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Claudio Abbado: "E Toscanini mi disse: tu avrai successo" - LASTAMPA.

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il talento? CULTURA IL CASO ESTREMO


Testamento biologico quando la maggioranza non ha sempre
CHIARA BERIA DI ARGENTINE ragione
Il talento è una straordinaria fortuna che, una
volta riconosciuta, hai il dovere di amare e di non
sprecare. Il talento è un’avventura mistica, non il PUBBLICITA'
traguardo di una carriera, che devi riuscire a
vivere con semplicità e ironia, senza mai sentirti
prigioniero delle sue seduzioni. Ecco perché, per
Roberto Benigni recita Pierino e il lupo diretto da Claudio
esempio, non amo i limiti, i confini, le Abbado nel concerto del '90.
barriere...». È una tiepida giornata in Sardegna, il maestro Claudio Abbado è nel suo buen retiro - una
casa bassa e spartana, coperta dalla macchia mediterranea - a pochi chilometri da Alghero. «Qui
studio, leggo, ascolto musica. Faccio il giardiniere, ho piantato più di 9 mila piante. Vivo nell’acqua e
nel verde e trovo il tempo per riflettere», spiega Abbado al giornalista-scrittore Antonio Galdo.
Convinto che nella società dell’opulenza, oltre alle risorse naturali, «sciupiamo anche corpi e anime»,
Galdo, autore del saggio Non sprecare, è riuscito, tra gli altri, a incontrare un personaggio tanto
celebre quanto schivo come Abbado per parlare di talento, di come lo si riconosce e come lo si coltiva
senza sprecarlo.

Nella quiete della sua bianca stanza di lavoro affacciata sul mare (alle pareti riproduzioni di Klimt e
Schiele; una scrivania di legno, libri, appunti, partiture) Abbado ha così ripercorso lo spartito della sua SPAZIO DEL LETTORE PUBBLICITA'
vita, dall’infanzia alla fortunata prova davanti a Toscanini, dai travagliati rapporti con Riccardo Muti BLOG! tutti i blog

alla sua malattia. Cattiva Maestra


Musicante
annunci economici
Scrivere i risvolti
Fil rouge, secondo Abbado, «non restare schiacciato nell’autocompiacimento e riuscire anche a ridere online
Scrittorinesi
di me stesso. Alla fine del Falstaff si dice “tutto nel mondo è burla”. È il testamento di un saggio, al Journal in time
quale mi sento molto legato. Per me, il primo contatto con il talento è stato come una folgorazione, La gola
come la scena di un miracolo». Accadde una sera alla Scala, a un concerto di musiche di Debussy; Rocco Moliterni
Soria e la Torino da bere Burracoclub.it: tornei
Abbado aveva solo 7 anni e la musica nel Dna (il padre Michelangelo, piemontese d’origine araba, era con premi in denaro
San Pietro e dintorni
professore di violino, la madre Linuzza dava lezioni di piano). «Pensai: ecco il sogno che spero di Marco Tosatti
realizzare. Un pensiero che, da allora, mi ha accompagnato per tutta la vita». Il Papa: non sono un oracolo

In diretta da Bruxelles
Dall'ufficio di corrispondenza Confronta e richiedi
Educazione al talento. Nelle lunghe passeggiate sulle montagne valdostane con suo nonno materno, Bruxelles alleggerisce le mi... i mutui di 40 banche
Guglielmo Savagnone, un eclettico intellettuale siciliano, Abbado dice di aver imparato con
l’importanza del silenzio anche la capacità di saper ascoltare. A 15 anni (per 500 lire a concerto) già
suona l’organo nelle chiese milanesi: la sua passione è Bach. «Vai avanti, non ti scoraggiare mai», lo
sprona sua madre, una donna generosa che rischia assai nascondendo ebrei e partigiani; suo padre,
invece, è un uomo severo che affronta con angoscia ma senza mai perdere la dignità l’ombra nera della
povertà. «Aveva il culto dello studio, voleva che restassi sui libri anche fino alle 2 di notte... Non amavo
questa situazione, e invece, crescendo gli sono stato molto riconoscente. Mi ha trasmesso il senso della
disciplina e della ricerca. Con lui ho imparato a lavorare duramente: qualsiasi talento, per non
sprecarlo, ha bisogno innanzitutto di metodo». Dalle tante passioni, alla selezione delle attitudini:
«decisi di studiare direzione d’orchestra, pianoforte e composizione al Conservatorio Verdi». La prima
dura prova, a casa di Arturo Toscanini: il giovane Abbado suona Bach. «Con quegli occhi azzurri e
penetranti, mi fece i complimenti: “Avrai molto successo", mi sussurrò». Di quel giorno Abbado

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Claudio Abbado: "E Toscanini mi disse: tu avrai successo" - LASTAMPA.it 27/2/09 12:21 AM

penetranti, mi fece i complimenti: “Avrai molto successo", mi sussurrò». Di quel giorno Abbado
ricorda il suo stupore davanti all’autoritarismo di Toscanini: «Urlava, insultava i musicisti che non
eseguivano al millimetro le sue indicazioni». «Non saprei mai guidare un’orchestra con questi
metodi», pensò. «Invece, durante quelle prove, colsi l’importanza, l’essenzialità dello sguardo. Il
direttore ha solo gli occhi e le mani per comunicare, e sono decisivi per realizzare il magnetismo con
l’orchestra».

Abbado narra ancora della sua lunga, straordinaria avventura tra teatri e orchestre e dei suoi vent’anni
al vertice della Scala, in una Milano vitale, accanto a un organizzatore culturale della competenza di
Paolo Grassi: «Aprimmo le porte e le finestre del teatro, senza preconcetti... Rinnovammo il repertorio
e portammo a Milano direttori, musicisti e artisti da tutto il mondo»: Karl Bohm e Herbert von
Karajan, Carlos Kleiber e Leonard Bernstein. Manca però il nome di Riccardo Muti. «È una telenovela
costruita sui giornali, c’erano stati Coppi e Bartali, la Callas e la Tebaldi, e dunque bisognava creare il
conflitto tra Abbado e Muti - sostiene Abbado -. La verità è un’altra e oggi posso dirla con la massima
serenità. Da direttore artistico invitai Riccardo a lavorare insieme, anche a dividere gli spazi. E invece
Muti voleva un suo teatro da dirigere. Compresi l’obiezione, e qualche anno dopo, quando accettai la
proposta che mi arrivò da Vienna, Riccardo prese il mio posto alla Scala».

Da Milano alla Staatsoper di Vienna fino alla guida, ai tempi della caduta del muro, dei Berliner. Tra
tanti trionfi e riconoscimenti nella vita del maestro, all’improvviso arriva una diagnosi terribile: cancro
allo stomaco. «Un colpo terribile», ricorda Abbado. E nel libro di Antonio Galdo svela: «Ho sempre
creduto di farcela, sono sempre stato convinto di iniziare una nuova vita, con nuove idee, anche
quando mi hanno portato via lo stomaco... Ha presente gli asceti? Per loro lo stomaco non conta nulla,
anzi è un ingombro che non aiuta a concentrarsi. Per me è stata la stessa cosa, ho cercato di
aggrapparmi ai lati positivi della mia malattia... Ho perso 17 chili e ho trovato le forze per andare
avanti». L’ultimo tempo non prevede più tournée o incarichi fissi ma è dedicato allo studio e alle
letture. Senza rimpianti: «La malattia mi ha fatto vedere con più chiarezza la gerarchia delle cose - dice
-. La mia voglia di ricercare nuove frontiere, aprire nuove vie, non si è esaurita. E così proseguo la mia
costante ricerca per scoprire e valorizzare il talento». Nell’Italia in declino si alza la voce di Claudio
Abbado: «Abbiamo i talenti, ma ci mancano l’organizzazione e la trasparenza, così non riusciamo
neanche a riconoscerli - è l’amaro j’accuse di Claudio Abbado - Non selezioniamo gli interventi
pubblici, non sosteniamo le cose veramente importanti, sprechiamo risorse e siamo soffocati da una
televisione che trascura troppo la cultura. Così rischiamo di diventare un enorme museo all’aperto,
ricco di tesori culturali unici al mondo e prosciugato nelle sue risorse umane».

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