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Domenica

l’attualità
Carri armati, dalla crisi al tank-robot
La FABIO MINI e ANDREA TARQUINI

cultura
Le mille vite dell’Ape, tre ruote global
DOMENICA 14 GIUGNO 2009 di Repubblica FRANCO LA CECLA

Il segreto dei Templari Un libro in uscita, un altro in cantiere. Barbara Frale,


FOTO SCALA/FIRENZE

storica e paleografa, riapre


gli enigmi della Sindone e dei monaci-guerrieri

MICHELE SMARGIASSI BARBARA FRALE spettacoli


ersino Paul Claudel sottovalutò la Sindone. Commosso Ceronetti, maestro del teatro di strada

P
el1978 il chimico Piero Ugolotti si accorge che sul ne-
fino alle lacrime dalla «fotografia di Cristo», dalla «pre-
senza reale» di quel Volto emergente dal buio dei secoli e
della camera oscura di Giuseppe Enrie, il grande scritto-
re convertito dettò nel 1935: «Qui non ci sono frasi da de-
cifrare riga per riga, è tutta la Passione svelata in un sol col-
po ai nostri occhi». E invece nel sacro Telo, arca inesauribile di segni,
c’è anche questo: un testo scritto, da decifrare riga per riga. La sco-
perta ha più di trent’anni, ma il mistero resiste ancora. Parole non di-
pinte a mano sull’ordito (achiropite, come l’immagine dell’Uomo
N gativo di una foto della Sindone si vedono alcuni stra-
ni segni che sembrano proprio lettere. Ugolotti non è
uno specialista di lingue antiche, perciò si rivolge a un
esperto: è Aldo Marastoni, insigne latinista dell’Uni-
versità Cattolica di Milano. Marastoni conferma l’esi-
stenza di parole scritte in greco e latino tutt’intorno al volto dell’uo-
mo della Sindone: dicono Nazarènos, l’aggettivo usato nei vangeli per
indicare il luogo dove abitava Gesù, e in nece (m), un’espressione la-
tina che significa “a morte”. Sopra la fronte si legge la sequenza IBEP,
i luoghi
ANNA BANDETTINI e GUIDO CERONETTI

Damasco, rinasce il quartiere ebraico


ALIX VAN BUREN

massacrato dalle piaghe) ma impresse forse per ricalco, come quan- che sembra proprio il nome scritto in greco di Tiberio (TIBEPIO), l’im- i sapori
do si chiude un quaderno prima che l’inchiostro sia asciutto, come se peratore romano sotto il regno del quale Gesù fu messo a morte dal
il sudario fosse venuto a contatto con un foglio scritto di fresco; un do- governatore Ponzio Pilato. Sempre presso la fronte, parte di una scrit- La Francia e la nostalgia del bistrot
cumento, ma di cosa? tura in caratteri ebraici che non riescono a decifrare. GERARD DEPARDIEU e LICIA GRANELLO
(segue nelle pagine successive) (segue nelle pagine successive)

Repubblica Nazionale
36 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 14 GIUGNO 2009

la copertina

L’Ordine dei Templari,


la Sindone, l’icona del Cristo...
Temi cari alla fiction
alla Dan Brown, eppure
nuove ricerche vi si addentrano
con gli strumenti della scienza
per portare alla luce
ipotesi più intriganti dei plot
da romanzo fatti al computer

MICHELE SMARGIASSI l’idolo misterioso dei cavalieri combattenti di


Cristo, l’oggetto segretissimo attorno al quale
(segue dalla copertina) si concentrarono riti di iniziazione, il cui arca-
no si rivoltò contro gli stessi Templari diven-
è una studiosa, nelle segre- tando il capo d’accusa più forte nel processo

C’ te degli Archivi del Vatica-


no, che ritiene di essere
giunta molto vicino a capir-
lo. Ma Barbara Frale è la
prudenza in persona. Gio-
vane storica e paleografa, allieva di Franco Car-
dini, da otto anni è la decifratrice ufficiale degli
immensi archivi lateranensi, dove il rigore è
doppio: scientifico e teologico. «È una ricerca
che distrusse l’ordine, quell’idolo che per i ma-
levoli accusatori era la terrificante immagine
del diabolico “Bafometto”, altro non era che la
Sindone stessa.
L’ipotesi, per la verità, non è inedita. La
avanzò una trentina d’anni fa uno studioso
oxfordiano, Ian Wilson, sulla base di prove più
logiche che documentali: essenzialmente il
“buco” cronologico di un secolo e mezzo, dal
che mi travolge di emozioni, e le emozioni non saccheggio di Costantinopoli del 1204 alla do-
sono buone consigliere». Niente fretta e molto cumentata riapparizione nel 1351, durante il
riserbo: il frutto delle sue ricerche, ancora al va- quale le fonti tacciono sul Telo. Ipotesi inizial-
glio di rigorosi riscontri, lo leggeremo per inte- mente snobbata dai sindonologi. Ma la sindo-
ro solo fra un anno, in un volume che avrà per
titolo La Sindone di Gesù Nazareno. Ma già
quanto ha gentilmente accettato di anticiparci
in queste pagine è in grado di far vibrare le cor-
de più sensibili: sul lino torinese potrebbe es-
sere rimasta impressa la “fotocopia” di un do-
cumento straordinario, forse coevo alla Passio-
ne, portatore di informazioni che vanno oltre il
racconto dei vangeli. Oltre all’impronta-icona
del Cristo martoriato, la Sindone sta per conse-
gnarci anche il suo certificato di morte?
La fantasia del lettore già corre. È facile,
quando si entra nell’orbita fascinosa della reli-
quia più impenetrabile della storia cristiana,
scivolare oltre il confine che separa la storio-
grafia dalla fiction alla Dan Brown. Forse per
questo tutti gli specialisti della Sindone si ten-
gono lontani dalle polemiche scaturite dal red-
ditizio filone letterario religioso-misterico, LA GIARA
pieno di quegli scrittori «diabolici» che Umber- La giara che fu il primo contenitore
to Eco mise alla berlina nel Pendolo di Foucault. della Sindone; a sinistra, il negativo
Ma così facendo hanno abbandonato alla fotografico del sacro lenzuolo
mercé dell’industria dei best-sellerun territorio
dell’immaginario che fa parte da secoli della
storia stessa della Sindone, oggetto potente- nologia, pur essendo una scienza dalle compe-
mente mitopoietico, inesauribile cornucopia tenze universali, è fortemente centripeta: con-
di visioni, narrazioni, leggende, immagini, voca le discipline più lontane per indagare un
apocrife o canoniche, devote o blasfeme che solo singolo oggetto, otto metri quadrati di len-
siano. zuolo.
Bene, Barbara Frale ha avuto anche questo Barbara Frale, che sindonologa non è, ma-
coraggio: di misurarsi, da scienziata dei docu- neggia la Sindone per collegare territori distan-

L’idolo
menti, col terreno insidioso dei misteri sugge- ti e colmare lacune irrisolte, riconducendo alla
stivi. Dal suo futuro lavoro ha stralciato un libro storia sentieri finora calcati quasi solo dalla
che esce in questi giorni, il cui titolo, I Templa- fantasy. I Templari li incontra anni fa mentre si
ri e la Sindone di Cristo, se non uscisse dalle specializza all’Università di Venezia, lavoran-
presse di un’editrice serissima come Il Mulino, do sui documenti del truffaldino processo con
potrebbe indurre a qualche sospetto. Ma leg- cui Filippo il Bello massacrò la confraternita
gendo si scopre che le pergamene a volte rac- dei monaci-guerrieri, ma ormai più che altro

dei monaci
contano storie più avvincenti dei plot inventa- banchieri, per incamerarne il succulento patri-
ti al computer. Per esempio, in questo caso, che monio. Tra questi documenti ne trova uno che

guerrieri
Repubblica Nazionale
DOMENICA 14 GIUGNO 2009 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 37

IL LIBRO
I Templari e la Sindone di Cristo
di Barbara Frale è il nuovo studio
sull’ordine religioso-militare
REPUBBLICA TV più potente del Medioevo
Oggi su Repubblica Tv l’audiogallery in uscita dall’editore
con un’intervista a Barbara Frale, il Mulino (252 pagine, 16 euro)
autrice de I Templari e la Sindone
di Cristo, a cura di Giulia Santerini

è la chiave giusta per aprire la serratura intravi- cheggia Costantinopoli dragando in Occiden-
sta da Wilson. È una carta molto consunta de- te i suoi favolosi tesori, il Mandylion scompare
gli Archivi Nazionali di Parigi: il verbale di uno nel nulla. I Templari non parteciparono alla de-
dei tanti processi contro gli sfortunati cavalie-
ri, in questo caso quelli rinchiusi a Carcasson-
Le scritte che riaprono vastazione: ma potrebbero aver comprato la
reliquia da qualche saccheggiatore, nonostan-
ne, in Linguadoca. Le loro deposizioni, datate te la severissima proibizione papale contro il
1307, parlano chiaro: l’«idolo» barbuto che i
neofiti dovevano adorare era una tela che mo-
il caso del “falso medievale” mercimonio delle reliquie. Fu per questa “ver-
gogna” che non la mostrarono mai né fecero
strava la figura di un uomo, un disegno mono- sapere di possederla?
cromo dai tratti sfumati e rossastri, ed era l’im- BARBARA FRALE Forse, ma ci sono altre spiegazioni. Le reli-
magine intera di un corpo nudo, dalla testa ai quie erano ricercate come potenti motori di
piedi (che andavano baciati), così dichiarano (segue dalla copertina) forse anteriori al Terzo secolo do- pellegrinaggi e dunque di offerte, ma la ric-
sostanzialmente concordi i frati Guillaume po Cristo. chezza dei Templari era già enorme. Ai cavalie-
Bos, Jean Taylafer, Arnaut Sabbatier. a ricerca attira l’interesse di Dopo circa dieci anni di ricerca, ri del Sepolcro, spodestati dalla riconquista
I Templari, dunque, ebbero la Sindone per
oltre cent’anni. Ma qui le domande comincia-
no, non finiscono. Come se la procurarono? Le
L altri specialisti. Poi nel 1988
alcuni campioni prelevati
dalla Sindone sono sottoposti alla
il profilo di quelle parole è oggi
molto più netto: il testo con cui la
Sindone entrò in contatto non era
islamica, la Sindone serviva invece come «nuo-
vo Sepolcro» privatissimo, esclusivo, portatile
e intoccabile, fonte di forza morale e saldezza
origini del Lenzuolo, si sa, sono oscure. Anche datazione con il radiocarbonio, e un libro ma un documento, un do- teologica. Il filo di lino che ciascun cavaliere do-
un tam-tam su tutti i mass media cumento sulla sepoltura di Gesù veva portare perennemente indosso veniva
del mondo presenta il Telo come Nazareno. Un atto originale, come consacrato non dal contatto con il blasfemo
un falso medievale: una sentenza pensava Marastoni, o forse un an- idolo inventato dagli inquisitori del re di Fran-
netta che pare inappellabile. La ri- tichissimo testo non canonico: ma cia, ma dalla sua consustanzialità col Telo. Un
cerca su quelle misteriose tracce di in questo caso si tratta di qualcosa vaccino anti-ereticale per un ordine già sospet-
scrittura, iniziata con tanto entu- scritto dai cristiani della prima ge- tato di scivolamenti dottrinali. Non è un caso
siasmo, si blocca di colpo. Siano nerazione, quando ancora il greco che fossero sottoposti alla sua benedizione so-
pure molto antiche, nessuno vuo- non era la loro lingua e prima che prattutto i Templari di Carcassonne, la terra in
le più studiare quelle scritte che fossero composti i vangeli (60-90 cui aveva divampato l’eresia dei Catari che so-
ora — come dicono tutti — stanno circa dopo Cristo). Le informazio- stenevano l’incorporeità di Gesù: mentre la
su un «falso medievale». ni contenute in queste scritte non Sindone è la prova di un supplizio fin troppo
Nel 1994 alcuni esperti francesi coincidono sempre con le notizie carnale.
di analisi dei segnali riprendono in dei vangeli ma piuttosto si compe- Protetto da un piccolo nucleo di custodi, l’i-
mano la questione: sono scienzia- netrano a vicenda con esse, e in- dolo-Sindone dovette viaggiare di nascosto e di
ti, dunque sanno bene quanti limi- sieme completano il resoconto continuo, consacrando e confortando gli
ti può avere una datazione al ra- della sepoltura. Danno dettagli se- adepti sparsi in Europa. Cosa ne sia stato dopo
diocarbonio. Uno di loro è il pro- condari, d’importanza minore, la distruzione dell’ordine, è di nuovo un miste-
fessor André Marion, docente che forse gli evangelisti tralascia- ro. Si sa solo che nel 1351 il Lino riappare a Li-
TRACCE DI SCRITTURA presso l’Institut Superieur d’Opti- rono perché non avevano alcun rey nelle mani di Geoffroy de Charny (curiosa-
I caratteri ebraici identificati que d’Orsay a Parigi. Marion sotto- valore per la fede. Per lo storico mente omonimo di un precettore templare
sulla Sindone; a contorno pone la Sindone a un software usa- moderno, invece, hanno un valore condannato al rogo ventisei anni prima) prima
delle pagine, simboli templari to per riportare alla luce le antiche enorme. Come ad esempio altre di essere ceduta ai Savoia e imboccare la via sa-
scritture oggi non più visibili; pro- tracce di scrittura in caratteri cra che l’ha condotta ad essere la reliquia più
prio sotto l’impronta del volto tro- ebraici trovate nella zona sotto il venerata della cristianità.
volendo considerare inattendibile la celebre va la sequenza in lettere greche mento dall’analista Thierry Castex Nel 2010 una nuova ostensione richiamerà a
datazione al carbonio 14 che la definì oggetto di HOY, quanto resta del nome con lo stesso metodo applicato da Torino folle di pellegrini dello sguardo, lunghe
fabbricazione medievale, non si riesce a risali- IHOY, trascrizione greca dell’ori- Marion: si distingue un testo fram- file di fedeli che, ribaltando il precetto evange-
re a tempi molto anteriori. A meno di non rite- ginale semitico Yeshua, ovvero mentario di cui per ora si legge be- lico, vedono perché credono, e credono ben-
nere, e anche qui ormai le prove si accumula- “Gesù”. Insieme all’altra parola ne solo una frase centrale, noi ab- ché la Chiesa, prudentemente vaga, offra alla
no, che la Sindone non sia altro che il leggen- già vista da Marastoni forma IHOY biamo trovato (oppure perché tro- loro venerazione ufficialmente solo un’«ico-
dario Mandylion (sciarpa, asciugamano) di NAZAPHNO, cioè “Gesù Nazare- vato). Tali parole richiamano con na» e non una reliquia. Intatta nei secoli, la virtù
Edessa, una delle reliquie cristiche più famose no”. E poi ancora altri gruppi isola- precisione la denuncia con cui, se- salvifica dell’«idolo» templare dispiega la sua
dell’antichità, arrivata a Bisanzio nel 944. Re- ti di segni in greco e latino disposti condo il vangelo di Luca, Gesù fu potenza, come allora, oltre ogni regola eccle-
cava impressa, secondo quasi tutte le descri- intorno al volto: questo scritto, condotto dai membri del Sinedrio siale. Eppure non bastò a salvare i cavalieri da
zioni, solo l’immagine del volto di Cristo: ma al- composto da varie strisce, forma- davanti a Ponzio Pilato: Lo abbia- una sanguinaria e ingiusta sorte. Forse quel Li-
cuni testimoni parlano di un telo tetradyplon, va una specie di cornice. Sono pa- mo trovato che sobillava il popolo. no che «tutti vedono e nessuno per ora può
ossia ripiegato otto volte: ripiegato dunque in role frammentarie difficili da capi- La ricerca è ancora in corso, va- spiegare», secondo la magistrale sintesi di pa-
modo che di tutto il corpo solo il volto fosse vi- re. André Marion presenta i risul- rie cose sono da chiarire e nei pros- pa Wojtyla, doveva ancora rilasciare il suo ulti-
sibile dal reliquiario che lo conteneva. Sta di fat- tati della sua ricerca sulla rivista simi mesi avremo un quadro mol- mo e più sorprendente segreto. Sta per farlo
to che quando la pseudo-Crociata del 1204 sac- specialistica Optical Engineeringe to più preciso. Sta di fatto però che ora?
poi nel 1998 in un libro scritto con secondo il diritto romano nessun
la collega Anne-Laure Courage. I processo poteva iniziare senza un
due scienziati invitano gli esperti documento scritto di denuncia, e
in discipline storico-archeologi- se il Sinedrio scriveva è molto pro-
che a continuare lo studio per ca- babile che lo facesse in ebraico o in
pire quale sia l’esatto significato di aramaico. Gli autori antichi usano
quelle parole. Intanto hanno con- per il vangelo di Luca un verbo gre-
sultato alcuni specialisti che lavo- co, istorèo, che indicava gli storici
rano presso la Sorbona e altri pre- in senso vero e proprio, cioè chi
stigiosi istituti francesi di ricerca. scrive avendo visto i fatti di perso-
Anche se dato in via informale, il na oppure dopo aver consultato
responso è piuttosto chiaro: le dei documenti. E se avessero ra-
scritte sembrano paleocristiane, gione?

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38 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 14 GIUGNO 2009

l’attualità Fece la sua comparsa sui fronti della Prima guerra mondiale,
Dinosauri poi fu protagonista della Seconda: dapprima come avanguardia
dei successi nazisti, poi come artefice della vittoria alleata
Durante la Guerra fredda fu lo strumento della repressione
militare. Adesso è perfetto, carissimo e poco adatto
ai conflitti contemporanei. E le ordinazioni sono crollate

MK V (Regno Unito)
L’ultimo modello impiegato nel primo conflitto
che vide l’impiego di carri armati, la Grande guerra
Questa nuova arma, che poi sarà perfezionata
dalla Germania hitleriana, fu introdotta dai britannici
Furono loro a chiamarlo “tank”, cioè cisterna,
per nasconderne al nemico il vero impiego d’assalto
Il declino del tank
Com’è invecchiato
PANZERKAMPFWAGEN II (Germania)
Costruito da diverse aziende tedesche con contratti
il re delle battaglie
che lo designavano come “trattore agricolo 100”,
per celare al resto del mondo il riarmo nazista,
in teoria proibito dalla pace di Versailles. Fu l’arma calittico della Guerra fredda, si combattono quasi so-
ANDREA TARQUINI lo guerre asimmetriche, cioè eserciti regolari contro
della prima fase del secondo conflitto mondiale:
terroristi o guerriglieri. Un nemico imprevedibile, in-

P
l’invasione della Polonia, della Francia e del Belgio
visibile, spesso pronto a colpire nelle città e non in
iù della genialità di Napoleone e delle dot- battaglie campali. Quei mostri da sessanta tonnellate
trine di von Clausewitz, ha cambiato a e passa, con motori da 1500 cavalli, un’elettronica a li-
fondo la guerra moderna. Fa paura anche velli aeronautici e cannoni che fanno invidia a quelli
solo a sentirlo sfilare rombante in una una navali, costano troppo e non servono più.
parata, e fino a ieri averne di più e migliori era certez- Viale del tramonto amaro, per l’invenzione rivolu-
za di vittoria. Oggi è una macchina da guerra perfetta, zionaria cui, manco a dirlo, pensò per primo Leonar-
potente, veloce e ipertecnologica, eppure sembra sul do da Vinci. A lui si ispirarono i britannici, introdu-
viale del tramonto, come un cendo nella Prima guerra
vecchio dinosauro. Parliamo mondiale il primo carro ar-
PANZER VI TIGER (Germania) del carro armato: dopo aver- Mostri da sessanta tonnellate mato della storia. Goffo e len-
to, si chiamò tank, serbatoio,
Questo carro pesante eccezionalmente potente, ne sfornati a centinaia di mi-
prodotto tra il 1942 e il 1944, fu protagonista gliaia o a milioni per tutto il che diventano inutili un po’ per la sua forma, un po’
per spacciarlo alle spie nemi-
Ventesimo secolo, le grandi
del campo di battaglia specie sul fronte russo
Il sistema di sospensioni a ruote sovrapposte potenze si stanno rassegnan- contro terroristi o guerriglieri che per serbatoio mobile per
era però vulnerabile al fango e al freddo, do a relegarlo nel mondo dei i camion militari e protegge-
con conseguenze che furono talora disastrose ricordi. E anche nuove poten- re il segreto. Quel nome in co-
ze e Paesi emergenti ne vogliono sempre di meno. dice divenne comprensibile a livello globale.
L’allarme è venuto dai tedeschi, che con il Leopard La guerra 1914-18 vide le prime battaglie tra coraz-
2 costruiscono quello che resta tuttora, insieme allo zati. Eppure gli anziani generali di tanti stati maggio-
M1 Abrams americano, il miglior carro armato del ri, specie in Francia o in Polonia, non credettero nella
mondo: dopo trent’anni di successi, dopo un export nuova arma. Accecati dalla fede nella cavalleria, nel-
da record in quindici nazioni, dal Cile a Singapore la guerra di trincea e nelle linee fortificate, non sep-
passando per Spagna, Svizzera, Grecia e Polonia, nes- pero capire a tempo il nuovo pericolo, proprio men-
suno lo vuole più. Peggio ancora va ai concorrenti: tre Hitler riarmava in segreto la Germania. Solo un
dell’Abrams, la U.S. Army ha rinunciato alla seconda giovane, brillante ma allora sconosciuto generale
versione. Anche Challenger inglesi, Leclerc francesi o francese, Charles de Gaulle, ammonì che la linea Ma-
T-90 russi si smerciano a fatica. Finito lo scenario apo- ginot non sarebbe servita a nulla. La vecchia guardia
T-34 (Unione Sovietica)
Protagonista di tutte le storie militari della Seconda
guerra mondiale, considerato tecnicamente
un capolavoro. Prodotto in numerosissimi
esemplari, fu una delle armi che contribuirono
in maniera determinante alla sconfitta del nazismo,
grazie in particolare alla robustissima corazza

M4 SHERMAN (Stati Uniti)


Fu schierato per la prima volta dagli alleati
nella battaglia di El Alamein, nell’ottobre del 1942
Fu poi su tutti i fronti europei, sbarcato al seguito
delle truppe in Italia e in Normandia, e passato
in dotazione anche ai britannici. Combatté
anche nel Pacifico e successivamente in Corea

AL FRONTE
Dicembre 1941:
carri armati
appena sfornati
dalle fabbriche
canadesi partono
ILYUŠIN IL-2 (Unione Sovietica) per il fronte russo,
Lo Šturmovik (assaltatore), prodotto in numero dove affronteranno
superiore ad ogni altro tipo d’aereo (oltre 36 mila i panzer nazisti
esemplari), fu efficacissimo contro i panzer tedeschi
Era corazzato (un “tank volante”) e di fatto
fu la prima arma a mettere in crisi la supremazia
del carro armato, imposta dalla guerra nazista

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DOMENICA 14 GIUGNO 2009 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 39

Eppure ha ancora un futuro


sarà un robot da combattimento
FABIO MINI
carriarmati più moderni in servizio appartengono alla terza generazione, anzi alla 3.5, come gli ame-

I ricani Abrams M1A2 SEP, i tedeschi Leopard 2 A5 e A6, i russi T-80 UM e T-90, i Challenger 2 inglesi,
i francesi Leclerc, i nostri Ariete, i Merkava IV israeliani e i T-99 cinesi. Sono carri pesanti fino a 70
tonnellate con cannoni da 105 a 125 millimetri di calibro. La quarta generazione è già in fase di svilup-
po con qualche idea innovativa e molti problemi di costi. I russi stanno preparando il Black Eagle e il T-
95 mentre gli americani lavorano all’XM 1202 della serie Mounted Combat System (MCS). I carri di que-
sta generazione saranno più leggeri, ma sempre nell’ordine delle 50 tonnellate, con equipaggio di tre
uomini, torrette senza personale, a controllo remoto e con sistemi di autocaricamento. Si studiano an-
che carri senza torretta. Le soluzioni tecnologiche più avanzate si concentrano sulla protezione attiva
con corazze di leghe leggere e pregiate e sistemi per la neutralizzazione dei missili controcarro da spal-
la. La velocità raggiungerà i 100 km/h e monteranno cannoni fino a 140 mm. di calibro.
Dovrebbero essere pronti entro il 2020 e nel frattempo si affaccia la quinta generazione che do-
vrebbe costituire il vero salto tecnologico e operativo. Si studiano carri leggeri (tra 20 e 26 tonnellate),
facilmente trasportabili dagli aerei e aviolanciabili. Carri veloci, invisibili ai radar, con un solo uomo
di equipaggio, sistemato in un ambiente condizionato e impenetrabile alle munizioni perforanti e agli M48A3 (Stati Uniti)
aggressivi chimici, radiologici e biologici. Potranno avere motori elettrici alimentati da pannelli sola- La vedova del generale George Patton battezzò
ri e probabilmente saranno fra i primi utilizzatori della trasmissione di energia inviata dai satelliti. La questo modello col cognome del marito (stesso
corazza composita sarà potenziata da generatori di campo magnetico in grado di neutralizzare i mis- nomignolo aveva avuto la precedente serie M47)
sili. Avrà spazio per portare tre assaltatori o per caricare missili guidati anticarro o anti-qualsiasi cosa. Fu il tank che accompagnò l’affermazione degli Usa
L’armamento principale non sarà il cannone in torretta, ma una batteria di missili, razzi e mitraglie- come potenza militare planetaria: entrò in servizio
re. L’operatore agirà da una console simile ad un videogioco e riceverà input da una centrale di co- nella guerra di Corea, ma servì anche in Vietnam
mando collegata con sensori esterni al carro e con una rete di sensori connessi in fibra ottica inseriti
nella struttura del carro stesso in grado di rilevare ogni minaccia.
Dovrebbe essere questo l’ultimo passo verso la realizzazione di carri da battaglia completamente
sprovvisti di personale: i robot da combattimento. Il carro del futuro, vicino e lontano, esiste già. Le
progettazioni si basano su tecnologie esistenti anche se non mature. I costi saranno incredibili e an-
che i profitti. Un carro di oggi costa dai tre ai sei milioni di dollari. Uno del futuro supererà facilmente
i cento milioni. In Europa ci sono oltre 20mila carri armati fermi nei parcheggi — per fortuna — che
qualcuno spera di sostituire. Nel mondo i più ricchi e i più poveri comprano carri armati. Gli ameri-
cani hanno annunciato la riduzione del loro programma di acquisizione, ma non hanno posto limiti
alla produzione e all’esportazione. A questo punto chiedersi se il carro ha futuro è retorico.
T-54 (Unione Sovietica)
Fu il grande antagonista dell’M48 americano,
di cui è grosso modo coevo. È probabilmente
il carro armato prodotto in maggior numero
in uniforme, a Parigi come a Varsavia, non volle ascol- nell’Europa divisa, e le loro avanguardie erano faccia a di esemplari della seconda metà del XX secolo
tare, e così, con le Panzerdivisionen di von Runstedt, faccia al Checkpoint Charlie di Berlino. Per il carro ar- Il T-55 (un T-54 con lievi modifiche) fu usato
Rommel e Guderian senza rivali in campo, il Blitzkrieg mato venne il ruolo inglorioso di arma suprema della nell’invasione della Cecoslovacchia del 1968
nazista inginocchiò quasi tutta l’Europa. Guerra- repressione: sovietica a Berlino Est, Budapest e Praga,
lampo, addio guerra di trincea, addio inutili cariche di di dittature militari ispirate da Washington nella Atene
cavalleria, che polacchi e, in Russia, italiani lanciaro- espugnata di notte dal generale Pattakos, o a Santiago
no per ultimi contro gli invincibili blindati. L’Unione messa a ferro e fuoco da Pinochet. Quasi solo nelle
Sovietica che Hitler voleva annientare si adeguò ap- guerre arabo-israeliane, il tank restava decisivo. Altro-
pena in tempo. Marescialli e generali dell’Armata ros- ve, lo soppiantava sempre più l’aereo da attacco a volo
sa convinsero Stalin, l’industria spostata oltre gli Ura- radente. Già nella «Grande guerra patriottica» com-
li sfornò decine di migliaia di corazzati: i KV, intitola- battuta dai russi contro i nazisti, l’incubo della Wehr-
ti come dice la sigla a Klimen- macht erano gli indistruttibili,
ti Vorošilov, e i leggendari, ve- blindati Ilyušin 2 Šturmovik:
locissimi T-34. «Vi fermere-
mo», «Per la Patria», «Da
Schierato contro il popolo sfrecciando a pochi metri di
quota, facevano marmellata
AMX-30 (Francia)
Questo carro armato francese, la cui produzione
Mosca a Berlino», era scritto nelle vie di Praga dei panzer invasori. iniziò a metà degli anni Sessanta, appartiene
sulle torrette. I russi combat- È un lungo viale del tra- ai grandi arsenali occidentali della Guerra fredda
terono e vinsero contro la o in quelle di Atene monto, e il mitico tank sem- Fu prodotto anche per altri Paesi della Nato,
Wehrmacht la più grande bra quasi arrivato alla fine. La come la Spagna. Negli scenari strategici di allora
battaglia di tank della storia, presa della Bagdad di Saddam veniva contrapposto ai T-54 del Patto di Varsavia
tra Kursk e Orel. E sul fronte occidentale, a El Alamein è stata forse il suo canto del cigno. In Afghanistan e al-
e con gli sbarchi alleati in Sicilia e Normandia, grazie trove servono molto di più truppe speciali ultramobi-
ai carri armati l’inglese Montgomery e l’americano li, elicotteri armati, blindati leggeri contro il mordi e
Patton vinsero. Più piccoli e meno blindati ma molto fuggi della guerriglia. Gli americani hanno con il po-
più numerosi dei potenti Tiger e Panther tedeschi, gli tente aereo A10 il pronipote dello Šturmovik, e persi-
Sherman made in Usa circondati da folle in festa di- no in Cecenia e Georgia Putin ha vinto piuttosto con
vennero, da Roma a Parigi, un simbolo di gioia per la l’aviazione. Alle grandi parate, i dinosauri rombano
Liberazione. ancora, ma ben presto, forse, resteranno solo sui mo-
Dopo il 1945, il tank restò arma decisiva, ma per una numenti, come i due T-34 che sembrano vegliare co-
guerra che non sarebbe scoppiata mai: quarantamila me mastini sonnolenti il memoriale della vittoria so-
carri sovietici e diecimila della Nato si fronteggiavano vietica, qui a un passo dalla Porta di Brandeburgo.
MERKAVA (Israele)
Carro da combattimento usato per la prima volta
nell’invasione del Libano del 1982, durante la quale
sconfisse i T-72 siriani e contribuì ad affermare
la supremazia israeliana nella guerra di mezzi
corazzati. I cannonieri di questi tank
hanno fama di essere i migliori del mondo

M1A1 ABRAMS (Stati Uniti)


È entrato in produzione nel 1985 ed appartiene
alla più recente generazione di carri armati
(attualmente si produce una serie successiva,
l’M1A2 SEP). Pesa circa 60 tonnellate
ed è attualmente “il” tank dell’esercito Usa,
usato nelle due guerre dell’Iraq (1991 e 2003)

LEOPARD 2 (Germania)
Anche questo carro armato, oggi prodotto
nelle serie A5 e A6, appartiene alla generazione
più recente ed è considerato equivalente all’Abrams
americano e al T-90 russo. I tank del XXI secolo
saranno più veloci, più leggeri, invisibili ai radar,
con un solo uomo d’equipaggio. E carissimi

Repubblica Nazionale
40 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 14 GIUGNO 2009

CULTURA* A Palermo è “la Lapa”, a Trapani “la triruote”, in Italia è da sempre


una compagna del popolo. Ha sostituito il carretto, ha il suo habitat nei viottoli
e nei mercati, ognuno la modifica in base al suo mestiere e lei, docile
come un animale domestico, lascia fare. Poi si è trasferita nelle altre città ingorgate del mondo
ed è stata subito adottata. Come racconta un libro sull’incredibile triciclo-aeroplano

1948
Nasce due anni
dopo la Vespa:
motore 125 cc
Costa 170 mila lire

Tre
ruote
la leggenda
dell’
1994
Serie speciale Ape
Cross 50 per ragazzi
Colorato, roll-bar,
bagagliaio, autoradio
2009
La rievocazione
dell’Ape Calessino
sarà disponibile
anche in versione elettrica

FRANCO LA CECLA loro voler a tutti costi ancora il carretto, con in più i paladini di lunque suv, e soprattutto un mezzo gelosamente custodito dal
Francia e i “giummi”, i fiocchi e pennacchi che una volta addob- “popolo”. Per questo noi, “i filetti”, lo guardavamo con una sim-
ll’inizioè nato come scherzo in vernacolo. Un ami- bavano la testa annoiata del cavallo da tiro. patia paternalista, come si guarda a qualcosa di “folclorico” e “ca-

A co argentino che vive da infiniti anni a Palermo mi


chiede di fare un instant book sulla “Lapa”, su quel
mezzo che in Sicilia viene da sempre chiamato co-
sì, in barba ed in dispregio a tutti gli inutili apostro-
fi del mondo. Vernacolo “La Lapa” lo è sempre sta-
ta, fissata com’è facilmente nel paesaggio quotidiano di vigne,
campagne, spiagge, trazzere in salita e strade provinciali disastra-
te. Carica di bambini, sulla spiaggia proletaria a fornire teglie di pa-
sta “col forno” (a Palermo si dice così) e “melloni” ghiacciati con
E le barzellette sulle Lape e i rispettivi guidatori si sprecavano:
come quella che raccontava di Zu Tano che aveva dato via il mulo
per comprarsi l’Ape e che si ostinava in salita a non calargli mai la
seconda. Ai ragazzini molesti che gli urlavano dai lati, «Zu Tanu,
calacci a secunna», calaci la seconda, lui rispondeva sprezzante:
«No, s’ave a insignari», deve imparare, come se l’ostinazione del
mulo si fosse trasmessa al pistone dell’Ape. Il mezzo, la “triruote”
come si chiama a Trapani, è un esempio impressionante di adat-
tabilità: ci si potevano portare pile di mobili, canestri di frutta, ba-
ratteristico”. Ma poi sono venuti i primi viaggi, l’allargamento de-
gli orizzonti e uno si cominciava a rendere conto che al Cairo, a Cal-
cutta, ad Hanoi il taxi locale, il tuk tuk dal rumore riconoscibile tra
mille, altro non era che la nostra Lapa.
Solo che non era più nostra. Qui un’intera cultura l’aveva adot-
tata come soluzione a un traffico enorme ma efficiente e povero,
era la risposta intelligente di paesi rampanti all’alterigia dell’im-
pero dell’automobile lucida e sgassante. Ci si rendeva conto umil-
mente che questo mezzo aveva sostituito il risciò, liberando il
cui condire la domenica di sabbia, mare e pallone. Presente al cliente dal senso di colpa nei confronti del galoppo umano e la-
mercato del pesce di Mazara, da dove si staccava in corsa alle quat- sciandogli tutto il tempo di sentirsi coinvolto nel vero sgomitante
tro, alle cinque del mattino per portare le occhiate, i totani, i polpi Zu Tano la trattava come il mulo traffico di bici, cyclo, dromedari, milioni di pedoni, carretti, ele-
e le sarde al mercato del Capo, della Vucciria.
Ci voleva abilità a guidarla perché tre ruote non sono quattro e
che aveva prima e le parlava fanti, scimmie, elemosinanti, burocrati sino-indiani bloccati in
auto bianche. Uno da dentro, dal sedile signorile e improvvisato
anche uno come Valentino Rossi ci avrebbe trovato piuttosto im-
barazzo. L’Ape si guida praticamente in piedi, con un manubrio
“S’ave a insignari”, deve imparare del tuk tuk, si sporgeva a comprare frutti, a respingere o a tenere
mani, e poi si voltava verso la compagna di viaggio e capiva che
da vespa e bisogna dargli di controsterzo perché alle curve non ti quella vicinanza alle sue gambe nel bordello del mondo là fuori era
lasci sull’asfalto in una gran cascata di pesci. Le prestazioni infini- re, fercoli di Cristo e di Santa Rosalia, suocere, finocchi, carabat- la cosa più prossima alla felicità. E allora, una volta tornato a casa,
te della Lapa in Sicilia erano, sono inversamente proporzionali al- tole di plastica, sale e cartoni. Questa sua docilità è dovuta all’es- si domandava: accidenti come è importante l’Italia che ha inven-
le sue limitate capacità. Un motore da cinquanta, a volte cento- sere un mezzo senza pretese, a cui non importa mostrare la mar- tato tutto questo.
venticinque, che deve essere stirato in seconda per darvi l’abbri- ca e il tipo, ma che si nasconde in tutti i travestimenti del quoti- Poi un ingegnere che aveva lavorato alla realizzazione dell’Ape
vio della terza e che ha un rumore da falsetto di quartiere, un ner- diano. Un inno all’accessibilità totale, un google del traffico, un vi raccontava che invece no, la proprietà aveva deciso che non si
vosismo indisponente ma anche disperante, l’Ape svegliava pri- mezzo per svicolare tra i vicoli, per consentire il passaggio dalle poteva più produrre un mezzo per poveracci e aveva tolto il piede
ma dell’alba gli abitanti già insonni dei quartieri del centro di Pa- trame della città vecchia ai traumi della città di viale Lazio con spe- dall’acceleratore. E uno si chiedeva dove avevano buttato l’intel-
lermo. Ci si metteva allora, rassegnati sulle balate dei balconi, col culazione immobiliare e morti ammazzati. ligenza gli italiani degli anni Ottanta, dove avevano perso il lume
primo caffè della giornata a guardarne le evoluzioni, tanto si sa- Vernacolo, sì, con tanto di gusto per questo mezzo così nostro e dell’intelletto e di come va il mondo. Possibile che non avessero
peva che era inutile riprendere sonno. Per i “filetti”, gli abitanti dei così buffo, un misto tra un triciclo e un aereo — entrambi mezzi su capito che questo era il mezzo più potenzialmente diffondibile in
quartieri bene, la Lapa era il kitsch del proletariato, il ghiribizzo del tre ruote — una presa in giro del fuoristrada e più pratico di qua- Paesi come la Cina e l’India, evidentemente allora pensati come

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DOMENICA 14 GIUGNO 2009 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 41

1958
Nasce l’Ape D:
1952-54
Aumentano potenza 170 cc. Slogan: “Ape,
(150 cc) e portata il veicolo che vi aiuta
L’Ape C carica a guadagnare”
fino a 350 chili

1961
Si passa a cinque
ruote con Pentarò
Portata 700 chili
e trasmissione diretta

1984
Il primo Ape a gasolio
e a iniezione diretta
Cilindrata 422 cc,
cambio a cinque marce

IL LIBRO
Sarà in libreria
il 16 giugno L’Ape
Antropologia 1969
Piaggio presenta
su tre ruote dalla Sicilia
l’Ape 50, il primo
all’India (elèuthera,
modello nella categoria
96 pagine, 14 euro)
ciclomotori
scritto da Franco
La Cecla con foto
di Melo Minnella
(alcune illustrano
queste pagine)

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1971
È la rivoluzione: l’Ape Car. Guida
Paesi di poveracci. a volante; motore a due tempi veri. I poveri, questo è il tema. I poveri hanno più soluzioni prati-
Il nostro sistema automobilistico si ingolfava invece in una cor- da 220 cc. Un piccolo autocarro che dei ricchi. L’Ape è una di queste, ma lo sono i taxi collettivi, las
sa agli spigoli di puro design, elaborava venti forme dello stesso su- camionetas che si fermano dove voi volete e non solo dove la linea
go, e non capiva che l’automobile era la cosa più vecchia e supe- del bus comunale pretende sia utile. Ci sono cinquanta modi di-
rata che esistesse al mondo. Infatti la tecnologia dell’automobile versi di muoversi in una città come Rio o Mumbay e tutti più effi-
è quella dei dinosauri, con tempi antidiluviani che non si accor- cienti della nostra lugubre metropolitana. Mumbay ha il sistema
gono di crisi energetica, sicurezza, densità urbana, sostenibilità di catering più efficiente del mondo. Ogni giorno, a ora di pranzo,
ambientale, elasticità nel traffico, multifunzionalità. Ma scher- milioni di ragazzini in bici o moto portano il cibo cucinato dalle
ziamo! Queste sono cose per poveracci. A noi rimane il design, la mogli dei lavoratori ai lavoratori stessi e non sbagliano indirizzo.
moda e il mondo là fuori ha di sicuro torto. Allora si cominciava a E Mumbay ha ventitré milioni di abitanti. Restare imbottigliati nel
capire che fortuna si aveva avuta nel crescere pur da “filetti” nel- traffico della Cassia o in quello di corso Buenos Aires vi può solo
l’Italia popolare, nell’Italia che è fatta ancora di gente e non di ope- fare pensare che non ci rimane che ridere della nostra incapacità
ratori della comunicazione, che è fatta di problemi da risolvere di vivere. Cosa racconta l’Ape, la Lapa, la tre ruote, il tuk-tuk? Che
con praticità. esistono soluzioni appropriate, che il mondo può cambiare solo
Mentre questo autunno in via Maqueda osservavo il passaggio se i microcosmi quotidiani affrontano direttamente i problemi, se
di una ridicola e ripulita Ape per turisti, versione caprese con tet- la strada ridiventa il dominio della gente e delle folle e non delle ve-
toietta a righe (costo quindicimila euro), ho visto arrivare un vero trine e dell’ordine pubblico della noia.
gioiello della tecnica, una Lapa per caldarroste, con un camino La povertà è una parola inventata dai ricchi per nascondere la
fumante portatile, che consentiva lo spostamento delle braci e propria distanza dalla realtà. I più bravi tra i ricchi sono capaci di
delle castagne e allo stesso tempo con il suo fumo attirava l’atten- porre un fine alla povertà, eliminando fisicamente i poveri o sem-
zione — corredata ovviamente da specchietti, pennacchi, lustrini plicemente allontanandoli dalla propria vista. Ma poi c’è tutto il
e lumini. Allora ho capito che per l’industria italiana non c’è spe- mondo intorno e le cose vi ritornano addosso come un boome-
ranza, i designer fanno la spola per capire com’è il mondo tra la rang. Come antropologo ho appreso che questa è l’antropologia
Triennale di Cadorna e la Triennale fuoriporta della Bovisa. Il della quotidianità e La Lapa mi ha insegnato più cose di Malinov-
mondo sta tutto lì evidentemente, cosa volete. ski e Levi Strauss messi insieme. Non è un caso che questo è un li-
Forse è per questo che le nostre convenzioni internazionali si bro molto amato e comprato da gente che con l’antropologia non
inceppano, per questo preferiscono altri a noi, perché sono stufi c’entra nulla e sbeffeggiato dall’accademia degli antropologi no-
della nostra autoreferenzialità — è il caso di dirlo — noiosa e spoc- strani. Ma si sa che l’accademia è come certi semafori inutili ven-
chiosa. Il mercato cinese bye bye, il mercato indiano nemmeno a duti a centinaia nel Sud d’Italia. Dovrebbero servire per indicare
pensarlo, d’altro canto Sonia Gandhi viene dalla peggio periferia un passaggio o un cambiamento e invece sono ridicoli pali di Na-
di Torino, come poterla ascoltare, fortuna che se la sono presa i po- tale accesi tutto l’anno.

Repubblica Nazionale
42 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 14 GIUGNO 2009

Uno spettacolo del poeta-saltimbanco al Piccolo


SPETTACOLI di Milano fa da bussola alla rassegna “Masterclass”,
confronto tra gli allievi di accademie venuti
da tutto il mondo. Ed è l’occasione di tornare
CIRCUS
I ventagli che illustrano
a spiegare perché la salvezza dei palcoscenici
queste pagine
sono tratti da Mistic
sta nelle mani degli artisti on the road
Luna Park,1987
In basso, una foto

Teatro
dal Ceronetti Circus
del 2001
e una illustrazione
per Stranezza
e Sapienza
degli angeli mortali

strada
di
Ceronetti cantastorie
“Io trasmetto i sogni”
Abbiamo chiesto a Guido Ceronetti cosa intenda per Teatro di mente offerta, in opposizione siderale all’orribile chiusuradei
strada e perché lo ritenga, come ha scritto più volte, una via di transiti finanziari. Il piattino on the road, quando si è artisti e
salvezza per il Teatro in generale. Ecco la sua risposta. non mendicanti, è un compenso di felicità, niente lo uguaglia.
Chi lo rifiuta agli artisti di strada è un vero porco. Non si stravi-
zia di ricchezza, in strada; tuttavia non va confuso col Teatro
GUIDO CERONETTI
povero di Ierzy Grotowski. Pur volendosi dire povero, il teatro
ire di strada esclude già una definizione degna di Grotowski non è di strada, la sua è povertà concettuale che

D di un’enciclopedia. Nell’Oxford Companion to


the Theatre si può consultare la voce Theatre-
on-the-Round(a pagina 823) dove si accenna a
forme di rappresentazioni in ogni luogo, mo-
derne, a partire dal 1920, in una cerchia di spet-
tatori. Ma strada si proietta nell’indeterminato... Strada è la
Grande Strada, la strada maestra di Dostoevskij, nei
Demoni, di cui «non si vede la fi-
ne» ed è simile
è essenzialmente penuria dogmatica di rappresentazione tea-
trale. La stessa rappresentazione scompare (specie dopo Pon-
tedera) e diventa azionepriva di nome e anche di rapporto con
l’arte teatrale; in profondo, niente di più chiuso, rispetto all’A-
perto del vero Teatro di strada... Certamente il Teatro di strada
può essere fatto in sale, dove ospitando una compagnia di ar-
tisti di strada, quella sala cartellonisticamente, programmati-
camente (oltre che per qualsiasi tempo-meteo) chiusa, e per
architettura estranea alla strada, diventa magicamente una
alla vita ed ai strada, chiusa soltanto ai rumori stradali e ai gas del traffico.
sogni umani. Quando fui invitato per la prima volta a lavorare per Il Piccolo
Strada è la leg- di Milano, era inteso lo fossi per portarci col mio Teatro dei Sen-
gendaria sibili esclusivamente uno spettacolo di strada, non una simu-
Sixty-Six ame- lazione di recita o di esibizione al chiuso. La meravigliosa com-
ricana, come pagnia di girovaghi di Ansiktet (Il Volto) di Ingmar Bergman,
un qualsiasi vi- memorabile capolavoro, si esibisce di castello in castello, e nei
coletto medie- castelli reca il soffio onnipotente dell’Aperto, la luce del Non
vale d’Italia o Finito dei sogni umani. Vedere quel film mi fa soffrire, perché
Francia: strada io sono stato chiamato dalla strada, come suonatore d’organo
colloca il teatro di Barberia, all’età di sessantaquattro anni, e poi come artiste
in uno spazio del de la rue, con numeri d’invenzione, addirittura a settanta. Mi
Non-Finito e gli ritengo tale, ancora, purtroppo a intervalli sempre più lunghi,
conferisce la di- da dodici... Zeami, il cui celebre trattato sul No nipponico è del
mensione più pro- Quindicesimo secolo, assicura che un teatrante è finito a qua-
pria, che non deli- ranta — ma le nostre vie e piazze pedonali, per ravvivarsi, per
mita nessuna sala. giustificarsi, agli autentici artisti di strada con le loro fragili at-
Faccio spesso il pa- trezzature non controllano l’anagrafe, né quanto gli resta di
ragone con la Scala sabbia nell’oriolo. Ci avrà mai pensato, filologa geniale, Nico-
di Piermarini e Bot- le Loraux? Dioniso, demone ispiratore del canto del caprone
ta: questa è talmen- (= la tragedia), è un Dio dell’Aperto, un Dio claustrofobo, il Dio
te, inevitabilmente delle Baccanti che fuggono dalle città e dai ginecei per correre
spazio chiuso, da ne- correre senza fine... Se chiudiamo Dioniso e la sua corte di sca-
garsi come teatro, è tenate in una platea di incollati a poltrone, tra tossi e costrizio-
un imbuto filtrato per ascol- ni di vescica, sudori e arie condizionate, il Dio scardinerà tutte
tanti, una scena che, spo- le porte, incendierà il teatro... Bisogna immolargli spazi abita-
standosi soltanto da chiu- ti dai venti, affacciati sulla sera che comincia appena. Quella è
so a chiuso, in realtà non l’ora dei lamenti di Ecuba e del gallo nero che, dice un verso di
viaggia e rimane immo- Seferis, emette rantoli rochi dalla gola di Cassandra.
bile, al centro della piaz- E, sì, è vero, ho detto, ripeto spesso che nella strada c’è la sal-
za. La sua funzione è al- vezza del teatro. Credo (dentro non ci sono) che da noi l’inva-
tra da ciò che è teatro. denza politica e l’inevitabilità della dipendenza dal denaro
Teatro di strada si pubblico stiano sempre più facendo arrostire gli enti dram-
può anche povera- matici su spietati spiedi, e la caccia al pubblico giovane, scia-
mente definirlo co- mante altrove, nella generale passività al virtuale, ai gamestec-
me quello dove si nologici, non so quanto sia fruttuosa. Ma sul tema spettatori
mette o si passa col non ho competenza. Il Teatro di strada, per la sua eccessiva
piattino: ma io ho esplicabilità, ne attira sempre, ma se lo si fa impegnativo nei si-
fatto una spetta- gnificati e nelle evidenze simboliche, l’attenzione del pubbli-
colosa raccolta di co fino al termine è malsicura. Inoltre, lavorando con musica
monete con una viva, da strumenti, organo, fonografo, senza assordare pub-
rete da farfalle, blico e finestre con altoparlanti a tutto volume (cosa che a me
per una volta pare un imperativo etico) si constata in quale deplorevole sta-
innocente, e to siano ridotti i timpani: una debole o nessuna amplificazio-
nelle arene (senza tori, ne non li raggiunge nella loro sfondatezza. Gli orecchi più sen-
Dio ce ne liberi!) la raccolta si fa sibili a vocalità e musiche di strada sono bambini e cani. Sem-
all’ingresso, la raccoglitrice chiude la ten- pre protestano quando madri e padroni li tirano via.
da e si trasfigura in attrice, in acrobata... Il piattino in La vida es sueño:poiché tutto lavora a cancellare il sogno, noi
realtà significa l’Offen, l’Aperto della moneta, dello scambio che ci accaniamo a trasmetterlo, a snidarlo dai tombini, da ul-
monetato, significa la stradità essenziale della moneta libera- timi saremo i primi.

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DOMENICA 14 GIUGNO 2009 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 43

I DISEGNI
Da sinistra, in senso
orario, un disegno
di Ceronetti
con Antigone;
un disegno dedicato
a Beckett; un’altra
foto del poeta;
in strada a Milano
nel 2001; un disegno
per La Traviata;
Ceronetti al festival
di Spoleto e un altro
disegno-locandina
del poeta

Il Maestro, gli attori-ragazzini


e una ribalta abitata dal vento
ANNA BANDETTINI
o scrittore insondabile che abbiamo letto in Il silenzio dei corpi, l’esegeta

L fulminante dell’Ecclesiaste, l’estroso autore di M’illumino di tragico, l’i-


pnotico poeta, l’inventore di aforismi apocalittici, l’artista ottantaduenne
dall’aspetto minuto e dal sorriso dolce si mette in scena al Piccolo Teatro di Mi-
lano come regista, autore e co-interprete con uno dei suoi spettacoli strambi e
irraccontabili che ci riportano al nostro presente con ironica lucidità.
Lo spettacolo è Strada come santuario(il 19 e 20 giugno, ore 17, al Teatro Streh-
ler-Scatola Magica), ultima invenzione di Guido Ceronetti e del suo
teatro da sublime saltimbanco, cuore della rassegna “Master-
class-La casa delle scuole di teatro”. Ideata da Luca Ronconi, la
rassegna è occasione di confronto — quest’anno sul tema del
clown — tra giovani allievi di diverse scuole di teatro interna-
zionale («per loro l’importante è vedere: vedere che ci sono altri
stili dal proprio», sottolinea Ronconi): da quella del Piccolo al-
l’Accademia Shepkin di Mosca, dal Liceo Dante Alighieri di Lati-
na alla Shanghai Theatre Academy, dall’Università di Cinema e
Teatro di Budapest al Royal Welsh College of Music and Drama di
Cardiff, dalla Scuola Paolo Grassi di Milano all’Ecole Supérieure di
Strasburgo.
In mezzo a loro, Ceronetti e il suo Teatro dei Sensibili fondato nel
’70 (oggi ne fanno parte anche Egeria Sacco, Luca Mauceri, France-
sca Rota), sono i “maestri di strada”, raccontatori alla maniera dei
vecchi cantastorie in spettacoli di sorprendente semplicità. Strada
come santuario propone una serie di improvvisazioni sceniche ispi-
rate a un libro recente di Ceronetti, Le ballate dell’angelo ferito, uscito
nei primi mesi di quest’anno da Il Notes Magico, poco prima dell’a-
delphiano e più poderoso Insetti senza frontiere: sono suggestioni det-
tate dalla cronaca, come la poesia su Eluana Englaro, e storie sparse,
dalla morte di Beatrice Cenci all’assassinio di Novi Ligure, dalla con-
giura di Catilina all’omicidio di Trotzkij, vicende di morte, devastazioni
di ieri e di oggi, richiami sottili ai valori di una ecologia dell’anima.
«Ceronetti è rimasto tra i pochi a credere nella sacralità della parola e il
suo teatro di strada ne è la destinazione ideale — spiega Sergio Escobar, il
direttore del Piccolo —. All’inizio temevo che questo lo tenesse lontano COL CILINDRO
dalla sensibilità dei giovani oggi frastornati da un eccesso di comunicazione, in- Guido Ceronetti
vece sono i giovani, tantissimi giovani, i primi a riconoscere il valore dello stile ad Asti, nel 1996
del teatro di strada ceronettiano, che non è quello che si fa sui marciapiedi, con (Foto di Pasquale
i trampoli e i mangiafuoco, ma quello povero e austero del raccontatore di stra- Mingo, proveniente
da, quello che incarna la vocazione dei cantastorie e saltimbanchi». dal Fondo Ceronetti
della Biblioteca
cantonale di Lugano)

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44 LA DOMENICA DI REPUBBLICA DOMENICA 14 GIUGNO 2009

i luoghi Riprende vita l’antico quartiere giudaico della capitale siriana


Memorie salvate Si restaurano palazzi, alcuni trasformati in alberghi e negozi
Nella sinagoga di Shaara al Amin si festeggia il rimpatrio
di un buon numero di famiglie dalla diaspora. E c’è chi coltiva
un sogno: poter fare da ponte con Israele nei colloqui di pace

Il ritorno degli ebrei di Damasco gnati sulle imposte, i giardini di arabeschi


ALIX VAN BUREN
su pareti e soffitti, i pannelli con scritte be-
DAMASCO nedicenti in ebraico.

A ll’ombra di un pergolato
nella città vecchia di Da-
masco, sul lato di una corte
araba rinfrescata da una
fontana d’acqua zampillante, si apre la si-
nagoga di Shaara al Amin, la Via del Giusto.
È sabato mattina e c’è un gran daffare. La
preghiera dello Sabbath si è appena con-
A mezz’ora di cammino, l’anziano Abu
Mahmud custodisce il cimitero ebraico.
Giungono echi di leggende sopravvissute
all’ombra di fichi e di mimose. File di tom-
be linde e ordinate conservano incisi i no-
mi in ebraico e in arabo del sarto Azra Ga-
da; del professore Yatche, che introdusse il
sistema metrico; del cesellatore Nasswa,
col simbolo dello scalpello. Una colonna li-
clusa e lo shamash, il custode Yosef, è tutto berty sembra applaudire “Madame”, la di-
infervorato in cima a una scala nel riporre va-ballerina Maryam Maknou. Sopra tutti,
gli addobbi rimasti dallo Shavuot, la Pen- troneggia il sepolcro del «mago rabbino»
tecoste, la festa della mietitura. Vital: «Chieda una grazia», ripete Rahil
Quest’anno non si è badato a spese: alto mentre posa sassolini sul tumulo del san-
e smilzo come un ago, Yosef s’aggroviglia to. Quanti fossero i musawi in passato, è
fra metri di festoni argentati, spighe di gra- STELLA A SEI PUNTE difficile stabilirlo: c’è chi parla di centomi-
no, drappi in velluto ricamati col Magen Il particolare di una porta decorata a Siba‘i Bait la, chi di sessantamila. «Non sono molti,
David, la stella di David. Dal basso il ma hanno grande influenza e enormi ric-
khakham Albert Qaméo, il rabbino capo chezze», scriveva nel 1855 il pastore pre-
della comunità ebraica siriana, gli impri- sbiteriano Josias Porter.
me un senso d’urgenza. Infatti quest’an- Le ondate migratorie, a volte fughe, Al-
no, il 5769 del calendario ebraico, reca una bert le fa iniziare da lontano: dalla rivolu-
lieta novella: il ritorno a Damasco di un zione industriale venuta a spodestare i si-
buon numero di famiglie espatriate. L’an- gnori della seta; dalla leva militare intro-
tico quartiere dei musawi, i seguaci di Mo- dotta dai Giovani Turchi; dalle tasse del
sè, l’appellativo in arabo degli ebrei siriani, mandato francese. I più ricchi scelsero le
più o meno disertato da decenni, rinasce. Americhe. Poi le scosse del 1947, la parti-
Si restaurano palazzi in rovina, s’inaugu- zione della Palestina, il rogo della sinagoga
rano gallerie d’arte e alberghi di charme ri- di Aleppo nei tumulti anti-sionisti. Altri
cavati da vecchie case. salparono. Con Nasser e l’infausta unione
Già si sono viste, calcola il khakham Al- fra Siria e Egitto comparvero le brutte stig-
Parigi e New York. E il sabato, nel tempio, sco», sostiene il rabbino, il che vuol dire
bert, tre delegazioni di rabbini — da mate del musawi sui documenti, il divieto
s’affacciano genti forestiere: ebrei occi- millenni di storia. «Dai tempi di Mosè», in-
Brooklyn, da Parigi, dall’Italia — «in visita di commerciare, il coprifuoco. Finalmen-
dentali impiegati nei settori in espansione terviene la sorella Rahil, occhi celesti den-
alle scuole talmudiche della capitale e di te, le prime aperture di Hafez al-Assad nel
dell’economia, o figli di illustri famiglie che tro una faccia luminosa alla Leah Rabin.
Aleppo». Sono rientrate casate importanti 1974, e nel 1992 il via libera per intercessio-
«da un po’», dice il rabbino, «vengono a stu- Certo è che la sinagoga del profeta Elia, fuo-
per festeggiare il Rosh HaShanàh, l’anno ne americana. «Si sparsero fra Brooklyn,
diare l’arabo, la lingua dei mizrahi, gli ri città, risale al Settimo secolo avanti Cri-
nuovo. E stavolta, lui si rallegra, s’è davve- America Latina, Londra, Israele». Oggi si
israeliti orientali. Altri l’ebraico, oggi inse- sto. E san Paolo era in viaggio verso queste
ro cantato e ballato per la Simkhat Torah. calcolano appena 150-200 anime rimaste
gnato all’università». sinagoghe già duemila anni fa.
Nella sinagoga s’è riascoltato il suono dei a presidiare i beni della comunità. «L’ulti-
I capelli argentati, l’espressione mite e Seguendo il respiro della storia, il micro-
pizmonim, gli inni ispirati alle melodie dei mo bar mitzvah è stato nel 2000».
sempre assorta, il khakhamAlbert sospin- cosmo dei musawi s’è di volta in volta dila-
maqamat, ottave composte in base alla Se si domanda ai Qaméo perché siano ri-
ge l’uscio risplendente in rame della sina- tato e contratto. Fu centro di grande sape-
scala araba, microtonale. Ma adesso, dice masti, Rahil non si fa pregare. L’idea che la
goga: «Osservi bene, questa è l’arte degli re, fra il Cinque e il Seicento, col rabbino
concitato il rabbino, dietro l’angolo incal- contentezza, il quieto vivere e la nazione
ebrei damasceni». Sui due battenti il cesel- mistico Hayim Vital. Custodiva il Codice di
zano altre feste. Già si preparano allegre ta- coincidano è una convinzione, dice,
latore ha captato nei suoi disegni spighe di Aleppo, il più antico manoscritto della Bib-
volate di frittelle, di pasticcini ma’amul ri- rafforzatasi alla vista degli espatriati. Non
grano, tralci di vite, alberi, candele che pa- bia completo di punteggiatura e vocali.
pieni di pistacchi e datteri, di knaffeh ba- rimpiangono forse, racconta, la dolce vita
re fiammeggino sotto i simboli delle feste S’ingrossò con l’arrivo dei sefarditi dal-
gnati con l’acqua di rose: «Il profumo delle di Damasco? Gli orari comodi, i giochi la se-
religiose: la luna di Rosh HaShanàh, la bi- l’Andalusia. E sotto i califfi e gli Ottomani
radici ebraiche mediorientali», fa ispirato ra con gli amici? La maggioranza «va e vie-
lancia di Yom Kippur, le tavole della legge tutto sommato, dice Albert, «la comunità
il khakham. ne: chi per vendere, chi per restaurare e af-
di Shavuot. prosperava».
Quante cose sono successe in Shaara al fittare, altri per rimanere. Con la notevole
All’interno, nella navata in penombra, il Per avere un saggio di tanta ricchezza
Amin, da due anni a questa parte. Una ve- eccezione di chi è in Israele: le loro pro-
colpo d’occhio è quello delle antiche co- basta affacciarsi alla soglia di Beit Farhi:
ra rivoluzione per monsieur Albert (il suo prietà sono conservate dallo Stato». I più
munità orientali, osservanti dell’ortodos- seimila metri quadrati di meraviglie rina-
nome proprio è Albir, ma le sorelle Rahil e aspettano la pace: «Da cinquant’anni»,
sia, anche per la contiguità storica e reli- scono sotto il tocco esperto dei restaurato-
Bella, sempre al suo fianco, lo chiamano conclude Albert. Nel congedarsi il rabbino
giosa con Gerusalemme. I marmi in stile ri. Era il palazzo di Haim Farhi, ministro
Albert, alla francese). Dirimpetto alla sina- confida una speranza: che gli ebrei siriani
omayyade rosa e avorio; il minbar, la piat- delle finanze ottomano. «Una famiglia ric-
goga ha aperto i battenti il “Talisman”, un possano far da ponte con Israele nei collo-
taforma del lettore, posta al centro della si- chissima, più dello Stato», s’impettisce
albergo-boutique. Nella casa d’angolo sul- qui di pace, «quando avverrà il tanto atteso
nagoga; i sefarim torah, i rotoli manoscrit- Rahil. Emigrati a Londra, hanno venduto la
la destra s’è insediato lo scultore Ali Mu- primo incontro. Ma quando avverrà?», so-
ti del Pentateuco, in contenitori di rame in- casa a un mercante musulmano. Entro un
stafa, avendo conquistato discreta fama a spira. «Chissà...».
crostati d’argento; l’uso di recitare ogni anno, dicono gli attuali proprietari, l’archi-
giorno la birkat kohanim, la benedizione tetto Roukbi e l’arredatrice olandese Dyk-
BALCONI E CORTILI GIOIELLI DI PIETRA
Sopra al titolo, una parete decorata sacerdotale dei primordi biblici: tutto, qui, smo, «questo sarà un grand hotel, il “Pasha Sopra, da sinistra, una decorazione a forma
a Bait Lisbona; Casa Farhi dipinta a fine racconta l’alba dell’ebraismo. Palace”». Fra impalcature e detriti ripren- di pigna e arabeschi a Bait Nizam;
Ottocento; un palazzo a Bait Niyadu «Una comunità vecchia quanto Dama- dono colore i paesaggi in miniatura dise- una decorazione di pietra a Bait Lisbona

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DOMENICA 14 GIUGNO 2009 LA DOMENICA DI REPUBBLICA 45

le tendenze I tagli al budget sono alle spalle, anche grazie


Eccessi alle catene low cost che si adattano alla parola A SAINT-TROPEZ
Top modello Saint-Tropez
d’ordine dettata dagli stilisti: apparire proposto da Pianura
studio. Si porta
Vanno bene sandali, cappelli di paglia con gli short come Brigitte
Bardot nei Sessanta
e t-shirt, l’importante è il tocco di follia:
conchiglie, cristalli e colori fluo
DIVA
Mai più senza cappello di paglia
colorata. Benetton lo propone
in versione diva, con la falda larga,
perfetto per proteggere il viso
dai raggi solari e avere
un’aria fatale

PROFONDO GIALLO
Anche gli occhiali da nuoto
devo essere all’ultimo grido
Quelli gialli di Arena sono fatti
apposta per non passare
inosservati tra le onde

LAURA ASNAGHI LISERGICO


Tra le magliette più fashion
estate è la stagione degli amori, della

L’
dell’estate ci sono quelle di Custo
seduzione e della voglia di apparire. Barcelona, con le inconfondibili
Complice l’abbronzatura che fa tutti stampe originali e fantasiose
più belli, si scatena il desiderio di es-
sere più eccentrici, osare di più con
abiti e accessori colorati, molto di-
versi dal solito. Il conto alla rovescia per l’inizio dell’e-
state è già iniziato e, tra sette giorni, decolla la nuova
stagione che, seguendo i trend della moda sarà all’in-
segna di una vena creativa che dà spazio anche alle fol-
lie. Parafrasando una celebre canzone di Vasco Rossi
che dice «voglio una vita esagerata», gli stilisti si sono
sintonizzati su una “moda esagerata”, dove tutto è
concesso perché l’estate con i suoi colori e i suoi pro-
fumi, accende la fantasia e richiede abiti più grintosi.
TESORO DEL MARE E alloravia libera a tutto quello che d’inverno non si
I tessuti della borsa Versace fa. Sì ai cappelli di paglia tempestati di conchiglie (co- SOLE TRA LE DITA
Le infradito-gioiello di Emilio Pucci
sono disegnati dall’artista Julie Verhoeven, me fanno Benetton e Prada), alle t-shirt sensuali (ge-
sono adatte per le serate
che ha reinterpretato la stampa Trésor nere Fornarina), agli short da Lolita (modello Fioruc-
in discoteca o i party bordo piscina
de la mer creata da Gianni Versace ci), ai sandali con le zeppe riciclate (le propone, tra gli

GIOIELLI SOMMERSI
La collana Etro ha fiori azzurri e dorati
che si ispirano a quelli dei fondali marini
Quest’accessorio prezioso è proposto
sia con l’abito da sera che con la t-shirt
Voglia di scordare
ECO-AVVENTURE
Ecco le sneaker mediterranee Camper,
in cotone organico, dotate di una pianta
ergonomica. Sono pensate per le giovani
l’inverno e la crisi
globe-trotter con spirito ecologista altri, Camper) che danno una andatura particolare. SUPER SEXY
Gli abiti di garza e di chiffon con stampe animalier e Gli short maculati
dai colori fluo la fanno da padrone insieme ai jeans griffati Fiorucci
aderenti come una seconda pelle. Trovarli è facile. So- rappresentano
no i best seller delle grandi catene low cost, da Zara a uno dei pezzi
H&M, passando per Mango, Pro Mode e Conbipel. più hot
Ma attenzione, la moda esagerata non contempla del guardaroba
sciatterie. Nel trionfo dell’eccesso tutto deve avere femminile. Sono A TUTTA ZEPPA
una impronta chic. Le paillettes, i coralli e i luccichii super sexy, Scarpe con la zeppa
dei cristalli Swarowsky fanno tendenza da Just Caval- perfetti per in tessuto dai colori
li, D&G e Blumarine insieme alle micro-tuniche da in- esibire vibranti. Nella collezione
dossare con i leggings, accessorio che ha conquistato gambe di Cafè Noir i sandali
mamme e ragazzine. Sì perché la moda pazza che spo- spettacolari si arricchiscono anche
pola nelle vetrine non è più pensata solo per le ragaz- di ricami e pietre luccicanti
ze. È qualcosa di più trasversale che offre proposte di
abbigliamento anche alle donne più adulte ma con un
corpo in forma, come succede ormai a molte signore
abili nell’adottare tutte le strategie possibili per ral-
lentare l’invecchiamento.
È vero che la crisi ha tagliato pesantemente i
budget per lo shopping. Ma in vista della va-
canza al mare, non importa se in Costa Sme-
ralda o a Iesolo, su una isoletta greca o a Capri,
a Rimini o a Forte dei Marmi, le donne sono
più propense all’acquisto, per rinnovare gli
abiti da sfoggiare la sera in discoteca, al risto-
rante famoso o alla pizzeria dove ci si incontra
con gli amici. E nella stagione che favorisce i FIORI NEL DESERTO
nuovi amori, l’imperativo è non passare inos- Carpisa propone le ceste in paglia
servata, sfoggiando cose estrose. Qualche da spiaggia con decori di limoni
esempio? Una borsa oro di Prada, un sandalo gialli, fiori estivi e morbidi volant
dall’architettura futurista di Ferrè, una borsa da
diva, in pitone bianco, firmata Donatella Versace o
una cintura con gioielli incorporati dei Dolce e Gab-
bana. E ancora: un abito da dea greca firmato Alberta
Ferretti, un kaftano di Etro, una mise da sera Gucci SEDUZIONE BEAT
con i colori brillanti, una giacca con il decolleté a for- Chi frequenta le spiagge più alla moda
ma di cuore di Giorgio Armani. Come dicono gli stili- deve fare un pieno di bikini e costumi
sti: «L’estate giustifica la voglia di apparire, la fantasia Questo proposto da Beat Generation,
è scatenata e gli abiti non fanno che assecondare que- con stampa anni Settanta, è un modello
ste esigenze». adatto alla seduzione sotto l’ombrellone

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i sapori Erano duecentomila quarant’anni fa, ne sono rimasti


Svolte del gusto quarantamila e chiudono i battenti nella misura di duecento
al mese. Colpa dei ritmi accelerati della società di oggi,
colpa dei divieti antifumo, colpa della moda del cibo light
Eppure in soccorso di questo tempio della cucina popolare
stanno accorrendo gli insospettabili: i grandi chef

Nostalgia
Bistrot

erano una volta i bistrot. Piastrelle alle pareti, bancone di Del resto, la cucina dei bistrot è nata per restituire il piacere della tavola fa-

C’ legno e zinco, sedie scricchiolanti, aria carica di fumo,


piatti robusti e bicchieri di vetro spesso, un’atmosfera ri-
lassata, tollerante, polverosa.Per più di un secolo, i bistrot
sono stati set ideali per film di ogni genere, da Irma la dol-
cefino a Il favoloso mondo di Amélie. Jean Gabin e Bernard
Blier, Lino Ventura e Simone Signoret: un intero popolo di attori ha recitato
tra bicchieri di vino e marmitte (pot-au-feu) fumanti, taglieri di charcuterie
e terrine con gli immancabili cetriolini agri.
Negli ultimi quarant’anni, in Francia si sono spente le luci di oltre cento-
Slow food
made
migliare ai dannati del pasto fuori casa. Un po’ trattoria e un po’ osteria, per
quella democratica trasversalità di consumo che consente a tutti di sedersi in
pace, indipendentemente dall’ordinazione, dal sorseggiare un bicchierino di
calvados — calvà — all’affondare i denti in un succulento gigot d’agneau (mol-
to apprezzato dal presidente Obama durante il recente tour parigino nello sto-
rico bistrot “La Fontaine de Mars”), mentre il patron asciuga svelto il banco
con l’immancabile torchon di tela grezza, rigorosamente bianco e rosso.
Assediati dai fast food, svuotati dall’applicazione della legge che vieta il fumo
nei locali pubblici (varata nel 1976 e disattesa per oltre trent’anni), accanto-
cinquantamila bistrot: l’ultima indagine ne ha censiti meno di quarantami-
la, con un ritmo di duecento chiusure al mese. Se continua così, tra vent’an-
ni i bistrot saranno protetti come i panda, lumache e choucroute verranno
iscritti nell’elenco dei piatti arcaici e bisognerà organizzare dei cineforum
in France nati in nome della cucina light, i bistrot sono stati sul punto di soccombere.
A salvarli, se il mercato continuerà a dar loro ragione, le aperture/riaperture
dei grandi chef di Francia, da Paul Bocuse a Jean-Paul Lacombe, che hanno
affiancato ai loro super locali pluristellati una messe di locali bistrot-style o
con gli sceneggiati noir et blancdel commissario Maigret per ritrovarne umo- veri bistrot rivisitati, come il “Benoît” di Alain Ducasse.
ri e ambientazioni. LICIA GRANELLO Se non avete tempo e modo di andare in Francia, regalatevi una gita ad Al-
Più che la globalizzazione poté lo smarrimento sociale. Perché tutto o qua- ba, dove Enrico Crippa — giovane e bravissimo cuoco d’avanguardia — ha
si nei bistrot suona stonato rispetto ai ritmi sincopati e asettici del nuovo sdoppiato il palazzetto di proprietà dei barolisti Ceretto in ristorante gour-
mangiare fuori casa. Nei bistrot, anche addentare un petit morceau di ca- mand e “piola”, versione piemontese del bistrot. Tra cucchiaiate di insalata
membert richiede un minimo di rituale, l’omelette va gustata con calma per russa e bocconi di bollito col bagnetto verde potreste avere la visione di Gino
goderne le mollezze interne, il caffè — petit noir — va assaporato con il go- Cervi e Andreina Pagnani che discutono bonariamente davanti a un piatto di
mito appoggiato al banco, chiacchierando col barista. testina di vitello (tête de veau en tourte).

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Parigi Lione Bordeaux Marsiglia


AUX LYONNAIS LEON DE LYON FERNAND PIERRE
32 Rue St Marc 1 Rue Pléney 7 Quai de la Douane 16 Place Félix Barret
Tel. (+33) 1-42966504 Tel. (+33) 4-72101112 Tel. (+33) 5-5681234 Tel. (+33) 4-91529767
itinerari menù da 30 euro menù da 30 euro menù da 20 euro menù da 18 euro

LA FONTAINE DE MARS LE NORD LE BISTROT D’EDOUARD LE BISTROT DES PISTOLES


129 Rue Saint-Dominique 18 Rue Neuve 16 Place Parlement 27a Rue Du Panier
Tel. (+33) 1-47054644 Tel. (+33) 4-72106969 Tel. (+33) 5-56814887 Sempre aperto
menù da 35 euro menù da 22 euro menù da 20 euro menù da 15 euro

Ratatouille Boudin noir


Il segreto Dal francese antico
è nella cottura boudine, ventre,
Cipolle, pomodori, la versione francese
peperoni, melanzane del sanguinaccio,
e zucchine preparato a partire
sono cotte da sangue e grasso
separatamente di maiale infilati
e poi mescolate nel budello
Rifinitura in padella Si consuma freddo
con olio e odori o caldo, con mele,
dell’orto mostarda o insalata

Omelette Crème Brûlée


aux fines herbes Non caramellato,
Cottura in padella bensì bruciato
ben imburrata (con pistola a fiamma,
per le uova, sbattute stampo arroventato
(poco, altrimenti o sotto il grill)
non si gonfiano) lo zucchero
con sale pepe e odori che sovrasta la soave
tritati fini. Prima crema di uova
di ripiegare in tre, e panna, profumata
si rinforza il gusto con vaniglia e cotta
con burro fuso ed erbe a bagnomaria

Depardieu.La mia casa sotto casa


GERARD DEPARDIEU
on riesco nemmeno a immaginare come potrebbe Personalmente non riesco a tollerare, e nemmeno a com-

N essere Parigi o la mia amata Francia senza i bistrot.


Mi interrogo in questi giorni su quanto sta accaden-
do nel mio Paese, perché se è vero che c’è una crisi in atto in
prendere le scelte di chi gestisce certi bistrot parigini: c’è chi
si ostina per esempio a chiedere due, tre, addirittura quat-
tro euro per un caffè, non rendendosi conto che in questo
un segmento della ristorazione francese, e parigina in par- modo sta affossando la storia del bistrot e la sua profonda e
ticolare, e che molte cose stanno mutando nelle abitudini e radicata identità popolare. Certo non è solo colpa di quei
nei gusti della clientela tradizionale dei bistrot, è altrettan- gestori, perché è normale che i divieti contro il fumo e l’as-
to certo che questi locali storici non potranno mai sparire salto delle catene stiano influenzando l’andamento dei bi-
perché sono un pezzo di storia della Francia, oltre che l’e- strot, ma è il cambiamento e non la chiusura che mi spa-
spressione di una cultura europea. venta maggiormente.
L’emergenza vera è che i bistrot stanno cambiando gra- Quando un parigino va nel suo bistrot sotto casa, vuole
dualmente pelle, e si stanno silenziosamente trasforman- un caffè, vuole sfogliare il suo giornale, vuole la sua birra, un
do in qualche cosa di diverso da quello che sono sempre sta- piatto semplice della tradizione, non può pensare di spen-
ti. Tutto ciò rappresenta una perdita atroce per chiunque dere ogni giorno una cifra esagerata per concedersi il lusso
abbia a cuore la salvaguardia delle identità di un territorio. di cose normali, che sono parte della sua vita da sempre. E
Il bistrot per me, ad esempio, è da sempre il caffè più vicino questo vale anche per me, che nei bistrot della mia città ho
a casa, è l’angolo di città dove incontri le persone, dove rie- sempre cercato la normalità di Parigi. Adesso mi indispet-
sci a comunicare, ed è il posto del ristoro nel senso più alto, tisce tutta questa paura che i bistrot chiudano, perché ho la
dove ti puoi cibare di tranquillità e di lentezza, e dove puoi sensazione che qualcuno li voglia unicamente trasformare
prenderti la libertà di sfogliare in pace un quotidiano men- in un’altra cosa per salvare i propri profitti e la propria im-
tre bevi il tuo caffè, oppure di ordinare a pranzo il piatto del presa. Capisco la questione del fumo, che è stata una rivo-
giorno, che è un classico dei nostri bistrot e che si basa sul- luzione totale per i bistrot e per tutti i locali tipici in Francia,
la stagionalità degli ingredienti. ed è giusto che si introducano soluzioni nuove come le “ter-
Sono anch’io convinto che qualcuno li stia uccidendo, rasse” riservate ai fumatori, ma le altre lamentele che arri-
ma questo non vuole necessariamente dire che chiuderan- vano dai bistrot mi sembrano un po’ pretestuose.
no sotto i nostri occhi senza che la gente se ne accorga, op-
pure senza che nessuno intervenga per fermarne il declino. (Testo raccolto da Guido Andruetto)

Salade Soupe
de chèvre chaud à l’oignon
Le mini-forme Robusta e golosa,
di formaggio la zuppa di cipolle
di capra, appoggiate con brodo di pollo,
su fette di pane pane raffermo
rustico e infornate e formaggio
fino a consistenza a listarelle sottili

‘‘
untuosa, Si serve in cocotte
Georges Brassens troneggiano individuali
sull’insalata Gratinatura per
Les calamiteux de la place arricchita a piacere la variante lionese
qui viennent en rang
comme les harengs Gigot Filets de rouget
Voir en face d’agneau en papillote
la bell’ du bistrot Per il cosciotto Le triglie
I disastrati d’agnello alle erbe, di scoglio
carne infornata sono preparate
che vengono in fila dopo averla salata in modo da esaltarne
come le aringhe e aromatizzata con gusto e naturalità,
timo e rosmarino come nella cottura
A vedere da vicino Sopra e intorno, al cartoccio,
la bella del bistrot spicchi d’aglio, olio, con extravergine,
pomodori, cipolle timo e una fetta
da LE BISTROT e fiocchetti di burro di limone

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l’incontro
Campioni della risata Re del cinepanettone, showman,
mattatore, a cinquantotto anni
si è ormai emancipato dal ruolo
scomodo di figlio del regista
di “Ladri di biciclette”:
Christian De Sica “Mio padre - racconta -
è la persona che più
mi ha spinto a trarre
piacere da tutto,
a non rinunciare a niente”
E lui, dopo una valanga
di titoli comici, non rinuncia alla carta
drammatica: interpreterà un ruolo
nerissimo nel nuovo film di Pupi Avati
RODOLFO DI GIAMMARCO tellettuali come Fofi e Ghezzi. Un uomo ste, pronto a partire a fine agosto per le peggiori intenzioni, il romanzo di nata ironica. Io che sono per il “vecchio
che coltiva il fascino delle contraddizio- l’America per gli episodi incrociati del Alessandro Piperno su una famiglia di stile” della gente e dei professionisti, ho

«H
ROMA ni. Sembrerebbe un cinico, un finto, un prossimo Natale a Beverly Hills assie- ebrei benestanti, l’ho proposto a vari re- amato un sacco la ricostruzione che
irrimediabile narciso (lo è in qualche me a Ferilli, Ghini, Conticini, Hunziker, gisti italiani, e ho sempre trovato riser- Avati ha fatto di una villa settecentesca
o avuto paura modo), un generone, un qualunquista. Gassman, Tognazzi, fa l’elogio dei prof ve o rifiuti: solo perché si parlava di gen- a Cinecittà. Ma soprattutto ho accetta-
della morte, Invece vive di passioni umane, etiche e d’antico stampo. «Come si fa a non am- te ricca? Questo fatto esclude che ci pos- to di cuore un cambiamento di rotta, il
della povertà e sentimentali. «L’unica salvezza è l’a- mirare mio suocero Verdone senior, gli sa essere un’etica, una poetica? Come fatto di calarmi in un carattere ribuit-
della solitudi- more. Io piango per certe manifestazio- stoici insegnanti che ho conosciuto, la siamo messi male...». tante, drammatico».
ne, come tutti gli esseri umani. E ho co- ni di affetto. Lo dico senza alcuna reto- gente che ti consegna il proprio sapere Christian, anche quando polemizza, Non è l’unica svolta nel carnet degli
nosciuto il dolore. Ma mio padre mi ha rica. L’amore è invecchiare assieme come se raccontasse storie di famiglia? ha un’aria sorniona, non conosce impegni di Christian. «C’è in ballo un
insegnato a godere anche dei momen- con una persona che ti contraccambia Il contrario di certa critica cinemato- strafottenze (quelle tipiche di certi suoi altro ruolo serio in un film di Antonello
ti brutti. Quando nel 2000 mi è arrivato e che nel caso mio è mia moglie Silvia. È grafica che ti rovescia addosso una spe- personaggi cinematografici), ha anzi Grimaldi. Ma bolle in pentola anche un
un petardo nell’occhio mi è parso di essere padri senza fare gli amici dei tuoi cie di insofferenza, che un tempo se la un garbo tagliente fatto di senso dell’u- progetto sulle figure di due cognati,
morire, ho avuto nove interventi, il di- figli (a Mariarosa e Brando ho fatto sen- prese con mio padre stroncandolo per morismo, come ha dimostrato nell’in- con la regia di mio cognato Carlo Ver-
stacco della retina, un nodo di plastica tire il peso della protezione, educando- i troppi film pane, amore e fantasia, e solente e tenero libro Figlio di papà, un done. Così come è in sospeso l’idea di
nel cavo oculare, il taglio del trigemino, li anche duramente). È contare sulle che tuttora sostiene che Il giardino dei album di memorie messo in circolazio- un Amici miei 400 con Ghini e Panariel-
non avevo più il canale lacrimale, e tut- amicizie solide, e anche far innamorare Finzi Contini è una schifezza e che solo ne in contemporanea con un grosso e lo. E nel campo della fiction non mi di-
to era soltanto una sofferenza inenar- le persone che ti ascoltano. A pensarci Ciprì e Maresco sono un capolavoro as- rigenerativo suo exploit teatrale, Parla- spiacerebbe un omaggio alla storia di
rabile. Ma sa proprio allora che mi è bene la grandezza del cinema di mio pa- soluto. E dire che oggi ci sono cineasti mi di me, dove ha dimostrato una volta mio padre e mia madre». E a teatro? «Al
successo? Che mentre mi sommini- dre sta tutta nella pietas che lui metteva davvero geniali, Garrone e Sorrentino, di più d’avere un appeal da showman, Sistina mi hanno proposto una rico-
stravano la morfina per operarmi, ho nelle storie, perché si può essere Berg- che non solo apprezzo e condivido in da cantante e da parlatore. «Mi sono ac- struzione dei fasti di quella sala, Sisti-
provato un gran piacere muovendo i man, Visconti o Rosi, ma la bontà che pieno, ma dai quali sarei subito pronto, corto che nelle duecentottanta repliche neide, e io personalmente ho sempre il
piedi sulla lettiga, una sensazione qua- Vittorio De Sica ha fatto sentire in film desideroso di farmi dirigere». ho avuto sempre un rapporto intimo sogno di mettere su un Otello a ruoli al-
si di orgasmo. Strana, la vita, eh? E poi come Umberto D. o Ladri di biciclette è Da qui ad arrivare alla politica il pas- col pubblico. Anche un grande pubbli- ternati». Ma poi ammette che è uno che
c’è l’immunità all’angoscia che ti riser- una cosa unica». so è breve. «Premetto che sono uno di si- co da stadio. A Jesolo mi hanno dedica- si sveglia alle sette di mattina, dichiara
va il mondo dello spettacolo. Quando Christian si mette volentieri in gioco, nistra. Ma come non rendersi conto che to un pezzo di lungomare, e all’inaugu- che gli piace il sole, e che la vita sui pal-
stava per morire mio padre, io recitavo, si scopre, ammette pecche, fa ritratti a volte la sinistra ha il complesso del pa- razione c’era una folla incredibile. E coscenici è la negazione di questi orari,
ero in scena con Wanda Osiris, e mi so- spericolati e coraggiosi dei fenomeni dreterno? Avevo trovato bellissimo Con sarà una civetteria, ma ho anche un’al- della vita diurna. «A me piace circolare
no reso perfettamente conto che sotto sociali. «Cominciamo da me. Di difetti tra immagine in memoria, quella di me per Roma. Ho una Harley-Davidson
ce ne ho, eccome. Sono superficiale, so-
i riflettori avevo l’identica carica di
euforia di sempre, che divertivo e face- no ignorante, (avrei dovuto leggere di C’è una certa critica a piazza San Pietro che due anni fa pren-
devo più applausi di Ratzinger appena
dello stesso genere di Alberto Sordi in
Un americano a Roma. Peccato che in
vo ridere come le altre sere. Ma appena
uscii dalla ribalta ed entrai nelle quinte
più), sono permaloso. Però mi metto in
discussione. Stimo un regista che mi
cinematografica eletto. Il Papa mi guardò, si chiese chi
fossi, e io gli risposi che ero molto noto
questa città non si formino più quei
clan di una volta al ristorante, col fro-
ebbi un crollo totale, non ce la facevo
più. Questo è il teatro. Una droga, un
manda a quel paese perché sono con-
vinto che, facendo così, si curi meglio di
capace di rovesciarti solo perché avevo fatto un sacco di tv».
Anche se si è quasi del tutto emanci-
cio, il prete, il politico e altri generi mi-
sti tutti in una sala. Peccato che gli arti-
narcotico...».
Christian De Sica, fisico tonico e sor-
me. Guai a quelli che ti fanno troppi
complimenti, l’adulazione è solo un’ar-
addosso solo pato dal marchio “figlio di...”, Christian
è un talento con radici e vitalità discor-
sti popolari non s’incontrino più con le
grandi firme dell’arte, come quando
riso da imbroglione, toni espansivi e ar-
gomenti imbarazzanti, cinquantotto
ma, un’ipocrisia, un artificio, e nel mi-
gliore dei casi è una noia. E se mi devo
insofferenza. Eppure sive che sono quelle di un uomo che ha
perso un papà così illustre a ventitré an-
Corbucci sedeva a via Veneto allo stes-
so tavolo di Visconti e compagnia bel-
anni sempre sotto accusa per essere il
Re Mida dei cinepanettoni, dna da atto-
attribuire da solo un pregio, magari ri-
schioso, è quello di dire il più spesso che
non amo l’adulazione, ni. «È sempre stato un padre molto ma-
turo per me, ma è anche la persona che
la. Sarà pure per questo che la destra
non sta più seduta da nessuna parte
re comico figlio d’arte e ora convertito si può la verità, di agire essendo me stes- è un’arma pericolosa: più mi ha spinto a trarre piacere da tut- con la sinistra...». Lui ha deciso di non
da Pupi Avati a un ruolo drammatico. so, senza sovrastrutture». to, a non rinunciare a niente, sempre a negarsi nulla. Se avrà tempo, tra poco a
Artista che ammira i professori e gli uo- Il nodo che torna costantemente a guai a chi ti fa patto di non fare del male a qualcuno». Los Angeles s’iscriverà a una scuola di
mini di cultura vecchia maniera come galla nei suoi ragionamenti è fondato Ora, è proprio lui ad aver avuto da Pupi tip tap, e a un corso intensivo d’inglese.
Zavattini, ma che non si prende con in- sul rapporto tra arte da baraccone e ar- troppi complimenti Avati il compito di concludere una tri- Perché è un Oscar Wilde del popolo.
te impegnata. «Penso a mio padre che logia sulla paternità, e dopo La cena per
diceva “Adesso vi recito due versi di Sal- farli conoscere con Abatantuono e Il
vatore Di Giacomo” e magari era la Let- papà di Giovanna con Orlando, è ap-
tera amirosa, e lui sapeva essere im- punto Christian il genitore che fa termi-
peccabile ed elegante con una lettera- nare il ciclo ne Il figlio più piccolo, film
tura dialettale. Penso a quel trucco ca-
sereccio ma saggio che mi trasmise,
“Va tutto detto senza effetto comico,
taglia sempre la risata, non la far scop-
piare mai, e alla fine vedrai che l’ap-
plauso sarà grandissimo”. E sorrido se
ripenso a Zavattini che raccomandava
di leggere Il Capitale di Marx mentre io
mi bevevo le pagine di Siddharta e sul
lavoro avevo in testa la paillette. Però
quando uscivi dalla casa di Zavattini,
da poco terminato.
«Interpreto un imprenditore schifo-
so, un figlio di puttana che sta per falli-
re e che in extremis, su consiglio di un
bieco commercialista che è Luca Zinga-
retti, intesta odiosamente al giovane fi-
glio tutte le proprietà in bilico, un patri-
monio accumulato tradendo la buona
fede della moglie separata che è Laura
Morante. Sono un mostro, ma per certi
aspetti ho anche un’ombra di umanità.
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FOTO LA PRESSE

lui settantenne io sedicenne, avevi vo- Sicuramente non ne faccio una mac-
glia di fare l’amore». chietta. È un film tipico di Avati (col
Così il Christian De Sica ridicolo e quale avevo già fatto nel 1976 Bordella),
fanfarone personaggio dei film delle fe- un lavoro amaro con qualche impen-

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