riferimento
VR.
Le forme spettrali sono definite, per ciascuna delle probabilità di superamento nel periodo di
riferimento PVR , a partire dai valori dei seguenti parametri su sito di riferimento rigido orizzontale:
- ag: accelerazione orizzontale massima al sito;
- Fo: valore massimo del fattore di amplificazione dello spettro in accelerazione orizzontale;
- T*C: periodo di inizio del tratto a velocità costante dello spettro in accelerazione orizzontale.
Il ponte, oggetto di questa relazione, è ubicato nel comune di Caltanissetta le cui coordinate
topografiche sono:
- LONGITUDINE: 14,0458;
- LATITUDINE: 34,4888.
Interpolando tra i quattro nodi del reticolo in cui il sito è contenuto, si determinano i valori dei tre
parametri che definiscono le forme spettrali al variare del tempo di ritorno.

5.4.4.1 Stati limite e relative probabilità di superamento


Gli stati limite di esercizio sono:
- Stato Limite di Operatività (SLO): a seguito del terremoto la costruzione nel suo complesso,
includendo gli elementi strutturali, quelli non strutturali, le apparecchiature rilevanti alla sua funzione,
non deve subire danni ed interruzioni d'uso significativi;
- Stato Limite di Danno (SLD): a seguito del terremoto la costruzione nel suo complesso, includendo
gli elementi strutturali, quelli non strutturali, le apparecchiature rilevanti alla sua funzione, subisce danni
tali da non mettere a rischio gli utenti e da non compromettere significativamente la capacità di
resistenza e di rigidezza nei confronti delle azioni verticali ed orizzontali, mantenendosi
immediatamente utilizzabile pur nell’interruzione d’uso di parte delle apparecchiature.
Gli stati limite ultimi sono:
- Stato Limite di salvaguardia della Vita (SLV): a seguito del terremoto la costruzione subisce
rotture e crolli dei componenti non strutturali ed impiantistici e significativi danni dei componenti
strutturali cui si associa una perdita significativa di rigidezza nei confronti delle azioni orizzontali; la
costruzione conserva invece una parte della resistenza e rigidezza per azioni verticali e un margine
di sicurezza nei confronti del collasso per azioni sismiche orizzontali;
- Stato Limite di prevenzione del Collasso (SLC): a seguito del terremoto la costruzione subisce
gravi rotture e crolli dei componenti non strutturali ed impiantistici e danni molto gravi dei
componenti strutturali; la costruzione conserva ancora un margine di sicurezza per azioni verticali ed un
esiguo margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni orizzontali.

Poiché il periodo di riferimento per la costruzione in esame è VR = 150 anni ad ogni stato limite si
attribuisce il tempo di ritorno che definisce l’intensità dell’evento sismico.

5.4.4.2 Categorie di sottosuolo e condizioni topografiche


Categorie di sottosuolo:
Per la definizione dell’azione sismica si può fare riferimento a un approccio semplificato, che si basa
sull’individuazione di categorie di sottosuolo di riferimento. Per il ponte oggetto di questa relazione di
calcolo si è assunto un suolo di categoria C:
Depositi di terreni a grana grossa mediamente addensati o terreni a grana fina mediamente
consistenti con spessori superiori a 30 m, caratterizzati da un graduale miglioramento delle
proprietà meccaniche con la profondità e da valori di Vs,30 compresi tra 180 m/s e 360 m/s (ovvero 15 <
NSPT,30 < 50 nei terreni a grana grossa e 70 < cu,30 < 250 kPa nei terreni a grana fina).
Condizioni topografiche:
Per configurazioni topografiche superficiali semplici si adotta la classificazione riportata nelle
norme tecniche 2008. Per il ponte in esame si assume una categoria topografica T1:
Superficie pianeggiante, pendii e rilievi isolati con inclinazione media i ≤ 15°.

5.4.4.3 Valutazione dell’azione sismica


5.4.4.3.1 Descrizione del moto sismico in superficie e sul piano di fondazione
L'azione sismica è caratterizzata da 3 componenti traslazionali, due orizzontali contrassegnate da X ed Y
ed una verticale contrassegnata da Z, da considerare tra di loro indipendenti.
Le componenti sono descritte dall’accelerazione massima e dal relativo spettro di risposta attesi in
superficie.
Le due componenti ortogonali indipendenti che descrivono il moto orizzontale sono caratterizzate dallo
stesso spettro di risposta. La componente che descrive il moto verticale è caratterizzata dal suo spettro di
risposta. In mancanza di documentata informazione specifica, in via semplificata
l’accelerazione massima e lo spettro di risposta della componente verticale attesa in superficie
possono essere determinati sulla base dell’accelerazione massima e dello spettro di risposta delle due
componenti orizzontali. La componente accelerometrica verticale può essere correlata alle
componenti accelerometriche orizzontali del moto sismico.

5.4.4.3.2 Spettro di risposta elastico in accelerazione


Lo spettro di risposta elastico in accelerazione è espresso da una forma spettrale (spettro normalizzato)
riferita ad uno smorzamento convenzionale del 5%, moltiplicata per il valore della accelerazione
orizzontale massima ag su sito di riferimento rigido orizzontale. Sia la forma spettrale che il valore di ag
variano al variare della probabilità di superamento nel periodo di riferimento PVR. Gli spettri così definiti
possono essere utilizzati per strutture con periodo fondamentale minore o uguale a 4.0 s. Per strutture
con periodi fondamentali superiori lo spettro deve essere definito da apposite analisi ovvero l’azione
sismica deve essere descritta mediante accelerogrammi.
Spettro di risposta elastico in accelerazione delle componenti orizzontali
Quale che sia la probabilità di superamento nel periodo di riferimento PVR considerata, lo spettro di
risposta elastico della componente orizzontale è definito dalle espressioni seguenti:

nelle quali T ed Se sono, rispettivamente, periodo di vibrazione ed accelerazione spettrale orizzontale.


S è il coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche
mediante la relazione seguente

essendo SS il coefficiente di amplificazione stratigrafica e ST il coefficiente di amplificazione


topografica;
η è il fattore che altera lo spettro elastico per coefficienti di smorzamento viscosi convenzionali ξ
diversi dal 5%, mediante la relazione

dove ξ (espresso in percentuale) è valutato sulla base di materiali, tipologia strutturale e terreno di
fondazione;
Fo è il fattore che quantifica l’amplificazione spettrale massima, su sito di riferimento rigido
orizzontale, ed ha valore minimo pari a 2,2;
TC è il periodo corrispondente all’inizio del tratto a velocità costante dello spettro, dato da

dove CC è un coefficiente funzione della categoria di sottosuolo.


TB è il periodo corrispondente all’inizio del tratto dello spettro ad accelerazione costante,

TD è il periodo corrispondente all’inizio del tratto a spostamento costante dello spettro, espresso in secondi
mediante la relazione:

La forma spettrale su sottosuolo di categoria A è modificata attraverso il coefficiente stratigrafico SS , il


coefficiente topografico ST e il coefficiente CC che modifica il valore del periodo TC

Amplificazione stratigrafica:
Per le categorie di sottosuolo B, C, D ed E i coefficienti SS e CC possono essere calcolati, in
funzione dei valori di Fo e Tc* relativi al sottosuolo di categoria A, mediante le espressioni fornite nella
Tab. 3.2.V delle norme tecniche 2008 , nelle quali g è l’accelerazione di gravità ed il tempo è espresso in
secondi.

Per la categoria di sottosuolo C al variare dello stato limite considerato si determinano, per la
struttura in esame, i valori per i parametri SS e CC.
Amplificazione topografica:
Si utilizzano i seguenti valori del coefficiente ST
Per la categoria topografica T1 il coefficiente ST è pari a 1.

Spettro di risposta elastico in accelerazione delle componenti verticali


Lo spettro di risposta elastico in accelerazione della componente verticale è definito dalle espressioni
seguenti:

nelle quali T e Sve sono, rispettivamente, periodo di vibrazione ed accelerazione spettrale verticale e Fv è il
fattore che quantifica l’amplificazione spettrale massima, in termini di accelerazione orizzontale massima
del terreno ag su sito di riferimento rigido orizzontale, mediante la relazione:

I valori di ag, Fo, S, η sono definiti per le componenti orizzontali; i valori di SS, TB, TC e TD, salvo più
accurate determinazioni, sono quelli riportati nella Tabella seguente.

Per tener conto delle condizioni topografiche, in assenza di specifiche analisi si utilizzano i valori del
coefficiente topografico ST riportati in precedenza.

5.4.6.4 Azione sismica di progetto


5.4.6.5 Combinazione dell’azione sismica con le altre azioni
Nel caso delle costruzioni civili e industriali le verifiche agli stati limite ultimi o di esercizio devono
essere effettuate per la combinazione dell’azione sismica con le altre azioni già fornita e che qui si
riporta:
G1 + G2 + P + E +Σi ψ2j Qkj
Gli effetti dell'azione sismica saranno valutati tenendo conto delle masse associate ai seguenti
carichi gravitazionali:
G1 + G2 + Σi ψ2j Qkj
per i carichi dovuti al transito dei mezzi si assume ψ2j = 0.
E’ stato condotto uno studio dinamico lineare mediante analisi modale con spettro di risposta.
Nella verifica delle strutture si adotta il metodo semiprobabilistico agli stati limite in accordo con quanto
specificato nella norma citata.

6. Modello matematico
6.1 Generalità
L’analisi strutturale è stata condotta adottando il metodo degli spostamenti con un modello ad elementi
finiti nel quale la struttura reale è stata schematizzata in elementi connessi solo in corrispondenza di un
numero prefissato di punti denominati nodi.
I nodi sono definiti dalle tre coordinate cartesiane in un sistema di riferimento globale.
Le incognite del problema sono le componenti di spostamento dei nodi riferite al sistema di
riferimento globale (traslazioni secondo X, Y, Z, rotazioni attorno X, Y, Z).
La soluzione del problema si ottiene con un sistema di equazioni algebriche lineari i cui termini noti
sono costituiti dai carichi agenti sulla struttura opportunamente concentrati ai nodi:
K*u=F dove K = matrice di rigidezza
u = vettore spostamenti nodali F = vettore forze nodali
Dagli spostamenti ottenuti con la risoluzione del sistema vengono quindi dedotte le sollecitazioni e/o le
tensioni di ogni elemento, riferite generalmente ad una terna locale all’elemento stesso.
Le pile in cemento armato, gli appoggi, l'impalcato metallico del ponte e la soletta in c.a. sono stati
schematizzati con un modello tridimensionale corrispondente nelle geometrie, nei parametri statici delle
sezioni e nei vincoli alla struttura reale.
In particolare:
- Le lamiere del cassone e la soletta in calcestruzzo dell’impalcato sono state modellate con
elementi tipo "plate" a 3 e 4 nodi;
- Gli stralli sono stati modellati tramite elementi “truss”;
- I profili, quali gli angolati e i profili a T di irrigidimento delle lamiere dell’impalcato sono stati
realizzati con elementi tipo "beam";
- Gli appoggi sono stati realizzati fissando il grado di vincolo impedito dal dispositivo di appoggio
- Gli elementi in calcestruzzo dell’antenna sono stati modellati con elementi “brick”;
- I connettori sono stati realizzati con elementi tipo "link" infintamente rigidi.

6.2 Apparecchi di appoggio


Apparecchi di appoggio fissi
Gli apparecchi d’appoggio fissi sono dimensionati con il criterio della GR. Essi devono quindi essere
in grado di trasmettere, mantenendo la piena funzionalità, forze orizzontali tali da produrre, nelle
sezioni critiche alla base degli appoggi, un momento flettente pari a: γRd·MRd, dove MRd è il momento
resistente della o delle sezioni critiche. Questa verifica è eseguita in modo indipendente per le due
direzioni dell’azione sismica.
Il fattore di sovraresistenza γRd è definito da:
γRd = 0,7 + 0,2q ≥ 1
nella quale q è il valore del fattore di struttura utilizzato nel calcolo.
Per le sollecitazioni che derivano da appoggi scorrevoli o elastomerici si utilizza un fattore di
sovraresistenza pari a γRd = 1,30

7. MODELLI FEM
Le analisi eseguite sono state condotte mediante modello matematico tridimensionale agli elementi finiti
esteso all’intero impalcato escluse le sottostrutture di sostegno (spalle), quindi vincolato esternamente in
corrispondenza degli apparecchi di appoggio (viene quindi rispettato lo schema di vincolo).
Si tratta di un modello sufficientemente dettagliato per riprodurre in modo adeguato la geometria della
struttura e lo stato di sollecitazione (da cui si deriverà manualmente lo stato tensionale) a cui sono
soggetti i vari elementi in tutte le fasi di vita del ponte.
Come detto, poiché l’impalcato viene montato su pile provvisorie a mezzo di autogru, ed è prevista la
rimozione delle strutture provvisionali solo dopo la fase di tesatura degli stralli, è stato considerato un
modello di corrispondente alla fase finale di esercizio.
Vista generale

Vista wireframe
Deformata sotto l’azione sismica

Tensioni negli elementi shell e negli elementi beam (escluso stralli)