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Ama il prossimo tuo...

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Ama il prossimo tuo...


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La massima cristiana Ama il prossimo tuo come


te stesso da ragazzo mi affascinava.

Poi però il mio spirito di coerenza mi portò a


vederla come:

 ipocrita, in chi la usa per sentirsi a


posto la coscienza, ma poi si comporta
diversamente;
 irrealistica, in chi non è mai stato messo
veramente alla prova o, quando è
successo, ha tirato in ballo la classica
natura umana per giustificare una sua
deroga alla massima;
 disumana.

E l'ho modificata in

ama il prossimo tuo, ma non più di te stesso


che è una delle scoperte più moderne e
interessanti del Well-being.
La portata è enorme perché molte persone sulla
massima cristiana citata fondano la loro vita,
modificandola in non fare agli altri quello che non
vorresti fosse fatto a te.
Un giorno mi raccontarono questa storiella.
Un uomo stava giocando nel parco con il suo
amatissimo cane quando gli si parò davanti uno strano tizio. Lo sconosciuto si rivolse all'uomo con
queste parole: "Ti do questa scatoletta con questo pulsante sopra. Domani tornerò qui a
riprendermela. Se non avrai premuto il pulsante allora il tuo cane morirà, se invece lo premerai
morirà un uomo in Cina che non hai mai visto, conosciuto e di cui non saprai mai più nulla".
L'uomo tornò a casa con la scatoletta. Non dormì tutta la notte. Il giorno dopo tornò al parco.
Aspettò lo sconosciuto. Quando questi arrivò, l'uomo, un istante prima di ridargli la scatoletta,
premette il pulsante. Lo sconosciuto vide la scatoletta col pulsante premuto, sorrise e disse
all'uomo: "Benissimo, hai fatto la tua scelta. Ora prenderò questa stessa scatoletta e la darò a un
uomo cinese, che ha un cane come il tuo, che lo ama come tu ami il tuo e che non ti ha mai visto,
conosciuto e di te non saprà mai più nulla...".
La storiella, messa così, sembra avvalorare la tesi di non fare (anche involontariamente) del male
ad altri perché potremmo a nostra volta riceverlo.
Questa massima non può però essere messa alla base di nessuna scelta razionale di vita, è banale
e incoerente: bei paroloni inapplicabili e utopistici. A mio avviso, è solo uno dei mezzi con cui la
Chiesa è riuscita ad attrarre nei secoli scorsi masse di deboli, schiacciati da ingiustizie sociali,
familiari, ideologiche.
Dobbiamo accorgerci che l'espressione di questa frase può essere un test. Analizziamo due modi di
esprimerla.
Modo furbo – Faccio scegliere fra la morte di un cane e la morte di un uomo, anche se
sconosciuto in un paese lontano; chi non ama particolarmente i cani è portato a concludere che si
salva lo sconosciuto e che quindi la massima valga anche per gli sconosciuti. Non avrei dubbi.
Modo realistico – Faccio scegliere fra la morte della persona a me più cara e quella di un

http://www.albanesi.it/Mente/prossimo.htm 20/06/2009
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bambino sconosciuto che muore di fame: anche a malincuore, ogni persona ragionevole
premerebbe il pulsante e si renderebbe conto che la massima non ha senso perché non stabilisce
una gerarchia, una priorità del mio modo di amare. Non avrei dubbi.

Disumana, contraddittoria, ipocrita


Pensiamo alla persona più cara che abbiamo. Supponiamo che un criminale (terrorista, pazzo, ecc.,
insomma uno che si diverte a uccidere) stia per spararle e che noi abbiamo la possibilità di
fermarlo, sparando a nostra volta e uccidendolo. Che facciamo? Lasciamo perdere sciocchezze del
tipo "cerco di parlargli per convincerlo ecc." perché nel frattempo quello ha già sparato. Se non gli
spariamo e ci accontentiamo di vedere la morte che scende negli occhi della persona che amiamo,
siamo disumani. Se gli spariamo e poi continuiamo a credere nella massima siamo contraddittori e,
sostanzialmente, ipocriti. Basta questo banale esempio per convincerci che occorre andare oltre. E
l'andare oltre è frutto di interpretazione. Per il Well-being la massima si interpreta: "Ama il
prossimo tuo, ma non più di te stesso".
Basta interpretare il "come", l'uovo di Colombo.
In altri termini, quella del Well-being non è una modifica della famosa frase evangelica:
è l'interpretazione del terzo millennio. Dio nella sua infinitezza può amare tutti gli uomini
perché può agire per tutti loro, ma come sono presuntuosi quegli uomini che vogliono amare tutto
il mondo agendo poi per pochi loro simili! La regola per gestire il mondo neutro è banale nella sua
semplicità: dobbiamo far sì che la qualità della nostra vita non decada. Del resto è una regola che
già la stragrande maggioranza delle persone applica, sentendosi comunque moralmente a posto.
Se voglio partecipare a una sottoscrizione per aiutare le vittime di un terremoto o di un'alluvione,
la mia quota sarà tale che senza di essa la mia vita non cambierà in peggio. A seconda delle mie
possibilità economiche sarà di uno, dieci, cento euro o più; ma è chiaro che se sono anni che
desidero acquistarmi un videoregistratore la quota sarà tale che mi consenta comunque l'acquisto.
Se rinunciassi al videoregistratore amerei il prossimo più di me stesso e ciò sarebbe sconvolgente.
Sconvolgente perché se si applicasse la frase evangelica secondo la vecchia interpretazione si
diffonderebbe il caos totale: persone che come san Francesco si spoglierebbero dei loro beni e
diverrebbero poverissime e altre (i terremotati o gli alluvionati) che riconquisterebbero il loro
tenore di vita e forse lo migliorerebbero. Ma poi questi ultimi accorgendosi della povertà di chi li ha
aiutati si priverebbero a loro volta dei loro beni e questo continuo scambio di ricchezza non farebbe
altro che impedire a tutti di vivere.
Qualcuno potrebbe sostenere artificiose posizioni intermedie, del tipo: l'importante è assicurare a
tutti un vita decente, poi quello che resta lo si può godere. Per mostrare quanto questa posizione
sia utopistica (nel senso che nessuno vive o riuscirebbe a vivere così) vediamo due esempi.
Tutti sanno che nel Terzo Mondo migliaia di bambini muoiono di fame. Tutti coloro che hanno un
lavoro riuscirebbero a vivere devolvendo metà del loro stipendio a favore di questi bambini. Certo
la vita sarebbe più dura: una carcassa d'auto, una casa grande la metà dell'attuale, vestiti vecchi e
sempre uguali, niente vacanze, solo il cibo indispensabile ecc. Nessuno lo fa. Eppure molti sono
anche cristiani praticanti (mettono a tacere la loro coscienza con qualche offerta ogni tanto)
oppure, senza essere credenti, sono impegnati nel sociale.
Secondo esempio. Chi ha un cane affettuoso e fedele sa che cosa vuol dire essere amati da questo
animale e sa come ciò possa migliorare la sua vita. A queste persone vorrei chiedere: vi
sbarazzereste del vostro cane per devolvere tutto ciò che spendete per lui a favore dei bambini che
muoiono di fame? In altre parole: preferireste vedere morire il vostro cane o uno di questi
bambini? Io non avrei dubbi: salverei il cane e per questo non mi sentirei certo un essere
disumano e orribile.
È importante capire le sfumature della frase "non più di te stesso". Un uomo che in tempo di
guerra chiede di sacrificarsi al posto di un'altra persona in una rappresaglia non è un santo: è uno
stupido. Un pompiere che muore fra le fiamme nel tentativo di salvare un bambino non è uno
stupido: è un eroe. Qual è la differenza, visto che sempre di sacrificio si tratta? La risposta è
semplice: nel secondo caso il pompiere stava eseguendo il suo lavoro e probabilmente aveva
valutato che c'erano delle possibilità di salvezza per entrambi; poi, si sa, le cose non vanno sempre
come si pensa. Nel primo caso le possibilità di sopravvivenza sono nulle. Per analogia si pensi a un
uomo che sta affogando in un fiume: anche un provetto nuotatore nel tentativo di salvarlo rischia
qualcosa, ma la sua azione è del tutto logica e, tutti diremmo, coraggiosa: lui pensa di potersi

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salvare, di salvare l'uomo in difficoltà e in tutto ciò la qualità della sua vita non decade. Invece
l'azione di un uomo che, pur non sapendo nuotare, si getta in soccorso, non possiamo che definirla
stupida.

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