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- Catechesi (Carmen)

Io non ho nessuna voglia di parlare e pensavo di stare in mutismo. Kiko sta così “up up up”
come avete visto, che io non ho niente da dire. Ma il mistero di Dio è che c’è un “down down
down”. Mi è piaciuto quello che ha detto Kiko, che nelle baracche gli venivano le angoscie. E
sapete che ha fatto? Quello che ha fatto S. Pietro: scappare! Scappò dalle baracche, capito? Quando
venga la persecuzione, vedremo quello che fa. Dico questo perché il Cammino neocatecumenale,
come ho detto tante volte, non è nato nelle baracche ma nel Concilio Vaticano II e con la Pasqua. E
siccome questo è un tema lungo, lo lascio così.
Ma la Santa Madre Chiesa nel Concilio ha messo la Parola di Dio (non l’abbiamo messa
noi) che prima era chiusa, chiusa nel latino. Questo è stato anche provvidenziale, perché ha protetto
la Scrittura da tante eresie per il problema del luteranesimo ecc., ha conservato la parola viva. Ma
adesso la Chiesa l’ha aperta, e in 70 lingue, grazie al Concilio Vaticano II. Anche la liturgia è
andata alla ricerca delle origini, che è stato provvidenziale. Il viaggio di Paolo VI in Israele è stato
simbolico e Giovanni Paolo II ha completato e continua a completare, entrando nella sinagoga e con
molte altre cose. La Scrittura è molto importante, è come un testimone, però è niente. La Parola di
Dio è Parola, è viva, è la vita e Dio si è manifestato con fatti. Gesù Cristo stesso non ha scritto
niente perché Lui è la Parola fatta carne. Tutte le religioni sono fantastiche, e vedrete che quando
Israele esce dall’Egitto Dio non distrugge i templi, perché tutte le religioni hanno sempre una
ricerca del divino. Per questo tutte le culture, le più svariate che sono in Europa, hanno come
fondamento la divinità…
L’uomo ha per istinto, per natura, la ricerca dell’infinito, del trascendente, del tutto. Siamo
nati con questo, è nella natura stessa e pertanto tutte le religioni hanno questa ricerca. Ma c’è una
cosa fantastica ed è che Dio sia entrato nella storia e che l’Invisibile si sia manifestato visibilmente,
che abbia preso materia. Tutto questo è un mistero, come siamo un mistero ognuno di noi, che è un
microcosmo misterioso, non solo biologicamente, ma psicologicamente e tutto. Mai si può capire
una persona, né con tanti scrutini né con niente, siamo un piccolo cosmo, personalmente. Anche la
cellula, come sanno i biologi, è un mistero enorme, come la vita e la lotta contro la morte. E’ vero,
come dice il libro della Sapienza, che per il peccato è entrata la morte nel mondo; ma la morte
ancora non si è spiegata neanche con questa sapienza. Perché il chicco di grano deve morire per
dare frutto? C’è un mistero nell’universo tra la morte e la vita, e Dio aprirà una trascendenza allo
spirito. Dio non ha né oggi, né domani, né ha occhi o barba e neanche immagini ma è veramente
invisibile, e misterioso. Oggi stesso tutta la scienza sta dicendo, senza parlare di Dio, che l’universo
è un mistero enorme. Questa nostra terra è un granello di sabbia in un universo infinito che non si
può vedere. Quello che nel fondo la teologia ha detto sempre di Dio, che è misterioso, che non si
può vedere, non si può toccare, e dire il suo nome era impossibile perché è assolutamente infinito.
Non so perché parlo, visto che Kiko mi ha fatto passare la voglia di dire qualsiasi cosa.
Perché questi miei due compagni sono così preparati! Kiko, come il Papa, è stato artista ed ha molto
teatro dentro, riempie la scena fantasticamente e sa tutto a memoria. Io non ho preparato niente.
Mario mi ha mostrato ieri il suo lavoro, un mucchio di fogli così sull’Islam, e sarà senza dubbio
molto interessante.
Il Kiko sa a memoria tutto. L’arte! Vi ricordo che Picasso che era meraviglioso ha ucciso 7
donne. Non si sa se Kiko ha superato Picasso o non arriva a Picasso. Io ho detto che non pensavo di
dire niente, perché non c’è una lettura. In tutto questo questi santi uomini… Kiko, magari fosse
possibile dimenticarmi di te! Che farei io senza la croce!
Tutto è nato con il Concilio che è andato alle origini, rivivendo tutto per dare luce e non per
conquistare il mondo, per illuminare veramente il mondo. Il cristianesimo è una minoranza ma
illumina tutto, il sale è poco ma sala tutto il cibo, tutte le religioni, tutte le culture, tutto. Il Card.
Ratzinger ha scritto una cosa interessante su questo.
Mi ha animato che Annamaria mi ha detto: “Dì qualcosa, se no le donne…”. E ti ricordo,
Kiko, che le donne sono state le prime ad annunziare la resurrezione di Gesù Cristo; le prime, sia
agli apostoli che al Papa, Pietro. Perché Kiko crede che lui solo può dare il kerygma. Le donne sono
annunziatrici perché hanno l’intuizione e il segreto della vita che è l’utero, ed hanno l’uomo del
futuro nelle mani. Per questo è più importante la maternità che stare nella politica, perché l’uomo
passa per le loro mani, l’uomo e pertanto il mondo del futuro. L’attacco più grande che esiste oggi è
contro la donna e contro la famiglia, come sempre, dalla prima pagina della Genesi all’ultima della
Bibbia. Anche se la vogliono sostituire con la provetta, la vita è la vita e la natura è la natura e la
morte nella natura è un mistero enorme.
I miei compagni dicevano di non fare le letture del giorno -perché dopo le convivenze
devono essere ripetute e si troveranno con altre letture- ma di fare un tema; io, che lotto con loro da
anni, questa volta mi sono adattata al tema, però il tema non l’ho saputo fino alla fine! L’unica cosa
che sapevo era l’Islam, con cui Mario Pezzi è stato tutta l’estate, e il Kiko con la bellezza, la sua
pittura e tutto questo.
Ieri ho visto che in questa tenda, in queste convivenze, abbiamo fatto tante e tante cose che
Dio ci ha ispirato veramente, tutte nate dalla parola di Dio e dal Concilio, dal ritorno alle fonti.
Volevo dire questo perché Kiko mi ha detto che avrebbe parlato mezz’ora, ma sapete quanto ha
parlato lui? Quaranta minuti. Li ho contati io. Ma non c’è mai tempo, “Carmen, non c’è tempo
perché bisogna fare non so che!”. Nell’anno ’95 io venivo fresca da un viaggio in Asia e ho parlato
un po’: 4 pagine contro le 50 che ha preparato Mario. Per poter parlare e dire qualcosa mi
piacerebbe avere più tempo, ma ho sottolineato le cose più importanti di queste pagine, e dopo voi
che avete ricevuto queste convivenze avrete in casa lo schema di questa del ’95. E’ già tutto scritto,
lo potete avere e per questo io lo faccio rapidamente.
Sapete che ieri notte è iniziato in Israele Yom Kippur, il giorno del perdono, e oggi stanno
tutto il giorno confessando i loro peccati, tutto il giorno, per liberarsi di essi come si fa nella
psicologia, si deve parlare perché escano e vengano distrutti per ricevere il perdono. Il perdono è un
dono, è per dono, il dono di Dio. E già ieri sera hanno pregato una preghiera fantastica e
meravigliosa, a cui nessun ebreo resiste per quanto sia ateo, ma prima sono andati a regolare i conti
con le persone, ad aggiustare le cose, a chiedere perdono. E se uno non è perdonato, perché l’altro
non lo vuole perdonare, deve tornare una seconda volta con testimoni perché si veda che veramente
chiede perdono. E se non perdona ancora, si dirà alla grande assemblea. Perché è così difficile
perdonare? Perché è trarre da una cosa che è morta la vita, e questo è impossibile; per questo il
perdono è cosa di Dio, dove Dio si pone non solo come Creatore ma veramente come “Io Sono. Io
Sono Colui che ti prese dalla schiavitù e ti trasse alla libertà”. La libertà non l’hanno inventata i
francesi con la rivoluzione, tutto il contrario, inventarono i campi di concentramento. La libertà sta
veramente dentro la manifestazione di Dio nella storia, liberare l’uomo, farlo libero.
Kiko mi ha chiesto che lettura avrei fatto, e gli ho detto: “Qualcosa dei Corinti”, perché
anche in questa convivenza del ’95 c’erano i Corinti. Prima però voglio ancora dire che la
Pentecoste è importantissima, è la prima spiga, però adesso siamo in autunno che è fantastico e
meraviglioso, è la pienezza del raccolto: l’olio e il vino. Il vino è la festa, che non sta nel deserto né
da altre parti, il vino veramente è arrivare alla libertà completa. Per questo cosa fanno i ragazzi il
sabato? Vanno a bere vino, per arrivare alla trascendenza, a uscire da se stessi, e cercano il paradiso
nella droga o in quello che sia. Allora il vino è un segno enorme, per questo in questo tempo ci sono
tutte le grandi feste del Medio Oriente. Non solamente c’è la raccolta fantastica dell’uva e delle
olive, ma è anche il tempo di seminare e il chicco cadrà in terra, morirà con l’inverno e in primavera
uscirà la prima spiga. In Oriente è molto molto importante il tempo di autunno, non solamente in
Israele ma in tutto l’Oriente: era la festa dell’intronizzazione del re, che Israele ha vissuto nel
tempio con Davide e con Salomone. Con Davide è nata questa intronizzazione, perché il re era per
loro un rappresentante di Dio, come per gli egiziani e in tanti altri posti. Ma Israele deve non solo
uscire dalla schiavitù e stare 40 anni nel deserto rigirandosi senza saper che fare, per imparare la
libertà interiore; per uscire veramente dalla schiavitù interiore, dall’io e mettersi in comunione con
l’altro e creare una comunità, avrà bisogno di più di 40 anni e in più sempre si farà il vitello d’oro.
Nel fondo questo è quello che sta facendo oggi l’Europa, quello che ha fatto l’America e che fa
sempre l’uomo: mettere la sicurezza nei soldi. Per questo non si può servire Dio e i soldi. Il sesso
passa in secondo piano. Ma chi ci darà da mangiare? Per questo Gesù Cristo…
Sto facendo un po’ un macello, ma non si possono capire i Vangeli senza le feste. Tutta la
manifestazione di Dio è stata storica e geografica, è visibile perché si fa realtà nelle stesse feste. Per
questo la Pasqua è una festa molto importante ma ancora più importante al tempo di Gesù Cristo è
la festa delle Capanne, la festa del Succot. In questa festa Israele racchiude praticamente la sua
storia, perché ha perso il tempio, sono andati in esilio: viene un secondo momento importantissimo
per Israele, più ancora che l’uscita dalla schiavitù, che è l’esilio. Lì viene la voce dei profeti, e sarà
una cosa fantastica annunziare di nuovo una libertà e aumentare questa libertà fino allo spirito, a un
cuore nuovo, una spiritualizzazione vera di tutta la rivelazione. Non riesco a dire bene queste cose
perché dovrei farlo lungamente. Ma se volete leggo un po’ di quello che ho qui. Se andiamo a
vedere Succot arriviamo a che cosa? Ad una trasfigurazione, una conversione in luce.
Già ieri avrei voluto dire alcune cose moderne che si vedono nel microscopio: due nuclei
completamente distinti, se si fondono con la fusione nucleare danno la luce, l’energia. Per questo il
po’ di polvere che siamo noi può trasformarsi in una cosa fantastica e meravigliosa che né occhio ha
visto né si può vedere, perché saremo come Dio, divinizzati, fatti spirito in Dio. Oggi la scienza sta
dicendo queste cose meglio di noi, solo che la scienza presenta il mistero, il mistero grande e noi
diciamo che Dio è veramente un Dio misterioso. Da dove viene l’uomo, dove va, perché sta in un
pianeta così piccoletto, e perché uno ha una cosa che l’altro non ha?
Bene, volevo dire anche questo perché ieri Kiko si è messo nella Pentecoste, che è
meravigliosa. Il primo che realizza la Pentecoste sarà Pietro. Perché? Perché Pietro, la Chiesa
primitiva, fa tutto quello che ha fatto Cristo e Cristo è andato fino ai pagani, nella Galilea dei
gentili. C’è sempre lo stesso problema tra il nord e il sud: Israele avrà una prosperità così
meravigliosa e grande nel nord che non vuole avere niente a che fare con il sud. Si farà i suoi
templi, avrà una serie di idolatrie… bene, sapete la storia. E Gesù Cristo va al nord, arriva fino alla
Cananea, fa tantissime cose.
Pensavo che Mario ieri annunziasse di più il Yom Kippur. Io avrei voluto oggi parlare del
Succot, in verità, anche perché in questo tempo ci sono feste importantissime per capire i Vangeli,
perché i Vangeli hanno le feste come sottofondo, il Vangelo di Giovanni come tutti gli altri. La mia
Bibbia è spagnola, la uso molto meglio di questa italiana; qui mi è più difficile trovare le cose. Ma
anche se leggiamo S. Matteo, che anche è stato tanto discusso, vediamo che la Chiesa nasce nel
giorno della festa di Yom Kippur quando Gesù Cristo chiede: “Chi dite che io sia?” e Pietro
risponde: “Tu sei il Cristo, il figlio di Dio”. Gesù gli dirà: “Non te lo ha rivelato la carne e il
sangue”, perché non si può capire che questo uomo che stanno vedendo sia Dio, visibile! Gesù
Cristo dirà: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e tutte le tempeste del mondo
non potranno niente contro di lei”. Per questo vedrete che tutti gli imperi sono caduti, anche i più
grandi che sono sempre intorno all’acqua. E cadrà l’America, come sta cadendo, con tutta la sua
omosessualità e sessualità, e cadrà anche quello che viene dopo, e l’Europa non si potrà alzare con
un vitello d’oro, perché i soldi non danno comunione ma creeranno ancora più guerre.
“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”: la Chiesa è nata in un giorno di
Yom Kippur. E perché si sa questo ogni volta meglio? Perché 6 giorni dopo… Cosa c’è 6 giorni
dopo tutto questo dialogo che Gesù Cristo fa in Cesarea di Filippo, che è già al confine con i
pagani? Prima, mentre saliva, Cristo ha detto cogliendo le spighe che il tempio passerà, che lui sarà
il vero tempio. E perché sarà crocifisso, qual è l’attacco che gli fanno? Che si fa Dio. Per questo
dice ai discepoli: “Non dite ancora niente, fino a che non sia risuscitato dai morti”. E 6 giorni dopo
c’è la Trasfigurazione, che è la festa di Succot. È una festa importantissima, perché Israele con il
cambiamento delle cose celebrava tre feste enormi, tra cui la festa dell’intronizzazione del re;
adesso che non hanno più re lo sostituisce il sommo pontefice. Qui si crea anche il sommo
pontefice, che è un altro tema di cui volevo parlare.
Qualcuno mi ha dato questa paginetta da internet sullo Succot, e dice: “Prenderete per voi il
primo giorno un frutto dal bell’aspetto, rami di palme da dattero, rami di albero intrecciato (mirto e
salice di fiume) e vi rallegrerete dinanzi al Signore vostro Dio sette giorni”. Secondo il calendario
ebraico Rosh hashanà – che è l’inizio dell’anno, e non si comincia l’anno senza il pentimento di
tutti i peccati dell’anno e senza aver chiesto perdono. Sono 10 giorni di austerità per cominciare
l’anno nuovo - era il 16-17 settembre. Per questo anche la Chiesa che ha avuto tanti pellegrini che
andavano in moltitudine in Israele per questa festa, ha messo l’Esaltazione della croce il 14
settembre. Io ho vissuto questa festa con grande devozione, perché era meraviglioso vedere da
Gerusalemme innalzato Gesù Cristo. E prima di andare alla croce - che è Yom Kippur, l’agnello
sgozzato, l’agnello che va con i peccati nel deserto, sarà lui l’Agnello – Cristo ha fatto un
memoriale di questo nella cena. “Questo sarà il mio memoriale”. Ossia dove si vive e si rivive
veramente questa morte è qua, nell’Eucarestia. E c’è una coppa, che è quello che dicevo ieri, perché
Cristo non solo è entrato nella morte ma ha riposato e Dio stesso lo ha innalzato, non ha fatto niente
nello shabbath ma al terzo giorno è risorto, ha rimosso la pietra del sepolcro. Tutto questo è previsto
nelle cose ebraiche, ma è impossibile parlarne con poco tempo. Per questo c’è bisogno di stare nella
Parola davvero, per questo siete chiamati a immergervi nella Parola. Gli ebrei conoscono la Parola
fin da piccoli, la sanno a memoria, la cantano, la vivono, la fanno propria al presente perché la
Parola non è di ieri, è eterna, è Dio che ha parlato. Ancora parlano del fatto che l’universo è nato da
una parola, da un suono… c’è una serie di misteri enorme! Dicevo che il 16 settembre è stato Yom
Kippur, e in ottobre verrà il Succot. Questa festa al tempo di Gesù Cristo era molto importante,
tanto che era la Festa.
Quando siamo andati in Israele, con questo canto “Andate in Galilea, lì mi vedrete” e
Galilea viene da gal al, muovere la pietra, (Giacobbe muove la pietra del pozzo) io volevo parlare
dei pozzi. Anche oggi il problema sono i pozzi di petrolio, cioè la ricchezza; prima i pozzi d’acqua,
che erano la ricchezza perché significavano il futuro. Ma è interessante l’incontro di Gesù con la
Samaritana, che abbiamo fatto presente con voi nell’iniziazione alla preghiera. Abbiamo veramente
vissuto cose fantastiche! Oggi non si può andare a Sichem, ma Sichem è un posto molto
interessante perché lì Dio ha voluto fare in Gesù Cristo l’unificazione universale. Israele era
separata per una serie di idolatrie enormi, perché erano tornati popoli che avevano tradito durante
l’esilio; così si trovano popoli con religioni diverse, un miscuglio di cose con il giudaismo, i
samaritani. Per questo dire “Tu sei samaritano” era manifestare un disprezzo enorme, perché era un
idolatra, uno che ha pervertito la propria religione come abbiamo fatto anche oggi con il
cristianesimo: pervertirlo. E il nostro problema qui è veramente questa perversione dell’idolatria.
Allora: Chi è tuo marito? Chi ti dà da mangiare? E’ veramente Cristo che ti dà da mangiare? Il
faraone dà da mangiare a tutti. E la Chiesa, come sta dicendo il Papa, può dar da mangiare a tutti
come ha fatto Giuseppe in Egitto, e non con l’adulterio! Oggi si crede che la libertà sta
nell’adulterio e nell’omosessualità, e con questo la gente entra nella morte più profonda. Gesù
Cristo porta proprio la liberazione da tutto quello! Per questo anche la famiglia è importantissima ed
è quello che stanno distruggendo completamente. E per questo la Chiesa ha una missione enorme,
che è dar da mangiare a tutte le nazioni. Però per dar da mangiare a tutte le nazioni, Gesù Cristo
moltiplicherà i pani allo stesso tempo dell’annuncio del pontificato di Pietro (le cose sono sempre
unite e mischiate). Le democrazie sono sempre una cosa da ridere nel fondo: una cosa è buona o
cattiva per un voto in più o in meno, per la maggioranza o la minoranza? Questo è ridicolo, se non
ci sono veri principi! Per questo Dio nel Sinai, per manifestare il perdono e realizzare la liberazione
dal deserto e dalla fame e portare il popolo al paradiso, ha dato un codice: “Non adultererai,
osserverai il sabato…”. Ossia nel deserto della vita sta marcando una direzione, per non sbagliare in
curva. Non sono comandamenti per rovinarti, al contrario è il peso leggero della libertà. Per questo
il Cristianesimo ha anche una funzione politica e scientifica perché ha un futuro, cosa che manca
oggi a tutte queste politiche. Per molto che allunghino la vita e la vecchiaia, chi darà un futuro
all’uomo? L’uomo in se stesso ha già un desiderio enorme di trascendenza!
La Bibbia di Gerusalemme nel capitolo 7 di Giovanni, a parte la Samaritana che è
interessantissima, ha questo sottotitolo: “La festa delle capanne. La grande rivelazione messianica e
il grande rifiuto”.
“Si avvicinava intanto la festa dei Giudei detta delle Capanne; i suoi fratelli gli dissero:
“Parti da qui e và nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. Nessuno
infatti da tali cose di nascosto. Manifestati al mondo!” (cfr. Gv. 7,2-12). Ma lui non va. Arriva
dopo, alla fine della festa che durava 8 giorni. “Quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al
tempio e vi insegnava” (Gv. 7,14) e nell’ultimo giorno della festa dirà: “Chi ha sete venga a me e
beva, e l’acqua che io gli darò sgorgherà come una fonte fino alla vita eterna” (cfr. Gv. 7, 37-39).
Già Giacobbe aveva dato acqua muovendo la pietra del pozzo; per questo muovere la pietra del
sepolcro ha una relazione impressionante di testimonianza. Una cosa è lo slogan “Cristo è risorto”,
che non serve per niente. L’atto della resurrezione deve essere testimoniato giuridicamente, per
questo S. Paolo farà molto bene dicendo: “E’ apparso ai 12”, non alle donne che non avevano forza
secondo i codice della legge, ma sono annunziatrici e non aspirano al sacerdozio. Figuratevi che il
giudaismo e il cristianesimo hanno tolto il sacerdozio alle donne come una barbarità, perché c’erano
sacerdotesse in tutte le religioni ed era tutto unito al sesso, e si facevano tutte le cose che ci si può
immaginare, come fanno oggi. Le donne per il popolo di Israele non sono sacerdotesse. Capito? Per
questo le donne non aspirano al sacerdozio, perché il sacerdozio nella Chiesa cattolica è anche una
rappresentazione di Gesù Cristo (Israele ha un senso diverso) e deve essere quello che si è
manifestato, è Gesù Cristo presente; e una donna non è un maschio. Bene, non so perché mi metto
in cose così complicate.
Torniamo a Succot, la festa delle Capanne: il Levitico dice che dura 7 giorni. “E ti
rallegrerai nella tua festa tu e il tuo figlio e la tua figlia e il tuo servo e la tua serva. Sette giorni
festeggerai per il Signore tuo Dio nel luogo che sceglierà il Signore, perché il Signore ti avrà
benedetto in tutte i tuoi prodotti del campo e in ogni opera delle tue mani, e sarai completamente
allegro”: questo è il Deuteronomio 26, 14-15.
La festa di Succot è la festa della simchà, dell’allegria. I nostri Saggi l’hanno appunto definita
‘zeman simchatenu’, l’epoca del nostro rallegramento. Secondo il mio Maestro Rav Benedetto
Crucci Viterbi shlita questa definizione, se paragonata con quella di Pesach (epoca della nostra
libertà) e Shavuot (epoca del dono della nostra Torà) e mette alla luce un aspetto particolare della
festa che ci accingiamo a celebrare. Pesach e Shavuot sono segnalate per due eventi che ci vedono
sostanzialmente passivi; una liberazione completamente per mano divina e la ricezione di un dono,
il dono della Torà. Anche Rosh Hashanà e Kippur ci vedono passivi: veniamo giudicati e veniamo
perdonati. Sono tutte feste che, nella loro infinita ricchezza di significati si muovono attorno al
concetto di ‘avere’. Ho la libertà, la torà o il perdono. A Succot siamo allegri, Dunque Succot ci
proietta in una dimensione esistenziale, quella della allegria, Ma che cos’è l’allegria? E di cosa c’è
da rallegrarsi a Succot? Nel corso di sette giorni di Succot, parallelamente alla libagione di vino che
accompagnava il Tamid (offerta perpetua) della mattina, veniva libata una speciale offerta di acqua
sull’altare, questa operazione prendeva il nome di ‘Nisuach haMaim’, libagione dell’acqua. Una
bacinella d’oro della capacità di tre lugim (unità di misura) veniva riempita fuori Jerushalaim presso
la sorgente dello Shiloach, veniva condotta in processione all’interno del Santuario attraverso Shaar
Hamaim, la porta dell’Acqua, e veniva successivamente versata in un apposito foro sull’Altare.
Stavo dicendo prima che volevo parlare dell’acqua e dei pozzi, perché è sempre lo stesso
problema: perché tutte le guerre in Iraq? Per i pozzi di petrolio, che sono la ricchezza. E perché qui
l’acqua è così importante? Perché l’acqua è il futuro, la fertilità. Per liberare oggi la storia
dall’idolatria c’è una rivelazione, e nella rivelazione una serie di feste per capire il vangelo e capire
come sarà la resurrezione, la trasfigurazione e il futuro dell’uomo. Per questo ci sono le feste!
Allora questo scritto ci aiuta a capire:
La libagione dell’acqua è in relazione con gli eventi del secondo giorno della Creazione,
quella giornata traumatica nella quale vengono divise le Acque Superiori dalle Acque Inferiori… è
il giorno della separazione… il cuore della “contrazione” di Dio, ossia seppur dolorosa è
necessaria per permettere la creazione dell’uomo in condizioni di libero arbitrio... Questa
cerimonia era preceduta ogni notte da incredibili festeggiamenti all’interno all’interno del
Santuario che prendevano il nome di Simchat Bet Hashoevà. La Allegria del Luogo
dell’attingimento.
La cerimonia con la quale veniva festeggiata la libagione dell’acqua non solo prende il
nome di simchà, allegria, ma diviene la definizione stessa del concetto di allegria. Nel Talmud (TB
Succà 51a) troviamo: “Chi non ha visto la Simchat bet Hashoava non ha visto una simchà,
l’allegria, in vita sua”.
In che consistevano allora questi festeggiamenti?
Era importantissimo l’olio, per questo mettevano l’olio in tutte le cose, anche negli abiti dei preti
che si levavano per fare tutto nuovo e li bruciavano, facendo una luce enorme. Era una festa della
luce e dell’acqua. Per questo Gesù Cristo dirà: “Io sono la luce del mondo” e “Io sono l’acqua
viva”. Per capire il Vangelo di Giovanni bisogna conoscere le feste ebraiche. Ma Kiko dice che non
abbiamo tempo: la Spagna è stata 8 secoli sotto la dominazione musulmana! Deve dire tutto lui, non
mi lascia il tempo di parlare!
Mi è piaciuto tanto il Card. Shönborn, perché un giorno abbiamo discusso tanto con Kiko
che pensavo si fosse scandalizzato. Ma lui mi ha detto: “Oh, non ti preoccupare. Mio padre era un
artista e mia madre ha dovuto divorziare da lui!” Il Card. Shönborn è di famiglia aristocratica e
reale, e per questo con Kiko si trova molto bene perché anche Kiko è dell’Impero austro ungarico!
Il primo salmo che abbiamo cantato è parte del salmo 118 che è un salmo composto per la
festa delle Capanne; è un salmo molto lungo e meraviglioso che fa presente la storia, tutti gli eventi,
ed è profetico in tutto. Io volevo parlare della festa di Succot, ma siccome è impossibile perlomeno
voglio mettere nel Yom Kippur quello che è il pontificato, il Papa. E’ importantissimo. Nel fondo le
democrazie stanno dicendo che è necessaria la democrazia presidenziale o non presidenziale. Israele
ha copiato dall’ellenismo il Sinedrio (anche se è una parola ebrea), però aveva un’altra forma di
farlo, dando importanza agli anziani e l’esperienza di fede che hanno. Per questo la prima
testimonianza della resurrezione che darà S. Paolo è che non è apparso a uno ma a due discepoli,
con un elemento materiale esterno che è quello del pane, per dire che non è stata una visione. Ed è
apparso ai 12 prima, e poi a più di 500 fratelli insieme, e ‘per ultimo è apparso anche a me’. S.
Paolo ha avuto questa esperienza di violenza, di morte, ha lasciato tutto come spazzatura per
incontrare Cristo che è veramente Dio e che ci porta ad una trascendenza. Lo stesso S. Paolo parla
molto della trascendenza e della trasfigurazione, nell’Epistola ai Filippesi. Mi piace tanto che
questo tempo di convivenze coincide con le feste, anche quella dei defunti, tutte queste feste. La
Chiesa cattolica ha passato tante cose al venerdì santo ma alcune restano. Mi ricordo che c’erano
anche le ‘tempora di settembre’, feste importantissime! Anche nella liturgia si vede: verrà la festa
degli angeli, le ricorrenze di novembre, una quantità di cose.
Se cominciate a vedere il Succot lo troverete nella Scrittura da tutte le parti. Ma è importante
quello che diceva Mons. Rylko in Galilea: come si evangelizza? Primo la preghiera, prima di
evangelizzare la preghiera; secondo la preghiera nell’evangelizzazione, e terzo la preghiera. Ossia
abbiamo fatto una iniziazione alla preghiera con voi, e mi piacerebbe che i ragazzi che entrano in
seminario la facessero prima, altrimenti fanno una routine, di canti e canti, senza avere veramente
l’esperienza come la Samaritana: ‘Cerca il tuo marito’. E’ stato Gesù Cristo che ha chiesto l’acqua a
lei, ha chiesto qualcosa a lei, come Giacobbe a Rebecca, ossia “Vieni fuori, vieni. Se tu sapessi con
chi stai parlando…”. Nella Samaritana c’è tutta l’idolatria della Samaria e la disunione con Giuda.
Cristo vuole superare questo nell’unità. Sarebbe interessantissimo fare l’iniziazione alla preghiera ai
preti nel sito di Sicar, dove oggi non si può andare perché è Nablus, ed è molto conflittivo. Là è
passato Abramo che ha avuto un’esperienza di Dio, una parola che gli ha promesso veramente un
paradiso, una terra promessa che avrà la sua discendenza. Perché il problema è sempre la
discendenza, ossia dare la vita. Oppure fermiamo la vita e non c’è discendenza, come sta
succedendo oggi. Di là passa Giacobbe, si accamperà e farà il pozzo, c’è tutto un mistero enorme.
Ma la cosa più importante è quella che ha realizzato con Giosuè, perchè lì si farà veramente uno
scrutinio tra l’Ebal e il Garizim, tra la benedizione e la maledizione. Tutte le donne del popolo in
quel momento si tolgono l’idolatria, tutti gli idoli che portavano addosso, si lanceranno veramente
al Dio unico, faranno in Betel il santuario in cui Dio è disceso ed è uscito con lui nella preghiera. La
preghiera è l’esperienza della trascendenza. Non è un visionario o due che ha visto questo, è un
popolo intero che ha visto e che ha sperimentato in se stesso una realtà, come sarà Giacobbe che
avrà lì tutta una storia, come sarà in Sicar Giuseppe perchè sarà quella la prima terra che comprano.
C’è tutta una storia molto importante. Lo abbiamo fatto anche nel II Scrutinio: Di’ oggi a chi
rinunci. “Rinuncio a te Satana”, nel Battesimo. Stiamo portando l’iniziazione cristiana che non
abbiamo inventato nè Kiko né io ma che è del Concilio Vaticano II, e consiste nell’andare alle fonti.
In questo hanno lavorato tantissimo i liturgisti e i biblisti, e Dom Botte che è uno di quelli che ha
più influito. Si stava preparando per una cosa e ne ha fatta anche un’altra, conosceva le lingue e
tutta la liturgia orientale. E con questo la Chiesa ha fatto un’enorme rinnovazione e si è servita
anche di noi per portarla, ma ancora non la conosciamo bene, occorre entrare veramente nella
esperienza di fede, come diceva Kiko stamattina, per poter annunciare la luce e salvezza e la
moltiplicazione dei pani all’universo.
Mi sarebbe piaciuto parlare di Succot, ma se Kiko mi lascia parlare mi limito a dire perché
Gesù Cristo ha fondato la Chiesa nel giorno del Yom Kippur, il giorno del perdono. Tutta la critica
storica ha fatto commenti e spiegazioni che sono arrivati anche ai cattolici – anche io ho vissuto
questo in teologia - per cui la Trasfigurazione era una cosa naturale, oppure era post-pasquale…,
una serie di commenti. Stanno scoprendo invece tutto il contrario. La Trasfigurazione è stata
veramente un fatto storico, ma prima c’è stato il giorno di Yom Kippur. Gesù Cristo ha preparato
già l’evangelizzazione, l’universalizzazione di tutto, e ha già cercato di farlo con la Samaritana
unendo Giuda e Israele, liberando Israele dalla ricchezza, dall’idolatria e dall’ipocrisia in cui era
caduto. Dopo va, come dice bene il Vangelo di S. Giovanni, fino che arriva al limite d’Israele, ossia
Cesarea di Filippo. In Cesarea di Filippo, che è al limite con i pagani, ha fatto tante meraviglie:
prima ha curato la figlia della Cananea, e questa donna ha fatto una tale evangelizzazione che sarà lì
una delle prime sedi episcopali e influirà anche nel Concilio di Nicea, il primo concilio della
Chiesa. In quel posto, 6 giorni prima della Trasfigurazione, cosa si celebrava in Israele? Il Yom
Kippur: e chi lo celebrava? Il Sommo Pontefice Caifa. Già con l’esilio non c’era il re ed entrava nel
tempio il Sommo Pontefice. E’ l’unico giorno in cui il Sommo Pontefice, dopo essersi purificato e
aver purificato il popolo, può entrare nel Sancta Sanctorum e là pronunziare il Nome di Dio, che è
farlo presente, fare presente l’infinito, che significa massacrare veramente tutto il nero, le tenebre e
pertanto poteva morire. Allora lo legavano per poterlo tirare fuori. Era l’unico giorno in cui il
Sommo Sacerdote poteva pronunciare il nome di Dio, e tutto il popolo steso per terra si chiude gli
occhi davanti alla presenza di Dio. Questo è quello che Gesù Cristo sta celebrando in Cesarea di
Filippo, il giorno del Yom Kippur. Per questo costituisce Pietro come Sommo Pontefice.
Cass. 7
“Tu sei Pietro, Cefa”. In ebraico non ci sono le vocali, Cefa è lo stesso di Caifa. Allora Cristo sta
dicendo: Quel Caifa che è a Gerusalemme non avrà il primato, tu lo avrai, tu sarai il pontefice. Il
pontefice non era un potere, come dice molto bene il Papa, ma un servizio di comunione generale
come è il Papa. E lo dice molto bene il Papa a proposito dell’ecumenismo: “Quale potere? Non è un
potere politico, ma un potere di comunione collegiale”. Questo è molto importante, perché sta nella
festa di Yom Kippur, del perdono. Al tempo di Cristo c’è il secondo tempio, quello di Erode. Erode
è morto ma era stato un grande costruttore: aveva costruito Cesarea Marittima e Cesarea di Filippo,
in onore di Cesare perché stava lì grazie a Roma.
Ho potuto ricordare tante cose che avevo dimenticato. La verità è che la Chiesa oggi nel
ciclo annuale avrebbe il profeta Ezechiele, che è quello che normalmente seguono ancora i Vescovi.
Anche Ezechiele è importantissimo perché parla dell’acqua, tutto è relazionato con queste feste. Nel
ciclo biennale, che seguiamo noi, c’è Tobia: la storia di Tobia è come un romanzo, ma anche
presenta il problema dell’uomo nell’esilio, che ha perso tutto ed è rimasto anche cieco. Da buon
giudeo Tobia aveva fatto anche nell’esilio molti affari, ma poi perde tutto di nuovo e resta cieco. Il
problema più grande che ha Israele nell’esilio è la discendenza, perché vuole sopravvivere. Per
questo il libro presenta il caso di Sara, che ha una serie di problemi orribili nel matrimonio, perché
gli muoiono i mariti. E’ un po’ come un romanzo per dire che nel peggiore dei casi c’è una
soluzione e un futuro. E Tobia sarà quello che canta Gerusalemme ricostruita, e ancora noi
cantiamo questo cantico nella messa dei defunti e lo cantiamo molte volte durante la settimana. Mi
sarebbe piaciuto leggerne un pezzo.
Bene, siccome è impossibile continuare vi faccio fotocopiare quello che ho detto nel ’95,
cose che non ho inventato io ma che sono il frutto degli studi della nuova esegesi. Leggo solo
questo pezzetto:
Per questo è importantissimo fare bene queste cose che sto dicendo: “Tu sei Pietro e su
questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Perché Pietro è il dono che Dio ha dato all’umanità come
manifestazione di chi è Dio e chi è il Figlio. Il Figlio ha fatto una pietra angolare di destino della
storia dell’uomo, e ha dato un nome personale: “Tu sei Pietro – pietra – e su questa pietra edificherò
la mia Chiesa”. La Chiesa è la luce del mondo, il sale della terra, quella che orienta l’universo, la
politica e tutte le cose. Abbiamo una missione impressionante. Dove ha questa sicurezza la Chiesa?
In Pietro, che è il garante dell’unità, il sommo pontefice. “Tu sei Pietro”, la pietra.
Con l’esilio il popolo aveva perso l’Arca dell’Alleanza, era rimasta solo una pietra che era
per loro il fondamento del mondo. Questo passerà anche nella chiesa del Santo Sepolcro.
L’Ecclesiastico è interessantissimo, perché nel capitolo 50 parla del miglior sommo
sacerdote che ha avuto Israele, e che si chiamava Simone figlio di Giona. Per questo Cristo dice a
Pietro: “Questo sommo pontefice massimo sei tu”, perché Simon Pietro è figlio di Giovanni e ha già
un riferimento al fatto che diventerà sommo pontefice. E dopo gli dirà: “Tu sei Pietro”. Chi è
Pietro? In ebraico Cefa, Pietro, è pietra. E’ la stessa parola di Caifa, il sommo sacerdote che sta
celebrando in Gerusalemme.
E’ importante la famiglia, perché la famiglia è la base della società. E per arrivare alla
famiglia c’è tutta una storia enorme. Come ci può essere oggi fratellanza e comunione se un ragazzo
non ha fratelli? Dove imparerà? La famiglia è la prima scuola di tutto, della società, della politica,
del futuro, di tutto. E i figli nonostante tutto sono liberi, liberi! Già abbiamo il caso di Esaù e
Giacobbe che sono della stessa madre, lo stesso DNA e sono opposti completamente. Però hanno
una missione enorme anche loro. La società di oggi nella ricerca delle cose è in una tenebra che va
illuminata, ma è interessante per vedere il contrasto e la possibilità di camminare.
Scusate che l’ho fatto così male, vi darò una fotocopia perché io avevo quasi dimenticato
questi temi – e penso anche voi - ma sono molto importanti. Le feste che vengono in questo tempo
aiutano molto nelle convivenze, perché quello che sta succedendo in America, in Iraq e dappertutto
è la guerra, perché hanno messo il vitello d’oro. E il vitello d’oro, i soldi, crea discomunione in tutto
e non fa progredire l’economia perché porta la schiavitù degli operai che si ribellano. E’ una cosa
molto interessante la festa di Succot.

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